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associazione nazionale alpini - sezione di como

Como - Anno XXIX - n° 3 - Luglio/Settembre 2003

Sped. in abbon. post. - Art. 2 comma 20/c legge 662/96 - Filiale di Como

Con l’annuale pellegrinaggio nel teatro della Guerra Bianca e l’iniziativa per il rifugio Lobbia Alta

Adamello: santuario dell’alpino Q

uest’anno il gruppo alpini di Canzo, dopo la partecipazione negli anni precedenti, ai raduni del Contrin e dell’Ortigara, ha potuto coronare un desiderio manifestato da tutti e da tanto tempo. Siamo partiti per Temù venerdì 25 luglio con tanta gioia nel cuore ma anche con la consapevolezza che stavamo recandoci in luoghi che furono teatro di aspri scontri, con numerose perdite umane. Per meglio immedesimarci nello spirito che ci spingeva a recarci a questo raduno, abbiamo visitato il museo della Guerra Bianca, dove sono conservati i cimeli ritrovati su quelle gloriose montagne, rimanendo soprattutto colpiti e affascinati dalla rassegna fotografica allestita per l’occasione. Dopo aver visto “come” avevano dovuto combattere i nostri soldati, abbiamo loro reso omaggio recandoci al sacrario dei Caduti, al Passo del Tonale. Già questa prima giornata ci aveva portato a riflettere sugli eventi accaduti in anni così lontani da noi, ma non per questo dimenticati; tuttavia vi era un’attesa trepidante per la giornata successiva: il raduno al

Il pianoro nella valle del Venerocolo, durante la cerimonia al Garibaldi celebrata dal cardinale Giovanni Battista Re. rifugio Garibaldi! Sabato 26 luglio, alle ore 7.30, partenza da Malga Caldea. Il sentiero comincia a iner-

C’era una volta la civiltà montanara di Icaro Nelle mie camminate nella bella montagna comasca che ogni tanto mi concedo per ricordarmi che una volta sono stato alpino anch’io, mi capita di imbattermi nei segni tipici della civiltà montanara: nevere, piccoli agglomerati di case abbarbicati sui ripidi fianchi dei monti, mulattiere fatte secoli fa a regola d’arte, cascinali nel bel mezzo di riposanti pascoli o ai margini di folte macchie boschive. La descrizione sembrerebbe idilliaca, ma non è così: ciò che appare a distanza come monumento dell’ingegnosità dei nostri antenati in effetti è solo un miraggio; le nevere sono cadenti, i borghi in rovina, le mulattiere in degrado, i cascinali sfondati. Non tutti, perché laddove esiste ancora qualche tenace gruppo familiare, queste testimonianze sussistono ancora e in buone condizioni. Tutto ciò è la più palese dimostrazione del cambiamento, in peggio, che ha subito il mondo, tutto teso oggi alla vita comoda e allo scansare della fatica: e così le nevere sono state soppiantate dall’industria del freddo, borghi e cascinali non hanno più ragione d’essere perché l’alpeggio lo si raggiunge con i fuori strada, molte mulattiere sono state asfaltate cancellando l’opera di alta

ingegneria stradale posta in essere dai montanari di un tempo. La montagna si è spopolata, i giovani sono scesi a valle. Aggiungiamo che anche i reparti alpini si sono allontanati dalle “balze (più o meno) vertiginose” per cui è venuta meno anche la sorveglianza del territorio loro affidato; da decenni è sparita la pulizia boschi, quell’attività che seguiva i campi estivi e che si svolgeva in agosto in preparazione delle attività autunnali. La diminuzione degli abitanti e l’assenza degli alpini hanno fatto sì che i boschi restino sporchi aumentando, con buona pace degli ecologisti duri e puri, il pericolo degli incendi, mentre il mancato sfalcio dell’erba ad alta quota o il pascolare di mucche, prepara il terreno a valanghe di proporzioni ben maggiori di quelle del passato. Bene dunque fa l’ANA a continuare a conferire il premio “Fedeltà alla Montagna” a quegli alpini in congedo che non cedono e continuano nella loro opera di salvaguardia della montagna in mezzo a difficoltà e indifferenza. Un premio ben più produttivo dell’Anno Internazionale delle Montagne indetto l’anno scorso dalle Nazioni Unite e che più che conferenze e pranzi di gala non ha saputo offrire.

picarsi per portarci al laghetto d’Avio e, via via, a quelli successivi, ma il nostro pensiero è orientato al momento in cui inizieremo a posare i nostri piedi su quel tratto, denominato “Calvario”, del quale abbiamo sentito tanto parlare e che ci incute molto rispetto. E finalmente, superata Malga Lavedole… eccolo. Ci accorgiamo subito che è piuttosto impegnativo, ma la maestosità dei monti che ci circonda e il ricordo di coloro che hanno camminato su queste rocce trainando affusti di cannone e quant’altro necessario per la difesa dei confini della nostra Patria, ci danno la carica per continuare, con maggior slancio, la salita intrapresa. Quello che potevamo vedere era uno spettacolo eccezionale: decine, centinaia di persone, formavano una colonna umana che, sotto il sole implacabile, avanzava verso il rifugio Garibaldi: sembravamo tante formiche che, con il carico degli zaini sulle spalle, si dirigevano verso la casa comune, il rifugio, aiutando coloro che, per varie ragioni, potevano avere difficoltà nel cammino: esempio mirabile di solidarietà e amicizia. Come per incanto, dopo tanta attesa, eccoci arrivati: gioia e felicità per essere riusciti nell’impresa, rispetto dei luoghi, stupore per tanta bellezza che ci circondava e per la grande moltitudine di penne nere (e non). Il nostro capogruppo ha subito dato indicazioni per predisporre sia il vessillo sezionale sia il nostro gagliardetto, affidandoli a due nostri giovani alpini, molto emozionati ma consci di quanto importante fosse l’occasione. La santa Messa concelebrata, la fanfara e il coro, hanno reso la cerimonia uno splendore di unione umana; un tocco ulteriore di inten-

sità emotiva è stato quando, sulla vetta dell’Adamello, sono stati accesi dei fumogeni e abbiamo visto i

colori della nostra bandiera fluttuare nel cielo: vi assicuriamo che l’emozione era palpabile e ci è pure scappata qualche lacrima. Ma, come ha detto poi nel suo intervento il nostro presidente Parazzini, gli alpini, oltre a essere forti e duri, sanno anche emozionarsi, senza vergognarsi, perché nel loro cuore alberga la purezza dello spirito di sacrificio e di abnegazione verso i più deboli e bisognosi, ma soprattutto sono «uomini con le loro giuste debolezze». Come sempre il suo è stato un intervento deciso e significativo, con l’esortazione a non perdere mai di vista i valori alpini e a non farci mai prendere dallo scoramento; con questo spirito, e dopo numerose interruzioni causate dagli applausi dei presenti, ha salutato e rinviato tutti all’anno prossimo. A quel punto, giustamente e meritatamente, ci siamo rifocillati e riposati; prima di riprendere la discesa a valle, abbiamo intonato alcune canzoni alpine subito accompagnati da coloro che ci stavano vicino o che ci passavano accanto. Il nostro capogruppo era molto feliContinua a pagina 5

La chiesetta del Morbegno: un voto fatto alla Madonna

Al Pian delle Betulle nel ricordo di Fioroni «Siamo qui a testimoniare insieme ai reduci il voto fatto alla Madonna. – ha detto Luca Ripamonti, presidente della sezione ANA di Lecco – Ricordiamo le nostre penne mozze, uomini che con il loro sacrificio ci hanno regalato sessant’anni di benessere, chiedendo solo rispetto e il piccolo ricordo di una “marmetta”». Per questa cerimonia un discreto numero di alpini bellagini si è unito alle centinaia di persone e di gagliardetti che affollavano i verdi prati del Pian delle Betulle dove sorge la chiesetta del battaglione Morbegno, ex voto dedicato alla Madonna, per ricordare il 44° anniversario dell’inaugurazione della “Tenda dell’anima”. La santa Messa celebrata dal vicario episcopale monsignor Giuseppe Merisi, dal cappellano militare padre Domenico Casiraghi, accompagnata dal coro alpino, è stata motivo per ricordare con toccanti parole l’eroismo delle penne nere in guerra e la ben nota generosità e disponibilità della protezione civile in tempo di pace. Con la preghiera dell’Alpino termina la funzione religiosa. Su invito del presidente Ripamonti, tutti, monsignor Merisi compreso, hanno

cantato l’inno di Mameli, mentre il Tricolore saliva sull’alto pennone con gli onori di un picchetto di alpini di leva. I vessilli delle sezioni di Lecco e di Como, scortati dal presidente Ripamonti e da alcuni reduci dei fronti greco e russo sono entrati nella chiesetta per la benedizione delle “marmette” in ricordo dei reduci deceduti nel 2003. Più di una lacrima e occhi umidi, ascoltando “Sul ponte di Perati” cantata dal coro Grigna. Lettura dei nomi e benedizione delle marmette: Pietro Belli, Mario Galluzzi, Pietro Bergamini, Pietro Redaelli e Antonio Fioroni. Antonio Fioroni, il nostro capogruppo per oltre vent’anni, che sul Guri I Topit era stato decorato con medaglia di bronzo “sul campo”, era uscito dalla tragica battaglia di Nikolajewka e la notte del 22 gennaio riuscì a salvarsi, mentre il battaglione Morbegno venne pressoché distrutto a Warwarowka dai carri armati russi che lo attaccarono di sorpresa. Fioroni al Pian delle Betulle ritrovava un sacco di amici: el tenent Adolfo Marsiglia (ora generale), el Pio Beri, el nono Vittorio Cattaneo, Continua a pagina 5


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Professionalizzazione e specialità Gli interrogativi sul futuro delle Forze Armate e soprattutto delle Truppe Alpine non cessano di stimolare le riflessioni di tutti coloro che ne hanno a cuore il futuro Le Truppe Alpine stanno senza dubbio correndo alcuni rischi, assieme alla nostra associazione. Non intendo drammatizzare quella sensazione di “pericolo” che un po’ tutti percepiamo quando qualcuno mette la mano sulle nostre tradizioni, ma mi sembrano doverose alcune puntualizzazioni circa gli sviluppi del modello professionale e dei suoi risvolti sulla situazione dei reparti e, di riflesso, sull’ANA. Molti, prima di me, hanno trattato il tema dell’alpinità, della necessità di una sua difesa, del reclutamento regionale. Ci sono stati anche lucidi interventi “controcorrente”, come quello del mio amico Vincenzo Di Dato, che ho apprezzato soprattutto per il sincero pragmatismo (il che non significa ignorare i valori di riferimento, ma forse solo pensare ai nuovi destinatari…). Personalmente ritengo sia giusto considerare il modello professionale come un dato acquisito, pur con tutte le questioni aperte e le contraddizioni già considerate da molti, primo fra tutti il nostro presidente nazionale Parazzini. Ho però ritenuto opportuno sottolineare alcuni punti problematici, a mio modesto avviso di cruciale importanza. a) Il problema costituzionale: non si può continuare a ignorare che l’articolo 52 della Costituzione è stato modificato di fatto, in violazione delle regole dettate dall’articolo 138, che si è travisato completamente il significato della riserva di legge e che urge una costituzionalizzazione delle modalità di impiego all’estero delle FFAA (vedremo più avanti in quali termini). Il disposto degli articoli 10 e 11 non basta più a difendere gli interventi all’estero, soprattutto se si svolgono al di fuori delle organizzazioni internazionali per le quali il costituente ha previsto la “limitazione di sovranità” degli organi di governo nazionali. L’esigenza si sente soprattutto in rapporto all’utilizzo ostruzionistico che in Parlamento si fa dell’articolo 11. L’Italia ripudia la guerra come strumento di imposizione, oppressione o di risoluzione di controversie internazionali, ma da anni le sue

