

Sommario
Anno 28, n° 96, dicembre 2022
Numero Speciale «Il cammino sinodale tedesco. Progetto di una nuova Chiesa» v Editoriale2 v Introduzione4 v Lo Studio MHG sugli abusi sessuali7 v L’indizione di un “cammino sinodale”9 v Le tre assemblee sinodali12 v La Rivoluzione del ‘6818 v Il colasso della teologia morale20 v Un nuovo volontarismo 23 v Il processo di deellenizzazione della Chiesa25 v La nozione di processo come chiave ermeneutica di un pontificato28 v Il progetto di una nuova Chiesa sinodale30 v Una Chiesa “profetica” e libera dalle “alienazioni”33 v Conclusione36 v

Copertina: I vescovi tedeschi in processione. Il loro “cammino sinodale” rischia di portare la Chiesa verso il disastro.
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Anno 28, n. 96 dicembre 2022
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Introduzione
In occasione dell’Assemblea plenaria autunnale, indetta il 27 settembre 2018 nella città tedesca di Fulda, la Conferenza episcopale tedesca si è proposta, tra gli altri compiti, di discutere «le sfide specifiche della Chiesa cattolica, come il problema del celibato sacerdotale e i vari aspetti della morale sessuale cattolica in una sincera discussione con la partecipazione di esperti di diverse discipline» (1). L’intenzione manifestata dall’assemblea dei vescovi di Germania è dunque quella di mettere in discussione ciò che secondo il Catechismo è ritenuto il più importante «segno di [...] vita nuova al cui servizio il ministro della Chiesa viene consacrato» (2), ossia il celibato sacerdotale. Verso coloro che perseguivano disegni simili, Paolo VI già nel 1970 si esprimeva con tali parole: «sarebbe grave temerità sottovalutare o addirittura lasciar cadere in desuetudine questo legame consacrato dalla tradizione, segno incomparabile di una dedizione totale all’amore del Cristo (cfr. Mt 12, 29)» (3). Ma i vescovi tedeschi sembrano non accontentarsi di ridiscutere il “solo” celibato, poiché desiderano porre in discussione aspetti inerenti la stessa morale sessuale e l’ec-
clesiologia, intendendo così favorire ed accelerare il cammino di progressivo sovvertimento della Chiesa, come mai è stato fatto sino ad oggi (4).
Nel dicembre 2019, l’assemblea dei vescovi tedeschi ha emanato un documento in cui vi erano esplicitate le misure intraprese dalla Chiesa in Germania dal 2010 al fine di «affrontare attivamente la questione degli abusi sessuali e rafforzare la prevenzione» (5). Tra le esigenze più importanti da dover trattare, secondo il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga e presidente della Conferenza episcopale tedesca, vi sarebbe stata quella di pervenire ad una «comprensione specifica del concetto di trasparenza» e ad una sua maggiore promozione nella Chiesa (6).
Quando l’amministrazione ecclesiastica dimentica di servire la persona, finisce con il sostenere soltanto se stessa, abusando di un potere e di una posizione all’interno della Chiesa, ha osservato il porporato tedesco. Secondo Marx «gli abusi sessuali nei confronti di bambini e di giovani sono in non lieve misura dovuti all’abuso di potere nell’ambito dell’amministrazione» (7).
Nel 2018, nella bella cornice del Santuario di Fulda, a pretesto di lottare contro gli abusi sessuali, i vescovi tedeschi hanno avviato un ambizioso programma di sovversione della Chiesa universale

Il problema della Chiesa, secondo Papa Francesco, è il “clericalismo”, che provocherebbe un “abuso di potere” nella sua gerarchia, una “rigidità” nella sua disciplina, e un “ideologismo” nella sua dottrina
Tutto ciò andrebbe “riformato” per creare una “nuova Chiesa”

Le tesi del presidente della Conferenza episcopale tedesca sembrano trovare una certa consonanza con quanto sostenuto più volte da papa Francesco durante il suo pontificato. Uno dei leit motiv che compare di frequente nei discorsi dell’attuale Pontefice è, infatti, la condanna del clericalismo, ovvero di «quell’atteggiamento che “non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente”» (8).
In una postura simile si anniderebbe, secondo il Papa, la piaga della pedofilia e più in generale tutti quei «comportamenti di abuso sessuale, di potere, di coscienza» (9).
In occasione dell’intervista televisiva rilasciata al conduttore Fabio Fazio, il 6 febbraio 2022, Francesco ha sottolineato che il clericalismo rappresenta una «perversione della Chiesa» e renderebbe esplicito il trionfo dell’ideologia sul Vangelo.
Secondo il Pontefice, il proprium dell’ideologia coincide con l’atteggiamento di colui/coloro che «senza alcun incarico va/vanno a turbare la comunità cristiana con discorsi che sconvolgono le anime: “Eh, no, questo che ha detto quello è eretico, quello non si può dire, quello no, la dottrina della Chiesa è questa”» (10). Il Papa definisce tali persone come degli «ideologi della dottrina» (11). Costoro si mostrerebbero chiusi nei confronti dell’azione dello Spirito Santo, il quale muove i cuori e ispira cambiamenti. Il clericalismo denunciato dal Pontefice renderebbe in qualche modo manifesto tale “rigidità” nei confronti della grazia.
Eppure, da qualche decennio a questa parte si ha però l’impressione che il volto autentico che ha assunto il clericalismo ai nostri giorni somigli in re-
altà a quello specifico atteggiamento di chi vorrebbe il trionfo della “mondanità” nella Chiesa, attraverso una profonda modifica della sua struttura ecclesiale (non a caso si parla di “conversione del Papato”), della sua dottrina, del suo insegnamento morale, della sua dottrina sociale, in nome del primato della pastoralità. L’ideologia che fa da sfondo alla tipologia di clericalismo alla quale si fa riferimento, non mira ad “idolatrare” la dottrina, come il Papa sembra affermare, piuttosto intende sovvertirla, a partire proprio dalla configurazione monarchica e gerarchica della Chiesa. Trattasi, infatti, di una ideologia rivoluzionaria di matrice ugualitaria, la quale vorrebbe a poco a poco democratizzare la struttura ecclesiale ed espropriare di funzioni l’autorità assegnata da Cristo al Suo Vicario e, in subordine, ai Vescovi nelle diocesi, favorendo così un metodo di governo permanentemente collegiale da attuarsi per mezzo di nuove e pluriformi “vie” sinodali. Essa, in definitiva, «mira a trasformare la nobile e ossea rigidità della struttura ecclesiastica, come Nostro Signore Gesù Cristo l’ha istituita e venti secoli di vita religiosa l’hanno magnificamente modellata, in un tessuto cartilagineo, molle e amorfo […]» (12).
Preoccupazioni simili sono state espresse anche dal cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn, il quale in una intervista rilasciata alla rivista Communio, ha dichiarato che vi è stata «una strumentalizzazione dell’abuso […]. Perché qui i comportamenti abusivi sono usati per trattare e decidere provvisoriamente le richieste di riforma della chiesa. […] Ma ora usare il problema degli abusi per far avanzare questi problemi penso sia sbagliato» (13), ha infine concluso il cardinale austriaco.
Intenzioni di questo tipo riflettono, del resto, una tentazione sempre presente e che riemerge im-

periosa, in particolar modo nel nostro tempo. È la medesima che si dichiara incapace di ragionare in termini metafisici, ovvero in termini che sappiano trascendere i dati fattuali, empirici per giungere a qualcosa di assoluto, fondante.
Tale atteggiamento procede da un’“ardente brama di novità”, che ha investito lo spirito umano almeno a partire dal secolo XV, dietro l’impulso di tendenze disordinate, e si inscrive in un processo plurisecolare di scristianizzazione della società. Sotto la spinta di tali tendenze sono sorte alcune «linee di pensiero, oggi particolarmente diffuse», già denunziate da Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et Ratio.
“I vescovi tedeschi stanno strumentalizzando gli abusi sessuali per portare avanti una riforma della Chiesa. Penso che sia sbagliato”
Cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna
una forma di “modernismo” (15), accuratamente descritto dallo stesso Pontefice:
«Con la giusta preoccupazione di rendere il discorso teologico attuale e assimilabile per il contemporaneo – afferma il Pontefice –, [il teologo modernista si avvale NdA] soltanto degli asserti e del gergo filosofico più recenti, trascurando le istanze critiche che, alla luce della tradizione, si dovrebbero eventualmente sollevare. Questa forma di modernismo, per il fatto di scambiare l’attualità per la verità, si rivela incapace di soddisfare le esigenze di verità a cui la teologia è chiamata a dare risposta» (16).
Trattasi di una ideologia rivoluzionaria di matrice ugualitaria, la quale vorrebbe a poco a poco democratizzare la struttura ecclesiale ed espropriare di funzioni l’autorità assegnata da Cristo al Suo Vicario e ai Vescovi
Il Papa polacco evidenziava come la riflessione filosofica contemporanea sia oggi messa alla prova dallo storicismo, il quale «consiste nello stabilire la verità di una filosofia sulla base della sua adeguatezza ad un determinato periodo e ad un determinato compito storico. In questo modo, almeno implicitamente, si nega la validità perenne del vero» (14), concludeva infine Giovanni Paolo II. In ambito teologico esso si presenta sotto
La dipendenza da ciò che si presume essere una necessità o un bisogno del tempo costituisce probabilmente una delle sfide più insidiose per il Corpo mistico di Gesù Cristo. Da qui la necessità di analizzare e spiegare i pericoli che giungono dal Cammino sinodale tedesco e denunciare il riverbero dannoso dei suoi pronunciamenti per la vita della Chiesa cattolica.
Nelle pagine seguenti verrà mostrata la traiettoria che buona parte dell’episcopato tedesco persegue, considerando anzitutto le cause che esso adduce affinché vengano riconsiderati aspetti determinanti come il celibato sacerdotale, la morale sessuale tradizionale e molto altro.
Lo Studio MHG sugli abusi sessuali in Germania. Il pretesto scatenante
Nel 2014 la Conferenza episcopale tedesca ha commissionato ad un team di studiosi un progetto di ricerca interdisciplinare sulla frequenza e sulle cause degli abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici, diaconi e membri maschi di ordini religiosi in Germania, noto come Studio MHG. Tale acronimo identifica la localizzazione dei centri di ricerca che hanno curato il rapporto: Mannheim, Heidelberg e Giessen.
Dal 2014 al 2018, infatti, scienziati dell’Istituto Centrale di Salute Mentale (Zentralinstitut für Seelische Gesundheit) di Mannheim, ricercatori dell’Istituto di Criminologia e dell’Istituto di Gerontologia dell’Università di Heidelberg e del Dipartimento di Criminologia, Giustizia Minorile e Amministrazione Penitenziaria dell’Università di Giessen, coordinati dal professor Harald Dreßing, hanno lavorato al progetto di ricerca pubblicato il 24 settembre 2018 (17).
«Il periodo analizzato è quello compreso tra il 1946 e il 2014» (18), si legge nel riassunto schematico del lavoro diffuso dal Segretariato della Conferenza episcopale tedesca e tradotto in diverse lingue. Viene anzitutto precisato che l’approccio seguito nella conduzione dello studio non è di carattere «giuridico o criminalistico» bensì «descrittivo ed epidemiologico» (19). Di conseguenza, la stessa terminologia impiegata di “accusato” e di “vittima” non discende da una pronunzia giudiziale, bensì da una da valutazione biomedica.
Il team di ricerca si è servito di fonti secondarie messe a disposizione dal personale delle diocesi e da studi legali da esse incaricati. Lo studio non ha dunque avuto «alcun accesso agli atti originali della Chiesa cattolica» (20). Si legge infatti nel dossier che «tutti i dati e le informazioni su casi di abuso e su vittime accusati, che sono stati rilevati nell’ambito delle ricerche», fatta eccezione per le interviste, «non sono dati o risposte originali di persone coinvolte» (21).
Inoltre, «a causa del lungo periodo analizzato», e tenuto conto di quanto si è detto sin qui, «si è verificata la mancanza di una grande quantità di informazioni. [...] Di conseguenza non si è potuto accertare il numero dei casi di abuso sessuale perpetrati nel periodo analizzato e per i quali non esisteva più alcun tipo di documento e nessuna informazione» (22).
Una onesta e sincera disamina dello studio non può tenere conto degli aspetti metodologici dianzi sottolineati. «Chiunque operi scientificamente nella Chiesa cattolica deve prestare particolare attenzione a presentare solo risultati scientifici, che possono essere seriamente provati con i dati. Sfortunatamente, questo è fallito in modo spettacolare nello studio
Il “cammino sinodale” per la riforma della Chiesa prende spunto dallo Studio MHG, preparato dallo Zentralinstitut für Seelische Gesundheit, di Mannheim: una ricerca non scientifica, basata su dati secondari e non sulle fonti primarie, e che ammette “la mancanza di una grande quantità di informazione”


Il “cammino sinodale” tedesco
MHG», ha osservato lo psichiatra Manfred Lutz, medico capo all’ospedale Alexianer di Colonia, nonché membro del Pontificio Consiglio per i Laici e della Pontificia Accademia per la Vita (23).
Secondo Lutz, la storia dello studio MHG è stata sin da subito fortemente influenzata dal clamore mediatico che avrebbe potuto riscuotere. Tale aspetto ha inciso in maniera nettamente prevalente rispetto alla reale intenzione di condurre uno studio serio e rigoroso. Già nel 2011 la Conferenza episcopale tedesca decise di indagare scientificamente i casi di abuso sessuali verificatisi in Germania durante il primo decennio degli anni Duemila, affidando il compito di ricerca ai «principali psichiatri forensi tedeschi Leygraf, Kröber e Pfäfflin» (24)
Questo studio, sostiene il prof. Lutz, era rappresentativo di tutte le diocesi tedesche e usava una metodologia strettamente scientifica. Venne pubblicato nel 2012, ma non riscosse eco negli organi di informazione proprio a causa del suo rigore metodologico. Esso infatti, afferma lo studioso tedesco, «si asteneva dalla speculazione» (25). Al contrario, il documento MHG fa proprie conclusioni a dir poco fantasiose, inferendo dai dati raccolti (gravemente carenti) mere suggestioni che sembrano essere scritte per venire incontro ai desiderata dei media.
Nel riassunto dello studio esteso dal segretariato della Conferenza episcopale tedesca si leggono asserzioni lapidarie come le seguenti: «l’omosessualità non è un fattore di rischio di abuso sessuale» mentre «il celibato è di per sé un fattore di rischio di abuso sessuale» (26). Ne consegue, quindi, che «deve essere urgentemente ripensato l’atteggiamento fondamentalmente negativo della Chiesa cattolica verso la
“Chiunque operi scientificamente nella Chiesa cattolica deve prestare particolare attenzione a presentare solo risultati scientifici, che possono essere seriamente provati con i dati.
Sfortunatamente, questo è fallito in modo spettacolare nello Studio MHG”
Manfred Lutz, psichiatra, primario all’ospedale Alexianer di Colonia, membro del Pontificio Consiglio per i Laici e della Pontificia Accademia per la Vita
consacrazione di uomini omosessuali» (27), è l’auspicio che viene formulato nel testo.
Si legge inoltre che «le terminologie idiosincratiche usate dalla Chiesa in questo contesto come quelle di “tendenze omosessuali profondamente radicate” sono prive di qualsiasi fondamento scientifico. Al posto di questi atteggiamenti occorre creare un’atmosfera aperta e tollerante. Devono trovare maggiore considerazione le conoscenze della medicina sessuale”» (28).
Difficile considerare “scientifiche” tali valutazioni, informate da una metodologia assai carente empiricamente e fortemente influenzate da un clima di aperta accondiscendenza verso lo zeitgest del tempo. Come è altrettanto difficile da obiettare la sensazione generale che se ne ricava, e cioè che tale lavoro serva altri scopi, con motivazioni che esulino da una attenta ed obiettiva valutazione delle cause degli abusi nella Chiesa.
Il vescovo di Ratisbona, mons. Rudolf Voderholzer, ha descritto energicamente la strategia perseguita dal Cammino sinodale e spiegato la tattica impiegata da buona parte dell’episcopato tedesco attraverso la pubblicazione di tale studio.
«L’indignazione per gli abusi – ha osservato il presule – è il fuoco su cui deve essere cucinata la zuppa del Cammino sinodale. Ecco perché questo fuoco deve essere mantenuto acceso. Non deve essere ridotto di dimensioni da nulla, nemmeno dall’indicazione scientificamente provata che il celibato intorno al regno dei cieli non ha nulla a che fare con l’abuso sessuale e che la stragrande maggioranza dei casi di questo crimine si verificano nell’ambiente familiare da parte di persone che non hanno promesso il celibato» (29).
L’indizione di un “cammino sinodale” da parte della Conferenza episcopale tedesca
La decisione di indire un Cammino sinodale “permanente” si ebbe durante l’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale tedesca riunitasi a Lingen nella primavera del 2019.
Prese ufficialmente avvio il primo dicembre dello stesso anno, inaugurando i lavori insieme al Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, «un’associazione di rappresentanti dei consigli diocesani e delle associazioni cattoliche, delle istituzioni dell’apostolato laico e di altre personalità della Chiesa e della società» (30).
È necessario precisare che la nozione di “Cammino sinodale” risulta del tutto estranea a quanto previsto dal Codice di Diritto Canonico (CIC) sul “Sinodo dei Vescovi”. Esso semmai potrebbe avere una analogia con la figura dei “Concili particolari” (Libro secondo, canoni 439-446).
mero non superi la metà di coloro di cui ai §§1-3» (can. 443 §4).
Lo scopo di questi assemblee non è magisteriale, ma esclusivamente disciplinare: «Il concilio particolare cura che si provveda, nel proprio territorio, alle necessità pastorali del popolo di Dio; esso ha potestà di governo, soprattutto legislativa, così da poter decidere, salvo sempre il diritto universale della Chiesa, ciò che risulta opportuno per l'incremento della fede, per ordinare l'attività pastorale comune; per regolare i costumi e per conservare, introdurre, difendere la disciplina ecclesiastica comune» (can. 445).
La nozione di un “cammino sinodale” è del tutto estranea a quanto previsto dal Codice di Diritto
Canonico
Con tale termine si definisce la «celebrazione» di un’assemblea di Chiese di una medesima Conferenza Episcopale, «ogni volta che risulti necessaria o utile alla stessa Conferenza Episcopale, con l’approvazione della Sede Apostolica» (can. 439, §1).
Nei concili particolari «hanno diritto a partecipare con voto deliberativo i vescovi diocesani, i vescovi coadiutori e ausiliari e gli altri vescovi che esercitano nel territorio uno speciale incarico, loro affidato dalla Sede Apostolica o dalla Conferenza Episcopale» (can. 443 §1). Ai concili particolari devono essere chiamati con voto solamente consultivo i vicari generali e episcopali del territorio, anche i superiori maggiori degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica, i rettori delle università ecclesiastiche e cattoliche, i decani delle facoltà di teologia e di diritto canonico ed i rettori di seminari maggiori che hanno sede nel territorio (can. 443 §3). Finalmente, «ai concili particolari possono essere chiamati, con voto solamente consultivo, anche presbiteri e altri fedeli, in modo però che il loro nu-
Malgrado si tratti di qualcosa di analogo a un “concilio particolare” delle Chiese della Germania, i vescovi tedeschi hanno pensato bene ad aggirare esigenze e limiti dal Codice creando una realtà giuridica ex novo (dotata di apposito statuto) denominata “Cammino sinodale”, il cui organo supremo – chiamato a votare su questioni magisteriali che incidono sulla Chiesa universale – è l’Assemblea sinodale composta maggiormente di laici e particolarmente di donne.
Questa è, infatti, composta dai membri della Conferenza episcopale tedesca, da 69 membri rappresentanti del Comitato centrale dei Cattolici Tedeschi e da altri rappresentanti dei servizi liturgici e degli enti ecclesiastici, infine da giovani e da personalità individuali, per un totale di 230 membri.
Il Cammino sinodale comprende al suo interno quattro “Forum sinodali”, che hanno la funzione di preparare i programmi da sottoporre all’Assemblea, ed è diretta da una Presidenza, che ha il compito di svolgere i lavori preparatori e di monitorare il lavoro dell’Assemblea.
L’organo di presidenza è composto dal presidente e dal vicepresidente della Conferenza Episcopale Tedesca, nonché dalla presidentessa/dal presidente e da una vicepresidentessa/un vicepresidente del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi.

