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Portraits d’artistes

Testi Pierfrancesco Pensosi Christian Parisot Coordinamento Eleonora Chiolo, Ilaria Banni

EDIZIONI CASA MODIGLIANI


“in modo particolare Luciano Renzi�


INDICE

Portraits d’artistes

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Christian Parisot

Ritratto d‘artista o artista ritratto?

Pierfrancesco Pensosi

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Carlo Corsi

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Olga e Corinna Modigliani

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Amedeo Modigliani

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Jules Pascin

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Max Jacob

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Guido Cadorin

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Andy Warhol

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Keith Haring

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Giorgio De Chirico

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Mario Schifano

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Anna Marceddu

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Melina Mulas

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Fathi Hassan

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Alberto Soi

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Gabriella Viana

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Martin Palottini

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Dario Zana

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Diego Dayer

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Elena Marioni

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Bruno Meloni

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Anna Saba

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Antonia Mulas

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Mirco Marcacci

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Mirella Guasti

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Luigi Pellanda

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Gigino Falconi

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Mathieu Vignon

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Emilio Farina

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Andrea Benetti

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Biografie

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Portraits d’artistes

Christian Parisot

L’intento di questa esposizione internazionale é quello di dare un senso più completo possibile alla fase del miroir, in diversi aspetti figurativi e astratti, interpretativi o fotografici, in cui l’artista rispecchia tutte le sue testimonianze e quelle dei suoi modelli reali o immaginari. Il furore delle immagini nel 2010 sembra aver preso forma in Cina, proprio di riflesso all’Europa, come se gli artisti cinesi avessero reinventato il ritratto fotografico con l’apporto delle tecniche contemporanee dell’acrilico e della proiezione dell’opera sulla tela emulsionata. Un intervento ibrido, ma funzionale alla riuscita di un volto emaciato, lunare ma dispettoso, in contrasto con quella tecnica dello sfumato, tardivamente applicata alle teorie delle ombre, alla maniera occidentale. Qui è in gioco la propria esperienza personale, in tutti i sensi e attraverso tutti le concretizzazioni visive, e concettuali dei sogni. Caratteristiche che troviamo un po’ ovunque, ma che qui assumo il carattere di dedica, dove il riferimento di un mondo, comincia da Parigi. Sono esposte opere di approfondimento, con una scelta tutta giocata su immagini emblematiche, in funzione del momento, dell’epoca storica del ritratto. Come se si potesse identificare con una sola immagine l’appartenenza ad un epoca, ad un movimento o ad una tendenza. Sulle pareti le opere significative degli artisti che hanno metabolizzato la loro autonomia, la loro originalità, che non si limitano a offrire emozioni, ma aprono una finestra sul proprio inconscio. L’avvicinarsi della grande metamorfosi che aprirà la strada alla fotografia “d’arte”, è avvenuta ad un secolo di distanza dalla sua utilizzazione quotidiana. È la scelta di allontanarsi dalla pittura, attratti dalla tela emulsionata come “discorso per figure”, sembra commentare eloquentemente le immagini di tutti gli artisti. Una ricchezza pervasa di mistero che risiede in ogni opera per l’attrazione e la suggestione che emanano volti, corpi e ritratti. Primo elemento di rottura con la tradizione della religione: l’immagine del redentore, del dio che si fa uomo, come per trasformare una metafora di legittimo impedimento alla riproduzione del corpo inteso come creazione divina. Siamo lontani dalle interdizioni, anzi potremmo dire che qui, in questa fase si pronunciano tutti i nomi degli dei, e gli si danno forma e colore. Quest’avventura è costata la vita a tanti artisti. Una constatazione che potrà apparire curiosa e fuori dal tempo per le giovani generazioni, ma se dovessimo tracciare una mappa degli stati totalitari dove l’immagine era censita, vietata e punita: la mappa del mondo si colorerebbe di nero. Noi vogliamo colorarla di rosa e di speranza, con il tono della conoscenza, con il rumore della lingua che racconta la libertà con la poesia, con i colori che animano e istruiscono una girandola di corpi che si sporgono sull’universo con gioia, con quella fantasia che sembra far paura agli stati totalitari. Vogliamo con questa mostra aprire un orizzonte sul dialogo tra i corpi di tutte le culture.

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Ritratto d‘artista o artista ritratto?

Pierfrancesco Pensosi

L’opera d’arte al tempo dei bit ha cambiato la sua natura. Le nuove tecnologie hanno rivoluzionato non solo il modo di percepire il mondo esterno, ma soprattutto il modo di come l’artista si mette in gioco. Se nel 900 il museo è il luogo dove l’arte vive e fa discutere di se, la rete, oggi, diventa il punto di incontro di una grande agorà virtuale e in cui tutti partecipano alla creazione artistica. Ma c’è di più, questo grande fratello della conoscenza mette in gioco prima di tutto lo stesso artista. È un nuovo modo di vedere, di concepire la vita e la cultura. Lontano ormai dal tentativo di convincere, lo stesso artista, diventa esso stesso parte di un dibattito: è un teatro aperto che lascia a chi vuole il piacere di cimentarsi. L’artista non propone più modelli perché ormai ambisce egli stesso ad essere modello di comportamento, proponendo la propria immagine come autocritica. Ma questo mettersi in gioco per l’artista significa fondamentalmente l’accettazione di un rischio di una perdita. E’ il tentativo nel quadro della lotta dell’individuo di affermarsi e sussistere. L’artista diventa egli stesso segno che si riferisce ad una realtà al di fuori: esiste nel senso dell’ex-sistere, porsi fuori, emergere dal mondo per affermare la propria individualità. Ma in questo aprirsi all’orizzonte scopre la sospensione nel vuoto e prende coscienza della condanna dell’esistenza stessa: la vita implica il rischio di una scommessa in cui l’individuo impegna tutto se stesso, ma lo impegna per guadagnare la consapevolezza della necessità di perderlo. L’accettazione dell’esistere nella sua radicale finitezza è in fondo un essere per la fine: l’esperienza dell’arte diventa quindi affine alla morte e l’artista al suicidio. L’artista, diventato egli stesso opera, se nel contempo distrugge l’illusione di eternità, nello stesso tempo ne costruisce e fissa una seconda alternativa, gravida di vita. Siamo nella forma simbolica che rappresenta per Cassirer il luogo tipicamente umano dove le determinazioni dell’ambiente anziché essere subite passivamente trovano la via di mediazione e di una elaborazione che culmina nella funzione espressiva e ci restituisce l’impressione di un mondo instabile e incoerente. Il vero artista si rivela proprio in quanto in lui si fanno espliciti i momenti e le tendenze dell’in-se che si rivolgono al soggetto, all’autocoscienza dell’uomo in quanto egli non si arresta nella mera soggettività individuale, ne universalizza fino a cedere al’astrazione, ma cerca e trova quel medio in cui la vicenda umana diventa la voce dell’umanità, il fuggevole hic-et-nunc diventa l’indice di una svolta storica significativa per il genere umano: ogni immagine diventa immediata espressione sensibile della sua essenza. L’artista offre dunque di se un’immagine su cui meditare e in cui scoprire le proprie identità. L’osservatore spera di trovare qualcosa di definitivo e di permanente, qualcosa di immutabile da cui dipendere, gli viene invece offerta la riflessione sulla vita come fardello mutevole, ambiguo, effimero e misto. L’artista non parlando per dogmi, ma attraverso simboli, lampi e metafore, spinge lo spettatore a volgersi all’interno di se stesso. L’opera d’arte non esprime un fatto, piuttosto il prorompere inarrestabile della vita, il suo continuo rinnovarsi, il suo eterno movimento, l’elan vital. Parafrasando una frase di Bataille, possiamo affermare che l’artista diviene il simbolo di una cultura, l’affermazione sovrana di un enigma che nasce e si sviluppa attraverso la formulazione di interrogativi e l’esperienza di contraddizioni. Il compito dell’artista è quello di avere ribadito il carattere enigmatico della condizioni umana, mostrando il mondo, attraverso di sé, come un vasto sistema permutatorio in cui l’alto e il basso, il maschile e il femminile , il luminoso e il tenebroso, l’organico e l’inorganico, la vita e la morte non cessano di scambiarsi e di combinarsi. L’artista diviene così un nuotatore in acque sconosciute dove può accadere di dover capovolgere le proprie certezze, dove la malattia può essere benessere e la normalità malattia, dove la realtà può trovarsi nell’ebbrezza e non nella sobrietà. Nei suoi lungi silenzi l’opera artistica non ci chiuderà mai nel castello di Atlante di un sistema di concetti, ma si mostrerà come urfragen, domande senza risposta e ci donerà il piacere di essere liberi ricordandoci che: “Breve è la vita, ma lunga l’arte”.

