WEAVE MAGAZINE N° 00

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00 / 2021

SURFING ON SLOW CULTURE


PROJECT MANAGER

GUYA MANZONI CONTENT EDITOR

MARINA SAVARESE ART DIRECTOR

VALERIA SANTARELLI


INTRECC

Nella vita niente accade per caso. Persone che incrociano la tua strada, cammini che si intrecciano, legami che si stringono, progetti che nascono senza mai essere stati messi in cantiere. Idee che prendono vita grazie alle connessioni casuali…che poi forse tanto casuali non sono. Credo sia questo che è successo a noi tre, quando ci siamo incontrate per la prima volta. Con Guya è scattata subito una scintilla, una comunione di intenti, affinità intellettuali di due idealiste con la propensione alla guerriglia (opportunamente motivata da un senso di giustizia sociale, ovviamente). Con Valeria le scintille all’inizio le abbiamo fatte: dopotutto due “Toro” che s’incontrano per la prima volta tendono a scornarsi, per poi accorgersi di essere della stessa specie e di poter condividere la stalla senza bisogno di sgomitare. Ci siamo ritrovate così, quasi un anno fa, a mettere anima, tempo e tutte le nostre competenze maturate in ambito moda/comunicazione in quel progetto online chiamato Sfashion-net, la nostra finestra virtuale su progetti indipendenti di moda critica e virtuosa; il nostro network di persone e brand che condividono valori e ideali, collaborando con noi e tra di loro. Siamo tutti legati da fili sottili colorati di bellezza, sostenibilità, design, creatività e voglia di mostrare reali alternative ad una società orientata al consumo veloce (che ha svuotato la moda dei suoi veri significati) e anestetizzata dai media tradizionali. Abbiamo tessuto questa trama con cura, facendo crescere il network e cercando di dare il nostro contributo alla diffusione di un messaggio importante e di rottura. Ma il web, da solo, ci stava stretto. Come potevamo condividere ad ampio raggio le storie di tutti questi progetti, facendo riscoprire alle persone la meraviglia di una moda differente? (Ovvero che tra il fast fashion ed il lusso c’è un mondo di alternative). Un magazine. IL magazine. Quello che avete tra le mani (o che state sfogliando virtualmente in versione digitale). Volevamo una rivista che fosse in grado di raccontare la moda ma anche la bellezza del rallentare, abbracciando una cultura slow in aperto contrasto con il turbine rapido della società moderna. Volevamo raccontare storie di design, sostenibilità, buone pratiche, innovazione e valori autentici, necessari e condivisi. Volevamo dare uno spazio a chi, sulle riviste tradizionali, quello spazio difficilmente lo trova. Il tutto in una chiave pop, accessibile e comprensibile. Lo volevamo fare e lo abbiamo fatto; in maniera estemporanea, sull’onda dell’entusiasmo delle cose dettate dall’istinto, dalla passione e da una vocina interna che ti dice “È

giusto, è il momento”. Perché per noi la sostenibilità è qualcosa che nasce da dentro, che ti smuove e che diventa il vero motore di ogni azione. Ecco che è arrivato Weave Magazine. Weave come weaving, ovvero intrecciare, tessere, continuare a creare relazioni e reti fatte di persone, storie, prodotti, arte, design, sogni e vite differenti accomunate dal voler fare del proprio meglio per lasciare le cose migliori di come le hanno trovate. Ma anche wave, come quell’onda di rinnovamento necessaria che abbiamo intenzione di cavalcare, scivolando con la nostra tavola come un surfista pieno di adrenalina e amore per il mare. “Surfare tra le onde vuol dire stare immersi nell’acqua per ore, guardandosi intorno, cercando di sentire il mare per capire qual è il momento migliore per alzarsi in piedi. C’è bisogno di essere estremamente collegati con il presente, fare proprio il senso profondo del qui e ora.” Lo spirito del momento è quello che abbiamo inserito in questo numero, dedicato proprio agli intrecci. Quelli delle relazioni, un universo emotivo complicatissimo che abbiamo messo in scena in un hotel con il nostro primo editoriale. Quelle delle trame dei tessuti innovativi e anche di quelli recuperati ai quali viene data una seconda vita sotto forma di accessori o abiti, grazie all’abilità sartoriale e all’estro visionario di creativi nostrani e stranieri. Abbiamo curiosato nelle filiere, per capire di cosa si parla quando si parla di trasparenza, e abbiamo voluto conoscere da vicino il primo esempio di filiera circolare (perché anche le grandi aziende possono fare rete). Reti fisiche e reti digitali, che pure quelle, se usate nel modo giusto, hanno il potere di creare intere città virtuali interconnesse anche se distanti. Siamo passate in cucina, a capire qualcosa di più del chiacchierato mondo dei fermentati e scoprire come dalla tavola possano essere anche indossati. Dall’armadio allo spazio interno, da fuori a dentro, un tuffo nella spiritualità come motore di ogni azione, come spazio della cura e della presa di coscienza “Non si può pretendere di cambiare il mondo se non cambiamo noi in primis”. Ecco, il mondo non lo cambieremo certo con una rivista, ma noi, in questi mesi, siamo cambiate eccome. E questo è il nostro piccolo contributo per risvegliare coscienze a suon di bellezza. Prendete la tavola e venite a surfare con noi. Buona lettura E grazie. Marina – Guya – Valeria


CONTRIBU TORS * In copertina Martina Sogni e Sheila Da Silvia, immortalate da Paolo Cagnacci ed intrecciate da Valeria Santarelli

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EMILIO LONARDO

Designer e PhD candidate presso il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, persegue un ampio ambito di ricerca che transita nei territori dello spazio urbano, dell’interior design, dell’oggetto d’arredo e del progetto di grafica e comunicazione. Autore di diversi testi e libri in ambito accademico e letterario affronta i temi della relazione tra spazio, tempo e persone con forte interesse sull’evoluzione tecnologica.

DIEGO LONGONI

GIULIA ZORZI

Scrive, cura, insegna fotografia. Nel 2003 ha co-fondato Micamera, libreria e galleria dedicata alla fotografia contemporanea, e la dirige da allora. Tra i progetti del 2021, l'installazione all'aperto di Lucas Foglia nella zona di Rogoredo/Santa Giulia, il libro Sagacity di Fulvio Ventura in uscita per gli americani di The Ice Plant, la mostra di Giulia Iacolutti al PAC di Milano, la partecipazione a ‘Photo No-Nos’ a cura di Jason Fulford e in uscita per Aperture.

Nato e cresciuto nella periferia Ovest di Milano, nella cascina che fu dei bisnonni, si laurea in Design del Prodotto e successivamente in Service Design nel 2010. Nel 2013 è fondatore di Re.rurban Studio di cui è direttore artistico, service designer e direttore esecutivo di produzione. Si specializza nella direzione artistica e nell'immagine coordinata per l'impresa, per progetti culturali e di riqualificazione territoriale.Nel 2019 entra in contatto con Emilio Lonardo e insieme creano il progetto DOS / Design Open' Spaces: un evento concepito per la Design Week che sta prendendo vita come Start Up innovativa.

GIULIA ARICÒ

Studentessa di Fashion Marketing & Management al Polimoda, nel tempo libero scrivo e ricerco ispirazioni e innovazioni da tutte le parti del mondo. La mia motivazione? Ognuno di noi ha la possibilità di poter lasciare un contributo per un futuro migliore.


EUGENIO FRIGNIANI

Nato e cresciuto nella placida pianura Emiliana, con spirito di iniziativa e voglia di vivere ho cominciato a viaggiare in lungo e in largo alla ricerca di quel mondo che si perdeva all’orizzonte. Sono stato un mago, un chimico ed un liutaio, per poi finire nel mondo della moda e realizzare il mio sogno: rendere il mondo un posto migliore, più felice e spensierato... Io ci credo, e tu?

FRANCESA FUSI

È laureata in scienze della comunicazione e in scienze e tecnologie erboristiche. Nata e cresciuta a Milano dove ha lavorato nell'ambito comunicazione, all'età di 30 anni ha deciso di trasferirsi in un piccolo paese di montagna, in Valle Vigezzo. È sempre stata appassionata di prodotti ecosostenibili, di autoproduzione e di prodotti erboristici amici dell'ambiente.

VERONICA ZUCCOLIN

Viaggio e "scrivo" di quello che vivo professionalmente e personalmente attraverso racconti e progetti. Mi occupo di strategia e comunicazione nell’ambito delle filiere naturali, dei knowhow territoriali, del fair trade e del Made in Italy, settori nei quali faccio esperienza fra Italia e estero da più di vent'anni, fra Centro e Sud America, India, Nepal, Sudafrica, Indonesia, Europa. Sono Ceo di Connection Ethica e Charlo’, e speaker della webradio RadioRete2000 con Storie_di creativitáonair.

ERICA BRUNETTI

Ciao, io sono Erica Brunetti e sono un’Entusiasta! Non è ancora la mia professione, ma ci sto lavorando. Sono la Presidente dell’Associazione Trama Plaza Lab e passo il tempo a generare idee e trovare il modo di svilupparle insieme al mio gruppo. Perchè si, sono nata per lavorare in team! Il project management è il mio pane. Esperta di comunicazione e social media marketing con una consolidata esperienza in organizzazione eventi.

FEDERICA LOREDAN

ELENA IANESELLI

Laureata in Design e teorie della moda, dal 2017 si occupa di progetti creativi con focus fashion design presso Lottozero, centro di ricerca di design, arte e cultura tessile con sede a Prato. Qui negli anni si è dedicata a vari progetti sulla sostenibilità nel settore tessile-abbigliamento, come ricerche tendenze, residenze creative per designer, workshop teorici e pratici, eventi espositivi e tour nel distretto.

Federica Loredan è performer, coreografa, bodymusician, podcaster, diplomata all’Accademia Ligustica di Belle Arti, laureanda in Antropologia, ha inoltre conseguito il 3°livello di Lingua Italiana dei Segni. Esperienze queste che hanno contribuito a dare vita ad un’identità artistica molto personale. Lavora in diverse accademie professionali e compagnie teatrali. Docente e performer nei maggiori festival di Body Music in Europa. Ha all’attivo progetti con rifugiati, ragazzi a rischio, non udenti, disabili, laboratori di inclusione e di intercultura.


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FOTO BOOKS

.53 - STRIPES - Focus on Products .62 - I PANNI SPORCHI SI L AVANO IN FAMIGLIA .66 - T YP Quando il cucito ti cambia la vita .70 - LE SCUOLE DI MODA CHE PUNTANO ALL A SOSTENIBILITÀ .85 - ETEREA - Focus on Products

Una selezione di Libri fotografici

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LOTTOZERO

Reinventare il sistema moda partendo dai suoi scarti .8 - L A RIDEFINIZIONE DEL LUSSO .16 - FOCUS ON FABRICS .20 - TRACCIABILITÀ La lunga storia di un prodotto .28 - TRANS-FORMA - Focus on Products .36 - RE49 Storie di scarpe con una storia .40 - FERMENTAZIONE Dalla tavola ai tessuti .44 - RIVEL AMI Trame che si rincorrono .48 - NEL BLU - Focus on Products

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RE.VERSO Esempio pioneristico di una filiera circolare


.100 INTRECCI

Quante storie si incontrano in un hotel?

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PRIMA DENTRO POI FUORI

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Due chiacchiere su Moda & Spiritualità con Farah Liz Pallaro

.94 - SEMBRA CARTA MA È DIPINTA .96 - SLOW DESIGN I raffinati intrecci di Alp Design .122 - BLOCK COLOR - Focus on Products .134 - IN-TRECCE Storie di capelli, segreti e resistenza .137 - PATTERN - Focus on Products .152 - TRAMA PL AZA Il primo spettacolo di moda sostenibile .158 - WWW The World Wide W(e)ave

PIXEL CIT Y

Una nuova città tra reale e virtuale


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LA RIDEFINIZIONE DEL LUSSO Di Marina Savarese

“Una nuova comunità della moda e del lusso sorgerà dalle ceneri di questo mondo miserabile e, anche se solo di nicchia, sotterraneo, fuoriuscirà un movimento che avrà il potere di muovere l’universo perché avrà la forza e la gloria del passato e il candore del futuro” – Susanna Nicoletti, Luxury Unlocked

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“SLOW FASHION È UN INVITO A PRODURRE MENO, IN MANIERA SENSATA, SENZA Lavorare per grandi marchi non è mai sta- SEGUIRE CALENDARI IMPOSTI to nei miei piani e tanto meno nelle mie ED EVITANDO PERICOLOSE ambizioni. Ricordo benissimo, ai tempi della scuola, le mie compagne che sognavano gli uffici stile di brand di lusso, men- RIMANENZE. RALLENTARE. IN tre io volevo solo scappare a New York e TUTTI I SENSI. RIDARE VALORE immergermi nel mondo dello streetwear (poi sono finita a Scandicci nella sede euroAL TEMPO. NEI PROCESSI pea di una mega azienda di sportswear, ma ne sono uscita volontariamente dopo poco). PRODUTTIVI COSÌ COME IN Avevo già annusato la follia del mondo fashion e di infilarmi nella tana del lupo QUELLI VITALI. IN UN MONDO non ne avevo assolutamente voglia, tanCHE SPINGE AD ANDARE SEMPRE to più che il lusso l’ho sempre guardato con un critico distacco. Per me il lusso era qualcosa di terribilmente elitario, super- PIÙ VELOCI, A RAGGIUNGERE fluo, legato allo status e non all’essenza OBIETTIVI SEMPRE PIÙ (l’opposto della mia filosofia di vita); un modo per apparire con poco sforzo, dove ALTI, A FARE SEMPRE DI PIÙ lo sfoggio di un marchio bastava già per conquistarsi un posto in società ed elevarSACRIFICANDO SPESSO L A si in qualche modo sopra al prossimo… Come se il potersi permettere qualcoVITA, RALLENTARE È UN GESTO sa fosse davvero un valore aggiunto alla persona. All’interno delle aziende, poi, aRIVOLUZIONARIO, OLTRE CHE elevarsi ai livelli di Padre, Figlio e Spirito Santo erano tutti, dai direttori creativi ai UN GRANDE CONTRIBUTO AL CEO, fino all’ultimo stagista, grato per poter lavorare nell’Olimpo dei Fashionisti NOSTRO BENESSERE.” Eletti.

Per come girano le cose oggi, a venti anni di distanza, poco è cambiato, senonché grazie alla rete l’esibizione e l’ostentazione sono diventate spettacoli gratuiti all’ordine del giorno, modelli da emulare, obiettivi da raggiungere: case giganti, macchine super-fighe, armadi che scoppiano di abiti…di lusso! Ma cos’è il lusso, quando gli storici marchi luxury ormai si comportano come quelli del prêt-à-porter (grandi volumi, distribuzione delle collezioni ogni mese, calendari fuori da qualsiasi logica stagionale)? È solo un posizionamento di mercato determinato dal prezzo o persistono realmente dei valori per cui si può parlare davvero di lusso? Nel mio immaginario naif il lusso è l’unicità di un prodotto speciale, pensato dall’inizio alla fine, curato in ogni singolo dettaglio, dove si percepiscono qualità e valore. Il lusso non è qualcosa che va di moda (“la moda è fatta per compiacere” S.N.), è senza tempo, eterno, trascende il momento e va oltre perché è fatto per durare. Ecco perché lusso è anche ciò che può essere riparato: a un oggetto che vale si dedicano cure e attenzioni, se le merita, fanno parte del percorso e aggiungono meraviglia a quel che già era bello. Il lusso è ricerca costante, sperimentare nuove strade cercando di raggiungere soluzioni

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(Dal Manifesto di Sfashion-net) alternative; è l’artigianalità, la manualità, è l’uso d’ingegno e abilità per costruire pochi pezzi, spesso su misura. Esclusivi. Unici. Di lusso. E sapete qual è la variabile che accomuna tutte queste caratteristiche? Il tempo. Il lusso, nella moda e nella vita, sta nel tempo. Per pensare, per studiare, per sperimentare, per fare le cose con cura. E tutte le cose fatte con cura hanno bisogno di tempo. Si fa presto a puntare il dito contro il fast fashion: il loro modello di lavoro è notevolmente impattante e assolutamente non etico e si vede lontano un miglio. Ma i grandi marchi come si stanno comportando? E quelli del lusso? In questo libro scritto in maniera chiara e senza troppi giri di parole Susanna ci porta a capire il vero senso del lusso e di come questo si sia lentamente perso in favore di una moda più rapida e in continuo cambiamento. Anche ad alti livelli c’è bisogno di rallentare e di tornare a riscoprire il vero lusso: quello del tempo e della cura che ci vogliono per creare oggetti che abbiano un senso e che siano fatti per durare a lungo.


Total black per questo look no gender firmato Lorena Giannini: giacca asimmetrica con impunture tono su tono e tasche applicate; pantalone over con pieghe sul davanti e tasche laterali. LORENA GIANNINI € 210 GIACCA - € 150 PANTALONE

Il polietilene riciclato abbraccia il cavo metallico per realizzare questa collana multifilo dall'aspetto essenziale e materico. La sua elegante struttura a gradiente, con i singoli componenti liberi di scorrere sul filo, le conferisce dinamicità e leggerezza. É disponibile in diverse varianti di colore. MAGMALAB - € 90

Asimmetrico e modulabile, il Leaf Dress nasce con l'intento di proporre infinte varianti: si può indossare singolo, monospalla, o abbinato ad un altro capo uguale, speculare e sovrapposto, per creare infiniti abbinamenti di colore. NVK DAYDOLL - € 189

Due spirali tangenti costituiscono l'elemento decorativo della collana Jazz, in cavo elettrico rivestito e ebano. Il legno è passante e regolabile per poter modificare la dimensione delle spirali. PIG'OH - € 44

Taglio asimemtrico e tanto volume per il cardigan Galanga, in morbido jersey rigato, nel quale avvolgersi nelle fresche sere primaverili. LO SPAVENTAPASSERI - € 123

Stile pin-up per questa gonna a tubino, upcycled da Beatrice Bolognini alias Theecorabbit. L’upcycling è stato realizzato a partire da due gonne vintage che presentavano qualche imperfezione. ATELIER RIFORMA - €48


REINVENTARE IL SISTEMA MODA PARTENDO DAI SUOI SCARTI

Rafael Kouto in residenza nel distretto tessile di Prato

Di Elena Ianeselli - Lottozero


LOTTOZERO L ottozero

è un centro di ricerca per l ’ arte , il design e la cultura tessile che ha sede a P rato e opera come hub creativo e studio di consulenza . D otato di un laboratorio tessile per la prototipia e la sperimentazione , supporta artisti e designer emergenti attraverso lo sviluppo di progetti e residenze creative .

Rafael Kouto (1990) è un fashion designer svizzero, a capo dell’omonimo brand di moda sostenibile. Laureatosi nel 2014 presso la Fashion Design Academy and Arts FHNW di Basilea, nel 2017 consegue il Master “Fashion Matters” presso il Sandberg Institute di Amsterdam. Nel 2019 partecipa al prestigioso ITS International Talents Support, vincendo sia il Diesel Award che il Lotto Sport Award. Per due anni consecutivi, nel 2018 e nel 2019, è inoltre vincitore dello Swiss Design Award. Durante gli studi e le esperienze professionali presso prestigiose case di moda quali Maison Margiela e Alexander McQueen, Kouto sviluppa un forte interesse per metodologie di produzione sostenibili, focalizzandosi sul design innovativo open source e prediligendo tecniche artigianali e materiali di alta qualità. Il brand Rafael Kouto si contraddistingue per un approccio personale al design e al prodotto moda: ogni capo è creato esclusivamente attraverso l’upcycling di scarti tessili pre e post consumer, realizzato avvalendosi unicamente di produzioni locali e di una sapiente manualità nelle tecniche di couture artigianali.

