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STORIE DI RACCONTI RACCONTI DI STORIE

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Testi a cura dell’equipe Girandolando e dei gruppi di mamme e papà Grafica e impaginazione Magutdesign - www.magutdesign.com Disegni Veronica Salerio Stampa Arti grafiche BTZ - Cologno Monzese (MI) © Marse 2008 - www.marse.it


INTRODUZIONE Le storie che le persone raccontano a loro modo risanano colui che le racconta. Se ti arrivano delle storie abbi cura di loro e fanne dono là dove ce n’è bisogno. A volte una persona ha più bisogno di una storia che di cibo per restare in vita. Dalla fiaba allegorica: “ Crow and weasel” di Barry Lopez

“Storie di racconti. Racconti di storie” nasce dall’esperienza fatta dai molti genitori che hanno partecipato ai percorsi di formazione proposti dall’associazione Marse. Nello specifico, l’equipe Girandolando ha voluto offrire ai genitori uno spazio di riflessione e condivisione della loro esperienza genitoriale in un momento sociale in cui sempre più spesso sembra che quello del genitore sia il mestiere più difficile del mondo e che nessuno lo possa insegnare, avendo così l’impressione di doverlo imparare in solitudine, sulla base di tentativi ma anche, e inevitabilmente, di errori. Nei percorsi proposti si sono offerti degli stimoli per riconoscere e valorizzare le competenze di cui già i genitori dispongono, così da affrontare con successo le molteplici sfide quotidiane e i compiti evolutivi che accompagnano la crescita dei loro figli. Si è parlato, riflettuto, ad esempio d’educazione, d’ascolto, di comunicazione, del ruolo materno e paterno. L’intento dei percorsi è stato quello di offrire alle mamme e ai papà uno spazio per pensare al loro ruolo, non solo nel senso del saper fare, ma anche in quello del sapere essere, perché come afferma una mamma: “essere genitori significa costruire e sapere mantenere uno ‘spazio mentale’ per quel bambino, con i suoi bisogni e le sue risorse”. Nei percorsi proposti sono state quindi affrontate le cinque aree del sapere: il sapere come sapere cognitivo che consiste nel fornire delle informazioni che vadano ad accrescere le proprie conoscenze; il saper essere quale dimensione della presa di coscienza e dello sviluppo della consapevolezza del proprio essere genitore; il saper fare come area dello sviluppo delle competenze precedentemente apprese; il saper far fare ad altri ciò che si è imparato attraverso la condivisione e il confronto; il saper sperare, molla delle proprie azioni, l’assumere uno sguardo che sappia mettere in prospettiva il qui ed ora per poter incidere sul futuro. La fiaba è diventata il fil rouge degli incontri, con cui i genitori si sono misurati a inventare, giocare e imparare nuove storie. Si è scelto come strumento la fiaba perché dal punto di vista educativo è un canale privilegiato nella relazione di cura; essa trasmette valori e insegnamenti e accompagna i genitori alla comprensione dei bisogni e dei compiti evolutivi del/la bambino/a. Contemporaneamente, permette al/la bambino/a di sperimentare e sperimentarsi in un mondo parallelo, quello del “facciamo finta che...”.

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Nel fare ciò, i genitori hanno provato a raccontare, improvvisare, narrare e...inventare nuove trame, personaggi, luoghi con tante voci, occhi, orecchie e nasi! Hanno raccontato e giocato con tutto il corpo (non solo con la testa!) perché le storie svolgono un ruolo organico: sono estensioni del corpo, degli strumenti sociali e culturali con cui si impara e si comunica. Come hanno ben detto i genitori durante i nostri percorsi formativi la fiaba serve a raccontare meglio le nostre fantasie, a far crescere i bambini e le bambine, a entrare in contatto con loro, a far tornare indietro il tempo, a ritagliarsi un po’ di tempo dedicandolo alla relazione con il/la proprio/a figlio/a, a stimolare ed esaltare le emozioni e infine, ma non meno importante, a divertirsi. Siamo noi che diamo voce alle storie e a dare ascolto ad esse; con la voce tocchiamo gli altri e degli altri ascoltiamo e sentiamo la loro voce, il modo in cui la storia prende corpo, perché dar voce a una storia significa anche legarla a sé e all’altro, fondere la propria voce con una storia altrui. Le fiabe che riportiamo sono dedicate a tutti i bambini e le bambine che con le loro mamme e i loro papà hanno voglia di viaggiare nell’infinito mondo della fantasia! BUONA LETTURA


L’ASSOCIAZIONE MARSE L’associazione Marse, attiva da molti anni sui territori della Provincia di Milano, propone incontri di formazione per genitori e attività ludico-aggregative rivolte a promuovere il benessere sociale. Marse è una associazione di volontariato onlus formata da persone che operano in qualità di volontari e volontarie o con prestazioni professionali in incarichi a progetto. È attiva e presente in ambito sociale per promuovere un miglioramento della qualità della vita, individuale e collettiva, della comunità territoriale (minori, giovani, genitori, famiglie, persone con percorsi di tossicodipendenza, persone in condizioni di restrizione della libertà...). Lo sviluppo del benessere della comunità territoriale avviene principalmente attraverso la promozione di una cultura di partecipazione e collaborazione tra individui, gruppi ed enti. I valori da cui nascono e verso cui sono orientate le attività e l’agire della associazione si sviluppano anzitutto dal bisogno e dallo stimolo di dare centralità alle persone rispettando e valorizzando le singole identità. Marse ritiene inoltre fondanti i concetti di solidarietà sociale, cooperazione, partecipazione in quanto possibilità di sviluppo sia individuale che collettivo a partire dal concetto di equità e verso un “fare con ...”.

GIRANDOLANDO L’area famiglie e bambini dell’associazione Marse è denominata “Girandolando” all’interno di questa operano professionisti del settore educativo occupandosi di progettare e realizzare interventi di promozione del benessere e della qualità della vita nella scuola e nella comunità. L’equipe ha maturato una forte esperienza nell’area della genitorialità: in collaborazione con scuole di ogni ordine e grado e nell’ambito di progettualità comunali e ministeriali e finalizzate allo sviluppo e al sostegno delle competenze di coppia e genitoriali, realizzando percorsi di formazione sui temi del problem-solving educativo finalizzato al potenziamento delle competenze educative dei genitori. L’equipe è composta da: Chiara Anastasi, Michele Giussani, Alessandra Parini, Veronica Salerio e Matilde Zamponi.

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RAPIDA GUIDA AL VOLUMETTO Caro lettore, cara lettrice, questo libro è stato pensato come un alfabeto, l’alfabeto delle fiabe ma anche l’alfabeto dei genitori. Sfogliando le pagine potrai trovare tante fiabe scritte da genitori ordinate secondo dei temi conduttori, ad esempio alla lettera A troverai Amicizia, alla P Paura, alla R Rabbia, ecc. Per alcuni temi troverai inoltre delle indicazioni date dai genitori su come affrontare determinate questioni, ad esempio potrai leggere che cosa ne pensano altri genitori sui Capricci oppure sulle Regole e così via, magari potrai scoprire che non sei l’unico papà o l’unica mamma a fare certe cose o a pensarne certe altre! Per fortuna nessuno ha la ricetta per essere un bravo genitore! Scopriamo insieme che cosa pensano altri genitori e se poi ci vorrai dire la tua ne saremo contenti! puoi scriverci a: girandolando@marse.it oppure telefonarci allo 02.6185544

INDICE INTRODUZIONE

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L’ASSOCIAZIONE MARSE

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GIRANDOLANDO

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EDUCARE È...

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LE FIABE

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A come Amicizia La principessa Elisa e la stufa magica

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A come Autonomia

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C come Capricci

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C come Ciuccio Una giornata importante

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C come Coraggio Il paese millecolori La valle incantata Reginaldo e il bastone magico

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C come Curiosità La storia di Batuffolino

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E come Essere speciali Il piccolo Badone

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F come Filastrocca

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G come Generosità Il filo della generosità La fata uccellino La strega della solitudine

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I come Intelligenza Le disavventure della tigre della Malesia

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I come Invidia Il bastone magico Natale in pericolo

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N come Nanna Filippo e la pianta magica Il bosco incantato Sara e l’usignolo Passa la bacca

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N come Nonni Il libro magico di Nonno Gino P come Paura Ettore e il drago di bosco fiorito Aref e il folletto di luce Tobia e il fantasma Novanta La vita nella foresta R come Rabbia R come Regole S come Solitudine Ettore Roddy e la cascata magica S come Soluzioni S come Sorpresa Una bambola per me T come Tempo per sé T come Timidezza In fondo al mar

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T come Tristezza Il vecchio cucù

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V come Viaggio Il Trenostop

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Z come Zucchero I folletti del monte Zù

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W come W le mamme, i papà, i bimbi e le bimbe

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I TRUCCHI DELLE FIABE - per leggere le fiabe - per inventare le fiabe - per giocare con le fiabe

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RINGRAZIAMENTI

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RIFERIMENTI

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Durante una serata abbiamo provato a chiedere alle mamme e ai papà che cosa volesse dire per loro educare, da quell’esortazione sono scaturite queste indicazioni...

Per le mamme


Per i papà

E PER TE? Prova a scriverlo qui sotto educare è: __________________________________________________________________ __________________________________________________________________ __________________________________________________________________ __________________________________________________________________ __________________________________________________________________ __________________________________________________________________ __________________________________________________________________ __________________________________________________________________ __________________________________________________________________ __________________________________________________________________

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A come Amicizia

LA PRINCIPESSA ELISA E LA STUFA MAGICA

C’

era una volta un villaggio molto, molto freddo. Si trovava in cima ad una montagna, chiamata la Montagna di Neve. Su questa montagna innevata dodici mesi l’anno viveva una principessa di nome Elisa. Ella era buona e generosa e quando sua madre, la regina Matilde, morì le diede in dono una grandissima stufa rossa. La mamma raccomandò alla sua bambina di essere sempre buona e gentile con tutti, per essere sempre ben voluta dagli abitanti del loro villaggio. Poi aggiunse: “semmai un giorno ti troverai in difficoltà, potrai scaldarti al fuoco della stufa”. Elisa teneva tanto al regalo che la regina le aveva fatto e provvedeva ogni giorno a far si che alla stufa non mancasse mai la legna. Per questo i cittadini aiutavano la principessa a procurare tronchi per quella così grande stufa. Tutti i giorni al villaggio si organizzavano turni per portare alla loro tanto amata principessa la migliore legna del bosco. In cambio Elisa lasciava che i suoi amici si scaldassero con lei ogni volta che lo volevano e organizzava, una volta la settimana, una festa per tutti. Alla festa puntualmente ci andava tutto il paese e la principessa non si sentiva mai sola per merito di quel fuoco che la sua bellissima stufa le donava. Ma un giorno successe una cosa terribile. Una strega, che viveva non molto distante dal castello, molto cattiva e invidiosa della bontà e degli amici di Elisa, decise di fare un incantesimo. >


Si diceva in giro che la strega non amava vedere la principessa così felice e che per questo bisognava temere dei suoi incantesimi. E così fu. Piripim piripom la strega malvagia fece sì che più nessuno potesse trovare la legna per la grande stufa. Tutti nel paese erano tristi e non sapevano come fare. Faceva freddo e le scorte stavano per finire. La felicità della loro amata regnante, era compromessa. Anche Elisa era preoccupata e non riusciva a credere che il regalo di sua madre potesse smettere di funzionare per colpa di quella orribile strega. Così pensa e ripensa le vennero in mente le parole della regina: se ti troverai in difficoltà, potrai scaldarti al fuoco della stufa. Allora la principessa chiamò tutto il paese a corte e chiese a tutti un favore. Disse a voce un po’ soffusa: so che ciò che vi sto per chiedere vi sembrerà strano ma se avrete fiducia in me tutto a palazzo tornerà come prima. Ogni persona li presente chiese alla principessa di continuare con la sua richiesta perché in lei avevano piena fiducia. Così continuò: “Cari amici so che la strega non è stata buona con noi ma voglio che chiunque la trovi, la porti qui a palazzo”. Un brusio in sottofondo interruppe il silenzio che fino ad allora si era tenuto e subito dopo qualcuno urlò: “come vuole Elisa!” E insieme si misero alla ricerca della strega. >

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Intanto i giorni passavano, la legna stava finendo ed Elisa si chiedeva come avrebbe potuto scaldare la stufa senza legna. Come avrebbe fatto a risolvere il problema scaldandosi al fuoco della stufa, se essa non poteva più scaldare? Così chiese alla regina che le mandasse un segno affinché potesse capire cosa fare. Quand’ecco che tre uomini bussano alla porta. Principessa! Principessa!, le abbiamo portato la strega! Elisa guardò la stufa che si stava spegnendo e aprì immediatamente la porta. La strega quando vide la principessa davanti a se, scoppiò in una isterica risata dicendo: finalmente anche tu sarai sola, al freddo e senza più nessun amico. Ma Elisa, buona come sempre, la invitò a sedersi vicino a lei di fronte alla stufa rossa per sentire gli ultimi soffi di calore. Quando tutte e due furono di fronte alla stufa ecco che un bagliore di luce rossa avvolse la strega che come per magia diventò buona e persino amica della principessa e di tutto il villaggio. Fu così che tutti capirono che la magia di quella stufa era diffondere calore anche a chi non era meritevole. Da quel giorno anche la strega fu invitata alle feste a palazzo e insieme vissero tutti felici e contenti. •


A come Autonomia

I genitori dicono che... Siamo spesso combattuti tra il lasciar fare da soli i nostri figli e il sostituirci a loro... ma qual è il giusto equilibrio? Prima di tutto lasciamoli provare! Sperimentare le proprie capacità e i propri limiti contribuisce ad una crescita sana, mentre stanno facendo esperienza di queste cose, noi genitori, dobbiamo essere una presenza discreta pronta a intervenire quando ci sono pericoli e pronta a sostenere nelle difficoltà senza però sostituirci a loro.

