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Edizione N. 10 - Ottobre

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Come i giornalisti italiani usano i social, Ricerca Ixé , pagina 12 Deposito legale e Convenzioni USPI , pagina 7 X Giornata formativa USPI - 14/15 0ttobre 2016

In corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale

“LA COMUNICAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE”

RIFORMA EDITORIA, ECCO LE NOVITA’ PRINCIPALI

Successo del Master Universitario “Digital Heritage. Cultural Communication Through Digital Technologies” Numerosi apprezzamenti ha ricevuto “La Comunicazione del Patrimonio Culturale”, Master di I° livello, diretto dal Prof. Umberto Longo, Dipartimento di Storia Culture Religioni, dell’Università “La Sapienza”, in collaborazione con l’USPI, tenutosi il 14 e 15 ottobre 2016, presso la Biblioteca Nazionale di Roma. Gli studenti del Corso e gli editori associati, presenti all’evento, hanno seguito con soddisfazione i vari docenti che si sono succeduti nell’arco dei due giorni. ********** Giancarlo Tartaglia (Direttore FNSI), nella sua relazione “Il giornalismo nell’era di internet”, ha ripercorso l’evolversi del concetto di “libertà di stampa” dallo Statuto Albertino (1848) ai giorni nostri. La prima affermazione della libertà della stampa, ha ricordato Tartaglia, nasce con lo Statuto Albertino, dal nome del re che lo promulgò, Carlo Alberto di Savoia, e che fu la costituzione adottata dal Regno sardo-piemontese il 4 marzo 1848 a Torino. Nello Statuto, l’Articolo 28 così recita: “La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli 2

Lo scorso martedì 4 ottobre l’Aula della Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il disegno di legge di riforma dell’editoria, che prevede l’istituzione di un Fondo “per il pluralismo e l’innovazione” e che delega al governo il compito di ridefinire la disciplina del sostegno pubblico, sia per il settore dell’editoria che per quello dell’emittenza radiofonica televisiva locale, oltre che di intervenire sui profili pensionistici dei giornalisti nelle aziende in stato di crisi e sulla composizione e le competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Si tratta di un risultato importante perché introduce novità di rilievo e attese da tempo. A distanza di 35 anni dalla legge 416/81 e di 53 anni dalla legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, la n. 69/63, si pongono le basi per il rilancio del settore e per affrontare le sfide dell’innovazione con un apparato normativo più adeguato. Vediamo di seguito quali sono le principali novità introdotte dalla legge appena approvata: IL FONDO PER IL PLURALISMO E L’INNOVAZIONE DELL’INFORMAZIONE 6

Tutte le informazioni sul sito: www.uspi.it - Area soci

“Fermare la diffusione del sapere è uno strumento di controllo per il potere perché conoscere è saper leggere, interpretare, verificare di persona e non fidarsi di quello che ti dicono. La conoscenza ti fa dubitare. Soprattutto del potere. Di ogni potere”.

Dario Fo, regista, attore, scenografo, drammaturgo, premio Nobel per la letteratura nel 1997 (Sangiano, 24 marzo 1926 Milano, 13 ottobre 2016)

Nasce il “Fondo unico per il pluralismo e l’innovazione”– Lotti: ”I decreti attuativi arriveranno molto prima dei sei mesi, mi auguro entro la fine dell’anno”

REFERENDUM COSTITUZIONALE: LA PAR CONDICIO

Il Segretario Generale USPI VETERE e la Vice Segretario Generale CIPRIANI al tavolo dei relatori

Emanata la disciplina in materia di comunicazione politica e di parità di accesso ai mezzi di informazione relativa al Referendum popolare confermativo relativo al testo della legge costituzionale recante “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero 8

Unione Stampa Periodica Italiana - ANNO 52° - MENSILE - 11 NUMERI - 10 ottobre/novembre 2016 Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB di Roma


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“LA COMUNICAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE” abusi”.

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Nell’ ‘800, gli unici strumenti d’informazione erano i giornali ed i periodici. La produzione dell’informazione trovava, però, gravi limiti alla sua diffusione ed alla sua partecipazione da parte del popolo:

giornale poteva restare in mani private. Nel frattempo, nel 1924 fu fondato l’ “Istituto Luce”, famoso per esser divenuto un potente strumento di propaganda del regime fascista con i cinegiornali. L’informazione politica divenne di tipo visivo e, quindi, venne meno la necessità di alfabetizzazione degli spettatori. Nel 1927 fu costituito L’EIAR (Ente italiano per le audizioni radiofoniche) come Ente di Stato, che diffondeva i discorsi in piazza di Mussolini.

Il Direttore FNSI, Giancarlo TARTAGLIA - il 60% (con picchi dell’87% nel sud Italia) dei sudditi erano analfabeti; - i trasporti ed i collegamenti stradali erano scarsi; - la tecnica di stampa (il carattere tipografico a piombo) richiedeva ore di lavorazione. La linotype fu inventata solo nel 1884. Il rapporto tra potere politico e libertà di stampa fu da subito contrastante. Mazzini fondò centinaia di giornali e il generale Bava Beccaris, nella sanguinosa repressione dei moti milanesi del 1898, chiuse i quotidiani “Il Secolo” e il suo omologo cattolico “Il Popolo” (i primi storici quotidiani), perché la stampa era ritenuta responsabile dell’opinione pubblica. All’inizio della Prima Guerra Mondiale, fiumi di denaro arrivarono ai giornali per influenzare l’opinione pubblica, magnificando ora l’Austria ora la Francia. Così fu anche per la Guerra d’Etiopia (1935).

Con la caduta del fascismo, l’avvento della Repubblica e la promulgazione della Costituzione Italiana, la ritrovata libertà di stampa fu sancita nell’articolo 21 della nostra Costituzione, che sancì: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure” (a parte alcune eccezioni). Fu un fiorire di giornali politici. Solo l’ EIAR, divenuta RAI Il 26 ottobre 1944, rimase Ente pubblico con tutte le polemiche che si trascinano ancor oggi. Anche lo sviluppo tecnologico della stampa dei giornali ( ad es. la teletrasmissione) ed i miglioramenti dei collegamenti e dei trasporti, contribuirono alla diffusione del pluralismo. Dal 1974 (la nascita delle “radio libere”) si moltiplicano gli strumenti...fino ad internet. Si allargano gli orizzonti in modo incredibile fino a poco prima.

