Issuu on Google+

Angelo Paoli

Pensieri Fonte: http://www.beatificazioneangelopaoli.it/pagina2.asp?id=181&padre=62


ALCUNE ESORTAZIONI • Preghiamo il Signore che ci tenga ben calcata la mano sopra il capo, come la tiene  

sopra le due Sante ivi delineate. (uscendo dalla chiesa di S. Giovanni in Laterano, dopo  aver visitato l’altare dedicato alle sante martiri Rufina e  Seconda) • Non state dietro di me, ma andate voi stessi a fare le opere di misericordia con i   poveri malati, dal momento che questo piacerà molto più a Sua Divina Maestà che   non stare dietro a me. • Orsù, don Giovanni, andiamo a fare quest’opera di carità solamente per amore di   Dio, perché se non fa facciamo per onesto fine si diminuisce di molto il merito. (A don Giovanni Santinelli, chierico beneficiato della Basilica Lateranense) • Dio deve essere amato nell’animo, non nell’inutilmente nominarlo. E se si deve   nominarlo  si   deve  fare  con   quella  venerazione maggiore degli  Angeli  che a piena   fronte sentono, adorano e assistono il Signore. • Amiamo iddio perché egli ci ha tanto amato. • Bisogna leggere per fuggire l’ozio che è il padre di tutti i vizi. • Fratello mio carissimo, amiamo Iddio con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra   mente, e con tutta la nostra volontà. • Pregate Dio per i benefattori. • Fratello, ringraziate Iddio della sua infinita pietà e misericordia che vi ha usato   nel farvi venire all’Ospedale, dove siete assistito e provveduto di tutto il necessario. (a un infermo) • Fratello mio, Iddio vi visita con questa infermità, perché vuole da voi e da tutti noi   che sia lodato e benedetto il suo santissimo Nome e mai bestemmiato. • Stiamo attaccati con un filo e perciò è necessario stare in grazia di Dio. •   State   in   grazia   di   Dio,   fuggite   il   peccato,   partecipate   alla   Santa   Messa   ogni   mattina e pregate Dio per i benefattori. •   Non   perdiamo   tempo:   del   tempo   perduto   se   n’ha   da   rendere   conto   a   Dio.   Non  


perdiamo tempo, non stiamo in ozio, facciamo del bene. • Ha potuto far di più Iddio [nel darci il suo Figlio Crocifisso] per l’amore che porta   all’anime nostre? Dunque siamo obbligati a corrispondere con tutta l’anima nostra e   con tutte le nostre forze e a fuggire tutte le occasioni del maledetto peccato, anche   d’una bugia giocosa per non offenderlo. • Commettereste peccato se vi vedessi io o qualche altra persona? Certamente no!   Eppure tanto io, quanto qualsivoglia persona siamo alla fine uomini, tutti composti   di fango e sottoposti alle miserie di questo mondo. Ma il vostro santo Angelo custode   è un purissimo spirito che ci deve condurre al Paradiso, per cui è ben giusto che gli si   porti tutta la venerazione e che ciascuno ne sia devoto. • Se non è stata saggia la persona che accusate, d’ora innanzi siate più saggia voi,   così le darete il buon esempio e otterrete che ella diventi saggia. (a una donna che accusava un’altra donna di essere stata distratta in Chiesa) • State attenti a non dire alcuna bugia. Infatti la bugia è offesa a Dio e questa non si   deve commettere per tutto l’oro e le ricchezze del mondo. “Il vostro parlare sia sì sì, no   no”. (Mt 5, 37) • Nelle chiese non dite neppure una parola, perché sono casa di Dio e di preghiera.   In esse si sta alla presenza dello stesso Dio che ci dovrà giudicare. • Quando Dio ci visita con le infermità, con la povertà, con le tribolazioni o con   qualche altra disgrazia, ci vuole purificare dai nostri peccati e difetti, perché ci ama.   È   per   questo   che   ci   fa   queste   visite.   Bisogna,   dunque,   sopportarle   volentieri   per   amore suo e accoglierle come penitenza per i nostri peccati. Anzi, bisogna supplicarlo   affinché ce ne invii di più grandi, se così piace a Sua Divina Maestà. • Quella che dispenso ai poveri è robba inviatami dai benefattori. Io per dar loro   qualcosa di mio li faccio parte della mia minestra, poiché non ho altro, essendo un   povero religioso. Per l’infinita misericordia di Dio non mi accadrà nessuna disgrazia   per   la   temuta   debolezza.   S.   Paolo,   primo   eremita,   visse   nel   deserto   con   mezza   pagnotta   portatagli   da   un   corvo.   E   Dio   lo   mantenne   con   un   sì   debole   cibo:   così   sosterrà anche me. Vi do un consiglio: dal vostro pranzo togliete una fetta di pane ed   un pezzetto di carne, e datela a qualche povera creaturina di quelle che stanno con le   loro povere madri sulle scale di S. Maria Maggiore a chiedere l’elemosina. Così le   ristorerete e Iddio gradirà molto tale carità fatta a quegli innocenti. • Venitemi a trovare al convento di S. Martino, qui vicino, che vi consolerò. Però voi   ancora   guardatevi   dal   bestemmiare   e   dal   proferire   parole   disoneste.   Abituatevi,  


