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SPECIALE BIENNALE - THE BEST OF 2011 Colophon e Indice L’e-book Speciale Biennale The Best of è il secondo progetto editoriale di vanillaedizioniDIGITALI dedicato alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte. Per questo progetto, concepito come “vademecum ragionato”, la nostra casa editrice si è affidata totalmente al contributo del Magazine

espoarte

(www.espoarte.net), per le scelte e la redazione dei testi. Coordinamento editoriale Livia Savorelli Contributo redazionale Elena Baldelli Francesca Di Giorgio


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Traversa dei Ceramisti, 8 17012 Albissola Marina (SV) Tel. + 39 019 4500659 Fax + 39 019 4500744 info@vanillaedizioni.com www.vanillaedizioni.com

Viviana Siviero Progetto grafico e impaginazione Elena Borneto

Indice dei contenuti Pagine 4 8 10 12 20 22 24 26 28 30 32 34 36 38 40 42 44

SPECIALE BIENNALE THE BEST OF INTRODUZIONE PARA-PADIGLIONI I LEONI DELLA 54. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE - LA BIENNALE DI VENEZIA THE BEST OF ILLUMINAZIONI | LA MOSTRA a cura di Bice Curiger THE BEST OF PARTECIPAZIONI NAZIONALI Albania Repubblica Popolare del Bangladesh Brasile Cile Repubblica di Corea Costa Rica Danimarca Egitto Francia Germania Giappone IILA - America Latina

46 48 50 52 54 55 56 58 60 62 64 66 68 70 72 73 74 75 76 78 80 82

Gran Bretagna Iraq Islanda Israele Gran Ducato di Lussemburgo Montenegro Polonia Spagna Stati Uniti d’America Ucraina Ungheria THE BEST OF EVENTI COLLATERALI Days of Yi Federico Díaz Frogtopia. Hongkornucopia The Future of a Promise Nato a Venezia Passage Glasstress One of a Thousand Ways to Defeat Entropy Pino Pascali Round the Clock


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54. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE - LA BIENNALE DI VENEZIA ►INTRODUZIONE L’ora delle Nazioni illuminate Vademecum ragionato per orientarsi nell’universo Biennale numero 54 by

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contemporary art magazine

Un lavoro fatto per riuscire a gustarsi l’attesissimo appuntamento con la 54. edizione della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, che ha aperto i battenti lo scorso 4 giugno, perché mai come in questa edizione – decisamente parca di informazioni ed input per il visitatore – l’evento sembra essere stato strutturato per mettere alla prova anche i fisici e gli intelletti più temprati: per noi, ormai avvezzi alle maratone culturali degli eventi artistici ciclopici, italiani e d’oltralpe, è stata un’epica battaglia, iniziata – nella quattro giorni di preview, poco intelligentemente fatta coincidere con il ponte vacanziero del 2 giugno che vede oceani di turisti, che nulla hanno a che vedere con la kermesse, riversarsi fra le calli – con uno poco gradito sciopero dei vaporetti e proseguita con code interminabili in tantissimi Padiglioni Nazionali (Stati Uniti, 1 ora e mezza di coda), Gran Bretagna (2 ore e ritorno il giorno successivo all’apertura con altri tre quarti d’ora di coda) ma anche molti padiglioni, come Giappone, Ungheria, hanno scelto l’ingresso contingentato per evidenti esigenze logistiche ed espositive. Ma questi sono problemi che ci auguriamo il pubblico, fino alla conclusione dell’evento, non debba più affrontare... Gironzolando per una mostra, attesa con il solito speranzoso entusiasmo ma questa volta, talmente sobria da sfiorare il tedio e tanto retta da risultare per nulla eccitante a livello

sensoriale (vedi ILLUMInazioni nel Padiglione Centrale ai Giardini), anche noi, come tanti, abbiamo cercato rifugio nella trovata ludica di Norma Jeane e nei suoi pani di plastilina (rosso bianco e nero: come poter resistere a non lasciare una traccia del nostro passaggio, visto che questi sono esattamente i colori della Testata?) Quello che appare evidente è che, ai pensieri soft della Curiger, si contrappongono in maniera piuttosto forte le linee curatoriali decise e spesso fortemente politiche, capaci di restituire al di là del fatto di cronaca, un mosaico chiaro, metaforico e diretto. Situazioni da porre necessariamente all’attenzione internazionale. Questo vale per molti padiglioni nazionali come Stati Uniti (con il celebrato duo Allora & Calzadilla), Danimarca (con “Speech Matters”), Polonia (che per la prima volta chiama come portavoce un artista non polacco, l’israeliana Yael Bartana), Egitto (rappresentato dal giovane Ahmed Basiony, deceduto nella Tahir Square nel gennaio scorso, durante le rivolte contro Hosni Mubarak), Israele (Sigalit Landau), ma anche Gran Bretagna, Grecia, Svizzera, Belgio, Svezia, Spagna e Venezuela. Con queste pagine abbiamo pensato di fornire il nostro personale punto di vista, indicando tutto ciò che non si deve assolutamente perdere fra partecipazioni nazionali, eventi collaterali e presenze, a nostro parere particolarmente “illuminate”, creando così una guida rapida e di facile consultazione che possa aiutare chiunque a districarsi in un universo artificiale ed intellettuale; un “vademecum ragionato” per orientarsi al meglio ma anche utile per approfondire o capire dettagli e progetti


specifici. Una segnalazione a parte va fatta relativamente ad un nome che ricorre in vari modi nelle calli veneziane, quello di Ai WeiWei: come ormai è prassi, la Biennale produce diversi gadget commemorativi, quello più tradizionale è la borsa. Così nei primissimi giorni di inaugurazione, Venezia si è tinta di rosso e la città è fiorita di una scritta ambulante, portata elegantemente sulle spalle dei visitatori che è rimbalzata di sguardo in sguardo inducendo la riflessione: FREE AI WEIWEI. Come è troppo poco noto, Ai Weiwei è un artista internazionale, designer e attivista che lo scorso 2 aprile è stato arrestato in Cina per le sue posizioni intellettuali ed imprigionato. Giunge ora, mercoledì 22 giugno, proprio al momento della revisione di questo testo, la notizia del rilascio su cauzione dell’artista, che avrebbe confessato la (presunta?) evasione fiscale. In questi mesi molte sono state le iniziative internazionali in suo favore, come la petizione lanciata dalla Tate Modern di Londra e l’Associazione italiana Pulitzer. A tal proposito la Biennale, ma soprattutto i liberi pensatori invitati fattivamente a realizzarla, non potevano chiudere gli occhi, così con iniziative personali hanno deciso di aprirli a più persone possibili: il russo Oleg Kulik partecipa a Glasstress 2011 (evento collaterale, vedi ebook pag. 76) con una scultura in vetro, realizzata in tiratura e i cui proventi di vendita serviranno a sostenere le organizzazioni legate ad Ai Weiwei, che riproduce un artista “obbediente”, ricoperto di bistecche che tiene al guinzaglio l’artista cinese. Ancor più spettacolare l’intervento di Giuseppe Stampone, che pone sulla facciata di un ex convento palladiano, uno dei più celebri

e raffinati volti architettonici della Giudecca e di Venezia, una grande scritta retroilluminata, a misura di saluto, che riproduce una sequenza di 14 lettere chiare ed inequivocabili: Bye Bye Ai Weiwei. Così l’artista riflette sulle due realtà mondiali divise fra chi vuole risposte e chi, invece, nasconde tutto dietro all’oblio1. Parallelamente a ciò, l’Italia partecipa alla Biennale anche in maniera istituzionale con il proprio Padiglione delle Meraviglie che ha destato negli ultimi mesi tanto clamore: pur riconoscendo la presenza, all’interno di un “ammasso informe e disordinato” come il Padiglione Italia all’Arsenale di artisti di indubbia qualità e onestà intellettuale, perlopiù avvallati da personalità cardine della Cultura Italiana nei più diversi ambiti (Italo Zannier, Oliviero Toscani, Ascanio Celestini, solo per citarne alcuni), riteniamo che il nostro Paese, che ha l’onore di ospitare la rassegna artistica internazionale più importante del mondo, debba indignarsi di fronte a questa spettacolarizzazione bieca e senza sostanza, secondo una prassi ormai tristemente nota che non fa altro che minare l’immagine del nostro Paese all’estero e si nasconde dietro all’alibi di rispecchiare tempi e modalità quotidiane della nostra Italia. È doloroso leggere nella rassegna stampa internazionale, in riferimento al Padiglione Italia, frasi come quella di Roberta 1 Giuseppe Stampone ha realizzato "Bye Bye Ai Weiwei" come opera site-specific in occasione della sua partecipazione alla mostra collettiva Orientale*, Chiesa delle Zitella , 2 giugno-20 luglio, presso il Palladio Bauer, nella Giudecca, di fronte a Piazza San Marco, Venezia. Orientale* è la mostra inaugurale dell'iniziativa Venice Now durante la 54 Biennale di Venezia, curata da Shwetal Ashvin Patel e Maurizio Bortolotti. Artisti: Ali Kazma, Robert Montgomery, Giuseppe Stampone, Matthew Stone, José María Cano

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Smith per “The New York Times” «irta di un odio incredibilmente velenoso per l’arte, la mostra sarebbe uno scandalo nazionale, se l’Italia non ne avesse già così tanti» mentre Harry Bellet per “Le Monde” scrive «questa esposizione, o piuttosto questa “esibizione”, è segnata dall’immensa croce (7 metri d’altezza) creata da Gaetano Pesce per la Triennale di Milano, dove il Cristo è sostituito da una rappresentazione dello stivale italiano, color rosso sangue: l’Italia crocifissa, e i suoi artisti sepolti da Sgarbi, questa sì che è una maniera degna di festeggiare un anniversario!».

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Sospettiamo che tutto ciò sia il risultato di quella dittatura dello spettatore a cui, alcune edizioni fa, faceva riferimento l’allora criticato

PAIN...THING

S UBJECTS

AND

(V OLUME 1) O BJECTS . T HE PAIN OF THE H UMAN . C ATHARSIS

(oggi sognato) Francesco Bonami: ciò che si è visto “sottocoperta” è stata una semplice chiamata alle arti, la costruzione di un esercito che, tentato dalla propria vanità, è accorso immolandosi in quello che – come era prevedibile – è parso come una chiassosa ma soprattutto disordinata nave dei folli, popolata da un manipolo di artisti immotivatamente scontenti. Che la loro fosse buona o cattiva fede non ci è dato saperlo, la pratica sociale che ultimamente ha governato l’Italia ci ha insegnato che tutto si digerisce prima o poi: tutti i presenti, orrendi e contenti potranno ormai vantare per sempre quella (prestigiosa?) riga in più nel loro curriculum, che temiamo dovrà aspettare che il tempo faccia il suo corso per valere qualcosa di più che non sia disgusto.

BEYOND THE VISION .

MARCO AGOSTINELLI SVETLANA OSTAPOVICI GIANNI POLITI 3 rd JUNE / 27 th NOVEMBER 2011 PROJECT BY GIANLUCA MARZIANI UNDER THE PATRONAGE OF / REGIONE VENETO PROVINCIA DI VENEZIA COMUNE DI VENEZIA ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI DI SPECIAL THANKS / CO2 GALLERY - ROMA ROMBERG ARTE CONTEMPORANEA

VENEZIA

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54. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE - LA BIENNALE DI VENEZIA ►PARA-PADIGLIONI

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Ogni biennio il curatore della Mostra Internazionale è chiamato all’arduo compito di lasciare la propria impronta curatoriale in laguna.
ILLUMInazioni | ILLUMInations della Curiger (ormai possiamo dirlo), ha lasciato tiepidi gli animi e fatto rivalutare, nel complesso, positivamente (detrattori compresi) il classico sistema dei Padiglioni ai Giardini.
Pur gestendo delle scelte interessanti la mostra è risultata ai più fredda e poco stimolante e allora l’attenzione si sposta (e così deve essere) su ciò che di buono è stato fatto. L’unica novità evidente (se non si considera l’operazione di “recupero” di tre importanti opere del Tintoretto, che non convince più di tanto) resta l’idea dei quattro Para-Padiglioni: sorta di “meta strutture” architettoniche realizzate per inserirsi all’interno del percorso come opere autonome e, a loro volta, contenitori accoglienti dei lavori di altri artisti.


Song Dong, Monika Sosnowska, Oscar Tuazon e Franz West hanno risposto al progetto nato sia per creare punti di contatto inediti e più stringenti tra le diverse inclinazioni artistiche e generare tra loro un dialogo attivo sia per interrompere il monotono susseguirsi di opere negli spazi dell’Arsenale e, non in ultimo, per ricollegare la dimensione della singola opera al contesto dei Padiglioni Nazionali ai Giardini. Song Dong inaugura il percorso all’Arsenale con un ambiente domestico: ricostruisce la casa dei suoi genitori in Cina servendosi di vecchie porte, armadi e specchi, dove si incontrano le opere di Cyprien Gaillard, Yto Barrada, Frances Stark e Asier Mendizabal.
 Per continuare all’Arsenale anche Franz West (Leone d’Oro alla carriera) è ispirato da un ambiente casalingo (la cucina di casa sua a Vienna) scambiando però l’interno con l’esterno e scegliendo di accogliere opere di amici artisti salvo l’installazione dell’artista indiana Dayanita Singh invitata dalla Curiger.

Nel Palazzo dell’Esposizioni ai Giardini l’opera, forse, più riuscita. L’artista polacca Monika Sosnoswska interviene in una delle sale che nelle passate edizioni ospitava le presentazioni monografiche dettate dal gusto del direttore della Mostra. Un ambiente a forma di stella con le pareti ricoperte da carta da parati ospita le fotografie di David Goldblatt e un’installazione del giovane Haroon Mirza (Leone d’Argento per un promettente giovane artista). L’atmosfera è illusoria e dissonante. Concettuale, ispirato dall’architettura e affascinato dall’approccio minimalista il padiglione di Oscar Tuazon è installato in esterno ai Giardini (accanto alla Grecia e di fronte alla Polonia) e realizzato in cemento armato, dall’aspetto a metà tra casa e rovina «Un edificio è una cosa brutale, una cosa vuota che ha bisogno di persone per essere riempita» (O. Tuazon). 9


I LEONI DELLA 54. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE LA BIENNALE DI VENEZIA

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Padiglione Germania. Christoph Schlingensief, “A Church of Fear vs. the Alien Within”, installazione per l’oratorio Fluxus, altare con videoproiezione. Foto © Roman Mensing, artdoc.de

La Giuria della 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia composta da Hassan Khan (Presidente, Egitto) e da Carol Yinghua Lu (Cina), Letizia Ragaglia (Italia), Christine Macel (Francia) e John Waters (USA) sabato 4 giugno si è così espressa riguardo ai premi ufficiali:

Leone d’Oro per la migliore Partecipazione nazionale al Padiglione della Germania. « […] L’installazione scenica che Christoph Schlingensief ha ideato per l’oratorio Fluxus A Church of Fear vs. the Alien Within (Eine Kirche der Angst vor dem Fremden in mir) il più personale dei progetti teatrali da lui sviluppati nei suoi ultimi anni di vita, è al

centro dell’esposizione proposta nella sala principale del padiglione. L’opera presenta in modo chiaro e aperto, la lotta dell’artista contro il cancro e tutte le esperienze soggettive ad esso conseguenti; oltre alla biografia, malattia e credo di Schlingensief, esamina anche il rapporto di quest’ultimo con la musica e le arti visive e la musica [...]» (Susanne Gaensheimer) Il commento della giuria: Christoph Schlingensief ha sviluppato una pratica multidisciplinare che è al contempo intensa, impegnata e caratterizzata da una forte visione personale. La giuria vuole inoltre riconoscere il lavoro curatoriale del commissario Susanne Gaensheimer.


Leone d’oro per il miglior artista di ILLUMInazioni a Christian Marclay (1955).

«[…] Proveniente dall’ambito della musica sperimentale degli anni settanta, l’artista svizzero-americano si muove in bilico tra visione e udito, alla ricerca di più ampie risonanze potenziali del suono registrato e della cultura materiale che lo circonda […]. Con The Clock (2010) raggiunge l’apogeo del suo metodo. Un pezzo di 24 ore composto di momenti filmici in cui i personaggi interagiscono con il tempo: per esempio, guardano l’ora o nella stessa inquadratura appare un orologio. Ogni ripresa coincide con l’ora reale, quindi gli spettatori guardano al secolo scorso, ma hanno anche il senso di abitare il presente [...]». (MH) Il commento della giuria: per il suo lavoro ampiamente acclamato, The Clock. Marclay negli ultimi trent’anni ha scardinato i confini tra i diversi generi e forme artistiche. The Clock è indubbiamente un capolavoro.

