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Cari lettori

www.almcalabria.it

ecco il nuovo sito di ALM. L’indirizzo è

COPIA OMAGGIO

Mensile indipendente di cultura liberale, laica, socialista e radicale

Luglio-Agosto 2007 - ANNO I - n° 7

BRUSSELLS 5 luglio 2007 Parlamento Europeo CONVEGNO SU “Eutanasia e Morte medicalmente assistita: una questione di diritti umani.”

Ci sono diverse ragioni che ci hanno spinto a dare vita al giornale anche in rete: speriamo con questo strumento di raggiungere più lettori con costi infinitamente più bassi della versione cartacea; avere più spazio per pubblicare il materiale che necessariamente per ragioni di spazio/costi non è possibile riversare su carta; interagire con i lettori e viceversa, attraverso la rete, in modo immediato e diretto; dare la possibilità al lettore di commentare gli articoli e soprattutto di partecipare senza neanche muoversi da casa. Vale per l’edizione su carta che sull’edizione in rete: chiunque può partecipare scrivendo un articolo, facendo una segnalazione, collaborare stabilmente con noi; questo è un progetto aperto a chiunque voglia farlo proprio o voglia farne proprio un pezzetto; è un progetto aperto a chiunque voglia “contaminarci” con le proprie idee; basta farsi avanti. E in realtà ci ha sorpreso il risultato della nostra scarsezza di mezzi, in quanto già diverse persone ci hanno avvicinato e offerto collaborazione! Il sito internet ci permette, inoltre, di fare informazione in tempo reale su iniziative che intendiamo portare avanti e di cui non vi anticipiamo nulla per far restare in voi lettori la curiosità di farci visita su www.almcalabria.it Marco Machese marco.marchese@almcalabria.it

Dichiarazione / Risoluzione della Conferenza su morte medicalmete assistita ed eutanasia: una questione di diritti umani, Parlamento europeo, 5 luglio 2007 FOTO: Giuseppe Candido

Welby: assolto Mario Riccio. Cappato: “Vittoria della nonviolenza radicale”......... P 15

ese m to s e Welfare to Work: u O q I e G Sussidi per la h c G n a flessibilità e l’accesMA

O A I P O C

Pensioni, scalone, sinistra comunista e proposta radicale

so al lavoro. Non più incentivi a rimanere disoccupati. .....P 8


SOMMARIO

Pag. 3 La Patria europea o l’Europa delle patrie? Intervista Marco Pannella Pag. 5 Europa delle Patrie o Patria europea? Incontro a Brussells Pag. 6 Radicali calabresi: ripartiamo dai giovani

Pag. 6 11 Luglio 1995. Per non dimenticare Srebrenica

Pag 7 Energia dal fotovoltaico: si può fare impresa anche in Calabria rispettando l’ambiente

Pag. 8 Pensioni, scalone, sinistra comunista e proposta radicale di sinistra

Pag. 9 Il pragmatismo inglese, l’utopia concreta di Ernesto Rossi, l’attualità di Abolire la miseria

Pag.11 Il destino è un’invenzione della gente rassegnata

Pag.11 Quando un’ordinario non omologato si accosta all’ordinario omologato (ma omologato da chi?)

Pag.12 La Scuola siete voi

Pag.13 Qualcuno era comunista

Pag.14 Morte medicalmete assistita ed eutanasia: una questione di diritti umani.

5 Luglio-Brussells/ Conferenza al Parlamento europeo del gruppo A.L.D.E.

Pag.15 Parlamento Europeo. Dichiarazione/Risoluzione dalla Conferenza su morte medicalmete assistita ed eutanasia: una questione di diritti umani

Pag.15 Welby: assolto Mario Riccio, il medico che staccò la spina. Cappato: “vittoria della nonviolenza radicale”

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NEWS FLASH

ABOLIRE LA MISERIA della calabria

ABOLIRE LA MISERIA DELLA CALABRIA mensile indipendente di cultura liberale, laica, socialista e radicale -------------------------------------------------------------

Direttore Responsabile: Filippo Curtosi - Vice Direttore: Giuseppe Candido Comitato di redazione: Giuseppe Fontana - Giovanna Canigiula - Marco Marchese Francesco Lo Duca - Salvatore Colace

-------------------------------------------------------------------

Editore: Associazione culturale di volontariato “NON MOLLARE” - Via Ernesto Rossi, 2 - Cessaniti (Vibi Valentia)

Redazione, amministrazione e impaginazione Via Crotone, 24 – 88050 Cropani (CZ) Tel/Fax. 0961 961036 – 0961/1916348 - 347 8253666 e.mail: redazione@almcalabria.it - sul internet: almcalabria.it

Stampa: BRU.MAR - V.le dei Normanni, 23/q - CATANZARO - tel.0961.728005 - 320.0955809

----------------------------------------------------------------------------------------------Iscrizione Registro Stampa Periodica Tribunale di Catanzaro N°1 del 9 gennaio 2007 ---------------------------------------------------------------------------------------------------------

Mensile partecipativo: la collaborazione è libera a tutti ed è da considerarsi totalmente gratuita. Gli articoli riflettono il pensiero degli autori i quali si assumono la responsabilità di fronte la legge.

Hanno collaborato a questo numero: Lorenzo Albertelli, Giuseppe Candido, Giovanna Canigiula, Filippo Curtosi, Saverio De Mortelli, Giuseppe Fontana; Marco Marchese; Armand Goldman Francesco Lo Duca - - Progetto grafica: Antonio Renda; (resp. distribuzione) Francesco Callipo. Si ringrazia il periodico telematico “Nessuno Tocchi Caino News Flash” di Sergio D’Elia Questo numero è stato chiuso li giorno 1 Agosto 2007 alle ore 11,00

NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS FLASH

IRAN. SEDICI IMPICCAGIONI 22 luglio 2007: "Dodici banditi sono stati impiccati di mattina a Teheran", ha detto il procuratore capo della città, Said Mortazavi, aggiungendo che i dodici fanno parte delle decine di persone arrestate nelle scorse settimane per diversi reati, compresi rapine, stupri e sequestri. Secondo la Resistenza iraniana fra questi 12 ci sarebbero due prigionieri politici. Si tratta di Fazel Ramezani e Haj-Morad Mohammadi, membri della tribù Bakhtyari (sud-ovest dell'Iran), fatti passare dal regime come criminali comuni. Sono stati trasferiti dal carcere di Gohardasht a quello di Evin, dove sono stati giustiziati. Altre quattro persone - ha aggiunto Mortazavi - sono state impiccate la scorsa settimana. La televisione di stato ha trasmesso immagini dei condannati ammanettati, poco prima di essere impiccati. La pena di morte è prevista in Iran per omicidio, rapina a mano armata, stupro, blasfemia, apostasia, cospirazione contro il Governo, adulterio, prostituzione, omosessualità, reati legati alla droga. La legge iraniana prevede la pena di morte per il possesso di più di 30 grammi di eroina o di 5 chili di oppio. Secondo le stesse autorità, che però non forniscono statistiche ufficiali, molte esecuzioni in Iran sono relative a reati di droga, ma è opinione di osservatori sui diritti umani che molti di quelli giustiziati per reati comuni, in particolare per droga, possano essere in realtà oppositori politici. Per saperne di piu' : http://www.ntc.it

PARLAMENTARI UDC e TEST ANTIDROGA

BERNARDINI: SOLO PROPAGANDA DA IPOCRITI PROIBIZIONISTI ALL'AMATRICIANA Roma, 1 agosto 2007 • Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani: "Se non fossimo in Italia non ci sarebbe bisogno di ricordare ai parlamentari dell'Udc, che questa mattina si sono precipitati in piazza a fare propaganda demagogica con uno pseudo test antidroga, che per verificare se effettivamente si è fatto uso di sostanze psicotrope negli ultimi 12/24 mesi occorre fare un esame tricologico. Il test-propaganda cui si sono sottoposti i deputati dello stesso Gruppo dell'onorevole Mele, coinvolto alcuni giorni fa in una vicenda di prostitute e cocaina, possono soltanto verificare se si è fatto uso di Cannabis negli ultimi 30/90 giorni e di droghe pesanti nelle ultime 24/48 ore. Perché, mi chiedo, non vengono fatti anche gli esami sull'uso e abuso di alcool? E' forse meno dannoso per sé e per gli altri della marijuana? La verità è che i deputati Udc confermano, con test-propaganda sulla droga, che le leggi proibizioniste come la Iervolino Vassalli o come quella del centro-destra, votata demagogicamente poche settimane prima del voto delle scorse elezioni politiche, falliscono miseramente. Infatti, come tutti sanno, tutti i tipi di droghe sono facilmente reperibili 24 ore su 24; insomma, il trionfo del fallimento della legge di cui nessuno parla! Occorre, invece, sperimentare con saggezza la regolamentazione del consumo delle droghe per colpire subito il mercato mafioso che è alimentato proprio dal proibizionismo, destinando almeno una parte delle ingentissime risorse oggi impiegate ad un' inconcludente e costosissima repressione, all'informazione e alla prevenzione".


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Inervista di Filippo Curtosi a Marco Pannella a Brussells

La Patria europea o l’Europa delle Patrie ?

Intervista a Marco Pannella.

BRUSSELLS.....intervista a Pannella

vedere. Povero che arricchisce molti,sconosciuto e notissimo, umile Bruxelles, 6 Luglio 2007 ore 13.50 e si vanta, incatenato e libera tutti. (pausa pranzo). Parliamo di Europa e di Altiero Spinelli ad un secolo dalla nascita, Incontriamo Marco Pannella con comunista negli anni giovanile . Gli Giuseppe Candido nel suo ufficio al anni del confino sono stati gli anni nono piano del Parlamento Europeo fondamentali della svolta politica di in una di quelle giornate dove si Spinelli, a Ventotene dove era stato sogna il mare calabrese e noi là tradotto in carcere per una arbitraria all’ombra di una pineta di condanna a cinque anni di confiFOTO: Giuseppe Candido eucaliptus. Non ci sono enerno fa gli incontri fondamentali gumeni all’ingresso, solo sigdella sua vita: Ernesto Rossi, nori beneducati e senza Eugenio Colorni e Ursula eroici gesta e sprezzo del Hirchmann( sorella del futuro pericolo ci facciamo avanti. Premio Nobel per l’economia Otto Pannella materializzato in Albert Hirchhmann e futura una sorte di immagine sacra moglie di Spinelli). Nel corso che ha funzione evangelizdella permanenza sull’isola ha zatrice, materia che rimanda modo di discutere approfonditaquasi al trascendente e invita mente e “ liberamente” con diverall’adorazione perché come si intellettuali e uomini politici diceva in mattinata il leader delle più disparate matrici culturdei socialali ed ha l’intuizione che porterà isti europei, alla redazione del” Manifesto di La pace europea, scriveva Spinelli, è la Glean? Ventotene”; il Manifesto è il docuchiave di volta della pace del mondo... anche la mento fondamentale del federalL’Unione federale dovrà avere essenzialcreatività e mente: un governo responsabile non verso dalle prime battute ismo europeo, redatto nella primavl’originalità abbiamo la confer- era del 1941 da Altiero Spinelli ed i governi dei diversi Stati membri, ma di Marco Ernesto Rossi. Il Manifesto ha il verso i loro popoli..Un esercito messo agli ma sulla vera figuesprimono ra di Marco grande merito di trasformare le idee ordini di questo governo..Un tribunale anelito al Pannella non di alcuni grandi pensatori a cominciasupremo divino laico; stereotipata,che re da Kant, Robbins e Lord Lothian scrutando il stupendamente (delle cui opere Spinelli aveva potuto suo sguardo scorgiamo il caos e l’or- campeggia nelle sue linee essenziali fare conoscenza durante il confino dine, la saggezza e la santità, ma dove si intravedono i tratti delle sue grazie alla trasmissione clandestina anche il rimprovero severo.In mattiardite e originali intuizioni che sanno di libri che aveva luogo tra Luigi nata si è parlato nell’aula “Spinelli di spirituale elevazione e di mistico Einaudi ed Ernesto Rossi). Il lirismo, espresse in Manifesto presenta alcuni concezioni una prosa che è poepolitiche nuove, ovvero che la sia, a volte contembattaglia per la federazione europea plazione, nutrita di è una battaglia da fare subito per memoria storica, creare un Movimento Federalista politicamente e Europeo su scala sopranazionale.La socialmente vissuta e pace europea, scriveva Spinelli, è la testimoniata , oggi chiave di volta della pace del mondo. come ieri. A noi non ci Difatti,nello spazio di una sola genersorprende la sua azione l’Europa è stata l’epicentro di umiltà e la sua ecceldue conflitti mondiali che hanno avuto sa figura di apostolo origine dall’esistenza su questo della laicità,del social- Continente di trenta Stati sovrani. E’ ismo liberale, follenecessario rimediare a questa anarmente innamorato di chia con la creazione di un’Unione verità, di giustizia e di federale tra i popoli europei..L’Unione FOTO: Giuseppe Candido libertà. Alcune federale dovrà avere essenzialmente: risposte sono un governo responsabile non verso i estremamente illuminanti e significa“del Manifesto europeista firmato da governi dei diversi Stati membri, ma tive, spiritualmente e politicamente Spinelli, Colorni ed Ernesto Rossi. verso i loro popoli..Un esercito messo conquidenti nell’oggi della nostra vita Marco Pannella non è un gran naragli ordini di questo governo..Un tripolitica, sociale e civile. Dietro a sé ciso, non, come dice Marcenaro uno bunale supremo”. insopportabile, prepotente, individual- sta trascinando il mondo con la mora- “ E’ la nostra battaglia, dice Pannella toria contro la pena di morte. ista, logorroico, eccessivo, provoca,Spinelli è stato lucido. Era successo Pannella dei paradossi, fariseo settore. Non è un Urano che divora i che nell’ultimo anno e mezzo, pubblitario e cosmopolita aperto,persecusuoi figli, un mangiafuoco, un cannicamente venendo al nostro tore e apostolo, debole e gagliardo, bale, un politico dell’antipolitica, una Congresso, devo dire col suo caratantipolitico della politica, uno che cal- cieco e veggente che vede tutto quel- tere. Se c’era una persona dura ma lo che mai ad uomo è stato concesso anche delicatissima, limpida era lui, cola,uno che innalza la Bonino e poi la stronca, che la riinnalza e la ristronca. Non è l’ultimo leninista o l’ultimo stalinista. Non è uno che si è fatto un partito su misura, che lo comanda a bacchetta, che finge di lasciarti le briglia sul collo e al primo strattone ti lacera la bocca da qua a là.Il nostro obiettivo è approfondire il tema della mattina : la Patria Europea o l’Europa delle Patrie. Fin


