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I Luoghi dell’Amore


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Via Goethe 3, tel. 0471 973 938 www.voegele.it

Due itinerari particolari Un viaggio nei sentimenti, fatto di tappe inconsuete, per recuperare l’attenzione verso le piccole cose, riscoprendo grandi emozioni. La fontana dove si chiede a Dio la fertilità, le mura dove da secoli si incidono promesse di amore, le strade del piacere, amori conquistati, amori sofferti: questi ed altri sono i luoghi del cuore. Un itinerario di appunti. Suggestioni che si riappropriano del tempo. Nelle vesti di moderni esploratori percorreremo posti che hanno fatto la storia della città. Ma li guarderemo attraverso una lente particolare: quella dell’amore. L’amore nelle sue svariate forme, da quelle sacre a quelle più terrene. Con un pizzico di proibito. L’itinerario prevede due tragitti

Via Maso della Pieve 7b, tel. 0471 251 149 www.kircher.it

Azienda di Soggiorno e Turismo Piazza Walther 8, 39100 Bolzano, T 0471 307 000, F 0471 980 128 info@bolzano-bozen.it, www.bolzano-bozen.it

Il centro storico e Castel Roncolo Il primo, partendo dal cuore della città, piazza Walther, è un percorso per botteghe, palazzi e vecchie strade. Lo storico Hotel Città, Palais Campofranco e i suoi racconti d’amore che ci conducono nella cripta del Duomo, il Palazzo Mercantile con il fasto delle sue sale, l’Antico Municipio; e ancora gli struggenti sottopassaggi, via della Roggia e via Conciapelli, luoghi di amori proibiti, le dame e i cavalieri della Residenza Schrofenstein, la passeggiata del Lungo Talvera, il fascino di Castel Mareccio. Fino ad arrivare, all’imbocco della Val Sarentina, a Castel Roncolo. Il Virgolo e Castel Flavon Il secondo è un cammino nella natura che si estende sulle pendici del Colle, a sud della città. Abbandoniamo il centro, per incamminarci verso Aslago. Alzando lo sguardo, alla nostra sinistra, il colle del Virgolo, un luogo abitato fin dai tempi preistorici e che conserva, ancora oggi, un fascino e una spiritualità del tutto particolari. Il nostro viaggio ci porterà alla scoperta delle leggende e delle speranze racchiuse nella Chiesa del Calvario e della piccola chiesa romanica di San Vigilio. Poco più in là, raggiungibile anche a piedi, Castel Flavon. Ma lungo questo ideale percorso non possiamo dimenticare la chiesetta di Santa Geltrude.


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Il centro storico e Castel Roncolo

1 Piazza Walther 2 Palais Campofranco 3 Cripta del Duomo 4 Stadt Hotel CittĂ  5 Piazza della Mostra 6 Museo Civico 7 Museo Mercantile 8 Casa Troilo 9 Antico Municipio 10 Via della Roggia 11 Via Conciapelli 12 Residenza Schrofenstein 13 Castel Mareccio 14 Castel Roncolo Il Virgolo e Castel Flavon

1 Piazza Walther 2 Chiesa del Santo Sepolcro 3 Chiesa di San Vigilio 4 Chiesetta di Santa Geltrude 5 Castel Flavon

Il centro storico e Castel Roncolo


PALAIS CAMPOFRANCO

Il punto di partenza per il primo itinerario è fissato, idealmente, in piazza Walther. Davanti a noi, tenendo il Duomo sulla sinistra, troviamo Palais Campofranco. La storia racconta di un uomo e di una donna che si amarono a discapito di tutte le convenzioni e le costrizioni sociali. Siamo nei primi decenni dell’800, lei è Leopoldina Josefa Hoffmann ed è una cantante d’opera. Lui è Enrico, figlio dell’arciduca Ranieri d’Austria, viceré del Lombardo-Veneto, e dell’arciduchessa Elisabetta d’Austria, sorella di re Carlo Alberto di Savoia. I due giovani si conoscono a Graz. Enrico, impegnato in una brillante carriera militare, Leopoldina, “star” al Teatro dell’Opera. Tra i due scocca la scintilla. È un grandissimo amore ma inaccettabile per le convenzioni e la rigida etichetta dell’epoca. Leopoldina non è considerata all’altezza del rango nobiliare. Viene impiegata ogni strategia per impedire il matrimonio, ma senza successo. Enrico è disposto a tutto. Nel 1866, lui si congeda dal servizio attivo, lei lascia il Teatro. Il 4 febbraio 1868, in gran segreto, si sposano a Bolzano, nella cappella del palazzo arciducale (divenuto in seguito Palais Campofranco). L’Imperatore, per ritorsione, spoglia Enrico di ogni suo bene, del grado militare e di tutti i titoli onorifici.

