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DISTRIBUZIONE GRATUITA ANNO II n. 66/28 Gennaio 2012 Redazione:Via Vespucci - Parcheggio 3 - 85100- Potenza TEL. 0 9 7 1 - 0 9 2 2 5 5 Fax. 0 9 7 1 - 0 9 2 2 5 6

Costa Crociere ai clienti lucani: <<Non ci abbandonate!>>

... E Tanino "spara" sulla ZTL: <<Santarsiero fa l'Imperatore>>

Lettere dal carcere di Melfi

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Cari Contro-Lettori, ci vantiamo di essere una società evoluta, moderna, al sicuro: e poi basta mezza giornata per farci quasi ripiombare nel Medioevo. Le risorse finiscono subito, in questo caso la benzina, e gli uomini danno vita a piccole lotte per la sopravvivenza (le file ai distributori) che, se la situazione si aggrava, rischiano di degenerare (il passo dalla bestemmia all’uso del crick dell’automobile, a volte è molto breve). A chi scrive, la giornata di lunedì scorso, con l’auto incastrata in un lungo verme di automobili che si voleva abbeverare, è parso di rivivere alcune scene del celebre romanzo a fumetti di fantascienza “L’Eternauta”. Disegnato da Francisco Solano Lopez, ma soprattutto scritto negli anni 50 da Héctor Germán Oesterheld, il lungo racconto narra di un’invasione dell’Argentina da parte di esseri di un altro mondo. Su Buenos Aires comincia a calare una nevicata velenosa, la gente sopravvissuta è quindi bloccata in casa, e si inizia la frenetica lotta senza quartiere per il recupero delle risorse vitali. E così, il protagonista, esce di casa armato di fucile e vestito di una tuta protettiva, alla ricerca di viveri per la sua famiglia. “L’Eternauta” è famoso per essere anche una profezia, un fumetto di resistenza. Vent’anni dopo l’autore diverrà egli stesso uno dei tanti “desaparecidos” della dittatura del generale Videla. Da allora, l’uomo con la tuta e la mascherina che cammina in mezzo alla neve mortale calata dell’oppressore è un simbolo internazionale di resistenza. Un simbolo che ci piace mettere in questa prima pagina, un simbolo efficace per noi lucani, troppo spesso vittime dei fiocchi velenosi dell’inquinamento, e più in generale dello stringente cappio di alcuni invasori (di tutti i “colori”), che non vengono certo da un altro pianeta, ma che qui sono di casa.

Walter De Stradis

ULTIMISSIMA

Turismo: dopo il “Volo dell’Angelo”, arriva quello dell’Aquila

“I

l Volo dell’Aquila è una forma avventurosa e divertente di fruizione del paesaggio in uno dei più bei luoghi del Parco del Pollino, San Costantino Albanese. Si tratta di un dispositivo che consente a quattro persone contemporaneamente di volare sul territorio, questa volta con un sistema di trazione meccanica e di rilascio guidato che individua un’esperienza emotivamente diversa da altre esistenti. In altri luoghi europei di pregio sono già presenti simili dispositivi che catturano ogni anno l’interesse e l’attenzione di numerosi turisti”. Così il direttore generale dell’Apt Gianpiero Perri (nella foto) ha illustrato il Volo dell’Aquila. “Questa iniziativa, inoltre, si inserisce in un disegno di sviluppo territoriale – ha aggiunto Perri - che ha già individuato nel Senisese e sul Pollino ulteriori attrazioni, servizi e modalità di aiuto allo sviluppo di un protagonismo privato teso a rilanciare, sotto il profilo turistico, questi territori. Una strategia che riguarda anche la Val d’Agri con un complesso di interventi che vedrà nel corso del 2012 una prima concreta realizzazione con l’allestimento di Santa Maria d’Orsoleo”.


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un bagno + Cantina di Mq 55. Richiesta Euro 75.000 (Tratt.) - Rif. PI002V TITO SCALO VendesiAppartamentoal2°Pianocompletamenteristrutturato,compostodasalone,cucinotto, due camere ed un bagno + Ampio balcone – Con possibilità di Garage di Mq 33 Richiesta Euro 135.000 (Tratt.) – Rif.TS002V TITO SCALO Vendesi Appartamento di nuova costruzione compostodaSaloneconampioangolocottura econterrazzino,undisimpegno, Cameramatrimoniale, camera singola ed un bagno. Richiesta Euro 135.000 – Rif.TS009V TITO SCALO Vendesi Appartamento di nuova costruzione composto da Soggiorno/pranzo con angolo cottura,undisimpegno,cameramatrimoniale con terrazzino ed un bagno. Richiesta Euro 90.000 – Rif.TS008V TITO Vendesi Immobile con ingresso indipendente composto da ingresso, cucinotto, soggiorno/pranzo,cameramatrimonialeedun bagno + Cantina/Legnaia. Richiesta Euro 32.000 (Tratt.) – Rif.P007V TITO VendesiAppartamentobenrifinitoal1°Piano composto da soggiorno/pranzo, cucina, camera matrimoniale, uno studiolo, un bagno, un ripostiglio e due balconcini. Richiesta Euro 110.000 (Tratt.) – Rif. P002V TITO VendesiAppartamento al 1° Piano composto dasaloneconbalcone,cucinottoconripostiglio, camera matrimoniale, camera singola ed un bagno+Giardino+Possibilità di garage di Mq 30 Richiesta Euro 105.000 (Tratt.) – Rif.TS003V PICERNO – (Centro Storico) Vendesi appartamento di nuova costruzione, ben rifinita e con ingresso indipendente, composta da salone, cucina abitabile, camera matrimoniale, camera doppia e due bagni + Terrazzo panoramico di Mq 90 Richiesta Euro 158.000 (Tratt.) – Rif. PI005V PICERNO–(Asolo2Kmdall’Uscitadell’Autostrada) Vendesi Appartamento al Piano Terra di NuovaCostruzioneconIngressoindipendente, composto da salone, cucina abitabile, camera matrimoniale,duecameresingoleeduebagni +Terrenocircostante. RichiestaEuro155.000(Tratt.)–Rif.PC001V VILLE INVENDITA POTENZA– (Sant’Antonio La Macchia) Vendesi Villa bifamiliare, ben rifinita, di circa Mq300oltreTerrazziegiardino–Ulterioriinformazioni inAgenzia Richiesta Euro 490.000 (Tratt.) – P035V POTENZA– (Costa della Gaveta) VendesiVillapanoramicadicircaMq300sviluppatasu2/3Livelli+TerrenodiMq3000sistemato a verde – Ulteriori informazioni in Agenzia. Richiesta Euro 680.000 (Tratt.) – Rif. P030V POTENZA– (C.da Ciciniello) VendesiImmobileindipendentesviluppatosu 2Livelli:P.T.Salone,soggiorno/pranzo,cucina, dispensaedunbagno;-1°P.Cameramatrimonialeconbagno,Duecameredoppie,unbagno edunazonalavanderia+TerrenodicircaMq 4000 Richiesta Euro 250.000 (Tratt.) – Rif. P009V POTENZA– (C.da Dragonara) Vendesi Villa Panoramica di Nuova costruzionecosìcomposta:P.T.Ampiosaloneconcamino, cucina abitabile, camera matrimoniale con cabina armadio e bagno;1°P.Due camere matrimonialiconterrazzo,unacamerasingola con terrazzo, un ampio bagno ed un vano lavanderia;P.Sottotetto:circamq50completamenteabitabiliconunbagno+Ampioterrazzo + Terreno Mq 2000 sistemato a verde - Possibilità di scegliere le rifiniture interne Richiesta Euro 385.000 - Rif. P072V POTENZA– (ParcoAurora) Vendesi Immobile con Ingresso indipendente sviluppatosu 3Livelliedotatoanchediascensore interno:-P.T.Ampio Garage con Cantina complessivamenteMq285;1°P.Ampiosalone, ampio soggiorno/pranzo con camino e terrazzo, cucina abitabile, uno Studio e due bagni;2°P.Quattro camere da letto di cui una con bagno + Altro Bagno + Terrazzo circostanteatuttelecamere+Ampiospazioesterno recintato + Cancello Richiesta Euro 1.200.000 (Tratt.) – Rif. P020V POTENZA– (C.da Rossellino) Vendesi Immobile indipendente posto su due Livelli:P.T.Soggiorno/Pranzo,cucinottoedun

bagno–1°P.Duecamerematrimoniali,cameretta ed un bagno + Cantina +Terreno di Mq 3000 circa. Richiesta Euro 185.000 (Tratt.) – Rif. P007V POTENZA– (C.da Pian Cardillo) VendesiVillasviluppatasu2Livelli:P.T.Ampio soggiorno/pranzo con angolo cottura, un Bagno+Garage+Cantina,1°P.Ampiosalone, duecamerematrimonialidicuiunaconbagno, cameradoppiaedunaltrobagno+Terrenodi circa Mq 3000 Richiesta Euro 355.000 (Tratt.) – Rif. P019V POTENZA– (Costa della Gaveta) Vendesi Villa di nuova costruzione indipendenteepanoramicadicircamq400,cosìcomposta:-P.T.Ampio salone, ampio soggiorno, cucina abitabile, uno studio ed un bagno + Cantina e garage;-1°P.n°5 ampie camere da letto e n°3 bagni + Terreno di circa Mq 6000 completamente recintato Richiesta Euro 580.000 – Rif.P011V POTENZA– (Piani del Mattino /C.da Baragiano) Vendesi Villetta indipendente sviluppata su 2 livelli, completamente da Ristrutturare, così composta:P.T.Soggiorno/pranzo, cucinotto, bagno e cantina;1°P.Camera matrimoniale, cameradoppiaebagno+Terrenodicircamq 2.000 Richiesta Euro 165.000 - Rif. P012V POTENZA– (Piani del Mattino /C.da Baragiano) Vendesi Villetta indipendente sviluppata su 2 livelli,cosìcomposta:P.T.Soggiorno/pranzo,cucinotto, bagno e cantina;1°P.Camera matrimoniale,cameradoppiaebagno+Terrenodi circa mq 2.000 Richiesta Euro 265.000 - Rif. P013V TITO VendesiVillaBifamiliare,benrifinita,conGiardinoindipendente,cosìcomposta:P.Seminterrato:Tavernetta con bagno e Cantina;P.T.Salone, cucina abitabile ed un bagno;1°P.Duecamerematrimoniali,camera singola e due bagni;P.Mansardato:Camera matrimoniale, cucina ed un bagno Richiesta Euro 375.000 (Tratt.) – Rif.T005V PIGNOLA– (Pantano) Vendesi Villetta panoramica indipendente, nuova costruzione, così composta Soggiorno/Pranzoconangolocottura,camera matrimoniale, cameretta e bagno + Terreno circostante di circa Mq 2000 Richiesta Euro 130.000 – Rif. PI010V PIGNOLA– (C.da Pantano) VendesiVillaBifamiliarediNuovaCostruzione con Ingresso indipendente sviluppata su 2 Livelli:P.T.:Ampiosaloneconcamino,cucinaabitabileedunbagno-1°P.Cameramatrimoniale, duecameresingoleedunbagno+Ampiogiardino circostante RichiestaCadauno/Euro220.000(Tratt.)–Rif. PI015V PIGNOLA– (C.da Pian Cardillo) VendesiVillettaBifamiliarecosìcomposta:P.Interrato:Ampiogarage,cantina,zonalavanderia e scala interna di collegamento con il P.T.;P.T.Soggiorno/pranzoconangolocottura, due camere da letto ed un bagno +Terreno di oltre Mq 3000 Richiesta Euro 210.000 – Rif. PI005V PIGNOLA– (C.da Ruovolo) Vendesi porzione di Villa Trifamiliare con IngressoindipendenteconGiardinodiMq3000 –Compostadasalonedi mq70,cucinaabitabile,2camerematrimoniali,2bagniedunaTavernetta indipendente Richiesta Euro 250.000 - Rif. PI001V TERRENI E FABBRICATI RURALI IN VENDITA POTENZA– (C.da Lagatone) VendesiTerrenodicircaMq30.000condestinazione seminativo e pascolo con Fabbricato di Mq 80 +Annessi agricoli. Richiesta Euro 150.000 (Tratt.) PIGNOLA– (C.daTora) Vendesi Terreno Edificabile con Progetto approvato e Concessione edilizia ritirata per la CostruzionediunaVillaBifamiliarediMq220 cadaunapostasu2Livelli-Ulterioriinformazioni inAgenzia Richiesta Euro 90.000 (Tratt.) - Rif.PI003V TITO SCALO Vendesi Fabbricato rurale posto su 2 Livelli + Terreno di Mq 3000 (Frutteto eVigneto) Richieste Euro 135.000 (Tratt.) – Rif.TS003V VENDITALOCALI EATTIVITA’COMMERCIALI/UFFICI/GARAGES POTENZA– (Via Del Gallitello)

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+ Cantina + n°2 Posti auto riservati. Richiesta Euro 500 (Tratt.) – P006A POTENZA– (Rione Francioso) AffittasiMansardacompostadacucinaabitabile,unacamera,ampioripostiglioedunbagno –Termoautonomo. Richiesta Euro 320 – Rif. P012A POTENZA– (Rione Francioso) Affittasi a studentessa o lavoratrice ampia stanza singola arredata –Termoautonomo. Richiesta Euro 230 + Spese PICERNO – (Nei pressi UscitaAutostrada) AffittasiVillettaindipendentedinuovacostruzione completamente Arredata composta da ampio salone, cucina abitabile, due camere matrimoniali,unacamerasingolaedunbagno +Terrazzo e balconi +Terreno circostante. Richiesta Euro 450 (Tratt.) AFFITTI LOCALI COMMERCIALI/UFFICI/GARAGES POTENZA– (Via Del Gallitello) Affittasi Locale Commerciale di Mq 120 con tre ampie vetrine ed alta visibilità Richiesta Euro 1.300 – Rif. P002A POTENZA– (Via Pretoria) Affittasi appartamento al 1° Piano ben rifinito compostodadueampiestanzeconbalconcini e due bagni Richiesta Euro 600 (Tratt.) – Rif. P028A POTENZA– (Ponte 9 Luci) Affittasi appartamento ben rifinito composto daunasalad’attesa,un’ampiasegreteria,quattro ampie stanze e due bagni Richiesta Euro 800 – Rif. P004A POTENZA– (ViaVaccaro) Affittasi locale commerciale di Mq 300 completamenteristrutturatocontreampievetrine e posti auto riservati Richiesta Euro 2.700 – Rif P013A POTENZA– (Via DueTorri) Affittasi locale commerciale di mq 75 con bagno ed una vetrina Richiesta Euro 600 (Tratt.) – Rif. P015A POTENZA– (Centro – Nei pressi Posta) Affittasi locale commerciale di mq 90 con bagno e due ampie vetrine Richiesta Euro 600 – Rif. P019A POTENZA– (Via Pretoria) Affittasi piccolo Locale Commerciale al Piano Terra con bagno e vetrina. Richiesta Euro 350 (Tratt.) – Rif. P005A POTENZA– (ViaVaccaro) Affittasi Garage di nuova costruzione di Mq 30 Richiesta Euro 150 POTENZA– (Centro) AffittasilocaliCommercialidiMq55/110forniti di bagni e spogliatoi. Richiesta Euro 500/1000 – Rif. P018A POTENZA– (Rione Francioso) AffittasiLocaleristrutturatousostudioalPiano Terra di Mq 40 con Bagno eAntibagno. Richiesta Euro 450 (Tratt.) – Rif. P023A POTENZA– (Via Isca del Pioppo) AffittasiLocaliadUsoCommerciale/Studioal PianoTerra di diverse metrature. UlterioriinformazioniinAgenzia–Rif.P020A POTENZA– (Macchia Romana) Affittasial1°PianoappartamentoUsoStudio di Mq 55 + PostoAuto Riservato Richiesta Euro 500 – Rif. P022A POTENZA– (Via Del Gallitello) AffittasiLocaliCommercialialPianoTerradi nuova Costruzione di Mq 70 - 90 e 150 circa Richiesta Euro 600/800/1.400 POTENZA– (Zona Centrale) AffittasilocaleBar/Pizzeria/Ristorantedicirca mq200con50posti,completamentearredato e con tutte le autorizzazioni Richiesta Euro 2.500 (Tratt.) POTENZA– (Via Del Gallitello) AffittasiAppartamento uso Ufficio di Mq 70 Richiesta Euro 600 - Rif. P009A POTENZA– (Immediate vicinanze) Affittasi Locali uso deposito di Mq/Cadauno 100 con piazzale antistante Richiesta Euro/Cadauno 450 – Rif. P007A POTENZA– (Via Dei Mille) AffittasiLocaleUsoArtigianalediMq130con altezza di Mt 6 e con Piazzale antistante recintato. Richiesta Euro 1.200 (Tratt.) - Rif. P014A POTENZA– (Macchia Romana) Affittasi Garage di nuova costruzione di Mq 30 circa Richiesta Euro 150 - Rif. P012A TITO SCALO Affittasi Locale di Mq 65 ad uso Artigianale/Deposito + Piazzale Richiesta Euro 270 - Rif.TS003A


sabato 28 gennaio 2012

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Processo Bardi: la Cassazione annulla tutto Sentenze di Appello ribaltate: la Suprema Corte annulla le condanne per i tre avvocati potentini, alla sbarra per uno strascico di “Iena 2”

Bardi stringe il romanzo scritto con Walter De Stradis

di Michele Imperioli

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l destino dell’avvocato potentino Piervito Bardi, potrebbe presto essere in tutto e per tutto simile a quello raccontato nel lieto fine del romanzo “La Notte Prima dell’Alba”, scritto da lui e dal direttore di Controsenso Walter De Stradis. Quel romanzo, pubblicato nel 2010, si concludeva infatti con un’assoluzione “totale” del suo protagonista, anch’egli avvocato potentino, anch’egli finito agli arresti per una vicenda assai controversa. Lo ricorderanno tutti: l’inchiesta Iena 2, del 2004, condotta dal pm Henry John Woodcock e dal suo collega Vincenzo Montemurro, è da molti considerata “il punto di non ritorno” nei contrasti che si sono poi rilevati alla Procura di Potenza con alta magnitudine.

“Contrasti” che recentemente il sostituto pg Gaetano Bonomi (a sua volta indagato in Toghe Lucane 2) aveva dipinto così su queste pagine: « Se ci sono “vicende” in relazione alle quali si possono delineare i diversi modi di interpretazione, è chiaro che si tratta sempre di vicende processuali, visto che qui non vendiamo certo salumi». Ma procediamo con ordine. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna a Leo Chiriaco, senza rinvio. Per gli avvocati Rosanna Agatiello e l’avv. Piervito Bardi ha annullato la sentenza d’appello con rinvio. I tre legali erano stati condannati dalla Corte d’Appello a pene variabili tra un anno e due mesi e due anni. In primo grado tutti erano stati assolti. L’accusa per Agatiello e Bardi era di favoreggiamento,

mentre per Chiriaco di infedele patrocinio. Il processo ha ruotato intorno ad alcune telefonate tra Bardi e il boss Renato Martorano, nelle quali M a r t o r a n o avrebbe chiesto Leo Chiriaco Rosanna Agatiello informazioni sulla sua posizione in cesso di Appello, il sostituto pg Gaetano Bonomi, e cioè l’acun’inchiesta. Bardi era stato ar- cusa chiede l’assoluzione per i restato nel 2004, tre (lui stesso successivamente, con l’accusa di sarà indagato in “Toghe 2” per aver spifferato al aver tentato di “favorire” suo cliente Renato Bardi). Ma, con sorpresa di Martorano infor- tutti, arrivano le condanne. mazioni riservate Ora la Cassazione ha ribaltato che avrebbero nuovamente la situazione. messo a rischio la Per Chiriaco è finita, per Bardi maxi inchiesta ed Agatiello si rifarà l’Appello sull’infiltrazione a Salerno. della malavita In ogni caso, si tratta dell’ennenegli intrecci poli- simo, e clamoroso, colpo di tico-affaristici lu- scena in una vicenda che sembra infinita. cani. Bardi si era sem- «Non sono amico di Bardi –può pre difeso affer- commentare oggi Bonomi, a mando di aver notizia acquisita- se avessi voagito nella piena luto favorirlo, avrei rinunciato legalità e nelle all’Appello». prerogative rien- L’avvocato Sergio Lapenna, ditranti nel ruolo di fensore della collega Rosanna avvocato difen- Agatiello, accusata di favoreggiamento nei confronti di sore. Il suo arresto era Bardi, in riferimento alla senstato annullato dal tenza della Suprema Corte di Tribunale del Rie- Cassazione (con la quale la same, e la Cassa- stessa è stata inoltre assolta zione, nel 2005, perché il fatto non sussiste per aveva confermato il reato di calunnia) che ha riquesta decisione, baltato la precedente sentenza non rilevando della Corte di Appello di, “condotte che ri- esprime viva soddisfazione “esvestano aspetti il- sendo consapevole sin da un leciti” nel suo attimo dopo la lettura del dispositivo della sentenza di concomportamento. Ma poi c’era stato danna in appello, che la stessa il rinvio a giudi- era ingiusta e frutto di una parzio, che aveva tigianeria fuori dal mondo, con visto il legale po- il maldestro tentativo da parte tentino sul banco di taluni di voler emettere una degli imputati in sentenza esemplare per intimicompagnia dei ci- dire tutta l’avvocatura neldella funzione tati Agatiello (accusata di aver l’esercizio favorito Bardi) e Chiriaco (ac- difensiva, baluardo della licusato di infedele patrocinio), bertà del cittadino”. Lapenna quest’ultimo chiamato in causa esprime soddisfazione anche perché questa sentenza, venuta da Bardi. In soldoni, Bardi era accusato dopo quasi dieci anni dalla fadi aver rivelato notizie coperte mosa inchiesta “Iena 2”, “ridà da segreto di ufficio a Marto- dignità a valorosi colleghi e firano che era indagato, avendole nalmente scrive la parola fine apprese da Chiriaco, che a sua su alcuni personaggi che eservolta le aveva apprese dall’in- citano funzioni importanti, ai terrogatorio di un suo assistito. quali questa sentenza dovrebbe Ma la notizia sulle “probabili far riflettere sulla funzione che misure cautelari” riguardanti il magistrato esercita. Una funproprio Martorano, non era zione nobile che per essere stata appresa da alcuna “talpa” esercitata va fatta senza partiall’interno della Procura, ma gianeria e senza ulteriori fini, attraverso –sosterranno sempre se non quello di rendere seni legali alla sbarra- una proce- tenze giuste che a volte, ahimè, seppur legalmente corrette da dura del tutto lecita. La pensarono così i giudici di un punto di vista morale si primo grado, che mandarono sono dimostrate dei killer micidiali per la dignità della perassolti i tre avvocati. sona”. Tutto finito? Neanche per sogno: nel febbraio 2010, nel corso del pro-

La capacità giuridica dei preti

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on il termine di capacità giuridica s’intende la possibilità per un soggetto di divenire titolare di diritti. Oggi che tutti o quasi tutti possono diventare titolari di diritti, la cosa non sembra comportare grandi interrogativi, ma qualche secolo fa non era così. Nell’antica Roma ad esempio le donne, fino ad una certa epoca, non potevano avere beni di proprietà ed in genere non potevano acquistare la titolarità di diritti soggettivi. Le stesse rientravano nel novero delle RES, cioè delle cose ed in quanto tali potevano tutt’al più costituire oggetto di diritti tra cui il cd Mancipium. Le donne quindi potevano essere cedute o acquistate, affidate in comodato o utilizzate per le incombenze domestiche sotto l’egida di un solo potere,quello del pater familiae, unico dominus del loro destino e della loro vita. Tutto ciò a prescindere dal loro status originario, nel senso che sia le schiave che quelle nate libere non avevano sul piano giuridico la minima possibilità di acquistare la titolarità di facoltà o poteri tutelabili con apposite azioni. Il momento di trasferimento della loro proprietà era poi rappresentato dalla traditio (consegna), nel senso che –in quanto cose a tutte gli effetti-era sufficiente la loro consegna da un soggetto all’altro per determinarne il trasferimento della proprietà. Con la progressiva evoluzione dei costumi e della contestuale legislazione qualcosa cominciò lentamente a cambiare: si riconobbe così alle donne la possibilità di disporre di un piccolo patrimonio di provenienza dotale e quindi di poter operare nel pur limitato ambito di tale peculium degli atti di disponibità, quali donazioni o vendite. Ma il cammino fu lungo e lento oltre che pieno di ostacoli:basti pensare ad esempio che, sotto un profilo parzialmente diverso (quello del diritto pubblico), le donne fino agli inizi del 900, non avevano ancora in tutti gli Stati c.d. evoluti il diritto di voto in occasione delle elezioni politiche ed amministrative. Oggi,grazie a Dio, molte cose sono cambiate: le donne, pari agli uomini in tutto,votano, governano Paesi, amministrano giustizia oltre naturalmente ad educare la prole e a creare quindi i futuri cittadini. Una domanda però da anni agita la mia mente: perché in pieno anno 2012 le donne non possono diventare preti? O per meglio dire pretesse come plurale di prete di sesso femminile?