Leone d’argento per un promettente giovane artista di ILLUMInazioni a Haroon Mirza (1977).

«L’arte di Haroon Mirza si basa su gesti finemente calibrati. Le sue installazioni e le sue composizioni sembrano procedute da un’intensa ricerca preliminare, ma in un modo che solo ispirati amatori – nel senso letterale del termine – sarebbero in grado di porre in atto[...]. Haroon Mirza ha messo insieme un’installazione per una sala triangolare del parapadiglione a forma di stella di Monika Sosnowska, per poi riprodurre questo spazio in una seconda versione realizzata all’Arsenale. Per tale versione l’artista ha coniato il nuovo titolo The National Apavilion of Then Now».(BC) Il commento della giuria: per il modo in cui la sua opera cattura immediatamente l’osservatore grazie all’originale uso del contrasto tra forza e fragilità.

In alto: Christian Marclay, “The Clock”, 2010, edition of 6, single-channel video, duration 24 hours. Courtesy White Cube, London and Paula Cooper Gallery, New York A fianco: Haaron Mirza, “The national apavilion of then and now”, 2011, installation (3 sided triangle structure, each side length 809), anechoic chamber, LED’s amp, speakers, electronic circuit. Installation view: ILLUMInations, 54. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia. Courtesy la Biennale di Venezia. Foto Francesco Galli

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54. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE - THE BEST OF 2011 ►ILLUMINAZIONI | LA MOSTRA a cura di Bice Curiger URS FISHER Nato a Zurigo, Svizzera nel 1973. Vive e lavora a New York (USA) Sede: Arsenale

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Grandi sculture di un iperrealismo anomalo: un uomo seduto, una comune sedia da ufficio, una grande scultura di Giambologna che a prima vista sembrano reali, ma ad una visione più approfondita palesano la loro vera natura, rivelando il collasso latente che le porterà all’inevitabile trasformazione. Urs Fisher occupa gli spazi scenici dell’Arsenale con sculture monumentali, scegliendo per l’occasione come materiale scultoreo la cera: l’uomo seduto, tutto giocato nei toni di grigio che richiamano un’estetica decadente, sarebbe di per sé una bella scultura, ma come ce ne sono tante, se non rivelasse una fiammella che si erge risoluta dalla testa, mangiandola letteralmente. Sorriso, sgomento, riflessione, Fisher utilizza come medium principale l’intelligenza che, di volta in volta, si serve di materie congeniali al momento e al significato, perché, come lui stesso afferma, «le cose non si reggono sempre diritte e ciò che nasce come una cosa finisce con il diventare un’altra…»

GELITIN Fondato nel 1978. Opera a Vienna, Austria Sede: Giardini È stato detto che «le opere dei Gelitin hanno la capacità di sembrare arte nonostante la loro assurdità»; il fatto che tutto sia arte per loro è la normalità e non un privilegio dell’epoca

Urs Fischer, “Untitled”, 2011. Courtesy la Biennale di Venezia. Photo Francesco Galli

post-avanguardistica. Questa volta il collettivo ha scelto di “illuminare” il pubblico con una sorta di performance che riflette sul concetto di esuberanza (di lavoro, di prodotto, di economia che vengono consumati) riferito al gran spettacolo della Biennale. I giardini ospiteranno una fornace per la fusione del vetro, come ce ne sono tante sulla rinomata isola di Murano, che con i suoi prodotti è uno dei simboli principali della città lagunare. Il forno, durante


GELITIN, “Gelatin pavilion – some like it hot”, 2011, watercolors, pencils, ink on silkscreen, print, cm 70x100. Courtesy la Biennale di Venezia. Photo Francesco Galli

la prima settimana di Biennale, verrà alimentato a legna e fatto funzionare da oltre 25 lavoratori, fra performer, artisti e ospiti invitati dai Gelitin, per realizzare un ammasso di prodotto fuso, simile ad un lago dalla superficie spezzata che giacerà a terra nella sua inutilità di “scarto”. Una metafora geniale e feroce, come sempre, capace di innescare riflessioni importanti che non necessita minimamente dell’intervento dell’estetica della bellezza…

LORIS GRÉAUD

Ceto, passando per Giona, che visse 3 giorni nel ventre del mammifero prima di “risorgere” spiritualmente alla vita, si giunge a Collodi, passando per riferimenti celebri comuni, adatti perfino ad un bambino: la vita all’interno del cetaceo ricorda l’obiettivo stesso dell’arte e per l’artista è importante, al fine di portarlo a termine, seppellirsi per periodi prolungati all’interno di questo animale, perché non è giusto che «le idee si trasformino in Utopia, molto più saggio - come afferma l’artista - che si schiantino nel mondo reale».

Nato a Eaubonne, Francia nel 1979. Vive e lavora a Parigi, Francia Sede: Arsenale Al di là della forma scultorea, ciò su cui ci si deve concentrare è l’esperienza immaginaria a cui essa prelude: il giovane Loris Gréaud regala alla riva dell’Arsenale un cetaceo piaggiato, realizzato con la complicità di oceanografi, scienziati ed esperti di edilizia. Ma attenzione, questo gruppo di esperti non è stato riunito per intenti scioccamente intellettualistici: l’opera riproduce con una certa esattezza e a grandezza naturale, Mocha Disk, la balena che ispirò Melville. A partire dai tempi del mito di

Loris Gréaud, “The Geppetto Pavilion”, 2011, resin, berglass, metal, electric system, neon, wood, m 17x3x2, 54. International Art Exhibition - la Biennale di Venezia. Photo Franziska Bodmer e Bruno Mancia - FBM Studio

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Christian Marclay, “The Clock”, 2010, edition of 6, single-channel video, duration 24 hours. Courtesy White Cube, London and Paula Cooper Gallery, New York

CHRISTIAN MARCLAY Nato a San Rafael, USA nel 1955 Vive e lavora a Londra, Gran Bretagna e New York, USA Sede: Arsenale, Corderie/Artiglierie

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Un video geniale, che ha destato clamore di pubblico e ha fatto vincere al suo autore il Leone d’oro come miglior artista di Illuminazioni: la sua durata potrebbe spaventare e contemporaneamente stupire lo spettatore. Un video che necessita di una durata di 24 ore, e la cui genialità risiede proprio in questo dettaglio tecnico che va a servire quella ricerca portata avanti dall’artista tesa fra udito e visione. The Clock rappresenta il capolavoro dell’artista svizzero-americano, che proviene dagli ambienti della musica sperimentale degli anni settanta: una serie di spezzoni tratti da disparate pellicole cinematografiche si rincorrono per tutto il corso della giornata, mostrando spesso inquadrature di orologi: ogni volta che si osserva l’ora, nella vita reale, ci si rende conto che è la stessa che l’orologio nel video sta segnando, perché ogni ripresa coincide con l’ora reale col risultato che lo spettatore si trova a travalicare i limiti del tempo e ad avere a che fare coi personaggi antichi, che a loro volta interagiscono col tempo. Una sintesi sul concetto di simultaneità postmoderna, sul passato, ma anche una

riflessione narrativa laddove avviene la riunione di frammenti di storie che si ridefiniscono dalla loro combinazione accidentale e subordinata alla rappresentazione del tempo.

HAROON MIRZA Nato a Londra, Gran Bretagna nel 1977 Vive e lavora a Londra e Sheffield, Gran Bretagna Sede: Arsenale, Corderie/Artiglierie e Padiglione Centrale, Giardini Un lavoro basato sull’elettricità capace di riunire luce suono e movimento. Haroon Mirza si aggiudica il Leone d’argento come promettente giovane artista, grazie alla sua grande capacità di immediatezza espressiva che, secondo la giuria, si basa su un originale uso del contrasto tra forza e fragilità. L’universo espressivo di Mirza gioca sulla collisione di ambiti eterogenei; per questo impiega apparecchiature obsolete che si accompagnano ad apparecchi nuovi, oppure ad utensili impiegati in maniera non convenzionale per richiamare aspetti inaspettati, che trasformano il tutto in una sorta di gioco d’arte minimalista. Un lavoro complesso che necessita dell’esperienza diretta per essere goduto e compreso completamente, vista l’infinità di esperienze sensoriali che necessita per essere pienamente assaporata.


Haaron Mirza, “Sick”, 2011, LED’s amp, speakers, speaker cable, LCD monitor, strobe, electronic circuits, gold nugget, dimensions variable. Installation view: ILLUMInations, 54. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia. Courtesy la Biennale di Venezia. Photo Francesco Galli

La sua installazione è stata realizzata per una sala triangolare del parapadiglione realizzato da Monika Sosnowska, che poi l’artista ha riprodotto nella stessa forma a stella, in Arsenale.

SIGMAR POLKE Oleśnica, Slesia, 1941 - Colonia, Germania, 2010 Sede: Padiglione Centrale, Giardini I primi lavori del geniale artista, recentemente scomparso, risalgono agli anni sessanta e sono considerati fondamentali per il rinnovamento della pittura. Dagli anni ottanta, Polke, aggiunse alla sua pratica comune e caratteristica un

Sigmar Polke, “Polizeischwein”, 1986, acrylic mousseline (Nessel), cm 300x225, private collection, 54th International Art Exhibition – la Biennale di Venezia. Photo Franziska Bodmer e Bruno Mancia - FBM Studio

nuovo medium, la fotografia, che mescolò in maniera originale al proprio fare pittorico, guadagnandosi l’appellativo di alchimista. Lacche, pitture lucide, pigmenti, pitture dorate, argentate, tossiche e pietre preziose, sono state il mezzo con cui l’artista è riuscito ad affermare un nuovo modello di astrazione concreta, ponendo il medium al centro e subordinandovi l’atto del dipingere. Per questa Biennale si è deciso di riportare le opere che Polke realizzò per il Padiglione Tedesco del 1986 quando la sua opera intitolata Polizeischwein, alta 3 metri, fu appesa fuori dall’edificio sull’ingresso: partendo da una fotografia giornalistica, attualmente, si vede una guardia di confine, ritratta con il maiale anti-droga Louise, col cappello dell’uomo sulla testa.

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Pipilotti Rist, “Prisma”, 2011, 3 audio video installations, each with 1 replica or an original veduta painting, cm 50x80 ca, 1 projector, 1 mount, 1 player, 1 sound system, cables and paint. Installation view: ILLUMInations, 54. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia. Courtesy of la Biennale di Venezia. Photo Francesco Galli

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PIPPILOTTI RIST

CINDY SHERMAN

Nata a Grabs, Svizzera nel 1962 Vive e lavora a Zurigo, Svizzera

Nata a Glen Ridge, USA, nel 1954. Vive e lavora a New York USA

Sede: Padiglione Centrale, Giardini

Sede: Palazzo delle Esposizioni, Giardini

Pipillotti Rist firma il suo ennesimo capolavoro realizzando una video installazione che riflette su tematiche riferite al Rinascimento maturo, che si compiono attraverso la proposizione di tre vedute veneziane che fanno da sfondo alla proiezione, illuminate con luce, suoni e colori tipici dell’opera della Rist. L’artista, il cui nome celebra l’eroina di Astrid Lindgreen in un’opera complessa da spiegare, proprio come lei, esprime attraverso i suoi lavori fierezza ed indipendenza. L’opera di questa Biennale, si ricollega alla passata esperienza lagunare: nel 2005 Pippilotti espose nella Chiesa di San Stae, mettendo a disposizione dei visitatori una serie di materassi di schiuma, giacigli da cui guardare la video installazione proiettata sul soffitto, riferita al paradiso di tipo donchisciottesco e a dipinti del Rinascimento. Le immagini della Rist virano sempre il proprio significato nei confronti dell’eccesso, chiave di volta dell’estetica dell’artista che ama, secondo sua stessa ammissione «trovarsi ad un passo dal precipizio».

Il ruolo e l’atteggiamento che la donna assume nella società sono tematiche importanti di cui si parla sempre e comunque troppo poco, per paura di scadere nella retorica, verbale o figurata che sia. Cindy Sherman, maestra consacrata ed indiscussa propone una serie di


grandi stampe fotografiche su stoffa adesiva, che accolgono il visitatore gettandolo di forza nella rappresentazione, che non è il solito contesto iperparticolareggiato che siamo abituati a vedere nella prassi artistica della fotografa, ma piuttosto una raffigurazione che porta alla mente le incisioni settecentesche. Su questo scenario, a grandezza naturale, oltre allo spettatore vivente, si stagliano alcune figure umane dall’abbigliamento bizzarro e dalla posa smarrita, che sembrano riunirsi in una sorta di famiglia eccentrica, che non può non far pensare al gusto kitsch dei “santini” popolari..

STURTEVANT

apparire casuali anche se in realtà mostrano un’armonia ben orchestrata, nel rincorrersi di immagini che seguono associazioni logiche e costruiscono un rapporto che ha senso solo nelle specifiche successioni. La poetica e la pratica di Sturtevant riguardano il settore psicoanalitico, in cui spesso vengono chiamati in causa maestri del passato, rigorosamente maschi, citati in forma di replica per far collassare i sensi dello spettatore che pensa di essere davanti ad un’opera originale e scopre poi di essersi sbagliato, per concludere di aver sbagliato anche a pensare di essersi sbagliato: non ci si trova dinanzi all’originale che si credeva ma ad un altro…

Nato a Lakewood, USA nel 1930, vive e lavora a Parigi, Francia Sede: Arsenale Leone alla carriera per Sturtevant, che per questa Biennale presenta un tango elastico, installazione in forma di piramide capovolta costituita da 9 video che ricordano un’infilata di televisori nella vetrina di un negozio. Una sequenza di immagini che hanno il talento di

Da sinistra: Cindy Sherman, “Untitled”, 2010, pigment print on PhotoTex adhesive fabric, variable dimensions. Courtesy of the Artist; Metro Pictures; Sprüth Magers Berlin London, 54. International Art Exhibition – la Biennale di Venezia. Photo Franziska Bodmer e Bruno Mancia - FBM Studio Sturtevant, “Elastic Tango”, 2010, 9 camera video, three act play. Installation view: ILLUMInations, 54. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia. Courtesy la Biennale di Venezia. Photo Francesco Galli

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James Turrell, Ganzfeld APANI, 2011, approx. cm 2000x1120x660. Courtesy Häusler Contemporary Munich / Zurich and la Biennale di Venezia. Photo Francesco Galli

JAMES TURRELL Nato a Los Angeles, USA, nel 1943. Vive e lavora in Arizona USA Sede: Arsenale

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Ammesso di non riconoscere immediatamente l’autore dell’installazione o di leggerne il nome sul cartellino, l’opera di James Turrell è un’esperienza sensoriale emozionante, che coinvolge lo spettatore al limite del pericolo, causando in esso, per un attimo, la frantumazione di tutte le certezze spaziotemporali. Ciò che sembra una grande cornice luminosa e rarefatta, è in realtà l’ingresso a due stanze comunicanti, dominate totalmente da una luce cangiante, che abbraccia tutte le varianti dell’iride e accoglie il visitatore, alla sommità di una imponente scalinata. Ciò che si avverte una volta che si è entrati a far parte dell’opera d’arte è una modificazione dello stato d’animo in rispetto alle variazioni cromatiche, capace di coinvolgere tutto il corpo. Si cammina in solitudine, avvolti dalla luce e da un silenzio assordante, che fanno perdere qualunque cognizione geografica, annientando il concetto di confine in favore di uno sconfinato continuo che si scopre essere solo illusione. La stanza infatti termina in un baratro che non si riesce ad avvertire in nessun modo, grazie al talento

di una luce che l’artista impiega come fosse densa materia scultorea. La luce, che di solito viene chiamata ad illuminare la strada rendendo palesi i pericoli, annulla qui qualunque presenza (o assenza) architettonica, ingannando la nostra percezione che crede di essere di fronte ad un muro di luce, sfidando il principio di esistenza delle cose in rispetto alla loro visibilità fisica...

FRANZ WEST Nato a Vienna, Austria nel 1947. Vive e lavora a Vienna Sede: Arsenale, Corderie/Artiglierie (parapadiglione), Arsenale e Giardini Leone alla carriera per Franz West, artista che gioca la propria partita completamente fra arte e pubblico. Per questa edizione della Biennale gli è stato chiesto di progettare un parapadiglione, per il cui progetto, l’artista ha deciso di simulare il suo studio-cucina viennese, ribaltando il rapporto fra collettivo e privato attraverso la resa comunitaria dell’intimo personale. West è divenuto celebre per rendere interattive le proprie sculture, invitando il visitatore a toccarle, come fu nelle sue opere a partire dagli anni settanta. Afferma l’artista che non si tratta di un’operazione che riguardi il vedere ma piuttosto un lavoro sull’entrare: «arte con


cui si può davvero entrare in contatto». Franz West parte da questo per rendere sempre più palpabili le sue opere come nel caso delle sperimentazioni più recenti, dove l’artista chiede al pubblico di sedersi o stendersi sulle sculture, per riuscire ad offrire un’esperienza più intima del processo artistico. Le opere di West infatti lavorano sul fatto che, quando si chiede allo spettatore di toccare un’opera, lui non si sente a suo agio nel farlo. Da questo gradino, il successivo, consiste nella modificazione del soggetto adoperato per divenire arte: West cerca di superare lo scarto utilizzando come soggetti del suo lavoro, mobili, coi quali essendo oggetti d’uso - è più semplice entrare in contatto. Oltre al parapadiglione West ha realizzato anche una scultura rosa di grandi dimensioni che riproduce un nodo in alluminio laccato, che campeggia nei Giardini.