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Carlo Corsi Autoritratto, 1908 Olio su tela applicata su faesite, 45 x 33,5 cm

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Olga e Corinna Modigliani Olga Modigliani , Profilo di nobil donna, 1906 Ceramica dipinta, 21,8 x 14,5 cm

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Amedeo Modigliani Ritratto di Fujita-Inchiostro, 1916 Matita e pastello su carta da musica, 13 x 17 cm – fronte e retro

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Amedeo Modigliani Ritratto di Max Jacob, 1916 Inchiostro, matita e pastello su carta da musica, 13 x 17 cm

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Jules Pascin Autoritratto, 1919 Tacnica mista su carta, 10 X 16 cm

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Max Jacob Autoritratto, 1910 Tecnica mista su carta, 26 x 18 cm

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Guido Cadorin Ritratto di donna, 1925 Olio su tela, 100 X 83 cm

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Guido Cadorin Ritratto di donna, 1926 Olio su tela, 48 X 60 cm

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Andy Warhol Man Ray, 1974, Serigrafia su carta Strathmore bristol firmata e segnata a retro A.P. (prova d'Artista) 80 x 80 cm Collezione Rosini-Gutman

Andy Warhol creò questo ritratto nel 1974, solo un paio di anni prima della morte di Man Ray, lavorando da fotografie che aveva scattato il 30 novembre 1973. Warhol era stato presentato a Man Ray dal gallerista italiano Luciano Anselmino, con il quale trascorse un giorno nella casa di Man Ray a Parigi, assieme a Dino Pedriali, Fred Hughes, e la moglie di Man Ray Juliet. In quella occasione Warhol scattò la foto iconica, con berretto e sigaro, che avrebbe fornito l'immagine di Man Ray.

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Andy Warhol bacia Salvador Dalì foto di Christopher Makos firmata da Andy Warhol e Salvador Dalì 11,4 x 15,2 cm Collezione Rosini-Gutman

Andy Warhol definì Salvador Dalì come uno degli artisti che più aveva influenzato la Pop Art ed in maniera “importante” ed “incisiva”. Dalí ha esattamente il doppio degli anni di Warhol quando i due si incontrano all'Hotel St. Regis di New York nel 1978. In quell’occasione Christopher Makos, collaboratore ed amico di Warhol, catturò il momento “fatidico” in cui Andy Warhol e Salvador Dalí si stavano salutando con un tenero bacio!

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Keith Haring Radiant baby

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Keith Haring Autoritratto - 1985, Litografia Offset, firmata non numerata , 15 x 15 cm

Keith Haring, in questo autoritratto in cui si raffigura come una “Sfinge”, si rappresenta due volte. Spesso, infatti, la sua firma è accompagnata da un animale o da un bambino a quattro zampe, lui stesso ricorda nei suoi diari: "All'inizio la mia firma fu un animale che diventò sempre più simile ad un cane. Poi cominciai a disegnare un bambino che andava a quattro zampe e più lo disegnavo e più diventava “Il” “bambino". Ciò che tanto attraeva Haring in questi due soggetti, che apparentemente hanno poco in comune, era il rapporto con la terra che si va a creare nello stare a “quattro zampe” che è indice della trasmutazione dell’energia vitale della “Madre Terra” all’uomo e a tutto il creato

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Giorgio De Chirico Ritratto di Giorgio Zamberlan Venezia, Agosto 1950 Matita su carta, 34 x 23 cm Collezione Giorgio Degan

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Mario Schifano Ritratto di Achille Bonito Oliva Schifano mediatico, 1990-97 Acrilico su tela preparato al computer, 50 x 70 cm Opera inserita nell’Archivio Generale di Mario Schifano con il numero 90-97/211

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Andrea Benetti Donna preistorica, 2010 Olio e cacao e pigmenti su tela, 80 x 60 cm

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Gigino Falconi Partenza del figliol prodigo, 1999-2000 Olio e acrilico su tela, 60 x 120 cm

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Anna Marceddu Ant onio Gramsci Bardòffula,2000 Frankfurter Buchmesse ca 100 x 70 cm Stampa Ho cominciato ha tradurre le parole in immagine leggendo Antonio Gramsci. La libertà delle idee come un’infanzia. Gli oc c hiali ro tti nel c arce re, la bardòffula (trottola) di bambino in Sardeg na, “L ’ Ordine Nuovo” di un mondo nuo vo.

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Anna Marceddu Giuseppe Pontiggia Scrivere per il mondo, 1993 Frankfurter Buchmesse Fondazione Franco Fontana. Modena Stampa ca 100 x 70 cm re che Conversando con Giuseppe Pontiggia, seguendo il suo sguardo, vedendo le costruiva con le parole, ho capito che scriveva per se . Quando si scrive per sĂŠ, si scrive per il mondo. A Giuseppe Pontiggia, a Peppo, come mi disse di chiamarlo, salutandomi, ho voluto dedicare questa immagine.

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Melina Mulas Tenzin Gyatso XIV Dalai Lama, 1991-92

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Melina Mulas Shivala Rinpoce, Sikkim, 1993-94

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Fathi Hassan Autoritratto, 1998 Carta intelata, 20 x 25 cm Il lavoro di Fathi Hassan vive dentro un pensiero di "pittura - scrittura". Il pensiero Nubiano orale si conserva e si tramanda nei suoi "contenitori di memoria". Il Deserto, il bianco e il silenzio divengono simboli e tracce dei suoi avi e della loro spiritualità. All’interno del suo lavoro “Trans-Religioso” e “Cosmopolita” è presente una intera serie di lavori dedicati alle figure di “Santi”, “Guerrieri Nubiani”, “Madonne” e “Foglie Sacre”; vere e proprie “mappe” del mondo Sacro della mitica Nubia, la terra di provenienza degli antichi Faraoni, dalla quale ha origine l’immaginario artistico di Fathi Hassan

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Fathi Hassan Autoritratto, 1998 Carta intelata, 20 x 25 cm

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Alberto Soi Carlo AB, 5 aerei sulla Mezzaluna. Collage psichico composto da: circuiti di un apparecchio televisivo trovato a Carloforte un capodanno con Carlo AB, legno di barca catramato trovato una notte sulla spiaggia del Poetto, specchi e microfoni del mio primo fax, la base di una balena in legno dal Natural History Museum di Londra, altri elementi minori. Realizzato a Cagliari, 2004.

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Alberto Soi Marcello C Collage psichico composto da: teschio equino trovato durante una giornata operaia nelle campagne di Ozieri, valvole della radio di mia nonna, avvolgimenti del tubo catodico, diodi, transistor, cavi e circuiti stampati del televisore di Marcello C. Realizzato a Milano, 2005.

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Gabriella Viana Donna con bambino Malindi Kenia 2006, Stampa fotografica, 40 x 60 cm Tecnica di ripresa, Nikon F2 Diapositive b/n Osservo un popolo, scopro l’importanza della dignità nel dolore e la semplicità di un sorriso.

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Gabriella Viana Zena Isola di Lamu Kenia 2006 Stampa fotografica 40 x 60 cm

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Martin Palottini La paja del trigo I, 2009 Matita su carta, 34 X 24 cm

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Martin Palottini La paja del trigo II, 2009 Matita su carta, 34 X 24 cm

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Dario Zana Cicatriz l'uomo con gli occhi storti, 2009 Olio su tela, 40 x 40 cm

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Dario Zana El espejo, ritratto di anziana, 2009 Olio su tela, 40 x 40 cm

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Diego Dayer Olio su tela, 90 x 100 cm

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Diego Dayer Vanity, 2009 Olio su tela, 40 x 40 cm

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Elena Marioni Più grande, 50 x 70 cm Più grande è una selezione di fotografie scattate nel corso del 2007 a Roma, in alcuni Musei pubblici della città che raccolgono le più significative collezioni di sculture romane e greche. Sono statue di marmo bianco ma invece incredibilmente quei volti sembrano guardarci, e i corpi quasi si muovono. Anch’io mi chiedo quanti occhi sono posati su di loro. Non sapevo da dove cominciare di fronte a tanta meraviglia. Ogni fotografia è stampata su carta bambagina, una carta lavorata a mano, ottenuta facendo macerare stracci di cotone in tini di maiolica, un procedimento utilizzato ancora oggi in Campania. Il foglio di carta viene poi emulsionato a pennello con gelatina ai sali d’argento, una volta asciutto, si stampa con il procedimento tradizionale.

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Elena Marioni

Pi첫 grande, 50 x 70 cm

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Bruno Meloni Sindone Eretica, 2010 Tempera su lino, circa 4,50 x 1,20 m Impronta, gesto primitivo ed esistenziale che coniuga la consapevolezza del sé e il coraggio del libero arbitrio Haireticos ‘che sceglie’ Elegans –antis ‘che sa scegliere’ Una tensione all’eleganza di pensiero Eretica o etica dell’artista

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Anna Saba EX VOTO Ti chiesi io, Creatore, dall’argilla di crearmi uomo, ti chiesi io dall’oscurità di promuovermi...? Perdendo il Paradiso. Come emet, la verità diventa met, morte in un corpo di argilla di Praga. Cancellando una lettera. Come lo specchio riflette il volto della Medusa. Pietrificandolo. Come un bacile diventa elmo per don Chisciotte. Facendoci sognare. Come gli angeli vedrebbero tutto. Con le ali tagliate.