il
A questo punto, verrebbe da chiedersi: perché convocare un Cammino sinodale e non un Sinodo? È bene ricordare che spetta al Papa convocare, presiedere e concludere i lavori del Sinodo. Come detto, il Cammino sinodale è stato invece autoconvocato dall’episcopato tedesco.
La motivazione ufficiale viene fornita dal card. Marx, presidente del Cammino sinodale, e dal prof. Sternberg, presidente del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi e co-presidente del Cammino sinodale, in una lettera a loro firma diffusa il giorno dell’apertura del Cammino.
«Papa Francesco ci invita a diventare una Chiesa sinodale, a camminare insieme – si legge nella lettera –. Questo è lo scopo del Cammino sinodale della Chiesa in Germania, che noi, come vescovi della Conferenza Episcopale Tedesca e come rappresentanti dei laici che lavorano nel Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, vogliamo seguire con molti cattolici, con religiosi appartenenti a un ordine, sacerdoti, e soprattutto con giovani, nei prossimi due anni» (31).
Nel capoverso successivo viene quindi spiegato ai fedeli ancor più in profondità in cosa consisterebbe questo Cammino sinodale.
Dopo aver sostenuto la necessità di camminare insieme – membri ordinati, religiosi e laici – tale processo «dovrebbe anche essere un cammino di cambiamento e di rinnovamento in grado di affrontare un nuovo inizio alla luce del Vangelo, parlando del significato della fede e della Chiesa nel nostro tempo e di trovare risposta alle domande pressanti della Chiesa» (32).
Un nuovo inizio si imporrebbe, secondo gli estensori della lettera, in quanto il messaggio del Vangelo sarebbe stato «oscurato» e «danneggiato nel modo più terribile» (33) dagli abusi sessuali commessi sui ragazzi e sugli adulti, come emergerebbe dallo studio MHG.
Il “processo” del camminare insieme “progredendo”, alla luce delle sfide e delle “domande pressanti” che oggi la Chiesa si trova ad affrontare, sarebbe dunque l’elemento costitutivo di una “nuova forma” di sentirsi ecclesia, che emergerebbe dalla nozione di “Chiesa sinodale” e di cui il Cammino sinodale costituirebbe il terminale più avanzato.
Nella lettera che papa Francesco ha scritto ai fedeli tedeschi, vi si trovano delle indicazioni molto importanti:
«I vostri pastori hanno suggerito un cammino sinodale. Che cosa significa in concreto e come si
Il “cammino sinodale” tedesco
svilupperà è qualcosa che indubbiamente si sta ancora considerando. Da parte mia ho espresso le mie riflessioni sulla sinodalità della Chiesa in occasione della celebrazione dei cinquant’anni del sinodo dei vescovi. In sostanza si tratta di un synodos sotto la guida dello Spirito Santo, ossia camminare insieme e con tutta la Chiesa sotto la sua luce, la sua guida e la sua irruzione, per imparare ad ascoltare e discernere l’orizzonte sempre nuovo che ci vuole donare. Perché la sinodalità presuppone e richiede l’irruzione dello Spirito Santo» (34).
Già nel 2015, in occasione del discorso per il cinquantesimo anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi, il Pontefice aveva osservato che «il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio [...] è dimensione costitutiva della Chiesa» (35).
La “nuova” chiesa sinodale dovrebbe pertanto costituire il “modello” di Chiesa del futuro.
Al suo interno non sarebbe “adeguato” distinguere tra soggetti attivi e soggetti passivi d’evangelizzazione, in quanto «ciascun Battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo [...] e sarebbe inadeguato pensare ad uno schema di
evangelizzazione portato avanti da attori qualificati in cui il resto del Popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni» (36).
Ciò che emerge è che il cammino di sinodalità proposto dal Papa, ovvero il “cammino di sinodalità della Chiesa del terzo millennio” deve servirsi di nuove vie, ancora inesplorate dalla Tradizione e dal Diritto canonico, per poter ispirare profeticamente la Chiesa del presente.
La Conferenza episcopale tedesca, con l’indizione di un Cammino sinodale, ha dunque inteso mettersi alla testa di questo processo. Il medesimo che sembra mirare, in ultimo, a dare concretezza a quell’immagine assai iconica, utilizzata dal Papa, di una Chiesa intesa come «piramide capovolta» (37), permanentemente in ascolto.
In tal senso, il cardinale tedesco Gerhard Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha rilevato una profonda analogia fra l’Instrumentum Laboris per il Sinodo sull’Amazzonia e il percorso sinodale tedesco, entrambi attenti più alle «necessità sociologiche del mondo globale» (38) che agli aspetti inerenti la trasmissione e l’approfondimento del messaggio salvifico.
Secondo Papa Francesco, “il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio [...] è dimensione costitutiva della Chiesa”
La nuova chiesa sinodale dovrebbe costituire il modello di Chiesa del futuro
Sotto: Messa “concelebrata” da due donne nella parrocchia di San Martino di Zurigo

Le tre assemblee sinodali. Uno sguardo complessivo
L’Assemblea che ha inaugurato il Cammino sinodale si è tenuta a Francoforte sul Meno dal 30 gennaio al 1° febbraio 2020. Essa costituisce la prima delle quattro Assemblee sinodali decise a Lingen nella primavera del 2019. La seconda, inizialmente prevista il 4 settembre 2020, si è invece tenuta dal 30 settembre al 2 ottobre 2021, a causa della pandemia da Covid-19. La terza, infine, ha svolto i suoi lavori dal 3 al 5 febbraio 2022.
In questa sede si tenterà di fornire succintamente un quadro d’insieme di quanto è emerso durante le Assemblee. Più che delle singole relazioni, verranno indicate delle linee di tendenza che più colpiscono per la loro dirompenza ed incidenza nella dottrina della Chiesa.
Partecipazione dei laici alla scelta nella nomina dei vescovi e democratizzazione della Chiesa
Inaugurando i lavori della prima Assemblea, il prof. Sternberg, presidente del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, ha sottolineato come le tematiche da affrontare debbano ricalcare quanto emerso dallo Studio MHG sugli abusi sessuali del clero tedesco. Più in particolare, vi è la necessità di comprendere se «la gestione del potere all’interno di diocesi e parrocchie, i problemi della vita sacerdotale di oggi, una morale sessuale non più compresa né tanto meno vissuta e la mancata partecipazione delle donne nei ministeri e uffici della Chiesa devono considerarsi come fattori che favoriscono il rischio di abusi sessuali e il loro insabbiamento» (30). Esprimendo poi l’intenzione di giungere, al termine dei due anni, ad intra-
Sostenendo che all’origine degli abusi vi sarebbe l’attuale “struttura e dottrina della Chiesa”, i vescovi tedeschi vogliono sovvertire e l’una e l’altra, forgiando una nuova Chiesa democratica e senza dogmi

prendere «decisioni vincolanti e a voti espliciti in merito a tali questioni» (40).
Con il Cammino sinodale, ha osservato il prof. Sternberg, vi deve essere de facto l’inaugurazione di «un nuovo modo di essere Chiesa» (41), «contraddistinta da forme permanenti di partecipazione» (42) ed aperta ad un processo di decentralizzazione. «Al centro del problema c’è il modo in cui il potere – il potere di agire, il potere di interpretazione, il potere di giudizio – viene compreso, giustificato, trasferito ed esercitato» si legge nel Testo base Potere e divisione dei poteri nella Chiesa – Partecipazione comune e condivisione della missione (43), votato dal Cammino sinodale. Nello stesso documento si sostiene altresì come «L’insegnamento della Chiesa sulle questioni etiche, soprattutto nel campo della giustizia di genere e della sessualità, [sia N.d.A] percepito come ostile alla vita» (44).
All’origine degli abusi vi è l’attuale «struttura dottrina della Chiesa» (45), osservano ancora gli estensori del documento. Duplice deve essere dunque l’oggetto di attenzione. Per quanto concerne la dottrina: la Scrittura necessita di un’esegesi scientifica, secondo costoro, e la tradizione ecclesiastica richiede un approccio storico-critico che «che esplora le deviazioni e le aberrazioni della storia della Chiesa e dei dogmi» (46). Entrambe le proposte arrivano a toccare quanto auspicato dai modernisti ad inizio XX secolo e che fu già condannato da papa Pio X nell’enciclica Pascendi Dominici Gregis (47). Si sostiene, inoltre, l’esigenza che un giusto pluralismo teologico sia presente nell’unità ecclesiale; la diversità infatti non deve essere intesa come una forma di debolezza ma come un arricchimento, viene sottolineato. Poco dopo, però, si specifica in che termini tale diversità deve essere intesa, allorquando si afferma che secondo la “teologia contemporanea” non esiste una sola prospettiva, «una sola verità religiosa, morale e politica», una sola «forma di pensiero che possa rivendicare l’autorità ultima» (48).
Posizione, questa, già condannata dal Magistero, nonché figlia di una «mentalità relativistica» e di una «tendenza […] a leggere e interpretare la Sacra Scrittura fuori dalla Tradizione e dal Magistero della Chiesa» (49). A questo approccio si accompagna una profonda riforma – che sarebbe più appropriato definire “rivoluzione” per i cambiamenti proposti – che andrebbe ad intaccare l’essenza stessa della Chiesa (50) «Siamo convinti – si legge nel documento – che, per il bene della vocazione di tutto il popolo di Dio, la struttura monistica del potere in cui i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario sono con-

La riforma della Chiesa, secondo il Cammino sinodale, dovrebbe iniziare per l’abolizione del celibato sacerdotale e l’ammissione di omosessuali all’Ordine sacro
Sopra, Don Bosco, modello di sacerdote
Sotto, P. Krzysztof Charamsa, che fece un coming out mentre lavorava per la Congregazione per la Dottrina della Fede. Modello per la nuova Chiesa?

centrati esclusivamente nell’ufficio del vescovo, debba essere superata» (51). Bisogna, infatti – secondo costoro – che la Chiesa favorisca un processo di «inculturazione alla democrazia», segnato da partecipazione, trasparenza, libere elezioni, separazione dei poteri, limiti di durata, ecc. Nella consapevolezza che la democrazia, prima ancora che una forma di governo, è anzitutto una «forma di vita» (52).
A tale stregua, la partecipazione alla vita della Chiesa da parte del Popolo di Dio dovrebbe includere anche la co-partecipazione dei fedeli laici alla scelta dei vescovi, seconda una duplice forma: «un diritto di codecisione nella redazione delle liste dei candidati e un diritto ad essere ascoltati prima dell'elezione dalla lista dei candidati» (53).
Superamento dell’obbligo del celibato per i sacerdoti e ammissione degli omosessuali all’ordine sacro
Per quel che riguarda il tema del sacerdozio, ciò che è emerso sin dalla prima Assemblea è un approccio di tipo esistenziale ed immanente alla figura del ministero sacro. Più che sulla natura del sacerdozio, l’Assemblea sinodale si è interrogata su cos’è e cosa dovrebbe essere il sacerdote, inteso principalmente come una «professione», come un animatore di una comunità o di un’assemblea.
La figura del sacro ministero, secondo tale ottica, appare esposta a moltissime difficoltà ed il ce-
libato rappresenta probabilmente l’aspetto più controverso che circonda la sua identità. Il tema del celibato viene da molti compreso in senso antitetico a quanto insegnato dal Magistero della Chiesa. Secondo costoro, esso non è più «segno di [...] vita nuova al cui servizio il ministro della Chiesa viene consacrato»; segno che «annuncia in modo radioso il regno di Dio» (54). Spesso anzi, si legge, il sacerdote viene percepito come “anormale”, al contrario delle donne, le quali all’interno delle comunità sono sempre più ritenute come delle “normali” interlocutrici. Da queste, così come da altre considerazioni, viene formulato l’invito affinché si giunga ad un «superamento di una sovra-idealizzazione dell’ufficio» (55) sacerdotale.
L’Assemblea sinodale, in occasione della sua terza assemblea, ha chiesto pertanto al Santo Padre di «conferire le ordinazioni secondo la tradizione e la prassi di alcune Chiese orientali cattoliche, in merito alle norme in materia di celibato» (56). Auspicando, almeno in via transitoria, la possibilità di permettere l’accesso al sacerdozio di Viri Probati, richiamandosi così a ciò che è stato espresso nel Documento finale del Sinodo per l’Amazzonia (n. 111) (57). Inoltre, sulla base di ciò che è emerso in tema di morale sessuale dai lavori del Cammino sinodale (che si vedrà di seguito) e da quanto è stato affermato dalla Conferenza episcopale tedesca circa l’orientamento omosessuale, inteso come «normale forma di predisposizione sessuale» (58) al pari dell’eterosessualità, si è invitato il Papa e la Chiesa ad aprire alla possi-
Un altro elemento della riforma della Chiesa sarebbe l’ammissione di donne al sacerdozio, come già avviene in alcune denominazioni protestanti, come la Chiesa evangelica svedese (foto sotto)

