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NOTIZIARIO
UNION E ST AMPA
PE RIODIC A ITALIANA
ANNO 46° - MENSILE
Uspi
- 11 NUMERI
Spedizione in abbonamento postale articolo 1, comma 1, del DL 24/12/2003 n. 353, convertito in L. 27/2/04 n. 46 - DCB di Roma. In caso di mancato recapito rinviare all’ufficio P.T. di Roma - Romanina detentore del conto per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa in vigore
Lo stato di crisi aziendale (articoli 35 e 37 della legge 416/1981) IL DECRETO DEL MINISTRO DEL LAVORO PER LA CASSA INTEGRAZIONE SPECIALE
Parificate alle grandi aziende quelle con meno di 15 dipendenti Il Ministro Sacconi ha varato le procedure semplificate e il riordino dei criteri di accesso per la concessione del trattamento di integrazione salariale straordinario (Cigs) per i dipendenti delle imprese editrici di giornali quotidiani, periodici e agenzie di stampa a diffusione nazionale. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 6 del 9 gennaio scorso è stato, infatti, pubblicato il Decreto del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali 8 ottobre 2009 n. 47385, che di seguito riportiamo integralmente. Pubblichiamo, come introduzione, l’interessante articolo di Franco Abruzzo, che riassume e spiega il decreto ministeriale, pubblicato sul proprio sito www.francoabruzzo.it, il 18 dicembre u.s.: «Per ciascuna unità produttiva i trattamenti straordinari di integrazione salariale possono avere una durata comples4
Finanziaria 2010, abolito il diritto soggettivo ai contributi diretti e introdotto il riparto proporzionale (pagine 1, 2)
Il decreto del Ministro del lavoro per la Cassa integrazione speciale (pagine 1, 4, 5) Convocazione dell’Assemblea USPI dell’anno 2010 (pagina 3)
Legge 23 dicembre 2009, n. 191
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GENNAIO 2010
FINANZIARIA 2010, ABOLITO IL DIRITTO SOGGETTIVO AI CONTRIBUTI DIRETTI E INTRODOTTO IL RIPARTO PROPORZIONALE
Il Sottosegretario Bonaiuti ha però assicurato l’intera assegnazione dei contributi maturati per il 2009 ed il Ministro Tremonti ha promesso un ripensamento della nostra abrogativa del “diritto soggettivo”
C
on la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 30/12/2009, n. 302 (Supplemento Ordinario n. 243) della Legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato Legge finanziaria 2010”, la Finanziaria di quest’anno è divenuta legge dello Stato ed è in vigore dal 1 gennaio scorso. Sul precedente numero di dicembre di questo Notiziario avevamo giù reso conto delle norme riguardanti l’editoria inserite, nel corso di conversione della legge, con un maxi-emendamento del relatore alla Camera, On. Massimo Corsaro. E’ il caso, ora, di riportare il testo definitivo delle norme in questione, seguito da una breve illustrazione di esse.
S OMMARIO
Le quote associative USPI per l’anno 2010 (pagina 6)
Il regime giuridico delle fotografie tra diritto d’autore e privacy (pagine 7, 8, 9, 10, 11)
Deposito legale e Convenzioni USPI (pagina 11)
Obbligo assicurativo presso
*****
l’INPGI e Convenzione InpsInpgi - Circolare n. 11 del 17/12/09 (pagine 12, 13) Successo senza precedenti di Più Libri più Liberi (pagina 13) Biblioteca USPI (pagina 15)
Periodici associativi USPI 423° elenco (pagina 16) Telegrammi (pagina 16)
LEGGE 23/12/2009, . 191 ARTICOLO 2 (COMMI 61, 62, 63)
61. L’articolo 20, comma 3-ter, del decretolegge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e il comma 460 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, si intendono riferiti alle imprese e testate ivi indicate in possesso dei requisiti richiesti anche se abbiano mutato forma giuridica.
62. In attuazione dell’articolo 44 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, i contributi e le provvidenze spettano nel limite dello stanziamento iscritto sul pertinente capitolo del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri procedendo, ove necessario, al riparto proporzionale dei contributi tra gli aventi diritto, fatte salve le risorse da destinare alle convenzioni e agli oneri inderogabili afferenti allo stesso capitolo.
63. L’importo di ciascuna annualità di cui all’articolo 2, comma 135, del decretolegge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, può essere rimodulato per lo stesso periodo di rimborso, 2
DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI (vai a pagina 11)
Articoli e notizie di questo Notiziario possono essere liberamente riprodotti citandone la fonte. Se ne raccomanda, anzi, la massima diffusione da parte di tutti i periodici associati all’USPI, nell’interesse della categoria QUESTO NOTIZIARIO VIENE SPEDITO AGLI ASSOCIATI USPI IN REGOLA CON IL VERSAMENTO DELLE QUOTE
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FINANZIARIA 2010, ABOLITO IL DIRITTO SOGGETTIVO... in relazione al mancato paga1 mento dell’annualità 2009. La presente disposizione entra in vigore il giorno stesso della data di pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale. Conseguentemente, le somme versate all’entrata del bilancio dello stato e riassegnabili nell’anno 2009 ai sensi degli articoli 1, comma 358, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e 148, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, che, alla data di entrata in vigore della presente legge,non sono state riassegnate alle pertinenti unità previsionali di base del bilancio dello Stato, per l’importo di 45 milioni di euro, sono acquisite all’entrata del bilancio dello Stato a compensazione degli effetti derivanti dall’attuazione del primo periodo.
IL COMMA 62 E’ qui, soprattutto, il nocciolo del problema. Il comma 62 limita il diritto ai contributi ex lege 250/90 agli stanziamenti iscritti, di anno in anno, sul bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’effetto è dirompente sull’intero sistema dei contributi diretti, in quanto rende incerto il diritto al quantum ricevere. Tale norma, di fatto, cancella il diritto soggettivo a ricevere i contributi spettanti, sui quali gli editori aventi diritto potevano contare e trasforma una certezza in un’alea: stanziamento ed entità dei fondi a disposizione verranno stabiliti ogni anno dal Ministero dell’Economia (e la Presidenza del Consiglio dovrà procedere al loro riparto in maniera proporzionale tra i percipiendi), mentre le aziende interessate non
potranno iscrivere a bilancio questi finanziamenti e saranno impedite a trattare con le banche gli anticipi di sconto, non essendo certa la cifra del finanziamento da incassare.
Sottolineiamo, inoltre, che l’erogazione dei contributi (e l’eventuale riparto proporzionale) deve avvenire “fatte salve le risorse da destinare alle convenzioni (in particolare la Rai e le principali agenzie di stampa n.d.r.) e agli oneri inderogabili afferenti allo stesso capitolo” (comma 62, ultima parte). Segnaliamo che, ad oggi, le risorse disponibili sul capitolo di spesa sono insufficienti rispetto al fabbisogno per il 2010 (contributi 2009) e praticamente inesistenti per il 2011 (contributi 2010). Vedere, a tal proposito la TABELLA C, voce “Comunicazioni”, pubblicata qui sotto.
IL COMMA 61 Tale comma riguarda soltanto le imprese editrici di testate organo di movimenti politici in possesso dei requisiti della rappresentanza parlamentare alla data del 31 dicembre 2005. Il comma 61 conferma il diritto ai contributi anche nel caso che l’impresa editrice abbia mutato forma giuridica. La norma in oggetto serve a sanare la posizione di un solo giornale: Il Secolo d’Italia. IL COMMA 63 La sua formulazione non è di facile comprensione. Il comma 63 consente, in relazione al man-
TABELLA C (L. 191/09)
Comunicazioni Sostegno all’editoria
cato pagamento dell’annualità 2009, la rimodulazione delle rate annuali con le quali il Dipartimento per l’informazione e l’editoria presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri effettua il rimborso a Poste Italiane S.p.A. delle somme corrispondenti alle riduzioni tariffarie praticate da Poste Italiane agli editori per la spedizione dei prodotti editoriali. Le somme versate all’entrata di bilancio e riassegnabili nell’anno 2009, non ancora riassegnate alla data del 1/1/2010, sono pertanto acquisite per l’importo di 45 milioni di euro. Il timore è che, con questo comma, i 45 milioni utilizzati per pagare interamente i contributi diretti 2008, reperiti attraverso una rimodulazione del debito della Presidenza del Consiglio verso Poste Italiane, vengano recuperati al bilancio dello Stato, sottraendo di fatto ulteriori risorse a disposizione per l’esercizio 2010. *****
Questa è, ad oggi, la situazione. Il Sottosegretario Bonaiuti ha rassicurato gli editori che hanno maturato il diritto ai contributi per il 2009 che gli stanziamenti sul capitolo di bilancio saranno consoni a coprire le spese necessarie per l’intero contributo spettante, mentre il Ministro Tremonti si è dichiarato disposto a rettificare la norma abrogativa del “diritto soggettivo” in uno dei prossimi provvedimenti governativi (o nel c.d. “decreto sviluppo” o con un emendamento al c.d. “decreto milleproroghe”). Staremo a vedere...
Anno 2010
Anno 2011
Anno 2012
264.468
195.752
195.752
651
218
218
70.000
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-
LEGGE N. 67 DEL 1987: RINNOVO DELLA LEGGE 5 AGOSTO 1981, N. 416, RECANTE DISCIPLINA DELLE IMPRESE EDITRICI E PROVVIDENZE PER L’EDITORIA
(11.2.3 - ONERI COMUNI DI PARTE CORRENTE - CAP. 2183/P 11.2.8 - ONERI COMUNI DI CONTO CAPITALE - CAP. 7442) LEGGE N. 249 DEL 1997: ISTITUZIONE DELL’AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI E NORME SUI SISTEMI DELLE TELECOMUNICAZIONI E RADIOTELEVISIVO. (11.2.2 - INTERVENTI - CAP. 1575)
LEGGE N. 99 DEL 2009: DISPOSIZIONI PER LO SVILUPPO E L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE, NONCHE’ IN MATERIA DI ENERGIA - ART. 56 COMMA 2: CONTRIBUTO EDITORIA (11.2.3 - ONERI COMUNI DI PARTE CORRENTE - CAP. 2183/P)
TOTALE MISSIONE 2
335.119
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otiziario USPI n° 1/2010
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AVVISO DI CO VOCAZIO E DELL’ASSEMBLEA U.S.P.I. DELL’A O 2010
Ai sensi degli articoli 7 e 8 dello Statuto, l’Assemblea Generale Ordinaria dei soci dell’Unione Stampa Periodica Italiana (U.S.P.I.) è convocata per il 15 aprile 2010, alle ore 9 in prima ed alle ore 10 in seconda convocazione, presso la sede sociale in Viale B. Bardanzellu n. 95 in Roma, con il seguente:
ORDI E DEL GIOR O
1. Insediamento della Presidenza e della Segreteria; 2. Nomina della Commissione per la verifica dei poteri; 3. Costituzione dei seggi elettorali; 4. Relazione del Presidente; 5. Relazione del Segretario Generale; 6. Relazione del Collegio dei Revisori dei Conti; 7. Approvazione del rendiconto esercizio 2009; 8. Approvazione esercizio preventivo 2010; 9. Elezione del Consiglio Nazionale per il triennio 2010-2012; 10. Elezione del Collegio dei Revisori dei Conti per il triennio 2010-2012; 11. Elezione del Collegio dei Probiviri per il triennio 2010-2012; 12. Varie ed eventuali.
