Arte e Luoghi | agosto/settembre 2022

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salvatore sava

Ritorno alle origini- il ritmo colore della taranta approda al Museo Cavoti di Galatina

Fino al 25 settembre nella Fondazione Biscozzi Rimbaud le opere dello scultore

Anno XVII - n 2-3 agosto/sesttembre 2022 -

luigi de giovanni

anno 173 numero 8-9 agosto/settembre 202 2

maurizio martina a catania

a capu de santu ronzu

In programma dal 23 settembre il Bellini Festival nei luoghi della città natale del compositore

Fuori le mura della città sorge la chiesa dedicata al Santo Patrono di Lecce che si festeggia il 26 agosto


primo piano

le novità della casa

IL RAGGIO VERDE EDIZIONI

ilraggioverdesrl.it


EDITORIALE

Maurizio Martina, Roccia come testimonianza, 100x100 cm, foto Alice Stella

Proprietà editoriale Il Raggio Verde S.r.l. Direttore responsabile Antonietta Fulvio

In copertina abbiamo anticipato un’opera di Normale fragilità, la mostra di Maurizio Martina in programma il prossimo 3 settembre alla Biblioteca Bernardini che indaga il sottile rapporto tra Uomo e Natura secondo la particolarissima cifra stilistica dell’artista salentino. Ma gli eventi d’arte che vogliamo segnalarvi, a parte le news di ItinerArte, sono ancora a Lecce ala Fondazione Biscozzi Rimbaud dove si chiude il 25 settembre la mostra di Salvatore Sava e ancora un’anticipazione questa volta al Museo Pietro Cavoti di Galatina dove saranno presentate le opere di Luigi De Giovanni in una ricerca che ritorna alle origini e al ritmo colore della taranta nella città che custodisce la tradizione e la storia come ben sottolineano gli interventi del curatore Salvatore Luperto, direttore artistico del Museo, e del critico d’arte Davide Miceli. Ma c’è ancora tanta arte da vedere, ancora più a Sud, nella Sicilia raccontata attraverso lo sguardo di Dario Bottaro che è andato per noi a visitare la mostra dedicata a Edipo Re e poi la bellezza del “Museo diffuso dei Gagini” che unisce Calabria e Sicilia. Grazie al reportage della giornalista Francesca Pastore, con le foto di Luciano De Marianis e Rebecca Pascali, vi proponiamo un momento di magia, quella della moda firmata dai nuovi talenti della International Fashion School di Lecce e Roma nel segno di Pino Cordella evento clou del Rever d’Oro ad un anno dalla scompara del noto stilista leccese. Grazie ai consigli della devota lettrice Lucia Accoto e alla rubrica luoghi del sapere che ci porta anche in Sardegna con Bookolica il festival del lettori ai nastri di partenza raccontato da Sara Di Caprio. Una menzione a parte va al nostro Santo Patrono Oronzo, che sarà celebrato il prossimo 26 agosto, grazie agli interventi del giornalista Raffaele Polo e dello storico Mario Cazzato. Che altro dirvi? ci congediamo per una breve pausa per ritornare ad ottobre con tante altre novità tra cui il festival del cortometraggio Accordi@disaccordi in programma dal 7 al 13 novembre 2022 (all’interno della rivista troverete info utili per il bando di partecipazione che si chiude il 23 settembre 2022), e di cui siamo onorati di essere tra i Media Partner. Buone vacanze e...buona lettura! (an.fu.)

SOMMARIO

progetto grafico Pierpaolo Gaballo impaginazione effegraphic

Redazione Antonietta Fulvio, Sara Di Caprio, Mario Cazzato, Nico Maggi, Giusy Petracca, Raffaele Polo

luoghi|eventi| itinerari: girovagando | itinerarte 63 |

arte: maurizio martina 4|luigi de giovanni. ritorno alle origini 16 | nel ritmo segno 21|salvatore sava. l’altra scultura 34 edipo re. lo sguardo in sè 49 interventi letterari|luoghi del mistero: a capu de santu ronzu 44 | salento segreto 68

Hanno collaborato a questo numero: Lucia Accoto, Ambra Biscuso, Dario Bottaro, Mario Cazzato, Luciano De Marianis, Sara Di Caprio, Salvatore Luperto, Davide Miceli, Rebecca Pascalis, Francesca Pastore, Raffaele Polo, Alice Stella

Redazione: via del Luppolo, 6 - 73100 Lecce e-mail: info@arteeluoghi.it www.arteeluoghi.it

Iscritto al n 905 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 29-09-2005. La redazione non risponde del contenuto degli articoli e delle inserzioni e declina ogni responsabilità per le opinioni dei singoli articolisti e per le inserzioni trasmesse da terzi, essendo responsabili essi stessi del contenuto dei propri articoli e inserzioni. Si riserva inoltre di rifiutare insindacabilmente qualsiasi testo, qualsiasi foto e qualsiasi inserzioni. L’invio di qualsiasi tipo di materiale ne implica l’autorizzazione alla pubblicazione. Foto e scritti anche se pubblicati non si restituiscono. La collaborazione sotto qualsiasi forma è gratuita. I dati personali inviateci saranno utilizzati per esclusivo uso archivio e resteranno riservati come previsto dalla Legge 675/96. I diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati. Non è consentita la riproduzione, anche se parziale, di testi, documenti e fotografie senza autorizzazione.

teatro|danza|moda il rever d’oro pino cordella 38

musica | il Bellini Festival 22 !

libri | luoghi del sapere 64-67 | l’arte della parola 12 | Bookolica 14 | #ladevotalettrice 66 i luoghi nella rete|interviste| musei sui passi dei gagini il museo diffuso 26| accordi@disaccordi 62 Numero 8-9- anno XVII - agosto settembre 2022


maurizio martina normale Fragilità Antonietta Fulvio

Dal 3 al 10 settembre le opere dell’artita vestiranno le sale della Biblioteca Bernardini. In occasione della mostra esce il catalogo edito da Il Raggio Verde che organizza l’evento con le associazioni Fondo Verri e Le Ali di Pandora

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l poeta Ovidio asseriva che «La bellezza è un bene fragile». Un aforisma che sembra calzare a pennello per i nuovi lavori dell’artista Maurizio Martina che torna ad esporre a Lecce, a distanza di sei anni, con una sua mostra personale negli spazi museali dell’ex Convitto Palmieri sede della Biblioteca Bernardini.

Con una tecnica, che è una sua cifra stilistica, unendo gesto, segno e arte digitale, Maurizio Martina lavora su fogli di carta, prediligendo le cartine geografiche, scegliendo con cura vedute satellitari di paesaggi naturali, in particolare di montagne. Montagne, simbolo di forza e di potenza, che si sgretolano per colpa dei

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Maurizio Martina, Roccia come testimonianza, 100x100 cm, foto Alice Stella

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Maurizio Martina, Ora è un limite mobile ammettere che la terra è una madre, come un’impressione di gran forza, più del tempo, che la vuole distruggere, 100x100 cm, foto Alice Stella

cambiamenti climatici, per l’incuria ancora una volta dell’uomo – come testimonia il recente disastro della Marmolada – ponendo l’accento da un lato sulla fragilità di Madre Terra e dall’altra sull’Umanità che prende vita dai fogli di carta. Ne viene fuori una galleria di volti e sagome che diventano emblematiche figurazioni, l’artista traccia contorni e profili, stende il colore, i blu, i bianchi e tra segni e campiture descrive l’ansia e la diversità, ci racconta del dolore, di solitudini, delinea figure sospese nel tempo. Già, il tempo che passa inesorabile rendendo irreversibili i suoi effetti - cosa siamo? cosa stiamo facendo? dove stiamo andando? – questi interro-

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Maurizio Martina, Viso ragione di roccia,100x140 cm, foto Alice Stella

gativi sembrano suggerirci le nuove opere di Maurizio Martina che ci presentano la “normale fragilità” che è essenza stessa della nostra vita, del nostro essere nel mondo ma poi anche lo stesso mondo lo è.

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E quei lavori digitalizzati e trasferiti su carta poi accartocciata non sono forse il segno tangibile della “normale fragilità” che è non solo forma ma anche sostanza? Come lo sono i sogni, i pensieri. Siamo un’umanità


Maurrizio Martina, Roccia troppo avanti, 100x100 cm , foto Alice Stella

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Maurizio Martina, Il fiato disegnato, 100x140 cm, foto Alice Stella

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foto Alice Stella

fragile come ci ha brutalmente rivelato il “virus”, il Covid 19, che ancora “infuria” come belva invisibile costringendoci a misurare la distanza di un abbraccio. Di un bacio. Tutto davanti ai nostri occhi scorre come normale fragilità: il fuoco doloso che incendia e distrugge i boschi che sono il nostro respiro mentre altrove e non tanto lontano da noi la terra brucia sotto un fuoco nemico. Siamo diventati numeri, ma non siamo numeri. Forse c’è ancora una possibilità di salvezza se lasciamo che la bellezza diventi la nostra normale fragilità e se impariamo a considerare che la vera forza è accogliere le fragilità. Fisiche ed emotive. A guardare e guardarci. Tra le pieghe della carta che disvela le forme. E oltre.

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Maurizio Martina, pittore, scultore e poeta, nasce a Monteroni il 23 maggio del 1964 e vive e lavora ad Arnesano. Diplomatosi all'Accademia di Belle Arti di Roma nel 1989, inizia la sua attività artistica nella capitale. Nello stesso anno espone a Palazzo Valentini, all'Expo Arte di Bari ed è presente alla Constituyente, arte y tradiction Pabellon de Uruguay a Sevilla in Spagna. Tiene mostre personali a Palermo dove nel 1990 presenta Timidi cinguetti alla Galleria D'Arte Flacovio; nel 1992 espone a Roma al Centro d'Arte Polmone Pulsante le opere di Stoffe animate mostra con testo critico di Lorenza Trucchi. Ancora una mostra romana nel 1994 alla Galleria D'Arte Dè Serpenti con Argilla stoffa e colore presentato da Lorenza Trucchi. L’anno seguente espone i suoi lavori alla A.R.G.A.M.(Ass. Romana Gallerie D'Arte Moderna), alla Ca’ d’ORO e all’Accademia di Egitto. Nel 1996 è presente all'Esposizione Nazionale Quadriennale D'Arte di Roma “1956 - 1990 Ultime Generazioni, sempre con testo critici di Lorenza Trucchi. Gli anni romani sono molto importanti sia per l’evoluzione della sua ricerca pittorica sia per le sue significative esperienze lavorative nel mondo dello spettacolo e del teatro. Trasferitosi da Roma ad Arnesano sperimenta e lavora su nuove forme espressive. Nel maggio 2004 tiene al Palazzo Marchesale di Arnesano la mostra Osservando metamorfosi abbiamo visto appollaiarsi l'arte sui muri e successivamente a Lecce, nella sede dell’associazione Raggio Verde, la personale intitolata La finestra è un occhio scelto da Dio. Nel luglio del 2005 ancora ad Arnesano la mostra personale Il Signore è il mio Dio Progetti ipotetici per il Calvario di Arnesano. Nell’ottobre 2005 partecipa e vince il concorso “Kontemporanea” annesso alla selezione della VI biennale del “CIAC” di Roma esponendo prima a Lecce nel Castello Carlo V e poi a Roma nelle Sale del Bramante nel febbraio 2006. Nel 2007 espone a Copertino nella manifestazione Arte in convento. Si dedica alla ricerca e sperimentazione e si fanno più rare le sue uscite artistiche fino al 2015 quando partecipa alla mostra collettiva E tutti arriveremo. In aprile del 2016 con artisti di fama, prende parte alla collettiva d'arte “Fragilità e leggerezza” presso Palazzo Vernazza Castromediano organizzata dall’associazione Le Ali di Pandora e presenta un suo nuovo lavoro Gesù alla ITCA (Istituto Terziari Cappuccini dell’Addolorata). Nel settembre dello stesso anno, nelle sale dello stesso Palazzo Vernazza, è allestita la mostra personale Visioni. L'arte ha occhi ben aperti più del giorno organizzata dalla casa editrice Il Raggio Verde e l’associazione Le Ali di Pandora. In quella occasione esce un numero monografico della rivista “Arte e Luoghi” dedicata all’evento espositivo. Nell'aprile 2017 partecipa alla collettiva L’orto dei ricordi presso Palazzo Vernazza Castromediano a Lecce ed esce per i tipi de Il Raggio Verde edizioni il libro di poesie “Un addio è un infinito fantasma”. Nel settembre 2020 partecipa alla collettiva Flash' Exhibition #1 “Πῦρ. E venne il fuoco. Tra il 2018 e il 2020 scrive e lavora per la mostra “Normale Fragilità” rimandata nel 2022 a causa della pandemia.

