Arte e Luoghi | ottobre 2022

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orfeo e le sirene

I cicli pittorici del Trecento negli otto edifici di culto sono entrati a far parte dei siti Unesco

Nel Museo dell’Arte Salvata, all’interno del Museo Nazionale Romano, fino al 15 ottobre

anno 173 numero 10 ottobre 202 2

Anno XVII - n 10 ottobre 2022 -

pAdovA urbe pictA

Artemisio GiAn mAriA volonté

il menhir teofilo di mArtAno

In occasione dei 130 anni dalla fondazione, al via la nuova stagione dello storico teatro di Velletri

Alto quattro metri, fa parte del tessuto urbano e si integra tra gli edifici, quasi mimetizzandosi


primo piano

le novità della casa

IL RAGGIO VERDE EDIZIONI

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ilraggioverdesrl.it


EDITORIALE

Andy Warhol, Untitled (Flowers), ca. 1983-85, Serigrafia su seta, 101.6 x 88.9 cm, Collezione Privata

Proprietà editoriale Il Raggio Verde S.r.l. Direttore responsabile Antonietta Fulvio

II fiori di Andy Warhol per la copertina del mese di ottobre, che vedrà una grande mostra a Milano dedicata al re della pop art americana, e per una speranza di pace. “Mettete dei fiori nei vostri cannoni perché non vogliamo mai nel cielo molecole malate, ma note musicali che formano gli accordi per una ballata di pace, di pace, di pace…” sono parole del brano de I Giganti, cantato a Sanremo nel 1967. Mettete dei fiori nei vostri cannoni fu uno degli slogan degli anni Settanta che ci ricorda l’attivismo pacifista ai tempi della guerra in Vietnam, uno slogan che risuona ancor oggi più che mai attuale, la guerra irrazionale in Ucraina continua e fa tremare l’idea che si possa arrivare ad un punto di non ritorno che ci vedrebbe tutti, ma proprio tutti sconfitti...e allora cosa si può fare? mentre i potenti della terra cercheranno di dialogare, o almeno lo speriamo con tutte le nostre forze, continuiamo a raccontare quanta bellezza ci circonda, quanto possa essere importante fruire dell’arte e della musica, assistere ad uno spettacolo di teatro dal vivo o semplicemente ammirare uno dei tanti capolavori come gli affreschi nella Cappella Scrovegni a Padova dove Giotto dipinse il primo bacio nella storia dell’arte...e torniamo sempre all’amore che è la forza più rivoluzionaria e prorompente che ci sia, che ci rende umani anche se ce lo dimentichiamo con la stessa facilità con cui ormai si gettano missili e si distruggono ponti invece di costruirli. E tutto questo mentre il pianeta grida aiuto e anziché fermare l’inquinamento si sprigionano a iosa gas e combustibili... Ringrazio la squadra di Arte e Luoghi che crede in questo progetto di condivisione della bellezza e delle buone notizie, quelle che trovano spazi sempre più striminziti, fagocitati dalla triste e drammatica cronaca quotidiana. L’invito è di sfogliare la rivista e soffermarvi a leggerci, troverete forse qualcosa che per un momento vi farà credere ancora che c’è tanto di bello e di buono da vivere e da vedere, basta solo allenare lo sguardo e non perdere di vista i veri valori perché la vita è sacra ad ogni latitudine e per tutti. Buona lettura! (an.fu.)

SOMMARIO

progetto grafico Pierpaolo Gaballo impaginazione effegraphic

luoghi|eventi| itinerari: Girovagando | il menhir teofilo di martano 12 padova urbs picta 24 itinerArte 53 | Arte: Andy Warhol 4|orfeo e le sirene al museo nazionale romano 40 | francesca mele 62

Redazione Antonietta Fulvio, Sara Di Caprio, Mario Cazzato, Nico Maggi, Giusy Petracca, Raffaele Polo

Hanno collaborato a questo numero: Lucia Accoto, Mario Cazzato, Sara Di Caprio, Dario Ferreri, Sara Foti Sciavaliere, Raffaele Polo

interventi letterari|luoghi del mistero: salento segreto 58 teatro|danza|moda Artemisio Gian maria volontè il teatro di velletri 16 musica |spoleto Jazz festival 20 | santa cecilia sbarca su spotify 22

Redazione: via del Luppolo, 6 - 73100 Lecce e-mail: info@arteeluoghi.it www.arteeluoghi.it

Iscritto al n 905 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 29-09-2005. La redazione non risponde del contenuto degli articoli e delle inserzioni e declina ogni responsabilità per le opinioni dei singoli articolisti e per le inserzioni trasmesse da terzi, essendo responsabili essi stessi del contenuto dei propri articoli e inserzioni. Si riserva inoltre di rifiutare insindacabilmente qualsiasi testo, qualsiasi foto e qualsiasi inserzioni. L’invio di qualsiasi tipo di materiale ne implica l’autorizzazione alla pubblicazione. Foto e scritti anche se pubblicati non si restituiscono. La collaborazione sotto qualsiasi forma è gratuita. I dati personali inviateci saranno utilizzati per esclusivo uso archivio e resteranno riservati come previsto dalla Legge 675/96. I diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati. Non è consentita la riproduzione, anche se parziale, di testi, documenti e fotografie senza autorizzazione.

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Numero 10 anno XVII - ottobre 2022


Andy WArhol lA pubblicità dellA formA Antonietta Fulvio

Dal 22 ottobre al 26 marzo 2023 la Fabbrica del Vapore a Milano ospita la mostra dedicata al protagonista della pop art americana curata da Achille Bonito Oliva con Edoardo Falcioni

Ogni cosa ripete se stessa. È stupefacente che tutti siano convinti che ogni cosa sia nuova, quando in realtà altro non è se non una ripetizione. Andy Warhol

L

a citazione di Andy Wharol sembra suonare più che mai veritiera e inconfutabile. Tutto sembra essere destinato a ripetersi contro ogni logica. Da mesi assistiamo ad un irragionevole conflitto - perché le guerre non sono mai ragionevoli - e gli eventi del passato non sembrano scalfire la memoria che nel nostro paese come pure nella stessa Euro-

pa sembra essere sintonizzata sul breve termine. E auspicando un cambio di rotta lo stesso pianeta con i cambiamenti climatici in atto e gli eventi avversi che ne conseguono sta lanciando moniti ahimè inascoltati - ci apprestiamo a raccontarvi della mostra Andy Warhol. La pubblicità della forma con oltre trecento opere che sarà allestita dal 22 ottobre 2022 sino al 26

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Andy Warhol, Marilyn, 1967, Serigrafia su carta, 189 / 250, 91.4 x 91.4 cm, Collezione Eugenio Falcioni

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Andy Warhol, Souper Dress, 1963, Serigrafia su cellulosa, Collezione Privata

marzo 2023 a Milano nella Fabbrica del Vapore. Articolata in sette aree tematiche e tredici sezioni, l’evento espositivo sarà una vera e propria immersione nella produzione artistica di Wharol, dagli inizi negli anni Cinquanta come illustratore commerciale sino all’ultimo decennio di attività negli anni Ottanta connotato dal rapporto con il sacro. Curata da Achille Bonito Oliva con Edoardo Falcioni per Art Motors la mostra sarà allestita nelle sale della Fabbrica del Vapore dove troveranno posto dagli oggetti simboli del consumismo di massa, ai ritratti dello star system degli anni ’60; dalla serie Ladies & Gentlemen degli anni ’70 dedicata alle drag queen, i travestiti, simbolo di emarginazione per eccellenza e considerati alla pari di star come Marilyn, sino agli anni ’80 in cui diviene predominante il rapporto col sacro: cattolico praticante, ne era stato in realtà pervaso per tutta la vita. Esposte una ventina di tele, una cinquantina di opere uniche come serigrafie su seta, cotone,

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Andy Warhol, Campbell’s Soup (Tomato), 1968, Serigrafia su carta, 58/250, 88.9 x 58.4 cm, Collezione Privata, Monaco. Brillo Box Dress, 1964, Serigrafia su tessuto, Collezione Privata

carta, oltre a disegni, fotografie, dischi originali, T-shirt, il computer Commodore Amiga 2000 con le sue illustrazioni digitali, la BMW Art Car dipinta da Warhol, la ricostruzione fedele della prima Factory e una parte multimediale con proiezioni di film da vedere con gli occhialini tridimensionali. Un percorso affascinante per riscoprire un artista ancor oggi attualissimo e amato da un pubblico trasversale. Le sue icone, i personaggi, i suoi soggetti sono riprodotti ovunque, in tutto il mondo, su vestiti, matite, posters, piatti, zaini. Un rivoluzionario della cultura dell’immagine. Ha anticipato i social network e la globalizzazione degli anni Duemila, ha cambiato per sempre la storia dell’arte. “Warhol – afferma Bonito Oliva – è il Raffaello della società di massa americana che dà superficie ad ogni profondità dell'immagine rendendola in tal modo immediatamente fruibile, pronta al consumo come ogni prodotto che affolla il

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nostro vivere quotidiano. In tal modo sviluppa un'inedita classicità nella sua trasformazione estetica. Così la pubblicità della forma crea l'epifania, cioè l'apparizione, dell'immagine”. Quasi in contemporanea, è stata inaugurata al Centro Culturale Altinate/San Gaetano, (via Altinate, 71) a Padova il 29 settembre la mostra Andy Warhol: icona pop, visitabile fino al 29 gennaio 2023. Curata da Simona Occioni in collaborazione con l'Assessorato alla cultura del Comune di Padova e la Fondazione Mazzoleni. Il percorso espositivo a cura di Daniel Buso ed Elena Zannoni presenta 150 opere tra disegni, foto, incisioni, sculture e serigrafie. Eventi che confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’attenzione a 35 anni dalla morte, verso Andy Warhol l’artista che ha trasformato in arte gli oggetti di vita quotidiana e che ha saputo rinnovare la storia dell’arte del Novecento, cimentandosi in diversi ambiti quali moda,