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“L’ALTALENA DEI VALORI” DI IDV

Il Sud può diventare una polveriera

«Benedetto, ma tu dov’eri quando …» L

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n’altalena costruita sui valori mostra di essere sempre più spesso Italia dei Valori di Basilicata. Nessuno vuole approfittare delle molte dispute che in quel partito vi sono state e sotto-sotto mostrano di esserci anche oggi, tra chi occupa una sedia e crede di essersela guadagnata (accattata anche con il voto), e quelli che vorrebbero occuparla e ritengono di averne merito per imprenditorialità o professionalità e quelli che saprebbero bene come curarla (la Basilicata) e noi siamo sicuri che non è questo che si vuole fare parlandone ma … Il Benedetto, sempre lui, s’è messo a fare ragionamenti e apprezzamenti intorno alla trasparenza per il fatto che in un dato concorso (per caso ARBEA) un funzionario di partito ha fatto strame, e il funzionario guarda caso era del PD, e il Benedetto pur non volendo censurare chi ha fatto un compito strepitoso e sbaragliante (quelli del PD hanno solida penna evidentemente) nota però,sottolinea e mette in risalto anche per noi, che si tratta della ripetizione di un copione che è stato già visto uguale in altri concorsi. E allora per il Benedetto -pur rimanendo legittima la partecipazione dei funzionari di partito- a questi Concorsi Bene o Male detti bisogna che le Commissioni ci mettano un

poco di più di attenzione, perché se vincono sempre quelli del PD e dintorni, alla società gli vengono dubbi, perplessità e noi della società siamo e dubbiosi leggiamo e ancora più dubbiosi interveniamo. Insomma, il Benedetto “delicato “ dice chiaro e tondo : “si …saranno pure bravi e capaci ma sono bravi solo quelli con tessera PD o parentela PD?”. … E quelli con tessera IDV e parentela conseguente -chiediamo noi- mica li possono chiamare solo alla formazione professionale con contratto interinale. Insomma, non abbiamo letto di Benedette riflessioni sulla trasparenza, quando la Rosa Assessora assumeva dieci interinali e i giornali urlavano scandalizzati che vi erano funzionari di partito IDV o addirittura parenti (grado più o grado meno) si diceva di senatori. Ma senza esagerare non è che siamo contenti del fatto che per essere capace in Basilicata devi essere di “penna solida” e del PD, oppure aspirare ad essere contenti del fatto che, diversamente, potremmo essere di mezza penna interinale IDV, o addirittura, per svariare a destra e a manca, di essere comprati e venduti come vacche come si narra si faccia nel PDL. Ecco vorremmo scendere dall’altalena o forse è troppa audacia?

e manifestazioni siciliane del “Forcone” trovano diritto di cittadinanza anche nelle nostre periferie “alluvionate”. La Basilicata con il triste primato dei cassintegrati non riesce a rinnovare la sua Giunta. La vasta eco suscitata sulla stampa locale ne è la conferma più disarmante. Tutti i giorni sostano nel piazzale della regione i tanti operai in via di licenziamento. Avevamo ancora impresso nella memoria la manifestazione della Zucchi, che vedeva operai lucani della Stadardtela e operai milanesi, uniti nella lotta e nella difesa del posto di lavoro. Erano anni che operai del Nord e operai del Sud non si incontravano per un unico obiettivo. Eravamo stanchi di vertenze “guscio”. Vertenze che avevano fatto della precarietà il leit motiv di un nuovo sfruttamento. L’intervento delle Amministrazioni locali del Nord e del Melandro dava un altro sapore a tutto il movimento “Zucchi”. Dopo tante sconfitte il movimento sindacale riprendeva il suo vecchio percorso solidale e dignitoso. Chiariamo bene i diritti e le precarietà. Non è mai stato peregrino il cammino dei Sindacati nel Sud. Essi hanno inventato veri e propri Comitati popolari e hanno rivendicato il giusto ed equilibrato sviluppo per tante aree del Mezzogiorno. Oggi, dopo anni di grande insensibilità verso il lavoro manuale, si ricominciano a creare quelle condizioni di sicurezza e di vivibilità sul posto di lavoro. Gli operai del Nord e del Sud,oggi più di prima, capiranno quanto sia importante tessere queste nuove relazioni. Capiranno quanto sia importante il processo che si sta innescando con persone e strutture che vivono lo stesso angoscioso problema. A questo punto non vi possono essere lotte “smorzate” e poco finalizzate. Tutto dovrà essere inquadrato nella chiarezza e nella serietà. A noi “osservatori interessati” fa tanto piacere rivedere la riproposizione di un movimento sinda-

cale unitario (nord sud) . Quel sindacato che ha tanto influito negli anni scorsi , sugli assetti organizzativi delle stesse imprese. Speriamo che, sia l’inizio di un nuovo e duraturo percorso di solidarietà e di forte presenza sindacale. E’ un processo che potrà, finalmente, farci uscire da questa iniqua precarizzazione di massa , e consentire ai seri imprenditori di costruire il vero sviluppo e la vera occupazione. Il presidio del movimento sindacale nelle zone calde è fortemente auspicato. Non vogliamo più ecatombi e tragedie. Ogni lavoratore deve tornare a casa senza paura e senza incertezze. Per ottenere tutto ciò basterà una forte unità sindacale. Tale forza costituisce un deterrente per tutti gli imprenditori senza scrupoli. Le lotte sindacali alla Zucchi di ieri ci riempiono di qualche dose di ottimismo. Le manifestazioni di Libera e dei parenti delle vittime della mafia del marzo scorso ci danno un lumicino di speranza. Peccato che su Don Diana e Don Puglisi non si sia spesa una parola di speranza nei mass media e nell’opinione pubblica lucana. Avevo avvertito i tanti cittadini attivi lucani che Don Diana don Puglisi non appartenevano ai casalesi e/o ai palermitani del Brancaccio ma, a tutto il popolo meridionale con schiena dritta. Questo silenzio assordante sugli anniversari della loro morte mi rattrista molto. In compenso la rinnovata apertura e la grande solidarietà sindacale sono propedeutiche per le nuove generazioni, ancorate come sono a meri conformismi e “tabulati di ordine individualistico”. Tutto ciò, a noi “giovani” degli anni settanta , ci farà rivivere le belle pagine del passato del movimento studentesco e operaio lucano. Pagine vissute all’insegna della vera comunione senza carrierismi e senza furbizie di sorta. Mauro Armando Tita


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Costa Crociere ai clienti lucani: «Non ci abbandonate!» Una lettera pervenuta per posta elettronica ai clienti più fedeli: «Speriamo di vedervi nuovamente a bordo» di Walter De Stradis

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oro sono una coppia di giovani sposi di Potenza. Un paio di anni fa, hanno soggiornato sulla Costa Concordia, la lussuosa nave divenuta tristemente nota come “Il Titanic Italiano”, a causa del drammatico naufragio nei pressi della Costa del Giglio. Sul ponte di comando quella volta non c’era Capitan Schettino – (“fortuna nostra”, commentano), ma i coniugi potentini, oltre al tradizionale campionario di foto, hanno un altro ricordo “tangibile” di quella vacanza. E’ un modellino in scala della nave Costa Concordia, in metallo e lungo una quindicina di centimetri: un pezzo di notevole pregio vinto in uno dei tanti e spensierati giochi a premi che solitamente si tenevano a bordo. Proprio perché clienti della Costa Crociere (nonché registratisi sul sito apposito come soci del “Costa Club”), in settimana hanno ricevuto un’email particolare, una missiva in cui Pier Luigi Foschi in persona, Presidente e A.D. Costa Crociere Spa, in pratica chiede loro (e verosimilmente ad altre migliaia di persone come loro) di non abbandonarli, e di non perdere la fiducia nelle loro offerte. Di seguito il testo integrale della missiva. «Gentile Signor X, in un momento così delicato, mi preme rendere conto a chi, come Lei, ci dimostra da tempo la propria fiducia e vicinanza in qualità di Socio CostaClub. Il terribile incidente della Costa Concordia ci ha colpito nei nostri affetti più cari: i nostri Ospiti, i nostri dipendenti, una delle nostre magnifiche navi. Soffriamo per le sofferenze e il disagio che queste persone hanno subito e per il dolore delle famiglie delle vittime. Circa 1.100 persone di Costa Crociere in tutto il mondo sono oggi impegnate senza sosta dalla serata di venerdì nella gestione di questo terribile incidente per supportare le operazioni di salvataggio e assistere Ospiti ed equi-

Piazza Zara «Che le lamentele dei residenti prevalgano su quelle dei pendolari»

Un cliente lucano mostra il modellino della nave

paggio per farli ricongiungere alle loro famiglie, riportandoli ai loro luoghi di residenza. Questo drammatico evento straordinario, apparentemente causato da un unico errore umano, che non dovrà più ripetersi così come è accaduto, non doveva verificarsi. In questo frangente, sappiamo degli atti di eroismo di membri dell’equipaggio che hanno anteposto l’altrui salvezza alla propria. L’equipaggio si è comportato in modo encomiabile in una situazione di estrema difficoltà, riuscendo nelle condizioni terribili in cui si trovavano, ad evacuare oltre 4.000 persone nel minor tempo possibile: siamo fieri dell’impegno che dedichiamo, e le nostre persone con noi, alla Vostra sicurezza. Chi ci conosce sa che Costa Crociere opera nel pieno rispetto di tutte le norme relative alla sicurezza e le sue procedure sono in linea, e in alcuni casi vanno oltre, con gli standard internazionali. Tutti i membri dei nostri equipaggi dispongono di uno specifico addestramento per la gestione delle emergenze e per assistere gli Ospiti in caso di abbandono nave.

Ogni membro dei nostri equipaggi dispone di una specifica certificazione (BST - basic safety training) e tutti sono formati attraverso esercitazioni di abbandono nave che si ripetono costantemente ogni 2 settimane. Ruoli, responsabilità e compiti sono chiaramente definiti e assegnati per consentire la gestione di una situazione così importante. La preparazione degli equipaggi Costa Crociere viene anche periodicamente verificata dalla Guardia Costiera e dagli enti di classificazione indipendenti in linea con il rispetto dei requisiti specificati nel sistema SMS (Safety Management System).Per tutti gli Ospiti in crociera è prevista un’esercitazione entro 24 ore dal giorno dell’imbarco, come richiesto dalla legge. Costa Crociere ha un sistema computerizzato che consente di verificare che tutti gli Ospiti abbiano partecipato all’esercitazione. Per garantire la massima sicurezza, poi, in tutte le navi Costa sono disponibili giubbotti di salvataggio, lance e zattere in numero superiore al massimo delle persone che possono essere

ospitate dalla nave. Nelle lance sono presenti dotazioni di sicurezza, come riserve d’acqua e cibo, cassette medicinali e strumenti di segnalazione e comunicazione, che consentono di aspettare in sicurezza l’arrivo dei soccorsi. Le lance sono inoltre oggetto di scrupolose verifiche periodiche da parte del personale della nave e degli organismi di certificazione. Tutte le navi Costa Crociere sono certificate dal RINA e sono costruite secondo i più elevati standard e tecnologie. Siamo consapevoli della responsabilità che abbiamo verso chi ripone in noi la propria fiducia e le attestazioni che ci vengono da chi è stato sulle nostre navi e ha incontrato le nostre persone ci confortano in questo momento. Il mantenimento di questa stessa fiducia anche da parte sua, nonché l’auspicio di averla nuovamente a bordo delle nostre navi, saranno per noi il miglior premio a tutti i nostri sforzi. Con sincera gratitudine, Pier Luigi Foschi - Presidente e A.D. Costa Crociere Spa»

Caro Direttore, chi Le scrive è un gruppo di residenti di Piazza Zara a Potenza. Scriviamo al Suo settimanale perché lei e i suoi giornalisti vi siete occupati spesso della questione “terminal autobus” che tanto ci angoscia, e per la quale finalmente si vede uno spiraglio. Ci permettiamo di ricordare ai lettori l’indicibile disagio che abbiamo vissuto, e respirato letteralmente, per anni nella nostra zona di residenza: rumori di motori accesi e clacson a tutte le ore, smog, puzza e –ahinoi- anche maleducazione da parte di alcuni autisti che in certi casi hanno reagito in maniera un po’ scomposta alle nostre legittime proteste. Proprio su “Controsenso” il sindaco di Potenza aveva promesso di spostare il terminal da una zona abitata come la nostra, e di localizzarlo a Via Anzio in Piazza delle Regioni. Finalmente un po’ di luce dopo tanto (catramoso) nero. E invece questa mattina leggiamo su Il Quotidiano del 27 gennaio, la lettera di alcuni “pendolari” della tratta Potenza-Salerno-Napoli che temono –almeno così evidenzia il sottotitolo dell’articolo- l’arrivo di nuovi disagi per loro, con lo spostamento della fermata delle 18. Siamo all’assurdo. Speriamo vivamente che agli occhi del nostro Sindaco non prevalgano le lamentele di alcuni viaggiatori, per i quali il “disagio” dello spostamento del capolinea sarebbe davvero minimo rispetto a quanto ci è toccato sopportare a noi residenti quotidianamente (deiezioni nei portoni di alcuni maleducati viaggiatori comprese). Leggiamo più avanti nell’articolo che ciò che spaventa i pendolari -più di ogni altra cosa- e’ la cancellazione della percorrenza Potenza-Napoli all’interno della città. Allo scopo propongono soluzioni alternative a questa ipotesi, nell’eventualità si decida di porre il capolinea a Via Anzio. Nulla quaestio. La titolazione dell’articolo, come dicevamo, mette però in evidenza la questione “capolinea”. Su questo siamo irremovibili. Ripetiamo, ci auguriamo con forza che le nostre prerogative di residenti “affumicati” vengano rispettate, e le promesse –che sembravano finalmente giungere a compimento- mantenute. Ovvero: Piazza Zara deve essere liberata del terminal definitivamente. Di più: sappiamo che l’Amministrazione si è presa una proroga di altri 45 giorni, prima di spostare il terminal da Piazza Zara. Se al 46 giorno il trasferimento non si avvierà, segnaleremo la questione ambientale di Piazza Zara all’Arpab e a gli organi competenti; qualora, malauguratamente, i valori dovessero essereoltre la soglia consentita, i derivanti danni alla salute potranno essere rivendicati presso l’Autorità Giudiziaria come previsto dalla legge. Nuovo Progetto Verderuolo

Medico Chirurgo Dott. VINCENZO PAGLIARA Specialista in Oculistica

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Via Dell’Edilizia a Potenza, una “montagna” di problemi La strada, costruita dal Consorzio ASI, oggi presenta molte criticità per la quantità di persone che la percorrono quotidianamente Campo Federale: V l’assessore allo Sport “risponde” a Controsenso di Antonio Nicastro

ia dell’Edilizia è anche nota come la strada delle concessionarie di auto, ce ne sono ben 4 ma fino a qualche tempo fa erano 6, essa è una strada in “condominio” fra il Comune di Potenza ed il Consorzio ASI, nel senso che pur essendo una strada potentina le competenze amministrative su di essa appartengono al Consorzio ASI. La strada, costruita dal Consorzio ASI, oggi presenta molte criticità per la quantità di persone che la percorrono quotidianamente. Lungo l’asse principale non è stato previsto un marciapiedi e tutto il percorso è assediato da auto in sosta. Anche se lungo la strada sono state posizionate alcune pensiline per le fermate del bus urbano il servizio di trasporto pubblico in via dell’Edilizia non è mai

stato attivato e le pensiline oggi sono un monumento al degrado. Percorriamola dal principio alla fine e verifichiamo tutte le criticità. Il primo tratto si snoda fra le porcilaie dell’ex CIP ZOO ricoperte dal pericoloso Eternit, e il campo di calcio della FIGC, dopo 100 metri c’è l’ingresso. Qui si incontra la prima criticità in quanto a servizio dell’impianto sportivo non c’è alcun parcheggio e gli utilizzatori, atleti e spettatori, sono costretti a parcheggiare ai due lati di via dell’Edilizia, spesso si forma un imbuto che impedisce ai mezzi più ingombranti di proseguire. Da un mese, questo tratto di strada è privo di illuminazione e le tante persone che lo percorrono rischiano di essere investite. Proprio a ridosso dell’ingresso del campo di calcio c’è un’attività di ristorazione il cui ingresso sovente è bloccato dalle auto di coloro che frequentano il campo di calcio. Qualche centinaio di metri più avanti c’è un nucleo di piccoli capannoni posizionati ai due lati della strada, qui è un problema trovare parcheggio, entrambi i lati sono perennemente occupati da auto in sosta, anche lungo uno dei lati che dovrebbe essere libero ed interdetto alla sosta. In poco più di 100 metri operano ben tre concessionarie di automobili e quando le bisarche devono scaricare lo fanno in maniera selvaggia occupando per molto tempo metà carreggiata, è capitato che ad effettuare le operazioni di scarico ci fossero anche tre bisarche contemporaneamente

che invece di utilizzare gli appositi slarghi presenti lungo la strada preferiscono fermarsi, in doppia fila, nei pressi dei cancelli delle concessionarie creando disagio e pericolo. Proseguendo si incrocia la traversa ove ha sede la RAI e si può imboccare il vialone che porta verso la Camera di Commercio, anche questo tratto di strada è intasatissimo dalle auto, alcuni proprietari di attività commerciali e artigianali per impedire di parcheggiare nei pressi degli ingressi dei loro fabbricati hanno posizionato sulla strada dei grossi bidoni. La parte più congestionata è nei pressi della Camera di Commercio e la presenza lì vicino della quarta concessionaria non aiuta di certo a districarsi in quella strettoia. I pedoni devono districarsi fra le auto in quanto il marciapiedi non è presente e lo fanno a loro rischio e pericolo. Anche via dell’Edilizia, come molte strade potentine, sente il “profumo” della crisi e non sono pochi i fabbricati che si sono svuotati e sono in attesa da tempo di nuovi inquilini.

Potenza: caccia agli avvelenatori di cani Il capoluogo teatro di una crudele novità: sempre più cani randagi e padronali vengono trovati uccisi di Rosanna De Angelis

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a storia si ripete. Continuano a Potenza gli avvelenamenti di cani randagi e padronali. Tra contrada Botte e contrada Torretta in due settimane sono morti cinque cani su sette per avvelenamento, due sono riusciti a salvarsi miracolosamente pur essendo stati molto male. Sembra, tra un’indifferenza generale, che il destino dei nostri amici a quattro zampe stia a cuore solo all’Associazione D.N.A. (Diritti Natura Animali), pertanto ci siamo rivolti alla Presidentessa della stessa, Maria Argenzio. Quali sono le segnalazioni che vi sono state riportate a tal proposito? “Tre cani di proprietà e due randagi sono morti a contrada Botte per presunto avvelenamento, mentre altri due cani soccorsi tempestivamente dai rispettivi proprietari e curati si sono salvati. Uno dei due cani randagi è morto il 18 gennaio sotto gli occhi di un residente con sintomi di avvelenamento, e a pochi metri di distanza lo stesso giorno è stato rinvenuto morto un altro randagio.” Come mai secondo lei si verificano simili situazioni? “In città sono stati censiti oltre 600 cani randagi. Questi lasciati liberi di vagare e in balia della sorte possono diventare potenzialmente pericolosi a causa della fame o della sete, e si possono unire in branchi spaventando la cittadinanza che, stanca di non essere ascoltata dalle Istituzioni

preposte nonostante le numerose denuncie di decine di morsicature, potrebbe sentirsi giustificata nel mettere in atto atti criminosi per liberarsi di loro in modo illecito e immorale.” Esistono provvedimenti che regolamentano determinati comportamenti in caso di presunto o reale avvelenamento dei cani? “L’Ordinanza Martini del Ministero della Salute del 18 dicembre 2008 (norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati) prevede una serie di indagini approfondite sul territorio interessato dagli avvelenamenti e non solo il verbale di routine relativo al decesso del cane morto. Se si sospetta l’avvelenamento l’Asl, le forze dell’Ordine e il Comune sono obbligati a intervenire poi, se il sospetto è confermato dal veterinario Asl, bisogna inviare la carcassa dell’animale all’Istituto Zooprofilattico competente per territorio - nel nostro caso a Tito - e il Comune deve procedere alla disinfestazione e alla bonifica della zona. Purtroppo succede spesso che la carcassa dell’animale morto viene rimossa prima che le Autorità competenti vengano informate dei presunti avvelenamenti!” Secondo lei cosa si potrebbe fare per risolvere il problema del randagismo? “Bisogna stanziare appositi fondi altrimenti la si-

tuazione del randagismo a Potenza e in altri Comuni diventa ingestibile, con gravi danni all’incolumità pubblica e con morti quotidiane di randagi avvelenati o affetti da gravi malattie anche trasmissibili all’uomo. Le iniziative intraprese da circa due anni dall’Ufficio Animali dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Potenza di sterilizzare alcune cagne randagie e di rimetterle sul territorio non contribuiscono affatto a togliere i randagi dalle strade. È indispensabile un provvedimento regionale straordinario, divenuto ormai urgente, che promuova la sterilizzazione massiccia di tutti i cani vaganti sul territorio regionale, provveda a toglierli dalla strada ricoverandoli nei canili e attui quotidianamente vigilanza e monitoraggio su eventuali nuovi randagi. Esemplare la città di Matera che, alcuni anni fa, ha azzerato il randagismo istituendo tre canili, mettendo tutti i cani in canile, spendendo circa 800mila euro l’anno, monitorando continuamente la situazione e intensificando i controlli e le multe sui cani di proprietà. Tutte iniziative che il Comune di Potenza non ha mai ritenuto di realizzare, sottovalutando ancora oggi la problematica. Inoltre c’è bisogno di una buona campagna d’informazione perché i cittadini conoscono poco le leggi e non sanno come comportarsi.”

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numerosi appelli rivolti all’assessore allo sport sono rimasti inascoltati – e ancora – ma l’assessore Ginefra che fa? – questi due dei passaggi dell’articolo pubblicato sulla prima pagina dell’edizione del 21 gennaio di Controsenso, rispetto ai quali l’assessore allo Sport Giuseppe Ginefra replica attraverso una nota di precisazione. “Innanzitutto mi sembra singolare la scelta di inserire in un ‘box’ contraddistinto dalla dicitura ‘Ultimissima’ un articolo che fa riferimento alle condizioni di un campo di calcio che sembra difficile possano essersi tanto deteriorate nel corso delle ultime ore o giorni, constatato come le condizioni meteorologiche non siano state particolarmente avverse negli ultimi mesi. Ancora – prosegue Ginefra – non mi sembra di aver ricevuto rispetto al campo di calcio di cui trattasi ‘numerosi appelli’ e soprattutto non mi pare di aver lasciato ‘inascoltati’ quelli ricevuti. Il rapporto che lega l’Amministrazione al campo di calcio ‘Figc’ è regolato da un’apposita convenzione che prevede, tra l’altro, che al Comune spetti la cura e la manutenzione dell’impianto, oltre alla sua pulizia e alla vigilanza. Per quel che riguarda il rettangolo di gioco la competenza è della Figc. Semplificando, se si ritiene che il campo sia “inguardabile”,“al limite del vergognoso” credo sia doveroso documentarsi debitamente prima di lanciare accuse indiscriminate e, a onor del vero, un po’ pesanti, e interessare chi di dovere, in questo caso la Federazione italiana gioco calcio” con-

clude l’assessore. Ci scuserà l’assessore Ginefra, se abbiamo ritenuto che le condizioni vistosamente precarie di una struttura sportiva cittadina importante come il campo della FGIC, debbano essere di interesse di un assessore come lui, che ha delega su “Manutenzione edilizia sportiva; rapporti con Società Sportive; eventi sportivi; carta cittadina dello sport”. Sappiamo bene che “il rettangolo” di gioco, in senso stretto, è di competenza della Federazione, ma ci sembra naturale, almeno a noi, che un ASSESSORE con tutte quelle deleghe (ripetiamo, Manutenzione edilizia sportiva; rapporti con Società Sportive; eventi sportivi; carta cittadina dello sport), faccia sentire il suo PESO per risolvere la situazione, specie se le società sportive, di cui ha in cura i rapportiper delega amministrativa, si lamentano e non poco (considerate anche le segnalazioni dei cittadini a noi recapitate). Stanti i disagi segnalati, allora, l’assessore che ha fatto? Si è fatto sentire con quelli della Federazione? Gli “appelli” rivolti all’assessore, e l’interrogativo sul suo operato, ovviamente, si riferivano a questo.


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«Basilicata, ne vedrete delle belle» Dopo la conferma dell’incarico come Vice Presidente Vicario del Parlmento Europeo, l’on. Pittella torna a lanciare un messaggio di speranza per la sua terra di Mario Petrone

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’idea è quella di farsi spiegare dai politici, magari anche in maniera non precisa, su quali linee di azione pensano di affrontare il caos che attaglia l’Europa dei mercanti (anche se la definiscono con pretesa di darle migliore dignità “l’Europa dei Mercati”) e le domande di fondo cui bisogna cominciare a dare risposte sono semplici, tutto sommato, se consideriamo che finora l’Europa si è occupata dei mercanti e dei guadagni dei banchieri poverini. All’ On. le Pittella rivolgiamo qualche domanda e capita quando l’hanno appena riconfermato Vice Presidente Vicario del Parlamento Europeo. È la prima volta che accade in Europa dove, in genere, le cariche ruotano tra paesi e schieramenti e ovviamente possiamo solo partire di qua: On.le, secondo lei la circostanza per cui Presidenza e Vice Presidenza Vicaria siano di aree progressiste in Europa, è casuale? Ovvero è capitato accidentalmente che si attribuissero al socialdemocratico tedesco e al democratico Pittella oppure nel suo caso vi è qualche ragione diversa?

