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Basilicata

30 Giugno 2012

DISTRIBUZIONE GRATUITA ANNO III n. 87/30 Giugno 2012 Redazione:Via Vespucci - Parcheggio 3 - 85100- Potenza Tel. e Fax. 0971 - 092255

“Il Concorso della vergogna”: novità clamorose

Petrolio: il Presidente fatto “ Nero” su Facebook

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Cari Contro-Lettori, se sei un settuagenario amministratore di lungo corso della politica lucana, come l’assessore regionale al lavoro Vincenzo Viti, e non ce la fai ad arrivare a fine mese, pur con la discreta “paccata” di soldi che lecitamente guadagni, niente paura: puoi rivolgerti al Santone. Il Santone, si sa, è come il metano: ti dà una mano. Se ti spaventano le dichiarazioni della Fornero Ministra del Lavoro che usando gli articoli 1 e 4 della Costituzione a mo’ di carta da culo, ha dichiarato che “Il lavoro non è un diritto” (ma la colpa, si sa, è sempre del traduttore), puoi sempre sperare in un qualche Santone lucano. Se le carpe del Pertusillo si suicidano, l’economia lucana muore, la speranza in un futuro migliore appassisce, i tuoi progetti si seccano al sole, ole, e i tuoi entusiasmi gelano, puoi sempre votarti ad un Santone. Se il concorso che hai vinto (tipo quello llo Enea) tarda a concretizzarsi in un posto vero avoro, se sei un operaio della di lavoro, Fiatt che ha vinto tutte le battaglie ali possibili ma legali etta aspetta ancora di tornare al suo posto, forse converrebbe ti

convertirti sulla via di Damasco –meglio su quella di Melfi- alla religione di qualche Santone. Se la tua vita è buia, e vuoi che ritorni a splendere il sereno, come in un dolce mattino di primavera bagnato dalle gocce di rugiada, fatti rincuorare dalle parole del Santone. Purtroppo, non stiamo parlando del sorriso rassicurante del Dalai Lama, protagonista di un’intensa, commovente e rigenerante sortita nella nostra regione. Il ragionamento prende le mosse dalla polemica scaturita dalle parole del consigliere Venezia, che ha invitato il Senatore a vita, Emilio Colombo, a dimettersi, congiuntamente a tutti i suoi “figli”. Vito De Filippo, in primis. Insomma, se è vero che uno come il “Celeste” (Formigoni non sia geloso) Emilio Colombo (o uno dei suoi “epigoni”), ancora oggi – e lo dimostra la pur legittima ma certamente antipatica vicenda della paghetta all’assessore Viti- rappresenta ancora la mano miracolosa che può darti un lavoro, puòò darti dart da r i un futuro, rt futuro e –con con una sola passatapassata curare le

tue malattie, vuol dire che in Basilicata gli ultimi quaranta/cinquant’anni è come se non ci fossero mai stati. Tempo perso. Walter De Stradis

La gente ridotta a rubare “pezzi” di Potenza a pag. 7

Unicredit: “Una catastrofe gestionale e societaria” E’ quanto dichiara la minoranza lucana dell’ex controllata banca Mediterranea all’assemblea dei soci

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seguito del recente deposito del verbale ufficiale, si è appreso che il bilancio al 31.12.2011 di Unicredit, il primo Gruppo bancario italiano, è stato approvato nell’ultima assemblea dei soci partecipata a Roma ssoltanto dal 45% ddel capitale sociale e da 44 soggetti aaventi diritto al vvoto in proprio e per delega. Il bilancio del Gruppo Unicredit ha prodotto la colossale perdita di € 9,2 miliardi nel 2011, di cui € 8,7 miliardi determinati da svalutazioni per avviamenti, a differenza dell’utile di € 1,3 miliardi conseguito nel precedente esercizio 2010. Nel verbale si legge che dei 44 aventi diritto al voto presenti in assemblea si sono espressi contro l’approvazione del bilancio 14 soggetti votanti (che sommano la piccola quota di capitale di 0,02%). Tra i contrari vi sono anche quattro lucani, Elman Rosania, Gianpaolo Di Lucchio, Vittorio Brienza ed Ivana

Pipponzi, appartenenti al gruppo di minoranza proveniente dall’ex controllata meridionale Banca Mediterranea e da dodici anni impegnato in una complessa vertenza per ottenere il risarcimento dei danni patiti dall’ingiusta

incorporazione varata nel 2000 a causa del voto determinante espresso dalla controllante Banca di Roma/Capitalita, poi confluita in Unicredit nel 2007. Nel verbale dell’assemblea sono riportati anche gli interventi svolti in maniera coordinata da Brienza (pagg. 98-107), da Pipponzi (pagg. 107115) e da Rosania (pagg. 115-124), il socio di minoranza dell’ex Banca Mediterranea da dodici anni alla guida del gruppo nella complessa vertenza risarcitoria contro Banca di Roma/Capitalia-

Unicredit. I tre interventi dei lucani contengono articolati rilievi, argomentate osservazioni e motivate critiche e sono stati trasmessi per prassi anche alle Autorità di vigilanza della Banca d’Italia e della Consob. Va segnalato che agli interventi di Brienza, Pipponzi e Rosania ha risposto l’Amministratore Delegato di Unicredit Federico Ghizzoni (pagg. 173-182), supportato dalla tradizionale struttura societaria presente in assemblea, ma i componenti lucani nella loro successiva replica (pagg. 188-191) si sono dichiarati «molto insoddisfatti delle risposte fornite (o non fornite) dai vertici di Unicredit» e hanno inoltre rimarcato il loro disappunto per la conduzione assembleare del Vice Presidente Calandra Buonaura, che ha limitato e penalizzato durante il dibattito il diritto di parola e di commento.

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IL CONCORSO PER DIRIGENTI SCOLASTICI

Alla fine vincono gli “strafalcioni” Incredibili errori grammaticali e di sintassi nei temi di alcuni promossi. Ma come ha valutato la Commissione? di Michele Imperioli

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ui giornali lucani, e anche nazionali, alcuni dei nostri dirigenti scolastici salgono agli onori della cronaca solamente perché hanno sospeso questo o quell’alunno colpevole di indossare l’orecchino, o

e inorridiamo: «In ultima analisi il Dirigente scolastico che realmente voglia che i propri alunni diventino cittadini “competenti”, forti del fatto che per esserlo bisogna apprendere lungo tutto l’arco della vita, e che

commissione ci sia passata sopra? Ma “particolari” sono anche le osservazioni della commissione stessa sui candidati ammessi all’orale. Si leggono, infatti le seguenti valutazioni:

Catastrofe all’Unicredit: <<i risparmiatori soci perdono quasi tutto>> egue dalla prima - Nei citati interventi assembleari il gruppo di minoranza dell’ex Banca Mediterranea, in primo luogo, ha evidenziato il sostanziale azzeramento del titolo Unicredit che ha continuato a perdere valore nelle contrattazioni di Borsa anche dopo il recente massiccio aumento di capitale di € 7,5 miliardi, che costituisce la quarta operazione di ricapitalizzazione effettuata da novembre 2008 e che insieme a quelle precedenti assomma ben € 18,5 miliardi conferiti dai soci Unicredit negli ultimi tre anni di esercizio del Gruppo bancario. In particolare Brienza e Pipponzi hanno ribadito la colossale perdita del 95% di valore del titolo Unicredit negli ultimi quattro anni, considerando le quotazioni di chiusura registrate alla Borsa Italiana il 7.1.2008 ad € 56,76 (con il valore aggiornato dal recente accorpamento azionario) ed il 10.5.2012 ad € 2,84; e ciò senza considerare, nel raffronto della perdita, la quotazione di picco massimo di € 76,65 registrata il 26.4.2007 sempre alla Borsa Italiana. Una «vera catastrofe per i risparmiatori titolari di azioni Unicredit» che hanno perso quasi tutto: tra costoro rientrano anche quelli provenienti dall’ex Banca Mediterranea, trascinati e costretti a subire fusioni dal 2000 in poi, i quali devono purtroppo constatare che finora per la distruzione di tanto valore e tanto risparmio conferito in Unicredit «nessun conto è stato presentato agli amministratori ed ai dirigenti» della società bancaria. Brienza si è poi pronunciato per l’attuazione di un minimo di democrazia sostanziale nella gestione di Unicredit che è una public company, società ad azionariato diffuso ormai governata da una «consorteria che assomma il 20% circa del capitale sociale e che si ostina a difendere, anzi a mantenere in sella amministratori e dirigenti che stanno conducendo Unicredit alla rovina», come dimostra il bilancio 2011, nel quale addirittura «si commentano, come se fossero frutto di vittorie, dati e cifre che dovrebbero condurre alle dimissioni di decine, forse centinaia di dirigenti e manager di Unicredit, mentre invece nessuno si dimette o viene dimesso». Anche in considerazione del fatto che alle assemblee di Unicredit partecipa meno della metà del capitale sociale, Brienza ha affermato la necessità ed urgenza «di introdurre ed abilitare il voto per corrispondenza», peraltro già operativo nel concorrente gruppo bancario francese BNP Paribas che controlla l’italiana Banca Nazionale del Lavoro e «di attivare uno o più collegamenti a distanza con il luogo in cui si tiene l’assemblea, al fine di consentire ai soci di seguirne i lavori e votare, come è accaduto nella recen-

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questa o quella coppietta rea di passeggiare nei corridoi mano nella mano. Non bisogna fare di tutta un’erba un fascio, e gran parte dei nostri dirigenti scolastici sono meritevoli ed encomiabili, ma ci si domanda se a volte gli aspetti “criticabili” dell’operato di alcuni presidi, non sia da ricercare all’origine, ovvero nel modo in cui sono stati reclutati. Perché? Ricorderete certamente la questione del concorso per dirigenti scolastici tenutosi in Basilicata. Le polemiche si erano sostanziate su più aspetti che abbiamo affrontato dettagliatamente nei numeri scorsi. Polemiche a parte, i test si sono conclusi tutti e i risultati pubblicati. In sostanza, coloro che sono stati giudicati idonei, sono entrati a far parte della classe dei dirigenti scolastici, per l’appunto. Ma ciò che abbiamo scoperto è a tratti sconcertante. Per farvi capire, di seguito riporteremo due stralci, tratti da due “compiti” scritti da alcuni vincitori del concorso, inviati all’indirizzo della nostra redazione. Si tratta di atti pubblici di pubblico interesse sui quali non si può sottacere: gli errori grammaticali e di sintassi ivi presenti, proprio perchè opera di futuri dirigenti scolastici, lasciano letteralmente senza fiato. Cominciamo da un periodo piuttosto contorto, a tratti incomprensibile, ripieno di un errore verbale addirittura “fantozziano”. Leggiamo

non è importante cumulare nozioni né “apprendere ad apprendere”in ogni contesto di vita, bisogna partire dalla cultura della condivisione, per cui i docenti non devono trovarsi da soli ma devono trovare nel dirigente qualcuno che promuovi le loro idee in ambito didattico e che condivida con essi le strategie, le modalità, le innovazioni da mettere in campo affinché la comunità scolastica possa non solo inserirsi in maniera integrata all’esterno, nel territorio locale o nazionale ma anche proiettarsi e proiettare i propri alunni nella realtà più ampia, cui la scuola fa riferimento, che è rappresentata dall’Unione Europea». Chiarissimo, no? Brrr!!! Oppure: «L’autonomia è stata concessa per rispondere più efficacemente alle molteplici richieste della società complessa e globalizzata, postindus-triale (sillabazione dell’autore ndr) e in trasformazione, attraverso un servizio reso più efficace e pertinente rispetto alle peculiarità locali.» Ora, la domanda da un miliardo di euro è la seguente: com’è possibile che un aspirante “preside”, poi divenuto tale grazie al concorso in questione, scriva certi strafalcioni? Com’è possibile che non sappia fare un “a capo” di una parola? Com’è possibile che non sappia scrivere una frase di senso compiuto? E soprattutto: com’è possibile che la

«1. figura e ruolo del dirigente scolastico son esplicitati con attenzione sul piano generale, non completamente finalizzati alla soluzione dei quesiti proposti; 2. il candidato esamina il caso, elencandone le parti. Ma le soluzioni appaiono generiche in quanto mancano le analisi delle situazioni conflittuali; 3. il candidato discute sui temi, ma non sempre essi sono ordinati rispetto ai quesiti proposti. Il percorso, in alcuni punti, risulta approfondito in modo adeguato». 4. Lo studio si sviluppa in forma talvolta non rispondente a quanto la traccia richiedeva Giudizi su candidati bocciati? No signori, questi sono i giudizi sui candidati promossi! Ma non finisce qui. Su moltissimi verbali, sottoscritti dalla commissione, si legge quest’altra “perla”: “si da lettura e conseguente valutazione”. Possibile che nemmeno quelli della commissione sappiano che “si dà” va accentato poiché verbo e non preposizione semplice??? Meditate, gente! Meditate!

te assemblea dei soci del Banco Popolare (4° Gruppo bancario italiano) tenuta il 21.4.2012 a Novara e collegata in videoconferenza con le altre sedi di Verona, Lodi e Lucca». Critiche sono state mosse all’incontrollata politica di espansione perseguita da Unicredit in Europa centrale prima ed orientale dopo, al rovinoso matrimonio con Capitalia che sarebbe stato meglio rifiutare o quanto meno non consumare senza cautele e riserve nel 2007, ai cambi di modelli organizzativi, all’enfasi data alla componente finanziaria ed al tardivo ritorno al prevalente modello di banca commerciale, agli elevati ed immeritati compensi elargiti agli amministratori e dirigenti di Unicredit nonostante i pessimi risultati aziendali conseguiti ed in particolare all’ex Amministratore Delegato di Unicredit, attuale Presidente del Monte dei Paschi di Siena, Alessandro Profumo che «nel 2010 ha percepito € 40,6 milioni (caso paragonabile a quello dell’ex Presidente Cesare Geronzi in Banca di Roma/Capitalia prima ed in Generali dopo) ed all’ex Presidente Dieter Rampl che, pur privo di deleghe operative, è stato remunerato nel 2010 con ben € 1,6 milioni». Sono state infine rilevate da Brienza inadeguatezze nell’informativa societaria fornita da Unicredit, in quanto «le centinaia di pagine dei volumi del bilancio 2011 risultano dense di grafici, prospetti, disegni, tabelle e dati, molti dei quali non essenziali ed altri chiaramente inutili» e l’informativa manca della fondamentale risposta del «perché Unicredit continua ad andare male e da diversi, troppi anni perde colpi ed i risultati sono da ogni punto di vista negativi, al netto dell’incidenza non favorevole della congiuntura internazionale». Dopo Brienza, per il gruppo di minoranza dell’ex Banca Mediterranea, hanno preso la parola Ivana Pipponzi, che ha trattato temi specifici del bilancio 2011 ed Elman Rosania, di cui si darà notizia nei prossimi numeri del giornale, insieme a delle risposte loro fornite dall’Amministratore Delegato di Unicredit Federico Ghizzoni. Queste risposte comunque sono state ritenute del tutto insoddisfacenti dai lucani in sede di replica (pagg.188-191) ed in merito al solo intervento di Brienza innanzi illustrato, si preannuncia, esse hanno riguardato: la discesa del valore del titolo Unicredit, la remunerazione data all’ex Presidente Dieter Rampl, i motivi degli attuali risultati conseguiti dal Gruppo Unicredit, le svalutazioni di avviamenti ed affidamenti e l’introduzione del voto a distanza in assemblea (pagg.173-176 verbale). continua sul prossimo numero


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… e il Lavoro non ne vuol sapere di arrivare

Il “povero” Viti come Balotelli: <<Perché sempre io?>> La storia di un consigliere di lungo corso che sembra aver speso una barca di soldi per entrare in politica

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vvitamento ...grazioso... discreto...Si parlava, da altri qui su Controsenso, di Viti come Assessore, probabilmente inutile, al lavoro che non c’è e contemporaneamente scoppiava un putiferio per il fatto che il Viti è stato scoperto collaboratore di Colombo a 2500 euro al mese. Il Venezia scrive in pubblico e sollecita il Viti a lasciare l’incarico per inopportunità e chiude accusando il Viti e il Colombo dello “sfascio” in Basilicata e questa è polemica politica che chiudiamo to qui. Il Viti –che subito si è reso disponibile alle ssioni, puntualmente dimissioni, tate da De Filipporifiutate avevaa risposto comuqnue di sentirsi a posto erché svolge un perché rico e riceve un incarico penso che g l i compenso servee per pagare un uo che ha accesso mutuo per farsi la campagna orale, allorquando elettorale, ette dimettersi da dovette ente del consorzio dirigente striale di Matera industriale per candidarsi alle onali, nel Regionali, 5...Il VITI 1975...Il 1975, dal dunque,

starebbe pagando oltre 2500 euro al mese di mutuo per le spese di una sola campagna elettorale. Se facciamo due operazioni il Viti avrebbe pagato, ad oggi, all’incirca 1 milione e 50 mila euro!!! e non è finita …. Ma quanto ha speso in quella campagna? E chi mai gli ha fatto un prestito del genere a uno che per essersi dimesso dal lavoro presso il Consorzio Industriale di Matera era solo un disoccupato? E quali garanzie ha prestato alla Banca per ottenere un mutuo di tale entità? Ma il Viti si sente solo un privilegiato e non un abusivo perché trae qualche risorsa da un lavoro

aggiuntivo, com’è quello per il Senatore Colombo, che si aggiunge all’indennità assessorile, insomma il poveruomo nun arriverebbe a fine mese senza quei soldi... e, magari, per saldare qualche debito di gratitudine il PD lo ha fatto assessore? Ma non può essere un vecchio debito perché al 1975 il Viti era Democristiano e il PD nun c’era, ci erano ancora li comunisti mangiapreti e si combattevano il Viti e i Comunisti. Poi c’è stata la seconda repubblica ed ora si avvicina addirittura la terza di repubblica ea p me viene da piangere se penso al povero Viti che sta ancora pagando oggi che è

compagno,compare, amico dei comunisti (almeno di quelli confluiti nel PD), le spese per averli combattuti il 1975 per la D.C. di Basilicata (senza neanche farsi eleggere?). Vedete pure voi l’ironia della cosa? Ma ci pensate al povero Colombo costretto (anche solo moralmente è obbligato verso il Viti) se è vero che il poveruomo Viti fu costretto al debito. All’epoca Colombo era il padre padrone (nobile certo, ma sempre padrone) della D.C. di Basilicata che si ergeva a barriera contro il pericolo rosso rappresentato dai pp comunisti e in tale ta veste moralmente ha (temo io) mor obbligato il Viti a offrire il petto a difesa dei d valori del Cristianesimo Cristianesim … E se fosse vero piuttosto p il fatto che il Viti, Vi come ogni altro Democristiano Demo di allora, si cimentava ci per la sua carriera, carrier per la sua più o meno corrente, c per la sua più o meno cordata...? A me sembra esagerato,comunque, che esagerato,comun il Viti dichiari di stare ancora quel pagando ancor mutuo come particolare mutu se avesse già restituito r in Banca oltre 1 milione di euro (che in lire avrebbero fatto la bellezza ddi 1936 miliardi...) per miliardi.. tentare ddi essere eletto in consiglio c di regionale Basilicata. Concludendo spero di d aver male io le capito m spiegazioni del spiegazio perché se no Viti perch vuol dire che ci sta a pigliare pigli per il sedere.

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l IV Comitato di Sorveglianza PO FESR 2007/13 tenutosi a Maratea nei giorni scorsi ha confermato il primato nell’impiego delle risorse comunitarie alla Regione Basilicata. E’ certamente una bella notizia. Purtroppo, dobbiamo constatare che questo orgoglioso e invidiabile primato cozza da sempre amaramente con la scarsa “capacità di impatto” sul territorio. Un primato che non crea occupazione e che non ha mai creato da oltre trent’anni i tanto desiderati “effetti moltiplicatori”. Da secoli vantiamo primati incontestabili di impiego delle risorse sia nel FESR che nel FSE e FEOAG, al contrario, da oltre un decennio siamo in presenza di un’economia regionale di tipo flat. Da qualche anno il sempre nostro positivo export ha fatto registrare il segno meno. Le tante assenze dei governi nazionali di questi ultimi anni, compreso il governo tecnico di Monti, completano questo quadro desolante, caratterizzato da luci ed ombre.Luci e ombre con nubi che si addensano pure sulla Fiat/ Sata dopo le ultime dichiarazioni di Marchionne.Siamo in presenza di una crisi strutturale di sistema che il caro Ernesto De Martino definiva negli anni post bellici “apocalisse culturale”. Se il SUD e la Basilicata con le sue positive performance, a un anno della scadenza del POR 2007/2013, non riescono a costruire quelle che Aldo Bonomi chiamava “coalizioni territoriali” fra pluralità di soggetti, (imprese e nicchie di mercato, imprese e centri di eccellenza, impresa, regione e università ecc,) vorrà dire che l’economia del SUD è bloccata per sempre. Ogni fallimento ha avuto una COMPLICITA’ locale. Una complicità che si è espressa in sfacciati privilegi verso gli industriali del nord sia da parte del mondo finanziario e sia da parte delle Banche locali, ma, soprattutto, nell’assurda sudditanza politica della classe dirigente degli anni settanta e ottanta. Lo sappiamo da sempre che siamo stati MERCATO DI RISERVA del Nord. Non si vuole certo semplificare, ma, aver prodotto per anni lo scempio del territorio e non aver puntato su settori strategici quali il turismo e l’agro-alimentare è stato un vero suicidio ...delle classi dirigenti della prima Repubblica. La disastrosa situazione dei Poli di Sviluppo industriali del Sud ripropongono l’attuale gestione commissariale dei Consorzi ASI e dei Distretti mai decollati. L’ultimo esempio è quello del fallimento totale del Distretto della corsetteria di Lavello. Per queste serie motivazioni bisogna riprendere il

circolo virtuoso, condiviso e trasparente (Piani di Sviluppo e di F. P. collegati) dei nostri vecchi Progetti regionali. Un esempio per tutti era costituito negli anni scorsi dai progetti di tipo agroindustriale. Una grande tradizione artigianale, una grande progettazione riferita all’Indeco S.p.A., poi divenuta ARSA (Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Artigianato) un grande richiamo dell’istituendo Polo Artistico aveva “costretto” tanti imprenditori del Nord e dell’Europa ad avvicinarsi alla realtà lucana interna. Avevamo posto in essere, un decennio fa un bellissimo “business plan” (cfr. Luigi Magno, ARSA) che poteva far leva sui finanziamenti della legge 64/86 avevamo la possibilità e la potenzialità di poter supportare con convenzioni speciali tutto il Progetto e le immancabili ripercussioni territoriali. Il Business Plan redatto dal management del “COCCIO” improntato alla SERIETA’ e non “al mordi e fuggi” ha sentenziato esattamente il contrario. Tutto ciò ci ha fatto riflettere. a serietà delle nostre progettazioni e i finanziamenti della 64/86 non potevano garantire un investimento trentennale. La mancanza dei veri fattori industriali diventa in Basilicata sempre più sconcertante. La competitività che in Basilicata non è mai stata presa in seria considerazione non può far leva su l’attuale approccio culturale, ormai desueto. E’ una subcultura da rigettare completamente. e ora più di prima bisognerebbe riprendere la vecchia ricerca del CENSIS, che lanciava per la Basilicata Moderna lo slogan: “Dal POSTO al PERCORSO”. Ci eravamo illusi che la nuova stagione industriale della FIAT SATA e del Distretto del Mobile Imbottito potesse sopperire ai mali atavici della “gens imprenditoriale” lucana. Ci attende nei prossimi anni una fatica di natura “sisifiana” senza vere e concrete possibilità. Dovremo riprendere, infine, il vero e serio cammino vocato alla competitività. Una competitività che parta finalmente dalle nostre risorse endogene. Solo, in questo modo, potremo ripensare ai “fattori” e illuderci che siamo integrati in un mercato “glocal”, stanchi come siamo di aver favorito per decenni con la prima e la seconda repubblica, un presunto sviluppo, peraltro, senza aver, mai acquisito, una seria AUTONOMIA. Mauro Armando Tita


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De Filippo e i tanti “figli” di Colombo Da una regione agricola ad un cimitero industriale “Il Colombismo” vecchio e nuovo nelle dure parole del consigliere Venezia di Walter De Stradis

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l povero Vincenzo Viti, settuagenario assessore al lavoro della Regione Basilicata, con una sola indennità non ce la può fare ad andare avanti. E così gli viene in aiuto Sua Eternità Emilio Colombo, con quella che sui giornali è stata ribattezzata “la paghetta”. Il supernonno Colombo, in questo modo, dà una mano a nonno Viti per tirare avanti la baracca, perché come tutti gli Italiani in questo momento, ha delle incombenze economiche –lo ha detto lui- che non riesce a sostenere. Non tutti gli Italiani in questo momento, però, possono contare sulla longa e benevola manus di un senatore a vita quasi centenario che, con tutta evidenza, ha ancora bisogno di consulenze a ritmo sostenuto. Ma tant’è. Le polemiche, dopo gli articoli di giornale, sono scoppiate una dietro l’altra come i tric trac di Piedigrotta, e non è mancato chi, a gran voce, ha chiesto le dimissioni dell’assessore a cui tutti, noi compresi, avevano fatto spesso i conti in tasca (fra indennità e pensione di parlamentare che lo attende), senza però sapere di questo

rimborso-consulenze coi soldi del Senato (una “miseria” di 2.500 euro mensili). Viti, che si è detto al centro di una campagna giornalistica diffamatoria, in una lettera al golden boy Vito De Filippo si è detto anche disponibile a mollare, non si sa con quanta convinzione. Convintissimo, invece, il Governatore dal simpatico doppio mento, che ha respinto benevolmente al mittente la lettera di contrizione, al grido di “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. Fra i contestatori, il più velenoso di tutti, forse, è stato il consigliere regionale del PDL Mario Venezia, più che “triste” (come l’omonima città lagunare) un pochettino “incazzato”, tanto da aggiustare la mira nel plotone di quelli che vogliono lo scalpo di un Viti con le spalle al muro, e puntare sul bersaglio grosso: il paterno (nonnerno?) Colombo. «Non è Viti che deve dimettersi –scrive infatti Venezia in una nota stampa- ma deve farlo tutta la politica lucana che ha perso il senso della moralità, che non ha idea di cosa sia

l’etica, deve rassegnare le dimissioni quella politica che ha ridotto la Basilicata allo stato disastroso in cui si trova. A partire dal Senatore Emilio Colombo, padre del declino politico, economico e sociale della nostra regione». Me cojoni, direbbero a Roma. Di sicuro, una sparata non di poco conto, vista e considerata l’egida di sacralità

di cui gode il Senatore a Vita qui in Basilicata, protagonista, non molti mesi fa, di un’affollatissima lectio magistralis al Teatro Stabile, colma di politici vecchi e nuovi in stato di prona adorazione (non si sa quanto genuina). Si è reso necessario allora un piccolo contatto telefonico col consigliere Venezia, onde meglio carpire il significato

di cotali sibilline parole. Ma perché Colombo sarebbe il “padre” delle nostre sfighe di lucani? Semplice. Nel voler trasformare l’economia lucana da agricola ad industriale, senza dotarla di un adeguato sistema di infrastrutture, l’ha condannata al declino. Non è un po’ troppo? Non direi. Ha trasformato generazioni di agricoltori in cassintegrati. Il risultato di questa operazione è una schiera di operai da 30 anni in cassa integrazione. L’esito finale sa qual è? Settore industriale ed agricolo, morti entrambi. Ma Colombo sembra avere molti “figli”… Già, tutti gli ex democristiani, politicamente parlando. De Filippo pure? De Filippo attualmente è il primo dei figli di Colombo. Insomma, un “Colombismo”

più forte che mai. Come si azzera, secondo lei, a parte le dimissioni di massa che lei ha invocato? Bisogna uscire dagli schemi classici. Bisogna ricreare un movimento lucano di persone dotate e perbene, persone con una teste e delle idee dentro. Insomma, secondo Venezia i muri di eternit di un passato non troppo remoto si possono scalfire. Scriveva l’antropologo inglese John Davis, nel suo trattato già citato sul nostro giornale, “Pisticci: Terra e Famiglia”: «Quali che fossero le procedure adottate dalla società, politici e sacerdoti si premurarono di far sapere ai pisticcesi di avere il controllo delle assunzioni. E non erano solo i consiglieri locali a dare questa impressione. Poco prima delle elezioni del 1964, per esempio, alla vigilia dell’inaugurazione degli impianti, tutti gli assunti ricevettero un telegramma del seguente tenore: “Lieto comunicarle mio interessamento ENI habet disposto sua ammissione al corso di addestramento ANIC Valbasento molti saluti Emilio Colombo Ministro del Tesoro”.

