Issuu on Google+

Teresa de los Andes

D i a r i o Fonte:http://gesu.altervista.org/doc/losandes/losandes.html


Prefazione La piccola Teresa del Cile Prima Santa Cilena "Fin da piccola mi dicevano che ero la più carina dei miei fratelli. Io mi rendevo conto   di questo. Ma queste stesse parole me le ripetevano quando ero già più grande, di   nascosto della mamma. Solo Dio sa quanto mi è costato distruggere questo orgoglio o   vanità che s'impadronì del mio cuore quando fui più grande" "DIO È GIOIA INFINITA" Nel suo viaggio in Cile, all'inizio di aprile del 1987, il Papa proclamava beata una  "ragazza quotidiana", una cristiana di tutti i giorni: Giovanna. E nella primavera del  1995 a Roma la dichiarava Santa. Ragazza   ordinaria,   diciamo,   pur  sapendo  che nella sua terra e in  tutta  l'America  Latina è conosciuta molto (ogni mese circa 200 mila persone vanno al suo Santuario)  anche   come   "la   piccola   suora   carmelitana".   Infatti   dalla   scheda   biografica   che  presentiamo sotto, risulta che ha passato gli ultimi undici mesi di vita in un Carmelo   Teresiano e, non ancora terminato l'anno canonico del Noviziato, ha "anticipatamente  emesso i voti religiosi per poi morire di tifo neppur ventenne, il 12 aprile 1920: era infatti nata il i 5 luglio 1900 a Santiago. Iniziando a 15 anni il suo Diario e dedicandolo a una suora che era sua professoressa   e guida spirituale, ella, Juanita di battesimo, Teresa nella vita religiosa, scriveva:  "Lei crede che s'imbatterà con una storia interessante. Non voglio che s'inganni... La  storia della mia anima si riassume in due parole: soffrire e amare". "LA PIÙ CARINA" Era   abbastanza   distaccata,   si   direbbe,   e   quasi   troppo   lucida   questa   giovinetta  quindicenne. "Fin da piccola mi dicevano che ero la più carina dei miei fratelli. Io mi  rendevo conto di questo. Ma queste stesse parole me le ripetevano quando ero già più  grande, di nascosto della mamma. Solo Dio sa quanto mi è costato distruggere questo  orgoglio o vanità che s'impadronì del mio cuore quando fui più grande". Bisogna dar atto a questa giovinetta che certi valori la devono aver convinta davvero,  dal   momento   che   si   è   impegnata   a   rinunciare   ad   "apparenze   cosi   importanti   per  qualsiasi donna. E bisogna accettare allora anche il resto delle sue confidenze, scritte  sempre nel primo dei sei quaderni del Diario all'età dei suoi quindici anni cruciali.  "Ero di carattere timido, di cuore molto sensibile. Piangevo per un nulla. Però ero di  temperamento dolce: non mi arrabbiavo mai con nessuno". Era una giovane comune,  insomma, e nel contempo una ragazza dotata e quasi privilegiata.


La svolta della vita di Juanita avvenne con la Prima Comunione dell'11 settembre  1910. Infatti, facendo un primo bilancio da quindicenne, scrive: "La mia vita si divide  in due periodi più o meno dell'età della ragione sino alla Prima Comunione; e dalla  Prima Comunione in poi. O meglio, sarà sino all'approdo della mia anima al porto del  Carmelo. Gesù mi colmo di favori tanto nel primo quanto nel secondo periodo". "DESIDEROSA DI CAREZZE" A 13 anni Juanita è come tutte le sue coetanee, e forse un po più... uguale: resiste  alla voce del Signore e, specialmente quandò s'ammala di difterite, così desiderosa di  carezze che non potevo stare sola". Nella sua solitudine di adolescente, però, non le  succede solamente di piangere, ma anche di sentirsi invitata interiormente da Cristo  "a tenergli compagnia nel Tabernacolo. Fu allora che mi diede la vocazione... In quel  tempo non vivevo più in me stessa, ma era Gesù a vivere in me". Torna   il   pericolo   di   una   morte   improvvisa   (ormai   non   più   tanto   desiderata),   in  seguito   a   una   sciocca   appendicite   trascurata   e   operata   da   certi   medici   che   "mi  sembravano macellai'. Nel cuore di Juanita è un'altalena di sentimenti che sanno di molto ordinario, ma  anche di straordinario. Siamo tra il 1915 e il 1916. Juanita va sempre più stabilendosi  in maniera adulta nel proposito di "riservarsi' per Cristo: "Voglio essere di Dio". Ma sia ben chiaro: il proposito in lei c'è tutto, ma ella non è ancora capace di tutto.  Perché   è   una   quindicenne   o   poco   più,   alla   fin   fine.   "Per   una   ragazza   è   l'età   più  pericolosa", sentenzia nel Diario. "È l'entrata nel mare tempestoso del mondo. Però  Gesù ha preso il comando della barchetta e l'ha tirata in disparte dello scontro con le  altre navi mi ha tenuta legata a Lui solo". Questo non proibisce a Juanita di continuare gli studi in un buon collegio, di stabilire  amicizie, di compiere belle cavalcate (è una cilena, dopotutto: "Hai cavalcato molto? Da parte mia mi sono rifatta dell'anno passato, montando a  cavallo tutti i giorni'). E, divertendosi con molta spontaneità ed eleganza, si permette  di lanciare i suoi fulmini contro il collegio: "Ridurrei in cenere l'internato". Per nostra consolazione, è una ragazza afferrata da Dio, molto simile a noi: e così può  insegnarci   che   la   santità   non   è   un   giochetto   di   magia.   "9   ottobre.   Oggi   mi   sono  confessata. Quale sollievo ho sperimentato, perché avevo delle colpe che, anche se  involontarie; non mi piaceva di avere'. "CIVETTERIE E CARMELO" Il giorno dopo, il 10 ottobre del 1915, riferisce di un suo incontro con Madre Rios, la  suora sua confidente. "Le ho parlato delle mie civetterie. Ella mi ha domandato come 


potevo compiere delle civetterie dopo tante chiamate di Dio... Le ho detto ancora che  desideravo entrare al Carmelo. Ed ella mi ha detto: e la salute? Resisterà quella? Ah!  corpo miserabile che ti opponi ai desideri della mia anima!'. La   domenica   che   segue   a   questi   alti   sospiri   Juanita   annota:   "Abbiamo   avuta   la  messa. Sono stata molto distratta mentre si celebrava, perché i miei cugini stavano in  presbiterio e ci guardavano. Era per noi una tentazione'. Poco più avanti, un venerdì  qualunque: "Mi sento esasperata con un desiderio folle di piangere. Offro   a   Te;   o   Gesù,   questa   pena,   poiché   voglio   soffrire   per   somigliare   a   Te...  Sull'incudine del dolore vengono lavorate le anime". Vediamo da queste alterne situazioni d'un cuore di ragazza che esistono due spinte in  Juanita, come dovrebbero esserci in tutti i cristiani: quella di badare a se stessa con  egoismo e quella di reintegrare tutto e rivivere ogni cosa, anche la più banale, alla  luce di Cristo. "L'io è il dio che adoriamo nel nostro intimo. Ma Gesù chiede questo  trono ed è necessario darglielo". Necessario? Per Juanita e per ogni vero credente, sì! Nel suo caso concreto, ella sente di doverlo dare in un modo piuttosto insolito, come  scrive con confidenza a sua sorella Rebecca il 15 aprile 1916. "Ti confiderò il segreto  della mia vita. Il desiderio che abbiamo sempre difeso nella nostra fanciullezza di  vivere sempre unite sarà ben presto distrutto per un altro ideale più alto. Dovremo  seguire distinte strade nella vita. Sono stata catturata nelle reti amorose del Divin  Pescatore.   Sono   sua   promessa   e   molto   presto   celebreremo   i   nostri   sponsali   nel  Carmelo. Presto sarò carmelitana". "MI UBRIACHERÒ’ DEL TUO AMORE" Teme la propria debolezza, ma non dubita dell'amore di Cristo per lei: "Mi ubriacherò  del tuo amore!'. E continua così, in una maturazione lenta ma solida e ammirevole. Dirà nel 1918: "Io  prima credevo impossibile arrivare ad innamorarmi di un Dio che non vedevo, che  non  potevo  accarezzare.   Ma   oggi   so che uno sente  talmente questo  amore, queste  carezze di Nostro Signore; che gli sembra di averlo al suo fianco Fino al suo ingresso al Carmelo (7 maggio 1919) Juanita sperimenta nel suo spirito le  emozioni   più   opposte,   i   contrasti   più   forti.   ”Mi   trovo   al   colmo   della   felicità   e   del  dolore”.   Deve   chiarire   a   se   stessa   la   vocazione   che   sente.   Deve   chiarirla   ai   suoi,  specialmente   a   suo   padre,   a   cui   domanda   la   benedizione   di   partire,   aggiungendo  categorica: ”E’ necessario che tua figlia ti lasci”. Per altro, dopo questa dura affermazione, il giorno dopo Juanita scrive alla sorellina  chiamata   vezzosamente   "Gordita",   la   Cicciottella:   "Trovo   che   ormai   siamo   in  condizioni   di   pensare   al   nostro   avvenire.   Lasciamo   di   essere   bambine;   mia   cara  Gordita, per essere donne. Se ci si obbliga ad entrare in società, andiamo contente, 


per   conoscere   dei   giovani   perché   in   fin   dei   conti,   se   non   ci   facciamo   monache;   è  necessario preoccuparci un po’ di piacere; d'incontrarci coi giovani. Se poi vediamo  che nessuno ci soddisfa, accettiamo la sorte di rimanere nubili, poiché potremo fare  molto bene non alienando la nostra libertà. Ti dirò con franchezza che mi costerà  innamorarmi, perché sinora nessuno dei giovani conosciuti mi è piaciuto. Sono tutti  molto   superficiali   C'è   qualche   cosa   in   me   che   impedisce   di   soddisfare   le   mie  aspirazioni'. "MI SOTTOMETTO AL SUO VOLERE" Anche se può sembrare il contrario, Juanita in questo periodo non sta provando a  innamorarsi di qualche giovane: sta invece attendendo il permesso di suo padre. Dieci  giorni dopo, il 5 aprile 1919, parla con entusiasmo della nascita d'una nipotina ed  esclama femminilmente: "Quanto è grande la potenza che Dio manifesta nell'opera  della   procreazione   umana!   Quale   sapienza   prende   il   cuore   e   la   mente   che   la  contemplano". Ma scrive subito dopo: "Ho scritto a papà sollecitando il suo permesso e ancora non  ha  avuto  risposta.   L'anima   mia   soffre  l'indicibile...  Io mi  rimetto  indifferente  alla  volontà di Dio. Per me è lo stesso che mio padre mi dia o no il permesso di partire a  maggio, che mi lasci o no abbracciare il Carmelo. Certamente ci soffrirei, ma, poiché  cerco Lui solo, purché lo faccia contento, che mi può importare il resto? Se Egli lo  permette; io mi sottometto al suo volere; giacche ho fatto quanto Egli mi ha ordinato". Intanto Dio conduce Juanita: "Domenica scorsa papà mi ha dato il suo consenso...  Quanto mi sento felice nel contemplare ormai così vicina la montagna del Carmelo!  Molto presto la salirò, per vivere crocifissa". Il permesso è del 6 aprile. Tre giorni dopo, Juanita scrive al padre: "Papà mio bello,  che Dio ti ricompensi mille volte. Mi mancano le parole per ringraziarti come vorrei.  Provavo la pena più grande della mia vita vedendo che; per la prima volta, ero io la  causa delle tue lacrime. È Dio che de l'energia ai nostri cuori per fare il sacrificio più  doloroso in questa vita". "EGLI È LA MIA RICCHEZZA" Ormai è evidente che tanto per Juanita come per i suoi è davvero un enorme sacrifico  la sua entrata in clausura. E perché entrarci, allora? Ma si può forse non amare,  specialmente non amare Dio? Comunque, il tempo in cui Juanita attende di portarsi  al Monastero di Los Andes, che è quello prescelto, e tempo terribile perché dovunque  giri lo sguardo non vedi che lacrime. Tuttavia dentro di me sento un energia e un  coraggio che mi è impossibile descrivere.


Il 7 maggio 1919 entra ”finalmente” tra le Carmelitane e, con la vestizione religiosa  del   14   ottobre   successivo,   cambia   nome:   si   chiama   suor   Teresa   di   Gesù,   come   la  grande Riformatrice spagnola del Carmelo. Un anno,  anzi  solo  undici  mesi  di  vita carmelitana le sono concessi da Dio. Sono  pochi, ma sono così densi da non essere capiti subito: bisogna studiarli bene. Ci basti aver un po' spiato nel cuore di questa ragazza durante il suo itinerario più  ordinario, quello di laica. I quaderni del suo Diario parleranno poi in modo più sobrio,  ma più alto e impegnativo: e questo lo vedrà da sé il lettore. Citiamo solo, per finire, alcune battute prelevate qui e là dalla sua corrispondenza  ultima: "Me ne rido di tutto il mondo" ­ "Egli è la mia ricchezza" ­ "Possiedo tutto" ­  "Pregando, lavorando, ridendo" ­ "Dio è gioia infinita" ­ "Dio è nostro mendicante" ­  "Mi ha traformata" ­ "A prezzo di sangue" ­ "Questa è la nostra vocazione: siamo delle  corredentrici' ­ "Addio! Febri coloro che godono di Lui. Viviamo molto uniti in Dio". Roma, 7 giugno 1998 P. Rodolfo Girardello CRONOLOGIA 1900   13   luglio.  ­   Nasce   a   Santiago   del   Cile.   Figlia   di   Miguel   Fernandez  Jaraquemada e di Lucia Solar Armstrong. Quinta di sette figli. 15 luglio. ­ Viene battezzata nella chiesa parrocchiale di Sant'Anna dal sacerdote  Baldomero Grossi con il nome di Juana Enriqueta Josefina dei Sacri Cuori. Padrino e  Madrina: Salvador RuizTagle e Rosa Fernàndez de Ruiz­Tagle. Suoi fratelli e sorelle sono: Lucia, Miguel, Luis, Juana, Rebeca e Ignacio. Soggiorna, alternativamente, nelle proprietà di Santiago e nel podere di campagna di  Chacabuco che appartenevano al nonno materno. 1906 Sin dalla sua infanzia, si rallegra di sentir parlare di Dio. Impara a leggere  frequentando, per un mese, di pomeriggio, il Collegio retto dalle Teresiane. 1907 Frequenta come esterna il Collegio Alameda retto dalle suore del Sacro Cuore. 13 maggio. ­ Morte del nonno materno, Eulogio Solar Quiroga. Nel cuore di Juanita  nasce una tenera devozione alla Santa Vergine Maria che le chiede di recitare tutti i  giorni il Rosario. Per tutta la vita ella mantene fede a questa promessa. Insieme alla mamma comincia ad assistere regolarmente alla messa quotidiana e,  non   potendo   comunicarsi   come   desidera   e   domanda,   inizia   a   prepararsi   alla   sua  Prima Comunione, applicandosi a "modificare il proprio carattere". Preparata dalle  suore, si confessa per la prima volta. 1909 22 ottobre. ­ Riceve il sacramento della Cresima.


1910 11 settembre. ­ Dalle mani di Mons. Angel Jara riceve la Prima Comunione  nella cappella del Collegio. "Giorno senza nubi" che la segnerà definitivamente. "Da  allora mi comunicavo tutti i giorni e parlavo a lungo con Gesù...". 1911 8 dicembre. ­ Ogni anno, dal 1911 al 1914, il giorno dell'Immacolata, Juanita è  sempre in punto di morte a seguito di diverse malattie. Fino   al   1915 ­   Riceve,   come   alunna   esterna,   una   notevole   formazione   scolastica  presso il Collegio del Sacro Cuore. Emerge per la sua attenzione nei confronti degli  anziani  e  dei  bisognosi  che  si  spinge sino a  mettere  all'asta  il proprio  orologio, a  favore d'un bambino povero. Tratta i domestici con affetto e li cura con sollecitudine  nelle  loro  malattie.   Medesima   attitudine  nei  confronti  dei  mezzadri  di  Chacabuco  durante i soggiorni che vi fa con la famiglia. 1914 30 dicembre. ­ È operata d'appendicite all'Ospedale San Vicente di Sanfiago,  rischiando grosso. 1915   Gennaio   ­   febbraio. ­   Trascorre   la   convalescenza   a   Chacabuco   dove   si  ristabilisce. 13 luglio. ­ Quindicesimo compleanno: confessa che Cristo l'ha "catturata". Luglio. ­ Entra come interna nel Collegio del Sacro Cuore, via della Maestranza (oggi  via Portogallo). 10 settembre. ­ Ha, con Madre Julia Rios, un colloquio decisivo sulla sua vocazione,  le confida di avere letto più volte la Vita di Teresa di Lisieur. 8 dicembre. ­ Fa voto di castità e poi lo rinnova periodicamente. Promette di non  "avere altro Sposo che Gesù Cristo". 1916   gennaio   ­   febbraio. ­   Vacanze   a   Chacabuco.   Prende   parte   alla   Missione  cittadina e non abbandona né l'orazione, né la lettura spirituale. 15 aprile. ­  Svela   a  sua  sorella   Rebeca il segreto della propria vocazione: “Voglio  essere Carmelitana. Mi ci sono impegnata l'8 dicembre”. Durante   il   ritiro   spirituale   annuale,   s'impegna   con   un   programma   di   vita   che  comprende ogni giorno orazione, esame di coscienza, e anche la pratica dell'umiltà. 1917 gennaio. ­ La lettura della Vita di Santa Teresa di Gesù l'incoraggia a essere  fedele al proprio progetto d'orazione quotidiana. Gennaio ­ febbraio. ­ Trascorre qualche settimana di riposo a Chacabuco. Tra   le   decisioni   prese   per   l'anno,   vi   sono:   dimenticare   se   stessa,   applicarsi   a   far  contenti gli altri, vivere con Gesù dentro di sé e rendere piacevole la virtù. S'impone dei sacrifici e offre la propria vita al Signore per la conversione di parecchie  persone. 15 giugno, ­ E ammessa tra le Figlie di Maria e riceve la medaglia distintivo.


Luglio.   ­   Legge   gli   scritti   di   suor   Elisabetta   della   Trinità,   che   la   incanta   e   si  intrattiene fraternamente con lei, poiché la sua gioia, e anche la propria, è di vivere  con Gesù nell'intimo di sé e di trasformare tutta la propria esistenza in lode di Dio. 8 agosto. ­ Durante il Ritiro fa una confessione generale. Il confessore la assicura  che, per grazia di Dio, non ha commesso durante la sua vita alcun peccato mortale. 5 settembre. ­ Scrive una prima lettera a Madre Angelica, priora delle Carmelitane  di Los Andes. Le manifesta il suo desiderio d'entrare in quella Comunità. Si rende  presto conto  che  avrà   grandi  difficoltà  da superare per  poter  essere Carmelitana:  scarsa salute, opposizioni famigliari, e difficoltà finanziarie per prepararsi la dote. 20 dicembre. ­ Supera brillantemente gli esami e con i premi vinti, lascia l'internato  per prendersi una vacanza con i suoi. 1918 La   corrispondenza   con   Madre   Angelica   si   intensifica   e   aumenta   pure   il  desiderio d'essere Carmelitana. Gennaio ­ febbraio. ­ Vacanze spensierate a Algarrabo. 12 marzo. ­ Rientra all'internato. Per molti mesi soffre a causa di prove interiori: abbandono spirituale, svogliatezza.  aridità... 7   agosto. ­   Ultimo   Ritiro   spirituale   all'internato.   Prende   la   risoluzione   di  comunicarsi, di fare l'esame di coscienza e l'orazione mentale ogni giorno, di sforzarsi  a compiere in tutto la volontà di Dio. 12 agosto. ­ Lascia per sempre l'internato proponendosi di avere carattere e di non  lasciarsi guidare dal rispetto umano. Né dal sentimento, ma dalla ragione e dalla  coscienza. Juanita si reca a casa della sorella Lucia che è sposata e si sforza di compiacere tutti  e di sacrificarsi per tutti, ad ogni istante. 7   settembre. ­   Scrive   a   Madre   Angelica   chiedendo   di   essere   ammessa   nella   sua  Comunità. Per lettera la Madre risponde affermativamente. Novembre. ­ Legge il Cammino di Perfezione di Santa Teresa di Gesù. Trascorre una  ventina   di   giorni   di   riposo   a   Cuanco   nella   proprietà   dei   cugini   Elisa   e   Herminia  Valdés. Per parecchie settimane, è assalita da dubbi: deve essere Carmelitana o suora del  Sacro Cuore? I dubbi sono fugati dai colloqui coi suoi direttori spirituali. 1919 11 gennaio. ­ Visita con la mamma le Carmelitane di Los Andes. Rientra a  casa decisa ad essere una di loro. 14 gennaio ­ 7 marzo. ­ Soggiorna nella proprietà San Pablo. Senza trascurare le  incombenze   domestiche,   collabora   alla   Missione   cittadina,   istruisce   i   bambini   nel 


catechismo, insegna loro diverse materie scolastiche e li diverte organizzando recite,  giochi e tombole. 7 marzo. ­ Ritorna a Santiago. Trascorre qualche giorno di riposo a Bucaneve, nella proprietà degli zii. 25 marzo. ­ Scrive al papà una lettera commovente per domandargli l'autorizzazione  d'essere Carmelitana. 6 aprile. ­ Riceve la risposta affermativa del papa. Da 7 al 15 aprile. ­ Soggiorna nella proprietà dei cugini Valdés ­ Ossa a Cunaco. Marzo ­ maggio. ­ Durante questo periodo, Juanita perviene all'apice della felicità e  del dolore La felicità perché il suo ideale di essere tutta di Dio presto si realizzerà, e  il martirio il più lacerante perché deve separarsi dai suoi genitori e dai suoi fratelli e  sorelle. 7 maggio. ­ Entra dalle Carmelitane di Los Andes. Cambia il suo nome e si chiamerà  suor Teresa di Gesù. 8 maggio. ­ Scrive dal Monastero la sua prima lettera. Si tratta di una eloquente  testimonianza del suo amore filiale e della felicità che la inonda. Nascosta   nella   clausura,   dà   prova   tuttavia   di   un   senso   apostolico   intenso,   non  soltanto attraverso la fecondità misteriosa del sacrificio e della preghiera, ma anche  attraverso le sue lettere. 14   ottobre. ­   Vestizione   monastica   come   Carmelitana   scalza.   Inizia   il   Noviziato.  Ormai, scrive di meno, ma saranno lettere più affettuose e debordanti di umanità.  Queste lettere provano in modo eccellente che i santi non sono essere strani e folli,  ma persone di un grande equilibrio e solidità. In Dio ­ "Suo centro e sua dimora" ­,  Teresa condivide la stabilità e la gioia di colui che è l'Immutabile e vive in pienezza la  condizione umana. La morte anch'essa non ha niente di spaventoso per lei perché ella  sa   che   morire,   è   inabissarsi   definitivamente   in   Dio   per   vivere   tra   le   sue   braccia  amanti. 1920 Primi giorni di marzo. ­ Afferma che morirà fra un mese. 2 aprile. ­ Si ammala gravemente di tifo. 5 aprile. ­ Domanda gli ultimi Sacramenti e li riceve con grande fervore. 6 aprile. ­ Esprime, benché ancora novizia, il desiderio di pronunciare i Voti religiosi  prima di morire e rinnova con gioia ed emozione la propria formula di consacrazione  al Signore. 7 aprile. ­ Ultima Comunione di suor Teresa. 12 aprile. ­ Alle ore 19 e 15, si spegne santamente. Aveva diciannove anni e nove  mesi, di cui soltanto undici mesi vissuti come Carmelitana!


14 aprile. ­ Funerale e sepoltura alla presenza di una numerosissima folla. "Suor Teresa di Gesù farà in fretta dei miracoli", afferma il Padre Juliàn Cea, c.m.f.  qualche giorno dopo la morte, e la sua previsione è pienamente giustificata. Da allora, un numero incalcolabile di persone attribuiscono alla intercessione di Suor  Teresa di Gesù grazie e favori di ogni genere. 1940 17 ottobre. ­ Traslazione dei resti mortali nel sepolcro ricavato nel pavimento  del Coro del Monastero di Los Andes. 1947 20 marzo. ­ Apertura del processo diocesano in previsione della beatificazione.  Il processo termina il 14 marzo 1971. 1976 La   Sede  Apostolica   decide   di   aggiungere al processo  diocesano una ulteriore  indagine,   chiamata   processo   "cognitionis   aperto   ufficialmente   il   17   novembre   per  completare e arricchire il precedente. La sessione di chiusura è celebrata il 18 marzo  1978. 1986 22 marzo. ­ Terminate le normali formalità del processo di beatificazione, in  Vaticano   viene   firmato   il   decreto   di   riconoscimento   e   di   approvazione   delle   virtù  eroiche della Serva di Dio. Ora Teresa di Gesù delle Ande ha il titolo di Venerabile. 1987 3 aprile. ­ Davanti ad una folla di più di trecentomila fedeli, Giovanni Paolo Il  la beatifica solennemente a Santiago del Cile. 18   ottobre. ­   La   Monache   Carmelitane   Scalze   di   Los   Andes   si   trasferiscono   nel  nuovo Monastero di Auco. Portano con loro i resti di Teresa di Gesù che depongono  nella   piccola   cappella,   provvisoriamente,   nell'attesa   che   vengano   ultimati   i   lavori  della costruzione del nuovo Santuario di Auco. 1988 11 dicembre. ­ Inaugurazione della cripta del nuovo Santuario e traslazione  dei resti della Beata Teresa di Gesù delle Ande. 13   dicembre. ­   Dedicazione   solenne   del   Santuario   a   Nostra   Signora   del   Monte  Carmelo, con l'assistenza del Delegato di Sua Santità, il cardinale Juan Francisco  Fresno,   di   Mons.   Raùl   Silva   Henrique   e   della   Conferenza   Episcopale   Cilena   al  completo. Il Rito è presieduto dal vescovo diocesano, Monsignor Manuel Camilo Vial. 1991   12   giugno. ­   Dopo   sei   mesi   di   lavoro,   il   tribunale   che   esamina   la   causa   di  Marcela Antùnez Riveros trasmette gli atti del processo alla Congregazione per le  cause dei santi a Roma. La giovane Marcela aveva sofferto d'asfissia d'immersione il  7 dicembre 1978, restando almeno cinque minuti sott'acqua. Le sue compagne e una  delle assistenti la raccomandano all'intercessione della Beata Teresa di Gesù delle  Ande.   La   guarigione   è   quasi   istantanea   e   non   le   rimane   la   benché   minima  conseguenza. 1992 7 giugno.  ­ In conformità al parere dei medici e dei teologi, che non trovano  una   spiegazione   naturale   alla   pronta   guarigione   della   piccola   Marcela   Antùnez  Riveros, la Congregazione dei vescovi e dei cardinali approva il caso come valido per 


procedere   alla   canonizzazione   della   Beata   Teresa   di   Gesù   delle   Ande.   L'11   luglio  viene promulgato il decreto corrispondente. 1995 21 marzo.  ­ All'interno della Basilica di San Pietro a Roma alla presenza di  circa cinquemila Cileni provenienti dalla madre patria e da diversi punti dell'Europa,  Giovanni Paolo Il proclama solennemente Santa, la Beata Teresa di Gesù delle Ande.  È la prima Santa Cilena e la prima Santa Carmelitana Americana. Celebrano con il  Santo Padre quasi tutti i Vescovi della Conferenza Episcopale Cilena.


DAL 1900 AL 1914 "STORIA DELLA VITA DI UNA DELLE SUE FIGLIE" Riassunto e divisione della mia vita Madre:   lei   crederà   di   trovarsi   davanti   una   storia   interessante.   Non   voglio   che   si  inganni. La storia che lei leggerà non è la storia della mia vita, ma la vita intima di  una povera persona che, senza alcun merito, Gesù Cristo ha amato in modo speciale e  ha colmato di benefici e grazie. La storia della mia persona si riassume in due parole: "Soffrire ed Amare". Ecco qui  tutta la mia vita da quando mi resi conto di tutto, cioè dai sei anni o anche prima.  Soffrivo, ma Gesù mi insegnò a soffrire in silenzio e a sfogare in Lui il mio povero  cuore. Lei comprende, Madre, che il cammino che mi indicò Gesù fin da piccola fu  quello che Egli percorse ed amò; e siccome Egli mi amava, cercò di nutrire la mia  povera anima con la sofferenza. La mia vita si divide in due periodi: più o meno dall'età della ragione fino alla Prima  Comunione. Gesù mi colmò di favori tanto nel primo periodo come nel secondo; cioè  dalla Prima  Comunione fino ad  ora; o, meglio fino alla mia entrata nel porto del  Carmelo. Coccolata da tutti La mia famiglia Nacqui nel 1900, il 13 luglio! Mia madre si chiama Lucia Solar de Fernàndez e mio  padre Miguel Fernàndez Jara. Abitavamo con il nonno, già anziano. Si chiamava Eulogio Solar. Si può dire che era  un santo. Lo si vedeva tutto il giorno scorrere i grani del suo rosario. Gesù   non   volle   che   nascessi   povera   come   Lui.   Nacqui   in   mezzo   alle   ricchezze,  coccolata da tutti. Ero  la  quarta   figlia.   La   maggiore   si chiamava  Lucia,  aveva  sette  anni;  Miguel,  il  secondo, sei anni e Lucho, il terzo, aveva tre anni. Nella casa di mio nonno abitava  anche mia zia Juanita Solar con quattro figli. Lo zio Luis Alberto Dominquez era già  morto. Il maggiore dei miei cugini aveva tredici anni e il minore cinque. Abitava con  noi anche la zia Teresa Vicuna, con due figli; un altro era morto ancor piccolo; il  maggiore si chiamava Tomas Bernardo (il nome dello zio); la seconda, Teresita, aveva  otto anni. Abitava anche con noi lo zio Francisco che era celibe ed aveva ventitré anni. Poco dopo nacque Rebeca, un anno e otto mesi dopo di me. Ero molto timida, anche se  molto coccolata.   Rebeca  era  tutto  il contrario. Entrambe eravamo molto coccolate.  Con il nonno facevamo ciò che volevamo, ingannandolo con baci e carezze. Fin   da   piccola   mi   dicevano   che   ero   la   più   carina   dei   miei   fratelli,   non   me   ne  accorgevo. Le stesse parole me le ripetevano quando ero più grande, di nascosto dalla 


mamma che non gradiva ciò. Dio solo sa quanto mi è costato estirpare questo orgoglio  o vanità che si impossessò del mio cuore quando fui più grande. Avevo un carattere  timido ed un cuore molto sensibile. Per tutto piangevo, ma avevo un carattere assai  dolce, non mi arrabbiavo mai con nessuno. Desiderio della Comunione Il collegio Quando ebbe luogo il terremoto del 1906, Gesù incominciò a prendere il mio cuore per  sé. Ricordo che mamma e zia Juanita ci portavano a Messa e ci spiegavano sempre tutto;  ed alla Messa, quando arrivava la Comunione, mi accendevo del desiderio di ricevere  Nostro Signore. Domandavo alla mamma questo favore, ma grazie a Dio non mi trovò  preparata per questo atto sublime. Ricordo che mamma e zia Juanita mi sedevano  sul tavolo e mi interrogavano sull'Eucaristia. Rispondevo alle domande, ma siccome  mi vedevano tanto piccola non me la lasciavano fare. A sette anni mi confessai. Ci prepararono le suore. Ma prima voglio raccontarle la mia entrata al collegio. Il nonno non voleva affatto che  entrassimo, però alla fine vinse mamma e mi mandò dalle Teresiane. Andavo dopo  pranzo ed uscivo alle cinque, ma non frequentai quasi mai. Dopo un mese mi tolsero  perché avevo notato che le maestre non vigilavano abbastanza durante le ricreazioni  e   che   una   bambina   non   era   molto   decente;   raccontai   alla   mamma   ciò   che   era  successo. Mamma   si  lamentò.   Allora,   in   collera, la Madre  Superiora mi mise  in  disparte  il  giorno dei voti e mi diede un brutto voto e poi mi rimproverò dicendo che quelle cose  non   si   dicevano.   Mi   meravigliai   perché   mi   avevano   sempre   detto   che   dovevo  raccontare   tutto   alla   mamma.   Mi   misero   in   castigo.   Piansi   moltissimo   e   quando  tornai   a   casa,   mamma   scrisse   una   lettera   alla   Superiora   dicendo   che   non   sarei  ritornata. Mi rallegrai perché le bambine erano molto litigiose. Soffrivo a causa di  una   che   cercava   sempre   di   farmi   del   male;   mi   toglieva   sempre   il   velo   quando  andavamo   in   cappella.   Io,   piccola,   non   sapevo   difendermi.   Avevo   una   cugina   che  picchiavano moltissimo e io la dovevo difendere. Le altre mi volevano bene. Non ho  conservato affetto per quel collegio, anche se là imparai a leggere. Morte del nonno Nel 1907 il nonno morì come un santo. Ricordo perfettamente quando andammo al  fondo   a   Chacabuco   che   stava   tanto   bene.   Vi   andammo   con   la   zia   Teresa   e   i   suoi  bambini, perché lui non si separava mai da noi. Ogni pomeriggio  ci  faceva  montare a cavallo, tirando a sorte chi doveva essere la  prima; toccava sempre a Rebeca. Stava bene, ma una notte gli venne un attacco di 


paralisi. Immediatamente mia zia lo riportò a Santiago, dove subito gli dissero che  non   c'era   rimedio.   Lo   facevano   soffrire   con   delle   cure   terribili,   finché   il   povero  vecchietto non sapeva più come stava. Il 13 maggio, giorno della sua morte, ricevette i  Sacramenti. Chiamò i suoi figli e diede loro i suoi consigli. Accanto alla sua camera  c'era   l'oratorio.   Quando   iniziò   la   Messa   lo   videro   con   il   viso   sconvolto   e   diceva:  "toglietelo" e si copriva la faccia con le mani. Erano terribili tentazioni del demonio.  Mamma sparse l'acqua benedetta e il diavolo se ne andò. Poi lo tentò un'altra volta e  se ne andò perché la sua morte fosse come era stata la sua vita: in pace. Quando alla  consacrazione fu alzata l'Ostia, la sua anima volò al cielo senza che nessuno se ne  accorgesse. Sembrava addormentato. La sua morte fu quella di un santo, come lo era  stata la sua vita. Immediatamente  ci  avvertirono  a   Chacabuco.  Ricordo  che ero  a letto  e dormivo e  vennero   ad   avvertirci.   Noi   bambine   non   ci   rendemmo   conto,   ma   non   piangemmo  perché   non   volevano   dire   nulla   a   mio   fratello   Lucho   che,   malaticcio,   era   da   poco  uscito da una malattia mortale. Così noi, senza fare troppo sforzo, rimanemmo zitte.  Più   tardi   quando   ci   stavamo   vestendo,   Lucho   incominciò   a   gridare   e   a   piangere  amaramente. Andarono da lui e diceva: "Perché mi hanno ingannato? Perché non mi  hanno avvertito? Mio nonno è morto". E piangeva molto. Non si seppe come lo avesse  saputo, perché nessuno glielo aveva detto. Nonno lo avvertì mentre dormiva. Pochi giorni dopo arrivò lo zio Francisco piangendo e raccontando le cose più tristi,  allora   incominciai   a   piangere   molto,   senza   che   mi   si   potesse   consolare.   Ci  ricondussero a Santiago e trovando la camera vuota mi fece una impressione così  grande che mi sembrava che tutto era finito. E rimasi così triste che non è possibile  immaginare. Poco tempo dopo la casa fu venduta e il fondo fu diviso in tre parti. La parte del  mezzo toccò a don Salvador Huidobro, quella della salita allo zio Francisco e quella  dei Bagni a, mia mamma. La casa di Santiago rimase allo zio Eugenio. Noi traslocammo a Calle Santo Domingo; anche questa casa, come l'altra, è piena di  dolci ricordi. Mi accadde una cosa degna di essere raccontata. La notte, quando ci  spegnevano la luce in camera, ma rimaneva accesa quella della camera della mia  "Mamita", vedevo apparire il nonno ai piedi del letto di Rebeca, però vedevo solo metà  del corpo. Mi apparve per otto giorni di seguito. Morivo di paura e andavo nel letto di   Rebeca. Da li non lo vedevo. Devozione alla Vergine Maria Preparazione alla Prima Comunione