PALAIS CAMPOFRANCO

I due giovani lasciano la città per trasferirsi a Lucerna. Solo quattro anni più tardi, dopo la nascita della figlia Maria Raineria, l’Imperatore “perdona” Enrico restituendogli blasone, titoli e onorificenze. Così nel 1872 l’intera famiglia ritorna a Bolzano e Leopoldina, elevata al rango nobiliare, nel 1878 diventa baronessa. Il destino li unirà fino alla fine. Nel 1891, durante un soggiorno a Vienna, si ammalano di polmonite. Moriranno insieme, la stessa notte. Enrico e Leopoldina ora riposano uno accanto all’altra nella cripta del Duomo di Bolzano. Palais Campofranco è il luogo che accolse le vite dei tenaci amanti, e, pensando a loro, entriamo nel giardino interno, attraverso i grandi portali. Da qui si sale sulla splendida terrazza, che domina piazza Walther. Costruita nel 1912, in parte andò distrutta nella seconda guerra mondiale. Ricostruita dopo il conflitto, solo in tempi molto recenti è stata ristrutturata e riaperta in alcune occasioni al pubblico. È un posto incantevole, una postazione privilegiata, da dove è possibile ammirare all’orizzonte lo Sciliar e il Catinaccio.

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CRIPTA DEL DUOMO

Andiamo ora nella cripta del Duomo, sulla tomba di Leopoldina e Enrico. Qui si intreccia un altra storia d’amore. Quella dell’arciduca Ranieri e dell’arciduchessa Elisabetta di Savoia, padre e madre di Enrico. Il loro fu un matrimonio combinato per saldare i vincoli fra la Casate dei Savoia e degli Asburgo. I giovani sposi si conobbero il giorno delle nozze, celebrate a Praga, il 28 maggio 1820. Ranieri trovò bellissima la giovane Elisabetta. Scrisse di lei il principe di Metternich nelle sue memorie: “Il matrimonio dell’Arciduca Ranieri con la Principessa di Carignano ha avuto luogo oggi. La sposa è meravigliosamente bella. È alta una mezza testa più di me, cosa che non le impedisce di avere un aspetto grazioso. Il volto è improntato a notevole nobiltà”. Ne elogiò le fattezze e i suoi “lunghi e languidi occhi”. Solo un neo: “Era priva di fascino”. La bellezza e la dolcezza di Elisabetta fecero sì che un matrimonio politico si trasformasse in matrimonio d’amore e l’arciduca ebbe per lei un affetto che non mutò nel tempo. Il 2 luglio del 1820 Elisabetta e Ranieri, quest’ultimo diventato viceré, arrivano a Milano, in carrozza di gran gala, ossequiati dalle autorità. La giovane sposa piace molto ai milanesi, ma gli eventi della storia la travolgeranno. Seguono anni difficili, di lotte e di rivolte. Milano, l’Europa, è tutto un fermento. Arriviamo al 1848. L’odio contro gli austriaci porta alle “Cinque giornate di Milano”. Il viceré Ranieri, con la moglie e con i tre figli Leopoldo, Ranieri e Enrico, fuggono dalla città

CRIPTA DEL DUOMO

per rifugiarsi a Bolzano. Qui vissero quasi sempre appartati nella loro casa, Palais Campofranco. Pochi anni dopo, in una notte di gennaio del 1853, a causa di un’infiammazione polmonare, Ranieri muore nelle braccia della moglie. Nessuno dei figli è presente. Elisabetta visse il dramma e le tensioni del suo tempo: invisa ai milanesi perché “è la sposa dell’uomo stranier”, abbandonata dai figli e dalla corte imperiale perché italiana. Sopraffatta da amori contrapposti (da una parte i figli, il marito, e gli Asburgo; dall’altra il fratello, i nipoti, e i Savoia), scelse di ritirarsi a vita privata. È in questi anni che si dedicherà a opere di carità, aiutando orfani e giovani donne. Fu lei a fondare l’Istituto di via Roggia affidato alle Suore di Carità e l’attuale Elisabethinum di via Castel Roncolo. A lei si deve la fondazione del Rainerum, in onore del marito, l’arciduca Ranieri. In un freddo giorno di dicembre si ammala. Si spegne a Natale del 1856. Morì sola e venne presto dimenticata. Maria Elisabetta di Savoia riposa nella cripta del Duomo assieme al suo consorte, Ranieri, a suo figlio Enrico e a Leopoldina.

