Issuu on Google+


per Will e Ann


magazine

il meglio di THE PREVENTIVE MAINTENANCE MONTHLY

Introduzione del Generale J. Schoomaker, Usa Prefazione di Ann Eisner Una storia di PS di Eddie Campbell


Ringraziamenti

Sul libro

L’intera gestione di PS Magazine di Eisner è disponibile online. Grazie alla Virginia Commonwealth University (www. library.vcu.edu) e le VCU Libraries Digital Collections (http://dig. library.vcu.edu/cdm4/index_psm.php?CISOROOT=/psm). Alla Abrams ComicArts: Charles Kochman, Neil Egan, Scott Auerbach e Alison Gervais. Grazie anche a Jennifer Redding. Un ringraziamento speciale a Eddie Campbell (per aver preso 227 numeri e venti anni di produzione e aver distillato il meglio in 270 pagine), il Generale Peter J. Schoomaker e Ann Eisner per aver fornito il contesto al materiale. Il libro non sarebbe mai stato possibile senza il vostro aiuto. Grazie a Paul E. Fitzgerald, autore di Will Eisner and PS Magazine, che ha autopubblicato nel 2009 (FitzWorld.US.). Alla Will and Ann Eisner Family Foundation: Carl e Nancy Gropper e Ann Eisner. Grazie per averci dato la vostra benedizione e il vostro supporto. Non saremmo riusciti a realizzare questo libro senza di voi. Infine: grazie agli agenti Judy Hansen e Denis Kitchen di Kitchen e Hansen Agency, LLC (per permessi, guida e amicizia).

Tutte le immagini sono state scansionate da copie originali stampate di PS. Gli albi da 1 a 30 erano della collezione personale di Will Eisner, e ci sono stati gentilmente prestati da Ann Eisner e Denis Kitchen (grazie ancora, Denis!). Il resto ci è stato fornito da Denis Kitchen dalla sua collezione personale. Altri albi sono stati acquistati da Bud Plant al Sand Diego Comic-Con nel luglio 2010. Tutte le pagine sono della dimensione originale (il formato di PS è cambiato nel corso degli anni, ma ha sempre mantenuto orientativamente il formato 13 x 18 cm). I numeri di pagina del fumetto sono stati rimossi alla stampa per evitare confusione con i numeri di pagina di questo libro. Tutti gli articoli sono in ordine cronologico; necessità di posizionamento di doppie pagine hanno portato a saltuari spostamenti.

copertina e pagina accanto: n. retro copertina: n. 21, 1954 frontespizio: n. 28, 1955

40, 1956

Traduzione: Francesco Vanagolli Lettering e impaginazione: Officine Bolzoni con Andrea Petronio Book design dell’edizione originale: Neil Egan Supervisione originale: Charles Kochman Supervisione: Michele Foschini Proofreading: Francesco Savino e Leonardo Favia

Via Leopardi 8 – 20123 Milano chiedi@baopublishing.it – www.baopublishing.it Il logo di BAO Publishing è stato creato da Cliff Chiang. Titolo originale dell’opera: The Best of The Preventive Maintenance Monthly Compilation copyright © 2011 Harry N. Abrams, Inc. The logo and signature of Will Eisner is a registered trademark of Will Eisner Studios, Inc. Used by permission. Introduction copyright © 2011 General Peter J. Schoomaker Preface copyright © 2011 Ann Eisner “A PS Briefing” copyright © 2011 Eddie Campbell Endpaper photograph by Geoff Spear Photographs and captions on pages 8,9,10,11,12, and 18 courtesy of the Denis Kitchen Art Agency Published in 2011 by Abrams ComicsArts, an imprint of ABRAMS Original English title: PS Magazine (All rights reserved in all countries by Harry N. Abrams, Inc.) Per l’edizione italiana: © 2013 BAO Publishing. Tutti i diritti riservati. ISBN: 978-88-6543-188-7


Sommario Introduzione

6

 Prefazione

8

del Generale J. Schoomaker, Usa

Ricordi di Will Eisner e PS Magazine, di Ann Eisner

Una storia di PS

10

1951–1953 1954–1959 1960–1971

20

di Eddie Campbell

66 192


Introduzione Un’oncia di prevenzione vale una libbra di cure. —   Benjamin Franklin

Creata come poscritto ai manuali tecnici standard dell’Esercito degli Stati Uniti, PS fu concepita come un mezzo semplice per comunicare con i soldati (con storielle facili da comprendere e spesso buffe) e spiegar loro come prendersi cura dell’equipaggiamento. Paul E. Fitzgerald, un ex sottotenente che ne fu direttore dal 1953 al 1963, riassume stringatamente il concetto alla base di PS nel suo libro Will Eisner and PS Magazine: “In sintesi, la premessa è che è più veloce, più facile e più economico controllare l’olio del motore ogni giorno piuttosto che sostituire lo stesso motore.” PS cerca di catturare l’attenzione dei suoi lettori con una mistura di personaggi da fumetto, grafica e colori attraenti, gag, equipaggiamenti parlanti, e uno stile di scrittura informale ma sensato. L’enfasi è sulle immagini piuttosto che sulle parole, ma la loro combinazione si è dimostrata uno strumento di successo per fornire ai soldati le migliori e più aggiornate informazioni disponibili. Lungo la mia carriera, ho potuto trovare copie consunte di PS in mano a soldati di ogni rango (dalla recluta al generale) nei garage, nelle officine, nei magazzini e negli uffici di qualsiasi organizzazione

6

facente parte dell’esercito, in patria e all’estero. Molte copie, ne sono certo, sono state portate anche sul campo di battaglia e hanno visto qualche combattimento. Nel primo numero di PS, nel 1951, il generale J. Lawton Collins presentava la rivista con le seguenti parole:

Il moderno esercito di oggi deve possedere mobilità (e la mobilità dipende in gran parte da una manutenzione pronta, efficiente e continua). È inoltre imperativo che gli uomini e le donne che utilizzano e mantengono le nostre automobili, i nostri camion, i nostri carri armati e il resto dell’equipaggiamento si tengano bene informati su cosa sia una migliore manutenzione. Se PS Magazine sarà di aiuto nel compimento di questa missione, svolgerà un notevole servizio nell’aiutare l’Esercito a raggiungere un alto grado di mobilità, tanto essenziale per la vittoria nella guerra moderna. Durante il mio periodo come capo di stato maggiore nell’esercito, il mio compito era renderlo una forza meglio organizzata, meglio guidata, meglio addestrata, meglio equipaggiata e più strategicamente agile. Ed era quello l’obiettivo di PS Magazine: assistere i soldati nell’adattamento ad ambienti sempre nuovi e mutevoli, e aiutarli a conoscere ogni aspetto dei loro compiti e degli strumenti e dell’equipaggiamento a loro disposizione.


Nelle pagine che seguono, i lettori troveranno “Come caricare un camion” (pp. 24/31), “Come far ripartire un motore in panne” (pp. 34/41) e “Come mantenere felice il tuo idramatic” (pp. 135/37). Ai soldati viene detto “Conosci i tuoi attrezzi” (pp. 128/33) e chiesto se “Sei colpevole di accumulo di pezzi?” (p. 75). E troveranno inserti regolari come “Il manifesto di Joe” e “Sezione domande e risposte”, assieme al cast di personaggi ricorrenti come il Serg. Half-Mast, McCanick, il Serg. Bull Dozer, il soldato semplice Fosgnoff, il soldato semplice Joe Dope e Connie Rodd. Alcune di queste sono lezioni antiquate, per gli standard di oggi, ma se penso a quando sono state prodotte non posso negarne il valore. PS fu creata dal rinomato artista Will Eisner. Il suo studio si trovava inizialmente presso il campo di addestramento di Aberdeen, nel Maryland. Nel 1955 fu trasferito presso l’Arsenale di Raritan, nel New Jersey, con un successivo trasloco a Fort Knox, nel Kentucky, nel 1962; quello attuale è presso l’Arsenale di Redstone, in Alabama, dal 1993. Sessant’anni dopo la creazione del materiale più datato di questo volume, i nostri coraggiosi uomini e donne delle forze armate americane usano ancora PS come supplemento per le loro competenze su veicoli, velivoli, potenza di fuoco, elettronica e armi varie. È chiaro che PS funziona, o non sarebbe durato oltre settecento numeri né sarebbe continuato a uscire mensilmente. Per essere un opuscoletto a fumetti, è un gran bel risultato. Ma come vedrete voi stessi con questa raccolta, PS svolge perfettamente la sua missione.

IL GENER ALE PETER J. SCHOOMAKER, USA (IN PENSIONE) è stato richiamato in servizio attivo dal Presidente George W. Bush e ha servito dal 2003 al 2007 per guidare e trasformare l’Esercito Statunitense durante la guerra in Iraq e in Afghanistan come 35° Capo di Stato Maggiore e membro dell’unione dei capi dello staff. Ha prestato servizio attivo dal 1969 al 2000 in una varietà di incarichi con unità convenzionali e forze di operazione speciali, ritirandosi raggiunto il grado di generale a quattro stelle come comandante in capo del Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti. Ha partecipato a numerose operazioni di combattimento, compresa Desert One in Iran, Urgent Fury a Grenada, Just Cause a Panama, Desert Shield/Desert Storm in Medio Oriente, e Uphold Democracy ad Haiti, e ha sostenuto varie altre operazioni in tutto il mondo, comprese quelle nei Balcani.

Generale Peter J. Schoomaker Esercito degli Stati Uniti (in pensione) Tampa, Florida Aprile 2011 IN ALTO: n. 49, 1956 NELLA PAGINA A FIANCO:

n. 1, 1951

7


Prefazione

 Ricordi di Will Eisner e PS Magazine Nel 1951, Will firmò un contratto con l’e- (tutto doveva rispettare le regolamentazioni sercito per creare una rivista mensile che governative e doveva passare per le mani di istruisse il personale militare su come ripa- una terza parte). La decisione, con grande rare e mantenere l’equipaggiamento usato frustrazione di Will, veniva poi sempre nel corso del servizio. Quando tornò a casa presa da gente che aveva scarse conoscenze per dirmelo non ebbi nessun dubbio, mi di arte sequenziale e che preferiva l’apsembrò da subito una cosa meravigliosa. proccio intellettuale, da accademia. Dopo Will poteva usare il suo talento, come già che vennero condotti dei test che mostraaveva fatto con Army Motors durante la vano come i soldati capissero molto meglio Seconda Guerra Mondiale, per trasformare le istruzioni tecniche se presentate con il freddi manuali tecnici in istruzioni semplici metodo di Will, le opposizioni furono finalda capire. mente dissipate. Ingenuamente, non potevamo immaE ci fu anche l’opposizione di un “comiginare le difficoltà che sarebbero soprag- tato” che avrebbe approvato o meno le giunte. Ricordo vent’anni di pianificazioni sue interpretazioni e rappresentazioni in che portavano alla negoziazione annuale ogni numero di PS Magazine. Ogni mese sul rinnovo o meno del contratto di Will Will avrebbe passato un giorno intero con