ABOLIRE LA MISERIA della calabria

arrossiva ; mi prendeva sotto braccio ogni volta che mi vedeva e mi diceva:” adesso è il tuo turno”. Io al letto di morte con dei testimoni autorevoli che poi sono divenuti eredi di mestiere che non erano granchè gli >> dissi:” guarda, arrangiati per fare il miracolo di vivere. Io ero a capo del letto, c’erano 40 persone da una parte , dall’altra parte i familiari, guardandolo perché sapevo che era un dolore vero, ma il dolore è un valore quando è una cosa viva è anche un dovere di non evitare di darlo perché rende vivi il dolore. Sono il dovere, le amarezze le cose che non vanno. Gli dissi, guarda fai il miracolo, ti rimetti invece di morire. Io la gestione in attesa del miracolo la faccio, ma se è un problema di eredità guarda chi hai attorno, erano anche miei amici”. Chi erano? “ Erano tanti, diversi, Dastoli, Bombelli, guarda qui, no, io eredità no. Devo anche dire…lo capisco. Infatti adesso viene fuori di nuovo il rilancio del progetto Spinelliano, concretamente lo facciamo. A quel livello. L’ultima volta che lui prese la parola sull’Atto Unico che era il tradimento di tutte le cose nostre, Spinelliane ecc proposto da Delors e subito accettato da questo parlamentaccio ch’era divenuto perché il progetto comunista dalla quale faceva parte gli dava la possibilità di intervenire perché io rinunciai al mio intervento perché Altiero potesse parlare”. Nel 1946 Spinelli e Rossi escono dal Movimento Federalista Europeo, ritenendo assai improbabile la realizzazione del loro progetto di Europa ,Libera e Federata per sviluppare una lotta con altri mezzi e l’azione di Spinelli si rivela decisiva per fare della costituente europea la questione centrale per la creazione della Comunità Europea di Difesa e grazie a questa azione l’Assemblea, allargata alla CECA viene incaricata di elaborare lo Statuto della Comunità Politica Europea per controllare l’esercito europeo, ma la sua opera venne vanificata dalla Francia. Fu una sconfitta per la lotta federalista ma Spinelli e il MFE rilaciano la lotta federalista per mobilitare l’europeismo in una protesta popolare diretta contro la legittimità stessa degli stati nazionali…” “ Ecco, la Patria Europea nell’ambito dello Stato Internazionale, quindi Spinelli resta qualcosa che è attualissimo ed è la risposta per la Cina, il Medioriente e anche per l’Europa nella concezione e nel linguaggio di Ventotene. La battaglia vera è questa. Adesso nel giro di un mese cominciamo ad organizzare, iscriversi per riconoscersi, tra di noi, tra di loro per la Patria contro l’Europa delle Patrie”. Cosa comporta essere , come tu sei filoisraeliano quando l’Israele fa una politica dove la sovranità nazionale.. “ Guarda, io mi faccio carico da anni delle inadeguatezze storiche di Israele che fa come dice tu una politica di

sovranità nazionale come tutti gli stati nazionali e sono ormai 30 anni che io lotto perché come l’Italia,la Germania, Israele rinunci alla sovranità nazionale di Stato nazionale e faccia parte strutturalmente dell’Europa. La Patria Europea nell’ambito dello Stato Internazionale. La lotta e le battaglie di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi”. Senti però Spinelli in qualche modo ha fallito come dire quello che era il Progetto di Trattato Europeo perché frenato e insabbiato dai governi nazionali che nel 1985 varano il meno ambizioso Atto Unico Europeo. “ Come ti ho detto prima adesso è venuto il tempo per il rilancio del progetto di Altiero Spinelli perché è attualissimo ed è la vera risposta per una Patria Europea e non per l’Europa delle Patrie”. Parliamo d’altro, esiste la compassione senza la pietà? “ C’è Pasolini che ha insistito diverse volte che la Fede senza la Speranza o senza la Carità, la Carità senza la Fede o la speranza produce cose mostruose. E’ una riflessione che riconduce a questo. Per cui l’assistenza che è alla base della compassione che poi alla fine è alla base dell’8 per mille. E’ una industria quella della Com-passione, io mi tengo la Compassione della Cosa Radicale”. Con Pasolini intellettuale marxista? “ Ma, quello che risulta dai suoi scritti che sono poi quelli fatti fuori, lui non capiva e non era d’accordo che noi non ci presentassimo alle elezioni, donde quando lui ha mandato il testamento ai radicali lui dice: io sono un intellettuale marxista, lo era a modo giusto suo che vota DC. Oramai da anni avrebbe voluto che i radicali si candidassero. Nel ’63 io feci una pubblicazione” Il Voto Radicale”, noi ci presentammo alle elezioni è il primo a scrivere, accettare di dire io voterò PCI e a qualificare il suo voto come voto radicale fu Pier Paolo Pasolini . In quel momento il voto radicale voleva dire proprio Torre Argentina, insomma allora era 24 Maggio, non è che è come adesso che uno si vergogna di dire Comunista o Verde o altri cazzi, dice Sinistra Radicale”. La Rosa Nel Pugno ha un futuro? “Ma, sai quando una cosa ha un passato, quasi clandestino…chi si ricorda che Sciascia era eletto con la Rosa nel Pugno, Tortora, Emma. Noi l’abbiamo tutelata e quando l’abbiamo rimesso a disposizione è stato scritto ovunque che era l’unico evento politico nuovo. Io dico che resta l’unico evento politico nuovo perché queste altre cose, Costituente Socialista..io sono Socialista e devo andà a fare la costituente socialista. magari quelli artri faranno la costituente Liberale, laica, radicale. Mi pare che chi ha un passato ha un avvenire. Chi ha le novità di questa Europa di Guano del 23 giugno di quest’anno. Faccio tanti auguri, mi auguro di sbagliare però

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continuo con le mie compagne ed i miei compagni Radicali e quindi doppie tessere e continuo a portare avanti la RnP che è anche storia dell’organizzazione Liberale, Antipartitica e Laica…sono cose che possono poi divenire sinonimi come Liberale,Socialista, Laico e Radicale. La nascita della Rosa nel Pugno significa decidere, fare. L’alternanza per l’Alternativa. Un milione di voti presi non può essere considerato un disastro sapendo che l’alternanza venne stabilita solo per 24 mila voti. Abbiamo concorso tutti? Può darsi. Mezzo milione di voti sono nostri o no?Allora noi rivendichiamo la scelta di valutazione politica. Negli anni ’60 ancora prima di quello che dice Claudio Martelli sul Partito Democratico, con Bettino ne parlammo anche..eravamo per il sistema Americano, Bipartitico, Anglosassone e dicemmo oltre 40 anni fa che dovevamo fare il Partito Democratico..mo pare che vogliono fare non si sa cosa. Onore alla scelta di Enrico Borselli e agli altri per questa scelta della Costituente Socialista fatta nel momento più difficile”. Oggi la Rosa nel Pugno da una parte e galassia Radicale dall’altra mi pare che sono la prospettiva. Dobbiamo creare una nuova forza. Guido Calogero, Capitini, i Rosselli, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, storie gloriose e costitutive della civiltà nella modernità. Sono sinonimi: storie socialiste, liberali, radicali, sapendo che la prospettiva deve essere una unica tessera. Un’ultima domanda,Ignazio Silone diceva che la libertà, la democrazia è libertà di sbagliare, Capezzone ha sbagliato? “Dipende da che punto di vista. Dal punto di vista dei cazzi suoi, no. La Cosa di Silone era proprio la tolleranza ma presupponeva che non c’è una verità e un errare, se no che libertà è”. Io gli auguro…gli ho fatto gli auguri, partecipo se vuole visto che i 13 punti sono tutti e tredici manifestamente prodotti dai lombi radicali e questa formula è una formula quella che magari…saremmo stati lieti se nei 5 anni che è stato segretario dei radicali Italiani l’avesse fatta anche li. Mo pare che gli sia aguzzato l’ingegno, vediamo se riuscirà a farla. Per quel che mi riguarda l’unica cosa che credo lui oggi ha..una bulimia di potere di potere di esposizione..non gli farà bene purtroppo.Ha dimostrato, una volta eletto Presidente di una Commissione Parlamentare importante come si fa l’opposizione. Se ogni giorno fa il Di Pietro, i Mastella..meglio buoni a niente che essere capaci di tutto. I grandi problemi sono di classe: Welfare to Work, scalone va ragionevolizzato, ma mantenuto”. Abolire la Miseria che vuol dire? “ Abolizione vuol dire radicalità”. Filippo Curtosi filippo.curtosi@almcalabria.it


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www.almcalabria.it Emma Bonino: Un cammino europeo invertito. Pannella: costituire un network per la Patria europea.

Europa delle Patrie o Patria europea ?

L’incontro pubblico a Brussells del 5 e 6 luglio organizzato dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito.

