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Bollettino interno dell’Ass. Culturale Ami ci del Golfo - Salò

N. 5 - Ottobre 2009

Salò

Progetti, proposte, idee di una comunita lacuale

Buon compleanno Amici del Golfo Intervento Tavina: un treno da prendere, oppure no? Idee & progetti • Turismo verde • La Mori-Torbole minaccia il lago • Un ostello della gioventù

Storia & altro • Lo stemma dei Segala • La lavorazione del refe • il ritorno di Gasparo

Un racconto per Salò: “La donna del lago” di Leila Losi Giù le mani dal nostro Ospedale

2009 Notiziario realizzato in occassione del decennale di attività dell’Associazione


A. Un tratto del primo lotto della Passeggiata delle Antiche Rive.

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B. 5 maggio 2008. Inaugurazione della Piazzetta degli Amici del Golfo, con il sindaco G. Cipani e il nostro presidente A. Nastuzzo.

Dieci anni di impegno, di energia e di fermento: un movimento d’opinione di centinaia di cittadini, quale segno di amore per la propria città. Ecco la realtà di un lavoro che ci ha visto impegnati su più fronti: non solo ambiente o salvaguardia del lago, ma anche sanità e servizi sociali, cultura e arte.

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1999/2009. Dieci anni di lavoro insieme

Buon compleanno

Amici del Golfo L C. 14 aprile 2005. La posa della prima pietra per l’inizio dei lavori del primo lotto della passeggiata.

a nostra Associazione compie quest’anno 10 anni. 10 anni di attività ed impegno a favore di questa bellissima città. Quando nel 1999 cominciammo la nostra avventura, non avremmo mai immaginato di produrre, in così breve tempo, così tante iniziative, ma soprattutto di raccogliere presso l’opinione pubblica così ampi consensi. La nostra Associazione, nata principalmente per riqualificare un lungo tratto di costa del golfo di Salò, ha finito per diventare un vero e proprio laboratorio di idee, capace di avanzare proposte e suggerimenti e di innescare importanti dibattiti per il futuro della città. Numerosissime, sono state in questi anni, le iniziative che ci hanno visto protagonisti, dalle più semplici come la pulizia delle spiagge e delle facciate delle case (spazzagraffiti), alle piu’ impegnate come il tema della sanità (Ospedale), i sentieri del Parco Naturale del Monte S.Bartolomeo, il parcheggio di Via dei Colli, i collegamenti pedonali con Portese e Barbarano, la salvaguardia delle acque del lago. Il consenso e la stima di cui godiamo, confermati dalle centinaia e centinaia di cittadini che si sono avvicinati alla nostra Associazione, ci stimolano a proseguire sempre piu’ alacremente su questa strada, alla ricerca di una impostazione ragionata e condivisa dello sviluppo futuro della città e del suo territorio.

D D. 9 novembre 2003. Inaugurazione del primo lotto della Passeggiata delle Antiche Rive.

Il Presidente Aurelio Nastuzzo

E E. 5 maggio 2008. Inaugurazione del secondo lotta della Passeggiata delle Antiche Rive: da sinistra: B. Berardinelli, A. Mantica, G. Cipani, B. Faustini e D. Silvestri.

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1999/2009. Dieci anni di lavoro insieme

Momenti di vita della nostra Associazione.

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F,G,H. Novembre 2003/4/6. Tre fra i tradizionali convivi di fine anno.

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I I, L, M. 1 maggio 2003/4/5. Spazzagraffiti. N. Giugno 2007. Realizzazione della segnaletica del parco naturale di Salò O. 19 maggio 2005. Gli Amici del Golfo alla Bisagoga di Salò

H

M

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O R. Settembre 2003. Gita al monte Denervo. S. 6 maggio 2008. Salò, quale futuro? T. Aprile 2004. Pasquetta alla chiesa degli alpini di Villa.

R

P P, Q. Maggio 2004/9. Due degli incontri con i canditadi sindaci alle elezioni amministrative del 1999, 2004/9.

S T U. 5 maggio 2008. Le classificate del concorso letterario dedicato alla “Donna del lago” con G. Comini, A. Nastuzzo e A. Aime.

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Riflessioni

Una passeggiata a lago, un percorso in pineta...

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arlare di paesaggio oggi nel XXI° secolo otrebbe far sorridere e qualcuno potrebbe obiettare che buona parte del nostro paesaggio è andato perso. Innanzitutto dobbiamo concordare cosa si intende per paesaggio, da non confondere con l’ambiente o la natura, intesi come luoghi naturali e incontaminati. È evidente che il paesaggio qualche istante dopo il “big ben” che ha dato origine al mondo doveva essere qualcosa di marziano (inteso come qualcosa di molto lontano dal mondo attuale), probabilmente anche orribile e ostile, privo di vita animale e vegetale e solo dopo tante ere geologiche il mondo ha visto la comparsa della vita, delle piante e dell’uomo. Ma l’uomo, per sopravvivere in un mondo a lui ostile come quello trascorso, ha avuto bisogno di costruire dei ripari, di addomesticare la natura per poterla coltivare e trarne il cibo, realizzando nel tempo vere e proprie trasformazioni con opere idrauliche, strade, ripari per gli animali e così via. Tutto ciò che l’uomo ha trasformato per rendere quella natura impervia e ostile a lui utile e per consentirgli di vivere, i segni che ha lasciato, la storia e gli avvenimenti più significativi, le tradizioni che via via sono venute a consolidarsi, rappresentano, assieme agli edifici che lo caratterizzano, il paesaggio di quel luogo. Non quindi una cartolina che raffigura l’edificio simbolo con al fianco una pianta secolare sono il paesaggio, ma l’insieme di tutti quei fattori che contraddistinguono quei luoghi, fatti di secoli di attività umana, di storia e di cultura tramandate attraverso le tradizioni di generazione in generazione rappresentano il paesaggio. Basti pensare ai terrazzamenti realizzati lungo i versanti della montagna per poter coltivare l’olivo e la vite, o alle limonaie costruite pietra su pietra per riparare dalle intemperie piante molto delicate e così via. Quindi paesaggio da vedere, ma anche da studiare attraverso le pubblicazioni più importanti, da ascoltare con la musica dei luoghi, da gustare piuttosto che da bere con le tradizioni eno-gastronomiche di quelle zone, e altro ancora. L’insieme di tutto questo è paesaggio. Ma oggi, era tecnologica caratterizzata dalla velocità, dove il PIL (Prodotto Interno Lordo) è l’unità di misura ufficiale per misurare il benessere delle popolazioni, dove la globalizzazione dei mercati e dei consumi è la nuova parola d’ordine e dove tutto si misura in termini economici, sopra o sotto la soglia dei 100 dollari al barile, il paesaggio che ruolo gioca, ma soprattutto, è un ruolo importante o insignificante? Scriveva Walter Benjamin in “Giustizia e Bellezza”: “Gli uomini stanno vivendo la loro decadenza come

Ecco il patrimonio prezioso di una comunità.

Un paesaggio? ...il nostro!

se fosse un’esperienza estetica, viviamo qualcosa di più profondo del semplice cattivo gusto: una mancanza di senso, una zona grigia che si allarga negli animi, un’ emorragia di umano che coinvolge cultura, arte e mass media, il modo di costruire e di parlare, di andare in vacanza e di vestire, la gestione del proprio tempo libero, il rapporto con il paesaggio e la natura”. Come dargli torto!? ) Ma se tutto si misura in termini economici allora quanto costa un respiro profondo d’aria pulita? Un sorso d’acqua di lago pulita? Quanto costa una passeggiata alle antiche Rive o sulla Corna a godere del nostro Lago? Non di domande filosofiche fini a se stesse si vuol parlare ma di quale potrebbe essere il valore aggiunto di un territorio come il nostro ricco di natura, di opere d’arte, di cultura, di storia, di tradizioni, ma anche di prodotti tipici e di una cucina fatta di pesce di lago, olio, vino e formaggi. Esistono molte cose oltre al mercato economico e al PIL che sono importanti per l’economia del territorio, pensiamo a cosa potrebbe essere il mondo senza i ghiacci del Polo Nord, ma senza andare troppo lontano quale economia potrebbe esserci se il livello del Lago di Garda scendesse di 3 o 4 metri, probabilmente non sarebbe più tanto piacevole passeggiargli intorno e meno turisti visiterebbero le zone rivierasche, allora anche il mercato ne risentirebbe e forse qualcuno si accorgerebbe del suo valore e comincerebbe a quantificarlo, probabilmente partendo dalle perdite reali o presunte. Ecco allora dimostrato che il paesaggio ha un valore e bene lo sanno gli operatori turistici (albergatori e ristoratori in primis) che lo valorizzano nei mercati europei del turismo.

Ma se il paesaggio ha un valore questo va custodito come tutti i valori economici, tutelato, protetto, investito nelle migliori banche per evitare il suo depauperamento. Secondo Andrea Masullo, docente di economia sostenibile all’Università di Camerino, “l’uomo e la natura sono considerati accessori in un sistema economico che misura il suo successo solo in base al capitale finanziario … e la loro estromissione dal centro dell’azione economica produce ormai conseguenze evidenti: il conto in banca dell’umanità … si sta impoverendo”. Ma se è già difficile difendere i propri risparmi economici dall’inflazione e dalla recessione incombente, come fare per difendere il paesaggio, ma soprattutto come fare a difendere un patrimonio non economico come il paesaggio? Fantascienza? Direi proprio di no dal momento che poche settimane fa il congresso mondiale sui cambiamenti climatici ha chiaramente indicato che se non riduciamo dell’80% la produzione di gas serra il PIL mondiale diminuirà fra il 5 e il 20%, gettando il mondo in una depressione simile a quella dei primi del novecento. Le banche del paesaggio sono le associazioni come la nostra che, apartiticamente e apoliticamente, devono saper influenzare e indirizzare, senza con questo impedire o essere di ostacolo ad ogni iniziativa e allo sviluppo economico e sociale di una città, ma essere di stimolo per un migliore utilizzo delle risorse ancora disponibili, pensando al futuro e salvaguardando tradizioni e cultura, favorendo tutte quelle attività che danno sviluppo e fanno crescere il territorio e la sua gente. In poche parole il paesaggio, il nostro! (Giovanni Ciato)

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Intervento Tavina

é un treno da prendere oppure no? T

utto ha inizio nel 1966 (15 gennaio) quando a seguito di richiesta del Cav. Tonoli Amos, viene rilasciata la concessione per ricerca acque minerali denominata “Fonti di Salò” dal Ministero Industria e Commercio - Uff. Miniere di Bergamo. Nel 1971 la concessione viene estesa con successive proroghe (73-75) in loc. Villa. La superficie complessiva dell’area di ricerca dell’acqua è pari ad ettari 382. Nel luglio del 1978 la superficie di proprietà della “Fonte Tavina snc”, inserita nel P.R.G. in fase di adozione (23/02/79) era di mq 38.300 con edificato di sup.coperta mq. 4.530 e volume 31110 mc. Successivamente nell’anno 1985 (28/5) veniva approvata una variante al P.R.G. in vigore ove si individuava urbanisticamente l’intervento “Tavina” suddividendolo in zona “D” (piana) artigianale di mq 16.600 ed in una zona di salvaguardia delle fonti (collina) di mq 38.500 per una superficie complessiva inserita in P.R.G. di mq 35.100. E’ in questa fase che l’Amministrazione comunale, a fronte delle richieste di ampliamento delle superfici coperte produttive da parte della società, promuove anche la proposta formulata dalla stessa di un parallelo sviluppo di attività termali a supporto di quella produttiva. Negli anni successivi sono stati approvati altri due strumenti urbanistici dei quali l’ultimo, in vigore dal 13/03/1998, ancora prevede, in caso di dismissione dell’attività produttiva in atto, la trasformazione della destinazione d’uso attuale in attività termali (principale) con presenza anche di attività alberghiere ad esse collegate con funzioni complementari. Nel frattempo la vecchia ragione sociale “Fonte Tavina snc” diviene “Tavina spa”, triplica la superficie coperta delle strutture produttive da mq 5.108 -(1985) a mq 17.123 (2007) espandendo il com-