In base all’articolo 7 dello Statuto hanno diritto di voto tutti i soci ordinari di cui all’articolo 3 in regola con il pagamento delle quote sociali. Ai soci di cui al punto 1) di tale articolo spettano tre voti per ciascuna testata, mentre ai rappresentanti delle Associazioni o Gruppi di cui al punto 2) spetta un solo voto. Hanno diritto inoltre ad esprimere un voto gli iscritti all’U.S.P.I. a titolo personale di cui all’art. 30 (norma transitoria). Ogni socio che non possa partecipare personalmente all’Assemblea può farsi rappresentare, ad ogni effetto, da persona, anche non iscritta all’USPI, munita di apposita delega. Nessun socio o delegato può essere portatore di più di dieci deleghe. Le operazioni elettorali per il rinnovo delle cariche sociali avranno inizio alle ore 12 e si concluderanno alle ore 16, ora in cui i seggi elettorali inizieranno lo spoglio delle schede. Tutte le procedure elettorali si svolgeranno secondo le modalità deliberate dal Consiglio Nazionale nella seduta del 19 dicembre 2002. Per la partecipazione all’Assemblea, i soci che ancora non lo avessero fatto, dovranno mettersi in regola con la quota associativa per il 2010. Il rendiconto 2009 ed il preventivo 2010 saranno a disposizione dei soci che li volessero esaminare presso la sede sociale dell’USPI, in Viale B. Bardanzellu n. 95 in Roma, dalle ore 12 del 30 marzo, alle ore 12 del 14 aprile c.a. Il presente annuncio è da considerarsi quale “avviso” secondo quanto stabilito dall’articolo 8, primo comma, dello Statuto. Roma, 5 gennaio 2010
IL PRESIDENTE (Antonio Barbierato)
- - - - - --- --------- --------------- ------ ----- ---- - - - - - - DELEGA
Il sottoscritto........................................................................................................................................................................................ nella sua qualità di (1)..........................................................................................................................................................................
delega il Sig .........................................................................................................................................................................................
a rappresentarlo all’Assemblea dei soci dell’USPI del 15 aprile 2010 a Roma per l’approvazione dei bilanci e l’elezione delle cari-
che sociali per il triennio 2010-2012 come da Ordine del Giorno . ................................... (data)
................................................. (firma)
(1) Indicare la qualità di editore e titolo del periodico, ovvero di suo rappresentante (punto 1 art. 3 dello Statuto) nel qual caso è necessario indicare anche la testata, ovvero la qualità di socio a titolo personale (art. 30 dello Statuto, norma transitoria).
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IL DECRETO DEL MINISTRO DEL LAVORO PER LA CASSA INTEGRAZIONE SPECIALE siva superiore a trentasei mesi 1 nell’arco di un quinquennio.
La situazione di crisi può essere valutata anche in base al calo delle vendite o alla contrazione degli investimenti pubblicitari o alla diminuzione dell’attività produttiva. L‘avvenuta contrazione degli indicatori può essere valutata anche per gli effetti che si verificheranno per l’impresa nel periodo immediatamente successivo all’istanza. Deve essere presentato, da parte dell’impresa, un piano di risanamento con l’indicazione delle iniziative intraprese o da intraprendere idonee al superamento della crisi. Deve essere predisposto un piano di gestione delle eventuali eccedenze di personale. Ciascuna domanda di concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale straordinaria è riferita ad un periodo massimo di dodici mesi. E’ previsto un prolungamento di sei mesi e poi di altri sei mesi subordinato all’esito degli accertamenti svolti dal Servizio ispettivo delle competenti Direzioni provinciali del lavoro sulla regolare attuazione del programma di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale. Il programma deve essere indirizzato ad interventi specifici, che prevedano investimenti coerenti con lo stato di crisi anche prospettica in cui versa l’azienda e idonei agli interventi che si intendono realizzare, anche con riferimento, per le aziende editoriali, agli interventi volti a favorire la riorganizzazione dell’assetto redazionale; deve individuarsi il rapporto tra le sospensioni e gli interventi programmati, specie per le modalità di attuazione e i tempi di realizzazione; deve essere esplicitato il piano delle sospensioni e della gestione delle eventuali eccedenze; possono essere indicati, altresì, adeguati interventi di formazione volta a favorire la realizzazione del programma presentato; devono essere indicate le modalità di copertura finanziaria degli investimenti». MINISTERO DEL LAVORO DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI
Semplificazione delle procedure amministrative e riordino dei criteri per l’accesso al trattamento di integrazione salariale in favore dei lavoratori dipendenti di aziende appartenenti al settore dell’editoria (Decreto ministeriale 8 ottobre 2009 n. 47385). ARTICOLO 1 (Oggetto)
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1. Il presente decreto disciplina i criteri e la procedura per la concessione del trattamento di integrazione salariale straordinario in favore dei dipendenti delle imprese editrici o stampatrici di giornali quotidiani, di giornali periodici e delle agenzie di stampa a diffusione nazionale nei casi indicati dall’art. 35, comma l, della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive modificazioni, nonché per le causali di crisi aziendale nelle quali si renda necessaria una riduzione del personale ai fini del risanamento dell’impresa, nei casi di cessazione totale ovvero parziale dell’attività aziendale anche in costanza di fallimento ovvero per ristrutturazione e riorganizzazione aziendale in presenza di crisi aziendale. ARTICOLO 2 (Campo di applicazione)
1. Possono fare ricorso al trattamento di integrazione salariale straordinario, di cui al presente decreto, le imprese editrici o stampatrici di giornali quotidiani, di periodici e le agenzie di stampa a diffusione nazionale. ARTICOLO 3 (Requisito occupazionale)
1. Per le aziende del settore editoriale non trova applicazione, ai fini della concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale, il requisito occupazionale di cui all’articolo 1, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223, che prevede una media occupazionale nel semestre precedente la data di presentazione dell’istanza di intervento di CIGS, di quindici dipendenti.
Non trovano, altresì, applicazione le disposizioni di cui all’art. l, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223
NOTA: comma 9. Per ciascuna unità produttiva i trattamenti straordinari di integrazione salariale non possono avere una durata complessiva superiore a trentasei mesi nell’arco di un quinquennio, indipendentemente dalle cause per le quali sono stati concessi, ivi compresa quella prevista dall’articolo 1, D.L. 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863. Si computano, a tal fine, anche i periodi di trattamento ordinario concessi per contrazioni o sospensioni dell’attività produttiva determinate da situazioni temporanee di mercato. Il predetto limite può essere superato, secondo condizioni e modalità determinate dal CIPI ai sensi del comma 6, per i casi previsti dall’articolo 3 della presente legge, dall’articolo 1, D.L. 30
ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, dall’articolo 7 del decreto-legge 30 dicembre 1987, n. 536, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1988, n. 48, ovvero per i casi di proroga di cui al comma 3). ARTICOLO 4 (Soggetti beneficiari)
1. Possono beneficiare del trattamento straordinario di integrazione salariale, di cui all’articolo 35 della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive modificazioni, i lavoratori poligrafici, con esclusione dei dirigenti, i giornalisti professionisti, i pubblicisti e i praticanti dipendenti di imprese editrici o stampatrici di giornali quotidiani, di periodici e delle agenzie di stampa a diffusione nazionale.
2. Ai fini dell’accesso ai benefici per l’esodo ed il prepensionamento nel corso del godimento della CIGS, si applica:
a) per i lavoratori poligrafici, l’articolo 37, comma l, lett. a), della legge del 5 agosto 1981, n. 416;
b) per i giornalisti, l’art. 37, comma 1, lett. b) della legge 5 agosto 1981, n. 416 e la normativa indicata al successivo articolo 8 del presente decreto. ARTICOLO 5 (Causali di intervento straordinario di integrazione salariale)
1. Le imprese di cui all’articolo 2 del presente decreto possono presentare istanza per l’ammissione al trattamento di integrazione salariale, in favore dei propri dipendenti come individuati dal precedente articolo 4, per le seguenti causali: a) crisi aziendale;
b) cessazione totale o anche solo parziale dell’attività aziendale anche in costanza di fallimento; c) ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale, con la verifica della presenza della situazione di crisi aziendale per i benefici di cui all’articolo 4, comma 2, lett. b), del presente decreto. ARTICOLO 6 (Criteri per la valutazione delle causali di crisi aziendale)
1. Ai fini della sussistenza dello “stato di otiziario USPI n° 1/2010
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crisi“, ai sensi della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive integrazioni e modificazioni, la stessa non è rilevabile unicamente dai bilanci aziendali, ma anche da riscontrabili indicatori oggettivi, presenti e prospettici esterni, che abbiano incidenza su una critica situazione dell’impresa e possano pregiudicarne il buon andamento operativo. Tali indicatori, in particolare, dovrebbero registrare un andamento involutivo tale da rendere necessari interventi per il ripristino dei corretti equilibri economico finanziari e gestionali.