Per la Patria Europea subito un network

Brussells 5-6 luglio 2007 / All’indomani della riunione del Consiglio europeo e in vista della conferenza intergovernativa, si sono svolte a Brussells una serata dibattito (5 luglio Hotel Hilton) alla quale ha preso parte anche il Ministro Emma Bonino e una giornata dedicata ad una Conferenza per discutere delle scelte necessarie al fine “di evitare che sia la logica delle cose ad imporsi alla volontà di ciascuno”. Il dibattito e la conferenza sono stati organizzati dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito. La domanda del dibattito e della conferenza, sintetizzata nel titolo, era: continuare sulla strada dell’ <<Europa>> delle patrie o meglio, più che mai proseguire sulla strada del progetto federalista europeo (come Altiero Spinelli prefigurava nel suo manifesto), con il coinvolgimento dei popoli del Mediterraneo? Abolire la Miseria della Calabria (nella persona del direttore del nostro mensile Filippo Curtosi) e la Cellula Coscioni di Sellia Marina (nella persona dello scrivente) erano lì. Dopo aver partecipato al convegno del Gruppo ALDE su “Eutanasia e morte medicalmente assistita: una questione di diritti umani” ci siamo recati dal Parlamento europeo alla sala convegni dell’Hilton dove erano presenti circa 400-450 persone per assistere e partecipare al dibattito su “Europea delle patrie o Patria europea?”. Oltre al Ministro per le Politiche Europee e il Commercio Internazionale, Emma Bonino, tra gli oratori anche Marco Cappato, Parlamentare europeo del gruppo ALDE, Gianfranco Dell’Alba, sottosegretario del Ministro Emma Bonino e Marco Pannella, Parlamentare europeo e Senatore della Rosa nel Pugno. Con questo incontro il Partito Radicale ha voluto denunciare quanto accaduto il 21 e il 23 giugno scorsi e quanto si stava preparando ad accadere il 10 luglio in merito ai processi di riforma dei trattati europei.

Forse non tutti i cittadini “europei” sapranno (e in effetti in questo la stampa italiana non aiuta tanto) che sia la bandiera blu con le stelle rappresentative degli Stati Membri sia l’inno alla

tituzionale sia largamente maggioritaria nell’opinione pubblica.

Nel suo intervento all’Hotel Hilton, il Ministro Bonino ha parlato, senza peli sulla lingua, di “una cammino europeo – dalle Patrie europee FOTO: Giuseppe Candido agli Stati Uniti d’Europa – oggi pericolosamente invertito dalle ultime decisioni protese verso “una direzione intergovernativa”. Per riprendere un senso di marcia coerente – ha aggiunto Emma Bonino – sarà necessario “essere determinati come Juan Monet”

Se si procederà sulla strada ora intrapresa con l’accordo del 21 e del 23 giugno e con la loro ratifica il 23 luglio 5 Luglio Brussells: Il Ministro Emma Bonino da parte della Conferenza intergovernativa (CIG), in effetti, bisognerà dire Gioia spariranno. E con essi la possibiladdio ad un’Europa federale, addio al ità di chiamare leggi le direttive e la diritto di cittadinanza. Solo scambi compossibilità di avere un Ministro degli merciali e i “vantaggi” della moneta Esteri europeo che sarà declassato ad unica. Tra l’altro una “cosettina” non da “Alto rappresentante”. poco: qualunque decisione su temi etici potrà essere impedita anche da un solo singolo Paese Membro. Non era certo questo il progetto Europeo di Monet e di Spinelli. Ma ritorniamo ai fatti. Come si legge nell’intervento di Gianfranco Dell’Alba divulgato alla stampa: “secondo le indicazioni della Presidenza Tedesca “il progetto costituzionale che consisteva nell’abrogazione di tutti i trattati esistenti e loro sostituzione con un unico atto denominato Costituzione” sarà abbandonato mentre il Trattato di Nizza sarà riorganizzato in due Filippo Curtosi e Marco Pannella a Brussells distinti trattati: il Trattato sull’Unione Europea (TUE) e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea Come si legge nell’intervento di Gianfranco Dell’Alba, sottosegretario del (TFU). Alla faccia – aggiungiamo soltanto - della Costituzione europea, degli Ministero alle Politiche europee e del Stati Uniti di Europa e in barba a Monet Commercio Internazionale, già il costie Spinelli i cui rispettivi palazzi staranno tuzionalista Giovanni Tesauro ha sottovacillando come in preda ad evento tellineato come per la prima volta della lurico di elevata intensità. storia dell’integrazione europea, si è Non sarà infatti utilizzato – ha spiegato fatto un passo indietro anziché un Dell’Alba - il termine costituzione, il passo avanti. Ministro degli esteri sarà invece denomE come fa notare lo stesso Dell’Alba inato “Alto Rappresentante” e i termini tutto ciò avviene mentre i sondaggi di “Eurobarometro” evidenziano che l’idea di un’Europa basata su un progetto cos>>>> SEGUE


ABOLIRE LA MISERIA della calabria

“legge” e “legge quadro” non saranno adottati in favore del permanere della dizione di “Direttiva europea”. Parimenti i trattati modificati – continua il Sottosegretario alle Politiche europee – non conterranno nessun articolo che faccia riferimento ai simboli quali la bandiera, l’inno, il motto. Nel suo intervento ha sintetizzato il confronto tra progetto di Costituzione e nuovi Trattati da cui emerge che, se da un lato, positivamente, permane la definizione che l’UE ha una personalità giuridica, è stato esteso a 43 aree il principio del voto a maggioranza qualificata invece che all’unanimità, sono state estese le competenze dell’UE in materia di energia e di cambiamenti climatici, sono stati rafforzati i poteri dei parlamenti nazionali, dall’altro canto, a questi magri successi, rispetto alla Costituzione, i nuovi Trattati rovesceranno “l’onere della prova” e cioè l’Unione esercita solo poteri espressamente conferiti dagli stati membri (che implicitamente continueranno a detenere gli altri), faranno sparire l’idea di Costituzione con quello che ne consegue per quanto riguarda anche i simboli (inno, bandiera, motto), faranno sparire l’idea di chiamare leggi le direttive. Sempre nei trattati non sarà ripresa l’idea di inserire un articolo che formalizzi la “primizia” del diritto europeo su quello nazionale, finita in una dichiarazione che rinvia ai Trattati esistenti per quanto riguarda il Mercato Interno. L’Italia – ha denunciato il Sottosegretario alle Politiche europee – è rimasta per lo più ai margini del negoziato, ma accettandone le conclusioni, contrariamente a quanto avesse preconizzato Napolitano, che ha sempre sostenuto che era meglio un disaccordo che un cattivo compromesso.

Dal dibattito e dalla conferenza è emersa situazione assai distante dal progetto d’Europa di Altiero Spinelli e Juan Monet che rimane, per i Radicali e per chi scrive, il modello dell’architettura per l’Europa. Per la Patria europea e contro un’Europa intergovernativa dove su temi etici e su giustizia permanga la prevalenza anche di un singolo stato membro. Allora che fare? A questa domanda che anche Emma Bonino ha lanciato nel suo intervento risponde Marco Pannella che, dopo aver evidenziato l’assurdità di questa inversione del cammino europeo, antieuropeista e antispinelliana, ha proposto la costituzione, dalla base di cittadini, un network (una rete di persone, enti e associazioni per la Patria Europea. Abolire La Miseria della Calabria che nella testata riporta il nome di Ernesto Rossi, federalista europeo convinto e coautore con Altiero Spinelli del Manifesto di Ventotene non può non aderire come tesata giornalistica a questa importante iniziativa per una Patria europea. E si propone come primo nodo di una Calabria per l’Europa. Giuseppe Candido

giuseppe.candido@almcalabria.itr

Radicali Calabresi: Ripartiamo dai giovani di Saverio De Morelli

Ieri, mentre ero nella facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria per distribuire le copie del sesto numero di “Abolire la Miseria”, di colpo sono stato accerchiato da un gruppo di ragazzi incuriositi che chiedevano e ascoltavano. Domandavano cosa trattava quel giornale, da quanto tempo era in circolazione, se riguardava la “politica”, domandavano, e questo è grave, chi erano e chi sono i “Radicali”. “Questi sconosciuti” verrebbe da dire, perché la cosa ancor più grave è che purtroppo a questa domanda non c’era nessuno, o quasi oltre a me, che riusciva a rispondere. I dibattiti, le parole continuarono in quella sede come in altre, con sempre più giovani incuriositi ma “dis-informati”, nonché apparentemente disinteressati. La cosa interessante è che oggi rincontrando quei giovani colleghi di “ieri”, molti fra loro mi hanno fermato, hanno voluto complimentarsi con le idee del giornale, hanno voluto confermarmi che molte di queste sono anche le loro ed hanno ammesso un po’ di vergogna per non aver mai valutato prima “questi sconosciuti”. Ed allora tutto questo ci fa riflettere, fa riflettere soprattutto noi che portiamo e trasportiamo questa “sconosciuta” voce Radicale in Calabria, ci fa capire quanto si può fare “con e per” i giovani. C’è bisogno di coinvolgerli, di far conoscere loro la verità, perché oggi più che mai, in questo clima di confusione, di corruzione e di presa in giro, i giovani calabresi hanno bisogno di una voce che racconti loro la verità, hanno bisogno di una voce Radicale. Queste righe molto probabilmente non resteranno altro che la testimonianza di un giovane calabrese che “ci crede”, ma spero che potranno diventare anche un appello per chi le leggerà. Un appello a “non fermarsi”, per chi come me e come i tanti di “Abolire la Miseria” hanno già iniziato a gridare con entusiasmo questa voce in un territorio difficile e delicato, ma anche un appello ad “informarsi” per chi vorrebbe iniziare a gridare. Un appello rivolto ai giovani calabresi che hanno bisogno di conoscere, di aprire finalmente le loro vedute e che hanno tutto il diritto di riporre ancora qui, in questa terra le loro speranze per il futuro. Giovani inoltre che hanno anche il dovere, purtroppo arduo, di “Abolire la Miseria” vilmente costruita dai loro “padri” e per farlo potranno iniziare proprio da “questi sconosciuti” che hanno già pensato di farlo. Saverio De Morelli saverio.demorelli@almcalabria.it

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Per non dimenticare SREBRENICA

Brussells 5 Luglio 2007. Hotel Hilton. Alla serata di dibattito sul tema “Europa delle Patrie o Patria europea?” organizzato dal Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito partecipa pure il Ministro per le Politiche europee ed il Commercio Internazionale, Emma Bonino. Nel suo intervento parla di un cammino dell’integrazione europea (dalle patrie europee agli stati uniti d’Europa) oggi invertito dalle recenti decisioni dei vertici dei Capi di Stato e dei Governi dei Paesi Membri. Ma poi, nel suo intervento, Emma Bonino ha ricordato che l’11 luglio sarebbe stata occasione per non dimenticare il genocidio che l’11 luglio del 1995 fu compiuto a Srebrenica. La Fondazione Alexander Langer di Bolzano ha organizzato un viaggio dall’8 al 13 luglio a Srebrenica e Tuzla. Su quel massacro di 10.000 uomini l’Associazione “Non c’è Pace senza Giustizia” ha organizzato la proiezione del film documentario del genocidio di 10.000 uomini “Skorpio”. Il volantino distribuito per promuovere le adesioni al viaggio della memoria di Srebrenica porta un testo di Corinna Sabbadini, dal suo racconto di viaggio del 2005: …”Quella mattina, migliaia di uomini, donne, bambini ed anziani mussulmani implorarono l’aiuto dei caschi blu di stanza nella vecchia fabbrica di batterie di Potocari, a pochi chilometri da Srebrenica. Il soccorso venne negato: quei caschi blu olandesi furono taciti complici di quel massacro. Si dice che chi è sopravvissuto alla strage di Srebrenica porta negli occhi il dolore immenso e la paura vissuta in quei giorni (Nel film documentario Storpio alcune scene sono allucinanti davvero). Osservandoli si percepisce questa tristezza, e un’immensa dignità. E urlano quegli occhi, perché le parole, qui, sono inutili….La vergogna di chi ha promesso che tutto questo accadesse non dovrebbe nemmeno aleggiare nell’aria, qua. Non è più il tempo delle scuse né del perdono: chi ha vissuto il male di Srebrenica può solo convivere con il dolore. E tutti noi dobbiamo rimanere in silenzio”. Parole di verità pesanti come macigni. ALM le pubblica per conoscere e non dimenticare. Giuseppe Candido