invece, a sempre lodare e benedire Dio e nelle disgrazie ricorrete a Dio benedetto e   alla Santissima Vergine gran Madre sua e ne resterete liberati. (a tre mulattieri che bestemmiavano Dio poiché gli affari andavano male) • Dite cinque Pater, Ave, Gloria, ringraziate Gesù Cristo del suo infinito amore verso   di noi miserabili peccatori. Forse che ha potuto far più un Dio amorosissimo verso   l’uomo, che racchiudersi nel Santo Ciborio sotto le specie eucaristiche per cibare la   nostra anima con la sua carne e farla partecipe in terra, anticipatamente, del suo   Paradiso? In ogni chiesa si deve entrare per adorarlo e ringraziarlo con tutta umiltà. (consigli ad un amico su come comportarsi quando si entra in una chiesa) • Di continuo si deve fare come s’avesse da un momento all’altro andare a rendere   conto al Signore delle nostre operazioni. • La curiosità non fu mai virtù. • Poiché siamo tutti figli di un Padre che ci ama tanto, anche noi dobbiamo amarci   a vicenda. •   Fratello   mio,   già   che   Iddio   vi   ha   mandato   questa   infermità   per   sua   infinita   misericordia,   vuol   salvare  l’anima  vostra.  Però   bisogna  abbandonare il  peccato  e   fare una buona confessione. Altre volte diceva:“Iddio vi visita con questa infermità,   perché vuole da voi e da tutti noi che sia lodato e benedetto il suo santissimo nome e   mai bestemmiato”. (visitando gli ammalati) Avvertimenti spirituali dettati in Trisulti nella certosa di S. Nicolò Chiaromonte  l’anno 1699 al P. Paolo Certosino, che pativa molti scrupoli e diffidenze e tentazioni  del demonio: “Vivere conformato al volere di Dio, con ferma intenzione di fare sempre la sua santa   volontà   e   di   compiacerlo   in   tutti   li   nostri   affari,   senza   desiderare   cosa   alcuna   terrena, dando per tal cagione bando al proprio volere con la negazione della propria   volontà e questo si adempirà in due maniere. Prima cosa non cercare mai in cosa   alcuna   se   stesso,   né   il   proprio   comodo,   soddisfazione   e   gusto,   né   alcun   altra   contentezza   sia   corporale   come   spirituale,   ma   la   pura   e   semplice   volontà   di   Dio   benedetto. Secondariamente con essere puntuale nelle obbedienze e uffici che fossero   imposti dai superiori e nell’osservanza regolare ed atti di comunità, frequentando il   coro più che sia possibile, confidando sempre nella bontà del Signore e diffidando di   se stesso. Altrimenti facendo, non sarebbe amore, né cercare Iddio per Dio, ma se   stesso, mentre ogni qual volta si pretende nelle cose il nostro gusto e soddisfazione si   viene   a   servire   il   Signore   come   pare   e   piace   a   noi   e   non   come   Egli   vuole,   tutto   inganno grande dell’anime e ci devia molto dal progresso delle virtù e pace interna.  


E tutto questo si faccia con allegrezza di cuore, tenendo lontano da esso qualunque   dubbio o scrupolo che lo potesse inquietare; sempre però con la dipendenza dal suo   Padre spirituale, al quale si deve manifestare tutto l’interno del suo cuore, come in   luogo di Dio, fermamente tenendo che quanto egli ordina e dice sia detto e ordinato   da Dio per  bocca di lui, perché così mediante la sua Fede, Iddio si comunicherà   maggiormente al Padre spirituale e per esso il Signore guiderà l’anima allo stato   della perfezione con gran giubilo del cuore. E tutto ciò si deve fare solamente per   piacere a Dio e corrispondere a quanto desidera da noi. Si deve avere ancora una   intrinseca dilezione e carità con tutti ed una interna cognizione dei suoi difetti e dei   benefici che Iddio ci ha fatto giudicando farne poco frutto. Non si noti mai alcun   difetto di creatura mortale né si riprenda se prima non si ha cognizione di essere da   meno di quella. Si abbia una mente tanto buona che da tutto quello si vede nei suoi   prossimi,   eziandio   dall’istesso   male,   se   ne   cavi   bene.   Bisogna   essere   ritirato,   considerato e circospetto nel parlare e di tutti si parli come si vorrebbe si parlasse   della propria persona. Nei propri travagli ed affli zioni paziente e muto ed in molte cose fare del goffo. Mortificarsi continuamente in qualche cosa; discretamente però e col consiglio del P. spirituale e fuggire ogni e qualunque singolarità esterna ecc… qui facit haec non movebitur in Aeternum”.

AMORE VERSO DIO • A chi ama Iddio non pesano gli anni.

• Visitando le catacombe fuori Porta Latina ebbe ad esclamare: “Oh!, questi santi   Martiri sì che hanno detto il vero: oh!, questi sì che amavano Dio veramente!” • Oh!, se sapeste quanto è grande la virtù del Santissimo Nome di Gesù! • Oh!, che dolori saranno stati quelli che patì sulla croce il nostro benedetto Gesù! • Chi ha una viva speranza di conseguire, per i meriti di Gesù Cristo, la gloria del   Paradiso anche senza andare in estasi a vederne la bellezza come santa Teresa,   reputa tutte le grandezze e contenti umani vilissima spazzatura.

 


EUCARESTIA E SACERDOZIO • arebbe un grand’errore che, stando esposto Nostro Signore nella nostra Chiesa, non  

