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MILANO


IlILcomplesso di Brera COMPLESSO DI BRERA

di Stefano Zuffi, storico dell’arte, responsabile culturale dell’Associazione Amici di Brera e presidente dell’Associazione Amici del Poldi Pezzoli Un reticolo di stradine acciottolate e tortuose, antichi palazzi e inattesi giardini interni, memorie di letterati e di artisti, studenti internazionali, un’atmosfera particolare intorno alla grandiosa sede della Pinacoteca, dell’Accademia e di altre storiche istituzioni culturali: il quartiere di Brera è senza dubbio uno dei più attraenti della città. Nelle immediate vicinanze sorgono due interessanti chiese gotiche (Santa Maria del Carmine e San Marco), ma il carattere della zona soprattutto “esterno”, invita ad aggirarsi tra i numerosi ristoranti forniti di déhors, le raffinate e insolite boutiques di moda, gli antiquari, i negozi specializzati in belle arti, e scoprire angoli segreti. Lungo la via Brera si allineano eleganti palazzi signorili settecenteschi, uno dei quali è destinato a diventare una sede “esterna” per la Pinacoteca, sempre alla ricerca di nuovi spazi per offrire migliori servizi al pubblico e ospitare esposizioni temporanee. Fa riferimento alla Accademia di Belle Arti l’ex chiesa di San Carpoforo, la cui abside di mattoni si trova proprio di fronte al portale d’ingresso del museo. Nell’interno, sconsacrato, si svolgono mostre e performaces degli studenti. Una pausa inattesa e preziosa è offerta dal piccolo ma delizioso Orto Botanico, a cui si può accedere o dall’interno del palazzo di Brera oppure dalla retrostante via fratelli Gabba. Risalente al XVIII secolo, il tranquillo giardino per lo studio delle specie vegetali è stato riaperto al pubblico pochi anni fa, e offre uno scenario del tutto inconsueto nel centro storico della città. Dall’Orto Botanico si può osservare, in alto, la cupola metallica del settecentesco Osservatorio Astronomico, che custodisce una raccolta di antichi strumenti. L’evidente centro di gravità del quartiere è l’imponente palazzo di Brera, che si presenta come una severa mole di mattoni e pietra, nell’aspetto ricevuto prevalentemente nel XVII-XVIII secolo, quando il palazzo, una delle più importanti architetture civili della città, ospitava le scuole dei Gesuiti. Il robusto portale a colonne è opera di Giuseppe Piermarini, lo stesso architetto della Scala e di Palazzo Reale.

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BACK TO THE FUTURE di James M. Bradburne, Direttore della Pinacoteca di Brera e della Biblioteca Nazionale Braidense

Ogni grande città ha i propri luoghi mitici: Parigi ha la Torre Eiffel e i Jardins de Luxembourg; Londra la Torre, ma anche i Chelsea Physic Garden. A Milano c’è il Duomo, la Galleria, la Scala… e Brera. Brera è più di un antico palazzo e più della sede di una delle più importanti collezioni d’arte del Paese… è molto di più. Brera comprende l’orto botanico più antico della città, creato dai Gesuiti per coltivare le piante medicinali. Brera è la sede del più antico osservatorio astronomico della città, che serviva per determinare con esattezza il mezzogiorno prima che venisse introdotto in città l’orario per zone nel 1884. Brera è pure la sede della più importante Accademia d’Arte italiana, un istituto scolastico per l’insegnamento della scienza e della letteratura e, infine, è anche la sede della magnifica biblioteca fondata dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria nel 1786. Brera è uno dei luoghi favolosi di Milano. Essere il direttore di due delle istituzioni più prestigiose del palazzo è perciò un privilegio e un piacere. Il mio obiettivo – e quello dell’intera squadra di Brera – è di rendere vitale e dinamico questo luogo deputato alla cultura, situato nel cuore della città e al centro del cosiddetto “design district”. Oltre a ricollocare la collezione del museo, che include i capolavori di Mantegna, di Piero della Francesca, di Raffaello, di Caravaggio e di Picasso, il palazzo deve diventare luogo di eventi e attività in ogni stagione, durante le settimane del Design, della Moda e ne corso della Fiera del Mobile e, da ora (2017)in poi, Brera ospiterà ogni 21 giugno, per il solstizio d’estate, un ballo. Ogni giorno, arrivando in ufficio e attraverso il cortile d’onore, io percepisco tutte le potenzialità e le qualità di questo palazzo e provo un’intangibile eccitazione nel ridargli vita e nel vedere il cortile, il museo e la biblioteca popolati da così tanti giovani. D’altro canto, mi rendo conto che prendersi cura di uno dei luoghi più importanti al mondo e trovare modi per rivitalizzarlo e creare nuovi motivi per attrarre nuovo pubblico, è una gravosa responsabilità. Brera è il cuore di Milano, ed è un privilegio far sì che batta all’unisono con la Milano contemporanea.

