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Giugno 2017 - numero 1 - anno XXXIII


SOMMARIO La Casa informa

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Bilancio Sociale e di Missione 2016

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Cafè Alzheimer

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Adattamento dei liquidi e solidi

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in primo piano ...

Uomini soli

Progetti

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La stimolazione cognitiva

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Spunti ed idee di stimolazione cognitiva

Cafè Alzheimer ‐ Pagina 4 

Progetti in rete

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T-essere memoria

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Attraverso gli occhi dell’artista

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La mia esperienza

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La mia esperienza

Ricordi

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Con noi siete in buonemani! ‐ Pagina 13 

Caro amico Leoni

Attività

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Con noi siete in buone mani

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A volte ritornano …;-)

In bacheca

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Ancora ‘na volta ...

La mia esperienza ‐ Pagina 27 


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EDITORIALE

Bilancio Sociale e di Missione 2016 di Giovanni Bertoldi

U

Direttore Generale A.P.S.P.

na

delle

principali

caratteristiche

che

contraddistinguono

l’A.P.S.P. di Pergine Valsugana è l’impegno profuso nel garantire sempre la massima partecipazione e coinvolgimento di tutti gli stakeholder nonché la trasparenza della propria azione gestionale ed amministrativa. Gli strumenti maggiormente utilizzati per raggiungere tali obiettivi sono il sito internet aziendale (www.apsp-pergine.it) e il Bilancio Sociale e di Missione che annualmente viene approvato dal Consiglio di Amministrazione e che rappresenta un valido strumento di sintesi dell’attività e dei risultati raggiunti nell’anno di riferimento. Il Bilancio Sociale e di Missione 2016, ormai giunto alla sua 10° edizione, testimonia il ruolo sociale, economico ed istituzionale svolto dall’A.P.S.P. di Pergine Valsugana nell’ambito del contesto locale, di comunità e provinciale.

spiti Rappresentanti degli O Con deliberazione n. 33 dd. 27 aprile 2017 il Consiglio di Amministrazione ha preso atto dell’elezioni dei Rappresentanti degli Ospiti avvenute il 7 aprile 2017. Ai sensi dell’art. 5 del Regolamento “Modalità per l’elezione dei rappresentanti degli Ospiti e la relazione con il Consiglio di Amministrazione dell’A.P.S.P.” il Sig. Zanei Maurizio è stato dichiarato decaduto dall’incarico con decorrenza 23 aprile 2017 e sostituito dalla Sig.ra Foggia Daniela in quanto prima dei non eletti in occasione dell’Assemblea generale degli Ospiti e dei familiari. Rappresentanti degli Ospiti: CASAGRANDE M . TERESA - FOGGIA DANIELA Gli eletti rimarranno in carica due anni e sei mesi dalla data di proclamazione e pertanto il loro mandato scadrà il 7 ottobre 2019.


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LA CASA INFORMA/EDITORIALE

Nell’invitare tutti a prendere visione del documento, che è scaricabile gratuitamente del sito aziendale (http://www.apsp-pergine.it), si volgiono in questa sede illustrare alcuni indicatori sensibili e di riferimento a testimonianza del ruolo strategico svolto da questa A.P.S.P.

€ 11,18 ml

€ 36,3 ml

valore della produzione

valore del patrimonio

254 dipendenti

12.448 17

ore di attività di volontariato

servizi offerti

196,96 minutaggio assistenziale garantito a posto letto

(41,95 minuti rispetto al parametro PAT)

Family Audit

ISO 9001 UNI 10881

7 indagini di customer

4 best performer “Q&B”


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LA CASA INFORMA

CAFE’ ALZHEIMER a cura della dott.ssa Paola M. Taufer, psicologa della A.P.S.P.

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el mese di marzo ha preso il via l'appuntamento mensile con il Cafè Alzheimer, ogni primo lunedì del mese alle ore 17.00 presso il centro multiservizi della A.P.S.P. “S. Spirito - Fondazione Montel” di Pergine Valsugana. Si tratta di un momento di incontro tra professionisti della salute e del benessere, familiari e residenti, per meglio comprendere la malattia di Alzheimer, le altre demenze e i cambiamenti che avvengono nelle patologie legate all'invecchiamento. Il Cafè Alzheimer (scritto cafè, invece che caffè, come da idea originale olandese) è nato nel 1997 a Leida, Olanda, da un progetto dello Psicogeriatra olandese Bere Miesen, che lo ha pensato come uno spazio informale e de-istituzionalizzato per i malati ed i loro familiari: un luogo accogliente, in cui trascorrere qualche ora insieme, socializzare, e parlare dei propri problemi, con la presenza di operatori esperti. E' questo anche il nostro obiettivo: un’occasione concreta per accogliere i familiari di una

persona con Alzheimer interrompendo molto spesso un male invisibile come quello dell' isolamento sociale. Le persone sono accolte in un ambiente informale e sereno, dove poter informarsi, ascoltare, confrontarsi, sorseggiando un buon caffè. E' anche un modo perché chiunque possa esprimere le sue

idee e le sue emozioni. In collaborazione con la Cooperativa Sociale Penelope Onlus, abbiamo invitato alcune figure professionali, affinché il problema Alzheimer si potesse conoscere e affrontare in maniere diverse. Nel mese di febbraio ho iniziato io, parlando di caratteristiche cognitive, emotive e sociali dell'in-

vecchiamento sano e di quello che devia verso una patologia dementigena. E' stato un piacevole momento di confronto con familiari e volontari in un clima quieto, a volte divertente, a volte riflessivo, poiché ogni argomento, a mio avviso, deve poter essere chiarificato in modo corretto, ma lieve, per poter cogliere le varie sfaccettature che malattia e relazioni sviluppano nelle differenti fasi della malattia. A marzo Fiorenza Caliari, coach e consulente di immagine, ci ha parlato di Comunicazione e cura esteriore del malato: "COMUNICAMARE" del 6 marzo al Cafè Alzheimer di Pergine è stato un piacevole e costruttivo scambio di concetti, emozioni ed opinioni sull'importanza del saper creare rapporti nella comunicazione/relazione affettiva ed anche professionale; questo, a maggior ragione se si tratta di professionalità centrate essenzialmente sulla persona e che implicano un coinvolgimento a 360 gradi. La capacità empatica di comprendere, rispecchiare e guidare le persone, attraverso un linguaggio verbale e un modo di porsi assertivo, ma rispettoso e gentile, spesso è più importante ed efficace delle competenze specifiche. E' stato un incontro molto interattivo e


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LA CASA INFORMA/CAFE’ ALZHEIMER

partecipato, grazie anche alla sua forma "informale" di coffee break. Grazie di avermi invitato.” Nel mese di aprile abbiamo avuto con noi Cinzia Zeni, arteterapeuta e Silvia Fassan, danzamovimentoterapeuta. Ecco cosa ci riportano della loro esperienza: Cinzia: “Cafè Alzheimer è stata un'occasione che ci ha permesso di parlare di una malattia che spaventa molto, in maniera delicata e piacevole. Io e Silvia Fassan abbiamo avuto l'opportunità di far conoscere e comprendere l'importanza delle Arti Terapie e della creatività in genere come valore aggiunto nel perseguire una migliore qualità della vita, sia per i malati che per tutte le figure professionali che si occupano di loro. In quell'incontro si è potuto

affrontare anche il tema degli stereotipi legati agli anziani. In primis quello che li vede come dei bambini e che rischia di essere , oltre che falso e inappropriato, anche offensivo x gli anziani stessi.” Silvia : “Per me è stato un momento di conoscenza e di apertura verso un mondo, quello degli anziani, che rappresenta una ricchezza e che non deve andare perduto. La malattia e la perdita delle facoltà devono rappresentare una sfida e non una chiusura cercando con gli strumenti che abbiamo di risvegliare e mantenere la vitalità e la creatività personale.“ A maggio è stata con noi la dottoressa Margherita Taras, medico neurologo: “Il messaggio forte ed importante che mi ha lasciato l'incontro sull'Alzheimer è che "Un cervello stimolato ed


