Page 1

SANTUARIO DEL CARMINE Frati carmelitani

ADORAZIONE

EUCARISTICA

Palmi

" Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi " (Gv 20,21)

G.: Nel suo messaggio per l'85a Giornata Mondiale Missionaria, il Santo Padre afferma che «l’impegno di portare a tutti l’annuncio del Vangelo, è il servizio più prezioso che la Chiesa può rendere all’umanità». Certi che uniti nell'unico Corpo mistico di Cristo siamo tutti membra vive della Comunità ecclesiale e corresponsabili della sua credibilità nel mondo. Ci predisponiamo a vivere questo intenso momento di adorazione in atteggiamento di riverente silenzio alla presenza del Signore, perché ritornando nelle nostre case siamo trasformati nell'amore divino. Nella riflessione, saremo aiutati dalle meditazioni di santa Teresa di Lisieux, Dottore della Chiesa e patrona delle missioni. CANTO – ESPOSIZIONE DEL SS. SACRAMENTO

PRIMO MOMENTO: La missione G.: «Per il battesimo i laici carmelitani diventano partecipi della missione di Cristo Gesù, la continuano nella Chiesa divenendo così quasi "un'aggiunta d'umanità"che si trasforma in "lode della sua gloria"» (Regola TOC, 24) Dal Vangelo di san Giovanni (Gv 20,19-23) La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». MEDITIAMO IN SILENZIO

Dai Manoscritti autobiografici di santa Teresa di Lisieux ( MA 251) Sento in me la vocazione di Sacerdote: con quanto amore, o Gesù, ti porterei nelle mie mani quando, alla mia voce, discendessi dal Cielo! Con quanto amore ti darei alle anime! Ma, ahimè, pur desiderando di essere Sacerdote, ammiro ed invidio l’umiltà di San Francesco d’Assisi e mi sento la vocazione di imitarlo rifiutando la sublime dignità del Sacerdozio. O Gesù, mio amore, mia vita! Come conciliare questi contrasti? Come realizzare i desideri della mia povera piccola anima? Ah, nonostante la mia piccolezza, vorrei illuminare le anime come i Profeti, i Dottori! Ho la vocazione d’essere Apostolo. Vorrei percorrere la terra, predicare il tuo nome e 1


piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa! Ma, o mio Amato, una sola missione non mi basterebbe: vorrei al tempo stesso annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo e fino nelle isole più lontane. Vorrei essere missionaria non solo per qualche anno, ma vorrei esserlo stata dalla creazione del mondo ed esserlo fino alla consumazione dei secoli. Ma vorrei soprattutto, o mio Amato Salvatore, vorrei versare il sangue per te fino all’ultima goccia! VOCI FUORI CAMPO

Un pastorello solo sta e addolorato, lontano da ogni gioia e godimento, il suo pensier alla pastora è intento, dall'amore il petto è lacerato.

Solo al pensier d'esser scordato dalla sua pastora, con gran pena si lascia maltrattare in terra aliena, e il petto dall'amore è lacerato.

Non piange perché l'amore l'ha piagato Non gli pesa sentirsi tanto afflitto, benché nel suo cuore sia trafitto, piange solo al pensier d'esser obliato.

E dopo un po' su un albero è innalzato, dove le sue belle braccia ha spalancato, appeso ad esse morir s'è lasciato col petto dall'amore lacerato. (Giovanni della Croce)

INVOCAZIONI

P.: Chiediamo al Signore di renderci testimoni consapevoli della sua presenza e di maturare una fede adulta, nutrita alla Mensa della sua Parola: Manifestaci il tuo amore, Signore • • •

Signore, infiammaci sempre più del tuo mandato missionario. Rendici capaci, Signore, di portare nella nostra quotidianità, la testimonianza viva di una Chiesa, amata Sposa del tuo Figlio, capace di accogliere in unità i figli di Dio dispersi. Docili alle mozioni del tuo Spirito, Signore, possano i missionari portare fino agli estremi confini del mondo, la testimonianza viva di una Chiesa capace di raccogliere in unità i figli di Dio dispersi.

