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ARTE&ARTE Progetto e realizzazione Nazzarena Bortolaso Mimmo Totaro


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Provincia di Como Assessorato alla Cultura e ai Grandi Eventi

Emme.Effe

Agenzia Enrico Fasola

Ville de Montrogue

Consolato Generale del Giappone a Milano


energheia 2011miniartextilcomo xxI mostra internazionale d’arte contemporanea Dal 24 settembre al 20 novembre 2011 Ex Chiesa di San Francesco Spazio Culturale Antonio Ratti Largo Spallino 1, Como Fondazione Antonio Ratti Villa Sucota, Via per Cernobbio 19, Como Villa del Grumello Via per Cernobbio 11, Como Museo Civico Archeologico “Paolo Giovio” Piazze Medaglie d’Oro 1, Como Teatro Sociale Piazza Verdi, Como Camera di Commercio Via Parini 16, Como Dal 22 al 27 settembre 2011 MyOwnGallery Via Tortona 27 - Milano Altre sedi espositive

Coordinamento Organizzativo Paola Re ph.+39.031.305621 paola.re@miniartextil.it Ufficio Stampa Arte&Arte press@miniartextil.it Catalogo Impianto luci Gabriele Coduri de’ Cartosio Impianto video/audio Maurizio Camponovo Realizzazione video Paolo Lipari - Dreamers Scuola Cine Video Como Assicurazioni Axa Assicurazioni Agenzia Enrico Fasola – Como Orari di apertura: San Francesco - Spazio Culturale A. Ratti da martedì a venerdì 14/19 sabato e domenica 11/19 FAR Fondazione Antonio Ratti da martedì a venerdì 14/18.30

Dal 4 al 24 febbraio 2012

Villa del Grumello da martedì a venerdì 14.30/18.30

Salon de l’Hotel de Ville Avenue de la République 43, Montrouge - Parigi (F)

Museo Archeologico da martedì a sabato 9.30/12.30 e 14/17 domenica 10/13

Dal 22 giugno al 2 settembre 2012

Camera di Commercio lunedì, martedì, giovedì e venerdì 8.45/12.15 mercoledì 8.30/15.30

Museo di Palazzo Mocenigo San Stae - Venezia Curatore Luciano Caramel Traduzione inglese testo critico Pete Kercher Progetto e Realizzazione Arte&Arte Nazzarena Bortolaso e Mimmo Totaro www.miniartextil.it Direzione Artistica Giuseppe Coco Allestimenti Studio Totaro per Arte&Arte

MyOwnGallery tutti i giorni 10/19 Appuntamenti: Mercoledì 28 settembre ore 19.00: Ex Chiesa di San Francesco “Inizio come filo” conferenza della Prof. Francesca Rigotti in collaborazione con l’ Ordine degli Architetti PPC di Como. Novembre: Ex Chiesa di San Francesco “Alfabeti di luce. Incanti e disincantamenti nelle puls-azioni della danza” un lavoro di Isa Traversi con il suo laboratorio.


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Si ringraziano: Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano Il Segretario Generale Donato Marra Il Capo del Servizio Rapporti con la Società Civile Giampaola Caroli Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giancarlo Galan Il Capo di Gabinetto Salvatore Nastasi Il Sindaco di Como Stefano Bruni L’Assessore alla Cultura Sergio Gaddi Il Consiglio Comunale e la Giunta del Comune di Como Il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni Il Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia Davide Boni Il Consiglio Regionale e la Giunta della Regione Lombardia L’assessore alla Cultura della Regione Lombardia Massimo Buscemi Il Presidente della Provincia di Como Leonardo Carioni L’Assessore alla Cultura e ai Grandi Eventi Mario Colombo Il Consiglio provinciale e la Giunta della Provincia di Como Il Presidente della Camera di Commercio di Como Paolo De Santis Il Consiglio della Camera di Commercio di Como Il Direttore del Museo Civico Archeologico “Paolo Giovio” Tullio Saccenti Isabella Nobile La Direttrice del Teatro Sociale di Como Barbara Minghetti Il Presidente della Fondazione Antonio Ratti Annie Ratti Il Direttore della Fondazione Antonio Ratti Marco De Michelis Il Presidente dell‘Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Como Angelo Monti. Associazione Villa del Grumello Filippo Arcioni, Chiara Bignami MyOwnGallery Gisella Borioli, Chiara Ferella Falda

La Fondazione Musei Civici Veneziani Paola Chiapperino, Chiara Squarcina Il Sindaco del Comune di Montrouge (F) Jean Loup Metton L’Assessore alla Cultura Alexandra Favre Il Consolato Generale del Giappone a Milano I Consoli Shigemi Jomori e Hiroshi Watanabe Luciano Caramel Castello di Rivara Centro d’Arte Contemporanea, Rivara (To) Frittelli Arte Contemporanea, Firenze Galerie Anne de Villepoix, Paris Gallery Gallery, Kyoto Galleria Lia Rumma Milano - Napoli Galerie Lisette Alibert, Paris Galleria Milano, Milano Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea, Milano Primo Marella Gallery, Milano Collezione Gino Battista - Triggiano Enciclopedia d’Arte Italiana - Giorgio Ramella I Soci del Club di Miniartextil Vladimiro e Dante Luciano, Sara Garbarino, Angelo Palma, Angelo Porro, Gianbattista Lanzi, Nicoletta Mezzalira, Francesco Gentili, Umberto D’Alessandro, Rizzieri Marchini, Edoardo Scaccabarozzi, Moreno Borghetto, Fabio Ferretti, Roberto Bernasconi, Giorgio De Angelis, Mari Boggia, Enrico Fasola, Alberto Vetrano, Oman Caffè, Tiziano Bonomi, Giuseppe Menta, Paolo Coduri De Cartosio, Maurizio Camponovo, Corrado e Stefano Visini. Ettore A. Albertoni, Chiara Anzani, Edgardo Arosio, Damien Bigot, Roberto Borghi, Loris e Lucina Bortolaso, Milli Brunelli, Andrea Caporaso, Valentina Cavallari, Franco Cerofolini, Francina Chiara, Santi Cicero, Kela Cremaschi, Olga Damiani, Anna Della Torre, Simone Frittelli, Maria Luisa Govoni, Antonella Guariglia, Paolo Lipari, Manuela Maffioli, Giancarlo Mosconi, Letizia Motta, Antonella e Gianfranco Panebianco, Ornella Pizzagalli, Andrea Ponsini, Francesca Prato, Jacopo Re, Francesca Rigotti, Margherita Rosina, Teresa Saibene, Antoine Sainte Fare Garnot, Paolo Filippo Soldan, Francesca Testoni, Isa Traversi, Veronica Vittani.


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INDICE

TESTI CRITICI EX CHIESA DI SAN FRANCESCO Spazio culturale Antonio Ratti FONDAZIONE ANTONIO RATTI VILLA DEL GRUMELLO Camera di Commercio TEATRO SOCIALE – PIAZZA VERDI MUSEO CIVICO “PAOLO GIOVIO” MILANO – MYOWN GALLERY


GLI ARTISTI Le Installazioni Marina Abramovic Azra Aksamija Joel Andrianomearisoa Filippo Avalle Heidi Bedenknecht de Felice Bela Bela Giuseppe Bellini Joseph Beuys Alexander Brodsky Kela Cremaschi Wlodzimierz Cygan Damss Oznur Enes Angelo Filomeno Jean Philippe Hausey-Leplat David Herbert Nao Kimura Anda Klancic Flavio Lucchini Penelope Margaret Mackworth-Praed Vincenzo Marsiglia Jens J. Meyer Yoriko Murayama Fabrizio Musa Ester Negretti Pino Pascali Alfredo Ratti Chiharu Shiota Mimmo Totaro i minitessili Franco Albonico, Sergio Alessio, Antra Augustinovica, Aud Bakkelund, Heidi Bedenknecht–De Felice, Giuseppe Bigliardi, Marie–Jeanne Boyon, Valerie Buess, Melissa English Campbell, Gabriella Crisci, Zlatko Cvetovic, Pascale Driviere, Nadine Dupeux, Silvia Fedorovà, Yolaine Fruhauf, Cristina Gamez Armas, Ghislaine Garcia Berlier, Ceca Georgieva, Alvaro Diego Gomez Campuzano, Zuzana Hromadovà, Feliksas Jakubauskas, Nobuko Koizumi, Irina Kolesnikova, Agnieszka Kopec, Ieva Krumina, Rolands Krutovs, Alicja Laciak, Penelope Margaret Mackworth-Praed, Genevieve Moisan, Zivile Muraskiene, Kaoru Nakano, Cecilia Natale, Lucia Pagliuca, Chiara Passigli, Ana Poggi, Ieva Prane, Patricia Robert–Castets, Kabir Shafiqul, Alyna Shchygoleva, Yukako Sorai, Vlasta Stamfestovà, Elisabeth Straubhaar, Mihoko Sumi, Mai Tabakian, Aya Takada, Toshie Takahashi, Kaori Umeda, Danutè Valentaitè, Misako Wakamatsu, Minako Watanabe, Inger Weidema, Almyra Weigel, Izabela Wyrwa, Ludwika Zytkiewicz–Ostrowska


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Ventuno anni di produzione artistica e culturale ininterrotta sono un traguardo importante per Miniartextil, rassegna che ha fatto crescere la Città di Como, inserendola in un circuito di rilevanza internazionale. Cultura e territorio sono sempre strettamente connessi: vi è tra loro un legame di intimità, su cui si strutturano i rapporti sociali e l’empatia. Miniartextil, nel corso degli anni e grazie al lavoro profuso da Mimmo Totaro e Nazzarena Bortolaso, è riuscita a sfruttare e valorizzare al meglio una cultura locale, quella del tessile, elevandola su scala internazionale. Anche quest’anno, la prestigiosa sede comunale dell’ex Chiesa di S. Francesco, ora Spazio Culturale Antonio Ratti, ospita la kermesse in qualità di sede principale, sottolineando ancora una volta l’impegno costante dell’Assessorato alla Cultura nel sostegno delle realtà culturali del territorio. Apprezzo la parola Energia – tema di quest’anno – perché è sinonimo di dinamismo, rinnovamento, crescita, miglioramento, creazione, a mio avviso termini affini al concetto di Cultura, vero motore di accrescimento interiore e di miglioramento della qualità della vita. L’energia creativa è il cuore pulsante della creazione artistica e quindi della cultura stessa: è una forza intangibile e prorompente che si riversa nell’opera d’arte, qualunque essa sia. Ma Energia, oltre ad essere un termine evocativo e altamente ricco di significati, che ha ispirato gli artisti di questa edizione, rispecchia l’appassionato lavoro svolto dagli organizzatori che, di anno in anno, hanno saputo far crescere e rinnovare la manifestazione, trasformandola in uno degli eventi artistici più attesi in città e una delle più significative esposizioni d’arte tessile nel mondo. Sergio Gaddi Assessore alla Cultura del Comune di Como


In fisica, l’energia è la capacità di un corpo di compiere un lavoro; si deve a Keplero, ad inizio del 1600, questa moderna accezione scientifica; ma, affascinante, è comprendere la vera etimologia del termine stesso, ένέργέία in greco antico, parola largamente utilizzata dal geniale Aristotele; Per ottenere una traduzione letterale, energheia deve essere scomposto in due parti: en, suffisso che rafforza qualsiasi significato di parola ed ergon, ossia la capacità di agire. Come questo termine così denso di significati può associarsi al mondo dell’arte, in particolare dell’arte tessile? Con una perfetta intuizione, gli organizzatori de “Miniartextil” – edizione 2011 – hanno proposto agli artisti partecipanti di esprimere attraverso le loro opere forza, energia, dinamismo, voglia di crescere e migliorarsi. Viviamo in un mondo che cambia rapidamente, nel quale gli uomini, la natura, l’arte e la scienza subiscono ogni giorno profonde trasformazioni; pertanto, è parso intrigante capire e sondare da un punto di vista artistico e culturale le diverse forme di energie e di forze che conducono a questi continui mutamenti. Dal prossimo 24 settembre, prepariamoci, dunque, a lasciarci trasportare dalla pura energia dell’arte in questo fantastico viaggio: 54 minitessili che saranno esposti, accanto a grandi installazioni che metteranno ancora una volta la propria firma sul successo de “Miniartextil”, in sedi prestigiose della città; quasi due mesi a disposizione di tutti per comprendere, oltre che artisticamente, anche il forte valore umano e sociale di una delle più importanti rassegne di arte tessile che, partita nel 1991 da Como con grandi ambizioni, ha saputo farsi conoscere nel mondo, ha ospitato nel corso della sua storia artisti provenienti da ogni dove del globo e ha tessuto ed intessuto – naturalmente – importanti contatti, arrivando ad essere ospitata in città quali Montrouge (Parigi), Venezia, Milano. Credo fortemente che appuntamenti come Miniartextil siano essenziali per migliorare la qualità della vita di una città e contribuire alla crescita culturale di ognuno; oltremodo la rassegna rappresenta un vettore per far conoscere ovunque il nostro territorio, ricco di storia e tradizioni e per sottolineare, ancora una volta, come la cultura sia un investimento che può generare ricchezza. Rinnovando l’impegno da parte della Provincia di Como a sostenere simili eventi culturali, concludo porgendo i miei più sinceri complimenti agli organizzatori che, anche quest’anno, bisseranno i già luminosi successi degli anni passati! Prof. Mario Colombo Assessore alla Cultura e ai Grandi Eventi della Provincia di Como


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Il tessile, più’ di altre forme artistiche, declina il suo intreccio per interpretare sensazioni, emozioni, microcosmi esistenziali. Così, la trama e l’ordito si incontrano per raccontare, attraverso un codice subliminale non meno efficace dell’inchiostro sul foglio bianco, l’universo creativo che traduce quella inarrestabile evoluzione sintattico-artistica. Pertanto proporre tale espressione attraverso degli originali manufatti ci rende privilegiati in quanto possiamo dar voce ad un linguaggio parallelo ed intenso. In quest’ottica si colloca la preziosa collaborazione con Miniartextil di Como che ci consente di effettuare quel balzo verso il contemporaneo, necessario se non addirittura vitale ed indispensabile per una struttura come il nostro Museo di Ca’ Mocenigo, sede del Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume. Le testimonianze del passato, ivi conservate, diventano in questo modo strumenti di supporto analitico per le sempre interessanti ed esteticamente suggestive proposte artistiche di Miniartextil. Oggi più’ di ieri e’ percepibile l’urgente necessita’ di cogliere i suggerimenti del passato per una lettura più’ coerente e attenta del presente, prologo al futuro. Cosi’ sento di sintetizzare la comunione di intenti storico artistici tra noi e l’Associazione Arte&Arte, fautrice di Miniartextil. Una collaborazione che ci permette di tessere nuove esperienze da cui si possa cogliere un supporto energico ed indagatore del continuo evolversi socio-intellettuale dell’arte. Con grande soddisfazione ed orgoglio Ca’ Mocenigo ospita i minitessili come espressioni contemporanee di artisti che si confrontano con il tessile intrecciando fantasia, creativita’ ed, a volte, autoironia. In fondo ci accomuna la percezione che il mondo del tessile identifichi una duttile icona per esprimere la contestualita’ dell’arte e questo è quanto vogliamo trasmettere. Chiara Squarcina


Arrivée à sa 21eme édition, Miniartextil est aujourd’hui un événement majeur de la réalité culturelle italienne et représente sans doute, dans son secteur, une des plus importantes expositions au monde. La rencontre entre art textile et création contemporaine donne lieu, année après année, à une production d’une rare finesse et poésie. Un grand art concentré en toutes petites dimensions. Encore une fois nous aurons le plaisir de découvrir la magie des ces œuvres réalisées avec grand talent dans les techniques les plus variées et surprenantes. Ce challenge voit en effet confrontés des artistes provenant de cultures les plus diverses et d’un nombre croissant de pays du monde entier. La dimension internationale de Miniartextil s’affirme, ensuite, au-delà de sa magnifique présentation à Come, avec la présence à Milan pendant la semaine de la mode, le passage à Venise, ville d’art par excellence et son arrivée à Montrouge, pour la huitième fois. Notre ville, qui depuis plus de 50 ans défend les jeunes talents, adopte aujourd’hui une politique de soutien de l’art contemporain parmi les plus dynamiques de la région parisienne…c’est donc avec les bras grand ouverts que nous accueillons ce projet d’envergure mené avec une passion formidable par ses organisateurs. Le thème de cette année, « ENERGHEIA », qui en grec ancien se referait à la capacité d’agir, de réaliser une œuvre, de s’améliorer, me fait penser tout d’abord à l’énergie des initiateurs de cette belle aventure: Nazzarena Bortolaso et Mimmo Totaro. C’est grâce à leur persévérance, à leur enthousiasme et a leur envie de s’améliorer, année après année, que cette manifestation a grandi et s’est affirmée dans le panorama internationale. C’est à partir de l’énergie de cette passion que des liens tissés avec patience dans le temps ont créé une communauté, j’oserai dire une grande famille, née autour de ce projet. Cette force est le fil rouge qui nous a reliés à Miniartextil. La ville de Montrouge, de son coté, fait évoluer son implication dans ce beau projet. Cette année pour la première fois, sera décerné le Prix Montrouge, qui consistera dans l’achat d’une œuvre parmi les mini-textiles. Cette œuvre fera donc parti de la collection d’art contemporain de la ville. Ainsi, nous revenons à l’impulsion initiale de l’exposition, à la passion de collectionneurs de Mimmo et Nazzarena qui a été à l’origine de ce beau défi artistique. Nous espérons, à notre tour, de pouvoir offrir demain une source d’inspiration et de richesse pour tous les visiteurs de Montrouge.

Miniartextil, giunta alla sua 21°edizione, è un evento di grande rilievo nel panorama culturale italiano, e tra le mostre d’arte tessile contmeporanea più importante al mondo.L’incontro tra arte tessile e creazione contemporanea ogni anno propone una produzione di rara finezza e poesia; una forte espressione artistica concentrata in opere di piccole dimensioni. Ancora una volta potremo piacevolmente scoprire la magia di queste opere realizzate con incredibile talento e con tecniche varie e sorprendenti. Questo progetto, infatti, coinvolge ogni anno artisti provenienti da culture diverse e da un numero crescente di nazioni. Il carattere internazionale di Miniartextil, si evince anche dalle sedi che ospitano la mostra. Oltre alla città di Como la manifestazione si sviluppa a Milano durante la settimana della moda, a Venezia, città d’arte per eccellenza, e a Montrouge dove è presente per l’ottava volta. La nostra città, che da cinquant’anni supporta i giovani talenti, persegue una politica di promozione dell’arte contemporanea tra le più dinamiche della regione di Parigi. E’ dunque a braccia aperte che accoglieremo anche nel 2012 questo progetto avvincente, sostenuto con una passione formidabile dai suoi organizzatori. Il tema di quest’anno, ENERGHEIA, che in greco antico significa capacità di prendere l’iniziativa, di compiere un’opera, di migliorarsi, fa pensare prima di tutto all’energia dei fondatori di questa bellissima manifestazione, Nazzarena Bortolaso e Mimmo Totaro. E’ dalla loro perseveranza, dal loro entusiasmo e dalla loro voglia di migliorarsi, anno dopo anno, che questa iniziativa ha preso vita e si é affermata a livello internazionale. A Miniartextil ci lega un fil rouge, teso con pazienza e dedizione negli anni che ha creato un forte legame basato sull’amicizia e la stima reciproca. Da quest’anno poi, la Città di Montrouge è ancor di più coinvolta, poichè è stato istituito il Premio Montrouge, che consiste nell’acquisto di un’opera tra i minitessili selezionati. Quest’opera entrerà a far parte della collezione d’arte contemporanea della Città, collezione che potrà essere in futuro fonte d’ispirazione per tutti quelli che visiteranno Montrouge. Jean–Loup Metton Maire de Montrogue Conseiller Général des Hauts de Seine

Alexandra Favre Premier Maire–adjoint Déléguée aux Affaires Culturelles


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Eνέργεια, Energia, Énergie, Εnergy di Luciano Caramel Il termine greco Eνέργεια, scelto come tema e titolo di questa XXI edizione di Miniartextil, da cui derivano attraverso il latino tardo l’italiano energia, il francese énergie e l’inglese energy, è carico di significati. E quindi - in connessione anche con la sua etimologia, da ενεργέ, attivo, efficace, a sua volta derivato da εν, in ed έργον, azione, lavoro, da cui discendono altre, varie parole, composte, ad esempio, con genesi, grafo, metro, metria, nomia, dinamica, tecnica, terapia, eccetera - complesso e largamente diffuso. Nella filosofia e in particolare nella fisica, anche nucleare, nella metereologia, nella climatologia, nell’astronomia, nella chimica, nella medicina, nell’ idraulica, in tutti i rami dell’elettrologia, nell’elettronica e nell’elettrodinamica, nella cibernetica, nella stessa agraria e in ogni fenomeno naturale, terrestre, marino, atmosferico e spaziale, dalle eruzioni, i terremoti, i temporali e i cicloni, alle maree, alle onde, ai maremoti, agli tsunami, in qualsiasi elemento naturale, sole, vapore, vento e nelle energie alternative eoliche, termiche, geotermiche, solari, marine che possiamo trarne. L’energia può inoltre designare la forza fisica, muscolare e quella psicologica e spirituale, interiore e morale, la risolutezza, la fermezza nell’agire, l’intensità e l’efficacia di effetto, il vigore dell’espressione, la rappresentazione forte di passioni, sentimenti, stati d’animo, e può essere potenziale e in atto, interna e libera, meccanica, elettrica e idroelettrica, nucleare, superficiale e raggiante, cinetica, sonora e altro. Tutto ciò non poteva non riflettersi sulle 30 installazioni degli artisti invitati e sui minitessili dei 54 selezionati dalla giuria tra i 352 aderenti alla manifestazione. Numeri e pluralità di provenienze - da 43 paesi di 5 continenti (la partecipazione più alta raggiunta nei 21 anni dell’esposizione), tra i quali, con la Grecia che è di nuovo presente dopo diverse edizioni, per la prima volta il Bangladesh e il Lussemburgo - hanno naturalmente contribuito, col risultato di una mostra più ricca e variata, all’eterogeneità delle risposte, più o meno aderenti al tema proposto, solo un indirizzo, del resto, come sempre, non un riferimento obbligato. Altri, infatti, sono gli obbiettivi primi di Miniartextil. Tra i quali, fuori di dipendenze passive dal già conosciuto e celebrato, e peggio ancora dalla moda e dal mercato in quanto tale, spicca l’attenzione per le nuove generazioni, anche quest’anno confermata dalla presenza di numerosi artisti trentenni nati negli anni settanta. Testimonianza positiva, questa, diretta ed eloquente, del persistente interesse, qualificato, libero, creativo e non esclusivamente e limitatamente settoriale, tecnico-specialistico, per l’arte tessile, sempre più a pieno diritto momento e aspetto di rilievo dell’arte contemporanea tout-court. In una dimensione che sviluppa sostanzialmente i contributi precorritori, per lo più solitari, degli artisti del passato, anche remoto, simbolicamente richiamati dal ricordo di due maestri scomparsi, Joseph Beuys e Pino Pascali, utile, seppur estremamente circoscritto, ad evidenziare da un canto, con Pascali, l’ampio ventaglio di possibilità che, nel quadro di una ricerca formale innovativa (l’ironia creativa del suo Baco da setola), il filo, anche di plastica, offre agli artisti, documentato, mostra dopo mostra, da Miniartextil; e dall’altro, in linea col tema dell’esposizione, con Beuys, l’attenzione per l’energia della natura, nel suo Vestito terremoto evocata nella sua possibile forza distruttiva, sul registro esemplare del sisma del 1981 in Irpinia, riportato, per così dire, d’attualità dai catastrofici eventi terrestri e marittimi del terremoto, del maremoto, dello tsunami e del disastro, altrettanto emblematico, nell’accezione negativa di energia, nella centrale nucleare di Fukushima, che hanno devastato qualche mese fa il Giappone. Al quale Miniartextil dedica un duplice omaggio: a Como, nella sede centrale dell’ex chiesa di San Francesco, con una sezione specifica rivolta ai contributi degli artisti e delle gallerie nipponici a tutto il percorso della rassegna comasca; e a Milano, dal 22 al 27 settembre, in concomitanza con la settimana della moda e in occasione di White Trade Show, con una raccolta di video e immagini dedicate alla Fiber Art giapponese nella MyOwnGallery, che ospita anche una selezione delle presenze di Miniartextil 2011. La natura e la sua forza, in positivo e in negativo oggetto già nel 2008 dell’intera Miniartextil, intitolata a Matrix Natura1, non potevano del resto non proporsi come protagoniste anche in questa nuova edizione dedicata all’energia. Nella loro dimensione cosmica, innanzi tutto, che in occasione dell’anno internazionale dell’astronomia è stata sfondo suggestivo dell’edizione del 2009, all’insegna del “... e lucean le stelle” della Tosca pucciniana. Con un rimando alla musica tutt’altro che incongruo, come molti altri, possibili, alla letteratura, alla poesia, al cinema, alla televisione e soprattutto all’arte nei suoi vari generi e aspetti, Fiber art, o arte tessile, compresa. Tra le scienze, rilevavo nel catalogo2, l’astronomia è infatti quella da sempre universalmente più coinvolgente, a tutti i livelli, attivando un’attenzione


trasversale eterogenea, nelle stesse motivazioni, oltre che nei modi in cui essa si realizza. Ben evidente, come nell’appena citata mostra di due anni fa, anche in alcune delle opere esposte quest’anno. Seppur in un contesto diverso (i riferimenti, nell’edizione succitata, piuttosto che alla scienza, alla tecnologia e all’ecologia, puntavano sulla letteratura, da Dante e Leopardi ad Antoine de Saint-Exupéry, oltre che sul cinema e la televisione, da Kubrick ai telefilm Star Trek), prende in esse ancora forma “la duplicità di base della tematica celeste, tra razionalità ed emozione, progetto e invenzione, teoria e fantasia, partecipazione ideale e frizione con la contingenza mondana contemporanea”, come allora scrivevo, muovendo dalla constatazione che “cielo, stelle, pianeti, firmamento, l’intero universo hanno da tempo immemorabile stimolato l’uomo, commuovendolo e aprendolo, attraverso il godimento di tanta perfezione, all’elevazione spirituale e religiosa, sollecitando interrogativi e meditazioni, esistenziali e metafisiche”3. Con inclinazione quindi di fatto anche filosofica, concretata nella flagranza dell’immagine, anche nella congenita perentorietà comunicativa delle due dimensioni, come, magistralmente in Stardust (Polvere di stelle) del pugliese (di Ostuni, ma residente e attivo a New York) Angelo Filomeno, punta di diamante nella ricerca, e realizzazione, di un’arte tessile nuova. Nell’opera, esposta a Como nell’ex chiesa di San Francesco, due scure zampe di rapace dai lunghi artigli acuminati ricamate su di un pannello in seta azzurro cielo calano aggressive dall’alto, gremendo e frantumando le stelle di cristallo Swarovski che trapuntano la superficie. Una visione insieme grandiosa e inquietante, come spesso i lavori dell’artista, che nel 2009 ha intitolato Because the World is Cruel una sua mostra, poi itinerante in varie città degli Stati Uniti, nella Galerie Anne de Villepoix, alla quale si deve il prestito dell’importante lavoro. Altrettanto significative, anche per l’inscindibilità di perizia tecnica e di invenzione, due opere, entrambe in tessuto, del polacco Wlodzimierz Cygan. La prima, Fireworks (Fuochi d’artificio), ancora in San Francesco, ci offre una vasta veduta in orizzontale che di fatto, al di là del titolo che può apparire riduttivo e che forse è metaforico, si apre ad una realtà cosmica carica di energia esplosiva, che pare rimandare appunto ad eventi astrali e cosmologici con grande efficacia espressiva e comunicativa. Non diversamente che nell’altro lavoro, anch’esso un arazzo, esposto a Milano nella MyOwnGallery, col quale lo spettatore viene invece immerso in un’atmosfera di trascendenza, non necessariamente religiosa e mistica, accreditata dal titolo singolare Know where I come from! (So da dove vengo!). Titolo che, in ogni caso, rimanda all’originario, all’infinito, ad una dimensione imprendibile, senza tempo, al principio, all’alfa, nella tensione radiante dal culmine luminoso verso il basso, o in direzione opposta, concretata in una visione energetica di rara efficacia che ricorda certo divisionismo analitico. Di forte impatto anche, tra i minitessili, con l’icasticità che caratterizza costitutivamente queste opere dalle misure massime di soli 20 cm x lato, il ricamo su seta Énergie primitive (Energia primitiva) di Marie Jeanne Boyon, con un denso campo atmosferico carico di elettricità, solcato da fulmini e lampi ed Ether (Etere) di Izabela Wyrwa, su alcune lastre di plexiglas allineate in profondità che, col coinvolgimento del riguardante, rendono potenzialmente mobile l’immagine di soffici nubi. Dal cielo alla terra, di nuovo con l’incontrollabile forza che essa sprigiona negli eventi sismici e nelle eruzioni vulcaniche, filtrata in chiave poetica da Inge Weidema nel minitessile Quiet eruption (Eruzione quieta) e soprattutto nel loro rapporto energetico, oggetto, nei suoi esiti di fertilità, di altri minitessili: Vitality (Vitalità), di Danutè Valentaitè, The seed (Il seme) di Toshie Takahaschi, L’énergie de la terre (L’energia della terra) di Nadine Dupeux. Ma la terra ha pure una sua interna energia che si manifesta e esprime anche attraverso il lavoro e/o l’uso dell’uomo, evidenziata da Marina Abramović, qui in veste di fotografo in Portrait with Firewood (Ritratto con legna per il fuoco), il ritratto, appunto, di una donna che reca tra le braccia della legna tagliata da ardere, e da Feliksas Jakubauska nel minitessile Earth pulsation (Terra che pulsa) con una zolla di terra lavorata. Opere, queste, collegabili a quelle in cui il tema dell’energia della mano umana è simbolicamente evidenziato in sé, indipendentemente dall’operare con e nella natura, come nel minitessile A Hand (Mano) di Melissa English Campbell e, con maggiore e più esplicita evidenza, in quello di Giuseppe Bignardi, Ergon (Lavoro), con una mano che emette scariche di elettricità, oppure anche solo richiamato evocando il lavoro manuale a un grado altro e ancestrale, come nel suggestivo, elementare In Progress (In divenire), con dei ferri da calza infilati in una maglia, di Robert Castes. Il binomio uomo/energia, nelle sue molte, se non infinite, varianti, è stato incarnato in questa edizione di Miniartextil dal giovane artista americano David Herbert in Charlotte’s web (La rete di Charlotte) addirittura nella chiave mitico/eroica dei fumetti, dei cartoon e dei film. Uno spiderman, il suo, realizzato con materiali di recupero assemblati in un composto di fantasia e di proiezione dell’innata aspirazione a evadere dai limiti della condizione umana, inevitabilmente contrastata dai limiti stessi. In una contrapposizione, da quanto è possibile desumere dal progetto (non mi è stato ancora possibile, mentre