Franz West, “Eidos”, 2009, aluminum lacquered, cm 520x230x140. Sculpture in Nature, Nature of Sculpture, Foundation ‘De 11 Lijnen’, Oudenburg, 2009. Photo Hugo Maertens-Bruge

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SPAZIOANNABREDA Via S. Francesco, 35 - 35121 Padova Tel. +39 049 8774401 - mob. +39 329 2312572 info@spazioannabreda.com www.spazioannabreda.com


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54. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE - THE BEST OF 2011 ►PARTECIPAZIONI NAZIONALI


PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►ALBANIA

Geopatie

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Nell’isola della Giudecca, all’interno dei 160mq dello Spazio Rolak – show room di una nota falegnameria veneziana, specializzata in arredamenti di interni d’abitazione, nautici e stand fieristici – Anila Rubiku, Orion Shima, Gentian Shkurti, Eltjon Valle e Driant Zeneli rappresentano la passione per la loro terra attraverso la parola composta Geopatie. Alcuni degli artisti inviati lavorano da tempo in Italia dove hanno stabilito un particolare punto di osservazione che permette loro di osservare e restituire, pur nella lontananza, i profondi processi di trasformazione della loro patria. In quest’ottica le opere diventano dispositivi di collegamento tra componenti socio-culturaligeografiche internazionali in stretta relazione al contesto in cui vengono ad interagire.
Anila Rubiku con le installazioni Hats Protect Ideas e Other countries. Other citizenships innesca fra Italia, Francia e Albania (luoghi dove vive e lavora abitualmente) un dialogo d’affezione prodotto dalle persone coinvolte nel processo di produzione di una serie di cappelli ricamati a mano (Hats Protect Ideas) nati in collaborazione con la storica azienda Borsalino.

Il tema dell’identità insieme alla dimensione dell’esilio (Other countries. Other citizenships) come nuovo inizio dell’incontro fra contesti e persone differenti. L’attenzione di Orion Shima, Gentian Shkurti, Eltjon Valle, Driant Zeneli con mezzi – disegni, foto, video... – e modalità completamente autonome e differenti, si sposta, invece, verso un ideale e progressivo avvicinamento alla concezione del ritorno partendo però dalla concretezza del paesaggio albanese contemporaneo anche alla luce dei processi di rigenerazione ambientale in atto. ►Geopatie
 a cura di Riccardo Caldura Commissario: Parid Teferiçi Artisti invitati: Anila Rubiku, Orion Shima, Gentian Shkurti, Eltjon Valle, Driant Zeneli Location: Spazio Rolak, Giudecca 211/b Info: www.gka.al/EN/venicebiennale/ albaniapavilion.shtml# 4 giugno - 27 novembre 2011 Anila Rubiku, “Other Countries. Other Citizenships“, 2011, 60 Borsalino hats stitched, 90 cloth hangers, dimensions variable. Courtesy Anila Rubiku. Photo Anila Rubiku


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PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►Repubblica Popolare del BANGLADESH

Parables

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Una prima partecipazione nazionale davvero sorprendente quella messa in essere dal Padiglione del Bangladesh, paese che festeggia simbolicamente il 40esimo anniversario di indipendenza portando a Venezia un progetto sperimentale che mostra uno spaccato del brillante clima in cui versa l’arte contemporanea bengalese. Medium differenti per cinque artisti, affermati ed emergenti che – al di là dell’esperienza - trovano un punto focale nell’analisi del potere non dichiarato presente nelle verità universali. Così ognuno di loro “attacca” in maniera sottile e sensibile un elemento importante della propria cultura, trattato come fosse una parabola, attuando il “proprio modo” per comunicare con il pubblico internazionale, traducendo la riflessione prescelta in funzione dello spazio ospite, in modo da rendere il concetto comprensibile al pubblico internazionale. Promotesh Das Pulak ha manipolato alcune fotografie della guerra di liberazione del Bangladesh dal Pakistan del 1972 ponendosi criticamente nei riguardi dell’iconografia bellica; Kabir Ahmed Masum Chisty ha creato un’animazione insieme ad un’installazione fatta di moltissimi disegni, basandosi sulla figura mitologica della Medusa, per parlare dell’identità; Imran Hossain Piplu ha realizzato un museo di fossili animali che hanno la forma di armi mentre i due autori più noti, Tayeba Begum Lipi e Mahbubur Rahman hanno presentato una video-installazione che parla della condizione femminile, la prima e una critica alle convenzioni musulmane, il secondo.

Tayeba Begum Lipi, interpreta sia lo sposo sia la sposa in un matrimonio bengalese, mentre Rahman costella il padiglione di piccoli maialini, rivestiti di una pelliccia che non è la loro, presa da altre bestie da macello… ►Parables a cura di Mary Angela Schroth, Paolo W. Tamburella


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Commissari: Tayeba Begum Lipi, Fiona Biggiero. Artisti invitati: Tayeba Begum Lipi (Gaibandha, 1969), Promotesh Das Pulak (Sylhet, 1980), Imran Hossain Piplu (Dhaka, 1972), Kabir Ahmed Masum Chisty (Narayanganj, 1976), Mahbubur Rahman (Dhaka, 1969) Location: Gervasuti Foundation, Fondamenta S.Anna (Via Garibaldi), Castello 995 Info: www.venicebiennale-bangladeshpavilion.org
 4 giugno - 27 novembre 2011

Dall’alto, in senso orario: Promotesh Das Pulak, “Echoed moments in time” Mahbubur Rahman, “I was told to say these words” Tayeba Begum Lipi, “Bizarre and the Beautiful” Kabir Ahmed Masum Chisty, “Quandary”


PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►BRASILE

“Da Inutilidade Da Utilidade Da Política Da Arte [On The Inutility Of The Utility Of The Politics Of Art]”, 2010, mixed media, installation at the 29th Bienal de São Paulo (2010). Courtesy of the artist and AHWS-Fundação Bienal de São Paulo. Photo Duas Águas

Artur Barrio Registros + (Ex) Tensões y Pontos 26

La Fundação Bienal de São Paulo ha invitato Agnaldo Farias e Moacir dos Anjos, già responsabili della 29. Bienal de São Paulo, a curare l’esposizione del padiglione brasiliano per la 54. edizione della Esposizione Internazionale d’Arte. L’artista invitato dai curatori è Artur Barrio, nato in Portogallo nel 1945, in Brasile sin dall’età di dieci anni. Artur Barrio tesse, dai tardi anni ’60, uno dei lavori più originali nel campo sperimentale dell’arte contemporanea brasiliana. Sebbene Barrio lavori con le tecniche e le procedure più svariate, il nucleo concettuale della sua traiettoria sono le Situações | Situazioni che crea nei diversi ambienti in cui corpi e cose messi in movimento modificano, in maniera effimera, un luogo e un istante. Attraverso l’utilizzo di materiali talvolta “ributtanti”, perlopiù deperibili, come sale, carne, legno, pesce, Barrio spiazza le coordinate sensoriali dell’osservatore e indaga gli aspetti nascosti della realtà, facendo emergere le facce oscure, spesso occultate, del Brasile.

“Situação T/T,1 [Situation T/T, 1]”, 1970, cables, meet, blood, bones.... etc. used on T.E., record-photos: color slides, 30 ¥ 45. Collection Instituto Inhotim, Brumadinho. Record-Photo by CŽsar Carneiro

Una delle Situações più conosciute è stata realizzata durante la dittatura militare in Brasile, disorientando i passanti e la polizia attraverso il lancio di fagotti insanguinati vicino


Qui e a fianco: Artur Barrio, Registros + (Ex) Tensões y Pontos, 2011. Registro fotografico Cristina Motta

al pubblico attraverso i Registros-fotos (Fotodocumento), i Registros-film (Film-documento) o i Registros-livros (Libri-documento). Per la Biennale l’artista occupa il Padiglione in due maniere diverse, ma interconnesse. Nella prima sala sono esposti i diversi Registros | Registri di lavori precedenti su foto, video e testi, in modo che anche un visitatore che non abbia una conoscenza anteriore del suo lavoro possa acclimatarsi ai suoi procedimenti e alle sue strategie. Nella seconda sala, una nuova installazione creata dall’artista espressamente per l’occasione. ►Artur Barrio Registros + (Ex) Tensões y Pontos 
 a cura di Moacir dos Anjos, Agnaldo Farias ad un torrente nella città di Belo Horizonte. Ogni Situazione viene, inoltre, progettata e documentata attraverso appunti, disegni e collage chiamati CadernosLivros e resi noti

Commissario: Heitor Martins Artista invitato: Artur Barrio Location: Padiglione ai Giardini Info: www.labiennale.org 4 giugno - 27 novembre 2011

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PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►CILE

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Fernando Prats, “Gran Sur”, 2011, base antartica Arturo Prat, Isola, Greenwich, tubo al neon, struttura in legno cavo, alluminio e generatore di corrente, dimensioni variabili

Fernando Prats Gran Sur «Si cercano uomini per viaggio rischioso, bassa ricompensa, freddo estremo, lunghi mesi di oscurità totale, pericolo costante, dubbio ritorno sani e salvi, onore e merito in caso di successo». La luce rossa dei neon posti all’ingresso del Padiglione Cile ripete l’annuncio che Ernest Shackleton pubblicò sul Times per cercare uomini che lo accompagnassero nell’avventura verso l’Antartico. Questo l’inizio del percorso che Fernando Prats presenta alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte, per rievocare il viaggio effettuato dall’esploratore irlandese; lo stesso itinerario percorso, a marzo di quest’anno, dall’artista a bordo del Rompighiaccio della Marina: una commemorazione al centenario del mitico annuncio corredata dall’installazione del testo

sull’Isola Elefante. Il progetto Gran Sur si presenta con diversi mezzi espressivi, in una sorta di “performance ibrida” tra pittura, video e disegno. Oltre al viaggio eroico dalle sorti infauste verso l’Antartico, Prats tratta altri due avvenimenti che hanno piegato di recente il suo paese - l’eruzione vulcanica a Chaiten (2008) e il terremoto che ha colpito le zone del centro sud del paese (2010) - cristallizzandoli attraverso una serie di “processi di condensazione del tempo” (Fernando Castro Flórez). Alcuni video presentano le esperienze di sedimentazione del territorio effettuate dall’artista, tramite superfici ricoperte di fumo nero sulle quali il fenomeno naturale ha lasciato la sua traccia; il terremoto viene ricordato nelle fratture provocate dal disastro su una serie di carte sdrucite ed erose dalla realtà delle scosse. Con questa proposta estetica ispirata al Cile, alla sua geografia e alle


Fernando Prats, “Chaitén Azione 11 Sismografia del Cile”, 2009, fumo su carta all’interno della casa allagata, video dell’azione, pezzo unico

sue condizioni telluriche, Fernando Prats cerca di esaltare il soggetto capace di assurgere a eroe. Il progetto Gran Sur invita ad una riflessione sul ruolo della geografia nell’identità di questo Paese. ►Fernando Prats Gran Sur a cura di Fernando Castro Flórez Commissario: Antonio Arévalo Artista invitato: Fernando Prats Location: Padiglione all’Arsenale, Calle della Tana, 2169/S, Venezia Info: www.thisischile.cl/chilebiennale 4 giugno - 27 novembre 2011

A fianco: Fernando Prats, “Grand Sur”, 2011, installazione, neon lettering, facciata Arsenale, Venezia

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PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►Repubblica di COREA Lee Yongbaek The Love is gone but the Scar will heal L’Amore è finito, ma la Cicatrice guarirà è il titolo che convoglia le cinque opere presentate da Lee Yongbaek nel Padiglione Corea, caratterizzate dalla fusione di diversi mezzi (dal video, alla scultura, alla pittura) a rivelazione del dolore nella storia della politica moderna coreana e della speranza... perché “la cicatrice guarirà”. Passato, presente e futuro si raccolgono nell’operato dell’artista attraversando l’afflusso della civiltà Occidentale,

la colonizzazione e la liberazione, la divisione del Paese, lo sviluppo economico e i suoi postumi e, infine, la maturità che ora i Coreani vogliono mantenere. Il video Angel Soldier presenta una serie di soldati con uniformi militari mimetiche a motivi floreali che si muovono in una giungla di fiori artificiali creando un inganno ottico, una metafora della situazione attuale della Corea, divisa da interessi e strategie di Stati Uniti, Giappone, Cina e Russia e di quelli della Corea del Sud e del Nord. Broken Mirror consiste in un’opera video in cui uno specchio reale sembra rompersi all’improvviso.

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Da sinistra: “Pietà: Self-death”, 2008, FRP, cm 400x340x320 “Angel Soldier #1”, 2011, digital print, cm 225x180 “Broken Mirror (Classic)”, 2008, LCD monitor, Mac mini, mirror, speakers, cm 146x129


L’artista s’interroga sul confine tra realtà e inganno e costruisce una sensazione pressante di auto-sospensione. Plastic Fish è un dipinto nel quale Lee rappresenta sulla tela dei galleggianti da pesca artificiali dai colori sgargianti che riprendono, volontariamente, la cromia dell’antico quadro coreano Il dipinto del dio sciamano. Le tele rappresentano una brutale logica di sopravvivenza in cui un pesce vivo mangia un pesce artificiale per venire a sua volta catturato da un essere umano con una canna da pesca. Infine, le due sculture di quattro metri d’altezza, Pietà: Self-death e Pietà: Self-hatred, rappresentano rispettivamente la Vergine Maria che sostiene la figura modellata di Gesù e questa stessa figura che attacca e distrugge il modello originale

che l’ha creata. La serie vuole esprimere le contraddizioni dell’esistenza umana, l’ateismo, il materialismo, l’inquietante pazzia che ne fuoriesce e le assurde situazioni di una Corea divisa tra Oriente e Occidente. ►Lee Yongbaek The Love is gone but the Scar will heal a cura di Yun Cheagab

 Commissario: Yun Cheagab Assistenti Commissario: 
Lee Jinmyung, Seung Najung, Choi Sooyoung Artista invitato:
Lee Yongbaek Location: Padiglione ai Giardini Info: www.korean-pavilion.or.kr 4 giugno - 27 novembre 2011

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PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►COSTA RICA

Stupore

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Alla base della prima Partecipazione nazionale della Repubblica di Costa Rica vive una dichiarazione di priorità di diritti inalienabili dell’uomo; dall’importanza storica di Federico II di Svevia (stupor mundi) alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU (1948), all’insegna della “rinascita”… Il progetto Stupore, che nasce da un’idea di Francisco Córdoba, artista costaricense attivo in Italia, pone alla base una visione transnazionale dell’arte e la contaminazione totale tra le arti coinvolgendo artisti molto diversi tra loro ma che hanno lavorato sul terreno comune di temi importantissimi per l’uomo. «[…] le menti nascono libere e si stupiscono dei sentimenti che possono sostenere, la conoscenza è un percorso di libertà che va al di là dei confini geografici, culturali e temporali diventando un’eredità per l’essere umano. Linguaggi artistici diversi che si intersecano dando vita ad un nuovo ordine classico. Abbiamo pensato di rivedere questi elementi nella nostra storia sia quella più lontana (Federico II), sia in quella più vicina […]» racconta Francesco Elisei. Oltre alla presenza all’interno di una delle più importanti platee culturali riconosciute a livello mondiale, il progetto costaricense

ha obiettivi concreti. Stupore, a conclusione dell’esposizione veneziana, verrà ripresentato in Germania, Berlino e Stoccarda, poi, di nuovo in Italia, a Palermo, per approdare infine in Costa Rica. ►Stupore a cura di Francesco Elisei Progetto di: Francisco Córdoba
 Assistente Curatore: Svetlana Ostapovici
 Curatori aggiunti: Luca Carniato, Dino Leoni Artisti invitati: Luis Chacón (Costa Rica), Francisco Córdoba (Costa Rica), Jaime David Tischler (Costa Rica), Silvia Fossati (Italia), Raffaella Rosa Lorenzo (Italia), Gianfranco Meggiato (Italia), Gavin Rain (Sudafrica), Patrizio Travagli + Wok Design (Angelo Basso, Leonardo Biagi, Marco Giachetti) Italia, Horst Uhlemann (Germania), Alec Von Bargen (USA), Luca Zampetti (Italia) Location: Sant’Elena, Campo della Chiesa 3
 Info: www.biennale-costarica.com 3 giugno - 27 novembre 2011

Sopra, da sinistra: Francisco Cordoba, “Infinito” Alec Von Bargen, “The lonely walk home”, veduta dell’installazione


in collaborazione con

SPAZIO

Spazio Thetis, Arsenale Novissimo, Venezia 1 Giugno - 30 Ottobre 2011 A cura di Martina Cavallarin

Francesco Bocchini Ulrich Egger Eva Jospin Chiara Lecca Serafino Maiorano Gianni Moretti Maria Elisabetta Novello Svetlana Ostapovici David Rickard Antonio Riello Matteo Sanna Wilhelm Scheruebl Silvia Vendramel Devis Venturelli Peter Welz 33

ROUND THE CLOCK

www.biennaleroundtheclock.com GALLERIE: Galleria Changing Role · Galleria De Faveri, Lab 610 XL · Galleria Emmeotto · Galleria Fumagalli · Galleria L’Affiche · Galleria Michela Rizzo · Galleria Piece Unique · Galleria Traghetto · Lipanjepuntin artecontemporanea · Romberg artecontemporanea

con il patrocinio di

PARTNERS: EcoaArtProject · Istituto S. Anna di Ezio Pugliese s.r.l · Rèdais-Bross srl · Techwood s.a.s di L.M.&C. Zerotecnica srl · COMUNE DI CORCIANO - PG

catalogo

David Rickard’s performance: Con la collaborazione di Polo Nautico Vento di Venezia, Isola della Certosa.


PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►DANIMARCA

Stelios Faitakis, “Imposition Symphony”, 2011, latex, acrylic and spray paint, m 4,67x20,02. Courtesy of the artist and The Breeder, Athens Per tutte le immagini: Installation shot from Speech Matters, The Danish Pavilion, 2011, 54. International Art Exhibition - la Biennale di Venezia. Photographer: Panos Kokkinias. ©The Danish Pavilion and the artists, 2011

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Speech Matters Dedicato a un tema tanto attuale quanto urgente come la “libertà di espressione”, il padiglione danese indaga, attraverso l’opera di 18 artisti di diversa provenienza geografica, il problema della costante erosione delle libertà civili in moltissimi Paesi – Italia compresa – passando dalla censura e dalle intimidazioni ai giornalisti in Russia allo scandalo Google in Cina, dall’aumento della sorveglianza negli USA e nel Regno Unito fino alle estreme conseguenze della “legge bavaglio ungherese”, che intensifica il controllo del mondo politico su carta stampata e soprattutto sul sistema radiotelevisivo. All’interno del padiglione merita una particolare menzione il sagace video di Han Hoogerbrugge (the Netherlands, 1963): l’animazione video Quatrosopus (2011) mette in scena, con un ritmo incalzante e coinvolgente attraverso lo scorrere di azioni, dichiarazioni e domande sul tema della libertà di parola –

amplificate e quadruplicate da quattro diversi volti, il poeta Ezra Pound, il romanziere Charles Dickens, il bandleader Les Brown e l’artista stesso – l’impossibilità di risolvere, concettualmente, praticamente ed in maniera univoca, il problema della libertà di parola, perché come Hoogerbrugge stesso conclude «Freedom is just chaos with better lighting». Molto interessante anche la dimensione pubblica che alcuni artisti hanno voluto dare: Fos con Osloo, un “padiglione galleggiante”, completo di bar, stazione radio e un programma di eventi accessibile a tutti e lo Speakers’ Corner di Thomas Kilpper, sito nel giardino del padiglione danese, un anti-padiglione che sfida l’ufficiale, una struttura informale e temporanea, che funge da punto d’incontro. E ancora Stelios Faitakis, intervenuto direttamente sulla facciata del padiglione e Johannes af Tavsheden, che ha organizzato una serie di “camminate performative” all’interno dei Giardini.


Da sinistra: Thomas Kilpper, “Pavilion for Revolutionary Free Speech”, 2011, installation, mixed media, m 20x12x6. Courtesy of the artist, Galerie Christian Nagel, Berlin/ Cologne, Patrick Heide Contemporary Art, London FOS, “Osloo”, 1999/2011, mixed media, m 12,32x6,82x4,93. Courtesy of the artist. Photo: FOS

►Speech Matters a cura di Katerina Gregos

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Commissario: Danish Arts Council Committee for International Visual Arts Artisti invitati: Agency (International, est. 1992) Ayreen Anastas & Rene Gabri (Palestine & Iran) Robert Crumb (USA, 1943) Stelios Faitakis (Greece, 1976) FOS (Denmark, 1971) Sharon Hayes (USA, 1970) Han Hoogerbrugge (the Netherlands, 1963) Mikhail Karikis (Greece, 1975) Thomas Kilpper (Germany, 1956) Runo Lagomarsino (Argentina/Sweden, 1977) Tala Madani (Iran, 1981) Wendelien van Oldenborgh (the Netherlands, 1962) Lilibeth Cuenca Rasmussen (Denmark, 1970) Taryn Simon (USA, 1975) Jan Švankmajer (Czech Republic, 1934) Johannes af Tavsheden Tilman Wendland (Germany, 1969) Zhang Dali (China, 1963) Location: Padiglione ai Giardini Info: www.danish-pavilion.org 4 giugno - 27 novembre 2011 Han Hoogerbrugge, “Quatrosopus” (particolare), 2011, video animation, 3’ 48’’. Courtesy of the artist


PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►EGITTO

Ahmed Basiony, Footage from Egyptian Revolution, Jan 25th, 2011, video still. Courtesy of Ahmed Basiony family 36

Ahmed Basiony 30 Days of Running in the Place L’artista presentato dal Padiglione Egitto nel 2011 non poteva che essere Ahmed Basiony, artista 32enne morto lo scorso 28 gennaio, il cosiddetto “venerdì della collera” al Cairo, in piazza Tahrir, mentre riprendeva la protesta. Figlio del regime di Mubarak, nato e morto con e contro di esso, Basiony rappresenta un simbolo di speranza in opposizione ad ogni stato di repressione, essendo uomo vissuto e morto per il suo paese, “vittima designata”, non generata dall’errore, ma dalla violenza della dittatura ... La Biennale ha deciso di celebrare l’uomo e l’artista attraverso una doppia proiezione: da una parte 30 Days of Running in the Place, il progetto digitale a cui Basiony lavorava l’anno precedente alla rivolta, una performance dell’artista con addosso un abito di plastica di sua ideazione, dotato di sensori in grado di calcolare la quantità di sudore prodotto

e il numero dei passi fatti quotidianamente all’interno di un quadrato, in un’ora di jogging, nell’arco di trenta giorni; il tutto trasmesso, tramite un sistema wireless, ad un grande schermo con una griglia di colori in continuo mutamento a seconda della variazione dei consumi energetici. Dall’altra i filmati integrali degli eventi avvenuti durante i disordini tra il 25 e il 27 gennaio... quelli del 28 gennaio non sono mai stati trovati. ►Ahmed Basiony 30 Days of Running in the Place
 a cura di Aida Eltorie Commissario: Ministero della Cultura dell’Egitto, Settore Belle Arti Collaboratori: Magdy Mostafa, Hosam Hodhod Artista invitato: Ahmed Basiony (1978-2011) Location: Padiglione ai Giardini Info: www.ahmedbasiony.com www.labiennale.org 4 giugno - 27 novembre 2011


Ma誰mouna PATRIZIA GUERRESI (Italia) Artista presente in tutte le Fiere piu' importanti da Artissima, Miart, Arte Fiera Bologna, Art Bruxelles , Pavilion of Art and Design London. Presente in Musei e Fondazioni Internazionali - ha esposto con successo a Bamako 2010 ed e' attualmente in mostra al Kiasma Museum of Contemporary Art di Helsinki da aprile/settembre 2011 con dieci opere. Ma誰mouna e' presente al Padiglione Italia della 54 Biennale di Venezia nella Sezione Istituti di Cultura. Le sue opere sono presenti sul sito della Galleria Paola Colombari : www.artnet.com/edizionigalleriacolombari.html

La Grande Cina 2010 Lambda print, 200x125 cm, ed. 1/5 + 2 PA Courtesy Galleria Paola Colombari

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Nafs 2011 Lambda print , cm 180 x 125 , ed 1/5 + 2 PA Courtesy Galleria Paola Colombari

MOHAMED & DAUGTHER 2008 trittico in Lambda print - misure 70X 200, 125X200, 70X200 - ed. 1/5 + 2 PA Courtesy Galleria Paola Colombari


PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►FRANCIA

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Christian Boltanski Change Chance, il progetto di Christian Boltanski per il Padiglione Francia oltre a distinguersi come una delle migliori Partecipazioni di questa edizione della Biennale è un ulteriore tassello della ricerca coerente di un grande artista internazionale. Durante la sua carriera Boltanski ha dimostrato, infatti, di saper declinare temi costanti in maniera sempre differente, domande universali a partire dalla sua autobiografia coinvolgendo il pubblico a riflettere sull’andamento e il corso della propria. La nascita e la morte come due grandi estremi dell’esistenza tra cui scorre il fiume della possibilità, del caso, degli accadimenti di un destino contro il quale è vana ogni lotta ma con cui l’uomo, per essere tale, deve provare a confrontarsi ogni giorno. Quattro le sale a disposizione dell’artista parigino, quella centrale costruisce un percorso praticabile tramite una struttura/impalcatura

composta da tubi in acciaio su cui scorre rapidamente un nastro composto da fotografie di volti di neonati di cui si riesce a malapena a distinguerne la fisionomia (La roue de la chance). Se ci si ferma e si chiudono gli occhi, stando fermi in un punto qualsiasi della sala, si ha come l’impressione di essere all’interno di una catena di montaggio immersi nel rumore assillante dello scorrimento del nastro interrotto, a volte, solo dal suono di un campanello. In quel preciso momento, per volontà random di un computer, uno tra i tanti volti viene scelto ed appare fisso su un monitor: di lui tutto, da lì in avanti, è da scrivere. Le due camere ai lati de La ruota della fortuna ripropongono delle impalcature, questa volta montate come un’ideale arena da palcoscenico. Su una delle pareti di entrambe le sale campeggiano due grandi contatori numerici: uno ci aggiorna in diretta sul numero delle persone che muoiono nel mondo (colore rosso) l’altro su quelle che nascono (colore verde) (Les morts) « [...] ciò che è più importante, non siamo noi


in quanto individualità ma è la continuazione della vita […]» afferma l’artista.
Quando, dal groviglio di tubi, si accede ad una sala buia si può tentare la sorte partecipando ad una specie di gioco-interattivo governato dal caso. Un mosaico di esseri ibridi, composti da frammenti del viso di 60 neonati polacchi e di 52 svizzeri deceduti, sono proiettati velocemente su uno schermo, pigiando un bottone si può tentare di fermare il flusso delle immagini ricomponendo i particolari del volto appartenenti alla stessa persona. Se questo accade si avvia una musica e si può essere i fortunati vincitori dell’opera être à nouveau. Se va male si può tentare da casa attraverso il sito www.boltanski-chance.com Per i più spavaldi il “gioco” continua ancora all’esterno del Padiglione dove sono collocate una di fianco all’altra tre sedie (Les chaises parlantes): bisogna solo scegliere dove sedersi la domanda è sempre la stessa in lingue differenti: «È l’ultima volta?». La risposta ovviamente non è nelle nostre mani ma il bello è continuare a cercarla.

►Christian Boltanski Change a cura di Jean-Hubert Martin Artista invitato: Christian Boltanski Location: Padiglione ai Giardini Info: www.venise.pavillonfrancais.com 4 giugno – 27 novembre 2011

Nella pagina a fianco e sopra: Christian Boltanski, “La roue de la chance”. © Didier Plowy Sotto: Christian Boltanski, “Les Morts”. © Didier Plowy

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PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►GERMANIA Christoph Schlingensief

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Premiato (a ragione) con il Leone d’Oro per la migliore Partecipazione nazionale, il Padiglione della Germania quest’anno presenta un progetto dal forte impatto scenico ed emotivo. Tutto ruota attorno alla figura dell’artista Christoph Schlingensief prematuramente scomparso: «Nell’aprile del 2010 avevo chiesto a Christoph Schlingensief (1960-2010), artista tedesco e regista cinematografico e teatrale, di realizzare un progetto per il Padiglione Germania. Dopo la sua morte, il 21 agosto del 2010, la situazione ha subito un cambiamento radicale: quello che era stato concepito come un progetto personale di Schlingensief si è trasformato in una riconsiderazione collettiva del suo lavoro […]» scrive Susanne Gaensheimer. Il progetto è di fatto una monografia sviluppata sulla ricognizione dei temi centrali affrontati dall’artista tedesco: l’opera cinematograficoteatrale, l’idea di fondare un “villaggio dell’opera” in Africa e, non ultimo, il racconto, con mezzi e linguaggi a lui propri, del suo percorso di vita inclusa la malattia. Sul frontone della facciata del Padiglione, la scritta Germania viene modificata da un intervento a bomboletta spray. Il suffisso “Ger-” tramuta in “Ego-” facendo chiaro riferimento ad un’opera cinematografica dell’artista, Egomania (1989) e all’impostazione stessa del progetto. L’installazione che occupa l’aula centrale del Padiglione è totalmente immersiva e composita. Concepito come la navata centrale di un luogo di culto religioso – la chiesa che frequentava da ragazzo – lo spazio accoglie frammenti e spezzoni di video proiezioni realizzati da Schlingensief nel corso della sua carriera, insieme a fotografie ed interventi su lastre radiografiche: ogni elemento va ad intersecarsi

e a dialogare con l’arredo liturgico e gli elementi pittorici in un continuum ansiogeno. Il cuore del luogo è rappresentato dall’altare dove è installato Fluxus Oratorio A Church of Fear vs the Alien Within. Il progetto che l’artista aveva ideato nel 2008 in occasione della Ruhrtriennale, rappresenta la seconda parte della trilogia realizzata sulla sua malattia. Schlingensief utilizza la sofferenza portata dalle cure chemioterapiche successive all’asportazione di un polmone minato dal cancro per mettere in scena ed esaminare il ciclo dell’esistenza, la sofferenza e la morte. Allo stesso tempo l’autobiografia comprende un’indagine sulla prospettiva artistica di un’intera ricerca che ha dichiarati contatti con l’ambito Fluxus, la visione beuysiana espansa tra arte e vita e la musica di Wagner.
Dall’esterno del Padiglione si può accedere alle due aule laterali: la destra ospita il cinema, dove ad orari fissi si proietta una


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selezione di sei film scelti dalla sua produzione, la sinistra la documentazione fotografica e video del progetto, rimasto incompiuto, sulla costruzione del Opera Village a Ouagadougou in Burkina Faso. ►Christoph Schlingensief a cura di Susanne Gaensheimer Commissario: Federal Foreign Office, Germania Assistente curatore: Eva Huttenlauch Artista invitato: Christoph Schlingensief Location: Padiglione ai Giardini Info: www.deutscher-pavilion.org 4 giugno – 27 novembre 2011 In alto: Padiglione Germania. Christoph Schlingensief, “A Church of Fear vs. the Alien Within”, installazione per l’oratorio Fluxus, altare con videoproiezione. Foto © Roman Mensing, artdoc.de A fianco, dall’alto: “Egomania”, 1986, regia Christoph Schlingensief. © Filmgalerie 451 Padiglione Germania. Christoph Schlingensief, “A Church of Fear vs. the Alien Within”, installazione per l’oratorio Fluxus, ostensorio. Foto © Roman Mensing, artdoc.de


PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►GIAPPONE

Tabaimo, “teleco-soup”, 2011, installation view at 54. International Art Exhibition, La Biennale di Venezia. © Tabaimo. Courtesy Gallery Koyanagi and James Cohan Gallery. Photo Ufer!

