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www.cooperativacasepopolarimancasalecoviolo.it - sede sociale via selo, 3 (42124) reggio emilia - circoscrizione nordest - Periodico di espressione e

Numero 2 APRILE 2013

anno 3

CENTOANNI INDIVISI LA COOPERATIVA CASE POPOLARI MANCASALE E COVIOLO “ Via, che facciamo, povera gentuccia? In che male acque siamo, lo vedete! Se quello torna col pestello, questo stritola a suo bell'agio le città! Schianti, per Bacco, e non ritorni piú! Da La pace di Aristofane

UNA NUOVA STAGIONE ASSIEME La Cooperativa continua il suo cammino, anche se la strada attorno non è ben spianata. Il 2013 si apre con un caloroso benvenuto ai nuovi Soci che nei mesi scorsi sono arrivati in Cooperativa. Sono un gruppo numeroso e questo ci spinge a credere che la funzione Cooperativa abbia ancora un senso, un senso forte che accomuna persone diverse in uno spazio da Abitare, da Contaminare, da Vivere, il più possibile in armonia e gioia. Il bilancio delle iniziative dell’anno trascorso è positivo, grazie alla collaborazione con l’Associazione Culturale Eutopia, si è potuto replicare l’esperienza della Sagra cooperativa, partecipata e festosa; il Sammartino ha visto anche il nascere dell’Atelier Bligny già oggi crogiolo di tante iniziative, dalla Scuola Popolare di Cinema guidata da Nico Guidetti, alla Corale "selvatica" che qui si ritrova seguita per passione e adesione al progetto dal maestro Tiziano Bellelli. Sempre in via Bligny 52, nella seconda metà di giugno, Eutopia incontrerà per la seconda volta quest'anno la presidente di Reggio Children nel mondo Carla Rinaldi; con lei si parlerà dei progetti futuri da esperire - in un Atelier comune - negli spazi ri-generati del vecchio circolo Pistelli. Altra esperienza che continua ad abitare le case è quella di Fotografia Europea. La nuova edizione vedrà ancora una volta gli spazi cooperativi aperti per ospitare artisti, dei quali continua ad interessarci la personale visione del mondo, della società e di tutto ciò che sulle Cose il loro punto di vista privilegiato riesce ad osservare. Da Bologna arriverà quest’anno una fotografa di orgini pescaresi, chiedendo alla nostra Cooperativa asilo per il suo lavoro e la sua particolarissima ricerca fotografica. Valentina di Berardino (www.valentinadiberardino.it) studia qui, tramite i suoi scatti, èpouse (sposa),

quelle dell’altro ieri, di ieri e di oggi: come si pongono nel ricordo delle loro nozze e nel ricordo dell’abito nuziale in particolare. Quindi un affondo in ricordi felici e un’attenzione tutta femminile nella rappresentazione delle protagoniste coi loro abiti svelati. Il 22 dicembre scorso si è concluso il progetto della ginnastica condominiale, ospitato nella saletta cooperativa a partire da Ottobre, che per due incontri settimanali di un’ora ciascuno ha permesso ai soci di frequentare gratuitamente un corso tenuto da un istruttore professionale che ha seguito i partecipanti nello svolgimento di esercizi atti a mantenere e migliorare "l’elasticità delle articolazioni". Istruttore d’eccezione, seguitissimo dalle nostre signore più temerarie che si sono subito lanciate in questa nuova esperienza, è stato Ugo Lusetti, socio assegnatario che ha prestato la propria sensibilità professionale per questa attività. Il progetto, curato da Uisp, è stato offerto in forma gratuita ai partecipanti grazie al contributo del Comune erogato attraverso il bando “I Reggiani per Esempio”; la speranza della Cooperativa è di poter nuovamente offrire questa iniziativa, per le sue finalità volte al mantenimento del benessere fisico e mentale, attraverso il giusto movimento e lo scambio relazionale. I muri, ogni muro di ogni città, parlano. Raccontano di chi li vive, di chi li frequenta. Ma a volte, parlano di più. Ora anche l’edificio di via Bligny è impreziosito da un murales, opera di un artista, conosciuto in città e oltre per le sue incursioni, spesso non autorizzate, ma sempre importanti per contenuto e messaggi; qui si è cimentato in un’opera fluida ma leggibile a più livelli; l’omaggio fatto alle Reggiane, gloriosa e purtroppo ormai mitica fabbrica che tante famiglie associano alla propria storia privata, è ben chiaro: l’aereo stilizzato, lo skyline del quartiere, forse i sogni e i progetti che un tempo da essa uscivano e che ancora volteggiano sulle nostre teste. Vida Borciani


l'aiutavo in qualche faccenda domestica e così potevo sfamarmi con un pasto a casa loro. Terminai presto le scuole elementari dato che nel mio paese, Prato di Correggio, le scuole giungevano solo alla terza elementare. Incominciai subito a lavorare come bambinaia presso dei signori di Correggio, nonostante la mia giovane età mi facevano fare un po' di tutto. Restai da loro circa tre anni nonostante fosse una vera vita da serva, come mi chiamavano, ma io sopportavo tutto perché così potevo dare qualcosa alla mia famiglia ed io potevo mangiare bene.

