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editoriale

Il 2020 per la stampa del Movimento

In punta di piedi Gioacchino Maida Capo redattore Strade Aperte

Michele Pandolfelli Direttore Strade Aperte

gennaio/febbraio 2020

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Con la ripresa delle attività del Movimento dopo l’Assemblea di Sacrofano anche la stampa del Masci si rimette in moto. Intanto con una novità, anticipata da Giovanni Morello nel suo editoriale dell’ultimo numero del 2019. Dopo nove anni, Giovanni lascia la guida di Strade Aperte, divenuto recente‐ mente bimestrale. A nome di tutto il Movimento voglio esprimere un sincero e profondo ringraziamento a Giovanni per il suo servizio e per come lo ha svolto in questi anni. Sono d’accordo con lui quando ha scritto di aver sempre cercato (e ci è riuscito!) di rappresentare nella rivista il ricco universo di attività del Masci, interpretandone il vissuto e il suo sentire profondo. Voglio anche sottolineare come la rivista, se da un lato ha supportato l’attuazione dei programmi nazionali, dall’altro ha cercato sempre con equilibrio di dare spazio anche a punti di vista diversi da quelli dei Presidenti ed Esecutivi di turno. Infine, ringrazio Giovanni per la cura che ha sempre riservato alla leggibilità, allo stile, alla scelta delle fotografie, all’impaginazione, allo scopo di rendere la rivista sempre più fruibile. Il testimone ora è nelle mani di Gioacchino Maida, che è stato nominato Capo redattore di Strade Aperte bimestrale dal C.N. di novembre scorso e che conseguentemente cessa dall’incarico di segretario regionale del Piemonte: Gioac‐ chino nell’articolo a fianco si presenta da solo. Da parte mia posso dire che la nomina ha seguito un criterio basato sulla competenza, sull’esperienza nel Movimento, sull’equilibrio della persona prescelta. Dopo nove anni, Strade Aperte ha un Caporedattore e una redazione non più incentrata su Roma: è un segno di attenzione alla dimensione nazionale del Movimento e all’esigenza di adeguatamente rappresen‐ tare la varietà delle esperienze del Masci. Per il 2020 la stampa del Masci sarà sempre articolata su Strade Aperte bimestrale e sul supplemento monografico Argomenti, che continuerò a coordinare. Nel 2020 Strade Aperte avvierà alcune innovazioni nei contenuti e comun‐ que entrambe le riviste sosterranno la riflessione e l’attua‐ zione del programma del Movimento con riferimento ai 4 orizzonti di lavoro (Responsabilità nel sociale e nella politica; Sostenibilità dello sviluppo, Armonia nelle Relazioni, Adulti nella Chiesa). Allo stesso tempo la stampa continuerà ad ospitare articoli anche non in linea con le scelte del pro‐ gramma. Nel 2020 in Consiglio Nazionale si svilupperà un approfon‐ dimento sul tema della comunicazione interna e soprattutto esterna al Movimento, articolata su diversi mezzi. È un tema rilevante e non più eludibile da un Movimento che vuole crescere e che quindi vuole farsi conoscere e capire di più da parte di vasti strati degli adulti italiani. Su questo tema ritorneremo. Buon 2020 a tutti.

Accettare di svolgere un nuovo servizio è sempre motivo di ri‐ flessione e ci si domanda: ne sarò all’altezza? Scout da sempre e nel Masci da oltre un decennio, finora ho guardato la Rivista dalla parte del semplice lettore, di chi in Comunità, e poi anche nel servizio di segretario regionale, ha cercato spunti di lavoro e di riflessione nelle sue pagine: ora tutto cambia! Avere la responsabilità della redazione della rivista del MASCI non è cosa semplice, ma soprattutto non è semplice sosti‐ tuire chi per circa un decennio l’ha diretta con professionalità e maestria. Non è semplice barcamenarsi tra i tempi obbligati della pubblicazione, i materiali da recuperare, i collaboratori da sollecitare, da una parte, e dall’altra, le sollecitazioni di chi ha mandato un articolo, una notizia e attende di vederla stampata, o di chi semplicemente aspetta che la rivista arrivi e non la vede ancora nella propria cassetta postale. Giovanni ha saputo tenere tutto in equilibrio e ha bilanciato al meglio il tutto. Lui stesso, nel suo saluto ai lettori, ha sotto‐ lineato tutti gli aspetti da tenere in considerazione per dar conto della vita del Movimento, di quanto avviene e di quanto le Comunità e gli A.S. riflettono sul nostro essere scout. Adesso la palla passa al sottoscritto e ringrazio per l’augurio di buon lavoro rivolto da Giovanni e dalla redazione romana. Faremo “certamente di meglio e di più”? Questo non so ed è questo il motivo per cui arrivo in punta di piedi: non si tratta di stravolgere e di fare editti per le “magnifiche sorti e progressive” della nostra rivista. Cercherò di renderla sem‐ pre più aderente alle esigenze delle Comunità e, quindi, di tutti i lettori. La difficoltà nel realizzare una rivista sta nel cercare di inter‐ pretare al meglio i desiderata dei potenziali lettori. Quindi leggibilità, certo; ampiezza di informazione, certo; appro‐ fondimento di tematiche, certo; ma soprattutto attrattività, voglia di farsi sfogliare e poi leggere e arrivare in fondo ad articoli chiari, incisivi e, per quanto possibile, completi. Bi‐ sognerà tener conto di tutto: dalle più significative attività delle Comunità, alle attività regionali, alle modalità di lavoro, agli approfondimenti sul metodo. Come accenna qui a fianco Michele (un riferimento certo e di valore per cercare di fare bene) sosterremo “la riflessione e l’attuazione del programma del Movimento”, soprattutto come il Movimento stesso vivrà le proposte e le sollecitazioni che arrivano dall’ultima Assemblea. Dal punto di vista grafico e dell’impostazione generale, faremo man mano degli aggiu‐ stamenti: anche questa redazione (in costruzione) sarà at‐ tenta e sensibile alle voci che giungono dal Movimento. Ora basta! è bene non farla tanto lunga e mettersi al lavoro, con la consapevolezza che, con spirito scout, dovrà essere un lavoro “ben fatto”, umilmente e nell’ ascolto di tutti. In‐ fine, ancora un ringraziamento per la fiducia accordatami nell’offrirmi questa possibilità di servizio. Buon anno e buona strada a tutti!


in primo piano

“Il Consiglio nazionale del Masci, in relazione ai vili e inqualificabili attacchi della mafia a sedi dell’Agesci, con riferimento anche alla gestione nell’interesse della comunità nazionale dei beni confiscati alla crimi‐ nalità organizzata, esprime la sua solidarietà ai gruppi dell’Agesci che hanno subito questi attacchi, all’Agesci nazionale, nonchè la sua vicinanza a tutti coloro i quali, nel nome degli ideali dello scautismo, hanno scelto di operare per il bene comune gestendo i predetti beni confiscati. Estende altresì la sua solidarietà a tutti coloro i quali sono comunque impegnati in questa opera meritoria. Ribadisce l’impegno del Masci per una lotta senza quartiere, con le armi del servizio al prossimo e del‐ l’educazione, contro la criminalità organizzata e una mentalità di subordinazione e di acquiescenza nei confronti del fenomeno mafioso” Roma 17 gennaio 2019

gennaio/febbraio 2020

Le sedi scout assaltate

Dichiarazione del Presidente del Masci – Massimiliano Costa durante i lavori: “Ricordo che il Masci è coinvolto nella gestione… Il Masci ben lungi dal farsi intimidire dagli attacchi che si sono verificati, continuerà a sostenere l’impegno di Comunità e di adulti scout nel servizio presso i beni confiscati alla mafia, nella considerazione del suo valore sociale e politico e di esempio educativo per tanti giovani e adulti che vivono a contatto con il fenomeno…”

Gli scout e la Giornata della Memoria 3

“In linea con quanto afferma Papa Francesco – “Se per‐ diamo la memoria, annientiamo il futuro” – vogliamo qui testimoniare come, anche per gli scout, la “Gior‐ nata della Memoria” sia un momento particolarmente importante e lo facciamo con il messaggio unificato della F.I.S. e del CNGEI. Inoltre, molti lo avranno visto su FB (postato dall’Agesci della zona Aquila), ci piace proporvi anche il ricordo di uno scout polacco.

27 Gennaio – Giornata della Memoria – Anniversario della Liberazione di Auschwitz “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessa‐ rio.” Primo Levi In Italia si conosce poco la storia di questo scout po‐ lacco, Kazimierz Piechowski, che fu deportato ad Au‐ schwitz in quanto scout, ma che riuscì a fuggire e ad allearsi alla resistenza polacca. Fu per questo motivo che dovette scontare 7 anni di carcere inflitti a lui dal regime comunista. Oggi ricordiamo lui, in nome di tutte le vittime dell’Olo‐ causto e della scelleratezza del male.

Ricordiamo un bel libro, che vale la pena leggere, già presentato in queste pagine: FULVIO JANOVITZ, La pietra d’identificazione – Memorie e ricordi (1938‐1945), Firenze, Casa Editrice Giuntina, 2017.


vita associativa

Un programma triennale coraggioso che vuole guardare al domani Massimiliano Costa Presidente Nazionale MASCI

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Il Consiglio Nazionale ha elaborato il Programma trien‐ nale per il Movimento rimanendo aderente a quanto votato in Assemblea a Sacrofano. Mi sembra uno sforzo interessante, e anche coraggioso: gli orizzonti che ci siamo dati, infatti, nascono da una lettura della realtà interpretata con la positività dello spirito scout che ci invita ad entrare nella storia per migliorarla, passo dopo passo. Cinque sono gli orizzonti che tra‐ guardiamo verso cui incamminarci. Responsabilità nel sociale e nella politica è il primo orizzonte che ci poniamo. La politica è un valore sociale a cui il Masci non si sottrae e noi possiamo trovare un protagonismo, anche come Movimento, proprio nel‐ l’impegno personale e collettivo verso alcune sfide del nostro tempo, consapevoli che la stabilità del mondo in cui siamo cresciuti, per diversi motivi, oggi è rivolu‐ zionata. La politica non riesce a guidare più i processi evolutivi ma insegue con affanno la storia, che sembra correre senza guide e riferimenti. Per questo ci sembra indispensabile promuovere una cultura politica che ri‐ parta dai territori e che favorisca percorsi partecipativi facendo rete tra le persone e le associazioni, e che sti‐ moli anche il sorgere di ‘vocazioni’ all’impegno diretto. Noi infatti crediamo nella vita politica attiva, intesa so‐ prattutto come azione utile a modificare il cammino delle comunità territoriali, teniamo altresì ben presente una visione dell’uomo e della società cristianamente ispirata, la sola utile al bene comune, e siamo coscienti che le correnti alla moda sono solo scorciatoie per il consenso e lontane da un vero servizio teso alla libera‐ zione dell’uomo (ricordate la cornice antropologica dello scorso triennio?).