Solstizio d’estate 2017, a Brera si ballla sulle note di La La Land

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Visita alla Pinacoteca Nata come raccolta di esempi di pittura destinati agli studenti dell’Accademia di Belle Arti, la Pinacoteca di Brera è stata aperta al pubblico nel 1809, in epoca napoleonica, anzi, scegliendo come data di inaugurazione proprio il 15 agosto, giorno del compleanno di Napoleone! Il nucleo iniziale della raccolta era costituito da grandi dipinti di soggetto sacro, provenienti soprattutto dalle zone conquistate dagli eserciti di Bonaparte: si possono facilmente riconoscere ancora oggi per le semplici ed efficaci cornici dorate, tutte uguali. Nel giro di pochi anni, Brera assume un carattere di rilievo internazionale, e continua a crescere negli spazi e nel numero delle opere. È tuttora in corso il riassetto del percorso di visita, che dovrebbe ulteriormente ampliarsi grazie a nuovi spazi espositivi e per offrire ai visitatori servizi più confortevoli e funzionali. L’accesso avviene dalle solenni e lunghe rampe dello scalone che in fondo al cortile d’onore conduce al piano nobile. Durante la salita veniamo accompagnati dalle statue di grandi pensatori dell’Illuminismo. In cima al loggiato si entra nella Pinacoteca, in corrispondenza con l’affaccio verso la splendida sala teresiana, l’ambiente più sontuoso della Biblioteca Braidense. Il corridoio di accesso porta, a sinistra, verso un gruppo di sale di ridotte dimensioni con tavole a fondo oro e [1] Giovanni Bellini, Pietà, 1467-1470, tempera su tavola, 86 × 107 cm. Sala VI La tavola, datata agli anni compresi fra il 1465 e il 1470, segna un evidente affrancamento dell’artista dalla lezione di Andrea Mantegna, cui egli era legato non solo da affinità culturali, ma anche da stretti vincoli di parentela (ne era il cognato). Bellini, immergendo le tre figure scultoree entro un’atmosfera fatta di luce naturale, si concentra sulla rappresentazione della dolente umanità dei protagonisti, creando così un linguaggio nuovo che diverrà la sua personale e inconfondibile cifra stilistica.

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PINACOTECA DI BRERA VENERANDA PINACOTECA AMBROSIANA

[2] Andrea Mantegna, Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti, 14701474, tempera su tela, 68 × 81 cm. Acquistato nel 1824, grazie alla mediazione di Antonio Canova. Sala VI Celebre esercizio di prospettiva con lo scorcio sorprendente del corpo umano, il dipinto è stato con ogni probabilità dipinto da Mantegna non per venderlo a un committente ma per installarlo nella propria cappella funeraria: alla morte dell’artista, il figlio lo registra tra gli oggetti rimasti nella bottega. E’ una delle poche opere dipinte su tela nel Quattrocento italiano. Il colore, estremamente delicato, evoca la penombra e l’atmosfera triste di una camera mortuaria. Dettaglio curioso: Mantegna mette in evidenza la lastra su cui è deposto Cristo: a Mantova, dove il pittore viveva, era conservato la reliquia di un frammento di marmo proveniente da Gerusalemme e riferito alla “pietra dell’unzione” all’interno del Santo Sepolcro.

