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Indice

Maldonian

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Il Treno Possibile

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1 Novembre

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Chet ed Ephraim

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Sushi

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Tutto Splendeva e Sanguinava

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La Sabbia sa di Marzapane

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Maldonian City Blues

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Tradimento

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Ritratto Maldoniano di un esule inconscio

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Maldonian

E

ra una calda serata e camminavo stanco lungo l’unta strada. Ero appena uscito indenne da una straordinaria sensazione di tranquillità (nel ghiaccio perenne del contenitore d’emozioni) e, come sempre, non riuscivo ad abituarmi al fatto di dover sempre, come sempre, tornando a casa, osservare i cumuli di cavi e membra di gatto sparse per terra dai pruriginosi cuochi italiani dei laboratori-mense statali. Ne avevo abbastanza della luna che illuminava sempre gli stessi occhi vaganti, socchiusi, sanguinanti di tutti quei gatti sfortunati e indispensabili per noi, per il nostro Presidente. Quando uccisi quel povero Funzionario che aveva visto troppo. Ero libero di farlo, in fondo. Ma la libertà degli uomini ha un prezzo, e il prezzo, era scritto all’inizio di ogni via-Stato, su targhette costituzionali d’ottone, era l’estinzione dei gatti, non dei Funzionari. Non solo di quei gattacci randagi, sporchi e intelligenti, silenziosi e

indifferenti. No, anche i gattini timidi della vostra vicina ottantenne, lettori del passato, erano prede per i cuochi ciechi dei laboratori. Ciechi per scelta, ovviamente. “Tollerare è un gioco”, ci ripetevano in noiose lezioni ogni mattina lungo i viali della nostra innocenza. I gatti, i gatti, silenzio, gatti, silenzio. Ogni via versa il suo contributo di emozioni controllate, di cuochi ciechi, di gattini macellati e ingoiati con la semplicità di una poesia dadaista. 1,2,3, A BC e il gioco è fatto, a Maldonian. Lavoro in una strana scatola e distribuisco biglietti della lotteria: lavoro dalla mattina alla sera, e porto la maschera protettrice praticamente sempre. esco dalla scatola all’inizio della via verso le sette di sera, e immediatamente mi precipito nel contenitore di emozioni più vicino (che poi sarebbe quello di Tzozius l’ungherese). Non mi capita dunque spesso di vedere gatti vivi, o meglio, prima della grande cattura pomeridiana, in funzione della nutrizione statale. Gli unici gatti vivi che vedo sono quelli che invadono la soffitta di casa mia, tollerati per gioco, mai 2


denunciati. Questo farebbe di me un ricercato se solo le Guardie sapessero. Ma non conosco nessuno, nessuno viene a far visita al vecchio Freud, nessuno dunque sa. I gatti della mia soffitta sono tre: A, B e C i loro nomi, 1, 2 e 3 i loro cognomi. I gatti hanno i cognomi a Maldonian, per certe differenze di gusto nella loro carne riconoscibili solo attraverso il cognome, che portano marchiato a fuoco negli occhi felini. Do da mangiare ai miei gatti, solo quando me lo chiedono. Non è difficile procurarsi gli occhi umani di cui i felini maldoniani vanno pazzi. Si sbagliano, i cuochi ciechi dei laboratori-mense statali, e confondono neonati e gattini, vecchi uomini pelosi e minuscoli miagolanti spelacchiati. Allora è facile rovistare tra i cavi e le membra sparse per la via-Stato, e trovare occhi di tutti i colori e di tutti i sapori. Un po’ come il cognome per i gatti, infatti, il colore degli occhi è indicativo di un certo sapore. Azzurro, amaro, castano, dolce, verde, piccante. Così è, a Maldonian. Ora, tutti i miei problemi sono nati a causa di un paio d’occhi per i ‘miei’ gatti: occhi maledetti, occhi di Funzionario che spia, occhi che 3

non ho trovato tra i rottami, ma che ho strappato con le mie mani sudate dalla faccia sanguinante e urlante di un Funzionario. Un Funzionario che aveva visto una soffitta, la mia soffitta, e dentro la soffitta aveva visto tre gatti, i ‘miei’ tre gatti mangia occhi. Uccidere un Funzionario è un reato grave, a Maldonian, grave quasi come ospitare gatti nella propria soffitta. Bisognava scappare, ma non c’era terra dove non vigessero le stesse identiche regole della mia via-Stato. Regole giuste, e pure. Che io avevo infranto. Decisi di togliermi la vita, così semplicemente, mangiato dai miei stessi gatti, cibo dei miei nemici naturali, e dei miei unici amici. Così, semplicemente. Ora mi stanno strappando un orecchio, ora un dito del piede, ora si aprono vie verso l’infinito dentro di me. Piange senza occhi il povero Funzionario che aveva visto troppo.


Il Treno Possibile

L

a hall della stazione centrale di Maldonian era piena di piccioni, totalmente invasa dai piccioni. Ancora una volta Giulio era riuscito a ottenere un giorno di ferie dal capo, un giorno che Giulio sapeva avrebbe sfruttato come sempre: cercando di prendere il treno che avrebbe cambiato la sua vita. La sveglia suonò con una “scossetta elettrica” che fece ripiombare Giulio nella realtà. Stava sognando il colore verde, sognava sempre colori, Giulio; si ricordava anche di sbadigliare, durante i sogni. Vestendosi in fretta e ingurgitando cereali – anche in metro, come tutti, ne portava un po’ in tasca – corse alla stazione. “Questa volta, Cristo, questa volta…”. E poi: scene metropolitane, vecchie vestite con le loro sottane fiorite, neri dal profumo di botteghe di calze usate, zingare immerse nei loro capelli ricci e sporchi, barboni rasati e incrostati di smog,

studenti lettori di Rimbaud stipati in fondo a parlottare ridacchiando dell’ultima partita di pallacorda vinta dai Gorosiani contro i Terrestri, Giuli come lui (chè tutti i dipendenti statali di Maldonian avevano l’obbligo di chiamarsi Giulio) ma senza le sue ferie, ridenti puttanelle vestite di granturco, gracchianti e servizievoli commesse maestre del sorriso, e altro ancora, nel giorno luminoso dell’ennesima Prova. La stazione era costruita dentro una vecchia fabbrica di aeromobili militari e sapeva di merda di piccione. Giulio si affannò all’uscita della metro per giungere prima degli altri – i soliti – sulla piattaforma di arrivo del Treno Possibile. Era questo un treno esteticamente bruttino, con lacrime di ruggine sulle fiancate, e un ferroviere osceno, un irlandese quarantenne con la camicia aperta su un campo di peli appiccicati e una smorfia gialla da tisico. Eppure era il Treno Possibile, che avrebbe portato Giulio nel posto che avrebbe cambiato la sua vita umana per sempre. I concorrenti, sempre gli stessi: Julian il gitano, con il suo fiasco d’acqua accanto alla sua ciotola di cane cotto al vapore (prodotti 4


importati da Huge23481: “prodotti per gitani umani”, recitava la scritta sul barattolo); Caterina la cantante lirica, perizoma nero sempre bene in vista, robusta quanto bastava per sollevare il figlioletto Yuri, pelo rosso e sguardo stupido; Enrico, studente di Ingegneria civile, una vera passione per il porno, con tatuati sul braccio esile e bianco gli url ai video preferiti, cumshot anal brunette blonde teenage orgy, robe schifose per tutti e per nessuno; Olof (o Olofski, Giulio non era mai riuscito a capirlo, ed era tre anni che lo “conosceva”), ucraino, dissidente sovietico prima, alcolizzato ora, sempre pronto a gridare e a disgustare la gente con i suoi denti marci. E poi, ancora: Ghaber il manager tunisino, Elisabetta la casalinga anoressica, Tyu il Voresiano, Kinoglaz il regista russo. Tutti in attesa dello stesso treno, chi da tre anni, come Giulio, chi da giorni, chi per la prima volta. Il fischio arrivò puntuale, ore 10,10 del 65 Hartolaio 1044569 (molto dopo C., molto dopo, ma non c’era ancora stata la rivolta Telesiana). Il treno sferragliò splendente di ruggine e si fermò, come sempre. Una voce disse: “Non c’è spazio a bordo: la 5

fermata è solo per consentire ai passeggeri di fare qualche foto”. “Cristo”, pensò Giulio. E insieme a Tyu e a Enrico provò a sfondare il cordone di poliziotti che impediva l’accesso al Treno, l’unico Treno Possibile. Erano tanti, come sempre: grossi, enormi poliziotti mercenari, “maledetto figli di puttana, fatemi passare”, “ehi, amico, un pompino se mi fai salire, eh, che ne dici?”, “tua madre”, e via dicendo si susseguivano le parole della massa disperata per cercare di sfondare il cordone. Ma lo stesso copione si stava ripetendo, per Giulio e per tutti gli altri. I passeggeri, tutti coperti da sciarponi di lana bianca, sorridenti e Nazionali, scattavano foto alla folla di diseredati in attesa sulla piattaforma 2 della stazione centrale di Maldonian. Molti tra i concorrenti piansero, quando una voce – sempre la stessa – annunciò: “ Il treno riparte, allontanarsi dalla linea gialla. Sarà per la prossima volta, Terrestri”. Anche Giulio pianse, pianse sul suo maglione a righe, pianse sulle sue mani pulite, sulle sue unghie tagliate. Lui non era come quelle merde che imprecavano per salire. Lui voleva salire e basta, ne aveva diritto. Lui era Giulio. Ma era


impossibile, e lo sarebbe stato ancora per un po’, salire sull’unico Treno Possibile di Maldonian. CosÏ la metro riaccolse Giulio, ancora in lacrime, nella sua calda pancia materna. Il prossimo giorno libero, sarebbe tornato, come sempre, come tutti.

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1 novembre

M

arlon Johnson era noto a tutti per essere stato, per oltre un decennio, l’orgoglio dell’atletica leggera di Maldonian. Improvvisamente, senza motivo, un giorno cambiò. E divenne immensamente triste. Aveva vinto tre titoli nazionali consecutivi, fra il 1989 e il 1995, nello sport più nobile di tutta l’atletica, la maratona. Copriva i 42 Km e 195 m con una disinvoltura tale da renderlo vera e propria poesia in movimento. Era stato anche vicinissimo alla partecipazione olimpica durante i primi anni Novanta, all’apice della propria carriera. Era conosciuto in tutta Maldonian per il suo pacato e rassicurante sorriso, che non lo abbandonava mai, neppure nei momenti duri. Eppure quel giorno era paurosamente triste. Uscito di casa, non riusciva a nascondere gli occhi rossi e gonfi di lacrime. La cosa incredibile è che non era successo nulla. Nessuna morte fra le persone a lui vicine, nessun

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dramma personale. Niente di niente che potesse aiutare i maldoniani a comprendere il motivo di quella improvvisa quanto profonda tristezza. La realtà, ovviamente, era molto diversa. Marlon era sempre riuscito nell’ardua impresa di nascondere a tutti la sua orribile malformazione. Che lui però aveva sempre visto come un dono. E che lo riempiva di orgoglio, che però preferiva tenere per se’. Marlon aveva due cuori. E’ un caso unico nella storia della medicina ed il suo dottore aveva sempre mantenuto il segreto a fronte della promessa, da parte della famiglia di Marlon, di una futura sua pubblicazione sulla malformazione, che gli avrebbe sicuramente procurato il premio Nobel per la medicina. La particolarità dei due cuori di Marlon Johnson è che ognuno dei due entrava in funzione appena l’altro iniziava ad alzare troppo i battiti. Era questo il motivo principale della sua sfolgorante carriera atletica nazionale. Era lo stesso motivo che lo spinse a non


partecipare alle olimpiadi del 1992, con il terrore di veder reso pubblico il proprio segreto. La cosa non gli aveva mai procurato alcun fastidio: evidentemente aveva dei vantaggi (forse illeciti) su tutti gli altri partecipanti, che di cuori ne avevano solo uno. Questo però non gli aveva mai procurato problemi morali o dilemmi deontologici: si teneva stretto il proprio dono, punto e basta.

fortunato dall’aver ricevuto un enorme dono, la normalità non può che essere vista come un enorme handicap. E guardandosi intorno, quella mattina del primo novembre 2008, da poco passate le 10, Marlon Johnson comprese che in tanti, vicino a lui, si sentivano handicappati.

Fino ad oggi. Quando Marlon si svegliò in preda a dolori lancinanti al petto. Uno dei due cuori era stato colpito da infarto. Aveva rimasto un cuore soltanto. E improvvisamente si sentì immensamente solo. Nessuno avrebbe mai potuto capire che la vita che iniziava per lui da quel primo novembre 2008 era una vita menomata. Si sentiva disabile. Ma non poteva dirlo a nessuno. Da quel giorno infatti era ‘solo’ un uomo normale e nessuno avrebbe potuto capire che quello per lui era un handicap, laddove per tutti è la normalità. Quel 1 novembre 2008 uno dei suoi due cuori si era fermato. La sua vita era ora esattamente identica a quella di tutti gli altri, ma dopo essere stato così 8


Chet ed Ephraim

T

shaoul non aveva mai tollerato la pressante burocrazia che sta dietro un sandwich alla frittata e prosciutto cotto. Capisco le regole e il concetto lineare che ne è alla base ( e la sottile ironia ) ma per l’amor diddio non è che uno debba ogni volta sentirsi ripetere che se tutti facessero come lei (tutti chi poi? saremo in 11, al massimo 17 con quelli del settore d’elettronica, molti bevono un cappuccino e la maggior parte hanno i buoni mensa) e che alla fine è una questione di rispetto e bla bla (neanche li ascolto più sennò poi mi va di traverso il tramezzino, a proposito devo cambiare l’acqua al pc…) ok ok, domani mi porto la gavetta, anzi il pane azimo va bene, faccio come i miei antenati, porto anche un Rabbì che me lo benedice che ne dice?! Essuvvia facevo per ridere, umorismo yiddish, no? Eh? Woody Allen? Quello matto si….. (qui è sempre peggio) 9

L’ebreo era un uomo di 47 anni, o meglio gli anni passati si portavano Tshaoul sulle spalle come un fagottino, perché a lui non interessava l’enciclopedico lavoro del conteggio delle lune trascorse da quando suo padre lo prese in braccio la prima volta e disse: Ma cazzo, pesa come un vitello il marmocchio, che hai mangiato ferro questi nove mesi? Si mise seduto alla sua postazione e davanti ai 2 schermi. Uno era del computer aziendale (perché Tshaoul lavorava per la Maldonian Service Eletronicx, con la ics finale perché faceva respirare un’aria internazionale, moderna e velatamente hacker come ebbe a confidargli una volta il suo capo) e l’altro era pieno d’acqua, era una sua creazione, un personal computer-acquario dove nuotava un piccolo pesciolino rosso, ignaro di codici binari e cablature, senza la minima percezione delle valvole e dei diodi (okkei non era un pc così vecchio ma se rammentate l’ebreo non aveva una netta percezione del tempo, quindi tantè). Accese la lampada che lo retroilluminava e salutò Ephraim. Vecchia canaglia che si dice li dentro? Trovato le cartelle che


hanno perso al personale? (sorrise dell’ironia racchiusa dal gioco di parole). Il pesciolino rosso lo guardò con il suo solito sguardo buffo e continuò a non far niente. Questo oziare dolcemente disilluso del pesce rilassava Tshaoul. Si accese una sigaretta (l’avrebbe fumata vicino alla finestra), annusò l’aria che veniva dalla strada e che odorava di asfalto e pioggia, si chiuse gli ultimi bottoni del cardigan per ripararsi dal freddo pungente di dicembre e aspettò… La radio trasmise My Funny Valentine, un Chet Baker sfolgorante e malinconico accompagnava i boccheggi di Ephraim, una musica jazz risuonò tra le scrivanie ed evidenziatori danzanti erano le insegne al neon di fumosi locali. Un’azienda deserta di terzo ordine a Maldonian. Per le strade si aspettava il Natale, nelle case si farcivano gatti per la santa cena..ovunque luci e un freddo bagnato che faceva marcire le ossa… a noi non interessa eh Ephraim (si apri il tramezzino e lo addentò), accese una sigaretta e fumò con il boccone a metà. Guardò fuori, lui era l’ebreo dentro e il pesce rosso lo imitava. Ora Chet era in compagnia del suo

Quartet , Moon and Sand.. delicatissima… Domani sarebbe stato Natale… domani era un altro frammento del tempo che Tshaoul non contava. Era rimasto l’ultimo e l’unico sul posto di lavoro. Erano tutti fuori per regali e anche se erano solo le quattro del pomeriggio il cielo era pesantissimo. Sarebbe piovuto a breve, sarebbe piovuto per giorni e molti spaventati non sarebbero tornati al lavoro. Le fogne si sarebbero allagate e un’inondazione avrebbe sommerso gli uffici ai piani inferiori. Una notte eterna ed un mare infinito. Dalle profondità oceaniche della città luci e insegne di Natale come emissioni al fluoro a rischiarare di lampi bioelettrici l’immensità del gelido mare. Carta stampata, fotocopie in turbini trascinate da correnti sotterranee e Tshaoul a nuotare con Ephraim, ballando nelle profondità senza bisogno di respirare, perché lui riusciva a mangiare e fumare contemporaneamente. Ephraim sarebbe potuto morire all’improvviso, fritto da un falso contatto della sua vasca moderna, un solo cavo scoperto e lo schermo avrebbe trasmesso in diretta la morte del pesciolino 10


rosso, ma questo non sarebbe accaduto, Chet non l’avrebbe permesso… Che massa di stronzi eh Ephraim, disse Tshaoul guardando fuori e continuando a mangiare… che massa di stronzi…

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Sushi

L

’idea che l’inutilità dei piccoli ricordi macchiasse il pianerrotolo davanti alla porta di casa sua lo lasciava stordito e disorientato come se avesse fumato un pacchetto di marlboro tutto d’un fiato. Ore 9:30 PM Aveva staccato dal lavoro tardi. Era talmente stanco da poter anche dormire su una lastra di marmo di un gelido obitorio, avendo perso la coincidenza del treno in effetti non poteva prendersela con nessuno, nemmeno con il padreterno che tanto l’odiava ma tantè, bestemmiò e si scaricò la coscienza ( o l’insoddisfazione ) di dosso. Era davanti alla porta di casa. Ore 8:40 PM Un passo indietro. Il cinese lo fissava con gli occhi che gli puzzavano più del suo alito tutto sigarette e birra Tsiao-mai. Erano come quelli delle trote fatte al forno, quando escono dalla

stagnola che trasudano acqua di lago e glutine delle patate, uno cerca di metterci lo zenzero o che ne so qualche altra spezia aromatica tanto per non sentire quel sapore pungente di acqua stagnate, ma niente, voglio dire in fondo al lago possono esserci detriti come macchine arrugginite come i resti di qualche cadavere, non è mica come il mare che porta via tutto…pensieri inutili, comunque lo sguardo di quel muso giallo, occhei dell’asiatico, lo disturbava, era convinto che se gli avesse toccato con un dito l’orbita dell’occhio avrebbe sentito una consistenza molliccia, tanto erano vitrei e color giallo sporco. Non che fosse un razzista beninteso, in teoria era una persona d’ampie vedute, un progressista se vogliamo, ma soffriva di quel piccolo e sgradevole fastidio che si chiama misantropia. D’altronde il cinese portava un’orribile camicia hawaiana bianca a fiori celeste che, tra l’odore fetido di ascelle che permeava il negozio, il caldo umido che ormai da un mese aveva formato una cappa stagnante sopra Maldonian e il condizionatore che sparava polvere e maldigola, faceva girare la testa ad H. Nient’altro?