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l’arte della parola i versi liBeri di maurizio martina Ambra Biscuso

In occasione della mostra esce il catalogo edito da Il Raggio Verde che contiene anche la sua ultima raccolta poetica sotto il titolo “Normale Fragilità”

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a parola «Fragilità» ha la stessa radice di frangere, che significa rompere, Maurizio Martina Rei nella silloge «Normale fragilità» rompe gli schemi asserendo che la fragilità sia un atto di forza, non di debolezza dando corpo a quanto sostenuto da Vittorino Andreoli: «(…) Io sono fra-

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gile e, paradossalmente, sono portato a parlare di forza della fragilità: di forza, anche se lontano dalla stabilità, dalla infrangibilità (…) Il contrario di fragile è resistente, tetragono, indistruttibile. Si pensa agli oggetti in acciaio, alle rocce di una montagna. All'uomo di roccia, non di vetro, all'uomo potente, non fragile:


Nelle foto, Maurizio Martina (ph. Alice Stella)

c'è e tra un attimo potrebbe svanire, pezzi di un'unità defunta, come non fosse mai stato. » La poetica di Maurizio Martina non cerca risposte, usa la parola per rappresentare la contemporaneità in forma scenica. Protagonista è il tempo, i luoghi, l'uomo e la sua fragilità. La forza distrugge l'uomo, la fragilità, forse, lo ricrea. In Esistenza scrive La fragilità esiste / fino a / spaventare il rumore. / E questo, / deve / bastare a tutti. Usa le parole come un pennello dando colori a volte sfumati e/o malinconici a volte violenti, le parole come rocce guardano dritto negli occhi l’altro, lo spettatore, il lettore, e gli parla di Normale Fragilità e di come nella fragilità si nascondono i valori che distinguono un UOMO. Maurizio mette in scena la fragilità dei rapporti umani, empatia una parola larga. La fragilità degli amori, della famiglia, sempre più disfunzionale. La Fragilità dei luoghi, in abbandono, con la storia che svanisce sotto i colpi dell'incuria, sotto i colpi dei mortai, sotto i colpi del radicalismo. Fragili le frontiere dove uomini, donne e bambini sono resi vulnerabili e fragili dalle guerre, costretti all'esilio, spezzando le loro storie, annichilendo le speranze. Tutto è parte di una «Normale fragilità»

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in sardegna, Bookolica il Festival dei lettori creativi Sara Di Caprio

Dal 30 agosto al 4 settembre a Scano di Montiferro, Torralba, La Maddalena e Tempio Pausania. E con Retrobottega il prefestival va in diretta su Twich

Fervono i preparativi per la quinta edizione di “Bookolica – il festival dei lettori creativi”, che si svolgerà in Sardegna dal 30 agosto al 4 settembre 2022. Scano di Montiferro, Torralba, La Maddalena e Tempio Pausania, saranno i comuni che ospiteranno il programma sempre più variegato e multidisciplinare che quest’anno ospiterà importanti nomi del panorama culturale tra i quali lo scrittore Walter Siti, il giornalista Sacha Biazzo e la reporter delle Iene Roberta Rei. Tradizionalmente legato al territorio, da quest’anno Bookolica diventa “phygital”, per diventare accessibile a tutte e tutti attraverso la rete internet con l’intento di connettere la parte "fisica" dei luoghi e lo spazio virtuale, attraendo una community sempre più ampia che impari, conosca e cresca insieme. Da qui prende vita RetroBottega, il primo pre-festival orientato in questa direzione, in diretta su Twitch, la piattaforma streaming più frequentata al mondo, dal 26 luglio al 25 agosto, per tre dirette a settimana. In programma 15 dirette con importanti ospiti che indagheranno vari temi legati al mondo della lette-

ratura, che verranno poi approfonditi al festival in presenza. Dall’urgenza ambientale al giornalismo d’inchiesta, dai fumetti fino alle questioni di genere: numerosi saranno gli argomenti di attualità e cultura che verranno affrontati durante il festival da più angolature attraverso momenti di dialogo tra intellettuali, autrici e autori, giornalisti e giornaliste, ma anche con un ricco programma di presentazioni di libri, laboratori per bambini e bambine, performance teatrali, spettacoli partecipati. Tra gli ospiti già confermati Angelo Cavallaro (Sommobuta), Riccardo Mastini, Laura Centemeri, Mara Cerri e Maurizio Iorio (kirio1984). Bookolica è organizzato dall’Associazione Culturale Bottega No-Made, con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, della Camera di commercio di Sassari all’interno del programma Salude&Trigu, dei Comuni di Torralba, Scano di Montiferro, La Maddalena, Tempio Pausania e sotto gli auspici del CEPELL (Centro per il libro e la lettura). In collaborazione con l’Aeroporto di Olbia, l’Università di Bolo-

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gna, l’Università di Firenze, Nati per leggere (Patto per la lettura nazionale) e Patto per la Lettura della città di Tempio Pausania e Palabanda. L’edizione 2022 di Bookolica segnerà l’inizio di un lavoro pluriennale di indagine sulla violenza. L'incipit del viaggio di studio e scoperta trova ispirazione nel carteggio tra Albert Einstein e Sigmund Freud, in cui viene analizzata

l’origine della violenza e le sue molteplici declinazioni. Da qui la volontà e l’urgenza di affrontare nella quinta edizione del festival la figura di Pier Paolo Pasolini, nel centenario della sua nascita, per approfondirla da diverse angolature: dal cinema alla letteratura, dal teatro all’inchiesta. Il linguaggio artistico di Pasolini sarà infatti trattato sotto molteplici aspetti, tanti

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quanti la complessità del suo lavoro, con particolare attenzione al modo in cui i corpi diventano parte integrante del discorso pasoliniano. E di corpi che si fanno strumenti di comunicazione, diventando luoghi di lotta, se ne affronterà il ruolo e l’importanza culturale, sociale e politico nella prospettiva di genere, nuova tematica di indagine del festival. Dall’infanzia alla vecchiaia, i corpi femminili sono oggetto di controllo, giudizi e contese, tutt’oggi al centro del dibattito nazionale. A dare un volto alla quinta edizione di Bookolica è Mara Cerri, tra le più apprezzate illustratrici italiane contemporanee. I suoi lavori sono stati pubblicati da Einaudi, Mondadori, Coconino, Orecchio Acerbo, Else edizioni e sono apparsi su riviste come Lo Straniero, Il Manifesto e Internazionale. Nel 2022 ha collaborato con la drammaturga Chiara Lagani alla realizzazione della graphic novel L’amica geniale (Coconinopress), e ha vinto, assieme alla scrittrice Nadia Terranova, il premio Andersen, per l’opera Il segreto (Mondadori, 2021) da lei illustrata. Nell’immagine guida di questa edizione di Bookolica Cerri ha immortalato, con il suo talento, un corpo libero e sovrano, come dovrebbe continuare a essere per tutto il tempo della sua esistenza. Il programma è disponibile su www.bookolica.it


Accordi saltellati, cm 25x25, olio su tela, 2019

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ritorno alle origini il ritmo colore della taranta Salvatore Luperto *

Il nuovo progetto espositivo dell’artista specchiese Luigi De Giovanni in mostra al Museo Pietro Cavoti a Galatina

È

il frammento a rivelare il pensiero sotteso ad un’immagine; ad alludere all’essenza di antichi sentimenti condivisi collettivamente. Il dettaglio diventa protagonista, simbolo di suggestioni, di sincronie, del volteggiare di donne vestite con drappi, scialle, calze nere e fazzoletto bianco. L’artista Luigi De Giovanni nella rappresentazione del tarantismo predilige lo scatto dei corpi, lo slancio del gesto, la linea spezzata, i toni cupi e sommessi. Sono questi elementi che caratterizzano la sua pittura, immediata ed essenziale come il ritmo e il timbro dei suoni degli strumenti musicali della taranta. Suoni sincopati e ritmi martellanti sono riprodotti nelle tinte opache, nei colori smorzati, mai sgargianti, per meglio evocare le crisi convulsive delle tarantolate simili ad attacchi epilettici, crisi sospinte anche dall’incalzante ritmo dei tamburelli, sostenute dalle note penetranti del violino e dal suono ruvido della fisarmonica. L’artista oltre a dipingere la visione d’insieme di una scena, circoscrive il dettaglio per significare sorprendentemente le suggestioni delle tarantolate che ballano, simulando contor-

sioni, indotte dalla stessa frenetica musica. Nel particolare di un guizzo, di un gesto rapido, di un indumento si ritrova il senso di un’idea, di un’espressione che affiora attraverso il colore, il segno, la macchia. Le opere della mostra Ritorno alle origini – il ritmo colore della taranta si caratterizzano nel tratto incisivo del segno e nelle cupe tonalità cromatiche che esprimono sensazioni interiori, suggestioni intime attraverso l’apparenza esteriore di una visione seducente del tarantismo, narrata con lirico espressionismo. Il taglio dei dipinti dà l’idea del frammento di un’unica grande tela tagliata in tante parti, mentre la striatura della pennellata e l’energia del segno rievocano la vitalità del gesto nel convulso ballo della taranta. Le tonalità cromatiche opache dei bruni, che degradano nei pallidi incarnati delle figure dipinte sullo sfondo di antichi ulivi salentini, richiamano alla mente la poetica e le tecniche pittoriche degli artisti della scuola romana della prima metà del Novecento tra cui il salentino Carlo Barbieri le cui opere si distinguono per l’immediatezza esecutiva, le tonalità cromatiche spente, ma

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Pizzica – Dolore dissimulato, cm. 62x115, olio su tela, 2020

soprattutto per il co i n vo l g i me n to poetico degli ambienti e dei personaggi raffigurati. I soggetti di De Giovanni esprimono l’animazione del ballo attraverso i suoi dettagli: il tamburello, lo scialle, i piedi scalzi. Il movimento delle mani, che tengono un lembo delle vesti o protese in avanti, emulano i gesti del tamburellista mentre percuote in alto il tamburello con sonagli, segnando il tempo della danza in un vorticoso crescendo. E sono proprio questi dettagli a esercitare il fascino del tempo cadenzato degli strumenti musicali, accompagnato dai suoni circostanti e da quelle movenze ormai sedimentate nella nostra mente. L’obiettivo dell’autore è il trasporto emotivo che implichi occhi e mente del fruitore, per indurlo alle

“origini”, all’andamento frenetico della taranta; per coinvolgerlo in quel ritmo incalzante nel quale le tarantolate annegavano il disagio psicologico causato da situazioni ansiogene mal vissute, dai soprusi patiti e dalle insistenti molestie. Esperienze tutte difficili che causano turbamenti dello stato psichico dell’individuo. Traumi irrisolti che venivano storditi nella frenesia del ballo fino allo sfinimento come pure ansie e paure comuni, indotte da situazioni familiari, ambientali ed esistenziali, particolarmente difficili, che davano luogo a incontrollate reazioni inconsce in cui la donna (raramente l’uomo) si abbandonava a un forsennato ballo nel quale dimenandosi mimava, spesso stesa a terra, un combattimento contro la tarantola per ucciderla.