NE RISULTANO CAPI UNICI E DI ALTISSIMA QUALITÀ, CARATTERIZZATI DA UN’ESTETICA FORTE, DISTINTIVA E VISIONARIA, CHE INTRECCIA L A CULTURA OCCIDENTALE A QUELL A AFRICANA, RAPPRESENTATIVA DELLE ORIGINI DI KOUTO, DOVE TRA L’ALTRO TROVA AMPIO SPAZIO L A PRATICA DELL’UPCYCLING. Veniamo a conoscenza di Rafael Kouto perché partecipa alla open call per “Make it here”, la residenza creativa dedicata a designer indipendenti di moda sostenibile, che lanciamo nel 2019. Una residenza con la quale vogliamo offrire ai designer la possibilità di accedere al distretto tessile e di immergersi nella conoscenza dei processi produttivi, spesso ignorati in fase di progettazione, incentivando l’elaborazione di soluzioni innovative e la creazione di prodotti di alta qualità. Rafael Kouto viene selezionato tra oltre trenta designer e, nell’ottobre segue »

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2019, si trasferisce presso la residenza di Lottozero, dove per due settimane lavora a stretto contatto con il nostro team e quello di Beste, azienda tessile partner del progetto. I primi giorni di residenza sono dedicati alla scoperta del distretto, delle sue aziende e lavorazioni più rappresentative. Queste visite aziendali mostrano tutti i processi che compongono la catena di produzione della moda, dalla materia prima al capo finito, facendo luce sull’enormità di rifiuti che il sistema moda prevede e, allo stesso tempo, rivelando le sapienti tecniche di riutilizzo di questi scarti, radicate nella cultura e nella storia pratese. Durante la visita a Beste, azienda che ha al suo interno l’intero ciclo di lavorazione dal greggio al capo finito, Kouto intravede il potenziale creativo degli scarti e decide di utilizzarli per la realizzazione di una capsule collection. Nel reparto dedicato alla produzione, raccoglie una varietà di materiali provenienti da diverse fasi di lavorazione, come errori di finitura, prove di tintura, campioni, tessuti o capi difettosi. Intorno a queste “scoperte”, Kouto crea uno scenario immaginifico, mixando i materiali trovati con altre suggestioni e riferimenti provenienti dal mondo dell’alta moda, costruendo una narrazione inedita che ne racconta i processi attraverso le tracce dei suoi materiali e le testimonianze dei suoi eccessi. Nel laboratorio tessile di Lottozero, Kouto organizza i suoi ritrovamenti, sperimenta con le tecniche tessili, smonta i capi difettosi e li analizza, li drappeggia a manichino e infine riassembla questi ma-

teriali in tre outfit, che rappresentano un primo studio per lo sviluppo di una collezione. Gli errori e gli scarti diventano risorse fondamentali, dando nuovo valore creativo al progetto e contribuendo in modo fondamentale al risultato finale, sia da un punto di vista strutturale che visivo: le prove di tintura si trasformano in motivi di textile design, le giunture delle pezze unite per i processi di finissaggio in corda offrono lo spunto per colorati patchwork e trapuntature oversize, le sacche di trasporto delle materie prime suggeriscono a Kouto soluzioni di vestibilità inedite per una borsa-sciarpa imbottita. Oggi, ad un anno e mezzo dalla residenza, vari designer hanno iniziato a lavorare con materiali di deadstock o realizzare capi upcycled, così come

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importanti brand del lusso hanno tirato fuori dai magazzini campioni e vecchie collezioni, riproponendoli in una nuova forma. La pratica dell’upcycling non è nuova al mondo della moda, basta pensare a designer come Martin Margiela o Christopher Raeburn. Al di là dei trend del momento vogliamo pensare che queste esperienze siano il preludio di un cambiamento e aprano la strada all’esplorazione delle possibilità di reinventare i processi di un’industria che, nel contesto contemporaneo, con le criticità che presenta e le possibilità che offre, appaiono anacronistici, oltre che fortemente lesivi. Con questo progetto Kouto ci mostra come il sistema disponga già di tutte le risorse, materiali e creative, per reinventarsi, collezione dopo collezione, indirizzando la creatività all’ideazione di nuovi stili così come a nuove pratiche virtuose.


F O C O N B R Come i materiali “smart” si stanno facendo largo nella moda Di C.L.A.S.S. 16

I


U S F A C S

C.L.A.S.S ecohub internazionale di materiali innovativi tessili nel settore della moda sostenibile.

La pandemia sta lavorando come un acceleratore di una trasformazione all’interno dell’industria della moda, ponendo le basi per un mondo più sostenibile. Non solo il business legato al fashion sta ponendo maggior attenzione a questi temi, ma anche il suo consumatore, che è sempre più consapevole e alla ricerca di una nuova generazione di valori che fondano le basi nella trasparenza e nella tracciabilità. La scelta e l’utilizzo degli “ingredienti” diventa quindi di vitale importanza, oltre che l’inizio di un viaggio che parte dalla fibra/filato e arriva al capo finito, passando per il tessuto e tutti i processi connessi quali la tintura e i finissaggi. La materia prima rappresenta quindi l’essenza di un guardaroba sostenibile: prendiamo confidenza con questi nuovi materiali, che si stanno facendo strada velocemente nel mondo del fashion!

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I NATURALI Sotto questa dicitura rientrano i materiali prodotti con materia prima esistente in natura, sia di origine vegetale sia animale, e lavorati in modo meccanico. Valori fondamentali da sempre per C.L.A.S.S. sono la totale trasparenza, tracciabilità e misurazione dei valori riguardanti l’impatto ambientale e sociale. Le fibre naturali hanno iniziato il loro viaggio sostenibile con la certificazione “biologica”, ma oggi ci sono modi e misurazioni olistiche per valutarle al meglio in un’ottica sostenibile. Un esempio lo troviamo in SUPREME GREEN COTTON® by Varvaressos: un innovativo cotone coltivato e filato in Grecia che, rispetto a una produzione di cotone convenzionale, risparmia fino al 40% di acqua, è privo di OGM ed è tracciabile al 100%. Il pionieristico sistema di irrigazione connesso a satelliti consente infatti una produzione di alto livello garantendo un impatto ambientale minimo, e il protocollo per l’inclusione dei coltivatori di cotone locali ne fa davvero un materiale di nuova generazione da tutti i punti di vista. Certificazioni aziendali e di prodotto garantiscono la tracciabilità al 100% e ne attestano la responsabilità a 360 gradi e una qualità “suprema”. SUPREME GREEN COTTON® è stato scelto dal marchio italiano Diesel per le t-shirt in jersey “Green Label”, “NightCrush” e “Malign”.

FIBRE INNOVATIVE Le fibre innovative rappresentano una nuova generazione di materiali intelligenti e di tecnologie all’avanguardia, risultato di una visione che integra innovazione, responsabilità, natura e creatività. Il filato ROICA™ V550 del produttore leader Asahi Kasei rientra tra questi: un filo elasticizzato che vanta tra le sue particolarità quella di decomporsi a fine vita senza rilasciare sostanze nocive nell’ambiente. Anche Amni Soul Eco® rappresenta un pionieristico esempio di poliammide 6.6 biodegradabile in condizioni anaerobiche, che si degrada in circa 5 anni dopo lo smaltimento in discarica, sviluppata da SOLVAY e prodotta distribuita da FULGAR. Sarah Borghi, marchio che fornisce calze e calzini italiani di alta qualità, ha lanciato la nuovissima Green Collection, caratterizzata da modelli classici che vanno dai 20 agli 80 denari disponibili in diversi colori, e sviluppata con i filati Amni Soul Eco®e ROICA™ V550.

I TRASFORMATI Questi materiali provengono dalla trasformazione di materie prime secondarie che possono essere pre o post consumo o preindustriali. La trasformazione può avvenire tramite un processo meccanico oppure mediante un processo chimico. Mantenere standard qualitativi e di salute alti ha bisogno di un grandissimo knowhow in fase di trasformazione. Tra questi troviamo Bemberg™ by Asahi Kasei: materiale di nuova generazione unico nel suo genere, nato dalla trasformazione di materiali pre-consumo, i linter* (*cascami) di cotone, convertiti attraverso un processo tracciabile e trasparente a circuito chiuso. Tra i produttori italiani di tessuti Bemberg™ troviamo Brunello S.p.A. è, infatti, l’ingrediente principale di BemBAZIN™, un materiale che valorizza il tradizionale tessuto damascato africano utilizzato per realizzare capi dai colori vibranti (lo avrete notato sicuramente durante il Festival di Sanremo indossato dall’artista Gio Evan con i completi realizzati dal mar-

chio Waxewul). Anche Gilberto Calzolari, marchio di prêtà-porter di alta gamma Made in Italy dal cuore green (e Vincitore del premio internazionale C.L.A.S.S. ICON 2020) ha optato per la scelta del Bemberg™ per l’abito lungo asimmetrico della sua ultima collezione. Il filo ROICA™ EF by Asahi Kasei fa parte dei trasformati: certificato Global Recycled Standard (GRS) è un filo stretch sostenibile premium, sviluppato con il 58% di contenuto trasformato pre-consumer. ROICA™ è ingrediente cardine della collezione Natural-Dye by Tessitura Colombo Antonio, una selezione di pizzi realizzata con coloranti 100% vegetali e senza OGM. Anche in alcune collezioni speciali di Intimissimi e Calzedonia sono già stati introdotti alcuni di questi materiali per realizzare calze e collant.


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C.L.A.S.S. Smart Shop è lo strumento che consente a studenti, designer e startup di acquistare online filati e tessuti innovativi e responsabili. Una selezione premium con valori di nuova generazione dedicata a chiunque voglia conoscere e testare materiali responsabili, dal singolo campione fino a 50 metri.


TRACCIABILITÀ LA LUNGA STRADA DI UN PRODOTTO

Di Veronica Zuccolin 20


Come si può ripercorrere la storia di un prodotto? Come conoscere le diverse fasi della sua realizzazione, dalla progettazione fino ai passaggi che caratterizzano la singola produzione e la sua distribuzione? E soprattutto, perché è così importante? Il termine tracciabilità indica il percorso, la strada che un prodotto ha fatto per arrivare fino a noi: in genere si parla di tracciabilità di un prodotto parlando della sua filiera produttiva. Esplorare la tracciabilità è un viaggio a ritroso nella storia del prodotto stesso, attraverso i luoghi dove è stato realizzato. Proprio come durante un viaggio, quindi, abbiamo bisogno di alcuni strumenti che, come una bussola, ci aiutino ad orientarci. Dietro un semplice prodotto esistono infatti una serie di decisioni, e tali scelte dipendono da un approccio imprenditoriale alla produzione; da questo dipende a sua volta l’impatto - più o meno positivo che si genera sul contesto sociale, naturale ed economico. Lavorare nella qualità significa lavorare innanzitutto sulle diverse fasi di vita del prodotto, concentrandosi sulla “bontà” dei processi, e rendendo questa “bontà” un valore mappabile e misurabile. Un esempio pratico: una maglietta nasce dall’ideazione con il disegno di uno stilista; il disegno passa nelle mani di un modellista che crea il cartamodello, il cartamodello passa nelle mani del confezionista, che realizza il campione. Qui comincia il “viaggio” della nostra maglietta, attraverso le mani di persone differenti, con conoscenze e competenze diverse. Ogni passaggio è un nodo della filiera, e questi nodi sono, per l’appunto, persone, professionisti, aziende. Conoscere chi sono, come lavorano, come gestiscono i lavoratori, i materiali, i fornitori, sono tutti elementi essenziali per verificare e valutare l’impatto di questi professionisti/aziende sul contesto, e da diversi punti di vista: ambientale, economico e sociale. Il percorso attraverso i nodi della filiera passa poi attraverso la scelta dei materiali, e qui l’elemento fondamentale è la provenienza e - ancora una volta - la filiera produttiva. Per orientarsi, il consumatore può tener conto delle diverse certificazioni riconosegue » sciute a livello internazionale.


Tra le più famose e riconosciute troviamo il Global Organic Textile Standard (più conosciuto con il suo acronimo, GOTS) che prevede il rilascio di una dichiarazione che a t t e s t a innanzitutto la provenienza da agricoltura biologica delle fibre, ma anche il mantenimento della tracciabilità lungo l’intero processo produttivo, le restrizioni nell’uso dei prodotti chimici ed il rispetto di criteri ambientali e sociali in tutte le fasi della filiera produttiva, dalla raccolta in campo delle fibre naturali alle successive fasi manifatturiere, fino all’etichettatura del prodotto finito. Anche Oeko-Tex è tra le più diffuse certificazioni tessili in ambito ambientale ed offre diversi standard (etichette) alle aziende che si impegnano a una gestione responsabile e sostenibile: un sistema indipendente di test e certificazioni per prodotti tessili per tutte le tipologie produttive attraverso la catena di controllo della filiera tessile. L'etichetta Confidence in textiles su ogni prodotto che segue lo Oeko-Tex Standard 100 indica che il produttore è certificato come ambientalmente ecocompatibile sia nei processi che negli stabilimenti.

Ma torniamo alla nostra maglietta, che, lungo la sua filiera produttiva passa poi alla fase della confezione: uno dei nodi più importanti per verificare l’eticità e la sostenibilità di un prodotto. Dove viene cucita la nostra maglietta? Chi la cuce? Quali sono le condizioni di lavoro (salute, sicurezza, salario, rispetto delle regolamentazioni internazionali…) di chi produce? Come viene trasportata la nostra maglietta dal luogo di produzione al luogo dove viene distribuita? Quante ne vengono prodotte? Queste sono solo alcune delle domande che un consumatore attento puo’ porsi, e alle quali un’azienda dovrebbe rispondere, rendendo pubblici ed esplorabili i vari nodi della propria filiera.

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Per questi temi esistono delle certificazioni riconosciute che aiutano il consumatore ad orientarsi: un riferimento internazionale per il rispetto dei lavoratori è quello noto come Fair Trade, ad esempio, e sui prodotti è possibile trovare diversi simboli che certificano l’appartenenza a tali mondi di riferimento. Anche Wfto Label è un marchio globale che certifica le organizzazioni del commercio equo e solidale che operano su tutta la filiera. La certificazione WFTO (World Fair Trade Organization) si basa su 10 principi fondamentali: pagamento equo, assenza di lavoro minorile e sfruttamento, uguaglianza di genere, buone condizioni di lavoro e rispetto dell’ambiente sono fra questi, e vengono monitorati durante l’intero processo. Una più recente certificazione di azienda nel suo insieme è la B-corp, che rappresenta una possibile garanzia di processi più attenti. Si tratta di un approccio che funziona come uno “scanner dell’impresa”, valutandola nei suoi diversi aspetti economici, culturali, relazionali e di impatto ambientale.

SI PARL A ANCHE DI INDICATORI DI SOSTENIBILITÀ E DI “RATING”, CIOÈ DI PUNTEGGI CHE VENGONO ASSEGNATI ALL’IMPRESA IN BASE A STRUMENTI DI VALUTAZIONE SPECIFICI: IL SI RATING, AD ESEMPIO, È IL PRIMO ALGORITMO AL MONDO CERTIFICATO CHE MISURA, MONITORA E COMUNICA L A SOSTENIBILITÀ, VALUTANDO GLI IMPATTI ESG​ (AMBIENTALI, SOCIALI E DI GOVERNANCE) DELL’AZIENDA, ATTRAVERSO L’ANALISI DI PIÙ DI 50 INDICATORI DI SOSTENIBILITÀ RICONOSCIUTI INTERNAZIONALMENTE.


DALL A FILIERA AL CONSUMATORE Le imprese che lavorano nella trasparenza cercano strumenti per comunicarla anche verso l’esterno, per informare e rendere partecipe il consumatore dei propri valori. Le etichette sono uno strumento importante dove raccogliere alcune informazioni, ma non sempre esaustivo. Le certificazioni di prodotto come abbiamo visto sono indicatori di qualità e di garanzia di alcuni processi con un linguaggio ed una riconoscibilità internazionali. Ma anche il racconto dei propri processi attraverso video e fotografie, che arrivano al consumatore attraverso i siti istituzionali e i social network sono un altro strumento di comunicazione fondamentale a disposizione delle aziende, e utile a chi acquista per conoscere ed esplorare il percorso del prodotto. Una serie crescente di realtà si occupano nello specifico di fornire servizi e software digitali che raccontino in modo diretto ed efficace la tracciabilità, attraverso quello che si chiama data story telling, ovvero la storia di un prodotto che si basa su informazioni e dati precisi. Il mapping ad esempio, è una vera e propria mappa che permette di visualizzare i luoghi di produzione e i passaggi dei diversi attori coinvolti nella filiera di produzione (i famosi “nodi”) che formano la storia del prodotto. Per il consumatore uno strumento semplice e ad alto potenziale è la possibilità di ricevere queste informazioni attraverso un qr code, inserito nel cartellino o nell’etichetta, che rimandi ad una applicazione digitale dove siano raccontati i passaggi e le informazioni di filiera. Uno altro strumento attuale è l’etichetta parlante, progetto pilota avviato ad esempio in Veneto per tutelare il made in Italy sui capi di abbigliamento: semplicemente avvicinandosi con il cellulare ad un capo e grazie alla tecnologia NFC, si possono conoscere i dettagli della realizzazione: dove è stato prodotto, dove è stato tinto il tessuto o dove è stato confezionato. Siamo effettivamente ancora in una fase pionieristica nell’uso di questi strumenti che diventeranno presumibilmente molto importanti nel prossimo futuro: è indubbio, infatti, che la tracciabilità sia il primo strumento nelle mani di un’azienda per veicolare i propri valori, ed il primo, fondamentale parametro per un consumatore per orientare le proprie scelte.

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RE.VERSO™

ESEMPIO PIONIERISTICO DI UNA FILIERA CIRCOLARE

Di Marina Savarese

“BISOGNA FARE RETE” è una frase che si sente dire spesso, ma si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo l’intenzione, la motivazione e la fattibilità. Altrimenti la rete si buca, si sfilaccia e non funziona più.

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La rete di Re.Verso™ invece, funziona benissimo; anzi, è il primo esempio singolare e unico di aziende che si uniscono per costruire una supply chain* (*catena di fornitura) evoluta, integrata, trasparente, tracciabile e certificata. Un unicorno rosa nel panorama della moda; imprenditori pionieri e visionari che hanno deciso di unire le forze e collaborare, creando un circolo virtuoso dove ognuno mette la sua parte in maniera sinergica, portando lavoro a tutti. “Bada bene che tutte le aziende del gruppo Re.Verso™ sono aziende top, che avrebbero avuto la forza di fare tutto da sole. Eppure abbiamo deciso di metterci insieme”. Daniela, Ceo della Nuova Fratelli Boretti, azienda che dal 1960 si occupa di materie tessili rigenerate, mi accoglie così all’ingresso del capannone, dove grosse balle di tessuti arrivano quasi a sfiorare il soffitto. Brillante, energica e con un approccio tanto pragmatico quanto sognatore, Daniela con la sua azienda è partner fondatrice e licenziataria esclusiva del brand per la produzione e selezione della materia prima Re.Verso™. “La nostra forza è che siamo partiti presto. Il recupero dei tessuti a Prato esiste da sempre ed io sono interiormente sostenibile da tutta la vita. Nel 2014 ho partecipato a una conferenza, ed è lì che ho incontrato un vecchio compagno che lavorava per un grande marchio del lusso; m’incaricò di sviluppare un prodotto di cachemire sostenibile. Non ho perso un attimo: in poco tempo abbiamo avuto l’L-

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CA* pronta (*Life Cycle Assessment, un metodo per quantificare l’impatto di un bene/ servizio sull’ambiente e sulla salute); la mia è stata la prima azienda a certificarsi e nel 2016 è uscito il nostro primo maglione di cachemire rigenerato ingegnerizzato con tutte le certificazioni a posto”. Nuova Fratelli Boretti, che si occupa della cernita e della trasformazione meccanica, è il secondo anello di questa catena verticale, composta da altre quattro aziende: Greenline, una realtà a gestione familiare con sede tra le colline di Recanati specializzata in recupero di scarti tessili; Filpucci, storica azienda pratese che si occupa di sviluppare il filato e A. Stelloni di Mapel che invece realizza i tessuti; Antica Valserchio chiude il cerchio elaborando tutta la parte di accessori moda.


