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SPETTACOLI

GIORNALE DI BRESCIA LUNEDÌ 4 AGOSTO 2014

L’INTERVISTA AL TERMINE

In quota

«Esperienza straordinaria professionalmente e umanamente, sono scosso»

■ A sinistra e sotto, nelle immagini di ©Photo Digital Veclani (per gentile concessione della Pro loco di Ponte di Legno), Luca Zingaretti e il pubblico salito alla Costa di Casamadre per il reading che ha aperto «Passi nella Neve 2014». A destra e in testa all’altro articolo: gli applausi al termine e la richiesta di autografi e foto ricordo

Zingaretti Commuoversi e commuovere Per «Passi nella neve» il popolare attore alla Costa di Casamadre, risparmiata dal maltempo per le ore necessarie. Dall’ironia alla rabbia con le parole del soldato Walter Giorelli PONTE DI LEGNO Una «stranissima forma di allegria» accompagna a lungo il soldato Walter Giorelli, arruolato per la Grande Guerra nel giugno 1915. Allegria che pian piano si muta in una rabbia strozzata, alla quale ha dato corpo e voce ieri Luca Zingaretti. Il popolare attore è salito alla Costa di Casamadre, a 2.300 metri di quota sopra il Passo del Tonale, per aprire - alle 8.45 - la nona edizione di «Passi nella Neve» con una lettura tratta da «Il sorriso dell’obice», il libro che lo scrittore Dario Malini ha ricavato dalla corrispondenza dal fronte del giovane Giorelli, pittore romano ventunenne condannato a morire in guerra. Una fila interminabile di persone si è formata lungo lo stretto sentiero che portava al luogo dello spettacolo: un migliaio di spettatori partiti a piedi all’alba e graziati dal maltempo, che, per le poche ore necessarie, ha lasciato uno spiraglio di cielo azzurro e sole. Zingaretti li ha salutati con emozione: «Sono com-

mosso» ha detto prima di iniziare. quali emerge la sensibilità artistica «Non mi era mai successo di partedel pittore. Spinto a guardare e tracipare a qualcosa di così emoziosfigurare anche nei momenti dramnante e autentico». E ha celebrato matici, come quando una scheggia il momento scattando un «selfie» di metallo colpisce la gamba di un con il pubblico alle spalle. compagno: «Non posso fare a meSeduto su uno sgabello, sul piccolo no di osservare, affascinato, la scia palco allestito tra le montagne, Zinscarlatta che accompagna per un garetti ha letto un testo po’ il suo procedere». che inizia come «una feZingaretti svolge il racsta» e si chiude su un FOTO RICORDO conto con tono misuraorizzonte «cupo e limacto,a volte sfumando nelUn selfie davanti la malinconia. Segue cioso». Il soldato Giorelal migliaio li parte in mezzo a una con intelligenza la stofolla esultante, tra grida ria di Giorelli: un’avvendi spettatori di «Viva la guerra!» e «Satura dello sguardo che, saliti a 2.300 metri voia!». La prima parte calata negli orrori del del racconto è dedicata fronte, perde a poco a all’addestramento a Bopoco la capacità di oslogna, narrato con un tono ironico servare con distacco. «Io andrei, e che Zingaretti sottolinea. Le «freandrò, volentierissimo al fronte, quenti e soporifere riunioni», il connon fosse altro che per vedere» scrisiglio di un tenente su come opporve lasciando l’addestramento. «E si alle mitragliatrici nemiche: «Facivarrebbe la pena di morire, dopo aver visto». te ’a faccia feroce». L’attore accomSull’Isonzo il tono si fa più drampagna il militare nelle sue passegmatico. Tra sibili di proiettili e scopgiate solitarie sulle colline, ricche pi continui e vicinissimi, i pensieri di descrizioni del paesaggio dalle

«si rattrappiscono». Ma le giornate ancora sono limpide, la natura descritta con parole calde: «Rocce a denti s’innalzano candide su praterie immense». Si crea un’atmosfera di sospensione, come se la guerra fosse una lunga attesa, «lo scialbo ripetersi di atti che nemmeno l’estrema pericolosità riesce a rendere meno tediosi». Con pochi gesti, Zingaretti accompagna le desolate constatazioni dell’autore: parole come eroismo suonano vuote, in questa lotta «fatta di noia, colpi e fucilate a lunghi intervalli». Ma nella parte conclusiva, scritta a Plava dove Giorelli morirà, non c’è più allegria né noia. La voce dell’attore si fa cattiva, rabbia e tristezza investono il pubblico: i «due grandi motori della guerra, la coercizione e l’alcol», spingono i soldati a una «immane carneficina». L’Isonzo ora è «lugubre, giallo e puzzolente», ogni descrizione è superflua. La vita è giunta al suo confine, e Zingaretti chiude tra molti applausi. Nicola Rocchi