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allenato invecchia meglio e più lentamente e inoltre la passione e l'entusiasmo per la vita sono un supporto indispensabile per qualunque terapia farmacologica". Aggiungerei inoltre che la presenza delle Operatrici dell'Animazione ha chiuso il cerchio sul ruolo fondamentale delle attività ludiche e creative che ancora di più ci rinforzano nel vedere il gioco e le arti come "terapia" a tutti gli effetti.” A giugno ci sarà l'incontro con la dott.ssa Giulia Virginia La Monica, neuropsicologa, che sta svolgendo un progetto di stimolazione cognitiva presso il Nucleo Sorgente, che ci dice: “Per me l'esperienza al nucleo è conoscere le persone attraversando una galleria di ricordi e costruendo nuovi piccoli tasselli che prevedano gioia e condivisione.” I Cafè Alzheimer rappresentano quindi un appuntamento mensile aperto a tutti coloro che desi-

derano essere informati, capire meglio e conoscere diverse modalità di affrontare le malattie dementigene, in un modo rilassante e costruttivo. Un percorso di sensibilizzazione e di crescita che va ad affiancarsi ai già attivi servizi gratuiti “Sportello psicologico per residenti, familiari e operatori” e il “Centro di Ascolto Alzheimer” curati dalla sottoscritta.

ti I prossimi appuntamen Il Cafè Alzheimer continua anche nei mesi estivi, in cui abbiamo previsto una testimonianza dei familiari dei malati e un momento conviviale con ospiti, familiari e amici del Nucleo Sorgente. Il 10 luglio, sempre ad ore 17.00, vi proponiamo “Condividendo Emozioni: le testimo-

nianze dei familiari”, momento interattivo in cui verranno proposti anche alcuni video realizzati nella nostra Struttura. Il 7 agosto sarà la volta di “Il Nucleo Sorgente incontra il Cafè Alzheimer”, un'apericena, momento conviviale che si svolgerà in giardino (tempo permettendo). A settembre, mese dedicato alla malattia, interverranno alcuni rappresentati dell'associazione Alzheimer di Trento, che ci parleranno delle loro esperienze in altri Cafè Alzheimer.


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PROGETTI IN RETE

T-ESSERE MEMORIA di Luisa Moser

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isti i buoni risultati raggiunti lo scorso anno con il Nucleo La Sorgente ed in seguito alla richiesta di due classi della scuola primaria di Madrano, si è attuato anche quest’anno il progetto “T-essere memoria” presso l’A.P.S.P. Santo Spirito. Questo per dare l’opportunità anche ad altri ospiti della casa di usufruire e godere del patrimonio archeologico custodito presso il Museo delle Palafitte di Fiavè e di poter svolgere un percorso insieme alle due classi del territorio. Si tratta di un progetto che vede coinvolti bambini e anziani in un percorso parallelo di analisi e conoscenza di alcune categorie di reperti rinvenuti nel sito palafitticolo di Fiavé e ora custoditi in museo, che sono testimonianza di antiche attività, saperi e tecniche. Al progetto “T-essere Memoria” 2017 hanno preso parte: Luisa Moser (archeologa ed educatrice museale, responsabile dei Servizi educativi dell’Ufficio beni archeologici della Provincia Autonoma di Trento e del progetto stesso) che ha condotto le attività laboratoriali, sia presso l’APSP che a scuola, l’archeologa Chiara Conci (Ufficio beni archeologici - PAT) che ha monitorato e documentato le attività, le maestre Carla Fedrizzi e Anna Toniolatti con le classi 2 A e 2 B di Madrano, gli animatori dell’A.P.S.P e le alcune volontarie. Il progetto è stato strutturato in 5 incontri in A.P.S.P., una visita finale in Museo, due incontri con le classi in struttura e un incontro fra bambini e anziani a scuola. Sono stati individuati argomenti specifici quali l'alimentazione, il lavoro nei campi, il vestiario, le attività artigianali documentate dai ritrovamenti e dai reperti presenti in museo e che in qualche modo possono sia richiamare l’esperienza e il vissuto personale sia suscitare interesse e curiosità. Anziani e bambini hanno lavorato sugli stessi reperti, adottando metodologie e strategie diverse; si sono cimentati negli stessi laboratori pratici (lavorazione dell'argilla, preparazione del burro, macinatura dei cereali e preparazione della marmellata, tessitura). Si sono recati in visita al Museo delle Palafitte di Fiavé ma hanno avuto modo di incontrarsi più volte per conoscersi, scambiarsi esperienze e lavorare insieme per la realizzazione della “sedia ospitale”. Tutti gli incontri si sono svolti seguendo uno schema prefissato: saluti e presentazioni da parte dell’educatore e del gruppo; lettura di un breve racconto (leggende tematiche trentine e dal mondo) per introdurre l’argomento che veniva di volta in volta affrontato; osservazione del modellino ricostruttivo della palafitta di Fiavé appositamente realizzato per il progetto; manipolazione e osservazione di oggetti e reperti in copia; discussione e ascolto delle opinioni di ognuno; laboratorio manuale; merenda/assaggio dei prodotti realizzati. Il primo incontro è stato finalizzato alla conoscenza reciproca, momento indispensabile per prendere confidenza ed instaurare un rapporto di fiducia sia con l'educatore che con gli altri partecipanti. Nella presentazione ciascuno ha raccontato qualcosa della propria vita, dei propri interessi: cosa facevano, dove vivevano, quali attività praticavano, i loro passatempi e i loro divertimenti... Questo è servito per conoscersi, ma anche per raccogliere materiale delle storie personali da raccontare ai bambini della scuola primaria che hanno preparato disegni rappresentanti i “nonni” nelle loro attività e che sono stati loro regalati in occasione dell’incontro in casa di riposo. Negli incontri successivi, partendo da copie di reperti appositamente selezionati, si è dato ampio spazio all'osservazione, alla manipolazione e alla discussione, in modo da mettere in atto la stimolazione cognitiva e la valorizzazione delle abilità residue. Ognuno ha potuto toccare, osservare, riconoscere alcuni oggetti, fare supposizioni, cercare di portare a galla ricordi o antichi gesti. Attraverso l’interazione diretta con gli oggetti, si è cercato di sollecitare lo scambio di idee, di far scaturire ricordi ed esperienze personali e di mettere in relazione il proprio vissuto con i materiali e