Tutta la morale della Chiesa, contenuta per esempio nel Catechismo, sarebbe da condannare per dar luogo a un diffuso relativismo etico in nome della libertà di coscienza
bilità del conferimento dell’ordine sacro a persone dichiaratamente omosessuali.
Apertura del ministero sacramentale alle donne
La prof.ssa Dorothea Sattler ha delineato di fronte alla prima Assemblea sinodale ciò che è emerso dal forum preparatorio sul tema “Donne nei ministeri e negli uffici della Chiesa”.
L’auspicio della Sattler è quello di comprendere «la volontà di Dio per noi oggi», partendo dalle Scritture e dalla Tradizione, ma anche da una discussione circa la «vincolatività delle precedenti decisioni magisteriali» e dal «recepimento delle intuizioni teologiche» (59). In tal senso le tradizioni dell’ortodossia e della riforma possono e debbono contribuire, secondo la docente, ad «una ricerca creativa e immaginativa» (60) sul tema della figura ed il ruolo della donna nella Chiesa.
In occasione della terza Assemblea sinodale è stato dunque deliberato che «non devono rimanere escluse le donne che si sentono chiamate e che ovviamente hanno carismi che le raccomandano anche per una guida nel ministero sacramentale» (61), invitando a ridiscutere la vincolatività dei documenti magisteriali sul tema. Si ricorda che il card. Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in una nota ha ribadito il carattere definitivo della dottrina presente nella Lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis di Giovanni Paolo II, secondo la quale «la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa» (n. 4) (62). Tali proposte fanno leva anche sui testi elaborati, nei quali emergono in maniera nitida alcuni spunti contrastanti con gli elementi basici dell’antropologia cristiana. Nel testo base, ad esempio, si leggono passi come questo:
“Il genere è multidimensionale. I risultati della ricerca (empirica oltre che storica) sul genere si oppongono all'idea che il genere sia qualcosa che si “ha” o “è”: il genere non è un fatto presociale e im-

mutabile o addirittura dato da Dio. Nel sistema del doppio genere, i presupposti sulle diverse caratteristiche, abilità, interessi e bisogni di donne e uomini diventano la base per argomentare il loro presunto giusto posto nella società. Il primo si basa sul fatto che alle donne viene assegnata la responsabilità dell'assistenza e del lavoro infermieristico retribuito e non retribuito a causa del loro orientamento alla cura e alla relazione” (63).
Sembra farsi strada, attraverso una fraseologia tipica, appositamente mutuata da una certa impostazione scientifica di scuola femminista – che non evita di fare propri, fra l’altro, nozioni come quella di “patriarcato” et similia –, la via di un dualismo antropologico. Questo consiste nel leggere la realtà degli esseri umani alla luce di una rigida separazione fra «corpo ridotto a materia inerte» e «volontà che diviene assoluta». Secondo tale ottica, il “sesso” e il “genere” non appaiono più come sinonimi, esprimendo rispettivamente: «l’appartenenza a una delle due categorie biologiche […], femmina e maschio» l’uno, e «il modo in cui si vive […] la differenza tra i due sessi» (64), l’altro. Tale distinzione, alla quale è legittimo fare riferimento in ottica descrittiva, spesso tuttavia risulta funzionale a far emergere una netta separazione fra i due. Ne deriva che l’orientamento sessuale non dipende più dall’identità sessuale (maschio e femmina), bensì dall’atteggiamento soggettivo della persona, «che può scegliere un genere
Il “cammino sinodale” tedesco
che non corrisponde con la sua sessualità biologica e, quindi, con il modo in cui lo considerano gli altri (transgender)» (65). In un altro passo del documento sinodale si legge, ancora, che il tradizionale insegnamento della Chiesa nei confronti della donna appare quasi “propizio” a che gli abusi perpetrati da fedeli consacrati, vengano “accettati tacitamente” dalle donne. Ciò accade a causa del fatto che «con riferimento a Maria, è stato assegnato loro un ruolo sottomesso, servitore o addirittura docile in cui avrebbero dovuto accettare tacitamente l’abuso» (66). Viene così appositamente mistificata la nozione stessa di maternità, nei molteplici significati a cui essa rimanda, egregiamente spiegata dal Magistero della Chiesa:
“La sessualità delle persone omosessuali –realizzata anche negli atti sessuali – non è un peccato che li separa da Dio e non deve essere giudicata come intrinsecamente cattiva”
forme di relazione in cui si sperimentano valori come l’amore, l’amicizia, l’affidabilità, la fedeltà, il sostegno reciproco e la solidarietà meritano riconoscimento e rispetto a livello morale. La sessualità dovrebbe essere legata all’amore, all’amicizia e a una relazione stabile». Nell’esposizione del tema è rimasta inevasa la fondamentale questione se tutto ciò dovesse prescindere «dal vincolo formale (matrimonio) e dall’orientamento sessuale dei partner» (68).
«La donna è in grado di comprendere la realtà in modo unico: sapendo resistere alle avversità, rendendo “la vita ancora possibile pur in situazioni estreme” e conservando “un senso tenace del futuro”. Non è un caso, infatti, che “dovunque c’è l’esigenza di un lavoro formativo, si può constatare l’immensa disponibilità delle donne a spendersi nei rapporti umani, specialmente a vantaggio dei più deboli e indifesi. In tale opera esse realizzano una forma di maternità affettiva, culturale e spirituale, dal valore veramente inestimabile, per l’incidenza che ha sullo sviluppo della persona e il futuro della società» (67).
Rivalutazione dell’omosessualità e condanna della morale sessuale tradizionale
Mons. Georg Bätzing, già vescovo di Linburgo nonché attuale presidente della Conferenza episcopale tedesca, ha illustrato insieme a Birgit Mock, vicepresidente del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, i temi di lavoro affrontati nel forum dedicato a “Vivere in rapporti che funzionano - Vivere l’amore nella sessualità e nel rapporto di coppia”, durante la prima Assemblea sinodale.
In seno al forum, ha spiegato mons. Bätzing, si è registrata da parte «di una maggioranza dei membri [...] la necessità di un’ampia riforma nel campo dello sviluppo della dottrina», in materia di morale sessuale. «Consensualmente è stato stabilito che le
Una risposta chiara in proposito è pervenuta invece dai presidenti del forum preparatorio, i quali hanno osservato che «uno dei compiti del foro sarebbe quello di sviluppare una nuova visione dell’omosessualità e delle relazioni omosessuali e di lavorare per giungere ad un’apertura» (69).
La terza Assemblea sinodale ha invitato infine il Papa ad intraprendere un «chiarimento dottrinale» sul tema ed una «rivalutazione dell’omosessualità». «L’orientamento omosessuale fa parte dell’identità dell’uomo come creato da Dio», si legge nel documento del Cammino sinodale. Poco più avanti, vengono fatti propri i presupposti della filosofia personalista, tendenti a concepire la persona non come riflesso del dato naturale inscritto nell’uomo, ma come pura facoltà, come puro “diritto” ad autodeterminarsi. Vi si leggono infatti le seguenti parole:
«La sessualità genitale responsabile nei rapporti con l’altro si basa sul rispetto della dignità e dell’autodeterminazione, sull’amore e la lealtà, sulla responsabilità reciproca e sulle dimensioni specifiche della fertilità. Si svolge in relazioni che sono progettate per essere esclusive e permanenti. Questo vale anche per le persone omosessuali. La loro sessualità – realizzata anche negli atti sessuali – non è un peccato che li separa da Dio e non deve essere giudicata come intrinsecamente cattiva. Piuttosto, come per tutte le persone, va misurata dalla realizzazione dei valori citati» (70).
Quanto sostenuto contraddice apertamente l’insegnamento magisteriale e disconosce l’ordine naturale delle cose nei suoi aspetti fondamentali. Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma che l’unione sessuale si realizza compiutamente soltanto all’interno del matrimonio, il quale è «per sua na-
“Abbiamo la necessità di un’ampia riforma nel campo dello sviluppo della dottrina, in materia di morale sessuale”
Mons. Georg Bätzing, presidente della Conferenza episcopale tedesca

tura ordinat[o] al bene dei coniugi e alla generazione e educazione della prole» ed «elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento» (can. 1055, §1). La sessualità, infatti, non è qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona ed «è parte integrante dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte» (n. 2361). Affermare che l’esercizio della sessualità da parte di persone omosessuali non debba essere considerato intrinsecamente cattivo e che l’omosessualità non debba essere considerata intrinsecamente disordinata significa implicitamente “violentare” o “negare” il dato di natura, in altre parole significa condurre l’uomo verso «l’autodistruzione» (71).
Da questa visione “rinnovata” della sessualità umana ne consegue la condanna delle terapie riabilitative, considerate antiscientifiche ed una promozione dell’orientamento omosessuale, quale «variante normale della sessualità umana». La mancanza di accettazione dell’omosessualità è infatti considerata dall’Assemblea sinodale «una causa sistemica di crimini di abuso nella Chiesa, poiché in molti casi ciò ostacola o impedisce lo sviluppo di una sessualità matura» (72). Da ciò, come anticipato, ne deriva che l’omosessualità non può essere valutata come una condizione ostativa per l’accesso all’ordine sacro. Inoltre, i vescovi vengono invitati a «consentire ufficialmente le celebrazioni di benedizione nelle loro diocesi per le coppie che amano e vogliono legarsi, ma che non possono accedere al matrimonio sacramentale o che non vogliono entrarvi. Ciò vale anche per le coppie dello stesso sesso [...]».
Negare ciò si rivelerebbe «spietato» e «discriminatorio», sostiene l’Assemblea, sulla base dell’unico criterio ermeneutico che evidentemente viene ritenuto coerente con tali “aggiornamenti”, ovvero «la libertà e l’autodeterminazione», viste quali «massime di standardizzazione morale» della società (73). Diversi ecclesiastici, tra vescovi e cardinali, hanno espresso preoccupazione ed inquietudine per le decisioni prese dal Cammino sinodale tedesco (74). La risposta più forte e coesa è pervenuta da una lettera pubblicata l’11 aprile 2022 e firmata da settanta vescovi, in cui viene osservato che le «azioni del Cammino Sinodale minano: la credibilità dell’autorità della Chiesa [...]; l’antropologia cristiana e la morale sessuale; e l’attendibilità delle Scritture». Più in dettaglio, si fa notare anche come:
«I documenti del Cammino Sinodale tedesco sembrano in gran parte ispirati non dalla Scrittura e dalla Tradizione [...] ma dall’analisi sociologica e dalle ideologie politiche contemporanee, incluse quelle del “gender”. Essi guardano alla Chiesa e alla sua missione attraverso la lente del mondo piuttosto che attraverso la lente delle verità rivelate nella Scrittura e nell’autorevole Tradizione della Chiesa» (75).

La Rivoluzione del ‘68 e la libertà sessuale alla base dello sdoganamento della pedofilia.
La testimonianza di Benedetto XVI
L’11 aprile 2019 sulle pagine del Corriere della Sera, il più importante quotidiano italiano, venne pubblicato in esclusiva un lungo articolo redatto da Benedetto XVI, sotto forma di “Appunti”.
Dal 21 al 24 febbraio dello stesso anno, intanto, papa Francesco si era incontrato con i presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo per discutere della crisi della fede emersa a seguito della diffusione di notizie di abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa.
Gli appunti vergati da Benedetto XVI intendevano pertanto fornire un contributo ed uno spunto di riflessione sulle cause storiche che avevano determinato tale situazione, offrendo quindi delle proposte sulla base delle quali poter ripartire.
La disamina che fa l’ex Pontefice procede dagli anni Sessanta e, in modo particolare, dall’incidenza che ebbe la Rivoluzione sessuale del ’68 nella società. All’epoca si registrò infatti una vera e propria iniziazione dei giovani e dei bambini alla natura della sessualità. Non solo, dalle proiezioni di film pornografici, disponibili in luoghi e ad orari facilmente accessibili, all’introduzione nelle scuole di
strumenti “pedagogici” come la “Sexkoffer” (valigia del sesso), promossa dal governo austriaco, tutto contribuiva a creare un clima generale senza freni né limiti, in cui il raggiungimento della completa libertà sessuale era considerato come il passo definitivo per conseguire la definitiva “liberazione” dell’uomo.
Il pensatore brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira è colui che meglio ha descritto la natura di tale Rivoluzione, avente come specifico campo d’azione la psiche dell’uomo e le tendenze profonde della sua personalità. A differenza di rivoluzioni di ordine politico o socio-economico, la Rivoluzione sessuale mira prima di ogni altra cosa a distruggere l’ordine interiore e spirituale della persona, aizzando le passioni disordinate dell’orgoglio e della sensualità, dalle quali scaturiscono l’odio verso ogni autorità (egualitarismo) e il desiderio di una libertà senza limiti (liberalismo) (76). Essa rappresenta la tappa avanzata di un processo multisecolare di aggressione alla civilizzazione cristiana, iniziato nel secolo XV.
Non stupiscono pertanto le parole di Benedetto XVI quando sostiene che «della fisionomia della Rivoluzione del 1968 fa parte anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente» (77).
Nel 1977, Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir (foto a dx.), insieme a ottanta intellettuali della sinistra francese, pubblicarono una lettera aperta chiedendo al Parlamento di liberalizzare i rapporti sessuali con i minori, giudicando qualsiasi restrizione morale “incompatibile con l’evoluzione della nostra società”

Tra le testimonianze più celebri in tal senso vi è la Lettera aperta alla Commissione per la Revisione del codice penale per la revisione di alcuni testi che disciplinano i rapporti tra adulti e minori, inviata al Parlamento francese da ottanta personalità della cultura (tra cui Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Roland Barthes, Gilles Deleuze, Jaques Derrida, Michel Foucault, Félix Guattari, Jean-François Lyotard, ecc.) e pubblicata su Le Monde il 23 maggio 1977.
In essa si possono leggere le seguenti parole: «I firmatari di questa lettera [...] ritengono […] che le disposizioni che rivendicano la “protezione” dei bambini e dei giovani”, [...], o l’articolo 356 relativo all’ “appropriazione indebita di minori”, sono, come l’articolo 331, sempre più incompatibili con
l’evoluzione della nostra società [...] e deve essere abrogato, o profondamente modificato, nel senso di riconoscimento del diritto del bambino e dell’adolescente a mantenere relazioni con persone di sua scelta» (78).
Particolarmente indicativa risulta la giustificazione addotta dai firmatari della lettera affinché venissero abrogate le disposizioni vigenti in materia di protezione di bambini e di giovani. “L’incompatibilità” con il sentire diffuso dell’epoca, secondo costoro, costituisce infatti il criterio sulla base del quale misurare l’efficacia delle norme, le quali in tal modo divengono preda della “narrazione” del momento, dunque private di un orientamento implicito, erose di un significato assiologico proprio (79).
Plinio Corrêa de Oliveira è colui che meglio ha descritto la natura della Rivoluzione culturale, avente come specifico campo d’azione la psiche dell’uomo e le tendenze profonde della sua personalità. Essa rappresenta la tappa avanzata di un processo multisecolare di aggressione alla civilizzazione cristiana, iniziato nel secolo XV

Il “cammino sinodale” tedesco
Il colasso della teologia morale e la consacrazione della delle
scienze psicologoche e sociologiche
Mentre la Rivoluzione sessuale si abbatteva violentemente sui seminari, portando via numerose vocazioni e facilitando l’abbandono di una fitta schiera di consacrati, il Concilio Vaticano II (1962-1965) impostò un nuovo modo di approcciarsi alla società e all’uomo. Si decise infatti di fondare esclusivamente su basi bibliche l’insegnamento morale, circostanza che portò al «collasso la teologia morale tradizionale» (80) fino ad allora fondata sul Diritto naturale.
Non riuscendo nell’impresa ed avendo oramai abbandonato il metodo giusnaturalistico vigente sino al Concilio, molti teologi e uomini di Chiesa si ponevano in ascolto delle nuove conquiste formulate dalle scienze psicologiche e sociali, a loro volta influenzate dalla filosofia moderna.
In questo modo si sperimentava, in maniera sempre più crescente, la dinamica che ha ottimamente descritto il presidente della Conferenza episcopale polacca, mons. Stanislaw Gądecki:

«Se qualcosa nel Vangelo non concorda con lo stato attuale delle conoscenze in queste scienze, al fine di proteggere il Maestro dall’imbarazzo agli occhi dei contemporanei, i discepoli cercano di “aggiornare” il Vangelo. La tentazione di “modernizzare” riguarda in modo particolare la sfera dell’identità sessuale. Ci si dimentica, però, che lo stato delle conoscenze scientifiche muta spesso» (81).
Nel giro di pochi anni giunse a prevalere «ampiamente la tesi per cui la morale dovesse essere definita solo in base agli scopi dell’agire umano» (82), osserva Benedetto XVI.
«Il vecchio adagio “il fine giustifica i mezzi” non veniva ribadito in questa forma così rozza, e tut¬tavia la concezione che esso esprimeva era divenuta decisiva – aggiunge Ratzinger –. Perciò non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono né tantomeno qualcosa di sempre malvagio, ma solo valutazioni relative. Non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio» (83).
Già nell’aprile 1952 Pio XII allertava i fedeli sul pericolo che si addensava all’orizzonte dei cattolici e che si esprimeva attraverso «una nuova concezione della vita morale».
Secondo il Pontefice questa fa dell’individuo e della scelta individuale i capisaldi attorno a cui costruire una nuova etica essenzialmente esistenzialistica, che fa astrazione di Dio e della sua Legge. L’approccio su cui essa fa leva è del seguente tenore: nel prendere una deliberazione la coscienza del-
Il Concilio Vaticano II impostò un nuovo modo di approcciarsi alla società e all’uomo. Si decise di fondare esclusivamente su basi bibliche l’insegnamento morale, circostanza che portò al collasso la teologia morale tradizionale fino ad allora fondata sul Diritto naturale
In diversi seminari – scrive Benedetto XVI – si formarono club omosessuali che agivano più o meno apertamente e che chiaramente trasformarono il «clima nei seminari», spesso protetti da vescovi scelti in ossequio alla loro prova di «conciliarità», secondo l’espressione utilizzata dal Papa.

