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MACHÌ MALÀ NUMERO 1 MAGGIO 2018


Chiuso in redazione il 3 maggio 2018 Š Tutti i diritti sono riservati. Ăˆ vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nella presente rivista, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta dell’editore.


MACHÌ MALÀ

SOMMARIO 12

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02 > Editoriale 04 > Io sono un extra-terrestre 05 > L'esperienza di recitare 06 > La storia delle sigarette 08 > Quanto sai sulle parolacce? 09 > ALT! Fumetto 10 > L'unicorno Fluffy 11 > Pensando alla festa della mamma... 12 > Intervista a Marco Carta 13 > Intervista a Raffaele Diamantini 14 > Intervista a Rhino 15 > ALT! Canzone 16 > Tirocini 18 > Music Zone 20 > Snack Time 24 > Machì Malà Baby 36 > Agenti Segreti 40 > Velavevodetto 42 > Equi_Libri 44 > Eventi e Iniziative

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MACHÌ MALÀ

EDITORIALE di Monica Grossi

Dopo mesi di lavorazione alcuni ragazzi hanno scoperto che la scrittura poteva uscire dalle pagine dei loro diari... 2

Machì Malà deve il suo nome ad un modo di dire molto usato a Senigallia, città dove nasce l’idea di questo giornalino, e significa “qui e là”, proprio come la Cooperativa Vivere Verde Onlus si è posizionata in questi anni sul territorio marchigiano. Le notizie contenute all’interno provengono infatti da tutte le comunità educative e i servizi della Cooperativa e nelle scorse edizioni venivano rielaborate e redatte negli uffici di Senigallia. Molto spesso però i protagonisti di quanto raccontavamo non si riconoscevano completamente nelle pagine scritte e così abbiamo voluto coinvolgere i ragazzi in tutte le fasi del progetto editoriale, che in questi lunghi mesi di lavorazione si è arricchito di tanti e preziosi contributi. Ho visitato settimanalmente ogni struttura e cercato di coinvolgere quanti più ospiti possibili, ascoltando le loro idee, chiedendo loro in quale veste partecipare (redattore, inviato, grafico, fotografo, ecc..) e cogliendo suggerimenti per la scelta degli argomenti. Un’esperienza importante che ha fatto emergere doti inaspettate in alcuni di loro e stimolato l’avvio di nuove passioni in altri. Dopo mesi di lavorazione alcuni ragazzi hanno scoperto che la scrittura poteva uscire dalle pagine dei loro diari e diventare un canale per comunicare e che i disegni appesi alle pareti delle loro stanze potevano rivelare molto del loro mondo. Ognuno ha collaborato secondo il proprio grado di coinvolgimento, chi assumendo un ruolo di leader nel progetto e chi partecipando saltuariamente. Il mio compito è stato quello di accompagnare ciascuno nella ricerca di ciò che voleva condividere e garantire che parole e immagini sarebbero state pubblicate fedelmente sul giornalino. Gli articoli che troverete in questo numero infatti, così come accadrà nelle prossime uscite, sono stati corretti soltanto nell’ ortografia (gli errori erano davvero pochi… bravi a tutti!) mentre la narrazione è riportata esattamente come trascritta dai ragazzi, mantenendo quelle


“imprecisioni” o quei “voli pindarici” che rivelano tanto del lavoro introspettivo e di ricerca che hanno fatto per affrontare le tematiche scelte. Proseguendo nella realizzazione di questo primo numero under 18 abbiamo incontrato anche giovanissimi collaboratori esterni. Attraverso un “progetto sulla cooperazione” realizzato con le scuole elementari Cesanella e Puccini di Senigallia abbiamo raccolto diversi contributi scritti e grafici dalle classi V e durante un laboratorio artistico nella Scuola Media Mercantini abbiamo conosciuto il disegnatore della copertina. Ed ecco che il senso di Machì Malà acquista sempre più valore e il suo stesso significato si arricchisce di nuovi spazi e nuovi contesti. Il “Qui e Là” diventa dentro e fuori le strutture, nelle scuole dei più piccoli e degli adolescenti, nelle città delle Marche e magari in futuro ancora più in là, in tutti quei luoghi dove vi sono giovani che vogliono esprimere le loro idee e raccontarsi.

comunità per promuovere lo scambio di idee tra i ragazzi e saremo felici di ricevere il contributo di quanti vorranno cimentarsi nelle diverse attività utili alla realizzazione di questo progetto. Per tutti questi motivi, cari lettori, non siate troppo critici se questo giornalino non corrisponde esattamente al modello dei grandi, se ciò che troverete questa volta “magicamente” sarà scomparso nel prossimo numero e al suo posto troverete altro. Appassionare alla scrittura è difficile di questi tempi, altrettanto alla lettura, e se per sperimentarle i ragazzi hanno bisogno di sentirsi liberi, di uscire fuori dagli schemi, noi proveremo ad assecondarli, del resto…. …Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante. (Friedrich Nietzsche)

È probabile che l’indice che troverete in questo numero sarà diverso dal successivo e forse da quello dopo ancora, ma l’obiettivo di Machì Malà è regalare uno spazio creativo nel quale aggiungere, modificare, inventare. Continueremo ad incontrare scuole e associazioni, ad aprire le porte delle nostre

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> gli ARTICOLI

IO SONO UN

EXTRA TERRESTRE

Una piccola esperienza di scrittura. Un breve racconto scritto da Davide, giovanissimo ragazzo ospite in una delle nostre strutture, che con semplicità parla di diversità e di calore familiare.

MI CHIAMO K41 E VENGO DAL PIANETA INTRAVERDE

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Io sono un extraterrestre e sorvolando la città ho visto così tanta neve che somigliava ad una specie di mantello che copriva la città. Le luci colorate che illuminavano le vetrine dei negozi, trasmettevano così tanto calore e bei pensieri che più nessuno si sentiva di restare a casa. Mi avvicinai alla finestra di una casa e vidi quello che sarebbe diventato il mio migliore amico. Quello fu il mio primo incontro con un terrestre. Appena ci fummo visti lui fece un balzo all’indietro riavvicinandosi subito dopo e aprendo la finestra. Nel frattempo io scesi dalla poltrona della cabina di comando della mia astronave ma mi nascosi sotto la plancia di controllo. “Tranquillo non aver paura - mi disse il terrestre- io mi chiamo Edmund, tu come ti chiami?” Io risposi così: “Mi chiamo K41 e vengo dal pianeta Intraverde situato nella galassia Empalius”. “Quindi tu mi stai dicendo che sei un extraterrestre?” disse Edmund. Io risposi “Si, esatto Edmund!”, anche se dentro di me non sapevo cosa fosse un extraterrestre. “Se vuoi puoi entrare”, mi disse il ragazzo. Io insicuro entrai, ma perché dentro di me sentivo di potermi fidare.

Nella stanza trovai tanti oggetti familiari perché il padre di Edmund era uno scienziato. Edmund oltre alla sua stanza, mi fece visitare tutta la casa. Aveva in tutto 5 stanze: la sua camera, quella dei suoi genitori, un bagno, un salotto e una cucina. In ogni stanza c’erano delle decorazioni che rappresentavano il Natale. Ovunque trovavi vischio, lucine, candeline ma la stanza più bella e luminosa era il salotto. Sopra al tavolo c’erano tanti pupetti tutti rivolti verso una grotta con dentro una culla vuota insieme ad un asino ed ad un bue. Chiesi ad Edmund: “Che cos’è questo coso?” “È un presepe” disse Edmund. Accanto al presepe c’era un’ albero decorato con palline, fili e lucine tutti colorati. “E questo?” chiesi ad Edmund “Questo è l’albero di Natale”. Devo dire che la casa di Edmund mi è piaciuta molto perché trasmetteva calore e serenità. E così dopo aver stretto una nuova amicizia, tornai sul mio pianeta più felice di prima, perché avevo un amico….extraterrestre. Fine.


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L’ESPERIENZA DI RECITARE E DEL TEATRO

HO COMINCIATO TEATRO AL MIO ARRIVO IN COMUNITÀ

Mi chiamo Adrian, ho 15 anni, sono rumeno e vivo in Italia da quando ho 6 anni, mentre sono in comunità da tre anni. Ho cominciato teatro al mio arrivo in comunità anche se prima avevo sempre partecipato come spettatore agli spettacoli che faceva mia sorella. Il primo spettacolo è stato Shakespeare in Caos & in Love, poi Seeds, Il Mago di Oz e adesso sto lavorando a Gian Burrasca. Al momento il primo rimane il mio spettacolo preferito. In tutti ho ricoperto dei ruoli da protagonista tranne nell’ultimo dove rappresento comunque tre figure secondarie il Sig. Capitani, Il Sig. Collalto e Michelozzi. Mediamente l’impegno è di un giorno a settimana per le prove dello spettacolo e poi tutti quelli legati allo spettacolo. Per imparare le parti è sufficiente provarle

durante le prove, non ho mai avuto bisogno di imparare a memoria le parti da solo. Durante le prove sono un po’ indisciplinato, rido con gli altri ragazzi attori, mi diverto…. ma comunque cerco sempre di impegnarmi al massimo Mi piace recitare e mi adatto bene alle parti che mi vengono proposte. Non mi vergogno di salire sul palco e provo soltanto un po’ di agitazione i cinque minuti prima dell’inizio dello spettacolo. Anche se dimentico qualche battuta riesco sempre a recuperare il dialogo. Con gli altri attori mi sono sempre trovato bene. Ho dei bei rapporti con i ragazzi della comunità mentre con quelli dell’oratorio non condivido molte passioni e quindi non ci frequentiamo al di fuori. La recitazione mi ha reso più ironico con i miei amici, a volte rispondo con delle battute

tratte da qualche spettacolo e questo mi diverte. Nonostante sia stato contattato dalla compagnia teatrale di mia sorella, non credo che proseguirò la recitazione fuori da qui….al limite potrei sostituire qualche attore in caso di necessità ma ho altri programmi. Uscito da qui mi farò nuovi amici, vorrò andar bene a scuola. Quest’anno mi iscrivo all’IPC Istituto Professionale di Economia Sociale per la mia capacità ad interagire con gli altri. Dopo la mia esperienza in comunità mi piacerebbe diventare educatore, come il mio preferito Stefano Caporelli. Il suo modo di lavorare con noi mi piace molto perché ci concede delle cose divertenti ottenendo la nostra collaborazione in tutte le faccende domestiche. ….. Questa breve presentazione Adrian l’ha condivisa prima di lasciare la compagnia teatrale… Non sempre è facile mantenere la costanza nei propri percorsi. A volte possono sopraggiungere nuovi interessi o si può percepire l’impegno come qualcosa di troppo pesante da mantenere. Ci si può ritrovare a non riconoscere la necessità di seguire determinati progetti, a rifiutare regole, orari e scadenze…tuttavia occorre sempre fermarsi un attimo e riflettere su quanto si perda nel decidere di abbandonare ciò che fino a poco fa ci procurava gioia e provare a rivedere le nostre posizioni. Per questo ci auguriamo che il nostro amico torni presto sul palco o che scelga un’altra passione che lo renda solare e felice come quando recitava con la sua compagnia.

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> gli ARTICOLI

LA STORIA DELLE SIGARETTE

CHI HA INVENTATO LE SIGARETTE? Cattiva abitudine, usanza, desiderio di imitazione. Una ricerca sulla storia della sigaretta. Fumare una sigaretta è da sempre un gesto, seppur una cattiva abitudine, che i più giovani osservano negli adulti e che spesso desiderano imitare. TERENCE curioso nello scoprire quanto ci sia di tanto affascinante nel fumare una sigaretta, non desidera provare praticamente questa esperienza ma scoprire da dove proviene questa usanza e quanto negli anni si sia modificata. Ecco a voi il risultato delle sue ricerche svolte insieme curiosando sul sito www.ilpost.it TTE

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L’UOMO CHE H

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SIGARE

La storia di Buck Duke, che nell’Ottocento per primo introdusse la produzione industriale e le sigarette come le conosciamo oggi. James Buchanan Duke è considerato la persona che ha contribuito più di tutte a diffondere le sigarette nel mondo, trasformandole in uno dei fenomeni culturali di massa del Ventesimo secolo. Un articolo della BBC racconta la sua storia, spiegando che il suo successo si basa sostanzialmente su due fattori: aver introdotto per primo la produzione meccanizzata delle sigarette e aver capito l’importanza del marketing e della pubblicità per sviluppare il mercato. James Buchanan Duke, conosciuto più semplicemente come Buck Duke, nacque nel 1856 a Durham, in North

Carolina. Nel 1880, a 24 anni, aprì una fabbrica di sigarette a Durham. Allora si trattava di un settore di nicchia: il tabacco veniva perlopiù masticato o fumato in pipe e sigari, mentre le sigarette erano di gran lunga meno diffuse. Erano state importate in Spagna dall’America centrale, dove il tabacco era spesso fumato avvolto in foglie durante i riti religiosi dai Maya e dagli Aztechi. In Spagna il tabacco venne prima avvolto in foglie di mais e poi, dal Settecento, in carta sottile. Nel mondo anglosassone divennero popolari soprattutto tra i soldati dalla metà del secolo. All’epoca di Duke venivano prodotte a mano e le estremità venivano chiuse torcendole. Nel 1882 Duke iniziò a lavorare con James Bonsack, un giovane meccanico che aveva inventato una macchina per produrre le sigarette. Come spiega il professor Robert Proctor della Stanford University – autore di un saggio sulla storia delle sigarette – la macchina consentiva di produrre una sorta di sigaretta infinita, che veniva suddivisa in sigarette della giusta lunghezza attraverso cesoie rotanti.


