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NUMERO 0 1/99 PERIODICO TECNICO PROFESSIONALE. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - 45% PUBBLICITÀ ART. 2 COMMA 20/B LEGGE 662/96 FILIALE DI TREVISO PREZZO AL PUBBLICO LIRE 15.000

Acciaio Arte Architettura

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Punto di Vista sull’acciaio in edilizia.

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Acciaio Arte Architettura Casa Editrice: AUGE EDITORE SRL Sede Legale: Via Isonzo, 3 - 31100 Treviso Direttore responsabile Piazza Silvano Direttore editoriale Rossella Ascione Assistente di redazione Marina Cescon

Comitato scientifico Arch. ANTONIO G. BRUNELLO Arch. GIOVANNI MUCELLI Arch. LUCA CUZZOLIN Arch. FILIPPO FERRARESE Arch. TIZIANA RETTAROLI Arch. JOAO MOREIRA

Art Director Giovanni Battista Gianola Ufficio grafico Argine Srl Via 2 Giugno, 4 - 31022 Preganziol (Treviso) Stampa Grafiche Pietrobon Srl Via Edison, 133 - 31020 Fontane (Treviso) Registrata presso il Tribunale di Treviso con il n. 1073 del 12/10/98 Tiratura di questo numero n° 2.000 copie In questo numero la pubblicità non supera il 45% È vietata la riproduzione anche parziale del contenuto della rivista senza l’autorizzazione dell’editore

Ai sensi dell’art. 10 della legge 675/1996, si informa che i dati personali degli abbonati sono conservati nel nostro archivio informatico e saranno utilizzati dalla nostra società, nonché da enti e società esterne ad essa collegate, solo per l’invio di materiale amministrativo, commerciale e promozionale derivante dalla nostra attività. Informiamo inoltre che ai sensi dell’art.13 della legge, ciascun abbonato ha il diritto di conoscere, aggiornare, cancellare, rettificare i propri dati oppure opporsi all’utilizzo degli stessi se trattati in violazione della legge.

Punto di Vista sull’acciaio in edilizia.