8


loro, difendendo il suo stile per ogni storia. Per alcuni membri del comitato Will aveva un gran rispetto; con altri parlava provando una grande, taciuta impazienza. La quiete domestica, una cena rilassante e un’esposizione delle mie attività del giorno avrebbero contribuito a farlo tornare calmo. Una volta iniziata la pubblicazione della rivista, l’esercito decise che per Will fosse importante “scendere in campo” per qualche settimana, ovunque i soldati fossero di istanza oltremare, e vedere come fossero le loro vite, come usassero PS Magazine e le loro reazioni al materiale presente nella pubblicazione. Non ne fui particolarmente felice. Voleva dire restare a casa senza Will per sei settimane filate ogni anno. Lui fingeva di andarci controvoglia, ma io lo sapevo che attendeva con ansia i viaggi e voleva godersi l’avventura. Aveva il cuore di un boy scout. Will amava la sfida e il potersi trovare in condizioni difficili, cose che mi terrorizzavano e che, invece, non lo sfioravano nemmeno un po’. Le sue lettere mandate a casa, con le sue illustrazioni, erano sicuramente una forma di educazione e conforto. Will era sempre molto aperto sui suoi viaggi, con l’eccezione di uno solo. Mi disse che si stava recando in Giappone e Corea, ma si guardò bene dal dirmi che dell’itinerario faceva parte anche il Vietnam. La guerra era già in corso, ai tempi, e sono certa che lui sapesse che mi sarei inginocchiata di fronte all’aereo gridando “Sul mio cadavere!” se lo avessi saputo. Fu senza dubbio uno dei viaggi più memorabili di Will, e ispirò la sua graphic novel Racconti di guerra (2000).

nioni di molti, che la guerra fosse un errore. Ma con PS lui cercò di aiutare le truppe (molte delle quali erano state arruolate contro il loro volere) a cavarsela mostrando come svolgere la migliore manutenzione e riparare il proprio equipaggiamento. Quando Will decise di lasciare PS Magazine nell’ottobre del 1971 dopo 227 numeri, lo vidi nuovamente alla ricerca di nuovi mondi da conquistare, di nuove barriere da infrangere. Una volta mi ha detto di avere un cassetto pieno di idee e che il solo problema era scegliere quale esplorare per prima. Dopo PS ci fu qualche altra iniziativa e poi sarebbe nato Contratto con Dio. Lo chiamò graphic novel. Ann Eisner Parkland, Florida Agosto 2010

Non ho mai capito perché certa gente ce l’avesse con Will per non aver sospeso il suo rapporto con l’esercito durante la guerra in Vietnam. Will condivideva la stessa opi-

A DESTRA:

Will e Ann, anni ‘80 9


Una storia di PS di EDDIE CAMPBELL

W

ILL EISNER ER A UN F U M E T T I S TA con uno stile di disegno difficile da emulare, e parlo essendo stato chiamato anch’io in un paio di occasioni a provarci. Eisner padroneggiava un sistema di anatomia esagerata, figure estremamente articolate, che avevano volti, mani, occhi e piedi molto complessi. Tutto pareva muoversi indipendentemente. E poi, soprattutto nella prima parte della sua carriera, Eisner utilizzava l’effetto cinematografico del periodo dell’illuminazione da fonte multipla. Un effetto che associamo al cinema noir. E per farlo gli bastava dare qualche pennellata di china. Per quel che riguarda i soggetti che raffigurava, i suoi personaggi femminili, quando non erano marmocchie viziate o mogli assillanti, erano più sexy (e in maniera più prepotente) delle ragazze sexy di qualsiasi altro artista, fino a che la moda delle “belle ragazze disegnate” dei tardi Anni Quaranta non ci donò una nuova ondata di specialisti in quel ramo. Gli eroi di Eisner erano virili, ma con un accattivante senso dell’umorismo (diceva sempre che Cary Grant sarebbe stato l’attore ideale per interpretare il suo personaggio Spirit, e che più avanti avrebbe trovato adatto James Gardner). I personaggi comici di Eisner avevano quel che di grottesco che un

A DESTRA: Will Eisner, 1943 NELLA PAGINA A FIANCO: Eisner

durante un’esercitazione, probabilmente a Fort Dix, New Jersey, 1942

10

tempo era ritenuto essenziale per l’umorismo, ma che stava sparendo dalla cultura americana di metà secolo. Will Eisner era anche un imprenditore, tra i fumettisti. Se fosse stato un musicista, non sarebbe stato solo un virtuoso solista, ma anche il leader di una grossa band. Prima dei vent’anni, mise in pratica l’idea di gestire uno studio per rispondere alla sempre crescente domanda degli editori di fumetti alla fine degli anni ‘30 di storie nuove da pubblicare nei propri albi, e la sua attività era già avviata quando si sentì in grado di scartare i giovani Jerry Siegel e Joe Shuster, quelli di Superman, quando entrarono speranzosi nel suo ufficio. Era, come potete notare, un business davvero imprevedibile. Poco più avanti,