L’estremità della sigaretta restava aperta e per impedire che si seccasse era necessario aggiungere additivi chimici e altre sostanze come glicerina, zucchero e melassa. Duke decise di investire nel progetto di Bonsack, certo che le persone avrebbero preferito le sigarette industriali a quelle artigianali: sarebbero state rollate in modo perfetto, oltre che molto più igieniche (non prevedevano infatti l’uso delle mani e della saliva). Durante la produzione artigianale ogni lavoratore realizzava circa 200 sigarette a turno. La macchina di Bonsack consentiva invece di produrre circa 120 mila sigarette al giorno, più o meno un quinto del consumo dell’epoca negli Stati Uniti, e non riusciva a venderle tutte. Duke dovette quindi cercare di aumentare il numero dei fumatori e capì che poteva farlo investendo nel marketing e nella pubblicità: sponsorizzò eventi sportivi, regalò sigarette ai concorsi di bellezza, comprò spazi pubblicitari sulle prime riviste e incluse figurine da collezione nei pacchetti. Soltanto nel 1889 spese in pubblicità 800 mila dollari, più o meno 25 milioni di dollari attuali. Il suo successo aumentava: riuscì a espandersi in nuovi paesi (come la Cina) e in nuovi settori della società dell’epoca, diffondendo il fumo anche tra le donne. Nell’Ottocento le uniche donne a fumare erano le prostitute: Duke capì che per convincere le donne a fumare bisognava cambiare

Duke capì anche che le sigarette avrebbero potuto soppiantare le altre forme di consumo di tabacco: potevano essere infatti fumate in ristoranti e salotti, dove sigari e pipe erano proibiti. il significato sociale del fumo e si affidò a pubblicitari che trasformarono le sigarette in un simbolo dell’emancipazione femminile. Duke – che fumava abitualmente il sigaro – capì anche che le sigarette avrebbero potuto soppiantare le altre forme di consumo di tabacco: potevano essere infatti fumate in ristoranti e salotti, dove sigari e pipe erano proibiti, mentre la facilità con cui potevano essere accese e restare tali le rendeva più adatte alla vita moderna delle città. Le sigarette venivano anche considerate più salutari delle altre forme di fumo viste le loro dimensioni, e a lungo i medici le consigliarono

contro il raffreddore, la tosse e la tubercolosi (una malattia che oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità lega al fumo). In realtà le sigarette creano molti più problemi alla salute e più dipendenza dal tabacco di pipe e sigari, dato che contrariamente a questi vengono solitamente inalate. Negli ultimi quindici anni dell’Ottocento il numero di fumatori negli Stati Uniti quadruplicò. All’epoca non si sospettava che le sigarette fossero dannose per la salute e gli unici movimenti che si opponevano al diffondersi del fumo erano legati a preoccupazioni morali, soprattutto a causa del consumo di sigarette tra donne e bambini. Duke

morì nel 1925 e certamente non era consapevole di aver diffuso «l’artefatto più mortale nella storia della civilizzazione umana» I filtri per sigarette cominciarono a essere diffusi dopo la morte di Duke, da un brevetto ungherese e grazie al lavoro dell’industria Bunzl. Le sigarette non furono collegate al cancro ai polmoni fino agli anni Trenta – i primi furono medici tedeschi – e il rapporto di causa effetto con la malattia venne riconosciuto ufficialmente soltanto nel 1957 in Regno Unito e nel 1964 negli Stati Uniti.

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> gli ARTICOLI

QUANTO SAI SULLE PAROLACCE?

LE PAROLACCE HANNO UN POTERE LIBERATORIO MA... MEGLIO NON ABUSARNE!!! PARTIAMO DALLA STORIA

Un nostro giovane redattore incline, come molti suoi coetanei e non solo, ad usare parolacce nei momenti di “rabbia”, riceve spesso punizioni per limitare questa brutta abitudine. Abbiamo voluto riflettere insieme su quali sono le motivazioni e la frequenza con le quali cade in questo comportamento e cercare di trovare delle alternative simpatiche a questi modi di dire che, abbiamo scoperto, hanno origine antichissime.

da fastidio. Se fossi grande userei le mani … se fossi un gigante non le direi le parolacce… ma quando sarò adulto non le dirò più

Innanzitutto partiamo da questa breve intervista dove T. ci racconta il suo rapporto con la parolacce. > Quante parolacce dici al giorno? T. | Dipende dalle giornate. In generale quattro al giorno, due sono sempre per mio fratello che mi fa incavolare e una per mia sorella…anche lei ne dice tante… Il sabato rischio di dirne anche 10 perché si gioca alla Nintendo WII e si litiga spesso…anche quando giochiamo a Monopoli c’è questo rischio….

> Che parolacce ti capita di dire più spesso? T. | Vaff…, stron.., stupido, handicappato….

> Da chi hai imparato a dire le parolacce e perché le dici? T. | Credo di averle imparate dai grandi e dirle è un modo per sfogarmi e reagire con chi mi

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> ….ma usare le mani è sbagliato lo stesso, anzi… T. | mmm….allora non farò niente…tanto quando uno è grande non ha paura di nessuno

> L’ultima parola è la più brutta di tutti. Sai cosa vuol dire avere un handicap? T. | Vuol dire qualcuno che ha dei problemi…a muoversi o a pensare > E come le chiami queste persone? T. | Persone con problemi…va bene ho capito…allora handicappato non lo dico più T. ha riflettuto molto sul suo comportamento ed anche io ascoltandolo. Si è posto l’obiettivo di dire meno parolacce e per aiutarlo gli ho proposto di scoprire lo loro origine ed alcune parole sostitutive da usare nei momenti di bisogno.

Le parolacce all’inizio erano imprecazioni, invocazioni di malanni che gli uomini primitivi rivolgevano a chi li faceva arrabbiare. Solitamente venivano pronunciati nomi vietati, sacri o appartenenti ai morti. In seguito diventarono maledizioni: formule magiche per far soccombere il nemico, augurandogli ogni male. Quando non si è più creduto al potere magico delle parole, sono nati gli insulti: le offese fini a se stesse, usando parole per lo più sgradite alla morale comune. Anche se hanno perso il loro alone di magia, però, le parolacce conservano ancora un potere, quello liberatorio. Una piccola imprecazione al momento giusto può servire a sfogarsi e stare subito un po’ meglio. La scienza ha provato che, nel caso di un forte dolore improvviso, tipo il classico libro di scuola che ti cade sul piede (ahiiii!), una bella parolaccia di sfogo faccia addirittura sopportare meglio il dolore... Meglio non sperimentarne l’efficacia, comunque, e soprattutto meglio non abusarne, soprattutto infarcendo ogni frase di parolacce del tutto inutili. Per evitare di dire parolacce si può provare a sostituirle. Ecco alcuni esempi: Caz.. diventa Cavolo, Cappero, Caso, Cactus... Vaff… diventa Vaffanbagno o Vaffanbrodo, Vaffartiungiro o Vaffa, Vaffanpanino, Vaffanquesto, Vaffanquello, Vaffanl’ovo….. Tro.. diventa Trota, Trofia o Tromba o Trottola. Stron.. diventa Stolto o Struzzo o Strombolo


ALT! FUMETTO

> REALIZZATO DA ELISAVETTA

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leggiamo una fiaba...

...IMMAGINANDO UN FINALE FELICE... …Non è facile ritrovarsi da un giorno all’altro lontani dalla propria famiglia, dalla propria casa e da tutte le proprie cose…cambiare abitudini, rispettare nuove regole che provengono da persone che si presentano in maniera gentile ma che non conosciamo ancora…. Così ELISAVETTA, ospite della Comunità Educativa per Ragazze di Fano spiega il difficile ingresso in questa nuova realtà e prosegue descrivendo i primi momenti di inserimento e di conoscenza degli educatori e delle altre ospiti. Ho voluto suggerirle di trasformare questa esperienza in una fiaba, trasformando ogni persona che ha incontrato in un personaggio e cercando di immaginare un finale felice. Sforzarsi di considerare questa fase della sua vita come un momento di crescita e di conoscenza di se stessa e degli altri e soprattutto considerare tale esperienza temporanea e destinata a trasformarsi in un ricordo prezioso a cui potrà volgere il pensiero quando sarà più grande. La nostra giovane scrittrice si è cimentata in questa impresa divertendosi nell’immaginare gli educatori e le sue compagne come i personaggi di un circo ed identificando lei stessa in un unicorno di nome Fluffy.

L’UNICORNO

FLUFFY

Fluffy vive felice con i suoi genitori in un bosco incantato, non sempre le cose vanno bene ma tutto questo non sembra essere un problema. Un giorno però, mentre passeggiava tranquillo, viene sorpreso da un cacciatore che stava cercando animali speciali. Quando il cacciatore Rufus vede Fluffy non crede ai suoi occhi. Vuole assolutamente portarlo con se e accompagnarlo in un circo dove ci sono tanti altri animali. Fluffy durante il viaggio è triste, preoccupato e spaventato ….non sa perché gli sta succedendo tutto questo e chi incontrerà nel circo che gli ha descritto Rufus. All’arrivò però la presenza del domatore, che comanda tutto il circo, gli dà sicurezza. Il domatore è una ragazza con un sorriso molto dolce che lo accompagna a vedere la sua stanza e gli presenta tutti i suoi collaboratori: il mimo, il giocoliere, il trapezista, la ballerina,

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due acrobati, l’illusionista e l’equilibrista. Ognuno di loro, spiega il domatore, farà compagnia a Fluffy e gli insegnerà tante cose utili. È vero, ci saranno delle regole da seguire, ma ci saranno anche tante cose divertenti da fare e si imparerà a convivere con tanti altri amici. Fluffy non vede l’ora di conoscerli e così ecco che il cavallo si propone di accompagnarlo e glieli presenta tutti insieme, convocati sotto il tendone più grande del circo. Ciascuno di loro si presenta chi con un sorriso, chi con uno sguardo titubante… il cavallo, il leone, l’elefante, lo scimpanzé, la foca, il koala, il pappagallo, il leopardo, il coniglio e l’orso. Sono felici dell’arrivo di quel nuovo magico animale ma si domandano ….quale sarà la sua stanza? È proprio il cavallo che gli indica la sua stanza, proprio accanto alla sua, e da lì comincia la loro grande amicizia, fatta di tante risate, confidenze e a volte qualche lacrima da asciugare. Le giornate trascorrono tra esercizi per gli

spettacoli, corse all’aperto, gare di velocità, golose merende e tante altre emozioni. A volte Fluffy è triste per la mancanza dei suoi genitori ma riesce a tranquillizzarsi pensando ai loro visi che non ha mai dimenticato e alla certezza che prima o poi li riabbraccerà di nuovo. E cosi passano afose estati e freddi autunni e poi inverni grigi e ancora più freddi ma per fortuna il calore e l’amicizia degli altri animali è sempre più forte e tutto è più sopportabile. Ed ecco tornare l’estate e Fluffy decide di spingersi un po’ più lontano e si ritrova di nuovo nel bosco incantato. Ma questa volta non incontra il cacciatore ma ritrova i suoi genitori. Corre verso di loro e li abbraccia forte e versa lacrime ma questa volta di gioia. Poi insieme ai genitori torna a salutare tutti i suoi amici che gli hanno fatto compagnia, il domatore e i suoi aiutanti e con la felicità che gli riempie il cuore si dirige verso casa.


leggiamo una lettera...

...PENSANDO ALLA FESTA DELLA MAMMA.... Quella che vi presentiamo è la lettera di una mamma ospite in uno dei nostri centri. È una lettara scritta con estrema sincerità e durezza, soprattutto verso se stessa. Dalle righe emerge l’amore incondizionato per la sua bambina, troppo piccola per comprendere le sue parole, ma alla quale Laura riserva ogni suo sentimento. La proponiamo così come lei l’ha scritta e la leggiamo pensando alle difficoltà e agli ostacoli che lei, come tante altre donne, devono superare per conquistare la serenità accanto ai propri figli. Un augurio grande a LAURA e a tutte le mamme che lottano quotidianamente per la loro libertà e la loro felicità e che nonostante tutto hanno il coraggio di urlare il loro amore.