No, non è un caso. Le regole non scritte della politica partitica suggerivano al contrario l’opportunità di un’alternanza anche alla vicepresidenza del parlamento, dopo l’avvicendamento al vertice di un esponente di spicco del Partito popolare con una figura di primo piano del gruppo socialdemocratico, ma i fatti hanno dimostrato ancora una volta quanto l’assemblea di Strasburgo badi piu’ai contenuti e alle persone che agli interessi di partito nell’assumere le sue determinazioni. Al termine delle votazioni sui 14 vicepresidenti da designare, dopo di me sono risultati al terzo e quarto posto nella classifica delle preferenze addirittura altri due appartenenti al gruppo S&D. E’uno straordinario riconoscimento al lavoro che abbiamo svolto in questi due anni e mezzo e per la sinistra e’una svolta storica, sulla quale porre solide basi di ispirazione progressista alle difficili scelte che ancora ci aspettano per mettere l’Europa sul sentiero dello sviluppo, dell’occupazione, della coesione sociale, della solidarietà. È in Europa quale eletto della circoscrizione Sud e mostra di occuparsi di questo Sud che l’ha eletta; tra le regioni vi è la Basilicata. Ritiene veramente che, per esempio, il completamento della

TAV possa aiutare lo sviluppo dell’Italia e se si come ? Il futuro dell’Italia si gioca oggi sull’asse nord-sud, lungo i corridoi da potenziare e da completare che uniscono i grandi porti del Meridione affacciati sull’oriente e il nord Africa con i ricchi mercati dell’Europa dell’allargamento. Occorrono infrastrutture e mezzi di trasporto capaci e veloci per beni e persone, che uniscano il centro del Mediterraneo con il cuore dell’Europa in poche ore e non in alcune giornate come accade oggi e che facciano crescere lungo il loro percorso e intorno ai terminali la logistica, l’industria dei semilavorati, il turismo qualificato e ecosostenibile. Tra le opere che l’Europa intendeva finanziare vi è anche il ponte sullo stretto di Messina che annovera tra i sostenitori ovviamente l’IMPREGILO che dovrebbe realizzarlo e che ha di già incassato bei soldi senza fare niente. Lei ritiene che quest’opera possa aiutare lo sviluppo del Sud o non serva piuttosto un sistema di infrastrutture efficienti di strade, ferrovie per rimanere con i piedi per terra? Credo che ormai sia stata largamente dimostrata l’inutilità di que-

sto progetto nel rapporto tra i costi, ingenti e i benefici, ottenibili anche in misura maggiore con altre soluzioni di minor impatto ambientale. Ma il lavoro fatto finora non deve andare disperso. Se il sistema paese è veramente in grado, come la vicenda del ponte ha dimostrato, di mobilitare know how e investimenti pubblici e privati così ingenti allora trasferiamo immediatamente le capacità ingegneristiche, di progettazione, di project financing a disposizione al servizio dell’infrastrutturazione e la modernizzazione di larghe aree del paese, trasformiamo la società per il Ponte sullo Stretto in un’agenzia pubblico-privata al quale affidare il compito di pianificare gli interventi in Sicilia e in Calabria per creare delle reti di trasporto in grado di collegarle tra loro e con il resto del paese e del continente in poco tempo. Le politiche europee verso le aree sottosviluppate sono attivate sulla base di indici che indicano lo sviluppo delle regioni, e la Basilicata -a causa del PIL di FIATnon è più tra le regioni dell’Obiettivo Uno, ed ha visto ridursi i flussi finanziari. Con la crisi in atto, la Basilicata paga due volte il danno perché riceve meno risorse dall’Europa e non ha, comunque, un’infrastrutturazione capace di attrarre o di

aiutare gli insediamenti industriali. Come vede la situazione dal suo osservatorio Europeo? Indubbiamente la crisi ha colto la Basilicata proprio in mezzo al guado, quando per un effetto statistico dovuto soprattutto all’ingresso dei nuovi paesi dell’allargamento a est nell’Unione, ma io dico anche per merito di un progresso economico e civile conseguito in questi anni e unanimemente riconosciuto sul piano internazionale, si e’ trovata fuori dall’obiettivo uno. E’ chiaro che alla luce di quanto accaduto sullo scenario nazionale e mondiale in questi mesi la situazione deve essere attentamente rivalutata anche dalla Commissione europea, che ha gia’ proposto in questo senso di creare una terza fascia in-

termedia di regioni ancora in transizione da supportare con misure adeguate, nella quale e’prevista la Basilicata. Inoltre il governo Monti, attraverso il nuovo ministero per le Politiche di coesione retto egregiamente da Fabrizio Barca, ha dato concreti segnali di voler puntare sulla crescita del Sud per trainare lo sviluppo del Paese, con una nuova pianificazione e riattivando molti dei finanziamenti per il Mezzogiorno scippati dal precedente esecutivo. Posso anticipare che nei prossimi mesi ne vedremo i primi benefici anche in Basilicata e spero di poter dare ben presto buone notizie ai miei concittadini. Continua sul prossimo numero

Il paradosso del mentitore

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uello che sta succedendo in questi ultimi giorni tra comunicati stampa inviati a nome di altri, per dire ciò che si pensa e per non apparire, e successive smentite sembra per davvero “il paradosso del mentitore”, ossia dove tutto può essere vero e tutto può essere falso, a seconda dei punti di vista o di ciò che più interessa. Nella fattispecie, tutte le cose scritte possono essere vere nel loro contenuto, ma tutte false perché non scritte dall’ipotetico estensore, il vice segretario del PD Arduino Lospinoso. E allora cosa è più falso o vero le cose scritte o chi le ha scritte? Dopo tanto dibattito (a volte pettegolezzo e dietrologia) ognuno decidesse da che parte sta la verità o la falsità. Per quanto mi riguarda la questione non mi appassiona, perché mentre tutto il mondo politico discute animatamente della grave crisi economico-sociale in cui versiamo, e pezzi significativi del mondo produttivo in larga parte dell’Italia protesta con forza, ai limiti della legalità, qui in Basilicata si parla del sesso degli angeli e si tiene aperta una crisi

regionale per ben tre mesi, alzando evidentemente la febbre all’interno del PD lucano e dell’intero centro sinistra. Mentre il mondo brucia questa classe politica non ha nulla di meglio da proporci se non lo sbranarsi vicendevolmente. Ma tutto ciò può avvenire perché è ormai acclarato, negli apparati politici locali, che, se anche la indignazione o il malumore verso il potere regionale sono diffusissimi, questi non assumeranno mai forma di protesta tale da sovvertire “democraticamente” questo dannoso e oppressivo sistema di governo. Nonostante il Presidente De Filippo, il più votato d’Italia, perde oltre il 7% in consensi, ciò non significa assolutamente nulla. Non merita neanche una riflessione politica per l’assenza pressoché totale dell’opposizione. L’idea, che si percepisce, è quella di una felice e gradita compartecipazione gestionale del potere (in verità piccoli incarichi) tra PDL e PD, dove le posizioni politiche vengono derubricate. Non c’è memoria quindi sulle riforme istituzionali, quali la rivisitazione del sistema sanitario regionale, la riforma del sistema agricolo (ALSIA, ARBEA, Consorzi Agrari) o quello della governance territoriale, che non prendono mai

corpo e forma. Anni di attesa mentre malumori e mala gestione accrescono a dismisura, mettendo giustamente o artificiosamente in moto movimenti territoriali per ottenere un minimo di risposte, come la vicenda dell’ospedale di Venosa o quella degli imprenditori agricoli del metapontino. Ma che si sappia e continuo a ribadirlo questi avvenimenti non assumeranno mai la consistenza di fiammate tali da sovvertire un sistema politico inadeguato, acclaratamente irresponsabile per il difficile momento ed avvitato unicamente sul prefigurare il proprio futuro politico. Altrimenti non si spiegherebbe il clamore di un comunicato vero nei contenuti, ma falso nella missiva. Allora che si faccia presto, ognuno di questi dichiarasse cosa vuol fare da grande onde evitare ulteriormente questo spettacolo indecoroso e per mettere in campo una nuova classe politica, che metta al centro dell’azione politica i problemi di questa regione, augurandoci che sul futuro sistema elettorale regionale non si consumino altre porcate.

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L’Unibas punta i fari sul turismo lucano Continuano gli appuntamenti con i seminari organizzati dalla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi della Basilicata di Luca Santoro

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uesta settimana, in occasione del seminario organizzato dal professore Ettore Bove, docente ordinario di Economia e Politica Agraria dell’Unibas, si è avuto modo di discutere di un tema di palpitante attualità in particolar modo

visitatore al patrimonio culturale di cui si dispone” – queste le parole di Gianpiero Perri – “è opportuno ricordare che il potenziale non è di per se l’offerta turistica perché quest’ultima si realizza solo con un programma. Su questo tema, negli anni, si sono creati i più grandi equivoci sull’offerta tu-

LA VOCE DEGLI STUDENTI

I Il Prof. Bove e il direttore dell’APT Perri

surano con gli arrivi ed oggi il turismo lucano è prettamente nel materano. Matera è l’unica realtà destagionalizzata, è diventata un prodotto vero oltre che un esempio importante su come vadano spesi i soldi pubblici. Matera fino agli anni settanta non era come oggi, non è più la classica città del Mezzogiorno d’Italia, ma è diper chi fa dell’economia il proprio campo di studio. I riflettori sono stati accesi sulla situazione del turismo in Basilicata e relatore del seminario è stato il presidente dell’Apt Basilicata ( Azienda di Promozione Turistica), il dott. Gianpiero Perri. Si è trattato di un seminario interessantissimo in cui sono stati forniti i dati della situazione turistico-economica della regione ponendo l’attenzione su quanto è stato fatto negli anni e su quanto ancora si dovrà fare per una regione che, solo da alcuni anni, è diventata centro di attenzione da parte del turismo internazionale che giustamente l’ha definita “Il Giardino segreto”. “Il futuro della Basilicata dipende dal turismo” è stato questo il messaggio che il professor Bove ha voluto lanciare ai propri studenti. Un turismo che non deve essere improvvisato, ma studiato, monitorato, un turismo che riesca a vedere dalla prospettiva del visitatore, un turismo che sappia comunicare, un turismo che disponga di strutture idonee. “Il turismo oggi deve essere visto come una narrazione che avvicini il più possibile il

nale”. Ma allora come fare a catturare l’attenzione del visitatore e fare in modo che ritorni? “Il turista è come un elefante: ha una memoria straordinaria, ricorda tutto. Oggi molti si orientano sulla base delle esperienze degli altri ecco perché destare una ottima impressione diventa un obiettivo prioritario. Il turismo è indiscutibilmente un indicatore dell’attività economica di un paese per cui l’offerta che si va a fare deve essere omogenea perché determinate per lo sviluppo. Il futuro per la nostra regione sarà quello di sviluppare le potenzialità della costa lucana, entrare nell’ottica di vedere la Basilicata dal mare. La cultura del mare è essenziale, dobbiamo immaginare il sistema ricettivo della Basilicata come un piccolo porticciolo. La Basilicata non è solo terra di montagne, ma è fatta anche di mare straordinario. Il futuro sarà questo, solo programmando si può far in modo che il sismografo turistico (molto sensibile) oscilli verso numeri importanti”.

«Le capacità attrattive si misurano con gli arrivi ed oggi il turismo lucano è prettamente nel materano. Matera è l’unica realtà destagionalizzata, è diventata un prodotto vero oltre che un esempio importante su come vadano spesi i soldi pubblici» ristica. Il turismo di una regione è sì legato alle potenzialità, ma a queste vanno aggiunti dei programmi. Non serve a nulla avere una montagna bellissima se attorno ad essa non si costruiscono attrattive. Il turismo ha il compito di trasformare le potenzialità in qualcosa di concreto”. Ecco che, per fare del buon turismo, si deve disporre di risorse umane e strutturali facendo di queste una condizione di sviluppo altrimenti saremo destinati a rimanere indietro, emblematico è il caso del Pollino, straordinario parco naturalistico, che vede un calo di visitatori notevole proprio per una mancanza strutturale. Ma i turisti in Basilicata dove vanno? Da alcuni dati il-

lustrati dallo stesso Perri sembrerebbe che il versante ionico nello specifico e il materano siano quelli maggiormente gettonati, subito dopo si piazza Maratea mentre decisamente dietro ci sono il Pollino, il Vulture e il Potentino. “Le capacità attrattive si mi-

ventata patrimonio culturale dell’ Unesco. Una città che ha calamitato l’attenzione del cinema mondiale, basti pensare al film di Mel Gibson che ha portato migliaia di visitatori stranieri, una città che oggi ha finalmente una dimensione internazio-

n occ a sione dei seminari tenuti dal professor Ettore Bove abbiamo ascoltato il parere di alcuni studenti presenti nell’Aula Magna per comprendere il loro punto di vista e per far esprimere loro un giudizio su questi importanti incontri settimanali . Ivan Leone, studente di Oppido Lucano: “I seminari organizzati dalla Facoltà di Economia ed in particolar modo dal professor Bove per noi studenti sono indispensabili in quanto vengono affrontate tematiche rilevanti e soprattutto di forte attualità. Sentire dalla voce di esperti pareri sulla situazione economica locale e italiana è estremamente formativo e aiuta a farsi un quadro chiaro di quello che poi si andrà a studiare. Personalmente credo molto nei convegni come occasione di crescita culturale non caso sono stato anche promotore, tempo fa, di un convegno in cui è stato ospite Eugenio Benetazzo, il più autorevole economista fuori dal coro in Italia. Ho scelto questa facoltà per arricchire il mio bagaglio culturale, per solidificare le mie basi in un ottica manageriale, ed ad oggi posso solo che essere soddisfatto”. Carlo Genzano, studente lavoratore di Cancellara: “Il giudizio sui seminari può solo essere positivo, rappresentano un occasione di crescita che poi è quello che mi ha spinto ad iscrivermi presso questa facoltà nonostante sono anche un lavoratore. Lavoro alla Fiat da venti anni per cui so già come vanno certe dinamiche, so come è articolato il mondo del lavoro per cui in alcuni campi ho una certa dimestichezza. Il bello di questa facoltà è che abbraccia l’economia a 360 gradi per cui c’è sempre da imparare, l’unica anomalia presente è la mancanza di una specialistica che inevitabilmente ci porterà a terminare gli studi altrove, questo è un vero peccato per una regione che deve, in tutti i modi, cercare di trattenere le proprie eccellenze. Lancio una provocazione, perché i soldi derivanti dal petrolio, le famose roialtyes , non vengono investite in formazione permettendo l’istituzione di una specialistica?”. Francesca Ciminelli e Francesca Petracca: “I seminari sono estremamente interessanti soprattutto per chi, come noi, segue poco i telegiornali. Rappresentano l’occasione di conoscere cose nuove che poi potrebbero rivelarsi utilissime per il nostro futuro universitario e non solo. Quello che maggiormente ci ha colpito è stato il seminario sul rapporto tra Economia ed Usura in cui si è parlato di etica, di microcredito, fornendo le linee guida su come fronteggiare la crisi attuale, tutti nozioni utili anche per chi non farà dell’economia il proprio mestiere. Il professor Bove è molto sensibile nei confronti di noi studenti e rappresenta sicuramente una pietra miliare dell’insegnamento in quanto, attraverso questi incontri, ci arricchisce molto. La pecca della nostra facoltà, lo diciamo a malincuore, è la mancanza della specialistica che inevitabilmente ci costringerà ad andare fuori”.


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GAETANO FIERRO SULLA ZTL :

«Questa è la città dell’Imperatore Santarsiero» L’ex primo cittadino a valanga sul provvedimento che vuole cambiare volto al Centro Storico: “Potenza sta morendo” di Walter De Stradis

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uando quasi lo “abbordiamo” nei pressi del “Bar dell’Autore” in Viale Marconi, una sera a Potenza, Gaetano Fierro (UDC) –ex pluri-sindaco, in attesa di una rentree in grande stile nella politica lucana- non ne vuol sapere di commentare con noi l’istituzione della ZTL in Centro Storico. “Tanino” dixit: «Non vorrei che qualcuno pensasse che parlo solo perché mosso da risentimenti o aspettative». Insistiamo. Il parere di un ex

Primo Cittadino come lui è importante. E allora il Prof decide di parlare, solo come Cittadino però, niente (ex) Primo. Ed è un fiume in piena. «Il fatto è che in questa città manca la concertazione. Santarsiero non parla con nessuno. Né con i cittadini, né con i suoi. Vive in uno splendido isolamento arroccato nel suo Palazzo di Città». E meno male che Tanino non voleva commentare. Ma lui, la ZTL che sta spaccando la città, l’avrebbe fatta o no? «Non mi piace la critica a tutti

i costi, a fucile spianato. Però io sono un potentino verace e qualche critica costruttiva me la concedo. La sperimentazione della ZTL andava programmata sicuramente meglio. Qui invece si adottano provvedimenti estemporanei. Il Sindaco Santarsiero doveva contattare meglio e prima residenti, commercianti e anche tutti gli altri cittadini. Guardate che qui si commette un errore di fondo: il Centro non è solo di chi vi abita, ma di tutta la città. E poi, un provvedimento come questo non va discusso “post”, ma molto

«La sperimentazione della ZTL andava concertata sicuramente meglio. Ma Santarsiero accentra tutte le decisioni. La Giunta è anonima e lui vive in un isolamento dorato»

prima». E quindi? «E quindi io la sperimentazione l’avrei fatta d’estate. Quando le scuole sono chiuse e la gente è meno frenetica, nevrotica, come adesso, che la crisi e il Governo Monti stringono la cinghia così forte». Il fatto è, secondo Gaetano Fierro, che a Potenza vige indisturbata una “Santarsierocrazia”. «Io nemmeno so i nomi degli assessori attuali –dice- dato che qui c’è uno “Statalismo Municipale” sopra le righe. La giunta è anonima e non si esprime. Santarsiero decide, anzi impera, e basta. Finisce lì. Vige il silenzio assoluto. E si adottano le soluzioni estemporanee che dicevo: guardate la Fondovalle. Fatevi un giro intorno alle 13 e 30. I problemi ci sono e più di prima. E la Cultura? Tanti soldi spesi per cosa? Niente. Il Turismo a Potenza dov’è?». Tanino insiste però sullo scarso dinamismo delle forze politi-

che e sociali, potentine lucane tutte. «I partiti non hanno un vero rapporto coi cittadini, né tantomeno con gli amministratori. Alla Regione si limitano a stare ai piedi del tavolo di De Filippo in attesa che cada qualche cosa. Il sindaco del capoluogo non dialoga con i partiti, né col Governatore, né con le regioni e le città vicine. Sbagliatissimo. Più in generale, mi rincresce dire, questa città è diventata, o l’hanno fatta diventare, apatica. Dov’è il mondo accademico? Dove sono i movimenti culturali? Dove sono i movimenti giova-

nili?». Stop. Fierro è stanco e vuole andare a casa a dormire. “Potenza…buonanotte”, gli verrebbe quasi da dire.


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sabato 28 gennaio 2012

L’istantanea di King Buffino Caso Claps: nuovamente perquisito giornalista lucano

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a storia si ripete per il coraggioso cronista lucano Fabio Amendolara. La scrivania e l’abitazione del giornalista della redazione di Potenza de La Gazzetta del Mezzogiorno sono state sottoposte ad accurata perquisizione nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Elisa Claps. IL giornalista aveva infatti scritto alcuni articoli sull’”ombra” dei servizi segreti e sulle rivelazioni di un ex 007. Fabio Amendolara, pur non risultando indagato per violazione di segreto di Stato, è stato trattenuto in Questura sino a tarda ora “quasi che fosse lui il colpevole degli incredibili ritardi e depistaggi che hanno accompagnato per diciassette anni la scomparsa della povera Elisa”, scrive il cdr del quotidiano. “Controsenso Basilicata” manifesta la sua solidarietà e la sua vicinanza al giornalista Amendolara.

L’invio di materiali (testi, fotografie, disegni etc.), alla redazione di “Controsenso Basilicata” e all’editore “Publicom”, deve intendersi quale espressa autorizzazione alla loro libera utilizzazione per qualsiasi fine ed a titolo GRATUITO, e comunque, a titolo di esempio, alla pubblicazione GRATUITA su qualsiasi supporto, cartaceo e non, e su qualsiasi pubblicazione della Publicom. Testi, disegni e fotografie inviati su supporto cartaceo non verranno restituiti.

IL PROVERBIO DELLA SETTIMANA

“La vit è nu surris chi nun rir mor accis” (La vita è un sorriso, chi non ride ...peggio per lui)

RIONERO IN VULTURE

Editore Publicom S.r.l. Direzione - Amministrazione - redazione Via Vespucci - Parcheggio 3 - 85100 Potenza Tel. 0971 092254 - 092255 Fax. 0971092256 controsenso@email.it Direttore Responsabile Walter De Stradis Registrazione Tribunale di Potenza n. 778/09 Impaginazione grafica: Giovanna Cafaro Stampa: Martano Editrice Srl Via delle Magnolie, 70026 Modugno - Bari

DISPONIBILE PRESSO LA SEDE DI VIA N: SAURO 90 IL NUOVO TARIFFARIO DI RIFERIMENTO PER L’ESECUZIONE DI OPERE PUBBLICHE  EDIZIONE 2010 GRATUITO PER TUTTI I PROFESSIONISTI DEL SETTORE ISCRITTI AGLI ORDINI COMPETENTI 


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Lettere dal carcere di Melfi Alcuni detenuti, presenti alla proiezione del documentario del giornalista Armando Lostaglio, hanno raccontato la loro esperienza

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l sostituto procuratore generale di Potenza, Gaetano Bonomi, ha paragonato la situazione delle carceri italiane come degna da “luoghi di tortura”. Un problema di clamorosa attualità. Le lettere che ci ha inviato Armando Lostaglio, scritte da alcuni detenuti del carcere di Melfi, non fanno che sottolineare quanta umanità è spesso soffocata dalle pareti troppo strette di un carcere italiano. Presso la casa circondariale

come una preghiera. E’ seguito un dibattito: oltre una decina di interventi, di una sensibilità e di un entusiasmo palpabili. Alcuni di loro hanno voluto inviare un proprio scritto”. E così, alcuni di questi detenuti, hanno rivolto un pensiero anche agli anziani che vivono nelle case di riposo. Una situazione che alcuni di loro troveranno per certi versi simile alla propria.

LA LETTERA DI GIOVANNI P di Melfi, il giornalista lucano ha presentato il suo documentario “Albe dentro l’imbrunire”, girato nella Casa di Riposo Virgo Carmeli e realizzato con Pino Di Lucchio, dopo averlo proiettato anche al Festival del Cinema di Venezia nel settembre scorso. “Avevo quindi pensato –ci dice Lostaglio- di portarlo in visione agli ospiti della Casa Circondariale di Melfi, dove già in passato avevo presentato alcuni film (con la Caritas) grazie all’interessamento del cappellano don Pasqualino Di Giacomo e del direttore Michele Giammatteo. E’ stata una presentazione toccante: oltre cento detenuti lo hanno accolto in un commovente silenzio,

LA LETTERA DI GIUSEPPE D «Penso a mio padre…» Sono stato molto molto colpito e sensibilizzato dalla visione del cortometraggio “Albe dentro l’imbrunire”. Mi ha smosso dentro qualcosa di indescrivibile, perché ho mio padre anziano, è molto sofferente e che vorrei tanto accudire e stargli vicino amorevolmente. Cosa che al momento non posso permettermi per il mio stato di detenzione. Alla fine della proiezione del documentario, e anche durante, il pensiero andava al mio Papà, la prima cosa che ho pensato! Sarebbe bello che questo documentario venisse proiettato nelle televisioni, al posto dei “talk-show” che quotidianamente vanno in onda privi di valori morali…sono diseducativi e non hanno niente da insegnare ai nostri giovani, o ai figli che hanno genitori anziani e non sono capaci di accudirli. Secondo la mia opinione, non si tratta di avere il peso della propria famiglia e quindi si trascurano i genitori anziani. Manca proprio l’Amore, la carità e lo spirito di sacrificio, quello che certamente non mancava ai nostri genitori, ai nostri nonni. (…) Mi viene in mente la parabola di Gesù quando diceva di non fare agli altri quello che non vorresti si facesse a te. Perciò occorre che siamo più responsabili verso gli anziani, che poi sono come i bambini, vanno accuditi con tutto l’Amore che possiamo.

«Mia nonna che mi diceva “non lasciarmi”» Egregio Armando Lostaglio, sono il detenuto Giovanni, ho assistito alla visione del vostro documentario “Albe dentro l’imbrunire”. (…) Io mi ricordo che, all’età di 23 anni ho accompagnato mia nonna in una Casa di riposo. Quando era sera, capendo che l’avrei lasciata là, si stringeva ai miei pantaloni per non lasciarmi andare via, mi diceva “non lasciarmi qui”. Lo ripeteva molte volte. Lì ci ha vissuto solo tre giorni, e pur non essendo ammalata, è morta. Non me lo so spiegare. Scusate se non so scrivere tanto bene, ma ora so capire che queste persone hanno tanto bisogno di amore, dai loro figli innanzitutto, e dalle persone care, perché tanti vecchi muoiono soprattutto per questo, perché si sentono abbandonati proprio da coloro che sono stati accuditi e cresciuti, donando il loro primo amore. Per questo, e faccio appello tramite il vostro giornale, che i figli non si devono mai dimenticare dei loro genitori. E dovrebbero fare loro visita più spesso, regalargli fosse anche una caramella, e un po’ di amore che non costa niente, ma per un anziano vuol dire tanto. Non dimenticare mai il padre e la madre, perché tu vivi per loro volere. LA LETTERA DI ANGELO S. «Quei brividi nel sangue» Le piccole ma grandi cose che appartengono alla vita del mondo. Si è una ruota che gira, e tutto diventa catena che gira su se stessa. Il mondo gira e con il passare degli anni il mondo non invecchia mai. (…) La grande gioia che si vive da genitore ogni volta che nasce un figlio, come la già detta catena di montaggio, da bambino si diventa genitore e con la fortuna si diventa pure nonni e vecchi. Ma spesso si viene trascurati proprio dai figli che con la scusa degli impegni di lavoro dimenticano i sacrifici che un genitore ha dovuto affrontare per amore della propria famiglia, fino a mettere a repentaglio la propria vita, sempre per l’amore dei figli. (…) Un vecchio proverbio ci dice: un genitore può crescere cento figli ma cento figli non bastano per far vivere bene un genitore. Per un segno di affetto cristiano occorre sempre che noi rafforziamo la nostra fede per nostro Signore Gesù Cristo; non ci resta che pregare per coloro che intendano prendere iniziative di aiuto nei confronti degli anziani. Un giorno potremo anche noi averne bisogno. Purtroppo i giovani oggi prendono spunto quasi da tutto quello che viene trasmesso nella televisione e spesso ci si rovina l’immagine e l’esistenza, oscurando i veri valori della vita. Per questo auguro di vero cuore coraggio e buona volontà a coloro che ancora credono che il mondo ce la possa fare. Infine ringrazio l’ideatore che ha permesso di mostrarci il filmato “Albe dentro l’imbrunire” pure in un luogo di pena in cui sono costretto ad avere dimora; nel vedere il filmato i brividi nel sangue non li ho potuti trattenere. Solo al pensiero che fuori da questo posto ci sono i nostri anziani, ai quali andrebbe tutto il nostro affetto. Grazie a queste splendide persone.