affreschi staccati, i dipinti più antichi del museo, dal XIII all’inizio del XV secolo. Un nuovo allestimento ci accoglie nella straordinaria sala dedicata alla pittura veneta del Quattrocento, con il confronto ad altissimo livello tra la Pietà [1] di Giovanni Bellini e Andrea Mantegna, con il suo celebre Cristo Morto [2]. In fondo, si passa negli spazi monumentali dei quattro Saloni Napoleonici, realizzati all’inizio dell’Ottocento e divisi da coppie di colonne. Accolgono i dipinti più grandi, come la spettacolare Predica di San Marco [3] di Gentile e Giovanni Bellini e l’inquietante Ritrovamento del corpo di San Marco [4] di Tintoretto. La prospettiva dei saloni comprende anche il grandioso modello in gesso realizzato da Antonio Canova per la statua di Napoleone [5] al centro del cortile. Il corridoio che scorre a fianco dei saloni è prevalentemente dedicato all’arte del Novecento, grazie alla donazione di due collezioni private (Jesi e Vitali), completate da alcuni acquisti. Molto importanti sono i settori dedicati al Futurismo e alla pittura metafisica [6]. In fondo, dopo la ricomposizione di una cappella affrescata da Luini, si passa nel quarto salone napoleonico e da qui alla appena rinnovata sala dei ritratti del Cinquecento. Una presenza sempre interessante è il grande laboratorio di restauro a vetrate [7], che consente

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Visita alla Pinacoteca

[3] Gentile e Giovanni Bellini, Predica di San Marco in una piazza di Alessandria d’Egitto, 1507 ca. Olio su tela, 347 x 770 cm, dalla Scuola Grande di San Marco a Venezia. Sala VIII È il più grande dipinto esposto a Brera. Ambientato con molta fantasia ad Alessandria d’Egitto, ma con una scenografia che in realtà ricorda molto da vicino piazza San Marco a Venezia, è un’incredibile miniera di dettagli curiosi: abiti, personaggi, oggetti, animali esotici. Iniziato da Gentile Bellini, che conosceva bene le atmosfere e i costumi orientali avendo compiuto un soggiorno a Costantinopoli presso la corte del sultano, il grande quadro è stato portato a termine dal suo celebre fratello Giovanni Bellini. Dettaglio curioso: Fra la folla dei personaggi, sulla destra, si può riconoscere un inatteso ritratto di Dante Alighieri, riconoscibile dalla corona di alloro sulla testa. Qualche anno prima dell’esecuzione del dipinto, la Repubblica di Venezia aveva conquistato la città di Ravenna, dove si trova la tomba del grande poeta: Gentile Bellini intende così celebrare una “gloria” letteraria di cui la Serenissima poteva inaspettatamente vantarsi.

[4] Jacopo Tintoretto, Ritrovamento del corpo di san Marco, 1562-1566, olio su tela, cm 396 x 400, dalla Scola di San Marco a Venezia. Sala IX Un gran quadrone dalla prospettiva diagonale, dalle luci balenanti e dal soggetto decisamente insolito. Un gruppo di veneziani si è introdotto nottetempo in una chiesa di Alessandria d’Egitto e sta scoperchiando le tombe alla ricerca delle reliquie di san Marco. Il fantasma dell’evangelista compare in primo piano a sinistra, e con gesto autorevole indica di interrompere la macabra operazione.Dettaglio curioso: Il cadavere a terra è dipinto da un punto di vista frontale, e ricorda decisamente lo scorcio virtuosistico del Cristo morto di Mantegna.