Ads Rebel Without A Cause, 1985, Serigrafia su Lenox Museum Board, Unique Trial Proof, 96.5 x 96.5 cm, Collezione Privata

musica e imprenditoria. Nato a Pittsburgh nel 1928, Andrew Warhola, dopo la laurea nel 1949 si trasferisce a New York, trasforma il proprio nome di origine slovacca in Warhol e nei primi anni ’60 è un giovane pubblicitario di successo, che lavora per riviste come New Yorker, Vogue e Glamour. L’intuizione che lo renderà celebre e ricco è quella di ripetere una immagine più e più volte, in modo da farla entrare per sempre nella mente del pubblico. Thirty Are Bet-

ter Than One, la sua prima Monna Lisa ripetuta ben trenta volte, da celebre ed esclusiva opera d’arte, viene trasformata in una opera di tutti e per tutti, trasformando il linguaggio della pubblicità in arte. In Green Coca-Cola Bottles – scrive Falcioni nel suo testo per il catalogo – comprendiamo immediatamente che per l’artista è proprio la quantità a prevalere sull’originalità del soggetto raffigurato: è infatti ripetendo la stessa immagine che egli riesce a portare e mettere in scena il panora-

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Michael Douglas, Yoko Ono, Andy Warhol e Jann Wenner, ca. 1980, Stampa in gelatina d’argento, 20 x 25.1 cm, Collezione Privata

ma consumistico nel mondo dell’arte: compito dell’artista non è più creare, ma riprodurre”. E la riproduzione avviene attraverso una speciale tecnica di serializzazione, con l’ausilio di un impianto serigrafico, che facilita la realizzazione delle opere e riduce notevolmente i tempi di produzione. La realizzazione seriale della stessa immagine, tratta dalla pubblicità o dalla cronaca, su grandi tele in versioni diverse giocando con l’alterazione dei colori svuota il significato originario e condensa il pensiero che l’arte deve essere consumata come qualsiasi altro prodotto. Nel

1962 con la tecnica serigrafica realizza la serie Campbell’s Soup Cans, composta da trentadue piccole tele di identiche dimensioni raffiguranti ciascuna gli iconici barattoli di zuppa Campbell’s, esposte nello stesso anno alla Ferus Gallery di Los Angeles. Lo stesso fa con i ritratti delle celebrità dell’epoca: Marilyn Monroe, Mao Zedong, Che Guevara, Michael Jackson, Elvis Presley, Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Marlon Brando, Liza Minnelli, Gianni e Marella Agnelli, le regine Elisabetta II del Regno Unito, Margherita II di Danimarca, Beatrice dei Paesi Bas-

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Andy Warhol’s Velvet Underground featuring Nico, 1970, LP originale autografato, Collezione Privata

si, l'imperatrice iraniana Farah Pahlavi, la principessa di Monaco Grace Kelly, la principessa del Galles Diana Spencer. Per queste personalità essere ritratte da Warhol diventa un imperativo a conferma del proprio status sociale. Emblematica la Gold Marilyn Monroe, conservata al MoMA di New York: una delle donne più affascinanti della storia moderna americana viene qui rappresentata su uno sfondo oro, esattamente come si trattasse di una tavola del Trecento raffigurante la Madonna. La critica però è ostile, considera i suoi lavori un oltraggio all’Espressionismo Astratto, allora dominante negli USA e non comprende l’originalità né il desiderio di Warhol di comunicare l’idea della ripetizione e dell’abbondanza del prodotto, in linea con la filosofia consumistica dell’epoca. «Il vero colpo di genio attraverso cui l’artista

riuscì a valorizzare definitivamente gli anni ’60 e le nuove forme di comunicazione di massa – leggiamo ancora nel testo di Falcioni – furono però le Brillo Box: si tratta di sculture identiche alle scatole di pagliette saponate Brillo in vendita nei supermercati. Queste vennero realizzate da una falegnameria e i bordi vennero serigrafati da Warhol e i suoi assistenti come le etichette originali. Saranno proprio queste opere a far scaturire in Arthur Danto, celebre filosofo ammaliato da queste creazioni, la sua concezione sulla filosofia dell’arte, che ruota attorno ad una domanda fondamentale: “che cos’è l’arte?”. Questo interrogativo lo porterà a ritenere queste scatole di legno delle vere e proprie opere d’arte, in forza della loro capacità di evocare e rappresentare alla perfezione un determinato contesto storico, in questo caso gli anni ‘60 assieme alle sue innumerevoli novità, di cui il

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Andy Warhol in Drag, 1981, Polaroid, 10.8 x 8.6 cm, Collezione Privata

pop artist può essere considerato senza dubbio il massimo interprete. L’evento che rese queste opere tra le più celebri dell’intera storia dell’arte fu la personale dell’artista presso la Stable Gallery di New York, tenutasi nel 1964: queste sculture furono disposte all’interno dello spazio espositivo tutte in fila e una sopra all’altra, proprio come se si trattasse di un supermercato piuttosto che di una galleria d’arte». Quando Leo Castelli visitò la mostra comprese l’originalità di Warhol e ricredendosi lo

arruolò nella sua scuderia. Iniziò l’ascesa e Warhol concepì The Factory, originariamente al 231 East 47th Street, una vera e propria fabbrica delle idee dove innumerevoli assistenti creavano a ritmo frenetico le sue opere in serie: quadri, film, cover musicali, sculture, copertine di riviste e molto altro. Nella Factory Warhol accoglie attori, musicisti, scrittori, tutto il mondo creativo newyorchese, creando i primi film come i The Velvet Uderground & Nico, per cui realizza anche la copertina

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del celebre LP. Nella Factory viene realizzato inoltre il magazine Interview con in copertina, per ciascun numero, il personaggio del momento. E sono prodotte altre celebri copertine per Time e Playboy. Molte altre Factory seguiranno in diverse parti della città, laboratori dei tantissimi progetti ideati senza sosta dal poliedrico artista che accoglie nella Factory la nuova generazione di artisti quali Basquiat, Haring, Scharf. Le ultime sperimentazioni iconiche come il celeberrimo Dollar Sign, emblema del rampantismo economico di quegli anni, vedono Warhol abbandonare l’uso della serigrafia per dedicarsi alla pittura pura, reinterpretando in chiave pop alcuni riferimenti artistici del passato. Un mese prima di morire a New York il 22 febbraio 1987 per gli esiti di un intervento chirurgico alla cistifellea, aveva presentato a Milano, Last Supper, ispirato all'Ultima Cena di Leonardo da Vinci e realizzato su commissione del gallerista Alexandre Iolas. Il critico Robert Rosemblum scriverà «Se le labbra di Marilyn o un barattolo di zuppa possono diventare le icone di una nuova religione, Warhol non ha mai come in Last Supper glorificato così tanto il culto delle immagini, sua grande, unica e originaria passione.»


Martano, reportage fotografico di Raffaele Polo

il menhir teofilo di mArtAno Raffaele Polo

Sono andato dal cardiologo, a Martano, per un esame di routine. Questo professionista ha lo studio in via del Teofilo e mi ha incuriosito questa denominazione che mi ha subito ricordato l'incipit del Vangelo di Luca, quando l'evangelista si rivolge ad un non meglio definito 'Teofilo' che è la letterale traduzione di 'amico di Dio' e può impersonificare un po' tutti i cristiani, gli uomini amati dal Signore, cui è rivolta la buona Novella, No, a Martano il Teofilo è uno splendido menhir che si eleva per oltre 4 metri di altezza (sono 4,70 metri e pare che sia uno dei più alti esistenti) e fa parte del paesaggio urbano contemporaneo, integrandosi perfettamente con gli edifici che lo circondano. Difatti, sfugge ad un'occhiata superficiale, quasi mimetizzato nei pressi di un muro, in un incro-

cio che vede l'alternarsi di tante auto frettolose. '”Da bambini giocavamo proprio attorno a lui, lo chiamavamo Santu Totaru e non sapevamo certo che fosse così antico. Gli anziani del paese ne parlavano come di un vecchio amico, testimone delle loro innumerevoli storie” mi dice il dottore. E non sa che, più di un secolo addietro, Cosimo De Giorgi lo descrive accuratamente il 29 giugno 1879 e narra di averlo visto da bambino, insieme agli altri quattro che fino alla metà dell'Ottocento erano presenti sul territorio di Martano. Triste, curiosa, misteriosa storia di tutti i menhir, destinati a scomparire per l'incuria e l'ignoranza umana ma sempre sorprendenti per il mistero che racchiudono in sé; a cosa servivano, quale era la loro funzione, perché venivano eretti? Adesso si dice, semplice-

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mente, che erano monumenti funebri. Ma, fino a qualche tempo fa, non si nascondevano le leggende legate ai tesori che n asconderebbero le loro fondamenta o che sarebbero indicati dalla loro predisposizione... Il monolite Teofilo è il più alto tra quelli pugliesi. Oggi, inglobato dalla espansione edilizia, si trova nello stesso sito, in un'aiuola fiorita, delimitata da un'esile ringhiera metallica. Leggermente rastremato alla sommità, ha una croce incisa e grandi tacche lungo gli spigoli. Doveva sorgere in aperta campagna e le sue dimensioni lo facevano vedere distintamente da grande lontananza: certamente utilizzato e riconvertito dal cristianesimo popolare, i segni che portava ne facevano un vessillo di cristianità e un punto di riferimento per semplici preghiere.

Risalente ad un periodo tra il IX e il VII secolo avanti Cristo, questo menhir viene comunemente denominato come 'La culonna' o 'lu chiofilu'. Per la presenza, nei pressi, di una cappella dedicata a Santa Lucia, è anche abbinato al nome della santa di Siracusa. Secondo una leggenda, si racconta che Martano abbia avuto origine dagli antenati di Minosse. Senza alcun dubbio, la cittadina subì il dominio dei greci e dei bizantini. Infatti, essi influenzarono fortemente usi e costumi locali, al punto da lasciare alcune tracce ancora oggi, per esempio nel dialetto. Il menhir, antico e imperturbabile, è ancora lì, a sovrastare la Storia e gli avvenimenti. Proprio come il Teofilo di San Luca, cui è dedicata tutta la Storia della nostra salvezza.

