DAILY#4_5sett2020_WEB_VeNews+Ciak

Page 1

VENICE FILM FESTIVAL press conferences sala casinò

11.00 MOSQUITO STATE (Fuori Concorso) 12.00 SPORTIN’ LIFE (Fuori Concorso) e PREMIO JAEGER-LECOULTRE GLORY TO THE FILMMAKER 2020 ad ABEL FERRARA 13.00 PIECES OF A WOMAN (Venezia 77) 14.00 MISS MARX (Venezia 77) 15.00 MANDIBULES (Fuori Concorso) Solo accreditati, prenotazione obbligatoria/ Press holders, only upon reservation

8.30

Sala Pasinetti

VENEZIA 77 tutti gli accrediti

THE DISCIPLE

Sala Perla

SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC press - industry

WHERE THE LEAVES FALL Xin Alessandro Zheng (16’) v.o. italiano, cinese st. italiano, inglese

NON ODIARE (Thou Shalt Not Hate)

Mauro Mancini (96’) v.o. italiano st. inglese

8.30

Li Dongmei (134’) v.o. cinese st. italiano/inglese

11.00

Sala Astra 1

GRETA (I Am Greta)

Nathan Grossman (97’) v.o. svedese, inglese st. italiano/inglese

Sala Astra 2

FUORI CONCORSO tutti gli accrediti

GRETA (I Am Greta)

THE DUKE

Roger Michell (96’) v.o. inglese st. italiano

11.15

Susanna Nicchiarelli (107’) v.o. inglese st. italiano, inglese

11.15

THE FURNACE

Roderick MacKay (116’) v.o. inglese, badimaya st. italiano/inglese

9.00

THE DISCIPLE

Sala Grande

VENEZIA 77 press - industry

MISS MARX

Susanna Nicchiarelli (107’) v.o. inglese st. italiano, inglese

Sala Darsena

FUORI CONCORSO press - industry

MANDIBULES (Mandibles) Quentin Dupieux (77’) v.o. francese st. italiano/inglese

PalaBiennale

FUORI CONCORSO tutti gli accrediti

THE DUKE

Roger Michell (96’) v.o. inglese st. italiano

9.00

Sala Giardino

VENEZIA 77 press - industry

MISS MARX

Susanna Nicchiarelli (107’) v.o. inglese st. italiano, inglese

9.00

Sala Volpi

ORIZZONTI tutti gli accrediti

THE FURNACE

Roderick MacKay (116’) v.o. inglese, badimaya st. italiano/inglese

9.15

Sala Casinò

ORIZZONTI tutti gli accrediti

GAZA MON AMOUR

Tarzan Nasser, Arab Nasser (87’) v.o. arabo st. italiano/inglese

DAILY#4

Sala Casinò

ORIZZONTI tutti gli accrediti

11.15

9.00

Sala Darsena

MISS MARX

Nathan Grossman (97’) v.o. svedese, inglese st. italiano/inglese

9.00

Sala Astra 1

FUORI CONCORSO tutti gli accrediti

VENEZIA 77 press - industry

FUORI CONCORSO tutti gli accrediti

8.45

Sala Perla

GIORNATE DEGLI AUTORI press - industry

MA MA HE QI TIAN DE SHI JIAN (Mama)

Chaitanya Tamhane (127’) v.o. marathi, hindi, inglese st. italiano/inglese

8.30

11.00

Sala Pasinetti

VENEZIA 77 tutti gli accrediti Chaitanya Tamhane (127’) v.o. marathi, hindi, inglese st. italiano/inglese

11.15

Sala Astra 2

FUORI CONCORSO tutti gli accrediti

THE DUKE

Roger Michell (96’) v.o. inglese st. italiano

11.30

Sala Grande

FUORI CONCORSO press - industry

MANDIBULES (Mandibles) Quentin Dupieux (77’) v.o. francese st. italiano/inglese

11.30

PalaBiennale

VENEZIA 77 tutti gli accrediti

PADRENOSTRO Claudio Noce (122’) v.o. italiano st. inglese

11.30

Sala Giardino

VENEZIA 77 press - industry

MISS MARX

Susanna Nicchiarelli (107’) v.o. inglese st. italiano, inglese

11.30

Sala Volpi

ORIZZONTI tutti gli accrediti

GAZA MON AMOUR

Tarzan Nasser, Arab Nasser (87’) v.o. arabo SEGUE A P. 8 st. italiano/inglese

5 September 2020


NUOVO LEXUS

UX HYBRID MIDNIGHT L’ORA DI FARSI NOTARE. La tecnologia Lexus Electrified di ultima generazione incontra un design unico.

GAMMA LEXUS UX HYBRID DA €

31.900 CON HYBRID BONUS PER TUTTI.

IN PIÙ EXTRA BONUS

STATALE DI € 1.500

IN CASO DI ROTTAMAZIONE.

UX Hybrid Executive 2WD. Prezzo di listino € 37.400,00. Prezzo promozionale chiavi in mano € 31.900,00 (esclusa I.P.T. e Contributo Pneumatici Fuori Uso, PFU, ex DM n. 82/2011 € 5,17 + IVA 22%) con il contributo della Casa e dei Concessionari Lexus. Offerta valida fino al 30/09/2020 solo per vetture disponibili in stock presso i concessionari che aderiscono all’iniziativa. *Categoria Premium C-SUV motorizzazione 2.0L. Fonte dati: banca dati JATO Dynamics. Dati rielaborati da JATO sulla base di quelli comunicati dalle imprese produttrici. Per maggiori info lexus.it. Contributo di € 1.500 per l’acquisto in Italia, dal 01 agosto al 31 dicembre 2020, anche in locazione finanziaria, di un veicolo nuovo di fabbrica a basse emissioni (specifiche indicate nel testo normativo) appartenente alla categoria M1, a fronte della contestuale rottamazione di un veicolo immatricolato in data anteriore al 1° gennaio 2010 o che nel periodo di vigenza dell’agevolazione superi i dieci anni di anzianità dalla data di immatricolazione. Il contributo è concesso fino ad esaurimento delle disponibilità finanziarie stanziate ed è cumulabile con l’incentivo di cui alla L. n. 145/2018, ove applicabile. Per requisiti, condizioni, limitazioni e adempimenti: Legge n. 77 del 17/07/2020 e D.L. n. 104 del 14/08/2020. Valori di range NEDC correlati (per emissioni CO2) e WLTP (per consumi ed emissioni NOx) riferiti alla gamma UX: range consumo da 16,5 a 18,8 km/l, emissioni CO2 da 94 a 103 g/Km. Emissioni NOx 0,00049 g/km. -91% rispetto ai livelli di emissione di NOx previsti dalla normativa Euro 6. (NEDC - New European Driving Cycle correlati e WLTP - Worldwide harmonized Light vehicles Test Procedure ai sensi del Regolamento UE 2017/1151). Immagine vettura indicativa.


T

hree films directed by women today: Miss Marx by Susanna Nicchiarelli, on the life of Karl Marx’s youngest daughter. Behind the camera of The Man Who Sold His Skin, inspired by a news piece on a Syrian refugee, is Kaouter Ben Hania. Gia Coppola’s Mainstream is the story of a social media love triangle. Pieces of a Woman by Kornel Mundrucźo is a women’s family drama. In the Out of Competition section instead, Quentin Dupieux is back with his comedy Mandibules. Mosquito State, by Filip Jan Rymsza, tells of the psychological collapse of a data analyst (Beau Knapp). Abel Ferrara arrives at Lido with Sportin’ Life.

interview Filip Jan Rymsza by Marisa Santin

Dual Game

T

di Riccardo Triolo

ris di regie femminili oggi tra Concorso principale e Orizzonti. Italiano, ma interpretato da un cast britannico, è Miss Marx, di Susanna Nicchiarelli, premio Orizzonti nel 2017 per Nico, 1988. Il film racconta la vita della figlia minore di Karl Marx, tra le prime femministe della Storia, in bilico tra ragione e sentimento. Dietro la macchina da presa di The Man Who Sold His Skin, la tunisina Kaouter Ben Hania. La storia, ispirata a un fatto di cronaca, vede protagonista un giovane rifugiato siriano in Libano che accetta di farsi tatuare la schiena da un artista statunitense. Rampolla della famiglia Coppola, la giovane Gia presenta per la seconda volta un suo lungometraggio in Orizzonti, dopo l’esordio nel 2013 con Palo Alto. Mainstream, interpretato da Andrew Garfield e Maya Hawke, è la storia di un triangolo amoroso complicato dai social media. È un dramma familiare al femminile Pieces of a Woman, primo film newyorkese dell’ungherese Kornel Mundrucźo. Nel cast Vanessa Kirby (che vedremo anche in The World to Come), accanto a Shia LaBeouf (alias Sam Witwicky in Transformers) e alla grande Ellen Burstyn, indimenticabile premio Oscar nel 1974 per Alice non abita più qui di Scorsese. Tris d’assi invece in Fuori Concorso. Di nuovo in laguna il genio bizzarro di Mr. Oizo, al secolo Quentin Dupieux. La sua commedia Mandibules è un buddy-movie dai risvolti fantastici: due amici per la pelle scoprono nel bagagliaio della loro auto una mosca gigantesca, che decidono di addestrare. Mosquito State, del polacco Filip Jan Rymsza, mescola invece generi diversi come fantascienza e horror, per riflettere sull’isolamento urbano attraverso il crollo psicologico di un analista di dati. L’eterno outsider Abel Ferrara, che al Lido sbarca con Sportin’ Life, girato a Berlino durante l’ultimo festival dove era in concorso con Siberia , mette in scena il suo mondo, il sodalizio con Willem Dafoe, la sua band, il suo personalissimo cinema.