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PIAZZA WALTHER

Ritorniamo in piazza Walther, per una sosta al Stadt Hotel Città, nel salotto buono di Bolzano. Un tempo l’edificio e l’area dove oggi c’è la piazza, appartenevano prima alla Curia, poi allo Stato di Baviera. La grande casa ospitava uffici, la piazza era invece terreno coltivato. Solo nel 1808 il Comune di Bolzano li acquista (al prezzo di 3.000 fiorini), con un vincolo. Trasformare quello che era un grande vigneto, in un luogo di incontro e di passeggio per la città. Fu così, che nel tempo, divenne via via, la piazza che ora vediamo. L’edificio che ospita l’hotel fu, per tutto l’800, la sede della scuola femminile cittadina e si sviluppava su due piani. Solo agli albori del secolo scorso alzato di un livello, divenne un albergo. Il suo nome rivela la proprietà, Stadt Hotel (Hotel della città, ovvero del Comune). Oggi il locale con la sua atmosfera, ricorda i bar della vecchia Europa. Invita a ore di relax e pace, sorseggiando un buon caffè, leggendo una rivista (ben 32 quotidiani tra nazionali e internazionali). Ufficialmente non ha mai svolto funzioni se non mercantili, ma la sua storia è stretta a doppio filo a questa città. È legata al piacere dell’incontro e all’amore per l’arte, che sia prosa o musica. A cavallo del 1959–60, ospitò, nel Salone del Caminetto, la stagione teatrale del “Carrozzone” di Fantasio Piccoli. Diventando per quell’anno, a tutti gli effetti, un piccolo teatro (120 posti) per la città. Bolzano, aveva perduto sotto i bombardamenti della guerra il suo Teatro Verdi, che ancora non era stato ricostruito.

PIAZZA WALTHER

Per l’Hotel, seguono anni di feste, di balli, appuntamenti fissi nei fine settimana. C’è la voglia di divertirsi, di incontrarsi. Una delle due cucine, la più grande, serve unicamente per preparare pizzette e stuzzichini per gli aperitivi. Numerosi sono gli ospiti illustri: sportivi, attori, artisti, politici, ne ricordiamo uno per tutti. Su un vecchio libro delle firme, conservato con amore dalla precedente direttrice dell’Hotel, la signora Gabriella Benvenuti, spicca l’autografo del mitico “papà di Topolino”, Walt Disney, passato nel 1957 con la sua famiglia. Accanto a Disney, la firma di Gino Latilla, il “cantante della radio” degli anni Cinquanta. C’è anche un messaggio galante, sempre di quegli anni, datato 21/6/57: “Vorrei dire qualcosa anche alla gentile signora della direzione… ma non posso, c’è mia moglie.” Chissà chi era la gentile signora? Oggi, nelle sue sale, veniamo sedotti dal vento della musica. Sulle pareti grandi immagini ci parlano dell’amore che quest’arte può scatenare. Sono immagini, flash, istantanee, tra spartiti e bacchette. Vladimir Ashkenazy, Claudio Abbado, Colin Davis e tanti, tanti giovani musicisti. L’Hotel da più di venticinque anni ospita le Orchestre giovanili Europee e l’Accademia Mahler. D’estate, non è difficile vedere i giovani musicisti sotto il portico, confusi tra clienti del bar, mentre improvvisano un quartetto d’archi.

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PALAZZO MERCANTILE

Riprendiamo il nostro viaggio. Imbocchiamo via della Mostra, fino ad arrivare alla piazzetta che prende lo stesso nome. Nel giorno del Corpus Domini, a termine di una grandiosa processione, in questo slargo si svolgeva la rappresentazione di San Giorgio che uccide il drago e libera la principessa. La scenografia era realizzata con l’ausilio di elaborati marchingegni e allo spettacolo partecipavano i giovani più in vista della città. Ambitissimo era il ruolo di S. Giorgio, visto come un eroe dalle giovani dame. Nel 1753 fu però abolita, insieme alle altre rappresentazioni religiose, dall’Imperatrice Maria Teresa e sostituita con il più profano ballo dei bottai. Testimonianza ne sono i dipinti che si trovano al Museo Civico di Bolzano, che ben rappresentano uno spaccato di vita fissato nel tempo, come un fermo immagine. Lasciamo alle spalle lo slargo della Mostra e incamminiamoci per vicolo della Parrocchia, giungiamo così in via Argentieri. Davanti a noi Palazzo Mercantile, oggi sede del Museo Mercantile. Oltre alla sontuosità dell’architettura, che colpisce al primo sguardo, e alla sua importanza come nodo vitale del commercio bolzanino, ebbe anche un ruolo nella cultura locale. Le sue sale, costruite agli inizi del Settecento ospitavano il Magistrato mercantile, che, tra i suoi compiti aveva quello di incoraggiare e regolare gli scambi com-

PALAZZO MERCANTILE

merciali tra l’area tedesca e quella italiana. A Palazzo Mercantile si allestivano grandi feste ed eventi teatrali. Solitamente si svolgevano nel periodo carnevalesco e il pubblico, seppur in prevalenza formato da nobili e borghesi locali, era costituito anche da numerosi forestieri, mercanti e acquirenti, che arrivavano nei periodi di fiera. Erano feste galanti, incontri mondani, dove - accanto agli affari - si affinava l’arte del corteggiamento. Nella visita al museo si attraversano salette, stanze, saloni ricchi di arredi, di documenti d’archivio, di pregiate pitture, di raffinati oggetti. Si respira la prosperità dell’epoca d’oro del commercio, a cavallo tra Medioevo e Rinascimento. Le feste a Palazzo Mercantile erano spesso organizzate dalla famiglia Menz, una delle più ricche di Bolzano. Mercanti tessili, fra i primi a commerciare con l’Oriente, i Menz furono anche attenti e raffinati propulsori del mondo dell’arte. A loro si deve l’intensa attività lirica e teatrale che caratterizzò la città nel corso della seconda metà del ’700. A loro è legata la figura di uno degli artisti più importanti del periodo, Karl Henrici, a cui commissionarono le opere che poi costituiranno i suoi capolavori (Palazzo Menz). Henrici arriva in città intorno alla metà del ’700, dopo un lungo viaggio che lo porta a contatto con gli artisti e le scuole europee più importanti dell’epoca. L’artista conquista subito l’alta borghesia con la sua pittura dolce, intima e raffinata