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sto scrivendo, vedere l’installazione), vissuta dall’autore come qualcosa di doloroso. La rete – torna esplicitamente il tessile, in un contesto invero atipico – è un mezzo per agganciarsi alle pareti, ma, ripeto, ad opera ancora non finita, pare anche strumento di contenzione. Sempre nella suindicata dialettica tra volere e potere. Non sul piano tragico dell’energia criminale, della violenza fisica, delle ferite, persino dell’assassinio, peraltro pur esso presente in mostra nel minitessile Energia bruta. Pugnalata letale di Franco Albonico, in cui il colore rosso del sangue è acrilico e il supporto, nota l’autore, non so se con humour nero o con involontaria ironia, è in “pregiato tessuto di cotone con cifre ricamate a mano”... Mentre certamente, e pesantente, ironico è il divertente minitessile, un piccolo arazzo in lana, feltro e pelle finta The energy of holidays (L’energia delle vacanze) di Ieva Prane, con tre grosse signore che si divertono. Al quale, con accostamento birichino, si può contrapporre la prorompente energia naturale, resa con primitiva plasticità, dell’imponente toro di Jean-Philippe Hausey-Leplat, che fin dal rimando del titolo Vent d’Oc (Vento della Linguadoca) alla nota regione francese, trasmette forza e vigore. Frutto del fascino, confessato, che questo animale esercita sull’artista, tanto da provocargli la sensazione, scrive, di “una forma di sfida e di confronto sotto le mie dita tra il mio combattimento di creazione e quello del toro nell’arena”. Largamente complessa e comprensiva, nell’ispirazione, nella materia, nella tecnica e nei risultati, e certo uno dei lavori più rilevanti nell’esposizione, è invece l’installazione della slovena Anda Klančič Aura F & Aura M (Aura femminile & Aura maschile). Fin dal titolo, interpretabile, come ci ricorda il dizionario, in più modi: venticello, brezza, soffio, respiro, atmosfera spirituale, suggestiva, di rispetto (l’aura che emana dall’arte e la avvolge), effluvio, emanazione dei corpi che i chiaroveggenti affermano di percepire. Significato quest’ultimo verisimilmente più pertinente. Si tratta infatti di una composizione composta da due sagome di forma umana, una femminile, l’altra maschile, costruite con scorza di palma, fibre ottiche e due fonti luminose, la cui caratteristica prima, e più rilevante, è la mobilità provocata appunto dall’energia luminosa. I led che si accendono e spengono ad intermittenza fanno scivolare la luce sopra le figure, dando come l’impressione di un palpitare delle forme. Quello derivante dall’energia, “propria di ogni essere umano”, nota l’artista, “legata alla terra e al cielo, a tutto l’universo, essendo la materia e l’energia dell’uomo composte dalle medesime particelle che costituiscono la terra e le stelle”. Di qui una concezione cosmica che coinvolge, con l’uomo, i suoi comportamenti, influenti, dai più piccoli ai più gravi, sul benessere e il malessere, fino al disastro universale. Considerazioni venate di implicazioni esoteriche, ma anche largamente essoteriche, che contribuiscono al fascino di queste opere polidimensionali e multimediali, aperte alla natura come alla tecnologia, modello di una nuova arte tessile rivolta al futuro. Altrettanto ricca di implicazioni, almeno nelle intenzioni, ma tutta naturale, è l’installazione Tree of life (L’albero della vita) della turca Oznur Enes. Che ha solo cucito e tinto e si è servita unicamente di tessuto di cotone e, come per altre sue opere, di intestini animali. Materiale inusitato, che rende tutt’altro che immediato il rapporto col titolo, sul quale si sofferma la stessa Enes in una nota invero piuttosto oscura e sforzata. In cui scrive: “L’albero della vita è un tema simbolico comunemente usato nel corso di vari periodi della storia dell’umanità. L’albero, citato nelle mitologie di diverse società, descrive talora la vita e talora l’universo. Poiché gli alberi sono nel sottosuolo con le loro radici, sono nella terra coi loro corpi e sono pure in cielo con le loro foglie, che tendono verso la luce, uniscono così i tre strati dell’universo. Questa situazione è allo stesso tempo prova della continua energia vitale dell’universo. Il materiale intestinale usato in questo lavoro simboleggia una trasformazione vitale, mentre la struttura fotosensibile permeabile del materiale sviluppa un’identità particolare con questa forma di ‘albero della vita’. In realtà l’opera parrebbe, anche per il ricorso ai tessuti organici, un enorme utero proposto come simbolo/metafora della vita, non diversamente dall’albero della vita del titolo, e quindi, tout-court, della vita. Più diretto, e gradevole, è il messaggio veicolato da Growing Light (Crescendo di Luce) delle Bela Bela, al secolo le coetanee slovene Jana Mršnik e Vesna Štih, da loro stesse sintetizzato nello slogan efficace, di sicura presa, “Light is life and cleaning. Take a bath in a light”, “La luce è vita e chiarezza. Immergiti nella luce”. L’installazione è composta da una serie di lunghi cilindri tessili trasparenti in organza stampata appesi al soffitto che scendono flessibili e mobili nello spazio, dando l’impressione di raggi di luce di densità crescente dai margini al centro, dove è collocata una fonte luminosa, tra i quali i visitatori possono entrare e muoversi vivendo un’esperienza stimolante di contatto, relazione e comunicazione con altri fruitori, e anche di introspezione e di liberazione dal contingente, in una dimensione altra, psicologica e mentale, ma pure fisica e sensoriale, di leggerezza e liberazione. Meno ottimistica e direttamente calata nella realtà odierna, anche antropologica e sociologica, oltre che, non secondariamente, climatica, è invece la suggestiva, poetica installazione I was there (Io c’ero)


della giapponese Yoriko Murayama, che nel titolo richiama ed evidenzia il proprio coinvolgimento nei disastri causati nella sua terra da una natura fattasi matrigna che ha scatenato la sua energia distruttiva, dimostratasi incontrollabile, nel terremoto, nello tsunami e nel disastro nucleare di Fukushima. Che l’artista ha come esorcizzato, o meglio trasceso, nel senso etimologico del termine, ricreando una tenda chiamata dai nativi americani Tipi, “un soffice riparo”, scrive Murayama, “o confine tra la vita privata dell’uomo e quella esterna della natura”, eleggendola a sua oasi, non di evasione, ma di partecipe e insieme decantata presa di coscienza, nella prospettiva della plurimillenaria vicenda della relazione uomo-natura, dell’attualità di una natura fattasi di nuovo gravemente pericolosa. Da contrastare senza tuttavia rinunciare a pensare alla relazione con l’energia naturale nella forma di questo Tipi e a ricevere energia nella propria mente, afferma decisamente Murayama in una testimonianza scritta. Fuori di preclusioni preconcette, nell’attenzione al passato e nell’azione nel presente, con un’apertura che innerva anche questa sua opera, realizzata con modi e materie della tradizione giapponese, come la tecnica Kasuri-ikat, e con strumenti anche tecnologici moderni, quale la stampa su carta ink-jet. L’elevazione spiritualeggiante delle Bela Bela e l’equilibrio realistico della Murayama, ai quali può essere accostata la corda affettuosa della delicatezza materna evocata da Alyna Shchygoleva nel minitessile Hallo... c’è... qualcuno, delizioso fin dal titolo, paiono contraddetti da altre opere esposte a Miniartextil 2011, ispirate piuttosto alla registrazione, non priva di allarme, fino talora all’ agorafobia, della carica adrenalinica che, spesso senza giustificazione sensata, agita l’umanità, la più varia, come nel vortice incontrollabile che trascina indistintamente una moltitudine passiva di persone del minitessile The fields of energy (I campi dell’energia) di Jeva Krumina. È l’altra faccia della medaglia, conseguenza e sintomo di un’energia che si trasforma in frenesia che spesso pervade la vita contemporanea, soprattutto nelle folle frettolose e agitate dei grandi centri urbani, ostacolando una relazionalità non occasionale, che il russo Alexander Brodsky fa immaginare di intravedere al di là delle sue White Window (Finestra Bianca) tracciando con segni veloci e sommari sulle loro superfici in plexiglas opalescente coperte irregolarmente di pittura bianca, come nelle lastre delle vetrine in allestimento, delle figure in contesti anche metereologicamente agitati. Altrettanto carichi di horror vacui sono i due box della serie Trauma/Alltag (Trauma/Quotidianità) intitolati Boys Outfit (vestito per ragazzi), e Two Round Mirrors (Due specchi rotondi) di un altra giapponese, Chiharu Shiota, nei quali fitte ragnatele di tenebrosi fili di lana imprigionano oggetti e figure che paiono sottendere una oscura dimensione recondita, provocando una sensazione di angoscia indefinibile, come nel Kubin grafico e pittore o, nella letteratura, al Kafka altrettanto inquietante de La metamorfosi. Dall’intimo dell’inconscio a quello altrettanto insondabile nella sua sostanza della preghiera nella tensione e nel rapporto di fede con l’essere supremo, al quale ci solleva Azra Aksamija. Architetto, scultore, videoartista e artista tessile di nazionalità austriaca nata a Sarajevo, è attualmente ricercatrice al MIT di Cambridge, Massachusetts, nel cui Dipartimento di Architettura (Sezione Storia, Teoria, Critica / Aga Khan Program for Islamic Architecture) sta preparando una dissertazione sull’identità dell’architettura delle moschee costruite o ricostruite in Bosnia in reazione alla guerra del 1990, centrata sulla rappresentazione dell’ Islam in Occidente. Ambito in cui ha elaborato il progetto di una Flocking Mosque (Moschea affollata), di una moschea rispettosa delle prescrizioni rituali dell’Islam e formalmente dignitosa, entro tuttavia una concezione dinamica del tempio, considerato nella sua sostanza primaria di luogo in cui i fedeli si riuniscono per pregare, costituendo così essi stessi di fatto, ovunque, anche all’aperto, una moschea. Non quindi obbligatoriamente una sede stabile, né tanto meno monumentale. Solo, invece, un luogo il più possibile aderente alle necessità e opportunità delle comunità coinvolte e alle condizioni climatiche, sociali, economiche e culturali in cui esse si trovano nelle diverse congiunture temporali e geografiche. Nasce da tali presupposti la proposta di Azra Aksamija, di grande attualità e gravida di interessanti, utili applicazioni, non solo un’ idea brillante, astratta o di difficile o impossibile realizzazione e utilizzazione. Si tratta di un sistema modulare molto semplice in tessuto costituito da tappeti da preghiera con appoggi per le parti del corpo che vengono in contatto col terreno durante il rito, da disporre sul pavimento al momento dell’uso assemblati in forma esteticamente e simbolicamente significativa di cerchi fioriti, singoli o, raggruppati, nel numero richiesto, anche volta per volta, dalla frequenza e dall’affollamento. Con il risultato, dunque, di una sistemazione flessibile, agevolmente rimovibile e spostabile, tale, oltre tutto, da non occupare stabilmente gli spazi destinabili in altre circostanze a servizi diversi4. Alla preghiera è rivolto, ma in termini tutt’affatto differenti, ginnico-mistico-orientaleggianti, anche un minitessile, Territory of prayers (Territorio di preghiera) di Rolands Krutovs, mentre altre due di queste opere “mini” solo quantitativamente, nelle dimensioni, come in queste righe ho inteso sottolinerare dando loro largo spazio, si rivolgono in altri modi e direzioni all’energia psichica e mentale. La pri-


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ma, Campo cerebromagnetico o dei tragitti senza limiti, di Sergio Alessio, quasi una tavola scientifica e come tale estremamente efficace, apre con accento quasi tautologico al campo fondamentale e primario dell’energia non fisica, mentre la seconda, Accumulatore di energia creativa, di Cecilia Natale, va in un certo senso oltre, passando dalla funzione a uno dei suoi possibili obbiettivi, quello creativo, e quindi anche estetico, peraltro con lo sconfinamento, o, se si vuole, arretramento - nel titolo Accumulatore e nella struttura dell’opera, che, pur con accentuazione appunto creativa, puntualmente gli corrisponde - nell’elettrologia, che, come la fisica e la chimica, ha ovviamente in questa edizione di un suo posto tutt’altro che secondario. Anche proprio nei minitessili, che ci offrono suggestive immagini del riproporsi nel microcosmo dell’atomo, col suo nucleo, i suoi elettroni e neutroni, della struttura dell’immenso sistema solare: dai Fermioni, così chiamati in omaggio al grande fisico italiano Enrico Fermi, di Vlasta Stamfestovà, appunto elettroni, con neutroni e protoni e dal nucleo con orbite di Gabriella Crisci, alla Catena di reazione di Alvaro Diego Campuzano, al Nucleo di Zlato Cvetovic, a Weave (Trama) di Mihoko Sumi, un intreccio/tessuto di energia, luce, colore e infine a Radiazioni e Sol 2. Glad day/Aurora (Sol 2. Felice giornata/Aurora), l’uno di Heidi Benedekneck De Felice, l’altro di Penelope Mackworth-Praed. Entrambe, da sempre legate a Miniartextil, fin dalle sue origini, sono presenti quest’anno anche con un’installazione: Benedekneck De Felice con at(o)mosfere, una coinvolgente visione di sfere luminose colorate e trasparenti che, scrive la De Felice, “inglobate l’una nell’altra nello spazio con i loro giochi di forme, luci e colori, rimandano a microcosmi/macrocosmi caratterizzandosi come generatori di emozioni”; e Penelope Mackworth-Praed con 3 Large Spyglasses To Another Space (3 Grandi cannocchiali per un altro spazio), che invita a un ripensamento nei confronti del passato e mette in discussione l’odierno spreco di energia. “L’uso della tecnologia”, afferma al proposito l’artista, “ha spesso l’effetto negativo di bloccare ogni ragionevole coinvolgimento di mezzi più vecchi e semplici. Questi ‘cannocchiali’ dimostrano che pochissimi elementi, combinati con l’uso dello specchio per creare effetti caleidoscopici, possono avere diversi e interessanti risultati. Riflettendo, forse, anche il ripensamento necessario in questo 21° secolo, per fermare lo spaventoso abuso di energia e materiali nel nostro pianeta. Queste stesse sculture sono state fatte da scarti da negozi, fabbriche e discariche, oppurtunatamente riciclati.” Sempre entro la varia fenomenologia dell’energia, si pongono anche Kela Cremaschi, Fabrizio Musa e Alfredo Ratti. La prima, pur essa affezionata a Miniartextil, in cui ha più volte esposto, presenta Acqua, flusso vitale, un’ installazione tutta in positivo realizzata con leggerezza e sciolta libertà compositiva. Musa, nei tre pannelli in tessuto jacquard Pannellisolaritxt1 Eolicotxt1 e Energiaeolicatxt affronta invece la problematica delle energie alternative con la sua cifra oggettiva e capace di sintesi efficacissime attraverso una consona tecnica multimediale che rende il suo lavoro tra i più interessanti delle nuove generazioni. E Ratti propone con la sua consueta felicità inventiva L’albero eolico, della serie Gli alberi della memoria, che punta, per usare le sue parole, ad “una astrazione simbolica di elementi della natura”, che “in ognuno di noi, in ambiti reconditi della memoria, culla dell’immaginario creativo ricco di sogni, riferimenti, ricorsi”, ha uno spazio preminente”, che nella “personale interpretazione di vari elementi” dell’artista “contempla anche Alberi immaginari”. Di qui questo Albero eolico, che, come la memoria nei sogni, sorgerà nel cuore del centro storico di Como, tra il Duomo e il Teatro Sociale. “Grazie ad una essenziale utilizzazione del vento”, per tornare alle dichiarazioni dell’autore, creerà e farà uso “di una energia utile al movimento di ‘girandole’, evidenziando un suggestivo rincorrersi di elementi in movimento capaci, attraverso i loro colori, di creare situazioni e suggestioni”, radicate – il termine è qui quanto mai appropriato – nella memoria. E, nello stile di Ratti, dalla memoria si scende alla cronaca, venata da una sottile protesta e da molta nostalgia per una natura sempre più violata dalla “convivenza”, è ancora Ratti, “con le gigantesche turbine eoliche, indispensabili nel processo di conversione dell’energia cinetica del vento e alla quale dovremo presto assoggettarci”, nonostante “il risultato molto discutibile di impatto ambientale sul nuovo paesaggio”. Speriamo non anche a Como e nel suo lago, già feriti da altre, gravi e dissennate aggressioni. In uno spazio suo, tutto particolare, come sempre, l’atipico Filippo Avalle con la trappola del suo imbarazzante Uomo riccio nel cerchio oceanico, che certo di energia è più che carico, ma di una energia mutagena in cui ci si perde, cercando di entrare nella realtà ambigua e misteriosa di quell’oggetto che a prima vista, e da lontano, potrebbe sembrare un acquario, con pesci fuori ordinanza, ma pur sempre pesci, e che, avvicinandocisi, si rivela un oggetto magico misterioso carico di segreti, che non sai se sia opportuno tentare di svelare. Impresa a cui non ti incoraggia certo la labirintica e contorta storia de L’uomo riccio, del Cerchio oceanico, con stazioni su La figura di Anna P. e molt’altro, che l’autore ha allegato all’opera per scombussolare definitivamente il riguardante già di per sé impigliato nella selva informale (nel senso letterale e in quello della tendenza artistica degli anni cinquanta) di fili che


gremiscono la sua “scultura stratificata luminosa in metacrilato con impianti di luce led incorporati nella base con elettromotore”, il cui pregio principale, e il suo fascino, è quello della sua sfuggente imprendibilità. Un’altra opera che solleciterà l’attenzione dei visitatori sarà certo The sign, (Il segno) della coppia Marco Sarzi-Sartori / Daniela Arnoldi, in arte DAMSS, legati da anni nel lavoro con sensibilità e competenze diverse, che interagiscono fertilmente nella progettazione e realizzazione delle loro opere, spesso, come in questo caso, di arte tessile, per impulso, inizialmente, di Daniela Arnoldi. “Sovente il soggetto delle opere”, scrivono, “non è di primaria importanza, ma lo è l’applicazione delle tecniche che stiamo sperimentando”. Obbiettivo certo da non sottovalutare, ma, come dimostrano i “box” qui presentati, di notevole efficacia anche proprio estetica nel loro dinamismo energetico insieme strutturato e libero, che non si esaurisce in se stesso, su di un piano esclusivamente, o anche solo preminentemente, tecnico. Il risultato finale è un’immagine tridimensionale, che la perizia progettuale e tecnica e la ricerca sui materiale, congiunta all’invenzione, consente di definire fuori di ogni facile improvvisazione, e anche di autoreferenzialità alla fine limitanti. Con piena giustificazione, non essendo il tema per Miniartextil un impegno cogente, anche quest’anno altri artisti invitati con installazioni hanno preferito rispondere alla chiamata con opere diversamente orientate. Così Joel Andrianomerisoa, Flavio Lucchini, Vincenzo Marsiglia, Ester Negretti e Giuseppe Bellini. Andrianomearisoa è un giovane artista (è nato nel 1977 nel Madagascar) di formazione e attività polivalente, con un’apertura global, come, ovunque, molti dei suoi coetanei più dotati, ma tutt’altro che impersonale. Stilista, architetto, designer e fotografo, si è presto affermato su di un piano internazionale per la complessità, anche appunto multimediale, del suo impegno, distinguendosi tra l’altro fin dagli inizi della sua ricerca per l’attività non convenzionale, nei materiali, nelle tecniche e nell’orientamento creativo, nell’arte tessile, privilegiata per la sua flessibilità, di cui l’opera esposta, Senza titolo, è un importante esempio. Di grandi dimensioni, 3 m x 3, eseguito con la sapiente sovrapposizione di vari elementi, è un arazzo che ha una forza e una densità espressive insieme architettoniche, nell’organizzazione dei piani, e pittoriche, per la vibrazione alla luce, e allo sguardo del fruitore, del colore. Come sempre nella sua produzione, integralmente nero, o meglio nei “colori del nero”, precisa opportunamente Virginie Andriamirado, per la quale, “lungi dall’essere monocromatico, il nero di Andrianomerisoa è al contempo uno e mille colori diversi. La scelta del nero è una sfida permanente che invita l’artista a reinterpretare e rinnovare il colore incessantemente. A seconda del materiale, del tipo di composizione e dell’angolature della luce, la nerezza si sviluppa in infinite sfumature. [...] Il nero può incarnare austerità e minimalismo, ma nello stesso tempo dà all’artista la libertà di decostruire e disintegrare la struttura della propria opera. Il nero dà all’artista la libertà di agire con esuberanza”5. Osservazioni che riprendono alcune dichiarazioni di Andrianomerisoa, che al proposito afferma: “Per me è una sfida. In ogni pezzo, devo trovare i vari colori, diverse posture di nero. Non è solo il colore, ma anche un atteggiamento che non esclude nulla e mira verso l’universale. Il nero è incredibile, inquietante, in grado di avere un significato in tutto il mondo6”. Parole rivelatrici, che segnano, mi pare, l’inaccostabilità di Andrianomerisoa a Pierre Soulages, i cui dipinti, secondo un curriculum dell’artista, sarebbero “evocati” dalle creazioni di Andrianomerisoa. Richiamo fuorviante, da sostituire piuttosto, se proprio si vogliono suggerire illustri affinità con maestri storici, di cui non si vede l’opportunità, con certo Ad Reinhard o con l’ultimo Rothko. Non quindi neppure con le declinazioni mentali della minimal art. Flavio Lucchini, protagonista in Italia come grafico ed editore delle pubblicazioni di moda della seconda metà del secolo scorso, porta sulla scena di Miniartextil le sue coloratissime Dolls in resina e colori acrilici “giocose sculture, ingenue e sfrontate, di ragazzine dei nostri tempi ironiche e colorate”, come le descrive l’autore, testimoni, con molte altre sue opere plastiche (dagli altorilievi Fashion-lunapark e dai Dress-Toys, ai Ghost e poi, con le Dolls, i Marshmallows, le Faces, fino, oggi, ai Burqa), dello svolgersi del gusto nella storia del costume. Che Lucchini registra con coscienza critica e ironia. “Mi muovo”, scrive, “tra classicismo e new pop, in una sorta di filo diretto tra Canova e Jeff Koons. Mi interessa il mistero, la magia della moda, divinizzarla e, nello stesso tempo, dissacrarla”. In una pratica della scultura, esercitata dai passati anni novanta con impegno e risultati notevoli, che meriterebbe di essere più conosciuta ed è di rilevante interesse per queste mostre di arte tessile comasche, aprendo il campo dei rapporti tra arte e moda, nel loro reciproco dare e avere, nella prospettiva storica e nella realtà del presente, che è tuttora da dissodare. In qualche misura accostabile allo sguardo retrospettivo delle sculture di Lucchini è, pur nell’assoluta diversità di motivazioni, di obbiettivi e di approccio, l’attenzione per i vecchi arredi dell’installazione Vanity Ambient (Ambiente di Vanità) del giovane Vincenzo Marsiglia, in precedenza autore di quadri


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totalmente realizzati con materiali e tecniche tessili, poi accompagnati, in un contesto multimediale, da strumenti elettronici, come in questa installazione. In cui l’artista ripropone un ambiente di abitazione familiare borghese di un passato non lontano, sistemandovi una poltrona degli anni cinquanta e ricoprendo con una carta da parati decorata a grandi fiori che riprende il disegno di stoffe di inizio novecento le pareti, su cui ha appeso una cornice a caminetto e due coppie di quadretti con immagini popolari di amorini ed ex voto su seta filata a rilievo. Nell’eterogeneità degli oggetti di diversa provenienza e datazione e quindi di stile che costituiscono l’arredo, Marsiglia non intende attuare una ricostruzione storica coerente, ma proietta in una realtà che non può essere e non è quella di un tempo, la nostalgia, che proviene dalla memoria, e forse dall’inconscio, del clima di un’esperienza vissuta, che così può rivivere in un altro, diverso vissuto. In questo senso, forse, va intesa la vanitas del titolo. Come pare autorizzare a pensare il richiamo dell’artista ad “una continua aspirazione all’iconografia e al simbolo” espresso nella scheda di adesione alla mostra e come sembrerebbero confermare gli effetti, pur essi evanescenti, prodotti da un specchio polarizzato a due schermi collocato nella suddetta cornice e collegato ad una webcam, che alternamente riflette il riguardante sul primo schermo come in un normale specchio, nelle sue parvenze reali, e sul secondo digitalmente, attraverso la webcamera, in un’altra dimensione, su di uno sfondo di stelle, leitmotiv simbolico nelle opere di Marsiglia, che le inserisce anche nel tessuto che copre la poltrona e sulla superficie dei suddetti quadretti. Più ambiziosa l’installazione 4D, quadro percorribile. Essenza e materia, di Ester Negretti, almeno a leggere la seconda parte del titolo, che tocca un argomento filosofico di estrema complessità, da far tremare i polsi, per l’inevitabile difficoltà di trasferire nella materia, appunto, dell’arte questioni teoretiche. Una cosa è parlare e scrivere, come fa la Negretti, di “superamento della materia attraverso la materia stessa al fine di raggiungere l’essenza”, e ben altra è concretare l’assunto. Intelligentemente, e per forza di cose, la pittrice aggira però nei fatti l’ostacolo, scavalcando l’idea di realizzare una sua nuova Scuola d’Atene e creando una serie di potenti ed estese quinte che il visitatore è invitato ad attraversare, scontrandosi fisicamente con la pesante carica di materia dei supporti e dei materiali utilizzati. Molti, dai vari tipi di tessuto con catrame e sabbia, al calcestruzzo, alla carta, ai giornali, alle reti, alle perle nere. Provocando certo - con l’accerchiamento di segni astratti e di impressionanti immagini figurative, di colori e, anche, odori, e con la ripercussione empatica nella psiche, e nei sensi, della straordinaria energia del gesto dell’artista - una “esperienza sensoriale che va al di là dello sguardo coinvolgendo tutti sensi”, come fondatamente sottolinea ancora la pittrice. Delle cui qualità, che forse dovrebbe un po’ controllare, non credo possano esserci dubbi. Non so però se si possa ragionevolmente affermare che siffatta esperienza sia necessariamente a senso unico, nella materia, oltre la materia, verso l’essenza. Non trascurerei la possibilità “dolce” di “naufragar in questo mare”, complice colposa la forza fisica, terrena, e appunto sensoriale dell’installazione. La tentazione potrebbe essere altrettanto forte... Ben poco, purtroppo, posso dire dell’installazione Manto di Giuseppe Bellini, annunciata, ma senza seguito alcuno, di cui ho solo potuto vedere una foto, da cui ho tratto un’ottima impressione, che spero sarà confermata dall’opera, che mi auguro possa essere esposta. Da ultimo ma non ultimo, Mimmo Totaro, per segnalare la possibilità, rara, di vedere alcune delle sue ultime opere a quasi cinque anni, ormai, dall’ultima sua uscita pubblica, nel 2007, nella Tessitura Mantero Gallery, con una piccola mostra dedicata e intitolata a Le Muse. I lavori saranno esposti in due delle sedi di Miniartextil 2011, la Villa del Grumello a Como e la MyOwnGallery di Milano. Protagoniste, questa volta, Afrodite, dea greca della bellezza, dell’amore e della fertilità, la Venere dei romani e Aglaia, Eufrosine e Talia, le Tre Grazie, con altre tre opere, L’ultimo canto di Saffo, Divinità e La dimensione nascosta, caratterizzate tutte dalla leggerezza e dal rigore formale che sono la cifra abituale del Totaro artista, forse oggi, per lo stesso carattere del tema, più addolcita e sensualmente vibrante. Non però descrittiva. Evocativa piuttosto, per il risolversi di una stringente, conseguente progettualità e di una tecnica esatta, calcolata, in un’immagine poetica, che scioglie nell’allusività semantica la levità e la trasparenza dei materiali e delle loro trame. E per altro verso estranea, nonostante la sintesi strutturale, a un geometrismo formalistico meccanicamente compositivo: “una ricerca costruttivista–poetica”, un costruire “con poesia”, rilevava già nel 1971 il grande Max Huber, quando Totaro era poco più che ventenne, cogliendo “in qualche piccola ‘costruzione–poesia’” del giovane artista una certa parentela con disegni di Klee” e con le “ ‘strutture-imagoprospettiche” di El Lissitskij7. “Diagnosi” confermata nel 1974 da Mario Radice, per il quale “le opere di Mimmo Totaro non vanno segnalate e ammirate per la loro perfezione tecnica”, dato che “questa qualità, ovviamente, è soltanto il punto di partenza”8. Esse, continuava il maestro dell’astrattismo geometrico, sono “un semplice mezzo di comunicazione poetica quando dal piano artigianale” si elevavano “per entrare nell’atmosfera della poesia vera e propria”9.