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Antonia Mulas Alighiero Boetti, 1982

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Antonia Mulas Alighiero Boetti,1982

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Mirco Marcacci, V8, 2009 Vetro e acrilico

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Mirco Marcacci V2, 2009 Vetro e acrilico

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Mirella Guasti Linus, 2009 Bronzo patinato, esemplari 6+2, h 46 cm

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Mirella Guasti Il broncio, 1985 Bronzo patinato, esemplari 6+2 h 46,5 cm

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Mathieu Vignon Ritratti in ripetizione Tecnica mista

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Emilio Farina V.T.C. ...”Panta rei”. Ovvero il concetto di tutto ciò che scorre e diviene, è simbolicamente racchiuso in quest’opera proposta da Emilio Farina. Per questa occasione l’artista espone un’installazione denominata “Vedere Toccare Camminare” realizzata attraverso una sequenza di fotografie rielaborate pittoricamente, nell’intento di sintetizzare tramite il suo modo di Vedere Toccare Camminare dei momenti, o meglio degli attimi della vita. In questa installazione il tempo appare sospeso in una serie di scatti fotografici dove gli occhi volgono lo sguardo verso un mondo immaginario tra presente, futuro e passato. Le mani adagiate nello spazio cercano fa materia in costante movimento, mentre i piedi, che simboleggiano il cammino, sono in realtà una metafora dell’esperienza di vita. Come una creatura eterea, questa “nuvola vivente’”’ colma di sensibilità percettiva, fluttua nell’area comprimendosi e smaterializzandosi a seconda delle emozioni che percepisce dal più profondo silenzio dell’anima... Vedendo. Toccando. Camminando Il silenzio è la chiave per capire fino in fondo quest’opera. Un silenzio riflessivo ed introspettivo che va al di là e oltre… Vedere in silenzio, toccare in silenzio, camminare in silenzio… rappresenta il desiderio più intimo di un uomo in grado di percepire la realtà come unica e irripetibile. Dove il suo sguardo attraversa le barriere della vista e va oltre il semplice apparire. Dove il camminare rappresenta lo scorrere del tempo e dove il toccare diventa l’organo percettivo per eccellenza, volto allo sperimentare materialmente ogni cosa che l’artista percepisce nel personale “vortice del divenire” continuo ed infinito. Manuela Vannozzi

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Luigi Pellanda Autoritratto, 1991 Olio su tela, 50 x 70 cm

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Biografie P

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per la sua pittura, che diventa la sua unica forma di espressione. Max Jacob gli presenta Paul Guillaume, che diventerà il suo mercante fino al 1916. In quell’anno, espone nell’atelier di Emile Lejeune a Parigi 15 dipinti e 3 sculture. Incontro, determinante per la sua carriera d’artista, con Léopold Zborowsky, poeta polacco in esilio. Nel marzo 1917, Amedeo incontra Jeanne Hébuterne, allieva dell’Academie Colarossi, con la quale si installa in rue de la Grande-Chaumière a Montparnasse. La prima esposizione personale dell’artista italiano ha luogo alla Galleria Berthe Weill, ma viene chiusa il giorno dell’inaugurazione, per oltraggio al pudore. L’aggravarsi dello stato di salute di Modigliani nel 1918 gli impone un soggiorno a Nizza con Jeanne. Dipinge quattro paesaggi di Cagnes, i soli di tutta la sua carriera. Il 29 novembre, nasce la piccola Giovanna. Il 31 maggio 1919, Modigliani ritorna a Parigi: Jeanne è nuovamente incinta. Il 22 gennaio 1920, Amedeo incosciente viene ricoverato all’Ospedale della Charité morendo per una meningite tubercolosa, il 24 gennaio, Jeanne Hébuterne, si suicida. Modigliani viene sepolto il 27 gennaio al Cimitero Père Lachaise a Parigi; il corpo di Jeanne Hébuterne riposa al suo fianco.

Carlo CORSI Nizza 1879 - 1966 Nato a Nizza in una famiglia di artisti, si trasferisce a Bologna, dove conosce A. Scorzoni, poi si reca a Torino per frequentare l'Accademia e fondamentalmente per entrare in contatto con G. Grosso. Inizia un viaggio nel 1907, che lo porta in Olanda, dove viene affascinato da Hals e Vermeer, poi a Bruxelles e a Parigi e si concentra in particolare sugli impressionisti del Louvre. Nel 1912 viene accolto alla Biennale di Venezia, nel '13 a Monaco, poi espone a San Francisco e a Venezia nel '14, nel '16 e ancora dopo la guerra. Nel 1924 riceve l'invito ufficiale dalla Biennale di Venezia e quindi una sorta di qualifica di pittore. Rimane in ombra nel periodo Novecentista, poi riappare a sessantadue anni premiato tra i giovani del Premio Bergamo (1941). La seconda guerra mondiale blocca di nuovo la sua escalation, che riprende fino alla sua morte e che continua ancor'oggi.

Jules PASCIN (Pseudonimo di Julius Pinkas, Widdin, Bulgaria 1885-Parigi 1930) Nasce da padre ebreo spagnolo e da madre italiana. Dopo l'apprendistato viennese si trasferisce a Monaco, dove collabora con un grande successo, alla rivista "Simplicius Simplicissimus" in qualità di disegnatore satirico. Arriva a Parigi nel 1905, ma non vi si ferma stabilmente; anzi, nel 1914 si trasferisce negli Stati Uniti, naturalizzandosi nel 1920, per poi tornare nella capitale francese nel 1922. Da ciò si potrà facilmente inferire di un carattere inquieto, nevrotico che assunse spesso connotazioni dissolute: nudi femminili sensuali e torbidi, atmosfere "peccaminose", adolescenti "en deshabillé" saranno le tematiche preferite dei dipinti di Pascin, che i fratelli Bernheim, suoi mercanti, non faticano a collocare a prezzi sostenutissimi ai facoltosi americani che frequentano la Francia durante gli anni Venti. Il successo non contribuì a dare la pace all'instabile Pascin, che porrà fine ai suoi giorni proprio nelle ore immediatamente precedenti il "vernissage" di una sua mostra personale.

Olga e Corinna MODIGLIANI Corinna Stella (Roma, 2 giugno 1871-26 gennaio 1959) e Anna Amina Olga (Roma, 11 gennaio 1873-17 gennaio 1968) Modigliani hanno in gran parte condiviso esperienze artistiche e realtà quotidiana, conducendo un'esistenza quasi simbiotica sotto il profilo individuale e professionale. Hanno vissuto ed operato assieme in abitazioni-studio sempre diverse, seguendo l'inquieto quanto fantasioso istinto imprenditoriale di Corinna. Si sono cimentate nei medesimi campi espressivi (Corinna si è dedicata alla pittura, all'incisione e alla ceramica, Olga soprattutto a quest'ultima) ed entrambe hanno avuto un'attività espositiva piuttosto intensa che, oltre a varie rassegne in comune come quelle romane degli Amatori e Cultori, ha toccato il proprio culmine con l'esposizione di Milano del 1906, l'internazionale di Roma del 1911, la Prima Biennale Romana del 1921, la prima e la seconda Mostra del Sindacato Laziale del 1929 e 1930 per Corinna, la medesima esposizione di Milano, la Biennale di Venezia del 1912 e 1914, la Prima Biennale Romana del 1921 e all’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative di Monza del 1923 e del 1930 per Olga. Tutte e due si sono dedicate all'insegnamento trasformando il loro laboratorio in scuola d'arte per fanciulle. Sia Corinna che Olga vivono del loro lavoro affiancando ad una produzione di routine e marcatamente votata al mercato, ritratti su commissione, paesaggi cittadini, complementi d'arredo in maiolica neo-rinascimentale.

Max JACOB Nasce nel 1876 e, dopo i primi studi alla Scuola Coloniale di Parigi, decide di dedicarsi alla critica d’arte. Nel 1901 incontra Picasso, il quale abiterà da Max Jacob a partire dal 1902, prima che quest’ultimo vada a stabilirsi nel 1907 a Montmartre. Max Jacob è quindi testimone privilegiato della nascita del cubismo. Si lega con Juan Gris, Apollinaire, Braque e André Salmon. Fino al 1921 Max Jacob frequenta la bohème di Montmartre. Nel 1914 abbandona la religione ebraica per la fede cattolica. L’anno seguente sarà battezzato, Picasso sarà il suo padrino. Parallelamente alla sua attività di scrittore, essenzialmente di poesie Max Jacob, che si era dedicato alla pittura fin dal sua arrivo a Parigi, si consacrerà sempre più a quest’arte. A partire dal 1919 esporrà regolarmente le sue gouaches che gli procureranno quel sostegno finanziario che la scrittura non poteva assicurargli: gouaches ispirate ai paesaggi della Bretagna, di Parigi o della Valle della Loira o alle scene del Circo. Durante il periodo del Bateau-Lavoir aveva utilizzato una tecnica fatta di forme geometriche, in relazione con l’esperienza cubista, che riprenderà nei suoi ultimi anni. Max Jacob seppure autenticamente cristiano sarà costretto a portare la stella gialla dell’ebraismo. Nel 1942 muore, sua sorella Julie-Delphine. L’anno successivo suo fratello Gaston e nel gennaio 1944 sua sorella Myrté-Léa sono deportati ad Auschwitz. Max Jacob verrà arrestato il 24 febbraio 1944, imprigionato ad Orléans, poi deportato al campo di Drancy, dove muore, di polmonite, il 5 marzo 1944.