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PALAZZO MERCANTILE

cittadina, ma non solo. Numerose sono le commissioni del clero. I suoi affreschi religiosi nella Cappella di S. Maria delle Grazie nel Duomo bolzanino, e nella chiesetta di S. Geltrude, che visiteremo nel secondo itinerario, sono veri esempi di bravura. Intrisi di vibrazioni, capaci di far risuonare l’anima. Se vi capita di passare in via della Mostra al civico 9, una targa ricorda che l’edificio ospitò il pittore Karl Henrici. Alla famiglia Menz è legata un’altra figura leggendaria, quella di Gian Giacomo Casanova, avventuriero, libertino e scrittore. Chi meglio di lui può incarnare la seduzione. Giacomo Casanova arriva a Bolzano nel 1756, dopo una rocambolesca fuga dai Piombi di Venezia, e vi soggiorna per qualche settimana. Il gentiluomo, mal in arnese e in cattiva salute, decide di riparare in città nell’attesa che si plachino le acque, per poi proseguire la sua fuga verso Monaco. Fu proprio un membro della famiglia dei Menz a fornirgli una cospicua somma di denaro, 100 zecchini, che gli permise di vivere e preparare l’itinerario successivo. Il suo soggiorno bolzanino è raccontato nella sua autobiografia. Da questo episodio ha tratto ispirazione lo scrittore Sàndor Màrai per il romanzo “La recita di Bolzano”. Protagonista è un uomo di nome Giacomo, ma è anche, indubbiamente, l’amore. L’amore negato, l’amore sofferto, l’amore unico, che nella vita non si può ripresentare due volte.

VIA DEI PORTICI

Abbandoniamo Palazzo Mercantile e, proprio di fronte a vicolo della Parrocchia, imbocchiamo il passaggio interno che collega i Portici. Si tratta del civico 51, uno stretto vicolo tagliafuoco. Camminando all’interno di Casa Troilo, questo il nome, si ha l’illusione di percorrere un vero salto nel tempo. Un sottopassaggio ricco di atmosfera che ci lascia intravedere l’intima organizzazione della vita di questi grandi edifici appartenuti ai commercianti dell’epoca. (“Una delibera del consiglio cittadino del 7 giugno del 1549 concedeva ai proprietari di poter costruire, sopra tali camminamenti, a condizione di mantenere aperto il passaggio al pubblico”). A questo punto siamo in via dei Portici. Al civico 30 dove ha sede l’Antico Municipio di Bolzano. Oggi nelle sue antiche sale si celebrano i matrimoni civili e, non di rado, attraversando il passaggio che collega via Streiter, capita di essere travolti dalla gioia rumorosa di un corteo nuziale. Come a Casa Troilo, si apre un ampio atrio, coperto da lucernario e sormontato da loggiati in stile tardo gotico. Da questi si accede alle sale che hanno ospitato la sede del municipio dal 1455 fino al 1906. Lasciato libero dal Municipio, il 22 dicembre del 1907, l’edificio riapre le sue porte al Kinematograph-EdenTheater (diventato poi Eden, e a tutt’oggi presente in città, in via L. da Vinci). Una vera e propria sala cinematografica. Una nuova possibilità di svago. Siamo agli albori di questa nuova invenzione, e il cinema, con-

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VIA DELLA ROGGIA

siderato uno spettacolo quasi magico, capace di far sognare ad occhi aperti, era qualcosa di raro che si aspettava con ansia. Le immagini sfarfallanti e ancora mute, venivano accompagnate al pianoforte che ne seguiva il crescendo dell’azione, tantoché come risulta, il cinema Eden “subì le proteste dei vicini che d’estate, a finestre aperte, dovevano subire lo strimpellio del pianoforte che accompagnava le proiezioni”. Oggi l’edificio ospita l’Archivio Storico della Città. Come detto all’inizio del nostro viaggio, avremmo cercato di attraversare i luoghi dell’amore, da quello più sacro fino all’amor profano. Da via Streiter, possiamo raggiungere facilmente via della Roggia e via Conciapelli. Oggi sono tra le strade cittadine che più si distinguono, suggestive per i loro scorci e per la loro vivace attività commerciale. In tempi passati però videro nascere le cosiddette “case di piacere”. Siamo nel 1472 e il Consiglio cittadino delibera l’istituzione di un “bordello”, da collocarsi in via della Roggia, strada che allora era ai margini della città. La pianificazione del sesso a pagamento non era certo il sintomo di una particolare apertura in merito alla sessualità, ma un modo per arginare scandali e regolamentare il prospero mercato del sesso. Norme molto severe ne condizionavano la vita, il bordello doveva essere, per i consiglieri della città, “un luogo tranquillo e sicuro, dove le “tensioni” sessuali potevano essere canalizzate