Quando   andammo   a   Chacabuco   per   l'ultima   volta,   la   zia   Juanita,   affinché   io  prendessi una medicina, mi regalò la statua della Madonna di Lourdes di porcellana  che stava sempre accanto al mio letto. Presi la medicina e me la regalò. Questa è la  Vergine che non ha mai smesso di consolarmi, e di ascoltarmi. A quel tempo risale la mia devozione alla Vergine Maria. Fu mio fratello Lucho ad  insegnarmi  questa  devozione che ho avuto e che avrò, così spero, fino alla morte.  Tutti i giorni Lucho mi invitava a recitare il rosario e facemmo entrambi la promessa  di   recitarlo   tutta   la   vita.   Ciò   che   finora   ho   fatto.   Solo   una   volta,   quando   ero   più  piccola, me ne dimenticai. Da   allora   si   può   dire   che   Nostro   Signore   mi   prese   per   mano,   con   la   Santissima  Vergine   Maria.   A   partire   da   quel   periodo,   il   mio   carattere   divenne   iracondo,   mi  prendevano delle arrabbiature feroci, ma non erano frequenti. Dopo nessuno riusciva  a farmi   perdere   la   pazienza.   I   bambini,   i   miei   fratelli,   lo   facevano   a   proposito.   Mi  dicevano moltissime cose per farmi arrabbiare, ma facevo come se non li sentissi. Per  questo   mamma   mi   coccolava,   ma   dopo,   quando   venivo   contrariata   per   qualunque  motivo, mi mettevo a piangere e anche con pianto isterico. Quando andammo a Chacabuco, venne con noi una cugina di mamma che non mi  poteva soffrire, mentre Rebeca era la sua coccolina. Non si può immaginare quanto  questo mi facesse soffrire, con lei ero terribile, non accettavo niente da lei. Nel   1907   entrammo   in   collegio.   Lei   sa,   Madre,   quante   noie   demmo   con   il   nostro  carattere. Ricordiamo bene quando mamma le raccontava i litigi che facevamo con i  nostri fratelli e lei ci chiamava e ci esortava ad essere buone. È da questa epoca che Nostro Signore mi indicò la sofferenza. Papà perse una parte  del patrimonio, e così fummo costretti a vivere più modestamente. Ogni giorno domandavo a mamma il permesso per fare la Prima Comunione, finché  nel 1910 accondiscese. Incominciai la preparazione. Mi sembrava, Madre cara, che  quel giorno non arrivasse mai e piangevo dal desiderio di ricevere Nostro Signore; per  un anno mi preparai a farlo, durante quel tempo la Vergine mi aiutò a purificare il  cuore da ogni imperfezione. Durante il mese del Sacro Cuore modificai il mio carattere completamente, tanto che  mamma era felice di vedere che mi preparavo così bene alla Prima Comunione. Mi   costava   obbedire   perché,   soprattutto   quando   mi   comandavano,   per   pigrizia,  tardavo a muovermi. Allora dissi a me stessa che anche se non mi comandavano sarei  andata di corsa prima degli altri. Non litigavo con i bambini. A volte mi mordevo le  labbra e mi sbrigavo nel vestirmi. Facevo dei fioretti che appuntavo in un libretto, era  pieno di fioretti quel libretto. Che differenza tra allora e adesso! Come vorrei tornare  a quell'epoca! Ma, forse non ho ricevuto più favori da Gesù?


Prima Comunione Il giorno della Prima Comunione fu un giorno senza nubi, per me. Mi   ricordo   la   confessione   generale:   quando   uscii   mi   misero   un   velo   bianco.   Nel  pomeriggio chiesi perdono. Ricordo ancora l'impressione del papà. Andai a chiedergli  perdono e mi baciò. Allora mi inginocchiai piangendo e gli dissi di perdonarmi tutte  le preoccupazioni che gli avevo dato con la mia condotta. A papà vennero le lacrime,  mi alzò e mi baciava dicendo che non c'era motivo per chiedergli perdono perché non  lo avevo mai disgustato e che era molto contento vedendomi così buona. Sì, papà,  perché tu eri troppo indulgente e buono con me. Chiesi perdono alla mamma, che  piangeva, a tutti i miei fratelli e infine alla mia "Mamita" ed agli altri domestici.  Tutti mi rispondevano commossi. Stavo in ritiro, rimanevo da sola e non mangiavo a  tavola con gli altri. L'11   settembre   1910   anno   del   centenario   della   mia   patria,   anno   di   felicità   e   del  ricordo più puro che avrò in tutta la mia vita. Quel bel giorno per me fu un giorno bello anche per la natura. Il sole spandeva i suoi  raggi ricolmando la mia anima di felicità e di ringraziamenti al Creatore. Mi svegliai presto. Mamma mi vestì, mi fece indossare l'abito, mi pettinò. Fece tutto  lei, ma io non pensavo a nulla. Ero indifferente a tutto, meno l'anima mia per Dio.  Quando arrivammo ripetevamo il "rosario della Prima Comunione": invece della Ave  Maria   si   ripeteva:   Vieni   Gesù   mio,   vieni.   O   mio   Salvatore,   vieni   Tu   stesso   a  preparare il mio cuore. Finalmente arrivò il momento. Entrammo in cappella a due a due. Lei, Madre, era  davanti a Mons. Jara che ci avrebbe dato la Santa Comunione era dietro e chiudeva  la   processione.   Tutte   entrammo   con   gli   occhi   bassi,   senza   vedere   nessuno,   ci  inginocchiammo nei banchi ricoperti di tulle bianco con un giglio ed una candela al  fianco. Mons. Jara ci disse parole tanto tenere e belle che tutte piangevamo. Ricordo  una cosa che ci disse: "Chiedete a Gesù che se doveste commettere un peccato mortale vi prenda oggi che le  vostre anime sono pure come la neve delle montagne. Pregatelo per i vostri genitori,  gli autori della vostra esistenza. E per quelli che li hanno persi, ora è il momento per  incontrarli.  Sì, si  sono  avvicinati  qui per essere testimoni dell'unione intima delle  vostre   anime   con   Gesù   Cristo.   Guardate   gli   angeli   dell'altare,   care   bambine,  guardateli, vi invidiano. Tutto il cielo è presente". Piangevo. Infine ci disse che non  voleva ritardare di più l'unione con Gesù, ormai eravamo assetate di Lui e Gesù lo  stesso. Ci   avvicinammo   all'altare   mentre   cantavano   il   bel   canto   Anima   felice   che   mai  dimenticherò. Non si può descrivere quello che avvenne nella mia anima con Gesù. Gli chiesi mille  volte che mi prendesse e sentii per la prima volta la sua cara voce. "Gesù, ti amo, ti  adoro!" Lo pregai per tutti. Sentivo la Vergine vicino a me. Come si dilata il cuore! 


Per la prima volta sentii una pace deliziosa. Dopo il ringraziamento passammo nel  cortile per distribuire doni ai poveri e per abbracciare i familiari. Il papà mi baciava e  mi sollevava tra le sue braccia felice. Quel giorno vennero a casa molte bambine. E’ inutile parlare dei regali che ricevetti:  il comò e il letto ne erano pieni. Passò quel giorno così lieto che sarà l'unico della mia vita. Poco tempo dopo cambiammo casa. Ma Gesù da quel primo abbraccio non mi lasciò e  mi prese per se. Tutti   i   giorni   mi   comunicavo   e   parlavo   a   lungo   con   Gesù.   Ma   la   mia   devozione  speciale era per la Vergine Maria. Le raccontavo tutto. Da quel giorno la terra, per  me, non aveva più attrattiva. Volevo morire e domandavo a Gesù che mi portasse via  l'otto dicembre. L'8 dicembre, sempre ammalata La Vergine Maria e Gesù mi parlano Tutti gli anni ero ammalata l'8 dicembre; tanto che credevano che morissi. A dodici  anni ebbi la difterite. L'8 dicembre ero vicina a morire. Mamma credette che sarei  morta perché una mia zia era morta di questa malattia e l'avevo contratta peggio di  lei. Quella zia mori a dodici anni. Fin da piccola era una santa. Per fare penitenze  metteva pietruzze nelle scarpe, si flagellava con rami spinosi fino al sangue. Nella  sua ultima   malattia   quando  i  medici  le toglievano  dalla gola  le membrane che si  formavano lei prendeva le pinze, le baciava e diceva: "Questi sono gli strumenti che mi porteranno in cielo", poi prendeva il suo crocifisso e  diceva: "Dottori,  fatemi quello che volete". Quando arrivò l'ora della morte, chiese  perdono   ai   miei   nonni   e   poi   a   tutti,   chiese   scusa   per   i   disturbi   dati   durante   la   malattia, poi rimase in estasi e disse: "Come è grande, come è immenso Dio!" e morì  con il sorriso sulle labbra. Ma non assomigliavo a lei. Non meritavo ancora il cielo e   Nostro Signore non mi prese. Nel 1913 ebbi una febbre spaventosa. A quel tempo Nostro Signore mi chiamava per  sé,   ma   non   facevo   caso   alla   sua   voce.   Allora,   lo   scorso   anno   (1914),   mi   mandò  l'appendicite e questo mi fece udire la sua cara voce che mi chiamava per farmi sua   sposa più tardi al Carmelo. La mia devozione alla Vergine Maria era molto grande. Un giorno in cui avevo una  grande pena per una cosa, la raccontai alla Vergine e la pregai per la conversione di  un peccatore. Allora Lei mi rispose. Da allora la Vergine Maria, quando la chiamo, mi  parla. Una volta le presentai un dubbio che avevo. Allora mi rispose una voce; mi  dissi: non è la voce della Madre mia perché non può dirmi questo. La chiamai e mi  disse che mi aveva risposto il demonio. Ebbi paura. Ella mi disse che quando sentivo   la sua voce le chiedessi: "Sei tu Madre mia?". E faccio sempre così. Ogni volta che  desideravo sapere una cosa gliela chiedevo e sempre ciò che mi diceva risultava vero. 


L'attacco di appendicite aggravò il mio stato di salute e dovetti rimanere a letto, per  cui mi tolsero dal collegio, cosa che mi rallegrò molto. Un giorno ero sola nella mia camera. Con la malattia ero diventata così viziata che  non potevo stare sola. Il giorno a cui mi riferisco, Lucita era ammalata ed Elisea una  domestica che accudiva mio nonno le teneva compagnia. Allora sentii invidia e pena  ed incominciai a piangere. I miei occhi pieni di lacrime si fissarono su un quadro del  Sacro Cuore ed udii una voce molto dolce che mi diceva:"Come! Juanita,... sono  solo  nell'altare   per   tuo   amore   e  tu  non   sopporti  un  momento?".  Da  allora  Gesù mi parla. E passavo ore intere conversando con Lui. E così mi piaceva stare  sola. Mi insegnava come dovevo soffrire e non lamentarmi... e l'intima unione con  Lui. Allora mi disse che mi voleva per sé. Che voleva che diventassi Carmelitana.  Madre, non può immaginare ciò che Gesù faceva nella mia anima. In quel tempo non  vivevo   in   me   stessa.   Era   Gesù   che   viveva   in   me.   Mi   alzavo   alle   sette,   quando  svegliavano Rebeca per il collegio. Seguivo un orario tutto il giorno, ma facevo tutto  con Gesù e per Gesù. Nostro Signore mi mostrò come fine la santità. L'avrei raggiunta facendo tutto nel  miglior modo possibile. Poco tempo dopo il Padre, mio confessore, mi ripeté le stesse  parole. Allora gli raccontai tutto. Operazione di appendicite I miei dolori e la malattia peggioravano ogni giorno. L'8 dicembre mi sentii morire.  Da   quel   giorno   rimasi   a   letto   per   alzarmi   solo   dopo   l'operazione.   La   mamma  incominciò una novena a suor Teresa di Gesù Bambino (Carmelitana allora appena  morta)   della   quale   sono   molto   devota.   Migliorai   ma   il   24,   mamma   dimenticò   di  recitare   la   novena   la   sera   ed   ecco   che   all'indomani   mi   svegliai   molto   peggio.   A  mezzogiorno ebbi una crisi dalla quale si credette che sarei morta; ma nostro Signore  volle conservarmi in vita. Come è buono il Signore con me. Si decise di farmi operare. Mi portarono all'Ospedale San Vicente il lunedì 28. Solo  Dio sa quello che soffrii.  Dover  andare a morire fuori casa mi dava pena. Inoltre   avevo   una   ripugnanza   così   grande   a   dormire   in   letti   dove   vi   erano   stati   altri  ammalati... così mi diventava terribile andarci. Ignacito entrava nella mia camera con gli occhietti pieni di lacrime, ma appena mi  vedeva,   si   asciugava   le   lacrime   e   si   metteva   a   giocare.   Non   l'ho   visto   piangere  neppure   un   momento,   cosa   mirabile   per   un   bambino   che   aveva   appena   compiuto  quattro  anni.  Andai con  mamma   e "Mamita" il lunedì in automobile. Arrivai alla  pensione come morta a causa delle coliche, ma poi mi ripresi. Mi comunicai alle 5 del mattino. Che comunione! Credevo che fosse l'ultima. Chiesi a  Nostro Signore con tutta l'anima che mi desse coraggio e serenità. Che cosa sarebbe  stato di me senza l'aiuto di Gesù! O Gesù dolcissimo, ti amo!


Vennero le bambine a trovarmi. Giocai tranquillamente a carte con loro. Più tardi  venne l'infermiera a preparami. Poi il medico ecc. Dopo   pranzo   ero   tanto   nervosa   che   non   sapevo   cosa   mi   succedeva,   incominciai   a  piangere e a ridere. Mamma mi diede una medicina e rimasi più tranquilla. Alle due  arrivarono le bambine con zia Juanita, le chiesi che rimanesse durante l'operazione.  Me lo promise. Venne poi lo zio Eulogio, fratello della mamma, e Juanita Ossa de  Valdés che mi trascinarono in una conversazione ben distante da ciò che pensavo. Era  per   distrarmi.   Ma   mi   preparavo   a   morire.   In   quel   momento   arrivò   la   Madre   a  prendermi. Non so dire quanto erano buone le Madri con me. Mi teneva compagnia  quando poteva, metteva dei fiori nella mia camera perché apparisse allegra. Presi la statua della Madonna, abbracciai il Crocefisso lo baciai e dissi: "Presto Vi  contemplerò faccia a faccia. Addio". Mi diedero una quantità di reliquie e salii sulla  barella. Mi spingevano le zie, ma accanto c'era mamma, Lucita e Rebeca. Ad ogni  suora che vedevo dicevo di pregare per me e conversavo con tutte. Percorsi due isolati  per arrivare alla clinica. Attraversai il reparto degli uomini. Non ne potevo più dalla  voglia di piangere. Quando vidi uno degli anziani domestici che era stato operato,  ebbi pena pensando che non lo avrei più rivisto, e mi sembrava che mi portavano  come un agnello al macello per uccidermi, incominciai a piangere. Mi sfuggi un grido  ed un singhiozzo, però mi dissi che non dovevo piangere, mi asciugai le lacrime e finsi  di essere serena per non dare pena a mamma. Poi chiesi a Gesù che la mamma non si  congedasse da me e Gesù me lo concesse. Mamma e zio Eulogio rimasero indietro  senza che me ne accorgessi. Quando arrivai alla clinica gli inservienti mi fecero salire i gradini. Allora Lucia e  Rebeca mi dissero addio... quell'addio fu per me come un dardo che mi spezzò il cuore  e   mi   caddero   le   lacrime.   Ma,   non   avevo   forse   promesso   a   Gesù   di   non   piangere?  Facendo uno sforzo mi asciugai le lacrime e dissi loro addio. Vennero i medici. Mi misi a parlare con loro tranquillamente, ma mi sembravano dei  macellai; tuttavia Gesù vinse per me. Prima che mi dessero il cloroformio baciai la  mia medaglia e mi posi nel cuore di Gesù dicendo addio al mondo. Papà e zia Juanita dovevano assistere all'operazione, ma papà non ebbe il coraggio.  Quando mi risvegliai avevo male alla testa e non sapevo dove fossi. Credevo di venire  dall'altro  mondo,  tanto che  ad  ogni persona che vedevo mi mettevo a piangere. Il  dolore era   terribile  e  il  cloroformio  mi causò effetti  terribili, pero mi  ricordavo di  offrire tutto a Nostro Signore, perché mamma me lo ricordava. Solo per un istante mi  disperai, ma immediatamente me ne pentii. Il giorno di capodanno mi giunse una lettera. La Madre che mi curava, era molto  buona, quel giorno, dopo la comunione mi disse: "C'è una lettera per te". Ero felice e  dicevo che le mie amiche mi avevano scritto. Ma quale non fu la mia sorpresa quando  la aprii ed era di Gesù, in francese. Era la preziosa lettera che la Madre mi inviava  con delle immagini bellissime. Quella buona Madre aveva mille delicatezze. Tutti i  giorni mi portava dei fiori perché la camera fosse allegra. Un medico della pensione 


mi inviò delle orchidee, che sono dei fiori molto costosi. Era la prima volta che mi  inviavano dei fiori e li mandai a Gesù. Questo sacrificio mi costò molto, ma lo feci.

ANNI 1915­1916 Uno scatto di collera Uscimmo dall'Ospedale San Vicente e poco tempo dopo ce ne andammo a Chacabuco  che papà aveva preso in affitto. Però non potevo montare a cavallo e ciò era per me  una rinuncia molto grande, non c è nulla che mi piaccia più del cavallo. Ci trovavamo  molto bene. Ci furono le missioni. Spesso c'era la messa e mi sentivo molto felice. Per mia maggior umiliazione racconterò una arrabbiatura che mi prese, che fu tanto  grande da sembrare che fossi impazzita. Il motivo fu che mia sorella e mia cugina che  si trovavano con noi non vollero fare il bagno con noi perché eravamo molto piccole.  Mi  disgustò   che   mi   dicessero   piccola   e  non   volevo  andare  a   fare  il   bagno,   ma  mi  obbligarono. Mentre già ci stavamo vestendo arrivarono le ragazze a farci affrettare,  ma risposi che non mi sarei vestita se non se ne fossero andate. Ma esse non vollero   andarsene. Mamma mi disse di vestirmi, ma io, imbronciata, non volli. Mamma mi  picchiò ma tutto fu inutile. Piangevo ed era tanta la rabbia che provavo  che  avrei  voluto   gettarmi  nell'acqua. "Mamita''   incominciò  a vestirmi,  ma  continuavo ad essere risentita. Quando fui pronta mi pentii di ciò che avevo fatto e  andai   a   domandare   perdono   alla   mia   mamma   la   quale   era   molto   addolorata   nel  vedermi   così   e   diceva   che   se   ne   tornava   a   Santiago   per   non   rimanere   con   una  bambina   così   collerica.   Ella   non   volle   perdonarmi   e   ciò   mi   faceva   piangere  inconsolabile.   Mi   scacciò   dalla   sua   stanza   e   andai   a   nascondermi   per   piangere  liberamente.   Venne   l'ora   di   fare   lo   spuntino   e   non   volevo   andarci,   finché   mi  obbligarono, ma avevo vergogna e non volevo guardare nessuno, avendo dato un così  cattivo esempio. Non so quante volte chiesi perdono, finché la sera mamma mi disse  che avrebbe osservato come sarebbe stata in avvenire la mia condotta. Io credo che di questo peccato ho avuto la contrizione perfetta perché l'ho pianto non  so quante volte. E ogni volta che me ne ricordo mi addoloro di essere stata tanto  ingrata con Nostro Signore che mi aveva appena ridato la vita. Oggi compio quindici anni (13 luglio) Oggi compio quindici anni. Quindici anni! L'età che tutti vorrebbero avere:  i   bambini   per   essere   considerati   più   grandi   e   gli   anziani   e   quelli   che   hanno  oltrepassato questa età, che hanno venticinque anni, vorrebbero ritornare a questa  età perché è la più felice.


Ma penso: quindici anni, quindici anni in cui Dio mi ha conservato in vita. Me la  diede nel 1900. Mi preferì tra migliaia di esseri per creare proprio me. Nel 1914, l'anno scorso, fui ammalata da rischiare la morte e mi diede un'altra volta  la vita. Che cosa ho fatto da parte mia per un favore così grande perché Dio mi abbia  data la vita due volte? Quindici anni! Di che cosa mi sono occupata in questi quindici anni? Che cosa ho  fatto per piacere a questo Re onnipotente, a questo Creatore misericordioso che mi  creò? Perché mi ha preferito a tante creature? L' avvenire non mi si è svelato, ma Gesù ha sollevato il velo ed ho intravisto le belle  spiagge del Carmelo. Quante volte ho chiesto a Dio che mi portasse via da questo mondo ed Egli ha quasi  ascoltato le mie suppliche e mi ha mandato malattie dalle quali si credeva che non mi  sarei salvata. Ma Gesù mi ha insegnato che non devo domandare questo e mi ha  posto   come   termine   del   mio   viaggio   ancora   nove   anni   nel   porto   benedetto   del  Carmelo. Questi   quindici   anni,   per   una   ragazza   è  l'età   più  pericolosa,  è   l'entrata  nel  mare  tempestoso   del   mondo.   Ho   quindici   anni,   Gesù   ha   preso   il   comando   della   mia  barchetta   e   l'ha   tirata   in   disparte   dall'incontro   con   altre   navi.   Mi   ha   mantenuta  solitaria con Lui. Per questo il mio cuore, conoscendo questo Capitano è stato preso  dall'amo dell'amore e qui mi tiene prigioniera in esso. Quanto amo questa prigione e  questo   Re   potente   che   mi   tiene   prigioniera,   questo   Capitano   che   fra   i   flutti  dell'oceano non mi ha lasciato naufragare. Gesù mi nutre quotidianamente con la sua carne adorabile e, insieme a questo cibo,  ascolto una voce dolce e soave come gli echi armoniosi degli angeli del cielo. Questa è  la  voce   che   mi   guida,   che  scioglie   le  vele   della  nave  della   mia   anima   perché   non  soccomba e perché non affondi. Sento sempre quella cara voce che è quella del mio  Amato,   la   voce   di   Gesù   in   fondo   alla   mia   anima;   e   nelle   mie   angosce,   nelle   mie  tentazioni, Egli è il mio consolatore, egli è il mio Capitano. Conducimi sempre, Gesù mio, per il cammino della croce. E la mia anima si alzerà in  volo dove si trova l'aria che vivifica e la quiete. All'internato ­ La mia vocazione Durante queste vacanze le scrissi, Madre, facendole conoscere la mia vocazione, che  lei aveva indovinato. Tornammo   nel   mese   di   marzo   ed   entrai   in   collegio,   ma   lei,   Madre   mia   era   già  ammalata. Che dispiacere ne ebbi e quanto pregai per il suo miglioramento. Ma il  Signore non concesse il miglioramento e le fece bere il calice di amarezza che Egli dà  a   quelli   che   ama.   La   portarono   alla   Maestranza.   Che   dolore   mi   causò   questa  separazione! Però lo offrii insieme a Lei a nostro Signore e, vedendola così coraggiosa 


ed eroica, mi riempivo di coraggio e mi chiedevo: forse non è Gesù il suo appoggio e  non è Lui che sta per soccorrerla? Le scrissi una lettera in cui manifestavo il mio cuore e dopo pochi giorni andai a farle  visita, senza immaginare che ben presto anch'io mi sarei trovata là. Durante   il   semestre   mamma   ci   comunicò   che   saremmo   entrate   come   interne.  Nonostante la mia pena non potei fare a meno di ringraziare Nostro Signore, che mi  preparava il cammino per stare più separata dalle cose del mondo e mi chiamava a  vivere vicino a Lui perché mi abituassi a vivere separata dalla mia famiglia prima di  entrare al Carmelo. Quello che soffrii lo si può vedere dalle righe che scrivevo tutti i  giorni ogni sera e che sono una specie di Diario. Giovedì 2 settembre 1915. Oggi è un mese e due giorni che ci dissero che  saremmo entrate come interne. Io credo che non mi abituerò mai a vivere lontana dalla mia famiglia: dal papà dalla  mamma,   da   quegli   esseri   che   amo   tanto.   Se   sapessero   quanto   soffro   mi  compatirebbero! Eppure mi devo consolare. Vivrò forse tutta la vita senza separarmi  da loro? Così vorrei ripagarli con le mie attenzioni di quanto essi hanno fatto per me.  Ma la voce di Dio comanda di più, devo seguire Gesù fino ai confini del mondo se Lui  lo vuole. In Lui trovo tutto. Egli solo occupa il mio pensiero. Tutto il resto, fuori di  Lui, è ombra, afflizione e vanità. Per Lui lascerò tutto ed andrò a nascondermi dietro  le grate del Carmelo, se è sua volontà e vivrò solo per Lui. Che gioia, che piacere! il  cielo sulla terra. Ma  nel  frattempo   gli   anni   sembrano  secoli   durante   i  quali   bisogna  attendere  per  poter dare a lui il dolce nome di Sposo. Che tristi sono i giorni dell'esilio. Ma Egli  è  vicino a me e mi dice molto spesso: "Amica molto cara". Ciò mi infonde coraggio e  proseguo   sforzandomi   per   diventare   un   po'   meno   indegna   del   nome   che   porterò.  Quale sarà il luogo dove celebreremo le nostre nozze e il luogo dove vivremo uniti? Mi  ha detto il Carmelo. Ma ogni volta che voglio vederlo più da vicino sembra che Egli lo  copra con un velo perché non veda nulla e senza speranza mi ritiro triste e desolata.  Vedo che il mio corpo non resisterà e tutti quelli che sono al corrente me lo ripetono:  quell'Ordine è molto austero e tu sei molto delicata. Però tu, Gesù sei mio Amico e  come   tale   mi.   procuri   sollievo.   Il   giorno   che   tornai   a   casa   trovai   che   la   Madre  Superiora   del   Carmen~,   senza   conoscermi,   mi   aveva   mandato   una   immagine   di  Teresa di Gesù Bambino, tramite la mamma; ciò mi ha procurato molto piacere. Mi  raccomanderò a Teresina perché mi guarisca e possa essere Carmelitana. Ma non  voglio se non che si compia la volontà di Dio. Lui sa meglio ciò che mi conviene. Gesù,  ti amo, ti adoro con tutta l'anima mia! Mal di denti ­ Voti religiosi ­ Visite Venerdì 3. ­ Ieri sera venne Madre Izquierdo a trovarmi nel dormitorio. Quando le  dissi che avevo un forte mal di denti e che tutto il giorno avevo avuto mal di testa, mi 


disse queste parole che Gesù in altre circostanze penose mi aveva detto: "Figlia mia,  Gesù ti ama molto, ti circonda con la sua croce. Offrigli questo dolore come fiore per  la comunione di domani". Voglio molto bene a questa Madre: è una vera santa. Mercoledì   81.   ­   Oggi   due   novizie   hanno   pronunciato   i   voti,   mi   ha   fatto   molta  impressione.  Avanzarono  e  davanti  all'Ostia Santa promisero di essere Sue spose.  Che sublime dignità! Quando potrò dire al mondo il mio ultimo addio! Anche una  postulante ha ricevuto l'abito. Si può dire che è la fidanzata di Gesù. Vennero poi le ragazze dell'esternato e ci fu permesso di stare con loro fino alle undici  e mezzo. Vidi   alcune   Madri   di   là,   tra   esse   Madre   Popelaire   che   per   quattro   anni   fu   mia  maestra.  Le  voglio  bene e  non  so  perché ebbi pena e mi misi a piangere, per cui  Rebeca mi imitò. Allora capii che era necessario mi rasserenassi per consolarla e in  effetti fu così. Ci   trattenemmo   con   Madre   Julia   Rios.   Che   grande   piacere!   E   siccome   faccio   il  possibile per immaginarmi di essere al Carmelo, mi sedetti per terra ai piedi della  Madre, e varie ragazze seguirono l'esempio. Domenica andrò da Madre Julia Rios da sola. Questo mi spaventa perché penso di  raccontarle   tutto   il   cambiamento   che   si   è   operato   in   me   dall'operazione,   la   mia  vocazione   al   Carmelo,   tutto   insomma.   Non   so   come   farò   perché   mi   costa   molto  esprimere tutto ciò che mi succede. Sono stata tutto il giorno molto felice, ma, come fa sempre, Gesù mi inviò un regalino:  era una croce e ciò mi piacque molto. Sabato 11 ­ Sebbene voglio scrivere il mio Diario tutti i giorni, mi è impossibile. Oggi  mi sono confessata. Che sollievo ho avuto perché avevo dei peccati ed anche se sono  involontari, non mi piace averli perché con essi mi allontanano da Gesù e mi causano  molta pena. Siccome Lo amo preferirei piuttosto morire che offenderlo. Ieri e oggi non ho mangiato caramelle, le ho offerte a Gesù perché Gli piacciono più  che a me. Da   mercoledì   8   a   venerdì   24   settembre,   per   esattezza   con   il   calendario,   bisogna  correggere Juanita che erroneamente scrisse: Mercoledì 6, Sabato 9 ecc. Colloquio decisivo Domenica 12. ­ Ho molto da raccontare e soprattutto da ringraziare molto Gesù che  mi ha concesso di incontrare Madre Julfa Rìos e di dirle quasi tutto. Abbiamo parlato  molto. Le dissi che non mi abituavo affatto (nell'internato) e mi diede ragione per  l'età   a   cui   ero   entrata.   Passammo   rapidamente   su   questo   poiché   ella   desiderava  sapere ciò che avevo accennato nella mia lettera. Incominciò a parlarmi per prima cosa dell'operazione. Mi fece vedere il grande scopo  a cui Dio mi destinava ridonandomi la vita e i numerosi favori che mi aveva concesso. 