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delle nuove tecnologie dell'acciaio. L'analisi dei Realizzare una nuova rivista, per di più di architetprogetti, invece, condotta sul piano e del materiale tura non è facile, anzi, in un mondo vasto e vario usato e delle soluzioni architettoniche ottenute, come quello dell'editoria periodica specializzata, darà dimostrazione delle effettive applicazioni delrappresenta un'impresa ardua e insidiosa. Ma ragl'acciaio in architettura. Grazie alla presenza di giungere la meta, in questi casi, è garanzia di sodsezioni e particolari costruttivi che accompagnedisfazioni più gradite e ricompense più piacevoli. ranno la descrizione dei progetti, il lettore avrà Questa è la nostra scommessa. modo di comprendere le problematiche specifiche Parlare oggi di acciaio in Italia vuol dire molto del costruire in acciaio e farne utile bagaglio per la spesso imbattersi in una diffusa incultura materiale propria professione. Non è un caso che, accanto al e progettuale non solo tra i professionisti ma anche "grande progetto", contemporaneo o "del passato" (e forse soprattutto) tra le amministrazioni pub(ma rivisitato in un'ottica nuova), troveranno spazio bliche e gli uffici tecnici. Verso questo materiale, anche e soprattutto gli elaborati tecnici di media e così antico ma anche decisamente attuale, si piccola scala. Pur non dimenticanriscontra un certo atteggiamento di do che in altri contesti sono possibili diffidenza, derivante da molteplici realizzazioni high-tech o di dimencause: lacune didattiche, pregiudizi "… penso che l'acciaio sia sioni titaniche, vogliamo testimoniare storici, ristrettezza di vedute, defila materia essenziale anche gli impieghi minimi dell'accienze normative,… Accanto alle dell'architettura moderna, ciaio, che forse maggiormente rifletvarie iniziative promosse al fine di e che sia destinato tono la realtà dell'impiego di questo porre rimedio a questa generale e ad assumere via via metallo nell’architettura in Italia. confusa realtà italiana, anche un ruolo sempre più Gli argomenti che costituiscono il Acciaio Arte Architettura ha deciso importante." nucleo della rivista verteranno di offrire il proprio contributo, che intorno al rivestimento esterno delconsiste nel rappresentare l'ampio Kenzo Tange l'edificio, a quello spazio, cioè, in panorama dei possibili utilizzi delcui l'impiego dell'acciaio non solo l'acciaio, evidenziando le potenziapermette di ideare nuove e ardite lità, le caratteristiche e i vantaggi soluzioni architettoniche ma anche di raggiungere di questo materiale. un'armonica unità formale e funzionale. Tuttavia lo La consapevolezza che in Italia manchi una reale spettro dei temi trattati sarà naturalmente più comunicazione tra il mondo progettuale e il settore ampio: sempre seguendo l'ago della nostra bussola produttivo (causa non secondaria del ritardo dell'ar(l'acciaio appunto), ci occuperemo di complementi chitettura italiana in questo settore rispetto al di architettura, minimal ar chitectur e, interior quadro internazionale) ci ha indotto a realizzare un design, scultura,... nuovo strumento, attraverso il quale sia possibile Siamo certi che il programma editoriale, che in instaurare un dialogo tra l'architetto e il fabbro: poche parole abbiamo or ora delineato, riscuoterà entrambe le figure professionali potranno trovare la simpatia e la dovuta attenzione di quanti utiliznelle pagine di Acciaio Arte Architettura ciò che solizano le riviste non come momento di svago o di tamente ciascuno di loro legge in riviste diverse. semplice lettura, ma come valido strumento di Con l'ausilio di disegni tecnici, saranno fornite inforapprendimento. mazioni sulla progettazione e l'utilizzo dei prodotti e


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Pa l a z z o M a g n a n i d i S a b r i n a Tr o v ò

I l a v o r i d i r e s t a u r o a Pa l a z z o Magnani, terminati nella primavera del 1997, testimoniano la perfetta integrazione formale e f u n z i o n a l e d e l l ' a c c i a i o, m a t e riale antico ma dalle moderne applicazioni, con l'architettura d e l p a s s a t o.

Fonte: Palazzo Magnani, a cura di Sandro Parmiggiani, Reggio Emilia, Provincia di Reggio Emilia, 1997 .

Su una delle più maestose vie di Reggio Emilia, Corso Garibaldi, in pieno centro storico, si affaccia Palazzo BecchiMagnani. Dai documenti, che ne testimoniano l'esistenza solo a partire dai primi anni del '600, risulta che l'edificio fu proprietà dei conti Becchi fino all'inizio del XVIII secolo, quando fu venduto alla nobile famiglia dei Chioffi. Proprio a questi ultimi, che intrapresero importanti interventi di restauro a partire dal 1841, risale l'attuale aspetto di Palazzo Magnani. Dopo essere passato attraverso le mani di altri proprietari, il Palazzo venne infine ceduto nel 1917 a Giuseppe Magnani e, alla sua morte, avvenuta nel 1960, al figlio Luigi (Reggio Emilia, 1906-1984). Uomo di cultura, musicologo, scrittore e critico d'arte, Luigi Magnani è uno dei personaggi più illustri di Reggio Emilia. Fu infaticabile nella sua attività di collezionista, culminata nella mostra intitolata Fondazione Magnani Rocca. Capolavori della pittura antica (15 sett.14 ott. 1984, Palazzo Magnani, Reggio Emilia) ed ebbe il merito, tra le altre cose, di aver anticipato quella che, in anni più recenti, sarebbe stata la destinazione d'uso di Palazzo Magnani. La