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Un grande e ambizioso progetto da cui dipende il futuro ambientale ed urbanistico della nostra città.

parto “D” artigianale da mq 16.600 (1985) agli attuali mq 41.000 circa, senza essere mai stata “guidata” dalle diverse amministrazioni che si sono alternate nel governo di Salò, ad attuare l’intervento termale da lei stessa proposto negli anni ‘80. Attualmente quindi la “Tavina spa” utilizza una superficie lorda di pavimento artigianale pari a mq 22.661 e potrebbe anzi ottenere un ampliamento ulteriore di mq 2.993 per complessivi mq 25.654 Nell’ottobre del 2007 la “Tavina spa” propone ufficialmente al comune di Salò il progetto di delocalizzazione dello stabilimento di produzione in loc. Cunettone, adiacente al comparto artigianale “Noce” (sup. comparto mq 37.000 SLP mq 24.000) e, nel contempo, disattendendo comple-

tamente le destinazioni previste nel P.R.G. vigente (attività termali con presenza di alberghiero complementare). Presenta nell’area oggi occupata dagli insediamenti produttivi un progetto per il cambio di destinazione con prevalenza di residenziale (SLP mq 33.400), commerciale-direzionale (mq 930), alberghiera (mq 4620), edilizia residenziale da cedere al comune mq 1.000, per un totale di SLP MQ 39.950. Il comune di Salò, dopo aver giustamente proceduto alle valutazioni ambientali strategiche per i due progetti, inserendoli nelle previsioni del piano di governo del territorio in fase di adozione, ha sostanzialmente accolto le richieste della “Tavina spa” fatto salva una piccola diminuzione residen-


Ragioni pro e ragioni contro un intervento epocale per Salò. ziale (che con mq 30.000 rimane però predominante) ed un incremento di quella alberghiera (mq 8.000), riconfermando oltre agli standards complessivi di pertinenza dei due comparti (mq 66.800) anche gli standards di qualità concertati con l’Amministrazione comunale (mq 27.279) che si possono individuare come segue: 1 - Risanamento e ristrutturazione teatro comunale per totali € 5.350.000 euro; 2 - Ristrutturazione parte del patrimonio comunale edilizia pubblica residenziale, pari a mq 1.500 di superficie; 3 - Ristrutturazione di mq 1000 di edilizia residenziale pubblica - totale 1.800.000 euro; 4 - Sistemazione via S. Benedetto - totale 300.000 euro; 5 - Sistemazione via Rive - totale 750.000 euro; 6 - Opere di riqualificazione parco - totale 250.000 euro; 7 - Realizzazione ulteriori parcheggi su area comunale - totale 300.000 euro; 8 - Ripristino percorso pedonale di collegamento con la frazione Villa. Valore complessivo del contributo “standards di qualità” aggiuntivo ammonta a circa 10.715 che sommato al contributo sul costo di costruzione di circa 1.180.000 euro ed agli aneri di urbanizzazione primari e secondari (da scomputare) circa 2.147.000 euro darebbe al comune la possibilità di realizzare opere pubbliche per un valore di 14.042.000 euro. Dopo la premessa, i cui numeri danno l’esatta dimensione urbanistico/economica dell’intervento, viene ora da chiedersi se questo treno, ancorché carico di ricche merci, meriti una nuova stazione a Cunettone “Noce” con tutte le problematiche del caso, abbandonando la vecchia stazione “Tavina” agli appetiti speculativi di chi, pur nell’esercizio dei propri diritti l’ha costruita, ampliata, sfruttata e plasmata nel tempo sorvolando su alcuni doveri (leggi terme - alberghi) per ottenere ulteriori ricchezze e benefici futuri. In sintesi, è un treno da prendere oppure no? Ragioni pro 1 - è indubbio che la delocalizzazione dello stabilimento in altro sito sia la benvenuta, sia perché ormai ha saturato quasi completamente la possibilità di adeguamenti per potenziarne l’efficienza

produttiva in un’area con vocazione e destinazioni apertamente in contrasto con l’insediamento produttivo attuale, sia perché la delocalizzazione pemetterebbe di liberare e quindi riqualificare una vasta area che per ubicazione e conformazione si presterebbe egregiamente ad uno sviluppo turistico-congressuale-termale, che potrebbe veramente lanciare la nostra cittadina nel panorama turistico nazionale ed internazionale, liberando finalmente un disegno del territorio rimasto per troppo tempochiuso in un cassero. 2 - La nuova localizzazione dell’attività produttiva sarebbe auspicabile mantenerla entro i limiti comunali per molte ragioni, non ultima quella del problema captazione delle acque minerali. Naturalmente se fosse possibile reperire una ubicazione consona alle esigenze produttive dell’azienda ma che sia anche non lesiva degli aspetti ambientali e di tutela paesaggistica nonché delle destinazioni in atto sul sito prescelto. 3 - Dall’operazione il comune potrebbe ricavare un duplice risultato: a) urbanistico perché finalmente otterrebbe un riordino di un comparto compromesso, disorganico e con destinazioni tra loro non compatibili; b) economico perché ricaverebbe risorse da investire in opere pubbliche indispensabili ed utili. In primo luogo per i cittadini residenti e secondariamente per i turisti ed i visitatori occasionali. Ragioni contro 1 - L’intervento proposto dalla Tavina spa si fonda innanzitutto su un presupposto urbanisticamente sbagliato. Infatti mentre oggi l’azienda occupa una superficie lorda di pavimento di mq. 22.661 più l’ampliamento ulteriore di PRG pari a mq 2993 per complessivi mq 25.654, chiede per la nuova proposta insediativa la bellezza di mq 38.950, cioè il 52% in più! Questo perché intende barattare la volumetria artigianale esistente (mc 154.000) con la nuova volumetria richiesta (ca 116.000) dimenticandosi che le strutture artigianali le ha ottenute col parametro della superficie e non del vollume! è ovvio che un capannone per poter essere utilizzato deve avere un’altezza che va dai 6 agli 8 ml; per un’abitazione sono sufficienti mediamente ml 2,70 - 3,00: meno della metà! La riprova di ciò sta nel fatto che su di un anbito di edificazione di mq 40.579 se si vogliono edififare volumi per ca mc 116.000 (rapporto mc/ml 2,86) bisogna per forza realizzzre grandi corpi di fabbrica con

altezze fino a 5 piani (15 ml) per avere dell’area libera da attrezzare a verde! Tipologia che non è assolutamente presente in zona ove gli indici non superano i mc/mq 1,60 ma soprattutto dove predominano villette a 2 piani o piccole palazzine plurifamiliari di non più di 3 piani con spazi verdi pertinenziali a giardino. 2 - Che dire poi delle destinazioni proposte: residenziale (75%), una traccia di alberghiero (poco più del 20%), un’ombra di residenziale pubblico (2,5%) e di commerciale-direzionale (2,5%). L’Amministrazione comunale ha chiuso ancora un occhio (l’ultimo a disposizione) nei confronti di uno sviluppo turistico-alberghiero dell’ultima area con tale reale vocazione a Salò, cedendo alle richieste del privato investitore, peraltro legittime nell’ottica del massimo profitto, ma disastrose per quanto attiene allo spreco di territorio per altre seconde case e non per un incremento dell’indice occupazionale della popolazione salodiana. In sintesi si è preferito il privato perché promette un sostanzioso contributo subito, disattendendo quali siano i veri interessi pubblici a lungo termine. 3 - Come poi utilizzare questo sostanzioso contributo? Non sembra che oggi Salò abbia un urgente bisogno del teatro considerato che, una volta spesi i promessi 5.350.000 euro, questa struttura dovrà essere gestita e da chi e come non è ancora definito (è un problema che si trascina da parecchio tempo). Invece a Salò un’emergenza è sotto gli occhi di tutti: quella del sistema fognario e dei molti, troppi sversamenti liberi a lago! Quest’estate Legambiente con la sua goletta verde ha campionato tutto lo specchio acqueo del lago di Garda: Salò, Manerba e Desenzano si sono Segue a pag. 8

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Segue da pag. 7

meritati la bandiera nera! Salò in particolare per aver sfondato di 7,5 volte i parametri minimi di presenza di colifecali nelle acque del golfo assieme ai nitrati ed ai fosfati. Nel contempo non sembra che i regali portati dal piano Tavina, oltre ad un sicuro incremento delle concentrazioni di colifecali, di nitrati e di fosfati, prevedano risorse per fronteggiare questa cogente emergenza. Occorre un progetto globale, non interventi tampone, da realizzare in collaborazione con l’Ente gestore: l’Azienda Garda Uno con controlli sistematici sul territorio. Ma dove la Tavina spa sembra aver fatto i miracoli è a Cunettone, dietro il comparto “Noce”, località ove intende realizzare il nuovo stabilimento. Infatti se è vero che l’odierna area occupata dalla struttura produttiva (pari a mq 40.579, dei quali la superficie coperta occupa mq 17.123 e la slp totale mq 22.661 + mq 2993 di ampliamento, mq 25.654) si dice rappresenti dei limiti, unitamente all’attuale localizzazione, ad una maggiore efficienza produttiva dell’azienda. In quel di Cunettone si propone un insediamento sostanzialmente con le medesime superfici lorde di pavimento (mq 25.000 su due piani). Ci si accontenta di ca. 3.580 mq di aree scoperte in meno (mq 37.000) notoriamente le più necessarie per parcheggi e logistica a supporto della movimentazione e trasporto del prodotto, in una zona peraltro già in crisi per quanto attiene alla viabilità pesante. (però i mc sono 130.000)! Magari nel cassetto delle varianti dormono futuri ampliamenti. La Tavina spa, quel treno che vuole portare a Cunettone, l’ha già perso qualche anno fa, cioè quando il comparto “Noce” era in fase preliminare. In quell’area poteva essere ben localizzata anche l’attività dell’azienda con un risultato senz’altro urbanisticamente più accettabile, meno variopinto, con una definizione delle aree pubbliche più ordinata e razionale e non ultimo con un impatto ambientale assai più rispettoso del contesto paesaggistico ormai in fase di avanzato degrado come purtroppo tutti oggi possono riscontrare. Speriamo di non assistere nel futuro ad un ulteriore richiesta di delocalizzazione della Tavina, chissa magari sulla luna ove la presenza d’acqua è certa, con proposta di trasformazione della futura sede in località Noce in un residence megagalattico per ospiti dell’altro mondo... chi vivrà vedrà. (Enrico Corradi)

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Un nuovo parcheggio che lascia le auto fuori Salò.