Giustizia e riforme: parola all’onorevole Moffa e all’avvocato Pinto di Rosa Santarsiero

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o scorso sabato, nell’aula Grippo del Tribunale di Potenza, si è svolto un convegno sulla riforma dell’ordinamento forense. All’incontro, presieduto Enzo Sarli, presidente dell’Ordine degli avvocati di Potenza, hanno preso parte: l’avvocato Vincenzo Montagna, l’avvocato Luciano Petrullo e l’avvocato Leonardo Pinto. Sono intervenuti l’onorevole Cinzia Capano, componente della Commissione giustizia della Camera dei deputati, l’onorevole Silvano Moffa, presidente della Commissione lavoro e previdenza della Camera dei deputati e il senatore Carlo Chiurazzi, segretario della Commissione giustizia del Senato della Repubblica. Abbiamo intervistato due relatori presenti in aula durante il congresso. L’onorevole Silvano Moffa: Onorevole Moffa, oggi si parla di riforma dell’avvocatura, lei cosa ne pensa del cambiamento che

si sta profilando? «È una riforma lungamente dibattuta, necessaria sicuramente, ma che presenta delle luci e delle ombre. C’è molto da lavorare, specialmente per la parte attinente ai tirocini e all’ingresso dei nuovi professionisti, al fine di agevolare e selezionare qualità e capacità giovanili. Non so quanto tutto questo sia gradito dagli avvocati». In merito alla riforma della giustizia e del Ddl anticorruzione. L’Europa chiede da anni che l’Italia riveda il reato di concussione. Una sua rivalutazione può essere vantaggiosa? «Il codice italiano, anche in seguito alle molteplici riforme avvenute negli anni, è tra i più sofisticati ed avanzati d’Europa. Se pensa che la Francia e la Germania, rispetto a questo indirizzo europeo, hanno sempre presentato delle riserve, be’, non vedo perché noi dovremmo essere più realisti del re, destrutturando e

configurando delle tipologie di reato dai confini molto labili. Una riforma di questo tipo, francamente, rischia di dare troppa discrezionalità a giudici o magistrati, in un contesto che ci chiede maggiore certezza del diritto». Passiamo alla politica. Secondo il suo parere, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo può davvero insidiare la politica dei grandi partiti? «Questo si vedrà solo quando andremo a votare. È chiaro che questo movimento sia oggi il riferimento di un dissenso aprioristico al sistema dei partiti. Il Movimento 5 Stelle è stato spesso etichettato come il simbolo dell’anti-politica, io non credo che sia tale, è un’alternativa al sistema dei partiti che indubbiamente hanno fallito. Il Movimento di Grillo nasce con un profilo antisistemico, certo, passare da un profilo antisistemico ad una reale proposta politica ce ne passa». E Azione Popolare? In cosa si differenzia questa proposta politica rispetto

alle altre? «La nostra è una proposta che si muove all’interno del recupero di una centralità della politica, dunque, l’opposto rispetto ai principi di Grillo. Noi pensiamo che la politica debba superare questa stagione caratterizzata dalla presenza personalizzata delle leadership. La nostra è un’alternativa reale, capace di coniugare valori a scelte nuove, come il professare una politica economica diversa da quella attuale. I partiti dovrebbero interrogarsi sul futuro e sulla qualità della politica. Noi cerchiamo di creare un riferimento, un punto di aggregazione che mantenga le autonomie, perche oggi c’è bisogno di una pluralità di soggetti. Speriamo che il nostro movimento possa contribuire a rivalutare un fare politica segnato, oramai, dalla sfiducia dei cittadini». L’avvocato Leonardo Pinto, segretario del Sindacato degli avvocati di Matera. Da avvocato, cosa ne pensa della riforma

L’incontro al tribunale di Potenza

dell’ordinamento forense? «La riforma è importante, ma bisogna capire di che tipo di cambiamento si tratta, cosa si vuol realizzare. Credo che ci siano dei punti ancora oscuri, come l’obbligo di dichiarare un tot di reddito all’anno per rimanere iscritti all’Albo degli avvocati. È un aspetto che trovo altamente denigratorio ed offensivo. È come se misurassero la professionalità di un avvocato sulla base dei compensi annuali». Lei ha particolarmente a cuore la libertà di informazione. Si può parlare di libertà di stampa con il pericolo incombente della “legge bavaglio”?

«Lei ha toccato un tasto che a me è molto caro. La libertà di stampa è un bene primario della sovranità popolare, se viene messo in discussione questo diritto, si finisce, inevitabilmente, per mettere in discussione la democrazia. Per fortuna abbiamo l’articolo 21 della nostra Costituzione che è molto preciso e chiaro a riguardo. I tentativi di annacquare, di limitare la libera informazione sono molti, bisogna prestare la massima attenzione».


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30 Giugno 2012

Basilicata

PETROLIO ED ALTRE STORIE

Il Presidente fatto “nero” su Facebook di Giusy Trillo

“C

he emozione per tutti noi vederti così felice Presidente”. E giù lacrime. Questo uno dei commenti postati sul profilo Facebook del presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, immortalato felice -fischi a parte- accanto al Dalai Lama, in occasione della

visita del massimo esponente spirituale del Tibet in esilio alla Città della Pace lucana che sta prendendo vita a Terzo Cavone, nei luoghi che avrebbero dovuto ospitare il cimitero delle scorie nucleari. Non ce lo immaginiamo altrettanto gongolante, però, quando la sera, camicia da notte e papalina

(“immaginiamo” abbiamo scritto?!), si accoccola al suo tablet per dare un’ultima controllatina alla sua pagina ‘faccialibro’. E “alla faccia!” potremmo esclamare sorpresi (più o meno) noi spioni dei social network, sbirciando tra foto, memorabile quella in cui gli pendono due caciocavalli in testa mentre

La bacheca Facebook di De Filippo

i lucani se li sentono appesi ai… reni, qualche consenso e, soprattutto, contestazioni. Dalla sanità agli spintoni tra partiti alla questione ‘oro nero’, il nostro si improvvisa pannello per freccette spiaccicato al muro dall’ennesimo centro. C’è chi lo cita -“Sono le Donne e gli Uomini della nostra Terra che, con la loro determinazione, con le loro emozioni, con le loro passioni, con i loro sogni, costituiscono la vera Anima della Lucania…”e sarcasticamente gli fa eco -“Quante belle parole Presidente”m a g a r i scomodando l’ugola di Mina … “parole, parole, parole”. C’è chi gli scrive il memorandum, ricordandogli il bando per i famosi 44 posti alla regione (staranno aspettando che cada in prescrizione?) e chi, nell’attesa che i posti di lavoro cadano dal cielo, cerca chi procacciarsene da solo: “?”. “Chi fa da se fa per te”, verrebbe da commentare. C’è chi gli sbandiera

SS 658 PotenzaMelfi: la Statale degli svincoli pericolosi

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ella strada statale 658 Potenza-Melfi, se ne parla ormai da anni: gallerie male illuminate con evidenti infiltrazioni d’acqua, ampi tratti d’ asfalto caratterizzati da fratture e fenditure, svincoli angusti e tortuosi con carreggiate

di dimensioni ridotte. Proprio quest’ultimi versano in uno stato di degrado diffuso, aggravato dalla totale assenza di manutenzione che, negli anni, ne ha minato sicurezza e decoro. Gli svincoli delle mete turistiche Melfi e Castel Lagopesole , in particolare,

sono rimasti nelle stesse identiche condizioni di vent’anni fa, per le carreggiate di dimensioni ridotte, per la presenza di curve a gomito, per l’assenza di illuminazione, e per la mancanza di segnaletica orizzontale e verticale. Si sprecano annunci ed appelli fatti da decine di cittadini ed automobilisti che ne chiedono da tempo la messa in sicurezza, stante la loro innegabile pericolosità. Due uscite, per altrettante entrate, una più pericolosa dell’altra, che mettono continuamente a repentaglio la vita di quanti transitano lungo l’importante arteria. Soluzioni? «Al vaglio» dal 2006, allorquando nell’accordo di programma tra Regione e Anas furono stanziati 20 milioni per la messa in sicurezza ed altri 25 per la realizzazione della Lauria/ Candela, indicata come strategica nella programmazione regionale. Da allora nulla è stato fatto e oggi, con i soldi che sembrano spariti che ne sarà di tutto questo? Davide Mecca

dati Svimez e UnioncamerePrometeia, esemplificativi di una Basilicata che cola a picco, e chi addirittura gli dà dell’E.T. Povero E.T. Le temperature calienti non aiutano e gli animi a volte si fanno bollenti. “Spero brucino all’inferno”, dice amaramente qualcuno. I politici? Precisamente, “chi governa indegnamente la nostra regione, non definiamoli politici perché sarebbe offensivo verso questi ultimi”. Scusate. Poi, tanto per darci una mano, qualche amico di infanzia pubblica un giovane De Filippo sul carro delle quattro stagioni durante i festeggiamenti del Carnevale. Lui era l’autunno: profetico. A tenere banco però, non potrebbe essere altrimenti, la questione petrolio. In tanti sollecitano un aumento delle royalties e c’è chi lo fa senza peli sulla lingua pubblicando un manifesto -“Siamo coglioni?”- -“Ma come si permette!?”-“Lasceremo trivellare +40 comuni della Basilicata per avere

le Royalties più basse del mondo?”- -“Ah, si lo siamo”. La signora Tarulli insiste sul punto, ma De Filippo smentisce aprendo così: “Cara Trulli”. Ci ospita Alberobello? L’ a n n o s a faccenda lascia comunque il passo alla recente polemica sul carburante estivo sottocosto, “Riparti con Eni a spese della Basilicata”. Cosa centra, però, il presidente De Filippo con la stravagante e senza dubbio allettante trovata dell’azienda del cane a sei zampe? Assolutamente niente, l’Eni se la canta e se la suona in terra lucana; ma se si cerca un ambasciatore che al ‘cane’ tiri la coda, magari avanzandogli la richiesta “di uno sconto di 20 centesimi a litro sul carburante in tutte le stazioni Eni lucane (per sempre)”, allora la persona giusta è lui. Il presidente accetterà il mandato? Magari a settembre, ora è tempo di vacanze. Per adesso però gli diamo un consiglio: tra tutti questi dissensi, il Facebook Places (l’applicazione di geolocalizzazione che sbandiera ai quattro venti la tua posizione) non ci sembra una buona idea. Meglio l’anonimato.

Millepassi: l’Associazione culturale si ripropone per stimolare il dibattito e la partecipazione democratica

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opo un periodo di meditazione l’Associazione Millepassi, con l’Assemblea dei soci tenutasi ieri 29 Giugno presso l’Hotel Cargallo (Tito), intende riprendere il proprio cammino coinvolgendo la società civile ed il mondo produttivo lucano alle dinamiche, a volte troppo lente della nostra regione. Indicare obiettivi di cambiamento nella tradizione, nella difesa e nella promozione del territorio verso una migliore e più accentuata connotazione sociale, così come porre in primo piano l’affermazione

della propria identità regionale in una tendente e generalizzata globalizzazione che rischia di annientare le poche eccellenze della Basilicata, rappresentano alcuni degli obiettivi che Millepassi pone alla riflessione del consesso regionale, in un momento storico e culturale particolarmente delicato in cui la grave crisi economica fa da padrona fino a porre in maniera tangibile il pericolo di dividere la società, mutilandone ogni promessa ed ambizione. E’ quindi da queste posizioni che Millepassi riparte con la consapevolezza

che in un momento di difficoltà come quello che stiamo vivendo, può fare la propria parte, fornendo ogni utile contributo al dialogo interno ai nostri territori, rendendosi disponibile a fare da ponte nel riportare costruttivamente le istanze, domande e proposte concrete provenienti dalle quotidianità della vita regionale, ma, al tempo stesso con idee chiare e ben definite, porsi come utile e proficuo pungolo nei confronti dei centri decisionali e delle istituzioni che ci rappresentano ad ogni livello.


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30 Giugno 2012

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Adesso rubano pezzi della città Clamoroso a Potenza: scompaiono fontanini, panchine, fioriere e perfino piantine che ornavano le aiuole di Antonio Nicastro

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utto sommato Potenza, rispetto ad altre città, è ancora abbastanza tranquilla per quanto riguarda la microcriminalità anche se ultimamente furti e scippi stanno aumentando, ma siamo sempre molto al di sotto della media nazionale. Dobbiamo però constatare che in città sono in aumento i furti che riguardano l’arredo urbano, il fenomeno, a dire il vero, è cominciato da diverso tempo e comincia a preoccupare. Non si tratta di atti di vandalismo o di bullismo sono furti veri e propri che indignano per la

Meridionale, la gradinata che collega Corso 18 Agosto a Corso Garibaldi costeggiando la Camera di Commercio e

l’ex sede dell’ENEL. Altri furti riguardano i rubinetti di altre fontane cittadine, quella di S. Antonio La Macchia

Altri furti riguardano i rubinetti delle fontane, tombini in ghisa, manufatti edili, cordoli in pietra, fioriere posizionate in varie strade cittadine per esempio, dove sono gli stessi cittadini a sostituirla ogni qualvolta viene rubata, non tutti i cittadini sono così sensibili e molte fontane rimangono a secco per il furto del rubinetto, ci riferiamo a quella presente in via Adriatico dove il fontanino donato dall’artista Fanì rimane malinconicamente p r i v o

protervia con cui si attenta ai beni comuni. Dalle strade cittadine sono scomparse alcuni fontanini, diversi chiusini in ghisa, panchine, cordoli, fioriere e perfino piantine che ornavano le aiuole. L’accanimento nei confronti delle fontane cittadine è notevole, sono molti i fontanini asportati, alcuni prontamente sostituiti ma altri non sono più tornati al loro posto, i casi più clamorosi riguardano lo storico fontanino che ha dissetato per decenni chi frequentava la stazione superiore che risulta trafugato da almeno tre anni. Stessa sorte è toccata al fontanino di via Ravenna, ubicato a pochi passi dall’ingresso della Villa di Santa Maria di cui si sono perse le tracce da un paio d’anni. Da molto più tempo è sparita la fontanella di Rampa

dell’erogatore di acqua. Altri fontanini vengono “semplicemente” mutilati asportando alcuni pezzi. In

appena è stata costruita i soliti ignoti hanno cominciato ad asportare i cordoli in pietra che delimitano la gradinata, siccome ogni pezzo asportato ha un peso di oltre 50 kg c’è da immaginare che ad operare siano state squadre di muratori truffaldini. Entrambi i lati della scalinata sono stati quasi completamente denudati e quei cordoli sono sicuramente

che è stato completamente ristrutturato. Circa un mese fa le aiuole che non venivano più curate sono “rinate” grazie all’adozione da parte dei bambini della scuola materna ubicata a pochi metri dal viale, dopo pochi giorni alcune piante sono state estirpate. Un caso ancor più clamoroso avvenne quando le rotatorie dello svincolo realizzato nei

utilizzati per adornare una o più villa nelle campagne potentine. Non sono scampate al furto numerose fioriere posizionate in varie strade cittadine, alcune delle quali, pesantissime, servivano limitare l’accesso ai marciapiedi e scongiurare la sosta selvaggia a danno dei pedoni. Si sono perse le tracce delle fioriere messe in via Mazzini dopo che tutto il marciapiedi era stato rifatto un paio d’anni fa. Nessuno però immaginava che si arrivasse a rubare le piantine delle aiuole. Ed invece succede anche questo. Ultimo episodio in viale Dante dove una scuola materna ha “adottato” le aiuole ricavate lungo il tratto del viale

pressi dell’Ospedale S. Carlo vennero abbellite da siepi che vennero immediatamente trafugate, dopo pochi giorni le siepi rubate vennero sostituite con nuove piantine che subirono analoga sorte nel giro di una settimana. Oggi le aiuole dello svincolo sono piene di erbacce che nessuno si cura di tagliare. La cura dell’arredo urbano, la pulizia delle strade, la semplice manutenzione da qualche tempo è piuttosto carente se poi ci aggiungiamo gli atti vandalismo e l’opera dei ladri l’immagine della città viene ulteriormente abbruttita.

qualche caso i furti possono creare situazioni di pericolo, è il caso dei tombini in ghisa che coprono impianti elettrici o i pozzetti di scarico delle acque reflue. I tombini asportati sono soprattutto quelli presenti lungo alcune gradinate. Sembra incredibile ma sono ambiti ai ladri potentini i manufatti edili, come ad esempio i cordoli in pietra, un esempio clamoroso è sotto gli occhi di coloro che percorrono la gradinata che collega via della Pineta, proprio sotto il ponte di Montereale, a via Vaccaro all’altezza del Liceo Classico. Ebbene non

<<Gradinata Mameli, il pisciatoio Volante>>

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on queste parole, un lettore ci ha postato sul nostro profilo Facebook queste foto della gradinata Mameli a Potenza, che testimoniano lo stato di vistoso degrado in cui versa.


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30 Giugno 2012

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Tutti al Lido “Martorano & Santochirico” Una foto su Facebook fa scaturire tutta una serie di considerazioni. Dalle acque del Pertusillo alla questione Salute La SOS Utenti incontra i consumatori

U

n cittadino attivo ed informato è una ricchezza per se stesso e per la comunità. E’ all’insegna di questo slogan che la SOS UTENTI propone gli incontri con i consumatori. Si tratta di incontri con forte taglio pratico volti ad informare in modo semplice e chiaro, la comunità su temi di attualità che non sempre ricevono adeguato spazio sui media. Gli incontri hanno un taglio pratico per permettere agli utenti di trarre un concreto beneficio dalle informazioni comunicate. Gli incontri sono tenuti da professionisti esperti nelle materie che di volta in volta sono affrontate. Il primo incontro si è tenuto il 29 giugno alle ore 18.00 sulle energie rinnovabili con il titolo “Ambiente sole e Guadagno” presso la sede regionale della SOS UTENTI in via del Gallitello n. 98 a Potenza.

La foto tratta da Fecbook

di Mario Petrone giudizio del Bolognetti fossero stati ben meritati, se non altro, per procurato allarme che le denunce dei due hanno originato nelle popolazioni. Ovviamente adesso il Santochirico, che se non ricordo male, all’epoca fece la denuncia da cui originò il processo al Di Bello e compagni, può andare fiero del fatto di aver visto giusto e operato per il meglio con quella denuncia e ovviamente adesso anche il Sigillito, tanto criticato e vituperato dalla stampa, potrà dire ma cavolo e io mi trovo a passare sti guai per questi due ….. se almeno i due, il Di Bello e il Bolognetti, volessero chiedere scusa questa incresciosa questione del Pertusillo la si potrebbe archiviare. Io ho sostenuto da sempre, anche in contrapposizione al Di Bello e al Bolognetti, che credevo e continuo a credere ora, anche in opposizione ad ARPAB e al Zooprofilattico di Foggia, che le Carpe si suicidano per causa delle corna subite. Non ci entrava per niente l’inquinamento e non c’entrano per niente neanche i virus. Insomma io dico che se quelli di ARBAB possono affermare più o meno: “Non risultano inquinamenti delle acque del Pertusillo, per cui si deve ipotizzare che le morie annuali delle carpe derivino da virus” io possa tranquillamente dire che chi afferma che la colpa è dei virus sogna ad occhi aperti perché con analoga prova usata da ARPAB io mi sento di affermare invece che le Carpe

del Pertusillo si suicidano. Ma naturalmente il mio è solo un approccio polemicamente problematico a una questione seria. Basta notare che appena qualche giorno fa campeggiava sui quotidiani l’affermazione che le acque del Pertusillo sarebbero inquinatissime e da questo discenderebbe che chi beve dal rubinetto di Acquedotto Lucano o Pugliese non sa mica cosa beve. In pratica se tutto va bene siamo solo nella pupù. A proposito, e solo per cronaca, ma tutta la pupuù che, non depurata, in qualche maniera deve per forza finire nell’invaso del P. ….miracolosamente si depura da sé, alla stessa maniera delle Carpe che si suicidano. Ma tutto questo che ci azzecca con Santochirico? Assolutamente niente solo che, per coincidenza, la sua foto è apparsa in contemporanea con la dichiarazione di INCONTAMINATEZZA del Pertusillo ed allora lui da essere il colpevole dell’indagine e della condanna del Di Bello e del rinvio di Bolognetti diventa l’eroe invitto…e io voglio essere il primo o al massimo il secondo a compiacermi. Ma allora che ci entra il Martorano nella faccenda dal momento che si parla di inquinamento? Ovvio e solo per il fatto che è l’assessore alla Sanità e che tra i suoi compiti vi è quello di occuparsi della salute nostra e della prevenzione che deve garantirci una salute “di ferro” ed allora dal momento che lui si

occupa di salute e dal momento che ove mai l’inquinamento vi fosse avrebbe ripercussioni gravi proprio sulla salute della gente e dal momento che la pessima salute della gente avrebbe ripercussioni sul bilancio della Sanità Lucana e sulle nostre tasche e sulla sua competenza…cogliamo il pretesto per domandarci e domandare all’assessore: ma dal lato suo le problematiche connesse con il paventato inquinamento hanno indotto quali politiche? Che so sono state fatte ipotesi di danni alla salute a seconda della qualità e pericolosità degli inquinamenti eventuali? Sono stati immaginati interventi di contenimento dei danni e quali? Insomma il fatto che degli esseri viventi in un dato luogo (Carpe del Pertusillo) a frotte muoiono ha indotto l’Assessore e i suoi Uffici a domandarsi quali cause possono aver determinato quelle morti atteso che quelle acque finiscono in acquedotto e da Acquedotto lucano e Pugliese finiscono sulle tavole Lucane e Pugliesi. Chiaramente oggi, dopo che ARPAB ha fugato ogni dubbio sull’inquinamento del Pertusillo tutte queste cose risulteranno solo esercizi di scuola...ma i suoi Uffici queste cose le hanno fatte o fatte fare o viste fare? E mo’ fa caldo...e mi fermo qui.