VIA CONCIAPELLI

come si conviene”. Fu stabilito un numero di prostitute, che variava da sei a dieci, che dovevano rendersi riconoscibili attraverso il loro abbigliamento. Avevano una libertà limitata di movimento: non potevano partecipare alle cerimonie pubbliche, e in chiesa non potevano unirsi agli altri cittadini. Ritenute ”infami”, come per altro accadeva ai boia, agli aguzzini, ai becchini, agli ebrei e a tutti coloro che non erano allineati alla morale vigente, venivano tollerate. Nella scala sociale il loro era l’ultimo posto. Il bordello fu chiuso nel giugno del 1540 e oggi ne rimane solo l’antico edificio situato sulla sinistra dell’imbocco della via (arrivando da via Museo). Della vecchia locanda “am Frauenhaus” (alla “casa delle donne”) collegata al palazzo, non c’è più traccia. Più di tre secoli dopo, nel 1907, ancora una volta per porre fine alla prostituzione di strada, il consiglio comunale decide di aprire una nuova casa di tolleranza, questa volta in via Conciapelli al civico 12. La scelta probabilmente era collegata al cambiamento sociale che stava investendo Bolzano: la presenza sempre più massiccia di militari di stanza in città e l’incremento del turismo. La casa era molto frequentata, estremamente redditizia, ma anche teatro continuo di rumorose risse, tanto che venne creato un collegamento telefonico diretto con la polizia. Ben presto divenne una delle istituzioni cittadine. Chiuse i battenti solo nel 1958 con l’approvazione della legge Merlin.

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RESIDENZA SCHROFENSTEIN

Restiamo ancora nel cuore di Bolzano. Percorrendo le suggestive strade di via Streiter e via Bottai (uno rapido sguardo al civico 5 di questa strada, per notare l’insegna, esistente già dal 1740, dell’omonima trattoria Café “zum Pfau”), si arriva così al civico 2 di via Vintler. Dalla cancellata in ferro, si entra nella corte interna della Residenza Schrofenstein. La sensazione è quella di trovarsi in un borgo antico, accolti da un senso d’intimità. Una bella facciata giocata sull’asimmetria di pieni e i vuoti, uno scorcio dell’antica torre, sono l’apertura alla nostra nuova scoperta. Entrando al primo piano del palazzo, il racconto di nobili e dame, di cavalieri in sella ai loro destrieri impegnati in gloriose battaglie, come una finestra nel tempo, ci consegna alle fiabe medievali. Un mondo cavalleresco raccontato attraverso l’ardore dell’uomo, come fonte di energia, di forza e di amore. Oggi il palazzo è di proprietà della fondazione Franz de Paula von Mayrl, ma un tempo (dal 1368 fino al 1415) fu la residenza dei Vintler, una ricca famiglia di Bolzano. Già proprietaria di Castel Roncolo (luogo che incontreremo più tardi) fece decorare la sua casa di città secondo il gusto del tempo. Probabilmente usarono le stesse maestranze che operarono al castello e si servirono degli stessi motivi per gli affreschi nel palazzo. I Vintler, in questo modo, dimostravano non solo la loro ascesa sociale, ma anche la loro intima conoscenza e appartenenza alla cultura, alla mentalità e ai modelli nobiliari. Questo palazzo ha un’importanza particolare, pochis-

CASTEL MARECCIO

simi sono gli esempi di case di città in cui si sono conservati affreschi del periodo gotico con temi profani, e per questo vale il piacere di una visita. Ultime tappe del percorso sono i castelli. Le strade per arrivarci sono sentieri tranquilli. Ai più romantici suggeriamo la passeggiata nel verde del Lungo Talvera, un’oasi nel cuore di Bolzano che ha fatto da sfondo a tanti amori cittadini. Partendo da ponte Talvera e proseguendo sulla destra, per chi viene da via Museo, ci incamminiamo per il lungofiume che subito si spinge in un carosello di visioni. Le Dolomiti, San Genesio e sullo sfondo tetti e campanili del centro storico. Siamo nel cuore della città, ma come per incanto, dalle passeggiate, scendendo da una scala in porfido, raggiungiamo il bellissimo vigneto che circonda Castel Mareccio. Edificato in pianura, insolitamente privo di difese naturali; per questa sua caratteristica è uno dei pochi esempi nella nostra provincia. Costruito probabilmente nella prima metà del 1200 da una famiglia nobiliare locale, fu acquistato dai Römer nel 1447. Ampliato nella metà del 1500, furono aggiunte logge, torri e un cortile, che diedero all’edificio l’aspetto rinascimentale che ora vediamo. All’interno, raffinate pitture decorano le pareti delle stanze. Si dice che tra le mura del castello si aggiri il fantasma di una donna. “La leggenda narra che Clara, ultima discendente della dinastia dei Mareccio, giovane