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Artemisio GiAn mAriA volonté lo storico teAtro di velletri Sara Di Caprio

In arrivo per la stagione teatrale Daniel Pennac, Giovanni Scifoni, Simone Cristicchi, Veronica Pivetti, Giampiero Ingrassia, Stefano Reali

VELLETRI. Nove spettacoli, dal 23 ottobre 2022 al 24 marzo 2023, per la nuova stagione teatrale del Teatro Artemisio Gian Maria Volonté realizzata in sinergia tra la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri e ATCL, Circuito multidisciplinare del Lazio sostenuto dal MIC Ministero della Cultura e dalla Regione Lazio con il patrocinio del Comune di Velletri e con la collaborazione della Fondazione De Cultura. Nove proposte d'eccellenza per i 130 anni di uno spazio teatrale, (situato a Velletri in Via Edmondo Fondi, 3) esempio di strenua sopravvivenza all’alternarsi delle vicende e alle chiusure dei teatri. Il Teatro Gian Maria Volonté fu inaugurato come Teatro Artemisio nel 1893, salvato da una prima chiusura da Eduardo De Filippo nel 1983, supportato dal Volonté

nei primi anni Novanta. Sopravvissuto a un destino da supermercato, nel 1992 fu sostenuto da Paolo Villaggio, Gianni Amelio, Giuliano Montaldo, Citto Maselli, Francesco Rosi, Umberto Eco, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassmann e dal 2012 è tornato operativo con il nome di Teatro Artemisio Gian Maria Volonté. «Abbiamo valutato con grande attenzione la scelta degli spettacoli, perché riteniamo sia fondamentale creare una solida fiducia nel pubblico, differenziando il genere delle proposte, ma garantendo sempre il piacere dell’esperienza conoscitiva che lo spettacolo dal vivo, sia drammatico che comico, sia teatrale che musicale porta con sé. - ha dichiarato il direttore artistico Giacomo Zito. Benedetta è la città che fonda un teatro! dice Edward Bond: siamo d’accordo con lui, perché cre-

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Stanno sparando alla nostra canzone foto di Renzo Daneluzzi Giovanni Scifoni, foto di Christian Gennari

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Paradiso Cristicchi , foto di Edoardo Scremin Zito, 38 giorni per cambiare vita, foto di Benedetta Folena

diamo profondamente nel teatro come spazio dentro il quale gli spettatori si riconoscono come comunità. E in questo frangente di crisi sociale ed economica foriero di cambiamenti significativi, garantire l’esistenza di un faro culturale quale può essere il Teatro Artemisio – G.M. Volonté è un atto di maturità civile che va difeso e incoraggiato, dando spazio sia a giovani talenti sia ad artisti dal consolidato successo». E perché sia una stagione di successo i presupposti non mancano visti i nomi dei protagonisti che saliranno sul palco: Daniel Pennac, Simone Cristicchi, Veronica Pivetti, Giampiero Ingrassia, Stefano Reali, Giovanni Scifoni, Antonello Avallone ed Elettra Zeppi, Chiara Di Stefano e molti altri. La nuova stagione partirà domenica 23

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Mia dolcissima Clara, foto di Arteidea

ottobre, alle ore 18.30, con Doctor Faust e la ricerca dell’eterna giovinezza, scritto e diretto da Stefano Reali. Interpreti Giampiero Ingrassia, Emy Bergamo e Mimmo Ruggiero. Venerdì 4 novembre, alle ore 21 sarà di scena Central Park West di Woody Allen con Antonello Avallone ed Elettra Zeppi, Flaminia Fegarotti, Claudio Morici, Maria Angelica Duccilli. Grande appuntamento domenica 27 novembre alle ore 18.30 con Daniel Pennac, Pako Ioffredo e Demi Licata che rappresenteranno Dal sogno alla realtà di Clara Bauer. L’ultimo spettacolo del 2022 sarà sabato 17 dicembre (ore 21) Mia dolcissima Clara, l’ultima notte di Robert Schumann, scritto e diretto da Giacomo Zito e interpretato dallo stesso Zito insieme a Chiara Di Stefano e Giordano Bonini. Il nuovo anno si aprirà sabato 7 gennaio 2023 alle ore 21.00 con lo spettacolo fuori abbonamento 38 giorni per cambiare vita, opera vincitrice del Premio Nazionale Teatrale Achille Campanile 2020, di Giuseppe della Misericordia, con Chiara Di Stefano e Giacomo Zito. Venerdì 27 gennaio alle ore 21.00 un’altra rappresentazione da non perdere con la black story musicale di Giovanna Gra, Stanno sparando sulla nostra canzone, interpretata da Veronica Pivetti insieme a Cristian Ruiz e Brian Boccuni e con le musiche di Alessandro Nidi. Domenica 26 febbraio (ore 18.30) sarà invece di scena Giovanni Scifoni, con il monologo Santo Piacere. Dio è contento quando godo per la

regia di Vincenzo Incenzo e con i balli di Anissa Bertacchinini. Doppia data nel mese successivo: domenica 12 marzo (ore 18.30) Agnese Fallongo, Tiziano Caputo e Adriano Evangelisti portano sul palco veliterno I Mezzalira. Panni sporti fritti in casa (di Agnese Fallongo) per la regia di Raffaele Latagliata. La chiusura di stagione è invece prevista per venerdì 24 marzo (ore 21.00) con Simone Cristicchi e il Paradiso – dalle tenebre alla luce scritto dallo stesso Cristicchi – che cura anche la regia - con Manfredi Rutelli e le musiche ancora di Simone Cristicchi e Valter Sivillotti. Prevendite su il Biglietto tel. 06 96142750 Via Eduardo De Filippo 99, Velletri (RM) aperto dal lunedì al sabato 8.30–13/16–19.45. Info e contatti: www.fondarc.it - www.atcllazio.it

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spoleto JAzz festivAl 2022 con tre GiovAni stAr dellA musicA

Al Teatro Caio Melisso - Spazio Carla Fendi, il 21 ottobre Matteo Mancuso, il 3 novembre Anthony Strong, il 18 novembre Jesùs Molina

SPOLETO. Spoleto Jazz 2022” punta sui giovani e per la terza edizione di concerto con Visioninmusica, con la direzione artistica di Silvia Alunni, programma tre imperdibili appuntamenti, tutti nel Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi, dal 21 ottobre al 18 novembre 2022. Si partirà venerdì 21 ottobre (ore 21), con il fenomenale chitarrista palermitano Matteo Mancuso, con il suo Trio. Acclamato dalla critica e osannato da musicisti di fama mondiale quali Steve Vai, Al Di Meola, Joe Bonamassa e Stef Burns, Mancuso si è rivelato un personaggio poliedrico che spazia dalla chitarra classica alla elettrica, sulla quale ha sviluppato una personale tecnica esecutiva interamente con le dita, che ne sottolinea l'originalità. Con Riccardo Oliva al basso e Gianluca Pellerito alla batteria, Mancuso metterà in mostra tutta la sua bravura, il suo talento e la sua abilità tecnica, muovendosi come sempre tra stili differenti: rock, fusion e blues elettrico. In repertorio presenterà cover a lui vicine ma anche brani originali e inediti del prossimo disco d’esordio in uscita entro la fine del 2022.

Giovedì 3 novembre (ore 21) sarà la volta del Caio Melisso Anthony Strong, pianista e cantante londinese, un “English gentleman” di altri tempi, dal fascino sobrio e dalla vocalità e stile inconfondibile. La passione degli inizi per Oscar Peterson, Bill Evans e Wynton Kelly lo ha condotto sulle orme di Frank Sinatra, Mel Tormé e Nat King Cole. Artista dallo swinging style impeccabile, è considerato la nuova superstar del mainstream jazz britannico. Anthony svolge dal 2012 un’intensissima attività live che lo ha portato a calcare i palchi più prestigiosi d’Europa. Si è esibito in 26 paesi di 4 continenti, in prestigiosi contesti come il Centro Cultural de Belém di Lisbona, il festival francese Jazz in Marciac, il Marina Bay Sands di Singapore e il Litchfield Festival negli Stati Uniti e ha suonato con artisti come Michael Bolton, Marti Pellow, Beverley Knight e Kyle Eastwood e in ogni importante canale televisivo inglese. Il Festival si concluderà venerdì 18 novembre (ore 21), con il colombiano Jesús Molina con il suo quartetto interpreterà un repertorio che spazia tra i brani di Chick Corea, John Coltrane e Dizzy Gillespie riproposti con suoi arran-

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Duomo di Spoleto e il Teatro Caio Melisso, foto Fausto Manasse by Pixabay

giamenti insieme a pezzi in cui si potrà apprezzare anche la sua voce da solista. Molina è un artista di jazz contemporaneo, ma con sonorità Jazz moderne e gospel, che mescola sapientemente. Nel 2016 Molina ha ricevuto il prestigioso Latin Grammy Cultural Foundation Awards ed è, a oggi, una delle stelle nascenti della scena jazz internazionale. Seppur giovanissimo ha condiviso il palco con alcuni dei più grandi musicisti del settore come Jordan Rudess, Noel Schajris, Marco Minnemann, Rudy Perez, Eric Marienthal, Gabriela Soto, Randy Brecker, Carlitos del puerto, Randy Waldman, Zedd, Jesus Adrian Romero, John Patitucci. A soli 26 anni l’artista ha firmato cinque album e 'Agape' è l’ultimo

lavoro pubblicato. I biglietti, al costo di 15 Euro intero e 12 Euro ridotto, con possibilità di abbonamento a 30 Euro, sono già in vendita sul circuito Vivaticket.