A tal fine, sono adottati i seguenti criteri per l’approvazione delle istanze di concessione del trattamento di integrazione salariale in favore dei dipendenti delle imprese editrici o stampatrici di giornali quotidiani e periodici e delle agenzie di stampa per le causali di crisi aziendale:
a) dagli indicatori economico finanziari, complessivamente considerati, riguardanti l’anno antecedente alla richiesta, deve emergere un andamento involutivo; b) la situazione di crisi può essere valutata anche in base al calo delle vendite o alla contrazione degli investimenti pubblicitari o alla diminuzione dell’attività produttiva;
c) l’avvenuta contrazione degli indicatori sub b) può essere valutata anche per gli effetti che si verificheranno per l’impresa nel periodo immediatamente successivo all’istanza;
d) deve essere presentato, da parte dell’impresa, un piano di risanamento con l’indicazione delle iniziative intraprese o da intraprendere idonee al superamento della crisi;
e) deve essere predisposto un piano di gestione delle eventuali eccedenze di personale.
2. In caso di cessazione totale o parziale dell’attività, anche in costanza di fallimento, l’impresa deve predisporre un piano di gestione del personale. La cessazione parziale può interessare o un settore dell’attività stessa ovvero anche una singola testata se appartenente alla medesima ragione sociale. ARTICOLO 7 (Ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale)
1. In caso di presentazione di un programma di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale, la valutazione dell’istanza di ammissione al trattamento di integrazione otiziario USPI n° 1/2010
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salariale straordinaria, deve essere compiuta con il riscontro delle seguenti condizioni:
a) il programma deve essere indirizzato ad interventi specifici, che prevedano investimenti coerenti con lo stato di crisi anche prospettica in cui versa l’azienda e idonei agli interventi che si intendono realizzare, anche con riferimento, per le aziende editoriali, agli interventi volti a favorire la riorganizzazione dell’assetto redazionale;
b) deve individuarsi il rapporto tra le sospensioni e gli interventi programmati, specie per le modalità di attuazione e i tempi di realizzazione;
c) deve essere esplicitato il piano delle sospensioni e della gestione delle eventuali eccedenze; possono essere indicati, altresì, adeguati interventi di formazione volta a favorire la realizzazione del programma presentato; d) devono essere indicate le modalità di copertura finanziaria degli investimenti.
2. Ai fini dell’accertamento amministrativo del programmato piano di riorganizzazione, ristrutturazione ovvero conversione aziendale devono riscontrarsi le condizioni di cui alle lettere a), b), c) e d). ARTICOLO 8 (Ristrutturazione o riorganizzazione in presenza di crisi aziendale)
1. Ai giornalisti professionisti iscritti all’INPGI, dipendenti dalle imprese editrici di giornali quotidiani, di giornali periodici e di agenzie di stampa a diffusione nazionale, limitatamente al numero di unità ammesse dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, a seguito di recepimento in sede governativa dell’esito della procedura di cui all’articolo 2 del D.P.R. n. 218 del 10 giugno 2000 e, per i soli casi di ristrutturazione o riorganizzazione in presenza di crisi aziendale, è riconosciuta facoltà di optare per l’anticipazione della liquidazione della pensione di vecchiaia con la verifica dei requisiti di cui all’articolo 37, comma l, lett. b), della legge del 5 agosto 1981, n. 416, come da ultimo modificato ed integrato dall’articolo 7-ter, comma 17, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, nella legge 9 aprile 2009, n. 33.
2. Nelle ipotesi di cui al capoverso precedente, devono essere verificate le condizioni di cui al precedente articolo 7, lettere a), b) e c). L’impresa deve presentare un
programma volto prioritariamente alla gestione delle inefficienze e degli squilibri siano essi gestionali ovvero economici e finanziari. ARTICOLO 9 (Procedura)
1. Ai sensi dell’articolo 3, comma l, del D.P.R. 10 giugno 2000, n. 218, ciascuna domanda di concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale straordinaria è riferita ad un periodo massimo di dodici mesi. 2. Nel caso di istanze di cui agli articoli 7 e 8 del presente decreto, ai sensi dell’articolo 4 del medesimo D.P.R., il Servizio ispettivo delle competenti Direzioni provinciali del lavoro, decorso almeno un trimestre dall’inizio del trattamento straordinario di integrazione salariale, effettua gli accertamenti di propria competenza e ne trasmette gli esiti, prima della scadenza del primo semestre, al competente ufficio del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. 3. Decorsi i primi dodici mesi dall’inizio del trattamento straordinario di integrazione salariale, il Servizio ispettivo delle competenti Direzioni provinciali del lavoro, entro 20 giorni dalla presentazione di ciascuna istanza di proroga, svolge una verifica intesa ad accertare la regolare attuazione del programma. 4. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali adotta i provvedimenti di concessione del trattamento per periodi semestrali consecutivi e, comunque, non superiori complessivamente a 24 mesi. ARTICOLO 10 (Pagamento diretto)
1. E’ autorizzato il pagamento diretto del trattamento straordinario di integrazione salariale, con le stesse modalità previste per la integrazione salariale straordinaria dall’articolo 7-ter, comma l, del decretolegge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge 9 aprile 2009, n. 33. Il presente decreto sarà trasmesso per il visto e la registrazione alla Corte dei Conti e sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. IL MINISTRO DEL LAVORO (Sen. Maurizio Sacconi)
Visto Ministero dell’Economia e delle Finanze 19 ottobre 2009
Visto Corte dei Conti - Ufficio controllo preventivo 25/11/2009 5
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LE QUOTE ASSOCIATIVE USPI
per l’anno 2010
L’invito ai Soci a rinnovare al più presto l’iscrizione all’USPI per l’anno 2010 versando la relativa quota associativa, lungi dal corrispondere ad una rituale formalità, risponde alla doverosa esigenza di assicurare all’Unione le entrate necessarie non soltanto a fronteggiare i continui ed evidenti aumenti dei costi, ma soprattutto a potenziare i servizi gratuiti resi alla generalità dei Soci. I periodici e gli editori iscritti sanno infatti assai bene che l’USPI offre al Socio un consistente pacchetto di servizi gratuiti che comprende, tra l’altro: - la consulenza editoriale e l’assistenza amministrativa per pratiche pubbliche; - l’aggiornamento professionale mensile tramite questo Notiziario; - copia gratuita della XIII edizione della “Guida della Stampa Periodica” (volume + CD) - la rappresentanza e la tutela in seno alle Commissioni ministeriali; - il filo diretto telefonico per la consulenza fiscale, postale, legislativa, legale, pubblicitaria e internet; - congressi, convegni e stages di qualificazione professionale; - la tessera, bollino annuale e “disco stampa” per autovettura.
Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2010 (e comprensive del costo del “Notiziario USPI”) sono le seguenti:
Per le testate (secondo la tiratura dichiarata):
(Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura è sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge)
da da da da da
€ € € € €
1 a 10.000 copie 10.001 a 50.000 copie 50.001 a 100.000 copie 100.001 a 200.000 copie 200.001 copie in su
255,00 700,00 1.300,00 2.600,00 3.800,00
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IL REGIME GIURIDICO DELLE FOTOGRAFIE tra diritto d’autore e privacy La frequenza con la quale pervengono alla Segreteria Generale richieste di chiarimento da parte dei soci sul regime giuridico delle fotografie ci fa ritenere che non sia inutile dedicare qualche pagina del “Notiziario” a questa problematica. Si tratta ovviamente di un’inquadratura generale del problema e rimandiamo alle forme consuete della “consulenza” ai soci l’esame (e, si auspica, la soluzione) dei casi concreti, che danno origine a un ventaglio così ampio di risposte da rendere illusoria la pretesa di esaurire in poche righe i problemi pratici sottostanti. LE FOTOGRAFIE CREATIVE E LE SEMPLICI FOTOGRAFIE
Anzitutto bisogna premettere che secondo la legge sul diritto d’autore (legge 22 aprile 1941, n. 633 - più volte nel corso degli anni aggiornata e modificata) esistono due tipologie di fotografie: le fotografie opere creative dell’ingegno e le semplici fotografie. Non è facile rendere esplicita la differenza tra le due categorie che il legislatore definisce in maniera molto sobria nell’art. 2 n. 7 “Sono comprese nella protezione (come opere dell’ingegno di carattere creativo) ... le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello delle fotografie sempre che non si tratti di semplice fotografia protetta ai sensi delle norme del capo V del titolo II”. Il capo V del titolo II non ci porta però a una chiarezza assoluta e univoca perché l’art. 87 si limita, per definire la c.d. semplice fotografia, a disporre “sono considerate fotografie ai fini dell’applicazione delle disposizioni di questo capo, le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche. on sono comprese le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili.” In linea generalissima è evidente che il legislatore ha voluto distinguere tra l’opera ottenuta con procedimento fotografico che ha carattere artistico simile a quello che può possedere un’opera pittorica o dell’arte grafica e la fotografia nella quale tale carattere è assente o comunque, nonostante l’abilità tecnica del fotografo, è del tutto in secondo piano rispetto alla funzione illustrativa o documentaria dell’opera. Ci rendiamo conto della labilità dei confini e della soggettività delle valutazioni, ma per poter essere più precisi bisognerebbe aver sco otiziario USPI n° 1/2010
perto la formula che consente di stabilire che cosa è Arte, formula che da Aristotele in poi nessuno studioso di estetica ha potuto dettare e che quindi nemmeno il legislatore ha potuto consacrare in una norma.