Amedeo MODIGLIANI Nasce a Livorno, 12 luglio 1884. Dal 1898, frequenta lo studio di Guglielmo Micheli. Nel 1901, scopre Napoli, Amalfi, Capri, Roma e Firenze. Si iscrive alla Scuola Libera di Nudo dell’Accademia di Belle Arti a Firenze, dove approfondisce la conoscenza della pittura “Macchiaiola”, degli artisti dell’avanguardia toscana e del loro capofila, Giovanni Fattori. Nel 1903, frequenta la Scuola Libera del Nudo a Venezia. Arriva a Parigi nel 1906. Si iscrive ai corsi di disegno dell’Accademia Colarossi. Nel 1907, conosce il dottor Alexandre. Espone al Salone d’Autunno a Parigi. Nel 1908, espone numerose opere al Salon des Indépendents a Parigi nella sala dei pittori Fauves. Nel 1910, Salon des Indépendents la critica gli è favorevole. Durante quell’anno, si dedica unicamente alla scultura. Nel 1911, espone a Montparnasse nell’atelier dell’artista Souza Cardoso un insieme di sculture e disegni. Durante i primi mesi del 1912, dipinge su tela numerosi ritratti, tra i quali quello del dottor Alexandre. Espone al Salon d’Automne: “Teste: insieme decorativo”. Nel 1913, il mercante d’arte Chéron gli propone un primo contratto di lavoro remunerato per i suoi dipinti. Dopo la dichiarazione di guerra nel 1914, Modigliani non rivede più il suo amico Paul Alexandre: periodo importante 62


Pittore, scultore, regista e produttore statunitense è la figura predominante del movimento Pop Art americano. Trasferitosi a New York nel 1949 ebbe la possibilità di affermarsi nel mondo della pubblicità, lavorando per riviste come Vogue e Glamour. La sua attività artistica conta tantissime opere prodotte in serie con l'ausilio dell'impianto serigrafico. Tra le sue opere più famose diventate delle icone: Marilyn Monroe, Mao Zedong, Che Guevara. La ripetizione era il suo metodo di successo: su grosse tele riproduceva più volte la stessa immagine alterandone i colori (prevalentemente vivaci e forti). Prendendo immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali (famose le sue bottiglie di Coca Cola, le lattine di zuppa Campbell's, e i detersivi Brillo) o rappresentazioni d'impatto, come incidenti stradali o sedie elettriche, riusciva a svuotare di ogni significato le immagini che rappresentava proprio con la ripetizione dell'immagine su vasta scala. La sua arte, che portava gli scaffali di un supermercato all'interno di un museo o di una mostra d'arte, è una provocazione, l'arte doveva essere consumata come un qualsiasi altro prodotto commerciale. Successivamente rivisitò anche le grandi opere del passato, come L'ultima cena di Leonardo da Vinci. Warhol ha inoltre supportato e sperimentato altre forme di comunicazione, come ad esempio il cinema e la musica producendo alcuni cortometraggi e film. È stato anche fondatore della Factory, luogo in cui giovani artisti newyorkesi potevano trovare uno spazio collettivo per creare: qui sono nati o passati per un breve periodo altri famosi artisti come Jean-Michel Basquiat, Francesco Clemente, Keith Haring. Morì a New York il 22 febbraio 1987.

Guido CADORIN Venezia, 1892 – Venezia, 1976 Si forma alla scuola del padre e del fratello, decoratori liberty, e all'Accademia di Venezia dove stringe amicizia con Ettore Tito. Espone sedicenne al Carnegie Institute e a Ca' Pesaro nel 1908 e per la prima volta nel 1909, con opere d'arte applicata nella sala dedicata al lavoro della sua famiglia, alla Biennale di Venezia dove tornerà a tutte le edizioni tra 1920 e 1934. Espone a Ca' Pesaro nel 1910 e inizia gli affreschi della chiesa di San Vito al Tagliamento. Conquista il successo esponendo alla Prima Internazionale di Roma nel 1911. Nel 1915 espone alla mostra della Secessione Romana. Esegue nel 1917 le xilografie dedicate a Venezia nella prima guerra mondiale e lavora come affreschista decorando ville venete. Torna a Ca'Pesaro e all'Opera Bevilacqua la Masa lungo gli anni Trenta e Quaranta e ancora nel dopoguerra. Allestisce una personale nel 1921 alla Galleria Pesaro di Milano. Espone alla Mostra nazionale d'arte sacra di Milano nel ‘22, alla Biennale d'arte liturgica di Venezia e alla I Mostra internazionale di arti decorative alla Villa Reale di Monza nel ‘23. Nel 1924 è premiato alla Mostra nazionale del Ritratto femminile di Monza. È tra i pittori della I e II Mostra di Novecento Italiano alla Permanente nel 1926 e 1929. Espone alla mostra d'arte italiana a New York nel 1926. Nel 1928 è a Parigi. Personale nel 1935 alla Mostra dei 40 anni della Biennale. Ottiene la cattedra di pittura all'Accademia di Venezia. È invitato alle Quadriennali di Roma nel 1931, 1935, 1943 e 1951. Lungo gli anni Venti lavora anche ad affreschi per chiese. Realizza disegni per vetri soffiati per i maestri vetrai veneziani, per ceramiche e mobili laccati. Nel 1930 realizza il mosaico absidale della chiesa di San Giusto a Trieste; nel 1938 realizza un pannello decorativo per la Rotonda della Biennale, nel 1939 collabora con un affresco di clima novecentista, il "Giudizio di Salomone", alle decorazioni per il Palazzo di Giustizia di Milano.

Mathieu VIGNON Nato a Marsiglia nel 1950 fa parte del gruppo degli artisti anonimi. Il gruppo non ha una identità e non vuole apparire come un “oggetto di consumo” i suoi componenti mantengono l’anonimato in quanto non partecipano alle mostre. Non sono presenti gli artisti del gruppo, come scelta rivoluzionaria. Una scelta d’avanguardia che li stacca dalle correnti convenzionali, lontani dalle identificazioni personali agiscono nell’ombra. Il loro lavoro non é collettivo, é legato alla personalità dell’artista ma, in questo caso l’artista non si presenta, non si identifica. Artiste anonime, questa sola definizione fa riflettere lo spettatore. Il fruitore non può identificare una persona in rapporto al suo lavoro. Non partecipa alla vita sociale, non presenzia alle vernici. L’assenza di vernissage, l’assenza di pittura in diretta. Una forma di rispetto “medio-evale”, per dare più importanza al manufatto. Il manufatto “ a mano” deve rimanere autentica espressione formale. Non ci sono “additivi critici” o storici. L’artista vive la sua storia “ a parte”, lontano dalle solite riprese mondane. L’artista esegue ed espone prima in strada, regala le sue opere a chi le vuole prendere. Prenderle: rubarle per strada, come fossero li per caso: abbandonate “Esposte” davanti alla chiesa dello spettatore. Un concetto napoletano dell’esposto “esposito” sui gradini della chiesa. Un’esposizione della materia creativa.

Giorgio DE CHIRICO Volos, 10 luglio 1888 – Roma, 20 novembre 1978 È il pittore italiano principale esponente della corrente artistica della pittura metafisica. Dal 1911 è a Parigi dove conosce i principali artisti dell'epoca, comincia quindi a dipingere quadri con uno stile più sicuro. Subisce l’influenza di Gauguin da cui prendono forma le prime rappresentazioni delle piazze d’Italia. Tra il 1912 e il 1913 la sua fama si propaga, anche se ancora non ottiene un adeguato successo economico. In questo periodo comincia a dipingere i suoi primi manichini. La migliore produzione pittorica di de Chirico è avvenuta tra il 1909 e il 1919, nel periodo della invenzione della pittura metafisica: i quadri di questo periodo sono memorabili per le pose e per gli atteggiamenti evocati dalle nitide immagini. Le opere realizzate dal 1915 al 1925 sono caratterizzate dalla ricorrenza di architetture essenziali, proposte in prospettive non realistiche, immerse in un clima magico e misterioso, e dall' assenza di figure umane. Questa pittura sarà ispiratrice di architetture reali realizzate nelle Città di fondazione di epoca fascista, dove il Razionalismo Italiano, accanto a strutture razionaliste lavorerà anche su forme, spazi e particolari architettonici metafisici.Nei vari Interni metafisici Nei vari Interni metafisici dipinti in quegli anni oggetti totalmente incongrui rispetto al contesto vengono rappresentati con una minuzia ossessiva, una definizione tanto precisa da sortire un effetto contrario a quello del realismo. La figura del manichino, simbolo dell'uomo-automa contemporaneo (Il grande metafisico,1917), gli fu ispirata dall'"uomo senza volto", personaggio di un dramma dramma del fratello Alberto Savinio, pittore e scrittore. Negli anni cinquanta la sua pittura è caratterizzata dai suoi autoritratti in costume di tipo barocco e le vedute di Venezia. Muore a Roma il 20 Novembre del 1978.