Tabaimo: teleco-soup 42

Il Giappone dedica il suo intero padiglione a Tabaimo - la più giovane artista giapponese a essere riuscita a far parte della Triennale di Yokohama nel 2001 - e al tema TransGalapagos Syndrome. Il tema è coinvolgente così come stile e grafica: una videoinstallazione che sale e scende dalle pareti fino a lambire lo spettatore, al termine di una parete resa curva, che crea l’illusione che al posto della luce ci sia un’onda proveniente dal mare: troppo vicini certi ricordi per non pensarci subito. Tabaimo crea le immagini, a migliaia e poi le anima, con quel paziente metodo che provoca risultati inarrivabili con altri mezzi: al di là del fascino del medium e delle tematiche, l’artista si appropria dello spazio architettonico in maniera eccezionale, fino a trasformarlo - con un’operazione che, a cose fatte, sembra semplice - in un corpo. Il padiglione che è stato costruito con un buco nel soffitto e uno nel pavimento, per lasciar entrare l’esterno, sotto forma di vento e pioggia, all’interno, ricorda all’artista un pozzo,


Tabaimo, “teleco-soup”, still image, 2011, video installation (5’27” loop). © Tabaimo. Courtesy Gallery Koyanagi and James Cohan Gallery

Tabaimo, “teleco-soup”, 2011, installation view at 54. International Art Exhibition, La Biennale di Venezia. © Tabaimo. Courtesy Gallery Koyanagi and James Cohan Gallery. Photo Ufer!

e le riporta alla mente la frase di Zhuangzi «è impossibile parlare del mare ad una rana che vive in un pozzo». Il titolo pone in collegamento l’esterno e l’interno in un gioco di chiusi e aperti, ma soprattutto di sottosopra in cui la base e la sommità esistono solo in dipendenza reciproca e non più come assoluti. Tabaimo mette in scena immagini ricorrenti tratte dalla vita quotidiana giapponese, che trattano la realtà sociale attraverso la metafora, svelando le superficialità e lasciando intendere l’esistenza di una serie di problematiche che restano nascoste. ►Tabaimo: teleco-soup

Tabaimo, “teleco-soup”, still image, 2011, video installation (5’27” loop). © Tabaimo. Courtesy Gallery Koyanagi and James Cohan Gallery

Commissario: Yuka Uematsu Commissari aggiunti: Miwa Kaneko, Atsuko Sato Artisti invitati: Tabaimo (Hyogo, Giappone, 1975) Location: Padiglione ai Giardini Info: www.jpf.go.jp/venezia-biennale 4 giugno - 27 novembre 2011

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PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►IILA - AMERICA LATINA

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Padiglione America Latina – IILA (Istituto Italo-Latino Americano) Entre Siempre y Jamás Entre Siempre y Jamás (Fra Sempre e Mai) il titolo scelto per il Padiglione America Latina preso a prestito da una poesia dello scrittore uruguaiano Mario Benedetti - si inserisce pienamente nella lunga storia della sua partecipazione alla Biennale d’Arte veneziana coordinata, fin dal primo invito (1972), dall’Istituto Italo-Latino Americano (IILA).
Il Padiglione dell’IILA, che si è affermato negli anni come un punto di riferimento ed incontro della migliore produzione artistica della regione latinoamericana, in questa edizione chiama a raccolta oltre venti artisti latinoamericani ed europei a celebrare il Bicentenario dell’Indipendenza latinoamericana. «[...] per la prima volta, nello spazio dell’Isolotto, lo spazio più antico dell’Arsenale, grazie al progetto curatoriale e di allestimento abbiamo esaltato la valenza storica dello spazio, creando un dialogo fra il luogo e le opere, fra la storia della

città di Venezia e la storia del continente latino americano, vista la tematica affrontata della mostra Entre Siempre y Jamás, che ripercorre attraverso l’arte contemporanea le luci e le ombre di duecento anni di storia dell’America Latina […]»racconta Alessandra Bonanno. L’allestimento, uno tra i migliori visti quest’anno, sottolinea stratificazioni storico-temporali il cui punto di partenza è individuato nel recupero e nella lettura della Carta de Jamaica (Lettera di Giamaica) di Simón Bolívar. «Molti degli artisti partecipanti hanno attraversato il Continente esplorando i propri Paesi di origine o altri territori, per realizzare le opere della mostra, che risulta così organizzata secondo tre assi tematici: l’eredità indigena, la storia rivisitata e la precarietà del contemporaneo» afferma Patricia Rivadeneira.
Agli artisti viene chiesto di reinterpretare il progetto utopico dell’unità latinoamericana del rivoluzionario venezuelano e di decifrare, nel viaggio dalle grandi metropoli alle piccole comunità, gli elementi storici, sociali e politici alla luce del presente.


►Entre Siempre y Jamás (Fra Sempre e Mai)
 a cura di Alfons Hug Commissario: Patricia Rivadeneira Commissario aggiunto: Alessandra Bonanni Co-curatori: Paz Guevara e Patricia Rivadeneira Artisti inviatati: Leticia El Halli Obeid (Argentina), Narda Alvarado (Bolivia), Neville D’Almeida (Brasile), Sebastián Preece (Cile), Gianfranco Foschino (Cile/Italia), Juan Fernando Herrán (Colombia), Sila Chanto (Costa Rica), Reynier Leyva Novo (Cuba), María Rosa Jijón (Ecuador), Walterio Iraheta (El Salvador), Regina José Galindo (Guatemala), Adán Vallecillo (Honduras), Julieta Aranda (Messico), Rolando Castellón (Nicaragua), Humberto Vélez (Panama), Claudia Casarino (Paraguay), Fernando Gutiérrez (Perù), David Pérez Karmadavis (Repubblica Dominicana), Martín Sastre (Uruguay), Alexander Apóstol (Venezuela), Alberto De Agostini (Italia), Christine de la Garenne (Germania), Olaf Holzapfel con Teresa, Mirta, Dionisia, Noelia e

Luisa Gutiérrez della comunità indigena Wichi (Germania/Argentina), Bjørn Melhus (Norvegia/ Germania) Location: Padiglione all’Arsenale (Corderie/ Artiglierie) Info: www.iila.org
 4 giugno – 27 novembre 2011

In alto: Padiglione America Latina-IILA, 54. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia. Veduta generale. In primo piano: Olaf Holzapfel (Germania) con Teresa, Mirta, Dionisia, Noelia y Luisa Gutiérrez della comunità indigena Wichi (Argentina), “Temporäres Haus”, 20092010. Courtesy delll’artista e Johnen Gallery, Berlin. In secondo piano: Martín Sastre (Uruguay), “Episode I: Tango with Obama”, 2009. Courtesy dell’artista. Foto Rodolfo Fiorenza. Courtesy foto IILA Nella pagina a fianco: Padiglione America Latina-IILA, 54. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia. Veduta generale. In primo piano: Julieta Aranda (Messico), “You had no ninth of may”, 2009. Courtesy dell’artista e 1/9 unosunove, Roma/Milano. Foto Rodolfo Fiorenza. Courtesy foto IILA

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PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►GRAN BRETAGNA Mike Nelson I, IMPOSTOR

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È Mike Nelson ad essere stato chiamato a rappresentare la Gran Bretagna alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte, sotto la curatela di Richard Riley. Per l’occasione, Nelson si presenta con I, Impostor, una delle tante installazioni scultoree di grandi dimensioni che immergono lo spettatore in un racconto di strutture spaziali costruite meticolosamente, in un continuo alternarsi di finzione e realtà, di riferimenti a cinema e letteratura ed elementi caratterizzanti il contesto geo-storico-culturale della collocazione del progetto. L’artista rielabora una sua opera dello scorso decennio, Magazine: Büyük Valide Han, “un’installazione parassita” insediatasi in un caravanserraglio del seicento in occasione dell’8. Biennale Internazionale di Istanbul e crea, così, un collegamento tra Venezia e Istanbul, i due maggiori centri mercantili del passato sull’asse est-ovest/ovest-est, mescolando la storia con la sua storia personale, le due città e le rispettive biennali. Nelson si appoggia alla fotografia per ri-esumare, ri-costruire e re-immaginare un altro tempo e un altro spazio.

 ►Mike Nelson I, IMPOSTOR a cura di Richard Riley Commissario: Andrea Rose Artista invitato: Mike Nelson Location: Padiglione ai Giardini Info: www.venicebiennale.britishcouncil.org 4 giugno - 27 novembre 2011 Per tutte le immagini: Mike Nelson, “I, IMPOSTOR”, 2011, installazione, British Pavilion, Biennale di Venezia 2011. Courtesy British Council. Credito fotografico Cristiano Corte


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PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►IRAQ

Adel Abidin, “Consumption of War”, 2011, video projection and anamorphic installation (large-scale digital print mounted on wall cm 370x290), 00’03’05 min (loop), aspect ratio 16:9, sound stereo. Courtesy of the artist
© adelabidin2011

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Acqua Ferita / Wounded Water Sei artisti iracheni interpretano il tema dell’acqua La partecipazione dell’Iraq alla kermesse veneziana rappresenta un nuovo corso, dopo 21 anni di assenza (l’ultima partecipazione risale infatti al 1990) derivanti dalla difficile situazione politica in cui si è trovato il Paese per oltre trent’anni. Proprio per creare un trait d’union tra le due esperienze, i 6 artisti invitati rappresentano due diverse generazioni, riunite sotto il segno purificatore dell’acqua: la prima rappresentata da quegli artisti nati negli anni ‘50 e cresciuti negli anni ‘70, periodo in cui si affermava il socialismo: Ali Assaf, Azad Nanakeli e Walid Siti; la seconda composta da artisti che hanno vissuto la guerra Iran-Iraq (1980-1988), l’invasione del Kuwait, le sanzioni economiche delle Nazioni Unite e l’isolamento artistico che ne è derivato e che hanno lasciato il Paese prima dell’invasione del 2003, trovando rifugio in Europa e negli USA: Adel Abidin, Ahmed Alsoudani e Halim Al Karim.


Nella selezione degli artisti è evidente l’eterogeneità dei medium utilizzati: dalla pittura di Ahmed Alsoudani alle installazioni di Walid Siti, dalla fotografia di Halim Al Karim alle video installazioni di Ali Assaf, Azad Nanakeli, Halim Al Karim. Da menzionare il lavoro del giovane Adel Abidin, che con Consumption of War – un video basato su un linguaggio di matrice cinematografica, che svela le infrastrutture utilizzate per comunicare significati e desideri su scala globale – pone in essere una surreale battaglia a colpi di neon tra due impiegati in un ufficio: una guerra alla Star Wars, paradossale quanto l’irrefrenabile “corsa alla necessità” indotta dalle multinazionali assetate di profitto, che comporta il depauperamento delle risorse idriche e acuisce la crisi ambientale.

►Acqua Ferita / Wounded Water Sei artisti iracheni interpretano il tema dell’acqua a cura di Mary Angela Schroth Commissario: Ali Assaf Co-Commissario: Vittorio Urbani Artisti invitati: Adel Abidin, Halim Al Karim, Ahmed Alsoudani, Ali Assaf, Azad Nanakeli, Walid Siti Location: Gervasuti Foundation, Fondamenta S. Ana (Via Garibaldi) Castello 995, tra i Giardini e l’Arsenale Info: www.pavilionofiraq.org 4 giugno-27 novembre 2011

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Sopra: Ali Assaf, “Narciso”, 2010, video installation, m 3,5x4,2. Courtesy of the artist and Changing Role A fianco: Azad Nanakeli, “Destnuej (purification)”, 2011, video installation, 2 channel video and sound, 7’30”. Courtesy of the artist


PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►ISLANDA

Under Deconstruction

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Libia Castro e Ólafur Ólafsson costruiscono il loro intervento veneziano per il Padiglione della Repubblica di Islanda attorno a temi di attualità socio-politica appartenenti al loro Paese ed altre nazioni. Il duo ispano-islandese presenta – nella location dell’antica lavanderia di Palazzo Zenobio in sestiere Dorsoduro – tre serie di differenti progetti di recente sviluppo tra cui uno ancora in progress. Come è caratteristica del loro lavoro Castro e Ólafsson operano in stretta sinergia con il luogo utilizzando video, performance, scultura, interventi sonori e musicali.
Con Your Country Doesn’t Exist, gli artisti dal 2003 (il progetto è ancora in corso) viaggiano per il mondo diffondendo il messaggio: «Il tuo paese non esiste» attraverso diversi linguaggi e mezzi. Dalla performance musico-vocale nei canali veneziani alla sua registrazione audio/video, trasmessa in interno ed esterno, fino a campeggiare, con una scritta a neon, sulla facciata del Padiglione.
Nel video Constitution of the Republic of Iceland (2008-2011), si mette in scena la costituzione cantata da un soprano, un baritono e un coro misto con l’accompagnamento del pianoforte e A fianco: Libia Castro & Ólafur Ólafsson, “Il tuo paese non esiste”, 2011. From the project “Your country doesn´t exist”, 2003–ongoing. Neon intervention. Installation shot on facade of pavilion. Courtesy of the artists, Galleria Riccardo Crespi and Collezione Leggeri. Photo © Lilja Gunnarsdottir Sopra: Libia Castro & Ólafur Ólafsson, “Constitution of The Republic of Iceland”, 2011, video, 45 min. Video installation inside pavilion. Courtesy of Libia Castro & Ólafur Ólafsson. Photo © Lilja Gunnarsdottir

del contrabbasso. L’ultima versione (2011) del video è stato mandata più volte in onda dalla tv nazionale, la prima il giorno dell’elezione della nuova Assemblea Costituzionale da cui è iniziata la revisione del testo della costituzione islandese.
Sul tetto del Padiglione, un’installazione sonora, Exorcising Ancient Ghosts (2010), ispirata da una legge ateniese della metà del V sec. A.C., riflette, a partire dai diritti delle donne e degli stranieri nella società dell’antica Grecia, sui concetti di genere e razza. ►Under Deconstruction A cura di Ellen Blumenstein Commissario: Dorothée Kirch Assistente Commissario: Edda K. Sigurjonsdottir Artisti invitati: Libia Castro & Ólafur Ólafsson
 Location: Ca’ Zenobio, Collegio Armeno Moorat – Raphael, Fondamenta del Soccorso, Sestiere Dorsoduro 2596
 Info: www.icelandicartcenter.is/Projects/ Viewprojects/venicebiennale2011 4 giugno - 27 novembre 2011


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PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►ISRAELE

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Sigalit Landau
 One Man’s Floor is another Man’s Feelings In una costante sovrapposizione di storie, elementi ricorrenti e gesti – toccando tematiche sociali, politiche ed esistenziali – suggerita in prima battuta dal titolo, variante poetica del comune detto “On man’s floor is another man’s ceiling”, il progetto composito di Sigalit Landau per il Padiglione Israele accoglie il visitatore – al pian terreno – in una “sala macchinari” con tanto di orologi ad acqua, tubi e pompe, amplificandone e demistificandone, al contempo, lo stesso funzionamento e utilizzando l’acqua come metafora di conoscenza, verità e amore.
Al piano di sopra, il video Salted Lake – ambientato a Danzica in Polonia, città dove è nata una delle più importanti rivoluzioni sociopolitiche del Novecento – mostra in primo piano un paio di scarponi, ricoperti di cristalli di sale del Mar Morto, che lentamente affondano nell’acqua, a seguito dell’azione del sale. Landau tesse

A destra: Sigalit Landau, “O my friends, there are no friends”, 2011, 12 Pairs of bronze Shoes, 300 cm diameter, installation view, Israeli Pavilion, 54. Venice Biennale, Venice, 2011. © Sigalit Landau. Courtesy of the artist and kamel mennour, Paris Sopra: Sigalit Landau, “King of the Shepherds and the Concealed Part”, 2011, metal pipes, water, m 11,2x2,2x8,6, installation view, Israeli Pavilion, 54th Venice Biennale, Venice, 2011. © Sigalit Landau. Courtesy of the artist and kamel mennour, Paris


A sinistra: Sigalit Landau, “Laces”, 2011, still, 12 channel video installation, 11’’03’. © Sigalit Landau. Courtesy the artist and kamel mennour, Paris Sopra: Sigalit Landau, “Salted Lake (Salt Crystal Shoes on a frozen Lake)”, 2011, HD-Video, 11’’04’, installation view, Israeli Pavilion, 54th Venice Biennale, Venice, 2011. © Sigalit Landau. Courtesy of the artist and kamel mennour, Paris

metaforicamente un filo tra storia e presente, tra oriente e occidente, tra vita e morte. Al piano intermedio Laces, 2011 – un’installazione composta da un “tavolo per negoziati”, con schermi che mostrano scene di un video in cui una ragazzina lega i lacci delle scarpe dei soggetti partecipanti – invita al dialogo tra i popoli e a ricercare, a qualunque costo, una soluzione. Ma presto viene rivelato che si tratta solamente di un’illusione e gli oratori, di lingua ebraica, araba e inglese, hanno abbondonato le loro scarpe, rompendo quell’armonia e quella circolarità che troviamo anche nell’installazione in esterno. ►Sigalit Landau
 One Man’s Floor is another Man’s Feelings a cura di Jean de Loisy, Ilan Wizgan Commissari: Michael Gov, Arad Turgeman Artista invitato: Sigalit Landau Location: Padiglione ai Giardini Info: www.sigalitlandau.com/page/biennale.php 4 giugno 2011 – 27 novembre 2011