vi fosse qualche sacerdote ancora ad adorarlo. (a chi lo rimproverava per aver passato tutta la notte nel “coretto” di S. Martino in adorazione) •Dopo aver celebrato la S. Messa alla chiesa delle monache della Purificazione si  ritirava in preghiera e non voleva essere disturbato, dicendo ai suoi collaboratori:  “Fatemi la carità di non farmi avvicinare nessuno, perché mi sono comunicato.   Coloro che vogliono fare delle chiacchiere, e non fanno o non vogliono sapere cosa si   diventi quando uno si è comunicato, dovrebbero considerare che in noi c’è Colui che   ha creato tutto. Quando San Martino (di Tours) entrava in chiesa, alla porta   cominciava a tremare e diceva: “lo non son degno di entrare nella casa di Dio perché   son peccatore”. E noi che viviamo in questo periodo di rilassatezza non solo non   facciamo caso di entrare in Chiesa, ma non consideriamo nemmeno che quando si   entra in chiesa si va davanti a Dio, che un giorno ci giudicherà”. • Forse che ha potuto far più un Dio amorosissimo verso l’uomo, che racchiudersi nel   Santo Ciborio sotto le specie eucaristiche per cibare la nostra anima con la sua carne   e farla partecipe in terra, anticipatamente, del suo Paradiso? In ogni chiesa si deve   entrare per adorarlo e ringraziarlo con tutta umiltà. •Premetteva alla Santa Messa una preparazione lunghissima, profonda; passava  non di rado la notte in preghiera e dopo aver celebrato si ritirava in disparte per  ringraziare Dio più liberamente. Se qualcuno chiedeva di parlargli in quei momenti,  egli pregava di rispondere al visitatore: “E’ occupato con un gran personaggio che è   venuto a trovarlo”, e così evitava d’interrompere gli istanti più dolci della felicità  eucaristica. • Quando P. Angelo si preparava a celebrare l’Eucarestia, se veniva interrotto da  qualche suo confidente, rispondeva: “Diciamo poche parole, è tempo d’orazione, si   avvicina la memoria di un grande Mistero. Bisogna ringraziare con sante operazioni   il Signore per questo grande beneficio che ci ha fatti degni di credere misteri così   certi e sublimi”. • Gran dignità, gran potestà, far scendere un Dio dal Cielo in terra, liberare   un’anima dal purgatorio e mandarla in Paradiso. • Questo carattere è stato impresso da Gesù Cristo: porta rispetto ai sacerdoti se non   vuoi provare il castigo di Dio! (ad un uomo che aveva dato uno spintone a due sacerdoti)


• Considerate bene lo stato e grado di ministri di Dio, del quale vi trovate onorati.   Siete tenuti, perciò, a custodirvi bene per mantenervi puri. Conoscete, fratelli, il   candore e la purezza che risplendeva in Francesco d’Assisi. Eppure egli si definì   peccatore e non volle mai assumere il grado di sacerdote. Noi, invece, che ci troviamo   pieni d’immondizia, e colmi di scelleratezze, andiamo all’altare senza pensare che lì   scende tutto il Paradiso. Guai a quei sacerdoti che si accostano al santo sacrificio   con la coscienza imbrattata. (parlando ad alcuni sacerdoti) • Non conviene trattare con coloro che perdono il rispetto verso i sacerdoti. Così,   infatti, si rende loro un maggior servizio, togliendoli dall’occasione di dover rendere   conto a Dio degli strapazzi fatti ai suoi Ministri. • Povera gente, mi credono quale non sono. Se mi conoscessero pregherebbero per   me, poiché in me non c’è alcunché di buono se non il carattere sacerdotale e l’abito di   Maria Vergine. • Il P. Angelo viveva il sacerdozio con grande fervore. Centro della giornata era la S.  Messa che celebrava con grande trasporto; vi premetteva una lunga preparazione,  impiegando anche parte della notte; e altrettanto lungo era il ringraziamento. • Nella preghiera rimaneva immobile come una statua, con gli occhi chiusi, forse  per contemplare senza distrazione i divini misteri: Però davanti al Santissimo  esposto li teneva ben aperti e fissi in quel pane eucaristico, come se vedesse la  realtà divina sotto le sacre specie.

FEDE E FIDUCIA •Io ho tanta fede in Dio, che il tutto mi farà riuscire in bene.

• Che bella sorte morire per la fede! Che bella grazia dare il sangue perché il   Signore sia riconosciuto ed adorato dalle genti! • Un giorno un amico gli chiese: «Con qual denaro farete tutte queste spese?»,  riferendosi ai lavori che il Venerabile intendeva eseguire per accomodare il  campanile di S. Martino ai Monti. P. Angelo rispose: “Con la gran fede e fiducia che   ho in Dio”. •Sono certo che Dio mi farà riuscire in tutto: ho tanta fiducia in lui che ci riuscirò.


• La mia fiducia è unicamente appoggiata alla divina provvidenza. Mai ho   domandato cosa alcuna alla gente: chi veramente si fida di Dio non ha avidità né di   domandare, né di ricevere. • Ho ferma fiducia in Dio che, avendomi sempre provvisto, mi aiuterà con la sua   divina Provvidenza. È gran vergogna che avendoci dal niente creati e con il suo   sangue redenti, vogliamo fargli il torto di non credere ch’Egli possa provvederci a   sufficienza. • Quelle cose che si fanno in servizio di Dio, Egli le fa prosperare: ho speranza che   mi riuscirà anche questa. (quando si recava dal Papa Clemente XI per chiedergli il permesso di recintare il Colosseo)    •Abbiate una ferma fiducia in Dio ed otterrete da lui quel che volete, poiché il   domandare a Dio con fiducia e sincerità le grazie è l’unica ed infallibile strada per   ottenere ciò che uno osa desiderare. Ve lo dico di cuore: lo so per esperienza. • Facciamo del bene! Facciamo del bene! Dio provvederà, basta che quello che si   opera si faccia con una vera fiducia in lui, e vedrete che anche dopo la mia morte si   aumenterà l’Ospizio come e quanto Dio vorrà. •Abbiate fede nel Santissimo Salvatore!