• LA STORIA DELLA MOGLIE DI UN PERSEGUITATO POLITICO Dal 1914 AL 1945: tratto dalle memorie di Dolores Gemmi in Giaroni L'infanzia La mia vita è stata un susseguirsi di lavoro e di dolore. La mia famiglia era composta di sette fra fratelli e sorelle ed io ero la terza, nata nel 1908. Ricordo che a 6 anni io e due delle mie sorelle andavamo a cantare in francese da un contadino nostro vicino – avevamo imparato un poco la lingua durante la nostra permanenza nella parte francese della Svizzera, come emigrati, quattro anni prima. Il contadino dopo che avevamo cantato ci dava mele, noci e pere, che mangiavamo col pane, che non era mai pane di vero fiore di frumento, ma era mescolato con farina di granoturco. Noi fratellini eravamo contenti anche perché la fame era superiore a quella pagnotta così dura fatta dalla mamma e che durava sette-otto giorni. In casa mia non si vedeva mai carne e latte ad eccezione delle feste di Natale e Pasqua, potete immaginare quante volte ho visto mia madre piangere disperata. Ricordo bene quegli anni così tristi. Avevo 10 anni e frequentavo la terza elementare quando incominciai a guadagnarmi un pasto al giorno. Uscivo dalla scuola e andavo ad aiutare la moglie del mio maestro che mi mandava a fare la spesa; poi

I fascisti Nel 1920 cominciarono a farsi vedere le prime squadracce fasciste. Una sera di quell'anno stavo andando a prendere il pane al forno con la carriola e uscendo dal forno sento un coro che canta “Bandiera Rossa”. Poi ad un tratto il coro fu interrotto da spari. Corro in un caffè che si era riempito di gente fuggita a nascondersi, dopo circa un'ora viene riaperta la porta e ognuno cerca di ritornare a casa. Io ero molto spaventata e a casa dei miei padroni mi accompagna un signore al quale chiedo che cosa significassero quegli spari e quei lamenti. Lui mi disse che bande di delinquenti fascisti avevano sparato su di un gruppo di giovani che stavano andando ad una “veglia rossa” - feste danzanti organizzate dai socialisti – e due di questi giovani erano rimasti uccisi: Zaccarelli di 21 anni e Gasperini di 29 anni. Questo succedeva a Correggio il 31 dicembre del 1920. Nonostante avessi ritardato a rientrare i signori non mi dissero niente ed io non parlai per paura di una sgridata. Quando andai a letto alla sera incominciai a pensare a quello che aveva detto quel signore. Non me ne davo pace e quando i miei signori ne parlavano stavo molto attenta e ben presto compresi che erano contro i poveri e gli sfruttati e quindi contro mio padre e mia madre. I miei padroni dopo poco tempo dettero alloggio ai fascisti a San Martino in Rio ed io dovevo servirli. Potevo perciò ascoltare i loro discorsi ed i loro accordi per bastonare questo e quello e si trattava sempre di povera gente. Avevo solo tredici anni ed un giorno chiedo ad uno di quei fascisti: - Perché volete bastonare quel povero calzolaio? Che cosa vi ha fatto? Tanto più che voi abitate a Carpi e lui abita a Correggio, proprio vicino al posto dove lavoro ed è così buono! Loro mi risposero: - Perché è un comunista! Stetti zitta, perché non sapevo che cosa significava la parola comunista. Un giorno, mentre sono in bottega a fare la spesa, entra una donna che mi riconosce come la serva di quelli che hanno in casa i fascisti e mi dice: - sarebbe meglio che tu strappassi la gramigna con i denti piuttosto che continuare a servire i fascisti -. Ed ogni volta che andavo a fare la spesa trovavo sempre qualcuno che mi diceva queste parole. Io, nonostante non capissi bene quello che volevano dire, mi vergognavo quando insistevano a dirmi: - ma non vedi che uccidono i comunisti? Me ne stavo zitta aspettando la visita di mia madre