DIVERSI IL GRADO E I TERMI I DELLA TUTELA GIURIDICA
Ciò non toglie però che sia estremamente rilevante l’appartenere all’una o all’altra categoria: le opere del primo tipo hanno la tutela propria delle opere di carattere creativo con conseguenze di grande portata (basti dire che la protezione dura fino a 70 anni dalla morte dell’autore), mentre quelle del secondo tipo hanno una protezione di gran lunga meno forte (basti dire che essa dura solo vent’anni dalla produzione della fotografia). Nonostante il carattere, per così dire, meno “nobile” del secondo tipo di fotografie è però tuttavia su di esso che si concentra la maggior parte dei quesiti che pervengono all’USPI e la ragione è evidente, perché in una pubblicazione periodica che non sia di carattere specialistico (e cioè dedicata all’arte fotografica) la fotografie che interessano sono prevalentemente quelle che hanno funzione illustrativa o documentaria. Quali obblighi bisogna osservare? quali cautele occorre avere per pubblicare lecitamente una fotografia? IL TITOLARE DEL DIRITTO
Preliminarmente bisogna distinguere il caso della fotografia appositamente commissionata da quello della fotografia acquisita in altro modo dall’editore. Nel primo caso se vi è tra committente e autore della fotografia un contratto di impiego o di lavoro, entro i limiti dell’oggetto e delle finalità del contratto i diritti di riproduzione, diffusione e spaccio spettano al datore di lavoro. Se la fotografia è stata eseguita al di fuori di un rapporto di lavoro, ma sempre su commissione, valgono gli accordi presi, risultanti dalla fattura o in altro modo. Nel caso invece che la fotografia sia stata eseguita indipendentemente da una commissione o da un rapporto di lavoro i diritti appartengono originariamente al fotografo e si trasmettono al cliente nei limiti e alle condizioni stabilite nel contratto di cessione, se quest’ultimo risulta per iscritto. In assenza di accordi scritti, ma se vi è stata cessione del negativo, tutti i diritti si trasferiscono a chi lecitamente ha ottenuto il negativo. Ovviamente il trasferimento avviene se esso è compiuto dal fotografo stesso o da un sog-
getto (ad esempio, un’agenzia) che abbia ottenuto i diritti dal titolare originario. In tutti i casi gli esemplari della fotografia devono portare le seguenti indicazioni: 1) il nome del fotografo ovvero del committente o della ditta da cui dipende il fotografo, 2) la data dell’anno di produzione della fotografia, 3) il nome dell’autore dell’eventuale opera d’arte fotografata. Se però gli esemplari non recano le suddette indicazioni la loro riproduzione non è considerata abusiva, a meno che il fotografo non dia la prova di un comportamento doloso del riproduttore. LA FOTO “TROVATA”
Come si vede la normativa in merito ai diritti sulle semplici fotografie (artt. 87-92 della L.d.A. citata) è sufficientemente lineare e non dovrebbe dar luogo a difficoltà interpretative. Le difficoltà sorgono quando l’editore intende pubblicare una fotografia che non ha ottenuto direttamente dal fotografo (dipendente o non dipendente) o da un’agenzia di distribuzione sufficientemente affidabile. Se la fotografia non è di pubblico dominio (cioè eseguita da oltre venti anni) occorre che l’editore accerti, prima di procedere alla pubblicazione, chi sia il titolare originario o derivato dei diritti sulla fotografia. L’accertamento però spesso si presenta, se non impossibile, estremamente difficoltoso e non siamo in grado di dare particolari suggerimenti su come comportarsi. Nel caso che la fotografia che si vuole pubblicare sia da trarre da un libro o da un altro periodico, l’accertamento può essere fatto avvalendosi delle indicazioni del nome dell’autore e della data di esecuzione che, a regola d’arte, dovrebbero comparire nella pubblicazione cui si fa riferimento. Se esse mancano, ci si può rivolgere all’editore di tale pubblicazione per ottenere le notizie necessarie sulla titolarità dei diritti. Si tenga comunque presente che non basta ottenere l’autorizzazione alla riproduzione da parte di quest’ultimo editore, perché può avvenire che egli a suo tempo si sia limitato a ottenere soltanto il diritto di riproduzione della fotografia sulle sue pubblicazioni e non abbia acquisito la titolarità completa dei diritti. LA FOTO SU I TER ET
Un discorso a parte merita la riproduzione di fotografie reperite tramite internet. E’ opinione, sorprendentemente molto diffusa, che tali fotografie siano libera8 7
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IL REGIME GIURIDICO DELLE FOTOGRAFIE tra diritto d’autore e privacy mente riproducibili. 7 Ovviamente, a supporto di tale convinzione sta la confusione tra la facilità di appropriarsi della fotografia con la liceità dell’operazione. E’ per contro di tutta evidenza che nessuna influenza hanno le modalità di diffusione della fotografia sul regime giuridico che la riguarda. Pur ammettendo che i siti internet che diffondono fotografie abbiano le necessarie autorizzazioni per farlo, niente autorizza a ritenere che le fotografie stesse siano di pubblico dominio e quindi liberamente riproducibili da terzi. All’editore rispettoso delle regole giuridiche non rimane quindi che comportarsi nei confronti delle fotografie reperite tramite internet come si comporterebbe nei riguardi delle fotografie trovate su pubblicazioni a stampa: deve cioè preoccuparsi di ottenere dai titolari dei diritti le necessarie autorizzazioni alla riproduzione. L’OGGETTO FOTOGRAFATO
Quanto abbiamo sin qui esposto si riferisce alla fotografia in sé e non anche ai problemi che può presentare, in materia di diritto d’autore, la riproduzione dell’oggetto fotografato. Può infatti avvenire che esso (e ciò è vero soprattutto per le opere dell’arte figurativa fotografate) sia a una volta coperto da diritti. In altri termini il fotografo può aver ottenuto dai titolari di tali diritti l’autorizzazione a fotografare (riprodurre fotograficamente) l’opera e a distribuire le fotografie, ma può non aver acquisito il divieto di trasmettere a terzi l’autorizzazione a riprodurla in pubblicazioni a stampa o in altro modo. Occorre quindi, in tal caso, ottenere le appropriate autorizzazioni dai titolari dei diritti e solo dopo procedere alla pubblicazione.
espressione.
...omissis...
2. In particolare sono comprese nella protezione: ...omissis...
7) le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia protetta ai sensi delle norme del capo V del titolo II. CapoV Diritti relativi alle fotografie
87. [1] Sono considerate fotografie, ai fini dell’applicazione delle disposizioni di questo capo, le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche. [2] Non sono comprese le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili.
TITOLO I Disposizioni sul diritto d’autore
88.[1] Spetta al fotografo il diritto esclusivo di riproduzione, diffusione e spaccio della fotografia, salve le disposizioni stabilite dalla sezione seconda del capo sesto di questo titolo, per ciò che riguarda il ritratto e senza pregiudizio, riguardo alle fotografie riproducenti opere dell’arte figurativa, dei diritti di autore sulla opera riprodotta. [2] Tuttavia se l’opera è stata ottenuta nel corso e nell’adempimento di un contratto di impiego o di lavoro, entro i limiti dell’oggetto e delle finalità del contratto, il diritto esclusivo compete al datore di lavoro. [3] La stessa norma si applica, salvo patto contrario, a favore del committente quando si tratti di fotografia di cose in possesso del committente medesimo e salvo pagamento a favore del fotografo, da parte di chi utilizza commercialmente la riproduzione, di un equo corrispettivo.
1. [1] Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di
89.La cessione del negativo o di analogo mezzo di riproduzione della fotografia comprende, salvo patto contrario, la cessione dei diritti previsti nell’articolo pre-
LA LEGGE DEL 1941
Legge 22 aprile 1941, n. 633. - Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio.
Capo I Opere protette
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[4] Il Presidente del Consiglio dei Ministri, con le norme stabilite dal regolamento, può fissare apposite tariffe per determinare il compenso dovuto da chi utilizza la fotografia.
cedente, sempreché tali diritti spettino al cedente.
90.[1] Gli esemplari della fotografia devono portare le seguenti indicazioni: 1) il nome del fotografo, o, nel caso previsto nel primo capoverso dell’articolo 88, della ditta da cui il fotografo dipende o del committente; 2) la data dell’anno di produzione della fotografia; 3) il nome dell’autore dell’opera d’arte fotografata. [2] Qualora gli esemplari non portino le suddette indicazioni, la loro riproduzione non è considerata abusiva e non sono dovuti i compensi indicati agli articoli 91 e 98 a meno che il fotografo non provi la mala fede del riproduttore.
91.[1] La riproduzione di fotografie nelle antologie ad uso scolastico ed in generale nelle opere scientifiche o didattiche è lecita, contro pagamento di un equo compenso, che è determinato nelle forme previste dal regolamento. [2] Nella riproduzione deve indicarsi il nome del fotografo e la data dell’anno di fabbricazione, se risultano dalla fotografia riprodotta. [3] La riproduzione di fotografie pubblicate su giornali od altri periodici, concernenti persone o fatti di attualità od aventi, comunque, pubblico interesse, è lecita contro pagamento di un equo compenso. [4] Sono applicabili le disposizioni dell’ultimo comma dell’articolo 88.
92.[1] Il diritto esclusivo sulle fotografie dura vent’anni dalla produzione della fotografia.
FOTO E PRIVACY
PUBBLICABILITA’ DELLA FOTO RITRATTO
Diverso, e in questo caso più complicato, è il problema della pubblicabilità delle foto delle persone ritratte, perchè qui il diritto d’autore si mescola (ed in molte occasioni cede il posto) al diritto alla privacy della persona oggetto della foto. Riportiamo, di seguito, un breve sunto della normativa in vigore, pubblicato sul sito www.fotografi.org, che è l’interessante sito dell’Associazione fotografi professionisti: «La legge 633/1941 (Legge sul diritto d’autore - n.d.r.) riporta una sezione (capo 5, sez. 2) interamente dedicata al rispetto dell’immagine delle persone ri10 otiziario USPI n° 1/2010
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Se il personaggio da pubblicare è un personaggio QUALSIASI (amici, persone ritratte per strada, clienti, eccetera). Il concetto di base è questo: poichè la norma che interdice la pubblicazione è concepita per dare possibilità ad una persona di lasciare il suo volto sconosciuto, ne consegue che occorre avere autorizzazione alla pubblicazione in molti casi. Vedi esempi. NOTE
Immagine riconoscibile di una persona qualsiasi, comunque pubblicata (in vetrina, su stampati, su libri, riviste o sul web), o comunque in modo che l’immagine sia visibile da un pubblico indistinto e non controllabile.
Immagine riconoscibile degli sposi comunque pubblicata (in vetrina, esposta in negozio, su un depliant, sul proprio sito web), o comunque in modo che l’immagine sia visibile da un pubblico indistinto e non controllabile.
PERCHE’
La legge nega la possibilità di pubblicare la foto perchè in tal modo la per- NO, a meno che sona che è sconosciuta perderebbe la privacy legata alla sua immagine non ci sia esplicita autorizzazione La legge nega la possibilità di pubblicare la foto perchè in tal modo la per- NO, a meno che sona che è sconosciuta perderebbe la privacy legata alla sua immagine. E’ non ci sia esplicita quindi buona norma esporre solo le foto di sposi che abbiano firmato autorizzazione nel contratto o commessa di lavoro - un’esplicita indicazione che acconsenta alla pubblicazione delle loro immagini.