Provincia di Reggio Emilia, che ha acquistato l'edificio nel 1989, ha infatti destinato gli spazi dello stabile ad attività espositive, oltre che ad uffici. A partire dallo stesso anno iniziano i lavori di restauro e di ristrutturazione dell'edificio, il cui progetto viene affidato all'architetto Ivan Sacchetti. Il piano d'intervento ha interessato la struttura e il recupero architettonico del Palazzo e la definizione delle funzioni: il complesso, infatti, che occupa circa 3000 m2 di superficie, è costituito, oltre che dal fabbricato principale, anche dal palazzo nobile, destinato ad esposizioni ed eventi culturali, e dalle scuderie, divenute sede operativa dell'Assessorato alla Cultura della Provincia. Come l'architetto stesso tiene a precisare, «il percorso seguito nella progettazione del restauro lega indissolubilmente il passato e il futuro, l'analisi della genesi del Palazzo, le ragioni del passato e quelle del futuro». Gli interventi operati dal progettista mirano, da una parte, a restituire quanto possibile della storia dell'edificio, senza la pretesa né l'intenzione di recuperare tutto, e, dall'altra, a «interpretare ciò che è fondamentale, separandolo da ciò che è solo accessorio - nel nostro caso, il pellegrinaggio verso le origini si è fermato alle trasformazioni che il Palazzo subì intorno al 1840. ... La conservazione dell'edificio, il suo riutilizzo in un'epoca diversa, il suo mantenimento nella vita della città vengono perseguiti attraverso il riesame, insieme, di ciò che è insito nel suo corpo e della rinnovata realtà, delle possibilità che la struttura è in grado di consentire».


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Non è dunque casuale la scelta dell'architetto Sacchetti di utilizzare l'acciaio per gli infissi che si affacciano sulla corte interna: oltre al legno, infatti, tale metallo è tra i pochi materiali che possono essere impiegati nel restauro di edifici antichi, senza che il contesto storico subisca alterazioni causate dalla tecnologia moderna. La Sovrintendenza non ha dunque avuto problemi nell'approvare le soluzioni adottate dall'architetto, tanto

più che l'utilizzo dei profili in acciaio ha permesso di riprodurre fedelmente lo stile Liberty degli anni '20, periodo in cui cioè Palazzo Magnani ha subito ulteriori modifiche. La necessità di utilizzare prodotti di alta qualità e sicuro prestigio ha indotto ad impiegare dei profili tubolari in acciaio zincato ricavati tramite profilatura a freddo di nastro di lamiera zincata con processo Sendzimir, di spessore 20/10. Gli alti momenti d’inerzia garantiti dall’impiego della lega d’acciaio, la presenza della cava portaguarnizione e l’uso di ottimi complementi (cerniere, serrature, maniglie...) saldamente ancorati FACCIATA CORTE INTERNA


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sulle strutture d’acciaio, hanno garantito al progettista la produzione di serramenti di elevata qualità. A seconda delle esigenze, sono stati utilizzati profili di diverse larghezze: per le parti mobili si è impiegato il profilo 50x50mm, mentre per le parti fisse si è preferito usare un profilo più sottile, il 50x30mm. La perfetta calandratura dei profili tubolari d’acciaio e la precisione nell'esecuzione dei telai hanno permesso di rispettare l'architettura dell'edificio e mantenere l'ampia luce degli archi a tutto sesto, altrimenti compromessa dall'utilizzo di altri materiali.


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Il serramento in acciaio ha risolto inoltre altri problemi legati alla prestazione: la tenuta all'aria e all'acqua, l'isolamento termico e acustico, la sicurezza e la resistenza allo scasso. Non sono infine da sottovalutare quei fattori che, anche dal punto di vista economico, hanno contribuito ad orientare la scelta del progettista verso i serramenti in acciaio: vale a dire l'ottima stabilitĂ  del metallo, la sua qualitĂ  garantita nel tempo e i ridotti costi di manutenzione. I risultati raggiunti hanno confermato come l'utilizzo dell'acciaio nel recupero e nelle ristrutturazioni di monumenti antichi sia ottimale e auspicabile laddove sia richiesta una grande flessibilitĂ  nell'interpretazione delle esigenze di forma, di prestazione e di dimensione.