Le confidai la mia risoluzione e mi disse che l'aveva già indovinata, perché Dio si  proponeva qualcosa nel darmi due volte la vita. Le parlai delle mie civetterie, mi domandò come potevo flirtare dopo tante chiamate  di Dio, e che, anche se non era peccato, riflettessi sul fatto che Colui che mi sceglieva  era il Re dei cieli e della terra, e chi ero io per giocare così? Non ero forse una vile e  miserabile creatura? E perché davo il mio amore a un uomo quando lo desiderava  Dio?   Se   fosse   un   uomo   che   mi   amasse   e   lo   accettassi,   non   avrei   il   coraggio   di  divertirmi, perché dunque lo facevo con Dio? Era una cosa molto grave, era più che  un matrimonio. Dovevo stare attenta perché non era per un giorno né per tutta la  vita ma per l'eternità. Che l'amore umano si estingue, ma l'amore divino abbraccia  tutto. Che mi dovevo ricordare che erano molte le chiamate ma poche le elette. Che  ogni volta che mi comunicavo dovevo parlare a Gesù di questo e procurare di essere  per  Lui  ogni  giorno  più   bella,   possedendo  più  virtù;  che  avrei  dovuto  fare  la mia  orazione con la faccia a terra perché parlavo con l'Onnipotente che si era abbassato a  me per scegliermi come sposa. Le dissi anche  che  desideravo entrare al Carmelo. Mi chiese: "E la salute? Potrai  resistere?". Non penso mai a questo corpo miserabile! Vorrei volare ed esso non può.  Come ti detesto vaso di corruzione che ti opponi ai desideri della mia anima! Sei  delicato. Ti fanno male le austerità e hai bisogno che ti accarezzino. Ma Gesù farà ciò  che vuole. Si compia in tutto la sua volontà. Questa crudele incertezza è una specie di  agonia   per   la   mia   anima.   Meglio.   Posso   così   unirmi   meglio   a   Gesù   nell'orto   e  consolarlo un po'. È il calice che mi avvicina alle labbra, ma credo che non me lo farà  bere sino a vuotarlo. Madre Julia Rios mi disse che avrebbe pregato molto per me e per la mia salute, e  che pensava solo che sarei diventata la sposa di Gesù. Mi raccomandò di leggere la vita di Santa Teresa e di suor Teresa di Gesù Bambino.  Le dissi che le avevo lette varie volte traendone molto profitto perché la loro anima  ha alcuni punti simili alla mia; e anche perché come loro ho ricevuto molti benefici da  Nostro   Signore,   anche   se   loro   sono   arrivate   molto   presto   alla   perfezione   mentre  ripago così male Gesù. Questo mi intenerisce e le prometto di diventare migliore. Arrivò Rebeca e dovetti andarmene con gran pena. Vacanze di settembre Martedì 14. ­ Oggi è la festa della Madre Izquierdol. È stato giorno di ricreazione.  L'abbiamo   trascorso   molto   contente.   Abbiamo   giocato   a   nascondino   e   poi   alle  bandierine; abbiamo vinto noi. Ci hanno consegnato i  risultati  del concorso di ortografia. Sono la prima. Nessun  errore,   per   caso.   La   Reverenda   Madre   ci   disse   di   avvicinarci   a   ricevere   una  immagine, e quando andai per riceverla, Madre Julia Rios ha riso con me, cosa che  mi fece molto piacere.


Oggi siamo uscite. Ne siamo felici. Siamo andate a confessarci e poi a passeggio alla  "Alameda". Ma ero tanto indifferente a questo passeggio perché pensavo chi avrebbe  pensato a Lui e procuravo di unirmi il più possibile; così gioivo. Abbiamo visto Miguel che sta facendo il militare ed era da più di un mese che non lo  vedevo. Gli voglio tanto bene... E stato promosso caporale. Sono molto contenta. Mercoledì.  ­  Oggi sono andata   a Messa e poi al centro con Lucia. Nel pomeriggio  siamo state a visitare Inés e Maria Salas. Poi vennero le Zegeres. Più tardi andammo  dalle Salas Edwards perché Sylvia era stata operata di appendicite. Di là andammo a  visitare Carmen de Castro, ma non la trovammo. Solo quando tornavamo la vidi un  momento   in   strada.   Ci   abbracciammo.   Eravamo   felici,   da   tanto   tempo   non   ci  vedevamo... L'amo tanto! Giovedì   16.   ­   Mi   trovo   in   campagna.   Siamo   arrivate   alle   cinque;   siamo   andate  dappertutto. Che felicità! Venerdì 17. ­ Siamo uscite a cavallo. Siamo andate a trovare lo zio Francisco e Maria  Càceres   (una   anziana   domestica),   abbiamo   visto   anche   Juan   Luis   Dominguez,   è  molto ammalato, ha degli attacchi. Ma qui, grazie a Dio, sta meglio. Sabato 18. ­ Siamo usciti presto a cavallo con i miei cugini. Ci siamo divertiti molto.  Poi alle due abbiamo alzato aquiloni, un gioco che mi piace molto. Domenica 19. ­ Abbiamo ascoltato la Messa. Sono stata molto distratta, perché i miei  cugini stavano  nel  presbiterio  e  ci  guardavano. Questo mi faceva ridere. Abbiamo  cantato   ma   non   mi   sono   insuperbita   per   la   mia  voce.  In   questo   Gesù   mi   aiuta  a  superarmi. Lo ringrazio con tutto il cuore. Martedì 21. ­ Oggi ho avuto la gioia di comunicarmi. Mi sentivo così unita a Lui, Lo  amavo tanto che mi sembrava di stare in cielo ed ho continuato in questa unione  durante tutta la giornata. Gesù mio non separarti da me! Venerdì 24. ­ Oggi siamo tornate in collegio. Sento disperazione e una voglia pazza di  piangere. A Te, mio Gesù, offro questa pena, perché voglio soffrire per assomigliare a  Te, Gesù, amore mio. Soffrire con gioia Lettere alla Vergine Maria Sposa di Gesù ­ Unico Amore Oggi, da quando mi sono alzata sono molto triste. Sembra che improvvisamente mi si  spezzi il cuore. Gesù mi ha detto che voleva che soffrissi con gioia. Ciò costa molto,  ma basta che Egli lo chieda perché cerchi di farlo. Mi piace la sofferenza per due  ragioni: la prima perché Gesù ha sempre preferito la sofferenza dalla sua nascita fino  a   morire   sulla   croce.   Quindi   deve   essere   qualcosa   di   molto   grande   perché  l'Onnipotente cerchi in tutto la sofferenza. Secondo: mi piace perché sull'incudine del 


dolore si modellano le anime. E perché Gesù alle anime che ama di più invia questo  regalo che tanto piacque a Lui. Mi dico che Egli era salito al Calvario e si è steso sulla croce con gioia per la salvezza  degli uomini. “Non sei forse tu quella che mi cerca e che vuole somigliare a me? Vieni  dunque con me e prendi la croce con amore e gioia”. Trovo anche in un quaderno uno scritto intitolato: "Il mio specchio". "Il mio specchio deve essere Maria. Poiché sono sua figlia devo somigliare a Lei, così  somiglierò a Gesù". “ Non devo amare se non Gesù. Dunque il mio cuore deve avere il sigillo dell'amore di  Dio. I miei occhi devono fissarsi su Gesù Crocifisso”. "La mia  lingua deve esprimergli il  mio amore. Il mio piede deve incamminarsi al  Calvario. Per questo il mio andare deve essere lento e raccolto. Le mie mani devono  stringere il crocifisso, cioè quell'immagine divina che deve imprimersi nel mio cuore Trovo anche  una lettera che scrissi una sera in cui non ne potevo più di soffrire:  "Madre cara, Madre quasi idolatrata, ti scrivo per dar sfogo al mio cuore spezzato dal  dolore.   Non   voglio   che   Tu   riunisca   i   suoi   pezzi,   Madre   dell'anima   mia,   ma   che  zampilli, che distilli un po' di sangue. Mi soffoca il dolore, Madre. Soffro, ma sono  felice soffrendo. Ho tolto la croce al mio Gesù. Egli riposa. Quale maggiore felicità per  me? Sono sola, Madre. Mamma se ne va a Villa a trovare Ignacito e noi rimarremo qui.  Fino a quando? Non lo so. Finché lo vorrà Gesù, non ti pare? Soffro... non ne posso  più... Solo ti domando di guarire gli infermi. Tu sai chi sono. Tu, Madre, se vuoi, lo puoi fare. Madre mia, mostra che mi sei Madre. Ascolta il grido di un'anima  peccatrice che soffre e beve il calice del dolore fino alla feccia, ma non importa. Soffro  ma amo solo Gesù. Voglio che Egli sia il padrone del mio cuore. Digli che lo amo, che  lo adoro. Digli che voglio soffrire, che voglio morire di amore e di dolore. Che non mi  importa   il   mondo   ma   soltanto   Lui.   Si,   Madre,   sono   sola.   Mi   unisco   alla   Tua  solitudine. Consolami, incoraggiami, consigliami, accompagnami e benedicimi. Tu  sei mia  Madre  e  ti dico  che soffro. Prima avevo una tregua al mio dolore, un  raggio di luce nel mio oscuro cuore, ma quel raggio di luce ora non mi illumina né mi  sorride. Quel sorriso di mia mamma mi faceva vivere e c'era due volte la settimana,  ora non l'avrò. Domani sarà mercoledì e nessuno mi chiamerà in parlatorio. Vieni Tu  con Tuo Figlio e la mia felicità sarà completa. "Fa che sappia le mie lezioni, i miei ripassi, i miei esami. Che ottenga dei premi per  vedere felice Te, il mio Gesù, e i miei genitori. Madre mia, Maria, ascoltami. Tua  figlia". Il 7 dicembre scrissi: "Domani è il giorno più grande della mia vita. Diventerò sposa  di Gesù. Chi sono io e chi è Lui? Egli Onnipotente, Immenso, la Sapienza, Bontà e 


Purezza   stessa   si   unirà   ad   una   povera   peccatrice.   O   Gesù,   mio   amore,   mia  consolazione, mia vita; mia gioia, mio tutto! Domani sarò tua! Gesù, amore mio! Madre, domani sarò doppiamente tua figlia. Diventerò sposa di Gesù. Porrà al mio  dito l'anello nuziale. Sono felice, perché posso dire in verità che l'unico amore del mio  cuore è stato solo Lui. Il   confessore   mi   ha   permesso   di   fare   voto   di   castità   per   nove   giorni   e   dopo   mi  indicherà   le  date.   Sono  felice.   Ho  scritto  la mia formula: "Oggi,  8 dicembre  1915,  all'età di quindici anni, faccio voto, davanti alla SS Trinità, in presenza della Vergine  Maria e di tutti i santi del Cielo, di non ammettere altro Sposo se non il Signore Gesù  Cristo che amo con tutto il cuore e che voglio servire fino all'ultimo istante della mia  vita. Fatto durante la novena dell’Immacolata e da rinnovare con il permesso del mio  confessore Questo è tutto ciò che ho per quest’anno. Non ho più scritto il mio Diario. Ho però il  mio   ritiro   e   una   lettera   che   scrissi   a   mia   sorella   Rebeca   per   comunicarle   la   mia  vocazione Carmelitana e per chiederle che mi aiutasse. Le scrissi il giorno del suo  compleanno. Lettera a mia sorella Rebeca 15 aprile 1916 Cara Rebeca. Approfitto   un   istante   dello   studio   per   farti   mille   auguri   nel   giorno   del   tuo  compleanno, perché un anno in più di vita deve farti più seria e riflessiva e deve  essere anche motivo per riflettere sulla vocazione che Dio ti ha affidato. Credimi, Rebeca, che a quattordici o quindici anni si capisce la propria vocazione. Si  sente una voce e una luce che mostra la via della propria vita. Quel faro si è acceso per me a quattordici anni. Cambiai direzione e mi proposi il  cammino che dovevo seguire e oggi vengo a farti confidenze sui progetti ideali che mi  sono formato. Fino ad oggi ci ha illuminato la stessa stella, ma domani forse non saremo unite sotto  la sua ombra protettrice. Questa stella è la casa, la famiglia. E necessario separarci e  i nostri cuori, che erano uno solo, domani forse si separeranno. Mi sembra che ieri  non avresti capito il mio linguaggio, ma oggi hai quattordici anni, un'età in cui puoi  capirmi. Credo perciò che sarai favorevole e mi darai ragione. In poche parole ti confiderò il segreto della mia vita. Presto ci separeremo e quel  desiderio che abbiamo sempre custodito dalla nostra fanciullezza, di vivere sempre  unite, sarà presto infranto per un altro ideale più alto della nostra gioventù. Dovremo  seguire   cammini   diversi   nella   vita.   A   me   è   toccata   la   parte   migliore   come   la  Maddalena.   Il   Divino   Maestro   ha   avuto   pietà   di   me,   avvicinandosi   mi   ha   detto  sottovoce: "Lascia tuo padre, tua madre e tutto quanto possiedi e seguimi".


Chi potrà rifiutare la mano dell'Onnipotente che si abbassa alla più indegna delle sue  creature? Come sono felice sorellina cara! Sono stata catturata nelle reti amorose del  Divino Pescatore. Vorrei farti comprendere questa felicità. Posso dirti con certezza  che sono sua promessa sposa e che presto celebreremo le nostre nozze al Carmelo.  Sarò Carmelitana; cosa ti pare? Non vorrei avere nessuna piega nell'anima nascosta  a te. Ma tu sai che non posso dirti a voce tutto ciò che sento, per questo ho deciso di  farlo per iscritto. Mi   sono   consegnata   a   Lui.   L'8   dicembre,   mi   sono   fidanzata.   Quanto   lo   amo   è  impossibile dirlo. Il mio pensiero non si occupa che di Lui. È il mio ideale. E un ideale  infinito. Sospiro il giorno nel quale entrerò al Carmelo, per non occuparmi che di Lui,  per confondermi in Lui e non vivere se non la sua vita: amare e soffrire per salvare le  anime. Sì, sono assetata di esse perché so che è ciò che più ama il mio Gesù. Lo amo  tanto! Vorrei infiammarti di questo amore. Che gioia la mia se potessi donarti a Lui! Non ho  mai bisogno di nulla perché in Gesù trovo tutto ciò che cerco! Egli non mi abbandona  mai. Il suo amore non diminuisce mai. E tanto puro. E tanto bello. È la stessa Bontà.  PregaLo per me, piccola Rebeca. Ho bisogno di preghiere. Vedo che la mia vocazione è  molto grande: salvare anime, dare operai alla vigna di Cristo. Tutti i sacrifici che  possiamo fare sono poca cosa in confronto al valore di un'anima. Dio ha dato la sua  vita per esse, e noi, come trascuriamo la sua salvezza! Come   sua   promessa   sposa,   devo   avere   sete   di   anime,   offrire   al   mio   Fidanzato   il  sangue che per ognuna di esse ha sparso. E qual è il mezzo per guadagnare anime?  L'orazione, la mortificazione e la sofferenza. È venuto con una croce e su di essa vi era scritto una sola parola che ha commosso il   mio   cuore   fino   alle   più   intime   fibre:   "Amore".   Com'è   bello   con   la   sua   tunica  insanguinata! Quel sangue vale per me più che i gioielli e i diamanti di tutta la terra. Quelli che si amano sulla terra, mia cara Rebeca, come tu lo vedi in Lucia e Chiro,  non cercano se non di avere un'anima sola e un solo ideale. Ma i loro sforzi sono vani  perché  le  creature  sono   tanto   impotenti.  Questo  non  avviene  nella  nostra  unione.  Gesù vive già nel mio cuore. Cerco di unirmi, di assomigliarmi, di confondermi con  Lui. Io sono la goccia di acqua e devo perdermi nell'Oceano Infinito. Ma c'è un abisso  che   la   goccia   non   può   varcare,   allora   l'oceano   straripa   purché   la   goccia   di   acqua  rimanga   nel   più   completo   abbandono   di   se   stessa,   purché   viva   in   un   sussurro  continuo, invocando l'Oceano Divino. Ma io non sono se non un povero uccellino senza ali. Chi me le darà per andare a fare  il nido per sempre vicino a Lui? L'amore: sì, lo amo e vorrei morire per Lui. Lo amo  così tanto che vorrei essere martirizzata per dimostrargli che lo amo. Senza   dubbio  il   tuo  cuore  di   sorella  è   straziato   all'udirmi   parlare  di   separazione,  all'udirmi mormorare questa parola: addio per sempre sulla terra per rinchiudermi  al Carmelo. Ma non temere, cara sorellina; non esisterà mai separazione tra le nostre  anime. Io vivrò in Lui, cerca Gesù e in Lui mi troverai e li tutti e tre proseguiremo gli 


intimi colloqui che dovremo continuare là nell'eternità. Come sono felice! Ti invito a  passare con Gesù nel fondo della tua anima. Ho letto di Elisabetta della Trinità che  questa Santina" aveva detto a nostro Signore di fare della sua anima la sua casetta.  Facciamo anche noi così. Viviamo con Gesù dentro di noi stesse, mia cara piccola,  Egli ci dirà cose sconosciute. E così dolce la sua voce d'amore. E così, come Elisabetta,  troveremo il cielo sulla terra, perché il cielo è Dio. Domanderemo a Gesù nella comunione di costruire nelle nostre anime una casetta,  noi forniremo il materiale che saranno i nostri atti di rinuncia e l'oblio di noi stesse,  facendo   sparire   l'io   che   è   il   dio   che   adoriamo   interiormente.   Questo   costa   e   ci  strapperà grida di dolore. Ma Gesù chiede questo trono ed è necessario darglielo. La  carità deve essere l'arma per combattere quel dio. Occupiamoci del prossimo, di servirlo, anche se il farlo ci causa ripugnanza. In questo  modo otterremo che il trono del nostro cuore sia toccato da suo Padre, da Dio nostro  creatore. Sforziamo di vincerci. Ubbidiamo in tutto. Siamo umili. Siamo così miserabili! Siamo  pazienti e puri come gli angeli e avremo la felicità di vedere che Gesù, che è un buon  architetto, edificherà una seconda casa di Betaina, dove tu ti occuperai di servirlo  nella persona del tuo prossimo, come faceva Maria, ed io, come Maddalena, rimarrò  contemplandolo e ascoltando la Sua Parola di vita. È impossibile che, mentre siamo  in collegio, Egli esiga da noi quell'unione totale che consiste nell'occuparsi solo di Lui,  ma possiamo ad ogni ora offrirgli un mazzolino di amore. Amiamo il  Divino Bambino che soffre tanto senza trovare conforto nelle creature.  Egli trovi nelle nostre anime un rifugio, un asilo dove rifugiarsi in mezzo all'odio dei  suoi nemici, e un giardino di delizie che gli faccia dimenticare l'oblio dei suoi amici. Termino, addio. Rispondi a questa mia lettera. Conservami il più completo segreto.  Tua sorella che ti ama in Gesù. Esercizi anno 1916 Per far bene gli esercizi sono necessarie due cose: 1° coraggio e generosità; 2° mettersi nelle mani di Dio. Prima Meditazione.  ­ Da  Dio,  di Dio e per Dio. Questo  è il fine di ogni creatura.  Fummo   creati   da   Dio.   Che   bontà   quella   di   Dio!   Ci   teneva   nella   sua   mente  dall'eternità e poi ci trasse dal nulla. Sono un po' di fango, ma in me c'è qualcosa di  più grande: la mia anima, che Dio fece a sua immagine e somiglianza. Quindi l'unica  cosa di valore in me è l'anima, perché è immortale. Perciò è più grande del mondo. Di  conseguenza è di Dio, l'unico capace di saziarla perché è infinito. Sono di Dio. Egli mi  creò.   È’   il   mio   principio   e   il   mio   fine.   Per   essere   interamente   sua   devo   compiere 


perfettamente  la   sua   divina   volontà. Se  Lui  è  mio  Padre  e conosce il  presente,  il  passato e l'avvenire, perché non abbandonarmi a Lui in piena fiducia? Conversazione. ­ Sull'esame particolare. Su un peccato o difetto capitale o  per raggiungere una virtù. Seconda Meditazione. ­ Perché siamo stati creati? Per servire e amare Dio sopra ogni  cosa. Dio  dotò   l'uomo   di  ragione  perché  comprendesse il beneficio della creazione.  Come dobbiamo  servire  Dio? Come un servo il suo padrone, facendo ciò che a lui  piace. Dio ci manifesta la sua volontà, se la compio lo glorifico, ma facendo sempre ciò  che è più perfetto. Per servire Dio dobbiamo essere indifferenti a tutto quello che non  gli dà gloria. Dobbiamo porre Dio come fine del nostro agire, guardare all’amore che  ha per noi in ogni avvenimento che ci manda, guardare tutto come dei gradini che ci   avvicinano a Lui. Il nostro cuore non deve attaccarsi alle cose del mondo, ma a Dio.  Tenerlo puro da ogni amore disordinato, poiché tutto è perituro, e amare ciò che ci  porta a Dio. Terza Meditazione. ­ Il peccato è un mostro. I primi due peccati. Lucifero in cielo, per  un solo peccato di pensiero, è diventato demonio. E quanti peccati ho commesso nella  mia   vita?   E   Dio  non   mi   ha   castigato,   anzi,   al  contrario   mi   ha  colmato   di   grazie.  Quante volte mi ha  perdonato!  Rigettò  invece per una sola disobbedienza i nostri  progenitori. Come potrò ripagarti, mio Dio? Allontanati, peccato, da me. Ti aborrisco  con   odio   terribile.   Voglio   esser   di   Dio.   Voglio   morire   piuttosto   che   commetterti.  Perdono, mio Dio, perdono, bontà e misericordia infinita. Preferisco morire piuttosto  che offenderti, sia pure con la più leggera mancanza. Ti amo e il peccato mi allontana  da te. Conversazione. ­ Sulla vanità della vita. Dell'amore ordinato che dobbiamo avere per  tutte le cose. Che il nostro cuore deve appartenere sempre alla SS. Trinità. Voglio  vivere dentro la mia anima in modo da contemplare sempre Dio in essa. Vi   sono   tre   stati   d'animo:   1)   quando   si   è   in   peccato   mortale,   si   è   attratti   dalla  sensualità   e   si   vive   in   essa;   2)   quando   si   è   in   grazia,   si   sente   pace,   consolazioni  interiori   e   desideri   di   essere   buona;   3)   quando   l'anima   non   sente   nessuna  consolazione   interiore,   ma   sente   gli   impulsi   della   grazia,   li   segue   e   resiste   alla  natura. È lo stato migliore perché viviamo nell'umiltà. Quarta   Meditazione.   ­  La   Maddalena  pentita.  Signore, come sei  grande  nella  tua  misericordia,   mi  prostro ai  tuoi  piedi e li lavo con  il pianto. Si, Gesù  adorato, ho  peccato,  ma tu mi hai salvato.  Vengo ad umiliarmi davanti al tuo ministro che ti   rappresenta. Sì, Gesù, tu che hai perdonato la Maddalena, perdona una peccatrice  più   grande   di   lei.   Io   ti   ho   amato   tutta   la   vita   e   spero   di   amarti   fino   alla   fine.  Perdonami,   Gesù,   non   sapevo   cosa   facevo   quando   ti   offendevo.   Sì,   Gesù,   morire  piuttosto che offenderti.


Come la Maddalena voglio ritirarmi a servirti per stare sempre vicino a Te. Non amo  altri   che   Te.   Voglio   unirmi   a   Te   per   sempre,   perché   la   felicità   consiste   solo  nell'amarti. Quinta Meditazione. ­ Parabola di un re che invita i suoi sudditi a conquistare una  terra infedele. Gesù ci invita alla conquista del regno del suo Sacro Cuore. Per questo  dobbiamo: 1) Riformare noi stessi. Essere disposti a tutte le sofferenze per godere poi  con Lui nel cielo. 2) Sceglie per me tutti questi doni. Non dovrò riceverli con gioia dal  momento che Egli mi creò preferendomi a tante anime, che mi conserva in vita, che  mi ha liberato dall'inferno e più ancora, che ha sofferto durante trentatré anni ogni  sorta di travagli ed infine che morì sulla croce come il più infame degli uomini, fra  due ladroni, ritenuto un malfattore, stregone, traditore, pazzo e bestemmiatore? E  non desidererò soffrire nulla per suo amore! Io che sono "un nulla criminale", mentre  Egli   soffre   essendo   Dio   ed   avendo   diritto   ad   essere   adorato   e   servito   dalle   sue  creature.   O   Gesù,   eccomi   prostrata   davanti   alla   tua   divina   Maestà,   piena   di  confusione e vergogna nel vedere la mia piccolezza e miseria e i miei molti peccati.  Fino a quando, Gesù avrai pietà di questa peccatrice? Fin d'ora mi pongo tra le tue  mani divine. Fa di me ciò che vuoi! Si, sono disposta ad essere umiliata per castigare  il mio orgoglio. Voglio, sposo adorato, vivere nascosta, sparire in te, non avere altra  vita che la tua, non occuparmi se non di te. Ed ora che sono purificata voglio che la  SS. Trinità venga ad abitare nella mia anima per adorarla e vivere costantemente  alla sua presenza. Ed infine ti dico che faccio voto in presenza della SS. Trinità, della  Santissima Vergine, di San Giuseppe, dei Santi e angeli del cielo, di non avere altro  sposo che Gesù, unico amore della mia anima'. J.MJ. Risoluzioni A.M.D.G. Maria, Madre mia, benedicimi 1) Farò l'esame particolare. 2)   Praticherò   il  terzo  grado  di   umiltà  che consiste  nel cercare  disprezzi, disonori,  umiliazioni con gioia e per amore di Gesù Cristo, considerandomi indegna di soffrire  qualcosa per Lui. 3) Mi rialzerò e mi imporrò una mortificazione, se me lo permettono, ogni volta che  cadrò. Gesù mio, ora ho visto che tutto ciò che è del mondo è vanità; che una sola cosa  è necessaria: amarti e servirti con fedeltà, assomigliarmi in tutto a Te. In questo  consisterà la mia ambizione. Con Te voglio accettare tutti gli affronti con gioia. E se  per debolezza cado, Gesù, Ti guarderò mentre sali al calvario e con il Tuo aiuto mi  rialzerò. Non permettere che ti offenda neppure lievemente. Preferisco mille morti  piuttosto che darti la più leggera pena. Madre, giglio tra le spine, insegnami la via del calvario. Conducimi per mano per  quel sentiero. San Giuseppe, custode delle vergini, custodiscimi.


ANNO 1917 La meditazione, specchio dell'anima 1 gennaio. ­ Un anno di più verso la patria. Quanti benefici ricevuti e quante grazie  sprecate in questo anno che è passato. E questo che viene, nel suo misterioso manto  forse avrà avvolte afflizioni e felicità di ogni tipo. Appoggiamoci alla Croce; essa  è  immutabile. Né i secoli, né le tempeste l'hanno spezzata. Spes unica. 2 gennaio. ­ Mi sento in pena, mi sanguina il cuore. Se potessi darei mille vite per lui,  tutte le sofferenze, Dio mio, mandamele e dammi grazia per sopportarle, purché egli  si converta. Gesù, voglio accompagnarti nell'orto della tua agonia. Voglio consolarti e dire con te:  "Signore, se possibile, passi da me questo calice amaro, ma non la mia, bensì la tua  volontà si compia". 9   gennaio.   ­   Tutti   i   giorni   faccio   la   meditazione   e   vedo   che   grande   aiuto   è   per  santificarsi. È lo specchio dell'anima. Quanto ci si conosce in essa! Gesù mi ha fatto capire che per raggiungere la perfezione è necessario: 1). L'amore alla preghiera. 2). Il distacco completo da se stessa, cioè l'oblio di sé che si raggiunge unendosi a  Gesù tanto da formare con Lui una persona sola e scegliendo sempre ciò che piace a  Gesù, cioè umiliazioni, sofferenze, ecc. ed anche la carità verso il prossimo. 3). Perfetta consegna di se stessa, cioè, dare a Dio la volontà. Ho   letto   nella   vita   di   Santa   Teresa   che   questa   Santa   raccomanda   a   coloro   che  incominciano a fare orazione di immaginarsi l'anima come un orto pieno di alberi ed  erbacce e tutto molto secco. Allora, incominciando a praticare l'orazione, il Signore vi  pianta begli alberi, dei quali noi dobbiamo avere cura perché non si secchino. Per  questo sempre quelli che incominciano devono attingere acqua dal pozzo e ciò costa, e  queste sono le difficoltà nelle quali si imbatte chi incomincia l'orazione. Per me la mia difficoltà è il rispetto umano che mi vedano meditare e mi chiamino  "bigotta". Altre volte non riesco ad udire la voce del Signore e questo fa sì che mi  allontani. Ma ora sono decisa, costi ciò che costi, a farla tutti i giorni. Tutti i giorni  scriverò le risoluzioni che prendo. 24 gennaio. ­ Obbedienza perfetta. Obbedire, tenendo presente che sottometto la mia  volontà a Dio. La mia obbedienza deve essere spirituale. 25 gennaio. ­ Oggi ho promesso a Gesù di compiere la Sua divina volontà accettando  con gioia ciò che Lui mi manda. La sposa deve unire la sua volontà a quella dello  sposo e sottomettersi a Lui. A maggior ragione io, che sono sua schiava e che per un  grande favore mi ha reso figlia, sorella e sposa. Come mi trovo cattiva e peccatrice!