Nella nostra realtà non è più eludibile il tema della cre‐ scita del nostro mondo, e conseguentemente nel tro‐ vare sostenibilità nello sviluppo, che è il nostro secondo orizzonte (anticipato nello scorso triennio dal tema dei nuovi stili di vita). Il Masci ha scelto di aderire all’ASVIS e rendere concreti gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, consci che questo è un cammino prima di tutto culturale, ma anche fatto di piccole cose e di piccoli passi concreti, e ciò si addice bene al modo di affrontare le grosse sfide dello scautismo: cambiare il mondo incominciando da noi stessi, passo dopo passo, inesorabili e senza arrenderci. Anche questo è un grande tema antropologico che richiama le nostre idee sullo sviluppo in senso generale, su come è fatto e su chi coinvolge o chi esclude. La divinazione della tecno‐ logia accoppiata al modello economico iperliberista ri‐ schiano di allontanare la vera riflessione sulla libertà dell’uomo che passa dalla giustizia sociale e dal rispetto della dignità di ogni persona. Per questo il nostro Mo‐ vimento può operare non solo testimoniando un indi‐ rizzo proprio ma, coinvolgendo le comunità territoriali in questa nuova presa di coscienza, essere capace di orientare il futuro nel piccolo e traguardare insieme ad altri grandi prospettive. Riferimento per noi irrinuncia‐ bile rimane l’enciclica Laudato si di Papa Francesco. Questi due importanti orizzonti possono offrire alle Co‐ munità del Masci opportunità concrete di azioni e attività, ma nel loro complesso possono divenire sfide avvincenti caratterizzanti anche una identità ed una presenza nella società e nella Chiesa. Ma non bastano. È indispensabile avere obiettivi per cui lavorare ma è altrettanto indi‐ spensabile non perdere di vista lo stile ed il modo con


vita associativa gennaio/febbraio 2020

cui si cercano di raggiungere le mete prefissate. Per questo c’è il terzo orizzonte che coinvolge ognuno di noi personalmente e tutto il Movimento nel trovare più armonia nelle relazioni. Con questo vogliamo in‐ tendere certamente un comportamento ma anche un modo di guardare alla vita, l’ottica con cui si cammina lungo il sentiero della storia. Per questo il tema della pace deve diventare patrimonio costitutivo del Masci perché, in continuità con il passato, privilegiamo la cul‐ tura del dialogo e del confronto, l’unica che ci aiuta a vincere le nostre paure verso il diverso ed il lontano. La relazione vera è anche l’unica che supporta il nostro senso di comunità e per questo vogliamo recuperare il valore di crescere in “Comunità aperte” capaci di soste‐ nere i singoli nelle relazioni familiari, nei rapporti inter‐ generazionali e nella valorizzazione delle diversità. Lo spirito dell’accoglienza e del rispetto danno senso alle sfide antropologiche della nostra epoca e vanno prati‐ cati nel quotidiano, con coerenza e stile. L’Armonia nelle relazioni non è questione di bon ton, ma rispecchia la valorizzazione dell’altro nella mia vita, nella nostra vita. Adulti nella Chiesa è il quarto orizzonte: vogliamo essere movimento ecclesiale e non clericale, composto da adulti scout portatori e testimoni di valori e scelte, ma anche capaci di “sporcarsi le mani”. Il nostro sforzo è per la costruzione di una Chiesa sinodale, come auspicata da Papa Francesco. Questo orizzonte può rendere il Masci parte attiva all’interno dell’organizzazione dei gruppi di pastorale parrocchiale e diocesana, e valorizzare la no‐ stra presenza nel Consulta dell’apostolato dei Laici e nelle reti associative nazio‐ nali e regionali, ma vo‐ gliamo mantenere ferma la coscienza conciliare sul ruolo dei “cristiani laici”, sia in relazione alla presenza cristiana nel mondo, sia al‐ l’interno della comunità ec‐ clesiale. L’attenzione rivolta alla Chiesa tutta non deve comunque distoglierci dai cammini di crescita attra‐ verso percorsi di discerni‐

mento personale e comuni‐ tario, indispensabili per dare solidità alla nostra chiamata nella fede e responsabilità cosciente alle vocazioni di ognuno. I quattro orizzonti sopra enunciati, cardine del pro‐ gramma triennale, sono desunti dall’Indirizzo di programma votato in As‐ semblea, ma a questi ne abbiamo aggiunto un quinto, che ritengo oggi fondamentale per il no‐ stro futuro. Dobbiamo abbandonare ogni tentazione introspettiva e leggere il MASCI alla luce del tempo che ci è dato di vivere ed è per questo che la riflessione sulla Identità del movimento e sul metodo scout per adulti diventa l’unica strada per dare prospettiva e senso alla nostra associazione. Un adulto riesce a tro‐ vare attrattivo il Masci? Come? Perché? Lo scautismo è prima di tutto una esperienza che ci è stata donata e che noi offriamo ad altri; è una esperienza che coin‐ volge la vita in modo personalissimo ma contempora‐ neamente trova senso e realizzazione nella comunità con altri e nell’offrire se stessi per gli altri. Tradurre questo in un metodo comprensibile ed agibile sia da chi è stato scout in gioventù sia da chi arriva da più lon‐ tano è una sfida identitaria che richiede la voglia del dinamismo e non delle cose statiche, la necessità del mettersi in cammino e non la sicurezza dello stare fermi, la flessibilità di una educazione permanente adattabile alle diverse fasce d’età e alle diverse realtà territoriali e sociali. In sintesi possiamo dire che ren‐ dere esplicita una identità capace di offrire risposte alle necessità dell’adulto di oggi, capace di coinvolgere anche emozionalmente le persone in una sfida comu‐ nitaria, capace di arricchire di senso la vita di ognuno, il tutto con lo stile ed i valori dello scautismo, è forse l’unica garanzia per la crescita, la solidità ed il domani del MASCI. Se ciò richiede di cambiare qualcosa dello Statuto o del Patto Comunitario, sono certo saremo all’altezza della sfida, lo faremo!

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vita associativa PROGRAMMA 2020-2021-2022 Il consiglio Nazionale ha elaborato il programma triennale che si sviluppa in diverse attività. Alcune riguardano le regioni, altre le Comunità o direttamente i singoli adulti scout, altre ancora si fermano al solo coinvolgimento del Consiglio Nazionale. I punti del programma discendono dall’indirizzo programmatico votato in assemblea e sono chiamati Orizzonti nel senso che vogliono guardare lontano. Questi sono dettagliati in obiettivi da raggiungere, come movimento nel suo insieme e quindi si proporranno attività da svolgere.

gennaio/febbraio 2020

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vita associativa gennaio/febbraio 2020

I gruppi di lavoro del Consiglio Nazionale

Nella prima riunione post‐assemblea di novembre, il Consiglio Nazionale ha creato cinque gruppi di lavoro relativi agli orizzonti dell’Indirizzo programmatico. Per maggior chiarezza li rielenchiamo di seguito: • Responsabilità nel sociale e nella politica • Sostenibilità nello sviluppo • Armonia nelle relazioni • Adulti nella Chiesa • Identità e metodo In queste pagine cominciamo a dare conto del lavoro svolto dai gruppi stessi. Non si tratterà di sem‐ plici resoconti, ma l’idea è di offrire alle Comunità spunti concreti di lavoro, oltre che di riflessione e discussione.

SOSTENIBILITÀ NELLO SVILUPPO Il Gruppo di Lavoro CNCE che ha il mandato di svilup‐ pare l’’orizzonte’ Sostenibilità nello sviluppo, nei due CN che si sono svolti dopo l’Assemblea di Sacrofano ha approfondito l’indirizzo programmatico approvato e la mozione ad esso collegata, cercando di non fare ragio‐ namenti troppo teorici, ma condividendo esperienze e idee come se i suoi membri fossero adulti scout di una Comunità che cerca di concretizzare i contenuti valoriali di questo orizzonte per cambiare passo e pra‐ ticare una nuova cultura. Con questo approccio abbiamo condiviso che la ‘prima vera cosa concreta’ è capire ‘dove siamo’ e iniziare ad alfabetizzarci su temi e su contenuti. Il rispetto e il prendersi cura del creato, il propendere per una economia che proceda con lo‐ giche di sostenibilità per la natura e per le persone, l’allergia alle disuguaglianze e alle ingiustizie sono ben inserite nel cor‐ redo cromosomico delle nostre Comu‐ nità e sicuramente hanno ispirato da sempre il loro agire e i loro servizi.

Questo orizzonte programmatico ha l’obiettivo di mettere a fattore comune il già fatto e contribuire con nuove idee e prospettive come Movimento a giocare con maggior consapevolezza un ruolo attivo e propositivo sulle sfide che, sia l’Agenda 2030 del‐ l’ONU su un fronte più laico e universale, sia la Lau‐ dato Si del nostro Papa Francesco ci propongono ormai da tempo. Il Gruppo di Lavoro CNCE ha quindi proposto di iniziare con una forte azione di sensibilizzazione e di informa‐ zione verso gli stessi membri del CN, le Comunità e gli Adulti Scout tutti per sostenere o preparare il terreno ad attività più concrete. Si partirà subito con un ‘rinforzino’ formativo per il CN che nel prossimo consiglio potrà discutere e appro‐ fondire con l’aiuto di un ‘addetto ai lavori’. Utilizzando sia “Strade Aperte” che la newsletter si vuole inoltre stabi‐ lire un canale di in‐ formazione sulla ‘Sostenibilità nello sviluppo’ che appro‐ fondirà, andrà a ve‐ dere cosa fanno gli altri, suggerirà link e materiale, proporrà spunti pratici con una certa continuità e periodicità.

