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YB

Poste Italiane SpA - Sped. in a.p. - D.L. 353/2003 conv. in L. 46/2004, art. 1, c.1 - DCB Trento. Virginia Gambino Editore Srl - Viale Monte Ceneri 60 - 20155 Milano

N° 10 - DICEMBRE / GENNAIO 2019

YouBuild

TENDENZE E ATTUALITÀ DAL MONDO DELLE COSTRUZIONI

ISSN 2532 - 5345

Milano

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Le due torri amiche del clima

BigMat International Architecture Award 2019 è a caccia di progetti


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YB YouBuild

TENDENZE E ATTUALITÀ DAL MONDO DELLE COSTRUZIONI

ANNO 4 - NUMERO 10 - DICEMBRE / GENNAIO 2019 Direzione, Redazione, Abbonamenti, Amministrazione e Pubblicità Head office, Editorial office, Subscription, Administration and Advertising Virginia Gambino Editore S.r.l. Viale Monte Ceneri, 60 - 20155 Milano - Italy Tel. +039 02 47761275 - info@vgambinoeditore.it ISSN 2532 - 5345 Direttore responsabile / Publisher VIRGINIA GAMBINO virginia@vgambinoeditore.it Direttore Editoriale / Editorial Director LUCA MARIA FRANCESCO FABRIS Coordinatore editoriale / Editorial coordinator GIACOMO CASARIN Comitato scientifico / Scientific Committee EZIO ARLATI (Politecnico di Milano), GIAN LUCA BRUNETTI (Politecnico di Milano), ANNA FRANGIPANE (Università di Udine), FAN FU (Beijing University of Civil Engineering and Architecture), WENJUN MA (Shanghai Jiao Tong University), GARRY MILEY (Waterford Institute of Technology), LJUBOMIR MIŠČEVIĆ (University of Zagreb), EMANUELE NABONI (Royal Danish Academy of Fine Arts KADK), MATTEO UMBERTO POLI (Politecnico di Milano), PAOLO SETTI (Politecnico di Milano) VASO TROVA (University of Thessaly), ILARIA VALENTE (Politecnico di Milano), SERGIO ZABOT (Politecnico di Milano) Collaboratori / Contributors VALENTINA ANGHINONI, RICCARDO MARIA BALZAROTTI, PAOLO CARLI, GIACOMO CASARIN, ELENA COMMESSATTI, CASSANDRA COZZA, FEDERICO DELLA PUPPA, ERNESTO FAVA, DARIO IMPARATO (FOTOGRAFO), MONICA MANFREDI, MATTEO UMBERTO POLI, FRANCO SARO, GERARDO SEMPREBON, GABRIELE TAVASCI Impaginazione e grafica / Layout and graphics RAFFAELLA SESIA

Come abbonarsi / How to subscribe Italia annuo € 21,00 - Copia singola € 7,50. Per abbonarsi è possibile sottoscrivere l’abbonamento online al link youtradeweb.com/ category/abbonati/ oppure, fare richiesta a abbonamenti@vgambinoeditore.it o telefonando al numero 02 47761275 Stampa / Printing ALCIONE Lavis - Trento

Responsabilità / Responsability : la riproduzione delle illustrazioni e articoli pubblicati dalla rivista, nonché la loro riproduzione, è riservata e non può avvenire senza espressa autorizzazione della Casa Editrice. I manoscritti e le illustrazioni inviati alla redazione non saranno restituiti, anche se non pubblicati, e la Casa Editrice non si assume responsabilità per il caso che si tratti di esemplari unici. La Casa Editrice non si assume responsabilità per i casi di eventuali errori contenuti negli articoli pubblicati o di errori in cui fosse incorsa nella loro riproduzione sulla rivista. Periodicità / Frequency of publication: trimestrale - 4 numeri/anno. Poste Italiane Spa - Sped. In a.p. - D.L. 353/2003 conv. in L. 46/2004, art. 1, c. 1 - DCB Trento. Registrazione / Registration: N. 343 del 04-12-2015 del Tribunale Civile e Penale di Milano. Ai sensi del D. Lgs. 196/2003, informiamo che i dati personali vengono utilizzati esclusivamente per l’invio delle pubblicazioni edite da Virginia Gambino Editore Srl. Telefonando o scrivendo alla redazione è possibile esercitare tutti i diritti previsti dall’articolo 7 del D. Lgs. 196/2003. 2

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edilizia a portata di mano. Sul web. È nato Edil24.it, un portale specializzato nei servizi alle imprese del settore edile. Obiettivo: diventare una piattaforma per produttori, installatori, applicatori, professionisti, architetti, designer, ma anche per l’utente finale. Chi cercherà un prodotto legato all’edilizia, da una caldaia a un controsoffitto, dalla domotica all’arredobagno, solo per fare qualche esempio, su Edil24.it troverà un grande punto d’incontro virtuale specializzato, con un catalogo di prodotti per tutte le esigenze. La Compiuto 24 Srl, società proprietaria del portale Edil24. it, si è rivolta per questa iniziativa a fornitori di primo livello: Getrix-Immobiliare.it per lo sviluppo tecnologico e le campagne advertising, Sembox Srl per la parte Seo e indicizzazione sui motori di ricerca, Contec Ingegneria per la parte di struttura del contenuto e partner industriali. A questo scenario di grande professionalità si aggiunge ora la partnership di Virginia Gambino Editore. Grazie a questo accordo la piattaforma sarà presente anche sui siti youtradeweb.com e youbuildweb.it, in

modo da aumentare ulteriormente la visibilità. La specifica esperienza di ogni soggetto diventa quindi una garanzia di efficacia nel raggiungere gli obiettivi prefissati. Il vantaggio di Edil24.it consiste nel consentire a ogni azienda di creare un catalogo dei propri prodotti, che può essere gestito in modo autonomo con immagini e descrizioni tecniche oltre che, ovviamente, alle informazioni necessarie per finalizzare l’acquisto. Ogni impresa, per esempio, avrà la possibilità di collegare ai propri prodotti i rivenditori, gli installatori e gli applicatori per ogni area geografica. Tra i servizi proposti da Edil24.it c’è anche la possibilità di delegare la gestione digitale del catalogo ai tecnici del portale, eliminando il lavoro di inserimento dati da parte dell’azienda. In un momento in cui utenti professionali e cliente finale utilizzano il web per informarsi e, sempre più spesso, procedere all’acquisto, la presenza su Edil24.it diventa un’occasione da non perdere per tutta la filiera dell’edilizia.


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SOMMARIO EDITORIALE

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Cambiamento. Evoluzione. Rivoluzione 11 CONTENT ABSTRACTS 12

ATTUALITÀ AGENDA Gli eventi del 2019 14 CINA Questioni di pelle 16 GIAPPONE Tutti in garage dopo lo tsunami 26 PARIGI Quel laboratorio è un monumento 30 CERSAIE Dalla ceramica alla progettazione 38 MARMOMAC Gli architetti dal cuore di pietra 52

STORIA DI COPERTINA CONCORSI Con BigMat per grandi progetti 56

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Resistenza all’effrazione classe 3

Trasmittanza termica 1,3 a 0,6 w/m2k

Abbattimento acustico 46 dB Tenuta all’acqua classe 8A Resistenza alla corrosione classe 4 Permeabilità all’aria classe 4 Resistenza al vento C5


SOMMARIO

N°10 - DICEMBRE / GENNAIO 2019

LEGNO LAMELLARE La sostenibilità chiede asilo 90

COME SI FA

90 INTERMEZZO FANTASMI IN BIKINI Julian Charrière 60

SPECIALE CLIMA LUCA MERCALLI L’eco design ci salverà 66 EDIFICI SOSTENIBILI Harvard punta a zero 70

SPECIALE DRENAGGIO RISANAMENTO È bello fare un buco nell’acqua 76 REDI Quando piove ci vuole Rain 80 GEOPLAST Acque tranquille in bianco e nero 82

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PREFA Un gioiello dorato fra le strade di Praga 100 BRIANZA PLASTICA Vista chiostro con involucro hi-tech 104 GRIGLIATI BALDASSARRE Recintare con qualità 108 ROCKWOOL Le magnifiche 7 forze della roccia 112

INTORNO SHANGHAI Eco giardino sul tetto 116

ITALIA UNDER 40 NIZZA Tra Liberty e Le Corbusier 122 WORLD WIDE BUILD

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ZAPPING

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EVENTI & NOTIZIE

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INNOVAZIONE

ARCHILEGGERE

SOLAR DECATHLON Un posto al sole per l’architettura 84

DALL’ESTERNO

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YB YouBuild

EDITORIALE

TENDENZE E ATTUALITÀ DAL MONDO DELLE COSTRUZIONI

Cambiamento. Evoluzione. Rivoluzione.

di Luca MF Fabris

Cari Lettori, eccoci al giro di boa del mio primo anno di direzione editoriale di YouBuild. È stato un anno ricco di novità e di soddisfazioni. Se ricordate il nuovo corso della rivista è stato varato con il primo Congresso YouBuild, svoltosi a Bergamo lo scorso gennaio. Da allora, grazie alla ferma volontà e grande complicità dell’Editore, Virginia Gambino, YouBuild si è trasformato: nuove rubriche, nuovi collaboratori e un approccio sempre più internazionale al mondo dell’edilizia pur tenendo sempre a fuoco anche la dimensione locale italiana in tutti i suoi aspetti. YouBuild è diventato anche una realtà sul web. Il sito youbuildweb.it sta crescendo e, senz’altro ve ne siete accorti, non è «la copia digitale» della vostra rivista cartacea, ma è un modo per esservi più vicini e raccontarvi in tempo reale quello che avviene attorno a noi e tenervi informati giorno dopo giorno. Di tutto questo devo ringraziare tutta la Redazione di YouBuild, in primo luogo il nostro coordinatore editoriale, Giacomo Casarin. Nel mare magnum dell’informazione sui molteplici aspetti dell’architettura sostenibile e della progettazione edilizia, YouBuild sta crescendo e, soprattutto, si sta evolvendo per essere uno strumento sempre più attento alle vostre esigenze di operatori del settore. Con questo numero inizia un’altra rivoluzione: abbiamo inserito alcuni abstract in inglese degli articoli che vi proponiamo: vogliamo che YouBuild e i suoi contenuti valichino il contesto nazionale diventando un luogo aperto di discussione e critica sul fare edilizia a livello internazionale. Siamo ambiziosi? Certo! Un anno fa vi avevo raccontato che stavo raccogliendo una sfida. Quest’anno rilancio. C’è sempre qualcosa di nuovo che vale la pena di essere raccontato. C’è sempre qualcosa di buono che può e deve essere preso a riferimento. E noi siamo qui per trovarlo e per ragionarci sopra insieme a voi. YouBuild è un progetto aperto in costante evoluzione. In questo numero vi portiamo in Cina, precisamente a Shenzhen a Shanghai, con il nuovo progetto di Big e con un tetto verde sperimentale alla Tongji University, in Giappone per narrarvi di una stazione di rifornimento veramente speciale e in Francia per illustrarvi un’architettura dedicata alla ricerca. Facciamo il punto sul Cersaie e Marmomac, due fiere fondamentali nei propri settori, e parliamo del Premio BigMat e dei suoi protagonisti. Vi portiamo anche a Dubai e in America con due progetti che, in modo diverso e al tempo stesso simile, parlano di sostenibilità e consumo energetico zero. E ne discutiamo anche con Luca Mercalli, che abbiamo intervistato per voi. E, come sempre, vi segnaliamo un progetto realizzato da uno studio di giovani architetti italiani sotto i 40 anni. A voi scoprire i contenuti di tutte le altre rubriche che si susseguono sulle nostre pagine. YouBuild vi promette di crescere ancora. Perché è curioso. E, come direbbero in inglese: stay tuned!

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Content abstracts a cura di Giacomo Casarin, traduzioni di Ernesto Fava

A MATTER OF SKIN The new project designed by Big in Shenzen consists of two office towers having different heights, which are connected at the lower eight floors. They are linked through a skin which uniforms the facades at one side and, in parallel, introduces peculiar distinctive elements, such as deformations and cuts recalling Lucio Fontana’s canvas, having the purpose to open wide glass windows facing the collective spaces. The coating is composed by two elements, perpendicularly oriented each other, forming a 45 degrees angle with the façade and extending alongside the whole ver ticality of the construction. The opaque element faces the south direction, the transparent one is nor th oriented, in order to better receive the indirect light. (p. 16)

THE TSUNAMI HAS GONE BY, EVERYBODY TO THE GARAGE

In Kesennuma town, north of Tokyo, Japan, Maki Onishi and Yuji Hyakuda designed a collective space for the community in order to keep the sociality alive after the 2011 tsunami. It is a simple gas station, but it represents much more, because its owner became a local institution after having maintained and guaranteed the supply service during the weeks following the seaquake. The building, realized by a 6 millimeters raw uncovered corten layer, opens to the exterior with large glass windows. It has been built by applying the same technology used to construct the typical keels of the local fishing boats, most of which are still stranded on the land. (p. 26)

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THAT LABORATORY IS A MONUMENT The Orsay new Molecular Sciences Institute designed by Kaan Architecten appears as a compact and monumental structure, composed by five floors rising around two symmetrical courts, with proportions inspired to the architectural criteria of a renaissance palace. The south part of the building, where the offices are located, has been conceived as a rigid and ordered sequence of pillars and architraves made of precast concrete, just interrupted only to highlight the main entrance. The north side is composed by a long series of labs, with a continuous facade made of transparent glasses. The central element between the two fronts is the white atrium which ends on the summit with an original slanted line on the ceiling, a line which is marked by the light from the skylight: it is the part below the auditorium, located between the third and fourth floor. (p. 30)

BIGMAT CHALLENGE FOR BIG PROJECTS

The subscription to the fourth edition of BigMat International Architecture Award is open. The competition will choose the best architectural projects in Belgium, France, Italy, Portugal, Czech Republic, Slovakia and Spain, which are the seven Countries where the BigMat brand is present. The selection has been entrusted to a prestigious jury of architects which will evaluate all the projects with scientific criteria based on energy efficiency, sustainable construction, comfort and habitability, in order to select, from a group of 14 finalists (two for each country), the six winners of the National BigMat prize ’19 (amount €5.000 each) and the winner of the International Big Prize of BigMat Architecture ’19 (amount €30.000). (p. 56)


A PLACE IN THE SUN FOR ARCHITECTURE

PATIO VIEW WITH HI-TECH ENVELOPE

Solar Decathlon Middle East 2018 is a competition between sustainable architecture projects organized in Dubai, where the Italian team of Sapienza University of Rome, led by Prof. Marco Casini, took part with a house that uses Knauf ’s solutions, sponsor of the initiative. Restart4Smart consists of two main parts interconnected by a space used as kitchen, where volumes form two patios with mashrabiyyaa, a traditional Arabic natural forced ventilation component, here flowing. The same system is used as sunscreen on the south side to avoid a passive solar gain. Combined with the clearly visible wind tower, these elements enhance comfort in an extreme environment like United Arab Emirates. (p. 84)

Dfa Partners designed in Milan new housing units recovering an ancient institute where the only surviving wall was a front bound by the Superintendency. Perimeter has been consolidated in order to dialogue with new part made of a low and a higher wing characterized by a porcelain stoneware surface that covers roof and walls, both smooth but enlivened by openings and skylights. All this is supported by Isotec Parete thermal insulation system composed of an embossed aluminum foil and a self-extinguishing rigid polyurethane foam panel, made load bearing by a slotted steel batten with function of fixing the cladding with air chamber. (p. 104)

SUSTAINABILITY ASKS FOR ASYLUM

CityLife is a redeveloped area in Milan where a new kindergarten was born on a 3.000 square meter garden that protects structure’s privacy. The project designed by studio 02 Arch and realized by Lignoalp splits into several volumes: many small wooden houses, whose structure is made of multi-layer panels, type X-Lam. The constructive system characterized by static and compositional advantages conveys a natural feeling of warmth: panels are fragrant, hygienic and able to absorb noises. Attention to materials and use of renewable energy have followed Leed Italia protocol’s rules in order to reach the highest level of certification: Leed Platinum. (p. 90)

ECO-GARDEN ON THE ROOF

The main target for Shanghai is to develop more than 14 million square meters of artificial green areas by 2035. Following such aim, Nannan Dong, together with his team from the Landscape Department of the Tongji University, designed a garden to be located at the roof of the University Campus. Inside a surface of only 150 square meters, a sinuous line, composed by timber elements, works both as enclosure and key architectural element of the entire project, by evoking the typical movement of a Chinese dragon. A system to recovery and recycle rain water, collected and pumped to the roof through the use of green energy coming from solar panels, has been incorporated in the design of the garden. (p. 116)

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2019 in mostra fino al 20 gennaio

fino al 24 febbraio

RENZO PIANO

1969

The art of making building Londra, Royal Academy of Arts Una grande retrospettiva per rendere omaggio alla carriera lunga 50 anni del più famoso architetto italiano contemporaneo, ospitata nelle nuove Gallerie Gabrielle Jungels-Winkler inaugurate nel 2018 in occasione del 250esimo anniversario del museo

Olivetti Formes et Recherche Torino, Camera – Centro Italiano per la Fotografia Una selezione di fotografie dell’omonima mostra curata da Gae Aulenti che la Società Olivetti organizzò nel novembre del 1969 a Parigi, che proseguì poi a Barcellona, Madrid, Edimburgo e Londra, per concludersi infine a Tokyo nell’ottobre 1971

23-26 gennaio

28 febbraio

KLIMAHOUSE

IL FUTURO DI MILANO

Bolzano, Fiera

La fiera di riferimento a livello nazionale mostra una serie di alternative economiche e tecniche per il «costruire bene» nel mondo dell’edilizia, in grado di garantire un notevole risparmio energetico e un comfort abitativo sempre maggiore

fino al 10 febbraio TUTTO PONTI

Gio Ponti archi-designer Parigi, Mad Prima retrospettiva mai organizzata in Francia sull’architetto e designer italiano tra i più influenti del XX secolo, che ripercorre tutto il suo iter creativo dal 1921 al 1978 mettendo in luce la sua straordinaria versatilità

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Il Politecnico e Città Studi Milano, Spazio mostre archivi storici Campus Bovisa

La nascita e lo sviluppo del campus del Politecnico in Città Studi raccontato tramite un percorso di disegni, fotografie e documenti a par tire dalla posa della prima pietra nel 1915, fino alle due recentissime tavole di Renzo Piano relative ai lavori in corso per il campus di Architettura in via Bonardi

fino al 3 marzo MICHELE DE LUCCHI L’anello mancante Roma, Maxxi

Michele De Lucchi è il protagonista della sesta edizione del ciclo di mostre monogra-

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fiche «Nature», in cui l’architetto ospite è chiamato a progettare un’installazione sitespecific che presenti al pubblico la propria ricerca: in questo caso un elemento scultoreo che si pone tra la dimensione dell’oggetto e dell’edificio

13-16 marzo MADE EXPO Milano, Fiera Rho

Torna la manifestazione biennale che raccoglie in un unico luogo tutta la filiera dell’edilizia e delle costruzioni. Nello specifico quattro saloni dedicati: Costruzioni-Materiali, Involucro-Serramenti, Interni-Finiture e Software-Tecnologie-Servizi

fino al 7 aprile LEONARDO RICCI ARCHITETTO

I Linguaggi della rappresentazione Parma, CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione Il 2018 è stato il centenario della nascita dell’architetto Leonardo Ricci, esponente della Scuola Fiorentina guidata da Giovanni Michelucci. L’occasione ha portato a una serie di iniziative organizzate dal Comitato Nazionale «Ricci100» per indagare i diversi linguaggi di rappresentazione utilizzati dall’architetto


Ecco i 16 appuntamenti per i prossimi 12 mesi da segnare sull’agenda. Dalla retrospettiva su Renzo Piano alla Biennale di architettura a Tallin: sarà un anno ricco di occasioni per accrescere la propria esperienza

9-14 aprile SALONE DEL MOBILE Milano, Fiera Rho Nella 58a edizione della manifestazione sarà il turno di EuroLuce e di Workplace3.0, le biennali degli anni dispari che ampliano le proposte dell’arredo al design della luce e agli spazi di lavoro

fino al 14 aprile THE STREET Percorsi di incontro, creazione e resistenza Roma, Maxxi La strada come luogo di condivisione e innovazione, principale laboratorio per artisti, architetti e creativi. Attraverso un lungo percorso fatto di progetti, fotografie, opere d’arte, ma anche interventi, video e performance

fino al 28 maggio DENTRO LA STRADA NOVISSIMA Roma, Maxxi Un approfondimento sulla mostra del 1980 che ha dato il via alla discussione internazionale sul postmoderno. La «Strada Novissima» fu infatti un’installazione curata da Paolo Portoghesi per la prima Biennale di Architettura di Venezia che riunì famosissimi architetti nella riflessione sul tema della strada

30 marzo 8 settembre

fessionali del fuori casa e del marketplace per fare business di qualità

BALKRISHNA DOSHI: ARCHITECTURE FOR THE PEOLPLE Weil am Rhein, Vitra Design Museum Prima retrospettiva internazionale al di fuori dell’Asia sul premio Pritzker 2018 che mette in mostra i lavori più significativi realizzati tra il 1958 e il 2014 del primo architetto indiano in assoluto a ricevere il prestigioso riconoscimento

23-27 settembre CERSAIE Bologna, Fiera La cinque giorni in cui aziende internazionali incontrano architetti, progettisti, contractors e rivenditori per mostrare in anteprima le nuove tendenze per superfici ceramiche, car te da parati, parquet, marmo e tutto ciò che fa tendenza nel mondo dell’arredobagno

12-22 ottobre HOSTMILANO Milano, Fiera Rho Giunta alla 41a edizione, HostMilano è la fiera leader mondiale dedicata al mondo della ristorazione e dell’accoglienza. Un punto di riferimento per gli operatori pro-

11 settembre 3 novembre TALLINN ARCHITECTURE BIENNALE 2019 Tallinn, Estonia TAB è un festival internazionale di architettura e urbanistica a tema sempre diverso, che incoraggia la sinergia tra architetti estoni e stranieri. La proposta 2019 si concentra sul tema della bellezza, un concetto che oggi non rappresenta un’idea singola ma una pluralità di idee

fino al 19 novembre ARCHITETTURE Francisco Barata e Adalberto Dias Bari, palazzo della Città Metropolitana L’esposizione è dedicata alle opere, gli studi, le immagini, i modelli e le fotografie di due architetti por toghesi protagonisti del dibattito internazionale sui temi della conservazione del patrimonio e della trasformazione urbana

a cura di Giacomo Casarin

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ATTUALITÀ

CINA

Questioni di pelle

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di Gerardo Semprebon, Shanghai Jiao Tong University - Politecnico di Milano

Lo studio danese Big ha progettato le due torri della Shenzhen Energy Company con l’obiettivo di rispondere alle sollecitazioni climatiche e legare i tre volumi del complesso. Risultato: una superficie che alterna aeree opache a parti trasparenti e concave, come tele di Lucio Fontana Vista da Ovest. Sotto, dettaglio facciata

P

ochi decenni fa Shenzhen era un piccolo insediamento commerciale posizionato lungo la rotta ferroviaria di Canton (Guangzhou). Sotto l’egida delle riforme economiche promosse da Deng Xiaoping alla fine degli anni Settanta, Shenzhen fu prima promossa al rango di città e poi eletta, per prima tra le cinesi, come zona economica speciale. Il piano sperimentale mirava a far confluire i capitali stranieri e testarne l’impatto sul modello cinese, allora in via di profonda trasformazione. In pochi anni un vertiginoso sviluppo urbano ha portato Shenzhen ad affermarsi come uno dei principali poli economici su scala mondiale e oggi, assieme alla vicina Hong Kong, a Guangzhou e altre città, costituisce una delle conurbazioni più estese e densamente urbanizzate, comunemente conosciuta come Pearl River Delta Metropolitan Area. In questo contesto frenetico, nella Silicon Valley cinese, si inserisce il progetto di Big (gruppo di architetti, designer, urbanisti, professionisti del paesaggio, designer di interni e di prodotti, ricercatori e inventori di Copenhagen, New York e Londra), esito del concorso vinto nel 2009, per la Shenzhen Energy Company: 96 mila metri quadrati spalmati su due torri alte 220 e 120 metri, tenute assieme da un basamento alto 34 metri. Si tratta di un’operazione di saturazione del tessuto urbano come risposta all’imperativo di massimizzare lo sfruttamento dei terreni mantenendo la densità del costruito e preservando ampie porzioni di verde urbano.

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CINA

Vista da Nord

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OBIETTIVI, REQUISITI, REGOLE Dal momento che la volumetria e le altezze sono stabilite a monte dal piano urbanistico locale, i progettisti sono stati sostanzialmente chiamati a risolvere il tema dell’involucro e degli spazi interni, con il duplice obiettivo di stabilire un legame di appartenenza rispetto al contesto in cui si collocano, il maggiore centro finanziario della città e, allo stesso tempo, di caratterizzarsi come caposaldo urbano. Inoltre, il progetto delle facciate deve assolvere due requisiti: rispondere alle sollecitazioni climatiche e legare visivamente i tre volumi del complesso. L’area di intervento si trova nel Guangdong, una Provincia cinese caratterizzata da un clima subtropicale, con inverni miti ed estati calde e afose, in un contesto urbano caratterizzato dai tipici superblocks cinesi: isole urbane tagliate da viadotti e infrastrutture pubbliche, all’interno delle quali si affollano i grattacieli delle società internazionali e le torri residenziali tipiche di quei tessuti edilizi. La scelta di Big si muove su due binari: uno porta allo studio di un meccanismo per uniformare i prospetti, l’altro porta a individuare elementi di eccezionalità nello sviluppo del progetto. Il dettaglio delle facciate messo a punto prevede un sistema seghettato, a mo’ di ventaglio, dato La Shenzhen Energy Company: 96 mila metri quadrati spalmati su due torri alte 220 e 120 metri, tenute assieme da un basamento alto 34 metri.

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CINA

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dall’accostamento in orizzontale dei due elementi che corrono su tutta la verticalità dell’edificio: uno opaco e uno trasparente. I due pannelli sono ruotati di 45 gradi rispetto al filo della facciata e tra loro formano un angolo retto, in modo tale che la parte opaca sia sempre orientata verso Sud per proteggere l’interno dal carico termico apportato dalla radiazione solare. SCHERMI SOLARI La parte vetrata è studiata per riflettere i raggi del sole nei rari momenti di esposizione diretta. Questo sistema è adottato su tutta l’estensione dell’involucro, determinando un pattern verticale omogeneo che permette, da fuori, di concepire i volumi come un insieme unico, e da dentro, di distribuire uniformemente l’illuminazione naturale. Alla regolarità nel trattamento dei prospetti sono contrapposte delle alterazioni formali. Il parallelepipedo è deformato come se alcuni lembi di pelle di un corpo elastico fossero tirati verso l’interno o verso l’esterno, determinando spanciamenti, rigonfiamenti e rientranze. Il sistema di facciata seghettato, reagendo

come un foglio di carta piegato e schiacciato o tirato, enfatizza la deformazione, grazie alla partitura verticale che si adatta alla nuova forma del volume. Si ottiene così un movimento della pelle tecnologica che dona dinamismo all’edificio e lo slancia verso l’alto. Inoltre, alcuni tagli, che sembrano riecheggiare le tele di Lucio Fontana, squarciano l’involucro e permettono di aprire ampie vetrate, in corrispondenza di punti eccezionali quali sale riunioni e spazi comuni. Gli uffici della compagnia sono posizionati nei piani più alti, mentre quelli inferiori sono affittati a società esterne. Non ci soffermiamo troppo sugli spazi interni, che sono organizzati in modo convenzionale, disponendo un nucleo duro centrale circondato dagli spazi di lavoro. In corrispondenza dei pilastri sono inseriti piccoli moduli di servizio destinati ad alcuni uffici. L’impiego di materiali pregiati dona una spazialità sfarzosa ma pura, fatta di sequenze spaziali raramente interrotte, dove un bilanciato gioco di riflessi, ombre e trasparenze accompagna il visitatore dagli ambienti più interni fino alle vedute di uno skyline in costante trasformazione.

