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28 DIVISI Andrea Pedretti | 731699 POLITECNICO DI MILANO SCUOLA DEL DESIGN DESIGN DELLA COMUNICAZIONE STORIA DELL’ARTE CONTEMPORANEA LINGUAGGI DELLA COMUNICAZIONE VISIVA FOTOGRAFIA


“Nessuno ha intenzione di costruire un muro!

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Walter Ulbricht


INDICE Introduzione Il reportage sociale i fotografi del muro ≠ Eddie Worth ≠ Don McCullin ≠ Henri Cartier-Bresson ≠ Paul Schutzer ≠ Raymond Depardon ≠ John Gaps III ≠ Gerard Malie ≠ Anthony Suao ≠ John Tlumaki Conclusione Bilio/sitografia

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Introduzione La storia di una città che si è vista portare via la propria dimensione unitaria. Un viaggio per immagini in quella divisione che ha visto protagonista la città di Berlino, tagliata in due pochi anni dopo la grande distruzione donatale dalla seconda guerra mondiale: un muro che era il simbolo della divisione del mondo in una sfera americana e una sovietica, nonché il simbolo più crudele della Guerra Fredda. Fotografie che raccontano, grazie alla sensibilità dei fotoreporter che dietro alla fotocamera immortalavano un evento che mai si potrà dimenticare, l’innalzamento, la convivenza e il memorabile abbattimento di questa barriera fisica che per ventotto anni ha diviso in due le famiglie e tagliato la strada tra casa e posto di lavoro, scuola e università. Diversi furono i reporter che documentarono questo lungo periodo, principalmente per le grandi agenzie americane (Magnum, Life, AP) che li mandavano nei luoghi d’interesse a scattare fotografie, poi vendute alle varie testate giornalistiche.

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≠ a lato: Edwin Reichert, La periferia di Berlino negli anni ‘70


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Il reportage sociale Il reportage ha origine nel lontano tempo in cui Jacob Riis riprese una serie di immagini per documentare la povertà a New York, già nella metà dell‘800. La vera nascita, tuttavia, si ha quando Walker Evans, ai primi del ‘900, inizia a utilizzare la macchina fotografica per documentare la grande crisi e con Dorothea Lange e altri, scattano immagini documentando la cruda realtà della povertà del popolo americano per conto della FSA (Farm Security Administration, ente federale statunitense) con l’intento era di sottolineare lo stato di grande povertà e disagio della popolazione rurale del sud degli States, mettendo per la prima volta a nudo differenze e contraddizioni tra i due mondi del Nord e del Sud. In questo periodo la fotografia fa un salto generazionale di fondamentale importanza nella sua storia: si passa da una fotografia passiva, dove la ripresa di persone, oggetti o monumenti ne fanno la “parente povera” della pittura, talora ad essa asservita come mero strumento di lavoro, a una fotografia di movimento in termini di ricerca e denuncia sociale, politica, antropologica o semplicemente etnografica. Finalmente nasce una musa a sé stante. 07

≠ in alto: Carl Mydans ¬ Uno dei tanti cartelli che, prima dell’erezione del muro, indicavano le zone di confine fra il settore americano e quello sovietico. ≠ in basso: Ralph Crane ¬ Cittadini sovietici salutano attraverso le barriere del 1959.


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I fotografi del muro Come detto in precedenza, durante gli anni del muro di Berlino, svariate furono le persone che munite di apparecchio fotografico, racchiusero in un’ immagine la realtà affine alla barriera. Alcuni erano importanti reporter, specializzati nella fotografia di guerra, altri semplici appassionati che ci hanno portato direttamente all’interno dei fatti in qualità di attori principali della reclusione/rivolta. Va da sè che le fotografie scattate dai professionisti, oltre a raccontarci la storia del muro, ci portano anche una forte interpretazione personale e un innato senso compositivo e artistico. La messa a fuoco di questa analisi delineerà i profili di alcuni dei più importanti di loro, capostipiti del fotoreportage contemporaneo.

≠ in alto: Ullstein Bild ¬ Berlinesi dell’est presiedono il muro. ≠ in basso: Will McBride ¬ Il presidente Kennedy di fronte alla Porta di Brandeburgo, poco prima di un discorso nel 1963.