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CASTEL RONCOLO

e bellissima, si fosse fidanzata con un cavaliere di nome Teobaldo. Questi, com’era d’uso in quei tempi, partì per la Terra Santa in cerca di onore e gloria, non senza aver promesso a Clara fedeltà e amore eterni. Passati tre anni, Teobaldo tornò in patria e volle avere la prova dell’amore di Clara. Si presentò sotto le sembianze di un pellegrino, lacero e stanco, che venendo dalla Terra Santa aveva tanto da raccontare anche sul cavaliere Teobaldo. Le narrò di quanto fosse stato valoroso e forte ma che, appunto per questo, un ricchissimo pascià gli aveva offerto in dono la mano della propria figlia. E Teobaldo aveva accettato. Nell’udir queste parole, Clara scappò via e si chiuse nelle sue stanze. Dopo pochi attimi di smarrimento, Teobaldo comprese in pieno l’amore di Clara e, fattosi riconoscere dai castellani, corse dalla sua futura sposa. Purtroppo giunse troppo tardi. Nella stanza rimasta aperta, vide solo una finestra spalancata. Affacciatosi, scorse ai piedi del castello, il corpo di Clara. Si dice che, di quando in quando, a notte alta, il fantasma della giovane torni a vagare per gli spalti del castello alla ricerca dell’uomo a cui aveva offerto la più terribile delle prove d’amore”. Ritornando sui nostri passi, alla passeggiata del Lungo Talvera. Il percorso si snoda tra stradine e ponticelli che collegano le sponde del torrente e che lasciano a noi la possibilità di scegliere il respiro della nostra avventura. Al termine della passeggiata, non più di 30 minuti, si raggiunge l’imbocco della val Sarentina, dove sorge a

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sentinella, in quest’angolo di paradiso, un castello. Siamo arrivati dunque all’ultima tappa del percorso, Castel Roncolo. Quintessenza dell’architettura castellana medievale, racchiude al suo interno un ciclo di affreschi profani che raccontano momenti di vita quotidiana, episodi di caccia e tornei cavallereschi, tra i più importanti al mondo. Le scene sono ispirate alla vita cortese e parlano dell’amore, un sentimento che incanta per la sua immutabilità, pur nel tramutare del tempo. Molti gli spunti letterari che riaffiorano nelle sale: l’amore struggente di Tristano e Isotta, peccaminoso ma irrinunciabile, le avventure di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, che rievocano l’illecito e tragico amore tra Lancillotto e Ginevra, le battaglie del cavaliere Garello di Vallefiorita, che dopo numerosi combattimenti riuscirà a liberare la sua principessa Laudamia. Lo splendore e la magnificenza di queste stanze ancora oggi seducono. Così come hanno sedotto l’autore e regista Pier Paolo Pasolini, il quale scelse Castel Roncolo come set di alcune scene del suo film “Decamerone”. Ma arrivare a Castel Roncolo significa anche “potersi riposare”, è un viaggio nel passato, dove è necessario darsi tempo, per godersi uno scenario d’immagini che sembrano nascere da una favola.  Il castello è raggiungibile anche con il bus di linea n. 12, il bus navetta che parte da piazza Walther (in servizio da Pasqua), o in macchina, in prossimità c’è un parcheggio gratuito.

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Il castello dal fascino semplicemente irresistibile Castel Flavon si trova sopra la parte sud di Bolzano nel quartiere di Aslago. Nelle vecchie mura del castello, che sporgono dominanti dalla roccia ripida, la cultura, il stare bene, l’ospitalità curata e il cibo raffinato hanno trovato il loro posto. L’ambiente del castello con una magnifica cinta muraria ha ancora il suo stile unico.

Nel ristorante di Castel Flavon i nostri ospiti sono ben accolti e soddisfatti. Grazie all’esperienza dei nostri chef Christine e Markus la nostra cucina assume una nota speciale: la combinazione della cucina classica con la cucina moderna – questo significa che vengono utilizzati soprattutto prodotti stagionali e locali. Piatti tradizionali con nuove idee – una esperienza culinaria lontano dallo stress quotidiano della città.

Piatti particolari, piatti tipici, specialità sudtirolesi, torte fatte in casa, ottimi vini e piatti leggeri a mezzogiorno Entrate e fateVi sorprendere da ciò che si nasconde tra queste vecchie mura!