Interni

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CINA

Gli uffici della compagnia sono posizionati nei piani più alti, mentre quelli inferiori sono affittati a società esterne

DIAGRAMMI DI PROGETTO © BIG-Bjarke Ingels Group

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UN PAESAGGIO DI PASSAGGIO Sebbene l’operazione di Big, in sostanza la progettazione delle facciate su di un volume determinato a priori, richiami interrogativi sul ruolo che l’architettura può avere in rapporto ai sistemi di potere, in questo caso sia politici sia economici, guardiamo con interesse a quest’opera per l’effetto urbano che genera. Siamo in un distretto finanziario concepito come somma di singolarità incasellate su di una griglia intensamente infrastrutturata. Il progetto appare come l’esito di uno scontro tra la scarsa libertà di manovra, dettata delle restrizioni a monte, e la volontà di realizzare un nuovo landmark. Questa condizione accomuna anche gli edifici vicini, che nel tentativo di raccontare la propria eccezionalità, finiscono per determinare un panorama eterogeneo e indifferente. La «lobotomia» raccontata da Rem Koolhaas nel saggio Delirious New York, proprio negli anni in cui era programmato il destino di Shenzhen, qui appare esasperata e non lascia spazio alla costruzione di rapporti di necessità sia tra interno ed esterno che tra esterno ed esterno. Nell’impossibilità di trovare elementi del con-

LA SCHEDA Progetto: SHENZHEN ENERGY HQ Committente: Shenzhen Energy Company Date: concorso 2009, inizio costruzione 2012, apertura 2018 Progetto di: Bjarke Ingels Group (vincitore concorso ad inviti) Consulenti: ARUP, Transsolar, Front Utilizzo: Commerciale Area m2: 96.000 Altezza: 220 m, 120 m, 34 m Fotografie di: Chao Zhang

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CINA

Piano terra. © BIG-Bjarke Ingels Group

Piano terrazza (18°). © BIG-Bjarke Ingels Group

Piano tipo (8°). © BIG-Bjarke Ingels Group

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Interni

Gerardo Semprebon, architetto, è dottorando di ricerca al Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani e alla Shanghai Jiaotong University, Department of Civil Engineering. La sua ricerca si concentra sulla riattivazione di piccoli insediamenti in Cina. Dopo il diploma di maturità scientifica frequenta il Politecnico di Milano e nel 2013 si laurea in Architettura. Da allora svolge attività progettuale a livello concorsuale, professionale e di ricerca.

testo con cui costruire relazioni spaziali, che si traduce nell’accettazione del sistema-edificio come organismo autonomo, sono gli aspetti climatici e l’impatto visivo a dettare il modus operandi. ELEGANZA RICONOSCIBILE Da questo punto di vista, nella sua semplicità, la seghettatura dell’involucro appare una soluzione convincente, che qualifica l’edificio sia come oggetto indipendente che come sistema urbano. Infatti, da una parte, essa dona un’eleganza non riconoscibile negli edifici limitrofi, facendone il vero tratto distintivo. Dall’altra, la partitura verticale favorisce la lettura di un nuovo paesaggio urbano composto dalla sequenza dei tre volumi leggibili come una composizione piuttosto che come un’addizione, fatto che rappresenta una tappa significativa nello sviluppo metropolitano di Shenzhen.

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ATTUALITÀ

GIAPPONE

di Matteo Umberto Poli, Politecnico di Milano

Tutti in garage DOPO LO TSUNAMI

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M

In Giappone, nella cittadina di Kesennuma, a nord di Tokyo, Maki Onishi e Yuki Hyakuda hanno progettato un centro collettivo per incontrarsi e mantenere viva la comunità in un punto di rifornimento per le auto. Con una voluta ambiguità tra esterno e interno

aki Onishi e Yuki Hyakuda hanno per studio un garage aperto sulla strada di Nihonbashi Hamacho, a Tokyo. Nel profilo sul loro sito web descrivono una situazione di lavoro aperta alla città, in cui i bambini entrano a giocare e i vicini portano da mangiare. L’operazione, semplice e radicale, è stata quella di non sostituire la serranda del vecchio garage con un vetro, ma di essere en-plein-air, esposti alla vita quotidiana. Il progetto di o+h è a Kesennuma, cittadina nella prefettura di Myagi, a nord di Tokyo, affacciata sull’Oceano Pacifico. Nel 2011 la regione e la città sono state distrutte dallo tsunami che ha colpito il Giappone, distruggendo chilometri di costa e causando danni ambientali non ancora del tutto quantificati e compresi. Guardare oggi i video di quei pochi minuti e le immagini dei resti di navi che tuttora si trovano nel mezzo dei campi è sconvolgente e toccante. Per questa ragione gli architetti hanno dovuto chiedere a molte persone coinvolte nella ricostruzione se il progetto per la stazione di servizio di Satoumi potesse essere pubblicato. Il tragico evento, che ha ucciso 2 mila persone, ha creato una coscienza collettiva diversa ed ha portato Kesennuma a essere la prima città in Giappone ad entrare nella rete di Slowfood. PUNTO DI SOCIALITÀ La stazione di servizio a Satoumi è un centro collettivo per incontrarsi e mantenere viva la comunità e il suo gestore è un’istituzione locale, avendo tenuto in piedi il sistema di rifornimento anche nelle settimane immediatamente successive al maremoto. Realizzato in corten da 6 millimetri, l’edificio è costruito con la tecnologia utilizzata per le chiglie dei pescherecci d’altura ormeggiati nella baia, che hanno avuto una così tragica parte nell’immaginario collettivo, arenati sulla terraferma dopo aver travolto tutto ciò che incontravano sul loro percorso. Sezione trasversale. Sopra, l’area di servizio è costruita con la tecnologia utilizzata per le chiglie dei pescherecci d’altura ormeggiati nella baia di Kesen-numa. A destra, sezione longitudinale

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GIAPPONE

L’ingresso dell’area è caratterizzato da una facciata completamente vetrata. Sotto, montaggio dei pezzi in corten da 6 millimetri e la planimetria


LA SCHEDA Anno: 2013 Progettista: Maki Onishi / o+h Luogo: Kesen-numa, Miyagi, Giappone Programma funzionale: stazione di servizio e uffici Collaboratori: Hirokazu Toki, Takahashi Kogyo co., ltd Strutture: Hirokazu Toki, Takuo Nagai Info: www.onishihyakuda.com Foto: onishimaki + hyakudayuki

Matteo Poli si laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano nel 1997. Dopo aver lavorato con OMA e WEST8, fonda 99IC Architecture Media Design, con cui vince numerosi premi nazionali e internazionali fino al 2005. Per qualche anno si dedica alla progettazione di biciclette da viaggio con cicliMA, realizzando una bici per rilevamenti sonori nel 2007. Nel 2008 fonda AOUMM, con cui è stato invitato alla XIV Biennale di Venezia ed ha realizzato il padiglione di Save the Children a EXPO 2015. Ricercatore in Architettura del Paesaggio al Politecnico di Milano, ha insegnato in diverse università europee e americane, pubblicando libri e ar ticoli sul paesaggio e l’architettura. Dal 2004 al 2007 ha collaborato con Domus ed è stato inviato speciale di Abitare fino al 2014.

VOLUTA AMBIGUITÀ Il materiale grezzo non è rivestito, lasciando una voluta ambiguità al confine tra esterno e interno. Il cantiere navale Takahashi Kogyo, in grave difficoltà per il crollo delle commesse a causa del disastro naturale, ha offerto la propria conoscenza e tecnologia, realizzando un ambiente strutturalmente razionale e profondamente evocativo allo stesso tempo. Il posizionamento dei volumi rispecchia l’uso della stazione di servizio per tutti i mesi in cui è esistita come spazio informale, con aree per scambiarsi aiuti, consigli o semplicemente socializzare. La stazione di servizio, nelle parole del committente «supererà la sua funzione principale e diventerà un luogo ospitale per i cittadini». In una breve intervista gli architetti hanno detto che «la cosa migliore dell’essere stati coinvolti nella progettazione della stazione di Satoumi è stata che tutti i soggetti coinvolti, cliente, appaltatore, progettista strutturale, architetto, si sono riuniti per discutere fin dall’inizio. Non eravamo solo specialisti in un campo particolare, ma anche residenti locali, amici o vicini. Alla fine, non importava chi fosse un architetto, un costruttore o un ingegnere. È stata un’esperienza che ci ha permesso di tornare alle origini di cosa significhi costruire».

Il posizionamento dei volumi rispecchia l’uso della stazione di servizio come spazio informale con ambienti per socializzare. Sotto, i progettisti di o+h al lavoro nel loro studio situato in un garage aperto sulla strada a Tokyo

A sinsitra, modello di studio

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ATTUALITÀ

FRANCIA

Quel laboratorio È UN MONUMENTO L’edificio progettato dallo studio olandese Kaan Architecten, ha proporzioni che ricordano un antico palazzo rinascimentale. Obiettivo: l’integrazione tra spazio, funzione e il suo valore formale

Facciata nord

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di Riccardo Maria Balzarotti, Politecnico di Milano

Q

ualche anno fa visitai il Salk Institute for Biological Studies, commissionato nel 1959 da Jonas Salk a Louis I. Kahn e ne rimasi sinceramente rapito. La straordinarietà dell’edificio è data da più fattori, di cui il primo è senza dubbio la capacità di Kahn di avere un pensiero volumetrico che mantiene ancora oggi una forte contemporaneità. L’aspetto meno evidente è invece legato a quanto quell’edificio si sia imposto come prototipo del moderno centro ricerche, il cui valore monumentale racconta implicitamente l’importanza di ciò che avviene al suo interno: la ricerca, la conoscenza, il progresso scientifico. L’altro aspetto non secondario è che questo inno alle umane scienze non appoggia su un ideale e razionalista piano assoluto e continuo, ma vive in simbiosi con l’ambiente naturale circostante, traendone forza. Un ulteriore elemento è dato infine dall’enorme qualità degli spazi interni in termini di cura per gli ambienti di lavoro e di presenza costante del rapporto dentro/fuori.

Corte

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FRANCIA

Planimetria del sito. Sotto, facciata sud

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ASPETTO MONUMENTALE Molti sono i punti di contatto che si possono trovare nel nuovo Istituto di Scienze Molecolari d’Orsay, parte del futuro campus dell’Université Paris-Saclay, progettato dallo studio olandese Kaan Architecten. Si può subito riconoscere l’aspetto solido e monumentale, con proporzioni che ricordano un palazzo rinascimentale. L’edificio si sviluppa su cinque piani fuori terra, eretti attorno a due corti centrali simmetriche. La facciata

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principale, rivolta a sud, è disegnata secondo uno schema di pilastri e architravi in cemento prefabbricato che danno origine a un casellario dalle geometrie austere, la cui regola è interrotta solo nella parte centrale per sottolineare l’ingresso. La facciata continua in vetro è arretrata di 80 centimetri rispetto al filo esterno degli elementi prefabbricati, generando giochi di ombre che animano il prospetto durante l’arco della giornata. L’accesso a questo lato dell’edificio avviene attraversan-


Sezione trasversale. Sotto, sezione longitudinale

do un sinuoso camminamento che si snoda all’interno di un piccolo bosco. L’origine di questo tipo di scelta nell’impianto è da cercare nella volontà dei progettisti di permettere allo staff di giungere all’edificio mediante una promenade nel parco e nella foresta circostanti, secondo un principio definito urban-meets-rural particolarmente marcato. L’elemento naturale è parte integrante del progetto: come si giunge all’entrata, come il volume si relaziona con l’attacco a terra e quanto

l’ambiente circostante è percepibile dall’interno da praticamente ogni cono visuale, grazie alle ampie vetrate. FACCIATA IN VETRO L’equilibrio tra diversi elementi è qualcosa che si traduce anche nelle scelte di organizzazione del programma funzionale all’interno dell’edificio. A nord viene posta una lunga stecca di laboratori, separati dall’esterno da una facciata continua in vetro. La scelta è intuitiva-

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FRANCIA

Facciata sud (particolare). Il blocco sud, composto da due corti articolate ai lati di un grande atrio a tutta altezza, ospita gli uffici

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mente comprensibile se si considera che l’illuminazione naturale diretta non è particolarmente indicata per questo tipo di spazi ed è allo stesso tempo consigliabile avere abbondanza di luce naturale diffusa. Il blocco sud, composto da due corti articolate ai lati di un grande atrio a tutta altezza, ospita invece gli uffici. I corridoi di distribuzione si trovano sul perimetro esterno dell’edificio, lasciando l’affaccio sulla corte interna alle postazioni di lavoro, una situazione più intima e di maggiore privacy. Anche il disegno delle facciate dei cortili risulta coerente con le scelte progettuali: nell’ottica della privacy le aperture sono di dimensioni più

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contenute ed è presente un rivestimento in assi di acero rosso; questo materiale non è utilizzato in altre parti del complesso, quasi si volesse inserire, con l’uso del legno, il rapporto con l’elemento natura che caratterizza gli altri spazi dell’edificio e che sarebbe stato altrimenti assente. Anche la differenza di altezza degli interpiani tra le due ali dell’edificio racconta bene il lavoro svolto per mantenere in equilibrio mutualistico gli aspetti funzionali ed estetici: laboratori e uffici necessitano di altezze diverse, ma mantengono proporzioni dello spazio simili e l’elegante lavoro di cucitura dei due corpi dai livelli diversi è ben leggibile nella sezione trasversale.


LA SCHEDA Committente: Université Paris-Sud Progetto: KAAN Architecten (Kees Kaan,Vincent Panhuysen, Dikkie Scipio) Architetto locale associato: FRES architects (Laurent Gravier + Sara Martin Camara), Paris Consulente strutturale: EVP Ingénierie, Parigi Acustica: Peutz & Associes, Parigi Consulente economico: Bureau Michel Forgue, Apprieu

Strade e infrastrutture: Servicad Ouest IDF, Cesson Sevigne Consulente impianti e sostenibilità: INEX, Montreuil Paesaggio: KAAN Architecten Info: kaanarchitecten.com Superficie totale: 10.000 mq Costo totale: 20.000.000 € Foto di: Fernando Guerra

Facciata nord (particolare), con una lunga stecca di laboratori, separati dall’esterno da una facciata continua in vetro

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FRANCIA

Pianta piano terra. Sotto, atrio

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Pianta piano quarto. A sinistra, laboratori (interno)

Riccardo Maria Balzarotti, attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, laureato in architettura presso il Politecnico di Milano, è tra i fondatori dello studio di progettazione AOUMM con Luca Astorri, Rossella Locatelli e Matteo Poli. La sua attività professionale spazia tra progettazione a diverse scale e ricerca in campo architettonico. Ha partecipato alla XIV Biennale di Architettura di Venezia curata da Rem Koolhaas e progettato il Padiglione di Save The Children per EXPO 2015. Scrive contributi per periodici e associazioni ed è tutor e teaching assistant presso il Politecnico di Milano.

LUCE NATURALE Al centro si apre un grande atrio dove sono presenti la reception, la caffetteria e gli spazi di relazione. Si tratta di un ambiente a tutta altezza, bianco e pervaso di luce naturale dalle vetrate perimetrali e dal lucernario. Su di esso si affacciano balconi e ballatoi oltre a una libreria a muro che copre due piani. Lo spazio appare forse un po’ asettico e più distante dall’idea di un luogo relazionale di quanto non lo sia dall’idea di pulito e sterile di un laboratorio. Ciò ha però un risvolto positivo: i volumi contenuti nella grande libreria emergono fortemente come accenti di colore, sono valorizzati e diventano protagonisti dello spazio, assumendo un carattere quasi da installazione artistica. L’atrio culmina alla sommità con una particolare linea obliqua del soffitto, sottolineata dalla luce del lucernario e che sembra il riflesso dello scalone principale al piano terra. Si tratta della parte sottostante alle gradinate dell’auditorium, situato tra terzo e quarto piano e caratterizzato al suo interno da un rivestimento in legno di quercia. La necessità di avere una gradinata inclinata non viene nascosta, ma anzi si palesa, trovando un modo equilibrato ed elegante per darle un senso anche estetico all’interno della costruzione complessiva dello spazio. Anche questo ultimo elemento risulta così paradigmatico dell’integrazione tra spazio, funzione e valore formale che lo studio Kaan si impegna a perseguire, seguendo una traccia che si potrebbe riassumere sotto il titolo di funzionalismo espressivo.

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ATTUALITÀ

CERSAIE

di Giacomo Casarin

Dalla ceramica

ALLA PROGETTAZIONE Alla Fiera di Bologna architettura in primo piano con grandi firme, e molte novità. Ecco che cosa hanno detto Richard Rogers, Carla Juaçaba, Sandra Barclay e Jean Pierre Crousse, Vincenzo Latina, Mario Botta e…

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N

el corso degli anni il Cersaie è diventato un momento e un luogo culturale, oltre che una realtà prettamente economica, dove si lavora molto per organizzare confronti con il mondo dell’architettura e del design. Ne è stata la prova la serie di conferenze di Costruire, abitare, pensare, rassegna che ospita autorevoli architetti di fama internazionale e attrae costantemente professionisti e progettisti. Un esempio: la Lectio Magistralis del premio Pritzker Richard Rogers, che ha riempito l’Europa Auditorium con 1.800 partecipanti. «Tutta l’architettura è moderna nella sua epoca ed è un’espressione di quell’epoca», ha dichiarato l’archistar, che ha poi aggiunto una citazione del musicista John Cage: «Non capisco perché le persone abbiano paura delle idee nuove. Io ho paura di quelle vecchie». Nel ripercorrere le tappe della sua carriera, Rogers ha sottolineato l’importanza della flessibilità negli edifici, che devono essere capaci di adattarsi a nuove esigenze e funzioni, per non diventare ruderi e poter essere riqualificati con il minimo spreco di risorse. La lectio magistralis di Richard Rogers. L’architetto inglese ha ripercorso i progetti della sua carriera, compreso il Centre Pompidou di Parigi

Il premio Pritzker Sir Richard Rogers

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CERSAIE

DA BOLOGNA A RIO Protagonista anche l’architetto brasiliano di Rio de Janeiro Carla Juaçaba, introdotta dallo storico dell’arte Francesco Dal Co, professore Iuav, che ha curato quest’anno alla Biennale di Venezia il Padiglione della Città del Vaticano sull’isola di San Giorgio Maggiore. Dove Juaçaba ha realizzato una delle dieci cappelle progettate da altrettanti architetti di fama internazionale. Proprio le immagini di quest’opera sono state l’elemento centrale di una esposizione di Juaçaba, che ha definito il suo lavoro una «cappella in nuce», in cui «le persone abitano l’immagine». Il progetto è semplice: una lunga panca, appoggiata su sette lastre di cemento, di fronte a una croce in acciaio a specchio. L’effetto è una cappella che, di fatto, non c’è: invisibile, aperta. «Si tratta sempre di creare qualcosa che va completato con l’immaginazione», ha spiegato Juaçaba. «Mi piace quando un’opera viene abitata dalle persone. L’idea è quella di riflettere sulla metafora della vita, su ciò che esiste e su ciò che non esiste». Carla Juaçaba. L’architetto brasiliano ha presentato il progetto di una delle dieci cappelle realizzate per il Padiglione della Città del Vaticano alla Biennale di Venezia

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PER LA MEMORIA Bologna ha messo in mostra diversi temi che toccano nel vivo il mondo dei progettisti, grazie a incontri mirati e insieme a grandi protagonisti. Per esempio, il convegno sull’Architettura della Tolleranza ha focalizzato l’attenzione sul modo di dare voce e memoria alle tragedie e ai conflitti attraverso la progettazione. I peruviani Sandra Barclay e Jean Pierre Crousse, fondatori dello studio Barclay & Crousse Architecture, hanno presentato il loro progetto per il Lum - Lugar de la Memoria, la Tolerancia y la InclusiÓn Social: un museo per Lima che ha lo scopo di ricordare le vittime della guerra civile tra i guerriglieri di Sendero Luminoso e l’esercito peruviano. Il terzo ospite, l’architetto Vincenzo Latina, ha invece parlato del progetto di recupero delle cave di Lampedusa, un luogo della memoria per le vittime delle migrazioni dall’Africa all’Europa. I due progetti affrontano tematiche diverse, ma gli

IN BAGNO SULLA VETTA Secondo l’indagine annuale Houzz&Home 2018, la stanza in cima alla lista delle ristrutturazioni di interni per frequenza di rinnovo in Italia è proprio il bagno. Che si è classificato prima di cucina, living e camera da letto: ben un quarto dei proprietari di casa concentra i lavori sul bagno (25%), con una spesa media di 5 mila euro per i bagni grandi (dai 5 metri quadri in su) e 4.300 euro per quelli più piccoli. E tra questi è più propenso a ristrutturare chi compra la sua prima casa. In generale, nel 2017, la spesa media destinata a ristrutturare casa si è aggirata intorno ai 20 mila euro. Quando i proprietari che hanno avuto più di una casa, hanno investito una somma significativamente maggiore (50 mila euro) rispetto alle altre categorie. Mentre i neo-proprietari di prima casa e chi è proprietario da lungo tempo hanno speso rispettivamente 35 mila e 10 mila euro. Se i miglioramenti in termini di estetica (63%) e funzionalità (58%) restano le principali motivazioni della ristrutturazione, anche l’aumento del valore della casa per una futura vendita è un importante incentivo al cambiamento per quasi un proprietario su sei (15%). Il dato significativo si legge infatti in quel 70% dei casi in cui la ristrutturazione ha avuto un impatto positivo sul valore della casa, dove il 18% dei proprietari afferma inoltre che l’aumento del valore della casa è pari all’intero costo del progetto o addirittura maggiore.


elementi di congiunzione sono evidenti. Il Lum è un monumento su una guerra civile che ha fatto decine di migliaia di morti civili, tra cui molti indigeni delle comunità quechua, e che ancora divide la società peruviana. Mentre il progetto di Vincenzo Latina sorgerà in una cava abbandonata di Lampedusa, composto da diversi elementi, dove il memoriale vero e proprio sarà costituito di due parti: la prima sarà dedicata alle vittime di tutti i naufragi e vedrà l’installazione di una barca abbandonata, tra quelle usate per le traversate del Mediterraneo, che sarà fossilizzata dopo essere stata bruciata in superfice. L’altra parte sarà dedicata alle 388 vittime del naufragio del 3 ottobre 2013: per ricordarle saranno realizzati 388 fori su una parete della cava. «Come delle bolle d’aria, a rappresentare la condizione di chi è morto, ma resta intrappolato in quella condizione, sott’acqua», ha spiegato Latina. Fori che accesi nella notte del 3 ottobre ricorderanno le stelle di una costellazione.

Vincenzo Latina, Sandra Barclay e Jean Pierre Crousse

Sandra Barclay e Jean Pierre Crousse hanno presentato il loro progetto per il Lum - Lugar de la Memoria, la Tolerancia y la Inclusión Social

LA PAROLA A DUE MAESTRI All ’interno del dialogo culturale del Cersaie non è mancato un confronto tra due mostri sacri dell’architettura: Mario Botta e Guido Canali. In quest’occasione l’architetto svizzero ha presentato due lavori legati alla sua terra natale: la struttura Fiore di Pietra, sul crinale del Monte Generoso a 1.700 metri di altitudine nelle Prealpi luganesi, e il progetto del teatro di architettura dell’Università della Svizzera italiana. Mentre il primo ospita due ristoranti, il secondo è ispirato ai teatri anatomici in cui i professori di medicina tenevano le loro lezioni. Guido Canali ha presentato invece diversi musei: il Palazzo della Pilotta di Parma, Santa Maria della

L’architetto Vincenzo Latina ha presentato il suo progetto per il recupero delle cave di Lampedusa

Mario Botta e Guido Canali

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CERSAIE

Guido Canali ha presentato diversi musei come il Palazzo della Pilotta di Parma, Santa Maria della Scala a Siena e il museo di Pontremoli

Mario Botta mentre presenta il Fiore di Pietra sul crinale del Monte Generoso

LA PIASTRELLA SI È ALLARGATA Cersaie 2018 si è confermato un teatro sempre più scenografico per i settori ceramica e arredobagno, con una superficie espositiva che continua a crescere, raggiungendo in questa edizione i 161 mila metri quadrati, grazie anche all’incremento di 5 mila metri quadrati dovuto ai nuovi padiglioni 28-29-30. Che sono sorti in pochi mesi molto velocemente, forse anche troppo. D’altronde, i nuovi spazi rappresentano i primi padiglioni di un piano di sviluppo che nei prossimi anni cambierà il volto del 60% del quartiere fieristico. E alla prova dei fatti hanno dimostrato la loro piena funzionalità, in un’occasione internazionale come quella di Cersaie. L’edizione 2018 della manifestazione ha registrato 112.104 presenze: un piccolo incremento di ingressi totali rispetto al 2017 (+0,4%) che comprende un aumento del +1,6% dei visitatori internazionali, presenti in 54.025, e una lieve flessione di quelli italiani (-0,6%). Gli espositori totali sono stati 840, con 314 aziende, di cui un terzo del totale provenienti da 40 paesi. Il comparto più rappresentato sono state le piastrelle di ceramica con 452 imprese, seguito dall’arredobagno con 181 espositori.

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Scala a Siena e il museo di Pontremoli. «Credo che questi edifici si debbano fare con umiltà estrema, mettendosi al servizio dei pezzi che si devono esporre. Il museo deve diventare un teatro», questa la filosofia di Canali. E a fine esposizione Canali ha approfondito il concetto: «Noi non dobbiamo sovrastare, dobbiamo ascoltare la gente che abiterà gli edifici e il territorio in cui ci inseriremo. Se parti da una posizione di superbia, di arroganza, tradisci il tuo ruolo». Un approccio condiviso da Botta: «Credo che l’umiltà sia la condizione di base che porta alla consapevolezza che noi siamo strumenti minimi nella costruzione di un paesaggio». E c’è stato anche spazio per parlare di sostenibilità: «Non conosco una buona architettura che non sia sostenibile. Anche quella più umile», ha sottolineato Mario Botta. «Le nostre case contadine sono lezioni di ecologia». LE TENDENZE Gli stand espositivi del Cersaie diventano ogni anno più curati. Passerelle scenografiche per nuove tecnologie che in futuro offriranno possibilità infinite. I cataloghi delle aziende propongono sempre più una grande varietà di formati, colori e finiture, dove i materiali si fondono per diventare qualcos’altro rispetto alla ceramica. L’incontro di vetri e polimeri crea effetti pittorici bellissimi, ben più apprezzabili sui grandi formati. Dove si diffondono soprattutto i pigmenti di metallo, per generare un particolare carattere cromato. Ma ci sono molti altri effetti, come quello marmoreo, ligneo, tessile, in soluzioni di forte impatto architettonico. La stampa digitale restituisce alla ceramica qualsiasi aspetto materico, anche con elementi in rilievo: è una rivoluzione ormai assodata che si troverà anche i prossimi anni. La quinta edizione dell’Adi Ceramics & Bathroom Design Award ha premiato alcuni prodotti di rilievo che andranno a confluire nella preselezione per l’Adi Design Index 2019, la pubblicazione annuale in cui l’Associazione per il Disegno Industriale raccoglie i migliori prodotti italiani in produzione, individuati dall’Osservatorio permanente del Design Adi. Per quanto riguarda la ceramica, il premio di design ha visto vincitori le seguenti aziende: Fondovalle con il prodotto 20Pure, Mosaico+ con Nuova Gamma, e Decoratori Bassanesi con il prodotto Segments. Mentre per l’arredobagno sono stati premiati Stella Rubinetterie con Simple, Arblu con Sistema Pietrablu e Duka con Natura 4000. Inoltre, sono state assegnate due menzioni speciali: 41zero42 per la ceramica e Pba per l’arredobagno, con il prodotto Ausili a scomparsa.


LE INTERVISTE

DUE SERIE PER CRISTINA RUBINETTERIE

Daniele Mazzon direttore generale Cristina Rubinetterie

«CRISTINA Rubinetterie presenta due novità. La prima è SX in acciao inox, disegnata dallo studio Makio Hasuike & Co., dalle linee sinuose ed eleganti, che si amplia con nuove soluzioni per lavabo, doccia e vasca, per una proposta di design completa e sempre più articolata, per privati e contract. L’altra collezione si chiama Profilo ed è disegnata da Giampiero Castagnoli: il corpo richiama forme triangolari, ma la bocca di erogazione sottile e la leva di azionamento affusolata, donano un tocco di leggerezza. Il 2018 è ancora un anno di transizione, comunque ci sta dando molte soddisfazioni. Rispetto allo scorso anno, abbiamo registrato una leggera accelerazione sul mercato estero mentre, su quello italiano, abbiamo riconfermato i risultati. Per il 2019 le previsioni sono positive. Miriamo a una presenza più forte sul mercato italiano con professionalità e prodotti sempre all’altezza: proprio per questo abbiamo appena inserito in azienda Sergio Occhi, nuovo direttore commerciale per l’Italia».

SOLUZIONE SIMPLE PER RUBINETTERIA STELLA

Federica Nobili direttore commerciale e marketing Rubinetteria Stella

«Abbiamo mostrato Simple, il primo configuratore di rubinetteria nato dalla collaborazione con l’architetto Giampaolo Benedini. Si tratta di una piattaforma digitale che permette di scegliere in maniera modulare tra decine di migliaia di possibili soluzioni per forme e finiture. Il configuratore ha vinto il premio ADI Ceramics & Bathroom Design Award 2018. Rispetto all’anno passato il 2018 sta andando molto bene, con un trend di crescita maggiore nei primi mesi dell’anno e in estate. La ripresa è più visibile sul mercato estero, anche se il trend è positivo anche in Italia. Siamo molto ottimisti e stiamo già lavorando su alcuni progetti innovativi per il prossimo anno».