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PINACOTECA DI BRERA

[8] Gentile da Fabriano, Polittico di Valle Romita, 1410-1412, tempera su tavola, 157,2 x 79,6 tavola centrale, cm 117,5 x 40 tavole laterali inferiori, cm 48,9 x 37,8 tavole laterali superiori. Sala XXII SI tratta del massimo capolavoro di pittura tardogotica a Brera. Le cinque tavole maggiori del polittico giunsero in Pinacoteca nel1811, dall’eremo francescano di santa Maria di Valdisasso, presso Fabriano; le quattro tavole minori furono acquistate da una collezione privata nel 1901. Il tema, l’“Incoronazione della Vergine” attorniata da santi fondatori dell’ordine, è il più caro all’osservanza francescana.

ai visitatori di seguire direttamente i lavori di conservazione delle opere d’arte. Molto affascinante per il contrasto tra l’oro e le pareti tinteggiate di rosso è la serie di sale che espongono i dipinti del Quattrocento in Emilia e nelle Marche, fra cui il prestigioso polittico [8] di Gentile da Fabriano, capolavoro della pittura tardogotica. Una sala adibita a deposito fa poi da preludio per l’ambiente più solenne del museo: la sala in cui uno accanto all’altro sono esposti la Pala Montefeltro [9] di Piero della Francesca e lo Sposalizio della Vergine [10] di Raffaello. Seguono le sale della pittura tra la fine del Cinquecento e il primo Seicento (consigliamo una sosta davanti alla Fruttivendola [11] di Vincenzo Campi) da poco rinnovate intorno alla Cena in Emmaus [12] di Caravaggio. E poi, la sequenza della pittura barocca, che presenta tra l’altro un grande dipinto di Rubens. Nelle sale del Settecento, con una piacevole tinteggiatura azzurra, particolarmente importanti sono le opere dei vedutisti veneziani Canaletto, Bellotto e Guardi. Infine, le opere del XIX secolo, con opere di grande importanza e il celebre Bacio [13] di Francesco Hayez, l’ultimo capolavoro con cui Brera saluta i visitatori. 7_  


Visita alla Pinacoteca

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PINACOTECA DI BRERA [11] Vincenzo Campi, la Fruttivendola, 1578-1581, olio su tela, cm 143 x 213.

Sala XVIII Siamo al tramonto del Rinascimento: nascono nuovi generi e nuovi soggetti per la pittura, destinati a un collezionismo in piena evoluzione. Il cremonese Vincenzo Campi è stato abile e tempestivo nell’interpretare il nascente gusto verso la natura morta, che da lì a una decina d’anni raggiungerà la maturità con Caravaggio. La protagonista è ancora una donna, la mite e bonaria venditrice con un bel grappolo d’uva in mano: ma nel dipinto dilagano frutti e verdure di ogni genere, come in un trionfo delle stagioni. Dettaglio curioso Vincenzo Campi si è divertito a scegliere per ogni genere di ortaggi o di frutti un contenitore diverso: ciotole, ceste, catini, ceramiche, piatti e così via.

[12]

Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, Cena in Emmaus, 1605 - 06, olio su tela, 141 x 175 cm, acquistato nel 1939 dalla Associazione Amici di Brera. Sala XXVIII

[7] Carlo Carrà, Madre e figlio, 1917, olio su tela, cm 90 × 59,5, donazione Sala X Il percorso stilistico di Carrà si snoda nel arco dei primi tre decenni del Novecento, dal Futurismo al Surrealismo, cui si avvicina grazie all’amicizia con Filippo De Pisis e Giorgio de Chirico.