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≠ Eddie Worth

Worth fu l’autore di alcune delle più memorabili fotografie della seconda guerra mondiale, fra cui il famoso scatto alla cattedrale di St Paul subito dopo il bombardamento di Londra. Il fotografo londinese, arruolato nelle scuderie della Associated Press (AP), era inoltre famoso per essere nel posto giusto al momento giusto. Nel caso di Berlino, egli si è occupato della documentazione dell’inizio dei lavori di costruzione del muro: il posto giusto e il momento giusto erano il confine fra le due parti della città nell’agosto del ‘61. I suoi scatti, dall’alto, sottolineano l’impotenza degli abitanti dinanzi alla costruzione del muro.

≠ a lato: Eddie Worth ¬ Primi lavori atti alla realizzazione del muro.

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≠ Don McCullin

Don McCullin, londinese nato nel 1935, dopo un’adolescenza difficile al tempo della guerra si è arruolato nella Royal Air Force, dove comincia ad usare la sua prima macchina fotografica. Da questo momento in poi, partendo dalla sua Inghilterra, sarà un viaggiatore, cronista, inviato del Sunday Times per quasi vent’anni, autore di immagini immortali, testimone eccellente di quanto avviene di fronte ai suoi occhi. Allora venticinquenne e agli inizi della sua carriera, Don si trovava a Berlino perché convinto che si stesse per scrivere l’ennesima triste pagina nella storia dell’umanità, e che fosse necessario documentarla.

≠ a lato e in seguito: Don McCullin ¬ Nelle foto alcune scene catturate nei giorni successivi la costruzione del muro. I soggetti sono i cittadini che guardano aldilà della barriera e i soldati che controllano la situazione.

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≠ Henri Cartier -Bresson

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Cartier-Bresson fu eclettico fin nella sua biografia: appassionato di letteratura e poi di pittura, fu allievo del pittore Jacques-Émile Blanche per poi avvicinarsi ai surrealisti. Al Man, su uno schermo televisivo, il futuro fotografo ritrae una giovane di colore. La tela si riempie di suggestioni che vanno da Gaugin a Matisse. Ma già nel 1931, in uno dei suoi primi scatti, alcuni giovani bagnanti africani, in Costa d’Avorio, sono ritratti in controluce come i danzatori del pittore francese. Come altri grandi fotografi, anche Cartier-Bresson riusciva ad essere nel posto giusto al momento giusto. I reportage sulla fine della guerra civile in Cina, nel 1949, e sui funerali di Gandhi, in India, lasciano a bocca aperta per la sensazione di essere lì, in mezzo alla folla, o di far parte del caos che segna la fine del regime di Chiang Kai-shek. Quando si trovò a Berlino, per documentare il primo periodo successivo la costruzione del muro, Henri riuscì a catturare immagini suggestive e colme di senso estetico. Le emozioni dei soggetti incastonati nelle sue fotografie fuoriescono dalle stesse in maniera quasi disarmante. Non poteva che essere altrimenti, visto il nome di questo insuperabile artista.

≠ a lato: Henri Cartier-Bresson ¬ I giorni successivi la costruzione, il ritratto di un invalido di guerra che cammina vicino a un soldato. Alcuni bambini che giocano lungo il muro. Tre cittadini sfruttano dei rialzi di fortuna per scrutare la Berlino interdetta.


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≠ Paul Schutzer

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A soli dieci anni d’età, Schutzer cominciò a scattare le sue prime fotografie utilizzando una fotocamera rotta trovata dentro ad un cestino dei rifiuti a Brooklyn, NY. Alcuni anni più tardi, dopo aver effettuato degli studi per diventare pittore e poi avvocato, realizzò che l’unica cosa che veramente amava fare era scattare fotografie. Sebbene la sua carriera fu molto breve - morì infatti a 37 anni, il 5 giugno ‘67, fotografando il primo giorno di scontri fra Arabia e Israele - i suoi scatti passarono alla storia. Nelle sue opere si percepisce chiaramente un forte grado di ricercatezza e di composizione. Gli anni in accademia influenzano in maniera evidente tutta la sua produzione. Anche nei rullini impressi a Berlino questi fattori sono ben tangibili: si prenda ad esempio l’immagine della bambina che, attraverso un vetro madido di pioggia, guarda con malinconia il muro dinanzi a casa sua. In un solo scatto vediamo il volto della ragazza, deformato dalle gocce d’acqua sul vetro, e il muro, riflesso sempre su di esso. Shutzer ha lasciato all’archivio Time/LIFE un repertorio di immagini, scattate fra il 61 e il 62, molto ricco e sicuramente toccante, proprio per merito della grande poetica che riusciva a imprigionare nei suoi scatti.