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LE INTERVISTE

EMILGROUP SI FA IN 12

Debora Laterza, direttore marketing Emilgroup «Abbiamo introdotto 12 nuove collezioni per i nostri quattro marchi commerciali: Emilceramica, Ergon, Provenza e Viva. Puntiamo molto sulle grandi lastre nel formato 160x320, in vari spessori, per realizzare oggetti d’arredo e superfici continue nelle abitazioni e in ambienti pubblici, e su nuovi processi produttivi per la realizzazione in linea di decorazioni prima realizzate in terzo fuoco o in maniera artigianale. Per esempio, Vulcanika, la collezione di pietra vulcanica naturale o smaltata con effetti Raku, l’antica tecnica giapponese di ossidazione della ceramica, e un ricco apparato decorativo. Per il settore ceramico il 2018 è stato un anno difficile, che ha risentito molto la concorrenza dei produttori spagnoli, soprattutto negli Stati Uniti. Tuttavia, la nostra produzione di eccellenza, soprattutto le grandi lastre, ci sta dando grandi risultati, permettendoci di acquisire una fetta di mercato che prima non riuscivamo a soddisfare. Per affrontare la concorrenza stiamo inoltre sviluppando nuove tecnologie e prodotti in grado di rispondere ai principi del green building e della sostenibilità ambientale. Anche il mercato italiano è in ripresa, le strategie che avevamo messo a punto anni fa per supportare le piccole medie imprese ci stanno dando soddisfazione. Per il 2019 abbiamo in serbo progetti sui grandi formati e le facciate ventilate, su cui stiamo concentrando la maggior parte dei nostri investimenti».

CERAMICA RONDINE CON EFFETTO OSSIDATO

Davide Ragazzi project manager Ceramica Rondine

«A Cersaie presentiamo diverse serie nuove, tra cui Oxyd, rivestimenti e pavimenti in ceramica, disponibili in diversi formati, che si ispirano alla lamiera ossidata e corrosa dal tempo attraverso tecniche di stampa digitale. Abbiamo creato, inoltre, il nuovo formato 6,1 x 37 cm per la serie Le Lacche, un brick a spigolo vivo molto elegante sviluppato in sei colori differenti, e Aurelia, un sanpietrino 60x60 a 2 cm di spessore, caratterizzato come una sorta di porfido naturale stonalizzato. Il 2018 non è andato male come vendite, nonostante l’export sia calato del 5-6% soprattutto a causa della concorrenza spagnola che ha guadagnato quote di mercato. Il mercato italiano rappresenta per noi il 20% del fatturato, una quota comunque importante, che al momento rimane abbastanza stabile. Nel 2019 abbiamo aspettative di crescita intorno al 2-3%».

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MOSAICO+ CAMBIA IDENTITY

Marco Badano, direttore generale Mosaico+

«Mosaico+ si è presentata con una nuova brand identity, che rappresenta un nuovo modo di intendere il concetto stesso di rivestimento mosaico. Non più tessere quadrate, non più solo decorazione e realizzazione di elementi figurativi, ma uno strumento di progettazione nelle mani di architetti e interior designer, grazie al quale costruire un nuovo linguaggio, fatto di texture raffinate, campiture sofisticate, superfici esclusive. A questo proposito abbiamo presentato le due nuove collezioni Jointed e Diamond, che hanno vinto il premio ADI Ceramics & Bathroom Award 2018. Per Mosaico+ il 2018 sta andando bene, l’acquisizione di importanti progetti in Medio Oriente ha dato una notevole spinta alle nostre vendite. In Italia, a parte qualche area come il wellness, la domanda di mosaico è in calo: il nostro tourover è realizzato per circa il 70% in paesi esteri. In Italia, a parte qualche area come il wellness, la domanda di mosaico è in calo: per questo motivo ci siamo rivolti al 70% all’estero, soprattutto nei Paesi arabi e negli Stati Uniti dove invece questo prodotto ha ancora molto successo. Con le nuove collezioni, ispirate a una nuova idea di mosaico, speriamo di acquisire nuove quote di mercato e tornare crescere anche in Italia».

INNOVAZIONE NELLA CABINA DOCCIA

Alan Centofante, responsabile vendite Italia Duka « Duka propone innovazioni stilistiche come la nuova finitura in acciaio inox per i profili di acqua R 5000, acqua 5000 e libero 5000, serie di punta dell’azienda, la serigrafia in stile industrial per il walk-in libero 3000, anche con profili neri, e il vetro a specchio cromato per i modelli libero 4000 e natura 4000 fase 2. Inoltre abbiamo presentato il prototipo dell’evoluzione del modello gallery 3000, una delle serie più vendute sul mercato italiano da duka. Si tratta di un miglioramento tecnico ed estetico che prevede l’incollaggio UV degli elementi sul vetro, senza l’impiego di viti che ne compromettano la resistenza, nuove maniglie ergonomiche con inserti in silicone e numerosi elementi regolabili. Il prodotto risponde alle esigenze del mercato, e il riscontro è molto positivo. Il 2018 sta andando bene, siamo in crescita rispetto allo scorso anno. Per il 2019 abbiamo allo studio numerose novità di prodotto e l’apertura della nuova sede con showroom per coinvolgere ancora di più i clienti, rafforzando la posizione di duka sul mercato. In più anche quest’anno siamo stati premiati nell’ambito del premio Adi Ceramics & Bathroom Design Award per le nuove soluzioni della linea di modello natura 4000, che reinterpreta il tema vetro grazie alla mirata diminuzione dei profili e al punto di rotazione delle porte spostato verso l’interno. Un’innovazione tecnica nella cabina doccia, con un occhio all’estetica».

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LE INTERVISTE

LA TEGOLA TRASPIRANTE DI COTTO POSSAGNO

Giovanni Vardanega, export manager e responsabile commerciale Industrie Cotto Possagno « Al Cersaie Industrie Cotto Possagno ha esposto il prodotto Lustri Veneziani, ma allo stesso tempo presenta in anteprima la tegola Aerotile, derivante da un progetto di ricerca europeo che ha studiato una tegola performante capace di aiutare l’ambiente. Una tegola traspirante, Aerotile, che aiuta la ventilazione del tetto in maniera naturale, in grado di abbassare la temperatura del sottotegola e favorire la riduzione dell’energia elettrica necessaria per l’aria condizionata. Che a sua volta contribuisce al risparmio energetico e riduce l’inquinamento atmosferico. Lustri Veneziani è invece il prodotto di punta per il Cersaie: un cotto fatto a mano lavorato artisticamente con l’utilizzo di ossidi e di notevoli quantità di smalto. La nuova linea Variety, in nero opaco e rame, unisce il rigore geometrico del disegno di ogni singola mattonella alla flessibilità di posa, dove i moduli variano alla ricerca di ritmo e simmetrie di colori. Il mercato di questo nuovo prodotto è in crescita, mentre per quanto riguarda quello delle tegole non si vede ancora la ripresa attesa dal mondo dei produttori e del commercio. Qui al Cersaie abbiamo avuto numerosi contatti con operatori professionali; c’è stato molto interesse e i contatti registrati sono stati maggiori di quelli dello scorso anno».

GEROMIN IN TOTAL LIVING

Gianluca Tomasi, direttore commerciale gruppo Geromin «Il 70% del fatturato del Gruppo Geromin è concentrato sul mercato domestico, ma l’estero cresce e l’aspettativa è quella di aumentare la quota percentuale al 40% entro l’anno prossimo. L’azienda sta vivendo un anno positivo, ma il mercato domestico, molto competitivo, risente anche della situazione politica, piuttosto nervosa. Le novità di Geromin riguardano il Total Living Bathroom, una proposta per il bagno coordinata e completa che sviluppa l’offerta del mobile, con materiali nuovi e forme originali, e della vasca idromassaggio, oggetto di culto che l’azienda vuole rilanciare attraverso l’uso di Tecnotek, solid surface simile al Corian in grado di plasmarsi in molteplici forme particolari. Ma l’innovazione è anche tecnologica: legata alla vasca idromassaggio, l’azienda presenta anche un nuovo tipo di pompa super silenziosa, Silent Ultra Whirlpool, grazie alla quale l’unico rumore percepibile è quello dell’acqua. Dal punto di vista del prodotto le novità riguardano i mobili, e nello specifico qui al Cersaie sono state presentate due nuove collezioni: Fratino, che ricorda la forma di un tavolo da artigiani, e Suite, con un sistema di librerie che si combina al mobile e permette di posizionare gli scaffali a qualsiasi livello. Un elemento di design che può spostarsi anche nel resto della casa e diventare un elemento di living. Lo stand è andato bene e il Cersaie si conferma un evento di rilievo, che registra un afflusso più basso rispetto agli anni d’oro, ma dove gli appuntamenti sono più qualitativi, con obiettivi precisi da parte degli operatori».

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SUCCESSO ITALIANO PER PORCELANOSA

Fabio Martino direttore commerciale distribuzione e retail Italia Porcelanosa «Le novità di Porcelanosa seguono il trend delle grandi lastre, con attenzione alla customer experience del consumatore finale. Il mercato 2018 è in crescita, e l’Italia è uno dei paesi di export dove il Gruppo Porcelanosa mantiene buone posizioni. Soprattutto lavora su una crescita culturale e professionale dei dealer, e quindi sul valore del prodotto, piuttosto che sulla quantità. Per il 2019 l’obiettivo è quello di continuare con il programma triennale di obiettivi aziendali, con focus su clienti selezionati con cui Porcelanosa investe in crescita culturale, in un mercato di settore fortemente contaminato dal mondo dell’arredo. La strategia aziendale cerca di far percepire la piastrella non più come un semplice prodotto, ma come un elemento di arredo combinabile con una moltitudine di altri elementi, comprese le luci, per creare un contesto unico e completo. Che si concretizza bene negli spazi Porcelanosa, dove si riescono a captare i bisogni dei clienti finali e presentare ambienti coordinati che possano incontrare i loro desideri».

CERAMICA FLAMINIA, REINTERPRETAZIONE CLASSICA

Augusto Ciarrocchi presidente consiglio di amministrazione Ceramica Flaminia «Ceramica Flaminia presenta quest’anno Madre, una nuova interpretazione della serie classica, che non ha mai finito di essere protagonista dell’ambiente bagno. L’azienda, che è impegnata nella ricerca cromatica fin dalle origini, presenta tre nuove tonalità di colore sul versante del prodotto non lucido (mat): rosso rubens, verde petrolio e beige argilla. Il mercato di Ceramica Flaminia, che incide il 65% in Italia e il 35% all’estero, si sta confermando con uno standard di crescita costante. Per il 2019 l’azienda sta lavorando soprattutto sull’innovazione tecnologica della produzione, con nuovi sistemi robotizzati che aiutano a mantenere bassi i costi di produzione. Infine, Cersaie è stata una soddisfazione, sia grazie a una personale presentazione dei prodotti fuori dagli schemi, sia soprattutto alla grande attenzione dei visitatori e degli operatori specializzati rivolta verso i nostri prodotti».

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LE INTERVISTE

PIEMME COME DI MARMO

Davide Colli CEO di Ceramiche Piemme

«La novità di Cersaie è stata la collezione Majestic, una selezione di lastre effetto marmo con un look forte. Disegnata dai ricercatori Valentino by Ceramiche Piemme, è ispirata alle texture arabescate di marmi come Carrara, Grigio Verona, Nero Levanto, Onice, Nero Marquinia e Bianco Arabescato. Sono sei le tonalità, con oltre 150 grafiche diverse per simulare l'eterogeneità dei materiali naturali e dare vita a superfici identiche a quelle marmoree. Ai numerosi formati e finiture si abbinano decorazioni, mosaici e rivestimenti in finissima pasta bianca. Quest’anno alcuni mercati importanti come gli Stati Uniti hanno sofferto, ma la flessione dei primi mesi del 2018 si sta riducendo e qui in fiera si sta osservando un grande riscontro per le novità. Nel mercato italiano, sempre molto frammentato e competitivo, i prezzi tendono a scendere: Piemme ha deciso così di realizzare prodotti di altissima gamma per specializzarsi nella qualità, offrendo un valore aggiunto con il brand Valentino. Se la tendenza rimane quella di una generale crescita, le prospettive per il 2019 sono sicuramente ottimistiche, anche visti i risultati del Cersaie».

LAPITEC MORBIDA CON VELVET

Davide Ferracin, marketing manager Lapitec

«A Cersaie la vera novità è stata la collezione Velvet, una finitura dedicata al mondo dell’interior, che si presenta nello stand di Lapitec come una pavimentazione nel colore London, dalla superficie fumosa ma dal tono caldo. La nuova linea è disponibile in quattro colorazioni differenti, ognuna associata al nome di una città emblematica. Dove le cromie richiamano i differenti paesaggi: Cor-Ten per Brooklyn, bianco-crema per Casablanca, grigio fumé per Berlin, oltre al già citato London. Le lastre in pietra sinterizzata di grandi dimensioni (3,65 per 1,5 metri), possono essere applicate praticamente ovunque, dalle pavimentazioni alle coperture, dalle piscine fino ai rivestimenti di facciate ventilate. Sia interno che esterno, quindi, visto che sono anche resistenti ai raggi ultravioletti. Il prodotto sta riscuotendo grande interesse, in un mercato che nel 2018 è in crescita, soprattutto in Italia. A livello tecnologico il materiale, brevettato dall’azienda, è una novità dalle possibilità infinite, anche grazie all’ampia gamma di cromie e finiture. Che i distributori stanno percependo come una grande novità e una proposta interessante qui al Cersaie. Questo 2018 è un anno positivo soprattutto nel mercato italiano, che è in crescita. Per il futuro la divisione architettura dell’azienda sta cercando di focalizzarsi verso alcuni paesi campione in cui la crescita che si prevede è esponenziale, per proporre le grandi lastre in grandissimi progetti, grazie a un dialogo con gli interlocutori giusti».

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STON FA PAN.DAN

Arianna Cozzani, direttrice artistica Ston «La novità di quest’anno è stata un’evoluzione del progetto di elementi coordinabili Pan.Dan, concepito in chiave più decorativa rispetto alla versione molto minimale presentata l’anno scorso, per ampliare la proposta a quella fascia di interesse che richiede prodotti un po’ più ricchi e opulenti. Pan.Dan si ricollega al termine francese nato nel mondo della gioielleria e utilizzato per quelle cose che stanno bene insieme: nessun oggetto e nessun colore può essere bello o brutto, ma tutto dipende dal modo in cui viene impiegato e dal contesto in cui viene inserito. In questo senso Ston cerca di seguire un determinato filone di colori selezionati, a cui aggiungere materiali ed elementi diversi in grado di essere compatibili e coordinati, per facilitare le scelte ai progettisti e creare un ambiente finale confortevole. Il 2018 ha dato soddisfazioni soprattutto nei mercati esteri, mentre in Italia la situazione è più stazionaria. In particolare sono arrivati molti risultati positivi dal Nord Europa, dove l’azienda sta lavorando su progetti nuovi con materiali di gamma medio-alta, attraverso la possibilità di incrementare il progetto Pan.Dan e poterlo sviluppare successivamente in altri mercati. Intanto, qui al Cersaie c’è un ottimo riscontro sia dai clienti che da nuovi contatti».

LE ICÔNE DI ITALGRANITI

Elisa Giacobazzi Marketing & Research Manager Italgraniti Group «Italgraniti ha presentato diverse novità che interpretano in maniera innovativa prodotti classici, creando inedite combinazioni con pietre bellissime. Per esempio, Icône Bleu, nuova collezione di piastrelle che rilegge la Pietra Blu del Belgio, uno dei migliori materiali lapidei di tutta Europa, secondo le linee industrial che caratterizzano sempre più le superfici architettoniche moderne. Sempre calcando questa tendenza lo scorso anno abbiamo lanciato una linea che sta andando benissimo, Metaline Wall, che unisce gli effetti del metallo a una ricercata palette cromatica, e Loft che interpreta fedelmente l’aspetto vintage del legno recuperato. Una novità molto interessante è rappresentata anche dalle superfici matt dei marmi, una tendenza che sta invadendo l’Europa e che esprime gusti più moderni. È difficile prendere posizione sul 2018: veniamo da un anno di soddisfazioni, stiamo mantenendo le posizioni, sul mercato italiano siamo un po’ in crescita. Ciò che succederà da qui all’anno prossimo non sappiamo dirlo, ma siamo fiduciosi».

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LE INTERVISTE

TRE NEW ENTRY PER ETERNO IVICA

Elisabetta Balzani, responsabile marketing e comunicazione Eterno Ivica «Tre grandi novità. La prima è Inside, la linea di supporti e pannelli per la realizzazione di pavimenti sopraelevati da interni. I supporti sono in acciaio regolabili in altezza da 19 a 298 mm, mentre i pannelli hanno un rivestimento in acciaio zincato in grado di supportare carichi di notevole importanza. Eterno Ivica ha inoltre rivisto il suo sistema antivento per il pavimento sopraelevato da esterno, rispondendo a una richiesta sollecitata dai mercati esteri. Questo sistema è studiato apposta per risolvere il problema del sollevamento delle piastre causato dal vento. Una clip metallica viene inserita all’interno di una speciale aletta distanziatrice della testa del supporto e àncora la testa alla piastra senza l’utilizzo di collanti o viti. Infine, la terza novità riguarda il sistema antirottura, un dispositivo di 2 millimetri di spessore, che si applica tra il supporto e la piastra, e offre un sistema di sicurezza nel caso di un’eventuale rottura della stessa. Eterno Ivica sta crescendo oltre il 20% e il 2018 è stato superiore alle aspettative, un po’ perché il settore si sta riprendendo, un po’ perché il mercato sta rispondendo bene alla nostra costante ricerca di innovazione. Puntiamo a continuare il trend positivo e nel 2019 ci saranno sicuramente ulteriori novità».

TANTE IDEE E DUE PROTOTIPI

Jolanda Martella, Ufficio stampa Cordivari

«A Cersaie abbiamo voluto mettere in luce la collaborazione sviluppata con l’Istituto Europeo di Design. Abbiamo chiesto agli studenti dell’ultimo anno di realizzare un termoarredo: il lavoro è stato piacevole e molto soddisfacente, abbiamo trovato idee originali e in fiera abbiamo voluto presentare due prototipi. Il primo va verso una maggiore funzionalità: partendo dal classico termoarredo, il designer ha aggiunto accessori come mensole e portaoggetti. Un vantaggio per l’ambiente bagno dove gli spazi sono sempre più ridotti, e che permette di andare oltre la semplice funzione di riscaldamento. L’altro prototipo ha posto, invece, più l’accento sulla valenza estetica, sviluppando una piastra con una cornice che si può aprire, fungendo da portasalvietta. Per Cordivari il 2018 è positivo, l’azienda ha investito in nuovi mercati ed è sempre pronta a proporre nuovi modelli. E anche per il 2019 siamo ottimisti».

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Guai e rumori restano solo a casa tua...

ISOLMANT UNDERSPECIAL EVO è: #moderno

#versatile

#efficace

#faciledaposare

L’ampliarsi del mercato della ristrutturazione impone di conciliare due esigenze importanti: da un lato la richiesta di avere strutture tecnologicamente avanzate, complete e altamente prestazionali, dall’altro lato la necessità di lavorare in pochissimi centimetri.

NUOVE SUPERFICI DI PREGIO

Gianni Tanini, fondatore Devon&Devon

«Quest’anno siamo tornati al Cersaie dopo un’assenza di quattro anni per presentare le nuove superfici ceramiche di arredamento. In particolare con tre collezioni: Flora Tiles, i rivestimenti in gres porcellanato ispirati alla bellezza materica e decorativa di antichi materiali, Sicily Tiles, rilettura delle tradizionali cementine 20x20 cm, e Decor Slabs, lastre di grandi dimensioni che, grazie alla tecnica della stampa digitale inkjet, consentono di riprodurre ogni tipo di grafica. Decor Slabs è disponibile in diverse varianti, tra cui l’elegante Black&Gold. È la prima volta che ci avviciniamo a questo tipo di lavorazioni, ma crediamo che si possa unire tecnologia e decorazione con efficienza e grandi performance. Il 2018 non è stato un anno facile, abbiamo avuto qualche difficoltà nei mercati mondiali a causa di situazioni geopolitiche poco serene, e il lavoro si è spostato su progetti importanti che hanno tempi di realizzazione più lunghi. I conti li faremo comunque a fine anno. Per il 2019 ci vorrebbe invece la sfera di cristallo: nell’immediato nel settore ceramico non si vede un futuro roseo, c’è da lavorare sodo, abbiamo possibilità di crescere anche se la competizione è davvero dura. Siamo positivi anche perché dal 2017 l’azienda è diventata socia della capogruppo Italcer, aderendo a un progetto in cui crediamo fortemente. Si stanno sviluppando sinergie interessanti, e con un po’ di tempo e organizzazione riteniamo ci possano essere degli sviluppi significativi».

La risposta di Isolmant è UnderSpecial Evo: la soluzione tecnologica studiata ad hoc per i massetti a basso a spessore (da 3 a 5 mm) che unisce in un unico prodotto un’elevata prestazione acustica e la riduzione dei rischi di cavillature. Con uno spessore di soli 4 mm Isolmant UnderSpecial Evo è indicato per la realizzazione di pavimenti galleggianti con massetti di spessore ridotto e per le applicazioni di sistemi di riscaldamento o raffreddamento a pavimento. Disponibile anche nella versione BV con barriera al vapore integrata, UnderSpecial Evo è la soluzione per il confort moderno: massima tecnologia in minimi spessori.

versione BV

Isolmant UnderSpecial EVO

Struttura bistrato a basso spessore

Struttura con riscaldamento a pavimento (versione con barriera a vapore UnderSpecial EVO BV)

isolmant.it

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ATTUALITÀ

MARMOMAC

di Giacomo Casarin

Gli architetti

DAL CUORE DI PIETRA Il successo dell’evento è dovuto in parte al grande coinvolgimento dei professionisti della progettazione. La vasca Marea della designer Elena Salmistraro sarà immagine ufficiale per il 2019

La vasca Marea di Elena Salmistraro

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È

stata Marea di Elena Salmistraro a vincere la terza edizione dell’Icon Award di Marmomac e a diventare quindi l’immagine ufficiale della campagna promozionale per il 2019. Si tratta di una vasca e un lavabo dalle forme semplici, quasi rigide, che entrano in contrasto con le striature del marmo Arabesco Orobico di Cave Gamba, lavorato dall’azienda Vicentina Marmi grazie alla tecnica di Donatoni Macchine. Il design, insomma, è stato protagonista di Marmomac 2018, e grande spazio è stato dedicato agli architetti. Ai professionisti della progettazione sono stati riservati i corsi di formazione e di aggiornamento della Marmomac Academy, così come il nuovo portale web studiato a misura dei progettisti che utilizzano il marmo. Un trend sempre più diffuso, dal momento che l’88% degli architetti visitatori della fiera hanno dichiarato che la pietra sarà presente nei loro lavori futuri. A Verona è emerso, inoltre, che questo materiale rappresenta un elemento chiave dello sviluppo sostenibile delle città e del recupero urbano.


Gli interni in marmo L’atrio centrale

Gli interni in pietra

Il prospetto in pietra si affaccia su uno specchio d’acqua

IL PRIMO STONE AWARD L’attenzione per la progettazione è testimoniata anche dalla premiazione dello studio olandese Kaan Architecten (di cui uno degli ultimi progetti è presente a pagina 30 di YouBuild). Lo studio è stato premiato con il primo Stone Award, la nuova categoria degli Archmarathon Awards nata per la promozione e la valorizzazione del materiale litico in architettura. Il progetto della Supreme Court of the Netherlands ha vinto contro altri due finalisti, selezionati tra 20 studi internazionali durante l’edizione 2016 di Marmomac: l’Health Center di Abalo Alonso Arquitectos (Spagna) e la chiesa St. Elie di Maroun Lahoud Architecte (Libano). La motivazione della giuria è stata la seguente: «La Supreme Court of the Netherlands è un edificio simbolico per l’Europa che recupera il passato mantenendo e mostrando le statue in bronzo preesistenti e che integra l’architettura contemporanea con particolare qualità negli interni dei piani superiori, dimostrando una straordinaria e sapiente disinvoltura nell’utilizzo del materiale lapideo».

La Supreme Court of the Netherlands di KAAN ha vinto lo Stone Award

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MARMOMAC

Italian Stone Theatre

L’interno dell’Italian Stone Theatre

La passerella davanti alle opere d’arte

La promenade sullo specchio d’acqua

NON È UN BUSINESS TERRA TERRA Secondo gli organizzatori, a Marmomac 2018 oltre alle presenze non sono mancati gli affari. Gli esiti degli incontri b2b hanno restituito una fotografia del comparto che vede dominare il made in Italy per valore aggiunto, sia per materiali lavorati che tecnologie. I mercati di riferimento indicati dalle aziende italiane restano Nordamerica, Cina, India e Russia, ma quest’anno viene segnalato un maggiore interesse anche in termini di contatti con operatori specializzati da Giappone, Corea del Sud,Vietnam, Malesia e Indocina.All’interno dell’Europa l’interscambio lapideo resta stabile, mentre si rafforza quello verso i paesi arabi del Medio Oriente, Israele, Sudafrica, Brasile e Messico. Riguardo invece agli espositori esteri, quelli iraniani hanno segnalato un sold out dei blocchi grezzi e semilavorati esposti, comprati in particolare da buyer italiani e tedeschi. Soddisfatte anche le aziende dell’area dei Balcani e della Turchia (aumentate in tutto del 20%), quest’ultima presente in forze nonostante la crisi della lira turca. «Questa edizione 2018 ha visto una ulteriore crescita sul fronte della qualità degli operatori, così come degli arrivi dall’estero, aumentati del 2% sul totale dei visitatori», conclude Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. «Per il 2019 stiamo già pensando al consolidamento della rete di eventi fieristici collegati all’estero: oltre a Vitória Stone Fair-Marmomac Latin America, in Brasile, stiamo lavorando a un ulteriore sviluppo negli Stati Uniti, con Tise-StonExpo Marmomac a Las Vegas, d’accordo con il partner americano di Informa Group». Le griffe del marmo e delle tecnologie dei distretti italiani contano 3.300 aziende sul territorio nazionale con oltre 34mila addetti ed esprimono un valore di 4,2 miliardi di euro, con una bilancia commerciale in attivo di 2,8 miliardi. A Marmomac 2018 sono state le 1.600 aziende espositrici, il 60% delle quali provenienti dall’estero. Mentre gli stranieri sono stati il 62% dei 68mila visitatori, giunti a Verona da 150 nazioni, tre in più rispetto all’edizione precedente. E anche i Paesi delle delegazioni commerciali di top buyer e architetti hanno segnato un incremento, passando dai 55 del 2017 ai 65 di quest’anno.

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Porte da garage e motorizzazioni

MONDO DEL LUSSO Insomma, non è stato solo il business, che pure è centrale, a decretare il successo dell’evento veronese. A contribuire all’interesse per Marmomacc è stata soprattutto l’idea di coinvolgere il mondo dell’architettura, del design, dell’arte e dei brand del lusso. Il concept è stato chiamato The Italian Stone Theatre: un padiglione destinato a raccontare l’interazione tra pietra naturale e tecnologie di lavorazione italiane, grazie a installazioni d’avanguardia di famosi progettisti internazionali. Tutto questo sull’acqua. Sì, perché il tema 2018 è stato Acqua e Pietra, due materiali che hanno sempre interagito fra loro e fra loro si modificano e valorizzano. Su questo legame sono stati progettati gli spazi d’arte e architettura dell’Italian Stone Theatre, composto di isole su un grande specchio d’acqua percorso da una promenade contemplativa che collega le rive opposte. L’acqua, grazie alle sue caratteristiche di liquido luminoso, esalta gli aspetti materici dei materiali lapidei e ne moltiplica il carattere plastico. La mostra dell’Italian Stone Theatre curata dall’architetto Vincenzo Pavan mostra una scenografia affacciata su uno specchio d’acqua, composta da tre torri litiche progettate da Acme Studio, Aldo Cibic e Vincenzo Latina: un insieme architettonico unitario in cui i tre progettisti hanno espresso la propria interpretazione nell’uso della pietra. Un tema, quello del rivestimento litico delle facciate in architettura, che ha origini antiche e ha accompagnato intere generazioni di progettisti. Fino a oggi, in cui marmi e pietre di diversa provenienza sono lavorati dalle aziende mediante soluzioni tecnologiche che permettono nuovi linguaggi formali.