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Avete della salsa di soia? Quella per il sushi? Si quella…ce l’avete? Si perché? No perché siccome siete cinesi, pensavo, insomma niente… (cinesi che vendono roba giapponese, uaho che esotismo) È sul terzo scaffale insieme al wasabi. H. tirò dritto fino al “terzo scaffale”…ma qual’ era? I ripiani erano pieni di ogni genere di paccottiglia, da cibo in scatola da far rabbrividire anche i turisti d’assalto desiderosi di gustare le delizie del sol levante a cagnolini in plastica tutti led luminosi che se toccati emettevano una musichetta fastidiosissima che era un misto tra un motivetto da rivoluzione culturale maoista e una macarena demodé.. tutto questo ovviamente mentre muoveva la zampina e salutava l’incauto cliente Non riusciva a non fissarlo cazzo, era inquietante sul serio, era la cosa più chic che avesse mai visto, beh non proprio, la cosa più brutta l’aveva vista 13

dentro un autogrill, era un piatto commemorativo/votivo che ritraeva Papa Giovanni Paolo II in segno di saluto magicamente stampato in doppio riflesso,con lamina in plexiglas coprente che se ruotavi il piatto di un angolo approssimativo di trenta gradi ecco che per miracolo la mano si muoveva dal basso verso l’alto, quello si che faceva schifo… Allora dove starà? Ah eccola.. quant’è? 2 euro e trenta Fa caldo oggi eh?! Si, caldo e umido, come la fica di una cagna Si certo… Fu felice di pagare alla svelta e di tornare a casa. La cosa strana era che a pensarci bene di voglia di cucinare non è che ne avesse tanta, ne tantomeno di mettersi a fare il sushi, la stuoietta non sapeva dov’era, magari aveva tutti i chicchi di riso rinseccoliti tra le maglie di bambù, il pesce ce l’aveva, forse, e poi il tubetto di wasabi sicuramente era tutto incrostato di


una patina verde marrone scarafaggio .Ci voleva anche l’aceto di riso ma quello proprio niente, non c’era e certo non sarebbe tornato al Wo Mei Market o come diavolo si chiamasse a comprarlo. Con una mano frugò tra le tasche dei pantaloni mentre con l’altra reggeva la busta della spesa. Tra i denti teneva un cd di Johnny Cash. La toppa della porta era ansimante in attesa che la chiave la penetrasse, ne poteva sentire i sussulti di piacere. Datti una mossa bello, non ho tutta la sera, ehi che ti prende non ti piaccio? Ma un po’ statti zitta che qui cazzo non trovo niente, dove l’avrò messe? Pensavo fossi un vecchio toro No cara, sono il bel cagnolino giù dal fottuto cinese, se mi tocchi ti faccio ciao ciao con la zampina, che ne dici, ti va?! La toppa non rispose Eccole!

Fece per aprire la porta quando con la coda dell’occhio vide che dalla busta di plastica colava qualcosa di nero, denso e melmoso sul pavimento del pianerottolo davanti alla porta di casa. Per un attimo rimase immobile colpito dall’evento…che diavolo era? Ore 9:30 PM e un minuto (più o meno) Il liquido gocciava piano piano dalla busta di plastica bianca, a vederla sembrava che avesse raccolto della melma a strascico da una pozza in piena campagna, come quando piove e ti ritrovi tra i piedi buche piene d’acqua nera e moscerini ovunque, beh questa era l’impressione. Una piccola sacca della dialisi che vomitava salsa per il sushi…ma era veramente salsa di soia? Non ne era convinto. Anzi fermo immobile con una mano sulla porta e una che reggeva la busta andava pensando che a sporcare il pavimento fossero i suoi ricordi da poco, quelli cioè che al massimo durano due giorni, ma che a lungo andare sporcano il sangue delle persone, si accumulano se vogliamo, e allora uno deve fare la dialisi per ripulirsi, la busta della spesa appunto. 14


Non è che H. fosse completamente o del tutto folle, era solo che come tanti aveva le sue teorie e questa dei ricordi transienti era la sua migliore. Infatti da tempo era andato constatando che i ricordi invece di immagazzinare informazioni utili, il più delle volte erano dei semplici passepartout per la vita quotidiana, semplici mezzi per sopravvivere al caos della vita di tutti i giorni. Devo ricordarmi di comprare il latte, come sta tua moglie? Come si chiama tuo figlio? Bel ragazzone viene su, a che ora passa il pulman? Tutte informazioni che poi uno si scorda ( o dovrebbe scordarsi) perché non è che dopo 10 anni uno si ricordi che il 13 di luglio è andato a comprare il latte, ma neppure dopo una settimana se lo ricorda e invece.. e invece i ricordi permangono, si accumulano e il corpo poi o scoppia e li espelle, tipo la salsa di soia. Ma la teoria era più complessa, molto più articolata, come ogni buona teoria che si rispetti era da un lato caratterizzata da un’idea folle e dall’altra richiedeva una mente agile e curiosa che ne 15

svelasse tutti i segreti e i risvolti. H. pensava di essere quel tipo di persona e che la sua teoria poteva spiegare molto. Poi però si perdeva nelle piccole cose e nel giro di poco tempo l’interesse per la sua teoria svaniva, almeno questo fino al giorno dopo di oggi. Ore 11: 17 AM Il giorno dopo Si era alzato tardi, aveva fatto colazione tardi e fortunatamente oggi era giorno di riposo. Maldonian era strana di mattina, la gente a Maldonian tende a prendersi la vita con più calma rispetto ai cittadini delle grandi città, affacciandosi alla sua finestra al terzo piano vide alcuni anziani bersi il cappuccino di mezza mattina, il giornalaio sfogliare distrattamente un rivista, una ragazza uscire dalla farmacia con delle pillole del giorno dopo e un cane che annusava un palo della luce.. Maldonian era sempre la stessa. Aveva deciso di mettere a posto un po’ il ripostiglio, mosse qualche scatola, qualche VHS impolverato finché non trovò una rivista vecchia almeno di 30 anni, tipo Grand Hotel o un fotoromanzo simile. Lo sfogliò incuriosito, le facce di quelle


persone erano espressive come la cartina geografica dietro la televisione, solo tante scritte una sopra l’altra, andò all’ultima pagina e la sua attenzione fu rapita da un annuncio. Era un gioco telefonico, tu chiamavi e se loro ti rispondevano avevi vinto qualcosa, non si leggeva per le macchie di muffa ma sembrava un viaggio o qualcosa di simile. Chissà se chiamo chi mi risponde? pensò H, secondo me suona a vuoto, dopo 30 anni. Quasi per sfida più che per scherzo compose il numero Squillava Nessuna risposta Beh c’era da aspettarselo. Abbassò la cornetta a fece per alzarsi quando il ricevitore suonò. Aggrottando le sopracciglia aprì la comunicazione ma dall’altra parte solo silenzio. Mah, pensò H, avranno sbagliato. Ore 9:45 AM Del giorno ancora dopo.

Anche oggi niente lavoro, aveva qualche linea di febbre e non era il caso di sforzarsi troppo, meglio poltrire a letto. Con gli occhi socchiusi spiava la luce che entrava tra le tapparelle, miriadi di fate attaccate alla polvere giocavano nell’aria stantia di Villa Telesio, così chiamava il suo appartamento che gli era stato affittato da un Ungherese, un certo Tzozius, o qualcosa di simile. Quel epiteto serviva solamente a nobilitare un semplice appartamento in Via Telesio, altra via “stato” come via dei Gatti. D’un tratto sentì scivolare da sotto la porta qualcosa come della carta, girò la testa e attraverso la cucina in direzione dell’uscita vide una busta da lettera nella fessura della porta di casa. Quando l’aprì constatò con disappunto che era vuota. Dei brividi gli percorsero la spina dorsale, che brutto scherzo è mai questo?! Il giorno dopo non andò al lavoro, ormai si era dato ammalato e passò tutta la mattina davanti alla finestra sbarrata dalle veneziane a guardare tra le fessure, le mani incrociate dietro alla schiena a sguardo torvo. Primo postulato: I ricordi per definizione immagazzinano 16


informazioni, il fatto che uno dimentichi eventi o persone non dipende dal ricordo in se ma dalla processazione del ricordo.

Se fa così le moriranno tutte le piante

Corollario: Poiché i ricordi risiedono nel cervello e il cervello è un organo anche altri organi possono immagazzinare.

Pensavo non ci fosse nessuno

Domanda: cosa immagazzinano gli organi? Ipotesi 1A: Immagazzinano l’essenza vitale, l’IO o qualcosa di simile (da indagare meglio). Indipendentemente da cosa il corpo immagazzini è logico pensare che se io dimentico un ricordo, una persona un evento in fondo perdo una parte di me, è chiaro d’altronde che se io perdo una parte di me (un organo appunto) perdo quello che questa appendice ha immagazzinato. Era evidente che la sua teoria si stava facendo interessante. Sentì suonare il campanello, rimase un attimo immobile poi aprì la porta titubante, era la vecchia vicina.

Infatti

E invece ci sono io, dica. Ho visto che non aveva ritirato la posta e allora glie l’ho presa io, eccola. H prese in mano la busta, senza mittente. Grazie mille arrivederci. Chiuse la porta di fretta. Si rigirò un po’ tra le mani la busta, aveva solo il suo indirizzo e un francobollo norvegese. Strano, perché norvegese?! L’aprì e sussultò vedendo che anche questa era vuota. Ora questo scherzo doveva finire, non gli piaceva per niente. Da quando aveva fatto quella schifosa telefonata stavano succedendo cose strane e di strano bastava lui con tutte le sue stramaledette teorie. Quella notte non chiuse occhio. Ore 5:15 AM.

Sta al buio giovanotto? Eh… 17

Madido di sudore per un’estate particolarmente calda, senza


condizionatore e in ciabatte andava facendo flip-flop per casa senza sapere bene cosa stesse facendo. Anche quando uno si taglia i capelli o le unghie perde una parte di se stesso, ogniqualvolta con noncuranza ci disfacciamo di noi stessi ci stiamo scavando la fossa da soli perché ancora non siamo in grado di dire cosa nascondano (immagazzinino) le unghie o i capelli. Tagliarli entrambi poi è pura follia. Deduttivamente si può postulare che anche il sonno che non si ricorda, la perdita dei sogni è mancanza. Tutto ciò che provoca perdita è degenerazione. Ciò che disturba i sogni disturba noi stessi. Il frigo era vuoto come il cervello di un cerebroleso.Una mezza lattina di Coca-Cola Light stava rannicchiata da una parte riparata dalla luce al neon del frigorifero, come a dire: Ecchè mi ti vuoi bere? Sarò sgasata si e no da tre giorni! Ma questo ad H non lo turbava, o non lo turbava particolarmente data la sete e quindi trangugiò la mezza cocacola con gusto. Con le mani dentro le mutande sudaticce si affacciò alla finestra, era buio e vide solo macchine parcheggiate nel viale. I gatti rachitici

rovistavano tra i secchi della spazzatura e i lampioni si accendevano quando volevano. Notò un uomo fermo nell’angolo buio della strada. Cerco di fissarlo per bene, voleva capire chi fosse poi però con orrore si rese conto che la sua stanza era illuminata mentre la strada era al buio, tecnicamente l’individuo poteva vederlo bene mentre lui non riusciva neanche a capire se fosse un uomo o una donna. Si schiacciò per terra, raggiunse l’interruttore e lo spense ma a quel punto l’uomo (o la donna) che lo stava fissando dal fondo della strada era già sparito. Ora ne era convinto, tutto era correlato. La chiamata, le lettere, questi strani eventi, gli stavano rubando la stabilità mentale, non dormiva più e questo è quello che volevano. Ma chi? Beh quelli norvegesi!

della

rivista,

i

Prese la rivista, sede ad Udine. Udine non sta in Norvegia, vabbè sarà tipo una succursale. La domanda vera era: a che pro farmi impazzire? Avranno pensato che uno che fa un gioco telefonico dopo trent’anni era già sulla buona strada, ma non è una spiegazione, 18


uno lo fa per scherzo e perché poi uno dovrebbe perder tempo a… no davvero non aveva senso! Riprese l’ultima lettera la guardò meglio e notò che il francobollo era si norvegese ma datato 1977.. Inutile dire che la giornata fu un disastro. Ormai era sull’orlo della schizofrenia, si sentiva sempre degli occhi addosso, non rispondeva al telefono anche se a volte squillava e viveva sempre in penombra. Trovò solo la forza per scendere al Wo Tzei, Wo Meei o come diavolo si chiamasse quel lurido posto per comprasi una macchina per tatuaggi e delle forbici da barbiere. Quant’è? 72 euro Quanto?! Ho detto 72 euro Cazzo muso giallo mica ce l’ho! Come ha detto? Muso giallo? No scusa amico hai capito male, dicevo solo che non ho tutti questi soldi

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Non mi interessa razzista maiale, se non paghi non prendi Si si ho capito, aspetta ecco guarda li ho trovati, tieni prenditeli tutti e Fanculo stronzo che neanche fai lo scontrino No io lo faccio sempre Certo sul pezzettino di carta della calcolatrice, ecchè mica ha valore quello, capito?! Si invece Maaffanculo, e risalì a Villa Telesio. Ore 3:30 AM di qualche giorno dopo Stava ormai raccogliendo i pezzetti delle unghie tagliate su un barattolo e i capelli che si era tagliato da solo per poterli incenerire. Inceneriva tutto ciò che lasciasse o fosse tagliato via da lui e ne faceva una polvere nera, poi la mischiava al colore per tatuaggi e infine con dolore si scriveva qualcosa sulle braccia, sulla schiena, si aiutava anche con uno specchio.


Era la sintesi che scaturiva dal naturale movimento dialettico della sua teoria: Tesi: I ricordi si immagazzinano nel cervello, il corpo immagazzina anche l’essenza della persona sotto forma di “cose” o “effluvi” (ancora non aveva determinato cosa fossero) Antitesi: Inevitabilmente durante il processo biologico perdiamo parti di noi stessi, la società contribuisce a forzare questo processo attraverso convenzioni (taglio di capelli, unghie etc) e attraverso forzature e storture (gli eventi che gli stavano accadendo ne erano un chiaro esempio) Sintesi: Riappropriandosi del proprio corpo e sfuggendo alle pressioni sociali è possibile se non fermare il processo degenerativo almeno rallentarlo. Ed era per questo che H si tatuava i propri ricordi, anche quelli più insignificanti (come la lista della spesa, il nome del gatto del vicino) in tutto il suo corpo con la polvere dei suoi capelli. Era sempre più convinto che lo stessero cercando, o meglio stessero cercando di farlo impazzire perché lui aveva capito,

aveva trovato la Teoria, e questo non era ammissibile perché la Teoria dava risposte. Camminando nudo per casa con il corpo martoriato dai tatuaggi vide la sua immagine riflessa nello specchio della sala. Era la sua immagine di spalle, completamente nudo e incisa nella schiena aveva nera e scavata la scritta NORWAY, Norvegia, soltanto che la fossetta dei dorsali nascondeva la lettera R sicché tra i suoi muscoli capeggiava la scritta NO WAY. Spalancò gli occhi e cadde a terra nudo come un verme tremante e terrorizzato. Ormai lo avevano preso, ci erano riusciti, non aveva speranza, nessuna via di uscita, era in trappola! Ma come avevano fatto, era stato attento, aveva la sua Teoria…poi capì… qualcuno aveva soffiato qualcosa, qualcuno l’aveva tradito. Prese un rastrello da giardino e con la testa completamente rasata e il corpo che sembrava un passo della bibbia tante erano le scritte e i moniti in esso incisi scese le scale del palazzo. Raggiunse di corsa il negozio del cinese e con le scritte che sanguinavano aprì la porta. L’asiatico sulle prime non capì poi quando lo vide con il rastrello tra le mani estrasse una pistola da 20


sotto il bancone. H si fiondò sulla spia, sull’uomo che gli aveva rovinato la vita e cercò di impedirgli di riuscirci completamente, Conficcò il rastrello su un’ occhio del gestore e il cinese terrorizzato fece partire un colpo. H era in preda ad un raptus, mosso dalla rabbia non mollò la presa. Partirono vari colpi prima che H si accasciasse per terra senza vita. Il cinese stringeva le mani sull’orbita dell’occhio cercando di fermare l’emorragia. Ore 16:03 PM La polizia accompagnata dalla vecchia vicina stava perquisendo l’appartamento di H alla ricerca di qualche indizio che potesse spiegare l’atto di follia dell’uomo tatuato. Trovarono solamente una lettera sulla buca della posta che ancora non era stata aperta. Anche questa era senza mittente ma al suo interno però trovarono un foglio bianco con su scritto: VILLA TELESIO NASCONDE UN TERRIBILE SEGRETO

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Tutto Splendeva e Sanguinava

C

i aveva provato tutta la notte. I vetri delle sue finestre ovali, nella polverosa stanza all’ultimo piano della villa che era stata di suo nonno Bernardino prima, e di suo padre Tristan dopo, erano commossi dalla sua ostinazione. Un po’ per la pioggia, un po’ per vero affetto. Gli oggetti viventi, di cui amava circondarsi, quella notte, lo avevano dapprima simpaticamente deriso, poi, successivamente, affettuosamente compianto. Troppe le poesie che aveva loro dedicato; lui, così estraniante nei suoi versi per gli “altri” oggetti, quelli parlanti. Era giunto il suo momento. Eppure avrebbe dovuto saperlo, fin da quando aveva sognato Maldonian, e successivamente gli incubi così grotteschi e pericolosi di Itys e Zaglossus. Non era roba per lui, inoltrarsi nei fiumi dell’affetto senza pagarne le conseguenze. Neanche l’alcool avrebbe potuto aiutarlo, lui così

timido, così difficile, così, in fondo, normale. Ora sapeva. Sarebbe venuto a prenderlo, la Poesia, per dirgli che no, lì non avrebbe scritto più niente, Lei non avrebbe più bussato alla sua porta bianca. Maledetta e santa porta, sporca e salvifica in più di un momento: quando le sue visioni prendevano corpo sotto uno specchio, o dietro una bandiera, o oltre le colline sempre in movimento. Colline continuamente disturbate dalle luci. Visioni che avrebbero disturbato le visioni degli Altri, di coloro che così bene gli vogliono, e che lui non merita. Il foglio bianco dinanzi ai suoi occhi nervosi e ai suoi capelli sanguinanti, era perfettamente leggibile. Via, domani. Avrebbe dovuto prepararsi in anticipo, scappare, risparmiarsi un funerale per raccontarne cento, inghiottire le lacrime per metterle in versi, oggettivarsi, come il suo amico Keats, per vivere da Poeta. Senza affetti, ingrandire il suo quadrato nero dentro lo stomaco fino a farlo scoppiare annerendo il mondo intero. Non lo fece. Qualcuno aveva rubato le chiavi del suo stomaco. Si accorse al suo funerale chi fosse il ladro.

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Dormì male, e poco, in un letto reso scomodo dagli ossi dei suoi omicidi mentali, masticati in notti furiose di versi, di realtà di carta, dove lui era il re lo schiavo l’assassino il santo la puttana l’angelo il ragazzo il bambino l’insetto. Vestito di stracci si alzò, geniale e confuso come le sue piante o la sua polvere. Avrebbe messo il vestito migliore, la Poesia sarebbe venuta a prenderlo di lì a poco, per trascinarlo lontano dalla villa “esaurita ed esauriente” con il suono fresco di Miles Davis nelle orecchie e tra le dita. Indossò le scarpe nere, stanche di lui, così vecchie da far pena, con la loro ridicola stella d’argento e il loro curioso modo di camminare. Dei pantaloni enormi, da clown, grigi, di stoffa, a quadrettoni, sporchi di caffè come le foto migliori della sua vita. Poi fu la volta di una camicia bianchissima, pura come le ali di quella maledetta cosasenzavolto che lo fissava dalla sera prima, accovacciata in un angolo della sua stanza. Anzi, della stanza. “Che cazzo hai da guardare?”, avrebbe voluto dirle, ma aveva paura e la cosa gli faceva d’altronde pena. Sarebbe rimasta sola, dopo la sua partenza. Una giacca violetta senza maniche, con due fiori gialli sulla schiena, fu 23

l’ultimo tocco prima della partenza. Anzi no. Aprì la finestra e catturò due farfalle. Una la porse all’essere nell’angolo; l’altra se la infilò gentile nel taschino della sua ridicola e splendida giacca senza maniche. Non guardò nulla della sua camera, né del resto della casa. I Poeti non hanno bisogno di guardare. Aprì la porta di casa, chiuse gli occhi, tutti tranne uno. Lei era lì, bellissima: a braccia aperte, nella mano destra del tabacco, nella sinistra una foto. Gli occhi, enormi e vivi, piangevano. La bocca, le labbra, le mani, le gambe: tutto splendeva e sanguinava, come nei suoi migliori incubi di passione e amore. Prima di partire, la Poesia gli consegnò un sacco: sarebbe stata la sua valigia. Gli chiese gentilmente di non aprirlo, fino a quando Lei non sarebbe scomparsa oltre ciò che il suo terzo occhio di Poeta principiante poteva vedere. Oltre. Ma lui sapeva e disobbedì: aprì il sacco, dal quale volarono via sei farfalle innamorate. Poi, prima di fare il primo passo lontano dalla villa, liberò la farfalla catturata poco prima.