Andreas Amort – Gerhard Stecher Via Castel Flavon 48 – 39100 Bolzano - Tel. 0471 402130 info@castelflavon.it - www.castelflavon.it Orari d’apertura: ore 11 – 14 e ore 18 – 24 Giorno di riposo: domenica sera e lunedì

Il Virgolo e Castel Flavon


CHIESA DEL SANTO SEPOLCRO

La prima tappa è la Chiesa del Santo Sepolcro conosciuta anche come Chiesa del Calvario, è possibile raggiungerla seguendo il sentiero forestale che parte da via Santa Geltrude (circa 20 minuti), ma anche dalla strada che sale da via Piè di Virgolo. Una manciata di minuti, percorrendo la via crucis, ed eccoci arrivati, immersi nel bosco. Da qui si sovrasta Bolzano e la terrazza naturale offre un panorama stupendo della città e dell’altipiano dello Sciliar. La chiesa, realizzata tra il 1683 e il 1684, è da secoli meta di pellegrinaggio. Sulla destra, guardando l’ingresso della chiesa, c’è una cappella che racchiude la fontana col Cristo. In tempi passati, le coppie che desideravano la nascita di un figlio vi si recavano per chiedere la grazia. Un piccolo rito di fertilità, che si è perso nel tempo. Gli anziani del Virgolo ricordano ancora una credenza popolare che voleva che i bambini venissero al mondo sotto la fontana della cappella e non portati, come comunemente si racconta, dalla cicogna. La chiesa restaurata in tempi recenti, ha però fortunatamente salvaguardato gli innumerevoli graffiti d’amore che ricoprono, come una fitta trama, le pareti del sepolcro, incisi dai primi pellegrini del Settecento fino ai nostri giorni. Ed è una vera emozione leggere messaggi che si sovrappongono nei secoli e raccontano la storia di centinaia di persone attraverso un cuore, un fiore, un nome, una data o una promessa d’amore.

CHIESA DI S. VIGILIO - CHIESETTA DI S. GELTRUDE

A pochi passi dalla Chiesa del Calvario, possiamo percorrere un breve sentiero e raggiungere la piccola Chiesa di San Vigilio, meritevole di una visita per i suoi affreschi di epoca medioevale raffiguranti la leggenda del santo patrono (sul lato sinistro) e le storie di Maria con il bellissimo Matrimonio della Vergine (sul lato destro), che colpisce per la delicatezza e la grazia delle figure. A ridosso della Chiesa di San Vigilio troviamo la Casa dell’Eremita, eretta nel XV secolo. Sulla facciata possiamo vedere l’affresco che raffigura l’eremita inginocchiato davanti a San Vigilio. Dal piccolo sagrato davanti alla chiesa, circondato dagli alberi e delimitato da un muretto in sassi, si apre un belvedere da cui si gode una vista spettacolare sulla città. Per i più arditi, è possibile da qui raggiungere a piedi Castel Flavon seguendo il sentiero del Virgolo. Per chi invece volesse concedersi una pausa dedicata al gusto, è possibile arrivare in breve tempo al Kohlerhof, un maso, dove servono ottimi dolci in una splendida veranda. La nostra seconda tappa è la chiesetta di Santa Geltrude, un piccolo gioiello preservato che merita una visita. Oggi di proprietà della famiglia Thun, è aperta al pubblico solo in rare occasioni. Sulle tracce di una più antica cappella trecentesca, fu costruita questa chie-

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CASTEL FLAVON

CASTEL FLAVON

setta a pianta centrale, dove possiamo ammirare la decorazione della facciata e gli affreschi interni, che rappresentano la SS. Trinità e Santa Geltrude con gli angeli. Sono tra i capolavori di Carl Henrici, l’artista già incontrato nel nostro primo itinerario a Palazzo Menz.

una ben acuminata e dorata, destinata a far nascere la passione, che scagliò con violenza nel cuore di Apollo, e un’altra, spuntata e di piombo, destinata a respingere l’amore, che lanciò nel cuore di Dafne”. Realizzando così il cinico gioco dell’amore.

Lasciandoci alle spalle la chiesetta di Santa Geltrude, proseguiamo per Castel Flavon. Il maniero, che dalla città appare in tutta la sua asprezza, si rivelerà, una volta raggiunto, un luogo idilliaco. Un laghetto precede l’ingresso, e tutt’attorno, si estendono bosco e vigne. Il castello, che risale alla fine del XII secolo, ha conosciuto lunghi anni di oblio. Dopo l’ultima ristrutturazione, è stato trasformato in un ristorante. Dal muro merlato che lo circonda, si può godere di un’insolita vista sulla città che da sud verso nord guarda l’altipiano del Renon e la Val Sarentino. All’interno, il castello dona affascinanti ambientazioni, la Sala delle rocce, la Sala dei cavalieri, la Sala dei cacciatori. E curiosando tra gli affreschi, troviamo immortalato Eros intento a compiere la sua vendetta.

Il castello è raggiungibile in macchina, in prossimità c’è un parcheggio gratuito. Per i più intraprendenti è possibile arrivare a piedi, partendo da Santa Geltrude, con una passeggiata di circa 30 minuti.