BARADÈLL Trimestrale della Associazione Nazionale Alpini Sezione di COMO Spedizione in abbon. post. Como Direttore responsabile Botta Marzio Comitato di redazione Capriotti Arcangelo Di Dato Cesare Gaffuri Enrico Gregori Achille Direzione, redazione e amministrazione Piazza Roma, 34 - 22100 Como Autorizzazione del Tribunale di Como n. 21 del 7/10/1976 Grafica Grafismi di Tavecchio Tiziano Castelmarte CO Stampa Litografia New Press Via Carso, 18/20 - Como

FFAA sono un efficace strumento di politica estera e stabilità geopolitica. Ritengo che questa funzione meriti tutela costituzionale. b) Il Governo ha manifestato alcune incoerenze pratiche e politiche nella gestione delle FFAA e nella tutela della loro immagine. Martellanti campagne per il Servizio Civile, favori incomprensibili come il decreto legislativo 77/2002, che riserva posti in un Corpo Armato ai provenienti dal servizio civile volontario, in aperto contrasto con quanto disposto da leggi precedenti quali la 230/98 (“abrogazione implicita”, come per l’articolo 52 della Costituzione?). Per non parlare del perdurante rischio di svendita degli immobili della Difesa (con annesse abitazioni dei militari). Sulle predette questioni sono necessari chiarimenti istituzionali, che interessano particolarmente il futuro delle nostre tradizioni. La tradizione deve guardare al futuro1. La specialità alpina ha sempre contenuto le caratteristiche per un impiego diversificato, spesso distante dall’immagine comune che certa letteratura ha fornito del soldato di montagna. La storia ci insegna come gli alpini abbiano “assaggiato” i terreni e i campi di battaglia più disparati: l’addestramento in montagna ha così temprato un soldato pronto, in realtà, a combattere ovunque con onore e spirito di sacrificio. Questo fattore non ha investito solo le caratteristiche del combattente di truppa, ma anche l’impostazione tattica e strategica dei quadri, costretti a pensare in modo flessibile per garantire un’efficace azione di comando in un ambiente fin troppo ricco di possibili sorprese (orografia, caratteri dell’azione avversaria, problemi logistici e di trasporto, condizioni meteorologiche aspre e mutevoli). Nel novembre 1985 la Rivista Militare pubblicava uno studio comparativo tra l’ambiente montano e quello urbano, contenente un’analisi puntuale dei riflessi operativi sul combattimento di una “pianura divenuta impervia” a causa della urbanizzazione e industrializzazione del territorio. Lo studio portava la firma di due alpini, gli allora colonnelli Gianfranco Zaro e Carlo Cabigiosu. Appena sette anni dopo quegli scenari si realizzavano nella tragica vicenda di Sarajevo, e di tutte le altre città testimoni del ritorno della guerra nel cuore d’Europa. Repliche ci sarebbero state a Grozny e in molti altri devastanti scenari. Non per caso il tenente generale Cabigiosu è stato a lungo comandante della K-FOR ed è attualmente assegnato alla Coalition Provisional Authority Office of Reconstruction and Humanitarian Aid in Iraq (in qualità di consigliere e rap-

presentante dell’autorità militare al fianco dell’inviato straordinario del Governo italiano). La specialità alpina è dunque molto di più della fatica del rispetto e della simbiosi con la montagna, dello spirito di sacrificio che costituiscono l’essenza più intima del combattente alpino. Adesso la professionalizzazione ha accentuato il carattere multiruolo della specialità2, non solo di quella alpina. Bisognerà prestare attenzione a che questo non si traduca in un affievolimento della stessa, come sembrava accadesse con l’inflazionamento di procedure addestrative incentrate sul c.d. “peace keepin”. Ma la partecipazione a Enduring Freedom ha riportato l’accento su quella che è e resterà la principale vocazione degli alpini: il combattimento in montagna. Anche in ambito Folgore ci si era accorti di questo rischio, e il comandante Bertolini ha così provveduto a un “ritorno alle origini” piuttosto salutare per lo spirito dei parà. Ma per fare in modo che l’alpinità non si sbiadisca è irrinunciabile il ruolo dell’ANA, che dovrà essere però messa nelle condizioni di operare come è nel suo stile, soprattutto con il mantenimento di figure “intermedie” quali il VFA e il riservista. Al momento non ci sono, a mio modesto avviso, alternative per evitare il depauperamento del Corpo d’Armata Alpino. Due brigate sono, e restano, due brigate (ma gli effettivi, sono quelli di due brigate?). Se consideriamo l’attuale mancanza di 43.000 volontari in SPE giustamente fatta notare dal Presidente nazionale, si capisce come l’ex capo dello SME generale Ottogalli abbia perso un po’ dell’ottimismo di qualche tempo fa sul modello di Difesa. Il suo successore il tenente generale Giulio Fraticelli è stato ancora più esplicito, i volontari mancano. Le domande di arruolamento possono aumentare, ma quello che conta alla fine è la consistenza, non la “tendenza”. Quando anche gli ultimi 18.000 soldati di leva verranno a mancare sarà troppo tardi per le forsennate retromarce che spesso caratterizzano le riforme all’italiana. Vogliamo essere una potenza militare media? Allora cominciamo a considerare che in una potenza media come la G.B. il rapporto tra militari in servizio permanente e riservisti è più o meno 1:1 (circa 211.000 effettivi e 247.000 riservisti). E, per fare un altro piccolo esempio non è un caso che gli amici tedeschi chiamino le loro associazioni d’Arma Reservistenkameradenschaft. La nostra specialità ha bisogno di un contributo simile, così come non può rinunciare ai VFA, minacciati dalla totale scomparsa di qualsiasi obbligo di servizio. Personalmente dubito che un qualsiasi Governo si possa assumere la

1 Sul decreto legislativo 77/2002 si veda l’intervista rilasciata a “Folgore” (marzo 2003) dal generale D.CC Elio Toscano, capoufficio legislativo del Ministero della Difesa. Il quadro degli interventi normativi in materia è assai complesso. 2 È capitato di vedere lagunari e paracadutisti muoversi sugli sci in Kossovo, addestrarsi in corsi roccia e in ambienti montani. Gli alpini sono in continuo interscambio con le unità paracadutiste attraverso il reggimento Monte Cervino, molti si brevettano con l’ANPdI. L’addestramento si arricchisce, ma le specialità rimangono.

croce di ripristinare un servizio obbligatorio, ancorché civile e retribuito. Tuttavia il curioso asse trasversale Giovanardi-Realacci potrebbe portare frutti alla nostra causa, ma attenzione: la prossima abolizione totale dell’obbligo ha disarmato efficacemente molti pseudopacifisti fautori dell’obiezione di coscienza e di vari altri tipi di sottrazione al servizio di leva. Tant’è che la nuova moda è inveire contro i nuovi “mercenari”, novelli lanzichenecchi costretti dalla disoccupazione al sanguinario mestiere delle armi, facendo nel contempo obiezione di coscienza alle spese militari (Don Oreste Benzi in testa a tutti!). Di sicuro converrebbe a quegli enti, più o meno no profit, che hanno beneficiato del cospicuo gettito di obiettori degli ultimi anni. Ma questa è un’altra storia, che agli alpini non interessa. Filippo Marchini alpino paracadutista sezione di Pisa-Lucca-Livorno

Sabato 29 novembre ancora insieme al Banco Alimentare Nuovo appuntamento, sabato 29 novembre, con la raccolta di viveri nei punti vendita a sostegno del Banco Alimentare, organizzazione con la quale collaboriamo da anni. Le nobili motivazioni sono ormai conosciute da tutti noi. La consapevolezza che la nostra presenza e la penna alpina costituiscono garanzia, è motivo d’orgoglio per noi e per l’ANA. Al tutto si deve aggiungere la certezza d’essere un punto fermo e indispensabile. Lavorare per il Banco Alimentare, ci serve anche per avvicinarci ancora di più alla gente e, con semplicità, ribadire i nostri valori, nel campo della solidarietà e far capire che gli alpini sanno fare veramente di tutto, pur di essere utili. Ancora una volta unici.

ANAGRAFE ALPINA NASCITE Appiano Gentile Argegno Lambrugo Schignano Valsolda

Vittoria di Di Dato Antonio ed Elena Andrea di Morganti Marco Davide di Bianchi Mauro e Riva Alessandra Cristina di Bordoli Gianbattista Andrea di Citrini Claudio Nicolò di Scaglione Luigi

MATRIMONI Castiglione Intelvi Laglio Lenno Lipomo Mariano Comense Valsolda

Delbo Daniele e Vanini Irene Pasquin Paolo e Orlandino Claudia Panepinto Lorenzo e Andries Denisia Iuliana Dell’Oca Matteo e Alessia Costanza Ferrari Federico e Moda Anna Marelli Roberto e Neri Macia Benazzo Alessandro e Barelli Elisa

40° ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO Menaggio Ortelli Mario e Giusi DEFUNTI Albavilla Capiago I. Cavallasca Laino Lanzo Intelvi Lenno Mezzegra Porlezza Valsolda Villaguardia

Zappa Erino, classe 1930 Marelli Eudosio, classe 1939 Cattoni Remigio, classe 1930 Fasoli Bruno, classe 1926 Franchi Battista, classe 1916 Castelli Franco, classe 1927 Dotti Bruno, classe 1929 Grassi Luigi, classe 1924 Marchi Sergio Pozzi Federico, fratello di Carlo e Nino Duvia Renato, classe 1920, reduce

LUTTI NELLE FAMIGLIE Albate Argegno

la figlia Patrizia di Mottin Lorenzo il padre Domenico di Sgroni Vittorio la sorella Elda di Meda Romano Capiago I. il fratello Primo di Pivato Armando Lomazzo la madre Giovanna di Arrighi Giuseppe la moglie Carola di Losini Anito Mariano Comense la madre Anna Maria di Cerati Giuseppe Menaggio la madre Antonia di Gemelli Sarino Mozzate la madre Carlotta di Ventosi Giancarlo Rovenna la madre Margherita di Brenna Romano il padre Virginio di Mai Luigi la madre Anna di Rossi Luigi Valsolda la madre Margherita di De Bianchi Giuseppe e Giorgio la madre Germana di Andreoli Marino il fratello Costantino di Gobetti Elvezio


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Diario della missione ANA in Eritrea Nei giorni dal 20 al 27 febbraio 2003 si è svolto in Eritrea un riuscitissimo pellegrinaggio ai principali cimiteri che raccolgono i Caduti italiani ed eritrei di più di un secolo di guerre. Da tempo esisteva in ambito ANA il desiderio di visitare le tombe dei nostri soldati, ma solo dallo scorso anno lo si è potuto concretizzare. Il merito va attribuito soprattutto all’alpino paracadutista Parozzi (sezione di Milano, gruppo di Bresso) che, agevolato dalla profonda conoscenza del paese e delle più alte cariche politiche e militari locali, ha saputo organizzare il viaggio con efficienza e razionalità. Durante la visita è sempre stato capace di attuare il programma stabilito e di far fronte anche alle esigenze impreviste. L’affetto dimostratogli dagli alpini e dagli eritrei è la sola sua ricompensa. È doveroso ricordare che il soggiorno in albergo, il vitto e i costi di trasporto sono stati offerti ai partecipanti dal Ministero della Difesa Eritreo. La Redazione ha deciso di pubblicare a puntate il diario della missione.