nel 1940, fu Eisner a confezionare l’inserto a fumetti che nel suo momento migliore compariva su venti quotidiani, e del quale audacemente conservò il copyright (una cosa inaudita ai tempi). Spirit uscì settimanalmente dal 2 giugno 1940 fino al 5 ottobre 1952, e rimane una pietra di paragone dell’arte sequenziale. Il business del fumetto si ridimensionò notevolmente a metà Anni ‘50, e un enorme numero di artisti che avevano riempito le pagine a quattro colori dei mensili trovò spazio in altri settori, molti di loro lavorando anonimamente come assistenti su storiche strisce per i quotidiani, o lasciando proprio il campo del disegno. Scomparvero anche molti personaggi, così come gli editori che li pubblicavano ogni mese o addirittura ogni settimana. I legami di continuità tra la cosiddetta Golden Age del fumetto e la Silver Age di fine anni Cinquanta/inizio anni Sessanta sono ben pochi. Eisner in tutto questo era assente, avendo anticipato i cambiamenti. Molto più tardi lo troveremo a confezionare e disegnare albetti come Incredible Facts, Amazing Statistics, Monumental Trivia (1974) e How avoid Death & Taxes... and live forever (1975). Nel 1978, fu pubblicato il suo Contratto con Dio. Questa narrazione a fumetti più lunga e personale apparve come dal nulla e colse di sorpresa la comunità degli appassionati. Lanciò la sua seconda carriera, quella di romanziere grafico, con più di venti nuovi libri pubblicati negli ultimi ventisette anni (tutte queste graphic novel sono ancora ristampate, sia in cartonato sia in brossura). Eisner differenziò le sue due carriere facendo pubblicare questa parte delle sue opere da un editore di libri, non da uno di fumetti. Aveva ambizioni letterarie, il che imponeva, usando la sua metafora, di far uscire i fumetti dal loro ghetto culturale. Tra questi due periodi (quello di Spirit

e quello delle graphic novel) ne troviamo uno lungo vent’anni in cui il suo lavoro non è stato immediatamente accessibile al grande pubblico, e che rimane oscuro ancora oggi. Nel 1948 fondò una compagnia, la American Visuals, che si ritrovò molto impegnata ai tempi della chiusura di Spirit. La specialità della American Visuals era di applicare i fumetti agli scopi commerciali, e l’impegno più ampio della compagnia fu PS: The Preventive Maintenance Monthly, una rivista tascabile prodotta per l’Esercito degli Stati Uniti. Eisner sfornò 227 numeri di PS dal giugno del 1951 all’ottobre del 1971. Quando la rivista si concretizzò, le idee alla base erano nell’aria già da alcuni 11


anni, da quando gli Stati Uniti entrarono in guerra durante il secondo conflitto ed Eisner fu arruolato nel maggio del 1942. Con l’occhio sempre attento alle opportunità, Eisner si propose al dipartimento artistico della rivista Army Motors e si prodigò nel creare il giusto equilibrio tra la parte testuale e quella disegnata. Questa pubblicazione, che promuoveva l’informazione sulla manutenzione delle automobili tra i soldati, era iniziata nell’aprile del 1940. Il pacchetto comprendeva due personaggi fittizi che Eisner dunque ereditò, il Sergente Half-Mast (suona come “half-assed”, incompetente) McCanick e Connie Rodd, un meccanico donna inventato seguendo probabilmente la scia di Rosie la rivettatrice (che debuttò come eroina di una popolare canzone nel 1942). Eisner aggiunse un altro personaggio, Joe Dope, che iniziò ad apparire su poster a

12

colori. Questi presentavano sempre delle poesiole, come questa del 1944: “Joe Dope niente riesce a imparare / Sbaglia sempre tutto, inutile provare / Sai che ti dico / Se andrà in territorio nemico / A pezzi ce lo verranno a riportare.” Joe Dope è un ipotetico soldato che non ne azzecca una. Come aspetto, faceva parte della galleria di tipi grotteschi visualizzati da Eisner, e questo più avanti avrebbe causato alcuni problemi con i pezzi grossi. Con lo scoppio della guerra di Corea a metà anni ‘50, l’America si ritrovò di nuovo in mezzo a un conflitto per il quale non era del tutto preparata, con gran parte del proprio equipaggiamento militare vecchio di cinque anni e in condizioni non ottimali. Inoltre, molto del nuovo equipaggiamento fu utilizzato senza alcuna verifica. Nell’ufficio del capo di ordinanza si cominciò a parlare di recuperare Army


Motors e Will Eisner, forte dell’esperienza precedente, si trovò a negoziare un contratto per fornire disegni e grafica per una nuova rivista, che si sarebbe chiamata PS Magazine: The Preventive Maintenance Monthly. Alla rivista furono concessi sei numeri di prova, che ottennero un gran successo, anche se non riuscì a mantenere la periodicità mensile fino al quarto anno. Nel primo anno, il 1951, uscirono sette numeri, nel secondo solamente quattro, e nel terzo altri cinque. Il primo anno in cui uscì mensilmente fu il 1955. Nell’organizzare il materiale per questo volume, è stato utile pensare a quelle prime sedici uscite come alla prima fase di PS, visto che corrispondono agli anni del conflitto coreano. Per amor di precisione, abbiamo considerato il resto degli anni Cinquanta una fase due, e il 1960/71 come fase tre. La migliore fu la prima, con la qualità delle altre che è progressivamente scesa. I numeri relativi delle nostre selezioni riflettono questo. PS (o poscritto) fu pensata come un manuale ufficiale ed era colma di aggiornamenti, soluzioni a problemi imprevisti, e consigli basati su esperienze reali apprese dalle lettere inviate dai soldati. PS diceva ai suoi lettori come pulire un fucile, come scongelare una batteria di jeep, e quale fosse il modo giusto per abbattere gli alberi, con informazioni fornite da scrittori militari, adatte a istruire i soldati grazie all’accattivante apparato grafico. Eisner diceva che il fondamento logico della rivista era prendere le difficili nozioni tecniche che gli venivano passate dagli scrittori militari e presentarle in un modo che i soldati sem-