Sagra del gelato a Ruoti

“Informazione pubblicitaria”

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na foto in F.B. mostra l’Assessore Martorano e il Consigliere Santochirico in spiaggia con un bicchiere in mano, non ci sono nomi o etichette o commenti la foto semplicemente che immortala un momento sereno in un posto di mare tra persone che si conoscono e frequentano....Le due persone fanno politica e accidentalmente le politiche sono il sale della vita quando ci sono e ancora di più quando mancano. E non si sono ancora spenti gli echi della riscrittura della rete ospedaliera che rientra nelle sue competenze Assessorili che ecco arrivare le nuove analisi di ARPAB sulle acque del Pertusillo (vedi articolo nelle pagine successive) a dichiarare che l’Invaso non risulta inquinato (cioè hanno fatto uno o più prelievi e li hanno analizzati dopo di che hanno affermato che le acque prelevate non presentano tracce di inquinanti) il che non vuole dire che ARBAB assume la responsabilità di dichiarare che il Pertusillo, come invaso, non è in alcun modo inquinato ma piuttosto che dalle analisi fatte le acque analizzate non sono risultate inquinate. Di più secondo queste ultime versioni dei fatti del Pertusillo, le morie di carpe dipendono da un virus e non dall’inquinamento. Insomma se tutto fosse vero o verificabile, qualcuno potrebbe anche pensare che la condanna del Di Bello e il rinvio a

Lo scopo di questo incontro - spiega l’associazione - è quello di fornire ai cittadini un’informazione oggettiva e scientifica sulle opportunità che derivano dalle fonti di energia rinnovabili. L’utilizzo di impianti ad energie rinnovabili, infatti, costituisce un risparmio sui costi dell’energia e può costituire anche un guadagno fisso, oltre che aumentare il valore dell’immobile che lo utilizza. L’associazione auspica che questi incontri divengano un momento di condivisione delle esperienze per i consumatori in modo tale che ciascuno possa intervenire e dare il proprio contributo portando sull’argomento trattato la propria testimonianza della quale possano giovarsi anche gli altri. h t t p : / / w w w . sosutentibasilicata.it/

Presso l’Hotel Natura un’originale iniziativa per il 7 e 8 Luglio

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ppuntamento imperdibile per tutti gli amanti del gelato sabato e domenica 7 e 8 Luglio a Ruoti in contrada Abetina presso “Hotel Natura”. I buongustai potranno assaggiare diversi tipi e qualità di gelato artigianale preparati da esperti del settore. Previsto un allestimento di una cena per entrambi i giorni all’insegna della buon musica: le serate saranno infatti allietate da

balli in compagnia del gruppo folk etnico i Tarantanzi che si esibiranno sabato e, dell’organettista Niki Fox. Ritagliando il coupon pubblicato in prima pagina, su Controsenso, e, cosegnandolo presso l’hotel, riceverete uno sconto di 3€ sul costo della cena. Siete tutti invitati, per maggiori informazioni 0971/82185 cell. 328/8467657


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30 Giugno 2012

La Commissione Lucani all’Estero fa gola a tutti «E’ un continuo via vai di consiglieri regionali e non, alla volta di Festival e soggiorni in Sudamerica»

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l Consigliere Regionale di SEL Giannino Romaniello in uno degli ultimi Consigli, ha voluto evidenziare i continui viaggi all’estero della Commissione Regionale dei Lucani nel mondo, un continuo via vai di Consiglieri e non che partecipano in Australia all’Italian Film Festival, in Uruguay all’apertura di uno sportello di collegamento, in Venezuela una verifica sull’utilizzo del fondo indigenti azioni sanitarie, e così via. Ecco spiegato il perché della corsa alla Presidenza della Commissione da parte dei trombati alle ultime elezioni, e, se occorre si fa pure la corsa ai doppi, tripli incarichi, tanto i grossi partiti ne hanno per tutti i gusti, mettendo personaggi che in vita loro hanno fatto di tutto, tranne che occuparsi dei nostri emigrati.

E, come dice il buon Romaniello, questa è una materia che dovrebbe affrontare anche la Commissione immigrazione e, siccome nella nostra Regione, come dice il Presidente De Filippo, vi sono circa quindicimila badanti, in più ci sono lavoratori immigrati che lavorano nei nostri campi e che svolgono, sempre come dice De Filippo, attività che i nostri giovani non vogliono svolgere, credo, sostiene Romaniello, che veramente sia singolare il fatto che quella Commissione, cioè quella sull’immigrazione, non sia mai stata riunita dopo l’insediamento, da parte dello stesso Presidente. Il Consigliere della SEL, Romaniello, termina dicendo, che se noi utilizzassimo i fondi, visto che c’è una riduzione consistente delle risorse, come detto in altre

occasioni, per sostenere i Circoli, le nostre Comunità, visto che il sistema di comunicazione globale oggi esistente ci permette di poter dialogare quotidianamente e ogni qualvolta lo vogliamo, li utilizzassimo per sostenere quei Circoli e quelle Federazioni, io credo che renderemmo un servizio migliore ai nostri concittadini emigrati. E’ incredibile, un Consigliere Regionale, persino di maggioranza, per avere informazioni su atti pubblici deve pure sentirsi rimbrottare da un Presidente di Commissione, è proprio vero, la casta si avvita su se stessa. Giovanni Dapoto

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L’ISTANTANEA DI KING BUFFINO Potenza: fermata giovane gang di ladri d’appartamento

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ono state arrestate quattro persone, raggiunte da ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari disposta dal gip del tribunale di Potenza, dott.ssa Rosa Larocca, su richiesta del pm della procura della repubblica di Potenza, dr. Gerardo Salvia. I reati contestati vanno dall’associazione per delinquere alle estorsioni alla consumazione di rapine in danno di adulti e minorenni di potenza e dei comuni viciniori. Sono stati tratti in arresto a cura della compagnia dei carabinieri di Potenza il cittadino rumeno L.I.E. di anni 23, il potentino S.A. di anni 19 ed il venosino G.P. di anni 21, mentre il potentino S.G. di anni 44 e’ stato arrestato dagli agenti della squadra mobile della questura di Potenza. L’indagine, sviluppata dall’aliquota operativa della compagnia carabinieri di Potenza, sulla scorta di una denuncia sporta presso la stazione carabinieri di Avigliano, concretizzatasi nel novembre scorso con l’arresto di due maggiorenni, ritenuti responsabili di aver obbligato, dietro minacce, un minore a rubare l’oro di famiglia, consentiva di scoprire la riconducibilità di numerosi furti in abitazioni di Potenza, caratterizzati dall’assenza di segni di effrazione agli infissi e alle casseforti, all’attività intimidatoria condotta dai quattro arrestati all’esterno di un istituto scolastico della città, nei confronti di alcuni studenti verso i quali attuavano vere e proprie condotte vessatorie costringendoli a rubare per l’appunto l’oro di famiglia, subito monetizzato attraverso uno dei numerosi compro oro della città. Attraverso altri minori, pure minacciati, i quattro sono riusciti a perpetrare anche truffe ai danni delle assicurazioni oltre che a far asportare altro “oro di famiglia”, ampliando il giro delle vittime oltre il circuito scolastico. Il punto più alto di violenza si e’ avuto lo scorso mese di febbraio allorquando hanno cercato di compiere una rapina per la somma di 350,00 euro in danno di un’anziana signora del quartiere Macchia Giocoli di potenza, introducendosi nell’abitazione della stessa, con il pretesto di consegnare della posta.

L’invio di materiali (testi, fotografie, disegni etc.), alla redazione di “Controsenso Basilicata” e all’editore “Publicom”, deve intendersi quale espressa autorizzazione alla loro libera utilizzazione per qualsiasi fine ed a titolo GRATUITO, e comunque, a titolo di esempio, alla pubblicazione GRATUITA su qualsiasi supporto, cartaceo e non, e su qualsiasi pubblicazione della Publicom. Testi, disegni e fotografie inviati su supporto cartaceo non verranno restituiti.

IL PROVERBIO DELLA SETTIMANA “Fac chiù miràcul nà vott r vìn, ca nà Chies r’ Sant” (Fa più miracoli una botte di vino che una chiesa di Santi)

Editore Publicom S.r.l. Direzione - Amministrazione - redazione Via Vespucci - Parcheggio 3 - 85100 Potenza Tel. 0971 092254 - 092255 Fax. 0971092256 controsenso@email.it Direttore Responsabile Walter De Stradis Registrazione Tribunale di Potenza n. 778/09 Impaginazione grafica: Giovanna Cafaro Stampa: Martano Editrice Srl Via delle Magnolie, 70026 Modugno - Bari

Potenza

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La decomposizione della Giustizia lucana La chiusura dei tribunali di Melfi e Lagonegro: l’attività giuridica in regione ne uscirebbe paralizzata di Antonio Pallottino

E’

in atto mentre s c r i v i a m o , un’assemblea del mondo forense del Vulture - Melfese, presente il Presidente della Regione, Vito De Filippo. Vi domina una cappa inquietante, e una nuvola di nero fumo come frutto di magìa altrettanto nera sta rapendo alla vista – mi si consenta il tono poetico, è d’obbligo date le circostanze – il Tribunale di Melfi, che attenti!, non è solo il Foro in sé ma l’intero sistema territoriale intorno al quale ruota la dimensione giuridica, dalle forze dell’ordine all’Ufficio del Registro, alle strutture periferiche di sostegno e non ultimo, al tornaconto economico. Sì, un contrordine della politica – o più esattamente, di un uomo politico – e il gioco è fatto: il Tribunale di Melfi, il Tribunale che insiste nel Vulture Melfese, rischia, a dispetto della proposta in positivo della Commissione Giustizia della Camera, rischia, dicevo, di essere soppresso, e questo grazie allo zampino del Politico-Politico, allungato a favore di clientele personali. E’ di questo che si è discusso in questi giorni presso i locali del Tribunale di Melfi,

tra gli avvocati in stato di agitazione raccolti in assemblea, e figure istituzionali locali, rappresentative del territorio zonale, oltre, come precisato, al Presidente della Giunta Regionale. Francamente, fa meraviglia il portentoso impatto che il suggerimento strumentale ha provocato a livello decisionale. Sembra assurdo che non si tenga nel giusto conto lo spazio territoriale di una Basilicata i cui ritardi infrastrutturali, primo fra tutti il sistema viario, non facilitano di certo la rottura di un isolamento secolare nel quale persistono tuttora centinaia di piccoli centri sempre più piccoli a causa della tendenza in atto ad abbandonare la regione, spesso serviti da un’unica quanto improponibile strada di accesso, battuta peraltro da servizi di linea ridotti in molti casi ad una sola corsa quotidiana. Insomma, nella

un Tribunale che per essere al confine della Calabria, al confine con una realtà dominata dalla malavita organizzata, una funzione dovrà pur svolgerla come barriera a infiltrazioni malavitose. E che dire del Tribunale di Melfi, nel cuore di uno degli insediamenti industriali più importanti della Basilicata? Chi oserebbe scommettere sul futuro dell’area industriale di San Nicola senza l’avamposto giuridico del Vulture - Melfese?

tendenza all’impoverimento demografico che si va consumando, il rischio è di aggiungere impoverimento a impoverimento: impoverimento di risorse umane e quindi d’infrastrutture, se poi si desse via libera anche a processi di semplificazione e di soppressione di presidi strategici, il prezzo per la Basilicata, il tributo della regione al bilancio dello Stato sarebbe tale da spingere

la regione sul ciglio di un baratro, a un punto dalla sua disgregazione. Insomma, sarebbe come procedere in direzione opposta rispetto all’urgente necessità di un’inversione di rotta. E tanto più nel caso specifico, in quanto sopprimere presidi di civiltà, quali sono i presidi giuridici, equivarrebbe a negare la natura strategica della loro dislocazione. Avamposti, tali sono, infatti, sia il Tribunale di Lagonegro,

Una classe dirigente matura e consapevole, gelosa addirittura degli interessi generali, non può certo abbracciare e far propria la logica dei capponi di Renzo, e assistere impotente al loro reciproco massacrarsi, ben sapendo dei costi improponibili che tale gioco al massacro imporrebbe, e non solo e non tanto in termini di credibilità della Politica. Si pensi se un così delirante disegno andasse in porto, solo ai costi di una Giustizia paralizzata, ancor più lenta nel suo procedere a causa del sovraccarico

della concentrazione, in quel di Potenza, dell’onere che oggi grava su Melfi, e taccio dell’aggravarsi dei problemi di ordine pubblico e del moltiplicarsi in una Regione inopportunamente sguarnita, esposta sui fianchi più delicati, degli appetiti della malavita organizzata. Poiché ci si rifiuta di condividere la responsabilità di chi scommette sulle conseguenze di una così deflagrante follia, quasi che il calcolo di un miserabile interesse di bottega sia ormai, costi quel che costi, la misura della politica, si vuole scommettere sul ravvedimento – una volta tanto prendiamo a prestito il motto caro a un remoto Craxi circa l’ottimismo della volontà – e si aspetta fiduciosi. Sicuri che il paradosso dell’antipolitica, il vuoto della demagogia pro domo sua, la logica dell’orticello privato, alla fine e soprattutto di questi tempi, non potranno avere la meglio e la ragione, il concetto, alla fine saprà imporre il rispetto dell’interesse che è proprio alla Regione in quanto tale, che sta nell’opposto rispetto a ciò che fino ad oggi in verità si va facendo.


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30 Giugno 2012

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Economia: il sorriso dei neo laureati lucani La facoltà proclama nuovi dottori Speranza e fierezza nelle parole di due neo laureati di Luca Santoro

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ine Giugno e inizio Luglio sono storicamente i periodi fecondi per le Università che si accingono a “sfornare” nuovi dottori da “consegnare” al mondo del lavoro. Un primo passo, forse tra i più importanti, che porterà ad un processo di professionalizzazione che si spera possa far ritrovare nuove motivazioni e un nuovo slancio ad un mondo, quello del lavoro che, soprattutto in Basilicata, sembra sempre più ancorato alle vetuste ed obsolete pratiche.

Questa settimana siamo tornati a fare incursione nel corso della seduta di laurea di Economia. Lo scenario che abbiamo trovato è sempre quello della festa, da una parte il laureando con il Pileo( o più comunemente berretto universitario dal colore nero) espone il contenuto del proprio lavoro, di fronte la schiera della commissione esaminatrice (anch’essa con toga universitaria) che ascolta con attenzione il candidato, a far da cornice al “bel dipinto”, il muro umano fatto di parenti

e amici in una miscela di abiti d’occasione e griffe d’alta moda. Si respira tensione e soddisfazione nell’Aula Magna dell’università tra il tremolio del candidato in attesa di giudizio e i sorrisi dei numerosi partenti accorsi nel momento più importante per uno studente universitario. Un percorso travagliato, ma estremamente gratificante che passa tra mille difficoltà e incertezze, ma anche tra soddisfazioni e la consapevolezza di essere entrati adolescenti ed usciti con la giusta maturità per affrontare il duro mondo del lavoro. E così tra uno “scatto” d’ordinanza e un calice di champagne, abbiamo contattato qualche neolaureato (pochi e sintetici per la verità), che gentilmente hanno raccontato al nostro settimanale la propria soddisfazione. Il primo che incontriamo è Massimiliano Paradiso e viene da Calciano in provincia di Matera: “Il mio percorso

universitario è stato molto positivo a livello didattico con docenti preparati ed attenti od ogni esigenza degli studenti. Se dovessi fare qualche critica punterei il dito un po’ sull’organizzazione, su questo punto siamo un po’ carenti, ma credo sia dovuto al fatto che siamo una facoltà nuova ed ancora si devono rodare bene certi meccanismi. Mi riferisco soprattutto a livello

strutturale e in particolar modo alla segreteria. Sappiamo che in questa università non c’è la possibilità di continuare gli studi con una specialistica, ma non mi lamento, fortunatamente già lavoro. Devo dare un voto complessivo all’Università? Do 7!”. Il secondo neo dottore che incontriamo è il potentino Umberto Marceddu che, dopo l’ansia da prestazione lapidariamente ci dice:”Sono

fiero del percorso intrapreso, è stato un cammino molto gratificante ed oggi, finalmente, raccolgo i frutti della mia semina. La facoltà è ben organizzata, con i professori mi sono trovato benissimo. Per il futuro la speranza è quella di lavorare, ma ho intenzione anche di continuare gli studi”. Vedremo dove.


Anno 2012 - n. 3

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ABBIAMO UN SOGNO: un nuovo progetto politico ecologista e civico!

Per uno sviluppo economico e sociale che assicuri comunque la salute dei cittadini, i loro diritti e la tutela dell’ambiente con un razionale utilizzo delle risorse: acqua, petrolio, suolo, ecc. I partiti attuali non sono capaci di farlo, non hanno più la spinta propulsiva né la giusta idea di “BENE COMUNE”. Mettiamo insieme le esperienze “Ambientaliste” e la “Ricchezza Democratica” delle LISTE CIVICHE per dare gambe al progetto di Rinascita del Paese e della Basilicata.

NON UN NUOVO PARTITO, MA UN SOGGETTO POLITICO NUOVO


REPORT

ontrosenso Basilicata

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Per il commercio ci vuole il reggimento di Lucio Malatesta

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uella dei commercianti è una classe che si fa sentire. Vi sono i consiglieri comunali: Paolo Bruno, Vincenzo Ricciuti, Francesco Rizzi, Carlo Torrente e Antonio Zirpoli, orologi, Salvatore Vicario, Michele Marino, Gerardo Bruno, Michele Pergola, Bonaventura Mancinelli, farmacista, e tutti partecipano alle elezioni dell Camera di commercio con autentiche battaglie elettorali e con slogan come questi: <<Desideriamo nell’interesse del sodalizio, che elementi competenti ed energici entrino a far parte di esso, tanto per scuotere l’apatia e dargli quella vita che occorre per sollevare l’ abbandonata classe dei commercianti di Basilicata, che purtroppo, non hanno nessun diritto, ma solamente il dovere di pagare e sempre pagare>>. Nel 1895 si fanno gli esperimenti della luce elettrica. Le piazze e le strade di Potenza sono finalmente inondate di fasci di luce. Due globi in piazza Prefettura rischiarano il Teatro e il Palazzo della Provincia. La Giovine Lucania ironizza: <<Alleluia! Esclamerà d’ora innanzi la gente, che se non ha lavoro e non ha pane ha in compenso l’acqua buona e la luce elettrica>>. La miseria è perenne e si aspetta il reggimento come un toccasana. Per i commercianti la questione del reggimento è di vitale importanza, tanto che si riuniscono ed inviano ordini del giorno al Re. <<Sire! La Società per le Strade Ferrate del Mediterraneo, di notte tempo,

come perpetrando un delitto, trasuga da Potenza il Suo Ufficio; il deposito dei generi di privativa si sottrae a Potenza e si trasporta a Salerno; la prima stazione ferroviaria si impianta, quasi a dispetto, a quattro chilometri dalla città, mentre potevasi

Ma non possiamo permettere che la dignità del capoluogo della Provincia di Basilicata sia così barbaramente offesa. Noi, chiamati dall’Assemblea a dare esecuzione al soprascritto deliberato, umilmente lo sottoponiamo alla Maestà Vostra,

Il controllo sulle e-mail dei dipendenti DOMANDA Gentile redazione, vorrei sapere se il mio datore di lavoro può controllare la mia posta elettronica. Lettera firmata. RISPOSTA Gentile lettrice,

costruire in prossimità del suo lembo meridionale con maggiori vantaggi; l’altra linea ferroviaria si prende il gusto di girare intorno al colle abitato. Nel 1881 l’Augusta parola V.M. ci promette la sede di un reggimento. Difatti nell’anno seguente il Parlamento vota una legge speciale per l’impianto di una caserma militare in Potenza, dichiarata punto strategico. Lo Stato spende circa un mezzo milione per la costruzione di un’ala dell’edificio progettato per la caserma. Passano quindici anni, ed il reggimento, il reggimento non viene. Sire, credemmo all’ Unità della Patria, quando accanto ci caddero fulminati i padri ed i fratelli nostri, ci crediamo ora, che a Borgoforte, a Porta Pia, a Dogali, a Coatit un uguale valore ha fatto scorrere il sangue dei figli di ogni regione italiana.

e ci permettiamo di ricordare la promessa fatta a questa città sin dal 1881, quando la onorò di sua Augusta presenza>>. L’anno volge al termine e le feste natalizie sono nell’aia, i principali magazzini di via Pretoria sono addobbati e le vetrine illuminate e colme di merce: Vincenzo Garramone, <<mette in mostra nella sua elegante vetrina gingilli e calendari e libri a rabeschi, a fiorami, i cartoncini dorati, delizia dei fortunati amatori>>; <<Vincenzo Caggiano mostra i bei mobili viennesi, le bellissime stoffe e le fini porcellane del Ginori; il bravo Satriani mentre pensa alle barbe… degli avventori ed all’acqua di China di sua specialità, sciorina la pubblico gli ombrelli, le spazzole, i guanti, i pettini, le cravatte, i revolvers, gli spilloni, gli oggetti da caccia, gli oggetti di profumeria, i saponi più delicati; Angelo Maria Vicario espone <<gli abiti di taglio veramente chic, le stoffe italiane e inglesi più fini; e tutto ciò pure nel negozio di Salvatore Vicario diventa ancora più attraente dalle due lampade ad arco che lo illuminano>>; quel mago di don Michele Pergola, che con l’invariabile berrettone sul capo e il beato sorriso dell’uomo soddisfatto sulle labbra, ha saputo preparare una vera montagna di dolciumi>>. Luigi Ferrara (Caffè D’Arpino), Pasquale Viggiano, Simone, Albano, hanno riempito le vetrine; i fruttaioli si pavoneggiavano tra le canestre di fichi secchi di Marsiglia e di datteri. I pizzicagnoli Dapoto, Santoro, De Felicis <<mettono in mostra un po’ di tutto: formaggi, ricotte, salami, prosciutti, cotichini, zamponi, burri, zuccheri, nettari, ambrosie…>>. <<Il Marino ed il buon Quratino e Furcillo, Labriola e Cupolo tengono alto il prestigio della calzatura; e l’Iacoletti, quello delle novità e mode; e Gerardo Bruno fa abbarbagliare gli occhi con la sua mostra elegantissima di gioielleria. Sono arrivati i panettoni di Milano, i panforti di Siena, i torroni di Cremona>>. Testo e foto tratti “Dal regale teatro di campagna”

una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione, sez. lavoro, (n.27221/12) ha affrontato il tema del controllo a distanza e della posta elettronica. Più precisamente ha affrontato la possibilità da parte del datore di lavoro di controllare la posta elettronica del dipendente sospettato di infedeltà e della eventuale possibilità, in caso di comportamento fraudolento, di licenziarlo. Si è trattato quindi della valutazione non della possibilità indifferenziata delle aziende di controllare le caselle di posta elettronica dei propri dipendenti, ma del potere del datore di lavoro di verifi care i sospetti emersi nei confronti del proprio lavoratore. La detta sentenza sembra accordare al datore di lavoro il diritto di effettuare tale verifica sulle email del lavoratore sospettato – nel caso esaminato dagli Ermellini - di aver divulgato a mezzo messaggi di posta elettronica notizie riservate e concernenti un cliente, traendone un vantaggio personale. La Corte d’Appello aveva respinto l’impugnazione, ritenendo che non si fosse violato l’art. 4 dello statuto dei lavoratori con il controllo della posta elettronica del dipendente, in quanto diretto ad accertare ex post una condotta attuata in violazione degli obblighi fondamentali di fedeltà e riservatezza e postasi in contrasto con I’interesse del datore. Si rilevava, infatti, che il lavoratore avesse violato l’obbligo di segretezza e correttezza dei dipendenti sancito dall’art .2104 cc, dal regolamento interno e dal codice deontologico, ponendo in essere un comportamento di indubbia gravità, particolarmente lesivo dell’elemento fiduciario. Avverso questa sentenza il lavoratore ha proposto ricorso per cassazione, cui ha risposto con controricorso la datrice di lavoro. Il principale motivo d’impugnazione svolto dal lavoratore verte sulla violazione dell’art. 4 dello statuto dei lavoratori, considerato che il licenziamento è stato fondato su una prova raccolta controllando la sua posta elettronica, in assenza di previo accordo sindacale o con l’Ispettorato del Lavoro, ed anche in violazione dell’114 del d.lgs.30.6.03 n. 196 (codice per la protezione dei dati personali). Come è noto, l’art.4 della legge n.300 del 1970, vieta l’uso degli impianti audiovisivi e delle altre apparecchiature aventi finalità di controllo a distanza dell’attività lavorativa (c. 1) e disciplina le modalità di adozione di impianti ed apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive o dalla sicurezza del Lavoro, dai quali può derivare la possibilità di controllo a distanza dei lavoratori (c. 2). In particolare, il lavoratore si duole che la Corte d’Appello abbia ritenuto legittimo il controllo effettuato sulla sua posta elettronica aziendale, considerato che non era regolata alcuna modalità specifica di monitoraggio. La conforme giurisprudenza della Cassazione afferma che l’art.4 in commento “fa parte di quella complessa normativa diretta a contenere in vario modo le manifestazioni del potere organizzativo e direttivo del datore di lavoro che, per le modalità di attuazione incidenti nella sfera della persona, si ritengono lesive della dignità e della riservatezza del lavoratore.... sul presupposto che la vigilanza sul lavoro, ancorché necessaria nell’organizza-