Chi pianta datteri, non mangia datteri

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i piace ogni tanto, durante le nostre riunioni, ragionare sul futuro della nostra città e avanzare idee e progetti, che a prima vista possono sembrare utopistici, di difficile realizzazione, ma che ci consentono di sognare e di immaginare l’evoluzione futura di Salò nell’arco di 30-40 anni. Se dovessimo analizzare oggi (facile d’altronde con il senno di poi) lo sviluppo della città dagli anni ’60, ci renderemmo immediatamente conto di come questo avrebbe potuto essere più ragionato e ben più funzionale. Le strade, interne ed esterne al tessuto urbano, i parcheggi, i servizi, gli spazi verdi, avrebbero potuto seguire una logica più razionale e più adatta a soddisfare le attuali esigenze dei cittadini salodiani e di tutti coloro che orbitano attorno alla nostra città. Un piccolo esempio: il grande spazio verde occupato dal campo di calcio e dalle strutture di pertinenza, così baricentrico rispetto alla città, avrebbe potuto essere meglio utilizzato come un grande parco, come un ampio polmone, piantumato ed arredato, di cui Salò avrebbe bisogno. Avrebbe potuto diventare praticamente il nostro “central park”. In questi ultimi anni sono stati finalmente realizzati numerosi parcheggi, ma sarebbe un errore pensare che il problema sia stato definitivamente risolto. è per questo che abbiamo immaginato un grande autosilo, collocato a monte della Via dei Colli, collegata al centro cittadino con un sistema di scale mobili. Dall’autosilo, in pochi minuti, si potrebbe raggiungere piazza S. Antonio, alle spalle del municipio e a pochi metri dall’attracco della Navigarda. Le migliaia di autisti che transitano lungo la Gardesana potrebbero trovare, senza immettersi nella viabilità cittadina, un facile e comodo parcheggio, a brevissima distanza dal centro storico. Una terrazza panoramica sulla sommità dell’autosilo potrebbe offrire una splendida vista sul golfo e sulla città. L’autosilo dei colli, capace di ospitare anche pullman, sarebbe il punto di partenza della rete di sentieri che percorrono il grande Parco Naturale del monte S. Bartolomeo. Come dicevamo, datteri e idee che cominciamo a piantare, nella speranza che, prima o poi, producano frutti. E qualcuno li potrà gustare!


Proposte & progetti

Turismo verde nel golfo di Salò Dalla spiaggia alla montagna, in poche ore da quota 65 a 1.580 metri sul mare.

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Salò siamo abituati a ragionare di turismo pensando soprattutto al lago e alla costa, come motivo principale di richiamo e di offerta. Troppo spesso ci si dimentica che la collina e la montagna dell’entroterra gardesano, possono rappresentare per il turista che sceglie la nostra località, spazi suggestivi altrettanto interessanti. Nell’arco di qualche ora è infatti possibile passare dai 65 mt. sul livello del mare ai 1580 mt. del Monte Pizzoccolo, attraverso una fitta rete di strade e sentieri che permettono di spaziare su paesaggi benacensi fantastici. Lo stesso Monte S.Bartolomeo che si erge con i suoi 569 mt. alle spalle di Salò, offre una serie di percorsi immersi nel verde veramente attraenti. Ci capita di ammirare, con una punta d’invidia, la cura dei sentieri che il trentino riesce a proporre ai suoi, ospiti ed è veramente un peccato che la nostra zona non riesca ad offrire un sistema organizzativo altrettanto valido e con la stessa attenzione. Il turismo verde poi non è strettamente legato alla stagione estiva e permette quindi di prolungare il periodo d’offerta del nostro territorio. La sistemazione e l’indicazione dei nostri sentieri andrebbero programmati con il massimo impegno e andrebbe incentivata la creazione di nuovi percorsi turistici opportunamente piantumati. Il grande parco naturale del Monte S.Bartolomeo si presta egregiamente a essere valorizzato e porterebbe benefici anche alle frazioni salodiane.

Proteggere e valorizzare il nostro entroterra

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apita spesso, specialmente nei giorni festivi, di incontrare persone che alle spalle di Salò percorrono la fitta rete di sentieri che attraversano il territorio dal confine con il comune di Roè Volciano al confine con Gardone Riviera. Negli ultimi due anni, grazie alla loro sistemazione che li ha resi pió sicuri e percorribili, dalla primavera all’autunno la collina diventa una sorta di palestra naturale per residenti e non. Ma sempre più spesso, purtroppo, queste passeggiate sono fonte di spiacevoli scoperte: lucchetti sui sentieri, recinzioni di passaggi, cantieri e scavi di notevoli dimensioni stanno cambiado drasticamente il paesaggio dando l’impressione di una crescita sel-

vaggia che non segue un particolare disegno. La nostra Associazione non è mai entrata nel merito delle licenze, denunciando o chiedendo verifiche circa eventuali abusi, in quanto crediamo esistano figure preposte a tali controlli. Ciò nonostante non possiamo esimerci dall’esprimere il nostro parere relativo a quanto sta succedendo alle spalle di Salò, ed assistere in silenzio allo scempio che si sta perpetrando ai danni della collina. Chiediamo quindi alle Amministrazioni presenti e future di porre un occhio di riguardo nelle scelte che riguardano le concessioni edilizie, anteponendo ai rapaci interessi privati la salvaguardia del nostro territorio. (D. Silvestri)

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Proposte & progetti

Vivere la natura e praticare gli sport nella natura.

VIVA la bicicletta Ecologica, economica, salutare: un modo nuovo di concepire le due ruote, anche sul lago di Garda.

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ra non molto, Salò sarà l’essenziale punto d’incontro di tre importanti piste ciclabili, provenienti da Brescia, dal basso Garda e dall’alto Garda. Ma come è predisposto ed attrezzato il territorio salodiano nei confronti dell’uso della bicicletta? Probabilmente nella nostra città il potenziale di sviluppo delle due ruote supera i pronostici possibili in base alla situazione attuale. L’uso quotidiano della bicicletta forse non è ancora rientrato nelle abitudini dei nostri cittadini, ma resta un mezzo di trasporto che potrebbe avere un ruolo non trascurabile per la nostra mobilità. Molte città, in condizioni simili alla nostra, hanno raccolto questa sfida. La bicicletta può svolgere una funzione ragguardevole nell’obiettivo di migliorare la qualità della vita nella nostra città e coniuga un’immagine di libertà e benessere. Lo sviluppo di Salò andrebbe pensato anche in questi termini, predisponendo nel tessuto urbano percorsi ciclabili sicuri e favorendo nei pressi dei maggiori parcheggi postazioni di noleggio delle biciclette. Infine, la bicicletta è ecologica, non inquina, è economica ed è salutare. Arriva ovunque e richiede spazi minimi di parcheggio. Opportunamente attrezzata, consente il facile trasporto di merci e bambini. Un mezzo veramente ideale.


Salò/Gardone e la Ciclabile del Garda Non solo una ciclabile, semplicemente la più bella ciclabile d’Europa per ammirare la costa bresciana del Garda.

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bbiamo appreso , con grande soddisfazione, che la Provincia di Brescia, su suggerimento della Comunità Montana, ha dato inizio con cospicui finanziamenti (4,5 milioni di euro) alla pista ciclabile dell’Alto Garda. Un’opera ciclopica di grande impegno e suggestione che correrà lungo l’intera fascia rivierasca del Parco Alto Garda, da Salò a Limone. Si tratta di un percorso destinato a diventare, per la bellezza e l’eccezionale valenza paesaggistica, un itinerario estremamente importante per i cicloturisti di tutto il mondo. La progettazione si basa su uno studio di fattibilità elaborato dalla Comunità Montana e che il Presidente Bruno Faustini ci aveva già anticipato anni fa. L’itinerario avrà inizio nella zona di Campoverde, frazione salodiana, punto di raccordo di altre due ciclabili provenienti da Brescia e dal Basso Garda. Il tracciato avrà uno sviluppo complessivo di 41 Km e toccherà tutti i comuni rivieraschi del parco: Salò, Gradone Riviera, Toscolano Maderno, Gargnano, Tignale, Tremosine e Limone per poi arrivare al confine trentino. Così come la Gardesana, il vecchio bellissimo Meandro tracciato dall’ingegnere Riccardo Cozzaglio, negli anni 30, non sarà solo una via di collegamento tra Salò e Riva, sarà una delle più belle ciclabili esistenti. Ricordo che nel 2000 anche noi, Amici del Golfo, andammo a filmare con l’amico Pierantonio Pelizzari, alcuni tratti di Gardesana abbondanati: al Porto di Tignale, a Campione, a Tremosine. Il video voleva documentare il fascino incredibile che questi luoghi ancora conservano e l’idea di poterli di nuovo ripristinare ci emoziona fortemente. Per quanto riguarda la zona di Salò, il tracciato prevede di percorrere Via Cure del Lino per poi baipassare, su una passerella a lago, Palazzo Martinengo e arrivare a Barbarano. E’ l’ipotesi che da anni stiamo promuovendo, in quanto sarebbe il modo più interessante per collegare Salò, Barbarano e Gardone, da sempre vissuti in simbiosi e che una strada ormai troppo trafficata e inquinata tende inesorabilmente a dividere, anziché unire.

Un marciapiede per unire Salò a Portese

La scürtaröla dele Zete

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iace abbandonata sotto una fitta selva di rovi, una vecchia strada storica che da Salò si dirigeva verso Desenzano; è la cosiddetta “scürtaröla delle zette” che partendo dal piazzale del mulino, porta all’ultima zetta. L’abbiamo percorso mesi fa, superando non pochi impedimenti e riteniamo che potrebbe essere ripristinata con alcuni interventi non gravosi, sia da un punto di vista economico che manuale. Sarebbe un modo per restituirla alla fruizione degli abitanti di Cunettone e di Villa, che potrebbero facilmente collegarsi con la riva del lago. Il fondo della strada conserva ancora in alcuni tratti il selciato di pietra e passa, all’altezza di Casa Leonesio, sotto la strada delle zette, in una breve galleria. Nelle immediate vicinanze, esiste ancora un’edicola votiva che testimonia l’importanza della strada in passato. La strada delle zette è una strada molto bella e panoramica e offre un’immagine veramente suggestiva a chi arriva a Salò, ma è difficilmente percorribile a piedi. Con il lavoro di alcuni volenterosi si potrebbe ripulire il percorso e riattivare la vecchia “scürtaröla”.

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errà cantierato nel 2009, probabilmente verso l’autunno, il marciapiede che collegherà Salò al Porto di Portese. Partendo dal Vallone della Selva, che segna il confine tra i Comuni di Salò e San Felice e passando per località Porticcioli, sarà possibile raggiungere il Porto di Portese con un comodo marciapiede. L’opera è attesa da parecchi anni da tutti coloro che percorrono questo tratto suggestivo e serve a superare una situazione di reale pericolo per i pedoni. Il progetto, ora in fase esecutiva, verrà finanziato con i fondi stanziati dalla Regione (circa 200.000 euro) e con i fondi messi a disposizione dal Comune di San Felice. Saranno altri 2050 metri di passeggiata che andranno ad aggiungersi all’esistente passeggiata di Salò (dal Carmine al cimitero) per un totale di circa 5 Km e che consentiranno a residenti e turisti di raggiungere più facilmente le due località affacciate sul Golfo.