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PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►Gran Ducato di LUSSEMBURGO

Martine Feipel & Jean Bechameil, “Le Cercle fermé”, exhibition view, 2011 © photo Joseph Tomassini

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Martine Feipel & Jean Bechameil Le cercle fermé René Kolckelkorn, commissario del Padiglione del Granducato di Lussemburgo e i curatori Kevin Muhlen e Jo Kox hanno selezionato il lavoro degli artisti Martine Feipel & Jean Bechameil per rappresentare il Lussemburgo alla 54. Biennale di Venezia con il progetto Le cercle fermé | Il circolo chiuso. Partendo dal pensiero filosofico di Derrida, Feipel & Bechameil percorrono lo spazio oltrepassandone i limiti concettuali per trovare, al suo interno, uno spazio “altro”, generato dal pensiero che è, in primis, il concetto stesso di spazio a dover essere destabilizzato. I due artisti, con un’azione installativa “destrutturalizzante”, mettono in crisi l’architettura di Ca’ del Duca, rivalutandola in maniera differente rispetto alla logica di spazio di vita, portando, cioè, in risalto il suo essere luogo d’azione, comunicazione e orientamento. Le pareti ondeggiano, i cassetti

si aprono, crollando come se la gravità stesse risucchiando tutto verso il centro della terra, tutto è apparentemente instabile, in realtà, è solamente stato rivalutato attraverso una visione differente. Questo è un periodo di grandi cambiamenti nel quale gli attuali modelli di orientamento non sono più applicabili; bisogna, quindi, rimodellare gli spazi di un mondo che è cambiato e continua vorticosamente a mutare. ►Martine Feipel & Jean Bechameil Le cercle fermé a cura di Kevin Muhlen, Jo Kox, Casino Luxembourg – Forum d’art contemporain Commissario: René Kockelkorn Artisti invitati: Martine Feipel & Jean Bechameil Location: Ca’ del Duca, Corte del Duca Sforza, San Marco 3052, Venezia Info: www.casino-luxembourg.lu www.feipel-bechameil.lu 4 giugno - 27 novembre 2011


PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►MONTENEGRO The Fridge Factory and Clear Waters Il Padiglione del Montenegro 2011 è l’occasione per presentare il MACCO Cetinje - Marina Abramović Community Center Obod Cetinje, un centro multimediale internazionale che si propone come rivitalizzatore dello sviluppo culturale del Montenegro creando una rete di individui, gruppi e iniziative. Simbolo del “disgelo” e della confluenza di “acque chiare”, il MACCO Cetinje inizia la sua nuova attività con il metaforico trasferimento di funzione della fabbrica di frigoriferi montenegrina Obod (scelta come location del progetto); i 180 mila mq che hanno rappresentato il “congelamento” simbolico dell’attività culturale della città si trasformano in un fresco e vitale laboratorio di idee. La presentazione in Biennale raccoglie un video di Marina Abramović collegato all’art center di Cetinje, con materiale informativo cartaceo ed elettronico, insieme ai lavori di due artisti montenegrini: l’installazione multisensoriale di Natalija Vujoševic dal titolo See you at the line of horizon, un video in cui scene naturali incontaminate si fondono e con-fondono con il sonoro di presenze umane e il video

Zigote di Ilija Šoškic, composto da diversi eventi o performance in cui è l’artista stesso ad essere il protagonista-narratore che riflette sulla natura e sul suo rapporto con l’uomo-artista, concettualmente una sorta di “scultura vivente” posta quotidianamente nello spazio espositivopaesaggio. ►The Fridge Factory and Clear Waters a cura di Svetlana Racanović, Petar Ćuković Commissari | Curatori: Svetlana Racanović, Petar Ćuković Artisti invitati: Marina Abramović: MACCO Cetinje - Marina Abramović Community Center Obod Cetinje, Ilija Šoškić, Natalija Vujošević Location: Palazzo Malipiero, San Marco 3079, Venezia Info: www.maccocetinje.me 4 giugno - 27 novembre 2011

Veduta interna MACCOC - Marina Abramovic Community Center Obod Cetinje

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PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►POLONIA

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Yael Bartana … and Europe will be stunned Per la prima volta un cittadino di un altro Paese è chiamato a rappresentare la Polonia in occasione dell’Esposizione Internazionale d’arte: quest’onore è stato riservato all’artista israeliana Yael Bartana, che – muovendosi in uno spazio segnato da conflitti e guerre e colmo di ferite – presenta la sua trilogia cinematografica, composta da Mary Koszmary (2007), Wall and Tower (2009) e Lit de Parade (2011), che racconta l’attività del Movimento per il rinascimento ebraico in Polonia (Jewish Renaissance Movement in Poland JRMiP), un gruppo politico che si pone l’obiettivo di far ritornare oltre tre milioni di ebrei nella terra dei loro padri. Scandagliando tematiche sociali e politiche

scottanti e muovendo abilmente le corde dell’identità individuale, nazionale e collettiva, Yael Bartana dà vita a «[…] una narrazione molto universale. Per me Israele è una specie di laboratorio sociale, che io osservo dall’esterno[…]. Si tratta di meccanismi e situazioni, diffusi ormai in ogni luogo del mondo. I miei ultimi lavori non riguardano solo polacchi o ebrei. Presentano una situazione universale dell’impossibilità di convivere insieme». La prima parte della trilogia, Mary Koszmary (Nightmare), indaga gli aspetti della convivenza a livello sociale e politico degli ebrei e dei polacchi anche in rapporto agli altri europei, creando una narrazione che richiama esteticamente i film di propaganda della Seconda Guerra mondiale. Wall and Tower, il secondo film, girato nel quartiere Muranów a Varsavia, dove è stato eretto un kibbutz in


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scala 1:1, evoca le figure eroiche dei primi colonizzatori ebrei: uomini e donne belli e forti, grazie ai quali – nella coscienza collettiva – è sorto lo Stato ebraico. Con la terza e ultima parte della trilogia, Lit de Parade, la Bartana mischia le carte in tavola alternando verità e illusione, realtà e fiction, creando incertezze, destabilizzando le informazioni e aprendo la strada a dubbi e domande: il Movimento per la rinascita degli ebrei in Polonia esiste davvero? C’è davvero la possibilità di un concreto sviluppo di questo progetto? Oppure stiamo assistendo solamente ad un intervento artistico ed è tutto pura allucinazione? ►Yael Bartana … and Europe will be stunned a cura di Sebastian Cichocki e Galit Eilat

Commissario: Hanna Wróblewska Assistente al commissario: Joanna Waśko Artista invitata: Yael Bartana Location: Padiglione ai Giardini Info: www.zacheta.art.pl www.labiennale.art.pl/en/exhibition 4 giugno 2011 – 27 novembre 2011

Da sinistra: “Zamach (Assassination)”, 2011, production photo. Photo Marcin Kalinski “Mary Koszmary (Nightmares)”, 2007, production photo. Courtesy Annet Gelink Gallery, Amsterdam and Foksal Gallery, Warsaw. Photo Piotr Trzebiński “Mur i Wieża (Wall and Tower)”, 2009, production photo. Courtesy Annet Gelink Gallery, Amsterdam and Sommer Contemporary Art, Tel Aviv. Photo Magda Wunsche & Samsel


PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►SPAGNA

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Dora García L’inadeguato / Lo inadecuado
 Il Padiglione Spagna 2011 presenta il progetto L’inadeguato/ Lo inadecuado, un “work in progress” di Dora García, artista referente per la videoarte e la performance spagnola dell’ultima decade, che consiste in una sorta di secondo tempo del progetto Mad Marginal (2008), “un’indagine sulla marginalità come posizione artistica, sulla sua necessità, i suoi meccanismi di esclusione, sulla nozione di arte marginale e sull’idea di censura” (Katya García-Antón). L’inadeguato continua queste riflessioni attraverso una serie di performance estese sino al 27 novembre. La grande piattaforma installata all’ingresso del padiglione, sulla quale appare la scritta L’inadeguato in tre differenti lingue, viene utilizzata come palcoscenico di riflessioni, come “tavolo di pensiero”, attorno al quale diventa possibile rievocare nomi, personaggi che tramite le loro scelte sono riusciti a sviluppare una propria posizione sull’argomento “inadeguatezza”.

Nelle sale laterali, una serie di oggetti in vetrina, segnalano l’azione che avverrà sul palco, per tenere sempre aggiornati gli spettatori, parte integrante del progetto. La dimensione di backstage e stage, tipico da palcoscenico teatrale, dà luogo a dinamiche molto interessanti, creando ambiguità tra presenza performativa e audience, perché quando si sale sul palco e si è parte della performance, quando si scende si diventa pubblico. ►Dora García. L’inadeguato / Lo inadecuado a cura di Katya García-Antón Commissario/Curatore: Katya García-Antón Collaboratori: Eva Fabbris, Accion Cultural Española (ACE) Artista invitato: Dora García Location: Padiglione ai Giardini Info: www.theinadequate.net 4 giugno - 27 novembre 2011 “L’inadeguato, Lo Inadecuado, The inadequate”,
2011, Pabellón de España. 54th International Art Exhibition. Venice Biennale
Fotos Miguel Balbuena


Veduta dell’installazione alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia di Norma Jeane, “#Jan25 (#Sidibouzid, #Feb12, #Feb14, #Feb17...), 2011, plastilina colorata, cm 100x150x150. Courtesy dell’artista e Giulio di Gropello. Foto Elena Borneto

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Il #71 di Espoarte Contemporary Art Magazine è in edicola e nei Bookshops della Biennale


PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►STATI UNITI D’AMERICA

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Allora & Calzadilla, “Armed freedom lying on a sunbed”, 2011

Allora & Calzadilla 
 GLORIA
 Nel cuore dei Giardini, “trionfo” delle individualità nazionali che da sempre scatenano, indipendentemente dalla qualità dei progetti presentati, riflessioni sulla natura, struttura e significato stesso dei suoi contenitori architettonici, Jennifer Allora (1974, Filadelfia, Pennsylvania) e Guillermo Calzadilla (1971, Havana, Cuba) propongono un progetto strutturato su 6 installazioni nate nel e per il contesto del Padiglione americano. Forse anche in risposta all’opulenza che due anni fa aveva caratterizzato la presenza di Bruce Nauman in laguna: Leone d’Oro per la migliore Partecipazione nazionale agli Stati Uniti d’America e catalizzatore di ben tre eventi sparsi per Venezia, Allora e Calzadilla imbastiscono una riflessione molto riuscita che investe dall’interno il ruolo e l’immagine dell’America nel mondo e allo stesso tempo

Allora & Calzadilla, “Algorithm”, 2011

dialoga e rimanda attivamente alle altre nazioni partecipanti. Gloria è una massiccia quanto ironica appropriazione e dissacrante rimessa in discussione di simboli e “ossessioni collettive” a partire dal concetto di estrema competitività a livello internazionale attorno a temi economici, sportivi, politico-militari, religiosi e culturali. Il nome, che evoca potenza e inattaccabile grandezza, ben presto lascia spazio al dubbio e al contraddittorio. A partire dall’enorme carro armato (Track and Field), installato in esterno di fronte al Padiglione, gli artisti assegnano un nuovo ruolo al pesante mezzo militare installando su uno dei due cingoli un tapis roulant sul quale, ad intervalli regolari, e per tutta la durata dell’esposizione, si alternano alla corsa atleti selezionati dalla Federazione Statunitense di Atletica Leggera. Il palese riferimento al nazionalismo e al militarismo si coniuga sia all’estrema attenzione (Stati Uniti in testa) per tutto ciò che riguarda lo sport e la forma fisica sia all’interesse che Allora &


Calzadilla nutrono verso il corpo, il volo e la forza di gravità. Una nuova collaborazione con gli sportivi, questa volta della USA Gymnastic, prosegue nelle sale interne del padiglione dove i ginnasti/e – ad intervalli prestabiliti e di 15 minuti ciascuno – si esibiscono in virtuosismi coreografici utilizzando come attrezzi delle riproduzioni in legno dei sedili di prima classe delle aerolinee statunitensi. All’entrata del Padiglione – in corrispondenza della rotonda che richiama la forma architettonica della cupola del Parlamento degli U.S.: il Campidoglio, dove vengono esposte le salme dei presidenti defunti – è adagiata su un lettino abbronzante una copia in versione “total black” della Statua della Libertà (Armed Freedom), in aperta polemica con l’uso del bronzo nella staturia tradizionale e nelle medaglie sportive. E se nel video parte del cortometraggio, Half Mast/Full Most, girato a Vieques (vicino a Portorico, dove gli artisti vivono e lavorano) torna l’indagine tra sport,

militarismo lotte e sconfitte per la conquista della pace nell’isola, in Algorithm lo scenario torna globale attraverso l’installazione di un organo a canne funzionante cui al posto della tastiera è stato collocato uno sportello bancomat (ATM) Diebold che eroga denaro a suon di musica. ►Allora & Calzadilla Gloria Commissario: Lisa D. Freiman Artisti invitati: Jennifer Allora, Guillermo Calzadilla

 Location: Padiglione ai Giardini
 Info: www.imamuseum.org/venice 4 giugno 2011 – 27 novembre 2011 Per tutte le immagini: installation views at the 54. International Art Exhibition, presented by the Indianapolis Museum of Art. Photo Andrew Bordwin Sotto: Allora & Calzadilla, “Body in flight (Delta)”, 2011, performance by gymnast Olga Karmansky and David Durante at the U.S. Pavilion

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PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►UCRAINA Oksana Mas Post-vs-Proto Renaissance

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Il Padiglione Ucraina nella Chiesa di San Fantin, curato da Achille Bonito Oliva e Oleksiy Rogotchenko, presenta Post-vsProto Renaissance di Oksana Mas, artista che incentra la sua produzione sulla figura geometrica della sfera come elemento intrinseco di unità universale «nel tentativo di riparare un lutto, la perdita della totalità e la caduta in un mondo parziale e frammentario» (Achille Bonito Oliva). La sfera, in questo caso, si mostra nelle sembianze del krashenki, l’uovo decorato per la Pasqua della tradizione popolare ucraina, moltiplicato per 3.640.000, ovvero tutte le identità che hanno dipinto le uova di legno dell’artista, persone di professioni diverse provenienti da quarantadue paesi differenti. Il Padiglione presenta solo una sezione dell’opera monumentale, originariamente lunga 134 metri e alta 92, che si compone come un gigantesco mosaico di

uova colorate, ognuna simbolo di un destino drammatico, però, contemporaneamente parte di un tutto-pieno, l’opera “proto-rinascimentale” dei fratelli Van Eyck, rendendo possibile, così, la fusione di antico e contemporaneo, frammentario e integro… Nel tentativo di iniziare lo spettatore “verso una nuova vita, una vita piena”.

 ►Oksana Mas Post-vs-Proto Renaissance a cura di Achille Bonito Oliva e Oleksiy Rogotchenko Commissario:
Victor Sydorennko Curatori aggiunti: Ute Kilter, Diana FedorovaPecherskaya Artista invitato: Oksana Mas Location: Chiesa di San Fantin, Campo San Fantin (sestiere di San Marco), Venezia e Campo San Stae, Campo San Stae, Venezia Info: www.mas-art.com 4 giugno-27 novembre 2011

Da sinistra: Oksana Mas - Post-Vs-Proto Renaissance (Campo San Stae). © Luciano Romano. Courtesy Change Performing Arts Oksana Mas - Post-Vs-Proto Renaissance - dettaglio (chiesa San Fantin). © Luciano Romano. Courtesy Change Performing Arts 


IL NUOVO MODO DI PENSARE ARTE E CULTURA

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Vieni a scoprire i nuovi volumi di vanillaedizioni! Via Traversa dei Ceramisti, 8 17012 Albissola Marina (SV) Tel. +39 019 4500659 Fax +39 019 4500744 info@vanillaedizioni.com www.vanillaedizioni.com


PARTECIPAZIONI NAZIONALI - THE BEST OF 2011 ►UNGHERIA

Hajnal Németh CRASH – Passive Interview

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In un’atmosfera rarefatta, che alterna grandiosità teatrale a sottigliezze filosofiche, si svela la complessa installazione di Hajnal Németh, “un’unità acustica” – come la definisce il curatore Miklós Peternák – che si frammenta in tre diverse storie: l’opera lirica sperimentale che si svolge sul palcoscenico della vita e rielabora in forma cantata verbali di incidenti stradali (sotto forma di interviste passive, che si possono leggere direttamente sul posto); la narrativa legata alla macchina – visivamente rappresentata da un rottame inondato di luce rossa – concepita come oggetto feticcio, la cui storia viene presentata in video che ne documentano la costruzione e successiva esposizione ed, infine, la libera esperienza affidata al visitatore che può personalmente e, con i propri tempi, reagire agli stimoli visivi e sonori proposti nel padiglione. Nell’esternazione canora di domande che compaiono frequentemente nei verbali di incidenti stradali (Stringevi il volante? Sì / Hai chiuso gli occhi? Sì / Sentivi che non potevi, non potevi fare più nulla? Sì / Sei arrivato capovolto? Sì / Hai pensato, hai sentito, hai pensato, hai sentito: vivo o no? Sì / Hai pensato, hai sentito che il mondo era sparito? Si) si innesta un apparente meccanismo di alleggerimento dello shock, un flashback a ritroso nel ricordo dell’accaduto che delinea, però, un rapporto di causa-effetto nelle decisioni che hanno portato all’inevitabile scontro e acuisce la tensione drammatica – amplificata dalla lirica – di un finale predeterminato e non modificabile.