Riforma editoria, ecco le novità principali (pagine 1, 6, 7) Referendum costituzionale: la Par condicio (pagine 1, 8, 9) Le quote associative USPI per l’anno 2017 (pagina 3) Deposito legale e Convenzioni USPI (pagina 7) Gli italiani non fanno un uso evoluto della Rete (pagine 10, 11) Come i giornalisti italiani usano i social (pagina 12) Notiziario fiscale (pagine 13, 14) Biblioteca USPI: “LA Giustizia di Dioniso” ; “Le lotte, gli eventi, i protagonisti” (pagina 15) L’Eco della Stampa (pagina 15) Regione Lazio, approvata la legge a sostegno dell’editoria (pagina 16) C’è ora da chiedersi, nel rapporto fra stampa ed opinione pubblica: la stampa informa o deforma l’informazione? Ricordiamo l’ondata mediatica al tempo di “Mani pulite”. Tutti i giornali titolavano allo stesso modo.

Tutto questo immenso flusso di informazioni crea delle “piazze mediatiche”, che possono produrre notizie non vere che si moltiplicano. Come controllare questo flusso di fonti, ha concluso Tartaglia, e come preservare l’opinione libera della “folla” quando, in queste “piazze”, tutti si adeguano ad un livello più basso d’informazione?

Nel 1925 entrò in vigore la legge n. 2307 sulla stampa che disponeva che i giornali potessero essere diretti, scritti e stampati solo se avessero avuto un responsabile riconosciuto dal prefetto.

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“La Comunicazione del patrimonio Culturale” X Giornata formativa USPI (pagine 1, 2, 4 ,5)

Ci sono, ora, miliardi di dati caricati si internet in un solo giorno che ci vorrebbero sedici anni per leggerli; e video postati su Youtube in un solo giorno che servirebbero sei anni per vederli. Viaggiano 200.000 sms al secondo.

Già nel 1914, Benito Mussolini fondò il quotidiano politico “Il Popolo d’Italia”, per dare voce all’area interventista del Partito Socialista Italiano d’ispirazione repubblicana. Dal 1922, “Il Popolo d’Italia” divenne l’organo del Partito Nazionale Fascista.

Il governo fascista, in sostanza, introdusse il controllo sulla professione giornalistica, nazionalizzandola, mentre la proprietà del

in questo numero

Il Segretario Generale USPI, Francesco Saverio VETERE

Dalle notizie all’informazione serve la figura del giornalista e l’Albo dei giornalisti tutela i cittadini e non gli iscritti. 4 Notiziario USPI n° 10/2016


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Le quote associative usPi

per l’anno 2017 L’invito ai Soci a rinnovare al più presto l’iscrizione all’USPI per l’anno 2017 risponde alla doverosa esigenza di assicurare all’Unione le entrate necessarie non soltanto a fronteggiare i continui ed evidenti aumenti dei costi, ma soprattutto a potenziare i servizi gratuiti resi alla generalità dei Soci. I periodici e gli editori iscritti sanno infatti assai bene che l’USPI offre al Socio un consistente pacchetto di servizi gratuiti che comprende, tra l’altro: - la consulenza editoriale e l’assistenza amministrativa per pratiche pubbliche; - l’aggiornamento professionale mensile tramite questo Notiziario; - la rappresentanza e la tutela in seno alle Commissioni ministeriali; - il filo diretto telefonico, per email o fax, per la consulenza fiscale, postale, legislativa, legale, pubblicitaria e internet; - congressi, convegni e stages di qualificazione professionale; - convenzioni esclusive per i soci USPI; - la tessera, bollino annuale e “disco stampa” per autovettura. Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2017 e comprensive della spedizione in abbonamento postale del “Notiziario USPI” (pari a 33 €) sono le seguenti: Per le testate (secondo la tiratura dichiarata): (Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura è sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge) da da da da da

1 a 10.000 copie 10.001 a 50.000 copie 50.001 a 100.000 copie 100.001 a 200.000 copie 200.001 copie in su

€ € € € €

320,00 750,00 1.300,00 2.600,00 3.800,00

“Una tantum” (oltre la quota di iscrizione) per le testate che si associano per la prima volta: - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata sia fino a 10.000 copie - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata superi le 10.000 copie

€ €

100,00 170,00

Soci corrispondenti - IL SOCIO CORRISPONDENTE è una persona fisica che, “condividendo le finalità dell’USPI, si interessa a vario titolo di editoria e comunicazione”. € 100,00 Soci benemeriti L’USPI accoglie nel suo seno, su deliberazione del Consiglio Nazionale: - Soci benemeriti, e cioè persone od enti che mediante attività o donazioni abbiano contribuito allo sviluppo dell’USPI e, attraverso esse, abbiano favorito il progresso della stampa periodica. Rinnovo della quota per i soci singoli ex art. 30 dello Statuto: - se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all’USPI € 210,00 - stesse categorie ma che operano per periodici non associati all’USPI € 320,00 ***** Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 6, Via Franceschini n. 58 - Roma, CODICE IBAN: IT 96 U 05584 03206 000000004977, ovvero tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile spedito con assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale numero 27433002 intestato all’USPI. C.F. dell’USPI: 80188110581

ATTENZIONE Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio.


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“LA COMUNICAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE” 2

********** Francesco Saverio Vetere (Segretario Generale USPI) e Sara Cipriani (Vice Segretario Generale USP.), hanno tenuto una lezione a due voci dal titolo “L’editoria periodica e lo sviluppo del digitale”. Francesco Saverio Vetere ha presentato le dinamiche che regolano e sostengono il mondo dell’informazione in Italia. Il sistema editoriale italiano ha una struttura duale, con una parte materiale (l’editore) ed una parte animica (il direttore responsabile e la redazione). La figura del direttore responsabile è vista a tutela del pubblico ed il giornalismo è una professione protetta. Il sistema editoriale è anche un sistema chiuso e molto oneroso. Ci sono, sostanzialmente, tre parti rilevanti che si sostengono l’un l’altro: i grandi editori, il sindacato unico dei giornalisti e lo Stato. Per reggersi, questo sistema aveva bisogno di forti impegni economici e finanziari, ogni anno, da parte delle Stato, per i prepensionamenti dei giornalisti. Ciò manteneva i costi alti ma sopportabili per le grandi aziende editoriali.

evolvendo il modo di fare editoria e giornalismo. Il “giornale online” ha avuto il suo riconoscimento ufficiale con la nuova legge sull’editoria, in pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. E’ entrato di diritto nella definizione di “prodotto editoriale”.

logici. Questa nuova legge sull’editoria, appena emanata, porta invece in sé la forte consapevolezza che ogni regolazione e implementazione legislativa debba tener presente lo sviluppo digitale. Il primo effetto della digitalizzazione sul settore dei media è il declino dell’editore sul palinsesto. Le nuove tecnologie digitali permettono ad ognuno di costruirsi il proprio palinsesto.