Seconda puntata Daro Ghunat, venerdì 21 marzo Partiamo da Asmara con destinazione Daro Ghunat per visitare il monumento ossario ai Caduti italiani ed eritrei della battaglia di Adua del 1896. La nostra colonna di autobus è preceduta da una scorta di alcuni carabinieri. Nonostante vi sia un modestissimo traffico di camion e ancor meno di auto, la velocità è molto bassa perché la strada si rivela accidentata e in continuo saliscendi, con ripide montagne su un lato e profondi burroni sull’altro lato.

accede alla cripta che contiene i resti di 3.025 italiani e 618 eritrei. La battaglia contrappose 14.500 soldati italiani e alleati a più di 100.000 abissini. Nonostante l’ottimo comportamento i nostri lasciarono sul terreno 6.345 caduti, di cui 2.000 indigeni, e 1.846 prigionieri. Spettacolare è la vista che si gode dal piazzale della cripta che si affaccia su un enorme anfiteatro naturale posto a circa 800 metri al di sotto del punto di osservazione. Scesi dagli autobus procediamo all’ammassamento: in testa la bandiera, poi il picchetto armato dei carabinieri, i vessilli e i gagliardetti, la fanfara alpina e il coro, da ultimo gli alpini.

Ad Adua i reparti di artiglieria alpina (le batterie siciliane) si fecero onore. Gli uomini piuttosto che retrocedere preferirono morire. Dopo ogni catena di montagne si percorrono altipiani o ampie vallate dove vi è la presenza di acqua, vegetazione e coltivazioni. Il paesaggio è costellato di alberi d’acacia e di euforbia, di fichi d’india e cactus dai fiori rossi; i fiori rosa dell’ibiscus, il violetto delle bouganville e l’azzurro delle jaracande rompono la monotonia del bruno della terra e del nero delle rocce laviche. I villaggi, dall’aspetto di un presepe, sono formati da casette cubiche e da tucul tronco conici. Si incontrano pastorelli di pochi anni, accompagnati da grossi cani pastori dall’aria feroce, che conducono piccoli greggi di caprette simili a gazzelle, oppure di pecore, bovini, cavalli, muli e dromedari. In vicinanza delle pozze d’acqua si notano voli di anatre selvatiche, oche e beccaccini, oltre a un’infinita quantità di uccelletti multicolori. Nel cielo volteggiano falchi di ogni specie e, di tanto in tanto, piccoli avvoltoi capovaccai. Dopo quattro ore di viaggio e più di cento chilometri di strada raggiungiamo Adicuala nelle cui vicinanze vi è il sacrario costruito dagli italiani nel 1939. Sul punto più elevato di uno spiazzo svetta un obelisco in granito di circa dieci metri. Sul retro, a un livello più basso, si

Si sfila allineati e coperti al ritmo del “trentatre” tra una folla multicolore con l’accompagnamento del suono dei tamburi, delle nenie e dello stridulo grido di benvenuto delle donne e dei bambini. Si nota anche un folto gruppo di preti copti riparati dal sole da coloratissimi ombrelli. In segno di festa, lanciano manciate di pop-corn. Ai piedi del monumento ci aspettano un picchetto armato eritreo, una piccola fanfara e le autorità guidate dal sindaco di Adicuala. Dopo gli inni nazionali e gli onori alle bandiere, prende la parola il sindaco: il suo discorso si focalizza sul fatto che, dopo 62 anni dagli ultimi eventi bellici della seconda guerra mondiale e dopo la fine della guerra di liberazione dall’Etiopia, arriva in Eritrea un così folto gruppo di italiani a commemorare i Caduti dei due popoli. Prosegue dicendo che troppo tempo è passato senza che gli storici legami d’amicizia si rafforzassero e auspicando che questo evento possa essere l’inizio di un cambiamento nelle relazioni dei due paesi. Conclude affermando che sarà loro dovere mantenere in buono stato il sacrario e difenderlo dall’Etiopia. Il nostro consigliere nazionale Brunello ringrazia dicendo che non ci

aspettavamo una così calorosa accoglienza e spiegando chi rappresenta e quali sono le finalità dell’Associazione Nazionale Alpini. Poi la posa delle corone, la benedizione del sacerdote e infine lo scioglimento della manifestazione che è stata stringata e intensa e che ha toccato la sensibilità dei partecipanti. Al “rompete le righe” siamo circondati da frotte di persone che vogliono parlarci e dimostrarci il loro affetto. Un anziano prete copto ci mostra, a dimostrazione della sua italianità, una tessera tricolore di appartenenza a un movimento pro Italia della fine degli anni Quaranta. Altri ci dicono di aver studiato nelle scuole italiane; altri ancora ci parlano degli italiani che risiedevano nelle loro città e di cui hanno un buon ricordo. Piccole cose che ci fanno comprendere tutto che sommato gli italiani hanno lasciato di sé una immagine positiva. Appartati vediamo due anziani personaggi avvolti nella bianca futa (scialle). Da noi interpellati dichiarano di essere ascari (soldati, da ascaria, esercito) che hanno combattuto con l’8° battaglione eritreo. Il più anziano è Tarassek Tekeste Teglu, classe 1917. Uomo alto e asciutto, mantiene una splendida forma fisica e mentale per i suoi 86 anni. È energico e quasi aggressivo. Racconta che arruolatosi a 17 anni combattè sempre con l’8° battaglione eritreo nella guerra d’Abissinia. Negli anni successivi il battaglione fu impiegato sempre in Etiopia, in continue azioni di antiguerriglia contro gli shiftà (banditi o, se volete, partigiani). La sua carriera terminò nella primavera del ’41, dopo aver partecipato alla battaglia di Keren col grado shumbash (corrispondente a caporal maggiore). L’altro personaggio è Grenchil Nasgi Serai, classe 1923. Gli chiediamo se è sicuro della sua data di nascita, perché dimostra al massimo 65 anni. Lo conferma perché gli italiani introdussero quasi subito l’anagrafe, almeno nelle città e nei paesi più importanti. Racconta che fu arruolato all’inizio del ’40, anche lui nell’8° battaglione eritreo col quale rimase fino a Keren. È più timido dell’ex commilitone, ma comunque parla, in italiano corretto, della sua esperienza di combattente. Ha vivo il ricordo dei suoi comandanti italiani, di cui elenca i nomi, e dei fatti bellici che lo segnarono pesantemente. Ricorda le paure che, ragazzo di 17 anni, dovette affrontare e termina dicendo che fortunatamente non fu mai ferito e che è sempre stato orgoglioso di essersi comportato con coraggio in quell’anno di guerra. Ci rammenta che come ex-combattente riceve dallo stato italiano una pensione di 15 Euro (ogni due mesi!). Certo l’Italia deve qualcosa a questa gente che per circa sei anni ha fatto quasi obbligatoriamente la sola professione del soldato ed è stata la spina dorsale dell’esercito coloniale. Mentre ancora stiamo conversando con i nuovi amici ci sollecitano a raggiungere il vicino villaggio, posto a qualche centinaio di metri dall’ossario, per un rinfresco. Percorriamo il tragitto circondati da un folto gruppo di bambini che, come tutti i bambini di questo paese, non camminano, ma vanno sempre al piccolo trotto, come atleti in allenamento. Giungiamo a un grande piazzale in cui è stata allestita una tettoia coperta di stuoie. L’interno è occupato da panche, sedie e sgabelli sufficienti a ospitare tutti noi e gran

parte degli ospiti locali. Ci presentano vassoi su cui sono stesi alcuni strati di ngera, il pane di dura, sottile come sfoglia, umido e gommoso, dal gusto acidulo. Sopra c’è lo zighinì, lo spezzatino di capra e manzo cotto con verdure e uova, con l’aggiunta del berberè, la salsa locale piuttosto piccante. Come bevande ci offrono the, caffè con zenzero, la sua, una fresca e leggera birra di miglio fermentato, prodotta artigianalmente. Mentre si fa onore alla mensa l’attenzione di tutti è richiamata dall’interprete che spiega che un ex combattente eritreo (si tratta della nostra conoscenza Tarassek Tekeste) vuole parlare. L’interprete traduce lentamente le parole dell’anziano soldato che in qualche modo ricalcano il discorso ufficiale del sindaco di Adicuala. Poi il tono della voce si fa più convulso e aspro e sfocia in un battibecco col traduttore, che probabilmente non ha svolto bene il suo compito perché ha smorzato le parole dell’oratore. A questo punto Tarassek Tekeste inizia a parlare in italiano in maniera piuttosto concitata, ma più che comprensibile. Afferma che il Governo italiano nel dopoguerra non ha mai sufficientemente sostenuto l’Eritrea: specialmente nei 30 anni di guerra per l’indipendenza, gli aiuti sono sempre stati indirizzati verso l’Etiopia. Conclude dicendo che con quanto è stato offerto all’Etiopia, gli eritrei avrebbero ricostruito il paese e avrebbero dato una casa a tutta la popolazione. Contento di aver espresso il suo parere si calma, saluta in maniera asciutta e se ne va. Il momento di imbarazzo è superato solo perché siamo richiamati agli autobus: si raggiunge il cimitero dei Caduti eritrei per una cerimonia di commemorazione dei combattenti per l’indipendenza e tutto si svolge come al mattino al sacrario di Adua, non ci sono però discorsi ufficiali. Si riparte a pomeriggio inoltrato per visitare l’orfanotrofio tenuto dai frati cappuccini ad Adicuala. In questo paese martoriato dalle guerre gli orfani sono una crudele realtà sempre presente; non sono però abbandonati, ma seguiti da organizzazioni private, supervisionate dallo Stato. Siamo ricevuti da due anziani fraticelli che, coadiuvati da diversi collaboratori e collaboratrici, provvedono e fanno da padri ad alcune decine di ragazzini. L’istituto non è certo elegante però funziona ed è tenuto molto pulito. Lo possiamo constatare di persona visitando refettori, cucine, aule, camere e bagni. Anche qui ci è stato preparato un sontuoso ricevimento con piatti della cucina locale e italiana. Ceniamo circondati dall’allegria dei bambini che sono felicissimi di stare con questi strani personaggi dal cappello con la penna. Con una certa malinconia ci congediamo lasciando nelle mani del rettore una grossa offerta in contanti e la promessa che faremo qualcosa per loro. Rientriamo lentamente ad Asmara, accompagnati da un temporale di buona intensità. I lampi illuminano la notte e i tuoni scuotono l’aria, ma quando si arriva a destinazione le stelle brillano nel cielo: il piccolo e il grande carro e la costellazione di Orione ci rammentano che, sebbene molto vicini all’equatore, siamo ancora nell’emisfero nord. Veniamo accolti festosamente dal personale dell’albergo perché abbiamo portato la pioggia, vera benedizione in questa parte assetata dell’Africa.