direttore artistico Museo Pietro Cavoti ecritico d’arte

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Pizzica – Danza all’imbrunire, cm. 70x 60, olio su tela, 2018

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Pizzica – Danza prima della notte, cm. 62x115, olio su tela, 2020

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nel ritmo segno un invito alla danza Davide Miceli

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he relazione esiste tra la pittura e la tradizione? In che modo può l’arte tradurre una storia popolare locale? Sono questi alcuni dei molti interrogativi che affiorano alla mente di chi si accosta al tema del Tarantismo, elemento distintivo di Galatina per la consustanzialità con la storia della Città. Non solo perché teatro naturale del pellegrinaggio delle “tarantate” per numerosi lustri ma perché per il suo Patrimonio storico architettonico questa comunità è testimone di un momento fondamentale della tradizione che lega questo Sud a molti altri Sud, iscrivendosi di diritto come crocevia nella koinè mediterranea. Con impatto segnico immediato, tradotto in un tratto deciso ma non ossessivamente definito frutto di istinto che delinea una volontà pittorica ben espressa. Ecco Luigi De Giovanni mostrarci i corpi immersi nel ritmo, protesi nella danza differire i lineamenti nel movimento del colore che talvolta accenna nel gesto un desiderio di

astrazione (si vedano le opere “Perdersi nel tempo” e “Allontanarsi nel presente”) dove la tradizione sfuma in una dimensione temporale sospesa che dall’ancestrale riconduce al contemporaneo, senza perdersi nella tentazione retorica. La tavolozza spazia, richiamando alla mente Schiele ma pure Gauguin e Cezanne. La felice intuizione del De Giovanni sta nell’accompagnare, attraverso la consistenza del colore e la dinamicità del segno, il fruitore dentro la dimensione fisica del ballo, un invito alla danza, un addentrarsi nella tradizione che mentre restituisce un tratto significativo di storia locale invita ad attualizzarla e dismettere i panni dello spettatore per farsi parte attiva del processo storico-artistico. La Città di Galatina è lieta di accogliere questa mostra come segno di un tempo attento alle proprie radici che sa riconoscere nel ritmo segno un momento originario aperto alla contingenza del presente.

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foto di Domenick Giliberto

il Bellini Festival arte e musica a catania

Dal 23 settembre al 3 novembre nei luoghi della città natale del compositore siciliano.

CATANIA. Torna a Catania il Bellini Festival che dal 2009 rende omaggio a Vincenzo Bellini nella sua città natale, coinvolgendo i luoghi storici dove lo stesso grande compositore mosse i suoi primi passi. Si inizierà come sempre nel giorno in cui ricorre l’anniversario della sua morte, il 23 Settembre, per poi concludersi il 3 Novembre, nel giorno dell’anniversario della sua nascita, con il tradizionale Concerto al Duomo, dove a Catania riposano le sue spoglie mortali. In contemporanea con la prima serata del Bellini Festival sarà inaugurata la mostra “Sulle sacre pietre: la "Norma" al Teatro Antico di Taormina”, che vestirà le sale di Palazzo Biscari fino al 3 novembre, giorno conclusivo della XIV edizione della

prestigiosa manifestazione dedicata a Vincenzo Bellini. Curata da Domenick Giliberto, la mostra presenta le più belle immagini tratte dalla messa in scena dell'opera Norma di Vincenzo Bellini realizzata nel 2012 al Teatro Antico di Taormina con la regia di Enrico Castiglione nell'ambito della quarta edizione del “Bellini Festival”, trasmessa in diretta dalla RAI quale inaugurazione delle trasmissioni in digitale di RAI 5 in Sicilia, oltre che in diretta via satellite in mondovisione in oltre 700 sale cinematografiche in tutta Europa. La XIV edizione del Bellini Festival, promosso dalla Fondazione Festival Belliniano insieme al portale t e l e v i s i v o www.musicalia.tv, prenderà

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foto di Domenick Giliberto

il via dal Teatro Metropolitan con una nuova produzione de La Sonnambula, opera considerata tra i capolavori assoluti di Vincenzo Bellini, messa in scena con un cast di prim’ordine, tra cui Laura Esposito e Matteo Falcier, con la regia, le scene e i costumi di Enrico Castiglione. Si tratta di un nuovo attesissimo allestimento operistico che verrà messo in scena il 23 e 25 Settembre 2022 Tra i numerosi appuntamenti del Bellini Festival, particolarmente nutrito sarà il calendario dei Concerti presso la Badia di Sant’Agata, proseguendo il 24 Settembre, sempre alle ore 20.00, con Roberto Abbondanza e Angela Nisi nel Concerto dal titolo “Dolente immagine”, poi il 29 Settembre con il Concerto “Allegretto” con il pianista Ruben Micieli alla scoperta della musica per pianoforte di Bellini, il 13 Ottobre con il Concerto “Vaga luna” con il soprano Gonca Dogan e il tenore Filippo Micale in omaggio a Giovanni Pacini, il 20 Ottobre con l’Orchestra da Camera La Scala nel Concerto “Lo splendore del Belcanto”, alternati con i concerti alla scoperta della musica sacra di Bellini “Laudamus Te” e “Virgam Virtutis” in varie chiese di Catania, con la partecipazione dell’organista Silvano Frontalini. L’opera torna in scena con Bianca e Fernando al Teatro Metropolinan il 29 Ottobre, con il Coro e l’Orchestra del Festival Belliniano, allestimento e regia a sorpresa e i vincitori del Concorso Internazionale per Voci Liriche “Vincenzo Bellini”, quest’anno in programma a Catania nello stesso mese di Ottobre con una giuria di prestigio internazionale. Come da tradizione il Concerto dei vincitori si svolgerà poi a Parigi, a Puteaux, al Theatre des Hautes-de-Seine per la sezione “Bellini International”. Il 3 Novembre 2022, giorno del 221° anniversario della nascita di Vincenzo Bellini, doppio appuntamento: alle ore 17.30 il Concerto “Belliniana” alla Badia di Sant’Agata, e gran finale in serata alle ore 20.00 con il tradizionale Concerto Straordinario per il 221° anniversario della nascita di Vincenzo Bellini al Duomo, con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili: ad esibirsi il Coro e l’Orchestra del Festival Belliniano con in programma musiche belliniane e come da tradizione star internazionali che saranno annunciate come sempre il giorno prima del Concerto. www.bellini-festival.org festivalbelliniano.org

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Fig. 1, Gruppo scultoreo dell'Annunziata, Santuario dell'Annunziata, Bronte (CT)

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sui passi dei gagini il museo diFFuso Dario Bottaro

La riscoperta dell’arte rinascimentale in Sicilia e Calabria

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ono belle, delicate e pulsanti di vita le to la sua prolifera bottega. Domenico insieopere degli artisti scultori di una fami- me ad altri importanti artisti del Rinascimenglia ben nota in Sicilia, ma originaria to era stato chiamato a Napoli per lavorare di Bissone nel Canton Ticino. Sono le opere al grande arco di trionfo in onore di re Alfondi Domenico Gagini, capostipite della fami- so I che purtroppo non vide mai completa la glia di artisti che ha disseminato di meravi- monumentale opera in suo onore a causa gliose statue il sud Italia e in modo partico- della morte. lare la Calabria e soprattutto la Sicilia. Fra i Dalla città di Napoli, Domenico Gagini così nomi più importanti della famiglia che pla- come altri artisti decise di spostarsi e ragsmava vita dal marmo bianco di Carrara, giungere Palermo, la città della Conca d’Ospicca senza alcun dubbio quello di Anto- ro, crocevia di popoli e fucina di arti che in nello, figlio palermitano di Domenico, che quel periodo accoglieva numerose figure di proprio nel capoluogo siciliano aveva aper- spicco nei diversi ambiti artistici. Inizia così

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Fig. 2, gruppo scultoreo dell'Annunziata, Chiesa S. Teodoro Martire, Bagaladi (RC) Fig. 3, Madonna del Pilerio o delle Nevi, Chiesa Madonna delle Grazie, Sinopoli Superiore (RC) Fig. 4 Madonna delle Grazie, Santuario Madonna della Grotta, Bombile (RC)

un percorso fatto di una immensa produzione artistica che fa della bottega dei Gagini, il centro propulsore dell’arte della scultura, il luogo per eccellenza in cui nascevano e nasceranno poi con i figli Antonello e Giovanni, capolavori importanti che ancora oggi si trovano conservati nei loro luoghi di origine. Antonello e il fratello Giovanni sono abili maestri che imprimono nuova vita alle conoscenze acquisite grazie alla maestria del padre. È soprattutto Antonello ad apportare nel linguaggio artistico una ventata di freschezza e di umanità che stentava a venire fuori dal quello, più rigido paterno. Opere di straordinaria bellezza vengono commissionate da privati e da importanti rappresentanti dell’aristocrazia e degli ordini religiosi. Comincia una lunga produzione di sculture

la cui espressività non ha mai visto prima una luce così intensa e delicata che dona alle sculture la reale morbidezza delle vesti, l’armonia della gestualità e la soave espressività che sono il fulcro principale delle opere di Antonello. Il marmo diventa vivo. Il marmo bianco di Carrara diventa espressione di una nuova bellezza fatta di proporzioni delicate e di linee sinuose che tutto lasciano immaginare fuorché il duro elemento lapideo estratto dalle cave e fatto arrivare a Palermo. La scia della fama dei Gagini si diffonde in poco tempo ed è così che i maggiori luoghi di culto fanno a gara per accaparrarsi una scultura, sia essa una Madonna o un santo, l’importante è avere un’opera del grande maestro Antonello Gagini Panormitano - cui collaborano anche altri artisti – come è Fig. 3

Fig. 2

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Fig. 5, S. Nicola in trono, Chiesa di S. Martino, Randazzo (CT) Fig. 6, Madonna dela Catena, Basilica S. Maria della Catena, Castiglione di Sicilia (CT)

ovvio che sia nel lavoro di bottega. Questa vasta e importante produzione, a ben riflettere, è una delle tante peculiarità siciliane. Una delle linee guida da seguire nel nostro territorio, per imparare a valorizzarlo e ad approfondirlo ed è per questo che agli inizi del 2022 è stata presentata la seconda edizione di questo importante progetto del “Museo diffuso dei Gagini” che ha visto coinvolte, oltre alla Regione Siciliana e numerosi enti tra facoltà universitarie, Accademie, Istituzioni Scolastiche ed Associazioni culturali, anche la Regione Calabria e la soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali del capoluogo al di là dello Stretto. Il mare divide sì, ma i Gagini costituiscono un ponte ideale fra le due sponde, un ponte di storia e di cultura che ancora una volta

avvicina due regioni, che ne accomuna i caratteri e ne porta alla luce quelle congruenze che non sono soltanto frammenti di storia locale, bensì rientrano in un quadro più ampio della storia dell’arte del Sud Italia. Le sculture gaginiane narrano la bellezza del Rinascimento, spesso sottovalutato al Sud e in modo particolare – permettetemi di dirlo – nel territorio della Sicilia orientale, dove tutti sappiamo del disastroso sisma della notte del 9 e 11 gennaio 1693 che distrusse il Val di Noto causando migliaia di vittime e facendo scomparire numerosissime opere d’arte, quasi a cancellare, ma non del tutto, la memoria antecedente all’infausto evento. Questa memoria, oggi si ripresenta a noi e a chi vorrà conoscerla attraverso tante iniziative e il progetto del “Museo diffuso dei

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Fig. 7 Madonna della Catena chiesa S. Maria di Gesu Caltagirone (CT) Fig. 8, Madonna col Bambino, Siracusa, Galleria Regionale di Palazzo Bellomo Fig. 9, Madonna del Cardillo, Siracusa, Galleria Regionale di Palazzo Bellomo