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Proposte & progetti

Una idrovia dal Garda a Mantova Quando i turisti si chiamavano Gonzaga...

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i torna a parlare, in previsione dell’Expo 2015, dell’idrovia LocarnoMilano-Venezia, un percorso che toccava le acque del lago Maggiore, quelle sublacuali del Ticino, dei navigli Grande e Pavese, per poi proseguire nel Po e nei canali della laguna veneziana. Mancano ancora due tratti per rendere completamente navigabile il percorso: quello del canale industriale che da Sesto Calende porta nel milanese e quello del naviglio Pavese che conduce dalla provincia di Milano a Pavia. È gia in appalto invece lo snodo tra Pavia e Cremona. Il collegamento aveva in origine ragioni esclusivamente commerciali; oggi il suo recupero potrebbe avere una valenza turistica, soprattutto in prospettiva della citata Esposizione Universale. In previsione della realizzazione della via d’acqua Locarono-Milano-Venezia, come non pensare al collegamento navigabile, attraverso il Mincio, del nostro lago con Mantova e Venezia? Da tempi immemorabili tutte le merci che venivano spedite a Venezia dalla Magnifica Patria (carta, refe, pesce, agrumi, ecc.) seguivano questo pecorso. È di 50 chilometri la distanza tra Peschiera e Mantova, con un dislivello di meno di 50 metri. Potrebbe essere la realizzazione di un grande sogno che aprirebbe il turismo del Garda a prospettive future inimmaginabili.

Contro uno scempio ecologico annunciato, raccoglieremo non 7.000 ma 70.000 firme.

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La Mori-Torbole minaccia il lago

iamo andati, qualche mese fa, l’amico Corradi ed io , a Villa Mirabella a Gardone Riviera, nuova prestigiosa sede della Comunità del Garda, per incontrare il Presidente Aventino Frau. Eravamo infatti molto preoccupati per le condizioni delle acque del Golfo, ma soprattutto per la demenziale ipotesi ventilata, di far confluire nel Garda, attraverso la galleria Mori Torbole, le acque dell’ Adige. L’idea maturata in ambienti mantovani e supportata dalla raccolta di 7.000 firme, dovrebbe consentire di mantenere il livello ottimale delle acque del lago, anche in concomitanza di lunghi periodi di siccità e garantire l’approvvigionamento delle acque di irrigazione. Sembra incredibile che ci sia qualcuno che possa avanzare una simile proposta, ma ancora più incredibile che qualcuno possa prenderla seriamente in considerazione. Le acque gelide e tutt’altro che cristalline dell’Adige finirebbero per provocare un danno ambientale irreversibile all’ecosistema del Garda, con ripercussioni catastrofiche all’economia turistica del nostro bacino. Inoltre, il livello del lago, tenuto volutamente alto per garantire tale approvvigionamento idrico, in caso di burrasca può provocare ingenti danni alla costa oltre a ridurre drasticamente, nel periodo della balneazione, le dimensioni delle spiagge tanto importanti per il turismo gardesano. L’agricoltura mantovana si preoccupi piuttosto di razionalizzare i propri sistemi di produzione e si abitui all’idea che l’acqua non è più un bene da scialacquare a vanvera. Il sistema di depurazione poi, di cui è dotato il nostro lago, che tante risorse e sacrifici è costato, verrebbe inevitabilmente vanificato. Forse sarebbe molto più saggio ripensare ai dispersivi sistemi di irrigazione attualmente usati e il cambio di culture o ipotizzare, se proprio, un collegamento Adige-Mincio a valle del Garda che non consideri il lago come una grande vasca di irrigazione. Come Amici del Golfo ci siamo dichiarati disponibili, qualora si presentasse la necessità, a raccogliere non solo 7.000 ma 70.000 firme per bloccare una tale eventualità.

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Un ostello della gioventù a Salò I giovani d’oggi e i turisti di domani, una opportunità da non sottovalutare ma da incentivare con apposite iniziative.

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In vaporetto, perchè no!

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d ogni avvicinarsi della stagione turistica e, come sempre, sulla gardesana si profilano all’orizzonte lunghe ed estenuanti code di automobili. Ore ed ore a passo d’uomo per percorrere quei pochi Km che vanno da Salò a Gargnano e viceversa. Spesso si rinuncia a mettersi in viaggio con l’auto e a raggiungere le località gardesane per non dover subire questo inevitabile disagio. Forse sarà difficile o costoso da organizzare, ma se ci fosse un vaporetto (tipo Venezia) che dal porto di Portese percorresse la riva bresciana del lago fino a Gargnano, moltissimi utenti lascerebbero volentieri ferma l’auto ed utilizzerebbero questo mezzo alternativo di trasporto. Toccando Salò (due fermate) Barbarano, Gardone, Fasano, Maderno, Toscolano, Cecina lago, Bogliaco, Villa, Gargnano, raccoglierebbe moltissimi cittadini e turisti ben disposti ad un percorso agevole e piacevole. Il vaporetto, sapientemente inserito tra gli orari già presenti delle corse della Navigarla, andrebbe a colmare, nel periodo estivo, una vistosa lacuna in tema di mobilità sulla riva bresciana del Garda, il tutto a favore dei turisti e naturalmente anche dei residenti.

a tempo gli Amici del Golfo, nei consueti e ormai famosi incontri del primo martedi del mese manifestano l’esigenza, come già accennato nel notiziario del 2005, di avere nella città di Salò un Ostello della gioventù. Queste strutture, sparse per tutto il mondo, consentono a migliaia di ragazzi (e non solo) di visitare città e località turistiche, soggiornandovi a prezzi modici, favorendo un turismo giovane con esigenze sicuramente diverse rispetto al target cui siamo da tempo abituati. Gli ostelli permettono oltretutto agli stessi giovani di incontrarsi, conoscersi e visitare luoghi che altrimenti non vedrebbero o vedrebbero più avanti negli anni, legandoli al ricordo di una vacanza difficile da dimenticare e chissà, magari decidere di tornarci divenuti adulti. Come non considerare, infatti, un problema che interessa anche la nostra zona, la carenza di popolazione giovane che frequenta la sponda occidentale del lago di Garda. Gli Amici del Golfo avrebbero anche individuato, previa verifica della fattibilità del progetto, disponibilità dei fabbricati, gestione dll’attività, possibilità economiche, un paio di soluzioni da proporre all’Amministrazione, in merito alla collocazione della struttura. Una volta però superato lo scoglio della collocazione logistica,si renderà necessario creare una rete di interessi: manifestazioni culturali, sportive, luoghi d’incontro e di svago più adatti ad un pubblico giovane e dinamico. Non si tratta certamente di un progetto facilmente e prontamente attuabile, ma gli Amici del Golfo, come avvenuto in passato, presentano le loro proposte formulate col solo obiettivo di migliorare la città e il suo paesaggio, rendendola maggiormente fruibile a residenti e turisti. Vorrei, per concludere, approfittare dello spazio dedicato a questo argomento, per fare una semplice considerazione sulla nostra Associazione. Anche gli Amici del Golfo “soffrono” la mancanza di nuove leve che portino all’interno del gruppo idee fresche e, perché no, nuove proposte. Poiché non credo che dedicare qualche ora ogni tanto ad attività che rendano più bella e vivibile la città costituisca un ostacolo al sacrosanto diritto al divertimento, invito genitori e nonni (non credo che i ragazzi leggeranno questo notiziario), ad esortare figli e nipoti ad interessarsi e partecipare alle nostre iniziative o ad altre che essi proporranno, nello spirito della nostra Associazione.

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Proposte & progetti

La città del Benaco Una unione di comuni per gestire al meglio il territorio e i servizi ai cittadini con notevoli risparmi di gestione.

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uesta degli Amici del Golfo è una vecchia idea che lo stesso Gabriele d’Annunzio aveva cercato di promuovere, con l’unione dei comuni di Salò e Gardone Riviera, alla fine di realizzare la città di Benaco. Riteniamo però che oggi sarebbe più fattibile e interessante l’ipotesi dell’unione di comuni, tra Roè Volciano, San Felice d/B., Gardone Riviera e Salò, di fatto geograficamente già uniti e compenetrati, capaci di condividere una serie di servizi e di funzioni amministrative, pur nel rispetto delle reciproche autonomie comunali. Tecnicamente l’unione dei comuni è un’ente costituito da due o più municipi, avente per scopo la gestione integrata di una serie di servizi, con vantaggiose semplificazioni e notevoli risparmi per le casse pubbliche. Una città di 20/25.000 abitanti potrebbe sicuramente far sentire più forte la sua voce in ambito provinciale e regionale, e avrebbe la possibilità di accedere a fondi speciali destinati alle amministrazioni che decidono di unirsi e far sistema. A tale scopo abbiamo intrapreso uno studio di fattibilità per analizzare dettagliatamente gli eventuali vantaggi che un’operazione simile potrebbe portare ai cittadini dei comuni interessati. Con questo non si intende snaturare o limitare l’identità dei singoli ,comuni, né i loro nomi, a cui tutti siamo particolarmente affezionati; al contrario l’intento è di valorizzare al meglio le potenzialità di ogni comune di questa zona gardesana e di ragionare sul suo futuro sviluppo come se si trattasse di un unico territorio.

Il sentiero dei Grosti Un incantevole angolo di paradiso nascosto da riscoprire.

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on tutti sanno che dal Porto di portese, proseguendo sulla spiaggia dopo il lungolago, si incontra un sentiero che, lungo la punta del Corno, conduce alla baia del vento e alla chiesetta di San Femo. Il percorso, non del tutto agevole, nasconde in realtà un angolo di paradiso e si snoda tra scogli misteriosi e piccole insenature ombreggiate dalla folta vegetazione. L’Isola del Garda domina lo specchio di lago antistante e la si può ammirare interamente nel suo superbo splendore. Basterebbe veramente poco, il lavoro di alcuni volenterosi, per rendere il sjntiero più fruibile e alla portata di cittadini e turisti.

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25 MARZO 1797.

Una data che Albertina non avrebbe dimenticato mai, una data che le sarebbe rimasta impressa per sempre nella memoria e che avrebbe cambiato il destino della sua vita, così come quello di tanti suoi compaesani. Quel mattino pochi avevano prestato attenzione al drappello di Francesi, Bresciani e Bergamaschi in arrivo dai Tormini. I Salodiani si erano da tempo abituati al passaggio di truppe francesi ed austriache, alle loro scaramucce, ai colpi di fucile sparati qua e là, fuori e dentro le mura; guardavano dalla soglia delle case o rintanati nelle botteghe; quando le risse finivano riprendevano ad esercitare i loro mestieri come se nulla fosse accaduto. In fondo lo stesso Provveditore veneto Condulmer aveva raccomandato di mantenere una perfetta neutralità, senza opporsi né agli uni né agli altri. Così, nel silenzio generale e nella completa apatia degli abitanti i rivoluzionari fedeli a Napoleone, con la coccarda tricolore sui cappelli, erano entrati nel borgo dalla porta della Rocca al grido di: “Viva la libertà!”. “Ma quale liberta? Quella del piccolo invasore còrso e dei suoi amici bresciani?” borbottavano i Rivieraschi, guardando con sospetto la piccola truppa. “Noi siamo orgogliosi di appartenere alla Magnifica Patria, sotto il magnanimo controllo della Serenissima”. “Attenti ai Bresciani, novelli Robespierre. Questi esagitati ci porteranno guai”.


