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UNA GUIDA DEI GIOVANI PER I GIOVANI LUGLIO 2018

METTIAMOCI IN GIOCO STILI DI VITA SOSTENIBILI


METTIAMOCI IN GIOCO STILI DI VITA SOSTENIBILI è una pubblicazione realizzata da un gruppo di giovani che hanno partecipato al progetto di educazione alla cittadinanza globale "Giochiamoci il Pianeta". 2017/2018


PUBBLICAZIONE REALIZZATA DA

CON IL SOSTEGNO DELLA

PARTNER

PROGETTO GRAFICO: Patricia Dragan


METTIAMOCI IN GIOCO STILI DI VITA SOSTENIBILI


TANTO PER COMINCIARE … Come mettersi in gioco? Ve lo spieghiamo noi! Mettere in pratica la sostenibilità ambientale nel nostro quotidiano significa iniziare dai piccoli gesti, confrontarsi, essere curiosi, ascoltare e leggere fidandosi di fonti attendibili e non delle fake news. È questa la proposta di Mettiamoci in Gioco: Stili di vita sostenibili, pubblicazione prodotta da un gruppo di giovani studenti nell'ambito del progetto di Educazione alla Cittadinanza Globale Giochiamoci il Pianeta, co-finanziato dall’Assessorato alla Cooperazione Internazionale e allo Sviluppo della Provincia Autonoma di Trento e dall’Associazione Viração&Jangada in partenariato con Centro Europeo Jean Monnet, Osservatorio Trentino sul Clima, Fondazione Fontana, Associazione In Medias Res, Associazione Mazingira e IPSIA del Trentino. La pubblicazione riporta informazioni scientifiche su quattro temi: viaggio, cibo, abbigliamento e acqua dimostrando che la sostenibilità ambientale non è un tema così complesso: ognuno di noi può, anzi deve, fare la differenza! Ecco dunque alcuni piccoli suggerimenti e buone pratiche per prendersi cura del Pianeta senza cambiare radicalmente le proprie abitudini. Parliamo per esempio di cibo! Lo sapevate che un hamburger consuma acqua come 2 mesi filati di doccia? O che 1/3 della produzione annua mondiale di cibo finisce nella spazzatura? Non è impressionante? Queste cifre devono farci riflettere perché oggi, ora, dobbiamo svegliarci e dare il nostro contributo. Sicuramente non sarà possibile boicottare tutte le abbuffate al giapponese all you can eat o ogni goloso hamburger pieno di pancetta e cheddar dei fast food… ovvio, piacciono anche a noi! Però, magari, qualche piccolo gesto più sostenibile potrebbe entrare a far parte del nostro stile di vita quotidiano. Mettiamoci in Gioco riporta dunque alcune azioni di responsabilità ambientale per ogni tematica trattata. Di nuovo: piccoli cambiamenti per un grande successo globale. Per esempio, parlando di moda, in questa pubblicazione troverete ben 12 marche green e se per voi è troppo costoso comprare quei marchi, non preoccupatevi: abbiamo trovato anche altre soluzioni. Conoscete per esempio l’app Depop? Infine, potrete anche approfondire le tematiche da noi proposte navigando su siti web specifici, guardando alcuni bei film oppure leggendo qualche libro da noi consigliato. Siccome siamo per il risparmio dell’energia anche delle parole, non ci resta ora che augurarvi una buona lettura! Anzi, meglio.... di mettervi in gioco.

Paulo Lima e Giulia De Paoli


VIAGGIO

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Accessibile, low cost e...sostenibile?

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CIBO Ogni boccone conta!