Porte d’ingresso in alluminio

Porte da garage e motorizzazioni

Porte per interni

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Le mostre sull’acqua

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23 – 26 gennaio

Stand C 18/44

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Motiv 211-18


STORIA DI COPERTINA

PREMI DI ARCHITETTURA

Con BigMat PER GRANDI PROGETTI Aperte le iscrizioni per la quarta edizione del BigMat International Architecture Award. Il concorso selezionerà le migliori opere architettoniche realizzate nei sette Paesi dove è presente il Gruppo

D

al 14 gennaio si sono aperte le iscrizioni per la quarta edizione del BigMat International Architecture Award. Il concorso eleggerà le migliori opere architettoniche realizzate in Belgio, Francia, Italia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Spagna, cioè i sette Paesi dove è presente il marchio BigMat. La manifestazione è diventata ormai un appuntamento molto atteso, come testimoniano i numeri: sono sta-

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di Franco Saro


ti oltre 2.450 i progetti che, dal 2013 a oggi, hanno partecipato alle tre edizioni del Premio, con oltre 850 progetti candidati nel 2017, tutti di altissima qualità, tanto che tra i partecipanti erano presenti anche dei Premi Pritzker. Il Premio, come spiega a YouBuild il Direttore di BigMat International e BigMat Italia, Matteo Camillini, è il segno della costante attenzione e vicinanza del Gruppo BigMat al mondo dell’architettura a conferma del ruolo di interlocutore diretto con le figure della progettazione. Domanda. Com’è nata l’idea di istituire il Premio Internazionale di Architettura BigMat (BMIAA)? Risposta. Questo premio ha avuto origine nel 2013 in Spagna. L’iniziativa ha acquisito valenza internazionale con la promozione nei sette Paesi dove è presente il marchio BigMat (Belgio, Francia, Italia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Spagna). Il BigMat International Architecture Award promuove da sempre l’eccellenza dell’architettura contemporanea e rappresenta l’impegno del Gruppo BigMat per lo sviluppo e il miglioramento della società e dell’ambiente attraverso l’architettura e l’edilizia. D. Quali sono i criteri di selezione? R. La selezione è effettuata da parte di una giuria prestigiosa totalmente indipendente di architetti che valuta con criteri scientifici in base a efficienza energetica, edilizia sostenibile, comfort e abitabilità. D. In che cosa consiste il riconoscimento? R. La giuria individuerà una rosa di 14 finalisti (due per ogni Paese), tra cui verranno individuati i 6 vincitori dei

Premi Nazionali BigMat ’19 (ciascuno del valore di 5 mila euro) e il Gran Premio Internazionale di Architettura BigMat ’19 (valore 30 mila euro). Oltre ai Premi Nazionali e al Gran Premio saranno inoltre assegnati 7 Premi Finalisti (valore 1.500 euro) ai secondi classificati di ogni Paese e una Menzione Speciale Giovani Architetti (valore 1.500 euro) a un’opera particolarmente meritevole realizzata da un architetto under 40, a testimonianza dell’attenzione riservata dal Gruppo BigMat anche ai giovani talenti dell’architettura. Potranno partecipare alla selezione tutti i tipi di opere residenziali,

Sopra, il Direttore di BigMat International e BigMat Italia, Matteo Camillini. Sotto, Gran Premio Internazionale BigMat 2017: Frac (Fondo Regionale per l’arte contemporanea), Dunkerque, Francia, 2013, Lacaton & Vassal. A sinistra, Premio Nazionale Italia 2017: Tribunale di sorveglianza di Venezia, Venezia, Italia, 2012, C+S Architecs

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STORIA DI COPERTINA

PREMI DI

Sopra, Premio Nazionale Italia 2015: La Pedevilla Pliscia 13, Marebbe, Italia, 2013, Pedevilla Architetti. A destra, Gran Premio Internazionale BigMat 2015: Zamora Offices, Zamora, Spagna, 2012, Studio Campo Baeza

ARCHITETTURA

commerciali o industriali, sia di nuova costruzione sia oggetto di ristrutturazione. I vincitori parteciperanno alla cerimonia di premiazione che quest’anno si terrà il 22 novembre nella cornice del Palais de la Bourse di Bordeaux, in Francia, in concomitanza con l’annuale Congresso internazionale del Gruppo BigMat. D. Com’è composta la giuria? R. La giuria è internazionale ed è formata da figure di spicco del mondo dell’architettura di ciascuno dei Paesi partecipanti. Alla guida dei giurati ci sono il presidente Jesús Aparicio, architetto e cattedratico dell’Università Politecnica di Madrid, e il segretario Jesús Donaire, architetto e professore associato dell’Università Politecnica di Madrid.

IL PREMIO IN BREVE CHI PUÒ PARTECIPARE Tutti gli architetti il cui domicilio professionale si trovi in uno dei 7 Paesi dove è presente il marchio BigMat: Belgio, Francia, Italia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Spagna COME ISCRIVERSI Sul sito www.architectureaward.bigmat.com QUANDO ISCRIVERSI Fino al 26 aprile 2019 CERIMONIA DI PREMIAZIONE Venerdì 22 novembre 2019 presso il Palais de la Bourse di Bordeaux

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D. Come commenta questa edizione? R. Questa quarta edizione biennale consolida un premio di rilevanza europea che comincia a essere sempre più conosciuto e che vede fra i suoi premiati architetti di fama internazionale. Attendiamo le candidature per vedere il risultato a Bordeaux a Novembre. D. Qual è il tipo di qualità che è richiesta oggi per un progetto davvero innovativo? R. Senza volersi, né potersi sostituire alla giuria,


riteniamo che quando un progetto sposa comfort, efficienza energetica, materiali innovativi e/o «recuperati» inserendoli armoniosamente nel paesaggio o nel tessuto urbano, siamo sulla strada giusta. D. Quanto conta l’aspetto della sostenibilità? R. A oggi, facendo mie le espressioni utilizzate più volte dalle varie giurie che si sono avvicendate, la sostenibilità è un prerequisito nel valutare un progetto. D. Qual è il vostro rapporto con il mondo della progettazione? R. Il nostro Gruppo, in quanto insegna della distribuzione, ha un ruolo a valle nella fornitura finale dei materiali, ma sempre più progettisti trovano nei nostri punti vendita una vasta scelta di prodotti da poter valutare e inserire nei loro progetti. D. È ipotizzabile una sorta di disintermediazione delle imprese di costruzioni in favore di un rapporto diretto tra progettista ed esecutore? R. Assistiamo oggi a profonde trasformazioni della filiera classica ed esempi innovati o ibridi sono già in corso. D. BigMat ha una dimensione internazionale: in che cosa consistono le sinergie? R. Certamente lo stesso marchio/insegna presente in sette Paesi favorisce operazioni di comunicazione comuni come il BMIAA, l’ultimo video internazionale che abbiamo realizzato e, in generale, operazioni di brand di livello corporate. Esiste da sempre lo scambio di esperienze e conoscenze tra i soci e le sedi centrali dei Paesi dove è presente il marchio BigMat, le sinergie internazionali sono

TUTTI I VINCITORI DEL BMIAA BigMat International Architecture Award ’17 • Gran Premio Internazionale BigMat: Frac (Fondo Regionale per l’arte contemporanea), Dunkerque, Francia, 2013, Lacaton & Vassal • Premio Nazionale Italia: Tribunale di sorveglianza di Venezia,Venezia, Italia, 2012, C+S Architecs BigMat International Architecture Award ’15 • Gran Premio Internazionale BigMat: Zamora Offices, Zamora, Spagna, 2012, Studio Campo Baeza • Premio Nazionale Italia: La Pedevilla Pliscia 13, Marebbe, Italia, 2013, Pedevilla Architetti BigMat International Architecture Award ’13 • Gran Premio Internazionale BigMat: Elishout Kitchenb Tower Campus Coovi, Bruxelles, Belgio, 2011, Xaveer De Geyter Architects (XDGA) • Premio Nazionale Italia:Via Padovani Housing, Imola, Italia, 2008 Lelli & Associati Architettura + Magazè S.r.l.

all’ordine del giorno così come, sul fronte commerciale, gli accordi quadro con alcuni produttori. Qualche esempio? L’organizzazione del Premio Internazionale di Architettura (dal 2013) si inserisce nell’ottica delle iniziative promosse a livello europeo da BigMat International, così come la sponsorizzazione della squadra di ciclismo FDJ BigMat nel 2012 oppure la definizione nel 2015 di un nuovo posizionamento del Gruppo e del nuovo marchio BigMat – Home of Builders.

Sotto, il Gran Premio Internazionale BigMat 2013: Elishout Kitchenb Tower Campus Coovi, Bruxelles, Belgio, 2011, Xaveer De Geyter Architects. A sinistra, Premio Nazionale Italia 2013: Via Padovani Housing, Imola, Italia, 2008 Lelli & Associati Architettura + Magazè S.r.l.

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INTERMEZZO

FANTASMI IN BIKINI

L

a Storia può essere dimenticata? Tutti sappiamo che non solo è possibile, ma anche semplice. Basta perdere il senso della narrazione, omettere un passaggio, cancellare una fonte e tutto quello che sembra importante e indimenticabile può sparire. Avviene nella nostra storia personale, quando vogliamo rimuovere qualcosa che, per esempio, ci ha fatto male. Avviene nella Storia dei Popoli, quando la memoria collettiva comincia a eliminare uno a uno i tasselli che permettono di ricollegare i fatti, di riconoscere gli eventi, di porre nell’esatta sequenza l’ordine delle cose. In questi ultimi anni e mesi sembra che il mondo intero si stia dedicando con incredibile determinazione nella creazione di nuove verità, diretta conseguenza delle dimenticanze che si stanno costruendo, che stanno trasformando le interazioni sociali sul pianeta e ci trasportano (senza necessità di effetti speciali da fantascienza) in un futuro distopico che non ci dovrebbe appartenere. Il lavoro fotografico di Julienne Charrière è un grido d’allarme sulla dimenticanza, sulla rimozione, sull’alterazione della Storia e sulle conseguenze che questo comporta. Dopo il reportage sul poligono atomico di Semipalatinsk (prima Unione Sovietica, ora Kazakistan), lo svizzero ci porta sull’atollo di Bikini dove gli Stati Uniti hanno condotto, dal 1946 al 1958, esperimenti nucleari che hanno comportato la deportazione della popolazione indigena (con la perdita di una delle poche società a struttura matriarcale rimaste al mondo, con una storia lunga tre millenni), lo stravolgimento tettonico dell’area, per non parlare delle conseguenze dovute alle radiazioni sulla fauna e sulla flora acquatica e terrestre. L’isolamento dell’isola, attualmente al di fuori delle rotte commerciali, e la fine delle campagne sperimentali hanno trasformato Bikini in un’astrazione, un ricordo confuso di avvenimenti che ci riportano alla Guerra Fredda e che solo recentemente, con la ripresa della corsa al riarmo atomico,

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sembrano diventare attuali. Ma Bikini oramai è solo un’immagine, quella famosa del fungo atomico della detonazione facente parte dell’Operazione Crossroad del 1946. È una mitologia ammantata di nostalgia fusa con l’ingenuità che astoricamente innestiamo nei ricordi dei «mitici anni Cinquanta». Ma Bikini è lì per ricordarci solo e soltanto che l’arma totale non porta a nulla. Che le radiazioni sono lì, presenti e potenti anche a 60 anni dalle ultime esplosioni atomiche. Qualcosa che la Natura tropicale nasconde e che poche rovine in cemento armato non confermano. Lo possono solo le lastre fotografiche che Charrière pone sulla sabbia di Bikini. Le radiazioni interagiscono con la pellicola creando bruciature bianche, testimonianza dei fantasmi che ancora dovrebbero atterrirci e che si confondono con i colori potenti che la Natura ci regala. Nello stesso scatto convive l’innaturalità e la Natura. A chi guarda il dovere di schierarsi e ricordare. La personale di Julienne Charrière è visibile alla Berlinische Galerie Museum of Modern Art, Photography and Architecture di Berlino fino all’8 aprile 2019. (lmff)

Julian Charrière – Second Suns, a cura di Nadim Samman, con saggi di David Breskin, Ele Carpenter, Carson Chan, Eric Ellingsen, Peter Galison, Dehlia Hannah, Richard Rhodes, Nadim Samman e Charles Stankievech, grafica di Bijan Dawallu, Hatje-Cantz Publishers, 2018, pagine 144, 76 illustrazioni, ISBN 9783775744775 50,00 euro


Julian Charrière - Aspen - First Light, 2016, © Julian Charrière; VG Bild-Kunst, Bonn, Germany. Courtesy Hatje-Cantz Publishers

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Julian Charrière - Able - First Light, 2016, © Julian Charrière; VG Bild-Kunst, Bonn, Germany. Courtesy Hatje-Cantz Publishers

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Julian Charrière - Sycamore - First Light, 2016, © Julian Charrière; VG Bild-Kunst, Bonn, Germany. Courtesy Hatje-Cantz Publishers.

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G LI SPECIALI pag.

CLIMA

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Le previsioni inquietanti del metereologo Luca Mercalli sul riscaldamento climatico. Che inevitabilmente coinvolge il mondo di architettura ed edilizia. Con un possibile lieto fine

DRENAGGIO pag.

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L’acqua non scende solo dal cielo: può anche risalire attraverso i muri. Ma per sconfiggere le inflitrazioni ci sono nuovi mezzi

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SPECIALE CAMBIAMENTO CLIMATICO

INTERVISTA A LUCA MERCALLI

di Giacomo Casarin

L’eco design CI SALVERÀ Edifici da abbattere e ricostruire a consumo zero. Ripensare al ciclo di vita dei prodotti. E lotta dura al riscaldamento globale. Il climatologo spiega perché l’edilizia è la battaglia centrale per combattere l’emergenza

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S

e le calamità come quelle avvenute in autunno in Veneto o in Sicilia sono da considerarsi fenomeni estremi, già esistenti in passato, le ondate di calore in Europa sono invece un diretto effetto del mutamento del clima. Contro questo calore in crescita costante le città devono proteggersi e adattarsi ma, allo stesso tempo, ridurre il loro contributo alle emissioni di anidride carbonica e allo spreco di risorse. Lo sostiene Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, che spiega come rimediare ai danni causati dagli edifici di cattiva qualità costruiti in passato, guardando verso quelli a energia zero. Domanda. Il settore dell’edilizia contribuisce al 30% delle emissioni di anidride carbonica mondiale. Come si dovrebbe affrontare questo dato? Risposta. L’edilizia è una delle fonti più importanti di spreco. Nelle case usiamo molto male l’energia e la paghiamo a caro prezzo. Oltre al danno ambientale ne esiste, quindi, anche uno economico. Ma penso che ci siano ottimi margini per migliorare. Con un grande vantaggio, cioè quello che la riqualificazione energetica si paga da sé sia grazie al risparmio che deriva dalla riqualificazione negli anni successivi di utenza sia grazie agli incentivi pubblici che accelerano il rientro dell’investimento. D. Una delle priorità a livello mondiale per contrastare il cambiamento climatico è innalzare gli

standard di efficienza energetica delle case di nuova costruzione. E per quelle più vecchie? R. C’è una grande lentezza nel settore dell’edilizia. È anche un problema culturale: difficile far comprendere ai proprietari di casa che la riqualificazione conviene a se stessi e all’ambiente. Quelle che sono le case più vecchie sono anche le più numerose ed è lì che bisogna investire di più. Esistono tante abitazioni di cattiva qualità edificate dopo la Seconda guerra mondiale, per le quali a volte si può valutare anche l’abbattimento, in modo da ricostruirle totalmente in classe A. Invece, riguardo al nuovo costruito su terreno ancora non edificato bisognerebbe essere cauti, per non aumentare

Temperatura media estiva a Torino dal 1753 a oggi, dove si vede l’eccezionale riscaldamento dopo il 2002, con estati sempre più tropicali che obbligano a introdurre nei nostri edifici gli impianti di raffrescamento

Isola di calore urbana

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LUCA MERCALLI

Per ottenere risultati servono riduzioni delle emissioni ad alto potenziale (high-impact)

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la cementificazione che a sua volta rappresenta un problema ambientale. D. Le recenti calamità in Sicilia e in Veneto, tra bombe d’acqua e alberi sradicati, sono collegabili al cambiamento climatico? R. L’unico effetto direttamente collegabile al cambiamento climatico è il riscaldamento globale, cioè l’aumento di temperatura in tutto il mondo e in tutte le stagioni. Mentre i fenomeni estremi come alluvioni o tempeste di vento sono fenomeni già esistenti che vengono amplificati, in una misura difficilmente quantificabile, dal mutamento del clima. Per quanto riguarda questi problemi, si sovrappongono tanti usi sbagliati del territorio: il caso della Sicilia non ha niente a che vedere con il cambiamento climatico, ma si è trattato di una normale alluvione che ha travolto una casa costruita all’interno di un fiume. D. Prendendo spunto da questi avvenimenti, come si affronta l’abusivismo edilizio? R. Il problema fondamentale è che spesso l’abusivismo è noto e tollerato in molte Regioni. Bisognerebbe avere un maggior senso civile e anche maggiore rispetto per se stessi. Un po’ più di consapevolezza e saggezza, al di là delle norme da osservare, non guasterebbe. D. I futuri architetti devono essere sensibilizzati sul cambiamento climatico?

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R. Certamente sì, perché l’architettura ha molto a che fare con il clima e l’ambiente. Da una parte, la cattiva edilizia del passato è responsabile del cambiamento climatico, proprio per il suo enorme dispendio energetico, ma dall’altra ne sarà anche vittima. Quello che si progetta oggi in base al clima del futuro, cambierà moltissimo il comfort delle persone che vi abiteranno. Oggi l’architettura deve essere più vivibile, più resiliente nei confronti dei futuri eventi estremi e delle ondate di calore. Per giocare una doppia partita: guardare al cambiamento climatico sia come adattamento sia come mitigazione, cioè con l’obiettivo di diminuire le emissioni inquinanti. D. Ha citato la parola resilienza. Se ne parla tanto, ma cosa significa realmente? R. L’estate del 2003 in Europa sud-occidentale ha fatto 70 mila morti per le ondate di calore che hanno colpito le fasce deboli come anziani e malati. E sarà sempre peggio. Una grande città nel futuro vedrà temperature sopra i 40 gradi e umidità elevata, per cui il tema del riscaldamento diventa fondamentale per la progettualità. Resilienza è adattamento: bisogna costruire case che siano più confortevoli e risentano meno del calore, in grado di essere rinfrescabili col minimo dispendio energetico. Anche a livello urbanistico sarà fondamentale pensare ad


IO Z I V R E S O U T L A QUALITÀ el settore dei

alberature nelle città e ai colori delle facciate e dei tetti per riflettere i raggi solari. D. Il minimo dispendio energetico si avvicina alla realtà di edifici che consumano zero. Ma questa è una possibilità concreta? R. Gli edifici a energia zero esistono: io ci vivo! La mia abitazione nell’anno produce più energia di quanto ne consumi, benché sia una casa vecchia, grazie al tetto tappezzato di pannelli solari e agli impianti che vanno a elettricità, come la pompa di calore per riscaldare o la piastra a induzione per cucinare. Ma il problema oggi è lo stoccaggio stagionale: d’inverno i pannelli solari rendono molto meno, mentre d’estate producono più di quanto necessario, rendendo le case effettivamente a energia zero sul bilancio annuale, ma faticando sulla singola stagione. Oggi, la vera sfida tecnologica è quindi l’accumulo dell’energia, per metterla da parte quando è in esubero e utilizzarla quando ce n’è bisogno. D. Niente sprechi quindi, che significa anche riutilizzo. Il riciclo dei materiali è un tema caro all’ambiente e tocca anche l’edilizia. Quali sono, secondo lei, le frontiere più interessanti su questo argomento? R. Il tema è il ciclo di vita dei prodotti: per ogni bene che usiamo dovremmo essere consapevoli da dove arriva e dove andrà una volta finito il suo ciclo. In architettura, per fortuna, i prodotti hanno una lunga durata e vengono installati con l’obiettivo di durare almeno 50 anni, anzi, meglio 100 o 200. In base alla durata del ciclo di vita, possiamo immaginare come sarà il rifiuto di domani o, meglio ancora, evitare che ci sia il rifiuto di domani. D. Attualmente c’è un dibattito pubblico sul tema dei termovalorizzatori. Alcuni, per esempio, producono energia per le abitazioni urbane. Che cosa pensa sull’argomento? R. Penso che finché il termovalorizzatore c’è, sarebbe stupido non usarlo per sfruttare la sua energia a fini urbani. Ma non deve diventare l’obiettivo: deve essere un sottoprodotto di un processo che ha bisogno di essere ottimizzato in altra maniera. La stessa Unione Europea afferma che l’incenerimento dei rifiuti deve essere successivo a tutte le pratiche di differenziazione e riciclo. Il primo punto su cui bisogna lavorare è questo: produrre meno rifiuti. Già con l’eco-design è possibile progettare oggetti più riciclabili, in grado di produrre meno avanzi. Poi dobbiamo riutilizzare il più possibile. E all’ultimo posto si posizionano gli inceneritori e le discariche, per quella piccola parte di rifiuti che non hanno trovato un riuso. Sembra che non si stia lavorando su queste soluzioni a monte: si continua a dibattere sugli inceneritori, dimenticando da dove arrivano e perché arrivano tutti i rifiuti.

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SPECIALE CAMBIAMENTO CLIMATICO

EDIFICI SOSTENIBILI

Harvard PUNTA A ZERO Il Center for Green Buildings and Cities dell’istituto americano, costruito negli anni Quaranta, è stato riqualificato fino a ottenere consumi energetici quasi zero. Un quasi miracolo compiuto dagli studi norvegesi Snøhetta e Skanska Teknikk Norway

Oltre ai materiali esistenti conservati, sono state usate scandole di cedro bianco, finiture interne di frassino e betulla, calcestruzzo highslag, intonaco di argilla naturale, mattoni e granito rigenerati

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di Luca Maria Francesco Fabris, Politecnico di Milano

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ramai lo sappiamo tutti, il patrimonio edilizio storico (e per storico si intende anche il moderno, quasi contemporaneo) comporta più del 40% dei consumi energetici mondiali. La riqualificazione energetica degli edifici è, di fatto, la grande sfida attuale e sappiamo che conviene, è possibile e può essere anche esteticamente valida. L’Università è il primo luogo dove questa lezione deve essere insegnata e appresa per poi trovare la sua applicazione nella vita professionale futura degli studenti d’oggi. Progettare efficientemente a livello energetico è, semplicemente, quello che dovrebbe essere la norma, non l’eccezione. I materiali e le tecnologie ci sono e sempre di più ce ne saranno. Non è un futuro distopico quello che ci porterà costruzioni (antiche o nuove) che possono vivere producendo energia o impattando al minimo sull’ambiente globale. Dall’America un esempio pratico che si presta quasi a essere un manifesto in un momento in cui tanta parte del mondo politico tende a sminuire l’importanza del controllo delle emissioni inquinanti e a bollare come invenzione il cambiamento climatico.

I pannelli esagonali della tromba delle scale sono stati configurati parametricamente e rifiniti dagli studenti della Harvard Graduate School of Design

VIAGGIO NEL TEMPO Lo scorso 3 dicembre a Cambridge, Massachusetts, l’Harvard Center for Green Buildings and Cities (CGBC) della Harvard Graduate School of Design (GSD) ha aperto la HouseZero, l’ammodernamento del suo quartier generale all’interno di un edificio degli anni

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EDIFICI SOSTENIBILI

Schema prospettico delle tecnologie applicate alla HouseZero

Tutti i materiali usati sono a d alte prestazioni e disponibili localmente. Il trattamento e la finitura sono ridotti al minimo

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Quaranta. Un prototipo capace di testimoniare, tenendo conto che non siamo in Europa, dove il risparmio energetico è più spinto, che è possibile riqualificare e ottenere consumi energetici quasi zero per il riscaldamento e il raffreddamento, a zero per l’illuminazione diurna, la ventilazione naturale al 100% e la riduzione a zero delle emissioni di carbonio. HouseZero, destinata a produrre nel suo ciclo di vita più energia rispetto a quanta utilizzata per rinnovarla, è un progetto voluto da Ali Malkawi, fondatore del CGBC, che si è rivolto a Snøhetta, lo studio con sede principale a Oslo, per lo sviluppo delle soluzioni architettoniche e a Skanska Teknikk Norway per la consulenza energetica. Insomma, l’Europa ha molto da insegnare e l’America più attenta è felice di imparare e mettersi alla prova. I profili alle finestre proteggono gli spazi interni dal sole diretto durante i mesi estivi riducendo il raffrescamento, ma consentono in inverno lo sfruttamento del calore

MONITORAGGIO Sfruttando HouseZero sia come spazio di lavoro sia come strumento di ricerca, il CGBC utilizzerà centinaia di sensori incorporati all’interno di ciascun componente dell’edifico per monitorare costantemente le sue prestazioni. Questi dati sensoriali forniranno inoltre ai ricer-

Pianta piano terra

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EDIFICI SOSTENIBILI

Al centro dell’edificio, una scala sfaccettata si sviluppa a spirale attraverso tutti e quattro i piani dell’edificio

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Un camino solare permette la ventilazione naturale. L’involucro vetrato è orientato verso il sole e carica un elemento termico di mattoni riciclati per favorire la ventilazione nello spazio per eventi nel seminterrato. Le sezioni vetrate del camino solare consentono alla luce naturale di entrare nella tromba delle scale

catori di Harvard una comprensione senza precedenti del comportamento di un edificio complesso. Questi dati, a loro volta, alimenteranno la ricerca che coinvolge la simulazione computazionale, aiutando il CGBC a sviluppare nuovi sistemi e algoritmi di apprendimento basati sui dati che promuovono l’efficienza energetica, la salute e la sostenibilità. L’ultra-efficienza di HouseZero si trova all’intersezione di tecnologie e applicazioni all’avanguardia di progettazione architettonica affermata e soluzioni low-tech. Un esempio è la ventilazione naturale, che è controllata da un sistema di aperture automatiche delle finestre che impiega sensori e software sofisticati, ma al tempo stesso la finestra può sempre essere aperta manualmente per garantire che il comfort individuale rimanga saldamente ancorato all’istinto umano. L’edificio si adatterà costantemente, a volte di minuto in minuto, per raggiungere il comfort termico adatto ai suoi occupanti. Come «laboratorio vivente», ai ricercatori del Centro sono inoltre offerti ambienti stimolanti che essi stessi saranno in grado di controllare e adattare. Con il tempo, la ricerca del CGBC può ridurre notevolmente l’impatto ambientale del settore edilizio attraverso la condivisione e l’implementazione diffusa dei risultati monitorati e ottenuti.