La dolce farfalla volò via con le altre, e con lei tutto il suo amore di Poeta, per sempre libero in un giardino di stoffa e lacrime.

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La Sabbia sa di Marzapane I

E

ra più assurda di quanto si aspettasse. Oddio, sapeva che avrebbero chiesto misure supplementari a quelle già in atto nel IV Settore, ma non fino a quel punto. L'amministratore di condominio Rodolfo Kandle stava cercando di calmare una signora scalmanata: “Si sieda, signora L.., nessuno di noi ha intenzione di mollare la presa, solo che...” “Solo che un cazzo, Rodolfo, dobbiamo sbarrare anche gli ingressi 5 e 6!” “Già, è così, abbiamo scorte a sufficienza, possiamo resistere 6 mesi così” “Ma gli stanziamenti del Governo per il nostro Settore sono già..” “Non è vero! Il Governo se ne frega del nostro Settore, s'interessa solo di quei ricconi di Huge Park!” “Al diavolo il Governo, al diavolo tu Rodolfo!” “Calma, calma!” “Mi ha raccontato il signor G.. che nel

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suo Settore sono spariti due cuccioli e una badante” “Già, dal nulla, è vero! Risucchiati, pum! Volatilizzati!” “E le finestre? Sbarriamo anche quelle!” “Ma, signor D.., Loro non sono in grado di volare!” “Questo lo dici tu, Rodolfo! Dicevi anche che non avremmo mai avuto bisogno delle armi, e guarda che fine ha fatto F.! Avesse avuto una pistola..” “F. è morto perché non ha parcheggiato dove avrebbe dovuto, una pistola non gli sarebbe servita a niente” “E invece sì, io voto per la proposta della signorina V.: sbarriamo tutto, interrompiamo i rapporti con il Governo, e forse riusciremo a sopravvivere!”. E via dicendo. Fuori un tramonto tisico annunciava l'ennesima cena in scatola: fagioli piccanti. La porta del suo appartamento si richiuse pesante, come le altre del condominio. A nessuno era permesso girare per i corridoi dopo le 22, né a nessuno – d'altronde – sarebbe mai venuto in mente. Il signor H. caricava il suo fucile a pompa, mentre i suoi piccoli figli ascoltavano un programma alla tv: una vecchia replica di Murders. “Dobbiamo sentirci sicuri, essere sicuri, sicuri, sicuri”. Le nuove norme approvate in assemblea non lo convincevano


pienamente, anzi, le trovava lievemente assurde, eppure. Eppure le parole della vecchia lo avevano affascinato, mentre timido si stringeva tra le coperte, memore del giorno in cui sarebbe potuto uscire da là, respirando l'aria velenosa del centro cittadino. Una goccia premette sul vetro. Stavano arrivando, come ogni sera. “Troveranno comunque un modo per entrare”, si disse. “O forse no, forse il piano funzionerà, forse riusciranno a..”. Si addormentò. Sogno n.368492 (Registrato come di competenza dall'ufficio dell'amministratore di condominio Rodolfo Kandle, registrazione numero AUH/368492): File ordinate di gabbiani affollano l'atrio di un hotel abbandonato: io servo loro dei cocktail velenosi, li elimino lentamente uno ad uno. Non ho rimorsi. Mia madre mi osserva dall'alto di una torretta di osservazione. Forse mi sono pisciato nei pantaloni durante uno dei miei tragitti mortali tra il bar e la hall. Forse. Sete. Mordo al collo un gabbiano, scopro che in realtà era una donna bellissima. L'aria è pesante. Sogno n.368493 (Registrato come di competenza dall'ufficio

dell'amministratore di condominio Rodolfo Kandle, registrazione numero AUH/368493): Rutto benzina lungo la A25, al mio fianco una giovanissima Regina fa gesti strani ai camionisti pieni di tatuaggi che ci sorpassano lentamente: temo per la mia incolumità, trovo delle pietre dentro i jeans, inizio a lapidare la Regina, che ride ride ride e non riesce a smettere di ridere, mentre io la faccio sanguinare, bestemmio, piango. L'aria è caldissima. Forse muore, forse no, Mi ritrovo nel fienile di mio zio, accarezzo una rana e mi masturbo. Mi sento molto pulito. Sogno n.368494 (Registrato come di competenza dall'ufficio dell'amministratore di condominio Rodolfo Kandle, registrazione numero AUH/368494):Mi sembra di essere già stato qui, ma non ricordavo queste colonne sporche. Mi accendo una sigaretta mentre il paesaggio cambia radicalmente e dei cavalieri arabi attraversano al galoppo una spiaggia: mi nascondo dietro una pietra e osservo innamorato il passaggio ordinato di una colonia di scarabei argentati di fronte al mio naso. Sono un bambino. La sabbia sa di marzapane. I piedi mi sanguinano.

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Sogno n.368495 (Registrato come di competenza dall'ufficio dell'amministratore di condominio Rodolfo Kandle, registrazione numero AUH/368495): Ho da poco preso la patente, sto festeggiando con gli amici in un bar di via K., a Maldonian. Dei mangiatori di gatti ci passano accanto, con le mani insanguinate. Un piccolo topo brandisce un pezzo di carta e declama i suoi diritti di piccolo topo maldoniano. Euforici lo ascoltiamo, quasi ubriachi: ci promette un Mondo Nuovo, e mentre agita nell'aria uno scettro di formaggio noi ridiamo, perdendo sangue dalle orecchie. 13 gennaio 20-- . Dal diario di condominio di Rodolfo Kandle, amministratore del palazzo VIFG, IV Settore, Maldonian: “Ancora oggi gli abitanti del condominio si sono svegliati in preda ai Loro attacchi. Non so ancora come, ma sbarrare gli ultimi due ingressi non è servito a fermarli. Anch'io ho subito – seppur confusamente – un attacco. Questo pomeriggio riascolterò le registrazioni e proverò a fornire una risposta ai tecnici del Ministero, che ancora ieri chiedevano delucidazioni sulla situazione nel nostro Settore”.

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I.II

E

ntero Park, il culo del mondo. Periferia ovest della “Città”, Settore III. Complessi Urbani, dislocamento popolare. Quadrato Rorschach. Lungo le rive miellitiche del fiume Macilento, seguendo il sensuale percorso idrogeologico della sonda urbana (così ormai lo chiamavano gli abitanti) ci si poteva imbattere negli alveari abitativi pre-Analisi, una serie di complessi fatiscenti voluti dal Governo per poter portare avanti le riorganizzazioni sociali educative di fase uno, conosciute al tempo come Fase Personale. In via Carl Gustav si incrociavano numerose arterie cittadine, un insieme di ferite purulente tagliate in modo grossolano e impreciso dalla mano chirurgica di qualche assessore all’urbanistica in preda a manie ingegneristiche . Una vecchia palazzina vittoriana ristuccata malamente e impreziosita da tonalità terra di Siena vomitava intonaco sul selciato prefigurando lo spettacolo che il cittadino di Maldonian poteva trovare all’interno. Era


questo il vecchio Teatro Bereshenko conosciuto anche come “il piccolo”, lustro e orgoglio di nessuno, non voluto e frequentato solo da avventori ubriachi e poeti beatnik in cerca di un riparo e di una poltrona macchiata di sperma. All’interno silenzio. Accanto la vecchia palestra di arti marziali chiusa ormai da 15 anni. L’insegna San kwai Ojun offriva l’ingresso ai nuovi atleti, tossici dell’ultima’ora, nuovi habitué delle vecchie droghe, signori Manciuriani delle infezioni sottocutanee. Il parchè scheggiato feriva le piante dei piedi sanguinanti dei drogati insensibili a simili trivialità, le panamericane striate nelle loro braccia offrivano un diversivo efficace alla loro mente offuscata, intenti nella ricerca puntigliosa di tracciati puntellati nella carne. Le vetrate unte e opache permettevano l’entrata solamente di una luce fredda e diafana, che rifratta dalla miriade di particelle in sospensione (polvere, cenere calda di sigaretta in levitazione ) offriva spettacoli cinemascopici all’attenzione distratta degli atleti dell’oblio. Ma torniamo al Bereshenko, torniamo al Teatro piccolo. Dalle

finestre superiori era percepibile una minima attività anche se da come era messo lo stabile era veramente arduo aspettarsi in programma uno spettacolo. Niente stagione di prosa, niente in cartello, niente che presagisse delle prove…. e invece qualcosa dentro si stava provando. Va detto che l’ Entero Park non si era sempre chiamato così anzi, secondo alcuni era più vecchio di Huge Park, lontano solo tre isolati ma da questo isolato . “Non riesco più a sentirli, incredibile come ci riescano”, andava pensando M. K. Bradby, direttore del Teatro e unico referente. “Quello che ha dell’incredibile è come riescano a sentirmi, come facciano a saperlo, eppure questa volta ho seguito il protocollo intervallato dei 5 minuti. M. K. Bradby stava accovacciato in bagno con la testa all’interno dell’orinatoio, con un taccuino di carta ingiallito in una mano e una penna bic nell’altra. Il signor Bradby era un uomo sulla cinquantina, capelli bianchi sporchi ma folti, impomatati di grasso meccanico, anche se lui andava dicendo fosse brillantina Optica (cosa tra l’altro smentita dal fatto che fosse fuori commercio da almeno 7 anni ma 28


tant'è, le sue scorte sembravano infinite). M.K era un uomo colto, distinto quanto bastava alla sua carica istituzionale, con indosso un panciotto e un impermeabile grigio fuori moda. Era convinto che la gente lo vedesse come una specie di Humphrey Bogart del teatro instabile, un uomo con terribili segreti, malinconico e schivo. Ed è per questo che si faceva chiamare Bogie, come l’attore, gli piaceva, lo nobilitava, il problema era che nessuno sapeva chi fosse Humphrey Bogart ma continuavano a chiamarlo così. Tutti lo conoscevano come Bogie l’impresario. In passato di cose sporche ne aveva fatte, aveva frequentato gli ambienti malfamati della prostituzione minorile (mai con ragazze pre-fase però, rivelò una volta un inaspettatamente loquace e ubriaco M.K), aveva riciclato chiavi inglesi al mercato nero e venduto scarafaggi cornuti a Biotech fuori Settore ma in città chi poteva dirsi veramente pulito? Maldonian era un sogno infranto, era la “Città”. L’unica vera stravaganza per quest’uomo normale era la sua fissazione per le voci idrauliche, per quei rumori cioè che era convinto di sentire 29

attraverso le tubature. Bogie era sicuro che degli uomini- gli abitanti- come li chiamava, comunicassero attraverso i condotti sotto la città e che stessero tramando contro il Teatro. Più che sicuro ne aveva la percezione ed è per questo che trascriveva nel taccuino i flebili bisbigli di sfiatamento del suo cesso. Con calma poi ritrascriveva e decriptava i messaggi secondo una serie di codici e algoritmi da lui scoperti e applicati. Trascrizione n.368494 (Registrata in data da verificare nel bagno superiore, ore3:21 AM, decodifica numero AUH/368494): San Sebastiano e le sue frecce, estensioni neuronali, ogni nodulo un ganglio..Marocco, la sua pelle odora di spezie….Sebastiano… 654 parsec, la distanza tra i suoi occhi….frrrshh..sbuf…300 cc di novocaina… santità dell’uomo…frrsh…il pene si rigonfia…santità….fantasia africana…palcoscenico… Per questa volta niente, probabilmente l’avevano sentito, anche se aveva applicato il protocollo dei 5 minuti intervallato, un efficacissimo e imprescindibile vademecum per passare inosservati anche al


proprio buco del culo. Entero Park, che schifezza di luogo era diventato. Prese una sigaretta dal taschino ma non l’accese, varcò la porta del suo ufficio e si incamminò lungo le scale. Al pianterreno incontrò ad aspettarlo David Montague, attore poeta ed umanista. Bogie si fermò un attimo, lo fissò poi si diresse verso di lui. “Ciao David, hai d’accendere? Hei Bogie dimmi cosa ne pensi…(iniziavano sempre così i loro incontri), stavo pensando, Bogie, che il modo più diretto per passare tra due punti è quello di metterlo dentro, una linea infinita per chiedersi quando ci si è persi, godimento e trauma..” Bogie si accese la sigaretta da solo, prese una boccata. “David spero tu stia parlando dell’uccello vero? Non lo so Bogie, potrebbe essere anche un ago di siringa, non credo sia questo il punto…”; rimasero in silenzio. Anche David si accese una sigaretta. “Che state facendo tu e i ragazzi? Non provate vero?” “Certo che stiamo provando Bogie, noi proviamo sempre lo sai, vieni di là, sul palcoscenico, c’è Teresa” “David per l’amordiddio che state combinando con quella donna?” “Credo che siamo passati ad uno

stadio superiore, sai…sono apparse anche delle macchie di Rorschach, è fantastico, vieni a vedere”. Giovani attori vestiti di stracci stavano intorno ad una donna nuda e grassa, seduta su una sedia. La chiamavano la 'prima attrice' in realtà era una barbona raccolta per strada e attirata con la promessa di un pasto caldo, imbottita di stupefacenti e lasciata catatonica nuda su una sedia. Era fastidiosamente sporca e grassa, una mole di carne sudicia afflosciata su quello che sembrava più uno sgabello, un laccio emostatico ancora al braccio e sguardo vuoto. “Da quanto tempo la tenete così ragazzi?” “Hei Bogie, abbiamo scritto delle poesie, le vorremmo inserire nella pièce che ne pensi?” “Chi vi ha ispirato, lei?” (disse svogliatamente Bogie fumando la sigaretta). “Sì, certo, guarda, le sono apparse delle macchie sul corpo, sta evolvendo… Aline è entrata in seduta, dice che ha un flusso di coscienza..pensa al padre, credo che avessero un rapporto morboso tra di loro..” “Herbert, non dire cazzate, quelle sembrano piaghe da decubito, non macchie da psicanalisi”. Lo fissarono. “Tieni Teresa mangia, senti quanto è buona - le stavano 30


mettendo in bocca della sabbia - È la sabbia del nostro Macilento, ora non è più venefico, ora è diverso, tutti i prodotti chimici l’hanno reso speciale, vedrai…ti farà sentire meglio, forse ti evolverai, avrai un collegamento tra il sé e la Persona..dai mangia senti quanto è buona, questa sabbia sa di marzapane..”.

II

IV

Settore, Maldonian: le telecamere interne rilevano nebbia attorno ai condomini infettati. I due cani respirano nervosi, mentre la donna mostra il distintivo ai due custodi dello stabile. Pantaloni di pelle la proteggono dal freddo, un'attillata camicia bianca, che si intravede sotto il giaccone nero, la mostra nella sua bellezza androide. “Prego, signora, di qua”. Il custode imbarazzato dagli sguardi gelidi della sensuale soldatessa, abbassa gli occhi, umile. Rodolfo Kandle registrava sul suo taccuino i nomi dei condomini per l'incontro con l'androide di prima generazione Kimber04. “Signora L., signor G., signor K., signorina F., buongiorno, prego, di qua, sarà questione di pochi minuti, sì, signora U., dopo andrà meglio, già da stanotte, forse signor S., riusciremo a sconfiggere i sogni, abbiamo sconfitto il nazismo riusciremo anche a sconfiggere i sogni, non si preoccupi. Di qua, di qua, dove va? Signora T., deve accomodarsi nella sala grande, grazie, grazie”. E così via.

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Avrebbero impiantato dei microchip sottocutanei a tutti gli abitanti del condominio VIFG, IV Settore, Maldonian. Kandle era preoccupato, nervoso. Ricevette la dottoressa Kimber04 nel suo minuscolo ufficio al primo piano. I condomini nel frattempo si erano sistemati pazienti e rumorosi nella sala grande al pianterreno, la sala delle riunioni. L'androide entrò senza bussare insieme ai suoi due cani. Kandle ebbe un sussulto: odiava i cani, soprattutto se non “naturali”. Occhi rossi e fiato corto iniziarono ad annebbiargli la vista, ma doveva resistere; sapeva quanto contavano le relazioni con gli androidi governativi a Maldonian. Una chiamata lo salvò: “Dott. Kandle, iniziamo a servire?”. “S...Sì, certo, fate pure”. Gatti arrosto avrebbero distratto e calmato i condomini nervosi dalla chiamata improvvisa nel cuore del mattino. “Selvaggi”, sussurrò l'affascinante Kimber04. Kandle non riusciva a non fissarla. L'androide lo svegliò dal suo sogno erotico: “Non ha mai visto una donna, signor....Rodolfo?”. Lui ebbe un sussulto, si girò, si allentò la cravatta rossa: “Scusi, dottoressa, scusi; sa, la tensione, in questi mesi è stato difficile gestire questo

condominio...sa, il Governo non è che ci abbia aiut...cioè, non so quanto sia giusto adesso impiant...comunque, lei sa bene cosa fare, giusto?”. Rise. L'androide rise di gusto. Si accese una sigaretta elettrica, di quelle che una volta si potevano fumare solo sugli aerei economici e che ora erano le uniche sigarette ammesse. Sogno n.395223 (Registrato come di competenza dall'ufficio dell'amministratore di condominio Rodolfo Kandle, registrazione numero AUH/395223 ): Lei si spoglia lentamente davanti alla tv accesa su un concerto di beneficenza. Dei topi scorrono veloci lungo le pareti dellla stanza. Siamo in un albergo. Vengo mentre dei cuscini esplodono. Piume sommergono un pupazzo di Teddy Bear, un regalo di mia sorella, credo. Fuori si sentono delle grida di euforia, come se qualcuno si divertisse a prendere a pietrate la mia macchina. “Sono tutti dentro?”. “Sì, credo di sì...almeno”. “Almeno?”. “Senta, dottoressa, io...io sono solo l'amministratore di condominio del palazzo VIFG, IV Settore, Maldonian, non sono un 32


guardiano né un fot...un androide come voi”. “E questo che c'entra, Kandle? Le ho solo chiesto se ci sono tutti oppure no. Allora, ci sono tutti?”. “Non lo so, dottoressa, non lo so”. L'androide di prima generazione Kimber04 si alzò furiosa e uscì dalla stanza ordinando con gli occhi a Kandle di seguirla. Lui si alzò, non prima di aver gettato una servile e disumana occhiata al fondoschiena dell'androide. Si diressero rapidi verso la sala delle riunioni. I cani li seguirono, ormai senza guinzaglio.

II.II

T

eresa cadde a terra percorsa da spasmi epilettici, il suo corpo obeso e nudo vibrò vergognosamente sprezzante della bellezza femminile, urina e bava bagnarono i suoi orifizi, tutto in lei fu provocazione e avvilimento. I ragazzi rimasero immobili di fronte all’inquietante spettacolo. I suoi denti batterono scricchiolando come tasti di una vecchia telescrivente Olivetti, nessuno fu in grado di decifrare il segnale d’aiuto della donna, il sommergibile di carne stava sprofondando nell’oceano dell’inconscio collettivo con tutto il suo carico di dolore. “Mi ricorda un episodio della mia infanzia disse Aline - mi ricorda mio padre. Lo vidi una volta scuoiare un piccolo animale, credo fosse uno scoiattolo… ne rimasi orribilmente colpita..però fu un passo importante per la mia formazione sessuale credo, ancora oggi quando un uomo mi possiede sento una strana eccitazione se ripenso a quelle immagini”. Nessuno disse niente, qualcuno accennò un segno d’assenso con la

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testa, Bogie non distolse la sua attenzione dalla sigaretta che teneva tra le dita. Alzò la testa verso il soffitto, come per creare una depressione nel torace e rigenerare i polmoni con una profonda inspirazione, si rivolse agli attori: “E di tutta quella gente che vi aspetta al secondo quadrante che mi dite?” “Chi i fedeli?” “Ah, adesso li chiamate così? Parliamo di Religione?” “Dipende Bogie, ogni passaggio introspettivo, sia esso esoterico o trascendente ha un valore formativo se ricontestualizzato in una logica di..” “Cazzate! – esplose Bogie – siete strafatti e blaterate di insensatezze di Governo!”. Di colpo però l’attenzione dell’impresario teatrale si focalizzò su dei piccoli rumori, gli occhi frenetici si mossero sotto la montatura di occhiali da vista opachi, piccole parole….sfiatamenti idraulici…“Ci risiamo!”. Corse in preda all’eccitazione al piano superiore per trascrivere (se possibile) quello che “loro” stavano dicendo. Aveva dell’incredibile la frequenza con cui gli eventi si ripetevano, l’incidenza ne manifestava un qualsivoglia significato, stava a lui decifrarlo e ricomporre il puzzle!