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ABBIGLIAMENTO 12 marchi green da tenere a mente

ACQUA L'acqua invisibile

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VIAGGI


V i a g g i Accessibile e low cost - queste sembrano essere le parole che oggi si affiancano ad ogni tipo di viaggio sia questo luna di miele, crociera, viaggio spirituale o alla scoperta di qualche sperduta isola. In un certo senso, in passato il numero di persone che si spostava era decisamente inferiore, limitato dal costo in primis e dalla difficoltà di percorrere grosse distanze. Ora, il prezzo medio di un biglietto aereo dall’Italia per una qualsiasi città europea varia in media fra i 36 e i 40 euro. Ecco quindi la domanda che in molti si pongono: tutto questo è davvero conveniente? In termini di tempo sicuramente si, è vantaggioso! Ma, è necessario ricordare che un volo aereo comporta un notevole rilascio di CO2 in atmosfera: l’inquinamento dei voli aerei è pari al 2.3% delle emissioni globali.

Pensiamo agli elefanti, che subiscono atroci trattamenti per essere addestrati ad obbedire al comando del padrone. Perciò, informatevi bene sui luoghi da visitare!

Purtroppo, anche una volta atterrati spesso non si presta molta attenzione alla scelta di hotel e ristoranti. Sono infatti poche le strutture che offrono servizi basati su una filosofia eco-friendly, come l’utilizzo di risorse energetiche rinnovabili, prodotti a km 0 o prodotti ecologici per la pulizia.

Se si parla di turismo sostenibile perciò sono molti gli aspetti da tenere in considerazione, tutte tematiche su cui si dibatte ancora molto.

Il rispetto delle risorse non sempre è dato per scontato, anche nelle attività offerte da tour operator, agenzie di viaggi o altri enti online. Ad esempio, è importante fare attenzione allo sfruttamento degli animali durante le escursioni organizzate.

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Recentemente si parla di Carrying Capacity Assessment (CCA): questa particolare analisi si occupa di ricercare la “capacità di carico” che una certa località turistica può sopportare prima che le sue caratteristiche ambientali, fisiche, economiche e socio-culturali vengano danneggiate. Questo indice potrebbe essere utilizzato come strumento flessibile per garantire lo sviluppo sostenibile del turismo.


azioni di responsabilità ambientale Il viaggio è meraviglioso e come tale deve rimanere! Perciò, senza vietare alcun piacere, vorremmo suggerirvi piccole azioni di responsabilità da attuare durante le vostre avventure. Piccoli gesti, grandi risultati!

informazione Ricercate più informazioni possibili prima della vostra partenza! Prendetevi il tempo per trovare le proposte che più si adattano alle vostre esigenze (sempre privilegiando strutture eco-friendly e, invece, evitando destinazioni battute dal turismo di massa).

Mobilità sostenibile In questa definizione includiamo tutti i mezzi di trasporto che deciderete di utilizzare: è sempre meglio preferire mezzi di trasporto ecologici sia per raggiungere la destinazione del vostro viaggio, sia per spostamenti interni, come per esempio hotel-spiaggia. Ciò significa anche camminare e andare in bici!

itinerari e attività eco Sono moltissimi i siti online che vi offrono esperienze uniche nel completo rispetto dell’economia locale, degli ecosistemi e di flora e fauna, riducendo al minimo l’impatto della vostra permanenza, ma riuscendo comunque a garantire ricordi indimenticabili. 10


a pprofondimenti Ecobnb: trova il tuo alloggio sostenibile www.ecobnb.it Vivigreen: viaggi  www.green.it Ecopassenger: calcola l’impronta del tuo mezzo di trasporto www.ecopassenger.org

“La sostenibile leggerezza del viaggio. Guida-diario per un turismo sostenibile” di Eliana Lazzareschi Belloni “Il viaggio e l'incontro: che cos'è il turismo responsabile” di Alfredo Luis Somoza e Maurizio Davolio

FONTI Carrying Capacity Assessment di Genci Pasko European Journal of Economics and Business Studies, 2016

Scritto da Lisa Anzelini, IV Liceo Scientifico Scienze Applicate, Istituto Martino Martini  Mezzolombardo (TN) 

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cibo


c i b o Quello che mangiamo ha un impatto importante sul Pianeta, sulla società civile e sul clima: ogni boccone conta! Tanto è vero che, secondo dati scientifici, il settore agroalimentare è responsabile per circa il 1/3 delle emissioni di gas a effetto serra (soprattutto metano e protossido di azoto) dovute alle attività umane. Stiamo parlando di una percentuale superiore a quella generata dall’intero settore sia dei trasporti sia della produzione di elettricità. Quindi il cibo finisce per rappresentare una delle principali cause del cambiamento climatico.