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sAntA ceciliA sbArcA su spotify

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La lista, disponibile gratuitamente fa parte della nuova serie di iniziative ideate dalla storica Accademia romana per avvicinare i giovani alla musica

a una chiacchierata con Sir Antonio Pappano, Direttore Musicale dell’Orchestra e del Coro dell’Accademia di Santa Cecilia è nata The Y Playlist (Young playlist) ovvero una lista di 12 brani ascoltabili gratuitamente su Spotify dedicati ai giovani per avvicinarli all’ascolto della musica. L’iniziativa digitale firmata dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia intende infatti avvicinare i giovani alla fruizione della musica, non solo classica. Ascoltando la playlist suggerita da Sir Antonio Pappano che ha elencato alcuni dei brani che ama e ascolta di più fin dalla sua giovinezza, trascorsa prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti. Non solo musica “classica”, ma un mix di compositori del passato e contemporanei, di gruppi rock e celebri crooner, di influenze europee e statunitensi, da Mozart e Richard Strauss (September dagli “Ultimi quattro Lieder”) ad altri più ricercati come Collier e Vaughan Williams. E che sorpresa ascoltare “September” degli Earth Wind and Fire, che riporta alla vitalità degli anni ’70: un brano ancora attuale spesso utilizzato come colonna sonora di reel e stories di Instagram, oppure Tony Bennett e Bill Evans che cantano “But beautiful” o, ancora, il primo movimento della Quinta Sinfonia di Beethoven – la sinfonia del “destino che bussa alla porta” – diretta da Carlos Kleiber. A proposito di questa iniziativa, il PresidenteSovrintendente di Santa Cecilia Michele dal-

l’Ongaro ha dichiarato: «Un modo per avvicinarsi alla grande musica si nasconde ovunque, compreso nel web, dove si può trovare la Playlist segreta di Antonio Pappano. Una maniera per conoscere attraverso i gusti, le esperienze e gli amori musicali di un grande direttore d’orchestra un pianeta di straordinaria ricchezza, tutta da esplorare con suoni e musiche che attraversano ambienti, generi ed epoche diverse. Con Antonio Pappano esplori le proposte che l’Accademia di Santa Cecilia può fare a un pubblico di tutte le età, purché disponibile a mettersi in gioco con le emozioni, con i sentimenti e con le idee della musica che parla al cuore ma anche, e soprattutto, al cervello». L'ascolto della musica dal vivo è un'esperienza carica di gioia e di bellezza, che dona sensazioni uniche per questo accanto alla lista, disponibile gratuitamente al link: https://bit.ly/theYPlaylist, a una nuova veste grafica e a una rinnovata presenza sui social, l’Accademia presenta quest’anno anche un abbonamento speciale riservato agli under 35. In collaborazione con la società Plural, Formula Y, è un abbonamento riservato esclusivamente agli Under 35 che consente di assistere in platea ai 28 concerti sinfonici del turno del venerdì alle ore 20.30, al costo di 280 euro anziché € 1.100 (solo 10 € a concerto). L’abbonamento è disponibile online su santacecilia.it e al botteghino dell’Auditorium Parco della Musica - Ennio Morricone di Roma.

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Padova, Cappella degli Scrovegni,, reportage fotografico di Sara Foti Sciavaliere

pAdovA urbs pictA. i GrAndi cicli pittorici pAtrimonio unesco Sara Foti Sciavaliere

“ Storie l’uomo e il territorio

Dal 2021 i cicli pittorici del Trecento, negli otto edifici di culto della città di Padova, sono entrati a far parte dei siti del Patrimonio mondiale

PADOVA: La “città dipinta” è la traduzione dell’espressione latina “urbs picta” usata per definire la città di Padova, che dal 2021, proprio per i suoi cicli di affreschi del XIV secolo, è entrata a far parte della Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Non un unico sito riconosciuto, ma un patrimonio diffuso nel centro storico della città, che si può ammirare in otto edifici: Cappella degli Scrovegni, Chiesa dei Ss. Filippo e Giacomo agli Eremitani, Palazzo della Ragione, Cappella della Reggia Carrarese, Battistero della Cattedrale, Basilica e convento del Santo, Oratorio di San Giorgio e Oratorio di San Michele.

una nuova era nella storia dell’arte, producendo un irreversibile cambio di direzione”. È con tali parole che il Comitato del World Heritage List ha sostenuto il riconoscimento di Padova e del suo patrimonio pittorico trecentesco nella Dichiarazione di Eccezionale Valore Universale. I cicli affrescati nella città veneta nel corso del XIV secolo, ad opera di diversi artisti a partire da Giotto, sono una straordinaria espressione di innovazione stilistica e tecnica per quanto riguarda la pittura ad affresco, che seppe dare una nuova immagine alla città e un nuovo corso alla produzione pittorica in Italia, tanto da costituire modello e ispiLe pitture padovane illustrano di fatto come razione per lo sviluppo della pittura del Rina“diversi artisti abbiano introdotto un nuovo scimento italiano. modo di vedere nel rappresentare il mondo, anticipando l’avvento della prospettiva rina- Gli artisti coinvolti in questo processo vivevascimentale. Queste innovazioni segnarono no il fermento culturale e scientifico della

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Storie l’uomo e il territorio


Padova, Cappella degli Scrovegni,, reportage fotografico di Sara Foti Sciavaliere

Storie l’uomo e il territorio

Padova di primo Trecento, riuscendo a dare forma artistica alle nuove idee in circolazione e perseguendo, allo stesso tempo, un costante scambio di competenze. I siti dell’Urbs Picta testimoniano quindi una maniera del tutto nuova di intendere la narrazione in pittura, con inedite prospettive spaziali influenzate dai progressi dell’ottica e una capacità, fino ad allora ignota, di rappresentare le figure umane in tutte le loro caratteristiche, comprese quelle emotive. Proviamo a fare una passeggiata alla scoperta di alcuni dei siti di Padova Urbs Picta, partendo dalla celebre Cappella degli Scrovegni. Intitolata a Santa Maria della Carità, si trova tra i ruderi dell’antica arena romana e in prossimità dei Musei Civici nell’ex Convento degli Eremitani. La cappella fu fatta erigere dal ricco banchiere padovano Enrico Scrovegni tra il 1303 e il 1305, come oratorio privato e mausoleo della famiglia. All’esterno si presenta una struttura dalle linee semplici e con i mattoni a vista, una trifora gotica decora la facciata, mentre sulla parete meridionale si aprono alte e strette vetrate che consentono un’ottima illuminazione naturale. Enrico Scrovegni affidò la decorazione degli interni a Giotto di Bondone, il quale si era già occupato degli affre-

schi di parte della Basilica del Santo e del Palazzo della Ragione. Gli affreschi della cappella -da considerarsi apice della maturità espressiva di Giotto, che segnarono “un punto di non ritorno per l’intera storia della pittura italiana” - propongono una sequenza di storie tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento: il programma iconografico fu affidato a uno dei religiosi dell’adiacente convento degli Eremitani e l’obiettivo era suscitare in chi entrava in quel luogo a meditare sul sacrificio di Cristo per la salvezza dell’umanità. La narrazione pittorica si svolge in trentotto riquadri disposti su tre registri lungo tre pareti. Le due fasce superiori degli affreschi sono consacrate a Maria, della quale si intende sottolineare l’importanza come vera intermediaria nei confronti del Figlio per raggiungere la Redenzione; di fatto, non è un caso che i due temi dell’Annunciazione - l’inizio della salvazione dei cristiani - e del Giudizio Universale - la fine dell’esperienza cristiana - siano posti l’uno di fronte all’altro. Lungo la fascia inferiore delle tre pareti corre un zoccolo di finto marmo che, lungo i fianchi della navata, incornicia le figure allegoriche monocrome delle sette Virtù (a destra, dando le spalle alla controfacciata) e dei sette Vizi (a sinistra), in posizione contrapposta.

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Storie l’uomo e il territorio

Padova, Cappella degli Scrovegni, reportage fotografico di Sara Foti Sciavaliere

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Giotto e i suoi affreschi saranno una novità anche per alcuni immagini che resteranno iconiche poiché fu il pioniere nella rappresentazione di determinati soggetti, e qui propongo un paio di esempi. Quello che può essere considerato il bacio più antico della storia dell’arte cristiana è inserito infatti proprio in una delle scene dipinte da Giotto: si tratta dell’ultima del ciclo di sei scene sulla vita dei genitori delle Vergine Maria, “L’incontro di Anna e Gioacchino alla Porta Aurea”, che mostra Anna, già in attesa di Maria, salutare il ritorno del marito con un tenero bacio sulle labbra. Allo stesso modo, la stella cometa, simbolo dell’Epifania, fu dipinta da Giotto per la prima volta nella Cappella degli Scrovegni, proprio nella scena dell’“Adorazione dei Magi” del ciclo delle Storie di Gesù: l’esegesi antica riconosceva nella stella il simbolo di un angelo quale manifestazione visibile dell’annuncio divino, e prima del XIV secolo in nessun dipinto della Natività o della venuta dei Magi compariva la stella cometa; sarà appunto Giotto il primo a inserirla con un atto rivoluzionario che mette da parte la tradizione medievale e diventando modello per artisti che lo seguirono. E pare che la cometa realisticamente dipinta da Giotto, il pittore l’avesse vista realmente attraversare i cieli nel 1301 e ne avesse tratto ispirazione, ossia la celebre cometa di Halley.

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Padova, Oratorio di San Giorgio, reportage fotografico di Sara Foti Sciavaliere

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Dalla Cappella degli Scrovegni, passando dalla vicina Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo agli Eremitani, raggiungeremo la Cittadella antoniana con la Basilica del Santo e l’oratorio di San Giorgio. Nella Basilica e nel convento di Sant’Antonio si conservano le prime testimonianze della presenza di Giotto a Padova, attivo nella Cappella della Madonna Mora e in quella delle Benedizioni e nella Sala del Capitolo, tra il 1302 e il 1303. Nella decorazione del convento si coglie come il maestro fiorentino pone le basi sulla prospettiva e nella resa degli spazi che troveranno una compiutezza in seguito nella Cappella degli Scrovegni. Nella Basilica però non troviamo solo Giotto, sono presenti i maggiori protagonisti della storia dell’affresco padovano del XIV secolo: Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona. Nell’antica Sala del Capitolo si conserva un ciclo di affreschi che, per quanto lacunoso, si impone tra le opere più significative prodotte a Padova nel primo Trecento, un programma iconografico in origine molto esteso e incentrato sulle Storie di San Francesco. Affianco alla Sala del convento antoniano, l’andito che collega il chiostro della Magnolia a

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Padova, Oratorio di San Giorgio, reportage fotografico di Sara Foti Sciavaliere

Storie l’uomo e il territorio

quello del Noviziato ospita sulle pareti altri due brani di affreschi ascrivibili alla mano di Giotto e della sua bottega con rappresentati il “Lignum Vitae Christi” e il “Lignum Viate Sancti Francisci”. A destra della piazza del Santo si nota un elegante edificio romanico in cotto, è l’Oratorio di San Giorgio. Fu fatto edificare dal marchese Raimondino dei Lupi di Soragna nel 1377 come cappella sepolcrale della famiglia. L’interno è riccamente decorato, seppure verso la fine del XVIII secolo fu trasformato in carcere, conservando però - per fortuna! - il ciclo di affreschi realizzato da Altichiero da Zavio e i suoi collaboratori. Le pitture, eseguite tra il 1379 e il 1384, illustrano varie scene del Vangelo: dietro l’altare è affrescata una “Crocifissione”, sovrastata dall’“Incoronazione di Maria” su un trono gotico con trame di delicati trafori; di fronte, in controfacciata, sono affrescati l’“Annunciazione” e quattro episodi della vita di Gesù. Sulla parete orientale troviamo le Storie di San Giorgio e sulla parete occidentale quelle di Santa Caterina d’Alessandria (sul registro superiore) e di Santa Lucia nella fascia inferiore. Come già per le opere di Giotto, le soluzioni prospettiche e l’aderenza al dato reale, oltre alla qualità delle pitture, fanno di questo ciclo un capolavoro innovativo, antesignano delle ricerche spaziali quattrocentesche.