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C come Capricci

I genitori dicono che... A quanti è capitato di trovarsi in mezzo ad un supermercato guardato da tutti perché il proprio figlio sta urlando e piangendo a squarciagola? A tutti! Cosa fare in questi casi? Innanzitutto prendiamoci una pausa di riflessione prima di agire, pensiamo bene a dove vogliamo arrivare: diamo delle alternative e cerchiamo di coinvolgere il bambino o la bambina su altre cose spostando l’attenzione.

Ritorna bambino Per vivere e far fluire la vita ogni giorno e niente più. I bimbi sorridono perché non pensano al domani E vivono con tutta la forza e la gioia L’istante, e alternano il pianto al sorriso, ma non permettono alla tristezza del dopo pianto di rovinare il sorriso che rende bella la vita. Anonimo


C come Ciuccio

UNA GIORNATA IMPORTANTE

C’

era un bambino di nome Carletto che viveva in un piccolo paesino sul mare. Carletto aveva un piccolo amico che portava sempre con sé, era il topolino Tippy, il suo pupazzo preferito. Quando si sentiva solo e triste Carletto lo abbracciava e se lo teneva vicino come faceva con il suo inseparabile cuscino. Carletto aveva trovato Tippy qualche mese prima durante una passeggiata sulla spiaggia. La mamma cercava di convincerlo ad abbandonare il ciuccio perché ormai era grande e bisognava regalarlo ai bambini più piccoli che ne avevano bisogno, ma lui non ne voleva sapere. Un pomeriggio Carletto, dopo il riposino pomeridiano, uscì sulla spiaggia solo con il suo ciuccio ed il suo topolino e lì incontrò un gabbiano che gli si avvicinò con occhi che incutevano paura e gli disse: “Quanto mi piace il tuo ciuccio” e poi scomparve. Carletto si spaventò ma la curiosità lo portò a tornare tutti i pomeriggi alla spiaggia per incontrare di nuovo il gabbiano. Questo continuava a dimostrarsi interessato al ciuccio ed a spaventarlo minacciando di portarglielo via. Durante una giornata ventosa con un mare arrabbiato e il cielo pieno di nuvole, Carletto stava rientrando dalla mamma quando tra un’onda e l’altra riapparve il gabbiano che gli strappò il ciuccio e volò via lontano. Disperato il piccolo tornò a casa nella sua cameretta, nemmeno il suo cuscino preferito riusciva a calmarlo quando improvvisamente si sentì una vocina che gli sussurrava all’orecchio parole dolci rassicurandolo sulla sua presenza. >

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Carletto si accorse che a parlare era Tippy, il suo pupazzo, e gli domandò stupito: “Ma sei tu che parli?” E il topolino rispose: “Certo. Sulla spiaggia hai conosciuto il gabbiano Raptor che porta via i ciucci a tutti i bambini grandi. Io invece sono qui per aiutarti a crescere perché è successo anche a me quando ero un piccolo topolino. Adesso aiuto i bambini come te a superare questo momento. Adesso il ciuccio non ti serve più. Di giorno avrai modo di conoscere nuovi amici e la notte il tuo cuscino tanto speciale non ti abbandonerà mai e se vorrai anch’io ci sarò quando avrai bisogno”. Carletto non smise subito di piangere per la perdita del suo amato ciuccio ma capì di potercela fare anche da solo. •


C come Coraggio

IL PAESE MILLECOLORI

C’

era una volta, nel paese delle Pietre Colorate, una bellissima principessa sempre allegra e solare. Dove passava lei tutto si trasformava in fiori colorati così che tutti la chiamavano “la Principessa dei Fiori”. Un giorno però arrivò al villaggio Millecolori il perfido Mangiacolori, un drago che sputando inchiostro nero copriva e rendeva tutto buio. Mangiacolori era il drago più temuto da tutti i villaggi, vicini e lontani, per aver coperto ogni cosa, tolto la luce ed il colore. Millecolori era ormai diventato un villaggio buio, tetro e anche la Principessa dei Fiori fu catturata dal terribile drago e rinchiusa in una grotta dove iniziò ad appassire giorno dopo giorno. La povera Principessa, pensando e ripensando ad un modo per liberarsi e salvare il suo villaggio, si ricordò di un’antica leggenda sulla grotta che narrava di una sabbia magica in grado di cancellare gli orrori provocati dall’inchiostro sputato dal drago. Così si mise a cercare per tutta la notte la sabbia magica, fino a quando trovò una piccola boccettina vicino ad una porta segreta che spalancata si aprì sul villaggio Millecolori. Riuscita finalmente a scappare, affrontò il drago lanciandogli addosso la sabbia magica. Il drago smise di sputare inchiostro e venne trasformato immediatamente nella pietra più colorata che si fosse mai vista al villaggio. Allora la Principessa tornò al villaggio e al suo passaggio tutto tornò a fiorire, i colori tornarono brillanti e il sorriso tornò sui volti degli abitanti di Millecolori. •

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LA VALLE INCANTATA

C’

era una volta un piccolo cerbiatto di nome Pimpi che viveva in un bosco con tanti piccoli amici: la puzzola Fiore, lo scoiattolo Timmy e il gufo Sbuffa. Un giorno, dopo aver sentito narrare di una valle con splendidi ruscelli multicolore, immense e verdi praterie e tanti cervi volanti, decise di intraprendere il viaggio alla ricerca di questo posto incantato. Dopo aver lasciato il bosco ed aver salutato i suoi amici Sbuffa, Fiore e Timmy, incontrò una vecchietta che gli domandò dove si stesse recando. In realtà era la strega della valle che si chiamava Arcigna, i cui poteri malefici erano da tutti conosciuti e fino ad allora non aveva mai permesso a nessuno di entrare nel magico mondo. Così la strega, fingendosi amica di Pimpi, gli indicò una strada piena di ostacoli. Prima incontrò un gruppo di cacciatori ma il piccolo cucciolo riuscì a scappare, poi fu inseguito da una tigre che cercò di sbranarlo, ma anche in questo caso riuscì a mettersi in salvo arrampicandosi su una rupe. Sopraggiunse poi la notte e il piccolo cerbiatto, ormai stanco, assetato ed affamato, decise di fermarsi per riposare quando all’improvviso in lontananza vide qualcosa brillare: era una scarpetta fatata. Incuriosito Pimpi infilò la sua zampa nella scarpetta, magicamente divenne invisibile e venne condotto in un batter d’occhio all’ingresso della Valle Incantata. >


La strega Arcigna si accorse della presenza del piccolo cerbiatto e si avvicinò di soppiatto per lanciargli uno dei suoi spietati malefici, ma la scarpetta, a difesa di Pimpi, iniziò a luccicare emanando un bagliore tale da accecarla tanto che fu costretta a lasciare per sempre la Valle Incantata. Il piccolo cerbiatto tornò così al bosco dai suoi piccoli amici, per invitarli tutti ad andare con lui a vivere per sempre nella Valle Incantata. •

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REGINALDO E IL BASTONE MAGICO

C’

era una volta un bellissimo regno dove tutti vivevano felici e contenti, ma un brutto giorno un drago cattivo innamorato della principessa piombò sul castello oscurando il sole e gettando il regno nelle tenebre più scure. Dopo tanto tempo un ragazzo di nome Reginaldo passando per i campi, che una volta erano rigogliosi, si accorse che qualcosa non andava. Si ricordò di una vecchia storia raccontata dai saggi che diceva di una principessa rinchiusa nella torre del castello. Solo un bastone magico avrebbe potuto risvegliare il castello e i suoi abitanti. Ma dove cercarlo? In quel momento un grido nel cielo richiamò la sua attenzione, un’aquila girava sulla sua testa e lui decise di seguirla. L’aquila lo condusse al suo nido: Reginaldo con molta cautela si avvicinò e vide uno strano luccichio. La mano gli corse tra le pagliuzze secche e da esse estrasse un bastone: era il bastone magico! Carico di forza e coraggio corse al castello. Solamente puntandolo verso il portone, questo si aprì e Reginaldo iniziò la salita verso la torre. Il drago lo stava aspettando e gli disse con voce forte: “Vattene o ti ucciderò”. Reginaldo non si fece spaventare, puntò il bastone diritto alla testa del drago e un bagliore improvviso illuminò la stanza. Reginaldo chiuse gli occhi e quando li riaprì il drago era scomparso. Andò verso la principessa, la liberò dalle catene , si guardarono per un lungo istante e capirono che sarebbero stati insieme per sempre. •


C come Curiosità

LA STORIA DI BATUFFOLINO

C’

era una volta, in un mondo di ghiaccio e luce brillante dove tutto era molto freddo ma dove ognuno sapeva riscaldarsi con affetto, amicizia e allegria, un fiocco di neve bianco di nome Batuffolino. Batuffolino viveva in una piccola e confortevole casetta bianca con mamma, Fiocchina di neve, e con papà, Fioccone di neve. Batuffolino era molto contento di stare con la sua famiglia, le giornate trascorrevano serene fin dalla notte dei tempi. Tutti erano felici in questo villaggio finché un giorno Batuffolino, rincorrendosi nel vento con i suoi amici, scorse una grotta misteriosa e affascinante dalla quale proveniva una luce incredibile. “Ma come scalda questa luce! Ma che bella! Ma scalda così tanto che... quasi quasi... mi sciolgo!”. Batuffolino sapeva che era molto pericoloso avvicinarsi alla grotta perchè più volte la mamma l’aveva avvisato di tale pericolo, ma curioso e attratto dall’incredibile scintillio si inoltrò nella grotta. Cammina e cammina si ritrovò davanti la temuta regina dei ghiacci che, per mantenere intatta la sua giovinezza e la sua beltà, doveva catturare il più giovane fiocco di neve. “Oh, regina dei ghiacci, come sei bella!” “Oh, bel batuffolino, avvicinati; cosa posso fare per te?” Batuffolino iniziava a sudare, e non è una bella cosa sudare per un piccolo fiocco di neve... e aveva molta paura, non vedeva l’ora di uscire dalla grotta per ritornare dalla sua famiglia. >

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La regina, impaziente, prese un acchiappa batuffolini per attirarlo a sé, ma lui, con la forza della disperazione, riuscì a prendere una spada dal ghiaccio che, una volta afferrata, sprigionò scintillanti stelline azzurre che accecarono la regina dei ghiacci e gli mostrarono la strada verso casa. Batuffolino ritornò dalla mamma, Fiocchina di neve e dal papà, Fioccone di neve contento di aver sconfitto la regina e di aver ritrovato l’amore e il calore della sua famiglia. •


E come Essere speciali

IL PICCOLO BADONE

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ella stazione di Milano centrale c’erano un piccolo badone ed un grosso eurostar. Tutti i giorni il grosso Eurostar prendeva in giro il piccolo Badone: “Io vado quotidianamente a Roma, percorro più di 1200 km, invece tu rimani sempre qui in stazione, io trasporto un sacco di gente, tanti personaggi importanti mentre tu non hai mai nessun passeggero”. Il Badone, per questo motivo, era sempre più triste e talvolta andava a lavorare malvolentieri. Un giorno, però, il capostazione chiamò con urgenza il Badone. Lui si presentò tutto in ordine sull’attenti, curioso di sapere perché era stato convocato con così tanta fretta. Il capostazione molto serio gli disse: “Abbiamo un grosso problema, un treno pieno di gente è bloccato dopo Piacenza e non riesce ad arrivare fino a Milano. Ce la fai a trainarlo fin qui? Tutti i passeggeri sono molto preoccupati!”. Il Badone, felicissimo per quell’incarico così importante, non se lo fece ripetere due volte, scaldò per bene il motore e il rombo si sentì fino in piazza del Duomo! Aspettò che il segnale di partenza del suo binario diventasse verde e... via!!! In poco più di mezz’ora arrivò al treno guasto. Lo riconobbe subito, era il grosso Eurostar che tutti i giorni lo derideva. Anche l’Eurostar lo riconobbe e per la vergogna fece un ultimo disperato tentativo di rimettersi in moto, ma non ci riuscì. Con molta attenzione il Badone si avvicinò all’Eurostar e lo agganciò. L’Eurostar era tutto rosso per la rabbia, mentre i passeggeri ed il capotreno, contenti, per la gioia applaudivano con fragore. >

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Il Badone fece un altro portentoso rombo e si rimise in moto... era così felice che non sentiva nemmeno il peso di quanto rimorchiava!. Arrivato alla stazione ricevette un sacco di complimenti ed applausi... ed è inutile dire che nessuno lo prese mai più in giro. L’avventura del Badone si sparse velocemente di stazione in stazione e da allora, ciascun treno si sentì importante per qualsiasi incarico gli venisse assegnato: una semplice manovra o un viaggio molto lungo. •


F come Filastrocca

FILASTROCCA Aggiungi un posto a tavola C’è una ricetta in più Se sposti un po’ la seggiola Stai comodo anche tu Il MARSE a questo serve, a stare in compagnia sorridono i bambini giocando in allegria la tavolata è lunga non me ne andrei più via facciamo un altro incontro e poi sarà... poi sarà... poi sarà... FANTASIA!