LA SCHEDA I NOMI Committente: Harvard Center for Green Buildings and Cities Progetto (architettura, paesaggio e interni): Snøhetta Ingegneria climatica ed energetica: Skanska Teknikk
 Strutture: Silman Associates
 Illuminazione: BR+A
 Ingegneria civile: Bristol Ventilazione Naturale: WindowMaster Acustica: Brekke + Strand Akustikk
 Accessibilità: Jensen Hughes Geotermica: Haley & Aldrich
 Impianti risalita: Syska Hennesy
 Computo: Kalin Associates
 Sistemi di controllo: Siemens Building Technologies Fotovoltaico: Solect Energy Paesaggio (vicinanze): Reed Hilderbrand Project Management: Harvard Planning + Project Management + CSL Consulting Operations Collaboratori: Harvard Graduate School of Design Staff Fotografie di: Michael Grimm per gentile concessione di Harvard Center for Green Buildings and Cities Disegni: Snøhetta

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SPECIALE DRENAGGIO

RISANAMENTO

È bello fare UN BUCO NELL’ACQUA

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Federico Della Puppa

Bisogna eliminare l’umidità di risalita, che porta disagio, malattie e può mettere a rischio i muri. Per fortuna la tecnologia consente un efficace risanamento. Ma, attenzione: non ce n’è mai uno uguale all’altro

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i sa, la forza di gravità non è un’opinione. Newton con la sua mela ha cambiato il corso della scienza, a partire dalle tre leggi fondamentali sul moto, compresa la teoria dell’interazione gravitazionale e della forza-peso, secondo la quale un corpo è attratto da un altro in base, appunto, alla propria consistenza (alla propria massa). Motivo per cui la mela cade in testa a Newton e non accade lo stesso con la luna. La luna rimane appesa nel cielo, come la lampadina di cui cantava Enzo Jannacci, mentre la mela o qualsiasi altro corpo sulla Terra, solido o liquido, tende invece a cadere al suolo. E nel caso dei liquidi, dell’acqua per esempio, scendere anche al di sotto del suolo, percolando negli interstizi del terreno. Tutto scende, tutto cade, tutto è trascinato dall’alto al basso attraverso la forza di gravità. REGOLE ED ECCEZIONI Eppure c’è un’eccezione. Perché la natura è curiosa e a volte ci mette alla prova con eccezioni che confermano la regola. L’eccezione è che l’acqua può anche risalire, può utilizzare il fenomeno della capillarità per ascendere invece che scendere, in barba alla forza di gravità, sfruttando le tensioni elettriche. E così mentre noi pensiamo di poter stare tranquilli, vedendo la pioggia scendere e poi affondare nel terreno, non sappiamo o non ci ricordiamo che l’acqua così come scende trascinata dalla forza di gravità, può anche risalire nel terreno e anche lungo i muri delle nostre case. Esattamente come gli sciatori che scendono a valle lungo le piste e poi per risalire in vetta hanno bisogno di un vettore esterno, sia esso

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RISANAMENTO

stesse, sfaldando i materiali, a partire dall’intonaco, creando macchie di umidità sulle quali hanno facile adesione le muffe e gli altri agenti patogeni presenti nell’aria, rovinando per contatto ciò che inavvertitamente è appoggiato alle pareti, dai mobili in legno alle librerie e agli stessi libri.

skylift o funivia, così anche l’acqua scende agevolmente ma una volta in profondità se trova il vettore giusto può anche risalire. E senza skipass. L’umidità di risalita è un problema spesso sottovalutato e dipende dalla capillarità dei materiali che si trovano a contatto con le parti umide e bagnate del terreno. L’acqua risale i dotti capillari del terreno e poi i muri delle nostre abitazioni secondo il principio dei vasi comunicanti, per cui più piccolo è il diametro dell’interstizio più c’è possibilità che l’acqua risalga lungo questi microcanali, bagnando le nostre pareti, umidificandole e, nei casi più gravi, risalendo anche fino a 2 metri dal livello di terreno. Le conseguenze sono molto gravi, se non contrastate e controllate, perché l’acqua in questi casi agisce come vettore di modificazioni chimiche e fisiche delle strutture

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PROBLEMA EFFERVESCENTE Contrastare l’umidità di risalita non è una azione che può essere realizzata solo attraverso l’uso dei sistemi di riscaldamento esistenti, per i problemi di circolazione dell’aria, e non può neppure essere contrastata con interventi puntuali di arieggiamento delle murature, soprattutto per la presenza a volte delle efflorescenze saline, ovvero della cristallizzazione dei sali presenti nell’acqua o da essa trasportati che, quando si asciugano, presentano il classico effetto della «barba bianca» che rovina l’intonaco. Risanare pareti umide per umidità di risalita, in assenza di interventi strutturali, è una pratica necessaria e si può attuare a partire dalla posa di diaframmi isolanti nella muratura, uno dei metodi più conosciuti e utilizzati. Si pensi, per esempio, alla vecchia pratica del “taglio dei muri”, che consiste nel segmentare orizzontalmente le pareti inserendo materiali isolanti di vario genere per contrastare il fenomeno. Questo tipo di interventi mette in sicurezza la parte superiore del taglio, ma nulla può fare sulla parte inferiore, che rimane comunque a contatto con l’acqua e l’umidità di risalita. Si possono tuttavia utilizzare sostanze chimiche, siliconiche, per esempio, da inserire all’interno delle pareti e in corrispondenza di punti particolarmente vulnerabili.


Oppure, in alcuni casi, è possibile utilizzare intonaci e pitture deumidificanti, a volte molto efficaci: grazie a polimeri e sostanze speciali, come titanio, rutilio e altri agenti vinilverstici, sostanze idrorepellenti che contribuiscono a spostare l’umidità interna del muro verso la parte esterna, con conseguente e successiva evaporazione nell’atmosfera. Queste tipologie di intonaci spesso hanno anche composti di tipo siliceo in grado di svolgere un’azione deumidificante costante nel tempo. Uno dei sistemi più innovativi è quello dell’elettrosmosi, un sistema che crea un campo elettrico in grado di spostare in modo naturale l’acqua dall’alto verso il basso, ripristinando la caduta per gravità, con il vantaggio di rimuovere l’umidità in tempi rapidi e senza apportare modifiche rilevanti alla muratura. La protezione dall’umidità può avvenire anche attraverso l’utilizzazione di deumidificatori e dall’uso di ventilazione costante, che è uno dei sistemi oggi più innovativi, ovvero la definizione e il mantenimento di un adeguato livello igrometrico, come attraverso l’uso di sistemi di ventilazione meccanica controllata. LE NORME Gli strumenti per analizzare le cause dell’umidità da risalita oggi sono molteplici e sono tecnologicamente molto avanzati, dai termografi agli igrometri, fino alle termocamere a infrarossi e agli strumenti domotici di controllo dei parametri igrometrici. Attraverso questi strumenti è possibile rilevare i fenomeni e quantificarli, individuando poi i parametri più adeguati ad un miglior comfort abitativo e ipotizzare le migliori soluzioni di intervento. Le procedure di intervento prevedono di riferirsi alla norma Uni 11085, con prelievi a una profondità di 10/15 centimetri e successive analisi chimiche con prelievo di campioni dei differenti materiali, allo scopo di poter effettuare l’analisi dei sali disciolti attraverso cromatografia ionica. Una volta che tutte le informazioni sono state raccolte è possibile individuare la soluzione o le soluzioni migliori e le alternative di intervento. In questo particolare campo la regola vera è che «ogni caso fa caso a sé». Non esistono cure temporanee e parziali per eliminare il problema, ma un insieme di scelte adeguate specificatamente studiate per ogni singolo caso. A volte le soluzioni migliori sono quelle combinate, date dalla capacità dei materiali di trattenere l’acqua, catturarla e poi reimmetterla in atmosfera, come i prodotti in calcio silicato. Altre soluzioni utilizzano la chimica: esistono intonaci specificatamente studiati allo scopo. Le soluzioni e le modalità di intervento sono veramente molte e vanno studiate e

pensate caso per caso, perché per l’umidità da risalita non esiste una sola verità e una sola soluzione. Anche nel caso dell’umidità di risalita è solo l’informazione e la conoscenza, associata all’uso degli strumenti di analisi e intervento più idonei, che può darci l’opportunità di trovare la soluzione giusta, adatta al singolo caso, migliorando la qualità della vita di chi si trova a confrontarsi con questo problema che, se trascurato, può inficiare il valore stesso degli immobili, oltre a rappresentare un veicolo di potenziali malattie portate dagli agenti patogeni presenti nell’aria e che sull’umidità prosperano e attraverso essa si diffondono. Fermare la risalita dell’umidità si può e oggi grazie alle diverse soluzioni presenti nel mercato è anche una azione a portata di mano e di tasca di tutte le famiglie.

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SPECIALE DRENAGGIO SPECIALE

REDI

di Giacomo Casarin

Quando piove CI VUOLE RAIN L’ Il sistema di trattamento acque di prima pioggia Isea del Gruppo Aliaxis è in grado di prevenire gli allagamenti dovuti al sovraccarico delle fognature. Come nel caso del polo logistico Ikea 80

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impianto con accumulo Rain, oltre alla depurazione, contribuisce alla prevenzione degli allagamenti. Le vasche di accumulo servono infatti per stoccare temporaneamente le acque piovane e a depurarle riducendo il sovraccarico delle fognature e dei corpi idrici recettori in cui andranno a sversarsi. Ed è stata questa la soluzione per un piazzale di 10 mila metri quadrati a Piacenza, utilizzati per lo stoccaggio di merci e il transito di mezzi pesanti, dove è stato scelto di installare l’impianto Rain, che consente un alto livello di depurazione delle acque di lavamento e lo stoccaggio delle stesse, contribuendo alla sicurezza ambientale e idrogeologica del territorio. L’impianto con accumulo depura l’acqua dagli elementi inquinanti presenti sul piazzale, così da poterla scaricare in reti di drenaggio o corsi d’acqua ricettori. Il corretto dimensionamento, la scelta dei sistemi di trattamento, le soluzioni tecniche adottate, diventano fondamentali per garantire, non solo la sicurezza ambientale ma anche quella idrogeologica del territorio. In più, è stato installato anche un impianto di trattamento delle acque di prima pioggia in continuo, in polietilene, costituito da un pozzetto scolmatore, dotato di tronchetti di ingresso, uscita e by-pass, da un dissabbiatore per la sedimentazione di sabbia/inerti e da un separatore di oli e idrocarburi con filtro a coalescenza e otturatore automatico. Nel quadro unico della regolamentazione nazionale, la legislazione di ogni Regione è molto articolata e può


POZZETTO CON FILTRO OLEOASSORBENTE SCOLMATORE DI PORTATA

SEZIONE DI ACCUMULO

DEOLIATORE Quadro elettrico da prevedere in luogo asciutto e areato

Tubazione di bypass non compresa nella fornitura

Pozzetto di calma non compreso nella fornitura

differire di molto da una all’altra. Questo richiede competenza e conoscenza specifica, che il progettista deve possedere per eseguire una progettazione a regola d’arte. Nello specifico, se il dilavamento dalle superfici impermeabili di sostanze possono risultare pericolose per la salvaguardia dei corpi idrici, le acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne devono essere convogliate in impianti di depurazione idonei. Ed è vietato lo scarico di acque meteoriche nelle acque sotterranee. Redi, oltre a offrire una gamma di soluzioni adatte alle esigenze specifiche, fornisce un servizio di consulenza ingegneristica per affiancare il progettista e gli addetti ai

lavori, sia nella scelta in fase preliminare, sia nella fase di installazione e di manutenzione. Alcuni esempi: aree di parcheggio, attività produttive, industria, logistica, stazioni di servizio, autolavaggi. In ognuna di queste attività vi sono numerose variabili coinvolte, tecniche, normative, legislative, che determinano quale sia il giusto approccio al progetto. Per questo Redi non si limita alla produzione di manufatti di altissima qualità, ma supporta nelle scelte gli attori del processo decisionale attraverso l’esperienza e la solidità di un Gruppo che è leader nei sistemi di gestione dei fluidi, Aliaxis. Una presenza mondiale nel settore con storie di successo internazionali.

L’impianto Rain, che consente un alto livello di depurazione delle acque di lavamento e lo stoccaggio. Sotto, i lavori per il polo logistico Ikea

POLO LOGISTICO IKEA A PIACENZA Impianto di prima pioggia con accumulo Redi Rain Applicazione: Trattamento acque di prima pioggia provenienti da superfici pavimentate Utenza: Superfici scoperte fino a 10.000 mq Recapito: Fognatura o corsi d’acqua superficiali Impianto di prima pioggia in continuo Redi First Rain Applicazione: Trattamento acque di prima pioggia provenienti da superfici pavimentate Utenza: Portate fino a 30 l/s - Superfici scoperte fino a 6.000 mq

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SPECIALE DRENAGGIO SPECIALE

GEOPLAST

di Giacomo Casarin

Acque tranquille IN BIANCO E NERO Nel centro commerciale MondoJuve, i parcheggi sono stati realizzati con materiale drenante, che preserva la permeabilità del suolo. E Nuovo Elevetor Tank riesce a gestire in sicurezza grandi volumi di pioggia

I

l mutamento climatico che caratterizza questi primi anni del terzo millennio sta cambiando radicalmente il regime delle precipitazioni atmosferiche, che si concentrano sempre più in alcuni momenti dell’anno e si manifestano attraverso fenomeni di intensa, a volte violenta, entità.

A fianco, il rendering e i lavori al centro commerciale MondoJuve

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ALTA INTENSITÀ Gli eventi meteorici ad alta intensità determinano due ordini di problemi con i quali dobbiamo necessariamente confrontarci: il primo è il run off dell’acqua che, scorrendo velocemente sul terreno, stenta a infiltrarsi nel sottosuolo e limita così la ricarica delle falde, mentre il secondo è costituito dai frequenti allagamenti, causati da una rete di smaltimento sottodimensionata rispetto all’entità delle precipitazioni derivanti dalle cosiddette «bombe d’acqua». Da questo punto di vista, invarianza idraulica ed efficace gestione delle acque diventano fattori cruciali per una strategia vincente, in grado di risolvere le criticità sopra descritte. Nella pratica tutto questo

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si traduce nell’adozione, sin dalle fasi di progetto dell’opera, di metodi e tecniche realizzative in grado di risolvere sinergicamente le situazioni più difficili. Un progetto che incarna in modo emblematico questo tipo di approccio è il centro commerciale MondoJuve di Torino. NUOVO ELEVATOR TANK MondoJuve insiste su un’area complessiva di circa 82 mila metri quadri ed è stato costruito all’interno di


un più ampio lotto di 340 mila metri quadri. Dispone di un posteggio per 4 mila auto, al di sotto del quale, tramite il sistema Nuovo Elevetor Tank di Geoplast, sono state realizzate delle vasche di raccolta delle acque meteoriche. Grazie a queste vasche, le acque piovane vengono stoccate in vista di un successivo riutilizzo per l’irrigazione e in caso di necessità come riserva antincendio, mentre l’acqua eccedente viene rilasciata in rete in modo controllato grazie a un meccanismo di troppo pieno, in modo da

defluire senza pericolo di intasamenti e allagamenti. Nuovo Elevetor Tank, il sistema messo a punto da Geoplast per la realizzazione di vasche in grado di stoccare grandi volumi d’acqua piovana, è composto da una griglia di stabilizzazione, da un tubo con altezza fino a 2,7 metri e da un cassero di completamento sommitale. Si installa velocemente e facilmente, è ispezionabile e, insieme a una soletta di calcestruzzo opportunamente dimensionata, è in grado di reggere anche il transito di mezzi pesanti.

Il sistema Nuovo Elevetor Tank di Geoplast

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INNOVAZIONE

SOLAR DECATHLON MIDDLE EAST 2018

di Paolo Carli, Politecnico di Milano

Un posto al sole

PER L’ARCHITETTURA I Alla competizione di edilizia sostenibile negli Emirati c’era anche un team dell’Università La Sapienza, con un modello di abitazione che utilizza le soluzioni di Knauf Italia, sponsor dell’iniziativa. La formula? Coniugare i nuovi materiali con la tradizione

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l Solar Village della prima edizione mediorientale del Solar Decathlon (Sd) si trova a una quarantina di chilometri a sud di Dubai, in pieno deserto, nei pressi del Solar Innovation Center contiguo al Mohammed bin Rashid Al Maktoum Solar Park. Si tratta del più grande parco al mondo per la produzione di energia da fotovoltaico, con una capacità prevista di 1.000 Mw entro il 2020 che diventeranno 5 mila entro il 2030, per un investimento totale di circa 1 miliardo di euro. Per chi non fosse pratico di pannelli fotovoltaici, si sta parlando di una superficie di quasi 80 chilometri quadrati. Questo per dire che gli Emirati Arabi e la famiglia regnante Al Maktoum hanno preso davvero sul serio la questione della riconversione energetica da fossile a fotovoltaico. ITALIA IN PISTA Tra i 15 team in gara al Sd Middle East 2018 (Sdme) c’è anche il team Sapienza, dell’Università La Sapienza di Roma, guidato da Marco Casini, Faculty Advisor


Il Solar Park. Sopra, la rappresentanza diplomatica italiana a Dubai, compresi gli studenti della Sapienza di Roma

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SOLAR DECATHLON MIDDLE EAST 2018

Il prototipo ReStart4Smart. Sotto, modellino di ReStart4Smart

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e Project Manager, che partecipa alla gara con il prototipo Restart4Smart, di cui Knauf Italia è sponsor. «Sicuramente un evento come questo apporta degli ingredienti nuovi e fondamentali per poter guardare al futuro in modo più originale, in un settore in cui tutti e tutti i giorni ci esercitiamo a innovare». spiega Andrea Bucci, direttore generale della sede italiana della multinazionale Knauf Gips KG, leader mondiale nell’ambito delle lastre in cartongesso e nei sistemi evoluti per l’edilizia a secco. «L’università per antonomasia è il punto di partenza della conoscenza senza preconcetti e, di conseguenza, gli schemi azien-

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dali vengono sfidati dall’immaginazione di studenti e ricercatori molto di più di quanto possa avvenire nell’azienda stessa». INVESTIRE IN RICERCA Secondo Bucci è fondamentale investire in ricerca e sviluppo, abbinando a un approccio globale una dimensione local. Un abbinamento che può essere implementato partecipando a eventi come il Solar Decathlon dove, nell’agone competitivo, si propongono soluzioni edilizie sostenibili d’avanguardia capaci di innovare il modo di vivere lo spazio e il comfort. Inoltre, aggiunge Bucci, in una competizione come il Sdme 2018 ha un ruolo importantissimo, perché i prodotti dell’azienda sono sottoposti, sotto gli occhi di tutti, a condizioni di stress estremo. È un veicolo per mostrare prodotti performanti e trasferire il know-how tecnico sviluppato a team di costruttori e al tempo stesso comunicare al grande pubblico l’evoluzione dei prodotti per costruzioni a secco e le loro prestazioni. Il manager, nel suo primo triennio di direzione generale di Knauf Italia, ha infatti puntato molto sulla comunicazione, il marketing e la ricerca, anche attivando le modalità innovative di story-telling offerte tramite tecnologie digitali e Ict. Per un’azienda come Knauf, prosegue Bucci, è importante sviluppare un livello di comunicazione non troppo tecnico, né solo emozionale e attraverso il format del Sd, attivare questa formula di story-telling comunicativa è possibile. «Peccato per chi non c’è e non può vedere


UNO SU DIECI VINCE Il Solar Decathlon Middle East 2018 di Dubai è la prima edizione dell’ormai famoso format nordamericano di competizione per studenti universitari di architettura Solar Decathlon organizzata in Medio Oriente. Il format nasce nel 2002 negli Usa per volontà del Dipartimento per l’Energia (Doe) che, ancora oggi, è uno dei principali promotori della competizione. Nel 2010, il Doe ha firmato un accordo con il governo spagnolo per riconoscere ufficialmente, supportare e dare il via al primo spin off della competizione, il Solar Decathlon Europe, che si è poi svolto nel 2010 e nel 2012 a Madrid, successivamente nel 2014 a Versailles. Dopo una pausa di qualche anno dovuta a problemi organizzativi europei, la prossima edizione, il Solar Decathlon Europe

2019, si svolgerà vicino a Budapest. Nel frattempo sono stati attivati numerosi altri spin off della competizione nordamericana, tanto da avere oggi, oltre al Sd Usa, al Sd Europe e al Sd Middle East, anche il Sd China e il Sd Latin American and Caribbean. Nonostante tutte queste diverse edizioni continentali, che differiscono più che altro nella rivisitazione della casa tradizionale in un dato contesto climatico e culturale, il format della competizione è rimasto sostanzialmente identico. Le modalità della gara e i dieci contest su cui tutti i prototipi realizzati dai team partecipanti devono sfidarsi continuano a essere Architecture, Market Potential, Engineering, Communications, Innovation, Water, Health & Comfort, Appliances, Home Life and Energy.

Particolare del patio interno al progetto

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SOLAR DECATHLON MIDDLE EAST 2018

La rappresentanza diplomatica dell’Università Sapienza e di Knauf

quello che qui è proposto. Perché spesso si pensa che il futuro sia tra vent’anni, ma basta guardarsi intorno per capire che invece il futuro è già oggi», chiosa Bucci. MATERIALI E TECNICA Durante l’inaugurazione, avvenuta a metà novembre, Casini ha indicato sul mock-up di una sezione delle pareti perimetrali del prototipo Restart4Smart i vari materiali utilizzati, spiegando i valori di trasmittanza raggiunti e le ricerche fatte per ottenerle. Nella stratigrafia della partizione verticale, il pannello Aquapanel Outdoor riveste tutto il prototipo della solar smart house. Bucci ne ha tratto spunto per sottolineare un altro aspetto: «Il Solar Decathlon è anche un’occasione per trovare nuovi stimoli per un’azienda che già leader mondiale nell’edilizia per i sistemi a secco», continua Bucci. «La partecipazione al Solar Decathlon era uno degli obiettivi del mio programma quinquennale per l’azienda Knauf Italia. E sono felice di essere qui». MASHRABIYYAA ALL’ITALIANA Il modulo Restart4Smart del team Sapienza è composto da due volumi principali, interconnessi da uno spazio passante adibito a cucina. I volumi formano

UNO SU DIECI VINCE In occasione del Solar Decathlon Andrea Bucci ha tratteggiato un bilancio del suo primo triennio come direttore generale di Knauf Italia che, ricorda, oltre al consolidamento della posizione di leadership commerciale e di eccellenza dell’azienda, ha puntato su obiettivi specifici. Per esempio, il miglioramento della logistica e sul settore Health and Safety, che si occupa della sicurezza sia nei due stabilimenti di Castellina Marittima (Pisa) e Gambassi Terme (Firenze) specializzati, rispettivamente, nel sistema costruttivo a secco e negli intonaci premiscelati tradizionali e prestazionali, sia nei cantieri in cui si posano i prodotti Knauf. Un’eccellenza riconosciuta, che si basa su uno dei quattro valori cardine della multinazionale: il Menschlichkeit, ovvero l’umanità intesa una grande famiglia, in cui ciascuno si prende cura dell’altro rispettandone la propria individualità nello stare insieme. «Può sembrare strano per una multinazionale, ma è davvero così. Knauf nasce in Germania negli anni Settanta come azienda familiare e il suo nucleo fondativo rimane la famiglia», racconta Bucci. «In altre aziende così grandi probabilmente la sponsorizzazione del team della Sapienza sarebbe stata molto più problematica dal punto di vista burocratico, con un passaggio nel quartier generale e molti ostacoli. Alla Knauf no. Da noi viene concessa molta libertà di azione e di impresa alle sedi d’area. E queste, al tempo stesso, sanno di poter contare su una rete globale planetaria che li può coadiuvare e supportare in ogni situazione. Anche a Dubai non ci siamo solo limitati a fornire i materiali, ma i colleghi di base

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qui, come Roberto Pignato (Regional Sales and Marketing Manager, Knauf KG), hanno fornito tutto il supporto locale possibile sia logistico sia di know-how». Recentemente Knauf ha acquisito due tra le più grandi aziende nordamericane nel settore dei sistemi costruttivi a secco, la Armostrong e la Usg: «Non bisogna fermarsi mai, anche se si è già in cima. Adesso stiamo puntando molto sui massetti autolivellanti a base di polveri e usciremo a breve in Italia con un nuovo prodotto, il massetto Tribon», anticipa il manager. «Sono passati già tre anni, ma penso di aver raggiunto almeno il 55-60% degli obiettivi che mi ero prefissato. Da quando mi sono insediato come direttore generale, Knauf Italia è cresciuta, come si dice in gergo, di un buon double digit, cosa che in un mercato ristagnante come quello edilizio credo sia un buon risultato». E gli obiettivi futuri? «A parte quelli già citati, di consolidamento della nostra leadership sui sistemai prestazionali e a secco e lo sviluppo degli altri nostri segmenti di prodotto, c’è la sfida che tutto il settore delle costruzioni deve affrontare, quello della circular economy. Perché la sfida non è più solo la sostenibilità ambientale, ma è un diverso approccio a tutte le produzioni. In questo la Knauf è già avanti perché moltissimi dei nostri materiali sono già prodotti a partire da materie prime seconde, in una logica di up-cycling. Per cui stiamo già lavorando da tempo in questa direzione. Ed è sicuramente questa la partita da giocare per il futuro».


Mock-up della stratigrafia della parete perimetrale del prototipo ReStart4Smart presentanto dal professor Marco Casini

Il Professor Marco Casini accompagna Andrea Bucci e Amer Bin Ahmed nel tour di spiegazione del progetto

un patio, suddiviso in due parti da una mashrabiyyaa, parola araba che indica un dispositivo di ventilazione forzata naturale, frequentemente usato nell’architettura tradizionale dei Paesi mediorientali, scorrevole. Il primo patio è l’ingresso principale, dove si trovano un muro verde edibile e un vano tecnico, integrati nello spazio semi-privato d’ingresso. Il secondo patio, più intimo, ha un’altra mashrabiyyaa, questa volta orizzontale e motorizzata per fornire ombreggiamento. Il bilancio termoigrometrico outdoor è corroborato da una fontana a getto liminare su lastra di marmo retroilluminata, che dona umidità all’aria secca del deserto. Ma sono molte le rivisitazioni innovative delle tecnologie passive tipiche della casa araba tradizionale. Per esempio, nello spazio coperto tra i due patii, è presente una torre del vento che, dovendo avere un scarso sviluppo in altezza per ottemperare le regole della competizione, è stata integrata con un impianto di aria condizionata permettendo così di poter stare all’aperto anche durante la torrida stagione estiva degli Emirati arabi. Anche sul lato a meridione della solar smart house è previsto un layer motorizzato, dello stesso materiale delle due mashrabiyyaa descritte, usato in verticale con funzione di frangisole, per scongiurare un guadagno solare passivo indesiderato. L’abitazione è semplice, gli alzati sono essenziali e puliti, con le aperture definite in base all’orientamento, strette e alte per fornire più luce naturale possibile minimizzando l’ingresso di radiazione solare termica. Sia all’esterno, per evidenti motivi di inibizione della captazione solare, sia all’interno, per questioni di facilità di integrazione culturale, i colori tendono tutti al bianco o al grigio tortora. All’interno del Solar Village comparandolo con altri progetti in gara, il prototipo Restart4Smart emerge sicuramente per compostezza dei volumi e la sobrietà dei prospetti e degli spazi esterni.

Paolo Carli è architetto, dottore di ricerca e ricercatore di ruolo in Tecnologia dell’architettura presso il Dipartimento DAStU del Politecnico di Milano dove, oltre ad approfondire il tema della progettazione ambientale alla scala urbana e micro-urbana, è dal dicembre 2017 Project Manager del team SEED Italy, selezionato come unica squadra italiana per la partecipazione al Solar Decathlon Europe 2019.

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INNOVAZIONE

LEGNO LAMELLARE

di Giacomo Casarin

La Sostenibilità CHIEDE ASILO

Una nuova scuola per l’infanzia a CityLife (Milano), è stata costruita da LignoAlp con il sistema in legno X-Lam. Risultato: certificazione Leed Platino per la sostenibilità architettonica. E un maggiore benessere per i piccoli utenti 90

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A

CityLife, area riqualificata di Milano, è nato un nuovo asilo immerso nel verde. Un luogo in grado di offrire una qualità di vita più attenta alle risorse e alle necessità dell’ambiente. Situato in via Demetrios Stratos, l’asilo nido Baby Life è un esempio innovativo di edificio per l’infanzia che vuole combinare architettura e pedagogia per realizzare un ambiente di supporto ai processi cognitivi e di crescita dei bambini. In più, si pone l’obiettivo di perseguire i principi della bio-

architettura determinati dal protocollo Leed, attento alla relazione con il contesto climatico, alla salubrità ambientale e alle energie rinnovabili.

La forma di Baby Life si genera da uno spazio aperto centrale, il Patio delle Farfalle, che collega tutti i volumi del progetto

STRUTTURA ORGANICA All’interno dei 173 mila metri quadri del parco urbano di CityLife, un giardino funzionale e integrato di 3mila metri quadri protegge la privacy dell’asilo, che si estende a sua volta su una superficie di mille metri quadri. Invece che optare per un edificio unitario indipendente,

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Il prospetto di una delle casette. A destra, le diverse forme dei prospetti percepiti dall’esterno. Sotto, sezione scelta

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l’architettura si fonde con il contesto, frammentandosi in più volumi: tante piccole casette in legno che entrano in relazione con il verde circostante. La forma di Baby Life si genera da uno spazio aperto centrale, il Patio delle Farfalle, che collega tutti i volumi disposti in maniera irregolare tra gli alberi del giardino. Il progetto di edilizia sostenibile è il risultato del concorso indetto nel 2014 rivolto a giovani architetti under 35. L’obiettivo della competizione, promossa da CityLife e dal Comune di Milano, è stato quello di realizzare un asilo pubblico in linea con le più recenti politiche scolastiche della città, volte a costituire strutture a basso impatto ambientale. Il progetto vincitore, ideato dallo studio 02 Arch, è stato realizzato da LignoAlp con appalto pubblico in ATI insieme a ITI Spa, grazie a un investimento di 3,5 milioni di euro. SOSTENIBILITÀ DI PLATINO Le scelte di progettazione dell’asilo, tra cui i materiali e l’uso di energie rinnovabili, hanno seguito le regole del protocollo Leed Italia con l’obiettivo di raggiungere il massimo livello di certificazione riguardante Una delle casette che si sporge verso il giardino. Sopra, a destra, un giardino funzionale e integrato di 3mila mq protegge la privacy dell’asilo che si estende a sua volta su una superficie di 1000 mq

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LEGNO LAMELLARE

Gli interni sono ditribuiti in piccole stanze a misura di bambino. Sotto, luci, colori, materiali e finiture concorrono tutti insieme a esaltare la polisensorialità dell’ambiente educativo

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la sostenibilità architettonica, ovvero la certificazione Leed Platino. La progettazione ha quindi dovuto porre massima attenzione a temi legati alle prestazioni dell’edificio, come la posizione geografica e il clima locale, l’orientamento rispetto alla luce giornaliera, il risparmio energetico e il contenimento dei consumi attraverso l’utilizzo di tecnologie solari. In più, sono stati progettati il contenimento dei consumi idrici grazie all’utilizzo di sistemi di recupero e valorizzazione delle acque meteoriche e di scarico e l’ottimizzazione degli impianti di produzione del calore, oltre alla climatizzazione naturale e ai sistemi di coibentazione. Tutti i materiali utilizzati da LignoAlp sono stati infine certificati grazie a sistemi trasparenti di controllo. Particolare attenzione è stata posta all’ottimizzazione e all’uso corretto dell’illuminazione naturale, in grado di assicurare le condizioni ambientali per il benessere visivo in spazi chiusi, riducendo quanto possibile il ricorso a fonti di illuminazione artificiale. Luci, colori, materiali e finiture concorrono tutti insieme a esaltare la polisensorialità dell’ambiente educativo per costituire un luogo adatto alle esplorazioni cognitive dei bambini.