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Tesori e segreti

[9] Piero della Francesca, Pala Montefeltro, 1474 ca, tempera su tavola, cm 248 x 170, dalla chiesa di San Bernardino a Urbino. Sala XXIV Un uovo di struzzo, perfetta figura geometrica sospesa nello spazio rappresentato in prospettiva, pende al di sopra del silenzioso gruppo di figure. La pala d’altare di Piero della Francesca è uno dei capolavori in cui è pienamente espresso il senso della geometria dell’umanesimo italiano, nel perfetto rapporto tra le figure e le architetture. La Madonna è attorniata da quattro angeli e sei santi: a destra, in ginocchio, è raffigurato Federico da Montefeltro, duca di Urbino, committente del dipinto, eseguito per la chiesa in cui si trova la sua tomba. Dettaglio curioso: Federico era sempre raffigurato di profilo per non mettere in evidenza una grave ferita che l’aveva sfregiato, privandolo di un occhio: l’ammaccatura dell’elmo ricorda l’incidente. [10] Raffaello Sanzio, Lo sposalizio della Vergine, 1504, olio su tavola, cm 170 × 118. Sala XXIV

I SEGRETI DEL PALAZZO Circa 4000 sono gli studenti internazionali che affollano le storiche aule dell’Accademia. Nei lunghi corridoi sono disseminati i calchi in gesso di celebri sculture classiche e rinascimentali, un tempo materiale didattico e oggi sontuoso decoro di prospettive suggestive. Nella piazzetta di fianco al palazzo sorge il monumento a Francesco Hayez, per lunghissimi anni docente e poi direttore dell’Accademia: è un onore particolare, poiché l’unico altro monumento a un pittore a Milano è quello a Leonardo da Vinci in piazza della Scala! Di fronte al monumento si distende la facciata settecentesca del bel Palazzo Cusani, un bell’esempio di dimora nobiliare. Entrando nel palazzo di Brera, a destra del grande cortile centrale si trova il cosiddetto “atrio dei Gesuiti”, da poco restaurato. E’ un ambiente ricco di storia, con sculture di varie epoche, fra cui un grande rilievo con il trionfo di Napoleone, predisposto per l’Arco della Pace ma mai installato. Al di là di un bel portale barocco prende avvio il corridoio che conduce direttamente all’Orto Botanico e alla scala che conduce all’Osservatorio Astronomico. Lungo il corridoio si trova, sulla destra, la grande aula di scenografia, ricavata nei suggestivi resti gotici della chiesa di Santa Maria di Brera, di cui resta anche, in un cortile laterale, la torre del campanile. Sempre percorrendo il corridoio si notano le lapidi celebrative dedicate a celebri professori: una targa ricorda lo studio di Hayez, che ha anche donato a Brera la propria ampia collezione di dipinti. Uscendo nell’Orto Botanico, oltre al sempre vario spettacolo della natura meritano un’occhiata le antiche serre, in attesa di un efficace utilizzo. Il parco confina con il giardino di Palazzo Citterio, l’edificio lungo via Brera che dovrebbe ospitare in un prossimo futuro l’”espansione” della Pinacoteca, nel segno della Grande Brera.