FILASTROCCA DI UN PAPA’ Per la fiaba bisogna creare l’atmosfera anche perché la storia è poco vera E se crei anche un contatto Ti senti molto soddisfatto Il bambino fai giocare E molte cose può imparare E per finire in allegria Scriviamo una fiaba e andiamo via

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G come Generosità

IL FILO DELLA GENEROSITÀ

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era una volta, un ragazzo povero che si chiamava Arturo. Per aiutare la sua famiglia Arturo portava le sue due pecore a pascolare: Barbetta e Lanetta. Con la vendita della lana del loro manto Arturo comprava per la sua famiglia cibo e vestiti; per lui erano molto importanti le due bestiole e quindi cercava sempre i pascoli più verdi e rigogliosi. Un giorno, il ragazzo, portò Barbetta e Lanetta verso le terre frondose. “So che mamma e papà non vogliono che mi allontani così tanto da casa - pensò- ma ho saputo che ci sono meravigliosi pascoli che si stendono oltre le Caverne del Sonno” Purtroppo nel momento in cui Barbetta e Lanetta imboccarono il sentiero che attraversava le Caverne del Sonno, scomparvero! “Dove si saranno cacciate, adesso?” si chiese Arturo, quando il suo sguardo fu attratto da una meravigliosa luce proveniente da una parte profonda della grotta. Impaurito ma animato dalla speranza di ritrovare le sue preziose pecore varcò la soglia e si ritrovò in un luogo bellissimo dove Barbetta e Lanetta brucavano felici l’erba... Un vecchio avvolto in un mantello bianco gli disse con voce rauca: “Ragazzo avvicinati ho bisogno del tuo aiuto. >


Ti sei spinto lontano da casa quindi devi essere coraggioso, mi è scivolato il bastone che uso per camminare nel burrone lì sotto, riusciresti a riprendermelo?”. “È caduto molto in basso e si è incastrato nei rami di ginepro, mi servirebbe una corda per potermi calare giù!” rispose il ragazzo. “Prendi questa” gli rispose il vecchio. Arturo si girò e con grande stupore vide pendere dal vello delle pecore due fili di lana. Arturo tirò con decisione i due fili che formarono una corda straordinariamente resistente. Arturo attaccò la corda ad un albero e scese nel burrone recuperando il bastone ma quando risalì si accorse che le sue due pecore erano completamente spoglie del loro prezioso vello. Il vecchio ringraziò il ragazzo per la sua generosità e gli mostrò la via del ritorno. Felice ma un po’ dispiaciuto per la perdita della sua preziosa lana si diresse verso casa; era talmente pensieroso che non si accorse che per ricompensa il vecchio aveva fatto crescere al posto della lana un filo di tessuto molto prezioso che non finiva mai. Grazie alla sua generosità Arturo aveva ricevuto un dono che gli permise di diventare il più famoso venditore di tessuti della regione. •

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LA FATA UCCELLINO

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era una volta una bellissima principessa che abitava in un grande castello. La principessa aveva i capelli biondi e lunghi e le labbra come i petali di una rosa e si chiamava Annalisa. Era vivace e gioiosa e dove passava lei nasceva l’allegria. Un giorno un Orco, che l’aveva vista nel giardino del castello mentre raccoglieva delle rose, la rapì e la portò nella sua caverna. La povera principessa urlava – Aiuto!! Aiuto!!!ma nessuno la sentiva. Dopo un po’ di giorni, al castello, il Re e la Regina erano disperati perché Annalisa non tornava a casa. Decisero allora che chi fosse riuscito a ritrovarla, avrebbe avuto come premio uno scrigno pieno d’oro e, se la principessa lo avesse voluto, sarebbe diventata sua sposa. I giovani del villaggio e molti principi provarono a cercarla, ma nessuno riusciva a trovarla. Alcuni di loro vennero uccisi dal cattivo Orco, che teneva Annalisa prigioniera, legata ad un pesantissimo tavolo e che davanti alla grotta aveva messo un grandissimo sasso. Annalisa lo supplicava di lasciarla andare, ma lui rispondeva che voleva che lei diventasse sua moglie. Ogni sera, quando tornava alla grotta, le chiedeva se voleva sposarlo, ma Annalisa rispondeva sempre no. L’Orco si arrabbiava e urlava furibondo, facendo tremare le pareti della grotta e la povera principessa piangeva terrorizzata dalla paura. >


Nel villaggio viveva anche un ragazzo, chiamato Luca, che aveva saputo che molti ragazzi e principi stavano cercando la bellissima principessa Annalisa che era scomparsa. Volle allora cercarla anche lui. Si mise in viaggio senza però sapere dove andare e ad ogni persona che incontrava chiedeva se aveva visto una bellissima principessa. Vicino alla grotta dell’Orco un giorno passò una Fata che sentì un pianto disperato. Non sapendo come entrare nella grotta perché era chiusa dal sasso, si trasformò in un piccolo uccellino e riuscì ad entrare attraverso una fessura. Quando Annalisa vide l’uccellino smise di piangere e gli chiese – Aiutami, ti prego. Se rimango ancora qui morirò di dolore. Non voglio sposare l’Orco, è troppo cattivo e prepotente. L’uccellino rispose – Bella fanciulla ti aiuterò io - e volò fuori dalla grotta. L’uccellino volando incontrò un principe. Si posò sulla sua spalla, ma il principe lo scacciò via con una manata, poi l’uccellino volò fino che incontrò un ragazzo. Cinguettando si avvicinò, ma il ragazzo lo voleva prendere per cuocerlo e mangiarselo. Riuscì a volare via e finalmente incontrò Luca. Luca lo lasciò posare sulla sua mano, sbriciolò un po’ del suo pane e l’uccellino mangiò. Poi l’uccellino parlò così – Tu sei un bravo giovane, sei generoso e gentile. >

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Luca si meravigliò che un uccellino potesse parlare e gli disse: “Che sorpresa, sai parlare! Perché non vieni con me? Sto cercando una bellissima principessa e tu mi faresti compagnia durante il mio cammino”. In quel momento l’uccellino si trasformò in Fata e rispose: “Io so dov’è la principessa che cerchi, è prigioniera di un Orco terribile. Ti aiuterò a liberarla”. La Fata buona regalò a Luca un bastone magico e lo accompagnò fino alla grotta. Luca aspettò, nascosto dietro ad un cespuglio, che l’Orco ritornasse. Intanto la Fata, trasformata in uccellino entrò nella grotta per rassicurare la principessa: “Non preoccuparti, tra poco sarai libera” le disse. Quando l’Orco tornò, spostò il grande sasso che chiudeva la grotta ed in quel momento Luca gli diede una gran botta sulla testa con il bastone magico. Subito l’Orco si trasformò in un bellissimo cavallo bianco e si lasciò accarezzare da Luca. Luca slegò Annalisa che si innamorò subito di lui. Salutarono e baciarono la buona Fata, salirono sul cavallo bianco ed insieme tornarono al castello. Il Re e la Regina organizzarono una meravigliosa festa. Annalisa e Luca si sposarono e vissero per sempre felici e contenti. •


LA STREGA DELLA SOLITUDINE

C’

era una volta Matilde, una bellissima bambina dai capelli rossi e tante lentiggini che, come tutte le bambine dai capelli rossi, era molto curiosa. Un giorno la mamma di Matilde, dovendo sbrigare delle commissioni, affidò la bambina all’anziana signora Tarcisia, conosciuta da tutti come la vecchina dell’ultimo piano. Matilde all’idea di trascorrere un pomeriggio dalla vecchia signora era tutta elettrizzata, perché alcuni suoi amichetti le avevano raccontato che coltivava piante magiche. Entrando in casa, però Matilde sentì un vento gelido e tutto intorno era buio; incrociando poi, lo sguardo triste di Tarcisia si rese conto che l’anziana signora era stata colpita dalla Strega della Solitudine e che tutte le sue care piante stavano morendo. In un batter d’occhio si rese subito conto che doveva fare qualcosa; nella sua mente si accese una “lampadina”, corse sul balconcino e lì trovò l’unica pianta rimasta rigogliosa; chiedendole scusa le strappò un fiore, chiuse gli occhi e soffiò più forte che poté, sperando in cuor suo che il desiderio, affidato a quei petali magici raggiungesse il magico mondo dell’Allegria. Aspettò l’arrivo delle stelle e con esse arrivò una bellissima fata, Sorrisia, che con le sue grandi ali emanava una luce intensa e colorata. In un attimo, Sorrisia, riportò luce, colore e un caldo tepore ma soprattutto il sorriso, sul dolce viso di Tarcisia. La fata Sorrisia, prima di andare via, ringraziò Matilde perché era stata veramente brava ad aiutarla nello sconfiggere la Strega della Solitudine e le affidò il compito di prendersi cura della signora Tarcisia, anche insieme ai suoi amichetti, così la brutta Strega non sarebbe mai più tornata in quella casa. •

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I

come Intelligenza

LE DISAVVENTURE DELLA TIGRE DELLA MALESIA

I

n un tempo tanto lontano, in una grandissima foresta della Malesia, ogni inizio anno era sempre un giorno veramente speciale. Era giorno di digiuno e di festa per tutti gli animali. Poiché nessuno mangiava, gli animali carnivori non andavano a caccia di altri animali e gli erbivori non brucavano l’erba. In quel giorno e solo in quel giorno, era quindi normale vedere la gazzella passeggiare in mezzo ai leoni, la tigre giocare con i conigli, i serpenti velenosi attorcigliarsi giocosi in mezzo alle gambe dell’elefante o della zebra. Era uno spettacolo veramente affascinante in cui si potevano vedere cose assolutamente impensabili in tutti gli altri giorni dell’anno. In quella foresta era sempre stato così, sin dai tempi più remoti; da quando, cioè, tutti gli animali parlavano la stessa lingua dell’uomo. Allora, per una vecchia consuetudine, alla fine del giorno di digiuno, tutti gli animali di quella foresta si riunivano per discutere dei loro problemi. Ogni animale aveva qualcosa di cui lamentarsi e magari aveva qualche motivo per accusare qualcun altro. Si cominciava a discutere, prima con calma e gentilezza, poi con sempre più animosità e si finiva sempre per litigare. Gli animi si scaldavano sempre di più, cominciavano a scambiarsi le minacce e, quando erano sul punto di sbranarsi, interveniva il leone con un tremendo ruggito che metteva tutti a tacere. A questo punto si davano la buona notte e ognuno tornava nel proprio ambiente. L’indomani avrebbero ricominciato a darsi la caccia. >