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sabato 28 gennaio 2012

Vietri, tra discarica e...carri armati Le comunità interessate dal progetto della Provincia di Salerno si uniscono in un “no” granitico

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Vietri di Potenza torna l’incubo della discarica. Quattro anni fa infatti il Consiglio Provinciale di Salerno ha individuato la Cava di Serra Arenosa, posta tra il Comune di Vietri di Potenza e di Caggiano, come area in cui realizzare una discarica. Nonostante studi effettuati dal professore Schiattarella dell’Università di Basilicata, dall’ing. Leggieri e dal professore Ortolani, ordinario di geologia dell’Università Federico II di Napoli e nonostante le conferme sull’inidoneità dell’area

individuata, il rischio esiste ancora. Lunedì 23 gennaio presso la Palestra comunale di Vietri di Potenza si è tenuto un Consiglio congiunto tra le Amministrazioni di tutti i Comuni interessati alla problematica. Luigi Cirone, Presidente del Consiglio comunale di Vietri di Potenza sentenzia: “Il Sindaco di Salerno De Luca ha offeso la dignità del popolo lucano minacciando di far arrivare i carri armati.” Anche il Sindaco di Vietri di Potenza, Giuseppe Pitta grida a voce alta: “Non permetteremo a nes-

suno di distruggere il nostro territorio né di far realizzare una cava. Noi non siamo stati neanche ascoltati.” Con lo stesso impeto i Sindaci di Caggiano, Balvano e Salvitelle hanno parlato a riguardo mostrando pieno appoggio alla non realizzazione della discarica sia per motivi di sicurezza in quatto la cava Serra Arenosa, secondo gli studi, è una zona ad alto rischio sismico sia per proteggere i cittadini che non possono pagare per il malgoverno delle istituzioni campane. Lo stesso Vito Santarsiero, Sindaco di Potenza ha mostrato solidarietà al Comune di Vietri e Caggiano e promette di impegnarsi affinchè quest’incubo possa cessare. A conclusione del Consiglio si è votato ancora una volta all’unanimità. I cittadini vietresi non desistono e sono pronti loro, a scendere in campo e a combattere con i carro armati nel caso in cui ce ne sarà bisogno. Carla De Laurentiis

A Potenza un tabacchino che guarda al futuro

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nnovativo il distributore digitale installato dal Tabacchi BONOMO, proprietà di Pasquale e Tiziana Bonomo, sito in P.zzale Aldo Moro, Potenza. E’ il primo distributore digitale a disposizione e prevede una serie di funzioni innovative, di grande attrazione soprattutto per i più giovani. Infatti, la macchinetta, oltre a distribuire sigarette, ha a disposizione altre funzioni, tra cui: due tipi di gratta e vinci; la possibilità di effettuare ricariche telefoniche in qualsiasi momento; connessione Wi-Fi con fasce di 20 minuti, 1 ora e 5 ore; è possibile anche vedere le estrazioni del 10 e lotto e del superenalotto. Vi è poi la possibilità di poter creare una pubblicità per la propria attività, ad esempio, e di poterla vedere a richiesta oppure attendere di visualizzarla a pubblicità continuata; a cui si aggiunge la visualizzazione con google maps con le relative indicazioni stradali. Nel caso in cui un’attività propone dei buoni sconto, ad esempio, vi è anche la possibilità di poterli stampare. Altre novità sono l’opportunità di scaricare film e salvarli sulla propria chiavetta usb e, infine, l’identificazione tramite l’impronta digitale, se si è registrati al tabacchino, senza dover necessariamente usare la tessera sanitaria per prelevare le sigarette. Alessia Nardozza

Avvocati: sette giorni di sciopero contro le liberalizzazioni

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Organismo Unitario dell’Avvocatura attacca il Governo accusato di aver assestato dei colpimortaliallacategoria,elo fachiamandoaraccoltaglistati generaliemettendoapuntoun documento che ipotizza quattordici iniziative in risposta ai provvedimenti presi sulle professioni.“All’escalationdelgoverno,chehagiàfattoseidecreti controdinoi–affermailpresidentedell’OuaMauriziodeTilla – risponderemo con l’escalation della nostra protesta. E’inaccettabile che, abolite le tariffe, sia lo Stato a stabilire i parametri della liquidazione del giudice. Sono cose che non accadono neppureinRussia.Noncivabeneneppurelo“sconto”previsto periltirociniodafareall’internodell’Università,chepasserebbe da18mesiasei”.Loscontentodell’avvocaturasitradurrà,dunque, nell’astensione dalle udienze da mettere in atto in due battute: due giorni di sciopero il 23 e il 24 febbraio e un’intera settimana a ridosso del Congresso Straordinario che si terrà a RomaoaNapoliil9eil10marzo.Sempreil23eil24febbraio gli avvocati sono pronti a occupare simbolicamente gli uffici giudiziari con conferenze stampa per informare i cittadini sulla violazione dei loro diritti.Allo stesso scopo è prevista una forte presenza sui media, dai quotidiani ai talk show.Al via anche le manifestazioniaMilano,NapoliefuoridalconineaStrasburgo eBruxelles.Unripensamentodegliavvocatic’èstatoinmerito all’intenzione di disertare le cerimonie di inaugurazione dell’annogiudiziario.NeidistrettidiCorted’Appelloil28gennaio saranno, infatti, presenti ma solo il tempo necessario a leggere uncomunicato,lostessocheleggeràinCassazioneilpresidente del Cnf GuidoAlpa il 26 gennaio. All’appello dell’Oua ha risposto anche il Consiglio Nazionale Forense. L’Aiga (Associazione Nazionale GiovaniAvvocati) ha, invece, sottoscritto in toto quanto previsto nel documento dell’O.U.A. “Noi siamo già liberalizzati, nei numeri e nei fatti

–sostieneilPresidentedell’Aiga,DarioGreco,–èbenemettere mano alla liberalizzazione dei notai: quella ipotizzata è una farsa”. IlPresidentedegliavvocatiunder45affermache:“Con lamanovradiagostoerastatointrodottol’obbligodicorrispondere un equo compenso al praticante; secondo le versioni che sono circolate in questi giorni, il decreto legge sulle liberalizzazioni dovrebbe avere abrogato parte dell’art. 3 del D.L. 138/2011: ciò significa che il compenso per il praticante non saràpiùunobbligodilegge.ÈevidentecheilgovernoMontiè a favore dei giovani soltanto a parole, ma nei fatti è capace di sfornareesclusivamenteprovvedimentipunitiviperiliberiprofessionisti».ConcludeilPresidentenazionaledell’AIGA:«non si sta liberalizzando l’economia, ma si stanno ampliando soltanto le rendite di posizioni della grande impresa, delle banche e delle assicurazioni, mentre il numero dei notai aumenta solo sullacartadi500unità.Sedavverosivuoledareslancioall’economia si liberalizzi il mercato immobiliare consentendo anche agli avvocati di stipulare gli atti di compravendita: questa è la vera riforma di cui in cittadini hanno bisogno». Assenti - ma non è una novità - i penalisti che pur si dichiarano insoddisfatti. “Labattagliasaràdura–hadettoilPresidentedelC.N.F.,Guido Alpa,–iltirociniovafattoall’esternodelleUniversità.Perquanto riguarda l’abolizione delle tariffe il discorso è più complesso, perché costituisce una violazione della libertà contrattuale. Noi abbiamo ritenuto di aggiornare comunque quelle esistenti e le proporremo in ogni caso per fornire un semplice parametro. Come si fa nei contratti internazionali riprodurremo nel testo il tariffario,sitrattadiclausolenegozialichesisottraggonoalcontrollodiabusività.Sel’Antitrustapriràunaprocedura–conclude Alpa - ci difenderemo”. Avv. Ivana Enrica Pipponzi PresidenteAIGAPotenza

Là dove nasce il movimento “dei forconi” L’

Italia vive una nuova esperienza collettiva. All’ indomani del pacchetto di liberalizzazioni varato dal governo Monti, il movimento “dei forconi” si è esteso a tutta la penisola e l’allarme suona ininterrottamente. Siamo arrivati all’ora X, alle decisioni prese, e a quelle da prendere – una risposta alle non scelte del passato-, si acuisce la percezione che siamo in movimento verso qualcosa, verso l’ignoto. Qualcosa che ci dà la consapevolezza di aver fallito nel passato e della necessità di andare oltre, anche se non è ben chiaro come costruire il futuro. Cosa ne sarà di noi? Parliamo di cambiamento ma la verità è che, invece, siamo innamorati dello status quo, della nostra sfera personale, come se ci fosse una sindrome nimby anche sui sacrifici da fare: “non nel mio cortile” - però questo cortile, ormai, è senza recinzione. Economisti, politici e politologi dai talk, dalle colonne dei giornali danno la loro definizione di liberalizzazioni. “Liberalizzare significa dare la possibilità di svolgere più agevolmente le attività, senza ostacoli che non siano i legittimi adempimenti legati alla trasparenza e alla sicurezza.”. L’assenza di liberalizzazione costituisce un freno alla crescita economica e all’incremento dell’occupazione. Basta questo? No. Compito degli uomini delle istituzioni e dei politici è mettere singoli provvedimenti dentro strategie che mostrino i veri fini cui si tende. Strategie non chiare e, soprattutto, non condivise se gli autotrasportatori protestano contro gli aumenti del gasolio, dei pedaggi autostradali e dell’Irpef ed hanno bloccato caselli autostradali e tangenziali. L’Italia è ferma e la Basilicata al collasso. Da dove nasce il movimento dei forconi, se non da un sentire comune: la disuguaglianza. In nessun periodo della storia moderna si è assistito a una così grande, e intollerabile, divaricazione fra ricchi e poveri. I trent’anni di governi dominati dall’influenza di un liberismo cieco e socialmente irresponsabile hanno consentito che fra i più ricchi e i più poveri si creasse una divaricazione che nessuna ragione economica è in grado di giustificare. Fra qualche giorno lo scioperò finirà e cosa resterà lo scopriremo solo vivendo. Il paradigma montiano: rigore- crescita ed equità che passano per la riforma del mercato del lavoro, le lacrime della Fornero e il sangue degli italiani, è ancora poco chiaro. È chiaro che liberalizzare e riformare non esigenze economiche, però l’equità sociale e la dignità di essere lavoratori lo è altrettanto. Teresa Russo


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Liceo Musicale a Potenza, una scuola “nuova” davvero

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ome oramai tutti sanno (almeno spero), da quest’anno scolastico a Potenza è nato il Liceo Musicale, l’unica scuola realmente “nuova” (nel senso che prima non c’era) che la cosiddetta “Riforma Gelmini” dei Licei Statali ha istituito e funziona presso il Liceo Artistico Statale di Via Anzio (le lezioni per ristrutturazione dei locali si tengono a p.za Bonaventura). Come docente di questa istituzione spesso vengo sottoposto a un “terzo grado” da parte di genitori e ragazzi che cercano informazioni su questa nuova scuola, e la domanda è sempre la stessa:”Si…ma poi dopo la Licenza Liceale che cosa potrà fare mio figlio?” “Continuare a studiare, studiare e studiare signò…” è la mia prima risposta. “Chi fa musica non si ferma mai!” Si, certo…ma cosa farà dopo aver studiato e studiato professo’?” . Questa domanda ha bisogno di trovare risposte ed allora dopo aver detto che si potrà accedere a tutte le facoltà universitarie oggi comincerò ad elencare alcune professioni musicali per le quali il Liceo mu-

sicale dovrà assicurare la formazione di base che precede l’Alta Formazione Musicale (leggi ex Conservatori) per chi vorrà continuare a cimentarsi con le materie musicali: 1 Area artistica 1.1 Cantante (ambito lirico, cameristico, corale) 1.2 Compositore (di generi e stili diversi, arrangiatore) 1.3 Direttore (d’orchestra, di banda, di coro) 1.4 Direttore artistico 1.5 Maestro sostituto (tutte le variegate professioni tecnico-musicali dei teatri) 1.6 Musicista di stili non accademici (jazz, pop, rock ecc.) 1.7 Musicista per funzioni religiose (organista-direttore di coro-compositore) 1.8 Regista teatrale 1.9 Strumentista (solista, camerista, orchestrale) 2 Area musicologica e di divulgazione della musica 1.1 Bibliotecario

2.2 Esperto nella conservazione e nel restauro dei beni musicali 2.3 Giornalista-critico musicale 2.4 Redattore musicale nei mass-media 2.5 Ricercatore, insegnante nei Conservatori e nelle Università delle discipline teoriche, storiche e analitiche della musica 3 Area tecnologica 3.1 Assistente di produzione musicale 3.2 Compositore di musica elettroacustica 3.3 Compositore di musica per multimedia, internet, cinema, televisione, sistemi interattivi 3.4 Esperto di inquinamento acustico 3.5 Esperto di musicologia computazionale 3.6 Esperto di restauro di documenti sonori 3.7 Fonico e regista del suono 3.8 Fonico teatrale 3.9 Ingegnere del suono 3.10 Interprete di repertori elettroacustici 3.11 Musicologo di repertori elettroacu-

E…scusate se è poco signò… Enzo Izzi

schi. Il Coni è sempre attento e vicino alle problematiche giovanili”. Il prof. Castronuovo ha aggiunto: “quest’anno per l’organizzazione dei Giochi Sportivi Studenteschi posso affidarmi delle migliori professionalità motorie e sportive della Provincia. Voglio che ognuno di voi dia il massimo delle disposizioni tecniche nella disciplina sportiva assegnata. Ringrazio il Coni per la vicinanza ai giovani e disponibilità data ai giochi di quest’anno. Abbiamo realizzato un sito del Miur regionale e provinciale, è attivo e vi invito a prendere visione per eventuali variazioni di gare. Fate dell’ufficio di educazione fisica e sportiva e del Coni il vostro punto di riferimento. Col collega di Matera, prof. Giuseppe Grilli c’è piena collaborazione. Nonostante mi

sia pervenuta lo scorso 18 gennaio una circolare dal Miur nazionale nella quale viene sottolineata la mancanza di risorse finanziarie per i giochi sportivi studenteschi di quest’anno, devo comunicare che ben 19 istitutti scolastici di I grado hanno dato l’adesione alla corsa campestre del 24 gennaio e 18 istituti di II grado alla stessa finale provinciale di corsa campestre del 25 gennaio di Villa D’Agri. Senza coesione non si va da nessuna parte. Oltre ai giochi sportivi studenteschi, abbiamo un ricco programma sportivo da portare a termine: il memorial “Perretti” di pallacanestro, in ricordo della prematura scomparsa del figlio della collega Toni, previsto per febbraio. Con il circolo velico di Policoro in piazza Prefettura a Potenza verrà

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diffuso una simulazione di vela per le scuole di I e II grado. A marzo svolgimento della Coppa Speranza Fiat. A seguire un torneo di calcio a 11 per i maschi e le femmine per la Conculta Regionale Studentesca, l’iscrizione scade il prossimo 30 gennaio. Indiremo una giornata dello studente e di promozione sportiva per meglio accreditarci sul territorio. A Pantano di Pignola è prevista una giornata sportiva con maratonina, mini-olimpiadi della mente con giochi di scacchi e dama; essercitazioni di canoa, stand con notizie di prevenzione per la salute. Un corso di aggiornamento specifico sulla didattica concluderà questo ricco programma sportivo”.

e notizie che leggiamo sui Quotidiani e settimanali o ascoltiamo per Radio o TV sono li a dirci che la situazione è difficile che c’è la crisi che troppe fabbriche chiudono che vi è troppa spesa per cassa integrazione insomma la crisi investe l’Europa e l’America e il Sud Est Asiatico e dunque che ci entriamo e che possiamo fare noi del Liceo Artistico di Potenza per affrontare questioni che investono il mondo? Certo non abbiamo la pretesa di salvare il mondo ma possiamo aiutare i giovani Lucani ad avere meno problemi al mondo e ad avere varie possibilità di studio e lavorative e variegate prospettive di futuro dal momento che, sempre di più, è evidente la urgenza che ognuno sia attrezzato per fare, anche da se, impresa e attività libero professionali etc.etc. Le opportunità di lavoro bisogna anche sapersele creare e il Liceo Artistico di Potenza con i suoi sei indirizzi di studio è la via maestra per le professioni del futuro se vediamo in breve pezzi di antico e pezzi di moderno che il Liceo mette in campo. Dall’antico prendiamo, a mo’ di esempio, il Design che significa ( tessuti, moda, disegno e arredi di interno) insomma l’alta moda in giro per il mondo è ancora, per lo più, firmata Italia e fattura miliardi all’anno insieme agli oggetti da sogno che i designer italiani producono per il mondo intero e,dunque, più che una prospettiva questo indirizzo potrebbe essere una opportunità. Poi mettiamo un indirizzo antico e moderno qual’è Scenografia che abbraccia la scenografia teatrale e la sposa con i sistemi narrativi moderni e,insomma, sapere mettere in scena è una professione aperta ad ogni possibile futuro dal momento che senza una scena neanche la vita che vi si svolge rischia di avere una narrazione comprensibile. E se ragioniamo modernamente l’indirizzo audiovisivo multimediale è il futuro e il presente delle professioni e delle attività dell’uomo che producono lavoro, e ricchezze. Basta guardare lo sviluppo di Internet e lo sviluppo di tutte le attività che poggiano su Internet e i PC per rendersi conto del fatto che questo indirizzo di studio è una grossa e ghiotta opportunità per la nostra Basilicata e per i giovani Lucani.

Lorenzo Zolfo

Greco

http://lampotenza.bloog.it/ (Docente di Teoria, Analisi e Composizione presso il Liceo Artistico Musicale di Potenza)

Ricco programma nonostante i finanziamenti ridotti

otenza. Lo scorso 19 gennaio nella sala convegni del Coni di via Appia si è tenuta una riunione tecnica sui Giochi Sportivi Studenteschi in corso d’opera nelle scuole di I e II grado della Provincia. A promuovere questo incontro, il coordinatore provinciale di educazione fisica e sportiva prof. Donato Castronuovo. Presenti il presidente provinciale del Coni, Antonio Pesarini, il segretario regionale del Coni, Leopoldo Desiderio e l’quipe tecnica, costituita da Docenti, per la collaborazione nell’organizzazione dei Giochi Sportivi Studenteschi. Antonio Pesarini, da parte del Coni, ha detto: “nonostante la ristrettezza dei finanziamenti, spinti da volontà operativa, porteremo a compimento i giochi sportivi studente-

Una finestra sul tuo futuro

stici 3.12 Progettista sonoro (per musica, multimedia, internet, cinema, televisione, sistemi interattivi) 3.13 Tecnico di archivi sonori 3.14 Tecnico di editoria elettronica musicale (copista informatico) 3.15 Tecnico di gestione di laboratori musicali 3.16 Tecnico di post-produzione audio. Ma queste sono solo alcune delle possibilità per cui torneremo a parlare delle opportunità formative finalizzate a lavoro e/o professioni che il Liceo Musicale può assicurare.

Giochi sportivi studenteschi

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Parafunzioni che influiscono sul buon funzionamento dell’organo dentario funzionali a un disordine psicofisiologico che causa abitudini parafunzionali notturne e/o diurne.

Dr. Nicola Straziuso Medico-Chirurgo - Odontoiatra - Master II° Liv in Ortognatodonzia Gnatologia e Funzione Masticatoria - Master II° Liv in Ottimizzazione Neuro-Psico-Fisica con Convogliatore di Radianza Modulante - Otorinolaringoiatra Specialista in Foniatria and Medical Dental Project Team Via Appia, 206 Potenza Tel. e fax. 0971 - 601163 info@medicaldentalproject.com www.medicaldentalproject.com

Cos’è una Parafunzione? Con questo termine si indica tutto ciò che un sistema (in questo caso, la bocca) può fare, ma che esula dalle sue normali funzioni; tutti noi serriamo i denti centinaia di volte al giorno, ma si parla di parafunzione quando la forza è eccessiva e l’atto viene compiuto non per scopi funzionali (come masticare o deglutire). Un esempio tipico potrebbe essere il ben noto Bruxismo Ad oggi questa parafunzione viene definita come:l’abitudine di serrare, digrignare e stringere i denti, un atto notturno o diurno, che provoca la chiusura e il serramento dei mascellari per fini non

Si può presentare da solo o in associazione con altre abitudini orali viziate, come il mordicchiamento di unghie o penne, il succhiamento di labbra, dita od oggetti, posture non fisiologiche della mandibola. Probabilmente è la più diffusa forma di parafunzione nell’uomo: sintomi correlati al bruxismo sono riscontrabili nel 78% della popolazione. L’incidenza diminuisce con l’età, specialmente dopo i cinquant’anni sembra più diffusa tra le donne. Prima di tutto, il bruxismo va suddiviso nelle sue due maggiori modalità. Entrambe le forme di bruxismo si manifestano come contrazioni muscolari, che possono essere intermittenti o presentarsi per lunghi periodi di tempo. I muscoli elevatori della mandibola sono quelli più sottoposti a stress durante questi episodi parafunzionali e provocano microtraumi o carico dell’intero apparato stomatognatico. Se non trattato, il bruxismo andrà a danneggiare le strutture orali in relazione alla sua durata ed intensità. Il paziente può riferire una sensazione simile ad un crampo: questo perché nei muscoli una prolungata contrazione provoca una diminuzione del circolo ematico, con conseguente diminuzione di apporto di ossigeno e accumulo di acido lattico, che è la principale causa dei dolore. I muscoli colpiti da questi spasmi diventano sempre più rigidi fino ad arrivare ad una limitazione dei movimenti e a vere e proprie disfunzioni. Vanno inoltre distinte altre due modalità di bruxismo: una parafunzione del sonno, più diffusa e meglio conosciuta, e una della veglia, in quanto durante la notte si manifestano i sintomi di inquietudine e difficoltà nell’affrontare la crescita, l’apprendimento e l’educazione. Una successiva distinzione va fatta anche tra una forma primaria,che insorge in assenza di altre patologie, ed una forma secondaria, as-

sociata a malattie psicologiche, neurologiche, disturbi del sonno, assunzione di farmaci o una loro combinazione. Risulta necessario evidenziare il ruolo dello stress, come fattore scatenante che si traduce in una situazione di disequilibrio, portando l’organismo a reagire per ristabilire una corretta armonia tra i vari sistemi. Il bruxismo deve anche essere visto come normale ed importante funzione della bocca nell’ambito dell’essere umano che “scarica” le proprie tensioni attraverso il suo organo masticatorio. Nei bambini e negli adolescenti questo comportamento è molto frequente e può assumere un significato positivo o tentativo di mettere in equilibrio il sistema stomato-gnatico. Non ci sono ragioni per trattare il bruxismo, anche dopo una diagnosi certa, finché questo non diventi un reale problema per la salute orale del paziente. Un immediato benessere si ha migliorando lo stile di vita, riducendo lo Stress. Ancora, può essere di aiuto la “deprogrammazione” del sistema neuro-muscolare, con l’inserimento tra le arcate di una placca occlusale che elimina le interferenze occlusali e quindi dei movimenti anomali ed il ritorno ad uno stato di normalità articolare e muscolare. La presenza di un “oggetto” estraneo tra le arcate permette al paziente di rendersi conto del fatto di serrare i denti; questo tipo di biofeedback è importante per prendere conoscenza della parafunzione e controllarla. Se, dopo alcuni mesi di utilizzo di placche occlusali, questa condizione verrà raggiunta in modo soddisfacente sarà possibile allora definire meglio l’iter terapeutico successivo, che potrà essere: informazione ed autocontrollo. Vanno forniti dei diari comportamentali in modo che il paziente prenda coscienza della parafunzione; inoltre il medico deve motivare il paziente ed inse-

gnare a controllare i movimenti durante le ore di veglia, va evitato un prolungamento “a vita” dell’uso della placca occlusale a seconda delle necessità, la quale verrà utilizzata part-time e secondo il bisogno, con un controllo costante un trattamento ortodontico o protesico, in modo da creare o ricreare un postura armonica dento-mascellare e quindi un corretto movimento di muscoli ed articolazioni. Terapia farmacologica: ad oggi, gli obiettivi sono l’analgesia, la riduzione dell’infiammazione o la diminuzione del tono o dell’iperattività muscolare. A questi scopi sono utili quattro categorie di farmaci: analgesici, anti-reumatici miorilassanti e antidepressivi. Ogni paziente, in vista della scelta del farmaco andrà considerato nella sua interezza psicofisica, autoterapia e fisioterapia : molti pazienti traggono beneficio da tecniche di rilassamento e di stretching dei muscoli masticatori. Lo scopo di questi esercizi è quello di rilassare e di riallungare gradualmente le fibre muscolari contratte, ristabilendo una normale circolazione sanguigna: il caldo è consigliato per i dolori cronici e per preparare la muscolatura agli esercizi, il freddo è più efficace per la terapia degli stati dolorosi acuti. Gli effetti delle parafunzioni I denti dei soggetti affetti da bruxismo tendono a consumarsi, specialmente laddove é maggiore l’attitudine a strofinare le arcate fra loro. Quando prevale la tendenza al digrignamento, si producono più facilmente fratture dello smalto dovute alla forte pressione. - mobilità dentale: le continue sollecitazioni prodotte dal bruxismo, danneggiano sia i denti che i loro tessuti di sostegno (gengive e ossa mascellari), provocandone il graduale riassorbimento

dolore e disturbi dell’orecchio -

- rumori e dolori alle articolazioni temporo-mandibolari (e progressiva alterazione delle superfici articolari)

cefalee e vertigini

dolore alla colonna cervicale e dorsale

Per tutte queste ragioni una visita dallo specialista, oltre che una corretta regola per la propria igiene orale e per la salute della bocca, diventa anche un momento importante per il benessere del nostro corpo.