Asmara, 22 febbraio Ci rechiamo ai cimiteri eritreo e italiano dell’Asmara: alle brevi, ma emozionanti cerimonie partecipano il ministro della Difesa Eritreo, il sindaco, l’ambasciatore italiano, dottor Pignatelli, e l’addetto militare. Subito dopo un ristretto gruppo di alpini visita un istituto che raccoglie i grandi invalidi di guerra. Siamo ricevuti da una quindicina di invalidi, tutti divenuti paraplegici in seguito a ferite di guerra. Questi sfortunati, accuditi da numeroso personale, attento e premuroso, cercano di essere il più possibile autonomi, muovendosi su carrozzelle sia elettriche che manuali. L’età degli invalidi è compresa all’incirca tra i 25 e i 70 anni. Coloro che hanno saputo reagire alla disgrazia si mantengono il più possibile attivi. Molti, per lo più anziani, ma anche giovanissimi, sono invece quasi assenti: sembrano vegetare piuttosto che vivere. Tutti però dimostrano orgoglio, dignità e non si lamentano della loro situazione. Certamente il paese è riconoscente e apprezza questa gente sfortunata, non ha però la possibilità e nemmeno il tempo per migliorarne le condizioni. Li lasciamo con l’impegno di tornare per un secondo incontro. Nel primo pomeriggio visitiamo Asmara che è una città di circa 400.000 abitanti, pulita e ordinata, dove l’architettura sembra essersi fermata a 50 anni fa. Vi sono bei palazzi fine Ottocento inizio Novecento che nonostante una limitata manutenzione sono ancora in buono stato. Ma il maggiore sviluppo la città lo ha avuto negli anni ’20 e ’30: lo attestano i molti edifici pubblici, i palazzi, le ville private e anche le strutture industriali ancora presenti. I progettisti hanno avuto fantasia, ma anche gusto e moderazione; i costruttori hanno eseguito bene e senza risparmio. L’impronta è prettamente italiana tanto che alle volte si ha l’impressione di muoversi in una cittadina del nostro paese. Al tramonto ci concentriamo al centro della città per la parata che si svolgerà lungo il viale principale verso piazza Mesken, luogo adibito alle adunate e alle manifestazioni. Si sfila con solennità con in testa le bandiere, i vessilli e la fanfara. Partecipano alla sfilata alcune decine di ascari, rivestiti per l’occasione con nuove e improbabili tute mimetiche. Come già notato i reduci ci stupiscono per la loro ottima condizione. La folla si accalca lungo i marciapiedi: sono commossi gli anziani, i giovani per lo più stupiti, presenti praticamente tutti gli italiani residenti in Eritrea. Mancano invece gli uomini e le donne dai 20 ai 40 anni perché sono tuttora al fronte sul confine etiopico. La giornata si conclude con una cena ufficiale nel palazzo del Comune dell’Asmara a cui partecipano autorità civili e militari e anche rappresentanti di diverse ambasciate. I discorsi di benvenuto, che sono tenuti dal sindaco dell’Asmara e dal ministro della Difesa, sottolineano la storica amicizia tra il loro paese e il nostro. Vi è poi uno scambio di doni a ricordo dell’incontro: il più significativo è un quadro un po’ naif che raffigura le bandiere nazionali, il cappello alpino e il fez d’ordinanza portato dagli ascari. Al termine della cena ci viene offerto anche uno spettacolo di canti e danze tradizionali. Camillo Canepa Continua


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Fatti... col cappello alpino Da un bel po’ di tempo, Agostino Peduzzi aveva in testa un’idea fissa: portare a Schignano il presidente nazionale Parazzini

Agostino ‘o pazzo’, ovvero i sogni a volte si avverano Chi ha più o meno la mia età non può esserselo dimenticato. Venticinque o trent’anni fa, ne avevano parlato diffusamente i giornali e la televisione: Agostino, un ragazzo di Napoli che ne aveva fatte e ne stava facendo di tutti i colori, di cotte e di crude, in giro per la sua città. Il suo modo di comportarsi gli aveva fatto guadagnare il soprannome “o pazzo”, il pazzo. Mi è tornata in mente questa storia all’inizio di luglio, per una vicenda che ha coinvolto un altro Agostino di nostra conoscenza. Questo Agostino, il nostro, è tutt’altro che pazzo, ma è letteralmente impazzito di gioia per il motivo che adesso vi racconto. Tanto per iniziare, l’Agostino in questione si chiama Peduzzi ed è il capogruppo di Schignano. No, non è certo pazzo, anzi, lo si può definire a pieno titolo uno dei migliori capigruppo della sezione di Como. Lui e i suoi alpini sono un esempio di operosità, di impegno e disponibilità; o, per dirla con l’espressione coniata da un altro Peduzzi, di nome Vitaliano, gli alpini di Schignano sono un esempio di alpinità. Veniamo alla storia. Da un bel po’ di tempo, Agostino aveva in testa un’idea fissa: portare a Schignano il presidente nazionale Parazzini. Più che un’idea fissa, si trattava proprio di un chiodo, ben conficcato sotto il cappello alpino del nostro amico, cioè nel cervello. Ne aveva parlato con Achille Gregori, il nostro presidente sezionale, ne aveva parlato più di una, due e tre volte. Achille, pazientemente, gli aveva spiegato ogni volta che il Presidente nazionale è già strapieno di impegni associativi, oltre quelli professionali e personali. Gli aveva spiegato che si trattava di un sogno pressoché irrealizzabile. Pensate un po’, se il Presidente dovesse andare a far visita a tutti i gruppi d’Italia… non gli basterebbe il tempo di diversi mandati di presidenza! Ma Agostino ha la testa dura e a tutto ha pensato, fuorché ad arrendersi. La resa incondizionata non fa certo parte delle sue abitudini… e non ha mollato l’osso. Quando a giugno eravamo tutti ad Appiano Gentile, per il Raduno sezionale, non gli è sembrato vero il fatto di avere lì, a portata di mano, il presidente Parazzini ed è tornato alla carica, questa volta direttamente con l’interessato. Durante il pranzo, si è fatto avanti e ha raccontato al Presidente il suo sogno. Parazzini, dal canto suo, essendo una persona che non sa dire di no, ha accettato al volo l’invito, a condizione però che l’incontro a Schignano avvenisse in una serata infrasettimanale. Agostino ha cominciato a volare a un metro da terra: il suo sogno si stava trasformando in realtà e non c’era tempo da perdere, bisognava mettersi al lavoro. Forse per qualcuno, il fatto di ricevere una visita importante sarebbe solo un episodio che fa molto piacere, ma gli amici alpini di Schignano avevano l’obiettivo di trasformare l’incontro in una serata assolutamente memorabile.

Il simpatico “brindisi cantato” nella sede del gruppo alpini di Schignano con il presidente Parazzini. Io, personalmente, non ho più saputo nulla, finché una sera in Sezione il Presidente mi ha fatto vedere il manifesto preparato per l’occasione dal gruppo di Schignano e mi ha fatto qualche anticipazione su quello che sarebbe avvenuto. È quindi arrivata la serata giusta. Serata calda; appuntamento a Erba con il presidente Gregori e con Giuliano Perini, il nostro consigliere nazionale. Il Presidente nazionale ci avrebbe poi raggiunti a Schignano, partendo da solo, visto che aveva un altro impegno durante il pomeriggio. Già il viaggio con i due amici è stato molto piacevole e, devo dire, interessante, anzi, istruttivo. Si è parlato ovviamente di Associazione e ho osservato che Giuliano ha esperienza e buon senso da vendere. Praticamente, ha già vissuto, affrontato e risolto situazioni associative di ogni genere ed è in grado di dare il consiglio giusto per superare ogni difficoltà. Ma ecco la valle. Conosco bene la zona in generale, ma non ero mai andato prima a Schignano. La quota non è eccezionale, eppure si ha l’impressione di essere proprio in montagna, montagna vera. Arrivati all’ingresso del paese, abbiamo avuto immediatamente l’impatto con l’effervescenza e l’entusiasmo di quel diavolo di Agostino, che, con i suoi alpini, aveva preparato e issato un grande striscione con la scritta «Benvenuto Presidente» e non era finita con le sorprese, diavolo d’un Agostino! Alpini, dislocati nei punti critici del paese, facevano da “movieri” e indicavano la direzione giusta a tutti coloro che avevano dubbi circa il percorso. E il punto di arrivo era un parcheggio, dove si trovavano già molte macchine – segno di un’ottima partecipazione – e continuavano ad arrivarne. Su un lato si posteggiava, mentre sull’altro c’era un grande assortimento di mezzi fuoristrada, pronti per trasportare gli ospiti in un’altra località. «Agostino – ho pensato – ha ingaggiato tutti i fuoristrada della vallata». Un po’ di apprensione per l’assenza dell’ospite principale, ma poi, con una telefonata, abbiamo saputo che Beppe Parazzini era già in strada.

Sarebbe arrivato solo con un po’ di ritardo. Quindi, senza altri indugi, siamo saliti a bordo di un “4 x 4” e ci siamo avventurati per una mulattiera in mezzo ai boschi: destinazione, la cappella eretta dagli alpini sul crinale della montagna sopra Schignano. Un bel percorso, dissestato, scosceso e a tratti molto stretto, ma decisamente suggestivo. Poco prima dell’arrivo, una casetta dall’aspetto di una malga e una signora anziana sull’uscio, poi uno slargo dove abbiamo lasciato il mezzo. Una volta a piedi, si è trattato di percorrere qualche centinaio di metri attraverso un prato, per arrivare alla cappella. Cappella essenziale, senza fronzoli, fatta di quattro pilastri, un tetto e l’altare. Altare a cui Padre Felice aveva appena finito di celebrare la S. Messa per i numerosi alpini che erano già arrivati da tempo; molti erano saliti a piedi. Padre Felice, spiritoso come sempre, ci ha detto che, se avessimo voluto «prender Messa», non ci sarebbe rimasto che scendere a valle e cercare una chiesa aperta. Dalla cappella lo scenario è veramente impagabile, con un susseguirsi di valli e monti dal colore sempre più sfocato. «Qui sotto – mi ha detto un alpino del posto – è già Svizzera e quella lì era la caserma della Finanza». Più di uno, tra i presenti, avrebbe avuto da raccontare tante storie di confine, di Finanza e di notti sotto le stelle con un carico in spalla, ma sono argomenti che è opportuno fingere di non conoscere. Era presente anche il Sindaco del paese, venuto a fare gli onori di casa, ed è stato proprio il primo ad andare incontro al Presidente nazionale, giunto poco dopo noi. Apprezzamenti per il posto, per la cappella, quindi foto di gruppo, con un Agostino Peduzzi raggiante di gioia. Siamo quindi ripartiti, qualcuno a piedi, altri in macchina. Dopo duecento metri, prima sosta: proprio a quella malga che avevamo visto salendo. Questa volta, sulla porta c’era la stessa signora con figli, figlie e nipoti. Una bellissima famiglia. Dopo i saluti, sono comparse bottiglie e bicchieri e sono cominciati i brindisi “cantati”, così come

ci ha abituati a fare Beppe Parazzini. La signora ci ha raccontato un po’ della sua vita. Adesso trascorre nella malga solo il periodo estivo, ma un tempo ci abitava tutto l’anno, anche quando l’inverno faceva tanta neve. I suoi figli, ben cinque, andavano e venivano a piedi a scuola, attraverso quella mulattiera che noi avevamo percorso in macchina. Una bella famiglia, dicevo, belle facce abbronzate e fisici forti, forse proprio perché quella vita dura serve a temprare. Altri saluti, poi giù fino al paese, dove ci siamo messi tutti in ordine e siamo arrivati in centro ben inquadrati, in una sfilata che ci ha portati prima al monumento ai Caduti, poi a quello all’Alpino. Ovviamente, tutto il paese era in strada a far festa al nostro Presidente nazionale. Al termine della piccola cerimonia, Agostino ha fatto visitare il suo laboratorio artigianale al Presidente. Io sapevo già che Agostino è un bravo fabbro, me lo avevano detto. Non sapevo però che fosse uno di

quei pochi ancora bravi a forgiare il ferro, a batterlo. Lui e il figlio, entrambi fabbri ed entrambi alpini, ci hanno fatto vedere una campionatura dei loro lavori: davvero bravi! Fuori dal laboratorio, siamo andati nella sede di gruppo, per una visita e un brindisi. La sede è ricavata in una struttura pubblica, che ospita anche la palestra. È moderna, ma ha l’impronta della casa di montagna, con tanto legno e un bel camino. Bicchierata, poi altro trasferimento, questa volta in palestra, con una gran tavolata a ferro di cavallo. Pranzo coi fiocchi, cucinato e servito in tavola dalle donne del paese. Poi è stata la volta dei discorsi, primo tra tutti quello di Agostino, felice ed emozionato come non lo si era mai visto prima. Quei diavoli dei suoi alpini hanno continuato a tormentarlo con domande tipo «Agostino, perché ti trema la voce, perché ti tremano le mani… perché hai gli occhi lucidi?», ma sapevano benissimo il perché. Lo sapevano bene, visto che erano felici ed emozionati quanto lui. Poi gli altri interventi, quello del Sindaco, simpatico e brillante, quello del Presidente di Sezione, due parole del Parroco e infine l’intervento di Parazzini. Per concludere in bellezza, il gruppo di Schignano ha preparato una serie di regali e ricordi per gli ospiti… e si è tirata quasi notte. Una serata veramente e giustamente da ricordare, soprattutto per quegli alpini di un paesino di montagna che ne saranno orgogliosi a lungo. E come commento finale, non mi resta che dire «bravi» ad Agostino e ai suoi. Bravi, perché siete stati capaci, non tanto di preparare le cose in grande stile, per quello son capaci tutti; siete stati capaci di dimostrare fino in fondo la grande gioia di ricevere a casa vostra il Presidente… e l’avete dimostrato con la solita semplicità. Chicco Gaffuri