Argentero «Così divento un agente segreto» In «Ragion di Stato», miniserie di Marco Pontecorvo per Rai1. Al cinema sarà il fratello di Bova ■ Dal Grande Fratello alla «Ragion di Stato», intesa come la miniserie Rai, realizzata da Cattleya, che lo vedrà nei panni di un agente segreto (e che avrà, comunque, un risvolto sentimentale). Ne ha fatta di strada Luca Argentero - con laurea in Economia in tasca e lanciato, appunto, dal «Gf» - che a 36 anni in qualche modo intona il «de profundis» dei reality show, da cui pure tutto ebbe inizio. «Ho appena terminato le riprese di un film con Edoardo Leo; "Fratelli unici" di Alessio Maria Federici, con Raoul Bova, uscirà a ottobre; e presto mi vedrete anche nelle vesti di un agente segreto in "Ra-

L’attore e produttore Luca Argentero

gion di Stato" di Marco Pontecorvo, una Homeland "de noantri"» scherza, raccontando i suoi progetti, l’attore torinese. «Quello di Pontecorvo - spiega - sarà un action movie sul traffico di armi illegale e sui servizisegreti, anche se alla fine si tratta di una storia d’amore». Non risparmia dettagli neppure sul lungometraggio con Leo: «Racconta la storia di quattro personaggi bizzarri che a 40 anni, quando tutto va loro male, decidono di aprire un agriturismo. Il primo giorno di attività, tuttavia,arriva la richiesta di pizzo da partedi un mafioso, cheperò viene sopraffatto dai quattro ragazzi e sequestrato in

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cantina. È la storia di una piccola lotta contro la mafia». Sulla differenza tra reality e talent, forse complice la sua storia televisiva che lo ha visto passare dal «Gf» ad «Amici» di Maria De Filippi in veste di giurato, Argentero risponde: «I reality ormai hanno perso potenza comunicativa: undici anni fa, quando l’ho fatto io, ce n’era uno solo, ora invece è il tempo dei talent show, che sono la forma contemporanea di festival». E comunque «la televisione è uno strumento obsoleto, per molti ragazzi è diventato solo un elettrodomestico. A parte"Amici" il sabato sera, molti preferi-

■ Al termine dello spettacolo, Luca Zingaretti è stato sommerso da una folla entusiasta: molte, soprattutto, le ammiratrici in cerca di autografi e fotografie con il popolare interprete del commissario Montalbano televisivo. Tra il pubblico anche Dario Malini, l’autore del libro sulle lettere di Walter Giorelli da cui la lettura è scaturita, colpito e commosso. Zingaretti, gentile con tutti, alla fine ha ribadito la forte emozione provata durante la sua esibizione. «Qui hanno combattuto e sono morti tanti giovani, ci sono ancora le tracce delle trincee. Tutto questo si sente; inoltre ho avvertito un eccezionale senso di affratellamento tra il pubblico e me. Dal punto di vista professionale e umano è stata un’esperienza straordinaria, tanto che sono ancora un po’ scosso». Per l’attore romano è stato un ritorno in Val Camonica, dove veniva a sciare da bambino: «Mi ci portava mia madre in settimana bianca: ricordo che non c’era traccia di file allo skylift. Si sciava in pochissimi, era meraviglioso. Adesso ho voglia di tornarci, perché l’ho trovata straordinariamente bella, una grande riscoperta». Scrive Giorelli nel testo letto da Zingaretti: «Siamo senza risorse spirituali, prosciugata la nostra gioventù allegra e chiassosa». Il dolore non ha età, commenta l’attore parlando del testo che ha affrontato: «L’orrore è sempre lo stesso, analoga la reazione dell’animo umano in questi casi. Io ho cercato di riprodurla, interpretandola. Non dimentichiamo che questi soldati erano giovanissimi: immagino le loro reazioni di fronte alla tensione, agli orrori della Prima guerra mondiale. A un certo punto mi è venuto da evocare una sorta di crollo nervoso. Credo che fosse proprio ciò che accadeva, l’incapacità di assorbire tutte quelle atrocità». Nonostante la durezza dell’esperienza, nel periodo in cui è inviato al corso allievi ufficiali a Cividale (aprile-luglio 1916) Walter Giorelli sente comunque «il bisogno di tornare al fronte». «All’epoca osserva Zingaretti - c’era una percezione della guerra e del proprio dovere completamente diversa rispetto a oggi. Sicuramente lui, per resistere all’orrore, ha fatto uso di una buona dose di ironia e di astrazione. Credo fosse un meccanismo di difesa». n. r.

scono internet». Quanto a Le Iene, «ero arrivato in una fase di transizione. Io tendo a fare quel che mi piace: la mia è stata un’incursione. Il programma - sottolinea - mi piaceva e mi piace ancora». Impegnato anche nella produzione cinematografica, oltre che televisiva e web (ha da poco inaugurato una piattaforma digitale per la visione legale di film in streaming, Megatube), Argentero conosce le difficoltà del settore: «Un produttoreamico mi ha detto che tempo fa con un progetto giusto finanziava cinque film sbagliati, ora il rapporto si è invertito. E così si punta su storie fotocopia. In Francia sottolinea ancora - le sale sono piene e c’è molta più tutela delle opere nazionali. In Italia tocca combattere. Una volta mi hanno chiesto dei soldi per distribuire un film che avevo prodotto...».


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