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Energia da fotovoltaico: si può fare impresa anche in Calabria, rispettando l'ambiente Incentivi dalla finanziaria 2007 e cittadini organizzati in gruppo d'acquisto Segnalo immediatamente il link: http://www.jacopofo.com/pannelli-solari. Su questa sezione di sito si parla di energia da fonti rinnovabili, più precisamente di fotovoltaico e non si fanno chiacchiere, ma fatti concreti: studio, progettualità, azione. Snocciolo un po’ grossolanamente un paio di dati, mi perdonerete, ma giusto due: l’Italia è un paese con un’esposizione solare favorevole; ma l’energia che viene prodotta dal solare fotovoltaico è quantitativamente inferiore a quanto producono nazioni con un’esposizione meno favorevole della nostra. L’Italia settentrionale, che ha un’esposizione solare meno favorevole rispetto alle regioni meridionali, produce più energia da fotovoltaico. Due contraddizioni che trovano spiegazioni sulle quali potremmo tranquillamente dilungarci in analisi utili, ma che non risolvono il problema nel concreto. Cerco di ragionare per me stesso e in modo speculare, concentrandomi sulla mia piccola economia domestica; cosa mi viene in mente: Se potessi produrre per conto mio l’energia elettrica che mi serve attraverso il sole (quindi attraverso un impianto fotovoltaico) potrei risparmiare da 1.500 a 1.800 Euro l’anno. Se potessi produrre una quantità di energia elettrica, attraverso il fotovoltaico, tale da poterla utilizzare per cucinare, risparmierei da 200 a 300 Euro di gas in bombole. Se potessi produrre per conto mio una quantità di energia elettrica tale da poter riscaldare casa attraverso i condizionatori d’aria potrei risparmiare un’ulteriore somma: da 250 a 400 Euro. Risparmio totale da 1.950 a 2.500 Euro all’anno. Cosa potrei fare con questa somma risparmiata? Bella domanda vero? Possibile soluzione del ragionamento: Potrei investire una somma di circa 30.000 Euro e farmi installare un impianto fotovoltaico che produca 4, meglio se 5 Kilowatt di energia elettrica e ammortizzare l’investimento in una quindicina d’anni per poi pensare di spendere in altro il risparmio di cui sopra, (con mia grande felicità), ma fra una QUINDICINA D’ANNI! Ok, diciamo che mi vada bene, vediamo le implicazioni: I 30.000 Euro ce li ho, ma li immobilizzo a lungo termine; non ce li ho e quindi cerco di farmeli prestare: 30.000 Euro + interessi = un costo maggiore. La banca mi concede il prestito? Per loro ce li ho i requisiti per il credito? Ho sufficienti garanzie? Che tipo di contratto dovrò

sottoscrivere? Devo ipotecare la casa? Quante altre spese dovrò affrontare per accedere al credito? Ci sono delle agevolazioni nella realizzazione di un progetto del genere? Trovo persone affidabili che mi sappiano consigliare correttamente? A chi faccio progettare l’impianto? E’ un professionista affidabile e sufficiente-

mente preparato? A quale impresa affido la realizzazione dell’opera? E’ un’impresa seria e che mi consegnerà un impianto efficiente? Mi fornirà l’assistenza necessaria per i prossimi 20, 30 o 40 anni se qualcosa non va? Mi fornirà un servizio di manutenzione? Sui materiali che garanzie otterrò dal produttore e per quanti anni? Esiste una polizza assicurativa che mi indennizzi nel caso l’impianto subisca dei danni? Che tipo di danni si possono verificare? Quanto costa la polizza? Che contratto dovrò sottoscrivere e quanto mi costerà? Ci sono ancora molti altri dubbi che possono essere snocciolati e che andrebbero a complicare ulteriormente le implicazioni di cui sopra. Morale: se posso permettermi di pagare la bolletta energetica della mia piccola economia domestica continuerò a farlo; diversamente sarò costretto a stringere la cinghia e modularla in base alla situazione del momento. Altra possibile soluzione del ragionamento: Supponiamoche riesca a trovare un gruppo organizzato, autorevole e che con scrupolo e serietà dia una risposta positiva e convincente alle implicazioni elencate sopra e a molte altre ancora. Supponiamo che questo gruppo stia mettendo in piedi un progetto di acquisto collettivo e che abbia adottato il più classico dei criteri: “l’unione fa la forza”. Supponiamo che il tutto nasca dal basso e non da un’iniziativa mangiasoldi a tradimento. Supponiamo che attraverso l’incentivo statale del Conto Energia sul fotovoltaico possa avere la possibilità di azzerare la bolletta elettrica in un colpo

solo e che con l’agevolazione sull’energia prodotta dal mio impianto in 15, 20 anni, il costo dell’impianto stesso andrebbe ad ammortizzarsi da sé. Supponiamo di non dover togliere grossi soldi dalla tasca, e soldi che magari neanche possiedo. Supponiamo che ogni passaggio possa essere verificato e trasparente e le informazioni vengano veicolate in tempo reale su internet. Supponiamoche si possa usufruire del progetto anche parzialmente e non con la formula a pacchetto “prendere o lasciare”. Supponiamo che il progetto dia la possibilità di partecipare attivamente e che qualsiasi riserva possa trovare una soluzione in una discussione trasparente e pubblica. Supponiamo di trovarsi davanti ad un progetto aperto e che condividendolo si dia la possibilità, a chi lo desidera, di darsi da fare, intendendo per ciò che se ne possa fare un’opportunità di lavoro. Supponiamo… La differenza che c’è fra i “supponiamo…”, quindi le chiacchiere e la realtà, porta dritti al link che ho scritto all’inizio dell’articolo. E’ sufficiente armarsi di un po’ di pazienza per leggere attentamente il materiale e i contributi dei partecipanti. Ulteriori dubbi? Basta chiedere e le risposte arriveranno puntualmente. Rischi? Domattina per chi esce di casa chi no ha da scendere almeno un gradino? Anche questo è un rischio. Iacopo Fo nel suo sito parla di democrazia energetica, ci si rifletta, secondo me è un’intuizione che ha davanti a se una bella strada da percorrere. Si pensi alle ricadute positive: sull’ambiente, sull’economia, sull’occupazione e sulle economie domestiche. Il sistema dell’incentivo economico sull’energia prodotta dagli impianti, (non sto qui a spiegarne il meccanismo perché l’invito è quello di visitare il sito pocanzi segnalato) è ben congeniato e le risorse messe a disposizione possono coprire impianti messi in funzione entro il 31/12/2008 fino ad una potenza complessiva di 1.200 Megawatt (240.000 impianti domestici da 5 Kilowatt) e oltre. Il sasso nello stagno è lanciato, cari lettori / consumatori; la Calabria saprà cogliere questa ulteriore opportunità? Cosa ho deciso di fare io? Aderisco al progetto e annuncio la mia pre-adesione per il mio futuro impianto fotovoltaico.

Marco Marchese marco.marchese@almcalabria.it


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Welfare to Work: Sussidi per la flessibilità e l’accesso al lavoro. Non più incentivi a rimanere disoccupati.

Pensioni, scalone, sinistra comunista e proposta radicale.

Welfare to Work, Radicali e Sinistra comunista

Lo scorso 3 aprile era stata presentata alla Camera la proposta di legge di riforma degli ammortizzatori sociali (Proposta di legge n. 2484) il cui testo integrale è scaricabile dal sito radicale HYPERLINK "http://www.welfaretowork.biz" www.welfaretowork.biz Il PdL prevede – ma forse, vista la situazione attuale del governo, è più corretto dire prevedeva - la delega al Governo per la riforma del sistema degli ammortizzatori sociali e della disciplina dei contributi sociali, nonché per l' istituzione dell' Agenzia nazionale per la gestione dell' indennità di disoccupazione e il reinserimento dei lavoratori disoccupati. Inoltre la proposta prevede l’elevazione del requisito anagrafico per l' accesso alla pensione di anzianità e la parificazione dell' età pensionabile delle lavoratrici e dei lavoratori. I presentatori sono i Deputati Daniele Capezzone (Rnp), Bruno Tabacci (UDC (CCDCDU)), Benedetto Della Vedova (FI), Adolfo Urso (AN), Marco Beltrandi (Rnp), Sergio D'Elia (Rnp), Bruno Mellano (Rnp), Donatella Poretti (Rnp), Maurizio Turco (Rnp), Lucio Barani (DCAPS-Nuovo PSI), Giorgio Carta (Ulivo), Francesco Colucci (FI), Gianfranco Conte (FI), Pietro Franzoso (FI), Gerolamo Grassi (Ulivo), Salvatore Greco (UDC (CCD-CDU)), Enzo Raisi (AN), Antonio Razzi (IdV), Stefano Saglia (AN), Riccardo Villari (Ulivo). Nel numero precedente di ALM avevamo pubblicato un’intervista all’On. Roberto Villetti in cui si parlava di Calabria e del Libro Bianco di Marco Biagi. Oggi il tema pensioni torna di cocente attualità per le vicende sullo scalone previdenziale previsto dalla riforma Dini del 95 e che oggi la sinistra c.d. “radicale” chiede di abolire o quanto meno di trasformare in tre scalini. Quello che si chiede è di tutelare (o privilegiare) il diritto di non più di 130.000 persone ad andare in pensione a 57 anni (contro una media europea di 65) anziché a 60 come previsto dalla riforma Dini. Si

chiede di spendere l’extragettito (c.d. tesoretto) che durerà soltanto un anno (per il futuro non è detto che si ripeta) per coprire l’aumento di spesa previsto dall’abolizione dello scalone. Questa la posizione della sinistra che si appella radicale. Ma cosa pensano invece i Radicali, quelli veri, laici socialisti e liberali? La sinistra comunista chiede la “tutela” dei 130.000 lavoratori che percepiranno una pensione (che per i pubblici dipendenti è ancora su base retributiva e non contributiva) pari al proprio stipendio già a 57 anni. E per tutti gli altri? Per tutti i giovani precari che mai vedranno

Ernest Glean e Giuseppe Candido

una pensione pari al proprio già esile stipendio? Bisognerebbe ricordare agli esponenti della Sinistra Comunista e Verde che l’Italia è uno Stato, a differenza di molti paesi Europei, dove i giovani e i disoccupati hanno minori sostegni.

Il 3 luglio è stato tenuto a Roma un interessante convegno sul tema “Diritto al lavoro, alla pensione e riforma del sistema previdenziale” regolarmente trasmesso in diretta da Radio Radicale e al quale hanno partecipato oltre al Ministro delle Politiche Europee e Commercio con l’estero, Emma Bonino anche Marco Pannella, Lamberto Dini, Enrico Morando, Natale D’Amico, Benedetto Della Vedova e Fiorella Kostoris. Ma andiamo per gradi. Oggi si parla tanto di pensioni e del necessario innalzamento a 60 anni (il c.d. scalone) dell’età di pensionamento essendo non più sostenibile un sistema in cui si va in pensione a 57 anni mentre la media dei paesi europei è di 65. In più in Italia vige

un sistema di sussidi alla disoccupazione che, di fatto, costituisce un incentivo a rimanere disoccupati per un tot di giorni all’anno in maniera da continuare a percepire i sussidi stessi. Come funzionano gli ammortizzatori sociali e il sistema del welfare negli altri paesi europei? Sia il modello danese sia quello britannico sono differenti dal nostro. Il sussidio di disoccupazione non è tradotto in precarietà permanente perché se lo stato offre un lavoro e il disoccupato rifiuta più di una volta l’offerta di lavoro questi perde il diritto al sussidio. Quanto al debito pubblico è evidente, nel nostro Paese, l’esigenza di proseguire il risanamento con una politica che si sposti dal lato delle nuove entrate al lato della riduzione e progressiva riqualificazione della spesa pubblica. Come si legge nel sito radicale www.welfaretowork.biz , “in Italia soltanto il 18% delle persone che perdono il lavoro o che non riescono a trovarlo ha un sistema assicurativo - un ammortizzatore sociale - che copra questo rischio con un sussidio per il tempo strettamente necessario per cercare un nuovo lavoro o per adattare le proprie competenze alla domanda del mercato. I più esposti sono proprio i lavoratori assunti con contratti flessibili, a tempo determinato. Scriveva Marco Biagi che occorre "disporre anche in Italia di un nuovo assetto della regolazione e del sistema di incentivi e ammortizzatori, che concorra a realizzare un bilanciamento tra flessibilità e sicurezza". Occorre, quindi, disporre di un sistema assicurativo per i periodi di disoccupazione generalizzato e universale, che superi gli attuali ammortizzatori e che tuteli anche i lavoratori flessibili e precari, ma che non produca abusi e non scoraggi la ricerca di un lavoro. Occorre un nuovo welfare, un nuovo patto sociale che vincoli l'erogazione di ammortizzatori sociali, di formazione personalizzata e di servizi per il collocamento, al concorso attivo del disoccupato