CANTO

SECONDO MOMENTO: La contemplazione G.: «Costituisce il viaggio interiore del Carmelitano: esperienza trasformante dell’amore di Dio che ci svuota dai nostri modi umani limitati e imperfetti di pensare, amare e agire; e li trasforma in modi divini» (RIVC) Dal primo Libro delle Cronache (1Cr 17, 16-27) Il re Davide, presentatosi al Signore disse: «Chi sono io, Signore Dio, e che cos'è la mia casa perché tu mi abbia condotto fin qui? E, quasi fosse poco ciò per i tuoi occhi, o Dio, ora parli della casa del tuo servo nel lontano avvenire; mi hai fatto contemplare come una successione di uomini in ascesa, Signore Dio! Come può pretendere Davide di aggiungere qualcosa alla tua gloria? Tu conosci il tuo servo. Signore, per amore del tuo servo e secondo il tuo cuore hai compiuto quest'opera straordinaria per 2


manifestare tutte le tue meraviglie. Signore, non esiste uno simile a te e non c'è Dio fuori di te, come abbiamo sentito con i nostri orecchi. E chi è come il tuo popolo, Israele, l'unico popolo sulla terra che Dio sia andato a riscattare per farne un suo popolo e per procurarsi un nome grande e stabile? Tu hai scacciato le nazioni davanti al tuo popolo, che tu hai riscattato dall'Egitto. Hai deciso che il tuo popolo Israele sia tuo popolo per sempre. Tu, Signore, sei stato il loro Dio. Ora, Signore, la parola che hai pronunciata sul tuo servo e sulla sua famiglia resti sempre verace; fa' come hai detto. Sia saldo e sia sempre magnificato il tuo nome! Si possa dire: Il Signore degli eserciti è Dio per Israele! La casa di Davide tuo servo sarà stabile davanti a te. Tu, Dio mio, hai rivelato al tuo servo l'intenzione di costruirgli una casa, per questo il tuo servo ha trovato l'ardire di pregare alla tua presenza. Ora tu, Signore, sei Dio; tu hai promesso al tuo servo tanto bene. Pertanto ti piaccia di benedire la casa del tuo servo perché sussista per sempre davanti a te, poiché quanto tu benedici è sempre benedetto». MEDITIAMO IN SILENZIO

Dai Manoscritti autobiografici di santa Teresa di Lisieux (MA 73) Avevo 6 o 7 anni quando papà ci condusse a Trouville. Mai dimenticherò l’impressione che mi fece il mare, non riuscivo a fare a meno di guardarlo continuamente: la sua maestà, il fragore dei suoi flutti, tutto parlava alla mia anima della grandezza e della potenza del buon Dio. [...] La sera, nell’ora in cui il sole sembra immergersi nell’immensità dei flutti lasciandosi davanti un solco luminoso, andavo a sedermi tutta sola su una roccia con Paolina. [...]Lo contemplai a lungo quel solco luminoso, immagine della grazia che illumina il cammino che deve percorrere il piccolo vascello dalla bella vela bianca. Accanto a Paolina, presi la decisione di non allontanare mai la mia anima dallo sguardo di Gesù, affinché voghi in pace verso la Patria dei Cieli! VOCI FUORI CAMPO Oh fiamma d'amor viva, che teneramente ferisci dell'anima mia il più profondo centro, poiché non sei più schiva, finisci ora, se vuoi; rompi il velo di questo dolce incontro!

che a vita eterna sai e ogni debito paghi; uccidendo, morte in vita hai mutato! Quanto manso ed amoroso riposi sul mio petto dove segretamente solo dimori e nel tuo dolce respirare di bene e gloria pieno quanto delicatamente m'innamori! (Giovanni della Croce)

Oh cauterio soave! Oh deliziosa piaga! Oh mano blanda! Oh tocco delicato INVOCAZIONI

3


P.: Chiediamo a Dio Padre di favorire in noi la contemplazione, liberandoci innanzitutto dai desideri e dai timori che la ostacolano e offrendoci il dono prezioso della continua crescita nell'amore verso Lui ed il prossimo: Fa’ che ascoltiamo la tua voce, Signore • • • •

Perché ogni cristiano impari a scoprire la Tua presenza amorosa nella propria vita Per noi qui riuniti, perché possiamo riconoscere la nostra storia personale, come storia di salvezza ed amore anche nelle vicende più tristi e cupe Oh fiamma d'amor viva, infiammaci del tuo amore, e aiutaci a contagiare dello stesso amore quanti incontreremo nella nostra esistenza Noi siamo tuo tempio e tabernacolo, Signore, rendici consapevoli di questo tuo grande dono.