≠ a lato e in seguito: Paul Schutzer ¬ 1961, scene di vita a muro eretto. Un ragazzo dell’est scappa dalla sua zona scavalcando il filo spinato.


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 sopra: un bambino lancia una palla oltre il muro, dall’altra parte, un soldato, la rilancia al giovane.  di fianco: un businessman Libanese protesta per il muro portando sulle spalle una croce di legno da 85 libbre, nell’Ottobre del 61.

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ÂŹ in basso a destra: due bambini aiutano, probabilmente senza consapevolezza, nella realizzazione del primo muro di mattoni.

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≠ Raymond Depardon

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Fotografo, grande reporter e cineasta Raymond Depardon ha rinnovato la fotografia e il film documentario. Nella fotografia come nel film, ci confronta al reale con una grande sensibilità. Scatta le sue prime foto nella fattoria del Garet (nella regione francese del Rhône) dov’è cresciuto. Dopo essere stato apprendista presso un negozio di foto-ottica a Villefranche-surSaône, si trasferisce a Parigi nel 1958 dove diventa assistente di Louis Foucherand. Dal 1960 è reporter per l’agenzia Delmas. Assiste a numerosi eventi all’estero e, nello specifico, alla costruzione del muro di Berlino e alla guerra d’Algeria. Successivamente, nel 79, entra a far parte della squadra di reporter dell’agenzia Magnum e con lei dieci anni dopo torna a Berlino per seguire la caduta del muro. Lo scatto più rappresentativo di questi suoi due viaggi nella Germania divisa è forse quello eseguito nel 1961 ad un gruppo di bambini che giocavano alla guerra. Nella loro innocenza c’è tutta l’amarezza di un’infanzia segnata dalla violenza e dalla prigionia, fisica e mentale.

≠ a lato: Raymond Depardon ¬ Un gruppo di bambini giocano alla guerra sfruttando un muricciolo di mattoni come emulazione del muro vero e proprio. ¬ Scatti del 1989 in cui i Berlinesi dell’ovest colpiscono il muro con delle pietre e si aiutano nel salirvi.


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≠ John Gaps III

Fotografo professionista e ad oggi conduttore televisivo di un programma dedicato a quest’arte, fu un reporter AP impegnato nella documentazione dei grandi eventi che si svoglevano nel mondo, dalle guerre ai disastri naturali passando per i giochi olimpici. A Berlino documenta la caduta del muro con un approccio ermetico e molto cinematografico.

≠ a lato: John Gaps III ¬ I giorni della caduta del muro: un gruppo di soldati presiedono i resti del muro dopo lo smantellamento da parte dei cittadini. Un soldato fa capolino dietro ad una spaccatura.

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≠ Gerard Malie

Fotografo francese, Malie diventò parte integrante dei reporter della AFP nel 1985. Iniziò la sua carriera da reporter nei dintorni di Lione dove documentava fatti riguardanti la città e la sua provincia, da lì si spostò successivamente sulla scena internazionale. Il suo primo ingaggio importante fu durante la rivoluzione in Romania e la prima guerra del golfo nel 1989. Nello stesso anno, l’11 novembre, si trovava in Potsdamer Platz in una posizione strategica, da lì scattò una delle immagini più famose della caduta del muro di Berlino. Malie immortalò gli avvenimenti di qul giorno su pellicola a colori, la quale racconta con maggiore drammaticità la fine del muro e i primi momenti della riunificazione delle due Germanie.

≠ a lato: Gerard Malie ¬ La presa e il primo varco nel muro. Dopo l’apertura delle frontiere il 9 novembre, i berlinesi si riuniscono nei pressi di Checkpoint Charlie.