della Ragione che sorge al centro di un articolato complesso di edifici comunali del primo Duecento, a cavallo tra Piazza delle Erbe e Piazza della Frutta, dove da sempre ha luogo il mercato. Il Palazzo della Ragione è stato per molti secoli la più grande sala pensile d’Europa, nota per la copertura a carena di nave rovesciata. La decorazione del ciclo sulle pareti era stata affidata a Giotto, intorno al 1317-18, che vi dipinse temi astrologici. In seguito all’incendio che investì l’edificio nel febbraio del 1420, la sala fu ridipinta con una grande ciclo dedicato all’astrologia giudiziaria , per rimanere in tema con l’attività di amministrazione della giustizia che si esercitava nella stessa sala e riprendendo la tematica giottesca. Non distante, sull’omonima piazza, si affaccia il Duomo e l’adiacente Battistero, ed è proprio quest’ultimo il sito presso il quale ci accingiamo a chiudere il nostro giro nella Padova Urbs Picta. Fu Fina Buzzaccarini, moglie di Francesco il Vecchio, a commissionare a Giusto de' Menabuoi i lavori al Battistero di Padova con l’intento di rendere questo luogo un mausoleo che fosse anche uno scrigno d’arte. Menabuoi impiegò tre anni per completare l’opera, tra il 1375 ed il 1378, con un ciclo pittorico dedicato all’Antico e Nuovo Testamento.

Quando si entra nel Battistero si è Lasciata la Cittadella antoniana, ci colti dalla sensazione di essere spostiamo alla volta del Palazzo abbracciati da un’ondata di colore.

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Padova, Battistero, reportage fotografico Sara Foti Sciavaliere

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Padova, Battistero, reportage fotografico Sara Foti Sciavaliere

Alzando lo sguardo sulla cupola, il Paradiso con il Cristo Pantocratore attorniato da schiere angeliche disposte in cerchi concentrici e la Madonna accompagnata da una doppia teoria di angeli e da una tripla di Santi, in un legame simbolico tra Cristo e l’umanità. Nell’ultima schiera sono rappresentati, tra gli altri, 37 santi venerati a Padova. Sono inoltre presenti episodi della vita di San Giovanni Battista a cui è dedicato il battistero. Sulla parete alle spalle dell’altare maggiore la rara raffigurazione quasi completa dei vari episodi dell’Apocalisse così come narrata negli scritti di San Giovanni, con una sola eccezio-

ne: la bestia con sette teste che emerge dal mare ha su ogni capo delle tiare papali, il copricapo del Pontefice… perché questa curiosa licenza pittorica? Ciò è un mistero! Dopo la Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto, il ciclo del Battistero è sicuramente il più significativo degli affreschi del Trecento a Padova, che hanno sancito la città veneta nella Lista del Patrimonio UNESCO.

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ricordAndo renAto centonze e lA suA Arte Raffaele Polo

Un ricordo dell’artista tratto da “L’Arte nel Salento Taccuino introduttivo”, edito da Il Raggio Verde

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i Renato Centonze hanno detto e scritto in tanti. C'è anche un interessante e aggiornato sito che ci consente di gustare le sue opere e notare, attraverso gli anni, quale sia stato il suo cammino evolutivo, prima della immatura scomparsa. Eppure, qualcosa manca, in questo peraltro completo 'curriculum' del bravo artista leccese. Per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, manca la sua verve, il suo pacato intercedere, il suo colloquiare colto e per nulla scontato. Manca il suo sguardo proteso a guardare oltre, manca la sua affascinante capacità di esemplificare ciò in cui credeva, con pochi tratti di colore. Ecco, siamo al nocciolo della produzione artistica di Renato Centonze che, più di ogni altro, si è sforzato di realizzare quello che dovrebbe essere il 'credo' di chi sposa totalmente il mondo dell'Arte, con tutti i suoi spesso incomprensibili e contraddittori aspetti. Centonze, insomma, sin dall'inizio, sin dal suo primo 'periodo' che qualcuno definisce 'figurativo', ha cercato di trasporre attraverso la pittura, per mezzo dei colori più che le forme, quello che era il 'suo' mondo, dove si mescolavano piacevolmente ricordi, musiche e pensieri, frammisti a un messaggio decisamente positivo per tutto quello che ci circon-

da e che trascuriamo, con eterna ed effimera superficialità. Renato ci parla attraverso le sue tele, i suoi disegni, le sue composizioni che apparentemente mutano stile e appartenenza, ma sono sempre improntate ad una comunicazione intimistica e rivelatrice di un animo sensibile e impegnato. I sogni, per Renato, sono dei messaggi. E lui è pronto a trasporli sulla superficie bianca di una tela. I suoni, per lui, hanno una valenza immortale e un profondo significato. E lui è attento a registrarli sulla tela. Immagini e forme che vanno studiate, approfondite e che ci aprono insperate e sorprendenti constatazioni che rischiano di rispondere alle nostre più difficili domande. Renato, del resto, era proprio così: parlava più con lo sguardo e con le pause che con le parole o le frasi in bella evidenza. E anche oggi, che ci restano le tante sue opere, ci ritroviamo a seguire il filo dei suoi pensieri, delle sue fantastiche elucubrazioni, osservando le opere del Maestro, dell'amico che non c'è più. Ma che, come tutti coloro che hanno colto il senso della memoria, continua a discorrere con noi. Serenamente.

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Renato Centonze, Il mare della mia pazienza, la pazienza del mio mare, 2006/2008, pittoscultura, foto di R. Puce

Ricordando Renato Centonze. Con una serata, martedì 11 ottobre 2022 alla Biblioteca Bernardini, a pochi giorni dalla ricorrenza del suo gentiliaco, amici, conoscenti, amanti dell'arte ci incontreremo all'ex Convitto Palmieri per ricordare un uomo e un artista che ha dato tanto al dibattito sull'arte e sui temi che a distanza di tanti anni sono ancora emergenza politica e sociale. Per più di 30 anni svolse la sua attività artistica a Lequile. Nel suo studio dove amava rifugiarsi per ore, creava le sue opere, leggeva, ascoltava musica, studiava, pianificava le sue intuizioni, riceveva artisti, critici d’arte, amici e compagni di strada. Con tutti amava confrontarsi con spirito dialogante e inclusivo. L’impegno civile e politico contro ogni forma di discriminazione e di ingiustizia contrassegna ed attraversa tutta la sua vita di cittadino e di artista. Per questo motivo abbiamo scelto dall'Archivio Centonze l'immagine di una serigrafia contenuta nella cartella intitolata «energie alternative» realizzata nel 1979 ricordando la sua adesione all’appello di intellettuali e artisti salentini «…per la pace e la vita contro la guerra nucleare». Era il 1984. La modernità del pensiero e la visione critic di Renato Centonze sono anco-

ra oggi a distanza di tanto tempo più che mai tristemente attuali. L'evento è organizzato dalla casa editrice Il Raggio Verde, l'associazione culturale Fondo Verri, la rivista Arte e Luoghi in collaborazione con l'Archivio Renato Centonze.

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Foto: Emanuele Antonio Minerva, Agnese Sbaffi - © Ministero della Cultura

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orfeo e le sirene Al museo nAzionAle romAno Sara Di Caprio

In mostra al Museo dell’Arte Salvata dal 18 settembre al 15 ottobre 2022

«Quando un’opera d’arte di così inestimabile valore torna nel suo territorio di origine è una grande conquista per tutti, non soltanto per il mondo dell’arte e dell’archeologia, ma per l’intero Paese che si riappropria di un tassello fondamentale delle sue origini e quindi della sua cultura» con queste parole Stéphane Verger, Direttore del Museo Nazionale Romano ha salutato il ritorno di

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Orfeo e delle sirene, il gruppo scultoreo rientrato in Italia dagli Stati Uniti grazie all’operazione “Orpheus” sviluppata a più riprese dalla Sezione Archeologia del Reparto Operativo TPC. «Siamo lieti di accogliere nel Museo dell’Arte Salvata, creato proprio per questo, il primo grande successo quale è il recupero dell’Orfeo e le Sirene dopo l’inaugurazione di questo spazio» - ha concluso la


Foto: Emanuele Antonio Minerva, Agnese Sbaffi - © Ministero della Cultura

stessa Verger. «Il ritorno di Orfeo e le Sirene è uno dei recuperi più importanti di sempre, nella storia dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e nella storia d’Italia. Alla bellezza della Legalità, aver ottenuto per via giudiziaria la restituzione del bene, fa da specchio la legalità della Bellezza, un’indagine messa al servizio di un reperto di impareggiabile valore artistico.» ha commentato il Gen. B. Roberto Riccardi, comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. «Un recupero straordinario di un capolavoro unico dell’arte greca del IV sec. a.C., scavato clandestinamente nel territorio di Taranto”, ha dichiarato Massimo Osanna, Direttore generale Musei, “ed è proprio al museo Marta di Taranto che tornerà.»