plici avrebbero capito. In un commento del 1991 (Spirit n. 85, Kitchen Sink Press), Eisner spiegava che: “Dove il manuale del governo diceva ‘Rimuovere tutto ciò che si è sedimentato dall’area di combustione’, io scrivevo qualcosa come ‘Leva quella merda dal motore’.” Gli stessi soldati avevano probabilmente passato la loro giovinezza negli anni Quaranta leggendo i fumetti. Per loro, Eisner confezionava tutto con il suo stile cartoonesco, e molto di quel lavoro regge ancora oggi. Avendo studiato e amato il suo lavoro per molti anni, trovo che l’ambientazione eisneriana umanizzi le lezioni e riesca a farmi tornare in un’epoca in cui mi importava di riempire un rapporto su materiale insoddisfacente (modulo UER 4G8), e sono contento di aver scoperto il metodo per aggiustare i vecchi carri M48 e T67 (lanciafiamme). Le immagini comiche hanno anche una lunga storia come ausili per la memoria, che risale ai disegni che ornavano i libri di preghiera medievali. Chi, vedendo il disegno qua sotto da PS n. 59 (1957), si scorderebbe cosa fa il sedile anteriore? È l’autista che indossa la maschera da catcher che mi fa morire. La personalità di Eisner spunta un po’ ovunque nei primi numeri, anche se inevitabilmente più in alcuni punti che in altri. Ci sono passaggi con illustrazioni molto fitte e punti in cui avrei anche mollato tutto, se non avessi saputo che poi c’era

NELLA PAGINA A FIANCO: Un Will Eisner pre-PS (al centro, mentre tiene in mano una striscia di “Private Dogtag” destinata al The Flaming bomb, il quotidiano dell’esercito, insieme a ignoti dello staff militare). Aberdeen, Maryland, 1942 o 1943 A DESTRA: n. 59, 1957

13


quella roba ad attendermi (soprattutto strumenti durante un’operazione militare. nelle prime tre o quattro decine di numeri Eisner si trovava a mettere da parte le esinon c’è molto). genze grafiche per privilegiare una narraAll’inizio tutto l’albo era stampato a zione diretta, riducendo idee complesse in colori, ma dopo il primo anno solo otto un’immagine immediatamente leggibile. pagine centrali venivano completamente Eisner impiegava uno staff di quincolorate, con il resto che si limitava al dici persone, compresi coloro che si occunero e a un solo colore che cambiava da pavano dei negativi e della separazione un numero all’altro in blu, giallo, rosso colori. Aveva anche bisogno di disegnae verde. All’inizio le copertine venivano tori che gestissero tutto il carico di lavoro, stampate su carta newsprint, ma dopo il e quando nel 1954 PS riuscì a rispetprimo anno cominciarono a usare la carta tare la mensilità si cominciarono a notare più fine delle copertine dei fumetti. Nel altre mani oltre alle sue, anche se la firma 1960 tutta la rivista era stampata su carta di Eisner è la sola che vedrete in queste migliore (come potete vedere da pagina pagine (l’anonimato nelle arti minori era 194). Nel mezzo delle otto pagine cen- la prassi, a quei tempi. Come fece notare trali a colori c’era sempre un manifestino qualcuno, “Non mi importa che il mio intitolato “Il manifesto di Joe”, che faceva nome compaia sul lavoro finito, finché lo il verso ai poster della Seconda guerra leggo sugli assegni.”). La firma di Eisner, mondiale, con una obbligatoria poesiola quando si vede, serve più da marchio che in rima. Inoltre, tutte le serie regolari e da firma vera e propria. Pertanto chi, come le rubriche avevano un’intestazione dise- me, è interessato ai dettagli su chi ha fatto gnata e alcune pubblicità, insieme alla cosa, dovrà cercare indizi altrove. resa molto accurata di equipaggiamenti Eisner disse che Dan Zolnerowich era e strumenti. All’inizio lo stile di dise- bravo a disegnare le figure serie, oltre che gno di Eisner sembrava rifarsi a quello i carri armati e affini. Alle pagine 152/153 dei suoi lavori di metà anni Quaranta su Eisner ha rimato un “Manifesto” in cui i Army Motors, più che a quello degli ultimi due carri sembrano opera di una mano anni di Spirit. Comunque, vi era allo diversa, forse Dan Zolne (come si firmava stesso tempo la certezza di osservare un altrove). Anche Klaus Nordling fece parte Eisner più puro di quello visto per qual- della squadra di PS. Aveva lavorato con che tempo su Spirit (per il supplemento Eisner all’inserto di Spirit, disegnando settimanale impiegò infatti una squadra prevalentemente Lady Luck ma anche lo di assistenti). Mano a mano che uscivano stesso Spirit in qualche occasione. Ho i numeri di PS, si notava come l’artista idea che la storia a colori “Infiltrazione o trovasse immagini simboliche che poi riu- perdita” che inizia a pagina 103 sia sua. tilizzava per ottenere un grande effetto. Le figure di Nordling appaiono meno C’era, per esempio, la finestra del barac- costrette dalla gravità di quelle di Eisner, chino dei pezzi di ricambio delle pagine e l’autore ha dato ai personaggi grotteschi 52/53, che è ovviamente parte di questo. un tocco di dolcezza. Mi è sempre piaciuto Più avanti, nelle pagine 120/121, Eisner la il suo lavoro. A un certo punto lungo la via disegna separata dalla struttura, appesa al si unì al gruppo Chuck Kramer, che concollo di un soldato “sul campo”, che rap- tribuì a molte delle pagine comiche degli presenta l’importante concetto di avere Anni ‘60. 14


Nel corso degli anni ho imparato a non pensare troppo a chi facesse il ghost e su cosa nei vecchi fumetti, ma direi con sicurezza che, nelle storie a colori meno datate qui ristampate, è la mano di Kramer quella che vediamo accanto alla mano di Eisner, come all’inizio di pagina 231. Sono sicuro che potremmo fare anche altri nomi, ma non è il genere di cosa di cui Eisner conservava da qualche parte i dettagli. Per fornire migliori informazioni ai soldati, Eisner mise insieme un cast fisso di personaggi che il più delle volte apparivano solamente nelle prima pagina delle loro avventure regolari nella rivista, che cambiavano da numero a numero. Inizio ad affezionarmi a loro, come se esistessero nella sua immaginazione allo stesso modo di altri personaggi eisneriani che avevano una storia definita: la “Sezione domande e risposte del Serg. Half-Mast McCanick” (pp. 194 e 220/221), “Le tempeste di Windy Windstorm”, “La gentile sezione di Connie Rodd”, a volte intitolato “La parola a Connie Rodd” (pp. 125 e IN ALTO: n.