past conferences

P

olish director, screenwriter, and producer Filip Jan Rymsza debuted with two self-written, directed, and produced movies: Sandcastles (2004) and Dustclouds (2007). Ever since, he has been working mainly as a producer with They’ll Love Me When I’m Dead for Netflix and The Other Side of the Wind, an unfinished movie by Orson Welles presented Out of Competition at Venice in 2018. Alongside Mosquito State, his third fiction feature, Jan Rymsza will present, as a producer, documentary Hopper/Welles at this year’s VFF. Mosquitos and “Quants” (the Wall Street analysts) are an unusual pairing. How did you come to the idea to match them? I came to it from the mosquito’s angle, I like the idea of a protagonist developing an unlikely friendship with a mosquito, and I kind of worked backwards to figure out how that person is wired. I thought about people who are very focused on their work, very analytical and likely antisocial, too. I had read Michael Lewis’ book Flash Boys a year or two prior and I was really fascinated by the quantitative analysts, called the Golden Goose, basically the programmers and mathematicians who are responsible for all the algorithms of the trading models. I think these are the people that for the most part don’t really socialise in what we would consider standard social patterns, a lot of times they’re outsiders and I thought this would be the type of guy who would find himself in this situation. The film is set in New York in 2007, and a year later the Lehman Brothers collapsed. Did you want to talk about this as well? Yes, the first sign of this was when BNP Paribas declared a complete evaporation of liquidity. It’s no coincidence that I picked this period. I found what was going on very interesting socio-politically. The more I studied that week in particular, and all the things that were happening on TV, magazines, everything happened that exact day, and the more I researched it, the more I felt that when you look at a very specific time and having had about 10 years of reflection when writing this, you see all these signs, this geopolitical and economic rock that’s was going on. I decided it would be very interesting to draw that parallel with the story of this man going through that metamorphosis. Sticking with the allegory, who are the mosquitoes and on whose blood are they feeding on nowadays in your opinion? In other words, who’s joining the blood meal? Well, it means one thing to me and I hope it means something different to someone else. I like art that makes people think, and that was the design of the film: to give it enough depth so that every-

body can have a different “meal”. If you want to snack on it lightly and just take it at face value you can enjoy it that way, if you want to look at it more deeply there’s enough there for a whole feast. The film is extremely curated from an aesthetic point of view, from title design to illustrations, on to every single scene. Is there an artist or an artistic movement that inspired you the most? Aesthetically, I don’t think it’s a really intellectual process, as this style just felt right for me and I followed whatever instinct I had. I had a lot of certain things storyboarded, I looked at the proportions of the mosquito for instance, and that’s how I came up with the aspect ratio. Then I thought about what would we see the most if we’re in this penthouse with Richard. We’re going to see the sky, so I started thinking about the sky, while he’s trapped in his place and as he’s going through this fever dream, the sky is going to be an extension of his emotional state. So, all these things started to layer up on each other, and then the whole style of it was formed. I wanted it to have a sort of very classical shape. I also looked at the way Kubrick constructed some of his scenes. You find your inspiration everywhere, but visually this is what just felt right for this film. Going from aesthetics to sound, the movie has a powerful soundtrack, with great sound quality. Can you tell us something about it? The mosquito on its own has a super high-pitched sound, the sound of the beating of their wings which have to beat at a very fast rate. A lot of the sound elements like the Schubert piece were already in the script, so I thought about them very early on. I knew that I wanted to use just string instruments to mimic the sound of the mosquitos. So the score then evolved from that. At one point in the film the mosquito sounds are no longer there, but our minds fill the sounds in because we already know they’re actually there. In terms of sound design it was a lot of fun. I really pushed the sound designers to not follow any conventional lore. I told them to trust me and CONTINUA... that we were going to do some...

Director's cuts

The future of theatres

L’infanzia è un mondo attraversato dall’emozione e non ha bisogno di razionalizzarla Pierfrancesco Favino

We are all used, now, to stream movies. Even those who never did it before learned how to do it over the last several months: they signed up to Netflix or any of the other platforms. People got used to it: it is so convenient and inexpensive. When we decided that we were going to produce the Festival we understood that it was all the more

important to produce it now, in this situation, because the Festival must be a physical event in order to share a part of our lives, in a real place, a real theatre. We must prevent theatres from shutting down, and in this spirit we have broadcast the opening ceremony in over 200 theatres. People have been able to participate at a distance in the Festival and they will do so in a real theatre. We expect that an integrated distribution system will come into being and that everybody will be able to choose to see a movie in a theatre, if they wish, even if the same title will be available a couple weeks later on a streaming platform. #4 3


Focus Abel Ferrara

Mosche bianche di Manuela Santacatterina

di Andrea Zennaro

MAINSTREAM Orizzonti

L

a carriera registica di Abel Ferrara, che ritira oggi il Premio Jaeger-LeCoultre, è tortuosa, vorticosa e si snoda attraverso un percorso che ha origini nel cinema di genere più esplicito: è del 1976 il suo primo lungometraggio 9 Lives of a Wet Pussy, un film hardcore, scritto dall’amico Nicholas St. John, prodotto nel periodo in cui il porno si girava in pellicola ed era considerato alla stregua degli altri generi cinematografici. Altra palestra per apprendere le tecniche registiche è stato l’horror estremo sviluppato con The Driller Killer (1979) per poi cominciare a elevare la materia filmica con lavori dalle tematiche forti, intrisi di pathos, vendetta, spiritualità e conflitti interiori. Per temi e situazioni, soprattutto nelle opere noir che parlano di malavita, l’accostamento al primo Scorsese è inevitabile, ma Ferrara rimane più crudo e acerbo virando spesso verso l’underground e il cinema indipendente alla Cassavetes. Il connubio con St. John è vincente e porta al sublime Fratelli del 1996, dramma familiare con sfumature da tragedia greca. La discesa agli inferi dei personaggi nei suoi film va di pari passo con quella biografica del regista e questo si rispecchia nella sua opera, in continua collisione con i canoni estetici tradizionali: i cortocircuiti mentali in fase di scrittura portano a blackout narrativi e a reiterazioni di frammenti visivi che sembrano schegge impazzite all’interno della trama, arrivando a lavori estremi come New Rose Hotel del 1998. Sportin’ Life, Fuori Concorso a Venezia77, è un viaggio introspettivo e intenso nella vita e nel mondo artistico del regista newyorkese, che rivolge uno sguardo sui suoi collaboratori e sulle sue fonti d’ispirazione, tra cui Joe Delia, Paul Hipp e, naturalmente, Willem Dafoe.

Abel's six L’angelo della vendetta (1981) Violenza e vendetta in chiave femminile come estremo atto di emancipazione.

King of New York (1990) Un gangster movie anomalo di respiro indipendente.

Il cattivo tenente (1992) Summa e manifesto dell’intera opera del regista.

Fratelli (1996) Dramma noir costruito in uno stile che sfiora la perfezione.

Blackout (1998) Racconto deragliato che sfocia nel cinema sperimentale.

Pasolini (2014) Gli ultimi giorni di un poeta anticonvenzionale che vedeva molto lontano nel tempo.

4

#4

di Gia Coppola con Andrew Garfield, Maya Hawke, Nat Wolff, Jason Schwartzman, Alexa Demie, Johnny Knoxville (USA, 95’)

IL LATO OSCURO DELLA FAMA

MANDIBULES (Mandibles) FUORI CONCORSO

di Quentin Dupieux con David Marsais, Grégoire Ludig, Adèle Exarchopoulos, India Hair, Roméo Elvis, Coralie Russier, Bruno Lochet (Francia, Belgio, 77’)

L

’avremmo dovuto vedere lo scorso maggio a Cannes prima dell’annullamento del Festival per Coronavirus. Oggi Mandibules, ultima fatica di Mr. Oizo, al secolo Quentin Dupieux, è uno dei titoli Fuori Concorso a Venezia. Il produttore discografico, musicista e regista francese divenuto celebre alla fine degli anni ‘90 per Flat Beat – ricordate il geniale tormentone electro da tre milioni di copie vendute con protagonista il pupazzo giallo Flat Eric? – firma un altro film folle, impossibile da incasellare e in costante bilico tra il grottesco e il surreale, come lo ha definito lo stesso Direttore artistico Alberto Barbera durante la conferenza di presentazione di Venezia77. La storia? Quella di due amici, Jean-Gab e Manu – rispettivamente Gregoire Ludig e David Marsais, il duo comico francese Palmashow - che dopo aver trovato una mosca gigante nel bagagliaio di un’auto decidono di addestrarla per tentare di racimolare dei soldi. Ad affiancarli nel cast Adèle Exarchopoulos, Roméo Elvis, India Hair, Coralie Russier, Anaïs Demoustier e Dave Chapman nel ruolo della mosca! «I miei film sono commedie segnate dalla morte. I miei lavori saranno sempre permeati dalle stesse ossessioni. La stessa ‘firma’, lo stesso humour. Sin dall’inizio, sentivo che stavo scavando un solco interamente mio: realtà deformate, rapporti umani infinitamente contorti, ritratti surrealisti della società, fantasie profonde e infantili - ha dichiarato Dupieux a Venezia -, ma con Mandibules, abbandono per sempre il tema della morte per concentrarmi sulla vita. Mandibules è soprattutto una commedia sincera e genuina sull’amicizia». Il film uscirà in sala in Francia il prossimo 2 dicembre, «ma sto già cominciando a girare il prossimo film con Alain Chabat, dovremmo iniziare le riprese a settembre», ci ha confessato sempre Dupieux lo scorso luglio durante una chiacchierata telefonica tra Roma e Parigi su Hot Corn per l’uscita in digitale della black comedy Doppia Pelle, con Jean Dujardin e Adèle Haenel, dove ha dimostrato un estro stilistico non indifferente. «La cosa importante per me rimane riuscire a girare progetti - ha continuato il regista -, ovvero film che non possano essere etichettati o incasellati in un genere».

Bloccata a lavorare in un locale di Hollywood insieme al migliore amico Jake, Frankie si domanda quali siano i valori della società moderna, dominata da apparenza e superficialità. Dopo aver conosciuto Link, uomo enigmatico e affascinante, i tre decidono di condividere online le proprie idee anticonformiste, diventando ben presto delle celebrità su Internet. Con l’arrivo di un manager per gestire l’improvviso successo, Frankie si accorge che si sta trasformando in ciò che aveva sempre denunciato, scontrandosi con il devastante potere dei social media. Nel cast Andrew Garfield, che interpreta il misterioso Link, e la giovane Maya Hawke, figlia di Uma Thurman e Ethan Hawke, nel ruolo della protagonista Frankie. Tra gli altri personaggi troviamo Nat Wolff, alla sua seconda collaborazione con la regista, nei panni dell’amico Jake, e Jason Schwartzman nel ruolo del manager Mark. Secondo le parole della regista «Mainstream è un racconto ammonitore che ispira le persone a voler essere uniche invece di aderire all’incessante indottrinamento a cui ci sottoponiamo». Nipote del maestro Francis Ford Coppola, Gian-Carla Coppola, detta Gia (Los Angeles, 1987), dirige alcuni cortometraggi e videoclip musicali prima di debuttare nel 2013 con il suo primo lungometraggio, Palo Alto, presentato a Venezia70 nella sezione Orizzonti. La regista statunitense si è avvicinata al cinema fin da giovanissima, prima attraverso piccoli ruoli per il nonno, tra cui Il Padrino parte III, poi partecipando ad alcuni film della zia Sofia, come assistente alla produzione. Con Palo Alto aveva già dimostrato di saper dare la giusta voce a tutti i giovani personaggi messi in scena, confermando una sua particolare sensibilità nel raccontare le difficoltà dell’adolescenza. (Filippo Vianello) Stuck working in a Hollywood club with her best friend Jake, Frankie wonders what the values of a modern society dominated by appearance and shallowness are. After meeting Link, an enigmatic and charming man, the three decide to share their unconventional ideas online, soon becoming celebrities on the Internet. With the arrival of a manager to oversee the sudden success, Frankie realizes that she is turning into what she had always criticized, clashing with the devastating power of social media. The granddaughter of Francis Ford Coppola, Gian-Carla Coppola, known as Gia, directed some short films and music videos before debuting in 2013 with her first feature film, Palo Alto, presented at the 70th Venice Film Festival in the Orizzonti section. The young American director approached cinema from a very young age, first through small roles in her grandfather’s films, including The Godfather Part III, then participating in some of her aunt Sofia Coppola’s films as a production assistant. With Palo Alto she already proved to be able to give the right voice to all the young characters staged, confirming her particular sensitivity in showing the difficulties of adolescence.