zione produttiva, vada mantenuta in una dimensione umana, e cioè non esasperata dall’uso di tecnologie che possono rendere la vigilanza stessa continua e anelastica, eliminando ogni zona di riservatezza e di autonomia nello svolgimento del lavoro” (Cass. 17.07 .07 n. 15982). La possibilità di effettuare tali controlli, dunque, si ferma dinanzi al diritto alla riservatezza del dipendente, al punto che la pur insopprimibile esigenza di evitare condotte illecite da parte dei dipendenti non può assumere portata tale da giustificare un sostanziale annullamento di ogni forma di garanzia della dignità e riservatezza del lavoratore. Tale esigenza non consente di espungere dalla fattispecie astratta i casi dei c.d. controlli difensivi ossia di quei controlli diretti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori quando tali comportamenti riguardino l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro e non la tutela di beni estranei al rapporto stesso ove la sorveglianza venga attuata mediante strumenti che presentano quei requisiti strutturali e quelle potenzialità lesive, la cui utilizzazione è subordinata al previo accordo con il sindacato o all’intervento dell’Ispettorato del lavoro. In tale ipotesi, è stato precisato, si tratta di “un controllo cd. preterintenzionale che rientra nella previsione del divieto flessibile di cui all’art 4, c. 2” così correggendosi una precedente impostazione che riteneva in ogni caso legittimi i c.d. controlli difensivi, a prescindere dal loro grado di invasività (Cass.3.04.02 n. 4146). In applicazione di questi principi, la Suprema Corte ha ritenuto correttamente motivata la sentenza di merito che aveva considerato alla stregua delle apparecchiature di controllo vietate (ove non validate mediante procedura ex art.4, c. 2), i programmi informatici che consentono il monitoraggio dei messaggi della posta elettronica aziendale e degli accessi Internet, ove per le loro caratteristiche consentano al datore di controllare a distanza ed in via continuativa durante la prestazione, l’attività lavorativa e il suo contenuto, per verificare se la stessa sia svolta in termini di dirigenza e di corretto adempimento, sotto il profilo del rispetto delle direttive aziendali, (Cass. n. 4375 del 2010).Nel caso in esame, il giudice di merito non ha accertato quali siano state le reali modalità con cui il datore di lavoro ha acquisito il testo dei messaggi di posta elettronica posti alla base della contestazione disciplinare. Lo stesso giudice ha tuttavia affermato che il datore ha compiuto il suo accertamento ex post, ovvero dopo l’attuazione del comportamento addossato al dipendente, quando erano emersi elementi di fatto tali da raccomandare l’avvio di un’indagine retrospettiva.Ad avviso del Collegio, tale fattispecie è estranea al campo di applicazione dell’art.4 dello statuto dei lavoratori in quanto il datore di lavoro ha posto in essere una attività di controllo sulle strutture informatiche aziendali che prescindeva dalla pura e semplice sorveglianza sull’esecuzione della prestazione lavorativa degli addetti ed era, invece, diretta ad accertare la perpetrazione di eventuali comportamenti illeciti (poi effettivamente riscontrati) dagli stessi posti in essere. Il c.d. controllo difensivo non riguardava, pertanto, l’esatto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro, ma era destinato ad accertare un comportamento che avrebbe potuto danneggiare la stessa immagine della datrice di lavoro. Tale situazione sarebbe già esclusa dal campo di applicazione del citato art. 4 e dalla menzionata giurisprudenza (che già esclude dai controlli difensivi vietati quelli aventi ad oggetto la tutela di beni estranei al rapporto di lavoro, Cass. n. 1592/2007). STUDIO LEGALE PIPPONZI


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30 Giugno 2012

Basilicata

Il Dalai Lama è cittadino lucano De Filippo: “La Basilicata, grazie a Betty Williams, è riuscita con concretezza e serietà a rendere vero un progetto che a molti sembrava un sogno irraggiungibile”

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l Dalai Lama, Tenzin Gyatso, è arrivato nella sala conferenze di Palazzo Viceconte a Matera accompagnato dal Presidente della Giunta regionale, Vito De Filippo, dal premio Nobel per la Pace, Betty Williams, dal presidente della Provincia di Matera, Franco Stella, dal sindaco di Matera Salvatore Adduce e da Enzo Cursio, amministratore delegato della Fondazione ‘Città della Pace per i bambini’, atteso da autorità e giornalisti. “ Consentitemi di esprimere con semplicità l’emozione, come tanti uomini e tante donne, di avere una relazione così ravvicinata al Dalai Lama, un uomo straordinario. Ci sono uomini nel mondo che riescono a travalicare confini, a vincere faticose battaglie”. Lo ha detto il presidente della Regione, Vito De Filippo, durante la conferenza stampa con il Dalai Lama a Matera. “Il Dalai Lama fa parte di questi uomini memorabili – ha aggiunto il governatore lucano

A Scanzano Jonico, le parole del presidente della Regione

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i sono altezze che superano le curve dei nostri orizzonti. Planetari respi- ri fatti di amore e di pace che spingono gli uomini, nella loro moltitudine, a sorvegliare questi valori. Inondiamo i circuiti a volte stretti, altre modesti, di questo fiato lungo e speranzoso. Proviamo ogni giorno a spingere in alto i nostri occhi. Nel 2003 la Basilicata, con il contributo delle Regioni vicine, si rese protagonista di una pacifica battaglia di resistenza contro il deposito di scorie nucleari

a Scanzano Jonico. Quella battaglia non fu fatta nel nome della presunta “proprietà” di un territorio, ma piuttosto per salvaguardare da una pericolosa contaminazione millenaria aree che, sappiamo essere innanzitutto patrimonio dell’umanità intera, contemporanea e futura. Quella visione l’abbiamo rinnovata con la scelta di dar vita alla Città della pace a Terzo Cavone luogo adatto ad accogliere rifugiati provenienti da tutto il mondo, e che, come testimonia la presenza di 2 premi Nobel per la Pace tra cui sua Santità il Da-

lai Lama, è un progetto realizzato in Basilicata ma ha evidenti aspirazioni più grandi.In questo il nostro concetto di Pace mostra molte affinità con quello proposto dal Dalai Lama nel prospettare un sistema in cui tutti gli esseri viventi possano elevarsi in armonia e contaminarsi veramente ma con un ambiente prospero e luminoso. Gli abitanti di questa regione italiana, sanno di dover offrire il proprio territorio e la propria ospitalità per contribuire ad una causa di rilevanza mondiale, quale quella voluta dalla Città della Pace, e sanno anche di avere l’obbligo di preservare questo angolo di mondo da scempi irreversibili».

- che ci consegnano speranze per credere in un futuro più luminoso. Siamo orgogliosi che questa piccola nostra regione sia riuscita a misurarsi con grandi messaggi di solidarietà e di fratellanza. Questa regione, grazie a Betty Williams, è riuscita con concretezza e serietà a rendere vero un progetto che a molti sembrava un sogno irraggiungibile. Il sogno della Città della Pace per i bambini sta diventando ora una realtà. Molti bambini sono già arrivati, ci auguriamo che tanti altri giungano a Scanzano e a Sant’Arcangelo per sfuggire dai teatri di guerra dei loro Paesi. Il progetto – ha concluso De Filippo - è già concretamente in attività e la visita del Dalai Lama oggi dà una proiezione internazionale costringendo noi lucani a rendere questo progetto ancora più importante e più imponente. La sua visita lascerà in tutti noi segni imperituri ed eterni”. Rispondendo a una domanda sul mancato conferimento della cittadinanza onoraria da

parte del Comune di Milano, il Dalai Lama ha sottolineato “di essere interessato a parlare con le persone e di rispettare le istituzioni con le quali bisogna costruire un percorso di dialogo”. “Giro il mondo ha affermato - per incontrare la gente con la quale mi piace dialogare direttamente. Cerco di promuovere i valori umani dell’amore universale. Ho due precisi impegni: il primo è quello di valorizzare i rapporti umani, il secondo quello di migliorare le relazioni tra le varie religioni”. Per quanto riguarda il rapporto tra etica e politica il Dalai Lama ha detto “che qualsiasi cosa l’uomo faccia dipende dalla motivazione che ha nella sua coscienza. Le azioni che facciamo dipendono dalle nostre motivazioni. Dovremmo migliorare la comunicazione tra le varie religioni partendo dalla considerazione che tutti gli esseri umani sono uguali senza dare importanza né al colore, né alla razza, né alla religione”.

A S. Arcangelo, Betty Williams: “Ora di nuovo a lavoro”

“E’

stato difficile arrivare a questa giornata. Ci abbiamo impiegato 10 anni. Anni che hanno visto un grande impegno, in primo luogo quello del presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo che ha

svolto semplicemente un lavoro fantastico”. Così il premio Nobel per la Pace Betty Williams durante la cerimonia con il Dalai Lama nel monastero di Santa Maria d’Orsoleo a Sant’Arcangelo. “Senza di lei - ha detto

Betty Williams rivolgendosi al governatore lucanonon avremmo potuto raggiungere questo risultato. Non voglio dire nulla che possa cambiare questa splendida atmosfera di oggi. Dobbiamo soltanto, appena il Dalai Lama sarà ripartito, ricominciare a lavorare pensando all’amore, alla pace, alla fratellanza. Ma prima di tutto alla compassione”.

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Non e’ la battuta di un film ne’ la triste conclusione di un romanzo d’avventura della letteratura irlandese. Si tratta invece di un invito ad iscriversi alla vacanza studio che si terra’ dall’8 al 15 luglio 2012 nella citta’ di Dublin ( Dubh Linn, in lingua gaelica che significa palude nera). Anche se si tratta di una sola settimana potrai seguire un corso intensivo di lingua inglese ( sia di mattina che pomeriggio) presso la DSE ( Dublin School of English) a Wellington Quay oppure decidere di estendere a 2 settimane la permanenza nella capitale irlandese frequentando di mattina il corso semi intensivo di lingua inglese mentre il pomeriggio dedicarlo alle attivita’ socio culturali come da programma: O’ Connell e Grafton Street, Guinness Storehouse, St Stephen’s Green, Down the Liffey, The Trinity College, O’ Doneghues, Saint Patrick’s Cathedral, Ha’penny Bridge, l’ area del Temple Bar. La sera resta libera per godersi la citta’ nei suoi angoli piu’ caratteristici e suggestivi dove non si possono non scattare foto uniche e originali ai giardini del Dublin Castle, al Blue Liffey Glass, alla Kilmainham Gaol, alla Cathedral Bridge, alla George Street Arcade e dinanzi alle statue in bronzo di James Joyce o Molly Malone. Non manchera’ una sera dedicata al ballo irlandese visto che in molti locali e’ consuetudine ballare la tradizionale ceili dancing ( ballo di gruppo) e la solo dance ( ballo di un singolo ballerino/a). Ci sono due gruppi di studenti che partecipano a questa vacanza studio, uno con partenza da Napoli ed uno da Roma; pertanto, se anche dovessi essere fuori sede, puoi contare di partire con noi da uno di questi due aeroporti. E, in base a questo, potrai anche scegliere tra due tipi di accomodation, uno presso la University of Dublin ( con camere singole e bagno privato) o l altro presso un hotel tre stelle con vista mare lungo Merrion Road ( con camere singole e/ o doppie) con bagno privato. Essendo un albergo, potrai godere del complimentary te e caffe nella tua camera, del quotidiano gratuito alla reception, cosi come wi fi gratis nella lobby o nelle stanze di meeting oltre, naturalmente del cibo delizioso servito nel bar ristorante della struttura alberghiera.


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SALUTE... GLI SPECIALISTI CONSIGLIANO

ontrosenso Basilicata

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o sport, per le sue caratteristiche ludico-espressive, rappresenta un’attività fondamentale visto che si fa promotore di sviluppo psico-fisico oltre che di relazioni e scambi sociali. Ultimamente, però, le cronache mondiali portano alla ribalta personaggi sportivi, più o meno famosi, che sempre più frequentemente dichiarano frasi del tipo:«Mi ritiro perché sono stanco e stressato». Ma da cosa dipende questo stress così elevato negli sportivi? Per loro l’unica cosa che conta è vincere o primeggiare e questo, anche in un periodo breve, può portare ad uno stress eccessivo e ci si sente esausti. Le pile si ricaricano se si assume un atteggiamento mentale per cui occorre imparare a migliorare la gestione di questo stress a cui si è sottoposti. La rieducazione motoria sta assumendo, negli ultimi tempi, un ruolo sempre più importante in campo preventivo e sportivo. Ricordiamo che lo stile di vita attuale (sedentarietà, stress, habitat e superfici artificiali) porta a una perdita di conoscenza del proprio corpo (dispercezione corporea) con conseguente perdita di abilità motorie, alterazioni posturali, quindi, in ultima analisi, in base alla psiconeuroendocrinoimmunologia, di salute fisico-psichica. Il sistema di controllo dell’equilibrio e della postura sostanzialmente coincidono e corrispondono al controllo del tono muscolare, formando così il sistema tonico posturale. Compito del sistema tonico posturale è consentire all’uomo la stabilità posturale, sia in posizione statica che in movimento, adattandosi ai continui cambiamenti ambientali. Per realizzare tale obiettivi il sistema utilizza una complessa rete di risorse suddivisa in 3 livelli: recettori sensoriali (esterocettivi cutanei e propriocettivi, visivi, vestibolari e uditivi) che posizionano le varie parti del corpo in relazione all’insieme e all’ambiente; centri superiori (nuclei vestibolari, cervelletto, formazione o sostanza reticolare, corteccia cerebrale) che integrano e rielaborano i dati derivanti dalle fonti precedenti, combinando i processi cognitivi e strategici (engrammi) effettori (nuclei cranici oculomotori da cui partono i comandi ai muscoli

oculomotori per la stabilizzazione visiva, e il midollo spinale da cui partono i segnali diretti alle placche motrici dei muscoli scheletrici per la stabilità antigravitazionale). È chiaro che la complessità del nostro organismo richiede un approccio interdisciplinare alla posturologia. Un riassetto posturale infatti riguarda l’organismo nella sua completezza e il protocollo di rieducazione posturale quindi prevede normalmente un’equipe di specialisti in vari settori con un background comune: la posturologia e che collaborano sinergicamente. Oppure un solo interlocutore medico che eccezionalmente nel corso degli anni ha acquisito più corsi di specializzazioni o master universitari per avere una visione sintetica dei meccanismi neurofisiologici e comportamentali che sottendono le funzioni motorie. Solo in questo modo il programma di rieducazione posturale potrà incidere notevolmente nel miglioramento del benessere generale della persona, in maniera funzionale e duratura. Un corretto approccio rieducativo posturale deve mirare, in ultima analisi, alla normalizzazione del baricentro generale del corpo, sia in statica che in dinamica, tramite input capaci eliminare i blocchi (psico-fisici) presenti nonché di creare nel nostro cibernetico sistema dell’equilibrio nuove e più funzionali strategie motorie (engrammi). La maggior parte dei movimenti corporei viene eseguita in maniera automatica. Il sistema nervoso è capace non solo di eseguire movimenti già conosciuti, ma di apprenderne nuovi e di adattarli per l’esecuzione di gesti complessi. A questa attività di controllo e decisione dei movimenti partecipano numerose aree dell’encefalo: lobo frontale, corteccia pre-motoria, corteccia motoria. La corteccia pre-motoria viene attivata già nel momento in cui si pensa di eseguire il movimento, la corteccia motoria entra invece in azione quando si esegue il gesto motorio. Nell’esecuzione di un gesto complesso la sola volontà non basta, occorre una sua pianificazione. In questi casi, infatti, l’encefalo, procedendo con gradualità, progetta un modello di movimento e poi lo esegue. La neurobiologia più recente ha infatti dimostrato che le mappe corticali dell’adulto sono in costante modificazione per mezzo dell’attività delle vie sensitive periferiche e al conseguente continuo apprendimento. Le idee “motorie” quindi, nate grazie all’attività motoria riflessa a partire dalla fase embrionale, si riorganizzano per precedere e così permettere le azioni complesse. Le rappresentazioni cerebrali dell’apprendimento sono dette engrammi. In generale, il sistema motorio, al pari di un sistema cibernetico, contiene rappresentazioni cerebrali, engrammi, che consentono un meccanismo decisionale anticipatorio (feedforward) rispetto al comportamento motorio che sta per essere messo in atto. Tale meccanismo trasforma gli engrammi in codice nervoso che, tramite la via tronco-encefalica e poi midollare, arriva ai motori muscolari periferici; l’energia mentale viene così trasformata in energia meccanica ovvero in movimento. Affinchè

sia armonico, anche il più piccolo dei movimenti coinvolge sempre più gruppi muscolari, che vengono reclutati in maniera temporale gerarchica, agendo così in maniera coordinata, come se fossero un unico muscolo (coordinazione motoria). La scelta del movimento è determinata in maniera rapida e armonica dal sistema a feed-forward, grazie agli engrammi, mentre il controllo viene effettuato dal sistema retroattivo, o a feed-back, costantemente vigile durante l’azione. Le eventuali variazioni di movimento, necessarie a causa di perturbazioni, sono in realtà effettuate da meccanismi di correzione anch’essi anticipatori (feed-forward) e quindi basati su engrammi; ciò consente una maggiore efficacia in termini di tempo e modo. Le attività motorie ritmiche, come la deambulazione e la masticazione, hanno la caratteristica di essere generalmente in partenza volontarie e termine, riflesse, ovvero gestite automaticamente dai riflessi spinali, per il resto della durata. La coordinazione motoria è così ottenuta in gran parte tramite i riflessi spinali, quelli semplici in particolare, che presentano il grande vantaggio della rapidità (40 m/s per quelli rapidi).

L’encefalo fornisce al midollo spinale il valore desiderato, tale valore viene confrontato con la situazione presente realmente, ossia col valore reale, che viene misurato da uno specifico recettore sensoriale. Tramite il confronto tra valore reale e quello ideale, il midollo spinale regola il tipo di prestazione che il muscolo in questione deve svolgere. Tale complessità di meccanismi azione-reazione, presente nella gestione posturale, richiede necessariamente che tutte le funzioni relative al controllo del movimento e della postura siano distinte ma interdipendenti. La gestione dell’esecuzione del movimento è, nello stesso tempo, gerarchica e parallela. L’organizzazione gerarchica consente lo sviluppo, nei livelli inferiori, di importanti meccanismi riflessi (cortocircuitazione midollare tramite i riflessi spinali), grazie ai quali, i livelli superiori possono dare solo comandi generali senza dover dettagliare l’atto motorio. Tuttavia, grazie alla modalità parallela, i livelli superiori possono interagire direttamente sugli inferiori integrando e vicariando, in maniera immediata, funzioni

(questo aspetto risulta fondamentale nel recupero funzionale di alcune lesioni del sistema nervoso centrale); ad esempio il midollo spinale da solo non è in grado di garantire una deambulazione fluida e sicura. Tutto ciò fa comprendere come la postura, in statica e in deambulazione, necessiti di più livelli di controllo nervoso, in quanto l’azione antigravitaria richiede un ampio e complesso coordinamento. Tramite i meccanismi sopra-descritti, le stimolazioni cutanee sono in grado di modulare riflessi molto complessi con funzioni posturali notevoli. Da qui nasce l’importanza della percezione plantare riflessa nel determinare atteggiamenti posturali e quindi nel creare engrammi cerebrali. Non va altresì trascurato il fondamentale ruolo del sistema connettivo con i recettori di pressione nella determinazione di postura e pattern motori. “La principale sfida del XXI secolo è: come prendere un corpo che è stato sviluppato per un mondo di 70.000 anni fa e adattarlo al mondo post-industriale in cui viviamo” (Thomas W.Myers, 2007)


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SALUTE... GLI SPECIALISTI CONSIGLIANO

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Firmato atto aggiuntivo per Ospedale Unico di Lagonegro Mancusi: “Dopo la firma di oggi si potrà finalmente procedere alle successive fasi di approvazione del progetto definitivo”

E’

stato firmato l’atto aggiuntivo per la realizzazione dell’Ospedale unico di Lagonegro. A sottoscriverlo la Regione Basilicata, rappresentata dal Dirigente generale del Dipartimento Infrastrutture, Mario Cerverizzo, e la concessionaria per la costruzione e gestione dell’ opera, la società di progetto Sol spa, formata dalle imprese che costituivano l’Ati aggiudicataria, con capogruppo la Conscoop di Forlì, rappresentata dal presidente, Flavio Aldini. Con la firma dell’atto aggiuntivo si potrà finalmente procedere all’approvazione del progetto definitivo, che ha già ricevuto tutte le autorizzazioni in

Conferenza di Servizi, e poi all’apertura dei cantieri. Il plesso, per il quale sono stati stanziati 83,4 milioni di euro, sorgerà in un’area situata presso lo svincolo autostradale di Lagonegro Sud della “Salerno-Reggio Calabria”. La nuova struttura sarà realizzata riducendo al minimo l’impatto ambientale della costruzione su un lotto di 89.511 mq, di cui la superficie coperta è di 18.429 mq, mentre quella interna è di 74.963 mq. I posti letto saranno 176. Per quanto

riguarda le tecnologie si è data la preferenza a quelle in grado di dare prestazioni in termini di durata, bassa manutenzione, rapidità di realizzazione, ecocompatibilità, contenimento dei consumi energetici sia in fase esecutiva che di esercizio. La soluzione

progettuale semplifica e razionalizza sia i percorsi d’accesso che i percorsi intraospedalieri grazie al raggruppamento dei servizi sanitari e di supporto in aree funzionali tra loro strettamente correlate. I percorsi tra le aree sono semplici, diretti e brevi. Il risultato è stato ottenuto grazie alla scelta di articolare l’ospedale in una “piastra” su quattro livelli attraversata da una strada di collegamento. Il contratto stipulato con la concessionaria prevede, oltre alla realizzazione delle opere, la progettazione delle stesse e la gestione dei servizi non sanitari per un periodo di 26 anni.

“Si avvia così verso la realizzazione – ha commentato l’assessore alle Infrastrutture, A g a t i n o Mancusi un’importante struttura ospedaliera a servizio di tutta l’area Sud della Basilicata e che potrà diventare punto di riferimento anche per i territori di regioni confinanti. Dopo la firma di oggi si potrà finalmente procedere alle successive fasi di approvazione del progetto definitivo e di quello esecutivo. Il plesso – ha evidenziato – sorgerà in un’area a valenza extraregionale e

potrà diventare occasione di collegamento di tutti i centri urbani che insistono in quel comprensorio”. Con la stipula dell’atto aggiuntivo si potrà finalmente procedere all’avvio delle procedure espropriative, con la dichiarazione di pubblica utilità.

Diagnosi e Terapia Meccanica McKenzie

A cura del Dott. Ft. Nicola Castelluccio Osteopata D O Posturologo Laurea Magistrale in Scienze della Riabilitazione Terapia del LinfedemaASP Potenza email: ncastelluccioinfo@ gmail.com cell. 3804326784

di sdraiarsi prono su un lettino in un’altra stanza. Questo lettino aveva lo schienale alzato, ma Smith si sdraiò senza abbassarlo, quindi con la schiena inarcata all’indietro. Dopo un quarto d’ora arrivò Robin Mckenzie stupito dalla posizione assunta dal paziente e gli chiese come si sentiva, questo rispose che il forte dolore era sparito. Da quel giorno sviluppò questo metodo che ora si segue in tantissime nazioni del mondo.

L’

ernia del disco è veramente la causa della lombosciatalgia o della cervicobrachialgia?

COME VIENE CLASSIFICATO IL DOLORE CHE ORIGINA DALLA COLONNA VERTEBRALE?