Qual è il vostro segreto per far funzionare Re.Verso™? “Per prima cosa abbiamo scelto di inserire partner che non fossero in concorrenza tra loro: qui ogni partner ha la licenza esclusiva del marchio Re.Verso™ per la sua competenza. Un altro segreto è la chiarezza: siamo onesti tra di noi e abbiamo tutto l’interesse affinché ci sia trasparenza sempre”. Come fai a mantenere tutti uniti sotto il solito marchio? “Il gioco forza di Re.Verso™ è fare in modo che i clienti che entrano in contatto con una parte della catena siano poi invogliati a usare anche gli altri anelli. Stiamo cercando di fare in modo che chi conferisce gli scarti sappia che può riacquistare anche il filato o il tessuto. Le difficoltà ci sono, ma abbiamo tutti l’interesse a difendere il circuito.”. In pratica, chi è che si può rivolgere a voi? “Il cliente di Re.Verso™ è sia chi vuole acquistare filati o tessuti rigenerati 100% lana o cachemire (per ora), ma anche chi ha scarti tessili e vuole farli recuperare. Greenline si occupa dei ritiri pre-consumer, provenienti dalle aziende che tagliano; tramite i nostri negozi partner è possibile anche per i privati (post consumer) portare maglioni usati e ricevere uno sconto. L’obiettivo del nostro take back sarà rendere il percorso del maglione donato totalmente tracciabile dal cliente, così che chi conferisce i propri capi sa esattamente dove vanno a finire”. Mentre camminiamo con Daniela tra le balle di tessuto mi parla di qualità, dell’accuratezza con cui fanno la selezione e cernita dei materiali e della capacità di selezione in eccellenza. Le “eccellenze” sono esseri umani che con il loro ingegno e competenze specifiche sono in grado di separare le materie prime che vanno bene da quelle non adatte, togliendo le cimose, ricontrollando e dividendo i colori per sotto toni. Sono seduti a terra “i cenciaioli”, nome di cui vanno fieri, a separare

il blu scuro dal blu notte (a occhio nudo, allenatissimo); un lavoro indispensabile per ottenere un materiale di qualità che altrimenti rimarrebbe inutilizzato (rigenerato sì, ma comunque fashion).

UN L AVORO PREZIOSO QUELLO DEI “GREEN WORKERS”, NOBILITATORI DELL A MATERIA, DONATORI DI SECONDA VITA, TRASFORMATORI DI SCARTI IN QUALCOSA DI UTILE E BELLO. “Qui arriva di tutto. Quello che è possibile recuperare viene salvato; quello che non è possibile rigenerare lo mandiamo in Germania, dove viene usato per il settore automobilistico, sia per interni sia come isolante. In ogni caso, rimettiamo in circolo tutto”! In effetti in casa Re.Verso™ tutto circola in maniera fluida, al limite dell’incredibile. Questo nuovo approccio produttivo integrato, 100% Made in Italy, che unisce scienza e tecnologia in maniera trasparente, è davvero un esempio singolare d’industria collaborativa. Che fa ben sperare per un futuro migliore, dove a circolare sono materiali, energie, forze e idee.


Trae ispirazione dal famoso ballo francese la collana Can Can, realizzata interamente a mano con cavo elettrico rivestito made in Italy ed essenze lignee selezionate da giacenze di segheria, destinate allo scarto. Si chiude con un magnete nell’elemento posteriore e la scelta dei colori dei cavi è personalizzabile. PIG'OH - € 60


Il modello Stage, “l’anfibio” secondo RE49, è realizzato a mano con utilizzo di “re-born materials”, ovvero materiali di scarto recuperati, e sono sempre fatte artigianalmente a mano per garantire il massimo comfort, originalità e qualità. Ogni modello è un’edizione limitata e numerata.

RE49 - € 340

Vedere oltre il materiale, immaginare destinazioni d’uso inusuali, progettare partendo dalla materia, dando vita a for me e oggetti differenti. L’upcycling è la sublimazione del cambiamento, dove la creazione è un visionario processo di trasfor mazione…

Fa parte della collezione BOARDING il borsone pensato per viaggiare: la misura è quella giusta per essere imbarcato come bagaglio a mano e perfetto come borsa da barca perché, ripiegato, occupa davvero poco spazio. E proprio dalle barche arriva il materiale di cui è fatto: vele in disuso, recuperate e restituite ai viaggiatori in altra forma.

RIVELAMI - €269

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É un Manifesto su stoffa per sensibilizzare le persone ad un uso più consapevole della plastica questa giacca vintage maschile customizzata con inserti in tartan dipinti a mano. Re-use! RE-cycling! UP-cycling!

ANTOCOSTASETTE € 150

Si chiama Creta, perchè ha una fascinazione molto simile alla ceramica, grazie alla particolare lavorazione del materiale, ma è una collana leggerissima e molto facile da indossare. É realizzata interamente a mano utilizzando plastiche recuperate al 100%, lavorate con tecniche eco-artigianali. MAGMALAB - € 90


Dai vecchi jeans, un prodotto che porta nel nome tutto l'orgoglio di essere rinato: il Ganzo, lo scaldacollo troppo ganzo per essere solo uno scaldacollo, che si trasforma in cappello, grazie a un semplice trucchetto. Stessa sorte trasformista anche per lo Sciarpello, che è una sciarpa lavorata a tubolare, e che si può indossare come cappello (da qui il nome!) prima di essere avvolta intorno al collo. Entrambi sono in contone rigenerato. LO FO IO € 19 E € 29

LO FO IO

Filati Ganzissimi

Il nome parla chiaro: nel dialetto toscano significa “lo faccio io”. Infatti i protagonisti e fondatori di Lo Fo Io, Beppe e Sara, sono artigiani della maglieria. Hanno rilevato i macchinari della vecchia impresa di famiglia e ora si occupano dell’intera filiera di produzione. Fanno sciarpe, guanti e cappelli con l’obiettivo di rendere questi oggetti unici e addirittura divertenti. Lo scaldacollo “Ganzo” ne è un evidente esempio. I filati che utilizzano li ottengono collaborando con i celebri cenciaioli pratesi, che da oltre un secolo riciclano scarti tessili, i famosi “cenci”: attraverso attente selezioni e precisi passaggi gli abiti usati tornano filato.

Il primo motivo che ha dato origine a questo virtuoso processo non è certamente la sostenibilità o l’amore per il nostro pianeta, ma il quattrino. Tutto, in principio, nacque infatti per risparmiare sulla materia prima, tant’è che la presenza di parti riciclate nei filati veniva nascosta, o quanto meno non raccontata. Per Lo Fo Io invece è un preziosismo valore aggiunto: una tradizione antica che va preservata e raccontata, come fa Beppe in “Genesi del Rigenero”, il suo monologo teatrale sulla storia di Prato e dei cenciaioli.

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Le linee di questo zaino si ispirano ai sedili morbidi ed arrotondati tipici delle vetture d’epoca. Ogni prodotto è un pezzo unico perchè realizzato con tappezzerie di auto e cinture di sicurezza rigenerate: il risultato è un accessorio estremamente innovativo e di design, adatto sia ad un uso sportivo che cittadino. EXSEAT - € 230


EXSEAT

Borse di Sicurezza L’unicità artigiana, la filosofia sostenibile e il valore innovativo che rendono uniche le creazioni si evidenziano già nel nome. Se leggi con attenzione trovi la combinazione “ex-seat”, che svela l’origine dei materiali: tappezzerie e cinture recuperate da auto in disuso. Se ascolti con cura senti il suono [ˈɛksɪt]: come l’uscita, che porta fuori dal vecchio metodo di produzione, aprendo le porte all’innovazione responsabile. Le borse, gli zaini e gli accessori Exseat sono frutto di una trasformazione: i tessuti e le cinture di sicurezza di auto destina-

Ogni creazione è speciale: racconta la storia di un oggetto nato per la seconda volta, con la bellezza funzionale di uno stile definito e personale che supera le tendenze per la facilità di essere indossato sempre da chiunque, senza limiti di età e gender.

te all’autodemolizione sembrano rifiuti, ma sono risorse di qualità, riconvertite con un processo meticoloso di selezione e sanificazione, così mantengono inalterati versatilità e robustezza, perché progettati per resistere agli attriti e durare nel tempo. Ogni pezzo è irripetibile: la combinazione di tessuti e nastri sempre diversa e il recupero degli scarti di lavorazione ispirano la creatività; il design dei modelli è autentico perché nuovo ma fedele alle linee originali del sedile, la cura dei dettagli è un gesto di rispetto amorevole verso l’accessorio e chi lo sceglierà. La storia di Exseat unisce due generazioni in un’azienda famigliare nelle Marche, a Monte Urano. L’eccellenza di 40 anni di esperienza nelle calzature e pelletteria sta nelle mani artigiane, la spinta coraggiosa a fondare il brand indipendente sta nella passione determinata di Alice e Alessandro.insieme curano la produzione realizzata totalmente all'interno della loro azienda, e si impegnano affinché Exseat sia d’ispirazione per una sostenibilità che non sia solo riciclo, ma filosofia di vita a tutto tondo.

Funzionalità e allure contemporanea definiscono questa shopping bag. Tocchi di colore e linee essenziali ne evidenziano i particolari e rendono questa borsa perfetta per contenere tutto il necessario durante una giornata di lavoro o per una passeggiata in città. Come tutti i prodotti Exseat, si tratta di esemplare unico perchè realizzato con tessuti e cinture di sicurezza di auto destinate alla demolizione, riconvertite con un processo meticoloso di selezione e sanificazione. EXSEAT - € 149

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Collana Aforisma, le linguette di latte e lattine di alluminio trovano una nuova, inaspettata e coloratissima vita nella collana Aforisma, interamente lavorata a crochet, con pendenti in vetro e chiusa da un bottone vintage. PEEKABOO! - € 119

Si può trasformare un maglione second-hand in una piccola e unica opera d'arte? Sì! Con un prezioso ricamo, fantasia e tanto amore!

ABITARIO - € 150

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Dagli scarti del taglio dei modelli “classici”, - realizzati in reti da pesca recuperate - un nuovo concetto di recupero del recupero che diventa scarpa grazie all’assemblaggio dei pezzi più piccoli tenuti insieme con un sapiente lavoro manuale ad uncinetto. Stile retrò, gusto moderno, elegante e sportiva allo stesso tempo. VERDURA SHOES - € 280

Una gonna + un pantalone + upcycling = un bomber jacket! Un pezzo unico no gender realizzato per Atelier Riforma da Federico Firoldi. ATELIER RIFORMA - € 69

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A volte, per scoprire il vero valore di quello che abbiamo vicino, dobbiamo andare lontano. Uscire dai soliti circuiti, lasciare la zona di comfort e sperimentare, prendendo strade secondarie per poi tornare sulla retta via e chiudere il cerchio.

STORIE DI SCARPE CON UNA STORIA LA RINASCITA DI RE49 Di Marina Savarese

Il viaggio di Nicola Masolini, fondatore del marchio di scarpe Re49, è iniziato nel basso Friuli, dove è nato e cresciuto “tra i rotoli di pelle” dell’azienda calzaturiera di famiglia, Fratelli Masolini. Valentino, il suo bisnonno visionario, e i suoi sei fratelli iniziarono con una prima produzione di scarpe negli anni 30, ma è nel secondo dopoguerra che l’attività esplose, grazie all’intuizione pionieristica del nonno: i materiali scarseggiavano, perché non riciclare pneumatici, divise

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militari, abiti e altri materiali recuperati in giro? Con abilità, ingegno e saper fare, l’azienda crebbe, portando il paese di Gonars a diventare hub calzaturiero del nord dell’Italia, lavorando per vari marchi italiani ed esteri per circa venticinque anni. Fino a quando le concorrenze poco leali hanno un po’ messo in crisi il settore, obbligando la famiglia a lottare con costi, prezzi e richieste al ribasso dei clienti. “A due anni andavo già in giro per le fiere


con mio padre, a sedici ho cominciato a lavorare in azienda. Fino a quando ho sentito la necessità di allontanarmi dal mondo delle scarpe!”. Ma le scarpe hanno continuato a perseguitare Nicola, anche a tantissimi chilometri da casa. Il viaggio in Etiopia doveva essere un periodo di evasione, di esperienze diverse, per fare musica (altra sua grande passione)…e invece si è ritrovato proprio in uno dei paesi principali produttori al mondo di pellame. Ed è stato subito inglobato prima da

aziende italiane, poi da quelle locali interessate all’esportazione dei loro prodotti all’estero. Ha avuto la fortuna di collaborare con Sole Rebel, impresa di scarpe etniche realizzate con pneumatici, pelle e stoffe artigianali locali ideata da Bethlehem Tilahun Alemu, attualmente una delle 10 business woman più influenti in Africa e tra le 100 donne più potenti secondo Forbes. E di aiutare a fondare “Made by Etiopia”, un hub internazionale per portare la produzione di scar- segue »


OGNI SCARPA È UNA STORIA, OGNI SCARPA È UN PROGETTO A SÉ. MI PIACE SPERIMENTARE COSE E MATERIALI DIFFERENTI.

S carpe da passeggio e mare, le Walk di RE49 sono realizzate con gli ombrelloni della riviera italiana, destinati allo stoccaggio con ampie difficoltà al riciclo, e tessuto denim ricavato da jeans di over produzione. Le suole sono realizzate con pneumatici riciclati. L’interno è composto da asciugamani in cotone, destinati alla distruzione. RE49 - € 220


Massimo comfort di calzata e un look casual unico per le Lifestyle, le sneakers della famiglia RE49: la tomaia è composta da lettini da spiaggia destinati all'abbandono come fondi di magazzino. L’interno della scarpa è morbido e super confortevole, perché realizzato con asciugamani recuperati, e le suole garantiscono una lunga durata grazie all'uso dei pneumatici riciclati.

RE49 - € 260

pe in Africa, favorendo lo sviluppo della manodopera locale. Un’esperienza bellissima ma anche difficile, terminata nel 2018, anno in cui Nicola pensa di trasferirsi a NY, dove gli viene offerto un lavoro per gestire importanti marchi di calzature. È proprio guardando quelle scarpe, povere dal punto di vista tecnico e niente di che da quello stilistico, che ha capito realmente il valore della storia della sua famiglia e la qualità del lavoro dei suoi predecessori. La manualità, la tecnica, la visione: pezzi importanti del passato che hanno gettato le basi per lo sviluppo del futuro. Re49 nasce con questo spirito, dalla volontà di intrecciare passato e futuro, sostenibilità e ribellione, tradizione e modernità. “49”, come il ritorno al ‘49, anno in cui la storica azienda si è potuta registrare legalmente; “Re”, perché creato da re-born materials, materiali riciclati, riusati, ai quali viene data una seconda opportunità. Il primo esperimento è stato costruito mixando vele e pneumatici: presentato all’Expo di Trieste nel 2019, ha raggiunto un notevole successo. Questo è stato solo l’inizio di un ciclo di sperimentazioni e studi di altri materiali come ombrelloni, lettini, tappezzerie e asciugamani degli hotel che sono dismessi solo dopo venti lavaggi. Le scarpe di Re49 sono una combinazione unica di materiali non nati per essere messi ai piedi e che invece prendono la forma di sneakers, friulane, stivaletti e altri modelli, assemblati manualmente con la tecnica “ideal”, tipica dell’azienda di famiglia (lavorazione con cui sono cucite insieme suola, intersuola e tomaia, che garantisce una perfetta aderenza delle varie componenti donando solidità e resistenza alla calzatura).

Alla fase di recupero, fatta sia in aziende private sia in magazzini comunali (nel caso di lettini e ombrelloni), segue lo smontaggio, la separazione dalle parti rigide, la pulizia dei materiali e la preparazione (il tutto fatto, ovviamente, a mano!). Poi si può partire con l’assemblaggio vero e proprio. Inutile dire che sono pezzi unici ed edizioni limitatissime. “Ogni scarpa è una storia, ogni scarpa è un progetto a sé. Mi piace sperimentare cose e materiali differenti. È una sfida continua, per la quale stiamo anche brevettando un metodo di costruzione con un materiale specifico. Ma ancora non possiamo svelare niente”. Da poco al team si è aggiunto Alberto Ciani, compaesano di Nicola; si sono ritrovati quasi per caso ed è scattata una scintilla. Entrambi condividono l’etica e la filosofia che c’è alla base del progetto, ed hanno deciso di unire forze e competenze (Alberto viene dal brand management del settore moda e turismo), per dare una seconda vita a Re49, riorganizzando il tutto in nome di una visione e obiettivi comuni. “Abbiamo un sacco di piani in mente. Collaborazioni, partnership e collegamenti con il mondo musicale ma non solo”. Mentre aspettiamo impazienti le novità, si possono comunque trovare le loro creazioni online, dove non sarete mai lasciati soli nella scelta, perché i clienti, per Re49, sono importanti parti del marchio “I nostri clienti fanno parte di noi. Sono la parte attiva del marchio, quelli che testano le nostre idee. Se ci sono problemi a livello tecnico, facciamo di tutto per risolverli”. Più di così…

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FERMENTAZIONE DALLA TAVOLA AI TESSUTI

Conversando con Flavio Sacco “il Fer mentalista” Di Marina Savarese

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Che cosa hanno in comune la Kombucha e l’ultima Victoria bag di Her mes realizzata con “Fine Mycelium”? Batteri, di ceppi diversi, ma sempre batteri! Un mondo affascinante quello della biologia, che negli ultimi anni ha cambiato il modo di concepire il corpo umano e l’alimentazione. Contemporaneamente le biotecnologie hanno messo al servizio della società le loro conoscenze per sviluppare materiali biodegradabili coltivati​ in laboratorio utilizzati principalmente nella moda, nel design e nell’architettura. Sembra fantascienza, in realtà si tratta di fermentazione. Incuriosita dall’argomento e dalla connessione con la moda, sono andata a disturbare Flavio Sacco, biologo, autore di libri, divulgatore tramite il suo blog “Il Fermentalista”, e titolare di LIFe (Laboratorio Italiano Fermentati), azienda che produce e distribuisce verdure fermentate in supermercati bio, negozi indipendenti e nel circuito Natura sì.