Come hanno documentato le indagini, le scultore furono trafugate negli anni ‘70 da un sito tarantino da alcuni tombaroli del posto, i quali li avevano ceduti ad un noto ricettatore locale, con contatti con la criminalità organizzata, che, a sua volta, li aveva ceduti ad un altro ricettatore, con contatti internazionali e titolare di una galleria d’arte in Svizzera. Qui restaurate furono poi acquistate dal The Paul Getty Museum di Malibu (Los Angeles U.S.A.) grazie all’intermediazione di un funzionario di una banca svizzera. Le informazioni condivise con l'Assistant District Attorney Matthew Bogdanos del District Attorney's Office di Manhattan (DAO) e la stretta collaborazione instaurata con quell’ufficio e con lo Homeland Security Investigations

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Foto: Emanuele Antonio Minerva, Agnese Sbaffi - © Ministero della Cultura

hanno consentito il sequestro del gruppo scultoreo dal valore inestimabile e il suo rimpatrio, per la restituzione al patrimonio culturale nazionale. Grazie al lavoro investigativo dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale con Orfeo e le Sirene sono tornati a casa

in questi giorni 142 oggetti recuperati negli Stati Uniti d’America e nei prossimi mesi ne rientreranno altri 58. Si tratta di un flusso importante di archeologia trafugata. Nello stesso filone ulteriori 201 reperti erano stati rimpatriati dagli USA a partire dallo scorso dicembre,

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una parte di essi costituisce l’esposizione con la quale il 15 giugno è stato aperto il Museo dell’Arte Salvata che dal 18 settembre al 15 ottobre 2022 esporrà lo straordinario gruppo scultoreo che tornerà nella sua terra d’origine ed entrerà a far parte della collezione permanente


del Museo Archeologico di Taranto (MArTA). Ma chi era Orfeo? Secondo il mito, il cantore capace di incantare con la sua voce anche Cerbero il cane infernale avrebbe sconfitto le Sirene durante il viaggio di ritorno degli Argonauti, nei pressi di un’isola della Sicilia o dell’Italia del Sud. La vittoria di Orfeo sulle Sirene rappresenta simbolicamente il trionfo dell’armonia musicale, un concetto chiave del pensiero filosofico e politico pitagorico, particolarmente diffuso nel-

le città della Magna Grecia. Il gruppo in terracotta, a grandezza quasi naturale, si data alla fine del IV secolo a.C. e «forse, adornava la tomba di un adepto ai misteri orfici, colui che, conducendo una vita in purezza, assicurava all’anima una sopravvivenza ultraterrena ha spiegato lo stesso Osanna. Le sirene, che guardano Orfeo, non sono come le immaginiamo oggi, ovvero donne con il corpo di pesce. Sono rappresentate come figure ibride di donna e di uccello, secondo l’iconogra-

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fia più antica, che verrà superata da quella a noi più familiare soltanto nel Medioevo. Il gruppo era originariamente dipinto, e possiamo ipotizzare che, grazie alla pittura, vi fosse un intenso gioco di sguardi tra le sculture, che costituiscono davvero un esemplare unico perché raramente una scena mitica come questa veniva rappresentata in terracotta, non abbiamo paralleli nel mondo antico».


l’AutobioGrAfiA visivA poeticA di JAnA brike Dario Ferreri

Un viaggio tra i luoghi e nonluoghi fisici ed emozionali dell'arte contemporanea

«Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso»

CURIOSAR(T)E

Albert Einstein

J

“Beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni” (Alda Merini)

ana Brike, classe 1980, è una artista pop surrealista lettone internazionalmente nota per le sue opere figurative dalla riconoscibile cifra artistica che illustrano soggetti e grande sensibilità femminili. Nata nel 1980 a Riga, in Lettonia, ha studiato pittura presso l'Accademia d'Arte della Lettonia, dove, nel 2005 ha conseguito il Master of

Arts . Il suo interesse principale è l'arte visiva con una forte narrativa e rappresentazione di figure femminili; utilizza principalmente la pittura ad olio su tela, ma ha anche esplorato altri media artistici quali il disegno, l'animazione, la scultura multimediale, l'installazione e l'arte digitale. Descrive il suo lavoro come "autobiografia

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Jana Brike, Sticky Little Song In Lily’s Head

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Jana Brike, Baby moth

visiva poetica" ed etichetta molte sue opere come “danza di trascendenza”: è la pittura il suo modo personale di fare trascendenza; i suoi dipinti non sono mai scuri, e solo poche cicatrici sono lì per indicare gli ultimi frammenti di lotta e dolore, ciò che resta sono, soprattutto, gioia silenziosa e splendente, grande luce e trascendenza che esitano dal catartico processo di dolore e rinascita, ed un

dialogo interiore con se stessi o con il mondo naturale, umano ed animale, che circonda i personaggi delle sue creazioni. Il suo gusto artistico ed universo di riferimento è faticosamente emerso dal sistema estetico piuttosto omologato di quando la Lettonia faceva ancora parte dell’Unione Sovietica; Jana Brike ha iniziato a dipingere in giovane età come mezzo per portare la bellezza

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Jana Brike, Gardener and the center of universe

nella sua vita: i corpi dalla pelle chiara, i miti, le fiabe ed il folklore, i merletti della nonna, le illustrazione di libri religiosi ed una natura nordica selvaggia e prepotente, sono gli input della sua riconoscibile cifra artistica. La sua prima produzione è incentrata sulle tematiche della “crescita” interna della psiche, per attingere poi a piene mani ai temi della femminilità, costante riferimento nelle opere dell’artista e della connessione con il proprio corpo e la sessualità, intesa quale

forza vitale, principio fondamentale, connesso alla sopravvivenza ed alla prosperità nel mondo fisico: una pulsione primordiale di scoperta del piacere che àncora alla terra, ma con un costante anelito alla trascendenza verso il cielo e l’immateriale che si traducono in un preciso simbolismo, nei suoi dipinti, di esseri volanti (uccelli, farfalle, api, ecc) che invadono il cielo ma sopra una solida, concreta ed amena terra. Nelle sue creazioni pittoriche è il corpo fem-

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Jana Brike, Wild darling

minile il protagonista, con i lividi, i graffi e le gioie della vita, ma è un corpo il cui possesso non è di altri all’infuori che della stessa protagonista dell’opera ed è un corpo che vive di personalità, emozioni ed esperienze intime; l’ambientazione quasi metafisica dei suoi lavori apre portali su mondi in cui il tem-

po scorre in modo diverso da quello in cui siamo abituati a vivere, permettendo di qualificare la sua arte anche nel solco del realismo magico contemporaneo. L'obiettivo principale dell'arte di Jana Brike è lo spazio interno e lo stato di un'anima umana: sebbene tragga ispirazione dalla propria

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Jana Brike, The Day When Time Stood Still

vita, il suo lavoro riflette sui temi universali del sogno, del desiderio, dell’amore, del dolore, e della vasta gamma di emozioni che la condizione umana offre, nonché la trascendenza di tutte, la crescita e la scoperta di sé. Il suo lavoro è esposto a livello internazionale sin dal 1996, quando era ancora una giovane adolescente, e da allora è stata ed è protagonista di numerose mostre personali

ed ha preso parte ad oltre 100 progetti e mostre collettive in tutto il mondo, dall'Europa all'America, dall'Australia all'Asia. Per seguirla sui social: https://itit.facebook.com/janabrikeart/ (oltre 35.000 followers); https://www.instagram.com/janabrike/?hl=it (oltre 156.000 followers); sito web http://jana-brike.squarespace.com/

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Accordi @dissacordi festival 2021, immagini d’archivio

I LUOGhI NELLA RETE

AspettAndo lA XIX edIzIone Fervono i preparativi della XIX edizione di accordi @ DISACCORDI il Festival Internazionale del Cortometraggio in programma a Napoli dal 7 al 13 novembre 2022. Si sono chiuse il 23 settembre le iscrizioni al l festival che ricordiamo è aperto ad autori maggiorenni di qualsiasi nazionalità con iscrizione gratuita che avranno prodotto e realizzato opere aderenti al tema consonanze e dissonanze dei nostri tempi .

I cortometraggi in gara dovranno essere stati realizzati a partire dal 1° gennaio 2019. Il Concorso è aperto a cortometraggi di fiction, di animazione, di video musicali e sperimentali, a documentari, a backstage/making of; le opere non devono superare la durata di 25 minuti (titoli inclusi); per i documentari è ammessa la durata massima di 35 minuti. Tutti i dettagli della manifestazione saranno aggiornati prossimamente sul sito: https://accordiedisaccordi.it .

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corpo di donnA. A firenze in mostra gli scatti di letizia battaglia Firenze, via San Gallo 191 crumbgalleryfi@gmail.com +39.347.368.1894 https://www.crumbgallery.com/

sensorAmA. lo sguardo, le cose, gli inganni fino al 30 ottobre 2022 MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro Via Sebastiano Satta 27 – 08100 Nuoro tel +39.0784.252110 Orario estivo: 10:00 – 20:00 (Lunedi chiuso), info@museoman.it

pittori di pompei 23 settembre 2022 - 19 marzo 2023 Museo Civico Archeologico, Bologna Museo Civico Archeologico Bologna, Via dell’Archiginnasio 2, Biglietti: intero € 14 | ridotto € 12 | scuole € 5 Info e prevendite: +39 02 91446110 . mondomostre.vivaticket.it ipittoridipompei.it

si combAttevA Qui! 1914-1918 sulle orme dellA GrAnde GuerrA. di Alessio frAnconi 30 Ottobre 2022 Teglio (So), Palazzo Besta www.museilombardia.cultura.gov.it 0342 781208

richArd Avedon: relAtionships 100 scatti per celebrare il grande fotografo Richard Avedon Milano, Palazzo Reale 22 settembre 2022 - 29 gennaio 2023,

GrAziA vArisco Lecce, Fondazione Biscozzi | Rimbaud piazzetta Baglivi 9 ottobre 2022 - 8 gennaio 2023 Apertura: tutti i pomeriggi, escluso il lunedì dalle ore 16.00 alle 19.00, la domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00. Biglietto d’ingresso: 5 euro (comprensivo anche di visita dell’esposizione permanente della Fondazione) Biglietto ridotto: 3 euro (comprensivo anche di visita dell’esposizione permanente della Fondazione) - per gruppi superiori alle 15 unità, minori di 18 anni, scolaresche (della primaria e delle secondarie), studenti di università, accademie d’arte e conservatori provvisti di tesserino, insegnanti tel. 0832 1994743 www.fondazionebiscozzirimbaud.it mArtA museo Archeologico nazionale Taranto, Corso Umberto n. 41 Tel. +39 099 4532112 www.museotaranto.beniculturali.it

i colori dellA serenissimA. pittura veneta del settecento in trentino 23 Ottobre 2022 Trento, Castello del Buonconsiglio www.buonconsiglio.it info@buonconsiglio.it T 0461233770

Al cinema solo il 17, 18 e vivere in Alto. uomini e montA19 gennaioGne 2022 il film dAi fotoGrAfi di mAGnum. da capa a steve mccurry diretto dal09robert regista Ottobre 2022 David Bickerstaff Val di Sole (Trento), Castello di Caldes Via al Castello 1 Caldes – TN distribuitoTel. 0461.492811 www.buonconsiglio.it da Adler Entertainment

sAntAfrikA di Sant’Era e Sabrina Poli fino al 4 ottobre 2022 Radio Trastevere Gallery - Roma Via Natale del Grande 21

