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Maria Crocifissa Curcio

 Circolari alle suore

Fonte:http://www.madrecrocifissa.org/datibase/index_scritti_MC.htm


La persona e l’opera di madre M. Crocifissa Curcio e padre Lorenzo van den   Eerenbeemt sono state entrambe essenziali per la nascita e lo sviluppo della   congregazione   delle   suore   Carmelitane   missionarie   di   s.   Teresa   di   Gesù   bambino, tanto che   a seguito degli studi effettuati negli ultimi anni   si è   compreso   che   entrambi   devono   essere   insigniti   del   titolo   di   “Fondatore”. Conoscere il loro pensiero, tramite gli scritti che hanno inviato all’insieme   delle loro figlie o a gruppi di esse,  è perciò essenziale per comprendere il   carisma della Congregazione e lo stile di vita che i Fondatori hanno cercato   di imprimere ad essa. Le esortazioni e le disposizioni che leggeremo in queste pagine sono spesso   energiche e rivelano quella chiarezza di idee e fermezza sui valori essenziali   della vita consacrata missionaria che hanno consentito alla congregazione   di   crescere   e   svilupparsi   come   albero   che   sale   dritto   verso   il   cielo. Parimenti, queste circolari rivelano una filigrana preziosa: la collaborazione   piena, cordiale e feconda fra i due Fondatori, convinti di essere stati da Dio   consegnati l’uno all’altra per l’attuazione di un progetto che li superava: la   nascita del Carmelo missionario, nelle due realtà istituzionali dell’Istituto   femminile e di quello maschile  (quest’ultimo rimasto irrealizzato a causa di   varie avverse circostanze) . Tale collaborazione è tale che spesso i contenuti   apportati   dall’uno   e   dall’altra   sono   indistinguibili   nelle   circolari   firmate   assieme, che di solito sono chiaramente segnate dallo stile letterario di padre   Lorenzo,   uomo   di   grande   cultura   che   la   Madre   sapeva   apprezzare   e   valorizzare   per   il   contributo   alla   vita   e   allo   sviluppo   della   Famiglia   religiosa (al contrario, purtroppo, di quanto è avvenuto in seguito) .


GLORIFICARE DIO PER LA CRESCITA DELLA CONGREGAZIONE alle reverende Suore Carmelitane Missionarie di santa Teresa del Bambino Gesù Dando uno sguardo al tempo, sono passati, quasi 13 anni di vita del nostro Istituto,  non è possibile non rivolgere i nostri sentimenti d’infinita gratitudine verso Iddio,  che ci ha guidato e sorretto in questi anni con bontà illimitata e con provvidenza  ammirabile. A Lui solo dia gloria ed ai suoi santi: da parte nostra sentiamo tutta la  debolezza della nostra umanità e non dobbiamo far altro che umiliarci davanti al  Datore d’ogni cosa. No, non  è opera nostra, bensì del Signore: non  è lavoro delle  nostre   mani,   e   giacché   l’opera   è   già   ufficialmente   riconosciuta   come   diocesana,  dobbiamo affermare e credere che Iddio e la Vergine Benedetta del Carmine, e la  gloriosa Protettrice nostra, S. Teresa del Bambino Gesù hanno voluto il sorgere di  questo Istituto, che se non è ancora di fatto “missionario”, pure, secondo i giudizi di  Dio,   dovrà   essere,   per   corrispondere   al   titolo   ormai   riconosciuto   della   Chiesa. E   Dio   dunque   che   ha   voluto   l’Istituto:   come   ha   voluto   tanti   Ordini,   tante  Congregazioni, così negli eterni decreti, ha stabilito che nell’immensa oasi di questa  terra,   vi   fosse   questa   aiuola,   dove   Egli   stesso   verrebbe   a   seminare   i   suoi   fiori  prediletti. Questa considerazione della mano santissima del nostro Creatore, in quest’ opera, è  della massima importanza non solo per colui che scrive queste righe, ma anche per  le suore a cui sono indirizzate. Per il vostro assistente Ecclesiastico essa è di grande  aiuto, in quanto che lo sprona a non sfiduciarsi di fronte alle difficoltà d’ogni sorta:  non sarebbe certamente a lui da giudicare questo piccolo gregge: ci vorrebbe una di  quelle anime privilegiate, di cui è tanto ricca la Chiesa, che potrebbe portare con  l’esempio   e   dare   con   la   parola   un   impulso   più   spirituale   nelle   anime   da   Dio  chiamate: ma egli è convinto che il Signore non ha bisogna di nessuno e che spesso  usa degli strumenti più […] , affinché si riconosca l’opera Sua: a Lui perciò tutto  l’onore. Il vero assistente di conseguenza, non è altro che uno strumento nelle sante  mani di Dio. Alla volontà di Dio egli curverà il suo capo, abbracciando la santa croce  che il Signore ha messo sulle sue spalle, e che dovrà portare dove e quando a Dio  piacerà, che il guidare il crescente istituto sia una croce, forse si poteva dubitare in  principio, ma ora è chiarissimo per chiunque è alquanto indietro nelle nostre cose. Per le suore che leggeranno poi questo scritto, sarà questo pensiero di Cristo, un  pensiero motivo di forte incoraggiamento e forse anche di resistenza, se lo spirito si è  lasciato abbattere dalle tempeste della vita; la fiducia nell’avvenire, di gratitudine  per Colui, che dal mondo perverso, ha voluto trarle a salvamento, per mezzo della  vocazione religiosa. Non è qui il luogo di ricordare tutte le vicende nello sviluppo dell’Istituto, ma certo  è,   che   le   persone   di   fuori   che   ci   hanno   conosciuto   negli   inizi,   si   meravigliano 


altamente del nostro stato attuale e sono esse le prime a riconoscere la mano di Dio.  Saremmo   noi   indietro   ad   esse?   Noi   canteremmo   un   inno   di   gloria   e   di   lode   al  Signore? Spesso però la natura umana limitandosi a considerare sia le proprie imperfezioni,  sia le altrui, non se è forse incapace di afferrare l’idea grandiosa del complesso: e  così può avvenire che non una delle suore  […]  vedendosi nella vita spirituale molto  indietro   e   non   scorgendo   nelle   consorelle   i   raggi   della   santità,   ch’essa   aspettava  vedere nella vita religiosa, non si senta attirata ad ammirare l’opera di Dio in noi e  si mantenga uno stato d’apatia. Ma l’assistente ecclesiastico avverte che non vi è da  meravigliarsi   dell’umana   debolezza   e   che   nonostante   i   difetti   dei   Superiori   e   dei  sudditi, è dovere di tutte le suore di riconoscere e ringraziare la Divina Providenza  per i molteplici e segnalati aiuti prestati all’Istituto. Per corrispondere alla bontà del Signore, e per riparare in parte a questa forse non  del tutto colpevole negligenza nell’educazione spirituale delle suore, l’assistente si  propone di commentare le Costituzioni, affinché le suore [righe incomprensibili] . Dunque la parola d’ordine: Bando ad ogni egoismo! Sia quest’anno un anno di gara di carità per l’ incremento  del   nostro   spirito.   E   particolarmente   del   probandato   e   del   noviziato. Fate dunque tutto più che potete dei sacrifici. Imitatevi ragionevolmente in tutto con  santo fervore per il vostro voto di povertà. Dovranno   anche   questa   volta,   dopo   questa   lettera   scritta,   così   paternamente,   i  Superiori  tendere  pietosamente la  mano, quasi per elemosinare ad alcune nostre  suore,   per   domandare   ciò   che   loro   con   vero   interessamento   filiale   dovrebbero  consegnare, per il bene dell’Istituto? Saranno tanto contenti di poter aprire il nostro cuore a tutte voi, senza eccezione,  con la pienezza della fiducia: ma  rispondete a voi nel vostro intimo, qual fiducia  possono meritare coloro, che non agiscono con noi direttamente e sinceramente, che  s’inviperiscono al minimo accenno ai loro gravi doveri? Nuovo   anno,   perciò   nuove   speranze.   Santo   nuovo   anno!   E   l’ultimo   e   gli   ultimi  vogliamo   volentieri   dimenticarli,   sopraffati,   così   è   il   nostro   augurio,   dalla  testimonianza filiale di tutte voi indistintamente. Credo   finora   di   aver   scrupolosamente   tenuto   l’amministrazione   e   di   aver   agito  coscienziosamente per il bene dell’Istituto. Dio benedica le mie parole e possano esse  trovare aperto i vostri cuori. Vi benedico in Gesù Cristo, Vostro padre, P Lorenzo N.   B.   Nei   riguardi   della   ricreazione,   si   osservi   l’articolo   130   delle   nostre  Costituzioni,   con   l’avvertimento   che   il   silenzio   non   venga   dispensato   se   non   la 


Domenica, le feste comandate e i giorni di festa dell’Istituto e in nessun altro giorno. (da conservarsi nell’archivio di ciascuna casa) SENZA DATA, MA È PRESUMIBILE CHE SI TRATTI DELLA FINE DELL’ANNO  1942

PENSIERI PER LA QUARESIMA Casa Madre, 1943 La vita religiosa è un atto di fede per eccellenza: la dedizione totale di sé stesso al  Signore   in   uno   stato   di   continua   e   crescente   perfezione. Ricordando   lo   slancio   con   cui   voi,   mie   buone   suore,   nel   giorno   della   vostra  professione vi dedicaste al Signore, spinte da una fede profonda in Colui che tutto  può, sorpassaste ogni difficoltà dell'animo ed eravate pronte, ne sono sicuro, anche  al martirio. Ma con l'andar del tempo quella leva possente che innalzava, voi debole  creature, all’alta sovranità di Spose di Cristo nella vita e nella morte, venne forse in  qualche anima più debole, più distratta dagli offici che porta seco la vita di attività  ad offuscarsi alquanto e la fede alla grande finalità della vita religiosa, al dovere di  tendere alla perfezione, non fu chiara ai vostri occhi. Profittiamo   di   questi   giorni   di   Quaresima   per   scuotere   il   nostro   torpore,   per  riconcentrarci più intimamente in noi stessi, per esaminare più a fondo e renderci  conto del nostro stato attuale riguardo alla perfezione. Emettendo i vostri voti davanti a Dio, avete abbracciato la Croce che Gesù vi ha  presentato:   "Prendi   la   Croce   e   seguimi”.   Ma   la   Croce   di   Gesù   è   terribilmente  pesante, se Gesù con la sua Grazia non ci aiuta portarla. Solo con Gesù il giogo  diventa soave, e il peso diventa lieve. I   voti   emessi   sono   l’espressione   del   sacrificio:   il   voto   di   castità   è   la   rinuncia   a  qualsiasi affetto terreno, è lo sforzo continuo del l'anima a liberarsi dalle scorie della  propria natura: se nei nostri intimi affetti, se nelle nostre manifestazioni esteriori  c’è stato qualcosa d'irregolare, se nelle nostra fantasie il candore volontariamente è  rimasto alquanto appannato, se abbiamo ceduto a vanità esteriore, se nei riguardi  della propria famiglia i legami, del sangue si sono fatti sentire più potenti dei legami  dello spirito, il voto di castità, non diciamo mortalmente, ma certo venialmente, in  modo più o meno grave è stato incrinato. Gioverà allora rinnovare nel profondo del  nostro essere il prezioso voto, i propositi di una più scrupolosa vigilanza dei sensi,  d’una mortificazione  ben regolata per i cibi e le bevande, d'uno spirito di ritiratezza  più decisivo ed infine d'una preghiera più intima e più profonda dell’anima per una  purezza   verginale   quale   si   conviene   ad   una   sposa   del   Cristo,   la   verginità   e   la  purezza infinita. Abbiamo attaccamento alle cose della terra? Ci lasciamo sorprendere da desideri di  avere tutte le comodità possibili, buone vesti, buoni indumenti, buone scarpe e ben  fornita   guardaroba   personale   più   che   sufficiente   alla   necessità   di   coprirsi   e   di 


difendersi dalle   intemperie?   Cerchiamo   di   magazzinare   per   conto   proprio,   tutte  quelle inezie che rendono l’anima meschina e incapace a volare in più alte sfere,  oppure, se siamo a capo di comunità, ci preoccupiamo tutto ciò che è desiderabile per  la propria persona, dimenticando i doveri verso la proprie suddite, mancando così di  carità   verso   di   esse?   O   forse   diffidiamo   della   Provvidenza,   e   il   nostro   animo   si  confonde   con   i   conti?   Arriviamo   forse   ad   alienare   il   denaro   sacro,   o   cose   della  comunità, per i nostri comodi, o peggio ancora, per regali a persone di fuori, fossero  anche della nostra famiglia? Ricordiamo che tutto il bene materiale con cui Iddio  benedice   la   nostra   attività,   è   mezzo   per   continuare   le   opere   del   Signore:   siate  generose con chi vi dirige perché il denaro non dove conservarsi gelosamente negli  scrigni,   ma   con   prudenza,   deve   essere   impiegato   al   miglioramento   della   nostre  opere, e per una. più facile accettazione delle vocazioni. Chi ha una chiara idea del  voto   di   povertà,   ringrazia   il   Signore   del   privilegio   che   ci   ha   dato   di   poter  rassomigliare a Lui che non ebbe né casa né tetto: esaminiamoci su questo voto e  conserviamo in noi lo spirito di una giusta economia che non deve in nessun modo  ledere la carità fraterna. E   l’obbedienza?   Qual   è   il   nostro   sentimento   nei   riguardi   di   tale   voto?   Quanto  sublime è questo voto, ma com’è difficile acquistare la perfezione nell’ubbidienza! Il  proprio  IO   non  vuole  essere  estirpato  dal nostro  cuore, e la volontà  trova tutti  i  cavilli   per   non   inchinarsi   alla   volontà   dei   Superiori.   La   superbia   fa   stimare   noi  stessi più del giusto, e ci spinge, se non alla ribellione, talora a un sentimento di  contrarietà, di avversione per coloro che hanno il dovere di ammonirci. Risentimenti  profondi talora proviamo per i Superiori, sia maggiori, sia immediati: l’orgoglio che  domina, non sopporta precetti a avvisi: da questo nascono altri vizi, la maldicenza,  la   menzogna,   la   calunnia,   tristi   frutti   della   nostra   volontà   disordinata. Ma   Gesù   è   stato   obbediente   fino   alla   morte,   e   noi   vogliamo   imitare   l'umile   e  illimitata obbedienza del Redentore! Umiliamoci dunque: non ci lasciamo, vincere  dalla   superbia,   non   rimaniamo   testardamente   attaccate   ai   nostri   giudizi,   ma  imitando la nostra Santa Teresa, tendiamo ad una perfetta dedizione della nostra  volontà alla volontà di Dio, che non si manifesta se non per mezzo della Chiesa, della  gerarchia   ecclesiastica   e   delle   Suore   che   Egli   sceglie   a   Superiore. Perché questi sentimenti per la Quaresima? Mie buone, suore, il gran mondo non  crede   a   Dio   e:   non   lo   ama,   e   perciò   non   lo   pensa   e   lo   disprezza,   calpestando  superbamente ogni legge morale. Presso chi deve trovare conforto il Redentore, se  non presso le anime a Lui consacrate? Chi potrà placare la divina giustizia, che si  manifesta   con   quest’universale   flagello,   se   non   queste   anime,   vincolate   dai   sacri  voti?  Suvvia,   mie  buone  consorelle, qualunque sia il  nostro  ufficio,  tendiamo  con  tutte   lo   nostre   forze   sulla   perfezione:   tendiamo   alla   sommità   di   quest'altissimo  monte, e la nostra voce allora, in adorazione e in preghiera, sarà voce propiziatoria:  Signore avrà pietà di noi, ma anche, del mondo intero,e concederà nei nostri cuori e  nei paesi in guerra quella vera e stabile pace che solo Cristo, il Re della Pace, può  dare. Benedicendovi nel Signore


Il Padre.

LEZIONI DALLA GROTTA DI BETLEMME S. Marinella 20. 12. 44 Dilette figlie in G. C. La festa del S. Natale, è una delle più belle e care solennità per noi religiose è la  rinnovazione di tutta la nostra fedeltà religiosa alla considerazione di un Dio che  prende le forme di un bambino il più povero! Quanti sublimi lezioni non ci dà l'umile  grotta! Sono sempre nuovi tali ammaestramenti, e quindi dobbiamo aumentare la  nostra riconoscenza d’Amore, per noi e nella preghiera per le anime che vivono senza  fede   e   senza   Dio!   Oh!   Questo   numero   è   immenso,   i   santi   piangevano   tanta  ingratitudine, e noi ereditiamo tale amore di riparazione, sì o care figlie, piangiamo i  delitti le bestemmie orribili che in questi tempi i demoni suggeriscono alle creature  deformati del peccato. Qui l'altro giorno il nostro R. Padre ha sentito bestemmiare  Gesù Crocifisso, certi giovani delinquenti, e costringevano i ragazzi che vengono in  chiesa   a   fare   ugualmente,   che   demoni!   Come   provocano   la   Giustizia   Divina!  Preghiamo e ripariamo, al Pargolo Celeste facciamo trovare nel nostro cuore la culla  adorna di viole di gigli e di rose. Così consoliamo l'Infante Divino e la Sua SS. Madre  per avere pietà dei peccatori ostinati. Così chiuderemo quest'anno di pene e dolori,  per   dare   inizio   al   nuovo   anno   con   i   nuovi   propositi   di   fedele   corrispondenza  nell'osservanza  delle  Sante Regole e nell'Immolazione di riparazione. Con  auguri  d'ogni   celeste   carisma   e   benedizioni   copiose,   nel   Cuore   di   Gesù   e   di   Maria. Vostra aff. Madre.