Un racconto per Salò

La donna del lago C

Un racconto gardesano di Leila Losi

amminavo, una mattina, lungo la Passeggiata delle Antiche Rive quando incontrai casualmente l’amico Orazio, grande camminatore e innamorato di tutte le cose belle che la montagna e il lago sanno donare. Appariva stranamente euforico e visibilmente sorpreso dal nuovo percorso a lago. “Devo ricredermi, mi disse; non avrei mai pensato che la proposta degli Amici del Golfo potesse diventare realtà. Ho già parlato con Angiolino (Aime) e gli ho detto di contattarti: mi piacerebbe offrire alla città una scultura capace di interpretare lo spirito e la storia di questo tratto di costa che mi è tanto caro”. Prende così corpo, e si fa creta e poi bronzo, l’ immagine di una donna che abbracciata ad una bambina, scruta il lago fin là dove il Baldo segna l’orizzonte. Ma chi è questa donna che stà sulla riva del lago, lambita dalle onde, questa figura muliebre che ci parla di un passato in cui il lago e le sue azzurre distese erano parte integrante della vita quotidiana della città? Nasce a tale proposito, su iniziativa degli Amici del Golfo, suffragata dall’Amministrazione Comunale di Salò, l’idea di un concorso di narrativa per la realizzazione di un racconto che si ispiri alla “Donna del Lago”. Sono cosi’ scaturiti, dalla penna di tanti autori provenienti da tutto il Nord Italia (Sessantun testi che ci parlano di questa figura, testi in grado di trasformare il freddo metallo in materia viva). Pubblichiamo di seguito il racconto vincitore di Leila Losi 1° Classificato della Sezione “Autori”. Quel giorno Albertina non era andata a lavare al lago. Le signore che di solito le affidavano i panni e i lini avevano ben altro da pensare. Probabilmente stavano nascondendo la roba buona nei bauli in soffitta, temendo il saccheggio. Era rimasta a casa con Emilia, la sua bambina di cinque anni, guardando timorosa dalle imposte accostate, chiedendo novità ai pochi passanti. Il marito non rientrò a casa quella notte; forse si era fermato a pescare sotto la Rocca di Manerba come era solito fare, oppure era rimasto tra i curiosi ad ascoltare i discorsi sovversivi dei rivoluzionari. Finalmente, l’indomani a pomeriggio inoltrato, Albertina sentì socchiudersi l’uscio di casa. Rocco entrò con tre amici. Avevano assistito in silenzio ed impotenti alla presa del Palazzo Pubblico in piazza e all’arresto del vecchio Provveditore con tutta la sua famiglia. Si sistemarono vicino al camino dove le fiamme già lambivano il paiolo per la polenta serale. Albertina portò il fiasco di vino con quattro bicchieri e mezza pagnotta di pane con delle àole de müra. I giovani incominciarono a discutere animatamente. “Il leone alato di marmo è stato atterrato dai Francesi. È il simbolo della Magnifica Patria. È il simbolo della nostra fedeltà a Venezia. Dobbiamo nasconderlo, per rimetterlo sulla colonna appena questa buriana passerà” gridò uno di loro, soffocando a stento la voce con il palmo della mano. Rocco, al colmo dell’eccitazione, esclamò: “Domani mattina prima del sorgere del sole, quando usciremo per la pesca, remeremo

fino al Palazzo; senza farci vedere cercheremo di nascondere la statua in una buca sotto uno strato di materiale edile, così nessuno sospetterà”. “Dobbiamo ribellarci. Dobbiamo far sapere a Venezia che le siamo fedeli. Si dice che Napoleone ci tratterà come merce di scambio con l’Austria. Il Bortolo della Mari, il Giuseppe del Frér e altri si sono schierati con i Francesi. Come fanno a non capire che è un imbroglio?” disse Andrea, il più giovane e intellettuale dei quattro. “Andremo noi a Venezia, se nessun altro ha il coraggio” suggerì Paolo, l’unico dei quattro che per vivere non faceva il pescatore ma l’agricoltore negli orti di famiglia nella vicina Caccavero. “Domani convinceremo i paesani a sostituire le coccarde tricolori, che la gente è stata obbligata a mettere sui berretti, con cartellini con la scritta Viva San Marco…”. Tutti sanno che Desenzano con il suo mercato spinge da anni per toglierci il comando del basso lago; Brescia rivendica da sempre la sua influenza politica ed economica sulla Riviera. Non dimentichiamo che i nostri avi costruirono la Rocca verso Brescia a difesa del borgo, e non verso l’alto lago…”. Quella sera Albertina, dopo che gli amici se ne furono andati, costrinse il marito a confidarsi con lei; a nulla valsero le lacrime, i singhiozzi a stento trattenuti per non svegliare Emilia. Con le trecce sciolte, i grandi occhi scuri brillanti, la candida camicia da notte aperta sul petto, la giovane donna cercava con inconscia civetteria di trattenerlo. Ma Rocco

aveva ormai deciso di unirsi ai ribelli. Venezia avrebbe mandato truppe di rinforzo, almeno così sperava ; non voleva rendersi conto che la Serenissima era ormai una nobile leonessa anziana, che amava vivere nel ricordo del passato splendore, incapace di far fronte ai grandi cambiamenti in corso nell’assetto politico europeo. Il 29 marzo tutti, anche i più anziani e i più deboli, accorsero alle armi. Che giorni di euforia, di senso della Patria! Le vie di Salò si affollarono di Rivieraschi al grido di “Viva San Marco”. La battaglia si risolse a favore dei Salodiani, aiutati dai Valsabbini, ma la guerra non era vinta. Dopo due sole settimane le truppe Francesi e Bresciane, mandate in rinforzo, piegarono la resistenza dei Rivieraschi e delle poche milizie venete. Si raccontava che a Brescia qualche giorno prima alcuni componenti del Governo provvisorio avessero urlato: ”Metteremo Salò a ferro e a fuoco e sulle sue rovine erigeremo una colonna di infamia con inciso: Qui fu Salò”. E il 13 aprile si impegnarono a mantenere la promessa. Molte abitazioni furono depredate, alcune incendiate; le chiese vennero svuotate dei sacri vasi, delle ricche offerte votive , dei candelabri d’argento. Salò fu messa al sacco per due giorni e una notte, con avidità e desiderio di vendetta. “Si dicono per l’eguaglianza, la fraternità e poi si comportano come sciacalli senza pietà. A loro interessa solo la loro libertà, non la nostra! Il loro benessere, non il nostro” mormorava la gente impaurita. All’alba del 14 aprile 1797 Salò appariva una città deserta, quasi spettrale, popolata da anziani, i soli che si azzardassero ad uscire. Tutti coloro che in qualche modo avevano dimostrato dissenso od opposizione cercarono di sfuggire alla cattura, scappando chi per l’alta Riviera, chi per i monti, chi fino al Principato di Trento, chi verso gli stati veneti non ancora democratizzati. Albertina aveva accompagnato il marito al porto quella stessa notte. Con cautela avevano sciolto l’ormeggio della piccola barca che possedevano; Rocco l’aveva sempre usata per pescare, ora gli serviva per salvare la vita. Con gli amici avrebbe raggiunto a forza di remi la costa veneta verso Lazise e da lì Verona, forse Venezia. Avrebbero chiesto aiuto al Senato della Serenissima. La fedeltà al leone di San Marco avrebbe costato loro l’esilio oppure, se tornavano, una lunga prigionia, se non la fucilazione in Segue a pag. 16

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Un racconto per Salò

Segue da pag. 15 pubblico in Fossa. La Magnifica Patria non esisteva più. Ma i quattro giovani speravano ancora. La barca incominciò a scivolare silenziosa nel buio della notte senza stelle e senza luna. Passò una settimana. Albertina guardava mestamente il golfo verso Portese, con la figlia Emilia accanto a sé. Non aveva ancora notizie. Teneva la scàgna, ancora umida, appoggiata alla gamba. Aveva appena finito di lavare i panni e i raggi del sole, ancora alto sopra le colline di Caccavero, incominciavano a perdere di intensità. Avrebbe spinto il carretto fino al portone di casa. Ma il carretto non era pesante. La cavàgna era piena a metà. Aveva poche commesse ora: solo alcune signore potevano permettersi ancora il lusso di far lavare i panni della famiglia. Erano giorni di povertà per tutti, anche per chi poco tempo prima aveva un posto di rilievo all’interno della benestante borghesia salodiana. Albertina, che dopo la fuga di Rocco si era rifugiata con la figlioletta nel vicino monastero della Visitazione delle Madri Salesiane, inspiegabilmente risparmiato dal saccheggio, non poteva permettersi di rimanere rintanata, doveva lavorare; avrebbe lavato anche per i Napoleonici, se glielo avessero chiesto. Le monache nel frattempo non le rifiutavano un pasto caldo, in cambio di piccoli servizi. I soldati francesi, alla ricerca dei ribelli, avevano sfondato la porta della sua casupola, che si trovava in Tresanda Storta nel borgo di Sotto, ma trovandola vuota e vedendone la povertà si erano allontanati senza fare danno. Povera Albertina! Ancora si chiedeva come avrebbe fatto a sopravvivere, a mantenere la loro bambina. Aveva qualche risparmio, ma una buona parte l’aveva data a Rocco per aiutarlo nella vita da esule, per quando avrebbe raggiunto la terra ferma. Aveva lavorato per molti mesi

per la famiglia del Provveditore Condulmer e prima ancora per la famiglia del Provveditore Cicogna. Era conosciuta come la migliore lavandaia della zona. Era la più brava nel biancheggiare i panni e le signore le affidavano volentieri il loro bucato. Era solita passare con il carretto davanti alle belle case padronali dentro le mura: qui le domestiche le portavano i sacchi di tela con la biancheria da lavare, tutta rigorosamente siglata. L’acqua del lago era così pulita alle Rive! Appoggiava l’asse sui ciottoli bianchi lambiti dall’onda, e poi era tutto uno strofinare, uno sciacquare meticoloso, uno sbattere vigoroso; alla fine stendeva i panni sui sassi puliti e sulle cordicelle che aveva teso tra due piante di ulivo nel campo vicino alla spiaggia; il sole faceva il resto. A pomeriggio inoltrato raccoglieva tutto e se i panni erano ancora umidi li stendeva in cucina, dove attizzava il fuoco nel grande camino. Preferiva lavare da sola, anche se sarebbe stato meno pesante lavorare scambiando qualche chiacchiera con le altre donne; sceglieva il posto giusto, lontano dai rigagnoli che, passando attraverso il paese, si caricavano di fango e di rifiuti fognari. I soldati francesi accampati alle Rive la guardavano passare a testa bassa, con lo scialle nero che le copriva i capelli e, scendendo sulle spalle, la avvolgeva fino al gonnellone grigio, lasciando libere solo le caviglie e i piedi chiusi in robusti zoccoli di legno. Per sua fortuna, o perché appariva poco attraente, le truppe non la importunarono mai. Emilia stava seduta sul carretto; con le manine paffute teneva fermo il cesto, traballante nel procedere lento sull’acciottolato sconnesso. Una volta un giovane napoleonico si era avvicinato per farle una carezza. “J’ai une petite fille comme toi dans mon village. J’espère la revoir un jour”. Albertina lo vide prendere delle gallette dalla bisaccia e allungarle alla bambina; non osò fermarlo. Trattenne il respiro finché lo vide allontanarsi verso l’accampamento. “Poveretti” aveva pensato. “In fondo anche loro sono lontani da casa, lontani dai loro affetti, come Rocco e i suoi amici. Come è amara la vita, come è insensata la guerra!”. Albertina scuoteva la testa, il bel viso teso dalla tristezza. Con la mano tornava a raccogliere i capelli che erano sfuggiti al legaccio, sistemava con cura un panno spesso sotto le ginocchia e riprendeva a lavare. In spiaggia Emilia passava il tempo giocando con Celestina, una bambola fatta di stracci, oppure tirando sassi ai pesci che si vedevano guizzare a poca distanza, dove l’acqua trasparente si inabissava. Quando si annoiava, la bambina pregava la mamma di raccontarle una favola. Albertina allora