CANTO

TERZO MOMENTO: La vocazione G.: Il documento Lumen Gentium del Concilio Vaticano II afferma che ogni cristiano con il battesimo ha ricevuto un'unica vocazione: quella alla santità. «I seguaci di Cristo, chiamati da Dio, non a titolo delle loro opere, ma a titolo del suo disegno e della grazia, giustificati in Gesù nostro Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi» Dalla lettera di san Paolo Apostolo agli Efesini (Ef 1,3-18) Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l'ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà, perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo. In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria. Perciò anch'io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, non cesso di render grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia 4


uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi MEDITIAMO IN SILENZIO

Dai Manoscritti autobiografici di santa Teresa di Lisieux (MA 253-254) Durante l’orazione i miei desideri mi facevano soffrire un vero e proprio martirio. Aprii le epistole di San Paolo per cercare qualche risposta. Mi caddero sotto gli occhi i capitoli XII e XIII della prima lettera ai Corinzi. Nel primo lessi che non tutti possono essere apostoli, profeti, dottori, ecc., che la Chiesa è composta da diverse membra e che l’occhio non potrebbe essere al tempo stesso la mano. La risposta era chiara ma non appagava i miei desideri, non mi dava la pace. Come la Maddalena chinandosi continuamente sul sepolcro vuoto finì per trovare quello che cercava, così, abbassandomi fino alle profondità del mio nulla, mi elevai tanto in alto che riuscii a raggiungere il mio scopo. Senza scoraggiarmi continuai la lettura e questa frase mi rincuorò: «Cercate con ardore i doni più perfetti; ma io vi mostrerò una via ancora più eccellente». E l’Apostolo spiega come tutti i doni più perfetti non sono niente senza l’Amore. Che la Carità è la via eccellente che conduce sicuramente a Dio. Finalmente avevo trovato il riposo! Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in nessuno dei membri descritti da San Paolo: o meglio, volevo riconoscermi in tutti! La Carità mi diede la chiave della mia vocazione. Capii che se la Chiesa aveva un corpo, composto da diverse membra, il più necessario, il più nobile di tutti non le mancava: capii che la Chiesa aveva un Cuore e che questo Cuore era acceso d’Amore. Capii che solo l’Amore faceva agire le membra della Chiesa: che se l’Amore si dovesse spegnere, gli Apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i Martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue. Capii che l’Amore racchiudeva tutte le vocazioni, che l’Amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi! Insomma che è eterno! Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante ho esclamato: O Gesù mio Amore, la mia vocazione l’ho trovata finalmente! La mia vocazione è l’Amore! Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, sei tu che me l’hai dato: nel Cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l’Amore! Così sarò tutto, così il mio sogno sarà realizzato!!! VOCI FUORI CAMPO

Dove ti nascondesti, Amato, e mi lasciaste gemente? Come il cervo fuggisti, avendomi ferito; uscii dietro di te gridando, e te n'eri andato

Oh boschi e fitte selve piantate dalla mano dell'Amato! Oh prato verdeggiante, di fiori smaltato, dite se da voi è passato! Mille grazie spargendo Passò per questi boschi con premura 5


e, guardandoli, con la sua sola figura vestiti li lasciò di bellezza. Perché, dunque hai piagato questo cuore, non lo sanasti? E, poiché me l'hai rubato, perché così lo lasciasti e non prendi il furto che rubasti?