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vita associativa Il CN nell’ultimo Consiglio ha approvato l’ade‐ sione del MASCI all’ASVIS, ’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASVIS) nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istitu‐ zioni la consapevolezza dell’importanza del‐ l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitarli allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile da essa proposti.

Vorremmo generare curiosità e interesse per far cre‐ scere un ‘ambiente comunitario’ nel quale divenga na‐ turale proporre azioni e coinvolgersi consapevolmente in azioni comuni, spesso controcorrente, anche con altre realtà associative. Una Comunità sensibilizzata e attivata sui temi dello sviluppo sostenibile inserirà, ove non fosse già pre‐ sente, quasi naturalmente un preciso richiamo nella Carta di Comunità all’impegno e alla crescita su questi temi. La fase di consapevolezza e sensibilizzazione sarà se‐ guita da proposte di attività anche a livello interregio‐ nale e saranno garantiti nel ‘portafoglio’ formativo del MASCI anche dei campi ‘I Care’ dedicati alla ‘Sosteni‐ bilità nello Sviluppo’.

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gennaio/febbraio 2020

ARMONIA NELLE RELAZIONI Il gruppo di lavoro, che tratterà dell’orizzonte “Armo‐ nia nelle relazioni”, è un gruppo omogeneo, costi‐ tuito da AS consiglieri, segretari regionali e una rappresentanza del CE, in modo tale da dare ampio spazio alle argomentazioni che tratterà per soddisfare le esigenze nate dalle Comunità e poi trasmesse dalle regioni al nazionale per dare il via all’indirizzo di pro‐ gramma che a ottobre è stato approvato in Assem‐ blea nazionale. In prima analisi si è precisato quanto sia importante una sana relazione e quanto questo influenzi la quo‐ tidianità, la vita sociale e il mondo intero. Si è tenuto conto principalmente dell’AS in quanto persona, del suo essere cellula contaminante dell’universo che lo circonda. Da questa prima analisi si è valutata l’opportunità di dare la possibilità, attraverso campi di formazione, a ogni AS di maturare il suo essere persona, con dei principi, sia personali che dettati dalla legge scout, che può star bene con se stesso e di conseguenza può star bene in famiglia, nella comunità e nella so‐ cietà. Si guarderà all’armonia nelle relazioni a 360°. Per poter lasciare questo mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato. La programmazione svilup‐ pata per i tre anni prevede come già detto dei campi di formazione e momenti anche di confronto e ap‐ profondimento a livello interregionale.

L’ALLEANZA RIUNISCE ATTUALMENTE OLTRE 220 TRA LE PIÙ IMPORTANTI ISTITUZIONI E RETI DELLA SOCIETÀ CIVILE. La missione dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) è quella di far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, met‐ tendo in rete coloro che si occupano già di aspetti specifici ricompresi negli Obiettivi di sviluppo so‐ stenibile (Sustainable Development Goals ‐ SDGs nell’acronimo inglese), allo scopo di: • favorire lo sviluppo di una cultura della soste‐ nibilità a tutti i livelli, orientando a tale scopo i modelli di produzione e di consumo; • analizzare le implicazioni e le opportunità per l’Italia legate all’Agenda per lo sviluppo sostenibile; • contribuire alla definizione di una strategia italiana per il conseguimento degli SDGs (anche utilizzando strumenti analitici e previsivi che aiutino la definizione di politiche per lo sviluppo sostenibile) e alla realizza‐ zione di un sistema di monitoraggio dei pro‐ gressi dell’Italia verso gli SDGs.


anniversari gennaio/febbraio 2020

Chiara Lubich, il carisma dell’unità Michele Pandolfelli

Il 2020 segna i cento anni dalla nascita di Chiara Lu‐ bich, fondatrice dei Focolari e figura carismatica del XX secolo che, con il suo pensiero e la sua azione in favore della fraternità e della pace, ha lasciato un’eredità dif‐ fusa in tutto il mondo. A partire dallo scorso 7 dicem‐ bre 2019, quando è stata inaugurata a Trento la mostra internazionale “Chiara Lubich Città Mondo”, è iniziato un intero anno di celebrazioni nazionali e internazio‐ nali dedicate al centenario della nascita della fonda‐ trice (1920‐2008) del Movimento dei Focolari. Maggiori indicazioni sul centenario e sugli eventi che avranno luogo in diverse località dell’Italia si trovano sui siti centrochiaralubich.org, www.focolaritalia.it, www.centenariolubichtrento.it

UNA VITA PER IL VANGELO Chiara Lubich con la sua vita, le sue opere e le sue ini‐ ziative rappresenta una delle figure più rappresenta‐ tive del mondo cattolico italiano ( e non solo ) del Novecento. Chiara Lubich nasce a Trento il 22 gennaio 1920, in una famiglia di modeste condizioni. Negli anni bui della guerra, mentre è costretta ad interrompere gli studi all’Università di Venezia, scopre nel Vangelo quei valori dello spirito che ricostruiscono l’uomo e il tessuto della società disgregata, coinvolgendo via via persone di ogni età, categoria sociale, razza, cultura e fedi nei cin‐ que continenti. Nel 1943 Chiara fa la “folgorante sco‐ perta”, subito condivisa da altre giovani, dell’Unico che resta: Dio che sperimenta come Amore. Aprendo il Vangelo si imbatte sull’ultima preghiera di Gesù: “Che

tutti siano uno, come io e te”. Per attuare quella pagina spende tutta la sua vita. È questo il suo carisma: l’unità. È dalla prospettiva dell’unità che legge e vive il Vangelo. Il comandamento dell’amore reciproco: “Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”, calato nel quotidiano, suscita la comunione dei beni materiali e spirituali, si sperimenta come “il codice per trasfor‐ mare il sociale, il paradigma di unità su cui ricostruire la società”. Ne scaturisce una nuova corrente spirituale che via via si incarna rivelandosi motore di trasforma‐ zione sociale, sempre più universale, essendo l’amore e l’unità iscritti nel DNA di ogni uomo. Dall’esperienza di quegli anni dà vita gradualmente ad un’Opera vasta e complessa tesa a ricomporre nel‐ l’unità e nella fraternità la famiglia umana, il Movi‐ mento dei Focolari, (approvato nel 1962 con il nome ufficiale di Opera di Maria), un albero che nel tempo conterrà 27 diramazioni. La diffusione negli anni di‐ venta mondiale, in 182 Paesi, anche nei Paesi dell’Est Europeo, ancor prima del crollo dei muri. Sotto la spinta del dramma della rivoluzione ungherese del 1956, dà impulso alle prime realizzazioni per il rin‐ novamento dei vari ambiti della società, che dal 1968 daranno forma al Movimento Umanità Nuova, dive‐ nuto poi Ong, con voce presso l’ONU. Ancor prima della rivoluzione culturale sessattottina, nel 1966, lan‐ cia i giovani ad essere protagonisti di un mondo nuovo: il mondo unito: nasce il Movimento Gen (generazione nuova). Già negli anni ’70, presagendo le sfide della globalizzazione indica loro come modello “l’uomo‐ mondo”. Nel ’67 dà il via al Movimento Famiglie Nuove in cui le famiglie sono i primi attori di rinascita dalla crisi che mostra i primi segni e di apertura sul sociale, attivando progetti di sviluppo attraverso le adozioni a distanza e le adozioni internazio‐ nali. Nel campo culturale nel 1990 dà vita alla Scuola Abba, un centro studi internazionale e in‐ terdisciplinare. Negli ultimi mesi della sua vita pone la firma per la nascita dell’Istituto Univer‐ sitario Sofia che sorge in una delle 23 cittadelle di testimonianza, a Loppiano (Firenze), da lei fondate. Di fronte alle gravi disparità sociali che colpiscono l’America Latina, durante un viaggio in Brasile, nel 1991 dà il via al progetto dell’Eco‐ nomia di comunione. Nel 1996 a Napoli pone le basi per il Movimento Politico per l’unità.

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anniversari

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Chiara Lubich si fa apripista nel dialogo a tutto campo che si rivela via privilegiata all’unità e alla fraternità: all’interno della propria Chiesa, tra le Chiese, le religioni, con persone senza alcun ri‐ ferimento religioso, con la cultura contempora‐ nea. A partire dagli anni Sessanta, diviene interlocutrice dei maggiori leader luterani e ri‐ formati, anglicani, ortodossi, del Consiglio ecu‐ menico delle Chiese. Prima donna e cristiana, nel 1981 espone la sua esperienza spirituale in un tempio a Tokyo, di fronte a oltre 10.000 buddisti. Nel 1997 si ri‐ volge a centinaia di monaci e monache buddiste in Tailandia a Chiang Mai. Pochi mesi dopo prende la parola nella Moschea di Harlem, da‐ vanti a circa 3000 musulmani afroamericani. Nel 2001 è in India, a Coimbatore dove è insignita del premio Defensor of peace da Istituzioni gandhiane e poi a Mumbai dove interviene in sedi accademiche indù. Il suo operato le viene riconosciuto, a livello civile, con i Premi Educazione alla pace ’96 dell’Unesco, Diritti Umani dal Consiglio d’Europa (1998) e con numerose cittadi‐ nanze onorarie; in campo culturale con il conferimento di 16 lauree h.c. Chiara Lubich muore il 14 marzo 2008 a Rocca di Papa, attorniata dalla sua gente. Nei giorni seguenti migliaia di persone, da semplici operai a personalità del mondo politico e religioso, arrivano a Rocca di Papa per ren‐ derle omaggio. Il 27 gennaio 2015 si apre la causa di beatificazione di Chiara. Risuonano sempre le sue parole: «Vorrei che l’Opera di Maria, alla fine dei tempi, quando, com‐ patta, sarà in attesa di apparire davanti a Gesù abban‐ donato‐risorto, possa ripetergli: “Quel giorno, mio Dio, io verrò verso di te… con il mio sogno più folle: portarti il mondo fra le braccia”. Padre, che tutti siano uno!».