Ma quali sono le peculiarità del giornale online? Innanzitutto, ha chiarito Cipriani, il continuo divenire nel mezzo (non esiste, per chiarire, la deadline della singola edizione. La notizia, poi, è composita: fatta di testo, audio e video. C’è la possibilità di aggiornamento continuo (da dichiaraScorcio dell’Aula della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma re) di una notizia, Il giornale online non ha, infiCiò comporta, di conseguenza che fare ne, problemi di spazio (un articolo può comunicazione oggi costa meno e sempre avere un testo breve o lungo) o di numero nuovi soggetti si affacciano sul mercato. degli articoli. Cambia anche il lavoro del giornalista: deve inserire una parola chiave nel titolo dell’articolo per entrare nei motori di ricerca (soprattutto Facebook); deve pensare un titolo non troppo corto, ma neppure troppo lungo e che sia accattivante per far cliccare il lettore sullo strillo ed aprire la notizia intera. Si modifica pure la redazione che non è più fisica, ma il giornalista deve poter pubblicare in mobilità. Mancano, pertanto, le classiche figure intermedie della redazione tradizionale e la redazione stessa è molto più orizzontale che verticale.

E’ entrato in crisi il modello tradizionale di fare editoria e si avverte una crisi strutturale del settore. Sta calando il numero dei lettori, degli ascoltatori (anche se la radio sembra in controtendenza) e degli spettatori. Le dimensioni delle strutture dei media tradizionali devono concentrarsi, devono cioè avere dimensioni più grandi per reinventarsi il modello di business. Anche per i giornali online c’è un rischio di libertà di stampa, perché la pubblicità è in mano a grandi concentrazioni pubblicitarie non italiane. Cresce l’appeal per i canali tematici e scema quello per i canali generalisti. Prova

Nel giornale online c’è una interazione a doppia via tra la redazione ed i lettori: Il direttore responsabile deve anche gestire i commenti dei lettori, le condivisioni e le notizie che provengono dai lettori stessi. **********

La Vice Segretario Generale USPI, Sara CIPRIANI, durante la relazione Tale sistema è entrato in crisi quando lo Stato non ha più avuto soldi da investire nel settore. Sara Cipriani ha posto lo sguardo verso il futuro illustrando cosa sta cambiando con l’avvento dei giornali online e come si sta 4

Fernando Bruno (Consigliere della Presidenza dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), sul tema “Le funzioni ed i concreti interventi dell’AGCOM in ordine all’editoria periodica e digitale” , si è soffermato sugli effetti della digitalizzazione sul settore dei media, la crisi strutturale dei settore e gli interventi dell’Autorità. Nel nostro settore, ha ricordato Bruno, la legge ha sempre rincorso gli sviluppi tecno-

Fernando BRUNO, Assistente alla Presidenza AGCOM Notiziario USPI n° 10/2016


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ne è che il terzo polo televisivo non è mai decollato. Questa sovrabbondanza di notizie ed informazioni che si trova su internet costringe l’editore a farsi trovare. Internet porta con sé grandi rischi, ma anche grandi opportunità di crescita. Sta nascendo, un nuovo diritto, oltre a quelli di informare e ed essere informati, ed è, per l’editore, il “diritto di farsi trovare”.

che in molti Paesi europei vige un contributo pubblico all’editoria. Esiste, anche se con diverse modalità e finalità, in Francia (il più sostanzioso), in Germania (per l’IVA e gli online), in Gran Bretagna (per l’IVA e la distribuzione), in Spagna (per le lingue regionali, l’acquisto pubblicità e le tariffe postali agevolate), in Belgio (analoghe alla Spagna), in Svezia (per produzione e distribuzione).

********** Antonio Delfino (Direttore della sede di Roma della “Giuffrè Editore“ SpA), con “L’evoluzione digitale della Giuffrè” ha portato ai partecipanti il racconto e l’esperienza di una grande, e storica, casa editrice nella transizione dal periodico di carta a

In Italia, la fase ponte tra il vecchio regime (con molti soldi investiti e con maglie larghe di applicazione) ed il nuovo regime (con disimpegno statale al finanziamento delle provvidenze) si registrò sotto il Governo Monti ed il suo decreto c.d. “Salva Italia”. Con questa nuova legge sull’editoria ancora in corso di pubblicazione, ha sottolineato Sepe, avviene una inversione di tendenza: lo Stato riprende a finanziare il settore editoriale, con diversi provvedimenti.

Antonio DELFINO, della Giuffrè Editore quello telematico. La casa editrice Giuffrè fu fondata nel 1931. Nel 1958 fu pubblicata per la prima volta la “Grande enciclopedia del diritto”. Il 1980 ha visto la nascita della prima banca dati su CD Rom “Juris data”. Nel 2007 fu aperto il portale giuridico “DeJure”. Il mercato della Giuffrè è principalmente composto da una fascia alta, più reattiva ed informatizzata (20-30% di grandi studi di avvocati), ed una fascia bassa, composta in maggioranza di piccoli professionisti. Resiste una forte presenza di volumi cartacei (circa il 35%) nel fatturato della società, ma si registra un drastico tracollo della pubblicazione delle riviste cartacee. Nella banca dati “DeJure” sono comprese 120.000 leggi, 60.000 leggi regionali, la giurisprudenza e 1.300.000 massime giurisprudenziali.

Umberto LONGO, primo a sinistra, Direttore del Master di I° livello gle ed tutti i nuovi social media. Sui social media, ha rimarcato Frugiuele, non c’è tutela, non c’è arbitro. I rapporti di forza tra Facebook e Google con gli editori sono smisuratamente a favore dei primi. Le rassegne stampa iniziano con l’invenzione della fotocopiatrice, che fece crollare l’acquisto dei quotidiani. Ma anche la fotocopia aveva un costo. Nel 1997, La Camera dei deputati mise una rassegna stampa sul proprio sito a consultazione libera. Da quel momento ci fu una esplosione di rassegne stampa sui siti istituzionali e del settore pubblico. Dopo varie contestazioni e prese di posizione contrarie a questo modus operandi, il fenomeno si è molto ridotto. Le associazioni delle rassegne stampa hanno sempre convenuto la necessità di un equo pagamento agli editori per il servizio che le aziende svolgono. ********** Ferruccio Sepe (Capo Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri) ha chiuso il Master con il suo intervento su “L’azione del governo sul settore editoriale” , nel quale ha ricostruito l’evolversi del contributo pubblico al settore editoriale fino all’ultima legge di riforma ancora in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Ad inizio del suo intervento, Sepe ricorda

Notiziario USPI n° 10/2016

Ferruccio SEPE, a destra, Capo Dipartimento politica-economica della PCM contenuto, offrendo le chiavi di alimentazione del Fondo unico per l’editoria. La legge prevede una catena di provvedimenti successivi che non favorirà la celerità della sua entrata in vigore. Sepe ricorda, infine, l’importanza della norma, contenuta all’interno della legge, con definizione di “quotidiano online”. Finalmente l’editoria telematica acquisisce pari dignità ed ammissibilità alla contribuzione diretta, al pari dell’editoria tradizionale. **********

********** Umberto Frugiuele (AD de “L’Eco della Stampa”) ha affrontato il tema dello “Sviluppo digitale delle rassegne stampa e diritto d’autore”, sottolineando i rapporti di forza negativi tra editori, facebook, goo-