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Giochi di luce sotto il ponte d i Ro s s e l l a A s c i o n e

Nonostante le iniziali perplessità sulla sua ubicazione sotto il ponte Rheinthal a Düsseldor f, l'Apollo Varieté Theather, la cui attività è iniziata nell'ottobre del 1997, ha superato brillantemente la sua prova e il luogo dove sorge è stato rivalutato sotto l'aspetto sia architettonico sia urbanistico.

Fonte: Architektur Foto: Andreas Wiese


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Committenti della costruzione: Grundstücksgemeinschaft Düsseldor f GmbH, Keck & Partner GmbH, HGG Grundstücksgesellschaft Münster Architetti: Prof. Nikolaus Fritschi, Benedikt Stahl, Günter Baum, Düsseldor f Gestione: Apollo Varieté GmbH, Düsseldor f Sistema facciate di vetro: Staba Wuppermann Consulenza, esecuzione e statica dell'invetriatura: F.G. Conzen GmbH, Düsseldor f

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SEZIONE DELL’EDIFICIO

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Non lontano dalla Camera Regionale dei Deputati, dalla Cancelleria di Stato e dal centro di Düsseldorf, il teatro di varietà Apollo ha conferito un nuovo aspetto a quella parte della città che molti cittadini associavano ai ponti della Senna di Parigi, abitati dai pittoreschi clochards. Soprattutto il gioco notturno di luci e ombre ha fatto del luogo un centro culturale vivo,

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1 Raggi Ø 16 mm V2A 2 Filetto M16 sinistro 50 mm 3 Supporto raggiera spessore 20 mm 4 Fune di trazione in acciaio inox Ø 16 mm 5 Fascetta di fissaggio 40/4 mm

attraente e ben visibile dalla sponda del Reno. E così, in particolar modo durante i weekend, lo spazio urbano si rianima e si gremisce di gente desiderosa di comunicare, divertirsi e rilassarsi. Alle molteplici esigenze dei suoi clienti il teatro ha risposto non solo con spettacoli sempre interessanti e piacevoli, ma anche con prelibate pietanze che si possono gustare durante le attrazioni e che cambiano a seconda del programma del varietà: non sarà dunque un caso che la pianta del teatro somigli così tanto ad una fetta di torta!

SEZIONE VERTICALE DELLA FACCIATA

La brevità dei tempi di costruzione, appena nove mesi, è dovuta ad una perfetta programmazione e coordinazione dei lavori. Progettato e realizzato dagli architetti Niklaus Fritschi, Benedikt Stahl e Günter Baum di Düsseldorf, il teatro ha un nucleo in calcestruzzo: la curvatura della sala, rivolta verso l'esterno, è coperta da una piastra di cm 25 di spessore, appoggiata su sottili supporti in acciaio, mentre l'intero edificio è costruito su una piastra di calcestruzzo di m 1,30 che lo protegge in caso di inondazioni.