Chi non si è gustato un'abbuffata al giapponese all you can eat o un goloso hamburger pieno di pancetta e cheddar in una delle tante catene di fast food! Purtroppo il prezzo del risparmio lo paghiamo tutti, non solo in termini di inquinamento ma in termini di risorse. Infatti l'allevamento intensivo è responsabile del consumo di 1/3 delle riserve idriche disponibili, del 70% dei cereali coltivati e del 45% della superficie calpestabile del Pianeta.

La zootecnia, da sola, contribuisce per il 18% delle emissioni: infatti, per nutrire, allevare, macellare e vendere bovini e ovini (nella doppia veste di carne e derivati del latte), suini, pollame ecc. è necessario un enorme utilizzo di acqua, terra, pesticidi e fertilizzanti chimici con gravi conseguenze sulla biodiversità. Il contributo dell’agricoltura alla produzione dei gas serra mondiali è aumentato nel corso degli anni: si è passati dai 39 miliardi di tonnellate del 1990 ai 49 miliardi di tonnellate del 2004, con una crescita percentuale del 25,6%. Questo incremento è imputabile perlopiù all’uso dei fertilizzanti e allo sviluppo della zootecnia.

Le deiezioni degli animali sottoposti a trattamenti farmacologici vengono riversate in lagune artificiali, che vanno poi ad inquinare le falde acquifere. Bel colore, vero?

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Inoltre, sorvolando sulle condizioni terribili in cui vivono gli animali negli allevamenti intensivi (se non vuoi sorvolare esplora il nostro database), l'uso di antibiotici per evitare che si ammalino e di ormoni per farli crescere più in fretta, ha un impatto devastante sulla nostra salute: disfunzioni tiroidee, impotenza negli uomini, sterilità e un aumento significativo della resistenza agli antibiotici, con tutte le conseguenze del caso.

Al tempo stesso però, il settore agroalimentare subisce gli impatti negativi dei cambiamenti climatici, in termini di riduzione della produttività e di aumento dei rischi legati alla sicurezza alimentare. Per sicurezza alimentare s'intende quella situazione in cui tutte le persone hanno accesso fisico ed economico a un quantitativo di cibo sano e nutriente, sufficiente a rispettare i loro bisogni dietetici e le loro preferenze alimentari ai fini di una vita attiva e in salute.

Paulo Lima

Lo sapevi che? Un hamburger consuma acqua come  2 mesi filati di doccia!

Se vuoi evitare sprechi d'acqua piuttosto che non lavarti evita i fast food: ne guadagnerai anche in forma fisica e in salute!

Ogni minuto, solo negli USA, gli animali d'allevamento producono 3,5 milioni di kg di...beh hai capito! Secondo te dove vanno a finire? Ovviamente non vengono filtrate come quelle umane e vanno a finire in fiumi, laghi e mari, per la gioia dei bagnanti!

Un anno di spreco alimentare in Italia basterebbe a sfamare 44,5 milioni di persone! 14


azioni di responsabilità ambientale Anche tu puoi contribuire ad abbassare la quantità di gas serra prodotto dal settore agroalimentare. Inizia con piccoli passi come questi che ti indichiamo.

riduci la carne Non serve per forza diventare vegetariano! Basta essere più consapevole del tuo consumo di carne. L’allevamento di animali, soprattutto di bovini, è l'attività umana con il maggiore impatto sul Pianeta in termini di consumo di suolo e di acqua.