l’uomo si incontra con Dio Padre, prima ancora che con il Dio della Legge. In questo rapporto filiale tra creatura e Creatore si instaura una decisione o “opzione fondamentale” (84) di adesione o di rigetto della sua Persona. Questa decisione, sottolinea il Pontefice, viene presa «senza l’intervento di alcuna legge, d’alcuna autorità, d’alcuna comunità, d’alcun culto o confessione, per nulla e in nessun modo; qui vi è solamente l’io dell'uomo e l’Io del Dio personale» (85).
In tale dinamica, secondo i fautori della “morale della situazione”, non è l’azione ciò che Dio maggiormente considera, ma la retta intenzione e la risposta sincera. «Di modo che il responso può essere quello di scambiare la Fede cattolica con altri principi, di divorziare, d’interrompere la gestazione, di rifiutare l’obbedienza all’autorità competente all’interno della famiglia, della Chiesa, dello Stato e via discorrendo», rileva il Pontefice; ciò, tuttavia, conformemente a quanto detto, «si armonizzerebbe alla perfezione con lo stato di “maggiore età” dell’uomo e, nell’ambito cristiano, con la relazione filiale che, secondo l’insegnamento di Cristo, ci fa pregare “Padre nostro”» (86).
Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante da sottolineare. Si nota infatti come il carattere misericordioso e filiale con cui Dio chiami ed accolga i suoi figli venga di frequente utilizzato da membri importanti del laicato così come dal clero, per screditare o “mettere alla gogna” singole personalità o gruppi organizzati di fedeli decisi a difendere con forza quanto il Magistero ha sempre e costantemente insegnato, ad esempio, in materia di morale sessuale, non lasciandosi sopraffare dallo “spirito dei tempi”.
Situazione non nuova in verità, come dimostrano le parole assai attuali di papa Pio XII:
«Questa visione personale [che si è descritta sopra N.d.A.] risparmia all’uomo il dover ad ogni istante misurare se la decisione da prendere corri-
sponda ai paragrafi della legge o ai canoni di norme e regole astratte, lo preserva dall’ipocrisia di una fedeltà farisaica alla legge, lo preserva tanto dallo scrupolo patologico quanto dalla leggerezza o dalla mancanza di coscienza, perché basa personalmente sul cristiano l’intera responsabilità di fronte a Dio: così si esprimono coloro che predicano la “nuova morale» (87).
Si viene in tal modo ad introdurre una vera e propria «dissociazione» tra la scelta fondamentale operata per Dio e le scelte assunte per il caso concreto, che dà luogo ad una doppia moralità. Mentre la prima risponde a Dio Padre e a lui esclusivamente, le seconde apparterebbero secondo costoro ad una dimensione inferiore ed “intra-mondana”, riguardando essenzialmente le relazioni dell’uomo con se stesso, con il prossimo e con le cose. Rispetto a queste ultime, il criterio per poter affermare la giustezza o meno delle azioni verrebbe così a dipendere da un giudizio “pre-morale” o “fisico”, ovvero da un calcolo di tipo utilitaristico rispetto a ciò che effettivamente possa conseguirsi dall’azione che si decide di porre in essere. Giovanni Paolo II osserva che «l’esito al quale si giunge è di riservare la qualifica propriamente morale della persona all’opzione fondamentale, sottraendola in tutto o in parte alla scelta degli atti particolari, dei comportamenti concreti» (88).
Questa situazione assai difficile, che andava a minare i fondamenti della morale tradizionale, assunse “forme drammatiche”, ricorda Benedetto XVI, sul finire degli anni Ottanta e negli anni Novanta con la pubblicazione della Dichiarazione di Colonia. Pubblicata nel 1989 e sottoscritta da oltre centocinquanta teologi, essa esprimeva veementemente il suo dissenso contro il pontificato di Giovanni Paolo II e, più in generale, avverso «il tentativo di far valere in
Il “cammino sinodale” tedesco
modo indebito la competenza del magistero pontificio» (89), in particolar modo in materia morale.
Come ricordato, questa nuova forma di morale sessuale, incentrata sull’individuo e sul principio di autodeterminazione, «ha conosciuto una radicalità come mai c’era stata prima di allora» negli anni Sessanta, nella fase che preparava la Rivoluzione sessuale.
In diversi seminari – scrive Benedetto XVI – si formarono club omosessuali che agivano più o meno apertamente e che chiaramente trasformarono il clima nei seminari», spesso protetti da vescovi scelti in ossequio alla loro prova di «conciliarità», secondo l’espressione utilizzata dal Papa. Nel corso dei decenni tale clima era ancora presente nei seminari, sia pur in forme e modalità differenti da Diocesi in Diocesi, tant’è che «solo sporadicamente si è verificato un rafforzamento delle vocazioni» (90), osserva ancora Benedetto XVI.
Eppure, almeno a giudicare dai lavori del Cammino sinodale e dalla voce di gran parte dei vescovi tedeschi, non sembra aver sortito alcun effetto la testimonianza di un Papa proveniente dalla loro stessa terra. Costoro sembrano piuttosto inseguire la realtà narrata dai media, la semantica sessantottina che si richiama alla liberazione dalla natura, ovvero dal riflesso più intimo del Logos divino.
Appellarsi allo studio MHG per chiedere una revisione dell’insegnamento magisteriale della Chiesa in tema di omosessualità, morale sessuale, celibato sacerdotale, accesso al sacerdozio delle donne, struttura della Chiesa, ecc. evidenzia una grave distorsione dei fatti e dei beni che vi sono in gioco, nonché una plateale resa di fronte al mondo.

Gli abusi sessuali si combattono senza dubbio dotando le autorità della Chiesa di sistemi di controllo efficaci, vagliando con cura la nomina dei vescovi e la scelta dei candidati al sacerdozio, ma soprattutto si combattono ristabilendo il primato di Dio nelle anime, la docile e gioiosa accettazione della sua Legge, dietro cui si cela un mistero di Amore ineffabile, da meditare e riscoprire continuamente; si combattono ristabilendo nell’anima il primato della preghiera, della catena che tiene l’uomo unito al Cielo, come un abbraccio tiene unito l’uomo alla propria madre; si combattono avendo amore verso la Santa Madre Chiesa, riflesso perenne del Cristo sofferente e glorioso, del Cristo del Golgota e del Tabor, del Cristo della Sindone che continua nei secoli, del Verbo che si è fatto carne perché diventassimo «partecipi della natura divina» (2 Pt 1, 4).
Gli abusi sessuali si combattono, infine, amando e meditando a fondo il principio di finalità che è racchiuso nella natura di ogni uomo e di ogni donna, e che se compreso procura una serena accettazione della identità di ciascuno, virile forza di fronte alla realtà della sofferenza, grande felicità e somma pace. «L’uomo felice non è la persona che vive a lungo o piacevolmente, ma che procede secondo la sua natura e secondo il suo fine. Questi ha il benessere dell’anima, benché possa soffrire molto» (91).
Viceversa, nulla di tutto ciò ci si potrebbe attendere da una “Chiesa” costruita a tavolino, come vorrebbero che fosse i protagonisti del Cammino sinodale tedesco. Una “Chiesa” simile, ricorda il card. Müller, ha «abbandonato la sua identità di mediatrice della salvezza in Cristo e perso ogni riferimento trascendentale ed escatologico alla Venuta del Signore» (92).
Salvo in casi sporadici - osserva Benedetto XVI - le riforme volute dal Concilio Vaticano II hanno portato allo svuotamento dei seminari
A sin., il clero del paesino di Concorrezzo, hinterland milanese (pop. 8.341), nel 1960
Oggi (pop. 15.805), la foto ne conterrebbe solo tre...
Il cammino sinodale tedesco: un nuovo volontarismo
Le decisioni del Cammino sinodale tedesco mettono in discussione non soltanto ciò che appartiene al Depositum Fidei, ma, come si è visto, le nozioni stesse di natura e di legge naturale, in nome del primato della volontà dell’individuo.
Il concetto di natura (physis) era già noto al pensiero greco, indicando l’essenza specifica di un ente. Esso non rimanda tanto ad un dato statico, quanto piuttosto ad un principio dinamico interno che orienta il soggetto verso la propria realizzazione. Nella nozione di natura è dunque implicito un principio finalistico che attualizzi le potenzialità o attitudini insite nel soggetto.
La persona sperimenta infatti un “ordine” presente nel proprio Io e nel cosmo; ordine inteso come retta disposizione delle cose secondo il proprio fine prossimo e remoto. Esso risulterebbe privo di fondamento se mancasse «della dimensione metafisica del reale», la sola che può dare alla natura e alla legge naturale «la sua piena e completa giustificazione filosofica» (93).
«Infatti la metafisica consente di comprendere che l’universo non ha in se stesso la propria ragione ultima di essere e manifesta la struttura fondamentale del reale: la distinzione tra Dio, l’Essere stesso sussistente, e gli altri esseri posti da lui nell’esistenza. Questi ricevono da lui, “con misura, calcolo e peso” (Sap 11,20), l’esistenza secondo una natura che li definisce. Le creature sono dunque l’epifania di una sapienza creatrice personale, di un Logos fondatore che si esprime e si manifesta in esse. “Ogni creatura è verbo divino, perché è parola di Dio”, scrive san Bonaventura» (94).
Sullo sfondo di tale realtà assume una fisionomia specifica la libertà umana. Per mezzo di questa la persona può fare la scelta di procedere verso un cammino di partecipazione al progetto di Dio, che si rivela anzitutto attraverso la natura umana, per mezzo di inclinazioni, di tendenze, che lo richiamano costantemente verso il Bene (95). Oppure può rifiutare il messaggio etico inscritto nella propria natura, aprendo così il conflitto fra la propria volontà e l’intelletto, che invece lo chiama a “leggere” la natura, invitando a scorgervi un senso (96).
Le decisioni del Cammino sinodale tedesco mettono in discussione non soltanto ciò che appartiene al Depositum Fidei, ma anche le nozioni stesse di natura e di legge naturale


Il “cammino sinodale” tedesco
«Tale dottrina fa rivivere, sotto forme nuove, alcuni vecchi errori sempre combattuti dalla Chiesa, in quanto riducono la persona umana a una libertà puramente formale»
Giovanni Paolo II
Questa tensione o scontro fra libertà e natura non ha però ragione di essere se si considera la persona umana nell’unità di anima e corpo, tenendo conto del progetto provvidenziale di Dio per l’uomo. Papa Giovanni Paolo II sottolinea, infatti, che «le inclinazioni naturali acquistano rilevanza morale solo in quanto esse si riferiscono alla persona umana e alla sua realizzazione autentica, la quale d’altra parte può verificarsi sempre e solo nella natura umana».
Nei lavori del Cammino sinodale e nelle dichiarazioni di diversi vescovi tedeschi e non solo (97), si palesa quella dottrina tendente a dissociare l’atto morale dalle dimensioni corporee del suo esercizio, già condannata dalla Chiesa in quanto contraria agli insegnamenti della Sacra Scrittura e della Tradizione.
Oggi è dunque possibile notare come si assista anche nella Chiesa cattolica all’ascesa di un volontarismo antropologico pervasivo e totalizzante, mirante ad esaltare unicamente la soggettività umana, «definita come la libertà di indifferenza di fronte a ogni inclinazione naturale» (99), determinando in tal modo un fossato tra il soggetto umano e la natura.
Infatti, secondo costoro, non esiste la natura, ma esistono le volontà specifiche dei singoli individui che si “danno”, o meglio, si autodeterminano la “natura”. «La natura cessa di essere padrona della vita e della sapienza, per diventare il luogo in cui si afferma la potenza prometeica dell’uomo. Questa visione sembra dare valore alla libertà umana, ma di fatto, opponendo libertà e natura, priva la libertà umana di qualunque norma oggettiva per la sua condotta. Essa conduce all’idea di una creazione umana del tutto arbitraria, anzi al puro e semplice nichilismo» (100).
Nell’enciclica Veritatis Splendor, Giovanni Paolo II dedica a tale visione parole chiare e ferme: «Tale dottrina fa rivivere, sotto forme nuove, alcuni vecchi errori sempre combattuti dalla Chiesa, in quanto riducono la persona umana a una libertà “spirituale”, puramente formale. Questa riduzione misconosce il significato morale del corpo e dei comportamenti che ad esso si riferiscono (cf. 1 Cor 6,19). L’apostolo Paolo dichiara esclusi dal Regno dei cieli “immorali, idolatri, adulteri, effeminati, sodomiti, ladri, avari, ubriaconi, maldicenti e rapaci” (cf 1 Cor 6,9-10). Tale condanna - fatta propria dal Concilio di Trento - enumera come “peccati mortali”, o “pratiche infami”, alcuni comportamenti specifici la cui volontaria accettazione impedisce ai credenti di avere parte all'eredità promessa. Infatti, corpo e anima sono indissociabili: nella persona, nell’agente volontario e nell’atto deliberato, essi stanno o si perdono insieme» (98).
Il processo di deellenizzazione della Chiesa
Il volontarismo antropologico a cui si è fatto cenno rappresenta la risultante di fattori molteplici, alla cui radice vi è però il progressivo distacco tra spirito greco e spirito cristiano (ragione e fede), verificatosi a partire dall’età tardo medievale e che ha assunto secolo dopo secolo nuovo vigore, manifestandosi in campi diversi e utilizzando modalità differenti. Tale distacco, a sua volta, ha avuto origine nell’esplosione delle tendenze disordinate dell’orgoglio e della sensualità, fattore chiave della Rivoluzione e motivo ispiratore di ogni fenomeno rivoluzionario.
Questo tema è stato affrontato approfonditamente da Benedetto XVI in occasione della sua visita all’università di Ratisbona il 12 settembre 2006. Durante il suo intervento, il Pontefice ha utilizzato una formula particolarmente affascinante ed efficace per definire tale volontà di costruire muri tra il Logos divino e il logos umano. Egli la definì sotto il nome di «richiesta di deellenizzazione», «richiesta – osserva il Papa – che dall’inizio dell’età moderna domina in modo crescente la ricerca teologica» (101) e non solo. Per deellenizzazione si fa riferimento, quindi, al tentativo di rendere inintellegibile il messaggio di fede, in contrasto con quanto sostenuto solennemente dal Concilio Vaticano I, allorquando nella Costituzione Dogmatica Dei Filius viene affermato che «la fede e la ragione non solo non possono essere mai in contrasto fra loro, ma anzi si aiutano vicendevolmente in modo che la retta ragione dimostri i fondamenti della fede e, illuminata da questa, coltivi la scienza delle cose divine, e la fede, dal canto suo, renda la ragione libera da errori, arricchendola di numerose cognizioni» (102).
Secondo Benedetto XVI, dall’inizio dell’età moderna si verifica una “deellenizazione” del pensiero cattolico, cioè una progressiva spaccatura fra Fede e Ragione, che finisce per rendere inintelligibile il messaggio cristiano
Ciò in aperto contrasto con la teologia tradizionale che, anzi, cercava la loro concordanza
Del resto, rendere la fede impermeabile alla ragione è sempre stata una tentazione che ha attraversato i secoli. Da un punto di vista religioso, non sono stati in pochi a scorgere in un simile atteggiamento una purezza di intenti ed una finalità tesa ad escludere orpelli e talora “sofismi” della ragione, per accedere alla “concretezza” del messaggio evangelico.
Talora, tuttavia, seguendo una simile impostazione «la trascendenza e la diversità di Dio vengono accentuate in modo così esagerato, che anche la nostra ragione, il nostro senso del vero e del bene, non sono più un vero specchio di Dio, le cui possibilità abissali rimangono per noi eternamente irraggiungibili e nascoste dietro le sue decisioni effettive» rileva Benedetto XVI.
Questo humus matura secolarizzandosi con l’avvento della modernità (assiologica) a patire dal XVI secolo. È davvero sorprendente cogliere il si-

Il “cammino sinodale” tedesco

La Pseudo-Riforma (1517), la Rivoluzione Francese (1789), il comunismo (1848) e la Rivoluzione sessuale (1968) costituiscono delle tappe che mirano alla distruzione dell’Ordine. Il Cammino sinodale tedesco si inserisce in questo processo
gnificato ultimo di ciò che accade a partire dall’avvento dell’Umanesimo e del Rinascimento, ma soprattutto con l’inizio della pseudo Riforma protestante, seguendo l’itinerario steso dal Papa tedesco nelle sue prolusioni ed encicliche, con riferimento, in particolare, al citato discorso di Ratisbona, all’enciclica Spe Salvi e, infine, al discorso pronunziato da cardinale a Subiaco, al Monastero di Santa Scolastica, il 1 aprile 2005.
Attraverso tali documenti è possibile osservare come il processo di deellenizzazione iniziato nel secolo XVI con la Pseudo-Riforma (avente dunque un carattere, come ricordato, essenzialmente teologico) coincida con l’affermarsi di una “nuova idea di redenzione” in campo profano, «che non si attende più dalla fede, ma dal collegamento [...] tra scienza e prassi» (103), la quale genera una nuova forma di speranza: la fede nel progresso (104).
La fede dunque non scompare, ma inizia a diventare del tutto irrilevante sulla scena pubblica venendo confinata nell’andito delle coscienze individuali. Inoltre, tale cambiamento produrrà una ricaduta di capitale importanza anche in rapporto a tutto ciò che è da considerarsi “razionale”, cosa che avverrà in forma compiuta soltanto in epoca illuminista. Da allora “razionale” è esclusivamente ciò che si può provare per mezzo di esperimenti.
La morale, fuoriuscendo da una “razionalità” così intesa – l’unica che si possa definire tale – muta radicalmente fisionomia, divenendo essenzialmente “calcolo”. Se le conseguenze di una data azione producono un bene per la persona che ne è l’autrice, al-
lora quel gesto o comportamento avrà una moralità. L’esito logico di tale approccio conduce alla sparizione delle nozioni di bene e di male.
Dalla constatazione di tale situazione, le parole dell’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, risultano inequivocabili: «Se il cristianesimo, da una parte, ha trovato la sua forma più efficace in Europa, bisogna d’altra parte anche dire che in Europa si è sviluppata una cultura che costituisce la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell’umanità» (105).
La descrizione di questo processo, all’interno del quale il Cammino sinodale tedesco e l’attuale situazione di crisi che vive la Chiesa ricoprono un posto preciso relativamente ad un quadro ultrasecolare di sommovimenti, trova nell’opera del pensatore brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira Rivoluzione e Contro-Rivoluzione un validissimo e necessario supporto in virtù di ciò che il cardinale Ratzinger individuava essere come «la responsabilità che noi europei dobbiamo assumerci in questo momento storico[...]» in cui «non si gioca una qualche nostalgica battaglia “di retroguardia” della storia, ma piuttosto una grande responsabilità per l’umanità di oggi» (106).
All’epoca Ratzinger riferiva tali parole alla necessità che nel preambolo della Costituzione europea vi fosse l’esplicita menzione delle radici cristiane dell’Europa. Ma, naturalmente, il discorso del futuro Papa muoveva le sue considerazioni da prospettive ben più ampie, come si è avuto modo di vedere.
Da un’ottica simile, il prof. Corrêa de Oliveira nel suo testo magistrale Rivoluzione e Contro-Rivoluzione (107) (1959) inquadra la lotta epocale che i seguaci della Rivoluzione, intesa qui quale paradigma metafisico, muovono verso la Civiltà e la cultura cristiana. Il pensatore brasiliano, seguendo l’itinerario storico, teologico e filosofico già tracciato dal Magistero pontificio del secolo XIX e di parte di quello XX, ridona non solamente lustro, ma fornisce specifiche e brillanti intuizioni ad una teologia della storia che vede il dispiegarsi del carattere rivoluzionario nelle diverse fasi storiche.
La Rivoluzione, nella prospettiva dianzi descritta, si manifesta nella storia attraverso micro-rivoluzioni (108) che fungono da tappe intermedie e progressive in direzione dell’utopia liberal-marxista di «un paradiso anarchico nel quale un’umanità altamente evoluta ed “emancipata” da qualsiasi religione vivrebbe in un profondo ordine senza autorità politica e in una libertà totale, da cui tuttavia non deriverebbe nessuna disuguaglianza» (109).
La Pseudo-Riforma (1517), la Rivoluzione Francese (1789), il comunismo (1848) e la Rivoluzione sessuale (1968) costituiscono dunque delle tappe che, come ricordato, mirano alla distruzione dell’Ordine, vale a dire dalla convergenza tra il migliore spirito greco e lo spirito cristiano, rappresentato dal portato culturale e storico della civiltà cristiana.
Come già detto nei paragrafi iniziali, la Rivoluzione fa leva sull’orgoglio, che conduce all’odio verso ogni superiorità, sia di tipo metafisico che sociale (ugualitarismo) e sulla sensualità, che conduce all’odio verso qualsiasi freno alla spontaneità ed alla instintualità del comportamento umano (liberalismo). Entrambi i fattori si possono specificamente rinvenire nelle tappe accennate poc’anzi, rispettivamente declinate (secondo un’ottica di progressivo attacco concentrico) in termini religiosi (Protestantesimo), politici (Rivoluzione Francese), sociali (Socialismo e Comunismo) e psicologici (Rivoluzione dei costumi).
Il Cammino sinodale tedesco si inserisce in questo quadro d’insieme, attraverso rivendicazioni di carattere ugualitario e liberale ai danni degli appartenenti agli ordini sacri, della legge naturale e della Tradizione della Chiesa. Esso, per quel che sembra rilevarsi dalle decisioni adottate, rappresenta una tappa di transizione o manifestazione larvata della Rivoluzione nella Chiesa.
Rivoluzione di cui Papa Paolo VI (1963-1978), all’indomani della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, avvertì gli effetti che poi descrisse durante un’omelia divenuta celebre.
«Riferendosi alla situazione della Chiesa di oggi, il Santo Padre afferma di avere la sensazione che “da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”. C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida più della Chiesa; ci si fida del primo profeta profano che viene a parlarci da qualche giornale o da qualche moto sociale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita. E non avvertiamo di esserne invece già noi padroni e maestri. È entrato il dubbio nelle nostre coscienze, ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce. Dalla scienza, che è fatta per darci delle verità che non distaccano da Dio ma ce lo fanno cercare ancora di più e celebrare con maggiore intensità, è venuta invece la critica, è venuto il dubbio. Gli scienziati sono coloro che più pensosamente e più dolorosamente curvano la fronte. E finiscono per insegnare: “Non so, non sappiamo, non possiamo sapere”. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza» (110).
Il Cammino sinodale si inserisce nel multisecolare processo rivoluzionario, attraverso rivendicazioni di carattere ugualitario e libertario. Esso rappresenta una manifestazione larvata della Rivoluzione nella Chiesa.