Teresa rimase immobile per terra, ignorata dagli astanti, per sua fortuna ebbe un attimo di tregua e di privacy, stava defecando…

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Entero Park. Periferia ovest della “Città”, Settore III. Complessi Urbani , dislocamento popolare. Quadrato Rorschach. Tutto ebbe inizio in un periodo di confusione e di insensate speranze. Riorganizzare la società attraverso pratiche psicoanalitiche. Tralasciando vetuste e pericolose idee sulla libido di stampo freudiano (uomini oggetto usufruitori di merce sessuale) ormai si era in grado di far partire il gran motore del progresso sociale attraverso le linee guida del suo discepolo, Carl Gustav Jung. Le pulsioni sarebbero state sviscerate e studiate, il caso sarebbe stato una necessità psicoanalitica e non un processo stocastico da tamponare ma solo se tutto questo sforzo democratico fosse guidato dalla Dirigenza. E qui nacquero i guai. Maldonian era anche una città sperimentale, 34


nel senso che la sua posizione geografica e la tipologia della deriva genetica che caratterizzava i suoi abitanti ne fecero banco di prova per nuove riforme. La semplicità della premessa fu inevitabilmente corrotta e contaminata dall’inadeguatezza della burocrazia. La spinta sociale ed evolutiva di ogni sistema risiede a cavallo tra il caos totale e la rigidità estrema. Un sistema inquadrato e cristallizzato ineluttabilmente procede ad una morte “termodinamica”contrapposto ad un sistema confuso e disorganizzato dove nessun tipo di progresso può essere fissato. Esiste però una zona vibrante e creatrice, proprio sul filo del rasoio, una zona di confine tra caos ed ordine, instabile ma viva, ed è proprio qui che si sperimentò la Fase uno. Maldonian fu divisa in settori, il I Settore fu lasciato al Partito, da allora chiamato” la Dirigenza”; nel settore II (chiamato “Entropokuniano”) fu promossa autogestione destrutturalizzante, movimento e disordine, violenza e paura; inquadramento, mancanza di iniziativa, gestione dei sogni e della vita delle persone fu invece 35

la base della piccola società del IV settore (conosciuta come “il Condominio”). Un vecchio fiume bagna le rive dei vari settori, attraversandoli stanco e silenzioso. Il Macilento taglia Maldonian come una ferita e arriva a lambire anche i palazzi del III Settore (“Gustav”), la “zona vibrante” appunto, la zona dove la sperimentazione psicoanalitica avrebbe dovuto far nascere una nuova società. Ma la storia prese un’altra direzione. Trascrizione n.368495 (Registrata in data da verificare nel bagno superiore, ore3:50 AM, decodifica numero AUH/368494): Per l’amordiddio che cosa possiamo fare?Iniezioni di cortisone sottocutanee, anabolizzanti d’odio. Enciclopedie senza parole vendute nei centri commerciali, pochi spiccioli per la salvezza. L’Australia non esiste, esiste solo la cartina geografica che la contiene. Dovresti dormire. San Sebastiano ha dei cavi elettrici nel costato, gioca a carte seduto in uno scantinato. È da solo, con chi gioca? Mentre un uomo vestito come Humphrey Bogart stava accovacciato al primo piano del


vecchio teatro instabile Berescenko trascrivendo ciò che le tubature del cesso gli stavano dettando, un piccolo gruppo di attori uscì dalla struttura con una donna grassa seduta su una sedia a rotelle. La direzione era il secondo quadrante. Ad aspettarli una moltitudine di diseredati, folli, sudici uomini e donne sporche, eremiti del subconscio collettivo. Portavano tra le mani taccuini, registratori vocali Yamaha, avevano legate in testa a mo di fasce bobine di vecchi VHS, vestiti come fedeli di una modernità psicoanalizzata, pazienti del manicomio sociale. Erano i nuovi fedeli scaturiti dal processo di Fase Due, sarebbero dovuti entrare nell’ultima Fase ed essere uomini migliori, ma tutto questo non era accaduto, erano riusciti solamente a creare una nuova religione.

il processo si sta realizzando. Teresa, la nostra dolcissima Teresa sta sviluppando nuove forme, sta culminando nella realizzazione della propria personalità, della nostra personalità in quanto collettiva, in lei sta avvenendo l’ 'individuazione' che noi non siamo riusciti a raggiungere!”. La folla esplose. Teresa roteò gli occhi nelle orbite e svenne di nuovo. Aline fomentò i fedeli impugnando un megafono: “Dobbiamo raggiungere il IV Settore e salvare i 'condomini', il processo è irreversibile e tutti a Maldonian devono essere partecipi, i loro sogni sono puri perché ancora non sono nati, dobbiamo registrarli, psicoanalizzarli, dobbiamo essere presenti quando risogneranno! Teresa ci dirà come fare!”.

Fissarono delle aste e delle bandiere alla sedia a rotelle, Teresa sembrava una Vergine invalida portata in processione. David prese la parola: “Carissimi amici, siamo all’alba di una nuova era, e tutti noi ne faremo parte. Questa bellissima donna (indicando Teresa catatonica) è la speranza che da tempo stavamo aspettando, in lei tutto è avvenuto, 36


III

K

andle bussò alla sua porta timidamente, impaurito dal fiato dei due mastini che dietro di lui, insieme all'androide Kimber04, attendevano. Bussò tre volte, senza ottenere nessuna risposta. La femmina di androide lo spostò di peso, spingendolo alla sua destra. Aprì con un calcio la porta e puntò gli occhi inespressivi verso la finestra aperta. “Cristo...”, pensò Rodolfo Kandle: qualcuno era fuggito dal suo condominio nel IV Settore, c'era la pena capitale per questo. L'androide fece un balzo fuori dalla finestra e lasciò un mortificato Kandle solo con i due mastini. Ora era fottuto per colpa di quel pazzo, “fottuto”, pensò il povero amministratore di condominio. Gheel, Giulio Gheel. Si chiamava così il maledetto errore nel sistema maldoniano di controllo dei sogni della popolazione del IV Settore. Un errore di 27 anni, nato e cresciuto a Maldonian, figlio della generazione successiva all'avvento della Dirigenza. Un mangiagatti, comunque, come tutti i maldoniani. 37

Giulio vide l'androide femmina avvicinarsi al cancello 5, quello usato da lui per evadere dal condominio. Non smise di pensare che avrebbe potuto ucciderla là, sul colpo. L'arma che aveva rubato durante il servizio militare era tra le sue mani, un modificatore di particelle del tipo YZ, elementare e letale. Ma decise di non farlo. Probabilmente così avrebbe salvato la vita di Kandle, che gli faceva pena, una pena infinita. Sapere che uno dei condomini era fuggito contemporaneamente alla visita di un androide (evento mai avvenuto) avrebbe convinto i giudici del Tribunale Misto che era inevitabile nella progressione computeristica degli eventi maldoniani. Una cosa che doveva succedere. Perché tutto ciò che succedeva in presenza di androidi non era direttamente imputabile agli uomini in quanto ciò avrebbe comportato l'ammissione della fallibilità androide. Si era allora deciso di accordare ogni evento del genere alla volontà infinita e indiscutibile della Macchina. Se lo voleva la Macchina, doveva succedere, insomma. Ma questo non importava molto né a Kimber04, decisa a riprendere il fuggiasco, né a Kandle che mestamente tornava in sala


riunioni per tranquillizzare il resto dei condomini. Giulio decise di restare nascosto fin quando l'androide non se ne fosse andata. Ma lei fiutava, si impettiva per fiutare, e Gheel non poté fare a meno di notare quanto fossero affascinanti le ultime creazioni della Macchina. Ma fu un pensiero che durò pochi minuti, il tempo di essere scoperto. Sparò, colpì due volte in testa l'androide e riprese a scappare, saltellando sul corpo del custode che aveva in precedenza stordito. Riuscì ad uscire e prese a correre all'impazzata verso il nulla della periferia maldoniana. Kimber04 si rialzò, guardò Giulio lontano nel grigio, e corse verso il condominio, con la faccia gelidamente squarciata. Nemmeno il tempo di rientrare per chiamare rinforzi, che Kimber04 (insieme a Rodolfo Kandle) si ritrovò circondata dagli altri condomini, imbufaliti da quanto accaduto: “Perché lo avete lasciato andare?”, gridarono in faccia all'androide. Tutti furono richiamati da un rumore come se fuori ci fosse uno sciame di cavallette. “Oh mio Dio, ma quello è il III Settore, che diavolo

ci fanno qui?” disse con occhi folli Kandle.

III.II

R

osa Ferenczi accarezzò i suoi peluche timidamente adagiati in un letto di rose e lenzuola profumate,lo sguardo rivolto alla sacca della dialisi. Nel bianco silenzio di una camera infantile monitor e cellule dati gracchiavano innervosendo la “bambina”. Singhiozzando il vecchio omosessuale si asciugò le lacrime e guardandosi allo specchio strinse forte forte al petto il coniglietto Bunny. La piccola riflessa aveva paura. La moltitudine della massa delirante stava percorrendo in una processione deviata interi quartieri del settore Gustav, decisi a superare EnteroPark e forzare gli sbarramenti di frontiera che li dividevano dal Condominio. Teresa ormai non rispondeva più a nessun tipo di stimolo esterno, catatonica veniva trasportata in una sedia a rotelle nuda e obesa come una Madonna di Francis 38


Bacon. Il corteo rivoluzionario e informe era accompagnato dall’odore acre e violento del sudore di uomini di celluloide che continuavano a registrare maniacalmente i loro stati d’animo nei registratori portatili. Dall’alto della città molti abitanti di Maldonian assistettero stupefatti alla liturgia psicoerrante. Vecchie madri lasciarono di cucinare i loro gatti sopra la fiamma butanica dei fornelli per affacciarsi ed assistere allo spettacolo. Una folla disorganizzata e informe si muoveva come un essere fatto di carne impazzita che strisciando nei vicoli della città e nelle arterie principali della viabilità pregava il Dio dell’oblio dell’inconscio. Come musulmani sudati, ossessivi e compulsivi bisbigliavano sottovoce sputando nelle loro bobine, ricurvi si psicoanalizzavano tenendo registrazione degli eventi che si stavano dipanando anche loro malgrado. Alcuni di loro erano vestiti solamente con un paio di Jeans logori e sporchi, il petto nudo era il simbolo della loro fede. Rivoli di tracciando 39

sudore scendevano ferite nella loro

schiena, facendosi strada tra acne e peli. Ormai non erano più dei singoli, ma sotto la spinta della figura carismatica e messianica di Teresa stavano finalmente superando la fase Personale per evolversi. Il loro vociare diventava preghiera e cantilena per i Maldoniani. Da un terrazzo un bambino indicò verso la strada e un padre in canottiera si accese una sigaretta fissando l’attimo. Posò la birra che stava bevendo sul tavolino in plexiglass e si asciugò la fronte madida per il caldo estivo e soffocante tipico della “Città”. Aline e gli altri attori del Teatro instabile Bereshenko erano il fronte principale, urlavano agli altoparlanti frasi senza senso spronando le persone ad attraversare il Macilento come fossero i figli eletti della diaspora ebraica. Le acque contaminate del grande fiume in alcuni punti non erano abbastanza profonde da impedire il passaggio e potevano essere guadate. I numerosi detriti e i cumuli di immondizia industriale però resero la discesa problematica. Un terreno instabile franò sotto gli stivali e le polacchine che calpestando freneticamente la spiaggia smuovevano fustini di detergenti e


preservativi. Molti di loro furono visti scivolare, rotolare, bestemmiare e infine sparire nelle acque funeste del Macilento. Ma niente poteva fermare quella folla convinta e sconvolta, sinceramente determinata ad arrivare al IV Settore. Bogie non partecipò all’esodo, troppo intento nelle sue fissazioni per badare agli isterismi di altri. Mordendosi il labbro inferiore e seduto su uno scatolone stava rimuginando sugli appunti appena presi. Un vecchio disco di Coltrane suonando bruciava le pareti del teatro e il cuore dell’impresario. L’impermeabile alla Humphrey Bogart lasciato disteso sopra una sedia, l’ennesima sigaretta tra le dita. Trascrizione n.368496 (Registrata in data da verificare nel bagno superiore, ore 4:10 AM Errata Co. PM, decodifica numero AUH/368494): La cabina telefonica non accetta i gettoni, funzionerà anche con le semplici monete? Mi sento chiuso tra le sue pareti di plastica-vetro. Puzza d’urina, sono un barbone comunicativo castrato. San Sebastiano ha un nuovo paio di occhiali, dove l’avrà comprati? “La libertà degli uomini ha un

prezzo, e il prezzo è scritto all’inizio di ogni via-Stato, su targhette costituzionali d’ottone… estinzione dei gatti, non dei Funzionari…” A love supreme…un santo può lanciare monetine per gioco e giocarsi la santità? Forse dall’ungherese, da Tzozius… Bogie era confuso e disorientato. Gli mancava qualcosa, non riusciva a districarsi da quel complesso sistema criptato di segnali. All’inizio aveva pensato venissero dal II Settore, da quella parte della città dove si era sperimentata l’anarchia totale, il settore Entropokuniano, e che per passare informazioni segrete sotto gli occhi e le orecchie vigili della Dirigenza erano stati costretti ad escogitare quella comunicazione idraulica incomprensibile, sbuffi fognari criptati. Ma non era così…“Ovviamente non sono pazzo”andava pensando Bogie, è solo questione di capire cosa rappresenta la figura del Santo, lì è la chiave di volta. Rosa Ferenczi stava pettinando la sua bambola preferita quando fu interrotta da un androide e un uomo. Sussultò quando la porta si aprì.

40


“Mi scusi signorina, volevamo disturbarla…”

non

“Mi avete spaventata, anche Ginevra ha avuto paura vero tesoro?”. La bambola non rispose. “Dice di sì anche lei, che modi che avete..possibile?! Che c’è?” “Ha pianto signorina?”, disse l’androide dalle sembianze femminili. “No!”, rispose innervosito l’omosessuale-bambina dal suo letto a baldacchino. “Abbiamo dei problemi al Condominio, abbiamo registrato dei pre-sogni in vari punti e….” “Un uomo è scappato”, concluse l’androide. “E di grazia che cosa volete da me, non vi basta di darmi tutte quelle medicine, volete sempre che vi dica cosa fare?”. Strinse fortissimo al petto il peluche e gli occhi gli brillarono di lacrime. Il suo corpo magro di un uomo sui 40 anni aveva qualcosa di perverso in un pigiamino da bambina. “Signorina, noi…”

41

Rosa Ferenczi fu il risultato massimo della riorganizzazione. Quando ancora era un ragazzino di appena tre anni aveva manifestato i segni inconfondibili dell’omosessualità e poiché era un orfano venne riassorbito dal Sistema. Si era giunti alla conclusione che una personalità sdoppiata, come era quella di un omosessuale ancora non autocosciente di sé apriva una falla, un varco dove era possibile lavorare. Le sue percezioni furono potenziate grazie all’ausilio di farmaci a discapito della sua crescita psicoemotiva. Un team di psicologi e medici lavorarono giorno e notte per elaborare i dati sociali che venivano dai vari settori di Maldonian, ognuno con le sue peculiarità, e indottrinare la giovane mente con continue sessione estenuanti di filmati e messaggi subliminali. La mente di Rosa non era più quella di un piccolo omosessuale, ma rispondeva alle logiche di schemi sociali e non più individuali. Rosa Ferenzci era la coscienza collettiva della “Città”. C’è da dire che all’inizio si provò ad inserire i dati in un supercalcolatore chiamato B.L.U.M.E.N, ma ci si rese subito conto che solo un uomo ha la


sensibilità per elaborare quel tipo di dati. Quando il calcolatore fu smontato la stanza della macchina fu trasformata in una cameretta d’infanzia, anche se ancora oggi ci si riferisce ad essa come alla “Macchina”. Un uomo si nasconde tra le panchine del parco. Porta con se un diario nero, con molta probabilità una moleskina di medio formato, ansima per la corsa e la fuga. Giulio Gheel sta rischiando la vita. Giulio Gheel è un fuggiasco. Si guarda attorno, le mani gli tremano. Le mani sono nerborute e giovani, ha le unghie nere e sporche, si sente lo stomaco in subbuglio. Non è un rivoluzionario, non è mai stato un uomo d’azione. Poco lontano dal suo nascondiglio le gabbie vuote dell’ EnteroZoo gli bisbigliano di cigolii metallici. Tutta quella desolazione lo atterrisce. Non è molto lontano dall’Interzona dei settori. Le gambe non riescono a muoversi, deve pensare in fretta e soprattutto per una volta deve decidere la cosa giusta da fare.

della sedia a rotelle. Uomini e donne che si aiutavano a risalire la spiaggia del Macilento. Gli attori che urlavano insulti e sproloquiavano. Ad un tratto Teresa riprese coscienza. Aline la fissò per un attimo, le avvicinò le labbra ad un orecchio e le chiese: “La sabbia sa di Marzapane Teresa? Eh Teresa, di cosa sa la sabbia?”. La donna ruotò solamente gli occhi, il corpo completamente immobile sulla sedia a rotelle… aprì la bocca e parlò: “Mazel tov” “Come Teresa? Cosa hai detto? Ripeti per favore” “Mazel tov”, disse con un filo di voce. Aline guardò gli altri, nessuno sapeva che quella donna enorme parlasse ebraico, né tantomeno che “Mazel tov” significasse “buona fortuna”.

La carrozzella venne rialzata e il corpo di Teresa ritirato su a forza, il suo corpo sfiatò di flatulenze organiche. Gli occhi chiusi e macchie d’urina nel sedile in pelle 42


IV

R

odolfo Kandle aspettava fumando che venissero a prenderlo. Si era seduto nella poltrona del suo piccolo ufficio da amministratore, nel condominio del IV Settore. Il registratore di sogni taceva da quando quel figlio di puttana di Giulio Gheel era riuscito a fuggire. Nessuno sognava, adesso, proprio come voleva la Macchina: ma la fuga del giovane 27enne dimostrava il contrario. Kandle aveva fallito, su tutta la linea. Non sapeva cosa gli avrebbero fatto, giù al Tribunale Misto. Ma provava quasi una sorta di pace interiore, pensando alla vista che si godeva dall'aula Disbrigo Pratiche Umane. Aveva assistito a un processo, da ragazzo: un povero commerciante accusato di vendere razioni di KTS (una droga poetica illegale, a Maldonian) si difendeva in dialetto dalle accuse di un androide dalle sembianze maschili di classe AVV. Ovviamente il vecchio venne condannato, tra l'indifferenza generale di quel mondo di mangiagatti opportunisti. Ma Kandle ricordava 43

ancora il fiume giallo, e le colline che difendevano la caotica città dalle intemperie dell'oceano di Nullità TecnoFutili che giacevano dimenticate in discariche elettriche. Fuori infuriava la battaglia tra gli androidi e i folli e teatrali abitanti del III Settore. Kandle sapeva che non appena Kimber04 e i suoi poliziotti fossero riusciti a sedare la rivolta, sarebbero venuti a prelevarlo maleducatamente per trascinarlo di fronte al suo destino. “L'educazione e il dialetto sono due cose che gli androidi non impareranno mai”, pensò sorridendo Kandle, rigirandosi in mano l'accendino con su scritto: “Maldonian Zoo”. La porta si aprì: il fiato caldo del mastino della formosa androide Kimber04 puntò dritto sull'amministratore di condominio. Il registratore si attivò poco dopo. L'ufficio era ormai vuoto, grigio. Il piccolo marchingegno nero sputò: Sogno n.368505 (Registrato come di competenza dall’ufficio dell’amministratore di condominio Rodolfo Kandle, registrazione numero AUH/368505): Intermittente Noia


Crescente Stanchezza Forte Continuo Dolore Singhiozzante Fame. La signora B., 29 anni, da cinque anni abitante nel IV Settore, aveva appena partorito.

-

Giulio Gheel aveva visto quella massa imponente di persone avanzare verso il suo condominio, ma non ci aveva fatto caso. Pensava a fuggire, modificatore di particelle YZ in mano, verso le colline che delimitavano la città Stato. Non sapeva se sarebbe riuscito a sopravvivere, non sapeva in realtà nemmeno cosa ci fosse dietro quei pini polverosi. Gli umani avevano paura e circolavano troppe leggende su quel posto: addentrarsi fin lì rappresentava un reato per il quale era prevista l'esecuzione immediata. Ma era l'unica strada dove gli androidi non l'avrebbero seguito, timorosi e rispettosi com'erano di quelli che loro chiamavano “i Grandi Spiriti del Processo Evolutivo”.