Diego Chitarrini

consuma locale I prodotti d'importazione viaggiano per il mondo prima di arrivare sugli scaffali del supermercato. Scegliendo prodotti locali e di stagione ridurrai il tuo impatto ambientale e aiuterai l'economia locale! Cerca il GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) di zona oppure utilizza servizi come bioloc.it

riduci gli sprechi Un terzo della produzione annua mondiale di cibo finisce nella spazzatura. Impara a riciclare gli avanzi, non fare la spesa quando sei molto affamato ed evita le grandi abbuffate nolimit. Infine, se ti avanza qualcosa, donalo al Banco Alimentare! 15


a pprofondimenti Giornata internazionale senza carne Il “MeatOut Day” è fissata per il 20 marzo. Lo scopo di quest’iniziativa è quello di promuovere un’alimentazione sana e genuina. www.meatout.org Lunedì senza carne Promossa da Paul McCartney, la campagna consiste nell’impegnarsi una volta la settimana, ad esempio il lunedì, a eliminare carne, pesce e loro derivati, quindi anche insaccati di qualsiasi tipo. www.meatfreemondays.com

Cowspiracy: The Sustainability Secret Documentario del 2014 prodotto e diretto da Kip Andersen e Keegan Kuhn, finanziato collettivamente con il crowdfunding. Denuncia l’impatto dell'industria agroalimentare sull’ambiente, investigando anche le politiche delle organizzazioni ambientaliste su tale questione. www.cowspiracy.com

FONTI Contro Natura, di Dario Bressanini e Beatrice Mautino, Rizzoli, 2015 La Grande Cecità, di Amitav Ghosh, Neri Pozza, 2017 Sette proposte per l’agricoltura sostenibile del futuro, Greenpeace, 2015

Scritto da Diego Chitarrini e Paulo Lima, Viração&Jangada 16


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abbigliamento


abbigliamento Probabilmente se stai leggendo questo capitolo, presti particolare attenzione all’abbigliamento. Perciò, mi permetto di iniziare con una domanda provocatoria: “A chi non piacerebbe comprare tutti i vestiti che vede e di cui si innamora istantaneamente, salvo poi accorgersi del cartellino del prezzo e cambiare idea?” Spesso, soprattutto i giovani, tendono ad acquistare la maggior parte del proprio guardaroba in negozi appartenenti a grandi catene poichè offrono capi di tendenza ad un prezzo accessibile.  Prima di sentir parlare del crollo della fabbrica di Rana Plaza nel 2011 in Bangladesh, dove hanno perso la vita più di mille lavoratori, non avevo mai sentito parlare di fast-fashion, basato solitamente su vere filiere industriali di sfruttamento e schiavitù. Avevo tralasciato la questione di come fosse possibile pagare i vestiti così poco. La notizia del crollo di quella fabbrica mi ha fatto aprire gli occhi su aspetti che precedentemente ignoravo, ricordando che dietro a quei prezzi estremamente bassi esistono numerose realtà di sfruttamento e pessime condizioni di lavoro. In realtà però, l'impatto dell’industria dell’abbigliamento non si limita “solamente” allo sfruttamento dei lavoratori nei Paesi in via di sviluppo. 18

Le industrie tessili, infatti, si affidano principalmente a risorse non rinnovabili, tra cui il petrolio, per produrre fibre sintetiche, i fertilizzanti, per stimolare la crescita delle piantagioni di cotone e altri additivi chimici, per produrre, tingere e aggiungere dettagli su fibre e tessuti, come spiega il report A New Textiles Economy: Redesigning Fashion’s Future.


Lo sapevi che? 1 kg di tessuto di cotone finale richiede una media (globale) di 11.000 litri di acqua. Circa il 45% dell’acqua presente nel tessuto di cotone è acqua di irrigazione consumata dalla pianta del cotone, il 41% è acqua piovana evaporata dal campo di cotone durante il periodo di crescita, e il 14% è l’acqua necessaria per diluire il flusso delle acque reflue legate all’uso di fertilizzanti in campo e di prodotti chimici nel settore tessile.