prendeva fiato; sfregandosi le mani arrossate nel grembiule, la abbracciava e con fare quasi teatrale , indicando il lago verso la baia di Portese, incominciava a narrare: “Lì in mezzo al golfo, dove l’acqua è più blu, adagiato sul fondo del lago, nascosto alla vista, si erige il castello abitato da Alìda, la Fata del Lago, una sirena di straordinaria bellezza e dalla voce ammaliatrice. Dicono che la bella signora esca dalle onde solo di notte, per non far vedere il viso solcato dalle lacrime. Pare che si sieda sugli scogli che affiorano presso la punta dei Grosti cantando tristi canzoni che strappano il cuore. Gli anziani raccontano ancora adesso del suo tenero amore, naturalmente ricambiato con passione, per Antonio, un aitante giovane pescatore che abitava in una casupola, vicino al mulino che vedi là in fondo; per lui osò rifiutare le profferte amorose del principe del castello di Scovolo; il nobile, per vendetta, non potendo accettare che un miserabile potesse essere a lui preferito, mandò i suoi sgherri a incatenare il poveretto, facendolo rinchiudere nelle segrete del castello. Alìda pensò di poterlo liberare, arrampicandosi lungo le antiche caverne scavate nella roccia, nonostante fosse impedita dalla coda di pesce, scorticandosi le mani nello sforzo di trovare un pertugio, seguendo il lamento del suo innamorato. Dovette desistere quando arrivò di fronte ad una pesantissima grata di ferro, che poteva essere aperta solo da una chiave tenuta al collo dell’anziano principe, che non se ne separava


mai. Quando il nobiluomo si ammalò gravemente la bella sirena sperò nella fine dei loro tormenti, ma il principe, per nulla pentito, temendo che qualcuno potesse ricongiungere i due sfortunati amanti alla sua morte, chiamò il fabbro di corte. Morì appagato solo quando vide la chiave fondersi nel braciere della sua stanza, togliendo così ogni speranza alla dolce Alìda. Nelle notti di luna piena, quando i cani ululano, se ascolti con attenzione, hai l’impressione di udire il triste canto della sirena che si confonde con i singhiozzi disperati del povero pescatore imprigionato”. Emilia non si accontentava di una sola storia. Tirava la gonna alla mamma, guardandola da sotto in su: “Ti prego, adesso raccontami la favola della città di Benàco e della regina Salonina”. Albertina si asciugava le mani bagnate e, interrompendo nuovamente il lavoro per qualche minuto, incominciava a raccontare: ”Un giorno il dio Benàco vide la bella Salonina, una semplice ragazza del popolo, fare il bagno nel lago e si invaghì di lei. Fece sorgere dall’acqua una ricca città con un palazzo meraviglioso fatto di marmo e cristallo e glieli offrì come culla del loro amore, nominandola regina del suo cuore e del lago. In questa città tutti erano felici e benestanti, non avevano bisogno di soldati perché erano difesi dai monti e dal lago. Ma Salonina era molto giovane e non se la sentiva di impegnarsi. Ogni volta che il dio le mandava un messaggero per invitarla a decidersi alle nozze

lei rispondeva che non era ancora pronta, che il dio doveva pazientare. Pazienta oggi, pazienta domani, il dio del lago si infuriò e chiese consiglio al padre. Giove lasciò l’Olimpo con la sua corte per una breve vacanza, prendendo dimora sulla vetta del monte Baldo. Da lì poteva osservare i movimenti della regina Salonina e capirne le intenzioni. Guarda oggi, guarda domani, anche Giove si sentì attratto dall’avvenenza della bella giovinetta e una notte scese a farle visita. Giunone, non apprezzando il comportamento del divino coniuge, si alleò con il figlio Benàco; rubò i potenti strali del marito e incominciò a scagliarli contro la reggia, colpendo per sbaglio il monte alle spalle della città. Un terremoto tremendo scisse in due la montagna ed un fiume impetuoso si aprì un varco verso il lago. In quel mentre, dal lago, il dio Benàco alzò un’onda altissima che si scontrò con le acque del fiume e tutto sommerse, devastando la città e facendo annegare buona parte dei suoi abitanti. Salonina rimase per ore aggrappata alla torre più alta del suo palazzo finché venne salvata da un enorme luccio che ne ebbe pietà e la trasportò sul dorso fino ad un golfo ben riparato dalle onde e dalla furia degli dei. Con l’aiuto di alcuni pescatori, scampati alla distruzione della fantastica città di Benàco, la giovane, non più regina ma semplice donna, eresse un piccolo borgo protetto dal golfo profondo, al riparo dall’ira del dio del lago. Ispirandosi al nome della giovane donna il villaggio venne chiamato Salò”.

Ogni volta Emilia ascoltava rapita la storia. Albertina, nel vederla cogli occhi sognanti, aggiungeva: ”I pescatori sentono ancora le campane suonare in fondo al lago dalle parti di Toscolano. Tu non puoi ricordarti ma il nonno era solito raccontare che le sentì suonare da ragazzo, un tranquillo mattino mentre era al largo a pescare; all’improvviso incominciò a soffiare il suer. Le onde rabbiose lo stavano trascinando in un nero gorgo e lui, in fondo all’abisso, vide la guglia di un campanile e sentì un lugubre scampanio. Pensò di essere ormai perduto e che la campana stesse suonando a morto per lui. Nel perdere i sensi raccomandò la sua anima alla Madonna. Si risvegliò dopo qualche ora, salvo, sulla spiaggia ghiaiosa di Maderno”. Emilia era piccola, pensava ai personaggi delle favole ed non capiva bene quello che stava accadendo nella realtà. Le diceva: ”Mamma, anche tu sei una donna del lago, come la sfortunata Alìda e la coraggiosa Salonina. Anche tu piangi come Alìda; ti sento la notte dopo che mi hai messo a letto. Ma di giorno sei forte come Salonina, lavori dalla mattina alla sera, le tue mani sono tutte screpolate a furia di lavare e a volte, quando mi accarezzi, la loro ruvidezza mi fa male. Forse anche papà è imprigionato nelle segrete del castello di Scovolo? È per quello che non torna a casa?”. Albertina non trovava le parole adatte per risponderle. Tornava a guardare verso il golfo: il cielo azzurro, le acque turchine increspate da un onda leggera, il verde manto delle colline a lato, il campanile di Santa Maria Annunziata che si stagliava tra gli antichi tetti del borgo, i bei giardini delle vecchie case a lago. Sapeva che sarebbero passati molti mesi prima di veder tornare Rocco. Ma un giorno avrebbe riconosciuto la sua barchetta dai colori vivaci avvicinarsi alla riva. Lo sperava con tutto il cuore. Soffocando la tristezza in un lungo sospiro, le diceva dolcemente, mentre la sollevava per farla sedere sul carretto, accanto alla cavàgna e alla scàgna: “Tesoro mio, noi non lo sappiamo ma forse anche tu, io, il papà, siamo i personaggi di una favola. Domani ci sveglieremo e ci accorgeremo che è stato solo un sogno”. Chissà, certamente un giorno, da grande, Emilia avrebbe raccontato ai suoi figli gli eventi che portarono alla caduta del leone di San Marco e dell’amore del pescatore Rocco per la bella lavandaia delle Rive di Salò; questi, a loro volta, l’avrebbero raccontata ai propri figli, e questi ai loro, e così via per generazioni e generazioni, aggiungendo particolari e fantasie, fino a scriverne una storia, la tenera favola della donna del lago.

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Storia & altro

Araldica a Salò

Pagine di storia sulle facciate delle case salodiane.

Lo stemma della famiglia Segala

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amminando per le vie di Salò, ci si accorge subito che buona parte della cittadina gardesana non ha subìto grosse mutazioni nel tempo, vi sono innumerevoli edifici che conservano, almeno all’esterno, il loro splendore originale. Se, poi, ci si sofferma a osservare con più attenzione, si possono notare affreschi, stucchi e stemmi, che, con la loro bellezza, ci riportano indietro nel tempo, in alcuni casi anche di cinquecento anni. In particolare voglio soffermarmi su uno stemma, quello, o meglio dire quelli (visto che si tratta di due stemmi sovrapposti), che si trovano sopra il portale sito in via Scaino n. 5. In entrambi gli scudi si può vedere scolpita la stessa figura, ossia cinque spighe di segale legate alla base da un laccio, in questo caso si può parlare di un’arma alludente (ossia, uno stemma che al suo interno contiene figure che alludono al significato del cognome del titolare). Un altro indizio che ci aiuta ad identificare quest’arma, è la presenza all’interno dello scudo delle

lettere I O, a destra (sinistra di chi guarda) e S a sinistra (destra di chi guarda); in araldica era molto frequente che l’arma venisse affiancata dalle iniziali del nome e del cognome del suo proprietario, in questo caso le lettere I O indicano il nome, probabilmente Iohannes, e la S il cognome , ossia Segala, quindi in conclusione possiamo dedurre che questo blasone apparteneva a Iohannes Segala. Pensare che questo sia tutto ciò che questi stemmi ci possono dire non è giusto, perché essi ci possono anche dire il periodo storico in cui vennero realizzati. A questo scopo osserviamo il secondo stemma, ovvero quello scolpito sull’arcata superiore del portale. Lo scudo in questione è detto a “testa di cavallo” (ossia ha la forma che aveva la parte di armatura che riparava la testa del cavallo), questo tipo di scudo veniva usato tra la seconda metà del XV secolo e la prima metà del secolo successivo. Quindi possiamo dedurre che lo stemma in questione sia stato realizzato in quegli anni.