Quando si dice ad un paziente che ha almeno una protrusione del disco intervertebrale, lui sarà convinto per tutta la vita che quello è il suo problema. In realtà ci sono studi scientifici pubblicati nelle più importanti riviste di medicina che mostrano l’alta percentuale di soggetti sani con ernia o protrusione discale, circa l’80%. In rari casi l’ernia comprime il nervo e ne compromette la funzionalità. Il metodo di Diagnosi e Terapia Meccanica MC KENZIE è un’ ottima terapia per il dolore lombare, cervicale, dorsale e intercostale anche irradiato verso l’arto superiore ed inferiore. E’ stato ideato 40-50 anni fa in Nuova Zelanda dal Fisioterapista Robin McKenzie. Un paziente di nome Smith stava seguendo una terapia di ionoforesi da tre settimane senza risultato, a fine trattamento il dottor Mckenzie gli disse

Il dolore meccanico si suddivide in 3 sindromi: Derangement Disfunzione Posturale La sindrome da Derangement è la più diffusa e corrisponde a uno spostamento di una parte del disco vertebrale che ostacola il movimento. Il paziente soffre di lombosciatalgia, cioè il dolore origina dalla colonna lombare e s’irradia lungo il nervo sciatico fino al piede.La sindrome da Disfunzione è presente in pazienti con tessuti molli retratti, cicatrici o aderenze, che in certi movimenti vengono allungati e danno una fitta o fastidio. A riposo il paziente sta sempre bene.La sindrome Posturale è presente in pazienti con età minore di 30 anni, causato dal mantenimento di posture che

mettono in tensione i tessuti molli. Generalmente questo dolore è causato da una posizione seduta scorretta con la testa in avanti, ipercifosi dorsale e ridotta lombare.

brale sia un elemento positivo del trattamento, un livello intermedio tra i sintomi iniziali e la guarigione. COME FUNZIONA IL METODO MCKENZIE?

EVIDENZA CLINICA In pazienti con una sintomatologia non grave, gli esami di diagnostica per immagini (RMN, TAC) possono fornire falsi positivi o falsi negativi. Se l’80% dei soggetti con Bulging o protrusione discale non avverte nessun sintomo, questo dimostra che non c’è relazione causa effetto tra il dolore e la discopatia. Gli studi scientifici dimostrano che il riposo a letto non migliora la sintomatologia, anzi dopo 48 ore può dare un aggravamento della sintomatologia. Fino a pochi anni fa si consigliava riposo a letto, inoltre si prescriveva il collare dopo un intervento chirurgico, questi rimedi si sono rilevati controproducenti e oggi le terapie proposte sono basate sul movimento e sulla fisiochinesiterapia. Il metodo di Diagnosi e Terapia Meccanica MCKENZIE si basa su alcuni concetti in cui esiste evidenza scientifica:

Il primo trattamento consiste in una valutazione accurata dei sintomi del paziente per accertarsi che questa terapia possa far guarire o attenuare i sintomi e per capire la terapia più adatta da impostare. Il giorno successivo si controlla se il programma ha portato miglioramenti ed eventualmente si modifica. Nelle settimane seguenti il paziente dovrà continuare a casa il programma di esercizi o posizioni mantenute e la modifica di posture. In questo modo riesce a “ curarsi da solo”, evitando di assumere farmaci che danno sollievo temporaneo. E’ un metodo non invasivo che in molti casi porta alla scomparsa completa dei sintomi. E’ sufficiente un controllo a settimana per verificare l’andamento dei sintomi, la correttezza nell’esecuzione degli esercizi e l’eventuale modifica del trattamento. La ginnastica posturale o gli esercizi per la lombalgia possono essere in:

verso un lato;

Flessione: quando le spalle si avvicinano alle ginocchia;

Scivolamento laterale: si inclina la schiena da una parte o dall’altra con le braccia distese lungo i fianchi. Il terapista può applicare forze aggiuntive, mobilizzazioni o manipolazioni se gli esercizi svolti dal paziente non fossero sufficienti. E’ importante impostare un programma terapeutico personalizzato perché possono esserci differenze anche tra pazienti con la stessa sindrome. Alcuni potrebbero avvertire dolore o fastidio assumendo posture in carico, mentre altri potrebbero avere problemi a rimanere in certe posizioni per molto tempo. Molti pazienti e terapisti sentendo parlare di Mckenzie pensano sempre al movimento di estensione per la schiena e il collo, ma non è così perché spesso si devono eseguire rotazioni, flessioni laterali o movimenti combinati. La valutazione è necessaria per comprendere il tipo di mal di schiena, quali movimenti possono ridurre l’intensità dei sintomi e quali possono invece aumentarli.

Manipolazioni

Estensione: consiste nell’inarcare la schiena indietro come per guardare in alto;

IL METODO MCKENZIE GUARISCE DALL’ERNIA DEL DISCO?

Ci sono studi che dimostrano come la centralizzazione del dolore verso la colonna verte-

Rotazione in flessione: consiste nel sollevare le gambe da supino e ruotare il bacino

Assolutamente no, non c’è una statistica dettagliata, perché una persona quando non

Esercizio terapeutico Correzione Posturale Educazione

avverte più i sintomi non fa una RMN di controllo. Nei pochi casi in cui si è effettuata una RMN di controllo dopo la terapia Mckenzie , si è vista la stessa ernia presente prima del trattamento con una “guarigione” dal sintomodolore. Questo dimostra che quasi mai la protrusione discale è la causa dei sintomi, altrimenti il soggetto trattato sarebbe peggiorato invece di migliorare molto o eliminare completamente il dolore. Può capitare anche il caso di un paziente senza ernia del disco con dolore terribile che origina dalla schiena-collo e si estende fino al piede o che dal collo si irradia fino alla mano. Il dolore è dato dalle strutture fasciali che originano dalla schiena e dal collo e si estendono senza soluzioni di continuità fino alle dita del piede e della mano. Questo metodo viene insegnato in Italia dal “ Mckenzie Institute Italia”, l’unica scuola che svolge corsi ufficiali. DIFFIDATE SEMPRE DEI PRATICONI E DEGLI ABUSIVI…E’ LA VOSTRA SALUTE CHE LO RICHIEDE.


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30 Giugno 2012

SALUTE... GLI SPECIALISTI CONSIGLIANO

ontrosenso Basilicata

La cardiopatia di Takotsubo

di Gianfranca Losasso Medico Specialista in Cardiochirurgia gcardio@libero.it

Q

uesto articolo è dedicato alla descrizione di una forma di cardiopatia poco nota perché piuttosto rara e, quindi, difficile da osservare durante l’esperienza clinica. Premesso che, nella maggior parte dei casi, il dolore anginoso è il “campanello” d’allarme di una malattia che colpisce le coronarie ossia, le arterie che decorrono sulla superficie del cuore e trasportano sangue ossigenato, in taluni casi, ci sono alcuni pazienti e, come dicevamo, molto pochi, soprattutto donne, che lamentano un dolore toracico con le stesse caratteristiche tipiche dell’angina pectoris che, alla coronarografia, non presentano occlusioni o placche significative all’interno del lume delle arterie coronarie. Ricordiamo che cosa si intende per angina pectoris: l’angina è un dolore costrittivo al centro del torace e, che si può irradiare al giugulo e generalmente coinvolgere il braccio sinistro e le ultime due dita della mano

omolaterale; generalmente, compare quando le coronarie sono occluse parzialmente o totalmente da placche, dando origine all’ischemia e, finanche all’infarto miocardico. La cardiopatia di Takotsubo è stata scoperta da un gruppo di ricercatori giapponesi nei primi anni ’90 che, la chiamarono così, perché Takotsubo è un’antica trappola, un arnese a forma di anfora, utilizzata dai pescatori giapponesi per catturare i polpi e, che ricorda molto, la forma che il ventricolo assume, a causa delle anomalie della contrazione che si verificano in diverse zone del cuore, nelle persone che sono affette da questa sindrome. Parliamo di contrazione perché il cuore funziona come una “pompa” che spinge sangue nell’arteria aorta e da qui ai vari distretti di tutto il corpo. A questa funzione di “pompa” cardiaca partecipano contraendosi dal momento che, il cuore è un muscolo involontario, tutte le aree cardiache. Quella di Takotsubo è una cardiopatia transitoria e reversibile, diagnosticata in circa lo 0,7% - 2,5% dei pazienti che presentano un dolore simile a quello anginoso anche se, la sua incidenza non sembrerebbe essere così bassa come finora pensato; come accennato, colpisce soprattutto il sesso femminile (68%) ed in post menopausa (età media circa 70 anni). La patogenesi di tale sindrome non è ancora ben chiara bensì, in corso di studio ed, a tale proposito, varie ipotesi sono state formulate in merito alla sua origine

anche se, sembrerebbe essere legata a diversi fattori e fra questi: lo spasmo coronarico e multivasale di alcune arterie più piccole rispetto alle coronarie principali. La chiusura transitoria, per spasmo appunto, di queste piccole arteriole, provocherebbe alterazioni della contrazione in diverse aree del cuore determinando una riduzione transitoria della performance del cuore in toto. Questo significa che, quando lo spasmo si risolve, cessa il dolore e si risolvono le alterazioni della contrazione, che si verificano nei vari distretti del cuore, che erano presenti durante lo spasmo a differenza di quello che avviene invece, nei pazienti in cui le arterie coronarie sono chiuse da placche e, la soluzione definitiva è l’angioplastica o l’intervento cardiochirurgico di bypass aortocoronarico. Contrariamente però, rispetto a quello che accade nei cardiopatici, in cui c’è un’occlusione definitiva delle coronarie, nella cardiopatia di Takotsubo non c’è una correlazione diretta tra la chiusura di un vaso coronarico e le alterazioni all’elettrocardiogramma corrispondenti, bensì le anomalie presenti sull’elettrocardiogramma sono diffuse. continuano numero

sul

prossimo

Adolescenti a rischio: come intervenire?

Invecchiamento ed alimentazione, tra storia e ricerca…

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i seguito vi riporto una notizia di questi giorni, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna ha infatti reso noto che cresce solo di poco l’aspettativa di vita per le donne italiane, con un aumento negli ultimi quattro anni di soli 0,3 anni (da 84,0 anni nel 2007 a 84,1 anni nel 2009, 84,3 nel 2010) contro 0,4 anni per l’uomo nello Dott.ssa Maria Rita Milel- stesso arco di tempo (che ha raggiunto nel 2010 un’aspettativa di 79,1 anni). E frena il milaFarmacia Marchesiello glioramento delle condizioni generali sanitarie femminili con un rischio di peggioramento www.farmaciamarche- nelle regioni con i conti in rosso dove la prevenzione ancora non decolla e dove le difficoltà economiche (soprattutto al sud) rischiamo di affossarla ulteriormente. Un vero e proprio siello.it allarme rappresenta la salute cardiovascolare femminile. Ictus e infarti in vent’anni hanno c.so Garibaldi 92 provocato un aumento del 15% dei decessi, 130 mila casi, più del triplo del tumore al seno. 85100 Potenza tel Colpa del pessimo stile di vita e l’emulazione di comportamenti a rischio fino ad alcuni 097121179 anni fa tipicamente maschili: alcol e fumo. Sempre più donne, infatti, consumano oltre 6 email: mr.milella@farmaciamar- bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione. Il consumo di farmaci comuni è superiore del 20-30% fra le donne rispetto all’uomo. (ANSA). È sempre più importante quindi chesiello.it cercare di mantenersi giovani in primo luogo adottando degli stili di vita più salutari, che certamente sono quelli maggiormente premianti, in particolar modo le osservazioni empiriche e gli studi ad esse seguite hanno dimostrato che gli alimenti, o gli integratori alimentari in caso di bisogno, sono il primo segreto per mantenersi giovani; in particolar modo: l’olio di oliva: quattro decadi fa alcuni ricercatori del Seven Country Study hanno concluso che i grassi monoinsaturi presenti nell’olio di oliva erano responsabili dei bassi tassi di malattie cardiache e tumorali nell’isola greca di Creta. Adesso noi sappiamo che l’olio d’oliva contiene anche polifenoli, potenti antiossidanti che possono aiutare a prevenire le malattie correlate con il progredire dell’età; Yogurt: negli anni ‘70 corse voce che la Georgia avesse più centenari pro capite di ogni altro paese. Si pensò che responsabile di tale longevità fosse lo yogurt, un cibo ubiquitario nella loro dieta. Sebbene il potere anti-età dello yogurt non sia mai stato dimostrato direttamente, lo yogurt certamente è ricco di calcio, che aiuta a prevenire l’osteoporosi e contiene “batteri buoni” che aiutano a mantenere la salute e diminuiscono l’incidenza delle malattie intestinali correlate all’età. Pesce: i ricercatori 30 anni fa hanno cominciato a chiedersi perché i nativi Inuit dell’Alaska non avessero, se non in rari casi, malattie cardiache. Gli scienziati attualmente pensano che ciò sia dovuto alla straordinaria quantità di pesce che essi consumano, infatti il pesce è una risorsa abbondante di grassi omega-3 che servono per prevenire l’accumulo di colesterolo nelle arterie e per proteggere dalle aritmie; cioccolato: la popolazione Kuna delle isole di San Blas, al largo delle coste panamensi, hanno un tasso di malattie cardiache che è nove volte inferiore rispetto a quello dei panamesi del continente. La ragione? I Kuna bevono in abbondanza una bibita fatta con grandi quantitativi di cacao molto ricco di flavonoidi che aiutano a preservare la salute dei vasi sanguigni. Mantenere giovani i vasi sanguigni significa abbassare i rischi dovuti alla pressione alta, al diabete di tipo 2, alle malattie renali, ed alla demenza. Tutte le sostanze presenti naturalmente all’interno di questi alimenti sono disponibili commercialmente sotto forma di integratori, ma ricordiamo che si devono utilizzare consultandosi con il proprio farmacista di fiducia, quando non è possibile apportarli con la dieta o in caso di aumentato fabbisogno.

a cura della dottoressa MariaTeresa Muscillo psicologa sessuologa tel328/8317632 mariateresa_muscillo@ yahoo.it

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l giorno d’oggi fare i genitori non è un compito facile: i rischi e i pericoli nei quali i giovani ragazzi possono imbattersi sono innumerevoli. Come si possono prevenire alcune situazioni a rischio? La famiglia è il primo gruppo sociale in cui il ragazzo impara a relazionarsi, introiettando regole e norme; in seguito si interfaccia con il gruppo dei pari e con la scuola. Erroneamente i genitori pensano che i propri figli escano fuori le righe per colpa di cattive frequentazioni, non riuscendo a porre la giusta attenzione ai propri limiti educativi o di vicinanza affettiva. Così che in situazioni in cui un ragazzo fa uso di alcool e di droghe o ancora una ragazzina si espone a situazioni di abuso sessuale, è più facile addebitare la colpa all’esterno. Ci si deve chiedere, in questi casi, come mai il proprio figlio non è riuscito a costruirsi delle difese adatte ad affrontare i rischi esterni. Nel caso di abuso sessuale per esempio è utile indagare come alcune ragazze che hanno avuto contatto con situazioni spiacevoli, si espongano nuovamente ed incoscientemente a tali rischi. Queste giovani donne si trovano in episodi a rischio perché non hanno costruito una difesa forte rispetto al mondo maschile: questo può essere dovuto al proprio vissuto in famiglia. Essere una brava bambina che dice sempre si, anche a richieste non giuste, per compiacere i propri genitori, ha favorito con tutta probabilità una scarsa capacità di dire no alle persone esterne. Un genitore che richiede alla figlia o al figlio di salutare col bacio parenti o amici di famiglia, può essere una richiesta sbagliata. I bambini sono molto intuitivi e quando rifiutano di avere gesti affettuosi nei confronti di qualsiasi persona estranea è perché sentono che non si possono fidare. Non forzare i bambini in questa direzione favorisce una costruzione di difese personali che saranno molto utili nella vita adulta. Inoltre stare vicini emotivamente ed affettivamente ai propri ragazzi, contenendo le loro paure e ansie, favorisce un buon dialogo tra genitori e figli. Non va sottovalutata, tuttavia, la trasmissione di norme importanti: i figli hanno la necessità di avere delle regole e i genitori devono farsi trovare pronti a questa evenienza, mostrando una buona e sana autorevolezza.


SCEGLI L’UNIVERSITA’ DELLA BASILICATA Codice Fiscale: 96003410766 La legge 183/2011 (legge di stabilità 2012) ha riconfermato la possibilità di destinare il 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a sostegno della Ricerca Scientifica e delle Università. E’ possibile operare la scelta attraverso il modello CUD 2012, il modello 730 1, il modello Unico Persone Fisiche 2012. Per destinare il 5 per mille all’Università degli Studi della Basilicata occorre indicare il codice fiscale 96003410766 e firmare nell’apposito spazio: “Finanziamento della Ricerca Scientifica e della Università”.


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REPORT

30 Giugno 2012

ontrosenso Basilicata

«Pertusillo, i pesci non sono morti per inquinamento» Le carpe sarebbero morte a causa di una setticemia da “aeromonas”, dei batteri che colpiscono le specie particolarmente fragili di Rosa Santarsiero

R

ammenterete la strana moria di pesci che un mese fa ha colpito l’invaso del Pertusillo. La situazione era apparsa molto strana, poiché quello delle scorse settimane non è certo il primo episodio accertato. In aggiunta, sullo specchio dell’acqua galleggiava una densa chiazza oleosa che aveva fatto temere il peggio. Questa è la terza volta che si verificano delle strane morti che compromettono duramente la fauna ittica del lago, era accaduto già nel 2010 e nel 2011. Ebbene, sembra che lo strano caso si sia risolto, non si è trattato di morte dovuta ad inquinamento, quantomeno alla luce dei dati comunicati nei giorni scorsi dall’Arpab e dall’Istituto zoo profilattico di Puglia e Basilicata. Durante una conferenza stampa il dottor Vincenzo Quaranta, direttore dell’Istituto zoo profilattico sperimentale

e la dottoressa Mariella Sabia, referente del progetto Arpab “Lago del Pertusillomonitoraggio e valutazione dello stato ecologico” hanno illustrato i dati emersi in seguito alle analisi condotte in collaborazione con un istituto referente di Padova. Le carpe del Pertusillo sarebbero morte a causa di una setticemia da aeromonas, dei batteri che colpiscono i soggetti immunodepressi, cioè delle specie particolarmente fragili a causa di alterazioni di varia natura, come quelle dovute agli sbalzi climatici. Inoltre, il dottor Quaranta ci ha detto che l’autopsia ha messo in evidenza anche la presenza di altri batteri: gli argulus crostacei, che sono appunto dei microbi presenti nell’acqua che provocano la lesione delle branchie e della cute del pesce. Sulle lesioni aperte hanno agito i germi dell’aeromonas determinando la morte delle carpe.

Il dottor Quaranta e i responsabili dell’Arpab hanno sottolineato più volte che nei corpi analizzati non era presente alcuna sostanza tossica, né pesticidi, metalli pesanti o pcb (policlorobifenili). La dottoressa Mariella Sabia dell’Arpab, referente del progetto di monitoraggio del Pertusillo, ha avanzato una possibile spiegazione sul perché si sia potuta verificare una situazione di questo tipo.

La dottoressa ci ha detto che l’invaso è di tipo mesoeutrofico, vale a dire un lago sufficientemente ricco di nutrimento. Il fatto che si tratti di uno spazio ridoto determina la proliferazione delle alghe, è vero le stesse portano ossigeno, ma quando un alga muore si deposita sui fondali rendendo la vita difficile proprio alle carpe e al resto dei pesci che si muovono sul fondo. Questa condizione di stress favorisce la possibile

azione di forme virali letali, come l’aeromonas. La dottoressa, tuttavia, ha ammesso che ci vorrebbe una costante e maggiore attenzione sul funzionamento degli impianti di depurazione. Nel luglio prossimo scadrà anche il progetto di monitoraggio dell’Arpab sul Pertusillo, al termine dei lavori verrà diffuso un rendiconto dei dati raccolti ed elaborati in questi tre anni. Dopo la condanna in primo

grado del tenente della polizia provinciale Giuseppe Di Bello ed il rinvio a giudizio del segretario regionale dei Radicali, Maurizio Bolognetti (accusati di aver divulgato notizie coperte dal segreto d’ufficio in merito all’inquinamento delle acque del Pertusillo), si ritorna a parlare ancora una volta dell’invaso lucano. Altro che «chiare, fresche e dolci acque».

Renergy. La scuola ecologica che si vede: Sopralluogo in tre istituti di Potenza

“E

’ in corso il futuro, nel quale si prevede la realizzazione del progetto “Scuole ecologiche in scuole sicure”, per un investimento complessivo di circa 70 milioni di euro. Abitare il futuro significa rendere concrete oggi, attraverso la green economy, opportunità per le imprese e per il lavoro, in particolare, dei giovani. L’esperienza accumulata nel corso di questi anni, gli investimenti programmati e la guida del progetto Renergy con 12 partners, rappresentativi di 10 Paesi europei, è un riconoscimento rilevante per migliorare comunità energeticamente consapevoli. Investire sulle scuole significa da una parte sostenere comunità educanti, dall’altra preparare alle opportunità concrete che nel campo della green economy offre l’attuale e il futuro ciclo di fondi strutturali”. È quanto dichiarato dal presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza, nel corso del sopralluogo di oggi in tre scuole di Potenza (Istituto

tecnico commerciale “Da Vinci”, Istituto professionale di via Pola e Alberghiero), cui hanno partecipato anche l’assessore alle Politiche comunitarie Francesco Pietrantuono, i consiglieri provinciali Tommaso Samela e Donato Sperduto, l’impresa Selettra e l’ingegnere Vincenzo Luise dell’Ufficio Edilizia e patrimonio. Un progetto partito con la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che illustrava il nuovo modello di scuola per cui la Provincia di Potenza vuole caratterizzarsi e che è stato oggetto di diversi riconoscimenti quali il Premio di Legambiente “comuni rinnovabili 2011” come miglior buona pratica 2011, la menzione speciale per il premio “Progetti sostenibili e green public procurement”, promosso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Premio speciale nell’ambito del 4° Award per Klimaenergy 2011, la Fiera internazionale delle energie rinnovabili per usi commerciali e pubblici”. Il progetto, che prevede

Il sopralluogo di Lacorazza

maggiore sicurezza, integrazione, funzionalità, sostenibilità ambientale, miglioramento dell’offerta formativa, abbattimento delle barriere architettoniche e più spazi e palestre per laboratori, sport e tempo libero utilizza la chiave strategica dell’ecologia non solo per ridurre i costi ma anche per costruire ambienti educativi. Proprio l’Istituto tecnico commerciale “Leonardo Da Vinci” di Potenza rappresenta un esempio di concretezza del progetto “Scuole ecologiche

in scuole sicure”. La scuola è stata inaugurata con un investimento di 4 milioni e 700 mila euro. Entro quest’anno sarà, inoltre, appaltato il completamento dell’edificio, con un ulteriore fondo pari a circa 1 milione e 965 mila euro per la realizzazione della palestra, della pista ciclopedonale e della sistemazione esterna dello stabile”. Nell’ambito del progetto “Scuole ecologiche in scuole sicure” sono già installati e funzionanti gli impianti fotovoltaici del Museo

provinciale e di cinque istituti scolastici del territorio, mentre a Venosa la nuova struttura del Liceo classico è stata realizzata con la vasca per la raccolta e l’uso dell’acqua piovana. Per la città di Potenza sono in corso i lavori, per un importo di 1,6 milioni di euro, per la realizzazione di centrali fotovoltaiche (da 19,8 Kw di picco) su 10 istituti superiori e due edifici di proprietà dell’Ente (produzione di energia prevista di 319.950Kw/h e risparmio in emissione di Co2

pari a 994.733 Kg). A questi si aggiungono altri interventi che consentiranno una produzione complessiva pari a 743.742,5 kw per un risparmio annuo per la Provincia di 320.735,86 euro, un ricavo annuo del conto energia di 272.432,19 euro e una riduzione di emissioni di Co2 in atmosfera di 319.060 tonnellate. Di seguito l’elenco degli interventi previsti: pannelli fotovoltaici su 39 scuole, impianti di compostaggio per 3 edifici scolastici; impianti di trattamento di biomasse per 5 scuole superiori sistemi geotermici in 3 scuole; impianti mini-eolici per 3 scuole; sistemi di isolamento termico in 6 scuole; efficientamenti impiantistici in 47 edifici scolastici; interventi per il risparmio dell’acqua in 47 scuole; impianti di solare termico in 6 scuole; 2 scuole ad alta efficienza energetica; Costruzione di un edificio-modello per risparmio energetico: la Bibliomediateca provinciale (r.a.)