Lourdes ­ Maria, Madre piena di dolcezza 12 febbraio. ­ L'altro ieri e ieri siamo state a Lourdes. Lourdes! Questa sola parola  basta a far vibrare le corde più sensibili del cristiano, del cattolico. Lourdes! Chi non  si sente commosso nel pronunciarla! Significa un cielo nell'esilio. Porta avvolto nel  suo manto di mistero tutto ciò che di grande è capace di sentire il cuore cattolico. Questo nome richiama i ricordi del passato e commuove le sensazioni intime della  nostra anima. Racchiude gioia, pace sovrumana, dove il pellegrino, stanco del faticoso  cammino della vita, può riposare; può senza preoccupazioni, lasciare il suo bagaglio  di   miserie   umane,   aprire   il   seno   per   raccogliere   l'acqua   della   consolazione   e   del  sollievo. Lì le lacrime del povero e del ricco si confondono, lì si trova una Madre che li  guarda   e   sorride.   E   quello   sguardo   e   sorriso   celesti,   fanno   sgorgare   dal   petto  singhiozzi di felicità, che il cuore non può frenare, lo fanno sperare, amare ciò che non  perisce ed è divino. Sì, sei tu Madre, la celeste Vergine Maria che ci guida. Tu hai lasciato cadere dalle  tue mani materne raggi di cielo. Non credevo che esistesse la felicità sulla terra, ma  ieri   il   mio   cuore   assetato   di   essa   la   trovò.   La   mia   anima'   estasiata   ai   tuoi   piedi  verginali ti ascoltava. Eri tu che parlavi e il tuo linguaggio di Madre era così tenero,  era di cielo quasi divino. Al vederti così pura, così tenera, così compassionevole, chi non avrà il coraggio di  scoprire   i   suoi   intimi   tormenti?   Chi   non   ti   chiederà   di   essergli   stella   in   questo  burrascoso  mare?  Chi  è  che  piange tra le tue braccia senza ricevere subito i tuoi  immacolati   baci   di   amore   e   di   consolazione?   Se   è   peccatore   le   tue   carezze   lo  inteneriscono, se è tuo fedele devoto, la tua sola presenza accende la fiamma viva  dell'amore divino. Se è povero tu, con la tua mano potente lo soccorri e gli mostri la  vera   patria.   Se   è   ricco,   lo   sostieni   con   il   tuo   conforto   contro   gli   scogli   della   sua  agitatissima vita. Se è afflitto, tu con i tuoi occhi lacrimosi gli mostri la croce e su di  essa il tuo divino Figlio. Chi non trova balsamo alle sue sofferenze nel considerare i   tormenti di Gesù e di Maria? Ed infine il malato trova nel tuo seno materno l'acqua  di salvezza che fai sgorgare con il tuo sorriso incantevole, che lo fa sorridere di amore   e   di   felicità.   Sì,   Maria,   sei   la   Madre   dell'universo   intero.   Il   tuo   cuore   è   pieno   di  dolcezza. Ai tuoi piedi si prostrano con la stessa fiducia il sacerdote come la Vergine  per trovare tra le tue braccia l'Amore delle tue viscere. Il ricco come il povero per  trovare nel tuo cuore il loro cielo. L'afflitto come il felice per trovare sulle tue labbra  il celeste sorriso. Il malato come il sano per avere dalle tue mani dolci carezze. Ed in   fine   il   peccatore   come   me,   trova   in   te   la   Madre   protettrice   che   sotto   i   suoi   piedi  immacolati   ha   schiacciato   la   testa   del   drago,   mentre   nei   tuoi   occhi   scopre   la  misericordia, il perdono e il faro luminoso per non cadere nelle acque fangose del  peccato. Madre, sì, a Lourdes c'era il cielo: c'era Dio sull'altare circondato dagli angeli, e tu  dalla   cavità   della   roccia   gli   presentavi   i   clamori   della   moltitudine   inginocchiata  davanti all'altare; e Gli chiedevi di ascoltare le suppliche del povero esiliato in questa 


valle   di   lacrime,   mentre,   con   i   canti,   ti   offrivano   un   cuore   pieno   di   amore   e   di  gratitudine. Risoluzioni per il 1917 1) Accettare i sacrifici senza mormorare interiormente né abbattermi. 2) Devo eclissarmi. 3) Impegnarsi a procurare la felicità degli altri. 4) Cercherò di rendere la virtù amabile agli altri. 5) Devo dimenticare anche me stessa: a) unendomi a Gesù; b) essere caritatevole con il prossimo; c) non dire la mia opinione se non me la chiedono; d)   soffrire   con   gioia   le   umiliazioni   essendo   amabile   con   le   persone   che   me   le  procurano; e) vivere con Gesù nel fondo della mia anima, che deve essere la sua casetta nella  quale   possa   riposare.   Lì   lo   adorerò   e   Gli   offrirò   le   mortificazioni,   sofferenze   e  umiliazioni. Non è forse il cielo sulla terra vivere con Dio? Vivere in unità di pensieri, in unità di sentimenti, di azioni e così, guardandomi, il  Padre troverà l'immagine del suo Figlio, mi farà sua sposa e le Tre Persone verranno  a dimorare in me. Devo  contemplare  nella   mia   anima  Gesù  crocifisso.  Lo  imiterò  e  riceverò   ai  piedi  della croce il sangue del mio Gesù, che conserverò nella mia anima e che comunicherò  all'anima del mio prossimo, affinché per mezzo del sangue di Cristo siano lavati. Offerta per i peccatori ­ Nuovo direttore Gesù mio, tu conosci l'offerta che ti ho fatto di me stessa per la conversione delle  persone che ti ho nominato. Da oggi non solo ti offro la mia vita, ma anche la mia  morte,   come   ti   piacerà   darmela.   La   riceverò   con   gioia,   sia   nell'abbandono   del  Calvario,   sia   nel   paradiso   di   Nazareth.   Inoltre,   se   vuoi,   dammi   sofferenze,   croce,  umiliazioni. Che sia calpestata per castigare il mio e il loro orgoglio. Come tu vuoi,  Gesù mio, sono tua, fa di me secondo la tua santa volontà. A te, o Maria, che mai hai  lasciato inascoltate le preghiere che ti ho rivolto, come una figlia chiede a sua Madre,  anche nelle tue mani materne pongo quelle anime. Ascoltami. Tutta la vita non ho  cessato   di   pregarti,   Madre,   ascoltami,   ti   prego   per   Gesù   e   per   il   tuo   sposo   San  Giuseppe, che prego di intercedere per questa povera peccatrice. Soffro. Questa parola esprime tutto per me. Felicità! Quando soffro sono sulla croce  del mio Gesù. Che grande felicità è dirgli: Gesù, sposo mio, ricordati che sono tua  sposa, dammi la tua croce.


Aprile 1917. ­ Grazie, mio Dio, perché mi hai dato un Direttore che diriga la  mia anima verso di Te. Mi chiese com'era la mia orazione, se sterile o fatta con devozione. Gli risposi che a  volte   era   con   devozione,   ma   vi   erano   dei   periodi   in   cui   non   potevo   meditare   e  rimanevo tranquilla con Nostro Signore. Ma mi disse che dovevo cercare sempre di  riflettere e solo in ultimo fare nell'altro modo. Di vivere costantemente alla presenza  di Dio nostro Signore dentro la mia anima. Di farlo il più sovente possibile. Di fare  l'esame   particolare   su   questo.   Di   prendere   nota   dei   pensieri   e   affetti   della  meditazione   che   più   mi   muovessero   a   devozione.   Mi   permise   di   mortificarmi,  mortificandomi nel cibo, sacrificando il gusto. Ed anche di pregare un quarto d'ora  con le braccia in croce o tre "Padre Nostro" con le mani sotto le ginocchia. Più tardi mi  darà il permesso di mettere dei cilici. Di essere molto riservata. Di non parlare della  mia   vocazione   se   non   con   la   mamma   o   con   Madre   Izquierdo,   perché   è   come   un  profumo   contenuto   in   una   bottiglietta,   che,   stappata,   evapora.   Di   attirare   le   mie  amiche al servizio di Dio. Ciò che  mi  diede  più  gioia   e  consolazione fu sentirmi dire che avevo la vocazione  Carmelitana.   Mi   chiese   che   virtù   preferivo;   risposi:   l'umiltà.   Dopo   mi   diede   il  permesso di rinnovare il voto di verginità fino all'Assunzione della Vergine Maria. Risoluzione: ho l'anima da salvare; la morte da temere; la vita da santificare. Silenzio. C'è il giubilo. Mi sento piena di Lui. Lo amo. Fedele copia di Gesù? Figlia di Maria Ascensione del Signore al cielo della mia anima. Farò tutte le mie cose in unione con  Lui, per mezzo di Lui e con Lui. Lo consolerò. Voglio essere crocifissa. E Lui mi ha  lasciato i suoi chiodi. Quanto più ci uniamo al Creatore, tanto più ci allontaniamo dalle creature. Gesù  mio, sposo della mia anima, ti amo. Sono tutta tua, Tu sii tutto mio. Domani è il giorno della Trinità. Troverà il Padre la figura di Cristo in me? Quanto  mi manca per assomigliare a Lui! Non ho ancora abbastanza virtù, mi abbatto subito,  eppure sono più umile o mi umilio di più ed ho più fede. Eppure l'altro giorno le  ragazze si comportarono male a tavola e mi spazientii; dopo mi dissero che non ero  energica perché le lasciavo conversare. Risposi che non mi davano retta. Mi arrabbiai  molto   e   quando   vidi   le   ragazze   le   chiamai   antipatiche.   Avrebbe   agito   così   Gesù?  Certamente  no.  Le  avrebbe  riprese e non si sarebbe scusato né avrebbe insultato  come ho fatto io. È certo che mi vinsi molto, ma dopo raccontai la mia rabbia e il  giorno seguente chiesi perdono alle ragazze per umiliarmi. Queste cadute mi servono  per riconoscere che sono ancora molto imperfetta. 15 giugno 1917. ­ Non solo sono sposa di Gesù, ma oggi mi sono unita ancora' di più a  Lui, sono sua sorella. Sono Figlia di Maria. Da oggi, come le principesse che sono  condotte al palazzo del promesso sposo per essere educate come lui, anch'io entrerò 


nella mia anima, casa di Dio, lì mi aspetta la mia Madre e il mio Gesù. Quanto lo  amo! Ieri mi sono confessata. Il Padre mi indicò tre cose necessarie per non spazientirmi: 1) ­ Non manifestare la mia rabbia esteriormente. 2) ­ Essere amabile con la persona che me la causa. 3)   ­   Far   tacere,   soffocare   la   collera   nel   mio   cuore.   Tre   parti   essenziali   della  meditazione: riflessione, colloquio, supplica. Più unita a Gesù ­ Vittorie a caro prezzo 19   giugno.   ­   Oggi   sono   rimasta   unita   a   Nostro   Signore.   Da   quando   ho   questo  crocifisso   vivo   più   unita   a   Lui.   Quanto   lo   amo!   Mi   sono   offerta   a   Lui   per   la  conversione  di quelle persone.  Quanto soffro ai pensare che in  quelle anime c'è il  diavolo e non Dio; che Gesù li chiama e li aspetta nel tabernacolo ed essi rimangono  insensibili, Dio mio, quanto ci ami e come siamo ingrati! Gesù mio, sposo della mia  anima, mi offro a Te. Fa di me ciò che vuoi. Oggi mi sono molto controllata per non andare in collera. Dio mio, tu mi hai aiutato.  Ti ringrazio.   Nel  riordino  e  nelle  ricreazioni sono stata perfetta per loro, ma non  tanto durante le lezioni. Nostro   Signore   mi   ha   detto   che   non   avrebbe   accettato   la   mia   offerta,   ma   che   mi  avrebbe ascoltato e che avrebbe concesso la conversione di quelle anime, ma fra un  po' di tempo. Mi disse di unirmi a Lui crocifisso, che voleva vedermi crocifissa. Ho  sofferto tanto questa mattina, che ho pianto tutta la Messa, ma domani offrirò le mie  lacrime per loro. Ieri la meditazione è stata buona. Ho fatto ciò che il Padre mi aveva indicato. Ho fatto  un fioretto molto grande:  stavo studiando nell'orto e arrivò Rebeca a riferirmi un  messaggio di Madre Julia Rios per lei e per me, ed io, anche se avevo tanta voglia, mi   vinsi e le dissi che non volevo sentire niente, e che andasse via. Tutto il giorno mi  stuzzicò la curiosità, e soltanto a cena, Rebeca mi fece conoscere il messaggio. Ho  offerto questo fioretto, che mi è costato molto, per loro. 20 giugno. ­ Ho mantenuto la mia risoluzione di mortificarmi il più possibile. Non ho  negato nessun fioretto a Nostro Signore. Domani, festa di San Luigi Gonzaga, farò il voto di non commettere nessun peccato  volontario. Gesù mio, aiutami a mantenerlo. La mia meditazione è stata buona. Ho  fatto ciò che il Padre mi ha raccomandato. Gesù mi ha parlato molto questa mattina.  Mi ha appoggiata sul suo cuore e mi ha detto che mi amava. Era così dolce la sua  voce! Lo amo tanto! Sono tutta sua. Mi disse di annotarmi i fioretti che facevo, ma mi  sono dimenticata. Disse anche di imitarlo.


Essere umile ­ Non parlare di me stessa 22 giugno. ­ Propongo di non dire mai io, ne in bene né in male. Vorrei piangere di  riconoscenza   perché   si   è   già   esaudita   una   mia   intenzione:   quel   signore   si   è  riconciliato con la Chiesa. Come sei buono, Gesù mio, quanto ti amo! Vergine Maria,  mi hai ascoltato! Ma ti chiedo ancora di più: la perseveranza ed anche la conversione  dell'altro. Madre, te lo chiedo per Gesù. Oggi ho fatto due grandi atti di umiltà. Quanto mi sono costati, ma la Vergine Maria  mi ha aiutato.   L'altro giorno  durante la ricreazione facevamo dei quadri animati.  Allora dissi loro di rappresentare la Madre Assistente. Non mi ero accorta che era  una mancanza di carità, ma una ragazza me lo fece notare. Allora capii quanto sono  cattiva,   invece   di   dare   il   buon   esempio  incito   le   altre   a   peccare.   Sono   indegna   di  portare la medaglia di Figlia di Maria. Però alla fine chiesi perdono alle ragazze per  il cattivo esempio che avevo dato loro. Lo dirò anche a Madre lzquierdo, perché mi  rimproveri e mi umili il più possibile nella congregazione. Voglio essere umile con  Cristo Crocifisso. Grazie a Dio ho fatto ciò che Gesù mi ha chiesto. Mi sono umiliata per Lui. Anche se  non si può dire che siano umiliazioni perché sono un nulla; più ancora, sono un nulla  criminale. Sono stata attenta a non mettermi in evidenza e per questo a non parlare di me.  Costa abbastanza, ma lo farò per Gesù, per consolarlo. Ieri sera mi disse che soffriva  molto. Si reclinò sul mio cuore e lì pianse, ed io con Lui. Mi disse che una nuova  persecuzione incominciava contro di Lui, che amava tanto gli uomini che non poteva  vivere senza di loro. Tutte le sere invio un bacio, a colui che mi donò l'essere. Sono tanto vicina al suo  altare... Una porta ci separa. Allora lo immagino prigioniero e che vado ad aprire la   sua prigione e che lo conduco nel mio cuore. Oggi ho procurato di fare tutto il bene possibile. Eppure non sono stata abbastanza  silenziosa, perché non debbo parlare neppure per dare dei consigli. Solo Dio non muta ­ Incomprensione Prima in storia Domani è il mio onomastico. Forse sarà l'ultimo che passerò sulla terra. Speriamo sia  così! Prima desideravo con tanto ardore questo giorno! Ora lo detesto. 24 giugno. ­ Oggi ho sofferto molto perché mamma non mi ha dato l'abbraccio fino  alle  dieci   e   mezza,   dopo   molti   altri.  Eppure  ho  provato   una  grande  gioia.  Questa  mattina,   allo  svegliarmi,   la   Vergine, mia Madre, mi  fece gli auguri. Fu  la prima.  Gesù mi disse che Lui non me li faceva, perché tra sposi non si usa. Mi presentò solo i  regali.   Che   fantastico   Gesù!   Ho   sofferto   tutto   il   giorno   perché   desideravo   che   mi 


festeggiassero   di   più,   essendo   il   mio   onomastico.   I   cuori   degli   uomini   amano   un  giorno ed un altro sono indifferenti. Solo Dio non cambia. 25 giugno. ­ Ho saputo una cosa e ora non ne posso più dalla pena. Sarebbe stato  meglio non aver saputo nulla. Dio mio lo offro a te. Sii tu il mio rifugio. Ti prego per  quella persona. 26 giugno ­ Ho avuto pena. Non oso quasi guardare la Madre Izquierdo perché penso  che   mi   crederà   una   bugiarda   Insomma,   cosa   fare?   L'ho   fatto   perché   c'era   un  fondamento.   Avevo   visto   ciò   che   ho   affermato.   Dio   perdona   quella   persona.   Ho  pregato   perché   non   cada   più   in   basso.   Ieri   era   tale   la   mia   pena   che   mi   sono  ammalata.   Durante   la   notte   quasi   agonizzavo,   ma   Gesù   e   la   Madre   mia   mi  consolavano. Soffro tutto per Lui. Ma fu così grande l'impressione nel vedere mancare in questo modo che ho dubitato  della mia vocazione, perché pensai che era tutto una ipocrisia Ma Gesù mi disse che  non dovevo scandalizzarmi, perché uno dei suoi Apostoli era caduto, e che pregassi  per lei. Mi dissero tante cose che credetti di aver perduto tutto. Mi dissero anche cose che  Madre Izquierdo pensava di me. Allora ebbi molta pena, perché per evitare che una  suora desse cattivo esempio io avevo parlato. Infine, si faccia la volontà di Dio. Sono quella che sono davanti a Dio, cosa importano  le creature? 27 giugno. ­ Risulto la prima in storia. Sono felice. Io che non ero mai stata tra i  primi posti, ora la Vergine me li dona. Glieli ho chiesti per far piacere a papà e a  mamma, e soprattutto perché è il mio ultimo anno e voglio lasciare un buon ricordo affinché tutti vedano che, anche se penso di farmi Carmelitana, sono diligente. Mi  ritengo ignorante e se sono tra i più bravi lo devo a Gesù e alla Madre mia. La amo, è  così buona! 28 giugno  ­.  Oggi ho avuto notizie di Madre Julia Rios. Ci mandò i saluti. Voglio  molto bene  a  questa   Madre  che  debbo vincermi per non volerle tanto bene e non  scriverle. Se sapesse quali sacrifici ho dovuto fare per non rubare tempo allo studio!.  Ma infine, Dio lo sa e li ho offerti per le sue intenzione, perché sia esaudita. 29 giugno ­. Oggi, grazie a Dio, alleluia, è stata una giornata perfetta per consolare  Nostro Signore. Non ho parlato per niente. Mi sono vinta abbastanza, anche se mi  sento strana. Ho voglia di piangere, di arrabbiarmi, di parlare e di gridare. È così bello donare... Amor proprio 30 giugno ­. Ieri sera ho pianto vedendolo su quella croce, inchiodato per amor mio.  Che buono è Lui e che ingrata sono stata io. Domani andrò a fare il mio apostolato.  Spero che Nostro Signore e la Madre mia mi concedano un esito felice.


Ho   raccolto   trenta   pesos   il   giorno   del   mio   onomastico,   comprerò   delle   scarpe   per  Juanito e il resto dirò a mamma di tenermelo per darlo ai poveri. È così bello dare a  loro. Ho dato le mie scarpe alla mamma di Juanito. Martedì 3 luglio ­. Ieri siamo uscite. Siamo state con le ragazze. Ci siamo divertite  molto, anche se ero un po' triste perché vedo che a Rebeca fanno degli scherzi e Lucia  esce   con   lei   e   non   con   me.   Mi   piace   che   la   festeggino,   ma   mi   piacerebbe   che   lo  facessero anche con me. Se lodano me io lodo anche lei. Inoltre Luefa invitò dalle  suore, Rebeca e non me. E avevo abbastanza voglia, ma mi sacrificai, perché Gesù me  lo aveva   chiesto.   Suonai  il  piano  perché me lo chiesero. Tutta la pena fu causata  dall'amor proprio che ho. Mi proporrò di ucciderlo radicalmente. Che Gesù e Maria  mi aiutino! Ho parlato con Carmen. Mi raccontò che era stata dalla Madre Superiora e che aveva  parlato della vocazione. Ella teme, e anche se le piacerebbe essere suora perché le  trova molto felici, ha paura. Ho parlato di questo con il Padre. Ha detto che forse era  meglio che vivesse come una religiosa a casa sua. Glielo dirò quando la vedrò. Mercoledì 4. ­ Oggi è stata una giornata perfetta e voglio offrirla per le intenzioni  della   Madre   Julia   Rios.   Ho   sacrificato   la   visita   ai   Santissimo   Sacramento   per  distribuire i libri. Mi costò, ma Gesù sapeva che era impossibile e che lo desideravo. Il Padre mi ha detto di fare la meditazione ai mattino, ma la Vergine Maria non mi  ha svegliato. Domani proverò per l'ultima volta. Madre, perché non mi ascolti? Sei  forse   arrabbiata   con   me?   Tu   sai   che   ti   amo   sempre.   Ascoltami   e   svegliami.   Mi  dimentico la risoluzione della meditazione. Non so come fare. Sono molto orgogliosa ­ Un po' in collera Giovedì 5 luglio. ­ Non ho niente da dire oggi. Non sono stata perfetta. Durante la  lezione di Francese ho parlato. Eppure mi sono vinta abbastanza. Domani farò un  giorno di ritiro. Ne ho tanto bisogno. Mi unisco a Nostro Signore ma non lo imito.  Sono ancora molto orgogliosa. Mi propongo di abbattere i germi dell'amor proprio  fino all'ultimo. Non so su che cosa possa fondarsi perché sono un nulla criminale". Mi  piace che le creature mi stimino ma a che servirà se non mi stima Dio? Primo venerdì. ­ Oggi ho cercato di fare ritiro, anche se non mi sembra. Eppure ho  ricavato profitto dalla meditazione, ho meditato su Dio e quando penso a Lui rimango  immersa nell'amore. Vedo la sua grandezza infinita e la mia estrema miseria, vedo  ciò che è il peccato e il grande amore di Dio. Inoltre ho conversato con Gesù e mi ha  fatto capire il nulla dei giudizi umani. Un giorno ti credono buona, domani vedono un  difetto   e   immediatamente   ti   trovano   cattiva.  E  poi   a   che   serve   che   le   creature   ti  amino e ti riempiano di onori, se Dio l'Essere infinito, ti disprezza? Oggi   ho   fatto   il   voto   di   non   commettere   peccati   volontari   e   grazie   a   Dio   l'ho  mantenuto.   Hanno   predicato   così   bene...   Sembra   che   Gesù   l'abbia   scelto   per   me.  Parlò dell'imitazione di Gesù: "Imparate da me che sono mite ed umile di cuore e 


troverete  pace   .   Anche   se  si  soffrono  persecuzioni,  ecc.,  se  imitiamo  Gesù  avremo  pace. Anche gli uccelli, come il condor, hanno ali e piume pesanti, eppure si alzano a  grande altezza anche se piove, ecc.., così l'anima mia stende le sue ali e si innalza:  queste ali sono l'amore di Dio... Oggi ho fatto l'apostolato. Ho dato un buon consiglio, Gesù me lo ha ispirato. Ho fatto  mangiare la minestra a tre ragazze, facendo fare loro un fioretto per Gesù. E poi  siamo andate a visitare una bambina ammalata. Così abbiamo avuto l'occasione di  fare   un   atto   di   carità.   Gesù,   quando   sarò   vicina   a   Te?   Ti   amo!   Desidero   unirmi  eternamente a Te. Sabato 7. ­ Ho pena. Non ne posso più. Gesù mio mi unisco a Te. Si faccia come tu  vuoi e non la mia volontà. Oggi ho chiesto a Rebeca di domandare perdono e tutto è  stato inutile. Glielo ho chiesto per amore della Vergine Maria e non mi ha ascoltato.  Tutto perso. Dopo mi ha detto che non ha voluto solo perché gliel'ho chiesto io, che le  sue cose non dovevano importarmi. Ciò nonostante ho offerto per il suo perdono i  dolci di tutta la settimana. 9 luglio. Le ragazze mi hanno fatto tanfi scherzi in classe che piangevo. Inoltre avevo  un tale mal di testa e di schiena che non sapevo ciò che mi accadeva. Non risposi,  perché non volevo mancare ai silenzio. L'ho offerto per Gesù. Ma poi, in ricreazione,  dissi   loro   che   esageravano   e   che   non   scherzassero   così.   Allora   mi   misi   un   po'   in  collera, ma dopo ci siamo comportate bene e alla sera mi mandarono un'immagine.  Mi costa molto accettare gli scherzi. Mi fanno rabbia, e le ragazze mi dicono che ho  un   buon   carattere   e   che,   proprio   perché   non   mi   arrabbio   continuano   a   farmi   gli  scherzi. Sento che ogni giorno mi vogliono più bene ed è perché do loro buon esempio. A letto ­ Sottomessa alla volontà di Dio Lettura di Sr. Elisabetta della Trinità 10 luglio. ­ Sono a letto influenzata. Non ho parlato abbastanza con Gesù. Lo sento  all'interno   dell'anima.   Questa   mattina   avevo   fame   di   Gesù,   perché   non   ho   potuto  accostarmi   alla   comunione   Da   quando   sono   venuta   da   Chacabuco   non   c'è   che   un  giorno solo che non mi sono comunicata. Sono cento quarantanove comunioni. 13 luglio. ­ Oggi ho compiuto diciassette anni; un anno in meno di vita. Un anno in  meno di distanza dalla morte, dall'unione eterna con Dio. Un anno solo per giungere  al porto del Carmelo. Oh, Carmelo! Quando mi aprirai le tue sacre porte? Quante  grazie mi ha concesso il Signore e come lo ripago male. Mio Gesù, perdonami le mie  ingratitudini. 15 luglio. ­ Ieri ho sofferto abbastanza. Mi applicarono dei rimedi che mi causavano  molto   dolore,   ma   non   mi   lamentai.   Ero   felice   perché   soffrivo;   sentivo   che   nella  schiena mi affondavano degli spi¾ li, ma mi ricordavo del mio Gesù, quando veniva  flagellato. Ed ero molto felice senza manifestare il mio dolore. Eppure l'ultima volta 


non parlavo quasi. Dopo andai a letto, allora mi chiesero se avevo male. Ma dissi che  avevo sonno. Non mentivo, perché era vero. Rebeca mi ha detto che avrei perso dei punti che mi avrebbero superato e che avrei  perso il po sto. Al principio ne ho avuto pena. Però dopo pensai che la Vergine mi  aveva concesso i punti e i premi e che adesso era volontà di Dio che mi ammalassi.  Sarebbe stata più contenta la Madre mia vedendomi rassegnata. Perciò fui contenta  e mi dissi che quella era la volontà di Dio. Anche perché ho chiesto alla Vergine il  premio e spero con certezza che me lo darà. E se no, mi darà il premio eterno, perché  lo   faccio   per   compiere   il   mio   dovere.   Oggi   mi   mostrerò   allegra   quando   mi  applicheranno i rimedi. Per Gesù! Leggo Elisabetta della Trinità. Mi incanta. La sua anima assomiglia alla mia. Poiché  essa è stata una santa, la imiterò e sarò santa. Voglio vivere con Gesù nell'intimo  della mia anima. Voglio difenderlo dai suoi nemici. Voglio vivere una vita di cielo ­  come diceva Elisabetta ­ essendo una lode di gloria: 1°   Vivendo   una   vita   divina.   Amando   Dio   con   amore   puro.   Dandomi   a   Lui   senza  riserve. Vivendo in un intima comunione con lo Sposo della mia anima. 2° Compiendo in tutto la volontà di Dio. Come? Compiendo ad ogni istante, con gioia,  il   mio   dovere.   Niente   mi   deve   turbare.   Tutto  deve   essere  pace   come   è   quella   che  inonda gli angeli in cielo. 3° Vivendo nel silenzio, perché così lo Spirito Santo trarrà suoni armoniosi e il Padre  con lo Spirito Santo formerà in me l’immagine del Verbo. 4° Soffrendo, poiché Cristo ha sofferto tutta la vita e fu lode di gloria del Padre suo.  Soffrirò con gioia per i miei peccati e per i peccatori. 5°   Vivendo   una   vita   di   fede.   Guardando   tutto   dal   punto   di   vista   soprannaturale.  Riflettendo Cristo come in un cristallo nelle nostre azioni. 6° Vivendo in un continuo rendimento di grazie: che i nostri pensieri, desideri e atti  siano una perpetua azione di grazie. 7° Vivendo in una continua adorazione, come gli angeli, ripetendo: Sanctus, sanctus  ecc. E poiché non possiamo stare continuamente in orazione, almeno prima di ogni  esercizio rinnovare l'intenzione e così saremo una lode di gloria e vivremo una vita di  cielo. Anzi, dobbiamo infiammarci maggiormente di zelo per la gloria divina. "Andiamo nella solitudine" (Ritiro del 1917) 8 agosto.  ­  Oggi entro in  ritiro.  Odo la voce di Gesù che mi dice: "Andiamo nella  solitudine". “La porterò nella solitudine e là parlerò al suo cuore”. Mi ritiro con Lui  nell'intimo della mia anima e lì, come in un'altra Nazareth, vivrò in sua compagnia,  con la mia Madre e San Giuseppe. Gesù mi ha detto che farà un controllo nella sua  casetta per vedere ciò che manca per purificarla.


Quanto grande mi considero dopo aver visto la mia origine: Dio stesso! E il mio fine:  un Dio infinito! Ma c'è un punto tra l'origine e la fine ed  è la vita. Cosa devo fare  dunque mentre vivo? Servire, onorare, amare e glorificare il mio Creatore. E come?  Qui è in gioco la mia volontà. Se sono generosa mi darò totalmente a Gesù, che ha  dato tutto per me. Le creature, tutto quanto possiedo, me le ha date Dio. Perciò devo  usare di esse  come se non  mi  appartenessero. In tutto, dunque, devo compiere la  volontà di Dio, del mio Creatore, del mio Salvatore, del mio Tutto. Gli appartengo. Che cosa sono tutte le cose, se non vanità? Tutto passa, tutto muore. Perciò, perché  attaccarmi a cose transitorie che non mi portano a Dio che è il mio fine? Dio, non so  come ripagarti per tanti benefici che mi concedi. Signore, d'ora in poi voglio esserti  fedele. Giacché mi sono data a Te, voglio darmi completamente. Fin d'ora incomincio  a non guardare se non Te, perché tu sei l'unico essere sovrano. Voglio che tutte le mie  azioni siano secondo la Tua volontà. Non mi importa ormai la povertà, i disprezzi,  perché ciò mi porta a Te. Voglio essere indifferente a tutto, meno che a Dio e alla mia  anima. Come mi vedo ingrata verso il mio Dio! Ho confusione e vergogna per i tanti peccati  che ho commesso. Perdono, mio Dio! Quanto ti ho offeso e quanto sei buono. Tu che  non mi hai condannato. Io fin d'ora odio il peccato perché mi allontana da Te. Mi  rende oggetto di orrore ai Tuoi occhi. Signore, perdono! Fin d'ora voglio essere santa.  E pensare che il germe di tutti i peccati  è la superbia e questa è la mia passione  dominate... Che sono io, Signore, se non miseria, "un nulla criminale?". Che cosa ho  io,   Signore,   che   non   mi   sia   stato   dato   da   Te?   Signore,   voglio   essere   umiliata,  disprezzata,   aborrita,   per   avvicinarmi   di   più   a   Te,   per   non   amare   che   Te.   Voglio  soffrire per riparare i miei peccati. Perdono, Signore, abbi pietà di me! Ho compreso che ciò che più mi allontana da Dio è il mio orgoglio. Da oggi voglio e mi  propongo di essere umile. Senza l'umiltà le altre virtù sono ipocrisia. Senza di essa le  grazie ricevute da Dio sono danno e rovina. L'umiltà ci procura la somiglianza di  Cristo, la  pace dell'anima, la  santità e l'unione intima con Dio. Due sono i mezzi  necessari per raggiungerla: 1° la considerazione dei motivi che abbiamo per umiliarci; 2° la pratica frequente di atti di umiliazione. I gradi principali sono questi: 1° ­ Sentire bassamente di sé e trattare delle cose proprie come si suole fare con  quello che si disprezza. 2° ­ Il vero umile non vuole essere stimato. Nulla di grande sente o dice di sé, anzi, si  reputa l'ultimo di tutti. Se gli altri lo trattano così, egli lo sopporta in silenzio. 3° ­ Desiderare che lo facciano e cercare con cura queste occasioni. 4° ­ Se condannassero il nostro parere o la nostra intenzione, rallegrarsi e ringraziare  Dio per questo.


Io pratico a volte i primi due. L'umiltà deve essere volontaria, deve essere sincera,  deve essere prudente, cioè sapere quando si deve esercitare. Gesù mite e umile di  cuore, fate il mio cuore simile al vostro. Gesù, sono confusa e spaventata. Vorrei annientarmi alla tua presenza. Tanti peccati  con i quali ti ho offeso! Mio Dio, perdonami! Mi vedo come un abisso oscuro dal quale  esce un fetore insopportabile. Sì, mio Gesù, che pena ho per averti offeso, per aver  deturpato la mia anima, per aver sfigurato in essa la tua divina immagine! Forse  sono stata non una, ma mille volte, oggetto di orrore ai tuoi occhi. Signore, perdono!  Vorrei morire anziché aver peccato. Io una creatura che quasi non si vede. Sono un  nulla, più ancora, sono "un nulla criminale" che mi rivolto contro il mio Creatore,  quell'Essere che è la sapienza stessa, il potere stesso, che è la stessa bontà, che non  ha fatto altro che colmarmi di benefici e mi conserva in vita. Signore, Padre mio,  Sposo mio, perdonami le mie cattiverie, le mie ingratitudini! Signore, d'ora in poi  voglio essere santa. Come sono differenti le cose guardate alla luce della morte. Appaiono in tutta la loro  realtà e allora l'anima esclama: “Vanità delle vanità, tutto è vanità”. Tutto è niente.  Tutto ciò che il mondo stima non vale nulla, Gesù Cristo lo disprezza. Adesso voglio  essere povera perché le ricchezze, il denaro, i vestiti, le comodità, i buoni cibi, a che  cosa mi serviranno sul mio letto di morte? Di turbamento, nulla più. A che serve un  gran  nome,   gli  applausi,  gli  onori,   l'adulazione e la stima delle creature? Nell'ora  della morte tutto scompare con questo corpo che diventa presto vaso di putredine e di  corruzione. Tu  Gesù,   la   Sapienza   infinita,   hai disprezzato tutto  questo.  Dunque la tua sposa  ingrata vuole, con il tuo aiuto, disprezzarlo. O Maria, Madre mia, dammi l'umiltà,  dammi la vera sapienza! Non lascerò passare neppure un giorno senza ricordarmi  della morte e della vanità delle cose umane. Il mio cuore, Gesù, deve amare solo Te. Che spavento sarà per l'anima vedere l'enormità delle sue mancanze, vedere tutta la  sua vita, vedere che ha sfigurato l'immagine del suo Creatore! Che confusione avrà  quando Gesù Cristo si presenterà ad essa! Che orrore, Gesù mio, abbi pietà di me!  Ricordati, Gesù mio, che tutta la vita ho desiderato essere tua. Non so perché non  credo che le anime che hanno preso e scelto Gesù come padrone del proprio cuore  siano respinte. Uno sposo ha compassione della sua sposa. Madre mia, Spes Unica,  quando comparirò davanti al mio giudice, digli che sono la tua figlioletta! L'inferno mi gela. Ma c'è solo una cosa che mi causa più orrore di tutto ed è ciò che  disse Santa Teresa: "I dannati non ameranno". Come soffrirà allora il cuore umano,  poiché Dio lo creò per Lui. Odiare Dio è il maggior supplizio. Gesù, ho appena visto  che cos'è l'inferno, è terribile. Ma ti assicuro che preferirei stare lì per un'eternità  purché un'anima, anche miserabile come la mia, ti amasse. Si, Madre, ripetilo a Gesù  ad ogni battito del mio cuore, anche se so che non sarebbe più un inferno ma un cielo,  perché l'amore è cielo.