IL MOVIMENTO DEI FOCOLARI: UN POPOLO NATO DAL VANGELO Chiara Lubich, come si è ricordato, ha fondato nel 1943 a Trento il Movimento dei Focolari, che ha la fisiono‐ mia di una grande e variegata famiglia, di un “nuovo popolo nato dal Vangelo”, come lo definì la fondatrice. Il messaggio che vuole portare nel mondo è quello dell’unità. L’obiettivo è infatti quello di cooperare alla costruzione di un mondo più unito, nel rispetto e va‐ lorizzazione delle diversità. E per raggiungere questo traguardo il Movimento privilegia il dialogo, nell’impe‐ gno costante di costruire ponti e rapporti di fratellanza tra singoli, popoli e ambiti culturali. È interessante sottolineare come, secondo gli Statuti Generali del Movimento dei Focolari, alla sua guida ci sarà sempre una donna, affiancata da un Copresi‐ dente. L’attuale Presidente è l’italiana Maria Voce e il Copresidente è lo spagnolo Jesús Morán. Nel mondo il Movimento, presente in 182 Paesi, è organizzato in 22 aree geografiche e le attività sono coordinate da una delegata e un delegato, insieme ad un Consiglio.

Il Movimento porta avanti un percorso di dialogo ecu‐ menico con cristiani di circa 350 Chiese e comunità ecclesiali. Alla base di esso vi è il “dialogo della vita”: un’esperienza che nasce dalla reciproca conoscenza, dalla condivisione di pensiero e di esperienze sul Van‐ gelo vissuto. Il rapporto con fedeli di diversi credi re‐ ligiosi ha aperto la strada ad un dialogo con le principali religioni

UN’INIZIATIVA PARTICOLARE: L’ECONOMIA DI COMUNIONE Tra le tante iniziative promosse da Chiara Lubich vo‐ gliamo qui ricordare il progetto dell’Economia di co‐ munione avviato nel 1991 durante un viaggio in Brasile, in cui era rimasta colpita dalle gravi disparità sociali che affliggevano l’America latina. L’economia di comunione (EdC) coinvolge imprendi‐ tori, lavoratori, dirigenti, consumatori, risparmiatori, cittadini, studiosi, operatori economici, tutti impe‐ gnati ai vari livelli a promuovere una prassi ed una cul‐ tura economica improntata alla comunione, alla gratuità ed alla reciprocità, proponendo e vivendo uno stile di vita alternativo a quello dominante nel sistema capitalistico. Sull’economia di comunione si segnala il libro di Chiara Lubich “Storia e profezia” Città Nuova, Roma, 2001, Collana “Società e socialità”.

UNA DONNA CAPACE DI VEDERE LONTANO Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari dalla morte di Chiara Lubich nel 2008, ha sottolineato come le celebrazioni dedicate al centenario della na‐ scita della fondatrice sono occasione per riscoprire il carisma di questa “donna capace di vedere lontano”: “Chiara ha visto lontano e grazie a Dio ci ha fatto ve‐ dere, perché ci diceva quello che lei intuiva, come se fosse già realizzato, come se fosse già vivo. Parlava del mondo unito come se fosse lì; parlava di abbattere le barriere come se fosse una cosa già fatta. Ci ha fatto vedere queste cose e ora tocca a noi, passo dopo passo, realizzarle”


dalle regioni

È da anni che la “Luce della Pace da Betlemme” è un evento che coinvolge moltissime Comunità in tutta Ita‐ lia. Difficile fare un censimento, ma le centinaia di foto che arrivano, inviate tramite What‐ sApp oppure postate su Facebook e nei siti di Regioni, Comunità e Nazionale, sono te‐ stimonianza di un momento di impegno collettivo degli Adulti Scout per portare un messaggio di pace ovunque possibile. Abbiamo quindi deciso di dare spazio adeguato, oltre che nell’etere, anche nella rivista: un veloce resoconto e poi tante foto ove qualcuno possa riconoscersi, ovvio non tutte, impossibile, colte fior da fiore, quindi di vario genere rappresentative dei vari momenti dell’evento. Tutta l’Italia coinvolta, a partire ovviamente da Trieste, passando per tutto il nord fino in Valle d’Aosta e poi giù in Piemonte, a Torino nella grande stazione di Porta Susa o a Vercelli con la costante presenza dell’Arcive‐ scovo e un lavoro di preparazione con i bambini delle scuole, ma anche Alessandria e in cittadine più piccole. E ancora in Liguria dove, a partire da La Spe‐ zia, la Luce è giunta fino a Venti‐ miglia, grande accoglienza, non solo scout, ma anche molte per‐ sone, compreso il vescovo di Sa‐ vona‐Noli, passando per tutta la costa, incontrando anche le guide e gli scout del Principato di Mo‐

naco. Dalla Liguria ci ricordano come “L’accoglienza della Luce di Betlemme è sempre un’occasione impor‐ tante, prima del S. Natale, per verificare la nostra responsabilità personale sul tema della pace, per spingerci ad essere davvero ‘portatori di pace’ nel quotidiano – a partire dalla semplice distribuzione dei lumi (con va‐ lore simbolico) nelle parrocchie o in luo‐ ghi di ‘fatica e difficoltà’– e, se necessario, per cambiare rotta. Siamo sempre in cammino”. E, a proposito di cammino, la Luce prosegue per tutto il Cen‐ tro Italia, passando per Termoli in Molise per arrivare al fondo dello stivale in Calabria. Non va di‐ menticata la Sardegna, dove dopo alterne vicende ma‐ rine, causa maltempo, la Luce è stata distribuita in “varie parrocchie, nelle case di riposo per anziani, negli ospedali, nelle carceri, presso gli ammalati e in molti altri posti scelti con cura dalle comunità sarde”. Sugge‐ stivo anche l’arrivo notturno in Sicilia, con l’attraversa‐ mento dello Stretto. E ancora la Basilicata, che sottolinea “l’emo‐ zione della condivisione concretiz‐ zatasi con la veglia di preghiera, con la consegna alle parrocchie, al Sindaco, alle associazioni, alla casa di riposo per anziani e a quanti hanno voluto accoglierla… generando sentimenti di fratel‐ lanza, amore e pace”.

I RINGRAZIAMENTI DEL COMITATO LUCE DELLA PACE Noi del Comitato luce della Pace da Betlemme vorremmo ringraziare chi si è prodigato per portare la Luce mantenendola accesa fisicamente e anche nei cuori delle persone. Gli equipaggi della staffetta principale, chi si è adoperato anche in ambito lavorativo per facilitare il passaggio, ma anche tutti quelli che portano, hanno portato e porteranno la Luce della Pace nei luoghi dove ce n’è più bisogno. Ringraziamo per la calorosa accoglienza che dà sempre una grande carica e fa mettere in secondo piano la fatica e la stanchezza. Pace sia allora nelle vostre case e nelle case di chi per tanto tempo non ha vissuto la Pace, tanto quasi da dimen‐ ticarsene. Non possiamo che lavorare quotidianamente perché un giorno possano viverla anche loro. Al prossimo anno allora, con la Pace nel cuore e nelle azioni. Comitato Luce della Pace da Betlemme

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La Luce della Pace da Betlemme in giro per l’Italia “Cerca la Pace e perseguila”

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opinioni/dibattiti

Sulla democrazia associativa Massimiliano Costa

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Non è facile impostare una riflessione sul nostro modo di vivere la democrazia all’interno del Movi‐ mento senza cadere in affermazioni scontate o as‐ sunti banali, ma non voglio eludere questo tema che è stato evidenziato da alcuni all’ultima Assemblea di Sacrofano. Dobbiamo renderci conto che il modo di vivere la de‐ mocrazia, da noi come in altre associazioni, dipende molto, se non esclusivamente, dall’insieme delle re‐ gole che si hanno. È evidente che il nostro Statuto è molto rigido. Determina tutti i momenti che prece‐ dono l’Assemblea: sia i numerosi passaggi per la ela‐ borazione dell’indirizzo di programma, ovvero le priorità d’azione del movimento per il futuro, sia le ar‐ ticolate modalità per identificare le persone ai diversi ruoli di servizio, ovvero la selezione della classe diri‐ gente. A ben vedere lo Statuto e conseguentemente il Regolamento centrano la vita del MASCI sulle Comu‐ nità, e ciò mi sembra un bene, rendono i livelli regionali snodi di passaggio dalla periferia al centro e viceversa protagonisti di tutte le fasi e gestori di gran parte delle informazioni, affidandogli di fatto un notevole potere di influenza e ciò non sempre è positivo, fa del livello nazionale il collettore di percorsi prestabiliti inges‐ sando i momenti assembleari e rendendo poco auto‐ nomo e creativo il relativo loro apporto, e questo non mi sembra utile. Come fare allora? A Statuo invariato è difficile pensare che l’Assemblea possa discutere di più e meglio, e non è un problema di più democrazia. Si può auspicare la partecipazione al dibattito di tutti…. ma oltre 400 per‐ sone fanno fatica a coinvolgersi, ci vogliono regole ri‐ gide che stridono con l’idea di dare centralità al momento assembleare plenario (al Parlamento euro‐ peo gli interventi importanti non possono durare più di tre minuti, le dichiarazioni di voto uno e così in modo simile in quasi tutti gli organi di democrazia rap‐ presentativa del mondo). Se non vogliamo che l’Assem‐ blea diventi solo il palcoscenico ove i bravi oratori possono fare a gara per influenzare il giudizio dei più, ma se invece cerchiamo la modalità per cui i delegati possano approfondire i temi, dobbiamo dare loro il tempo di studiare, confrontarsi e dibattere, e questo può avvenire solo in gruppi ristretti, non mi sembra possa esistere altra via. I momenti plenari di fatto sono chiamati a ratificare o bocciare ciò che si è prodotto

precedentemente in consessi, anche diversi, più ri‐ stretti. La democraticità del nostro modo di vivere il movimento deve essere misurata considerando tutto il percorso partecipativo che porta alle decisioni gene‐ rali, e non solo l’ultima fase. Inoltre mi sembrerebbe utile condividere che nel no‐ stro Movimento le idee diverse rappresentano sempre una ricchezza se non sono vissute in contrapposizione: mi spiego meglio. Nei partiti politici o nelle assemblee elettive, la diversità di idee spesso crea minoranze e maggioranze i cui obiettivi sono la conquista e la ge‐ stione del potere, niente di male, anzi è utile che sia così perché dietro ad ogni posizione c’è spesso un oriz‐ zonte ed un progetto diverso di costruzione della re‐ altà, che richiama anche a valori, ideali e priorità che possono escludersi a vicenda. Nella politica c’è corri‐ spondenza biunivoca tra programmi, prospettive, idea‐ lità e singoli partiti. Partiti politici diversi divengono spesso avversari perché non esiste, almeno nell’Italia di oggi, un sentire comune condiviso, un humus di vita comune, presupposto per essere concorrenti senza es‐ sere nemici. Tra noi non può e non deve essere così, per due motivi: uno ontologico e l’altro metodologico. La ragione ontologica: tutto ciò che caratterizza e costi‐ tuisce l’essere stesso del Masci, gli elementi antropologici, quali i valori e gli ideali, gli elementi comportamentali, ovvero lo stile e il modo di relazionarsi, gli elementi ope‐ rativi, raccolti nel metodo, sono a priori accettati e con‐ divisi da tutti, non vengono cioè ogni volta rimessi in di‐ scussione.