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MICROBIOMA UMANO

insieme dei micro organismi che vivono in simbiosi con il corpo umano

Come sei arrivato a interessarti di fermentazione? “Sono sempre stato appassionato di alimentazione; nella mia vita ho viaggiato un sacco, ho vissuto in Asia e Africa, e con il tempo ho capito che alcune cose che avevo visto e assaggiato erano fermentati. Da lì ho cominciato ad approfondire le fermentazioni grazie alla biologia; fino a quando questa passione è diventata lavoro, era più o meno il 2015. In quegli anni c’è stato un interesse crescente verso questi argomenti perché tra il 2014-2016 sono uscite numerose pubblicazioni inerenti all’organismo umano che hanno cambiato i paradigmi della biologia (un libro famoso è “The human super organism”): non siamo un unico organismo, ma siamo un ecosistema marciante, in altre parole abitato da micro organismi”. Un concetto non semplicissimo da assimilare, mentre Flavio parla io visualizzo un corpo umano pieno di piccoli animaletti colorati all’interno. “Capisci bene che cambia tutto, anche a livello filosofico: io non sono solo io, ma vivo in simbiosi con tantissimi micro organismi. E’ chiaro che in quest’ottica muta l’approccio al corpo umano, alla salute, alla nutrizione.” Mi spiega che esiste una stretta relazione tra gli alimenti fermentati e il microbioma umano*. “Abbiamo ricominciato a dare importanza ai micro organismi presenti in alcuni elementi e nello stesso tempo si sta mettendo in dubbio tutto il sistema degli alimenti industrializzati (pastorizzato, conservato, ecc.). Sta cambiando il modo di alimentarsi perché è stato provato che moltissime patologie derivano da malfunzionamenti dell’intestino. I volumi “I batteri della felicità” e “Intestino felice”, usciti 5/6 anni fa, parlano proprio di questo”. Fermentati, dunque. Se dovessi spiegarli a mia madre… “Gli alimenti fermentati sono alimenti che vengono trasformati grazie al lavoro di micro organismi (batteri, lieviti, muffe): pane, vino, birra e yogurt sono gli esempi più evidenti, così come le olive in salamoia. Poi c’è la Kombucha, possiamo fermentare le verdure, i legumi…” Come s’inseriscono in pratica nell’alimentazione quotidiana? “Le bevande quando vuoi, il kefir di latte si può prendere la mattina, per esempio. La kombucha è una bevanda che si può bere in ogni occasione (senza esagerare). A pranzo e cena le verdure fermentate si uniscono spesso nei contorni, nei piatti unici, o nelle zuppe; i legumi fermentati, come il tempeh* (*fermentato di semi di soia), possono essere cucinati. Una volta che li possiedi in casa, li usi. Ovvio che si abbinano bene ad un’alimentazione plant based…” segue »

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NON SIAMO UN UNICO ORGANISMO, MA SIAMO UN ECOSISTEMA MARCIANTE

Parliamo di Kombucha: cos’è e perché se ne sente parlare tanto? “La Kombucha è un te fermentato, originario dell’estremo oriente di cui si trovano tracce circa 2000 anni fa; oltre che un bell’esempio di eco-sistema. Lo scoby (o madre) è solo una parte dei micro organismi che lo compongono, ma dentro ci sono tantissimi ceppi che si occupano di passaggi metabolici: i lieviti convertono gli zuccheri in etanolo, altri lo prendono e lo trasformano in acido acetico; insomma, ognuno ha bisogno dell’altro; lavorano insieme ma con ruoli diversi.” Ha delle proprietà particolari? In pratica berla fa bene a qualcosa o no? “La kombucha contiene un gran numero di batteri viventi benefici, noti anche come probiotici, oltre ad acidi organici e oligo elementi. Questi batteri s’insediano nel nostro intestino e supportano il sistema immunitario, oltre ad aiutarci nell’assorbimento delle sostanze nutritive.” A proposito di Kombucha, ultimamente si stanno facendo un sacco di prove per utilizzare lo scoby per produrre una simil pelle organica… “Sì, ne avevo sentito parlare, non tanto per la moda ma per quanto riguarda il packaging: lo scoby di kombucha essiccato si usa per fare sacchetti per alimenti o coprire barattoli, proprio come una sorta di pelle vegetale. Per ora è usata da piccoli produttori locali. Anche se l’odore non è proprio il massimo…” Secondo te questa del tessile derivato da fermentati è una strada percorribile? “È una strada percorribile…su piccola scala. In tutti i settori questo conferma una tendenza: la frammentazione del mercato su piccoli produttori, realtà locali a km 0 che favoriscono l’artigianalità e l’unicità dell’eccellenza che non si può replicare a grande scala. Secondo me avrà successo nelle nicchie.” Mentre seguo le evoluzioni sul tessile biologico e aspetto di toccare con mano l’ultima borsa di Hermes, vado in cucina a fermentare le mie verdure e alimentare il mio esercito di microrganismi… Per capire come si fa vai su fermentalista.com

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Portafoglio realizzato in Appleskin ™, materiale sostenibile che viene prodotto in Italia utilizzando le fibre avanzate dal processo industriale di prodotti a base di mela.

FUNKY MAMA COLLECTION - € 137

DALL A BUCCIA DI MEL A ALL A PELLE VEGANA? Apple-skin ™ è un innovativo materiale derivante dalla trasformazione di scarti alimentari: usa bucce, semi e torsoli di mele (in particolare i residui della produzione di succhi e marmellate in Sud-Tirolo) per creare un materiale molto simile alla pelle, ma vegano e cruelty free. La produzione di questo materiale si inserisce in modo virtuoso nei processi di economia circolare, facendo di un rifiuto una risorsa e contribuendo ad abbattere gli sprechi dell'industria alimentare.

Janis è un secchiello in morbida rafia, comodo e durevole. La base, realizzata in Apple-skin™ così come la tracolla, si apre tramite cerniera diventando un comodo doppio fondo. FUNKY MAMA COLLECTION - € 197

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RIVELAMI Trame che si rincorrono

Di Marina Savarese


La lunga vita delle vele. Che cosa succede quando un lupo di mare e un architetto s’incontrano? In teoria potrebbe succedere di tutto; in pratica questa volta è iniziata una storia fatta di onde, vele, passione e amore. La storia di Silvia Ronchi, architetto milanese e Dario Noseda, velista amante del mare (e primo ad aver terminato una traversata atlantica a bordo di una Star, piccola barca a vela di 6,90 mt), e del loro ultimo progetto: Rivelami. Due anime che s’incontrano, due vite che si affiancano e iniziano a camminare insieme, prima in città, a Milano, dove Silvia continua a fare il suo lavoro sia in studi sia come freelance, per poi arrivare su quel ramo del Lago di Como (“Hai presente cosa vuol dire tenere un uomo di mare stretto in una metropoli?”), dove decidono di aprire un negozio di nautica. Un buon compromesso per entrambi: affacciati sull’acqua, a contatto con velisti, velerie e vele, che venivano riparate nel laboratorio annesso al negozio. Ed è proprio in questo scenario che hanno cominciato a sperimentare con i ritagli di vecchie vele, un po’ per gioco un po’ su richiesta. Galeotto fu un amico, che un bel giorno gli commissionò un borsone: il risultato fu talmente apprezzato e ben riuscito che Silvia, abile nel cuci- segue »

Cuscino realizzato con vela Spinnaker: la combinazione di colori è unica, ogni cuscino è ricavato da una porzione diversa di vela.

RIVELAMI - € 45

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to grazie agli insegnamenti casalinghi impartiti dalla madre in giovane età (come si dice, impara l’arte che prima o poi risulta utile), prese a produrne qualcuna da vendere in negozio. “Non finivo di farle che subito andavano via. L’ultimo Natale ce la siamo sfangata grazie alle borse”. È il 2014 quando viene registrato il marchio, chiuso il punto vendita e aperto il capitolo Rivelami, dedicato completamente alla produzione di accessori realizzati con il recupero e l’upcycling delle vele. Un processo lungo che prevede tantissimi step prima di arrivare al prodotto finito, e che inizia proprio con la fase di recupero. I “fornitori” di vele sono diversi: si passa dalle velerie, che donano volentieri il materiale poiché vengono sollevate dai costi di smaltimento, fino ai privati, dove in questo caso con gli armatori vige una logica di scambio, circolare. “Certi armatori hanno un attaccamento emotivo incredibile alla propria vela, le memorie delle veleggiate sono trasferite sull’oggetto e separarsene spesso è difficile. Per questo noi, in cambio della vela donata, gli restituiamo alcuni prodotti realizzati con la LORO vela, che si porteranno dietro ancora per molto tempo, solo sotto un’altra forma”. Una volta arrivato al lab, il materiale è passato in rassegna: valutato (le vele usate non sono tutte usabili), preparato separando il tessuto dalle parti metalliche e in seguito tagliato in pannelli (nb. alcune vele sono enormi!). Solo dopo queste operazioni preliminari si può pensare al piazzamento del cartamodello e al taglio manuale: ebbene sì, qui di automatico non ci può essere niente; macchie, buchi e difetti devono essere evitati; poi ci sono disegni, cuciture e motivi delle vele che meritano di essere inclusi nel pezzo. Nell’upcycling la progettazione avviene spesso al contrario: è il materiale che racconta in cosa voler essere trasformato, non viceversa! Anche in casa Rivelami avviene questo, ma prima di passare sotto la macchina da cucire manca ancora un

DONDO, il porta-cose del marinaio, ispirato dalle bugne e penne delle vele, è adatto a tantissimi utilizzi. Abbiamo cercato di immaginarne alcuni, ma a te la libertà del miglior utilizzo. Portavasi - Porta Riviste - Porta Utensili Cucina - Per Tenere In Ordine I Sacchetti Del Supermercato.. RIVELAMI - € 25

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HAI PRESENTE COSA VUOL DIRE TENERE UN UOMO DI MARE STRETTO IN UNA METROPOLI? bel giro in lavatrice per le vele in Nylon e Dacron, mentre, per quelle di nuova generazione (composte da due pellicole esterne in mylar o taffetà, all’interno delle quali sono inseriti filamenti di carbonio con un disegno particolare, sotto vuotate e incollate) ci vogliono catino, spugna e santa pazienza (che Silvia ha in quantità industriali, dopotutto è la “tuttofare di me stessa”). Ci sono tante ore di lavoro, tanti passaggi e tanta attenzione dietro a queste borse; accessori unici e irripetibili (quando finisce la vela, non si possono rifare uguali) che parlano di salmastro, vento e libertà; che portano con sé le storie di orizzonti sconfinati, tramonti in mezzo al blu e schiaffi di libecciate. E di amore per il mare, quel mare da proteggere dalle minacce costanti dell’inquinamento ambientale: “I materiali che utilizziamo di per sé non sono sostenibili, le vele bianche sono fatte in Dacron, gli spinnaker in Nylon… insomma, poliestere. Ma la nostra idea è di farli durare il più possibile, allungandogli la vita grazie alla trasformazione in

oggetti utili, pratici e belli”. E la bellezza di questo materiale è proprio nei colori rari, nelle cuciture, nelle strutture visibili, nelle trame che si rincorrono sulle quali la luce crea effetti particolari. Sulle borse, ma non solo. Per chiudere il cerchio e includere la sua passione per il design, l’arredo e l’architettura, Silvia ha iniziato a sviluppare anche una linea di accessori per la casa, piccoli oggetti per rendere l’ambiente più “marino”, e anche pezzi d’arredo, come la sdraio essenziale e minimal con il suo cuscino abbinato per un tocco di colore, e la nuovissima amaca, realizzata con la penna o la bugna dei maxi yacht, quindi pezzi unici: “È la parte più caratterizzante dal punto di vista estetico perché i disegni sembrano dei ricami. E poi di penna in una vela ce n’è solo una”. Rivelami è un progetto in evoluzione continua, dove si respira passione, attenzione e saper fare. Chissà in quali altri lidi ci porterà. Intanto va avanti. Sempre con il vento in poppa.


I toni dell'azzurro polvere si mescolano al bianco, all'oro e all'argento in queste versioni della spilla Florilegium, realizzate a mano in vera pelle. GIULIA BOCCAFOGLI - € 45

NEL BLU Il taglio del bomber sportivo declinato in versione artigianale: il tessuto è realizzato a mano, con la tecnica dell'annodatura a telaio, ed è tinto tie & die con il fiore dell'indigo. WAXEWUL - € 185

POSSIBILITÀ DI ABBINARLO AI PANTALONI


Chaos, come la scintilla che innesca il processo creativo e ricorda l’ondeggiare di questa gonna comoda e fresca: lunga alla caviglia, in morbido tessuto di bambù ed interamente dipinta a mano. WHAT IF ATELIER - € 136

Sono dipinti a mano su base lignea gli orecchini della collezione Galileo, che prende ispirazione dall’affascinante mondo dell’astronomia. Ogni pezzo è unico. ALTROSGUARDO - € 29

Lidia è la tipica sacca pratica e versatile dalle mille risorse! É poco voluminosa ma può contenere di tutto. Può essere indossata a spalla ma anche come uno zaino e diventa perfetta per andare in bici, in moto, o a fare una passeggiata. FILUFILU - € 170

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Tante righe bianche su sfondo blu profondo per l'abito Foglia, scamiciato e ripreso sul fondo. LO SPAVENTAPASSERI - € 174

In tessuto waxprint, questo kimono ha i lati aperti e le maniche ampie, che lo rendono adatto a qualsiasi corporatura. Si può indossare aperto e morbido come una giacca o per uno stile più raffinato, stretto in vita ad incrocio, con una cintura obi.

WAXEWUL - €75


Blu notte e righe sottili per questa jumpsuit dalla vestibilità comoda e con cintura libera, da annodare in vita. Qui in tessuto lino e cotone, ma si può scegliere il tessuto tra le varianti proposte. AB DI ALESSIA BARBAROSSA - € 175

Aperti ma chiusi, comodi ma pratici. I tronchetti sono la combinazione perfetta per la primavera-estate, da abbinare con pantaloni ma anche gonne e vestiti. Originali anche in autunno-inverno, da indossare con un paio di calzini! VERDURA SHOES - €212

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Un vorticoso e armonico intreccio costituisce l'elemento decorativo della collana Sarabanda della linea Repeat, realizzata interamente a mano con cavo elettrico ed ebano. PIG'OH - € 60

Top corto dalle linee semplici e geometriche, in lino nei toni del blu notte. Si chiude con laccetti che lasciano i fianchi scoperti e si può abbinare al pantalone realizzato con lo stesso tessuto. UNDICI.FLORENCE - € 78

Libertà. Freschezza. Morbidezza. La pantagonna Gioia è ampia e dalla linea morbida, casual ma non troppo, in fresco tessuto denim. Come tutti i capi Betty Concept, è realizzata su misura. BETTY CONCEPT - € 150

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Lungo appena sotto il ginocchio, con una vestibilità morbida, l'abito DressUp si può regolare in vita grazie alle fusciacche inserite nel fianco. Qui nella versione "full stripes", viene realizzato su misura e nel tessuto scelto tra le varianti proposte. AB DI ALESSIA BARBAROSSA - € 150


Ironici e dissidenti, i calzini della collezione Dissident Socks: le righe si mescolano ai ricami a contrasto realizzati con filo di bambù. ABITARIO - € 70

The Crow King Necklace: un nome altisonante per questa collana in pelle dal design moderno e pulito, realizzata con morbida e pregiata pelle italiana accuratamente selezionata e proveniente esclusivamente da stock fine serie e scarti di lavorazione. Le frange sono tagliate a mano senza l’uso di fustelle, con cura e sapiente artigianalità. GIULIA BOCCAFOGLI - €130

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Morbidissimo con il suo taglio in sbieco e la balza in fondo, l'abito Bamboo ha una linea sinuosa da portare in tutte le occasioni! Qui nella versione in cotone a righe, ma viene proposto anche in maglina di bambu, in tante sfiziose varianti colore. BETTY CONCEPT - € 135

Il fioccone® è LA fascia! Regolabile con velcro é costruito attorno a un cerchio, simbolo di unità ed infinito nonché veicolo di buone vibrazioni; ogni pezzo contiene un messaggio speciale scritto all'interno. Progettato per i capelli ricci, si adatta molto bene a tutte le teste, capelli corti, lisci, mossi, rasta o creste. MORGATTA COLLECTION - € 25

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La maglia a righe è un must have! Qui in bianco e fucsia, in morbidissimo jersey di cotone Made in Italy. Si abbina perfettamente con la fascia Garofano, chiusa e doppiata con maxi decoro sul davanti, da portare frontale oppure laterale per un effetto più elegante. COME LE CILIEGIE - MAGLIA A RIGHE € 39 / FASCIA € 22


Cardigan/giacca in cotone rigenerato italiano. Il pattern è a maxipois rigati jaquard con pattern in negativo all’interno. Linea boxy (corta e larga), spalla scesa.

GAIA SEGATTINI KNOTWEAR - € 143

Righe spesse e stile parisienne per la gonna Lanterna de Lo Spaventapasseri, con pieghe asimmetriche e tasche. LO SPAVENTAPASSERI - € 146

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La giacca Bonafro cambia faccia a seconda di come viene indossata: se portata aperta risulta easy, quasi un cardigan; abbottonata tira fuori tutta la sua aria da giacca formale ma con l’allure super femminile. Qui in tessuto gessato, ma si può ordinare scegliendo il tessuto preferito. FILOTRAMA - € 245

Millerighe e decisamente multicolor l'abito in viscosa e seta, con elastico sul polsino e gonna svolazzante a mezza ruota. REGINA DI CUORI - € 100

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Righe e fiori per questi pantaloni a palazzo che vogliono essere un richiamo alla primavera, alla rinascita delicata. I fiori fanno capolino tra le linee rigide per dimostrare che la bellezza può nascere ovunque! Sono in raso di seta e interamente dipinti a mano. WHAT IF ATELIER - € 197

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Rievoca mare e marinai (chi non si ricorda di Popeye the Sailor Man?) la maglia a righe Popeye in cotone rigenerato di Gaia Segattini Knotwear: a girocollo e dalla linea corta e larga, ogni variante colore e taglia è prodotta in pochissimi o unici esemplari, perché realizzata con filati in esubero, nell'ottica di recuperare preziose materie prime da produzioni di qualità precedenti. GAIA SEGATTINI KNOTWEAR - € 135

A Maggio 2021 esce la capsule “Tutty Frutty” in collaborazione con l’illustratore e art-director Antonio Colomboni e realizzata in cotone rigenerato. Tre pattern declinati in due varianti colore ciascuna e su tre prodotti: cardigan, federa cuscino e borsello da collo.

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GAIA SEGATTINI

KNOTWEAR

Gaia Segattini Knotwear è il brand di maglieria artigianale made in Italy, sostenibile e innovativo, diretto da Gaia Segattini e prodotto in società con un’azienda manifatturiera marchigiana d’eccellenza. Capi e accessori donna, uomo e unisex sono realizzati con filati di giacenza di produzioni italiane di altissima qualità, dal design creativo e contemporaneo, il fit oversize e confortevole, l’attitudine divertente, lo stile distintivo e riconoscibile. Ogni capo è prodotto in quantità extra-limitate, con combinazioni di colori e lavorazioni spesso uniche, perché la creatività è applicata alla disponibilità della materia prima, quindi è il filato disponibile a suggerire il design, limitando così anche lo spreco di materiali e l’inquinamento. Le creazioni sono realizzate con filati di giacenza o rigenerati, tutti di eccellenza: filati fine-cono della migliore qualità e ad alta performance già disponibili nell’importante magazzino del maglificio, o recuperate da produzioni di brand premium tramite una realtà marchigiana specializzata in recupero tessile da maglifici e filature. I materiali sono naturali ed eco-compatibili: cotone rigenerato, lana shetland, lana vergine, merinos, mohair, alpaca.

L’uso di filati già esistenti genera un processo inverso rispetto a quello industriale: anziché partire dal bozzetto si inizia dalla materia prima per inventare il modello. I capi vengono quindi ideati e progettati in base alla selezione dei materiali disponibili e all’analisi della tecnologia, senza creare sprechi né inquinamento, e venduti tramite lanci mensili direttamente al pubblico finale. Grazie alla coerenza dell’intero processo, compresa la comunicazione e la quantità di quello che viene prodotto, l’azienda non ha giacenze di magazzino. Non si tratta di prodotti di moda che durano una stagione, ma di capi che grazie alla loro qualità durano a lungo e si ritrovano ogni anno per essere mixati tra loro per creare il proprio stile personale.

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I PANNI SPORCHI SI LAVANO IN FAMIGLIA di Francesca Fusi

Il fatto che la maggior parte dei detersivi sugli scaffali dei super mercati non siano il massimo per la salvaguardia dell’ambiente e per la nostra salute è di pubblico dominio. Ma perché continuiamo a fare la lavatrice con sostanze che non conosciamo?