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Riconoscere alcuni oggetti e materiali è provare famigliarità”, è ritornare a casa, sentirsi in un ambiente conosciuto e quindi rassicurante … (P. Vigorelli, “Alzheimer. Come favorire la comunicazione nella vita quotidiana)

gli oggetti archeologici: “… questo el dropavo anca mi …” “… anca na volta se feva così...” sono state frasi molto ricorrente mentre passavano di mano in mano le copie di reperti rinvenuti nelle palafitte di Fiavè. Molto importante è stata anche l’osservazione di oggetti moderni, a volte utilizzati per introdurre l’argomento e che hanno contribuito a ripescare nella memoria degli anziani ricordi particolari e conoscenze pregresse. Durante le attività si è sempre cercato di avere un rapporto diretto con il singolo cercando di stimolare ciascuno a comunicare e a presentare le proprie idee. Si è lasciato ad ognuno il tempo per parlare e per esprimere le proprie opinioni secondo la propria indole e il proprio ritmo. Si è sempre atteso che ognuno formulasse il proprio pensiero, le proprie domande. Si è inoltre cercato di assecondare le loro argomentazioni e di sottolineare l'importanza di ciò che ciascuno diceva, per gratificare e aiutare ad avere fiducia e ad esprimersi con serenità e senza paura dei pregiudizi. Partendo dalle attività documentate a Fiavé sono stati proposti laboratori di tessitura, lavorazione dell'argilla, preparazione del burro, macinatura dei cereali e preparazione della marmellata, tessitura. Tutti hanno partecipato volentieri mettendosi in gioco e hanno saputo riprodurre, con facilità e grande attenzione antichi gesti dimostrando come alcune abilità, quali il "saper fare", la manualità e la creatività permangano nonostante la malattia. Il lavoro di gruppo ha facilitato certamente la socializzazione e favorito l’interazione fisica. La visita al Museo delle Palafitte di Fiavé è stato un momento molto importante del percorso: uscire dalla struttura per andare in un posto nuovo e sconosciuto è stata sicuramente un'esperienza stimolante e ha assunto anche un valore particolare: “esco, vado al museo, vedo un posto mai visto, posso ancora godere del patrimonio culturale ... in museo c'è qualcuno che mi attende, mi accoglie e ha strutturato un percorso adatto a me...” La visita è stata condotta riprendendo l'osservazione dei reperti già noti (anche in questo caso si sono utilizzate inizialmente copie di oggetti per favorire la manipolazione e l'interazione) per poi dedicarci alla scoperta del museo: il grande plastico ricostruttivo del villaggio di Fiavé, le ricostruzioni (il focolare, la lavorazione del legno, i reperti sul fondo del lago, la conservazione del cibo...), i reperti originali nelle vetrine affiancati da disegni esplicativi, dai modellini e dai video. Tutti i partecipanti sono stati molto attenti, hanno dimostrato grande interesse, entusiasmo e molta curiosità, hanno posto molte domande e si sono confrontati fra loro. Il progetto si è concluso con altri due incontri: il 25 maggio i bambini delle due classi di Madrano sono stati accolti in casa di riposo per un momento di festa e di scambio dell’esperienza condivisa: attraverso il canto, il gioco, il dialogo, i piccoli si sono fatti portatori di benessere e gli anziani mediatori di conoscenze e abilità spesso nascoste dalla malattia ma riaffiorate in parte grazie alla stimolazione con oggetti, immagini e attività del percorso svolto.


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LA CASA INFORMA

ADATTAMENTO DEI LIQUIDI E SOLIDI NEI PAZIENI CON DISFAGIA di Antonino Catanese (Infermiere della R.S.A.)

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a disfagia, cioè l’impossibilità o il rallentamento a deglutire autonomamente è un problema che

si manifesta non raramente nell’anziano in caso di ictus, malattia di Alzheimer, morbo di Parkinson, e in altre malattie neurologiche che colpiscono invece i più giovani, come la sclerosi multipla. Il disturbo in alcuni casi può essere una conseguenza dell’indebolimento dei muscoli della mascella e della perdita di denti o un effetto collaterale della somministrazione di alcuni farmaci. Chi ha difficoltà o fastidio al momento della deglutizione deve farlo presente per tempo al proprio medico. E’ importante infatti sottoporsi a una diagnosi precoce per trattare il disturbo fin dai primi sintomi: se non trattata, la disfagia può causare complicanze gravi. Chi presenta disfagia può avere i seguenti disturbi:  tosse, soprattutto in coincidenza con la deglutizione;  voce gorgogliante;  febbre;  residui alimentari in bocca e possibile fuoriuscita di cibo dal naso;  risveglio notturno per eccessi di tosse e soffocamento;  perdita di peso non spiegata.

Uno dei test più usati è il test del bolo d’acqua che consiste nel bere un certo volume di acqua mentre l’esaminatore valuta la comparsa di senso di soffocamento o altri sintomi come tosse o sforzo nel deglutire. Quando si assiste una persona con disfagia è importante seguire alcuni accorgimenti come:  dar da mangiare al soggetto mettendolo seduto diritto, con un comodo sostegno per gli avambracci, e

i piedi appoggiati a terra. Se tale posizione non può essere assunta, e il soggetto è a letto, allora il tronco deve essere alzato il più possibile, anche utilizzando più di un cuscino da mettere come appoggio alla schiena; 

posizionare il capo o il collo, in base alla fase della deglutizione deficitaria, in diverse posizioni per facilitare o proteggere la discesa del cibo;

 consumare il pasto in un ambiente tranquillo, silenzioso e ben illuminato;  aiutare il soggetto a mangiare lentamente, rispettando per ogni singolo boccone il volume consigliato

e non introdurne un secondo se quello precedente non è stato completamente deglutito (attenzione ai


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residui di cibo che permangono in bocca);  far eseguire colpi di tosse volontari a intervalli regolari per liberare le vie aeree superiori dall’eventuale

presenza di residui di cibo;  evitare che, durante la somministrazione del cibo, il soggetto cambi posizione alzando, per esempio, la

testa verso l’alto;  evitare di far parlare il soggetto durante il pasto, né guardare la televisione, né distrarlo in alcun modo.

Fornire una corretta consistenza dei liquidi e dei solidi nel decorso clinico dei pazienti con disfagia è molto importante, se non corretta può causare soffocamento o aspirazione dopo la deglutizione. È pertanto essenziale ingerire l’esatta viscosità del liquido e l’adeguato volume, per garantire un efficace e sicuro bilancio idrico. La fluidità del liquido va personalizzata in base alle esigenze cliniche del paziente; negli ultimi anni sono stati commercializzati diversi prodotti addensanti o gelificanti capaci di mantenere una corretta viscosità durante i processi di assunzione, deglutizione e formazione del bolo. Il liquido addensato rende lento il passaggio nella faringe, aumentando così la sicurezza nella deglutizione, riducendo il rischio di aspirazione. Per quanto riguarda i cibi solidi ci sono molti fattori che influenzano la loro accettazione, come il colore, il sapore, l’odore e la consistenza al momento dell’ingestione. Conoscendo le proprietà di trasformazione degli alimenti è essenziale sviluppare nuove ricette e nutrimenti per invogliare e soddisfare l’appetito dei pazienti. I nutrienti mirati ai pazienti disfagici hanno avuto un grande sviluppo negli ultimi anni; l’industria alimentare ha sviluppato diverse varietà, compresi i prodotti per la prima colazione, snack, composti di frutta, dessert di latte e passati. Questi ultimi hanno varietà differenti sul mercato; anche se molto simile nelle caratteristiche nutrizionali. In forme diverse troviamo polveri per la ricostituzione in acqua, sia liofilizzati, disidratati, pastorizzati e\o sterilizzati, prodotti pronti per il consumo.