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La ragione metodologica: l’indirizzo programmatico che l’assemblea delibera non è mai collegato alle per‐ sone che vengono elette, anzi sono gli eletti che de‐ vono interpretare le indicazioni votate da tutti, ed è un organo comunitario e articolato quale il Consiglio Na‐ zionale a determinare il programma nei singoli passi, ovvero il cammino che si decide di fare è espressione comunitaria globale. Per queste ragioni nel MASCI non può esistere una di‐ namica maggioranza‐minoranza, non ne esistono i pre‐ supposti, ma chiaramente possono esistere diversità di idee nello scegliere le priorità o nell’applicare alcune decisioni, ma sempre all’interno di un quadro definito e condiviso da non rimettere ogni volta in discussione o da contrapporre ad un altro. Infine dobbiamo anche accettare un principio base della democrazia, almeno per come l’abbiamo cono‐ sciuta fino ad oggi, che ne regola le scelte: tutti hanno il diritto di dire la propria idea ma poi si deve anche de‐ cidere e la decisione ultima non può che rispecchiare il volere dei più, e questo processo esige rispetto da parte di tutti, senza essere etichettato quale sopruso o intolleranza. Questa riflessione, anche se un po’ confusa, non mi porta a dire che non possiamo fare nulla, anzi! I passi utili da compiere, a mio avviso, per rendere la nostra democrazia più effettiva e più vera, più parteci‐ pata e più consapevole, vanno nel senso opposto al‐ l’assemblearismo. Dobbiamo rendere meno rigidi e bloccati i passaggi di avvicinamento all’Assemblea, dobbiamo valorizzare maggiormente i tempi di approfondimento sulle que‐ stioni e i confronti nei piccoli gruppi, dobbiamo au‐ mentare la possibilità di incidere, ai diversi livelli. Possiamo forse anche pensare ad una modalità diversa di scegliere la nostra classe dirigente, ovvero si pos‐ sono ipotizzare servizi diversi e modalità di voto di‐ verse… ma l’obiettivo finale deve rimanere sempre il servizio al Movimento e non la ricerca e gestione di un potere, che poi nei fatti è davvero poca cosa.

Infine penso che la nostra democrazia interna debba essere valutata per come ogni Comunità sente proprio il cammino di tutti, per come ogni Adulto Scout si sente libero di crescere all’interno del MASCI, per come riu‐ sciamo a parlarci e a confrontarci, nelle piccole come nelle grandi cose, a tutti i livelli. Il dibattito sulla demo‐ crazia interna non deve essere confuso con quello identitario; non può essere la modalità con cui si pro‐ pone una idea di movimento diversa da quella ispirata dal Patto Comunitario, che avvicina di più il MASCI ad un partito politico che non ad una associazione scout. Questo dibattito può trovare la giusta collocazione nella riflessione sulla identità del MASCI, sul suo inse‐ rimento nella Chiesa e nella realtà, sul suo vivere il tempo che ci è dato. La riflessione sull’identità è obiet‐ tivo molto più ampio e lungo, come abbiamo iniziato a fare, e non può essere confuso con una ricerca di re‐ gole importanti e sempre più rispondenti alle nostre necessità, ma sempre e solo regole. Riflettere sull’iden‐ tità è il cammino che vuole dare una speranza all’utilità del MASCI, è lo sforzo comune per rendere il metodo scout una ricchezza anche per gli Adulti, è la sfida per ricercare il senso stesso all’esistenza del MASCI. E a questo noi non possiamo ne dobbiamo sottrarci, ma vogliamo affrontarlo con trasparenza e chiarezza.

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opinioni/dibattiti

Si parla di nuovo di “gatto selvaggio” Enrico Capo

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“Carneade, chi era costui?” Così si esprime Don Abbondio, nei Pro‐ messi Sposi di Alessandro Manzoni. Ugualmente, gli Adulti Scout meno stagionati potrebbero chiedersi: “ma che cos’è questo Gatto Selvag‐ gio?”. La risposta viene dal lontano e mi‐ tico 1968, quando la contestazione giovanile si sparse a macchia d’olio per quasi tutto il mondo; la pittoresca de‐ nominazione nascondeva un metodo non violento nella sua manifestazione esterna, ma sottilmente invalidante nella sua concezione e nella volontà di chi lo applicava. Praticamente, la sottile tecnica utilizzata consisteva nel boicottare qualsiasi intervento soprattutto orale (di un professore, per esempio) ponendo a raffica da parte di più persone delle domande volutamente e solo appa‐ rentemente pertinenti, nell’interrompere in continua‐ zione la persona che parlava, nell’inscenare diversivi divertenti per chi li applicava (finti svenimenti, introdu‐ zione in aula di un topo, liti tra studenti per motivi futili abilmente orchestrati, e via di seguito): in definitiva, az‐ zerando la lezione o la relazione o il comizio, possibil‐ mente facendo saltare i nervi del malcapitato destinatario! Ma cosa c’entra tutto questo, con il MASCI? Ebbene, il Gatto Selvaggio può sbucare feline‐ mente in mezzo a noi, durante una riunione di Comu‐ nità, volutamente per mandare sadicamente a gambe all’aria l’attività, oppure senza intenzioni dissacranti ma semplicemente perché i presenti non sanno discutere in gruppo e/o perché chi coordina il dibattito non pos‐ siede le tecniche di conduzione di un dibattito. Il grillo parlante Non vorrei essere paragonato al grillo parlante di Pi‐ nocchio (che tra l’altro, come si sa, fece una brutta fine), ma ho ritenuto opportuno mettere a disposi‐ zione dei lettori alcune schede che al riguardo ho co‐ struito in occasione dei Seminari itineranti organizzati dalla Pattuglia Formazione del MASCI Lazio, Seminari intitolati Fare Comunità: perché? Come? Dette schede non sono ovviamente esaustive ma sono sintetiche: rin tal modo si può avere una panoramica dell’argomento facilitando così la riflessione sulle di‐ namiche caratterizzanti le nostre riunioni. Le schede concernono due situazioni: come far colare a picco una riunione; come rendere produttiva e costruttiva una riunione.


storie di comunità

Comunità Valsinni (Basilicata)

È questo il titolo del progetto, ideato e voluto dalla Co‐ munità Masci di Valsinni, in Basilicata, da sempre sen‐ sibile e attiva nelle problematiche ambientali, e che l’ha vista impegnata per tutto l’anno 2019. “Per noi scout, la natura, e in essa l’acqua, è luogo privi‐ legiato di sco‐ perta, di attività, di fede e di lode a Dio Creatore. Ma non è una esclu‐ sività nostra. Il Creato è la casa comune di tutti. Di fronte all’uso e abuso del do‐ no della Natura, di fronte a un degrado diffuso di cui tante volte siamo artefici, come adulti scout della Comunità di Valsinni e abitanti di questa casa comune, fin dall’inizio abbiamo scelto di metterci al servizio del Creato. E con questo spirito di servizio vogliamo promuovere una “cultura della cura” e nuovi stili di vita facendo nostro l’insegnamento e l’invito del nostro fondatore Ba‐den Powell di lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato” (Magister Filomena Olivieri) Il progetto ha visto il patrocinio del Comune e la colla‐ borazione dell’Istituto Comprensivo “Isabella Morra” di Valsinni, oltre all’ Associazione Donne in Cammino, Azione Cattolica, AVIS, Servizio Civile. Il progetto rivolto a bambini, ragazzi e adulti ha avuto come obiettivi quello di far comprendere le conseguenze dell’intervento dell’uomo sul ciclo naturale dell’Acqua fa‐ vorendo una coscienza critica sul suo utilizzo cosciente, responsabile e rispettoso e sensibilizzare alla necessità di modificare i propri comportamenti individuali per ottenere benefici collettivi, poiché l’acqua rap‐ presenta un bene per l’umanità intera. Tutto il percorso del progetto si è dipanato attra‐ verso vari momenti, tra marzo e settembre, ed è stato strutturato come un grande gioco. La proiezione del film “Il Bacio Azzurro”, patroci‐ nato dall’ONU e dall’UNESCO, definito un’inizia‐ tiva di “Alto prestigio” volta alla sensibilizzazione sul valore dell’Acqua come bene comune, proiet‐ tato contemporaneamente nei plessi scolastici di