Ciao Amore di mamma, ti ho chiamato così dal primo giorno che ho scoperto di aspettarti e oggi ricordo quel giorno come se non fosse passato tutto questo tempo; sono qui a scriverti perchè so che diventerai grande, so che passerà del tempo prima che tu capisca la verità, so che farai dei nuovi progressi e spero di viverli insieme, ma se questo non sarà possibile voglio tu sappia che se anche non sarò fisicamente lì con te, il mio cuore ed il mio amore per te ci saranno sempre, in ogni momento della tua vita. Sei la cosa più bella che ho fatto nella vita, dal primo momento che ho sentito il tuo cuoricino battere, sono stata presa da mille paure, mille dubbi, ma la sola cosa che speravo era quella di vedere presto il tuo bellissimo viso..... ogni volta che ti guardavo da quel monitor durante l'ecografia mi sembrava già che tu mi conoscessi e che sapevi sarei diventata la tua mamma e....lo sono. Sono la tua mamma, una mamma che per paura di perderti ha fatto mille errori, una mamma che non ti ha lasciato un attimo, nemmeno quando per la prima volta hai iniziato a camminare e cercavi il mio sguardo per paura di cadere, nemmeno quando al tuo primo dentino mi hai preso la mano per metterla in bocca come se avessi capito che era spuntato, la stessa mamma che ha passato intere notti insonni insieme a te e non sapevo cosa fare per dirti che sarebbe andato tutto bene e che quel male al pancino sarebbe passato presto; la stessa mamma che ti ha sgridato quando non riuscivi a dormire, la stessa mamma che per la troppa stanchezza non ti ha saputo proteggere da quelle paure che erano mie e non tue, ma Amore mio, quando sarai capace di leggere

tutto questo, ti prometto che sarò una madre migliore, una madre di cui essere orgogliosa, la stessa mamma a cui hai donato la vita, perchè tu mi hai donato la gioia di essere mamma, la TUA mamma. Sono sicura che saprai perdonarmi per essere stata debole, arrabbiata, confusa, vigliacca , per avere lasciato che le mie paure ti facessero del male....io sono stata con te dal momento in cui hai fatto il tuo primo respiro al mondo e ti prometto che il "nostro" mondo sarà migliore, anche se lì fuori dovrò combattere. Lo farò per te, come ho sempre fatto da quando ho scoperto di aspettarti; non pensare mai che io ti abbia abbandonato, ho solo dovuto prendere del tempo per diventare una mamma migliore, una mamma che nessuno ha il diritto di allontanare da te. E sai perchè? Perché io ti amo dal primo istante che ho toccato la pancia e so che anche tu

ami me...la tua mamma imperfetta e sopra le righe, ma quella mamma che Dio ha scelto per te e tu sarai sempre la mia parte migliore. Saprò imparare a proteggerti, ad insegnarti ciò che serve, a piangere con te, a ridere con te e anche ad arrabbiarmi con te, ma ti prometto che lo farò con tutto l'Amore che provo per te. Avrò mille altri momenti di sconforto e disperazione, dovrò lavorare perchè la tua vita sia all'insegna dell'amore e non del risentimento, ma tutto questo non mi spaventa se tu continuerai ad essere quella splendida bambina che sei stata, che sei e che sarai. Ti chiedo perdono e spero che io possa riuscire a perdonarmi prima che tu riesca a leggere questa. Ti Amo da sempre e per sempre. La tua mamma imperfetta

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> le INTERVISTE

MARCO CARTA Eladji ama la musica, suona diversi strumenti e da quest'anno ha cominciato un corso di chitarra al centro Arvultùra di Senigallia, dove è seguito da Marco Carta, il suo insegnante al quale ha voluto proporre questa intervista. Poche domande, dirette e semplici, perché il bello che non potete trovare qui è avvenuto dopo, quando hanno cominciato a suonare insieme. > Come è nata questa passione per la chitarra? M. | È nata ascoltando la musica….io suonavo il basso ma c’erano tante canzoni che si suonavano con la chitarra e volevo suonarle, così ho imparato a suonare la chitarra > Da quanto tempo la suoni? M. | La prima volta che l’ho suonata avevo 15 anni però ho cominciato a studiarla seriamente, cioè tutti i giorni, da ottobre scorso > Hai un gruppo? Dove suoni? M. | Nel corso dei 10 anni in cui suonavo il basso ho girato per l'Italia, la Francia, la Spagna e a New York. > Il concerto più bello che hai fatto? M. | Di concerti belli ne ho fatti tanti ma sicuramente quello a New York me lo ricordo con più emozione perché c’erano tante persone provenienti da diversi paesi che pur non comprendendo le parole delle nostre canzoni, che cantavamo in italiano, ci applaudivano e ci dimostravano di apprezzare la nostra musica. > Hai mai dedicato una canzone a qualcuno? M. | Si in svariati concerti….a delle ragazze ma anche alla mia mamma. > Hai dato un nome alla tua chitarra? M. | …a dire la verità no…non le ho dato un nome… > …BB King invece aveva chiamato la sua chitarra Lucille e una volta è tornato dentro ad un locale dove era scoppiato un incendio per salvarla… Hai in previsione un tour con il tuo gruppo? M. | Non so dove ma credo di sì …al momento stiamo suonando in due con due chitarre ma dovremo riorganizzarci. > Quanto ti piace da 1 a 10 suonare la chitarra? M. | Direi 10. > …e il basso? M. | 11! > Come pensi di suonare la chitarra? Bene, benino o male? M. | Diciamo benino…ancora…però c’è molto da migliorare… > Quanto ti piace insegnare a suonare la chitarra ai ragazzi? M. | Mi piace molto insegnare ai ragazzi, è un’esperienza nuova in quanto sono sempre stato allievo e insegnando musica ti accorgi di trasmettere tante altre cose.

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> le INTERVISTE

RAFFAELE DIAMANTINI

Due ragazzi ospiti della Comunità di Ancona che praticano la pallacanestro e sognano di diventare grandi giocatori, hanno incontrato Raffaele Diamantini, attualmente impegnato in Serie D, che ha vissuto il gioco in categorie di alto livello e che racconta come vita lavorativa e passione per lo sport possano conciliarsi per raggiungere serenità ed equilibrio. > Tra i tanti sport che ci sono, come mai hai scelto il basket? R. | Quando ero piccolo ho cominciato giocando a calcio, facevo il portiere…. ma quando ero piccolo non avevo questa corporatura qua…ero bassettino e piuttosto robusto quindi diciamo che avevo scelto un ruolo nel calcio in cui meno correvo e meglio era… però questa scelta non ha aiutato ad alimentare la mia passione per il calcio, una passione invece che poi è esplosa per la pallacanestro. Alla pallacanestro mi sono avvicinato per tentativi, quando sei piccolo cerchi di provare tutti gli sport per trovare quello giusto per te. > Come sei arrivato a giocare in serie D? R. | Dopo la trafila delle giovanili che ho seguito qui a Senigallia, sono andato in Serie C a Montemarciano dove ho giocato per un anno con una squadra senior, che già giocava tutta quanta in categoria, che mi ha formato molto. L’anno dopo ho avuto la fortuna di giocare in Serie B a Pavia, dove i ritmi erano molto più alti rispetto a Montemarciano con giocatori che provenivano dalla serie A, dalla Lega2…persone che avevano visto la pallacanestro vera. Finita quell’esperienza mi sono trovato ad un bivio…o proseguivo con la pallacanestro e cercavo di mantenermi completamente con quella oppure cominciavo a trovare lavoro. Siccome però la passione per la pallacanestro è tanta e continua ad esserlo ho provato a fare entrambe le cose. Ho avuto la fortuna di trovare lavoro presso la Cooperativa Vivere

Verde e questo mi ha portato a continuare a giocare in Serie D, dove i ritmi mi permettono di mantenere anche l’impegno lavorativo e il livello di gioco è buono. > Quante volte ti alleni durante la settimana? R. | Di norma sono tre volte a settimana più la partita poi solitamente a questi aggiungo il mio allenamento personale che faccio in palestra. > Quali sono i tuoi obiettivi, arrivare in seria A o addirittura in NBA? R. | In parte ho già risposto ma allo stesso tempo è vero quello che dicono in tanti nel mondo della pallacanestro e cioè che se sei un predestinato per certi traguardi, già da 16 anni sei inserito in squadre di alto livello. Nel mio caso, a 23 anni, anche se ancora giovane non si può ambire a tanto. Si fa un passo dietro l’altro e magari si può pensare di tornare in serie C o addirittura in serie B. > Durante una partita quali sono i momenti in cui ti emozioni di più, quando fai un canestro o un passaggio? R. | Dipende…mi emoziono quando faccio un passaggio perché non sono un grandissimo realizzatore…preferisco realizzare un passaggio per un compagno libero e mandare a canestro lui piuttosto che tentare una giocata spettacolare…però se mi capita una palla mano e l’opportunità del tiro della vittoria…mi è capitato un paio di volte da un’emozione incredibile

> Ti emozioni quando il pubblico grida il tuo nome? R. | È capitato poche volte a dire il vero però quando sei dentro il rettangolo di gioco senti poco > Una volta mi è capitato di dare una testata ad un giocatore avversario, ti è mai successa una situazione simile? R. | SÌ mi è capitato…purtroppo testate, gomitate…anche queste fanno parte della pallacanestro. È uno sport di contatto, se non ti accorgi che l’altro uomo ti taglia davanti puoi prenderlo in pieno e fargli male > Che rapporto hai con i tuoi compagni di gioco e con il tuo allenatore? R. | Direi ottimi. È il secondo anno che sto in questa squadra e molti dei miei compagni li conoscevo già perché giocano sul territorio e ci si conosce un po’ tutti. Con il mio allenatore c’è un rapporto super perché riesce a captare sia i momenti belli che quelli meno belli non sempre necessariamente legati alla pallacanestro e quindi ci aiuta ad affrontare il campo nel miglior modo possibile. > Finita una partita si avvicina qualche ragazza per conoscerti? R. | Sì è capitato…anche se è più normale che accada a livelli più alti…adesso puoi incontrare qualche ragazza che ti aspetta fuori con qualche sorriso ma finisce lì…ed è meglio visto che sono fidanzato.

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> le INTERVISTE

RHINO Questa intervista è stata fatta a THOMAS, un ragazzo ospite in una Comunità di Ancona gestita dalla Cooperativa Vivere Verde Onlus. È solo una traccia di quella che ha poi realizzato negli studi di Radio Duomo a Senigallia e che è andata in onda nella settimana del 13 aprile (ora è possibile ascoltarla sul sito www.diocesisenigallia.eu) L’esperienza di Thomas, la sua passione, la sua tenacia nel far scaturire il bello dalle sue difficoltà, è un esempio importante per tutti. La possibilità di essere protagonista di una puntata in una trasmissione radiofonica è stato molto gratificante per lui ma siamo certi che il futuro gli riserverà tante altre occasioni. Complimenti Rhino, questa pagine sono tutte per te! > Come ti chiami? Quanti anni hai? Da dove vieni? T. | Mi chiamo Thomas, il mio nome d’arte è Rhino, ho 17 anni e mezzo e vengo da Ancona. Il nome è Rhino l’ho scelto perché mi è sempre piaciuta la Marvel. Sono un grande fan di Spiderman ma ho preso il nome da uno dei suoi nemici per conoscere e combattere la mia parte cattiva. > Da dove nasce la passione per il Rap? T. | La mia passione per il Rap nasce all’età di 14 anni. Un mio amico voleva provare a scrivere una canzone. Avendo la possibilità di registrarla, voleva fare questa canzone assieme ad un altro suo amico. Il problema fu che questo suo amico decise di non collaborare alla canzone, allora decise di chiamarmi per risolvere il problema. Egli risolse il suo problema e io trovai la mia strada. > Perché hai deciso di cantare? T. | Per sconfiggere la noia. > Come fai a registrare? T. | Grazie ad un computer, ad un microfono situati nel piccolo studio che ho creato nella mia stanza in Comunità. Ci sono voluti tanti

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Luca Saja, Monica, Sbaba e Thomas negli studi di Radio Duomo Senigallia dopo la registrazione del programma "Say It Loud"

sacrifici ma la mia forza di volontà mi ha permesso di continuare a crederci e riuscire a porre le basi per l’inizio del mio Sogno.

rapper anconetani. Penso che Sbaba è un motivatore, una persona abile a spiegare e a coinvolgere le nuove leve nel mondo del Rap.

> Nei tuoti testi cosa esprimi? T. | Nei miei testi esprimo il meglio e il peggio di me. Racconto il mio Mondo, lo stravolgo, lo accetto, riuscendo ad esorcizzare i miei demoni trovando sempre un barlume di speranza.

> Il box di registrazione come è nato? T. | Un anno fa ho visto una foto sul profilo di Noyz Narcos, dove ho visto una cabina di registrazione e in quel momento decisi che avrei voluto una cabina uguale alla sua. Non è venuta come la sua… ma meglio.

> Quando "rappi" come ti senti? T. | Mi sento come se fossi un Supereroe. > Nella comunità sei riuscito a fare questa attività? Come? T. | La Comunità mi ha permesso ed aiutato a trovare i mezzi per costruire il mio Studio, fornendomi il necessario. > Il progetto Rap come funziona? T. | Vado nello Studio Professionale Zio Mario Records, dove registro le tracce che compongo in Comunità. > Sei migliorato con il progetto rap? T. | Grazie a Sbaba, Daz Jay e soprattutto grazie alla mia forza di volontà sono decisamente migliorato. > Sbaba chi è? Cosa pensi di lui? T. | Sbaba è uno dei titolari dello Studio “Zio Mario Records”, uno dei più bravi


ALT! CANZONE Vi riportiamo il testo di uno dei primi brani scritti da RHINO. Sono parole forti e che trasudano rabbia, un sentimento che grazie alla musica si sta trasformando in qualcosa di più positivo, così come si evince dalla sua intervista. Ma sono comunque versi che fanno riflettere, che possono aiutarci a comprendere quanto a volte sia profondo il disagio nel cuore dei ragazzi e quanto sia importante fargli capire che noi adulti crediamo in loro.