Estingui i miei affanni,

visto che nessuno è in grado di disfarli; e ti vedano i miei occhi dato che sei la loro luce e solo per te voglio tenerli. Scopri la tua presenza, e mi uccida la tua vista e la tua bellezza; sai che la sofferenza d'amore, non si cura se non con la presenza e la figura. (Giovanni della Croce)

INVOCAZIONI

P.: A Gesù Eucarestia, risposta obbediente del Figlio alla chiamata del Padre, eleviamo la nostra preghiera: Scopri la tua presenza e la tua bellezza • • • • • •

Signore, che chiami gli uomini ad essere tuoi figli Signore che ti rendi Cibo per la salvezza del mondo Signore, che raduni tutti i popoli alla Mensa della Vita Signore, che nel tuo amore edifichi una nuova umanità Signore, sostienici nella nostra vocazione alla santità Signore, rendici generosi missionari del tuo amore nella nostra quotidianità

CANTO

QUARTO MOMENTO: La carità G.: Annuncio del Vangelo e promozione umana. Due aspetti mai separabili. La giustizia annunciata dal Signore si concretizza con la carità fraterna e gratuita per la salvezza dell'umanità, non soltanto a livello materiale. Solidarietà concreta, espressione dunque dell'amore tra Dio e l'uomo: Egli ci invita ad amarci gli uni gli altri per essere veri figli che amano il Padre. L'autentico missionario è colui che vive e porta quest'amore ai fratelli, aspetto essenziale della missione della Chiesa. Dal Vangelo di san Giovanni (Gv 15,9-17) Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri. 6


MEDITIAMO IN SILENZIO

Dai Manoscritti autobiografici di santa Teresa di Lisieux (MA 255-256.258) Perché parlare di gioia delirante? No, questa espressione non è giusta. Si tratta piuttosto della pace calma e serena del navigatore che intravede il faro che deve condurlo al porto. O Faro luminoso dell’amore, so come arrivare fino a te, ho scoperto il segreto per impadronirmi della tua fiamma! Sono solo una bambina, impotente e debole: eppure la mia stessa debolezza mi dà l’audacia di offrirmi come Vittima al tuo Amore, o Gesù! Un tempo le ostie pure e senza macchie erano le sole gradite al Dio Forte e Potente. Per soddisfare la Giustizia divina occorrevano vittime perfette; ma alla legge del timore è succeduta la legge dell’Amore; e l’Amore ha scelto per olocausto me, debole e imperfetta creatura! Questa scelta non è forse degna dell’Amore? Sì: perché l’Amore sia pienamente soddisfatto, bisogna che si abbassi, che si abbassi fino al niente e che trasformi in fuoco questo niente. O Gesù, lo so, l’amore si paga soltanto con l’amore: perciò ho cercato e ho trovato il modo per calmare il mio cuore rendendoti Amore per Amore. [...] Ricordandomi della preghiera di Eliseo al suo Padre Elia quando osò chiedergli il suo duplice spirito, mi sono presentata davanti agli Angeli e ai Santi e ho detto loro: «Io sono la più piccola delle creature, conosco la mia miseria e la mia debolezza, ma so anche quanto piaccia ai cuori nobili e generosi fare del bene; quindi vi supplico di adottarmi come figlia. Per voi soli sarà la gloria che mi farete acquistare, ma degnatevi di esaudire la mia preghiera: è temeraria, lo so, tuttavia oso domandarvi di concedermi il vostro duplice Amore». Voglio soffrire per amore e anche gioire per amore: così getterò fiori davanti al tuo trono; non ne incontrerò uno senza sfogliarlo per te! Poi gettando i miei fiori canterò (come sarebbe possibile piangere nel fare un’azione così gioiosa?), canterò, anche quando dovrò cogliere i miei fiori in mezzo alle spine, e il mio canto sarà tanto più melodioso quanto più le spine saranno lunghe e pungenti. Gesù, a cosa ti serviranno i miei fiori e i miei canti? Ah, lo so bene: questa pioggia profumata, questi petali fragili e senza alcun valore, questi canti d’amore del cuore più piccolo di tutti ti incanteranno; sì, questi nulla ti faranno piacere. VOCI FUORI CAMPO

lì gli promisi d'essere sua sposa

Nell'interior cantina del mio Amato bevvi, e, quando uscii in tutta questa valle, già nulla più sapevo, ed il gregge che prima seguivo persi.