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nella ricerca del lavoro. Si chiama welfare to work quel sistema di diritti e doveri in cui il disoccupato o inoccupato viene aiutato con un sussidio economico, con la formazione professionale, con il collocamento e con altre misure, in cambio deve impegnarsi nella ricerca del lavoro e accettare i posti che gli sono offerti; nel caso non rispetti questo accordo il sussidio è ridotto o soppresso. In questo momento in cui si discute tanto di pensioni e ammortizzatori sociali, il tema della riforma delle pensioni e del welfare deve essere necessariamente legata al progressivo abbattimento del debito pubblico”. Con questo breve articolo vorremmo mettere in luce come la necessità di mantenere, nell’immediato, lo scalone della riforma Maroni e di equiparare (volontariamente a richiesta dell’interessata) l’età pensionabile tra uomo e donna siano in realtà posizioni non di destra ma di sinistra; una proposta radicale di sinistra attenta ai giovani e non conservatrice di privilegi di pochi. Una sinistra che si preoccupa dei giovani e non cerca di spendere tutto il tesoretto dell’extra gettito per garantire un privilegio a pochi (andare in pensione a 57 anni) senza tutelari i molti. I molti giovani in cerca di prima occupazione o disoccupati e che, quando andranno in pensione, con il sistema contributivo, a sessantacinque anni percepiranno all’incirca il 50-60 % del loro stipendio attuale. La riforma Dini del “95 segnò infatti il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Come è scritto sul sito stesso, il sito HYPERLINK "http://www.welfaretowork.biz" www.welfaretowork.biz nasce dalla volontà di confrontare, senza pregiudizi ideologi, le diverse opinioni sul welfare e di offrire documenti, ricerche e opinioni sui temi del lavoro, dell'istruzione e della formazione. Il sistema di tutela sociale denominato welfare to work fu concepito e adottato per la prima volta nel Regno Unito per limitare gli effetti collaterali negativi del welfare sul mercato del lavoro, in particolare degli aiuti in denaro. (aiuti di disoccupazione che in Italia sono un incentivo a rimanere disoccupati almeno per un tot di giorni all’anno per non perdere il sussidio stesso). L'entità e le modalità di erogazione dei sussidi possono, infatti, scoraggiare l'accettazione di un posto di lavoro e determinare così il prolungamento cronico dello stato di disoccupazione con costi insostenibili per la

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collettività. Con il termine welfare to work (W2W) si intende quell’insieme di provvedimenti nel campo del lavoro, della fiscalità, della formazione, dell'istruzione e dell'assistenza che mirano ad accompagnare i settori più deboli e svantaggiati della popolazione in età lavorativa dalla condizione di dipendenza dai sussidi all'inserimento nel mercato del lavoro. In sostanza si stabilisce un accordo in base al quale si condiziona la erogazione di sovvenzioni, di formazione e di altri aiuti all'effettiva disponibilità del beneficiario a entrare o rientrare nel mondo del lavoro. Si tratta quindi di un sistema di diritti e doveri: il disoccupato o inoccupato viene aiutato dallo Stato con un sussidio economico, con la formazione professionale, con il collocamento e con altre misure, in cambio deve impegnarsi nella ricerca del lavoro e accettare i posti che gli sono offerti; nel caso non rispetti questo accordo il sussidio è ridotto o soppresso. Il modello del W2W non si basa solo sulla sanzione, ma si fonda su una serie di incentivi e disincentivi che rendano sempre meno conveniente contare sul sussidio. Oltre alle misure tipiche di accompagnamento al lavoro, il welfare to work prevede, infatti, altre modalità d'intervento come il riorientamento del sistema scolastico e formativo verso le esigenze di gruppi selezionati di utenti e la definizione di un particolare mix tra il livello dei sussidi, delle retribuzioni e del prelievo fiscale sui redditi in modo da rendere sempre più conveniente l'attività lavorativa rispetto alle misure di assistenza. Altre misure di sostegno alla famiglia e l'assistenza abitativa devono rendere conciliabile, specialmente per le donne, il lavoro con la vita privata e facilitare la mobilità nel territorio. In pratica non è vero che spendendo tutto il tesoretto per mantenere il privilegio di pochi ad andare in pensione a 57 anni anziché investirli in un sistema di ammortizzatori sociali sia cosa di sinistra. Forse di una sinistra conservatrice e massimalista che tutela un privilegio che non ha pari in nessun paese europeo e che è causa del fortissimo indebitamento pubblico del nostro paese ma non pensa di sostenere la flessibilità con adeguati ammortizzatori sociali così come era scritto nel libro bianco di Marco Biagi. Il welfare to work è invece la risposta radicale di una sinistra laica, socialista e liberale.

Giuseppe Candido giuseppe.candido@almcalabria.it

Il pragmatismo inglese, l'utopia concreta di Ernesto Rossi, l'attualità di

Abolire la miseria “La miseria è una malattia infettiva, giacché la causa della miseria è la miseria stessa” Perché Abolire la miseria? Perché l’Associazione dei Radicali calabresi, questa rivista e lo stesso sito web scelgono Abolire la miseria di Ernesto Rossi? Per dei radicali che vivono in Calabria e condividono l’azione politica e culturale del movimento animato da Marco Pannella, Abolire la miseria assume un significato ed un valore che va oltre l’opera più nota e indubbiamente più rappresentativa del pensiero di Ernesto Rossi. Abolire la miseria subisce la stessa “censura” che ha subito, in Italia nel dopoguerra, il suo autore. Pertanto, diventa necessario descrivere sinteticamente un profilo di Ernesto Rosso nato a Caserta nel 1897. Giovanissimo partì volontario in guerra e dal 1919 al 1922 collaborò al "Popolo d'Italia", il quotidiano diretto da Mussolini. In quel periodo Ernesto Rossi ha conosciuto Gaetano Salvemini, con il quale ha stabilito subito un legame di amicizia, oltre che d’ammirazione e d’affetto consolidate da una piena intesa intellettuale. Questo legame portò Ernesto Rossi ad avversare con implacabile determinazione il regime fascista. Dirigente, con Riccardo Bauer, dell’organizzazione "Giustizia e Libertà", pagò la sua intransigenza con una condanna del Tribunale speciale a venti anni di carcere, di cui nove furono scontati nelle patrie galere e quattro al confino di Ventotene. Qui, con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni maturò più compiutamente le sue idee federalistiche che nel 1941 ricevettero il loro suggello nel celebre Manifesto di Ventotene. All'indomani della Liberazione, in rappresentanza del Partito d'Azione, fu sottosegretario alla Ricostruzione nel Governo Parri e presidente dell'Arar (Azienda Rilievo Alienazione Residuati) fino al 1958. Dopo lo scioglimento del Partito >>>> d'Azione aderì al Partito


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>>>> Radicale di Pannunzio e

L’attualita’ di Ernesto Rossi

Villabruna, ma rifiutò ogni incarico direttivo preferendo dedicarsi alla scrittura di libri e al giornalismo d'inchiesta sul “Mondo”. La collaborazione al “Mondo” fu la stagione d'oro di Ernesto Rossi e continuò ininterrotta per tredici anni, fino al 1962. I suoi articoli li raccolse in volumi famosi tra cui si ricordano: I padroni del vapore (Bari, 1956) e Aria fritta (Bari, 1955). Dal 1962 in avanti svolse la sua attività di pubblicista su "L'Astrolabio" di Ferruccio Parri. Nel 1966 gli fu conferito il premio "Francesco Saverio Nitti", che molto lo ripagò di un'esistenza scontrosa e assai avara di riconoscimenti accademici. L'anno successivo, il 9 febbraio del 1967, Ernesto Rossi moriva a Roma all’età di sessantanove anni. Nell’Italia del dopoguerra dominava una inversa relazione tra egemonia culturale ed egemonia politica. Ai comunisti e quindi al marxismo andava la rappresentanza culturale e il dominio sugli intellettuali, ai democristiani la supremazia politica e l’esercizio della ricostruzione materiale del Paese. Le forze laiche evidenziavano una capacità di consensi scarsa, pagando la disfatta del Partito d’Azione alle elezioni della Costituente del 1946. Tuttavia, la cultura laica non si dimostra per niente sottomessa all’egemonia marxista da una parte e a quella clericale dall’altra. Espressione di quest’area erano i prestigiosi Salvemini, Einaudi, Croce, Bobbio, Calamandrei, Silone e altri che potevano manifestarsi attraverso gli strumenti offerti da case editrici come Laterza, La Nuova Italia e le riviste “Il Ponte”, “il Mulino” e soprattutto nelle pagine del settimanale “Il Mondo”. Qui, al centro di questo miscuglio culturale, si è espresso al meglio il raffinato e battagliero Ernesto Rossi. «La “centralità” di Rossi nel panorama politico-culturale - scrive Pietro Ignazi in una raccolta di interventi su Ernesto Rossi – si deve alla particolare combinazione di tratti biografici e ideologici che gli consentono di reggere lo scontro con i due schieramenti dominanti». Rossi non ha complessi d’inferiorità e può rivolgersi con autorevolezza verso la sinistra e all’altro versante, introducendo efficacemente, nel dibattito politico, le tematiche liberali, liberiste e libertarie. Il progetto di Abolire la miseria nasceva dall’osservazione di Rossi

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che, le condizioni economiche e sociali delle classi poveri anche nei paesi economicamente più progrediti erano ripugnanti alla coscienza umana e contraria ad ogni ideale di civiltà. Rossi parte dalla seguente constatazione: «La miseria è una malattia infettiva. Chi ne è colpito demoralizza tutti coloro con cui è in contatto». Abolire la miseria è stato scritto da Ernesto Rossi nel 1942 durante il confino politico a Ventotene e pubblicato per la prima volta nell'immediato dopoguerra. Riedito nel 1977 dalla casa editrice Laterza a cura di Paolo Sylos Labini. «Questo libro – scriveva lo stesso Rossi – è il frutto delle mie riflessioni su Economia del benessere del Pigou e su Unemployment del Beveridge». Un’analisi quindi che parte dal pragmatismo inglese del piano Beveridge, il primo sistema di Stato sociale o Welfare State (Stato del benessere) realizzato in Gran Bretagna, nel 1942 e costruito sulla cultura della solidarietà sociale, in base alla quale lo Stato interviene con sovvenzioni pubbliche a favore delle categorie meno abbienti. Le proposte contenute nel lavoro di Rossi sono di scottante attualità, poiché rintracciamo, oltre allo Stato sociale, le problematiche relative al mercato del lavoro, la struttura del salario, la dinamica occupazionale, la riorganizzazione della scuola. Il metodo usato è quello empirico, fatto di rilevazioni dei dati sul mercato del lavoro e di confronti tra forme e sistemi di assistenza sociale adottati nei paesi industrializzati, in primo luogo l’Inghilterra. Oggi in Italia si sente il bisogno di avere una politica fortemente ispirata al pragmatismo, invece che a posizioni univoche e preconcette. Dall’esperienza inglese Ernesto Rossi desume una serie di principi che dovrebbero essere applicati in futuro per raggiungere i risultati migliori. Rossi osservava che «la miseria è una malattia infettiva, giacché la causa della miseria è la miseria stessa». La povertà, oltre a provocare conseguenze rovinose sul fisico di chi ne è afflitto, ha effetti ancora più disastrose sul suo morale e sull’ambiente in cui vive. E i diritti politici concessi a chi non ha un minimo di vita civile sono una presa in giro. Entrando nel vivo del sostegno sociale Ernesto Rossi sosteneva il principio che «l’assistenza non

dovrebbe diminuire il senso di dignità e di responsabilità delle persone soccorse» come avveniva nelle case di lavoro inglesi, dove l’assistito veniva posto in condizioni umilianti. La “carità privata” dava anche risultati demoralizzanti per i poveri che venivano demoralizzati. «La carità privata – scriveva Rossi può servire alle persone religiose per guadagnarsi il paradiso, ma certamente non costituisce un rimedio alla miseria». Un altro principio importante era quello che «non si deve permettere che i soccorsi vengano sperperati in consumi voluttuari o socialmente riprovevoli, lasciando insoddisfatti i più elementari diritti della vita civile». Il concetto centrale era quello di garantire a tutti quelli che ne facevano richiesta di oggetti e servizi necessari alla vita come il cibo, la casa, abiti, mobilio di base di modesta qualità ma essenziali. Un minimo per poter vivere dignitosamente percepito però non come carità ma ricevuto come un diritto, perché ciascuno lo avrebbe pagato attraverso due o tre anni di servizio del lavoro obbligatorio per tutti, uomini e donne in età giovanile. E’ l’attualità del pensiero di Ernesto Rossi, l’idea del servizio civile e la possibilità di separare nel tempo lavoro e reddito. I servizi in natura dovrebbero essere forniti da quello che Rossi chiama l’esercito del lavoro, vale a dire un sistema di prestazioni gratuiti a cui saranno tenuti tutti i cittadini per una frazione della loro vita. I giovani terminata la loro preparazione scolastica sarebbero obbligati a prestare servizio in tale esercito del lavoro. La soluzione punta su una scuola accessibile a tutti (cosa che ai tempi di Rossi non lo era per niente) e riorganizzata nel duplice aspetto di formazione della forza lavoro e di consumo sociale. Rossi sulla scuola aveva le stesse idee di Einaudi, entrambi favorevoli a non dare titoli di studio. Gli esami, sosteneva Rossi, non si facciano all’uscita ma all’ingresso di ogni ciclo scolastico per accertare che il candidato abbia le competenze e le conoscenze necessarie per trarre profitto da quel ciclo di insegnamento. Abolendo i titoli si elimina il grave equivoco per cui i giovani vanno a scuola non per imparare ma per ottenere un diploma.