Gagini” è l’ultima di una lunga serie. Sono tanti gli storici che lavorano nei diversi territori e che con il loro impegno cercano di mantenere viva la memoria di questi secoli lontani, attraverso percorsi specifici e portando alla luce opere d’arte e luoghi che sembrano vivere in un mondo parallelo, eppure sono storia anch’essi. Ma non è questa la sede per addentrarsi in questo argomento, perdonate la riflessione. Il progetto del “Museo diffuso dei Gagini” è l’occasione Fig. 7

per scoprire e riscoprire il nostro territorio (siciliano e calabrese), alla luce di opere che fino ad oggi non hanno potuto manifestare tutto il loro potenziale, perché poco conosciute e poco diffuse. Ecco, il progetto in questione se vogliamo, ha strappato quel velo di silenzio in cui molte di queste opere erano avvolte per ridonare loro dignità e autorevolezza. La dignità della bellezza che merita di essere conosciuta e divulgata; l’autorevolezza di ciò che esse rappresentano per il luogo in cui esisto-

no e per la storia dell’arte in genere. Altro non può esserci che un arricchimento culturale per tutti, se si volge lo sguardo alla produzione artistica dei Gagini. Forse, permettetemi di dirlo, abbiamo anche il bisogno di riabituarci alla bellezza, di ritrovare il sapore autentico della riscoperta, di immergerci in esperienze uniche di cui solo l’arte può essere veicolo. Da sempre l’arte chiama gli uomini all’esperienza del bello, quel bello oggettivo ma, anche soggettivo che si può vivere Fig. 9

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Fig. 10, Madonna della Catena, Siracusa, Chiesa S. Maria di Gesù Fig. 11, S. Lucia, Siracusa, Cattedrale Fig. 12, Madonna della Neve, Siracusa, Cattedrale

solo attraverso l’esperienza personale davanti ad un’opera d’arte. Il “Museo diffuso dei Gagini” oltre ad essere un modo scientifico per preservare e dare valore a questa bellezza, diventa strumento per tutti per poter sperimentare il bello, per porre noi stessi, i nostri occhi e i nostri sensi, davanti ad un’esperienza unica perché ciascuno di noi vive attraverso le proprie corde dell’anima certi incontri. Personalmente credo che già la sola idea di metFig. 10

terci in cammino per ammirare capolavori come l’Annunziata di Bronte (fig. 1) o quella di Bagaladi (fig. 2) in Calabria, possa essere l’inizio di questa esperienza del bello, che si compie con il viaggio, con l’andare verso un qualcosa di nuovo e lì, davanti all’opera d’arte, si esprime al meglio nelle sensazioni che ciascuno di noi può vivere. L’itinerario di questo percorso a cielo aperto, che attraversa anche il mare, altro non è che questo viaggio

nella storia, nei luoghi, nei paesaggi, nell’arte, che può portare solo ad elevarci maggiormente prendendo coscienza e consapevolezza di quanto bello e importante sia il nostro patrimonio artistico. L’aver pensato questa seconda edizione ha prodotto l’interscambio culturale non soltanto fra due regioni, Sicilia e Calabria, ma anche fra i diversi enti e i comuni che hanno realizzato un vero e proprio dialogo nel e per il territorio. Un motivo in più per vantare – Fig. 12

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in senso buono – la propria bellezza e condividerla per portarla a conoscenza di molti, esperti del settore o semplici viandanti, turisti e perché no, cittadini di quei luoghi che magari non hanno mai fatto caso a questo genere di cose. Questo itinerario sui passi dei Gagini diventa altresì una maniera nuova per scoprire il territorio, per entrare in quelle chiese che magari sono fuori dai canonici circuiti turistici. È l’itinerario del Rinascimento siciliano, fatto di opere ben conosciute e custodite in bella mostra nei musei della nostra Regione, ma è anche fatto di opere poco conosciute che riposano in luoghi lontani dai classici itinerari per il turismo di massa. E questo altro non è che un dato di fatto, viste anche le località coinvolte in questa valorizzazione e che in Sicilia fanno parte del territorio calatino e del comprensorio jonico-etneo se mettiamo in fila i luoghi facenti parte di questo progetto: Militello Val di Catania, Bronte, Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Vizzini, Randazzo e Caltagirone per quanto riguarda la Sicilia, mentre in Calabria nel Parco Nazionale d’Aspromonte, fanno parte le località di Bagaladi, Sinopoli Superiore (fig. 3) , Arasì, Gerace e Bombile di Ardore (fig. 4). A primo avviso l’elenco potrebbe sembrare poco corposo, ma è necessario considerare anche un altro fattore, ovvero che molte delle opere esistenti nei due ambiti regionali, non hanno ancora una paternità certa o, più semplicemente, vivono nel loro oblio per chissà quale ragione e sono conosciute probabilmente a poche persone. Di fatto l’importanza di questo progetto consiste, come detto precedentemente, nel dare dignità e autorevolezza a

quelle opere già conosciute e catalogate, quindi manufatti per cui sono state effettuate ricerche non soltanto da un punto di vista artistico, bensì anche storico/locale, attraverso l’acquisizione di documenti storici che ne confermano la realizzazione e ne spiegano l’origine. Certamente questo percorso è un invito alla conoscenza del territorio, uno stimolo ad osservare meglio ciò che è intorno a noi, un monito anche alla responsabilità verso la memoria antica che fa parte della nostra storia e ci chiama alla consapevolezza dei beni preziosi voluti dai nostri avi. Le opere dei Gagini facenti parte del “Museo diffuso” – dicevamo prima – interessano la provincia di Catania e volendo far sì di rendere più agile l’eventuale voglia di avventura che hanno suscitato queste righe, le presento di seguito permettendomi – non me ne vogliate – di aggiungere qualche suggerimento su altre opere di paternità gaginiana nella provincia di Siracusa, presentate nel mio libro pubblicato i primi del mese di aprile scorso e presentato presso la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo di Siracusa, ignaro all’epoca dell’importante progetto di cui ho ampiamente scritto. La prima presentazione del progetto è stata fatta a Bronte, cittadina adagiata sul versante nord dell’Etna, che ha visto innanzi tutto la presentazione di un importante restauro, quello del gruppo statuario dell’Annunciazione, custodito presso l’omonimo santuario e oggetto di grande venerazione dal popolo. Un evento importante che ha visto relazionare gli studiosi e gli addetti al restauro, sull’opera compiuta, ponendola in continuità con lo stesso lavoro svolto in Calabria per l’An-

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Fig. 13, Madonna col Bambino, Noto, Chiesa di S. Chiara Fig. 13

nunciazione di Bagaladi. Da Bronte dunque a Randazzo, dov’è custodita una pregevole statua di S. Nicola in trono nella chiesa di S. Martino (fig. 5) e poi ancora a Militello Val di Catania, a Castiglione di Sicilia con la venerata statua marmorea della Madonna della Catena (fig. 6), e poi ancora a Linguaglossa, a Vizzini e Caltagirone nella chiesa di S. Maria di Gesù, dove si custodisce una statua della Vergine col Bambino venerata col titolo della Catena (fig. 7), elemento per altro ben visibile nella scultura e realizzato con lo stesso materiale. Nella provincia di Siracusa altre opere parlano dei Gagini e della loro importante produzione, basti pensare alla Vergine col Bambino (fig. 8) e alla Madonna del Cardillo (fig. 9), nella Galleria Bellomo, la prima proveniente dal convento di san Domenico attribuita ad Antonello e Antonino Gagini, la seconda attribuita invece a Domenico. Presso la chiesa di S. Maria di Gesù – uno dei primi luoghi che videro la presenza dell’Ordine dei Francescani Minori – è conservata la Madonna della Catena (fig. 10), proseguendo per la Cattedrale dove oltre alla Madonna col Bambino di probabile ambito gaginiano sono presenti altre due sculture di Antonello Gagini, una santa Lucia (fig. 11) e una Madonna della Grazia comunemente detta della Neve (fig. 12). Nel territorio aretuseo altre opere testimoniano l’importanza della fiorente bottega dei Gagini, pensiamo ad esempio alla scultura della Vergine col Bambino nella chiesa claustrale di S. Chiara a Noto (fig. 13), attribuita proprio ad Antonello Gagini. Come si può evincere da questo breve elenco che comprende due territori, la produzione della famiglia Gagini - possiamo affermarlo con certezza - fu una delle più importanti per il Rinascimento dell’intera isola. Ringrazio lo Storico dell’Arte Pasquale Faenza per la gentile concessione delle fotografie relative alle opere dei Gagini nelle località della Regione Calabria.

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Un particolare dell’allestimento alla Fondazione Biscozzi Rimbaud (foto: a.f.)

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Fulvia Mendini, “Madonnina delle nuvole”

l’altra scultura anima, liBertà e natura Antonietta Fulvio

Nella Fondazione Biscozzi Rimbaud di Lecce in mostra fino al 25 settembre trenta opere dello scultore Salvatore Sava

LECCE. Si potrà visitare fino al 25 settembre “L’altra scultura” la mostra dell’artista salentino Salvatore Sava, tra i più significativi scultori della propria generazione. Nelle sale della Fondazione Biscozzi Rimbaud sono presentate circa trenta opere, alcune delle quali inedite, scelte dal critico d’arte Paolo Bolpagni curatore dell’evento espositivo che svela aspetti e ricerche dello scultore attraverso la visione di opere realizzate tra il 1995 e il 2021, in particolare per la prima volta sono esposti i cicli dei “neri” polimaterici, dei lavori in legno, in resina, in fibra di vetro e smalto, e alcuni collages metallici su cartone. Salvatore Sava utilizza per le sue opere i materiali più diversi, dalla pietra leccese a quella di Trani, dal ferro all’accaio, dalle resine al legno, alle fibrre di vetro e i colori fluo che plasma e reinventa seguendo un filo conduttore il tema della natura che-

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come scrive lo stesso Bolpagni «non è rappresentata, ma emblematizzata in forme pure e talora rudi, vissuta con la coscienza appassionata di chi ha le proprie radici in una terra profondamente “sentita”, quella del Salento, cui Sava è voluto rimanere fedele. Perciò anche il dramma della Xylella, il batterio che ha distrutto una grande parte dei secolari ulivi, non è evocato in termini retorici, né tanto meno politici, bensì vissuto per così dire, dal di dentro, in maniera autentica e sofferta, interiorizzata.» Negli spazi della Fondazione è possibile ripercorrere l’evoluzione di una ricerca artistica che partendo da archetipi si addentra nei territori del mito vestendo di metafore le sue opere che rimandano alla dimensione naturale e ai cicli della Natura. A cominciare dalla magica Luna, alla serie dei Fiori di pietra passando dall’ironico Fiore del Salento fino


Ritratto di Salvatore Sava; in basso: Salvatore Sava, Sorbole, 2016, acciaio inox e ferro, 139 x 71 x 36 cm (2); (crediti: ufficio stampa)

all’ultimo Xalento che concentra molti dei temi trattati compresa la terribile esperienza del coronavirus che ha sconvolto le nostre vite. Tra i lavori in mostra, da segnalare Indiadolcenera omaggio a Fabrizio De Andrè, le !5 lettere di rameargento doe le sottli lamelle metalliche ,alla stregua di ideogrammi antichi, «tessono un discorso articolato, ritmico, cadenzato, che parla a chi sa porsi in ascolto». Nato a Surbo, nel 1966, si è formato a Roma e all’estero. Ha all’attivo numerose mostre collettive e personali, e dal 1990 insegna all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Tra le partecipazioni si annoverano nel 2005 la XIV Quadriennale

di Roma, nel 2006 la mostra “Scultura Internazionale ad Agliè (Torino). Vincitore del Premio internazionale di Scultura “Terzo Millennio” a Erbusco (Brescia) e del Premio Mastroianni nell’ambito della sesta Biennale Internazionale di Scultura della Regione Piemonte, e il Prmeio Limen Arte per la scultra a Vibo Valentia. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private di importanti istituzioni italiane come l’Universtà Cattolica del sacro Cuore di Milano, il Musma di Matera, il Mic Museo internazionale della Grafica di Castronovo di Sant’Andrea, la Fondazione Ragghianti di Lucca, e la Fondazione Biscozzi Rimbaud dove sono presenti nel-