Racconta la leggenda che “Apollo, fiero di avere ucciso il mostruoso serpente Pitone, incontrato Eros mentre era intento a forgiare un nuovo arco, si burlò di lui e del fatto che non avesse mai compiuto delle azioni degne di gloria. Il dio dell’amore, profondamente ferito dalle parole di Apollo, volò in cima al monte Parnaso e lì preparò la sua vendetta: prese due frecce,

Si ringraziano le storiche Martha Verdorfer e Siglinde Clementi, Laura Piovesan Schütz, Helmut Rizzolli, Carla Galantini, Ettore Frangipane, Gabriella Benvenuti, Roberto Zio, che con la loro disponibilità e preziosa collaborazione hanno contribuito alla realizzazione di “I Luoghi dell’Amore”. Fonti bibliografiche > Storie di cittadine. Bolzano Bozen. Dal Medioevo ad oggi, di Siglinde Clementi, Martha Verdorfer, Folio Editore Vienna/Bolzano 2000 > I percorsi nei “Luoghi della memoria”: Percorso nel Medioevo; Percorso nel Settecento, Archivio Storico Città di Bolzano > Bolzano 1700. Squarcio di luce Palazzo Pock, Testi di Franco Laitempergher > Alto Adige. I luoghi dell’arte, di Gioia Conta, Provincia Autonoma di Bolzano > Alto Adige. I grandi personaggi. Arte, cultura e società, Giunti Progetti Educativi 2008 > Alto Adige per innamorati, di Oswald Stimpfl, Folio Editore Vienna/Bolzano 2007 > Castel Roncolo, Incontro di studi, 25 ottobre 1996, Casa Editrice Athesia – Bolzano > Guida dei Castelli dell’Alto Adige, di Marcello Caminiti, Ente Provinciale per il turismo, Bolzano 1961 > Volti della città, AA.VV, U.P.A.D. - Università Popolare delle Alpi Dolomitiche > Zoion. Animali a Bolzano, di Laura Piovesan e Pietro Marangoni, Associazione Culturale Egolalia 1998 > Pittori e scultori in Alto Adige dall’VIII al XX secolo, di Benedetto Schimenti, 1990 > 1808-2008 - 200 anni Piazza Walther a Bolzano in immagini, di Gotthard Andergassen e Ettore Frangipane, Edition Raetia, Bolzano 2008 > www.cronologia.leonardo.it/savoia/sabdonne/donne5.htm > Stadttheater. Teatro Civico. Teatro Verdi di Bolzano. Storia di un teatro di confine (1918-1943), a cura di Massimo Bertoldi e Angela Mura, Quaderni di storia cittadina, Volume 3, Archivio storico della città di Bolzano > Teatro Stabile di Bolzano. 1950-2000 Cinquant’anni di cultura e di spettacoli, di Ugo Ronfani, Silvana Editoriale, 2000 Idea e testi: Roberta Benatti Realizzazione: Azienda di Soggiorno e Turismo Bolzano Foto: Azienda di Soggiorno e Turismo; SMG/A. Kaiser, M. Lautenschläger, R. Kreuels; Banca Intesa; O. Seehauser; G. Stecher; CaDoMa; R. Benatti; L. Ognibeni Grafica: F&P, Bz Stampa: Tipolitografia Alto Adige Edizione 2/2012

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INFORMAZIONI

Palais Campofranco Via della Mostra, 3 Tel. 0471 059 500, www.palais-campofranco.com Il giardino è accessibile occasionalmente durante manifestazioni. Cripta del Duomo Accessibile occasionalmente Parrocchia del Duomo di Bolzano, Piazza Duomo, 3 Tel. 0471 978 676 Stadt Hotel Città Piazza Walther Tel. 0471 975221, www.hotelcitta.info Museo Civico Via Cassa di Risparmio, 14 Tel. 0471 997 960, www.comune.bolzano.it/cultura Aperto ma–ve ore 10.00–16.00, sa–do ore 10.00–18.00 Museo Mercantile Via dei Portici, 39 Tel. 0471 945 709 Aperto lu–sa ore 10.00–12.30 Antico Municipio Sede dell’Archivio storico del Comune di Bolzano Via dei Portici, 30 Tel. 0471 997 588 Residenza Schrofenstein Sede dell’associazione “Tangram” Via Vintler, 2 Castel Mareccio Via Claudia de’ Medici, 12 Tel. +39 0471 976 615, www.mareccio.info Visite su richiesta e in occasione di visite guidate Castel Roncolo Via Sant’Antonio, 15 Tel. 0471 329808, www.roncolo.info Aperto da ma–do ore 10.00–18.00 Servizio di bus navetta gratuito con partenza da piazza Walther a partire da Pasqua. Chiesa del Santo Sepolcro Visitabile mercoledì ore 15.00–16.30 Chiesa di San Vigilio Visitabile mercoledì ore 15.00–16.30 Chiesetta di Santa Geltrude Proprietà privata famiglia Thun Castel Flavon Ristorante Via Castel Flavon, 48 Tel. 0471 402 130, www.castelflavon.it Giorno di riposo: domenica sera e lunedì


I Luoghi dell'Amore