quattro paesi, è stato il lancio del progetto per avvicinare i ragazzi alla tematica dell’acqua. La visione è stata at‐ tenta e partecipativa da parte delle scolaresche e dei ge‐ nitori. Un film che ha commosso l’Anima. Con la proiezione del film “Il bacio azzurro” il MASCI ha lanciato anche il concorso di poesia “L’Acqua, risorsa preziosa” rivolto agli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado dei quat‐ tro Comuni dell’Istituto Comprensivo di Valsinni. Il concorso, che ha visto la premiazione dei vin‐ citori nel corso del convegno di fine settembre, ha coinvolto con entusiasmo i ragazzi. Sono state infatti esaminate dalla giuria ben 67 poesie scritte dagli alunni della scuola Primaria e 45 scritte dai ragazzi della scuola secondaria del‐ l’Istituto Comprensivo. Un momento importante del progetto è stato il percorso laboratoriale tra mostra di pannelli e mo‐ menti interattivi. Alla lettura e spiegazione dei pannelli ha fatto seguito il laboratorio della piramide dell’Acqua dove andavano inseriti i cibi sulla base del loro con‐ sumo di acqua e quello dell’istogramma sul consumo dell’acqua nelle case. E poi un test finale alla scoperta della propria impronta idrica nella vita quotidiana. Questo perché ognuno avesse la possibilità di riflettere e capire quali sono i giusti comportamenti nei con‐ fronti dell’acqua. Le attività laboratoriali hanno visto il coinvolgimento degli alunni della Scuola dell’infanzia, primaria e secon‐ daria di primo grado di Valsinni, dei loro genitori e di chiunque ha voluto partecipare. Particolarmente inte‐ ressante è stato l’aver voluto coinvolgere per la condu‐ zione dei laboratori, insieme agli AS della Comunità e ai ragazzi del Servizio Civile, i rappresentanti dei candidati alle elezioni amministrative di tutte le liste per una più ampia sensibiliz‐ zazione alle que‐ stioni ambientali. “Sia i ragazzi che gli adulti hanno scoperto con stu‐ pore la grande quantità di acqua necessaria per la produzione di al‐ cuni alimenti co‐

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Acqua bene primario da rispettare e tutelare

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storie di comunità

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me la bistecca e di altri oggetti di uso comune come una maglietta o un jeans di cotone e di conseguenza è stata da loro acquisita maggiore consapevolezza della neces‐ sità di un consumo equilibrato di alimenti e di un uso di oggetti che preveda il loro sfruttamento fin quanto sono in buone condizioni e poi il loro riuso, riciclaggio e corretto smaltimento” ha commentato il Magister della Comunità. In un successivo ed importante pomeriggio hanno par‐ tecipato con entusiasmo e gioia a giochi con l’acqua che al di là del momento strettamente ludico hanno voluto trasmettere e rafforzare l’idea del risparmio e della tutela dell’acqua. Nel corso di questi eventi sono stati mostrati ai ragazzi oggetti realizzati utilizzando materiale di riciclo e sono stati invitati a portare per l’appuntamento successivo oggetti confezionati da loro riciclando materiali diversi. “Questo perché ‐ hanno affermato gli AS di Valsinni ‐ dobbiamo farcene una convinzione, tutela dell’acqua, tutela dell’ambiente e riciclo, più che concetti, sono azioni da agire, tra loro inscindibili”. Tutti questi momenti, per meglio coinvolgere i ragazzi, hanno avuto come filo conduttore il grande gioco. In‐ fatti ogni ragazzo aveva uno spazio dove incamerare punti. Vedere il film, partecipare ai laboratori, ai giochi e aver costruito oggetti di riciclo, dava dei punti. E per ogni genitore partecipante c’erano punti aggiuntivi. Infine il convegno “Acqua è Vita”, di fine settembre, è stato un momento che ha voluto concludere, rias‐ sume e ribadire con fermezza quanto l’Acqua sia una risorsa di primaria importanza, un bene prezioso, un bene di tutti e per tutti. Coordinati dal giornalista RAI dott. Edmondo Soave sono intervenuti S.E. Mons. Vin‐ cenzo Orofino Vescovo di Tursi e Lagonegro che ha parlato su “La sacralità dell’Acqua: dalla Genesi alla Laudato Sì. Quale impegno per il cristiano e la Chiesa locale in questa epoca di sconvolgimenti climatici” e il Coordinatore Scientifico Nazionale di Legambiente dott. Andrea Minutolo che ha relazionato su “Acqua, oro blu. Una ricchezza ambientale da salvaguardare e tutelare per il futuro del Pianeta e dell’Uomo. Sugge‐ rimenti in pillole”. La premiazione in denaro dei vincitori il concorso di poesia, la premiazione dei vincitori del grande gioco e la consegna a tutti degli attestati di partecipazione e dei rompigetto come gadget legato alla tematica del‐ l’acqua, è stato un modo per rendere concreto il con‐ cetto di risparmio. Il convegno, che ha visto l’intervento della Presidente Na‐ zionale Sonia Mondin, dei Segretari Regionali della Cala‐ bria e della Puglia e del responsabile regionale dell’AGE‐ SCI, è stato un momento importante e di grande visibilità per il MASCI sia per la partecipazione di AS non solo dal‐ l’intera Basilicata ma anche dalle regioni limitrofe e sia perchè esso ha trovato spazio tra le manifestazioni di “Valsinni Capitale Europea per un giorno” nell’ambito del Progetto Matera 2019. Vincenzo Clemente SR Basilicata

Poesie prime classificate Scuola primaria Un tesoro blu di Lorenza Bruno – classe quarta Acqua, il cielo immenso ti presta il colore, tu sembri nulla, ma hai così tanto valore. Tu dai la vita, ma la vita ti tradisce, tu così pura , ma l’uomo non capisce. Come i diamanti sei un grande tesoro, sei più importante persino dell’oro. Sei rugiada, fiume, lago e mare, dalle bianche montagne puoi scivolare. Mi piace sentirti scorrendo cianciare e vederti sugli scogli saltellare. Cristallina, luminosa e pura, sei un vero dono della natura. Acqua, quel colore che arriva da lassù, il colore che ti rende splendida, ti rende un “tesoro blu”. Scuola secondaria Acqua …che scorri di Laura Albisinni – classe prima Da nuvole grigiastre, scendi cristallina e impregni di armonia ogni animo birichino; il vento porta in giro il tuo chiacchiericcio solleva e poi rilascia neonate goccioline, acqua …..che scorri. Nel silenzio sento un suono e poi, intorno, un gran frastuono…. tutto avvolgi, tutto riempi anche i pensieri della gente, acqua…che scorri. Sgorghi, zampilli, fluisci e ritorni, rivesti ogni fiore con la tua trasparenza, inondi il mio cuore con note di allegria e non ti allontanare, non andare via…. acqua…che scorri.


storie di comunità

Comunità San Mauro Pascoli (Emilia-Romagna)

Il M.A.S.C.I. a San Mauro Pascoli nasce esattamente il 30 settembre del 2000 su sollecitazione di Aleardo Cingolani segretario della zona di Rimini; in quell’anno , infatti, per la prima volta a San Mauro Pascoli viene censito un gruppo M.A.S.C.I. che entra a far parte dei gruppi M.A.S.C.I. che appartengono la diocesi di Rimini. Circa un anno prima i capi anziani del reparto scout, che era nato nel 1987 dalla passione e dall’impegno di Enzo Astolfi e dalla ferma volontà di don Aldo Amati in quegli anni parroco del paese, ave‐ vano affidato la guida dell’AGESCI di San Mauro ai giovani capi che si erano formati all’interno del reparto stesso, con l’intenzione di seguirli e sostenerli, in modo che il gruppo potesse crescere e raf‐ forzarsi. Verso la fine degli anni 2000, in occasione della fiera di san Crispino in paese partì per la prima volta, negli spazi adiacenti al teatrino parrocchiale, l’Osteria degli Scout, la dichiarata intenzione di uti‐ lizzare gli eventi proventi per sostenere la necessità del reparto per quanto riguardava tende, pulmini e quan‐ t’altro. Purtroppo pochi mesi dopo veniva a man‐ care Enzo Astolfi che ritornava alla casa del Padre e così, perché non andasse disperso quel bagaglio di conoscenze, di esperienze, di sensibilità, di valori che con il suo entu‐ siasmo e con la sua tenacia ci aveva fatto vi‐ vere, decidemmo di riunirci in un gruppo che fosse di sostegno, anche finanziario alla preziosa missione educativa che l’AGESCI portava avanti nel territorio e consentisse a noi di ritrovarci insieme e di continuare a coltivare, anche in età adulta, quei valori dello scoutismo che tanto ci avevano con‐ quistato negli anni in cui ci eravamo spesi per l’educazione degli adolescenti. I primi passi che il gruppo MASCI muove all’interno della comunità, sono davvero frenetici: dobbiamo conoscere e condividere il me‐ todo e l’organizzazione dello scoutismo adulto per poter vivere ap‐ pieno la nuova realtà nella quale siamo entrati e così non perdiamo occasione per partecipare a convegni, incontri, dibattiti con la pre‐ cisa intenzione di organizzare al meglio la vita all’interno della no‐ stra comunità. Questa architettura organizzativa a prima vista può sembrare molto vincolante, ma in realtà la partecipazione ai vari appunta‐ menti non è obbligatoria e ognuno decide liberamente di parteci‐ pare agli incontri che ritiene più importanti soprattutto a livello regionale e nazionale. Chi partecipa riferisce poi a tutto il gruppo che può così ridiscutere le tematiche emerse e prendere le proprie decisioni. Capiamo ben presto che la cosa più importante del nostro stare in‐ sieme la “mission” del movimento è l’educazione permanente. Il metodo degli adulti scout parte dal presupposto che non ci si può