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Salvatore Sava, Fiore del Salento, 2019, cemento, pietra leccese, ferro zincato e smalto, diametro 52 cm, (crediti: ufficio stampa)

l’allestimento permanente della sede museale leccese due sue opere – Sentieri interrotti del 1998 e Rosa selvatica del 1999. Visitando la mostra di Salvatore Sava è possibile scoprire la collezione permanente della Fondazione Biscozzi | Rimbaud, aperta dal marzo del 2021 in piazzetta Baglivi che annovera, tra gli altri, opere di Filippo de Pisis, Arturo Martini, Enrico Prampolini, Josef Albers, Alberto Magnelli, Luigi Veronesi, con particolare riferimento agli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta: Fausto Melotti, Alberto Burri, Piero Dorazio, Renato Birolli, Tancredi, Emilio Scanavino, Pietro Consagra, Kengiro Azuma, Dadamaino, Agostino Bonalumi, Angelo

Savelli, Mario Schifano. Accompagna la mostra il catalogo realizzato dalla Fondazione Biscozzi Rimbaud per i tipi di Silvana editoriale Orario di apertura tutti i pomeriggi, escluso il lunedì dalle ore 16.00 alle 19.00, la domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00 Biglietto d’ingresso: 5 euro (comprensivo anche di visita dell’esposizione permanente della Fondazione). tel. 0832 1994743 www.fondazionebiscozzirimbaud.it

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Un momento della sfilata ritratto dal fotografo Luciano De Marianis

rever d’oro pino cordella la magia della moda Francesca Pastore

Ad un anno dalla scomparsa dello stilista, la sfilata degli allievi dell’International Fashion School di Lecce e Roma

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’incanto della pietra leccese e le stelle. La luce che abbraccia una notte magica, la notte della moda, la notte dell’eleganza. Un dipinto firmato Cordella, un quadro che è cornice e futuro per designer dell’arte sartoriale per eccellenza. Tra quelle stelle nel cielo leccese di fine luglio, una speciale indicava la via. “A voi giovani dico, rinnovatevi continuamente, formatevi e studiate senza avere mai paura del futuro”. A un anno dal-

la scomparsa dall’amato e indimenticabile maestro Pino Cordella, le sue parole risuonano come un invito a continuare a sognare, a creare, a dipingere sogni su pezzi di stoffa, cucire magia e speranza nel proprio futuro. E proprio questo è lo spirito che ha accompagnato i giovani stilisti e designer dell’International Fashion School di Lecce e Roma in questo anno di studio e formazione, aggiornamento e creatività sartoria e alta

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moda. Il traguardo finale il tradizionale appuntamento che si è svolto venerdì 22 luglio nella magica cornice dell’Ex Convento degli Agostiniani a Lecce alla prsenza delll'assessore del Comune di Lecce Paolo Foresio e dell'assessore regionale Alessandro Delli Noci. La XXV edizione dell’evento “Rever d’Oro

Pino Cordella”, patrocinata dal Comune di Lecce e da Confindustria, ha ogni anno lo scopo di offrire spazio e voce ai futuri addetti del settore Moda. Due collezioni, due costellazioni di abiti meravigliosi, curati nei dettagli, che trasformano i tessuti e i colori in emozioni da vivere, da condividere insieme. “Shapes of

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Alcuni momenti della sfilata ritratti dal fotografo Luciano De Marianis

Music” è una dedica alla musica, compagna di viaggi, ricordi e desideri. E’ l’amica che ogni ragazzo porta sempre con sè ovunque, un bagaglio di paure e conquiste che ogni donna, ogni uomo conserva nel cuore. In passerella un omaggio ai re del pop Elton John e Michael Jackson. Due icone di stile e musicali immortali, che sono la colonna sonora di tante generazioni. Gli abiti sono stati realizzati con il metodo di taglio e sartoriale creato da Pino e Manuel Cordella, che raccontano, tra sfumature e uniche creazioni personalizzate in bronzo dell’orafo Carlo Tricarico, il mondo del glam rock e pop. La collezione “Legends Never Die”, percorre l’evoluzione stilistica del re del pop Michael Jackson, attraverso un set fotografico a Parigi, realizzato dall’occhio puntuale di Mauro Lorenzo e coordinato da Carol Cordella. "Voglio fare il mio ringraziamento per questo XXV sogno realizzato - commenta Carol Cordella - un’ora e mezzo per raccontare un anno di intenso

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Alcuni momenti della sfilata ritratti dal fotografo Luciano De Marianis

lavoro, di percorsi iniziati e terminati, di collaborazioni solide e vere. Un’ora e mezza in cui tutti abbiamo dato il nostro meglio, nessuno si è risparmiato e tutti si sono emozionati!". Nel corso della serata, che ha visto la partecipazione di centinaia di persone, insieme a rappresentanti del panorama della moda e del mondo politico e sociale locale, è stato presentato il brand “JERICO”, nato tra i banchi della scuola di Moda Cordella. Il Premio Rever D’oro Pino Cordella 2022 è stato invece assegnato all’attore e conduttore RAI Lorenzo Branchetti, che racconta l’Italia e la sua arte attraverso il programma Camper in onda su Rai Uno. Branchetti ha

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Foto di Rebecca Pascali

accompagnato l’infanzia dei Millenails con il Programma la Melevisione. "Sono stato premiato, come artista che dedica la sua arte alla formazione della nuova generazione di attori. Grazie, sono onorato di questo bel riconoscimento! Una serata bellissima, mi sono emozionato tanto. La famiglia Cordella e la scuola di moda sono eccellenze nel mondo. Maestri d'arte sartoriale per tanti giovani stilisti e designer che stanno costruendo con passione il loro futuro".. Fashion partner anche per questa edizione il team The Best Club - Wella e Makeup art pro. Gli abiti sono stati indossati da 20 bellezze salentine, new faces del mondo della moda, coordinate da Visual Tag Fashion Agency. Hanno presentato l’evento Stefania della Tomasa e Pino Lagalle.

L’Istituto di moda Cordella nasce da una lunga esperienza familiare di oltre 350 anni nel campo della sartoria e della confezione. Dal 1783, anno in cui è nata la sartoria Cordella, l’obiettivo primario è stato sempre quello di tramandare i propri metodi di taglio e confezione a chiunque volesse intraprendere la professione di sarto e stilista. I corsi attualmente presenti sono: Corso di Progettazione Moda, Corso Fotografia della Moda e Styling, Corso Stylist e Consulente Immagine. L’istituto è diretto da Carol e Manuel Cordella, con la partecipazione di Christian Cordella.

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a capu de santu ronzu la chiesa Fuori le mura Raffaele Polo

i Luoghi del mistero

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ul nostro Santo protettore, Oronzo, le leggende e gli approfondimenti non mancano certo. E si aggiungono in un interessante evolversi di ricerche para- storiche che, sovente, sono più fantasiose che realistiche. Quello che, comunque, pare mettere d'accordo tutti, è la tradizione relativa al Martirio e al luogo dove Oronzo venne decapitato. A Lecce, in periferia procedendo verso il vicino mare, si nota la chiesa denominata 'Capu de santu Ronzu' e l'atmosfera, la dislocazione, lo stato di semiabbandono, fanno di questo luogo un vero e proprio 'mistero' soprattutto perché la sua storia viene tacitamente collegata a quella, ancor più fantasiosa, relativa al 'Tesoro di Sant'Oronzo' che non manca di affascinare e che trova ancor oggi novelli

Indiana Jones pronti a calarsi negli sconfinati sottosuoli della città, alla ricerca dell'inestimabile tesoro che sarebbe stato nascosto durante le invasioni dei barbari e del quale non se n'è saputo più nulla... Ma tutto parte proprio dalla tradizione che ci narra come già in epoca molto antica in questo luogo sorgesse una piccola cappella in ricordo del martirio del santo. Nel 1655 fu edificato, probabilmente su una cappella preesistente, un più grande edificio poi caduto in rovina e sostituito nel 1912 dall'attuale chiesa, voluta dal vescovo Gennaro Trama e progettata dall'architetto Gaetano Capozza. La chiesa ha poi subito un notevole restauro nel 1968 su iniziativa del vescovo Francesco Minerva ma rimase comunque chiusa per molti anni e solo nel 2007 è stata riaperta al culto. In anni recenti è

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I Luoghi del mistero

stata sottoposta ad un secondo restauro soprattutto esterno ed oggi è visitabile in alcune occasioni speciali, come le festività in onore del santo. Nel recinto sacro del santuario, intitolato al patrono di Lecce, si crede sia avvenuto appunto il martirio di sant'Oronzo assieme a san Giusto, decapitati all'alba del 26 agosto del 68 d.C.. Tale luogo è oggi contrassegnato da una colonnina in pietra leccese che riporta un'iscrizione in ricordo dell'avvenimento all'origine della chiesa salentina. Pochi metri più distante si nota una cisterna dove tradizione narra che la testa del primo santo vescovo leccese rotolò una volta tagliata.

Una particolarità riguarda la via che conduce al santuario (la stessa che conduce alla marina di Torre Chianca), caratterizzata dalla presenza ogni circa 500 metri di 9 piccole cappelle a ricordo del percorso che Sant'Oronzo fece, scortato dai soldati romani, fino al luogo dove avvenne la decapitazione. Ma quello che non viene riportato è che proprio nel pozzo sia stata costruita una stanza, a metà del tratto ascendente, dove si rifugiarono spesso i perseguitati, mettendo in salvo la vita e dove il Tesoro è stato celato, per poi essere nascosto in un luogo più sicuro. Addirittura c'è chi sostiene che il tesoro sia ancora lì e

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che un'accurata ricerca archeologica potrebbe rivelare molti segreti.... Nei numerosi lavori di restauro e rifacimento della Chiesa, però, pare che il pozzo non sia stato mai interessato da ispezioni o lavori: e la stessa colonna, con la iscrizione semi cancellata dal tdi cempo, starebbe ad indicare molto più che il semplice luogo del martirio... Ma, poi, leggende e confusioni si alternano sino a far apparire la testa del Santo in Dalmazia e a scoprirne varie sepolture in luoghi distanti e senza evidenti riferimenti di conferma. Niente di certo, insomma, nonostante gli sforzi di storici e studiosi che, peraltro, si


volerlo seguire ovunque, anche in capo al mondo!” Oronzo e Giusto divennero grandi amici, e nonostante Giusto abitasse lontano, a Roma, l’amicizia era così forte che i tre si raggiungevano e viaggiavano insieme appena possibile. Trascorrevano le giornate passeggiando tra le viuzze dei paesi che visitavano, parlando con tante persone curiose appena incontrate, spiegando loro il potere dell’amore fraterno e della felicità. Purtroppo non tutti li apprezzavano, e alcuni non seguirono i loro insegnamenti. Uno fra tutti l’Imperatore Nerone, che si infuriò talmente tanto per le chiacchiere dei due da volerne il loro martirio. Questa è la storia di un bambino divenuto santo, un piccolo grande uomo che ha cambiato un pezzo di mondo, e del suo amico Giusto, rimastogli accanto fino alla fine. Durante il mese di agosto, da allora, il popolo leccese ricorda proprio lui, Sant’Oronzo, il bambino e l’uomo, la sua bontà, i suoi insegnamenti, il suo sacrificio. Giochi, fuochi d’artificio, musica, allegria, balli, celebrazioni. Un inestimabile tesoro che brilla scintillante durante una delle feste più belle del Salento.