A quel tempo la tigre aveva il pelo di un bel giallo-rossiccio uniforme senza alcuna macchia, ma aveva la stessa ferocia, la stessa agilità e la stessa astuzia di adesso. In una di queste riunioni di inizio anno, la tigre, con voce arrogante, disse: “Io non sopporto che l’ uomo, nel giorno del digiuno o in qualsiasi altro giorno, venga nella foresta perché tante volte l’ho visto tagliare gli alberi e maltrattare il nostro ambiente con tutti i mezzi di cui dispone. Per di più, egli fa uso di altri animali per procurarsi tutto quello che gli serve e per condurre una vita comoda e tranquilla. Noi tutti, invece, per procurarci da mangiare, possiamo contare solo sulle nostre forze.” “Brava, hai ragione” risposero gli altri animali. Seguì un lungo applauso. “Vi prometto - riprese la tigre - che presto scoprirò come fa l’uomo a sottomettere alla sua volontà animali molto più grandi, più forti e più veloci di lui. Quando, il prossimo anno, faremo il digiuno vi racconterò tutto quanto avrò scoperto, cosicché anche noi potremo fare una vita comoda e onorevole come la sua”. Da quel giorno la tigre, con il suo bel manto giallo-rossiccio si mise alla ricerca dell’uomo. Una mattina vide, fuori dalla foresta, una coppia di robusti cavalli che, guidati da un piccolo contadino, aravano la terra, tirando un grosso aratro. Si nascose in un anfratto e se ne stette ad osservare tutto quello che faceva l’uomo. Verso sera, dopo aver finito di arare tutto il suo campo, il contadino lasciò liberi i due cavalli, che immediatamente si diressero verso il laghetto vicino per fare una abbondante bevuta e un bagno rinfrescante. Si trovarono a passare dall’anfratto in cui si nascondeva la tigre, ma non si accorsero di niente. La tigre uscì allo scoperto e con voce gentile e amichevole disse: “Buonasera, amici carissimi, come state?”. I cavalli stavano per darsela a gambe, ma fu tanta la paura che le gambe si rifiutarono di correre. “Sto andando a bere nel laghetto” continuò la tigre con voce gentile. >

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Rinfrancati dalla gentilezza della tigre, e pensando che forse era ingiustificata la cattiva fama che si era diffusa sul suo conto, i cavalli risposero che anche loro andavano a bere nel laghetto. Come tre amici, si avviarono verso il laghetto, conversando amichevolmente. Ad un certo punto la tigre disse: “Oggi vi ho visto lavorare tutto il giorno per il vostro padrone, non capisco perché voi, che siete così robusti forti e veloci, ubbidite a un omino piccolo che non ha la vostra forza e non ha né zanne né veleno”. Un cavallo rispose: “È perché lui ha l’intelligenza”. “Intelligenza ? Che cos’è l’intelligenza? domandò la tigre. “Noi non lo sappiamo. Bisogna chiederlo al nostro padrone” rispose l’altro cavallo. “Domani verrò a chiederglielo, se voi permettete naturalmente.” concluse la tigre. Salutò cortesemente e sparì. L’indomani si presentò sul campo e vide che il contadino teneva legata ad un albero una invitante capretta bianca. Il desiderio di saltare addosso alla capretta e fare un buon pasto era fortissimo, ma resistette alla tentazione, pensando di potere ingannare meglio il contadino. Sorniona e amichevole, fingendo di zoppicare, salutò con un inchino il contadino e disse: “Signor padrone non abbiate paura di me. Sono venuta in amicizia per chiedervi un favore”. Rispose il contadino: “Oh che onore ricevere una visita di cortesia da una bellissima e potente tigre malese. In che cosa posso aiutarvi?” La tigre, ritenendo di avere ormai conquistato la fiducia dell’ uomo e di avere la situazione sotto controllo, cambiò decisamente tono di voce; scoprì le sue potenti e micidiali zanne, tirò fuori i suoi lunghissimi artigli e rivolta al contadino disse: “Ho saputo che tu possiedi l’intelligenza. Voglio che me ne dai un po’ anche a me, e subito perché non ho tempo da perdere. Se non lo fai immediatamente, mangerò la tua capretta e poi anche te”. Calmo e tranquillo il contadino disse: “Ma certamente, signora tigre, nobile e potente abitante della foresta. >


Farò tutto ciò che voi vorrete, c’è solo un problema: l’intelligenza non la porto mai con me. La lascio sempre a casa perché ho paura che qualcuno possa rubarmela, o che magari possa perderla per strada intanto che vado in giro. Se mi aspettate qua, io vado a casa a prenderla e ve ne darò quanta ne volete”. “Va bene - disse la tigre con voce tonante - vai a casa a prenderla”. Sempre con calma e gentilezza il contadino aggiunse: “Mia cara signora nel tempo che io impiego per andare a casa e tornare, voi potreste essere tentata di uccidere la mia capretta e magari i miei cavalli, io non posso correre questo rischio, fatevi legare a un albero mentre vado a prendere l’intelligenza”. La tigre si fece legare, pensando che tanto prima o poi sarebbe riuscita ugualmente a mangiarsi l’omino e i suoi animali. Il contadino andò via. Ritornò dopo un’oretta portando in mano una saccoccia piena di polvere nerastra. Era una polvere speciale che aveva il potere di colorare qualsiasi cosa e di provocare un terribile prurito quando veniva a contatto della pelle. La tigre guardò la polvere e con la sua solita arroganza disse: “Dammi subito la mia intelligenza”. Il contadino si avvicinò con calma alla tigre legata e, dopo aver messo un paio di guanti, prese una manciata di polvere e la distribuì sul manto dorato della tigre, creando delle strisce trasversali. Dopo aver completato la sua opera, il contadino disse: “Signora tigre aspettate che l’intelligenza penetri nella vostra pelle e diventerete intelligente e felice come me”. Fece appena in tempo a terminare quella frase che la tigre cominciò ad agitarsi e a grattarsi dappertutto. Urlava, si rotolava a terra, implorava aiuto e pietà, mentre i cavalli e la capretta, che avevano assistito a tutta la messa in scena del loro padrone, se la ridevano come matti. Quando, sfinita dalla stanchezza, crollò a terra, sembrava quasi morta, la tigre disse: “Signor padrone non voglio più l’intelligenza, lasciatemi tornare nella mia foresta”. >

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Il contadino, quando fu sicuro che la tigre non fosse più in condizione di nuocere, tagliò la corda che la teneva legata all’albero e, assieme ai suoi cavalli e alla sua capretta, se ne tornò a casa sua. Quando il prurito smise di tormentarla e riconquistò le sue forze, la tigre si avviò lentamente verso la foresta, triste e umiliata. Nella foresta rimase a lungo nascosta, perché aveva vergogna di mostrare il suo manto irrimediabilmente macchiato dalla polvere del contadino. Quando venne il giorno del digiuno, tutti gli animali, ricordando la promessa fatta l’anno prima, cercavano la tigre per farsi raccontare ciò che aveva scoperto a proposito dell’uomo; ma nessuno la trovava. Tutti dicevano che da tanto tempo non la si vedeva più in giro, e nessuno sapeva dire perché. Quando la riunione stava per finire, comparve la tigre e prese la parola, offesa e umiliata perché per colpa delle striature nerastre che aveva sul suo manto dorato, nessuno l’aveva riconosciuta. Disse: “Sono io la tigre”. Scoppiò una grande risata generale e tutti si misero a prenderla in giro perché nessuno ci credeva. La tigre non riuscì a sopportare quella risata e con tutta la rabbia che aveva in corpo cominciò ad azzannare gli animali che aveva vicino. Gli altri animali cercarono di difendersi e di attaccare. Ne venne fuori una tremenda lotta di tutti contro tutti. Quando anche il leone si lanciò nella mischia, tutti scapparono e corsero a nascondersi nelle loro tane. Da quella volta, il primo giorno dell’anno, non fu più il giorno del digiuno e gli animali, da allora, si danno la caccia per tutti i santi giorni dell’anno. •


I

come Invidia

IL BASTONE MAGICO

N

el castello di Re Beniamino vivevano la principessa Isabella, sua figlia, e il principe Vittorio, suo promesso sposo, che aspettavano ansiosi le tanto sognate nozze. Nel villaggio vicino, in una capanna, viveva Besu, un orco così malvagio e invidioso della felicità dei due giovani innamorati che un giorno decise, con l’aiuto della sua amica Strega Bacheca, di trasformare il giovane principe in un asinello e di prendere il suo posto con le sembianze di un bellissimo ragazzo. Il principe Vittorio, ormai diventato un asinello, camminando solo e sconsolato per il bosco dai mille colori, incontrò la Fata Giustina alla quale raccontò la sua disavventura, preoccupato soprattutto di avere perso il suo grande amore a causa dell’orco cattivo che trasformatosi in un bel ragazzo, aveva fatto credere alla bella principessa Isabella che il suo amato principe era scappato alla ricerca di un nuovo grande amore. Vittorio era inoltre preoccupato che con il passare del tempo, l’amicizia tra Besu e la sua amata Isabella potesse diventare sempre più importante al punto tale da non riuscire a farle capire che il suo scopo era solo quello di conquistare il potere sul regno. La fata Giustina nell’ascoltare la storia del povero principe, decise di aiutarlo regalandogli un Bastone Magico da tenere tra i denti. Il Bastone aveva il potere di mascherare tutti coloro che non avevano animo puro e buono. Il principe/asinello Vittorio si mise quindi in cammino verso il castello e a tutti coloro che gli si avvicinavano accarezzandolo e offrendogli acqua e carote, lui rispondeva sorridendo perché il suo Bastone Magico gli confermava che si trattava di gente buona e onesta. >

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Solo quando si avvicinò a Besu, il Bastone Magico cominciò a muoversi e proprio quando Besu fece in modo di afferrarlo per gettarglielo contro, si trasformò piano piano nel brutto e cattivo orco che era sempre stato, facendo svanire l’incantesimo anche sull’asinello che riprese le sembianze del bello e giovane principe. La principessa assistendo alla trasformazione dell’orco capì che voleva impadronirsi del regno e con l’aiuto di suo padre, il Re Beniamino, lo fece rinchiudere nelle prigioni del castello e ordinò subito all’intera corte di organizzare i preparativi per il suo matrimonio con il principe Vittorio che aveva ritrovato e che per nulla al modo voleva perdere di nuovo. •


NATALE IN PERICOLO

I

n un paese lontano lontano, quasi vicino al Polo Nord, dove fa sempre molto freddo e la neve non si scioglie mai, si trova il bosco Freddolandia, dove vivono ancora molti gnomi. Al centro di questo bosco, nel vecchio tronco dell’albero maestro secolare, ovvero molto vecchio, vive lo gnomo Polaramix che di mestiere fa l’aiutante di Babbo Natale. Lui infatti, ha il compito molto speciale di abbinare il regalo scelto dal bambino, all’immagine che il bambino stesso ha inviato a Babbo Natale nella sua letterina, legandola al pacco con un sottile filo di paglia. Grazie a questo lavoro preciso e meticoloso Babbo Natale sa esattamente a chi consegnare i regali. Ma ciò che ancora non sapete è che al di là del bosco, dentro al cratere di un vulcano spento, vive la befana. La vecchia megera, gelosa del fatto che il giorno di Natale è atteso con impazienza da tutti i bambini, mentre il giorno dedicato a lei è sempre per tutti molto triste perché finiscono le vacanze, trascorre le sue nottate guardando all’interno della sua boccetta di olio di Invidia, per spiare il lavoro dello gnomo. La perfida decide così di rovinare a tutti i bambini il giorno di Natale. Fu così che un bel giorno si addentrò nel bosco e mentre lo gnomo, esausto per il troppo lavoro, riposava, volando silenziosa sulla sua scopa, con le sue forbicine appena affilate, tagliò tutti i fili di paglia dei doni dei bambini. >

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L’indomani lo gnomo al suo risveglio, visto il disastro chiamò Babbo Natale perché era disperato: ora non sapeva più come riconoscere i doni di ciascun bambino! Nel frattempo la befana molto soddisfatta, stava pensando di incendiare il suo vulcano e organizzare così una grande festa per festeggiare il suo trionfo. Con il suo fiammifero rosso, allora, accese il fuoco e iniziò a danzare. Babbo Natale però, che era l’uomo dalle mille soluzioni, infilò la mano nella sua giacca ed estrasse un fiammifero magico, azzurro e sorrise. Gnomi, fate e folletti rimasero stupiti perché non capivano come un piccolo fiammifero potesse risolvere un problema così grande. Allora Babbo Natale strofinò il suo fiammifero e magicamente dalla fiamma azzurra si materializzò una renna bianca che volò leggiadra tra i fili di paglia ricollegando le foto ai doni dei bambini, poi volò sul vulcano della befana e si trasformò in un blocco di ghiaccio che spense il fuoco festaiolo e congelò la befana. È così che nella notte di Natale il caro Babbo Natale, con la sua slitta, può ancora consegnare i suoi doni. •


N come Nanna

FILIPPO E LA PIANTA MAGICA

C’

era una volta un ragazzo di nome Filippo che abitava in un piccolo villaggio di pescatori. A causa di un maremoto che aveva sconvolto i fondali marini, non si riusciva più a pescare neppure un pesce. Questo era una grave danno per tutti gli abitanti del villaggio, che così non avevano più di che vivere. Filippo decise allora di lasciare la sua famiglia e di andare in cerca di fortuna, voleva a tutti i costi aiutare la sua famiglia e gli abitanti del suo villaggio! Non aveva paura di lasciare la sua casa, ma lungo il cammino iniziò a sentirsi solo, avrebbe tanto voluto la compagnia di un amico. Arrivato in un bosco, decise di riposarsi un po’ sotto un albero, si stava quasi addormentando quando udì una vocina: “Dove te ne vai tutto solo?”. Filippo si guardò in giro, ma non vide nessuno. Incuriosito si alzò e vide dietro una grande foglia uno scoiattolino. “Ma tu parli!” disse incredulo e felice di avere finalmente qualcuno con cui chiacchierare e gli raccontò la sua storia. Lo scoiattolo si offrì di accompagnarlo in un campo che lui conosceva dove crescevano piante dai frutti miracolosi molto buoni da mangiare e con le cui foglie si potevano fare vestiti, ottenere filati, costruire utensili. Filippo non credeva alle sue orecchie. “Ecco la soluzione a tutti i problemi del mio villaggio! Prenderò i semi di questa pianta, la porterò al villaggio, la semineremo nei nostri campi ed in breve tempo nessuno patirà più la fame!” Entusiasta si mise lo scoiattolino sulla spalla e corse felice seguendo le indicazioni del nuovo amico. >