Vedo quanto ho di resto e non è che ho tanto, sto pagando tutti i miei errori che nello specchio sono diventati terrori, già ad 1 anno sapevo che la mia vita sarebbe andata male, per salvare tutte le persone volavo con la mia testa come spiderman e un aquilone, a 2 mi ricordo la pace dentro la pancia di mia madre, i dispetti di mio frate, lei non è mai caduta ma a 3 cade sarà per colpa dell’incompatibilità con mio padre vedevo i miei genitori litigare senza fermarsi, mamma che fa le valige per prepararsi ad andare a 4 i problemi rimangono sentendomi diverso tra mille perché perso il mio cuore all’amore sempre verso mai stato cattivo dentro , ero un po’ più forte degli altri e scusatemi ma ormai gli errori sono fatti, i miei primi disegni astratti a 5 ho scoperto l’eden verso dio, mi chiedo se esiste ma ho un problema e persiste, cose belle poche viste a 6 la mia prima cotta a scuola, la mia prima nota già sul registro, il bene nel mondo allora e adesso non l’ho mai visto a 7 le mie prime storie e poesie, in testa malattie, le mie prime camminate da solo nelle vie a 8 ancora lotto, senza un motto, mi ricordo tutti i giorni con la famiglia, il pernotto, mi hanno tolto tutto a 9 prendo la mia anima la butto, non mi ricordo l’età, il mio primo lutto, mio nonno che di notte lo sogno il passare degli anni va avanti a 10 bel compleanno è passato un anno a 13 la mia prima sigaretta i miei polmoni in affanno…. si divide la famiglia a 14 in comunità gente che sta fuori e non capisce come si sta a 15 il mio primo amore conseguenza: dolore nel cuore a 16 in psichiatria con i matti che li stimo superiori a voi

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TIROCINI

Per molti ragazzi questo è il periodo in cui si intravede la fine della scuola ma è anche quello in cui si comincia a pensare a come impiegare le vacanze. Un tirocinio formativo è una buona occasione per muovere i primi passi nel mondo del lavoro accompagnati da un tutor che fornisce le indicazioni utili a svolgere le mansioni richieste dal ruolo che si ricopre e che può offrire supporto nei momenti di difficoltà. Naturalmente è anche una prima esperienza per guadagnare qualche soldino…

> JUMP DI FANO L'estate scorsa ho svolto un tirocinio alla Jump di Fano. La Jump è un’associazione di centri estivi che ha la sede amministrativa a Fano e le sedi operative dislocate tra Fano e Senigallia. Il servizio è rivolto a ragazzi dai 2 ai 14 anni con attività specifiche a seconda dell’età. Le loro attività principali sono basate sullo sport come ad esempio calcio, pallavolo, baddington, attività militari, atletica, tiro con l’arco, rugby e tennis. Ogni giorno è prevista una programmazione simile a questa: - Dalle 8:00 alle 9:30 accoglienza bambini/ ragazzi; - Dalle 9:30 alle 10:10 gioco libero; - Dalle 10:10 alle 10:30 merenda; - Dalle 10:40 alle 12:00 attività sportiva del giorno; - Dalle 12:00 alle 13:10 attività libera per chi fa tempo prolungato e rientro a casa per gli altri;

- Dalle 13:20 alle 14:00 pranzo; - Dalle 14:00 alle 14:30 gioco libero in giardino; - Dalle 14:40 alle 16:00 laboratori didattici e creativi in palestra. - Dalle 16:00 rientro a casa; Le mie mansioni di tirocinante erano quelle di collaborare alle varie attività insieme agli educatori del Jump e di occuparmi di una classe di bimbi dai 5 ai 6 anni facendoli giocare in armonia. Ho deciso di provare questo tirocinio perché ho la passione per i bimbi di qualsiasi età e quest’esperienza mi ha fatto capire che questa passione la devo coltivare e rafforzare perché stare con i bambini ti tira fuori il lato migliore di te stessa. Se questa estate avrò la possibilità di rifare questa esperienza la rifarò volentieri.

> DESIRÈE

> HOTEL BOLOGNA In vista dell’estate vi presentiamo una delle realtà ricettive più interessanti di Senigallia. L’Hotel Bologna negli anni ha saputo reinventarsi per offrire servizi sempre più adatti alle famiglie e ai bambini fino a rendere questi ultimi veri protagonisti delle loro vacanze. Una nostra giovane ospite ha svolto presso questa struttura un tirocinio formativo e il suo racconto entusiasta incuriosirà anche voi. IL MAGICO MONDO DELL’HOTEL BOLOGNA L’albergo dell’orso bo è un hotel creato appositamente per le famiglie. Io D.S. sono una tirocinante di questo meraviglioso hotel. Ogni giorno interagisco con i bambini dagli 0 ai 12 anni e per me non c’è gioia più grande

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di questa. Il sabato è il primo giorno della settimana per gli animatori, dato che arrivano sempre nuovi genitori con i loro figli. LA SPIAGGIA Questa spiaggia è molto speciale. E’ qui dove i nostri ospiti si rilassano sui lettini grandi king size (i più grandi di Senigallia), in compagnia dei propri figli o in solitudine, magari ascoltando della musica, leggendo un giornale oppure un libro, il tutto accompagnato dalla brezza marina. AREA GIOCHI IN SPIAGGIA: Qui è dove io e gli animatori facciamo giocare i bambini. Sono 600mt di spazio recintato, messo in sicura da un cancelletto per

evitare che i bambini escano senza genitori. Prima che i giochi abbiano inizio però c’è il creme e caramel alle 9! Il creme e caramel è un piccolo spazio in cui io o un animatore spalmiamo per benino la crema ai bambini, per poi infine premiarli con una caramella. In seguito gli animatori preparano percorsi a ostacoli, cacce al tesoro, gare con gonfiabili in acqua, origami, balli di gruppo, pittura in riva al mare e tanto altro ancora! Anche i più piccini (0-3 anni) hanno una loro area giochi con palette, trattori e una piscina con scivolo fatto appositamente per loro. IL POLIPO MELISSA La nostra polipessa è molto grande, rosa, con otto tentacoli e adorante del mare. Alle 11


c’è sempre il bagno in famiglia o con Melissa, se il vento ce lo permette. Ai piccoli lei piace moltissimo e quando entra in acqua prima i bambini la rincorrono per tutta la spiaggia (io ovviamente mi scanso), infine salgono sopra ai suoi enormi tentacoli divertendosi tantissimo! LA TANA DELL’ORSO BO La tana dell’orso bo è un posto meraviglioso per i bimbi. È 120mq di spazio all’interno dell’hotel, tutto colorato con tantissimi giochi. Prima di giocare però si mangia. Dalle 12 alle 13 pranzo e dalle 19 alle 20 cena. Prima i genitori aiutano i propri figli a mangiare, in seguito li lasciano a noi per fa sì che loro vadano al ristorante. Possono tenerli d’occhio anche da lì grazie ad un sistema di telecamere nella tana trasmesso poi in un grande televisore. Tutto il pomeriggio lo si passa giocando in spiaggia, Dopo cena c’è la baby dance e alle 22 tutti in camera a dormire! > DJARA

> CASTELLO DI MONTE GIOVE Questo è il racconto di Beatrice ex ospite della Comunità Vivere Verde Fano L'estate scorsa ho avuto l’occasione di fare il mio primo tirocinio e la fortuna di svolgerlo nello stesso posto dove ho fatto lo stage scolastico, ovvero, al castello di Monte Giove. Il casello Monte Giove è una prestigiosa raffinata Country House che sorge alle porte di Fano sulle prime pendici del colle omonimo dalle quali si gode la vista del mare, della città e delle verdi colline circostanti. Ho cominciato il mio tirocinio il 22 giugno, pochi giorni dopo la fine del mio stage. Il fatto di essere stata scelta tra molti ragazzi per questo tirocinio, è stato per me motivo d’orgoglio. Fin dal primo giorno di stage, nonostante la grande differenza d’età tra me e i miei colleghi ho trovato un clima sereno, caratterizzato anche dalla loro grande disponibilità nei miei confronti, soprattutto da parte del mio tutor che mi ha dato l’opportunità di entrare in contatto con le diverse mansioni alberghiere: dalla semplice accoglienza alla reception alla preparazione della camera, dalla gestione del bar al servizio in sala. L’aver svolto tutto questo con grande disponibilità ha portato anche a creare un ottimo rapporto con gli ospiti, soprattutto quelli che soggiornavano per più giorni e che alla fine della loro permanenza mi

gratificavano con molti complimenti. Dopo aver dato una visione generale del luogo e del mio ruolo, vorrei soffermarmi su come è cambiata la mia vita in comunità dopo il tirocinio: avendo quasi tutti i giorni impegnati, sono riuscita ad evadere dalla mia solita routine, non sempre tranquilla e serena. Mi sono invece focalizzata sulle mie capacità e sulla consapevolezza di riuscire a svolgere i miei compiti adattandomi all’ambiente circostante fino ad arrivare ad avere più sicurezza e quindi più autostima. Infatti ora riesco a guardare il mio futuro sotto una luce diversa, forse anche con meno paura rispetto a quello che potrà essere o a tutte le difficoltà che potrò trovare. Oltre all’aspetto emotivo c’è da considerare anche quello economico e quindi lo stipendio ricevuto alla fine del mio tirocinio. Per la prima volta mi sono guadagnata la “pagnotta” senza l’aiuto di nessuno… sola con le mie forze!! > BEATRICE

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MUSIC

EMINEM Matteo è un ragazzo di poche parole e con quelle poche non ama raccontare di se, ma ascolta con la musica e conosce la storia di chi la suona. Comprende quanta vita sia racchiusa nelle parole di quei testi e quanto la musica possa aiutare a liberare se stessi dalle paure, dalle costrizioni, da una vita che non si è scelti. Ci parla di due artisti controversi entrambi impegnati in musica di protesta, che hanno trasformato la loro "rabbia" in un messaggio di lotta per tutti. Queste le sue recensioni.

Eminem nasce a Detroit il 17 ottobre 1972 con il nome di Marshall Bruce Mathers III. Viveva in un quartiere chiamato “8 mile” (8 miglia, la lunghezza della strada principale del quartiere) dal quale prende nome il suo film. Scopre l’Hip Hop da ragazzino grazie a un disco regalatogli da suo zio. Nell’adolescenza ha avuto molte difficoltà in quanto il padre ha abbandonato la famiglia quando lui era bambino, mentre la madre, alcolista, soffriva di disturbi paranoici, il tutto aggravato da una situazione di povertà che costrinse il futuro cantante a lasciare il liceo e a svolgere diversi lavori per aiutare la madre a pagare i debiti.

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Stan è una canzone di Eminem. Fa parte del suo terzo album in studio, The Marshall Mathers LP (2000). Lo stesso anno è stata pubblicata anche come singolo. Il 28 febbraio 2018, la RIAA lo certifica singolo di multiplatino, avendo venduto oltre due milioni di copie nel mercato statunitense.

STAN | 2000

Dear Slim, I wrote you but still ain’t callin’ I left my cell, my pager, and my home phone at the bottom I sent two letters back in autumn, you must not-a got ‘em There probably was a problem at the post office or somethin’ Sometimes I scribble addresses too sloppy when I jot ‘em But anyways, fuck it, what’s been up? Man how’s your daughter? My girlfriend’s pregnant too, I’m bout to be a father If I have a daughter, guess what I’m a call her? I’m a name her Bonnie I read about your Uncle Ronnie too I’m sorry I had a friend kill himself over some bitch who didn’t want him I know you probably hear this everyday, but I’m your biggest fan I even got the underground shit that you did with Skam I got a room full of your posters and your pictures man I like the shit you did with Rawkus too, that shit was fat Anyways, I hope you get this man, hit me back Just to chat, truly yours, your biggest fan This is Stan

Nei sabati sera si cimentava in “battaglie rap” nelle quali riusciva ad emergere grazie al suo talento nel freestyle, nonostante le discriminazioni nell’ambiente rap verso i cantanti “bianchi”. Non si fa mancare anche i problemi con la legge, viene arrestato a 20 anni per aver sparato con una pistola a vernice da una macchina in corsa. Nei suoi testi si descrive con un alter-ego, slim shady, attraverso il quale si sente più libero di esprimere la sua parte più violenta e sadica parlando di droga e omicidi. Emerge nella scena rap grazie all’aiuto del famoso rapper/produttore doctor

dre che nel febbraio del 99 lo supporta nella pubblicazione del suo primo disco “the slim shady LP”, che in una settimana dall’uscita aveva già venduto 1.760.000 copie battendo tutti i record precedentemente detenuti da Snoop Dogg. Dal 2000 ad oggi possiamo considerare EMINEM uno dei migliori artisti sulla scena rap. Concludo consigliandovi l’ascolto di quella che per me è una delle sue migliori canzoni “Stan”.