Francesco Lo Duca francesco.loduca@almcalabria.it


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Il destino è un'invenzione della gente rassegnata di Lorenzo Albertelli

uscivano da un lungo periodo fondamentalmente conservatore, hanno riposto le loro speranze in una parola: RIFORMISMO! C’è ancora chi crede in questa parola, c’è ancora un’Italia riformista che attende la completa riorganizzazione dell’assetto socio-politico-finanziario ma, quest’Italia, non ha voce o, per meglio dire, non ha una voce unitaria abbastanza forte da arrivare alle orecchie di chi non sente e di chi non vuol sentire. Chi c’ha promesso riforme ora, cercando di mantenere un precario equilibrio, alza le tasse per elargire contentini, soffoca le voci riformiste chiedendo pazienza in attesa di tempi migliori (che puntualmente non arrivano mai) e piccona la democrazia con le sue “gare alle poltrone” disinteressandosi dei problemi reali e contingenti della società civile tutta e dei meridionali in primo luogo. Il governo invece di costruire una nuova Italia ha preferito dedicarsi alla costruzione di un nuovo partito, contenitore vuoto di due realtà, ideologicamente diverse, ma unite, a quanto pare, per l’obiettivo comune di sedere sul maggior numero di poltrone possibili. I riformisti, quelli veri, non possono e non devono contribuire affinché questo progetto cresca e metta radici. Il Partito democratico tirerà a campare come, coloro che lo stanno creando, tirano a campare a Palazzo Chigi: getterà un po’ di fumo nero negli occhi, quando chiederemo la soluzione dei nostri problemi ci risponderà che i soldi non bastano e, quando cadranno i consensi, con un’astuta mossa, degna di Harry Potter, tirerà fuori dal cilindro un tesoretto stranamente dimenticato da suddividere in tante piccole caramelle per strappare qualche sorriso e soffocare qualche pianto. So che molti di voi ora storceranno il naso, come già detto all’inizio, sentire alla lunga le stesse lamentele porta alla noia e al disinteresse, ma vi prego di prestarmi orecchio solo per un ultimo

concetto perché le mie critiche non sono fini a se stesse. Il partito democratico è un nuovo partito ma non è un “partito nuovo”, ha dentro di se i vecchi meccanismi della prima repubblica, vuole governare senza troppi intoppi e senza proporre nessuna soluzione impopolare anche se necessaria. Se vogliamo cambiare le cose, se veramente vogliamo che la parola riformismo acquisti un senso e una dimensione effettiva, non dobbiamo però “premiare” l’altro schieramento, che in cinque anni ha ribadito la sua natura conservatrice e centrista, ma darci da fare per “costruire una nuova sinistra”, una sinistra riformista, laica e liberale. Per fare questo dobbiamo guardare con maggiore interesse e con crescente speranza ai cantieri liberalsocialisti che proprio in questi mesi stanno prendendo corpo ponendo fine alla lunga diaspora che ha consegnato l’Italia a politici dai mille tentacoli e mille interessi. Non voglio far discorsi da campagna elettorale dicendo io i problemi che avete e come intendo risolverli, voglio che siate voi stessi a farmeli sapere, voglio che dopo questo articolo riprendiate coscienza della vostra importanza, che ricordiate di possedere l’esclusiva Sovranità e che la esercitiate per porre fine a quei problemi piccoli e grandi che avvertite sulla vostra pelle. Solo se riconoscerete nella costituente liberalsocialista il progetto innovativo che è mancato in questi anni e se creerete un dialogo diretto con le forze che lo stanno realizzando, il partito democratico dovrà dar conto a una voce riformista che non potrà più ignorare. Noi che siamo lontani dai giochi di palazzo saremo la nuova forza che rimetterà in piedi il malato che ha ancora voglia di guarire. Lorenzo Albertelli lorenzo.albertelli@almcalabria.it

l mio Pseudonimo, Armand Goldman, è nato per caso, ricordando il dialogo di un personaggio che mi somiglia molto, tratto da un film Piume di Struzzo, a sua volta rifacimento in chiave moderna del noto Il Vizietto, con Ugo Tognazzi. Ebbene, il mio omonimo, dopo una litigata simile a quella tra marito e moglie, discute con il suo compagno, e per restare fedele al testo ecco le battute estrapolate dalla scena: (Armand) Il mio cimitero sta a Cabybiss Cane, è uno dei più belli del mondo, gli alberi sono stupendi, il cielo è blu... quello di Los Cop è proprio una merda...Eh...che rottura di

coglioni che sei, è vero non sei giovane, e non sei un uomo e in effetti fai ridere la gente... e io... io sto ancora con te perché mi fai ridere... perciò sai che dovrò fare... mi tocca vendere il mio loculo a Caybiss Cane per poterne comprare uno vicino a te in quel buco di merda di Los Cop... così non mi perdo una risata... -Dopo un po' Armand esclama- Ho 50 anni suonati, e c'è un solo posto al mondo che io chiamo casa ed è perché ci sei tu... -Albert, allora, gli prende la mano e la scena si chiude con loro due vicini, seduti sulla panchina del porto-

Quando si parla di omosessualità, i neofiti dell'argomento, tendono a generalizzare, affermando che scegliere di esserlo è sbagliato. Molte volte ho ascoltato i discorsi di chi non la pensa come me, e le mie povere orecchie sono state vittime di parole quanto mai grigie come peccato e contro natura. Se da una parte, i cattolici professano la castità come metodo unico al "vizio" di amare una persona dello stesso sesso, chi religioso non è si indigna nel vedere una coppia omosessuale scambiarsi gesti d'affetto come un bacio, affermando

Per non mollare: ...Riformismo

Sarà capitato ad ognuno di noi, forse più spesso di quanto ricordiamo, di ascoltare uno di quei discorsi, da bar o da ascensore, sulla situazione critica del nostro Paese. Magari spesso abbiamo rinunciato a dire la nostra, oppure, abbiamo pensato a quanta noia provochi ascoltare sempre le solite lamentele, ma in cuor nostro restava un’amara consapevolezza: quelle critiche erano fondate. Si chiama desensibilizzazione quel fenomeno che, ad un tratto, ci fa sembrare il malessere “normale” solo perché cronico. La desensibilizzazione a volte è più grave del male stesso, fa abbassare la guardia, sopire i campanelli d’allarme, ci fa smettere di reagire e può colpire tutti anche quando il male si chiama “morti del terrorismo” o “malgoverno”. Non ascoltare e rassegnarsi però non cambierà certo le cose e un malato resta malato anche se sedato o illuso da ipocriti appelli alla calma e all’ottimismo. Un malato non si rialza semplicemente portando pazienza e aspettando, soprattutto se di pazienza ne ha già dimostrata tanta e di risultati ne ha visti ben pochi, un malato ha bisogno di cure, di rimedi efficaci e soprattutto di nuove forze. Un medico saggio, prima di far peggiorare le condizioni del paziente, se il sistema adottato non ha portato miglioramenti, rivaluta la sua diagnosi, ascolta nuovamente il tapino e se questi manifesta dolori o insofferenze ne prende atto. L’Italia è un Paese malato, come ha giustamente detto il nostro premier Romano Prodi, e il suo medico è il governo, nessuno dovrebbe disconoscerlo, ma quale è la cura che dovrebbe rimetterlo in sesto? Certo sarebbe impresa ardua in questa sede elencare tutta una serie di provvedimenti urgenti, sbandierati in campagna elettorale, che dopo un anno di legislatura sembrano il sogno di promesse lontane, ma gli italiani, che

Quando un ordinario non omologato si accosta all'ordinario omologato (ma omologato da chi ?)

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ABOLIRE LA MISERIA della calabria

LA SCUOLA SIETE VOI

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Giovanna Canigiula

SETE....DI VERITA’