La nuova legge richiama solennemente l’articolo 21 della Costituzione e dà attuazione al principio fondamentale in esso

Umberto FRUGIUELE, a destra, AD de L’Eco della Stampa

A conclusione di questo breve sunto della X Giornata formativa USPI, un sentito (e doveroso) ringraziamento ci sia consentito rivolgere al Prof. Umberto Longo, del Dipartimento di Storia Culture Religioni, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e docente del Master, ed al dott. Andrea De Pasquale, Direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. 5


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RIFORMA EDITORIA, ECCO LE NOVITA’ PRINCIPALI 1

Il nuovo Fondo per l’editoria, denominato “Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione” si avvarrà di tutte le risorse statali già esistenti destinate al sostegno dell’editoria cartacea e dell’emittenza radiofonica e televisiva di ambito locale, ma anche di una quota, fino al massimo di 100 milioni di euro, delle entrate del canone di abbonamento radiotelevisivo e di un contributo di solidarietà, pari allo 0,01%, del reddito complessivo dei concessionari e delle società operanti nella raccolta pubblicitaria, sia per la carta che per l’emittenza radiotelevisiva. La regolamentazione delle altre materie considerate dalla legge è delegata al Governo, che entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge deve definirla mediante uno o più decreti legislativi. La disciplina dei contributi diretti alle aziende, sia della carta stampata, sia online, sia della radiotelevisione locale, dovrà essere, però, ridefinita tenendo presente l’ambito di applicazione che è previsto dalla legge. LA DEFINIZIONE DI “QUOTIDIANO ONLINE” Il “giornale online” ha avuto il suo riconoscimento ufficiale con la nuova legge sull’editoria, in pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. E’ entrato di diritto nella definizione di “prodotto editoriale”. Finalmente l’editoria telematica acquisisce pari dignità ed ammissibilità alla contribuzione diretta, al pari dell’editoria tradizionale. Per “quotidiano on line” si intende quella testata giornalistica: a) regolarmente registrata presso una cancelleria di tribunale;

f) che abbia una frequenza di aggiornamento almeno quotidiana; g) che non si configuri esclusivamente come aggregatore di notizie». LE AZIENDE CHE HANNO DIRITTO AI CONTRIBUTI DIRETTI La legge stabilisce che avranno diritto ai contributi le imprese editrici che esercitano unicamente attività informativa autonoma e indipendente e che siano costituite da: a) cooperative giornalistiche (i decreti dovranno individuarne i criteri di composizione societaria e la concentrazione delle quote in capo a ciascun socio); b) imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia interamente detenuto da enti senza fini di lucro; c) imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia detenuto in misura maggioritaria da cooperative, fondazioni o enti senza fini di lucro (le testate che rientrano in questa ultima categoria avranno diritto a percepire i contributi per un periodo limitato di cinque anni, sempre dalla data di entrata in vigore della legge). d) le imprese editrici di quotidiani e periodici espressione delle minoranze linguistiche (ma i decreti attuativi dovranno definirne gli specifici criteri) e) le imprese di enti che editano periodici per non vedenti e per ipovedenti, f) le associazioni dei consumatori, g) le imprese editrici di quotidiani e periodici italiani in lingua italiana editi o diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero. ESCLUSIONI

b) il cui direttore responsabile sia iscritto all’Ordine dei giornalisti, nell’elenco dei pubblicisti ovvero dei professionisti; c) che pubblichi i propri contenuti giornalistici prevalentemente on line; d) che non sia esclusivamente una mera trasposizione telematica di una testata cartacea; e) che produca principalmente informazione; 6

Saranno esclusi dai contributi - gli organi di informazione dei partiti, dei movimenti politici e sindacali, - i periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico, - nonché tutte le imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate in borsa.

I REQUISITI PER OTTENERE I CONTRIBUTI Cosi definito l’ambito delle testate che avranno diritto ai contributi la legge prevede, per quanto riguarda i requisiti, che potranno accedervi le imprese editrici e le testate con almeno due anni di anzianità e, requisito estremamente importante, sarà quello che prevede l’onere per le aziende di certificare il rispetto e l’applicazione di tutti gli obblighi derivanti dai contratti collettivi o Accordi di lavoro giornalistico. Si tratta, come è evidente, di una innovazione rispetto al passato di grande rilevanza. La violazione di norme contrattuali, la irregolarità e il mancato adempimento degli obblighi retributivi comporterà, infatti, il venir meno del diritto ad ottenere le provvidenze. Per quanto riguarda i criteri di calcolo del contributo si prevede che varieranno in funzione del numero delle copie annue vendute e, comunque, sarà non inferiore al 30% delle copie distribuite per la vendita (per le testate locali) e al 20% (per le testate nazionali). Sarà data valorizzazione alle voci di costo legate alla trasformazione digitale e saranno introdotto criteri premiali per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori di età inferiore a 35 anni. I contributi non potranno comunque superare il 50% dei ricavi aziendali. ALTRE FORME DI SOSTEGNO Il DPCM può prevedere che una determinata percentuale del Fondo sia destinata al finanziamento di progetti comuni che incentivino l’innovazione dell’offerta informativa nel campo dell’informazione digitale attuando obiettivi di convergenza multimediale. (Art.1 comma 4) Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sono definiti i requisiti soggettivi, i criteri e le modalità per la concessione di tali finanziamenti. ***** Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico, sono stabiliti i soggetti beneficiari, i requisiti di ammissione, le modalità, i termini e le procedure per l’erogazione di un contributo per il sostegno delle spese sostenute per l’utilizzo di servizi di telefonia e di connessione dati in luogo delle riduzioni tariffarie di cui all’articolo 28 (Art.1 comma 5). Notiziario USPI n° 10/2016


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Il contributo di cui al primo periodo del presente comma è concesso nel limite delle risorse allo scopo destinate dal decreto. ***** ARTICOLO 2, COMMA 2 Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi: LETTERA h) introduzione di incentivi agli investimenti in innovazione digitale dinamica e multimediale, anche attraverso la previsione di modalità volte a favorire investimenti strutturali in piattaforme digitali avanzate, comuni a più imprese editrici, autonome e indipendenti; LETTERA i) assegnazione di finanziamenti a progetti innovativi presentati da imprese editrici di nuova costituzione, mediante bandi indetti annualmente; LETTERA n) incentivazione fiscale degli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani e periodici nonché sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali, riconoscendo un particolare beneficio agli inserzionisti di micro, piccola o media dimensione e alle start up innovative. LA MODIFICA DELL’ARTICOLO 37 DELLA LEGGE 416/81 (prepensionamenti) Per quanto riguarda gli interventi sulla disciplina dei profili pensionistici dei giornalisti dipendenti da aziende in stato di crisi la legge stabilisce che i decreti attuativi dovranno incrementare i requisiti indicati nell’art. 37 della legge 416/81, il quale oggi prevede la possibilità per i giornalisti dipendenti da aziende in crisi di accedere al prepensionamento quando abbiano compiuto 58 anni di età e abbiano maturato

almeno 18 anni di anzianità contributiva.

ovvero in quello dei pubblicisti.