THE MAN WHO SOLD HIS SKIN Orizzonti

di Kaouther Ben Hania con Yahya Mahayni, Dea Liane, Monica Bellucci, Koen de Bouw, Darina Al Joundi (Tunisia, Francia, Germania, Belgio, Svezia, 100’)

A FIOR DI PELLE Ispirato a un fatto vero e interamente scritto dalla regista, il film racconta le vicende di Sam Ali, rifugiato siriano in Libano, bloccato a Beirut senza visto. Per poter viaggiare in Europa e riabbracciare Abeer, amore della sua vita, l’uomo si trova ad accettare una bizzarra offerta da parte di Jeffrey Godefrei, uno degli artisti statunitensi contemporanei più discussi. Godefrei tramuterà il corpo di Sam Ali in un’apprezzata opera d’arte. Regista e sceneggiatrice tunisina, Kaouther Ben Hania è nota soprattutto per il suo primo lungometraggio di finzione, Le challat de Tunis (2013), selezionato a Cannes nel 2014 nella sezione ACID. Con Zaineb Hates the Snow (2015) partecipa a Venezia al progetto Final Cut in Venice e al Venice Production Bridge, per debuttare infine a Locarno. Nel 2017, Beauty and Dogs viene presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard e candidato agli Oscar come miglior film in lingua straniera. The film tells the story of Sam Ali, a Syrian refugee stranded in Beirut without a visa. In order to travel to Europe and finally embrace Abeer, the love of his life, the man finds himself accepting a bizarre offer from Jeffrey Godefrei, a highly controversial American modern artist. Godefrei will transform Sam’s body into an appreciated work of art. Tunisian director and screenwriter Kaouther Ben Hania is best known for Le challat de Tunis (2013), selected as the opening film of the ACID section in 2014 at Cannes. In 2015, with Zaineb Hates the Snow she participates in the Final Cut and Venice Production Bridge projects, then debuting in Locarno. In 2017, Beauty and Dogs was presented at Cannes in the Un Certain Regard section and nominated for an Oscar as Best Foreign Language Film.

VENICE FILM FESTIVAL

Daily Venezia77 Supplemento di :venews n. 247 settembre 2020 Autorizzazione del Tribunale di Venezia n. 1245 del 4/12/1996

Direttore responsabile Venezia News Massimo Bran Redazione Marisa Santin (coordinamento editoriale), Mariachiara Marzari (immagine e comunicazione), Paola Marchetti (direzione organizzativa), Davide Carbone, Chiara Sciascia, Andrea Falco, Fabio Marzari, Federica Cracchiolo, Claudia Frasson, Filippo Vianello, Luca Zanatta (graphic design) Hanno collaborato Loris Casadei, Fabio Di Spirito, Roberto Pugliese, Sara Sagrati, Cesare Stradaioli, Riccardo Triolo, Delphine Trouillard, Andrea Zennaro Fotografie Nicola Vianello Stampa WWW.TIPOGRAFIACOLORAMA.COM Via Garda, 13 - San Donà di Piave (VE) redazione@venezianews.it - www.venezianews.it

La Formula Rosa di Massimo Bran

I

n un’edizione a dir poco speciale con molta Italia in tutte le sezioni, non potevamo non incontrare colei che governa il Premio per eccellenza del nostro cinema, il David di Donatello. Piera Detassis è qui a Venezia con due progetti, uno legato per l’appunto al David, un altro espressione dell’impegno del gruppo editoriale Hearst qui alla Mostra, inauguratosi lo scorso anno con il daily firmato Elle, di cui la critica e curatrice trentina è oggi Editor Cinema Entertainment. Il termometro del cinema italiano in una Mostra ri-fondativa Il termometro del cinema italiano è importante che rimanga sotto i 37.5°, perché altrimenti non si va da nessuna parte. È fondamentale che ripartano i set ed è importante capire quali sono le storie che la gente vorrà sentire, andare a vedere e per le quali si assumerà il rischio di uscire di casa per immergersi in una sala. Questo è un momento palpitante per la voglia di ricominciare, che è davvero grande. Quest’anno bisognava ricominciare. Era inutile porsi la domanda se si poteva fare o non si poteva fare: il festival si ‘doveva’ fare per poter ripartire. Per quanto ho potuto vedere, quella di quest’anno è una selezione intrigante, autorialmente forte. Nella selezione del Concorso ci sono quattro film italiani tutti potenzialmente ottime espressioni di quel cinema di ricerca, d’autore, che rappresenta da sempre la cifra costitutiva della Mostra del Cinema. Insomma, le premesse per esiti non scontati dalla partecipazione dei nostri film alla Mostra ci sono tutte. Il ciclone streaming. Non bisogna demonizzare le piattaforme, perché l’industria del cinema del futuro passa anche da lì. Diciamo che in questi lunghi mesi di clausura hanno nutrito la nostra fame inesausta di cinema e questo è stato sicuramente un dato di straordinaria positività. Allo stesso tempo, però, ci hanno anche un po’ ‘stroncati’, nel senso che dopo tre, quattro mesi di visione casalinga su piattaforme ora, superata un po’ la paura, la gente ha capito quanto la sala sia importante in termini di socialità, di condivisione. Abbiamo acquisito una coscienza diversa, ritrovando il gusto di vivere insieme il cinema che stavamo perdendo. In questo senso la dimensione del festival è quanto mai paradigmatica, perché è per eccellenza il momento in cui la presenza di tutte le componenti del cinema deve farsi fisica. Farlo in presenza ora rappresenta un grandissimo sforzo dettato da un’altrettanta, ancor più grande necessità. Farlo a metà non sarebbe servito a nulla. Vivere Meglio secondo Hearst. L’anno scorso con «Elle» avevamo prodotto un grande sforzo qui a Venezia con il nostro primo daily cartaceo. Quest’anno le norme anti Covid ci hanno obbligato a interrompere momentaneamente tale percorso, anche se prosegue con una versione online consultabile sui nostri siti (elle.it | elle.com). Abbiamo così scelto di compiere un’operazione di brand. Seguiamo un progetto di grande attualità che tutte le otto testate rappresentate da Hearst sviluppano in modo diverso. Il progetto, Hearst Vivere Meglio - Cinema, nasce letteralmente con l’intento di indicare una serie di direzioni possibili da seguire per poter in futuro davvero vivere meglio. La moda, il design, l’architettura sono i punti focali del gruppo Hearst e quando ci siamo avvicinati a Venezia abbiamo pensato che forse la cosa più interessante fosse proprio parlare di come il cinema cambierà in positivo e, facendolo, di come migliorerà di conseguenza le nostre vite. Per soddisfare questa disposizione abbiamo così deciso di organizzare cinque incontri con alcuni protagonisti del nostro cinema di diversissima estrazione e professione: Anna Foglietta, Alessandro Gassmann, Gregorio Paonessa e Marta Donzelli, produttori di Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, Andrea Occhipinti, Jasmine Trinca ed Elisabetta Sgarbi, tra tutti la meno addentro all’industria cinematografica eppure capace di realizzare un film davvero straordinario sul mondo del liscio. I David in modalità continua Riprogettare in corsa questa edizione 2020 dei David è stato molto complesso perché si è svolta tutta in streaming, ma il risultato è stato quasi più affettuoso e intimo di quello delle precedenti edizioni. Un’esperienza davvero unica, forte. Questa oggettiva limitazione “virale” ha però anche in noi acceso un’urgenza nel dare un qualcosa di più, di nuovo. Per tutto il lockdown abbiamo pubblicato sul nostro sito il nostro archivio di pillole video e abbiamo intervistato tutti i candidati e i protagonisti del David 2020. Quindi da uno stato di pura emergenza è cresciuta una tensione a esserci ogni giorno, inaugurando una nuova stagione caratterizzata da un’offerta continuativa di contenuti. Siamo partiti dall’informazione, creando “David News”, curato da Elisa Grando e SEGUE A P. 8 Massimo Mascolo insieme all’intera squadra del David, uno stru-

SOUND TRACKS a cura di Joe Morse (alias F.D.S.)

Tengo Miedo Torero_La colonna sonora di questo bel film cileno ambientato nella Santiago del 1986, fra attentati al presidente Pinochet e amori trans, in pratica si esaurisce in una famosa canzone, omonima del film (che significa “Torero, ho paura”) portata al successo da Lola Flores, la Faraona di Spagna. Figlia di gitana, amatissima in Spagna per quasi mezzo secolo, fu un’artista irripetibile per come seppe interpretare il folklore andaluso nella danza e nel canto. Il testo della canzone è puro García Lorca: «Ho paura, torero, quando si apre la tua cappa, quando al bordo della sera galleggia il grido temuto…».

Amants_La vera sfida di Nicole Garcia è realizzare un film sull’amor fou tra due personalità mediocri, come sono i protagonisti. La colonna sonora non può fare molto per sopperire alla fiacchezza estrema del film, regalandoci cadenze che riecheggiano l’Arvo Pärt più popolare e più facile.

The Disciple_Già altri film indiani ci avevano regalato nel passato la gioia di una colonna sonora ‘estrema’ come radicalità e bellezza. Ci viene in mente la Trilogia di Apu dell’immenso Satyajit Ray, con il sitar luminoso di Ravi Shankar; lo stesso regista nel 1958 diresse Jalsaghar (La sala della musica), dove appunto la musica e il canto si fondevano con la danza; al Cinema Ritrovato di Bologna quest’anno abbiamo visto La stella nascosta, di Ritwik Ghatak, con i bellissimi canti senza accompagnamento di Shankar, il fratello della protagonista. The Disciple è un film dedicato alla passione senza talento, ad un soccombente consapevole che al suo amore per la musica non corrisponde una pari abilità. Ma è soprattutto un unico, grande flusso di musica classica indiana, coi suoi raga Bageshri da suonare a tarda notte, perché significano l’emozione di una donna in attesa dell’amante. Musica così diversa dalla nostra, col suo approccio modale, i suoi microtoni, col suo rapporto evidente con la religiosità e l’ascesi («Questa musica è frutto del lavoro di guru e asceti dopo migliaia di anni di esercizi spirituali», si dice nel film), con la sua finalità di portare alla verità. Questo film non ha una colonna sonora, ”è” una colonna sonora.

#4 5


Creature fastidiose e dove trovarle

Stagione calda di Mariachiara Marzari

G

li obiettivi che la Fondazione Apulia Film Commission si è posta - consolidare e rafforzare il sostegno all’industria audiovisiva - sono stati raggiunti grazie all’intelligente lavoro di una squadra capitanata da Antonio Parente, riconfermato Direttore generale. Innovare il sistema attraverso il binomio della progettualità e presenza nei territori: questa la formula vincente.