mai sentire arrivati e che ogni età della vita ha le sue tappe e i suoi traguardi che è più facile individuare e raggiungere nel confronto sincero all’interno della comunità. Nella nostra realtà il nostro cammino ruota intorno ai tre pilastri fondamentali: CUORE, CITTÀ, CREATO. Alla catechesi degli adulti si dedica molto spazio nella vita della co‐ munità soprattutto quando troviamo un importante sostegno nel‐ l’assistente ecclesiale o in un suo delegato. Di solito uno dei due incontri mensili è dedicato alla lettura ed alla riflessione della pa‐ rola di Dio, incontri che ci tengono incollati per ore alla sedia e fanno scaturire infinite discussioni, meditazioni e riflessioni perso‐ nali che ci arricchiscono. Di fondamentale importanza sono due incontri annuali con altri gruppi M.A.S.C.I. e AGESCI della zona: la tre giorni nel seminario vescovile in cui, con il nostro assistente ecclesiastico Don Guido Benzi, si approfondiscono capitoli della Bibbia con collegamenti alla nostra realtà odierna (es. libro dell’Esodo –immigrazione) e la processione al Santuario di Saiano dove, durante il percorso con la recita del rosario, la preghiera è rivolta a problematiche sociali (es. i problemi dell’Unione Europea ricordando i padri fondatori). Fare strada nella città per scoprire la nostra città per individuarne le malattie profonde e andare a caccia dei rimedi. In questi venti anni la nostra comunità ha cercato di mettersi al servizio degli altri sia all’interno del paese che della diocesi devolvendo parte degli introiti, ottenuti dai mercatini di natale, dalle varie cene di benefi‐ cienza e dell’osteria, alla parrocchia per le sue necessita di aiuto e sostegno alle famigli in difficoltà, portando avanti adozioni a di‐ stanza e facendo servizio ai campi lavoro e alla Caritas diocesana dove servivamo a mensa. Prosegue il servizio presso l’Associazione locale ANTHEAS (associazione nazionale terza età attiva per la so‐ lidarietà) per compagnia a persone anziane sole e/o con problemi di depressione, accompagnamento a visite mediche o esami a persone prive di parentato, oltre alla colla‐ borazione con la Pro Loco locale per la festa medievale e per la realizza‐ zione dell’albero di Natale con ma‐ teriale di riciclo. Ricordiamo anche la vendita delle piccole lanterne prodotte con ma‐ teriale riciclato che dovevano ser‐ vire e trasportare la luce della pace che ogni anno, poco prima di Na‐ tale, andiamo a prendere alla sta‐ zione di Rimini , la deponiamo ai piedi dell’altare e poi la distribuiamo ai fedeli durante le messe na‐ talizie. Alcuni anni, quando i Consigli comunali si tenevano in pros‐ simità del Natale, l’abbiamo portata anche in Comune e distribuita al sindaco e a tutti i consiglieri comunali. Fare strada nel creato per amare la natura, vivere nel creato e cu‐ stodirlo. Per servire il Creato occorre innanzitutto conoscerlo. Oggi siamo un po’ meno “spericolati” e le uscite che facciamo sono so‐ prattutto dedicate alla conoscenza delle erbe spontanee e delle es‐ senze vegetali o alla pulizia dei parchi e delle zone verdi del paese. Ora, per concludere chiuderemo in rima questa prolusione: Il Masci è un movimento che è sempre in cammino, a volte a passo svelto a volte pian pianino, nel cuore, nel creato e dentro la città per spostare gli orizzonti appena un po’ più in là.

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Il Masci a san Mauro Pascoli compie vent’anni

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libri /cinema

Le Aquile randagie visto da un Magister Leonardo Lucarini Magister Cuneo 2

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Al di là del suo valore intrinseco c’è un elemento che rende questo film di particolare interesse anche per chi non abbia un’esperienza personale attiva o storica del mondo scout: esso è il risultato di una produzione “dal basso”, realizzato anche grazie a un’efficace raccolta di fondi che, avviata da “Centoproduttori – comunità che fa cinema”, ha dimostrato una sen‐ tita adesione nella società civile, arri‐ vando a coinvolgere circa 500 soggetti tra diverse associazioni (tra cui l’AGESCI “Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani”) e molte singole persone. Questo aspetto appare di grande signi‐ ficato in un momento storico come quello attuale in cui, approfittando della relativa lontananza dallo svolgimento dei fatti narrati nel film e, soprattutto, della ingravescente scarsissima ten‐ denza alla lettura e ad una conoscenza critica della pro‐ pria storia da parte del popolo italiano, si tende ad accreditare spesso, anche soltanto con brevi “sentenze” superficiali, lanciate attraverso i “social network”, la cre‐ denza che tra i fascisti ed i loro oppositori non vi fosse alcuna differenza morale. Il film, nato dalla collaborazione del regista Gianni Au‐ reli, della sceneggiatrice Gaia Moretti, dello sceneggia‐ tore Massimo Bertocci, tutti capi‐scout con anni di esperienza e attività nell’AGESCI, sostenuti ed affiancati dallo sceneggiatore e produttore Francesco Losavio, racconta, con riferimenti storici precisi, eventi legati alla vita dello Scoutismo clandestino, un movimento che nasce in Italia quando, con il decreto legge del 30 marzo 1928, il Consiglio dei Ministri, presieduto da Be‐ nito Mussolini, decide la soppressione di tutte le asso‐ ciazioni che si distinguono rispetto a quelle ufficiali del regime e quindi anche dell’Associazione Scout Cattolici Italiani (“ASCI”). A Milano, già negli anni 1928‐29, alcuni scout decidono di non piegarsi al diktat e di continuare a vivere inte‐ gralmente lo Scoutismo anche a fronte della mancata copertura da parte della gerarchia ecclesiastica: atteg‐ giamento che Il film, pur evidenziandone il conflitto morale interiore, documenta con una certa crudezza. Da allora e per anni le “Aquile Randagie” portano avanti un’intensa attività clandestina.

Si potrebbe pensare che la loro sia una fuga dalla realtà, un isolarsi al di fuori del mondo e della storia: il film, con cenni salienti, fa comprendere che sin dai primi momenti si è trattato di una scelta consapevole che, insieme al desi‐ derio di non rinun‐ ciare alla possibilità di divertirsi senza condizionamenti, in‐ tende soprattutto preservare la libertà di pensare autono‐ mamente e distin‐ guersi, nella misura del possibile, dal fa‐ scismo dominante. Se inizialmente le loro azioni si tradu‐ cono anche in ingenue bravate, lo spirito che li anima li porta via via a mettere a frutto la loro formazione morale e l’ispirazione evangelica delle loro motivazioni. Durante la guerra le loro attività continuano, principal‐ mente in Val Codera, sulla punta nord del lago di Como, un “paradiso perduto” quasi inaccessibile e ab‐ bastanza nascosto e protetto. Nel 1943, le Aquile Randagie decidono di entrare tra le fila dei partigiani, costituendosi in un movimento de‐ nominato OSCAR (Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati) che, per continuare a seguire i principi scout, attuerà una resistenza disarmata e non violenta, tradotta nella frase: “noi non spariamo, non uccidiamo, noi serviamo”. Tenendo, pertanto, fede alla loro Promessa di scout, che li impegna ad “aiutare il prossimo in ogni circostanza”, essi agiscono concreta‐ mente, fino alla fine della guerra, nel far passare in Svizzera gli ebrei ricercati e nel salvare i militari inglesi e americani fuggiti dai campi di prigionia. Inoltre, dopo l’aprile 1945, continueranno a svolgere le stesse ope‐ razioni preservando fascisti e nazisti dalle uccisioni sommarie per consegnarli alle guardie svizzere di fron‐ tiera perché possano essere legalmente giudicati. Un tenue filo storico crea una “parentela” scout tra me ed il regista Gianni Aureli: Quando Gianni, a cavallo degli anni 2000, al termine del suo percorso educativo giovanile, entrò per la prima volta in una Comunità


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Capi AGESCI, il Capo anziano, che, tra gli altri, lo accolse nella stessa, era stato da giovane uno dei ragazzi dei quali fui Capo reparto a Roma negli anni ’60. Con la sua intermediazione ho potuto scambiare una te‐ lefonata con Gianni, tuttora impegnato come scout nel ruolo di Responsabile di Zona, che ha cortesemente ac‐ cettato di soddisfare alcune mie curiosità, anche se era in procinto di partecipare alla una riunione della Comu‐ nità Capi del suo Gruppo: ne ho ricavato una “chicca” che sottolinea l’efficacia del messaggio trasmesso dal film e conferma a tutt’oggi il potere attrattivo dell’esperienza Scout e dei valori che essa propone nel percorso educa‐ tivo dei giovani. Gabriele Scola, il ragazzo di 12 anni, che nel film interpreta la parte di Ciacio, il giovane che nel corso delle prime scene fa la Promessa, è rimasto se‐ gnato dal contesto della storia narrata e ha chiesto di en‐ trare in un Reparto scout. Domenica 17 novembre avrebbe dovuto intervenire, assieme al regista e ad altri componenti del cast, in una presentazione del film in Lombardia, ma ha preferito partecipare insieme agli altri scout ad una attività del suo Reparto. Come nota storica a margine posso riferire un’altra si‐ gnificativa esperienza di Scoutismo clandestino che ebbe vita a Roma e che coinvolse mio padre. Tra i ri‐ cordi di famiglia conservo un documento (riportato in copia) datato 1° aprile 1929 anno VII, giorno di Pasqua, nel quale si celebra la nascita della “novella sezione” San Marco del Gruppo Escursionisti (la sigla completa, riportata in una nota storica su Internet, includeva l’ag‐ gettivo indomito che intendeva evidenziare la mancata accettazione dell’ordine di sciogliersi e che, forse per prudenza, i sottoscrittori omisero nel documento). Il gruppo scout d’origine, così preservato in forma clan‐ destina, era il Roma 2 con sede nella Basilica minore di San Marco Evangelista in Campidoglio, adiacente a Palazzo Venezia, dove gli scout clandestini continua‐ rono a riunirsi regolarmente fino al 1944. Sul docu‐ mento si può notare che il secondo firmatario è Guglielmo Lucarini: mio padre aveva allora poco meno

21 di 22 anni e, come lui stesso mi raccontò, faceva servi‐ zio nel Gruppo clandestino come “Aiuto Istruttore”, il termine con cui allora venivano denominati i Capi. L’autore dell’articolo, scout dall’infanzia, è stato negli anni Capo nel gruppo ASCI Roma 3 e nei Gruppi AGESCI 1 e 7 di Cuneo, attualmente è Magister della Comunità MASCI Cuneo 2. La Promessa Scout accomuna in fami‐ glia sua moglie Maria Cristina, le sue figlie Francesca, Maria Lorenza, Caterina e la nipotina Elena.