Dovranno essere ridefiniti i criteri per il ricorso a tali trattamenti mediante un allineamento con la disciplina generale inerente i requisiti di anzianità anagrafica e contributiva per l’accesso al pensionamento. I decreti dovranno anche prevedere che in caso di accesso al prepensionamento il giornalista non potrà più mantenere un rapporto di lavoro con l’azienda.

Questa norma è stata dettata dalla necessità di adeguare la legge alla realtà del mondo editoriale e della sua regolamentazione contrattuale, a fronte di reiterate sentenze della Corte Suprema di Cassazione che, sulla base di una capziosa interpretazione della precedente norma di legge, avevano stabilito il principio che i giornalisti pubblicisti non potessero esercitare la professione.

Dovranno essere riviste le procedure per il riconoscimento degli stati di crisi ai fini dell’accesso agli ammortizzatori sociali, ivi compresi i prepensionamenti. COMPETENZE E COMPOSIZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI Per quanto, infine, riguarda la composizione e le competenze del Consiglio Nazionale dell’Ordine professionale i decreti, in attuazione della legge, dovranno riordinarne le competenze in materia di formazione, dovranno prevedere l’eliminazione della facoltà di cumulo delle impugnative dei provvedimenti dei consigli regionali dinanzi al Consiglio Nazionale con quelle giurisdizionali, stabilendone la natura alternativa e dovranno adeguare la composizione del Consiglio Nazionale, che non potrà superare il numero di 60 consiglieri, di cui 2/3 di giornalisti professionisti e 1/3 di pubblicisti, purché titolari di una posizione previdenziale attiva presso l’Inpgi. Infine dovrà essere adeguato il sistema elettorale garantendo la massima rappresentatività territoriale. I PUBBLICISTI SONO GIORNALISTI (fonte: fnsi.it) Un ultimo aspetto della legge riguarda la modifica dell’art. 45 della legge 3 febbraio 1963 n. 69 nel quale si stabilisce oggi che nessuno può assume il titolo né esercitare la professione di giornalista se non è iscritto nell’elenco dei professionisti

DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI ENTRO IL MESE DI OTTOBRE Gli editori con sede principale in VALLE D’AOSTA, PIEMONTE, LOMBARDIA, TRENTINO ALTO ADIGE, - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relative supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 3° trimestre dell’anno (luglio - settembre 2016); Gli editori con sede principale in LAZIO, Notiziario USPI n° 10/2016

ABRUZZO, MOLISE, CAMPANIA, PUGLIA, BASILICATA, CALABRIA, SICILIA e SARDEGNA - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite nel primo semestre dell’anno (gennaio - giugno 2016). ENTRO IL MESE DI NOVEMBRE Gli editori con sede principale in LIGURIA, VENETO, FRIULI VENEZIA

In questo modo tutti i colleghi pubblicisti che lavoravano nelle aziende ai sensi degli artt. 2, 12, e 36 rischiavano il licenziamento per esercizio abusivo della professione. Una anomalia che oggi è stata definitivamente sanata. LA DICHIARAZIONE DEL SOTTOSEGRETARIO CON DELEGA ALL’EDITORIA LUCA LOTTI Con la legge sull’editoria arrivata una risposta importante dal Parlamento, ha detto il sottosegretario Lotti. I decreti attuativi? Spero arrivino prima dei 6 mesi previsti. “Finalmente una risposta importante che il Parlamento ha voluto dare. C’eravamo dati delle scadenze, avremmo dovuto approvare la legge entro ottobre, la legge è stata approvata, ora abbiamo sei mesi per i cinque decreti attuativi”. Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Luca Lotti, in un incontro con gli imprenditori, ha parlato dell’approvazione nelle scorse settimane della nuova legge sull’editoria. “Ho già promesso al tavolo per l’editoria di riconvocarlo perché un anno e mezzo fa lo avevo convocato per ascoltare tutti gli attori, dagli editori agli edicolanti ai distributori di giornali – ha detto Lotti – lo riconvocherò per presentare i decreti attuativi che arriveranno molto prima dei sei mesi e mi auguro entro la fine dell’anno”. Primaonline ,17 ottobre 2016 GIULIA, EMILIA ROMAGNA, TOSCANA, UMBRIA, MARCHE - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite alpubblico nel 3° trimestre dell’anno (luglio-settembre 2016); - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e allegati, NON sono tenuti ad effettuare alcuna consegna 7


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REFERENDUM COSTITUZIONALE: LA PAR CONDICIO 1

dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della costituzione”, indetto per il giorno 4 dicembre 2016. Con la delibera dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni n. 448/16/CONS del 04 ottobre 2016, pubbli-

settore radio-tv, non sussiste alcun vincolo all’informazione. Dunque la linea editoriale del giornale è totalmente svincolata da oneri di equilibrio e di pari rappresentazione, e così anche i commenti. Tale deroga si spiega in ragione della diversa invasività del mezzo rispetto alla tv, e soprattutto in ragione del maggior grado di pluralismo del settore (esistenza di moltissime testate, espressione delle più diverse ispirazioni politico-culturali). L’INIZIO DEL PERIODO DI VIGENZA DELLA PAR CONDICIO

cata sulla Gazzetta Ufficiale n. 237 del 10 ottobre u.s., l’Authority per le Comunicazioni ha diramato le disposizioni attuative delle norme sulla c.d. “par condicio” per il Referendum popolare confermativo, indetto per il giorno 4 dicembre 2016. Riassumiamo in breve le regole generali a cui gli editori devono attenersi nel rispetto della “par condicio”, per la pubblicità sui media (TV, radio, quotidiani e periodici, anche online) dei messaggi politici referendari PREMESSA Diversamente da quanto accade per il settore radio-tv, al settore della stampa si applica solo un set minimale di regole per la comunicazione politica referendaria. La norma richiede infatti a giornali e riviste di assicurare condizioni minime comuni a tutti i soggetti politici per l’accesso ai messaggi politici referendari, qualora decidano di ospitare tali messaggi. In altri termini, la comunicazione politica, per la stampa, è una facoltà, e non un obbligo; e laddove tale facoltà fosse esercitata, si tratta unicamente di assicurare a tutti i richiedenti parità di accesso e di condizioni. Tali obblighi minimi fanno carico a tutte le testate quotidiane e periodiche che ospitano comunicazione politica, anche se diffuse on line, purché registrate presso il competente tribunale (ovvero presso il registro tenuto dall’Agcom in applicazione dell’art. 16 della legge 62/2001). E’ importante ricordare che nel settore stampa, diversamente a quanto accade nel 8

“Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino a tutto il penultimo giorno prima della data delle elezioni, gli editori di quotidiani e periodici, qualora intendano diffondere a qualsiasi titolo messaggi politici elettorali, devono darne tempestiva comunicazione sulle testate edite, per consentire ai candidati e alle forze politiche l’accesso ai relativi spazi in condizioni di parità fra loro. La comunicazione deve essere effettuata secondo le modalità e con i contenuti stabiliti dall’Autorità” (Articolo 7, comma 1, L. 28/2000). Ricordiamo che è il decreto del Presidente della Repubblica 27 settembre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 227 del 28 settembre 2016, che ha indetto il referendum popolare confermativo e convocato i comizi per il giorno 4 dicembre 2016; I SOGGETTI POLITICI AUTORIZZATI Ai fini della Delibera AGCOM n. 448/16/CONS si intendono per soggetti politici: a) i delegati di ciascun quinto dei componenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica firmatari delle richieste di referendum, ai sensi degli artt. 138 della Costituzione e 6 della legge 25 maggio 1970, n. 352; b) i promotori della raccolta delle firme che non siano delegati dei componenti della Camera dei deputati e del senato della Repubblica ai sensi della lett. a); c) le forze politiche costituenti gruppo in almeno un ramo del Parlamento nazionale ovvero le forze politiche, diverse dalle precedenti, che abbiano eletto con proprio sim-

bolo un deputato al Parlamento europeo, le quali non abbiano propri rappresentanti tra i soggetti di cui alle lett. a) e b); d) le forze politiche, diverse da quelle di cui alla lett. c), oggettivamente riferibili a una delle minoranze linguistiche indicate dall’art. 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, e che hanno eletto, con un proprio simbolo, almeno un rappresentante nel Parlamento nazionale e che non abbiano propri rappresentanti tra i soggetti di cui alle lett. a), b) e c); e) il gruppo misto della Camera dei deputati e il gruppo misto del Senato della Repubblica, i cui rispettivi presidenti individuano, d’intesa tra loro, secondo criteri che contemperino le esigenze di rappresentatività con quelle di pariteticità, le forze politiche prive di propri rappresentanti fra i delegati di cui alle lett. a) e b) e diverse da quelle di cui alle lett. c) e d), che di volta in volta rappresentano i due gruppi; f) i comitati, le associazioni e gli altri organismi collettivi di rilevanza nazionale, comunque denominati, che non siano riferibili ai soggetti di cui alle lett. a), b), c), d) ed e). Tali organismi devono avere un interesse obiettivo e specifico per i temi propri del referendum, rilevabile anche sulla base dei rispettivi statuti e delle motivazioni allegate alla richiesta di partecipazione, che deve altresì contenere una esplicita indicazione di voto. IL CONTENUTO DEI MESSAGGI POLITICI ELETTORALI “Sono ammesse soltanto le seguenti forme di messaggio politico elettorale: a) annunci di dibattiti, tavole rotonde, conferenze, discorsi; b) pubblicazioni destinate alla presentazione dei programmi delle liste, dei gruppi di candidati e dei candidati; c) pubblicazioni di confronto tra più candidati (Articolo 7, comma 2, L. 28/2000). La propaganda elettorale/referendaria (ed, infatti, non a caso, si usa il termine “propaganda” e non “pubblicità”) deve quindi avere un contenuto redazionale e non limitarsi al nome e foto del candidato, al simbolo del partito. IL COMUNICATO PREVENTIVO Gli editori di quotidiani e periodici che intendano diffondere a qualsiasi titolo fino a tutto il penultimo giorno prima delle elezioni nelle forme ammesse dall’art. 7, comma 2, della legge 22 febbraio 2000, n. Notiziario USPI n° 10/2016


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28, messaggi politici relativi al referendum sono tenuti a dare notizia dell’offerta dei relativi spazi attraverso un apposito comunicato pubblicato sulla stessa testata interessata alla diffusione di messaggi politici referendari. Per la stampa periodica si tiene conto della data di effettiva distribuzione al pubblico. Ove in ragione della periodicità della testata non sia stato possibile pubblicare sulla stessa nel termine predetto il comunicato preventivo, la diffusione dei messaggi non potrà avere inizio che dal numero successivo a quello recante la pubblicazione del comunicato sulla testata, salvo che il comunicato sia stato pubblicato, nel termine prescritto e nei modi di cui al successivo comma 2, su altra testata, quotidiana o periodica, di analoga diffusione. La tempistica per il comunicato preventivo: quotidiani, 5 giorni; periodici, numero precedente; tutti, quindi anche online, dal secondo giorno successivo alla sua pubblicazione: “In caso di mancato rispetto del termine stabilito nel comma 1 e salvo quanto previsto nello stesso comma per le testate periodiche, la diffusione dei messaggi può avere inizio dal secondo giorno successivo alla data di pubblicazione del comunicato preventivo” (art.20, comma 5). Il comunicato preventivo deve essere pubblicato con adeguato rilievo, sia per collo-

che formato debba essere presentato il materiale...), ed in particolare la definizione del criterio di accettazione delle prenotazioni in base alla loro progressione temporale. Ogni elemento di maggior favore praticato ad un soggetto politico deve essere riconosciuto anche agli altri. I messaggi politici referendari di cui all’art. 7 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, devono fornire una corretta rappresentazione del quesito referendario ed essere riconoscibili anche mediante specifica impaginazione in spazi chiaramente evidenziati, e devono recare la dicitura “Messaggio referendario” con l’indicazione del soggetto politico committente Il lettore deve percepire subito che è un messaggio di propaganda elettorale. I SONDAGGI POLITICI ED ELETTORALI Nei quindici giorni precedenti la data della votazione e fino alla chiusura delle operazioni di voto è VIETATO rendere pubblici o comunque diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull’esito del referendum o comunque relativi al quesito referendario. Tale divieto si estende anche alle manifestazioni di opinione che, per modalità di diffusione, possono comunque influenzare l’elettorato. (Articolo 8, L. 28/2000). Nel periodo antecedente a quei “fatidici” quindici giorni, la pubblicazione (integrale o parziale) dei risultati dei sondaggi politici deve essere obbligatoriamente accompagnata da una “NOTA INFORMATIVA” (da pubblicare anche su Internet), con le seguenti indicazioni, di cui è responsabile chi realizza il sondaggio: - il soggetto che ha realizzato il sondaggio;

cazione, sia per modalità grafiche, e deve precisare le condizioni generali dell’accesso, nonché l’indirizzo ed il numero di telefono della redazione della testata presso cui è depositato un documento analitico, del pari reso disponibile sul sito web, consultabile su richiesta. IL DOCUMENTO ANALITICO (consultabile a richiesta) concerne:: 1) le condizioni temporali di prenotazione degli spazi pubblicitari (e il termine ultimo per le prenotazioni per ogni singolo numero); 2) le tariffe (autonomamente determinate) e le eventuali condizioni di gratuità; 3) ogni altra ulteriore circostanza (ad es. in Notiziario USPI n° 10/2016