Fino alla fine del 19° secolo il sapone era l’unico detergente con proprietà tensioattive. In aggiunta al sapone, si usavano degli altri ingredienti che apportano benefici specifici: per il bucato, ad esempio, si usava la cenere, che ancora oggi è uno degli ingredienti base dei saponi naturali. Per avere i prodotti che usiamo oggi dobbiamo arrivare a tempi molto recenti: solo nel 1946 fu introdotto negli Stati Uniti il primo prodotto per il bucato totalmente “costruito” in laboratorio. Inizialmente si usavano gli stessi prodotti per le varie applicazioni (bucato, stovi-

glie, superfici). Col passare degli anni e la crescita del mercato sono state sviluppate formulazioni sempre più specifiche, e ora i detersivi occupano intere corsie dei supermercati. I detergenti, prima di essere messi in commercio, sono valutati per quanto riguarda la loro sicurezza per il consumatore e per l’ambiente; nonostante i controlli, però, così come per ogni sostanza, l’uso di detergenti può indurre o favorire la comparsa di patologie. Possono, ad esempio, danneggiare la pelle nei soggetti sensibili: la pelle è una barriera che ci protegge dalle sostanze esterne ma può diventare una porta di ingresso anche per le sostanze dannose, che non vengono del tutto eliminate durante il risciacquo ed entrano così nell’organismo umano. I detersivi possono inoltre contenere metalli pesanti, come piombo, cadmio, nichel, cromo e cobalto, che rimangono nelle fibre dei tessuti sotto forma di residui. Un altro tema importante è l’inquinamento ambientale: i tensioattivi contenuti nei detersivi sono inquinanti sia in fase di produzione sia durante l’utilizzo. Durante la produzione i petrolati possono inquinare falde acquifere e raggiungere il mare, dove provocano alterazioni dell’ecosistema, e anche dopo lo scarico della lavatrice possono essere dannosi: non sono biodegradabili e rilasciano nell’ambiente sostanze come azoto, zolfo e fosforo. Infine, last but not least, anche i contenitori in plastica contribuiscono all’inquinamento: i detersivi, per la segue »

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maggior parte, vengono commercializzati in contenitori di plastica. Se si considera la sproporzione tra la vita media di poche settimane di un contenitore e il tempo necessario per la degradazione completa della plastica che richiede circa 450 anni, l’inquinamento che ne consegue non è sostenibile dall’ambiente. Come se non bastasse, in combinazione con i tensioattivi vengono utilizzate altre sostanze che servono a completare il ciclo di lavaggio: igienizzanti, disinfettanti, smacchiatori, prodotti per trattare e ammorbidenti; tutte queste sostanze si aggiungono ai detersivi e contribuiscono ad aumentare inquinamento e rischi per la salute. Come si può quindi fare scelte più sicure per la salute e più ecosostenibili senza rinunciare a mantenere i propri capi come nuovi proteggendo le fibre ed eliminando i cattivi odori? Le opzioni fortunatamente sono numerose e in continua evoluzione. Eccone alcune!

VUOI FARE CON LE TUE MANI IL DETERSIVO LIQUIDO PER L AVATRICE?

Se vuoi fare il bucato nel modo più naturale possibile quello che fa per te sono le noci lavatutto, chiamate anche noci del sapone o noci saponarie. Non sono altro che i mesocarpi dei frutti del Sapindus mukorossi, albero originario dell’India e del Nepal. Le saponine hanno azione detergente, dunque le noci del sapone o noci lavatutto sono impiegate dai più attenti all’ambiente per effettuare il bucato in modo naturale. La confezione è solitamente dotata di un sacchetto in tessuto nel quale riporre le noci per metterle nel cestello della lavatrice e procedere con il lavaggio. Se sei stanco di acquistare flaconi e flaconi, per sostituire il detersivo puoi provare la sfera per il bucato contenente perle di ceramica. Ciascuna sfera per il lavaggio in lavatrice effettua fino a 1500 lavaggi efficaci, sfruttando i minerali naturali delle perle di ceramica. Sono prive di tensioattivi e fosfati, antibatteriche, adatte alla pelle dei neonati, dei bambini e delle persone allergiche e sicure per l’ambiente. Un altro sistema di lavaggio che utilizza una tecnologia all’avanguardia è il lavaggio a ozono, che garantisce l’igienizzazione dei capi già a basse temperature, riducendo lo spreco di energia elettrica e limitando il quantitativo di confezioni in plastica.

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INGREDIENTI

2 panetti di sapone alga 400 ml di acqua PREPARAZIONE

Taglia il sapone a tocchetti, mettilo in acqua dentro a una pentola e porta a bollore; non appena il composto inizia a sobbollire, spegni il fuoco e copri con il coperchio. Il sapone deve essere completamente disciolto. Se dopo un paio d’ore noti ancora dei tocchetti allora riporta a bollore. Quando il sapone si è raffreddato travasalo in un contenitore e se vuoi aggiungi qualche goccia del tuo olio essenziale preferito. COME SI USA IN LAVATRICE In lavatrice puoi mettere il sapone nella vaschetta insieme ad un cucchiaio di soda solvay. Ne bastano un paio di tappi dosatori. PER IL BUCATO A MANO Un tappo dosatore in una bacinella da 15 litri. Per altre ricette visita la pagina mamea_erboteca su Instagram


CONSCIOUS WASHING


QUANDO IL CUCITO TI CAMBIA LA VITA Il salto nel vuoto di Simona e la nascita di “The Yellow Peg” Di Marina Savarese


Quante vite ci sono in una vita? Capitoli che si chiudono per fare spazio ad altre storie che s’intrecciano con le precedenti. A volte. In altre occasioni l’unica costante siamo noi e il resto è la diretta conseguenza delle nostre scelte, che possono anche non avere a che fare niente con quelle di prima. Capita a tutti, prima o poi. É capitato anche a Simona Ullo, ingegnere informatico, che dopo gli studi, un dottorato in visione artificiale e un paio di anni di lavoro come ricercatrice, ha cominciato a dare segni di insofferenza e valutare l’idea di intraprendere un’altra strada. “Nel 2015 ho cominciato a maturare la sensazione che il mio lavoro non mi desse più gli stimoli di un tempo. Mi piaceva fare ricerca, forse perché univa la pragmaticità alla creatività

e mi dava una certa libertà intellettuale, tuttavia cominciava a starmi stretto l'ambiente e i suoi meccanismi”. É nel 2014 che incontra il cucito e scoppia subito la passione. Anche se in realtà la curiosità per ago e filo era già nell’aria parecchi anni prima: “Mia nonna cuciva e ricordo che da piccola stavo spesso a osservarla lavorare mentre giocavo, qualche volta aspettando impaziente che finisse un nuovo vestito per me o per la mia Barbie. Credo che qualcosa mi sia irrimediabilmente rimasto dentro”. Se fino al 2014 sapeva a malapena fare un orlo ai pantaloni e la macchina da cucire regalata dalla mamma era rimasta ancora confezionata nel garage, appena la prende in mano Simona si accorge di saper fare tante cose in maniera intuitiva. Più il tempo passava e più maturava dentro di lei l’idea di costruire un brand di abbigliamento e trasformare la passione in lavoro. Gli anni di formazione e la pratica l’hanno portata, nel febbraio del 2016, a lasciare il lavoro di ricercatrice, trasferirsi a Verona e iniziare costruire il suo sogno da zero. Un salto nel vuoto!

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The Yellow Peg nasce nel 2015 inizialmente come blog di cucito, per poi diventare un vero e proprio marchio l’anno successivo. “C'è un'espressione in inglese “Shopping off the peg” che si riferisce all'acquisto dalle grandi catene dove tutto è fatto in serie e con poca cura. The Yellow Peg vuole essere una contrapposizione a questo concetto, abbracciando una filosofia di sostenibilità, di acquisto consapevole e di auto-produzione. Il giallo poi è il colore della felicità, che è un po' il fil rouge della mia attività”. Un marchio di moda sostenibile fai da te, curato in ogni singolo passaggio, dal design alla confezione; ispirato alla moda vintage anni '50/'60 reinterpretata in chiave moderna. Capi semplici, tessuti naturali, finiture studiate: questo il tratto distintivo delle collezioni di Simona. “Tutti i miei design hanno una comune ispirazione retrò rivisitata per potersi adattare a diverse occasioni e soprattutto alle diverse fisicità. L'inclusività credo sia un punto davvero importante nel mio lavoro: per questo i miei design comprendono una gamma di taglie piuttosto ampia”.

La blusa Chantilly è un top semplice e versatile. Il cartamodello include la versione base, ideale se sei alle prime armi con la macchina da cucire, quella col colletto, per un tocco retrò, o la versione abbottonata sulla schiena. THE YELLOW PEG - 45 € KIT CARTAMODELLO + TESSUTO

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Vuoi imparare a cucire e costruire il tuo guardaroba fai da te? Oggi puoi farlo comodamente da casa! Corso Base: 10 videolezioni e dispense scaricabili per scoprire i segreti della macchina da cucire! THE YELLOW PEG € 40

Quasi in parallelo, nel 2018, arrivano anche i corsi di cucito targati TYP: appuntamenti di poche ore durante i quali si lavora su un progetto che ogni cliente porta a casa fatto e finito alla fine dell’incontro. Una formula “senza pensieri” che ha riscosso molto successo nella routine di donne indaffarate ma interessate ad apprendere l’arte del cucito.“Questo interesse crescente mi ha dato lo spunto per lanciare la mia prima linea di cartamodelli per il cucito DIY (Do It Yourself, ovvero Fallo tu stesso!), con l'obiettivo di proporre qualcosa di semplice da usare, che potesse rendere il cucito un’attività alla portata di tutti. Nel 2019 sono arrivati anche i corsi online”. I cartamodelli sono strumenti progettati per essere facili da usare, con istruzioni chiare e informazioni dettagliate, dalla scelta della taglia al taglio del tessuto, fino alla confezione. I corsi online di cucito sono video-lezioni e dispense realizzate con la stessa filosofia: rendere il cucito un'attività rilassante e senza frustrazioni. “Molti dei miei corsi danno la possibilità di acquistare un kit di cucito con i materiali per realizzare i progetti del corso. La chiamo "formula senza pensieri”: si riceve a casa il kit con spedizione gratuita e si segue il corso in autonomia realizzando i capi senza doversi preoccupare di nulla.” Un interesse crescente verso quest’arte antica, frutto della voglia di imparare da zero, migliorare le proprie tecniche o impararne di più moderne. Ma anche un modo per avvicinarsi allo slow fashion con un approccio empirico “Credo che imparare a cucire possa essere l'inizio di un bel percorso di sostenibilità. Non solo per riparare o dare una nuova vita a capi che abbiamo nell'armadio, ma anche per ridurre gli acquisti, comprendere cosa c'è dietro la confezione di un capo e riuscire a dargli un valore; per costruire un guardaroba faida-te con capi che ci rappresentano davvero e che ci rende felici indossare”. Dopotutto per Simona la moda “è espressione e, come per tutte le forme di espressione, è bene che sia libera da schemi e soprattutto che renda felici”. E lei, in questa nuova vita tra tessuti, modelli e macchine da cucire, lo è.


LE SCUOLE DI MODA CHE PUNTANO ALLA SOSTENIBILITÀ PERCHÉ L A VERA CREATIVITÀ È SAPER RISOLVERE PROBLEMI

Di Giulia Aricò

Provocare, stimolare e sfidare la corrente situazione del sistema moda è necessario per trovare delle soluzioni differenti da quelle adottate in passato, che hanno creato, e continuano a creare degli enor mi danni ambientali e sociali. Chi, se non le scuole, centro per eccellenza dell’educazione, dovrebbero occuparsi di instillare una certa preoccupazione nei riguardi di come e da chi sono cuciti i vestiti che indossiamo, compriamo e vendiamo? 70


Nel Nord Europa questi argomenti sono affrontati da quasi un decennio, mentre in Italia e America la questione è conosciuta ma non adeguatamente fronteggiata. Qui sotto potrete trovare degli esempi di scuole che fanno dell’impegno sostenibile un pregio essenziale. UAL: University of Arts London Londra, Gran Bretagna Uno degli istituti di moda più distinti a livello mondiale, conta ben sei campus con più di 18000 studenti da oltre 100 paesi: Camberwell College of Arts - Central Saint Martins College of Arts and Design -Chelsea College of Art and Design - London College of Communication - London College of Fashion - Wimbledon College of Art Resa famosa per aver sfornato talenti del calibro di Alexander McQueen, John Galliano e Craig Green, promette di includere principi e valori che richiamano all’emergenza climatica in tutti i corsi da Settembre 2021. Nel frattempo è dal 2008 che s’impegna a coinvolgere i propri studenti in progetti ed eventi in chiave sostenibile come la Green Week, la settimana verde dedicata a workshop sostenibili e seminari aperti a tutti i corsi. Una grande opportunità di networking e insegnamento, dove gli studenti dei principali corsi sostenibili o di Biodesign possono mostrare le loro ricerche e lavori al pubblico. Nello stesso anno hanno sviluppato il Center For Sustainable Fashion, un punto referenziale per la ricerca, l’educazione e lo scambio di conoscenza per migliorare la qualità della nostra vita. Per non parlare del The Social Design Institute, creato per definire le strategie dei prossimi 10, 20 e 30 anni per l'Istituto, prendendo in considerazione le tematiche che sono a noi più care. Hanno inoltre collaborato con Condé Nast per creare un glossario sostenibile che potrete trovare su internet sotto la voce “Fashion Glossary”. University of Leeds Leeds, Gran Bretagna Stabilitasi nel 1904, è uno dei centri educativi più rilevanti in Gran Bretagna, nel 2020 ha avuto più di 38.000 studenti provenienti da oltre 170 paesi. Dal 2018 promette di dare il proprio contributo all’emergenza climatica seguendo per filo e per segno i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile creati dall’ONU e che dovranno essere realizzati da tutti i paesi aderenti entro il 2030.

I progetti più rimarchevoli sono: ROOTED, mirato a insegnare agli studenti delle nozioni sulla sostenibilità alimentare e sul giardinaggio in modo tale da coltivare produzioni organiche, locali e stagionali. Il LIVING LAB, un luogo dove studenti, professionisti e partner esterni conducono ricerche e test per trovare soluzioni sostenibili. BE CURIOUS, un open day annuale per tutte le discipline in cui saranno mostrate le ricerche al pubblico, in un modo interattivo e coinvolgente. FIT: Fashion Institute of Technology New York, Stati Uniti FIT è un’accademia riconosciuta globalmente che vanta dei programmi unici e fluidi nel campo del design, moda, arte, comunicazione e business. Tra i suoi obiettivi di formazione, c’è quello di spingere i propri studenti ad abbracciare le tematiche di inclusività, sostenibilità e senso di comunità. Riguardo a questo argomento vi sono svariati progetti, tra cui alcuni avviati dagli studenti stessi: SUSTAINABILITY COUNCIL: un consiglio che prevede il coinvolgimento degli studenti con degli incontri bisettimanali, dove vengono coordinati gli aspetti sostenibili istituzionali, creando delle nuove iniziative e prendendo decisioni sullo studente più meritevole nel corso degli anni, premiato con un fondo di 15.000 dollari. NATURAL DYE GARDEN: tre studenti di marketing, preoccupati per la produzione tessile globale, hanno sottoposto la loro idea alla Clinton Global Initiative University. Dal 2014, FIT sfoggia un bellissimo giardino da cui si possono raccogliere le risorse necessarie per creare le tinture in un modo completamente naturale, includendo anche la raccolta dell’acqua piovana e il compostaggio. BEE HIVE: nel campus di New York è possibile trovare un alveare: è stato creato da due studenti per segnalare l’importanza vitale di questi animaletti. Guardando le recenti offerte di lavoro, si può notare un considerevole cambiamento di rotta per le aziende di moda. La creazione di nuove opportunità di carriera, sia nella produzione (Bioingegneria, Chimica Tessile, Consulenza Agricola) che nella supply chain (Manager di Sostenibilità ed Etica, Chief Diversity Officer, Esperti di Autenticazione) sono la conferma che il settore educativo deve spingere e tramandare passione verso questa nuova direzione.

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PHOTOBOOKS

La fotografia è un mezzo straordinario per raccontare gli intrecci delle relazioni umane: crea uno spazio allo stesso tempo reale e immaginario che consente di sperimentare diverse, talvolta sorprendenti modalità. È l’anticamera della realtà: un luogo sicuro, all’interno del quale è pressoché impossibile ferirsi. I libri di fotografia, opere degli artisti che si esprimono attraverso l’obiettivo, sono oggetti un po’ magici che aprono a questi mondi. Sono gli spazi fisici che li accolgono: mondi di carta e inchiostro che vestono l’immaginazione. I tre libri che presentiamo esplorano, ciascuno a modo proprio, gli intrecci familiari: una questione di per sé complessa. In comune hanno la scelta del gioco e del travestimento: una messa in scena che nasce dal dialogo tra fotografo e soggetto e scardina le dinamiche, rendendole leggere e comprensibili. È una pratica che richiede un tempo lungo – per raccontare una relazione è necessario costruirla, viverla, facendo tesoro di tutti i fallimenti e le pause 72

selezione di

Giulia Zorzi

MICAMERA

che questo comporta. Tre esercizi di osservazione in cui diventa difficile distinguere chi stia guardando e chi si stia lasciando guardare, che registrano gli impercettibili cambiamenti fisici ed emotivi, di postura, di sguardo. Tutti segnali di cui spesso non ci accorgiamo, ma che le relazioni tra esseri umani portano inevitabilmente con sé. Anche gli scaffali di una libreria sono piani su cui si mescolano infiniti intrecci: nel scegliere come ordinare i volumi i librai creano veri e propri dialoghi rivolti al visitatore. Questa pagina, con la sua selezione, è un piccolo scaffale immaginato per voi da Micamera, libreria milanese specializzata in fotografia. micamera.com



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CHARLIE ENGMAN

MOM

Edition Patrick Frey, 2020 Copertina rigida, 20,5 x 27,5 cm 220 pagine, 521 fotografie a colori Lingua inglese charlieengman.com

Il risultato non è né un album di famiglia né un omaggio filiale, ma un’interazione decisamente più profonda e molto più complessa che solleva interrogativi sui limiti della parentela, sulle regole e i confini dei ruoli e della loro rappresentazione, sulla vulnerabilità, sul controllo e su cosa significa guardare e farsi guardare. Negli ultimi dieci anni, il fotografo di moda Charlie Engman ha collaborato con la mamma alla realizzazione di servizi fotografici che hanno riscosso grande successo, dando origine a mostre e campagne pubblicitarie. Dalla rielaborazione di questo materiale nasce il primo libro dell’autore, dal titolo MOM. Quello che era iniziato come un processo casuale e organico è evoluto in un’intensa collaborazione.

Nel saggio che si trova all’interno del libro la scrittrice canadese Rachel Cusk descrive la maternità come una continua osservazione reciproca. Se l’essere madre nella storia dell’arte è tipicamente rappresentato come qualcosa di sacro e immutabile, l’esperienza vissuta è l’esatto opposto: un continuo farsi e disfarsi in un insieme di immagini che possono scomparire e riemergere, trasformate, in qualsiasi momento.

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VIKTORIA SOROCHINSKI

ANNA & EVE Peperoni Books, 2013 Copertina rigida, 24,8 x 26,6 cm 104 pagine, 48 fotografie a colori Lingua inglese viktoria-sorochinski.com


Intimo e onirico, a tratti perfino inquietante, ‘Anna & Eve’ di Viktoria Sorochinski esplora l’universo segreto di una madre e una figlia: da una parte l’infanzia, con il suo corollario di fantasie e di paure; dall’altra, le difficoltà nell’imparare a essere madre. Sorochinski costruisce un mondo fantastico, a cavallo tra l’immaginario infantile e i miti, le leggende popolari del suo paese d’origine, l’Ucraina. Attraverso la costruzione di infiniti mondi, l’autrice, con la complicità delle sue modelle, esplora le mille sfaccettature della relazione madre-figlia, con la sua ricca e spesso controversa gamma di emozioni. Un universo di sentimenti in cui il confine tra rabbia e tenerezza è spesso così sottile da colpire lo spettatore, lasciandolo attonito.