Cosa leggerai?/ Con che libro lui? Ma non ricordo neppure geniacqua da tutte le parti sia in grado affascini il tuo cuore?/E se ti tori col fucile spianato o il pugno di sfornare a getto continuo tante perderai/nel labirinto di un amaro facile né estenuanti ricorsi -nuova strabilianti genialità. autore (Coretto) [ …] A che mostra linfa per furbi avvocati- così vezChe dire? Sono debitrice alla vecandrai?/ Un Picasso in fiamme ti zosamente di moda e spauracchio chia scuola e non eravamo giovani può andare?/ Ne discuterai/ con di dirigenti che amano la tranquillità. marziani quelli di allora, suoi ultimi qualcuno che ne sa parlare[…]. Ah, E di colleghi esausti, diciamolo. I figli: ma davvero, se non fossi stata la poesia di Conte! Ah, le tristi poeruoli erano chiari: all’insegnante si costretta a farlo e a farlo bene, sie a scuola! E chi può negarlo? Ah, chiedeva di formare, il nostro comavrei preferito trascorrere i miei la scuola! Dividi in sillabe, indica il pito di alunni era quello di studiare pomeriggi fra asclepiadei maggiori metro, piano del significante e (pena la bocciatura) e comportarci e minori, ferecratei e gliconei? Sono piano del significato! educatamente (pena la sospenstata fortunata, perché ho temuto il Forzaaa…asinello (solo pensato, sione), quello dei nostri più prossimi giudizio dei miei professori i cui voti non si sa mai)… forzaaa! Farebbe avi di collaborare. Poi, la tempesta: non erano frutto di alchimie ma così l’ammaliante Benigni? E la letla vecchia scuola è diventata spazconseguenza dei miei atti e ancora tura calabresotta, con quella diszatura, lontana dalla realtà e da più fortunata perché non ho avuto graziatissime consonanti doppie e ragazzi che hanno altri interessi genitori che mi avrebbero difesa, le vocali che non finiscono più: (noi non ne avevamo?), parlano sostenuta, spalleggiata incondizionL’iiraa caantta ooh deeaaa... atamente. Se la scuola non IL CINQUE È SEI E GUAI A CONTRADDIRE, ANCHE SE CINQUE funziona è perché non si Povero esametro dattilico PIÙ CINQUE CONTINUA A FARE DIECI catalettico in duas syllabas vuole che funzioni. ....... con cesura pentemimera Basterebbero tre “r” anziché E, INSIEME, IL RICATTO: SI NASCONDE CHE I RAGAZZI STUDI- tre “i” : rigore, rispetto, dopo la prima lunga del ANO POCO PERCHÉ HANNO CONSAPEVOLEZZA DELLA FACILITÀ regole. Fuori i genitori anziterzo piede. Poveri, poveri, DELLA PROMOZIONE poveri noi…Tattatarata….Ti tutto, a calci se necessario. ....... divertirai/ che traguardi vuoi Selezione da subito, senza SE LA SCUOLA NON FUNZIONA È PERCHÉ NON SI VUOLE CHE le finte e dannose farmi trovare…Tattatarata…Poveri FUNZIONI. BASTEREBBERO TRE “R” ANZICHÉ TRE “I” : RIGORE, accoglienze del primo anno: RISPETTO, REGOLE insegnanti poveri. non venivamo anche noi, E nella tragedia, la tragedia: povere creaturine smarrite, oggi la scuola è di tutti tranne che lingue sconosciute (forse che in dalle scuole medie? Più grammatidi loro. Non è un caso che, da passato non era così?) e coltivano ca e meno progetti. qualche anno, tutti parlino e un numero imprecisato di attività Voti che rispecchino reali scrivano di questo luogo ibrido sen- extracurriculari di tutto rispetto (e in preparazioni. Bocciature, sì, salutari tendosi in diritto di criticare, conquesto, ahinoi, si sono invertite le bocciature. Non sono cambiati i sigliare, spiegare mentre la classe priorità). I genitori la fanno da ragazzi ma solo chi non se ne sa docente si arrabbia, farfuglia, tace e padroni: difendono, contrattano, occupare e, se la smettessimo di consuma in silenzio quantità accusano. Se il piccolo mostro è in andare in giro come mago Magoo, spropositate di ansiolitici. Neppure difficoltà lacrimano o abbaiano dal vedremmo che questi bulli superl’evoluta Musa vergiliana si dispreside. Che, il più delle volte e impegnati che, tutti complici, abbitricherebbe con disinvoltura in tanta forse suo malgrado, accarezza e amo partorito, le regole sotto sotto labirintica complessità e, di certo, concede. I voti si rimescolano come le vorrebbero, eccome: si comincia alla fine rinuncerebbe: interpretare dadi e gli scrutini finali sono al carin famiglia, però. Spiegando per cosa per spiegarla a chi? Io non la diopalma perché non c’è ragionaprima cosa che nella vita non si è farei così difficile invece e cominmento matematico che tenga, obso- macchine perfette (dalla sufficienza cerei col focalizzare un punto su cui leto anch’esso: il quattro è quattro e in su, per intenderci) e si può inciquasi tutti sorvolano: la scuola non va usato con assoluta parsimonia ampare, che rialzarsi è bello se lo si funziona anzitutto perché ha esiliato ma il cinque è sei e guai a contradfa con responsabilità e che il sentichi ci lavora, togliendogli credibilità, dire, anche se cinque più cinque mento imposto della vergogna funzioni, diritti e serietà. continua a fare dieci. Il caos. E, sociale conduce dritto dritto all’ignoQuando frequentavo da alunna mi insieme, il ricatto: si nasconde che i ranza, alla fragilità e alla totale sono ritrovata, in quarta ginnasio, ragazzi studiano poco perché mancanza di rispetto non solo degli con una trentina di compagni menhanno consapevolezza della facilità altri –robetta di poco conto ormaitre l’anno successivo eravamo della promozione e si dice che, se i ma anche di sé. appena la metà. La bocciatura è ragazzi riportano insufficienze, è Questa è spazzatura, perché fa senza dubbio un trauma eppure perché l’insegnante non è valido. schizofrenicamente crescere tranon rammento fragilità estreme e Ed eccoci, così, al più paradossale cotanti e deboli insieme. E se le minacce di suicidio. Era da mettere dei paradossi: l’affannosa corsa al famiglie da questo orecchio non ci in conto. Punto. E chi, andando rialzo incrementa le eccellenze e sentono, la rieducazione deve parmale, allora come ora non ha detto nessuno che si chieda come sia >>>> SEGUE che il tal professore ce l’aveva con possibile che una scuola che fa


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tire dalle scuole. Dai dirigenti, però. Solo allora gli insegnanti potranno tornare a insegnare qualcosa. Socialmente utili e con entusiasmi insospettati anche se così sottopagati da dovere scegliere, in libreria, cosa comprare e se compare. Ho un sogno: che qualcuno giunga a liberarci dagli eccessi della falsa modernità prima che una poco eroica morte ci colga frustrati, deboli e vinti. Siamo giovani, che diamine, c’è tempo. Il sogno: che fiorisca la stagione dei docenti disobbedienti e dei dirigenti disobbedienti. Ribelliamoci in massa. Sono certa che dibatteremmo meno su inadeguatezze, faremmo pace col nemico, smetteremmo i ridicoli abiti di cerberi (pochi) o mammine e papini di ripiego (molti) e non lasceremmo agonizzante don Chisciotte solo perché abbiamo deciso che la sua è una biblioteca invecchiata. Ribelliamoci. Saremmo tutti assieme la scuola e non amebe che stanno dentro a una struttura per esserne visibilmente fuori. Tranquillamente moderni fra vecchi e nuovi poeti. Si può e se ci dotano le classi di registratori e videoproiettori saremmo meno barbosi e modernissimi. La sciando spazio a sentimenti inevitabili: un ppoo’ di gioia, un ppoo’ di noia, un ppoo’di paura, un ppoo’ di distrazione, un ppoo’ di piacevole paarttecipazioone (linguaggio professorale…calabresotto). Con qualche pungolo perché il linguaggio professorale migliori e non solo quello, perché no. Saremmo la scuola. Quale storia tu/ vuoi che io racconti/ Ah, non so dir di no/ no no no no/ no no no no/no no no no/no no no no/E ricomincerà/ come in un rendez vous…(Musica. In crescendo. Climax musicale ascendente). Ah, la poesia di Conte! Ah il giambo, diceva il mio amatissimo prof: non li sentite i cavalli? Non lo sentite il cuore che batte? Breve- lunga, brevelunga, breve- lunga…E-ri-co-min-cerà,..Sette sillabe perché l’ultima parola è tronca. Co-me inun…Sinalefe tra seconda e terza sillaba. (Musica). Musica. E’ Lei che manca. (Personificazione). Alla fine l’ho scoperto. giovanna.canigiula@almcalabria.it

10 Qualcuno era comunista www.almcalabria.it

Qualcuno dice che i comunisti non esistono più, altri dicono di essere comunisti ed altri lo fanno ma non ci credono nemmeno loro, altri parlano come i vecchi comunisti, altri li scimmiottano. Ma comunisti si nasce, non si diventa, non ci si improvvisa. Purtroppo come ogni specie in estinzione siamo pronti per il museo naturalistico e tutti vengono a prenderci con reti e retini, mentre per i cattolici usano ancora le reti a strascico. Mi piace ricordare una persona: Giorgio Gaber ed un suo famoso mologo: “Qualcuno era comunista” (di Gaber – Leporini 1991 © Edizioni Curci Srl – Milano “MONOLOGO”) “Uh? No, non è vero, io non ho niente da rimproverarmi. Voglio dire... non mi sembra di aver fatto delle cose gravi. La mia vita? Una vita normale. Non ho mai rubato, neanche in casa da piccolo, non ho ammazzato nessuno, figuriamoci!... Qualche atto impuro ma è normale no? Lavoro, ho una famiglia, pago le tasse. Non mi sembra di avere delle colpe... non vado neanche a caccia! Uh? Ah, voi parlavate di prima! Ah... ma prima... ma prima mi sono comportato come tutti. Come mi vestivo? Mi vestivo, mi vestivo come ora… beh non proprio come ora, un po’ più… sì, jeans, maglione, l’eskimo. Perché? Non va bene? Era comodo. Cosa cantavo? Questa poi, volete sapere cosa cantavo. Ma sì certo, anche canzoni popolari, sì… “Ciao bella ciao”. Devo parlar più forte? Sì, “Ciao bella ciao” l’ho cantata, d’accordo, e anche l’“Internazionale”, però in coro eh! Sì, quello sì, lo ammetto, sì, ci sono andato, sì, li ho visti anch’io gli Inti Illimani... però non ho pianto! Come? Se in camera ho delle foto? Che discorsi, certo, le foto dei miei genitori, mia moglie, mia… Manifesti? Non mi pare... Forse uno, piccolo proprio... Che Ghevara. Ma che cos’è, un processo questo qui? No, no, no, io quello no, io il pugno non l’ho mai fatto, il pugno no, mai. Beh insomma, una volta ma… un pugnettino, rapido proprio… Come? Se ero comunista? Eh. Mi piacciono le domande dirette! Volete sapere se ero comunista? No, no finalmente perché adesso non ne parla più nessuno, tutti fanno finta di niente e invece è giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte, ohhh! Se ero comunista. Mah! In che senso? No, voglio dire… Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia. Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no. Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso Terrestre. Qualcuno era comunista perché si sentiva solo. Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica. Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti. Qualcuno era comunista perché “La Storia è dalla nostra parte!”. Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto. Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto. Qualcuno era comunista perché prima era fascista. Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano. Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona. Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona. Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il

Giuseppe Fontana

popolo. Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari. Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio. Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio. Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio. Qualcuno era comunista perché la borghesia il proletariato la lotta di classe. Facile no? Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente… Qualcuno era comunista perché “Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-Tung”. Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre. Qualcuno era comunista perché guardava sempre Rai Tre. Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione. Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto. Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini. Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo Lenin”. Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia .Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri. Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista. Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista. Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio. Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa. Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani. Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera. Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista. Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia. Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro .Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana. Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri. Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita. Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita. No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici. E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito. Due miserie in un corpo solo.”


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Testamento Biologico ed eutansaia: una questione di diritti umani

Brussell / Parlamento europeo, 5 luglio 2007 Conferenza del Gruppo ALDE (Alleanza di liberali e democratici per l’Europa) su “Morte medicalmete assistita ed eutanasia: una questione di diritti umani” In Italia è ancora in corso la discussione della legge su testamento biologico e accanimento terapeutico e non si è ancora concluso – dal punto di vista giudiziario - il caso sollevato dal leader radicale Piergiorgio Welby. Dopo aver inviato una lettera aperta al Presidente Giorgio Napolitano e aver sollevato la discussione su questi temi, Welby è riuscito a veder rispettata la sua espressa volontà di interrompere la ventilazione polmonare che lo manteneva in vita grazie all’aiuto del Dott. Mario Riccio di Cremona che, nonostante la richiesta iniziale della procura di Roma di archiviare, ha dovuto attendere che il GUP si pronunciasse. Oggi con Riccio prosciolto sappiamo che Piergiorgio Welby, che ha lottato per i tanti Welby italiani, ha vinto la sua battaglia nonviolenta e radicale di veder rispettato il suo diritto ad interrompere l’accanimento terapeutico che non sopportava più. Mentre in Italia succede tutto ciò e Giovanni Nuvoli continuava a chiedere la “liberazione” del suo corpo, lo scorso 5 luglio si è svolto al Palazzo Altiero Spinelli del Parlamento Europeo a Brussell una pubblica conferenza sul tema: “Morte medicalmente assistita ed eutanasia – una questione di diritti umani) organizzata dal gruppo ALDE con il supporto del Partito Radicale Trasnazionale, Nonviolento e Transpartito, della Federazione Mondiale delle associazioni per il diritto alla morte, dall’Ass. Right to Die Europe e Liberal Democrats (UK). Alla conferenza hanno partecipato sia l’On. Marco Cappato – Parlamentare Radicale Europeo del gruppo ALDE nonché segretario dell’Associazione Luca Coscioni – sia Mina Welby vedova di Piergiorgio. Anche la Cellula Coscioni di Sellia Marina per il medio Ionio era a Brussell nella persona dello scrivente accompagnata dal nostro direttore Filippo Curtosi. La conferenza è stata articolata in tre sezioni. La prima, presieduto da Chris Davis, Parlamentare europeo del Gruppo ALDE, è stata incentrata su “Leggi e politiche in Europa e nel mondo” ha visto gli interventi del professor Gilberto Corbellino, docente di storia della medicina all’Università di Roma che, ha proposto la sua relazione su: “diritto a morire dignitosamente, eutanasia e morte medicalmente assistita: definizioni e differenze”. Nella stessa sezione hanno illustrato i modelli legislativi tedesco, belga, svizzero rispettivamente Els Borst, primo ministro olandese, Philippe Monfils, avvocato e Parlamentare europeo e Elke Baezner presidente dell’Associazione Exit Svizzera e di “Right to Die Europe”. La prima sezione si è conclusa con l’intervento del Prof. Lemmens dell’Università Cattolica di Luivian che ha illustrato la Convenzione Europea sui diritti umani. Già da questa sezione, prima ancora che intervenissero le testimonianze di alcuni parenti, si è capito che il diritto alla morte dignitosa viaggia, in Europa, su binari differenti per cui, quello che per i cittadini Belgi, Olandesi, Inglesi e Svizzeri è un diritto effettivo per gli italiani come Piergiorgio Welby rimane un diritto costituzionale non tutelato. La seconda sessione – assai toccante – è stata invece dedicata alle testimonianze dei parenti, ai casi di morte medicalmente assistita e al relativo dibattito sollevato negli Stati Membri dell’UE. Questa seconda sessione è stata formalmente presieduta dal M. J. M. Cuadrado, ha visto la partecipazione di Pablo Simon Lorda dell’Università Andalusa di Salute Pubblica e Membro della commissione regionale per l’Etica e la Ricerca Bio-medica che ha illustrato il caso di morte medicalmente assistita di Immaculada Echevaria, che è stata ricoverata dal 97 al 2006 al San Rafael Hospital di Granata e il 18 ottobre 2006 – con una conferenza stampa – richiese pubblicamente e ottenne poi, il distacco del ventilatore polmonare che la manteneva in vita dopo l’emanazione di alcune direttive e una lettera formale di dichiarazioni anticipate di fine vita. Simon ha denunciato i ritardi occorsi a seguito di alcune ingerenze vaticane anche in Spagna. A questa sessione hanno portato la loro testimonianza diretta, per il Regno Unito, Sophie Turner sorella di Anne Turner