29, 1955

162). C’erano anche il Serg. Bull Dozer (p. 217) e Percy la Puzzola (p. 161), esperto in armi chimiche. A Joe Dope normalmente capitava la storia a colori, nei manifestini sarebbe apparsa anche Connie. A volte è davvero divertente leggere “Pierre il fortunello” (pp. 54/57) e “Hairnet” (pp. 69/75), parodia della serie televisiva Dragnet. Generalmente però i personaggi spiegano il funzionamento di qualche pezzo di equipaggiamento; a pagina 171 abbiamo ristampato una notevole pagina d’apertura di una storia. Eisner di solito raffigurava tutti i suoi personaggi insieme nelle copertine speciali dei numeri natalizi (p. 126), che potevano anche essere doppie (pp. 160/161). Eisner diede al soldato semplice Joe Dope una spalla, un personaggio persino più grottesco dal nome Soldato semplice Fosgnoff. Joe ha due dentoni sporgenti sul davanti, Fosgnoff li ha laterali. Vediamo quei due insieme in uno dei miei momenti preferiti del 1954 che inizia a pagina 96, in cui il principio di domanda e offerta è spiegato usando ballerine e una sala da ballo. La signora indica un trio di ragazze che

15


16


bighellonano, una situazione che avrebbe di certo attirato l’attenzione dei soldati nelle loro camerate. L’intera sequenza integra figure cartoonesche interessanti da vedere, che suggeriscono una progressione narrativa. Un delizioso effetto che non si trovava spesso in PS, soprattutto con il passare degli anni. Quel che successe è che dai piani alti fecero pressione su Eisner perché si sbarazzasse di quei personaggi. Era l’epoca della caccia alle streghe e dei fanatismi, e tutto veniva addolcito. Il Pentagono decretò che Joe Dope offendeva la dignità dei soldati americani e che il Soldato semplice Fosgnoff era anche peggio. Fosgnoff fu bruscamente messo da parte, con la sua sparizione narrata in una storiella di una pagina nel 1955, che trovate qui a pagina 123. Joe Dope fu trasformato in un ragazzo americano al cento per cento, ed Eisner salvò la sua dignità mostrando come fosse riuscito a cambiare nella storia a colori “Questa è la tua vita, amico” nel numero 47 (pp. 141/148), una parodia del programma This is your life. Al lettore venne spiegato che c’era di mezzo un errore di calcolo con un mitra calibro .50 e una conseguente operazione di plastica facciale. Connie Rodd sarebbe stata la prossima, anche se le modifiche al suo personaggio avrebbero richiesto un po’ di tempo. Durante gli anni di Army Motors Eisner si divertiva con gag a sfondo sessuale, non diverse da quella di PS numero 3 (pagina a fianco), con quell’ammasso di maschi eccitati che formano una sorta di erezione mentre tentano di “eiaculare” i propri nomi sul tabellone dei turni per il lavaggio auto. E nonostante siano passati sessant’anni, Connie continua a essere notevole, con quegli stivali militari aperti. Inevitabilmente perse un po’ della sua carica erotica tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ma ci sarebbe voluta una NELLA PAGINA A FIANCO:

n. 3, Agosto 1951

più massiccia presenza di donne nell’esercito per completare il processo, e quello accadde quando Eisner lasciò la pubblicazione. C’era però un problema ben più grande che avrebbe tormentato Eisner negli anni successivi all’abbandono di PS: il conflitto in Vietnam, che si espanse rapidamente sotto la presidenza Johnson a metà anni Sessanta. “Le differenze erano come quelle tra notte e giorno” disse Eisner nel 1991 parlando di un viaggio sul posto (Spirit n. 81, Kitchen Sink Press). “In Corea eravamo tutti John Wayne. In Vietnam si provava vergogna; sentivi che c’era qualcosa che non andava. Non vedevi tante bandiere.” Qualche anno più in là, dopo essere sceso di nuovo nel pubblico agone, Eisner fu spesso chiamato a giustificare la sua produzione di una rivista militare in un periodo in cui il coinvolgimento dell’America in guerra aveva attirato molte critiche e rabbia in patria. La verità era che i tempi erano cambiati. Eisner aveva iniziato a lavorare come illustratore per l’esercito nel 1942, quando chiunque fosse sano di mente riconosceva che il mondo stava subendo l’attacco della follia e bisognava far qualcosa. In un’epoca in cui il romanzo Comma 22 di Joseph Heller era considerato una appropriata caricatura dell’esercito statunitense, gli elicotteri dal muso sorridente all’interno dello speciale numero sul Vietnam (n. 174, 1967), la cui copertina è presente a pagina 193, sembrano appartenere a Il trenino Thomas e sono stati fortunatamente esclusi da questa collezione. La storia a colori del numero 205 (1969) mostra Babbo Natale e i suoi elfi. PS aveva iniziato con l’intento di parlare ai soldati in termini che comprendessero bene. Nel decennio in cui maturità e giovinezza erano più nettamente divise che in altri momenti storici, alcune delle cose più cartoonesche di PS facevano pensare che Eisner si fosse dimenticato di rivolgersi a