IL PARADISO • Abbiamo speranza in Dio e nella sua misericordia che ci darà la gloria del   Paradiso. Bisogna, tuttavia, che dal canto nostro facciamo tutto quello che possiamo   per guadagnarcelo. • Dove sono le grandezze, dove sono gli onori, dove il brio? Ogni cosa è finita, ogni   cosa è vanità. Il Paradiso è il vero bene, l’amor di Dio è la vera felicità. (davanti al letto di un defunto nell’Ospedale di S. Giovanni)   • Noi ci incamminiamo alla beata eternità. Il Paradiso è fatto per noi: Gesù Cristo   ha sparso tutto il suo Sangue perché questo Regno sia tutto nostro. • Tutta questa notte ho pensato a quei gran beni che Iddio ha preparati per coloro   che lo servono e sono così contento che mi pare già di possederli. • Poverelli miei, beati voi, il Paradiso è vostro: pazienza, opere buone, non dubitate  


perché Gesù Cristo già ve l’ha comprato. • Il Paradiso è un bene cosi grande che vale la pena di fare qualsivoglia diligenza   per acquistarlo! I Santi per acquistarlo hanno operato molto e con molta   sollecitudine, e poco hanno pensato alla cura ed al riposo. • Chi ha una viva speranza di conseguire, per i meriti di Gesù Cristo, la gloria del   Paradiso anche senza andare in estasi a vederne la bellezza come santa Teresa,   reputa tutte le grandezze e contenti umani vilissima spazzatura. • Patria nostra è il Paradiso: non stanchiamoci nelle opere buone poiché chi la dura   nel bene, vince questo gran palio. (reminiscenza degli anni trascorsi a Pisa?...)   • Vi pare poca grazia che Dio fa a chi ha viva fede e ferma speranza in lui?   Imitiamo dunque le sante e virtuose operazione dei santi che, con questa fede e   speranza, si sono acquistati un Paradiso per tutta l’eternità. Il mondo, le sue   grandezze e ricchezze sono più vili del fango stesso e, in paragone del Paradiso, sono   un’ombra, un fumo, un niente. Ah, Paradiso! Paradiso! Quanto sei bello! • C’incamminiamo a quella beata eternità, guardando verso il cielo...   C’incamminiamo a quella beata eternità, che io non posso più e non vedo l’ora che   Iddio, per sua misericordia, mi chiami a Sé.   • Facciamo i giorni pieni per godere l’Eternità beata!

LA CARITÀ • Fate l’elemosina dovunque volete: in tutti i luoghi e per le mani di qualsiasi   persona, Dio gradisce l’opera di carità che si fa in aiuto ai poveri. • Io non distinguo povero da povero: per questi ho ricevuto le offerte e   indifferentemente le devo dare a ciascuno. • In questi poveri io riconosco il maggior personaggio che vi sia, cioè il nostro Signor   Gesù Cristo. Pertanto quando sono impiegato in servizio di questo gran Signore non   devo dare udienza ad altra persona. • Massimo, credete certo che se vogliamo che la carità sia gradita al Signore,   bisogna farla con segretezza, e senza gloria. E quando si fa la carità bisogna che una   mano non veda l’altra.


(a Massimo Maestri, falegname del convento, divenuto il suo più stretto  collaboratore e uno dei testi principali nei processi canonici) • Io darò sempre ai poveri quanto avrò in mio potere perché ho speranza in Dio che   ogni giorno più mi sarà abbondante e sovverrà non solo a me, ma a tutti coloro che   sperano nella sua santa volontà. Non meravigliatevi se un povero frate, come sono io,   abbondi di tante offerte da tutte le parti, senza richiederne alcuna. Secondo voi chi   ispira il cuore dei benefattori? La speranza che io ho in Dio; e tutti noi dovremmo   fondare in lui le nostre speranze, perché egli non ci abbandonerà nei nostri bisogni. • Vuoi sapere tutti i fatti miei? Te li dirò. Ho trovato per strada un povero nudo e gli   ho dato le mie calzette e le mie scarpe. (a Massimo Maestri che gli chiedeva come mai andasse in giro senza calze né  scarpe) • Quando sono al servizio di Dio non voglio esser disturbato da nessuno. (quando lo chiamavano altrove mentre egli serviva i poveri) • I poveri hanno più bisogno di me: è meglio che io patisca piuttosto che loro. (per giustificare il fatto che andava in giro vestito molto leggero) • Andiamo a dare un po’ di sollievo agl’infermi. (nell’invitare qualche conoscente ad andare con lui all’ospedale) • Io non prendo mai la pietanza che passa il convento nel refettorio. Al posto suo ho   chiesto ai Superiori trenta pagnotte al mese da distribuire ai poveri. • Mentre che tutti siamo figli d’un Padre che tanto ci ama, noi pure dobbiamo   scambievolmente amarci.

 LA   CONVERSIONE  • Bisogna cambiar vita se vogliamo andare in Paradiso. • Per far bene la carità, affinché sia grata al Signore, bisogna servirsi del costume   del giardiniere, che prima di piantar l’erbe di frutto, sradica con ogni diligenza le   erbe cattive, con le quali, le buone nascendo, nascono mezze selvagge, deboli e di poco   frutto. • Non mancate di tener l’anima pulita mentre per salvarsi è necessario staccarsi da   questo mondo e affidarsi in tutto al divino volere. Io non mancherò di pregare Dio  


per voi, benché io sia un gran peccatore. • Fratello mio, giacché Dio le ha mandalo quest’infermità, per la sua infinita   misericordia vuol salvare la vostra anima. Però dovete abbandonare il peccato e fare   una confessione generale. • Figlio mio cambia vita, lascia quella pratica che tu persegui. Vedi? La casa è quasi   finita da fabbricarsi per te all’Inferno.

LA DEVOZIONE ALLA MADONNA DEL  CARMINE Quando gli altri vengono a dormire, io allora mi alzo e se non facessi così non potrei   lavorare gli abitini della Madonna del Carmine da distribuire ai benefattori che mi   danno le elemosine per aiuto dei poverelli. (ad un amico che gli chiedeva come facesse a dormire solo un’ora per notte) • La vera devozione non consiste nella recita del rosario e altre orazioni a di lei   [della Madonna] onore, ma consiste principalmente nell’astenersi da qualunque   peccato e fuggire quelle occasioni che ci possono condurre all’offesa del suo unigenito   Figliuolo Gesù da lei tanto amato. Sappiate che coloro che offendono il suo Figliolo   strapazzano e offendono anche la sua gran Madre Vergine Maria e non sono suoi   veri devoti. San Filippo Neri, Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, Santa Teresa...   questi dobbiamo imitare per acquistarci il Paradiso: così saremo veri devoti e graditi   a Maria Santissima. • Povera gente, mi credono quale non sono. Se mi conoscessero pregherebbero per   me, poiché in me non c’è alcunché di buono se non il carattere sacerdotale e l’abito di   Maria Vergine.