11.000

Per produrre una t-shirt in cotone sono necessari 2.700 litri di acqua mentre per un paio di jeans circa 7.000 litri. Attualmente l'industria della moda è responsabile per la produzione di 1.2 miliardi di tonnellate di gas serra ogni anno, più delle emissioni causate dal mondo dell'aeronautica e delle spedizioni via nave insieme.

Un altro aspetto solitamente ignorato è quello dello spazio occupato dai residui di stoffa che, quando sono di grandezza insufficiente per ricavarne dei vestiti, vengono accumulati e poi trasferiti in discariche. Non sono pezzi inutili per tutti, semplicemente le loro dimensioni non sono compatibili con l'industria che produce abbigliamento in serie. L'attuale sistema dell’industria dell’abbigliamento favorisce gli sprechi, ed è quindi responsabile per il grave deperimento delle risorse naturali.

Circa il 15% del tessuto destinato agli abiti, dopo aver superato il tavolo del taglio, viene gettato. Ogni giorno a Hong Kong, 253 tonnellate di tessuto viene destinato alle discariche.

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Giulia Montanari


12 marche green da tenere a mente

Tuttavia questa pubblicazione non è stata pensata per farci sentire in colpa e per condannare l'industria della moda, ma piuttosto per presentare la situazione attuale e proporre alternative effettivamente praticabili.

La collezione Keb Eco Shell dell’azienda svedese comprende indumenti in poliestere riciclato, impermeabili, traspiranti, sostenibili e dedicati al trekking tecnico. La linea Greenland, invece, è in tessuto G-1000, impermeabile poiché impregnato con una miscela di cera d’api e paraffina. Infine, la High Coast è ideale per uno stile più casual e urban. Fjällräven è anche attiva in progetti per la salvaguardia della volpe artica, di cui rimangono pochissimi esemplari, e ad essa deve il nome e il logo.

E’ ormai famosissima la collezione Conscious in cotone bio e riciclato. L’azienda utilizza il 21,2% di cotone biologico certificato, riciclato oppure coltivato secondo le direttive della Better Cotton Initiative, e ha l’obiettivo di raggiungere il 100% entro il 2020. Non solo. H&M realizza anche capi in Tencel, canapa biologica e lana riciclata. Dal 18 al 24 aprile il marchio svedese promuove la World Recycle Week, che prevede una raccolta di abiti a livello globale; tutti voi, quindi, potete portare nei negozi del brand gli indumenti usati e dismessi, contribuendo a ridurre i rifiuti così. 20


Famosa soprattutto per l’abbigliamento tecnico, il Denim Patagonia è in cotone organico al 100%, coltivato senza l’uso di fertilizzanti inquinanti né di pesticidi o erbicidi nocivi. Inoltre, un innovativo processo di tintura consente di ridurre significativamente l’utilizzo di acqua, energia elettrica e sostanze chimiche, producendo un minor quantitativo di CO². Patagonia ha, infine, ricevuto la certificazione Fair Trade Certified per il commercio equo.

Brand spagnolo nato nel 2013, propone piumini, borse e altri accessori interamente realizzati in plastica riciclata di bottiglie, vecchi copertoni di auto, reti da pesca e perfino fondi di caffè. EcoAlf ha anche lanciato il progetto Upcycling The Oceans, che coinvolge numerosi pescherecci sulle coste spagnole e nel mar Mediterraneo per recuperare la plastica che vi è depositata.

Membro fondatore della Sustainable Apparel Coalition e del Zero Discharge of Hazardous Chemicals Group (ZDHC), il marchio utilizza, per le sue collezioni mare e recycled, cotone e lana organici e nylon riciclato.