Keith HARING Reading, 4 maggio 1958 – New York, 16 febbraio 1990 Pittore e writer statunitense rappresenta la cultura di strada della New York degli anni ‘80. Haring non ha mai smesso di credere che l'arte fosse capace di trasformare il mondo, poiché le attribuiva un'influenza positiva sugli uomini. Primo e unico maschio dei quattro figli, mostra una precoce predilezione per il disegno incoraggiata dal padre, disegnatore di fumetti e cartoni animati. Al termine del liceo, Keith si iscrive all' Ivy School of professional art di Pittsburgh e in seguito alla scuola di commercial-art. Ben presto, però, capisce che quella non è la sua strada e abbandona la scuola. Nel 1976 Keith si mette a girare tutto il paese in autostop, conoscendo molti artisti. Alla fine torna a Pittsburgh e si iscrive all'Università; per

Andy WARHOL Pittsburgh, 6 agosto 1928 – New York, 22 febbraio 1987 63


Collabora da cinque anni con il Modigliani Institut Archives Légales ParisRome. Mostre: "Scrittori per il mondo" Fiera del Libro di Francoforte, Mondatori, Francoforte 1995 "L'Isola oltre il mare" Fiera del libro di Francoforte Regione Sardegna, Francoforte 1997 "L'Immortalità della scrittura", Fiera del libro di Torino, Torino 1999 "Mutations exhibition" The Art Gallery of The University of Aberystwyth, Aberystwyth 1999 "L'Europa dei popoli e delle differenze", Palazzo Cisterna, Torino 2000 "Abitare il libro" Fiera del Libro di Torino, Regione Sardegna, Torino 2002 "Le Mutanti - 7 women artist From Sardinia” Loyola University, New Orleans 2002 "Le Mutanti a Chicago" Istituto Italiano di Cultura, Chicago 2003 "Reportage Tiscali", Inaugurazione del Polo Telematico di Tiscali, Cagliari 2003 "Del segno del suono e della parola", Festival Time in Jazz, Berchidda 2004 "Fotografi per un'isola" Fondazione Banco di Sardegna, Olbia Expo 2005 "Le Case dei Fotografi" Musica sulle Bocche, Santa Teresa di Gallura 2006 "Amedeo Modigliani La vita per immagini" Biblioteca Cantonale, Lugano "The Fenici Portrait" Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Sardegna, Bologna-Alghero-Cagliari 2007 "Modigliani e la Spiritualità Africana" Documentazione fotografica dei luoghi di Modigliani, Palazzo Taverna Roma "Modigliani e la Donna Angelo" Percorso per immagini dei luoghi dell'artista, Palazzo della Permanente di Milano "Modigliani e il Suo Tempo" Percorso fotografico della vita dell'artista, Thyssen Bornemisza, Madrid 2008 Amedeo Modigliani “Immagini di una vita” Scuderie Aldobrandini Frascati 2010 Muse Inquietanti. Spazio P, Cagliari.

mantenersi lavora come cameriere alla mensa di un'industria. Dopodiché trova un impiego presso un locale che espone oggetti d'arte. Qui allestisce la sua prima mostra personale di disegni. Nel 1978 espone le sue nuove creazioni al Pittsburgh Center for the arts, poi va a New York ed entra alla School of Visual Art. È questo il periodo in cui esplode la popolarità di Haring: inizia a realizzare graffiti soprattutto nelle stazioni della metropolitana e la sua pop-art viene grandemente apprezzata dai giovani, tanto che i suoi lavori verranno spesso rubati dalla loro collocazione originaria e venduti a musei. Nel 1980 partecipa insieme ad Andy Warhol alla rassegna artistica Terrae Motus in favore dei bambini terremotati dell'Irpinia. Occupa inoltre un palazzo realizzando la mostra Times Square Show. Allestisce in seguito molte altre mostre finché la Tony Shafrazi Gallery non diventa la sua galleria personale. Nel 1986 apre a New York il suo primo Pop Shop, ovvero un negozio dove è possibile comprare gadget con le sue opere e vedere gratuitamente l'artista al lavoro. Nello stesso dipinge sul muro di Berlino dei bambini che si tengono per mano. Il 16 febbraio 1990, Haring muore a 31 anni di Aids.

Mario SCHIFANO Homs, 20 settembre 1934 – Roma, 26 gennaio 1998 Nacque nella Libia italiana, dove il padre, impiegato del ministero della Pubblica Istruzione era stato trasferito. Pochi anni dopo tornò a Roma. Si avvicinò all'arte seguendo il padre che lavorava al museo etrusco di Valle Giulia. Ritenuto da molti l'esponente di spicco della pop art italiana (sebbene lo stesso Schifano preferiva non essere inquadrato in alcuna corrente artistica), venne considerato l'erede di Andy Warhol. Moltissimi dei suoi lavori, i cosiddetti "monocromi", presentano solamente uno o due colori, applicati su carta da imballaggio incollata su tela; l’influenza di Jasper Johns si manifestava nell’impiego di numeri o lettere isolate dell’alfabeto. Appassionato studioso di nuove tecniche pittoriche, fu tra i primi ad usare il computer per creare opere, e riuscì ad elaborare immagini dal computer e riportarle su tele emulsionate (le "tele computerizzate"). Tra i primi a sperimentare innesti tra pittura e altre forme d’arte come musica, cinema, video, fotografia, l’ultimo periodo di produzione di Schifano è particolarmente segnato dai media e dalla multimedialità, interrotto soltanto da alcuni cicli più prettamente “pittorici”, in una fase di piena coscienza del proprio ruolo di artista-uomo del suo tempo. Appassionato di ciclismo, ha disegnato per due volte la maglia rosa. Muore a 64 anni, dopo una vita di eccessi e sregolatezze, in cui ha sperimentato il carcere, a causa della droga, il manicomio, e un tentativo di suicidio.

Melina MULAS Vive e lavora a Milano. E' specializzata in ritratti, fotografia di interni, di teatro e di moda, collabora con diverse riviste e case editrici e tiene corsi di fotografia. Dal 1991 è in stretto contatto col governo tibetano in esilio in India per cui ha realizzato il libro "il terzo occhio", dove sono raccolti i ritratti di molti pei principali Lama tibetani. Continua a documentare la ricostruzione documentare la ricostruzione della cultura tibetana in India e stac ostituendo una collezione di fotografia taliana da conservare a Dharamsala. Dal 1985 cura con l'Archivio Ugo Mulas le principali esposizioni riguardanti l'opera del padre.

Anna MARCEDDU Nata a Sassari nel 1958. Diplomata in fotografia all’Istituto Europeo di Cagliari con Peter Portner. Dalla fine degli anni 90 privilegia la ricerca sulle possibili relazioni tra immagine e parola scritta. Una ricerca iconica dentro e intorno alla parola. Pubblica diversi volumi fotografici. È presente con sue immagini e come fotografa di scena allo spettacolo interpretato da Ottavia Piccolo “Buenos Aires” non finisce mai. Realizza l’immagine istituzionale di Tiscali e documenta lo stato di avanzamento dei lavori del Polo telematico di Tiscali. Partecipa con le sue immagini allo spettacolo multimediale con lo scrittore Massimo Carlotto e il trombettista Jazz Paolo Fresu È insignita a Sanremo al teatro Ariston del Premio Modigliani sotto l’egida del Modigliani Institut di Parigi. Con i fotografi Franco Fontana, Maurizio Galimberti e Claudio Porcarelli patecipa alla mostra The Fenici Portrait sotto il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività culturali.

Fathi HASSAN Nasce a Il Cairo il 10 maggio 1957. Frequenta la scuola media Kerabia. Durante gli studi conosce Ghaleb Khater, affermato scultore nel panorama artistico nazionale, che rimane favorevolmente impressionato dalla creatività e dall'interesse per l'arte di Hassan. A sua volta l'artista è così affascinato dalle sculture di Khate, che spesso rimane a scuola per aiutarlo e discutere di arte. Nel 1976 lavora presso una libreria irachena nel centro storico di Il Cairo. Questa esperienza lavorativa gli permette di entrare in contatto con scrittori e poeti egiziani, diventati in seguito molto famosi. Il proprietario della libreria irachena lo vede disegnare e lo invita a proporsi come disegnatore pubblicitario al Ministero dello Spettacolo a Baghdad. Nel 1978 64


Gabriella VIANA Nata a Cagliari, dopo gli studi classici si è dedicata alla fotografia conseguendo il diploma presso lo IED di Cagliari. Ha acquisito esperienza nel settore in Italia e all’estero,seguendo Master Class in Estetica della fotografia in b/n, presso “Maine Photographic Work shop U.S.A”. Espone a: Cagliari, Cittadella dei Musei Villanovaforru, Museo di Villanovaforru Chicago Istituto Italiano di cultura New Orleans, Loyola University Aberystwyth, The Art Galle ry of the University

si trasferisce in Iraq, dove lavora al Ministero dello Spettacolo. Elabora quadri animati nello stadio nazionale di Baghdad con Kazim Haidar, uno dei più importanti pittori iracheni dell'avanguardia del dopoguerra. Nel 1979 grazie ad una borsa di studio conseguita presso l'Istituto di Cultura Italiana del Cairo Fathi Hassan si trasferisce in Italia, per frequentare l'Accademia di Belle Arti di Napoli. Su segnalazione del Prof. Ottaiano svolge anche l'attività di scenografo alla sede Rai di Napoli. Nello stesso periodo l'artista frequenta la Galleria di Amelio. Si diploma nel 1984 con una tesi sull'Influenza dell'arte africana nel Cubismo. Nel 1988 il critico d'arte Achille Bonito Oliva lo segnala alla XXIII Biennale di Venezia, dove partecipa nella sezione "Spazio Aperto 1988". Fathi Hassan diventa il primo artista di origine africana ad esporvi. Lo Smithsonian Institute di Washington D.C. lo inserisce fra gli artisti di "Textures, word and symbol in Contemporary African Art. Il Metropolitan Museum of Art di New York City lo cataloga nella "Youth Generation".