Se l’immagine viene mostrata ad un gruppo ristretto, conosciuto e conImmagine riconoscibile di una persona qualsiasi, inserita in un contesto la cui visione sia limitata ad un pubblico circo- trollabile di interlocutori, non si può parlare di pubblicazione, ma di uso scritto ed identificato (in un book cartaceo in una sola copia privato. Facendo attenzione a non trascendere, l’uso è possibile. e non pubblicato su web, in un quadro affisso in locali chiusi al pubblico, in una pagina web protetta da password, in un tabellone esposto solo all’interno di un club o un istituto con accesso limitato ai membri, ecc.) in modo che l’immagine sia visibile solo da un pubblico conosciuto, limitato e controllabile.
L’autorizzazione alla pubblicazione deve essere concessa dai genitori. Immagine di un minore, comunque pubblicata (in vetrina, su stampati, su libri, riviste o sul web), o comunque in modo che l’immagine sia visibile da un pubblico indistinto e non controllabile. Vedi varianti ed eccezioni più in basso. Non ha importanza che la foto sia stata REALIZZATA in un luogo pubbliImmagine di un luogo pubblico o di un avvenimento, in cui una co o durante un evento; l’importante è che SI TRATTI di un’immagine o più persone siano riconoscibili. Si, se il personaggio riconosci- DEL luogo pubblico o DELL’evento, nella quale alcune persone possono bile non è determinante all’economia della foto. essere incidentalmente riconoscibili. La stessa immagine di prima, da cui è stato eliminato il personaggio riconoscibile. La foto non ne soffre: quindi, NON si tratta di una foto di ritratto.
PUBBLICABILITA’
....NI. Se l’uso è davvero ristretto, è possibile.
NO, a meno che non ci sia esplicita autorizzazione firmata dai genitori SI, anche senza autorizzazione
Poichè l’immagine sostanzialmente non ne viene modificata, si può SI, anche senza sostenere che la pubblicazione di quel personaggio sarebbe stata tranquil- autorizzazione lamente fattibile, dato che si tratta di un’immagine DI un luogo pubblico (e non semplicemente scattata in un luogo pubblico)
Nota bene: non è lecita la pubblicazione di immagini realizzate in pubblico, NO, a meno che ma di immagini che ritraggano luoghi o eventi pubblici. Se il soggetto non ci sia esplicita Personaggi comuni scattati in pubblico, o durante un evento, ma umano è portante nell’economia dell’immagine (tanto che non potrebbe autorizzazione ISOLATI dal contesto. essere eliminato, se non “eliminando” la foto), allora si tratta di un ritratto per cui occorre autorizzazione. Personaggi comuni scattati in pubblico, o durante un evento, iso- Se il volto (l’effigie) non è riconoscibile, l’immagine può essere pubblicata. SI, anche senza autorizzazione lati dal contesto ma il cui volto non sia riconoscibile. Personaggi comuni di cui sia pubblicato un particolare, ma il cui volto non sia riconoscibile. Immagini in cui il soggetto ritratto occupi una porzione minima dell’immagine, comunque pubblicate.
La legge protegge la privacy della propria effigie, in modo che non venga conosciuta ai più. Altri dettagli anatomici, anche se riconoscibili dalle persone che appartengono alla sfera privata, sono sconosciute alla massa, e quindi non possono essere riconosciute da questa. Se il soggetto avesse il volto riconoscibile, non ha importanza la “dimensione fisica” all’interno dell’immagine, ma la sua “dimensione logica”: se pur essendo “piccolo” il soggetto umano è determinante nella foto, è da equipararsi ad una foto di ritratti, e non di un luogo pubblico.
SI, anche senza autorizzazione, purchè il volto non sia riconoscibile. NI. Occorre valutare di caso in caso.
La legge cita espressamente questo caso come una situazione per la quale SI, è previsto dalla Immagini pubblicate con finalità esclusivamente culturali e/o non occorre autorizzazione. legge. didattiche.
Immagini di ritratto di minori o di adulti effettuate come reportage in Paesi distanti.
Foto di minori in situazioni che si riterrebbero giustificate da libertà di informazione ed esigenze giornalistiche.
Foto di minori sulle quali si sia provveduto a rendere non riconoscibile il volto. (fonte: www.fotografi.org)
In realtà, valgono le stesse regole che valgono per le persone in Italia. Tuttavia, dato che statisticamente è molto raro che questi soggetti si oppongano in seguito, è diffusa la consuetudine per la quale non viene chiesta l’autorizzazione. Molta attenzione, invece, agli stranieri fotografati in Italia, che potrebbero opporsi - anche per tramite di avvocati che si prestano a patrocini pagati, se la pubblicazione è per loro sconveniente.
NI. La regola della privacy vale comunque, anche se statisticamente è improbabile che sorgano problemi.
In realtà, la libertà di informazione esiste finchè non calpesta il diritto dei singoli, e l’opporsi alla pubblicazione è un diritto che prevale sull’esigenza giornalistica. Nel caso di minori, poi, esiste l’aggravante della minore età.
NO. Anche se spesso viene infranta, la regola è quella di non pubblicare immagini di minori riconoscibili nei servizi giornalistici.
E’ sufficiente “pecettare” o “pixelare” la zona degli occhi, dato che si tratta SI, se il volto è o della porzione su cui si basa il riconoscimento immediato, che è quello viene reso non che va evitato direttamente riconoscibile
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Se il personaggio da pubblicare è un personaggio FAMOSO (cantante, attore, politico, sportivo, o qualsiasi altro elemento che abbia reso il suo volto già conosciuto al pubblico a cui verrà mostrato con la pubblicazione). Il concetto di base è questo: poichè la norma che interdice la pubblicazione è concepita per dare possibilità ad una persona di lasciare il suo volto sconosciuto - se lo desidera - è praticamente non applicabile se il volto della persona in questione è già conosciuto al pubblico. Con qualche eccezione..
esempio
Immagine di un personaggio, fotografato ad un concerto ed utilizzata per un libro che si occupi di lei in specifico o di musica in generale. Immagine di un personaggio, fotografato ad un concerto ed utilizzata per una rivista od una pubblicazione anche in rete che si occupi di lei in specifico o di musica in generale Immagine di un personaggio, utilizzata per la realizzazione di prodotti di merchandising, cioè che vengano venduti come oggetti (magliette, poster, cartoline, tazze, ma anche pubblicità, eccetera) Immagini di personaggi inseriti nel proprio book sul web, o comunque per autopromozione.
note
pubblicabilità
La legge lascia espressamente la facoltà di pubblicare - per finalità prevalenti di informazione - il volto dei personaggi già noti al pubblico
SI, senza chiedere autorizzazione
La legge lascia espressamente la facoltà di pubblicare - per finalità prevalenti di informazione - il volto dei personaggi già noti al pubblico.
SI, senza chiedere autorizzazione
La possibilità di pubblicare liberamente le immagini di personaggi noti NO, occorre senza avere autorizzazione è limitata agli impieghi con finalità prevalente di un’esplicita autoinformazione. Non è così negli altri casi. rizzazione o licenza.
In teoria l’uso non sarebbe per informazione, e quindi occorrerebbe un’autorizzazione. Di fatto, il 99,9% dei professionisti pubblica senza problemi questo genere di immagini sul proprio siti. E’ tollerato nel caso dei personaggi famosi. Evitarlo assolutamente con le altre persone (cioè, chiedere liberatoria). Immagine di un personaggio, pubblicata da riviste o pubblicazioni Diverse sentenze della Corte di Cassazione sottolineano che la libertà di - e quindi con finalità di informazione - ma il cui contesto o la pubblicare immagini di personaggi pubblici viene meno se l’immagine lede cui natura sia lesiva del buon nome o della dignità del per- la loro dignità. Le riviste di gossip pubblicano ugualmente queste foto sonaggio. anche rischiando la causa, perchè la vendita di un maggior numero di copie ne compensa il rischio.
(fonte: www.fotografi.org)
SI, o meglio NI.
NO, anche se alcune riviste di gossip pubblicano comunque, accettando il rischio legale.
IL REGIME GIURIDICO DELLE FOTOGRAFIE tra diritto d’autore e privacy tratte. 8 A dispetto del fatto che la sezione conti tre soli articoli (articoli 96, 97, 98), in realtà su questo punto della Legge nascono spesso numerosissime contestazioni; le cause intentate per inadempienze relative a queste sezioni sono molto più numerose di quelle relative ad abusi in altri aspetti. Il concetto portante di questa sezione è espresso all’articolo 96: “il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto e messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell’articolo seguente”. L’indicazione è inequivocable: fatte salve alcune particolari e circoscritte eccezioni, chi veda pubblicato il proprio ritratto fotografico senza essere consenziente a tale utilizzo pubblico, può opporsi. La conseguenza immediata è particolarmente importante per i free lance che realizzano varie immagini di reportage, e le cedono poi a riviste ed agenzie; in assenza delle condizioni che ora vedremo nel dettaglio, un simile “uso” dei volti altrui richiede il possesso di quello che viene definito il “release”, cioè il permesso scritto alla pubblicazione. Del “release” non è possibile fare a meno in caso di utilizzo commerciale e pubblicitario, ed è prudente che esista anche per i fini editoriali anche minori, anche se la consuetudine è quella di confidare nell’efficacia del cosiddetto “diritto di cronaca” e, soprattutto, nell’intelligenza delle persone ritratte. Molto riassuntivamente: 10
O OCCORRE ASSE SO ALLA PUBBLICAZIO E:
Esiste una nutrita casistica di eccezioni. Vediamole sinteticamente:
A. Se si tratta di personaggio famoso, pubblicato nell’ambito della sfera della sua notorietà, e con fini di informazione. Ai fini informativi e di cronaca, cioè, il volto di personaggi pubblici (uomini politici dello spettacolo, con cariche pubbliche, ecc.) può essere pubblicato senza necessità del consenso della persona ritratta. La Cassazione ha tuttavia evidenziato come questa norma possa ritenersi valida solo se la “notorietà” della persona in oggetto è riferita al contesto dove avviene la pubblicazione. Inoltre, sempre la Cassazione evidenzia come il prevalente fine di lucro annulli questa concessione (quindi: bene per i fini informativi, come articoli di cronaca e pubblicazioni librarie, no nei casi di merchandising o pubblicità).
B. Se la pubblicazione avviene a scopi scientifici o didattici. E il caso, ad esempio, dei trattati medici, o di patologia, o di antropologia. Ovviamente, dato che l’immagine non deve essere lesiva della dignità della persona ritratta, anche in questo caso la persona può opporsi, o richiedere la non riconoscibilità del volto.
C. Se la pubblicazione è motivata da fini di giustizia o polizia. Ecco come immagini di cittadini non pubblici, divengano lecitamente pubblicabili.