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sant’oronzo sulla colonna Per chi oggi arriva a Lecce in piazza Sant’Oronzo vede solo la colonna (anch’essa oggetto di restauro) senza la statura del santo Patrono che invece è custodita all’interno di Palazzo Carafa. Come è noto, dopo analisi e pareri scientifici acquisiti durante gli ultimi lavori di restauro del simulacro del Santo Patrono, lo stato della struttura lignea interna e del rivestimento in rame esterno è risultato compromesso tanto da escludere il suo riposizionamento sulla colonna perché l'ulteriore prolungata esposizione agli agenti atmosferici avrebbe causato danni irreparabili all'opera d'arte. La Soprintendenza ha dato, quindi, parere positivo alla realizzazione di una copia e alla musealizzazione dell'originale, in un luogo che sarà individuato sulla base delle migliori condizioni di conservazione, di comune accordo fra tutti gli enti coinvolti (Comune, Curia e Soprintendenza). Copia che sarà effettuata grazie alla raccolta fondi attivata con lo strumento dell'Art Bonus. La copia sarà realizzata in bronzo con la tecnica della fusione a cera persa, sulla base della proposta progettuale presentata dalla Fonderia Nolana.

I Luoghi del mistero

soffermano sulla figura del Santo, senza far alcun riferimento al tesoro. C'è una favola, che viene tramandata ai bambini: ebbene, anche in questa simpatica storia si accenna ad un tesoro. Ma, anche qui, non si sa che fine abbia fatto.... C'era una volta, tanto tempo fa, un bimbo di nome Oronzo. Viveva nella città di Lecce insieme ai suoi genitori. Il suo papà, un uomo saggio e simpatico, custodiva gelosamente e con cura il tesoro dell’Imperatore. “Un lavoro importante” pensava il piccolo Oronzo, così ricco di fascino da voler continuare lui stesso il lavoro del papà una volta divenuto grande. Quel bimbo crebbe tra giochi, saggezza, cari amici e cose belle. Ed era buono, così buono da aiutare chiunque si trovasse in difficoltà. “Come quella volta”, ricordava di tanto in tanto con il cuore ricolmo d’affetto, “quando aiutai un signore che stava per affondare insieme alla sua barca”. Accompagnato dal suo amato nipote Fortunato, lo raccolse tra le bianche onde del mare di maestrale, mettendolo in salvo sulla battigia umida e appiccicosa. Lo dissetò dandogli da bere, lo sfamò con un buon boccone da mangiare, e lo ascoltò. Tanto. Il ragazzo messo in salvo si chiamava Giusto. “Che nome buffo! Eppure era così gentile da


In questa pagine e le seguenti: foto di Dario Bottaro. Alfredo Romano, Icone 20092019, encausto su tela, ferro, lino bianco, pelle, lino nero, raso oro,.

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edipo. lo sguardo in sè siracusa e il mito Dario Bottaro

In mostra fino al 6 Novembre 2022 nella Galleria Regionale di Palazzo Bellomo

SIRACUSA. Nella 57esima edizione della rassegna classica al Teatro Greco di Siracusa, il 2022 vede protagoniste non solo le tragedie portate in scena, ma anche altri eventi collaterali che, da alcuni anni a questa parte arricchiscono l’offerta culturale per un pubblico sempre più interessato e assetato di cultura e confronto. Tanti gli appuntamenti che hanno visto personaggi della cultura dialogare nella suggestiva cornice del Parco della Neapolis, quell’antico luogo in cui i Greci svolgevano le attività della vita comunitaria. Quest’anno in scena le tragedie dell’Agamennone di Eschilo e Edipo Re di Sofocle, per proseguire con Ifigenia in Tauride di Euripide e la trilogia dell’Orestea che conclu-

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de la grande rassegna culturale. Nell’ambito degli appuntamenti in programma c’è anche una importante mostra d’arte contemporanea a cui hanno partecipato artisti di riconosciuto livello nazionale ed internazionale. Una mostra dedicata proprio a Edipo ed alla ricerca del sé. Come indicato sul titolo di questo scritto “Edipo. Lo sguardo in sé” è il titolo della mostra che racconta il dramma della ricerca spasmodica della verità cui Edipo richiama tutti noi. All’interno del prestigioso scrigno di cultura aretusea che è la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, le opere moderne e contemporanee dedicate al tema dell’esposizione, dialogano con la collezione


Antonio Calbi, Memoria dello spettacolo Edipo. Tragedia dei sensi per uno spettatore, regia Massimo Munaro, Teatro del Lemming, 1997

museale creando un gioco di suggestioni, rimandi e riflessioni che aiutano il visitatore ad approfondire il suo sguardo, oltre che alle opere, anche dentro di sé. Curata da Antonio Calbi, sovrintendente della Fondazione Inda, con la consulenza scientifica del prof. Michele Romano e della prof.ssa Ornella Fazzina entrambi docenti presso l’Accademia di Belle Arti di Catania e curatori di numerose mostre in Sicilia e non solo, supportata dalla direttrice della Galleria dott.ssa Rita Insolia, la mostra dedicata ad Edipo non è semplicemente un percorso visivo. E’ un’esperienza che conduce il visitatore negli spazi intimi degli artisti che hanno voluto dialogare con il proprio “Edipo interiore”, che hanno sviscerato da se stessi le riflessioni verso la ricerca. Una ricerca dedicata alla bellezza, alla verità, al contesto storico e sociale in cui essi sono immersi, ma anche un tributo alla natura umana, così come lo stesso Edipo la rappresenta. Attraversare le sale della Galleria Bellomo in occasione di questa mostra significa ammirare opere antiche che narrano la storia della città di Siracusa, al fianco di opere di espressione moderna firmate da grandi artisti in un continuo scambio tra forma e significato. Tutto

ciò che è stato realizzato, ogni singola opera d’arte – tra cui troviamo anche una sezione dedicata ai costumi di alcune rappresentazioni della tragedia di Edipo – trova il suo rilievo e la sua unicità non soltanto come produzione unica e irripetibile, ma anche per il contesto in cui è inserita e dal quale nasce questo dialogo con lo spettatore, indicando in maniera chiara o pragmatica il senso stesso della sua presenza. Per comprendere meglio l’operazione culturale che celebra Edipo verranno presentate di seguito alcune opere di questa esposizione ed il loro scambio culturale con il luogo che le ospita e con le opere d’arte della collezione museale cui sono state affiancate. Il percorso ha inizio dal primo cortile del palazzo dove è stata collocata l’opera di Giuseppe Pulvirenti “Ionica”, una grande trave bronzea scanalata sulla superficie superiore realizzata nel 1996, che sembra voler idealmente unificare due mondi lontani, quello greco e quello siciliano, separati dal mare, lo Ionio, luogo di lotte e di trionfi, di crocevia di popoli e di storia che compone uno dei tasselli più importanti della nostra cultura che arriva per mano dei Greci nel 734 a.C., anno in cui Archia fondò Siracusa. Ma c’è di più perché questo incontro è anche il

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Antonio Marras, Costumi di Edipo e Giocasta, 2022, spettacolo Edipo Re. Una favola nera, di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, produzione Teatro Elfo Puccini, Milano

simbolo di due culture differenti, l’Oriente e l’Occidente, mescolati dalla migrazione di popoli verso la Sicilia. Ne sono una testimonianza alcune lastre ebraiche che in questo cortile sono state collocate e che ci parlano di una forte presenza ebraica a Siracusa fino alla fine del Quattrocento quando i reali spagnoli ne decisero l’espulsione dalle loro terre. Nel secondo cortile, quello degli stemmi, ai piedi della scala catalana che conduce al piano superiore del palazzo, appaiono le opere di Mimmo Paladino “Il sonno di Edipo” - raffigurazione di un uomo in posizione fetale sulla cenere realizzata in vetrore-

sina – e di Nicola Toce, “Peccato originale” raffigurante una piccola testa d’uomo barbuto coperto da una maschera e sul cui capo campeggiano due corna. L’una dinanzi all’altra, quasi a voler ricordare la miseria umana che è insita nell’uomo, lo accompagna lungo il corso di tutta la sua vita come essere imperfetto. Le sale al pian terreno offrono le opere di Arnaldo Pomodoro “Porte dell’Edipo” e “Costume di Edipo” che dialogano con reperti dell’architettura antica tra cui i frammenti di un grande portale con figure antropomorfe, poi ancora l’opera concettuale di Paolo Scirpa

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“Ludoscopio pozzo espansione” che sembra voler mettere in evidenza quella continua ricerca di se stessi nell’infinito spazio della nostra coscienza e accanto a questo, incorniciato da paraste e trabeazione del XIII secolo, l’opera di Vassilis Vassiliades “Rosso notturno” che appare quasi come una finestra spalancata nel tumulto dell’animo umano, da un lato quindi l’infinito ripetersi delle luci del ludoscopio che sprofondano all’infinito, dall’altro la dimensione finita dell’opera circoscritta in un quadrato che intende però andare oltre lo spazio che la circonda.


Arnaldo Pomodoro, Costume di Edipo le l'oratorio Oedipus Rex di Igor Strvinskij, tessuto e fiberglass patinato, 1988; Arnaldo Pomodoro, Porte dell'Edipo, bronzo, 1988

Seguono le opere di Stefania Pennacchio “Figlio di Giocasta” e Vettor Pisani “Viaggio nell’eternità” che nella sala della pittura quattrocentesca dialogano con i grandi retrabli delle Madonne col Bambino ed il monumento funebre di Eleonora Branciforte Aragona. La terracotta della Pennacchio ricorda il tema della madre e del dolore del parto, quello stesso dolore pro-

vato da Giocasta che fu prima madre, poi anche moglie inconsapevole dell’incesto con il figlio Edipo, mentre Pisani affascina per la combinazione di figure del repertorio classico rielaborate che fanno parte di una dimensione extra umana, che sembra a sua volta dissolversi in un viaggio nell’eternità, così come indica la scritta al neon azzurro inserita nell’opera.

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C’è ancora un’altra sala prima di percorrere i gradini che ci porteranno al piano superiore: è quella dove oltre alle opere di Andrea Chisesi “Edipo fanciullo” ed “Edipo a Colono” – ovvero le due età di Edipo, della coscienza umana e del suo dramma – sono presenti anche alcuni costumi di scena realizzati in occasioni e luoghi diversi. Paola Mariani e il suo “Costume di Edipo”


Corrado Bonicatti, Nel profondo del mitreo, 2015, olio su tela

per la regia di Yannis Kokkos al Teatro greco di Siracusa, Nicola Luccarini “Costumi di Antigone e Ismene” per lo spettacolo dell’Edipo a Colono con la regia di Daniele Salvo, e Antonio Marras “Costumi di Edipo e Giocasta” per lo spettacolo Edipo Re. Una favola nera, di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, messo in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano. Questa prima parte del percorso espositivo dunque, oltre ad indagare l’animo umano rende un omaggio anche al teatro, presentando come oggetti d’arte quei costumi ideati e realizzati per riproporre il racconto di Edipo, della sua umanità, del suo essere re e poi scoprirsi perseguitato da un destino crudele, da una verità che ne sconvolge i sensi a tal punto di commettere il gesto estremo di accecarsi per non vedere più il frantumarsi della sua esistenza e viverlo nella sua coscienza. Questa cecità viene riproposta in modo particolare al piano superiore, e proprio durante la serata di inaugurazione della mostra è stato pensato un gesto simbolico dal forte impatto, che ha interrogato ancora una volta i presenti.