CIRCOLARE PER LA QUARESIMA 1945 Le   circostanze   di   questo   periodo   postbellico   hanno   indotto   il   Sommo   Pontefice   a  limitare la legge del digiuno nei soli due giorni di Mercoledì delle Ceneri e Venerdì  Santo, però si raccomanda ai fedeli e specialmente ai religiosi di compensare questa  dispensa   con   opere   buone.   Ed   è   un'opera   santamente   buona   e   assolutamente  necessaria quella che oggi raccomandiamo alle nostre suore: la mortificazione della  lingua. Trascriviamo innanzitutto un tratto della lettera di s. Giacomo (1,86) : se alcuno  stima essere religioso e non sa frenare la lingua, ma segue la passione del suo cuore,  il suo senso religioso è vano. Se qualcuno non offende nelle parole, costui è perfetto e 


può frenare tutto il suo corpo.  Se mettiamo il freno in bocca al cavallo possiamo  guidarlo ovunque vogliamo. Anche le navi pur essendo grandi, in mezzo talora ai  venti poderosi vengono guidate con un piccolo timone dal timoniere dovunque egli le  diriga. Così la lingua è un piccolo membro ma è capace di molte cose. Ecco, come il  fuoco   può   incendiare   una   grande   selva,   così   la   lingua   è   un   fuoco   e   un   mondo  d'iniquità.   Così la   lingua   nostra   macchia tutto il corpo e, infiammata dall'infetto  infiamma tutta la nostra vita. Si può domare tutti i generi d'animali, anche uccelli e  serpenti: la lingua nessun uomo è capace di domarla, è un male inquieto, pieno di  veleno mortifero. Con essa benediciamo Dio e con essa malediciamo gli uomini fatti a  immagine di Dio stesso... non è giusto, o sorelle, fare così... . Non sono queste parole da considerarsi profondamente nel cuore? Ditemi, mie buone  suore, è giusto che le suore si bisticcino tra loro, vomitando tutto ciò che il demonio  può suggerire nel loro cuore? E se hanno qualche carica, e si danno al pettegolezzo,  non scandalizzano la comunità, non chiamano dal ciclo l'ira divina? E se una suora,  spinta dal malvagio consiglio del demonio (lo dice s. Giacomo) si da a rinfacciare ad  un'altra suora i suoi natali, la sua primitiva condizione o altre cose che veramente  trafiggono   il   cuore   della   consorella,   ditemi,   non   meriterebbe   questa   suora   essere  spogliata del sacro abito e ridotta allo stato laicale, oppure se domandasse perdono,  non dovrebbe essere confinata in un angolo di qualche casa religiosa, privata per  sempre di voce attiva e passiva? Eppure nel mondo religioso   (per non parlare del  nostro in particolare)   vi sono delle suore che hanno nel cuore un inferno di odio  contro le consorelle: contro una sola? No, spesso contro molte, spesso contro tutte  quelle   che   non   possono   adescare   al   loro   partito.   E   allora?   Povere   case   religiose;  abitate   da   tali   esseri,   povere   giovani   suore   che   devono   essere   partecipi   di   tali  profonde vergogne! Quale scandalo, quale profanazione dei sacramenti, perché non  vanno   a   confessarsi   con   l'idea   di   dolore   del   proprio   peccato,   con   la   compunzione  necessaria,   ma   così   tanto   per   abitudine;   vanno   poi   alla   Comunione   biascicando  parole   d'amore   al   Signore   e   portando   in   cuore   l'odio,   l'avversione,   l'astio   alla  consorella.   O   Signore,   che   profonda   cecità!   Che   superbia   incarnata,   che   sepolcri  imbiancati! Ma vi è ancora un altro male che nasce da una delle più profonde caverne del cuore:  il riportare ad un'altra suora ciò che sbadatamente un'altra abbia potuto dire sul  conto   di   quella.   Da   qui   pettegolezzi,   rancori,   questioni   senza   numero,   da   qui   il  nemico della pace entra trionfante tra le suore e ne corrompe la mente e il cuore! Considerate, o buone consorelle, quale sfacelo sarebbe per la nostra congregazione se  entrasse il demonio della lingua infernale! Raccomandiamo perciò alle superiore di  vigilare alla lingua propria e delle altre suore e di avvertire i Superiori maggiori che  si sentiranno in dovere di prendere i provvedimenti più adatti per estirpare questo  vizio dalle nostre suore. Studiarne la nostra anima e vediamo se l'astio, la disistima e forse l'odio non sono  entrati nel nostro cuore: nel caso domandiamo pubblicamente perdono se abbiamo  dato sfogo a questi sentimenti e incateniamo una volta per sempre la lingua con una  ferrea volontà, dentro la duplice barriera dei denti e delle labbra. Pace in Cristo. Padre Lorenzo


“LA POVERTÀ” Sono   i   giorni   soavissimi   delle   feste   natalizie   e   le   suore   si   dedicano   a   rendere   il  presepe più bello e più fornito. Ma il vero presepe di Betlemme è l’immagine della  povertà.   La   povertà   del   presepe,   la   possiamo   figurarci   questa   povertà   come  realmente si ebbe in quella misera grotta? Quanta durezza dalla parte dei Betlemiti  che non accolgono la Madre Divina, in quello stato: ma così voleva l’Altissimo per  insegnare al mondo l’amore alla “povertà”. Nessuna culla è stata più meschina di quella mangiatoia: poco fieno, non consumato  dalle   bestie,   ha   formato   la   sua   culla:   pochi   pannolini   i   suoi   vestiti. Ed   ora,   anima   religiosa,   ricorda   in   questa   occasione   il   tuo   voto   di   povertà. È un privilegio poter emettere un voto che ti fa simile al Divin Maestro, ma come  l’intendi tu? Ami avere tutti i tuoi comodi? Forse nei primi tempi eri fervorosa, eri  distaccata da tutto, non soffrivi attaccamento per nessuna cosa e allontanavi da te  ogni superfluo: eri contenta del cibo ordinario e non ti lamentavi se talora sentivi il  peso di questo voto. Ora forse ti sembra la vita carmelitana troppo povera ed umile e  guardi con un certo senso d’invidia quegli ordini che hanno più comodità, più beni  terreni,  più  mezzi e più  libertà  di spendere. Ora forse ti annoia avere per molto  tempo lo stesso abito, ne desidereresti un nuovo: guardi forse alle calzature delle  persone secolari? Del mangiare, forse ora ti lamenti, perché ordinario, perché poco  saporito, e cerchi, se hai a disposizione del denaro, intingoli, e i dolciumi e sprechi la  sacra moneta dei poveri per tutte le fantasie, che non sono più di religiosa, ma di  donna del mondo? Cara suora, forse ti annoia essere seguace di Cristo? Suvvia   pensa   seriamente   al   tuo   voto!   Non   per   burla   si   fanno   i   voti!   Sai   quante  religiose non vedranno la vita eterna, per il troppo attaccamento ai beni temporali,  per l’abuso nell’ amministrazione, cambiando cifre, scrivendo sui libri ciò che pare e  piace per non dare conto vero ai superiori della realtà: cioè si sono perdute perché  hanno abbandonato il sentimento della santa povertà. Ci saranno tra le nostre carmelitane di tale animo? Gesù   dalla   sua   misera   grotta   di   Betlemme   abbia   pietà   di   noi   tutte   e   infonda   il  sentimento di povertà in tutti i cuori. Ricordiamoci ò sorelle di questo voto. Siamo veramente povere, non cerchiamo nel  vestito e nelle calzature se non la povertà: la povertà non significa però sciattaggine:  mangiamo ciò che è giusto ma non cerchiamo di appagare il gusto: siano i cibi ben  fatti con gran pulizia, non si cerchi cose che i poveri non hanno: non nascondiamo  nulla di ciò che è a nostro servizio, sia pure una sciocchezza, perché ciò denota il  nostro attaccamento alle povere cose di questo mondo: non abusiamo del denaro se  siamo incaricate dell’amministrazione, per fare le cose senza il dovuto permesso: per  fare doni alle persone estranee, per mandare le cose ai parenti. Pensate che se non ci  freniamo   possiamo   anche   in   queste   cose   arrivare   a   tal   punto   di   commettere   un  peccato mortale?


Fate dunque   un   vero   proponimento   di   povertà   davanti   alla   grotta   di   Betlemme.  Seguiamo Gesù in questa santa virtù, così non ci sarà di peso di lasciare l’Italia per  chi sarà chiamata ad andare nelle missioni. Nelle vere povertà troveremo la pace dell’anima. Monito: È giusto che la suora si comporti con molta educazione quando si trova negli atti  comuni: perciò in Chiesa, in refettorio, a passeggio, in contatto con persone estranee  la suora non si presenti con abiti sozzi, con calze rotte, ma abbia cura che l’abito  religioso sia  apprezzato  da  tutti,   non per la sua qualità, ma per la sua religiosa  pulizia e povertà. 1945 SENZA FIRMA

“IL LAVORO” Passate le feste natalizie, la liturgia ricorda la sacra Famiglia: entriamo anche in  spirito nella santa casa di Nazareth. Nell’umile povertà della casa, troviamo Gesù,  Maria e Giuseppe, intenti al lavoro. Anche il Figlio di Dio ci ha dato l’esempio del  lavoro: il Signore ha voluto accollarsi il peso del lavoro materiale, per insegnarci che  chi vuol seguirlo deve apprezzare il lavoro, deve amarlo. Ò anime religiose, non avrete proprio nulla da rimproverarvi su questo punto? Non  vi sono delle consorelle, che anche nei giorni di lavoro sono vestite con i loro abiti  migliori, con le scarpette più buone, e si vergognano di lavorare gli umili lavori della  casa? Non vi sono delle consorelle, che amano perdere il tempo con ricamini e simili  gingilli di signorine del secolo? Suvvia, buone suore, svegliamoci una buona volta,  considerando l’esempio del nostro Divin Maestro. Che ogni suora si esamini alla fine del giorno, come ha passato la giornata: se vedrà  di non aver fatto del lavoro utile per tutti, secondo le prescrizioni dei superiori locali,  sappia che ha mangiato il pane a uffa, che si è data al demonio dell’accidia , che è  pure uno dei vizi capitali. Si ricordino le suore che rifuggono dal lavoro che esse non  sono degni di avere l’abito sacro, che danno scandalo alle consorelle, che dovranno  passare un tremendo purgatorio per la loro accidia e pigrizia, per la loro ingiustizia  mangiando il pane lavorato da altri. Preghiamo   le   superiore   locali   d’invigilare,   affinché   le   nostre   suore   non   diventino  ‘signorine   ­   suore’,   tutte   preoccupate   delle   loro   vesti,   delle   calzature,   dei   soggoli  inamidati,   e  piene  di   una   certa   incredibile  superbia  da  credere che  non  debbono  apparire   davanti   alla   popolazione,   come   suore   di   lavoro!   No,   mie   buone   suore,  sappiate   tutte   che   se   in   tutti   i   tempi   è   stato   un   dovere   darsi   ai   lavori   anche  materiali, molto più oggi di fronte alle esigenze della società: che il mondo sappi che  le suore lavorano come tutti gli operai del mondo, e che le suore non si sono fatte 


suore per   passare   le   ore   inoperose,   o   con   gingillini   di   ricamo   nelle   mani. Ci sono arrivati dei lamenti d’inabilità d’alcune suore: alcune consorelle, a cui sono  stati   affidati   degli   uffici   di   attenzione,   lavoro,   prontezza,   poco   di   questi   se   ne  occupano, amano perdere il tempo inutilmente, si nascondono il più che possono… e  così  mandano  per   aria   la   comunità?   Non  comprendiamo  come  tali   suore  possono  avvicinarsi   alla   sacra   mensa   con   questi   sentimenti:   speriamo   che   la   presente   le  scuota e le richiami a migliori consigli. Perciò  la  cucina,   la  lavanderia,   la  pulizia dei bambini e della casa, la cura degli  ammalati,   la   cura   del   giardino,   orto,   e   degli   animali   domestici,   sono   tutti   lavori  degnissimi   delle   suore:   sarebbe   segno   di   profonda   ignoranza   di   vita   religiosa  considerarli altrimenti. Abbiate   cura   delle   vostre   case,   che   siano   pulite,   linde;   fate   guerra   continua   ai  parassiti che cercano di annidarsi tra noi: amate molto la pulizia sia della casa, sia  delle bambine, sia personale. Cercate di andare a letto stanche  del lavoro della giornata: allora Gesù e la sua  madre Santissima e il patriarca vi assisteranno e vi proteggeranno anche nel sonno,  e   le   nostre   case   si   modelleranno   secondo   l’incomparabile   esempio   della   casa   di  Nazareth. Monito: Nei giorni di lavoro, non si abbia l’abito e la calzatura di festa: l’abito del lavoro,  possibilmente in nero, sia pure rappezzato – non è questo un disonore – però mai  stracciato: così anche si adoperino volentieri gli zoccoli, e si levi ogni albagia per  apparire   graziose   –   signorine   suore,   ciò   che   è   indegno   ad   una   suora   chiamata  all’umile servizio di Dio. [a   mano]   raccomandiamo   di   meditare   la   presente   e   praticarla Benedicendovi insieme al Rev.mo Padre, La Madre 1946

“DISCIPLINA RELIGIOSA” febbraio 1946 Il Signore non dice alla sua sposa che l'avrebbe coronata di una corona di rose  sulla   terra:   questa   la   darà   nell'eternità,   mentre   finché   si   vive   in   esilio,  solamente   la   corona   di   spine   ci   è   riservata.   La   religiosa   non   può   né   deve  scansare questa corona, se vuole seriamente appartenere a Gesù, perciò deve  essere pronta ad abbracciare questa vita di disciplina religiosa, uniformandosi  con piena sottomissione a tutti gli atti comuni, se non è impedita per motivi  serissimi. È   vero   che   nei   nostri   tempi   vi   sono   delle   necessarie   infrazioni   a   questa  disciplina:   la   compra   degli   alimenti   necessari,   i   diversi   richiami   presso   le  autorità pubbliche per le opere che noi gestiamo, obbligano le povere suore ad 


uscire e stare fuori di casa delle ore, quasi delle giornate intere.  È un vero  martirio   corporale   e   spirituale:   corporale   perché   appena   le   forze   fisiche  possono  sorreggere tali fatiche,  spirituale  perché le suore zelanti soffrono a  doversi trovare in mezzo al mondo, agli affari, mentre l'animo cercherebbe la  quiete nel quotidiano lavoro religioso. A queste suore noi raccomandiamo che mantengano fuori di casa la dignità  religiosa, che faccino amare il nostro abito per il buon comportamento e per la  serietà e che ritornata alla casa, non dimentichino i loro doveri omessi a causa  dell'uscita   fuori,   specialmente   la   meditazione   e   la   lettura   spirituale.   Sarà  dovere   della   Superiora   d’invigilare   affinché   nessuna   suora   tralasci   questi  santissimi   obblighi,   che   è   il   vero   pane   quotidiano   della   religiosa. Osserviamo però che in alcune comunità si va rallentando questa disciplina:  inosservanza d'orario fin dal mattino: in cappella s’incominciano le preghiere  con ritardo, per il ritardo delle suore: nel tempo della meditazione si alzano  per preparare gli indumenti sacerdotali o l'altare: talora si confabula anche per  sciocchezze: la meditazione viene letta male e talora in modo incomprensibile  per le altre: si raccomanda di leggerla lentamente e chiara di modo che le suore  comprendano bene. Le preghiere orali come si recitano? C’è molto da lamentare; si prega male,  senza fervore e spesso si sta con la bocca chiusa per la pigrizia di non sforzarsi  ad uscire la voce: la tonalità disaccorda, o troppo bassa, o troppo alta: cerchi  l'anima religiosa di distruggere il torpore dell'anima sua e s’accenda del fuoco  dell’amor divino. Al primo segno della alzata siano sollecite a lasciare il letto e  incominciare la giornata con una preghiera ardente: che non succeda che per  la   pigrizia   si   recitano   le   preghiere   sotto   le   coperte   o   non   si   prenda   parte. Quanto grave peso è per le superiore e quanta responsabilità davanti a Dio!  Sono le superiore che devono invigilare affinché le suore tutte che non sono  legittimamente   impedite,   non   manchino   a   tutti   gli   atti   comuni.   Così   anche  invigilino che sotto la scusa del loro ufficio, le suddette non si presentino a  questi   atti   e   che   talora   abusando   di   questo   ufficio,   si   ritirino   rinchiuse   in  qualche stanzetta a farsi le cose proprie e magari prepararsi qualche cosa da  mangiare, a ore insolite, in segreto, ciò che importerebbe vero scandalo alle  giovani   suore,   offesa   alla   vita   religiosa.   Questo   sarebbe   il   colmo  dell'inosservanza   sia   dalla   parte   delle   suore   suddite,   sia   dalla   parte   delle  superiore che non usano abbastanza sorveglianza. Sia dunque un grave onere per le superiore d’invigilare su questa disciplina  religiosa. Raccomandiamo vivamente ad esse di non mollare, ma anzi di essere  piuttosto severe per la frequenza esatta di tutte le suore non legittimamente  impedite, che agli atti comuni, e che diano il tempo alle altre che non sono  intervenute,   a   fare   questi   atti   col   dovuto   sentimento   religioso.