Domenica 3 agosto, festa della Madonna della neve

La festa sul Galbiga col gruppo di Lenno Domenica 3 agosto 2003 è stata celebrata al rifugio la 25a “Festa della Madonna della neve”. Giornata meravigliosa, per il bel sole, non ci si poteva attendere di meglio. Alle ore 9, il ritrovo; molta gente è salita al rifugio, sia a piedi che con mezzi propri e dal rifugio ha potuto godere della vista stupenda del lago e dei monti che lo circondano, uno scenario magnifico. Alle ore 11.30 la S. Messa alla cappella. Quest’anno celebrata dal nostro cappellano Padre Felice Zanotta, che per la prima volta è salito al rifugio. Presenti 26 gagliardetti, il vessillo sezionale, con un rappresentante della Sezione e il responsabile di zona Alvaro Donati. Ben riuscita la cerimonia, come pu-

re la partecipazione al canto, al termine, il gruppo di Lenno ha offerto ai presenti l’aperitivo cui è seguito il pranzo abbondante nel locale cucina del rifugio. Il pomeriggio è poi trascorso in allegria con qualche canto intonato da cori improvvisati e alla fine il ritorno, contenti di aver trascorso bene la giornata, portando a casa, come ricordo, una bella immagine della cappella e della Madonna della neve, iniziativa voluta dal nostro capogruppo Stefano Cadenazzi. Un ringraziamento va a tutti coloro che, per la collaborazione, per la preparazione del pranzo e per la partecipazione, hanno fatto sì che la festa riuscisse nel migliore dei modi. Gruppo alpini Lenno


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Fatti... col cappello alpino Lipomo: consegnato un Tricolore ai ragazzi, al termine della quinta elementare

Col contributo sostanziale degli alpini di Garzeno

Colori e storia per la scuola

Processione con la Madonna di Quang

«Adoperiamoci perché in ogni famiglia, in ogni casa, ci sia un Tricolore a testimoniare i sentimenti che ci uniscono fin dai giorni del glorioso Risorgimento. Il Tricolore non è una semplice insegna di Stato, è un vessillo di libertà conquistato da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia» Carlo Azeglio Ciampi Interpretando il senso delle parole ripetutamente espresse dal nostro Presidente della Repubblica in varie occasioni ci siamo chiesti cosa avremmo potuto organizzare, nell’ambito del nostro gruppo alpini, per rendere concreto questo invito. La consegna del Tricolore alle scuole è un’iniziativa già intrapresa da vari gruppi, abbiamo optato per qualcosa di diverso, di più incisivo

da proporre. È nata così l’idea di donare al termine dell’anno scolastico, ad ogni studente della quinta elementare un Tricolore accompagnato da una pergamena con la motivazione al gesto. L’iniziativa ha trovato immediato entusiasmo tra gli alpini, consenso e appoggio da parte della direzione didattica dell’istituto. La motivazione che è stata posta sulla pergamena era la seguente: «Oggi, come nel passato, gli Alpini, fieri del loro prezioso patrimonio di tradizioni e di valori, hanno accolto l’invito espresso dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Oggi potrebbe rivelarsi assai importante ripensare a quei valori che avevano ispirato l’uso del Tricolore, riscoprendo che una bandiera è qualcosa che va oltre tre semplici strisce di stoffa cucite, da sventolare in occasione di eventi

sportivi: essa rappresenta infatti il simbolo più alto di un popolo e di una nazione, ne ricorda la storia, le tradizioni e l’unità». La cerimonia della consegna si è svolta presso le Scuole Elementari alla presenza delle autorità dell’Amministrazione comunale, dei genitori e di tutte le classi e con la partecipazione della civica banda. L’esperienza ha riscosso davvero grandi consensi dalle varie parti coinvolte e questo successo ha oltrepassato persino le nostre più rosee aspettative; il fattore di maggior rilevanza e che ci induce a ben sperare nell’affrontare iniziative analoghe in futuro è stato proprio l’atteggiamento dei ragazzi i quali hanno dimostrato di aver apprezzato e capito il significato di tutto ciò. Quel che è stato fatto, infatti, seppur in piccolo e nei limiti del possibile, può assumere un elevato valore anche didattico, di crescita e di educazione degli allievi poiché consentirebbe loro di stabilire, come suggerisce lo stesso Capo di Stato, un contatto concreto, tangibile con un frammento fondamentale della nostra storia e la realtà attuale che essi vivono e vivranno come cittadini di questo Paese. Alberto Gatti

In occasione del 55° anniversario della costruzione del santuario dedicato alla Madonna di Lourdes, gli alpini di Garzeno come sempre hanno voluto dare il loro contributo accompagnandola per le strade del monte. La processione è sentita da tutta la popolazione garzenese, visto che nel lontano 1947 il reverendo Sigifrido Cappelletti inaugurò il santuario costruito dai suoi parrocchiani come ringraziamento per il

ritorno di molti soldati chiamati alle armi nelle due grandi guerre. Oggi, 55 anni dopo, il parroco don Alfredo Nicolardi continua il lavoro iniziato dal reverendo Cappelletti svolgendo altre cinque feste al santuario. Gli alpini in queste feste danno un contributo sostanziale, preparando le strutture da riparo dal sole e dalla pioggia, per agevolare il più possibile i numerosi pellegrini. Romolo Poncia

A Montreal, il 30 e 31 agosto, si è svolto il Congresso ANA del Nord America

Fra quelli c’era anche Silvio Lipomo: la cerimonia della consegna del Tricolore con pergamena.

Dalla prima pagina Adamello: santuario dell’alpino ce, sia per la magnifica e impareggiabile giornata trascorsa in quei luoghi sia per i 31 partecipanti al pellegrinaggio del gruppo alpini Canzo (alpini, amici e simpatizzanti), avevano raggiunto quelle montagne così piene di storia e bagnate dal sangue dei nostri eroi. È altrettanto vero che se lui era contento vi garantiamo che tutti noi lo eravamo ancora di più: da quell’ambiente ci siamo allontanati con la certezza di aver imparato

molte cose che porteremo dentro di noi come tesori da conservare, ma da donare agli altri nei momenti di necessità e difficoltà. Arrivederci alla Lobbia Alta: questo è ora il nostro pensiero e desiderio; ci auguriamo di poterlo realizzare anche per trascorrere un’altra giornata memorabile come questa, insieme a tanti amici, nel ricordo di coloro che hanno dato la vita per renderci liberi. Gruppo alpini Canzo

Al Pian delle Betulle nel ricordo di Fioroni tutti del Val Canonica, el Longoni campione di sci della 45a compagnia, el Greppi de Varena, el Cattaneo de Belaas col Giuanin Pitel in Grecia e Russia, morbegnini DOC, e Antonio Rezia suo coetaneo». Lui che tanta fede e riconoscenza aveva nella Madonna, trova ora riposo tra i tanti amici che si allineano sulle marmette della chiesetta. Antonio Fioroni, con capacità e costanza, ci hai fatto crescere, sei stato la nostra guida. A volte eri un

po’ cocciuto e ti arrabbiavi per un nonnulla, ma era quello che ci permetteva di capirti perché non avevi segreti, eri diretto e chiaro e ci hai fatto pensare, riflettere, crescere e lavorare. Questo era il tuo motto: «Lavorare e amare la Patria». Grazie Antonio Fioroni per averci lasciato un gruppo compatto e numeroso. Sarai sempre presente nel cuore dei tuoi alpini e di tutta la comunità bellagina. UDB

Il titolo di questo articolo è un po’ un gioco di parole, visto che il cognome di Silvio, alpino del gruppo di Griante, è proprio Fraquelli. Ecco il fatto. Silvio Fraquelli ha partecipato al Congresso Internazionale ANA del Nord America, svoltosi a Montreal il 30 e 31 dello scorso mese di agosto. Ha partecipato per due motivi: in primo luogo, non voleva lasciarsi sfuggire l’opportunità di fare un bel viaggio in America, poi, si trattava dell’occasione migliore per incontrare un amico. L’amico in questione è Ettore Morganti, alpino di Griante residente a Montreal da ben trentasette anni. Ettore è naturalmente iscritto alla sezione ANA di Montreal, ma continua a rinnovare la sua iscrizione anche al suo gruppo d’origine. È un’ottima decisione, che gli consente di mantenere i contatti con l’Italia e di ricevere sempre una copia del Baradèll, tenendosi così aggiornato riguardo alla vita alpina della sua terra d’origine.

E questa è per noi l’occasione buona per fargli sapere che gli alpini comaschi non dimenticano affatto gli amici lontani, anzi, quando c’è l’opportunità ne parlano. Al Congresso erano presenti il Presidente nazionale, il consigliere nazionale Brunello, che tiene i rapporti con le sezioni all’estero; oltre alla partecipazione di Silvio, che rappresentava la sezione di Como, c’erano le rappresentanze delle sezioni di Verona e Vicenza, le venti sezioni del Nord America e circa seicento alpini. Complimenti quindi a Silvio, che ci ha rappresentati oltre oceano, e un forte abbraccio a Ettore Morganti da parte di tutti gli alpini di Como… siamo convinti che Ettore ne sarà felice. La Redazione

Raduno sezionale

13 giugno 2004

Canzo Santa Messa sezionale

17 ottobre 2004

Porlezza Potete scriverci anche per posta elettronica:

anacomo@tiscalinet.it

Il presidente nazionale Parazzini, tra Silvio Fraquelli con il gagliardetto di Griante ed Ettore Morganti.


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Associazione Nazionale Alpini

Storia della sezione di Como Notizie dai gruppi di Locate Varesino, Albate, Dongo, Blevio, Cantù, Tremezzo, Lurago d’Erba, Uggiate Trevano, Bellano, Germasino, Rovenna, Bellagio, Torno, Bene Lario, Rovellasca, Sala Comacina, Veleso, Gravedona, Lasnigo, Arosio, Appiano Gentile, Binago, Capiago Intimiano, Laino Intelvi, Montano Lucino, Schignano e Sueglio Altra puntata della storia degli Alpini comaschi con date, avvenimenti, gruppi e nomi 86a puntata

Correva l’anno 1981... 1° SEMESTRE L’anno 1981 iniziò nella sezione di Como con due sottoscrizioni in corso che erano iniziate l’anno precedente. La prima era di carattere nazionale ed era stata decisa dalla Sede ANA per raccogliere fondi a favore dei terremotati del sud Italia; la seconda, in ambito sezionale, per ricordare il defunto presidente dottor Camillo Cornelio con opere di carattere sociale, di cui una già attuata, donando un apparecchio per l’esame della glicemia all’Istituto della Ca’ d’Industria, consegnato al presidente avvocato Mauri dal presidente Ostinelli con i vicepresidenti Genazzini e Morassi, durante un incontro nelle sede sezionale il 15 dicembre 1980. Si costituì all’inizio dell’anno il nuovo gruppo alpini di Locate Varesino (108° gruppo della Sezione) con 37 iscritti. Il gruppo di Rovenna segnalò di aver collocato in località Scarone una nuova croce votiva, realizzata dalla collaborazione di P. Ronchetti, Mario Riva, Antonio Donegana, Riccardo Ortelli e di alcuni altri soci, con l’approvazione e benedizione del prevosto. Il 16 gennaio durante l’assemblea del gruppo di Albate il presidente Mario Ostinelli consegnò agli alpini del gruppo il primo gagliardetto del 1930 che era stato conservato dopo il suo scioglimento. Domenica 18 gennaio il gruppo di Dongo svolse l’assemblea annuale, preceduta dagli onori al monumento ai Caduti, dalla messa presso il Santuario della Madonna e dalla deposizione al monumento all’Alpino, presenti il sindaco Augusto Noseda, il presidente Ostinelli e il vice Genazzini. Durante il pranzo il capogruppo Aggio consegnò medaglie ai rappresentanti dell’AVIS, del CAI, del Soccorso Alpino e dei Vigili del Fuoco per la loro opera a favore della comunità. Il 7 febbraio ci fu l’assemblea del Gruppo Sportivo Alpini di Bellagio con presidente Giorgio Sampietro, vice Adriano Sancassani e segretario Angelo Gilardoni. Domenica 22 febbraio si svolse a Como, presso il salone dell’Unione Industriali, l’Assemblea ordinaria dei delegati della Sezione, presenti 231 delegati (su 317) in rappresentanza di 4.620 soci (su 6.629). Fu presidente dell’Assemblea il socio fondatore Aldo Levi e segretario il socio Gildo Perdonati, con ospite il consigliere nazionale Roberto Ma-