Il legno trasmette una naturale sensazione di calore, è profumato, igienico e assorbe i rumori, offrendo un elevato comfort acustico. Sopra, gli arredi sono certificati per la prima infanzia, realizzati con materiali espansi, ignifughi e rivestiti con tessuti sintetici ecologici

CAMPIONE DI ISOLAMENTO Sul fronte dei materiali la ricerca si è orientata verso una scelta ecologica, che aiuta anche a gestire la manutenzione del corpo edilizio. Nello specifico, per la struttura portante dell’edificio LignoAlp ha utilizzato la tecnologia dei pannelli in legno multistrato tipo X-Lam, sistema costruttivo che presenta vantaggi statici e compositivi, ma trasmette anche una naturale sensazione di calore: è profumato, igienico e assorbe i rumori, offrendo un elevato comfort acustico. Infine, il legno possiede un valore di coibentazione superiore a quello di altri materiali, consentendo di ridurre in modo significativo le dimensioni delle pareti a parità di prestazione richiesta. Per il rivestimento esterno della parete ventilata sono stati scelti due materiali differenti, in modo da variare i prospetti: listoni di legno e pannelli compositi in alluminio per le pareti bianche. Mentre per la struttura orizzontale è stato adottato un sistema travetti-tavolati. Per quanto riguarda l’isolamento, i coibenti utilizzati sono differenti per ogni chiusura dell’involucro edilizio: per le pareti un doppio strato di pannelli extra-porosi in lana di legno e per il massetto del pavimento un isolante a base polimerica eco-compatibile, con garanzia di maggiore durabilità. Infine, per l’isolamento delle strutture lignee delle coperture è stato selezionato il pannello Ediltec Poliiso Fb costituito da schiuma polyiso rigida a celle chiuse, espansa senza l’impiego di Cfc o Hcfc, rivestito su un lato da velo vetro mineralizzato e sull’altro da un velo vetro addizionato da fibre minerali. Le carat-

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LEGNO LAMELLARE

Montaggio dei pannelli in X-Lam. Sotto, stratigrafia dell’involucro edilizio in cantiere

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teristiche della schiuma e del rivestimento permettono ai pannelli di ottenere la migliore euroclasse di reazione al fuoco prevista per i materiali organici: Bs1 d0, un livello di prestazione al fuoco particolarmente idoneo ad applicazioni come facciate ventilate, che richiedono una particolare attenzione al tema della sicurezza contro gli incendi. Il pacchetto di copertura adottato è quindi costituito dai seguenti strati funzionali: solaio in legno, strato di diffusione del vapore impermeabile all’acqua, isolante termico, doppio strato di telo impermeabile all’acqua e permeabile al vapore, finitura esterna. MATERIALI ECO E SICURI Anche per gli interni il rivestimento principale di pavimenti, pareti e soffitti è il legno, in grado di rispondere alla necessità di comfort e funzionalità dell’edificio. Per una maggior resistenza all’usura e per facilità di manutenzione, le pavimentazioni delle tre diverse sezioni dell’asilo consistono in un materiale vinilico eterogeneo visivamente simile al legno, assemblabile senza uso di colle. Nell’atrio, invece, è stata posata una pavimentazione vinilica con effetto di resina chiara per rendere lo spazio più etereo, insieme al controsoffitto piano bianco, illuminato attraverso luci scenografiche. Per tutti gli arredi è stata data grande importanza alla sicurezza del bambino e alla stimolazione sensoria-

LA SCHEDA I NOMI Progetto: Studio 02 Arch – Milano Committente: Comune di Milano, CityLife Imprese esecutrici: LignoAlp, Iti Impresa Generale Isolamento termico coperture: Poliiso Fb, spessore 60 e 80 mm I NUMERI Costo totale: 3,5 milioni di euro Area totale: 3000 mq

le: sono state infatti individuate alcune aziende che producono arredi certificati per la prima infanzia, e realizzati con materiali espansi, ignifughi e rivestiti con tessuti sintetici ecologici conformi alla normativa Oeko-tex standard 100, che indica prodotti a diretto contatto con la pelle. Infine, tutti gli arredi pensati per il gioco dei bambini sono costituiti da materiale morbido, soffice, deformabile, che aumenta il livello di sicurezza dell’ambiente contro gli infortuni.

Struttura in X-Lam. Sopra, l’X-Lam e il pacchetto isolante della parete

Giacomo Casarin è coordinatore editoriale di YouBuild. Dopo aver collaborato con la rivista online Engramma, ha conseguito la laurea in architettura allo Iuav di Venezia con una tesi sull’evoluzione della Fiera da mercato periodico a infrastruttura urbana, che si sofferma sulle complesse vicende della Fiera di Milano. La chiamata della città lombarda non è tardata a venire: a Milano, prima di entrare nella redazione di YouBuild, ha conseguito il master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

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Italcementi 98

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COME SI

FA

DIRE, FARE, PROGETTARE Le tecnologie al servizio di architetti e imprese

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PREFA Un gioiello dorato fra le strade di Praga

BRIANZA PLASTICA Vista chiostro con involucro hi-tech

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GRIGLIATI BALDASSAR Ricintare con qualitÃ

ROCKWOOL Le magnifiche 7 forze della roccia

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COME SI FA

Prefa

Una villetta in Repubblica Ceca si riveste di scandole dorate per uscire dagli schemi, ma non dal contesto circostante. Il rivestimento, curato nei minimi dettagli, costruisce un volume uniforme ma cosparso di spigoli, rientranze e vetrate che riflettono e portano luce all’interno

Un gioiello dorato fra le strade di Praga di Giacomo Casarin

Angoli, nicchie e superfici vetrate caratterizzano la casa realizzata su progetto di Dušan Vršek e Roman Valkoun

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ngoli, nicchie e superfici vetrate caratterizzano la casa sorta nel quartiere di Žižkov, a Praga, realizzata su progetto di Dušan Vršek e Roman Valkoun. Fuori dalle convenzioni, l’abitazione cattura la luce e allo stesso tempo trasmette un senso di intimità domestica. Anche grazie alla forma del volume e al rivestimento dorato, che cela una miriade di dettagli diversi. Realizzare ambienti «dal carattere incomparabile, unici come i padroni di casa», così spiegano la loro aspirazione l’architetto Dušan Vršek e il suo socio Roman Valkoun.

a spioventi delle villette a schiera adiacenti, situate ad est del centro della capitale ceca. «I committenti avevano richiesto ambienti molto luminosi, ma al contempo un’intimità realizzata con nicchie riparate e angoli», ha spiegato Vršek. «L’ingegnosa forma della costruzione ha anche permesso di ricavare un ampio giardino». La struttura risalta soprattutto per la sua asimmetria, le numerose superfici inclinate e gli spigoli che riflettono la luce del sole grazie al rivestimento dorato presente sia sulla copertura che sulle pareti, entrambe ricoperte di scandole color marrone sahara di Prefa.

UN CONTESTO DI LUCE

MINIMALISMO UNIFORME

A dispetto della sua stravaganza, la casa riesce a integrarsi nel contesto: la forma della copertura richiama, infatti, il tradizionale tetto

Alla base c’è una concezione minimalista: i colori si limitano al bianco, al grigio e al marrone. «Nonostante il taglio mo-

A dispetto della sua stravaganza, la casa riesce a integrarsi nel contesto perché la forma della copertura richiama il tradizionale tetto a spioventi delle villette a schiera adiacenti

Il rivestimento dorato delle scandole color marrone sahara di Prefa caratterizza sia la copertura che le pareti

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COME SI FA

Prefa La realizzazione del progetto è stata curata da Pavel Topinka, titolare della ditta di lattoneria Klempo. Sotto, l’architetto Vrsek

derno, i proprietari hanno espresso il desiderio di utilizzare il più possibile materiali tradizionali. All’interno, il pavimento in legno rende gli ambienti caldi e conferisce loro carattere», è la chiosa dell’architetto. «Mentre le superfici in calcestruzzo e le pareti verniciate di bianco rivelano linee chiare e semplici». Per quanto riguarda l’esterno, il rivestimento uniforme costituisce una scelta quasi obbligata per un volume di questo genere: la pulizia visiva e il colore delle scandole Prefa, infatti, aiutano la casa a inserirsi nell’ambiente circostante. «Nella gamma cromatica molto vasta, il marrone sahara si è dimostrato ideale», sottolinea Vršek.

Nel dettaglio, i collegamenti fra la grondaia e il tetto sono stati realizzati con nastro Prefalz, come anche le cornici delle finestre e gli altri lavori di lattoneria.

NEL MINIMO DETTAGLIO La realizzazione del progetto è stata curata da Pavel Topinka, titolare dell’azienda di lattoneria Klempo. La sua precisione e l’amore per il dettaglio si notano in particolare guardando il rivestimento del portone del garage e la tettoia della terrazza. Proprio quest’ultima è stata la sfida più interessante, per la sua forma a stella: «Dal principio avevamo una bozza dell’architetto. Seguendola abbiamo teso delle corde per riprendere le punte sul lato inferiore, in corrispondenza di dove dovevano venire le aggraffature», ha raccontato il posatore. «Successivamente, al posto della corda abbiamo posizionato la struttura portante e gli elementi Prefalz». Infine, l’architetto Vršek ha concluso con un ultimo commento: «L’aspetto tattile della superficie della facciata metallica è unico: non una fredda lamiera, ma una sensazione vellutata».

PRODOTTO 1: scandola Prefa MATERIALE: alluminio preverniciato, spessore 0,7 mm COLORE: P.10 marrone sahara PESO: 2,5 kg/m² DIMENSIONI: 420 × 240 mm (copertura utile) PRODOTTO 2: Prefalz MATERIALE: alluminio preverniciato, spessore 0,7 mm COLORE: P.10 marrone sahara PESO: ca. 2,3 kg/m²

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COME SI FA

Brianza Plastica

A Milano lo studio DFA Partners progetta il recupero di un antico edificio per creare nuove unitĂ abitative, su cui spicca un volume interamente rivestito in pannelli ceramici supportati dal sistema termoisolante ventilato di Brianza Plastica

Vista chiostro con involucro high tech di Giacomo Casarin

Il chiostro al centro del progetto

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ell’ottocentesco e centrale quartiere di Sant’Ambrogio - San Vittore, a Milano, è sorto un nuovo complesso residenziale rinato dalle ceneri dell’antico Pio Istituto pei Figli della Provvidenza, edificato a fine XIX secolo per accogliere bambini abbandonati. Dopo i bombardamenti del secondo conflitto mondiale che ne hanno causato il crollo, il grande edificio è rimasto per oltre mezzo secolo un rudere di cui è rimasto in piedi solo il fronte di via degli Olivetani e via Bosso, vincolato dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali e Paesaggistici, unica simbolica traccia dell’imponente architettura scomparsa.

RECUPERO AL CENTRO Oggi il lotto compreso fra via Vico, via degli Olivetani, via Basso e piazza Venino è rinato grazie al progetto dello studio di architettura Dfa Partners, che ha recuperato i volumi preesistenti per plasmare un complesso residenziale moderno ed elegante, caratterizzato da un intreccio fra spazi verdi condivisi e confortevoli ambienti abitativi, che si affacciano su un chiostro verde attraverso ampie vetrate, per beneficiare dell’illuminazione naturale e di una vista incantevole. Le facciate lungo il perimetro dell’isolato, interessate da vincolo della Soprintendenza, sono state recuperate e consolidate per salvaguardare la memoria storica dell’edificio, che ora si presenta come un dinamico dialogo tra l’antica architettura e le nuove geometrie. Sul lato di via degli Olivetani si affaccia un’ala bassa a due piani che accoglie cinque ville a schiera, con spazi verdi privati a patio, mentre un corpo a C, dove trovano spazio 27 unità immobiliari, completa la chiusura della corte raggiungendo una quota massima di quattro livelli di altezza dal lato di piazza Venino. L’involucro del corpo principale si fa notare per l’omogeneità del rivestimento di parete e tetto

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COME SI FA

Brianza Plastica

La continuità di isolamento e rivestimento ceramico tra parete e copertura

La cortina esterna protegge il volume principale interno

VERDE E TECNOLOGIA

BINOMIO VINCENTE

Il complesso è stato costruito prevedendo l’apporto di impianti all’avanguardia e tecnologie costruttive che hanno permesso la certificazione in classe energetica A, come nel caso dell’involucro, per cui i progettisti hanno scelto un’opzione originale che coniuga la ricerca della massima efficienza energetica con un design pulito. Caratterizzato da una superficie liscia ma movimentato da aperture, vetrate e lucernari, l’involucro del corpo principale si fa notare per l’omogeneità del rivestimento ceramico che ricopre sia il tetto che le pareti. Il tutto supportato dal sistema di isolamento termico ventilato Isotec Parete di Brianza Plastica. La progettazione esecutiva del sistema costruttivo è stata curata da Paolo Angiolini, ingegnere dello Studio MudiLab, che ha unito la tecnologia termica con il rivestimento, ovvero al correntino metallico integrato nel sistema Isotec Parete, sono state fissate con ganci in acciaio a scomparsa le lastre di rivestimento in grès porcellanato di Emilceramica con finitura effetto legno, selezionate in due tipologie dimensionali, 1198x598 millimetri e 1198x298 millimetri.

Il sistema termoisolante Isotec Parete è costituito da un pannello in poliuretano espanso rigido, rivestito da una lamina di alluminio goffrato, caratterizzato da eccellenti prestazioni di isolamento termico. Il tutto è reso portante dal correntino asolato in acciaio protetto, che risulta funzionale al fissaggio del rivestimento esterno e alla creazione della camera d’aria fra rivestimento esterno e isolante in grado di apportare sensibili vantaggi dal punto di vista del comfort abitativo in tutte le stagioni dell’anno. Il correntino in acciaio nel pannello Isotec Parete, integrato direttamente in produzione, costituisce un sistema sotto strutturale ideale per il fissaggio di qualsiasi rivestimento, sia leggero che pesante: in questo caso le lastre di grès di grande formato sono ancorate al corrente mediante ganci in acciaio inox inseriti nel taglio kerf a scomparsa.

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Il progetto ha previsto il recupero dei fronti preesistenti del lotto, vincolati dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali e Paesaggistici


OMOGENEITÀ TRA TETTO E PARETE Per la copertura a falda del corpo più alto è stata scelta una stratigrafia simile, che vede ancora l’impiego del sistema Isotec Parete con rivestimento in gres. Un’applicazione inusuale, dove i pannelli isolanti sono collegati ai travetti lignei della struttura della copertura da apposite viti per legno passanti attraverso il correntino metallico. Sul lato superiore del pannello il corrente di Isotec Parete sostiene delle staffe in acciaio alte circa 40 centimetri, dove si appoggia una lamiera grecata, a cui sono infine fissate le lastre in grès mediante ganci in acciaio. Questa particolare conformazione sottostrutturale è stata studiata per costituire un vano capiente in grado di ospitare gli impianti, alloggiati appunto fra lo strato coibente e il manto di rivestimento. La velocità delle operazioni di posa ha permesso di realizzare con un unico passaggio tutti gli strati della copertura, tra cui i rivestimenti ceramici che sono stati sagomati in cantiere ove necessario, assicurando una tecnologia costruttiva omogenea su tutto l’involucro trattato. L’uniformità, insieme all’estrema linearità del rivestimento senza fissaggi a vista, crea un risultato elegante in cui le performance di isolamento termico e l’apporto della ventilazione del sistema Isotec Parete offrono un comfort interno ottimale sia d’inverno che d’estate.

Dettaglio della stratigrafia di copertura con il sistema ISOTEC, sottostruttura metallica e rivestimento ceramico Particolare dei ganci a scomparsa a cui sono fissate le lastre di rivestimento in grès porcellanato

Dettagli del Sistema Isotec Parete, i cui correnti metallici sono funzionali al fissaggio del rivestimento e alla creazione della camera di ventilazione

DESTINAZIONE D’USO: Residenze TIPOLOGIA DI INTERVENTO: Demolizione, recupero e nuove realizzazioni PROGETTO: DFA Partners LOCATION: Via Vico, Milano IMPRESA COSTRUTTRICE: Italiana Costruzioni Spa DIREZIONE LAVORI: DFA Partners PROGETTAZIONE ESECUTIVA FACCIATA VENTILATA: MudiLab – Ing. Paolo Angiolini INTERVENTO: Isolamento ventilato delle coperture e delle pareti esterne con Isotec Parete di Brianza Plastica RIVESTIMENTO: Lastre in grès Emilgroup SUPERFICIE RIVESTITA: 600 mq per coperture e 1500 mq per facciate IMPRESA POSATRICE DEL SISTEMA DI ISOLAMENTO E RIVESTIMENTO: Metalbau srl – Meda (MB) CLASSE ENERGETICA: Classe A

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COME SI FA

Grigliati Baldassar

Dalla recinzione dell’Aeroporto di Venezia, passando per i grigliati nella Piazza delle Istituzioni a Treviso, fino alle passerelle della Metropolitana di Brescia: l’azienda trevigiana è specializzata nei sistemi di protezione di grandi aree, ma non solo. Il dato comune? La qualità che non subordina la sicurezza al design

Recintare con qualità di Giacomo Casarin

«O

ltre a essere riconosciuta come centro di trasformazione qualificato e certificato, l’azienda fornisce un supporto a 360° grazie al suo Team specializzato, seguendo a stretto contatto il progettista dall’analisi e sviluppo del progetto, fino alla formulazione di preventivi e prodotti personalizzati su misura», anticipa a YouBuild Luca Baldassar, responsabile della rete vendita di Grigliati Baldassar. L’azienda è specializzata nella produzione di grigliati orizzontali, recinzioni, cancelli e materiali edili. Con sede a Santa Lucia di Piave, in provincia di Treviso, si estende su una superficie di 50 mila metri quadri e sviluppa la sua attività in 4 stabilimenti di 20 mila metri quadri coperti. Domanda. Qual è l’offerta di Grigliati Baldassar? Risposta. La nostra offerta comprende grigliati metallici elettrofusi e pressati per strutture civili e industriali come piattaforme petrolifere e zone aeroportuali. In più, esiste un’ampia scelta di recinzioni per i settori già citati, ma anche per strutture residenziali e sportive, oltre che per i cantieri e l’arredo urbano. Tra cui dei prodotti speciali, come Ribes e Infinity, che uniscono al design elegante della tipica recinzione in ferro battuto la qualità costruttiva e la facilità di montaggio. A completamento della

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gamma, l’azienda propone cancelli pedonali e scorrevoli, a una o due ante, a bandiera e a sbalzo, che si caratterizzano per la qualità dei materiali, la durata nel tempo e ovviamente il marchio CE. Ma non è finita qui. A questa produzione si affianca quella dei componenti per l’edilizia: piastre in acciaio, coperchi per cisterne e una svariata gamma di chiusini, con l’innovativo sistema di sollevamento brevettato Euroclipper. L’efficacia della nostra struttura produttiva consente di soddisfare le richieste della clientela in tempi rapidi, oltre a proporre un prezzo estremamente concorrenziale. Certificata Iso 9001:2015, Iso 3834-3 e En 1090-1, Grigliati Baldassar è riconosciuta come centro di trasformazione qualificato, a testimonianza degli elevati livelli dei procedimenti di lavorazione e della qualità delle materie prime. D. Quali sono i prodotti e i servizi che offre l’azienda e con quali potenzialità progettuali? R. La diretta esperienza sul campo in oltre 30 anni di operato ci ha resi un interlocutore di rilievo per tutti quei progetti che si rivolgono all’architettura e al design. Il nostro Team specializzato fornisce un La recinzione e le passerelle della Metropolitana di Brescia


supporto a 360°, seguendo a stretto contatto il progettista dall’analisi e sviluppo del progetto, fino alla formulazione di preventivi e prodotti personalizzati su misura. Senza dimenticare le quotidiane verifiche di dimensionamento dei grigliati in base ai carichi di progetto previsti, con lo scopo di garantire sempre la massima qualità. Cerchiamo sempre di comprendere le reali esigenze del cliente e attraverso i nostri prodotti trovare la soluzione più adatta per soddisfare i suoi bisogni. Anche attraverso numerose schede tecniche personalizzabili in base al tipo di utilizzo che si deve fare del prodotto: già disponibili nel sito web aziendale, insieme alle voci di capitolato, hanno l’obiettivo di semplificare e velocizzare il lavoro del progettista, che ha così tutto «a portata di clic». Mentre per quanto riguarda le recinzioni abbiamo sviluppato uno strumento di facile utilizzo che aiuta l’interlocutore a farsi un’idea chiara di come potrebbe risultare il prodotto in base all’ambientazione, al modello e al colore scelto. D. Quanto incide il design sui vostri prodotti per l’edilizia? R. In un settore fatto di materiali semplici, cerchiamo di portare nei nostri prodotti linee distintive e uniche, aggiornandole costantemente in chiave moderna e seguendo i nuovi trend. Per questo all’eleganza della forma, uniamo l’innovazione. Recentemente abbiamo ideato con il nostro comparto specializzato una linea di rivestimenti e finiture per le recinzioni Infinity e Horizon, che si possono personalizzare con particolari verniciature: effetto legno, carbonio, marmo e tante altre. L’obiettivo è soddisfare anche i clienti più esigenti rendendo unico e personale l’ambiente in cui vengono installate.

Luca Baldassar, responsabile della Rete Vendita di Grigliati Baldassar

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COME SI FA

Grigliati Baldassar

La recinzione dell’Aeroporto di Venezia

D. La tecnologia invece quanto è importante? R. Per noi ha l’obiettivo fondamentale di garantire un prodotto di qualità e affidabilità nel tempo. Per questo investiamo continuamente nel miglioramento e nel rinnovo degli impianti di produzione. Questo, di conseguenza, ci permette di contenere i costi anche a fronte di una concorrenza sempre più agguerrita che di certo non fa della qualità il suo punto di forza. D. Quali sono i punti di forza dei vostri prodotti rispetto a quelli della concorrenza? R. Il nostro punto di forza è senza dubbio la qualità, che ci viene sempre riconosciuta dai clienti. Qualità che in un’azienda leader del settore come la nostra è percepibile non solo dal lato estetico, ma anche da alcuni dettagli che fanno la differenza. Per esempio, tutte le recinzioni della linea Deluxe sono caratterizzate dal fatto che il piatto di bordatura è saldato ancora a filo a mano, per garantire una rigidità e durabilità nel tempo non paragonabile ad altri tipi di bordatura automatici che utilizzano la maggior parte dei nostri concorrenti. Un altro sinonimo di qualità è la zincatura a caldo che avviene dopo la lavorazione di tutte le recinzioni, ma soprattutto l’attenzione al dettaglio, ovvero il processo di eliminazione di tutte le possibili imperfezioni che può creare la zincatura, per rendere il prodotto esteticamente perfetto prima di applicare le finiture come, ad esempio, una verniciatura a polvere. Per ultimo ma non meno importante, possiamo vantare una forte esperienza maturata nel corso di oltre 30 anni nel settore, vissuti diret-

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Finitura effetto legno Infinity


tamente in prima persona e in particolare da tutti i componenti della famiglia Baldassar che qui lavorano e contribuiscono a far crescere questa azienda quotidianamente. D. Un esempio significativo del lavoro di Grigliati Baldassar? R. La recinzione per l’Aeroporto di Venezia, dove è stato scelto il modello Quadra, composto da una maglia 44x44 millimetri e piatto portante 25x2 millimetri, per un’altezza di circa 4 metri. Un altro intervento importante realizzato dall’azienda sono la recinzione e le passerelle di via di fuga per la Metropolitana di Brescia, dove è stato impiegato il modello Clear per la recinzione e il grigliato antitacco con maglia 15x76 millimetri con piatto portante 25x2 millimetri per le passerelle. D. Come sta cambiando il mercato dell’edilizia? Avete nuovi progetti per il futuro? R. Il mercato edile rimane molto difficile e instabile. E per far fronte a questo problema stiamo investendo sempre di più nella diversificazione e nell’innovazione: in particolare il nostro reparto interno di R&S è sempre alla continua ricerca di nuovi prodotti e soluzioni da poter proporre con lo scopo di anticipare le esigenze del mercato e di favorire al massimo i nostri clienti. La recinzione Ribes

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COME SI FA

Rockwool

L’azienda specializzata nei sistemi isolanti ha descritto le proprietà del materiale, che si evolve con Biosphera Equilibrium (presente anche a Klimahouse 2019). I vantaggi? Quelli testimoniati, per esempio, da un B&B in Piemonte o da un condominio nel centro di Brescia

Le magnifiche 7 forze della roccia di Giacomo Casarin

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igliorare gli standard di salute e benessere è una delle esigenze primarie. Ed è anche la sfida di Rockwool, azienda danese specializzata nei sistemi isolanti. In particolare nella lana di roccia, materiale che per Rockwool vanta «sette forze», cioè 7 proprietà alla base di ogni prodotto: resilienza al fuoco, proprietà termiche, capacità acustiche, solidità, estetica, comportamento all’acqua e circolarità.

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COMPLESSITÀ SENSORIALE Biosphera 2.0 è un progetto che aveva già riscosso un notevole successo l’anno scorso al Klimahouse di Bolzano, oltre che nelle varie tappe in giro per l’Italia. Oggi il modulo abitativo itinerante è ripresentato alla fiera di Bolzano, in una versione evoluta 3.0: Biosphera Equilibrium. Che cosa c’è di nuovo rispetto ai moduli precedenti? Molto, se si tiene conto che, attraverso il miglioramento


delle prestazioni di struttura e efficienza energetica, l’obiettivo del progetto è stato soprattutto analizzare l’uomo nella sua complessità sensoriale, al fine di costruire un modulo itinerante studiata per donare a chi la abita una sensazione diffusa di benessere, secondo i principi della Biofilia (ipotesi scientifica proposta nel 1984 da Edward O. Wilson, secondo la quale l’uomo ha la tendenza innata a concentrare il proprio interesse sulla vita e sui processi vitali). Per poter ottenere eccellenti prestazioni energetiche e un elevato standard di comfort termoacustico, il fattore isolamento ha giocato un ruolo rilevante nella realizzazione del modulo abitativo. Rockwool, che aveva già collaborato al progetto Biosphera 2.0 con soluzioni in lana di roccia per l’isolamento dell’involucro, ha contribuito anche alla realizzazione di Biosphera Equilibrium, con una proposta articolata di soluzioni: REDAir e REDArt per l’isolamento delle facciate, oltre ai pannelli per l’isolamento delle partizioni interne, della copertura e del piano di calpestio. Reduce da una serie di tappe in Svizzera, prima di riprendere il suo viaggio in numerose regioni italiane, l’ultima versione del modulo ha scelto come tappa Bolzano, al Klimahouse (23-26 gennaio).

ANTICA CASCINA Un nuovo progetto che aiuta a comprendere come Rockwool sfrutti le sue sette proprietà della lana di roccia è il B&B di Cherasco,

in provincia di Cuneo, inaugurato a dicembre. In questo caso la ricerca di uno standard molto elevato di comfort per gli ospiti di una struttura ricettiva è stata la leva che ha portato alla scelta della lana di roccia, con l’obiettivo di riqualificare l’antica cascina secondo gli standard prestazionali Passivhaus. Per ridurre drasticamente il fabbisogno energetico è stato necessario intervenire sull’involucro della struttura, attraverso la fornitura del sistema di isolamento a cappotto Rockwool REDArt per le pareti perimetrali. Ne è nato un B&B dove passato e innovazione convivono in un connubio perfetto.