D. Se l’immagine della persona compare all’interno di un’immagine raffigurante fatti svoltisi pubblicamente o di interesse pubblico, ed il volto della persona non è isolato dal contesto. Attenzione: NON sono liberamente pubblicabili i ritratti eseguiti in luoghi pubblici, ma le immagini che, avendo come soggetto principale il luogo pubblico, o l’avvenimento pubblico, incidentalmente riportino come riconoscibili anche i volti di persone lì presenti. Si tenga presente che sono vietate le riprese di obiettivi militari (stazioni, aeroporti, caserme, ecc.) di materiali bellici e proprietà di Esercito, Marina, Aeronautica, ecc., e dei loro appartenenti in servizio (da un regolamento interno dei Carabinieri).
Al di la di queste restrizioni, comunque, non esiste alcuna legge che vieti di fotografare i privati. Capita quotidianamente il caso per il quale dei privati ritratti in occasione di pubbliche manifestazioni si ribellino all’idea di essere stati ripresi, ed impongano la loro volontà, fino al limite di impadronirsi del rullino o della scheda di memoria, o di pretendere di distruggerli. Questa situazione è, legalmente parlando,
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un abuso. Il fotografo spesso tende a subire, sia quando non si senta sicuro del suo diritto, sia quando l’interlocutore... sia più grosso di lui. In realtà, per Legge, la ripresa dei privati non è proibita, mentre lo può essere la pubblicazione del ritratto. Quando, tuttavia, questo “ritratto” non è un primo piano, ma un’immagine di un momento pubblico, all’interno della quale sia riconoscibile una persona, la fotografia diviene anche pubblicabile senza il consenso del ritratto. In sostanza, se il soggetto della fotografia è l’avvenimento e non la persona, come, ad esempio, la manifestazione studentesca, o un momento delle corse dei cavalli all’Ippodromo, ed - all’interno dell’immagine - sono riconoscibili delle persone, costoro non possono accampare alcun diritto in nome della Legge sul diritto d’autore. Attenzione!!! Nessuno di questi casi, tuttavia, risulta applicabile se l’immagine in oggetto è in qualche modo lesiva della dignità della persona ritratta». PUBBLICABILITA’ DELLE FOTO DI MI ORI
Ancor più stringente è la normativa che riguarda la pubblicabilità delle foto dei minori d’età. Già nel 2001, in un comunicato stampa dal titolo “Diritto di cronaca: sbagliato pubblicare foto di minori, anche se figli di personaggi noti”, il Garante per la protezione dei dati personali (a quel tempo, Stefano Rodotà) aveva così precisato: «Il diritto dei minori alla riservatezza deve essere sempre considerato primario rispetto al diritto di cronaca, anche quando si tratta di figli di personaggi noti. La notorietà di determinate persone o l’esercizio di funzioni pubbliche non può comportare un affievolimento della tutela riconosciuta a familiari e, in particolare, a minori... Il trattamento dei dati personali nell’ambito dell’attività giornalistica deve rispettare le prescrizioni della legge sulla privacy e del codice deontologico dei giornalisti che prevedono una tutela più rafforzata per il diritto alla riservatezza dei minori. Tale diritto deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca, anche quando il minore sia coinvolto in fatti di cronaca o sussista un motivo di rilevante interesse pubblico alla conoscenza di determinate notizie: in questi casi, il giornalista deve comunque “farsi carico delle responsabilità di valutare se la pubblicazione sia davvero nell’interesse oggettivo del minore, secondo i principi e i limiti stabiliti dalla Carta di Treviso”. La notorietà del personaggio può giustificare la raccolta di notizie e dati che hanno rilievo sul ruolo o sulla vita pubblica dell’interessato, ma non consente di raccoglie otiziario USPI n° 1/2010
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re o diffondere informazioni riguardanti la sua vita privata, specialmente quando queste informazioni non hanno alcun rilievo sul suo ruolo pubblico».
L’articolo 7 del Codice deontologico dell’Ordine dei Giornalisti, approvato dal Garante per la Privacy, così recita: Articolo 7 Tutela del minore
1. Al fine di tutelarne la personalità il giornalista non pubblica i nomi dei minori coinvolti in fatti di cronaca, nè fornisce particolari in grado di condurre alla loro identificazione. 2. La tutela della personalità del minore si estende, tenuto conto della qualità della notizie e delle sue componenti, ai fatti che non siano specificamente reati. 3. Il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca; qualora, tuttavia, per motivi di rilevante interesse pubblico e fermo restando i limiti di legge, il giornalista decida di diffondere notizie o immagini riguardanti minori, dovrà farsi carico della responsabilità di valutare se la pubblicazione sia davvero nell’interesse oggettivo del minore, secondo i principi e i limiti stabiliti dalla «Carta di Treviso».
La «Carta di Treviso» (sottoscritta dall’Ordine dei Giornalisti, dalla FNSI e da Telefono Azzurro) si premura di tutelare i diritti dei minori e di promuovere una cultura dell’attenzione e del rispetto dei diritti di questi nelle attività di trasmissione di informazione e/o immagini che li riguardano.
Per quanto attiene la pubblicazione di foto ritraenti minori che risultino chiaramente visibili ed identificabili, si deve ottenere un preventivo consenso scritto, da parte dei genitori o di chi ne fa le veci, alla riproduzione di foto. L’autorizzazione deve contenere anche la dichiarazione di consapevolezza ed approvazione del contesto in cui saranno inserite tali immagini e del commento scritto o parlato che sarà fatto. In sostanza è opportuno sottoporre preventivamente alla visione ed all’autorizzazione di chi eserciti la potestà genitoriale, tutta l’operazione comunicativa che si intende pubblicare (anche per via telematica). Qualora i titolari del diritto si oppongano alla riproduzione dell’immagine e/o del nome del minore o di qualsiasi altro elemento che consenta di identificarlo, il giornalista dovrà premurarsi di rendere effettivamente non identificabile il soggetto della detta immagine non solo modificando la foto (o l’audiovisivo) ma anche omettendo tutti quegli elementi che possano identifica-
re la persona o che permettano di risalire ad essa (luoghi, attività o circostanze che possano aiutare a desumere l’identità del minore ritratto).
L’illecita pubblicazione dell’immagine altrui (soprattutto se minorenne) obbliga al risarcimento dei danni non patrimoniali, sia ai sensi dell’articolo 10 del Codice Civile, sia ai sensi dell’articolo 29 della legge 675/1996 (sulla privacy). In ogni caso la violazione della normativa sulla privacy comporta una automatica responsabilità ai sensi dell’articolo 2050 del c.c., essendo considerato il trattamento dei dati personali come un’attività pericolosa ai sensi del suddetto articolo. Una esemplificazione abbastanza semplice e diretta su quello che si può o meno diffondere in tema di fotografia è pubblicata sul sito dell’Associazione fotografi professionisti (www.fotografi.org) e la riproponiamo ai nostri associati per la sua linearità negli schemi di pagina 9 e 10.
DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI In base agli accordi sottoscritti dall’USPI con le Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze per il “deposito legale” dei prodotti editoriali presso gli Archivi Nazionali (DPR 252/06), ENTRO IL MESE DI GENNAIO:
Gli editori con sede principale in VALLE D’AOSTA, PIEMONTE, LOMBARDIA, TRENTINO ALTO ADIGE, - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effetture la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 4° trimestre dell’anno (ottobre-dicembre 2009); - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie dei periodici distribuite al pubblico nel 2° semestre dell’anno (luglio-dicembre 2009).
Ricordiamo la necessità di allegare a questa prima spedizione annuale un certificato di iscrizione all’USPI per l’anno 2010. Rammentiamo, infine, che per il deposito delle copie presso le Biblioteche regionali e provinciali la cadenza stabilita dalla legge è ogni 60 giorni.
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Notizie INPGI - Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti
OBBLIGO ASSICURATIVO PRESSO L’I PGI E CO VE ZIO E I PS-I PGI PER TRASFERIME TO CO TRIBUZIO E I DEBITA
Circolare n. 11 del 17/12/2009
OBBLIGO ASSICURATIVO
L’obbligo di iscrizione ai fini previdenziali all’INPGI, ai sensi della vigente normativa (legge n.1564/51, legge n.1122/55, art.38 della legge n. 416/81 - come sostituito dall’art. 76 della legge n.388/2000 - Statuto e Regolamento dell’I PGI), ricorre nei casi in cui - a prescindere dal CC L applicato - concorrano le seguenti condizioni: - iscrizione all’Albo dei giornalisti (elenco professionisti, elenco pubblicisti e/o registro praticanti); - svolgimento di attività lavorativa riconducibile a quella professionale giornalistica.
Le suddette condizioni devono essere concorrenti e non alternative. Infatti, l’art. 38 della Legge 5 agosto 1981, n. 416 come modificato dall’art. 76 della Legge 23 dicembre 2000, n. 388, a decorrere dal 1 gennaio 2001, ha esteso l’obbligo di iscrizione all’INPGI anche ai giornalisti pubblicisti, di cui all’art. 1, commi secondo e quarto della Legge 3 febbraio 1963, n. 69. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Dipartimento per le Politiche Sociali e Previdenziali, con parere del 24.9.2003 n. 9PP/80907/AG-V-180, nel ridefinire l’ambito di applicazione della tutela assicurativa INPGI ha ritenuto che l’art. 76 della legge 23.12.2000, n. 388, non facendo più riferimento alla contrattazione collettiva applicata, ha superato la condizione posta dall’art. 17 del Dlgs n. 503/1992, che prevedeva l’obbligo assicurativo presso l’INPGI solo in caso di applicazione del CCNL giornalistico. A decorrere dal 1/01/2001, invece, assume rilievo esclusivo la natura giornalistica del rapporto di lavoro subordinato.
Tale principio, già espresso dalla Direzione Generale per le Politiche Previdenziali, è stato ribadito dalla Suprema Corte di Cassazione, che con Sentenza n. 16147 del 20/07/2007 ha sostenuto che “perché sorga l’obbligo di iscrizione all’I PGI è sufficiente la instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato avente ad oggetto attività giornalistica con un soggetto che sia giornalista professionista o praticante giornalista. La natura del datore di lavoro è indifferente, sicché questo può essere un ente territoriale (e il giornalista dipendente un impiegato comunale: 12
Cass.,26/06/2004 n. 11944) o un imprenditore che, pur operando in settori diversi dall’editoria, assume alle sue dipendenze un giornalista professionista o praticante assegnandogli mansioni di carattere giornalistico”.