Gesù, ho dissipato i tesori di grazie di cui mi hai colmata. Sono stata ingrata. Ti ho  abbandonato. Ho peccato, Padre, contro di Te. Perdono, Gesù, sono indegna dei tuoi  sguardi celesti. Non voglio che tu mi guardi, ma dammi solo un rifugio nel tuo cuore  divino, lì voglio vivere, purificandomi con il tuo fuoco consumante. Maria, ho disprezzato il tuo Figlio per accontentarmi, per divertirmi. Perdono! Da  oggi voglio che la mia intelligenza non conosca che Lui, che la mia volontà si inclini  solo a Lui, che il mio cuore e tutto il mio essere non appartengano che a Lui. Il predicatore parlò sulla tua imitazione, Gesù mio. Tu crescevi in grazia davanti a  Dio   e   agli   uomini.   Eri   obbediente,   lavoratore.   Madre,   insegnami   a   imitare   il   mio  Sposo divino. Lei non ha commesso nessun peccato mortale Voglio servire gli altri, essere santa Ho   confessato   i   peccati   di   tutta   la   mia   vita.   Che   confusione   nel   vedermi   così  peccatrice! Ho quasi creduto che sarei morta di dolore. Quando mi preparavo non  sapevo che cosa mi succedeva: vedevo nella mia povera anima peccati mortali tanto  grandi che inorridivo. Eppure tutti i giorni della mia vita ho recitato alla Madre mia  tre  Ave  Maria   perché   mi  liberasse  da tale  disgrazia, ché  preferirei  prima  morire.  Nonostante ciò ho offerto il sacrificio di non chiedere al Padre se avevo commesso dei  peccati mortali e, quale non è stata la mia gioia, nell'udire il Padre che mi diceva:  'Lei,   per   grazia   di   Dio,   non   ha   avuto   la   disgrazia   di   commettere   nessun   peccato  mortale. Lei si è esposta, e Dio con Amore l'ha preservata. Lo ringrazi di cuore. E  quando non si è persa l'innocenza battesimale, il voto di consacrarsi a Dio non è di  castità, ma di verginità. Gli offra, quindi, la sua verginità". Io   rimasi   muta.   Come   esprimere   ciò   che   passò   nella   mia   anima?   In   quell'istante  sentivo amore e quell'amore era puro, verginale. Che grande è la misericordia del mio  Gesù verso questa sua miserabile sposa! Quanti ringraziamenti alla Madre mia! 14 agosto. ­ Sento tristezza e abbattimento. Cerco di reprimerla. D'altra parte sono  contenta   perché   mi   hanno   incaricata   di   sorvegliare   un   gruppo   della   ricreazione:  quello   delle   più   piccole.   Sono   felice   perché   è   una   prova   di   fiducia   da   parte   della  Reverenda Madre. Ho sentito un po' di vanità, ma l'ho respinta e lo dissi a Gesù  chiedendogli cosa dovevo fare per non sentirla. Allora mi disse che Lui mi dava la sua  grazia perché fossi buona e non apparissi cattiva come lo sono in realtà. Oggi ho  avuto   fervore   e   soprattutto   molto   amore.   Quando   mi   avvicinai   per   comunicarmi,  arrivai a piangere. Quanto è buono Gesù! Lo amo. Sento che i miei propositi sono difficili da mantenere, ma Gesù mi ha incoraggiata  ponendomi davanti agli occhi il suo volto disprezzato, umiliato. Gli chiedo di darmi  forza.


Da oggi voglio essere sempre l'ultima in tutto. Occupare l'ultimo posto, servire gli  altri, sacrificarmi sempre e in tutto per unirmi a Colui che si fece servo essendo Dio,  perché ci amava. Non mi discolperò mai, anche se l'accusa è ingiusta. Farò tutte le cose il meglio che  potrò per piacere non alle creature, ma a Dio. Amerò le creature attraverso Dio, in  Dio e per Dio. Vivrò costantemente in questo spirito di fede. Non lascerò sfuggire  nessuna   occasione   per   umiliarmi   e   per   mortificarmi.   Compirò   ad   ogni   istante   la  volontà di Dio. Credo che la santità sta nell'amore. Voglio essere santa, perciò mi  abbandonerò all'amore, poiché questo purifica, serve per espiare. Chi ama non ha  altra volontà che quella dell'amato, perciò voglio fare la volontà di Gesù. Chi ama si  sacrifica,   voglio   sacrificarmi   in   tutto.   Non   voglio   concedermi   nessun   gusto.  Voglio  immolarmi   costantemente   per   assomigliare   a   Colui   che   soffre   per   me   e   mi   ama.  L'amore obbedisce senza replicare. L'amore è fedele. L'amore non vacilla. L'amore è  vincolo d'unione tra due anime. Per mezzo dell'amore mi fonderò con Gesù. Non ho scritto nulla sulle mie relazioni con il Carmelo. Chela Montes è andata a Los  Andes e ha fatto vedere i quaderni dove le avevo scritto. Allora le chiesero molte cose  di me.  E  Teresita,   sua   sorella,   le  disse che mi aveva preso in  braccio  quando ero  piccola.  La Madre Angelica  mi  mandò un Sacro Cuore e mi fece dire di scriverle.  Perciò le scriverò. 15 agosto. ­ Oggi, giorno dell'Assunzione, ho chiesto alla Madre mia di darmi il suo  cuore. Con quel tesoro avrò tutto. Perché in esso si trova Gesù e tutte le virtù. Ho  inventato un altro modo per mortificarmi prima di addormentarmi: mettendomi in  punta di piedi ed appoggiandomi sulle dita, mi fa abbastanza male. Non mi lascio  sfuggire neppure un fioretto per Gesù. Voglio essere povera Domani sarò più fedele Mi piacciono le Carmelitane Giovedì 16. ­ Gesù mio, perdonami. Sono tanto orgogliosa che non so accettare con  umiltà la più leggera umiliazione. Gesù, insegnami l'umiltà e mandami umiliazioni,  anche se non sono degna di esse. Gesù, voglio essere povera, umile, obbediente, pura,  come la Madre mia e come Te, Gesù. Fa della tua casetta un palazzo, un cielo. Anelo  vivere adorandoti come gli angeli, sentire il mio nulla alla tua presenza. Sono tanto  imperfetta. Voglio essere povera come Te e poiché non posso esserlo, voglio non amare  affatto le ricchezze, ecc. Lunedì 20. ­ Dio mio, perché mi hai abbandonato? Gesù mio, forse sono stata ingrata  con Te. Mi sento insensibile, fredda come un marmo, senza poter meditare e neppure  comunicarmi   con   devozione.   Gesù   mio,   ti   offro   questo   per   i   miei   peccati   e   per   i  peccatori, per il Santo Padre e i Sacerdoti. Mi unisco al tuo abbandono sul Calvario.


Martedì 21. ­ Oggi sono stata più unita al mio Gesù. Lo amo. Questa mattina ha  toccato il mio cuore e  mi  ha  risuscitato  dal  mio  letargo. Lo amo! Mi ha chiesto tre cose: 1)  che  mantenessi il silenzio. 2)   Che   vivessi   con   spirito   di   fede.   3)   che   lo   ringraziassi   per   la   Comunione   nella  mattinata e che nel pomeriggio mi preparassi all'altra. La prima cosa l'ho compiuta.  Perdono, Gesù, domani sarò più fedele. Mercoledì 22.­ Se Gesù non mi aiutasse nelle mie risoluzioni, le getterei tutte in un  abisso per non ricordarmi più di esse. Ma spero in Colui che mi dà forza. Vedremo se  domani sarò migliore di oggi, perché quando esco mi distraggo di più, non mi raccolgo  tanto. Ho ricevuto una lettera da Padre Colom. Mi parla della scelta del Monastero. Cosa  fare? Non so cosa fare, veramente. D'altra parte mi dicono di non pensarci perché  manca  molto.   Mi   manca   soltanto   un   anno  perché   voglio  farmi  religiosa  a  diciotto  anni. Giovedì 23.­ Gesù mi ha detto di obbedire al mio confessore, di mettermi nelle sue  mani divine, di non preoccuparmi di nulla, perché Lui mi ha già detto dove andrò. Ho  esaminato ciò che mi attira al Carmelo e la cosa principale è perché lì vivrò già come  in Cielo, perché non mi separerò neppure un istante da Dio. Lo loderò e canterò le  sue misericordie costantemente senza occuparmi per nulla del mondo. Inoltre i rigori  della   penitenza   mi   attirano, perché   sento   desiderio   di   martirizzare   il   mio   corpo.  Spezzarlo con i flagelli, non accontentandolo in niente per mortificarlo di tutte le  volte   che   l'ho   accontentato   facendogli   piacere,   rifiutandolo   alla   mia   anima.   Mi  piacciono le Carmelitane perché sono tanto semplici, tanto allegre e Gesù deve essere  stato così. Ma ho visto che la vita Carmelitana consiste nel soffrire, amare e pregare.  Quando   le   consolazioni   nella   preghiera   mi   saranno   negate,   cosa   sarà   di   me?   Ho  tremato. Ma Gesù mi ha detto: Credi che ti abbandonerò? Venerdì   24.   ­   Voglio   lasciare   scritto   un   fatto   che   mi   è   accaduto,   perché   anche   se  piccolo,   è   servito   per   umiliarmi.   Eravamo   all'istruzione   quando   un'ape   o   un'altra  bestia più grande si è avvicinata a me. Senza sapere come, ho fatto un salto e mi sono  gettata fuori dalla sala, ma dopo ho avuto vergogna per non aver saputo vincermi, ma  poi ho offerto l'umiliazione a Dio e sono rientrata. Allora, Madre Izquierdo, mi ha  guardato   tanto   fissamente   e   profondamente   che   avrei   voluto   che   la   terra   mi  inghiottisse, come per ricordarmi la mia poca vigilanza sulle mie inclinazioni. Come  mi sono vista piccola e miserabile! Ero sola, Gesù mi aveva lasciato e io, senza Gesù,  cosa sono se non miseria? Dopo andai a domandare perdono alla Madre. Confesso che  mi costò, ma mi rivolsi alla Madre mia ed Ella, come sempre, mi aiutò. La Madre  Izquierdo   mi   scusò   subito.   Credo   che   avrei   preferito   che   mi   avesse   rimproverata.  Allora mi sono ricordata di Gesù, della sua misericordia, quando guardò Pietro e lo  intenerì con il  suo sguardo.  Ringrazio il Signore per questo fatto, perché non l'ho  offeso, ma è servito per umiliarmi.


Venerdì   sono   andata   a   confessarmi.   Il   Padre   mi   disse   di   non   inquietarmi   per   le  distrazioni, perché servivano per umiliarmi. Mi disse che quando ero in dubbio su  una cosa scegliessi la soluzione intermedia. Sabato 25. ­ Quanto amo la mia Madre! Quanto Essa mi ama! Oggi è la festa del suo  Cuore Immacolato. Come hanno parlato teneramente di Lei nella predica; ho persino  pianto, dopo, tanto la amavo. Sono triste. Non so che cosa ho. Come mi costa abituarmi a mettermi sempre per  ultima, in tutto. Gesù mi ha detto che lui stava sempre all'ultimo posto. Sfinita ­ Ammalata Le sofferenze non mancano Quando mi comunico, sono coraggiosa Ho bisogno di Gesù Lunedì 27 ­ Non so che cosa ho perché ad ogni istante sento nausea. Oggi varie volte  ho dovuto mettere tutta la mia volontà per non lasciarmi prendere dalla tristezza.  Ieri ho preso questo proposito nella meditazione: mostrarmi allegra tutto il giorno.  L'ho mantenuto. A volte mi sentivo in modo tale che quasi non potevo muovermi per  lo sfinimento di animo in cui mi trovo. Credo che sia la debolezza che ho: un mal di  testa continuo a cui si aggiunge il dolore alla schiena. Non so più come sto, ma sono  felice perché soffro e soffro con Gesù per consolarlo e per riparare i miei peccati e  quelli   di   tutti   gli   uomini.   E   una   tristezza   morale,   ma   dirò   con   il   salmista:   "Sono  circondato dai miei nemici, ma confido nel Signore che li annienterà." 28 agosto. ­ Mi sento peggio ogni giorno. Non ho coraggio per niente, ma insomma, è  la volontà di Dio. Si faccia come vuole Lui. Madre, ho messo tutto nelle tue mani.  Perché mi hai abbandonato? Fa che sappia molto bene le mie lezioni e i miei compiti. Madre, fa che ottenga "molto  bene" nei miei temi. Mostra che mi sei Madre e dammi tutto, ma umiltà innanzitutto.  Gesù, dammi sofferenze. Non importa soffrire perché tu così mi ami. Questa mattina senza comunione. L'obbedienza me lo impone. Cosa farò, Gesù mio,  senza di Te? Cosa sarà di questa miserabile senza Gesù? Ma per fortuna lo possiedo  nella mia anima. Lì abita il mio Gesù e non lo lascio uscire. Oggi ­ 30 agosto ­ non mi sono comunicata. Senza unirmi a Dio. E tutto a causa di  questo corpo di fango. Quando terminerà questa morte per vivere in Dio? Gesù, tu sei  la mia vita, senza di Te muoio, senza di Te vengo meno. Oggi mi sono sentita male. La nausea non mi lascia. Cosa fare, se è la volontà di Dio?  Oggi senza la comunione. Silenzio, corpo, voglio che solo l'anima parli con Dio perché  tu taccia con le creature.


Lo sguardo del mio crocifisso mi sostiene. Vedo tutto buio. La mia orazione è finita.  Mi   hanno   proibito   di   farla   alla   sera.   La   comunione   mi   è   stata   negata,   ma   vinco  perché Gesù è il tutto ed Egli è dentro la mia anima. Cosa importa tutto il resto? Non  voglio guardare se non al presente, cioè, guardare Gesù. Lui mi illumina. L'avvenire  mi si presenta avvolto dalle tenebre. Quando mi comunico sento coraggio. Gesù mi dà vita, non solo quella dell'anima, ma  anche quella del corpo. E me la tolgono, mi privano del Cielo. Gesù, si faccia la tua  volontà e non la mia. Domani mi comunicherò. Ho ottenuto il permesso. Che felicità,  domani avrò il Cielo nel mio cuore! Ti amo Gesù, ti adoro! Ringrazio Te e la Madre  mia di questo favore. Tutta tua... solo tua... nessuna crea­tura! 1° settembre. ­ Sempre ammalata. L'avvenire mi si presenta così triste che non voglio  guardarlo. Mi hanno detto oggi che mi faranno uscire dal collegio e siccome la H.V.  organizzerà il ballo, in quella occasione dovrò fare il mio debutto per l'anno prossimo.  Mi causa orrore. E poi vedere anche che non potrò essere Carmelitana a causa della  mia salute. Tutto questo mi fa esclamare: Gesù mio, se è possibile passi da me questo  calice, ma non si faccia la mia, ma la tua volontà! E il mio povero cuore continua a  gemere e Gesù mi guarda contento,mi racconta le sue... Muoio, mi sento morire. Gesù mio, mi do a Te, Ti offro la mia vita per i miei peccati e  per   i   peccatori.   Madre,   offrimi   come   ostia.   Veramente   ieri   non   ne   potevo   più   dal  dolore al petto, mi stavo soffocando. Non potevo respirare e mi sentivo svenire per il  dolore. Ho offerto tutto a Gesù per i miei peccati e per quelli dei peccatori. Sono a casa mia. Ho dovuto venire perché non ne potevo più. Che pena ho avuto nel  lasciare le ragazze, le suore e le mie piccole. Voglio loro tanto bene... Ma si faccia la  volontà di Dio. Non mi sono comunicata. Sono giunta perfino a sognare ieri notte che avevo fame di  Gesù, ma dopo,  tutto il giorno in uno stato di tiepidezza, non ho fatto orazione e  neppure la comunione spirituale. Che cattiva sono! Ma grazie a Dio, oggi ho riparato  e   ho   fatto   la   comunione   spirituale.   Incominciavo   a   meditare   quando   mi   sono  addormentata,   ma   adesso   voglio   vedere   se   riesco   a   meditare.   Domani   mi  comunicherò. Quanto lo desidero, mio Gesù! Sono tanto cattiva, ho bisogno di Te per  essere buona. Vieni, amore, vieni presto e ti darò il mio cuore, la mia anima e tutto  ciò che ho. Madre, prepara il mio cuore per ricevere Gesù. Maria è mia Madre e mio tutto Vocazione Carmelitana Due lettere dal Carmelo 7   settembre.   ­   Oggi,   primo   venerdì   del   mese,   non   ho   potuto   comunicarmi   perché  questa mattina pioveva e mi hanno lasciato a letto1. Che dispiacere ho avuto! Eppure  ho parlato con il mio Gesù. Speriamo che mi possa comunicare domani, giorno della 


Natività della Madre mia. Siccome non ho potuto offrire molti fioretti alla mia piccola  Mari, incomincerò una novena, ma non so come farla perché siccome sono ammalata  assecondo il mio gusto nel cibo e quasi in tutto, ma domani incomincerò a festeggiare  Maria Bambina, perché è mia Madre e mio tutto dopo Gesù. Rinnoverò, inoltre, il  voto fino al'8 dicembre. li settembre. ­ Siccome era l'anniversario della mia Prima Comunione sono andata a  comunicarmi. Che bello! Sette anni fa Gesù si è unito alla mia anima. Che effusione  fu quel primo incontro! Gesù per la prima volta parlò alla mia anima. Che dolce era  per me quella melodia che udii per la prima volta! Oggi   sono   andata   a   confessarmi.   Ho   parlato   lungamente   con   il   Padre   della   mia  vocazione.   Mi  ha   detto   che,   ora,   ho  vera  vocazione  Carmelitana.  Che  Gesù   me  la  poteva   dare   permanentemente,   cioè   per   sempre   e   che   avrei   potuto   entrare   al  Carmelo, oppure momentaneamente, passeggera, per liberarmi, per adesso da tutti i  mali del corpo e dell'anima. Inoltre, che poteva essere la mia vera vocazione e che  l'avrei potuta seguire se Dio mi dà le qualità necessarie. Ed anche che potevo essere  Carmelitana spiritualmente, cioè, conservando lo spirito Carmelitano avrei potuto in  casa mia seguire una regola come le Carmelitane, alzandomi ad una tal ora, facendo  un'ora di orazione e dopo andando a Messa, comunicarmi, tornare a casa e mettermi  al   lavoro,   rimanendo   tutto   il   giorno   alla   presenza   di   Dio,   facendo   nel   pomeriggio  un'altra   ora   di   orazione,   andare   a   letto   ad   un'ora   fissa,   facendo   visite   il   meno  possibile. Mi disse di rispondergli dopo aver riflettuto se mi piaceva questo. Poi mi  disse   che   mi   guardassi   sempre   nello   specchio   della   mia   anima   e   che   quando   non  potessi meditare "coniugassi" il verbo amare così: Io amo Dio o le vanità? Tu, anima,  ami disordinatamente te stessa? Egli, Gesù, mi ama di amore eterno. Noi ci amiamo  in   Dio.  Voi  vi   amate   disordinatamente.  Essi amano  le loro  passioni  e non  amano  Cristo Crocifisso. Io amai Gesù fin da piccola, ecc. Io amerò per misericordia di Dio,  fino alla morte, Gesù, e questi crocifisso. Mi ha consigliato qualora fossi senza consolazioni e che mi sentissi senza coraggio, di  cercare la consolazione prima in Dio e se Lui non me la dava, di cercarla un poco in   una persona degna di fiducia, che mi conducesse a Dio. Che vivessi crocifissa perché  Gesù voleva che fossi il suo Cireneo, che Egli mi dava una scheggia della sua croce,  che la ricevessi con piacere e che cercassi di non abbattermi, che vivessi più che mal  alla presenza di Dio, che mi unissi a Lui, che facessi mezz'ora di meditazione e che  quando  mi   trovavo  con   altra   gente   prendessi un libro per  leggere e meditare  allo  stesso tempo. Che mi curassi molto. Mi proibì ogni mortificazione. Che quando mi  sentivo  stanca   non   facessi  molto  sforzo per  meditare e che mi accontentassi delle  giaculatorie e atti di amore. 13. ­ Ieri sono venuta in collegio a visitare Rebeca e la Madre Izquierdo ha voluto che  mi lasciassero qui. Ero felice perché avevo molto desiderio di venire in collegio, così è  stato molto  divertente  perché  ho  dovuto cambiarmi abito e tutto. Non so cosa mi  succede. È una tristezza interiore così grande che mi sento come isolata da tutti.  Tutto mi annoia e tutto mi stanca. Finalmente ieri, grazie a Dio, ho potuto meditare 


e ho sentito devozione e amore, ciò che da molto tempo il Signore non mi concedeva,  neppure nella Comunione. Insomma, questi due mesi di sofferenza sono due mesi di  cielo perché, se non mi sono unita molto al mio Gesù, a causa della mia tiepidezza,  ciò nonostante ho offerto tutto a Lui e gli ho chiesto di darmi la sua croce. Mi ha chiesto molto Gesù ­ lo stesso la mia Madre ­ di imitarli nell'eclissarmi, cioè il  vivere molto nascosta, solo per Lui. Di non manifestare i miei sentimenti a nessuno,  se non al  mio  confessore.  Così farò con l'aiuto di Dio. Ieri ho fatto il proposito di  essere molto allegra esteriormente. 14. ­ Ho mantenuto la mia risoluzione di ieri. Sono andata dalla Madre Izquierdo, mi  raccomandò di fare tutto per amore, di non cercare le consolazioni di Dio, ma il Dio  delle consolazioni e di vivere alla giornata. Le due Madri Carmelitane mi hanno risposto con delle bellissime lettere. Quella di  Los Andes mi ha mandato un'immagine della Vergine Maria con preghiera ed una  medaglia del Carmelo e del profeta Elia. Sono di Gesù Mi abbandono a ciò che vuole Lui 2 ottobre. ­ Da molto tempo non scrivo. Sono passate le vacanze del 18 e sono tornata  in collegio. Come sono felice di trovarmi di nuovo in collegio, senza aver dato il mio  cuore   a   nessuno.   Tutto   di   Gesù.   Voglio   che   le   mie   azioni,   i   miei   desideri,   i   miei  pensieri, portino questo marchio: "Sono di Gesù". Che gioia sento di vivere nuovamente nella casa di Gesù. L'ho così vicino. Ad ogni  istante il mio spirito vola ai piedi del Tabernacolo. Eppure da molto tempo non so che   cosa sia   il  fervore.   Sento  la   voce  del mio  Gesù, ma non  lo vedo, non  sento  il suo  amore, sono fredda, insensibile, ma questo mi serve per vedere il mio nulla e la mia  miseria.   Ed   è   così   che   quando   sto   con   Gesù   non   gli   parlo,   perché   la   mia  immaginazione vola da altre parti, ma quando torno in me, piango vedendo quanto  sono ingrata con il mio Gesù, perché Egli viene a dimorare in un'anima così piena di  miseria   e   quasi   non   parlo   con   Lui.   Infine   mi   offro   interamente   a   Gesù.   Voglio  inabissare il mio nulla nel suo infinito amore e potere. 3 ottobre. ­ Non so cosa fare circa le mortificazioni poiché il Padre mi ha detto di non  farne   nessuna,   ma   questo   mi   pone   un   problema,   riguardo   alle   caramelle,   per  esempio.   Oggi   ho  avuto  tanta   fame che ho mangiato  tutte  quelle  che ho  potuto  e  quelle che mi piacevano di più. Ma mi dà pena vedere come sono. Veramente non so  cosa fare. Consulterò la Madre Izquierdo. Oggi sono stata molto dissipata. Cosa fare con tanta miseria? Gesù mio, Madre mia,  abbiate pietà di me, liberatemi dalla tiepidezza. Sono malata nell'anima. Non so che  cosa ho.


4 ottobre.­ Domani è il primo venerdì. Voglio fare un ritiro per quanto  è possibile.  Indagherò le cause della mia tiepidezza. Mi sono confessata. Voglio essere migliore.  Questa settimana mi mortificherò di più. 5 ottobre. ­ Oggi ho avuto più fervore. Credo che la mia poca devozione proviene dal  fatto che sono molto attaccata a tutto ciò che è terreno, alle vanità. Voglio rinunciare  a tutto ciò che è terreno. Voglio vivere sulla croce. Lì c'è abbandono e solitudine. 7 ottobre. ­ Gesù mi domanda di essere santa. Di fare con perfezione il mio dovere. Mi  ha detto che il dovere è la croce, e sulla croce c'è Gesù. Voglio essere crocifissa. Mi ha detto di salvargli le anime; io gliel'ho promesso. E mi  ha detto anche di consolarlo, che si sentiva abbandonato. Mi avvicinò al suo cuore e  mi fece sentire i... Lo sento che si impossessa del mio essere. Lo amo. 9 ottobre. ­ Sono stata molto unita a Nostro Signore, eppure non sento fervore. Sono  stata molto strana, ho avuto voglia di comportarmi male, di arrabbiarmi ed infine  anche di piangere. Credo che tutto proviene dal mio stato fisico. Questa mattina non  ho   quasi   fatto   meditazione,   il   ringraziamento   alla   comunione   è   stato   assai   poco  fervoroso perché sentivo nausea. Ma Gesù mi ha detto di non preoccuparmi, che di  questo non ho colpa. 10 ottobre. ­ Oggi sono stata cattiva, sono stata presuntuosa. Signore, mi prostro ai  tuoi piedi per il pensiero di compiacenza che ho avuto per il mio viso e sono stata   anche dissipata. Non so cosa fare con tanta miseria. 17   ottobre.   ­   Oggi   ho   avuto   devozione.   Ho   potuto   conversare   con   Gesù   nella  comunione.   Inoltre   oggi   che  sono   uscita,  ho  conservato  la  presenza  di  Dio,  undici  volte, cosa che non mi capita mai. Ormai non so se preferisco sentire il fervore o non   sentirlo. Mi abbandono a ciò che vuole Gesù. Mi sono offerta a Lui come vittima.  Voglio essere crocifissa. Oggi Gesù mi ha detto che soffrissi, che mi faceva soffrire  perché mi amava. Che dimenticassi me stessa. Che compissi il mio dovere. Grazie a  questi consigli e alla sua grazia oggi sono stata migliore. Gesù mio, ti amo, sono tutta  tua. Mi consegno completamente alla tua divina volontà. Gesù, dammi la croce, ma  dammi la forza per portarla. Non importa che tu mi dia l'abbandono del Calvario o il  gaudio di Nazareth, voglio solo vederti contento. Non mi importa non sentire nulla,  essere   insensibile   come   una   pietra,   perché   so,   Gesù   mio,   che   Tu   sai   che   ti   amo.  Dammi la croce. Voglio soffrire per Te, ma insegnami a soffrire amando, con allegria,  con umiltà. Signore, se a Te piace, che si infittiscano di più le tenebre della mia anima, che non ti  veda, non mi importerà perché voglio compiere la Tua volontà. Voglio passare la vita  soffrendo   per   riparare   i   miei   peccati   e  quelli  dei  peccatori  e  perché  i  sacerdoti  si  santifichino.   Non   desidero   essere  felice,  ma  che  tu,  tu   sia felice.  Voglio  essere  un  soldato,   che  tu   possa   disporre  ad   ogni  istante   della  mia  volontà  e  dei  miei  gusti.  Voglio essere coraggiosa, forte, generosa a tua disposizione, Signore, Sposo dell'anima  mia.


Collera ­ Dubbi ­ Mi manca Gesù Scopo della Carmelitana ­ Il compito di Marta Giovedì,   18   ottobre.   ­   Oggi   ho   dovuto   lottare   molto   per   vincermi.   Sono   andata   in  collera, avevo voglia di disobbedire e di fare la mia volontà. Mi sono annoiata e ho  pensato di non avere la vocazione, che fosse un'illusione, una semplice idea; che in  seguito mi sarei disperata; in somma, tante cose. Ma ho pregato la Santa Vergine con  devozione e ho inteso in fondo al mio cuore la voce di Gesù: "Imparate da me che sono mite e umile di cuore". E così ha avuto fine la mia collera. Di più, oggi, una mamma ci distribuì dei dolciumi e siccome non me ne donava che un  piccolo pezzo, andai in collera e lo buttai via e non volevo prendere l'altro che mi  offriva. Gesù, che cosa ne pensi di questo soldato che  è così vigliacco e imperfetto?  Perdonami.   Starò   attenta   la   prossima   volta.   Mi   lancio   in   questo   immenso   oceano  d'amore del tuo Cuore, per perdermi in lui come la goccia d'acqua nell'oceano e per  inghiottire così la mia piccolezza nella grandezza della tua misericordia. Noto che  sono   orgogliosa   ma   ringrazio   Dio   che   mi   ha   illuminato   con   la   sua   grazia.   Ormai  voglio essere umile, dimenticare interamente me stessa. 23 ottobre. ­ Oggi non posso comunicarmi, questa mattina non sto bene. Oh come  sono affamata di Gesù! Lo amo ma non sento la dolcezza del suo amore. Non lo vedo.  Non importa. L'offro a Gesù per i miei peccati e per quelli dei peccatori, e per la  santificazione   dei   sacerdoti.   Sono   molto   raccolta.   Ho   degli   ardenti   desideri   di  camminare completamente raccolta con gli occhi abbassati, e di dimorare all'interno  della mia anima con Gesù. Lo amo. Senza di Lui non vivo. Mi sento morire. 24 ottobre. ­ Ho mostrato il mio taccuino a Madre Izquierdo ed ha portato la mia  attenzione sullo  scopo  delle  mie  azioni: la santificazione dei sacerdoti; poiché non  sapevo che lo scopo della Carmelitana è di pregare per i sacerdoti, perché anch'essa è  sacerdote. Sempre ai piedi dell'altare a ricevere il sangue di Gesù e, attraverso i suoi  sacerdoti, spanderlo su tutto il mondo. 25 ottobre. ­ Non so come fare perché il Padre (il direttore spirituale) permetta che mi  mortifichi. Desidero tanto digiunare, portare un cilicio, poiché vedo la necessità che  ho di mortificare, non solo la mia volontà, ma anche il mio corpo. Gesù mio, dammi il  permesso   di   fare   penitenza.   Maria,   Madre   mia,   ispira   il   Padre   a   darmi   la   sua  autorizzazione. Domani, è venerdì. Devo umiliarmi. Mi mortificherò conservando il  silenzio e mantenendomi in una posizione scomoda. L'ho praticata oggi durante il  corso di francese. 29 ottobre. ­ Domani è giorno di vacanza per le piccole Suore, è per questo che noi, le  Figlie di Maria, le sostituiremo svolgendo il compito di Marta. Quanto è felice l'anima  che   vive   di   fede!   Domani   servirò,   essere   servitrice,   schiava,   perché   e   ciò   che   mi  conviene. Ma nella persona del prossimo servirò Dio, Gesù mio. Oggi non mi sono  comunicata   perché   ieri   ho   partecipato   alla   processione   di   Gesù   Bambino,   per  Ignacito. Non c'è stato miracolo, ma sta meglio. Ho avuto più piacere a causa di papà. 