È qui la chiave per entrare nel lavoro di questo artista schivo, anche nei suoi frutti ultimi. Nei quali viene riproposta un’essenzialità liricamente decantata, che in filigrana allude a forme fisiche, come filtrate, e sognate, con reticenti richiami semantici, da cogliere emotivamente entro l’estrema sintesi compositiva. Come fin dagli anni settanta aveva colto Radice nel testo citato, in cui osservava che le forme dell’artista, “di solito ovoidali” e “concepite secondo un criterio geometrico assai complesso, alla prima occhiata rassomigliano ai sassi che i bambini raccolgono ai margini o sul letto dei fiumi o dei torrenti, sassi da collezione, tanto sono belli e misteriosi, levigati nei millenni dalle acque correnti”10. Qualcosa di simile, sul registro del richiamo a un contenuto non esclusivamente formale, si può dire anche per queste opere recenti dell’artista comasco, tuttavia nella direzione, come già nelle Muse, di una bellezza corporea sognata in una lontananza mitica, di sapore classico, su di un registro che scioglie ogni rigidità strutturale nella fluida evocatività della poesia, come scrivevo introducendo la mostra citata nella Tessitura Mantero Gallery 11. Luciano Caramel (Endnotes) 1 Cfr., come per gli altri riferimenti alle passate edizioni di Miniartextil, oltre ai relativi, singoli cataloghi: Miniartextil, 20 anni. 1991-2010, Vanillaedizioni, Albissola Marina, Savona, 2010, pp.1451-1555. Ivi, pp.14521461 il mio testo introduttivo. Sul tema, cfr. anche il catalogo della mostra Scultura Natura. Oriente Occidente, da me curata nel medesimo anno nel Castello di Agliè, Umberto Allemandi, Torino, 2008 2 Cfr. Miniartextil 20 anni, cit. III, pp. 1452-1461 3 Ivi, p.1558. 4 Per una maggiore informazione cfr.Christina A. Noble, Architecture and the body e Azra Aksamija, Flocking Mosque, in Forward 110, American Institute of Architects, Washington, dc, USA, Primavera 2010, Volume 10, No.1, pp.3-5, 14-18. 5 Cfr. V.Andriamirado, in “Flow” Studio Museum, Harlem, 2008. 6 Ivi. 7 Cfr. M.Huber, Mimmo Totaro, catalogo, Galleria “Il Salottino”, Como, 1971 8 Cfr. M.Radice, Mimmo Totaro, catalogo, Galleria dell’Aquilone, Urbino,1974 9 Ivi. 10 Ivi. 11 L. Caramel, le muse MIMMO TOTARO, Cesarenani Tipografia Editrice, Como 2007


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Eνέργεια, Energia, Énergie, Εnergy by Luciano Caramel


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Eνέργεια, Energia, Énergie, Εnergy di Luciano Caramel Le mot grec Ενέργεια, choisi comme thème et titre de cette XXI édition de Miniartextil, dont dérive, à travers le latin tardif, l’italien energia, le français énergie et l’anglais energy, est chargé de sens. Et donc – en raison aussi de son étymologie, Ενέργεια, actif, efficace, lui aussi dérivé de εν, en, et de έργον , action, travail, à l’origine de plusieurs autres mots, composés, comme par exemple avec genèse, graphe, mètre, métrique, économie, dynamique, technique, thérapie, etcétéra. – complexe et largement répandu. Dans la philosophie et en particulier la physique, même nucléaire, la météorologie, la climatologie, l’astronomie, la chimie, la médecine, l’hydraulique, dans toutes les branches de l’électrologie, dans l’électronique et l’électrodynamique, dans la cybernétique, dans l’agronomie elle-même et dans tous les phénomènes naturels, terrestres, marins, atmosphériques et spatiaux, des éruptions, tremblements de terre, orages et cyclones, aux marées, vagues, raz de marées, tsunami, dans tous les éléments naturels, soleil, vapeur, vent, et dans les énergies alternatives, éoliennes, thermiques, géothermiques, solaires, marines que nous sommes en mesure d’en tirer. L’énergie peut en outre désigner la force physique, musculaire, et celle psychologique et spirituelle, intérieure et morale, la résolution, la fermeté d’action, l’intensité et l’efficacité d’effet, la vigueur d’expression, la représentation forte de passions, de sentiments, d’états d’âme, et peut être potentielle et en acte, interne et libre, mécanique, électrique et hydro-électrique, nucléaire, superficielle et rayonnante, cinématique, sonore... Tout cela ne pouvait manquer de se refléter sur les 30 installations des artistes invités et sur les minitextiles des 54 sélectionnés par le jury parmi les 352 adhérents à la manifestation. Nombres et diversité de provenance – 43 pays de 5 continents (la participation la plus haute en 21 ans d’exposition), dont la Grèce, de nouveau présente après plusieurs éditions, le Bangladesh et le Luxembourg pour la première fois – ont naturellement contribué, avec comme résultat une exposition plus riche et variée, aux réponses hétérogènes, qui adhèrent plus ou moins au thème proposé, une simple indication, du reste, comme toujours, et non une référence obligée. C’est en effet ailleurs que visent les objectifs primaires de Miniartextil. Entre autres, loin d’une dépendance passive de ce qui est déjà connu et célébré, et, pire encore, de la mode et du marché en tant que tel, c’est l’attention pour les nouvelles générations qui domine, confirmée une fois de plus cette année par la présence de nombreux artistes trentenaires nés dans les années soixante-dix. Un témoignage positif, direct et éloquent d’un intérêt persistant, qualifié, libre, créatif et pas seulement limité au sectoriel ou au technico-spécialisé, pour l’art textile, qui constitue de plus en plus et de plein droit un moment et un aspect importants de l’art contemporain tout-court. En une dimension qui développe substantiellement les contributions avantcoureuses, généralement isolées, des artistes du passé, même éloigné, symboliquement rappelées par le souvenir de deux maîtres disparus, Joseph Beuys et Pino Pascali, utile, bien qu’extrêmement circonscrit, pour mettre en évidence, d’une part, avec Pascali, le vaste éventail de possibilités qu’offre, dans le cadre d’une recherche formelle et innovante (l’ironie créatrice de son Baco da setola), le fil, même en plastique, aux artistes, documenté, exposition après exposition, par Miniartextil ; de l’autre, en ligne avec le thème de l’exposition, l’attention pour l’énergie de la nature évoquée par Beuys dans son Vestito terremoto (Vêtement tremblement de terre) dans son éventuelle force destructrice, exprimée de façon exemplaire par le séisme de 1981 en Irpinia, redevenu, pour ainsi dire, d’actualité avec les événements terrestres et maritimes catastrophiques du tremblement de terre, du raz de marée, du tsunami et du désastre, tout aussi emblématique dans son acception négative d’énergie, de la centrale nucléaire de Fukushima, qui ont dévasté le Japon il y a quelques mois. Auquel Miniartextil consacre un double hommage : à Côme, au siège central dans l’ancienne église San Francesco, avec une section spécifique sur les contributions des artistes et des galeries nippones au parcours tout entier de l’exposition de Côme, et à Milan, du 22 au 27 septembre, en concomitance avec la semaine de la mode et à l’occasion du White Trade Show, avec une collection de vidéos et d’images consacrés à la Fiber Art japonaise dans la MyOwnGallery, qui accueille aussi une sélection des présences à Miniartextil 2011. La nature et sa force, positive ou négative qu’elle soit, qui ont déjà fait l’objet, en 2008, de tout un Miniartextil, intitulé Matrix Natura1, ne pouvait du reste manquer de se présenter également comme la vedette de cette nouvelle édition consacrée à l’énergie. Dans leur dimension cosmique avant tout, qui, à l’occasion de l’année internationale de l’astronomie, a constitué le fond suggestif de l’édition de 2009, à l’enseigne de «... et lucean le stelle» de la Tosca de Puccini. Avec un rappel nullement incongru


à la musique, et d’autres éventuels à la littérature, à la poésie, au cinéma, à la télévision et surtout à l’art dans ses différents genres et aspects, Fiber art, ou art textile, compris. De toutes les sciences, comme je le commentais dans le catalogue2, l’astronomie est en effet celle qui, depuis toujours, prend le plus universellement et à tous les niveaux, celle qui éveille une attention transversale hétérogène, dans ses motivations mêmes mais aussi dans les manières dont elle se réalise. C’est également bien évident, comme dans l’exposition d’il y a deux ans citée plus haut, dans certaines des œuvres exposées cette année. Quoique dans un contexte différent (dans l’édition susdite, plus qu’à la science, à la technologie et à l’écologie, les références pointaient sur la littérature, de Dante et Leopardi à Antoine de SaintExupéry, et sur le cinéma et la télévision, de Kubrick aux épisodes de Star Trek), on voit prendre forme en elle «la duplicité de base de la thématique céleste, entre rationalité et émotion, projet et invention, théorie et fantaisie, participation idéale et friction avec la contingence mondaine contemporaine», comme je l’écrivais alors, en partant de la constatation que «ciel, étoiles, planètes, firmament, l’univers tout entier stimulent l’homme depuis des temps immémoriaux, l’émouvant et l’ouvrant, à travers la jouissance d’une telle perfection, à l’élévation spirituelle et religieuse, suscitant des interrogations et des méditations, à la fois existentielles et métaphysiques»3. Avec de fait une inclination également philosophique, qui se concrétise dans la flagrance de l’image, y compris dans le caractère péremptoire communicatif congénital des deux dimensions, comme le montre magistralement Stardust (Poudre d’étoiles), d’Angelo Filomeno, un artiste des Pouilles (d’Ostuni, mais domicilié et opérant à New-York), pointe de diamant dans la recherche, et la réalisation, d’un art textile nouveau. Dans son œuvre, exposée à Côme dans l’ancienne église San Francesco, deux sombres pattes de rapace aux longues serres acérées brodées sur un panneau de soie bleu ciel s’abattent agressivement d’en haut, remplissant et fracassant les étoiles de cristaux Swarovsky qui en émaillent la surface. Une vision à la fois grandiose et inquiétante, comme c’est souvent le cas dans les travaux de cet artiste qui, en 2009, avait intitulé Because the word is cruel (Parce que le monde est cruel) une de ses expositions dans la Galerie Anne de Villepoix, à laquelle nous devons le prêt de cet important travail, devenue par la suite itinérante dans différentes villes des États-Unis. Il y a deux autres œuvres tout aussi significatives du Polonais Wlodzimierz Cygan, elles aussi en tissu, en raison du caractère inséparable de leur expertise technique et de leur inventive. La première, Fireworks (Feux d’artifice), elle aussi exposée à San Francesco, présente une ample vue à l’horizontale qui, de fait, au-delà de son titre, qui pourrait paraître réductif et est peut-être métaphorique, s’ouvre à une réalité cosmique chargée d’énergie explosive qui semble rappeler des évènements astraux et cosmologiques avec une grande efficacité d’expression et de communication. Même chose pour l’autre travail, une autre tapisserie exposée à Milan dans la MyOwnGallery, qui plonge le visiteur dans une atmosphère de transcendance, pas nécessairement religieuse et mystique, accréditée par un titre singulier, I know where I come from! (Je sais d’où je viens !). Un titre qui, de toutes façons, renvoie à l’originaire, à l’infini, à un dimension imprenable, privée de temps, au début, à l’alpha, dans la tension rayonnante du sommet lumineux vers le bas, ou en direction opposée, concrétisée en une vision énergétique d’une rare efficacité qui rappelle un certain divisionnisme analytique. D’un fort impact également, dans les minitextiles, avec la vivacité propre à ces œuvres aux dimensions maximum de 20 cm par côté seulement, la broderie sur soie Énergie primitive, de Marie Jeanne Boyon, avec un dense champ atmosphérique chargé d’électricité, d’où jaillissent la foudre et les éclairs, et Ether, d’Izabela Wyrwa, sur des plaques de plexiglas alignées en profondeur qui, avec la participation de celui qui regarde, rendent potentiellement mobile l’image de nuages ouatés. Du ciel à la terre, là aussi avec la force incontrôlable qu’elle libère lors des phénomènes sismiques et des éruptions volcaniques, poétiquement filtrée par Inge Weidema dans le minitextile Quiet eruption (Éruption tranquille) et surtout dans leur rapport énergétique, où elle fait l’objet, dans ses issues de fertilité, d’autres minitextiles : Vitality (Vitalité), de Danutè Valentaitè, The seed (La semence), de Toshie Takahashchi, L’énergie de la terre, de Nadine Dupeux. Mais la terre a aussi une énergie intérieure qui lui est propre, qui se manifeste et s’exprime aussi à travers le travail et/ou l’utilisation de l’homme, mise en évidence par Marina Abramovic, en qualité ici de photographe, dans Portrait with firewood (Portrait avec du bois à brûler), le portrait d’une femme qui porte dans les bras du bois coupé à brûler, et par Feliksas Jakubauska dans le minitextile Earth pulsation (Terre qui pulse) avec une motte de terre travaillée. Des œuvres que l’on peut rapprocher de celles dans lesquelles le thème de l’énergie de la main humaine est symboliquement mis en évidence, indépendamment du travail avec la nature ou non, comme dans le minitextile A Hand (Main) de Melissa English Campbell et, de manière encore plus évidente et explicite, dans celui de Giuseppe Bignardi, Ergon (Travail), où une main émet des décharges électriques, ou encore seulement rappelé par l’évocation du travail manuel à un degré à la


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fois autre et ancestral, comme dans le suggestif et élémentaire In progress (En avant) de Robert Castes, qui montre des aiguilles à tricoter enfilées dans un tricot. Le binôme homme/énergie, dans ses nombreuses, pour ne pas dire infinies, variantes, a été incarné dans cette édition de Miniartextil par le jeune artiste américain David Herbert dans Charlotte’s web (La toile de Charlotte), carrément en filon mythico-héroïque de bandes dessinées, de dessins animés et de films. Son Spiderman est réalisé dans des matériaux de récupération montés ensemble en une composition de fantaisie et de projection de l’aspiration innée pour l’évasion hors des limites de la condition humaine et inévitablement entravée par ces mêmes limites. Dans une confrontation, c’est du moins ce que laisse déduire le projet (je n’ai pas encore eu la possibilité de voir l’œuvre au moment où j’écris), vécue par l’artiste comme une chose douloureuse. La toile – le textile revient explicitement dans un contexte vraiment atypique – devient le moyen de s’accrocher aux murs mais, je le répète, avec l’œuvre pas encore achevée, semble aussi un outil de contention. Toujours dans la dialectique sus-indiquée entre vouloir et pouvoir. Pas au niveau tragique de l’énergie criminelle, de la violence physique, des blessures, et même de l’assassin, d’ailleurs présent lui aussi à l’exposition dans le minitextile Energia bruta. Pugnalata letale (Énergie brute. Coup de poignard mortel) de Franco Albonico, où le rouge du sang est acrylique et le support, remarque l’auteur, j’ignore s’il fait de l’humour noir ou de l’ironie involontaire, est en «tissu précieux de coton avec des chiffres brodés à la main»… Tandis qu’est certainement, et lourdement, ironique l’amusant minitextile The energy of holidays (L’énergie des vacances), d’Ieva Prane, une petite tapisserie en laine, feutre et similicuir dans laquelle trois grosses dames. Á laquelle, par un malicieux rapprochement, on peut opposer l’impétueuse énergie, rendue avec une plasticité primitive, de l’imposant taureau de Jean-Philippe Hausey-Leplat qui, dans le rappel du titre même, Vent d’Oc, à la région française bien connue, transmet force et vigueur. Le fruit de la fascination, confessée, qu’exerce cet animal sur l’artiste, au point de faire naître en lui la sensation, écrit-il, «d’une forme de défi et de confrontation sous mes doigts entre mon combat de création et celui du taureau dans l’arène». Par contre, l’installation de la Slovène Anda Klancic, Aura F & Aura M (Aura féminine & Aura masculine) est amplement complexe et compréhensive, dans l’inspiration, la matière, la technique et les résultats, et constitue certes l’un des travaux les plus importants de l’exposition. Interprétable dès son titre de plusieurs manières, selon la définition du dictionnaire : vent léger, brise, souffle, respiration, atmosphère spirituelle, suggestive, de respect (l’aura qui émane de l’art et l’enveloppe), effluve, émanation des corps que les clairvoyants affirment être capables de percevoir. C’est vraisemblablement cette dernière signification qui est la plus pertinente. Il s’agit en effet d’une composition faite de deux silhouettes à forme humaine, l’une féminine, l’autre masculine, réalisées avec de l’écorce de palmier, des fibres optiques et deux sources lumineuses, dont la principale caractéristique, et la plus importante, est la mobilité que crée l’énergie lumineuse. Les diodes qui s’allument et qui s’éteignent à intermittence font glisser la lumière par-dessus les figures, donnant l’impression d’une palpitation des formes. Celle qui dérive de l’énergie, «propre à tout être humain», note l’artiste, «liée à la terre et au ciel, à tout l’univers, la matière et l’énergie de l’homme étant composées des mêmes particules que celles qui constituent la terre et les étoiles». D’où une conception cosmique qui implique, avec l’homme, ses comportements qui, des plus petits aux plus graves, affectent le bien-être et le malaise, et ce jusqu’au désastre, de l’univers». Des considérations veinées d’implications ésotériques, mais aussi largement exotériques, qui contribuent au charme de ces œuvres multidimensionnelles et multimédias, ouvertes à la fois à la nature et à la technologie, modèles d’un nouvel art textile ouvert au futur. Une autre installation tout aussi riche en implications, du moins dans les intentions, mais complètement naturelle est Tree of life (L’arbre de vie) de la Turque Oznur Enes. Qui s’est contentée de coudre et de teindre, en se servant uniquement de tissu de coton et, comme pour ses autres œuvres, d’intestins d’animaux. Une matière inhabituelle qui rend peu évident le rapport avec le titre, sur lequel Enes elle-même s’arrête dans une note plutôt obscure et forcée dans laquelle elle écrit : «L’arbre de vie est un thème symbolique communément utilisé au fil des différentes périodes de l’histoire de l’humanité. Cité dans les mythologies de plusieurs sociétés, l’arbre de vie décrit parfois la vie et d’autres fois l’univers. Comme les arbres sont en même temps dans le sous-sol avec leurs racines, dans la terre avec leurs corps et dans le ciel avec leurs feuilles, qui s’allongent vers la lumière, ils unissent les trois couches de l’univers. Cette situation est simultanément la preuve de l’énergie vitale continuelle de l’univers. La matière intestinale utilisée dans cette œuvre symbolise une transformation vitale, tandis que la structure photosensible perméable du matériau crée une identité particulière avec cette forme «d’arbre de vie». En réalité, l’œuvre ressemblerait, à travers le recours aux tissus organiques, à un énorme utérus présenté comme symbole/métaphore de la vie, tout comme l’arbre de vie du titre,


et donc, tout-court, de la vie. Un message plus direct, et agréable, est transmis par Growing Light (Crescendo de Luce) des Bela Bela, à savoir deux Slovènes du même âge, Jana Mršnik et Vesna Štih, synthétisé par elles en un slogan efficace et à la prise sûre, «Light is life and cleaning. Take a bath in a light», «La lumière c’est la vie et la netteté. Plonge-toi dans la lumière». Cette installation se compose d’une série de longs cylindres textiles transparents en organdis imprimé suspendus au plafond, d’où elles pendent, flexibles et mobiles dans l’espace, similaires à des rayons de lumière d’une densité croissante allant des marges vers le centre où se trouve une source lumineuse, entre lesquelles les visiteurs peuvent pénétrer et se mouvoir en vivant une expérience stimulante de contact, de rapport et de communication avec les autres spectateurs, d’introspection et de libération du contingentiel, dans une dimension autre, psychologique et mentale mais purement physique et sensuelle, de légèreté et de libération. Moins optimiste et directement plongée dans la réalité moderne, anthropologique et sociologique également, et pas seulement, secondairement, climatique, est par contre la suggestive et poétique installation I was there (J’étais là) de la Japonaise Yoriko Murayama, qui rappelle et fait ressortir dans le titre sa participation aux désastres provoqués sur sa terre natale par une nature devenue marâtre qui a déchaîné son énergie destructrice, se montrant ainsi incontrôlable, dans le tremblement de terre, le tsunami et le désastre nucléaire de Fukushima. Que l’artiste a comme exorcisé, ou mieux transcendé, dans le sens étymologique du terme, en recréant une tente appelée Tipi par les indiens d’Amérique, «un doux abri», écrit Murayama, «ou une limite entre la vie privée de l’homme et celle externe de la nature», en en faisant sa propre oasis, non pas d’évasion mais à la fois de participation et de prise de conscience, dans la perspective de la plurimillénaire vicissitude du rapport homme-nature, de l’actualité d’une nature devenue une fois de plus terriblement dangereuse. Á laquelle on doit s’opposer sans pour autant renoncer à penser au rapport avec l’énergie naturelle dans la forme de ce Tipi et à recevoir de l’énergie dans son propre esprit, affirme avec décision Murayama dans un témoignage écrit. Hors des exclusions préconçues, dans l’attention pour le passé et dans l’action dans le présent, une ouverture qui fortifie aussi cette œuvre, réalisée selon des modes et avec des matières propres à la tradition japonaise, comme la technique Kasuri-ikat, et en utilisant des outils parfois technologiques et modernes, comme l’impression sur papier à jet d’encre. L’élévation pseudo-spirituelle des Bela Bela et l’équilibre réaliste de Murayama, auxquels on peut associer la corde affectueuse de la délicatesse maternelle évoquée par Alyna Shchygoleva dans son délicieux minitextile, et ce dès son titre, Hallo... c’è... qualcuno (Allo… il y a quelqu’un), semblent contredits par d’autres œuvres exposées à Miniartextil 2011, qui s’inspirent plutôt de l’enregistrement, non dépourvu d’alarme, et parfois à la limite de l’agoraphobie, de la charge d’adrénaline qui agite, souvent sans justification, l’humanité la plus variée, comme dans le tourbillon incontrôlable qui emporte sans distinction une multitude passive de personnes du minitextile The fields of energy (Les champs de l’énergie) de Jeva Krumina. C’est le revers de la médaille, conséquence et symptôme d’une énergie devenue frénésie qui envahit souvent la vie contemporaine, surtout dans les foules frénétiques et agitées des grands centres urbains, et entrave la capacité de rapports non occasionnels, que le Russe Alexander Brodsky fait imaginer d’entrevoir au-delà de sa White Window (Fenêtre Blanche) en traçant avec des signes rapides et sommaires sur des surfaces en plexiglas opalescent irrégulièrement couvertes de peinture blanche, comme dans les verres des vitrines en cours d’aménagement, des figures dans des contextes météorologiquement agités. Tout aussi chargés d’horror vacui sont les deux «box» de la série Trauma/Alltag (Trauma/Quotidienneté), Boys Outfit (vêtements d’enfants) et Two Round Mirrors (Deux miroirs ronds) d’un autre Japonais, Chiharu Shiota, dans lesquels d’épaisses toiles d’araignée faites de fils de laine ténébreux emprisonnent des objets et des figures qui semblent sous-entendre une obscure dimension inaccessible, provoquant une sensation d’angoisse indéfinissable, comme chez le Kubin graphiste et peintre ou, en littérature, chez Kafka, tout aussi inquiétant que La métamorphose. De l’intimité de l’inconscient à celui tout aussi insondable dans sa substance de la prière dans la tension entre le rapport de foi avec l’être suprême, auquel nous élève Azra Aksamija. Architecte, sculpteur, vidéo-artiste et artiste textile de nationalité autrichienne née à Sarajevo, elle travaille actuellement comme chercheur au MIT de Cambridge, Massachusetts, à la Faculté d’Architecture duquel (Section Histoire, Théorie, Critique/Aga Khan Program for Islamic Architecture) elle prépare actuellement une dissertation sur l’identité de l’architecture des mosquées construites ou reconstruites en Bosnie en réaction à la guerre de 1990, centrée sur la représentation de l’Islam en Occident. Un milieu dans lequel elle a préparé le projet d’une Flocking Mosque (Mosquée pleine de gens), d’une mosquée qui respecte les prescriptions rituelles de l’Islam et pleine de dignité au niveau des formes, mais cependant une conception dynamique du temple, considéré dans sa substance primaire de fidèles qui se