che, affetta da un tumore inguaribile al pancreas, nel gennaio 2006 si recò in Svizzera per ottenere una morte medicalmente assistita con il supporto dell’Associazione Dignitas Svizzera; Mina Welby moglie di Piergiorgio Welby, leader radicale e copresidente dell’Associazione Coscioni che lo scorso 20 Dicembre riuscì a vedere interrotto l’accanimento terapeutico che lo manteneva artificialmente ha letto alcuni brani di “Lasciatemi morire”, il libro di Piergiorgio. Per la Francia, infine, Marie Humbert madre di Vincent Humbert. A supportare queste toccanti testimonianze sono intervenuti Jean Luc Romero presidente di ADMD France e direttore della Federazione Mondiale delle Associazioni per il diritto a morire, Mark Reisinger, psichiatra che visitò Piergiorgio Welby dichiarandosi pronto ad intervenire secondo la normativa belga e, Lord Joffe della Camera dei Lord Inglese e leader della campagna parlamentare sulla “morte medicalmente assistita” nel suo paese che ha ricordato come, per gli oppositori di una legge sull’eutanasia, la cosa migliore sia quella di evitare il dibattito. La seconda sessione è stata davvero toccante per le testimonianze, in grado di suscitare la riflessione su quanto accade in Europa per fare un confronto con quello che invece avviene in Italia dove manca una normativa che tuteli un diritto costituzionale sancito all’art.32 della nostra Carta fondamentale ma non “garantito” da una legge che lo renda effettivo. Pubblichiamo, per ragioni di spazio, alcune parti dell’intervento di Mina Welby che – ricordiamo – è interamente riascoltabile (e commentabile se registrati) sul sito HYPERLINK "http://www.radioradicale.it" www.radioradicale.it assieme all’intera giornata di lavori. La conferenza si è conclusa con una terza sezione dal titolo “Esperienze nazionali e la via da seguire: una rete europea” e presieduta dall’On. Marco Cappato, Parlamentare europeo radicale aderente al gruppo ALDE e segretario dell’Associazione Luca Coscioni. Ad introdurre la sessione è stato Ludwig Minelli dell’Associazione Dignitas Svizzera che ha parlato della “decisione della Corte Federale Svizzera del 3 novembre 2006, della reazione negativa del mondo della medicina e le sue conseguenze. Si sono poi susseguiti gli interventi di alcuni rappresentanti delle associazioni per il diritto alla morte tra cui Emilio Coveri per la Exit Italia. La conferenza si è conclusa con la presentazione della “Dichiarazione/Risoluzione per la morte medicalmente assistita e l’eutanasia: una questione di diritti umani” sottoscritta dai rappresentanti delle associazioni e dai Parlamentari presenti e che pubblichiamo in queste pagine. Con la sua vicenda Piergiorgio Welby aveva voluto sollevare il dibattito nel nostro Paese. Oggi ci accorgiamo che è anche riuscito a creare una nuova rete di dialogo europea che – speriamo - possa tutelare la dignità dei pazienti anche nei momenti di fine vita. Grazie ancora Welby per la tua foraza e il tuo coraggio. Giovanni Nuvoli ha però dovuto rinunciare a cibo e acqua per poter smettere di soffrire perchè il suo diritto costiuzionale (art.32 della Costituzione) è stato reso vano dal sequestro di stato preventivo che ha impedito al dott. Tommaso Caccia di staccare la spina del ventilatore. Viva l’Italia. Speriamo che anche da noi si arrivi presto ad una normativa sul testamento biologico che veda rispettate le volontà dei pazienti nelle scelte di fine vita come avviene in Belgio, in Inghilterra, in Svizzera, in Spagna e in Olanda. Oppure l’Europa sarà ancora più lontana dai suoi cittadini e sarà sempre di più un’Europa delle patrie sovrane basata sull’euro e non un’Europa federalista basata su diritti di cittadinanza come Altiero Spinelli e i suoi Padri costituenti avrebbero voluto. Giuseppe Candido giuseppe.candido@almcalabria.it


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Dichiarazione / Risoluzione della Conferenza su morte medicalmete assistita ed eutanasia: una questione di diritti umani, Parlamento europeo, 5 luglio 2007

Noi firmatari, considerato che: - Il diritto alla dignità è un diritto fondamentale da garantire anche al termine della vita - I trattamenti obbligatori sono proibiti da molte leggi nazionali e convenzioni internazionali - L’eutanasia clandestina è diffusa in quei paesi che la proibiscono ed è praticata senza appropriate garanzie, procedure e controlli, creando un rischio di abuso - Alcuni Stati Membri hanno introdotto legislazioni che garantiscono il diritto per i pazienti terminali in peggioramento costante, con dolori insopportabili e sofferenze senza speranza alcuna di miglioramento della loro condizione e richiedendolo insistentemente, volontariamente e in maniera ben considerata, di avere la loro vita interrotta, decriminalizzando, al tempo stesso, gli atti compiuti dai medici che soddisfano queste richieste terminando la vita dei pazienti o aiutando loro a prendere la propria vita o di interrompere i trattamenti che li mantengono in vita - L’applicazione di questa legislazione ha condotto a risultati positivi con un trend decrescente costante chiediamo alla Commissione, al Consiglio e agli Stati Membri (Governi e Parlamenti) di raccogliere, analizzare e comparare l’evidenze sperimentali circa le decisioni mediche di fine vita, per promuovere pratiche migliorative, assicurare libero accesso ai trattamenti

IL GIORNALSMO PARTECIPATIVO

chiediamo agli Stati Membri (Governi e Parlamenti) di considerare una revisione legislativa per assicurare che l’autonomia del paziente, che include il consenso informato, la dignità alla fine della vita e che la volontà delle persone coinvolte sia pienamente rispettata, a.e. attraverso “living wills” (Dichiarazioni anticipate di fine vita)

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Welby: assolto Mario Riccio. Cappato: “Vittoria della nonviolenza radicale”

Ora lottiamo per testamento biologico e eutanasia legale. Dichiarazione di Marco Cappato, segretario Associazione Coscioni e europarlamentare radicale:

L'assoluzione di Mario Riccio è una conquista straordinaria della nonviolenza radicale di Piergiorgio Welby, dell'Associazione Coscioni, di Mario Riccio e di quanti in questi mesi hanno lottato per l'affermazione del diritto a scegliere sulla propria salute, sulle proprie cure e sul proprio corpo. Ci auguriamo e ci impegneremo perché da oggi il Paese dell'agonia e della tortura di Giovanni Nuvoli abbia la forza di essere più civile e più rispettoso delle volontà dei malati italiani qualunque esse siano: di assistenza, di terapia, di interruzione senza dolore di terapie. Come radicali ci batteremo in Parlamento e fuori per l'estensione attraverso il testamento biologico di tale diritto nel momento in cui non si sia più in grado di intendere e volere; ci batteremo anche per il diritto dei malati terminali che pur non dipendono da trattamenti sanitari e anche per l'eutanasia legale e controllata contro l'attuale eutanasia selvaggia e clandestina. Grazie Piergiorgio, grazie Mario, grazie Mina e Carla, grazie al Partito Radicale!

...IN CALABRIA

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Catanzaro: 97.8 - 101.0 Cosenza: 104.5 Crotone: 92.9 Reggio Cal.: 96.1 Vibo Valentia: 101.0 - 107.3 Gioia tauro: 88.5 Decollatura: 103.7

>>>> continua da pagina 11 senza mezzi termini che tali effusioni sono da relegarsi "in camera da letto". E' questo quello che mi fa riflettere, se un ragazzo e una ragazza, passeggiano tranquillamente mano nella mano per le strade, nessuno ci farà caso, o almeno chi fosse attento, noterebbe una bella coppia, punto. Ma se la stessa cosa fosse fatta da due maschietti, e beh, le carte in tavola cambiano, e diventa una "ostentazione", capace di dare scandalo al sentire comune. È paradossale come si professi il culto dell'anima, e poi ci si appigli disperatamente al corpo, come strumento del castigo. In un mondo perfetto, la mia libertà non calpesta quella di un altro individuo, al contrario si confronta con esso, si mescolano, come due mondi parte dello stesso universo. Ma dopo questa premessa sul come la penso io, è necessario dire che l'instabilità affettiva, la promiscuità sessuale, e la poca "normalità" di una coppia gay, sono solo ed esclusivamente luoghi comuni tanto validi se applicati in una realtà eterosessuale. La mia personale esperienza, più di 7 anni di Amore, che vivo tuttora, quotidianamente, con il mio compagno, possono essere il simbolo di una realtà sconosciuta ai più, purtroppo relegati in una scatola ovattata e prigionieri di "principi" professati in nome di un Dio che è stato crocifisso proprio per mano di chi ora siede sul trono dell'ipocrisia e della falsità, facendosi beffa del prossimo, del fratello discriminato e vilipeso dai contemporanei farisei. Ed eccoci ai giorni nostri, il gay pride è da poco trascorso con le immancabili polemiche e paragoni fuori luogo al family day. Ma se da un lato il colorito carnevale G.L.B.T. rappresenta un vezzo che ci si concede una volta l'anno, per esorcizzare 365 giorni di clausura pubblica, dall'altra c'è una manifestazione che deve a tutti i costi sottolineare che esiste una sola famiglia degna di questo nome, ed è quella fondata sul matrimonio di un uomo ed una donna, unici depositari della possibilità di procreare e quindi portare avanti la specie... animalesco! Non ci sono sconti, ma nemmeno discriminazioni... "nessuno vuole famiglie di serie B" ma solo sane unioni eterosessuali, capaci di inculcare una lezione fondamentale; non importa se tuo marito ti picchia a sangue, né se fra le mura domestiche si consumano i peggiori abusi sessuali, o se ci sono più divorzi che matrimoni... conta solo una cosa, "il mulino bianco". Mi domando, da sciocco trasgressore alla comune morale, se il fine ultimo di una coppia è quello di procreare, se Dio nella sua infinta misericordia è questo che vuole? Perché i preti e le suore non possono sposarsi? Da quello che ricordo delle mie reminiscenze di catechismo, i patriarchi biblici, oltre ad avere moglie avevano anche svariati figli ed erano anche coloro che professavano la parola del Signore. Quindi, come ci siamo ridotti a stereotipi di folli clericali frustrati del genere "castità assoluta" e attacco senza mezzi termini a ciò che è diverso? armand.goldman@almcalabria.it


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Anno I n° 7 - Luglio e Agosto 2007