Oggi in Mostra con Mosquito State, Mandibules e Le mosche meglio non scordarsi l’insetticida. Ma gli insetti al cinema banchettano già da lungo tempo.

LA VENDETTA DEL CINEOPERATORE Wladislaw Starewicz, 1912

Adulterio e vendetta nel mondo degli insetti, nel primo successo del grande regista degli insetti animati in stop motion. Il coleottero corteggia una libellula del café chantant. Purtroppo per lui il fidanzato cavalletta fa l’operatore...

THEM! (ASSALTO ALLA TERRA) Gordon Douglas, 1954

La Hollywood degli anni ‘50 aveva la mania di ingrandire insetti e affini e scatenarli sulla metropoli. In questo sottogenere Them! con le sue formiche giganti (per le radiazioni atomiche) è un capolavoro cupo e pieno di atmosfera.

CREEPSHOW George A. Romero, 1982

Gli scarafaggi, che schifo. Può ben dirlo E.G. Marshall, miliardario misantropo, nell’episodio intitolato Ti strisciano addosso: se li trova dappertutto, anche nei corn flakes. Camminarono addosso anche all’attore per incidente sul set! di Giorgio Placereani

6

#4

Da molti anni AFC è in prima linea per lo sviluppo del settore cinema come risorsa economica della Regione e come volano occupazionale, con la creazione di personale specializzato. Quali i risultati tangibili di questo percorso e come queste basi si rivelano fondamentali per la progettualità futura dell’industria dell’audiovisivo in Puglia? La nascita di Apulia Film Commission ha rappresentato una svolta epocale per la Puglia del Cinema. Fino al 2008, anno di nascita della nostra Fondazione, erano stati girati nella nostra regione poco più di un centinaio di film, dal 2008 ad oggi sono state più di 400 le produzioni ospitate. Contestualmente a questa crescita significativa, si sono sviluppate le professionalità legate al mondo dell’audiovisivo e oggi nella nostra Production Guide, il database di maestranze e fornitori, contiamo migliaia di professionisti e imprese. Sono loro, insieme ai fondi e alle meraviglie del nostro territorio, che ci permettono di avere ogni anno decine di produzioni cinematografiche e televisive. Come il cinema è riuscito a rendere le unicità del territorio elementi fondamentali della propria identità, capaci di attirare produzioni nazionali e internazionali? ‘Vendere’ il nostro territorio è abbastanza semplice, ormai le sue meraviglie le conoscono tutti. In più abbiamo la fortuna di avere paesaggi tra loro molto differenti che, nel corso degli anni, ci hanno permesso di far girare da noi anche film ambientati in altre zone del mondo; scene la cui ambientazione era magari la Siria e il Kenya, l’Africa e il Nord Europa. Mettiamo a disposizione delle produzioni un servizio di location scouting e cerchiamo di essere presenti in tutti i festival cinematografici e gli appuntamenti business più importanti al mondo.

Settimana della Critica

intervista Frederik Louis Hviid Anders Ølholm

di Manuela Santacatterina

G

li agenti Jens e Mike sono di pattuglia nel ghetto di Svalegården quando la radio annuncia la morte di Talib, 19 anni, dopo essere stato in custodia della polizia, facendo esplodere una rivolta nel quartiere. Frederik Louis Hviid e Anders Ølholm sono i registi di Shorta, film in Concorso alla Settimana della Critica che stupisce per la sua aderenza al reale e l’universalità dei temi trattati. «Non ci interessa esprimere giudizi, ma capire perché le persone fanno le cose che fanno e come arrivano a vedere il mondo in un certo modo». Il vostro film si apre con una frase tristemente attuale, “I can’t breathe”... Quella scena è in parte ispirata al caso Benjamin, accaduto quasi 30 anni fa in Danimarca, in cui un giovane è stato soffocato dalla polizia. Le sue ultime parole furono stranamente simili a quelle di George Floyd. Il modo in cui la scena iniziale rispecchia gli eventi recenti è tragico e scoraggiante. Ti fa pensare che nulla cambierà mai. Ma Shorta è una storia di speranza, non un film politico. Guardare un film in un cinema è un’esperienza comune. Riunisce le persone. Ed è quello che vogliamo che faccia il film. La nostra speranza è che possa aiutare a rendere la conversazione su questioni difficili solo un po’ più facile.

Dopo il lockdown, come è ripartito il lavoro sul territorio? Quali produzioni state ospitando/sostenendo? In questo periodo la Puglia è davvero un set a cielo aperto. Dopo il lungo periodo di lockdown, le attività sono riprese in maniera quasi frenetica. Tra giugno e luglio, dopo la pubblicazione del nostro Apulia Film Fund, ci hanno contattato decine di produzioni e in questo momento sono tanti i set aperti lungo tutta la Regione. Sono in corso due grosse serie TV: Lolita Lobosco di Luca Miniero, che girerà in Puglia per 10 settimane, e Il medico della Mala di Cinzia TH Torrini, che inizierà le riprese a settembre e continuerà in Puglia per 20 settimane. Numerosi anche i film che stanno girando o che inizieranno le riprese nelle prossime settimane: L’uomo dal fiore in bocca di Gabriele Lavia, Generazione NEET di Andrea Biglione, Scuola di mafia di Alessandro Pondi, Belli ciao di Gennaro Nunziante e A Classic Horror Story di Roberto De Geo e Andrea Grazzani. E poi ancora, cortometraggi, documentari e videoclip. Insomma, anche nella prossima stagione, ci sarà tanta Puglia al cinema, in TV e su tutte le nuove piattaforme VOD. PRODUZIONI IN CORSO

L’uomo dal fiore in bocca REGIA Gabriele Lavia

Tratto dall’omonima opera letteraria di Luigi Pirandello, è interpretato da Gabriele Lavia e Michele Demaria, fotografia di Tommaso Lusena De Sarmiento, scenografia di Dario Curatolo e costumi di Angela Tommasicchio. Prodotto da Manuela Cacciamani (One More Pictures) con Rai Cinema, il film sarà interamente girato in Puglia, per 4 settimane, con il sostegno logistico di Apulia Film Commission. La troupe del film è composta all’80% da personale pugliese e la production service è della pugliese Dinamo Film.

Lolita Lobosco

REGIA Luca Miniero

Tratto dai romanzi della scrittrice pugliese Gabriella Genisi, ha come protagonista Luisa Ranieri. La nuova serie è coprodotta da BiBi Film Tv di Angelo Barbagallo e Zocotoco di Luca Zingaretti, in collaborazione con Rai Fiction ed è realizzata con il supporto di Apulia Film Commission. Le riprese pugliesi dureranno 10 settimane e, dopo la città di Monopoli, la lavorazione della fiction si sposterà a Bari dove saranno realizzate prevalentemente riprese in esterna.

35. Settimana Internazionale della Critica

Razzismo, pregiudizi e brutalità della polizia. Temi attuali e senza tempo... Il germe dell’idea era un concetto più ampio e ispirato a film di genere degli anni ‘70 come I guerrieri della notte di Walter Hill e Distretto 13 - Le brigate della morte di John Carpenter. Connessioni con antieroi complessi e moralmente ambigui, film che raccontano storie sulla linea sottile tra giusto e sbagliato che diventa molto facilmente sfocata e distorta. Come avete lavorato allo stile visivo del film? Avevamo due riferimenti principali in termini di sviluppo del linguaggio visivo. Il primo è Il figlio di Saul di László Nemes. È molto restrittivo nel modo in cui mostra il pericolo e spesso senti molto più di quanto vedi. Un altro film è stato Salvate il soldato Ryan. Soprattutto il modo in cui Spielberg e Kaminski appoggiano la camera a terra, come se l’operatore fosse uno dei soldati e fosse coinvolto nel fuoco incrociato. Quali sono le ispirazioni dietro Shorta? Uno dei film che ci ha ispirato è Point Break. Spike Lee e David Ayer sono altre due influenze. Anche L’odio di Matthieu Kassovitz ha avuto un impatto enorme su entrambi. Tanto che Shorta gli rende omaggio con un murales. Ma anche L.A. Confidential e la dinamica tra i due protagonisti: due uomini e agenti diversi, in disaccordo perenne ma che finiscono per influenzarsi e cambiarsi a vicenda. E poi c’è Nicolas Winding Refn. I suoi film non erano un punto di riferimento per Shorta, ma non possiamo sottovalutare l’importanza che il suo lavoro ha avuto su entrambi.


VVR

M9

di Riccardo Triolo

mezzo che offre grandissime potenzialità in termini di interattività, è davvero stimolante per i creativi potersi domandare ogni volta: «Cosa voglio esprimere attraverso l’embodiment e l’interazione»?

D

ue parole con Saverio Trapasso, produttore di Vajont, un gioiello locale (diretto da Iolanda Di Bonaventura e prodotto da Biennale College Cinema VR) che ci auguriamo abbia fortuna globale. In Vajont ad una straordinaria sapienza tecnica si unisce una messa in scena originale, intelligente e forte. Siamo nella casa di una giovane coppia che vive sopra la diga, il 9 ottobre del 1963. La tragedia incombe, ma non è facile ammettere di dover fuggire, di essere al centro della catastrofe… Qual è la vostra idea di VR? La realtà virtuale non é un mezzo codificato. Per fortuna é ancora molto giovane e a noi piace sperimentare con curiosità e senza preconcetti, cercando di trovare per ogni progetto la strada narrativa e tecnica più adatta. In Vajont VR Experience lo spettatore è anche un personaggio della narrazione e deve agire per far procedere la vicenda. Qual è il ruolo dello spettatore VR? Non esiste una risposta assoluta. Sicuramente, trattandosi di un

Perché il Vajont? La nostra regista ha vissuto in prima persona il terremoto de L’Aquila. Da allora il legame tra identità personale e luogo è il tema della sua ricerca artistica. Possiamo accettare l’idea di doverci proteggere dal luogo che ci ha dato la vita? La tragedia del Vajont trascende poi il luogo stesso, è una vicenda umana di portata universale. Voi lavorate a due passi da Venezia: cosa bolle in pentola in Veneto? Dal cinema al gaming, dall’industria alla formazione: le potenzialità di questo mezzo sono enormi e qui in Veneto esistono alcune realtà molto interessanti, ma non sono in molti a pensare all’impiego di queste tecnologie nell’espressione artistica. Prossimi progetti? Il futuro è già qui, ma è ancora tutto da scrivere...