Martin PALOTTINI 4 de agosto de 1981 Maestro Nacional de Dibujo , Escuela Nacional de Bellas Artes Manuel Belgrano La excusa de partida es siempre (o casi) la figura humana. El verdadero motivo es el desarrollo de un lenguaje. Una característica de mi obra es la elección de una técnica primaria con el fin de un desarrollo profundo. En el caso del dibujo, el intento esta puesto sobre la convivencia de medios elaborados y conocidos: el valor, la línea, el espacio. Lo particular, supongo, es que esa convivencia termina y comienza siendo muy estrecha. Los valores que generan los volúmenes realistas están iluminados mas por las obras de artistas como: Holbein, Durero, Van Dyck, Velázquez, José De Ribera o Caravaggio mas que por las corrientes hiperrealistas contemporáneas. Estos valores son los que intentan establecer un dialogo con una línea, que siento dibujo “puro” o un alambre muy preocupado en sus formas, y con un espacio en blanco que resulta más que considerado, por momentos no sé si lo protagónico no es ese espacio. En cuanto a la figuración: la ambigüedad resulta ser lo más claro, la idea de que la mirada del espectador termina por terminar la obra, es casi explicita. Las figuras, estoicas en el plano, no saben si es mucha o muy poca la información que dan. Premi 2009: Seleccionado Salón Nacional de Dibujo Palacio Nacional de las Artes. Seleccionado Salón Municipal de Dibujo Manuel Belgrano Museo Sívori. 2008: 2º Premio Salón Nacional de Dibujo Palacio Nacional de las Artes. 3º Premio Salón Municipal de Dibujo Manuel Belgrano Museo Eduardo Sívori. 3º Premio pequeño formato de Dibujo Salón Quinta Trabuco. 3º Premio de Dibujo Salón Faber Castell 2007: Mención en Dibujo Salón Municipal Manuel Belgrano. Mención especial del jurado en Pintura Salón Nacional Museo de Lujan. Primera mención en Pintura Salón ALBA. Primera Mención en Dibujo Salón Nacional Museo de Azul. 2º Premio de Dibujo Salón Nacional Museo de Dibujo Guaman Poma. Mención Especial Salón de Dibujo Faber Castell. 2006: Seleccionado Salón Nacional de Dibujo Palacio Nacional de las Artes. 3er. premio Primer Salón de Dibujo Faber Castell. Seleccionado Salón Municipal de Dibujo Museo Eduardo Sivori. Esposizioni 2005: Seleccionado Salón municipal de Dibujo Museo Eduardo Sivori. 2003: Seleccionado en el Primer Salón de Pintura de la Asociación Argentina de Galerías de Arte (AAGA) en el Centro Cultural Borges. 2002: Seleccionado junto a otros 37 artistas para la realización de la Feria de Arte dePalerm o Viejo por reconocido jurado 2009: Muestra Colectiva en Galería Fundación Mundo Nuevo, Bs.As. 2008: Muestra individual Gran Formato en Galería DHARMA Fine Arts. Muestra Colectiva junto a Grandes Maestros del Dibujo Nacional, Galería Encontré Arte Muestra en conjunto con Santiago García Pilotto en Galería Encontré Arte.

Alberto SOI Visual designer e art director di formazione milanese, vive e lavora in Sardegna con la società di comunicazione Ojos design srl. Il suo campo progettuale si estende dalla progettazione e produzione, sia per il settore privato che per il settore pubblico, di prodotti editoriali, di allestimenti culturali e commerciali, di campagne di comunicazione e divulgazione, di prodotti di merchandising culturale, di siti web sino alla consulenza di comunicazione strategica sui beni culturali e all’attività di regia su competenze professionali e tecnologiche tra le più diverse che corpo soprattutto nei progetti culturali per musei e nella loro realizzazione. Ha svolto attività didattica per le Università di Cagliari e di Milano e per l’Istituto Europeo di Design; ha contribuito alla divulgazione della professione con l’organizzazione di mostre e conferenze e con la partecipazione decennale alla direzione nazionale dell’AIAP. Ama il trekking, l’archeologia, la fotografia, i bonsai, le arti visive, la letteratura e il buon cibo. Lavori professionali sono stati esposti e pubblicati nei cataloghi delle mostre Modern Italian Poster Exihibition (Ogaki, Japan, 2007) La guerra ai bambini (Settimo San Pietro, Cagliari, 2003) Segno, alfabeto, scritture, linguaggi (Smau, Milano, 1998), Nou, grafica e pubblicità in Sardegna (Cagliari, 1995), Grafica Italiana (Seoul, Corea, 1994), Biennale della Grafica/Il manifesto di pubblica utilità dagli anni '70 a oggi (Cattolica, 1984), Lavori professionali sono stati pubblicati nelle riviste e nei volumi: Progetto Grafico (2006), Print European annual (2005), Tracks (2004), Omnibook, il top della creatività in Italia (2003 e 2004), OHT (2003), Linea Grafica (1985), L'architettura (1985). Principali installazioni artistiche Momoti dance – Noarte, San Sperate. Grande installazione di proiezioni su una via del paese. (2007) Art&scienza – Ex Birreria Selargius. Installazione zunamistica di carattere arteologico, con Carlo Mo.Mo.Ti. Borghi e Antonina Mo.Mo.Ti. Serra. (2006) Olmo sapiens – Ardauli. Installazione zunamistica di cantiere arteologico, con Carlo Mo.Mo.Ti. Borghi, nel contesto del festival "L'altro occhio". (2005) La preghiera che sale verso il cielo – Settimo San Pietro. Installazione di land art, con Rosanna D'Alessandro, nel contesto de "La porta della libertà". (2003)

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Elena MARIONI È nata a Milano nel 1967. Vive e lavora tra Capri e Roma. Ha iniziato a fotografare quando era ‘uagliona. Per dieci anni ha lavorato come consulente legale in diritto internazionale dei rifugiati. Ha imparato le tecniche di sviluppo e stampa in bianco e nero nel laboratorio dell’agenzia PublifotoRoma. Recentemente, insieme a Simona Bugionovi, ha approfondito le tecniche di sui supporti più eterogenei. Ha pubblicato “Rifugiati:” (Peliti Associati 2007). Mostre personali La Feltrinelli, Galleria Alberto Sordi, Roma, Rifugiato: Fortezza di Marciana, Isola d’Elba, selezione da Rifugiato: 2008 Auditorium Parco della Musica, Museo Archeologico, Roma, Rifugiato: 2007 Museo ex Aurum, Pescara, 5 minutes in my shoes. Piccole storie di rifugiati Antichi Chiostri, Torino, 5 minutes in my shoes. Piccole storie di rifugiati Mole Vanvitelliana, Ancona, 5 minutes in my shoes. Piccole storie di rifugiati 2007 Cinema Intrastevere, Roma, Fotografie di scena, cortometraggio “La piazza è chiusa”, per la regia di Edoardo Winspeare 2006 Libreria al Ferro di cavallo, Roma, Tangos Bookshop dei musei di strada Nuova, Palazzo Tursi, Genova 5 minutes in my shoes. Piccole storie di rifugiati 2006 Salone dell’ex Ateneo, Bergamo 5 minutes in my shoes. Piccole storie di rifugiati Sala della protomoteca del Campidoglio, Da Lampedusa a Varese. Rifugiati in Italia Complesso del Vittoriano, Sala Zanardelli, Roma, Da Lampedusa a Varese. Rifugiati in Italia ex Chiesa di Santa Chiara, Cuneo, Da Lampedusa Varese. Rifugiati in Italia Torre del Vento, Crotone, Da Lampedusa a Varese. Rifugiati in Italia Libreria Feltrinelli, Roma, El abrazo. Il tango nelle milongas di Buenos Aires Mostre collettive Museo centrale Montemartini, Roma, Ouvertures Immagini di rifugiati in Italia.