ZONE

2PAC

Artista di grande successo, con oltre 85 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, è considerato il rapper più grande e influente mai esistito, nonostante la breve carriera musicale e la scomparsa a soli venticinque anni avvenuta il 7 settembre 1996 a Las Vegas. Durante tutta la sua vita si è sempre movimentato contro ogni forma di segregazione e ingiustizia, con gran parte dei suoi brani incentrati sulla vita difficile nel ghetto, sul razzismo e l’emarginazione sociale, sull’abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, sulla corruzione delle istituzioni

Tutt’ora se si pensa al RAP viene spontanea l’associazione con uno dei più grandi esponenti di questo genere musicale, TUPAC SHAKUR. Nasce a New York nel 1971 da genitori attivisti politici del movimento afroamericano “Pantere Nere”. Durante l’adolescenza si sposta sulla WEST COAST in California, iniziando a studiare poesia e recitazione teatrale. Molti membri della sua famiglia vennero incriminati e incarcerati, Tupac scelse la strada dello spaccio per sostentarsi, ma fu scoraggiato dagli stessi spacciatori che in lui vedevano una speranza. (citazione della canzone DEAR MAMA :« Giravo con i thugs (in slang teppisti, delinquenti) e anche se spacciavano droga hanno mostrato amore ad un giovane fratello. ») Tra il 90 e il 91 Tupac fece il “grande salto” con l’album “2Pacalypse Now” nel quale trattava tematiche politiche, religiose, di razzismo e problematiche del Ghetto, argomenti forti, mai trattati prima nella musica, che hanno scosso profondamente l’opinione pubblica. L’Album non fece difficoltà ad arrivare tra i primi nelle classifiche mondiali e si garantì con facilità un disco d’oro, ma ottenne anche innumerevoli critiche per i temi violenti che hanno ispirato

anche un ragazzo ad uccidere un agente di polizia. Anche a Shakur non mancarono problemi con la legge. Fu coinvolto in una rissa ad un festival dove fu ucciso un bambino di 6 anni a causa di una pallottola vagante. In un altro frangente sparò alle gambe e alle natiche di due poliziotti fuori servizio, che sotto l’effetto di droghe pesanti, importunavano un uomo di colore. I temi violenti affrontati dal rapper lo hanno messo in contrasto con molti altri cantanti del suo ambiente, si parlava di guerra tra rapper della west contro la east coast. Nel dicembre 1993 Tupac venne colpito da 5 pallottole durante una sparatoria, ma sopravvisse. Le tensioni si inasprirono tra Notorius B.I.G. (rapper newyorkese di grande fama) e Shakur. Il 7 settembre 1996 dopo un incontro pugilistico di Myke Tyson, Tupac, mentre era in macchina fu colpito da 4 proiettili esplosi da una Cadillac bianca, uno di questi proiettili gli perforò un polmone, fu ricoverato in ospedale durante i sei successivi giorni di coma che lo portarono alla morte. Personalmente credo che le circostanze della sua morte lo abbiano consacrato come un Dio del Rap di strada ed è per questo che è tutt’ora acclamato in tutto il mondo.

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SNACK TIME dallo CHEF TERENCE

sigarette di cioccolato DIFFICOLTÀ

TEMPO

Facile Media

> Elaborata

50 minuti

INGREDIENTI

per n° 15 sigarette

50 gr

albumi a temperatura ambiente

50 gr

zucchero semolato

50 gr

burro fuso

40 gr

farina ‘00

10 gr

cacao amaro di ottima qualità

30 gr

cioccolato fondente in tavoletta

INTRODUZIONE

PREPARAZIONE

….e dopo l’interessante ricerca sulle sigarette decidiamo di fumare anche noi….si ma per finta e con dolcissime sigarette al cioccolato…questa è la ricetta. Le Sigarette di cialda al cacao sono dei golosi bastoncini arrotolati a forma di sigarette, realizzati con la pasta per cialde (pasta sigaretta) al cacao e ricoperte, una volta fredde, di cioccolato fuso. Le Sigarette di cialda al cacao sono dei pasticcini piuttosto veloci da realizzare.

1. Pesate gli albumi direttamente in un pentolino a bordi alti, aggiunte lo zucchero e schiumate il composto a velocità bassa per 1 minuto con una frusta elettrica senza montare gli albumi.

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2. Aggiungete la farina e il cacao precedentemente setacciati un paio di volte e mescolateli insieme: Amalgamate il composto sempre con le fruste elettriche fino ad ottenere un impasto compatto ed omogeneo.

BON APPETIT


3. Aggiungete a filo il burro precedentemente fuso, mescolate a velocità bassa fino ad esaurimento del burro. Il composto si presenterà vellutato e cremoso. 4. Coprite con una pellicola e ponete in freezer per 15 minuti (in alternativa 3 h in frigo) 5. Nel frattempo imburrate una teglia antiaderente perfettamente integra e liscia. Sarebbe meglio lavorare con 2 teglie, una in forno, l’altra pronta da preparare o eventualmente ripulire, questo per velocizzare il lavoro. 6. Al posto delle teglie imburrate, potete utilizzare un tappetino di silpat , quest’ultimo è antiaderente e liscio e le cialde risulteranno perfette, così come nelle teglie imburrate. NON utilizzate teglie rivestite di carta da forno: quest’ultima a contatto con l’impasto umido delle cialde, tenderà a rapprendersi in piccole pieghine, anche se la stendete perfettamente

RE LE CIALDE

A COME REALIZZ

E LE CIALDE

O CUOCER COME E QUAND

1. Cuocete 1 teglia per volta in forno a statico a 175° per 4′- 5′ Attenzione a non cuocere troppo le cialde, altrimenti si induriscono e non riuscirete ad arrotolarle. 2. Dopo 4 minuti controllate la cottura, saranno pronte quando da lucide (impasto sciolto) diventeranno opache ma un opaco chiaro e non brunito di bruciato. 3. A questo punto tirate fuori la teglia dal forno, appoggiatela velocemente su un piano di lavoro. 4. Servitevi di una paletta da cucina per sollevare i bordi della prima cialda e arrotolatela stretta: arrivate fino alla fine, staccate la sigaretta dalla teglia e lasciatela raffreddare con il fermo sulla parte aperta. 5. Proseguite velocemente ad arrotolare le altre. 6. A questo punto potete inserire la seconda teglia nel forno.

1. Trascorso il tempo indicato in freezer o frigo, l’impasto si sarà addensato in un composto pastoso

7. Quando avrete realizzato tutte le sigarette di cialda al cacao, sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente.

2. Stendete circa 1/2 cucchiaio di impasto in una teglia perfettamente imburrata e con l’aiuto del dorso di un cucchiaio non troppo concavo stendete l’impasto a giri, realizzando un cerchio di circa 10 cm di diametro.

8. Quando il cioccolato è fuso e ben liquido procedete a colarlo sui bordi e o bordi delle vostre sigarette come meglio credete, con l’aiuto di un cucchiaino.

3. Stendente l’impasto ad uno spessore di 2 /3 millimetri, riponete nel pentolino, l’impasto in eccesso. Fermatevi quando la superficie sembra liscia ed uniforme. Ci vorranno pochi secondi.

9. Lasciate asciugare il cioccolato sulle sigarette, ponendo 2-3 sigarette per volta in una tazzina pulita ben distanziate 10. Una volta che il cioccolato fuso si sarà asciugato, le vostre Sigarette di cialda al cacao sono pronte per essere servite.

4. I bordi, devono risultare dello stesso spessore di tutto il cerchio, in modo che quando con il calore si espanderanno, non si bruceranno risultando quindi troppo duri per essere poi arrotolati 5. Di solito è bene realizzare 2 – 3 cialde per volta per ogni teglia, questo per evitare che si induriscano troppo velocemente una volta cotte e non si riesca ad arrotolarle in maniera perfetta. 6. Questi i numeri consigliati per una buona cottura: 2 massimo 3 cialde per teglia, se proprio volete velocizzare, realizzatene 4 per teglia, ma dovrete essere molto veloci poi ad arrotolarle!

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> SNACK TIME

dallo CHEF B.K.

UOVA COLORATE DIFFICOLTÀ

TEMPO

> Facile Media Elaborata

30 minuti

INGREDIENTI 3 cucchiai di aceto bianco coloranti alimentari da pasticceria uova con il guscio bianco

INTRODUZIONE È vero…la Pasqua è già passata da un po’ ma queste uova sono così carine che non potevamo non inserirle tra le nostre ricette. In fondo è sempre piacevole colorare le nostre tavole e queste uova sono l'ideale per qualche pranzetto all’aperto durante le scampagnate, o addirittura quando andremo al mare.

PREPARAZIONE

ALCUNI SEGRETI

1. Cuoci delle uova in abbondante acqua calcolando 10 minuti dall’ebollizione.

Meglio usare le uova dal guscio bianco perché garantiscono una colorazione migliore. Aggiungere l’aceto bianco nell’acqua colorata rende il colore dell’uovo più brillante!! Se non vuoi usare i coloranti alimentari allora puoi usare ingredienti naturali da mettere nell’acqua dove poi immergerai le uova…quali ingredienti? Eccone alcuni: il tè, la polvere di caffe, lo zafferano, le bucce della cipolla dorata o rossa, la curcuma…

2. Prepara delle ciotole con acqua calda ed aggiungi 2 cucchiai di aceto bianco e circa 20 gocce di colorante alimentare. Noi ne abbiamo preparate 3: una gialla, una rossa e una blu. 3. Dividi le uova sode e immergile nelle ciotole che hai preparato drante lo “step 2”. Lasciale nell’acqua per almeno mezza giornata. Controlla la colorazione aiutandoti con un cucchiaio. 4. Togli le uova dalle ciotole e mettile ad asciugare su carta da cucina.

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GARANTITO IL RISULTATO È

RE!!!

EDE VEDERE PER CR


dagli CHEF DESY e ELI

cookies di Liza

DIFFICOLTÀ Facile

TEMPO 20 minuti

INGREDIENTI

per n° 4 persone

PREPARAZIONE

200 gr

zucchero di canna

1. Riscaldare il forno a 180°;

150 gr

zucchero bianco

2. Amalgamare zucchero, burro e uova;

250 gr

burro morbido

100 gr

mandorle tostate

400 gr

cioccolato al latte

500 gr

farina 00

N° 4 un pizzico

3. Aggiungere il resto degli ingredienti; 4. Ricoprire una teglia con carta forno; 5. Disporre l’impasto a cucchiaiate; 6. Infornare per 10 minuti a 180°;

uova sale

il primo piatto da noi scelto - i noodles I NGRE D I EN TI N° 6 500 gr N° 3 250 gr N° 3

DI F F I COLTÀ

confezioni noodles cosce di pollo carote gamberetti uova

150 gr

fagiolini

100 gr

cipolla

Facile

q.b.

olio

TEMPO

q.b.

sale

q.b.

peperoncino

15 minuti

per n° 6 persone

P RE P AR AZ ION E 1. Far soffriggere olio, cipolla, sale e peperoncino; 2. Aggiungere carote e fagiolini tagliati a pezzetti; 3. Aggiungere pollo, gamberetti e rompere sopra le tre uova; 4. Cuocere i noodles in una pentola con 2 bicchieri d’acqua e la cipolla per qualche minuto; 5. Infine aggiungere ai noodles il resto del condimento; 6. SERVIRE CALDO

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MACHÌ

MALÀBABY

Gentili lettori, quelli che vi proponiamo sono gli articoli scritti dai giovanissimi alunni della Scuola Elementare Cesanella e Scuola Elementare Puccini di Senigallia. La nostra cooperativa è stata invitata in entrambi questi istituti per presentare agli studenti delle classi 4^ e 5^ un esempio di cooperazione e per proporre loro un laboratorio pratico dove si potesse sperimentare il lavoro di gruppo e la condivisione di idee.

piccole redazioni all’interno delle quali gruppi di 4/5 bambini hanno deciso un nome da darsi e scelto un argomento da trattare.

Il laboratorio rientra nel progetto “Crescere nella Cooperazione”, progetto formativo al quale hanno aderito alcune scuole senigalliesi con il supporto e il contributo di Enti e Associazioni del territorio. Nel voler coinvolgere la curiosa e stimolante platea che ci accolto in entrambe le occasioni, abbiamo deciso di creare delle

Abbiamo volutamente lasciato il testo così come è stato scritto dai bambini perché la profondità di alcune parole, mescolate ad altre più semplici e proprie della loro età, conferiscono a questi brani una dolcezza disarmante e costringono noi adulti a riflettere su come questa giovane generazione legga il mondo e la propria vita.

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Aiutati dalla nostra piccola delegazione di Vivere Verde e dalle maestre presenti, i bambini hanno dato prova di grande serietà e impegno e il risultato sono queste interessanti riflessioni sulle tematiche più svariate, spesso corredate da bellissimi disegni.

Prima di lasciarvi a questa piacevole lettura desidero, anche a nome dei miei colleghi Katia Grossi, Fabrizio Ricciardi e Antonio Marco Vitale, ringraziare le maestre che hanno desiderato la nostra partecipazione a questo progetto e tutti i bambini che ci hanno accolto nelle loro classi con tanti sorrisi e tanta partecipazione. Naturalmente l’invito a collaborare con il nostro giornalino rimane aperto a tutti coloro che vogliano continuare a veder pubblicati i loro articoli o i loro disegni. IN COLLABORAZIONE CON


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ELEMENTARE

CESANELLA BORAZIONE

SPORT E COLLA

Tanta individualità, un solo scopo. Lealtà, sportività, e collaborazione ti faranno diventare un grande campione. Lo sport è una forma di divertimento dove nascono amicizie e rapporti di collaborazione. Proprio in questi giorni un grande campione del calcio, Davide Astori, è venuto a mancare. Questo triste episodio ha scosso molto il mondo del calcio e non solo, ma ha anche dimostrato l’unione che si crea tra le squadre e i tifosi. Infatti nello sport di squadra l’aiuto reciproco è un elemento fondamentale, che supera ogni limite. Ogni ruolo è importante per favorire il conseguimento dell’obbiettivo di squadra. Al tempo stesso se alcuni componenti del gruppo non rispettano il proprio ruolo rischiano di compromettere il lavoro di tutta la squadra. Così come essere leali o usare sostanze stupefacenti non aiuterà di certo la squadra a raggiungere un obiettivo ben determinato. Ciò che conta è rispettare le regole e divertirsi insieme.