Monito: Che nessuna suora abbia con sé dolciumi, frutta e cose simili, e mangi  fuori pasti; nel caso poi che per il suo ufficio le venga dato qualche offerta,  anche di generi alimentari, senta profondamente nel cuore il dovere, l'obbligo  di passarlo, per mezzo della Superiora, alla comunità. Le superiore siano vigile  su ciò. In Cristo. Affez. Madre I vostri superiori

SPIRITO DELLA PREGHIERA RIPARATRICE S. Marinella 14 febbraio 1947 Mie dilette figlie. Sento, come mio dovere di mamma, vegliare e d’inculcare nella mente e nel cuore  delle figlie il sentimento del vero spirito di preghiera riparatrice, specie in questi  giorni di carnevale, che tanto affliggono il Cuore Sacratissimo di Gesù; tocca a noi,  anime religiose, consolare questo Cuore Adorabile, preghiamo e ripariamo dunque  gli innumerevoli peccati di questi giorni. Un   altro   pensiero   voglio   comunicarvi:   quello   della   S.   Quaresima:   tempo   prezioso  perché richiama alla nostra attenzione la considerazione della Passione di Gesù, tale  considerazione   certo   non   lascia   indifferente   l'anima   nostra;   ma   certo   suscita  sentimenti di amore di compassione per Colui che ha tanto sofferto e amato, desideri  grandi di mortificare la nostra natura in tutto ciò che ci distrae dal seguire Gesù  nella via del Calvario. Questo è il digiuno che in questi tempi di penitenza dobbiamo  fare, mortificare ciascuna il difetto la passione che ci predomina ed è causa di tutti i  difetti di tutte le nostre debolezze che ci fanno cadere per abitudine... guai all'anima  religiosa che contrae per poca vigilanza su se stessa, difetti che hanno radice. Il poco  fervore ne è la causa, la preghiera fredda, incostante, l'anima fredda, tiepida  è il  terrore   degli   Angeli   e   la   consolazione   dei   demoni...   Gesù   vomita   queste   anime...  tanto è il grande disgusto che soffre Gesù per queste anime! Voglio augurarmi che  nessuno di voi sia in tale disgraziate condizioni, che la vostra Comunità sia tutta di  anime   ardenti   fedeli   al   gran   Dono   della   Vocazione,   tutte   comprese   dei   grandi  privilegi accordatoci dalla Divina Bontà, che vive fra noi, nella nostra stessa casa,  nel Tabernacolo, ci attende col Cuore aperto pronto sempre a versare su ciascuna  l'amore infinito, la sua luce e forza; le nostre miserie ed infedeltà non l’allontanano,  sempre palpita notte e giorno d'amore per noi. Oh! Immenso amore, profondissima  umiltà, quante sublimi lezioni non ci dà dal Tabernacolo! Procuriamo di ascoltare la  Voce Divina, di portare il cuore vuoto delle passioni, umili e mortificate, e sentiremo  ciò che Gesù brama comunicare alle sue anime predilette. Tale sia il nostro digiuno  spirituale da renderci vere Spose di Gesù Crocifisso, questo digiuno non fa male, 


anzi dà la santità all’anima che ha giurato di raggiungere la perfezione nei S. Voti,  fa bene al corpo, perché la pace dell'anima da più salute fisica. Con l'augurio di pace  e tranquillità vi benedico di cuore. Vostra aff. ma Madre Crocifissa.

UNIONE FRATERNA SEGUENDO IL REDENTORE CROCIFISSO S. Marinella 28. 3. 47 Figlie Amatissime. Nelle solennità sentiamo più del solito il bisogno di essere vicine, tutte attorno alla  Madre, tutte insieme al Banchetto Eucaristico, dove vi vedo ogni giorno. Saremo più  unite nella settimana di Passione, dell'amore Infinito che si offre Vittima per aprirsi  il   cielo,   nel   giorno   glorioso   della   Resurrezione.   Seguiamo   Gesù   al   Calvario,  abbracciamo   ciascuna   la   Croce,   siamo   generose   nei   piccoli   sacrifizi   che   richiede  l'ufficio che l'obbedienza richiede, Gesù ha versato tutto il suo prezioso sangue fino  all'ultima   goccia,   e   noi   certo   corrispondiamo,   con   piccoli   sacrifizi,   che   spesso   gli  neghiamo. Imitiamo Gesù Crocifisso, amiamo la Croce se vogliamo godere l'eterna  resurrezione. Siate fedeli, o care figliuole, ai S. Voti che sono i santi chiodi che vi  rendono Crocifisse con Gesù, la fraterna carità risplenda nella vostra Comunità, e le  consolazioni Pasquali discenderanno su ciascuna benedizioni celesti. Vostra Madre Crocifissa.

“GENEROSITÀ PERSEVERANTE” S. Marinella, luglio 1947 Di   nuovo   ritorna   la   festa   carissima   della   nostra   Madre   celeste:   la   Madonna   del  Carmelo, la madre di quei santi Eremiti, che tanto l’onorarono nel Monte Carmelo.  Fu Lei, la Vergine che a S. Simone Stock diede il pegno sicuro della salvezza: il santo  scapolare. Voi terziarie   appartenete   con   tutti i diritti  a questo grande Ordine del Carmelo,  avete però anche dei doveri che vi legano al Santo Vessillo di Maria. E quali sono  questi doveri? Rientriamo alquanto nei primordi di questa nostra piccola fondazione Carmelitana.  Era il tempo della beatificazione e canonizzazione della nostra protettrice S. Teresa  del B. G. Colui che scrive ora queste righe, in quel tempo segretario delle Missioni  del   carmelo,   aveva   nel   suo   animo   una   pena   per   non   poter   anche   lui   sorpassare  l’oceano, e andare con tanti suoi confratelli, nelle Indie Olandesi dove un miscuglio 


di popoli   asiatici   di   molteplici   fa   […elle]   ,   aspettavano   l’aiuto   degli   operai   della  grande Vigna Divina. Non gli fu dato di poter partire, ma quando sentiva i lamenti  dei Missionari che non trovavano suore adatte per i loro lavori missionari, suore che  comprendessero le loro necessità spirituali ed anche materiali, fu assillato da un  pensiero   che   non   gli   dette   più   pace:   bisognava   trovare   un   terz’ordine   che   fosse  missionario. Necessità spirituale dei missionari è l’aiuto che dovrebbero dare le suore per attirare  le   giovinette,   le   bambine   e   i   bambini,   sia   con   le   scuole,   asili,   con   congregazioni  mariane, riunioni catechistiche, oratori, ricreatori: necessità materiali, il pio ufficio  di Marta con l’ufficio di sagrestana, per la pulizia dei sacri arredamenti, dei sacri  vasi, per   la   manifattura   delle  ostie,  ecc. Suore capaci per gli ambulatori, e nelle  circostanze, per l’ufficio caritatevole negli ospedali. Questo era l’ideale: cercare dunque un terz’ordine che svolgesse tutte le sue forze a  questo fine… e S. Teresina, la santa delle Missioni, ci penso che fu lei che nell’anno  della   sua   canonizzazione   condusse   il   piccolo   nucleo   da   Modica   e   da   Roma   a   S.  Marinella   per   le   vie   misteriosamente   misericordiose   della   Provvidenza. Sono passati già molti anni: abbiamo attraversato delle bufere interne e angosciose,  delle bufere esterne incruenti cruenti, l’ideale missionario si era quassi sbiadito per  le continue lotte e le circostanze contrarie: siamo arrivati sino a questo giorno, ma  ecco che un’aurora lenta ci annunzia un sogno tardivo sì, ancora non spuntato, ma  sicuro… verrà non tarderà. Si apriranno finalmente le missioni, tra non lungo tempo: confortatevi, non temete,  anzi pregate, pregate tanto, perché le missioni saranno pietra di prova per il nostro  Istituto. Sono tutte le nostre suore chiamate alle missioni? In linea generale sono, perché  esse hanno accettato di entrare nell’Ordine delle Missionarie Carmelitane. Però non  obblighiamo se non quelle che volontariamente hanno dato il loro nome e verranno  giudicate   atte   a   questo   straordinario   lavoro.   Le   altre   dovranno   rimanere   ai   loro  posti, cercando con il buon esempio, col sacrificio quotidiano della vita religiosa, col  lavoro, con le sofferenze fisiche sopportate con santa rassegnazione, senza lamenti e  senza pretensione di (…) che appena appena i grandi ricchi possono fare, di attrarre  altre anime generose al vero e totale sacrificio di loro stesse, vere vittime espiatorie  per i peccati del mondo. Generosità perseverante, ecco quello che dovrebbe essere il marchio d’ogni nostra  Teresina. Cerchiamo dunque tutte di essere generose, non volendo noi di essere in  ogni cosa, ma fermamente aspirando che solo Iddio regni tra noi e nei nostri cuori. Il  santo scapolare è un pegno di salvezza, datoci dalla Vergine: sia nostro desiderio e  fatica chiamare anime a condividere la nostra sorte, a portare luce e vita, in tutti i  continenti per amore di Cristo che vi ha scelto spose e della Vergine Santissima,  Madre benigna, affettuosa di tutti e tutte che vestono il sacro abito del Carmelo. Benedicendovi nel Signore I vostri superiori


“PAX VOBIS” S. Marinella, Aprile 1948 Le   sante   feste   pasquali   continuano   festose   nei   quaranta   gironi   che   il   Signore  risuscitato è rimasto in terra. La chiesa esulta nei suoi molteplici alleluia, allo sposo  che   con   la   sua   resurrezione   ci   ha   dato   il   pegno   della   vita   nostra   futura   e   per   i  predestinati del cielo – gloriosa resurrezione. Ma gli assettati dell’altrui sangue non ascoltano la voce santa della Chiesa e una  minaccia spaventosa fa trepidare l’umanità. Altro sangue deve arrossire la terra già  satura? I disegni di Dio sono inaccessibili: noi non abbiamo che inchinare il capo col  “Fiat voluntas tua.” Ovunque nel mondo non vi è pace. Dove troveremo la pace? Nel cenacolo dove sono  gli apostoli, dove sono radunate anche le pie donne. “Pax Vobis” dice a queste anime  elette il Signore. Ed ora colui che scrive queste righe entra con questa particolare  nelle comunità ed implora per voi dal cielo: “pace sia con voi”. Sappiamo ohimè per le corrispondenze ricevute che in alcune comunità non regna la  pace di Dio, ma regna la discordia, l’invidia e la mormorazione, i tutti gli altri vizi  che portano a disprezzare l’amore, in modo tale che le anime di quelle suore che  intendono fare il proprio dovere si domandano se non è meglio vivere nel mondo che  in mezzo a vipere mordaci velenose? A tale punto si può arrivare? Quale il motivo? La mancanza dello spirito religioso:  alcune anime in modo subdolo hanno nascosto il loro carattere di vipere, e fatti i voti  hanno aperto la loro bocca alla biforcuta lingua che volta sempre e in tutti i luoghi e  in tutte le comunità contro le consorelle e contro i Superiori. In nome del Signore  prego e supplico queste suore di ravvedersi, perché ci sovrasta il grande giudizio di  Dio, e guai alle religiose che si trovano in questo stato d’animo di eterna perdizione!  Ascoltatemi,  ò suore, ascoltatemi in nome del Signore – abbiamo molti nemici di  fuori che non fanno che calunniarci: non vi preoccupate di loro: perdonate: ma non vi  fidate mai di chi parla dei Superiori. Abbiamo avuto suore che hanno lasciato l’abito  per la loro superbia: Dio abbia pietà di loro: non vi confondete, voi che comprendete  quanto sublime è la vocazione di sposa di Cristo. Cercate   di   prendere   l’unica   via   della   perfezione   cristiana,   della   purificazione   dei  vostri   cuori   che   devono   rispecchiare   l’infinita   bellezza   e   perfezione   dell’adorabile  sposo delle vostre anime, Gesù. Specialmente   datevi   ad   amare   sinceramente,   continuamente,   nel   vostro   cuore   il  vostro Sposo divino: per Lui ogni preghiera, per Lui ogni sacrificio, ogni dolore, ogni  pena e ogni difficoltà della vita religiosa, non è questa la dottrina della “piccola via”,  insegnataci dalla nostra santa Teresina? E l’amore al prossimo? Come dev’essere? In breve vi voglio ricordare le parole di  Gesù   che   lasciò   come   un   testamento   ai   suoi   discepoli   “amatevi   l’un   l’altro”.   È   il  precetto del Signore: perciò se vi amate, amerete la pace, se vi amate, vi perdonerete 


subito, se vi amate, frenate la vostra lingua mordace, dissolvitrice di ogni unione, di  ogni pace. La carità verso il prossimo ci costringe a dimenticare noi stessi e a non vedere se  non il bene materiale e spirituale altrui: conseguenza di ciò – e sia questo scolpito  nel vostro cuore, e sia questo il frutto pasquale per eccellenza – esercitarvi a vedere  nei vostri uffici, il bene del prossimo, dimenticando totalmente voi stesse: ognuno si  sforzi nel lavoro affidatovi dalla Provvidenza, di contentare le persone a cui dovete  servire. “Charitas Christi urget nos”, la carità di Cristo ci urge, ci spinge a far tanto  bene,   più   che   si   può   nei   limiti,   naturalmente   della   prudenza   a   tutti. Che ve ne fate di quelle suorine che, tutte intente ai loro straccetti, lasciano di fare il  bene agli altri, soddisfacendo solamente alle proprie voglie? Vita religiosa? No, no, è  vita   egoisticamente   parassitaria.   Il   mondo   intero   esige   santità,   lavoro,   sacrificio  dalle suore. O Suore, che siete tanto lontane dal vero spirito religioso, mutate vita, ravvedetevi,  inginocchiatevi   davanti   al   tabernacolo,   pregate   il   Sangue   purissimo   di   Gesù   e   il  Cuore Immacolato di Maria di diventare suore sante, suore piene di spirito, da poter  poi   nell’eternità,   sedute   nei   più   alti   seggi,   vicino   allo   Sposo   delle   anime. Pace nelle vostre anime, pace nei vostri cuori, alle vostre comunità, alle famiglie, all’  Italia,   al   mondo   intero:  Pax   Vobis,   sia   sempre   con   voi   la   pace   del   Signore. Benedicendovi in Cristo P Lorenzo

“SPECULUM IUSTITIAE” Maggio 1948 Invocazione alla Vergine Maria che denota la grande santità sua: Maria è specchio  di giustizia, cioè specchio di santità, che tale è il significato teologico della giustizia:  l’infinita santità di Dio rifulge in Lei, tenerissimo specchio ed i suoi raggi misteriosi  si   riflettono   sulle   creature   che   seguono   i   suoi   passi,   che   si   regolano,   secondo  l’esempio ammirabile dato da lei. E voi, care consorelle in Gesù Cristo, siete anche uno specchio di santità? Ecco la  domanda che vi faccio, e la risposta sia nel profondo del vostro cuore. In un modo  particolare   indirizzo   questa   domanda   a   coloro   che   reggono   una   comunità,   non  volendo però escludere affatto le altre, perché tutte siete in un certo modo come i  sacerdoti  candelabro sulla tavola – . La vostra vita infatti, il vostro comportamento,  la vostra condotta è a portata del pubblico sicché il pubblico sia buono, sia cattivo, vi  osserva,   vi   scruta   e   dà   il   suo   giudizio,   talora   terribilmente   feroce,   sulla   vita  religiosa, in generale ed in particolare. Da   tutte   voi   si   richiede   la   santità:   siate   sante,   imitate   Maria.   Tutte,   ma  specialmente chi sta a capo deve imitare Maria nella sua maternità spirituale: la  verginità porta alla Maternità spirituale: verginità non obbligata dalle circostanze 


della vita, ma verginità offerta spontaneamente al Signore. “Come mai si può avere  questo, se io non conosco uomo?” disse maria a Gabriele nel giorno dell’incarnazione:  “Lo Spirito Santo discenderà sopra di te” rispose l’angelo ad essa: Lo Spirito santo è  lo   Spirito   di   Amore   e   l’amore   discende   sulle   anime   vergine   di   corpo,   ma   più   di  spirito.   E   difatti   alle   superiore   vengono   affidate   anime   elette,   verginali   affinché  sopra   di   esse   si   trasfondano   i   raggi   di   santità   che   si   ha   già   profondamente  nell’anima. Ma, ditemi, è proprio così? Possono le vostre suddite cantare le vostre  lodi? Possono dire di voi che le proprie superiore sono un modello di preghiera, un  esempio   di   meditazione,   un   esempio   di   carità,   uguale   per   tutte,   un   modello   di  mitezza e di bontà? Aprono le vostre superiore le loro brocche per fare forse uscire il  marcio dei loro pensieri e da qui parole indegne contro la carità, contro la giustizia  contro ogni sentimento di vita religiosa? Si mostrano invece egoiste, non pensando  che a loro benessere particolare alle loro cianfrusaglie, dimenticando il loro grave  dovere di  vigilanza,  di  cooperazione nel lavoro, di esempio profondo di umiltà, di  povertà,   di   ubbidienza   ai   Superiori   Maggiori?   Quale   grave   peso   che   abbiamo  addossato   alle   vostre   spalle!   Eppure   voi   dovete   portarlo,   voi   dovete   in   coscienza  purificarvi, santificarvi, e riflettere i raggi di santità alle suore che vi circondano,  che sono state affidate alle vostre cure. Noi vediamo, ohimè, i pessimi risultati di  alcune suore per vera colpa di coloro che sono state a capo: A tutte le superiore, in  nome del Signore, raccomandiamo vivamente che ascoltino la nostra povera voce e  siano veramente specchio di santità per le loro suddite. Quanta responsabilità pesa  sul loro capo! Anche le altre suore, più o meno in contatto con la gioventù: bimbi, bimbe,giovinette,  figlie di Maria, spinte da una religiosa, naturale tendenza si volgono verso di voi con  la   massima   fiducia,   col   cuore   in   mano,   vedendo   nella   suora   più   che   una   madre  terrena. Ed ecco che invece di una madre trovano talora una donna nervosa, arcigna,  egoista, che non si preoccupa affatto del loro bene spirituale ed anche materiale, che  esige ubbidienza, servizio ed allora a che pro[…] l’abito religioso, il dolce titolo di  Suora? Ma guardate al grande esempio di Maria santissima, il grande specchio di santità.  Gesù è asceso al cielo ha lasciato agli apostoli una madre. E’ lei che dirige quella  bella   comunità   di   uomini,   la   sua   voce   soavissima   penetra   nei   loro   cuori:   quanta  mitezza, quanto tatto materno, tutti si rivolgono a lei fiduciosi nelle loro difficoltà,  per tutti ha una parola di conforto, di sollievo, d’incoraggiamento. Maria è veramente lo specchio di santità: o perché noi – cioè io e voi tutte – non ci  diamo alla santità? Perché non ci specchiamo in Lei, specchio tenerissimo di ogni  virtù? Volgiamo lo sguardo interiore dell’anima a questa nostra celeste Madre, e a  Lei   domandiamo   umilmente   la   grazia   di   annoverarci   tra   le   figlie   predilette. Che oltre all’abitino santo, singolare suo privilegio, ce ne dia un altro più singolare,  quello di poter essere anche noi piccoli, umili specchi di santità, come lo è stato la  protettrice dell’Istituto: S. Teresina. SENZA FIRMA