Chirurgia Laparoscopica al San Carlo di Potenza: effettuato il primo intervento al retto basso L

a chirurgia laparoscopica avanzata per il trattamento del tumore al retto basso approda in Basilicata con grande successo. Mercoledì 18 gennaio 2012 presso l’Ospedale San Carlo di Potenza, l’equipe chirurgica diretta dal primario Nicola D’Alessandro e composta dai medici Giuseppe Tramutola e Andrea Loffredo, dall’anestesista Mary Olivieri e dalla ferrista Annamaria Monetta ha egregiamente portato a termine il primo intervento di amputazione addomino-perineale secondo Miles per una neoplasia del retto basso infiltrante le strutture sfinteriali, il tutto con tecnica completamente laparoscopica, perfettamente in linea con le direttive aziendali per la crescita di una Chi-

rurgia oncologica e mininvasiva. Ricordiamo che questa tecnica risulta essere una branca della videochirurgia e che pertanto si avvale dell’utilizzo di uno strumento dotato di telecamera che, trasmettendo le immagini su un monitor, rende possibile l’esecuzione dell’intervento semplicemente attraverso la pratica di piccoli fori e l’inserimento in essi di appositi sottili strumenti chirurgici. Si

esclude in tal modo la necessità della laparotomia. La chirurgia dei tumori al retto, in particolar modo nelle forme che interessano l’area sopra-sfinteriale, ha subito negli ul-

timi tempi notevoli cambiamenti all’interno di un quadro di approcci multidisciplinari, la chemio-radio terapia preoperatoria e la cosiddetta sfincter-saving (che prevede la conservazione degli sfinteri), riducendo notevolmente la pratica demolitiva della porzione terminale del retto con conseguente asportazione dell’intero apparato sfinteriale e confezionamento di una stomia defini-

tiva. Tale chirurgia mininvasiva, seppur nettamente più complessa da un punto di vista squisitamente tecnico, presenta dei vantaggi assolutamente preponderanti: in primis riduce il grado di aggressività e invasività nei confronti del paziente, scongiura estese cicatrici sull’addome e nella regione perineale, abbatte drasticamente il coefficiente di dolore e, soprattutto, favorisce un più rapido recupero delle normali attività nonché una migliore qualità della vita. La paziente, infatti, dell’età di 78 anni, dopo essere stata sottoposta a isolamento del retto ad addome chiuso fino al piano muscolare del pavimento pelvico, e a estrazione dal perineo del pezzo operatorio comprendente il retto e tutte le

strutture sfinteriali colpite dalla neoplasia, ha affrontato un decorso postoperatorio regolare caratterizzato da una precoce ripresa della mobilizzazione e dell’alimentazione. L’intervento, inoltre, della durata di circa tre ore, è stato seguito da una degenza di quattro giorni a fronte dei lunghi tempi (circa 20 giorni) che caratterizzavano invece le degenze per interventi eseguiti secondo i dettami della tradizionale laparotomia. Insomma, una conquista di grande rilievo per l’ospedale potentino, uno slancio verso nuove mete, e sul piano del modus operandi degli stessi medici e per il benessere dei pazienti.


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La retinopatia diabetica

Acura del Dottor Vincenzo Pagliara Responsabile Branca OculisticaASPPotenza vincenzopagliara@alice.it www.vincenzopagliara..com 339/8081041 - 0971/310792 848821821

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uesta settimana parleremo di un argomento molto diffuso e comune, che può riguardare noi tutti, anche i bambini ed i giovani, con maggiore frequenza negli adulti e negli anziani. Si tratta della retinopatia diabetica, una patologia sociale purtroppo sempre più diffusa nella

cosiddetta “società del benessere”, grazie anche alla sua trasmissione familiare. Il diabete mellito è una patologia cronica dovuta a svariati fattori di grande rilievo sociale, che può determinare complicanze a carico del sistema nervoso (neuropatia diabetica), dell’apparato cardiovascolare (ipertensione e malattia coronarica), dei reni (nefropatia diabetica) e dell’apparato visivo (retinopatia diabetica, glaucoma neovascolare, cataratta, cheratocongiuntivite, miopia, ecc.). Si classifica in diabete tipo I o giovanile (dovuto a carenza assoluta di insulina) e in diabete di tipo 2 mellito o dell’adulto (dovuto ad una insufficiente produzione e resistenza all’insulina). La Retinopatia Diabetica determina il 10% dei casi di cecità nei pazienti tra i 25 ed i 75 anni. Nel 90% dei casi si tratta di adulti ed anziani affetti da diabete mellito, nel 10% di forme rapidamente aggressive dei giovani. Le due complicanze più importanti della RD sono l’edema maculare e la retinopatia diabetica proliferante. Fattori di rischio e patogenesi Il rischio e la progressione del diabete aumentano in rapporto allo scarso controllo della glicemia ed alla presenza di nefropatia, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia e gravidanza. Lo sviluppo della retinopatia diabetica è strettamente correlato alla durata della malattia, essendo frequente nel 25% dopo 5 anni dall’insor-

genza del diabete ed arrivando all’80% dopo 15 anni ed al 100% dopo 30 anni. Nella patogenesi il ruolo principale spetta all’iperglicemia, cioè un aumento della presenza di zucchero nel sangue, che determina un indebolimento di arterie, vene e capillari, visibili a carico della retina con l’esame del fondo oculare. Tra i fattori responsabili di questo danno endoteliale, cioè della parete interna dei vasi sanguigni, il VEGF (fattore di crescita vascolare endoteliale) ha un ruolo preminente, determinando sia le complicanze microangiopatiche retiniche della forma non proliferante, meno grave, con edemi ed essudati, che i fenomeni di angiogenesi intraoculare della forma proliferante, più grave, con ischemia e formazione di neovasi. Il VEGF determina un indebolimento della parete dei vasi con conseguente sfiancamento e formazione di microaneurismi, rottura della barriera emato-retinica con aumento della permeabilità capillare e formazione di essudati al polo posteriore, emorragie intraretiniche con lesioni dei microaneurismi retinici ed edema maculare cistoide. Forme di retinopatia diabetica La RD viene classificata in 3 forme: Retinopatia Diabetica non proliferante Diabetica pre-proliferante Retinopatia Diabetica proliferante Le tre forme di alterazione reti-

nica si possono verificare durante l’evoluzione naturale della malattia, con un decorso clinico progressivo dalla forma non proliferante (meno grave) a quella proliferante (più grave). La RD non proliferante è tipica dei pazienti con diabete di tipo 2, cioè degli adulti e degli anziani (diabete mellito) ed è caratterizzata da lesioni vascolari che comprendono microaneurismi (piccole dilatazioni dei vasi sanguigni) emorragie intraretiniche, essudati duri, anomalie microvascolari intraretiniche ( denominate con la sigla IRMAs), irregolarità dei capillari perifoveali (vicini alla macula), possibili rotture della barriera ematoretinica interna ed aumento della permeabilità capillare, responsabili della formazione dell’edema maculare, che può compromettere seriamente la vista. La RD pre-proliferante è caratterizzata da numerose emorragie retiniche, anomalie microvascolari intraretiniche (IRMAs), essudati cotonosi, vene a corona di rosario, aree ischemiche. Questi fattori predispongono al rischio di sviluppare una neovascolarizzazione retinica e/o papillare. La RD proliferante si presenta con occlusioni vascolari ed aree di ischemia retinica in media periferia, con conseguente ipossia (ridotto apporto di ossigeno) e con proliferazioni vascolari retiniche e/o papillari, con possibile presenza di neovasi iridei (rubeosis iridea). La crescita dei neovasi

è dovuta all’azione angiogenica del VEGF, che porta alla formazione di reti vascolari anarchiche che possono estendersi al corpo vitreo con o senza componente fibrosa. Questi vasi neoformati sono più fragili e possono rompersi e sanguinare nel vitreo con successiva proliferazione di tessuto fibroso e di distacco di retina. L’ipossia retinica determina anche una dilatazione e tortuosità dei vasi venosi. Si possono avere emovitrei recidivanti (sangue nel corpo vitreo), membrane fibrovascolari vitreali, rotture retiniche e distacco di retina. Il glaucoma neovascolare è un’altra temibile complicanza dovuta alla formazione di neovasi iridei e dalla proliferazione di una membrana fibrovascolare che occlude l’angolo della camera anteriore, determinando una difficoltà nel deflusso dei liquidi dell’occhio con conseguente aumento della pressione intraoculare (un po’ come se si intasasse il filtro di scarico). Sintomatologia Nei pazienti diabetici sono frequenti sintomi irritativi, come sensazione di corpo estraneo, bruciore, fotofobia, spesso associati a lacrimazione, per la presenza di congiuntivite o di cheratocongiuntivite. Spesso è presente una cataratta; tipica è la comparsa di miopia da indice, dovuto all’aumento della glicemia. La vista nelle fasi iniziali può essere buona, ma con il tempo può risultare seriamente compro-

messa. A volte si può avere un glaucoma neovascolare con rubeosis iridea, mentre frequenti e caratteristiche sono le alterazioni del fondo oculare. Diagnosi strumentale Il medico oculista, grazie a speciali apparecchiature come il biomicroscopio,o lampada a fessura, può effettuare un accurato esame del fondo oculare in midriasi, con l’ausilio della lente di Goldman o di altre lenti. Inoltre può effettuare l’esame del fondo oculare con una seri di apparecchiature tipiche di una ambulatorio oculistico: oftalmoscopio indiretto monoculare, oftalmoscopio diretto, oftalmoscopio indiretti binoculare. Le gocce servono al medico oculista per un’esame del fondo più semplice, ma spesso è possibile, con opportune metodiche ed attrezzature, l’esame del fondo senza le fastidiose gocce che dilatano la pupilla. Ovviamente sarà il medico oculista a decidere il tipo di esame più appropriato, tra i vari strumenti disponibili, nonché a consigliare ulteriori approfondimento come la Fluorangiografia (dove si inietta un mezzo di contrasto endovena, la fluoresceina, che fa assumere al paziente un colore gaiallastro per un po’ ed è indispensabile la presenza dell’anestesista per i possibili rischi) o l’OCT, meno fastidioso per il paziente e più innovativo. Entrambi questi esami forniscono una documentazione fotografica utile in previsione di un trattamento laser.

soffre perché non si riesce a curare la sua sofferenza apparentemente sine materia. La Postura è essenzialmente un tratto individuale, ed anche la sua correzione riguarda un ambito strettamente individuale che non prescrive “RICETTE PRECONFEZIONATE” poiché gli “INGREDIENTI ” che devono essere usati su ciascun individuo sono uno diverso dall’altro non solo nella misura ma anche nella natura e composizione degli stessi. Prima di affrontare un qualsiasi trattamento rieducativo sarà necessario dunque un esame (ispezione posturale) che permetterà di individuare le particolari necessità del soggetto esaminato. Avviene così un’attenta valutazione del soggetto attraverso un’indagine clinica e una serie di test atti a verificare la situazione posturale. A prescindere dalla metodologia usata, l’obiettivo finale sarà quello di rendere la “Struttura alterata” più funzionale possibile “liberandola ” da tensioni che creano VIZI POSTURALI sia in condizioni statiche che dinamiche del soggetto. Il soggetto che compie questo percorso sarà il vero protagonista dell’intervento posto

in essere. E’ a lui che dovranno essere forniti gli strumenti che gli consentiranno di modificare per quanto sarà possibile le strutture alterate per poi rielaborare in una fase successiva gli schemi posturali compromessi. La Rieducazione Posturale è, pertanto, essenzialmente una tecnica, un modo di fare ginnastica che prevede:

Posturologia, postura e rieducazione

Dott. Ft.

Nicola Castelluccio Osteopata D O Posturologo Laurea Magistrale in Scienze della Riabilitazione ASP Potenza email: ncastelluccioinfo@gmail.com

cell. 3804326784

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osturologia è il vocabolo scelto per qualificare lo studio dell’essere umano nel suo ambiente vitale, definizione vasta ed “ambiziosa”. La Posturologia è stata la prima branca a servirsi dello studio clinico dei riflessi posturali per l’analisi di patologie funzionali; viene definita “postura” ciascun atteggiamento corporeo assunto, contraddistinto da specifici rapporti fra i segmenti che costituiscono l’insieme. Lo studio posturologico si applica all’essere umano, unico, fra le specie viventi, integralmente

bipede. L’uomo nella sua evoluzione filogenetica, “liberando ” le mani e conquistando la stazione eretta ha dovuto trovare un equilibrio posturale di rapporto con l’ambiente circostante condizionata dalle situazioni ambientali momentanee e finalizzata alla realizzazione dei programmi motori necessari. La descrizione sintetica del complesso sistema che sovraintende al controllo posturale globale perviene al risultato finale di una complessa interazione coinvolgente tutti i distretti corporei. I ruoli che competono, con continuità di tempo, a ciascun distretto sono sostanzialmente tre: Interpretazione e decodifica delle informazioni in arrivo; Elaborazione delle informazioni secondo una specifica logica funzionale ed operativa; Risposta di base logica, con informazioni dirette ad altri distretti mediante connessioni nervose. Il risultato finale di queste tre funzioni contribuisce in modo specifico e sinergico alla realizzazione e al mantenimento della postura. Il SISTEMA POSTURALE è un insieme molto complesso che vede coinvolte strutture del SNC (Sistema Nervoso Centrale) e Pe-

riferico e soprattutto l’ OCCHIO, il PIEDE, il SISTEMA CUTANEO, i MUSCOLI, le ARTICOLAZIONI, ma anche l’APPARATO STOMATOGNATICO (Sistema Occlusale e Lingua) e l’ORECCHIO INTERNO. Il SNC utilizza le informazioni ricevute da Occhio, Pianta dei Piedi e Cute, in primo luogo per avere la consapevolezza della posizione del corpo e poter impostare correttamente quanto voluto nei confronti del mondo esterno e di se stesso. Se, nel tempo, sorgono problemi a qualsiasi livello, in un primo momento il “SISTEMA ” cercherà di compensare in qualche modo (spalla più alta, rotazione del bacino, atteggiamenti scoliotici, vizi di appoggio plantare, testa inclinata, ecc) fino a quando potrà, compatibilmente con le singole capacità; ad un certo punto però questa capacità di compensare trova il suo limite proprio dalla “somma ” di questi “aggiustamenti” e compariranno le prime avvisaglie di patologia come fossero una sirena d’allarme. Questo sistema “inquinato” dai vari compensi, quindi, vedrà sorgere tutte le problematiche più comuni (Cefalee, Cervicalgie, Nevralgie, Difetti di Masticazione e dell’Occlusione Dentale, Dorsalgie, Lombalgie, Lombosciatalgie, Dolori alle Spalle, alle Braccia, alle Anche,

alle Ginocchia, alle Caviglie): tutte patologie che complicano e condizionano notevolmente la vita quotidiana e, di conseguenza, la nostra Psiche. La Posturologia cerca, affrontando il problema a livello della causa, di dare risposta agli effetti e quindi alla sintomatologia. L’armonia posturale è la condizione essenziale per mantenere la salute e il benessere globale. Il malato posturale è quel malato che nessuno vuole, è un malato cronico, che affolla gli ambulatori dei MMG e Specialistici alla ricerca di un nesso tra le sue algie croniche ed il suo senso di squilibrio; algie che se va bene si risolvono in un quadro di artrosi o in un non so che…!!!Quante persone soffrono di algie croniche dell’asse corporeo, di cefalee, di dolori articolari, di instabilità della stazione eretta, di vertigini, ecc. e dopo aver fatto decine e decine di esami non vengono a capo di niente, con la risposta spesso frequente che alla base c’è l’ansia o lo stress. Il malato posturale è un malato difficile per lui la soluzione più ovvia è “prenda questa pastiglia o vada da quest’altro specialista ”. Spesso questo malato, non trova beneficio in tali medicamenti o se lo trova è parziale e momentaneo. Allora si finisce nell’oblio degli psicofarmaci, ovvero si rende depresso e farmaco-dipendente, un malato che

Lavoro meccanico-ortopedico Educazione allo schema corporeo Ginnastica Posturale Educazione Respiratoria In conclusione bisogna sottolineare l’importanza cruciale nell’iter riabilitativo dello svolgimento di un’attenta analisi biomeccanica, qualsiasi sia l’alterazione e la patologia per cui il Paziente deve essere trattato. L’attenersi esclusivamente a “Protocolli Standardizzati ” sulla PATOLOGIA e non sul PAZIENTE, significa non rispettare la soggettività dell’individuo che abbiamo di fronte e l’unicità espressiva della patologia stessa.


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Post intervento: quando può tornare a guidare il paziente?

di Gianfranca Losasso Medico Specialista in Cardiochirurgia gcardio@libero.it

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l momento della dimissione dall’ospedale, dopo essere stati sottopostia d un intervento di cardiochirurgia, di solito consigliamo ai nostri pazienti di migliorare le loro abitudini di vita: non aumentare il peso corporeo, tenere sotto controllo il colesterolo ed i trigliceridi sottoponendosi ad una dieta povera di grassi, controllare la glicemia ed i livelli di pressione arteriosa, abbandonare il fumo di sigaretta e fare

delle salutari passeggiate. Ma, accanto a questi comuni suggerimenti, una delle domande più frequenti che i pazienti sottoposti ad intervento cardiochirurgico pongono al medico che li ha operati, riguarda la possibilità di tornare quanto prima a guidare l’automobile e l’eventuale utilizzo delle cinture di sicurezza. Le indicazioni che al riguardo diamo ai nostri pazienti sono di riprendere a guidare l’auto dopo circa 4-6 settimane dalla data dell’intervento chirurgico, sulla base delle raccomandazioni della Task Force della Società Europea di cardiologia “Driving and heart disease”. A questo proposito, tali raccomandazioni prevedono criteri differenti sulla base del tipo di automezzo guidato ma, ad esempio, per quanto riguarda pazienti dopo bypass aortocoronarico e sostituzione valvolare, il periodo di ripresa della guida consigliato non supera mai le 4 settimane in caso di autovettura e, le 6 settimane in caso di guida di veicoli particolarmente pesanti (>3.5 t) per coloro che, prima dell’intervento, svolgevano il lavoro di camionista. L’esperienza del centro nel

quale lavoro evidenzia una certa difficoltà soprattutto psicologica a riprendere le attività giornaliere. In particolare, la guida dell’automobile desta notevoli ansie e preoccupazioni, sia ai pazienti che ai loro familiari. Nella nostra realtà, circa un terzo dei pazienti smette di guidare, con netta prevalenza delle donne. I motivi addotti nella popolazione generale sono riferibili a paure personali e a nervosismo, scarsa attenzione, difficoltà nell’ effettuare manovre. La maggioranza delle donne che ha smesso di utilizzare l’autovettura ha avuto pressioni esterne da parte dei familiari, marito e figli. A tale proposito, è importante il ruolo del personale sanitario nel rieducare non solo il paziente operato ma anche la famiglia sia da un punto di vista della riabilitazione motoria e degli esercizi respiratori che, soprattutto, psicologicamente con l’obiettivo di potenziare l’autodeterminazione e l’autostima del paziente operato. Tra le raccomandazioni della Task Force precedentemente citate non c’è alcuna indicazione specifica sull’utilizzo delle cinture di sicurezza, per-

ché probabilmente si dà per scontato che si debbano indossare comunque e sempre. Eppure, il 15% dei pazienti che sono stati sottoposti ad intervento cardiochirurgico non usa le cinture di sicurezza perché pensa che, il dolore allo sterno che normalmente è presente dopo questa chirurgia, possa essere potenziato dall’utilizzo delle cinture. Invece, la sternotomia mediana non è considerata un elemento di disturbo nella guida per il paziente car-

Dott.ssa Ivana Gruosso Farmacia Marchesiello www.farmaciamarchesiello.it c.so Garibaldi 92 85100 Potenza tel 097121179 email: i.gruosso@farmaciamarchesiello.it

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er molte persone i geloni rappresentano un appuntamento immancabile della stagione invernale! Fastidiosi, dolorosi ed anestetici, i geloni sono uno stato infiammatorio della cute dovuto ad una sovradimensionata reazione ad una esposizione prolungata al freddo. Si manifestano con chiazze di arrossamento ed edema violaceo, molto dolorose e pruriginose, localizzate maggiormente alle mani ma possono colpire anche naso, orecchie e talloni. L’esposizione a basse temperature produce una vasocostrizione e la pelle essendo meno irrorata dal sangue appare pallida, si desquama e si spacca. I soggetti

sottovalutare l’importanza dell’utilizzo di creme soprattutto quelle a base di vitamina C e flavonoidi, ricche di particolari sostanze chiamate ceramidi che hanno la funzione di proteggere la pelle dalle aggressioni esterne. In caso di comparsa delle lesioni è utile massaggiare la parte dolorante una crema a base di calendula che oltre a stimolare la circolazione è anche lenitiva e cicatrizzante. In caso di geloni ai piedi, dopo aver effettuato dei pediluvi rilassanti con acqua calda e sale, è consigliabile fare dei massaggi con una pomata all’arnica che vanta proprietà antinfiammatorie ed analgesiche e di attivazione della circolazione. Anche la medicina omeopatica ci è di grande aiuto per gestire questa problematica: Apis Mellifica 15CH in caso di edema di colore rosa acceso dell’estremità delle dita; Arnica 9CH in presenza di geloni violacei che peggiorano al tatto, Arsenicum Album 9CH in caso di bruciore intenso che migliora con il calore; Rhus Toxicodendron 9CH in presenza di geloni con arrossamento e prurito che migliora con il movimento.

Tuttavia, nonostante il vasto bagaglio di informazioni che vengono fornite dopo l’intervento, i nostri pazienti una volta ritornati alla vita “normale”, si lasciano fuorviare da quelli che reputano “ipotetici vantaggi” e così, in alcuni casi, pretendono anche l’esenzione dall’uso delle cinture di sicurezza, senza pensare che queste misure di sicurezza sono protettive più che fastidiose per la loro salute.

Il significato dei sogni!

Con il freddo intenso arrivano i geloni maggiormente predisposti sono quelli che soffrono di malattie circolatorie, le donne più degli uomini e chi soffre di dermatiti atopiche, spsoriasi, lupus eritematoso e malattia di Raynaud. Fondamentale è la prevenzione: indossare i guanti durante tutta la stagione fredda, evitare di avere le mani umide o bagnate, evitare l’acqua fredda, non fumare in quanto il fumo provoca una vasocostrizione dei piccoli vasi delle estremità, migliorare a scopo preventivo la circolazione periferica. A tal fine diverse sostanze naturali ci sono di aiuto come il Ruscus, il Ginko Biloba, la Centella Asiatica che avendo un’azione vasoprotettrice, migliorano la circolazione nei piccoli vasi. Si possono prevenire i geloni con un costante esercizio fisico in modo da migliorare la circolazione periferica e la salute della pelle e con un’ alimentazione ricca di frutta e verdura. Il betacarotene (carote, spinaci), la vitamina E (asparagi, spinaci) che dilata i vasi favorendo la circolazione, lo zinco (carote e prezzemolo), le vitamine del complesso B e la vitamina C sono da preferire. E perché no anche un bicchiere di vino ai pasti, naturalmente senza esagerare, che va a dilatare i vasi sanguigni e quindi a favorire la circolazione periferica! Mai

diochirurgico. Infatti, le informazioni che diamo ai nostri pazienti sono di utilizzarle da subito perché, cicatrici ben rimarginate non sono assolutamente compromesse da una cintura posizionata correttamente. Occasionalmente, per prevenire irritazioni e dolori su tessuti cicatriziali recenti, può essere utile mettere un cerotto o un cuscinetto spugnoso sull’area sulla quale si appoggia la cintura.

a cura della dottoressa MariaTeresa Muscillo psicologa sessuologa

tel- 328/8317632 mariateresa_muscillo@yahoo.it

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na celebre canzone del 1973 di Marisa Sannia recita “I sogni son desideri! Così in fondo al cuor, nel sonno ci sembran veri e tutto ci parla d’amor!”. Ma è proprio vero che il sogno è la voce dei desideri? La risposta è sicuramente affermativa. Sognare è una delle cose più belle e piacevoli che la natura ha fatto: è un mondo parallelo fatto di regole proprie, lontanissimo e allo stesso tempo vicinissimo alla realtà e al nostro Io più intimo. Sigmund Freud nel suo celebre libro “L’interpretazione dei sogni” fa una disamina approfondita sulla formazione del sogno, prendendo in considerazione alcuni processi utilizzati per costruire la trama onirica: La Condensazione: collegamento e sovrapposizione confusa di ricordi che sono accaduti durante il quotidiano; Lo Spostamento: attribuzione di significato di un elemento ad un altro diverso dal primo; La Drammatizzazione: rappresentazione di contenuti latenti (nascosti) tramite lo svolgi-

mento di azioni o situazioni in una trama più o meno strutturata; La Simbolizzazione: rappresentazione di un contenuto inaccettabile tramite un simbolo accettabile per l’Io. La Rappresentazione dell’opposto: il sogno, spesso, esprime l’opposto del contenuto latente (nascosto). Vi è mai capitato di fare un sogno erotico o meglio ancora di sognare una cosa assolutamente proibita? Per esempio di andare a letto con il ragazzo della vostra migliore amica oppure di fare l’amore con uno sconosciuto in un posto strano? Tranquillizzatevi, non avete fatto nulla di così trascendentale. L’attività onirica fa emergere tutti i bisogni e desideri più nascosti, quelli che la nostra morale o Super-Io censura con rigore. Soprattutto per quanto riguarda la sessualità, che è composta da istinti primordiali, che sfuggono totalmente alla logica razionale e alla moralità imposta dalla famiglia e dalla società. Se si ricordassero i sogni proibiti, emergerebbe un senso di pudore e di vergogna. Per fortuna, come afferma Freud, la personalità è composta da tre istante: Io, Es e Super-Io, c’è una continua mediazione tra queste tre parti. Nei sogni emerge l’Es con prepotenza, quella parte di noi tenuta nascosta, rimossa e dimenticata, perché ritenuta spiacevole o lontana dalle regole che abbiamo introiettato durante la vita. Nel quotidiano, invece, è l’Io a dettare legge e a mediare continuamente tra rappresentazioni interne e mondo esterno. Quindi lasciatevi trasportare dai sogni per scoprire la parte più intima, senza farvi suggestionare eccessivamente, ma cercando di utilizzare questo materiale per accettare ogni parte della propria personalità, dai pensieri più profondi ed inaccettabili a quelli più coscienti e socialmente adeguati!