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RICORDI

CARO AMICO LEONE di Gabriella Bonvecchio Beber Non è difficile parlare di te; semmai la difficoltà sta nel condensare in poche righe tutto quanto di cordiale e gentile, di tenace e di nobile ho trovato nella tua persona da me conosciuta e frequentata in età relativamente avanzata. Tu hai all’incirca gli anni dei miei genitori e ci siamo incontrati più di venti anni fa sui banchi dell’educazione permanente a Pergine. Sono stati dunque gli interessi alle stesse materie culturali e linguistiche a creare in noi quella vicinanza che ha accompagnato per anni ambedue nel mondo della scrittura. Tu eri l’archivio storico vivente, soprattutto nell’area della tua Valle di Non e non solo, ambito che occupava gran parte dei tuoi giorni intensi e via via sempre più fecondi di scritti, che, insieme alle mie poesie e racconti, trovavano posto sulle pagine del Ponte, notiziario della casa di riposo Santo Spirito di Pergine e qualche volta su Strenna trentina ; naturalmente in maniera indipendente sul notiziario del tuo Comune di provenienza Taio, e su altre riviste. Il tuo interesse moderno per l’uso tecnologico del computer, soprattutto per Internet, e l’amore quotidiano verso la lingua inglese, sono sfociati nella ricerca oltreoceano dei tuoi parenti emigrati in America e mai conosciuti personalmente; molte persone infatti sono venute qualche anno fa appositamente in Italia, in valle di Non per la conoscenza diretta del parentado e dei luoghi d’origine; qualcuna a Pergine, quest’anno per i tuoi novant’anni, subito dopo i quali ci hai lasciato. Il trasporto amichevole con le persone che hai incontrato sulla tua lunga strada, fra le quali anche me, è culminato in un legame speciale che unirà per sempre la nostra amicizia. Perfino il tuo nome di battesimo, Leone, potrebbe essere la dimostrazione più evidente che una persona anziana può dare con gioia e competenza quando il forte desiderio di non cedere all’età che incalza, arde in petto. Ora, che da poco non sei fra noi, spero di incontrare ancora persone capaci e squisite come te per ritrovare in loro la fiamma viva del tuo ricordo. Con l’affetto di sempre Gabriella


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"L'orgoglio di essere figlie è stato nell'aver avuto un papà come te” Donata e Flavia


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Con noi siete in buone mani!

da Simonetta Parrotto

PROGETTO “MANI PER LE MANI”

ATTIVITA’

Quando qualche anno fa Giovanna Meneghini mi suggerì la cura delle mani come attività da fare al terzo piano, ignoravo che potesse crescere e proseguire in questo modo. La cura delle mani come attività prettamente estetica nel tempo ha assunto sempre più una valenza relazionale, volta a stimolare la conversazione e l’intimità fino a diventare un rituale profondo ed esclusivo e questo avviene con la scelta di un luogo tranquillo, le chiacchere, le confidenze mentre limo le unghie, lo smalto che non sempre è necessario, le coccole, il contatto delle mani che molto spesso arrivano a raccontare storie che la bocca non dice.


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“hai due mani, una per aiutare te stesso, l’altra per aiutare gli altri” audrey hapburn

Tante residenti del terzo piano conoscono e apprezzano questo rituale che porta ad arricchimento e scambio reciproco e ‘ungi e sfrega ogni dolor si dilegua’. Da un suggerimento è nato un progetto e il progetto quest’anno si è impreziosito di una nuova presenza: Maria Cristina. Mani per le mani fatto insieme a Maria Cristina si estende dal terzo piano a tutti i residenti della struttura che a turno potranno usufruire delle nostre cure amorevoli. Oltre alla cura delle unghie, la stesura dello smalto, Maria Cristina si occuperà del massaggio specifico delle mani. Il mercoledì mattina la saletta del terzo piano sarà allestita e pronta ad accogliere chi vorrà fruire di questo servizio.


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ATTIVITA’

A VOLTE RITORNANO …;-) da Simonetta Parrotto

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nsieme alla primavera, con nuovi colori e tepori, è ritornata la squadra di intervento 19. Dopo un’attesa di quasi tre mesi, Ivana è rientrata nella struttura di via Marconi. Annalisa e Fernanda al Centro Diurno e in via Pive ci sono Maria Grazia, Ermanno, Simonetta, Marisa e Maria Cristina. E come la primavera fa fiorire i ciliegi, così fioriscono nuovi progetti ed iniziative per il nostro gruppo. La prima grossa novità di quest’anno è stato l’incarico del servizio dei trasporti che prevede l’impiego di due autisti: Simonetta ed Ermanno e a turno quattro accompagnatori: Fernanda, Annalisa, Maria Grazia e Ivana. Abbiamo accolto con entusiasmo questa proposta-sfida che consiste nell’accompagnare gli utenti del centro diurno che ne fanno richiesta, la mattina dalla loro abitazione al Centro Diurno e il rientro a casa nel tardo pomeriggio. E’ un’occupazione che sicuramente richiede grande impegno e responsabilità, che va fatta con attenzione costante e cura e che ci porta in modo naturale a completare quel lavoro di conoscenza e scambio reciproco che comincia nella struttura e ora prosegue fino alla soglia di casa. Il percorso effettuato con due pulmini è piuttosto ampio. L’utenza del Centro Diurno comprende anziani provenienti dall’Altopiano di Pinè, Fornace, Madrano, Civezzano, Levico, Ischia e Pergine Valsugana. Ora più che mai ci siamo resi conto di quanto sia indispensabile il lavoro d’equipe fatto bene. In questo modo quando la maggior parte della squadra è impegnato nei trasporti chi rimane in sede conduce il prezioso compito del mettere a conoscenza i residenti dell’attività del giorno e l’accompagnamento degli stessi alle attività animative, fino al ritorno in sede del resto della squadra. Questo lavoro va fatto in maniera armonica su tutti i piani. Unendo così tutte le nostre energie e risorse, col fiorire dei meli, sbocciano anche quelle attività che avevamo messo a riposo in dicembre; il cruciverbone, la ginnastica dolce, i giochi e i lavoretti al piano, le passeggiate, l’orto sinergico, la cura delle mani con ‘mani per le mani’ ecc. Il nostro impegno quotidiano è possibile anche grazie alle coordinatrici Sandra, Giovanna, Monica , Anna e Renata che sono sempre pronte a sostenerci e a indirizzarci al meglio e costantemente impegnate a tirare fuori il meglio di noi.


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LA CASA INFORMA

UOMINI SOLI di Andrea Zuccatti

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i sono gli anniversari da festeggiare, in famiglia o con gli amici, tra risa e abbracci, quelli da celebrare con riti e manifestazioni, in chiesa o in piazza. Ci sono, infine, quelli da commemorare con silenzi e raccoglimento. Il 23 maggio è una data che appartiene a quest’ultima categoria. E’ il ricordo di una profonda lacerazione nella storia della nostra povera Patria. Il 23 maggio 1992, 25 anni fa, moriva nella strage di Capaci il giudice Giovanni Falcone. "Chi ha paura sogna, chi ha paura ama, chi ha paura piange. Io come tutti ho paura. Ma non sono vigliacco, altrimenti me ne sarei già andato". Queste, le parole di Antonio Montinaro, anche lui morto a bordo della Fiat Croma che esplose a Capaci, ci riportano alla lunga ed estenuante lotta contro la mafia. Giovanni Falcone è, con Paolo Borsellino, il simbolo della lotta alla mafia. Negli anni ‘80 ha fatto parte di un pool il cui lungo e duro lavoro di indagini sui crimini commessi da Cosa Nostra in Sicilia ha portato all’istruzione di un maxiprocesso cominciato a Palermo nel 1986 e finito nel gennaio del 1992. L’esito del processo in primo grado è stato un successo per il pool: più di 400 imputati, 19 ergastoli e quasi 2.700 anni di reclusione in totale. In seguito a questo grande successo della giustizia italiana e duro colpo per l’organizzazione criminale, Falcone è pronto a guidare da Roma una superprocura nazionale contro i boss di Cosa Nostra. Ma un animale ferito, spesso riserva i suoi colpi peggiori. Già dall’autunno del 1991 i mafiosi hanno cominciato a incontrarsi e pianificare la morte del magistrato, un’azione simbolica che dimostri la supremazia della mafia sullo Stato. Giovanni Falcone è sempre più isolato e su di lui da