Gheel scalò con difficoltà la collina fatta di fango e spazzatura umana, bottiglie di plastica, preservativi, scheletri di gatto, segni di recenti falò e vetro. Era conscio del rischio: la luce giallastra che esalava dal versante nord della collina era radioattiva, ma contava di superarla rapidamente per avviarsi lungo l'ignoto. La scena che gli si presentò davanti lo tramortì. L'ignota (per gli umani) Nullità TecnoFutile non era altro che un immenso cimitero mobile di tecnologie secolari, immerse in un vortice continuo ed elettrico: Gheel sentì la terra sotto i suoi piedi sollevarsi e circondarlo, immergendolo in un tornado di terriccio sporco che lo costrinse a ripararsi gli occhi. Ma era tardi: egli stesso si ritrovò sospeso a mezz'aria, attraversato da centinaia di scosse dolorose, lanciato verso il centro del cimitero, dove venne ripetutamente e casualmente colpito da tecno-cianfrusaglie obsolete. Si difese, ma si sentiva come paralitico; gridò: ma la voce si perse tra le lettere delle tastiere anni Novanta che lo circondavano; perse un braccio: strappato da un enorme pezzo di 44


ferro arrugginito, forse un tagliente macchinario di quelli che si usavano una volta nelle officine pubbliche aerospaziali; infine svenne, spegnendosi elettrico e dissanguato.

mutamento che batteva d’emozione e violenza. Quello che però non può l’uomo come singolo essere insignificante ed impotente può una massa informe e nervosa, irriverenza di corpi, alterigia di mani tremanti, adrenalina e follia.

-

Si mosse allora un’onda umana di carne e celluloide, come una risacca di sudore ci fu un movimento disarmonico di membra e sguardi, urla di donne, ronzii elettrici analogici di registratori a bobina, odore acido di putrefazione e pungente sensazione di plastica surriscaldata. La folla si mosse e si strinse intorno a Teresa come a volerla fagocitare nell’animale famelico che era diventata, adoratori di malformità, pellegrini musulmani dai visi sconvolti dal dolore e dalla fissazione.

Kandle credette di sentire un grido, prima di chiudere gli occhi: il dito di un androide classe SOT penetrò dal naso al cervello. L'amministratore di condominio venne così dichiarato “spento”.

IV.II

“Q

ualcuno parla ebraico? Possibile che nessuno capisca una parola di ebraico? C’è qualcuno che mi sa dire che cazzo sta dicendo Teresa?” La folla rimase muta e immobile come in un fotogramma polaroid, solo il lento scorrere del Macilento svelava una realtà in 45

Aline cercò di allontanarli, estrasse dallo zaino un vecchio commutatore a ioni deuterio (CIde) e fece detonare una scarica. Chi le era vicino fu investito dalla “fascia di ricaduta”, martoriato da ustioni nelle parti delle membra esposte. Quest’arma per quanto vetusta fosse, ancora riusciva a sprigionare tutta la sua rabbia. I primi caddero in preda al dolore,


cercando di stringersi le piaghe sanguinati, cercando negli spasmi una facile uscita da una situazione degenerata. “Statele lontani, nessuno si avvicini altrimenti questa volta sparo ad altezza uomo!”. Uno di loro le afferrò la caviglia cercando di rialzarsi. L’attrice senti le sue mani sudate e viscide, vide un viso supplicante sporco di sangue e fango. Gli fece esplodere la testa con un colpo a bruciapelo. Il cranio si aprì come fosse un’anguria matura, le cervella schizzarono ovunque benedicendo i fedeli. “Che cosa mi avete costretto a fare? – disse ansimando ricurva su se stessa - Lo vedete? Lo vedete perdio? Non avete fede!”. Stringeva tra le mani il commutatore, nessuno osò muovere un passo. “Forza allora, c’è un fottutissimo ebreo tra di voi?”

-

Bogie era fisso e immobile di fronte alla finestra, stava fumando

una sigaretta. Guardò il fumo alzarsi in un cielo d’argento, pesante e metallico da togliere il fiato. Si mangiava le unghie, estirpava le pellicine come fossero insetti che stessero deponendo uova nelle sue dita. Era nervoso. Attese di finire la sigaretta. Prese il suo trench color cachi e scese al piano inferiore passando dalle scale interne. Lasciò la porta del suo ufficio aperta. Appena fuori dal teatro instabile Bereschenko l’impresario mise in tasca il taccuino degli appunti e imboccò un vicolo stretto che faceva angolo con il palazzo, Houdinìstrasse. La città stato di Maldonian non dava riposo ad una mente confusa e stanca che cercasse salvezza. Bogie camminava con passo veloce e disorientato come se fosse ubriaco. Sentì allora una voce che richiamò la sua attenzione e lo ridestò da quel torpore. “Hei Bogie dove te ne vai?”, disse un uomo dal forte accento ungherese. Nel suo vagare incerto aveva preso la strada che costeggiava il ghetto ed ora era davanti all’insegna del negozio di occhiali di Tzozius. “Che cos’è tutto questo rumore, credo che venga dalle parti di Enteropark, 46


per caso siamo alla fine?”. La sentenza dell’ungherese risuonò più come una supplica che come una minaccia. “Ci sono anche i tuoi ragazzi?” “Non lo so vecchio, credo di sì. Non ho potuto fermarli. Ti conviene entrare nel tuo negozio e barricarti dentro, è probabile che vengano rilasciati gli sbirri di Kimber04 per rastrellamenti.” “Hai paura?”, disse l’uomo fissandolo negli occhi, come a voler indagare nell’anima dell’impresario, lui che aveva fatto di quella pratica una professione, l’emigrante ungherese di origine greca che aveva aperto un negozio di oculistica a Maldonian. “Non lo so, però sono convinto che l’esperimento sia finito, fallito, che cosa c’è da fare ora che siamo a questo punto? Nessun nuovo stadio, nessun risveglio di coscienza collettiva, nessuna agognata ‘Fase Personale’. Solo follia e barbarie.” “Forse era questo che ‘volevano’, forse è da ora che verremo studiati, non credi Bogie?” Non rispose. “Sai ho visto un uomo che fuggiva – l’attenzione di Bogie fu richiamata dall’inflessione usata dall’oculista - ho visto un uomo che scappava, veniva da là, direzione Enterozoo (magari era un’impressione, si era fatto 47

suggestionare dalla professione insolita e dall’accento e dal dialetto dell’ungherese) credo fosse matto, folle come ce ne sono tanti di questi tempi, si stava dirigendo al cimitero delle Nullità Tecnofutili. Nessuno sopravvive in quella zona per più di qualche ora”. “Dovrebbe importarmi?” “Non lo so, non credo forse, ma nulla accade per caso. Un’intera città si è riversata al IV Settore e un uomo solo scappa dal Condominio per rifugiarsi nel cimitero dei Grandi Spiriti del Processo Evolutivo. Non pensi che ci sia qualcosa di strano e profetico?”. “Può darsi, ma non capisco perché ti ostini a parlarmi di quest’uomo. Che vuoi che faccia? Che lo segua?”. Tzozius lo guardò con un’aria di compassione mista a delirio: “Non sarò io a mandartici…”. Il vecchio voltò le spalle e rientrò nel negozio. La saracinesca fu abbassata. Bogie rimase immobile come una statua. Dopo un attimo di incertezza si accese una nuova sigaretta.


Giulio Gheel stringeva tra le mani una Moleskina nera consunta. Il suo corpo sospinto dai turbini elettrici veniva scaraventato tra i rottami del passato industriale. Trafitto da pezzi di metallo e da cablature a fibra ottica urlò dal dolore; il martirio di un santo non avrebbe trovato un interprete migliore. Gheel era un santo.

rubato i miei segreti! – piangendo si rannicchiò in posizione fetale, stringendo forte a se il peluche Bunny – che sia maledetto, mi avrà anche vista quando mi pulivate…avrà visto il mio corpicino?” “Ma che cosa va pensando signorina?” disse il medico imbarazzato. Rosa Ferenczi scoppiò in lacrime.

Fuori dal condominio le truppe di Riorganizzazione Umana stavano sparando sulla folla. Dagli appartamenti la gente usciva come un fiume in piena. In lontananza, sulla riva del fiume Macilento infiltrati del settore Gustav si erano radunati intorno ad una carrozzella. Ovunque era il caos. Gli androidi giunti in soccorso di Kimber04 non risparmiarono la loro furia su nessuno che per sciagura gli si presentasse davanti. Fu una carneficina.

-

Rosa Ferenczi tremava. Era in preda ad una febbre delirante. Il medico le stava somministrando una dose di ormoni e antidolorifici. “Avete preso quell’uomo? Dov’è andato?”, chiese l’omosessuale in pigiama. “Non lo so signorina, ma non si preoccupi, vedrà che gli androidi rimetteranno tutto a posto” “Quell’uomo mi ha spiata! Mi ha

“Mazel Tov, buona fortuna!”, gridò una voce indistinta dalla folla. “Ci sta augurando buona fortuna Teresa! Siamo benedetti, siamo i suoi figli”, urlò qualcun altro, “siamo nel giusto e il Messia è con noi”, azzardò una donna con il seno al vento. “È vero! È vero!”, scoppiarono in coro. Teresa sembrò per un attimo sorridere beffarda. Una prima bomba all’idrogeno fu lanciata nel nucleo raccolto intorno alla carrozzella da esploratori androidi di tipo SCO. Ne seguirono altre a grappoli. La carne bruciò in un rogo esplosivo, nessuno registrò le impressioni e gli stati d’animo. Bogie corse, corse come non aveva fatto mai, entrò esausto nel cimitero delle Nullità Tecnofutili attraverso l’enorme cancello che

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recava ancora la vecchia scritta: Cimitero Acattolico di Maldonian. Si guardò intorno. Ovunque frammenti di un passato tecnologico. L’aria era elettrica. Turbini di particelle ioniche gli fecero accapponare la pelle. Riusciva a vedere a stento e con fatica a resistere a terra senza essere sospinto in aria. Passò accanto alla tomba di Gregory Corso, a quella di Antonio Gramsci e di Montecristo. Il cimitero era la ricostruzione del più famoso di Roma dopo che le truppe Neo-Napoleoniche l’avevano raso al suolo e depredato. Si disse poi che sotto l’austera reggenza del Generale D’Epinay le ossa fossero state rivendute a stati sovrani o passarono per il mercato nero. Alcune arrivarono a Maldonian. Niente dell’antico fasto rimaneva ora al cimitero. Un’enorme discarica di inutilità tecnologiche. Bogie vide Giulio Gheel crocefisso ad un palo telegrafico e trafitto da pezzi di tastiere e frammenti di telescriventi. Era bellissimo. Nel turbine elettrico sembrava San Sebastiano. Vide che stringeva tra le mani una moleskina e d’istinto toccò il suo taccuino nascosto nel trench. 49

“Chi sei? – urlò Bogie – perché sei qua? Sei vivo? Puoi sentirmi?” Gheel aprì gli occhi: “La Macchina ha ripreso a sognare, l’ho sentita dettare… “, disse a fil di voce San Sebastiano. “Come? Chi sognare?”

ha

ripreso

a

“La Macchina…Rosa Ferenczi…sogna e detta quello che sogna agli androidi..dovresti saperlo…” Bogie lo guardò stralunato. Il corpo del giovane si stava dissanguando. “E perché dovrei saperlo?”, urlò con tutta la voce che aveva in corpo l’impresario, “Io che c’entro?” “Come? Non hai capito? Non mi hai sentito quando ti parlavo?” il ragazzo fissò il trench di Bogie “non hai per caso trascritto tutti i suoi sogni? I sogni che io ti dettavo?” Bogie impallidì, prese tremante il suo taccuino e fisso quello di San Sebastiano “Sì esatto, anche io li ho trascritti, e ho cercato di comunicarteli, anche se molto sarà stato corrotto , anche se molto è andato perso” “Ma che significato ha tutto questo? Che significa?”, chiese esausto.


“La Macchina ha sognato l’avvento di un nuovo Messia, di colui che avrebbe sognato di nuovo. Di un uomo che sarebbe sfuggito alle regole folli di una riorganizzazione a Fasi psicoanalitiche, di Fasi Personali, di coscienze collettive e sociali… Rosa Ferenczi sognò di un poeta, e per questo pensai a te e all’unico posto dove l’arte ancora viveva, al Teatro instabile Bereshenko!”. Senza voce e quasi balbettando Bogie si avvicinò al ragazzo, lo prese per mano e disse “Teresa?”. Il santo non rispose subito, i suoi occhi si bagnarono di lacrime e la bocca divenne porpora intrisa di sangue. “Rispondimi Cristo, Teresa? Teresa è il Messia?” “No Bogie, non è Teresa… lo pensavo anche io…”. I due si guardarono negli occhi finchè San Sebastiano morì. Fu solo allora che Bogie strappò di mano il diario di Giulio Gheel e lo sfogliò velocemente in preda quasi ad una follia. La mente dell’impresario vacillò quando nell’ultima pagina scritta trovò una poesia che il ragazzo aveva dedicato al figlio appena nato, partorito dalla Signora B.

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Maldonian City Blues Meteora Maldonian circondata da radiazioni gatti Renault vecchia e Mario impaurito un altro Settore è appena nato bambole di pezza omosessuali e psicologia è l’anno del SignoreGatto All’università Tzozius

studiava

nell’Ungheria polverosa

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Tradimento

Il nonno, ricordi?

bellezza,

lo

Lo ricordo bene nudo su una specie di culla tra le mani giovani cavi Tutti attorno barattoli di frammenti di ricordi tap tap codice morse Durante la guerra se ne faceva grande uso, bellezza Lo so, ma non è quello, è come se mi ritenesse un fantasma, eppure è un sogno reale

Ma io non l’ho mai conosciuto realmente cioè il sogno reale sì ma sono nata 457 ore dopo la sua morte Ahahah, la morte. Bellezza, quanti anni hai? Io ricordo nonno! Sta dicendo, cioè stava sussurrando del suo lavoro alla Maldonian Milk, del tradiren non capisco nonno, lo perdo Stacca, Kimber06, così non ci è di nessun aiuto Come volete, signora.

Lo sollevo, adesso è dentro una specie di vasca per vecchi piena di sale o di ghiaccio Sanguisughe! Sanguisughe fumano lungo la sua colonna vertebrale Ce le abbiamo messe noi, bellezza, insieme: ricordi?

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Ritratto Maldoniano di un esule inconscio

morbido bisogno di fuga dipinto negli occhi impiegatizi, quasi il presentimento elettrico: lievi

di

un

scosse

destino

turbavano

dall’infanzia Mario T., scosse alle punte dei piedi quando andava bene, in altre zone meno nobili quando la sorte lo derideva.

Capitolo 1

Non fortunato con le donne, buon

“L

bevitore,

a

Mario

T,

vecchia

radio

scarso

negli

sport

individuali,lievemente misantropo.

augurava

il

buongiorno

a

Il ritratto maldoniano dell’”esule

preannunciandogli

inconscio”. Li chiamano così, i

pioggia e il rilascio di 300

terrestri

prigionieri palestinesi in cambio

Macchine catturano durante le

di un soldato israeliano. La sua

loro orge spazio-temporali: chè

reazione fu un clic di addio alla

per loro è come far l’amore con

piccola

dei

compagna

tecnologica,

che

cavi

annualmente

sepolti

sul

le

fondo

mentre con mano assonnata si

dell’oceano: se li ficcano ben bene

accendeva una sigaretta: la strada

nei loro meccanismi perversi e ne

scorreva ingombra di ferro e

traggono carne umana per il loro gigantesco esperimento.

carne, giù Zanzotto”.

giù

fino

a

via

Tutto si svolse come sempre Nel mattino della cattura spaziotemporale era così che doveva apparire il figlio di Tzozius, nella

un telo nero ricoprì i sei vetri della Renault di Mario

sua bellezza terrena: capelli neri ondulati, riga a destra, giacca grigia,

Marlboro

nel

taschino

sinistro, scarpe scure opache. Un 53

lui frenò, schiantarsi

fece

come

per


ma tutto si svolse come sempre

emittente. La macchina sbandava ad ogni curva, la neve stava

nessuno schianto nessun rumore

attaccando e la pazienza si fece una sottile lamina di alluminio, ad

porte bloccate

ogni scossone sfregava tra il cervelletto e l’ippocampo creando

il sonno

un follia elettrica causa poi della sua emicrania. Si accese una

quattro ore nel nulla dello spaziotempo

Marlboro

ingerì

una

aspirina

ritrovata nella tasca anteriore dei Jeans, sputò sporcizia imbevuta di

in compagnia di neutrini ballerini e sogni di baldracche. Poi l’atterraggio: come al solito brusco, di fronte al cartello con su scritto: “Be_<e__ti a Ma_donia_”. Come tutti gli altri, anche il figlio di Tzozius l’ungherese vomitò istantaneamente l’anima terrestre.

saliva e vecchio tabacco e si concesse una pausa dalla vita. Il tergicristallo era un’onda bianca sul parabrezza, l’aria calda che usciva dal bocchettone più che riscaldarlo gli conficcava nella gola aghi di bruciatura elettrica condensata. Perlamadonna

che

serata

incredibile- pensò tra se Mario T.

Capitolo 2

mentre con una mano teneva il volante

oramai

quasi

fuori

controllo e con l’altra cercava di rimettere l’accendino nel taschino

L

a visione notturna della vecchia carponi lo scosse a tal punto da fargli

perdere il sonno per notti intere, l’appetito va da sé si fece una nauseante abitudine nervosa.

della giacca grigia. Mario T. aveva

comprato

all’inizio

dell’estate quella Renault 4 celeste ad un prezzo veramente irrisorio. L’occasione

l’aveva

colta

contrattando il prezzo con un tossico di San Giovanni, uno che

Accese la radio non riuscendo però a sintonizzarsi su nessuna

aveva garantito al giovane la validità dei documenti ma non

54


della revisione, scoprì malgrado più avanti Mario.

suo

La neve si adagiava silenziosa sull’asfalto e negli aghi dei pini, il

No vabbè te la do ma insomma è di mia madre quindi…

buio della notte le faceva da contrappunto. Neanche fossi

a Twin Peaks-

Senti io non voglio rubare niente a

pensò – e adesso? Che faccio,

nessuno, sono comunista anche io,

aspetto

cioè di sinistra, sai oramai dire… lascia perdere insomma se per te

radiatore? Come se sapessi che il problema è il radiatore…

va bene ho qua i soldi, poi per il passaggio..

D’un tratto mentre Mario stava

che

si

raffreddi

il

rimuginando sui problemi tecnici E’ che mia madre cioè alla fine la

che

macchina non l’usa bloccata a letto però..

trasmissione di una autovettura e

più,

è

la

intercorrono

tra

coibentazione

del

la

sistema

frenante qualcosa si mosse nella Fa niente dai, a me ste storie non è che…

zona morta della sua visuale. Strizzò gli occhi e vide qualcuno muoversi nel primo sottobosco

No no dai ok

oltre il ciglio della strada. Si avvicinò sputando la sigaretta

Che merda era stato, pensò Mario

oramai intrisa d’acqua. Come si

T, la storia della madre non è che

fece

fosse vera, ne era sicuro però dai,

segnaletico

trattarlo a quel modo solo per

anziana in vestaglia carponi che si

sentirsi più intellettuale dentro la

trascinava tra un albero e l’altro.

sua Renault 4 celestina, con le sue

Aveva i gomiti escoriati ed il

polacchine e la giacca grigia … di

prossimo

ad

vide

una

una

palo

signora

tessuto della maglia da notte

colpo dal cofano uno sbuffo

strappato. Sopra di lei a cavalcarla

sospetto. Si fermò sul ciglio della

un uomo anoressico sui trent’anni,

strada e scese. Si strinse le braccia

completamente

intorno al corpo con la sigaretta di

sguardo allucinato. La teneva per i

traverso, la neve che gli bagnava

capelli bianchi, le ossa delle sue

le lenti degli occhiali da vista, desolazione ovunque.

anche gli sfondavano i glutei, la

55

nudo

e

dallo


colonna vertebrale era un parassita

richiudere la portiera, non riusciva

sotto la pelle. Il pene raggrinzito

a respirare sentiva che stava per

appoggiato sulla schiena di lei.

vomitare ma non si fermò. Più

Entrambi erano sporchi di fango

volte rischiò di uscire di strada,

come se fossero caduti e si fossero

più volte vide il suo corpo

rialzati

sfracellato fra le lamiere. Le luci

più

volte.