- il committente e l’acquirente del sondaggio; - i criteri seguiti per la formazione del campione e se si tratti di “sondaggio rappresentativo” o “non rappresentativo”; - il metodo della raccolta e elaborazione dei dati; - il numero degli interpellati e la percezione delle persone che hanno risposto a ciascuna domanda: - il testo integrale delle domande rivolte e la data in cui è stato realizzato il sondaggio. I sondaggi possono essere pubblicati solo se contestualmente siano resi disponibili

dal committente, nella loro integralità e corredati dalla “nota informativa”, sul sito: www.sondaggipoliticielettorali.it, tenuto dal Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In caso di pubblicazione a mezzo stampa, la “nota informativa” deve essere sempre evidenziata con apposito riquadro nella pagina. VIGILANZA E SANZIONI I Comitati regionali per le comunicazioni (CORECOM) assolvono le funzioni di vigilanza sulla corretta e uniforme applicazione della legislazione vigente e di accertamento delle eventuali violazioni, trasmettendo gli atti all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per i provvedimenti di propria competenza. Le violazioni alle disposizioni della Legge 28/2000 sono perseguite d’ufficio dall’Autorità, ma anche ciascun soggetto politico può denunciare tali violazioni entro il termine perentorio di DIECI GIORNI dal fatto (Articolo 10, L. 28/2000). La denuncia all’Autorità è procedibile soltanto se sottoscritta in maniera leggibile e accompagnata dalla documentazione comprovante l’avvenuto invio della denuncia anche agli altri destinatari (editore, CORECOM, GdF...). La denuncia deve obbligatoriamente contenere l’indicazione dell’editore e del giornale o periodico cui sono riferibili le violazioni, completa di data ed edizione e una motivata argomentazione. Le sanzioni amministrative pecuniarie variano da 2.582,28 a 30.987,42 euro, a seconda della gravità e della vicinanza della violazione al giorno delle elezioni.

IL COMUNICATO PREVENTIVO Gli editori di quotidiani e periodici che intendano diffondere messaggi politici relativi al referendum sono tenuti a dare notizia dell’offerta dei relativi spazi attraverso un apposito comunicato pubblicato sulla stessa testata interessata. (vedi facsimile sul sito www.uspi.it) IL DOCUMENTO ANALITICO concerne: 1) le condizioni temporali di prenotazione; 2) le tariffe (autonomamente determinate); 3) ogni altra ulteriore circostanza ed in particolare la definizione del criterio di accettazione delle prenotazioni in base alla loro progressione temporale. (vedi facsimile sul sito www.uspi.it)

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comScore ha presentato le novità introdotte nell’analisi dei dati di audience italiana in mobilità

GLI ITALIANI NON FANNO UN USO EVOLUTO DELLA RETE Nonostante la grande diffusione del mobile, frequentiamo poco le piattaforme e usiamo sempre le stesse app (di Facebook e Google) dove bruciamo il 90% del nostro tempo Il 12 ottobre scorso, ComScore (leader mondiale nella misurazione del mondo digitale e la fonte preferita di marketing digitale) ha presentato a Milano le novità introdotte nell’analisi dei dati di audience italiana in mobilità che d’ora in poi forniranno anche metriche relative a engagement e dati demografici dell’area geografica di residenza, la presenza di bambini e la composizione del nucleo familiare. Nel corso dell’evento Fabrizio Angelini ceo di Sensemakers e Stuart Wilkinson, head oh Industry relations di comScore, hanno offerto un’interessante panoramica del mondo mobile e app italiano. Queste le evidenze che ci sentiamo di sottolineare:

Grafica 1 1) L’Italia è ancora indietro sull’uso delle multipiattaforme, cioè dei sistemi dove avvengono ad esempio le transazioni dell’e-commerce. In questo senso, non è corretto pensare che un ampio uso del mobile significhi un uso evoluto della Rete, lo è semmai l’utilizzo delle piattaforme. GRAFICA 1 2) Gran parte dell’audience dei siti editoriali arriva da mobile, molto poco dalle multipiattafome GRAFICA 2 3) Queste sono le maggiori properties della Rete italiana. I grandi player Ott internazionali non consentono di essere rilevati con Tag (sono quelli evidenziati con un riquadro colorato). GRAFICA 3 4) Tredici delle prime quindici app utilizzate dagli italiani sono in mano a Facebook e Google. Resistono, con numeri molto inferiori, Amazon, Vodafone e IlMeteo. 5) Per chi investe sulle app la vera sfida è 10

riuscire ad essere inseriti dagli utenti nella schermata home dello smartphone. Ma è un’impresa difficilissima per vari motivi: - Uno è che gran parte del tempo speso sulle app appartiene al mondo Facebook e Google. GRAFICA 4 - Un altro motivo dell’estrema difficoltà di un’app ad affermarsi è che gran parte degli utenti sembrano aver esaurito la voglia di scaricarne di nuove e ancor meno di usarle. A parte casi eccezionali come Pokemon Go. In media gli italiani hanno sullo smartphone una trentina di app. GRAFICA 5 - Gran parte (90%) del tempo speso online in mobilità è assorbito dalle app. - Una persona su tre ricorda la pubblicità che ha visto su mobile. Il 10% dichiara di aver cliccato su una di queste (la dichiarazione esclude i click involontari). GRAFICA 6 - Gran parte (90%) del tempo speso online in mobilità è assorbito dalle app. - Una persona su tre ricorda la pubblicità che ha visto su mobile. Il 10% dichiara di aver cliccato su una di queste (la dichiarazione esclude i click involontari). - E’ stato calcolato che per un’impresa portare un utente a scaricare la propria app può costare da 1 a 1,5 euro.

le misurazioni della mobile audience in Italia fornendo una reportistica più robusta su metriche di visite ed engagement e sui dati demografici, che comprendono nuove variabili di segmentazione quali l’area geografica di residenza, la presenza di bambini e la composizione del nucleo familiare. “Ci siamo impegnati a introdurre sul mercato italiano soluzioni solide e di alta qualità e siamo entusiasti nell’annunciare che ancora una volta abbiamo rispettato gli impegni presi, attraverso il rapido sviluppo di un panel mobile locale che consente insight più approfonditi e granulari,” ha affermato Gian Fulgoni, CEO di comScore. “Abbiamo ricevuto dal mercato un enorme sostegno per lanciare nuove soluzioni che aiutino i nostri clienti a prendere decisioni migliori nel panorama odierno, multi-device e in continua evoluzione. Questo traguardo rappresenta un passaggio-chiave nella nostra roadmap di innovazione ed è solo l’inizio di una serie di ulteriori sviluppi da realizzare nel prossimo futuro”. I prodotti MMX Multi-Platform e Mobile Metrix di comScore combinano dati provenienti dai panel desktop e mobile con i dati del network censuario di comScore, che intercetta globalmente oltre 1.8 trilioni di interazioni digitali al mese e il 94% dei dispositivi connessi a internet in Italia, al fine di fornire una vista unificata del comportamento delle audience su desktop e su mobile. Questo approccio unico fornisce una misurazione reale, basata sulle persone, della Total Digital Reach. Inoltre le misurazioni di comScore conti-