Pertanto, a decorrere dal 1 gennaio 2001, i giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti assunti alle dipendenze di un datore di lavoro del settore pubblico e privato, a tempo determinato o a tempo indeterminato, con affidamento di incarico di natura giornalistica, ovvero che svolgono attività di lavoro riconducibile alla professione giornalistica, sono obbligatoriamente iscritti presso l’INPGI, a prescindere dal CCNL che regola il rapporto di lavoro e dall’inquadramento aziendale. In relazione al concetto di attività giornalistica, va precisato che, in assenza di una definizione legale o contrattuale, la giurisprudenza ne ha fissato i requisiti e le caratteristiche principali. Per attività giornalistica deve intendersi la prestazione di lavoro tipicamente (anche se non esclusivamente) intellettuale volta alla raccolta, al commento ed alla elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione; il giornalista si pone pertanto come mediatore intellettuale tra il fatto di cui acquisisce la conoscenza e la diffusione di esso attraverso un messaggio scritto, verbale, fotografico o visivo (Cass. n. 6574/1981, n. 7007/1983, n. 4547/1990 e n.1827/1995).
Per quanto riguarda l’attività giornalistica nell’ambito degli Uffici Stampa (comunicati stampa, schede informative, rassegna stampa, brochure informative, redazione testi per sito internet, gestione sala stampa e/o rapporti con la stampa, ecc.), si precisa che il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti, con delibera del 5/12/2002 e del 9/06/2003, ha confermato che l’attività svolta all’interno degli uffici stampa, sia del settore pubblico che privato, è ritenuta una delle tipologie in cui si estrinseca la professione giornalistica. Tant’è che tale attività consente - sulla base di tale deliberazione la presentazione della domanda di iscrizione all’Albo (elenco pubblicisti). Lo stesso legislatore, per la regolamentazione dell’attività presso gli Uffici Stampa della pubblica amministrazione, ha disposto che il personale responsabile e/o addetto a tali strutture debba essere obbligatoriamente iscritto
all’Albo dei giornalisti (legge n.150/2000).
REGOLARIZZAZIO E PERIODI CO TRIBUTIVI PREGRESSI
Nelle more dei chiarimenti ministeriali, alcune aziende pubbliche e/o private hanno continuato ad effettuare gli adempimenti contributivi presso l’INPS. Al riguardo, si ricorda che l’art. 116, ultimo comma, della legge 23.12.2000, n. 388 stabilisce che il pagamento della contribuzione previdenziale effettuato in buona fede ad un ente previdenziale pubblico diverso dal titolare ha effetto liberatorio nei confronti del contribuente e che l’ente previdenziale, che ha ricevuto il pagamento, deve provvedere a trasferire le somme indebitamente introitate, senza aggravio di interessi , all’ente titolare della contribuzione. Tale ultima norma non trova diretta applicazione nei confronti dell’INPGI in quanto ente previdenziale privatizzato ex Dlgs 509/94. Tuttavia, come suggerito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale per le politiche previdenziali – Divisione IX- con nota del 27/12/2005 prot. 24/IX/0014072, si è ritenuto opportuno – al fine di semplificare al massimo l’adempimento del trasferimento dei contributi tra INPS ed INPGI – applicarne il principio attraverso apposita convenzione.
L’INPS e l’INPGI, in data 7/10/2009, hanno sottoscritto una convenzione per il trasferimento - in linea con i princìpi dettati dalla legge n. 388/2000 - delle somme corrispondenti ai contributi indebitamente versati ai fini pensionistici per i giornalisti nell’uno o nell’altro ente. Una analoga convenzione è già stata sottoscritta dall’INPGI per i contributi indebitamente versati all’INPDAP (vedi circolare congiunta INPDAP-INPGI n. 9 del 9/02/2004). Al periodo oggetto di trasferimento, e cioè per il periodo dal 01/01/2001 e senza tenere conto dei termini prescrizionali ordinari, per i datori di lavoro che hanno provveduto, in buona fede, all’adempimento degli obblighi presso l’INPS o l’INPGI, non saranno applicate le sanzioni civili. Tale effetto liberatorio nei confronti del debitore è riconosciuto, quindi, nei soli casi di un erroneo pagamento qualificato dalla “buona fede” ed effettuato ad un ente previdenziale diverso da quello legittimato a ricevere la contribuzione. Affinché possa essere attribuita la buona fede, il datore di otiziario USPI n° 1/2010
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lavoro deve aver agito nella ragionevole convinzione di assolvere un obbligo verso il creditore apparente. ***** Nel caso specifico dei giornalisti, i contributi dovuti all’INPGI potranno essere considerati versati in buona fede all’INPS, solo se riferiti a soggetti dipendenti da aziende operanti in settori diversi da quello editoriale e/o radiotelevisivo. Infatti, per questi ultimi l’obbligo assicurativo presso l’INPGI era già pacifico e sufficientemente delineato nei suoi elementi costitutivi.
Nel caso di aziende editoriali o radiotelevisive, la buona fede può eventualmente essere riconosciuta limitatamente ai casi di iscrizione retrodatata al Registro dei Praticanti da parte dei Consigli Regionali dell’Ordine dei Giornalisti, conseguente al susseguirsi di rapporti di lavoro a termine di durata inferiore ai 18 mesi, purché la richiesta di regolarizzazione intervenga entro 30 giorni dalla data del provvedimento di iscrizione dell’Ordine dei Giornalisti. Al di fuori delle fattispecie indicate, anche nel caso di richiesta di trasferimento della contribuzione da parte dell’INPS, saranno applicate le sanzioni civili previste per i casi di ritardato pagamento.
Resta confermata, altresì, l’applicazione delle sanzioni civili per quelle aziende alle quali è stato eventualmente già notificato un verbale di addebito a seguito di visita ispettiva, al quale l’azienda non ha dato seguito ed ha avviato un contenzioso amministrativo e/o giudiziario. In tale ipotesi, infatti, è indubbio che non possa applicarsi il principio della buona fede.
ADEMPIME TI DEI LAVORO
DATORI
DI
I datori di lavoro, interessati alla regolarizzazione delle posizioni contributive dei propri dipendenti giornalisti utilizzando la citata convenzione INPS/INPGI, dovranno presentare un’apposita istanza contestualmente alla competente sede INPS ed all’INPGI. In tale istanza dovranno essere indicati i dati anagrafici del dipendente, le retribuzioni mensili imponibili relative a tutto il periodo oggetto di trasferimento, l’eventuale presenza di periodi di aspettativa (maternità, congedi parentali, ecc.), il CCNL applicato e la relativa qualifica. ADEMPIME TI I PS-I PGI
L’INPS e l’INPGI, ciascuno per la parte di competenza, provvedono alla sistemazione delle posizioni assicurative individuali, provvedendo alla loro cancellazione ed alla contestuale costituzione in relazione alla competenza dei due Istituti. otiziario USPI n° 1/2010
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La convenzione sottoscritta tra i due Istituti prevede il trasferimento della contribuzione IVS effettivamente versata e/o riferita alle contribuzioni figurative accreditate. Eventuali differenze relative alla contribuzione trasferita saranno oggetto di richiesta o di rimborso a cura dell’INPS e dell’INPGI, in base alle rispettive competenze e secondo la misura delle aliquote previste per il settore di appartenenza del datore di lavoro.
Per la costituzione delle posizioni assicurative all’INPGI, si ricorda che le vigenti disposizioni legislative prevedono che la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi previdenziali ed assistenziali non può essere inferiore all’importo stabilito da leggi, regolamenti, contratti collettivi stipulati dalle Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative su base nazionale, ovvero da accordi collettivi o individuali, qualora ne derivi una retribuzione di importo superiore a quello previsto dalla contrattazione collettiva (D.L. n. 338/1989 convertito in legge n.389/1989).
Si fa presente, altresì, che anche i datori di lavoro non aderenti alla disciplina collettiva posta in essere dalle citate Organizzazioni Sindacali sono obbligati, agli effetti del versamento delle predette contribuzioni, al rispetto dei trattamenti retributivi stabiliti dalla disciplina collettiva. Infatti, l’art.2 - comma 25 - della legge n. 549/1995 ha disposto che, in caso di pluralità di contratti collettivi intervenuti per la stessa categoria, la retribuzione ai fini del calcolo dei contributi è quella stabilita dai contratti collettivi stipulati dalle Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative nella categoria. Nel caso dei giornalisti ha, quindi, valenza il contratto stipulato tra la FNSI e la FIEG, e - limitatamente al settore giornalistico della emittenza radiotelevisiva in ambito locale - il contratto stipulato tra la FNSI e la Aeranti-Corallo. Pertanto, il datore di lavoro operante nel settore dell’editoria e/o in quello radiotelevisivo che abbia eventualmente erogato al giornalista retribuzioni imponibili inferiori ai predetti minimi contrattuali anche in caso di trasferimento della contribuzione da parte dell’INPS - dovrà provvedere al pagamento delle differenze contributive derivanti dall’applicazione degli stessi. ***** Si fa presente che la convenzione sottoscritta con l’I PS per il trasferimento della contribuzione indebita non è applicabile alle contribuzioni eventualmente versate alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26 della legge n. 335/95.
In questo caso, il committente (per i parasubordinati) o il professionista (per attività libero-professionale) deve provvedere alla regolarizzazione della posizione contributiva presso la Gestione separata dell’INPGI e - per il recupero della contribuzione indebitamente versata all’INPS - deve richiedere il rimborso direttamente all’INPS, come da circolare INPS n. 193 del 26/08/1998.