LA GIUSTIZIA • Non defraudate mai i poveri. Non usurpate con la prepotenza le sostanze altrui. Chi  

opera in tal modo si rivela privo della fede di Gesù Cristo, che insegna e comanda di   non toccar la robba altrui. Se seguirete esattamente questa fede siate ben sicuri che   Dio vi darà molta felicità qui in terra e la gloria eterna nell’altra vita. (rivolgendosi ai “potenti”) • Monsignore fate che la giustizia proceda diritta, perche voi ne dovete rendere conto   al Giudice Supremo. Perciò preoccupatevi dì mantenervi nei termini dovuti, sì che  


non dobbiate renderne conto a Dio. (al cardinale Falconieri, Governatore di Roma) • lo prego il Signore Dio perché tenga le sue mani sopra la sua testa! (al cardinale Falconieri, Governatore di Roma) • Oh Dio! Che fanno? Andiamo subito dal signor Pietro, moribondo. Io non posso   prendere questa eredità: egli ha nipoti carnali. A loro è dovuta l’eredità. Se io   lasciassi stare le cose così, andremmo a casa del diavolo io, il testatore e forse anche   il nipote con i pronipoti per le maledizioni che scaglierebbero contro l’anima del   defunto e a me, commettendo così molti peccati. E, rivolto al signor Pietro, disse:  “Dio vi guardi da quello che avete intenzione di fare. Se voi volete salvarvi l’anima   dovete lasciare l’eredità ai vostri nipoti e pronipoti, perché a loro spetta per giustizia.   Il mio Ospizio non ha bisogno delle vostre sostanze, dal momento che è governato e   sostenuto dalla Divina Provvidenza. Orsù, fate chiamare subito il Notaio e cambiate   il testamento!» (Quando venne a sapere che Pietro Salvese, “uomo molto divoto, ed amico del Beato”  voleva istituire erede universale delle sue grandi fortune l’Ospizio di padre Angelo,  lasciando, però, i suoi parenti sul lastrico) • La povera gente deve essere sempre ben pagata e con essa non si deve stare tanto   attaccati all’interesse. • Questa puntualità [nel pagare il lavoro] si deve usare con il prossimo, perché i   poveri artigiani stentano la loro vita ed è doveroso che siano subito retribuiti, dal   momento che essi hanno bisogno della loro mercede che guadagnano per sostenere e   portare il pane a casa loro. Dio vuole che l’uomo viva dell’uomo e chi fa diversamente   al termine della vita si dannerà. Infatti il ritenere la mercede degli operai porta   come conseguenza molte offese a Sua Divina Maestà, cioè bestemmie, imprecazioni e   simili. Il povero artigiano che vede di non poter andare avanti con la propria   laboriosità e fatica, si adira e si rattrista. • Dio gradisce la vostra carità, ma voi dovete pensare in primo luogo ai bisogni della   vostra casa, perché questa è giustizia: il Signore non mancherà di provvedere ai suoi   poveri per altra strada. (a chi voleva offrirgli del denaro privandosi, però, del giusto necessario per la sua famiglia) • Non devo destinare le elemosine che mi sono date per qualche altra intenzione.   Sarebbe come se togliessi ai religiosi le offerte che vengono loro date per portarle ai   poveri! E se lo facessi mancherei io di fede verso Dio e verso i poveri. I religiosi non   possono essere privi del necessario per colpa mia, ma io non devo mancare a Dio per   colpa loro!


(in riferimento a qualche confratello che “desiderava”  per la cassa del convento quanto veniva dato a P. Angelo  per i poveri)

LA MODESTIA E LA CASTITA' • Signora, quanto mi dispiace che avendola Iddio arricchita di tanti beni, lei si  

rende così povera da non avere nemmeno un panno per coprirsi il petto. (ad una ricca signora che gli aveva chiesto udienza e si era presentala vestita “di  gran gala” e abbastanza scollata!) • Ad un’altra Dama di gran rango, col petto scoperto, con sommo zelo e fervore la  riprese, dicendole che si meravigliava come “fra tante ricchezze che lei possedeva,   non sapesse ritrovare qualche cosa con la quale il nudo seno ricoprire” e non  accettava di ricevere donne, anche nobili, se non avessero il seno ben coperto. • Andate ben coperta, vestita più modestamente. È molto indecente che voi vi siate   presentata in questo luogo così vestita. Se volete continuare a vestire così non   comparitemi più davanti. Siate più diligente nel custodirvi se volete conservare la   purità verginale. (a una “zitella vistosa” che era andata dal Beato per  donargli alcune pagnotte per i poveri “vestendo con  qualche pompa”) • Chi fugge l’ozio e le occasioni pericolose si astiene ancor più facilmente   dall’offendere Dio e gli risulta facile mantenersi puro e casto.