REPORT

ontrosenso Basilicata

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Rapolla? Meglio “Rapolla Terme” Un interessante congresso medico nello stabilimento termale del Vulture di Michele Traficante

“I

l Comune di Rapolla è situato nella zona del Vulture, alle falde del vulcano spento, area ricca di numerose sorgenti di acque minerali, oligominerali e acque sulfuree, utilizzate sin dall’antichità in funzioni terapeutiche”. Così scriveva, nel 1992, l’allora consigliere regionale Renato Cittadini nella relazione di accompagnamento alla sua proposta di legge regionale per il mutamento di denominazione di Rapolla in Rapolla Terme. Infatti, a Rapolla esiste da numerosi decenni uno stabilimento termale, fino a qualche tempo fa l’unico funzionante in Basilicata (successivamente sono nate le Terme “La Calda” di Latronico). Le fonti d’acqua di tipo minerale, salso, bicarbonato, ferruginose, alcaline e solfato alcaline furono scoperte nel 1909, ma soltanto nel 1961 un coraggioso imprenditore privato del posto, il cav. Mauro Ala (1909-

di Rapolla Terme può, rappresentare un primo passo necessario per iniziare la realizzazione di un centro turistico – curativo, diventare attrazione per la popolazione della nostra regione, delle regioni confinanti e delle regioni europee, costituendo un fattore d’incremento occupazionale e di valorizzazione delle risorse economiche per gli abitanti del luogo e per le località ricadenti nel vasto territorio del Vulture. Nel luglio 1996 lo stabilimento termale è passato in gestione dell’imprenditore Michele Colangelo di Rapolla che nel corso degli anni ha apportato sostanziali ampliamenti alla struttura con la costruzione di una piscina terapeutica, di un campo di calcetto e servizi vari per un soggiorno sempre più gradevole ai numerosi ospiti. Infatti, le “Terme di Rapolla” (è la nuova denominazione dello stabilimento termale lucano), è dotato di un albergo a tre stelle, bar e ristorante, centro

Ingresso Terme di Rapolla

1990), decise di costruire lo stabilimento termale denominato “Terme Ala”, dotandolo delle attrezzature idonee ai soggiorni curativi. Per i trattamenti di fanghi, bagni, docce, inalazioni ecc. arrivarono pazienti provenienti oltre che dal circondario del Vulture anche dalla Sicilia, dalla Puglia, dalla Campania e dalla Calabria. Nel 1994, per dare seguito alla proposta di legge regionale Cittadini, in base al decreto del presidente della giunta regionale, così come prevedeva la L.R. 42/93, si costituì un apposito comitato per sensibilizzare l’opinione pubblica in vista del referendum propositivo per il cambio di denominazione del Comune in Rapolla Terme. Poi non si è saputo più nulla. Certo la nuova denominazione

estetico. Dotato di moderne attrezzature eroga fanghi e bagni terapeutici, fanghi e bagni di annettamento, massaggi terapeutici, inalazioni, nebulizzazioni, bagni caldi ozonizzati, idromassaggi, aerosol, docce nasali, trattamenti estetici. Si tratta, quindi, di struttura con possibilità curative di tutto rispetto che poco o nulla ha da invidiare ad altri stabilimenti termali nazionali più noti e pubblicizzati. Sono però, forse, non adeguatamente e sufficientemente utilizzate per le sue potenzialità ricettive, nel senso che sono in grado di soddisfare un’utenza maggiore. Di qui la necessità, anche per adeguarsi e soddisfare le moderne esigenze della clientela, di una strategia che veda coinvolti gli enti comunali dell’area, oltre

che le istituzioni provinciali e regionali in un’azione di sostegno, anche finanziario, soprattutto per un’efficace e capillare campagna promozionale ad alto livello. Un contributo fattivo in tal senso può venire anche dal rapollese Michele Sonnessa, recentemente riconfermato nella carica di sindaco, presidente dell’Area Programma Vulture – Alto

Termale, è stato sostenuto, è un processo primario, come lo sono la prevenzione e la cura, che si rivolge a pazienti di tutte le età al fine di ridurre al massimo possibile le disabilità prodotte dal danno o dalla menomazione per portare una persona a raggiungere il miglior livello di vita sul piano fisico funzionale, sociale ed emozionale, con

Terme di Rapolla- Sala inalazione 1

Bradano e consigliere provinciale. Per fare il punto sullo stato dell’arte e sull’efficacia delle cure termali si è tenuto sabato, 23 giugno scorso, presso la sala convegno delle Terme di Rapolla, l’interessante 2°congresso AMIITTTF (Associazione medica italiana di idroclimatologia, talassologia e terapia fisica) - Sezione Basilicata sul tema “Riabilitazione termale l’impiego integrante dei mezzi di cura termali” organizzato dalla direzione dello stesso stabilimento termale col patrocinio del Comune di Rapolla, della Regione Basilicata, dell’ASP, dell’AMIITF, dell’AITI. L’importante Meeting medico scientifico, valido anche come aggiornamento, ha visto l’intervento d’illustri specialisti del settore idro-termale e la presenza di numerosi medici di base. “La Riabilitazione

la minor restrizione possibile delle sue scelte operative, mediante l’utilizzo dei mezzi di cura termali”. Essa si applica alla rieducazione motoria e propriocettiva (creno-kinesiterapia), alla funzione cardio-vascolare mediante i bagni carbo gassosi, gli idropercorsi, gli idromassaggi o la doccia alternata, alla funzionalità ORI e respiratoria mediante il ciclo per la sordità rinogena il ciclo integrante della ventilazione polmonare, alla riattivazione globale del soggetto anziano. Infatti, sono state proposte Unità geriatriche termali per il potenziamento della normalità residua. Il vicesindaco di Rapolla, Biagio Cristofaro, in sostituzione del sindaco Michele Sonnessa assente perché impegnato nella stessa mattinata, anche con il presidente della Giunta Regionale Vito De Filippo,

Un momento del convegno - L’assessore Attilio Martorano

a Melfi con gli altri sindaci dell’area del Vulture per la difesa del locale Tribunale, in apertura del convegno si è augurato un maggior potenziamento delle Terme anche ai fini di un rilancio socio economico e soprattutto turistico della comunità rapollese e dell’intera area del Vulture. L’assessore regionale alla Salute, Attilio Martorano, nel suo intervento si è detto felice di aver conosciuto, per la prima volta, la struttura termale di Rapolla e auspicato una sua maggiore valorizzazione. “Ecco perché – ha sostenuto Martorano rivolgendosi agli operatori – siamo particolarmente interessati alla valorizzazione delle professionalità e dei percorsi che questo settore è in grado di mettere a disposizione. Dunque ha aggiunto - l’iniziativa odierna di confronto organizzata dall’Amiittf, all’interno di un presidio importante come quello di Rapolla, assume una valenza apprezzabile all’interno del sistema integrato delle cure e della riabilitazione,

I lavori, moderati da Ambrogio Carpentieri, presidente Sez. Basilicata AMIIITTF e direttore sanitario delle Terme di Rapolla, da Roberto Conigliaro dell’Università “La Sapienza” di Roma, consigliere generale AMIITTF e direttore sanitario delle Terme dei Papi, hanno visto gli illuminanti ed efficaci interventi, anche sul piano tecnico e divulgativo, relativi al ruolo termale per la cura di numerose patologie, da parte degli illustri clinici Massimo Tolve, direttore U. O. Medicina Riabilitativa Ospedale Opera Don Uva di Potenza (“Le fratture del collo-femore in riabilitazione”), Gennaro Gatto, dirigente medico U.O. Medicina Riabilitativa Ospedale di Pescopagano e AOR San Carlo di Potenza (“Le lesioni muscolari in riabilitazione”), Francesco Russo, Università di Pisa, presidente nazionale AITI e consigliere generale AMIITTF (“Crenoidrokinesiterapia: metodica

Un momento del convegno. Intervento di Alessandro Singetta

senza trascurare le ampie potenzialità di sviluppo economico e turistico che le risorse termali sono in grado di realizzare, a tutto beneficio dei territori che ne dispongono”.Da noi avvicinato l’assessore Attilio Martorano ha riconosciuto l’opportunità del cambio della denominazione di Rapolla in Rapolla Terme, che però deve partire dal basso, ritenendolo strategicamente efficace nella migliore valorizzazione delle potenzialità termali della cittadina del Vulture. Il consigliere regionale Alessandro Singetta, dell’Osservatorio regionale delle acque minerali e termali,, dal canto suo ha sostenuto il rilancio del termalismo in Basilicata sia per gli aspetti legati alle proprietà terapeutiche e riabilitative e sia anche come fattore di sviluppo socio economico.

e indicazioni”), Ambrogio Carpentieri (“Riattivazione psico-fisico del soggetto anziano”), Renato Del Monaco, Università di Parma, coordinatore dei direttori sanitari AITI, direttore sanitario delle Terme di Telese, Benevento (“Fanghi termali nelle patologie artro-muscolari”), Roberto Conigliaro (“Wtsu e benessere termale”), Guido De Filippo, dirigente medico U.O.A. Riabilitazione vascolare A.S.I. Caserta (“Trattamento riabilitativo del flebo- linfedema in ambito termale”). E’ seguita un’ampia e proficua discussione che hanno chiarito ulteriormente le problematiche mediche riabilitative oggetto del convegno.


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ontrosenso

REPORT

Basilicata

La “Madonna Riparatrice” di Atella Un affresco venuto alla luce dopo il terremoto del 1851 ed ammirato da Ferdinando II di Michele Strazza

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ella chiesetta di Santa Lucia presso il cimitero di Atella, attualmente ancora chiusa al culto ed al pubblico, benché negli ultimi anni sia stata oggetto di consolidamento e restauro (pare non definitivo) in seguito ai danni subiti dal sisma del 23 novembre 1980, è contenuto in un singolare affresco del Quattrocento con l’immagine della “Madonna Riparatrice” (o “Madonna della Misericordia” come la chiama Anna Grelle Iusco) che, in piedi, ripara sotto il proprio manto, steso sopra le braccia in croce, la folla di devoti inginocchiati e raffigurati in grandezza più piccola rispetto alla figura della Vergine, difendendoli dalle frecce scagliate dal Padre Eterno, ritratto in alto a mezzo corpo col volto sdegnato, che prende da due angeli librati in aria e che già hanno ferito qualche fedele.Interessante anche la “carta”che un putto presenta alla Madonna e che reca le iniziali A.M.M.G.L.N.C.A. così interpretate da Giacomo Peci nella sua ricostruzione degli eventi del terremoto del 1851: Ave Maria Mater Gratiarum Libera Nostram Civitatem Atellae (o Libera Nos Cives Atellae). La pittura a fresco, di cui si occupò anche Emile Bertaux, membro dell’Ecole de Roma e docente all’Università di Lione nonché conservatore del Museo Jacque-Mart-Andrè di Parigi e direttore della “Gazzette des Reaux Arts”, occupava l’abside della chiesa antica rovinata dal terremoto del 1694.Il sisma non provocò danni all’abside ma i frati Agostiniani, possessori della chiesa, nel fabbricare un e d i f i c i o

nuovo sui ruderi dell’antico, la chiusero con un leggero muro nascondendo così la stessa pittura. Fu un altro terremoto, quello del 1851, a riportare alla luce l’affresco facendo cadere il muricciolo e mostrando alla vista di quanti accorsero la bellissima immagine della madre di Gesù.L’evento colpì anche il re Ferdinando II che, nel suo viaggio nei paesi disastrati del Vulture, volle osservare”il dipinto a fresco della Vergine

Santissima scoverto in una chiesa di quel comune crollata per il tremuoto”, dando poi incarico al regio disegnatore di Pompei di trarne un disegno e disponendo, concedendo anche un contributo di 1500 ducati,”di ricostruirsi colla maggiore solerzia la diruta Chiesa”. La stessa regina Maria Teresa accettò l’omaggio di una “erudita illustrazione”pubblicata da Stanislao d’Aloe dal titolo”La Madonna d’Atella nello

grazie”alla quale papa Urbano VI si rivolse durante lo scisma d’Italia, istituendo in suo onore la festa della Visitazione.Di qui, dunque, secondo l’Aloe, la data precisa della pittura del 1389 e l’individuazione in essa delle figure di Urbano VI, del cardinale Francesco de’ Tabaldeschi, di Carlo III di Durazzo, di Margherita d’Angiò, del ministro Nicolò Spinelli e di altri ancora. La spiegazione forse più esatta ci è data sempre dal Bertaux quando richiama il fatto che il motivo della Madonna protettrice, che copre col mantello la folla dei suoi figli colpevoli e miserabili, è presente in altre opere d’arte. Il papa, il re e la regina sono personaggi puramente astratti, ritratti soltanto per significare che tutti, dal capo della Chiesa e dello Stato fino all’ultimo suddito, devono mettersi sotto la protezione della Vergine per ottenere riparo.O forse il tema dell’affresco richiamerebbe episodi della storia della cittadina angioina della Valle

di Vitalba, rimandando alla protezione da un flagello locale come un’epidemia o come il terremoto del 1456.E su questa linea si pose anche il Peci interpretando, come già detto, la scritta consegnata alla Vergine e ritenendo la pittura fatta forse “in caso di simile sciagura”. Anche Anna Grelle Iusco richiama il terremoto del 1456 nella sua ipotesi di datazione dell’affresco dopo tale sisma. La stessa studiosa afferma che l’immagine, “affrescata con vivacità decorativa e levigate compiture”, mostra “sedimentate assimilazioni” di esperienze venetomarchigiane”filtrate forse dalla bottega pugliese di Giovanni di Francia”.Allo stesso pittore sarebbero attribuibili le immagini di S.Chiara e di S.Antonio, forse parti residuali di un originario polittico francescano della chiesa del Sacro Cuore a Genzano.

per la lettura del complesso palinsesto storico-artistico della nostra bellissima terra, per certi versi ancora lacunoso. Ci proponiamo di operare affinché la piena conoscenza di questo inedito

manufatto possa ricevere la giusta collocazione nel più ampio quadro delle politiche di promozione culturali della regione”.

scisma d’Italia” (Napoli 1853), contenente anche un’incisione accurata del disegno eseguito dal prof.Giuseppe Abate. L’Aloe azzardò una ipotesi interpretativa ritenuta non esatta dal Bertaux e dagli altri studiosi che successivamente si sono occupati dell’affresco. Tra la folla dei devoti protetti dalla Madonna vi sono un re, una regina e dei vescovi e questo avrebbe richiamato, allegoricamente, quella “Madonna delle divine

Forenza: recuperati alcuni affreschi medioevali

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a conclusione dei lavori di recupero e restauro di alcuni

tratti di frammenti di affresco medievale, rinvenuti casualmente presso la parete

presbiteriale della chiesa di Santa Maria de’ Armenis presso Forenza , ha costituito un’occasione proficua di collaborazione tra Enti e ha consentito di restituire alla comunità forenzese un’inedita opera di particolare rilevanza artistica e storica. Il Sindaco Francesco Mastrandrea coglie l’occasione per ringraziare la dott. ssa Silvia Padula, Funzionario predisposto all’Alta Sorveglianza della Soprintendenza dei Beni Storico Artistici e Demoetnoantropologici della Basilicata, la dott.ssa Marianna Musella, incaricata delle operazioni di

restauro, nonché il Soprintendente Dott.ssa Marta Ragozzino, l’architetto F r a n c e s c o Cuccaro, direttore del Lavori e l’ufficio tecnico comunale, per la solerzia e l’attiva partecipazione. Si ringrazia altresì la dott.ssa Isabella Marchetta per aver segnalato la presenza di tracce di intonaco dipinto.”Siamo particolarmente lietiriferiscono il Sindaco Mastrandrea ed i tecnici della Soprintendenza- di aver contribuito fattivamente alla restituzione di un nuovo dato

Lorenzo Zolfo


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È sempre la nostra Italia europei

Fuori l’Inghilterra, fuori la Germania e ora sotto con la Spagna

di Giusy Trillo

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l cuore batte, la tensione sale, la storia si ripete e l’Italia gongola. Ancora una volta uno scandalo a travolgere il belpaese del calcio; ancora una volta una

quel Po Po Po a risuonare sugli spalti. Ci fermiamo qui, per non stuzzicare i più superstiziosi, e ci godiamo l’Italia nella finale degli Europei 2012.

La gioia degli Azzurri al termine di Italia-Germania

Gli originali festeggiamenti a Potenza

qualificazione presa per i capelli; ancora una volta la sensazione di poter fare grandi cose e, ancora una volta,

Fuori l’Inghilterra, che arriva a tirare i rigori solo grazie all’irritante tremarella azzurra sotto porta: si fa tutto bene

ma ci si ‘incarta’ davanti a Hart, che alla fine è però costretto a buttar giù sconfitta e cucchiaio d’oro di Pirlo. Inglesi annichiliti e la semifinale è servita. Ci aspetta al varco la Germania (come sempre), una delle formazioni migliori della competizione, almeno

fino alla vigilia. Troppi i successi precedenti - Mondiali 1970, Italia-Germania 4-3; Mondiali 1982, ItaliaGermania 3-1; Mondiali 2006, Italia-Germania 2-0 e la paura che la fine di una statistica davvero troppo dolce sia arrivata si fa acuta. I tifosi allo stadio saranno

nuovamente sensibilmente a favore degli avversari e l’arbitro, guarda un po’, sarà invece tutto francese. “Avremo vita difficile”, avranno pensato in tanti, ma gli Azzurri sono pronti alla riconferma e, tra un Buffon in versione -la suamiglior portiere al mondo e un Balotelli in versione

‘grande esultanza’ (era ora!), zittiscono i tedeschi, due volte. Negli ultimi minuti, però, si soffre: la Germania segna su rigore e la beffa sembra dietro l’angolo. Si trema, ancora, e al triplice fischio un Buffon furioso corre negli spogliatoi, mentre nelle piazze italiane si corre a festeggiare. Si esulta anche in Basilicata e a Potenza che, dopo il trittico della festa patronale, riscopre la notte e si riversa nelle strade. C’è chi mette mano a una trombetta sfiatata, chi rispolvera tromba e sassofono per onorare l’inno, chi bussa ai finestrini per offrire spumante e chi invece il cicchetto se lo fa ‘pagare’. E cani avvolti nelle bandiere, furgoncini carichi di tifosi esultanti, frizioni al limite e clacson strozzati, ma alla sfilata non si rinuncia e ci si infila a quattro ruote nella folla per essere shakerati in stile Cocktail. La cena ci è tornata su, ma siamo già pronti alla Spagna e, a dita incrociate, a una nuova festa. Questa volta, però, noi usciamo a piedi.

A Potenza “un goal per ricordare” Anche l’AIL in ‘campo’ per il I Memorial Doriana Lisi

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Il sorriso di Doriana

i gioca con le gambe, si gioca con la testa e poi a volte basta il cuore. È proprio questo lo spirito che ha mosso i fili del I Memorial Doriana Lisi “Un goal per ricordare”, il torneo di calcio a 5 anima del campetto di Rione Cocuzzo in queste calde sere di estate. Otto squadre (Lupini, Dolidò, Chupa Chups, The Blues, Ciao Do’, Bobby & Friends, Amica Chips, Come se fosse Antani) suddivise in due gironi con incontri da 40 minuti (20’ a tempo), ma soprattutto un gruppo di amici che si è ritrovato per condividere, al di là del verdetto del campo, un comune obiettivo: ricordare Doriana. Ricordarne il sorriso; ricordarne il profumo; la mano leggera di corsa su un foglio a modellare una realtà sorprendente, la sua. Ricordarne gli occhi sbarazzini; i riccioli morbidi; la dolcezza delle parole e

dei gesti; la nostalgia latente nelle delusioni e la tenacia nello sconforto, per cercare di soffiar via le lacrime, quelle che senza mai consumarla hanno accompagnato il suo ultimo viaggio. Un goal per ricordare e per dare un ‘calcio’ alla leucemia (la bestia che ha deciso di portarsela via dopo quattro lunghi anni di lotte) attraverso la raccolta fondi in favore dell’AIL (Associazione Italiana contro le leucemie, linfomi e mieloma - Sezione di Potenza) cui è stato possibile contribuire, così come lo sarà ancora lunedì 2 luglio prossimo, in occasione delle finali che decideranno il podio, presumibilmente a partire dalle ore 20 (mentre andiamo in stampa non sono ancora noti i risultati delle semifinali giocate ieri sera: DOLIDÒ-COME SE FOSSE ANTANI; THE BLUESAMICA CHIPS). In beneficenza anche parte del ricavato dalle quote di iscrizione al torneo. L’importante è partecipare

perché è la solidarietà a vincere, come sempre in questi casi; ma chi scende in campo vuole ben figurare e per l’arbitro c’è da fischiare. Si marca l’avversario, si insegue il pallone, si ringhia, si cade, si suda, con più o meno fortuna si segna, si esulta, si tribola, si vince e si perde, si perde anche il respiro e a volte si sospira; ma, smaltita l’adrenalina, il pensiero deve tornare sempre a lei. Mai vani gli sforzi per tenerla al sicuro, mai vana la voglia di aggrapparsi alla vita, perché mai vana sarà la speranza che un altro brutto viaggio nella stretta di questa agonia possa finire con un sorriso, quel sorriso che sarà anche il suo. Giu.Tri.


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SPORT

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calci in cu...rva a cura di tony pezzotta

Potenza, indossa un altro rossoblù

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on ce n’è più per nessuno. La Città di Potenza è in Rossoblù: due mezze certezze che non riportano in vita il vecchio leone. E così, tra proclami e giochi di prestigio viene annunciata una nuova stagione che nasce con tante incognite. Il calcialingo è confuso: non sa più cosa pensare. Appena un mese fa salutava con grande entusiasmo la vittoria dell’Atletico Potenza, in Eccellenza. La conquista della categoria superiore sembrava essere stata una conquista importante, tale da coinvolgere l’intera potentinità che, nel giorno della festa, si era stretta intorno ai protagonisti del nuovo corso rossoblù.

Purtroppo, l’illusione è durata lo spazio lucido di un giorno: quello della vittoria a Pietragalla, nell’ultima giornata di un campionato vissuto da protagonisti. Fa caldo in viale Marconi, anche se dalla strada e, soprattutto, dal bar sport, non giunge l’eco delle indiscrezioni di mercato. La serie D, appena riconquistata, sembra che, paradossalmente, non interessi nessuno. Dalla parte dell’Atletico c’è massimo riserbo, anche se il tempo trascorre senza notizie. E’ un silenzio che inizia a diventare persino imbarazzante. Riflette molto, in queste ore, il recluso per calcio. “Com’è possibile -pensa assorto nei suoi pensieri- che una promozione venga vissuta quasi come

una retrocessione”? L’interrogativo attraversa la città propagandosi in fretta anche nelle contrade. Il potentino è distratto dalla calura anticipata, dagli europei che vedono gli azzurri protagonisti e dall’assenza di notizie sul Potenza più rappresentativo della prossima stagione. Non tutto è perduto, nel senso che ancora si attende un annuncio, in grado d’infondere fiducia e speranza ad una tifoseria già duramente provata da fatti che hanno sconvolto la vita del sodalizio potentino. I dubbi assalgono anche il calcialingo che conclude: “E se davvero si dovesse ripartire, anche quest’anno, in un campionato di Eccellenza?”. La domanda sorge spontanea, come argomentava qualcuno in tv ma, la risposta, è altrettanto ovvia: ormai non c’è più di che stupirsi.