che veniva a trovarmi ogni 15 giorni. Quando arriva mia madre le racconto quello che sento dire dai fascisti e quello che le donne mi dicevano fuori, che mi offendevano e che mi vergognavo e che avevo paura dei fascisti. Dicevo: hanno bastoni, manganelli e pistole. Mia madre disse allora: - Tu vieni a casa con me. - Brava mamma, perché io non resisto più Dovevi dirmelo prima – mi fa lei. Dopo di questo, lasciai il lavoro. I miei padroni volevano sapere perché abbandonavo il posto di lavoro e mia madre disse che mi sentivo molto male e così dopo pochi giorni abbondonai il servizio. L'incontro Sebbene fossi ritornata a vivere a casa mia la vita per me non cambiò molto; dopo un anno, infatti, dovetti andare a lavorare come serva in casa di contadini. Avevo allora 14 anni e loro avevano un figlio di 21. Ci innamorammo. Questo giovane era un comunista. A 15 anni si era iscritto alla Federazione Provinciale Socialista e quando nel gennaio di 1921 si forma con la scissione del Congresso di Livorno, il Partito Comunista egli aderisce all'Internazionale Giovanile Comunista. In seguito venne bastonato più volte dai fascisti. Non che io fossi orgogliosa che lui prendesse le bastonate – che fanno sempre male – ma con quello che mi avevano spiegato mamma e papà e lui stesso e cioè che cosa significasse essere comunista e con l'intelligenza di una ragazzina di 14 anni capivo che era più giusto che un operaio prendesse le bastonate piuttosto che andare a bastonare e uccidere gli altri operai e contadini per difendere gli interessi dei ricchi. Dopo pochi mesi che ci eravamo conosciuti ci unimmo, non potendoci sposare perché era necessario che io avessi almeno 15 anni: era l'8 gennaio del 1923. Giunsero i 15 anni e ci sposammo in Municipio perché mio marito non volle che andassimo in Chiesa, anche se a dire la verità io l'avrei preferito. La mia mamma, nonostante fosse una delle prime socialiste era credente, come io del resto. Però soltanto in Gesù Cristo e nel Vangelo. Mio padre era molto diverso: diceva che i preti – ricordo molto bene queste frasi – pensavano solo a loro stessi e non alla povere gente e che la storia di Gesù era ben diversa da quella che predicavano loro in Chiesa. Mio marito era buono e comprensivo. Preferiva però che io non andassi in chiesa ed io non ci andavo, ma alla sera prima di dormire pregavo e gli chiedevo se gli dava fastidio e lui mi rispondeva che potevo pregare, anche fino all mattino, pur di non costringere lui a farlo. Violenza Vedevo mio marito lavorare per il partito comunista e la paura e il tormento che venisse picchiato o incarcerato durò molto tempo. Il 31 gennaio di quell'anno andammo a fare una visita ai miei genitori che abitavano a Prato di Correggio. Era la sagra del paese. Alla sera io, mio marito ed alcune delle mie sorelle andammo a ballare nella sala della Cooperativa. Mio marito si ferma nella sala dell'oste-

ria con alcuni suoi amici, dopo un po' viene chiamato da un gruppo di fascisti che vogliono fargli bere mezzo litro di olio di ricino. Naturalmente mio marito non vuole berlo, prima discutono poi si passò ai fatti. Mio marito con un pugno getta a terra e rompe il bicchiere, spacca nello stesso tempo due denti ad un fascista e riesce a fuggire attraverso i campi con molta fatica, perché intanto è cominciato a nevicare e deve inoltre saltare siepi e fossi. Quando ormai sta per raggiungere l'abitazione dei miei genitori inciampa e viene raggiunto dai fascisti che lo picchiano a sangue e lo abbandonano sulla neve. I vestiti sono stracciati, la faccia è gonfia e nera e la schiena è livida per le bastonate. Tutto questo sta accadendo mentre io sono all'oscuro di tutto perché mi trovo nella sala da ballo con le mie sorelle. Dato che sono incinta di sei mesi, io non ballo e sto seduta tenendo in braccio i cappotti delle mie sorelle. Mi si avvicina un amico di mio marito e mi invita ad andare a casa dei miei genitori perché mio marito era stato mandato a casa dai fascisti. Io chiedo se è stato picchiato e lui mi assicura di no, non ha il coraggio di dirmi la verità, data la mia gravidanza. Passano alcuni minuti e arriva un altro amico di mio marito che quasi piangendo mi dice di andare a casa con le mie sorelle e che lui ci avrebbe accompagnato. Chiedo anche a lui se lo hanno picchiato e lui mi fa cenno si. Si alzarono allora le mie urla, “assassini” gridai e in questo modo spaventai tutta la gente che era alla festa. La sala da ballo si vuota ed io giungo sulla strada continuando a gridare “assassini”, quando mi si avvicina un fascista del mio paese che mi obbliga a tacere minacciandomi con la pistola. Mentre ci dirigevamo verso casa, vedo sulla strada la mamma con il mantello di mio padre sulle spalle che ci corre incontro ed insieme arriviamo a casa dei miei genitori. Vedo mio marito con la faccia tutta gonfia, ricomincio a piangere mentre lui mi fa coraggio. Io rimango a casa dei miei, lui ritorna a casa accompagnato dai suoi amici attraverso la campagna per sfuggire ai fascisti. Nonostante questa brutta esperienza mio marito non abbandona l'attività per il partito. [...] • STORIA DA GALILEO "Una testimonianza dalla prima squadra" Avevo appena dodici anni quando sono arrivata per la prima volta in Galileo. Ai miei occhi si apriva un mondo nuovo, un mondo che mi avrebbe permesso di conoscere ed instaurare nuove amicizie con ragazze e ragazzi di altri ambienti, ma soprattutto di entrare a far parte di una vera squadra di pallavolo, sport che amavo e che da poco avevo cominciato a praticare. Conoscevo Marco ferretti, allenatore in Galileo, che mi inserì nella squadra che giocava il campionato pro-