LA MORTIFICAZIONE • È bene che il buon Dio domi questo “puledro” con la poca sanità. Infatti, se mi  

avesse dato più forza, Egli sa cos’avrei fatto contro di Lui.  • Quando il Signore ci da occasione di patire bisogna ringraziarlo e dirgli di vero   cuore: “Signore, soddisfati, soddisfati adesso". • Io non vorrei parlare con alcuno e godermi questo male con Dio. (a un amico, quando aveva un gonfiore al volto) • Conviene domandare con tutta umiltà a Dio che quando ci succedono di   quest’incontri [il Padre Priore aveva umiliato P. Angelo] ci conceda la santa  


pazienza e fortezza di sopportarli per amor suo. Il soffrire in   questo mondo per amor di Dio, è un dolcissimo contento e   quanto più un’anima ama Iddio tanto più gode e non prova   dolore per quello che soffre, anzi un sommo godimento. • Sopportate volentieri e con fortezza le prove che Dio vi   manda. Considerate che questa è la volontà di Dio, il quale, per   sua volontà e misericordia, ci invia in questa vita infermità,   tribolazioni e povertà per liberarci dalle pene. E queste pene ci   sarebbero dovute nell’altra vita. Pregate pertanto così:   “Signore, soddisfati adesso”. Tenete presente che al Paradiso non ci si va (come dice   San Gregorio Papa) se non attraverso grandi fatiche. • Furono molto maggiori le pene che soffrì Gesù Cristo. (dopo un���operazione in cui dovettero sistemargli un osso  del piede, andato fuori posto per una lussazione.  L’operazione avvenne senza che Padre Angelo dicesse un  oimè.) • Il nostro corpo è un somaro: e però bisogna farli portare la soma, e, come puledro   sfrenato, tenerli sempre in bocca il freno, altrimenti dandoli la libertà, pigliando la   mano, si corre a precipizi. • Dormo sopra una stuoia: sa’, il mio temperamento caloroso non mi permette di   dormire sopra i materassi... • Iddio quanto ha patito per noi per liberarci dalla schiavitù del demonio e darci   l’investitura del Paradiso! E noi non vogliamo patire un piccolo incomodo o di   freddo o di caldo per servizio dello stesso Dio nella persona dei suoi poverelli,   specialmente di quelli infermi? Bisogna tremare dal freddo del maledetto peccato   che ammazza l’anima e la priva della bella grazia di Dio. Per questo io vi ho sempre   suggerito, e vi suggerisco, di fuggire le cattive compagnie, che andate solo, e per le

 strade recitate la corona in suffragio delle anime del Purgatorio, delle quali siate   devoto, perché quelle anime sante pregheranno sempre Dio per voi.


LA POVERTÀ E I POVERI • Dove sono i poveri, ivi è Iddio. E chi cerca Iddio, deve andare a trovarlo tra i   poveri. • Chi strapazza i poveri, strapazza Iddio, perché nei poveri s'ha da riconoscere   Iddio benedetto. • Ai poveri ho sempre voluto bene. • In questi poveri io riconosco il maggior personaggio che vi sia, cioè il nostro   Signor Gesù Cristo. Pertanto quando sono impiegato in servizio di questo gran   Signore non devo dare udienza ad altra persona. • Poveri, poveri rallegratevi perché il paradiso è per voi. • Fratelli, se voi sarete atti a soffrire sarete veri amici di Dio. Pensate che le   ricchezze di questo mondo siano fatte per durare? Non é così, perché il bene che si   può desiderare ed avere qui in terra non è che un’apparenza, che in un momento   svanisce. Il godere del Paradiso è un bene che mai ha fine: là solo si trova tutto   quello che si può desiderare. Facciamoci animo se vogliamo un giorno arrivare a   possedere questo bene infinito; e siccome è infinito, per acquistarlo ci tocca   camminare per quella strada che ci additò il Redentore, che fu tanto bramata dagli   Apostoli e dai santi martiri, i quali sotto i flagelli dei tiranni confessarono la fede di   Cristo e sparsero il loro sangue sotto il torchio di tanti tormenti. Noi, che viviamo   alla buona, possiamo ben sopportare un po’ di stenti, essendo questi la vera strada   che conduce al Paradiso. Consoliamoci, dunque, perché questa nostra povertà fu   bramata dai santi, che si privarono delle loro ricchezze dispensandole ai poveri, ed   essendo ricchi vollero a forza delle loro ricchezze comprarsi la santa povertà. (ai poveri che, quotidianamente, affollavano la portineria di San Martino) • Io non conosco maggior personaggi quanto sono i poveri, che rappresentano Cristo   Signore nostro. Questi prima bisogna servire e poi servirò quei signori.(a chi gli  proponeva di lasciare per un attimo i suoi poveri e dare ascolto ai “Signori” di turno che lo avevano cercato) • Che Dio vi mantenga poveri, perché i poveri sono più amati da Dio che i ricchi. • Non sapete voi che il Redentore è nato povero ed è vissuto povero? Eppure egli era   il creatore e fattore dei cieli e di tutto quello che si trova in questa macchina   mondana. Non vi deve dunque sembrar strano l’essere poveri. Anzi, dovete goderne   perché vi rendete in certa maniera simili al nostro buon Dio. Fate come facevano gli  


apostoli, che si gloriavano di essere   poveri. Ricordatevi che Gesù stesso   dice: “Beati i poveri”, il che deve darvi   un gran coraggio. Riflettete, inoltre, che le ricchezze di   questo mondo presto hanno fine. Le   vere ricchezze sono nel cielo, dove si   gode tutto quello che si può   desiderare. Pensate che se non ci   applichiamo di vero cuore e con tutto   il buon animo a sopportare con   pazienza la povertà, guai a noi. Consideriamo che desiderando   d’essere ricchi bramiamo qualcosa   che Dio, per la nostra eterna salvezza, non ci ha voluto dare. Chissà, forse se noi   avessimo denari e fossimo ricchi potremmo incorrere nella dannazione eterna   dell’anima, la cui salvezza è costata così caramente all’increata Sapienza.   Rassegniamoci, dunque, in tutto e per tutto alla divina volontà. Amiamo e godiamo della sant pa povertà che fu tanto amata da Gesù Cristo. Siamo   sicuri che avremo in compenso la salvezza eterna dell’anima e niente ci mancherà   per sostenerci in questo mondo, in proporzione al nostro stato. • Sebbene questi denari siano per fare la carità ai poveri, con tutto ciò non è bene   che stiano nella stanza di un religioso. (quando si rifiutava di tenere i soldi dei poveri nella sua stanza) • Padre Priore, io vi obbedisco. Ma come può essere che il mio Signore stia nudo   sulla Croce ed io, povero peccatore e suo inutile servo, vada così ben vestito? (in lacrime, tenendo il Crocifisso in mano, al Priore che  gli comandava di indossare un nuovo abito che gli era  stato regalato) • Nell’infermità e povertà si ritrova Iddio.