Nesti trionfa e migliora il record della Abriola – Sellata Il pilota toscano ha vinto com’era nelle previsioni – Domenico Scola al 2° posto – Il comportamento di pugliesi e lucani

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auro Nesti ci teneva tanto a fare <<accoppiata>>con Domenico Scola, suo amico e, per certi aspetti… discepolo. Ed oggi, sui t o r n a n t i dell’Abriola – Sellata – gara di velocità in salita valida per il trofeo nazionale e per il campionato italiano della montagna – il campione europeo della velocità in salita è riuscito a realizzare il suo sogno: al primo posto Mauro Nesti, nuovo recordman della scorsa con uno strepitoso 5’17’’08 (media 91,964) inferiore di sessantadue centesimi al precedente record da lui stesso detenuto; al secondo, quel Domenico Scola, che, con una <<Chevron>>, non è riuscito ad andare oltre il 5’24’’67, che gli ha consentito soltanto di vincere la classifica di classe. Ma, come dicevamo, a Scola da sempre inseguitore di una vittoria di prestigio nella competizione potentina, anche il secondo posto è andato bene. Ed alla fine erano entrambi delici e contenti. Ma più di tutti, certamente, lo è Nesti, che h dimostrato ancora una volta di essere il più bravo di tutti, anche se a bordo di una macchina che, come lui stesso

ha dichiarato al traguardo, non è adatta per un percorso quale quello dell’Abriola – Sellata. Aver voluto provare questa nuova <<Cebora 3000>>, al posto della <<sua>> Lola, proprio in occasione di una gare abbastanza selettiva, dimostra che il campione toscano ha raggiunto una maturità ed un equilibrio tali che gli permettono di non svere avversari in grado di infastidirlo. Ed a complimentarsi con Nesti, a conclusione della gara, è stato lo stesso Scola, il quale ha affermato che <<per guidare una 3000 su questo percorso ci vuole del fegato>>. Quel fegato che di certo non manca a Mauro Nesti, nuovo recordman della competizione. Dietro al pilota toscano, il quale ha migliorato di ben sette secondi il tempo, fatto registrare ieri nelle prove, ed a Domenico Scola, si sono piazzati Gianni Boeris e <<Bitter>>, vincitore quest’ultimo della prima edizione dell’Abriola – Sellata, che ache quest’anno ha richiamato nella zona non meno di venticinquemila spettatori. Al quinto posto nella classifica generale Pietro Laureati, che su <<Lola Coswort>> ha fatto

il possibile per tener testa ai suoi più giovani avversari. In classifica non troviamo questo pomeriggio il barese Bruno Ottomano, il quale nelle prove di ieri, sebbene in difficoltà per i rapporti troppo lunghi, era <<salito>> abbastanza bene. Quest’oggi, invece, per noie meccaniche alla sua <<A.R. 33 TT>> è stato costretto a dichiarare forfait a metà percorso. Stessa sorte è toccata al portacolori della scuderia Apulia, Vittorio Bernasconi, il quale, in seguito alla rottura del cambio, ha dovuto rinunciare a competere per le prime posizioni. La sfortuna, quindi, ha fatto la sua parte per i piloti pugliesi i quali si sono, comunque distinti, in altri gruppi. Luigi Magdaloni, ad esempio, ripetendo l’impresa dello scorso anno, ha migliorato il record della classe 500, del gruppo due, da lui stesso detenuto. Sulla scia del pilota barese, Giacomo Scuderi è riuscito ad ottenere un ottimo primo posto nella classe 2000 del gruppo 3. Il corridore della scuderia <<Apulia>>, a bordo di una Fiat 124 Rally, ha percorso gli otto chilometri e trecento metri in 6’53’’78 alla media di 70,302 chilometri orari.

ontrosenso Basilicata

Fit Walking, uno stile di vita i è svolto a San Fele il XV Meeting dell’Unione Sportiva U.S. Acli di Potenza, che è stato dedicato alla memoria di Adriano Abiusi. Particolarmente significativa la manifestazione di quest’anno, inserita in un

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presenti anche i dietisti Dott. sa Serena Bavaro e Dott. Domenico Caccavo e il medico Dott. Emilio Monteleone, che gratuitamente mettono a disposizione la loro professionalità. “Con il termine “Fit Walking” -ha continuato Bochicchio- si

per il tuo forte abbraccio quando mi incontravi, per averci fatto dono in palestra di attimi della tua vita. Ha poco importanza quanto si vive, ma come si vive. Il tempo è prezioso come una goccia d’acqua se serve a dissetare la vita!”. La targa in memoria

progetto nazionale del Ministero della Salute, in collaborazione con l’Unione sportiva Sportiva Acli Nazionale e con alcune province Italiane, tra cui quella di Potenza, teso a sensibilizzare i cittadini sull’utilità del movimento. “Gli iscritti a questa manifestazione -ha detto il Presidente del Comitato Provinciale U.S. Acli di Potenza Prof. Ottavio Bochicchiopartecipano volontariamente alla Campagna di prevenzione e anticipazione diagnostica relativamente a malattie cardiovascolari, diabete, soprappeso, obesità e scorretta postura. Tale controllo è reso possibile grazie alla collaborazione volontaria di singoli professionisti, di società scientifiche, di Associazioni di pazienti e di assistenza, nonché di Enti locali e di Aziende Sanitarie (rete di Fit Walking)”. Erano

vuole esprimere l’idea di muoversi a piedi per ritrovare la propria efficienza fisica rimuovendo abitudini errate come la sedentarietà; ritrovare camminando la gioia di stare insieme; camminare per il proprio benessere psicofisico ma anche per riconciliarsi con la natura e scoprire luoghi nuovi e valori storici dei nostri paesi”. Questo, nelle sue parole, il ricordo di Abiusi: “La manifestazione è dedicata al sorriso di Adriano, alla sua apertura sociale, al suo impegno nel voler con competenza risolvere le sorti giovanili di questa regione, alla sua grande disponibilità verso tutti, in particolare verso i più deboli. Adriano ci ha lasciati improvvisamente con una frase colta nell’attimo in cui il nostro amico Alfredo in palestra gli scattò una foto. Disse sorridendo e sollevando una mano: “Grazie amico”. Grazie a te Adriano, per quanti ti hanno conosciuto,

di Adriano è stata consegnata dalla consigliera di parità Liliana Guarino alla moglie Carmela e alle sue figlie, in segno di stima e di amicizia. Il premio fedeltà sportiva è andato alla sig.ra Maria D’Emilio per la sua tenacia, in tanti anni di frequenza della palestra dell’Associazione Sportiva Fitness Club U.S. Acli di Dragonara. Il premio “Sport in famiglia” è stato invece assegnato ai fratelli Matilde e Antonio De Sanctis: uniti anche nello sport. Nel pomeriggio i partecipanti, circa ottanta, si sono recati presso il Santuario di Picerno per raccogliersi in preghiera accolti da frate Alberto che ha tenuto una vera e propria lezione di storia e architettura sulla struttura del Santuario.

Altri buoni piazzamenti hanno ottenuto Giuliano Gentile (secondo nella classe 1600, gruppo 1), Oronzo Pezzolla (secondo nella classe 500 gruppo 2) e Massimo Ciuffi il quale, su A.R. GTA ha ottenuto un buon secondo posto nella classe 1300 del gruppo 2, dietro ad un altro pugliese, Franco Cardone della <Fasano corse>> vincitore con 6’39’’53. E veniamo ai piloti di casa, ai quei giovani appassionati di automobilismo, che in Basilicata stanno proliferando, affermandosi anche in competizioni fuori regione. E’ il caso di Canio Santarsiero, il quale dopo tre primi posti, ottenuti a Monopoli, Fasano e Monte S. Angelo, non è stato da meno nella Abriola – Sellata. E’ risultato, infatti, vincitore della classe 1600, gruppo 1 con un ottimo 6’57’’69,

nuovo record dell classe. Un nuovo record ha ottenuto anche Gerardo Di Bari, nella classe 2000, gruppo 1, mentre Sandro Marchese, Franco Di Bello si sono… limitati ad una semplice vittori, rispettivamente nella classe 1000 del gruppo due e nella 1300 del gruppo uno. Tra i lucani meglio piazzati anche Aldo Maggio (secondo nella classe 1150, gruppo 2), Paolo Lione (terzo nella classe 1300, gruppo IV) ed Antonio Romaniello (secondo classificatosi nella classe 1000 del gruppo V). Saverio D’Emilio, infine, ha collezionato ben due vittorie, la

prima, su Pantera De Tomaso, nella classe 3000 del gruppo 3; la seconda nella classe 1000, gruppo IV, guidando per la prima volta un prototipo (AMS). Concludiamo ricordando, che a conclusione della gara sono stati presentati quattro reclami. Nino Cutro La Gazzatta del Mezzogiorno – 12 Luglio 1976


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SPORT

Basilicata

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Un canestro per la Festa della Bruna

BASKET

Si chiude oggi il torneo di basket Time Out

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unedì 25 giugno 2012 alle ore 20 presso la sala conferenze della parrocchia di San Giuseppe Artigiano si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del torneo di basket Festa della Bruna 2012 trofeo Time Out, promosso in collaborazione con il Centro Sportivo Italiano (CSI).Si è giocato al PalaSassi di Matera mercoledì 27 e venerdì 29, in attesa dell’odierna giornata di chiusura, per due gare a serata. Inevitabile il turno di riposo di giovedì 28 giugno in occasione della gara degli Europei tra

Italia e Germania. Il torneo è stato aperto a giocatori tesserati o amatoriali. I coach delle quattro squadre, Roberto Miriello, Marcello De Stradis, Piero Daraio e Michele Di Gioia, dopo il sorteggio nella sala conferenze delle quattro squadre partecipanti e dopo l’assegnazione di un colore e di una denominazione che richiamassero alcuni momenti importanti della festa, hanno avuto la possibilità di scegliere i dieci atleti per squadra.Il torneo era aperto ad un numero massimo di 40 atleti. Questi i roster. Pastori (squadra rossa):

coach Michele Di Gioia, Carlo Melodia (capitano), Vittorio Losco, Giovanni Larocca, Paolo Troisi, Angelo Passarelli, Rino Di Cuia, Luca Nicoletti, Emanuele Cristallo, Luigi Casamia. Fuochi pirotecnici (squadra gialla): coach Piero Daraio, Guido Galante (capitano), Francesco Longobardi, Resta Davide, Vito Magrì, Stefano Vicino, Gianni Leone, Giovanni Paparcone, Guido Melodia, Giacinto Angelastri, Bernardo Nicoletti. Cavalieri (squadra blu): coach Marcello De Stradis, Nicola Maremonti,

Gianluca Ambrosecchia, Luca Acito, Giuseppe Pugliese, Cosimo Di Cuia, Nicola Loperfido, Gregorio Loperfido, Maurizio Matera, Giovanni Lacertosa. Carro (squadra nera): coach Roberto Miriello, Giuseppe Francione (capitano), Stefano Miriello, Luca D’Ercole, Mattia Stano, Dani Gaudiano, Bruno Buono, Francesco Salerno, Domenico Fraccalvieri, Gianni Caragliano, Vito Ambrosecchia.

CICLISMO

Alla conquista delle dolomiti Anche dei lucani tra i 9.224 concorrenti della Maratona dles Dolomites 2012

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lta Badia (Alto Adige). Il tradizionale appuntamento con la Maratona dles Dolomites-Enel 2012, la regina delle Granfondo internazionali vedrà alla partenza 9.224 ciclisti a numero chiuso, selezionati tra le 30.000 richieste di adesione, che sfideranno i 7 passi dolomitici: Pordoi, Sella, Campolongo, Falzarego, Gardena, Valparola, Giau tutti rigorosamente chiusi al traffico. Partenza da La Villa alle ore 6.30 e arrivo a Corvara. Tre i percorsi di gara: Lungo di 138 km e 4190 m di dislivello, Medio

di 106 km e 3090 m di dislivello e Sella Ronda di 55 km e 1780 m di dislivello.I partecipanti italiani sono in maggioranza con 4.791 iscritti, seguiti da Germania e Paesi Bassi. Ci sono anche ciclisti provenienti da Malesia, India, Russia, Brasile, Bahrain, Sudafrica, Nuova Zelanda e Argentina. Le donne al via saranno 861. Questa edizione sarà caratterizzata dalla grande affluenza di nomi noti dello sport in generale e di imprenditori e dirigenti, che amano le sfide toste. La grande passione sportiva e ciclistica che

si abbina a questo evento, ha messo in sella Miguel Indurain, Jarno Trulli, Corrado Sciolla, Mario Greco, Pippo Ercole, Rodolfo De Benedetti, Peter Thun, Gian Luigi Rana, Paolo Garimberti, Giovanni Bruno, Gianfranco Comanducci, Linus (al secolo Pasquale Di Molfetta), Stefano Gross, Manfred e Manuela Mölgg, Fabrizio Ravanelli, Iuri Chechi, Antonio Rossi, Maria Canins, Cristian Zorzi, Fausto Pinarello, Alberto Sorbini e molti altri. Diretta televisiva su RaiTre dalle ore 6.15 alle ore 12. Questi i lucani iscritti: Amenta Giuseppe, Angelotti Mauro, Barbaro Tommaso, Bellomo Marco, Caputo Virgilio, Colletta Gaetano, Contini Vincenzo, D’Alessio Gabriele, Camauro Giuseppe Francesco, Francolino Antonio, Mannarella Michele, Perrone Vincenzo, Porcelluzzi Donato, Riccardi Angelo Raffaele, Squicciarini Giuseppe.

Antonio Santoro, rientro sfortunato Il potentino al Campionato Italiano in Trentino cade e si ritira

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opo la quattro giorni in Francia alla Route du Sud, grande l’ottimismo di Antonio Santoro in occasione del suo rientro alle gare di sabato 23 giugno scorso nella prova per professionisti dei Campionati Nazionali in Valsugana. «Sono uscito bene dalla corsa francese - aveva spiegato Antonio - e, pur non avendo corso granché in questa stagione a causa di un calendario internazionale che si è parecchio striminzito, penso di essere sulla via buona per trovare il giusto colpo di pedale per le prossime corse. Il campionato nazionale è una delle corse più importanti per un atleta e il mio impegno sarà massimo su un percorso che penso si addica alle mie caratteristiche. Gli uomini di punta della mia squadra saranno Pellizotti, Sella e Chiarini e io cercherò di aiutarli il più a lungo possibile. I programmi per le prossime settimane ancora non li abbiamo

Antonio Santoro

definiti con certezza ma senza dubbio prenderò parte ad alcune corse in Spagna per poi provare a far bene nel calendario estivo italiano». La prova, da svolgersi su un tratto in linea di 47 km poco mossi seguiti da un circuito di poco meno di 14 km da ripetere 15 volte, per un totale di ben 254.7 km, non ha però portato fortuna al giovane lucano che, dopo aver perso

terreno a causa di alcune cadute, si è visto costretto al ritiro. A consolarlo ci ha pensato però Franco Pelizzotti, suo compagno di squadra dell’Androni Giocattoli, che indosserà la maglia tricolore per i prossimi dodici mesi. Delusione per Pozzovivo, quattordicesimo dei sedici atleti giunti al traguardo.


IVAN RUSSO, AUTORE DELLA PREFAZIONE


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Arte, spiritualità e Mistero della Fede Prestigioso incontro alla Galleria Civica “Porta Coeli - Collezione Ertico” di Acerenza di Alessia Nardozza

L

a Galleria Civica “Porta Coeli – Collezione Ertico” di Acerenza (Pz), in data 23 giugno, ha convocato presso la saletta d’arte contemporanea una conferenza stampa, che ha

visto la presentazione delle attività promosse dalla Galleria. Hanno partecipato Padre Ignatios Stravropulos (il segretario della Congregazione monastica ortodossa di Lepanto), il

Preside Col. Pasquale Bruno (Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme), il Maestro Gustavo Costanzo Luis ed il Maestro Mario Vasta. La conferenza è iniziata con la presentazione del lavoro del Maestro Vasta (in esposizione dal 5 giugno); in quasi tutte le sue opere troviamo l’evoluzione del lavoro grafico e pittorico. Egli rappresenta il paesaggio fra l’arte figurativa vera e quella più moderne. Le sue sono opere anche ispirate al terremoto dell’80, quindi rappresentando anche fatti di cronaca; vi è un passaggio dai paesaggi più ricorrenti fino ad arrivare a forme astratte, nonché l’affrontare i problemi del globo terrestre, come ad esempio lo scioglimento dei ghiacciai. Alla domanda se Acerenza rientrerà in rappresentazioni future, il Maestro Vasta risponde positivamente, quasi come una promessa, specificando che magari avverrà con una visione diversa e forse non immediatamente riconoscibile. A seguito la conferma dell’accordo per la collaborazione con il laboratorio di iconografia bizantina di Lepanto, avvenuta con la consegna da parte di Padre Ignatios Stravropulos di nuove icone bizantine (ora esposte), rendendolo inoltre un importante gemellaggio culturale; egli spiega quanto il loro sia un lavoro di

spiritualità, realizzando l’arte invisibile, quindi il modo che hanno di capire il mondo invisibile, potendo così pregare una immagine. Altra collaborazione confermata, quella con il Maestra Gustavo Costanzo Luis, presentando nuove icone sacre nonché la realizzazione di una stele fluviale recante l’effige della Croce Potenziata dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, consegnandola al Preside Col. Pasquale Bruno, ma che verrà incastonata nella parete d’accesso della Galleria Porta Coeli. Il Col. Pasquale Bruno, poi, ha anche illustrato le caratteristiche dell’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dicendo che fa riferimento al Vaticano, ufficialmente riconosciuto insieme all’Ordine dei Cavalieri di Malta (ordine ospedaliero), ed entrarci è una scelta di vita e di vocazione. In Basilicata inizia a farsi conoscere negli ultimi anni grazie al fattore numerico. Aniello Ertico, investito della carica di Cavaliere dell’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ricevendo la stele ottiene privilegio dal dono rappresentante le cinque piaghe di Cristo. Infine egli illustra il “I Premio Letterario – Edizione 2012 di Porta Coeli”, con il patrocinio offerto dalla Presidenza del Consiglio Regionale di Matera e il congiunto patrocinio

dei comuni di Potenza ed Acerenza. Il bando prevede una sezione di narrativa e una di poesia, nato a seguito degli incontri letterari avvenuti durante la stagione invernale; l’iscrizione scade il 31 agosto e la premiazione avverrà il 29

settembre. Il tema presentato è “Deserti Privati”, una sorta di provocazione atta ad invocare le sensibilità dello scrittore nell’interpretare la traccia.

La Rosa dei Venti

I

l dato relativo all’appartenenza di Licio Gelli a quegli ambienti informativi riservati, va considerato alla luce delle successive attività che vedono il Venerabile impegnato a venire in soccorso degli imputati, svolgendo un’azione che si muove significativamente in perfetta sintonia con la già documentata inerzia del Direttore del SID. Il minimo che si possa dire è, che questi, non sembra aver seguito con particolare accanimento le indagini sul Fronte Nazionale, pur avendo avuto contatti diretti con i suoi massimi dirigenti. Gli analoghi contatti, che peraltro egli giustificherà proprio con la necessità di acquisire informazioni, nella sua veste di dirigente di apparati informativi. È del pari in tale prospettiva che vanno valutate, sia le ampliamente diffuse convinzioni maturate nell’ambiente golpista sul ruolo di Licio Gelli, visto

proprio quale cerniera di raccordo con gli ambienti militari, quanto pure il risentimento maturato per il fallimento dell’operazione golpistica. Come si evince facilmente, anche muovendo da questa situazione, l’analisi conduce sempre alla figura di Licio Gelli ed al suo ruolo di elemento intrinseco ai Servizi, (ritrovando del resto quanto asserito da De Felice,) ma soprattutto, porta alla individuazione della Loggia P2 come struttura nella quale ed attraverso la quale si intrecciano rapporti e si stabiliscono collegamenti la cui ortodossia lascia secondo la Commissione di inchiesta ampi margini di dubbio: “...anche accedendo alla più benevola delle valutazioni.”Secondo l´ispettore Santillo nelle sue note informative importanti elementi, di estremo interesse, emergono poi dalla inchiesta condotta dal giudice Tamburino di Padova sul

movimento denominato “Rosa dei Venti,” nel quale troviamo la presenza di uomini iscritti al “Raggruppamento Gelli”. Venivano in tali documenti indicati come appartenenti alla P2, il generale Ricci, Alberto Ambesi e Francesco Donini. L’inchiesta sulla “Rosa dei Venti”, appare importante anche per due testimonianze

raccolte dal giudice Patavino e che rivestono un sicuro interesse per la Commissione d´inchiesta. Va inoltre ricordato che il giornalista Giorgio Zicari ha testimoniato di essere stato collaboratore dell´Arma dei carabinieri e dei Servizi, entrando in contatto nel 1970 con Carlo Fumagalli e Gaetano Orlando, elementi

di spicco del gruppo dei MAR (Movimento di azione Rivoluzionaria, N.D.A.), ed ottenendo da costoro informazioni per suddetti apparati investigativi. Quando Zicari nel 1974, venne riservatamente convocato dal giudice Tamburino, gli accadde di ricevere contingentemente da lì a poche ore l’invito ad un colloquio con il generale Palumbo, nel corso del quale, secondo dichiarazioni rese nei verbali, l’alto ufficiale ebbe ad esprimersi nei seguenti

termini: “...il tema centrale fu che io non dovevo parlare, che poteva succedermi qualcosa, dei fastidi, che io avevo tutto da perdere dalla vicenda, che i magistrati stavano tentando di sostituirsi allo Stato, riempiendo un vuoto di potere, che non si sapeva che cosa il giudice Tamburino volesse cercare, che non ero obbligato a testimoniare...”. Questa iniziativa del generale Palumbo viene a collocarsi in modo preciso a sostegno della già ricordata osservazione del generale Dalla Chiesa sulla collaborazione non particolarmente motivata degli ambienti della divisione Pastrengo nell’azione che il generale conduceva contro il terrorismo. Va altresì rilevato che l´atteggiamento del generale Palumbo richiama all´attenzione, il tipo di risposta che l’ammiraglio Casardi, direttore dell´allora SID, fornirà ai giudici che indagavano sulla strage dell´Italicus quando si rivolsero al Servizio per ottenere notizie su Licio Gelli, ottenendo un rinvio alle notizie apparse sulla stampa.


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PERCHE’ ABBRONZARSI

IN PLATEA

di come calcolare il proprio fototipo. Riprendo dalla domanda:

MULTI CINEMA RANIERI TITO SCALO - PZ

La scottatura e l’abbronzatura La pelle si può scottare: si arrossa, si spella, nei casi estremi si arriva perfino all’ustione. In casi di scottatura, va sospeso qualsiasi tipo di esposizione solare. F ototipo ad alto rischio scottature: il consiglio è di esporre la pelle al sole e lampade con molta attenzione; l’abbronzatura tenderà ad essere “leggera”.

Consigli di Bellezza a cura di Loredana Venturini Immagine Donna Estetica Solarium Via Ciccotti,11 Potenza Tel. 0971 45637

C

Fototipo a medio rischio scottature: l’abbronzatura sarà di tipo “moderato”, le scottature rare, la pigmentazione abbastanza rapida e profonda

are Amiche, nella scorsa settimana abbiamo parlato di abbronzatura per un errore di stampa purtroppo non è stato inserito il prospetto

Fototipo a basso rischio scottature: abbronzatura rapida e profonda. Questo tipo di pelle gode di una “protezione naturale” grazie al veloce lavoro della

melanina. Le scottature sono un evento rarissimo.

cia, trifacciale e tra lampade bassa ed alta pressione)

Buona abbronzatura......

Se desiderate ulteriori informazioni mandate le vostre mail a: venturil@hotmail.it

La prossima settimana parlerò della differenza tra le varie lampade ( lettino, doc-

Le avventure di CAPITAN VAFF di king buffino

RAIZ & Radicanto IL CONSIGLIO VERDE L’esperto consiglia - Do. Agronomo Mario DI DIO – maniverdi@gmail.com

Piante verdi d’appartamento

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li accorgimenti fondamentali sono la……. LUCE – Tutte le piante hanno bisogno di luce per poter elaborare una parte delle sostanze nutritive necessarie alla loro vita. Occorre però evitare di esporle direttamente ai raggi del sole per scongiurare il rischio di bruciature. TEMPERATURA – da 18 a 25°C costanti. Evitate le correnti d’aria (provocano la caduta delle foglie) e la vicinanza a fonti di calore (termosifoni, camini, stufe,ecc.). ANNAFFIATURA – da marzo a novembre : annaffiate regolarmente da 1 a 2 volte alla settimana bagnando tutto il terreno. Non lasciate mai acqua nel sottovaso e se necessario svuotatelo. Da dicembre a febbraio : dimezzate l’annaffiatura. La pianta è a riposo. Attenzione : il terreno deve essere mantenuto umido ma solo molto leggermente . un terreno troppo umido infatti asfissia le radici. Un terreno lasciato a lungo secco invece perde le sue proprietà strutturali, quindi : suolo meno aerato, minor trattenimento dell’acqua e del concime. UMIDITA’ – raggruppate le piante : creeranno fra di loro un microclima umido. Sulle foglie delle felci e delle altre piante a foglia fina spruzzate acqua pura 1 – 2 volte alla settimana. Evitate di bagnare le piante a foglia lanuginosa (Saint

Paulia) o lucida (Caucciù). FERTILIZZATURA – per permettere alle vostre piante una crescita ideale nutritele ad ogni annaffiata con concime liquido. Da Marzo a Novembre : ad ogni annaffiata ( da 1 a 2 volte alla settimana) versate il tappo misurino di concime liquido in qualche litro d’acqua ( il rapporto concime – acqua varia con il tipo di concime, ma è indicato dalla casa produttrice), es: 1 misurino in 2 litri di acqua. Con la miscela ottenuta annaffiate uniformemente tutto il terreno evitando l’acqua in eccesso. Da Dicembre a Febbraio : l’attività delle piante è rallentata . diminuite gli apporti : 1 volta ogni 15 giorni. Tenete conto che le vostre piante verdi sono costrette a vivere in un volume di terra limitato che si impoverisce rapidamente . il progresso tecnologico ci ha indotto sempre di più a coltivare le nostre piante su supporti a base di torba con ridotte riserve nutritive. A casa vostra , in assenza di concime per 3-4 settimane , le piante verdi ingialliscono, perdono le foglie e degenerano rapidamente . le piante reclamano semplicemente di essere nutrite come qualsiasi altro essere vivente. Per queste ragioni, il concime che date ad ogni annaffiata è vitale per le piante poiché le assicura un nutrimento indispensabile alla sua crescita e le permette di essere più robusta e più resistente ai parassiti. Un con-

cime per Piante d’Appartamento con Magnesio e Micro-elementi apporta alle piante un nutrimento equilibrato e favorisce una crescita armoniosa ed una vegetazione sana ed abbondante. L’equilibrio , il dosaggio e la qualità degli elementi fertilizzanti ( Azoto – Fosforo e Potassio ) assicurano una crescita ed una fioritura ideali. RINVASATURA – ogni 2 o 3 anni, le piante giovani e quelle che hanno avuto una forte crescita devono essere rinvasate in un vaso leggermente più grande riempito con un buon terriccio per Piante d’Appartamento ( chiedete consiglio al vostro giardiniere di fiducia o al rivenditore amico). Nel compiere l’operazione fate attenzione a non rompere la zolla di terra che contiene le radici della pianta. POTATURA (Primavera – Estate) – su alcune piante occorre potare l’estremità degli steli per consentire il mantenimento di una buona e folta ramificazione. La potatura deve essere effettuata leggermente sopra l’innesto di una foglia o di un bocciolo. Nel caso non volete rischiare di fare errori chiedete a persone capaci e di fiducia. PULIZIA – togliete regolarmente le foglie appassite con l’accortezza di porle nel contenitore dell’umido.