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qualche tempo si sono allungate le ombre dei sospetti e delle critiche degli uomini dello Stato, tanto che la guida della superprocura gli viene negata ed il Csm la affida ad Antonino Meli. Questo passo contribuisce ad emarginare Falcone, togliendogli il compito del coordinamento delle indagini e di fatto smembrando i processi di mafia. Nel mese di giugno del 1989 era fallito un attentato contro di lui nella sua villa all’Addaura, sulla costa palermitana. Ore 17,58 del 23 maggio 1992, un potentissimo boato, registrato addirittura come scossa di terremoto dall’istituto nazionale di geofisica, rompe il silenzio della sera palermitana, la città è a una manciata di chilometri. All’altezza dello svincolo per Capaci una colonna di fumo si alza densa e nera in cielo. Quattrocento e passa chili di tritolo aprono una voragine che risucchia la Croma marrone uccidendo Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. L’auto guidata dal giudice Falcone va a sbattere contro il muro di detriti. L’impatto è violentissimo: il magistrato e la moglie Francesca Morvillo vengono scaraventati sul parabrezza. Moriranno in ospedale. Ad azionare il telecomando dalla collinetta è Giovanni Brusca. Racconterà anni dopo di una certa esitazione in quel preciso

istante. “Per tre volte Antonino Gioe’ che era con me mi disse vai, vai vai. Non so perché, c’era qualcosa che mi diceva di non farlo. Poi schiacciai”. Ai funerali del giudice Falcone e degli agenti di scorta ci sono le più alte cariche dello Stato. Una ragazza rompe le consuetudini e sale sul pulpito. È Ro-

"Chi ha paura sogna, chi ha paura ama, chi ha paura piange. Io come tutti ho paura. Ma non sono vigliacco, altrimenti me ne sarei già andato"

saria Schifani, vedova dell’agente Vito. Ha 22 anni e un figlio di 4 mesi. Piange. “..chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro... sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, però, se avete il coraggio… di cambiare… loro non cambiano...”. Cinquantacinque giorni dopo, nella strage di via D’Amelio muoiono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta. Il 23 giugno Borsellino aveva ricordato

l’amico Giovanni davanti a un migliaio di persone delle associazioni antimafia nel cortile di Casa Professa a Palermo: “... per lui la lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, che coinvolgesse tutti specialmente le giovani generazioni..., le più adatte a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità”. Non ha mai mollato, così come non lo hanno mai fatto tutti quei magistrati, giornalisti e agenti di Polizia che hanno sacrificato la propria vita in nome della lotta alla mafia. Facili bersagli perché lasciati da soli a combattere. Uomini isolati e per bene, come lo erano il segretario del partito comunista italiano della Sicilia Pio La Torre, assassinato il 30 aprile 1982; Carlo Alberto dalla Chiesa, generale dei carabinieri e prefetto ammazzato il 3 settembre 1982; Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, giudici saltati in aria il 23 maggio e il 19 luglio del 1992. La storia di queste morti ha cambiato la società degli ultimi 30 anni. Per chi avesse voglia di approfondire sono racchiuse in un libro di Attilio Bolzoni e in un film documentario di Paolo Santolini: "Uomini soli".


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PROGETTI DI RETE

ATTRAVERSO GLI OCCHI DELL’ARTISTA di Anna Lena Bals

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l giovedì, 20/04/2017 dalle 9:00 la mattina fino alle 10:30, la casa di riposo di

Pergine ha offerto una sorpresa per i suoi ospiti. Un´artista della Germania è venuta per dimostrare le sue fotografie- direttamente in Sala Polivalente di Via Pive. L´artista si chiama Annette Wiegelmann-Bals, è professoressa per la didattica dell´arte all´università di Paderborn (Germania) e artista autonoma nell’ambita fotografia e dipingere ed anche la madre della volontaria Anna Lena Bals.


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Nell´atmosfera comoda, con la torta, i biscotti e il caffè, l´artista ha mostrato le sue fotografie che trattano della natura come la cascata, le farfalle, la rugiada della mattina, la foresta autunnale e tanti altri! Anche i motivi come il ponte di Colonia o la spiaggia del mare mediterraneo sono presentati. Per ogni motivo l´artista ha spiegato il suo obiettivo perché lei voleva fotografare esattamente ogni immagine. Con la spiegazione e la visione dei quadri, i visitatori e gli anziani potevano immedesimarsi nei luoghi raffigurati per esempio la spiaggia bianca di Grecia. Dopo la presentazione dei quadri, gli anziani hanno avuto l´opportunità di porre direttamente delle domande o pure di commentare i quadri. La comunicazione tra i convenuti è stata molto interessante. Tutti erano d´accordo che le sue fotografie fossero molto belle ed erano contenti di conoscerla. I quadri sono regali per la casa di riposo e a fine di luglio si potranno vedere dentro la casa. Cosi, la casa di riposo avrà dei quadri bellissimi, che sono una gioia per gli anziani e per gli ospiti, che spero si ricorderanno a lungo di questa mattina speciale.


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PROGETTI

LA STIMOLAZIONE COGNITIVA IN PERSONE CON DEMENZA a cura della dott.ssa La Monica Giulia Virginia, Psicologa

PANORAMA ATTUALE

È

ormai risaputo quanto la popolazione mondiale stia progressivamente invecchiando, ma ciò cosa significa esattamente? Nel corso degli ultimi decenni il progresso medico, tecnologico e altri fattori, come ad esempio un miglioramento negli stili di vita, hanno portato ad un progressivo allungamento dell’aspettativa di vita, ovvero: si muore più tardi. Questo fatto, che vede l’Italia uno de paesi più “vecchi” d’Europa e del mondo, risulta essere un enorme successo. Tuttavia comporta un prezzo non indifferente da scontare: vivere a lungo significa anche doversi relazionare con patologie degenerative invalidanti che fino a qualche decennio fa risultavano assai rare. Complessivamente con il termine “invecchiamento” si intende l’insieme delle modificazioni a cui il nostro organismo è soggetto nell’arco della vita. Questi cambiamenti non hanno carattere esclusivamente fisico, ma comprendono anche modificazioni delle attività lavorative e del tempo libero (ad es. il pensionamento), della rete sociale (ad es. il rimodularsi di alcune relazioni significative), del proprio ruolo e status sociale e, più complessivamente, della propria identità personale. Così come il nostro corpo anche il cervello, definito come sede delle capacità superiori e timone di guida del nostro organismo, durante l’intero arco della vita subisce delle modificazioni. Generalmente si è di fronte ad un invecchiamento detto “patologico” nel momento in cui sono presenti modificazioni che hanno importante ripercussione sulla quotidianità e sulla qualità della vita della persona senza che questa riesca a compensarle (invecchiamento normale), limitando progressivamente e definitivamente alcune delle attività che era stata in grado di svolgere sino ad allora; in queste circostanze si parla di “demenza”. Esistono molte forme di demenza che si caratterizzano a livello cerebrale, soprattutto in una prima fase di malattia, per specifiche compromissioni anatomo-funzionali e conseguenti difficoltà cognitive, comportamentali ed emotive. Ciò che accomuna le demenze è proprio il carattere di progressione e non reversibilità che compare nel tempo e compromette quello che sino ad allora è stato il normale funzionamento della persona. Il panorama delle demenze irreversibili si può suddividere in: demenze vascolari (ad es. da ic-