VAJONT BIENNALE COLLEGE CINEMA VR FUORI CONCORSO di Iolanda Di Bonaventura (Italia, 25’)

La versione di Rachel La documentazione fotografica della biografia di Eleanor Marx, scritta da Rachel Holmes e pubblicata da Bloomsbury nel 2014, contiene un’immagine intitolata The most dangerous family in the world. È un’istantanea del 1864 con Friedrich Engels, Karl Marx e le sue figlie Jenny, Eleanor e Laura. A dispetto delle continue fughe, cambi di residenza e indigenza l’infanzia della protagonista di Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, non sembra esser stata priva di suggestioni, artefice quel padre che non disdegnava di giocare con lei alla cavallina e soprattutto di essere “a unique, unrivalled storyteller”. Così Eleanor bambina esplora Shakespeare (che il padre usava per migliorare la conoscenza del suo inglese), Robinson Crusoe, Das Nibelungenlied, Arabian Nights, le fiabe dei fratelli Grimm, ma con ampie escursioni su Aristotele e l’appena pubblicato Darwin. Lei stessa ebbe modo di raccontare che conosceva Shakespeare a memoria e prediligeva il monologo di Riccardo III “I can smile and smile and be a villain”. Da adolescenti i suoi eroi preferiti erano, oltre a Shakespeare, lo scrittore Marryat, pioniere dei romanzi sul mare, e Lady Jane Grey, l’infelice “regina dei nove gior-

film 1

film 2

ni”. Il rivoluzionario russo Morozov la descriveva come la romantica e ingenua Greta del Faust, facendola sbellicare dalle risate. E in effetti appena sedicenne prende la strada per Parigi per sostenere la Comune, ove le donne parigine avevano appena fondato l’Union de Femmes. La rivoluzione e la causa femminista rimasero al centro della sua azione politica, prima al fianco del padre, poi da sola. Intellettuale attiva, intrecciò sempre cultura e politica. Tradusse Ibsen ed entrò anche in scena in La casa delle bambole, come atto politico teso a sensibilizzare la popolazione. Attiva a 360 gradi, a fianco della Fenian Brotherhood, sostenitrice dell’indipendenza irlandese, del movimento per l’abolizione del lavoro minorile, dei primi dibattiti per i diritti dei neri, fu voce forte nelle proteste che seguirono il Bloody Sunday del 1887. La sua vita è la storia di un secolo visto dalla parte dei diseredati. E non voglio commuovermi sulla sua triste fine, quando sino all’ultimo ebbe il coraggio e l’umanità di scrivere al suo compagno: «C’è un detto francese che dice che capire è perdonare. Ho sofferto molto e ho imparato a capire, così non ho bisogno di perdonare. Posso solo amare». Loris Casadei

In occasione della Settimana della Lorem ipsum dolor sit amet, Critica, scopri su CHILI il meglio consectetur adipisicing elit, film 3 del cinema indipendente. sed do eiusmod tempor inci veniam, In streaming, senza abbonamento.

Focus Susanna Nicchiarelli di F.D.S.

N

el cinema di Susanna Nicchiarelli il compito della donna è quello di liberarsi della Storia e delle sue mitologie. Ogni suo film è inquadrato dalle date che definiscono la Storia (1957: l’inizio della competizione spaziale tra USA e URSS in Cosmonauta; 1981 e 2011 che nella Scoperta dell’alba sono i due terminali di una lunga e faticosa liberazione; 1988 per Nico, l’anno precedente all’implosione dell’Est) e le protagoniste dei suoi film stanno nella Storia con un atteggiamento di rifiuto del passato, di disagio, di desiderio di un reset totale, di rifondazione. Che sia la Berlino che brucia nel ’45 o il mare di Fregene che racchiude un insopportabile rimosso, tutte contemplano da lontano le macerie che la Storia ha prodotto e, come l’Angelus Novus di Benjamin, entrano di spalle nel futuro, esaltando l’istinto femminile che indica comunque una via d’uscita, quando invece i maschi sono sempre bloccati, incapaci di esercitare un reale potere di cambiamento. È un cinema fluido, il suo, svelto ma attentissimo ai dettagli, e soprattutto pieno di momenti di rottura grazie a un uso geniale e intenso di materiali d’archivio, utilizzati come il tentativo della Storia di imporre il suo ordine superiore e codificatorio, e di una colonna sonora (canzoni originali oppure le bellissime cover del gruppo Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo) che all’opposto serve a fare corto-circuito del tempo, a fondere passato e futuro in un momento di magica compresenza, ove tutto può accadere. Con il suo quarto film in Concorso a Venezia, Miss Marx, ambientato alla fine dell’Ottocento, Susanna Nicchiarelli abbandona il Novecento per un film ‘davvero’ in costume (ma lo erano un po’ anche i suoi precedenti): ma siamo confidenti (e il trailer ci fornisce qualche indizio a riguardo) che le premesse basilari del suo cinema di lotta femminile contro la Storia dei maschi siano mantenute.

Susanna’s three Cosmonauta (2009) Un ritratto della Roma tra gli anni ’50 e ’60 all’interno della sezione del PCI del Trullo, nella sua trasformazione da borgata a quartiere popolare di Roma. Ci sono già tutti gli elementi identitari del lavoro della regista: cinema come strumento per disvelare i miti del passato, protagonismo femminile e ruoli ‘da fuchi’ per i maschi, il rock come polvere magica che crea vertigini di senso.

La scoperta dell’alba (2011) La protagonista Buy mette in cortocircuito il 1981, le sue storie di terrorismo e di fughe, con il 2011 e le sue storie di banale mediocrità. La ruota dell’EUR è il totem di questo flusso temporale tra passato e presente, tra mare e città, tra coazione a fare luce sulla Storia e necessità di resettare il presente.

Nico, 1988 (2017) Un’altra donna, Christa Päffgen detta Nico, non più icon ma ancora indomita guerriera, alle prese con il rigetto della storia passata e le possibilità di un presente diverso. Come nei due lavori precedenti, la regista fa agire linee di energia che si inseguono, linee di fuga e contro-fuga tra Est e Ovest dell’Europa ancora divisi ma per poco. Berlino, Nettuno, Praga accomunati dallo stesso senso di straniamento e di squallore dominante.

Cerca l’app sulla tua TV o vai su www.chili.com #4 7


14.30

Sala Darsena

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti

SEGUE DA P. 1

14.00

Sala Grande

CERIMONIA DI PREMIAZIONE tutti gli accrediti

JAEGER-LECOULTRE GLORY TO THE FILMMAKER AWARD A ABEL FERRARA a seguire FUORI CONCORSO

THE MAN WHO SOLD HIS SKIN

Kaouther Ben Hania (104’) v.o. inglese, arabo, francese st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A

16.30

Sala Grande

VENEZIA 77 pubblico - tutti gli accrediti

PIECES OF A WOMAN

SPORTIN’ LIFE

17.00

Sala Perla 2

FUORI CONCORSO tutti gli accrediti

19.30

Sala Astra 1

GRETA (I Am Greta)

Nathan Grossman (97’) v.o. svedese, inglese st. italiano/inglese

GAS STATION

17.15

POHANI DOROGY (Bad Roads)

Sala Darsena

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti Gia Coppola (94’) v.o. inglese st. italiano A seguire incontro con gli autori/Q&A

19.45

Chaitanya Tamhane (127’) v.o. marathi, hindi, inglese st. italiano/inglese

22.00

Sala Darsena

VENEZIA 77 press - industry

19.00

VENEZIA 77 press - industry

Majid Majidi (99’) v.o. farsi st. italiano/inglese

14.00

Majid Majidi (99’) v.o. farsi st. italiano/inglese

19.45

19.15

SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico 18+ - tutti gli accrediti

KHORSHID (Sun Children)

Sala Giardino

VENEZIA 77 press - industry

MISS MARX

Susanna Nicchiarelli (107’) v.o. inglese st. italiano, inglese

14.00

ORIZZONTI press - industry

ORIZZONTI tutti gli accrediti

THE FURNACE

Roderick MacKay (116’) v.o. inglese, badimaya st. italiano/inglese

Sala Perla

SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC tutti gli accrediti

LE MOSCHE (The Flies)

Kornél Mundruczó (128’) v.o. inglese st. italiano

16.30

Susanna Nicchiarelli (107’) v.o. inglese st. italiano, inglese

Anders Ølholm, Frederik Louis Hviid (108’) v.o. danese, arabo st. italiano/inglese A seguire incontro con gli autori/Q&A

THE DUKE

Sala Astra 1

FUORI CONCORSO pubblico - tutti gli accrediti

Sala Astra 1

FUORI CONCORSO pubblico - tutti gli accrediti

VENEZIA 77 tutti gli accrediti

THE DISCIPLE

19.15

Sala Casinò

Sala Perla 2

ORIZZONTI tutti gli accrediti

POHANI DOROGY (Bad Roads)

Arena Lido

14.15

16.45

Kornél Mundruczó (128’) v.o. inglese st. italiano

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti

THE MAN WHO SOLD HIS SKIN Kaouther Ben Hania (104’) v.o. inglese, arabo, francese st. italiano/inglese

14.15

Sala Casinò

ORIZZONTI tutti gli accrediti

GAZA MON AMOUR

Tarzan Nasser, Arab Nasser (87’) v.o. arabo st. italiano/inglese

14.15

Sala Pasinetti

FUORI CONCORSO tutti gli accrediti

GRETA (I Am Greta)

Nathan Grossman (97’) v.o. svedese, inglese st. italiano/inglese

14.15

Sala Astra 2

FUORI CONCORSO pubblico - tutti gli accrediti

GRETA (I Am Greta)

Nathan Grossman (97’) v.o. svedese, inglese st. italiano/inglese

FUORI CONCORSO tutti gli accrediti

GRETA (I Am Greta)

16.45

Sala Astra 2

21.30

19.30

Roger Michell (96’) v.o. inglese st. italiano

KHORSHID (Sun Children)

17.00

PalaBiennale

VENEZIA 77 press - industry

THE DUKE

PalaBiennale

Luca Guadagnino (120’) v.o. italiano, inglese st. inglese/italiano

Sala Giardino

Sala Casinò

ZANKA CONTACT

Gia Coppola (94’) v.o. inglese st. italiano

LA TROISIÈME GUERRE (The Third War)

VENEZIA 77 press - industry

ORIZZONTI tutti gli accrediti

19.30

22.00

Tarzan Nasser, Arab Nasser (87’) v.o. arabo st. italiano/inglese

FUORI CONCORSO - PROIEZIONI SPECIALI press - industry

ORIZZONTI press - industry

17.00

Luca Guadagnino (12’) v.o. italiano, inglese st. inglese/italiano FUORI CONCORSO

Giovanni Aloi (92’) v.o. francese st. italiano/inglese

MAINSTREAM

ORIZZONTI press - industry

17.00

Giovanni Aloi (92’) v.o. francese st. italiano/inglese

GAZA MON AMOUR

Sala Perla

GIORNATE DEGLI AUTORI tutti gli accrediti

RESIDUE

Merawi Gerima (90’) v.o. inglese st. italiano A seguire incontro con gli autori/Q&A

FIORI, FIORI, FIORI!