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Lo scautese Attilio Gardini

Attilio Gardini è di Forlì ed è scout da sempre. Come tale non cessa mai di approfondire le proprie radici scoutistiche; inoltre è anche chimico e quindi è affascinato dall’alchimia delle parole, la loro etimologia, ne ha anche scritto qui e là, in riviste scout e non, nazionali e internazionali. La passione per le parole e la scrittura lo ha portato a scrivere “Lo Scautese”: un piccolo testo che ci racconta dell’etimologia di molte “nostre” parole, un riferimento chiaro al nostro linguaggio specialistico, per cui non tutti capiscono due scout che si parlano. Una cosa che capita con tutte le organizzazioni o professioni: medici, informatici, insegnanti, ecc. Abbiamo pensato fosse utile e piacevole parlare del testo di Attilio. Ne pro‐ poniamo un assaggio , certamente una sollecitazione a pensare e riflettere su come noi siamo, parliamo e ci parliamo.

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Il libro si divide in tre parti: una prima dedicata alla definizione di cosa è lo scout (Lo Scout è colui che ascolta e che è in cammino; che vive nella natura in‐ sieme ad altri scout, che ha i suoi motti ed è cittadino del mondo; che serve, che scruta (in quanto precursore) per riferire e delucidare e illumina; infine si fa riferi‐ mento alla giungla e all’uniforme). La seconda parte è un vero e proprio di‐ zionario scout in otto lingue. Infine, la terza e ultima parte un po’ per giocare: anagrammi per scout e fonetica scout.

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Se guardi di nuovo lontano, ti accorgerai che si può guardare ancora più lontano B.‐P.

1.). LO SCOUT È COLUI CHE ASCOLTA Nella terminologia che usiamo regolarmente durante le attività educative, diamo per scontato il senso delle parole, ma risulta interessante risalire all’origine di questi termini, per scoprirne il significato più profondo in tutto il loro spessore evocativo ed articolato. Cominciamo con il termine che ci qualifica e ci definisce: scout. Della parola Boy Scout possediamo addirittura il

certificato di nascita che risale al 1908, quando il cinquantenne Baden‐Powell (1857‐1941) iniziò a pubblicare i fascicoli “Scouting for boys”, subito dopo il campo sperimentale di Brownsea. Il fondatore dello Scautismo scelse il termine scout per indicare la persona mandata avanti ad in‐ vestigare, in modo da riportare indietro il frutto delle sue osservazioni. È un termine che viene da lontano, sia nel tempo che nello spazio. Il verbo to scout = perlu‐ strare, andare in esplorazione, deriva dall’antico francese éscouter = stare con l’orecchio teso, anche se ora in Francia il verbo ascoltare si è evoluto fino alla dizione écouter. Non è quindi difficile capire come le sue radici siano nel latino auscultare = ascoltare, per cui, nella realtà più profonda, lo scout è colui che, con attenzione, porge l’orecchio, ne ricava un messaggio e lo interiorizza. Si “ascolta” ciò per cui si prova interesse; al contrario si “odono” i suoni dell’ambiente circostante, senza che vi si ponga attenzione. Quando siamo vigilanti, ten‐ diamo l’orecchio al cinguettio degli uccelli del bosco; se ci troviamo invece in un allevamento, a lungo an‐ dare, i loro versi vengono uditi dalle nostre orecchie, ma non percepiti dall’intelletto. Da non dimenticare che il vocabolo Scolta dovette essere usato tra il 1926 e il 1928, sotto la pressione fascista, come termine nostrano per designare gli Scouts (ma‐ schi). Infatti l’allora rivista periodica dell’ASCI “Lo Scout


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Italiano” do‐ vette cambiare ti‐ tolo in “La Scolta Italiana” su consiglio dello stesso Pontefice Pio XI. Scolta è la sentinella che porge l’orecchio vigilando sugli spalti e ora, com’è noto, è la giovane componente del Clan/Fuoco, che quindi sa ascoltare i segnali provenienti dal proprio ambiente in modo da farli diventare elementi di cre‐ scita personale. “Su, SCOLTE, alle torri... attente, in silen‐ zio vigilate!” canta l’antico inno comunale d’Assisi, composto nel sec. XIV, che le scolte dell’AGI fecero pro‐ prio negli anni ‘50.

2.). SCOUT COLUI CHE È IN CAMMINO … Il metodo propone sia ai Rovers che alle Scolte di fare “Strada”, che in inglese è Street, in tedesco è die Straße (pronuncia strasse), in olandese è straat; tutte parole che derivano dal latino via strata = via lastri‐ cata, cioè ricoperta da lastre di pietra. L’importante è che la Strada “entri dai piedi” e diventi uno stile di vita, con una spiritualità capace d’improntare di sé la vita… Per evidenziare, anche in senso fisico, questa impor‐ tante attività, gli Scouts diciottenni nei paesi di lin‐ gua spagnola sono chiamati Caminadores e in Portogallo Caminheiros, termini che derivano dal la‐ tino barbarico. Il sommo poeta Dante usa la parola cammino nel significato di procedere e arcinoto è il suo incipit: “Nel mezzo del cammin di nostra vita...”. Con altro modo questo concetto viene ribadito in Belgio e in Francia e, a seconda delle associazioni scout, troviamo sia les jeunes en route = giovani per strada, sia anche les jeunes en marche = giovani in marcia, elementi espliciti per la principale attività

IL TESTO NON HA DISTRIBUTORE, PERTANTO ATTILIO È DISPONIBILE AD INVIARLO A CHI NE FA RICHIESTA AL SEGUENTE INDIRIZZO MAIL: attiliogardini@gmail.com

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della terza branca. Tutte queste terminologie impli‐ cano l’esortazione a camminare contro corrente, ispirandosi ai valori morali essenziali.

6.). LO SCOUT È CITTADINO DEL MONDO … La B.A.= Buona Azione è un termine per ricordare agli Esploratori ed alle Guide l’impegno, preso con la Pro‐ messa, di aiutare gli altri in ogni circostanza e quindi saper cogliere le occasioni adatte per farlo ogni giorno. Questo termine aiuta a pensare a tale impegno in ma‐ niera da sviluppare la creatività, da saper afferrare il mo‐ mento per fare una gradita sorpresa a qualcuno, da non aspettarsi ricompensa. Baden‐Powell non l’aveva chia‐ mata B.A. ma Good Turn, cioè «bel tiro», il contrario di uno scherzo cattivo o stupido, ma pur sempre uno scherzo, una sorpresa che diverte chi la riceve e chi la fa. Non per niente Benjamin Franklin disse: “Ben fatto” è meglio che “ben detto”.

7.). SCOUT COLUI CHE SERVE “Per servizio intendo la subordinazione del proprio io all’impegno volontario di aiutare gli altri, senza il pen‐ siero di essere ricambiato o ricompensato”. Nel tac‐ cuino di Baden‐Powell, Mario Sica ha trovato questo pensiero, e ce lo ripropone in “Giocare il gioco”, a pro‐ posito del servizio al prossimo. La parola servizio deriva dal latino servus = schiavo, ma è chiaro, che non si tratta di ripristinare l’istituto della schiavitù: è anche chiaro, però, che si tratta di riscoprire che cosa significhi “essere” in servizio, e non solo “prestare dei servizi”. La storia della salvezza insegna che la liberazione del‐ l’uomo dipende dalla sua soggezione a Dio e che “ser‐ vire Dio è regnare”. Nello stesso senso Cristo ha affermato di essere venuto “per servire” (Mc 10, 45). Sia le Scolte che i Rovers hanno come motto “Servire” e quindi lo Scout, nel suo servizio associativo, serve operando come capo che educa i ragazzi…

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Sommario EDITORIALE Il 2020 per la stampa del Movimento MICHELE PANDOLFELLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 In punta di piedi GIOACCHINO MAIDA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 IN PRIMO PIANO Le sedi scout assaltate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 La giornata della memoria per gli scout . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 VITA ASSOCIATIVA Un programma triennale coraggioso che vuole guardare al domani MASSIMILIANO COSTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4 Programma 2020‐2022 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6 I gruppi di lavoro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7 ANNIVERSARI Chiara Lubich, il carisma dell’unità

MICHELE PANDOLFELLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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DALLE REGIONI La Luce della pace da Betlemme in giro per l’Italia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11 OPINIONI/DIBATTITI Sulla democrazia associativa MASSIMILIANO COSTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14 Si parla di nuovo di “gatto selvaggio”?!?! ENRICO CAPO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16

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STORIE DI COMUNITÀ “Acqua, bene primario da rispettare e da tutelare” COMUNITÀ VALSINNI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17 Il Masci a san Mauro Pascoli compie vent’anni COMUNITÀ SAN MAURO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19

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LIBRI/CINEMA Le Aquile randagie visto da un Magister LEONARDO LUCARELLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20 Lo scautese ATTILIO GARDINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22

STRADE APERTE. N. 1‐2, gennaio‐febbraio 2020 Anno 62 – Periodico mensile del M.A.S.C.I. (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani). Spedizione in A.P. 45%, Art. 2 comma 20/B, Legge 662/96, Dal C.M.P. Padova. Euro 2,00 la copia. Direttore responsabile: Pio Cerocchi • Direttore: Michele Pandolfelli • Capo redattore: Gioacchino Maida • Collaboratori: Lorena Ac‐ collettati, Manlio Cianca, Carla Collicelli, Paola Dal Toso, Romano Forleo, d. Lucio Gridelli, Paolo Linati, Mario Maffucci, Vittorio Pranzini, Mario Sica. Redazione: via Vincenzo Picardi, 6 – 00197 Roma, e‐mail: sede@masci.it • Stampa: ADLE Edizioni sas, Padova, info@adle.it • Editore, Amministratore e Pubblicità: Strade Aperte Soc. coop. a.r.l., via Vincenzo Picardi, 6 – 00197 Roma, tel. 06.8077377. Iscritta al registro degli operatori di comunicazione al n.° 4363. Abbonamento ordinario a 11 numeri: Euro 20.00, da versare sul ccp. n. 75364000, intestato: Strade Aperte Soc. coop. a.r.l., via Vincenzo Picardi, 6 – 00197 Roma. ASSOCIATO USPI. Tiratura. 5.000 copie. Chiuso in redazione: il 15 febbraio 2020 QUESTO NUMERO È STATO SPEDITO DALL’UFFICIO POSTALE DI PADOVA CENTRALE IN DATA: FEBBRAIO 2020

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