Tutte le opere scultoree della collezione sono state bendate di nero. Tutte, nessuna esclusa. E via via che il percorso espositivo andava consumandosi nei passi dei visitatori che avanzavano, Giovanni Sartori - protagonista dell’Edipo di questa stagione 2022 - al cenno del curatore liberava le opere da questa cecità. Un gesto semplice, ma carico di significato. Così l’angelo annunziante, il volto di Cristo, le Madonne col Bambino, il Cristo flagellato e i busti lignei dei santi venivano liberati dalle loro bende e dai veli neri per aprire simbolicamente gli occhi e posare il loro sguardo sulle opere contemporanee lì presenti. Le une con le altre, per uno scambio silenzioso di emozioni intercettate dai visitatori – a tratti ammutoliti – da quelle presenze ricche di mistero, quel mistero svelato agli occhi, ma incomprensibile alla mente e al cuore. Quel mistero che asseconda e accompagna ciascuno di noi, il mistero della vita. Le nostre domande, i nostri perché, la ricerca di noi stessi e del senso della vita è come se in quegli istanti e durante tutto l’iter della mostra, avessero preso forma e adesso fos-

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Matteo Basilé, REdipo Re, fotografia digitale, stampa a pigmenti su carta barita, 2022

Emilio Isgrò, Tiresia, 197172, china su libro tipografico in box di legno e plexiglass

Domenico Gagini (attr.), XV sec., Madonna del Cardillo; alle spalle Silvia Giambrone, Mirror n. 11, ottone, polistirolo, spina di acacia, cera, 2019

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Vettor Pisani, Viaggio nell'Eternità, 1996-2004

Mimmo Paladino, Eschilo, Sofocle, Euripide, tecnica mista su legno, (2005-2018-2018)

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Mimmo Paladino, Il sonno di Edipo, vetroresina, 2008

sero davanti a noi. A porre questi interrogativi, ancora una volta, le opere degli artisti come quella di Alfredo Pirri “Facce di gomma”, esposte le une a fianco delle altre fino a riempire la parete al fianco della scultura marmorea di un grande angelo, o di Giovanni Migliara “Visione enigmatica” e Michele Ciacciofera “L’èvènement revelatèur, Tenebra mia luce”, installazione composta dal calco in gesso di due piedi infilzati e poco distante un semplice tavolo in legno con una scatola in metallo su cui spiccano – retroilluminate – le parole Tenebra mia luce. Tenebre e luce, un binomio che appartiene all’umanità come il giorno e la notte appartengono al Creato. Tenebre e luce, elementi simbolici in cui l’animo umano sperimenta e trova dubbi, risposte, finzioni e verità. Di grande impatto anche l’opera fotografica di Matteo Basilé “Edipo Re”, le cui bende sono i suoi stessi lunghi capelli intrecciati. L’abito dai decori eleganti e ricchi, nelle tonalità opposte del bianco e del nero creano un netto contrasto con il frammento di figura di cavaliere per un sarcofago, giacente ai piedi di questo Edipo che nell’aspetto ricorda una figura della mitologia nord europea. Seguono le maschere di “Eschilo, Sofocle ed Euripide” realizzate da Mimmo Paladino in periodi differenti, ma aventi come comune denominatore l’essenzialità delle forme. Nelle altre sale ancora altre opere come ad esempio il “Tondo saturnino” di Gianfranco Notargiacomo, che con la potenza della sua superficie circolare rossa dialoga con il seicentesco dipinto del Martirio di S. Lucia di Mario Minniti, caratterizzato a sua volta dalla vorticosità del mantello rosso dell’aguzzino che con la forza del suo movimento sferra il colpo mortale alla giovinetta siracusana. Ci sono poi le opere di Silvia Giambrone “Mirror” uno specchio da cui

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Nicola Toce, Peccato originale, terracotta refrattaria nera con smalti, 2011; Nicola Luccarini, Costumi di Antigone e Ismene, spettacolo Edipo a Colono 2009, Fondazione INDA, regia Daniele Salvo; Paola Mariani, Costume di Edipo, spettaco Edipo a Colono, Fondazione INDA, regia Yannis Kokkos

escono fuori spine di acacia - evocante quella corona di spine che cingerà il capo di Cristo, qui accanto raffigurato fanciullo e in braccio alla Madre nella scultura della Madonna del Cardillo – e poi Emilio Isgrò con la sua “Tiresia”, un libro tipografico le cui parole sono cancellate con la china, per sottolineare la potenza della visione oltre ciò che riusciamo a vedere con le nostre facoltà umane; Leo Kalbinsky con la sua “Natura morta con tenebra. Omaggio a Bunuel, Dalì, Nitsch” ripropone la cecità umana in una serie di quattro teste di moro – elemento tipico della ceramica siciliana – interamente bianche, ma violate da filo spinato, pugnali

bende insanguinate, elementi che in un certo modo riprendono un’altra opera ovvero “Edipo Re” di Hermann Nitsch che a sua volta dialoga con l’Annunciazione di Antonello da Messina, l’opera più importante della collezione. I segni grafici di Nitsch propongono un volto di Edipo dai grandi occhi da cui scendono linee di sangue, ma questi schizzi imbrattano e segnano tutta la superficie dell’opera nella figurazione di un dolore taciuto che esplode nel gesto violento di cui Edipo è carnefice e vittima al tempo stesso. Molte altre opere ci narrano della vicenda di Edipo e dei suoi molteplici significati.

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Leo Kalbinsky, Natura morta con tenebra, Omaggio a Bunuel, Dalì, Nitsch, 2022, ceramica, metalli e stoffe; Hermann Nitsch, Edipo Re, 1981-2017, serigrafia su tela con sangue

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Stefania Pennacchio, Figlio di giocasta, argilla semirefrattaria bianca e cera rossa, 2022

Giovanni Migliara, Visione enigmatica, legno, metallo, cartapesta, 1994

La riflessione sulla condizione umana, la ricerca del sé, della verità, del proprio posto nel mondo, l’introspezione e l’auto analisi sono tutte tematiche che da millenni condizionano la vita dell’uomo, lo invitano e tal-

volta lo obbligano a farsi domande a rendersi disponibile verso quella forza misteriosa della vita che vuole responsabilità e impone scelte in alcuni casi anche dolorose. In questo turbinio di emozio-

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ni che è il racconto antico dell’uomo, non resta che farsi interpellare dagli artisti che hanno espresso una riflessione sul tema con il loro personale linguaggio e perché no, pensare di compiere un viaggio a Siracusa


Michele Ciacciofera, L'èvènement revelatèur, Tenebra mia luce, 2022

Vassilis Vassiliades, Rosso notturno, acrilico su legno MDF, 2022

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Accordi @dissacordi festival 2021, immagini d’archivio

I LUOGhI NELLA RETE

Sarà consonanze e dissonanze dei nostri tempi il tema della XIX edizione di accordi @ DISACCORDI il Festival Internazionale del Cortometraggio in programma a Napoli dal 7 al 13 novembre 2022. Online il regolamento e il modulo di partecipazione, ricordiamo che il festival è aperto ad autori maggiorenni di qualsiasi nazionalità con iscrizione gratuita. I cortometraggi in gara dovranno essere stati realizzati a partire dal 1° gennaio 2019.

Il Concorso è aperto a cortometraggi di fiction, di animazione, di video musicali e sperimentali, a documentari, a backstage/making of; le opere non devono superare la durata di 25 minuti (titoli inclusi); per i documentari è ammessa la durata massima di 35 minuti. Sono ammesse alla selezione fino a tre opere per autore. Scadenza del bando: 23 Settembre 2022. Tutti i dettagli scaricabilil dal sito: https://accordiedisaccordi.it/concorso2022/#.

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lucca Biennale cartasia | la pagina Bianca Lucca, Palazzo Ducale, Villa Bottini, Cannoniera della casa del boia fino al 25 settembre 2022 Orari (Palazzo Ducale, Villa Bottini) 10.30-19.00 Biglietti Intero: Comprende la visita a tutte le sedi, €12,00; ridotto 8 €. Gratuito: bambini fino ai 10 anni, giornalisti muniti di tesserino, guide turistiche, diversamente abili. T +39 0583 928354; +39 349 7123926 www.luccabiennalecartasia.com Fondo Franca valeri Milano, Accademia dei Filodrammatici (via Filodrammatici 1) Tel. 02 86460849 http://fondovaleri.accademiadeifilodrammatici.it giacinto Bosco. doppio sogno. l’amore tra mitologia e mitografia Iseo (BS), Lungolago e L’Arsenale (vicolo Malinconia, 2) fino all’ 11 settembre 2022 Orari: giovedì e venerdì, dalle 16.00 alle 19.00; sabato dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 22.00; domenica e festivi, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00. Ingresso gratuito. maurizio martina normale Fragilità Biblioteca Bernardini Lecce ex Convitto Palmieri 3-10 settembre 2022 Ingresso gratuito www.ilraggioverdesrl.it

Jean-marie appriou art cluB #35 Accademia di Francia a Roma Villa Medici Viale della Trinità dei Monti, 1 fino al 4 settembre 2022

santaFrika di Sant’Era e Sabrina Poli Dal 30 settembre al 4 ottobre 2022 Radio Trastevere Gallery - Roma Via Natale del Grande 21

Al cinema lorenzo soloartemarini il2022. 17, 18 etra atrium un percorso le lettere 19 gennaioAtrium 2022 il film Parma (via Paradigna 38/A) settembre 2022 diretto dal14-16regista Ingresso libero David Bickerstaff Orari: 9.00 – 21.00 distribuitowww.atrium-parma.com isgrÒ cancella BriXia da Adler Entertainment si comBatteva Qui! 1914-1918 sensorama. lo sguardo, le cose, gli inganni fino al 30 ottobre 2022 MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro Via Sebastiano Satta 27 – 08100 Nuoro tel +39.0784.252110 Orario estivo: 10:00 – 20:00 (Lunedi chiuso), info@museoman.it

sulle orme della grande guerra. di alessio Franconi 30 Ottobre 2022 Teglio (So), Palazzo Besta www.museilombardia.cultura.gov.it 0342 781208 salvatore sava. l’altra scultura Lecce, Fondazione Biscozzi | Rimbaud piazzetta Baglivi 25 settembre 2022 Apertura: tutti i pomeriggi, escluso il lunedì dalle ore 16.00 alle 19.00, la domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00. Biglietto d’ingresso: 5 euro (comprensivo anche di visita dell’esposizione permanente della Fondazione) Biglietto ridotto: 3 euro (comprensivo anche di visita dell’esposizione permanente della Fondazione) - per gruppi superiori alle 15 unità, minori di 18 anni, scolaresche (della primaria e delle secondarie), studenti di università, accademie d’arte e conservatori provvisti di tesserino, insegnanti tel. 0832 1994743 www.fondazionebiscozzirimbaud.it

marta museo archeologico nazionale Taranto, Corso Umberto n. 41 Tel. +39 099 4532112 www.museotaranto.beniculturali.it

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23 giugno 2022 – 8 gennaio 2023 Brescia, Parco archeologico di Brescia romana e Museo di Santa Giulia Fondazione Brescia Musei tel. 030.2977833 – 834 cup@bresciamusei.com

i colori della serenissima. pittura veneta del settecento in trentino 23 Ottobre 2022 Trento, Castello del Buonconsiglio www.buonconsiglio.it info@buonconsiglio.it T 0461233770 vivere in alto. uomini e montagne dai FotograFi di magnum. da robert capa a steve mccurry 09 Ottobre 2022 Val di Sole (Trento), Castello di Caldes Via al Castello 1 Caldes – TN Tel. 0461.492811 www.buonconsiglio.it seBastião salgado altre americhe Dal 21 maggio al 2 novembre 2022 Castello Aragonese di Otranto Tutti i giorni dalle 10 alle 24 Intero 12 Euro, Ridotto 9 Euro, Scolaresche 3 Euro. Gratuito (minori fino a 6 anni, guide turistiche con patentino con gruppo, e disabili e un accompagnatore) Info 0836 212745

ITINER_ARTE...DOVE E QUANDO...

la Battaglia di due re con Finte schiere. la storia degli scacchi tra Xiii e Xviii secolo nei libri della Biblioteca Bertoliana fino al 18 Settembre 2022 Marostica (Vi), Castello Inferiore Info e prenotazioni: www.marosticascacchi.it