22.00

PalaBiennale

KHORSHID (Sun Children) Majid Majidi (99’) v.o. farsi st. italiano/inglese

Sala Perla

Sala Giardino

FUORI CONCORSO pubblico - tutti gli accrediti

MOSQUITO STATE

Ismaîl El Iraki (120’) v.o. arabo, inglese st. italiano/inglese

ORIZZONTI pubblico - tutti gli accrediti

Sala Casinò

Flavia Mastrella, Antonio Rezza (78’) v.o. italiano st. inglese

Filip Jan Rymsza (100’) v.o. inglese st. italiano

ORIZZONTI press - industry

Majid Majidi (99’) v.o. farsi st. italiano/inglese

SAMP

24.00

Majid Majidi (99’) v.o. farsi st. italiano/inglese

21.45

Sala Astra 2

GIORNATE DEGLI AUTORI EVENTO SPECIALE press - industry

19.30

Sala Volpi

22.15

KHORSHID (Sun Children)

FUORI CONCORSO pubblico - tutti gli accrediti

Luca Guadagnino (12’) v.o. italiano, inglese st. inglese/italiano FUORI CONCORSO

SALVATORE SHOEMAKER OF DREAMS

VENEZIA 77 press - industry Susanna Nicchiarelli (107’) v.o. inglese st. italiano, inglese

Sala Perla 2

FUORI CONCORSO - PROIEZIONI SPECIALI press - industry

PIECES OF A WOMAN

Sala Pasinetti

Nathan Grossman (97’) v.o. svedese, inglese st. italiano/inglese

22.15

MISS MARX

Roderick MacKay (116’) v.o. inglese, badimaya st. italiano/inglese

PalaBiennale

Sala Perla

VENEZIA 77 tutti gli accrediti Claudio Noce (122’) v.o. italiano st. inglese

Arena Giardini

Nathan Grossman (97’) v.o. svedese, inglese st. italiano/inglese

THE FURNACE

22.15

FIORI, FIORI, FIORI!

Susanna Nicchiarelli (107’) v.o. inglese st. italiano, inglese a seguire VENEZIA 77 pubblico

GRETA (I Am Greta)

Sala Darsena

PADRENOSTRO

Susanna Nicchiarelli (107’) v.o. inglese st. italiano, inglese a seguire VENEZIA 77 pubblico

VENEZIA 77 pubblico

MISS MARX

Quentin Dupieux (77’) v.o. francese st. italiano/inglese

Majid Majidi (99’) v.o. farsi st. italiano/inglese

Kornél Mundruczó (128’) v.o. inglese st. italiano

Sala Grande

MANDIBULES (Mandibles)

KHORSHID (Sun Children)

PIECES OF A WOMAN

VENEZIA 77 pubblico

Sala Grande

FUORI CONCORSO pubblico - tutti gli accrediti

VENEZIA 77 press - industry

Natalya Vorozhbit (105’) v.o. ucraino, russo st. italiano/inglese

20.30

Flavia Mastrella, Antonio Rezza (78’) v.o. italiano st. inglese

22.15

MISS MARX

THE DISCIPLE

19.30

GAS STATION

VENEZIA 77 pubblico

VENEZIA 77 tutti gli accrediti

SAMP

22.15

Sala Astra 2

20.30

Chaitanya Tamhane (127’) v.o. marathi, hindi, inglese st. italiano/inglese

Roger Michell (96’) v.o. inglese st. italiano

16.45

Sala Pasinetti

Chaitanya Tamhane (127’) v.o. marathi, hindi, inglese st. italiano/inglese

MISS MARX

16.30

14.00

Sala Giardino

VENEZIA 77 press - industry

Edgardo Pistone (15’) v.o. italiano, napoletano st. inglese

SHORTA

19.15

KHORSHID (Sun Children)

Olga Torrico (10’) v.o. italiano st. inglese

ZANKA CONTACT

Ismaîl El Iraki (120’) v.o. arabo, inglese st. italiano/inglese

Sala Volpi

14.00

Sala Volpi

Sala Astra 1

GIORNATE DEGLI AUTORI EVENTO SPECIALE press - industry

Abel Ferrara (65’) v.o. inglese, italiano, moldavo st. italiano/inglese

Sala Giardino

Sala Pasinetti

THE DISCIPLE

Olga Torrico (10’) v.o. italiano st. inglese

Natalya Vorozhbit (105’) v.o. ucraino, russo st. italiano/inglese

MAINSTREAM

22.00

VENEZIA 77 tutti gli accrediti

SETTIMANA DELLA CRITICA - SIC@SIC pubblico 18+ - tutti gli accrediti

Sala Volpi

Opera Prima Accesso in sala consentito solo fino a 10 minuti prima della proiezione. La prenotazione è obbligatoria per pubblico e accreditati./ Access will be allowed only 10 minutes before screening time. Reservation is required for the public and pass holders.

LA TROISIÈME GUERRE (The Third War) Pubblico Public

SALVATORE SHOEMAKER OF DREAMS

Accreditati Pass holders

Luca Guadagnino (120’) v.o. italiano, inglese st. inglese/italiano

8

#4

HHH HHHH½ HHH

HHH½ HHH½

HHH½ HH HHHH½

ALEX VICENTE EL PAIS

H HHHH HHHH H

HANNS-GEORG RODEK DIE WELT

HHHHH HHH½ HHH H½

BEN CROLL INDIEWIRE

JONATHAN ROMNEY THE OBSERVER

HHH HH½ H

PIERRE EISENREICH FABIEN BAUMANN POSITIF

AMANTS (Lovers) QUO VADIS, AIDA? THE DISCIPLE PADRENOSTRO

THE HOLLYWOOD REPORTER

S ARS

SCREEN INTERNATIONAL

mento d’informazione innovativo a disposizione delle associazioni per le quali siamo il punto di riferimento accademico. Abbiamo poi ideato queste prime quattro masterclass del progetto Maestre – I mestieri del cinema femminile, la cui natura si fonda sulla parità di genere. Abbiamo scelto quattro figure femminili impegnate in ruoli professionali da sempre troppo maschili nella nostra industria cinematografica: Lyda Patitucci (regista della serie Netflix Curon; regista di seconda unità per i film Smetto quando voglio, Veloce come il vento, Il primo re); Daria D’Antonio (che ha firmato la fotografia, tra gli altri, dei film Slam-Tutto per una ragazza, Il padre d’Italia, Ricordi?, Tornare); Gaia Bussolati (supervisore VFX, tra gli altri, dei film Casomai, La prima cosa bella, Baciami ancora, Il capitale umano, Il primo re, Il campione, Ford vs Ferrari, Tornare); Claudia Panzica (coordinatore di post-produzione, tra gli altri, dei film Lazzaro felice, Il primo re, Martin Eden, Croce e delizia, Il campione). È un progetto di formazione al femminile che pubblicheremo sul nostro sito, ma che vogliamo poi in qualche modo diffondere nelle scuole. Lo presentiamo qui al Festival presso la Pegaso Lounge oggi con un incontro in cui oltre alle protagoniste delle masterclass vedrà come ospite speciale Claudia Gerini.

INTERNATIONAL CRITICS

SEGUE DA P. 5

HH HHH HHH½


#4 9



77. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA

GENERI DI FULVIA CAPRARA

IL TALENTO FEMMINILE Le prime immagini dalla Mostra nell’era della pandemia parlano di donne risolute, di attrici che scelgono le parole, di ruoli centrali, che guidano le storie dei film selezionati. Con la performance della madrina Anna Foglietta durante il galà di apertura si può dire sia calato per sempre il sipario sullo stuolo di conduttrici vecchio stile. Quelle di cui, secondo tradizione, si ricordavano soprattutto le papere e i nomi degli stilisti che ne firmavano gli abiti. Nulla di male, certo, ma, forse anche grazie alla complicità del Covid, che ha decretato un’annata speciale, segnata da discorsi importanti e prese di posizione nette, non c’è stato nulla di inutilmente vacuo nei proclami di tre leonesse come Foglietta, Blanchett e Swinton. Lo stesso vale per le trame dei film, per registe come Jasmila Zbanic che, in Quo vadis, Aida? primo titolo in gara a Venezia 77, affronta il dramma del genocidio di Srebrenica attraverso la figura della traduttrice Aida (Jasna Duricic). Come Julia von Heinz che, in And tomorrow the entire world, ricostruisce la vicenda della ventenne Luisa pronta, nella Germania scossa dal revival di formazioni neonaziste, a unirsi al gruppo Antifa per contrastarle. Come la piccola grande Greta Thunberg, raccontata nel documentario di Nathan Grossman, ma assente al Lido perchè per lei è arrivato il momento di tornare sui banchi di scuola e quindi ha avuto tempo solo per un breve collegamento via Zoom. Alla Mostra, quest’anno, potrebbe succedere che il numero delle interpretazioni femminili memorabili superi di gran lunga quello delle analoghe prove maschili. Un problema per la giuria capitanata da Cate Blanchett, ma sarebbe anche un segnale significativo. E chissà che, prima o poi, la Mostra non decida di allinearsi alla scelta della Berlinale, che ha appena varato i premi “genderless” per la migliore interpretazione. Le cose cambiano. Spesso molto velocemente. n

LA SATIRA DI DISEGNI A PAG. 5

MISS MARX

in Mostra

S

usanna Nicchiarelli è al suo quarto film già una veterana di Venezia. L’esordio, Cosmonauta, nel 2009 deliziò pubblico e critica e vinse la sezione Controcampo Italiano. Nel 2017 Nico, 1988 portò a casa il Leone d’oro della sezione Orizzonti. Adesso approda al concorso internazionale con Miss Marx, storia della tormentata breve vita della figlia minore di Karl. C’è un filo, neanche troppo sottile, che lega la giovanissima Luciana, protagonista di Cosmonauta, con Eleonor Marx, passando per l’ex musa di Andy Wahrol e dei Velvet Underground. Tutte donne diventate adulte troppo presto, quelle davvero esistite (forse tutte…) con sogni e speranze infrante che ne hanno segnato, in un modo o nell’altro, le vite precocemente interrotte. Figure affascinanti, quelle di Nico e Eleonor, eroine romantiche che avrebbero potute essere protagoniste di un romanzo di una sorella Brontë a caso. In entrambi i casi, storie eccezionali che Susanna Nicchiarelli sa gestire con sensibilità, empatia ed equilibrio. Una sorta di vocazione sembra pervadere la regista romana, un sentimento che va ben oltre il femminismo o la giusta considerazione che queste donne si meritano nell’economia della Storia. Nico, 1988 e Miss Marx sono opere che rendono giustizia a due persone straordinarie, artiste e rivoluzionarie tormentate dalle loro stesse passioni e idee. Miss Marx è un film in costume, un manifesto politico e un melò classico, soprattutto è un’opera d’attualità, i cui temi centrali vengono ancora oggi dibattuti

quotidianamente, oltre che abbattuti, da molti, con la stessa frequenza. Un aspetto che ha sottolineato la stessa regista. «La storia di Eleanor parla di temi talmente moderni da essere ancora oggi, oltre un secolo dopo, rivoluzionari. In un momento in cui la questione dell’emancipazione è più che mai centrale, la sua vicenda ne delinea difficoltà e contraddizioni più che mai attuali per cercare di afferrare alcuni tratti dell’epoca che stiamo vivendo» Nei panni non semplici da indossare di Eleonor c’è una bravissima Romola Garai, facilmente identificabile tra le favorite della Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. Inglese, ma nata ad Hong Kong, al contrario di Miss Marx a cui Londra diede i natali, come tutte le attrici di Sua Maestà ha dimestichezza con i film storici, e anche con il Lido, dove venne nel 2007 per Espiazione di Joe Wright. Nei panni di Karl Marx, una sorpresa: il grande cineasta tedesco Philip Gröning, anch’egli habitué del Lido. n ALESSANDRO DE SIMONE