La mia anima si è impegnata e tutta la mia ricchezza al suo servizio; già non custodisco il gregge né ho più altro ufficio, dato che ora solo nell'amare è il mio esercizio (Giovanni della Croce)

Lì mi diede il suo petto, lì mi insegnò scienza molto gustosa, ed io gli diedi me senza trascurare cosa; INVOCAZIONI

7


P.: Non c'è annuncio senza carità, senza condividere le necessità del fratello, senza un'infinita capacità di amare, che nasce nell'uomo come esigenza della compartecipazione a Dio-Amore: Ti preghiamo, ascoltaci. • • • • • •

Signore, rendici sempre più consapevoli del tuo renderci Uno nel tuo Corpo e nel tuo Sangue Signore, rendici capaci di misericordia e strumenti di riconciliazione Signore, facci partecipi del tuo grande amore per l'umanità Signore, non smettere di motivarci sempre alla gioia della carità fraterna Signore, tu che ascolti il grido degli umili, concedici di essere sempre accoglienti nell'ascolto e nell'aiuto dei più bisognosi Signore, donaci la capacità di amare i nostri nemici e di benedire coloro che ci maledicono

CANTO

QUINTO MOMENTO: Il ringraziamento G.: Eucaristia significa ringraziamento. Cristo, istituendo questo sacramento, ha racchiuso il grande ed universale ringraziamento di tutto il creato. È il banchetto che Dio ha preparato per tutti i popoli. Contemplata in questa luce, l'eucaristia appare come la sorgente dell'autocoscienza della Chiesa che, essendo la famiglia di coloro che sono risorti con Cristo, è la nuova Gerusalemme, la madre di tutti i popoli. Proprio per questo dall'eucaristia sgorga la testimonianza vitale del Vangelo che prolunga, nell'esistenza e nella missione dei battezzati, la proclamazione della salvezza compiuta nel sacramento. Dal Vangelo di san Giovanni (Gv 6,48-58) In quel tempo disse Gesù: «Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». MEDITIAMO IN SILENZIO

Dai Manoscritti autobiografici di santa Teresa di Lisieux 8

(MA 255-256.258)


Anche l’indomani della mia prima comunione fu un bel giorno, ma fu velato di malinconia; il bel vestito che Maria mi aveva comprato, tutti i regali che avevo ricevuto non mi riempivano il cuore; c’era solo Gesù che potesse appagarmi, sospiravo il momento in cui avrei potuto riceverlo una seconda volta. Circa un mese dopo la mia prima comunione, andai a confessarmi per l’Ascensione e osai chiedere il permesso di fare la santa comunione. Contro ogni speranza, il sacerdote me lo permise ed ebbi la gioia di andare ad inginocchiarmi alla Sacra Mensa tra papà e Maria: che dolce ricordo ho serbato di quella seconda visita di Gesù! Le lacrime mi sgorgarono ancora con ineffabile dolcezza; ripetevo continuamente a me stessa queste parole di san Paolo: «Non sono più io che vivo, è Gesù che vive in me!». Dopo quella comunione, il mio desiderio di ricevere il buon Dio divenne sempre più grande: ottenni il permesso di comunicarmi a tutte le feste principali. La vigilia di quei giorni felici Maria mi prendeva la sera sulle sue ginocchia e mi preparava come aveva fatto per la mia prima comunione VOCI FUORI CAMPO

Ben so io la fonte che sgorga e scorre, anche se è notte! La sua origine non la conosco, non ce l'ha però so che ogni origine da essa procede, anche se è notte. So che non può essere cosa così bella che cielo e terra bevon d'ella, anche se è notte. La sua chiarezza mai è oscurata e so che ogni luce da essa viene, anche se è notte.

La corrente che nasce da questa fonte ben so che è tanto grande e onnipotente, anche se è notte. Questa eterna fonte è nascosta in questo vivo pane per darci vita, anche se è notte. Questa viva fonte cui anelo in questo pane di vita io la vedo, anche di notte. (Giovanni della Croce)

INVOCAZIONI

P.: Esprimiamo la nostra infinita gratitudine al Signore, per il dono della vita e del memoriale della sua Pasqua che ha lasciato alla sua Chiesa: Ti ringraziamo, Signore • • • • • • • • •

per l'offerta del tuo Corpo e del tuo Sangue per la vita di ogni giorno per il tuo esserci sempre accanto per la speranza che infondi nei nostri cuori per averci reso capaci di amore per la salvezza offerta al mondo per la missione che affidi a ciascuno di noi per l'impegno dei tuoi missionari per la gioia e la forza che vengono dalla tua Parola 9


per il dono dei Sacramenti, sostegno del nostro cammino

CANTO: TANTUM ERGO - BENEDIZIONE EUCARISTICA

Canone:

Laudate omnes gentes, laudate Dominum! Laudate omnes gentes, laudate Dominum!