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SEZIONE VERTICALE DI UN PROFILO TRASVERSALE

SEZIONE ORIZZONTALE DELLA FACCIATA

La pesantezza della struttura in calcestruzzo viene contrastata dall'utilizzo del vetro e dell'acciaio, materiali che donano all'intero edificio leggerezza, slancio e un certo fascino surreale creato dagli effetti luminosi e cromatici. Poiché le ampie pareti perimetrali in vetro dovevano essere interrotte il meno possibile da intelaiature, per consentire la comunicazione tra l'interno e l'esterno, i progettisti hanno optato per un materiale dall'alta resistenza specifica come l'acciaio. Tuttavia, le dimensioni dei profili tradizionali avebbero compromesso la trasparenza e la luminosità della vetrata filigranata. Per tale motivo sono stati utilizzati i profili di un innovativo sistema per facciate: l'adeguatezza degli spessori ha conferito una notevole stabilità alla struttura. Con questi tubolari in acciaio ottenuti mediante profilatura a freddo di lamiera zincata Sendzimir su entrambe le facce, si possono realizzare delle facciate alte fino a 10 metri senza dover utilizzare ulteriori supporti contro eventuali sollecitazioni. Le profondità di costruzione dei profili variano da 40 mm a 180 mm. VISTA INTERNA DEL TEATRO


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LA PARETE IN VETRO DAVANTI AL RISTORANTE CONCEDE UN’OT TIMA VISTA SIA DALL’INTERNO CHE DALL’ESTERNO.

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L’ a n i m a v i v a d e l l ’ a c c i a i o I N T E R V I S TA A S I M O N B E N E T T O N

di Giovanni Antonio Brunello

Simon Benetton, a ragione considerato uno dei maggiori scultori contemporanei, divide da sempre la sua attività di fabbro-artista tra l'officina, che ha accolto diverse generazioni di famiglia, e il suo affascinante atelier colmo di sculture in ferro-acciaio. Per questo numero introduttivo Acciaio Arte Architettura propone un'inter vista a questo geniale scultore che, da più di cinquanta anni, ha un contatto quotidiano con il ferro.

D. Nascere in una famiglia di artigianiartisti che lavora il ferro da sempre ha influito sulla sua formazione? E se sì, quali sono stati i principali insegnamenti venuti dall'ambiente familiare? R. Io ho avuto una grande fortuna: avere nella mia famiglia persone molto schiette e molto oneste, con le quali ho potuto costruire la mia formazione in un clima di amore per il lavoro. In questo, mio padre ha avuto un ruolo fondamentale. Mi ricordo che, quando ero bambino, lo vedevo scaldare il ferro e poi, battendo con il martello, farmi delle foglioline sbalzate: in quei momenti assistevo a qualcosa di magico, di sorprendente, che mi dava una grande emozione… E poi, in seguito, mi ha insegnato tutti i segreti della lavorazione del ferro.

Ma il concetto basilare che mi ha sempre ripetuto è il seguente: «cerca sempre d'essere onesto con te stesso e, soprattutto con il ferro, perché solo in questo caso lui ti risponderà». D. Se una committenza le impone dei condizionamenti a livello progettuale, come si comporta? R. Cerco sempre di collaborare con il committente o con il professionista. Da loro tuttavia devo prima di tutto capire cosa si aspettano dalla mia attività. Se vengono da me sanno già che ho una personalità; attraverso colloqui iniziali di conoscenza reciproca, cerco di trovare dei punti di unione tra le loro aspettative, i loro progetti e la mia storia. Perché tutto possa procedere nel modo giusto, mi devo sentire come uno strumento d'orchestra, in armonia con tutti gli altri corpi musicali. D. Quali suggerimenti dà a un progettista che si spinge verso un'interpretazione creativa dell'acciaio? R. Devo dire, purtroppo, che i progettisti non sentono molto il ferro. Tale metallo va pensato molto prima di collocarlo, non può essere pensato come un bollo, come un elemento da inserire a lavoro finito. Per entrare in un rapporto corretto con il ferro bisogna prima farsi una certa cultura sul materiale, cioè cercare di percepire il grande valore di un materiale dalle così grandi possibilità. Il progettista-direttore d'orchestra spesso non conosce questo strumento e così preferisce metterlo da parte. Ma, se si possiede un po' d'umiltà, il ferro si fa avvicinare, diventa amico.