“COR JESU FORNAX ARDENS CARITATIS” Giugno 1948 La bella consolante visione della confidente del Sacro Cuore: una fornace ardente?  Colai che Ci ama ha voluto rappresentare il suo amore come ardente fornace! Le  fornaci!  Opera   degli  uomini,   lasciare  uscire  le loro  fiamme  con  veemenza, il  loro  calore si spande tutt'intorno, ed il ferro e gli altri metalli si fondono e diventano un  rivolo di massa infocata atta ad essere lavorata e diventare strumenti necessari per  l'uomo. I grandi crateri di vulcani opere di Dio Creatore, scagliano nella notte oscura  massi e fiamme a lambire cielo e dalle ferite del petto gigantesco dei monti sgorgano  torrenti   di   lave   incandescenti   che   se   per   il   momento   seppelliscono   città   e   torre  fiorenti, con l’andar dei secoli, arricchiscono la terra d’elementi preziosi che la fanno  lussureggiante e ricca d'ogni verde e altre città famose fioriscono innalzandosi sulla  stessa   lava   impietrita,   duro   come   il   basalto. Nella vita dello spirito vi è una fornace, unica nel suo genere, inimitabile, la fornace  dell’amore dell'uomo  Dio, figura di quell'insondabile abisso che è Iddio stesso. Iddio  ama le sue creature, che se fedeli» diventano predestinate: e tra le predestinate, se  fedeli   alla   vocazione   di   amore,   diventano   i   serafini   dei   cieli,   cioè   coloro   che  eternamente s'inebrieranno del vino di fuoco che sorgente inesauribile riempirà il  cielo   d’infiniti   ruscelli   d'amoroso   ardore. Il   Sacro   Cuore   di   Gesù   nelle   sue   manifestazioni   e   alle   sue   confidenti   ce   lo   ha  rivelato: Cor   Jesu   fornax   ardens   caritatis:   Ma   il   cuore   umano   può   chiudersi   ed  aprirsi   a   volontà;   mistero   di   creazione   in   noi:   possiamo   amare,   possiamo   odiare,  possiamo essere vicini al più grande Amore e tenere il cuore chiuso, impermeabile  chiuso ad Esso, mentre può aprirsi agli amori, agli affetti terreni, gli attaccamenti a  sé stesso, alle creature ragionevoli; alle cose effimere di questa terra. O cuore umano  perché ti pasci di queste minuzie quando vicino a te, vi è quest’ardente fornace di  carità? Che diremo poi a quelle suore che di suore non hanno che l'abito? Il cui cuore  è tutto o quasi tutto per gli affetti terreni, sia alle creature che stanno intorno, sia  agli oggetti che le coprono, abiti, indumenti, scarpe, sia ai propri comodi, al proprio  egoismo? Le   suore   a   cuore   gretto   non   sanno,   o   meglio,   non   vogliono   capire   che   la   loro  vocazione è quella dei serafini, delle spose elette di Cristo. Perdono tempo dandosi  alle cose del mondo sono fredde nell'amore verso un DioUomo, sentono in questo  mese parlare di questo Amore divino e non sanno liberarsi dai loro attaccamenti alla  terra, al proprio giudizio, alla propria volontà, ai propri affetti terreni, ricercando  affannate annate sempre il proprio io, invase da un solo pensiero: la loro preziosa  salute. Le  suore   a  cuore  in   convulsione   si rodono d’invidia, di gelosia: la loro lingua si  acutizza mordace le parole contro le consorelle: i gesti, gli occhi folgorano di luce  perversa...   schiacciano   la   loro   carità   fraterna,   con   i   loro   pensieri   e   fantasia  s'inabissano   nella   stoltezza. Vergini stolte? Svegliatevi tutte, o suore, ad una vita più intima con Gesù: gettate il 


vostro cuore   nella   fornace   ardente,   bruciate,   dimenticate   voi   stesse   bruciate  annientate i vostri affetti alle persone e alle cose. Stringetevi a Gesù, unico affetto  del   vostro   cuore,   unico   scopo   dell’abito   che   voi   portate. Siate gelose del vostro cuore: a Lui, ed a Lui deve esso appartenere. Alzate gli occhi  alla mansione futura preparata per voi nell’eternità   se sarete fedeli   : i seggi dei  serafini saranno per voi. Perché cosi fredde nel servizio di Dio? Perché tal torpore  nella   disciplina   religiosa?   perché   non   attenta   alla   campanella   del   dovere,  specialmente in quella mattutina? Perché cosi amara nel giudizio sulle consorelle?  perché cosi aspra nelle parole contro le altre spose di Cristo? esaminatevi o sorelle in  Cristo se appartenete alle Vergini stolte o alle prudenti: se la coscienza vi rimorderà  fate   davanti   al   Cuore   Sacratissimo,   il   vero   proposito   di   santificazione   e  purificazione.   Lavoriamo   o   sorelle   in   Cristo   Affinché   non   si   spegne   in   noi   la  lampada:   imitiamo   specialmente   il   Divin   Cuore   nell'umiltà   e   nella   mitezza.  Facciamo che quando venga lo sposo nel fatale momento del distacco del mondo ci  trovi   tutti   con   le   lampade   accese:   cosi   entreremo   tutti   nel   grande   eterno   festino  nuziale. Ricordandovi e ponendovi tutte nel Cuore SS.mo ricevete la benedizione P. Lorenzo

“SPUNTI PEDAGOGICI” Ecco   l’argomento   straordinario   su   cui   intendo   parlare   oggi.   L’alta   missione   della  suora   Missionaria   Carmelitana!   –   La   parola   “missionaria”   abbraccia   tutte   le  possibili attività filantropiche, sociali, sigillando tutti con la carità di Cristo. Giusto  dunque questo pensiero: la missionaria deve prodigarsi in tutte le attività necessarie  della   missione.   Quanto   alla   regola   generale,   in   particolare   sarà   la   Superiora  Generale, che penserà ad avvisare le singole suore ad un certo lavoro a cui sono di  natura  propense,   ed  ecco  che  in  pratica già si è incominciato da tempo a questa  divisione di attività per il bene di tutte. Ed è oggi a quelle a cui vengono affidate le bambine e le scuole, ed alle superiore  delle   case   che   hanno   l’obbligo   di   vigilare   su   queste   che   vengono   ricordati   alcuni  punti   basilari   della   pedagogia,   cioè,   dell’arte   di   educare   l’infanzia   e   la   gioventù. Doti necessari, a dette suore si compendiano in una vera carità  cristiana, che fa  vedere in queste anime a loro affidate l’immagine stessa di Dio: che ci fa doverle  perfezionare nell’amore di Dio e della Chiesa. Questa carità ci spingerà ad: a) avere affetto per ciascuna di esse senza sbilanciarsi in affetti sentimentali per  qualche privilegiata: bisogna che le suore ben comprendano la necessità di riempire  il vuoto che sentono queste giovane anime, che generalmente non hanno goduto la  vita familiare: la suora deve prendere il posto di madre, di madre cristiana che sa  moderare   l’affetto   e   condividerlo   con   assennatezza   a   tutti   i   suoi   figlioli. b)   Per   questa   vera   carità   la   suora   eviterà   con  tutte   le   sue   forme  a   prendere   un  aspetto   intransigente,   duro   arcigno,   da   terrorizzare   le   bambine.   Esagerazioni? 


Disgraziatamente no, ed è perciò che viene scritta questa circolare per far rendere  alle suore che  devono  evitare  a  tutti i costi queste forme di persone secolari che  esercitano   solo   per   mestiere   il   nobilissimo   ufficio   di   educatrici. c) Mezzi coercitivi? La pedagogia in ogni tempo ha usato dei mezzi di coercizione per  impedire il male e per punire il fallo. Ecco il metodo che noi usiamo anche con gli  animali che non hanno ragione: è il metodo che usano periti educatori laici quando  incontrano dei bimbi e bambine terribili, cocciute, che esasperano i loro nervi. La  religiosa è ben altra cosa. La religiosa deve essere armata di santa pazienza, deve  entrare più attentamente nelle anime per trovare ben presto un modo di plasmare  santamente queste creature. Abbiamo   cercato   aiuto   a   S.   Marinella,   nelle   scuole,   comunità,   non   una,   ma   più  maestre, le quali si sono accaparrate in modo tale le anime delle scolarette da far  meravigliare. E com’è talora nelle case religiose le suore si comportano con tanta  rudezza da indignare le bambine e scolarette loro affidate. In linea generale dicono  la   colpa   delle   bambine,   ma   la   colpa   della   suora   educatrice   che   non   ha   la   calma  necessaria, né la comprensione della sua alta missione. IRRAZIONALE è andare avanti con le mani, non è pedagogico picchiare le bambine,  né pedagogico avere bastoncino in mano perché in momenti di nervosità non cada su  quelle anime innocenti, sia pure testardelle e birichine. IRRAZIONALE e crudele lasciare le bambine in piede tanto tempo in penitenza,  lasciarle digiune, specialmente nella critica età dello sviluppo: come mai non viene  in mente il danno fisico e morale che ne è la naturale conseguenza: danno morale,  perché   le   piccole   menti   che   si   ragionano   sopra   cominciano   a   sentirsi   piene   di  avversione per il sacro abito religioso. IRRAZIONALE   è   quando   le   bambine   non   comprendono,   la   suora   alza   la   voce  indispettita e si lascia sfuggire titoli di “stupida, cretina” e simili. La suora non deve  riposare,   ma   deve   trovare   il   modo   di   far   comprendere,   anche   alle   più   pure   quei  piccoli   principi   di   lingua   e   di   aritmetica.   La   suora   deve   immedesimarsi   con   la  mentalità   delle   bambine:   è   il   suo   dovere   davanti   a   Dio   e   davanti   agli   uomini. IRRAZIONALE   esigere   dalle   bambine   di   elementari,   pagine   intere   di   storia   e  geografia, che non sono state né lette, spiegate della scuola. Dobbiamo notare nelle nostre piccole scuole la mancanza del canto religioso e civile  che   dovrebbero   formare   l’ornamento   dell’istruzione,   nonché   della   ginnastica. Negli asili si nota la deficienza di un piccolo saggio finale di canto, di ginnastica e  recitazione.  Nei primi  tempi costatavo con piacere l’ardore delle nostre suore per  questi saggi tanto educativi, e nei tempi d’oggi alcune suore quasi desidererebbero  che ci pensassero i superiori maggiori! Incoerenza e superbia! Accettate, mie buone suore queste mie parole, per il bene vostro, sia sulla terra, sia  nel cielo – se voi non diventate piccoli, non entrerete nel regno dei cieli – ha detto il  Signore. Ed io vi dico che se non diventate piccole coi piccoli voi chiuderete a questi  piccoli, la via del cielo. Un poco più di umiltà e buona volontà, e amor santo di Dio e 


si riuscirà ad avere delle scuole e degli asili novelli, con gran conforto di voi stessi  che avrete cooperato al bene delle anime. Benedicendovi, Il Padre Ottobre 1948

“RISURREZIONE” S. Pasqua 1951 Quanto  mai  dolorosa  è   stata   la  crocifissione del nostro Redentore: quelle braccia  stese, quelle mani inchiodare, quei piedi profondamente trafitti… Disteso tra cielo e  terra il Divin salvator! E sotto la croce godevano i carnefici, i farisei, gli scribi, i grandi d’Israele: finalmente  così   pensavano,   ti   abbiamo   sulla   croce:   e   chi   ti   schioda   dal   tuo   […]   d’infamia? Mie buone suore, tale ancora è il linguaggio di milioni e milioni contro il Redentore,  che   sfogano   il   loro   odio   satanico   contro   la   Chiesa   e   preti,   religiosi,   missionari   e  missionarie vengono perseguitati in modi ignobili, inumani, sacrileghi, diabolici, e i  sacri templi vengono adibiti a cinematografi, depositi, e persino a stalle per le bestie. E   i   cattolici   che   fanno?   Pensano   ai   loro   affari,   ed   accumulare   denaro,   ai   propri  comodi, ai piaceri e poco si curano di quelli che soffrono per la religione, per la pace:  anzi parecchi fra loro accettano le menzogne e si pongono nelle schiere dei nemici di  Dio. E noi che facciamo, o care consorelle? Quale è il nostro comportamento di fronte al  Crocefisso? Siamo forse simili agli Apostoli che in quel frangente si sono dati alla  fuga   ed   hanno   lasciato   Gesù   tra   i   ladroni,   gli   sgherri   e   i   perfidi   Giudei? No, no non è giusta la fuga, il nostro posto è insieme a Maria, a Giovanni alle pie  donne, dobbiamo sentire il dovere di “piccole vittime” ai piedi della croce. Dobbiamo  estirpare dal cuore i sentimenti delle passioni che ci trascinano a trasgredire i nostri  voti e la nostra vita religiosa: togliamo l’orgoglio, che si sente umiliato se si vieni  rimproverati,   che   non   vuol   sottostare,   ma   sempre   sovrastare   e   comandare:  estirpiamo   la   gelosia   che   ci   spinge   a   guardare   di   sbieco   le   nostre   consorelle:  curviamo la fronte all’autorità legittima delle superiore locali , se siamo superiore  non ci permettiamo di fare i nostri comodi a dileggio che delle raccomandazioni dei  Superiori Maggiori. La buona suora per amore di Gesù Crocifisso, prenderà la sua croce, si contenterà  del   cibo   comune,   non   si   azzarderà   di   domandare   trasferimenti   solamente   per  assecondare i capricci, o i vani affetti di altre religiose. Accettiamo o buone suore la croce di Gesù: abbracciamola di cuore, moriamo sopra  di essa: somiglianza di tanti martiri che hanno seguito il salvatore, soffriamo con  pazienza   almeno   le   piccole   difficoltà   della   vita   religiosa.   Se   non   sappiamo   fare 


questo, come   mai   potremo   –   se   Dio   lo   richiederà   –   dare   la   nostra   vita   e   nostro  sangue per la causa di Gesù? Sia anche e specialmente per noi la risurrezione di Gesù, la speranza della nostra  risurrezione, ed il Suo corpo glorioso c’insegni come noi anche un giorno avremo un  corpo a Lui simile, e il nostro sarà tanto più bello e più simile quanto più volentieri  ci   saremmo   mostrati   in   vita   le   vittime   del   suo   amore   Misericordioso. In occasione di questa grande festa, gli auguri di una vera e soda santità: ad alcune  Suore raccomandiamo molta e molta umiltà, ad altre più ubbidienza alle Superiore  locali: ad altre ancora più sobrietà nel cibo accettando senza contrasti quello della  comunità. Ognuna delle Suore prenda da questa circolare ciò che ha bisogno per la  santità della sua anima e per una maggiore gloria del suo corpo quando verrà per  tutti il grande segnale della Risurrezione finale. Con molte benedizioni I vostri superiori, il Padre e la Madre.