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Napoleone e Brera A CHI VERREBBE IN MENTE di inaugurare un museo il giorno di Ferragosto? Eppure, nel 1809, a Brera è andata proprio così. Ma c’è una spiegazione: è il compleanno di Napoleone, il vero “responsabile” della formazione e della nascita della Pinacoteca. Il nucleo fondamentale delle collezioni si basa infatti sulle requisizioni effettuate durante le campagne napoleoniche in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Marche. Napoleone domina la scena fin dall’ingresso: in mezzo al cortile la grande statua in bronzo di Canova lo celebra come Marte pacificatore, e gli conferisce un fisico atletico che il piccolo imperatore còrso in realtà non poteva certo vantare. Napoleone è presentato nei panni, anzi, “senza” i panni, del dio greco, mentre contempla una piccola statuetta allegorica della Vittoria. Quest’ultima è una copia: l’originale è stato rubato nel 1978, e non è mai stato ritrovato. Per un paio d’anni, prima della realizzazione della replica, Napoleone teneva in mano solo la boccia, e l’espressione della statua appariva curiosamente perplessa. Bisogna ammettere che la grande statua ha avuto vicissitudini davvero notevoli, in parte legate anche al tramonto dell’astro di Bonaparte. Canova ha modellato la scultura già a partire dal 1803, partendo come sempre da un modello in gesso. Una versione del gesso originale, a lungo rimasta nell’Accademia di Brera, si trova oranella prima sala monumentale della Pinacoteca. Seguì la realizzazione di una scultura in marmo di Carrara, trasportata nel 1811 ed esposta nel Louvre, all’epoca più semplicemente “Musée Napoléon”. Dopo la caduta di Napoleone, la statua venne acquistata dal re d’Inghilterra e regalata al duca di Wellington. Si trova tuttora ai piedi della scala della residenza londinese del vincitore di Waterloo, Apsley House. Intanto, veniva realizzata la fusione destinata a Milano: il bronzo fu ricavato dai cannoni papali di Castel Sant’Angelo. Arrivata nel 1812, la statua fu subito collocata a Brera, ma alcuni professori dell’Accademia chiesero che venisse spostata piuttosto in piazza del Duomo, e fra le diverse opinioni il bronzo colossale finì al chiuso, prima in una saladeposito e poi addirittura in un sotterraneo. Ovviamente il governo austriaco, subentrato a quello napoleonico dopo la restaurazione, non aveva alcun interesse a riesumare la statua celebrativa, e si dovette attendere fino al 1859 per riesumare la statua e collocarla infine al centro del cortile. Non è difficile immaginare il giorno: il 15 agosto, esattamente cinquant’anni dopo l’inaugurazione della Pinacoteca! La scultura di Canova è stata oggetto di uno spettacolare intervento di restauro nel 2014. La pulitura è avvenuta nel cortile di Brera, in un padiglione appositamente realizzato, in cui Napoleone era stato coricato in orizzontale. Il restauro è stato finanziato dalla Bank of America grazie a un “patto” con gli Amici di Brera, che hanno garantito che l’intervento sarebbe stato concluso entro un anno di lavoro. E così è stato. 11_  


La linea del tempo 1275 Intorno a questa data viene costruita dall’ordine degli Umiliati la chiesa di Santa Maria di Brera, in una zona di prati (“braida”) vicino alle mura medievali della città.

1346 La chiesa viene ricostruita su progetto di Giovanni di Balduccio, architetto e scultore di Pisa.

1485 Vincenzo Foppa dipinge in Santa Maria di Brera l’affresco della Madonna del tappeto, oggi in Pinacoteca.

1571 Dopo un fallito attentato contro l’arcivescovo Carlo Borromeo, l’ordine degli Umiliati viene sciolto. Il convento di Brera passa ai Gesuiti.

1591 Inizia la ricostruzione e l’ampliamento del palazzo di Brera.

1615 Assume la direzione dei lavori l’architetto Francesco Maria Richini, a cui si deve il progetto per il grandioso cortile centrale.

1630 Una tragica epidemia di peste colpisce Milano e rallenta la costruzione del palazzo di Brera.

1702 Viene costituita la “specola”, l’osservatorio astronomico di Brera.

1707 Finisce io dominio spagnolo su Milano. La città passa sotto l’amministrazione imperiale austriaca.

1713 Nasce Maria Teresa d’Asburgo, futura imperatrice.

1740 Alla morte del padre Carlo VI, Maria Teresa assume la conduzione dell’impero.

1760 Dall’osservatorio astronomico di Brera due padri gesuiti avvistano una cometa.

1773 Soppressione dell’ordine dei gesuiti. Nel palazzo di Brera, passato allo Stato, Maria Teresa sollecita la realizzazione di un grande centro di studi scientifici, con la Biblioteca Braidense, l’Orto Botanico e l’osservatorio astronomico.

1776 L’architetto Giuseppe Piermarini ritocca il palazzo realizzando il poderoso portale d’ingresso

1780 A Maria Teresa succede il figlio Giuseppe II, che avvia l’apertura a Brera della Accademia di Belle Arti.

1786 Gli astronomi di Brera tracciano una grande meridiana sul pavimento del Duomo.

1791 L’abate Giuseppe Parini, importante poeta e intellettuale illuminista, è nominato Sovrintendente alle scuole pubbliche di Brera.