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In questo, il ferro-acciaio mi è congeniale perché, per esempio, posso scavare su una lastra piatta con la fiamma ossidrica e, dalla compattezza della materia, operando tagli e torsioni, posso liberare la forza del pensiero che si estende nello spazio con libertà. Questi pensieri sono a volte veri e propri racconti, narrazioni, e spero che la mia opera possa stimolare alla riflessione tutti coloro che la incontrano. D. E in un interno? Quali relazioni intercorrono tra un intervento in acciaio e lo spazio chiuso? R. In un interno le relazioni tra una scultura o un elemento infrastrutturale in ferro e il contesto devono essere molto precise. Quando mi accorgo che in un determinato luogo circoscritto una mia opera non può stare, lo comunico al committente e cerco di proporre qualcosa per quell'ambiente, per le condizioni specifiche che esso pone.

D. Lei ha operato spesso in spazi esterni, mettendosi in relazione con un parco o con una piazza. Che tipo di dialogo vuole far scaturire tra una sua scultura e l'ambiente circostante? R. Negli spazi esterni, dove la scultura viene vista e goduta da tutti, nella più ampia libertà di movimento, tento di racchiudere dei messaggi, dei pensieri o di provocare delle riflessioni o delle emozioni attorno a temi che accomunano tutti

noi. Uno di questi è senza dubbio il ritmo della vita, con le sue impennate e le sue cadute, con le sue tensioni o con i suoi momenti di stallo. Credo che non esistano condizioni umane di assoluto appiattimento o di continua, assoluta eccitazione. Da tali premesse parto verso interpretazioni personali di questi flussi vitali, a volte in armonia tra loro, altre volte in opposizione, in contrasto.

D. Quali tipi di leghe utilizza? e in relazione a che cosa opera una scelta piuttosto che un'altra? R. Dipende: se si tratta di un'opera che va collocata in uno spazio interno uso un ferro-acciaio comune; per l'esterno uso invece, quasi sempre, l'acciaio cor-ten. Il ferro comunemente chiamato è soggetto agli agenti atmosferici e tende a corrodersi, mentre l'acciaio cor-ten, che ha sì una base di ferro, ma contiene anche nikel e rame, non viene mai intaccato in profondità, perché esternamente si crea una specie di patina. La ruggine superficiale dopo un paio d'anni si può eliminare, cosicché, grazie alla presenza del rame, l'acciaio assume un bellissimo co-


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lore verde-violaceo. Più il tempo passa più i cromatismi si evolvono e cambiano, giocando con le stagioni. Nel periodo dell’umidità, in autunno per esempio, con le piogge, l'acciaio assume un colore diverso da quello che ha con l'aridità estiva... è come una pianta che vive in conformità con l'atmosfera. È anche per questo che io non coloro mai le mie opere: immerse nella natura, esse vivono trasudando polvere di ruggine, come una pelle che respira. D. L'acciaio è un materiale mitico: quali nuove relazioni si possono intravedere tra l'acciaio e il vivere contemporaneo? Il nostro quotidiano si sta sempre più organizzando e strutturando in senso virtuale. Nell'era delle

telecomunicazioni si vedrà un ritorno al faber-mitico, costruttore di segnali-totem? R. Sono convinto di sì. Il vivere di oggi porta sempre più ad una disumanizzazione; il ritmo di vita, la velocità, il tele-comunicare, tutto questo ti distrae da un campo stupendo che è la conoscenza della tua intimità. Per esplorare tale mondo è necessario avere del tempo tutto nostro, un tempo che ci permetta di capire la "scatola nera" che è dentro di noi. Essa infatti con i soli mezzi tecnicoscientifici, per quanto importanti, non si apre. Quanto al ruolo del ferro c'è da dire che, da quando l'uomo lo ha scoperto, per caso, è stato un elemento primario che ha dato origine, in ogni epoca, ad interessi e fenomeni importantissimi per l'umanità.