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Non fu facile raggiungere il campo della pianta magica, un grosso temporale rese più difficile il cammino, scivolò giù per un burrone e perse le scarpe, ma non si arrese perchè tale era la gioia di avere un nuovo amico e tale era il desiderio di aiutare la sua famiglia ed i suoi amici che voleva a tutti i costi arrivare il prima possibile al campo. Potete immaginare la delusione quando, arrivato nelle vicinanze del campo, si rese conto che il guardiano era nientemeno che un orco tutto verde con la faccia davvero cattiva. Filippo però non si perse d’animo e usò l’astuzia. Con un trabocchetto riuscì a rinchiudere l’orco in un grotta nel bosco, e all’improvviso.... lo scoiattolo si trasformò in principe. “Grazie Filippo, hai rotto l’incantesimo dell’orco. Finalmente, iniziavo ad essere un po’ stufo di essere uno scoiattolo! Vieni, ti porto al mio castello, lì potrai prendere tutto ciò che ti serve per tornare al tuo villaggio con i semi della pianta magica, ma anche con i doni che ti voglio dare in segno della mia riconoscenza”. Filippo rimase allibito: “Ma tu sei un principe! Sono felice per te, ma in fondo mi dispiace, ho perso un amico. Tu tornerai dalla tua principessa e non ci vedremo più”. “No, non temere Filippo, non mi dimenticherò di te, saremo amici per sempre”, rispose il principe, “Ti regalerò un cavallo così potrai venirmi a trovare facilmente e velocemente tutte le volte che vorrai”. Filippo tornò al villaggio in groppa al suo cavallo con tanti doni per tutti, la sua famiglia ed i suoi amici furono così felici e riconoscenti che imbastirono una grande festa con musiche e danze. •


N come Nanna

IL BOSCO INCANTATO

C’

era tanto, tanto tempo fa, un grazioso bosco dove gli abitanti vivevano in grande serenità. Un giorno venne organizzata una magnifica festa dove tutti gli abitanti vennero invitati singolarmente. A causa di un disguido postale, una sola persona, Zaffira, non ricevette l’invito. Si trattava di una “ex” strega, che, abbandonate le arti magiche di cosiddetta “magia nera”, aveva scelto di condurre una vita tranquilla nel bosco... Zaffira, decisa a vendicarsi per il mancato invito, decise di usare il suo vecchio libro degli incantesimi per punire l’intero popolo del bosco. Pronunciò l’incantesimo che così si concludeva “... Glacius! ”. La vita nel bel bosco verde si fermò e la perfida strega lasciò, a bordo della sua scopa, la sua residenza. Solo Giovannino “Sette Bellezze” (così chiamato per la sua suadente bellezza) restò immune dall’incantesimo poiché si trovava al confine del bosco. Giovannino era notoriamente un ritardatario e, quel giorno, come di consueto era in ritardo, ma quando vide l’intero bosco fermo, immobilizzato come se tutto fosse di vetro, cominciò a correre. Dopo tanto correre si fermò nei pressi di un laghetto e si inginocchiò alla riva dello stesso piangendo disperatamente . Più le lacrime scendevano sul volto di Giovannino più una soave musica aleggiava nell’aria. >

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Giovannino guardò nelle acque del laghetto e sentì una voce melodiosa che diceva: “Vieni da me... ti dirò il perché”. Senza pensarci si spogliò e si gettò nell’acqua e una sirena gli offrì un uovo dorato. Giovannino seppe dalla sirena che doveva raggiungere Zaffira nel suo diroccato castello sul Colle Aguzzo e una volta là cercare e bruciare il libro di magia della strega. Una volta ringraziata le sirena del lago, il ragazzo ripartì verso la meta. Giovannino conosceva bene il luogo dove la megera aveva a lungo vissuto, in paese tutti lo sapevano. C’erano tanta strada da fare e tanti ostacoli da superare; Sette Bellezze correva e correva e ormai esausto la fame cresceva... Ormai la sera era calata e anche Giovannino era arrivato a destinazione. Sulla torre più alta del castello un’unica luce brillava e Giovannino fece ciò che la dolce sirena gli aveva detto. Lanciò più in alto che poté l’uovo dorato e, meraviglia delle meraviglie, l’uovo si trasformò in uno splendido cavallo bianco dalle ali azzurre. Il destriero caricò sulla sua sella ricamata di blu Giovannino e lo portò fino alla finestra della torre. Nella stanza la luce del camino illuminava tutto intorno e fu allora che il ragazzo vide sia la strega che il libro. Passò un po’ di tempo prima che la strega abbandonasse la stanza e fu proprio allora che il cavallo recalcitrando ruppe il vetro della finestra. Il ragazzo trafugò il libro di magia e lo bruciò nel camino. Giovannino fece appena in tempo a scappare in sella al suo valoroso destriero rincorso dalle terrificanti urla di Zaffira. Giovannino tornò nel boschetto e fu tutto nuovamente perfetto... La festa venne proseguita in suo onore e, ad oggi, ancora tutti vivono felici e contenti. •


SARA E L’USIGNOLO

C’

era una volta una bimba di nome Sara, che abitava in una casetta in campagna. Un giorno i suoi genitori furono costretti a trasferirsi in città. Sara però non era molto contenta di lasciare il suo piccolo mondo, ma il giorno del trasloco arrivò. Giunti davanti alla casa nuova Sara vide il nuovo palazzo; era una casa altissima, tutta grigia, sembrava un enorme mostro. Mamma e papà le avevano preparato una stanzetta molto carina e accogliente, ma lei preferiva la vecchia stanza perché le era più familiare. Giunse la prima notte e sulle bellissime pareti rosa le nuove ombre disegnavano mostri. La nuova sveglia batteva i minuti così forte da sembrare colpi di un martello. E così tutte le notti... Sara aveva proprio paura! Una sera però un usignolo si posò sulla sua finestra e nonostante fosse buio si mise a cinguettare. Il suo canto sembrava fatato. Sara rimase incantata e un senso di pace l’avvolse. Da quel giorno l’usignolo tornò tutte le sere a trovarla e da allora Sara incominciò ad aspettare la sera con gioia e non più con paura perché il suo nuovo amico la faceva sentire bene e riusciva così ad addormentarsi senza più paure. •

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PASSA LA BACCA

C’

era una volta una lumachina di nome Ricciola che non voleva mai andare a fare la nanna da sola perché aveva paura del buio. Le sembrava, rientrando nel suo guscio, che tutto il resto del prato scomparisse per non ritornare mai più. Gli altri abitanti del prato si accorsero che Ricciola durante la notte rimaneva spesso sveglia con la scusa di guardare le stelle. “Non ho sonno” diceva, ma di giorno continuava a sbadigliare. Piffero la formica e Mariolina la coccinella volevano aiutare la loro amica che era sempre troppo stanca per giocare con loro. Non sapendo cosa fare decisero di andare a chiedere consiglio al bruco Pirillo conosciuto da tutti come il più saggio animale dei prati fin dove arriva lo sguardo delle aquile. Il viaggio di Piffero e Mariolina si rivelò lungo e faticoso perché il saggio Pirillo abitava proprio alla fine del bosco. Cammina cammina ad un certo punto, finalmente, sentirono cantare la cicala Ciclamina e capirono di essere arrivati alla casa di Pirillo. Piffero e Mariolina raccontarono a Pirillo della paura di Ricciolina e gli chiesero come fare per aiutare la loro amica. Pirillo, grattandosi la testa e sfogliando il suo libro di foglie di menta trovò subito il rimedio adatto. “Ecco qua!” Ho proprio appena incontrato la mia amica Stella che mi ha detto che ha voglia di viaggiare e vedere posti nuovi. Tornando a casa, superato lo stagno, dietro il grande fungo blu si trovava il rifugio di Stella. “Non disturbatela di giorno perché ha bisogno di dormire, aspettate la notte e la vedrete, lei è una lucciola e vi seguirà da Ricciolina, sarà molto felice di illuminare le sue notti!” disse Pirillo. Così fecero e dopo qualche giorno Pirillo il bruco sentì un gran frastuono nel prato... Ricciolina, che non era più assonnata perché il buio non le faceva più paura, Mariolina e Piffero stavano giocando al loro gioco preferito: passa la bacca! •


N come Nonni

IL LIBRO MAGICO DI NONNO GINO

C’

era una volta un nonno che si chiamava Gino che aveva tre bellissimi nipotini: Luca, Marco e Chiara. Nonno Gino, da un po’ di tempo si sentiva molto triste perché i suoi adorati nipotini non andavano più a trovarlo, non giocavano più con lui e non ascoltavano più le sue bellissime favole. Nonno Gino, stanco della solitudine decise di andare a trovare i suoi nipotini per scoprire come mai non si facevano più vedere. Quando nonno Gino arrivò a casa dei nipotini li trovò incantati a bocca aperta davanti a un programma televisivo: “Accidenti! - pensò - Cosa posso fare?”. “Ciao ragazzi - urlò - sono il nonno, sono qui!!!”. I nipotini udita la voce lo salutarono distrattamente e subito si rimisero a guardare il televisore. “Maledetti aggeggi - pensò il nonno - ai miei tempi i nipotini erano contenti di passare un po’ di tempo col nonno! Bisogna correre ai ripari”. Nonno Gino tornò a casa e andò in soffitta. In un vecchio baule polveroso ritrovò il suo magico vecchio libro delle favole. Quindi tornò a casa dei nipotini si accomodò sulla poltrona e cominciò a leggere... Pian piano, ad uno ad uno, i nipotini incominciarono ad ascoltarlo e si avvicinarono al nonno. Incredibile!, le parole del libro, attraverso la voce del nonno, riuscivano a far volare la fantasia più delle immagini della televisione. Il cuore di nonno Gino si riempì di gioia quando vide il più grande dei nipotini tornare verso il televisore per spegnerlo. E da quel giorno nonno Gino non fu mai più solo e furono tutti felici e contenti. •

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P come Paura

ETTORE E IL DRAGO DI BOSCO FIORITO

C’

era una volta un bambino di nome Ettore, egli era il più piccolo di cinque fratelli e viveva in un villaggio vicino ad un grande bosco. In questo bosco, da qualche tempo dimorava un drago che spaventava chiunque vi entrasse per passeggiare, raccogliere legna, ecc. I bambini non potevano più andarci a giocare e nessuno sapeva più cosa fare. Anche Ettore era molto spaventato e avrebbe voluto essere forte e coraggioso come suo nonno cacciatore che ammirava tanto. Un giorno, che sembrava come tanti altri, Ettore vide al limite del villaggio un bellissimo lupo che lo guardava fermo e tranquillo. Il bambino non sapeva che qualcosa di straordinario stava per accadere, ad un certo punto infatti il lupo si mosse e portò il bambino nel bosco; il lupo aspettò che Ettore si sedette su una grossa pietra e gli disse gentilmente: “Non avere paura di me, ti ringrazio per avermi seguito, il mio nome è Rama”. Dopo le presentazioni, il lupo spiegò ad Ettore che il drago non era cattivo ma che soffriva enormemente perché una strega malvagia gli aveva conficcato una spina magica in una zampa e solo il coraggio di un’anima pura avrebbe potuto liberare la vera natura del drago. Rama indicò al bambino il nascondiglio del drago e gli suggerì di togliergli la spina mentre il drago dormiva. Ettore non era sicuro di farcela ma Rama lo rassicurò dicendogli che lui l’avrebbe aiutato e che liberare il drago dal dolore della spina avrebbe significato liberare il villaggio dalla paura... così iniziò ad incamminarsi. >


Quando finalmente Ettore riuscì a togliere la spina dalla zampa del drago non credette ai suoi occhi: il drago si trasformò in una bellissima lupa che lo ringraziò per averla liberata dal cattivo sortilegio. Ettore fu felice per i suoi due nuovi amici e si sentì fiero di se stesso. Tornando a casa ripensò alla sua avventura e gli vennero in mente le parole di Rama sulla vera natura degli esseri viventi che può sembrare diversa dall’apparenza e per questo decise che da grande non sarebbe diventato cacciatore ma avrebbe amato tutti gli esseri viventi. ...e da quel giorno tutti, ma proprio tutti vissero felici e contenti. •