17


degli adulti. Su Internet di recente ho trovato questo commento: “Un mio amico ne comprò una copia [di PS Magazine] quand’era nell’esercito. Mi ha detto che non gli fu per niente utile perché era troppo assurdo. Più che divertente sembrava patetico.” Will Eisner rescisse il suo contratto con il numero di ottobre 1971 di PS (227). Altri editor e disegnatori se ne sono occupati da allora, e la rivista continua a essere pubblicata ogni mese. Probabilmente all’uscita di questo libro avrà superato il numero 700. Mi aspetto che faccia il suo lavoro e L’art director dell’American Visuals Ted Cabarga (in piedi con la cravatta), Will Eisner (seduto) e l’editor di PS James Kidd (in piedi a destra). Kidd fu editor di PS dal 1953 al 1982. Primi anni Sessanta NELLA PAGINA A FIANCO: Particolare dal n. 22, 1954 IN ALTO:

18

che la gente che la produce dia il meglio di sé e ottenga soddisfazione dal proprio lavoro. Quando mi capita di vederla, non attira molto la mia attenzione, ma dopotutto non sono io il suo pubblico di riferimento. È fatto per una generazione diversa, cresciuta con una dieta a base di fumetti diversi da quelli che ho conosciuto io. Ma in effetti nemmeno la versione di Will Eisner lo era. Era un artista i cui migliori lavori svettano sul materiale prodotto contemporaneamente, con la loro ineguagliabile magia. So che c’è chi colleziona queste vecchie riviste soprattutto per il loro contenuto tecnico, ma i primi tempi ci fu un numero speciale, il 14 (1953), dedicato a un nuovo carrarmato che per qualche ragione aveva al suo interno del materiale di Eisner e del suo staff. Forse i pezzi grossi stavano studiando se quei disegnini erano davvero necessari.


Per me era sterile come Eisner diceva fossero i manuali, e non mi interessa. Quando Eisner lasciò PS nel 1971, io conoscevo il suo lavoro da quattro anni, sin da quando la Harvey Comics aveva ristampato per un breve periodo Spirit. Avevo immaginato che Eisner si fosse ritirato, ma aveva la stessa età che ho io mentre scrivo queste righe: cinquantaquattro anni. A quei tempi Spirit era tornato in albi a fumetti mensili che riprendevano le storie originali di Eisner, e lui forniva nuove copertine e commenti. Certo non mi sembrava un lavoro a tempo pieno. C’erano gli opuscoletti, ma chi ci badava a quelli? E chi avrebbe potuto prevedere quel che ci aspettava... che Will Eisner sarebbe divenuto una delle figure chiave in una nuova fase della sempre interessante e complicata storia del fumetto, con le sue graphic novel e i suoi manuali di arte sequenziale? O che si sarebbe così profondamente dedicato al suo lavoro da interromperlo solo con la sua morte, il 3 gennaio 2005, all’età di ottantasette anni. O che io, troppo giovane per far parte della generazione del Vietnam, mi sarei seduto accanto a lui a qualche convention per parlare un po’ dei trucchi del mestiere. Si potrebbe concludere che rimane ancora oggi un business imprevedibile. L’ultima pagina della selezione, la 272, è un memoriale stampato in PS n. 628 (marzo 2005), pubblicato dopo la sua morte, e comprende una sua illustrazione disegnata in una precedente occasione in cui ricordava con affetto i personaggi da lui creati per PS più di cinquant’anni prima. Aveva usato lo stile degli ultimi anni, quello, come lo chiamava lui, dell’“acqua sporca”, dovuto agli effetti ottenuti ombreggiando le figure con l’acqua usata per pulire i pennelli. Mi piace

che lui consideri il Joe Dope prima del cambiamento la versione autentica. Nel selezionare quello che riteniamo sia il meglio di PS Magazine, ringraziamo la vedova di Will, Ann, per averci messo a disposizione le sue copie rilegate personali, permettendoci di riprodurre le pagine con la miglior qualità possibile.

Eddie Campbell Brisbane, Australia 2010

EDDIE CAMPBELL è un premiato scrittore e disegnatore di fumetti. I suoi lavori comprendono From Hell (con Alan Moore), The Fate of the Artists, l’autobiografico Alec: The years have pants e The Playwright (con Daren White).