Muestra Colectiva Inauguración Galería Diotima. 2007: Muestra en conjunto con Matteo Pugliese en Galería Noordeinde, La Haya 2005: Muestra Colectiva Arte Fiera Bologna, Italia Muestra Individual Pequeño Formato Galería Consorcio de Arte, Bs.As. 2004: Muestra Colectiva junto a grandes maestros Galería Consorcio de Arte. Obra en diversas colecciones, públicas y privadas. Darío ZANA Buenos Aires el 25 de noviembre de 1982. Estudios: 2003-2005 IUNA. 1998-2003 Academia Arthea. 1er. Premio Salón Nacional de artes visuales Cipolletti Río Negro. 2007 Premio Estimulo artista menor de 25 años XXXVIII salón de artes Plásticas Fernán Félix de Amador .Municipalidad de Vicente López. Mención de Honor “amigos del museo Provincial de bellas artes” salón provincial de arte joven Museo Municipal Fernán Félix de Amador de Luján. Seleccionado salón de artes plásticas Manuel Belgrano. Seleccionado salón Pampeano de pintura. Seleccionado IX salón de pintura José Ángel Nardín Avellaneda Santa Fé. 2006 3er. Premio X bienal de arte Sacro Vicaria episcopal de Morón Universidad Católica Argentina. -Mención VIII salón pequeño formato Dibujo Quinta Trabucco. Municipalidad de Vicente López. -Muestra colectiva de artistas jóvenes1976-2006. Municipalidad de Vicente López. -Muestra individual Centro cultural de la costa Municipalidad de Vicente López. -Muestra individual ICARO resto-bar. -Seleccionado Salón Benito Quinquela Martín. -Seleccionado IV salón otoño de pintura Roberto Di Paolo. Municipalidad de San Isidro. 2005 -Seleccionado IV Salón bienal ciudad de Beccar. San Isidro. 2004-Seleccionado IX Bienal de arte Sacro Vicaria episcopal de Morón. Centro Cultural Borges

Bruno MELONI Cagliari, 1959 ingegnere Ho iniziato a disegnare a tre anni A fare fotografia a sei A fare incisione a dodici Murali a quindici Video a diciotto Poi, con l’età, cosiddetta, della ragione Ho pensato meglio coltivare curiosità e metodo e farsi chiamare ingegnere che avere uno stile e dirsi artista Maturità classica Ho iniziato a fare grafica a vent’anni Allestimenti a ventuno Scenografia e regia teatrale a ventiquattro Laureato a ventisette Salvo interventi estemporanei e disegni alla mia compagna faccio case

Diego DAYER Rafaela, Santa Fe el 23 Noviembre de 1978 Comincia l'anno e di nuovo la stessa questione, quando faccio quello che posticipo sempre?... Quello che voglio sempre fare e non mi azzardo che ha a che vedere con la mia ricerca plastica, ma anche con la mia ricerca interna, con la necessità di dire cose che sento a partire da questo linguaggio che è l'arte. Ogni anno faccio la stessa cosa, mi metto a rivedere le fotografie delle mie prime pitture dove vedo il principio di tutto e mi ricordo dei miei progetti, di quei momenti quando solamente pensavo di dipingere e non di vivere della pittura. Magari questo anno potrò riprendere il filo che persi per sentire che l'arte è parte di me.

Anna SABA Nata nel 1947, compie studi artistici. Avviata alla scultura dal Nonno toscano ha iniziato la sua attività negli anni 80 sviluppando una ricerca plastica orientata sulla valorizzazione formale della materia. La partecipazione al movimento artistico PLEXUS l’ha

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Cittadella Universitaria, Cagliari Orto Botanico, Cagliari Cittadella Universitaria, Monserrato Museo, Villanovaforru Arca del Tempo, Settimo S. Pietro Piazza Mercato, Carbonia

condotta ad esperienze multimediali più complesse e ad una apertura delle forme nello spazio naturale. Anna Saba cerca di mutare le durezze dei graniti di Guspini, dove è nata, con gli avvolgenti biancori dei marmi delle Apuane, dove il Nonno ha lasciato tracce che non sono incise solo da uno scalpello di ferro. In mezzo, bilanciate dalle sovrapposte colorazioni delle mute trachiti, cercano spazio altre sfuggenti forme che si incarnano prepotentemente anche in effimeri materiali. Gli ultimi lavori nascono dalla meditazione estetica sul materiale e dal rapporto dialettico e armonico tra forme aspre e levigate. All’idea nata a priori preferisce la spontaneità della materia trattata dagli agenti atmosferici e le concrezioni che il tempo ha sedimentato nelle superfici ancora grezze limitando al massimo l’arte del levare. 1983 Cagliari Personale La Bacheca 1985 Cagliari Galleria N 1 1987 Cagliari, PLEXUS Bring your Serpent Gavoi, PLEXUS, Il Serpente di Pietra 1988 Carloforte, PLEXUS, Allestendo l’Elisabeth Cagliari Cagliari 88, L’attualita’ della ricerca, Villa Asquer 1989 Carloforte, PLEXUS Black Box 1991 Carloforte, PLEXUS Well Being Symposium Cagliari, Mail Art, Galleria Comunale 1992 Cagliari, PLEXUS Storage, a story : 1986-1992, S. Francesco in Stampace Cagliari PersonaleìAcropolisì 1992 Muravera, Arte e bassofondismo imprenditoriale 1993 Arzachena, I Rassegna d’arte, Il mercato dell’Arte: Eat Art ìNew York, PLEXUS St. John the Divine Cathedral The repatriation of Art, Nuyorican Poets Cafe’ Black Box, Cooper Union School of Architecture 1994 Cagliari, PLEXUS Arte&Scienza oggi, Cittadella dei Musei 1995 Cagliari, PLEXUS The Well Being Marconi Open Call Cagliari, Materia - Scultura, Exma’ 1996 Dakar, PLEXUS DakArt 96, A sphere for the Museum, Dakar Cagliari MutAzioni, Cittadella Universitaria, Monserrato Roma, PLEXUS FAO World Summit 1997 Cagliari, Personale FrammentAzioni, Man Ray Cagliari, Blu Profondo, Man Ray Cagliari, Per Naitza, Man Ray 1998 Cagliari, Spazi di Emozione, Palazzo Viceregio Villanovaforru, Personale Animalia, Museo Archeologico 1999 Cagliari, Le Stanze, Man Ray Cagliari, Collacarta, G28 Gallery 2000 Villanovaforru, Ritorno dal Presente, Museo Archeologico Milano, Personale, Il Corpo del Reato, Circolo Culturale Bertolt Brecht 2001 Nuoro, Trachite, Man Cagliari, Ritorno dal Presente 2, Cittadella dei Musei Spoleto, Palazzo Collicola 2002 Chicago/New Orleans, University Art Department Dorgali, ANCAMAROGAS, S’iscolasticu 2003 Verbania, LiberAzione 2, Libri d’artista 2004 Cagliari, Personale, MaterMateria, Cittadella dei Musei 2005 Teulada, Intersezioni Roma, PLEXUS, Mangiando l’Arte, La Sapienza, Rettorato New York, PLEXUS, Eat Art, St. Mark in the Bowery Barcelona, PLEXUS, Eating Art, Alimentaria 2006 2006 Cagliari, Art&Scienza, Le Vetrerie 2008 Monserrato , Collettiva Cagliari, 8 Marzo. Femminile Plurale, Teatro Civico di Castello Carbonia, Personale, Animamina, Grande Miniera di Serbariu 2010 Cagliari, Le stanze, Man Ray, Castello di S. Michele Monserrato, Personale, Si prega di toccare, Casa Foddis Opere in permanenza: Museo Man, Nuoro

Antonia MULAS Ha studiato arte a Milano, dove, al Bar Jamaica, conobbe Ugo Mulas, che sposò nel 1959. Ha realizzato reportages da vari paesi; risale alla seconda metà degli anni Settanta il lavoro sul Muro di Berlino, seguito da quello su Tall El Zataar a Beirut e su San Pietro a Roma, edito nel 1979 con prefazione di Federico Zeri. Al ritratto, che considera l'espressione più alta della fotografia, ha dedicato la serie “Autoritratti“, realizzata tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Oltre a volumi sull’arte antica e su protagonisti del mondo dell’arte, ha realizzato servizi fotografici sull’architettura di varie città. In ambito pubblicitario ha curato tutte le immagine delle campagne di importanti aziende quali Fiat, Pininfarina, Poltrona Frau, Olivetti, Rank Xerox, Toneth.Ha collaborato come regista con la RAI per programmi di arte e cultura.Vive e la lavora tra Todi e New York.

Mirco MARCACCI 1999 " Rassegna Internazionale Arte Contemporanea "( Locali Ex Mattatoio, Roma ) " Homo Hominis Lupus " Biblioteca Comunale, Lleida ( Spagna ) " Alterazioni Acriliche "Teatro Blackgull, Roma 2001 " Eroici Furori " ( performance ) Teatro Colosseo , Roma Galleria dei Serpenti , Roma Collettiva di Pittura, Royal Academie , Bruxelles 2003 " Biancoverso ", Biblioteca Comunale , Aprilia 2004 " Bianco ", Locanda Martorelli , Ariccia 2005 " DentroFuori ", Aprilia 2006 " Assenze " Mostra collettiva Palazzo Caetani , Cisterna "SOTTOPELLE", Palazzo Caetani, Cisterna 2007 " P A S T O N U D O " Mostra personale, Violabox Gallery, Genova "GIOvane ARTE in moSTRA", Avatars Gallery, Sulmona 2008 " ARTE LAGUNA ART PRIZE 2008 ", Fondazione Benetton, Treviso 2009 "The artists of Violabox " MF GALLERY, Genova "Quien quiere una pieza? " Entreyarte, Buenos Aires "11ACCHINE DI CARNE " AUS Galerie, Latina "UNA COSA è TUA QUANDO LA LASCI " Biblioteca Comunale, Aprilia 2010 " Colectiva Negro Baroco " Encontre Art Gallery, Buenos Aires "Vectores Invertidos " Laguanacazul , Buenos Aires

Mirella GUASTI Nata a Milano nel 1933, ha vissuto fino al 1957 al Lido di Venezia e successivamente fra Milano, Verona e Treviso. Frequenta corsi formativi di ceramica, di nudo e di scultura. È presente, dal 1995, alle fiere d'arte (Arte Padova, Lugano Arte, Pesaro Arte, Art Verona, Piacenza Arte, Expo Arte Bari, Reggio in Arte, Genova Arte, aste d'arte contemporanea) e a numerose esposizioni collettive a Treviso, Asolo, Conegliano, New York, Lugano. Nel 67


Ha esposto a: Rovigo, Roma, Salerno, Bologna, Amsterdam, Milano, Toronto, Mohawk, Cremona, Bari, Ascoli Piceno, Napoli, New York, Parigi, Brescia, Pescara, Piacenza, Adria, Padova, Catania, Torino, Seregno, Genova, Tokyo, Hamilton, Palermo, Urbino, Gardone Riviera, Vasto, Giulianova, Ascoli Piceno, Grottammare, Collegno di Torino, Messina, Berlino, Teramo, Venezia, Piombino.