1796 Napoleone entra a Milano.

1801 _12   _12  

Nominato segretario dell’Accademia Giuseppe Bossi: sarà lui il principale fautore della pinacoteca.


1805 Napoleone affida al pittore Andrea Appiani il compito di selezionare e raccogliere dipinti da diverse zone d’Italia (Lombardia, Veneto, Emilia, Marche).

1806 Viene acquistato dallo Stato lo Sposalizio della Vergine di Raffaello: un passo decisivo verso la costituzione del museo.

1809 Dopo la parziale distruzione dell’antica chiesa per far posto alle sale del museo, viene inaugurata la Pinacoteca di Brera.

1857 Dopo varie vicissitudini, viene collocata definitivamente al centro del cortile la grande statua in bronzo di Napoleone, su modello di Canova.

1882 Fra molte polemiche, la direzione della Pinacoteca viene staccata da quella dell’Accademia. Le due istituzioni sono ora separate.

1917 Per il pericolo della guerra, i dipinti della Pinacoteca vengono staccati da Brera e ricoverati al sicuro. Il ritorno delle opere dopo la fine del conflitto è l’occasione per un generale riallestimento e per nuove acquisizioni.

1926 Viene fondata la Associazione Amici di Brera, che fa giungere alla Pinacoteca importanti dipinti e sostiene costantemente l’attività della Pinacoteca.

1939 Il regime fascista impone lo scioglimento degli Amici di Brera e allontana il direttore della Pinacoteca, Ettore Modigliani, per le sue origini ebraiche. Ma Modigliani e gli Amici lasciano Brera con un gesto grandioso: l’acquisto della Cena in Emmaus di Caravaggio.

1940 L’Italia entra in guerra a fianco della Germania. La Pinacoteca e l’Accademia di Brera vengono evacuate: libri e dipinti vengono spostati al sicuro grazie all’abnegazione e al coraggio di straordinari funzionari come Guglielmo Pacchioni e Gian Alberto Dell’Acqua.

1943 -1945 Milano viene pesantemente bombardata dall’aviazione inglese. Il palazzo è sventrato, i tetti bruciano. Nell’inverno 1943-44 la neve si accumula nei ruderi delle sale che ospitavano la Pinacoteca.

1950 Sotto la direzione di Fernanda Wittgens riapre la Pinacoteca, con l’allestimento curato da Piero Portaluppi.

1974 Il sovrintendente Luigi Russoli chiude la Pinacoteca per segnalare la scarsa attenzione dello Stato verso uno dei suoi massimi musei. Brera ha bisogno di spazio: nasce il progetto della “Grande Brera”.

1976 Viene donata a Brera la collezione Jesi, di arte del XX secolo: altre donazioni e acquisti aumenteranno negli anni successivi il numero e l’importanza delle opere moderne nella Pinacoteca.

2009 La sovrintendente Sandrina Bandera dirige le manifestazioni per il bicentenario della Pinacoteca. Nel solo giorno di Ferragosto, “compleanno” del museo, entrano a Brera circa 12.000 persone.

2015  iene nominato direttore generale di Brera James Bradburne, V che dà avvio an radicale riassetto della Pinacoteca, con il motto “Fieri di Brera”.

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Un orto botanico al “bacio”

Sull’orto botanico braidense si affaccia l’osservatorio astronomico, che fa parte del medesimo complesso istituito dall’imperatrice d’Austria Maria Teresa, nel 1774.