Adunata nazionale di Verona, 9 e 10 maggio 1981: i pannelli floreali di Griante precedono il vessillo sezionale. pelli. La relazione morale del presidente Ostinelli e la relazione finanziaria del tesoriere Pierluigi Martinelli e del revisore Romeo Bianchi furono approvate all’unanimità. Dalla votazione per il rinnovo di un terzo del Consiglio e dalla prima riunione dei consiglieri scaturì il Consiglio Direttivo per il 1981: presidente Mario Ostinelli; vicepresidenti Aggio Alfieri (Dongo), Zola Genazzini (Argegno), Gianantonio Morassi (Albavilla); segretario Luigi Brambilla (Como); tesoriere Pierluigi Martinelli (Como); consiglieri Raimondo Beretta (Como), Giuseppe Bertarini (Valsolda), Lino Bianchi (Como), Pietro Bianchi (Fino Mornasco), Arcangelo Capriotti (addetto stampa - Como), Fabio Ceriani (Rovellasca - nuovo eletto), Enrico Cernuschi (Molina), Eugenio Citterico (Como), Rinaldo Isella (Como), Ugo Lanfranconi (Pellio Intelvi), Gianandrea Lazzaroni (Montano Lucino), Franco Magatti (Como), Luigi Maspero (Como), Mario Molteni (Capiago Intimiano), Antonio Orsenigo (Asso), Massimino Ortelli (Bellano), Ermenegildo Perdonati (Como), Franco Pesenti (Lurago d’Erba), Franco Romano (Como - nuovo eletto), Gianluigi Romano (Como), Ermete Sampietro (Villaguardia), Ercole Spaggiari (Menaggio), Franco Stampa (Albate), Francesco Valsecchi (Camnago Faloppio nuovo eletto). Revisori dei conti: Romeo Bianchi, Arturo Coopmans e Paolo Nessi. Giunta di scrutinio: Alessandro Marzorati, Gianfranco Moretti e Luigi Rusconi. Commissione sportiva: Gianantonio Morassi, Gianluigi Romano ed Ermete Sampietro. Redazione del Baradèll: Mario

Ostinelli, Luigi Brambilla, Arcangelo Capriotti, Achille Gregori ed Ermenegildo Perdonati. Domenica 22 febbraio il gruppo di Blevio organizzò il pranzo sociale, preceduto dalla messa in suffragio dei Caduti e dei soci defunti, con presenza del vicesindaco Enzo Pagni e del vicepresidente Zola Genazzini. Nel pomeriggio il vicepresidente Genazzini e il capogruppo Amedeo Trombetta fecero visita al socio Giorgio Giudici, cavaliere di Vittorio Veneto, classe 1893, socio fondatore del gruppo di Torno e Blevio e capogruppo di Blevio per tanti anni. Domenica 1 marzo il gruppo di Cantù effettuò le gare di sci di fondo “Trofeo Mario Marelli” a Splügen (Svizzera), su un percorso di 9 chilometri, con buona partecipazione di alpini, soci CAI e familiari, con ai primi posti nella categoria Seniores: 1° Eugenio Pedeferri, 2° Lino Guanziroli, 3° Bruno Beggio. Domenica 15 marzo gli alpini di Tremezzo fecero la festa sociale con la presenza del vicepresidente Aggio Alfieri per la ricostituzione del gruppo, dopo un periodo di letargo, con un nuovo direttivo: capogruppo Paolo Argenti, vice Felice Geninazza, segretario Ernesto Ciapessoni, cassiere Giuseppe Molli, consiglieri Silvano Cetti, Giacomo Casartelli e Mario Pesenti. Nel pomeriggio di sabato 4 aprile una rappresentanza della Sezione depose un cuscino di fiori nella cripta del monumento ai Caduti, presso il loculo del capitano Adriano Auguadri, medaglia d’oro al Valor Militare, comandante della 44a compagnia del Morbegno, nel 40° anniversario della battaglia del Guri I Topit, presenti il presidente Ostinelli, alcuni reduci della batta-

glia e il consigliere Gildo Perdonati che rievocò il fatto d’armi. Tra il 24 marzo e il 10 aprile presso la sede sezionale si svolse in cinque serate un torneo di scopa per giocatori di vari gruppi. In palio vi era il “Trofeo dottor Camillo Cornelio”, gareggiarono 32 coppie di altrettanti gruppi con vittoria dei soci Andrea Cadenazzi e Giancarlo Vanini del gruppo di Lenno. Nei giorni 19 e 20 aprile ebbe luogo presso la sede del gruppo di Lurago d’Erba una mostra mercato di pittura e scultura. Giovedì 23 aprile il gruppo alpini di Albate effettuò una serata con proiezione di diapositive sulla torbiera di Albate di Ezio Montorfano e altre di carattere alpinistico di Enrico Tettamanti. Il ricavato della serata fu devoluto al fondo “Pro dottor Cornelio”. Venerdì 24 aprile, in serata, a Uggiate Trevano, a cura della Biblioteca comunale e del gruppo, furono commemorati gli Alpini del Corpo di Liberazione italiano con la proiezione del film “Gli anni difficili” e commento del consigliere sezionale Perdonati, seguiti dal filmato “Raduno del 5° Alpini a Como” del segretario Luigi Brambilla e signora Luisa. Domenica 3 maggio a Bellano fu corsa una gara in montagna con la collaborazione del gruppo alpini. Lunedì 4 maggio prese avvio a Rovenna il torneo serale di calcio per squadre dei gruppi della Sezione. Nei giorni 9 e 10 maggio la città di Verona fu sede della 54a Adunata nazionale, un grande incontro di popolo e una immensa sfilata, in un tripudio di bandiere tricolori, insegne alpine ed esaltazione dei valori patriottici. Anche gli alpini comaschi fecero la loro parte, presenti in

numero rilevante con i familiari al seguito. Sfilarono circa mille soci, il vessillo sezionale, il presidente Ostinelli, 82 gagliardetti, le fanfare di Asso e Olgiate Comasco, due quadri di fiori di Griante, uno con l’arena di Verona, l’altro con il lago di Como, un cappello alpino di foglie di camelia di Gravedona, due bandieroni di Albate e di Mozzate, tre striscioni «10 maggio festa della mamma, viva tutte le mamme» di Gravedona, «Nella bufera tutti uniti» di Montano Lucino e «Gli Alpini dimostrano con i fatti la loro storia» di Cantù. Sabato 16 maggio gli alpini comaschi ricordarono il presidente Cornelio nel primo anniversario della scomparsa con una cerimonia presso la tomba nel cimitero di Monteolimpino, presenti il presidente della sezione ANA dell’Uruguay, Rinaldo Testoni, originario di Monteolimpino, il presidente Ostinelli, il vessillo sezionale, gagliardetti e un buon numero di soci. Domenica 24 maggio a Milano, durante l’Assemblea ordinaria dei delegati dell’ANA venne eletto nuovo presidente nazionale l’avvocato Vittorio Trentini, presidente della sezione di Bologna, che subentrò al presidente Franco Bertagnolli che aveva guidato l’Associazione per nove anni in modo encomiabile, organizzando e dirigendo il primo grande intervento di soccorso dell’ANA in Friuli, dopo il terremoto del 1976. Domenica 24 maggio fu inaugurato a Germasino il monumento ai Caduti, realizzato dal gruppo alpini, presenti il sindaco alpino Lino Allio, rappresentanze dell’Associazione Combattenti e Reduci, il vicepresidente Aggio Alfieri, 5 gagliardetti e la fanfara dell’Alto Lario. Dopo la benedizione impartita dal parroco don Giovanni, la messa fu celebrata in chiesa dal cappellano padre Ragnoli. Successivamente parlarono l’onorevole Casati, il vicepresidente Aggio, il cavalier Bettega, il consigliere dei Combattenti Bartesaghi, il capogruppo Giuseppe Poncia e il segretario Lorenzo Chiaroni. Il monumento fu costruito da soci e simpatizzanti e reca tre bronzi offerti dall’alpino cavalier G.B. Bettega. Sempre domenica 24 maggio si concluse a Rovenna il 13° torneo serale di calcio “Trofeo Penne Nere” che aveva avuto inizio il 4 maggio con 10 squadre, suddivise in due gironi. Nell’ultima serata si svolsero la semifinale e la finale con la classifica: 1a squadra 1 di Rovenna, 2a squadra di Bellagio, 3a squadra 2 di Rovenna, 4a squadra di Albate e le premiazioni, presenti il sindaco Lironi, il prevosto don Giorgio Pusterla, il presidente Ostinelli, il capogruppo Albino Orefice e il corpo musicale locale. Ancora domenica 24 maggio alla Casa dei Veterani di Turate, durante la festa annuale, fu devoluta la somma di Lire 600.000, raccolta dal socio Eugenio Binda e integrata dalla Sezione.


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Storia della sezione di Como Un grande esempio Domenica 24 maggio si svolse a Nove, cittadina veneta in provincia di Vicenza, un convegno per commemorare la figura di padre Gian Battista Pigato nel quinto anniversario della morte. Per la sezione di Como intervennero il vicepresidente Gianantonio Morassi, il consigliere Ermete Sampietro e il socio Achille Gregori. Sabato sera 30 maggio si snodò a Lurago d’Erba la tradizionale fiaccolata con deposizioni di fiori e, presso la baita del gruppo, la celebrazione della messa da parte di don Spirito Colombo, alla presenza di autorità, il presidente Ostinelli, alpini e popolazione. Il 30 e 31 maggio a Bellagio si incontrarono quattro squadre per il “Quadrangolare alpino del Lario” con il risultato: 1a squadra della sezione di Como, 2 a squadra del gruppo di Bellagio, 3a squadra della sezione di Lecco, 4a squadra della sezione di Colico. Domenica 31 maggio ci fu a Torno la gara regionale di corsa in montagna “Tre valli tornasche” sul percorso Torno, Monte Piatto, Piazzaga, Torno, organizzata dal gruppo CAM e dal gruppo alpini. Venerdì 5 giugno presso la sede sezionale si svolse un simpatico incontro con due alpini emigrati all’estero e ritornati temporaneamente in Italia per l’Adunata nazionale di Verona: l’alpino Rinaldo Testoni, presidente della sezione ANA dell’Uruguay, originario di Monteolimpino, e l’alpino Giuseppe Zumin, presidente della sezione ANA di Argentina, accompagnato da padre Louis Mecchia, cappellano degli italiani in Argentina. Questi ospiti, presente anche il dottor Giovanni Franza della sede di Milano, furono accolti calorosamente dal presidente Ostinelli e da numerosi soci, con dono di artistiche riproduzioni su seta, mentre a padre Mecchia vennero consegnati diversi libri per la biblioteca della comunità italiana d’Argentina. Domenica 7 giugno gli alpini di Bene Lario festeggiarono il raggiungimento dei primi dieci anni di vita del gruppo con il sindaco Angelo Giovanetti, il vicepresidente Genazzini, il capogruppo Vittorio Borra e alpini della zona. Dopo la messa celebrata da don Piero, presso il monumento ai Caduti prese la parola il vicepresidente Genazzini che portò i saluti del presidente Ostinelli ed espresse la constatazione della continua affluenza di giovani alpini nella nostra Associazione. Partecipò al raduno la banda musicale di Laino Intelvi. Il gruppo di Rovellasca effettuò la camminata nei campi “Sotto le stel-