CHECK-OUT Tilda Swinton, premiata con il Leone d’Oro alla carriera, lascia il Lido


Venice’s lifestyle department store

Calle del Fontego dei Tedeschi steps from the Rialto Bridge, Venice

@tfondaco


in Mostra

PIECES OF A WOMAN

«Q

DAILY n. 4 - SABATO 05.09.2020

uando Martin Scorsese mi ha chiamato dopo avere visto per la prima volta il film, il tempo si è fermato per un istante». Queste le parole di Kornél Mundruczcò, regista di Pieces of a Woman, quando l’uomo che ha girato Taxi Driver gli ha fatto sapere che aveva amato tanto il suo lavoro da volerlo supportare. «Vedere film che ti colgono di sorpresa è raro» ha commentato Scorsese. «Pieces of a Woman è stata una profonda esperienza emotiva sin dalla prima scena e non ha fatto altro che diventare più forte con lo scorrere del film. Kornél ha uno stile immersivo e una fluidità con la macchina per cui è impossibile distogliere lo sguardo e non restare coinvolti». Se un cineasta come Scorsese, che a proposito di fluidità di macchina ne sa qualcosa, ti fa un complimento del genere, qualcosa vorrà dire. Sulla potenza narrativa di Pieces of a Woman c’è poco da discutere. Martha e Sean sono una coppia di Boston in attesa del loro primo figlio. Purtroppo la gioia si trasforma in tragedia, per mano dell’ostetrica presa dal panico durante il parto in casa. Per Martha inizia così un’odissea lunga un anno, durante il quale dovrà confrontarsi con il dolore per la perdita del figlio, le difficili relazioni con il marito e una madre dominante e il processo nei confronti dell’ostetrica, accusata di negligenza. Tratto da un’esperienza personale condivisa con l’attrice e sceneggiatrice Kata Weber, Pieces of a Woman è il primo film in lingua inglese di Kornél

UN PREMIO OSCAR TRA FARSA E TRAGEDIA

J

im Broadbent è al Lido per presentare The Duke, commedia diretta da Roger Michell in cui il premio Oscar inglese (non protagonista per Iris) divide la scena con Dame Helen Mirren. «Eravamo stati in un film insieme, ma mai nella stessa scena. Attrice magnifica, si è calata completamente nella parte, mostrare l’età senza problemi». Broadbent interpreta l’uomo che nel 1961 rubò un Goya dalla National Gallery per chiedere in riscatto l’abolizione del canone televisivo per gli anziani. Una storia vera «di cui non sapevo nulla finché non mi è arrivata la sceneggiatura, una delle migliori che ho letto negli ultimi anni. Un

LA FRASE

del giorno IE: «IL MONDO SI DIVIDE IN DUE CATEGOR .  RE» RIDE FA NON E FA RIDERE ZI)

Mundruczcò, regista ungherese assiduo frequentatore dei maggiori festival mondiali con i suoi film. Vincitore a Cannes 2014 della sezione Un Certain Regard con White Dog, Mundruczcò ha messo insieme un cast notevole per questa sua prima avventura americana. La coppia protagonista è composta da Vanessa Kirby (in concorso anche con The World to Come) e Shia LaBeouf, l’ostetrica è l’attrice canadese Molly Parker, mentre nel ruolo della madre c’è una vecchia conoscenza proprio di Martin Scorsese, Ellen Burstyn, che vinse l’Oscar come Miglior attrice protagonista per Alice non abita più qui. Kata Weber e Kornél Mundruczcò collaborano da alcuni anni, White Dog è stato il loro primo lavoro insieme, seguito da Una luna chiamata Europa, e il prossimo progetto è in cantiere, una serie drammatica dal titolo Everybody’s Woman, ambientato nell’industria del porno e incentrato su una donna che dal set decide di passare dietro le quinte per acquisire potere. Decisamente una coppia creativa da tenere d’occhio. ADS

personaggio vero, uno sciovinista vecchio stile che però dà tutto se stesso per difendere i deboli. Un uomo che può mentire spudoratamente alla moglie, amandola però sinceramente». Una commedia ricca dei valori di cui il Regno Unito nell’era del Covid e della Brexit ha un grande bisogno. «È profondamente deprimente. Sono stati fatti errore uno dietro l’altro e la situazione non ha fatto altro che peggiorare. La gente sarà sempre più arrabbiata e frustrata, aumenterà la disoccupazione e i problemi. Spero che, andando avanti, venga fuori qualcosa di buono, ora è tutto molto cupo. Questo film per fortuna sottolinea i benefici della condivisione, della gentilezza e dell’identificarsi nell’altro piuttosto che pensare solo a se stessi. Se riuscissimo a trasmettere anche solo un po’ questo messaggio sarebbe già un piccolo aiuto». ALESSANDRO DE SIMONE

PIECES OF A WOMAN Canada/Ungheria, 2020 Regia: Kornél Mundruczcò, Interpreti: Vanessa Kirby, Shia LaBeouf, Ellen Burstyn, Jimmie Fails, Molly Parker, Sarah Snook, Iliza Shlesinger, Benny Safdie Durata: 115’

SORRISO IN SALA

IN CONCORSO

PSICOCINEMA DI FLAVIA SALIERNO

Meno male che esistono le belle storie. Quelle che ogni tanto ci ricordano che l’essere umano non è solo quello cattivo, guerrafondaio, ingordo e individualista. Esistono anche le storie in cui l’altra faccia della luna è quella baciata dal sole. Come in The Duke, dove il vero “duca” è l’aristocratico del cuore, il nobile d’animo. Quanto fa bene, in quest’epoca di covid, così depressiva, uscire dalla sala con un bel sorriso sotto la mascherina! Un sorriso corredato da una commozione bella. Ha il potere di tirar fuori da ciascuno di noi un po’ di quell’animo generoso che sempre più siamo costretti a relegare nei meandri della nostra anima. Sì perché se scaviamo a fondo nel nostro mondo interno, non troviamo solo cose che spaventano, ma anche un po’ di quell’animo puro che via via dimentichiamo, accumulando le piccole (e grandi) ferite del tempo. Un bel sorriso accompagnato anche dalla riflessione su come potrebbero funzionare le cose nel mondo in cui viviamo, se solo riuscissimo a sforzarci un po’, come il sig. Kempton Bunton insegna. E, chissà, forse anche Goya, come artista dall’animo sensibile, e contrario alle oppressioni, avrebbe approvato il furto del suo stesso quadro per un fine così grande e nobile. n

(LODO GUEN

LODO GUENZI: SONO UN ATTORE NON PER CASO

Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale a Venezia con EST- Dittatura Last Minute. Tra i film del cuore LouiseMichel, storia di operaie francesi licenziate: ma «il vero film preferito è Tartarughe Ninja alla riscossa».

Esordio al cinema: perché ora? Pensavo non avrei mai fatto cinema. Max Croci mi voleva in un film, poi è venuto a mancare, ma l’idea nasce da lui. A Roma, durante la tournèe de Il giardino dei ciliegi, abbiamo incontrato

alcune agenzie fino alla proposta. L’ironia è un modo efficace di affrontare temi difficili? Certo. Ora l’ironia è una delle poche cose concesse per una comunicazione efficace, perché è tutto in pillole, il giudizio è prevenuto: se uno fa ridere, almeno lo ascolti. Il protagonista di Curon Alessandro Tedeschi, che ha frequentato la mia accademia, ha detto: «Il mondo si divide in due categorie: fa ridere e non fa ridere». Il film parla del tramonto delle

dittature nell’Est Europa. Oggi la condizione dei giovani in Europa è migliorata o peggiorata? Crollato quel muro, è crollata l’ipotesi che qua fosse il paradiso e là fosse tutto sbagliato, anche se sappiamo le cose terribili che facevano lì. Appartengo alla prima generazione nata nella percezione che non possa esistere un altro sistema di vita. Fa male, come la claustrofobia. Che impressione fa questa Venezia al tempo del Covid?

Penso funzioni anche così. Ci sono meno curiosi, ma la folla attirata dal divismo è la cosa meno interessante del Festival, come a Sanremo le persone sotto gli alberghi. Sarebbe bello avere le sale più piene, ma l’importante è che da tutto il mondo ci si incontri, si vedano le cose degli altri, si abbia un senso collettivo del fare le cose. Per i grandi concerti è diverso. EMANUELE BUCCI

CIAK | 3


H APPUNTAMENTI H CÀ SAGREDO. Venezia - dalle 09.00 alle 14.00: meeting “The next present and the future of the Audiovisual. How a Video Can Change The World” - partecipano, tra gli altri, Marcello Foti, Carlo Gentile che lo ha ideato. LOUNGE PEGASO. Ore 11.00: la presidente dell’Accademia del Cinema Italiano, Piera Detassis, e l’attrice premio David, Claudia Gerini, dialogheranno sul cinema e il suo futuro, intervistate in diretta streaming sui canali social dell’Università Telematica Pegaso (Facebook e YouTube, @universitatelematicapegaso – UnipegasoChannel). L’incontro si svolgerà presso la al Lido di Venezia. TROPICANA 1. Ore 11.00: About Women, intervista a David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, a cura di Tiziana Ferrario. CAMPARI LOUNGE. Hotel Excelsior Ore 12.00: interviste con Marco D’Amore ITALIAN PAVILLION. Hotel Excelsior Ore 13.30: - conferenza stampa del premio Kineo. Ci saranno Martha De Laurentiis, Anna Foglietta, Sara Serraiocco e Massimiliano Caiazzo. SPAZIO REGIONE VENETO. Hotel ExcelsiorOre 14.30: presentazione del Premio Internazionale per la Sceneggiatura MATTADOR dedicato a Matteo Caenazzo. TROPICANA 1. Ore 15.30: Massimo Giletti intervista Pietro Bartolo, medico di Lampedusa oggi europarlamentare. ITALIAN PAVILLIION. Ore 16.00: presentazione del Festival Cortinametraggio CAMPO SANTA SOFIA. Venezia. Ore 20.30: Premio Kineo ideato da Rosetta Sanelli. Intervengono Olga Kurylenko, Katherine Waterston, Anna Foglietta e Sara Serraiocco. Ospite d’onore Maria Francesca Spatolisano (ONU). CAMPARI LOUNGE. Hotel Excelsior Ore 16.00: Marco D’Amore da il via agli appuntamenti Campari, incontrando il giovane talento Luca Nemolato, il concept artist che ha ideato l’umanoide di “The Shape of Water” per un dialogo incentrato sulla creatività, sull’ideazione e sulla progettazione del prodotto cinematografico. TROPICANA 1. Ore 18.00: Incontro con Alessandro Gassmann, attore e regista, protagonista di Non odiare di Mauro Mancini, unico film italiano in concorso alla Settimana della Critica modera Piera Detassis.