L’ORTO BOTANICO Si può accedere dall’interno del palazzo, attraverso i lunghi corridoi dell’Accademia, oppure dalla cancellata in fondo a via Fratelli Gabba. L’Orto Botanico di Brera è uno spazio relativamente piccolo (5000 metri quadrati), ma che offre una pausa di serenità e di bellezza naturale: è gestito dalla facoltà di Botanica dell’Università, che ha ripristinato la distribuzione delle aiuole dell’epoca di Maria Teresa, che lo istituì nel 1774. Conta circa 300 specie vegetali, e fra esse l’ultima novità: la Rosa Brera, una varietà appositamente selezionata. Si affacciano sull’Orto Botanico le antiche serre progettate da Luigi Piermarini, l’architetto della Scala. Attualmente in uso all’Accademia di Belle Arti, è in progetto la loro trasformazione in un caffè affacciato sul verde. L’Orto Botanico, inoltre, confina con il giardino di palazzo Citterio, l’edificio lungo via Brera acquistato dallo Stato per allargare gli spazi per il museo. IL “BACIODIHAYEZ” Così, scritto e pronunciato tutto insieme: il “Bacio” di Francesco Hayez è diventato in tempi recenti uno dei quadri prediletti dai visitatori, per la sua almeno apparente spontaneità. Dopo tanti austeri quadri sacri, finalmente, ormai alla fine del percorso, un’effusione di affetto tra due amanti! Ma è proprio così? In realtà, il quadro è stato realizzato dal pittore come allegoria della alleanza tra Italia e Francia nel Risorgimento e per realizzare l’indipendenza nazionale, e i due personaggi indossano abiti medievali. Ma non importa! Le vendite del merchandising nel bookshop della Pinacoteca sanciscono il successo di un dipinto romantico.

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Serravalle e l’arte L’interesse di McArthurGlen nei confronti della cultura e dell’arte è profondo e indissolubilmente legato alla natura del Gruppo. Da sempre, McArthurGlen sostiene l’arte in tutte le sue forme, supportando e creando legami con le più importanti istituzioni culturali della Penisola e promuovendone i valori all’interno dei cinque centri presenti in Italia. I McArthurGlen Designer Outlet di Serravalle, Noventa di Piave, Barberino di Mugello, Castel Romano e La Reggia ospitano nelle loro piazze opere di arte contemporanea e mostre, promuovono incontri con la musica e dibattiti con scrittori e artisti. Il legame con la Pinacoteca di Brera conferma l’impegno del Gruppo, in particolare del McArthurGlen Designer Outlet di Serravalle, nei confronti di uno dei musei più importanti del mondo, creando un ponte ideale tra la città di Milano e il territorio di Serravalle, ricco di spunti artistici e culturali rilevanti, ancora da scoprire.

Visitor Treasure Guides | Milano: BRERA A OCCHI APERTI Supplemento di “Where® Milan” - The Monthly City Guide Reg. Trib. Milano n. 453, 19 Luglio 2010 Where Italia Srl, Iscritto al ROC n. 20182 del 14 settembre 2010 La guida è disponibile in versione cartacea e in versione digitale in PDF e PDP© (Proedi Dynamic Publications) (www.proedieditore.it/visitor-treasure-guides/) ©Proedi Comunicazione srl Managing Editor: Andrea Jarach Responsabile editoriale: Patrizia Masnini Art direction: Elisabetta Giudici Marketing: Rachele Renna Testi: Stefano Zuffi Foto: pinacotecabrera.org Editing and layout: Proedi Editore Via E. Biondi 1 - 20154 Milano www.proedieditore.it Traduzione in inglese: Language Consulting Congressi Stampa: Graphicscalve, loc. Ponte Formello 24020 Vilminore di Scalve (BG) Prima edizione: Dicembre 2017 Si ringrazia: James Bradburne, Alessandra Quarto e McArthurGlen Serravalle Designer Outlet il cui contributo ha reso possibile la pubblicazione della presente guida


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Pinacoteca di Brera | Visitor Treasure Guides [IT]  

“Brera a occhi aperti” è la prima delle guide dedicate agli ospiti internazionali e nazionali amanti dell’arte e del bello, che fanno parte...

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