Mario

indietreggiò in preda al panico,

dei

scivolò sull’asfalto bagnato, batté

apparizioni

la spalla imprecando in modo

desolata, il assiderando.

vergognoso e si rialzò di scatto.

lampioni in

fluivano

come

quella

strada

freddo

lo

stava

La vecchia lo vide e girò la testa nella sua direzione, l’uomo alzò la

Come riuscì a tornare a casa non

vestaglia di lei e le mise una mano a sfiorarle l’ano.

seppe mai spiegarselo, sentì una forza a spingerlo, a guidarlo. Era in uno stato catatonico, rimase

“Ho visto il mondo per te – disse

cinque minuti a fissare la toppa

la vecchia con i capelli bianchi e

della porta dell’appartamento, poi aprì. Trovò Lola ad aspettarlo.

bagnati che le coprivano il viso, una massa informe di vermi che le strisciavano tra le rughe – ma la papessa è dal verso sbagliato e i generi sono invertiti ”, l’uomo iniziò a masturbarla.

Capitolo 3

Mario ammutolì. Per un attimo pensò che sarebbe morto là, che l’avrebbero

potuto

anche

mangiare vivo, era terrorizzato soprattutto da quello scheletro d’uomo che toccava la donna anziana.

S

ai dove ti ragazzo?”

trovi,

“Vi ho detto che non capisco un cazzo di

quello che dite, che lingua è?Yiddish?”

Aprì lo sportello dell’auto girò la chiave nel cruscotto e la Renault

“Prova tu, Kimber08, se continua

si accese. Partì senza neanche

così

lo

rimandiamo

indietro:

questo secondo me non riesce 56


nemmeno sognare”.

a

dormire,

figurati

Si risvegliò seduto su una poltrona gialla, la mano posata sulla testa di un cane enorme, sporchissimo,

“Dopo il disastro di quattro anni

di nome Lola. “Puoi fare una cosa

fa non possiamo permettercelo, lo sai, AltoPrete34”

per me?”, gli chiese una signora in

“Sì lo so, lo so, ma figurati se…” Si bloccò di colpo, fissando ebete Kimber08: l’androide si era come

vestaglia e camicia da notte, spuntata da chissà dove, con occhi languidi da vecchia troia. Mario T. riuscì solo a rispondere: “Sì, mamma, credo di sì”.

bloccata, il petto infuori, rigida. “Errore di connessione”, iniziò a

“Caro

ripetere monotona, lo sguardo

Mariolino”,

fisso sull’uomo. Mario T. vide

aprendosi un varco con la mano

balenare il terrore negli occhi

ossuta tra le pieghe della camicia

dell’ebreo, e ne approfittò: prese

da notte. “Porta questa a Tzozius,

la prima cosa che gli capitò sotto

da parte del suo amore”. “Oh,

mano – una specie di telecomando

cer….certo ma….cos’è?”

antiquato

e

colpì

l’uomo

Mariolino, rispose

dolce, la

caro donna,

ma…mma,

ripetutamente. Successe tutto in un attimo: aprì la porta del container, iniziò a correre.

“Come cos’è, Mariolino, cosa vuoi che sia? E’ un sogno, siamo qui per questo, ricordi?”.

Passando in mezzo a una dozzina di androidi immobili, un coro lo

Lola nel frattempo pisciava su un

accompagnava nella fuga: “Errore

tappeto dai contorni indefiniti.

di

“Un sogno – biascicava la troia – un sogno per papà”.

connessione”.

Stava

oltrepassando un cancelletto di ferro

arrugginito

in

cielo

infuriava l’alba – quando una mano lo afferrò. -

57


Capitolo 4

un Bar

Mitzvah

(accennò

un

sorriso incerto)… speriamo si blocchi però …

Tagliare ciò che è incompleto e dire: Ora è completo perché finisce qui!

L

Già, si certo, ci mancava che fossi un ebreo inconscio. Lola

lo

guardava

languida,

accovacciata ai suoi piedi magri. a frase di Herbert lo

Non era mai stato grasso per

assillava

da

quando

carità, ma dall’incontro del mese

aveva

avuto

la

scorso con la vecchia pazza e del

conversazione Lodiani.

con

il

Dottor

tipo

che

la

cavalcava

aveva

smesso di avere un’alimentazione se non corretta almeno regolare.

-Possibile dottore?! Ma non sarà

Si potevano contare le sue coste in

stress? Alla fine è sempre così,

un deserto di pelle sudata ed acre,

non se ne capisce la causa allora si

occhi stralunati ed ossessivi. Ogni

tira in ballo lo stress, riposi un

sguardo dava l’impressione di

po’, qualche pasticca di Jinseng e lievito di birra la mattina…no?!

essere la risultante di ore di

- Non lo so Mario, che devo dirle,

benzeniche di colla, cenere di sigaretta e insonnia.

lacrime

acide,

esalazioni

in effetti mi piacerebbe darle una risposta più chiara ma il fatto è

Non riusciva proprio a mangiare

che la pelle del suo prepuzio si sta

con gusto, ogni volta si infastidiva

essiccando,

tra

al solo pensiero di sedersi a tavola

qualche giorno potrà togliere la

praticamente

e allora apriva il frigorifero e

crema antibiotica e le asporterò le croste

trangugiava in piedi la prima cosa che trovasse, fissando la finestra. Lola dal divano sonnecchiando

-Mi vuol circonciso?

dire

che

resterò

teneva d’occhio il padrone, in qualche modo protettiva. Una sera di particolare insofferenza prese il

-Se riusciamo a bloccarla si, alla

lungo cappotto nero, uscì di casa e

fine potrà dire che è colpa di 58


si mise a camminare. Chi lo

conficcavano nei sanpietrini. Vide

avesse visto da lontano si sarebbe

crearsi di fronte ai suoi occhi

spaventato

strutture

immaginando

una

metalliche

,

trincee

marionetta a grandezza d’uomo

elettriche, cimiteri di marinai che

vagare

deserte

ancora dovevano nascere, vestigia

indossando un paltò di almeno tre

di un impero futuro. Non riusciva

taglie

aperto,

neanche a sentire i suoi pensieri

trascinato dalla notte. Ma pochi lo

tanto era il fischiare del vento.

videro perché era una notte sorda,

Quella

pericolosamente ventosa. Come

sussurrava

alle

trascinato dall’alito di Dio Mario

stanche

pensieri

sbandava ad ogni crocicchio, le

infinitamente più grandi della sua

vetrine dei negozi a ricordargli il suo folle vagare notturno.

semplice realtà. Non avrebbe retto ancora per molto.

-Stattene a casa demente, non vedi

Sentì un rumore di schianto, il

che non c’è nessuno, non senti che

frastuono di denti da gigante che

Dio è adirato? Non vuole nessuno

sbattevano, tonfi sordi di duro

per le sue strade e per questo sta

legno. Qualcuno stava cercando di

sbuffando, rischierai di morire se continui a sfidarlo.

comunicare con lui, ne era certo.

per

le

più

strade

grande,

sorda

confusione sue

orecchie surreali,

Era un antico portone lasciato aperto. Esausto vi cercò riparo, lo

Non ci parlo con i televisori

sfintere di un imponente palazzo

esposti nei negozi, non sono così pazzo!

settecentesco, in via dei Gatti.

Qualche

altro

passo

incerto,

Appena dentro lo sbarrò con l’enorme chiavistello arrugginito e si mise le mani fra le tempie.

pagine di giornale come meduse nel vento, un oceano fischiante di desolazione

ovattata,

terrorizzato

ed

Silenzio.

assisteva

estasiato

allo

Per favore silenzio.

spettacolo divino della profondità di una notte unica. Articoli di

Non chiedo altro, silenzio Cristo.

cronaca nera si scomponevano in lettere d’acciaio che cadendo si

59

Fuori la confusione del nulla, dentro solo lui e il bambino.


Un bambino?

jazz,

credo

conosci

Miles

Davis,

Miles Davis?

lo

(chiese

Il bambino lo fissò con un cipiglio

divertito Mario T.) no?… beh era,

grottesco,

era un negro che suonava bene (sorrise)

le

stringevano

mani le

unte

che

ginocchia.

Un

odore di cantina stantio permeava l’androne del palazzo, avvolto

Il bambino si alzò di scatto e

dalla penombra M. non riusciva a togliere lo sguardo dal fanciullo.

scappò su per le scale lasciando la sua pizza. Mario rimase per un attimo a fissarla lì immobile,

-Chi sei? Sei venuto a portarmi la

mezza mangiucchiata ed unta. La

legge? Mario non rispose, vicino

musica

al bambino della carta alimentare

convulsivo. Anche lui salì per le

con sopra un pezzo di pizza alla cipolla.

scale.

era

un

Trovò

bisbiglio

una

porta

socchiusa (possibile che nessuno chiuda

una

porta

in

questo

Davis

stava

-Quale legge?

palazzo?) Miles

-La sua legge, io non la voglio,

suonando dentro, odore di aglio soffritto e peperoncino.

non

voglio

più

leggere

da

ripetere”,

- Permesso? Vide un uomo intento

voglio solo mangiare la mia pizza.

a cucinare ai fornelli con una

Se viene a prendermi lo getto giù dalle scale.

sigaretta accesa in bocca. Aveva

“l’insegnamento

un lungo abito talare nero che lasciava scoperte le gambe nude e

Stava parlando di Dio.

sudate,

i

piedi

calzavano

Havaianas color crema. Così su -Vivi qui? Il ragazzo annuì,

due piedi sembrava un malese e

volgendo lo sguardo alla tromba

da quello che stava cucinando

delle scale. Il palazzo era antico e

probabilmente non si era molto

fatiscente, la griglia metallica dell’elevatore tra di loro.

allontanato dalla realtà. L’uomo senza voltarsi gli rivolse la parola:

- Che cos’è questa musica che sento, viene da casa tua? No? E da

-Entra e siediti, i gamberetti sono quasi pronti.

dove viene? Sembra, sembra come 60


Possibile? Un prete Malese? Se non

fosse

per

questo

odore

pungente di maiale e gamberi penserei ad un’allucinazione.

-Ma sei malese? I malesi sono cattolici? - Sei stato fortunato a trovarmi in casa, ti è piaciuta la cena?

Il prelato spense il gas del fornello, appoggiò la sigaretta

-Si..

vicino ad un bicchiere di birra, e si mise a tavola. La padella sopra

-Perché digiuni? Hai avuto paura?

una tovaglia sporca, i suoi occhi che lo fissavano.

-Tu che ne sai? (chiese stupito M.)

-Abbassa la musica fammi il

-Io la conosco la paura, Dio mi

favore ho le mai unte e non arrivo

parla, mi sussurra cose oscene,

alla manopola, è un vecchio vinile, Tutu, mi piace.

credi che non conosca la paura? Non dovresti uscire di casa in notti come queste, il vento è

-Anche a me (fu il massimo che riuscì a dire)

pericoloso. La pioggia piange per i nostri peccati ed è per questo che è dolorosa mentre il bianco della

Mangiarono in silenzio il riso

neve è il male che si manifesta ma

piccante bevendo birra, dopo tanti

il vento, il vento è follia. Il male si

giorni

finalmente

può anche combattere Mario, ma

Mario riuscì ad apprezzare quello

puoi combattere la tua follia? Se

che aveva in tavola. Il malese non

non sai di essere folle come puoi

distolse mai lo sguardo dal piatto, infine fissò la finestra.

ribellarti,

di

digiuno

perché

dovresti

ribellarti? I santi, i santi Mario erano dei folli e per questo erano

-Notte funesta vero?

grandi, sei un Santo Mario? Sei un santo tu?

-Sei un prete? -Tira vento da portar via, dove andavi?

61

Fin dove vuole spingersi? Che cosa vuole da me?


Capitolo 5

cacciatore

di

modello

sogni,

(Chiesa56H),

ultimo e

si

spensero in attesa del successivo risveglio.

E

cco, io…dovevo portare questo a voi, credo…

Il

sapore

della

cipolla

era

insopportabile, ma oscenamente

“E ‘questo’?”

cosa

sarebbe,

buono. Il bambino si pulì le mani sulla sua tunica sporca e disse a Mario:

“Ecco, questo è….è il sogno di mio padre, però, però bambino, ecco, io….”

quel

“Adesso

puoi

andare,

sappiamo chi sei. Che Lui ti benedica”. E Mario andò, iniziò a correre

e

vide

torrenti

di

informazioni scorrere lenti lungo Mario T. si risvegliò in una specie

le

di sala operatoria, della musica

Maldonian, vide puttane senza

(rumori

denti sputare sul marciapiede e

più

che

altro)

lo

facciate

dei

palazzi

di

assordavano: poi mise a fuoco.

chiamarlo

Due tette lo guardavano rilassate.

Bernardino, vieni qui, assaggia

Era un’androide curatrice di terza generazione.

questo”, spogliarsi tossiche di

“Benissimo,

Mariuccio,

benissimo. Rilassati, dormi un altro po’” “No no, io cazzo, io non voglio dormire, caz” Gli (o forse sarebbe meglio dire “le”

androidi)

si

guardarono

soddisfatti, con in mano quel

“Ehi,

piccolo

fronte ai suoi occhi angosciati, mostrando rotondità cancerogene e denti trasparenti. Lo colpirono due cose: le sue scarpe (o meglio: le scarpe che non aveva) e l’acqua del mare in cui si ritrovò a correre, verso una piccola torre con su scritto: “Dall’ungherese: minestra di gatto malesiano”. “Papà”, disse Mario. Senza sapere perchè.

piccolo crocifisso fatto di cavi elettrici intrecciati che il figlio di Tzozius aveva dato dato loro. Aumentarono

il

volume

del 62


Capitolo 6

L’unica cosa che ebbe come risposta fu un’alzata di spalle ma niente di più

M

ario stava fumando

-Niente eh, di poche parole …

in terrazza mentre qualcuno dietro di

lui lavava delle stoviglie. Un

-Che vuoi che ti dica? Che so come ti chiami? No non lo so

odore acre di fritto e sapone al limone permeava l’aria misto alla pungente persistenza del bambù

- Mario Tzotzius – l’interruppe il giovane in modo secco e nervoso

del separé, la casa del prelato aveva qualcosa di intimo ma allo stesso tempo inquietante.

- Ecco Mario Tzotzius ora so come ti chiami ma sinceramente non mi interessa, anzi fammi il

Il vento si era calmato ed ora finalmente la città aveva ritrovato

favore passami anche la padella che la..

la pace persa, i nervi di Mario però ne erano usciti sfibrati e profondamente lesi. -Posso farti una domanda?

Il

- No che non te la passo vecchio rincoglionito- Mario si bloccò di colpo, aveva superato la linea, aveva esagerato

prete non rispose, stava di spalle asciugando

piatti

e

bicchieri

- Scusa, non volevo è che…

immergendo le mani in un mare di dal

Il malese si fece avanti, prese la

il

padella, lo fulminò con lo sguardo

pavimento, piedi sudici, mattonelle e sigarette spente.

e poi continuò a lavare i piatti. Un

schiuma

che

vecchio

lavabo

sgorgando inondava

silenzio

di

tomba

rese

la

situazione ancora più tesa e -No dico, cioè mi chiedevo ma tu

surreale, se fosse stato possibile.

mi conosci? Perché non so ma ho

Ad un certo punto mentre si

come l’impressione che … mi sbaglio?

asciugava le mani con un vecchio

63

straccio il malese si voltò e gli parlò.


- Sei Ungherese vero?

- Sei sicuro? Nulla accade per caso, niente senza motivo, sai

- Eh si, anche se il mio cognome in teoria è di origin..

perché viene ricordato? Viene ricordato perché divise il suo mantello con un povero, un

- Sai come si chiama il santo più

mendicante, il Santo dal mantello

importante

corto,

venerato

in

la “cappella” appunto,

Ungheria,dalla chiesa Cattolica e

colui che divise la cappella, ti

Copta? santo non martire?

ricorda qualcosa? Chiese in modo

L’unico

beffardo e con occhi folli il prelato malese.

- Io in realtà sono italiano perché mio padre è ungherese, ma è

Mario

andato via di casa molto tempo fa,

parole del medico dopo l’ultima

diciamo che è sparito e insomma non so..

visita: “la pelle del suo prepuzio si

raggelò

pensando

alle

sta essiccando, praticamente tra qualche giorno potrà togliere la

-

Sai

come

si

chiama?

L’interruppe in modo brusco il prete

crema

antibiotica

rimarrà

circonciso”, il fiato gli mancò in gola e non trovò nessuna parola per controbattere.

- No, non lo so - Martino di Tours, come te…

-Con chi hai diviso il tuo mantello Mario? Quale povero ha avuto bisogno del tuo aiuto? Si è poveri

-No,io mi chiamo Mario - Appunto -Eh no, al massimo c’è una

solo di danari Mario? Oppure si può cercare uno spiraglio di luce e di salvezza per l’oblio dell’anima? Il prete strinse forte le spalle di

lontana assonanza tra Martino di Tours e MarioTzo Tzius…

Mario

Ci fu un attimo di silenzio

dal sonno dell’incoscienza alzò sempre di più il tono della voce

oramai

inebetito

e

scrollandolo come per svegliarlo

64


-

Sei

sicuro

una

circondava la sua via Stato, gli

coincidenza la tua origine razziale,

ultimi condomini tornavano nei

etnica, la tua linea di sangue, il tuo

loro minuscoli monolocali, una

nome, la tua follia la tua santità?

pattuglia di androidi osservava la

Sei

scena

sicuro

che

che

sia

sia

pura

dalla

scintillante

coincidenza che il vento ti abbia

telepostazione

portato da me? Chi hai visto nei

L’ungherese abbassò le palpebre, giusto il tempo per sentire

boschi il mese scorso? Chi erano i

all’angolo.

poveri a cui hai dato un’offerta? Chi hai aiutato Mario? – Occhi

uno strascicare di piedi

febbrili scrutarono l’anima di Mario, lampi ossessione.

di

pazzia

ed

Vieni con me voglio farti vedere qualcosa!

elettricità lungo la schiena il cuore dire: “Eccolo, eccolo, cazzo eccolo!” un orgasmo di figlio tra le lenzuola

Capitolo 7

la

sua

mano

bianca

rugosa,

imbevuta d’acqua, accarezzare un volto nato dal suo sperma

I

l vecchio ungherese si accese

elettrico

una sigaretta e pensò a quando da piccolo amava

mangiucchiare le scarpe di suo padre. Se ne stava rintanato sotto

I sogni, eccoli in fila, uno a uno, abc e sono tutti dentro schedario della polizia….

lo

il bancone di quella squallida drogheria ebraica, a guardare le

Mario farfugliava confuso: “Ma

gonne pudiche delle clienti e a

non può essere stata la mia confess..

ciucciarsi quelle fetide scarpe. “E chissà poi perchè si levava le scarpe a lavoro, quel povero pazzo di papà!”, sussurrava sorridendo Tzozius. 65

Un

alone

grigio

io non ho no!”.


“Sissignore, perfettamente”

ho

capito

PRIMA, MOLTO PRIMA “E ora mangia…sai, le ho fatte ---

come

“Pengajaran?”, chiese il malese provocatore.

dice

quel

televisione, predicatore…”

tizio

alla

sai,

quel

“Rovinus?” “Eh…pengajaran, ne

pengajaran….che santità,

che

ne

so,

sua

so…forse

“Lui, l’uomo delle uova, proprio lui”

dovremmo chiamare quelli del Governo, loro se ne intendono di favole…sì, insomma…di sogni”.

“Ottime, sua santità, ottime”.

L’uovo cadde sfrontato nel piatto del povero Informatore. “Portami Humboldt”.

quel

ragazzo,

“Come vuole, sua santità…anche se…” “Anche se?”

Capitolo 8

C tempo,

“Anche se…niente, sua santità, niente. Proveremo a deviare il suo percorso”.

un gran casino se n’era reso conto ormai da

mai

però

si

sarebbe

aspettato quello che gli stava per accadere. Il

“Humboldt…non

he si stesse cacciando in

prelato

malese

accese

dobbiamo

l’interruttore della cantina, si girò

deviare proprio niente. Lui deve

verso Mario e con la mano gli fece

venire da noi spontaneamente, capito?”

cenno

di

scendere

le

scale.