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LIV LIBERG

SISTER SISTER

Art Paper Editions, 2021 Copertina flessibile, 17 x 24 cm 506 pagine, fotografie a colori Lingua inglese livliberg.com

Liv Liberg, venticinquenne autrice olandese al primo libro, fotografa sua sorella Britt in modo ossessivo da quando ha dieci anni (la sorella ne aveva solo sei). Oggi sostiene di non essere ancora riuscita a cogliere come vorrebbe le espressioni della sua modella prediletta. Le sorelle giocano travestendosi con gli abiti rubati dall’armadio della madre, sperimentando le varie luci che trovano in casa (compresa quella blu di un lettino solare!) e scimmiottando i set di moda ancor prima di conoscerli dal vivo. Il libro è composto di un’infinità di immagini che ritraggono immancabilmente Britt. Nella costruzione dell’opera Liv ha scelto di ordinarle in una sorta di calendario mensile, mescolando gli anni e componendo in modo nuovo il processo di crescita: in fondo i mesi e le stagioni sono stati d’animo. Nelle centinaia di fotografie ritroviamo, attraverso lo sguardo di Liv, il tempo emotivo di Britt. Senza rendersene conto (a dieci anni non ne poteva avere alcuna consapevolezza) Liv Liberg ha composto un archivio di ciò che significa diventare grandi come sorelle – una dietro la macchina fotografica, l’altra davanti all’obiettivo.

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PRIMA DENTRO E POI FUORI


Due chiacchiere su Moda & Spiritualità con Farah Liz Pallaro, “holistic fashion mentor” e autrice del Libro “Fashion, Business, Spirituality” Di Marina Savarese Non si può sinceramente intraprendere la strada della sostenibilità senza una profonda presa di coscienza. È un “sentire” che obbliga ad approfondire e che porta in seguito ad una svolta; è un momento di rottura, dove quello che avevi fatto fino a quel momento improvvisamente non risuona più… È successo anche a Farah che, dopo una carriera di tutto rispetto nella Moda con la M maiuscola, ha raggiunto l’apice dell’insofferenza, ha lasciato Milano, si è trasferita a Firenze ed ha iniziato a scrivere il suo primo libro. “Fashion Business Spirituality” è uno spiraglio luminoso per tutti quelli che non sono a proprio agio nel mondo fashion e che “sentono” di dover cambiare qualcosa, in se stessi e nell’ambiente in cui lavorano. Per come la vedo io si può parlare realmente di sostenibilità solo se questa parte da dentro, da una consapevolezza interiore senza la quale ogni azione rimane isolata e fine a se stessa. “Prima dentro, poi fuori. Tu che ne pensi?” – “Sono assolutamente d’accordo con te: tutto parte da noi! È un principio basico che accomuna quasi tutte le filosofie spirituali: la vita la creiamo noi; tutto nella vita è uno specchio di quello che portiamo dentro, sia da un punto di vista individuale che da un punto di vista collettivo. Sono le nostre azioni, pensieri ed emozioni a creare la nostra realtà. Non si può pretendere di cambiare il mondo se non cambiamo noi in primis; non si può volere un mondo più “green” se non modifichiamo i nostri comportamenti in modo più consapevole e corretto.” Ed ecco che in quest’ottica il legame tra moda, business e spiritualità (che così a prima vista sembrano parole che non possono convivere nella stessa frase) arriva in

maniera naturale: ““Il legame siamo noi. La spiritualità ci connette con noi stessi e con la fonte di tutta la creazione di vita che vive in noi. Si può chiamare dio, natura, vita, universo...non è qualcosa da cercare al di fuori di noi, ma dentro, nella nostra anima. Se la moda e un’espressione creativa del SÉ e il business un conduttore per applicare e materializzare, la spiritualità è il motore del tutto. Moda, business e spiritualità sono parte della stessa equazione: il problema è che il nostro EGO le divide, creando frizioni, bloccando il contatto con la nostra parte più pura ed essenziale. Se ci centriamo verso l’esterno (il mercato, quello che gli altri dicono di noi, o fanno etc.) allora tutto diventa difficile e tossico: tutto diventa EGO”. L’Ego è quello che spesso crea problemi, nella moda così come nella vita; è quello che muove direttori creativi egocentrici, che fa schiacciare il prossimo senza scrupoli e che spinge a stressare il collega per il punto di blu non azzeccato. Follia! Tanto che nelle aziende fashion ci si ammala spesso (circa il 60% dei professionisti ha sofferto almeno una volta di disturbi legati allo stress, il 30% disagio psicologico e il 18% ha dovuto ricorrere a trattamenti psicologici/psichiatrici – fonte ICAAD segue » Londra 2018).

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“Sarebbe quasi opportuno ripartire dalla cura delle persone all’interno delle aziende.” “Secondo me è l’unica strada percorribile. Sono le persone a creare le aziende, i brand e le collezioni; non i robot o i computer (non ancora). Il sistema moda continua a evitare il problema, si fa attenzione alle “cose” e non alle “persone” e così, anche nella ricerca dei processi sostenibili s’investe di più su come creare un prodotto migliore, ma non si tiene conto delle condizioni lavorative di chi quel prodotto lo crea. Da tanti anni questa è una parte importante del mio lavoro come mentor: spiegare ad aziende, brand e istituzioni l’importanza del wellbeing professionale come parte essenziale dei processi sostenibili.”. La moda è fatta da un’alchimia di vari elementi e, quando è virtuosa, tutti gli elementi sono in armonia: il benessere dell’essere umano, il rispetto per l’ambiente e il flusso creativo come espressione artistica. Tutto, in quel momento, diventa spirituale. “La gente spesso mi dice che questo concetto è utopico; io rispondo sempre che questi casi esistono già: ci sono tanti creativi, operatori, professionisti e brand che portano avanti questo business model spirituale, le “heart driven companies”. Il vero problema è che il “sistema moda” non dà visibilità a queste realtà; ed è anche questo che cerco di fare nel mio piccolo: dare spazio a chi le cose cerca di farle bene, dal cuore e dallo spirito. Siamo umani, non siamo perfetti, ma almeno c’è chi ci prova a fare le cose bene o se non altro in maniera diversa”. Così Farah ha unito le sue esperienze nella moda, gli studi in legge, in fashion design e professional mentoring (ora sta studiando psicologia alla Yale University) con lo studio di filosofie spirituali come Kabbalah, Tao e Shamanesimo (fra le altre) elaborando strumenti e metodi per supportare aziende e professionisti e creare un esercito di “fashion light workers”, una tribù di lavoratori della moda illuminati. “Ti racconterò questa storia: quando avevo 13 anni un’amica di mia madre, che era una channeler*, mi disse “Farah, tu sei venuta al mondo per portare luce agli altri”. È stato solo in età adulta, e dopo 10 anni che lavoravo nell’industria della moda, che ho capito il concetto: ero “disegnata” per essere al servizio degli altri, per guidare e motivare, non per progettare borse e scarpe. Portare “luce agli altri” può suonare molto pretenzioso come concetto, ma in realtà tutti quelli che scelgono il servizio verso il prossimo, come insegnanti, educatori, terapeuti, coach o mentor fanno quello: porta-

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*

CHANNELER P ersona

che

è in grado di canalizzare ,

ovvero di creare una comunicazione tra un essere

umano e un ’ entità

di un ’ altra

dimensione .

no luce là dove altri in quel momento della loro vita vedono solo ombre. Questo è quello che cerco di fare quando insegno, quando parlo in un talk, quando scrivo un articolo, quando pubblico un libro o quando lavoro con un cliente come mentor: cerco di dare supporto e di portare luce là dove serve. Solo oggi, a 43 anni, ho capito finalmente il senso di quella frase. Il vero strumento che utilizzo è la mia anima, che comunica con me tramite il cuore e l’intuizione. È lo strumento prezioso che abbiamo tutti noi esseri umani, il vero regalo della vita.”.

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Eleganti e di grande personalità gli orecchini Sol, realizzati interamente a mano e composti da una piccola e sottile barretta di ebano attraversata da un filo elettrico recuperato. PIG'OH - € 30

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Eterea

Artemisia è il nome di questa camicia in cotone leggermente elasticizzato color latte, con colletto a contrasto in cotone tinta sabbia stampato a quadri dorati. Sul carrè, piccole gocce allungate color terracotta sono stampate manualmente con la tecnica linocut; i bottoni a goccia sono stampati 3D in PLA (filamento derivato dalla lavorazione degli scarti del mais). POL.IN COUTURE - € 98


Crop top in puro lino, foderato con la stessa stoffa. Nel dietro, due lunghi lembi permettono di annodarlo lasciando la schiena scoperta.

UNDICI.FLORENCE - € 78

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Tracolla tonda in rafia e Appleskin, materiale che trasforma bucce e torsoli di mela da scarto dell’industria alimentare a fibra sostenibile.

FUNKY MAMA COLLECTION - € 149

Maxi orecchini realizzati in alluminio riciclato con applicazioni in vera pelle, recuperata da rimanenze industriali. Sono lavorati con tecnica a crochet e impreziositi da un tripudio di nappine fatte a mano. PEEKABOO! - 95,00€

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Pantalone palazzo e felpa, in morbido jersey, minimale nel design e nei tagli. Un comodo passepartout per ogni occasione. Fa parte della Capsule Collection Loungewear di Silente, in edizione limitata. SILENTE - € 89 IL COMPLETO

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Parkissima è una giacca completamente sfoderata, rifinita internamente da bordi in cotone. La geometria del collo a cratere e della linea scesa delle spalle viene movimentata dalla cintura cucita in vita dove scorre la coulisse. L’abbottonatura è nascosta, le maniche lunghe ed ampie e le tasche a toppa completano la linea. Qui in versione bianco latte, ma è possibile scegliere il tessuto, fra le tante varianti proposte. AB DI ALESSIA BARBAROSSA - € 245

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É in lino, freschissimo e leggero, il completo composto dal gilet Sepino con rever classico e abbottonatura nascosta e dal pantalone Frosolone dall'aspetto sportivo, con volume ad ovetto e risvolto alto al fondo.

FILOTRAMA € 400 IL COMPLETO

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Riprende il movimento sinuoso dei rami e si ispira alla Natura, anche nei materiali e nel nome. La collana RAMO è in ottone grezzo con effetto satinato, in contrasto con il nero profondo dell’inserto in legno di Ebano o il colore acceso dell’Amaranto. ALTROSGUARDO - € 59

Si può indossare e allacciare in tanti modi diversi questo abito a mantello reversibile e senza taglia, realizzato in Micromodal, un tessuto ricavato dalla polpa di faggio. NVK DAYDOLL - € 272

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Lunga e scollata sulla schiena, la maglia Limone è in cotone bouclè tinto capo, recuperato da giacenze produttive. GAIA SEGATTINI KNOTWEAR - € 147

É leggerissimo e quasi impalpabile questo kimono, realizzato in seta preziosa e reso elegante dalle armoniose maniche svasate. ECOLOGINA - € 88


La linea sportiva di questo minidress strizza l’occhio a un vezzo femminile appena accennato dalle ampie ruches che formano le maniche. SILENTE - € 79

Leggeri, estremamente comodi e freschi, perfetti per la spiaggia ma anche per la vita cittadina estiva. Il Fishing-net Sandal è la prima creazione di Verdura Shoes, realizzato con rete da pesca riciclata. VERDURA SHOES - €138

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SEMBRA CARTA M N


A MA NON È Di Marina Savarese

www.nablazibe.com

Affreschi contemporanei, decorazioni murarie che ricordano carte da parati con pattern che si ripetono ma che in realtà sono preziosi disegni dipinti direttamente sulle pareti. È questo l’ultimo progetto nato dalle menti di NABLA E ZIBE, la coppia di visual artist milanesi che da anni firmano muri e pareti in giro per l’Italia. Il loro connubio nasce dall’incontro di due visioni sinergiche e complementari, sviluppate in ambiti paralleli e concettualmente opposti, legate saldamente per coltivare una necessità espressiva libera e comune. Lontano da schemi precostituiti spaziano tra metafore visive e onirici ricordi. Visionaria e metaforica è anche questa nuova linea di decorazioni murali da interno, dove i quadri prendono vita sulle pareti sfuggendo alle loro cornici. L’artista entra in casa e, un po’ come succedeva un tempo, diventa strumento di personalizzazione dello spazio, andando incontro alle esigenze del committente per adattarsi ai colori dell’ambiente circostante (e non viceversa). Concepita esattamente come una carta da

parati, con un disegno che si moltiplica, sarà dipinta direttamente sul muro, con abilità e pazienza, permettendo al cliente di scegliere i colori più indicati allo spazio e al mood circostante. La prima illustrazione proposta per questa serie si chiama “Mondi Sommersi”: una visione surreale in cui fiori e fauna ittica coabitano in una magica armonia. Pesci silenziosi ondeggiano tra piante terrestri che fluttuano mosse da correnti invisibili. Sulla livrea dei pesci ritroviamo il loro ormai famoso marchio, Pensiero Fluido, segno grafico che in questo caso vuole indicare l’adattamento del mondo alle nuove condizioni che gli abbiamo imposto… Una provocazione sottile ed elegante per un progetto esteticamente accattivante che sposa perfettamente la filosofia slow. In questo modo anche l’home decor ritorna a essere qualcosa di unico, personalizzato e fatto a mano. Connubio perfetto tra arte e artigianato, illustrazione e grafica, immaginario romantico retrò e contemporaneo allo stesso tempo.

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SLOW DESIGN I RAFFINATI INTRECCI DI ALP DESIGN


Materiali che s’intrecciano, for me che prendono vita, superfici che si avvolgono l’una sull’altra per creare oggetti nuovi, eleganti, senza tempo e sostenibili. Passato e presente si incrociano in tutti i pezzi fir mati Alp Design, studio guidato dall’architetto d’interni e designer londinese di origine svizzera Annick L. Petersen.

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Una linea con un approccio decisamente slow, che utilizza materiali che durano nel tempo, invecchiano magnificamente e provengono da fonti sostenibili. “La collezione di oggetti Alp Design è nata dalla frustrazione di non aver trovato quello che stavo cercando per diversi progetti d’interni su cui stavo lavorando in quel momento. Così da singoli pezzi creati ad hoc per i clienti, è diventata una collezione”. Un esempio ben riuscito di come trasformare un ostacolo in un’opportunità. Dopo gli studi e le esperienze lavorative per diverse società di interior design a Londra, Annick apre il suo studio di progettazione nel 2009, occupandosi inizialmente di progetti residenziali, per poi inserire anche quella di oggetti tra cui mobili, lampade e tessili per interni. Una passione, quella per il design, che nasce in giovane età, quando si divertiva a realizzare vestiti e borse con stoffa, vecchi jeans e pelle. “Visitare le fiere dell’antiquariato e il marché aux puces era uno dei passatempi preferiti; ricordo di aver acquistato un bellissimo servizio da tè che ancora adoro e la mia prima macchina da cucire antica che ho usato per tutte le mie creazioni”. Sperimentare materiali e procedimenti differenti, mescolare ingredienti apparentemente distanti come alghe e filamenti di plastica riciclata, usare vecchie tecniche, come la tessitura di giunco, ad esempio, e cercare di inserirla in una narrazione contemporanea è una delle caratteristiche fondamentali delle creazioni di Annick. “Non potevo lavorare su una sola tecnica usando lo stesso materiale, ho bisogno della varietà e della sfida di lavorare con processi differenti. L’uso di superfici diverse come legno, metallo, marmo e pelle è di per sé una grande fonte d’ispirazione; è sperimentando le qualità e le debolezze di ogni materiale che riesco a sviluppare nuovi pensieri e idee.” Ed è così che le alghe s’intrecciano con la pelle aggrappandosi al legno nel paravento Room divider 123; ritagli di pelle scamosciata si avvolgono su anime di metallo per creare le reti geometriche delle lampade della serie 301; la plastica riciclata si fonde per ricreare i giochi di forme dell’Alp

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Vase 505, interamente creato con stampante 3D e completamente riciclabile. Annick al momento divide la sua vita tra Londra e Ibiza; metropoli e isola, due

Trovo l’ispirazione per il mio design ovunque: amo camminare e osservare ciò che mi circonda, l’architettura, la natura, le persone, i vestiti. Mi basta una for ma, un pattern che cattura la mia attenzione e fa scattare qualcosa in me.

realtà opposte e contrastanti, entrambe fonti d’ispirazione. “L’isola ha una forte influenza su di me, mi permette di essere molto vicina alla natura visto che siamo in campagna, a piedi nudi nella terra, nella sabbia, con un grande cielo sopra la testa, guardando le stelle. È un meraviglioso contrasto con Londra e si completano a vicenda perfettamente”.

I contrasti sono anche alla base dell’ideazione della lampada Ginkgo 320, con la quale ha partecipato al Rossana Orlandi Plastic Price 2020, finendo tra i finalisti. “All’epoca stavo sperimentando con la plastica riciclata per produrre un vaso stampato in 3D e ho iniziato a giocare con il filamento stesso. Ispirandomi al magnifico albero di Ginkgo Biloba ho realizzato alcune “foglie” con il filamento di plastica riciclata che era l’ideale per replicare le venature e le forme delle foglie. Volevo creare un’illuminazione che fosse come una scultura, un oggetto che fosse in grado di provocare un’emozione, di trasformare uno spazio.”. Il tocco di questi oggetti è davvero in grado di dare un’aria diversa a ogni ambiente, grazie alla semplicità, all’eleganza e all’originalità; il senso di leggerezza, libertà e bellezza senza tempo aleggia sugli spazi. Così come un ricercato minimalismo, caldo e avvolgente. Alp design è slow dall’inizio alla fine: ogni oggetto viene messo in produzione solo al momento dell’ordine; come per tutte le cose fatte con cura, anche in questo caso, c’è bisogno di tempo.

www.alp-design.co.uk 99


FOTOGRAFIA

Paolo Cagnacci & Andrea Nuti

Per la location si ringrazia

THE STUDENT HOTEL FIRENZE

ASSISTENTE FOTOGRAFIA

Patrizio Marcocci MODELLI

Sheila Da Silva Francesco Lauria Antonella Costantino Martina Sogni Valeria Santarelli e la piccola Bianca Baldesi ART DIRECTION AND STYLING

Guya Manzoni Marina Savarese Valeria Santarelli MUA

Martina Tazioli

ECCI

INTRECCI Quante storie si incontrano in un hotel? Intrighi, casualità, bugie, complicità. Coppie che si trasfor mano in triangoli. I sentimenti che si confondono. Telefonate che non arrivano. Lacrime e sorrisi. Rabbia ed euforia. Voglia di fuggire, evadere, scappare lontano. Perché niente dura per sempre. Ed anche i nodi più stretti prima o poi si sciolgono. L’insostenibile precarietà delle relazioni. Dove l’unico modo per uscirne vincitori È amare consapevolmente se stessi.