“IL DUPLICE SPIRITO DI ELIA” Già da questo scritto, concepito nello studio della straordinaria figura del profeta  d’Israele,   era   pronto,   ma   circostanze   non   ordinarie   hanno   impedito   che   questi  pensieri   arrivassero   fino   a   voi.   Ed   ora   vi   arrivano   anche   come   cordiale  ringraziamento   a   ciascuna   di   voi   per   il   vostro   filiale   ricordo   di   noi   che   ci  consideriamo   padre   e   madre   di   tanta   spirituale   figliolanza,   nelle   nostre   feste  familiari. La   possente   figura   del   profeta   Elia   merita   di   essere   meditata   da   tutto   l’Ordine  Carmelitano, e anche perciò dal piccolo ramo di Teresina, con singolare attenzione. Nella grande solitudine del Carmelo, il cuore di questo grande vate dell’unico vero  Dio, assorbito completamente dal pensiero dell’infinito, sussultò istintivamente sotto  l’impulso della grazia: “Zelo zelatus sum pro domino Deo exercituum” ho zelato con  pieno  zelo   per   il   Signore  Dio  degli  eserciti,  cioè   delle  potenze,  cioè  de  per   il  Dio  onnipotente. E Israele il popolo prescelto da Dio, aveva rotto il suo patto con l’altissimo, distrutti i  suoi altari, uccisi i suoi profeti…solo Elia era rimasto nell’aspra lotta tra il cielo e  Satana, re e regina idolatri e il loro strascico di prezzolati ministri di Baal cercavano  di annientare lui, il superstite dei messaggeri divini. La  parola   di  Elia   nella   bocca   del   profeta diventa  un’arma  terribile: il  cielo  terso  infuocato   acciaio…piombano   i   raggi   cocenti   e   radano   a   deserto   le   verdi   pianure:  dissecate le fonti muoiono i vivi; e la più nera carestia si presenta spettro di morte  su tutto il paese. Perché Baal non vi protegge? Chi avete per Dio? Ed Elia percorre città e villaggi e il  suo grido al popolo è come un accento di pena e di angoscia della sua anima per la  cecità del suo popolo… Ancora vacillate? Volete la prova? Al Carmelo, al Carmelo. E 


sul Carmelo dopo tre anni e mezzo si decise la grande contesa tra il demoniaco Baal,  la lurida fenicia divinità e il vero Dio onnipotente. E sul carmelo due altari: l’uno a  Baal e intorno centinaia e centinaia dei suoi nefandi ministri, l’altro al vero Dio  d’Israele.   Gridi   a   Baal   infiniti…”   ma   Baal   sta   c’suoi   amici,   gozzoviglia   con   loro,  dorme, è uscito di casa…”. Ed Elia si burlava di loro, rincalzando così i gridi di loro  che   freneticamente   angosciati   dal   silenzio   di   Baal   si   davano   colpi   di   coltello…  ferendosi barbaramente. Ed ora a me, gridò la sera il profeta, e tutti gli sguardi si fissano su di lui: bagnò e  ribagnò la vittima e l’altare tanto che di acqua riempì la fossa in circuito, poi alzò gli  occhi al cielo e invocò il Dio degli eserciti, il Dio onnipotente, ed ecco che discese il  fuoco dal cielo e bruciò tutte le vittime e intaccò l’altare. Sì, il Dio d’Israele era il  vero Dio e allora furibonda la turba si scaglia sui falsi sacerdoti e neppure uno poté  scampare all’eccidio…e la pioggia dopo tre anni di siccità portò nuova vita in quella  terra di morte. E poi, sfuggendo l’ira della dissoluta Gezabele si ritirò in un luogo  solitario al monte Horeb e là nella più profonda solitudine sentì la presenza di Dio…  in un zeffiro: penetrò nel suo spirito l’onnipotente e la povera creatura tremò davanti  al suo creatore, e l’animo allora si aprì e come un immenso fiume di amore inondò il  suo spirito. Abbiamo   voluto   ricordare   questi   episodi   della   vita   di   questo   profeta   che  indubbiamente nella fatidica nuvoletta in fondo al mare come ombra umana vide  delinearsi l'immacolata Madre del Redentore, affinché le nostre suore ricordino il  vero   spirito   del   Carmelo,   il   doppio   spirito   di   Elia:   profonda   preghiera   e   ardente  attività per il bene delle anime. Ed è un gran bene che anche le suore del Carmelo si dedichino alle opere buone, ma  non dimenticheranno che nessuna attività può essere benedetta dal Signore se non  sia conforme alla volontà di Dio: se da una parte è dovere dei superiori di distribuire  il   lavoro,   è   chiaro   che   è   dovere   delle   suddite   di   accattare   l’incombenza   e   di  perfezionarsi nell’ufficio a cui Iddio le ha chiamate. Preghiera molta, profonda, intima dell’anima: senza preghiera inaridisce lo spirito,  si alimenta la superbia: preghiera continua interiore con cui uno si getta nelle mani  di   Dio   pronto   a   fare   sempre   la   sua   santissima   volontà.   Poi   attività   feconda,  naturalmente nella sacra obbedienza: esiste in tutte le comunità questo spirito di  laboriosità per cui non si ha il tempo di riposare se non quando si va a letto? Ci sono  forse   suore   che   perdono   il   tempo   in   cianfrusaglie,   disprezzando   la   volontà   dei  superiori? Raccomandiamo   vivamente   a   tutte   le   suore   indistintamente   di   meditare  profondamente   sulla   volontà   di   Dio   in   noi,   se   vogliono   meritare   per   l’eternità  dovranno   assoggettarsi   alla   volontà   dei   superiori,   come  veri   rappresentanti   della  volontà di Dio e non vi è altra via per la religiosa. Invochiamo e seguiamo S. Teresina in questi sacri giorni a lei dedicati: smuoviamo il  torpore spirituale che può invadere le nostre anime: un po’ più di vera fede in Dio,  un bel po’ più di amore a Gesù, non sfuggiamo i sacrifici: lavoriamo finché siamo in 


questa terra   e   come   diceva   p.   Tito   Brandsma:   “Nell’eternità   potremo   riposarci  eternamente”. Ispiri S. Teresina nel cuore di tutti il desiderio di accontentare Gesù anche nei suoi  più piccoli desideri e getti questa Santina nel cuore di tutte rose bianche di purezza  e rose rosse di amore a Gesù e benedica nell’occasione della sua festa in un modo  particolare la Congregazione a lei dedicata. I superiori Roma novena di S. Teresina 1953. ABBANDONARE L’EGOISMO

PER SEGUIRE IL CRISTO RISORTO A tutte le comunità in occasione della Pasqua 1955 È risuscitato! E noi  godiamo  i  frutti della risurrezione! Questa apre le porte del  Cielo   a   tutti   quelli   che   imitando   Gesù   si   purificano   sulla   terra   per   rendersi  meritevoli dell’eterna gloria. Le buone suore che comprendono l’eccelso dono della  vocazione   si   danno   da   fare   per   rendere   più   viva   in   loro   l’immagine   di   Cristo. L’ideale cristiano è la vita di Cristo vissuto in noi stessi: la suora che per la sua  vocazione è in dovere di seguire Gesù, è anche in dovere d’imitarlo meglio che può,  con tutte le sue forze e in sostanza, con tutta la sua volontà. È qui la grande, vera,  fondamentale difficoltà, la rinunzia al proprio volere. La volontà umana, tarata dal  peccato originale, ha un seme di ribellione che, non represso continuamente, prende  sempre più radici quasi impossibili poi a sradicarsi. Il seme detestabile della nostra volontà è l’egoismo, il cercare ovunque se stessi, non  preoccupandosi   degli   altri.   E   qui,   mie   buone   suore,   vi   prego   di   esaminare   bene  questo pensiero che vi darà la piena spiegazione di tutti i mancamenti, di tutte le  discordie più o meno gravi nelle comunità, persino di tutte le quasi impercettibili  invidiuzze   o   piccoli   scatti   di   gelosia   che   trapelano   tra   comunità   e   comunità. Quanto sarebbe bella la vita religiosa se si vivesse senza egoismo! Ma, come si fa a  vincersi, come tagliare questa   per noi   innata passione? Siamo tanto egoiste! Noi  vogliamo,   e   qualche   volta   a   tutti   i   costi,   averla   sempre   vinta.   Soffriamo   se   le  superiore ci avvertono che non facciamo il nostro dovere come si deve e, se siamo un  poco in alto, non soffriamo se le nostre abbiano idee e comportamenti diversi dal  nostro modo di pensare, ma cerchiamo da loro una perfezione che noi stesse non  abbiamo affatto. Ora,   con   questa   circolare,   intendiamo   indicare   una   via   strettissima,   anzi,   un  sentiero, per poter passare questo bosco inestricabile del nostro egoismo: la via del  sacrificio. Viviamo per gli altri, cioè rendiamo gli altri felici, contenti, soddisfatti.  Non intendiamo dire di soddisfare i capricci, le esenzioni dalle Costituzioni: oh, no!  Questo mai!


Spieghiamo con la pratica: chi ha scuola metta tutto il suo amore a spiegare bene le  sue lezioni, ad accaparrarsi l’animo delle creature a noi affidate, in tutti i modi. Chi  ha   bambini   quanta   comprensione   materna   deve   avere   per   educare   all’amore  soprannaturale   queste   creature   dateci   da   Dio!   Che   tatto,   che   delicatezza,   o  semplicemente:   quanto   sacrificio   del  proprio  egoismo! Chi  ha cura dell’asilo  deve  totalmente dimenticare se stessa e diventare madre per i bambini: non perderli mai  d’occhio, stare sempre in contatto con essi, studiare la loro natura, il loro carattere  ecc.   e   accattivarsi   tutte   le   famiglie   con   soave   delicatezza   religiosa. Chi ha suore sotto di sé, trovi il modo di attirarle tutte a Gesù: la superiora deve  essere   molto   spirituale   e   deve   manifestare   questo   profondo   spirito   religioso:   viso  pieno di mitezza  (il dolce sorriso di s. Teresina) , parole garbate, ammonimenti pieni  di   prudenza,   un   conversare   lieto   di   buona   sorella   maggiore   …,   in   una   parola   le  superiore   dovrebbero   vivere   per   le   suore   e   non   per   governare. Lasciamo   alla   vostra   meditazione  queste   righe.  Meditate,   pregate,   sacrificate   voi  stesse.   Togliete   dal   vostro   cuore   la   più   piccola   briciola   di   superbo   egoismo.   Fate  risorgere pienamente Gesù nei vostri cuori: questo è il nostro augurio che speriamo  venga  seriamente   accettato  e  messo  in   pratica,  distruggendo in  voi  stesse  il mal  seme del peccato originale. Regni sempre Gesù nei vostri cuori. I vostri Superiori madre Crocifissa e padre Lorenzo

ESORTAZIONI E PROPOSITI Per l’anno 1956 Tramonta il ’55, arriva veloce il nuovo anno, apportatore d’un torrente di grazie per  chi   è   in   amicizia   con   Dio,   per   chi   non   desidera   altro   che   la   sua   gloria,   che   è  l’espansione del Suo Regno sulla terra. E noi, che progetti abbiamo? I progetti di aperture di altre case, di restauri a destra  e a sinistra, di compre ed acquisti… ma no… Questi, anche se necessari, li mettiamo  a suo tempo nelle mani di Dio, ma quello che veramente più interessa è il progresso  della   vita   interiore.   Fine   della   vita   Carmelitana   è   la   vita   dello   spirito,   della  preghiera,   della   contemplazione.   Non   vi   turbi   questa   parola,   credendo   che   la  contemplazione siano le estasi, i ratti, le visioni, le stimmate ecc. ecc. No, no, vi  è  una contemplazione a cui tutti possiamo e dobbiamo arrivare allo scopo per cui Dio  ci ha chiamato alla vita religiosa: la nostra vita dev'essere un legame continuo con  Dio,   legame   dello   spirito,   legame   dell’intelligenza   e   della   volontà. Ditemi   buone   suore,   quale   è   il   vostro   pensiero   dominante?   Gli   affari   di   casa,   di  costruzioni,   di   studio,   di   lavoro,   sono   forse   queste   le   cose   che   tengono   il   vostro  cervello,   la   vostra   volontà   legata   troppo   fortemente   a   questa   terra?   Oppure   la  mattina  appena   alzate,   sentite la   necessità  di occuparvi di Lui che  è  in  noi, che 


scruta ogni pensiero, ogni azione, che vuole un nostro grazie per gli infiniti doni di  cui   ci   arricchisce   ogni   giorno?   Il   pensiero   di   Dio!   Solo   questo   dovrebbe   essere   il  pensiero   dominante,   supremo,   su   cui   si   deve   poggiare   ogni   altro   pensiero. Ma, voi direte, noi diciamo bene le preghiere del mattino e meditiamo!  È vero, la  preghiera orale è necessaria per ogni comunità, ma di sua natura è superficiale: la  meditazione   fatta   proprio   con   tutta   l’anima,   questa   sì   che   ci   conduce   a   Dio.   Il  pensiero di adorare, ringraziare Iddio, odiando le nostre passioni, promettendo al  Signore   più   amore,   più   sollecitudine   per   Lui…   questo   sì,   questa   è   la   via   in   cui  dobbiamo incamminarci:  una meditazione fatta bene, un pensiero che ci colpisce,  mette radice nel nostro cuore per tutta la giornata, l’anima parla con Dio, consulta  Iddio,   supplica   Iddio,   vive   di   Lui   e   tutte   le   possibili   attività   esteriori   vengono  canalizzate alla fornace d’amore che è Dio. Sentiamo talora dei lamenti: se la nostra superiora fosse fuoco, saremmo anche noi  fuoco.   E   allora   rispondiamo:   il   fuoco   è   sempre   acceso,   hai   proprio   bisogno   della  superiora per andarci? Sei ancora tanto bambina nella vita interiore, che ancora hai  bisogno di chi ti spinga più oltre? Altre suore hanno bisogno di sacerdoti che parlino,  che spieghino le cose di Dio.  È vero che è officio proprio del sacerdote portare le  anime a Dio, ma… non si può sempre avere questi aiuti. E allora? Non vi diciamo:  arrangiatevi, ma diciamo: siate raccolte, più attente alla voce interiore di Dio: Dio  parla a chi lo vuole ascoltare: parla non con le parole, ma illuminando l’intelletto ed  eccitando l’amore. Ò   nostra   Teresina,   che   hai   capito   tanto   bene   questa   verità!   Seguite,   o   suore,   la  dottrina   della   nostra   protettrice.   Vivete   l’amore:   tutto   il   resto   è   secondario. Direte.   Ci   è   impossibile   perché   siamo   troppo   occupate.   Noi   diremo:   Molte  preoccupazioni   ce   le   carichiamo   noi   sulle   spalle,   quando   ci   piacciono!   La   Beata  Bertilla in mezzo ai soldati, ai medici, in un ospedale, tra bambini malati, ha saputo  vivere d’amore. E perché noi no? Preoccupiamoci, ò buone suore, di questo amore che dobbiamo acquistare , a tutti i  costi: se no, arriviamo con le mani vuote all’eternità. Iddio è amore, l’amore ci ha creato, l’amore supplica il nostro amore: rispondiamo,  come meglio possiamo col nostro amore. Sia   il   proponimento   di   questo   nuovo   anno:   vivere   d’amore,   per   morire   d’amore,  quando   un   dato   anno   sarà   quello   della   definitiva   nostra   partenza   per   l’eternità. Vi Benediciamo di tutto cuore I Superiori M. M. Crocifissa, P. Lorenzo FINE 1955


“UMILTÀ DI MARIA” Circolare n. 5 Risuona ancora nelle orecchie lo scampanio delle feste Pasquali: sul tavolo un bel  mucchietto   di   lettere   pervenute   anche   dal   lontano   Brasile,   dove   le   Suore   hanno  manifestato i loro auguri con espressioni di filiale affetto che ci ha confortato: le più  vicine hanno espresso i loro sentimenti a viva voce con parole che non lasciano alcun  dubbio sulla sincerità delle loro anime. Questa unione fervorosa di pensiero spinge  ora la nostra penna a ringraziarvi con paterno affetto desiderando che come nostre  figlie   spirituali   viviate   sempre   più   unite   a   noi   nel   nostro   ideale   religioso,  missionario,   per   la   salvezza   delle   anime. Per spronarvi tutte ad una spiritualità sempre più sentita, crediamo farvi piacere  presentandovi   una   nuova   circolare   sull’UMILTÀ   della   VERGINE.   È   un   tema   di  meditazione più profonda, più intima che[e]sigerà da voi una lettura più ripetuta per  meglio   assaporarla   e   assimilarla:   saremo   felici   se   questo   punto   dottrinale   potrà  penetrare nel profondo della vostra mente e permeare il vostro spirito, che tale è il  nostro desiderio e il nostro scopo. = = = = = = = = = = = = L’umiltà è la negazione della superbia e mentre la superbia ci gonfia a farci credere  superiori agli altri, sia pure relativamente nel nostro piccolo ambiente, rendendoci  ciechi nello spirito, l’umiltà illumina l’intelletto dandoci a conoscere l’assoluta nostra  nullità   di   fronte   all’Unico   Ente   Creatore   e   Datore   d’ogni   cosa.   L’umiltà   è   allora  indiscutibile verità. Come scintilla dagli occhi di Maria l’umiltà della sua anima che non lascia trapelare  anche alle persone più intime la sua ascesa al primo gradino della creazione e all’  insondabile   Divino   Amore   che   rende   diamantino   il   suo   spirito   e   ne   fa   dimora  prediletta della Triade infinita! La   Vergine   purissima,   Madre   del   Figliuolo   divino,   riconobbe   in   tutta   la   sua  profondità   l’Opera   divina   operata   in   lei,   diventando   la  Nuova   Arca   del  Testamento, la Foederis Arca. E come nell’antica Arca era riposta gelosamente una  manciata   del   miracoloso   cibo   del   deserto,   così   era   raccolto   in   lei,   in   un   piccolo,  minuscolo   Essere   Vivente,   plasmato   dallo   Spirito   Creatore   dalla   stessa   materna  sostanza, la nuova Manna celeste, il Vero futuro Pane quotidiano dei credenti. Da  qui il profondo sentimento di umiltà della Vergine nel confronto del proprio nulla  con   l’accesissima   fiamma   d’amore   che   in   Lei   così   misteriosamente   operava. Ed   ora   una   voce   intima   senza   parole   uscì   dall’Arca   del   Nuovo   Testamento:   una  volontà interiore, quella dell’Altissimo, che la spronava a partire senza indugio per  Hebron, a visitare la parente Elisabetta. Ma come avvisarne i parenti? Ed ecco che il  Signore dispose ogni cosa mirabilmente. Parve   infatti   giusto   e   convenevole   ai   congiunti   che   i   due   fidanzati   si   facessero  conoscere  da   Elisabetta   e   Zaccaria  che  nella stirpe  genealogica  dei  due  casati  di  David   e   di   Aronne   rappresentavano   i   più   ragguardevoli   personaggi   per   la   loro 