Si ricorda, infine, che - fino al 20 gennaio 2010 - le aziende interessate potranno accedere al beneficio della definizione agevolata delle inadempienze contributive per effetto del provvedimento di condono previdenziale adottato dall’Istituto con delibera n. 59 del 13/05/2009, con le modalità illustrate con circolare INPGI n. 8 del 24/07/2009. In tal caso, l’istanza di condono dovrà essere presentata contestualmente a quella di trasferimento della contribuzione dall’INPS. SUCCESSO SENZA PRECEDENTI DI PIU’ LIBRI PIU’ LIBERI
Oltre 55.000 visitatori, circa il 10% in più rispetto alla scorsa edizione, circa il 20% in più di vendita negli stand, 10.000 le persone che hanno provato gli eBook, 2.000 hanno ascoltato gli audiolibri, 4.700 i collegamenti a PiùBlog, 5.200 gli utenti connessi in streaming su Rai.it, oltre 1000 i giornalisti accreditati: questi sono i numeri dell’ottava edizione di “Più libri più liberi”, Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria che si è tenuta a Roma dal 5 all’8 dicembre. Enrico Iacometti, Presidente del Gruppo dei Piccoli Editori dell’AIE ha così commentato i dati: «Massima soddisfazione per gli ottimi risultati di affluenza e vendita malgrado le difficoltà oggettive date dallo spazio e dalla crisi economica; dati che hanno superato i risultati già molto positivi della scorsa edizione. Un successo straordinario anche per la grandissima quantità di bambini in Fiera, il che è un segnale incoraggiante. Appuntamento per la nona edizione che si terrà sempre a Roma dal 4 all’8 dicembre 2010».
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WHO’S WHO IN ITALY 2010 EDITION
L’inserzione a fianco riportata costituisce un servizio senza corrispettivo, ai sensi dell’art. 3, terzo comma, del DPR 26/10/72 n. 633
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B IB L IO T E C A U S P I VITE EL VE TO Storie e persone che hanno segnato l’ultimo secolo in Maremma
di Edoardo e Rossano Marzocchi
Edizioni Polistampa, Firenze 2009, pagine 137, € 15,00
E’ uscito recentemente un libro sulle persone e le storie che hanno segnato l’ultimo secolo in Maremma. Si intitola “Vite nel vento” ed è stato scritto a quattro mani dal grossetano Rossano Marzocchi (giornalista pubblicista) con il figlio Edoardo.
Il palcoscenico di queste vite è la Maremma toscana, celebrata dalla penna dei suoi più illustri abitanti come Giosuè Carducci o Carlo Cassola, ma oggi troppo spesso ricordata solo per la bellezza del paesaggio e poco per i suoi protagonisti. E invece, questa terra è stata ed è fucina di vite straordinarie, degne di memoria e d’esser raccontate. Sono quelle vite che, come il vento che batte su quel pezzo di costa etrusca, si fanno sentire ma non sempre restano impresse nella mente, vite talmente ricche di emozioni e di storia che, su ognuna di esse, si potrebbe fare un film. Con una narrazione coinvolgente e veloce, tra cronaca e romanzo, gli autori propongono alcune storie di guerra e di pace, frutto di approfondite ricerche arricchite anche da
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La rassegna stampa tempestiva e affidabile
inedito materiale fotografico: dall’impegno sociale di un avvocato che difese molte vittime del fascismo alla forte voce di un autorevole vescovo; dai viaggi di una crocerossina che spese la vita per il volontariato agli uomini che negli anni ’60 hanno fatto dell’impresa l’unica ragione di vita; dal simbolo più autentico della Maremma, incarnato dal buttero, a chi ancora oggi “vive nel vento”, come la campionessa del mondo Alessandra Sensini, cavalcando le onde su una tavola da windsurf e portando il buon nome della Maremma nel mondo. Il libro, che spazia da tragici eventi bellici che hanno investito quasi metà del ‘900 al miracolo economico del dopoguerra, mette in luce anche le opere e l’ingegno di maremmani, alcuni scomparsi, che grazie al loro talento professionale, hanno lasciato il segno nella Maremma grossetana, vero fulcro di una terra ricca di memorie. LA ASCITA DELLA DEMOCRAZIA EUROPEA Carlyle, Harney, Mill, Engels, Mazzini, Schapper di Salvo Mastellone
Leo S. Olschki, Firenze 2009, pagine 276, € 28
L’Autore, insigne storico della politica, in questo volume propone una più approfondita lettura dei contributi offerti oltre Manica tra il 1836 e il 1855 da filosofi e politici (alcuni dei quali esuli) alla nascita della democrazia in Europa. All’epoca, nel continente, il potere politico era accentrato nelle mani di minoranze ricche, poiché il popolo non ancora disponeva
del diritto di voto. In questa situazione i socialisti ritennero che l’unica strada che portasse alla partecipazione democratica fosse la rivoluzione, mentre altri puntarono sul pacifico coinvolgimento di tutti i cittadini.
Mastellone, recupera attraverso i giornali inglesi dell’epoca i contributi di grandi nomi, come quello del nostro Mazzini, che nei suoi “Pensieri sulla democrazia” in Europa (1846-47) aveva proposto di coinvolgere nella democrazia politica tutti i cittadini senza distinzioni socio-economiche (donne comprese!).
La parte più interessante di questo volume consiste nel mettere a fuoco il ruolo protagonistico di Engels (nel 1850.51) nella stesura del Manifesto del partito Comunista spesso riservato solo a Marx. La proposta di Engels è più radicale di quella mazziniana, che nel 1949 conoscerà la sfortunata esperienza della Repubblica Romana. Engels propugna una “rivoluzione sociale” realizzata con la lotta di classe dei proletari contro le classi medio-alte. Questo dualismo tra riformismo ed estremismo porterà alla rivoluzione di ottobre che con Stalin imporrà alle democrazie popolari dell’URSS gli esiti disastrosi che il crollo del muro di Berlino ha messo sotto gli occhi di tutti.
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PERIODICI ASSOCIATI ALL’U USPI
“AERRE - ANZIANI RISPETTATI”
Via Neghelli, 58 04100 Latina Direttore: Anna Raccuja Editore: Anna Raccuja Periodicità: mensile Materia trattata: opinione, sociale, sanità “IL COLTIVATORE FRIULANO”
Via Morpurgo, 34 33100 Udine Direttore: Elsa Bigai Editore: Federazione Provinciale Coldiretti Udine Periodicità: mensile Materia trattata: informazioni tecniche alle aziende agricole associate
“DEGUSTA - Tradizione e innovazione nella ristorazione” Via Caduti di Sabbiuno, 1 40011 Anzola Emilia (BO) Direttore: Gianfranco Leonardi Editore: Papi Editore S.a.S. Periodicità: mensile Materia trattata: enogastronomia e turismo
NOTI ZIA RI O
Uspi
Mensile - 11 numeri Organo del direttivo nazionale dell’Associazione di categoria dei piccoli e medi editori Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972
Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Fax 06.40.66.859 Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991)
Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Responsabile: Giancarlo Cinoglossi
Redattore Responsabile: Vittorio Volpi
Grafica e impaginazione: Rita L’Abbate
Tipografia: MEDIAGRAF SpA. Stab. di Roma - SO.GRA.RO. Via Ignazio Pettinengo, 39 - 00159 Roma Il n. 1 (gennaio 2010) è stato stampato il 15 gennaio 2010
(423° elenco)
“MACCHINE AGRICOLE DOMANI MAD”
Via Bencinvenga Biondani, 16 37133 Verona Direttore: Giovanni Rizzotti Editore: Edizioni L’Informatore Agrario S.p.A. Periodicità: mensile Materia trattata: macchinari agricoli “LA MATEMATICA NELLA SOCIETA’ E NELLA CULTURA - RIVISTA DELL’U.M.I.”
Piazza Porta San Donato, 5 40126 Bologna Direttore: Franco Brezzi Editore: Unione Matematica Italiana Periodicità: quadrimestrale Materia trattata: divulgazione della cultura scientifica “RIVISTA ECUMENICA”
Via Giuseppe Marotta, 12 80133 Napoli Direttore: Cesare Milaneschi Editore: Editrice Domenicana Italiana S.r.l. Periodicità: bimestrale Materia trattata: ecumenismo “S.I.C. DONNA NEWS”
Via Cassia, 1110 00189 Roma Direttore: Rita Guido Editore: MKT Consulting S.a.S. Periodicità: quadrimestrale Materia trattata: carattere medico scientifico “VITA IN CAMPAGNA”
Via Bencinvenga Biondani, 16 37133 Verona Direttore: Alberto Rizzotti Editore: Edizioni L’Informatore Agrario S.p.A. Periodicità: mensile Materia trattata: agricoltura “VOCE DELLA MADONNINA”
Piazza Padre Mauri, 1 16039 Sestri Levante (GE) Direttore: Enrichetta Bellati Editore: Opera Madonnina del Grappa Periodicità: bimestrale Materia trattata: cultura, società, formazione, spiritualità
“LA VOCE DEMOCRATICA”
Via Merulana, 139 00185 Roma Direttore: Domenico Commisso Editore: La Voce Democratica S.r.l. Periodicità: mensile Materia trattata: informazione politica, cronaca, inchieste, approfondimenti
TELEGRAMMI
Questo numero in 2 minuti Focus LA FINANZIARIA 2010 ABOLISCE IL DIRITTO SOGGETTIVO AI CONTRIBUTI DIRETTI E INTRODUCE IL RIPARTO PROPORZIONALE Il comma 62, dell’articolo 2, della Legge 191/2009 (Finanziaria 2010) limita il diritto ai contributi ex lege 250/90 agli stanziamenti iscritti, di anno in anno, sul bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e introduce il riparto proporzionale del Fondo tra gli aventi diritto. L’effetto è dirompente sull’intero sistema dei contributi diretti. Bonaiuti e Tremonti hanno dichiarato la disponibilità a rettificare la norma abrogativa. Vedremo..
Di tasca nostra PUBBLICATO IL DECRETO DEL MINISTRO DEL LAVORO PER LA CASSA INTEGRAZIONE SPECIALE Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 6 del 9 gennaio scorso, il Ministro Sacconi ha varato le procedure semplificate e il riordino dei criteri di accesso per la concessione del trattamento di integrazione salariale straordinario (Cigs) per i dipendenti delle imprese editrici di giornali, periodici e agenzia di stampa. Parificate alle grandi aziende quelle con meno di 15 dipendenti. CIRCOLARE INPGI n. 11 DEL 17/12/2009 Puntualizzato l’obbligo di iscrizione ai fini previdenziali all’INPGI a prescindere dal CCNL applicato e illustrata la Convenzione INPSINPGI per i contributi erroneamente versati.
Approfondimenti IL REGIME GIURIDICO DELLE FOTOGRAFIE Vengono esaminate le norme sul diritto d’autore e sulla privacy riguardo alla reperibilità e pubblicabilità, sui periodici cartacei o sui siti internet, delle immagini fotografiche. Massima tutela per le fotografie che ritraggono i minori d’età: per la loro pubblicabilità occorre il consenso del genitore.