Questi sono solo due dei tanti stemmi che possiamo vedere a Salò, molti si trovano all’interno e sotto i portici del Palazzo Comunale, ma ve ne sono altri sparsi per le vie della città. Mentre passeggiamo per Salò, potrebbe essere una cosa interessante cercare questi stemmi e magari provare a vedere se osservandoli ne traiamo qualche informazione, per esempio di chi erano, quando furono realizzati e perché. In conclusione, proviamo a passeggiare per le nostre città e i nostri paesi e osserviamo tutto con gli occhi di un bambino, molto probabilmente la pianta secolare ci mostrerà i suoi anni, non sarà solo un albero vecchio, la torre campanaria ci farà vedere soldati intenti a scrutare l’orizzonte alla ricerca del nemico, non sarà solo una campana, che con il suo suono scandisce le ore, lo stemma su un portone ci parlerà di uomini con cavalli e armature, non vedremo solo un pezzo di pietra scolpito da un ignoto scalpellino.

Salò e la lavorazione del refe di lino Difficile capire la storia di Salò se non si parte dall’importanza, per l’economia locale, della lavorazione del lino.

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i sono sempre chiesto il motivo per cui Salò abbia, più di ogni altra cittadina gardesana, questo aspetto nobile, segno evidente di un passato illustre. Lo splendido Duomo, il Palazzo del Comune, le dimore gentilizie con i pregevoli portali, non possono sicuramente essere solo il frutto del lavoro di una comunità legata all’agricoltura, all’artigianato o al semplice commercio. La risposta ai miei quesiti me l’ha offerta la lettura del libro “Un filo d’oro per Salò” scaturito da un’approfondita ricerca di Gaetano Bellucci sull’importanza della lavorazione del lino nella nostra città. Un’industria di cui s’era persa pian piano la memoria, pur essendo ancora presente una via con tale denominazione, che tanto lavoro e ricchezza

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aveva portato alla nostra gente. Come dice l’autore “un’attività che per secoli rappresentava gran parte, se non l’intera economia, per la popolazione di Salò e per quella delle Valli che qui convergono, divenendo prima quasi l’unico mezzo di sostentamento e poi il principale motore del progresso civile e culturale della città. Infatti Salò non divenne famosa per la generica lavorazione del lino, ma per il suo prodotto finale, il refe, il cui candore e morbidezza ineguagliabili in altre regioni, lo resero celebre nel mondo”. Si pensi che il refe di Salò veniva spedito attraverso Venezia in tutta Europa e in seguito attraverso Genova e Livorno, in Spagna e fin nel Nuovo Mondo. Quando nel 1500/600/700 l’intera popolazione della riviera raggiungeva i 40/50.000

abitanti, la lavorazione del lino occupava circa 10.000 persone. Se si vuol comprendere la storia di Salò non si può prescindere dallo studio di questa importantissima attività. Ci auguriamo che nel nostro Museo della città, che tra poco verrà inaugurato, uno spazio considerevole venga riservato alle cure del lino. Uno spazio altrettanto importante dovrebbe essere riservato alla liquoristica, che già dal 1700 fiorì nella nostra città. Grazie infatti al cedro di Salò (la cui scorza era ricca di profumatissime essenze), che veniva coltivato nelle nostre limonaie, moltissime erano le distillerie che producevano ottimi liquori. La stessa ineguagliabile Cedrata Tassoni, conosciuta in tutto il mondo, deriva da questa consolidata tradizione.


Salò, patria di Gasparo, Città del violino.

Il ritorno di Gasparo G

asparo Bertolotti, il celebratissimo Gasparo da Salò, inventore del violino, nasce a Salò il 20 maggio del 1540 da Francesco Bertolotti che con il fratello Agostino si era trasferito dalla vicina Polpenazze di Valtenesi. Stabilitisi nella nostra città in qualità di “sonadori della cattedrale” vengono soprannominati “i violini” e abitano in Borgo Belfiore, oggi via Garibaldi, in contrada Violinorum, così da essi chiamata. Le indagini del salodiano Mattia Butturini indicano nella casa della famiglia Sorlini, al civico n° 39 di via Garibaldi il luogo di nascita del nostro illustre concittadino. In giovanissima età, tra il 1561 e il 1563, abbandona il borgo natio e si trasferisce a Brescia, dove in contrada del palazzo Vecchio apre la bottega di liuteria da cui usciranno tanti capolavori. Da un documento del 1568, diramato dalla Repubblica Veneta, per ordinare l’estimo a Brescia, viene qualificato “artefice de strumenti di musica”, maestro di violini e risulta avere una certa agiatezza per le

continue ordinazioni di viole, di contrabbassi, di violini che egli manda a destinazione muniti del suo marchio, una specie di etichetta che ancora consente di identificare i prodotti del suo lavoro. Egli non si allontana mai da Brescia, preferendo il libero lavoro della sua bottega, assurta a scuola di liuteria, in gara di primato con Venezia e Bologna e da cui usciranno allievi come il Maggini e il Lanfranchini. Eppure gli studi storici tacciono di lui per quasi tre secoli. Dobbiamo arrivare alla seconda metà del 1800 perché venga riconosciuta a Gasparo l’attuale forma del violino. Dopo di lui lo strumento raggiunge una perfezione ancora maggiore per merito dei grandi liutai cremonesi; ma essi, pur apportando qualche perfezionamento nella costruzione, non toccano per nulla la forma raggiunta da Gasparo, che segna la via ai suoi successori. Dalla sua bottega escono strumenti di ogni tipo: violini, violoncelli, contrabbassi, lire, viole da gamba

e cetere. I suoi contrabbassi sono sempre stati apprezzatissimi, basta ricordare il famoso esemplare appartenuto a Domenico Dragonetti, il “Paganini del contabbasso”. Tra i più celebri virtuosi che si servirono dei suoi strumenti ricordiamo Ole Bull e Rodolphe Kreutzer. Gasparo da Salò muore il 14 aprile del 1609 e viene sepolto nella chiesa di San Giuseppe in Brescia, dove sono raccolte anche le spoglie dell’organista Antignati e di Benedetto Marcello. Per onorare la sua memoria, Salò commissiona allo scultore Angelo Zanelli un busto che il poeta Gabriele d’Annunzio definisce opera veramente musicale. “Non si sa se Gasparo stia aprendosi il petto per trarne il violino o se stia aprendo il violino per mettervi il cuore”. Gasparo da Salò per il suo operato, il ruolo da lui svolto e per la fama che tutt’oggi gode può giustamente essere ritenuto il liutaio più rappresentativo della scuola bresciana, antesignano di tutta la scuola di liuteria italiana.

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Storia & altro

Una strada scomparsa

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el centro storico esisteva in passato una strada, ormai quasi totalmente scomparsa, che dalla Porta S.Giovanni (Porta del Carmine) arrivava fino alla Chiesa di S.Giovanni e correva parallela tra la Via di Mezzo e le Vie Fantoni, Butturini e San Carlo. Una strada ormai inglobata tra le case del centro che affiora ancora con alcuni tratti: Vicolo Mazzoleni, Via Ragazzi del 99 , Piazza S.Antonio, Via del Canon D’oro, Vicolo Tomacelli, Vicolo Grilli. Una via che doveva avere sicuramente una certa importanza se lo stesso Palazzo dei Provveditori con il suo

imponente portale vi si affaccia. Si può notare chiaramente come le case tra Via di Mezzo e Via Butturini siano state unite in tempi successivi alle origini costruttive, mentre cortili interclusi indicano percorsi scomparsi. Probabilmente la costruzione delle lobbie ha finito con l’unire e fondere le varie abitazioni in edifici più complessi. A tal proposito si può osservare uno degli ultimi esempi di lobbia esistente a Salò in Via Teatro Vecchio, già Via Grole. Sarebbe molto interessante se una ricerca sul vecchio catasto potesse individuare e ricostruire graficamente questa arteria scomparsa.

Una riserva naturale per l’ittiofauna L’importanza di monitorare la qualità delle acque del lago di Garda.

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a parecchi anni non si vedono più nelle acque del nostro golfo numerosissime specie di pesci. La fauna ittica, presente un tempo in grande quantità, sembra in questi ultimi anni scomparsa, nonostante la qualità dell’acqua, pur ancora perfezionabile, sia decisamente migliorata. Arborelle, vaironi, triotti, scardole non si vedono più, mentre persici, persici trota, anguille, tinche, carpe e lucci sono sempre più rari. Resistono ancora i cavedani, gli immancabili pesci

sole e in stagione le sardine. Anche scazzoni e cagnette, che pullulavano lungo le rive, tra i sassi, sembrano quasi scomparsi. D’altra parte, mai come in questi anni l’avifauna si è impossessata delle acque del golfo.

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Germani, gabbiani, folaghe, svassi maggiori e minori, tuffetti e cormorani imperversano per lunghi mesi, alcuni addirittura tutto l’anno, essendo diventati ormai stanziali. I germani, ad esempio, proliferano in colonie sempre incontrol-

labili, non avendo competitori e avvalendosi del cibo che ricevono da cittadini e turisti. Sarebbe importante, non ultimo per ragioni igieniche, che si trovasse il modo di regolamentare l’espansione di questi animali. I tempi sono maturi perché anche sul Lago di Garda, così come a Pallanza, sul Lago Maggiore, si possa istituire un centro di idrobiologia e pescicultura legato all’università, capace di studiare l’ecosistema del Garda e di monitorare le acque del lago più importante d’Europa. Salò potrebbe accogliere un tale organismo ed il golfo potrebbe benissimo ospitare, proprio per la sua configurazione, una riserva naturale per il ripopolamento della fauna ittica lacustre.


Giù le mani dall’Ospedale di Salò E

bbene sì. L’ospedale di Salò ha fatto la fine del vaso di coccio tra Gavardo e Desenzano. Il nostro rinomato nosocomio, per anni vanto e riferimento di tutto il territorio, dopo essere stato svuotato, in modo subdolo e sistematico, di tutti i reparti, è ormai ridotto ad un edificio semi abbandonato ed è pronto per essere svenduto al miglior offerente. Noi avevamo fermamente creduto, e con noi tante associazioni salodiane, all’ipotesi di edificare un nuovo e moderno ospedale per acuti, capace di risolvere i problemi sanitari della zona. Pensavamo che dopo aver perso, in modo sciagurato, trent’anni fa, l’occasione di costruire l’ospedale dei 100.000 di Roè, ci fosse una nuova possibilità di riscatto per i cittadini e la sanità del comprensorio Garda-Valsabbia. Purtroppo tutti sappiamo come si è conclusa la vicenda. Con una scelta miope e tutt’altro che lungimirante, si è dirottato il finanziamento stanziato per la costruzione di un nuovo ospedale per acuti sul vecchio ospedale di Gavardo. Incuranti del fatto che con finanziamenti simili ai nostri a disposizione, altre località fossero riuscite a fabbricare nuovi e all’avanguardia nosocomi. Riteniamo che se il nostro edificio è poco funzionale, vista l’ubicazione nel centro storico, per ospitare una struttura ospedaliera per acuti, proprio per la sua collocazine e per le sue dimensioni si rivela del tutto adatto ad ospitare un centro riabilitativo di grande prestigio. D’altra parte, proprio per la sua posizione sul lago e lungo una bellissima passeggiata, è particolarmente ambito da chi pensa di trasformarlo in un edificio residenziale di grande pregio. Noi continuiamo a credere che l’ospedale di Salò non vada venduto e debba mantenere la sua funzione sanitaria e sociale. Il nostro ospedale è stato costruito dai salodiani ed è moralmente dei salodiani che sono disposti a intraprendere qualsiasi tipo di azione per evitarne la vendita a favore, magari, della costruzione di residenze sanitarie in altri territori.