posizione sociale   ben   più   in   vista   che   l’umile   virgulto   davidico   di   Nazareth. Benché la Sacra Scrittura non riveli tutte le circostanze del viaggio, ci sembra più  congruo che Maria non andasse sola ad Hebron , ma fosse accompagnata da colui  che   Iddio   aveva   predestinato   a   custode   della   sua   verginità. Vedendo   poi   la   necessità   che   Maria   rimanesse   per   ben   tre   mesi   in   aiuto   di  Elisabetta, Giuseppe se ne ritornò alla sua botteguccia di Nazareth per ritornare a  tempo opportuno e riportare nella nuova casa nuziale, preparata nel frattempo, la  sua prediletta Sposa. E   tutto   ora   è   pronto   per   il   viaggio:   l’umile   asinello   su   cui   fra   poco   si   adagerà  modestamente aria dalla bella tonaca azzurra come il cielo e il grande velo bianco  che fa risaltare il profilo virgineo del suo corpo lievemente abbronzito dall’africo sole  e la sua fedele guida Giuseppe dalla tonaca color lilla e mantello d’ocra gialla oscura  col nodoso e solido bastone: un [pag. 1] involtino col parco desinare e con altri oggetti  di necessità. Un caro abbraccio ad Anna e Gioacchino, ai parenti tutti, e lentamente  nel nome del Signore s’ avviano verso la meta: Hebron. La carovaniera più comune  attraverso   la   pianura   d’Esdrelon,   Scitopoli,   Gerico…   tre   pieni   giorni   e   tre   notti  passate negli umili tuguri di brava gente presso i quali l’alloggiare i pellegrini era  un dovere indeclinabile, ed eccoli a Gerusalemme. La Scrittura non narra questa  sosta, ma ci sembra quasi naturale: una breve visita al tempio e di nuovo un giorno  ancora di viaggio. Eccoli finalmente a bussare alla porta di Zaccaria: l’incontro è dei  più affettuosi e cordiali, e mentre Zaccaria e Giuseppe ritirandosi si occupano per un  po’ di biada e d’erba e un buon secchio d’acqua per l’umile silenzioso compagno, il  somarello,   le   due   parenti   si   trovano   sole   di   faccia   a   faccia,   ed   Elisabetta   con  abbraccio materno stringe a sé Maria e, ispirata, con voce forte esclama: “Benedetta  tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno: e donde a me questo che viene la  Madre del mio Signore a me? Ed ecco infatti che appena la voce del tuo saluto  è  arrivata ai miei orecchi, esultò di gioia il bimbo nel mio seno. E tu beata che hai  creduto,   perché   si   adempierà   ogni   cosa   che   ti   ha   detto   il   Signore.” Elisabetta   è   dunque   la   prima   creatura   a   cui   è   stato   rivelato   il   mistero   della  Maternità divina di Maria riconoscendo in lei la più eccelsa creatura, superiore a  tutte le altre donne, anche ad Eva la grande Madre dell’umanità! Ispirata da Dio  profetizza   e   vede   in   ispirito   il   futuro   avverarsi   di   ogni   parola   detta   a   Maria  dal  Signore. Ma   in   Elisabetta   si   è   intanto   compiuto   un  grande   avvenimento:   Maria   aveva  lasciata   la   sua   casa   di   Nazareth   spinta   dalla   Divina   Volontà,   affinché   il   Santo  Bambino   dal   suo   grembo,   dal   suo   Tabernacolo   di   carne,   santificasse   Giovanni  Battista, suo futuro precursore, distruggendo totalmente in lui il peccato originale e  Maria è il Mistico Fonte Battesimale che rigenera con la potenza dell’acqua lustrale  tutte le intere generazioni dei credenti. Ed   ora   Maria,   in   risposta   ad   Elisabetta,   gli   occhi   volgendo   al   cielo   e   le   mani  dolcemente sollevate in alto, l’occhio smarrito in Dio in un cantico profeticamente  sublime, cantò la sua storia non solo passata, ma futura, attraverso tutti i secoli 


dell’umanità, in   un   mistico   cantico   traboccante   fervido   dalle   sue   labbra,   d’amore  verso la divinità misericordiosa! Magnifica l’anima mia il Signore: ed esultò il mio spirito in Dio mi Salvatore, che volse uno sguardo sull’umiltà della sua ancella. Ed ecco che tutte le generazioni mi chiameranno beata ché l’Onnipotente ha operato in me grandi cose. E Santo è il suo nome. E la sua misericordia (si spande) da progenie in progenie a tutti quei che lo temono. E dimostrò la potenza del suo braccio e disperse i superbi dal pensiero dei loro cuori. Depose i potenti dai troni ed esaltò gli umili: Riempì di bene gli affamati e rimandò vuoti i ricchi. Soccorse Israele suo servo rammentandosi della sua misericordia: come parlò ai nostri Padri Ad Abramo e alla sua stirpe in eterno. Il concetto che Maria aveva della sua  nullità  forma ora la sua gloria e Maria lo  confessa: tutti i credenti fino alla fine dei secoli canteranno [pag. 2] lodi di gloria a  Lei   la   privilegiata   Madre   del   Signore   e   la   chiameranno   Beata. In questi giorni con noi le folle di Lourdes provenienti da tutte le parti del mondo  specialmente in quest’anno raccolte ai piedi dell’Immacolata saluteranno con l’Ave  Maria le glorie imperiture della Madre di Dio. E i cristiani tutti godranno della benedizione divina concessa ad Abramo perché, non  per stirpe umana, ma come dice san Paolo, per la fede, figli del grande Patriarca. = = = = = = = = = = = = E  ora  alle   nostre   buone   Suore  una  preghiera:  siano  umili  meditando   a fondo  la  nostra bassezza, la nostra nullità. Perciò non ci arrogheremo dei privilegi sulle consorelle, non ci tormenteremo per  salire   sui   seggi,   ma   umilmente   e   molto   umilmente   nell’intimo   dell’anima   ci 


abbandoneremo alla Volontà di Dio, lavorando nell’umiltà dell’ufficio che ci verrà  imposto,   senza   alcuna   osservazione,   col   viso   ilare,   sicure   che   solo   così   potremo  acquistare   questa   virtù   di   umiltà   che   porterà   tanta   e   vera   pace   all’anima. Umiltà è verità, è obbedienza, ed è l’unica via per arrivare a vedere un giorno la  gloria   di   Dio   e   la   gloria   della   più   umile   tra   le   creature:   MARIA. E   nel   Nome   santo   del   Signore   e   dell’Immacolata   Madre   di   Dio   vi   benediciamo  augurando ogni bene spirituale in terra e in cielo. Dalla Casa Madre – Domenica in Albis 1958 – I vostri Superiori p. Lorenzo van den Eerenbeemt Suor Maria G. Giunta

PRIMA CIRCOLARE ALLE SUORE BRASILIANE “A VIRGINDADE” TESTO ORIGINALE: A virgindade è a virtude pela qual a alma e o corpo alienamse, por amor de Deus,  todo   que   pode   produzir   detrimento   à   pureza.   Esta   parece   ser   inata   e   exata   nas  meninas. Na história da Igreja, tinham tido grande honra, também na liturgia, S. Inês, Lucia,  Ágata e nos nossos dias santa maria Gorete. A virgindade tem a divina origem por quanto Jesus tem trazido esse dom do céu.  Somente   estes   que   amam   siceramente   Jesus,   como   esposdo   da   alma,   abraçam   a  sublimidade disso. A Igreja honra a religiosa como a esposa de Cristo: “Vieni sposa  Christi”. Estas que por humana fraqueza tivessem falhado nesta virtude, podem recuperar  essa com muitas lágrimas, dia e noite, no segredo do coração e da consciência até a  morte. Pela   vocação   e   pelos   votos   certamente   não   exigem   instrução   anatômica;   pelo  contrário   os   moralistas   em   todos   os   tempos   têm   julgado   perigoso   o   simples  pensamento, pela debilidade dos institntos. A Igreja requer a natural puberdade,  que descobre ela mesma a propensão pelo outro sexo. Não obstante nós admitimos a necessidade de conhecer a natureza humana pelas  irmãs hospitaleiras: assim a caridade protege apureza. Eu admito a possibilidade  pelas   nossas   irmãs   de   estudar   medicina   supposto   que   elas   sejam   invejosas   da  integridade. Agilità   abbiano   mancato   in   questa   virtù,   possono   recuperare   questa   con   molte  lacrime,   giorno   e   “omnia   munda   mundis”,   a   compaixão   vence   a   paixão. Com a presente circular nós vos suplicamos e recomendamos vivamente afim de que 


os vossos   discursos   não   sejam   locuções   seculares   pouco   castas,   mas   as   vossas  palavras sejam dignas do vestido religioso. Fujam   dos   ciúmes,   origem   de   cisão,   mas   amai   e   ajudaivos   umas   as   outras   na  Pequena   via   –   de   nossa   S.   Tersinha,   para   chegar   à   vida   eterna. Com   esta   primeira   letra   em   língua   brasileira   eu   envio   a   vós   a   minha   paterna  bênção. P Lorenzo S. Marinella 3 ottobre 1958. VERSIONE ITALIANA

“LA VERGINITÀ”

La verginità è la virtù che per amore di Dio, unisce corpo ed anima, alienando tutto  ciò   che   può   danneggiare   la   purezza.   Questa   sembra   essere   innata   esatta   nelle  bambine. Nella storia della Chiesa e nella liturgia, hanno ricevuto grandi onori: S. Agnese, S.  Lucia,   S.   Agata   e   in   questi   giorni   anche   S.   Maria   Goretti. La   verginità   ha   origine   divina,   perché   Gesù   ha   portato   questo   dono   dal   cielo.  Solamente   quelli   che   amano   Gesù   come   sposo   dell’anima,   abbracciano   questa  sublimità. La Chiesa onora la religiosa come sposa di Cristo: “Vieni sposa Christi”. Quelle che per umana fragilità abbiano mancato in questa virtù, possono recuperare  questa con molte lacrime, giorno e notte, nel segreto del cuore e della coscienza fino  alla morte. Per   vivere   la   vocazione   ed   i   voti,   certamente   non   c’è   bisogno   di   istruzioni  anatomiche,   al   contrario   invece,   i   moralisti   di   tutti   i   tempi,   hanno   giudicato  pericoloso,   il   semplice   pensiero,   per   la   fragilità   degli   istinti.   La   chiesa   esige   la  naturale   pubertà,   per   professare   tale   virtù,   essendo   questo   il   momento   in   cui   si  scopre la propensione per l’altro sesso. Nonostante tutto, ammettiamo che le suore che devono lavorare in ospedale, devono  conoscere la natura umana: così la carità protegge la purezza. Per loro, accetto la  possibilità   dello   studio   della   medicina,   con   la   condizione   che   lo   facciano   con  integrità. “Omnia   munda   mundis”,   cioè,   la   compassione   vince   la   passione. Con la presente circolare vi supplichiamo e raccomandiamo vivamente, affinché nei  vostri   discorsi   usiate   un   linguaggio   casto,   con   parole   degni   dell’abito   religioso. Allontanate le gelosie, origine delle divisioni, ma aiutatevi l’una a l’altra secondo lo  spirito   della   Piccola   Via   di   s.   Teresina,   per   arrivare   alla   gloria   eterna. Con   questa   prima   lettera   in   lingua   brasiliana,   vi   invio   anche   la   mia   paterna  benedizione. P Lorenzo S. Marinella 3 ottobre 1958. TRAD. IT.: IR MARIA JOSÉ


RINGRAZIAMENTO ED ESORTAZIONE ALL’UNIONE CON DIO alle Superiore e Suore tutte 16 agosto 1961 Lettera   è   questa   di   ringraziamento   per   i   vostri   sacrifici   e   per   la   sentita   mia  paternità   spirituale. Grato, se in simile circostanze, invece di un telegramma m’inviaste un semplicissimo  scritto   di   propria   mano,   anche   se   la   posta   arrivi   più   tardi. Ho   da   dirvi   qualcosa   che   può   esservi   utilissima   se   la   metterete   in   pratica:   sono  alcuni pensieri del Padre generale dell’Ordine in un suo articolo in inglese per le  suore. Egli   dice,   ed   io   con   Lui,   che   le   suore   Carmelitane   anche   di   vita   attiva,   devono  plasmarsi   dello   Spirito   carmelitano   che   è   proprio   lo   spirito   di   unione   con   Dio  mediante   un   continuo   rinnovare   in   noi   la   presenza   di   Dio. Ben raro, a causa del gran lavoro che hanno nelle parrocchie, i sacerdoti possono  interessarsi   delle   spirituali   finezze   della   vita   interiore   carmelitana. E allora le nostre suore si regoleranno col ricordare S. Teresina, imitandola nella  sua intima vita d’amore, d’amore di volontà e d’intelletto. La suora è sposa del Signore, perciò a Lui ed a Lui solo il pensiero, l’affetto del  cuore,   della   mente   e   di   conseguenza   di   distacco   dalla   famiglia   che   volentieri  vorrebbero gettare su di voi il peso, che davanti a Dio non devono fa pesare sulle  vostre spalle. Esempio odierno di discepola di S. Teresina  è la santa Bertilla di cui vi prego di  studiarne la vita semplice, ma profonda. Quante volte al giorno il pensiero di Dio? Almeno una volta ogni ora, non con la sola  recita di una giaculatoria, ma con lo sforzo di volontà di vederci di fronte a Lui:  centro di profonda spiritualità e di vera comprensione di ciò che si denomina Amore  di Dio. Un po’ di buona volontà e ci riuscirete: viviamo continuamente in Dio, unico scopo  della nostra vita. Ed ora ringraziandovi sicuro che voi vi proverete di rendere più intimo l’amore di  Dio Vi benedico in X.to di cuore P Lorenzo.

RACCOMANDAZIONI MISSIONARIE Santa Marinella, 16 giugno 1964 Alla   reverendissima   maestra   delle   novizie   e   alle   suore   di   Uberaba (alla aspirante di Rio S. Francisco)


Grazie per   le   vostre   preghiere   in   suffragio   del   mio   buon   fratello   che   prima   del  decesso ha avuto la consolazione di vedere il suo nipotino sull’altare e di avere da lui  la santa comunione. R.I.P. Ed ora mi è capitata una bella notizia: una brava sr Raffaela che si  è totalmente  dedicata ai giapponesi. Non dico di dedicarvi solamente per il Giappone, ma che la  cara sr Madalena non perda di vista i suoi connazionali, quando ne ha l’occasione.  Nobile, sublime missione! Coraggio   suore,   abbracciate   la   vostra   missione   con   tutte   le   giovinette   che   si  avvicinano a voi, senza distinzione: Siamo tutti e tutte di razza Divina. In paradiso  avremo un viso celeste. Ed ora  vi  benedico  di cuore: Sursum corda, che il vostro cuore, in questa misera  terra, sia unito col cuore di Gesù e Maria. In Cristo Jesu Dominum nostro P. Lorenzo

ONORARE GESÙ PRESENTE IN OGNI CRISTIANO Alle nostre Consorelle in occasione del S. Natale 1964 Già da venti secoli il Redentore è sceso nella nostra terra per spandere nei nostri  cuori   la   ricchezza   spirituale   con   cui   noi   un   giorno   possiamo   entrare;   nella   felice  eternità. Se   il   popolo   giubila,   in   questa   festa,   quanto   più   il   nostro   cuore   deve   aprirsi   per  raccogliere in noi la sua santa Benedizione! In questi giorni perciò noi dobbiamo risvegliarci nello spirito e ognuno di noi deve  domandarsi:   "Come   devo   onorare   Gesù   che   vuole   entrare   in   tutte   le   anime   che  credono in Lui?" Sì, mie buone suore, dobbiamo rientrare sempre più in noi stesse e domandare: "ma  sono veramente una suora dedicata completamente alla vita missionaria? Oppure  passo il mio tempo in gingiletti da niente, in vane conversazioni, senza occuparmi  affatto   della   vita   missionaria   che   anche   è   necessaria   pur   restando   nelle   nostre  contrade? La   nostra   vita   è   quell’attiva:   ovunque   viviamo   dobbiamo   cercare   anime,   anime,  anime. Senza questo spirito cadiamo in una materialità senza limiti e ci prepariamo  per entrare nell'eternità con un piccolissimo cestino di poche preghiere, fatte con  sonnolenza e superficialità. Svegliamoci tutte e lavoriamo meglio che possiamo per  guadagnare la gioventù. Quanto bene possiamo fare nel mondo?