> Articolo scritto da “Amicizia e Cooperazione”

Giovanni, Mariasole, Christian, Guglielmo, Elena, Gaia G., Giulia L.

GNO DIGITALE LA TELA DEL RA Fake news significa “Notizie False” Ogni giorno siamo circondati da notizie false chiamate anche “Bufale”. Esse si possono trovare ovunque: in Tv, internet, giornali, passaparola, ecc…) Infatti spesso in internet troviamo oggetti scontati inesistenti, immagini modificate, giochi che creano dipendenza patologica, video e foto vietate ai minori di 18 anni. Questi canali multimediali a volte vengono utilizzati da persone che hanno difficoltà a creare rapporti. I cyberbulli si nascondono dietro il monitor comportandosi in maniera offensiva e maligna, minacciando la persona con la quale interagisce. Siete state mai vittime di cyberbullismo? Se si parlatene con i vostri genitori e non tenetevi tutto dentro

> Articolo scritto da “I Potter’s”

Julia, Andrea Maria, Giulia, Tommaso, Davide, Chiara

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LA GIORNATA A

4 MANI

A I RAGAZZI

TR LA SPORTIVITÀ

Siamo alunni della classe quinta della Cesanella e partecipiamo al progetto “Crescere nella Cooperazione”. Le nostre cooperative si chiamano “Amici del mare” e “Tutti insieme tra le onde”. Questo progetto ci insegna a cooperare tra gruppi, imparare a conoscersi meglio e a realizzare il nostro sogno, cioè aiutare le persone bisognose. Lo scorso anno abbiamo donato una percentuale del denaro ricavato dai proventi di uno spettacolo a Pieve Torina, una città terremotata, e quest’anno contribuiremo alla ricostruzione dell’Ospedale dei bambini di Betlemme donando del denaro ricavato dalle nostre iniziative (mercatini, tornei sportivi, spettacoli). La nostra giornata avrà inizio alle 11.30 davanti alla chiesa di San Giuseppe Lavoratore di Cesanella il giorno 8 aprile. Venderemo dolcetti e salatini fritti fatti insieme ai genitori, nonni o zii, ma anche barattoli con cioccolatini e piantine realizzate a scuola con l’aiuto delle nostre maestre.

Il gesto di sportività più frequente nel calcio è il fairplay, cioè buttare la palla fuori dal perimetro del campo per soccorrere un giocatore a terra. Per la lealtà dello sport è importante non assumere sostanze proibite per migliorare la prestazione; queste cose le abbiamo riscontrate soprattutto nel nuoto, nell’atletica, un po’ nel calcio e ancor di meno nel tennis. Per evitare queste situazioni si effettuano controlli antidoping. Un gesto di sportività che ci ha colpito molto è il minuto di silenzio che si fa a causa di scomparse, attentati, imprevisti. Una in particolare quella ricordata da tutto il mondo del calcio: Davide Astori, un lutto mondiale nel calcio. A soli 31 anni ci lascia nel sonno, un ragazzo d’anima pura che voleva solo il bene per tutti. Talvolta si verificano episodi di antisportività pure in tutti gli sport non molto praticati come le mini moto dove succedono grandi scorrettezze. Speriamo che l’articolo vi sia piaciuto!

> Articolo scritto da “Le Lampadine”

> Articolo scritto da “Tutti insieme tra gli articoli”

Beatrice, Sofia, Alessia, Khadja, Giulia, Gaia, Luca

Da Machì Malà è tutto alla prossima!

Francesco, Michelangelo, Davide M., Giorgio, Juan, Hamar

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ELEMENTARE

PUCCINI

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MBIENTE

RISPETTARE L’A

Noi del Giornalino dell’amicizia vogliamo raccontare come è importante rispettare l’ambiente scrivendo 10 regole per noi molto importanti; 1) Andare in bicicletta 2) Fare la raccolta differenziata 3) Non strappare le foglie delle piante né i rami 4) Raccogliere e buttare la spazzatura e i bisognini degli animali 5) Non cacciare gli animali 6) Non mettere prodotti chimici nei prati 7) Cercare di proteggere sempre i piccoli animali 8) Se vedi un animale ferito, prendilo e curalo 9) Se vedi un animale sulla strada mentre guidi frena e stai attento a non prenderlo sotto 10) Se vedi delle piante in estinzione ripiantale in uno spazio con un po’ di terra Rispettare l’ambiente è molto importante così abbiamo chiesto ad un nostro compagno di classe quanto sia importante per lui

TA A STEFANO

SUPER INTERVIS

> Cosa sai sull’ambiente? So che bisogna prendersene cura e che se non ce ne prenderemo cura ne risentiremo > Come si tratta l’ambiente? Bisogna trattarlo in modo educato, non è da inquinare > Sai quanto è importante l’ambiente? Certo! È importante perché ci aiuta e ci protegge > Cosa faresti per trattare al meglio l’ambiente? Cercherei di non inquinarlo e di trattarlo bene perché ci sono persone che non se ne prendono cura > E come faresti? 1) Non si deve inquinare 2) Purtroppo ci sono i gas delle auto che rovinano l’aria e l’atmosfera della terra. Ci si può ammalare con quest’aria rovinata quindi meglio usare la bicicletta il più possibile > Ti è mai capitato di vedere una persona che non rispetta l’ambiente? Cosa gli hai detto? Le ho viste e ad una persona ho detto “Se non tratti bene la natura saranno guai per tutti!” > Piccolo consiglio dall’intervistato: Non inquinare e dare il buon esempio ai più piccoli.

> Articolo scritto da “Il Giornalino dell’Amicizia” Gaia, Stefano, Emma C., Matilde N., Emma B., Ginevra

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LA POVERTÀ I ricchi sono sempre più ricchi ma in realtà sono poveri perché non hanno amici. La povertà secondo me è una cosa molto brutta. Nel telegiornale ho sentito che le persone degli altri paesi dove c’è la guerra attraversano con piccoli barconi migliaia di chilometri rischiando la propria vita. Non bisognerebbe lasciarli soffrire, ma purtroppo in certi paesi succede. Possono essere maltrattati, presi come schiavi e per questo possono anche morire. Esistono molti poveri che vivono in scatoloni, panchine… Ci sono bambini poveri che hanno perso i genitori da piccoli e non si sa se riusciranno a vivere ancora a lungo. Secondo noi anche la guerra porta alla povertà e noi cerchiamo di aiutarli, cerchiamo di fare tanto ma a volte arriviamo troppo tardi!!!!

> Articolo scritto da “Sentimento in Movimento! Giada - Irene - Alessandro C. - Alessandro P.

tare i miei genitori”

r aiu pattino a fare la spesa pe “Mi piace andare in mono

. DAN DAN DAN..

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ZIONA LO SPORT EMO Ciao io mi chiamo Giulia e ho 9 anni e mezzo, 10 li compio a maggio. Ho una sorella di nome Sara che ha 13 anni, come sport faccio ginnastica ritmica. Quasi tutte le volte mi va di andarci. Ho iniziato a 6 anni la ginnastica e a 7 anni e mezzo sono passata all’agonismo. Mi avevano proposto di andare al livello più alto ma ho detto di no perché se no lo facevo tutti i giorni. Ma adesso lo faccio tre volte a settimana ed è bellissimo!! Quando usi gli attrezzi come il nastro vengono delle immagini di fantasia. Prima di usarlo richiede sacrificio e impegno. Nonostante tutto è bello e ti diverti!!

Ciao, io invece sono Marta. Mi piace tanto ballare. Il mio sport preferito è danza moderna. Ho cominciato per caso, una mia amica voleva provare danza moderna e mi ha chiesto se volevo andare anche io. Finita la lezione la mia amica ha detto che non le era piaciuta molto, invece a me è piaciuta tantissimo. …Io invece faccio basket perché me l’ha consigliato il mio amico. Quando l’ho provato la prima volta mi è sembrato molto bello, poi sono andato a vedere la partita della mia squadra più grande e quando guardavo i giocatori pensavo di diventare come loro e così mi sono appassionato.

A me piace fare sport perché mi diverto e qualche volta si fanno dei tornei di tennis. Ho cominciato uno sport perché dovevo farne uno, però questo sport è meraviglioso e bellissimo. Gli sport sono molto utili anche per tenersi in forma, per divertimento, per compagnia e per conoscenza. A me piace fare sport però dopo un po’ stufa. È una cosa unica, ti fa sentire meglio. Lì è l’unico posto in cui appena finisci dici. “Ah, mi sento rinato!” Ti diverti molto, il maestro è divertente e poi sbagliando s’impara e lui dice “Non fa niente, riprova!” Se perdi non ti arrabbi perché senti dei sentimenti profondi e impari a muoverti un bel po’. Ti alleni e sai anche proteggerti dai sentimenti che ti rimangono in testa che non sono tanto belli.

> Articolo scritto da “Scooby Doo Pappà” Ambra, Marta, Emma, Giulia, Edoardo

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OMO E ANIMALE

RA U IL RAPPORTO T

Fin dalla antichità l’uomo si è dovuto rapportare con gli animali. Gli uomini primitivi, per esempio, dovevano difendersi dagli animali feroci come la tigre dai denti a sciabola. Col passare dei secoli l’uomo si è evoluto e ha scoperto delle tecniche per difendersi. Ha sfruttato la sua intelligenza per addomesticare alcuni animali e cacciarne altri. Oggi l’uomo ha un rapporto molto forte con alcuni animali come il cane e il gatto però ha ancora difficoltà a rapportarsi con gli animali selvatici come la tigre e il lupo. Ci sono però animali innocenti come la mucca e la capra che non aggrediscono l’uomo ma che noi sfruttiamo e mangiamo. Sembrano essersi ribaltate le cose: l’uomo è diventato selvatico??

> Articolo scritto da “Gli Evidenziatori” Matilde, Sofia, Angelo, Caterina

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leggiamo un romanzo...

AGENTI SEGRETI Quattro agenti segreti. Una missione da compiere fino ai confini del mondo se necessario. Alec, Christian e Jennifer sono tre ragazzi che fanno parte di un gruppo segreto degli Sati Uniti d’America, la Central Intelligence Agency (CIA). Al loro trio si aggiungerà presto la bellissima e abilissima Faith, nipote del loro capo Jess, inviata dai servizi segreti britannici. Tra amore, odio e passione all’interno del gruppo si aggiungerà anche la consapevolezza di portare a termine un importante compito: eliminare Tokishiro Yoshimasa, Boss di una nuova mafia giapponese intenzionato a tutto pur di poter raggiungere il suo più grande obbiettivo. La distruzione della persone che hanno mandato in frantumi la sua famiglia.

Capitolo 1 San Francisco, 2017 «Più veloce Alec, non abbiamo tutto il tempo qui!» gridò Jennifer per la milionesima volta. Lui di rimando le spiegò che non era affatto facile e che avrebbe fatto prima se qualcuno non avesse gridato tutto il tempo come un’oca. <<Zitta o ci farai scoprire! Com’è potuto succedere tutto questo secondo te?» le rinfacciò. Lei, con occhi infuocati, stava per aprir bocca ma Alec rispose al posto suo. <<Siamo in questo casino per colpa tua Jennifer e lo sai benissimo! Stavamo per sentire la confessione di Manuel, la sua c***o di confessione e tu hai mandato tutto all’aria! Sapevamo entrambi che ci avrebbe rivelato chi avesse ucciso Violette, la comandante d’assalto della truppa 15, ma tu hai pensato bene di mettergli fretta solo perché non ce la facevi ad aspettare un solo dannato minuto di più e…» a quel punto lo interruppe Christian che, stanco dei due, disse: «Un attimo di silenzio per favore! Siamo o no una delle migliori squadre della CIA che esiste dell’America settentrionale? Allora comportiamoci normalmente e finiamo questa cavolo di missione perché io, al contrario vostro, non ci tengo per niente a ritornare dal nostro capo a mani vuote solo perché voi due state mandando a rovina il nostro piano!». Alec e Jennifer sobbalzarono sentendo il loro compagno perdere la solita calma che aveva. Alec sapeva che Christian aveva ragione quindi si decise una volta per tutte ad escogitare un piano per uscire da quella brutta faccenda. Come possiamo fuggire da una stanza senza uscite in una fabbrica abbandonata? Per di più con degli uomini armati di mitragliatrici che ci inseguono? Pensò Alec. Nell’attimo stesso in cui formulò quel pensiero Jennifer fu scossa da un brivido di freddo proveniente dal soffitto. Alzò gli occhi, ma non poté vedere granché con il buio che li circondava. Come se fosse stata letta nel pensiero Christian tirò fuori una torcia, l’accese e la puntò verso

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l’alto. Tutti e tre videro una via di fuga: il condotto dell’aria. «Benissimo, il condotto sembra essere davvero grande. Non ci saranno problemi a entrarci tutti e tre» constatò Christian. Jennifer prese una scala lì vicino, l’accostò al muro e dopo di lei la seguirono gli altri due ». Dopo una decina di minuti uscirono e si ritrovarono nel parcheggio dove era la loro macchina, una Jeep nera. «Presto ragazzi! Tutti alla macchina!» urlò urlò Alec correndo. «Non c’è bisogno che ce lo ricordi sai?» rinviò Jennifer. «Zitta Jenni!» replicò infastidito. «Zitti tutti e due e facciamo presto ad andarcene perché, vedete, i nostri inseguitori ci hanno avvistato» comunicò Christian con malcelato disappunto. Tutti e tre si voltarono vedendo una dozzina di uomini pronti a sparare fuoco. Peccato solo che si accasciarono uno per uno al suolo ormai in fin di vita. Veloci come fulmini e senza porsi troppe domande si precipitarono sulla Jeep Renegade nera. Dopo di ché Christian si mise al volante e l’auto sparì per non tornare più. Dopo aver raggiunto la loro base segreta sotto la grande scritta di Hollywood, il trio sapeva esattamente che non l’avrebbero passata liscia per la loro missione incompiuta. Dopo essere entrati si diressero senza freni all’ufficio del loro capo Jess, consapevoli di cosa aspettarsi. Dopo aver bussato alla porta entrarono senza sentire il permesso come il loro solito. Aspettandosi di vedere la morte. Videro invece una ragazza della loro età, intorno ai 18 anni. Il trio rimase sorpreso da quella ragazza super sexy, curve fantastiche e per di più con occhi color del cielo in contrasto con i suoi lunghi capelli rossi. «Ragazzi vi presento Faith Clarck, mia nipote» annunciò Jess mettendole un braccio in torno al collo.


leggiamo un romanzo...