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AREF E IL FOLLETTO DI LUCE

C’

era una volta un regno molto lontano invaso da streghe, mostri e folletti malvagi che con la loro presenza incutevano terrore tra tutti gli abitanti che non riuscivano più ad essere felici. Un giorno un bambino di nome Aref, figlio di un contadino, si trovava in compagnia di suo padre a lavorare nei campi e in lontananza vide una caverna da cui proveniva una luce fortissima. Incuriosito si fece coraggio ed entrò, scoprì così un folletto incatenato ad una parete che gli raccontò cosa gli era capitato. Aref decise di liberare il folletto che in cambio gli mostrò come sconfiggere i mostri che infestavano il suo paese. Il folletto chiese ad Aref di accompagnarlo sul punto più alto del regno e da lì cominciò a lanciare sopra il regno delle saette luminose, i mostri che odiavano la luce si scioglievano all’istante. Il regno tornò gioioso e felice come un tempo. Da quel giorno Aref e il folletto diventarono amici inseparabili. •


TOBIA E IL FANTASMA

C’

era una volta in un piccolo villaggio sperduto, un bimbo di nome Tobia. Tobia si era da poco trasferito nel villaggio con la sua famiglia ma non aveva ancora conosciuto dei bambini con cui poter giocare e trascorrere i momenti liberi. Così, poiché si annoiava, cominciò ad esplorare i dintorni del villaggio, spingendosi sempre più lontano. Un giorno, mentre percorreva una stradina tra i campi, vide in lontananza un grande castello che sembrava disabitato; incuriosito si avvicinò e vide, attraverso le finestre, qualcosa che si muoveva. Impaurito corse verso casa più veloce del vento! Quella notte non riuscì a dormire pensando a ciò che aveva visto ma, pur avendo timore, desiderava tanto scoprire chi abitava quel misterioso castello perché aveva la speranza di trovare nuovi amici con cui giocare. Tobia un giorno sentì gli abitanti del villaggio parlare del castello e dei fantasmi che, si diceva, vivessero nelle sue stanze, ma il desiderio di incontrare nuovi amici era più forte della paura, quindi pensò di incamminarsi verso il castello, deciso a scoprire chi lo abitava. Una volta giunto davanti al grande portone bussò e, senza ottenere alcuna risposta, questo si spalancò!!! Che paura! Tobia, timoroso, cominciò ad entrare e a quel punto il portone si richiuse alle sue spalle, lasciandolo al buio. Tobia tremava, il suo cuore batteva come un tamburo e non riusciva a respirare. >

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I suoi occhi incominciarono ad abituarsi al buio e pian piano mosse alcuni passi, di colpo sentì un venticello gelido che gli scompigliava i capelli e un vocione tenebroso che gli diceva: “Chi entra nella mia casa non esce più! Dovrai essere per sempre il mio servitore!”. A quel punto Tobia vide davanti a sé un fantasma spaventoso con la bocca spalancata e due enormi occhi. Tobia spaventato cominciò a piangere e pianse tanto forte che una fata del bosco lo sentì e corse in suo aiuto; la fata suggerì a Tobia di catturare il fantasma rinchiudendolo in un baule che si trovava nelle segrete del castello. Poiché al fantasma piaceva ascoltare la musica, con una magia la fata fece apparire un’intera orchestra che suonava. Il fantasma allora scese nelle segrete per ascoltare meglio e Tobia, con grande coraggio, lo spinse nel baule, che richiuse prontamente. Il fantasma rimase imprigionato e da quel giorno Tobia divenne famoso per averlo sconfitto. Tobia trovò tanti amici con cui giocare, divertirsi e vivere felice e contento. •


NOVANTA

C’

erano due bambini di nome Giacomo e Mario che giocavano tutti i pomeriggi al parco con il loro pallone. Dovete sapere che Mario era molto spavaldo e non aveva paura di niente e di nessuno e prendeva in giro Giacomo perché invece era molto timoroso. Un giorno il pallone finì in una casa diroccata e tetra vicino al campo di calcio. Si diceva che nella casa vivesse un vecchio mago che odiava tutti i bambini, soprattutto quelli che lo disturbavano. Mario, essendo il più spavaldo, convinse Giacomo a seguirlo dentro la casa per recuperare il pallone. Appena si avvicinarono al portone enorme, fatto di legno, sentirono un forte odore di muffa ed alcuni suoni tetri provenire dall’interno; spinsero con forza il grande portone ed entrarono ma appena varcata la soglia, il portone si chiuse alle loro spalle con un forte tonfo. Erano bloccati dentro nel buio più totale. Si sentiva solamente un respiro profondo ed ansimante provenire dall’oscurità davanti a loro. Mario fece un passo avanti ma in quell’istante il suo peso fece crollare il vecchio pavimento di legno che si sbriciolò davanti ai loro occhi. Mario e Giacomo restarono con solo due tavole a sostenerli e sotto di loro ribolliva un immenso lago di lava incandescente, dall’altra parte della stanza, alla fine delle due tavole, illuminato dal bagliore della lava, il vecchio mago li stava osservando con il loro pallone in mano. Erano bloccati, non potevano tornare indietro. >

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Il mago parlò così: “Premierò quello che mi raggiungerà alla fine delle tavole esaudendo qualsiasi suo desiderio” Mario ovviamente si mise a camminare in equilibrio sulla tavola, ma questa era una trappola perché la tavola a metà percorso si inclinò in verticale e lo fece scivolare giù nel lago di lava. Giacomo era impietrito dalla paura ma questo gli permise di osservare meglio le tavole. Si accorse così che queste si inclinavano in maniera alternata, prima una e poi l’altra; Giocomo pensò che sarebbe stato possibile arrivare in fondo appoggiando il piede destro ed il sinistro alternativamente prima su una e poi sull’altra tavola. Si fece finalmente coraggio come mai in vita sua e cominciò a camminare. Funzionò come aveva immaginato e raggiunse il mago! Quando arrivò dal mago, egli disse che poteva esprimere un desiderio, qualunque desiderio. Giacomo non ebbe esitazioni e chiese di riavere il suo amico Mario e così fu. Il mago allora diede ai due bambini il loro pallone e li fece uscire dalla casa, ma prima disse loro: ”Vi darò un altro premio ora, un insegnamento che vi servirà nella vita: ricordate che la paura è un’emozione naturale, tutti ce l’hanno e non bisogna deriderla ma bisogna imparare a conoscerla perché essa vi può aiutare in certe situazioni come ha fatto con Giacomo facendolo riflettere più di Mario”. Da quel giorno Giacomo non fu più così tanto pauroso, Mario fu un po’ più prudente ma soprattutto smise di prendere in giro Giacomo.•


LA VITA NELLA FORESTA

C’

era una volta un cucciolo di elefante di nome Edoardo che viveva nella bellissima foresta Malesiana. Le sue giornate trascorrevano felici con i suoi amici: Riccardo il leone, Genoveffa la giraffa, Pippo l’ippopotamo, Martina la zebra e la piccola ma saggia Gina la scimmia. Tra i loro giochi preferiti, oltre a sguazzare nel fiume, essendo molto curiosi adoravano giocare spesso ai “pirati della foresta“alla ricerca di nuove ed emozionanti avventure. Un giorno inseguendo l’arcobaleno si ritrovarono ai confini della foresta, fin li non si erano mai spinti ma la curiosità era più forte della paura. Da lontano scorsero un bazar, non sapevano cosa fosse ma attirati da nuovi ed intensi profumi si avvicinarono. I loro occhi erano rapiti da mille immagini fino ad allora sconosciute, tra le tante videro un banco stracolmo di dolciumi: gelati, caramelle ma soprattutto le loro amate noccioline. Decisi corsero verso il banco ma all’improvviso Edoardo l’elefante si inchiodò. Con un forte barrito avvisò gli amici di un imminente pericolo: un piccolo, minuscolo topolino faceva capolino da sotto il tavolino. Gli amici scoppiarono a ridere!...come poteva lui, così grande e grosso, avere paura di un piccolo topolino? Mentre tutti lo deridevano la saggia Gina la scimmia capì che il suo amico aveva bisogno di aiuto, si avvicinò e gli sussurrò nel suo enorme orecchio: “Tranquillo Edoardo, è normale avere paura di cose che non si conoscono. Proviamo ad avvicinarci e ti accorgerai che anche lui ha paura di te che sei così grande e grosso”. >

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Edoardo si sentì protetto e insieme si avvicinarono al topino; quando si accorse che anche lui tremava di paura gli disse: “Tranquillo sono Edoardo l’elefante e tu come ti chiami?”. Il topolino rimase li per li stupito ma capì che quello strano e grosso individuo, che era stato gentile con lui, non gli faceva più tanta paura e che poteva diventare suo amico. Per fare amicizia, Aristotele il topino tirò fuori dal suo buffo cappello una nocciolina e gliela offrì. Da quel giorno Aristotele si unì al gruppo dei “pirati della foresta” e da quel giorno insieme non ebbero più paura. •

I genitori dicono che... La paura non è qualcosa di totalmente negativo. Possiamo vincerla attraverso il ragionamento e non facendoci sopraffare dalle forti emozioni che scatena: quando abbiamo paura ci sentiamo “inchiodati”, sentiamo la necessità di urlare e di scappare. Il primo passo per affrontare la paura è imparare a conoscerla e riconoscerla, per superarla sono necessari tempo e impegno. L’aiuto di un’altra persona ci consente di incominciare a dare un nome all’emozione che proviamo e ci accompagna nell’affrontarla.


R come Rabbia

I genitori dicono che... La rabbia è qualcosa che ti mangia dentro, che ti fa fare delle cose che non vorresti mai fare perché ti porta fuori di te. Dopo che è esplosa infatti sopraggiunge il rimorso e il pentimento per la modalità che si è usata... spesso si urla, si sbuffa, si tratta male chi ci sta vicino. Occorre molto impegno per imparare a dominarla, innanzitutto dobbiamo imparare a conoscere come agisce in noi: quali sensazioni fisiche provo quando sono arrabbiato/a? riesco a pensare quando sono arrabbiato/a? se si, a cosa penso? Cosa ha scatenato la mia rabbia?. È necessario fermarsi a riflettere su queste cose per meglio individuare quali sono le strategie per farvi fronte.

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R come Regole

I genitori dicono che... La regola per trasmettere le regole è DARSI UNA REGOLATA! Per far si che le regole che diamo ai nostri figli siano efficaci dobbiamo imparare a metterci nei loro panni e cercare di spiegare con pazienza le cose parlando con fermezza e facendo comprendere le conseguenze. Essere concreti, sapere dove vogliamo arrivare ed essere d’esempio sono i primi passi. Un’altra cosa a cui fare attenzione è la sintonia tra i genitori, siate d’accordo nel determinare le regole e le conseguenze delle trasgressioni, più siete chiari tra di voi più lo saranno le regole per i vostri figli. Per una crescita equilibrata le regole sono fondamentali... non rinunciamoci! ... una regola di sera un bel bambino si spera!