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tus, D. multiinfartuale) e demenze degenerative corticali, nelle quali la degenerazione neuronale può coinvolgere la corteccia cerebrale (ad es. D. di Alzheimer, malattia di Pick) o sottocorticali, nelle quali sono colpite le strutture più profonde (ad es. morbo di Parkinson, malattia di Huntington). La malattia di Alzheimer, scoperta dal neuropsichiatra tedesco A. Alzheimer agli inizi del ‘900, oggi rappresenta oltre il 50% dei casi di demenza e comporta una progressiva e inesorabile perdita delle cellule nervose all’interno del cervello con conseguente deterioramento delle funzionalità cognitive (memoria, linguaggio, attenzione, funzioni esecutive, prassie ecc.) e disturbi del comportamento (ad es. irritabilità, aggressività, ansia, apatia, depressione, labilità emotiva, allucinazione, deliri, disinibizione, insonnia, vagabondaggio), comportando inoltre una modificazione della personalità nella persona colpita. Il lungo decorso di questa malattia, il cui insidioso andamento è detto “a scalini”, comporta progressivamente un continuo e gravoso percorso di cura che incomincia con piccoli sostegni nel suggerire una parola che sfugge e si conclude con la completa presa in carico della persona. Nonostante ogni percorso sia strettamente soggettivo con tempistiche e compromissioni che possono variare da persona a persona, generalmente sussistono alcune “tappe fondamentali” della malattia.  Compromissione lieve: in questo primo periodo la persona, e la gente con cui si relaziona, si sco-

pre in difficoltà in alcune piccole attività ad es. nel trovare la parola/ il nome giusto, nel ricordare ciò che si è appena fatto, ricordare volti nuovi, perdere un oggetto o non ricordare dove lo si è lasciato così come iniziali difficoltà nel pianificare e organizzare. In questa fase possono manifestarsi sintomi depressivi da riferirsi alla consapevolezza relativa alle difficoltà emergenti.  Compromissione moderata: l’implicazione è ormai rilevante e progredisce rendendo molto com-

plessa la realizzazione di alcune attività (ad es. abbottonarsi). In questa fase sono evidenti deficit della memoria anche a lungo termine (ad es. autobiografica, semantica), difficoltà nell’attuazione dei movimenti, importanti difficoltà di comprensione ma anche di produzione per cui le persone possono utilizzare una parola al posto di un’altra oppure possono adoperare espressioni passe-partout (cosa/o, quello/a) e l’eloquio appare povero di informazioni con la tendenza a divagare. Sono presenti anche un’importante rigidità del pensiero e comportamenti ripetitivi, a volte senza un determinato obiettivo. In questa fase la persona appare disorientata nello spazio, nel tempo e sul piano personale (ad es. non ricorda l’indirizzo di casa, fatica a rievocare un evento personale o familiare). Sono inoltre marcatamente presenti cambiamenti nella personalità e importanti disturbi del comportamento (vagabondaggio, deliri, allucinazioni, apatia, depressione, disturbi del sonno ecc.). In questo momento la consapevolezza rispetto alle proprie difficoltà risulta scostante e sempre meno presente.  Compromissione grave: è la fase in cui la persona, persa completamente la propria autonomia,

necessita di cure esterne. Le funzioni cognitive sono gravemente e complessivamente compromesse, e anche le attività fondamentali sono notevolmente danneggiate (ad es. alimentarsi, deambulare, gestione della vescica, comunicazione difficilmente comprensibile o mutismo). In questa fase la persona risulta spesso ritirata e anosognosica, ovvero non consapevole dei propri limiti e malattia.


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PROGETTI\LA STIMOLAZIONE COGNITIVA LA STIMOLAZIONE COGNITIVA COME STRUMENTO

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a stimolazione cognitiva è un intervento (individualizzato o di gruppo) volto a mantenere e/o riattivare le competenze residue della persona attraverso interventi di supporto o compensazione per rallentare la progressiva perdita delle capacità cognitive attraverso la partecipazione attiva ad esercizi di potenziamento che vengono valutati e cuciti ad hoc sulle potenzialità (ovvero aspetti di forza e fragilità) della persona. Lo scopo della stimolazione cognitiva è dunque quello di riattivare ed irrobustire le connessioni tra le cellule e aree cerebrali scarsamente utilizzate e crearne di nuove. Sin dalle prime ricerche risalenti agli anni ’80 ciò che emerge in maniera significativa è come non solo la stimolazione cognitiva in soggetti dementi possa rallentare il declino, permettendo una conservazione più duratura delle capacità cognitive, ma anche come questo abbia un forte impatto sulla qualità della vita delle persone che, anche a distanza di mesi, riescono a mantenere stabile la propria performance quotidiana (Breuil, 1994, Spector 2010, 2003, Braines 1987, Orrell 2005). Per meglio rappresentare l’intervento di stimolazione cognitiva sul funzionamento delle capacità cerebrali è possibile paragonare il cervello a un complesso sistema stradale su cui le informazioni viaggiano a grande velocità. La condizione di demenza può essere paragonata ad un forte rallentamento e/o all’inagibilità di alcuni tratti stradali. Quello che è possibile fare attraverso la stimolazione cognitiva è supportare quanto già presente e scarsamente utilizzato (ad es. rinnovare un tratto stradale) oppure impostare un intervento compensativo. Ad es. se nel tragitto da A a B è crollato un ponte e le vetture non possono viaggiare, attraverso la stimolazione cognitiva si tracciano nuovi percorsi che consentano comunque l’arrivo a destinazione delle informazioni. L’obiettivo è quindi quello di utilizzare il maggior numero di “strade” (ovvero connessioni) cerebrali così da poterle mantenere attive e solide nel tempo. Tutto questo avviene anche grazie alle capacità del cervello di sopperire alla perdita di un gruppo neuronale (chiamata “riserva cognitiva”) e di adattarsi, in termini di funzionalità, alle nuove esigenze (neuroplasticità). Nell’intervento con persone con demenza, come si è già indicato, lo scopo non è di natura restitutiva (ovvero riacquistare quanto perso) quanto di contrastare il declino e mantenere il più a lungo possibile le capacità residue.

ACCORGIMETNI NELL’IMPOSTAZIONI DI ATTIVITÀ A DOMICILIO

F

requentemente, nel vivere una relazione con un caro con demenza, ci si sofferma su quali attività potrebbero essere svolte per occupare in maniera costruttiva alcuni momenti della giornata. Quando non è possibile uscire e passeggiare all’aria aperta, si può optare per attività “da tavolo” per cui la persona possa vivere un senso di utilità ed impiego durante il loro svolgimento. Può capitare tuttavia che, mossi dalle migliori intenzioni, non si calibri correttamente la richiesta fatta e che la persona cara viva momenti di affaticamento e frustrazione nel tentativo di raggiungere l’obiettivo prefissato.