19


1951-1953


22

n. 1, giugno 1951


Quello che avete in mano è il primo numero di PS Magazine... la rivista che vi aiuterà a tenere in buona condizione camion, carri armati, le nozioni essenziali per tenere in funzione tutto quello che ha le ruote o i cingoli. Se siete tra quei fortunati che hanno potuto lavorare con veicoli della Seconda guerra mondiale, vi ricorderete un giornaletto intitolato Army Motors, rivista riguardante tutto ciò che serve su camion e carri. Sentite un suono strano provenire dalla scatola di rinvio? Vi vergognate di guardare i vicini in faccia perché il vostro carro M64 lascia delle chiazze d’olio in giro? PS vi darà le risposte e vi dirà cosa fare. Non che noi conosciamo le risposte a ogni cosa! Ma intendiamo darvele. Per questo siamo attorniati da persone che hanno progettato i vostri camion e carri armati e hanno inventato tutti quei marchingegni che trovate al loro interno. Abbiamo con noi vecchie conoscenze come il Sergente Half-Mast McCanick, il vero uomo delle risposte. Half-Mast è tanto vicino ai progettisti da potergli sputare addosso. E capita spesso che lo faccia. Scrivete i vostri problemi con la manutenzione di camion e carri ad HalfMast. Chiunque può scrivergli. Che sia un grosso ufficiale o un soldato semplice, HalfMast gli risponderà. E con noi c’è anche Connie Rodd, la meccanica. Connie è l’appetitosa ragazza che si occupa di fornire le soluzioni più semplici e i trucchi migliori per risolvere le cose. Il vecchio di Connie era uno che lavorava sodo, ma anche lei non scherza. Connie è famosa per la sua (ahem) combustione interna e per attirare la vostra attenzione sui piccoli e grandi problemi che possono colpire i vostri veicoli, e sulle soluzioni che potete adottare. PS ha una “Sezione contributi”. Avete mai sognato un attrezzo speciale che renda il lavoro più facile? Avete mai sistemato l’impossibile, o trovato un metodo più rapido o più facile per aggiustare qualcosa? Scrivete i dettagli a PS MAGAZINE, Aberdeen Proving Ground, Md., noi li pubblicheremo e renderemo la vita più facile al resto dell’esercito. Per le vostre buone idee, per le domande ad Half-Mast su situazioni che dovete risolvere, per qualsiasi lettera che spieghi un qualche problema di veicoli o organizzazione da correggere, riceverete per posta, e assolutamente gratuito, un abbonamento di un anno a PS Magazine. Che altro vi offriamo? Vi offriamo pagine e pagine di informazioni utili per uscire da una brutta situazione, o anche salvarvi la pelle quando le cose si fanno pesanti. E non dovete mandarci i vostri dollari, PS è gratuita. Cercateci ogni mese nelle vostre officine e rimesse preferite!

n. 1, giugno 1951

23


la corea era (è) una guerra di trasporto motorizzato. ci si spostava in camion, in carrarmato... strade? che strade? carichi troppo pesanti? per forza, andava fatto. ma richiedeva una fatica immane. la morale: non fatelo a meno che poi non combattiate. ecco come:

chi t’ha insegnato a caricare un camion ???

24

aaah... capirai... ci si mette tutto sopra e via!

n. 1, giugno 1951

giovane...

lascia che ti spieghi quello che non ti ha insegnato la mamma sul caricare i camion!


i camion sono costruiti per portare un carico in un certo modo. metterlo anche solo un po’ avanti alle ruo-

aaaah... è solo polvere da sparo, che sarà mai!

te posteriori sbilancia il suo peso!

non solo è una bella noia, ma ti rende anche difficile

sterzare!

collocate il carico appena avanti all’asse posteriore, se possibile per lungo.

sbagliato

giusto

25


ok! ok! ok! ok! cor-reg-go

lo

?

subito!

lo metto

proprio al centro!

sbagliato

giusto

volevo appunto aggiungere che un peso eccessivo al centro può sfondare il camion!

26


vedi, caricare un rimorchio

fermo! fermo!!!

è un’arte... {} ... ehi?

se n’è andato?!

si sono

inceppati

i freni! che ho sbagliato ora?

i freni ti si sono bloccati da questa parte... e hai sbandato!

sbagliato

troppo peso su di una molla e una fila di gomme

giusto

nessun peso in eccesso... si mantiene l’equilibrio e i sostegni non cedono.

27


senti un po’, joe dope, nel ‘42/‘45 eri lo zimbello dell’esercito! com’è che ora dai

lezioni a me?

è così che ho imparato anch’io! e avendo imparato nel modo più duro, ora sono io che insegno. allora, dicevamo dei

senti, ho guidato

più

rimorchi io da civile che tu nell’esercito!

ti volevo illustrare la combinazione di carico non fissato e più

pesante da un lato quando sei su strade gelate o

bagnate!

rimorchi!

ti potresti

ribaltare!

sbagliato

i carichi non fissati si muovono...

28

giusto

carichi fissati e ben distribuiti


gomme, assi e telai sono progettati per trasportare un carico distribuito in questa maniera.

camion da rimorchio

camion comune

distribuite ordinatamente i carichi tra il retro e la ruota di scorta. questo trasferisce il peso del carico al rimorchio.

29


ma... a volte bisogna caricare di pi첫... come si fa in quel

caso???

i camion militari sono

ecco qualche

consiglio!

progettati per lo sterrato.

quindi ti puoi aspettare che su di una autostrada un camion militare

possa viaggiare pi첫 spedito.

2 tonnellate e 1/2

scala percentuale di sovraccarico camion

ma il doppio del carico equivale al doppio dello sforzo.

5 tonnellate

tutti i camion da 2 e 1/2 o 6x6

camion da rimorchio

30


fate attenzione alla frizione quando siete in salita... non la te s u a ione z a otr eri ant su re de a str naa spi . te car ben ico f sat iso... go mm e go nfi e.

e fate bene

in collina, il motore fa piĂš fatica a spingere il carico...

sovraccarico vietato su: rimorchi, a esclusione di trasporti aerei, etc...

camion qualsiasi veida 2 ton. colo fatto per e 1/2 6x6 con lo sterrato. corpo da 17’ o corpo a piattaforma.

attenzione alle vie

scoscese.

31


hai qualche poesiola riguardante la manutenzione? e vi invieremo un abbonamento a PS magazine. ce ne

32


U n jet era riuscito a farsi assegnare

ma solo un camion gli fecero guidare. Così guidò in ogni missione pericoloso come la nuclear fissione! E i suoi pezzi stanno ancor lì a raccattare!

mandacela. Illustreremo e pubblicheremo le migliori serviranno parecchie, quindi avete buone possibilità.

33


Il meglio di PS Magazine Preview