►Hajnal Németh CRASH – Passive Interview a cura di Miklós Peternák Commissario nazionale: Gábor Gulyás Artista invitato: Hajnal Németh Location: Padiglione ai Giardini Info: www.crash-passiveinterview.c3.hu 4 giugno 2011 – 27 novembre 2011


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Dall’alto, in senso orario: Hajnal Németh, “CRASH - Passive Interview”, Museum Kiscell Budapest, 2010. Photo Tihanyi-Bakos Photo Studio Hajnal Németh, “CRASH - Passive Interview” (making of), 2011. Photo Hajnal Németh Hajnal Németh, “CRASH - Passive Interview”, 2011, video still. Camera István Imreh Hajnal Németh, “CRASH - Passive Interview”, 2011, video still. Camera István Imreh


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54. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE - THE BEST OF 2011 ►EVENTI COLLATERALI


EVENTI COLLATERALI - THE BEST OF 2011 ►DAYS OF YI

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Un pavone vivo, una bottiglia piena di riso e quattro film: questa la manciata apparente di elementi, in realtà infiniti, che compongono il progetto dell’artista multimediale Yi Zhou. In dialogo perfetto con la natura minimalista e quanto basta selvaggia della location, il lavoro di Yi allude ad un concetto di arte totale, capace di coinvolgere gli ambiti più diversi, quali il cinema, l’animazione digitale, la fotografia, la scultura, il disegno e la musica. Quello che si vede nelle proiezioni multimediali, segue una trama, svelando nell’artista una conoscenza dell’occidente, che viene posto in dialogo con l’Oriente attraverso una messa in essere del concetto di tempo circolare. «L’artista – afferma Bonito Oliva con la sua penna mirabile – trova il modo di rappresentare il tempo nello spazio». E proprio questo sembra essere il punto nodale della poetica di Yi, che ci regala un lavoro che suggerisce l’idea di viaggio con valenza introiettiva, che degenera sempre più nel lieto fine della luce raggiunta, con tutti i suoi intrinseci significati simbolici. Il lavoro svela,

minuto dopo minuto, una fortissima componente letteraria che inserisce riferimenti alle opere classiche di Dante Alighieri, Giovanni Boccaccio fino a giungere a Gogol. L’artista, ben conscia del potere della bellezza e della suggestione si pone essa stessa come cuore palpitante di differenti convergenze; la sua capacità di intrecciare differenti lezioni, solleva nuove possibilità interpretative della realtà a partire dal sé, mantenendo fisso il caposaldo inviolabile costituito dall’affermazione di coesistenza delle differenze, a discapito delle omologazioni che ormai colpiscono la società direttamente nell’inconscio.


►Days of Yi a cura di Achille Bonito Oliva e Chang Tsong-zung

Sopra, da sinistra: “Bottle in a rice field” “Peacock performance”

Coordinamento: Paolo De Grandis Artista: Yi Zhou (Shanghai, 1978) Location: Spiazzi, Arsenale, Castello 3865 Info: www.yizhouvenicebiennale.org 4 giugno - 27 novembre 2011

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In basso, da sinistra: “DVF”, filmstills 07, 2011. © Yi Zhou. Courtesy Pace Gallery Beijing and Galerie Jérôme de Noirmont “The Greatness”, filmstills 06, digital 3d animation. © yi zhou 2010. Courtesy Contrasts Gallery


EVENTI COLLATERALI - THE BEST OF 2011 ►FEDERICO DÍAZ

Outside itself

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Una macchina robotica nervosa e regolare impegnata senza sosta ad assemblare centinaia di palline nere e lucenti: che centra tutto questo con l’Arte e con il bisogno di espressione? I linguaggi mutano col tempo e si adattano agli avvenimenti emotivi che la storia genera. Quello attuale è un tempo anomalo, condizionato da utopie virtuali che prima non vengono capite e poi divengono ignoranti in un lasso di tempo brevissimo. Così l’espressione che oggi sembra non aver più bisogno dell’arte per attuarsi, lascia il proprio posto alla fantasia e all’invenzione, che si modellano sugli strumenti che possiedono, quelli meccanici ed avveniristici. Il visitatore viene invitato ad interagire nella creazione di quello che è un work in progress site specific di cui non vi è modo di prevedere la forma, proprio come è per gli avvenimenti stessi della storia, soggetti a miriadi di variabili. Federico Díaz basa la propria ricerca sui nuovi metodi della contemporaneità e sulle modalità di interattività, nascita ed espansioni di nuovi modelli antropologici basati sulla varietà infinita di reti sociali cui ci stiamo adattando con una

velocità incredibile. Le sfere rappresentano i fotoni e sono sistemate ogni giorno dai due robot, come nessuna mano umana potrebbe fare. La loro posizione è decisa in base ad un programma matematico che legge i flussi di luce provocati sia dall’alternarsi di giorno e notte, sia dal movimento degli spettatori e perfino dal colore dei loro vestiti. Tutto questo viene trasformato in dati matematici che vengono poi tradotti in numeri e posizioni, utilizzati dai robot per collocare le sfere. L’opera sarà ultimata solo al termine dell’esposizione: Outside Itself è un’evoluzione del lavoro che Díaz


ha creato per MASS MoCA (Massachusetts Museum of Contemporary Art, Museo di Arte Contemporanea del Massachusetts) negli Stati Uniti, alla fine del 2010, dove le sfere, che ricomponevano un’onda, venivano posizionate a partire da una fotografia digitale dell´entrata del museo. L’installazione, curata dalla fondatrice del Contemporary Art Center P.S. 1 (Centro per l’Arte Contemporanea), Alanna Heiss, è stata scelta dal Consiglio di amministrazione della Biennale e da Bice Curiger in persona per il suo carattere innovativo, considerato profetico.

►Outside itself a cura di Alanna Heiss Artista: Federico Dìaz (Repubblica Ceca 1971) Location: Arsenale Nuovissimo - Tese di San Cristoforo, Nappa 90 Info: www.dox.cz www.outsideitself.org 4 giugno - 30 settembre 2011

Nella pagina a fianco, in alto: veduta esterna di “Outside itself” Per tutte le altre immagini: vedute interne di “Outside itself”. Foto Daniel Sperl

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EVENTI COLLATERALI - THE BEST OF 2011 ►FROGTOPIA. HONGKORNUCOPIA

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Prima di iniziare il vostro percorso all’Arsenale (o all’uscita) vi consigliamo di fare tappa in uno degli eventi collaterali più coinvolgenti. In Campo della Tana, proprio di fronte alla rampa d’ingresso dell’Arsenale, da una piccola porta si accede ad un cortile che preannuncia l’entrata nel mondo festoso e visionario di Kwok Mang-ho, artista multimediale cresciuto ad Hong Kong. Meglio conosciuto a livello internazionale come Frog King (Re Rana), ha eletto il piccolo anfibio a suo alter ego e simbolo distintivo (una sorta di “animale guida”?) che ritorna moltiplicandosi in ogni sua espressione artistica: dai disegni ai video, dalle installazioni all’abbigliamento (la tentazione di portarsi via un paio dei suoi occhiali è fortissima!). Less is more non sfiora nemmeno il pensiero di Frog King al massimo horror vacui!. Una foresta di oggetti pende disordinata da una struttura a rete, manifesti e opere grafiche alle pareti e all’ingresso delle sale che si affacciano sul cortile esterno. Sembra esserci stato un party da poco o che debba ancora iniziare. L’impatto è di gran confusione e continua negli spazi interni dove si inizia a fare esperienza di un universo onirico e coloratissimo. Lo spazio è letteralmente ristrutturato e riempito, quasi fino al collasso, seguendo l’accavallamento dei suoi ricordi di vita. Rane, video e scritte dappertutto. C’è da perdersi. Il bello è che dopo lo “shock” iniziale si inizia a prendere confidenza in quel

caos dall’equilibrio perfetto, soffermarsi sui particolari, provare gli abiti creati negli anni da Frog, in una parola, partecipare alla vita di una persona sconosciuta. Se siete fortunati ci può scappare anche una foto con l’artista che vi inviterà a scegliere ed indossare alcune delle sue irresistibili e assurde creazioni dall’inconfondibile look. Contagioso! ►Frogtopia. Hongkornucopia. A cura di Benny Chia, Tsang Tak-ping, Wong Shun-kit in collaborazione con l’Hong Kong Fringe Club Artista invitato: Kwok Mang-ho (alias Frog King/Re Rana) Location: Arsenale, Campo della Tana (Castello) Info: www.venicebiennale.hk/2011/ 4 giugno - 27 novembre 2011

A fianco e sopra: vedute dell’installazione e dell’evento “Frogtopia. Hongkornucopia” con l’artista Kwok Mang-ho (a.k.a. Frog King)


EVENTI COLLATERALI - THE BEST OF 2011 ►THE FUTURE OF A PROMISE Dalla Tunisia all’Arabia Saudita. The Future of a Promise è una ricognizione, la prima di questa portata, sull’arte Pan-arabica. Oltre 20 artisti provenienti dai Paesi Arabi rispondono al progetto curatoriale di Lina Lazaar esperta d’arte moderna e contemporanea per la Casa d’Aste Sotheby’s di Londra e membro del comitato per le acquisizioni del Medio Oriente e Nord Africa della Tate di Londra. «Attraverso i lavori che ho selezionato, ho voluto indagare su come artisti, provenienti da diverse regioni di un’area geografica frammentata, abbiano risposto alle promesse, spesso contraddittorie, che hanno segnato la nostra storia...» scrive Lazaar. Il futuro di una promessa assume un ruolo importante all’interno dello scenario socio-politico del Medio Oriente e della crisi attraversata dal mondo arabo che ha messo in forse e ha caricato di ulteriori aspettative le Partecipazioni nazionali di Egitto, Iraq, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti... in procinto dell’apertura della Biennale. La prima delle promesse che può dirsi quindi mantenuta è la presenza stessa, lo straordinario valore e forza delle proposte degli artisti invitati che pur non essendo omologabili agli stilemi di un movimento conducono ad una visione d’insieme attuale e complessa. L’orizzonte aperto dall’esposizione ai Magazzini del Sale è estetico, storico, politico, sociale e critico. Il richiamo all’autobiografia (Ahmed Mater), il recupero essenziale e metaforico dei simboli nazionali e di potere (Mounir Fatmi, Faycal Baghriche), la comunicazione e l’informazione nei periodi di conflitto (Taysir Batniji), le atrocità della guerra (Ahmed Alsoudani), il concetto di libertà e la condizione della donna (Manal Al-Dowayan), l’impatto della cultura occidentale e la politica capitalistica nei confronti del Medio Oriente e del Nord Africa (Kader Attia).

►The Future of a Promise a cura di Lina Lazaar

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Artisti invitati: Ziad Abillama (Libano), Manal Al-Dowayan (Arabia Saudita), Ahmed Alsoudani (Iraq), Ziad Antar (Libano), Ayman Baalbaki (Libano), Lara Baladi (Egitto/Libano), Fayçal Baghriche (Algeria), Yto Barrada (Marocco), Taysir Batniji (Palestina), Abdelkader Benchamma (Francia/Algeria), Ayman Yossri Daydban (Palestina/Giordania), Mounir Fatmi (Marocco), Abdulnasser Gharem (Arabia Saudita), Mona Hatoum (Libano), Raafat Ishak (Egitto), Emily Jacir (Palestina), Yazan Khalili (Palestina), Ahmed Mater (Arabia Saudita), e Driss Ouadahi (Algeria), e i tre vincitori del premio Abraaj Capital Art Prize, Jananne Al-Ani (Iraq), Kader Attia (Algeria), and Nadia KaabiLinke (Tunisia). Location: Magazzini del Sale, n. 262 Dorsoduro Fondamenta delle Zattere, Venezia Info: www.thefutureofapromise.com 2 giugno - 20 novembre 2011 Nadia Kaabi-Linke, “Flying Carpets”, 2011, chrome plated aluminium, stainless steel and threads, cm 1300x340x420. Abraaj Capital Art Prize 2011.
Installation View, The Future of a Promise, Venice, 2011.
© www.alexmaguirephotography.com


EVENTI COLLATERALI - THE BEST OF 2011 ►NATO A VENEZIA

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Nato a Venezia: un titolo semplice e diretto che non può che suscitare nello spettatore la curiosità per capire a chi si riferisce. Entrando nell’imponente atrio di Palazzo Loredan, appositamente scelto dall’artista perché storica sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, spicca, al centro di un gruppo di busti d’epoca, quello di un gallo di tutto rispetto. Salendo le scale poi si entra nel vivo del progetto, che viene così svelato, rendendo ovvia l’associazione: coloro che nasceranno a Venezia saranno i pulcini di quattordicesima generazione, creati nell’ambito del progetto The Cosmopolitan Chicken Project (CCP), che l’artista belga Koen Vanmechelen porta avanti dal 1989. Per l’occasione, l’artista ha trasformato Palazzo Loredan in un laboratorio interattivo, piazzandovi incubatori e schermi che mostrano i vari passaggi del progetto, basato sulla diversità biologica e culturale. Non si può fare a meno di sorridere a questo pensiero dolce, che rappresenta una ricerca serissima e di grande spessore anche metaforico a metà strada fra arte e scienza, attraverso la messa in essere della genesi della nuova specie sul palco dell’arte contemporanea. Mescolanza come base del progresso, e concetto di diversità in

epoca di omologazione: la razza di cui Venezia sarà culla nascerà dall’incrocio di Mechelese Silky e Fayoumi, una razza egiziana. La seconda parte del progetto, invece, riguarderà la sede distaccata dell’Università Aperta della Diversità che ha base nello studio dell’artista a Hasselt (Belgio). La scienziata Ines Dewulf poi, nella stessa sala dell’incubatore, svilupperà per sei mesi uno studio antropologico che studierà i possibili risvolti sociali di questo progetto mentre il Professore in medicina all’Università di Hesselt, Piet Stinissen, supervisionerà lo studio sulla simmetria del volto come conseguenza di diversità genetica dei genitori; infine il biologo Tom Aerts metterà a confronto un gruppo di popolazione veneziana con uno del National Park Hoge Kempen, in Belgio, individuandone le diversità salienti. ►Nato a Venezia Università aperta delle Diversità. Una manifestazione contemporanea al confine tra arte e scienza. a cura di Peter Noever Artista: Koen Vanmechelen (Belgio 1965) Location: Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Loredan, Campo Santo Stefano 2945 Info: www.koenvanmechelen.com www.mak.at 4 giugno – 27 novembre 2011

“Nato a Venezia”, 54. Biennale di Venezia, 2011, © Koen Vanmechelen

Nato a Venezia Università aperta delle Diversità. Una manifestazione contemporanea al confine tra arte e scienza.