Il “cammino sinodale” tedesco
“Dobbiamo avviare processi e non occupare spazi”. La nozione di processo come chiave ermeneutica di un pontificato
Si è visto, dunque, come il carattere processuale descritto dal Benedetto XVI trovi una certa corrispondenza con quanto previsto – seguendo coordinate ancor più ampie – da Plinio Corrêa de Oliveira. Quel che ora interessa comprendere è però l’attuale fase, le cui linee di tendenza possono essere ben sintetizzate dal passo seguente.
«Dio si manifesta in una rivelazione storica, nel tempo. Il tempo inizia i processi, lo spazio li cristallizza. Dio si trova nel tempo, nei processi in corso. Non bisogna privilegiare gli spazi di potere rispetto ai tempi, anche lunghi, dei processi. Noi dobbiamo avviare processi, più che occupare spazi. Dio si manifesta nel tempo ed è presente nei processi della storia. Questo fa privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove. E richiede pazienza, attesa”. Da ciò siamo sollecitati a leggere i segni dei tempi con gli occhi della fede, affinché la direzione di questo cambiamento “risvegli nuove e vecchie domande con le quali è giusto e necessario confrontarsi» (111).
Queste parole fanno parte del messaggio pronunziato da papa Francesco il 21 dicembre 2019, in occasione dell’udienza concessa ai cardinali ed ai superiori della Curia romana per gli auguri natalizi. Tali frasi fanno a loro volta riferimento ad altre osservazioni pronunciate dal Pontefice in circostanze diverse.
Il primo virgolettato è tratto da un’intervista rilasciata al direttore de “La Civiltà cattolica”, padre Antonio Spadaro, pubblicata sulle pagine della medesima rivista il 19 settembre 2013. Il secondo è estrapolato dalla Lettera al popolo di Dio che è in cammino in Germania, alla quale si è fatto cenno più di una volta, nelle pagine precedenti.
Spesso, un rapporto psicologico peculiare lega l’esposizione di un concetto che sta a cuore a colui che scrive e il contestuale riferimento (sia pur indiretto) ad un avvenimento, considerato come altamente esemplificativo o rivelativo del concetto appena espresso. Probabilmente il Cammino sino-
dale assolve un ruolo epifanico ed esemplare, nella prospettiva dell’attuale Pontificato, in quanto avvia un processo nel quale si scorge Dio.
Il pensiero espresso dal Papa viene considerato l’approfondimento teologico di uno dei quattro principi chiave «che orientano specificamente lo sviluppo della convivenza sociale e la costruzione di un popolo in cui le differenze si armonizzino all’interno di un progetto comune» (112).
Egli li presenta nell’enciclica Evangeli Gaudium secondo tale ordine:
1) il tempo è superiore allo spazio;
2) l’unità prevale sul conflitto;
3) la realtà è più importante dell’idea;
4) il tutto è superiore alla parte.
Il primo di tali “principi” compare anche nelle encicliche Lumen fidei (n. 57), Laudato si (n. 178), nell’esortazione apostolica Amoris Laetitia (nn. 3 e 126) ed informa complessivamente l’enciclica Fratelli tutti
Ad uno sguardo attento, però, più che di principi sarebbe più esatto parlare di presupposti o postulati, come hanno messo in evidenza alcuni studiosi. Per il sacerdote barnabita padre Giovanni Scalese, già insegnante di filosofia nonché rettore del Collegio alla Querce di Firenze, dal 2014 a capo della missione sui iuris in Afghanistan per conto della Chiesa cattolica, la nozione di postulato parrebbe più appropriata in quanto indica un «termine che nel vocabolario Zingarelli della lingua italiana designa una “proposizione priva di evidenza e non dimostrata ma ammessa ugualmente come vera in quanto necessaria per fondare un procedimento o una dimostrazione”» (113).
Sulla stessa linea d’onda, il professore Giovanni Turco, docente di Filosofia del diritto pubblico, Etica e deontologia professionale, Teoria dei diritti umani, presso l’Università degli Studi di Udine. Egli osserva che
“Questa enfasi nella dimensione dinamica, processuale e storica di Papa Francesco ricorda la concezione di ‘popolo’ della teologia argentina”
P. Juan Carlos Scannone, professore di P. Bergoglio, esponente della “Teologia del Pueblo”, variante argentina della Teologia della liberazione, alla quale appartiene Papa Francesco

«in una considerazione complessiva, tali asserti, anziché principi, si profilano, in realtà, come presupposti, ovvero come assunzioni poste, ma non discusse in se stesse. Essi appaiono, in sostanza, come punti di vista. Per se stessi, non verificati, né sotto il profilo filosofico né sotto il profilo teologico. Infatti, lungi dall’essere evidenti (intrinsecamente o estrinsecamente), sono assunti in vista degli effetti da essi ricavabili [...] Ma una tale attitudine non corrisponde a quella teoretica, ma in fondo all’atteggiamento ideologico» (114).
Secondo il Papa, tali principi «derivano dai grandi postulati della Dottrina Sociale della Chiesa» (115), «senza [peraltro N.d.A] esplicitare come» (116) ammette candidamente il teologo argentino Juan Carlos Scannone, personaggio di spicco della Teologia del popolo nonché ex professore dello stesso Jorge Mario Bergoglio. Padre Scannone sottolinea poi come «ese énfasis en la dimensión dinámica, procesual e histórica, recuerda la concepción de “pueblo” de la teologia argentina» (117).
Il primato del tempo sullo spazio dà dunque luogo, secondo il Papa, alla possibilità di iniziare processi combattendo l’occupazione di spazi. L’enfasi posta dal Pontefice alla primazia del tempo porta ad indagare attentamente tale nozione, considerata da papa Francesco «espressione dell’orizzonte che ci si apre dinanzi», rispetto al “momento” inteso quale «espressione del limite che si vive in uno spazio circoscritto».
Tuttavia, tali coordinate, in sé considerate, nulla dicono in ordine al bene o al male morale. È stato infatti osservato come «il tempo, per se stesso, non ha rilievo qualitativo, ma solo quantitativo. A meno che non si intenda immanentisticamente identificare (senza prove, anzi contro ogni evidenza) il mutamento cronologico con l’incremento assiologico (di modo che ciò che segue sarebbe necessariamente migliore di ciò che precede)» (118).
In tale ottica risultano assai equivoche espressioni del seguente tenore: «Dio si manifesta in una rivelazione storica, nel tempo. Il tempo inizia i processi [...]» (119), o ancora «Dio si manifesta nel tempo ed è presente nei processi della storia. Questo fa privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove» (120).
Verrebbe da pensare che Dio si identifichi con il tempo e che dunque quest’ultimo e la sostanza divina vengano a coincidere, il che è un paradosso. Inoltre, dal «privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove» ne discenderebbe che in “ogni” dinamica nuova sia presente una manifestazione di Dio, anche lì dove vi è il peccato (121).
«Dal primato del tempo non è arduo inferire il primato del divenire. In questo caso, si profila una sorta di “primato assiologico del mutamento”: ogni cambiamento – ogni “novità” – risulterebbe perciò stesso un bene. Dunque ogni permanenza risulterebbe perciò stesso un male» (122).
Il tema della sinodalità si incontra lungo il tracciato appena delineato.
Il
Nella “ricerca comune di risposte” il progetto di una nuova Chiesa sinodale
Il 9 ottobre 2021 papa Francesco ha ufficialmente aperto il processo sinodale che porterà alla celebrazione del sinodo dei vescovi previsto nel 2023. In contemporanea, si è aperta una “fase diocesana” inaugurata nel medesimo mese di ottobre dai vescovi di ciascuna Chiesa locale e conclusasi nell’aprile 2022.
A tal fine la Segreteria generale del Sinodo ha inviato a tutte le diocesi del mondo un Documento preparatorio dal titolo Per una Chiesa Sinodale: Comunione, partecipazione e missione, accompagnato da un vademecum, che ha lo scopo di aiutare i vescovi di ciascuna diocesi ad organizzare la consultazione con i fedeli delle rispettive Chiese locali.
Per comprendere il valore della sinodalità nella visione del Pontefice risulta molto utile seguire l’itinerario sviluppato dall’arcivescovo Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, in occasione della sua prolusione tenuta l’11 maggio 2022 presso l’Istituto superiore di diritto canonico dell’Università cattolica di Lisbona.
Secondo il presule venezuelano, il discorso più importante in merito alla sinodalità è probabilmente quello tenuto dal Papa il 17 ottobre 2015 per il cinquantesimo anniversario dell’istituzione sul Sinodo dei vescovi.
In questo discorso il Santo Padre, sin dalle righe iniziali, evidenzia il proprium di un percorso, o meglio, di un “processo” iniziato con il Concilio Vaticano II «sino all’attuale Assemblea», nel quale «abbiamo sperimentato in modo via, via più intenso la necessità e la bellezza di “camminare insieme”» (123).
Camminare insieme, secondo il Papa, equivale a “sviluppare processi”, compito a cui è chiamata l’intera Chiesa. A tal fine, il Sinodo dei vescovi rappresenta «la più evidente manifestazione di un dinamismo di comunione che ispira tutte le decisioni ecclesiali» (124).
Nel descrivere la fisionomia di questa nuova forma di “Chiesa”, papa Francesco utilizza «un’immagine suggestiva, paragonando la Chiesa a una piramide rovesciata, dove il vertice è sotto la base» (125), osserva mons. Peña Parra. Il Pontefice, richiamandosi a quanto detto in Evangeli Gaudium, af-
ferma inoltre che «il Popolo di Dio è santo in ragione di questa unzione che lo rende infallibile “in credendo”» (126) e, poche righe dopo, aggiunge che «il sensus fidei impedisce di separare rigidamente tra Ecclesia docens ed Ecclesia discens, giacché anche il Gregge possiede un proprio “fiuto” per discernere le nuove strade che il Signore dischiude alla Chiesa» (127). È d’uopo ricordare che il sensus fidei, «il quale è strettamente legato all’infallibilitas in credendo dei fedeli» (128), agisce come “segno” di infallibilità dell’insegnamento, e non come sua causa (129).
La nozione di “fiuto”, certamente estranea al lessico filosofico e teologico, viene ripresa (senza le virgolette) nella Costituzione apostolica Episcopalis Communio, dove si descrive il ruolo del vescovo. Questi è chiamato a «camminare davanti» per indicare il cammino, a «camminare in mezzo» per conservare l’unità e, infine, a «camminare indietro»; tuttavia, l’accento qui non è posto sul servizio da prestare ai bisogni spirituali e materiali dei fedeli, sul “farsi Eucaristia”, quanto, «soprattutto, per seguire il fiuto che ha il Popolo di Dio per trovare nuove strade».
Ancora una volta viene messo in rilievo il carattere quasi epifanico che rivestirebbe la “novità” in quanto tale, fuor da ogni giudizio di ordine morale. Viene inoltre evidenziato chiaramente il carattere profetico che rivestirebbe l’intero Popolo di Dio, indistintamente considerato. In tale prospettiva il vescovo, oltre che maestro, «è anche discepolo quando, sapendo che lo Spirito è elargito a ogni battezzato, si pone in ascolto della voce di Cristo che parla attraverso l’intero Popolo di Dio, rendendolo “infallibile in credendo”. Infatti, «un Vescovo che vive in mezzo ai suoi fedeli ha le orecchie aperte per ascoltare “ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Ap 2, 7) e la “voce delle pecore”, anche attraverso quegli organismi diocesani che hanno il compito di consigliare il Vescovo, promuovendo un dialogo leale e costruttivo» (130).
Questi cambiamenti sembrano rispondere all’esigenza di voler operare una vera e propria «conversione del Papato» (131) in ottica di una sua democratizzazione. Sembrano sottolineare l’esigenza di rendere la sinodalità non «una semplice procedura operativa, ma la forma peculiare in cui la Chiesa vive ed opera» (132). Intendono proporre una modalità di “camminare insieme” che faccia della Chiesa sino-
“L’ecclesiologia
di Papa Francesco non separa rigidamente tra Ecclesia docens ed Ecclesia discens
Mons. Edgar Peña Parra, Sostituto della Segreteria di Stato
dale un «vessillo innalzato tra le nazioni (cfr. Is 11,12) in un mondo che – pur invocando partecipazione, solidarietà e trasparenza nell'amministrazione della cosa pubblica – consegna spesso il destino di intere popolazioni nelle mani avide di ristretti gruppi di potere» (133).
Prescindendo da queste ultime frasi, in cui si associa all’esperienza ecclesiale uno sfondo tratto da categorie sociologiche, si palesa in maniera evidente il rischio di una effettiva «demonarchizzazione» (134) nella Chiesa, peraltro avviata già negli anni immediatamente successivi il Concilio Vaticano II. Si tratterebbe di portare a compimento un “processo” di progressiva democratizzazione dell’Ecclesia, attraverso un modo d’essere collegiale sempre più invasivo, denunciato sin dal 1969 da Plinio Corrêa de Oliveira.
D’altronde è pacifico riconoscere l’accresciuta importanza delle Conferenze episcopali così come

delle assise sinodali, le quali nel corso degli anni hanno di fatto assunto un potere sempre più marcato e, soprattutto, condizionante l’autorità ecclesiastica (135).
Nel descrivere la fisionomia di questa nuova forma di Chiesa, papa Francesco utilizza un’immagine suggestiva, paragonando la Chiesa a una piramide rovesciata, dove il vertice è sotto la base, composta dal “popolo”, che sarebbe infallibile in credendo
Inoltre, l’istituzione (nella prassi) di organismi non previsti dal codice di diritto canonico, come il Cammino sinodale tedesco, sembrerebbe assolvere il compito di fungere da punto di cristallizzazione verso cui tendere, per permettere nel frattempo alla Chiesa universale di procedere in direzione di una Chiesa sinodale che viva di “processi”, all’interno dei “processi” e che venga dunque a dipendere, in ultimo, dai “processi” storici. p o p o l o d i D i o ve s c ov i

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1969: il grido d’allarme di Plinio Corrêa de Oliveira