S come Solitudine

ETTORE

C’

era una volta Ettore il figlio minore di Cesare il pastore. Ettore tutti i giorni per aiutare il suo papà, finita la scuola, portava il gregge di pecore a pascolare. Le strade per raggiungere l’alpeggio erano due: una più lunga che attraversava il paese e l’altra più corta che passava attraverso il bosco. Ettore, che non amava la solitudine, preferiva seguire la strada più lunga. Un giorno però Fiocco, la pecora preferita di Ettore, scappò per la via del bosco! Ettore si trovò così davanti a quel bosco che tanto gli faceva paura... quando all’improvviso vide spuntare da un cespuglio un folletto! Il folletto, capita la paura di Ettore, lo tranquillizzò dicendogli che visto che c’era lui accanto non era più solo e lo esortò a seguirlo all’interno del bosco alla ricerca di Fiocco. Da quel giorno, per tutti i giorni, il folletto aspettava Ettore davanti al bosco e con lui lo attraversava. Grazie al suo nuovo amico quel bosco ad Ettore non fece più paura! •

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RODDY E LA CASCATA MAGICA

I

n una verde collina, nel tronco della Grande Quercia viveva un leprottino di nome Roddy insieme alla sua famiglia. Roddy si svegliava molto presto al mattino, saltellando di qua e di là e non vedeva l’ora di uscire dalla sua casa al più presto per correre libero e veloce fra i prati. Ciò che però rattristava la sua giornata era il fatto che gli altri animali non amavano il suo modo di giocare, quindi spesso lo lasciavano solo. Una mattina Roddy, stanco di rimanere solo, decise di partire alla ricerca di nuovi amici con i quali condividere le sue corse spensierate. Così, dopo aver preparato il suo zainetto con dentro un tramezzino di lattuga con radice di zenzero ed un succo di carota, partì per la grande avventura. Arrivato ad un ruscello decise di seguire il suo corso per vedere dove conduceva, sicuro che avrebbe trovato ciò che cercava. Dopo una lunga corsa saltellando da un sasso all’altro, sentì: “Ahi! perché mi calpesti in questo modo?”. Sorpreso si fermò cercando di capire da dove provenisse la voce. Immediatamente si accorse che sotto al suo piede qualcosa si muoveva. Spaventato balzò sulla riva del ruscello e la pietra disse: “Cosa fai da queste parti?”. “Sono alla ricerca di nuovi amici” rispose il leprotto. “Il posto giusto per trovare ciò che cerchi è la Grande Cascata Rosa” gli suggerì la pietra. >


Roddy entusiasta per la scoperta arrivò in un battibaleno alla cascata. Immediatamente cercò di attraversarla ma venne respinto dalla cascata stessa che lo rimproverò dicendo: “Non è questo il modo di affrontarmi. Se vuoi scoprire il passaggio segreto devi prima ascoltarmi: Se nuovi amici vuoi trovare tanto lontano non devi andare devi prima rallentare e lo stesso gioco dovete amare”. Roddy si accorse allora di non essere poi così solo e che il segreto della sua felicità in realtà, erano gli amici che aveva lasciato a casa. Finalmente Roddy riuscì ad unirsi agli amici della collina e ogniqualvolta aveva la tentazione di correre veloce si ricordava della filastrocca regalatagli dalla cascata. •

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S come Soluzioni “Sono fermamente convinto che tutte le soluzioni stiano dentro a ciascuno di noi e che ciascuno debba costruire la propria o scoprirla dentro di sĂŠ. Le soluzioni date da altri sono, secondo me, antieducative e liberticide. Ma sono altrettanto convinto che nessuna soluzione, a nessun problema, sia possibile se non si parte da una condizione di dubbio.â€? Marcello Bernardi Specialista in Clinica Pediatrica e Puericultura


S come Sorpresa

UNA BAMBOLA PER ME

C’

era una volta Betta la scimmiotta che viveva sul Grande Albero vicino al villaggio. Betta come tutti i cuccioli di scimmia era molto curiosa e ogni giorno dalla cima del suo albero osservava i bambini che si divertivano a giocare a nascondino, a palla, a “un, due, tre, stella” e al gioco della famiglia. Ogni bimbo e ogni bimba si divertiva a fare la mamma o il papà dando la pappa, cambiando e cullando la propria bambola. Il gioco che piaceva di più a Betta era proprio quello della famiglia, tanto che ogni giorno si avvicinava un po’ di più al gruppetto di bambini, finchè un giorno il piccolo Zazù si accorse di Betta perché la sua coda spuntava da un cespuglio. “Ma quella è una scimmietta, che bella!, perché non la invitiamo a giocare con noi?” disse Zazù ai suoi amici. Betta, un po’ titubante, si lasciò prendere in braccio e senza accorgersene diventò la nuova bambola di Zazù. Betta era contentissima e ogni giorno aspettava con ansia il momento di tornare a giocare con i suoi nuovi amici ma il suo sogno era quello di avere una bambola tutta sua. Un giorno Betta prese la vecchia bambola di Zazù, lui se ne accorse e rimase nascosto a guardarla giocare. Zazù si rese conto che Betta si divertiva tanto a giocare a fare la mamma e lo disse ai suoi amici. Tutti insieme allora decisero di fare un regalo a Betta per lasciarla a bocca aperta, con le loro manine costruirono una bambola tutta nuova, prepararono i vestitini e le organizzarono una festa a sorpresa. >

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Il giorno dopo aver giocato con la bambola di Zazù Betta andò al solito appuntamento ma non vide nessun bambino, decise allora di cercarli e appena arrivò al centro del villaggio si accorse che c’era qualcosa nascosto sotto un mucchio di foglie colorate. Cominciò allora a spostare alcune foglie finchè non vide spuntare una bambola. Proprio in quel momento tutti i suoi amici le corsero incontro e gridarono “Sorpresa!”. Da quel momento Betta fu felicissima di avere una bambola tutta per sé da coccolare e strapazzare e di aver conosciuto tanti nuovi amici che le volevano bene. •

T come Tempo per se I genitori dicono che... I figli sono la nostra gioia, la nostra vita ma per meglio viverla con essi dobbiamo riuscire a trovare dei momenti solo per noi genitori, per “ricaricare le pile” e partire più forti che mai: un buon libro, un bel bagno caldo, una pizzata o il calcetto con gli amici sono dei buoni metodi per tornare ad essere dei genitori attenti e premurosi! Non dimentichiamo inoltre di riservare del tempo alla partner o al partner, anche il tempo di coppia ha bisogno di essere alimentato.


T come Timidezza

IN FONDO AL MAR

C’

era una volta un pesciolino rosso di nome Pallino che viveva nel caldo oceano blu. Pallino era un pesciolino timido sempre alla ricerca di qualcuno con cui giocare, infatti, quando andava a scuola, rimaneva spesso nella sua conchiglietta ad osservare la medusa che giocava, il polipetto che faceva i dispetti a tutti e la severa ostrica, la sua amata maestra, che non riusciva mai a riportare ordine nella classe. Lui avrebbe voluto giocare, ma era tanto timido... Si diceva sempre: “Adesso vado, adesso mi butto nel gruppo” Ma... alla fine non ci riusciva mai... Un giorno il pesce Pagliaccio, il più dispettoso della classe, notando il disagio di Pallino cominciò a deriderlo davanti a tutti: “Allora, Pallino, non vedi?... Nessuno vuole giocare con te!... Sei troppo... Pallino...”. Tutti si misero a ridere! Il disagio di Pallino aumentò! Il pesciolino piangendo di umiliazione scappò. Nuota, nuota e nuota alla fine Pallino si ritrovò nell’oceano profondo e nero. Quando si accorse dove era finito tremò di paura: “Dove sono finito...?” Di fronte a lui c’era una grande medusa cieca che, inavvertitamente, lo toccò con un ���lamento paralizzandolo. Nel frattempo, la maestra in classe aveva discusso di Pallino con gli altri pesciolini spiegando che la timidezza si può vincere. Non si dovrebbe prendere in giro le persone perchè ognuno di noi ha un punto debole che può diventare una risorsa per gli altri. Così la maestra ostrica con tutti gli altri pesciolini andarono alla ricerca di Pallino. Quando finalmente lo trovarono lui purtroppo era pietrificato. >

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I suo compagni allora si accorsero di quanto aveva ragione la maestra e di quanto gli volevano bene: “Pallino, Pallino svegliati!!! Pallino, torna con noi, tutti vogliono giocare con te, scusaci per quello che ti abbiamo detto!!” E tutti scoppiarono a piangere, in particolare Pagliaccio che si sentiva responsabile dell’accaduto. Allora si avvicinò a Pallino e piangendo lo abbracciò disperatamente. Man mano che le sue calde lacrime cadevano sul suo corpicino, Pallino, come per magia, come per miracolo, come per una medicina si risvegliò. Tornarono così tutti insieme a scuola e da quel momento Pallino vinse la timidezza e cominciò a giocare con i suoi amici nell’oceano che, da quel giorno, diventò ancora... più blu. •


T come Tristezza

IL VECCHIO CUCÙ

C’

era una volta in un piccolo villaggio affacciato sul mare la deliziosa casetta di nonna Amelia e nonno Pierino. Era una casa rossa con le finestre gialle contornata da tanti fiori di mille colori che nonna Amelia curava con molto amore. Questo giardino cresceva ogni volta che nonno Pierino tornava da un viaggio poiché, oltre a tanti oggetti che scovava nei mercatini locali che adorava tanto, portava con sé dei meravigliosi semi di fiori e piante. Il passatempo preferito di nonna Amelia era quello di sistemare tutto nel posto giusto; così non si sentiva mai triste.... Il suo segreto però era sentire il dolce rintocco del vecchio orologio a cucù che nonno Pierino le aveva portato dal suo primo viaggio. Il momento preferito della sua giornata era mettersi seduta sulla sedia a dondolo, anch’essa regalata da nonno Pierino, accanto al camino a sferruzzare cappelli, sciarpe, guanti, calze, maglioni e gilet per il suo amato Pierino. Intanto il tempo le veniva scandito dal ticchettio del suo vecchio e caro cucù. Un giorno al ritorno del suo viaggio, nonno Pierino portò una novità tecnologica: un fantastico orologio digitale, che avrebbe soppiantato il vecchio orologio a cucù. Nonno Pierino era entusiasta ma non sapeva il guaio che stava per commettere. Tutto euforico schiodò il vecchio cucù e al suo posto fece sfoggio di sé, il nuovo orologio digitale. Nonno Pierino ripartì come al solito per il suo nuovo viaggio ignaro di quello che avrebbe trovato al suo ritorno. Nonna Amelia, la sua casa, il suo giardino sembravano essere stati colpiti da un uragano. >

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Nonna Amelia senza il suo adorato orologio a cucù, che le faceva compagnia e teneva lontana la tristezza, aveva perso il suo sorriso e la voglia di fare e trascorreva le sue giornate seduta sulla sua sedia a dondolo, la sua unica ancora. La tristezza si era impadronita della sua gioia di vivere e della sua allegria. Intanto la nave di nonno Pierino fece ritorno e già all’attracco in porto, si accorse subito delle nubi scure e minacciose che aleggiavano sulla sua casa...Il giardino era tutto appassito, niente colori nè profumi... Si affrettò, preoccupato per la sua amata Amelia e con il cuore sospeso entrò in casa. Lì trovò nonna Amelia seduta sulla sua sedia a dondolo, era ancora viva ma i suoi occhi non lo sembravano affatto. La scosse e lei sobbalzò e con le lacrime agli occhi gli confidò il suo segreto: il suo adorato cucù le teneva lontana la tristezza quando lui non c’era. Nonno Pierino sorrise e senza esitare un istante riappese sopra il camino il vecchio cucù che, a guardarlo bene, sembrava proprio sorridesse felice di essersi riappropriato del suo posto d’onore. Come per magia quel cucù riportò la serenità nella deliziosa casetta rossa affacciata sul mare, e soprattutto riportò il sorriso e la voglia di fare alla cara Nonna Amelia. •


V come Viaggio

IL TRENOSTOP

V

oi ragazzi forse ancora non conoscete la farfalla più curiosa d’Italia: vive in Lombardia, nella verde Valtellina e si chiama Saba. Ha due lunghe antenne e meravigliose ali che brillano di verde e blu. Un giorno la sua grande curiosità la portò a vivere una bella avventura nella grande metropoli di Milano, e sapete come fece ad arrivare così lontano? In trenostop! Come, non sapete cos’è il trenostop? semplice! adesso ve lo spiego io: un bel giorno Saba volò in stazione, un luogo che conosceva bene perché, curiosa come tutti i bimbi, ci andava ogni volta che poteva ad ammirare i treni e tutti quegli strani marchingegni, che conoscete anche voi: la campanella, il grande orologio, il semaforo, gli scambi, i passaggi a livello... ooohhh la lista non finisce mai! Bene, quel giorno la farfalla notò un bel locomotore e gli disse: “ciao! chissà come sei forte tu che riesci a trainare tutte quelle carrozze... ma quante sono? 1, 2, 3,... 12 ... wow!!!!!! allora credo proprio che non farai fatica a farmi un piccolo favore” “Dimmi - rispose gentilmente il locomotore - se posso lo farò molto volentieri!”. “È da tanto tempo che desidero visitare una grande città, mi daresti un passaggio fino a Milano? con tutta la forza che hai non sentirai nemmeno il mio peso!” disse la farfalla. Il locomotore ci pensò un po’: quella farfalla era proprio una strana passeggera, ma... perché no? Così con dolcezza le disse: “va bene. mettiti pure qui, dietro il finestrino, e goditi il panorama”. >

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Aveva proprio ragione il locomotore! la farfalla non credeva ai suoi occhi, il panorama era bellissimo: le montagne e i prati ricchi di fiori, il fiume e tutti i suoi ruscelli, e poi il lago... fantastico! era il lago di Como le disse il locomotore che, come una vera guida turistica, descriveva tutto ciò che incontravano. Avevano da poco lasciato la città di Monza quando il locomotore disse alla farfalla: “Saba, ora ti devi preparare, stiamo per entrare nella stazione di Milano”. la farfalla non aveva bagagli ma solo tanta voglia di vedere posti nuovi, così, arrivati alla stazione, ringraziò tanto il suo nuovo amico dicendogli: “spero di rivederti presto!” “Quando vuoi mi trovi in stazione... ciao!” rispose il locomotore. la farfalla cominciò a volare, ma non sapeva da che parte dirigersi: ovunque c’erano persone, case altissime, strade, automobili. Le venne un po’ di appetito e dovette faticare non poco per trovare un fiorellino! Lo assaggiò e... non era saporito come quelli delle sue verdi valli! Volò per tutto il giorno sulla città, vide una casa enorme tutta piena di punte che aveva, in cima ad una di esse, una bella signora del colore del sole con in braccio un bimbo... un piccione le disse che si chiamava Duomo di Milano. Vide un grande campo d’erba su cui pensò di riposarsi, ma non ci riuscì perchè c’erano molti uomini che correvano di continuo avanti e indietro, ed ebbe paura di essere schiacciata. Uno dei cavalli che stava nel prato vicino le disse che aveva appena tentato di riposarsi nello stadio di San Siro... un posto dove si gioca con il pallone. Era stanca e affamata e decise di tornare a casa ma... non sapeva più dov’era la stazione! >