Timberland Tires è la linea di pneumatici premium disegnata e prodotta appositamente per essere riciclata in scarpe – le Earthkeepers Boot 2.0, così da creare un ciclo di vita più sostenibile per la gomma.

Nata nel 2010 a Torino, l’azienda propone giubbotti realizzati con poliestere riciclato 100% certificati Bluesign. Anche le ovatte termiche sono rigorosamente in fibra riciclata, mentre le chiusure lampo sono in nylon o poliestere senza pvc.

In dialetto calabrese “cambiare”, l’azienda si caratterizza per i suoi tessuti prodotti al telaio a mano e realizzati con materiali e colorazioni biologiche, per il massimo rispetto dell’ecosistema e del benessere di chi li indossa. La produzione è Made in Italy e completamente personalizzabile. 21


Quest’ azienda bergamasca produce jeans e abbigliamento sostenibile a filiera corta. Per la sua produzione utilizza tessuti italiani e giapponesi con fibre naturali di cotone biologico certificati Gots, di bambù, di canapa e di lino. Non solo. I jeans vengono lavati con il metodo 100% biodegradabile Eco-aging, che permette di sostituire le “sabbiature” (tecnica di sbiancamento del denim), pericolose per l’ambiente e per la salute, con un composto vegetale green. Di conseguenza, anche le tinture sono vegetali.

Marchio di calzature italiano, ha partecipato al programma Speed Mi Up, acceleratore d’impresa dell’Università Bocconi e della Camera di Commercio di Milano. Produce scarpe classiche con componenti di origine non animale, alternativi alla pelle vera, come la microfibra e l’Alcantara. È al massimo livello del Rating Animal Free (VVV+) della LAV.

Da un’idea di Herika Signorino, nasce nel 2011 Nokike, un marchio di gioielli che gioca con diversi materiali, ovvero camere d’aria, ritagli di pelle, stoffe sgargianti e persino il lattice dei palloncini per creare pezzi unici e amici della natura. Nato nell’autunno del 2009 a Milano, il marchio ricicla i banner in pvc delle campagne pubblicitarie per farne borse ecologiche cucite a mano. Un’ottima seconda vita per il pvc, il cui smaltimento è difficoltoso perché non si ricicla con la plastica. Inoltre, le tracolle e i manici delle borse sono cinture di sicurezza recuperate dalle vecchie auto. Ginevra Gottardi

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azioni di responsabilità ambientale Visto che solitamente i marchi etici sono più costosi (quindi non sempre accessibili), ecco qui altri suggerimenti semplici e creativi!

la sarta Avete anche voi cose nell’armadio che amate da anni o più recenti, di ottima qualità e provenienza, che però non riuscite a mettere? Modificate tutto! Le modifiche costano poco, sono su misura e ci guadagnate un capo nuovo.

MERCATO E NEGOZI DELL'USATO Costituiscono una fonte sicura di capi, magari vintage, di ottima qualità e a poco prezzo!

DEPOP Se ancora non avete questa App, scaricatela subito. E’ una sorta di mercatino dell’usato a portata di smartphone: scatti e metti in vendita subito abbigliamento ed accessori, indicando taglia e descrivendo il meglio possibile, aggiungendo foto di dettagli e misure.

FAI DA TE Un paio di jeans, per esempio, può diventare una borsa; una vecchia camicia, invece, può essere trasformata in straccetti per pulire la casa. 23


a pprofondimenti The True Cost (in inglese, sottotitolato in italiano), lo trovate su Netflix

FONTI A New Textiles Economy: Redesigning Fashion’s Future di Ellen Macarthur Foundation, 2017   www.ellenmacarthurfoundation.org La moda produce più gas serra degli aerei di Isabelle Hellyer, 2017 i-d.vice.com/it Fashion must fight the scourge of dumped clothing clogging landfills di Lucy Siegle www.theguardian.com  Moda sostenibile: 12 marchi green da indossare per salvaguardare l’ambiente di Irene Dominioni www.modaacolazione.com Fast Fashion | Le alternative sostenibili per sentirsi bene di Gaia Segattini www.vendettauncinetta.com