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collection 150 fotografie della collezione bachelot a cura di Sam Stourdzé 7 ottobre 2022 -15 gennaio 2023 Roma, Accademia di Francia Villa Medici Viale della Trinità dei Monti, 1 sebAstião sAlGAdo Altre Americhe fino al 2 novembre 2022 Castello Aragonese di Otranto Tutti i giorni dalle 10 alle 24 Intero 12 Euro, Ridotto 9 Euro, Scolaresche 3 Euro. Gratuito (minori fino a 6 anni, guide turistiche con patentino con gruppo, e disabili e un accompagnatore) Info 0836 212745

mara fabbro Alberto pasqual i custodi dellA mAteriA 1° ottobre – 6 novembre 2022 Castello del Monferrato, Casale Monferrato (AL) Castello del Monferrato P.zza Castello, Casale Monferrato (Al) Tel. 0142 444329 Ingresso: gratuito Orari apertura Sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00

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fondo frAncA vAleri Milano, Accademia dei Filodrammatici (via Filodrammatici 1) Tel. 02 86460849 http://fondovaleri.accademiadeifilodrammatici.it


IL PROFUMO DEL GELO IL NUOVO ROMANzO DI LORETA FAILONI

LORETA FAILONI Il profumo del gelo Curcu & Genovese Ass. 2022 p.173 €16,00 ISBN 9788868762926

Come si fa a lasciare andare via chi si ama? Come si può pensare di sopravvivere all’assenza di chi ci ha donato la vita? Quando il tempo inesorabile recide il filo e ci pone davanti al dolore lacerante della perdita della “madre”, ci si ritrova sempre impreparati e il disorientamento è totale. E ci si appiglia disperatamente ai ricordi, ma non bastano e diventa quasi naturale continuare quel dialogo interrotto, ridotto ormai a folle (?) monologo, abitare i luoghi che sono stati condivisi. Girovagare nelle stanze dove siamo stati felici senza rendercene conto il più delle volte diventa l’unica via che ci si apre alla sopravvivenza. Anche il contatto fisico con le cose diventa un modo per alimentare il nostro bisogno di riempire il vuoto incolmabile dell’assenza. E persino il cimitero viene vissuto come luogo dove illusoriamente (?) continuare a tenere in vita il rapporto con chi non c’è più. E allora diventa quasi indispensabile scorgere, sebbene in lontananza, le luci di quel confine che nonostante tutto non è separazione tra i due mondi ma è semmai la sponda dove approdare per trovare ristoro al dolore. Come accade alla protagonista de “Il profumo del gelo - una casa sul confine dei ricordi ” il nuovo romanzo di Loreta Failoni edito da Curcu e Genovese. È una storia intima, che scava nel dolore interiore vagando nelle stanze della memoria e nutrendosi di ricordi. È la storia di Dafne, traduttrice, che ha scelto di vivere nella casa della sua infanzia ormai vuota ma non di ricordi, appunto. Una casa situata lungo la statale, gli scenari sono quelli del bellissimo e amato Trentino, osservatorio strategico di quel via vai silenzioso che popola i viali del cimitero. Un luogo che Dafne frequenta quotidianamente anche nelle insolite ore della sera e qui si imbatterà in due uomini, il primo, misterioso, che intravede fermo davanti alla cancellata, quasi come se non si ritenesse degno di entrare, e che di tanto in tanto lascia al cancello buste penzolanti contenenti foglie secche e fogli di poesia, il secondo è Diego, un medico, che l’aiuterà a ricomporre come un puzzle la storia della sua vita, a squarciare il buio che avvolge il mondo silenzioso del fratello Simone segnato profondamente dalla morte accidentale del padre, il notaio Ludovico Ruggero Lamberti, una figura ingombrante e autoritaria. Si dice che preparare il cibo è il primo vero gesto d’amore. In fondo è la madre a nutrire il proprio bambino, sin dal grembo e poi fuori. E prendersi cura dell’altro attraverso il cibo più che una dimostrazione di appartenenza è un fatto naturale. Spontaneo. Come il recupero di certi gesti, di certi sapori che danno consistenza al tempo e che leniscono l’anima. E a Dafne viene naturale sfogliare tra le pagine del ricettario di sua madre per rintracciare i suoi profumi che coincidono con quelli della sua infanzia. Ed

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è proprio lì, tra le righe di istruzioni, fra dosi e ingredienti, che la madre ha nascosto i suoi timori, le sue ansie, forse anche i sogni e gli incubi di una giovane donna. Paradossalmente tra una ricetta e l’altra impara a conoscere sua madre, a capire il senso di certi suoi comportamenti, l’atteggiamento protettivo, le lacrime silenziose che le rigavano il viso in risposta alle umiliazioni del padre... La trama è intensa, e sorprendente. Come le atmosfere innevate che rendono l’arrivo del Natale ancora più magico in certi luoghi. La narrazione con una prosa fluida e limpida, dal ritmo lento quando si sofferma su episodi del passato diventa incalzante, con una suspence quasi da thriller, che porterà Dafne alla risoluzione del mistero che avvolge la morte di suo padre. Ma in questo viaggio alla scoperta della verità, la protagonista incontrerà l’amore e riuscirà a vincere i suoi fantasmi. Una vera e propria colonna sonora sono i versi di alcuni brani di Francesco Guccini posti in esergo che aprono i capitoli del romanzo, 172 pagine che si leggono e si rileggono perché “Il profumo del gelo” è una storia in cui è possibile rintracciare qualcosa di noi perché tutti abbiamo avuto una “mamma nata in primavera” con cui continuiamo a parlare anche a costo di sembrare folli. Ma le mamme non muoiono mai o forse vale ciò che asseriva Demostene: «Nulla è più facile che illudersi. Perché l'uomo crede vero ciò che desidera.». Loreta Failoni ha iniziato scrivendo manuali di matematica per bambini editi da Mondadori e si occupa di libri, spettacoli e di cinema. Il suo romanzo d’esordio, “La bisettrice dell’anima”, che l’ha condotta in tutta Italia e negli USA, ha vinto molti premi tra cui il prestigioso Firenze per le culture di pace, dedicato a Tiziano Terzani. Ha pubblicato “La voce della paura”, “Vite nel kaos” scritto a quattro mani con Gabriele Biancardi. Nel 2021 ha coordinato la realizzazione del libro “No, non avere paura” al quale hanno aderito trentatré autori, scrittori, poeti e illustratori, il cui ricavato andrà al Centri antiviolenza di Trento. Antonietta Fulvio

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LUOGhI DEL SAPERE

#lAdevotAlettrice | le recensioni di luciA Accoto il romAnzo di luciA vAlcepinA

LUCIA VALCEPINA Il paradosso dell’ossigeno Dominioni Editore 2022 pp.96 €13,00 ISBN 9788898911639

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Trattenere le parole, schivando gli sguardi, rassicura chi che evita il confronto. Si tacitano gli stati d’animo. Pensi di essere al sicuro, di aver evitato una discussione che non regge bene le emozioni. Pensi anche di essere stato fortunato, addirittura bravo nell’aver zittito la coscienza che mette in luce quei punti talmente dolenti che sarebbe troppo affrontarli vis a vis. Ti convinci che il silenzio ti abbia protetto. Stupidaggini. Ciò che non hai detto ti viene a cercare. Ti tormenta il sonno e ti agita le giornate. Arriva sempre il tempo della resa dei conti e quel faccia a faccia non puoi più ripudiarlo. Ti tocca. Tanto vale, allora, essere schietti ed esprimere quello che si impasta con la ruggine per farlo uscire una volta per tutte. I silenzi sono fatti di tante idee, di tante convinzioni, di tanti pensieri, che scelgono la timidezza per compagna invece di abbracciarsi all’audacia. Meglio starsene buoni e non agitare troppo le acque, nei rovi ci si impiglia ugualmente anche se stai attento. Il confronto può portare allo scontro, certo. Ma vengono meno le difese, alla fine stremati si dice quello che si dovrebbe dire. Chiaramente. Ci si libera e si ha anche una prospettiva nuova. Un punto di vista diverso, l’altra parte della campana che ha suoni, voce e cuore. In Il paradosso dell’ossigeno di Lucia Valcepina finisci nei silenzi e nelle parole di due donne, Aphra e Giulia. Mamma e figlia non si conoscono bene, le distanze le hanno allontanate e le scelte hanno fatto il resto acuendo le incomprensioni. Aphra, ex attrice di teatro, ha indossato molte vite creando un disordine nelle poche certezze messe in piedi per sé e per la sua famiglia. Giulia, sua figlia, ha dovuto affrontare l’esistenza senza applicare fronzoli. È pratica ed elimina il superfluo dalla testa per concentrarsi sulla sostanza. Essere madre a sua volta la spinge a bruciare i propri sogni per incanalare quelli di un figlio. Le due donne, su un treno in sosta, saranno l’una gli occhi dell’altra, si parleranno scoperchiando pensieri messi sottovuoto da trotto tempo. Il romanzo apre il sipario dell’anima. La storia entra dritta nelle situazioni scomode, nelle decisioni rimandate, negli affetti inespressi. La narrazione è delicata, bella. Ha stile, la scrittrice. Il lettore segue il passo delle protagoniste senza fiatare, ogni suo fiato potrebbe spezzare il momento delle parole. Questo pensa il lettore che va avanti con gli occhi per seguire una storia che potrebbe appartenere a tutti.