Quanto ho chiesto a Gesù di guarirlo! E più malato di Ignacito. Ho offerto la mia vita  non so più quante volte. Ieri sera mi sono addormentata tardissimo e questa mattina  mi svegliai alle 7, così che non ho potuto andare a Messa. Tuttavia, può darsi che se  mi fossi sbrigata ad alzarmi ce l'avrei fatta. Che pena! Gesù mi manca; ma oggi sono  rimasta unita a Lui. 30   ottobre.   ­   Ho   servito   tutta   la   giornata   come   Suora.   Ne   ho   gioito   perché   mi  raffiguravo di servire Gesù. Oggi ho parlato abbastanza con Gesù. Mi ha mostrato la  necessità che la Carmelitana ha di vivere sempre ai piedi della croce per imparare a  amare e soffrire. Soffrire in tre maniere: 1) la Carmelitana deve mortificare la carne sull'esempio di Gesù agonizzante; 2) mortificare la volontà, rifiutandosi ogni piacere e sottomettendo la volontà a Dio e  al prossimo, 3) la sofferenza dello spirito, dell'abbandono di Gesù all'ora dell'orazione, durante le  lotte   dell'anima,   ecc.   Come   Gesù   che   dice   sulla   croce:   "Mio   Dio,   perché   mi   hai  abbandonato?".   La   vita   della   Carmelitana   non   è   altra   cosa   che   amare,   giungere  all'unione   la   più   perfetta   con   Dio,   e   immolarsi   e   sacrificarsi   in   tutto,   poiché   il  sacrificio è l'oblazione dell'amore. Quando sarò Carmelitana! Tutto con Maria 31   ottobre.   ­   Provo   della   pena   perché   ogni   volta   che   chiedo   dei   soldi   a   papà,   mi  risponde che non ne ha'. Come fare quando dovrà sborsare la dote per entrare al  Carmelo?   Gesù!   Penso   che   non   mi   vorrà   lasciare   andare.   Vedo   tanta   ostilità   nei  confronti di loro. Gesù, mi abbandono a te. Tu sei onnipotente. Vieni a liberarmi e  che sia presto, prestissimo e per sempre. Domani, il cielo è in festa (La festa di Tutti i  Santi. N.d.T.). Canterò tutta la giornata. Sarò una lode di gloria per il mio Dio. 1 novembre. ­ Ho trascorso l'intera giornata con un mal di stomaco atroce. Ma, infine,  che la volontà di Dio sia fatta. Non so proprio come abbia potuto fare l'orazione e il  ringraziamento,   poiché   svenivo   per   le   sofferenze.   Dio   mi   scuserà.   Oggi   abbiamo  recitato l'Ufficio dei defunti. È così bello. Ciò che comprendevo m'incantava. Quando  diventerò Carmelitana per cantare quotidianamente le lodi del Signore? 2 novembre. ­ Sono andata a confessarmi. Dio mi comunica molta pace con questo  sacramento! Sì. Mi sento ora ricolma di coraggio per Gesù. Gli ho chiesto se voleva  che cambiassi  d'argomento  per  l'esame di coscienza particolare. Mi ha risposto di  farlo sulla devozione alla Vergine. La prima settimana meditare sulla grandezza di  Maria; la seconda, sulla bontà  del suo cuore; la terza sull'amore materno del suo  cuore; la quarta, come devo onorarla, amarla e porre tutta la mia confidenza in Lei.  Mi ha detto di dar tutto a Maria perché Ella lo presenta a Gesù. Mi ha pure detto di  fare  tutto   quanto   mi   è   possibile   per   vivere senza  consolazioni  né  piacere  durante 


l'orazione. Che avrei dovuto fare con uno stesso cuore, anche se non vi avessi trovato  piacere, e che mi sarei dovuta rassegnare a vivere così. Mi ha permesso ti portare  una cordicella con dei nodi (strumento di penitenza di corda ruvida messo attorno ai  fianchi). Sono malata. Non posso mangiare alcunché. Digiuno. Sono felice. Quanto  è buono  Gesù a donarmi la sua croce. Sono felice. Gli provo così il mio amore. Di più. Le mie  scarpe mi feriscono. Non mi lamenterò per offrirlo alla Vergine. Sono sola. Non mi  comunico, sono sulla croce, e su di essa c'è il piccolo Gesù. Allora, sono in comunione  permanente. Gesù ti rendo grazie per la croce. Caricala ancor di più, ma dammi forza  e amore. So che sono indegna di soffrire. Gesù, con te. Perdonami le ingratitudini.  Abbi pietà dei peccatori. Santifica i sacerdoti. Con Gesù alla conquista delle anime 16 novembre. ­ Ieri sera, un ora con Gesù. Abbiamo colloquiato intimamente. Mi ha  rimproverato   di   non   accorrere   presso  il  suo  Cuore,  come  facevo  prima,  per  i  miei  dubbi e le mie sofferenze. In seguito mi ha parlato della povertà, come sono uscita da  lui senza nulla, che tutto è suo, che ogni cosa passa e che non è che vanità. Poi, mi  parlò dell'umiltà di pensiero, d'azione, e della vana scienza. Infine, mi apri il suo  Cuore e mi mostrò che vi era scritto, a causa delle mie preghiere, il nome di papà. Mi  domandò di rassegnarmi a non vedere il frutto di queste preghiere, ma che otterrò  tutto. Poi mi rivelò il suo amore, ma in modo tale che mi sono messa a piangere. Mi  mostrò la sua grandezza e il mio nulla e mi disse di avermi scelta come vittima, che  salirò con lui al Calvario, cominceremo insieme la conquista delle anime: lui, come  Capitano, io come soldato. La nostra arma: la croce. Il nostro motto: l'amore. Mi disse  di   soffrire   con   gioia,   con   amore.   Ogni   giorno   gli   toglierò   una   spina   dal   Cuore   e  l'amerò. Mi disse che diventerò Carmelitana; occorre che non perda la fiducia. Non  devo   dirlo   poiché   si   tenterà   di   persuadermi   del   contrario.   Infine,   non   devo  appartenere che a Lui: vergine, intatta, pura. 21 novembre. ­ Ho della pena. Sono uscita. Mi hanno detto che forse non andremo in   vacanza.   D'altra   parte,   chiedo   alla   Vergine   per   papà   che   si   confessi,   che   la   pace  ritorni   nella   famiglia.   Mi   sento   ogni   giorno   più   male.   Ad   ogni   momento   ho   delle  debolezze. Adesso ho mal di schiena e di petto, ma infine che si compia la volontà di  Dio. Anche Ignacito. ha bisogno di uscire. Lucho è magrissimo. Mia piccola mamma...  quanto vorrei, con il  mio  lavoro,  poter farli uscire! Madre dì a Gesù ciò di cui ho  bisogno   e   supplicalo   molto.   Madre,   affido   tutte   le   mie   sofferenze   al   tuo   Cuore  materno. Non ne posso più. Se Gesù non mi sostenesse, non so cosa farei, poiché trascorrerei  tutta la giornata senza concludere nulla, distesa. Ho delle debolezze. Un mal di testa  che me ne fa vedere di tutti i colori. Mio Dio che si compia la tua e non la mia volontà.  Ti offro le mie sofferenze per i miei peccati, per i peccatori, per la santificazione dei 


sacerdoti. dove non ti offenderò più, dove mi ubriacherò del tuo amore, dove Gesù,  sarò con te, poiché devo essere in te e muovermi in te. 23 novembre. ­ Ho esercitato il mio apostolato. Avevano accusato gravemente una  bambina e, dopo tutto anche punita. Era così disperata che aveva pensato di chiedere  a Madre Izquierdo di toglierle la punizione. Recitai un "Ricordati pussima Vergine..."  (classica preghiera a Maria di San Bernardo) e dissi alla bambina tutto ciò che mi  aveva ispirato per incoraggiarla e consolarla. Le dissi della Vergine; di raccontarle le  sue   sofferenze   e   che   le   chieda   la   sua   protezione.   In   fondo,   se   avesse   sofferto   con  pazienza, avrebbe posseduto una grande ricompensa in cielo. 25   novembre.   ­   Oggi   ho   contemplato   Mater   admirabilis'   nel   suo   tempio,   in   quel  silenzio maestoso per il quale tutto il suo essere s'univa a Dio. Rimane­va così ad  adorarlo e a riconoscere il suo nulla davanti a Dio. Mi sono sforzata di conservare  questo raccoglimento e sono rimasta, tanto quanto ho potuto, gli occhi abbassati e  alla presenza di Gesù. Non fare la propria volontà ­ Disponibilità 26 novembre. ­ Mi sento così male oggi che avevo pensato di rimanere distesa perché  non  riuscivo  a   mantenermi   in   piedi.  Ma  Gesù  mi  ha sorretta  e ho chiesto  solo il  permesso di recarmi in giardino a prendere aria. Mi sono così sentita meglio perché  avevo mal di petto e non riuscivo a respirare. Che sia fatta la tua volontà. 29   novembre.   ­   Madre   Bose   mi   segue   dovunque   vado.   Sento   che   fremo   di   rabbia,  tuttavia non guardo le creature, ma Dio che le dona l'idea di seguirmi. Che si compia  la volontà di Dio; così mi tranquillizzo. 30 novembre. ­ Mi sono recata a visitare Madre Izquierdo. Mi ha parlato della mia  vocazione e mi ha ripetuto ancora una volta che non nota in me né la vocazione, né la  salute per essere Carmelitana. Abbiamo, poi, discusso molto. Sono partita con della  pena. È la sola che non mi trova la vocazione Carmelitana. Rimetto tutto nelle mani  del mio Gesù. È così facile abbandonarsi a Gesù. 3 dicembre. ­ Ieri siamo usciti per l'intera giornata. Ho osservato che amo ancora le  vanità preparandomi per apparire in gamba; ma per fortuna, o per grazia, non ho  acconsentito e ho tutto scacciato dalla mia mente. Tuttavia, il mio sguardo è andato  verso lo specchio e mi sono osservata. Dicembre. ­ Mi sono confessata. (Il confessore) mi ha permesso di rinnovare il voto'  fatto a Pasqua. Ho raccontato al Padre ciò che mi aveva detto Madre Izquierdo: cioè  che non credeva che avessi una vocazione Carmelitana. Allora mi ha detto che Dio  non sceglieva una religiosa per manifestare la sua volontà, ma che è al confessore che  egli dona la sua luce. Che non ci badi né vi ponga fiducia. Mi   parla   di   ciò   che   mi   devo   sforzare   di   compiere   ­   poiché   Gesù   desidera   che   sia  vittima ­ è di far morire l'io. Per questo, non possedere volontà propria; non parlare di  me né in bene né in male come se si trattasse d'un essere che non esiste, d'un nulla,   poiché   lo   sono,   e   non   soltanto   "un   nulla"   ma   per   di   più   criminale",   annichilirmi 


davanti a Dio e riconoscere la sua grandezza allo stesso tempo che il mio nulla, la mia  bassezza. Mi ha chiesto  in  seguito  se  ero  disposta a soffrire al Carmelo desolazione, dubbi,  aridità, ecc. Gli ho risposto sì. Fin d'ora li chiedo a Nostro Signore. Poi mi ha chiesto  se amassi un'umiliazione agli esami o nei voti. Gli ho risposto di no. Ma mi disse che,   se questo mi servisse per il bene della mia anima, dovrei desiderarli. Così dunque lo  desidero se questo deve essere per il meglio. 8 dicembre. ­ Ho rinnovato il voto. Gesù mi ha chiesto un'unione totale con lui, senza  mischiare   le   creature   né   alcunché   di   terrestre.   Ho   partecipato   alla   processione,  amerei (...) 10 dicembre. ­ Oggi, grazie a Dio, non mi sono discolpata quando mi hanno accusata.  Gesù mi ha aiutata: mi sono sentita così male, ciò mi ha causato molta debolezza e ho  cominciato ad aver male alla schiena in modo terribile. Ho male alla spina dorsale e  al cervello. Gesù, mi sarà concesso di vivere in te? Che si compia la tua volontà e non  la mia. 14 dicembre. ­ Sto per lasciare il collegio. Molta pena e non riesco quasi a piangere.  Solo Gesù capisce ciò che soffro: lasciare per sempre questo luogo dove ho trascorso  tante ore così felici, dove si vive come a Nazareth poiché si può vivere con lui senza  pericolo per la nostra innocenza, dove ci insegnano la virtù. Lascio tutto per entrare  nel mondo pieno di inganni. Ho paura che le vanità non mi incatenino. Signore, ti  chiedo solamente di donarmi delle sofferenze. Queste mi conducono a te. Madre, so che tu sei mia Madre. Ricordati che mi sono donata a te. Conservami pura,  vergine, nel tuo Cuore immacolato. Che sia il mio rifugio, la mia speranza, la mia  consolazione, la mia solitudine. Mi metto fra le tue braccia materne perché tu mi  ponga in quelle di Gesù. Mi abbandono a Lui. Che la sua santa volontà si faccia.

ANNO 1918 Angosce ­ Aridità ­ Abbandono ­ Tenebre 12   marzo.   ­   Grazie,   Maria,   d'avermi   liberata   da   tutti   i   pericoli   e   d'avermi   ben  impiegato   le   vacanze.   Grazie,   Maria.   Maria,   voglio   dirti   molte   cose.   Ma   il   mio  linguaggio è così povero che non sa dire che tremando quanto ti amo. Maria, tu che  sei Vergine,   ai  tuoi  piedi,   voglio  cantare  le tue lodi;  ma  la voce  è così  debole  che  formulo   soltanto   lamenti.   Provo   della   pena   poiché,   dopo   aver   pregato   ed   essermi  mortificata, non ho ottenuto che papà, Miguel e Lucho facciano un ritiro. Ma che la  volontà di Dio si compia.


Mercoledì santo. ­ Abbandono, aridità, agonia… Non ne posso più. Mi fa malissimo il  petto e la schiena. Vedo tutto così tristemente perché non potrò essere Carmelitana  se sono di salute così cagionevole. Aprile. ­ Soffro l'abbandono in un modo orribile. Gesù mi ha abbandonata perché  sono infedele. Non ascolta più le mie preghiere e mi lascia senza la sua grazia per  vincermi, così che sono disperata. Gesù, abbi pietà di me. Tu sai che ti amo. Madre soccorrimi nelle tenebre'. Niente.  Gesù non è nella mia anima. La Vergine non mi risponde. Gesù, abbi pietà della tua  sposa infedele. Sì. Ti amo. Non mi abbandonare. Grazie! Per la tua parola, Gesù, hai  disperso completamente la tempesta. 10   aprile.   ­   Sono   in   uno   stato   così   terribile...   in   collera.   Con   il   desiderio   di  comportarmi male.   Disperata   per le suore. Senza gusto per l'orazione, poiché non  trovo che aridità. Sento le conseguenze della disperazione; manco in ogni istante al  mio dovere. Gesù mi ha detto oggi che è stato perché mi attacco alle creature. Vorrei  essere cara a loro, piango perché non so che mi succede, e non ho persone che mi  consiglino, che mi aiutino. Madre Izquierdo è adirata e ciò per me è un tormento. 15   aprile.   ­   Madre   Rios   è   ammalata.   Che   la   volontà   di   Dio   si   compia.   Mi   sono  comportata molto bene perché lei guarisca, se è la volontà di Dio. 16 aprile. ­ Gesù mi ha detto di fare sempre la sua volontà con gioia, anche se sento  l'abbattimento. Che non guardi più al domani per mantenermi in pace. Voglio avere  davanti a me questa massima. Oggi comincio l'opera del mio (…) Come non essere folle di Gesù? Gesù, il solo capace di farmi innamorare 25 maggio. ­ Mi sono confessata da Padre Lopez. Ho gustato una pace che non trovavo  da più di tre mesi. Mi ha chiesto di supplicare Nostro Signore di donarmi la forza di  essere buona e che lui me la concederà. Se sono in questo stato è perché Gesù spera  che   mi   offra   ancora   di   più.   Bisogna   che   in   ogni   momento   sia   rinnovata   la   mia  intenzione e che mi offra completamente a Dio alla sua divina volontà senza decidere  nulla per  rapporto  alla   mia   vocazione. Che viva in  spirito di  fede e che ripeta la  preghiera giaculatoria: Gesù, dolce, ecc. Festa della Madre Barat. Le sono molto riconoscente perché mi ha fatto un grande  favore. Si è predicato a meraviglia sull'educazione che consiste nel prendere possesso delle  facoltà   per   Dio.   La   prudenza   è   la   scienza   dei   santi,   dei   saggi.   La   prudenza   e   la  modestia formano i cardini sui quali si appoggiano le altre virtù. L'educazione della  donna è più importante di quella dell'uomo, perché lei, in seguito educherà.


28 maggio. ­ Ho un'ammiratrice. Ho paura che lei mi faccia perdere tutto quello che  ho guadagnato in umiltà: lei non fa che contemplarmi. Mio Dio, ti domando d'essere  dimenticata, disprezzata. Gesù, non desidero l'amore delle creature. 7 giugno ­ Festa del Sacro Cuore. E un anno che ho ricevuto la medaglia delle Figlie  di Maria. Che grazia mi ha accordato mia Madre! Ho promesso a Nostro Signore di  rinunciare   completamente   alla   mia   volontà:   fare  sempre   quello  che   non   mi   piace.  Penso che è impossibile non essere folle d'amore per Gesù quando egli è degno di  tutta la mia venerazione di tutto il mio amore e di tutta la mia devozione. Che l'ami  un po' in confronto all'amore che egli ha per me! Come non essere folle di lui? 8 giugno. ­ Ho una pena così grande.... Madre Izquierdo è come in collera con me. Non  so cosa le ho fatto. Lei non è per me la stessa Madre di prima. Le porto lo stesso  affetto e la stessa confidenza. Ecco mi attende l'amore. Perché, mio Gesù, mi metti  questo   freddo   intorno   al   mio   povero   cuore?   Ah!   È   perché   tu   mi   ami.   Tu   mi   vuoi  circondare  del tuo solo  amore perché  non  mi attacchi a nessuna creatura. Ciò mi  serve per vedere che l'amore non esiste sulla terra, ma solamente in Dio perché se le  anime dolci, scelte, sante possono dimenticare ed essere indifferenti, che sarà delle  altre persone? Tu solo Gesù sei l'unico capace di rendermi innamorata. Sono contenta, felice e molto riconoscente a Nostro Signore e alla Vergine perché tutti  si sono comunicati quest'anno. Mio Gesù sii il Gesù di Betania. Fiat ­ Sofferenze senza lacrime La mia uscita dal collegio è decisa 11   luglio.   ­   Fiat   voluntas   tua,   ecco   la   mia   preghiera.   Non   chiedo   altro.   Questa  mattina, Gesù mi ha chiesto di non piangere a causa della mia uscita dal collegio,  perché è la sua volontà. Gli ho detto allora che le suore mi credono ingrata; ma lui mi  ha fatto vedere quanto sono attaccata a quello che le creature dicono e che io sarò  riconoscente   pregando   per   loro.   Voglio   offrire   questo   sacrificio   per   papà   e   i   miei  fratelli. quando ho inteso la Madre dirmi: "Ami tu il Cristo?". Arrossii per l'emozione  e mi zittii, lei mi disse: “Voi non mi rispondete di tutto cuore? "Io le dissi: sarei un  mostro se non lo amassi. Gesù è buono per questa umile schiava! Gesù, il tuo amore  mi annienta e mi confonde! 19 luglio. ­ Nostro Signore mi chiede di mortificarmi in tutto. Non solamente in ciò  che mi piace ma anche durante i pasti: che mangi di tutto un po'. Tutta la giornata  mi sento debole, ma la offro a Gesù. Ma il Padre mi ha detto di non privarmi del  nutrimento, e un altro Padre mi ha permesso di digiunare una volta alla settimana e  non so che fare. Credo che la migliore cosa sia di consultare Gesù. 15 luglio. ­ Madre, prostrata ai tuoi piedi ti prometto di osservare perfettamente la  Regola perché egli si converta. Madre ti offro il sacrificio della mia uscita dal collegio  senza   rimpianto.   Tu   sai   quanto   l'amo.   Di   più,   Rebeca...   Madre,   tutto   per   lui.  Comincio a non toccare alcun dolce di nessuna specie fino a che parto.


17 luglio. ­ Ieri ho detto a Gesù che se fosse realmente lui a parlarmi, faccia in modo  che Madre Izquierdo mi ponga questa domanda: "Ami Nostro Signore?" Quale non è  stato il mio turbamento 20 luglio. ­ Ho sofferto come mai nella mia vita. Sono felice. È stato il cielo per me. Mi  si è cariato un molare mi si è rotto così non l'ho potuto togliere. C'è stato un momento  nel quale ho perso la testa per il dolore. Ciò mi ha fatto piangere ma non ne potevo  più. Ho offerto tutto ciò a Nostro Signore. Ho sofferto tutto il giorno ed ho fatto come  se non soffrissi. Gesù voglio soffrire per i miei peccati! 21 luglio. ­ Ho molto male a un dente ma non dico niente, voglio soffrire in silenzio. Madre, tra quindici giorni sarà il giorno della mia uscita dal collegio e benché sia  triste voglio fare la volontà di Dio con gioia. Pregate molto per me; inizierò a lottare  con il mondo e penso che~ durante le vacanze domanderò il permesso di andare al  Carmelo. Vedo che questa è la volontà di Dio perché le difficoltà che mi sembravano  insormontabili si sono appianate. Penso di condurre una vita di preghiera: mi alzerò  alle 5 e mezza e farò dalle 6 alle 7 la meditazione. Alle 11.50 esame. A metà giornata  lettura spirituale e alla sera un'ora di preghiera. 28 luglio. ­ Ho molta pena perché una settimana sola mi separa dall'uscita ma voglio  fare questo sacrificio eroicamente senza versare lacrime. Ciò che mi fa soffrire di più  è l'indifferenza di Madre Izquierdo per me. Dopo averla amata come l'ho amata io,  dopo averla lasciata leggere nella mia anima, ecco cosa ho ottenuto. Ciò mi fa capire  che   le   creature   anche   le   più   sante   non   sanno   amare.   Addio   a   tutta   la   tenerezza  umana. Non trovo che in Gesù solo questo amore costante, un amore senza limiti, un  amore infinito. 29 luglio. ­ La mia uscita dal collegio è decisa. Ho pena perché lascio il collegio dove  ho vissuto con Nostro Signore, al riparo da tutti i pericoli del mondo. 30 luglio. ­ Sono andata a trovare la Madre vicaria. Mi ha dato dei consigli molto  saggi e dolci. Mi ha detto di rassegnarmi a partire, perché questa è la volontà di Dio.  Che sono l'angelo tutelare della famiglia. Che vada tutti i giorni alla messa e faccia  tutti i giorni la meditazione. Che sono la bambina di Maria, e l'imiti nell'essere umile  e   nel   sopportare   le   umiliazioni.   Che   non   mi   lasci   turbare   dalle   impressioni   ma  conservi la serenità del viso malgrado le contrarietà e le afflizioni. Che sia molto  affettuosa con mamma. In questo periodo la ringrazi non solo con parole ma con le  azioni di tutto ciò che fa per me, e nel consolarla dalle afflizioni l'aiuti in tutto. Che  sia molto affettuosa con papà. Con i miei fratelli, che sia un angelo che li consiglia.  Dovrò essere così virtuosa��e devota che la virtù diventi simpatica a tutti. Studierò  poiché oggigiorno più che mai la donna deve essere istruita. Infine, lei mi disse che  rimarrò sempre nel cuore delle madri e che potrò contare sulle loro preghiere e i loro  sacrifici. Potrò considerare il Sacro Cuore come la mia casa ed andare a cercare i  consigli di cui avrò bisogno. 31 luglio. ­ Mi sono tolta il dente, grazie a Dio ma anestetizzato con il cloroformio. Ho  sofferto con questo dente quanto non è possibile dire. Ho passato delle notti insonni e 


ieri ho pianto dal dolore; ma alla sera mi sono ripromessa di non piangere per offrirlo  a Dio e ho sopportato il dolore tutta la notte senza lamentarmi. Amo il mio dente  perché mi ha fatto soffrire 2 agosto. ­ Oggi, primo venerdì senza comunicarmi perché non ho potuto alzarmi. Ho  molta pena, ma dopotutto l'ho nel mio cuore e sono con lui. Ho parlato molto ieri con  Herminita,   domandandole   d'essere   pia.   Mi   sono   proposta   di   cambiare  completamente. Che Gesù sia la nostra unione e che la nostra amicizia sia un atto  continuo di lode di gloria. "Parla Signore!", (Ritiro del 1918) 7 agosto. ­ Sono entrata in ritiro: "Parla Signore poiché la tua serva ti ascolta". Vorrei  dire con la Santa Vergine: Fiat mihi secundum Verbum tuum5. La mia piccola casa  sarà   chiusa   a   tutto   ciò   che   è   del   mondo,   ed   aperta   solamente   al   cielo.   Come  Maddalena, mi pongo in ascolto di Nostro Signore "L'unica cosa necessaria4". Voglio  conservare il silenzio e mortificare il mio sguardo. FINE DELL'UOMO. ­ Amare e servire Dio e così aspettare il cielo. Questo fine  è  grande:   conoscere   Dio,   questo   Dio   immensamente   perfetto,   questo   Dio   eterno,  immutabile, potente, misericordioso e buono. Questo Dio è il mio fine. Chi sei tu mio  Dio   e   chi   sono   io?   Io,   creatura   formata   dalle   tue   mani,   creatura   nata   dal   nulla,  formata di argilla, ma con un'anima simile a Dio, intelligente e libera destinata a  darti la gloria del mondo visibile. Mio Dio, noi siamo così miserabili che ci ribelliamo  contro te, nostro creatore. Perdonami! Invece di amarti, ti offendiamo. Ci hai imposto  un solo comandamento e noi non lo rispettiamo. A che serve guadagnare il mondo  intero se tu perdi l'anima? Che importano le ricchezze gli onori la gloria gli affetti  umani che passano e finiscono in confronto della mia anima che è immortale e che è  costata il sangue di Gesù Cristo, del mio Dio? Deve valere tanto se il diavolo sta in  agguato per perderla. Quindi o salvo la mia anima o la perdo per sempre. Ma io la  voglio salvare. PROGETTI. ­ Il mio fine è dì amare Dio e di servirlo perché se amo Dio, compio la  sua divina volontà. Quale è la sua divina volontà? Che sia coerente e perfetta. Come  diventare   più   facilmente   perfetta?   Per   mezzo   dei   consigli   evangelici:   obbedienza,  castità e povertà. Devo servire Gesù Cristo che mi ha chiamato e che è la mia salute. IL PECCATO. ­ Il suo nome solo mi fa fremere. È una rivolta contro Dio così santo.  Un peccato è bastato perché gli angeli cadessero in un istante all'inferno. Il peccato  originale portò la morte nel mondo ed infine crocifisse Nostro Signore sul Calvario.  Quale   orrore,   mio   Dio!   Preferirei   morire   mille   volte   piuttosto   che   offenderti,   così  leggermente,   perché   tu   sei   mio   Padre,   mio   Amico,   il   mio   Sposo   adorato:   Tu   hai  ricordato  e  punito  un  peccato   veniale  a Sara,  a  Mosè, a Davide  ecc. e  tu  non   mi  punisci, che ti ho offeso mille volte. Perdono! LA MORTE. ­ Tutti  noi  dobbiamo morire. Tutto passa e noi pure. Ogni giorno ci  avviciniamo all'eternità. Perché ci affezioniamo alle cose che muoiono? Gli onori non  hanno nulla in comune con la virtù e sono delle creature miserabili che rendono loro 


omaggio. La ricchezza si perde. Non vale nulla e non porta la felicità. Gli applausi,  l'affetto   si   attenuano   e   si   estinguono   davanti   a   qualche   defezione.   Dio   solo   può  esaudirci. Lui è la verità ed il bene immutabile. Egli è l'amore eterno. Gesù mio e  Madre   mia,   fate   che   appartenga   a   Lui   per   sempre!   Perché   niente   attrae   la   mia  attenzione sulla terra, se non c'è il Tabernacolo. Conservami pura per te. Fa che alla  mia morte possa dire: quale fortuna che io finalmente vada a perdermi nell'oceano  infinito del Cuore di Gesù, mio Sposo adorato. IL GIUDIZIO. ­ Renderemo conto di tre cose: dei vantaggi, dei nostri peccati e delle  nostre opere, secondo quella che fu la nostra intenzione. Oh! mio Dio non sono una  santa   malgrado   i   benefici   di   cui   mi   hai   colmato!   Perdonami   perché   lo   sarò   d'ora  innanzi. Madre, fate che sia santa! Sono andata a confessarmi. Sono molto consolata. Ho detto tutto al Padre. Mi ha  completamente   soddisfatto.   Vorrà   dire   che   dormirò   sette   ore.   Mi   ha   permesso   di  portare un cilicio tre volte la settimana, per un'ora. Mi ha detto di fare tre quarti   d'ora di preghiera la mattina ed un quarto d'ora il pomeriggio. Posso rinnovare il voto fino  all' 8 settembre. L'INFERNO. ­ Non mi spaventa tanto tranne il pensiero di Santa Teresa: "I dannati  non possono amare Dio". IL FIGLIO PRODIGO. ­ Mio Gesù, ecco che mi sacrifico di più. Il tuo amore, Gesù  per   una   creatura   così   ingrata.   Mi   prostro   ai   tuoi   piedi   e   lì,   confusa,   ti   domando  perdono. Si mio Gesù. Da ora vorrei vivere sempre accanto a te. Amore, consuma  questa miserabile creatura!! LA   CENA.   ­   Mi   sembra   che   quando   parlo   dell'eucaristia   senta   qualche   cosa   di  straordinario   in   me   perché   non   posso   né   pensare,   né   fare   nulla.   Sono   come  paralizzata e so che se in quel momento mi venissero degli slanci di amore, non potrei  resistere. Mio Gesù, mi anniento, davanti al tuo amore! Tu Dio del cielo, della terra,  dei mari,   delle   montagne,   del  firmamento costellato  di  stelle; tu, Signore, che sei  adorato dagli angeli in estasi d'amore; tu, Gesù ­ Uomo; tu, Pane! Annientarsi, niente  è   abbastanza!   Se   ci   avessero   lasciato   una   reliquia   di   te,   ciò   sarebbe   una   prova  d'amore degna della nostra venerazione, ma rimanere tu stesso sapendo che sarai  oggetto di profanazione, di sacrilegio, di ingratitudine, di abbandono, Signore, sei tu  folle d'amore? Non solo in un luogo della terra, ma in tutti i Tabernacoli della Terra.   Signore, quanto sei buono, il tuo amore è così grande che tu vai giusto a sembrare un  nulla! Ancora di più, tu sparisci per lasciar vedere "un nulla criminale". LA PASSIONE. ­ Egli soffre dalla sua nascita perché egli sa che va a soffrire. Egli  desidera   ardentemente   soffrire   e   rimprovera   San   Pietro   scandalizzato   quando   lui  stesso gli chiede di non morire. Egli soffre perché ama ed è un Dio infinito che soffre  per i peccati della sua vile e miserabile creatura. Soffre delle ingiurie, soffre nel suo  spirito, soffre nel suo corpo.