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réunissent pour prier, constituant ainsi eux-mêmes de fait, partout, même à l’extérieur, une mosquée. Et donc pas obligatoirement un site stable, ni même monumental. Simplement un lieu qui adhère le plus possible aux nécessités et aux opportunités des communautés intéressées et aux conditions climatiques, sociales, économiques et culturelles où elles se trouvent dans les différentes conjectures temporelles et géographiques. C’est de ces prémisses que naît la proposition d’Azra Aksamija, d’une grande actualité et pleine d’applications intéressantes et utiles, pas seulement une idée brillante, abstraite ou difficile sinon impossible à réaliser et utiliser. Il s’agit d’un système modulaire en tissu tout simple constitué de tapis de prière avec des appuis pour les parties du corps qui entrent en contact avec la terre pendant le rite disposés par terre au moment de l’utilisation, assemblés pour donner une forme esthétiquement et symboliquement significative de cercles fleuris, simples ou regroupés, en nombre requis à chaque fois par la fréquence et la quantité de personnes. Avec pour résultat de créer une installation flexible, facile à démonter et à déplacer, de sorte qu’en plus elle n’occupe pas de manière stable les espaces destinés dans d’autres circonstances à des services différents4. C’est à la prière que s’adresse, dans des termes complètement divers, gymnico-orientaux, un autre minitextile, Territory of prayers (Territoire de prière) de Rolands Krutovs, tandis que deux autres de ces œuvres, «mini» seulement par leur quantité et leurs dimensions, comme j’ai tenu à le souligner dans ces lignes en leur accordant une grande place, s’adressent d’autres façons et dans d’autres directions à l’énergie psychique et mentale. La première, Campo cerebromagnetico o dei tragitti senza limiti (Champ cérébromagnétique ou des trajets sans limites), de Sergio Alessio, une sorte de table scientifique et, en tant que telle, extrêmement efficace, s’ouvre avec un accent quasi-tautologique au champ fondamental et primaire de l’énergie non physique, tandis que la seconde, Accumulatore de energia creativa (Accumulateur d’énergie créative), de Cecilia Natale, va en un certain sens au-delà, en passant de la fonction à l’un de ses objectifs possibles, celui de la création, et donc aussi esthétique ; d’autre part, avec le passage ou, si on veut, la retraite – dans le titre Accumulateur et dans la structure de l’œuvre qui, avec une accentuation créative, lui correspond ponctuellement – dans l’électrologie qui, comme la physique et la chimie, occupe bien entendu dans cette édition une place plus que secondaire. Y compris dans les minitextiles, qui nous offrent des images suggestives de la proposition dans le microcosme de l’atome, avec son noyau, ses électrons et ses neutrons, de la structure de l’immense système solaire : des Fermioni (Fermions), ainsi nommés en hommage au grand physicien italien, Enrico Fermi, de Vlasta Stamfestovà, des électrons, donc, avec des neutrons et des protons, et au noyau en orbite de Gabriella Crisci, à la Catena di reazione (Chaîne de réaction) d’Alvaro Diego Campuzano, au Nucleo (Noyau) de Zlato Cvetovic, à Weave (Trame) de Mihoko Sumi, un enchevêtrement/tissu d’énergie, lumière, couleur et, pour finir, à Radiazioni (Radiations) et Sol 2. Glad day/Aurora (Sol 2. Journée/Aurore heureux), l’un de Heidi Benedekneck De Felice, l’autre de Penelope Mackworth-Praed. Liées toutes les deux depuis toujours à Miniartextil, et ce dès ses origines, elles sont encore présentes cette année avec une installation : Benedekneck De Felice avec at(o)mosphere, une vision fascinante de sphères lumineuses colorées et transparentes «englobées», écrit-elle, « l’une dans l’autre et dans l’espace avec leurs jeux de formes, de lumières et de couleurs, rappelant les microcosmes/macrocosmes qui se caractérisent comme des générateurs d’émotions» ; et Penelope Mackworth-Praed avec 3 Large Spyglasses (3 grandes longue-vues), qui invite à repenser le passé et met en discussion le gaspillage d’énergie actuel. «L’utilisation de la technologie», affirme à ce propos l’artiste, «a souvent pour effet négatif de bloquer toute participation raisonnable de moyens plus anciens et plus simples. Ces ‘longue-vues’ montrent que de très petits éléments combinés avec l’emploi du miroir créent des effets kaléidoscopiques qui peuvent donner différents résultats intéressants. Si on y réfléchi, il faudrait peut-être aussi revoir, en ce XXIe siècle l’abus épouvantable d’énergie et de matériaux sur notre planète. C’est toujours dans la phénoménologie variée de l’énergie que se situent aussi Kela Cremaschi, Fabrizio Musa et Alfredo Ratti. Elle aussi fidèle à Miniartextil, où elle a exposé à plusieurs reprises, la première présente Acqua flusso vitale (Eau flux vital), une installation toute positive réalisée avec légèreté et une agile liberté de composition. Dans ses trois panneaux en tissu jacquard, Pannellisolaritxt1, Eolicotxt1 et Energiaeolicatxt (Panneauxsolairestxt1, Éolientxt1, Énergieéoliennetxt), Musa affronte quant à lui la problématique des énergies alternatives avec son chiffre objectif et capable de synthèse d’une grande efficacité à travers une technique multimédia spéciale qui fait de son travail l’un des plus intéressants des nouvelles générations. Et Ratti propose avec son habituelle et heureuse inventive L’albero eolico (L’arbre éolien) de la série Gli alberi della memoria (Les arbres de la mémoire), qui vise, pour utiliser ses propres mots, à «une abstraction symbolique d’éléments de la nature» qui, «en chacun de nous, dans des coins cachés de la mémoire, berceau de l’imaginaire créatif riche en rêves, références, recours», trouve une place prééminente qui, dans «l’interprétation personnelle de différents éléments»


de l’artiste, «prévoit aussi des Arbres imaginaires», dont cet Arbre éolien qui, comme la mémoire dans les rêves, surgira dans le cœur du centre historique, entre la Cathédrale et le Théâtre Social. «Grâce à une utilisation essentielle du vent», pour reprendre les déclarations de l’auteur, il créera et utilisera une énergie utile au mouvement de «moulin à vent», avec une poursuite suggestive d’éléments en mouvement capables, par leurs couleurs, de créer des situations et des suggestions», enracinées – le terme est ici des plus appropriés – dans la mémoire. Et, dans le style de Ratti, de la mémoire on passe à la chronique, veinée d’une mince protestation et d’une grande nostalgie pour une nature de plus en plus violée par la «vie commune», de nouveau Ratti, «avec les gigantesques turbines éoliennes, indispensables au processus de conversion de l’énergie cinématique du vent et à laquelle nous devrons bientôt nous soumettre» malgré «le résultat très discutable de l’impact environnemental sur le nouveau paysage». Espérons ni à Come ni sur son lac, déjà gravement blessés par d’autres graves agressions continues et insensées. On trouve comme toujours dans un espace tout à lui l’atypique Filippo Avalle avec le piège de son embarrassant Uomo riccio nel cerchio oceanico (Homme-hérisson dans le cercle océanique), avec des stations sur La figura di Anna P. (La figure d’Anna P.) et tant d’autres, que l’auteur a joint à l’œuvre pour bouleverser définitivement le spectateur, déjà bien confus dans la jungle informelle (au sens littéral et dans celui de la tendance artistique des années cinquante) de fils qui remplissent sa «sculpture stratifiée lumineuse en méthacrylate avec des installations de lumière à diodes incorporés dans la base avec un moteur électrique» dont le principal atout, et charme, est son caractère insaisissable et fuyant. Une autre œuvre qui attirera l’attention des visiteurs sera sans aucun doute The sign (Le signe) du couple Marco Sarzi-Sartori/Daniela Arnoldi, nom d’art DAMSS, liés depuis des années dans leur travail avec des sensibilités et des compétences différentes qui interagissent fertilement dans la conception et la réalisation de leurs œuvres, faites souvent, comme dans ce cas, d’art textile, sous l’impulsion, au début, de Daniela Arnoldi. «Souvent le sujet des œuvres», écrivent-ils, «n’est pas d’une importance primordiale, mais l’application des techniques qu’ils expérimentent, elle, l’est». Un objectif, certes, à ne pas sous-estimer mais, comme le montrent les «box» présentés ici, d’une grande efficacité, y compris esthétique, dans leur dynamisme à la fois énergétique, structuré et libre qui ne s’épuise pas en soi, sur un plan exclusivement, ou même seulement principalement, technique. Le résultat final est une image tridimensionnelle que l’expertise conceptuelle et technique et la recherche sur les matériaux, unie à l’invention, permet de définir hors de toute improvisation facile, et aussi d’autoréférenciation limitante à la fin. Le tout pleinement justifié car, le thème de Miniartextil ne constituant pas un engagement obligatoire, cette année encore d’autres artistes invités avec des installations ont préféré répondre à l’appel en proposant des œuvres qui s’orientent différemment. Comme Joël Andrianomerisoa, Flavio Lucchini, Vincenza Marsiglia, Ester Negretti et Giuseppe Bellini. Andrianomerisoa est un jeune artiste (né en 1977 à Madagascar) à la formation et à l’activité polyvalente, qui donne une ouverture globale, comme le font partout nombre de personnes de son âge plus douées, mais loin d’être impersonnelle. Styliste, architecte, designer et photographe, il s’est vite affirmé au niveau international par la complexité, y compris multimédia, de son travail, se distinguant entre autres dès le début de sa recherche par sa flexibilité, dont l’œuvre exposés, Senza titolo (Sans titre), est un important exemple. De grandes dimensions, 3 m x 3 m, exécutée avec la savante superposition de différents élément, c’est une tapisserie qui a une force et une densité d’expression à la fois architecturale, dans l’organisation des plans, et picturale, du fait de la vibration, à la lumière et au regard du spectateur, de la couleur. Comme toujours dans sa production, intégralement noire, ou mieux dans les «couleurs du noir», précise opportunément Virginie Andriamirado, pour laquelle «loin d’être monochromatique, le noir d’Andrianomerisoa est à la fois une et mille couleurs différentes. Le choix du noir est un défi permanent qui invite l’artiste à réinterpréter et à renouveler sans cesse la couleur. Selon les cas, la noirceur s’élabore en nuances infinie. Le noir peut incarner austérité et minimalisme tout en donnant à l’artiste la liberté de déconstruire et de désintégrer la structure de son œuvre. Le noir donne à l’artiste la liberté d’agir avec exubérance»5. Des observations qui reprennent certaines déclarations d’Andrianomerisoa, qui affirme à ce sujet : «Pour moi, c’est un défi. Dans chaque pièce je dois trouver les différentes couleurs, les différentes postures de noir. Ce n’est pas seulement la couleur mais aussi une attitude qui n’exclue rien et pointe à l’universel. Le noir est incroyable, inquiétant, en mesure d’avoir un sens dans le monde entier6». Des mots révélateurs qui marquent, me semble-t-il, l’impossibilité de rapprocher Andrianomerisoa à Pierre Soulages, dont les tableaux, selon un curriculum de l’artiste, seraient «évoqués» par les créations d’Andrianomerisoa. Un rappel trompeur qu’il faudrait plutôt remplacer, si on veut vraiment suggérer d’illustres affinités avec des maîtres historiques, ce dont nous ne voyons


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pas le besoin, par un certain Ad Reinhard ou par le dernier Rothka. Et non donc avec les déclinaisons mentales de la minimal art. Flavio Lucchini, bien connu en Italie comme graphiste et éditeur de publications de mode de la seconde moitié du siècle dernier, apporte sur la scène de miniartextil ses Dolls (Poupées) hautes en couleur, en résine et aux couleurs acryliques de «joyeuses sculptures, ingénues et effrontées, de petites filles de notre temps, ironiques et colorées», comme les décrit l’auteur, témoins, avec de nombreuses autres de ses œuvres plastiques (des hauts-reliefs Fashion-lunapark et des Dress-Toys, aux Ghost puis au Dolls, aux Marshmallows, aux Faces et, aujourd’hui, aux Burqa)), de l’évolution du goût dans l’histoire du costume. Que Lucchini enregistre avec une conscience critique et de l’ironie. «Je me meus», écrit-il, «entre classicisme et new pop, en une sorte de fil direct entre Canova et Jeff Koons. C’est le mystère qui m’intéresse, la magie de la mode, la diviniser et, en même temps, la désacraliser». Dans une pratique de la sculpture exercée dans les années passées avec un engagement et des résultats impressionnants, qui mériterait d’être mieux connue et est d’un intérêt considérable pour ces expositions d’art textile de Côme, en ouvrant le domaine des rapports entre l’art et la mode, dans leur donner et leur recevoir réciproque, dans la perspective historique et dans la réalité du présent, qui doit encore être labourée. Comparable dans une certaine mesure au regard rétrospectif des sculptures de Lucchini quoique dans la diversité absolue de motivations, d’objectifs et d’approche, est son attention pour les vieux ameublements de l’installation Vanity Ambient (Lieu de vanité) du jeune Vincenza Marsiglia, déjà auteur de tableaux entièrement réalisés avec des matériaux et des techniques textiles qu’il a accompagnés ensuite, dans un contexte multimédia, avec des instruments électroniques, comme dans cette installation. En elle l’artiste présente une pièce d’habitation familiale bourgeoise d’un passé peu lointain, en y mettant un fauteuil des années cinquante et en recouvrant les murs d’un papier peint décoré de grandes fleurs qui rappellent le dessin d’étoffes début XXe siècle, sur lesquels il a accroché un cadre pour cheminée et deux paires de petits tableaux avec des images populaires d’amours et d’ex-voto sur soie filée en relief. Dans l’hétérogénéité de ces objets aux origines et aux datations diverses, et donc de leur style, qui constituent l’ameublement, Marsiglia n’entend pas créer une reconstruction historique cohérente mais plutôt projeter dans une réalité qui ne peut pas être et n’est pas celle d’autrefois, la nostalgie, qui vient de la mémoire, et peut-être de l’inconscient, du climat d’une expérience vécue et qui peut ainsi revivre dans une autre, vécue différemment. C’est peut-être en ce sens que doit être comprise la vanité du titre. Tout comme semble permettre de le penser la mention de l’artiste «d’une aspiration continue à l’iconographie et au symbole» exprimée dans la fiche d’adhésion à l’exposition et comme sembleraient le confirmer les effets, eux aussi évanescents, produits par un miroir polarisé à deux écrans placé dans ledit cadre et connecté à une webcam qui reflète alternativement le spectateur sur le premier écran comme dans un miroir normal, avec son aspect réel, et, sur le second, numériquement, à travers la webcam, dans une autre dimension, sur fond d’étoiles, leitmotiv symbolique des œuvres de Marsiglia, qui les enfile aussi dans le tissu qui recouvre le fauteuil et dans la surface des tableaux susdits. Plus ambitieuse l’installation 4D, quadro percorribile. Essenza e materia (4D, tableau parcourable. Essence et matière) d’Ester Negretti, du moins si on en croit la seconde partie du titre, qui aborde un sujet philosophique d’une extrême complexité, qui fait donne la chair de poule, du fait de l’inévitable difficulté de transférer dans la matière de l’art des questions théorétiques. Une chose, c’est de parler et d’écrire, comme le fait la Negretti, de «dépassement de la matière à travers la matière elle-même en vue d’atteindre l’essence», une autre c’est de rendre ce point concret. Intelligemment, et par la force des choses, le peintre esquive cependant dans les faits cet obstacle, enjambant l’idée de réaliser une nouvelle École d’Athènes et créant une série de puissantes et vastes coulisses que le visiteur est invité à traverser en heurtant physiquement la puissante charge de matière des supports et des matériaux utilisés. Nombreux, de différents types de tissu avec du goudron et du sable, au béton, au papier, aux journaux, aux filets, aux perles noires. En provoquant, c’est certain – avec son encerclement de signes abstraits et d’impressionnantes images figuratives, de couleurs, et aussi d’odeurs, et avec la répercussion emphatique dans la psyché, et dans les sens, comme le souligne encore avec raison le peintre, dont je ne crois pas qu’on puisse douter des qualités, qu’elle devrait contrôler un peu (mais… elle n’y réussira pas…). Je ne sais pourtant pas si on peut raisonnablement ignorer la «douce» possibilité de «faire naufrage dans cette mer», avec la complicité coupable de la force physique, terrienne, et donc sensorielle de l’installation. La tentation pourrait être tout aussi forte… Je ne peux malheureusement pas dire grand chose de l’installation Manto (Manteau) de Giuseppe Bellini, annoncée mais sans aucune suite, dont je n’ai pu voir qu’une photo qui m’a fait une excellent impression qui, je le souhaite, sera confirmée par l’œuvre, que j’espère pouvoir exposer.


Pour conclure, en dernier mais non des moindres, Mimmo Totaro, pour signaler et fêter la possibilité, rare, comme tous le savent bien désormais, de voir quelques-unes de ses dernières œuvres, exposées après une dure bataille pour vaincre sa réticence et obtenir son accord, près de cinq ans, désormais, après sa dernière sortie publique, en 2007, à la Tessitura Mantero Gallery avec une petite exposition consacrée et intitulée à Le Muse (Les Muses). Ses travaux seront exposés dans deux salles, la Villa del Grumello à Côme et dans la MyOwnGallery de Milan, où se déroule la 21ème édition de Miniartextil, née dans le studio de l’artiste, qui l’a ensuite faite mûrir et grandir avec Nazzarena Bortolaso jusqu’aux actuels succès internationaux. Les vedettes sont cette fois Afrodite (Aphrodite), la déesse grecque de la beauté, de l’amour et de la fertilité, la Vénus des romans, Aglaé, Euphrosyne et Thalie, les Trois Grâces, et trois autres œuvres, L’ultimo canto di saffo, Divinità et La dimensione nascosta (Le dernier chant de Saffo, Divinité et La dimension cachée), toutes caractérisées par la poéticité, la légèreté et la rigueur de forme qui sont la marque habituelle de l’artiste Totaro, aujourd’hui peut-être, du fait du caractère même du thème, plus adoucie et sensuellement vibrante. Mais pas descriptive. Plutôt évocative du fait de la résolution d’une conceptualité conséquente et convaincante, et d’une technique exacte, calculée, en une image poétique qui fait se fondre dans l’allusivité sémantique la légèreté et la transparence des matériaux et de leurs trames. Mais aussi étrangère, malgré la synthèse structurelle, à un géométrisme formaliste mécaniquement compositif : «une recherche constructiviste-poétique», un construire «avec poésie», faisait déjà remarquer en 1971 le grand Max Huber, quand Totaro avait alors un peu plus de vingt ans, trouvant «dans quelque petite ‘construction-poésie’» du jeune artiste une certaine parenté avec des dessins de Klee» et avec les «structures-imagoprospectiques» d’El Lissitskij7. Un «diagnostic» confirmé en 1974 par Mario Radice, pour lequel «les œuvres de Mimmo Totaro ne doivent pas être signalées et admirées pour leur perfection technique», vu que «cette qualité, c’est évident, n’est que le point de départ»8. Celles-ci, continuait le maître de l’abstractisme géométrique, sont «un simple moyen de communication poétique quand, du plan artisanal», elles s’élèvent «pour entrer dans l’atmosphère de la poésie proprement dite»9. C’est-là la clé pour pénétrer le travail de cet artiste réservé, y compris dans ses fruits ultimes présentés ici. Dans lesquels est de nouveau proposée une essentialité lyriquement louée, qui fait allusion en filigrane à des formes physiques, comme filtrées, et rêvées, avec des allusions sémantiques réticentes, que l’on saisit émotivement dans l’extrême synthèse de composition. Comme l’avait fait Radice dès les années soixante-dix dans le texte cité, où il faisait observer que les formes de l’artiste, «d’habitude ovoïdales» et «conçues selon un critère géométrique très complexe, ressemblaient au premier coup d’œil aux galets que les enfants ramassent sur la rive ou dans le lit des rivières ou des torrents, des cailloux de collection, tant ils sont beaux et mystérieux, polis par les eaux courantes au fil des millénaires»10. Quelque chose de similaire, au niveau de la référence à un contenu pas exclusivement formel, pourrait-on dire aussi pour ces œuvres récentes de l’artiste de Côme, mais en direction, comme dans le cas des Muses, d’une beauté corporelle rêvée dans un lointain mythique, d’une saveur classique, sur un registre qui fait fondre toute rigidité structurelle dans la fluide évocativité de la poésie, comme je l’écrivais dans mon introduction à l’exposition citée plus haut à Tessitura Mantero Gallery11. Luciano Caramel (Endnotes) 1 Cf., comme pour les autres références aux éditions précédentes de Miniartextil, outre les catalogues relatifs à chacune : Miniartextil, 20 anni. 1991-2010, Vanillaedizioni, Albissola Marina, Savona, 2010, p.1451-1555. Ibid, p.14521461 mon texte d’introduction. Sur ce thème, cf. aussi le catalogue de l’exposition Scultura Natura. Oriente Occidente, dont je me suis occupé la même année au Château d’Agliè, Umberto Allemandi, Turin, 2008 2 Cfr. Miniartextil, 20 anni, cit. III, p. 1452-1461 3 Ibid., p.1558. 4 Pour plus d’informations, cf. Christina A. Noble, Architecture and the body et Azra Aksamija, Flocking Mosque, dans Forward 110, American Institute of Architects, Washington, dc, USA, Printemps 2010, Volume 10, N° 1, p.3-5, 14-18. 5 Cf. V. Andriamirado, dans “Flow” Studio Museum, Harlem, 2008. 6 Ibid. 7 Cf. M. Huber, Mimmo Totaro, catalogue, Galerie “Il Salottino”, Côme, 1971 8 Cf. M. Radice, Mimmo Totaro, catalogue, Galleria dell’Aquilone, Urbino,1974 9 Ibid. 10 Ibid. 11 L. Caramel, le muse MIMMO TOTARO, Cesarenani Tipografia Editrice, Côme 2007


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Spazio Culturale Antonio Ratti Ex Chiesa di San Francesco installazioni e minitessili


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Vincitori del concorso 2011 Quest’anno hanno presentato la propria candidatura 352 artisti provenienti da 43 paesi di 5 continenti. Sono state selezionate 54 opere da parte della commissione composta dal Prof. Luciano Caramel, già ordinario di storia dell’arte contemporanea all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Brescia, Françoise De Loisy, conservatrice dei Museés d’Angers, Virginija Vitkiene, direttrice della biennale di Kaunas.Sono quindi stati assegnati tre premi a Rolands Krutovs per l’opera Territory of prayer (premio Arte&Arte), Mihoko Sumi con l’opera Weave (premio Antonio Ratti) e Valerie Buess con l’opera Ready! (premio Montrouge).

PREMIO ARTE&ARTE 2011

Rolands Krutovs - Territory of prayer


PREMIO ANTONIO RATTI 2011

Mihoko Sumi - Weave PREMIO MONTROUGE 2011

Valerie Buess - Ready!


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Franco Albonico Energia bruta–pugnalata letale Cotone, acrilico Cotton, acrylics

Sergio Alessio Campo cerebromagnetico o dei tragitti senza limiti Cartoncino, inchiostro di china e inchiostro bruciato a seppia Cardboard, indian ink, ink black


Antra Augustinovica Solar Mystery Carta, acrilico, poliestere, perle di vetro Paper, acrylics, polyester, glass pearls

Aud Bekkelung Energheia Pastelli, fili metallici Pencils, wire


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Heidi Bedenknecht–De Felice Radiazioni Film di policarbonato Polycarbonate film

Giuseppe Bigliardi Ergon Creta, cotone, legno Clay, cotton, wood


Marie–Jeanne Boyon Energie primitive (Original energy) Lino, cotone, fili metallici Linen, cotton, metallic thread

Valerie Buess Ready! Carta di giornali e riviste Newspapers and magazines


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Melissa English Campbell A hand Cotone Cotton

Gabriella Crisci Senza titolo Spille e alpaca Pins and alpaca


Zlatko Cvetovic Nucleus Tubi di plastica, resistenze Plastic tubes, resistors

Pascale Driviere Milonga Tessuto, filo metallico Textile, wire


46

Nadine Dupeaux L’energie de la terre Cotone, sisal Cotton, sisal

Silvia FedorovĂ Human and produced Merletto a tombolo, filo di rame, plastica Bobbin lace, copper wire, plastic


Yolaine Fruhauf Energy food Seta e plastica Silk and plastic

Cristina Gamez Armas Tautologia Lino, cotone, metallo, ceramica Linen, cotton, metal, ceramic


48

Ghislaine Garcia Berlier Quello che è, non è ancora Vetro, filo, metallo, specchio Glass, threads, metal, mirror

Ceca Georgieva Protecting installation Cotone, legno, lappole Burrs, cotton, wood


Alvaro Diego Gomez Campuzano Chain reaction Metallo Metal

Zuzana HromadovĂ Light Vetro, filo di rame, aghi, carta, velluto, poliestere Glass, copper wire, needles, paper, polyester fibres, velvet


50

Feliksas Jakubauskas Earth pulsation Feltro Felt material

Nobuko Koizumi Spiral power Cotone Cotton


Irina Kolesnikova Lighting Lino, seta Flax, silk

Agnieszka Kopec We Lino, lampadina, feltro, colla, legno Linen, light bulb, felt, glue, wood


52

Ieva Krumina The fields of energy Polietilene Polyethylene

Rolands Krutovs Territory of prayer Pellicola PPC, fibra tessile, colori PPC film, fibre, colour


Alicja Laciak Nautilida Colla termica Termic glue

Penelope Margaret Mackworth Praed Sol 2.Glad day/Aurora Acciaio, pittura fluorescente Steel, phosphorescent paint


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Genevieve Moisan Temptations Inchiostro per tessuto, cotone, rete di alluminio, filo, calamita Inkjet fabric, cotton, aluminium mesh, thread, magnet

Zivile Muraskiene Flesh Gommapiuma, noci Foam, walnuts


Kaoru Nakano Energy to be reborn again Washi (carta giapponese) Washi (Japanese paper)

Cecilia Natale Accumulatore di energia creativa Pasta di vetro, elastici e gomma Glass paste, rubber, rubber band


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Lucia Pagliuca Io–tu, Noi–voi Cotone e viscosa Cotton and viscose

Chiara Passigli Gulliver Vetro, metallo fili Glass, metallic elements, threads


Ana Poggi Milonga, contraviento, milonga, desde la nada en un hilo se tejio Silicone Silicon

Ieva Prane The energy of holidays Feltro, lana, finta pelle Felt, wool, imitation of leather


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Patricia Robert– Castets In progress Ferri da calza, lana d’acciaio inox, filo di ottone Steel inox wool, knitting needles, brass wire

Kabir Shafiqul The mythical pitcher Cotone macramè Macramè cotton


Alyna Shchygoleva Hallo!?… C’è qualcuno?... Lana di pecora Sheep wool

Yukako Sorai PETRA mirabilia Pietra, feltro Felted stone


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Vlasta StamfestovĂ Fermioni Sisal, lino, legno Sisal, linen, wood

Elisabeth Straubhaar Ever green Setole di scopa, plastica, nylon, perle, colla, filo Hair broom, plastic, nylon, pearls, glue, wire


Mihoko Sumi Weave Fibre luminescenti, intestino, seta Luminescent fiber, silk, gut

Mai Tabakian Tutto è sotto controllo– everything is under control Tessuto su polistirolo Textiles on extruded polystyrene foam


62

Aya Takada Dear dear Lana, garza Wool, gauze

Toshie Takahashi The seed 11–4 Cotone, seta, juta, piante, coloranti chimici Cotton, silk, jute, plants, chemical dyestuffs


Kaori Umeda Flow of time Organza, poliestere Polyester, organdi

Danutè Valentaitè Vitality Pietra, erba Stone, grass


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Misako Wakamatsu Day by day Cotone, plastica Cotton, plastic

Minako Watanabe A house of lights Seta, acciaio Silk thread, steel wire


Inger Weidema Quiet eruption Lana merino Merino wool

Almyra Weigel Tamed mouse Colla, colori, inchiostro da stampante, filo metallico Glue, colour, printer’s ink, wire


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Izabela Wyrwa Ether Tessuti sintetici, plexiglass Synthetic fabrics, plexiglass


Ludwika Zytkiewicz–Ostrowska “Energheia” from the cycle “Game” Seta, cartoncino, plexiglass Silk, cardboard, plexiglass