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Ecco dunque alcuni accorgimenti utili per la pianificazione di un compito stimolante e gratificante:

 un ottimo modo per catturare l’attenzione della persona e coinvolgerla attivamente in qualcosa di costruttivo e quello di predisporre qualcosa che possa essere di suo interesse, ricalcare alcuni suoi gusti e passioni. Può risultare molto utile anche motivare l’attività in base ad un’utilità maggiore che attribuisca alla persona un misurato senso di responsabilità al lavoro (ad. esempio realizzare alcuni inviti per una occorrenza particolare necessari a terzi);

 a volte potrebbe non essere il momento opportuno per proporre una qualche attività. In tal caso evitare di forzare la persona ed eventualmente riproporre in seguito;

 non affaticare la persona con attività che si prolungano nel tempo. Spesso non la si considera una componente di rilievo, ma le persone con demenza faticano a concentrarsi per tempi prolungati (a volte anche per 15-20 minuti) e questo può essere fonte di frustrazione e irritabilità. In tal senso può risultare utile intraprendere attività brevi e diversificate;

 evitare di voler completare l’attività “facendola bene”. Risulta infatti molto più produttivo lasciare che la persona autonomamente completi il compito anche se imperfetto o impreciso piuttosto che sostituirsi a lei risultando invasivi pur di ottenere un risultato migliore. Potrebbe capitare che il ritmo con cui la persona intraprende l’attività proposta appaia troppo lento, risulta tuttavia strategico rispettare i tempi soggettivi al fine di una buona stimolazione;

 apprezzare apertamente i risultati raggiunti. Le persone con demenza progressivamente perdono le capacità di produzione e comprensione verbale “specializzandosi” però a recepire e tradurre i messaggi non verbali, ecco che un sorriso, il tono della voce, la vicinanza fisica, una carezza o un abbraccio risultano essere un ottimo modo per trasmettere la felicità nel vedere completato il compito o l’attività intrapresa e comunicare soddisfazione relazionale. Bibliografia Cognitive stimulation of patients with dementia: preminary results. Breuil V. et al, International Journal of Geriatric Psychiatry, vol.9 211-217, 1994 Cognitive Stimulation Therapy (CST): effects on different areas of cognitive function for people with dementia, Spector A. et al, International Journal of Geriatric Psychiatry, 25, 1253-1258, 2010, Efficacy of an evidence-based cognitive stimulation therapy programme for people with dementia, Spector A. et al, British Journal of Psychiatry, 183, 248-254, 2003 Reality Orientation and Reminiscence Therapy, Braines S. et al, British Journal of Psychiatry, 151, 222-231, 1987 A pilot study examining the effectiveness of maintenance Cognitive Stimulation Therapy (MCST) for people with dementia, Orrell M. et al, International Journal of Geriatric Psychiatry, 20, 446-451, 2005 Attività di animazione con gli anziani, Carrara, Erikson, 2015 Una palestra per la mente, Gollin et al, Erickson, 2015


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PROGETTI\LA STIMOLAZIONE COGNITIVA

SPUNTI E IDEE PER ALCUNE ATTIVITÀ DI STIMOLAZIONE COGNITIVA (Carrara, 2015 e Gollin, 2015) a cura della Dott. ssa La Monica Giulia Virginia, Psicologa

ORIENTAMENTO SPAZIO/TEMPO  discutere sulle stagioni, sulla città in cui si è ponendo domande specifiche. Quanti giorni ha il me-

se di gennaio? Qual è il mese che precede maggio? Quali sono i frutti tipi del mese di settembre?  elencare 10 oggetti della cucina, il percorso dalla casa alla chiesa.

MEMORIA  memoria autobiografica: raccontare alcuni eventi o la composizione della propria famiglia d’origi-

ne, com’era la scuola all’epoca, eventi particolari (matrimonio, la prima auto) o come si trascorrevano i pomeriggi;  memoria a breve termine: cercare di ricordare coppie di parole (ad es. durante la spesa latte e formaggio);  memoria a lungo termine: lavoretti a maglia, raccontare un episodio o una storia, rievocazione di una notizia ascoltata al telegiornale.

LINGUAGGIO  cercare il maggior numero di aggettivi per descrivere un bambino/auto/città/libro;  pensare a tutte le parole che iniziano con la lettera A,L,T,R…;  pensare a 10 nomi di cose di colore rosso;  trovare i contrari di sano, nuvoloso, segreto, aperto, pulito/ amici.

ATTENZIONE  visuo-spaziale: cercare in un articoletto di giornale tutte le lettere T, L, A o i numeri;  fare crucipuzzle;  trovare le differenze tra due immagini;  battere le mani quando si sente una specifica lettera (A) o più lettere (B e F).

PRASSIE  copia di gesti e movimenti con o senza significato (ad es. far si con la testa);  realizzazione di gesti o movimenti su indicazione verbale (alza il braccio destro);  costruttiva: copia di disegni più o meno complessi e piani o tridimensionali.

FUNZIONI ESECUTIVE  sequenze nella programmazione: come si cucina un piatto di pasta al pomodoro? Come fare una

spremuta?  completamento e spiegazione del significato di proverbi;  giochi di carte (solo, briscola, scala 40);  gestione del denaro: equivalenze tra le monete e i pezzi in carta, gestione e calcolo del resto.


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PROGETTI DI RETE

LA MIA ESPERIENZA di Maria Cristina Polenta

I

l mio percorso d’insegnamento in scuole e palestre nell’ambito della ginnastica come docente e istruttore di nuoto, educazione all’acqua per neonati, preparatore atletico mondiali di Hockey Torino 2009 e altre molteplici attività, mi ha portata a un contatto continuo con persone di ogni età. Ho fatto del mio lavoro una ragione di vita per esprimere al meglio ciò che ho appreso, oggi collaboro con questa struttura residenziale. Il compito dell’operatore attento è di saper leggere e comunicare attraverso un linguaggio adatto. Ascoltare va oltre! L’ospite cerca emozioni, sguardi, considerazione e stimoli sempre nuovi. Tutto ciò avviene attraverso varie proposte:  feste con coinvolgimento di gruppi;  giochi per riscoprire il piacere di giocare;  utilizzo delle proprie risorse;  lavori in laboratorio (x es. bricolage…);  ginnastica dolce;  ginnastica cognitiva. Questi sono mezzi per creare momenti affettivi, distensivi e d’incontro. L’attività motoria risveglia movimenti assopiti da tempo mentre l’attività cognitiva stimola la memoria con domande mirate. Esempio di lavori svolti: com’era composta la famiglia, detti popolari, indovinelli, parole in dialetto, etc. Teniamo conto che ogni persona entra nella struttura con un bagaglio di vita, cerchiamo di mantenere le capacità insite dando loro la possibilità di accrescere l’autostima e di mantenere la dignità nella comunità. Spesso ci troviamo con persone la cui comunicazione verbale è limitata, sta a noi capire le modalità di espressione per approfondire i discorsi e interagire. L’ospite non chiede nulla, siamo noi a dover interpretare il loro essere. In questo contesto si è proposto il progetto peri il benessere delle mani con manicure e massaggi. Momenti di confidenza e gioia. La nostra disponibilità non ha solo un aspetto professionale, ma coinvolge la nostra coscienza, il nostro cuore e la nostra mente, regalandoci così la possibilità di dare sempre il meglio.