Prima di   tutto   dobbiamo   essere   suore   con   grande   fede   alla   nostra   missione:  dobbiamo   essere;   apostole,   non   accoccolate   e   contente:   di   non   stare   in   mezzo   al  mondo. Lavoriamo   per   le   anime;   cerchiamo   la   gioventù:   aumentiamo   in   carità:   non  lasciamoci trascinare da affetti troppo terreni. Che la nostra anima,pur amando la  gioventù,   sia   libera   da   lacci   appiccicaticci   che   sono   una   rovina   per   le   anime  consacrate tutte e completamente al Signore. Alle   Superiore,   siate   econome,   ma   date   un   buon   sostentamento   alle   suore   che  lavorano:   vogliate   comprendere   e   rispettare   le   vostre   consorelle,ammonirle   nel  caso,ma non disprezzarle: sono anime a Dio consacrate! Su, su,viviamo di fede: siamo pastore e pastorelle: cerchiamo di trovare gioventù e  portarla  a  Dio,così la  nostra  corona sarà ricca di perle preziose, un giorno, nella  gloria del cielo. Benedicendovi di tutto cuore vi prego di meditare ciò che vi ho scritto,perfino voglio  un giorno vedervi nel cielo ricche, ricche, ricche di doni celestiali. In X.to p. Lorenzo

“LA RISURREZIONE” Dalla Croce è stato deposto il Divin Redentore. Le pie donne hanno lavato le piaghe  aperte   delle   mani,   dei   piedi,   del   cuore,   e,   ricoprendoLo   della   Sacra   Sindone,  piamente,   con  l'aiuto  di  Nicodemo  e Giuseppe d'Arimatea, l'hanno trasportato  in  quel   venerdì   santo   nel   sepolcro   che   venne   chiuso   e   sigillato. Ma   al   crepuscolo   del   terzo   giorno   che   noi   chiamiamo   domenica,   cioè   giorno   del  Signore, un gran terremoto e un angelo disceso dal cielo aveva ribaltato la pietra e si  era   messo   a   sedere   con   grande   spavento   delle   guardie   che   fuggirono   tutte  intimorite». A quel grande miracolo i sacerdoti e i farisei non si convertirono e col denaro ai  militi   cercarono   di   non   far   conoscere   la   grande   verità   della   sua   risurrezione. Noi   tutti   crediamo   a   Gesù   Risorto   e   le   continue   sue   apparizioni   non   fanno   che  confermare la nostra fede, la nostra speranza, il nostro amore a Gesù. E Gesù è in  cielo,   ma   Gesù   è   anche   in   terra,   e   anche   nelle   nostre   chiese   e   cappelle,   Gesù  Risuscitato è sempre con noi: se noi ci scuotiamo dalla nostra indifferenza e dal poco  ardore di fede, allora sentiamo che il Signore bussa sempre, sempre ai nostri cuori  Gesù vuole vivere con noi ed in noi. É vero: non lo vediamo, ma non dubitiamo della sua presenza in noi» scuotiamoci  tutte   e   diventiamo   suore   ferventi   che   si   sacrificano   giorno   e   notte   per   vivere  profondamente col nostro Redentore Risuscitato.


É vero, se noi non eccitiamo la nostra fede ci accosteremo sempre più a quelle vergini  che non avevano olio nella lampada e non gustiamo di quella intimità col Signore,  sempre   pronto   a   rinforzare   lo   spirito   e   l'amore   a   Lui. Sursum corda: In alto i cuori e non vi lasciate prendere dalla sfiducia. Certamente  noi tutti  siamo povere creature,  ma siamo esseri eletti in modo speciale. Suvvia,  cacciate dalla vostra mente, col suo aiuto, tutto ciò che può levarvi dal cuore l'amore  a   Colui   che   vi   ha   prescelto   sopra   milioni   di   creature. É Lui che vi ha chiamate... É Lui che vuole essere con voi, sempre, giorno e notte»  Da Lui avete ricevuto un mistico anello che lega le vostre anime in modo misterioso. Difficoltà, incomprensioni, sbadatezze, diversi caratteri, instancabile lavoro, devono  formare pienezza di vero spirito religioso. Purificatevi nei vostri pensieri, nei vostri contatti con le consorelle, con le persone di  fuori. Siate vere consorelle in Cristo» nonostante i differenti caratteri, amatevi l'un l'altra  in Nomine Domini. Se non vi è il vero spirituale amore ci sarà la catastrofe dello  spirito.   Ci   tenga   lontane   il   Signore   da   questo   sfacelo   dell'anima! Gettiamoci in ispirito tutte nella piaga aperta del Costato: viviamo con Lui, in Lui,  per   Lui   e   poi   un   giorno   risusciteremo   anche   noi   nella   gloria. Accettate le mie parole e prepariamoci per quel giorno che saremo tutte presenti alla  nostra risurrezione, nel gaudio eterno, anima e corpo nella gloria del Paradiso. Vi benedico tutte di cuore P. Lorenzo S. Marinella  Pasqua 1965

“PASQUA DI RISURREZIONE” 1966 É   risuscitato   Gesù!   Se   non   fosse   risuscitato   sarebbe   vana   la   nostra   fede:   così  l'apostolo Paolo. Tutta la nostra fede è in Lui, in Cristo Risorto! La   verità   della   resurrezione   è   per   noi   un   Brande   aiuto   per   la   nostra   futura  resurrezione. Quale sarà? Senza dubbio, coloro che credono in Dio e che vivono dei  Santi   Sacramenti   andranno   a   godere   per   sempre   la   vita   eterna.   Nell'altra   vita  avremo una rimunerazione , tanto più grande, quanto più doni spirituali avremo  guadagnato durante la nostra vita terrena» Coraggio, Suore carissime,non ci fermiamo alle piccole bagattelle di questa vita, ora  è per noi il tempo di guadagnare per l'eternità


Ma cosa offriremo al Signore per meritarci un bel posto nel cielo?.... E quale è questo  posto?..... I sacri testi dicono che le vergini avranno un posto privilegiato nell'eternità e canteranno un cantico d'amore che a nessun altro sarà dato cantare. Dono infinito di Dio! Non è questione di dire tanti rosari e tante preghiere, ma  è  questione   di   unirci   con   Dio   nello   spirito:   AMARE   DIO:   OFFRIRE   A   LUI   IL  NOSTRO CUORE! Perché vi siete fatte suore? Forse per non avere grattacapi di sorta, per godere una  vita comoda senza tanti pensieri? Oh noi voi vi siete fatte suore per Amore a Dio! Voi suore avete una vocazione divina  lavorare nelle anime con l'amore a Gesù e alla  Madonna   cercare  il   modo   di   attrarre  la  gioventù   non   solo  per   educarla,   ma   per  guidarla nella via del cielo! Lavorate dunque con l'ideale di portare in cielo le anime affidate alle vostre cure.  Avete tante facilità per arrivare ai cuori dei piccoli inculcando il pensiero di un Dio  tanto   buono,   e   cercando   di   far   loro   comprendere   la   bontà   di   Gesù   e   di   Maria;  indirizzando   le   giovani   alla   scelta   dello   stato   secondo   la   divina   volontà!   Questo  lavoro   è   difficile,   ma   con   l'aiuto   del   Signore   potrete   fare   tanto,   tanto   bene. Su, coraggio, buone suore, non vi stancate: con Gesù portate la croce quotidiana del  dovere e siate pronte ad essere crocifisso con Lui per poi con Lui risorgere nella  gloria del cielo. Vi benedico di cuore augurando che Gesù Risorto regni sempre in voi e vi prego di  ricordarmi nelle vostre preghiere. Vostro Padre in X.to Gesù Padre Lorenzo

CERCARE LA PERFEZIONE VIVENDO DELL’AMORE DI DIO Alle nostre care consorelle e figlie del Brasile Il nostro viaggio in questo mondo è breve e poi ci attende l'infinito... ma fino a tanto  che   siamo   in   questa   vita   possiamo   guadagnare   per   l'eternità» Avete inteso nella vostra giovinezza la chiamata del Signore. Lasciate la famiglia, i  parenti,   gli   amici,   per   vivere   più   intimamente   con   Lui,   con   il   Signore. É un dono del cielo: lasciare il mondo per vivere con Dio: segno evidente della divina  bontà verso di noi! Gesù ha, bussato dolcemente ai vostri cuori s è proprio Gesù che vi chiama, che vi  vuole per unirvi di più a Lui in un sentimento di purezza, lontano dal peccato e  desiderose di attirare a Dio altre anime. Nella   vita   religiosa   cerchiamo   di   perfezionarci   quanto   possiamo   e   in   questa  perfezione   eleviamo   sempre   più   il   nostro   spirito   a   Dio   per   mezzo   dell'amore. Dio è amore: e tutti, Sacerdoti, suore, cristiani, dobbiamo tendere a Lui all'Amore.


E questo   lo   aveva   ben   compreso   la   nostra   Madre   Maria   Crocifissa?   lei   viveva   d'  amore profondo, intimo... amore che diventava manifesto anche alle consorelle che  convivevano con Lei. Cerchiamo anche noi d'imitare con affetto di figlie carissime: viviamo di amore e del  Cibo Eucaristico. Chiudo il mio pensiero, ricordando voi tutte nell'intimo della anima e nella Santa  Messa   quotidiana   e   chiedo   che   anche   voi   mi   ricordiate   nelle   vostre   preghiere. Vi benedico di cuore Vostro Padre Lorenzo S. Marinella, 25.2.1968

“IL CARMELO” Montagna misteriosa, tanto cara alla Vergine nei suoi viaggi, tanto cara agli eremiti  dei tempi antichi, od anche agli eremiti odierni per essere più vicini al Redentore. Ancora oggi, il ricordo del Carmelo, luogo di preghiera, è nel profondo del cuore di  tutti i Carmelitani che amano di trovarvi Gesù e Maria in una intimità profonda. Noi abbiamo un nome che ci deve far ricordare il passato e... l'avvenire. Nel passato,  abbiamo il profeta Elia che ebbe un'intima relazione d'Amore col nostro Redentore  sul   monte   Tabor,   dove,   questo   santo   vegliardo,   apparve   con   Mosè,   non   solo   per  accrescere la fede degli apostoli, ma anche per suscitare in noi un amore profondo  verso il divin Redentore, in modo da poter vivere in questa vita unite intimamente,  nel possibile, con Gesù. Lavorare, pregare, studiare, sempre protese verso di Lui,  quanto possiamo. La nostra vita di  Carmelitane  deve essere una unione profonda col Redentore. Non  rimaniamo fredde, senza amore: aumentatelo, vi prego, abbiate più profondo amore! Il   momento   più   propizio   per   fare   crescere   l'amore   a   Gesù   lo   troviamo   nel   santo  Sacrificio:   che   la   vostra   comunione   sia  una  intimità   dell'anima   che  sovrasti   ogni  altro pensiero del vostro intimo. Lo   scopo   dell'Istituto   è   di   accogliere   la   gioventù,   non   solo   per   istruirla,   ma,  specialmente,   per   accendere   nei   cuori   dei   piccini   e   dei   grandi   un   amore   senza  confini. Giusto e santo è lavorare per la gioventù, ma noi abbiamo uno scopo sorpassante  ogni altro scopo: amare, amare, amare profondamente Gesù. Quando il Signore ci  chiamerà che la nostra anima possa partire da questa vita con un atto profondissimo  di amore! Vi prego tutte di diventare, nel possibile, una fiamma ardentissima di  amore:   amore,   che   sarà   per   voi   tutte,   preludio   dell'incontro   con   lo   Sposo  nell'eternità. Vogliate comprendere bene questo mio scritto che dove profondamente entrare nei  vostri cuori, per il cielo che aspetta tutti noi»


Mentre vi ringrazio per gli auguri, le preghiere, il pensiero espresso a me nel giorno  di S. Lorenzo, vi benedico di cuore. Vostro Padre Lorenzo Santa Marinella, S. Lorenzo 196 8

VIVERE IL QUOTIDIANO PREPARANDO L’ETERNITÀ Circolare per la Pasqua Alle nostre consorelle, In occasione della S. Pasqua ci uniamo in spirito per adorare insieme Gesù Risorto! È nato dalla Vergine, ha lavorato con S. Giuseppe, è stato battezzato dal Battista  come fosse un peccatore, e dopo la quarantena ha predicato alle turbe a conversione  dei peccatori e poi è morto sulla Croce ed è risuscitato. Con   la   sua   resurrezione   ha   aperto   le   anime   nostre   alla   speranza   di   una   gloria  eterna: già alcune delle nostre sono volate da anni così speriamo al Paradiso. E Suor  Teresa, dopo una quarantena di dolori e di pene, dopo di aver ricevuto con fervore le  Sacre Specie, ha chiuso gli occhi alla vita terrena, ed ha aperto quelli dello spirito,  che   penetrano   nell'intima,   ammirabile   visione   dell'Eterna   Gloria. Colui che quotidianamente, offre per la sua anima, il Divin Sacrificio, spera che essa  dall'alto, volga il suo pensiero verso noi tutti che ancora lottiamo su questa terra, in  attesa della Divina Chiamata. Ebbene, care Suore, avrete certamente pensato alla brevità di questa vita, ed ora  con Gesù Risorto, sia il vostro pensiero dell'eternità: purificate le vostre anime dalle  scorie delle miserie umane. Siamo umili, obbedienti, cerchiamo di guadagnare ogni  giorno,   ogni   ora,   ogni   minuto   qualcosa   per   l'eternità   che   ci   aspetta. La vita religiosa è la via che conduce al cielo, se viviamo da buone e sante Suore;  profittiamo, ora che siamo ancora in questa vita: se saremo fedeli, accetteremo con  gioia   il   passaggio   all'eternità,   abbracceremo   le   pene,   i   dolori   del   passaggio,  accompagnate dalla M. Crocifissa, dalle consorelle che sono già in cielo, dai nostri  angeli custodi, e canteremo alleluja, alleluia aspettando in cielo, con gioia infinita la  Risurrezione del nostro povero corpo. Coraggio,   sorelle,   purifichiamoci,   accettiamo   la   Croce   e   col   nostro   esempio,  attireremo   molte   e   molte   anime   alla   gloria   sempiterna.   Attiriamo   Anime   a   Dio! Benedicendovi di tutto cuore in Cristo! Vostro Padre Lorenzo SENZA DATA


AMORE VICENDEVOLE NELLA CONGREGAZIONE A tutte le Sorelle della Congregazione Dopo l'ultima cena, uscito il traditore dal cenacolo, Gesù aprì il cuore e manifestò ai  suoi   apostoli   la   pienezza   del   suo   affetto,   e   come   padre   affettuoso   esordì   il   suo  discorso finale, (Giov.)  con questo attributo di tenerezza; “figlioli, figlioletti; ancora  un poco sono con voi... vi lascio un nuovo mandato: che vi amiate l'un l'altro; come io  vi ho amato, cosi amatevi tra voi... questo vedano tutti che siete miei discepoli, se vi  amerete". E di nuovo vicino all'orto degli olivi ripete: questo v'ingiungo che vi amiate  l'un l'altro." Il mandato del Signore! L'amore vicendevole tra i cristiani! E amore  profondo   al   prossimo   esige   il   Signore,   amore   simile   al   suo! Di   fronte   all'odio   che   copre   il   mondo,   odio   sorgente   d'inimicizia.   di   guerra,   di  sterminio, ecco la parola di Gesù che deve tanto confortare il nostro animo, che è  luce, che è vita, che è vittoria sulle tenebre, sull'inferno. Ma dove troveremo la vera  carità di Cristo? Tra i cristiani? Ohimè! Anche le grandi nazioni cristiane hanno  dimostrato esser lontano dello spirito di Cristo: i pagani non possono certamente  dire:   "Oh!   Come   si   amano   i   cristiani   fra   loro,   ma   necessariamente   dovranno  esclamare   :   ò   come   la   grande   maggioranza   di   essi   sono   tristi,   avari,   superbi,  ambiziosi....   e   dove   troveremo   questo   amore   predicato   da   Gesù?   Certamente  dovrebbe esserlo nei monasteri, nelle case religiose. Ma non ci illudiamo, anche in  questi   non   brilla,   se   non   molto   imperfettamente   questo   amore. Oh, mie buone sorelle, che amarezza profonda che noi sentiamo quando le piccole  bufere d'incompatibilità, di malumore, d'invidia e gelosia scoppiano entro le quattro  mura delle nostre case! Qual senso di tristezza quando vediamo che talvolta anche  quelle che dovrebbero per la loro posizione essere d'esempio alle altre sono quelle che  più mancano alla carità cristiana. Noi profittiamo di questo   […]   tempo Pasquale  per volgere una parola che sia sprone all’esercizio di questa santa virtù: che volete  far   del   bene   al   prossimo   se   non   si   ha   tra   voi   l’amore   che   Gesù   c’impone   a   fare  regnare nel nostro cuore? Per amare prima di tutto è necessario aver nel profondo  dell’anima il desiderio intensissimo di vivere la vita di Cristo, di imitare Gesù nelle  sue   infinite   virtù:   Bisogna   perciò   che   desideriamo   e   meditiamo   con   massima  attenzione le sue parole sopra trascritte: dobbiamo amare il prossimo  come Gesù ha  amato noi. Non, dunque con amore sensibile, ma con amore spirituale, vedere cioè  nelle nostre consorelle, le vergini di Dio (le spose di Cristo), avere un concetto delle  consorelle migliore di quello che nascerebbe dal solo concetto umano! Sono tempi di  Dio, abitazione dello Spirito Santo, futuri candelabri di luce nel paradiso, eterne  abitatrici dell'eterno Gaudio. Secondo, e questa è la parte negativa e cioè che non si deve fare: perciò evitate di  calunniare, parlare male delle consorelle,   e peggio ancora – nei vostri discorsi con  gli estranei, – e questa è finezza di malizia – nei discorsi e anche nella confessione  con   i   sacerdoti   facendo   in   modo   che   si   abbia   un   ambiente   ostile   dalla   parte  ecclesiastica, contro l’una o l’altra suora. Come può abitare Dio in questi cuori, dove 


certo non regna l’amore, ma il desiderio solo di  […]  pregiudicare in tutti i modi la  consorella? Sono troppo chiaro? La verità bisogna che sia detta e la piaga deve mostrarsi tale  qual   è:   guai   alle   nostre   comunità   dove   entra   questo   cancro   di   maldicenza,   di  disprezzo reciproco, di superbia, di alterigia! Raccomandiamo vivamente di capire la  confessione, non è un resoconto della comunità che si deve dare al sacerdote, ma una  manifestazione semplice breve dei propri peccati: col desiderio di non peccare più:  non vi azzardate di parlare a solo con i preti: evitate persino di restare nella loro  presenza,   se   non   quando   la   necessità   lo   esige.   Ecco   la   carità   cristiana   che   deve  fiorire nelle vostre comunità: ed ora che alcune di voi devono collaborare con l’A.C.  una supplica ardentissima: che siate prudentissime, che non vi attaccate ad una o  ad  un’altra   giovinetta,   con   grave  decapito  della  carità   fra  le  giovinette  di   questa  Azione: siate uguali per tutte, ma niente confidenze, niente smancerie ed espansione  indegne di una suora. Raccomandiamo vivamente perciò la carità di Cristo: caritas urget nos. SENZA DATA E SENZA FIRMA