CANTO MARIANO

MEDITIAMO NELLE NOSTRE CASE, LUOGO DELLA NOSTRA PRIMA MISSIONE

Messaggio del S. Padre Benedetto XVI per la Giornata Missionaria Mondiale 2011 In occasione del Giubileo del 2000, il Venerabile Giovanni Paolo II, all’inizio di un nuovo millennio dell’era cristiana, ha ribadito con forza la necessità di rinnovare l’impegno di portare a tutti l’annuncio del Vangelo «con lo stesso slancio dei cristiani della prima ora» (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 58). È il servizio più prezioso che la Chiesa può rendere all’umanità e ad ogni singola persona alla ricerca delle ragioni profonde per vivere in pienezza la propria esistenza. Perciò quello stesso invito risuona ogni anno nella celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale. L’incessante annuncio del Vangelo, infatti, vivifica anche la Chiesa, il suo fervore, il suo spirito apostolico, rinnova i suoi metodi pastorali perché siano sempre più appropriati alle nuove situazioni - anche quelle che richiedono una nuova evangelizzazione - e animati dallo slancio missionario: «La missione rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola! La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà ispirazione e sostegno nell’impegno per la missione universale» (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 2). Andate e annunciate Questo obiettivo viene continuamente ravvivato dalla celebrazione della liturgia, specialmente dell’Eucaristia, che si conclude sempre riecheggiando il mandato di Gesù risorto agli Apostoli: “Andate…” (Mt 28,19). La liturgia è sempre una chiamata ‘dal mondo’ e un nuovo invio ‘nel mondo’ per testimoniare ciò che si è sperimentato: la potenza salvifica della Parola di Dio, la potenza salvifica del Mistero Pasquale di Cristo. Tutti coloro che hanno incontrato il Signore risorto hanno sentito il bisogno di darne l’annuncio ad altri, come fecero i due discepoli di Emmaus. Essi, dopo aver riconosciuto il Signore nello spezzare il pane, «partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme dove trovarono riuniti gli Undici» e riferirono ciò che era accaduto loro lungo la strada (Lc 24,33-34). Il Papa Giovanni Paolo II esortava ad essere “vigili e pronti a riconoscere il suo volto e correre dai nostri fratelli a portare il grande annunzio: “Abbiamo visto il Signore!”» (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 59). A tutti 10