Nell’aprile 1969 la rivista “Catolicismo” di San Paolo del Brasile, portavoce della TFP brasiliana, pubblicò un numero speciale doppio contenente il riassunto analitico di un saggio apparso poco prima sulla rivista “Ecclesia”, di Madrid, che denunciava l’esistenza all’interno della Chiesa di gruppi, autoproclamatisi “profetici”, che tramavano per la sua distruzione [“I piccoli gruppi e la corrente profetica”, Ecclesia n° 1423, 11 gennaio 1969]. Nell’Introduzione, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira fa con una dettagliata disanima della dottrina di questo movimento.
Secondo il pensatore brasiliano, “il filo rosso del movimento ‘profetico’ è l’insubordinazione e la disalienazione”, intendendo per questo la “liberazione” della Chiesa da ogni e qualsiasi norma dottrinale o struttura organizzativa. La disalienazione, spiega Plinio Corrêa de Oliveira, implica “la ribellione contro ogni superiorità e ogni disuguaglianza”. Sarebbe la “criminale chimera della Rivoluzione”.
Affermando che “il supremo obiettivo è una Chiesa non alienante né alienata”, il pensatore brasiliano passa quindi in rivista i diversi campi dove si attuerebbe tale disalienazione:
1ª disalienazione della Chiesa: in relazione a Dio. La nuova Chiesa propone un Dio che non è trascendente nei suoi confronti, ma immanente. Un Dio impersonale, come un elemento diffusamente sparso in tutta la natura.
2ª disalienazione della Chiesa: in relazione al soprannaturale e al sacro. Le cose della Chiesa – sacramenti, sacerdozio, ecc. –non vanno ritenute “sacre”. La sacralità muore con la fine delle alienazioni.
3ª disalienazione della Chiesa: in relazione alla fede, alla morale, al Magistero e all’azione evangelizzatrice. La nuova Chiesa non si pretende Maestra. Né tratta i fedeli come discepoli, perché ciò sarebbe alienante. Ognuno riceve carismi dallo Spirito Santo, che parla direttamente all’anima.
4ª disalienazione della Chiesa: in relazione alla Gerarchia ecclesiastica. Per disalienarla completamente dalla Gerarchia, occorre democratizzare la Chiesa.
5ª disalienazione della Chiesa: in relazione al Potere Pubblico. La nuova Chiesa dichiara di non avere bisogno del Potere pubblico, né di volere con esso relazioni da Potere a Potere.
Concludendo, la nuova Chiesa sarà interamente disalienata, e smetterà di essere alienante.
Nel 1969 il prof. Plinio Corrêa de Oliveira stese un’interessante analisi sulla base di un articolo letto qualche tempo prima, pubblicato sulla rivista spagnola Ecclesia. L’importanza di questo scritto consiste nell’aver delineato, subito dopo la fine del Concilio, una tendenza rivoluzionaria penetrata all’interno della Chiesa e che lavorava ad una sua progressiva trasformazione.
In precedenza si è già parlato di rivoluzione nella Chiesa, tuttavia nulla si è detto rispetto alle tattiche impiegate dai suoi agenti. All’interno dello studio citato, il pensatore brasiliano sviluppa le sue considerazioni partendo dalla nozione di “alienazione”, sulla base della quale gruppi progressisti all’interno della Chiesa muovevano e muovono ancor oggi le loro critiche scagliandosi contro la dottrina di sempre e rivendicando continui aggiornamenti o forti “svolte”.
Questa rivoluzione intra-ecclesiale è parte della quarta rivoluzione (rivoluzione dei costumi del ’68)
“alienazioni”
Una Chiesa “profetica” e libera dalle
di cui si è detto nelle pagine precedenti, nella quale vediamo all’opera le motrici comuni alle altre fasi (Protestantesimo, Rivoluzione Francese, Comunismo); vale a dire l’esplosione delle tendenze disordinate dell’orgoglio e della sensualità, accresciutesi fase dopo fase. Esse, infatti, «si sviluppano come i pruriti e i vizi, cioè, nella stessa misura in cui vengono soddisfatte, crescono d’intensità» (136).
Il concetto di alienazione deriva dal termine latino alienus, ossia “che appartiene ad altri”. Da cui deriva il termine alienato, riferibile ad un individuo ed estensibile ad una classe sociale (nella concezione marxiana), il quale designa chi non è più padrone di sé ma dipende da altri, e quello correlativo di alienante/i, ossia di colui/coloro che esercita/no l’autorità (anche e soprattutto in senso psicologico).
Di tale nozione fece largo uso il marxismo, la psicoanalisi freudiana e la scuola di Francoforte, con in testa il filosofo francese Herbert Marcuse. Alcuni gruppi nella Chiesa non rimasero a guardare e, sulla scia della Teologia della liberazione (137), decisero

Si vuole camminare verso una nuova Chiesa democratizzata, desacralizzata, senza dogmi né strutture, in balìa di movimenti dello “spirito” e di spinte di tipo pentecostali, mediate da “profeti” che galvanizerebbero le “energie” della communità

di impugnare la metodologia marxista o di sua derivazione per dare impulso a profonde trasformazioni nella Chiesa.
Plinio Corrêa de Oliveira parla sostanzialmente di quattro tipologie di “disalienazione” della Chiesa, promosse da gruppi profetici e progressisti installatisi nel Corpo mistico di Gesù Cristo.
La prima, relativa a Dio, mirerebbe ad operare una progressiva opera di demistificazione della realtà di un Dio trascendente e della contestuale necessità di una Redenzione. Il cattolico adulto non può più credere a tutto ciò, la filosofia moderna (e ancor di più la post-moderna), la scienza e la tecnica dichiarano inconoscibile ciò che fuoriesce dall’ambito fenomenologico. La religione può essere compresa soltanto sulla base di un bisogno che nasce dall’interiorità dell’uomo, e ancor più precisamente, nella sub-coscienza della persona. Dio e la religione sarebbero dunque da ascrivere ad un sentimento che riposa sul principio dell’«immanenza vitale» (138). Dio, dunque, è immanente l’uomo e non più trascendente. L’uomo può così dirsi “disalienato” rispetto al Dio trascendente ed alla necessità di redimersi, giacché la «Redenzione-progresso non ha
Davanti a sfide di tale portata, il dovere di ogni cattolico impone di assumere un atteggiamento rispettoso e filiale verso il Santo Padre. Tuttavia, sarebbe una grave negligenza voltarsi dall’altra parte, far finta di nulla quando si percepiscono degli scricchiolii provenienti dalle fondamenta della casa
come scopo condurre gli uomini verso un cielo extraterreno, ma trasformare la terra in un cielo» (139).
La seconda disalienazione, in relazione al soprannaturale e al sacro, esige una Chiesa puramente temporale, mondana e, conseguentemente, desacralizzata. Il suo impegno consisterebbe essenzialmente nell’animare la realtà temporale al pari di un’agenzia umanitaria. In una prospettiva simile, i ministri sacri non si distinguono più dai laici, impegnandosi così a promuovere la pace ed il benessere terreno. La funzione dei sacramenti, ridotti a semplici «simboli o segni» (140), è quella di ravvivare il sentimento religioso.
La terza disalienazione, in relazione alla Fede, alla Morale, al Magistero e all’azione evangelizzatrice, necessita di una Chiesa “povera” spiritualmente e materialmente, libera dalle pastoie rigide e alienanti della fede, della morale e della necessità di fare apostolato. La Chiesa nuova, infatti, non ha niente da insegnare alle altre fedi, con le quali si impegna anzi a condurre un’azione “super-ecumenica” ed a lottare per il benessere ed il progresso terreno.
Ciò su cui si invita, in modo particolare, a porre l’attenzione, è la quarta alienazione relativa alla Gerarchia ecclesiastica. Basta una breve riflessione per comprendere che l’autorità, considerata in se stessa, è un fattore eminente di alienazione. Ecco perché è necessario “svuotarla” a poco a poco; è necessario depotenziare sino a destrutturare la gerarchia investita del triplice potere di ordine, magistero e giurisdizione. Plinio Corrêa de Oliveira mostra in poche righe le tappe per giungere ad una Chiesa “finalmente” disalienata e, infine, la meta ultima da raggiungere.
«Occorre, per disalienarla completamente dalla Gerarchia, democratizzare la Chiesa. È necessario costituire in Essa un organo rappresentativo dei fedeli che esprima ciò che i carismi dicono nell’intimo della loro coscienza. Chiaramente un organo elettivo
e che rappresenti la moltitudine. Un organo che faccia gravare decisivamente la sua volontà sui Gerarchi della Chiesa, i quali, è ugualmente chiaro, dovranno, da quel momento in poi, essere elettivi. A nostro avviso, secondo la logica, questa riforma di struttura della Chiesa sostenuta dal “movimento profetico” può essere vista solo come una tappa per la piena realizzazione dei suoi obbiettivi. Perché in effetti la totale disalienazione comporterebbe, in una tappa ulteriore, l’abolizione di qualsiasi Gerarchia» (141).
Creare un organo rappresentativo dei fedeli, al fine di operare una forte pressione sull’autorità sino a condizionarne le decisioni, è un evento che sembrerebbe de facto essere già avvenuto con il Cammino sinodale. Anche se in nuce, esso reca con sé aspettative simili a quelle dianzi esposte. La sinodalità promossa da papa Francesco probabilmente non deve essere letta in antitesi a tale sviluppo, ma semmai da necessario rinforzo (con i relativi “smussamenti”) in un quadro di progressiva istituzionalizzazione (142).
Se la fede è un “sentimento religioso”, ebbene il termometro della fede sarà dato da ciò di cui abbisognano i fedeli laici, avvalendosi anche di studi “aggiornati” di natura sociologica e scientifica. In tal senso appaiono emblematici dei passi che compaiono nei documenti magisteriali (oltre a quelli già visti), come l’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede, Donum Veritatis. Sulla vocazione ecclesiale del teologo, nella quale vi è scritto che «ci si sorprenderà di vedere che all’inizio non abbiamo posto il magistero, quanto il tema della verità come dono di Dio al suo popolo; la verità della fede non è
“In mezzo al caos in cui sembra sprofondare la Chiesa, una cosa non muterà nel mio cuore. È l’affermazione dell’immutabile fiducia dell’anima cattolica, inginocchiata ma ferma in mezzo alla generale convulsione. Ferma, sì, con tutta la fermezza di coloro che, in mezzo alla bufera e con una forza d’animo maggiore di questa, continueranno a proclamare dal più profondo del cuore: Credo in Unam, Sanctam, Catholicam et Apostolicam Ecclesiam, contro la quale le porte dell’inferno non prevarranno!”
Plinio Corrêa de Oliveira
donata all’individuo isolato (papa o vescovo), ma con essa Dio ha voluto dar vita ad una storia e ad una comunità. La verità risiede nel soggetto comunitario del Popolo di Dio, nella Chiesa» (143). Sulla stessa linea d’onda si situano le parole tratte dall’Esortazione post-sinodale Pastores gregis, in cui si legge: «Nella Chiesa, scuola del Dio vivente, vescovi e fedeli sono tutti condiscepoli e hanno tutti bisogno di essere istruiti dallo Spirito. I luoghi dove lo Spirito dona il suo insegnamento interiore sono veramente numerosi. Prima di tutto il cuore di ciascuno, poi la vita delle diverse Chiese particolari, ove appaiono e si fanno sentire i molteplici bisogni delle persone e delle diverse comunità ecclesiali, con dei linguaggi noti, ma anche con linguaggi diversi e nuovi» (144).
Da quanto si legge sembra palesarsi la mancata distinzione tra il destinatario e il depositario-intermediario della verità. Come ricorda don Jean-Michel Gleize:
«L’intero Popolo di Dio, e molto più che il Popolo di Dio: tutti gli uomini senza eccezione, sono i destinatari della verità che deve salvarli. Ma solo alcuni individui isolati sono scelti tra gli uomini per essere i titolari di una funzione gerarchica e i depo-