le” e una gita sociale a Sant’Arcangelo di Romagna, San Marino, Milano Marittima e Ravenna. Domenica 21 giugno si svolse a Sala Comacina una manifestazione, frutto della collaborazione tra gruppo alpini, Pro Loco e scuola elementare, per valorizzare la solidarietà, con una ricerca sulle tradizioni e sugli antichi lavori. Furono presenti le autorità locali, i vicepresidenti Aggio e Genazzini, il capogruppo Giuseppe Mostes, otto gagliardetti, la popolazione e i ragazzi della scuola. La messa fu celebrata da don Emilio Sani con l’accompagnamento del coro CAM di Torno. Seguirono il discorso del “vècio” Antonio Zanotta di San Fedele Intelvi e l’inaugurazione della mostra sui vecchi mestieri con esposizione di antichi strumenti e dei disegni degli scolari. Nella serata di sabato 27 giugno il gruppo di Veleso fece una festa danzante per iniziare una raccolta di fondi in previsione della realizzazione del monumento all’Alpino. Dal 26 al 28 giugno il gruppo di Gravedona rallegrò il paese con la sagra alpina. Domenica 28 giugno il gruppo di Lasnigo inaugurò il monumento all’Alpino, in una giornata disturbata da una forte pioggia, presenti le autorità locali, il vicepresidente Morassi, il segretario Brambilla, la corale lasnighese, la fanfara di Asso e alpini della zona. Dopo la messa officiata dal parroco, il sindaco inaugurò il monumento con il taglio del nastro, e sempre sotto la pioggia, il vicepresidente Morassi lodò l’operato degli alpini di Lasnigo per ricordare i Caduti, invitandoli a operare anche a favore dei vivi con opere sociali. Il monumento che sorge nella conca di Crezzo fu ideato dall’alpino Bonanomi e venne realizzato da soci e simpatizzanti. Esce un po’ dalla consuetudine e consiste in una tenda mimetica, posta su un basamento con all’interno una fusione raffigurante lo zaino, gli scarponi e il cappello alpino. Nei primi mesi dell’anno vennero eletti nuovi capigruppo: nel gruppo di Binago il socio Gianfranco Vezzoli al posto di Alfredo Bulgheroni; nel gruppo di Cantù il socio Luigi Lietti sostituì Renzo Radice; nel gruppo di Capiago Intimiano il socio Roberto Compagnoni prese il posto di Angelo Zanfrini; nel gruppo di Laino Intelvi il socio Battista Conti sostituì Lucio Zanotta; nel gruppo di Lenno il socio Stefano Cadenazzi subentrò a Orlando Galli; nel gruppo di Montano Lucino il socio Giovanni Tettamanti prese il posto di Gianandrea Lazzaroni; nel gruppo di Sala Comacina il socio

SOTTOSCRIZIONE PRO FONDO PROTEZIONE CIVILE Gruppo di Brienno Gruppo di Camnago Faloppio Gruppo di Como Gruppo di Grandate Gruppo di Lipomo Gruppo di Lomazzo Gruppo di Montano Lucino Gruppo di Ronago Gruppo di Rovello Porro Gruppo di S. Pietro Sovera per camion cucina Caminetto (5 versamenti) Di Dato Cesare Famiglia Verde Gruppo di Albate Famiglia Verde Gruppo di Albate per camion cucina N.N. N.N. Versamenti effettuati dall’1 gennaio al 30 giugno 2003

€ € € € € € € € € € € € € € € €

50,00 100,00 500,00 150,00 500,00 250,00 100,00 100,00 50,00 150,00 290,50 50,00 100,00 150,00 12,00 100,00

Giuseppe Mostes sostituì Giovanni Danielli; nel gruppo di Schignano il socio Carlo Ceresa fece seguito ad Amilcare Rizza; nel gruppo di Sueglio il Socio Giordano Buzzelli sostituì Alfredo Cantini . In questo periodo scomparse il socio Paolo Frisoni, cavaliere di Vittorio Veneto, a lungo capogruppo di Veleso. All’inizio dell’anno il Tira e… tas, notiziario del gruppo di Arosio, compì dieci anni, al momento unica pubblicazione di gruppo a uscire con una certa periodicità e prima nell’ambito della sezione di Como, avendo avuto inizio nel 1972. La redazione era composta da soci alpini: il capogruppo Graziano Ambrosoli e dai soci Enrico Rigamonti, Gildo Longoni, Orazio Dei Cas e Arturo Bignucolo. A giugno uscì il primo numero del notiziario Il mulo del gruppo di Appiano Gentile con periodicità prevista semestrale e responsabile Carlo Pagani. Il nome fu scelto perché il mulo è sempre stato un fedele compagno degli alpini e perché gli appianesi sono… “muli”. In questo periodo scomparve la signora Rosa Cairoli in Frascoli, madre del sottotenente Vitaliano, medaglia d’argento Valor Militare, caduto in Russia, molto nota tra gli alpini col soprannome di “zia Rosa” per la frequente presenza col marito Oreste ai raduni alpini. Arcangelo Capriotti

di vera alpinità Siamo due insegnanti delle classi quinte della scuola elementare Bruno Munari di Cantù. Con questo nostro scritto vorremmo fare una sorpresa al signor De Gano: far pubblicare sul vostro giornale questa lettera di ringraziamento per la sua attività di impegno nel portare alle giovani generazioni quei valori di pace, patriottismo e di solidarietà che sono sempre attuali e che purtroppo oggi vengono spesso dimenticati. Vorremmo ringraziare anche l’Associazione Nazionale Alpini che con onore ha da sempre servito la nostra Patria, dando un’importante testimonianza ai più giovani. A volte le nuove generazioni non sono consapevoli dei valori di cui godono, ne ignorano la provenienza e i protagonisti. Riteniamo perciò importante l’attività di documentazione e riflessione svolta

dall’alpino De Gano. Vorremmo quindi ringraziarlo per la sua instancabile testimonianza di generoso amore per la Patria. Grazie per ciò che ha donato a questi giovani alunni che saranno responsabili della nostra Italia. Grazie al corpo degli alpini che con onore ha da sempre servito la nostra Patria dando un’importante testimonianza ai più giovani. Grazie per aver fatto riflettere i nostri alunni sui sacrifici e gli atti di eroismo che non possono essere dimenticati, né sottovalutati perché essi sono garanzia della libertà e della democrazia nella nostra Italia libera e indipendente. Ecco questo è quanto ci sentiamo di esprimere dopo aver conosciuto e apprezzato la testimonianza dell’alpino Fabio De Gano. Silvia Cozza e Antonia Rambolà Scuola Bruno Munari, Cantù

Il labaro nazionale Ricordiamo che il labaro nazionale, decorato di 209 Medaglie d’Oro delle quali 207 al Valor Militare e 2 al Valor Civile, deve essere salutato da tutti gli alpini. Devono inoltre essere salutati i gonfaloni dei Comuni e i vessilli se sono decorati di medaglia d’oro al Valor Militare.

CONTRIBUTI PER LA NUOVA SEDE SEZIONALE Gruppo di Acquaseria Gruppo di Albate (3 vers.) Gruppo di Albavilla Gruppo di Albese Gruppo di Appiano Gentile Gruppo di Argegno Gruppo di Asso Gruppo di Barni Gruppo di Bellagio Gruppo di Beregazzo Gruppo di Binago Gruppo di Bizzarone Gruppo di Breccia Rebbio Gruppo di Brienno Gruppo di Brunate Gruppo di Cabiate Gruppo di Caglio Gruppo di Cantù Gruppo di Canzo Gruppo di Capiago Intimiano Gruppo di Caslino d’Erba Gruppo di Casnate Gruppo di Castelmarte Gruppo di Cavallasca (2 vers.) Gruppo di Cavargna Gruppo di Cermenate Gruppo di Cernobbio Gruppo di Cirimido Gruppo di Civiglio Gruppo di Civenna Gruppo di Colonno Gruppo di Como Gruppo di Dizzasco Gruppo di Erba Gruppo di Fenegrò Gruppo di Fino Mornasco Gruppo di Garzeno Gruppo di Gironico Gruppo di Grandate Gruppo di Grandola Gruppo di Griante Gruppo di Inverigo Gruppo di Laglio Gruppo di Lasnigo Gruppo di Lemna Gruppo di Lenno Gruppo di Lezzeno Gruppo di Lipomo Gruppo di Lomazzo

€ 145,00 € 550,00 € 500,00 € 500,00 € 750,00 € 200,00 € 255,00 € 89,00 € 700,00 € 250,00 € 300,00 € 160,00 € 505,00 € 100,00 € 200,00 € 300,00 € 135,00 € 700,00 € 600,00 € 250,00 € 450,00 € 250,00 € 165,00 € 305,00 € 150,00 € 215,00 € 405,00 € 180,00 € 205,00 € 230,00 € 135,00 € 750,00 € 100,00 € 1.000,00 € 185,00 € 80,00 € 50,00 € 200,00 € 200,00 € 400,00 € 330,00 € 200,00 € 150,00 € 18,00 € 165,00 € 350,00 € 375,00 € 570,00 € 200,00

Versamenti effettuati fino al 30 giugno 2003

Gruppo di Longone al Segrino Gruppo di Lurago d’Erba Gruppo di Lurate Caccivio Gruppo di Mariano C. (2 vers.) Gruppo di Menaggio Gruppo di Mezzegra Gruppo di Molina Gruppo di Moltrasio Gruppo di Montano Lucino Gruppo di Monteolimpino (2 vers.) Gruppo di Mozzate Gruppo di Nesso Gruppo di Olgiate Comasco Gruppo di Orsenigo Gruppo di Ossuccio Gruppo di Palanzo Gruppo di Plesio Gruppo di Pognana Gruppo di Ponte Lambro Gruppo di Porlezza Gruppo di Ronago Gruppo di Rovenna Gruppo di S. Bartolomeo V.C. Gruppo di S. Maria Rezzonico Gruppo di S. Pietro Sovera (2 vers.) Gruppo di Schignano Gruppo di Seveso Gruppo di Sormano Gruppo di Torno Gruppo di Tremezzo Gruppo di Uggiate Trevano Gruppo di Valsolda Gruppo di Veleso Gruppo di Vighizzolo (2 vers.) Gruppo di Villaguardia Gruppo di Zelbio Gruppi della Valle Intelvi Alpino del gruppo Como Alpino del 6° Amica degli Alpini Bonanomi Luigi Caminetto Collegio delle Imprese Edili De Col Luciana Carniel Ferretti Sebregondi Soci Soci bar Tagliabue-Strada

€ 440,00 € 250,00 € 440,00 € 735,00 € 1.000,00 € 200,00 € 179,00 € 330,00 € 290,00 € 395,00 € 265,00 € 200,00 € 700,00 € 247,00 € 175,00 € 170,00 € 190,00 € 195,00 € 260,00 € 250,00 € 170,00 € 500,00 € 300,00 € 280,00 € 253,00 € 430,00 € 395,00 € 200,00 € 250,00 € 265,00 € 250,00 € 350,00 € 150,00 € 250,00 € 245,00 € 60,00 € 2.200,00 € 800,00 € 50,00 € 20,00 € 50,00 € 302,00 € 2.600,00 € 70,00 € 20,00 € 5,00 € 90,00 € 60,00 € 200,00


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La cartolina rosa Il racconto che pubblichiamo ha vinto il secondo premio al concorso letterario che, ogni anno, il gruppo alpini di Lachiarella (sezione di Milano) organizza.