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L’INTERVENTO

Stop a tutte le corporazioni, nessuna esclusa

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cco il testo di una lettera aperta inviata dal noto avvocato materano Leonardo Pinto al Presidente della Repubblica, al Premier Monti, e al ministro della Giustizia. L’argomento “caldo” degli ultimi tempi, è la liberalizzazione della professione di avvocato. La questione è semplice, sembra affermare Pinto: se siamo in Europa non possiamo eludere le direttive europee. Se queste direttive non piacciono, dobbiamo uscire dall’Europa. Ma questo non lo possono decidere i difensori di interessi corporativi. Di seguito il testo integrale. «Leggo sui giornali la posizione del Consiglio Nazionale Forense in merito alla liberalizzazione che riguarda la professione di avvocato. Al riguardo, mi permetto evidenziare alcune brevi considerazioni dalle quali, a mio avviso, non si può e non si deve prescindere. 1. Come noto, gli ordini professionali e il Consiglio Nazionale Forense sono privi di potere di rappresentanza degli avvocati. Essi sono stati istituiti dal R.D.L. n.1758/33 che, oltre a prevedere i requisiti necessari per poter esercitare la professione di avvocato, contempla -tra l’altro- i doveri e i diritti dello stesso nel rapporto professionale con il proprio assistito. Quindi si tratta di organismi istituiti non per tutelare

interessi corporativi, ma per garantire un interesse pubblico. E ciò in considerazione della necessità dell’assistenza tecnica dell’avvocato (salvo qualche eccezione) allorquando si intenda adìre la giustizia ovvero difendersi nelle varie sedi giurisdizionali. Da questo consegue che l’Avv.Guido Alpa, presidente del CNF, e così i presidenti degli Ordini degli avvocati, quando si occupano della riforma dell’ordinamento forense, lo fanno a titolo personale, poichè, come detto, non rappresentano gli esercenti la professione forense, nè mai hanno ricevuto dai medesimi (compreso me) un mandato politico-sindacale di rappresentanza. Ma v’è di più! La maggior parte degli avvocati non è MAI stata consultata e né mai si è espressa sulla perentoria richiesta dell’Avv.Alpa di approvazione del disegno di legge all’esame della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, avente ad oggetto la disciplina dell’ordinamento della professione forense. Riforma non condivisa. Per avere conferma di ciò è sufficiente chiedere i verbali delle assemblee degli avvocati dei vari fori (mai svolte) nel corso delle quali si sarebbe dovuto discutere di tale riforma. 2. La crisi seria, che viviamo, non può essere ignorata da “corpi”

dell’avvocatura che pensano di gestire “vincoli” per garantirsi un potere dannoso alla generalità degli avvocati. Un esempio: non è possibile pretendere che gli ordini professionali e il CNF debbano essere, contemporaneamente, titolari del potere disciplinare, arbitri e controllori della formazione professionale che, secondo lo spirito della ns. Costituzione, dev’essere libera e senza limitazioni, consentendo a chiunque di promuoverla ed attuarla nel rispetto della legge. Né è possibile, come fa l’Avv.Alpa, pretendere l’adozione di regolamenti che prevedano procedure per la specializzazione di avvocati e cancellazione degli stessi, magari sulla base di soglie reddituali, e tanti altri vincoli, che nulla hanno a che vedere con l’esercizio di una libera professione. Il CNF ha già tentato di sostituirsi al legislatore approvando un regolamento in materia di specializzazioni annullato dal TAR Lazio con la sentenza n.8807/10. Tale regolamento, ripeto annullato dal TAR, è stato sostanzialmente recepito nel progetto di riforma approvato dal Senato, senza tenere in debita considerazioni la compatibilità dello stesso con la ns. Carta costituzionale, che per fortuna è ancora vigente. 3. Per rimuovere nicchie di privilegi e vincoli che condizionano il mercato del lavoro, limitandone la

crescita, si chiede di cancellare ovvero modificare l’art.18 dello statuto dei lavoratori. Se questo è vero, non è possibile pretendere che professioni liberali continuino ad avere ordinamenti pensati in un contesto socio-economico completamente diverso dall’attuale. In verità, a me pare che il legislatore del ‘33, pur legiferando in epoca di “corporazioni”, sia stato molto più rispettoso dell’autonomia e della libertà dell’avvocato rispetto ai vincoli e subordinazioni che ora si pretende vengano imposti in un regime democratico e nel contesto europeo. In definitiva, a mio parere, oggi non è assolutamente possibile approvare una riforma che sottometta l’avvocato a un potere eccessivamente “discrezionale” degli ordini circondariali e dello stesso Consiglio Nazionale Forense (vedasi progetto caldeggiato dal Presidente Alpa senza consultare “la base”, approvato dal Senato). Tale pretesa, inammissibile, anche sotto il profilo della legittimità costituzionale, confligge palesemente con lo spirito della libera professione dell’avvocato. 4. Gli Ordini professionali devono essere preposti esclusivamente alla tenuta degli albi. 5. Le resistenze “corporative” non hanno più ragione di esistere. Non si può guardare all’Europa tenendo fermi i piedi in Africa dove,

purtroppo, in alcune aree, ancora esistono i capi tribù con le servitù costrette ad ubbidire senza poter criticare e contestare. 6. La Suprema Corte, Sezioni Unite, con la recente sentenza n.28340/11, ha giustamente affermato che l’Ordine forense non può negare l’iscrizione alL’avvocato Pinto l’albo riservato agli avvocati comunitari. Con tale esperienze dirette, che lo spirito desentenza è stata esclusa ogni pos- mocratico nell’elezione del consisibilità, sia per gli ordini professio- glio dell’ordine è mortificato con nali sia per il Consiglio Nazionale procedimenti elettorali che escluForense, di derogare a quanto pre- dono le minoranze. Questo sicuravisto dalle norme comunitarie e in mente non risponde ai canoni più particolare dalle direttive 98/5/CE elementari della democrazia. e 5/36/CE in merito all’esercizio Ora è il momento di far cessare le della professione di avvocato. 7. nicchie e i privilegi di tutte le “corAllo stato è prevista la possibilità, porazioni”, nessuna esclusa, e per gli Ordini professionali con guardare seriamente verso l’Euoltre 500 iscritti, di approvare un ropa. Se così sarà, come spero inregolamento che disciplini l’ele- sieme a tanti altri colleghi, nessuno zione del Consiglio per garantire potrà lamentarsi. la rappresentanza delle minoranze. Cordiali saluti». Quanti ordini hanno adottato tale regolamento? Con certezza posso dire, per quelle che sono le mie Avv. Leonardo Pinto


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Trame e figure della commedia sociale Teatrocittà di Lucio Tufano

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e folle si commuovono, si divertono, si esaltano allo spettacolo del teatro che s adegua alla vita della gente e riporta tutto ciò che caratterizza il vivere. una didattica importante sia quando evidenzia le brutture umane, sia quando mette in risalto le virtù, sia quando suscita la risata, rilevando i nostri vizi e i difetti, sia quando rappresenta le abitudini, le usanze, le mentalità, le più strane convinzioni, credenze e consuetudini di un popolo. Saggezza e virtù si trovano anche nelle forme più popolari del teatro in quei fantocci così facili a dar bastonate sulle teste di legno dei loro compagni Gioppino, Gianduia, Meneghino, Pulcinella. Maschere prorpie di ogni regione, che mandano ancora in visibilio il pubblico, che sono le genuine rappresentanti del buon senso e della arguzia popolare. E i nostri Chiodd Chiodd, Zampaglione, Miseria, Schiff non potrebbero non essere del nostro teatro popolare, se gli intellettuali, quelli che si spacciano per tali, smettessero una volta per tutte di ruotare attorno al levismo ed allo scotellarismo, di rompersi la testa sugli anagrammi della falsa poesia e se i nostri commediografi e operatori di teatro avessero il gusto e la capacità, la fantasia di animare una condizione del teatro locale, creando maschere di ambiente e dell’arte, personaggi e trame ispirate ai fatti del nostro microcosmo, del nostro mondo, anch’esso ricco di spunti e di trovate. Purtroppo viviamo in una comunità dissociata dove l’antica e troppo accentuata distinzione di classe, ha lasciato – con l’avvento del magma piccolo-borghese – spazio e possibilità ad invidie, rancori e gelosie tra gruppi ed individui, professionisti e cittadini anche validi della cultura e della politica, sempre presi dai medesimi fervori, dalle medesime ambizioni, senza distinzioni e senza creatività, ma che affossano o ignorano la pianta del talento lì dove potrebbe allignare,

per celebrare i riti dell’artificio, della importanza elitaria del prodotto esterno, per manifestare interesse o ammirazione ai così detti divi della televisione o ai nomi della grande editoria o del giornalismo, o addirittura spesso attorno agli sciocchi, mai cessando di porsi al centro della attenzione o di far crescere il proprio potere, o il proprio ego di provincia. Ci fu un tempo che dai costoni delle vigne venivano panieri di stagione, erbe nostrane e di sapore amaro. Entravano i goffi contadini e le giumente, i vinastri abboccati di muscatiedda e sorbe, i soprannomi ed i sarmenti, le fascine di bosco, gli odori di basilico e di menta, gli annodati di maccaturi di sedano e formaggio. Entrava la cultura della madia e delle foglie, l’aria silvana e le amarene ad inghirlandare gli ispidi capelli ai fauni delle ringhiere. Venivano così, le visciledde a frotte, ad intrecciare le ceste della festa, a preparare i cinti e il grano giallo sugli altari. Nei giochi di rione e “fuori porta”, ora, sentiamo di poter parlare col padre e con la madre, di ritornare al cuore antico, ai ventricoli di sole e ragnatele. Abbiamo ora bisogno di ridere sui fatti rotti sotto il muraglione, ad ascoltare il brontolio incessante del mulino che macina gli anni di San Gerardo immobile. Ora vorremmo di nuovo camminare sulle canzoni delle fanciulle per via meridionale. Ora chiedeteci: chi scola? tutti i Santi! Risponderemo ancora. Nun so sta io, è sta la vecchia! Mentre s’accosta il buio alle imperterrite voci della sera. Ora raccogliamo una delle storie del teatro-città, della città microcosmo, nei suoi spazi angusti, nei suoi gesti e nei suoni del nostro più intimo comunicare, nel modo di tramandare, tra porte e famiglie, il desiderio di vivere, il rammarico di dover morire. Città dai fragili confini tra cinta urbana e campagna. Ecco perché il discorso, penetrato da Portasalza e da San Luca, ha dimorato nelle case, ha operato nella piazzetta e nei rapporti di vicinato e dei parenti, tessendo il trafelato sentimento del nostro imbastito racconto.

Foto tratta dal libro “La Ribalta dei Vicoli”

«Ci fu un tempo che dai costoni delle vigne venivano panieri di stagione, erbe nostrane e di sapore amaro. Entravano i goffi contadini e le giumente, i vinastri abboccati di muscatiedda e sorbe, i soprannomi ed i sarmenti, le fascine di bosco, gli odori di basilico e di menta, gli annodati di maccaturi di sedano e formaggio. Entrava la cultura della madia e delle foglie, l’aria silvana e le amarene ad inghirlandare gli ispidi capelli ai fauni delle ringhiere»


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Quale futuro per la comunità di Rionero? Riflessioni di inizio anno sulle sue potenzialità e risorse su cui puntare di Maria Antonietta Chieppa

Il primo evento della galleria “Porta Coeli” di Acerenza

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ipensare la città. Siamo a fine bicentenario comunale e in fase di crisi nazionale. Ritornando al passato vediamo come in momenti di difficoltà i rioneresi hanno saputo proporsi per affermare diritti , benessere, e solidarietà. A fine Settecento Michele Granata è stato martire per la libertà. Nella seconda meta dell’Ottocento, Giustino Fortunato ha fatto arrivare la ferrovia. Carmine Crocco , generalissimo dei briganti, ha lottato contro le oppressioni. Nel Novecento la Sezione Combattenti e Reduci, per amor di cultura, ha costruito un teatro (scomparso); Maria Luigia Tancredi in difesa dei deboli ha fondato la Casa di Riposo;le figure religiose di Madre Miradio della Provvidenza, Madre Francesca Semporini e padre Achille Fosco hanno dato origine a Istituti di assistenza e di formazione per bambini e ragazzi disagiati. Molte personalità ( Raffaele Ciasca, Michele Preziuso, Francesco Policastro, Maria Rubino-Catenacci e altri) hanno contribuito al processo di scolarizzazione. E poi, poeti, scrittori, associa-

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zioni, imprenditori, sindacati, partiti hanno tutti modellato l’ambiente civile, culturale, sociale e democratico e, quindi l’identità della nostra comunità. E noi, ora, cosa possiamo fare con le nuove generazioni? All’incirca un mese fa, un architetto, Rosa Mazzucca, su giornali e manifesti, in maniera accorata, professionale e con il candore di chi sa chiedersi per la Città, ha richiamato l’attenzione sui nostri spazi urbani, per farli continuare ad essere luoghi di vita (con funzione aggregante) invece di non -luoghi (senza alcuna identità). Sarebbe interessante

aprire sulla stampa locale una rubrica di raccolta idee, soprattutto giovanili, per come ripensare la Città. Siamo in crisi, si dirà. Ma proprio quando si è in crisi si ha il dovere di rimettere in moto l’energia positiva e creativa per attivare le risorse del cuore e della mente, fondamentali per fare della nostra comunità un luogo accogliente e produttivo con nuove opportunità occupazionali. Abbiamo la montagna (a quando il parco?), i laghi, la campagna, le vigne, le tradizioni, la storia . Possiamo, e con appropriate indagini di mercato ,cercare di cogliere tutte le potenzialità insite a livello locale . Forse si potrebbe pensare a una “Scuola per la Comunità “ laboratorio dove focalizzare e con metodo, le nostre diverse vocazioni al fine di elaborare progetti anche che in relazione ai fenomeni di immigrazione, emigrazione giovanile e invecchiamento della popolazione. Seminari sulle

risorse produttive, naturalistiche, turistiche, culturali e di servizi in sintonia con le risorse regionali, europee e private. Lezioni vere e proprie da tenersi con esperti, in accordo con l’Università, categorie professionali ed enti istituzionali. Anche a costo zero. Qualche scettico dirà: “Chiacchiere!Di questi tempi a che potrà servire tutto questo se l’economia va male?”. Di sicuro più buio della mezzanotte non può essere, e, comunque le difficoltà possono aguzzare l’ingegno come pure la cultura non può che sollecitare idee progettuali con nuovi comportamenti eticamente rinnovati. E poi, perché non osare e non ispirarsi anche al “Quadrato dei concetti di Frank” del bel libro di Francesco Grieco “Le logiche di Frank.Dalla precarietà allo Zimbabwe”? Oltre ai ragionieri serviamoci pure “dei poeti”, scrive Massimo Gramellini. Già i poeti! Fantasia al potere, si diceva una volta. Auguri Rionero!

a Galleria Porta Coeli di Acerenza, in data 21 gennaio, ha organizzato il primo di vari eventi: “La Via Crucis di J. F. Overbeck nella stampe della collezione Ertico”, a cura di Mario Ciola. La galleria è composta di due sezioni: la parte contemporanea, che ospita ancora le opere di Antonio Masini, e quella di arte sacra (fissa), che ospita appunto le stampe riguardanti la Via Crucis di Overbeck. Tra i vari pensieri espressi dal sindaco di Acerenza, Rossella Quinto, uno va ricordato, ossia che la cultura e la sua diffusione necessitano di persone che credano in esse ed attivarsi in tal senso. Questo è il messaggio che Porta Coeli cerca di trasmettere, l’arte da sola non riesce a farsi sentire, sono gli altri a doverle dare voce. Interviene poi Aniello Ertico, Direttore della Galleria e proprietario della Collezione, che cerca di dare una spiegazione di arte sacra secondo lui, e dicendo che in essa nessuna immagine proposta, soggetto o situazione dipinta è mai stata vista con l’occhio dell’uomo; nessun autore ha mai realmente visto con i suoi occhi ciò che poi ha dipinto. La fonte che, secondo lui, fa nasce la realizzazione artistica è probabilmente lo studio, che attinge dalla religione, dai testi, ma anche dalla filosofia, dall’antropolgia e dalla tradiozione popolare. L’arte sacra deve essere capace di tornare a beneficio dell’uomo, se non vuol rischiare di regredire a quando era solo espressione visiva. Si definisce sacra, non perché battezzata tale secondo una corte eterna, ma bensì perché buono a ricercare le proprie preghiere. L’evento organizzato ha visto l’inter-

vento di Mario Ciola, che, attraverso uno studio accurato e attento, ha offerto una descrizione dettagliata della varie tavole della Via Crucis, nonché raccontando la vita dell’autore, J. F. Overbeck, e il cammino affrontato per arrivare a quest’opera; parlando anche della sua conversione al cattolicesimo, avvenuta contemporaneamente a quella di Alessandro Manzoni. Grazie a Mario Ciola possiamo capire l’importanza della litografia, grazie alla quale il mondo dell’arte si globalizza. Ritornando all’opera trattata, essa è composta di 14 stazioni oltre il frontespizio, sono acquerelli su carbone e si trovano nella Camera delle Udienza del Vaticano; successivamente ne hanno ricavato 500 corpi di stampa, come quelle esposte ad Acerenza. Tale opera ha una linea drammaturgica precisa, tesa più a rappresentare la divinità di Cristo che la sua sofferente umanità. Come già accennato, questo è solo il primo evento, infatti da sabato 28 gennaio inizieranno gli incontri letterari, organizzati appunto da Porta Coeli. Il primo tratterà di Alessandro Manzoni: “Le dinamiche del pentimento da Fra Cristoforo all’Innominato”. Alessia Nardozza


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Melfi rinforzato dopo la sconfitta di Perugia Vincono tutte le big

Foto Rocco Esposito

di Lorenzo Morano

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ettimana frenetica in casa Melfi, tanto da far passare in secondo piano l’ennesima sconfitta in campionato; una sconfitta facilmente pronosticabile in quanto i lucani domenica scorsa erano stati impegnati sul proibitivo campo della capolista. È finita 2 a 0 la sfida del Renato Curi di Perugia, un risultato figlio comunque di una gara in cui il Melfi ha messo cuore, testa e muscoli, tanto da giocare per un intero tempo alla pari con i grifoni umbri. La svolta del match si è registrata nella ripresa, dove il Perugia si è reso protagonista di un uno-due micidiale: al terzo minuto è Moscati a rompere gli equilibri e due minuti dopo è Russo a raddoppiare di testa, servito dalla bandierina da Clemente. Vola quindi a 52 punti la capolista, mentre staziona sempre in penultima posizione il Melfi a quota 16 punti, che per la

25esima giornata affronterà all’Arturo Valerio i calabresi della Vibonese. Sarà per tanto uno scontro diretto essendo la Vibonese ferma a 22 punti dopo la sconfitta interna per 1 a 0 patita contro la vice capolista L’Aquila, giunta a 47 punti. In apertura, dicevamo, settimana frenetica per il Melfi, in quanto la società, dopo aver ingaggiato la punta di categoria Improta, ha portato in gialloverde prima il difensore classe 1984 Dario Bova, proveniente dal Carpi di Lega Pro 1 e con un passato anche in serie B, con la casacca del Cesena, e poi il centrocampista ventiduenne del Sorrento, sempre Lega Pro 1, Daniele Greco, entrambi con la formula del prestito. Si rinforza notevolmente il team lucano che già dal prossimo turno dovrà rendersi protagonista di un torneo diverso se vorrà migliorare il proprio record di presenze tra i professionisti, andando a conquistare il decimo campionato di fila in

Lega Pro. Purtroppo si dovrà attendere ancora fino al 15 febbraio prossimo per il responso del Tnas, in merito al ricorso presentato dalla società di Maglione, contro i punti di penalizzazione inflitti dalla Lega. Volgendo lo sguardo al resto del torneo, immediatamente si nota come la testa della classifica si sia spostata in avanti in massa; assieme a Perugia e L’Aquila vince anche il Lamezia, che si impone in trasferta per 1 a 0 sul non proprio facile campo del Milazzo, per i calabresi punto numero 44, mentre si fermano a 23 punti i siciliani. Con il medesimo risultato, e sempre in trasferta, si impone il Gavorrano sul Fano, punteggio che porta i toscani a 35 punti e lascia i marchigiani a 24. Sotto il Gavorrano troviamo, con un punto in meno, il Chieti che perde per 2 a 0 la sfida con il Fondi che si rilancia e si piazza a quota 25. Pareggio a suon di gol tra Isola

Liri e Paganese, un 2 a 2 che fa muovere la classifica dei laziali che con 18 punti staccano ulteriormente i melfitani, mentre i salernitani con il punto rimediato occupano la quinta posizione con 41 punti. 4 reti anche tra Arzanese e Giulianova, solo che la bilancia pende a favore di campani che vincono 3 a 1: per i napoletani punto numero 34, sempre fermi a 29 i marchigiani. Blitz esterno dell’Aprilia che a Campobasso supera i molisani con il punteggio di 2 a 0 e si porta a 32 punti, mentre il Campobasso staziona ancora a 26 punti. Finisce in parità il derby campano tra Ebolitana e Neapolis; un 1 a 1 che porta sia i salernitani, sia i napoletani a 23 punti. Ancora una sconfitta per il fanalino di coda Celano, che in casa vede passare con il punteggio di 1 a 0 l’Aversa Normanna giunto al 31esimo

punto. Archiviato come visto il turno scorso, la 25esima giornata, presenta le seguenti sfide: Aprilia-Milazzo ed Aversa Normanna-Campobasso per quanto riguarda la media classifica. Giornata sulla carta facile per il Catanzaro che ospiterà l’Ebolitana, ma ancor di più dovrebbe essere per il Gavorrano che sul proprio campo affronterà il Celano; derby dell’Adriatico a Giulianova dove approderà il Fano. La vice capolista L’Aquila troverà l’Arzanese sul proprio cammino, mentre il forte Lamezia al D’Ippolito ospiterà un rinvigorito Fondi. Scontro diretto salvezza al Val-

Irsinese: vince il derby ma perde il mister

F

RANCAVILLA. Dopo aver ritrovato la vittoria (è finita 32 al “Nunzio Fittipaldi” contro un’arcigna Fortis Trani), la prima in questo 2012, il Francavilla torna a scalare la classifica. I sinnici si lasciano infatti alle spalle Nardò e Casertana e salutano la quarta giornata di questo girone di ritorno con un solo obiettivo: centrare l’assalto anche alla Sarnese, avanti di sole due lunghezze. I lucani, infatti, sfideranno proprio i campani e se, come contro la formazione di Dellisanti, saranno in grado di affrontare il match in trasferta con il giusto mordente, potranno senza dubbio puntare al sorpasso sul ‘campo’. IRSINESE. Più della vittoria nel derby, a tenere banco per tutta

la settimana materana è stato il passaggio di testimone in panchina. Esonerato il tecnico Pasquale Squicciarini nella giornata di lunedì, il nuovo patron di Altamura, Saverio Columella, ha prima affidato le redini della squadra al mister in seconda Il nuovo allenatore Latartara (foto www.sassilive.it) Michele Cellammare e poi nominato nuovo a mezza quota. OPPIDO. Si con- davvero poco il tempo per le poleallenatore il tarantino Francesco clude dunque con un nulla di fatto miche. L’Oppido continua infatti la Latartara, classe 73, alla sua prima il primo derby di questo 2012 che, sua stagione all’ultimo posto, da esperienza da tecnico. Vedremo già grazie al gol di Coquin in pienis- cui cercherà di schiodarsi nel prosdal prossimo incontro quali sa- simo recupero, regala i tre punti simo match. Si va a casa del Fortis ranno le reazioni dell’undici che, all’Irsinese e lascia a bocca asciutta Trani. pur forte della mura amiche, dovrà l’Angelo Cristofaro. Tanto da recrivedersela con il Brindisi, tranquilla minare per i padroni di casa, ma

lefuoco di Mugnano di Napoli, dove il Neapolis affronterà l’Isola Liri; infine la giornata si chiude con il big match di Pagani, dove si affronteranno Paganese e Perugia.