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MARINA ABRAMOVIĆ

Marina Abramović è nata nel 1946 a Belgrado. Vive e lavora a New York. Marina Abramović is born in 1946 in Belgrade. She lives and workes in New York City. Principali mostre personali / Selected solo exhibitions 2010 – “Marina Abramović: Personal Archaelogy”, Sean Kelly Gallery, New York; “Marina Abramovic: The Artist is Present”, Museum of Modern Art, New York – 2009 – The Kitchen: Homage to Saint Therese, La Fabrica Galleria, Madrid, Spagna; “Unconditional Love”, Arsenale Novissimo Tesa 89, Biennale di Venezia, Italia; “Marina Abramović: Irresistible”, Galerie Cent 8, Parigi, Francia – 2008 – “8 Lessons on Emptiness with a Happy End”, Beaumontpublic – 2007 – “Balkan Erotic Epic”, Living Arts, Tulsa, OK; “Balkan Erotic Epic”, Cent8– Serge Le Borgne, Parigi, Francia; “Balkan Erotic Epic”, La Fabrica Galeria, Madrid, Spagna; “Marina Abramović”, Kappatos Gallery, Atene, Grecia –2006 – “Balkan Erotic Epic”, SESC, San Paolo, Brasile; “Balkan Epic, Art for the World Project”, Pirelli, Milano, Italia Principali mostre collettive / Selected group exhibitions 2010 – “The Hoerengracht”, Amsterdam Historical Museum, Amsterdam, Olanda; “Think Pink”, Gavlak Gallery, Palm Beach, Florida; “That’s Life: Vanities from Caravaggio to Damien Hirst”, Fondation Dina Vierny – MusŽe Maillol, Parigi, Francia; “Haunted: Contemporary Photography / Video / Performance”, Solomon R. Guggenheim Museum, NewYork; “Brave New World”, MusŽe d’Art Moderne Grand–Duc Jean, Lussemburgo – 2009 – “POURQUOI ATTENDRE!”, Fonds Andre Iten

Marina Abramović Portrait with firewood, 2009 - 136x136 cm Stampa digitale in bianco e nero Black and white digital print Courtesy Galleria Lia Rumma Milano – Napoli

at Centre d’Art de Geneve, Ginevra, Svizzera; “Variables”, Beaumontpublic, Lussemburgo, Bruxelles; ”Comments on a Time Shift”, Austrian Cultural Forum, New York; “The Missing Peace”, Frost Art Museum, Miami, Florida; “Chelsea Visits Havana”, Havana Fine Arts Museum, Cuba; “Elles@centrepompidou”, Centre Pompidou, Parigi, Francia; “The Female Gaze: Women look at Women”, Cheim & Reid, New York; “Worlds on Video”, Strozzina, Firenze, Italia “American Art and the East”, Solomon R. Guggenheim Museum, New York – 2008 – “Sleeping and Dreaming”, the Wellcome Trust, Londra, Inghilterra – 2007 – “Poul Kjærholm: Structures and Surfaces”, Sean Kelly Gallery and R Gallery, New York; “Art Metropole: The Top 100”, Ottawa, Ontario, The National Gallery of Canada; “After the Revolution: Women Who Transformed Contemporary Art”, Dorsky Gallery, Curatorial Programs, Long Island City, NY; “Auto Emotion: Autobiography, emotion and self–fashioning”, The Power Plant, Toronto, Canada; “Between Art and Spirituality”, Centre Pompidou, Parigi, Francia; “Into Me / Out of Me”, Macro, Roma, Italia; “Lights, Camera, Action: Artists Films for the Cinema”, The Whitney Museum of American Art, New York; “The Missing Piece”, Rubin Museum of Art, New York, NY; “Mulher Mulheres”, SESC Avenida Paulista, San Paolo, Brasile;”New Genre Festival XIV”, Living Arts, Tulsa, OK; “Ohnmacht Muthesius”, Kunsthochschule, Kiel, Germania; “Quadrennial”, Praga, Repubblica Ceca; “PURE”, Sean Kelly Gallery, New York; “Renegades”, Exit Art, New York, NY; “Role Exchange”, Sean Kelly Gallery, New York; “Role Play: Feminist Art Revisited 1960–1980”, Galerie Lelong, New York, NY; “Schmerz, Hamburger Bahnhof, Berlino, Germania; “Vertigo: The Century of Off–Media Art and Futurism to the Web”, Museo d’Arte Moderna, Bologna, Italia; “WACK! Art and the Feminist Revolution!”, Museum of Contemporary Art, Los Angeles, CA; “Sounding the Subject: selections from the Pamela and Richard Kramlich and the New Art Trust”, MIT; “List Visual arts Center”, Cambridge, Mass – 2006 – “Into Me / Out of Me”, PS1, New York, NY; KW Institute for Contemporary Art, Berlino, Germania; “Unlearn”, Plug In ICA; Winnipeg, MB, Canada; “WATCH OUT”, Beaumontpublic, Luxembourg


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AZRA AKSAMIJA

Azra Akšamija è un’artista e storica dell’architettura austriaca, nata a Sarajevo. Si è laureata in Architettura presso l’Università Tecnica di Graz in Austria. Attualmente è ricercatrice presso il Dipartimento di Architettuta al MIT (Sezione di Storia, Teoria e Critica/ Programma Aga Khan per l’Architettura Islamica), che si occupa della creazione di un pensiero identitario nella costruzione e ricostruzione delle moschee in Bosnia, successiva alla guerra del 1990. Nella sua pratica interdisciplinare, Aksamija spesso lavora con differenti mezzi di comunicazione, come la scultura, i video, il tessuto. Il suo lavoro indaga la costruzione dell’identità attraverso l’arte e l’architettura, con un focus sulle rappresentazioni dell’“Islam nell’Occidente”, il conflitto trasformativo e la sua mediazione tramite la pedagogia culturale. Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale in sedi quali la General Foundation di Vienna, la Gallery for Contemporary Art di Leipzig, La Biennale di Liverpool, il Witte de With Rotterdam, lo Sculpture Center a New York City, il Secession di Vienna, il Manifesta 7, lo Stroom Den Haag, la Royal Academy a Londra, e più recentemente la Cini Foundation a Venezia.

Azra Aksamija Flocking Mosque, 2008 - 300x300 cm compassi, tessuto, rosari compass, textile, prayes beads

Azra Akšamija is a Sarajevo–born Austrian artist and architectural historian. She holds undergraduate and graduate degrees in architecture from the Technical University Graz and Princeton University. She is currently about to compleete her Ph.D. dissertation in the Department of Architecture at MIT (History, Theory and Criticism Section / Aga Khan Program for Islamic Architecture), concerned with  identity construction though mosque architecture built and rebuilt in Bosnia in response to the 1990s war. In her interdisciplinary practice, Akšamija often works with different media, including sculpture, video, and textile. Her work investigates issues of identity–construction though art and architecture, with the focus on representations of ‘Islam in the West’ and transformative conflict–mediation though cultural pedagogy. Her work has been shown internationally in venues such as the Generali Foundation Vienna, Gallery for Contemporary Art Leipzig, Liverpool Biennial, Witte de With Rotterdam, Sculpture Center New York City, Secession Vienna, Manifesta 7, Stroom Den Haag, the Royal Academy London, and most recently Cini Foundation Venice.


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JÖEL ANDRIANOMEARISOA Jöel Andrianomearisoa è nato nel 1977 in Madagascar. Vive e lavora tra Parigi e Antananarivo. Jöel Andrianomearisoa is born in 1977 in Madagascar. He lives and works in Paris and Antananarivo. Principali mostre personali / Selected solo exhibitions 2011 – “Le temps d’une rencontre ou pour toujours” Université du Tampon,Tampon, La Reunion island ; “Hôtel des Rêves”, Hôtel du Louvre, Antananarivo, Madagascar – 2010 – “A perfect kind of love”, Goodman Gallery, Johannesburg, South Africa; “Smatesh Remix”, Comme Il Faut, Tel Aviv, Israel – 2009 – “I don’t know how to begin, I don’t know how it will end”, Aksent, Gent, Belgio; – 2003 – “Une première, CCAC – CGM”, Villa Vanille – Antananarivo, Madagascar. Principali mostre collettive / Selected group exhibitions 2011 – “L’inattendu du tout monde”, Art– o–rama, Marsiglia, Francia ; “In Context”, SA National Gallery, Cape Town, Sud Africa; “The Global Africa Project”, Museum of Arts & Design MAD, New York, Usa – 2010 – “In Context”, SA National Gallery, Cape Town, Sud Africa; “The Global Africa Project”, Museum of Arts & Design MAD, New York, Usa; “Africa assume Art Position!”, Primo Marella Gallery, Milano, Italia; 12th Cairo Biennale, Cairo, Egitto; “Limited Edition”, La Maison Revue Noire, Parigi, Francia; “Docks en ciel”, curated by Adrien Pasternak, Chic art fair, Parigi,

Joel Andrianomearisoa Untitled, 1999 - 300x300 cm Tessuto / Fabric Collezione Privata Milano Courtesy Primo Marella Gallery

Francia; 3rd Sinopale Biennal, Sinop, Turchia; “A Collective Diary”, Herzliya Museum of Contemporary Art, Tel Aviv, Israele; “Off The Wall”, Gustavsbergs Konsthall, Stoccolma, Svezia – 2009 – “20 ans et encore à la mode”, Musée d’Art et d’Histoire, Cholet, Francia; “Africa now!”, World Bank, Washington, USA – 2008 – “Black Paris – Black Brussels”, Musée d’Ixelles, Bruxelles, Belgio; “Flow”, Studio Museum Harlem, New York, USA – 2007 – Africa Remix, Johannesburg Art Gallery, South Africa; “Paris Black”, Museum der welt culture, Francoforte, Germania – 2006 – “Africa Remix”, Moderna Museet, Stoccolma, Svezia; “Africa Remix”, Mori Art Museum, Tokyo, Giappone; 9 Bienal de la Habana, Havana, Cuba – 2005 – “Africa Remix”, Centre Pompidou, Parigi, Francia; “Africa Remix “, Hayward Gallery, Londra, Inghilterra – 2004 – “Africa Remix”, Museum KunstPalast, Düsseldorf, Germania; “Du Bosphore à la Moine”, Musée d’Art et d’Histoire, Cholet, Francia; “Lille 2004, Roubaix phare textile”, Musée d’Art et d’industrie la Piscine, Roubaix, Francia.


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FILIPPO AVALLE

Filippo Avalle, nato a Ginevra nel 1947; diplomato presso l’Accademia Albertina di Torino (1970). Vive e lavora a Brienno (Como). Dal 1999 affianca alla sua attività artistica quella di docente di Tecniche e materiali presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (NABA). Fin dall’inizio della sua carriera si concentra sulla creazione di un’opera completa, definita “Opera Unica”. Parti della prima sezione dell’Opera Unica sono: “Helma–Opera labirinto” (1975), commissionata dalla Galleria Apollinaire di Milano, “La Feroce” (1979), con la quale inizia la sua collaborazione con la Galleria Philippe Daverio di Milano e “Atlanta Opus Epicum” (1981–1982). Queste opere sono state esposte in alcuni principali musei europei e alla Biennale di Arte internazionale a Venezia (1982). La seconda sezione della “Opera Unica” comprende: “Gaia habitat interplanetario” e i tre cicli “Il Gotico”, “La casa” e “Il Palladio fantastico” (1993–1997). Un nuovo ciclo di opere riflessive sugli sviluppi nel mondo contemporaneo hanno portato nel corso del 2004–2005 alla realizzazione di una Via crucis per la Nuova Chiesa dedicata alla Madonna di Lourdes presso il Comune di Montegrosso d’Asti. Il MART di Rovereto espone nel 2005 “Helma Opera Labirinto”, all’interno della mostra “Un secolo di arte italiana”. Tra il 2001 e il 2005 viene realizzata una scultura luminosa, “Sintesi”, presentata dalla Galleria Valente Artecontemporanea alla Fiera di Bologna 2006 e da Lattuada Studio al Miart di Milano 2006. Segue una personale dell’artista, presentata da Philippe Daverio, presso lo stesso Studio. Nel 2006 realizza una personale alla Moscow Fashion Expo, promossa dal Gruppo Crocus Expo di Mosca, e partecipa a una mostra collettiva presso lo ZKM (Zentrum für Kunst und Medientechnologie Karlsruhe). Su commissione del Credito Valtellinese rea-

Filippo Avalle Sintesi, 2001–2005 - 260x100x32 cm metacrilato, fibra ottica methacrylate, optical fibre

lizza nel 2007 un’opera sul tema dell’Ultima cena, esposta presso Il Palazzo delle Stelline di Milano in occasione della mostra “Ultime ultime cene”. Segue nel 2010 “Sole dentro” presso lo Showroom Metea a Milano. Born in Geneva in 1947; educated at Accademia Albertina (Turin). He lives and works in Brienno, Como. Since 1999 he has been combining his artistic endeavours with teaching at the NABA School of design, Milan. Right from the beginning of his artistic career he concentrates on the project of one, complete final work – “Opera Unica”.The first section includes: “Helma–Opera labirinto” (1974), commissioned by Galleria Apollinaire, Milan, “La Feroce–The Ferocious” (1979), his first contribution to Galleria Philippe Daverio, Milan – and “Atlanta Opus epicum” (1980–1982). These works have been exhibited in major European museums and in the Art Biennal of Venise in 1982. The second section of the “Opera Unica” comprises: “Gaia habitat interplanetario–Gaia interplanetary habitat”, and the three cycles of “Il Gotico–The Gothic”, “La casa–The house” and “Il Palladio fantastico–Fantastic Palladium”. A new cycle of reflective works on the developments of the contemporary world will result in the course of 2004 and 2005 in the realisation of a Via crucis in a newly built church in Montegrosso (Piemonte). In 2005 MART, Rovereto exhibited “Helma Opera Labirinto” as part of the exhibition “Un secolo di arte italiana”. In the meantime the eighth great work “Sintesi” was completed – the result of a four year commitment. It appeared at the Bologna and Milan fairs (2006) and then at Studio Lattuada, Milan, in an individual exhibition presented by Philippe Daverio. 2006 saw another individual at the Moscow Fashion Expo, promoted by the Crocus Expo Group, Moscow, and a collective at the ZKM, (Karlsruhe). In 2007 Avalle produced his ninth great work “Ultima cena”, commissioned by Credito Valtellinese presented at Palazzo delle Stelline, (Milan) for the exhibition “Ultime ultime cene”. An individual exhibition named “Sole dentro” took place at the Metea Showroom, Milan, in 2010.


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BELA BELA

BelaBela è un brand di design cretao dalle designer Jana Mršnik e Vesna Štih nel 2006. Sin dall’inizio della loro collaborazione hanno esibito i loro lavori in molte esposizioni in Slovenia e all’estero. BelaBela is a product design brand established by designers Jana Mršnik and Vesna Štih in 2006. From the beginning of our collaboration we have exhibited our works in many selective exhibitions in Slovenia and abroad Principali mostre / Selected exhibitions 2011 – Selezione e presentazione nella sezione “Talents” all’interno del “the Ambiente fair”, Francoforte – 2010 – Mostra “Reader–frendly Design” della Designers Society of Slovenia– DOS, Cankarjev dom, Ljubljana, Slovenia; presentazione alla “Designers Society of Slovenia–DOS”, tema: “Design as construct and identity of the State”, Cankarjev dom, Ljubljana, Slovenia; “The Power of Thread”, mostra collettiva, Textile Museum Husseren Wesserling, Francia; “International Biennial of Industrial Design BIO 22”, Ljubljana, Slovenia; – 2009 – “Assembly Festival Graz” Graz, Austria; “Tehnologies in Fine Arts”, Galery Velenje, Slovenia – 2008 – “International Biennial of Industrial Design BIO 21”, Ljubljana, Slovenia; mostra personale “Re–Form”, Galery Imago Sloveniae, Month of Design Ljubljana, Slovenia.

Bela Bela Growing light, 2010 - 300x280x280 cm Poliestere, organza Polyester, organdie


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Alexander Brodsky

Alexander Brodsky è nato a Mosca nel 1955. Si è laureato nel 1978 presso il Moscow Architecture Institute. Nel 1985 è divenuto membro dell’Unione degli Architetti della Russia, e nel 1986 è divenuto membro dell’Unione degli Artisti della Russia. Dal 1995 è Professore dell’Accademia Internazionale di Architettura nella Sezione di Mosca. Alexander Brodsky is born in 1955 in Moscow. He get graduated in 1978, at the Moscow Architecture Institute. In 1985 he became member of the Union of Architects of Russia, and in 1986 became member of the Union of Artists of Russia. Since 1995 he is Professor of the Moscow Branch of the International Academy of Architecture. Principali mostre personali / Selected solo exhibitions 2011 – Alexander Brodsky. “It still amazes me that i became an Architect”, Architekturzentrum Wien; “MATERIA PRIMA. Russkoe Bednoe – l’arte povera in Russia”, PAC, Milano – 2010 – project room “ White Windows 2” Galerie Anne de Villepoix, Parigi; Verolanuova (Bs) Palazzo Municipale; “ White Windows” Galleria Milano, Milano; “Installations” PERMM, Perm Museum of modern art – 2009 –“Night Before the Attack”, Guelman Gallery, Mosca; “Windows and Factories”, Guelman Gallery, Vinzavod Mosca –2007 – “Alexander Brodsky”, Ronald Feldman Fine Arts, New York, NY – 2006 – “Inhabited Locality”, Padiglione russo, Biennale di Venezia; “Three Tables”, Milano, Galleria Milano –2002 – “The Installation”, Aedes Gallery, Berlino, Germania; “Ultima stanza”, Galleria Milano, Milano – 2000 – “Coma”, Marat Guelman Gallery,

Alexander Brodsky White Window, 2010 - 205x115x13 cm Legno, neon, plexiglass, acrilico Wood, neon lights, plexiglass, acrylic Courtesy Galleria Milano

Mosca, Russia –1999 – “Grey Matter”, Ronald Feldman Fine Arts, New York, NY; “Palazzo Nudo: Recent Etchings”, Wood Street Galleries, Pittsburgh, PA – 1998 – “Living Bridges”, Tretjakov Gallery, Mosca, Russia; “Architecture & Design 1997”, Tretjakov Gallery, Mosca, Russia; The Third International Art Fair, Mosca, Russia; The Second International Art Fair, Mosca, Russia Principali mostre collettive / Selected group exhibitions 2011 – “SVOBODA” Bologna – 2010 – “Contrepoint, l’art contemporain russe – De l’icône à l’avant–garde en passant par le musée”, Musée du Louvre, Parigi; Premio Kandinsky, Mosca; “Noire et pourtant lumineuse”, Matthew Bown Gallery, Berlino; “Glasnost: Soviet Non–Conformist Art from the 1980s” Haunch of Venison, Londra ; “Futurologia and Russian Utopias”, Garage Center for Contemporary Culture, Moskau; “Insiders – Practices, Customs, Know–How”, Musée d´art contemporain, Bordeaux – 2009 – Biennale di Mosca, Garage Center for Contemporary Culture; “Past future Perfect”, Calvert 22, London – 2008 – “Russian Povera”, River station Hall, Perm; “Russian Dreams...”, Bass Museum of Art, Miami, FL; “Drawing Review: 37 Years of Works on Paper”, Ronald Feldman Fine Arts, New York, NY – 2006 – “Depository of Dreams”, White Space Gallery, Londra, UK; “Russia!”, Fundacion del Museo Guggenheim, Bilbao, Spagna – 2001 – “Milano Europa 2000. Fine secolo. I semi del futuro” PAC e Triennale di Milano; “Working Here: Art at 111”, Community Gallery, Jersey City, NJ – 2000 – “Seeing Isn’t Believing: Russian Art Since Glasnost”, Lamont Art Gallery, Phillips Exeter Academy, Exeter, NH – 1996 – “Elsewhere”, John Hansard Gallery, University of Southampton, Southampton, England; “Archaeology of the Future”, The Museum of Contemporary Art, Tokyo, Japan – 1995 – “Romantic Visions”, Wessel & Lieberman Books, Seattle, WA; “A Place for Trestles”, Seafirst Gallery, Seattle, WA.


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Kela cremaschi

Kela Cremaschi, artista di nazionalità italo– argentina, è nata nel 1940. Vive e lavora a Como. Kela Cremaschi is an italian–argentinian artist born in 1940. She lives and works in Como. Principali mostre personali/ Selected solo exhibitions “Penelope guardava il mare”, Cappella di Villa Meda, Canzo, Italia Principali mostre collettive/ Selected group exhibitions 2011 – “Le vie della Seta si incontrano a Verona”, MOA Gallery, Verona, Italia; VI Bienal Internacional de Arte Textil Contemporaneo “Aire” – Salón Arte Textil pequeÑo Formato, Xalapa, Messico – 2010 – “8° International Baltic Mini textil Triennal 2010”, City Museum Gdynia ul, Polonia; XX Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea“ 2010Miniartextilcomo – Un giorno di felicità” – Como, Italia – 2008 –Sixth Biennal International Exhibition Featuring the Ultimate in Wearable Art “Wearable Expressions 2008” – Palos Verdes Art Center, California (USA); VI° Triennale Internationale Art du tissu et de la tapisserie “La fibra sensibile” – Tournai, Belgio – 2007 – XVII mostra d’arte contemporanea 2007Miniartextilcomo “Filare il tempo” – Como, Italia; Kaunas Ar Biennal “Textile 07”, Lituania; Artlife for the world “Gioielli contemporanei”, Venezia, Italia – 2006 – “Enhebrando historias con Kela”, Centro de Creación de Artes PlÁstica y Museo Tornambè, San Juan,Argentina; “Textile Art a Venezia” – Museo di Palazzo Mocenigo, Venezia, Italia – 2005 – “Il tessuto nell’arte con-

Kela Cremaschi Acqua, flusso vitale, 2010 - dim. variabili carta, filo, pittura paper, threads, paint

temporanea” – Mantero Gallery “La Tessitura”, Como, Italia; “Candegianze” – Area ex Ghetto, Istituto Statale d’Arte di Vittorio Veneto, Italia; XV mostra internazionale d’arte contemporanea 2005Miniartextilcomo “Filophilo”, Como, Italia – 2004 – “Idea Como”, Villa Erba, Cernobbio, Italia; Installazioni ed incontri “Che i fili non si perdano al vento”, Area ex Ghetto, Istituto Statale d’Arte di Vittorio Veneto, Italia; 6° International Baltic Mini textil Triennal 2004, Triennale “Darze Pomorza”, Gdynia, Polonia; “Bianco (e) Nero”, Atelier Capricorno, Cocquio Trevisago, Italia; XIV mostra internazionale d’arte tessile contemporanea 2004miniartextilcomo “Fili spezzati”, Como, Italia – 2003 – Simposio “Incontri tessili”, Samugheo, Italia; “Arte per abitare” – DOME, Albizzate, Italia; “Sculture, arazzi, accessori. Kela Cremaschi – Heidi Bedenknecht”, Como, Italia – 2002 – 3° Biennale di Arte Tessile, Chieri, Italia; XII Mostra Internazionale di Arte Tessile Contemporanea, Unione Industriale Biellese, Biella, Italia; “Mostra dei gioielli”, Castello di Sartirana, Pavia, Italia – 2000 – 2° Biennale di Arte Tessile “Trama d’autore”, Chieri, Italia – 1999 – 4° Baltic Biennal of Weaver’s Miniature, Gdynia, Polonia.


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Wlodzimierz Cygan Wlodzimierz Cygan ha studiato dal 1974 al 1980 presso la Scuola di Arte statale di Łódź, e si è diplomato presso la Facoltà di Disegno Industriale. La Sua principale area di interesse è la filatura artistica. Dal 1994 al 2008 ha ricoperto il ruolo di direttore del Dipartimento di Arte tessile presso l’Accademia di Belle Arti di Gdańsk. Dal 1997 lavora presso l’Istituto di Architettura Tessile all’interno della 2Technical University di Łódź. Nel 2002 ha ricevuto il titolo di Professore, e dal 2008 è divenuto professore ordinario all’Accademia di Belle Arti Strzemiński di Łódź e direttore dello Studio III del Dipartimento di Stampa Tessile. Negli anni dal 1991 al 1999 ha fondato ed è stato editore della rivista “Text i Textil – sztuka włókna”, e dal 1992 è editore della rivista scientifica internazionale “Fibres & Textiles in Eastern Europe”. Dal 1987 ha partecipato a numerosi simposii e workshops in Polonia e all’estero, è autore di circa 30 mostre personali, e co–autore di circa 140 esibizioni di gruppo. Nel 1989 ha vinto il Premio di ”International Wool Secretariat” alla Seconda edizione della “International Textile Competition” di Kyoto. Nel 1995 ha ricevuto la medaglia dalla Artists Union all’ottava “International Triennial of Tapestry” di Łódź in Polonia. Nel 2007 ha vinto il Gran Premio alla dodicesima “International Triennial of Tapestry” di Łódź in Polonia. Nel 2010 ha ricevuto la Medaglia di Bronzo alla sesta Esibizione Internazionale di Fiber Art dal titolo “From Lausanne to Beijing” a Zhengzhou in China. I suoi lavori sono nelle collezioni del Central Museum of Textiles di Łódź; del Central Office of Art Exhibitions (Polonia); del Textilmuseum Neumunster (Germania); della Ny Carlsberg Fondet Copenhagen (Danimarca); del Musée de Jean Lurcat et de la Tapisserie Contemporaine a Angers (Francia); della Friends of Fibre Art Collection (USA), e della Fiber Art Synergie Collection (Francia).

Wlodzimierz Cygan Fireworks, 2010 – 2011 - 180x345 cm Lana, sisal, cotone, lino Wool, sisal, cotton, flax

Wlodzimierz Cygan studies from 1974 to 1980 at the State Art School, in Łódź, and gets a diploma at the Faculty of Industrial Design, in the Tapestry and Carpet Studio. His main area of interests is artistic weaving. From 1994 to 2008 he was head of the Textiles Studio at the Academy of Fine Arts in Gdańsk. Since 1997 he works in the Institute of the Architecture of Textile, at the Technical University of Łódź. In 2002 receives the title of Professor, and since 2008 became full professor at the Strzemiński Academy of Fine Arts in Łódź and head of the Studio III of the Department of Textile Print. In the years from 1991 to 1999 he was a founder and an editor of “Text i Textil – sztuka włókna” magazine, and since 1992 he is an editor of the international scientific magazine “Fibres & Textiles in Eastern Europe”. Since 1987 he was participant of numerous symposia and workshops


in Poland and abroad, an author of about 30 solo exhibitions, and co–author of about 140 group exhibitions. In 1989 he won the Prize of the International Wool Secretariat at the 2nd International Textile Competition in Kyoto. In 1995 he was awarded with the medal of Artists Union at the 8th International Triennial of Tapestry in Łódź, Poland. In 2007 he wins the Grand Prix at the 12th International Triennial of Tapestry in Łódź, Poland. In 2010 he was awarded with the Bronze Medal at the 6th International Fiber Art Exhibition “From Lausanne to Beijing”, Zhengzhou, China. His works are in the collections of: Central Museum of Textiles in Łódź (Poland); Central Office of Art Exhibitions (Poland); Textilmuseum Neumunster (Germany); Ny Carlsberg Fondet Copenhagen (Denmark); Musee de Jean Lurcat et de la Tapisserie Contemporaine a Angers (Fran-

ce); Friends of Fibre Art Collection (USA), Fiber Art Synergie Collection (France).


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DAMSS

Daniela Arnoldi e Marco Sarzi–Sartori vivono e lavorano a Milano. Entrambi si laureano al Politecnico, Daniela in ingegneria e Marco in architettura. Frequentano insieme la Scuola superiore d’arte del Castello Sforzesco dove ampliano le esperienze di lavoro compositivo realizzando opere con fili metallici. Da sempre Daniela ha una grande passione per l’arte tessile e una spiccata sensibilità per l’ambiente e il riciclo, Marco ha lavorato nel settore industriale che gli ha permesso di applicare molteplici tecniche di lavorazione sui materiali. Dal 2000 hanno scelto di impiegare insieme il loro tempo fondendo esperienze ed obiettivi, lavorando esclusivamente a progetti comuni, sfruttando totalmente le loro sinergie allo scopo di esprimersi in un unico risultato. Realizzano elaborate opere d’arte e installazioni di fiber art, utilizzando materiali di recupero strettamente provenienti dal settore industriale. La loro attenzione si concentra nello sviluppo della tridimensionalità della manipolazione delle fibre tessili, che si piegano a costituire pannelli da esposizione, installazioni d’arte e per l’arredamento, abiti–scultura, abiti–totem. I DAMSS giocano sul contrasto tra l’aspetto finale delle opere e le particolari tecniche che utilizzano per realizzarle, tra la sperimentazione e gli studi di destrutturazione del tessuto. Sovente il soggetto delle loro opere non è di primaria importanza, quanto lo è l’applicazione delle tecniche che stanno sperimentando in quel momento. Le loro tendenze progettuali sono spesso legate a scultura e all’architettura, in quanto questi media si adattano ai messaggi di sensibilizzazione al recupero e al riciclo dei grandi scarti industriali che attraverso l’arte vengono lanciati verso un pubblico più vasto.