Destinatari dell’annuncio del Vangelo sono tutti i popoli. La Chiesa, «per sua natura è missionaria, in quanto essa trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il disegno di Dio Padre» (Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Ad gentes, 2). Questa è «la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare» (Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 14). Di conseguenza, non può mai chiudersi in se stessa. Si radica in determinati luoghi per andare oltre. La sua azione, in adesione alla parola di Cristo e sotto l’influsso della sua grazia e della sua carità, si fa pienamente e attualmente presente a tutti gli uomini e a tutti i popoli per condurli alla fede in Cristo (cfr Ad gentes, 5). Questo compito non ha perso la sua urgenza. Anzi, «la missione di Cristo redentore, affidata alla Chiesa, è ancora ben lontana dal suo compimento … Uno sguardo d’insieme all’umanità dimostra che tale missione è ancora agli inizi e che dobbiamo impegnarci con tutte le forze al suo servizio» (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 1). Non possiamo rimanere tranquilli al pensiero che, dopo duemila anni, ci sono ancora popoli che non conoscono Cristo e non hanno ancora ascoltato il suo Messaggio di salvezza. Non solo; ma si allarga la schiera di coloro che, pur avendo ricevuto l’annuncio del Vangelo, lo hanno dimenticato e abbandonato, non si riconoscono più nella Chiesa; e molti ambienti, anche in società tradizionalmente cristiane, sono oggi refrattari ad aprirsi alla parola della fede. È in atto un cambiamento culturale, alimentato anche dalla globalizzazione, da movimenti di pensiero e dall’imperante relativismo, un cambiamento che porta ad una mentalità e ad uno stile di vita che prescindono dal Messaggio evangelico, come se Dio non esistesse, e che esaltano la ricerca del benessere, del guadagno facile, della carriera e del successo come scopo della vita, anche a scapito dei valori morali. Corresponsabilità di tutti La missione universale coinvolge tutti, tutto e sempre. Il Vangelo non è un bene esclusivo di chi lo ha ricevuto, ma è un dono da condividere, una bella notizia da comunicare. E questo dono-impegno è affidato non soltanto ad alcuni, bensì a tutti i battezzati, i quali sono «stirpe eletta, … gente santa, popolo che Dio si è acquistato” (1Pt 2,9), perché proclami le sue opere meravigliose. Ne sono coinvolte pure tutte le attività. L’attenzione e la cooperazione all’opera evangelizzatrice della Chiesa nel mondo non possono essere limitate ad alcuni momenti e occasioni particolari, e non possono neppure essere considerate come una delle tante attività pastorali: la dimensione missionaria della Chiesa è essenziale, e pertanto va tenuta sempre presente. E’ importante che sia i singoli battezzati e sia le comunità ecclesiali siano interessati non in modo sporadico e saltuario alla missione, ma in modo costante, come forma della vita cristiana. La stessa Giornata Missionaria non è un momento isolato nel corso dell’anno, ma è una preziosa occasione per fermarsi a riflettere se e come rispondiamo alla vocazione missionaria; una risposta essenziale per la vita della Chiesa. Evangelizzazione globale 11


L’evangelizzazione è un processo complesso e comprende vari elementi. Tra questi, un’attenzione peculiare da parte dell’animazione missionaria è stata sempre data alla solidarietà. Questo è anche uno degli obiettivi della Giornata Missionaria Mondiale, che, attraverso le Pontificie Opere Missionarie, sollecita l’aiuto per lo svolgimento dei compiti di evangelizzazione nei territori di missione. Si tratta di sostenere istituzioni necessarie per stabilire e consolidare la Chiesa mediante i catechisti, i seminari, i sacerdoti; e anche di dare il proprio contributo al miglioramento delle condizioni di vita delle persone in Paesi nei quali più gravi sono i fenomeni di povertà, malnutrizione soprattutto infantile, malattie, carenza di servizi sanitari e per l'istruzione. Anche questo rientra nella missione della Chiesa. Annunciando il Vangelo, essa si prende a cuore la vita umana in senso pieno. Non è accettabile, ribadiva il Servo di Dio Paolo VI, che nell’evangelizzazione si trascurino i temi riguardanti la promozione umana, la giustizia, la liberazione da ogni forma di oppressione, ovviamente nel rispetto dell’autonomia della sfera politica. Disinteressarsi dei problemi temporali dell’umanità significherebbe «dimenticare la lezione che viene dal Vangelo sull’amore del prossimo sofferente e bisognoso» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 31.34); non sarebbe in sintonia con il comportamento di Gesù, il quale “percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e infermità” (Mt 9,35). Così, attraverso la partecipazione corresponsabile alla missione della Chiesa, il cristiano diventa costruttore della comunione, della pace, della solidarietà che Cristo ci ha donato, e collabora alla realizzazione del piano salvifico di Dio per tutta l’umanità. Le sfide che questa incontra, chiamano i cristiani a camminare insieme agli altri, e la missione è parte integrante di questo cammino con tutti. In essa noi portiamo, seppure in vasi di creta, la nostra vocazione cristiana, il tesoro inestimabile del Vangelo, la testimonianza viva di Gesù morto e risorto, incontrato e creduto nella Chiesa. La Giornata Missionaria ravvivi in ciascuno il desiderio e la gioia di “andare” incontro all’umanità portando a tutti Cristo. Nel suo nome vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, in particolare a quanti maggiormente faticano e soffrono per il Vangelo.

12

adorazione eucaristica missionaria  

adorazione eucaristica missionaria Palmi 2011

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you