Scritto da Giulia Montanari, V Liceo Scienze Umane, Bertrand Russell, Cles (TN),   e Ginevra Gottardi, IV Liceo Scientifico, Leonardo da Vinci, Trento (TN)

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acqua


acqua “Blue marble” (la biglia blu) è uno degli scatti più distribuiti della storia della fotografia. Rappresenta la terra a 45 000 km di distanza e fu scattata dagli astronauti dell’Apollo 17 nel 1972. Visto dallo spazio, il nostro Pianeta assomiglia ad una pallina celeste, essendo ricoperto per più del 70% da acqua allo stato liquido: un caso unico tra tutti i Pianeti del sistema solare! La quasi totalità dell’acqua sulla Terra è però salata. Solo il 2.5% non lo è, e si trova principalmente nei ghiacci (68.1%) e nascosta nel sottosuolo (30,1%). Le acque superficiali – i fiumi e i laghi, per intenderci - rappresentano solo l’1.2% del totale. Insomma, l’acqua disponibile non è molta… Eppure l’uso che ne facciamo è veramente smodato. Sai quanta acqua utilizzate tu e i tuoi amici per farvi la doccia? In media, 80 litri al giorno. E per tirare lo sciacquone? 65. Lavare i piatti, poi, ne richiede altri 30 al dì. Ma, in realtà, ne consumiamo molta di più di quanto potremmo immaginare. Circa il 90% dell’acqua utilizzata è invisibile ai nostri occhi perché sta alla base di moltissimi beni e servizi che consumiamo. Pensiamo al cibo. Per produrre 1 kg di carne bovina servono 15441 litri d’acqua, tenendo conto di quella necessaria per produrre il foraggio che la mucca mangerà nei tre anni necessari perché diventi adulta, di quella che berrà direttamente e di quella associata al processo di trasformazione che la porterà nel nostro piatto. 26

E non va meglio per il cioccolato, dove una barretta da 100 grammi ci “costa” 2400 litri in termini di acqua. E i jeans alla moda che indossiamo? Per produrne il cotone sono stati necessari circa 8000 litri… E proprio noi italiani siamo tra i paesi più idrovori al mondo: nella classifica (negativa) dei consumi d’acqua ci collochiamo al quarto posto con 2260 m3 all’anno per persona.

70%


Se già l’acqua non è molta di partenza, i cambiamenti climatici in atto ne ridurranno ulteriormente la disponibilità. Siccità più frequenti ed intense e cambiamenti nel regime delle precipitazioni sono già una realtà e lo saranno ancor di più in futuro. E, ironia della sorte, andranno a colpire soprattutto i paesi in via di sviluppo dove già 3 miliardi di persone si trovano a non aver accesso ad acqua potabile e sicura.


azioni di responsabilità ambientale La nostra “impronta idrica”, ossia l’acqua utilizzata per i beni e servizi che consumiamo, dipende fortemente dallo stile di vita che decidiamo di adottare.

Riduci il tuo consumo di carne a favore di cibi di origine vegetale L’impronta idrica media giornaliera di un vegetariano è la metà di quella di un carnivoro. Ciò non significa che tu debba smettere di mangiare carne completamente. Puoi decidere di stare un giorno alla settimana senza carne, per esempio. E puoi anche prestare attenzione al tipo di carne che mangi: la carne di manzo ha l’impronta idrica più alta, mentre quella del maiale è meno della metà e quella del pollo meno di un terzo.

E chiudilo quel lavandino mentre ti lavi i denti! Lavandoti (si spera!) i denti almeno 3 volte al giorno, per una durata media di 3 minuti, e supponendo un flusso dal rubinetto aperto di 10 litri/minuto, i conti sono presto fatti: 90 litri d’acqua nello scarico! Ciò significa che in 1 anno riusciresti a riempire 3 piscine da giardino del diametro di 5.5 m e altezza 1.3m.