EVENTI COLLATERALI - THE BEST OF 2011 ►PASSAGE

Passage 2011 Un dramma azionista, transalpino Spesso gli artisti decidono di tirare in ballo il tema dell’imbarcazione per la Biennale di Venezia: si sa, ammesso che il genius loci si serva di un mezzo di trasporto per muoversi, a Venezia altro non potrebbe trattarsi se non di un veicolo acquatico! Questa volta gli artisti – Wolfgang Aichner eThomas Huber – hanno coinvolto la barca in maniera davvero originale che non può fare altro che apparire stupefacente. Passage 2011, documentato con un video, racconta della loro azione performativa al limite delle forze, che è consistita nel trascinare a braccia un’imbarcazione fatta a mano – una vera e propria scultura funzionale – partendo da Monaco di Baviera, città dove gli artisti vivono e lavorano, per giungere alla città lagunare, passando per l’imponente ghiacciaio di Schlegeis. Il varo nelle acque di una delle città più belle del mondo rappresenta simbolicamente la vittoria dell’arte sulla natura: l’obiettivo, neoromantico degli artisti, non si limitava ad essere semplicemente raggiunto, ma piuttosto adempiuto in tempo per giungere a destinazione, ma a farlo in tempo per l’inaugurazione, trasformando gli artisti in eroi, impegnati nella fatica di Sisifo, seguendo

quell’aspirazione che è tutta dell’uomo, di tentare continuamente di superare i propri limiti. Le implicazioni di lettura critica di quest’azione performativa sui generis sono molteplici: dall’accostamento a celebri personaggi del cinema, della mitologia e della storia e alle loro imprese, fino ad una lettura ecologica, nella prospettiva che l’uomo debba affrontare faticose avversità se vuole conservare il proprio ambiente. Al di là delle implicazioni, che sono secondarie, il vero fascino di questo progetto risiede semplicemente nell’azione, che si compie sull’onda di quella volontà di utilizzare il proprio corpo come medium capace di affermare la verità proprio in virtù di una sua messa alla prova, capace di urlare la propria idea con più determinazione di qualunque altro, che della realtà altro non può avere se non le sembianze. ►Passage 2011
 Un dramma azionista, transalpino a cura di Christian Schoen Artisti:
GÆG: Wolfgang Aichner (Frontenhausen 1965) &Thomas Huber (Monaco 1965) Location: Scuola dell’Angelo Custode, Cannaregio 4448 (Campo SS. Apostoli) Info: www.passage2011.org 5 giugno – 11 settembre 2011 Per tutte le immagini: GÆG: Thomas Huber & Wolfgang Aichner, Passage 2011 - an actionistic, transalpine drama, photomontage. © the artists. Courtesy kunst I konzepte

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EVENTI COLLATERALI - THE BEST OF 2011 ►GLASSTRESS

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Una mostra mirabile ed assolutamente imperdibile, giunta alla sua seconda edizione, composta da un’infilata di pezzi, tutti rigorosamente in vetro, realizzati dai più interessanti artisti della scena contemporanea internazionale. Scultura, design, performance sono i linguaggi d’espressione che accompagneranno il visitatore in questo mirabile viaggio nel futuro: il vetro torna a conquistare la Biennale e lo fa nel modo migliore che qualcuno possa immaginare, ideare e curare. Tutte le opere rappresentano una sorta di esperimento che è complesso anche solo dal punto di vista organizzativo e prevede una imponente parte organizzativa fatta di residenze. Il tutto per dare vita ad un’operazione culturale che si pone l’obiettivo di rimettere il vetro al centro di un discorso che stia al passo coi tempi e con la sua estetica. Questo presuppone da parte degli ideatori, la messa in essere di una sensibilità rara ed aggiornata, oltre che internazionalistica, se si pensa alle difficoltà tecniche nella gestione di un materiale particolare nella sua lavorazione come il vetro, simbolo e vanto della magnifica città lagunare. Arte, design ed architettura Antonio Riello, “Ashes to ashes”

Jaume Plensa, “Glassman”, 2004

vengono posti in dialogo comune dal trasparente medium e sorprendono il visitatore mostrando, ancora una volta, l’originalità e la bravura degli artisti messi in confronto con durezza, fragilità, calore e trasparenza, mezzi e materiali lontani dal loro raggio d’azione. Glasstress implicitamente si pone anche un altro obiettivo a partire dalla riflessione dell’opera e della sua libertà, anche laddove sia condizionata dalla funzionalità necessaria dell’oggetto, come nel caso del design. I risultati sono così eterogenei da trasformare la mostra in un vero e proprio bilancio critico ma anche materiale, che chiede a gran voce la necessità di una revisione critica del modernismo in seguito ad importanti interrogativi sul binomio


Javier Perez

“arte per l’arte” e cioè fine a se stessa e “arte d’uso” che si trova appunto ad essere condizionata dalla sua funzione pratica e quindi teoricamente limitata nell’espressione. ►Glasstress Ideazione: Adriano Berengo A cura di Lidewij Edelkoort, Demetrio Paparoni, Bonnie Clearwater Installazioni site specific a cura di Peter Noever Installazioni in interno ed esterno di Tony Oursler a cura di Demetrio Paparoni e Gianni Mercurio Artisti invitati: Anthon Beeke, Pieke Bergmans,

Domenico Bianchi, Ernst Billgren, Joost Van Bleiswijk, Barbara Bloom, Monica Bonvicini, Kiki Van Eijk, Jan Fabre, Charlotte Gyllenhammar, Paula Hayes, Jaime Hayon, Yuichi Higashionna, Liu Jianhua, Michael Joo, Marya Kazoun, Konstantin Khudyakov, Marta Klonowska, Nawa Kohei, Oleg Kulik, Hitoshi Kuriyama, Hye Rim Lee, Tomáš Libertiny, Atelier Van Lieshout, Luke Jerram , Massimo Lunardon, Urs Luthi, Vik Muniz, Nabil Nahas, Atelier Ted Noten, Tony Oursler, Anne Peabody, Javier Pérez, Jaume Plensa, Recycle Group, Antje Rieck, Antonio Riello, Bernardì Roig, Maria Roosen, Ursula Von Rydingsvard, Andrea Salvador, Judy Schaechter, Thomas Schütte, Anatoly Shuravlev, Kiki Smith, Mike + Doug Starn, Tanja Sæter, Patricia Urquiola, Pharrell Williams, Fred Wilson, Shi Yong, Tokujin Yoshioka, Yutaka Sone, Zhang Huan, 5.5 Designers.
Installazioni site specific: Kendell Geers, Zaha Hadid, Magdalena Jetelova, Michael Kienzer, Koen Vanmechelen, Erwin Wurm +Tony Oursler Location: Palazzo Cavalli Franchetti - Berengo Centre for Contemporary Art and Glass - Wake Forest University, Casa Artom Info: www.glasstress.org 4 giugno – 27 novembre 2011

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EVENTI COLLATERALI - THE BEST OF 2011 ►ONE OF A THOUSAND WAYS TO DEFEAT ENTROPY

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Un piccolo esercito salvifico, composto da uomini ultrasensibili, capaci di trasformare gli umori del mondo in arte demiurgica, contrastando l’avvento dell’entropia, il secondo principio della termodinamica. Sintesi perfetta di tecnologia, cultura e arte, questa esposizione mirabile mostra una serie volutamente eterogenea di lavori, che dialogano con lo spettatore a vari livelli, muovendosi in un mare in espansione come fossero una macchina dell’immaginazione capace, almeno per un

attimo, di negare l’ineluttabilità di un destino che pare già segnato e che viene contrastato dalla fantasia nonostante la creazione di un paradosso implicito. L’entropia si riferisce normalmente al caos e si utilizza quando si passa da uno stato di ordine ad uno di disordine: quando il ghiaccio si scioglie in un cocktail si dice che ciò avvenga per un aumento di entropia. In questo caso gli artisti, guidati da Ponomarev, tentano di suggerire al pubblico mille modi per sconfiggere l’entropia,


dell’oblio prenatale, in cui scorrono dall’alto al basso e viceversa in movimenti ripetuti all’infinito con una velocità priva di importanza, due figure alla guida di un’auto da corsa. Elemento, quest’ultimo scelto per le proprie qualità iconografiche che, nonostante abbiano perso la propria funzione per via del liquido, non si arrendono alla staticità. Fra gli altri suggerimenti, quello più emozionale è senz’altro un mondo parallelo messo in scena da Op de Beeck, in cui dopo aver superato una barriera alienante di buio totale ci si ritrova catapultati in una realtà alternativa che appare come un tuffo in un futuro in cui tutto è stato ammantato di grigio, colore simbolicamente neutralizzante, tanto negli interni domestici quanto nelle zone di svago comune, mostrando la possibilità infinita dell’uomo di adattamento grazie alla fascinazione. ►One of a Thousand Ways to Defeat Entropy a cura di Alexander Ponomarev Curatore aggiunto: Nadim Samman

Hans Op de Beeck, “Location (7)”, 2011, sculptural installation, mixed media, sound, light, m 18x8,5, m 5 in height. Courtesy Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin; Galerie Krinzinger, Vienna; Xavier Hufkens, Brussels; Marianne Boesky Gallery, New York; Galerie Ron Mandos, Rotterdam – Amsterdam Sotto: progetto dell’installazione

in quanto premessa all’oblio uniforme che scioglierà tutte le cose liquefacendole in un oceano di omogeneità. Per questo motivo la città lagunare è particolarmente adatta per affrontare il tema grazie alla sua natura fisica, praticamente sprofondata nell’acqua, elemento entropico per eccellenza, in quanto annullante nella sua capacità di sommersione. Lo stesso Ponomarev, mette in scena due colonne che ricordano un enorme acquario cilindrico, completamente riempito di liquido evocativo

Artisti: Alexander Ponomarev (Russia, 1957), Hans Op de Beeck (Belgio, 1969), Adrian Ghenie (Romania 1977) e Ryoichi Kurokawa (Giappone, 1978). Location: Arsenale Novissimo – Tese di San Cristoforo, Nappa 89 Info: www.courtauld.ac.uk 3 giugno - 27 novembre 2011

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EVENTI COLLATERALI - THE BEST OF 2011 ►PINO PASCALI

Pino Pascali. Ritorno a Venezia / Puglia Arte Contemporanea, veduta dell’installazione. Photo Sergio Martucci

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Pino Pascali Ritorno a Venezia / Puglia Arte Contemporanea Il genio di Pino Pascali (Polignano a Mare, Bari 1935 – Roma, 1968) torna, dopo più di quarant’anni, a Venezia (la prima nel 1968 vincitore del Premio alla scultura della 34. Biennale di Venezia) e lo fa in buona compagnia. Oltre ad accaparrarsi una delle location storiche più belle della laguna – Palazzo Bianchi Michiel in Cannaregio, a pochi passi dalla Fondazione Buziol e con l’affaccio sul Canal Grande – la mostra, inserita tra gli eventi collaterali della kermesse veneziana, rinnova l’attenzione sull’opera meno conosciuta dell’artista pugliese e presenta al pubblico una selezione di lavori di artisti italiani ed internazionali.
Il progetto espositivo, ideato dal Museo Fondazione Pino Pascali di Polignano a mare, rispecchia l’importante attività culturale svolta dall’unico museo d’arte contemporanea sul territorio pugliese in un’ottica extraregionale.
Si parte dal presupposto che la

storia di questo poliedrico artista sia una pietra miliare nel panorama contemporaneo nostrano e ancora fonte inesauribile di ispirazione per le nuove generazioni. Il percorso inizia, non a caso, con gli artisti vincitori del Premio Pino Pascali – tra cui, dal 1997 ad oggi, Giovanni Albanese, Lida Abdul, Adrian Paci, Jan Fabre e Bertozzi & Casoni – per proseguire con una selezione di lavori provenienti dalla Collezione del Museo (Bari, Giangrande, Milella...) e dal progetto Intramoenia Extra Art (Cagol, Iurulli, Ryan, Viola...) che dialoga in un intelligente mix con il “linguaggio totale” e il pensiero critico di Pascali grafico, “pubblicitario- televisivo”, scultore e chissà cos’altro la parola artista non possa ancora contenere. ►Pino Pascali. Ritorno a Venezia / Puglia Arte Contemporanea a cura di Rosalba Branà, Giusy Caroppo Artisti invitati: Pino Pascali, Claudio Abate, Luigi Ghirri, Domingo Milella, Achille Bonito Oliva, Giovanni Albanese, Marco Giusti,


Studio Azzurro, Lida Abdul, Adrian Paci, Jan Fabre, Jake & Dinos Chapman, Bertozzi & Casoni, Cristina Bari, Stefano Cagol, Miki Carone, Daniela Corbascio, Claudio Cusatelli, Guillermina De Gennaro, Giulio De Mitri, Gao Brothers, Michele Giangrande, Iginio Iurilli, Giampiero Milella, Massimo Ruiu, Virginia Ryan, Francesco Schiavulli, Carlo Michele Schirinzi, Giuseppe Teofilo, Bill Viola. Location: Palazzo Michiel dal Brusà, Strada Nova 4391/A, Cannaregio, Venezia Info: +39 041 5264546 (ufficio stampa) 4 giugno - 27 novembre 2011

In alto, da sinistra: Pino Pascali. Ritorno a Venezia / Puglia Arte Contemporanea, veduta dell’installazione. In primo piano: Daniela Corbascio, “Urban touch/Venezia”, 2011, installazione, pellicce e neon, dimensioni ambientali. Courtesy l’artista e Fondazione Museo Pino Pascali. Photo Sergio Martucci Claudio Abate, “Colomba della pace”, 1965, stampa fotografica lambda B/N, cm 50x36,5 ognuna - trittico cm 50x110. Collezione Fondazione Museo Pino Pascali A fianco: Bill Viola, “The Lovers”, 2004, videoinstallazione. © 2004 Bill Viola Studio, © Kira Perov. Si ringrazia Eclettica Cultura dell’Arte nell’ambito del progetto Intramoenia Extra Art “Transnational challenges”

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EVENTI COLLATERALI - THE BEST OF 2011 ►ROUND THE CLOCK

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In primo piano: Gianni Moretti, “Monumento al mantenimento delle regole della casa”, 2011, collages, legno, plexiglass, cm 98x760x81.
Courtesy Changing Role - move over gallery, Napoli. Sulla destra: Francesco Bocchini, “Blumen”, 2010, oil on sheet metal, glass/olio su lamiera di ferro, vetro, cm 207x200x40. Courtesy Galleria l’Affiche, Milano. Foto davidelovatti.com

Un coro di voci che sembra diffondersi nel corso delle 24 ore su 24 in cui la lancetta incessante ritma lo scorrere del tempo e scandisce i movimenti, le pause e le azioni dell’uomo sulla terra e il loro reciproco modificarsi. Quindici artisti, riuniti nel segno di una riflessione intelligente e sensibile che mette in gioco l’arte e i modelli di ecosistemi sostenibili, per una mostra dall’andamento armonico e, come richiamato dal titolo, circolare, capace di indagare differenti situazioni a partire dal sociale, trattando problemi di eco-sostenibilità e biodiversità. Tutti gli artisti, ognuno in maniera personale e con l’impiego del proprio medium, hanno dialogato con gli altri e con la struttura dello spazio, creando opere capaci di scatenare un’energia che può essere propria solamente di prodotti il cui talento risieda nell’incremento del legame fra artista e spettatore proprio attraverso l’ambiente che lo ospita, sia esso naturale o artificiale. Un’esposizione che parla di rispetto e di possibilità, tralasciando

le facilonerie, i pensieri scontati e quelli retorici, per consegnare allo spettatore le chiavi di un mondo delicato e feroce, in cui convivono foreste evocative e sfrangiate, monumenti contemporanei costituiti di rifiuti, archivi di ricordi animati che trasformano “l’adesso” in “per sempre” divenendo sorta di florari semprevivi, interpretazioni discrete dello spazio che viene letto e modificato come fosse un’ombra, caleidoscopi naturali in cui granelli di terra tolti alla terra, ricordano che qualunque cosa l’umanità varierà, nel bene e nel male, sarà modificata per sempre; e ancora embrioni pronti a schiudersi che nel frattempo si mostrano, come spesso accade, quali capolavori a metà strada fra il naturalia e l’artificialia. Oltre a questo, molto altro, per tornare a quello che pare il punto di partenza, ma che in realtà rappresenta il cammino circolare che presuppone ad una evoluzione intelligente, perché capace di adattarsi al naturale rincorrersi delle stagioni,


Veduta esterna di “Round the Clock”, con opere di Ostapovici, Maiorano, Scheruebl, Riello. Foto davidelovatti.com

presupponendo quella messa in relazione auspicabile dell’uomo e dell’ambiente, da troppo tempo vissuto con esagerata superficialità. ►Round the Clock a cura di Martina Cavallarin Artisti invitati: Maria Elisabetta Novello (Italia, 1974), Francesco Bocchini (Italia, 1969), Ulrich Egger (Italia 1959), Antonio Riello (Italia 1958), Devis Venturelli (Italia 1974), Silvia Vendramel (Italia 1972), Peter Welz (Germania 1972), Eva Jospin (Parigi 1975), Gianni Moretti (Italia 1978), Serafino Maiorano (Italia 1957), David Rickard (Nuova Zelanda 1975), Chiara Lecca (Italia 1977), Svetlana Ostapovici (Moldova 1977), Matteo Sanna (Italia 1975), Wilhelm Scheruebl (Austria, 1961) Location: Arsenale Novissimo, Spazio Thetis. Info: www.biennaleroundtheclock.com 4 giugno – 30 ottobre 2011

Chiara Lecca, “Gengi”, 2011, marmo, vesciche, materiali vari/marble, blisters, various materials, cm 250x160x160. Courtesy Galleria Fumagalli, Bergamo. Foto davidelovatti.com

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SPECIALE BIENNALE THE BEST OF 2011  

Il The Best of della 54. Esposizione Internazionale d'Arte – la Biennale di Venezia. Il nostro appassionato “vademecum” take away, da consul...

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