Sempre, nella storia, il ferro è stato un appuntamento irrinunciabile. Se in futuro serviranno totem, anche in questo caso, tale materiale avrà certamente un'importanza fondamentale. D. Osservando le sue opere si capisce chiaramente che è possibile domare l'acciaio, ovvero alleggerirne il peso specifico attraverso un progetto poetico. Che rapporto ha con il materiale, con il suo peso, con la sua gravità? R. Ho sempre cercato di togliere la gravità al ferro, di tirar fuori dalla compattezza del materiale lo spirito, l'animosità che ha dentro, per farla diventare qualcosa che, prendendo il volo, desse il senso della libertà.


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D. Nel concreto, c'è un rapporto dimensionale ideale tra le sue sculture e lo spazio? R. Sì: ho individuato nel corso degli anni un rapporto dimensionale che mi è congeniale. Diciamo che fino ad un'altezza di m. 2,70 si può ragionare a scala umana: a questi livelli l'impatto dell'osservatore con la fisicità dell'opera è molto importante. Oltre i m. 2,70 intravedo invece un rapporto preciso con lo spazio, con il contesto naturale, con l'aria, il cielo. D. Dove sta andando in questo momento la ricerca di Simon Benetton? R. Sto lavorando molto sull'idea del totem del prossimo futuro. Fino ad oggi ho sempre pensato alla scultura

come momento di dialogo con lo spazio, come invito ad una libertà di pensiero. Ma, vista la rapidità con cui si evolve l'uomo contemporaneo, forse c'è bisogno di dare segnali precisi, rassicuranti. Se prima mi sono concentrato molto sul ramo e sul germoglio, ora sono portato a lavorare sul fusto, sulla radice.

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Il museo della storia amburghese

Un tetto per il cortile di Marina Cescon

Il museo della storia di Amburgo, monumento significativo nel panorama delle costruzioni tedesche a cavallo degli anni Ve n t i , è t u t t ' o g g i o g g e t t o d i tutela e di salvaguardia.

Progettista: Volkwin Marg Assistente: Klaus Lübbert Ingegneri: Schlaich, Bergermann & Partners Super visione ai lavori: Volker Rudolph Oggetto intervento: Realizzazione copertura vetrata Località: Amburgo (Germania) Anno di realizzazione: 1989 Dimensione inter vento: 1000 mq ca.

L'edificio, costruito tra il 1914 ed il 1923, prevedeva nel progetto originario di Fritz Schumacher la possibilità di raggruppare le strutture attorno ad un cortile interno vetrato ospitante parte del percorso espositivo museale. Il recente intervento (1989) - che ha interessato la copertura vetrata del cortile interno con pianta a forma di "L" per un'estensione pari a circa 1.000 mq di superficie - aveva come esigenza progettuale prioritaria quella di far sì che i nuovi carichi aggiuntivi, derivanti dall'inserimento del nuovo sistema di copertura, andassero a gravare il meno possibile sulla struttura storica esistente. Vi era

inoltre l'esigenza funzionale di assicurare benessere e luminosità all'ambiente interno e - allo stesso tempo garantire sia ai fruitori di tale spazio espositivo, sia alle opere esposte, protezione dagli agenti atmosferici. La nuova copertura si articola in un sistema di supporti completamente trasparenti: due volte di luce variabile dai 14 ai 18m circa ed una cupola centrale collocata nel punto di congiunzione fra le due porzioni della volta. La struttura portante è costituita da profili (60 x 40mm con spessore 16mm) in acciaio zincato, verniciati bianchi. La progettazione di una copertura vetrata di tale forma e dimensione, garantendo la sicurezza e la resistenza strutturale e consentendo l’inserimento di meccanismi di apertura automatizzati (con minime tolleranze alle variazioni dimensionali dei telai), trova nell’utilizzo dell’acciaio la soluzione che meglio di altre assicura contemporaneamente tutti i prerequisiti progettuali. I profili d’acciaio zincato, grazie agli alti valori di resistenza, hanno consentito di ridurre al minimo gli spessori degli elementi strutturali ottenendo massima luminosità, grande stabilità dimensionale, perfetta funzionalità di tutte le parti fisse o mobili (con conseguente riduzione dei costi manutentivi) e garanzia di durata nel tempo.