Comprati una borraccia e riempila invece di comprare l’acqua in bottiglia! Pure la Nestlè, che vende bevande in bottiglia, riporta che ci vogliono almeno 2.5 litri di acqua per produrre una bottiglia da 1 litro, tenendo conto della risorsa utilizzata in fabbrica, per il packaging, l’energia ed il trasporto. Altre stime arrivano a 5 litri… un vero spreco! 28


a pprofondimenti The Water Rooms Progetto dell’UNESCO e del Ministero dell’Ambiente italiano in cui i temi della gestione e uso dell’acqua sono affrontati attraverso 5 cortometraggi di animazione (veramente ben fatti!), 5 monologhi e un portale web. www.thewaterooms.org Water Footprint Network Tutto quello che avresti voluto sapere sulla tua impronta idrica, inclusi studi scientifici, strumenti interattivi, risorse per la scuola. www.waterfootprint.org/en

FONTI WWAP (United Nations World Water Assessment Programme) The United Nations World Water Development Report 2015: Water for a Sustainable World, 2015 Nestlè Waters, How do you reduce your environment footprint?

Scritto da Elisa Calliari, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici

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BIBLIOGRAFIA Dominioni, I., (2016), Moda sostenibile: 12 marchi green da indossare per salvaguardare l’ambiente, disponibile su: https://www.modaacolazione.com/moda-sostenibile-12marchi-green-da-indossare-per-salvaguardare-lambiente/ Ellen MacArthur Foundation, (2017), A New Textiles Economy: Redesigning Fashion’s Future, disponibile su: https://www.ellenmacarthurfoundation.org/assets/downloads/publications/A-NewTextiles-Economy_Full-Report.pdf Ghosh, A., (2017), La grande cecità: Il cambiamento climatico e l'impensabile, Neri Pozza. Greenpeace, (2015), Sette proposte per l’agricoltura sostenibile del futuro, disponibile su: http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2015/agricoltura/EcoFarmingITA.pdf Hellyer I., (2017), La moda produce più gas serra degli aerei, disponibile su: https://id.vice.com/it/article/wjzeaz/industria-moda-inquinamento-gas-serra-indagine Mautino B. e Bressanini D., (2015), Contro natura - Dagli OGM al «bio», falsi allarmi e verità nascoste del cibo che portiamo in tavola, Rizzoli. Nestlé Waters, How do you reduce your environmental footprint?, disponibile su: https://www.nestle-waters.com/question-and-answers/how-do-you-reduce-yourenvironmental-footprint Pasko, G., (2016), Carrying Capacity Assessment - An Essential Tool for Sustainable Tourism Development in Coastal Areas of Albania in European Journal of Economics and Business Studies, Jan-Apr, Vol.4 Nr. 1, disponibile su: http://journals.euser.org/files/articles/ejes_jan_apr_16/Genci.pdf Siegle, L., (2017), Fashion must fight the scourge of dumped clothing clogging landfills, disponibile su: https://www.theguardian.com/fashion/2017/jul/29/fashion-must-fightscourge-dumped-clothing-landfill Segattini, G., (2016), Fast Fashion: Le alternative sostenibili per sentirsi bene, disponibile su: http://www.vendettauncinetta.com/moda-sostenibile-come-fare/ Water Footprint Network, National water footprint, disponibile su: http://waterfootprint.org/en/water-footprint/national-water-footprint/ WWAP, (2015), The United Nation World Water Development Report: Water for a Sustainable World, UNESCO


hanno contribuito : DIEGO CHITARRINI ELISA CALLIARI GINEVRA GOTTARDI GIULIA DE PAOLI GIULIA MONTANARI LISA ANZELINI PATRICIA DRAGAN PAULO LIMA


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