vinciale Uisp: - ero felicissima!! Con le nuove compagne mi trovai molto bene e così diventammo una squadra competitiva. La persone che conobbi e cominciai a frequentare al bar e sulla pista d’estate erano simpatiche, generose, forti di sani valori, amici e amiche di tutte le età che stavano bene insieme, giocando a carte e raccontando barzellette, ridendo e ascoltando i dischi al jukeox. Passando nella prima squadra in serie B, la voglia di giocare era ancora più forte. Ammiravo le ragazze più grandi di me: Rita, Titti, Marina e Rosanna; sempre ironica e materna, insomma orgogliosa di far parte di questo gruppo. Indimenticabili le trasferte: Trieste, Alessandria, Milano, ecc., in pullman o in macchina, le soste in autogrill a fregare i “ciuci” di zucchero o bicchieri per ricordo nelle pizzerie dove si mangiava e qualche volta si ballava dopo la partita. I ragazzi che ci seguivano in palestra e ci riaccompagnavano a casa, sempre pronti a scarrozzarci in macchina, a desta e sinistra; insomma, tutta la Galileo. Gli anni passano e le amicizie sono ancora più forti. Amici che sono rimasti anche quando ho smesso (purtroppo) di giocare e che ho ritrovato dopo tanti anni e che tuttora vedo e frequento. Il periodo della mia vita giovanile più bello, felice e sereno, che mi ha arricchito tanto e che mi è rimasto nel cuore, come mi rimarranno tutti quelli del gruppo Galileo. Grazie per tutto quello che mi avete dato.

20 aprile 2012 saletta civica cooperativa, lo spettacolo teatrale in musica: dante all'inferno ↘ 12 maggio 2012 saletta civica cooperativa, fotografia europea: fuori e dentro una comunita' cooperativa ↘ 17 maggio 2012 via bligny 52, fotografia europea: mixite' ↘

2 giugno 2013 circolo pigal: il 2 giugno con la cooperativa ↘

5 settembre 2012 via bligny 52: inaugurazione della nuova sede spi-cigl ↘

Alfreda Ongari

29-30 settembre 2012 case operaie: sagra cooperativa

11 novembre 2012 atelier bligny e case operaie: sammartino 2012 ↘

27 gennaio 2013 saletta civica cooperativa: merenda con la fotografa valentina ↘

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a indett e dei Soci è stat al er en g ea bl L'assem maggio 2013 per il giorno 15

rà presente con 2013 al pigal sa no ug gi 2 l de le "selvatica" Al pranzo Incerti e la cora ro au M ni io rs le sue incu ,00): menu' (euro 12 tini n tartine e sala co o gu di carne - antipast a conditi con ra ur rd ve di i on -cannell ntadino -arrosto del co fagioli -zampone con moncello acqua, vino e li -torta di riso,

Centoanni Indivisi Periodico della Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo Numero 2 - Aprile 2013 - Anno 3 Redazione*: Vida Borciani Disegni, progetto grafico, impaginazione: dittongoarchitetti Fotografie e immagini: Lorena Rovacchi, Roberto Nasi

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* Per partecipare alla redazione dei prossimi numeri contattare i seguenti indirizzi di posta elettronica: vida.borciani@tiscali.it info@dittongo.com

Centoanni Indivisi (periodico n. 2 - 2013)  

Bimestrale di espressione e libera informazione della Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo

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