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PROGETTI DI RETE

LA MIA ESPERIENZA di Anna Lena

Ciao a tutti! Mi chiamo Anna Lena, ho diciannove anni e vengo dalla Germania, precisamente sono del "“Sauerland” che è vicino a Dortmund e Colonia. Dopo aver finito la scuola superiore, ho iniziato il mio anno all´estero in settembre 2016 e rimarrò qui fino alla fine di agosto. Sono partita perché ero curiosa e interessata a scoprire una nuova cultura e imparare una lingua, così come a incontrare della gente interessante e diversa, ho deciso quindi di fare quest'avventura. Mi piace molto anche imparare le lingue straniere, così volevo migliorare l'italiano che ho già studiato prima. Sono sicura che sarà una grande e impressionante esperienza della mia vita! Sono la volontaria dell´organizzazione Asif Chimelli, abito e lavoro a Pergine, ma il mio lavoro è molto vario. Principalmente, lavoro al centro giovani #Kairos, ma supporto anche l´equipe dell´animazione della casa di riposo “A.P.S.P. S. Spirito-Fondazione Montel” e insegno il tedesco all´asilo di Roncogno insieme ad un´altra maestra. Insieme con gli altri volontari europei che vengono dall’Ucraina e dalla Francia abito nell’appartamento grande e bello al secondo piano del centro giovani #Kairos. Nel centro giovani organizziamo e realizziamo diverse attività, per le quali facciamo anche la pubblicità. Una parte del mio lavoro è anche ascoltare e parlare con i giovani, e aiutarli e consigliarli nelle situazioni difficili. Il nostro obiettivo è di preparare i ragazzi per la vita adulta e per il mondo del lavoro. Inoltre, vogliamo sensibilizzare i ragazzi riguardo argomenti attuali e importanti, per esempio: la politica, la storia, l´ambiente del nostro pianeta, i diritti umani, l´alimentazione, la salute, i rischi delle droghe, la sessualità, la collaborazione intergenerazionale e la comunicazione interculturale. Lo scopo è insegnare queste cose in un modo divertente, per


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esempio con i giochi. Organizziamo anche molte cene, eventi, gite e laboratori linguistici gratuiti in inglese, francese, russo, tedesco e spagnolo. Io per esempio faccio i laboratori linguistici di tedesco e inglese. Nella casa di riposo lavoro insieme all´equipe d´animazione e con gli altri volontari. Siamo responsabili per il benessere psichico degli ospiti. Conosciamo i bisogni degli anziani e li aiutiamo in ogni situazione. Organizziamo e realizziamo attività come per esempio la stimolazione della memoria e dei sensi. Con elementi divertenti e interessanti sosteniamo il movimento degli anziani per esempio con la ginnastica. Inoltre, cantiamo, cuciniamo o facciamo decorazione creative. Il mio terzo luogo di lavoro è l´asilo di Roncogno. Lì, lavoro assieme alla maestra di tedesco. Organizziamo le lezioni di tedesco per i bambini. È molto importante per noi che i bambini sviluppino la motivazione e l´interesse nell’imparare una lingua nuova. Proviamo sempre a rendere le nostre lezioni il più interessanti possibile. Per questo, usiamo la musica, i movimenti e i giochi divertenti in tedesco. Cosi i bambini hanno l´opportunità di imparare inconsciamente, senza pressione e anche più semplicemente perché è dimostrato che i bambini imparano più velocemente. Il mio lavoro mi piace tantissimo perché così ho la possibilità di lavorare con più di una generazione insieme, ed è un´esperienza bellissima. È sempre bello vedere la gioia e la gratitudine delle persone con cui lavoro. La vita da sola, la prima esperienza senza i genitori, la nuova cultura e lingua e incontrare gente interessante e differente è un´avventura ed un’esperienza meravigliosa. Mi piace moltissimo la cultura italiana e l´opportunità di incontrare le persone di tutto il mondo! Nella casa di riposo, accompagno gli anziani alle attività che preparo insieme con gli altri operatori o da sola. Quando ci sono le attività, ma anche quando non ce ne sono, passo il tempo con loro per aiutarli quando c’è bisogno. Soprattutto nella casa di riposo mi piace sperimentare la gratitudine degli anziani che sono contenti delle cose piccole che li rendono felici. Visto che sono interessata alla storia, è molto interessante per me ascoltare le persone che portano la storia dentro di sé. Sono contenta di avere l´opportunità di aiutarli e portare un po´ di gioia agli anziani, ma anche di imparare dalle loro esperienze e storie. Gli altri operatori e volontari sono sempre solerti nell’aiutarmi con l’italiano, nell’insegnarmi il comportamento corretto con gli anziani e le biografie degli Ospiti. Riassumendo, questo lavoro è stato un´esperienza in cui ho imparato molte cose, per esempio sono migliorata nella comprensione degli anziani e posso vederli con gli occhi diversi.


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In bacheca

ANCOR ‘NA VOLTA …. di Massimo Dorigoni

Vorìa spegiarme ancora zo ‘n del me caro lac

ma no ghe podo arènt le gambe le vèn fiache

e vegno del colp strac. De zerto che me manca no l’è sicur la vòia,

se perdo l’equilibrio

stremisso i bèi pessati

e stao col cul en smoia. Me piass vardar le barche ognuna de ‘n color,

sentir el vent che sofia e zinzorla le anedre

che zuga a far l’amor El sol pian pian

el sè magnà le ore… Dai bòcia, fame strada e meneme per man, adèss tornan a casa

che se gò ancor la grazia vegno anca ‘naltro an…

Una poesia dettata dalla voglia di tornare in posti dove le emozioni non sono mancate, dove si ritrovano passati piaceri come la pace, la tranquillità o i giochi di un tempo. Questo succede molte volte anche negli anziani che specchiandosi appunto nell’acqua lacustre riescono a vedere quel bimbo che rimarrà sempre dentro di loro come gli accompagnasse fino all’ultimo giorno della vita.


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staff

Comitato editoriale Presidente: Giovanni dott. Bertoldi Direttore: Cristina Bolgia In redazione: Fabrizio Cestari Giovanna Meneghini Andrea Zuccatti Cura redazionale e impostazione grafica: Cristina Bolgia Giovanna Meneghini Fotografie: Archivio Servizio animazione

Redazione presso: S. Spirito - Fondazione Montel Azienda Pubblica di Servizi alla Persona

38057 - Pergine Valsugana (TN) Via Marconi n. 4 tel. 0461/531002 fax 0461/532971 E-mail: redazioneilponte@apsp-pergine.it Sito: www.apsp-pergine.it

Stampa: Grafica Pasquali snc di Pasquali Paolo e Silvano www.graficapasquali.it

Distribuzione gratuita Si ringraziano tutti coloro che hanno dato il loro apporto per la realizzazione del periodico

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S. Spirito ‐ Fondazione Montel  Azienda Pubblica di Servizi alla Persona                               

Sede legale:  Via Marconi n. 4 ‐ 38057 Pergine Valsugana (TN)  Tel. 0461/53 10 02    Fax 0461/53 29 71  www.apsp‐pergine.it  E‐mail: amministrazione@apsp‐pergine.it    Sedi opera ve:  Stru ura Via Pive  Via Pive n. 7 ‐ 38057 Pergine Valsugana (TN)  Stru ura Via Marconi  Via Marconi n. 55 ‐ 38057 Pergine Valsugana (TN) 

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