E

rano i giorni in cui il mondo viveva con il fiato sospeso per la vertenza tedesco-cecoslovacca riguardante la questione dei Sudeti. I giornali non risparmiavano inchiostro e la minaccia di una terribile guerra incombeva sull’Europa. Poi l’abilità di Mussolini, chiamato a mediare, tranquillizzò gli animi, anche se per poco tempo. In una grande fattoria del nord questi avvenimenti erano seguiti dal vecchio Lazzaro, il quale si informava e poi riferiva alla comunità. Lazzaro era vedovo da anni e viveva col figlio Ernesto che adorava e sul quale riversava tutto l’affetto che non poteva più dare alla tanto amata moglie. Nonostante non fosse più un ragazzino, Ernesto era coccolato come tale e spesso la sera, durante la cena, veniva aggiornato sulla critica versione politica. «Ci mancherebbe anche una guerra, adesso» pensava il figlio che era tornato da due anni dal servizio di leva. Purtroppo, col passare dei mesi quella situazione politica andò sempre peggiorando: l’invasione della Polonia da parte dei tedeschi; l’Inghilterra e la Francia che dichiararono guerra alla Germania; l’Armata Rossa che invase la Polonia orientale, poi la Finlandia e la Norvegia. Quindi le azioni delle truppe tedesche contro l’esercito francese e il corpo di spedizione inglese, dopo aver invaso l’Olanda e il Belgio… Il buon Lazzaro era sempre molto attento a ciò che scriveva il giornale e la sua preoccupazione per il figlio aumentava mano a mano che gli eventi precipitavano. Quando poi il 10 giugno l’Italia dichiarò guerra alla Gran Bretagna e alla Francia, sembrava inebetito. Alcuni giovani della fattoria erano già stati richiamati e ora si aspettava, da un giorno all’altro, di veder partire anche il suo Ernesto. Intanto però era ancora a casa e Lazzaro, in cuor suo, già pensava che forse non l’avrebbero più chiamato. Più i giorni passavano e più aumentava in lui questa convinzione, ma quando un giorno vide arrivare due carabinieri si sentì mancare. Poi si fece forza e andò incontro ai due militi che gli chiesero se abitava lì Bragacci Lazzaro. Sentendo il suo cognome, di colpo tutte le speranze che aveva nutrito svanirono: posò

Ne è autore l’alpino Gerolamo Affaticati del gruppo di Bresso (sezione di Milano) che fu valido sottufficiale nei reparti alpini di stanza a Merano e a Vipiteno.

la fronte sulla mano in un gesto di costernazione, ma subito si raddrizzò: «Eh? Come ha detto che si chiama?» chiese al carabiniere. «Bragacci». «Il nome! Il nome!» chiese con tono impaziente. «Bragacci Lazzaro» lesse il milite sulla cartolina. Il viso del vecchio si illuminò di colpo. Immediatamente aveva capito che doveva essere un errore, ma ciò gli suggeriva un’idea brillante: «Sono io» disse tendendo la mano per prendere quel documento che, pure assurdamente, gli era prezioso. In quel momento si sentì quaranta anni in meno e cercò di darsi un comportamento da giovanotto, come se fosse possibile nascondere i segni che testimoniavano, con marcata evidenza, un’età ragionevolmente non più molto idonea a correre con un fucile in mano… I due militi si guardarono un po’ sbigottiti e convennero di farlo parlare col loro superiore. «Allora quando devo partire? – sollecitò Lazzaro – Non volete darmi la mia cartolina? Qui sono già partiti tutti, sapete». «No, ascolti, venga domattina in caserma e il maresciallo le dirà quando deve partire e dove dovrà andare, va bene?» Quando rientrò in casa si precipitò in camera dove prese una valigetta da sopra l’armadio, vi mise un po’ di biancheria intima e la nascose sotto il letto. Sapeva lui cosa doveva fare… Ripensando alla terribile esperienza del fronte non poteva permettere che anche suo figlio venisse a trovarsi in quell’inferno. Come avrebbe potuto vivere sapendolo esposto al pericolo delle granate che cadevano come grandine? E qui dovette sedersi, le braccia sul tavolo, lo sguardo fisso nel nulla. Il suo pensiero andò a quel pianoro innevato, sotto quel furioso cannoneggiamento dove vide i suoi compagni alpini ridotti a brandelli e lui che si salvò per puro miracolo. Molto raramente, però gli capitava ancora di rivivere con la mente quel terribile momento e allora la sua emozione era tale che ogni volta si ritrovava tremante e sudato. Sentì il passo del figlio che ritornava dal lavoro e subito si alzò e preparò la tavola. Cenando non parlò molto e la mattina dopo si recò de-

Sono andati avanti Bruno Pizzagalli Ciao Bruno. Con queste parole il capogruppo Massimo Martini pose termine alla commemorazione ufficiale tenuta ai funerali del sergente maggiore Bruno Pizzagalli, medaglia d’argento al valore per meriti di guerra e reduce di Nikolajewka. Lo hanno salutato i gagliardetti dei gruppi delle cinque valli e una grande folla di persone e di alpini in congedo, convenuti a Porlezza per rendere l’estremo omaggio a un concittadino noto anche per essersi interessato per molti anni di amministrazione pubblica in qualità di segretario comunale. Ciao Bruno! I tuoi alpini, gli alpini in congedo del “Valrezzo” il grup-

po di cui fosti un socio fondatore e per più di vent’anni apprezzato capogruppo, ti hanno accompagnato in gran numero per significarti il loro costante affetto e la stima incondizionata, per averti avuto come amico premuroso in ogni circostanza e aver saputo dare alla Patria il tuo altruismo generoso in momenti in cui l’esempio valeva molto più che le parole. Ciao Bruno! La tua valle, i tuoi monti e il tuo lago ti hanno concesso l’estremo saluto in una calda giornata d’agosto; sei tornato ai tuoi compagni del fronte russo, di cui spesso ricordavi, con nostalgia, le gesta, sei tornato ai tuoi cari e hai lasciando in noi un vuoto che non sarà facile colmare… Alverio

ciso alla caserma dei carabinieri. Quando lo condussero nell’ufficio del comandante, questi era seduto alla sua scrivania con in mano una cartolina rosa. «Allora lei sarebbe Bragacci Lazzaro?» gli domandò. «Sì, ho qui anche il mio documento… ecco la carta d’identità.» Il maresciallo la prese e la controllò con cura. «Classe 1870 eh? È stato in guerra?» « Sì, da richiamato, ero alpino» rispose con fierezza Lazzaro. «E adesso vorrebbe andare in guerra un’altra volta?!» «Beh… se mi hanno chiamato… – poi dopo aver riflettuto un po’ – perché, crede che non sia più capace di sparare?» «Questo no! Ma lei non deve partire, buon uomo. La sua classe non è fra quelle richiamate, signor Bragacci.» «Ma se c’è la cartolina, maresciallo – insistette il vecchio – vuol dire che hanno bisogno di me, di un tipo esperto…» Entrò un carabiniere che porse un foglietto al superiore. Questi lesse e capì l’errore. «Chi è Bragacci Ernesto?» chiese a bruciapelo il maresciallo. Lazzaro ebbe un momento di smarrimento: i suoi occhi tradivano una grande angoscia. Si sentì crollare tutto addosso, ma reagì ancora. «Non c’è nessun Ernesto – rispose tutto concitato – e poi la cartolina è arrivata a me, non a mio figlio… cioè… volevo dire… io…» «Signor Lazzaro, io la capisco, lei vuole molto bene a suo figlio, ma stia tranquillo, vedrà che tutto andrà bene e tornerà sano e salvo.» Il povero vecchio si sentì sconfitto ed era entrato nella piena disperazione. Ora non appariva più l’uomo artificiosamente in gamba, ma un vecchio padre disfatto dal dolore: la testa china sul petto negava la realtà. Tuttavia volle fare un ultimo tentativo: «Ma signor maresciallo, mio figlio soffre di ulcera, io gli cucino sempre i cibi adatti… – posò cappello e valigetta su una sedia, prese fuori un grande fazzoletto con mani tremanti e si soffiò il naso. Poi con un impeto di nuova speranza guardò il maresciallo e timidamente – E… se lei… sì insomma, voglio dire se mettesse una parola…». «Lazzaro – gli disse il sottufficiale – se potessi lo farei con tutto il cuore, mi creda. Ora si metta tranquillo e mi mandi qui suo figlio domani». Il tentativo di Lazzaro era fallito, ma suo figlio non partì: durante la notte il cuore del vecchio smise di soffrire e Bragacci Ernesto ottenne un rinvio e un altro ancora finché non fu più chiamato. Gerolamo Affaticati

SOTTOSCRIZIONE 1 EURO PER RICORDARE, 1 EURO PER AIUTARE Gruppo di Albate Scuola Elementare M. Birago Gruppo di Albavilla Gruppo di Appiano Gentile Gruppo di Asso Gruppo di Binago Gruppo di Breccia Rebbio Gruppo di Caglio Gruppo di Canzo Gruppo di Canzo Gruppo di Capiago Intimiano Gruppo di Cermenate Gruppo di Cernobbio Gruppo di Civiglio Gruppo di Como Gruppo di Erba Gruppo di Gironico Gruppo di Grandate Gruppo di Griante Gruppo di Lemna Gruppo di Lipomo Gruppo di Lipomo Gruppo di Lipomo Gruppo di Lomazzo Gruppo di Menaggio Gruppo di Moltrasio Gruppo di Montano Lucino Gruppo di Ronago Gruppo di Rovenna Gruppo di Schignano Gruppo di S. Maria Rezzonico Gruppo di S. Pietro Sovera Gruppo di Torno Gruppo di Uggiate Trevano Gruppo di Vighizzolo Associazione Nazionale Combattenti e Reduci Broggi Busana Clerici Eugenio Di Dato Cesare Famiglia Verde Gruppo di Albate Ferretti Gregori e Pozzetti Gruppo Fedeltà alla Montagna Gruppo Alpini, Amministrazione Com., Focolare, Polisportiva e Gruppo Folclor. di Montano Lucino Maspero Sebregondi

€ 61,00 € 200,00 € 300,00 € 102,00 € 120,00 € 550,00 € 22,00 € 240,00 € 1.600,00 € 100,00 € 100,00 € 162,00 € 82,00 € 250,00 € 385,40 € 100,00 € 80,00 € 132,00 € 66,00 € 120,00 € 120,00 € 1.000,00 € 100,00 € 300,00 € 150,00 € 120,00 € 65,00 € 190,00 € 80,00 € 112,00 € 3,00 € 600,00 € 100,00 € 100,00 € 100,00 € 2,00 € 2,00 € 20,00 € 2,00 € 650,00 € 2,00 € 10,00 € 22,82 € 1.100,00 € 2,80 € 10,00

Versamenti effettuati dall’1 gennaio al 30 giugno 2003

Famiglie alpine

Dal gruppo di Bellagio ci giunge questa foto di famiglia con nonno e nipoti tutti naturalmente alpini: Primo Massi, il nonno al centro, 90 anni, 5° Alpini, seconda guerra mondiale; a sinistra, Michele Toloni, 19 anni, 3°/2002, 7° Alpini, Feltre, cinque mesi in Bosnia, 2° posto CASTA e a destra Matteo Massi, 21 anni, 4°/2001, CSE Courmayeur.

Adunata nazionale

2004

Trieste Adunata nazionale

2005

Parma

I cinque cugini alpini di Mariano Comense: Sergio Castiglioni, Merano 1985/86, Adalberto Scesi, San Candido 1993/94, Daniele Castiglioni, Merano 1986/87, Flavio Meroni, Elvas 1987/88 e Stefano Castiglioni, Merano 1989/90.

baradell-2003-n-3  

associazione nazionale alpini - sezione di como Como - Anno XXIX - n°3 - Luglio/Settembre 2003 Sped. in abbon. post. - Art. 2 comma 20/c leg...

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