Parrocchia di Gesù Maestro Quartiere Macchia Romana Potenza Da domenica 24 giugno a domenica 1 luglio si svolgerà a Potenza la festa della Parrocchia di Gesù Maestro, posta al centro del nuovo e popoloso quartiere di Macchia Romana, ed affidata alle cure di don Michele Celiberti, della famiglia dei Discepoli. Lo scopo della festa, il cui titolo generale è Il “LA PARROCCHIA: UNA COMPAGNIA AFFIDABILE” è quello di far vivere una esperienza di chiesa gioiosa e accogliente, attraverso una serie di varie e articolate iniziative di cultura, amicizia, preghiera e animazione del tempo libero ... Saranno quindi ridotte all’essenziale le spese per luminarie, fuochi di artificio ed effetti speciali, puntando ad un evento “sostenibile” capace di coinvolgere direttamente gli abitanti del quartiere e torni a far percepire il gusto delle cose più semplici e vere. Sabato 30 giugno e domenica 1 luglio avrà luogo la festa popolare vera e propria, con la presenza tra gli altri della Royal Street Band, che proporrà per le strade del quartiere musiche stile New Orleans, del cantante e mattatore Tony Lora e del gruppo Angels Evolution con il loro raffinato concerto di musiche senza tempo. Una forma diretta di partecipazione, che intende aiutare i cittadini ad entrare in sintonia con il loro quartiere per sentirlo più “amico” è costituita da quattro concorsi (disegno, giornalismo, fotografia e arte di strada) ai quali è possibile partecipare prendendo visione dei Regolamenti, scaricabili dal sito della Parrocchia: www.gesumaestropotenza.it

“Casa”

R

aiz recentemente si è esibito a Potenza con la sua vecchia band, gli Almamegretta, lasciando il pubblico senza fiato (a parte qualche problema tecnico) e con qualche rimpianto per il tempo che fu. Tuttavia, pur riconoscendo che la maggior parte delle escursioni discografiche in solitaria di Raiz non sono degne dello status acquisito diversi anni or sono, a noi il suo cd elettronico dello scorso anno, “Ya!”, non era dispiaciuto affatto. In ogni caso, tocca riconoscere che fare un disco con i pugliesi “Radicanto”, band ed associazione culturale di musica popolare “sudista” fondata da Giuseppe De Trizio, che predilige i suoi tradizionali ed acustici, si è rivelata una scelta vincente. Certo, il buon Raiz va un po’ sul sicuro, piazzando in scaletta i suoi brani più famosi (pescati anche dal repertorio degli Alma) con l’inserimento di qualche indovinato standard ripreso dalla meticcia cultura “mediterranea”, ma l’effetto generale è assai intenso. Ritmi nordafricani, mediorientali, asiatici e, naturalmente, del nostro Mezzogiorno. La voce del cantante partenopeo è ruvida ed evocativa come non mai, la band gli sta dietro alla grande, e il mix inedito di musica meridionale, con tanto di tamburelli, corde, pelli e papiri, va giù che è un piacere. Pur nella sua diversità, questo è forse il disco di Raiz che i nostalgici degli Almamegretta potrebbero digerire meglio.


C O M U N E DI P O T E N Z A AVVISO ALLA CITTADINANZA ASSEGNAZIONE DI SEPOLTURE AL NUOVO CIMITERO Si avvisa la cittadinanza che è possibile presentare domanda di assegnazione di sepolture. Con convenzione Rep. N. 14941 del 27.04.2009 il Comune di Potenza ha affidato in concessione i lavori per la progettazione, realizzazione e gestione del Nuovo Cimitero Comunale, in località C/da Montocchino, alla Società Nuovo Cimitero di Potenza di Socomer G. L. srl . Il progetto definitivo approvato il 07.04.2010 prevede la realizzazione di loculi, cappelle gentilizie, cappelle di famiglia, cellette ossario e fosse. Il costo stabilito per ciascuna tipologia è quello riportato nella sottostante tabella: Prezzo* € 10% caparra concessione per 30 anni di loculo in 1° fila 3.780,00 378,00 concessione per 30 anni di loculo in 2° fila 4.300,00 430,00 concessione per 30 anni di loculo in 3° fila 4.300,00 430,00 concessione per 30 anni di loculo in 4° fila 2.940,00 294,00 concessione per 99 anni di cappella gentilizia 10 loculi + 16 ossari 58.950,00 5.895,00 concessione per 99 anni di cappella di famiglia tipo 8 loculi + 8 ossari 43.640,00 4.364,00 concessione per 99 anni di cappella di famiglia tipo 4 loculi + 4 ossari 24.760,00 2.476,00 concessione per 30 anni di celletta-ossario o cinerario 236,00 23,60 concessione per 10 anni di fossa 294,00 29,40 * oltre iva come per legge Gli interessati potranno presentare la domanda di concessione presso la sede del concessionario NUOVO CIMITERO DI POTENZA DI SOCOMER G. L. srl, ubicata in Potenza alla Via Matera presso Parcheggio UNO Rione Mancusi – negli orari di apertura al pubblico dal martedì al giovedì dalle ore 9,30 alle ore 12,30 ed il mercoledì dalle ore 15,00 alle 16,30. Il progetto potrà essere visionato sul sito internet www.socomer.it oppure sul sito internet del Comune di Potenza www.comune.potenza.it area tematica servizi cimiteriali. CONDIZIONI PER L’AMMISSIONE DELLA DOMANDA 1. Gli assegnatari dovranno essere residenti o aver avuto la residenza o aventi parenti residenti nel Comune di Potenza. 2. Ogni soggetto potrà risultare assegnatario di n. 1 (uno) loculo e di un ossario per ogni componente il suo stato di famiglia o di una cappella. 3. L’assegnazione potrà avvenire solo ed esclusivamente in favore di un soggetto. 4. L’assegnazione potrà altresì avvenire a favore di soggetti defunti su richiesta del familiare. 5. E’ fatto assoluto divieto di cessione, a qualunque titolo, della prenotazione e/o concessione. 6. E’ condizione di ammissibilità della domanda il versamento del 10% del costo di concessione a titolo di deposito cauzionale come dettagliato in tabella. 7. La durata della concessione decorrerà dall’utilizzo della stessa. 8. La scelta della sepoltura avverrà con il criterio cronologico di presentazione della domanda. L’Ufficio del Concessionario del Nuovo Cimitero Comunale di Potenza è a disposizione per fornire tutti i chiarimenti (e-mail: nuovocimiterodipotenza@socomer.it, tel. 0971/273524) e ha la sede in Potenza alla via Matera c/o Parcheggio Uno (Rione Mancusi). Potenza, 10/01/2012 Il Concessionario Nuovo Cimitero di Potenza s.r.l.


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VAI CHE SI MANGIAAAAAAA !!!!

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Un Angelo sorride dal Cielo

Solidarietà nel sorriso di Mariangela D’Ambrosio Spettacolo teatrale di beneficenza a Rionero per la Fondazione a lei intitolata di Angela e Michele Traficante

“D

obbiamo imparare a trovare la nostra felicità nella felicità altrui”. E’ stato questo ideale che ha guidato la pur breve esistenza di Mariangela D’Ambrosio, soprattutto verso i bambini che soffrono. La giovane Mariangela, volata al cielo il 29 agosto 2009, a soli 23 anni, amava profondamente i bambini e soffriva per le ingiustizie, soprattutto quelle nei confronti dei più piccoli, ai quali voleva regalare un sorriso come il suo. Rosangela ha dedicato ogni giorno della sua vita a regalare sorrisi e parole di conforto agli amici e a chi chiedeva un sostegno. Amava la vita e soffriva per le ingiustizie nei confronti dei più piccoli, di chi è particolarmente fragile. Adorava i bambini, li coccolava e giocava con loro con dolcezza e amore. Proprio secondo l’insegnamento di Gesù. “ Qualunque cosa fate all’ultimo di questi piccoli, è fatta a me” Mt 25,40. Mariangela nel 2009 stava per laurearsi in Scienze umanistiche per la Comunicazione e, come regalo di laurea, aveva già programmato di “spendersi”, con un ’amica di famiglia missionaria, in India. Ma l’improvvisa e prematura morte portò via lei e i suoi sogni di solidarietà umana verso l’infanzia. Un sogno che però, per volontà dei suoi genitori, Gino e Angela Villonio, si vuol realizzare comunque. “Quando la

sofferenza bussa alla porta di casa, ci accorgiamo che ci è data la possibilità di vedere un mondo nuovo. E’ solo l’inizio però, di un dramma dove ci si

mette in gioco con la decisione di cambiare noi stessi e di trasformare il mondo”. Questa, evidentemente, la sfida di fede che ha animato i genitori di Rosangela dopo la sua scomparsa nel fiore degli anni.Così il 12 luglio 2010, per ricordare il suo sorriso, la sua vitalità, la sua forza, il suo coraggio, il suo talento, la sua sensibilità umana nasce la “Fondazione Rosangela D’Ambrosio”, presieduta da mamma Angela, che ha lo scopo di raccogliere fondi destinati a bambini che vivono in condizioni umane e sociali disagiate e hanno bisogno di essere curati e sostenuti nell’alimentazione, nella formazione e nella malattia. In data 15 novembre 2010 la “Fondazione Rosangela

D’Ambrosio” ha ottenuto il riconoscimento giuridico con l’iscrizione nel Registro delle Persone Giuridiche istituito presso la Prefettura

della Provincia di, Potenza con numero progressivo 188 (Parte Generale). In data 16 novembre 2010 l’Agenzia delle Entrate Direzione Regionale della Basilicata ha iscritto la “Fondazione Rosangela D’Ambrosio” nell’Anagrafe unica delle ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale). Animata da questo spirito e per affermare i valori della solidarietà e dell’amore la “Fondazione Rosangela D’Ambrosio Onlus”, opera per porgere la mano verso chi ha bisogno di tutto, non solo di cose materiali ma pure di quei doni interiori che solo un sorriso o una carezza sanno donare. Tutto, insomma, ruota attorno all’amore, quello gratuito, quello autentico,

quello che non chiede nulla in cambio, quello che non si grida, quello che non si esibisce. E non finisce qui. Infatti, tante sono le iniziative umanitarie della Fondazione dedicata a Rosangela D’Ambrosio, la ventitreenne di Venosa, oggi tra gli angeli di Dio, che aveva nel cuore l’amore verso il prossimo, la voglia e la gioia di donare ed il sogno di rendere concreti i suoi progetti, che si stanno realizzando e che abbisognano di essere concretamente sostenute e finanziate. Tutti uniti e concordi, dunque, nel dare pieno sostegno alla fondazione umanitaria che vuole trasformare i progetti in fatti e che sta costruendo in India un edificio a Mawron, “la casa di Rosangela per bambini”, un centro di accoglienza per accudire bambini orfani che hanno bisogno di cure, protezione, aiuto ed istruzione, oltre che dei pozzi di acqua potabile; nello Zambia una casa alloggio per dodici bambine orfane ed a rischio. Inoltre, è in fase di studio un progetto dedicato ai bambini bisognosi del nostro territorio.” E’ il sogno di Rosangela” - hanno dichiarato i componenti della Fondazione a lei dedicata - ed intendiamo con ogni mezzo farlo nostro, avendo ottenuto a breve distanza dalla sua costituzione entusiasmanti consensi”. Questo voleva Rosangela e vedere questi progetti concretizzati

significa non solo aiutare chi ha veramente bisogno, ma farla sorridere dal cielo e dare consolazioni, insieme a quelle che dona il Signore, ai suoi cari affinché vedano nei fatti ciò che c’era nel suo cuore.Nell’ambito di questa intensa opera con finalità sociale e di beneficenza, per iniziativa della Fondazione Rosangela D’Ambrosio Onlus, nei giorni scorsi a Rionero in Vulture, presso l’Auditorium del Centro Sociale “Pasquale Sacco”, la Compagnia dell’Università Popolare “Francesco Saverio Nitti” di Melfi ha portato in scena “Regalo di nozze” un’ilare commedia in due atti di Valerio Di Piramo. Si è trattato di un’iniziativa di grande solidarietà umana che ha avuto il patrocinio della Regione Basilicata, dell’Amministrazione Provinciale di Potenza, dei comuni di Rionero e Venosa, dell’Irccs Crob, dell’ASP, dell’IISS “Battaglini” della città oraziana e la collaborazione dei Licei Artistici di Melfi e della città vulturina, l’Istituto Alberghiero melfitano e del Cine Club “Vittorio De Sica” di Rionero.E, dunque, il teatro al servizio di una causa così importante, grazie all’Università Popolare di Melfi e alla Compagnia

ben diretta da Simonetta Rizzitiello che ha deciso così di uscire dalle mura melfitane per portare in giro lo spettacolo, a scopo benefico, aderendo ad iniziative di raccolta fondi per aiutare la realizzazione di opere nei Paesi in via di sviluppo. Grande ed entusiastica è stata l’accoglienza dello spettacolo da parte del pubblico accorso al Centro Sociale di Rionero. E non poteva essere diversamente, visto che la commedia, interpretata con bravura dai bravi attori (per hobby) Inelda Di Maio, Rossana Lospinoso Severini, Heleanna Araneo, Maria Grazia Giorgio, Novia Araneo, Umberto Ferrieri e Filomena D’Amelio sotto l’accorta regia di Simonetta Rizzitiello, è stata già rappresentata con successo in altri teatri, persino a Milano.) Lo spettacolo, introdotto dal prof. Michele Masciaro, preside dell’Istituto Alberghiero di Melfi, è stato preceduto dalla proiezione di un interessante filmato sulle finalità e sui progetti in corso della Fondazione Mariangela D’Ambrosio Onlus in varie parti del mondo. Perché il sorriso di Mariangela continui a splendere dove c’è più bisogno!

In ricordo di Engel von Eiche, poeta e scrittore di origini lucane

A

quasi un anno dalla sua morte, ci sembra cosa buona e giusta ricordare Engel von Eiche (pseudonimo di Angelo Calderone), l’immaginifico poeta-scrittore originario di Ruvo del Monte che, proprio un paio di mesi prima della sua morte, avvenuta il 7-7-2011 a Bologna, aveva rilasciato una lunga intervista a “Controsenso”. Una intervista in cui emergeva a chiare lettere tutta la sofferenza della persona bersagliata dalla sfortuna, dalle malattie, dall’incomprensione e dall’ingratitudine. Infatti, tutta la sua vasta produzione letteraria aveva come leitmotiv questi aspetti deteriori della società contemporanea, troppo secolarizzata e sacrificata sull’altare del dio Denaro, ovvero del profitto ad ogni costo, anche sovvertendo le minime regole etiche di una sana convivenza civile. Ricordo ancora vividamente il suo aspetto serio, austero, la lunga barba e le folte

sopracciglia sotto le quali due occhi lucidi riflettevano uno stato d’animo dominato dalla paura di non farcela, stavolta, a superare l’ulteriore malattia che l’aveva colpito a tradimento, come se non bastassero quelle già contratte in precedenza, in conseguenza dell’incidente automobilistico provocato, tanti prima, da un giovane tedesco alla guida sotto l’effetto di stupefacenti. <<Tu non puoi immaginare quanto mi costi rievocare il mio passato di sofferenze che continua nel presente e si proietta nel futuro>>, mi diceva, mentre con la lenta mano destra stringeva un asciugamano che, di tanto in tanto, sollevava per asciugarsi il sudore che grondava dalla sua ampia fronte solcata da rughe scavate, più che dagli anni, da un vissuto oltremodo travagliato. Angelo non amava i sinonimi, né le circonlocuzioni. Gli piaceva parlar chiaro, senza infingimenti, rifulgendo dall’ipocrisia corrente di

chi, per indorare la pillola, ha riscritto la semantica imponendo un lessico ambiguo e fuorviante per

cui un “handicappato” sarebbe solo una persona “diversamente abile”. Abile di fare che cosa?- mi chiedeva retoricamente il povero Angelo- se nel tuo destino esistono: <<Solo rinunce/nient’altro che rinunce!/ Rinunciare a camminare come gli altri/se non addirittura rimanere immobili per tutta la vita.>> Volendo dare un nome specifico a questo tipo di “scrittura poetica”, si potrebbe coniare il termine di “pessimismo realistico”, alla luce dell’autobiografismo che contraddistingue Engel von Eiche. In sintonia con questo assunto ci piace offrire ai lettori di “Controsenso” l’ultima lirica dedicata, more solito, a temi sociali; si intitola “Osservando” ed è stata premiata al “22° Concorso Internazionale “Giovanni Gronchi”, nel

2008. L’allusione, affidata ad un linguaggio icasticamente iconico, sembra evidente, va alle stragi del sabato sera: <<Ho visto un campo di grano/macchiato di rosso,/ma non era il colore dei papaveri./ Ho visto un selciato /d’un rosso essiccato,/ma non era il colore delle pietre./ Ho visto un uccello con le piume/dello stesso colore/che macchiava il grano/e il selciato, ma non era colore./ Tutto ciò era sangue/ versato dalle ferite inferte / da chi per la vita non ha amore.>> Seppellito nel suo paese natio (dove era nato 69 anni fa), come da sua espressa volontà, la famiglia ha fatto scolpire sulla sua lapide una delle centinaia di poesie, del suo vasto repertorio, che meglio rappresenta il trapasso di ognuno. Essa, pubblicata nel 1988 per i tipi di Seledizioni, Bologna, non a caso, si intitola proprio “Fine”: <<Come l’ultima fiammella/si spegne all’esaurirsi dell’ultima stilla/di cera, così/l’anima abbandona il corpo inerte,/

nell’esalazione dell’ultimo respiro,/la cui morte suggella con la parola fine:/ la vita.>> Recentemente, poi, sua figlia Rossella (in arte Roscal), valente grafica pubblicitaria e pittrice, per commemorare il padre ad un anno dalla sua morte, ha prodotto il DVD “Parole dall’oblio”, una sorta di summa del pensiero di Engel von Eiche, in cui ha raccolto il meglio delle sue composizioni, inserendole in un contesto a volte triste, a volte gioioso, esattamente come virano le poesie da lui scritte. E non mancano le elegie dedicate alla nostra bistrattata Lucania, rimasta sempre nel suo cuore, nonostante nemmeno lui fosse sfuggito alla classica regola del “Nemo propheta in patria”. Prof. Domenico Calderone c/o Istituto Comprensivo di San Fele


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Paura e coraggio, contro la maledizione del Marchese, nel libro di Denise Simonetti e Carlo Alberto Cecchini “L

a casa del colonnello”, Arduino Sacco Editore, è un libro in cui Denise Simonetti e Carlo Alberto Cecchini raccontano la storia de Marchese Della Torre e della leggenda del suo castello di Gavignano, narrata attraverso le vicende di un gruppo di ragazzini, ma soprattutto in prima persona attraverso gli occhi di una di loro. A parlare è “campanellino”, la quale racconta di come, casualmente, con i

suoi amici rinviene, nello scantinato del castello appartenente ad un suo amichetto, una porta murata con un simbolo misterioso. Si ritrovano così catapultati in un segreto celato per tanti anni. Un segreto riguardante i padroni del castello, la morte prematura della padrona di casa, avvenuta intorno al 1800, e la maledizione lanciata dal bruciante dolore del marito, il Marchese. Maledizione che colpisce tutte le donne che negli anni a seguire abiteranno quella casa, tutte con lo stesso nome. Così il gruppo di amici viene trascinato in un vortice

di emozioni, soprattutto paura, scatenate al cospetto del fantasma del Marchese, rimasto in quel luogo per portare a termine la sua maledizione. La vita dei ragazzi fu così segnata definitivamente dagli inverosimili accadimenti della loro gioventù. Alessia Nardozza

Dai Provenzali ai grandi autori del ‘400 italiano Si è conclusa domenica scorsa l’iniziativa delle “letture poetiche”, presso la Ubik di Potenza a cura di Andrea Galgano di Virginia Cortese

U

n percorso a ritroso. Senza salti temporali. Un viaggio nel testo e non nel libro. Perché? Perché il testo “accade” nel lettore. L’amore nelle sue poliedriche sfumature, il conduttore tematico dell’ultimo incontro di un pregevole ciclo di letture poetiche. In apertura della serata, il poeta Francesco Potenza ha letto due testi di sua composizione, in omaggio al pubblico presente.“L’opera non si fa –ha ribadito il docente e critico letterario, Andrea Galgano, ideatore e curatore dei reading presso la libreria del centro storico potentinoesattamente come la poesia, che è memoria e visione.” Ed è proprio di visione che hanno parlato i poeti medioevali, tra cui i provenzali che si sono lasciati ispirare dalla loro zona d’origine, quella che si definiva la Gallia Narbonense, la provincia r o m a n a della Francia meridionale di oggi. “Una tipologia poetica dal forte stampo religioso – ha continuato Galgano- nella quale si collocano coloro che hanno analizzato i “nostri” letterati più grandi. Folchetto da Marsiglia è tra i più citati, per esempio. Carducci, intanto, fu grande studioso di Jaufré Rudel, “padre” del

paradosso amoroso, ovvero di un amore che non vuole possedere ma godere di questo stato di non possesso. V’è poi, Arnaut Daniel, i cui versi furono tenuti in grande considerazione da Dante Alighieri, tanto che quest’ultimo s’ispirò in alcune composizioni e lo rappresentò, fra l’altro, nel Purgatorio. La “favola breve è finita”, il “vero immortal è l’amor” dirà Daniel, e sarà il primo a fare ricorso alla perifrasi: il “senal”, l’amante sotto mentite spoglie. Secondo i canoni dell’Amor Cortese, l’amore vero è quello celato. Colui che ama deve tenere nascosto il sentimento, tendere all’irraggiungibile. L’oggetto del desiderio era ciò che non si poteva ottenere.” La poesia siciliana sarà quella che con maggiore intensità riprenderà gli stilemi dei francesi. Giacomo da Lentini, notaio, sosteneva che il vero problema non è scrivere d’amore ma comprendere a chi sia destinato e quale sia l’elemento che “infiammi”, accenda i sensi amorosi. “Gli occhi generano amore e trasferiscono la scintilla al cuore con la velocità dell’istinto. La fase è ancora quella della contemplazione, del “nutricamento”. Non

si è giunti alla frattura dei successivi. Jacopone da Todi era un innamorato fervente di Cristo e presenterà l’amore “muto”. Dai siciliani ai fiorentini, il passo è breve: Al cor gentile rempaira sempre amore di Guinizzelli è un delicatissimo tributo alle dinamiche affettive più nobili; coloro che hanno il cuore scevro d’ira possono aspirare al sentimento puro. Si ama perché si vede solo ciò di cui si ha bisogno, si tende alle stelle e si è totalmente nudi dinnanzi alla perfezione. Il balzo del Cavalcanti è oltre ciò che si vede: l’amore è drammatico, il cuore, “mangiato, ferito, tagliato”. Dante, Petrarca e Boccaccio e le loro amate Beatrice, Laura e Fiammetta. Beatrice è il “miracolo”; per arrivare al Creatore, ella sarà il tramite. Ed è il segno di Dio e di colui che Dio ha portato sulla terra, Cristo, suo figlio. La donna è dunque il gesto segreto del mondo. Quando Dante la perde, scriverà la Commedia (per entrare nelle storie degli uomini) e quindi la Divina Commedia per raggiungere l’Amore. Ma se la “folgorazione” è di tale dimensione, si può ipotizzare che Dante abbia vissuto l’esperienza mistica e abbia tradotto l’Immagine nella

poesia che ha lasciato a tutti noi. Petrarca incontra Laura in chiesa e fa un iter opposto rispetto al predecessore. Alcuni critici hanno scritto proprio che il Canzoniere sia stato un naturale prosieguo del sé, non è un caso che tra le miniature che raffigurano l’opera, si vede un libro che insegue una donna e la donna che si trasforma in lauro. Dunque, la declinazione dell’amore, che in questo caso è considerato un errore, prima, e un peccato poi. Petrarca chiede perdono per aver dimenticato il secretum. L’io si frattura ed è senza “armi”: (Trovommi amor del tutto disarmato). Pare quasi un paradosso che un chierico, consideri l’amore un peccato mentre un laico, Dante, se ne serva per giungere a Dio. La conseguente fusione tra gli autori appena descritti è una perfetta sintesi del Boccaccio. Tuttavia, se questi si trova più incline alla “beffa”, la sua Griselda, donna dal forte tratto mariano, spiega il primo enunciato, secondo Galgano.

“Con l’Umanesimo, in cui il Boccaccio si colloca, non v’è più la astringenza assoluta del rapporto tra uomo e Dio. La messa a fuoco è totalmente sull’essere, in quanto tale.” Qual rugiada o qual pianto, il famoso madrigale del Tasso, ha condotto il pubblico verso la conclusione della manifestazione. “La vicinanza

tra lo scrittore e il personaggio è un tangibile atteggiamento di melanconia, ma è pur vero – ha concluso Galgano che ha condiviso un’esperienza poetica personale, dal titolo Hai luce d’aria e di mirtilli – che per capire il senso del reale, bisogna amare le zone d’ombra.”

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ControSenso  

30 giugno 2012

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