Il “cammino sinodale” tedesco
sitari di questa verità, poiché è solo ad essi che è stata affidata in deposito con il compito di conservarla, e solo essi sono gli intermediari stabiliti da Dio per comunicare in suo nome la verità salutare» (145).
Il progressivo venire meno di tale distinzione conduce ad una confusione nella quale il tentativo di “disalienare” e democratizzare la Chiesa ha campo aperto. Ad esso si affianca la nuova visione di magistero, unico ostacolo rimasto all’opera dei rivoluzionari.
A tal scopo si è fatto notare l’ambiguità della stessa nozione di magistero “vivente”. In altre parole: “vivente” si dice in riferimento all’oggetto rivelato o al soggetto rivelante?
L’insegnamento tradizionale della Chiesa l’ha sempre inteso in riferimento all’oggetto del Magistero. In tal senso l’incidenza temporale non ha alcun effetto sostanziale su di esso. Il dogma sarà eventualmente soggetto ad una maggiore esplicitazione da un punto di vista verbale, ma sempre in eodem sensu
«È massima imprudenza il trascurare o respingere o privare del loro valore i concetti e le espressioni che da persone di non comune ingegno e santità, sotto la vigilanza del sacro Magistero e non senza illuminazione e guida dello Spirito Santo, sono
state più volte con lavoro secolare trovate e perfezionate per esprimere sempre più accuratamente le verità della fede» (146).
Se invece si predica in riferimento al soggetto rivelante (in eodem subiecto), ovvero all’«unico soggetto Chiesa […] un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa [...] unico soggetto del Popolo di Dio in cammino» (147), l’insegnamento magisteriale si apre alla prospettiva di dipendere dal fattore temporale, «tenendo conto delle deviazioni, delle esigenze, delle opportunità dell’età contemporanea» (148). Il termine “esigenze”, qui, non allude solamente ad una maggiore esplicitazione delle verità di fede, ma si apre anche all’eventualità di “rivedere e anche correggere” (149) l’insegnamento magisteriale.
Davanti a sfide di tale portata, il dovere di ogni cattolico impone di assumere un atteggiamento rispettoso e filiale verso il Santo Padre. Tuttavia, sarebbe una grave negligenza voltarsi dall’altra parte, far finta di nulla quando si percepiscono degli scricchiolii provenienti dalle fondamenta della casa. Con un tale stato d’animo e in umiltà di spirito si intende offrire il presente studio, implorando la Vergine di assistere colui che l’ha redatto e coloro che lo leggeranno.
Conclusione
Da queste righe è stato possibile scorgere solo alcune delle questioni chiave sottese ad un evento come il Cammino sinodale. In realtà, come si è avuto modo di vedere nel corso del presente studio, esso ne richiama altre di portata ancor più vasta. Il risalto che se n’è inteso dare, e che costituisce probabilmente l’eredità più ricca del lascito intellettuale e spirituale del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, dipende in larga parte dalla consapevolezza che esso si situa (essendone al contempo uno dei riflessi) all’interno di un processo plurisecolare di attacco alla Civiltà cristiana e dalla rinnovata contezza che tale dinamismo rivoluzionario, mirante a distruggere l’ordine della natura umana, nasce e si manifesta nel campo delle tendenze, prim’ancora che in quello delle idee e delle azioni.
L’orizzonte è quello di giungere, attraverso lo strumento della sinodalità, ad un processo graduale di democratizzazione della Chiesa e dunque, per ciò
stesso, ad una “conversione” o ridefinizione del Papato, come è stato inteso sino ad oggi.
Contestualmente, l’accresciuta influenza dei fedeli laici (divenuti codepositari-intermediari della verità) e il proliferare di organismi sinodali renderanno forse possibile una rilettura ed una correzione di numerosi punti magisteriali particolarmente controversi per la sensibilità del tempo.
Ciò che è emerso dai lavori del Cammino sinodale sembra essere coerente con la logica appena esposta, come risultano “coerenti” le giustificazioni che esso ha addotto, perfettamente in linea con una rinnovata autocomprensione dello stesso Magistero. Un Magistero “vivente”, infatti, nel senso dianzi esposto, necessita di essere al passo con i tempi, condizione indispensabile per accogliere le esigenze del Popolo di Dio, sempre nuove al mutar dei tempi, delle sensibilità e dei costumi.
Note
1. DEUTSHE BISHOPKONFERENZ, Erklärung der deutschen Bischöfe zu den Ergebnissen der Studie „Sexueller Missbrauch an Minderjährigen durch katholische Priester, Diakone und männliche Ordensangehörige im Bereich der Deutschen Bischofskonferenz, (Dichiarazione dei vescovi tedeschi sui risultati dello studio “Abusi sessuali su minori da parte dei cattolici Sacerdoti, diaconi e religiosi nell’area della Conferenza episcopale tedesca), 27.09.2018 [in URL: https://www.dbk.de/fileadmin/ redaktion/diverse_downloads/presse_2018/2018-154a-Anlage1-Erklaerung-der-Deutschen-Bischofskonferenz-zu-den-Ergebnissender-MHG-Studie.pdf (09.05.2022)].
2. CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, n. 1579.
3. PAOLO VI, Lettera al Segretario di Stato, 2 febbraio 1970.
4. Quello a cui si sta assistendo da anni è un vero e proprio «dramma spirituale, […] umano e civile del nostro tempo» che sembra essersi esteso anche alla Chiesa dopo aver permeato la società temporale. Paolo VI, già dall’epoca, individuò le cause nella progressiva influenza esercitata dalla “civiltà dell’immagine”, delineandone le sembianze con estrema perizia. In particolare, egli parlò di una postura “estroflessa” che le sta alla base e che produce i suoi effetti anche in campo ecclesiastico, laddove «perfino la teologia cede sovente il passo alla sociologia; la stessa coscienza morale è soverchiata da quella psicologica, e rivendica una libertà, che abbandonandola a se stessa le fa cercare fuori di sé, spesso nel mimetismo della moda, il proprio orientamento». Il Pontefice concludeva, infine, chiedendosi: «Dov’è Dio? Dov’è Cristo? Dov’è la vita religiosa, di cui ancora e sempre sentiamo un oscuro, ma insoddisfatto bisogno?» (PAOLO VI, Udienza generale, 13 agosto 1969). Una analisi di questo tipo e degli interrogativi simili non possono che misurarsi con le sfide del tempo, non perdendo di efficacia né di attualità.
5. DEUTSHE BISHOPKONFERENZ, Zentrale Maßnahmen der katholischen Kirche in Deutschland im Zusammenhang mit sexuellem Missbrauch an Minderjährigen im kirchlichen Bereich seit Januar 2010 (Misure centrali adottate dalla Chiesa cattolica in Germania in relazione agli abusi sessuali su minori nel settore ecclesiastico dal gennaio 2010), Dezember 2019 [in URL: https://www.dbk.de/fileadmin/redaktion/diverse_downloads/dossiers_2019/Massnahmen-gegen-sex-Missbrauch_2010-2019.pdf (09.05.2022)]
6. R. MARX, Trasparenza come comunità di credenti, in Incontro: “La protezione dei minori nella Chiesa”, 23 febbraio 2019 [in URL: https://www.vatican.va/resources/resources_card-marxprotezioneminori_20190223_it.html (09.05.2022)].
7. Ibidem.
8. FRANCESCO, Lettera al popolo di Dio, 20 agosto 2018. 9. Ibidem.
10. FRANCESCO, Meditazione Dottrina e ideologia, in “L’Osservatore Romano”, n. 116 (CLVII), 20/05/2017.
11. Ibidem.
12. P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, trad. it., Sugarco, Milano 2016, p. 182.
13. C. SHÖMBORN, «Herr, Zeige uns deine wege». Christoph Kardinal Schönborn über theologische Grundlagen, Chancen und Risiken von Synodalität, in «Communio», n. 3 (2022).
14. GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Fides et Ratio, 14 settembre 1987, n. 87.
15. Cfr. PIO X, Lett. enc. Pascendi dominici gregis, cit.
16. GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Fides et Ratio, cit.
17. Il progetto di ricerca e la sintesi dei risultati raggiunti sono liberamente consultabili sul sito internet dell’Istituto Centrale di salute mentale al seguente indirizzo URL: https://www.zi-mannheim.de/en/research/research-associations/mhg-study-sexual-abus
e.html (10.05.2022).
18. DEUTSHE BISHOPKONFERENZ, Progetto scientifico (MHG). Riassunto, trad. it., p. 2 [in URL: https://www.dbk.de/fileadmin/redaktion/diverse_downloads/dossiers_2018/MHG-Studioital-Endbericht-Zusammenfassung.pdf (10.05.2022)].
19. Ibidem.
20. Ibidem.
21 Ivi, p. 3.
22. Ibidem.
23. M. LUTZ, in “Missglückte Studie”: Manfred Lütz kritisiert Forschungsprojekt über Missbrauch, in CNADeutsch, 24 September 2018 [in URL: https://de.catholicnewsagency.com/article/ missgluckte-studie-manfred-lutz-kritisiert-forschungsprojekt-ubermissbrauch-0367 (11.05.2022)]. In tale studio il prof. Lutz analizza dettagliatamente lo studio MHG ed i suoi punti critici. Si rimanda integralmente ad esso per un esame specifico.
24. Ibidem.
25. Ibidem.
26. DEUTSHE BISHOPKONFERENZ, Progetto scientifico (MHG). Riassunto, trad. it. p. 22, cit.
27. Ibidem.
28. Ibidem.
29. R. VODERHOLZER, in Synodaler Weg: Bischof Voderholzer kritisiert MHG-Studie erneut, in CNADeutsch, 31 January 2020 [in URL: https://de.catholicnewsagency.com/ story/synodaler-weg-bischof-voderholzer-kritisiert-mhg-studie-erneut-5704 (1105.2022)].
30. DEUTSHE BISHOPKONFERENZ, Domande frequenti sul Cammino sinodale, trad. it., p. 2 [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/2020_FAQ-Cammino-sinodale-italienisch.pdf (11.05.2022)].
31. R. MARX – T. STERNBERG, Lettera ai fedeli, 1° dicembre 2019, p. 1 [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/2019-12-01_Brie f-Kard.-Marx-und-Prof.-Dr.-Sternberg_italienisch.pdf (13.05.2022)].
32. Ibidem.
33. Ibidem.
34. FRANCESCO, Lettera del Santo Padre al Popolo di Dio che è in cammino in Germania, 29 giugno 2019.
35. IDEM, Discorso del Santo Padre per la commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015.
36. IDEM, Esort. ap. Evangelii Gaudium, 24 novembre 2013, n. 120.
37. IDEM, Discorso del Santo Padre per la commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, cit.
38. G. MÜLLER, Sul Processo Sinodale in Germania e il Sinodo per l’Amazzonia, in Cardinale Gerhard Müller: Sul Processo Sinodale in Germania e il Sinodo per l’Amazzonia, in “Corrispondenza Romana”, 26 luglio 2019 [in URL: https://www.corrispondenzaromana.it/cardinale-gerhard-muller-sul-processo-sinodale-ingermania-e-il-sinodo-per-lamazzonia/ (13.05.2022)].
39. DER SINODALE WEG, Prima Assemblea sinodale. 30 gennaio 2020 – 1 febbraio 2020, Verbale, trad. it., pp. 1-2 [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/Synodaler-Weg-Synodalversammlung-IProtokoll-italienisch.pdf (13.05.2022)].
40. Ivi, p. 2.
41. T. STERNBERG, in Francoforte. Donne, amore, potere... la Chiesa tedesca allo specchio: al via il Sinodo, in “Avve-
nire”, 30 gennaio 2020 [in URL: https://www.avvenire.it/ chiesa/pagine/cammino-sinodale-chiesa-tedesca-francoforte (14.05.2022)].
42. DER SINODALE WEG, Prima Assemblea sinodale. 30 gennaio 2020 – 1 febbraio 2020, Verbale, cit., p. 2.
43. IDEM, Grundtext Macht, in Synodalforum I „Macht und Gewaltenteilung in der Kirche – Gemeinsame Teilnahme und Teilhabe am Sendungsauftrag“ (Potere e separazione dei poteri nella Chiesa – Partecipazione comune e condivisione della missione), 3.02.2022, p. 3, nn. 76-78 [in URL: https://www.synodalerweg.de/ fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/SVIII_1.2NEU_Synodalforum-I_Grundtext-Beschluss.pdf (16.05.2022)].
44. Ivi, p. 4, nn. 135-137.
45. Ivi, p. 7, n. 219.
46. Ivi, p. 8, n. 248.
47. PIO X, Lett. enc. Pascendi Dominici Gregis, 8 settembre 1907, parte II.
48. DER SINODALE WEG, Grundtext Macht, in Synodalforum I „Macht und Gewaltenteilung in der Kirche – Gemeinsame Teilnahme und Teilhabe am Sendungsauftrag“ (Potere e separazione dei poteri nella Chiesa – Partecipazione comune e condivisione della missione), cit., p. 10, nn. 348-351.
49. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dich. Dominus Iesus, 6 agosto 2000, Introduzione.
50. «I Vescovi, che per divina istituzione sono successori degli Apostoli, mediante lo Spirito Santo che è stato loro donato, sono costituiti Pastori nella Chiesa, perché siano anch’essi maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto e ministri del governo» (can. 375, comma 1).
51. DER SINODALE WEG, Grundtext Macht, in Synodalforum I „Macht und Gewaltenteilung in der Kirche – Gemeinsame Teilnahme und Teilhabe am Sendungsauftrag“ (Potere e separazione dei poteri nella Chiesa – Partecipazione comune e condivisione della missione), cit., p. 18, nn. 645-647.
52. Ivi, p. 21, nn. 734-735.
53. IDEM, Einbeziehung der Gläubigen in die Bestellung des Diözesanbischofs (Coinvolgimento dei fedeli nella nomina del vescovo diocesano), p. 2 [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/3.2_SV-II-S ynodalforum-I-Handlungstext.BestellungDesDioezesanbischofsLesung1.pdf (16.05.2022)].
54. CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, n. 1579. «L’ideale concreto di questa condizione di vita consacrata è Gesù, modello di tutti, ma specialmente dei sacerdoti. Egli visse da celibe, e per questo poté dedicare tutte le sue forze alla predicazione del regno di Dio e al servizio degli uomini, con un cuore aperto all'intera umanità, come capostipite di una nuova generazione spirituale. La sua scelta fu veramente «per il regno dei cieli» (cfr. Mt 19,12) (GIOVANNI PAOLO II, Udienza generale: La logica della consacrazione nel celibato sacerdotale, 14 luglio 1993, n. 3).
55. DER SINODALE WEG, Prima Assemblea sinodale. 30 gennaio 2020 – 1° febbraio 2020, Verbale, cit., p. 13. Tale superamento passa anche da un cambio di paradigma nella visione della natura del sacerdote, inteso tradizionalmente dal Magistero della Chiesa come alter Christus. Nei documenti del Cammino si leggono infatti frasi come queste: «La rappresentazione di Cristo, che risulta dal battesimo, non è quindi accresciuta dall’ordinazione sacerdotale. Nella sua rappresentazione di Cristo, il sacerdote serve quella di tutto il popolo di Dio. Se però tutti i fedeli partecipano al sacerdozio di Cristo, e sono quindi compagni (“synhodoi”), il ministero sacramentale dell’ordinazione diventa essenzialmente visibile come servizio in e ad una Chiesa sinodale» (IDEM, Vorlage des Synodalforums II „Priesterliche Existenz heute“ zur Ersten Lesung auf der Zweiten Synodalversammlung (Presentazione del Foro sinodale II “Esistenza sacerdotale oggi” per la prima lettura alla II Assemblea sinodale), p. 7 [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/4.1_SV-II-Synodalforum-II-Grundtext_Lesung1.pdf (17.05.2022)].
56. IDEM, Versprechen der Ehelosigkeit im Dienst des Prie-
sters (Promessa di celibato nel ministero del sacerdote), p. 5 [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/SV-III-Synodalforum-II-Handlungstext.VersprechenDerEhelosigkeitImDienstDesPriesters-Lesung1. pdf (14.05.2022)].
57. «[...] proponiamo che, nel quadro di Lumen Gentium 26, l’autorità competente stabilisca criteri e disposizioni per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti dalla comunità, i quali, pur avendo una famiglia legittimamente costituita e stabile, abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato al fine di sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei Sacramenti [...]» (ASSEMBLEA SPECIALE DEL SINODO DEI VESCOVI PER LA REGIONE PAN-AMAZZONICA, Documento finale del Sinodo per l’Amazzonia, 26 ottobre 2019, n. 111).
58. F. LEPORE, Zeitgeist. Per i vescovi tedeschi essere gay è «una normale predisposizione sessuale», in “Linkiesta”, 14 dicembre 2019 [in URL: https://www.linkiesta.it/2019/12/chiesaomosessualita-germania-peccato/ (16.05.2022)].
59. DER SINODALE WEG, Prima Assemblea sinodale. 30 gennaio 2020 – 1° febbraio 2020, Verbale, cit., p. 14.
60. Ibidem.
61. IDEM, Frauen im sakramentalen Amt (Le donne nel ministero sacramentale), p. 2 [in URL: https://www.synodalerweg.de/ fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/SV-III-Synodalforum-III-Handlungstext.FrauenImSakramentalenAmt-Lesung1.pdf (14.05.2022)].
62. L. LADARIA, A proposito di alcuni dubbi circa il carattere definitivo della dottrina di Ordinatio Sacerdotalis,29 maggio 2018 [in URL: https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/ladariaferrer/documents/rc_con_cfaith_doc_ 20180529_caratteredefinitivo-ordinatiosacerdotalis_it.html (19.05.2022)].
63. DER SINODALE WEG, „Frauen in Diensten und Ämtern in der Kirche“ (Le donne nei ministeri e negli uffici della Chiesa), 3/5.02.2022, p. 5 [in URL: www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/SV-III-Synodalforum-III-Grundtext-Lesung1.pdf (15.05.2022)].
64. CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, «Maschio e femmina li creò». Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione, 2 febbraio 2019, n. 11.
65. Ibidem.
66. DER SINODALE WEG, „Frauen in Diensten und Ämtern in der Kirche“ (Le donne nei ministeri e negli uffici della Chiesa), 3/5.02.2022, p. 5 [in URL: www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/SV-III-Synodalforum-III-Grundtext-Lesung1.pdf (15.05.2022)].
67. CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, «Maschio e femmina li creò». Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione, cit., n. 18.
68. DER SINODALE WEG, Prima Assemblea sinodale. 30 gennaio 2020 – 1 febbraio 2020, Verbale, cit., p. 15.
69. Ivi, p. 16.
70. IDEM, Lehramtliche Neubewertung von Homosexualität (Insegnare la rivalutazione dell’omosessualità), p. 2 [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/SV-III-Synodalforum-IV-Handlungstext.LehramtlicheNeubewertungVonHomosexualitaet-Lesung1.p df]. Nel medesimo testo si invita contestualmente il Papa a modificare i nn. 2357-2359 e 2396 del Catechismo della Chiesa cattolica (e il n. 492 del Compendio), concernenti la condanna delle relazioni e degli atti omosessuali e la stessa considerazione della omosessualità quale «inclinazione oggettivamente disordinata» (n. 2358).
71. Cfr. BENEDETTO XVI, Rendere giustizia a Dio del compito affidatoci per l’uomo, in La vera Europa. Identità e missione, a cura di P. AZZARO – C. GRANADOS, Edizioni Cantagalli, Siena 2021.
72. DER SINODALE WEG, Lehramtliche Neubewertung von Homosexualität (Insegnare la rivalutazione dell’omosessualità), p. 3, cit.
73. IDEM, Segensfeiern für Paare, die sich lieben (Celebrazioni di benedizione per le coppie che si amano), p. 3 [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/SV-III-Synodalforum-IV-Handlungstext.SegensfeiernFuerPaareDieSichLieben-Lesung1.pdf (17.05.2022)].
74. Oltre a singoli prelati, di particolare rilievo risulta essere la lettera scritta a mons. Bätzing da parte del presidente della Conferenza episcopale polacca, l’arcivescovo di Poznań, mons. Gądecki. Nella sua lettera, questi rileva che «una delle odierne tentazioni nella Chiesa è il continuo confronto degli insegnamenti di Gesù con le attuali conquiste della psicologia e delle scienze sociali. Se qualcosa nel Vangelo non concorda con lo stato attuale delle conoscenze in queste scienze, al fine di proteggere il Maestro dall’imbarazzo agli occhi dei contemporanei, i discepoli cercano di “aggiornare” il Vangelo. La tentazione di “modernizzare” riguarda in modo particolare la sfera dell’identità sessuale. Ci si dimentica, però, che lo stato delle conoscenze scientifiche muta spesso [...]. Fedeli agli insegnamenti della Chiesa non dovremmo sottostare alle pressioni del mondo o sottometterci ai modelli della cultura dominante, poiché ciò può portare alla corruzione morale e spirituale. Vigiliamo sulla ripetizione di vecchi slogan e sulle richieste standardizzate del tipo: abolizione del celibato, il sacerdozio alle donne, la comunione per i divorziati o la benedizione di legami omosessuali. L’“attualizzazione” della definizione di matrimonio nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE non è un motivo per manipolare il Vangelo» (S. GĄDECKI, Lettera a mons. Bätzing, in Gądecki scrive a Bätzing, caro fratello non dimenticare il Vangelo, in “Aci Stampa”, 23 febbraio 2022 [in URL: https://www.acistampa.com/story/gadecki-scrive-a-batzing-caro-fratello-non-dimenticare-il-vangelo-19167 (17.05.2022)].
75. Una lettera aperta e fraterna ai nostri confratelli vescovi in Germania. 11 Aprile 2022, in A. AMBROGETTI, I vescovi del mondo ai confratelli tedeschi, non finite in un vicolo cieco, in “Aci Stampa”, 12 aprile 2022 [in URL: https://www.acistampa.com/ story/i-vescovi-del-mondo-ai-confratelli-tedeschi-non-finite-in-unvicolo-cieco-19595 (17.05.2022)].