Damss The sign, 2011 - 450x450x250 cm Pannello in tessuto, fazzoletti, filo anelastico, videoinstallazione Fabric panel, handkerchiefs, non–elastic wire, video–installation

Daniela Arnoldi and Marco Sarzi–Sartori live and work in Milan. They both graduated at the Polytechnic University of Milan, Daniela in engineering and Marco in architecture. They attend together at the Castello Sforzesco’s Superior Art School, where they improve their experience of composite working with metallic wires. All along, Daniela has a great passion for textile art and a keen sensitivity to the environment and recycling, Marco has worked in the industry that allowed him to apply various materials processing techniques. Since 2000 they chose to spent together time joining their experiences and goals, working exclusively on common projects, using completely their synergies in order to express themselves in a unique result. Joining in a creative way their experiences, they realize elaborate fiber art works and installations using recycled materials from the industry. They elaborate the full tridimensionality of fiber, flexed for constructing exposition panels, forniture installations, sculpture–dresses, totem–dresses. DAMSS play playing with contrasts within the way they look and the way they are made, using tecniques that deconstruct fabrics. Often the subject of their work is not of primary importance, but is prominent the application of the trecnique that they are sperimenting in that period. Their design trends are often linked to sculpture and architecture, as these media are suitable for awareness messages to the recovery and recycling of amount industrial wastes through the art are launched to a larger audience.


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Oznur Enes

Ozur Enes è nata in Turchia nel 1974. Nel 2011 ha ottenuto un dottorato di ricerca presso il “Dokuz Eylül University Institu of Fine Arts Textile and Fashion Design Department”. Nel 2002 ha conseguito il Master of Arts presso la stessa Università. Nel 1999 ha ottenuto il Bachelor of Arts presso il “Dokuz Eylül University, Faculty of Fine Arts Textile and Fashion Design Department”. Dal 1999 al 2005 è stata assistente ricercatrice presso la suddetta Università, e dal 2005 a oggi ricopre anche il ruolo di Lettrice. Ozur Enes is born in Turkey in 1974. She gets in 2011 the Phd at the Dokuz Eylül University Institu of Fine Arts Textile and Fashion Design Department. In 2002 she gets the MA at the Dokuz Eylül University Institu of Fine Arts Textile and Fashion Design Department. In 1999 she gets the Bachelor at the Dokuz Eylül University; Faculty of Fine Arts Textile and Fashion Design Department. From 1999 since 2005 she was Research Asistant at the Dokuz Eylül University Faculty of Fine Arts Textile and Fashion Design Department. From 2005 since today she is Lecturer at the Dokuz Eylül University Faculty of Fine Arts Textile and Fashion Design Department.

Oznur Enes Tree of life, 2010 - 380x180x5 cm Cotone, intestino Cotton, intestine

Principali mostre personali/ Selected solo exhibitions 2011 – “Organic”, Türkan Saylan Kültür Merkezi Sanat Galerisi, Izmir, Turchia Principali mostre collettive/ Selected group exhibitions 2011 – “6th International Biennial of Textile Art Mexico”, Museo Diego Rivera, Messico – 2010 – “From Lausanne to Beijing” The 6th International Fiber Art Biennal, Henan Art Museum, Pechino, Cina; “Suave 4”, Fashion Accessory Design Competition, Spanish Cultural Centre,Costa Rica, Spagna; “The 19th edition of Miniartextil”, Museo di Palazzo Mocenigo, Venezia, Italia; “Valcellina Award 2009”, Seventh edition International Contemporary Textile / Fiber Art Competition, Maniago, Italia; “Miniartextil a Montrouge”, Parigi, Francia – 2009 – “Miniartextil 2009 Cosmos”, ex–chiesa di San Francesco, Como, Italia; “Miniartextil a Venezia”, Venezia, Museo di Palazzo Mocenigo, Italia; “6th International Biennale of Textile Miniatures Centenaries and Instants”, Lithuanian Artist’s Association’s Gallery “Arka”, Vilnius; Panevezio; “XX Galery”, Panevezys, Lithuania; “3rd Triennial of Textile Art”, the Gallery of Szombathely, Budapest, Ungheria; “5th International Biennial of Textile Art”, Palais de Glace, Buenos Aires, Argentina; “The 6th edition of Miniartextil”, Hotel de Ville de Montrouge, Montrouge, Francia – 2008 – “Miniartextil 2008”, ex–chiesa di San Francesco, Como, Italia.


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Angelo Filomeno

Angelo Filomeno è nato a Ostuni nel 1963. Si è laureato nel 1986 presso l’Accademia delle Belle Arti di Lecce. Vive e lavora a New York. Angelo Filomeno is born in 1963 in Lecce. He get graduated in 1986 at the Academy of Fine Arts in Lecce. He lives and works in New York. Principali mostre personali/ Selected solo exhibitions 2011 – “The marquis and a bearded dominatrix with a cake in the oven”, Gallery Lelong, New York – 2009 – “Because the world is cruel”, Galerie Anne de Villepoix; Galerie Pinnacle, Savannah, Georgia, Stati Uniti; Galerie Trois, Atlanta, Georgia, Stati Uniti – 2008 – Galerie Lelong, New York ; First Center for the Visual Arts, Nashville, Tennessee – 2007 – Galerie Anne de Villepoix, Parigi – 2006 – Marianne Boesky Gallery, NY – 2004 – Galerie Anne de Villepoix, Parigi – 2003 – Massimo Audiello, New York; Claudia Gian Ferrari Arte Contemporanea, Milano, Italia Principali mostre collettive/ Selected group exhibitions 2009 – “En découdre”, Fondation Ecureuil pour l’art contemporain, Tolosa – 2008– “Subtil Textile”, Galerie des Galeries, Parigi ; “Black”, G Fine Art, Washington D.C; “Damaged Romanticism: A Mirror of Modern Emotion”, Blaffer Gallery, The Art Museum of the University of Houston, Texas; “ Voyage au Grey”, Art Gallery, New York University, New York; The Parrish Art Museum, Southampton, New York; “Collection II: shell–shelter”, 21st Century Museum of Contemporary Art, Kanazawa, Japon; “A Year in Drawing”, Galerie Lelong, New York; “Expanded Painting”, Space Other,

Angelo Filomeno Stardust, 2004 - 275x203x4 cm Swarovsky, shantung di seta Swarovsky, silk shantung Courtesy Galerie Anne de Villepoix, Paris

Boston, Massachusetts – 2007 – “M*A*S*H Miami: The Expanded Painting Show”, Miami Design District, Miami, Florida; “Pricked: Extreme Embroidery”, Museum of Arts and Design, New York; “Shattering Glass: New Perspectives”, Katonah Museum of Art, Katonah, New York; Senso Unico, PS.1, New York; “4aXY: 10 Years of Gallery 4A”, Gallery 4A – Asia Australia Arts Centre, Sydney, Australia; I Am As You Will Be: The Skeleton in Art”, Cheim & Read, New York; “What’s your hobby?”, The Fireplace Project, East Hampton, New York; 52ème Biennale di Venezia, Italia; “Shadow, Galerie Lelong, New York; “Dialogues Méditerranées”, Saint Tropez, Francia; “Subtil Textile”, Galeries Lafayette, Parigi – 2006 – “The way of all flesh”, BravinLee programs, New York; “Arcadia”, Yancey Richardson Gallery, New York; “Fresh! Contemporary takes on Nature and Allegory”, Museum of Glass; International Center for Contemporary Art, Tacoma, Washington; “Ars”, Kiasma, Museum of Contemporary Art, Finlandia – 2005 – “Alternative Paradise”, 21st Century Museum of Contemporary Art, Kanazawa, Giappone; “Hanging by a Thread”, The Moore Space, Miami, Florida; “Neo–Baroque!”, Byblos Art Gallery, Verona, Italia; “It’s Not About Sex!”, Luxe Gallery, New York; “New Tapestries”, Sara Meltzer Gallery, New York; “Mystery”, Grace Li Gallery, Zurigo, Svizzera; “Surface”, Lucas Schoormans Gallery, New York; “Chronos”, Il Filatoio, Caraglio, Italia; Filoluce, Museo della Permanente, Milano, Italia – 2004 – “100% Acid free”, White Columns, New York; “Angelo Filomeno, Simon Periton, Philip Taaffe, Francesco Vezzoli”, Gorney Bravin+Lee, New–York – 2003 – “Stop & Stor”, Luxe Gallery, New York; “Game”, The Gallery, Salvatore Ferragamo, New York; “Makeover”, Massimo Audiello, New York; “Il racconto del filo”, Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento (MART), Rovereto, Italia; “City mouse, country mouse”, Space 101, New York; “Fashion, Italian Style”, The Museum at FIT, New York.


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Jean–Philippe Hausey–Le Plat

Jean–Philippe Hausey–Le Plat è nato in Normandia nel 1950. Dopo avere studiato disegno, ha lavorato presso uno studio di architettura. In parallelo ha lavorato nel campo delle arti grafiche, inizialmente per suo piacere personale, in seguito come occupazione full–time, dal 1990. Ha lavorato a stretto contatto con la galleria Lisette Alibert dal 2005. Ha presto trovato la sua modalità di espressione attraverso la scultura, appropriandosi del regno animale, che interpreta in modo molto personale, utilizzando la memoria come collegamento sensibile tra il soggetto trattato e il lavoro finale. La sua arte si inserisce chiaramente nell’approccio del primitivismo contemporaneo. Oggi, grazie ad un grande numero di esposizioni in europa e negli Stati Uniti, il suo lavoro ha raggiunto un consenso a livello internazionale. Jean–Philippe Hausey–Le Plat was born in Normandy in 1950. After studying drawing he went to work for an architect’s firm. He practised, in parallel, the graphic arts, at first for his own pleasure, then as a full–time job from 1990 on. He has worked in close association with Galerie Lisette Alibert since 2005. Quickly, he found his way to expression through sculpture. He staked his claim in the animal world, which he would interpret in a very personal way, using his memory like a sensitive waymark between the subject treated and the final work. His art subscribes clearly to the approach of contemporary primitivism. Today, thanks to a number of shows in Europe and in the United States, his work has won an international following.

Jean–Philippe Hausey–Le Plat Vent d’ Oc, 2011 - 180x260x94 cm Juta, struttura in metallo, plastica Juta, metallic support, plastic Courtesy Galerie Lisette Alibert, Paris

Principali mostre / Selected exhibitions 2011 – MIA, Convention Center, Miami Beach, USA; ART, Palm Beach, USA; JG Platform, Art Gallery, Miami, USA; Galerie du Châtel, Yèvre–le–Châtel, Loiret, Francia; Galerie Lisette Alibert, Parigi, Francia – 2010 – Galerie Hans Persoon, Velthoven, Olanda; Galerie du Châtel Yèvre–le–Châtel, Francia; Galerie Lisette Alibert, Parigi, Francia; Galerie «Au–delà des apparences», Annecy, Francia; Galerie Mason Murer, Atlanta, USA – 2009 – Galerie du Châtel, Loiret, Francia; Salon de Montrouge, Montrouge, Francia; Galerie Lisette Alibert, Parigi, Francia – 2008 – Galerie Ubu, Chicago, USA; Galerie Lisette Alibert, Parigi, Francia; Galerie «Au–delà des apparences», Annecy, Francia – 2007 – Galerie du Châtel, Yèvre–le– Châtel, Francia; Galerie Lisette Alibert, Parigi, Francia; Galerie Mason Murer, Atlanta, USA; Art expo Miami, Miami, USA – 2006 –Salon «Prestige », Palais des Congrès, Parigi, Francia; Galerie du Châtel, Yèvre–le–Châtel, Francia; Galerie Wam, Caen, Francia; Galerie Lisette Alibert, Parigi; Galerie Mason Murer, Atlanta, USA; Lyon’s Club, Leuwen, Belgio; Galerie «Le Canalet », Lodève, Francia; – 2005 – Art Expo Miami, Miami, USA; Salon «Prestige », Palais des Congrès, Parigi; Galerie Lisette Alibert, Paris, Francia; Galerie «Au–delà des apparences», Annecy, Francia.


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David Herbert David Herbert ha conseguito nel 2000 il Bachelor of Fine Arts presso il Cornish College of the Arts di Seattle; nel 2006 ha conseguito il Master of Fine Arts presso la Virginia Commonwealth University di Richmond. Vive e lavora a New York. David Herbert has obtained the Bachelor of Fine Arts at the Cornish College of the Arts of Seattle in 2000; in 2006 he gets the Master of Fine Arts at the Virginia Commonwealth University in Richmond. He lives and works in New York. Principali mostre personali / Selected solo exhibitions 2011 – “David Herbert and the Mystery of the Holy Mountain“, The Henry Art Gallery at The University of Washington, Seattle, Wa – 2009 – “Nostalgia for Infinity”, Postmasters NY, New York – 2007 – “I Heart NY”, Postmasters NY, New York – 2006 – “Thesis Exhibition” Anderson Gallery, VCU, Richmond, VA – 2002 –”Museum of Past Accomplishments” Woessner Alumni Gallery: Cornish College of The Arts, Seattle, WA – 2001 – “David Herbert’s Residency Exhibition” 911 Media Arts Center, Seattle, WA – 2000 – “BFA Show”, Cornish College of the Arts, Seattle, WA Principali mostre collettive / Selected group exhibitions 2010 – “Defrosted: The Life of Walt Disney”, Postmasters Gallery, New York, NY – 2009 – “The Carnival Within” Berlino, Germania – 2008 – “The Hague Sculpture: Freedom” The Hague Netherland; “Amerika” Postmasters Gallery, New York, NY; “American Idyll” Contemporary Art Center Cincinnati, OH; “Holland America”, KOP Rotterdam Art Fair, Rotterdam, Netherlands; “Tactile Tactics”, Villanuts, The Hague, Netherlands; “Next”, Postmasters Gallery, Chicago, IL – 2007 – “And the Band Played On…”, David Herbert Charlotte’s web, 2011 Installazione site–specific Materiali vari Various materials Foto di / photo by: Gerrit Schreurs 2008

Postmasters Gallery, Miami, FL;“3D News”, Shoshana Wayne Gallery, Los Angeles, CA; “Muzzle of Bees”, 33 Bond Gallery, New York, NY – 2006 – “The Bong Show”, Leslie Tonkonow, New York, NY; Pulse Art Fair, Postmasters, Miami, FL; “Group Show” De Nieuwe Vide Haarlem, the Netherlands; ”20 MB”, Mass Gallery, Austin, TX; “Outstanding Student Achievement in Contemporary Sculpture”, International Sculpture Center, Hamilton, NJ; “New American Talent 21”, Arthouse at the Jones Center Austin, TX; “Scarecrow” Postmasters, New York, NY; “The Sleeper Must Awaken”, Flat International Richmond, VA; “The Seventh Side Of The Die”, Alona Kagan Gallery, NY, New York; “Scope Art Fair”, Keith Talent Gallery, NY, New York; “LA Art Fair” Keith Talent Gallery, Santa Monica, California – 2005 – Aqua Art Fair Keith Talent Gallery, Miami, Florida; “Candidacy Show”, Virginia Commonwealth University, Richmond, VA; “Record” Cornish College of the Arts Gallery, Seattle, WA – 2004 – “Polymorphously Perverse” Flat International, Richmond, VA; “Moving Digital” 1506 Projects, Seattle, WA; “Sea Leg”s 1506 Projects, Seattle, WA; “Carry–On”, Tacoma Contemporary, Sea–Tac International Airport, Seattle, WA; “From the Vaults”, Consolidated Works, Seattle, WQA; ”Pattern vs. Happenstance”, Black Lab Gallery, Seattle, WA; “International Shorts Program”, Electronic Arts Program California State University, Chico, CA; “RC Cola Presents the Royal Crown Players”, University of Washington Theater, Seattle, WA; “Hi/lo Film Festival” Killing My Lobster, San Francisco, CA; “Electronic Arts Exchange”, College Arts Association, Seattle, WA – 2003 – “Cornish Alumni Exhibition”, Washington State Convention Center, Seattle, WA; “MFF JEDNA MINUA”, Poznan, Polonia; “Festival Internacional del Cine Pobre”, Gibara, Cuba – 2002 – “Cinema Rocks” 911 Media Arts Center, May 31st 2002, Seattle, WA – 2001 – “The Mary Alice Cooley Print Collection”, Fisher Gallery, Seattle, WA; “Popcorn 2001”, Santa Barbara Contemporary Arts Forum, Santa Barbara, CA; “Bellevue Art Museum Film and Video Festival, “Bellevue Art Museum, Bellevue, WA; “ASU Film and Video Festival”, Arizona State University at the ASU Art Museum Phoenix, AZ; “Peep”, The Little Theater, Seattle, WA


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NAO KIMURA

Nao Kimura è nata nel 1964 a Tokio, in Giappone. Nao Kimura is born in 1964 in Tokyo, Japan. Principali mostre / Selected exhibitions 2011 – Solo Exhibition, Tanada Peace Gallery, Giappone; 7th International Triennial of Contemporary Textile Art, Tournai, Belgio; Scythia International Biennial, Ucraina; Exhibition “Kansai Creators”, Giappone – 2010 – 6th International Fiber Art Biennial “From Lausanne to Beijing”, Cina; 2010 Miniartextil Como, Como, Italia – 2009 – Solo Exhibition at Tanada Peace Gallery; Itami International Craft Exhibition.

Nao Kimura Luce, 2009 - 400x400x300 cm Feltro Felt


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Anda Klancic

Anda Klancic è nata a Koper in Slovenia nel 1960. Ha conseguito la Laurea in Design Tessile e di Abbigliamento presso la Facoltà di Arte Tessile dell Università di Ljubljana, e ha ottenuto il Master in Design presso l’Accademia di Belle Arte di Ljubljana. È designer tessile e di gioielli, artista specializzata nel campo della fiber art, fotografa. Anda Klancic is born in Koper in Slovenia in 1960. She obtained the Bachelor of Science in Design Textiles and Clothes at the Faculty of Textiles in the University of Ljubljana, and got the Master of Arts in Design, at the Academy of Fine Arts in Ljubljana. She is freelance designer of textile and contemporary jewellery, fibre artist, photographer. Principali mostre personali/ Selected solo exhibitions 2007 – Misli (Thoughts), Lapidarij, Jakopičeva galerija, Kostanjevica na Krki, Slovenia Principali mostre collettive/ Selected group exhibitions 2011 – “DMC, L’art du fil”, Musée du Textile – Parc de Wesserling, Mulhouse, Alsazia, Francia ; “A textile experience, a passion for color”, Miniartextile 2010, Museo di palazzo Mocenigo, Venezia, Italia – 2010 – “Broderie et Art contemporain, paysage, PFAFF–Govin”, Bibliotjeque Forney, Hôtel de Sens, Parigi, Francia; “Art Embroidery– Landscape, PFAFF– Govin”, locaux de l’Office de Tourisme, Châtelaudren, Francia  ; “Landscape–Let us travel”, Museum of Kantfabriek , Horst, Nizozemska; “Un giorno di felicità, 2010 miniartextilcomo”, Chiesa di San Francesco, Como, Italia  ; “The

Anda Klancic Aura FM, 2011 - 500x100x50 cm Scorza di palma, fibre ottiche, illuminatori Palm tree barc, optical fibre, light sources

power of Thread”, Slovenian Textile Art, Musée du Textile – Parc de Wesserling, Mulhouse, Alsace, Francia – 2009 – “Art Embroidery –Still Life”, Jönköping Läns Museum, Jönköping , Svezia ; “Art Embroidery– Landscape, PFAFF– Govin”, Alexandra palace, Londra, GB; “10th Wave III”, browngrotta art, Wilton, Conneticut, USA – 2008 – “Still Life”, Chate Laudren, Bretagna, Francia; “Art Embroidery –Still Life”, Museum de Kanfabriek, Horst, Olanda; “17th miniartextil”, l’Hotel de Ville, Montrouge, Francia; “17th miniartextil”, Nule, Sardegna, Italia; “Balcan Fibre Art, Ljudsko telo–Human Body”, Atelje 61 and Punkt, gallery Boško Petrović, Petrovaradin fortress, Novi sad, Serbia – 2007 – “PFAF international Art Emboidery Competition – Still Life”, space F 15, Textile Gallery, Alexandra Place, London, UK; “International Art Emboidery Competition – Still Life”, Knitting and Stitching Show, Harrogate, Northern England, GB; “Filare il tempo, 2007 miniartextilcomo”, Chiesa di San Francesco, Como, Italia; “Avantcraft”, Capilla de Santa María, Centro de Artesanía y Diseño, Lugo, Spagna; “Avantcraft, FIA – Feria Internacional do Artesanato”, Lisbona, Portogallo  ; “Avantcraft”, SEMA Est, Parigi, Francia ; “Avantcraft”, Crafts Council of Ireland, National Gallery, Kilkenny, Irlanda – 2006 – “Beyond Weaving: International ArtTextiles”, browngrootta arts, Flinn Gallery, Greenwich, CT, USA – 2005 – Art Embroidery, PFAF, Govin&Govin, Musée du Textile – Parc de Wesserling, Mulhouse, Alsazia, Francia; “Miniartextil a Montrouge”, Salon de l’Hotel de ville, Montrouge, Francia – 2004 – “Art Embroidery”, pfaf, Govin&Govin, Alexandra Palace, Londesborough room, Londra, UK; “Art Embroidery”, pfaff, Govin&Govin, RDS, Dublino, Irlanda; “Art Embroidery”, pfaff, Govin&Govin, International Centre, Harrogate, North Yorkshire, UK  – 1998, 2004, 2010 – 9th, 11th, 13th “International Triennial of Tapestry”, Central Museum of Textiles, Łódź, Polonia –  1997, 1999 – The 5th,6th “International Textile Competition ’97, ’99–Kyoto”, Museum of Kyoto, Giappone


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FLAVIO LUCCHINI

Flavio Lucchini nasce a Mantova, studia Architettura a Venezia e Arte all’Accademia di Brera di Milano. Fin da giovanissimo si mette in mostra per l’audacia e la modernità del suo lavoro grafico. Trasferitosi a Milano, crea e porta al successo le più importanti riviste di moda Italiane (da Fantasia a Amica, Vogue, L’Uomo Vogue, Lei/Glamour, Donna, Moda ed altre), scopre i nuovi talenti della fotografia, della grafica, del giornalismo e tiene a battesimo sui suoi giornali tutti i più grandi stilisti. Per trent’anni è il più influente personaggio dell’editoria di moda italiana. Nel 1990 abbandona tutti i suoi incarichi per dedicarsi esclusivamente all’arte. Vive tra Milano, dove ha il suo atelier di scultura, e Parigi, nella home–gallery di Saint–Germain. Born in Mantua, Flavio Lucchini studied architecture in Venice and art at the Brera Academy in Milan. From an early age, he drew attention to himself thanks to the boldness and freshness of his graphic work. After moving to Milan, he successfully launched the most important Italian fashion magazines (Fantasia, Amica, Vogue, L’Uomo Vogue, Lei/Glamour, Donna, Moda among others), discovering the new creative minds of photography, graphic design and journalism and nurturing on the pages of his magazines the most brilliant fashion designers. For thirty years, he has been the most influential figure in the Italian fashion publishing world. In 1990, he abandoned all his commitments to devote himself exclusively to art. He lives between Milan, where he has his sculpture atelier, and Paris, in his home–gallery in Saint– Germain.

Flavio Lucchini Moltitudine, 2009 - 217x130 cm Stampa digitale su tela, colori acrilici Digital print on canvas, acrylic colours

Principali mostre personali/ Selected solo exhibitions 2011 – “54. Biennale di Venezia – Padiglione Italia, Regione Lombardia”, Palazzo della Regione, Milano; “What Women Want?”, Arsenale Space, Venezia; “100 artworks/20 years archive”, MyOwnGallery, Milano – 2010 – “The Vogue Lesson”, antologica 1990–2010, (con) TemporaryArt al Superstudio Più, Milano; “Burqa Today/Tomorrow”, MyOwnGallery, Milano – 2008 – “Flavio Lucchini”, doppia mostra personale, Galleria Polin, Treviso; “Dolls&Dolls”, Officina Contemporanea, Verona – 2007 – “Dolls”, Galleria del Palazzo, Firenze – 2006 – “Lucchini–Gastel: Visioni parallele”, MyOwnGallery, Milano; “Recent works”, MyOwnGallery, Milano – 2005 – “Dress– Memory”, ArtVerona, Verona. Principali mostre collettive/ Selected group exhibitions 2011 – “Sign Off Design”, Chiostro della SS.ma Trinità, Venezia; “Dadaumpop – The Italian New Pop”, Italian Cultural Centre, New Delhi/ Rabindranath Tagore Centre, Calcutta/ Bmb Galler, Mumbai – 2010 – “Open 13”, open air, Lido di Venezia – 2009 – “New Art, New Pop/ Per Aspera ad Astra”, Galleria dell’Ombra, Brescia – 2008 – “Masters of Brera”, Liu Hai–su Art Museum, Shanghai; “Geometria Avveniristica 3535”, Acquario Civico di Milano; Premio Arte Laguna, premio speciale scultura, Palazzo Bomben, Treviso; “Gold/Zero Karati”, MyOwnGallery, Milano – 2007 – “Avvenirismo 3535”, Orto Botanico Braidense, Milano – 2007 – “Unreal Flower”, MyOwnGallery, Milano; “Check in”, BonelliLab, Canneto Sull’Oglio, Mantova; “Adci collection”, Triennale Bovisa, Milano – 2006 – “Artisti Contemporanei”, Sala Panoramica del Castello Sforzesco, Milano; “Idee”, Santa Scolastica, Bari – 2005 – “Fantasmi”, Palazzo Visconti–Spinola, Genova.


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Flavio Lucchini (in alto) Moltitudine, 2009 - 149x166 cm (destra) Vogue, 2009 - 240x180 cm Stampe digitali su tela, colori acrilici Digital prints on canvas, acrylic colours


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Flavio Lucchini (in alto) Doll n째2, 2006 - 160x100x70 cm (destra) Three Dolls, 2007 - 170x106x70 cm Resina, colori acrilici / Resin, acrylic colours


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Flavio Lucchini (in alto) Doll n째1, 2006 - 160x100x70 cm (destra) Doll n째11, 2007 - 130x70x50 cm Resina, colori acrilici / Resin, acrylic colours


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Vincenzo Marsiglia

Casa del Console, Museo d’Arte Contemporanea Calice Ligure, Savona

Vincenzo Marsiglia è nato nel 1972 a Belvedere Marittimo. Vive e Lavora tra Alassio (Savona) e Soncino (Cremona).