Capitolo 2 Christian e Alec si misero a fissare quella ragazza con la bocca aperta come idioti, tanto era bella. Jennifer, coraggiosa, si rivolse a Jess: «Capo mi dispiace portarti questa brutta notizia. Non abbiamo risolto il caso». Nella stanza calò il silenzio. Jess guardò tutti e tre i ragazzi con quei occhi che ti sanno leggere dentro, come un libro aperto. Infine, dopo averli scrutati con attenzione si mise a ridere. Alec, Jennifer e Christian si scambiarono certe occhiate perplesse come a dire “che cosa ha bevuto per ridursi in questo stato?”. «Ragazzi non preoccupatevi. Mia nipote ha seguito attentamente il caso, vi ha pedinati e credo che abbia già un’idea su come smascherare Manuel. Dovete sapere che Faith si trasferirà oggi nella CIA, è il suo primo giorno capite? Avevo la necessità di testare le sue capacità sul campo. Sapevo soltanto che era abile nel suo lavoro e lo sapevano anche i servizi segreti britannici che ce l’hanno spedita con molta riluttanza» disse Jess smettendosela di ridere. Faith osservò i tre ragazzi soffermandosi maggiormente su Alec. Bel ragazzo, pensò lei, ma troppo stupido per non avere capito che qualcuno li stava seguendo fin dall’inizio. Poi annunciò: «Ciao ragazzi, sono Faith Clarck, sono ben felice di poter lavorare al vostro fianco». Il trio guardò Jess come per assicurarsi di non avere conferma. «Diventerete un quartetto magnifico» si limitò a dire. «Non ci penso nemmeno di diventare un quartetto»esplose Alec. «Perché no?» domandò Jess aggrottando le sopracciglia, così come Christian e Jennifer. «Semplicemente per il fatto che stiamo bene così e scusa se ti offendo Faith, ma non mi sembra il caso di voler fare il babysitter per una ragazza che non ha mai operato per la CIA». «Scusa tanto Alec» sottolineando apposta il nome, «ma non è colpa se non siete riusciti a portare un così facile compito a termine. Vi ho seguiti per tutto il tempo e non ve ne siete accorti, avete sbagliato metodo per far confessare Manuel e ciliegina sulla torta vi hanno beccati. Dovreste ringraziarmi perché a quest’ora potevate essere feriti o peggio ancora morti. Ho dovuto sparare agli scagnozzi che vi stavano inseguendo, uno ad uno affinché non lo facessero loro a voi. Detto ciò mi sembra più che giusto poter prendere parte all’interno del gruppo». Silenzio. Nella stanza era piombato un assoluto silenzio, quasi irreale. «E’ vero che ci ha salvato la vita?» chiese Christian spezzando infine la magia. «Già, se non ci fosse stata la mia Faith a quest’ora…» non c’era neanche bisogno di terminare la frase. «La vogliamo in squadra!» esclamarono in contemporanea Jennifer e Christian beccandosi un’occhiataccia da parte di Alec. «Temo di aver sentito male Jenni. Ripeti per favore». Era furibondo. Jennifer tirò su il mento e incrociò le braccia al petto. Se pensava anche solo lontanamente di intimorirla si sbagliava di grosso. A quel punto s’intromise Christian. «E ti dirò anche di più amico mio. La voglio come leader del gruppo, in fondo ci ha salvato la vita, è il minimo». Non lo guardò nemmeno negli occhi, da una parte ci teneva alla loro amicizia, ma dall’altra Faith aveva salvato la loro vita. Perché il suo amico non la voleva con

loro? Alec non poteva davvero credere alle sue orecchie. Si fidava sul serio dei suoi amici, dei suoi compagni d’avventura. Erano un po’ come i tre moschettieri: inseparabili. Credeva che niente e nessuno potesse dividerli, ma evidentemente si era sbagliato. La cosa assurda era che fosse tutta colpa della nipote di Jess. Non l’aveva accettata solamente per il fatto che era riuscita a seguirli senza che lui si lasciasse insospettire. Credeva di essere il migliore. Invece lei lo era stata. E lo aveva anche salvato dalla morte. Alzò lo sguardo e lo puntò sulla persona che aveva appena rovinato il suo mondo. «Tu! Osi presentarti qui come se nulla fosse, pretendere di far parte del nostro gruppo, rinfacciarci di averci parato il culo e voler essere la leader? Io sono il leader!» esplose contro Faith, le braccia che tremavano e gli occhi fuori dalle orbite. «Calmati Alec, stai esagerando» ordinò Jess estremamente preoccupato, poi però gli venne l’idea. «Faith potrà potrà diventare leader se riuscirà a scoprire chi ha ammazzato Violette. In caso contrario Alec potrà riprendere la sua solita posizione». Neanche un attimo di esitazione che risposero all’unisono. «Ci sto!» «Mezza giornata per scoprire chi l’ha uccisa» sentenziò Alec con un ghigno stampato in faccia. Tanto non potrà mai sperare di riuscire a risolvere questo caso in sole dodici ore. Noi ci abbiamo impiegato solo una giornata e mezza per scoprire dove fosse Manuel. Dopo che avrà fallito le renderò la vita impossibile per aver provato a rubarmi gli amici. Pensò lui. «Facciamo sette ore invece» fu la risposta secca di Faith. Nessuno riuscì a credere alle proprie orecchie. «Ne sei proprio sicura?» Jess la guardava dritta dritta negli occhi. Lei ricambiò semplicemente lo sguardo. «Penso che mi bastino per scoprire chi l’ha fatta fuori». Non era presunzione la sua, lo zio poté scorgerlo dalla sua espressione. «Allora è andata!» esclamò infine Alec. Si era appena scavata la fossa da sola.

Scritto da DJARA

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VELA VEVODETTO

> GLI AMICI DELLA VIVERE VERDE

NON È UNA SCUOLA VELA…MA UNA SCUOLA DI VITA! In vista dell’estate e con l’arrivo delle belle giornate, vogliamo presentarvi una nuova realtà presente a Senigallia che potrà offrire ai più piccoli, e non solo, un’esperienza di vivere il mare diversa da quella che si può fare passeggiando sulla rinomata Spiaggia di Velluto. VELAVEVODETTO è un’Associazione sportiva dilettantistica che sta già collaborando con la Cooperativa Vivere Verde Onlus attraverso uscite in mare o percorsi di avvicinamento al mondo della vela rivolti ai ragazzi che risiedono nelle nostre strutture. Il Presidente Francesco Bonvini descrive così l’obiettivo della sua Associazione e con le sue parole trasmette il vero senso di questa esperienza e la passione che egli stesso vive per questo elemento della natura.

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La scuola vela prevede una serie di nozioni per manovrare una barca, ed è qui che vogliamo arrivare, ma per apprendere ogni buon studente deve essere mosso dalla voglia di imparare. Sarebbe bellissimo se oltre alla voglia di andare a fare il bagno in una bella giornata di sole, ognuno di noi fosse pronto ad affrontare anche quelle piccole e grandi fatiche che ci sono dietro. È la passione che si vuole costruire. Avete mai visto un filmato sulle imprese dei navigatori solitari in oceano? Senza una forza sovrumana che li spinge non sarebbero neanche usciti dal letto. Il mare e la vela in particolare, ci mette a nudo davanti alle difficoltà. Sei tu, piccolo piccolo, contro una delle forze più imponenti della natura… insomma, una metafora della vita. Prepararsi ad affrontare una cosa

più grande di te è un po’ quello che facciamo tutti i giorni (la scuola, il lavoro, il capo, la banca, le regole…) e un buon allenamento è il segreto per superare cose che sembrano insuperabili. Mai fatto un esame senza studiare? … difficilissimo! La nautica comprende una serie infinita di aspetti legati alla costruzione e manutenzione delle imbarcazioni. Si va dalla falegnameria all’elettronica e si spera di insegnare ai ragazzi tutto quanto c’è da sapere, reinventandosi con loro, dimostrandoci capaci di superare insieme le difficoltà che si presenteranno. Le “difficoltà” sono problemi da affrontare insieme e con l’aiuto degli adulti (educatori e/o familiari), che potranno modulare le attività secondo le età e le peculiarità dei partecipanti, si possono attivare piccoli o grandi laboratori per scoprire come dietro ad ogni cosa, per farla funzionare, c’è bisogno di un carburante essenziale, la passione per quel che si fa! Per infondere un po’ di passione credo sia opportuno far nascere la voglia di scoprire cosa potrebbe essere IL MARE come mondo e non solo come una giornata AL MARE. Ho sempre paragonato il saper navigare al suonare uno strumento musicale: tutti sentono la musica ma solo chi suona è capace di capirla. Quando si va in mare tutto diventa diverso. Ci si muove su un corpo liquido,


la forza che ci muove non si vede come non si vede cosa ci impedisce di avanzare, il freddo o il caldo diventano avversari difficili da battere se non si è preparati e cosa più importante, non si può scendere quando vogliamo. Le uniche cose che ci aiutano sono la conoscenza di quello che si sta facendo insieme ai nostri compagni di viaggio. Ecco l’aspetto che più mi intriga per i ragazzi …. L’Equipaggio. Se non si lavora insieme la barca non va… se ognuno agisce per proprio conto ci si fa male … l’equipaggio e la barca sono un unicum. La barca è un piccolo cosmo che ci impone di essere a contatto anche con persone che non sempre sono perfettamente in linea con il nostro modo di vedere le cose… accettare i compagni di viaggio e farci accettare è una sfida che, se non si usa un poco di tolleranza e intelligenza, non si può vincere .... ti sbarco se non riesci a stare con gli altri. Per questo è indispensabile essere introdotti dagli educatori o dai genitori alle problematiche dei ragazzi per trovare insieme una chiave d’accesso alla loro naturale voglia di conoscere.

La barca è un piccolo cosmo che ci impone di essere a contatto con persone che non sempre sono perfettamente in linea con il nostro modo di vedere le cose… Non tutti sono portati alla vita di bordo, mal di mare, incapacità di stare in piccoli spazi, vento, sole, sale o semplicemente “non mi piace”. Il migliore dei nuotatori non può essere paragonato con chi sta appena a galla perciò avere

attitudine è fondamentale per costruire qualcosa insieme. Il programma prevede: - conoscenza tra i partecipanti per la formazione degli equipaggi; - visite ai cantieri navali e veliere lezioni sulla nomenclatura della componentistica di una barca a vela; - visione di film sul mondo del mare e sull’importanza del rispetto per la natura; - partecipazione alle fasi preparatorie della stagione velica; - uscite giornaliere; - conclusione con piccole gite nei fine settimana. Un percorso che si spera affascinerà tutti i partecipanti. Ogni giorno in mare è una avventura: “Oggi ho visto i delfini… oggi abbiamo pescato… oggi sono riuscito a “correre” più di quanto mi immaginavo…. oggi ho passato una giornata splendida e non

NI IO Z A M R O F IN R PE

o

vedo l’ora di tornare IN mare…” Questo vorremmo che i ragazzi raccontassero tornando a casa. Speriamo di costruire qualche cosa insieme per far conoscere ai giovani la grande scuola di vita che è la marineria e che possa essere un inizio di qualche cosa di più importante. Idee e suggerimenti sono graditi per le modalità di svolgimento dei programmi che saranno stabiliti collaborando con gli adulti che si faranno promotori di questa iniziativa. Da parte nostra vi offriremo la conoscenza del Nostro Amico Blu. Un saluto a tutti voi dai soci della VelaVevodetto a.s.d.