76. Cfr. P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Rivoluzione e ControRivoluzione, trad. it., Sugarco, Milano 2016, pp. 166-167; 177-185.
77. BENEDETTO XVI, Appunti, in Papa Ratzinger: la Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali, in “Corriere della Sera”, 11 aprile 2019.
78. Lettre Ouverte à la Commision de Révision du code pénal pour la révision de certains texes législatifs régissant les rapports entre adultes et mineurs, in “Le Monde”, 23 maggio 1977. Sul clima politico e culturale tedesco dell’epoca, si rimanda a L. LUCCHINI, Pedofilia, il problema irrisolto della sinistra tedesca, in “Linkiesta”, 15 maggio 2013 [in URL: https://www.linkiesta.it/2013/05/pedofilia-il-problema-irrisoltodella-sinistra-tedesca/ (18.05.2022)]; N. APIN, Pädo-Aktivisten im linken Mileu. Kuscheln mit den Indianern (Pedo-attivisti nell’ambiente di sinistra. Coccole con gli indiani), in “Die Tageszeitung”, 22.04.2010 [in URL: https://taz.de/Paedo-Aktivisten-im-linkenMileu/!5143954/ (18.05.2022)].
79. Sul “sapere narrativo”, che è alla base di un certo approccio alla Politica e al Diritto, e che si giustifica teoreticamente nel pensiero sartriano secondo il quale l’esistenza precede l’essenza, ha scritto pagine interessanti D. CASTELLANO, Introduzione alla filosofia della politica. Breve manuale, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2020, pp. 22-25.
80. BENEDETTO XVI, Appunti, cit.
81. S. GĄDECKI, Lettera a mons. Bätzing, cit.
82. Ibidem.
83. Ibidem.
84. «Secondo tali autori, il ruolo chiave nella vita morale sarebbe da attribuire ad una “opzione fondamentale”, attuata da quella libertà fondamentale mediante la quale la persona decide globalmente di se stessa, non attraverso una scelta determinata e consapevole a livello riflesso, ma in forma “trascen-dentale” e “atematica”. Gli atti particolari derivanti da questa opzione costi-
tuirebbero soltanto dei tentativi parziali e mai risolutivi per esprimerla, sarebbero solamente “segni” o sintomi di essa. Oggetto immediato di questi atti - si dice - non è il Bene assoluto (di fronte al quale si esprimerebbe a livello trascendentale la libertà della persona), ma sono i beni particolari (detti anche “cate-goriali”)» (Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Veritatis Splendor, 6 agosto 1993, nn. 65 e ss.).
85. PIO XII, Discorso ai partecipanti al Congresso della Federazione Cattolica Mondiale della Gioventù Femminile Sala delle Benedizioni, 18 aprile 1952.
86. Ibidem.
87. Ibidem.
88. GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Veritatis Splendor, 6 agosto 1993, n. 65.
89. La “Dichiarazione di Colonia”, in “Il Regno”, 15/02/1989 [in URL: https://ilregno.it/attualita/1989/4/la-dichiarazione-di-colonia (19.05.2022].
90. BENEDETTO XVI, Appunti, cit.
91. P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo, Edizioni Cantagalli, Siena 2013, pp. 27-28.
92. G. MÜLLER, Sul Processo Sinodale in Germania e il Sinodo per l’Amazzonia, cit.
93. COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale, dicembre 2018, n. 62.
94. Ibidem.
95. «La persona, mediante la luce della ragione e il sostegno della virtù, scopre nel suo corpo i segni anticipatori, l’espressione e la promessa del dono di sé, in conformità con il sapiente disegno del Creatore» (GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Veritatis Splendor, cit., n. 48).
96. San Tommaso d’Aquino, parlando delle potenze dell’anima, insegna che sebbene l’intelletto sia superiore alla volontà, sia però quest’ultima a muovere intelletto, in quanto ha di mira il bene e il fine più universale. Spetta all’intelletto, tuttavia, “specificare” il bene/fine che muove la volontà (Cfr. TOMMASO D’AQUINO, Summa Theologiae, I-I, q. 82, a. 3-4). In questa dinamica, la fede agisce illuminando l’intelligenza, consentendole così la conoscenza intima di cose che superano la conoscenza naturale (Cfr. Ivi, II-II, q. 8, a. 1).
97. Hanno suscitato particolare clamore nel febbraio 2022 le dichiarazioni del cardinale e vescovo lussemburghese, presidente delle conferenze episcopali della Comunità Europea, Jean-Claude Hollerich, il quale ha affermato che secondo il suo parere la Chiesa «dovrebbe rivedere l’insegnamento cattolico sulla peccaminosità dell’omosessualità», in quanto «credo che il fondamento sociologico e scientifico di questo insegnamento non sia più valido». J-C. HOLLERICH, in Vaticano, cardinale Hollerich: “L’omosessualità è peccato? Cambiamo insegnamento”, in Tgcom24, 3 febbraio 2022 [in URL: https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/vaticano-cardinale-hollerich-l-omosessualita-e-peccato-cambiamo-insegnamento_45226219-202202k.shtml (21.05.2022)]. Il porporato gesuita ha rilasciato queste dichiarazioni a margine dell’iniziativa “OutInChurch”, promossa da 125 collaboratori della Chiesa cattolica in Germania – tra cui sacerdoti, insegnanti, impiegati –, i quali si presentano «come lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali, queer e persone non binarie», in cui “esigono” – affermano nella nota – «che si correggano le dichiarazioni dottrinali anti-umanitarie – anche in considerazione della responsabilità che la Chiesa riveste, a livello mondiale per i diritti umani delle persone LGBTIQ+». I collaboratori Lgbtqi+ della Chiesa tedesca denunciano le discriminazioni: “Tradimento del Vangelo”, in “Globalist”, 25 gennaio 2022 [in URL: https://www.globalist.it/world/2022/01/25/i-collaboratori-lgbtqidella-chiesa-tedesca-denunciano-le-discriminazioni-tradimento-delvangelo/ (21.05.2022)].
98. GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Veritatis Splendor, cit., n. 49.
99. COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE,
Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale, cit. n. 71.
100. Ivi, n. 72.
101. BENEDETTO XVI, Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni, 12 settembre 2006.
102. CONCILIO VATICANO I, Cost. Dei Filius, 24 aprile 1870, cap. IV.
103. BENEDETTO XVI, Lett. enc. Spe Salvi, 30 novembre 2007, n. 16.
104. Come emblema di questo novum cursus il Pontefice cita la figura di Francesco Bacone (1561-1626), mettendo in risalto il rapporto correlativo “scienza-prassi” che domina il suo pensiero e che egli fa trasparire dalla sua opera: il Novum Organum Scientiarium (1620).
105. J. RATZINGER, L’Europa nella crisi delle culture, Subiaco, 1° aprile 2005 [in URL: https://chiesa.espresso.repubblica.it/ articolo/27262.html (25.05.2022)].
106. Ibidem.
107. L’opera in esame ha ricevuto l’avallo e il riconoscimento di eminenti personalità ecclesiastiche e civili. Tra le principali figure della Chiesa, si ricordano, a titolo d’esempio, il card. Eugene Tisserant, cardinale decano del Sacro Collegio; il card. Thomas Tien, arcivescovo di Pechino; il card. Josyf Slipyj, arcivescovo di Lvov, Primate degli Ucraini; mons. Romolo Carboni, nunzio apostolico in Brasile; mons. Antonio Bento Martins, arcivescovo di Braga, Primate del Portogallo ecc. (Qualche opinione su «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», in “Rivista Tradizione – Famiglia –Proprietà”, Ottobre 2008, pp. 33-34).
108. La definizione di “micro-rivoluzione” attiene al suo manifestarsi nella storia, non al portato del suo agire.
109. P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Introduzione, in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, cit., p. 33.
110. PAOLO VI, Omelia per l’IX anniversario dell’incoronazione, 29 giugno 1972.
111. FRANCESCO, Discorso alla Curia romana per gli auguri di Natale, 21 dicembre 2019.
112. IDEM, Evangeli Gaudium, 24 novembre 2013, n. 221.
113. G. SCALESE, I quattro postulati di Papa Francesco, in S. MAGISTER, I quattro chiodi a cui Bergoglio appende il suo pensiero, in “L’Espresso-Settimo Cielo”, 19 maggio 2016 [in URL: https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351301.html (25.05.2022)].
114. G. TURCO, Axes de lecture philosophique de textes du Pontificat actuel, in «Courrier de Rome», n. 593 (2016) [in URL: http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2018/05/crisi-della-chiesalinee-di-lettura.html (25.05.2022)].
115. FRANCESCO, Evangeli Gaudium, cit., n. 221.
116. J.C. SCANNONE, Cuatro principios para la costrucción de un pueblo según el Papa Francisco, in «Stromata» vol. 71 n. 1 (2015), 13-27 [15].
117. Ibidem. Secondo Scannone sono due le idee chiave alla base del pensiero del Papa: la “cultura dell’incontro”, alla quale corrisponde il metodo del dialogo, e il “modello del poliedro”, che si differenza dalla sfera, «dove ogni punto è equidistante dal centro e non vi sono differenze tra un punto e l’altro» (Evangeli Gaudium, cit., n. 236), per via della confluenza di irriducibili differenze che si accettano in armonia (Cfr. J.C. SCANNONE, Cuatro principios para la costrucción de un pueblo según el Papa Francisco, cit. p. 14).
118. G. TURCO, Axes de lecture philosophique de textes du Pontificat actuel, cit.; un simile stato di cose ha fatto parlare ad alcuni studiosi di un vero e proprio “cambio di paradigma” in atto nella Chiesa. Cfr. J.A. URETA, Il “cambio di paradigma” di Papa Francesco: continuità o rottura nella missione della Chiesa? Bilancio quinquennale del suo pontificato, trad. it., IPCO, San Paolo (Brasile) 2008.
119. FRANCESCO, Discorso alla Curia romana per gli auguri di Natale, cit.
120. Ibidem.
121. Il cardinale Joseph Ratzinger nell’Istruzione su alcuni aspetti della “Teologia della liberazione” ha definito una simile
impostazione con il termine di “immanentismo storicista”. Secondo tale principio «la storia diventa [...] una nozione centrale. Si arriva ad affermare che Dio si fa storia. E si aggiunge che vi è una sola storia, nella quale non si deve più distinguere tra storia della salvezza e storia profana. […] In questo modo si tende a identificare il Regno di Dio e il suo divenire con il movimento della liberazione umana e a fare della storia stessa il soggetto del suo proprio sviluppo come processo di auto-redenzione dell’uomo […]. (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione su alcuni aspetti della “Teologia della liberazione”, 6 agosto 1984, IX, n. 3). Nel suo nucleo esso riflette dei principi già condannati da Pio XII nell’enciclica Humani Generis, documento nel quale veniva stigmatizzata la Nuouvelle Théologie. All’interno del documento pontificio, il Papa ammoniva i fedeli circa «le false affermazioni di siffatto evoluzionismo, per cui viene ripudiato quanto vi è di assoluto, fermo ed immutabile», preparando la strada «alle aberrazioni di una nuova filosofia che […] ripudiate le essenze immutabili delle cose, si preoccupa solo della “esistenza” dei singoli individui. Si aggiunge a ciò un falso “storicismo” che si attiene solo agli eventi della vita umana e rovina le fondamenta di qualsiasi verità e legge assoluta sia nel campo della filosofia, sia in quello dei dogmi cristiani» (PIO XII, Lett. enc. Humani Generis, 22 agosto 1950, Introduzione).
122. G. TURCO, Axes de lecture philosophique de textes du Pontificat actuel, cit.
123. FRANCESCO, Discorso del Santo Padre per la commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, cit.
124. Ibidem.
125. E. PEÑA PARRA, in La sinodalità al servizio dello Spirito Santo, in “Osservatore Romano”, 11 maggio 2022 [in URL: https://www.osservatoreromano.va/it/news/2022-05/quo-107/la-sinodalita-al-servizio-dello-spirito-santo.html (26.05.2022)].
126. FRANCESCO, Discorso del Santo Padre per la commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, cit.
127. Ibidem.
128. COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Il sensus fidei nella vita della Chiesa, novembre 2014, n. 128.
129. In una formula voluta per escludere il gallicanismo, Pastor æternus affermava che le definizioni dottrinali ex cathedra del papa in materia di fede e di morale erano irreformabili «per sé stesse, e non in virtù del consenso della Chiesa [ex sese non autem ex consensu Ecclesiæ]», ma ciò non rende il consensus Ecclesiæ superfluo. Ciò che viene escluso è la teoria secondo la quale una tale definizione richiederebbe questo consenso, antecedente o conseguente, come condizione per essere autorevole. In risposta alla crisi modernista, un decreto del Sant’Uffizio, Lamentabili (1907), confermò la libertà dell’Ecclesia docens nei confronti dell’Ecclesia discens. Il decreto censurava una proposta secondo la quale i pastori non potrebbero insegnare se non quanto i fedeli crederebbero già (Ivi, n. 40). Cfr. R. DE MATTEI, Vicario di Cristo. Il primato di Pietro tra normalità ed eccezione, Fede & Cultura, Verona 2013, pp. 90-91.
130. FRANCESCO, Cost. ap. Episcopalis Communio, 15 settembre 2018, n. 5.
131. IDEM, Discorso del Santo Padre per la commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, cit. Sull’essenza del papato si permetta di rimandare a R. DE MATTEI, Vicario di Cristo. Il primato di Pietro tra normalità ed eccezione, cit.
132. COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, La Sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, 2 marzo 2018, n. 42. Sulla considerazione della sinodalità come “processo”, è particolarmente interessante quanto afferma il segretario generale del Sinodo dei Vescovi, il cardinale maltese Mario Grech: «Dentro questo dinamismo si chiarisce il profilo della Chiesa sinodale e della sinodalità come forma e stile della Chiesa. È questa la visione che Lei, Santo Padre, ci propone con forza. La costituzione Episcopalis communio prova ad attuarlo, interpretando il Sinodo dei Vescovi Il
non più come evento, ma come processo, nel quale sono coinvolti in sinergia il Popolo di Dio, il Collegio dei vescovi e il Vescovo di Roma, ciascuno secondo la sua funzione. Mi piace sottolineare il ruolo irrinunciabile che in questo processo ricopre il Popolo di Dio. In questo modo il sensus fidei recupera la sua funzione attiva, che permette di praticare l’ascolto come principio di una Chiesa veramente tutta sinodale» (M. GRECH, Saludo al Santo Padre del cardenal Mario Grech durante el Consistorio, 28 novembre 2020 [in URL: https://iglesiaactualidad.wordpress.com/2020/11/28/saludoal-santo-padre-del-cardenal-mario-grech-durante-el-consistorio/ (27.05.2022)].
133. FRANCESCO, Discorso del Santo Padre per la commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, cit.
P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, cit., p. 183.
135. l Sinodo dei vescovi venne istituito da Paolo VI come istituzione permanente del Collegio episcopale con la Lettera apostolica-Motu proprio Apostolica Sollicitudo del 15 settembre 1965. Le Conferenze Episcopali nascono in un periodo antecedente il Concilio ma ricevono un nuovo e vigoroso impulso all’indomani dell’Assise conciliare.
136. P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, cit., p. 62.
137. Per un approfondimento complessivo della tematica si rimanda a J. LOREDO, Teologia della liberazione. Un salvagente di piombo per i poveri, Edizioni Cantagalli, Siena 2015.
138. PIO X, Lett. enc. Pascendi Dominici Gregis, cit., parte I.
139. P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Grupos ocultos tramam a subversão na Igreja, in “Catolicismo”, nn. 220-221 (1969).
140. PIO X, Lett. enc. Pascendi Dominici Gregis, cit., parte II.
141. P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Grupos ocultos tramam a subversão na Igreja, cit.
142. Per un inquadramento sintetico e complessivo della tematica relativa alla collegialità/sinodalità, si rimanda a quanto afferma mons. Schneider nella intervista seguente: Bishop Schneider on Synod: Church should not focus on ‘conducting opinion polls’, in “Lifesitenews”, 2 maggio 2022 [in URL: https://www.lifesitenews.com/opinion/bishop-schneider-church-should-focus-on-rooting-out-sources-of-corruption-not-conducting-opinion-polls/ (30.05.2022)].
143. J. RATZINGER, Présentation de l’Instruction Donum Veritatis, in “Osservatore Romano”, 10.07.1990, édition hebdomadaire en langue française. Cfr. ID., Conférence Qu’est-ce que la théologie? in Faire route avec Dieu, Parole et silence, Eds, Paris 2003, pp. 26-27.
144. GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Pastores gregis, 16 ottobre 2003, n. 27.
145. J.M. GLEIZE, La question centrale de la valeur magistérielle du concile Vatican II, in “Le Courrier de Rome”, n. 350 (2011).
146. PIO XII, Lett. enc. Humani Generis, 22 agosto 1950, I.
147. BENEDETTO XVI, Discorso alla Curia romana in occasione degli auguri natalizi, 22 dicembre 2005.
148. GIOVANNI XXIII, Discorso di apertura del Concilio Vaticano II, 11 ottobre 1962.
149. «Il Concilio Vaticano II, con la nuova definizione del rapporto tra la fede della Chiesa e certi elementi essenziali del pensiero moderno, ha rivisto o anche corretto alcune decisioni storiche» (Cfr. BENEDETTO XVI, Discorso alla Curia romana in occasione degli auguri natalizi, cit.).
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DER SINODALE WEG, Frauen im sakramentalen Amt (Le donne nel ministero sacramentale) [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/SV-III-SynodalforumIII-Handlungstext.FrauenImSakramentalenAmt-Lesung1.pdf (14.05.2022)].
DER SINODALE WEG, „Frauen in Diensten und Ämtern in der Kirche“ (Le donne nei ministeri e negli uffici della Chiesa), 3/5.02.2022 [in URL: www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/SV-III-Synodalforum-III-Grundtext-Lesung1.pdf (15.05.2022)].
DER SINODALE WEG, Grundtext Macht, in Synodalforum I „Macht und Gewaltenteilung in der Kirche – Gemeinsame Teilnahme und Teilhabe am Sendungsauftrag“ (Potere e separazione dei poteri nella Chiesa – Partecipazione comune e condivisione della missione), 3.02.2022 [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/SV-III_1.2NEU_Synodalforum-I_Grundtext-Beschluss.pdf (16.05.2022)].
DER SINODALE WEG, Lehramtliche Neubewertung von Homosexualität (Insegnare la rivalutazione dell’omosessualità ) [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/ ].
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DER SINODALE WEG, Segensfeiern für Paare, die sich lieben (Celebrazioni di benedizione per le coppie che si amano), p. 3 [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/ Dokumente_Reden_Beitraege/SV-III-Synodalforum-IV-Handlungstext.SegensfeiernFuerPaareDieSichLieben-Lesung1.pdf (17.05.2022)].
DER SINODALE WEG, Versprechen der Ehelosigkeit im Dienst des Priesters (Promessa di celibato nel ministero del sacerdote) [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/ Dokumente_Reden_Beitraege/SV-III-Synodalforum-II-Handlungstext.VersprechenDerEhelosigkeitImDienst DesPriesters-Lesung1.pdf (14.05.2022)].
DER SINODALE WEG, Vorlage des Synodalforums II „Priesterliche Existenz heute“ zur Ersten Lesung auf der Zweiten Synodalversammlung (Presentazione del Foro sinodale II “Esistenza sacerdotale oggi” per la prima lettura alla II Assemblea sinodale) [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/4.1_SV-II-Synodalforum-II-Grundtext_Lesung1.pdf (17.05.2022)].
DEUTSHE BISHOPKONFERENZ, Domande frequenti sul Cammino sinodale, trad. it. [in URL: https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/2020_FAQ-Camminosinodale-italienisch.pdf (11.05.2022)].
DEUTSHE BISHOPKONFERENZ, Erklärung der deutschen Bischöfe zu den Ergebnissen der Studie „Sexueller Missbrauch an Minderjährigen durch katholische Priester, Diakone und männliche Ordensangehörige im Bereich der Deutschen Bischofskonferenz“ (Dichiarazione dei vescovi tedeschi ai risultati dello stu-
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DEUTSHE BISHOPKONFERENZ, Progetto scientifico (MHG). Riassunto, trad. it. [in URL: https://www.dbk.de/fileadmin/redaktion/diverse_downloads/dossiers_2018/MHG-Studio-ital-EndberichtZusammenfassung.pdf (10.05.2022)].
DEUTSHE BISHOPKONFERENZ, Zentrale Maßnahmen der katholischen Kirche in Deutschland im Zusammenhang mit sexuellem Missbrauch an Minderjährigen im kirchlichen Bereich seit Januar 2010 (Misure centrali adottate dalla Chiesa cattolica in Germania in relazione agli abusi sessuali su minori nel settore ecclesiastico dal gennaio 2010), Dezember 2019 [in URL: https://www.dbk.de/fileadmin/redaktion/diverse_downloads/dossiers_2019/Massnahmen-gegen-sex-Missbrauch_2010-2019.pdf (09.05.2022)]
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