Principali mostre collettive/ Selected group exhibitions 2011 – “Progetto Scultura 2011”, Castel Sismondo, Rimini; “Premio Combat II Edizione”, Bottini dell’Olio, Livorno – 2010 – “Premio limen 2010”, Palazzo Comunale Enrico Gagliardi Vibo Valentia; “International Contemporary Art Exhibition”, Plassenburg Castle Kulmbach, Germania; “the berlin wall”, The Promenade Gallery, Albania; “il fascino discreto dell’oggetto”, Museo del Cappello Borsalino, Alessandria – 2009 – “My way” Loft Gallery arte contemporanea, Corigliano Calabro (CS); “la pelle dell’anima”, SPAC (Spazio Permanente d’Arte e Cultura) Pieve di Teco, Imperia; “Paglieri storia di essenze”, Palazzo del Monferrato, Alessandria; “Luna e l’altra”, Galleria Colossi Arte Brescia; “Vegetando”, Chiostri di Santa Caterina, Oratorio de’ Disciplinanti, Comune di Finale Ligure, Savona; “Effimero # 1”, Piazza San Lorenzo, Vicenza; “Degli uomini selvaggi e d’altre forasticherie”, Lab 610 XL, Spazio per l’arte Contemporanea, Sovramonte (BL) ; “Vincenzo marsiglia futurstar”, Bonelli Lab, Canneto sull’Olio (MN); “Marsiglia munari veronesi – positivo/negativo”, Bonioniarte, Reggio Emilia – 2008 – “Savona ‘900. Un secolo di pittura scultura ceramica”, Riccardo Zelatore. Fortezza Monumentale del Priamar, Savona; “One” Alexander Alvarez Contemporary Art, Alessandria; “Arte&design–lasciare il segno”, Loft Gallery Corigliano Calabro; “Quadrato d’arte; ricordando Umberto Boccioni” Libra Arte Contemporanea, Catania; “VideoRoom”, Showroom Bmw–Mini Milano, Torino, Venezia; “Sguardi Multipli. Rassegna nazionale di arti visive”, Palazzo San Bernardino – Museo Amarilli, Rossano (CS); “Containerart”, P.zza Matteotti, Genova; “automobile autonobile” Colossi Arte, Brescia; “il bello oltre lo stile” Porto Antico, Genova; “Pittura italiana aniconica (1968–2007) percorsi tra arte e critica in italia” Casa del Mantenga, Mantova; “La città dell’arte – Luca Bernardelli, Antonio Carena, Gianni Caruso, Vincenzo Marsiglia, Carlo Merello, Chiara Scarfò”, Palazzo Cuttica, Alessandria; “Ottoemezzolaverimarsiglia”, Artefiera,Bologna; Valente Artecontemporanea, Finale Ligure, Savona.

Vincenzo Marsiglia is born in 1972 in Belvedere Marittimo. He lives and works between Alassio (Savona) and Soncino (Cremona). Principali mostre personali/ Selected solo exhibitions 2011 – “Stars”, Whitelabs, Milano; “Vincenzo Marsiglia, Barocco magico Amplesso”, Valente Artecontemporanea, Finale Ligure, Savona – 2010 – “Vincenzo Marsiglia – star mood”, Loft Gallery, Corigliano Calabro, Cosenza; “Vincenzo Marsiglia – star mood”, Museo del Presente, Rende Cosenza – 2009 – “Stargate – Vincenzo Marsiglia”, ModenArte, Venezia ; “star interactive 2 – Vincenzo Marsiglia”, Galleria Comunale d’Arte Moderna, Arezzo, “star interactive – Vincenzo Marsiglia”. A cura di Livia Savorelli, Alexander Alvarez Contemporary Art Alessandria – 2008 – “Vincenzo Marsiglia – Marcello come here!”, Alassio – 2007– “Stardust”, LoftGallery, Corigliano Calabro – 2006 – “Vincenzo Marsiglia”, Art Gallery, Torino – 2006 – “Vincenzo Marsiglia – Infinito Stellare”, Chiesa Anglicana, Alassio, Savona – 2005 – “Vincenzo Marsiglia – Alitalia per l’Arte” Sala Vip Raffaello, Bruxelles; “Vincenzo Marsiglia – Oltre il mito” Fortezza Castelfranco, Finale Ligure, Savona – 2004 – “Vincenzo Marsiglia” “Energia Contemporanea”, Banca Popolare di Ravenna, Sala della Borsa; “Configurazioni in continuo divenire”, Galleria Cavenaghi Arte, Milano; “Il fascino della perfezione”; Galleria Roberto Rotta Farinelli, Genova – 2003 – “Vincenzo Marsiglia”. Galleria Vannucci, Pistoia; “MiArt”. Milano Personale Padiglione Anteprima, Valente Artecontemporanea, Finale Ligure; “Il paradosso astratto”,

Vincenzo Marsiglia Vanity Ambient, 2010/2011 - 400x400x300 cm Poltroncina, cornice, specchio polarizzato, software, LCD, webcam, carta da parati Small armchair, frame, polarized mirror, software, LCD, webcam, wallpaper


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Yoriko Murayama

Yoriko Murayama è nata nel 1959 a Kyoto, in Giappone. Ha ottenuto nel 1983 il Master in Belle Arti presso l’Università d’Arte di Kyoto. Yoriko Murayama is born in 1959 in Kyoto, Japan. In 1983 she gets the M.F.A. at the Kyoto University of Art. Principali mostre personali/ Selected solo exhibitions 1994 – Gallery 16, Kyoto (1995,1996,1999) – 1998 – Gallery gallery, Kyoto (2000, 2002, 2004, 2006, 2007, 2009, 2011) – 2004 – Accent Gallery, Osaka – 2006 – Gallery Nishikawa, Kyoto – 2007 – Wakoal Ginza Art space, Tokyo Principali mostre collettive/ Selected group exhibitions 1991 – Japanese Kimono Textile Exhibition, Maxberg Textile Museum, Germania – 1995 – The 11th International Biennial of Miniature Textiles Gallery of Szombathely, Ungheria – 1999 – I.T.F. The 6th International Textile Competition, The Museum Of Kyoto; “Miniature Textiles Exhibition”, Munkacsy Mihaly Muzeum, Ungheria; “Northern Fibre 3”, workshop and exhibition, Herning Textile forum, Danimarca; 6th International Triennial of Miniature Textiles, Tapestry Museum de Angers, Francia; 11th Miniature Textiles Como, Studio Mimmmo Totaro, Como, Italia – 2000 – Miniature Textiles, Altemision Gallery, Germania – 2001 – Two men’s exhibition and work shop, Gjethuset Gallery Frederiksvark Danimarca – 2002 – 1st Minitextile Triennial International, Gallery of Szombathely, Ungheria; 4th International Textile Art Exhibition, Zilinskas

Yoriko Murayama I was There, 2011 - 250x250x250 cm Inchiostro per stampanti, seta, carta giapponese, legno Printer’s ink, silk, japanese paper, wood Courtesy Gallery Gallery, Kyoto

Art gallery Lithuania; Exhibition of Mini Textile Art, Kherson, Ucraina – 2005 – “Northern Fibre 6”, workshop and exhibition, Kerava Museom Finlandia – 2006 – “Ex.Changing Tradition”, Exhibition, Southern Project Stadio Perth Australia, Kyoto, Giappone – 2007– Miniartextil Como Italia– 2008 – Waza zemi Exhibition Kyoto Art center – 2009 – Textile Meeting, ex.Rissei primary school, Kyoto – 2010 – 1th Art Fair Kyoto, Hotel Monterey, Kyoto; 13th International Triennial of Tapestry, Lodz, Polonia


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FABRIZIO MUSA

Fabrizio Musa è nato a Como nel 1971. Vive e lavora tra Como e New York. Fin dal suo esordio artistico, nella seconda metà degli anni Novanta, ha contaminato le tecniche pittoriche più tradizionali con le nuove tecnologie. Ha collaborato con l’architetto Mario Botta in diverse mostre. Il metodo di lavoro di Fabrizio Musa contempla una pluralità di tecniche ed è stato in più occasioni legato già all’architettura. Fabrizio Musa ha partecipato nel 2010 alla Biennale di Venezia, all’interno della dodicesima Mostra Internazionale di Architettura, con l’esposizione “Culture Nature, Mario Botta.TXT”. Sempre nel 2010 ha relizzato la personale “Bruxelles.TXT” presso il CIVA (Centre International pour la Ville, l’Architecture et le Paysage) di Bruxelles. Tra le sue mostre si segnalano le personali “Tribute to Terragni” presso la sede del Parlamento Europeo di Bruxelles nel 2004 e presso il Palazzo del Broletto di Como, la mostra “Santo Volto Txt” tenutasi a Torino nel 2008 con l’architetto Mario Botta in occasione del XXIII congresso mondiale di architettura, il wall paint (opera pubblica permanente) “Novocomum XXL txt” realizzato a Como in occasione del centenario della nascita di Giuseppe Terragni e la Biennale di Monza, con un’opera dedicata ad una installazione di Mauri, premiata alla Biennale e acquistata dalla città, l’intervento F. Musa, sul tema Archipittura al Seminario sul Razionalismo lariano, 2008 afferente al corso di Storia dell’Architettura Contemporanea a.a. 2007-08, proff. A. Coppa e G. D’Amia, Politecnico di Milano, Facolta’ di Architettura e Società. Tra le collettive il Premio Cairo Communication presso il Palazzo della Permanente di Milano nel 2004, l’asta da Sotheby’s Milano MasterPiece, la 56° edizione del Premio Michetti presso il Museo Michetti di Francavilla al Mare (CH), e nel Fabrizio Musa Energia solare.txt.I, 2011 - 200x300 cm Cotone organico 100% tinto in filo, tessuto jacquard Organic cotton, jacquard fabric

2005 “Lunchbox auction” presso la Wooster Projects Gallery di New York. Fabrizio Musa is born in Como in 1971. He lives and works in Como and New York. Since his artistical debut, in the mid-1990’s, he mixed traditional painting tecniques with new technologies. He collaborate with the architect Mario Botta to the project “Chiesa del Santo Volto Txt II” and a work in progress on all Botta’s main works. Fabrizio Musa toke part in 2010 to the Venice Biennal into the 12 International Exhibition of Architecture, with the exposition “Culture Nature, Mario Botta.TXT. In 2010 he realized the personal exhibition “Bruxelles.TXT” into the the CIVA (Centre International pour la


Ville, l’Architecture et le Paysage) in Bruxelles. His working method provides several tecniques and has been connected in many occasion to architecture. In his last exhibitions we point out “Tribute to Terragni” in the venue of the European Parliament of Bruxelles in 2004 and in the Palazzo del Broletto in Como, the exhibition “Santo Volto Txt” in Torino in 2008, in collaboration with the architect Mario Botta for the XXIII architecture world congress, the wall paint (permanent public work) ‘Novocomum XXL txt’ realized in Como for the centenary of the birth of Giuseppe Terragni, and the Biennale of Monza, in wich he exposes a work dedicated to a Mauri’s installation, awearded by the Biennal and gained by the city, the intervention

F. Musa, on the theme of Archipainting at the Larian Rationalism Seminary 2008, connected with the course of History of Contemporary Architecture, years 2007-08, Proff. A. Coppa and G. D’Amico, Politecnical Instutute of Milan, Faculty of Architecture and Society).In the group exhibitions we point out the Cairo Communication award given at the Palazzo della Permanente of Milan in 2004, the auction in Sotheby’s Milano MasterPiece, the 56° edition of the del Premio Michetti Award given by the Museo Michetti in Francavilla al Mare (CH), and in 2005 “Lunchbox auction” at the Wooster Projects Gallery of New York.


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ESTER NEGRETTI

Ester Negretti nasce a Como nel 1978. Vive e lavora a Como. Ester Negretti is born in Como in 1978. She lives and works in Como. Principali mostre personali/ Selected solo exhibitions 2011 – “Essenza e Materia”, Palazzo del Broletto di Como, a cura di Francesco Mantero, catalogo Vanilla Edizioni con testo di Matteo Galbiati; “Bi-personale”, Galleria Pinto, Pietrasanta - 2010 - “Landscape”, Galleria Cortina, Milano catalogo Cortina Arte Edizioni, curato da Stefano Cortina e Vera Agosti, Milano; “Essenze”, Galleria ErrePi Arte, a cura di Paola Artoni, Mantova - 2009 - “La solitudine delle orme”, a cura di Pino Bonanno, Marsciano (Pg) - 2008 - “Morte e rinascita della materia”, Palazzo Pretorio, Sondrio; “Question of Love”, Villa Truffini, Tradate (Va); “Sussurri e grida”, Galleria Wannabee, catalogo a cura di Silvia Pettinicchio, Milano; “Sinestesie in Osmosi” col maestro scultore Daniele Ligari, Villa Litta di Lainate (Mi) - 2007 - Mostra personale a catalogo presso la libreria Bocca, Milano - 2005 - “Ester Negretti” galleria d’arte “Estense” di Cernobbio (Co) - 2004 “Sensazioni D’Australia” Olgiate Comasco (Co) - 2002 “Pianeti di Gocce”, Palazzo S. Eufemia, Como Principali mostre collettive/ Selected group exhibitions 2011 - “Ciò che il mare riporta 2”, Artelier del Palazzo Ducale, Genova; Fiera di Carrara a cura di Mari Montagnani – 2010 - “Premio Brambati”, Castiglione d’Adda (Lo); “Duemiladieci, Artisti della Permanente”, Milano Museo La

Ester Negretti 4D, quadro percorribile–essenza e materia, 2011 - 340x440x450 cm Tessuto, catrame, sabbia, fili, carta, calcestruzzo, giornali, reti perle nere Fabric, tar, sand, threads, paper, concrete, newspapers, mesh, black pearls

Permanente, Catalogo Silvia Editrice; “Essenza e Materia”, curata da Mierella Rodriguez Gallian e Daniele Crippa, Pietrasanta (Lu); “NonSiButtaViaNulla”, Galleria Artrè Gallery, a cura di Bruna Solinas, Genova; “Discaricart” Palazzo Ducale di Genova; “Discaricart”, Museo Navale di Genova Pegli - 2009 – “Il Muro 20 anni dopo quasi come Dumas”, Castello di Lari (Pi) a cura di Filippo Lotti; “Tra astratto e informale” selezione di Artisti della Permanente, catalogo curato dal Prof. Alberto Veca, Gravedona (Co); “Be different”, D’Art Visual Gallery, Menaggio (Co); Rassegna pittori del Museo la Permanente di Milano, catalogo curato da Dr. Luca Pietro Nicoletti, Garbagnate Milanese; “Liberi Artisti della Provincia di Varese”, collettiva a curata da Ettore Ceriani, Castellanza (Va) – 2008 - “Angels”, D’Art Visual Gallery, Menaggio (Co); Circuito nazionele MUSAE (Museo Urbano Sperimentale d’Arte Emergente), sedi varie; “Dance with me”, a catalogo, Galleria Wannabee, Milano ; “Spredica”, Scenografie per opera teatrale - 2007 - Catalogo dell’Arte Moderna n°43, editoriale Giorgio Mondadori ; “Sondrio città alpina 2007”, Sondrio; “Artefatto-nuove strade”, Trieste; Festival delle Arti di Bologna; “Caracters”, Galleria The New Ars Italica, Milano – 2006 - “Carlo dalla Zorza 2006”, Galleria Ponte Rosso, Milano; Catalogo antologico Cairo Editore, Rassegna di artisti e partecipanti al Premio 2005, testo critico di Paolo Levi; “Marguttiana”, Galleria Lazzaro, Forte dei Marmi (Lu); “Pittori Ticinesi: mostra collettiva”, Giubiasco (Svizzera) - 2005 - “Premio Arte Mondatori”, Museo La Permanente, Milano; “Via Bagutta”, Milano – 2003 – Galleria Ghiggini, Varese - 2002 – “Simposio di pittura astratta”, Cassina Rizzardi (Co)


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Chiharu Shiota Chiharu Shiota è nata nel 1972 a Osaka, in Giappone; vive e lavora a Berlino. Ha ottenuto una specializzazione nel 2003 presso la Universität der Künste, a Berlino; dal 1997 al 1999 ha frequentato la Hochschule für Bildende Künste a Braunschweig, in Germania.Nel periodo tra il 1993 e il 1994 ha partecipato ad un progetto di scambio culturale con la Canberra School of Art (Australian National University). Nel 1996 si è laureata presso la Kyoto Seika University, in Giappone. Chiharu Shiota is born in 1972 in Osaka, Japan; she lives and works in Berlin. She got a specialization in 2003 at the Universität der Künste, Berlin; from 1997 to 1999 she was at the Hochschule Chiharu Shiota Trauma/Alltag (two round mirrors) 2006 - 77x130x100cm Acciaio, lana, gesso, abiti, specchi Steel, wool, chalk, clothes, mirrors Courtesy Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea

für Bildende Künste in Braunschweig (Germany). In years 1993–94 she made a semester Exchange to the Canberra School of Art (Australian National University). In 1996 she got graduated at the Kyoto Seika University in Japan. Principali mostre personali/ Selected solo exhibitions 2009 – “Unconscious Anxiety” – Galerie Christophe Gaillard, Parigi, Francia; “solo show Chiharu Shiota”, Kenji Taki Gallery, Tokyo, Giappone; “Flowing Water”, Nizayama Forest Art Museum, Toyama, Giappone; “A long day”, Rotwand Gallery, Zurigo, Svizzera – 2008 – “Waiting”, Gallery Goff + Rosenthal, New York, USA; “Inside / outside” Gallery Goff + Rosenthal, Berlino, Germania; “Zustand des Seins / State of Being”, CentrePasquArt, Biel / Bienne, Svizzera; “Breath of the Spirit”, The National Museum of Art, Osaka, Giappone; “Solo show” Kenji Taki Gallery, Nagoya, Giappone – 2007 – “From in silence / art complex” Kanagawa Arts Foundation, Kenmin Hall, Kanagawa, Giappone; “Trauma / Alltag” Kenji Taki Gallery, Tokyo, Giappone – 2006 – “Dialogue from DNA”, Wildnis + KunstSaarbrücken, Germania; “Work on paper” Kenji Taki Gallery, Tokyo, Giappone – 2005 – “Zerbrochene Erinnerung” Kenji Taki


Gallery, Tokyo, Giappone; “When Mind Become Form” Gallery Fleur, Kyoto Seika University, Kyoto, Giappone; “During Sleep”, Museum Moderner Kusnt Kärnten, Austria; “RAUM / room”, Haus am Lützowplatz, Berlino, Germania – 2004 – “Du côté de chez”, in the church Sainte Marie Madeleine in Lille, Francia; “Dialogue from DNA”, Manggha, Centre of Japanese Art and Technology, Cracovia, Polonia; “In Silence”, Hiroshima City Museum of Contemporary Art, Hiroshima, Giappone; “solo show”, Kenji Taki Gallery, Tokyo, Giappone Principali mostre collettive/ Selected group exhibitions 2009 – “Cherchez la femme”, Nieves Fernandez Gallery, Madrid, Spagna; “Trans Figurative”, Shiseido Gallery, Tokyo, Giappone; “Hundred Stories about Love”, 21st Century Museum of Contemporary Art, Kanazawa, Giappone; “Tattoo (Dea Loher)”, New National Theatre Tokyo, Tokyo, Giappone ; “Walking in my Mind”, Hayward Gallery Londra, Inghilterra; “ECHIGO– TSUMARI ART TRIENNIAL 2009”, Niigata Prefecture, Echigo Tsumari, Giappone; “The World is Yours”, Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk, Danimarca; 3rd Moscow Biennale, Moscow, Russia; “Oedipus Rex”; Constanza

Macras / Dorky Park Festspielhaus Hellerau, Dresda – 2008 – “Trans Figurative”, Shiseido Gallery, Tokyo, Giappone; “Kunsträume”, Museum Friedberg, Friedberg, Germania; “Eurasia. Geographic cross–overs in art”, MART, Rovereto, Italia; “ HEARTQUAKE”, Museum on the Seam, Jerusalemme, Israele; “Platform”, 21st Century Museum of Contemporary Art, Kanazawa, Giappone ;”Drawn in the Clouds”, Museum of Contemporary Art KIASMA, Helsinki, Finlandia – 2007 – “NEWS–new painting” Kenji Taki Gallery (Nagoya); “Thermocline: New Asian Waves”, ZKM (Center for Art and Media), Karlsruhe, Germania; “Thread”, Koroska Gallery of Fine Arts in Slovenj Gradec, Slovenia; “The Body Sings of Life”, Marugame Genichiro–Inokuma Museum of Contemporary Art, Kagaw, Giappone; “Fiction for the Real” The National Museum of Mondern Art, Tokyo, Giappone. Chiharu Shiota Trauma/Alltag (boys outfit ) 2007 - 100x69x100cm Acciaio, lana, gesso, abiti, specchi Steel, wool, chalk, clothes, mirrors Courtesy Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea


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Fondazione Antonio Ratti


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JOSEPH BEUYS

Joseph Beuys nasce a Krefeld nel 1921 in Germania. Entra a far parte della Hitler–Jugend (Gioventù Hitleriana). Nel 1940 si arruola nell’aviazione; nel 1943 in Crimea il suo aereo viene abbattuto e Beuys subisce gravi ferite. Di nuovo in azione nel 1944, viene fatto prigioniero dagli Inglesi e liberato nel ‘45. Nel 1953 tiene una prima mostra personale. Collabora con Mataré a lavori impegnativi; i soggetti sono composizioni di figure e rappresentazioni di animali. Nel 1958 lavora al monumento commemorativo dei caduti in guerra a Brüderich; nel 1961 Joseph Beuys ottiene l’incarico di insegnante di scultura monumentale alla Kunstakademie di Düsseldorf. Nel 1962 entra in rapporto con George Maciunas e Nam June Paik, con i quali prende parte ai primi eventi di Fluxus a Copenhagen, Londra e Wiesbaden. Nel 1963 è tra i principali organizzatori di Festum Fluxorum Fluxus, tenutosi presso la Kunstakademie di Düsseldorf. Negli stessi anni Beuys inizia a impiegare materiali come il feltro e il grasso, che entrano in oggetti–sculture–installazioni, concepibili come il risultato finale di operazioni artistiche volte a generare consapevolezza critica nel pubblico. Nel 1964 hanno luogo le prime “Aktionen” (Azioni). Nel 1965, presso la Galerie Schmela di Düsseldorf, ha luogo la prima mostra di Beuys. Nel 1977 prende parte a Documenta 6, dove presenta la Aktion Honigpumpe am Arbeitsplatz. Alla Biennale di Venezia del 1976 espone nel padiglione tedesco l’installazione Straßenbahn–Haltestelle. Nel 1979 ha luogo una retrospettiva al Guggenheim Museum di New York. Nel 1982 partecipa a Documenta 7, dove organizza 7000 Eichen. Stadt Verwaldung statt Stadt Verwaltung. 7000 blocchi di basalto vengono collocati sulla Friedrichsplatz, destinati ad es-

Joseph Beuys Vestito terremoto + Video performance, 1981 120x110 cm Giacca, camicia, rete, cravatta, carta millimetrata, foto, in cassa legno e vetro Jacket, shirt, net, tie, graph paper, photo, in a wood and glass crate Collezione Gino Battista – Triggiano

sere rimossi in rapporto alla piantumazione della città. Nello stesso anno Beuys partecipa a “Zeitgeist”, dove occupa la sala centrale con l’installazione Hirschdenkmäler. Beuys muore a Düsseldorf nel 1986. Born in Krefeld in 1921 in Germany. He joins the Hitler–Jugend. In 1940 he enlists in aviation; in 1943 in Crimea his plane was shooted down and Beuys was seriously wounded. Back in action in 1944, he was taken prisoner by the English Army, and set free in ‘45. In 1953 realizes his first personal exhibition. He works with Mataré at very hard projects; the subjects are composition of figures and animals representations. In 1958 works at the memorial stone for the soldiers fallen in war in Brüderich; in 1961 Joseph Beuys he became teacher of monumental sculpture at the Düsseldorf’s Kunstakademie. In 1962 starts a collaboration with George Maciunas and Nam June Paik, and with them he take parts at the first events organized by Fluxus in Copenhagen, London and Wiesbaden. In 1963 he is one of the main organizators of Festum Fluxorum Fluxus, that toke place at the Kunstakademie of Düsseldorf. In the same years Beuys starts using materials like felt and blubber, that became parts of objects–sculptures–installations conceivables as the final result of artistic operations that want to create conscious awareness in the public. In 1964 he realizes the first “Aktionen” (Actions). In 1965, in the Galerie Schmela in Düsseldorf, the first Beuys’ exhibition take place. He partecipates in 1977 to Documenta 6, where presents the “Aktion Honigpumpe am Arbeitsplatz”. He exhibits the installation “Straßenbahn–Haltestelle” inside the German Pavilion at the Biennal of Venise in 1976. In 1979 take place a retrospective at the Guggenheim Museum in New York. In 1982 joins to Documenta 7, where he organizes “7000 Eichen. Stadt Verwaldung statt Stadt Verwaltung“; 7000 basalt blocks are located in the Friedrichsplatz, destined to be removed in relation with the planting of the city. In the same year beuys participates to “Zeitgeist”, where he fills up the central hall with the installation “Hirschdenkmäler”. Beuys dies in Düsseldorf in 1986.


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PINO PASCALI

Pino Pascali, nasce a Bari nel 1936. Si diploma al liceo artistico di Napoli. Nel 1956 si trasferisce a Roma, dove si iscrive all’Accademia delle Belle Arti e frequenta le lezioni di Toti Scialoja. Dopo il diploma comincia a lavorare come aiuto scenografo alla RAI. Nel contempo, inizia una continuativa collaborazione con Sandro Lodolo, realizzando caroselli, spot pubblicitari e sigle televisive. Nel 1965 realizza la sua prima mostra personale, presso la famosa galleria romana La Tartaruga. L’anno successivo espone alla Galleria L’Attico.[In soli tre anni ottiene un notevole riscontro da parte della critica e viene notato da influenti galleristi italiani e internazionali. Proprio all’apice della sua carriera, mentre alcune sue opere erano in mostra alla Biennale di Venezia, muore in un incidente stradale con la sua motocicletta nel 1968. Artista eclettico, Pascali fu scultore, scenografo, performer. Nelle sue opere riunisce le radici della cultura mediterranea (i campi, il mare, la terra e gli animali) con la dimensione ludica dell’arte: un ciclo di opere è dedicato alle armi, veri e propri giocattoli realizzati con materiali di recupero (metalli, paglia, corde) e molti suoi lavori ripropongono le icone e i feticci della cultura di massa.È ritenuto uno dei più importanti esponenti dell’arte povera. Oltre che alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea e al MACRO di Roma, le sue opere sono state esposte a Parigi al Centro Georges Pompidou, a Vienna al Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig, a Osaka al Museum of Modern Art, a Torino al GAM, a Bari alla Pinacoteca Provinciale.

Pino Pascali Sei bachi da setola di differenti colori, 1968 - 20x30 cm Tempera su carta / Tempera on paper Impronta della mano sinistra, 1963 - 28x23.5 cm Tempera murale su carta / Mural paint on paper Collezione Gino Battista – Triggiano

Pino Pascali borns in 1936 in Bari. He gets graduated at the Napoli’s Artistic Senior High School. In 1956 he moves in Rome, where he enter in the Fine Arts Academy and attends Toti Scialoja’s lessons. After the University Degree he starts working as assistant scene designer in RAI. In the meantime, starts collaborating with Sandro Lodolo, realizing carousels, commercials and signature tunes. In 1965 realizes his first personal exhibition in the famous roman gallery La Tartaruga. The following year he exposes in the Gallery “L’Attico”. In three years he obtains a great critical success, and he is noticed by a lot of italian and international art. At the height point of his career, while some of his works were exhibited at the Biennal of Art in Venice, he dies in a motorcycle accident in 1968. He was a very eclectic artist, working as sculptor, scene designer, performer. In his works he bets together the topics of mediterranean culture (fields, sea, earth and animals) with the ludic dimension of art: a cycle of works is dedicated to weapons, absolutely true toys realized with salvaged materials, and a lot of his works suggests again icons and fetish of mass culture. He is one of the most important exponent of the Arte Povera. His works has been exhibited in the National Gallery of Modern and Contemporary Art and in the MACRO in Rome, in Paris in the centre Georges Pompidou, in Vienna in the Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig, in Osaka at the Museum of Modern Art, in Turin at the GAM, in Bari at the Provincial Picture Gallery.