LA PREGHIERA • Chi ama Dio non ha miglior riposo di quello di san Giovanni, cioè riposare sul 

petto di Cristo per mezzo dell’orazione.

• Oh, Dio mio, non si può stare un momento con il cuore diretto veramente alla  vostra adorazione e devozione!


(una volta che era immerso nell’adorazione eucaristica e fu chiamato dal Priore per un servizio) • Vedete, Massimo, che si è fatto giorno e non me ne sono accorto. (a Massimo Maestri, che gli chiedeva se avesse ben riposato, ma lui era stato tutta  la notte in preghiera) • Poche parole, è tempo di preghiera. S’avvicina la memoria di un gran Mistero.  Bisogna ringraziare il Signore di questo grandissimo beneficio, che ci ha fatti degni  di credere in questi misteri così certi e sublimi. (a un amico che lo cercava prima della Celebrazione Eucaristica) • Sbrigatevi, presto, perche oggi è giorno di orazione e non di ciarle. (a chi voleva parlargli di frivolezze in giorno di festa) • “Vi amo o mio Gesù, e voglio amarvi sempre più”. Dite queste parole, ma con  tenerezza di cuore. (a chi gli chiedeva come pregare)   • Affrettiamo il passo, perché io non devo mancare al coro! (più volte, quando si trovava per strada ed era giunta l’ora dell’Ufficio Divino) • Nella preghiera rimaneva immobile come una statua, con gli occhi chiusi, forse  per contemplare senza distrazione i divini misteri. Però davanti al Santissimo  esposto li teneva ben aperti e fissi in quel pane eucaristico, come se vedesse la  realtà divina sotto le sacre specie. (come non ricordare il contadino di Ars: “Io guardo Lui e Lui guarda me!”) • Diceva ai Predicatori, suoi confidenti, che predicavano in Roma o di qui partivano  per andare altrove a predicare, che i predicatori più col buon esempio che con le  parole avrebbero convertito i peccatori e aggiungeva loro che “studiassero pure: ma  che ancora grandi orazioni erano necessarie, perché queste molto più che lo studio  valevano”. • Quando sentiva suonare le ore degli orologi, alzava gli occhi al cielo e diceva: “Sia  ringraziato Dio che in quest’ora scorsa ci ha dato la grazia di non offenderlo.  Preghiamolo dunque che ci dia la grazia di fare lo stesso nell’ora seguente”. (pia pratica che si legge anche nella vita del S. Curato d’Ars) • Ho supplicato Sua Santità affinché facesse quest’opera di chiudere il Colosseo per  togliere via tanti maledetti peccati ed accrescere la venerazione a questo luogo  santificato con il sangue dei martiri. (a chi gli chiedeva cosa facesse nel Colosseo)


LA PROVVIDENZA • Io darò sempre ai poveri quanto avrò in mio 

potere, perché ho speranza in Dio, che ogni giorno  più mi abbonderà e sovverrà. E non solo a me, ma  a tutti coloro che hanno speranza nel suo s anto volere. E badate bene, che, per questa stessa  speranza che io ho unicamente in Dio, senza  chiedere cosa alcuna e senza confidare nell’uomo,  Dio ispira il medesimo uomo di soccorrermi in  modo tale che abbondo in tutte le cose per  sovvenire il mio prossimo. • Questa è una delle più belle grazie che mi possa fare Sua Divina Maestà: mentre  io non domando nulla a nessuna persona, egli di giorno in giorno mi manda la sua  santa provvidenza. Quando c’è fiducia in Dio la sua santa provvidenza non manca. • Non ho alcun dubbio che Dio mi soccorrerà con la sua santa provvidenza e farà sì  che io possa vedere restaurato questo luogo santo. (in riferimento alla richiesta di poter restaurare il Colosseo) • Io ho un gran Provveditore, io ho una gran dispensa e perciò darò sempre ai  poveri quanto avrò, perché ho una ferma speranza in Dio che la robba ogni giorno  mi crescerà. • Sciocco che sei: tu ti regoli con le misure della prudenza umana. Sappi che è più  ricco un povero fraticello quando confida vivamente in Dio che tutti li banchieri del  mondo. (Ad uno che lo rimproverava per la sua avventatezza che  avrebbe dato fastidio ad un ricco banchiere e che cercava di dissuaderlo dall’aprire  il convalescenziario) •La mia fiducia è unicamente appoggiata alla divina provvidenza. Mai ho  domandato cosa alcuna alla gente: chi veramente si fida di Dio non ha avidità né di  domandare, né di ricevere. • Mi servo al forno della divina Provvidenza! (a chi gli chiedeva dove trovasse tutto quel pane, sempre a disposizione)