BENESSERE E SICUREZZA In ambito urbano, l’esigenza di costruire o riqualificare secondo standard di comfort elevato è ancora maggiore. Come nel caso della riqualificazione di un condominio nel centro di Brescia, per cui la diagnosi energetica aveva denunciato un pessimo stato di coibentazione dell’edificio, con ponti termici ripetuti e consistenti, soprattutto in prossimità delle finestre e dei balconi. L’utilizzo della lana di roccia Rockwool ha offerto un significativo contributo per migliorare la classe energetica, passata da E ad A, e l’isolamento acustico dell’edificio, situato in una zona di traffico elevato. Così, ancora una volta, sono entrate in gioco le sette forze della roccia. Oltre che per le eccellenti proprietà di isolamento termoacustico, infatti, questo materiale è stato scelto anche per la solidità e la ca-

Biosphera Equilibrium, interno e esterno (a sinistra)

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COME SI FA

Rockwool

Il B&B di Cherasco (Cuneo), esterno e interno

pacità di proteggere dal fuoco: un particolare importante, poiché si è trattato di un intervento su un palazzo di dieci piani rivestito con una facciata ventilata. È soprattutto in questi casi che, qualora non si preveda l’uso di materiali isolanti sicuri che proteggono dal fuoco, si potrebbe incorrere in caso d’incendio nel tanto temuto effetto camino, con una rapidissima propagazione delle fiamme. Sotto, il condominio riqualificato a Brescia

DESTINAZIONE D’USO: (1) modulo abitativo, (2) B&B, (3) condominio LOCATION: (1) itinerante, (2) Cherasco (CN), (3) Brescia PRODOTTI: Rockwool (1) REDAir e REDArt, (2) REDArt, (3) Fixrock e Frontrock Max Plus

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AL LAVORO CON YOUBUILD Smartphone, computer e YouBuild. Il magazine edito da Virginia Gambino Editore è diventato in breve uno strumento apprezzato dai professionisti della filiera delle costruzioni: architetti, geometri, ingegneri, periti, imprenditori... YouBuild, infatti, non si propone solo di fare genericamente cultura del costruire e del progettare. La rivista, che ha cadenza trimestrale, pubblica anche informazioni utili, pratiche, aggiornate. Sotto la direzione di Luca Maria Francesco Fabris, docente al Politecnico di Milano, un comitato scientifico internazionale è in grado di selezionare le tecnologie, case history e metodologie migliori. Ecco perché l’abbonamento a YouBuild è uno strumento per migliorare il vostro lavoro.

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INTORNO

SHANGHAI

Eco giardino SUL TETTO

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di Monica Manfredi, Politecnico di Milano

Viste notturne del giardino: luci, riflessi e invenzione di un paesaggio straniante e fantastico. A destra, il sentiero interno con le piante erbacee e la recinzione in legno

Una raffinata estetica densa di allusioni alla tradizione cinese. E un elaborato mix di piante e specchi d’acqua. Ma il verde che copre lo spazio di un edificio nel campus della Tongji University ha anche una funzione climatizzante

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Shanghai l’obiettivo prefissato è il raggiungimento di più di 14 milioni di metri quadri di verde verticale entro il 2035. Così gli edifici pubblici e i campus universitari sono stati incoraggiati a diventare pionieri dell’innovazione green in ambito urbano e a diffonderne l’apprendimento. In questo contesto Nannan Dong, con il suo team del Dipartimento di Architettura del Paesaggio della Tongji University, si è occupato della progettazione di un giardino sul tetto piano di un edificio nel campus universitario, approfittando della sua trasformazione da libreria a spazi di ricerca e studio per studenti, con un ristorante al piano terra. Il giardino pensile si chiama Joy Garden e ha due ingressi che lo collegano all’area di studio sottostante ed è circondato dagli altri edifici del campus. La superficie occupata è piccola, circa 150 metri quadri, ma la composizione sinuosa delle linee di costruzione del giardino creano un continuo di punti di vista variabili che ne amplificano la percezione mantenendone comunque la dimensione intima e raccolta. Nonostante le contenute dimensioni del giardino, il beneficio ambientale che ne deriva è calcolabile e risulta essere sicuramente soddisfacente. TRA STORIA E FUTURO Il tema del giardino con «vedute in movimento» tipico della tradizione cinese è pienamente riconoscibile assieme alla creazione di un susseguirsi di ambienti organizzati attraverso la linea sinuosa della sua recinzione che rievoca, in un’immagine stilizzata e sintetica, il movimento di un drago. Anche questa presenza è in

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SHANGHAI

Stato di fatto, stato di progetto, schema degli impianti di raccolta e stoccaggio dell’acqua piovana a terra, schema del riutilizzo dell’acqua piovana per l’irrigazione del giardino con utilizzo di energia prodotta da un pannello solare

Il tetto-giardino all’interno del Campus centrale della Università Tongji a Shanghai

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accordo con la tradizione del giardino cinese e adotta la strategia percettiva, secondo la quale più una superficie è divisa più essa appare grande e profonda. Così l’immagine di un drago serpeggiante appare solo da alcuni punti di vista, grazie alla somma di elementi in legno opportunamente sagomati e sapientemente composti. Da vicino la recinzione offre, invece, un orizzonte e un limite alle vedute del giardino separando i luoghi, orientando i percorsi, definendo ambiti e direzioni possibili. Potremmo dire che, vista dal suo interno, la sequenza di forme in legno che si sommano nella profondità dello sguardo appare, come «giardino del piacere», più simile a gruppi di rocce frastagliate, piene di cavità e anfratti, in cui si ritrova una continua alternanza di vuoti e di pieni. I riferimenti a Yu Yuan, il Giardino del piacere, creato durante la dinastia Ming (1559-1577) nella città vecchia di Shanghai, appaiono chiari e rendono il disegno

di questo piccolo giardino una preziosa continuità della tradizione con una visione di futuro possibile espressa dall’attenzione ambientale e dall’offerta di un’esperienza di apprendimento ecologico. Nei giardini storici cinesi l’acqua è protagonista e anche in questo giardino lo è. Ma anziché costituire un vero specchio, qui diventa pura percezione. Di notte, infatti, le luci e il recinto di legno si riflettono sulla pavimentazione bagnata di uno degli ambiti del giardino.

L’organizzazione del giardino vista dall’alto. Ogni anno il sistema raccoglie 150 metri cubi di acqua e il pannello solare genera 135kwh

PRESTAZIONI AMBIENTALI L’acqua è protagonista di questo giardino anche nel suo essere risorsa scarsa per cui diventa oggetto di un sistema di raccolta, accumulo e riutilizzo per l’irrigazione del giardino. La sua gestione costituisce uno dei caratteri primari del funzionamento ecologico di questo tetto verde, dove è stato progettato un impianto di raccolta, stoccaggio e riutilizzo dell’acqua piovana.

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SHANGHAI

Plastico di studio. Si nota come l’evoluzione sinuosa del percorso e la chiusura della recinzione creano in alcune zone un orizzonte nascosto e protetto del giardino

L’acqua scorre e fluisce nel serbatoio di acciaio al piano terra dove viene immagazzinata per essere all’occorrenza ripompata sul tetto utilizzando l’energia pulita prodotta da un pannello solare. Ogni anno il sistema raccoglie 150 metri cubi di acqua e il pannello solare genera 135kwh. L’acqua tiene in vita un giardino in cui sono contenute 29 specie di piante che creano superfici a verde posizionate tenendo in considerazione le condizioni di soleggiamento rispetto alle superfici dure delle pavimentazioni. La scelta delle piante è stata fatta in funzione del miglioramento della

Fiori e piante che attraggono insetti e farfalle

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LA SCHEDA I NOMI Committente: Tongji University, Shanghai Progetto architettonico paesaggistico: IUG (Innovative Urban Design, direttore Nannan Dong), Tongji University – Nannan Dong, Qianqian Hu, Zhen Ren Impresa: EcoG Company Manutenzione e monitoraggio: IUG (Innovative Urban Design) I NUMERI Area del giardino:152 mq Costo di costruzione: circa 50.000 euro (compresi i dispositivi intelligenti) Costo di manutenzione: circa 100 euro/anno Progetto: marzo-luglio 2016 Costruzione: luglio-settembre 2016 Ristrutturato nel marzo 2018 (in seguito ad un evento nevoso)

biodiversità e definiscono piccoli habitat in cui i fiori attirano api e farfalle dalle zone vicine. Tutto questo sistema costituisce oggetto di osservazione e di ricerca ed è costantemente monitorato l’impatto delle condizioni meteorologiche sul giardino e, durante la stagione estiva, è svolta una indagine microclimatica dell’impianto. Misurando la temperatura superficiale del tetto si è provato che risulta inferiore di 4,2 gradi rispetto alla media, il che significa che il flusso termico annuale del tetto è stato ridotto a 3.752 kWh/anno, riducendo il consumo di energia di 1.210 kWh pari a 110 kg di Co2/anno. APPRENDIMENTO ECOLOGICO Come una scenografia incantata il giardino attrae molti visitatori, soprattutto bambini, studenti e personale accademico: è contemporaneamente un luogo di gioco e piacere e un luogo di educazione ambientale. Alcuni laureati ne hanno fatto oggetto di studio e, proprio per la sua posizione strategica nel campus della Tongji University, invita molti studenti ad avvicinarsi ai temi dello sviluppo sostenibile, all’applicazione di tecnologie adeguate e attente ai valori ambientali e alla biodiversità. Il progetto contribuisce alla diffusione e all’implementazione di costruzioni efficienti dal punto di vista energetico in Cina per far progredire le pratiche di pianificazione e costruzione di spazi di lavoro e di vita più ecologici e vivibili. L’esperienza diretta della visita ai luoghi rende sicuramente più comprensibile, condivisibile e coinvolgente il tema della costruzione di un paesaggio capace di contenere obiettivi di risa-

namento e miglioramento della qualità ambientale insieme a contenuti estetici e a riferimenti figurativi appartenenti alla tradizione e alla storia. La comprensione del funzionamento del giardino, dalla gestione delle acque meteoriche alla scelta delle specie vegetali in funzione dell’esposizione al sole e dei tipi di habitat capaci di incrementare la biodiversità, introduce i visitatori alla comprensione di una necessaria complessità che deve essere gestita da competenze diverse in modo interdisciplinare. Quello che rende vivo questo giardino non è unicamente la sua felice posizione ovvero l’essere vicino ai luoghi dell’apprendimento e della ricerca, ma anche l’attività prevista e continua di monitoraggio, di cui è oggetto per verificarne nel tempo le sue capacità e prestazioni. Tutto questo rende il Joy Garden un laboratorio continuo all’aperto e una «macchina» di produzione di qualità ambientale.

Visite didattiche al giardino come laboratorio ecologico all’aperto. Misurando la temperatura superficiale del tetto si è provato che risulta inferiore di 4,2 gradi rispetto alla media, il che significa che il flusso termico annuale del tetto è stato ridotto a 3.752 kWh/anno, riducendo il consumo di energia di 1.210 kWh pari a 110 kg di Co2/anno

Monica Manfredi, architetto e paesaggista, assegnista di ricerca del Politecnico di Milano dove si laurea con una tesi di progetto sul tema Infrastruttura e parco allo Scalo Farini di Milano. È dottore di ricerca+ in Tecnologia dell’Architettura e Ambiente con una ricerca sulle vasche di laminazione ridefinite sulla base dell'invenzione degli «idropaesaggi». Ha collaborato a lungo con Umberto Riva e nel 2006 vince il concorso per il centro storico di Intra di cui segue e progetta l'intera realizzazione. Scrive e fa ricerca sui temi dell'architettura, dell'ambiente e del paesaggio.

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ITALIA UNDER 40

NIZZA

Tra Liberty E LE CORBUSIER Nella città della Costa Azzurra i giovani architetti Stefano Carera e Eirini Giannakopoulou dello Studio Sceg Architects hanno curato e progettato la ristrutturazione degli ambienti interni dell’Hotel Les Cigales. Eco minimalista, decorazioni floreali e un po’ di cultura greca 122

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L’ingresso dell’hotel, dove il viaggio inizia. Alle pareti le palme tipiche della costa azzurra. Pavimenti con i colori del mare rivestiti in Bolon. Le sedute in ottone accolgono il cliente, le plissettature dalle forme studiate e pensate, diventano porta flyer. Il design segue una funzione


di Gabriele Tavasci, Politecnico di Milano, foto di Serena Eller Vainicher

«Q

ui tutto splende, tutto fiorisce, tutto canta». Con queste parole Victor Hugo descriveva il fascino, la bellezza e lo stile di vita della Costa Azzurra. Nizza è il cuore pulsante di questa regione e sin dai tempi della Belle Époque è meta di artisti, pittori, poeti e architetti in cerca d’ispirazione e svago. Marc Chagall, Henry Matisse, Alberto Giacometti, Pablo Picasso e Le Corbusier hanno soggiornato e goduto del clima mite di questa bellissima terra racchiusa fra mare e montagna, lasciando ai turisti le loro opere d’arte. Per chi visita Nizza oggi, una delle tappe imprescindibili è la Promenade des Anglais, il bellissimo lungomare cittadino. A poca distanza da essa, nel centro città, in un piccolo palazzo in stile Liberty i giovani architetti Stefano Carera e Eirini Giannakopoulou dello Studio Sceg Architects hanno curato e progettato la ristrutturazione degli ambienti interni dell’Hotel Les Cigales. Punto di partenza e filo conduttore di

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NIZZA

La reception, le strutture metalliche aeree definiscono spazi senza però creare interruzioni visive. Materiali nobili come il bancone realizzato in travertino rosso, sono affiancati da materiali poveri dalle tinte e colori sgargianti che arricchiscono l’ambiente

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tutta l’idea progettuale sono le radici culturali degli architetti e lo studio dell’etimologia della parola greca xenodochio. Il sostantivo, usato per definire il termine albergo, si può tradurre letteralmente in «contenitore del viaggiatore», un principio che gli architetti hanno poi trasposto nella scelta dei materiali, dei colori, degli ambienti e nelle forme degli arredi.

La sala da pranzo porta nel profondo del mare con alle pareti un vivace pesce lanterna che illumina e rallegra tutto l’ambiente

RICCHE DECORAZIONI L’esterno dell’edificio è caratterizzato dalla ricchezza di decorazioni floreali tipiche dello stile Liberty e dai tipici colori neutri della Costa Azzurra. Quest’involucro, legato al passato e alla tradizione, diventa il contenitore di ambienti moderni e razionali che entrano nettamente in contrasto con il linguaggio esterno. Appena si varca la soglia dell’albergo si è avvolti da una ricchezza di colori e materiali che richiamano l’abbondanza di tinte e sfumature presenti nel mercato dei fiori e nella vivacità e nella dinamicità degli eventi mondani di Nizza. L’ospite soggiornando nell’albergo viene accompagnato in un viaggio metaforico fatto di sensazioni. Le colorazioni dei pavimenti e della carta da parati alle pareti

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NIZZA

Le forme essenziali trasformano l’arredo in un quadro astratto

Schema che racchiude concettualmente le forme, i materiali e i colori del progetto

della reception ricordano le atmosfere della promenade e portano le sue palme, la spiaggia e le sfumature del mare e del cielo all’interno dell’edificio. Scendendo al piano seminterrato, i materiali e i rivestimenti degli arredi della sala da pranzo sono nelle tonalità dell’azzurro, del blu e del verde acqua. Colori freddi, che richiamano il fondo del mare, ma sulle cui tonalità scure risaltano le forme dei pesci lanterna che sbucano tra le piante, illuminando e portando vivacità nella stanza, creando un’atmosfera carica di energia e vivacità. Salendo ai piani superiori, occupati dalle camere, il viaggio continua. I colori dei tessuti e degli arredi portano nell’entroterra, con sfumature e sensazioni che vanno dall’autunno all’inverno e alla primavera. Fino a giungere nelle camere nel sottotetto, dove tessuti soffici dai colori caldi e naturali avvolgono e riscaldano, con la scelta di cromatismi che richiamano gli ultimi minuti di luce di un sole estivo volto al tramonto. MENO È PIÙ La filosofia progettuale è stata quella di scegliere e utilizzare pochi materiali essenziali nello spirito e nella filosofia di Mies van der Rohe: less is more. I materiali semplici sono stati nobilitati lavorando su una palette colori molto ampia, che dà una personalità forte e

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Il Progetto degli arredi. Sopra, l’archetipica figura del Cabano, mutato in armadio che diventa il filo conduttore di tutte le stanze

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NIZZA

Le superfici specchiate creano riflessi e definiscono nuove dimensioni. Sotto, il tubo metallico definisce spazi e crea arredi

distinta a tutti gli ambienti. I materiali nobili quali il marmo, l’ottone e il rame, sono stati invece lavorati nella forma, creando rilievi sulle superfici in travertino rosso, superfici plissettate con l’ottone e curve con il rame. Elementi volti a definire giochi di luci e ombre, ma anche legati a una funzione vera e propria, come il portariviste a lato delle sedute e il porta-brochure sul bancone della reception. Gli architetti hanno avuto la maestria e la capacità di rendere molto spaziose e ariose le piccole camere d’albergo visto che, per scelta della committenza, non sono stati eseguiti lavori strutturali e sono stati mantenuti gli spazi e ambienti originali per non diminuire il già esiguo numero di stanze. SCENOGRAFIA COME ARREDO L’utilizzo di strutture metalliche, disegnate e pensate stanza per stanza, ha permesso di creare e definire degli ambienti negli ambienti, con strutture molto leggere e aeree che diventano quinta di una scenografia svolgendo però la funzione di arredo su misura. Elemento iconico del progetto è il disegno dell’armadio delle

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I colori e i tessuti richiamano i colori dell’entroterra. Caratterizzano e differenziano ogni stanza cosÏ che il viaggiatore entri ogni volta in luogo nuovo

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NIZZA

Le camere del sottotetto dai colori caldi e accoglienti sono la conclusione del viaggio all’interno dell’hotel. Concetti e forme della vita sulla spiaggia portati all’interno dell’hotel

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camere, la forma richiama la figura archetipica del Cabanon (firmata da Le Corbusier). La sagoma delle pareti della capanna è definita da profilati in acciaio tinti di nero, la ricercatezza e la scelta di un materiale nobile come l’ottone impreziosisce l’ambiente, creando inoltre bellissimi riflessi e giochi di luce. L’utilizzo di tessuti e tende, al posto delle classiche ante di un guardaroba classico, sono un’ulteriore rilettura degli elementi della vita in spiaggia, mettendo ancora una volta in relazione esterno ed interno, con un forte richiamo alle tradizionali cabine spogliatoio che ritroviamo nelle foto d’epoca in bianco e nero appese alle pareti. Il posizionamento e la forma di specchi, minimali, creano nuove prospettive e viste inedite, che allargano e modificano lo spazio. Essi sono collocati in modo di dare un collegamento visivo tra gli spazi, creando delle illusioni di profondità e dimensione. La forma, il progetto su misura e la scelta dei colori degli arredi diventano quindi un’espressione artistica. Il letto dalle forme pure e semplici, con la testata definita da una sola cornice metallica che sorregge un cuscino tondo, richiama gli studi sulla forma e sulle superfici di Rietveld, diventando la tela di uno dei primi quadri di Mondrian.

LA SCHEDA Committente: Hotel Les Cigales Progettisti: SCEG Architects (Stefano Carera - Eirini Giannakopoulou) Realizzazione: Inizio lavori: settembre 2017 Inaugurazione: febbraio 2018 Info: www.sceg.it

Gabriele Tavasci, architetto, è assegnista di ricerca al Politecnico di Milano. Dopo alcune brevi collaborazioni professionali, apre il proprio studio nel 2010, specializzandosi nella progettazione architettonica residenziale e di ambienti pubblici. Sperimenta utilizzando sia tecniche costruttive innovative sia tradizionali, rivolgendo il proprio pensiero progettuale alle esigenze dell’abitare contemporaneo e futuro, mantenendo profondo rispetto e attenzione agli insegnamenti provenienti dal contesto e da tutto ciò che è legato al passato.

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World wide build ARCHITETTURE NEL MONDO La flessibilità del calcestruzzo

LA TORRE SI PERCEPISCE COME UN INSIEME DI PIÙ VOLUMI IN CALCESTRUZZO CON TAGLI IN VETRO

A pochi isolati dal quartiere degli affari di Gangnam, l’I Tower rappresenta un simbolo della moderna Seoul dal design funzionale proprio di una nuova attività aziendale. Caratterizzata da una flessibilità e una forma simbolica complementari fra loro Commissionata da un’agenzia di comunicazione e design digitale, la nuova torre per uffici progettata da Chiasmus Partners si trova in una posizione angolare tra un parco, a nord, e i grattacieli del business district di Gangnam, zona sud di Seoul. La massa è disegnata in modo scultoreo: l’involucro in calcestruzzo funziona strutturalmente come un arco ed elimina la necessità di più di una colonna nello spazio interno, così da massimizzare l’efficienza e la flessibilità degli ambienti pensati per ospitare uffici, sale conferenze e zone relax per 200 dipendenti. Un quarto del volume di ogni piano è occupato dagli spazi di servizio come scale, ascensori, magazzini, bagno e cucina. Mentre il resto della superficie consiste

a cura di Giacomo Casarin

LA SPACCATURA DEL RUVIDO VOLUME IN CEMENTO CHE LASCIA SPAZIO ALLA SUPERFICIE LISCIA DEL VETRO

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LA MASSA DINAMICA IN CALCESTRUZZO DELL’I TOWER. A SINISTRA, I VOLUMI SPEZZATI DELLA TORRE. SOPRA, L’OPEN SPACE DEGLI UFFICI

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in un grande ambiente aperto che può essere utilizzato non solo per il lavoro d’ufficio, ma anche per eventi, spettacoli, mostre, consentendo una grande versatilità. Un volume sfaccettato Mentre il primo piano interrato ospita un parcheggio e il secondo, seminterrato, un teatro polifunzionale da 250 posti, gli otto piani fuori terra contengono invece open space, che dispongono di un totale di 200 postazioni di lavoro, otto sale conferenze e sei uffici direzionali. Sebbene sia plasmata in un unico volume, la massa è divisa in tre parti, ciascuna delle quali si delinea in spigoli e fessure che amplificano il senso di frammentazione dello spazio e consentono all’edificio di superare la monotonia del calcestruzzo. In più, come se fosse stato tagliato di precisione e aperto, il volume in cemento è caratterizzato da una faccia completamente vetrata, quella a sud, per permettere alla luce del sole di penetrare in ognuno degli open space. La pesante massa dell’edificio risulta così rotta e aperta, nel contrasto netto tra il vetro liscio e la superficie ruvida del calcestruzzo.

I Tower Progetto: Chiasmus Partners – www.archiasmus.com Luogo: Seoul, Repubblica di Corea Fine lavori: 2017 Foto: Namsun Lee UNO DEI TAGLI VETRATI PIÙ CARATTERISTICI VISTO DALL’INTERNO. SOTTO, VISTA DELLA TORRE DALL’ALTO, DOVE SI POSSONO COGLIERE I TRE VOLUMI CHE COSTITUISCONO LA MASSA DELL’EDIFICIO

PROSPETTI E SEZIONI

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World wide build ARCHITETTURE NEL MONDO

VISTA DEL PARLAMENTO DAL GIARDINO ORIENTALE. SOTTO, LA RICCA VEGETAZIONE DEL GIARDINO INTERNO

Massima integrazione al contesto Il nuovo edificio annesso al Palazzo del Parlamento della regione australiana offre una sistemazione d’ufficio divenuta necessaria, all’interno dei giardini orientali della proprietà. Dove il 100% del verde è stato riportato sulla copertura e nel grande cortile centrale dell’ampliamento Parliament House è uno degli edifici storici più importanti dello Stato federale di Victoria, progettato dall’architetto Peter Kerr e costruito in più fasi a partire dalla metà del XIX secolo. Il nuovo ampliamento, concepito come edificio indipendente, è stato parzialmente incassato nel terreno per integrarlo topograficamente nel giardino orientale e non ostacolare le viste principali verso la Cattedrale di San Patrizio e la Chiesa di San Pietro. Oltre a quella della stessa facciata est del Palazzo del Parlamento. Dall’esterno la costruzione consiste

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infatti in un unico livello parzialmente interrato, mentre all’interno della corte centrale il prospetto è diviso in due piani. Allo stesso modo il linguaggio architettonico presenta due approcci distinti: un muro inclinato rivestito in pietra per l’esterno e una facciata in vetro con cornici in cemento per il cortile interno.

Corte verde, tetto verde Il nuovo ampliamento si sviluppa dall’ala ovest, allineata con la sede del Parlamento, e si evolve in una forma a tenaglia modellata per conservare elementi chiave del patrimonio botanico, come la quercia della Federazione o gli alberi più antichi. Le tre ali lasciano aperto il lato est, lungo l’asse visivo verso la Cattedrale di San


Patrizio, per generare uno spazio scorrevole e integrato al giardino orientale esistente. All’interno dell’edificio grandi scale aperte sono state collocate in tutti e quattro gli angoli dei piani per massimizzare la comodità e la connessione tra gli spazi, che sono organizzati in uffici standardizzati e corridoi non troppo lunghi, in modo da formare costanti aperture verso il cortile e la luce. Infine, la grande massa termica dovuta al giardino pensile concede all’edificio eccellenti prestazioni ambientali, incrementate da un sistema meccanico geotermico.

LA COPERTURA VERDE ILLUMINATA. A DESTRA, I PROSPETTI VETRATI E ILLUMINATI CHE SI AFFACCIANO ALL’INTERNO DELLA CORTE VERDE.

Ampliamento del Parlamento dello Stato di Victoria Progetto: Peter Elliott Architecture + Urban Design – www.peterelliott.com.au Committente: Dipartimento dei servizi parlamentari Luogo: Melbourne, Australia Fine lavori: 2018 Foto: John Gollings Photography, Dianna Snape GLI SPAZI INTERNI SONO ORGANIZZATI CON CORRIDOI NON TROPPO LUNGHI, IN MODO DA FORMARE COSTANTI APERTURE VERSO LA LUCE E LA VISTA SUL CORTILE. SOPRA, ASSONOMETRIA CHE METTE IN RELAZIONE IL PARLAMENTO E IL NUOVO PROGETTO DI AMPLIAMENTO CON IL CONTESTO

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World wide build ARCHITETTURE NEL MONDO

Low Low Cost Di soli 6.500 euro è stato il budget utilizzato dallo studio 3r per progettare e realizzare un negozio di abbigliamento maschile in Portogallo. Con l’ulteriore vincolo dei tempi ristretti: cinque settimane dall’inizio del progetto fino all’apertura dello store Cosa può sorprendere e affascinare il cliente e, allo stesso tempo, essere economico e veloce da costruire? L’installazione architettonica per il negozio Gentleman di Vila do Conde ha centrato l’obiettivo di soddisfare esigenze commerciali chic/ casual, con un budget estremamente basso. Ecco perché il progetto è stato soprannominato LowLowCost. Lo IL PIÙ GRANDE DEI DUE ESPOSITORI PER L’ABBIGLIAMENTO. SOPRA, LO SPAZIO DELLA ZONA RELAX CON UN UNICO ULIVO AL CENTRO

spazio e la forma sono stati pensati per un impatto immediato, che ha posto in secondo piano la scelta del materiale: bisognava solo trovare qualcosa che potesse essere plasmato rapidamente. La decisione progettuale è ricaduta allora sull’Oriented Strand Board (Osb), in italiano un pannelloLAdiZONAX scaglie orientate, utilizzato nell’edilizia come materiale semplice e ausiliario, nonché ecosostenibile e riutilizzabile. Una caverna chic L’intero design si basa sulla realizzazione di una scultura frammentata, costituita da un unico blocco di materiale, che non ha bisogno di finitura, protezione o colorazione. Il percorso all’interno si svolge in modo dinamico grazie alle forme del

rivestimento in legno grezzo, attraverso diversi ambienti: ingresso, primo espositore, secondo espositore, display per accessori, camerini e zona relax. Quest’ultima ha un aspetto differente rispetto agli altri spazi e rappresenta il cuore naturale del progetto: un piccolo giardino con al centro un singolo ulivo. Il prodotto finale è abbastanza sorprendente, considerando i vincoli in base ai quali è stato creato, ovvero prezzo e scadenza.

Gentleman’s Store Progetto: 3r Ernesto Pereira – www.3-r.pt Luogo: Vila do Conde, Portogallo Fine lavori: 2017 Foto: Joao Morgado UNA VISONE D’INSIEME DEGLI SPAZI ESPOSITIVI, DELLA ZONA RELAX E DEI CAMERINI. SOPRA, IL DISPLAY DEGLI ACCESSORI APPENA PRIMA DELLA ZONA RELAX

IL SALOTTO È SITUATO NEL BRACCIO NORD DELLA CROCE E SI APRE VERSO IL GIARDINO PIÙ GRANDE

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YouBuild - GIUGNO 2018


Riqualificazione leggera 114 Zhenbang Road è un ristorante innestato in un rinnovato edificio storico. Dove la facciata è stata modificata con un intervento di retrofit, che lascia però libero il tradizionale Qilou, classico portico cinese presente in tutto il centro originario di Xiamen Il progetto del Team Bldg si distingue per la forma originale e la sua posizione unica, vicino a Zhongshan Road, che configura il centro storico di Xiamen. Gli edifici esistenti in questa zona si possono far risalire agli anni 20 del ’900, tutti accomunati dalla presenza del Qilou, un portico caratteristico

nell’area del Fujian meridionale. Il progetto di riqualificazione interviene su un edificio alto e stretto, per realizzare un ristorante-galleria di cinque livelli, con un’area di soli 45 metri quadri per piano. Il contesto e le caratteristiche stilistiche del quartiere sono aspetti significativi che il team di architetti ha preso in grande considerazione. Con la speranza che il rinnovamento del 114 Zhenbang Road possa conferire un’atmosfera più vivace anche a tutti gli edifici nei dintorni, polverosi e lasciati senza manutenzione.