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≠ Anthony Suao

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Suau è un importante fotografo statunitense che negli anni ha lavorato per testate come il Chicago Sun Times e il Denver Post. Dal 1991 al 2009 è stato un fotografo a contratto, ed ha pubblicato diversi libri, tra cui Beyond the Fall, un progetto fotografico di 10 anni raffigurante la transizione del blocco orientale a partire dalla caduta del muro di Berlino, e Fear This, relativo alla guerra di immagini e slogan che si svolge nelle case, mentre l’America è in guerra con l’Iraq. Gli scatti contenuti nel primo di questi due libri sono alcuni fra i più rappresentativi della riunificazione della Germania. Tecnicamente impeccabili e visibilmente studiate, queste fotografie raccontano in maniera didascalica i momenti della caduta del muro. Le immagini non lasciano spazio a interpretazioni secondarie, chi le guarda si sente gettato in mezzo alla mischia, carico di energia rivoluzionaria, pronto anche lui a dare un colpo di martello a quella interminabile barriera di cemento armato.

≠ a lato e in seguito: Anthony Suao ¬ I manifestanti salgono sul muro circostante la Porta di Brandeburgo ¬ Altre scene dell’insurrezione del novembre 89.


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≠ John Tlumacki

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Tlumacki, statunitense di nascita e veterano della seconda guerra mondiale, iniziò allora la sua carriera di fotografo. Nel 1981 divenne membro dello staff del Boston Globe e da quel momento in poi non c’è molto che non abbia visto e fotografato, inclusi tre Olimpiadi invernali, diversi superbowls e la caduta del muro di Berlino. Proprio con una foto scattata durante gli avvenimenti del novembre dell’89, arrivò fra i finalisti per il Pulitzer Prize. I suoi scatti, ben diversi da quelli precedentemente visti per via l’utilizzo di una pellicola dai colori vivi e un forte contrasto, raccontano le emozioni delle persone in relazione all’avvenimento del muro, più che la cronistoria degli avvenimenti stessi. Vediamo quindi bambini incuriositi, miltiari festanti e cittadini pronti a cambiare il loro futuro. Curiosa e sicuramente fuori dagli schemi, la fotografia che ritrae un artista circense che viene “abbracciato” dal proprio orso, il tutto in mezzo alla folla festante per la riunificazione.

≠ a lato: John Tlumacki ¬ Due bambini guardano incuriositi la ex Berlino proibita. ¬ Scene di festa e di gioia durante le ore in cui il muro crolla, fisicamente e socialmente.


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Conclusione Un muro che ha visto dinnanzi a sé diverse generazioni di fotografi, dai più classici e pioneristici, che con le loro pellicole ancora in bianco e nero hanno reso immortale il gesto di erezione di una barriera sociale e fisica fra la popolazione di una stessa città, divisa da due ideali politici in conflitto, fino ai più moderni, molti dei quali attivi tutt’ora nello scenario fotografico contemporaneo probabilmente muniti di fotocamere digitali di ultima generazione, ma che ai tempi della caduta del muro avevano sicuramente al collo un gioiello di metallo con un cuore di celluloide ricoperto di alogenuro d’argento. Questi artisti dell’immagine ci hanno lasciato un bagaglio di emozioni che perdureranno nel tempo e affascineranno per sempre coloro che in esse vorranno rivivere questi 28 anni di storia. ≠ a lato: Autori Vari/Anonimi/Agenzie ¬ Altre immagini del muro, dalla costruzione alla caduta. ¬ Un cittadino dell’ovest porge la mano a due soldati sovietici, la chiara volontà delle persone di non volere una divisione.

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Berlino 1961/1989

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Bibliografia/ Sitografia ¬ Alfredo De Paz “Fotografia e società” Editore Liguori 2001 ≠ Nathan Lyons “Fotografi sulla fotografia” Agorà Editrice 1990 ¬ Augusto Pieroni “Leggere la fotografia” Editrice EDUP 2008 ≠ Andy Steel “Reportage. I grandi maestri del fotogiornalismo” Atlante Editore ¬ Guez Olivier “La caduta del muro” Bompiani Editore, 2009 ≠ Carlo Bastasin “Il muro che cambiò la storia” Il Sole 24ore, 2011 ¬ Umberto Tramballi “Berlino: la libertà oltre il muro” Alinari ≠ http://www.boston.com/bigpicture/2009/11/the_berlin_wall_20_years_gone.html ¬ http://www.huffingtonpost.com/2009/11/08/berlin-wall-photos-a-look_n_350263.html ≠ http://en.wikipedia.org/wiki/Berlin_Wall ¬ Per la ricerca fotografica dei vari artisti : http://www.google.com/imghp

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