•Quando mi manca la robba per aiutare i poveri, mi raccomando con gran fiducia  al Signore, ed egli mai mi fa mancare ciò di cui ho bisogno. E l’ho sperimentato più  e più volte. •Ho ferma fiducia in Dio che, avendomi sempre provvisto, mi aiuterà con la sua  divina Provvidenza. È gran vergogna che avendoci dal niente creati e con il suo  sangue redenti, vogliamo fargli il torto di non credere ch’Egli possa provvederci a  sufficienza. •Senza niente e senza che abbia chiesto niente, l’Ospizio è giunto al punto in cui lo  vedete. Eppure ho dato l’elemosina a chiunque mi è venuto fra i piedi e così accadrà  in seguito. Confidate anche voi in Dio, che senza tanti consigli, le cose andranno  bene. • Io sono un povero frate e ciononostante Dio benedetto ogni giorno mi manda la  sua divina Provvidenza, sì che io faccia sempre l’elemosina ai poveri e quanto avrò  lo dispenserò sempre ai poveri. Io mi raccomando nelle mie povere orazioni a Dio  benedetto ed ho una vivissima fede ed una fermissima speranza in lui che sempre  mi provvederà, come in effetti di giorno in giorno mi va provvedendo senza che io  cerchi da altri alcunché. • Più sono i poveri che vengono, tanto maggiore è la Provvidenza di Dio. • Vengano pure quanti poveri sono in Roma ché non mi danno fastidio, perché  quanto più vengono i poveri tanto più la santa Provvidenza di Dio mi manda con  che provvederli. Vorrei che i poveri avessero timor di Dio e pregassero per i loro  benefattori. • Speriamo nella Provvidenza di Dio che non mancherà di confortarci. • La grazia di Dio non manca mai, basterà e ne avanzerà. • Credete, Massimo mio, che tutte le cose che si fanno per il servizio del Signore e  confidando nel Signore, tutte il Signore le fa riuscire bene. • Confidiamo in Dio e non ci mancherà alcunché. • Notate ciò che Dio ha fatto per noi. Dio ci pensa. Quanto è grande: egli ci  provvede! • Ebbene, Massimo, non vi pare infinita la Provvidenza di Dio che manda il  soccorso quando se ne ha maggior bisogno?


(quando all’ultimo momento arrivavano offerte  insperate) • Facciamo del bene! Facciamo del bene! Dio  provvederà: basta che quello che si opera si faccia  con una vera fiducia in lui, e vedrete che anche  dopo la mia morte si aumenterà l’Ospizio come e  quanto Dio vorrà.


L'UMILTA' • Costoro hanno commesso un errore e fanno come quelli che adorano il legno della  

Barcaccia al posto di quello della Santissima Croce: non sanno che io sono più   peccatore di loro. (a chi gli riferiva che c’era gente che lo reputava un santo) • Or vedete che devozione ha il popolo all’abito della Madonna Santissima del   Carmine. Costoro hanno voluto darmi da lavorare questa notte: infatti invece di   dormire dovrò rappezzare e raccomodare l’abito lacerato. (Uscendo dall’Ospedale un gruppo di pellegrini che stavano a San  Giovanni gli si affollò intorno strappandogli le vesti, il cappuccio e  quanto potevano del suo abito. P. Angelo attribuì il fatto alla  devozione che il popolo aveva verso l’abito della Santa Vergine…) • Non mancate di tener l’anima pulita mentre per salvarsi è necessario staccarsi da   questo mondo e affidarsi in tutto al divino volere. Io non mancherò di pregare Dio   per voi, benché io sia un gran peccatore. • Io sono un vagabondo inutile e buono a niente. • Se monsignor Governatore sapesse che gran fanfarone che sono, mi manderebbe   per capo remo di una galera. • Fratello, tu vivi errandoti sul mio conto, poiché io non sono altro che un   miserabile, un pappagallo, una carogna. • Povera gente, mi credono quale non sono. Se mi conoscessero pregherebbero per   me, poiché in me non c’è alcunché di buono se non il carattere sacerdotale e l’abito di   Maria Vergine. • É vero, ho mangiato bene, non essendo buona la singolarità in pubblico, quanto   propria è in convento l’astinenza. (a chi si meravigliava per averlo visto mangiare tutto come gi altri ad un pranzo fuori convento) • “Padre, pregate Sua Divina Maestà per me”. “E voi per me, che ne ho molto   bisogno”. • Pregate Dio per me affinché mi aiuti.


RICORDI DELLA SUA VITA D'INFANZIA Quando vedo questi giovani mi ricordo di ciò che mi succedeva al paese, quando ero   giovane e secolare: io m’incontravo spessissimo con dei fìglioli e li esortavo a non   stare oziosi, ma a fare qualche mestiere per liberarsi dalle occasioni cattive, che   sarebbero potute capitar loro stando nelle piazze a giocare e a fare scherzi infantili.   Spiegavo loro la dottrina cristiana e li conducevo nelle chiese e, poiché per invogliarli   ero solito donare loro qualcosa, essi mi seguivano e mi sentivano volentieri, e tutti mi   volevano bene. (ad un amico, ricordando la sua giovinezza)

VITA RELIGIOSA Obbligo del religioso è di osservare esattamente la Regola e le Costituzioni del suo   Ordine. Non bisogna mai ritenersene dispensati se non dietro l’esplicito comando del   Priore. • Sebbene questi denari siano per fare la carità ai poveri, con tutto ciò non è bene che   stiano nella stanza di un religioso. (quando si rifiutava di tenere i soldi dei poveri nella sua stanza) • Affrettiamo il passo, perché io non devo mancare al coro! (più volte, quando si trovava per strada ed era giunta l’ora dell’Ufficio Divino) • Conviene domandare con tutta umiltà a Dio che quando ci succedono di   quest’incontri [il Padre Priore aveva umiliato P. Angelo] ci conceda la santa pazienza   e fortezza di sopportarli per amor suo. Il soffrire in questo mondo per amor di Dio, è  un dolcissimo contento e quanto più un’anima ama Iddio tanto più gode e non prova   dolore per quello che soffre, anzi un sommo godimento. • Padri miei, non perdete tempo, andate a fare qualche cosa, cosicché non abbiate da   rendere conto a Dio dell’ozio. Pensate bene che l’ozio partorisce molti vizi che sono   aborriti da Sua Divina Maestà. Perciò state attenti alla santa osservanza e stando in   obbedienza dei Superiori, altrimenti tutte le buone opere non valgono nulla qualora   non vi siano una perfetta tolleranza ed una candida umiltà. (a quei confratelli che amavano girare per le celle del convento, senza far nulla) • Padri non perdiamo tempo! Padri non perdiamo tempo!

(ai suoi confratelli)



Angelo Paoli, Pensieri