340.93.83.458 o 7 0 .8 3 .3 4 .4 3 33 .asd@gmail.com o tt e d o v e v la e v all’indirizzo inviare una mail

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> GLI AMICI DELLA VIVERE VERDE

EQUI_LIBRI LA CARTOLIBRERIA A FANO CHE REGALA NUOVE OPPORTUNITÀ

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Insieme alle ragazze della Comunità Vivere Verde di Fano abbiamo visitato la cartolibreria Equi_Libri, uno spazio fisico e progettuale dove si offrono possibilità lavorative a ragazzi disabili e nuova vita a libri ed oggetti. Una metafora affascinante e creativa che vuole stimolare nelle persone un nuovo modo di pensare e di leggere la realtà e che ha già destato nella cittadinanza fanese un grande interesse. Il progetto nasce dalla collaborazione tra la Società Cooperativa Sociale I Talenti Onlus, l’associazione di volontariato Banca del Gratuito e la Diocesi di Fano, che ha messo a disposizione i locali in via Tonsis 7. Federico Falcioni, Presidente della Cooperativa Sociale dei Talenti ci presenta Linda, che segue all’interno dell’associazione Banca del Gratuito il progetto di sostegno, La Stanza dei Piccoli, un supporto alle famiglie che hanno giovani con disabilità. Il servizio consiste nell’ accogliergli per qualche ora al giorno in struttura e, attraverso la collaborazione di volontari, dare la possibilità ai genitori di trascorrere qualche ora libera il sabato. Questo percorso può proseguire per diversi anni fino al raggiungimento dei 18 anni e nel mentre i giovani vengono orientati all’inserimento lavorativo attraverso attività semplici ma spendibili in futuro. Dal 2008 le attività lavorative sono state legate allo sgombero di case ed appartamenti e al recupero di oggetti, libri e vestiti che vengono poi riparati e venduti. “Il lavoro propedeutico alla libreria Equi_libri - ci spiega Federico - è partito dalla Stanza dei Grandi, evoluzione della Stanza dei Piccoli, in cui abbiamo testato le capacità lavorative dei ragazzi che avevano fatto questo percorso al fine di essere inseriti in un contesto produttivo. Alcuni di loro riuscivano a lavorare bene con il computer e gli abbiamo proposto un programma adatto alla gestione di attività di catalogazione di libri mentre altri si occupano della vendita... La cosa straordinaria è che solitamente vediamo queste attività legate alla funzione educativa e non imprenditoriale.


Una metafora affascinante e creativa che vuole stimolare nelle persone un nuovo modo di pensare e di leggere la realtà e che ha già destato nella cittadinanza fanese un grande interesse. Solitamente i ricavati dalle vendite di attività come queste vengono reinvestite in lavori strutturali per le Cooperative o Associazioni che promuovono questi progetti mentre in questo caso la finalità è creare un vero e proprio rapporto di lavoro con le persone inserite” Francesca, ragazza affetta da Sindrome di Down, ha 23 anni ed è una dipendente di Equi_libri, addetta alla catalogazione dei libri. Ci spiega con molta precisione le modalità di sistemazione dei libri che avviene per titoli, autori e anno di pubblicazione.

Francesca è molto fiera del suo lavoro e felice di aver intrapreso una attività remunerativa. Insieme a Linda ci accompagna a visitare l’interno del negozio, coloratissimo, pieno di giochi e di libri di tutti i tipi che vengono donati da chi vuol fare un po’ di spazio in casa, purché siano in buono stato. Quello che colpisce tutti è una libreria inclinata, appoggiata alle altre, ma comunque piena di libri. Un messaggio semplice che spiega come seppur diversi dagli altri si può realizzare il proprio scopo, magari con l’aiuto di chi sta vicino.

CONTATTI

IS, 7 - FANO VIA G. DE TONS no su Facebook fa ri ib il u q e @ 5 0721 186 337

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EVENTI INIZIATIVE LE DIS-AVVENTURE DI GIAN BURRASCA

Lo scorso 13 febbraio il Cinema Teatro Gabbiano di Senigallia ha accolto 300 alunni della Scuola a. Primaria Rodari che per la presentazione dello spettacolo Le Dis-Avventure di Gian Burrasc I docenti e le famiglie hanno deciso di offrire ai bambini una opportunità diversa per festeggiare la giornata di Carnevale chiedendo al nostro gruppo teatrale di esibirsi per loro. Per i giovani attori, provenienti dalle nostre strutture di Ancona e dall’Oratorio di Gallignano, l’esibizione di fronte ad un pubblico così numeroso e altrettanto “critico”, come possono esserlo con la loro sincerità i bambini, ha rappresentato una grande occasione per mettersi alla prova. Lo spettacolo, al quale si è lavorato attraverso la rielaborazione di un classico della letteratura per i giovani, intendeva parlare con simpatia e leggerezza del tema della convivenza tra ragazzi e del rispetto delle regole. Il romanzo è stato presentato agli alunni della scuola nei giorni antecedenti lo spettacolo attraverso la distribuzione nelle classi di uno story board realizzato per l’occasione e che ha permesso ai più piccoli di prendere confidenza con la storia. È stato emozionante vedere un fiume colorato di bambini muoversi a piedi dalla scuola lungo le strade della città per raggiungere il teatro. Persino il tempo, che minacciava pioggia, ha deciso di incoraggiare l’iniziativa regalando qualche raggio di sole e preservando comunque sia l’andata che il ritorno. 300 bambini emozionati e curiosi hanno seguito educatamente le indicazioni delle maestre e hanno preso posto nel teatro occupando ogni singolo posto e regalando,

agli attori che sbirciavano da dietro le quinte, l’immagine di una folla variopinta e in trepidante attesa. Quando si è aperto il sipario è sceso il silenzio in tutta la sala e i giovani spettatori hanno cominciato a seguire con gli occhi ogni movimento ed ogni battuta di quegli attori così poco più grandi di loro. Si sono appassionati, hanno riso, incitato i personaggi, si sono ritrovati magicamente calati nell’atmosfera fino a sentirsi parte della storia. Hanno rispettato i tempi di silenzio, applaudito ad ogni uscita di scena, sono riusciti persino a mantenere l’ordine e la compostezza tra il primo e il secondo atto, quando hanno consumato le loro merendine senza lasciare

300 bambini emozionati e curiosi hanno regalato l'immagine di una folla variopinta e in trepida attesa. 44

in giro nemmeno una cartaccia. Decisamente dei piccoli grandi adulti, anzi…. forse più educati di alcuni adulti! Lo spettacolo è continuato e nel mentre migliorava la capacità recitativa degli attori che si sono ritrovati ad interagire con un pubblico sempre più reattivo alle loro battute. Verso la fine tutti hanno incitato Gian Burrasca alla rivolta e alla conquista della libertà e della Pappa col Pomodoro e quando si è conclusa l’ultima scena calorosi applausi si sono confusi con la musica. Gli attori, che durante l’esibizione hanno conquistato tutti i bambini, sono scesi dal palco e passando tra una fila e l’altra delle poltroncine hanno dispensato abbracci e sorrisi, raccogliendo così il miglior premio per il loro impegno. Un’esperienza di grande valore per tutti, che ha incoraggiato i nostri attori a proseguire nel loro percorso e incuriosito il giovane pubblico nell’ intraprendere questa passione.


LA GIORNATA DEI DIRITTI DELL'INFANZIA

Con UN MARE DI DIRITTI si ricorda la Convenzione dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza Il 19 novembre 2017 a Senigallia nella biblioteca Antonelliana si è tenuta la manifestazione “Un Mare di Diritti” per celebrare la Giornata Internazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e ricordare la relativa Convenzione adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989. La Cooperativa Vivere Verde Onlus è stata coinvolta nella programmazione delle attività di laboratori artistici rivolti a bambini e famiglie e così, grazie anche al supporto di Eleonora Bellucci con la sua Associazione Enora Giochi, educatori e ospiti delle strutture hanno vissuto questo bel pomeriggio insieme. È stato importante che gli stessi giovani si siano sentiti protagonisti di un evento dedicato a loro e che abbiano riflettuto sull’importanza di far valere i loro diritti. Questo il racconto di Desirèe una ragazza della Comunità di Fano Questo evento si è tenuto a Senigallia negli spazi della biblioteca Antonelliana. La cooperativa Vivere Verde ha partecipato con dei laboratori che sono stati il trucca bimbi, i giochi in legno e la creazione di babbi natale e scoiattoli con la carta. I bambini si sono divertiti molto. Noi della comunità Vivere Verde di Fano abbiamo portato i materiali con cui fare gli orecchini. Solitamente utilizziamo perline, gancetti colorati, plastica riciclata e altri oggetti riciclati. Ogni paio di orecchini che creiamo è un pezzo unico!! Abbiamo anche trascorso un po’ di tempo nell’emeroteca dove era presente il Consiglio Municipale dei ragazzi che raccoglieva le richieste per rendere più bella la città. Io stesso ho partecipato a quest’iniziativa scrivendo: “ogni ragazzo ha diritto ad un posto per giocare idoneo alla sua età”. Quest’iniziativa ci è molto piaciuta perché ha dato modo ad ogni adulto di conoscere, in maniera divertente, tutti i diritti dei bambini e degli adolescenti.

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> INIZIATIVE ED EVENTI LABORATORIO MASCHERE DI CARNEVALE he In concomitanza con la settimana degli sport invernali, le scuole organizzano attività didattic ere alternative per coloro che rimangono in città e la Scuola Media Mercantini ha deciso di coinvolg 2018. la nostra Cooperativa per allestire dei laboratori creativi nelle giornate del 1, 2 e 3 febbraio L’imminenza del Carnevale ci ha ispirato nel proporre un laboratorio per la creazione di maschere e coni di carta per la raccolta delle caramelle che vengono solitamente lanciate dai carri. Durante la parata dei carri allegorici, in genere dopo un primo giro “tranquillo”, i figuranti iniziano il cosiddetto “getto“, lanciando qualcosa verso la folla. Il “getto” è attestato da fonti storiche fin dal 1765 ed in origine si trattava di una pioggia di confetti che, rinnovandosi fino ad oggi, ha attratto per la sua golosità i cittadini di Fano e non solo. (https://zon.it/fano-carnevalepiovono-dolciumi/) È stato proprio grazie alle educatrici e alle ragazze della Comunità Vivere Verde di Fano che abbiamo potuto realizzare questi oggetti che ogni anno vengono preparati per poter partecipare al carnevale. Munite di perline, piume, colori, colla a caldo, cartoncini colorati e tanti altri accessori, le nostre esperte hanno organizzato dei piccoli gruppi di lavoro divisi per fasi di lavorazione cosicché ciascuno potesse dedicarsi

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re zioso collaborato re p n u to er p o sc Abbiamo i tato con i disegn che ci ha conquis

individualmente alla propria maschera seguendone ogni dettaglio. Molta cura è stata dedicata anche alla realizzazione di grandi coni di cartoncino, “strumenti” tipici di Fano per la raccolta delle caramelle che sono stati decorati con grande fantasia e che hanno rappresentato una novità per i ragazzi di Senigallia. Al termine il gruppo, composto da ragazzi provenienti da diverse classi della scuola, è sembrato molto soddisfatto delle loro creazioni e tra loro abbiamo scoperto un prezioso collaboratore che ci ha conquistato con i disegni realizzati per decorare il suo cono “prendi caramelle” e che in questo numero di Machì Malà ha realizzato la copertina.


DAMMI IL

5 se condividi i nostri valori e progetti

donaci il tuo 5x1000 CF. 02581800428 La Cooperativa Sociale Vivere Verde Onlus garantisce la tutela di minori in condizione di grave disagio sociale, attraverso servizi residenziali, semi-residenziali e domiciliari in grado di offrire un’assistenza completa e professionale. Sono attivi interventi di supporto educativo e psicologico tenendo conto del fondamentale bisogno del minore di vivere nel rispetto dei propri diritti. I servizi promossi dalla Cooperativa mirano a sostenere la tutela del minore e delle famiglie attraverso cura e protezione, garantendo ilsoddisfacimento dei bisogni quali benessere psico-fisico, sicurezza, formazione, attività di orientamento supporto educativo e sociale. Ci impegniamo ogni giorno affinché i nostri ragazzi riscoprano le loro passioni e le vivano con entusiasmo. Il teatro con Le Dis-avventure di Gian Burrasca, la scrittura con Il Giornalino Machì Malà, la musica con il Corso Rap e Percussioni, la creatività con il Laboratorio di Bigiotteria e tante altre creazioni, la natura con il Corso di Vela e tanto sport… Tutto questo è fondamentale per il loro benessere e con il 5 x mille a Vivere Verde Onlus vi offriamo la possibilità di contribuire a questi progetti.

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ALT! DISEGNO

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MACHÌ MALÀ MACHÌ MALÀ Sede: Via Corvi 19, 60019, Senigallia (AN) Telefono: 071.65001 Fax: 071.79 13 160 Mail: redazione@vivereverdeonlus.it Per contatti, suggerimenti e collaborazioni scrivere a m.grossi@vivereverdeonlus.it o telefonare al 392 50 75 961 - 071 99 04 893

EDITORE

Cooperativa Sociale Vivere Verde Onlus

SUPERVISORE Stefano Galeazzi

CAPOREDATTRICE Monica Grossi

COPERTINA

Illustrazione: Simone Aricò Adattamento grafico: Giacomo Giovannetti, Upupa & Colibri Studio

IMPAGINAZIONE Antonio Marco Vitale

Hanno partecipato alla redazione di questo numero: Desirèe, Elisavetta, Eladji, Djara, Matteo, Terence, Davide, Laura, Adrian, Gino e Sara. Un ringraziamento particolare ai bambini delle scuole elementari della Cesanella e Puccini di Senigallia e alle loro maestre.

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Machì Malà è il giornalino della Vivere Verde Onlus. Un mezzo di comunicazione per condividere scelte e obiettivi, arricchito dalla collaborazione degli ospiti presenti nelle strutture della Cooperativa che hanno partecipato, in qualità di giovani cronisti e scrittori, alla stesura degli articoli.

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Machì Malà - Maggio 2018  
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