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I

Borsa a tracolla

EXSEAT


Camicia ricamata

ABITARIO

- Gonna pantalone LO SPAVENTAPASSERI - Shorts a vita alta in Bembazin

WAXEWUL


Scarpe anfibi

RE49

- Maxi Borsa in pelle

MOSIA


Crop top e pantalone in lino

UNDICI.FLORENCE

- Collana

GIULIA BOCCAFOGLI -

Sandali

- VERDURA SHOES


Collana in pelle

GIULIA BOCCAFOGLI

Cardigan in felpa

SILENTE


Abitino pattern

BANANAMAMA


Gonna lunga dipinta a mano Top

WHAT IF ATELIER

MORGATTA COLLE CTION

Collana MAGMA LAB


Abito lungo bicolor

NVK DAYDOLL -

Fioccone® MORGATTA COLLECTION

Abito lungo reversibile

BETTY CONCEPT


Sneakers in canapa Shopper

WAO

RIVELAMI


Maglia a righe

GAIA SEGATTINI KNOTWEAR

Borsa EXSEAT - Scarpe

WAO


Wind stopper

VERDURA SHOES

Zaino RIVELAMI


Pantalone stampa jungle

NICOLETTA FASANI -

Ankle boots

VERDURA SHOES -

Tuta

COME LE CILIEGIE


Mini bag in pelle

FILUFILU -

Anello

ALTROSGUARDO


Giacca upcycled

ANTOCOSTASETTE

Pantalone AB DI ALESSIA BARBAROSSA


Giacca upcycled e pantalone tartan

ANTO COSTA SETTE

Sciarpa a righe in cotone rigenerato

LO FO IO

Scarpa nylong

WAO


Pigiami in cotone stampato

MORGATTA COLLECTION



Maglia in filato rigenerato

GAIA SEGATTINI KNOTWEAR



Borsa

FUNKYMAMA -

Costume intero multicolor MORGATTA COLLECTION



COL BLOC


L R CK Collana Sogno, alluminio riciclato rivestito interamente a crochet per questa inusuale e divertente collana girocollo. PEEKABOO! - € 138

Giacca in maglia grana di riso, fatta a mano, con tasche asimmetriche e finiture realizzate all'uncinetto.

ABITARIO - € 150

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T-shirt in cotone dal taglio unisex tinta terra cotta. Minimale, girocollo, a mezza manica, con stampa linocut del logo POL. IN sul dietro. POL.IN COUTURE € 48

In morbida pelle sfoderata, il marsupio Susi è estremamente versatile: lo puoi allacciare in vita, portare sulla spalla oppure a tracolla, avendo tutto a portata di mano. Può contenere un piccolo portafoglio, il telefono, le chiavi. Perfetto per viaggiare leggeri, andare a fare una passeggiata portando solo le cose essenziali. FILUFILU - € 95


Tanto colore per questo completo "spaiato"! Il gilet con rouches sul davanti e fondo asimmetrico si può portare sul classico denim, oppure abbinato al pantalone a palazzo bicolor. COME LE CILIEGIE - GILET € 65 PANTALONE € 99

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Versatilità e soprattutto... Comodità! Realizzato in morbido Punto Milano con scollo V, il gilet Perla ha una linea essenziale e profondi spacchi laterali. Perfetto da indossare sia di giorno che di sera, si può abbinare con una cintura Obi per dare al look un tocco sempre nuovo! BETTY CONCEPT - € 150


Maglia upcycled realizzata dalla maker Chiara del collettivo Abitario, su una maglia preloved di Atelier Riforma. Upcycling realizzato con arricciatura e ricamo. ATELIER RIFORMA - € 120

Rivisitazione di un classico degli anni ’60, per il Banana Swimwear di Morgatta Collection, un costume intero che copre e scopre nello stesso tempo. Per i party in piscina o anche per uscire! Realizzato con poliammide riciclata certificata in edizioni limitate. MORGATTA COLLECTION - € 90

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Realizzate con canapa, cotone organico, sughero e fibra di cocco, le Hemp Low Top sono la risposta ecologica per le scarpe da indossare ogni giorno.

La suola è in gomma naturale degradabile, le tinture sono totalmente naturali e, alla fine del loro ciclo di vita, vengono smaltite senza costi aggiuntivi e con un bassissimo impatto ambientale. WAO - € 200

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Due pezzi unisex: taglio raglan e colori a contrasto per la felpa Piperita, con stampa linocut sul davanti e applicazione della patch MATITA CREATIVA ideata da Hey Graphic. Cotone blu notte, pieghe sul davanti, tasche alla francese con interni stampati manualmente per il pantalone Pungitopo. Il disegno, ispirato all’onda giapponese Seigaiha, è presente anche all’interno della tasca a doppio filetto del dietro e sui risvolti in basso. POL.IN COUTURE FELPA € 80 PANTALONE € 120

Frutto di un lungo processo di lavorazione interamente manuale, la Travel Baguette dal design tondeggiante e ironico è nata partendo da una borsa da viaggio, della quale mantiene le caratteristiche principali... Ma in versione small! Può essere usata sia a mano che a tracolla. MOSIA - € 320


Giacca con collo a kimono e manica a tre quarti in cotone rigenerato. GAIA SEGATTINI KNOTWEAR - € 145

Pantalone a vita alta in stile marinaro, con rifiniture di alta qualità sartoriale, realizzato in cotone e seta. ECOLOGINA - € 110

Fedele alleata delle giornate in città, la Shopper Daytona ha dimensioni generose ed è versatile e funzionale, perfetta per contenere tutti gli effetti personali ed organizzarli al meglio!

Camicia in sangallo di cotone verde salvia con rouche sulla spalla e manica a tre quarti.

EXSEAT € 159

REGINA DI CUORI € 49

Come un prisma che cambia colore in base all’incidenza della luce, l’abito Topazio ha più vite! Perfetto nelle sere d’estate, la sua peculiarità è quella di poter essere indossato anche al rovescio assumendo nuove sfumature. Un capo doppiato e smanicato, dal taglio in sbieco e con una linea morbida che accompagna qualsiasi occasione. BETTY CONCEPT - € 169

Morbida, compatta e capiente, la borsa Cubotto è una falsa piccola che può contenere di tutto, borraccia e ombrellino pieghevole compresi. FILUFILU - € 150

Celebra la tua vita: strizzala, avvolgila delicatamente, facci un nodo, un fiocco, facci quello che ti pare ma amala! Ecco l'invito di Oje Vita, la cintura in morbida pelle di Funky Mama Collection: si può portare più stretta, a vita altissima, annodandola senza usare la fibbia. FUNKY MAMA COLLECTION - € 79

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Un look decisamente jungle per questi due pezzi che si possono indossare insieme oppure spaiati. Entrambi in cotone stampato. NICOLETTA FASANI - STAMPA JUNGLE MAGLIA € 80 PANTALONI € 85

La collezione 1990 è un omaggio agli anni Novanta, magici per la moda, nata mixando e rivisitando street, bling, minimal e grunge. La 1990L è la versione long, capiente e dal design lineare e geometrico, realizzata interamente a mano in pelle pregiata. MOSIA - € 390

Lo stile per tutti i giorni, resistente all’acqua e anche all’inquinamento. Le Nylong low top, sono realizzate in ECONYL ®, nylon 100% rigenerato, la fodera, l’etichetta ed i laccetti sono in cotone organico, soletto interno in fibra di cocco e sughero, la suola è in gomma naturale degradabile. La tomaia in ECONYL® potrà essere riciclata. WAO - € 165

L’essenzialità del design pulito e geometrico di questi anelli regolabili rimanda all’energia di uno stato d’animo luminoso e vitale. L'argento lavorato è lavorato a martello, per esaltare la luce e la leggerezza. ALTROSGUARDO - € 66

Abito lungo e arioso con scollo morbido a V e ampie spalline. I tagli verticali giocano in contrapposizione alla balza geometrica al fondo, le tasche sono nascoste nel fianco. AB DI ALESSIA BARBAROSSA - €158

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Ampio e sinuoso, proposto sia in versione tinta unita che bicolor: è una carezza questo abito realizzato in Tencel, chiuso con un nodo che si può portare sia sulla scollatura che sulla schiena. NVK DAYDOLL - € 206

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Una forma particolarmente pulita e armoniosa e nessuna chiusura, per valorizzare la lavorazione artigiana e la pelle di altissima qualità. La bag Mama's esiste in due dimensioni, e costa: MOSIA € 240 / € 265

Giacca destrutturata, dal taglio asimmetrico e con impunture a contrasto. LORENA GIANNINI - € 190

Colore pieno e stile deciso per questi bracciali bangles! In pelle recuperata, esistono in tante varianti e abbinamenti, sempre diversi. GIULIA BOCCAFOGLI - € 45

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IN-TRECCE

STORIE DI CAPELLI, SEGRETI E RESISTENZA Di Federica Loredan

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foto di Luca Zugna

1998, l’anno del mio primo viaggio serio a Parigi. Ce n’erano stati altri precedenti, legati a vacanze studio che non mi avevano permesso grande autonomia. In quest’occasione invece mi posso spingere, in assenza di navigatori, internet e riferimenti, all’esplorazione della città, attirata dai nomi curiosi delle stazioni metro. Così finisco nel Marais, perché per me era proprio strano immaginare che una volta, proprio nel centro della Ville Lumière, ci fosse una distesa d’acqua.

glia). Oggi rifletto sul giro lungo che queste acconciature hanno fatto per tornare a essere proposte con orgoglio anche dalle star che mi sorridevano quel giorno dalle foto in vetrina, come Alicia Keys o Lauryn Hill. I miei viaggi in Africa negli anni successivi mi hanno svelato che ci sono donne che fanno treccine e poi ci sono vere e proprie artiste, che si tramandano queste conoscenze da generazioni, e che ciò che esce dalle loro mani si considerano opere d’arte e testimoniano la storia.

Appena scesa dalla metro, mentre ancora cerco di orientarmi e capire cosa ci sia d’interessante da vedere, mi avvicinano con insistenza diversi ragazzi, sventolano dei biglietti da visita e procacciano i clienti per i parrucchieri della zona. Appena alzo lo sguardo vedo che questo business rappresenta in pratica l’80% delle vetrine della via.

Ho imparato anche che ogni età e ogni occasione ha il suo modello di riferimento. Per esempio io sono fortemente attirata dallo stile che di solito spetta alle bimbe, con l’effetto di un caschetto di treccine ordinate, con la riga da una parte, e chiuse in fondo da perline dalle forme più disparate, ma non potrei mai, perché non è un’acconciatura consentita né adatta a una donna della mia età.

Voglio capire meglio, accetto e uno di questi mi accompagna. Scopro l’infinità di modelli, tipi, stili d’intrecci dai nomi evocativi come Vanilles o Nattes (termine che in francese indica anche le stuoie di pa-


QUESTI INTRECCI DEFINISCONO LO STATUS SOCIALE E RACCONTANO MOLTO DI UNA PERSONA.

Nell’Africa occidentale le pettinature femminili assumono talvolta significati ben precisi, non solo connessi all’appartenenza a un determinato gruppo, ma anche alla condizione della donna che le porta: un certo modo di annodare i capelli può voler dire “Sono nubile, Chiamami”, oppure esprimere un lutto. M.Aime – Il primo libro di antropologia

Questi intrecci definiscono lo status sociale e raccontano molto di una persona. Dal XVII secolo, i traumi della diaspora e della schiavitù rovesciano il paradigma. I lunghi mesi trascorsi in mare nel viaggio dalla costa ovest dell’Africa alle Americhe, sono segnati anche da condizioni igieniche pessime: i capelli vengono rasati a donne e a uomini, sia per il diffondersi di parassiti, sia perché infliggere umiliazioni è un modo di rendere “i corpi docili”. È docile un corpo che può essere sottomesso, che può essere utilizzato, che può essere trasformato e perfezionato (…) la costrizione verte sulle forze piuttosto che sui segni - Foucault La rasatura quindi come dispositivo di controllo che spersonalizza e priva di dignità, ma anche una conseguenza dell’effettiva impossibilità di cura (i capelli increspandosi diventavano come “lana”, nappy appunto, da nap, il ciuffo di cotone grezzo che si forma sulla pianta prima della raccolta). Una volta arrivati nelle Americhe, le trecce sembrano “solo” un modo di tenersi puliti e ordinati, perdono il loro effetto spettacolare e la loro magnificenza ma, in particolare in Colombia, diventano presto un elemento fondamentale di sopravvivenza. Sono proprio le donne, a cui solitamente era consentito di potersi allontanare di più, a fare una sorta di mappa delle aree circostanti e imprimere la topografia nei disegni delle acconciature per progettare la fuga. Un grande esempio di arte della resistenza e di doppi codici di significato. Oltre ai capelli in questi intrecci venivano nascosti semi o piccole pepite d’oro, utili per ricominciare una vita altrove. Ma come siamo arrivati dai Maroons (dallo spagnolo cimarron, ovvero feroce/ selvaggio, che indica in seguito i ribelli fuggitivi che cercavano riparo nelle foreste) al look ostentato fieramente da Alicia Keys e le altre pop stars? Segnalo in proposito il film Netflix uscito nel 2019 Nappily Even After che racconta del complicato rapporto che la popolazione afro americana ha con i capelli, non solo per la “manutenzione” ma anche per il posizionamento che ogni acconciatura in qualche modo veicola: usare sostanze chimiche per renderli più “accettabili”

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secondo i canoni di bellezza occidentali o lasciarli al naturale, sottolineando con orgoglio un’appartenenza? Ricordiamo tutti le immagini degli anni ’70, dove un’acconciatura afro diventa simbolo di una scelta politica, in pieni anni di risveglio degli intellettuali africani, di decolonizzazione e di rivendicazioni dei diritti dei neri (Black Power, Black Panther Party): uno per tutti il volto di Angela Davis, militante e attivista del movimento afroamericano statunitense e del partito comunista. A lungo braids e afro sui luoghi di lavoro sono stati considerati disdicevoli e non in linea con l’immagine delle aziende, cosa che giustificava discriminazioni e licenziamenti. Gli anni ’90 però hanno visto un ritorno dei “capelli naturali”, complici le mode, l’espansione del mercato riguardante quest’ambito e un generale ampliamento della visione, questa volta senza specifici fini politici, ma senza dubbio come esibizione di libertà di scelta, come tributo alle precedenti lotte sociali e come espressione di anticonformismo all’estetica diffusa che li voleva disciplinati (mi chiedo se chi scrive gli slogan dei balsami legga Foucault). *Altra segnalazione doverosa: il blog Nappytalia, di Evelyne Sarah Afaawua, che ha segnato la nascita del Natural Hair Movement in Italia.


UPER PATTERN

Camicia sartoriale dal taglio classico a 4 bottoni. Le maniche corte arricciate, a palloncino, hanno un orlo a fascia che rende la camicia elegante ed adatta sia per il giorno che per la sera. Viene realizzata su misura e si può scegliere l'abbinamento dei tessuti selezionando tra quelli disponibili. WAXEWUL - € 110


LA RIPETIZIONE DI UN MODULO. DISEGNI CHE SI ALTERNANO CON UNA CADENZA RITMICA PIÙ O MENO REGOLARE. I PATTERN SI TROVANO IN NATURA, IN UNA COMBINAZIONE PERFETTA TRA ESTETICA ARMONICA E FUNZIONALITÀ. I PATTERN LI TROVIAMO NELLA STORIA, COME SEMPLICE DECORO, DISEGNO SIMBOLICO O RAPPRESENTAZIONE FORMALE. I PATTERN SONO ICONICI, IRONICI E SIMBOLICI. E NON PASSANO MAI DI MODA.

Informale e pratica questa crossbody è un accessorio indispensabile sia per il viaggio che per il tempo libero. Dotata di tracolla regolabile, oltre ad avere ben due tasche interne, è provvista anche di un comparto posteriore esterno … proprio come lo schienale di un’automobile! EXSEAT - € 110

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Ispirato dalla vocazione tessile del proprio territorio - i dintorni di Como - e dall'esperienza delle maestranze artigiane locali, What If atelier trova nella pittura l'elemento di unicità che caratterizza le sue collezioni: i tessuti utilizzati sono dipinti interamente a mano nel laboratorio, dando vita a pezzi unici dall'alto valore artigianale e artistico.

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La versione del Kimono Brie in tartan, ispirato alle linee di Paul Poiret, nasce per unire il fascino del capo orientale e la praticità di un tessuto intramontabile, il tartan. ANTOCOSTASETTE - DA € 400 A € 600 A SECONDA DEL TESSUTO

Facile, comodo, veloce: perché la praticità non è un optional, è un valore aggiunto. Una geometria funzionale che diventa un abito adatto ad ogni occasione. Ciascun Mirissa Dress è unico perché vengono realizzati con scampoli di tessuto recuperati. MORGATTA COLLECTION - € 50


Tanti piccoli ventagli geometrici per questo pantalone dalla linea ampia e comoda, con elastico in vita e tasche. COME LE CILIEGIE - € 99

La gonna Flower Skirt è caratterizzata da una vestibilitá molto comoda, quando la si indossa sembra quasi un pantalone. Il pattern floreale nell'inserto centrale è riproposto sulle tasche, creando una piacevole armonia. ECOLOGINA - € 98

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MORGATTA COLLECTION Libertà Pop Ironica, pop, libera dalle mode e dalle stagioni. Morgatta Collection è il progetto creativo di slow fashion e writing art ideato da Marina Savarese. Un inno alla libertà, alla consapevolezza e alla vita “a colori”, basato su 7 pilastri fondamentali. Il suo è un approccio veramente slow ed etico dove, in un mondo dominato dalla velocità e dal consumismo, ridare valore al tempo è un atto rivoluzionario. Ecco perché tutte le creazioni Morgatta

“Voglio vestire le persone con libertà, ironia, felicità e colori per farle sentire potenti, uniche, originali ed orgogliose”. Collection sono libere dalle stagioni, dalle tendenze del momento e dai calendari imposti; sono artigianali, realizzate in piccoli laboratori toscani con il supporto di maestranze locali; sono pratiche (il detto “per bella apparire un po’ devi soffrire” le è sempre rimasto indigesto), concepite per combinare femminilità e comodità sotto forma di capi/accessori dalle linee semplici, facili da indossare e spesso multifunzionali. Il design e la cura di ogni passaggio fanno di ogni capo un progetto unico nel suo genere, dove c’è una forte attenzione alla scelta dei materiali (principalmente recuperi di vecchi stock, fibre rigenerate o naturali) e una predilizione per l’upcycling di scarti pre e post cosumer. Parole, messaggi segreti, spunti di riflessione e racconti sono nascosti in ogni pezzo: perché qui ogni creazione è l’inizio di una storia.

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Vestito con doppia balza e manica a voulant in morbida viscosa certificata OEKO-TEX standard. REGINA DI CUORI - € 100

Ellipsis è omissione, un pensiero incompiuto… i tre puntini di sospensione.Gli elementi leggeri - quasi sospesi - che compongono questa collana vogliono raccontare un senso di attesa, di pausa. La "punteggiatura" che li decora, realizzata a pirografo, conferisce un effetto optical molto particolare, dinamico ed elegante allo stesso tempo. Come tutti i gioielli MagmaLaB è realizzata interamente a mano utilizzando principalmente plastiche recuperate.

MAGMALAB - € 90

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Si chiama Origami questa camicia dal colletto squadrato. Rigorosa e minimale nel taglio, il tessuto in puro cotone stampato a pattern con tante tigri non la lascia certo passare inosservata! UNDICI.FLORENCE - € 130

Ricorda il gonnellone indossato dalle donne scozzesi alla fine del 1700 la gonna Jamie di Anto Costa Sette, che viene realizzata su misura e personalizzata in chiave moderna applicando patch, spille e il nome di chi la indosserà. ANTOCOSTASETTE DA € 180 A € 310 A SECONDA DEL TESSUTO SCELTO

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ANTOCOSTASETTE La regina del Tartan Antocostasette Milano nasce per rivisitare in chiave rock il tessuto iconico della tradizione scozzese, il tartan. Il tartan identifica la tipica trama a quadri utilizzata per realizzare il kilt, segno identificativo fin dal XVII dei clan scozzesi che popolavano le Highlands e che utilizzavano questo pezzo di stoffa avvolto in vita anche per la caccia e le battaglie.