“RESURREXIT” E le pie donne entrarono nel monumento, non trovarono il corpo del Signore Gesù. E  mentre che erano costernate per questo fatto, ecco che due angeli in veste fulgente,  dissero loro: "Perché cercate un vivente tra i morti? Non è qui, ma è risuscitato". L'anima di Gesù era di nuovo rientrata nel suo sacratissimo corpo: il  [...]  il sangue  aveva riempito le arterie e le vene: le pupille splendevano di [...] celestiale e come  astro   di   splendida,   ma   mitissima   luce   Gesù   nella   pienezza   del   biancore   divino,  usciva dalla tomba chiusa, dalla porta chiusa per andare ad abbracciare la sua S.S.  Madre. È risuscitato: e la sua risurrezione è il pegno della nostra risurrezione, quella che  avrà luogo nel giudizio finale. Ritroveremo tra la polvere la tra umana sostanza e  l'anima   ritornerà   nella   sua   antica   dimora,   tutta   [...]   tutta   bella   e   splendente   di  quella lucentezza che procede dalla visione beatifica in cui fino a quel tempo avrà  goduto la nostra spirituale sostanza. Mistero di fede che noi accettiamo dalla verità  in persona. Saremo tutti uguali nella risurrezione? Tutti saremo riempiti in pieno del gaudio  eterno, secondo la propria capacità spirituale; ma pure in quell'uguaglianza vi sarà  diversità come da stella a stelle, e andremo a sedere sul trono predestinato da Dio a  noi tutti in particolare a seconda delle grazie ripartite e della corrispondenza ad  esse, tra vari cori dei serafini, Cherubini, Dominazioni, Potestà, Arcangeli e Angeli  …. Quelle anime ardenti d'amore, quelle anime che sulla terra si sono riposati sul sacro  petto di Gesù,  ed hanno  inteso  l'intenso battito del Suo cuore Santissimo, quelle 


anime cha hanno vissuto d'amore per lo Sposo divino, si uniscono allo stuolo delle  vergini Sante dietro la Guida celeste d'amore, S. Teresa e Teresina con una rosa in  mano,   si  avvieranno  dalla   serafica   Santa,  la  grande  Teresa,  e  dopo  aver  cantato  insieme con tutti i grandi e piccoli santi verginali intorno all'Agnello Immacolato  andranno   sui   loro   seggi   serafici,   lo   sguardo   fisso   al   cuore   Divino   scintillante. Direte: è poesia, no, è realtà, inconcepibile per noi, ma la risurrezione ci porta al  pensiero della gloria celeste, al gaudio della nostra futura resurrezione, all'eterno  convivio d'amore per cui Iddio ci ha creati. Corrispondiamo alla grazia della vocazione? Ci rendiamo degni di sederci un giorno  sui seggi  dei  Serafini  o  Cherubini? Li  fissa il  nostro  sguardo alle  cose celestiali,  disprezzando le minuzie e le miserie di questa vita?  È il vostro cuore totalmente  preso   dall'amore   di   Dio   o   si   ferma   sulle   miserie   creaturali   della   terra? Pensateci   o   buone   sorelle   in   Gesù:   gli   anni   volano,   ci   avviciniamo   tutte   noi  all'eternità; cerchiamo di acquistare meriti infiniti per il cielo. La nostra ardente  carità   verso   Iddio   e   con   un   zelo   ardentissimo   per   le   anime. "Zelo zelatus suum pro dominum deo Exercituum" era il motto del profeta Elias: mi  sono molto zelato per il Signore Dio degli Eserciti. E chi di noi si sente zelato per la  gloria di Dio e per la salvezza delle anime? Si apre  di  nuovo  la  via  per Brasile: la superiora sr Agnese prega vivamente che  vengano inviate almeno quattro suore per una necessaria fondazione Belo Horizonte  capitale   dello   stato   di   Minas   Gerais,   a   cui   appartiene   anche   Paracatu   dove   vi   è  abbondanza di vocazioni, luogo prescelto dal Signore per la grandezza e ricchezza  del paese. Chi desidera il sacrificio ecco una bell’occasione, ricordate: la fondazione porterà con  se un bel po’ di pene, tribolazioni e talora anche altre sofferenze fisiche... Chi però  desiderasse aiutare le nostre brave e coraggiose consorelle che già da cinque anni  vivono in quella terra, possono scrivere direttamente alla Madre Generale cui spetta  il giudizio delle privilegiate. E   con   la   benedizione   divina   su   tutte   voi,   terminiamo   questa   circolare   di   pasqua  augurando una buona, santa festa nel Signore. I vostri Superiori p. Lorenzo

“PAX CHRISTI” Alle Reverende suore del nostro Istituto “Pax Christi” Augurando a tutte il buon anno, mi volgo con grande fiducia a ciascuna di esse,  sicuro che le mie parole verranno accolte con la santa semplicità di figliole: non siete  forse   entrate,   ò   mie   buone   suore,   nell’Istituto   per   vivere   secondo   i   nostri   ideali?


Estendendosi la congregazione, ed entrando nuove vocazioni, sorgono naturalmente  nuovi problemi e nuove necessità. Aiutati mirabilmente dalla Divina Provvidenza,  non diffidiamo mai di essa, ma  è nostro dovere, in questi anni di grandi crisi di  avvertire   le   nostre   suore   dell’assoluta   necessità   di   una   solerte   e   generosa  cooperazione per la nostra opera. Le buone suore che hanno affetto per l’Istituto, pensano volentieri alla sua culla,  all’umile casa di Betlemme, che tale è la nostra casa di Santa Marinella, che un bel  pezzo ancora  sarà  il primo  rifugio delle anime elette da Dio per il carmelo della  Vergine. Noi, che non altro bramiamo se non il progresso spirituale e temporale dell’Istituto,  ci  rammarichiamo   nel   profondo   dell’anima,   di  non   essere compresi  da  quelle  che  consideriamo figlie e consorelle in Gesù Cristo. I nostri sforzi per la Casa madre non vengono giudicati come sarebbe di dovere, da  coloro   che   spiritualmente   sono   nate   in   essa.   Scuseremo   questa   attitudine,   direi  quasi,   talvolta   alquanto   ostile,   con   la   lontananza:   lontane   dalla   presenza   dei  Superiori,  in  alcune  di esse  si  allontana anche il cuore e la mente si limita e si  concentra nel piccolo mondo dove si vive. La vita poi, si riduce nel cercare il proprio  benessere, con un agire egoistico, del tutto contrario allo spirito di carità e povertà. Ed io vengo fraternamente e paternamente a riprendervi e portarvi sulla buona via,  perché   so   che   molte   di   voi   non   hanno   quella   guida   spirituale,   tanto   necessaria  all’anima. Le mie parole suoneranno forse rimprovero, ma è un rimprovero di padre,  che   ha   il   cuore   avvilito,   NO,   ma   sconfortato   sì,   e   non   poco. Non parlerò del rispetto delle Costituzioni, che su questo ne avrete buon appresso  altri   miei   scritti.   Mi   limiterò   alla   questione   dei   registri   delle   spese   e   dei   doveri  finanziari che hanno tutte le case verso la Casa madre. I  registri ed i  conti presentati  ai Superiori, corrispondono sempre alla realtà? Si  vuole nascondere spese che non verrebbero facilmente approvate dai Superiori? Con  tutta   la   nostra   buona   volontà,   confessiamo   di   aver   motivi   più   che  sufficienti   per  dubitare della poca sincerità di certi libri e di certi conti: non è un sospetto generale,  no   grazie   al   Signore,   né   il   sottoscritto   vorrebbe   sospettare,   se   non   vi   fosse  dolorosamente costretto. Vogliono   i   vostri   Superiori   togliervi   il   pane   dalla   bocca?   Sarebbe   infame   il   solo  pensarvi. Essi invece desiderano che lo spirito di povertà sia […] rimanga purissimo  nel   nostro   Istituto   e   solo   se   avremo   un   tale   spirito,   potremo   esser   sicuri   della  Benedizione Divina sulla nostra opera. Essi perciò hanno solo il desiderio di levarvi ogni cosa superflua, che non può che  danneggiarvi, e d’informare il vostro spirito in quella vera e santa economia, sola  conforme  il  voto  di  povertà  /   ricordate che non siete più  donzelle del mondo, ma  irrevocabilmente consacrate al Signore. Un altro motivo del mio agire non può esservi sfuggito: la crisi attuale del pensiero  anche agli uomini di stato: Essa ci obbliga a cooperare tra noi, con intima unione di  santissima   carità:   la   carità   si   deve   manifestare   principalmente   verso   la   Casa   ­ 


Madre, dove si preparano quelle giovinette che a giorno dovranno aiutare noi tutti,  quanto all’età e i pesi della vita, avranno abbattuto le nostre fibre, e che dovranno  continuare l’opera santa intrapresa. Volete che la santa fiaccola accesa si spenga? A voi la decisione, che, io sono sicuro,  sarà   favorevole:   da   parte   mia   non   voglio   dubitare   del   vostro   attaccamento   all’  istituto   e   di   conseguenza   attaccamento   all’Istituto   e   di   conseguenza   vostri   ai  superiori. P Lorenzo SENZA DATA

“VITA MISSIONARIA” Quanto   è   bella   la   vita   religiosa   passata   nella   calma,   nella   pace   di   vita  tranquilla,senza noie, senza turbamenti, senza fatica. Bella  è questa vita ma non  conforme all'esempio dato da Gesù Cristo, e una buona suora che desidera imitare in  tutto   Gesù,   non   può   fare   a   meno   di   vivere   una   vita   di   apostolato. Non possiamo negare che dando uno sguardo all'attitudine di tutte le e d'intorno a  noi,   la   grande   maggioranza   di   esse   vivono   questa   faticosa   vita   di   apostolato:  giovinette, bambine, asili. Non possiamo lamentarci davvero: si verifica questo, che  più si lavora e più accresce il lavoro: si apre una casa, ed ecco la necessità d'inviare  altre   suore   per   l'abbondanza   di   lavoro.   E   allora?   Molte   buone   suore   dicono:   "Le  Missioni sono da farsi in Italia: "e con questa bella tesi chiude gli occhi, le orecchie,  la bocca e la volontà per quello che è incisivo nella vita della nostra congregazione:  LE MISSIONI. È da poco la visita fatta alla Congregazione dal Vescovo di Malang   (Giava)   S. E.  Mons. Albers dei Carmelitani. Egli ha parlato della necessità di aiuto nelle Missioni  per salvare le anime; specialmente la puerizia e la gioventù ha bisogno di grande  aiuto spirituale. Non   solo   da   Giava,   ma   anche   dal   Brasile   la   voce   di   suor   Agnese   si   fa   sentire:  "mandatemi tre altre suore, che potremo avere (in un altro luogo) un vera messe di  vocazioni. Dunque   il   Signore   ci   vuole   fuori,   ci   spinge   fuori,   ci   chiama   ad   una   vita  prodigiosamente   fruttifera.   Il   Signore   esige   da   noi   uno   sforzo:   bisogna   che  prepariamo un gruppo di suore per le Missioni. È qui il grattacapo dei Superiori: dove trovare le suore? Le suore ci sarebbero e si  potrebbe subito rimediare qualcosa se tutte le suore fossero animate da santo zelo,  da un santo spirito di sacrificio, se tutte lavorassero indefesse; e nelle comunità a cui  sono iscritte. Ma ohimè, non è cosi; vi sono suore che risparmiano e che adducano  cento scuse per non fare ciò che l'obbedienza lo impone. La Madre Vicaria nel suo  viaggio ufficiale dovrà avvertire queste ribelli, neghittose, pigre ed anche... insolenti  e   capricciose.   Auguriamoci   che   tutte   l'accoglieranno   non   solo   con   esteriori 


sentimenti di rispetto, ma si interiormente mosse dalla grazia divina a sentire i suoi  avvertimenti   e   alcuni   casi   di   mutare   vita   e   di   tornare   ad   una   condotta   più  esemplare.... La  condotta   esemplare!!!   Perché   abbiamo  tante poche vocazioni dai  paesi  dove ci  sono le suore? È vero, può essere a causa della sventatezza della gioventù odierna,  ma   spesso   anche   per   il   mal   esempio   che   vedono   tra   noi,   mentre   con   preghiera  continua, col buon esempio, con una vera vita di pietà e sacrificio, qualche anima  bella verrebbe volentieri: le parole commuovono, ma gli esempi attraggono, perché  ogni   suora   non   fa   il   proposito   di   procurare   un'altra   suora,   altra   vocazione   in  famiglia, tra le conoscenti del proprio paese, tra le giovanette che assistiamo? Però  ripetiamo, più che belle parole ci vuole il buon esempio… Dateci suore, delle buone  vocazioni. Pregate, pregate anche il Beato Pio X che ci ottenga tante e tante vocazioni, e tra  queste, molte vocazioni missionarie. Per il Noviziato dell'anno venturo ci vorrebbero  almeno   dieci   novizie...   allora   si   potrebbero   mettere   insieme   due   bei  gruppetti  da  inviare, suore provette, ubbidienti, umili e devote; per le missioni in Giava, l'altro  per il Brasile. Per   le   missioni   noi   non   obblighiamo   alcuno,   anzi   esigiamo   una   pienissima  liberissima volontà di partire. La messe è pronta: e se i mietitori sono pronti, e le  mietitrici? Ricordate: Padre e Madre devono a Giava il desiderio avuto di formare la  nostra Congregazione. Come noi Padre e Madre potremo chiudere tutto e due gli  occhi tranquilli per l'eternità  se  prima non vediamo assicurata pure a quella del  Brasile, anche la missione di Giava? Dateci   voi   buone   sorelle   a   questo   grande   scopo,   ed   allora   vedremo   fioccare   le  vocazioni in ogni parte, che per noi sarà il segno, il sigillo visibile del beneplacito  divino sopra la Congregazione. Vi benedicono di cuore. I vostri Superiori SENZA DATA

DIFFONDERE A TUTTI L’AMORE PORTATO DA GESÙ Figlie carissime in Cristo, La   maggior   parte   del   mondo   è   profondamente   sconvolta   da   violente   passioni:  rivalità, odio, egoismo, brama di denaro, ecc. . Il mondo intero è ben lontano dall'Amore che Gesù è venuto a portare nei cuori degli  uomini. Siamo   noi   che   dobbiamo   comprendere   e   diffondere   ovunque   il   dono   dell’Amore  infinito.


Comunicare ai   credenti   il   grande   dono   del   Signore   è   la   specifica   missione   del  sacerdote; ma o anche dovere delle nostro cuore, ad imitazione di S. Teresina che ha  prescelto e seguito la via dell'Amore offrendo totalmente il suo cuore a Gesù, di far  conoscere  in modo particolare alle anime delle giovani il Grande segreto dell'Amore  del nostro divin Redentore. Quale sarà, allora, care suore, lo scopo della vostra vita religiosa ben compresa, e  soprattutto bene  amata?  Ecco?  Coltivare l'amore di Gesù nelle animo dei piccoli,  delle Giovani  e  di  quanti  incontreremo nel vostro apostolato.  É bello fare scuola,  impartire lezioni di musica, canto, ginnastica, ma se nel cuore non nasce il desiderio  profondo di far conoscere ed amare Gesù, a che vale la nostra vita? Ogni giorno,  perciò, aumenti in voi il desiderio di amare e far amare Gesù sempre più sempre più! Purtroppo, ai nostri tempi ai nota il pericolo di una vita più libera, più indipendente  e in certo modo più attaccata ai propri comodi. Come,   mio   care   suore,   evitare   un   tale   pericolo   dalla   vostra   vita? Ecco il rimedio che vi garantirà la vittoria; desiderate sempre più di unire il vostro  cuore con Gesù nel Sacramento dell'Eucarestia. E quando riceverete l’Ostia Santa,  risvegliato il desiderio di vivere intimamente con Gesù. Pregate con Gesù o insieme  a Gesù lavorate: godrete così l'intima unione quale preannuncio di quella gioia che  avremo nella nostra futura abitazione nel cielo! É   questo   l'augurio   che   invio   di   cuore   a   ciascuna   con   la   mia   preghiera   offro  quotidianamente nel divin sacrificio. Vi benedico tutte di cuore Vostro Padre in Xsto Lorenzo

Maria Crocifissa Curcio, lettere circolari  

Lettere alle suore

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