L'OBBEDIENZA.   ­   1)   Obbedire   con   spirito   di   fede,   vedendo   Dio   nei   superiori;   2)  obbedire come Nostro Signore fu obbediente a Nazareth. IL   CIELO.   ­   Possedere   Dio,   vederlo   faccia   a   faccia,   amarlo   per   l'eternità.  Comprendere tutti i misteri, conoscerlo. Che bello!! Lascio il collegio ­ Propositi Ho passato giorni meravigliosi. in ogni momento di ritiro sono stata con lui nella  piccola cappella, vicino a lui. Abbiamo tanto parlato... Ho provato tanti dubbi sulla  mia vocazione. Mi sono chiesta se sarò Carmelitana, ma Gesù mi ha detto che questa  è la sua volontà. Lascio il collegio. Non è possibile descrivere come soffro. Mio Dio, come tutto passa e  finisce! Come ci affezioniamo a ciò che è transitorio! Non ho pianto ma ho il cuore in  lacrime. Ho assistito all'apertura del semestre e vedendo che non avrò alcun incarico  ho sentito il mio cuore infrangersi. Addio, madri che mi avete insegnato il cammino  della virtù, che mi avete mostrato la via della bontà più completa, qui sulla terra e la  via del cielo. Addio, dimora del Cuore di Gesù dove ho vissuto tre anni con te. Addio  compagne tanto amate, addio. Il vostro affetto rimarrà sempre nella mia memoria.  Addio, addio a tutti. Vado con lui. Lo seguo e raggiungo la felicità. Non piangerò.  Voglio   offrire   questo   sacrificio   a   Dio   con   generosità.   Tutto   per   te,   Gesù,   fino   alla  morte. Propositi per tutta la vita: 1) Non abbandonare la meditazione, la comunione e la  messa; 2) Farò l'esame di coscienza e reciterò le mie preghiere del mattino e della  sera in ginocchio; 3) Farò una lettura spirituale e conserverò nella mia anima un raccoglimento che mi  faccia rimanere unita a Gesù e separata completamente dal mondo; 4) Avrò del carattere. Non mi lascerò trascinare dal sentimento e dal cuore, ma dalla  ragione e dalla coscienza; 5) Farò con gioia la volontà di Dio, tanto nelle afflizioni quanto nelle gioie, senza  mostrare sul mio viso quello che mi passa nel cuore. Mai piangere pensando a ciò che  dice Santa Teresa: bisogna aver un cuore d'uomo e non di donna; 6) Non mancherò mai di rispetto né nella mia condotta né nelle parole. Fine del collegio Gloria a Dio solo! Quante impressioni diverse! Della pena di lasciare il mio collegio, le Madri e le mie  care compagne alle quali sono tanto riconoscente. Come sono state buone per me,  quale affetto mi hanno testimoniato, a me che sono così poco degna! Ho compiuto il  mio sacrificio senza piangere. Ho veramente sentito in me una forza superiore alle 


mie: e stato Gesù che mi ha donato il coraggio in quel momento. Ho sentito che il mio  cuore si rompeva nel dire addio alla mia vita da collegiale e ciò nonostante non ho  pianto perché avevo promesso a Nostro Signore di agire così, al fine di prepararmi al  grande   sacrificio   che   devo   fare   tra   qualche   mese.   D'altra   parte,   ho   risentito  l'attrazione   della   vita   di   fuori,   della   vita   di   famiglia   che   avevo   abbandonato   da  piccola; mi ritrovai tra i miei per fare del bene e sacrificarmi, in ogni istante per  ciascuno di loro. Ma ho anche lasciato Rebeca. Era la prima volta che noi saremmo  state separate. Era il preludio della nostra separazione sulla terra; ma vedo la mano  affettuosa   del   mio   buon   Gesù   che   prepara   anche   il   nostro   cuore   per   compiere   il  sacrificio. Il mio cuore  è anche terrorizzato. Un sentiero sconosciuto si apre davanti ai miei  occhi e l'incognita produce sempre diffidenza. In più, entro nel mondo; questo mondo  così   perverso.   Sto   per   infossarmi   nell'atmosfera   fredda   e   glaciale   dell'indifferenza  sociale. Vi soccomberò? Dio sa quello che ho sofferto! A ciò bisogna aggiungere che le  Madri credono che sia partita perché l'ho voluto io. Come sono lontana dal compiere  la mia volontà! Sono state le circostanze che mi hanno obbligato a lasciare il mio  piccolo collegio, asilo di pace, di innocenza e di gioia. Era, soprattutto, la volontà di  Dio che mi ha chiamata con insistenza. Oggi sono nel mondo e vedo quale è la mia  vita; trovo che vivere in Dio si può portare avanti ancora di più che al collegio. Quanti  sacrifici   sono   sconosciuti   a   tutti!   Di   più,   la   mia   vita   è   maggiormente   vita   di  preghiera. Sono spesso sola nella mia stanza con Dio solo. Lo studio non occupa più i  miei pensieri. Ora non devo pensare che a lui. Un angelo di amica ­ A teatro 25 agosto. ­ Ho lasciato il collegio da più di quattordici giorni e la vita che, al collegio,  mi sembra un mistero, trascorre, grazie a Dio, tranquillamente. Tutti i giorni faccio  la comunione e la preghiera di tre quarti d'ora. Mi sforzo di vivere continuamente  alla presenza di Dio. Quanto è buono Nostro Signore! Come non amarlo? Il giorno  stesso   della   mia   entrata   nel   mondo   mi   ha   donato   un'amica   che   è   un   angelo.   Noi  pensiamo di tutto la stessa cosa, le nostre anime sono tutte simili, anche se lei è una  piccola santa ed io una miserabile. Noi passiamo le stesse esperienze e le dobbiamo  tacere accuratamente. Tanto che sembra che noi non siamo amiche, ma noi usciamo  insieme ed allora ne approfittiamo per conversare. Oggi durante la meditazione, Nostro Signore mi ha mostrato il suo grande amore;  come si è umiliato ed abbassato fino a sembrare matto, peccatore, blasfemo, impuro,  ladro. Mi ha detto che per giungere ad unirmi a lui completamente, mi farà morire a  me   stessa,   amarlo   più   di   me   stessa.   Mi   ha   mostrato   come   devo   "morire":   1)   Nel  ricercare le umiliazioni e non ricercare gli onori e la considerazione, ecc.; 2) Quando  mi   sovvengono   dei   pensieri   di   orgoglio,   umiliarmi   davanti   a   Nostro   Signore,  paragonare   la   sua   intelligenza   infinita   alla   mia   che   è   così   piccola   e   dire   delle  assurdità   per   essere   umiliata   come   il   Cristo   che   fu   considerato   un   pazzo;   3) 


Mortificare la mia volontà non prendendo piacere in nulla ed amando le umiliazioni;  4)   Vivere   unita   a   lui.   L'amo!   Nessuno   è   simile   a   lui!   Egli   è   eterno   e   le   creature  muoiono. Egli è immutabile, e le creature cambiano. Egli è onnipotente e le creature  impotenti. Egli è saggio. Egli conosce il passato, il presente ed il futuro, e le creature  conoscono appena qualche scienza. Nostro  Signore  mi  ha  liberato   da   tutti i divertimenti; l'unico al quale assisto   è il  teatro. Quale impressione mi ha fatto la prima volta! Che grande indecenza! Che  pena ho provato vedendo quelle donne avere così poco pudore! Come offende Dio! La  mia anima è rimasta unita a lui. La Vergine mi ha protetto in un modo straordinario.  Non   mi   ricordo   di   aver   posseduto   un   rosario,   l'avrei   recitato   e   me   ne   lamentavo.  Quando uscii per passeggiare nella stanza dei passi perduti, Lucho mi disse che era  stato trovato un rosario. Me lo mostrò e facendo finta di niente, lo presi e subito mi  misi a recitarlo Che riconoscenza la mia anima ebbe verso questa Madre gelosa della  purezza che le avevo affidato. Le altre volte si giocheranno dei buoni pezzi. Non so  come ringraziare il mio Gesù. Quante tentazioni ho dovuto vincere per non agire con civetteria. Non posso negarlo,  ciò   costituisce   un   diversivo   e   m'incanta.   Tuttavia,   non   posso   farlo   poiché   sarebbe  un'ingratitudine nei confronti del mio Gesù. Consigli di Padre Osé ­ Angosce dell'anima Settembre. ­ Il Padre José è venuto. Mi sono confessata da lui. Mi ha detto che ha  pensato che debba entrare al Carmelo l'anno prossimo. Mi ha consigliato, quando  sarò   al   Carmelo,   di   non   fare   delle   penitenze   straordinarie,   e   di   essere   molto  prudente.   Mi  ha   detto   che  anche  se le  novizie  possono domandare  il  permesso di  mortificarsi   di   più,   non   lo   debbo   domandare;   perché   vale   di   più   osservare   più  perfettamente   la   regola   che   mortificarsi   arbitrariamente   e   poi,   ammalata,  domandare   una   dispensa.   E   quando   per   necessità,   mi   saranno   permesse,   dovrò  sempre protestare, alla superiora, che non desidero altro che seguire la regola. Mi ha  anche consigliato di rendere mai conto dello stato della mia anima, né alla maestra  delle novizie, né alla superiora, né più che dei consigli particolari di Nostro Signore,  perché in seguito perderei la mia tranquillità. Mi ha detto che se papà non mi dà il suo permesso, debbo rispondergli che Dio può  togliermi a lui per sempre inviandomi una malattia e la morte. Lui sistemerà tutto  con   il   Monastero   perché,   una   volta   avuto   il   permesso,   non   debba   aspettare   oltre.  Quando dovessi avere degli scrupoli o delle tentazioni, dovrò sempre farli conoscere al  confessore, non importa quale Padre, poiché Dio dona a loro la saggezza, ma mai ad  una persona laica. Che sia molto fedele a Nostro Signore, respingendo ogni pensiero  che non sia di amore per Nostro Signore, né di civetteria, lo stesso per i desideri  perché sono delle tentazioni contro la verginità. Che non ponga mai lo sguardo su di  un   ragazzo   e   se   devo   conversare   con   lui,   lo   guardi   pure   ma   con   indifferenza   e  modestia. Debbo fare l'esame particolare a metà ed a fine giornata.


14 ottobre. ­ Soffrire! È il motto ed il grido del mio cuore, ma per ora soffro come mai.  Sono le sofferenze dell'anima. Bisogna morire a sé stessi per vivere nascosti in Cristo.  Non ho gusto per la preghiera, né per la comunione e perciò, sento il desiderio grande  di unirmi a lui. Non sento la sua voce. Niente. Tenebre. Non posso meditare, e non  posso fare nulla. Nostro Signore mi ha chiesto di offrirmi come vittima per espiare gli  abbandoni, e le ingratitudini che egli soffre nel tabernacolo. Mi ha detto che mi farà  provare   il   disprezzo,   l'ingratitudine,   l'umiliazione,   l'aridità;   infine   lui   vuole   che  soffra. È il mio unico desiderio: voglio soffrire, e anche quando soffro, ho un ardente  desiderio di soffrire di più per unirmi a Nostro Signore. 15 ottobre. ­ Festa della mia Santa Madre. Ho scritto al Carmelo. Ho pregato molto  Santa Teresa affinché possa celebrare, l'anno prossimo, la sua festa al Carmelo. Ho  parlato   ieri   con   lui   e   mi   ha   detto   tre   cose   che   sono   necessarie   per   raggiungere   l'unione completa. Con me stessa: 1) Che non parli mai di me stessa né dica la mia opinione se gli altri non me la  chiedono; 2) Che preferisca gli altri a me stessa, l'ultima, la serva di tutti; 3) Che consideri il mio poco valore, e che mi umili interiormente nel vedere quanto  sono miserabile; 4) Che non mi dia alcun piacere in niente, e che ringrazi quando mi si domanda   qualche sacrificio. Con il prossimo: 1)   Che   abbia   sempre   nei   rapporti   con   lui   lo   spirito   di   fede   nel   vedere   Dio   nel  prossimo; 2) Quando parlo a qualche giovane che l'abbia presente e che veda la sua bellezza. Con Dio: 1) Umile, annientata davanti a lui; 2) Amarlo e domandare la virtù della carità.


1919 Suora del Sacro Cuore o Carmelitana? 1   gennaio   1919.   Ho   molta   pena   nel   vedere   l'oblio   nel   quale   vivono   gli   uomini   in  rapporto a Dio. Essi vivono in una gioia sfrenata, nell'offendere, senza pensare che  ogni   anno   che   passa   l'ora   della   loro   morte   si   avvicina.   Ho   molti   dubbi   sulla   mia  vocazione. Dubbi se essere del Sacro Cuore o Carmelitana. Ho parlato con la Madre  vicaria. Lei mi ha esposto in modo particolareggiato la regola del Sacro Cuore. Lei mi  ha riassunto così: una vita mista di azione ed orazione; molta vita interiore perché  loro devono possedere Dio in loro stesse, donarlo alle anime, ma dimorare sempre in  lui. Esse hanno cinque ore di preghiera, contando l'esame e l'ufficio. La loro vita  è  una preghiera continua. In effetti perché la loro opera porti dei frutti nelle anime,  loro devono ricorrere a Dio in ogni istante. Il loro obbiettivo principale è di glorificare  il   Sacro   Cuore   e   per   mezzo   suo   salvare   molte   anime.   Loro   le   salvano   con  un'abnegazione continua. Si sacrificano per queste anime dal mattino alla sera. Si  consacrano all'istruzione delle fanciulle ricche e povere. Mi hanno proposto anche la  congregazione dei Figli di Maria e la Scuola Normale. Devono vivere nel mondo ma si  devono comportare come religiose, come crocifisse per lui. Sanno che il conforto esiste  ma non lo possiedono. Non hanno un convento proprio. La loro patria  è il mondo  intero. Possono essere inviate negli altri paesi del mondo senza che loro conoscano la  lingua o la gente del posto. Questa vita di immolazione mi attira molto; ma il Carmelo mi si presenta con tutte le  attrattive   che   possono   soddisfare   la   mia   anima.   In   più   Nostro   Signore   mi   ha  dichiarato   tante   volte   che   sarò   Carmelitana.   E   quando   sono   in   preghiera   Nostro  Signore mi ha detto che ha scelto per me questa via perfetta e così unita a lui perché  tra le scelte del suo Cuore divino, egli mi ama molto. Egli ha detto a Maddalena che  lei   aveva   scelto   la   parte   migliore,   benché   Marta   l'avesse   servito   con   amore.   La  Santissima   Vergine,   mia   Madre,   fu   una   Carmelitana   perfetta.   Lei   l'ha   sempre  vegliato, contemplato, ed amato. Nostro Signore ha vissuto trenta anni della sua vita  nel silenzio, e nella preghiera ed ha consacrato solo gli ultimi tre anni della sua vita  alla evangelizzazione. La vita della Carmelitana consiste nell'amare, contemplare e  soffrire. Lei vive sola con il suo Dio. Tra lei e Lui non ci sono le creature, non c'è il  mondo, non c'è nulla, perché la sua anima raggiunge la pienezza dell'amore, lei si  fonde   con   la   Divinità,   ed   è   attirata   dalla   perfezione   per   la   contemplazione   e   la  sofferenza.   Lei   non   contempla   che   Dio   e   come   gli   angeli   nel   cielo,   intona   le   lodi  all'Essere per eccellenza. La solitudine, l'allontanamento da tutto ciò che è terrestre,  la povertà nella quale ella vive sono degli elementi che favoriscono la contemplazione  di Dio Amore. Infine, la sofferenza la purifica intensamente. La Carmelitana soffre  in silenzio le angosce dello spirito che sono o possono essere orribili quanto quelle del  corpo. Gesù Cristo, nella sua passione non si è lamentato una sola volta; ma quando  la sua anima ha sofferto il peso della passione, non ha potuto non dire la mia anima è  triste fino alla morte. Padre, se ciò è possibile, che questo calice si allontani da me, 


però non la mia volontà sia fatta ma la tua"2 Quale deve essere il dolore che prova  nello   spirito   perché   l'Uomo   dei   dolori   dica   che   quella   sola   sofferenza   sarebbe  sufficiente per poterlo fare morire. Un'altra volta, Gesù grida sulla croce: "Padre mio perché mi hai abbandonato?". La  Carmelitana si vede spesso circondata dalle tenebre che hanno circondato il suo Bene  amato. Si vede abbandonata, rifiutata. Per un'anima che ha tutto abbandonato, per  servire Dio che lei ama, c'è una sofferenza più grande di quella di vedersi sola senza  di lui? la Carmelitana non ha distrazioni che possono distoglierla dal suo dolore. Lei  vive per lui e niente le può fare dimenticare la sua pena, nemmeno un istante. Lei è  nella solitudine. Ella soffre nella sua volontà: si sforza di spogliarsi di se stessa per divinizzarsi. Non  deve più volere perché mai più farà ciò che le piace. Lascia per Dio le cose che ha più  amato nella vita. Non potrà più accarezzare perché la grata la tiene separata, soffre  nel suo corpo per le austerità alle quali si sottomette. Soffre la fame ed il freddo.  Spesso si offre a Dio come vittima per le anime, e Dio l'accetta e le fa soffrire malattie  orribili che i medici non riescono a guarire. Ma quale gioia esprime il suo viso, che  pace   traspare   dalle   sue   azioni!   È   proiettata   in   un'atmosfera   divina.   Ugualmente,  quando si sente debole di fronte alle penitenze, quando  è abbattuta da questa vita  piena di sacrifici, e di solitudine, reagisce con la gioia. Lo sa prima di entrare in   Monastero,   e,   perciò   ha   scelto   la   croce.   La   Carmelitana   è   povera.   Non   possiede  niente.   Deve   lavorare   per   vivere.   Il   suo   letto   è   una   tavola   dileguo.   Il   suo   abito   è  ruvido. Non ha una sedia per sedersi. Il suo cibo non è ricercato e poco abbondante4.  Ma lei ama e l'amore la arricchisce, la dona al suo Dio. Ma perché nasce in fondo alla  mia anima questa attrazione per la sofferenza? È perché amo. La mia anima desidera  la croce perché su di essa c'è Gesù. Il viaggio a Los Andes 11 gennaio 1919. Non ho parole per esprimere la mia riconoscenza al mio Gesù. Egli è  troppo buono; mi anniento davanti ai suoi favori. Mi abbandono nelle sue braccia. Mi  lascio guidare perché sono cieca e lui è la mia luce. Sono il soldato che obbedisce al  suo capitano. Sono il suo soldato. Non sono niente. Lui è tutto. Oh! l'anima che mette  la sua speranza in lui deve essere senza timori. Egli è il vincitore di tutti gli ostacoli,  di tutte le difficoltà. Il viaggio a Los Andes mi sembrava impossibile; lo confido a  Nostro Signore. Se lui lo vuole va bene; se no va bene lo stesso. I dubbi aumentavano  in giorno in giorno. I miei problemi sono così grandi che non so cosa mi succede, ed  ecco che tutti i bambini partono per la campagna con papà così tutto si aggiustò in  modo che si poté andare con mamma che ebbe la bontà di condurmi. Noi partiamo  con l'espresso del mattino al fine di prendere la corrispondenza ma siamo arrivati in  ritardo   e   dobbiamo   aspettare   un'ora.   Noi   non   possiamo   prendere   il   treno   del  pomeriggio  ma  quello  della   sera.   Dio lo permette perché passi più tempo nel mio  monastero. Quando noi arriveremo la giù troveremo una casa povera e vecchia, quella 


dovrà essere il mio monastero: la sua povertà mi parla al cuore, mi sento attratta da  lei. Subito una ragazzina uscì a dirci che Madre Angelica ci avrebbe ricevuto dopo  colazione. Noi ritornammo alle 11.50. Entrai nel parlatorio e Teresita Montes venne  alla ruota. Noi parlammo con lei. Non sapevo che mi succedeva. Lei andò a chiamare  Madre Angelica. Sentii la sua voce per la prima volta. Mi sentii contenta. Restai sola  con   lei.   Noi   parlammo   allora   della   vita   della   Carmelitana.   Lei   me   la   spiegò  completamente. Mi parlò dell'ufficio divino: come le religiose rimpiazzano gli angeli e  cantano gli inni a Dio. Subito suonarono i vespri e lei mi disse che potevamo andare  in chiesa. Lì era buio. Nel fondo, la grata, ove sentivo recitare l'ufficio con una così  grande devozione che mi pareva veramente di essere in cielo. Non recitai nulla. Ero  annientata davanti al mio Dio. La mia anima piangeva di riconoscenza. Mi sentivo  felice e soddisfatta. Vedevo il volto di Nostro Signore e mi sembrava che mi dicesse  che   era   contento   di   sentire   i   canti   delle   sue   spose.   Pensai   che   mi   unirò   a   questi  angeli. Piansi perché non sapevo che cosa mi succedeva. Subito, recitarono le litanie e  ebbi la fortuna di unirmi a loro. Quella fii la mia prima preghiera unita a loro per la   mia Madre Santa. Successivamente andammo in parlatorio. Mi sentii in una pace e in una tranquillità  così grandi che mi è impossibile descriverla. Vedevo chiaramente che Dio mi voleva li  e sentii una forza in me che mi faceva vincere tutti gli ostacoli per il fine di essere  Carmelitana e di fermarmi lì per sempre. Noi parlammo dell'amore di Dio. Madre  Angelica lo fece con una grande eloquenza che sembrava provenire dal profondo della  sua anima. Lei mi fece vedere la grande bontà di Dio che mi chiama e come tutto  quello che ho viene da Dio. Successivamente lei mi parlò dell'umiltà: come questa  virtù è molto necessaria; che devo considerarmi sempre come l'ultima, umiliarmi il  più   possibile,   e   dirmi   interiormente   quando   mi   riprendono:   "Ho   meritato   ciò   ed  ancora di più" Lei mi parlò delle mie piccole sorelle e mi disse quanto erano buone.  Parlai con lei da sola quattro ore e mezza. Lei domandò allora a mamma di andare a  prendere una merenda. Teresita Montes venne a chiedere se volessi fare la ”Visita di  presentazione”. Madre Angelica lo permise, ed allora Teresita andò a cercare tutte le  Monache. Subito tirarono la tenda delle grate, e cominciarono ad entrare e ad accostarsi alla  grata. Ero inginocchiata poiché mi ritenevo indegna di stare in piedi davanti a tali  sante. Tutte con il velo sollevato, vennero a salutarmi con tanto affetto, che restai  confusa. All'inizio, mi sentivo molto timida nel parlare, ma dopo parlammo con una  confidenza estrema. Loro   davano   prova   di   una   gioia,   e   nello   stesso   tempo   di   una   familiarità   che   mi  incantarono.   Mi   chiesero   quando   sarei   entrata.   Risposi   loro   che   sarei   entrata   in  maggio. Una di loro mi chiese se per San Giuseppe o per la festa dello Spirito Santo.   Era stabilito per il 7, festa di San Giuseppe, e loro mi raccomandarono a lui. Dopo un  lungo momento si ritirarono e io rimasi con Madre Angelica che mi mandò a fare  colazione. Obbedi benché non ne avessi nessuna voglia perché mi sentivo sazia. Dopo  circa mezz'ora uscii, ed allora mamma parlò con lei e mi posi a pregare.


Dopo lei mi chiamò per darmi qualche libro, ed altre cose che le avevo chiesto. Non  chiesi nulla ma nel medesimo tempo la mia anima era gonfia di felicità. Dio aveva  cambiato la tempesta in bonaccia; i problemi in una santa pace!uscii Ritornammo a casa pregando Dio di non incontrare persone che ci conoscessero, e fu  così. Sia benedetto e lodato il mio Dio! Siamo arrivati alle 11 e 50. Ci aspettava solo  Rebeca.   La   gente   non   aveva   sospettato   niente.   Come   Dio   nella   sua   bontà   ha  sistemato tutto per me senza che facessi niente!! La preghiera che ho fatto 15 gennaio 1919. Sono in campagna. Che pena! perché non posso pregare, né tanto  meno rimanere sola. Ma sarò unita al mio Gesù. Gli offro tutto perché questa è la sua  volontà. L'orazione che feci: la sera ebbi molto fervore e Nostro Signore mi ha fatto capire la  sua   grandezza   e   contemporaneamente   la   mia   nullità.   Subito   ho   avuto   voglia   di  morire   per   non   offendere   Nostro   Signore,   per   non   continuare   ad   essere   infedele.  Desidero spesso soffrire le angosce dell'inferno al fine di poterlo amare con questo  mezzo e ripagarlo, in qualche maniera, delle sue grazie. 27 gennaio. Ho letto la "Dottrina Spirituale" di San Giovanni della Croce, e ho un tale  desiderio che Dio non si allontani mai dai miei pensieri. L'intensità dell'amore che  provo è tale che mi sento senza forze, stanca e come se fossi da un'altra parte e non  più in me stessa. Ho   sentito   un   grande   impulso   di   andare   all'orazione.   Ho   cominciato,   con   la  comunione   spirituale,   ma   nel   rendimento   di   grazie,   la   mia   anima   era   dominata  dall'amore. Le caratteristiche di Dio si presentarono a me una ad una: la Bontà, la  Saggezza, l'Immensità. la Misericordia, la Santità, la Giustizia. Ci fu un momento in  cui non sapevo più nulla. Mi sentivo in Dio. Quando ho contemplato la giustizia di  Dio ho avuto un fremito. Avrei voluto fuggire per allontanarmi dalla sua giustizia. Ho  visto   l'inferno,   ove   la   collera   di   Dio   accende   il   fuoco   e   annientandomi,   ho   chiesto  misericordia ed ho sentito che essa mi inondava. Ho visto quanto il peccato è orribile.  Avrei voluto morire piuttosto che commetterlo. Ho promesso a Dio di vederlo nelle  creature e di vivere riconciliata. Egli mi ha chiesto di sforzarmi di essere perfetta, e  mi ha spiegato, praticamente ciascuna delle sue perfezioni. Che tutte le mie azioni  siano fatte con perfezione in modo che ci sia unità tra me e lui, ciò che non potrebbe  realizzarsi se commettessi qualche imperfezione. Poi mi sono fermata là perché non  sapevo   che   figura   facevo   e   temevo   di   presentarmi   davanti   agli   altri   perché   mi  potevano chiedere qualcosa. Credo che avrò passato più di un'ora. Nel pomeriggio non  ho avuto grande fervore ma l'ho passato molto ritirata. 28 gennaio. Ho fatto la mia preghiera. Ho sentito amore e unione con Dio. Tuttavia  sono stata pochissimo raccolta. Sono restata un momento senza pensare a nulla. Ho  ricevuto   passivamente   i   raggi   del   Sole   Divino.   Nostro   Signore   mi   ha   chiesto   di 


ubbidirgli nella fede. Mi ha detto che voleva da me una purezza più grande: che viva  senza   preoccuparmi   delle   cose   del   corpo,   come   se   quelle   non   esistano   e   non   mi  causino alcuna incomodità, che viva guardando solamente Dio la mia anima. Consigli del Padre Rea Patto con lui 10 febbraio. Quanto è buono il mio Dio! Siamo in missione con il Santo Sacramento,  la comunione e due messe quotidiane. Rimango al suoi piedi. Mi sento spessissimo  venire   meno   d'amore.   Mi   anniento   alla   sua   Presenza   vedendomi   così   miserabile  nonostante   i   favori   di   cui   mi   riempie.   Tutto   quanto   faccio   è   per   amor   suo.   Vivo  continuamente alla presenza di Dio. I Padri che sono venuti sono santissimi. Uno di   loro, il Padre Rea', sembra leggere nelle anime. Mi sono confessata e gli ho detto che  desideravo essere Carmelitana. Ha reso grazie a Dio per questo perché le considera  delle donne sante~ L'ho interrogato a proposito della mia orazione e mi ha detto di  non   far   alcun   caso   delle   locuzioni   interiori,   ma   unicamente   degli   effetti   che   esse  operano nell'anima mia. Devo dire al confessore tutto ciò che Nostro Signore mi dice. Mi ha detto che, per pervenire all'unione con Dio, occorre 1) distaccarsi dalle creature; 2) disprezzare se stessa; 5) la presenza continua di Dio. Mi ha detto di fare tutto per Dio, per amor suo senz'altro fine. Mi ha detto di pensare  spesso alla bontà di Dio, alla sua grandezza e al mio nulla, al numero delle anime che  si perdono perdendo così il sangue di Nostro Signore. Devo consolare e riparare per  così tanti peccati. I Sabati penserò alle virtù della Vergine e ogni giorno cercherò  qualche cosa di nuovo per non stancarmi: i venerdì, la Passione, ecc. Mi   ha   detto   che   acquisterò   l'umiltà   umiliandomi,   considerandomi   peccatrice   e  l'ultima di tutte. Quando noto un difetto nelle persone, che pensi alle loro qualità e  anche che questi difetti possono essere permessi da Dio per umiliare la persona che li  ha   e   che   può   essere   interiormente   graditissima   a   Dio,   mentre   io   ho   dei   difetti  peggiori e più numerosi. Osservare il poco che valgo davanti a Dio e servire tutti gli  altri come se ne fossi la schiava, perché lo sono per il peccato. In seguito ho fatto una confessione generale per umiliarmi e riconoscere quanto sono  malvagia e anche i favori che Dio ha deposto in me. Mi ha proposto di fare un patto:  egli pregherebbe molto per me e io lo farò per lui. Mi ha donato una immagine di  Santa Teresa con una sentenza e un'altra immagine con l'ideale della Carmelitana e la preghiera del Padre Claret alla Vergine. Mi ha  consegnato un Trattato della perfezione religiosa di Nieremberg. Quanto sei buono,  Signore, con questo “nulla criminale”. Tu sei colui che suscita in me l'interesse che mi  condurrà a te. Non so come ripagartelo. In comunione perpetua con Gesù


21 febbraio. Alla fine mi sono dedicata al mio Diario senza ritardare oltre. Termino   la   mia   meditazione.   Ho   letto   nel   libro   che   mi   ha   donato   il   Padre   la  superiorità   della   vocazione.   Prima   avevo   fatto   la   comunione   spirituale   e   Nostro  Signore mi aveva detto che desiderava che vivessi con Lui in una comunione perpetua  perché mi amava molto. Gli ho risposto che se lui mi amava, lo poteva perché egli è  onnipotente. In seguito, mi ha detto che la Santissima Trinità era nell'anima mia e  che dovevo adorarla. Immediatamente, sono restata molto raccolta contemplandola  ed essa mi appariva essere piena di luce. L'anima mia era annichilita. Vedevo la sua  Grandezza   infinita   e   come   s'abbassava   per   unirsi   a   me,   nulla   miserabile.   Lui,  l'Immensità con la piccolezza; la Saggezza con l'ignoranza; l'Eterno con la creatura  limitata; ma al disopra di tutto, la Bellezza con la bruttezza; la Santità con il peccato.  Allora, nel più intimo dell'anima mia, in maniera rapida, mi ha fatto comprendere  l'amore che lo faceva uscire da se stesso per cercarmi; ma ciò fu senza parole e fui  incendiata d'amor di Dio. Poi ho meditato come Dio mi ha chiamata, preferendomi a tutti gli  esseri che non l'avrebbero mai offeso e avrebbero corrisposto al suo amore facendosi  santi,   mentre   io   non   corrispondo   al   suoi   favori.   Allora   gli   ho   chiesto   perché   mi  chiamava. Mi ha risposto che aveva creato la mia anima e tutto quello che doveva  fare   e   come   doveva   farlo.   e   che   aveva   visto   come   avrei   corrisposto   da   ingrata   e,  nonostante   questo,   mi   ha   amata   e   vuole  unirsi  a me.   Ho  visto  che  non  si  unisce  neanche con gli angeli e tuttavia, vuole unirsi ad una creatura così miserabile; vuole  identificarla con il suo essere stesso tirandola fuori dalle sue miserie per divinizzarla  in tal modo che essa venga a possedere le sue perfezioni infinite. Tutto ciò mi fa come uscire da me, e quando apro gli occhi, mi sembra che torno da un  altro   mondo.   Gli   ho   chiesto   che   cosa   volesse   da   me   e   come   corrisponderei   al   suo  amore. Mi ha detto di evitare ogni peccato e d'obbedire alle sue ispirazioni. Mi sono  offerta per consolarlo. Ho pensato: quale consolazione potrei apportare a Dio, che sono nulla? Ma mi ha risposto che mi  amava, che si prendeva cura di me e che questo desiderio gli era gradito. Allora, ho  unito   i   miei   desideri   di   riparazione   al   desideri   di   Nostro   Signore,   a   quelli   della  Vergine, degli angeli e dei Santi. In serata, ho meditato sulla preghiera nell'orto. Nostro Signore mi ha avvicinata a  lui. Ho visto il suo volto di agonizzante. L'ho sentito gelato. Egli ha pregato il Padre  perché almeno non l'abbandoni e gli resti fedele. Ho provato del fervore e un dolore  d'offenderlo. 22 febbraio.  Sono  in   meditazione.   Nostro Signore mi ha invitato  a meditare sulla  purezza   della   Vergine.   Lei   senza   dirmi   nulla,   ha   cominciato   a   parlarmi.   Non   ho  riconosciuto la sua voce e le ho chiesto se era Gesù. Mi ha risposto che Nostro Signore  era nella mia anima, ma che lei mi parlava. Mi ha detto punto per punto quello che  mi   era   stato   detto   a   proposito   della   purezza:   1)   Essere   pura   in   pensieri:   cioè  respingere tutti i pensieri che non siano di Dio per vivere costantemente alla sua 


presenza. Per questo sforzarmi di non aver affezione per alcuna creatura; 2) essere  pura nei miei desideri per desiderare solamente di appartenere ogni giorno di più a  Dio; desiderare la sua gloria; desiderare d'essere santa e di fare tutto con perfezione.  Per questo non desiderare né onori, né lodi, ma il disprezzo e l'umiliazione poiché è  così che si è graditi a Dio. Non desiderare né il conforto, né alcuna cosa che lusinghi i  miei sensi. Non desiderare il cibo e il sonno che per meglio servire Dio; 3) essere pura  nelle azioni. Astenermi da tutto ciò che può contaminarmi, da tutto ciò che non è  permesso da Dio che desidera la mia santificazione, agire per Dio il meglio possibile e  non per essere vista dalle creature. Evitare ogni parola che non sia pronunciata che  per Dio, per la sua gloria. Che nelle mie conversazioni mi immerga sempre in Dio.  Non guardare nulla senza alcuna necessità, se non per contemplare Dio nelle sue  opere. Immaginarmi che Dio mi osserva sempre. Astenermi da ciò che mi piace al  gusto e se devo mangiare, non compiacermi ma offrirlo a Dio come cosa necessaria  per meglio servirlo. Mortificare il tatto non toccando me stessa senza necessità, né  alcun altra persona. In una parola, che tutto il mio spirito sia immerso in Dio in  modo tale che dimentichi completamente il mio corpo. La Vergine dovette vivere così  fin dalla nascita, ma questo le era più facile poiché ella fu sempre piena di grazia.  Devo fare tutto da parte mia per imitarla poiché è così che Dio s'unirà intimamente a  me. Pregare per ottenerlo. Così rifletterò Dio nell'anima mia. La sera dello stesso giorno: ho pensato senza sosta a Dio. Grazie a Dio! Senza raccoglimento né fervore Il mio Diario 24. Non potevo raccogliermi, ma Nostro Signore, nell'intimo dell'anima mia, mi ha  detto   di   adorarlo   e   sono   restata   molto   raccolta.   Nel   pomeriggio   sono   uscita   per  consacrare  le case  al  Sacro  Cuore. Con quale amore l'ho fatto! Ma quale pena ho  provato nel costatare che il mio Gesù non poteva alloggiare in tutte. 25. Facevo orazione e mi hanno interrotto. Ma Nostro Signore ha permesso che resti  unitissima a lui. 26 febbraio. Ho fatto orazione. Non ho avuto raccoglimento interiore, né fervore. Non  sentivo   neppure   l'amore,   né   la   voce   di   Nostro   Signore.   Tuttavia   provavo   della  consolazione di essere con Dio. Al termine dell'orazione desideravo morire per non  più   continuare   a   offendere   Dio   e,   vedendo   la   mia   ingratitudine   e   la   bontà   e   la  misericordia di Dio, avevo un forte desiderio di versare il mio sangue. Alla fine, Dio  mi ha fatto assaporare il suo amore infinito. Nel pomeriggio, ero molto raccolta, adorandolo  con  molto  amore   e  rimpiangevo di non  poter trovarmi al Carmelo per  vivere adorandolo  sempre.  La  mia   meditazione ebbe come soggetto, perché Nostro  Signore   me   lo   aveva   chiesto,   le   tre   Persone   divine:   come   il   Padre,   conoscendosi,  genera il Verbo e, amandosi, lo Spirito Santo, e l'opera che ciascuna Persona opera  nelle anime. Ma non ho trascorso tutto il tempo a meditare questo mistero poiché ho  anche meditato le parole del Signore:


“Vegliate  e pregate  per  non entrare in tentazione”, ecc. Ho deciso di essere molto  raccolta. 27   febbraio   Non   ho   avuto   fervore   nell'orazione.   Grande   aridità;   ma   Dio   mi   si   è  manifestato   interiormente   senza   parlarmi.   Ho   meditato   sul   voto   di   povertà   che  consiste nel non possedere nulla, nemmeno la nostra volontà, né la nostra opinione; a  non desiderare nulla, alcun conforto; a rifuggire da ogni pensiero d'ambizione e a  desiderare d'essere trattata come una povera serva. Essere povera così da apparirlo  davanti   a   tutti;   non   lamentarsi   di   nulla;   rendere   grazie   a   Dio   quando   ci   manca  qualcosa. Dio mi ha fatto comprendere che ero attaccata alle consolazioni e ai gusti  sensibili   dell'unione  divina.   Soffro�� a vedere  che  Nostro  Signore,  per  attirarmi,  mi  dona delle consolazioni. Quanto deve trovarmi miserabile! E soffro pure di costatare  che non faccio nulla per Dio. Vorrei martirizzare la mia carne così da provare a Dio il  mio amore. Mi ha fatto anche comprendere che l'unione divina non si trovava nel  raccoglimento sensibile, ma nella perfezione dell'anima mia, imitandolo e soffrendo  con lui. Che non consisteva nemmeno nelle parole intese interiormente, per cui non  dovevo farci caso, ma essendo veramente santa, possedendo le sue perfezioni. Ho vissuto raccolta. Ho preso l'impegno di rinunciare ad ogni conforto, al miei gusti e  alla   mia   propria   volontà,   avendo   coscienza   che   sono   una   povera   serva   che   non  possiede nulla, ma che Dio mi dona tutto. L'ho mantenuto. 5 aprile.  È da molto tempo che non scrivo il mio Diario i cui fogli possono essere  bruciati.   Bisogna   che,   nel   rinchiudermi   al   Carmelo   tutti   questi   ricordi   dell'esilio  muoiano per non vivere altro che la vita nascosta in Cristo. Mamma e Rebeca me  l'hanno chiesto, ma sono cose dell'anima così intime che non è permesso a nessuno, a  nessuna   creatura   di   sapere.   Solo   Gesù   può   leggere.   La   sua   mano   divina   ha   la  delicatezza sufficiente per toccarmi e baciarmi. In più queste pagine riferiscono tante  miserie,   tante   infedeltà,   e   tutto   l'amore   del   Cuore   divino   per   questa   anima   così  infedele che soltanto per questo motivo, mi piacerebbe che lo si leggesse. Ma ci sono  dei   favori   che   Dio   fa   alle   anime   scelte   che   non   devono   essere   conosciute   e   di   cui  l'anima sola deve conservare il ricordo. Oggi è nata una nipotina. L'ho attesa con un'angoscia ed un timore indescrivibili.  Com'è grande il potere che Dio manifesta nell'opera della generazione umana! Una  saggezza che stupisce il cuore e l'intelligenza che la contempla! Papà darà il suo consenso? (5 aprile). Ho scritto a papà per sollecitare il suo consenso e non ho ottenuto alcuna  risposta. La mia anima soffre tanto. Arriverà e bisognerà uscire per riceverlo senza  sapere che accoglienza mi farà. Bisognerà sostenere lo sguardo che mi indirizzerà  pieno   di   tristezza   e   di   amaro   rimprovero.   O   potrà   prendere   un   atteggiamento  indifferente. Gesù, che crudele martirio! Ma tutto è per il tuo amore. Se ciò non fosse  per   te,   non   avrei   avuto   mal   il   coraggio   necessario   per   dargli   questo   dolore.   Ma  davanti a te tutto sparisce.


I miei fratelli sono preoccupati perché a me non piace uscire, loro vogliono che esca e  mi   rimproverano   di   non   farlo.   Il   giorno   stesso   che   ho   inviato   la   lettera   si   erano  arrabbiati con me; ma benché soffra molto, a che cosa si può comparare il grande  bene che assaporo? Gesù, sono contenta perché soffro. Io desidero soffrire di più, ma  non ti chiedo altro che fare in me la tua divina volontà. Oggi mi sento annientata; ma ho preso il mio crocifisso e gli ho detto "ti amo"; (stato   sufficiente per ridonarmi coraggio. Nostro   Signore   è   troppo   buono.   Nel   pomeriggio,   papà   ha   scritto   una   lettera   alla  mamma e deborda di tenerezza per me.' Si dice obbligato a darmi il suo consenso; ma  cosa pensare di ciò, potrei avere una risposta dal mio Gesù? Vede ciò che l'anima mia  prova dinanzi alle delicatezze del suo amore. Voglio mostrarmi indifferente alla sua  divina   volontà.   Da   parte   mia,   che   mi   permetta   di   partire   a   maggio   o   che   non  acconsenta, è la stessa cosa; mi è indifferente che mi lasci diventare Carmelitana o  no. E vero che ne soffrirei. Ma siccome non cerco che lui, possedendolo ne sono felice,   e cosa può mai farmi il resto? Se lo permette, mi sottometto al suo volere poiché faccio  ciò che mi comanda. 4 aprile. Papà non è ancora arrivato. Arriva oggi in serata. Credo che la Santissima  Vergine vorrà essere la messaggera della volontà di Dio, domani Sabato. Annoto che  l'anima mia è sonnolenta. A volte provo del fervore durante l'orazione, altre volte, no  e tuttavia in questi giorni non l'ho provato. Quando desidero meditare non riesco a  riflettere. Ho l'impressione che una nube spessa mi nasconda l'Amato del mio cuore;  l'anima   mia   vorrebbe   immergersi   nella   contemplazione   delle   perfezioni   di   questo  Essere adorabile e non lo può. Soffro molto. L'amo. Provo quest'amore, ma non trovo  alcuna   consolazione.   Ho   l'impressione   che   l'anima   mia   sospirante   è   sospesa   al   di  sopra   della   terra   e   si   senta   attirata   da   Dio   e   non   riesce   a   elevarsi.   Non   può  contemplarlo. Ho partecipato all'Ora Santa. Il Padre Falgueras mi ha parlato dei mezzi per unirsi a  Dio: conformare il pensiero umano al pensiero divino; apprezzare ciò che piace a Dio;  disprezzare ciò che il Cristo ha disprezzato; desiderare le sofferenze, le umiliazioni.  Al contrario, disprezzare gli onori, le ricchezze e le vanità. Le disprezzo come dovrei?  No. Amo di più essere lodata che disprezzata. E non amo per niente apparire povera.  Tuttavia gli chiedo che mamma non si preoccupi di vestirmi e mi ha inteso poiché  non mi ha comprato vestiti, non vale la pena se parto. Gli chiedo anche le umiliazioni:  tutte quelle che la sua divina volontà vorrà inviarmi. Mi ha detto anche quanto fosse necessario d'unire la nostra volontà a quella di Dio  rimanendo   fedele   alle   sue   aspirazioni,   non   rifiutando   nulla.   E   che   a   volte   non  corrispondo alla sua chiamata; ma lo faccio però quasi sempre. Gli ho chiesto perdono  per i miei peccati. Mi sono sentita peccatrice a tal punto da gettarmi al suoi piedi e  gli ho chiesto di guarire le mie piaghe. Mi   ha   anche   detto   quanto   fosse   necessario   vivere   costantemente   nella  contemplazione di Dio, soprattutto di Gesù Cristo, 'poiché l'umanità è la porta che 


occorre   oltrepassare   per   entrare   nella   Divinità.   Per   l'orazione   noi   penetriamo   nei  sentimenti e le affezioni di questo Cuore divino per imitarlo e per immedesimarci di  questi sentimenti. Gli ho promesso di non vivere che per lui, di non tralasciare la mia  orazione senza una seria ragione o impedimento e di vivere secondo un programma,  poiché mi rendo conto che perdo tempo. Da otto giorni sono al Carmelo 14 maggio 1919. Fanno otto giorni che sono al Carmelo. Otto giorni di cielo. Provo  l'amor di Dio in modo tale che vi sono momenti che credo di non riuscire a resistere.  Voglio essere una ostia pura, sacrificarmi continuamente in tutto per i sacerdoti e i  peccatori. Ho fatto il mio sacrificio senza lacrime. Quale forza Dio mi ha elargito in  questi momenti! Ho sentito il mio cuore spezzarsi sentendo i singhiozzi di mamma e  dei miei fratelli. Ma avevo Dio e lui solo mi bastava. Nostro Signore mi rimprovera le più piccole imperfezioni e mi domanda i sacrifici i  più piccoli; ma è inconcepibile che mi costino tanto. Mi ha domandato di vivere in un  continuo raccoglimento. Che non guardi nulla. Che faccia tutto per amore. Che gli  obbedisca al minimo cenno. Che abbia un grande spirito di fede. 17 maggio 1919. Ho provato un grande amore divino. Durante l'orazione, ho sentito  che il Sacro Cuore s'univa al mio. E il suo amore era così grande che ho sentito tutto  il mio corpo infiammato di quest'amore e sono rimasta senza sentire il mio corpo. Mi  hanno toccato perché mi sedessi e ciò ha prodotto una sensazione tanto sgradevole  che mi sono messa a tremare. L'amore di Dio mi si è manifestato in modo tale che  non mi accorgevo di ciò che accadeva. Sono rimasta così per quasi un'ora e tre quarti.  Nostro Signore mi ha chiesto di abbandonarmi totalmente a lui e che con l'abbandono  totale di me stessa attirerei molte anime. Mi offrii come vittima perché il suo amore  infinito sia manifestato alle anime. Mi ha detto di agire sempre unendomi a lui. 20 maggio. Mi sono confessata da Padre Avertano. Ho reso grazie a Dio &avermi dato  un direttore così istruito e così santo. Mi ha detto d'essere prudente a proposito delle  parole che intenderei interiormente. Non dovrei mal chiedere nulla a Nostro Signore,  né chiedergli la croce perché avrei delle sofferenze che assomiglierebbero alle pene di  un dannato. Mi sento felice di poter soffrire qualche cosa per Dio. Non dovrei fare  caso alla voce che sento interiormente se mi domanda qualche cosa di meraviglioso, e  questo fino a quattro volte, poi dovrò consultarlo. Quando mi sentirò turbata o che mi si comanderà qualche cosa al di fuori di ciò che  concerne il mio stato di vita, che non vi faccia caso. Che tenga conto soltanto di ciò  che   Nostro   Signore   m'insegnerà   per   praticare   le   virtù   e   correggere   i   miei   difetti,  soltanto   allora   lo   ascolterò   in   ciò   e   porrei   attenzione.   Che   la   mia   intenzione   sia  soltanto di essere gradita a Dio e su questo punto fare il mio esame particolare. Devo  comportarmi senza tenere conto delle persone come se fossi sola in Monastero, senza  voler attirarmi le simpatie e l'affezione delle persone, ma al contrario ricercando, se  non   il   disprezzo,   almeno   di   correggere   la   mia   intenzione,   annotandolo   sulla   mia 


"coscienza"2 e quando cercherò di compiacermi delle persone, farò il conto delle mie  mancanze. Devo essere ugualmente amabile con tutte le mie sorelle e non essere più attenta a  quella   che   mi   considera   di   più   e   mi   parla   più   spesso.   Non   cercare   di   essere  disprezzata, ma mantenermi sempre indifferente. Possedere la stessa attitudine per  rapporto   alla   croce.   Quanto   all'obbedienza,   essa   non   mi   obbliga   in   ciò   che   porta  pregiudizio   alla   mia   salute.   Quanto  alla mortificazione, non  forzarmi a domare il  corpo,   ma   a   scomodarlo.   Nell'orazione   non   devo   cercare   l'immagine   di   Dio,   ma   il  concetto puro, poiché se lo immaginassi, lo rimpicciolirei. Pena per la separazione Ingratitudine umana Immersa nell'agonia di Nostro Signore 20 maggio. La sera, ho provato una pena immensa per la separazione. Mi raffiguravo  Rebeca che piangeva sola nella nostra camera. Desideravo fortemente abbracciare e  stringere   ciascuno   di   coloro   che   avevo   lasciato   per   Gesù.   Non   solo   non   avevo  conosciuto questa pena che provavo, ma mi chiedevo se dovevo farlo sapere alla nostra  piccola Madre poiché mi sembrava ciò fosse ricercare le consolazioni umane. Allora,  dissi a Nostro Signore che se fosse venuta ad accompagnarmi in Noviziato glielo avrei  detto, altrimenti avrei taciuto. Ma Nostro Signore, come sempre, mi fece un dono e  permise che, contrariamente alla sua abitudine, venisse. Le dissi la mia pena e lei mi  condusse in Coro dove stavo per tremare dalla violenza della sofferenza. Grazie alle  preghiere della nostra piccola Madre, restai in pace e dopo potei dormire. 22 maggio. Durante l'orazione, Nostro Signore mostrò come fosse stato stritolato per  noi e come fosse divenuto ostia. Mi disse che per essere ostia occorreva morire a se stessa. Un'ostia una Carmelitana deve mettere in croce il  suo pensiero, rigettare tutto ciò che non è Dio. Avere costantemente il pensiero fisso  su   di   Lui,   i   desideri   rivolti   verso   la   gloria   di   Dio   e   la   santificazione   dell'anima.  Un'ostia   non   possiede   volontà   propria,   la   si  trasporta   dove   si   vuole.   Un'ostia   non  vede, non sente, non comunica con l'esterno, ma all'interno. In   seguito   mi   mostrò   come,   malgrado   la   sua   agonia   sull'altare,   le   creature   non  l'amano, non fanno attenzione a lui. Ne ho provato pena per tutta la giornata. E una  specie   di   martirio,   poiché   mi   trovo   spossata   per   amarlo   come   dovrei   farlo,  miserabilissima   e   incapace   di   offrirgli   consolazione   alcuna.   Di   più,   costato  l'ingratitudine degli uomini. Ciò mi riempie di un'amarezza indicibile. Ad aumentare  il  mio  tormento,   mi   è   giunta   una   lettera  della   mia  piccola  mamma:  mi  chiede  di  pregare perché Nostro Signore vinca Miguel2 molto ammalato. Ciò mi mette fuori di  me perché colui che offende Dio è del mio stesso sangue. Sono incapace di qualunque  cosa,   tanto   è   grande   l'amore   che   provo   e   l'amarezza   per   i   peccati.   Durante   la  Comunione,   Nostro   Signore   mi   ha   detto   di   consolarlo.   Mi   si   presenta   ad   ogni 


momento,   come   un   agonizzante.   E’   orribile!...   Mi   chiede   di   accarezzarlo,  d'abbracciarlo perché ciò gli dia consolazione. 26 maggio 1919. Fanno tre giorni che sono immersa nell'agonia di Nostro Signore. Ad  ogni istante mi si presenta come un moribondo, il volto a terra, i capelli arrossati di  sangue, gli occhi bluastri, l'aspetto tirato, pallido, livido. La sua tunica abbassata  fino alla vita. Il dorso è coperto da una moltitudine di punte di spillone ho capito che  sono i peccati. Sopra le scapole, vi sono due piaghe che lasciano intravedere le ossa  bianche e, inchiodate sopra gli orli di queste piaghe, delle punte che penetrano fino  all'osso. Sopra la spina dorsale, le punte lo fanno soffrire orribilmente. Da ogni parte  il sangue cola a torrenti e inonda interamente il suolo. La Santa Vergine è in piedi  accanto, piange e domanda misericordia al Padre. Vedo quest'immagine con una tale  acutezza   ch'essa   mi   provoca   una   specie   d'agonia.   Non   posso   piangere,   ma   sono  interamente coperta di sudore, le mie mani si ghiacciano, il cuore mi fa male e la  respirazione è ansante. Questa visione riempie d'amarezza tutto ciò che compio e non trovo piacere alcuno se  non accompagnando Nostro Signore. Ma trovo più perfetto di compiere tutte le mie  azioni   senza   mostrare   esteriormente   pena   alcuna.   Ho   parlato   con   la   mia   piccola  Madre poiché comprendevo che occorreva che altre anime meno miserabili della mia  lo consolino. Nostro Signore mi ha detto che tanto la piccola Madre e le piccole suore  e io stessa l'abbiamo consolato. Non so come ringraziare Nostro Signore che mi ha  resa partecipe delle sue sofferenze e che ha trovato consolazione in me peccatrice  miserabile.   La   sola   cosa   che   mi   chiede,   è   di   non   parlare   di   me   stessa,   di   vivere  soltanto per Dio e per consolarlo. Che soffra in silenzio. Ma siccome a volte non ne  posso più, che mi riconforti presso la mia piccola Madre. Fino a quando ricercherò le  creature? Non desidero morire che alla fine del mondo per vivere sempre ai piedi del  tabernacolo, confortare tanto il Signore nella sua agonia. "Ritiro dello Spirito Santo" Da ieri sono in ritiro. Nostro Signore mi ha detto di unirmi al Padre suo attraverso di  lui,   che   la   sola   cosa   che   dovevo   cercare   in   questo   ritiro   era   di   nascondermi   e   di   immergermi nella divinità per conoscere maggiormente Dio e amarlo, e conoscermi di  più e detestarmi. Desidera che mi lasci guidare completamente dallo Spirito Santo  perché   la   mia   vita   dev'essere   una   continua   lode   d'amore.   Perdermi   in   Dio.  Contemplarlo sempre senza mal perderlo di vista. Per questo, vivere nel silenzio e  nell'oblio di tutto il creato poiché Dio, per natura, vive sempre solo. Tutto in lui  è  silenzio, armonia, unità. Per vivere in lui, occorre rendersi semplici, non aver che un  solo pensiero, una sola attività: lodarlo. Dio si comunica  all'anima mia di una maniera ineffabile in questi giorni dove mi  sento   al   Cenacolo.   L'amore   che   provo   non   è   più   sensibile,   è   molto   più   interiore.  Durante   l'orazione   mi   capita   ciò   che   non   mi   era   mal   accaduto:   rimango  completamente   penetrata   da   Dio.   Non   riesco   a   riflettere,   ma   è   come   se   mi  addormentassi in Dio. Allora comprendo la sua grandezza e il godimento che provo 


nell'anima è tale che essa pare essere di Dio. Mi sembra che sia tutta penetrata dalla  divinità. Sono tre o quattro giorni, che essendo in orazione, ho avuto il presentimento che Dio  si abbassasse fino a me, ma con uno slancio d'amore così grande che non avrei potuto  resistere   a   una   forza   un   po'   più   grande,   perché   in   quel   momento,   la   mia   anima  tendeva   a   uscire   dal   mio   corpo.   Il   mio   cuore   pulsava   con   tanta   violenza   che   era  terribile e sentivo che tutto il mio essere era come sospeso e che era unito a Dio. La  fine dell'ora suonò una volta ed io non l'avevo intesa. Vidi che le mie piccole sorelle  novizie uscivano e cercavo di seguirle, ma non potei muovermi. Ero come inchiodata  al suolo e ciò fino a che, quasi piangendo, domandai a Nostro Signore di poter uscire,  altrimenti tutte l'avrebbero notato. Allora ci riuscii, ma la mia anima era come se  fosse da un'altra parte. Ma tutto non è stato solo godimento. La croce è stata ben pesante. Da principio ho  dovuto accompagnare Nostro Signore in agonia. In seguito mi vennero dei dubbi così  orribili  contro  la  fede  che  ebbi  la  tentazione di non comunicarmi e, dopo, quando  ricevetti   sulla   lingua   la   santa   ostia,   volevo   rigettarla   poiché   pensavo   che   Nostro  Signore non era là. Non capivo più ciò che mi accadeva e l'ho raccontato a Nostra  Madre: mi ha assicurato che non vi avevo acconsentito. Ero dunque più tranquilla e  lei mi disse di disprezzare questo pensiero, e così, la tentazione disparve. Ma Nostra  Madre mi ha detto di non abbattermi in questo modo, che devo essere più donna. E  Nostro Signore mi ha rimproverato di scaricarmi della croce su Nostra Madre e mi ha  chiesto di soffrire senza dir nulla. La terza prova fu più orribile. Ho sentito tutto il peso dei miei peccati e i numerosi  favori e l'amore di Dio. Non capivo più ciò che mi succedeva vedendo che non ripagavo  Nostro Signore.  La mia  pena aumentò  in refettorio ascoltando ciò  che facevano le  Monache dell'epoca primitiva. Ritornai piangendo nella mia cella, prostrata, la testa  che toccava il pavimento. Ero in questo stato quando Nostra Madre viene a cercarmi  per andare in giardino dove ho dovuto parlare per tutto il tempo della ricreazione.  Non ne potevo più; ma non l'ho detto, né lasciato trasparire. Al contrario. La sera,  ella mi chiese se ero serena, e le dissi di sì poiché lo ero per volontà di Dio e che ero  sommersa dalle grazie di Dio. Mi mandò a dormire, e fu peggio poiché Nostro Signore  non voleva neanche lo lodassi. In seguito rimasi con tanta pena che fu orribile. Il  giorno seguente, Nostro Signore mi si presentò, non più in agonia, ma con un volto  tristissimo. Gli chiesi che cosa avesse, ma non mi rispose, facendomi capire che era adirato contro di me. Ma in seguito, poiché insistevo, mi disse che non voleva  parlare con me, che ero una peccatrice, e, in un istante, mi enumerò tutti i peccati  della mia vita e continuò ad essere triste. Provavo una pena immensa, tutta confusa  per i miei peccati. Ma non potevo credere che fosse così adirato poiché mi ha detto che  mi ha perdonato. Inoltre, Egli è tutta Bontà e Misericordia. La quarta prova fu spaventevole e ebbe luogo dopo l'orazione durante la quale mi vidi  infiammata e trasportata in Dio senza potermi muovere. Mi venne il pensiero che 


tutto era inganno del demonio e prova ne era che non ubbidivo alla campana. Le  tenebre furono orribili poiché mi credevo abbandonata da Dio. Ancor più provavo la  pena più grande vedendo che tutte stavano notando qualcosa di straordinario in me.  Ciò mi riempiva d'amarezza poiché voglio passare inosservata. Oggi, vigilia di Pentecoste, ho provato questo trasporto di tutto il mio essere in Dio,  con molta violenza, senza poterlo nascondere. Per tre volte sono ritornata in me e in  seguito sono stata di nuovo trasportata. Soffro molto perché non so se queste sono  illusioni e non posso chiederlo a nessuno. Alla fine, mi abbandono alla volontà di Dio.  È il mio Padre, il mio Sposo, il mio Santificatore. Lui mi ama e desidera il mio bene. Per giungere a vivere in Dio, con Dio e per Dio, ciò che è l'ideale di una Carmelitana,  di una Teresa di Gesù e di una ostia, ho compreso che sono necessarie quattro cose: 1) silenzio, tanto interiore che esteriore. Silenzio in tutto il mio essere. Evitare ogni  parola inutile, 2) non parlare di se stessa. Se occorre, per divertire gli altri, farlo alla terza persona.  Non parlare mal della famiglia; 5) in maniera assoluta, non accordare nulla alla carne. Non cercare il piacere in nulla  e l'inclinazione per entrare più facilmente in relazione con Dio; 4) vedere Dio in ogni creatura, poiché tutto si trova nella sua immensità. Leggerò  ogni giorno questi punti e mi esaminerò a loro riguardo. Ritiro 1919 Settembre Appartengo   a   Dio   poiché   mi   ha   creata.   Non   devo   vivere   che   per   Dio   e   in   Dio.  Attirandomi al chiostro, Dio mi ha attirata a questa vita in lui, poiché il chiostro è  l'anticamera del cielo e, in cielo, Dio solo esiste per l'anima. Un'anima che non vive in  Dio nel chiostro lo profana. Il chiostro è tutto impregnato di Dio. È la sua dimora. Le  anime   religiose   sono   gli   angeli   che   l'adorano   costantemente.   Una   religiosa   deve  osservare i suoi voti poiché in essi è la santità. Il voto di obbedienza racchiude gli  altri due ed è quello che costituisce la religiosa. È l'offerta più grande che si possa  fare a Dio, poiché, attraverso ciò, noi rinunciamo al nostro volere, e per compierlo con  perfezione,   dovremo   fare   attenzione   al   minimi   dettagli   delle   Costituzioni   e   del  Cerimoniale.   Obbedendo,   dobbiamo   soltanto   vedere   l'autorità   di   Dio   e   non   tenere  conto delle creature. Anche se queste si lasciano dominare dalla passione e ordinano  cose   che   sembrano   ingiuste,   dobbiamo   obbedire,   non   vedendo   in   ciò   altro   che   la  volontà   di   Dio   che   vuole   perfezionarci   e   avvicinarci   maggiormente   a   lui.   Una  Carmelitana deve vivere sempre per fede, speranza e carità. La vita di fede consiste  nell'apprezzare, giudicare le cose e le creature secondo il giudizio che Dio porta su di  loro. Per esempio, con lo spirito di fede, una umiliazione è ricevuta con gioia perché  con essa l'anima assomiglia maggiormente a Gesù umiliato. La speranza consiste in  una   piena   diffidenza   di   noi   stessi,   consiste   nell'affidarsi   alla   grazia   di   Gesù.  Dimenticare i nostri peccati quando il nemico si serve di loro per farci dubitare della 


misericordia del Dio Amore. La carità consiste nell'apprezzare Dio e preferirlo a tutte  le cose e a tutte le creature. Dallo spirito di fede e di carità proviene lo spirito di sacrificio che consiste in una  continua   rinunci   alle   creature,   alle   cose   e   alla   nostra   propria   concupiscenza.  Un'anima   che   è   sacrificata   dal   mattino   alla   sera,   vincerà   e   lotterà   contro   le   sue  passioni. L'unione con Dio, o santità, è di vivere in spirito di fede e di carità. La fede  dev'essere la mia guida per andare a Dio. Devo distaccarmi da tutte le consolazioni e  i godimenti che trovo nell'orazione. Devo sforzarmi di dimenticare i favori che Dio mi  fa,   fissando   la   mia   attenzione   sull'amore   che   mi   testimonia   sulla   croce   e   nel  Tabernacolo. (Preghiera): Tu che mi hai creata, salvami. Poiché sono indegna di pronunciare il tuo  nome così dolce perché mi servirebbe di consolazione, oso, immersa nel mio nulla,  implorare la tua infinita misericordia. Sì sono ingrata. Lo riconosco. Sono polvere  ribelle. Sono "un nulla criminale". Ma, non sei tu il Buon Pastore? Non sei tu colui  che è uscito alla ricerca della Samaritana per donarle la vita eterna? Non sei tu colui  che   ha   difeso   la   donna   adultera   e   colui   che   ha   asciugato   le   lacrime   di   Maria   la  peccatrice? E’ vero che esse risposero al tuo sguardo di tenerezza. Raccolsero le tue  parole di vita. Ed io, quante volte sono stata trasportata dal tuo amore, quante volte  non ho sentito battere il tuo Cuore divino nel mio, ascoltando i tuoi accenti melodiosi!  e   tuttavia,   non   ti   amo   ancora.   Ma   perdonami.   Ricordati   che   sono   "un   nulla  criminale",   che   può   soltanto   peccare.   Gesù   adorabile,   per   il   tuo   Cuore   divino,  dimentica   le   mie   ingratitudini   e   prendimi   interamente.   Isolami   da   tutto   ciò   che  avviene attorno a me. Che viva in te contemplandoti sempre. Che viva sommersa dal  tuo amore affinché consumi il mi essere miserabile e mi converta a te. Vita della Carmelitana Decisioni La perfezione della vita consiste nell'avvicinarsi a Dio. Il cielo è il possesso di Dio. In  cielo si contempla Dio, lo si adora, lo si ama. Ma per arrivare al cielo occorre staccarsi  dalla terra. E la vita della Carmelitana non è altra cosa che contemplare, adorare e  amare Dio senza sosta. Ed essa, che desidera ardentemente questo cielo, si allontana  dal mondo e si sforza di distaccarsi, nella misura del possibile, da tutto il terrestre. Quando Gesù viveva sulla terra, trovava le sue delizie nella casa di Betania, la sua  dimora di predilezione. Là, era intimamente conosciuto da Lazzaro, servito da Marta,  e amato follemente da Maria. La Carmelitana rimpiazza ora accanto a Gesù, questa  vita intima. La studia per amarlo e servirlo secondo la sua volontà. È il suo rifugio in  mezzo al mondo, la sua dimora di predilezione, con i suoi amici scelti. La Carmelitana sale al Tabor dal Carmelo e si riveste degli abiti della penitenza che  la   fanno   assomigliare   a   Gesù.   E,   come   lui,   si   trasforma,   si   trasfigura   per   essere  convertita in Dio. La   Carmelitana   sale   il   Calvario,   là   s'immola   per   le   anime.   L'amore   la   crocifigge,  muore a se stessa e al mondo. Va al sepolcro e il suo sepolcro è il Cuore di Gesù; e da 


li risorge, rinasce a una vita nuova e vive spiritualmente unita al mondo intero. XI  1919. XI Festa della Presentazione della Santissima Vergine. 1) Non vivere che per Dio, cioè con il pensiero fisso in lui, allontanando tutto l'inutile.  Vivere completamente eclissata per le creature, non dicendo nulla di me stessa, né  dicendo la mia opinione in nulla se non me la si chiede; non attirando l'attenzione in  nulla, né nel modo di parlare o di ridere, né nell'espressione e nemmeno parlando di  me stessa per umiliarmi, in una parola, che "il nulla criminale" sparisca. 2) Essere fedele a tutto ciò che mi chiede Gesù. Essere fedele nei dettagli. Essere  fedele nel praticare ciò che mi si fa osservare e farlo con perfezione. 5)   Durante   la   giornata,   conservare   un   silenzio   rigoroso   e   non   parlare,   anche   con  Nostra Madre se lei non lo fa per primo. 4) Vivere l'attimo presente con fede. 5) Durante la giornata, non ridere, né fare gesti alle mie piccole sorelle. 6) Durante le ricreazioni, saper controllare molto se stessa per essere sempre allegre,  ma senza oltrepassare i limiti della modestia religiosa. 7) Considerare che Nostra Madre è come una custodia ove Gesù è esposto e che le mie  piccole sorelle sono delle ostie dove Gesù vi dimora nascosto. Amerò Nostra Madre  perché rappresenta per me l'autorità di Dio e la sua divina volontà. Amerò le piccole  sorelle perché immagini di Dio e perché Gesù me ne ha dato il comando. 8) Non parlare di argomenti spirituali, e fare come se non conoscessi nulla e non  comprendessi alcunché. 9) Non far mal trasparire che soffro, a meno che Nostra Madre non me lo ordini. 10) Non cercare consolazioni da nessuno, neanche da Gesù, ma domandargli che mi  dia la forza di soffrire di più. 11) Stimarmi sempre come un essere disprezzabile, tanto nei confronti delle creature  che di Dio e accettare gioiosamente le umiliazioni, le dimenticanze delle creature e di  Gesù senza scoraggiarmi. Infine, sforzarmi sempre di compiere ciò che credo il più perfetto.


Teresa de los Andes, Diario