QUANDO IL CALCIO ERA BELLO DI ANDREA POLO E FRANCESCO FEDELE

ANDREA POLO FRANCESCO FEDELE Quando il calcio era bello Il Raggio Verde edizioni 2022 pp.256 €15,00 ISBN 979-12-80556-21-9

Non c’è modo migliore che festeggiare l’inizio del campionato per il Lecce, da quest’anno promosso in serie A, con il ricordare le prodezze compiute dalla squadra di calcio della città di Lecce. “Quando il calcio era bello”, il titolo di una pagina social nata da Andrea Polo e Francesco Fedele con l’intento di raccontare di quanto il calcio fosse bello e genuino quando da bambini e poi ragazzi si sono avvicinati appunto allo sport del calcio. E dalle pagine social al libro omonimo, edito da Il Raggio Verde edizioni con la copertina firmata da Loredana My. “Un’avventura fatta di racconti, narrazioni, collaborazioni, una canzone creata ad hoc, aste di beneficenza, la partite con le leggende del passato, calendari, amore e passione. Amore per il Lecce e passione per la scrittura.” Spiegano i due autori. Andrea Polo (Galatina, 1983) ama il Lecce da quando è nato. Abitava proprio nei pressi dello Stadio e vicino all'amico Francesco con cui ha frequentato le medesime scuole. Inguaribile nostalgico del calcio di una volta, anche adesso che il calcio è cambiato, vive con lo stesso batticuore tutte le imprese dei giallorossi. Con Dario Fiorentino ha pubblicato: "A modo nostro" (Lupo, 2004) Attualmente amministra le pagine social di "Quando il calcio era bello" e collabora con "Il Leccese.it". È sposato con Elisa ed ha due figli: Giulio ed Emma anche loro tifosi giallorossi. Francesco Fedele (Lecce, 1983) eredita dal padre il sangue giallorosso e sin da piccolo condivide gioie e dolori, calcistici e non, con l'amico Andrea. Non ama particolarmente il calcio moderno ma non potrebbe assolutamente farne a meno. Tra mille hobbies come la pesca, la musica, il fantacalcio ed i videogames, amministra le pagine social di "Quando il calcio era bello". È spostato con Federica ed ha due gemellini giallorossi: Gioia e Mattia. ll libro, con la bella copertina firmata da Loredana My, raccoglie quasi tutti i post pubblicati sulla pagina social nei suoi primi quattro anni, disposti in maniera cronologica per data di pubblicazione arricchito dalle foto di Valentina Ferri e alcuni scatti di Davide Mele, Giulio Ruschini, Luca Cavallo. Il risultato è una come una sorta di diario di bordo dove rivivere e ritrovare emozioni legate alla squadra del Lecce consultabile in ogni momento senza essere necessariamente connessi.

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DIARIO DI BORDO DEI SINDACI. LE CITTà NELLA PANDEMIA IL LIBRO DI GIOVANNA CASADIO

GIOVANNA CASADIO Diario di bordo di sindaci -Le città nella pandemia Treccani 2022 p.160 €15,00 ISBN 9788812009879

Diario di bordo dei sindaci – Le città nella pandemia”è il libro della giornalista Giovanna Casadio, edito da Treccani con prefazione del presidente Anci Antonio Decaro. «Riavvolgendo il filo e scattando una fotografia di quello che è accaduto sul fronte ignoto della pandemia, sin da quando è iniziata, a “tenere” – scrive Casadio – sono state proprio le città, le comunità locali e chi le guida». Beppe Sala consegna il suo stato d’animo di sorpresa e sconforto alla chat dei sindaci: «Ussìgnur, per dirla alla milanese». La chat ribolle da ore la sera del 9 marzo 2020, alla vigilia della conferenza stampa in cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncerà il lockdown. «Però calma. L’importante è la catena di comando. In guerra si fa così: ci sono i generali, i colonnelli e i soldati semplici», invita a concentrarsi sul da farsi Dario Nardella. «E noi ora siamo i soldati», taglia corto Antonio Decaro. «Siamo in trincea, attrezziamoci», dice Matteo Ricci. Non sono solo i sindaci di Milano, Firenze, Bari, Pesaro a sentirsi, ma è la rete intera dei primi cittadini dei 7.904 Comuni d’Italia che in poche ore si mette in movimento. Quando è cominciata, è cominciata così. Cosa è accaduto dopo solo i sindaci possono raccontarlo dietro le quinte, città per città. Come l’Italia se l’è cavata è scritto in questo sorprendente diario di bordo. Da cui emerge, tra l’altro, che un modo c’è anche per “curare” la politica. Giovanna Casadio è nata a Trapani. Vive a Roma, dove da anni è cronista parlamentare e politica per “la Repubblica”. Ha pubblicato Quel che è di Cesare (con Rosy Bindi, Laterza, 2010), I doveri della libertà. Dialogo con Emma Bonino (Laterza, 2012), Non seguire il mondo come va. Rabbia, coraggio, speranza e altre emozioni politiche (con Michela Marzano, Utet, 2015), Dove si guarda è quello che siamo (Edt, 2018).

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LUOGhI DEL SAPERE

#ladevotalettrice | le recensioni di lucia accoto candida rosa di simona de riccardis

SIMONA DE RICCARDIS Candida Rosa Esperidi 2021 pp.264 €15,00 ISBN 9788855340755

#recensione #luciaaccoto #recensore #giornalista #libri #ladevotalettric e

L’arte non ha tempo. Circoscriverla in un dato periodo è normale, eppure manifesta lungimiranza sfociando in anni senza età. Per l’arte bisogna avere occhio e anima. Su di essa si può abbattere l’incuria e l’indifferenza degli uomini, però appartiene a tutti, ma è cosa di pochi. Chi sa fare arte tramanda la sua bellezza in una trama fitta di genialità e talento. L’arte è come l’amore, più o meno. All’inizio, forse, non comprendi bene entrambe le cose. Anzi, sfuggi ai richiami dell’una e dell’altra meraviglia. Poi tutto ti è chiaro, almeno nella sua essenza. E ne sei catturato attraverso l’alito delle emozioni. Guardi, ammiri, subisci ed attendi. Intanto, nella mente viaggiano storie che costruisci con i sogni. Pensi che tutto possa succedere, almeno quello che vorresti ardentemente. Scopri, così, che le situazioni invece sono un po’ come i trafori della pietra scolpita. Essenziali e vuoti. In quel nulla c’è la trasparenza della conquista che passa attraverso i rifiuti per una libertà scarabocchiata in funzione di un guizzo di sole in corpo. In quei momenti senti la stretta decisa del cambiamento, vedi le cose in modo diverso e comprendi che l’arte è energia pura, è il corridoio che devi attraversare per frugare nelle stagioni delle domande. Le risposte le troverai strappando le condanne alla disperazione, amando. In Candida rosa di Simona De Riccardis punti gli occhi su una Lecce ancora da allargare nelle maglie dell’arte. È il 1619. Il giovane Cesare Penna lascia la sua famiglia per fare il garzone nella bottega di uno degli scultori più noti e stimati in Terra d’Otranto, Francescantonio Zimbalo. Il maestro è un vero talento e le sue opere sono dei capolavori in bellezza e raffinatezza. Accanto a Zimbalo, Cesare trascorre anni di formazione e dalla famiglia dello scultore è trattato come un figlio. Qualcuno però lo vede in modo diverso come lui vede con occhi dell’amore Ponzia, una giovane di cui non è alla sua altezza per mancanza di danaro e di casato. Cesare però ha il genio dell’arte, come il maestro Zimbalo. Entrambi sentiranno addosso l’ignoranza di chi si lascia condizionare da ciò che offusca la ragione per incapacità di una libera interpretazione delle parole e quindi dell’arte stessa. Il romanzo è meraviglioso, bellissimo. La scrittrice ha il dono della narrazione che si fa seta e tramontana. Lo stile sembra una pittura, ti lascia senza parole. Sorpreso. Il lettore raccoglie ogni singola parola del racconto, a volte se le ripete tra i denti per fissarle meglio in mente. La paura che possa sfuggirgli una storia costruita ad arte è tanta, ma sa che quell’inchiostro non lo tradirà.

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OLIVIER BLEyS Il mercante di tulipani Piemme Editore 2008 pp.360 €18,50 ISBN 9788838488610

L’avidità oscura i sentimenti. Spesso non se ne tiene conto perché fanno marcire le cose belle per quell’ambizione malata di crearsi una realtà a propria immagine e somiglianza. Il tornaconto personale, per alcuni, vale più di qualsiasi assaggio di altruismo. Che farsene della gioia del bene comune quando la felicità di un successo individuale rinvigorisce anche la spavalderia. Cadere nella presunzione di essere essenziali ed insostituibili rende ciechi anche i più arguti. In un quadro del genere non si hanno amici, quelli che si definiscono tali sono solo i lacci della scarsella che si aprono e si chiudono per stringere alleanze a proprio favore o per fare il bello ed il cattivo tempo sui propri vizi e sull’esistenza altrui. L’avidità impoverisce l’animo, rende brutta ogni cosa e non ci sono danari che tengano per restituire dignità a ciò che ha perso forma in una sostanza fumosa e dorata. Gli avidi hanno sempre un prezzo troppo alto da pagare per qualcosa che neanche loro immaginano. In Il mercante di tulipani di Olivier Bleys segui il destino di una famiglia in cerca di ricchezza e che finisce nella perdizione per un fiore. La sua bellezza, una volta sbocciato, è unica. Prima, però, da bulbo sembra una cipolla. Molti sarebbero pronti ad uccidere per averne uno. È il 1635. In Olanda pochi sono quelli che intuiscono le potenzialità dei tulipani. Coltivarli significa diventare ricchi, molto ricchi. Bisogna, però, essere scaltri, esperti, ed anche avidi. E il primogenito della famiglia Van Deruick lo impara presto ed a proprie spese senza badare a niente ed a nessuno. Il romanzo è avvincente. La scrittura è armoniosa, non difetta in nulla. La narrazione scatta sempre con slancio anche quando sembra che la storia sia inquadrata nella fluidità di emozioni e contrasti.

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LUOGhI DEL SAPERE

#ladevotalettrice | le recensioni di lucia accoto il mercante di tulipani di olivier Bleys


foto di Mario Cazzato

emigmi oronziani Quando nacQue il patrono di lecce Mario Cazzato

Passeggiando nel cuore antico tra vicoli e pagine di storia

Salento Segreto

21 o 22? 66 o 68? : enigmi oronziani. Secondo una delle tante fonti, assai tarda, il nostro protettore sarebbe nato il 22 d.C. anche se dopo qualche pagina dice il 21. Cosi' per la morte il 66, per altri il 68.Tutti affermano che il martirio del protettore, come quello di Giusto avvenne sotto Nerone che, come sappiamo morì il 68 d. C. Ma gli storici avveduti da un pezzo hanno chiarito che le persecuzioni neroniane non ebbero luogo nelle regioni meridionali. Questioni da approfondire. Non così per la iconologia e qui presentiamo un bel Patrocinio di Sant’ Oronzo che protegge dalla peste e dal terremoto

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Salento Segreto

foto di Mario Cazzato

quindi opera posteriore al 1743 di Serafino Elmo. Opera famosa tanto che nel secolo successivo se ne fece una bella litografia. Ovviamente nelle due opere non poteva mancare, come non manca, il Campanile. La tela è nella chiesa di Santa Chiara visitabile grazie ad ART WORK. Ad ogni modo quando i nostri antenati realizzarono la colonna con la statua del protettore la collocararono nel luogo più aperto e grande della città in maniera che tutti e in ogni momento della giornata potessero rivolgervi uno sguardo o un pensiero. Bene il restauro della statua, meno la soluzione scelta perché avremo, chissà quando, due statue identiche... Nel frattempo la statua del Santo custodita a Palazzo Carafa e ci auguriamo non sia chiusa al pubblico, causa ferie, probabilmente proprio nei giorni della sua festa.

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