Quando gli passò vicino il ragazzo ebbe come un imperscrutabile 66


presentimento, un brivido lungo la schiena. Che cosa voleva dire

Non ho capito, cosa stai cercando di dirmi?

tutto questo, a cosa stava andando incontro?

Ora sentiva l’odore pungente della pelle

“ Forse farei meglio ad

-

andarmene,

non

conosco

quest’uomo, potrebbe essere un folle omicida”

anche

dell’uomo,

investito

da

quella mistura di aglio e sudore, incenso e sigarette si fece forza per resistere alla nausea. -

Mario, dov’è tuo padre?

Presagi ed eventi sono la risultante

Dove affondano le tue radici? Non

di una mente analitica- disse il

stiamo innaffiando la tua terra

prete- ogni singolo evento della

perché vogliamo che diventi più

nostra vita, ogni pensiero ed ogni

resistente,

scheggia ossessiva sono solamente

pianta trae la sua forza, il colore

il

rosso dei suoi semi, aspri e feroci feriscono il palato i suoi frutti…

manifestarsi

continuo.

di

un

La

flusso potenza

dalla

sofferenza

la

dell’imperfezione risiede nella sua ineluttabile

inaccessibilità,

non

stiamo parlando di inconsistenza ma di permanenza, di permeazione, di santità.

-

Non stiamo innaffiando?

Ma di cosa parlando? Chi siete?

stai

Si girò completamente solo per Mario si bloccò. In quel momento

affrontare la figura dell’uomo di

gli stava dando le spalle, era

fronte a lui. Il malese era molto

bloccato a

più

metà delle

scale.

alto,

sporco

e

scuro,

Sentiva la presenza dietro di lui,

oscenamente carismatico. Si sentì

quella figura elettrica si imponeva

afferrare la mano e di scatto

nell’angolo

indietreggiò

oscuro

della

sua

di qualche

passo

ignorarlo

rischiando di cadere verso il

anche se non lo vedeva. Cercando

basso, verso la cantina. La stretta

di

girò

dell’uomo però si fece insistente,

solamente la testa, il mento a

lo trattenne ma non fu per il

toccare la spalla, il tono della voce lontano quasi assente.

ragazzo un’ancora ma principio di

visuale,

67

non

apparire

poteva

tranquillo

perdizione.

Stavano

infatti


manifestandosi in Mario tutta una serie di sintomi che all’inizio furono

attribuiti

cantina non aveva pareti ma solo contorni e linee indefinite.

all’eccessiva

sazietà ed all’alcool ma poi non

-

poté nascondersi la natura narcotica di quelle sensazioni.

ma mai seguita da pentimento, sai

La vergogna prima di tutto

decifrare

i

segnali

della

perdizione? Della tua perdizione? -

Non

mi

sento

bene,

lasciami, devo tornare a casa… mi fa male la testa, lasciami perdio…

Non devi vergognartene perché nascono

solo

dalle

tue

potenzialità, devi averne paura perché possono ucciderti, renderti

Scendi forza, ti stanno aspettando!

inerme

ma

devi

affrontarle!

Capisci cosa sto cercando di dirti? Eh Mario?

Mario sentì mancarsi a quelle parole, si voltò come per capire di

Mario era come una pupazzo di

chi stesse parlano ma la luce fioca

stoffa accasciato su una sedia di

della cantina delineava solamente

legno incapace di reagire in modo

i contorni di figure ed oggetti indistinti.

concreto, i suoi occhi roteavano in preda

al

panico.

Cercò

di

articolare delle frasi ma le parole Era stato drogato, ne era sicuro, era in trappola.

gli morivano in bocca in mezzo ad un flusso melmoso di saliva e catarro.

Il

prete

lo

Fissò

con

rabbia

schiaffeggiò

animalesca il rapitore, in un

violentemente e quando il ragazzo

impeto di ferocia lo sfidò con lo sguardo.

lo fissò inebetito e stralunato il malese gli sputò in faccia, poi un colpo diretto alla bocca dello

-

stomaco. Cadde in ginocchio,

figliolo, stiamo parlando proprio

inerme e suppliziante, penitente in

di questo, Maldonian! Hai mai sentito parlare di Maldonian?!

cerca di assoluzione Mario gli

Esatto

Mario,

esatto

afferrò le gambe nude sotto il Maldonian … non l’aveva

vestito talare e si mise a piangere.

-

Fu trascinato con forza ad una

mai sentita nominare, ma quella

sedia, la vista era offuscata, la 68


parola

aveva

qualcosa

di

martoriati, brividi di febbre gli

familiare, di perverso e di infantile in un certo qual modo materno.

ricordavano in quale situazione fosse.

L’aria della cantina era asfissiante,

Davanti

caldissima ed umida. Sentiva i

crocefisso, alto quasi due metri,

polmoni sofferenti, la respirazione

una

affannata sussultava in scatti di

cristiana e violenta su cui era

tosse, doveva esserci qualcosa che

inchiodato un cristo sofferente, un

rendeva esasperante anche il solo

vecchio legno laccato di rosa in

soffermarsi in quel luogo. Magari

più punti scrostato, sembrava

una caldaia, un qualche motore

essere stato trafugato da una

elettrico, non era possibile che

chiesa antica. Sopra al viso era

fosse così naturalmente, fuori la città era gelata.

stata messa una foto a grandezza

a

lui

croce

un

d’ebano

enorme possente,

naturale di Fela Kuti, il viso sorridente del “presidente” nero. Il

Il malese si abbassò verso il

tutto aveva il sapore blasfemo

ragazzo e gli prese il mento tra le

della

mani, gli alzò il viso e gli sputò di nuovo.

dell’irriverenza ma ancora più

sfrontatezza

e

inquietanti erano i cavi elettrici e il motore a benzina ai piedi della

Mario,

-L’umiliazione

croce.

Come

fossero

vene

l’umiliazione può solo renderci

sclerotiche i cavi uscivano dal

migliori, guardati intorno ragazzo,

corpo del cristo là dove la lacca

saluta coloro che sono venuti a trovarti.

scrostata

aveva

lasciato

intravedere il legno e andavano ad inserirsi nel motore.

Allora Mario si rese conto di non essere solo in quel luogo, figure

Intorno al Salvatore stavano in

immobili

piedi dei bambini immobili che si

lo

fissavano

dalla

penombra della cantina. L’odore

tenevano

acre di bottiglie di vino marcio lo

visibili

facevano lacrimare, rivoli salati

cantina, i loro piedi scalzi feriti

generati dalla

fronte

bagnavo

dai vetri rotti delle bottiglie

quegli

già

abbastanza

incrostate di vino rosso. Al centro,

69

occhi

per nella

mano, penombra

appena della


come fosse una figura messianica

destino che si sta dispiegando

Mario vide la vecchia in vestaglia

sotto i tuoi occhi. Non cercare di

che

turbato.

capire non potresti anche volendo,

Nonostante la follia della scena e

la realtà ha mille volti e quello che

del terrore che stava per piegarlo

conosci tu purtroppo è solo il più

notò

rassicurante. Dalla follia della

tanto

l’aveva

subito

sembrava

che

la

rigonfia

vestaglia

sotto

alla

perdizione si possono intravedere

gonna, come se fosse seduta sopra

spiragli di alterità, altri mondi

una cassa o qualcosa del genere. Il

fuori di noi. Ogni porta ha la sua

malese

chiave Tzozius e questa è quella di Maldonian.

accennò

un

sorriso

beffardo e guardando la vecchia albina si rivolse a Mario

Nessuno lo chiamava mai per -

Ti ricordi di lei Mario?

cognome e lui preferiva così,

Dimmi ti ricordi di lei? Ti ricordi cosa ti disse la prima volta?

sentiva che in qualche modo era

Non riusciva a parlare, sentiva che stava per vomitare.

una forma superstizione. -

ma

“ Ho visto il mondo per te la

papessa

sbagliato e invertiti…”

i

di

Ho predetto per te i

tarocchi, -

scaramantica

devianze

sessuali,

cambiamenti

evolutivi.

dal

verso

prepuzio

è

generi

sono

mutando, non uomo ne donna ma

è

si

Il

tuo

essiccato,

stai

bellissimo Santo, genere ibrido di fecondità,

retaggi

razziali

ed

Il prete lanciò ai suoi piedi due

espressioni religiose riaffiorano in

tarocchi consunti e sporchi d’olio

te,

(di pizza alla cipolla forse?),uno

accettare la nuova realtà. Noi

raffigurava il Mondo e l’altro la

possiamo darti la chiave per

Papessa. Solo allora la vecchia degenere parlò

Maldonian, ma passa per una

-

devi

liberarti

per

poter

strada di dolore e follia. Credevi forse che ci fosse un altro modo?

Non si possono cambiare

gli eventi Mario quando questi

Fu allora che una bambina si

sono scritti nel sangue del dolore,

staccò dal gruppo e si avvicinò a

avevamo

predetto

per

te

un 70


Mario, gli prese la mano e la

contorto. Si avvicinò muovendosi

baciò, poi gli altri si fecero avanti.

a scatti per la posizione immonda

Alla fine di ogni cavo elettrico

che la costringeva a camminare come fosse un insetto.

c’era una ago di siringa fissato a dei tubi in vetro. Tra urla di dolore

Vogliamo che tu l’accenda,

e spasmi di sofferenza Mario fu

-

“collegato” al motore della sua

FALLO MARIO, mio Caro Mariolino, dolce, caro Mariolino

Renault 4 appositamente smontato per l’occasione, gli fu fissato sulla schiena a mo di zaino, Tzozius a

Il motore sbuffò fumi di benzina

carponi sotto il peso di quella ferraglia.

soffocanti, si riscaldò in fretta e incominciò a martoriare la schiena del ragazzo sotto il martellante

Vogliamo che tu l’accenda

tonfo dei cilindri. Come un cane

Mario, vogliamo che tu senta

Mario piangeva riverso a quattro

nelle

zampe ma a confortarlo c’era lei,

macchine, nelle “macchine” come me, come noi.

ora che gli appariva come sua madre.

La vecchia alzò la vestaglia per

-

svelare il suo segreto. C’era sotto

sempre un sognatore e anche se

di

quell’uomo

questo non piace a papà noi non

anoressico che l’aveva cavalcata

glielo diciamo vero caro? Vieni, vieni qua da me. Fatti accarezzare.

quanto

lei

dolore

ancora

c’è

ma ora era riverso sotto il suo

Mariolino mio tu sei stato

pube albino, con il viso tra le sue cosce, il naso nelle labbra. Delle

In quel momento l’uomo sotto di

stringhe in cuoio lo tenevano

lei prese coscienza e incominciò a

ancorato

posizione,

muovere le braccia in spasmi di

respirando dentro di lei. In eterna

asfissia, sotto le gambe di lei

posizione partoriente la vecchia

sembravano arti d’insetto in quella

aveva un uomo anoressico e

che per il prete malese era una

androgino sotto la sua vagina che

chiara rappresentazione di divinità

non dava segni di vita. Il resto del

esotica. Non riuscendo a parlare si

corpo di lui era dietro di lei quasi

sentivano solamente mugolii nel

fosse un corpo solo, un centauro

frastuono generato dal vecchio

71

in

quella


motore francese ma una parola arrivò chiara a Mario, Kimber08, Kimber08, Kimber08… Le

motore, della litania e delle urla, gli si avvicinò all’orecchio e disse:

Kimber08, Sofa sofa sofa sofa, miassè, nau yu fol tu bi dat!

bambine

a

quella

parola

fissarono il povero ragazzo e

Mario svenne.

iniziarono una lente e ossessiva litania, mentre il prete malese

Un telo nero ricoprì “la Renault 4”

lasciò cadere a terra delle vecchie foto in bianco e nero.

tutto si svolse come sempre

-

nessuno schianto nessun rumore

Battevarzi,

Borzacchini,

Fagioli,

Campari, Villiperi,

Ascari, Nuvolari… sempre più ossessive, sempre sempre più ossessive.

il sonno quattro ore nel nulla dello spaziotempo

Le foto dei piloti di Mille miglia fissavano Mario dalla distanza dei tempi, dal profondo dei ricordi collettivi. Il ragazzo era in preda al dolore e alle visioni. Vide la foto di Fela Kuti fondersi nel legno, diventare il nuovo viso di Cristo. Vide il messia scendere dalla croce grazie al nuovo sangue che Mario gli stava pompando. Era una macchina con motore. La

in compagnia di neutrini ballerini e sogni di baldracche Poi l’atterraggio: come al solito brusco, di fronte al cartello con su scritto: “Be_<e__ti a Ma_donia_”. Come tutti gli altri, anche il figlio di Tzozius l’ungherese vomitò istantaneamente l’anima terrestre.

vecchia gli aveva detto di essere anche

lei

una

macchina,

La

Macchina, e piloti di macchine lo fissavano. Cristo-Fela prese la mano del giovane quasi svenuto, in mezzo alla confusione del

72


Capitolo 9

Di fronte a lui sedeva, nelle stesse identiche condizioni, suo padre. Era la prima volta che si vedevano

M

dopo ario non riusciva a distinguere chiaramente se fosse

i

fatti

maldoniani

gli

storici

chiamavano

che

l’Era

Sabbiosa. Il padre disse al figlio: “Preghiamo, Mario”. Lui annuì.

un quadro, o una vera finestra, quel rettangolo fosco e arancione

Padre misericordioso,

in mezzo al quale si stagliava una

che hai mandato il tuo Figlio per

collina

di

rifiuti. Quella

era

darci la vita,

l’unica cosa che non sapeva. Per il

benedici noi e la scossa che

resto aveva un’idea ben precisa

stiamo per prendere,

del fatto di essere seduto di fronte

tuo dono e frutto del nostro

a un tavolo di legno dipinto di blu,

lavoro,

dentro una cucina piccola, ma per lui estremamente familiare.

affinchè, rinvigoriti nelle forze,

Il

fatto

che

non

cogliesse

attendiamo vigilanti la sua elettrica venuta. Per la Bobina. Amen.

sfumature tra i colori (nel senso che

era

Tzozius senior continuò, mentre

arancione e la cucina blu: e basta,

il

quadro-finestra

Mario si accorse che sanguinava

solo arancione e blu, blu e

dal naso, e che un gruppo di

arancione)..beh, nemmeno questo

androidi di seconda generazione

lo sorprendeva. Mario sapeva

(Kimber02) si era accalcato dietro

anche di avere indosso un paio

la finestra chiusa (o era apparso

di espadrillas nere, e di essere

dentro il quadro, non aveva

letteralmente inchiodato alle assi

importanza per Mario, nessuna

di legno del pavimento: due grossi

importanza).

chiodi

gli

continuava le sua odi elettriche,

attraversavano i piedi, rendendolo

gli androidi iniziarono a cantare in una lingua incomprensibile.

arrugginiti

un santo seduto in una cucina blu, senza dolore, e senza la capacità di saper distinguere un quadro da una finestra.

73

Mentre

il

padre


Capitolo 10

deserte, saracinesche abbassate sui pochi negozi che poteva scorgere, con una mano si faceva schermo

L

dal sole, il silenzio del mare a fare ’aria

salmastra

riempito

in

aveva

da

modo

desolazione. Ogni passo portava

contrappunto

a

tanta

impertinente la scatola

Mario

verso

cranica di Mario Tzozius. L’eco

occhi

frenetici

dei gabbiani sulla banchina non

appiglio di razionalità. Si tolse la t

faceva

che

acutizzare

l’abbandono,

gli

cercavano

un

la

shirt, rimase a torso nudo. Stava

confusione e la rabbia del ragazzo

sudando, sudava e sentiva il suo

verso quei volatili che copulavano

odore

tra schiuma e petrolio. L’insegna

pungente dell’oceano. Oceano?

sbilenca e mozza di Maldonian

Dove si trovava? Maldonian certo,

rifletteva la luce del giorno con un

questo almeno era quello che

candore

diceva

che

aveva

risonanze

d’ospedale, bianco accecante e secco.

acre

unirsi

l’insegna,

all’odore

ma

dov’era

Maldonian? Quella parola aveva dei significati nascosti, celava qualcosa che- ne era sicuro- non

Vagava lungo il porto in uno stato

avrebbe portato a niente di buono.

di

Si appoggiò esausto ad un’edicola.

semi-coscienza

annebbiato

dall’adrenalina che il corpo stava

Era

con fatica riassorbendo, sentiva il

esercizio commerciale nella zona.

sangue fluire in ogni arteria,

Si mise seduto all’ombra con lo sguardo folle e le gambe larghe.

l’acido

lattico

bloccare

ogni

chiusa

come

ogni

altro

maledetto muscolo del suo corpo. Stava per crollare a terra, pensò a

A vederlo sembrava un bambino

Primo Carnera, al ring e alla folla,

ebete che aveva perso la madre,

solamente che lui non era un gigante, era un esule inconscio.

giocando da solo l’aveva vista allontanarsi con un uomo. Dove andava mamma? L’uomo aveva

Trascinava

una

un costume da nuotatore bianco,

estiva,

la precedeva con passo veloce. Li

ormeggiata,

vide chiudersi in una cabina

ovunque silenzio. Le strade erano

spogliatoio, sapeva cosa stavano

caldissima qualche

i

piedi giornata

nave

in

74


facendo, non lo capiva ma sapeva che era sbagliato. La mente di

vertebre, la benedizione di Allah scendeva su di lui.

Mario oramai si stava distaccando dalla realtà. Vide una pagina di

Possibile

giornale stropicciata davanti a lui,

richiamasse

la prese e la fissò con insistenza.

preghiera? Nulla del porto faceva

Titolava solamente: ACCADDE

pensare ad un paese lontano, non

A MALDONIAN, per il resto un

c’erano minareti, uomini vestiti di

foglio bianco. Niente colonne,

bianco, polmoni di cammello

nessuna

una

appesi fuori dai negozi, anche

pubblicità. C’era una data in basso. Ieri.

l’edicola ecco, anche l’edicola era

notizia,

neanche

che

un

i

muezzin

fedeli

alla

una schifosissima edicola italiana … Vide però in lontananza un

Nessun numero per i giorni, in grassetto in basso la scritta –Ieri-.

faro,

uno

di

quei

fari

che

piacevano tanto a Hopper, il pittore, classico come più classico

Girò il foglio, ancora bianco,

non poteva essere, rosso con un

qualche macchia di unto e la scritta in basso- Domani-.

collare

bianco.

Non

era

un

minareto ovviamente ma era la cosa che più gli si avvicinava. La

Cosa

stava

accadendo?

Cosa gli stava accadendo? In che posto

era

finito?

Si

guardò

preghiera

continuava

lenta

e

sempre più avvolgente, anche i gabbiani smisero di accoppiarsi.

attorno, neanche un’anima viva, sotto la luce bianca del sole il

Quando fu vicino al faro capì che

porto era illuminato dal riflettore

non

dell’inconscio,

muezzin

in

follia di Tzozius. Sentì allora

c’erano

altoparlanti,

venire da lontano un lamento,

arrivava da lontano, da un altro

quasi una litania. Le parole erano

luogo della città, era solamente un

incomprensibili

anche

se

vecchio faro con le vetrate rotte

ricordavano

preghiera,

il

per

una

scenario

della

poteva

giunta.

esserci quel

nessun

posto, la

non voce

Camminandogli

mescolarsi contorto di un dialetto

intorno Mario si imbatté in due

arabo risuonava nei vicoli e nelle

uomini seduti su consunte sedie di vimini. L’uomo più corpulento era

75


di spalle, aveva una maglia a righe

di elettrico doveva essersi acceso.

celesti (altro cliché da marinaio,

Era il cilindro a spirale di un

che fantasia a Maldonian), dei peli

barbiere, uno di quelli che si

sulla schiena gli uscivano dalla

usavano negli anni 50 e che ora

slargatura del collo, con una mano

purtroppo non esistono più. Già,

rozza teneva il viso dell’uomo

non esistono più a Roma ma qui a

mentre con l’altra una macchinetta

Maldonian … Si avvicinò e lesse

da tatuatore. Lo stava tatuando. In viso?

l’insegna: Tzozius, Barbiere & Oculista.

Notò

l’ago

Deciso a chiarire la cosa entrò

spingeva gocce di inchiostro nella

con

orrore

che

spostando la tendina fatta di

pupilla del cliente il quale aveva

lunghe stringhe di plastica, un

occhi bianchi come dei denti. Era

campanello lo annunciò. Il locale

immobile,

la

era vecchio e sporco, due poltrone

pratica non gli procurasse dolore.

sembrava

che

davanti ad un grande specchio,

Mario fece un passo indietro e a

strumenti da oculista dietro il

quel gesto il tatuatore si bloccò.

bancone. Un uomo entrò da una

Senza smettere di tatuare il cliente

porta secondaria asciugandosi le

girò il viso sulla spalla cercando

mani. Posò lo straccio su una

Mario con lo sguardo. Il ragazzo

sedia e parlò a Mario. Niente. Non

non seppe che fare.

capì niente. Ma che parlavano a Maldonian?