Incontro pubblico sulla Sanità

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ppena abbiamo saputo della nomina della dott.ssa Mara Azzi a Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Desenzano abbiamo chiesto di poterle parlare, e con lei abbiamo concordato e promosso un incontro pubblico a Salò sulla Sanità Gardesana che si è svolto il 14 ottobre 2008. Nella sala dei Provveditori, inverosibilmente gremita di pubblico, è stasto così possibile affrontare tra gli altri temi in discussione, il nodo dell’Ospedale di Salò e il suo utilizzo futuro. La promessa conclusiva della dottoressa Azzi, finiti a novembre 2009 i lavori di consolidamento dello stabile danneggiato dal terremoto, è di confrontarsi con i cittadini salodiani, attraverso dibattiti e iniziative, prima di affrontare la destinazione futura della nostra struttura sanitaria. Come Amici del Golfo siamo da sempre particolarmente attenti al tema della Sanità e del nostro Ospedale e verificheremo puntualmente lo sviluppo delle alterne vicende che il nostro nosocomio si appresta ad affrontare.

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Lettere agli amici del Golfo

Il Garda, il mattone e la resa dei conti

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aro Marco, non ho dati precisi e non ti so dire se la bolla del mattone sia scoppiata qui sul Garda; sicuramente gli appartamenti invenduti sono molti. Ho appreso anch’io che in Spagna la crisi è forte: ho letto che esistono centomila appartamenti invenduti e ottocentomila ancora in costruzione. La “fiesta”, dunque è finita. Anche da noi qualche cosa non va. Lo noto dai molti cartelli “vendesi” che leggo ovunque. Il ceto medio piccolo, come già ricordato, è in difficoltà ed è venuta così meno la fascia più ampia. Rimangono i ricchi e i ricchissimi che stanno mettendo gli occhi sul “blugarda”; ma è una clientela numericamente ridotta e vuole dimore di qualità, possibilmente antiche. Siamo, dunque, alla resa dei conti per mattone e rendite. Tuttavia un conoscente mi ha detto: “E allora che cosa ne facciamo dei nostri terreni?”. Ho risposto “Ciò che ne abbiamo fatto sinora per millenni: li godiamo nella loro integrità, possibilmente valorizzandoli con culture specializzate: dagli olivi, che producano olio assai apprezzato per le diete, all’orticoltura, alle coltivazione di erbe officinali, oggi di moda, alla florovivaistica: nel 700 Salò esportava a Venezia garofani a Natale; per non dire dei perduti orti di Campoverde rinomati, se non ricordo male, oltre gli anni Sessanta del Novecento. Basterebbe un po’ d’inventiva e soprattutto voglia di lavorare. Quanti hanno terreni da mettere sul mercato edilizio guadagnano sicuramente tanto e subito. Ma a loro stesso danno. Si tratta di guadagni che arrivano una volta sola, mentre invece l’uso naturale dei terreni non solo garantisce il permanere della proprietà, ma una rendita perenne da tramandare agli eredi. A vantaggio della stessa qualità della vita di tutti, senza sovraffollamenti a beneficio della bellezza del paesaggio vera ricchezza per l’industria turistica. Sarebbe utile, in questa ottica, che i responsabili della vita pubblica promuovessero riflessioni serie, organizzando convegni con la partecipazione di veri esperti in grado di analisi e opportuni suggerimenti per rilanciare l’economia in modo corretto. Spero, a questo proposito, che non si ripeta, su altro fronte, l’errore che si è compiuto nel primo dopoguerra a livello nazionale non valorizzando correttamente il centro-sud, territorio a vocazione agro-alimentare e turistica, un paradiso che andava conservato nelle sue caratteristiche peculiari facendo dell’Italia il luogo ideale della vacanza per le popolazioni dell’ intera Europa e oltre. I risultati di una pianificazione sbagliata li stiamo pagando in termini di economia turistica in costante arretramento rispetto ad altri Paesi mediterranei. Ti confesso, caro Marco, che le mie speranze poggiano molto sulle associazioni ambientaliste che si stanno muovendo a Salò e Puegnago, quelle cioè che tengono in debito conto la valarizzazione dell’ambiente e sostengono le attività economiche compatibili, rispettose della natura e della vocazione del territorio. E pure a Gardone Riviera non mancano gruppi che si stanno rendendo conto della necessità della svolta decisiva al fine di promuovere la crescita economica fondata sulle peculiari caratteristiche e non sul mattone speculativo che ha distrutto, in tempi recentissimi, almeno due zone collinari di alto pregio con un’edilizia di pessima qualità. Assai interessante la dichiarazione di Aurelio Nastuzzo, animatore degli Amici del Golfo di Salò: ”Non dobbiamo consentire che il territorio venga sprecato e bisogna ragionare in termini di una città unica: dalla Valtenesi a Roè a Gardone Riviera. Alle elezioni amministrative di primavera non presenteremo alcuna lista, ma staremo attenti ad avere candidati fuori dagli interessi”. Del mattone, s’intende. (Lettere bresciane di Attilio Mazza)

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La Sanità, il territorio, e...

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e ne avevano parlato, degli “Amici del Golfo”, come di un’aggregazione interessante, originale ma nulla di più! Li ho incontrati nel quotidiano, mi sono reso conto che si trattava davvero di un gruppo vivace, con un coinvolgimento naturale, diretto, autonomo del cittadino verso la città, con un’attenzione, scrupolosa, per il suo territorio. Qui non emergono opportunità di sorta, mentre è “di casa” un imprevedibile, quanto esplicito “senso di gratuità” nell’operare, senso assai raro da incontrare oggi. In questa attenzione al territorio “a 360 gradi” ci si è trovati ad un certo punto naturalmente coinvolti anche in tematiche più impegnative del previsto: …dapprima… l’ultima “speranza” vissuta per l’Ospedale per acuti ed ora almeno una comunque dignitosa presenza del “pubblico” nella sanità. Anche per quanto concerne il consumo del territorio è preoccupante il proliferare di seconde, terze abitazioni, mentre si auspica, in chiave di bene comune, una strategia di “equilibrato e graduale utilizzo del suolo” magari con la realizzazione di un eccellente “Centro Congressi” turistico-alberghiero, in grado di rilanciare l’economia e l’occupazione turistica della zona! Certamente “il vivere” oggi la nostra realtà è più complesso e, indubbiamente, in quanto a comportamenti etici, sono sempre più sfuggevoli gli “alti riferimenti”. Sorge senza dubbio la problematica di trovare soluzione alle varie istanze, magari lodevoli o opinabili, di creare le condizioni affinché tale soluzione sia “lungimirante per l’intera comunità”. È proprio qui che necessita l’intervento della Politica per “volare alto” verso soluzioni coraggiose: il tentativo insomma di mediare e governare realmente gli sforzi della collettività al raggiungimento del “bene comune”. Se ciò non fosse, mi pare dignitoso non allinearsi su scelte non condivise. Se poi da tutto questo si riesce almeno a cogliere il messaggio e l’obiettività di istanze nate tra la gente, in tanti anni di condivisioni, di attese, di speranze, allora anche “il battersi fino in fondo” può rappresentare per la Politica uno “stimolo forte” per una profonda revisione e certamente, per la popolazione, una testimonianza significativa che dà senso, consapevolezza e vivezza al nostro agire. (lettera firmata)

Anaci. Associazione Nazionale Amministratori Condominiali Immobiliari

Daniela Silvestri

Amministratore Condominiale 25087 Salò (Brescia) - Via S. Carlo, 9 Tel. e Fax 0365.21709 - Cell. 349.5530974 e-mail: daniela.silvestri10@libero.it

Amici a quattro zampe

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i spiace dover constatare quanto poco rispetto hanno i proprietari di cani per la nostra passeggiata, così bella, e per i cittadini che la percorrono. A fronte di molti che diligentemente si preoccupano di raccogliere le feci dei loro animali, molti sono coloro che fanno finta di nulla e incuranti del degrado che questo provoca, abbandonano dove capita gli escrementi dei loro cani. Se la cosa è fastidiosa nel periodo invernale, peggiora ulteriormente nel periodo estivo della balneazione, quando sulle spiagge, cittadini e turisti, sono costretti a subire la sporcizia dovuta a tale incivile comportamento. Se le cose non miglioreranno e continuerà a prevalere la maleducazione di alcuni, penso che si dovrà ricorrere a quanto già adottato per la passeggiata e le spiagge di Riva, dove, nei periodi di balneazione, da maggio a settembre, è proibito l’accesso ai cani. Sicura d’avere sollevato un problema che sta a cuore a molti, colgo l’occasione per porgervi i migliori auguri per la vostra meritoria attività. (lettera firmata)

Il parcheggio del Cimitero

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arissimi Amici del Golfo, mi permetto di interpellarvi perché so che vi interessate anche di piccole cose che riguardano la nostra città. Nel periodo estivo i bagnanti occupano con le loro auto, ininterrottamente, per l’intera giornata, il parcheggio del cimitero e impediscono ai cittadini che vogliono far visita ai loro morti, di trovare uno spazio di sosta libero. Basterebbe prevedere un parcheggio a disco orario per garantire la rotazione delle auto. Vi ringrazio anticipatamente per il vostro impegno e vi porgo i miei saluti. (lettera firmata)

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Vita associativa

Nuovi equilibri per la nostra Associazione Cari soci, amici e simpatizzanti, una nuova opportunità è stata recentemente offerta alla nostra Associazione. Dal luglio scorso, Aurelio Nastuzzo, nostro presidente, è stato chiamato dalla neoeletta sindaco, Barbara Botti, a ricoprire la carica di Assessore all’Ambiente e all’Ecologia del Comune di Salò. Riteniamo che si tratti di un pubblico riconoscimento al ruolo e al lavoro svolto in questi dieci anni dagli “Amici del Golfo” per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio salodiano e gardesano. Sarà un’occasione in più per far sentire la nostra voce e concretizzare le nostre numerose proposte ed iniziative. L’assemblea annuale della nostra Associazione, che si svolgerà lunedì 16 novembre prossimo, con il rinnovo del direttivo, ci darà la possibilità di incontrarci e di ribadire con slancio le nostre posizioni e i nostri suggerimenti in favore dello sviluppo e della salvaguardia della nostra Salò, con il suo bellissimo golfo e il suo prezioso entroterra. Un augurio quindi di buon lavoro al nuovo Assessore ed uno sprone a rinnovare l’impegno di noi tutti!

2010 Per fare tutto questo abbiamo bisogno del tuo sostegno!

Iscriviti agli Amici del Golfo oppure rinnova la tessera

2010

Quota associativa annuale 6 euro Per informazioni: c/o Amici del Golfo - Salò, via Fantoni, 37 - Tel. 0365.20840 www.amicidelgolfosalò.it

Attenzione! La riunione mensile dell’Associazione è stata spostata al primo giovedi di ogni mese Questa pubblicazione è stata realizzata da S&B trade promotion - Salò

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N. 5 - Ottobre 2009 - Amici del Golfo - Salò  

Progetti, proposte, idee di una comunità lacuale. Notiziario realizzato in occassione del decennale di attività dell’Associazione.

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