Guardandosi attentamente intorno vide, poco lontano da lei, un grosso camion su cui era disegnata una di quelle belle mucche che vedeva pascolare vicino a casa sua. “buongiorno - disse la farfalla al camion - brum... brum..., buongiorno farfalla... scusa la fretta ma sto per partire, hai bisogno di qualche cosa? brum... brum...” rispose il camion. “veramente speravo tu andassi verso le mie valli ... e che mi potessi dare un passaggio” continuo’ la farfalla. “va bene! brum... mettiti li sopra... ma in fretta! brum...” la farfalla ringraziò e iniziò il viaggio di ritorno, ci volle poco a capire perchè il camion aveva tanta fretta, c’erano tantissime automobili, una dietro l’altra, e si viaggiava molto lentamente! inoltre tutte quelle macchine facevano tanto di quel fumo che a malapena si riusciva a respirare. Pensò con nostalgia al bel viaggio che aveva fatto con il locomotore e sperò di incontrare, prima o poi, una stazione. Ad un certo punto il camion fermò il motore, “cosa succede?” chiese la curiosona. “C’è un passaggio a livello chiuso, brum... brum..., fra poco passerà un treno” rispose il camion. Era l’occasione che aspettava, ringraziò il camion e si mise a volare sopra il passaggio a livello... da lontano il locomotore riconobbe la strana passeggera del mattino e rallentò “stai facendo ancora il trenostop per caso? - chiese l’amico locomotore - certo! c’è ancora il mio posticino dietro al finestrino? È tutta un’altra cosa viaggiare con te!” gli rispose la farfalla... e così ripresero, felici di essersi ritrovati, il viaggio di ritorno verso le verdi valli della Valtellina. •

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Z come Zucchero

I FOLLETTI DEL MONTE ZU’

C’

era una volta un bosco di nome Ghiotto-Ghiotto. Questo bosco era famoso per i suoi colori, la sua musica e l’allegria degli animali che vi abitavano. Ghiotto-Ghiotto era abitato anche da folletti, che vivevano ai piedi degli alberi in buffe case con finestre di marzapane, tetti di cioccolato e pareti di croccante alle nocciole. Ogni mattina, per andare a scuola, i folletti salivano sul millepedibus di Bruco Nando. Magnolia, la maestra del bosco, portava sempre i suoi piccoli folletti alla scoperta degli angoli più suggestivi di Ghiotto-Ghiotto. Un giorno però decise di fare loro una sorpresa; li portò oltre il bosco, ai piedi del Monte Zù. I piccoli folletti erano eccitatissimi, ma al tempo stesso spaventati. La montagna ai loro occhi appariva gigantesca. Magnolia, maestra attenta, si accorse delle loro paure, li raccolse e gli spiegò, che tutti insieme uniti, avrebbero superato ogni difficoltà. Il sentiero era irto e facevano molta fatica; due per due in fila indiana, salivano sulla montagna vedendo in lontananza la neve. Superando varie avversità del terreno, tenendosi per mano e incoraggiandosi a vicenda, finalmente giunsero vicino alla vetta; mancavano pochi passi quando Mielina, la più piccola del gruppo, scivolò a pancia in giù e cadde con la faccia sulla neve. Tutti accorsero ad aiutarla, ma Mielina non voleva rialzarsi, continuava a leccarsi le mani e la faccia. I suoi amici folletti non capivano, Magnolia sorrise e capì che era giunto il momento di svelare il segreto di Monte Zù. >


Magnolia suggerì ai suoi folletti: “Assaggiate anche voi la neve!”. Incuriositi, ma con un po’ di diffidenza, l’assaggiarono e fu bellissimo vedere lo stupore sui loro volti inzaccherati. Tutti in coro gridarono:“È ZUCCHERO FILATO!!!” Nella valle di Ghiotto-Ghiotto echeggiò una fragorosa risata, e dal bosco, il vecchio saggio guardò Monte Zù che gli sorrise strizzando l’occhiolino. •

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W come W le mamme, i papà, i bimbi e le bimbe!!!

I genitori dicono che... Essere una famiglia è bellissimo ma richiede tanto impegno, responsabilità e fantasia. Ognuno deve mettere del proprio, l’importante è parlarsi e condividere le emozioni che si vivono tutti i giorni. Abbiamo capito che non esistono genitori perfetti, ma insieme si cresce giorno per giorno imparando l’uno dall’altro.


Basta un poco e... I TRUCCHI DELLE FIABE Quante fiabe abbiamo letto fin’ora! Avete mai pensato di scriverne voi qualcuna per i vostri bambini e le vostre bambine? Mettete da parte la paura e buttatevi in questa nuova avventura, non siete soli! Qui di seguito troverete dei piccoli trucchi, semplici e chiari, da poter utilizzare nella lettura, nell’invenzione o nel gioco con le fiabe, proprio per rendere ancora più piacevoli, efficaci e divertenti i momenti di scambio tra voi e i vostri figli. 1- Per leggere le fiabe Perché il momento della lettura sia più partecipato e coinvolgente tenete a mente queste piccole indicazioni: > per dare modo a chi ascolta di crearsi delle immagini mentali, per poter “vedere” ciò che sta accadendo nella storia sono fondamentali la chiarezza e la lentezza della lettura, avendo cura di rispettare comunque il ritmo del testo; > è importante mantenere un contatto visivo il più possibile costante, sia per sottolineare il fatto che la lettura ad alta voce è una interazione, sia per osservare le reazioni del/lla bambino/a, in uno scambio continuo, che è volto anche ad accogliere le emozioni che la lettura suscita al/la bambino/a; > la lettura deve essere un piacere per chi la fa e per chi l’ascolta, priva di ogni aspetto di costrizione o di obbligo. Più le fiabe vengono raccontate con partecipazione, interpretando i personaggi, più i piccoli entrano nel mondo incantato della fantasia, dell’incantesimo e del sogno. Per questo è importante una buona conoscenza del testo da leggere: per conoscere in anticipo quando fermarsi o rallentare, quando alzare o abbassare il tono della voce o dare intonazioni adatte alla situazione; > ultima cosa ma non meno rilevante, la regolarità della lettura. Essa è molto importante sia per creare un’abitudine e sia per suscitare e sostenere l’interesse, sempre rispettando i gusti dei bambini/e e le loro preferenze.

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2- Per inventare le fiabe Ci sono svariati modi per inventare una fiaba, ed ognuno è valido. La regola fondamentale è quella di liberare la propria fantasia e le proprie emozioni, per scrivere una fiaba che sia significativa e che abbia al suo interno anche una piccola parte di noi. Alcuni accorgimenti pratici potrebbero essere: > sapere quali sono gli elementi caratteristici di una fiaba: l’ambientazione in un luogo, un protagonista buono che viene messo di fronte ad un ostacolo da un personaggio (o una situazione) cattivo e il superamento di questo ostacolo tramite un aiuto esterno il più delle volte magico; > ricordarsi che una fiaba, comunque vada, avrà un lieto fine, che rassicura il bambino/a del fatto che qualsiasi ostacolo troverà sulla propria via potrà essere superato e che alla fine si sarà vincitori; > se il bambino/a ha un particolare bisogno, che si vuole inserire in una fiaba, non si deve far altro che trasformare questo bisogno o necessità in ostacolo (poi superato attraverso diverse strategie), per avvicinare maggiormente la fiaba raccontata al vissuto reale del bambino/a.


3- Per giocare con le fiabe Ecco alcuni piccoli suggerimenti per giocare e costruire fiabe divertenti, facendole insieme ai vostri figli: > costruire fiabe con un finale aperto e inventarsi differenti finali possibili per la stessa fiaba > provare ad inventare una fiaba collettiva: cioè scrivere con più persone una fiaba unica; > data una fiaba, provare ad invertire il ruolo del buono e del cattivo e lasciarsi trasportare dalle suggestioni che questa inversione di ruoli comporta (es. l’orco in realtà è buono ed è tormentato dal principe); > come suggerisce Gianni Rodari, porre la lettera “S” davanti agli oggetti consente di inventare nuovi oggetti da utilizzare nelle storie (ad esempio lo stemperino è un temperino che ricostruisce la punta alle matite); > cominciare una storia con la frase “Cosa succederebbe se...” , pensando a varie situazioni inverosimili che possono stimolare la fantasia.

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Ringraziamenti Alla fine di questo libro, del lavoro svolto, degli incontri fatti, delle persone incontrate, vogliamo ringraziare per l’impegno, la costanza, la voglia di “giocarsi”, riflettere e condividere parti di sé e della propria vita di genitori, di donne e di uomini: le mamme e i papà del gruppo “Storie di racconti. Racconti di storie”: Daniela e Roberto, Paola e Tito, Giovanna e Paolo, Paola e Maurizio, Cinzia e Marco, Debora e Giuseppe, Gina e Pier, Fabio e Silvia, Letizia e Flavio, Cinzia e Tiberio, Daniela; le mamme e le insegnanti del gruppo delle fiabe: Daniela, Paola, Carmen, Sara, Laura, Cristina, Stefania, Silvia, Cinzia, Paola, Anna, Enrica, Antonella, Maria Grazia, Nives, Marilena; le mamme del gruppo “Educare alle emozioni”: Laura, Alberta, Silvia, Letizia, Rossella, Silvia, Elisa, Cinzia, Sonia, Lara; tutti i loro bimbi e le loro bimbe che ci hanno fatto compagnia, anche da lontano, mentre facevamo i nostri incontri e parlavamo di loro e, da vicino, quando ci hanno seguito, supportato, giocato con noi nelle animazioni, nei laboratori, nelle feste, insieme a tutti gli altri bambini e bambine che hanno partecipato. Un grazie speciale alla mamma di Girandolando, Alessandra, perché senza la sua fantasia e la sua voglia di “fare” questi progetti non avrebbero preso vita! Vorremmo inoltre essere grati alla Regione Lombardia per averci dato la possibilità di realizzare tutte le attività proposte e questo libro, l’Amministrazione Comunale di Cinisello Balsamo e il Centro Risorse per la Famiglia per la disponibilità che ci hanno dimostrato in questo anno di incontri, feste, animazioni, laboratori. Grazie a tutti! L’équipe Girandolando Alessandra, Chiara, Matilde, Michele, Veronica. Realizzato all’interno del progetto “Storie di racconti, racconti di storie”, finanziato in base alla legge regionale 23/99


Marse onlus via Sant’Eusebio 15 tel. e fax 02.6185544 info@marse.it www.marse.it Cosa offre - progetti di prevenzione alla dispersione scolastica nelle scuole primarie - progetti di sostegno alla genitorialità, attraverso gruppi di ascolto e confronto fra genitori - attività di stimolo alla cittadinanza attiva - progetti di promozione sociale (protagonismo giovanile, genitorialità diffusa, associazionismo) - momenti di ascolto, confronto e dialogo con il territorio (persone, gruppi, enti) L’area Infanzia ed educazione dell’Associazione Marse, insieme ad altre realtà territoriali (Coop. Soc. La grande Casa, Il torpedone, Azimut e Sammamet) e all’amministrazione comunale, ha creato, nel 2007, il Centro Risorse per la Famiglia, servizio rivolto a bambini e famiglie, che, durante quest’anno, ha offerto i suoi spazi per questo progetto e per le animazioni correlate. Centro Risorse per la Famiglia “La porta magica” via A. Da Giussano 3/e tel. 02.6170219 cell. 349 8646340 info@famigliealcentro.org www.famigliealcentro.org Segreteria lunedì e mercoledì dalle 16 alle 18.30 venerdì 9.30 alle 12.00 Cosa offre - Spazio di consulenza e ascolto psico-pedagogico per singoli e famiglie, attivo su prenotazione, telefonando in segreteria o passando al centro - Spazio gioco per bambini dai 6 mesi ai 3 anni, accompagnati da adulto, aperto lunedì e mercoledì dalle 16.30 alle 18.30 e due sabati al mese dalle 10 alle 12 - Spazio bimbo, luogo di accudimento per bimbi dai 6 mesi ai 3 anni, aperto tutte le mattine

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ďŹ nito di stampare nel settembre 2008


Storie di racconti – Racconti di storie