Accennò

solamente un saluto con la mano.

lingua

Il tatuatore lo fissò un attimo poi si voltò nuovamente. Il mare continuava lento a lambire gli

Mi scusi ma non la capisco, parla italiano?

scogli con le sue onde, una schiuma persistente inghiottiva le

L’uomo sulla cinquantina non

pietre. Si allontanò senza dire

disse niente, mise le mani in tasca e si schiarì la voce

altro, non stava cercando problemi e quello non era un buon posto per fare amicizia. Era ancora solo e

-

confuso, nuovamente al punto di

bene italiano sa?! Qualcosa si eh,

partenza. All’improvviso notò con

qualcosa ma insomma, tu mi capisce?

la coda dell’occhio che qualcosa

Non crede di ricordare

76


Si si, certo (sembrava di parlare con Bela Lugosi)

Lituania? Aveva un’idea bislacca della geografia il suo interlocutore omonimo.

Vuole tagliare capelli eh? Tu vuole? Occhi? Ha problemi tu?

-

-

indicare la stazione? Dov’è la stazione? Treno, dov’è?

No no macché, niente

Facciamo una cosa, mi sa

capelli grazie, ho un problema, senta è difficile da spiegare,

-

diciamo che mi sono perso, sono a Maldonian giusto?

L’uomo prese Mario per la mano

Si, Maldonian, certo… (il tono era rassegnato, strano)

e lo portò di fronte alla finestra della vetrina. Con il dito indicò lontano, verso alcune ciminiere. -

-

Stazione si certo, venga.

Vede, la c’è stazione, se

Ok sono a Maldonian,

vuole treno lei va là ma difficile

certo che sì, e… Maldonian dico,

che trova, più facile arrivare che partire.

Maldonian dov’è? Non in Italia suppongo.

Mario e Tzozius rimasero in apparentemente

silenzio, uno accanto all’altro

deficiente il barbiere oculista di

dietro la vetrina a contemplare la

nome Tzozius rispose in modo franco.

grande scritta in pietra, il nome della stazione di Maldonian.

-

BLUMEN.

Alla

domanda

No, non in Italia.

Senta vicino che c’è? Capisce quello che dico? -

Vicino Maldonian? Beh c’è

Marocco, Lituania c’è, questo tu chiede? Mario fece per rispondere ma poi lasciò cadere la cosa. Marocco e 77


Capitolo 11

domanda, nessun presentatore. Solo gli androidi, e lui. Invece

A

no.

“Chi

ha

ncora drogato”, pensò

scritto Voyage au

Mario

risvegliandosi

la nuit?”. Voce metallica, suonava

dentro un gabbiotto di

lontana. Ma insistente: “Allora,

bout

de

metallo. Davanti a lui una specie

Mariolino,

di pulsantiera. Tre bottoni, giallo –

scritto Voyage au bout de la nuit?

rosso – blu, “Tre scelte”, pensò

Non puoi non saperlo, tuo padre lo

ancora Mario. “Per cosa?”. Era

saprebbe,

quella la rispondere.

giallo, “quasi quasi premo il

domanda

a

cui

chi

avanti!”.

ha

Pulsante

pulsante giallo”, pensò Mario, pur non sapendo quale risposta fosse

No. Non era quella. Una platea.

abbinata

Mario

alternativamente lampeggiavano radioattivi sotto le sue dita magre.

intravide

una

platea.

Androidi, lo sapeva. Non poteva

ai

tre

colori

che

certo dire come e perchè, ma lo sapeva. Androidi classeLud5H. Di

Giallo. Silenzio. Non più platea,

quelli che “loro” usavano come

né voce metallica, né gabbiotto.

spettatori negli spettacoli circensi,

Lotteria finita, ora pubblicità.

nelle lotte tra gatti selvatici…e nei

“Gran pentolone Gatts, a misura

giochi a premi. Maldonian. Gran Lotteria Maldonian.

di felino maldoniano: ne entrano ben cinque, e pasciuti, come questi!”. E via con il miao miao di

L’ultimo ricordo (sogno?) era il

sofferenza,

porto. Prima lo strano pranzo-

arrostite gattoidi. Famiglie felici.

preghiera con il padre (padre?).

Mario con uno strano sapore in bocca.

Ora la competizione. Accanto a

fumofuoco,

mega-

lui altri cinque gabbiotti. Bui, impossibile identificare gli altri “concorrenti”, forse vuoti, forse tutta

una

incastrare

messinscena lui.

Infatti

per

nessuna

78


Capitolo 12

Ogni

singola

giuntura,

ogni

enorme bullone dello scheletro metallico della stazione era stato

U

oliato con sangue e violenza. na

pioggia

compulsiva

battente,

Vetrate

bee-bop.

specchi e

altissime,

giochi

di

scene della bibbia,

Insegne al neon, fumo

uomini anziani e città in fiamme,

dalle finestre, minestra e gatti.In

colori che coloravano se stessi e la

lontananza l’arroganza di lettere in marmo.

notte senza luna di Maldonian. La città schiaccia i suoi abitanti e il tempo

BLUMEN.

non

aiuta.

Vento

fortissimo, raffiche di Dio. Le ante delle

finestre

sbattevano

Le enormi statue della stazione si

durissime, suoni violenti e urla

ergevano possenti sotto la volta di

dalla zona del porto, qui però solo

un cielo plumbeo, pesantissimo,

sospiri di uomini di fretta. Il

vecchio ed esotico. La stazione

fischio del capostazione, treni in

del treno era un colpo allo

arrivo, umanità che si accalca

stomaco, una struttura vittoriana,

lungo

metallica, sporca, circondata da

sigarette accese e bagnate, insegne

giardini di palme , foglie di caffè e

elettriche, vetrine e televisori. Mario sentiva girargli la testa.

cimiteri.

Un

pezzo

d’Europa

i

binari.

Linea

gialla,

d’inizio secolo industriale in un territorio

medio-

Di corsa aveva percorso la strada

orientale, un’unica strada senza

straniero,

che dalla barberia di Tzozius ( e

ritorno per la follia, per la

ambulatorio

dissoluzione delle percezioni e

ovviamente) andava diretta alla

delle sicurezze individuali, via

stazione,

diretta alla perdizione e santità,

attraversato però la zona vecchia,

lastricato

quartiere di “mezzo” e percorso

melmoso

marci, sentiero fermentazione.

di

datteri

zuccherino

in

79

non

prima

di

aver

obbligatorio per chi come lui, era di fretta. Dove stava andando? E perché

Acido.

oculistico

soprattutto

voleva

arrivarvi? Un treno per tornare a casa? Certo, perché sennò?!


Le

sue

scarpe

calpestavano

Si mise a ridere di gusto, come un

sampietrini, la sensazione era di

pazzo, correndo sotto la pioggia.

ubriachezza, più volte era caduto

Aveva alzato le mani al cielo

carponi

le

Mario, l’esule inconscio, aveva

fango.

levato le mani al cielo e rideva

per

ginocchia

terra,

aveva

sporche

di

L’ombrello che gli era stato

disperato

prestato da Tzozius era volato via

Correndo perse il fiato, ridendo e

pochi istanti prima, l’aveva visto

piangendo nello stesso istante, si

alzarsi in cielo, si era protetto il

mise le mani sulle ginocchia

viso con una mano ma la luce

piegato per riprendere fiato. La

bianchissima

pioggia era insistente ed era

l’avevano

e

la

di

sfida.

le

impossibile sfuggirgli. Ripararsi ora era inutile. Girò la testa di

delirio

lato. Una vetrata grigia. palazzo austero e vuoto.

vecchio

Sopra

segno

fronde degli alberi, tra le nuvole in un

accecato.

pioggia

in

ombrello

ungherese aveva preso il volo. Era

Un

sicuro di sentirsi addosso lo sguardo di mille occhi, occhi

Finestre chiuse. Isolato.

stanchi e indagatori. Sedie di paglia erano state abbandonate lungo la strada, era costretto ad ogni

passo

ad

Museo d’Arte Moderna Maldoniano –A1 (MAMMA1).

evitare

pozzanghere, spazzatura e oggetti

Retrospettiva

dimenticati. Era sicuro di aver

Velickovic.

letto, durante la sua folle corsa da

attaccati con lo scotch alla vetrata.

insetto elettrico una targa, sotto

Notò che c’era della condensa,

una palazzone con le sbarre alle

come se qualcuno vi respirasse

finestre. All’inizio aveva pensato

dietro.

ad un carcere, poi però quella

ma nell’oscurità museale

targa,

muoversi qualcosa. Come delle

“Legione

Le

su

Vladimir

Poster

luci

erano

bagnati

spente vide

Straniera.”Ancora quell’odore di

ombre, presenze che salivano le

pizza alla cipolla. Forse se l’era

scale della hall dirette al piano

sognato, ora non poteva esserne

superiore. Vide una donna nuda

sicuro, stavano accadendo cose veramente strane ultimamente.

sbattuta alla vetrata dell’entrata, seni circolari e piatti, i suoi sospiri appannavano il vetro. Dietro di lei

80


un uomo che la possedeva. Corse,

ricordo che è proibito vendere

corse senza sosta Mario, sentì

sogni, organizzarsi in gruppi non

“Martino di

riconosciuti, eleggere un proprio

pulsargli i testicoli,

Tours, condividere il mantello, la

Amministratore Condominiale e

cappella…” corse

bla bla bla”….. Mario rimase impietrito.

fino all’entrata della

stazione.

Zingari stavano puntando dei soldi su un combattimento di gatti, in cerchio urlavano ed imprecavano.

L’immagine vibrò per un istante per riprendere poi dall’inizio.

L’oro dei loro denti rifletteva le luci al neon. Vide un ologramma. Un uomo in pigiama, androgino,

Una zingara afferrò il braccio del ragazzo.

omosessuale, che stringeva al petto un peluche. Era disteso

- Vuoi fare del sesso ragazzo? Eh,

rannicchiato nel suo letto ed

guardami ho ancora tutti i denti, vuoi scopare?

accanto a lui dei funzionari. Uomini

invecchiati

nella

burocrazia e donne bellissime, vestite di pelle nera. rilasciando un proclama.

Stava

Gli mise una mano nei pantaloni, stringendo forte il suo sesso. -Dai forza, dammelo, fammi la

“ … pertanto chiunque venga trovato in possesso di una Bibbia

carità (condividere il mantello, santità, pazzia…)

Gheel, di Commentari Scissionisti o del Kojiki Teslano, conosciuto anche come il “ Libro delle memorie antiche” verrà posto in stato di fermo . In questo periodo post-Fase è di vitale importanza che ogni cittadino di Maldonian contribuisca alla riorganizzazione dei Settori come stabilito dalla normativa A.D.M. 424 e come espressamente

richiesto

dal

Comitato di Stabilizzazione. Vi

81

- Andiamo lì dietro, non facciamoci vedere dai Kimb! - Da cosa? - Cazzo dai Kimber04, ma da dove vieni? Sei uno dei “nuovi”? Lo spintonò forte allontanandolo. - E’ nuovo, è nuovo- urlò la zingara,

occhi

indiscreti

lo

fissarono. Un uomo lanciò un


pezzo di carne di gatto arrosto ai piedi di Mario, fissandolo con aria

Non era riuscito a prendere il treno.

di sfida, un cartoccio unto nelle mani

“Sai dove ti trovi, ragazzo?”

- Vattene da qui idiota, che credi di combinare? - Ma che affanculo!

volete?!

“Vi ho detto che non capisco un cazzo di quello che dite, che lingua è?Yiddish?”

Andate “Prova tu, Kimber08, se continua così

lo

rimandiamo

indietro:

- Venga con noi

questo secondo me non riesce

Mario si sentì afferrare al braccio,

nemmeno sognare”.

a

dormire,

figurati

due uomini l’avevano circondato. Un androide bellissimo gli aprì

“Dopo il disastro di quattro anni

con violenza la bocca e gli controllò la dentatura .

fa non possiamo permettercelo, lo sai, AltoPrete34”

-Si, è nuovo. Lo fissarono. Senza

“Sì lo so, lo so, ma figurati se…”

parlare lo sbatterono dentro una vettura a gravitazione oscillante. Questa si alzò in volo passando sopra la gente

incurante delle

normali norme di sicurezza. Il naso e gli occhi degli zingari incominciarono a sanguinare. Mario vide attraverso i finestrini bagnati la lunga fila agli sportelli, gente in attesa di comprare un biglietto. Ma per dove? L’uomo dietro il vetro aveva una faccia distaccata e stanca. Si fecero sempre più piccoli fino a sparire.

82


Capitolo 13 “E Gheel entrò nel tempio e

“Q

cacciò fuori tutti quelli che quivi

uello che non so, è

vendevano

e

compravano;

quanto un’anca”.

rovesciò

le

tavole

costa

e dei

cambiamonete e le sedie de’ venditori di gatti. E disse loro:

“Wef ghustai rguli!” “Ah, sei un altro di quei cosi, ok…fanculo”

Egli ha scritto: La mia casa sarà chiamata casa d’orazione; ma voi ne fate una spelonca di ladroni”. “Conosci, Mario?”

“Due gatti al prezzo di uno, già ripieniiiiiiiiiiiiiii” “La vede, la vede questa?? è originale, giuroooooooooooo”

“N…no..” “Peccato, è una vecchia canzone, molto famosa qui a Maldonian. Immagino

“Codeeeeeeeeeeeeeee” “A quanto?” “Due sogni e una copeca, signora” “Rguli! Rguli! Rguli!” “Nasdrovie Tovarish!”

tuo

padre

la

conoscesse”. L’AltoPrete malese si accese una sigaretta facendosi largo nel tempio, tirando per la giacca Mario. Il

tempio

era

un

vecchio

magazzino alla periferia del V Settore. Il soffitto era alto, le colonne sette per ogni lato. Al posto dei quadri, delle reliquie, c’erano (Mario poteva sentirne

---

l’odore di vernice e di grasso) poster grossolani di un negro di nome Fela Kuti. “The president”, c’era scritto in ognuno di quei grossi manifesti, forse di concerti passati,

83

sicuramente

sporchi,


sbiaditi dal tempo. Il tempio era pieno di bancarelle, e di gente che

vergognandosi della sua presa d’atto della realtà dove si trovava.

vendeva di tutto, soprattutto gatti. Ma Mario vide anche barrette di

“Ah ah ah!,

plutonio, libri di Majakovskij,

povero Mariolino mio, ah ah ah”.

ritratti di quelli che sembravano

Erano entrati dentro una porticina

reduci dalla guerra su Es (401

laterale, accanto a quello che

dopo Gheel), opuscoli de “La

doveva essere l’altare ma che era

sabbia sa di marzapane”, una

pieno di gatti sventrati, e di mendicanti che rubavano viscere.

maschera antigas, murene, dolci

Mariolino

mio,

quaderni a fiori, un album di foto bruciate, del fumo. Centinaia di

“Siediti, Mariolino mio. Allora…e

persone, e una decina di androidi

siediti cazzo!..Oh ecco…tuo, tuo

femmina a controllare il tutto,

padre…ma

nelle loro tute aderenti, “cazzo

ecco..Maldonian questo….

strasexy”, pensò il mai ubriaco Mario.

prima….Maldonian, vuol

dire

Tutto ebbe inizio in un periodo di “Mio….mio padre?”

confusione

e

di

insensate

speranze. Riorganizzare la società “Sì, l’ungherese. È un peccato non

attraverso pratiche psicoanalitiche.

possa vederti qui. Era un ottimo

Tralasciando vetuste e pericolose

barbiere sai? Si dice che una volta,

idee

durante la moda delle echidne

Frudiano

domestiche, spacciava terzi occhi.

usufruitori di merce sessuale)

Ma son dicerie….di certo poi aprì

ormai si era in grado di far partire

un laboratorio da oculista…e un

il gran motore del progresso

bar. Insomma, si dava da fare, a suo modo…”

sociale attraverso le linee guida

sulla

libido (uomini

di

stampo oggetto

del suo discepolo, Carl Gustav Jung. Le pulsioni sarebbero state

“Ma io – e qui Mario ricordò,

sviscerate e studiate, il caso

l’incontro

sarebbe

cucina,

le

io

l’ho

psicoanalitica e non un processo

a

stocastico da tamponare ma solo

Mal….Maldonian”, disse un po’

se tutto questo sforzo democratico

allucinazioni, incontrato,

in

tutto..qui,

stato

una

necessità

84


fosse guidato dalla Dirigenza. E

settore” Entropokuniano” mentre

qui nacquero i guai. Maldonian

inquadramento,mancanza

era anche una città sperimentale,

iniziativa, gestione dei sogni e

nel senso che la sua posizione

della vita delle persone fu la base

geografica e la tipologia della

della

deriva genetica che caratterizzava

settore(conosciuta

i suoi abitanti ne fecero banco di prova per nuove riforme.

Condominio”). Un vecchio fiume

piccola

società

di

del

come

IV “il

bagna le rive dei vari settori, attraversandoli

stanco

e

La semplicità della premessa fu

silenzioso. Il Macilento taglia

inevitabilmente

e

Maldonian come una ferita ed

dall’inadeguatezza

arriva a lambire anche i palazzi

contaminata

corrotta

della burocrazia. La spinta sociale

del

ed evolutiva di ogni sistema

vibrante” appunto, la zona dove la

risiede a cavallo tra il caos totale e

sperimentazione

la rigidità estrema. Un sistema

avrebbe dovuto far nascere una

inquadrato

nuova società. (cit. Moises Di Sante).

e

cristallizzato

ineluttabilmente procede ad una

terzo

settore,

la

“zona

psicoanalitica

morte “termodinamica”contrapposto ad

Poi arrivò Giulio, l’uomo a cui

un

tutti dobbiamo il culo qua dentro, cazzo!”.

sistema

confuso

e

disorganizzato dove nessun tipo di progresso

può

essere

fissato.

Esiste però una zona vibrante e creatrice, proprio sul filo del

L’AltoPrete si accese un’altra sigaretta.

rasoio, una zona di confine tra caos ed ordine, instabile ma viva,

“Giulio Gheel, l’ultimo sognatore,

ed è proprio qui che si sperimentò

l’uomo che fuggì dal Condominio

la Fase uno. Maldonian fu divisa

per immolarsi, per noi, per noi!

in settori, il settore I fu lasciato al

Capisci Mario? Per noi….e qui

Partito, da allora chiamato” la

entra in gioco tuo padre. Tuo

Dirigenza”, nel settore II fu

padre aiutò Giulio, tuò padre era uno dei nostri”

promossa

autogestione

destrutturalizzante, movimento e disordine,

85

violenza

e

paura,


“Un

attimo,

un

attimo

Ma ora sei qua e….’ Vattene

intervenne Mario – era?? come

cazzo!

cazzo…perchè era?? Io l’ho visto

no…nien…mmm,

fino a…cioè non lo so, ma mi ricordo…”

Cosa?

“Quello non era tuo padre, Mario. Quello era uno di Loro”.

Non Ma

vogliamo a

fottiti!

niente, quanto?

Via

via,

maledetto!’…Scusa, Mario, scusa. Come diceva la canzone? E Gheel….ah ah ah” Mario deglutì (come nei migliori vostri fottutissimi film; ndr)

“Loro??” “Gli androidi, Mario. Gli androidi. Quelle tettone di là, le vedi? Eh, Le vedi?? Loro”

“E adesso, adesso sei qui. Ti ho…diciamo…prelevato…” -

Mario deglutì (come nei migliori vostri fottutissimi film; ndr)

“E cosa dovrei fare?”

“E comunque non è mai successo”

-

“Cosa non è mai successo?”

“Devi scegliere, scegliere…”

Mario,

devi

“Che tu abbia mai incontrato nessuno qui a Maldonian. O meglio: non nella realtà fisica”. “Cioè??” “Cioè,

Mario…stavi

semplicemente

sognando…ti

usano per quello, Loro. Gli servi per combattere i sognatori con i tuoi sogni…capisci, Mario? Tu sei l’AntiGheel, per Loro. Gli servi.

(Fine?)

86


87

Ciclo Maldoniano  

Maldonian ed altri racconti Telesiani del gran ciclo maldoniano

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