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Avanti con le ‘fantastiche quattro’ Ma l’Atletico questa volta resta a guardare

Foto tratta da www.realmetapontino.it

di Antonio Petrino

V

incono tutte le prime quattro in classifica e distanze immutate in vetta, con la riconferma del primato da parte del Viggiano, ancora protagonista Altieri, di misura e nel test più difficile sull’insidioso campo di Pietragalla. Non mollano la presa il Real Metapontino, che

pur non brillando riesce a piegare un buon Tolve con Chiarelli, e l’Atletico Potenza, che fra le mura amiche torna al successo pieno contro l’Atella Monticchio. In apertura di gara gli ospiti erano passati in vantaggio con Brindisi, ma Campisano prima li raggiunge a metà tempo, poi raddoppia al quarto d’ora della ripresa, lasciando completare il tris a

Crisantemo quasi in chiusura. Ancora un successo per il Valdiano, grande rivelazione del torneo, che passa agevolmente sul campo del Moliterno, impelagato nella lotta per la sopravvivenza e inchiodato al penultimo posto in compagnia dei tolvesi. Pareggio inconcludente tra Murese e Policoro e appuntamento con il rilancio nei quartieri alti

rimandato per entrambe; ritorno alla vittoria per il Pisticci (che scavalca la Vultur a riposo) contro un non irresistibile C. Tanagro e ritorno ai tre punti, come da pronostico, per il Picerno contro il fanalino di coda Avigliano. Prossimo turno con in evidenza il big match tra i valligiani e il Real Metapontino, con la possibilità per i padroni di casa di cercare l’allungo e la chance per gli ospiti in caso di vittoria di riconquistare la vetta. Spettatore interessatissimo l’Atletico Potenza che non potrà però approfittarne in vista del turno di riposo e che magari spererà in un pari per non perdere terreno dal primato. Il Valdiano ospita una Murese sempre da tenere in considerazione,

La Vultur stringe i denti

Foto tratta da www.csvultur1921.it

R

iposo forzato per i rioneresi in un momento difficile e niente affatto positivo, che non lascia certo ben sperare per il prosieguo. Ancora nubi minacciose all’orizzonte e crisi societaria a creare ancora dissapori e disapprovazione negli ambienti sportivi, con il presidente Graziano che sollecita continuamente sponsor e amministrazione a sostenere operato e sforzi per ben concludere l’attuale stagione agonistica, in una fase delicata e nella quale biso-

gna stringere i denti e cercare di onorare gli impegni e garantire il minimo obiettivo possibile, ossia la permanenza nel torneo, preferibilmente senza passare per la ‘lotteria’ dei play out. Alla ripresa delle ostilità, dopo i risultati di domenica scorsa che hanno visto il Pisticci sorpassare i vulturini e ‘farsi rimontare’ inevitabilmente tre lunghezze dal Picerno, il turno in programma vede i bianconeri ancora in trasferta nel pericoloso test in casa di una delle perico-

lanti, il Tolve, che, pur rinforzandosi nelle ultime settimane con elementi di indubbio valore, non è riuscito ancora a dare la sterzata determinante per raddrizzare il suo campionato e uscire fuori dalla zona a rischio. E il confronto si presenta per l’undici di mister Ronzulli di estrema difficoltà, considerando il fattore psicologico che condiziona non poco i calciatori per effetto del precario status societario, oltre che per gli allenamenti ridotti al-

l’indispensabile. Mancheranno inoltre per squalifica due tra i migliori uomini schierabili, Iannacone e Ranaudo, in una gara in cui i padroni di casa non regaleranno niente e cercheranno il risultato pieno, anche per rosicchiare tre punti agli avversari nel computo salvezza e, soprattutto, tentare e sperare di abbandonare definitivamente lo scomodo penultimo posto in classifica.

Ant. Pet.

con l’intento di mirare al vertice, distante solo tre punti, mentre la quinta forza del torneo, il Policoro, ha l’occasione fra le mura amiche di avvicinarsi alle ‘fantastiche quattro’ nel confronto con il modesto Picerno. Cercherà altresì di approfittare per tornare al successo anche l’Atella Monticchio che riceve un Moliterno assetato di punti, mentre il Pisticci tenterà di migliorare la sua classifica nella trasferta di Avigliano, con i locali chiamati a vincere per continuare a sperare in un quasi miracolo. Massima incertezza nei pronostici nei restanti incontri, zona play out, con il C. Tanagro che ospita il Pietragalla e il Real Tolve che sfiderà una Vultur non tranquilla.

Atletico Potenza, un riposo vigile E’

iniziata la fase cruciale del torneo di Eccellenza. Lo sa bene il calcialingo che si dispone nella sua postazione di casa, come se dovesse scendere in campo. Anche i riti scaramantici danno il senso della partecipazione attiva all’evento, da parte del recluso per calcio. Prima del fischio d’inizio, infatti, il pantofolaio per calcio flettendosi bacia il pavimento e, poi, si segna il petto con la croce. Da sempre, la sua unica fede è quella rossoblù e i riti d’inizio partita ne tradiscono l’indole scaramantica e superstiziosa. “E il quarto giorno si riposò -esclama il calcialingo rompendo il silenzio di un Viviani desertoanche l’Atletico”. Di già, direbbe qualcuno. Il calendario, però, ha voluto così e, sul disegno superiore, a nulla valgono i commenti. Potrebbe essere una giornata decisiva, quella di domenica prossima. Il big match Viggiano- Real Metapontino giunge, infatti, nel momento in cui la squadra valligiana gira a mille. All’andata furono i ragazzi di mister De Stefano a prevalere, di misura, in trasferta, sugli jonici. Ora sono proprio i biancoazzurri di Bacci a dover tentare il colpo gobbo per riacciuffare la testa della classifica. L’altra contendente al primato, il Gaetano Romanelli Valdiano, andrà a far visita alla Murese. Una squadra, quella di Lardo, le cui quotazioni, in chiave play-off, sono decisamente in rialzo. Insomma, l’interesse degli sportivi potentini sembra spostarsi tutto sullo scontro diretto. Un pensiero attraversa la mente del pantofolaio per calcio: “Non è che tra i due litiganti il terzo finisce per godere”? Il dubbio amletico è atroce, al punto da indurre il calcialingo a scacciare il pensiero, sostituendolo con le immagini di giubilo della Coppa Italia appena conquistata ad Aderenza, proprio con i campani del Gaetano Romanelli Valdiano. Il campionato è bello, malgrado le varie aspettative di fazione. E’ facile ipotizzare che l’equilibrio in testa e coda, motivi i protagonisti, sino all’ultima giornata. Il campo, si sa, è sempre l’ultimo ad esprimersi e, questo, al di là di ogni congettura o critica. Il recluso del calcio lucano si affaccia malinconico al suo balcone. Il Viviani, al giovedì, è lo specchio della desolazione. Per un attimo pensa al suo Potenza e a quando, tutto questo patire, nei campi di periferia, finirà. Intanto, per ora, c’è il riposo. Poi, il treno viaggerà spedito, senza effettuare fermate intermedie, sino alla fine del campionato.


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Controsenso: piano anti-crisi

Una formazione del Controsenso

di Giusy Trillo

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iprende la sua marcia il Controsenso che, dopo il riposo forzato, spera di ritrovare il sorriso sul campo, per la prima vittoria targata 2012, e mantenere alto il suo profilo in classifica. Ad attendere l’undici di mister Romano la Santarcangiolese, che già nel girone di andata era stata capace di fermare sull’1-1 i potentini e che per tutto il prosieguo del campionato ha saputo confermarsi squadra insidiosa e raggiungere, non a caso, la sua quinta piazza. “Un buon

misto di esperienza e freschezza”. Così ha definito il suo prossimo avversario il tecnico rossoblu, che in settimana ha dovuto fare i conti con un gruppo decimato dai malanni di stagione. In dubbio l’impiego di Petraglia, Maggio e D’Andria, alle prese con l’influenza, tre assenze che potrebbero pesare particolarmente e rallentare così la ripresa della compagine del capoluogo. “Bisogna uscire dalla crisi in cui ci siamo ritrovati - ha continuato Rosario Romano - e speriamo di farlo domenica scendendo in

campo con un altro piglio, dopo le due sconfitte subite”. Un pieno di buoni propositi, dunque, per un regalo ai tifosi e magari tre alla classifica. Intanto, aggiornata in settimana proprio la classifica, dopo il recupero giocato sul campo neutro di S. Andrea tra Pescopagano e Sporting Pignola. Padroni di casa inconsistenti e vittoria facile per gli ospiti, che fermano lo score sullo 0-3 ed accorciano le distanze dalla vetta, ancora saldamente nelle mani dell’Aurora Marconia a 38 punti.

A2 - Lungo stop per la Meco

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opo aver imposto la sconfitta al Frosinone, per tre punti che in classifica valgono il passaggio dal 9° al 6° posto, a una sola lunghezza dal quinto posto che varrebbe i play-off, per la Meco inizia un lungo periodo di inattività agonistica. Infatti la Divisione calcio a 5 ha comunicato lo spostamento della partita di Acireale (prevista per oggi, sabato 28 gennaio) al prossimo 15 febbraio. Il motivo è la convocazione del giocatore isolano Torcivia nella Nazionale del ct Menichelli, che sta svolgendo la

preparazione in vista degli Europei 2012 che si svolgeranno in Croazia dal 31 gennaio all’11 febbraio. Quindi alla già prevista sosta per il torneo continentale si è aggiunto questo slittamento che farà scendere di nuovo in campo i rossoblù tra oltre 20 giorni. Rinviato, dunque, il ritorno a casa di mister Bosco (catanese doc che col club acese ha iniziato la carriera di tecnico ad alti livelli) e di Salomao che l’anno scorso ha militato tra le fila granata. Il coach non è preoccupato per la lunga sosta cui sarà

sottoposta la Meco, che poi in tre giorni sarà costretta a giocare due partite fondamentali per il proprio futuro: mercoledì 15, come detto, in Sicilia e sabato 18 al PalaPergola contro il Modugno. Tutte e due le squadre (più la stessa Meco) in bilico tra zona play-off e play-out. “Ne prendiamo atto –dice mister Bosco– tutto sommato avremo la possibilità di continuare ad allenare quegli aspetti tecnico-tattici che dobbiamo migliorare anche in riferimento a quanto visto nel match col Frosinone. Poi alla ripresa avremo questi due incontri durissimi. Ci faremo trovare pronti”. Breve infatti il “rompete le righe”, 3-4 giorni utili a ricaricare le pile e a farsi trovare pronti mentalmente alla ripresa degli allenamenti. In questo periodo lo staff rossoblù conta anche di recuperare Cirenza che ha dovuto rinunciare alla trasferta polacca con la Nazionale Under 21 per un lieve acciacco fisico.


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DNA - Bawer, buona anche la seconda di Antonio Pace

T

utto come da copione. La società, coadiuvata dallo staff tecnico, aveva previsto la svolta in questo 2012, grazie al trittico di match in programma tra le mura del PalaSassi, e, infatti, sulle due partite giocate finora, il roster condotto da coach Ponticiello ha fatto l’en plein. Ultima vittima il Casalpusterlengo che, arrivato al Pa-

laSassi forte dei suoi 22 punti, consapevole delle sue qualità tecniche e fisiche e, soprattutto, reduce dalla vittoria esterna a Firenze, con 1 punto di scarto, ha dovuto cedere alla Bawer. Neanche un calo fisico nel finale ha incastrato i materni, proiettati all’aggancio in classifica dei laziali del Latina, che hanno perso sul proprio parquet con la regina di tutte le divisioni, l’Omegna. Negli altri incontri della 20a gior-

nata della DNA, il Trento perde a Chieti ma è sempre prima della nord-est; il Napoli avendo la meglio sul Torino in un match avaro, punteggio finale 58/50, guida la divisione sud-ovest, Recanati e Chieti ambedue vittoriose conducono la sudest. Facendo il punto della prossima di campionato, la Bawer, dopo due match in casa, va a far visita al Santarcangelo, roster che ha perso smalto ed è ultimo in classi-

B2 - ‘Ritorno’ per la vittoria

fica nella divisione nord-est a quota 10 punti. I materani, in questa settimana di lavoro, si sono ricompattati e hanno ricaricato le pile per andare a prendere altri due punti e non interrompere così il trend positivo. Domani match difficile solo per il Recanati che giocherà sul parquet del forte Trieste, per l’Omegna, Napoli e Trento tutto facile.

DNB - Innotec, l’arte di vincere La Bbc Bernalda non ce la fa a Pescara

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l PalaPergola il roster potentino regala al pubblico di fede biancorossa la migliore performance del campionato di DNB. I lupacchiotti, grazie all’esperienza di coach Miriello, hanno sfoggiato una bella pallacanestro e inflitto ai forti reggini un gap tecnico e fisico. Il

quintetto dell’Innotec ha condotto un match spettacolare e intenso, aggressivo sotto canestro e di tecnica sopraffina in attacco, per un’importante vittoria arrivata contro la Viola Rc, che viaggia dall’inizio del campionato sempre ai vertici della classifica. Per i cugini della Bbc Bernalda nulla da fare a Pescara, la gara si è chiusa col punteggio di 87/74. I rossoblù di Binetti, lottano per tirarsi fuori dai play out. Negli altri match disputati domenica, la prima

della classe, l’Agrigento, fa bottino pieno a Scauri, Martina F. spavalda a Palestrina, mentre nelle altre gare ha prevalso il fattore campo. La prossima di campionato vedrà l’Innotec giocare di nuovo in casa, a Potenza arriverà la Stella Azzurra Roma che, con un roster imbottito di giovani, verrà a giocarsela con i forti lupacchiotti potentini, il quintetto della capitale approda in Lucania con 16 punti all’attivo e con un’importante vittoria sul forte Roseto, per il team condotto

saggiamente dal carismatico Miriello match da prendere con le molle, ripetendo la performance di domenica scorsa, così da far rimanere solo briciole per i laziali. Incontro casalingo anche per i rossoblù del Bernalda che, ospiteranno il Francavilla F., roster che sta conducendo un campionato altalenante e che, in classifica con 18 punti, ben 4 in più dei lucani, che metteranno tutte le loro qualità per accorciare la classifica.

“S

apevamo che non sarebbe stato un inizio d’anno facile. Comunque abbiamo tutti i requisiti per riprendere a far bene nelle prossime gare”. Il presidente della Corporelle De Gasperi Potenza, Rocco Fieno, commenta così le tre sconfitte consecutive subite dalla squadra dopo la pausa natalizia.“Abbiamo aperto il 2012 con un derby che, si sa, è sempre una gara a sé stante in cui il fattore emotivo purtroppo può giocare brutti scherzi. Subito dopo abbiamo affrontato due incontri difficili contro le due squadre prime in classifica. Contro il Gricignano, nonoIl presidente della Corporelle, Rocco stante la sconfitta, abbiamo Fieno espresso un buon gioco riuscendo fino all’ultimo a dar filo da torcere alle avversarie. Contro la Dannunziana dovevamo crederci di più ed essere più costanti per sperare di portare a casa punti preziosi in questa fase”. E nel tracciare un bilancio riferito alla prima parte della stagione dice: “Il nostro obiettivo era vivere serenamente questa prima esperienza in B2. Finora ci siamo riusciti e continueremo così, lavorando uniti per ottenere una salvezza tranquilla. In un campionato come questo abbiamo la consapevolezza che gli ostacoli sono sempre dietro l’angolo. Ma non possono e non devono abbatterci”. Oggi, con l’inizio della fase di ritorno le potentine saranno impegnate ancora in trasferta, questa volta a Salerno contro la Orakom Fari. Nello staff tecnico non sarà presente il preparatore atletico Mario Ciorciaro che nei giorni scorsi, per motivi personali, ha rassegnato le proprie dimissioni. Decisione irrevocabile che la società ha accolto, ringraziandolo per il lavoro svolto in questi anni con professionalità ed impegno.

Ant. Pace

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In memoria dell’esorcista Don Leone Iorio

A cura di don Marcello Stanzione esperto di demonologia ed angelologia

E’

quasi pronto per la stampa per l’editrice Segno di Udine il libro sull’esorcista Don Leone Iorio che ho scritto in collaborazione con la professoressa Maria Matilde Cassano. Don Leone nato a Cairano nel 1920 e defunto pochi anni fa. Fu parroco di Andretta, un paese di circa tremila abitanti in provincia di Avellino, da cui dista settanta chilometri, nell’alta valle dell’Ofanto, a 900 metri di altitudine nel Sannio Irpino detto del Formicoso in diocesi di

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l 20 gennaio di quell’anno perviene ad un Centro SIFAR periferico una nota proveniente dall’Ufficio romano (sia chiaro che nei documenti inviati alla Commissione dai Servizi, le indicazioni dei mittenti e dei destinatari sono sempre cancellate e non è quindi possibile stabilire con certezza la provenienza e la destinazione delle note,) il quale scrive al Centro periferico che: “Organo collaterale ha segnalato quale sospetto agente del Kominform tale Gelli, non meglio indicato, da Pistoia” e chiede di svolgere accertamenti. Il 24 febbraio il Centro risponde all’Ufficio che il Gelli segnalato deve identificarsi in Gelli Corrado, né peraltro l’organo rispondente fornisce alcuna spiegazione circa l’identificazione proposta, per quali motivi cioè la notizia in possesso della sede centrale possa essere riferita ad un nominativo ossia Gelli Corrado con esclusione di un altro ossia Gelli Licio. Nel settembre successivo il Centro periferico invia all’Ufficio il documento noto come informativa COMINFORM, così smentendo la sua medesima segnalazione precedente. Anche in questa seconda oc-

Sant’Angelo dei Lombardi e affermava di essere il più anziano esorcista d’Italia. A lui si rivolgeva tantissima gente afflitta da mali che per la medicina ufficiale non aveva diagnosi. Spiriti maligni, demoni, maligne entità invisibili pare torturino i poveretti i quali solo in questo luogo sembravano trovare un’uscita da tanta tenebrosa angoscia. Andretta, paese dell’Appennino, sembrava più distante dal resto del mondo di quanto lo è effettivamente. Anche quanto vi accadeva, l’intensa lotta tra male e bene, tra potenze delle Tenebre e potenze della Luce, ha qualcosa di remoto, di favoloso. Il luogo in cui avvenivano gli esorcismi era la chiesa vera e propria dedicata alla Madonna Assunta, si trovava lì una stanza di modeste dimensioni, rivestita di immagini sacre, riservata agli esorcismi individuali. Nella stessa ala, c’erano stanzoni anch’essi adorni di immagini sacre, divenuti dormitori per le persone che avevano bisogno dell’esorcista e lì rimanevano per vari giorni e al tempo stesso luoghi di preghiere incessanti. Materassi gettati per terra servivano per il momentaneo riposo dei posseduti soggetti a crisi o dei loro parenti. La scrittrice Anna Maria Turi in un servizio tele-

visivo per la RAI su don Leone così testimoniò: “ Qui si prega giorno e notte. Vi ho visto, gente distesa, dormiente o semplicemente immersa in un colloquio interiore, lo sguardo vuoto; sono passata tra quei corpi che, pur essendo a pochi centimetri l’uno dall’altro, conservano lo spazio tutto privato per il sonno o per la preghiera. Nell’ala sinistra, in una stanza, gli stessi fedeli hanno installato l’attrezzatura necessaria per rifocillare le persone sfinite dalle fatiche di un viaggio, di una veglia, di una crisi. Infine, dietro l’altare, in un andito ricavato dalla sacrestia,ho visto la stanzuccia del parroco esorcista, don Leone Iorio. Forse due metri per due; una branda, qualche mensola, i servizi igienici: era più piccola della cella di un anacoreta; il segno tangibile della spiritualità di questo vecchio sacerdote che si concede solo lo strettissimo necessario. Forse proprio questa continua tensione religiosa spiega come egli possa affrontare il Nemico senza risentirne. A sostenere quotidianamente questa lotta accanita è un uomo anziano, mite, dolcissimo: don Leone, nativo di questi luoghi. Di sé non mi dice nulla, ponendosi solo come intermediario tra gli uomini e Dio ed esaltando il va-

lore della preghiera collettiva . Dice: “E’ la chiesa dell’Assunta la grande madre, la grande guaritrice per le vittime del Maligno le quali, raccolte sotto queste navate, condividono un’esperienza di vita soggiornandovi a volte per giorni e, qualcuno, per settimane o addirittura per mesi per pregare ed essere liberati dal sacramentale esorcistico”. Don Leone continua a spiegare: “IL soffrire diabolico è molto più penoso, più amaro del soffrire patologico. Il demonio spinge al suicidio, poiché rende la vita insopportabile e sottopone a un vero stillicidio di pensieri autodistruttivi le sue vittime”. Ho chiesto all’esorcista di indicare i segni del primo manifestarsi della presenza diabolica ed egli, forte dell’esperienza fatta con tante persone venute nella chiesa di Andretta, mi ha risposto: “ La sua azione deleteria comincia a manifestarsi con il procurare dolori fisici e disfunzioni organiche. Tipiche che certe malattie delle donne localizzate nell’apparato genitale. Le loro ovaie, per esempio, si sterilizzano; le funzioni ormonali si bloccano. Ho trattato tanti casi di donne che stavano per subire interventi chirurgici all’apparato genitale e che, in

preda ai dolori, quando già era stata stabilita la data dell’operazione vollero venire da me. Io, sospettando che il loro male avesse un’origine diversa da quella propriamente organica, pensai bene di pregare su di loro ordinando allo spirito del Male di liberarle. E’ accaduto puntualmente, con diverse di queste donne, che si sia compiuta la liberazione di Satana e dalla malattia, e che esse se ne siano tornate a casa

L’informativa “Cominform”

casione il Centro omette di fornire alcuna spiegazione di tale apparentemente, invero assai, strano modo di procedere, poiché non rende ragione né di questa sua seconda definitiva identificazione, né tantomeno delle ragioni dell’errore nel quale era incorso precedentemente, quando tale identificazione aveva negato. S appalesa dunque, dalla corrispondenza che accompagna l’informativa, un quadro per la verità assai singolare di gestione dei rapporti tra una sezione periferica subalterna ed il Centro che mal si concilia con la palese subordinazione gerarchica esistente tra i due organi corrispondenti, infatti la medesima minuta di accompagnamento del documento, appare in tale contesto più il pretesto formale, burocraticamente indispensabile, per l’incardinamento dell’informativa nel fascicolo, quanto invece la reale rappresentazione epistolare di una procedura di acquisizione di notizie tra organi posti in posizione di subordinazione gerarchica e fun-

zionale. Nel rapporto, si asserisce che tale Gelli, legato al partito comunista fin dal 1944, è per lo meno dal 1947 un agente dei servizi segreti dell’Est (Kominform), mascherando questa sua attività spionistica dietro quella di industriale e commerciante dapprima di trafilati di ferro e di rame, eppoi di libraio. Posta dunque la sua necessità di ottenere a tutti i costi un passaporto, tale Gelli si sarebbe iscritto prima alla Democrazia Cristiana, quindi al Partito Monarchico, solo infine al Movimento Sociale Italiano, Vantando relazioni con eminenti personalità politiche ed mostrando facoltà di spendita di denaro esagerate, rispetto alle sue probabili entrate. L’informativa sin sommariamente descritta, darà luogo ad un unico accertamento successivo in ordine ai gravi elementi informativi in essa contenuti. Il medesimo Centro periferico comunica all’Ufficio Centrale dei Servizi, il risultato dell’unico ri-

scontro che era stato effettuato in ordine alle notizie contenute nell’informativa, ovvero che la libreria di Gelli era stata sottoposta ad attenta sorveglianza e l’attività in essa svolta dal Gelli non avrebbe dato luogo ad alcun sospetto. Non era inoltre risultato che al Gelli fosse stata perquisita l’abitazione perché sospettato di traffico d’armi e di spionaggio a favore dei paesi dell’Est, né tanto meno risultava che egli fosse stato segnalato dalla questura di Livorno quale elemento in relazione con una banda di contrabbandieri di armi e di esplosivo (affermazioni queste ultime che erano anch’esse contenute nel rapporto). A una velina datata 1953, riepilogante in termini molto blandi il tenore dell’informativa di cui sopra, ne seguirà del 1960 nella quale il Gelli viene sostanzialmente presentato come un uomo di affari che non si occupa più di politica, dopo della quale, da questa data, cala l’oblio su Gelli per altri ben 13 anni, sino ad arrivare al 1973, allor-

quando con una ennesima nota dal Centro Servizi, si chiede se è possibile identificare Gelli con tale “Luigi Gerla”, segnalato già nel 1964 per essere stato operativo con l’A.V.H. (il Servizio segreto Ungherese.) Nella stessa velina si sostiene che: “il soggetto afferma di avere avuto connessioni con il SIFAR e sembra avere connessioni con i circoli ungheresi”. Nel fascicolo proveniente dal SISMI sono quindi contenute due veline, una 1972 e l’altra del 1974, redatte da ufficiali del Centro di Firenze su incarico dell’ allora comandante del Raggruppamento Centri; dal cui testo emerge che Gelli avrebbe affermato, in data antecedente al giugno 1971, di essere un agente del SID. Tale confidenza fu fatta a più persone, alle quali, il medesimo Gelli fornì alcuni elementi di riscontro, risultati peraltro poi attendibili; tra questi anche il suo nome di copertura nel Servizio, “Filippo” ! le medesime note, aggiornavano il

in piena salute, senza perciò dover più entrare in ospedale per l’intervento già stabilito. Tuttavia ci sono persone possedute contemporaneamente da legioni di demoni e ogni legione, come si sa dai libri sacri, è formata da 6.663 spiriti maligni. L’alto numero però non deve sgomentare chi è indemoniato, perché se si accetta Dio, in un attimo si vede scomparire l’esercito diabolico”.

quadro dello scibile delle conoscenze politiche del Gelli e gettavano luce sull’ultimo periodo vissuto a Frosinone, ove Gelli si era infatti trasferito nel 1962 come uomo di fiducia del commendator Pofferi, proprietario della Permaflex, che lo aveva nominato direttore dello stabilimento locale. A tale periodo appunto risale l’episodio delle commesse di materassi per le forze armate NATO, ottenute dal Pofferi grazie alla evidente intermediazione di Gelli, ma qualcos’ altro sarebbe accaduto nel Frusinate, perché Gelli venne accusato nella velina del 1974 di essersi appropriato di trecento milioni della Permaflex. Alla fine del 1967, Licio Gelli lasciò Frosinone per tornare ad Arezzo, passando alla società di materassi “Dormire”, laddove comincia il suo rapporto con i fratelli Lebole. Per la prima volta nella nota si parla dell’appartenenza di Gelli a logge massoniche.