SPACCATO ASSONOMETRICO CHE MOSTRA LA STRUTTURA INTERNA, IL CORPO SCALA E IL RIVESTIMENTO ESTERNO

Una facciata luminosa Il prospetto originale è stato rivestito con un grigliato bianco in alluminio, che adotta un modulo della stessa L’INTERNO CARATTERIZZATO DA PIETRA GRIGIA E INTONACO BIANCO. A SINISTRA, VISTA DI ENTRAMBI I FRONTI ANGOLARI DELL’EDIFICIO RIVESTITI CON UN GRIGLIATO BIANCO DI ALLUMINIO

L’INTERNO DEL CORPO SCALA, ILLUMINATO DA TRE LUCERNAI

dimensione del mattone rosso locale di Xiamen, in modo da esprimere la scala tradizionale con un materiale moderno. In più, il ritmo dei fori del reticolo metallico è stato progettato attraverso la parametrizzazione dei dati raccolti sulla luce giornaliera, per permettere un graduale cambio di densità dall’alto verso il basso, così da garantire l’illuminazione migliore e la conservazione del calore. Il design degli interni enfatizza il contrasto tra chiaro e scuro, dalla facciata luminosa al buio corpo scala, che dall’esterno appare come un volume

grigio. Soprattutto di sera, quando l’edificio può essere visto anche da lontano come un corpo illuminato dall’interno, composto da un nucleo massiccio e un abito permeabile e leggero.

114 Zhenbang Road Progetto: Team BLDG – www.team-bldg. com Luogo: Xiamen, Cina Fine lavori: 2017 Foto: Eiichi Kano

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Zapping

a cura di Giacomo Casarin

DESIGN AL MASCHILE CON MOBART BEN Mobart Ben è l’azienda boutique di Taibon Agordino (Belluno) che progetta e realizza arredi e finiture in legno su misura. Propone una selezione di arredi e complementi caratterizzati da un’eleganza maschile fatta di stile e sobrietà, contraddistinti da un’atmosfera apparentemente più fredda, ma anche più ordinata, pratica e funzionale. Le linee sono pulite, dal carattere deciso e contemporaneo: tutte le collezioni Mobart Ben sono realizzate con materiali e legnami pregiati rigorosamente Made in Italy,

quali abete, larice delle Dolomiti e rovere, proposti nelle varianti levigato, spazzolato profondo, piallato a mano oppure spaccato con un effetto vissuto. Per esempio, il mobile Sideboard 0.0 della collezione Mountain Modern City 1.3, è in rovere spaccato Dolomia Brown, con finitura a olio, provvisto di due ante scorrevoli a doghe orizzontali e quattro cassetti con apertura a gola curvata scavata nel frontale. Dove le aperture sono incassate in luce nella struttura dogata con bordo inclinato e taglio a 45 gradi. Il mobile bagno

sospeso, della collezione Sweet Line, è sempre realizzato in rovere spaccato Dolomia Brown, con spigoli laterali morbidamente arrotondati e finitura a olio. Provvisto di cassetti e cassettoni, con frontale dogato a venatura verticale, l’apertura avviene tramite gola scavata direttamente nello spessore superiore dell’anta, che rimane a vista così come i fianchi del mobile. Sul fondo l’illuminazione a led è integrata a filo nel legno, mentre il lavabo da appoggio è realizzato in VetroFreddo. www.artben.it

IL DESIGN DELL’ACUSTICA SECONDO ROCKFON Un sistema flessibile in grado di offrire infinite possibilità di progettazione per sviluppare nuove interpretazioni nel design dell’acustica verticale. I pannelli murali Rockfon Eclipse rappresentano un nuovo modo di sfruttare le pareti per migliorare l’acustica di un ambiente o di un edificio, grazie alle caratteristiche principali di comfort sonoro, creatività estetica e facilità di installazione. Si tratta di un sistema acustico a muro, senza cornice, con una superficie liscia, matt, extra-bianca e con bordo A minimalista e proprietà antistatiche, perfetto per nuove costruzioni o progetti di ristrutturazione. Rockfon Eclipse risulta ideale in stanze e in edifici dove l’installazione di un controsoffitto tradizionale non è tecnicamente possibile, per esempio dove il principio della massa termica è integrato nella progettazione dell’edificio. I pannelli murali possono essere installati in una vasta gamma di forme, colori e distanze dalla parete, attraverso i kit di fissaggio Rockfon che rendono semplice e veloce l’installazione su vari tipi di supporto (cemento, legno,

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acciaio). Esistono due opzioni che prevedono il montaggio del pannello a una distanza di 15 mm dalla parete oppure a una distanza di 65 mm, per creare profondità ed effetti visivi diversi. Oltre al comfort acustico garantito dall’elevato assorbimento e dalla riduzione del tempo di riverbero, la superficie liscia, opaca e super bianca dei pannelli fornisce un’elevata riflessione e diffusione della luce, permettendole di penetrare fino all’11% in più all’interno dell’edificio. www.rockfon.it


SCHERMATURA CERTIFICATA PER IRRIGATORI ANTINCENDIO La schermatura per irrigatori antincendio Tyco EG-25 di Johnson Controls è la prima sul mercato approvata Fm a soddisfare le linee guida di progettazione Fm Global e i requisiti della statunitense National Fire Protection Association (Nfpa), per l’utilizzo come protezione in aree in cui gli irrigatori sono esposti a potenziali danneggiamenti. La nuova schermatura per irrigatori è stata studiata per essere combinata agli sprinkler pendent Tyco Esfr-25, che forniscono prestazioni di carico di estinzione con protezione antincendio a soffitto per un’ampia gamma di merci e disposizioni di magazzino. Se utilizzato in applicazioni a rastrelliera, come nelle linee guida di progettazione Fm Global, l’Esfr 25 può essere combinato con la schermatura Eg-25 per aiutare a proteggere lo sprinkler dai danni che più comunemente possono verificarsi in tali disposizioni. Il gruppo saldato della schermatura è infatti in acciaio al carbonio e protegge da danni meccanici e fisici. Inoltre, non richiede alcuna manutenzione programmata, ma l’adeguatezza dell’installazione dell’Eg-25 deve solo essere verificata nel corso dell’ispezione visiva annuale dell’irrigatore. www.tyco-fire.com

DA PORCELANOSA IL GRANDE FORMATO IN CHIAVE INDUSTRIALE HighKer Premium Ceramic di Porcelanosa presenta la sua versione ispirata al cemento: Bottega, un formato da 120x120 cm che conferisce continuità visiva sia ai pavimenti che ad altri tipi di rivestimenti. Il grande formato ceramico HighKer mostra il suo lato più urbano, ispirato al cemento, dove il gres porcellanato rettificato conferisce una sensazione visiva di continuità spaziale grazie ai pezzi di maggiori dimensioni adatti a grandi superfici di pavimenti e pareti. Le variazioni di tonalità in toni grigiastri sono le protagoniste della serie Bottega, che conferiscono personalità all’ambiente attraverso la superficie ispirata al cemento, disponibile nelle finiture Antracita, Grey, White, Acero, Topo e Caliza. Creato con la più alta tecnologia e materiali ad elevata resistenza, il gres porcellanato di gran formato è stato concepito per essere utilizzato in rivestimenti presenti in ambienti caratterizzati da intensa circolazione di persone. Con la possibilità, inoltre, di applicare sulla sua superficie la tecnologia Antislip, un’ottima opzione per pavimentazioni esterne in grado di resistere alle avverse condizioni atmosferiche. www.porcelanosa.com

IL CALORE A NOTE SWING DI RIDEA Forme pulite, squadrate e dinamiche: Piano Move di Ridea, marchio di Radiatori 2000 Spa, mostra un movimento inedito e insolito rispetto ai radiatori tradizionali in cui i collettori sono posti ad angolo retto. La caratteristica principale del progetto nato dalla matita di Meneghello Paolelli Associati è infatti la particolare disposizione degli elementi radianti sull’asse centrale, che crea un disallineamento e sovverte la staticità del classico radiatore. Il nuovo prodotto di Ridea è in grado di caratterizzare gli spazi con un’estetica accattivante e di garantire alte performance di emissione e di controllo del calore. Piano Move è disponibile nella versione living, che comprende sia un termoarredo basso per il sottofinestra sia uno alto per ambienti che richiedono maggior resa. Mentre è anche disponibile un modello

specifico per l’ambiente bagno: Piano Move Bath, che nella versione alta, a tre elementi con l’aggiunta della pratica barra porta salviette, garantisce massima funzionalità senza perdere l’elevata connotazione estetica. Questa versione si declina in tre misure, 130, 160, 190 cm, disponibili in infinite colorazioni Ral o verniciature materiche speciali, come tutti i prodotti Ridea. www.ridea.it

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eventi &notizie a cura di Giacomo Casarin

TOUR ANTISISMA firmato Ferri

L

a Ferri è una società intenzionata

antisismico, visto che questo aspetto

a realizzare un tour on the road

deve essere valutato proprio in fase di

per quanto riguarda l’adeguamento

progettazione. «Saranno una quindicina

sismico delle strutture. «Faremo vari

di convegni che a oggi arriveranno fino a

interventi in diverse location d’Italia dove

Roma, poiché sono il Nord e Centro Italia a

illustreremo il nostro sistema Sismacode»,

rappresentare il mercato dell’azienda, anche

spiega Matteo Saccardi, responsabile

considerando che la sua sede principale si trova in Emilia-Romagna», continua

L’impianto di miscelazione per i prodotti sfusi e in sacco

Saccardi, che poi aggiunge: «Vorremmo spingere al massimo l’importante tema dell’adeguamento sismico, di grande rilievo nel 2018, ma che sarà fondamentale anche nel 2019». Gli argomenti che il tour toccherà riguardano le normative sull’adeguamento antisismico inerenti al sismabonus 2018, ma anche all’ecobonus: sismacode costituisce, infatti, un cappotto antisismico che al tempo stesso isola a livello termico la struttura. «I prodotti brevettati con questo sistema costituiscono un pacchetto completo composto da un betoncino strutturale, un

Matteo Saccardi, responsabile commerciale di Ferri

collante rasante (FK92 Light) e una rasatura commerciale di Ferri. «Si tratta di un

finale colorata», spiega Saccardi. «La posa

Sismacode rappresenta quindi un sistema

brevetto ideato da Daniele Malavolta per

in opera è semplice e veloce. In pratica,

non invasivo: non si interviene con barre

la parte tecnica e dal Giorgio Rocchi per

sono fissati sulla struttura esistente dei

d’acciaio all’interno della struttura, ma

quella commerciale, per cui si interviene

tralicci in acciaio su cui vengono installati

si agisce attraverso un comportamento

esclusivamente sulla struttura verticale

dei pannelli in eps. Nell’intercapedine tra

scatolare che assorbe le forze orizzontali del

esterna dell’edificio». Non all’interno,

pannello e struttura viene gettato un getto

sisma, con un conseguente risparmio dei

quindi. Così da permettere a chi abita la

di betoncino (BetM25 o BetM35) che lega il

tempi di posa. La prima tappa del tour che

struttura di rimanere a casa durante la

tutto. Una volta arrivati alla testa dell’edificio

porterà Sismacode in giro per l’Italia verrà

fase di intervento. In questo tour, Ferri

si va a rasare la superfice dei pannelli con

organizzata sicuramente in Emilia Romagna:

si rivolge ai progettisti, individuati come

una malta tecnica e infine si rifinisce a

si sta decidendo tra Piacenza e Parma.

platea giusta per approfondire l’argomento

seconda della volontà del committente». La sede di Ferri Srl

140

YouBuild - SET TEMBRE 2018

www.ferrimix.it Prodotti Ferri pronti per il trasporto


IN MOSTRA il premio Pritzker 2018

L

a prima retrospettiva internazionale

alla cultura, alle tradizioni e all’ambiente

al di fuori dell’Asia sul premio

naturale indiano. La mostra presenterà

Pritzker 2018 si chiama Balkrishna

i lavori più significativi realizzati tra il

Doshi: Architecture for the People e mette

1958 e il 2014, che spaziano di scala dai

in mostra dal 30 marzo all’8 settembre

piani urbanistici di intere città a campus

2019 al Vitra Design Museum i 60 anni

accademici, istituzioni culturali e uffici

di lavoro del primo architetto indiano a

amministrativi pubblici, fino alle residenze

ricevere il prestigioso riconoscimento.

private e all’interior design. Tra questi lavori

Nella sua carriera Doshi ha realizzato una

ci sono edifici pionieristici come l’Indian

vasta gamma di progetti in cui è riuscito ad

Institute of Management (1977-92), il suo

adattare i principi dell’architettura moderna

studio di architettura di Sanghi Sangath

Balkrishna Doshi, premio Pritzker 2018

(1980) e il famoso progetto di alloggi a basso costo Aranya (1989). La mostra comprenderà numerose opere originali come disegni, modelli e opere d’arte provenienti dall’archivio e dallo studio di Doshi, ma anche fotografie, filmati e diverse installazioni a scala naturale. Un’ampia cronologia offrirà una panoramica della carriera dell’architetto dal 1947 fino a oggi, a testimonianza delle sue strette relazioni con Il blocco adibito a ostello dell’Indian Institute of Management (IIM) di Bangalore (1977-1992)

altri influenti architetti e leader del pensiero, come Le Corbusier e Christopher Alexander. www.design-museum.de

Lo studio Sangath di Doshi ad Ahmedabad (1980)

TAB 2019

T

allinn Architecture Biennale è un festival internazionale di

conferenze, installazioni, film d’architettura e altri eventi in tutta la

architettura e urbanistica con un programma diversificato

capitale dell’Estonia. La Biennale è organizzata dal Centro estone

biennale che promuove la cultura architettonica, incoraggiando

per l’architettura e si svolgerà dall’11 settembre al 3 novembre 2019,

la sinergia tra architetti estoni e stranieri, oltre che tra architetti e

con tema Beauty Matters: The Resurgence of Beauty. L’Head Curator

il pubblico attraverso lo scambio di idee e contatti. Il programma

selezionato è l’architetto israeliano Yael Reisner, che lavora e vive a

si compone di cinque eventi principali: Curatorial Exhibition,

Londra (Yael Reisner Studio). La sua proposta si concentra sul tema

Symposium e Tallinn Vision Competition che sono curati dal Tab

della bellezza, un concetto spesso denigrato o veicolato con messaggi

Head Curator. In più, International Architecture Schools’ Exhibition

contradditori, che attraverso molteplici cambiamenti culturali non

e Installation Programme. Il programma principale è accompagnato

rappresenta ora un’idea singola ma una pluralità di idee. www.tab.ee

da un programma satellite diversificato, che comprende mostre, TAB 2017, l’installazione di Gilles Retsin ©Naaro

TAB 2017, ecoLogicStudio ©Naaro

YouBuild - DICEMBRE / GENNAIO 2019

141


ARCHILEGGERE

LA SALA DEL FUTURO

RENZO PIANO BUILDING WORKSHOP

Riccardo Maria Balzarotti, Luca Maria Francesco Fabris

Sandra Hofmeister (Editor)

Editore Maggioli editore

Collana Architecture and Construction Details

Misure 2 x 21 cm, pp. 192

Misure 23,5 x 32,5 cm, pp. 168

Prezzo di copertina 40 euro

Prezzo di copertina 49,90 euro

Anno 2018

ISBN 9788891628589

Anno 2018

ISBN 9783955534219

I cinema parrocchiali della Acec, Associazione cattolica

Questa monografia presenta una selezione di 12 progetti,

delle trasformazioni dovute sia al cambiamento del loro

Workshop (lo studio del Pritzker Prize Renzo Piano fondato

esercenti cinema, e gli spazi che li ospitano stanno subendo

ruolo sociale sia delle tecnologie cinematografiche. Il libro

riporta gli esiti di una ricerca condotta dagli autori presso il

Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano con il supporto di Cinemeccanica e Barco tracciando le linee guida per le Sale della Comunità del futuro.

La loro rigenerazione è strettamente legata all’importanza sociale che ricoprono e ai cambiamenti della società che le frequenta. La ricerca propone di ampliare le funzioni

perché possano operare durante tutto l’arco della giornata con diverse popolazioni di utenti. Non più solo cinema,

quindi, ma anche proiezioni digitali non cinematografiche,

performance dal vivo, sale conferenze, sala prove, contenuti

on demand, spazio mostre, feste e festival, e-sport, piccola scuola di cinema, servizi digitali alla comunità, proiezioni su

pellicola, spazi di relazione e ristoro, portineria di quartiere, nursery e mercato. Come fare? Attraverso la ricerca della massima flessibilità e l’uso delle tecnologie più avanzate spe-

rimentate attraverso la progettazione di quattro casi studio

reali. Un’ampia sezione del libro è dedicata a focus tematici che riportano gli avanzamenti più attuali sugli aspetti dimensionali, tecnologici, normativi e costruttivi nonché sulle tendenze in atto. Gli autori delineano un manifesto in sette

punti per Sala del Futuro, che è condivisa, innesca fenomeni Recensioni di Cassandra Cozza, Politecnico di Milano

Editore Edition Detail (in tedesco e inglese)

Collana Politecnica

di rigenerazione urbana, di aggregazione e di integrazione, usa la tecnologia, produce i suoi contenuti, è multitasking, valorizza le competenze ed è uno spazio gentile.

italiani e mondiali, realizzati dal Renzo Piano Building

nel 1981) pubblicati sulla rivista Detail negli ultimi anni: il Whitney Museum of American Art a New York, l’edificio per uffici Intesa Sanpaolo a Torino, la Nuova casa del parlamento della Valletta, la fondazione Jérome Seydoux-Pathé a Parigi, l’ampliamento del Kimbell Art Museum a Forh

Worth, l’Auditorium del parco a L’Aquila, l’ala moderna del Chigago Art Institute, l’edificio per il New York Times a New Yok, la Maison Hermès a Tokyo, il Zentrum Paul

Klee a Berna, l’espansione dell’High Museum ad Atlanta

e il Santuario di San Pio a San Giovanni Rotondo. La de-

scrizione dei progetti si concentra sulla visione progettuale da cui essi sono scaturiti e sugli aspetti costruttivi che li hanno resi realizzabili. Una delle caratteristiche che contraddistingue il lavoro di RPBW è proprio l’abile interazione

tra gli aspetti funzionali, tecnici ed estetici; il linguaggio architettonico non è mai ripetuto ma viene continuamente trasformato e reinterpretato attraverso materiali, forme e

metodi costruttivi che si ispirano ai luoghi e alle funzioni

di progetto mentre la sapienza della tecnologia delle costruzioni è una caratteristica onnipresente. I progetti sono

presentati attraverso numerose piante, descrizioni, fotografie di grande dimensione, approfondimenti sulle strutture

e sulle tecnologie impiegate e dettagli che arrivano fino

alla scala 1:20. Alcuni contengono approfondimenti, come

quello sull’intervento nel progetto Whitney Museum a New York dopo i danni provocati dall’uragano Sendy nel 2012.


ARCHITETTURA E JAZZ Giovanni Maria Filindeu Editore Franco Angeli

ASCENSORE IN ARCHITETTURA. PROGETTAZIONE, DIMENSIONAMENTO, NORMATIVA E CASI STUDIO

Collana Metodi del Territorio | Saggi

Dario Trabucco, Elena Giacomello, Federica Alberti

Misure 15,5 x 11,5 cm, pp. 128

Lingua Italiano

Prezzo di copertina 15,50 euro

Collana Ricerche di tecnologia dell’architettura

Anno 2018

ISBN 9788891768650

Questo saggio affronta il tema della relazione tra architettura

e musica attraverso una analogia con il jazz, cioè un metodo che si basa sull’improvvisazione e che potrebbe essere usato

Editore Franco Angeli Anno 2018

Misure 22 x 15,5 cm, pp. 292 Prezzo di copertina 39 euro

in architettura. Si riflette sul concetto di spazio e di tempo

Questo libro si propone come un supporto per un uso

i temi dell’improvvisazione e dell’immaginazione. Il proget-

architettura, macchine integrate in essi, sistemi per il tra-

nell’opera musicale, e nel jazz in particolare, per poi trattare to, secondo l’autore «innesca un processo di trasformazione

consapevole e ragionato nella sua genesi e controllato ed assistito nella sua realizzazione» che «non può essere al riparo

da imprevisti», ecco che il rapporto tra improvvisazione e progetto significa avere l’obiettivo di prepararsi ad attendere

l’inatteso. L’esperienza del passato ci aiuta ad affrontare ciò che è prevedibile mentre questo metodo confida sull’allenare

«le proprie capacità di adattamento e di pronta reazione agli eventi inattesi». I progressi tecnologici hanno avuto

ripercussioni sulle forme stesse del progetto ma sono utili

consapevole ed informato degli ascensori nel progetto di sporto di persone e di cose che variano per dimensioni, tipo, caratteristiche tecniche, qualità estetiche e così via. Il

loro corretto uso nel progetto e la scelta delle loro caratte-

ristiche necessitano della conoscenza di diversi argomenti

qui trattati. Secondo gli autori, infatti, il loro inserimento nell’organismo edilizio può essere un’opportunità di valo-

rizzazione degli spazi di distribuzione e dell’architettura stessa, capace di conferire un significato all’esperienza di movimento nello spazio dei fruitori dello stesso.

Il testo affronta i diversi temi, arricchendoli con una sele-

soprattutto come modelli concettuali di controllo. Questi

zione di casi studio significativi (architetture di vario tipo

sistemi di elaborazione di dati che possono tradursi in forme

di percorsi, piattaforme elevatrici ed oleodinamiche, ascen-

hanno modificato i metodi di rappresentazione e introdotto spaziali. I diagrammi sono strumenti utili per la complessità del progetto contemporaneo, dispositivi di controllo formale

che contengono altri significati e relazioni, che sono sintetici così come la costruzione grafica delle partiture jazz. La

preparazione e l’abilità del musicista rendono possibile tale semplificazione, cioè di un dispositivo sintetico capace di

lasciare spazio all’improvvisazione mantenendo immutati aspetti essenziali, significati e obiettivi. Il diagramma può essere considerato il suo equivalente architettonico che in

modo flessibile l’architetto trasforma in progetto tra pianificazione e improvvisazione.

Cassandra Cozza, (Polla, 1978) Ricercatore in Composizione architettonica e urbana del Dipar timento DAStU del Politecnico di Milano, dove si è laureata in Architettura e ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Progettazione Architettonica e Urbana, svolge e ha svolto attività di ricerca in Italia (PRIN MIUR) e all’estero. Architetto, tutor del dottorato PAU, ha divulgato gli esiti dei suoi studi attraverso pubblicazioni, seminari e mostre. Insegna Progettazione architettonica e urbana presso la scuola AUIC del Politecnico di Milano, dove è anche teaching coordinator dell’International PhD Summer School ‘Heritage and Design’.

caratterizzate dalla presenza di ascensori, elevatori, sistemi

sori inclinati e a pendenza variabile) analizzati attraverso delle schede progettuali dettagliate che contengono dati di progetto, disegni, sezioni e fotografie. Nei diversi capitoli

i vari aspetti normativi, tecnici, tematici vengono analizzati dal punto di vista architettonico, offrendo una visione

d’insieme completa ed aggiornata che tratta: l’evoluzione

cronologica dell’ascensore; il tema dell’accessibilità del pa-

trimonio costruito; la classificazione, il funzionamento e i componenti della macchina ascensore; il dimensionamento

dell’impianto; la normativa; gli ascensori anti-incendio, di soccorso e anti-sismici; la manutenzione.

YouBuild - DICEMBRE / GENNAIO 2019

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DALL’ESTERNO

NEL ‘900 SI È SPENTA UNA LAMPADINA Elena Commessatti, eclettica scrittrice e giornalista letteraria. Master in Tecniche della Narrazione alla Scuola Holden di Torino; a Milano, in Rcs, tra libri e uffici stampa. A lei si deve la riscoper ta dell’inventore Ar turo Malignani, con il volume Arturo Malignani. Con il futuro negli occhi. (Ritratto Privato) per Forum, 2015. Editor di narrativa di genere, il suo ultimo romanzo è Femmine un giorno (Bébert, 2013, rist. 2016). Dal 2014 è direttrice editoriale, per Odòs, della collana di guide turistiche italiane incentro. È la voce narrante dell’azienda di contemporary design furniture Moroso.

144

Numero eclettico e futurista questo di YouBuild, con un colore speciale color speranza: green. Colore del tempo, come l’interessante intervista a Luca Mercalli, color innovazione come i tetti verdi cinesi, o il solar decathlon a Dubai. Nizza, Giappone, e anche Harvard. È pure mancato da poco il grande Tomás Maldonado, il designer e saggista argentino, papà-filosofo della progettazione ambientale. Uno dei suoi memorabili libri porta la data del 1995, e l’impronta italiana di casa Feltrinelli. In Che cos’è un intellettuale? Avventure e disavventure di un ruolo Maldonado si chiede che cosa significhi essere intellettuale e perché gli scrittori sono stati chiamati a esserlo. Certo, l’Affare Dreyfus, e il ruolo dello scrittore Émile Zola, ce li ricordiamo e anche ci si chiede sempre perché proprio a fine Ottocento nascano molti ruoli, codificati da un nomen-omen come questo: intellettuale. In effetti, a pensarci bene, in quegli anni precedenti alla Prima Guerra Mondiale, il colore dell’illusione era quello della meraviglia. Tanto si poteva ancora creare, come la lampadina, per esempio. Certo Thomas Edison, certo Joseph Wilson Swan, certo Alessandro Cruto, ma proprio perché è di questi giorni l’inaugurazione di M9, il Museo del Novecento a Mestre, e noi di YouBuild l’abbiamo visitato in preview, ebbene noi, scorrendo il panel digitale dedicato alla lampadina, non abbiamo trovato traccia dell’esistenza di Arturo Malignani. Eppure, credetemi, se non ci fosse stato questo genio udinese vissuto a fine Ottocento (1865-1939) la lampadina come la conoscete, non ci sarebbe. È stato lui a creare il vuoto perfetto nella lampada a incandescenza e a vendere la propria invenzione a Edison, direttamente in America, nel 1895. Eppure, succede spesso a noi italiani, anche in M9, primo museo interamente digitale dedicato alla storia del Novecento e proprio su suolo nostrano, il grande Malignani non esiste. Non pervenuto.

YouBuild - DICEMBRE / GENNAIO 2019

Ecco perché lo diciamo. M9 parte già con un falso, o semplicemente con un’omissione. Ovvio, non lo conoscono i curatori di M9, è evidente. Ma sono 47 gli studiosi che si sono dedicati alla costruzione del museo (valente opera di rigenerazione urbana a firma berlinese Sauerbruch - Hutton, costata 110 milioni di euro investiti da Fondazione Venezia), eppure il mio concittadino non c’è. Certo, non ci perdiamo d’animo noi cantori di mondi o ficcanaso culturali, ci siamo già fatti sentire. Ma proprio in tema di green e di cambiamenti climatici, ricordiamo in questa sede, gentile Mercalli, che a Udine, sotto il castello, è conservato il più grande diario giornaliero del che tempo fa oggi, dove Malignani prima, dal 1888 in poi, e poi i suoi discendenti fino a oggi, e nel futuro ancora, hanno annotato il clima. Un esempio, chenneso, il 1988 che era pure bisestile, cioè cent’anni dopo l’inizio? «Niente neve in montagna, estate con 32 giorni sopra i 30 gradi». E Gennaio? «Gennaio straordinario per le miti temperature: la media del mese è stata di 6 gradi positivi». E, poi: «… Dal 1975 non si aveva una media così alta. (…) Totale millimetri di pioggia 165; solamente sette giorni di sole». Vi assicuro che a pensarci bene, questa ininterrotta costanza della famiglia Malignani nell’annotare il clima cotidie fa bene al cuore. Solo le due guerre li hanno fermati, questi giocolieri del tempo. Arturo Malignani era chiamato «il mago delle stelle» e la sua voce nella Treccani d’origine era già presente, con lui ancora vivo, così come la sua invenzione dedicata alla rivoluzione tecnologica nel giro del globo: la luce elettrica. Eppure, neanche un rigo o meglio un byte a M9 per lui, nel 2018. Sarà, caro Maldonado, ma chiamiamoli, chiamiamoli questi intellettuali di oggi a rapporto, a discutere sul ruolo della memoria e della storia tutta italiana, di chi di noi è creatore di invenzioni geniali.


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