Antocostasette Milano è più di un brand. È l’espressione di un senso innato per la moda, di uno spirito sempre giovane e attratto dalla storia e dalla cultura delle Highlands scozzesi. Il tartan è il filo conduttore di uno studio avviato per realizzare pezzi unici, moderni e comodi da adattare a diverse personalità e da indossare in differenti occasioni. Ogni modello dei 7 presenti nella collezione racchiude degli elementi riconducibili a questo antico tessuto: elementi di conciliazione o di contrasto. Il tartan, infatti, dal francese tiretaine, significa “ruvido e lanoso”, un contrasto di sensazione al tatto che viene richiamato da alcuni dei tessuti utilizzati nella collezione, la lana e la seta. Elemento chiave di conciliazione con la tradizione invece è rappresentato dalla gonna – maxi, midi e mini – in pattern tartan, che evoca le folte brughiere, l’erica e i cespugli di ginestra che caratterizzano le Highlands scozzesi.

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Nasce per durare il più a lungo possibile il Vestitone di Bananamama, dedicato alle bimbe che non vogliono abbandonare il proprio abito preferito mentre diventano grandi! E' studiato per essere un abitino prima, e si trasforma in una comoda canotta nella stagione successiva. In cotone organico certificato GOTS. BANANAMAMA - € 28

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In cotone piquet, con manica corta, ampio scollo, e leggermente svasata: la maglia Easy, col suo pattern floreale, è fresca e decisamente primaverile! NICOLETTA FASANI - € 49

Trae ispirazione dai dipinti di Paul Klee questo pattern interamente dipinto a mano su georgette di seta, che celebra le possibilità espressive delle linee e spinge a penetrare la realtà rendendo visibile ciò che non lo è. WHAT IF ATELIER - € 325


Collana con maxi perle in pelle dallo stile forte e d'impatto, realizzata artigianalmente: le perle sono tagliate a mano senza l’uso di fustelle, assemblate e cucite manualmente uno per uno. Regolabile. GIULIA BOCCAFOGLI - DA € 160


GIULIA BOCCAFOGLI Una seconda pelle Passione, ricerca e dedizione. Sono queste le parole che descrivono l’attitudine di Giulia Boccafogli nei confronti delle proprie creazioni: gioielli contemporanei realizzati a mano con pregiati pellami di

La volontà è quella di andare verso una purezza materica totale e di utilizzare la pelle, rigorosamente di recupero e di prima scelta, in modo assoluto: struttura, anima e decoro. recupero. Pezzi sempre unici che sembrano provenire da un immaginario sommerso fatto di inchiostro, profonde luci offuscate e vellutati fluidi di palude... O da un giardino segreto, che esiste solo dal tramonto all’alba. Quello di Giulia è uno stile a metà tra la moderna decadenza - caratterizzato da onde, drappeggi, linee morbide - ed il tribale, con sottili, soffusi richiami fetish; uno stile in cui il concetto di “accessorio” sembra svanire, lasciando al suo posto l’idea dell’ornamento come grande protago-

nista. Nata a Bologna nel 1980, laureata in Architettura presso l’Università di Firenze, Giulia si dedica inizialmente alla professione, lavorando come architetto nello studio di famiglia e coltivando, parallelamente, la sua immensa passione: creare gioielli ed accessori. Nel 2011 parte per gli Stati Uniti e si trasferisce per alcuni mesi a San Francisco, per fare ricerca e approfondire lo studio sulla lavorazione dei metalli e di altri materiali alternativi; al suo ritorno, decide di dedicarsi totalmente e appassionatamente alle sue creazioni. Tutte le lavorazioni di Giulia Boccafogli (che lei chiama, affettuosamente, “Giulielli”) sono assolutamente personali e sviluppate in modo non accademico, ma di alto livello artigianale. La volontà è quella di andare verso una purezza materica totale e di utilizzare la pelle, rigorosamente di recupero e di prima scelta, in modo assoluto: struttura, anima e decoro. Un vero gioiello in pelle. Ogni collezione racconta una storia evocativa con due livelli distinti di interpretazione: una più intima e personale e una più colta e neutra, contaminata da viaggi, letture, cinema e arte. La produzione è interamente realizzata a mano, all’interno dell’atelier: i gioielli sono tutti pezzi unici, o in edizioni limitate, non solo per la provenienza dei pellami, ma anche per la natura stessa delle lavorazioni. Questo permette a Giulia di personalizzare ogni ordine e di seguire personalmente i clienti; ma soprattutto di vivere con attuale libertà il susseguirsi delle stagioni commerciali, e di poter parlare di repertorio, più che di “collezioni passate”.

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GIRA LA MODA

IL PRIMO SPETTACOLO DI MODA SOSTENIBILE

Di Erica Brunetti

Di sostenibilità se ne sente parlare sempre più spesso: si legge in numerosi articoli, si ascolta nei podcast e nelle dirette, sempre più numerose, si sfoglia tra le pagine di libri di esperti nazionali e internazionali. Noi abbiamo pensato di renderla strumento di intrattenimento e riflessione, qualcosa che si guarda, si ascolta e si sente; abbiamo deciso di trasfor marla in uno spettacolo.

Si chiama GIRALAMODA ed è il primo spettacolo d’arte multidisciplinare che parla di moda sostenibile. Teatro, Danza, Musica e Linguaggio sono le forme artistiche di questo show, che vede alternarsi sullo stesso palco attori, danzatori professionisti e un’esperta di moda sostenibile in veste di cartomante: Francesca Boni de “Il Vestito Verde”. L’utilizzo di più espressioni artistiche in un unico intrattenimento è una scelta volta a raggiungere un vasto pubblico per età e per diversa sensibilità. GIRALAMODA si svolgerà dal vivo a Milano, nelle due piazze principali del nostro quartiere, come naturale proseguimento della Zona Tortona, punto di riferimento per le ultime tendenze in tema di moda e design a Milano.

Il terzo weekend di maggio 2021, rispettivamente sabato 22 in piazza Tirana e domenica 23 in piazza Berlinguer il pubblico potrà assistere all’aria aperta a una maratona d’intrattenimenti culturali. Inoltre, si potrà seguire GIRALAMODA anche dopo l’evento: ogni show è stato ripreso in diversi teatri della nostra periferia milanese e i video saranno disponibili dal 24 maggio 2021 sul sito Trama Plaza (www.tramaplaza.it) a tutti i soci dell’Associazione.


Trama Plaza nasce come un collettivo informale e, dopo due anni di ricerca, nel 2020 è diventato l’associazione no profit Trama Plaza Lab. Siamo un gruppo sempre in crescita di numero e di idee. Nasciamo a Milano, in una delle storiche periferie della città, “il Giambellino”, dove il tempo sembra essersi fermato. “Là dove c’era l’erba ora c’è/ Una città/ E quella casa in mezzo al verde ormai/ Dove sarà”. Il Giambellino non è stato vittima del cambiamento. Qualcuno dirà che siamo stati fortunati! Peccato che il nostro quartiere fosse già in città, in una zona troppo a lungo dimenticata dalle autorità. Io adoro il mio quartiere, per questo sostengo che qualcosa debba cambiare. Quando il Comune di Milano ha finalmente attivato una serie di manovre di sviluppo sia strutturale sia sociale, abbiamo fatto il nostro debutto in società grazie alla vincita del bando comunale “La scuola dei quartieri”. La sfida era molto emozionante e la nostra idea era molto chiara: parlare di moda sostenibile attraverso l’arte!La nostra Associazione persegue proprio lo scopo di promuovere la moda e il design sostenibile e più in generale la sensibilizzazione ai temi della sostenibilità nell’industria tessile attraverso l’arte e la formazione. Il nome Trama Plaza è in memoria del crollo del Rana Plaza in Bangladesh, fabbrica tessile produttrice di abbigliamento; nell’incidente morirono più di mille persone. “Trama” è una metafora della ricostruzione del tessuto, quel “tessuto sociale” composto dalla storia di ogni singola persona. Il nostro metodo per raggiungere quest’obiettivo consiste in un’offerta formativa e d’intrattenimento culturale, che utilizza i temi della sostenibilità nella moda come strumento di condivisione e di unione. Dopotutto nel quartiere Giambellino-Lorenteggio convivono persone di diversa provenienza e noi consideriamo questo melting pot una ricchezza. Per questo con le nostre attività vogliamo favorire l’inclusione e lo scambio tra gruppi sociali e culture diverse; per questo tutti gli eventi e i contenuti multimediali saranno prodotti in diverse lingue. Non ci resta che attendere i più curiosi alla prima del nostro spettacolo in Giambellino; tutti gli altri hanno la possibilità di sostenere i nostri progetti, diventare soci di Trama Plaza e godersi lo spettacolo online!

Per l’abito della danzatrice si ringrazia la designer Cora Bellotto

Instagram @tramaplaza

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PIXEL CITY UNA NUOVA CITTÀ TRA REALE E VIRTUALE

Di Emilio Lonardo & Diego Longoni

Pixel City è il progetto sperimentale di prima e-city, capace di avere ricadute sulle città reali. Pensata da Emilio Lonardo e Diego Longoni, designer di for mazione, si fonda su un network operativo di professionisti, aziende e istituzioni, raggruppati in distretti tematici. Fashion, design, art, green & sustainability, tech & innovation, factory, entertainment, communication, food e mobility sono alcuni dei quartieri che nel corso dei prossimi mesi si popoleranno di realtà già attive negli ambiti di riferimento con l’obiettivo di impostare nuovi modi di collaborare per generare innovazione.


Il progetto DOS - Design Open’ Spaces, di cui Pixel City ne è l’evoluzione, nasce durante la Design Week del 2019, dove il team è stato incaricato dal Comune di Milano di riqualificare alcuni immobili in evidente stato di abbandono. L’idea di allora, ovvero l’incontro fra aziende e location, ha portato alla riapertura di alcuni spazi, restituiti poi in modo definitivo alla città attraverso la scrittura di un bando. Nel 2020, per ovvie ragioni, non è stato possibile per DOS attivare riqualificazioni fisiche in spazi reali; così, ricorrendo alla realtà aumentata e ai social network più noti, è stata realizzata una mostra diffusa sul territorio di Milano, consentendo ai visitatori di accedere a contenuti in realtà aumentata raffiguranti prodotti o spazi virtuali. Giovani designer, marchi e aziende hanno così avuto la possibilità di essere presenti con i loro progetti senza una reale presenza fisica, di oggetti e di persone, il tutto supportato da una comunicazione capillare garantita dalle piattaforme social, portando il Mondo a Milano e Milano nel Mondo. Da queste due esperienze è emersa la possibilità di strutturare in maniera stabile e continuativa l’applicazione di nuove tecnologie a servizio di aziende e professionisti dei settori creativi, dando forma a contatti e collaborazioni pregressi e di successo. segue »

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Come è fatta la Pixel City? Gestita da una sede centrale, formata dalla commissione e dai principali partner di supporto, che monitora il funzionamento e supervisiona le relazioni, la città vera e propria è organizzata in distretti tematici che hanno la possibilità di collaborare tra loro per la creazione di progetti e servizi orientati all’innovazione. Ogni membro dei distretti mette a disposizione le proprie competenze per altri membri, e allo stesso modo può trovare e richiedere prestazioni ad altri. I progetti generati da queste interazioni possono trovare un potenziamento attraverso tecnologie uniche e servizi innovativi, tramite un approccio di realtà estesa, forniti direttamente dal quartier generale. Ogni distretto è gestito da un district manager: figura professionale già al centro di network precostituiti che, oltre a svolgere le proprie attività, ha il ruolo fondamentale di supervisore, portavoce nel dialogo, gestito da dinamiche blockchain, fra il proprio distretto e il quartier generale. Le ricadute fisiche sono amplificate ricorrendo a nuove tecnologie digitali con l’obiettivo di accompagnare i professionisti e le aziende verso una promozione del pro-

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prio marchio innovativa e sperimentale. Qr code, Nfc (tecnologia di ricetrasmissione di prossimità), Beacon (tecnologia BLE - Bluetooth Low Energy), Sensore Aptici (che permettono di ricevere sensazioni tattili, precedentemente registrate e categorizzate) e Realtà Aumentata, sovrapposizione di informazioni multimediali al mondo reale, sono solo alcune delle tecnologie su cui la Pixel City fa affidamento. Il punto di contatto tra la Pixel City e la città reale su cui si cala, si concretizza in negozi fisici (il primo aprirà a Maggio 2021), vere e proprie vetrine (amplificate dalla presenza anche di un e-commerce), dove i prodotti dei distretti trovano la loro strada per il mercato, oltre alla partecipazione a eventi di rilevanza nazionale e internazionale, come il sistema delle Week (Design Week, Fashion Week, ecc.).

PIXEL DOPO PIXEL COSTRUIREMO L A CITTÀ DEL FUTURO.


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WWW THE WORLD WIDE W(E)AVE Intrecci digitali per un futuro migliore Di Eugenio Frignani IL NOSTRO PRESENTE È CARATTERIZZATO DA UNA MOLTITUDINE DI NUOVE E INCREDIBILI OPPORTUNITÀ: TUTTO SEMBRA POSSIBILE. LE PERSONE SONO IPERCONNESSE, IL MONDO E LA SOCIETÀ SI UNISCONO IN UNA NUOVA E ILLIMITATA RETE DIGITALE CHE ABBRACCIA LA VASTITÀ E LA COMPLESSITÀ DEL NOSTRO PIANETA. IL WORLD WIDE WEB COSTITUISCE IL MOTORE PENSANTE, OLTRE CHE LA LINFA VITALE E I GESTI DI QUESTO NUOVO MONDO: UN MONDO CHE CI OFFRE TUTTE LE CARTE IN REGOLA PER CREARE UN FUTURO PIÙ LIBERO, APERTO E COMPRENSIVO, MA CHE VEDE NEI NOSTRI STESSI COMPORTAMENTI IL LIMITE ALL’ESPRESSIONE MASSIMA DEL PROPRIO POTENZIALE.


Grazie al Web e alle sue caratteristiche fondamentali - ovvero la possibilità di condividere contenuti, tramite una piattaforma comune e interconnessa -, oggi è possibile tessere trame sociali di una qualità e in una quantità totalmente nuove. È possibile comunicare con chiunque e dovunque, senza limiti di spazio o di tempo; avere la possibilità di partecipare a una serie infinita di iniziative e progetti, condividendo in ogni istante nuove informazioni e notizie da ogni lato del globo alla “velocità di un click”. Se non è questa fantascienza... In tutto questo però, come ben sappiamo, il nostro futuro è sempre più oscuro. Il nostro pianeta sta attraversando, ed è ormai destinato ad affrontare una crisi climatica che porterà città come Venezia ad essere sommerse, bellezze come la Grande Barriera Corallina e animali come l’orso polare a scomparire, oltre che a mettere in fuga milioni di persone da siccità, carestie ed epidemie. La grande paura di intaccare irreversibilmente il nostro ecosistema si unisce al progressivo esaurimento di una lunga serie di risorse, da cui, ad oggi, siamo strettamente dipendenti, e che sembrerebbero terminare nell’arco dell’attuale secolo, come descrive in maniera allarmante la scrittrice francese Fred Vargas nel suo recente saggio “L’umanità in pericolo”. La prospettiva futura non sembra la migliore, il mare è in tempesta: l’unica possibilità che abbiamo per tornare a navigare con serenità è un deciso e repentino cambio di rotta, il quale, però, necessita di una visione comune, unita ad un’azione reale. Dunque, come può il Web aiutarci in tutto questo? La Rete rende possibile creare connessioni istantanee, condividere contenuti e informazioni con altre persone, senza limiti, e all’interno del più grande spazio autogestito esistente al mondo. Negli ultimi due decenni sono emerse diverse realtà che hanno saputo cogliere queste enormi potenzialità comunicative e di condivisione, riuscendo a combinare i mezzi del Nuovo Mondo, nel tentativo di salvare quello Vecchio. Un esempio straordinariamente riuscito è quello del CAN (Climate Action Network), ovvero la Rete di Azione Climatica. Nata nel 1989 dall’idea di creare un ponte organizzativo tra l’Europa e l’America, con l’obiettivo comune di coordinare in maniera unitaria le negoziazioni per il

cambiamento climatico e le relative azioni locali, ad oggi conta 1,500 organizzazioni attive nella sfida al cambiamento climatico, in 130 nazioni diverse e costituisce il più grande network ambientalista del mondo. Altri esempi degni di nota sono Transition Network, meglio noto come il movimento delle Transition Town, che si impegna nella transizione sostenibile delle comunità a livello locale; Extinction Rebellion, movimento internazionale fondato in Inghilterra come risposta alla devastazione ecologica causata dalle attività umane, e l’ormai noto Fridays for Future, nato nel 2018 grazie all’impegno dell’attivista svedese Greta Thunberg. Per quanto riguarda il mondo del business, iniziative eccellenti sono Patagonia Action Works e Too Good To Go. La prima consiste in una piattaforma digitale realizzata dall’omonimo brand di abbigliamento californiano, che rappresenta una svolta entusiasmante nell’impegno sociale dell’imprenditoria sostenibile. La seconda è una recente applicazione per smartphone che si pone l’obiettivo di eliminare gli sprechi alimentari di hotel, bar, pasticcerie, forni e ristoranti. (Se non lo avete già fatto, provatele!) Tutte le iniziative nominate in precedenza fanno parte di una nuova e necessaria “ondata” di cambiamento: una rivoluzione culturale, sociale ed economica, che grazie al Web ha raggiunto l’intero pianeta e cresce di minuto in minuto. Oggi più che mai, siamo consapevoli di ciò che succede intorno a noi e dobbiamo smettere di pensare solo a noi stessi e ai nostri bisogni immediati; dobbiamo renderci conto che tutto ciò che facciamo ha un impatto, e agire secondo ciò che è bene per gli altri e per questo mondo. La rete ci offre la possibilità di conoscere e connetterci alle tantissime realtà che sono già impegnate in questi termini: sia le informazioni sia le modalità sono alla portata di un click. Ne abbiamo sia le capacità che i mezzi, dobbiamo solo aprire gli occhi, unirci e volerlo davvero.

IL FUTURO INFLUENZA IL PRESENTE TANTO QUANTO IL PASSATO Friedrich Nietzsche

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ABITARIO

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ALESSIA BARBAROSSA

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ALTRO SGUARDO

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ANTOCOSTASETTE

www.antocostasettemilano.com @antocostasette

ATELIER RIFORMA

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BANANAMAMA

www.bananamama.it @labananamama

BETTY CONCEPT

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COME LE CILIEGIE

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ECOLOGINA

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EX SEAT

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FILOTRAMA

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FILU FILU

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FUNKY MAMA COLLECTION

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GAIA SEGATTINI KNOTWEAR

www.gaiasegattiniknotwear.it @gaiasegattini.knotwear

GIULIA BOCCAFOGLI

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LO FO IO

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LO SPAVENTAPASSERI

www.lospaventapasseri.com @lo_spaventapasseri

LORENA GIANNINI

www.lorenagiannini.it @Lorenagiannini_brand

MAGMA LAB

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MORGATTA COLLECTION

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MOSIA DESIGN

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NICOLETTA FASANI

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NVK DAYDOLL

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PEEKABOO!

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PIG-OH

www.pigoh.it @artepigoh

POL.IN COUTURE

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RE49

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REGINA DI CUORI

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RIVELAMI

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SILENTE

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THE YELLOW PEG

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UNDICIFLORENCE

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VERDURASHOES

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WAO

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WAXEWUL

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WHAT IF

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TSH Collab is more than a co-working concept. It’s a global community of ambitious creatives, entrepreneurs and start-ups changing the world. Schedule a visit or drop us a line... this could be the start of something beautiful! www.tshcollab.com


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