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di Virginia Cortese

Multicinema Ranieri

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na storia al femminile. Un viaggio attraverso la diversità vissuta su livelli trasversali. Razzismo e voglia di emergere. Diritti e doveri in una Jackson (Mississipi) degli anni di Kennedy e Luther King. Bianchi e neri convivono in una vicenda di amore e odio, di disperato bisogno e di umanità. Quella umanità che manca di filtri ma il cui essere incidente sulle vite dei protagonisti si rende motore necessario per una buona architettura della trama. Liberamente

tratto dal romanzo “L’aiuto” scritto da Kathryn Stockett, pubblicato in Italia da Mondadori, incentrato sulla figura di alcune domestiche afro-americane che lavorano per famiglie bianche. Il racconto si dirama intorno a tre punti di vista Aibileen Clark, una domestica afro-americana di mezza età che ha trascorso la sua esistenza educando i figli dei bianchi, e che ha da poco perso il suo unico figlio in un incidente sul lavoro. Minny Jackson, una domestica afro-americana il cui caratteraccio l’ha portata più volte ad

n o s t r e

r e c e n s i o n i

The Help

essere licenziata dai suoi datori di lavoro, nonostante il bisogno costante di denaro per mantenere la sua numerosa famiglia. Ed infine Eugenia “Skeeter” Phelan, una giovane ra-

gazza bianca neo-laureata con aspirazioni da scrittrice. Quest’ultima, nell’estate del 1962, torna nella sua città natale dove vorrà costruirsi una carriera tutta sua, in netto contrasto con le aspettative delle sue coetanee, che ambiscono al matrimonio e a mettere su famiglia. I destini di queste tre donne si intrecceranno inevitabilmente, portandole a lavorare segretamente a un progetto che scuoterà la cittadina. Decideranno di raccontare le storie dei bianchi, dal punto di vista delle collaboratrici familiari ‘negre’ (come allora

venivano dispregiativamente chiamate). Inizialmente, troveranno delle resistenze dettate dal clima di terrore e rivendicazioni a danno delle persone di colore per l’appunto ma, in concomitanza con la campagna che una delle ‘ladies’ lancia affinché nelle abitazioni dei bianchi ci sia un gabinetto riservato alle cameriere, qualche bocca inizia ad aprirsi. Il risultato sarà un libro molto letto e profondamente e decisamente scandaloso. Finale ad effetto, con ripresa che sfuma su un viale tipicamente americano che

spinge quanti si sono lasciati affascinare da 150 minuti di riflessione, nella voglia di lanciarsi e afferrare un sogno che se custodito nel cassetto delle riserve non fa che relegare nello stesso spazio angusto.Negli USA il film ha ricevuto il consenso di critica e pubblico, ottenendo ben tre premi ai Critics’ Choice Movie Awards, conferiti annualmente dalla più importante associazione di critici statunitensi. 5 nomination ai Golden Globe 2012. Non trascurabile. Da vedere.

L E AV V E N T U R E D I C A P I TA N VA F F D I K I N G B U F F I N O

TRAIN TO ROOTS

“Breathin Faya”

Bartolo Gianturco

Ebbe la stima e l’amicizia di Enrico De Nicola e Alfredo Marsico

di Michele Strazza

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ato ad Avigliano il 20 luglio 1891 da Francesco, artigiano orafo, e da Beatrice Laguardia, Bartolo Gianturco, secondo di nove figli, dopo la licenza elementare proseguì gli studi superiori come autodidatta, lavorando e studiando contemporaneamente. Divenuto maestro elementare, insegnò nelle scuole delle frazioni di Avigliano che raggiungeva a piedi o a dorso di mulo. Prese poi la licenza liceale per poter iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza napoletana. Partecipò alla prima guerra mondiale con il grado inizialmente di Tenente dei Bersaglieri e poi con quello di Capitano. Per azioni eroiche svolte sul fronte carsico e per le ferite riportate ebbe tre medaglie al valor militare. Terminato il conflitto, memore dell’esempio dello zio Emanuele, si immerse nell’attività forense, stabilendosi nella città partenopea ed occupandosi in special modo del ramo penale. Partecipò ad importanti processi, conseguendo la stima e l’amicizia di giuristi come Enrico De Nicola ed Alfredo Marsico. Aderì al fascismo, ricoprendo importanti incarichi tra cui quello di Federale di Napoli e di Campobasso. Alle elezioni del 1924 risultò il primo eletto

alla Camera dei Deputati per la circoscrizione napoletana. Rimase in Parlamento per quattro legislature, dalla XXVII alla XXX, sino al 1943, intervenendo sulle principali questioni politiche e ricoprendo importanti incarichi presso l’Ufficio di Presidenza della Camera. Spirito critico, fu pronto ad avversare le scelte del Regime che non condivideva. Di rilievo la sua presa di distanza dalle leggi razziali che gli mise contro una buona parte della dirigenza fascista del tempo. Partecipò, infatti, al convegno fiorentino del 1939 contro la campagna antisemita e firmò il documento finale che affermava la ribellione dell’etica italiana alla “concezione tedesca del razzismo”. Nei confronti del nazismo, pertanto, fu tutt’altro che accondiscendente, tanto che quando Hitler nel maggio del 1939 visitò Napoli egli non partecipò alle celebrazioni, rimanendo chiuso nel proprio studio. Aiutò anche Francesco Saverio Nitti e il giornalista antifascista Giuseppe Chiummiento, invisi al Regime, ad espatriare dall’Italia. Entrata la Nazione in guerra, partì volontario con il grado di Tenente Colonnello dei Bersaglieri ma dopo qualche mese rientrò in Italia dove riprese la sua attività professionale. Durante i bombardamenti di Napoli dovette lasciare la città partenopea per rifugiarsi, con la moglie e i cinque figli, prima presso alcuni zii ad Avigliano e poi a Potenza dove apprese della caduta di Mussolini e del suo arresto. Bombardata anche Potenza, ritornò nelle campagne aviglianesi dove gli arrivò la notizia del sac-

cheggio della casa napoletana nel Palazzo d’Angri al Largo santo Spirito. La stessa abitazione potentina era stata devastata ma Gianturco non si perse d’animo e riprese l’attività professionale. Era intanto iniziata l’epurazione: il 23 novembre 1943 venne arrestato e, il mese successivo, inviato al confino a Tricarico. Ritornato in libertà nell’aprile del 1944, riprese l’attività forense che dovette interrompere l’anno successivo quando venne nuovamente arrestato e rinchiuso nel carcere napoletano di Poggioreale per 45 giorni. Uscito di prigione si ributtò nell’agone giudiziario riscuotendo importanti successi. Nel 1958 divenne Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e Procuratori di Potenza. Dal 1963 al 1968 fu anche componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Morì a Roma il 4 marzo 1974. Due anni prima era stato insignito della “Toga d’Oro”. Soleva spesso ricordare che nessuno avrebbe mai potuto attaccare la sua attività impregnata di “onestà e di buone azioni”: “L’onestà e la bontà non sono patrimonio di alcun partito o di alcuna Nazione ma appartengono all’umanità”. Tra le sue opere ricordiamo: Della ignoranza della legge penale, Soc. Ed. Temi, Roma 1962; La conoscenza della psicologia per la retta applicazione della legge penale, Tip. Zafarone e Di Bello, Potenza 1967; La coscienza: Le varie teorie, Soc. Ed. Temi, Roma 1968; Medaglie d’oro al valor della Basilicata, Tip. Olita, Potenza 1972.

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Train To Roots, micidiale gruppone sardo, è una delle realtà più belle e scoppiettanti del reggae italiano. La band si presenta all’appuntamento col secondo album con alcune novità Innanzitutto l’ingresso in pianta stabile del vocalist rasta Rootsman I, che va a completare un comprato vocale, insieme a Paulinho e a Bujumannu, tra i più efficaci in circolazione. In secundis, per questo “Breathin Faya”, la band ha dato una leggera virata al proprio sound, rendendolo più vario rispetto agli esordi. Accanto al roots potente che li ha resi celebri, si respirano pertanto anche atmosfere contaminate col drum ‘n bass e con la dance hall. C’è poi anche un brano in stile ska revival alla Giuliano Palma, la bella lovers tune “Il più bel sogno”. Completano il lavoro altri brani graffianti (alcuni dei quali usciti già su singolo). ‘Bad moneypulation’, ‘Enemies’, ‘Shame’: il fuoco annunciato dal titolo c’è eccome, dal primo all’ultimo brano. Il fatto è che quando un disco è bello, a volte c’è veramente poco da dire. Per questo ci fermiamo qui.


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a cura di KING BUFFINO foto Publicom


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Carolina Rispoli, romanziera di successo Nata a Melfi nel 1893, nel 1922 sposò lo storico rionerese Raffaele Ciasca

di Michele Traficante

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enti anni fa, il 28 novembre 1991, assistita amorevolmente dalla figlia Amalia, moriva a Roma Carolina Rispoli quasi centenaria. Carolina Rispoli è, senza dubbio, una delle rare voci femminili della letteratura lucana. Pur essendo dotata nella poesia ella rinunziò al verso per fare la scelta della prosa. E fu romanziera di successo occupando un posto di rilievo nella letteratura del ’900. Carolina Rispoli, nata a Melfi il 9 maggio 1893 da Eugenio e Amalia Mancini, rivelò subito grande intelligenza e talento di scrittura. Nel 1911, quando aveva appena 17 anni, pubblicò sulla rivista “Vita femminile italiana”, con lo pseudonimo di Aurora Fiore, una lunga novella, ambientata a Melfi, dal ti-

tolo “ Lotta elettorale”. Ebbe notevole successo, tanto che Sofia Bisi Albini, nel presentarla ai lettori, la paragonò a Grazia Deledda. Nel 1916, a soli 23 anni, diede alle stampe “Ragazze da marito”. Un affresco della condizione femminile meridionale tempo. Si tratta di un lungo romanzo in cui narra la storia di cinque sorelle melfitane: Emilia, Elena, Margherita, Elvira e Amalia, figlie dell’ avvocato Forgiele il quale, per le limitate possibilità economiche, poteva consentire solo al figlio maschio, Ciccillo, di studiare e frequentare l’Università. Le cinque sorelle erano destinate, quindi, a condurre vita ritirata in casa, dedicarsi al ricamo nell’attesa di un marito, non importava se bello o brutto, giovane o vecchio, purché in grado di assicurare loro un minimo di sicurezza e di benessere. “La donna

meridionale - scriveva in tale romanzo la Rispoli - è abituata da secoli ad amare solamente, a soffrire senza ribellione la signoria e la volontà del marito. Nessuno ha educato e sviluppato in lei le sue qualità individuali, il diritto e la forza di ribellione”. Un romanzo di grande impegno, dunque, di notevole respiro ed interesse, largamente elogiato dalla solita Sofia Bisi Albini e che ebbe meritati riconoscimenti da parte della stampa dell’epoca. Nel 1923 pubblicò “ Il nostro destino”, anch’esso ambientato a Melfi e anch’esso dedicato alla condizione della donna meridionale. “Ma la trama del romanzo come scrisse Sergio De Pilato - è per dir così come il pretesto per pagine assai interessanti di vita provinciale, per descrizioni assai vive di scene e di personaggi, per numerose e svariate figure e macchiette”. Nel frattempo (il 26 aprile 1922) Carolina Rispoli si era sposata con Raffaele Ciasca di Rionero in Vulture (1888-1975), storico, economista, professore universitario e senatore della Repubblica (19481958) per il collegio di Melfi, che certamente la incoraggiò nella sua attività di scrittrice. Così, nel 1926, fu pubblicato il terzo romanzo: “Il tronco e l’edera” la cui vicenda si svolge in gran parte a Firenze, anche se il protagonista, il capitano Alessandro Ruvo, parte da Melfi e qui, dopo

lunghe peripezie, ritorna per trovare l’amore vero e la serenità. Così, in una lettera dell’11 ottobre 1926, l’anziano Giustino Fortunato (1848-1932) scriveva, fra l’altro, alla giovane scrittrice meflitana la quale aveva inviato all’illustre senatore, il romanzo “Il tronco e l’edera”: “Dunque, m’è costato leggere l’elegante volume, ognora ammirando, sì ammirando la scrittrice, sotto tanti aspetti originale e vivida di chiarezza e di naturalezza”. Nel 1933 uscì il romanzo “La terra degli asfelidi” ( la Sardegna ) in cui esalta la vita di provincia. Ancora nel 1938 pubblicò “ La torre che non crolla”, dedicato al nonno e al padre, entrambi sepolti nel cimitero di Melfi (“Uniti come furono nella vita –scrisse nella dedica – come prego siano nell’eterna pace, così voglio, nella prima di questo libro, un fiore di gratitudine, di ricordo della loro vita di lavoro e di sacrificio”). La torre è chiaro riferimento alla torre di Roberto il Guiscardo, a Melfi, rimasto in piedi dopo il violento terremoto del 1930 (e anche di quello del 1980). Nei due romanzi, come scrisse Tito Spinelli, restano “immutati i contrassegni ideologici nei rapporti di classe, la provincia come fondamento morale, con la sua saggezza e la sua forza, elementi tutti riconducibili alle radici e alle motivazioni di una civiltà, con la quale la scrittrice è piena-

mente consentanea”. Successivamente Carolina Rispoli non scrisse più romanzi ma solo tre saggi: “Gerardiello”, 1946 (racconta la leggenda di san Gerardo Maiella), “Uomini oscuri del Mezzogiorno nel Risorgimento”, e “La giovinezza di Raffaele Ciasca tra Giustino Fortunato e Gaetano Salvemini”, nel 1977. Quasi mezzo secolo di intensa attività culturale, dunque, che fa di Carolina Rispoli una delle voci femminili più interessanti nella letteratura lucana e, forse, nazionale. Carolina Rispoli, morta a Roma il 28 novembre 1991, all’età di 98 anni, è stata sepolta, per sua espressa volontà, nel cimitero del suo paese natale, nella tomba di famiglia ove riposano il nonno e il padre, oltre che il marito sen. Raffaele Ciasca ed il figlio Eugenio Antonio nato a Melfi il 2 febbraio 1931 e morto pure a Melfi il 3 dicembre 1996. Ad oggi, purtroppo, quasi nessuno si è ricordata di lei e dei suoi meriti letterari.”Non è uscita tuttavia dall’oscurità - ha scritto, fra l’altro, il materano Giovanni Caserta, nel gennaio 1992 dopo aver appreso la morte di Carolina Rispoli, e che della scrittrice melfitana ha tracciato un interessante profilo nel volume “Storia della letteratura lucana” - Edizioni Osanna, Venosa, 1993 -; anzi, se da viva fu scrittrice oscura nel panorama della letteratura nazionale, dove pure meriterebbe un posto, almeno come esponente della letteratura femminile del Novecento, oggi sembra oscura anche nel suo paese, dove non una menzione, non una celebrazione è stata organizzata”. Salvo la lodevole e meritoria opera del collega giornalista Franco Cac-

Rionero, in scena “ Gennariello” … Grande successo dei bravi attori dell’Associazione “Amici di Eduardo di Pino Di Lucchio

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giunto puntuale, anche quest’anno, l’atteso appuntamento con il Teatro di Eduardo De Filippo e con l’Associazione Teatrale Amatoriale “Amici di Eduardo”. Nei giorni scorsi, presso il cine teatro “Vorrasi” a Rionero in Vulture, grande successo per il debutto stagionale della compagnia rionerese con l’atto unico “Gennariello” e la farsa in due atti “Chi è cchiù felice

‘e me”. Un successo testimoniato dal tutto esaurito e dalle tante richieste di altre rappresentazioni teatrali pervenute all’Associazione “Amici di Eduardo” per i prossimi mesi. Gennareniello è una commedia di Eduardo De Filippo rappresentata la prima volta nel 1932 e inserita dallo stesso autore nel gruppo di opere che ha chiamato Cantata dei giorni pari. Su una caratteristica terrazza napoletana, ingombra di panni stesi ad asciugare, vasi

di piante aromatiche e di fiori, di vecchi arnesi e mobili d’accatto, dove specie in estate si svolge giorno e notte la vita della famiglia, Gennaro, un uomo ormai avanti negli anni, conversa scherzosamente con una giovane chiacchierata impiegata che abita una stanza la cui finestra dà sulla terrazza. Concetta, sua moglie, che già da tempo non sopportata le smancerie della signorina; è una tipica donna di casa sulle cui spalle ricade tutto il peso dell’andamento familiare e della cura del figlio Tommasino, un giovane ritardato, quasi cieco, d’impaccio a tutti e sempre occupato a masticare per una fame insaziabile. Sono parole scherzose quelle di Gennaro, ma che nascondono un certo interesse maschile, che trovano accoglienza civettuola dalla giovane che provoca, con i suoi atteggiamenti,

il protagonista della commedia, dentro di sé convinto, benché sostenga il contrario rimpiangendo gli anni ruggenti della sua giovinezza ormai passata, di essere un uomo ancora interessante. Chi è cchiu’ felice ‘e me! è una commedia in due atti, fa parte delle opere teatrali che lo stesso Eduardo ha chiamato “Cantata dei giorni pari”, scritte prima e durante la seconda guerra mondiale che si differenziano da quelle composte dal 1945 in poi (Cantata dei giorni dispari) dove l’autore mette in rilievo le conseguenze che il conflitto ha lasciato nella società italiana. Questa commedia, firmata con lo pseudonimo di Molise, invece si rifà ai temi tradizionali del teatro dialettale napoletano, dove è più evidente l’influsso di Eduardo Scarpetta. L’opera, scritta nel 1929, sarà

rappresentata per la prima volta l’8 ottobre 1932 al Teatro Sannazzaro di Napoli, e connotata subito da un buon successo di pubblico. Vincenzo è un modesto possidente di campagna che ha regolato tutta la sua vita secondo un preciso e prudente bilancio di entrate e uscite. Non ha mai fatto un passo più lungo della gamba e ha sposato una giovane e bella donna, Margherita, che la pensa come lui e che segue fedelmente i suoi principi. Chi dunque può essere più felice di Vincenzo? Egli ha sempre scansato ogni occasione di pericolo ed è convinto che basti organizzare prudentemente la propria vita per evitare ogni disgrazia. Anche per questa rappresentazione, gli “Amici di Eduardo”, hanno scelto di devolvere parte dell’incasso, come da

ciatore che ha fatto, qualche anno fa sulla stampa, ampia ed interessante biografia della sua illustre concittadina. In effetti, Melfi, pur così orgogliosa del suo glorioso passato “ remoto (i concilii papali, Federico II ecc.), non sembra avere altrettanta sensibilità per il suo passato “prossimo” dal quale pure tanto lustro riceve dai suoi non pochi figli illustri. A onor del vero, bisogna riconoscere che l’Amministrazione comunale di Melfi, negli ultimi tempi, ha intitolato a Carolina Rispoli la biblioteca comunale. Però si potrebbe fare di più. E’ auspicabile una ripubblicazione delle opere più significative della Rispoli, oggi pressoché introvabili, che vanno ben oltre i limiti di una narrativa regionale. I suoi romanzi, infatti, s’inseriscono in problematiche, ancora oggi non del tutto risolte, delle condizioni della donna meridionale alla ricerca di una giusta collocazione nella vita sociale.

sempre hanno fatto anche negli anni scorsi. Infatti, beneficiari per quest’anno saranno gli ospiti della Comunità Alloggio “Fiorisce il Mandorlo” gestita dalle religiose Francescane di Sant’Antonio a Rionero in Vulture, comunità che accoglie quei minori che hanno gravi problematiche familiari e che il tribunale affida loro nella attesa di una situazione familiare più idonea. Il cast, arricchito di ben quattro nuovi attori, è il seguente: Giovanna Salcone, Emanuela Nardozza, Tatiana Romaniello, Incoronata Nardozza, Rossana Tolve, Alida Rende, Michele Paolino, Gaetano Nicolaio, Giovanni Martinese, Carmine Cavallo, Giuseppe Larotonda, Tonio Tartaglia, Antonello Marmora, Lorenzo Montanarella e Mario Bulso che cura anche la regia dello spettacolo. Nei prossimi mesi lo spettacolo sarà replicato a Rapolla, Melfi e Lavello.


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Germano Bonora ci racconta le vicissitudini di Danilo Dolci

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olci richiami – Testimonianze di familiari, amici e collaboratori su Danilo Dolci” (Arduino Sacco Editore, Roma, 2011) è il libro che Germano Bonora dedica a Danilo Dolci, con cui ha collaborato fino alla morte dello stesso. Germano Bonora ci

parla di come Danilo Dolci amava la madre Terra, che cercava di liberare dai condizionamenti del dominio; per lui l’unico mezzo di aiuto è il dialogo interpersonale, la comunicazione è, per Danilo, legge della vita. Questo libro ripercorre il cammino di Danilo Dolci, con i suoi digiuni, i se-

minari di studio, le lotte non violente; da tutto ciò scaturisce la sua maieutica basata sul rapporto interpersonale. Il libro contiene una bibliografia di Danilo Dolci, a cui seguono i ricordi di collaboratori, familiari, studenti e non solo, quanti hanno condiviso con lui esperienze (incontri maieutici, digiuni, ecc.). L’autore si è aiutato con le interviste, così da

rendere di maggiore interesse il discorso. Ritroviamo nel testo alcuni documenti, come, ad esempio, l’arringa che Piero Calamandrei muove in favore di Danilo Dolci, arrestato con i suoi collaboratori per lo sciopero alla rovescia. Germano Bonora riporta anche la vicenda di “Radio Libera di Partinico. La voce dei Poveri Cristi” ad opera di Danilo

L’amore e la speranza, nel racconto di Alba Montagnoli

Dolci e i suoi aiutanti Franco Alasia e Pino Lombardo, segnando così l’inizio della rottura con il monopolio di Stato sulla trasmissione via etere. Nel libro l’autore presenta anche alcune opere di Danilo Dolci; nonché il racconto di seminari e incontri avvenuti in Agropoli, a cui Bonora ha partecipato. Alessia Nardozza

“Bob Marley: Tutti gli Uomini del Re” presentato ad Altamura

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943 Destini intrecciati”, Aletti Editore, è un libro di Alba Montagnoli, da sempre dedita alla scrittura e alla lettura. La sua produzione poetica e romanzesca prende spunto da fatti realmente accaduti; proprio come la storia narrata nelle pagine di questo libro. L’autrice ci parla di una storia, avvenuta durante la seconda guerra mondiale, riguardante un tenente italiano; partito volontario per la guerra, Marco lascia la famiglia e Laura, il suo amore, con nel cuore di entrambi la speranza di un futuro insieme. Durante la sua assenza, Laura perde la vita e Marco cerca di farsi forza ed andare avanti, affrontando le difficoltà che la guerra comporta. Mentre Marco cerca di trovare la strada giusta per tornare a casa, salva la vita ad una giovane ragazza, Monia, che lo aiuterà a nascondersi, prendendosene cura. I due si innamorano e decidono di sposarsi, ma la crudeltà della guerra li pone a dura prova. Vengono separati durante il viaggio di ritorno nella terra di Marco: lui viene portato in un campo di concentramento, raccomandando la sua sposa di andare dai suoi parenti a Pisa ed aspettarlo; ma Monia è giovane e combattuta tra il tornare indietro, a casa sua, o proseguire ascoltando le parole del marito. Monia sceglie di andare a Pisa, e, osservando la sofferenza che incontra durante il viaggio, diventa una donna pronta a diventare mamma ed affrontare l’ignoto, nonostante le paure, ma grazie all’amore e alla speranza. Alla fine, i due sposi si ricongiungono e iniziano una nuova vita, insieme alla figlia Carla.

Alessia Nardozza

Da sinistra: Gianpy Sound, De Stradis, Pietro Masi e Papa Buju

radio Show”, che si tiene ogni martedì sera dalle 19 alle 20, sulla storica emitente Radio Regio (ed ascoltabile online su www.radioregio.it). Al termine della trasmissione (condotta Palo, Pietro, e PapaBuju), l’autore si è trasferito perro “Crepes & Books”, dove si è tenuta la presentazione vera e propria, davanti ad un folto pubblico di appassionati che ha rivolto diverse domande all’autore. La serata si è conclusa con un’infuocata “dance hall” del Gianpy Sound. L’evento è stato organizzato da Gianpy Sound e Consciousness Sound.

S

erata infuocata di musica reggae ad Altamura (BA), in occasione della presentazione del libro di Walter De Stradis, “Bob Marley, tutti gli Uomini del Re” (Arduino Sacco Edi-

tore). L’autore, che per questa sua fatica letteraria ha intervistato i maggiori esponenti della scena reggae italiana, è stato ospitato nella trasmissione “Uno Gt Reggae

Il libro è acquistabile in libreria o su www.arduinosacco.it .



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