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ANNA RITA MERICO Fenomenologia del silenzio Musicaos Editore 2022 pp. €25,00 ISBN 9791280202390

Dinanzi alla poesia ti senti inadeguato. Pensi, sbagliando, di non essere all’altezza dei versi che racchiudono tutto un mondo che si manifesta in poche righe. A volte, ti convinci di essere estraneo a quel modo di scrivere. Appartenere alla poesia non è da tutti. Essa non esclude nessuno e finire nelle sue parole significa anche tornare a casa, sentendo quello che si è perso nelle parti più strette della memoria. La poesia dona, accoglie ed induce alla pazienza. Sa aspettare essa stessa. Il risveglio emotivo può anche non arrivare subito, ma se in quelle rime c’è un significato forte, autentico, il lettore se ne ricorderà al momento giusto. Basta un dettaglio e il pensiero va agli scritti, alle poesie lette. La poesia serve. Ognuno troverà la sua causa e saprà sfruttarla al meglio anche nell’aggiustare i pensieri rendendoli delicati e belli. La poesia è uno stato d’animo. Puoi essere ogni cosa e il nulla assoluto. Evanescenza e sostanza, visione e pensieri, ombre e sentieri, tutto porta a qualcosa. La via la tracciano i versi, occorre leggere per sfarinare i messaggi. Fenomenologia del silenzio di Anna Rita Merico è un libro, sostanzioso, di poesie che si fanno strade, albe e fondali. Ci finisci dentro con la sorpresa negli occhi. Ti avvolgi nell’inchiostro e sogni. Diventi leggero e poi massa, cambi colore e incespichi nei labirinti di ciò che le poesie dicono all’istante. Attimi e linee di bellezza, di forza. Tracce di albe e assunti di memoria. Bello. Fenomenologia del silenzio è tanta roba. Lo stile è maturo, mai banale o ripetitivo. Nel libro sono contenute poesie che vanno dal 2004 al 2021, ma la bellezza si è posata su ognuna di esse. Chapeau, all’autrice.

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LUOGhI DEL SAPERE

#lAdevotAlettrice | le recensioni di luciA Accoto merico e lA fenomenoloGiA del silenzio


foto di Mario Cazzato

il simbolismo dellA conchiGliA dAll' Antichità Al bArocco Mario Cazzato

Passeggiando nel cuore antico tra vicoli e pagine di storia

Salento Segreto

La prima immagine di questa serie raffigura Afrodite, ora a Brindisi ma altro esemplare è al Marta di Taranto, con alle spalle, come fossero ali e secondo il mito proprio, due valve di conchiglia pecten o pettine. Questo tipo di conchiglia fu riscoperta in periodo umanistico e utilizzata nel campo della scultura e della architettura. C'è da osservare

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Particolari di conchiglia in Palazzo Baronale Castromediano, Palazzo Marrese Rollo, Duomo di San Cataldo, foto di Mario Cazzato

Salento Segreto

che in Terra d'Otranto e in periodo rinascimentale la conchiglia non fu utilizzata nel leccese bensì nel neretino, Copertino compresa, però fino ai primi decenni del Seicento. Fu riscoperta e utilizzata un secolo dopo da Mauro Manieri nelle sue numerose fabbriche sparse tra Lecce e Taranto.

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Castello di Copertino, foto di Lucio Maiorano

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Francesca Mele, Serenissima, 2020, olio e cartariso su juta

l’Arte di frAncescA mele AllA cAttedrAle di dresdA

L’artista salentina conclude in dicembre il tour di mostre in Germania ma è già a lavoro per completare il ciclo di tele per la Chiesa di Sant’Antonio a Carmiano. Per Natale la consegna della “Natività”

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isioni di architetture dal gusto onirico e simbolico che diventano metafore di mondi interiori: la pittura diventa materica e fluida al tempo stesso e racconta la complessa relazione dell’Uomo con la Natura e la spiritualità. Sta per concludersi il tour di mostre itineranti di Francesca Mele in Germania dove a Dresda il prossimo 5 ottobre l’artista inaugurerà la personale “Das ist (nicht) Veneding”, allestita nella Haus der Kathedrale - Katholische Akademie, che trae il titolo da una delle tele “Ceci n’est pas Venice” tra le visioni di architetture dal gusto onirico e simbolico che diventano metafore di mondi interiori. Le oltre cento opere che sono state presentate in Germania racchiudono la cifra stilistica di Francesca Mele, la sua ricerca estetica ed etica perché le sue opere non sono solo belle da vedere ma mettono in relazione l’Uomo con se stesso, la Natura e il Mondo intendendo con esso anche le architetture, le costruzioni che dalle cattedrali ai grattacieli da sempre diventano slancio verso il Cielo, l’Infinito. Le creazioni pittoriche di Francesca Mele hanno radici profonde nella storia della pittura italia-

na, in quel Rinascimento che rivive attraverso le figure femminili che lei riesce a riposizionare al centro della narrazione artistica intrisa di simboli e di figurazioni meravigliose. Meravigliosa come la sua abilità tecnica, la padronanza pittorica, l'utilizzo di materiali diversi a cominciare dal supporto pittorico che realizza cucendo tele di juta che incornicia o trattando tavole di pioppo. La genesi dell'opera inizia dalla scelta del supporto pittorico dove con maestria stende oli e carta riso giapponese lasciando fluire il pensiero che diventa segno e colore. L’arte pittorica di Francesca Mele ha conquistato il pubblico e la critica tedesca al punto da far prorogare (fino allo scorso maggio) i due precedenti eventi espositivi “L’invisibile della natura” a Rheine negli spazi del Gertrudenstif (14 novembre2021/23 gennaio 2022) e “Visioni e incantamenti” a Münster (7 dicembre 2021/28 febbraio 2022) dove nelle sale dell’Accademia Sociale Cattolica Franz Hitze Haus è stata presentata dal filosofo e teologo Elmar Salmann. Per l’occasione la prestigiosa casa editrice Aschendorff Verlag ha pubblicato il catalogo bilin-

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Un momento della presentazione dei bozzetti del ciclo di opere a Carmiano alla presenza del Sindaco e di don Riccardo, foto di Stefano Quarta

gue “Written in Water, Visioni e riflessi di solitudine” con i contributi critici del teologo e filosofo tedesco Elmar Salman e la prefazione di Christoph Hegge Vescovo ausiliare di Münster che ha spiegato il valore del progetto artistico da lui organizzato: «Written in Water, Visioni e riflessi di solitudine.’ – Il titolo di questo catalogo d’arte mira a far risuonare le dimensioni profonde, i regni “metafisici” della nostra percezione. Un dialogo tra uomo, architettura e natura che attraverso mezzi stilistici del Surrealismo e in parte del Cubismo mette in discussione l’esistenza dell’essere umano rispetto alla sua ragione significante e invita a partecipare visionariamente in solitudine alla formazione e alla conservazione del mondo e della creazione. Come membro della Commissione per la Scienza e la Cultura della Conferenza Episcopale Tedesca, è anche mia grande preoccupazione promuovere questo dialogo di ricerca interiore e di garanzia dello sviluppo umano – uno sguardo attento alle meraviglie

della creazione ed al potere creativo dell’essere umano che è orientato, per dirla con san Tommaso d’Aquino, verso ‘il pulchrum, il verum e il bonum’.» E dopo essere stata ospite della Katholische Akademie Schwerte (12 giugno/14 agosto 2022) suscitando grande ammirazione da parte del pubblico ancora un ultimo evento espositivo, come anticipato, a Dresda dove fino al prossimo 24 dicembre potranno essere ammirate le sue visioni oniriche che viaggiano oltre il tempo e lo spazio indagando pensieri e risvegliando emozioni sopite. Come ha già avuto modo di scrivere delle sue opere il filosofo e teologo Elmar Salmann: «È una pittura sul limitare di enigma e cifra, verso un segreto che soffia intorno a noi, ci assilla e ci lascia fuggire. Tuttavia non gli sfuggiamo.» Le tele di Francesca Mele catturano e incantano lo sguardo dell’osservatore e restano scolpite per sempre negli occhi di chi le guarda. Le opere presentate nella mostra "L'invisibile nella natura, spiega

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Francesca Mele Scritto sull’acqua, 2020 olio e volume, carta di riso e juta; in basso Rovine sull’acqua, 2017, tecnica mista olio su pioppo

lo stesso Salman, «Non è una natura reale, ma piuttosto sono nature morte che vogliono cogliere l‘essenza della natura, la sua indole o apparenza invisibile. L’essenziale non si vede – e appunto questo viene qui raffigurato, messo davanti ad occhi che vedono e non vedono, che stravedono per qualcosa che non comprendono.» E, intercettando la valenza simboliche delle opere racchiuse nel secondo ciclo pittorico, si legge ancora nel catalogo «Visioni ed incantamenti. Tra Venezia e New York come città apocalittiche. Come se l’essenza della civiltà fosse la città inabitabile e l’essenza della città la sua decomposizione. Le strade sono vuote, bagnate o sommerse da una luce abbagliante – con qualche incontro inatteso, epifanico, angelico: “Tutto può succedere”. L‘America come inferno o come miracolo... Cosa sentiamo? Forse un fascino e un brivido, uno smarrimento. Tanta geometria, tanta architettura impressionante ed impressionistica, tanta inafferrabilità, tanto vuoto che chiede una umanizzazione, forse vi prevale il terrore soave del sacro con alcune isole di conforto... Cosa pensiamo? Sembrano icone e segnature, riflessi e visioni di una grande solitudine, di un silenzio abissale, di una sfera del sacro che si sottrae e si impone nel medesimo momento. Le architetture sacre parlano, forse, di un Dio assente ed inquietante, eppure ci sono momenti di grande poeticità che ci dicono: “Si può sognare ovunque”, un quadro nel quale si riassumono molti tratti caratteristici della pittura di Francesca Mele.» Nata a Novoli, Francesca Mele vanta una carriera quarantennale e ha all’attivo cento trenta mostre in Italia e all’estero. Segnalata nel numero 57 del Cam, Catalogo di Arte edito da Editoriale Giorgio Mondadori Francesca Mele è presente in collezioni pubbliche e private: dal ritratto del beato Padre Spoletini collocato nella Chiesa di S. Francesco a Ripa a Trastevere, all’opera presente nella collezione del Musée De La Grande Loge De France a Parigi; dal ritratto del Conte Nickolaus Leopold III, inserito nella Galleria del Museo Wasserburg Anholt, all’opera “Le opere della Misericordia” donato a Papa Francesco incontrato in occasione della manifestazione “Il Papa incontra gli artisti del Concerto per i poveri” ed esposto nella sala del Concistoro a Città del Vaticano nel novembre 2019. Tra le collezioni pubbliche, di grande rilievo sono le tele che dal 2010 impreziosiscono l’altare maggiore della Chiesa di Sant’Antonio Abbate a Carmiano (Lecce), un ciclo che sarà completato con la realizzazione di altre quattro opere (La Visitazione, La Natività, La lavanda dei piedi, L’incredulità di San Tommaso) e che vedrà in occasione del Natale 2022 la consegna e l’installazione della “Natività”. www.francescamele.art

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