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PIANTA DELLEDIFICIO SCALA 1:500

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Ne è derivata una struttura caratterizzata da superfici trasparenti in percentuale nettamente superiore rispetto alle componenti "opache" costituite dagli elementi strutturali di supporto, oltrechÊ una realizzazione estremamente leggera e resistente. La struttura a maglie quadrate è caratterizzata da un collegamento ortogonale dei supporti, connessi nei punti di intersezione mediante l'impiego di bulloni; le intersezioni permettono un movimento di rotazione tale da consentire - dove la geometria lo imponga - il passaggio da maglie quadrate a romboidali o triangolari. Diagonalmente sono collocate le funi di trazione (sistema binato in acciaio di diametro 6 mm) predisposte in entrambe le direzioni, in modo che una delle due possa agire come puleggia. Lastre singole in vetro stratificato blindato di spessore 10 mm sono state poste in opera direttamente nei profili in acciaio. L'intera struttura poggia su un supporto rigido disposto perimetralmente al di sopra della linea di gronda del tetto esistente.


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La geometria di questo sistema a membrana, con i suoi graduali passaggi tra gli elementi costituenti, è il risultato di un processo di ottimizzazione delle curvature e delle pendenze, oltreché di minimizzazione SEZIONE DEL COLMO

SUPPORTO RAGGIERA

dimensionale dei componenti. Per ragioni di cautela - nel caso si verificassero piogge o nevicate di entità eccezionale - il sistema voltato è stato rinforzato, in tre sezioni, inserendo un dispositivo a trazione costituito da una raggiera di funi in acciaio (di diametro 6 mm) ancorate ad un piatto semicircolare (di spessore 20 mm).

DET TAGLI DI COLMO E SISTEMA DI NODI Scala 1:10 1 Raggi Ø 16 mm V2A 2 Filetto M16 sinistro 50 mm 3 Supporto raggiera spessore 20 mm 4 Fune di trazione in acciaio inox Ø 16 mm 5 Fascetta di fissaggio 40/4 mm 6 Profilo di acciaio piatto 60/40 mm St. 52.3 zincato e verniciato bianco 7 Fune di trazione diagonale 2 X Ø 6 mm V2A 8 Coprigiunto 60x20 mm


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DATI TECNICI DELL’INTERVENTO -

Area interna fabbricato ca. 900 m

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Super ficie totale della copertura ca. 1000 mq

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Peso totale della costruzione portante ca. 50 t

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Lunghezza totale del profilo in acciaio (60 x 40 mm) per il tetto reticolato ca. 2.400 dm

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Lunghezza totale dei tiranti in acciaio inox ca. 6.000 dm

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ACCIAIO ARTE ARCHITET TURA

Questa particolare realizzazione, all’interno del panorama europeo degli interventi che hanno interessato strutture storiche, si presenta come un sapiente connubio progettuale che ha saputo bilanciare esigenze costruttive e necessità funzionali da un lato - con requisiti estetici ed una politica di contenimento dei costi manutentivi dall’altro, sempre nell’ottica di un corretto utilizzo alla massima potenzialità espressiva del materiale acciaio.

SISTEMA DI NODI Scala 1:15 1 Dado cieco V2A M12 2 Disco esterno AM Ø 140/5 mm 3 Guarnizione in neoprene 4 Dow - Corning 5 Vetro in cristallo VSG 11 mm 6 Guarnizione APTK 7 Filo di riscaldamento 8 Profilo di acciaio piatto 40/60 mm 9 Disco di fissaggio per funi diagonali Ø 90 mm 10 Funi diagonali Ø 6 mm V2A 11 Vite M12 12 Guarnizione in silicone 13 Distanziatore 4,5 mm 14 Dado M12

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