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Pino Pascali Baco da setola 35x20x90 cm (sopra) - 35x20x80 (destra) Scovoli in setola acrilica, sostegni metallici Swabs in acrylic bristle, metallic supports Courtesy Castello di Rivara Centro d’Arte Contemporanea - Rivara (To)


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Villa del Grumello


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Mimmo totaro

Mimmo Totaro, nato a Como nel 1948, ha frequentato il Politecnico di Milano collaborando per molti anni con studi di architettura. Nello studio di Como, in via Pannilani 23, vecchio edificio artigianale, svolge attività inerenti l’architettura, l’arredamento, la grafica e la scultura. Dal 1971, anno della sua prima mostra personale presentata dal grafico elvetico Max Huber, partecipa ad esposizioni collettive sia in Italia che all’Estero. Lavora nel campo della grafica (disegni a china, acqueforti e serigrafie), della pittura (pannelli con chiodi, fili e corde) e della scultura (legno, rame, ferro, corde e specchi). Interviene in spazi urbani con strutture di grandi dimensioni realizzate con materiali legati alla “ Textil Art “. Tra le maggiori esposizioni a cui ha preso parte citiamo: il Premio Internacional Dibuix Joan Mirò alla Fondazione di Barcellona; la 10° Biennale International de la Tapisserie al Museo Cantonale di Losanna in Svizzera; la 5th International Triennale of Tapestry a Lodz in Polonia; l’XI Rassegna Internazionale di Disegno a Rijeka in Jugoslavia; l’8th International Biennial of Miniature Textiles a Szombathely in Ungheria; la IV Triennale Internationale des Mini-textiles ad Angers in Francia. Come giurato, partecipa alla VI Biennale internazionale di Arte Tessile Contemporanea in Messico, presso la città di Xalapa. Mimmo Totaro was born in Como in 1948. He studied architecture in Milan at the Politecnico University and cooperated for several years with architects. In his studio in Como he works on architectural projects, interior design, graphics and sculpture. Since 1971, year of his

Mimmo Totaro L’ultimo canto di Saffo, 2011 - 182x122 cm Fili tesi, chiodi - Taut threads, nails

first solo exhibition, he has been taking part at National and International group exhibitions. He expresses his art in different domains such as graphics (china ink drawings, etchings and serigraphies), paintings (panels with nails, threads and ropes) and sculptures (wood, copper, iron, ropes and mirrors). He does performances in urban spaces utilizing large scale structures realized with Textil Art’s materials. Among his most important exhibitions we name; the Premi Internacional Dibuix Joan Mirò at the Barcellona’s Foundation; the 10° Biennale International de la Tapisserie at the Cantonal Museum of Losanna in Switzerland; the 5th International Triennale of Tapestry in Lodz in Poland; the XI International Drawing Rewiev in Rijeka, Jugoslavia; the 8th International Biennial of Miniature Textiles in Szombathely, Hungary; the V Triennale Internationale des Mini-textiles in Angers, France. He partecipated as a juror at the VI Biennal International of Contemporary Textile Art in Mexico, in the town of Xalapa.


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Mimmo Totaro (sopra) DivinitĂ , 2011 - 162x102 cm (destra) La dimensione nascosta, 2011 170x120 cm Fili tesi, chiodi / Taut threads, nails


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Mimmo Totaro (sopra) Afrodite, 2011 - 102x272 cm Fili tesi, chiodi / Taut threads, nails


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Camera di Commercio


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Fabrizio Musa energia elettrica.txt.I, 2011 - 200x300 cm Cotone organico 100% tinto in filo, tessuto jacquard Organic cotton 100%, jacquard fabric


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Teatro Sociale Piazza Verdi


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Alfredo ratti

Alfredo Ratti nasce a Como nel 1942. È iscritto all’albo A.I.A.P.P – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio ed è membro IFLA – International Federation of Landscape Architects. Ha fondato il circolo culturale Serre Ratti, centro di indagine e approfondimento su cinema, teatro, prosa, musica, fotografia, architettura razionalista, pittura contemporanea, astrattismo italiano. Inoltre ha collaborato all’organizzazione della mostra itinerante sul lago di Como del GRAV (Groupe de Recherche Art Visuel) e tra gli anni ‘70 e ’80 ha partecipato a numerose mostre collettive suscitando un forte interesse nei media. Vive e lavora a Como. Alfredo Ratti was born in Como in 1942. He is member of the A.I.A.P.P – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio and of the IFLA – International Federation of Landscape Architects. He founded the cultural circle Serre Ratti aimed to investigate and deepen several aspects of cinema, theatre, prose, music, photography, rationalistic architecture, contemporary painting, Italian abstractionism. He cooperated with GRAV (Groupe de Recherche Art Visuel) in organising an itinerant exhibition on the Como lake and between the ‘70ties and the ‘80ties took part at several expositions arousing media’s interest. He lives and works in Como.

Alfredo Ratti Gli alberi della memoria - L’albero eolico, 2011 Installazione site specific Installazione vegetale / plant installation


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Museo Civico “Paolo Giovio”


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GIUSEPPE BELLINI

Giuseppe Bellini è nato nel 1979 a Bari, dove vive e lavora. Giuseppe Bellini is Born in 1979 in Bari, where he actually lives and works. Principali mostre / Selected exhibitions 2011 - 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia sez. Puglia, Complesso di S. Scolastica Bari, a cura di Vittorio Sgarbi. Installazione “Flabby Thought _ landscape #1” – 2010 – “Terra e Sale” Collettiva d’arte contemporanea, Masseria Boezio, Ostuni; “Sottovuoto”, Collettiva d’arte contemporanea, Entropie, Locorotondo, Bari - 2009 – “Dysfunctional” – Mostra d’arte contemporanea, Fabrica Fluxus, Bari; “Il sapore delle cose”, Mostra d’arte contemporanea, Ospedale dei Crociati, Molfetta, Bari - 2008 – “Verde”, Mostra multimediale d’arte contemporanea, Sala Murat, Bari; “Il cuoco, l’artista, l’architetto e il suo curatore” Mostra d’arte contemporanea presso Plenilunio alla Fortezza, Bari; “Il Pasto Vivo” performance ed azione con pubblico; collaborazione come Scenografo e costumista per la realizzazione di costumi scultura, Progetto Performance OGM, nell’ambito delle sfilate internazionali di ALTAROMA - ALTRA MODA presso l’Auditorium Parco della Musica, Roma - 2007 - Mostra collettiva D’Arte Contemporanea RE_Maide, Auditorium Vallisa Bari, Patrocinata dalla Regione Puglia dal Comune di Bari e da enti privati regionali, in concomitanza con i convegni internazionali per la XIV giornata mondiale per la lotta all’Alzheimer - 2006 - Realizzazione e progettazione scultura “La casalinga di Voghera” per la trasmissione televisiva IL TRENO

Giuseppe Bellini Manto, 2008 - 400x200 cm Maglia metallica, rete in fibra di vetro, cotone idrofilo, semi vari, innaffiatoi Wire mesh, fiberglass mesh, cotton, various seeds, watering cans

DEI DESIDERI, andata in onda su RAI 1 in prima serata il 30 Novembre 2006; “Sealife” la vita nel mare, presenta la Performance “SIRENE” in concomitanza dell’inaugurazione della Vedetta della Vela a Giovinazzo, Bari - 2005 - “ Bluoltremare “ collettiva a cura di Giustina Coda e Giuseppe Bellini, Palazzo Tanzarella, Ostini, Brindisi;, “Genesi” personale al Museo Storico Civico durante il Settembre della creatività giovanile, Bari - B - “Scarti” collettiva d’arte contemporanea nel carcere dismesso di Apricena, Foggia; esposizione “Expo levante” per Form&Bisnes - 2003 - “Sculture a teatro” Foyer Teatro Piccinni, Bari. - 2000 - “Geni – percorsi di anatomia artistica”. Urbino, Palazzo Ducale, Sala del Castellare.


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MyOwnGallery Milano


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HEIDI BEDENKNECHT DE FELICE Heidi Bedenknecht de Felice è nata a Stoccarda (Germania), vive e lavora a Como. Heidi Bedenknecht de Felice is born in Stoccarda (Germany) and lives and works in Como. Principali mostre personali / Selected solo exhibitions 2007 - “Ri-ciclo”, Installazione di Kimonos al Consolato Generale del Giappone, Milano; “Simmetrie Organiche”, Galleria “Artlife for the World”, Venezia – 1997 - “Leitmotiv Luce”, Chiostrino St. Eufemia, Como. Principali mostre collettive / Selected group exhibitions 2011 – “Preziose Astrazioni” Atelier Capricorno, Cocquio, Varese; Galleria Munzi’s Oper Art, Verona - 2010 - “Venetiandreams” , Water Art, Cisterna Yerebatan Sarnici, Istanbul, Turchia; “Paralleli”, Palazzo Ducale, Sabbioneta, Mantova - 2009 - Esposizione gioielli contemporanei, Galleria ARTLIFEfortheworld, Venezia; “Made”, Spazio Arti e Mestieri, Vecchio Conventino, Firenze; “Aphrodite”, Water Art, Isola di St. Erasmo, Venezia - 2008 - “Wearable expressions”, Palos Verdes Art Center, California, USA; “6e Triennale internationale arts du tissu et de la tapisserie de TournaiItalia, La fibra sensibile”, Belgio; “Clicking the territory”, Tenuta Bertottina, Novara – 2007 - “Miniartextil a Montrouge” Parigi, Francia; “Miniartextil a Nule, Sassari; “Miniartextil a Venezia”, Museo di Palazzo Mocenigo, Venezia; “7th International Baltic Miniature textile triennal”, Gdynia, Polonia; “Ornamenta”, Galleria Artlife for the World, Venezia; “Kaunas Art Biennial Textile 07”, Mykolas Zilinskas Art

Heidi Bedenknecht - de Felice At ( o ) mosfere, 1999 Sette sfere di 40 cm di diametro Film di policarbonato fluorescente Polycarbonate fluorescent film

Gallery, Kaunas, Lituania - 2006 “Miniartextil” Ex Chiesa di S. Francesco, Como – Premio Ratti 2006 - 2005 - “Cangianze”, Area Ex Ghetto, Vittorio Veneto,Treviso; “MINIARTEXTIL 2004”, Installazione di Kimonos “Ri-ciclo”, Nule Sassari; “Wearable expressions”, Palos Verdes Art Center, California, USA - 2004 - “Che i fili non si perdano al vento” Area Ex Ghetto, Vittorio Veneto, Treviso; “Arte tessile” Progetto Interni, Como; “6th International Baltic Miniature Textile Triennal, Gdynia /Lodz, Polonia; “Bianco (e) Nero” Atelier Capricorno,Varese - 2003 – “1er Encuentro Internacional Minitextil Contemporaneo”, Santiago, Cile; “L’Acqua”, S.Pietro in Atrio, Como; “Fiori d’Acqua” Atelier Capricorno,Varese; “Arte per Abitare” DOME, Varese – 2002 - “Wearable expressions”, Palos Verdes Art Center, California, USA - b – “Miniartextil”, Installazione di Kimonos, Como 2000 - “Riciclarte”, Rimini


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Penelope Margaret Mackworth-Praed Nata a Londra (GB), Penelope Margaret Mackworth-Praed è cresciuta nella campagna sudorientale inglese dopo il trasloco della famiglia. La sua formazione è avvenuta presso i Collegi di Arte e design di Wimbledon, Falmouth e Epsom. Si è diplomata nel 1976. Negli anni dal 1969 al 1972 realizza le prime costruzioni utilizzando una base numerica, caratteristica di tutti i suoi lavori futuri. Dal 1972 al 1974 viaggia in Medio Oriente e in Asia del Sud, per lo studio e la conferma delle comuni basi numeriche alla radice dell`arte e dell`architettura di molte culture differenti. Nel 1977 ha sposato il compositore Paul Glass trasferendosi definitivamente in Svizzera. Dal 1982 è docente universitaria di scultura presso il Franklin College Switzerland. Dal 1985 è membro attivo di “Visarte TI (CH)”, vive e lavora a Carona. Ha partecipato con opere di piccolo e grande formato alle edizioni 1992-19931995-1999-2000-2001-2002-2003-2004-2005 di Miniartextil. Born in London, Penelope Margaret Mackworth-Praed grew up in the Southeast English countryside after subsequent family move. Educated at Wimbledon, Falmouth and Epsom colleges of Art she graduated in 1976. Between 1969 and 1972 she constructed her first sculpture using an underlying numerical base characteristic of her future work. From 1972 to 1974 she made a prolonged and extensive journey in the Middle East and South Asia researching and confirming the common numerical basis at the root of the art and architecture of many different cultures. In 1977 she married the composer Paul Glass and settled permanently in Switzerland. Since 1982 she has been Associate Professor, Studio Art and Sculpture, Franklin College Switzerland. Since 1985 she has been an active member of “Visarte TI (CH)”, she lives and works in Carona, Ticino. She has participated Penelope Margaret Mackworth-Praed Large spyglass to another space I (2008), II, III (2011), 1999 Spyglass I: diametro da 48 a 9 x 122 cm Spyglass II e III: diametro da 50 a 7 x 108 cm Specchi, acciaio, rame, plexi, legno, carta riciclata, pittura Mirror, steel, copper, plexi, wood, recycled paper, paint

with large scale installations and small works in the 1992-1993-1995-1999-2000-2001-20022003-2004-2005 editions of Miniartextil. Principali mostre personali / Selected solo exhibitions 2008 - “Penelope Margaret Mackworth-Praed Sculpture: Return to thrace”, National Art Gallery, Sofia, Bulgaria - 2004 - “Reflective webs“, Foyer del Teatro la Darsena, Magadino, Svizzera – 2000 “Transformations +10” Installazione e performance, La Rada, Locarno, Svizzera – 1997 - Valle Verzasca, Svizzera, “Un Sentiero Per L’Arte”, installazione permanente “Nine Events on a Walk”, coordinamento e co-direzione del simposio - 1995 - Festa Arbostora, “Dichotomy” Installazione Luce, Carona, Svizzera - 1994 - La Casa, Vaglio, Svizzera – 1991 - Städtische Galerie, Schwarzes Kloster, Freiburg im Breisgau, Germania. Principali mostre collettive / Selected group exhibitions 2009 - “Il destino della scultura”, Museo Vela, Ligornetto, Svizzera - 2007 - “Penelope Margaret Mackworth-Praed e Claudio D’Angelo”, Europa Express 2007; L.I.Art, Casina Giustiniani, Villa Borghese, Roma, Italia; “Peacechair”, Locarno-Galleria della Ferriera, BellinzonaPalazzo Civico, Svizzera – 2006 - “Arte e Cinema”, Pinacoteca Casa Rusca, Locarno, Svizzera; “I Falsi Volti”, “In Vista”, Castelgrande di Bellinzona, Svizzera – 2005 – “La trasgressione della persistenza 2”, Museo Vela, Ligornetto, Svizzera - 2004 - Il Salotto, Como, Italia; – 2003 – “Tascabile”, Il Salotto, Como, Italia – 2002 - “Farina del Mio Sacco”, Mulino di Maroggia, Svizzera – 2001 – “Harmonicus Mundi”, Il Salotto, Como Italia; Residenza e installazione della scultura “Hochmoorbläuling”, Kunstpfad am Mummelsee, Foresta Nera, Germania; installazione della scultura “Scolitantides Orion Chequered Blue”, Parco San Grato, Carona, Svizzera - 2000 - “Acqua, Fuoco, Cielo e Terra” rappresentando “Il Cielo”, Torchio di Sonvico, Svizzera; “Zona Franca” Tessiner Kunst Heute, Kulturzentrum Schloss Bonndorf, Foresta Nera, Germania; “20 Artisti Per 20 Anni” Galleria La Loggia, Carona, Svizzera; TV RSI, trasmissione “Amici miei”, scultura in studio per il mese di Marzo.


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Jens J. Meyer Jens J. Meyer è nato ad Amburgo in Germania nel 1958. Dopo essersi diplomato in design industriale, studia economia ed ingegneria in Darmstadt. Accanto alle materie scientifiche affianca corsi e workshop in pittura e scultura con K.P. Muller. Dal 1989 vive tra Essen e Amburgo come artista freelance. Jens J. Meyer was born in Hamburg, Germany in 1958. After he graduated in industrial design, he studied economic engeneering in Darmstadt. Beside the scientific subjects he followed courses and workshops in painting and sculpture with K.P. Muller. Since 1989 he lives in Essen and Hamburg as freelance artist. Principali mostre personali / Selected solo exhibitions 2008 – Galerie Dorothea van der Koelen, Mainz , Germania – 2008 - KunstWerden, Essen, Germania – 2006 - Quader, Neue Galerie VHS Essen, Germania; Centro Cultural Recoleta, Buenos Aires, Argentina – 2005 - Petales Celestes, Montahzah Cote de Carthage, Tunis, Tunisia – 2004 - Boot 2004, Düsseldorf, Germania – 2003 - Rhein Ruhr Zentrum, Mülheim, Germania – 2001 - Staedtisches Museum Gelsenkirchen, Germania. Principali mostre collettive / Selected group exhibitions 2009 - “Arcadia” Winterviken (ehem house of sculpture), Stockholm, Svezia; “Fireflower“ Mitteldeutscher Olympiaball, Glashall, Neue Messe Leipzig, Germania; “Zisterne des Lichts“; Stadtluft macht frei, Darmstadtium, Darmstadt, Germania; “Barke Galleggiante”, Miniartextil, Venezia, Museo Palazzo di Mocenigo – 2007 “Schwebend”, Galerie Dorothea van der Koelen, Mainz, Germania; “Artefiera” Bologna, Art Karlsruhe, Art Cologne,Galerie

Jens J. Meyer Oktaeder, 2003 - 140x140x250 cm Cotone, elastan, carbonio, polipropilene Cotton, elastan, carbon polypropylen

Dorothea van der Koelen; “Sehrose”, Osmose 2, Berlin, Germania, “Anvil”, Biennial Exhibition CAFKA (Contemporary Art Forum Kitchener and Area), Kitchener, Canada;“Bug”, Flusslicht, üNN und Kubasta (Kunst, Bauen, Stadtentwicklung), Hamburg, Germania; “Urban Discovery”, Pécs, Ungheria – 2006 - “En face”, KunstGarten, Graz, Austria; “Esculturas en el jardín”, Museo de Arte Espanol Enrique Larreta, Buenos Aires, Argentina – 2005 “Heeling”, boot Düsseldorf, intern. boatshow, Düsseldorf, Germania; “Haken” StattParadies, Bastion Schloß Darmstadt, Germania; “Lichtfang” FarbTöne, Fort Malakow Park, Mainz, (Galerie van der Koelen und Uni Mainz) – 2004 - “Cathedral of light” 2. intern Forest Art Path, Darmstadt, Germania – 2003 - “Arkadien” stage setting for theater Feuervogel, Sscalaria, Austria; “Schwebeachse”, Newcast, Düsseldorf, Germania; “Cortadura”, 8. Bienal of Havana, Cuba – 2002 - “Ueber den Daechern”, for the exhibition BauKunst, Essen, Germania; “Luftkissen“, hoovering sculpture, mobile vernissage project, Siebeldingen, Germania – 2000 - “Tuchfühlung 2“ Kunsthaus Langenberg, Velbert, Germania; ”Touch down – take off”, International trade fairs in Berlin (D), Moscow (RUS) and Stavanger (N). Allestimenti in spazi pubblici / Art in Public Spaces 2008 - “Wind and movement”, remote bay project, Mljet (HR), Global Connect, Dubrovnik , Croazia – 2007 - “Tornado”, International Forest Art Wisconsin, Minocqua, Wisconsin ,USA; “Bug“, Flusslicht, üNN und Kubasta (Kunst, Bauen, Stadtentwicklung), Amburgo, Germania – 2006 - Bühnenbild “Arkadien” für das Tanztheater Feuervogel auf der Revelin, Dubrovnik, Croazia; “Schwebende Archive (hovering archives)”, between two houses of the Hafencity, Amburgo, Germania – 2004 - “Barre – Kathedrale des Lichts”, 2. Internationaler Waldkunst Pfad, Darmstadt, Germania – 2002 - “Pont de Vue“ Schoental, Aschaffenburg, Germania, Neuer Kunstverein Aschaffenburg, Germania – 2001 - “Windzeiger-Haldenblick“, Landmark, Halde Sachsen, Hamm , Germania – 2000 - “Trifloss“, LandArt project, Kulturtage Südliche Weinstrasse, Silzer See, Silz, Svizzera


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Mimmo Totaro Aglaia, Eufrosine e Talia, 2011 - 187x312 cm Fili tesi, chiodi / Taut threads, nails


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Wlodzimierz Cygan - I know were I came from 2001 180x260x10 cm - Polipropilene, lino / Polypropilene, flax


Fabrizio Musa - energia eolica txt1 - 2011 200x300 cm - Cotone organico, tessuto jacquard / Organic cotton, jacquard fabric


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Joel Andrianomearisoa - Untitled - 2007 120x120 cm - Tessuti /Textile Courtesy Primo Marella Gallery


Anda Klancic - Aura - 2011 250x50x50 cm - Scorza di palma, fibre ottiche, 2 illuminatori /Palm tree barc, optical fibre, 2 light sources Collezione Vertigo Bird Slovenia


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Filippo Avalle - L’uomo riccio nel cerchio oceanico, 2010 68x60x12 cm - Metacrilato, LED / Methacrylate, LED


Marisa Bronzini - Filo 129 Rame, seta, cotone - Copper, silk, cotton

Naoko Serino - Generating 7 Juta - Juta


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Mimmo Totaro - Filo Spinato In-Difesa Filo spinato - Barber wire

Giovanni Rossi - FILARE e filare Ferro, argento, gesso, filo di cotone - Iron, silver, plaster, cotton threads


Wakako Yamaguchi e Junko Yoshida - Softly Washi (carta giapponese), filo di ferro - Wash (japanese paper), iron thread

Takushi Aono - Ferita - Matrix Chiodi d’ottone, filo di nylon - Brass nails, nylon thread


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Makiko Wakisaka - Incubation Foglie, nylon - Leaves, nylon

Keiko Kawanishi - Tosca’s love, pilling up Filo di ferro, perline - Iron thread, beads


Barbara Shawcroft - thistle Fili d’acciaio, fili di rame - Iron thread, copper thread


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Biografie artisti opere minitessili Franco Albonico Nato nel 1936, di nazionalità italiana, vive e lavora a Como

Nadine Dupeaux Nata nel 1958, di nazionalità francese, vive e lavora a Meillac (F)

Sergio Alessio Nato nel 1946, di nazionalità italiana, vive e lavora a Bergamo

Silvia Fedorovà Nata nel 1945, di nazionalità slovacca, vive e lavora a Bratislavia (SK)

Antra Augustinovica Nata nel 1962, di nazionalità lettone, vive e lavora a Riga (LV)

Yolaine Frühauf Nata nel 1958, di nazionalità svizzera, vive e lavora a Winterthur (CH)

Aud Baekkelund Nata nel 1960, di nazionalità norvegese, vive e lavora a Norheimsund (NO)

Cristina Gamez Armas Nata nel 1964, di nazionalità spagnola, vive e lavora a Santa Cruz de Tenerife (E)

Heidi Bedenknecht de Felice Nata nel 1947, di nazionalità italo–tedesca, vive e lavora a Como

Ceca Georgieva Nata nel 1951, di nazionalità bulgara, vive e lavora a Sofia (BG)

Ghislaine Berlier Garcia Nata nel 1954, di nazionalità francese, vive e lavora a Essertines en Chatelneuf (F)

Alvaro Diego Gomez Campuzano Nato nel 1956, di anzionalità colombiana, vive e lavora a Bogota (CO)

Giuseppe Bigliardi Nato nel 1961, di nazionalità italiana, vive e lavora a Parma

Zuzana Hromodovà Nata nel 1969, di nazionalità slovacca, vive e lavora a Hradec Kralové (SK)

Marie Jeanne Boyon Nata nel 1949, di nazionalità francese, vive e lavora a Besançon (F)

Feliskas Jakubauskas Nato nel 1949, di nazionalità lituana, vive e lavora a Vilnius (LT)

Valérie Buess Nata nel 1966, di nazionalità svizzera, vive e lavora a Marburg (D)

Nobuko Koizumi Nata nel 1956, di nazionalità giapponese, vive e lavora a Obiko (J)

Melissa English Campbell Nata nel 1969, di nazionalità americana, vive e lavora Kent (USA)

Irina Kolesnikova Nata nel 1959, di nazionalità russa, vive e lavora a Leverkusen (D)

Gabriella Crisci Nata nel 1972, di nazionalità italiana, vive e lavora a Benevento

Agnieszka Kopec Nata nel 1966, di anzionalità polacca, vive e lavora a Wrocław (PL)

Zlatko Cvetkovic Nato nel 1971, di nazionalità serba, vive e lavora a Belgrado (SRB)

Ieva Krumina Nata nel 1964, di nazionalità lettone, vive e lavora a Riga (LV)

Pascale Diviere Nata nel 1951, di nazionalità francese, vive e lavora a Villeneuve sur Vere (F)

Rolands Krutovs Nato nel 1979, di nazionalità lettone, vive e lavora a Riga (LV)


Alicja Łaciak Nata nel 1985, di nazionalità polacca, vive e lavora a Bielsko–Biała (PL)

Vlasta Stamfestovà nata nel 1954, di nazionalità ceca, vive e lavora a Praga (CZ)

Penelope Margaret Mackworth Praed Nata nel 1949, di nazionalità svizzero inglese, vive e lavora a Carona (CH)

Elisabeth Straubhaar Nata nel 1950, di nazionalità francese, vive e lavora a Alfortville (F)

Geneviève Moisan Nata nel 1979, di nazionalità candese, vive e lavora a Montreal (CDN)

Mihoko Sumi Nata nel 1972, di nazionalità giapponese, vive e lavora a Nagoya (J)

Zivile Muraskiene Nata nel 1971, di nazionalità lituana, vive e lavora a Kaunas (LT)

Mai Tabakian Nata nel 1970, di nazionalità francese, vive e lavora a Parigi (F)

Kaoru Nakano Nata nel 1949, di nazionalità giapponese, vive e lavora a Hiroshima (J)

Aya Takada Di nazionalità giapponese, vive e lavora a Sagamihara (J)

Cecilia Natale Nata nel 1949, di nazionalità italiana, vive e lavora a Roma

Toshie Takahashi Nata nel 1947, di nazionalità giapponese, vive e lavora a kamakura (J)

Lucia Pagliuca Nata nel 1969, di nazionalità itialiana, vive e lavora a Ardea (Roma)

Kaori Umeda Nata nel 1967, di nazionalità giapponese, vive e lavora a Hyogo (J)

Chiara Passigli Nata nel 1965, di nazionalità italiana, vive e lavora a Milano

Danuté Valentaite Nata nel 1947, di nazionalità lituana, vive e lavora a Kaunas (LT)

Ana Poggi Nata nel 1950, di nazionalità uruguaiana, vive e lavora a Montevideo (ROU)

Misako Wakamatsu Nata nel 1952, di nazionalità giapponese, vive e lavora a Tokyo (J)

Ieva Prane Nata nel 1977, di nazionalità lettone, vive e lavora a Riga (LV)

Minako Watanabe Nata nel 1957, di nazionalità giapponese, vive e lavora a Tokyo (J)

Patricia Robert Castets Nata nel 1959, di nazionalità francese, vive e lavora a Guiche (F)

Inger Weidema Nata nel 1963, di nazionalità danese, vive e lavora a Hellerup (DK)

Kabir Shafiqul Nata nel 1968, di nazionalità bangladeshiana, vive e lavora a Milano

Almyra Weigel Nata nel 1964, di nazionalità lituana, vive e lavora a Berlino (D)

Alyna Shchygoleva Nata nel 1951, di nazionalità ucraina, vive e lavora a Lugansk (UA)

Izabela Wyrwa Nata nel 1972, di nazionalità polacca, vive e lavora a Pabianice (PL)

Yukako Sorai Nata nel 1968, di nazionalità giapponese, vive e lavora a Kanagawa (J)

Ludwika Zytkiewicz Ostrowska Nata nel 1976, di nazionalità polacca, vive e lavora a Łodz (PL)


Volume:

Traversa dei Ceramisti, 8 17012 Albissola Marina (SV) Tel. + 39 019 4500659 Fax + 39 019 4500744 info@vanillaedizioni.com www.vanillaedizioni.com ISBN 978-88-6057-133-5 Copyright: © Arte&Arte © per i testi gli autori © per le opere gli artisti Volume stampato per conto di vanillaedizioni da Erredi Grafiche, nel mese di settembre 2011. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e dell’editore.


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