2005 viene inserita nel volume ''Novecento. Pittura e scultura'' per l'importante mostra della Galleria d'Arte Cinquantasei (25 novembre 2005 26 febbraio 2006). Il rapporto di Mirella con il mercato non è mai stato facile, ha sempre rifiutato di realizzare quelle che lei chiama ''copie'', cioè i bronzi. I primi vengono realizzati alla fine del 2004, in un numero molto esiguo di copie. Nel 2005 realizza tre importanti sculture di grandi dimensioni per il Palazzo delle Professioni di Mestre. É difficile per Mirella parlare di quelle che chiama le sue ''creature'' come di opere d'arte. È come se tutto il suo vissuto, lentamente maturato, avesse chiesto proprio allora di uscire e di essere espresso. L'urgenza nasce nelle mani che chiedono di plasmare, di immergersi in una materia che è la più umile: la terra, la creta, la più adatta ad essere plasmata, liberando la fantasia, il pensiero, il cuore, la mente. La scelta dei soggetti si posa su figure femminili particolari. Sono donne appagate, contenute e silenziose, che si offrono con abbandono, che accettano un dialogo interiore e profondo, che richiedono, in chi le osserva, il medesimo atteggiamento, perché possa crearsi una speciale alchimia: un passaggio misterioso da cuore a cuore, nel silenzio che le avvolge, in cui si avverte solo il loro bisbigliare sommesso.

Emilio FARINA

Nato a Marostica nel ‘41 si trasferisce a Torino negli anni ’60 per lavorarvi come grafico pubblicitario ed iniziare ad esporre i suoi lavori di natura concettuale tra Parigi e Londra. Negli anni ’70 arriva a Roma, dove fonde il suo stile di matrice espressionista con il classicismo romano del quale si spoglierà quasi immediatamente per prediligere l’estrosità del barocco. Giunge così ad uno stile personale che lo porterà a creare ed esporre a New York, sempre rifiutando la convenzionale forma del quadro ed esprimendosi attraverso un linguaggio concettuale. Tutto il decennio successivo sarà dedicato alle esposizioni tra l’Italia e la Francia, ed è proprio lì, a Nizza, che realizzerà le prime installazioni nei luoghi del mito per poi giungere al Centre Pompidou e al Petit Palais. Gli anni ’90 sono il periodo dei “ponteggi d’artista”, nati per caso con l’intento di esprimere il linguaggio degli elementi su una superficie che entrasse in contatto diretto con il pubblico. Il nuovo millennio lo porterà alla evoluzione di questo nuovo strumento di decorazione dei ponteggi con la realizzazione delle sue opere all’interno di chiese e la fusione con il patrimonio storico ed artistico, esempio romano è il Pantheon. Crea un continuo scambio tra l’arcaico ed il contemporaneo attraverso il movimento creato dal gioco di colori, trasparenze e riflessi. Leit Motiv di questa nuova frontiera dell’arte, è la continua presenza degli angeli, testimonianza della sacralità dei luoghi nei quali si inseriscono le installazioni di Farina. Luoghi prediletti sono i duomi, luoghi spirituali nei quali l’artista può esprimere una visione personale e interiore del suo rapporto con la fede. Lo strettissimo rapporto tra le sue creazioni e lo spazio espositivo dove trovano posto è alla base di un altro innovativo metodo di espressione, quello che Farina chiama “installazioni al posto di”, ossia il riempimento dei vuoti lasciati dalle grandi opere della storia dell’arte partite per essere ospitate in altri musei. Il tentativo è dunque di operare sull’assenza creando il contemporaneo all’interno del museo archeologico. Attualmente non si dedica alla realizzazione di quadri né di installazioni, ma alla vestizione con i colori delle stanze che accoglieranno opere d’arte. Il gioco di colori e luci si trasforma così in vera e propria regia degli spazi.

Luigi PELLANDA Bassano del Grappa (VI), 1964 Uscendo dagli show artificiosi, dipinge la realtà con una qualità tecnica che è pari al suo sforzo di rivelare l'intima essenza delle cose. Dei suoi quadri si ammira soprattutto il quoziente strepitoso del colore-luce, che irrora l'immagine e la rende, da reale com'è, quasi metafisica. Gli ultimi dipinti sono ancor più "immagati", specie quelli con la tridacna o con i fiori di magnolia. Il chiarore si diffonde al di là della vista: diventa un effetto di attrazione. L'occhio non sa dove posarsi: cerca un appiglio nella luce e l'ingombro fisico quasi sfugge. Ecco il punto fondamentale: la realtà di partenza, quella che noi continuiamo a chiamare natura morta, viene superata dal valore interno della pittura, dalla sua magica irrorazione. I quadri di Pellanda rappresentano quasi il limite della luce fisica: cioé il passaggio ad una luce trascendentale. É interessante il percorso che Pellanda ha fatto in questi anni dal tono scuro al chiarore assoluto. È un processo tecnico, ma non soltanto. La lenticolare analisi dell'oggetto si carica di un significato simbolico che prima pareva non esserci, teso verso l'estrazione di una forza comunicativa. Un esercizio che parrebbe confinato nel gusto intimistico, e quasi alchemico, della "religione dell'arte", esce alla scoperta e ci rende tutti compartecipi. Una conchiglia bianca o dei fiori di magnolie, o più semplicemente alcuni limoni posati sulla tovaglia, diventano motivi di una scoperta di confini che stanno al di là. Il tocco si fa ancor più lieve, quasi impercettibile; il colore diventa veramente luce, pura luce e anche una conchiglia o un limone si mutano in altra cosa.

Gigino FALCONI Nasce il 21 marzo 1933 a Giulianova. Inizia a dipingere a sedici anni, nel 1952 si diploma in ragioneria e due anni dopo ottiene la maturità presso il Liceo Artistico di Pescara. Lavora insegnando disegno presso la scuola media della sua città , e affina la tecnica copiando un migliaio di dipinti e disegni, arrivando così a conoscere i segreti tecnico-coloristici dei grandi Maestri di ogni secolo. Comincia ad esporre nelle principali manifestazioni artistiche e nel 1961 inaugura la sua prima mostra personale alla galleria "Il Polittico" di Teramo. Nel 1975 si dedica completamente alla pittura. Il suo metodo di lavoro si sviluppa nel corso degli anni per cicli pittorici che, esposti nelle più prestigiose gallerie italiane, a Roma, a Bologna, a Milano e a Torino, suscitano l'interesse di autorevoli critici d'arte e della stampa. Contemporaneamente tiene mostre personali a Francoforte, Colonia, Dusseldorf, Parigi, New York, Toronto, Hamilton, Tokio e partecipa a numerose rilevanti rassegne in Italia ed all'estero. Falconi realizza, oltre ai dipinti, numerose opere grafiche ed illustra diversi volumi di amici poeti, tra cui Leonard Cohen, Enzo Fabiani, Giuseppe Rosato, Alberico Sala e Benito Sablone. Vive e lavora tra Montone in provincia di Teramo e la Capitale.

Andrea BENETTI

Andrea Benetti, nato a Bologna il 15 gennaio 1964, vanta diverse opere nelle collezioni permanenti di musei ed importanti collezioni private di tutto il mondo. Ha esposto in svariati luoghi di prestigio e, lo scorso novembre, ha presentato alla 53. Biennale dell'Arte di Venezia, il Manifesto dell'Arte Neorupestre, di cui è l'ideatore ed estensore. Sarà presente al 61° Premio Michetti.

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Cornici Degan A. e S. Via Monte Berico n.26 30020 MARCON (VE)

tel 041 4569363 fax 041 4567326

info@cornicidegan.it


Casa Modigliani edizioni Via di Monte Giordano, 36 00186 Roma tel. +39 0697274455 info@modigliani-instut.com

Direzione Artistica

Christian Parisot Segretario Generale

Luciano Renzi Progetto Gra co

Ilaria Banni Coordinamento

Eleonora Chiolo Crediti fotogra ci

©Modigliani Institut Archives Légales, Paris-Rome ©Anna Marceddu Fotoincisione e Stampa

Ponselè Via dei Castelli Romani, 116 00040, Pomezia nito di stampare nel mese di settembre 2010 da Tekne S.r.l.

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Catalogo mostra internazionale "Portraits d'artistes"  

"PORTRAITS D'ARTISTES" l'esposizione internazionale a cura di Christian Parisot e Pierfrancesco Pensosi, con la presentazione di Vittorio Sg...

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