Il premio Cinecibo, in memoria del fotografo Pietro Coccia e dedicato ai professionisti del settore, verrà assegnato a Daniele Venturelli. Parteciperà Claudia Gerini.

Un po’ distratta dal glamour della situazione e dagli scatti dei fotoreporter, Georgina Rodriguez ha dimenticato di rimuovere il cartellino dal suo abito bianco. “Questioni di etichetta” che possono capitare quando si affronta la frenesia della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. La compagna di Cristiano Ronaldo comunque è già ripartita dal Lido di Venezia. Chissà se per riportare l’abito allo sponsor.

ELISA FUKSAS: PIÙ CI PARLIAMO, PIÙ FUNZIONIAMO Alle Giornate degli Autori Elisa Fuksas presenta il suo film iSola, girato col cellulare, tra la malattia (sua e di un’amica) e il lockdown. Raccontarsi attraverso l’arte può essere un modo per riconnettersi con gli altri? Sta succedendo ora: sto vagamente rendendomi conto che il film è un oggetto che esiste e può essere visto. Finora non me ne sono resa conto, perché ho lavorato solo con persone molto vicine a me, come la montatrice e i produttori. Mi sono protetta, o non ce l’avrei mai fatta. Nel tuo cinema hai già toccato il rapporto tra nuove tecnologie e vita delle persone. Ora che idea hai del ruolo di questi dispositivi? Il telefono mi ha salvato la vita: è stato la mia troupe, il mio direttore della fotografia, il mio produttore, il mio amico. Non vedo niente di demoniaco in questo strano oggetto, veramente misterioso soprattutto quando è spento: anzi, lo vedo come una possibilità. Il tuo romanzo Ama e fai quello che vuoi racconta eventi antecedenti a iSola. Scrittura

IL SAX DI UN NERO A METÀ

È stato uno dei (pochi) musicisti che ha trasportato la musica di Napoli nella modernità. Nato da una ragazza napoletana e da un soldato americano di passaggio per la città alla fine della seconda guerra mondiale, James Senese suona il sassofono tenore. È stato fondatore dei rivoluzionari Napoli Centrale, una formazione di jazz rock, e ha suonato con molti altri grandi protagonisti della musica partenopea. Questa sera alle 21:30 le Notti Veneziane all’Isola degli Autori ospitano la proiezione di James, documentario di Andrea Della Monica incentrato sul musicista. Un racconto di poco più di un’ora sull’evoluzione della musica degli anni ’70 e sulla trasformazione di una porzione di campagna napoletana in una delle periferie più crudeli d’Italia. Alla fine della proiezione è previsto un piccolo showcase con Senese. n

CIAK | 4

LA CURIOSITÀ

@ Maurizio D’Avanzo

GEORGINA E L’ETICHETTA

in Mostra

JAMES Italia, 2020 Regia: Andrea Della Monica Durata: 70’ FUORI CONCORSO

Elisa Fuksas

e realizzazione del film si sono influenzate a vicenda? Le mie giornate erano la pulizia, finire il romanzo e riprendermi senza sapere bene perché: quindi sicuramente mentre mi filmavo il libro continuava a lavorare in me. Quando poi ho scritto la voce narrante del film, il tono è simile al libro, come se si fosse spostato abbandonando la carta. Hai toccato linguaggi diversi nel tuo percorso. Il dialogo tra le arti può rilanciare la cultura? Secondo me più siamo, più ci parliamo e più funzioniamo. Mi piacerebbe ricominciare a fare film corali, a episodi, ciò che eravamo capaci di fare, in una prospettiva contemporanea, più frammentata. Penso sia fondamentale ricominciare a parlarsi, e avere meno paura degli altri. EMANUELE BUCCI

ALLE GIORNATE DEGLI AUTORI L’EUROPA A SOSTEGNO DEL CINEMA «In Europa abbiamo un patrimonio culturale molto ricco che dobbiamo alimentare e proteggere». Lo ha detto ieri Sabine Verheyen (presidente per la cultura al Parlamento Europeo, nella foto) durante l’incontro L’Audiovisivo come industria chiave per la crescita in Europa all’Italian Pavillion del Lido. All’evento ha partecipato con un videomessaggio anche l’europarlamentare Massimiliano Smeriglio.


in Mostra

DAILY n. 4 - SABATO 05.09.2020

Foto di Maurizio D’Avanzo

Pierfrancesco Favino, protagonista di Padrenostro di Claudio Noce

La protagonista femminile, Barbara Ronchi

In alto, Matteo Salvini con la compagna Francesca Verdini. A destra, Il ministro Francesco Boccia con Nunzia Di Girolamo.

AL LIDO con

www.stefanodisegni.it

Lido LAND In alto, Claudio Noce, regista del film, con i giovani protagonisti. A destra, Pierfrancesco Favino con la figlia Lea.

STEFANO DISEGNI

CIAK | 5


A CINECITTÀ IL TUO EVENTO EMOZIONA.

Cinecittà Events, la più potente macchina per eventi e intrattenimento che possiate immaginare, mette al servizio delle grandi agenzie e dei grandi brand spazi dedicati ed esclusivi in grado di ospitare eventi di ogni tipo, dimensione e budget. Gli Studi di Cinecittà offrono l’opportunità di realizzare un evento “chiavi in mano”: partendo dal progetto del cliente, fornendo spazi, allestimenti, tecnologie, catering e servizi aggiuntivi. Con Cinecittà Events non ci sono limiti alle emozioni.

cinecittaevents.it eventi@cinecittaluce.it · Via Tuscolana 1055 · 00173 Roma


in Mostra

BAD ROADS (POHANI DOROGY)

i

Film

DAILY n. 4 - SABATO 05.09.2020

Q

uattro storie, solo apparentemente scollegate, ambientate lungo le strade del Donbass in guerra, dove nessuno si salva, nessuno è al sicuro. Di questi episodi l’unico comun denominatore è l’efferata crudeltà, elemento cruciale di una feroce dinamica di dominio e sottomissione che coinvolge tutti indistintamente. Un puzzle di storie che si scompone e si ricompone sulla scena di un teatro degli orrori.

SETTIMANA DELLA CRITICA

RESIDUE

RESIDUE

Stati Uniti, 2020, Regia Merawi Gerima, Interpreti Obinna Nwachukwu, Dennis Lindsey, Taline Stewart, Derron, Jacari Dye, Julian Selman, Melody Tally, Ramon Thompson Durata 90’ GdA - OPERA PRIMA

I GENERI THE FEMALE TALENT Between 1918 and 1920, the Spanish flu killed tens of millions of people around the world, infecting about 500 million out of a population of 2 billion. There were 50 million deaths from that pandemic, but the exact figure fluctuates enormously depending on the sources. Among the most famous infected survivors of the virus are Walt Disney, Edvard Munch and Franklin Delano Roosevelt, but for instance Guillaume Apollinaire, Egon Schiele and his wife Edith died. Yet, from an artistic point of view, there is no trace of that global scourge: cinema and literature have never told the subject and the survivors have not even talked about it with their children and grandchildren, as if it were something shameful to bury in the sand. In short, there was a form of total repression, a selective loss of memory to erase an unexpected trauma. Exactly 100 years later, Covid-19 came to disrupt our lives and this time things went differently. Since the early days of the lockdown, the artists have told what we were experiencing in many ways, creating a precious emotional archive of our time and an invaluable heritage for subsequent generations. Just by facing the problem, taking note of the risks and protecting ourselves we will pass this test, coming out different and even more mature. If even La voix humaine, thanks to Tilda Swinton, becomes a metaphor for the lockdown, we are certain that this time we will not forget and that cinema will save us, against who, without any ethics, still dare to minimize the risks for sinister as well as shortsighted personal interests.

disastri causati a Washington dal programma statale edile HOPE VI (con la demolizione dell’edilizia popolare nelle zone ad alto tasso di criminalità della città, per far posto a costruzioni riqualificate), sono stati raccontati nel film A Dog Called Money di Seamus Murphy e PJ Harvey, che al tema ha dedicato l’album The Hope Six Demolition Project. Sullo stesso tema Residue, dell’esordiente Merawi Gerima, ha la potenza di una narrazione vissuta e patita in prima persona. Il film racconta il ritorno di Jay nel quartiere abbandonato dai suoi genitori quando lui era alle medie: nulla è come prima, degli amici d’infanzia Demetrius è scomparso, Dion è in carcere e chi è rimasto non si fida e non risponde alle sue domande, ma anche su Jay, dopo un banale diverbio, incombe lo stesso destino.

BAD ROADS (POHANI DOROGY) Danimarca, 2020 Regia: Anders Ølholm e Frederick Louis Hviid Durata: 108’ SIC - IN CONCORSO

GIORNATE DEGLI AUTORI

S S ARS ARS GUERRE STELLARI F. Ferzetti CIAK L’ESPRESSO

AMANTS QUO VADIS, AIDA? PADRENOSTRO THE DISCIPLE

E. Morreale REPUBBLICA

P. Mereghetti IL CORRIERE DELLA SERA

M. Mancuso IL FOGLIO

M. Gottardi LA NUOVA VENEZIA

F. Alò A. De Grandis F. Pontiggia IL MESSAGGERO IL GAZZETTINO IL FATTO QUOTIDIANO

F. Caprara LA STAMPA

P. Armocida IL GIORNALE

C. Piccino IL MANIFESTO

MEDIA

H1/2

HH1/2

H1/2

HH

HH

HH1/2

H1/2

HH

HHH

H1/2

NP

2

HHHH

HH1/2

HHH1/2

HH

HHH

HHHH

HH1/2

HHH

HH

HH1/2

HHH

3

HHH

HH

H1/2

HH

HH

HH1/2

HH

HH1/2

HHH

HH1/2

H1/2

2,2

HHH1/2

HHH

HHH

H

HH

HHHH

HHH

HHH1/2

HH

HHHH

HH

2,8

HHHHH LA PERFEZIONE ESISTE HHHH DA NON PERDERE HHH INTERESSANTE HH PREGI E DIFETTI H DIMENTICABILE

in Mostra

Direttore Responsabile: Flavio Natalia - Responsabili di Redazione: Oscar Cosulich (contenuti), Biagio Coscia (realizzazione) - In Redazione: Alessandro De Simone, Alessio Lana, Emanuele Bucci, Claudia Giampaolo (web) - Grafica: Guido Benigni - Collaboratori: Nanni Delbecchi, Fabio Ferzetti, Beatrice Fiorentino, Michela Offredi, Flavia Salierno - Foto: Maurizio D’Avanzo - STAMPA: WWW.TIPOGRAFIACOLORAMA.COM - Via Garda, 13 - San Donà di Piave (VE).

www.ciakmagazine.it

Facebook.com/CiakMagazine

Twitter.com/CiakMag

Instagram.com/CiakMag

CIAK | 7