(Roberto Borghi – primaonline.it, 12 ottobre 2016) ********** IL COMUNICATO DI COMSCORE L’introduzione dei dati del panel mobile Android potenzia

Grafica 2 Notiziario USPI n° 10/2016


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Grafica 3

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Grafica 6

nuano a innovarsi per includere i cambiamenti nel comportamento degli utenti e le nuove tecnologie. Tra queste la capacità di misurare e attri buire il traffico proveniente da app di terze parti e da distributori di contenuti come Facebook Instant Articles e Google AMP, per assicurare agli editori una misurazione consistente della loro audience digitale complessiva su più dispositivi. Principali risultati emersi dai dati di agosto 2016: La Total Digital Population ha raggiunto in Italia i 36,6 milioni di visitatori ad agosto 2016 sui quali le 7 maggiori properties vantano una reach superiore al 50%; Il 47% ha effettuato l’accesso a Internet sia tramite desktop sia tramite mobile. Banzai si è posizionata come la principale digital property italiana, con una Total Digital Population ad agosto 2016 pari a 22,4 milioni di utenti, di cui il 56% ha effettuato l’accesso esclusivamente tramite smartphone o tablet.

Espresso (che ha mostrato un’alta percentuale di visitatori unici esclusivamente mobile, pari al 52%), o RCS Media Group (al 55%).

DELLE VISITE SUI SITI DI NEWS La maggioranza non è soddisfatta da come sono informati sui cambiamenti del social

Il Mobile Browsing attira le audience mentre le App generano coinvolgimento L’analisi sulle prime 100 mobile property in Italia rivela che l’audience media su mobile browsing è il doppio dell’audience media raggiunta dalle top property su mobile app, dimostrando che il mobile browsing rappresenta ancora l’elemento chiave per aumentare la propria reach digitale.

Gli editori sono ben consapevoli di aver bisogno di Facebook per le loro attività on line, ma non sempre sono sicuri di quale sia la strategia migliore per lavorarci.

Ad ogni modo, nel mese di agosto 2016 il tempo speso in-app sulle top 100 property è risultato 8 volte superiore a quello speso in mobile browsing, evidenziando che le app sono la modalità preferita dai visitatori più coinvolti e fedeli per interagire con contenuti e servizi. Facebook e WhatsApp sono al primo e secondo posto in termini di coinvolgimento detenendo rispettivamente il 30,3% e il 28,2% del tempo speso sulle prime 100 mobile app durante il mese di agosto 2016.

Notiziario USPI n° 10/2016

Ha evidenziato che, in media, il 30% delle visite totali arriva proprio da Facebook. Per l’81% degli intervistati la ragione principale per utilizzare il social è per aumentare l’engagement e ampliare il pubblico, e tra questi il 79% dice di essere soddisfatto. Le note dolenti arrivano quando si parla delle modalità con cui Facebook comunica le sue modifiche, con il 68% del campione che non si ritiene soddisfatto.

Editori alla ricerca della strategia migliore

Passando al risvolto economico, mentre il 41% dice che è importante generare ricavi con Facebook, il 57% non si dice soddisfatto delle modalità con cui questi guadagni vengono generati.

DA FACEBOOK

(primaonline.it, 14 ottobre 2016)

* * * * * La componente mobile-only dell’audience rappresenta la maggioranza dell’audience dei principali siti di news e informazione in Italia, come nel caso del Gruppo Editoriale

Una recente ricerca dell’Inma (International News Media Association)

PASSA IL 30%

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Ricerca Ixé

COME I GIORNALISTI ITALIANI USANO I SOCIAL Un mezzo di promozione e per creare relazioni più che per sondare l’opinione pubblica o cercare storie I social come mezzo per promuovere il proprio lavoro più che per monitorare l’opinione pubblica o cercare storie. Ecco come i giornalisti italiani usano la rete e i vari Facebook e Twitter, secondo la fotografia scattata in ‘Audit Italia Press’, la ricerca dell’Istituto Ixè svolta con il supporto di Encanto Public Relation, nella quale le abitudini social dei giornalisti nostrani vengono confrontate con quelle dei loro colleghi americani e canadesi, analizzate da Cision. Secondo l’analisi, realizzata in anteprima su 50 casi in Italia e che a dicembre sarà riproposta ai 18mila iscritti del portale Giornalistisocial.it, i giornalisti intervistati utilizzano i social network in primis per promuovere il proprio lavoro (83% contro il 73% degli americani) e per costruire relazioni (54% contro il 73%). Solo in seconda battuta i social vengono utilizzati per monitorare l’opinione pubblica (52% contro il 64%), trovare storie (41% contro il 52%), verificare i fatti e approfondire (41%). Facebook risulta essere la piattaforma più usata, scelta dall’87% del campione. Alle sue spalle YouTube e Twitter (rispettivamente con il 70% e il 67% delle preferenze), con Instagram e Snapchat che si prevede avranno una crescita di rilievo. Per il rapporto di Cision, è Periscope a farla da padrone, soprattutto perché consente di accedere a trasmissioni live quando altri mezzi non sono a disposizione. Il 50% dei giornalisti ritiene i social fonti di informazione affidabili con la maggior fiducia assegnata dagli utilizzatori di YouTube, Instagram (piattaforme largamente visual) e Twitter.

infine la produzione propria. Il 25% dei giornalisti dichiara di utilizzare il materiale postato sui social. “La situazione della professione è decisamente complessa e, come emerge dall’indagine, le contraddizioni sulla percezione del fenomeno social non mancano”, ha commentato Andrea Tortelli, fondatore di GiornalistiSocial. “Da una parte cresce la consapevolezza che i social sono strumenti di promozione e autopromozione sempre più importanti, dall’altra in pochi hanno capito che la carta non può rappresentare il futuro, e che non rappresenta già più il presente”. “In questo contesto, la parte più conservativa è rappresentata, a mio avviso, da coloro che sono rimasti all’interno dei giornali e vedono con diffidenza il nuovo scenario del digitale, del mobile e dei social, guardando alla professione con una visione più tradizionale”, ha aggiunto. “Poi ci sono i colleghi che le garanzie del Contratto nazionale giornalistico le hanno perse o non le avranno mai, che interpretano il lavoro del giornalista in maniera più aperta, ma a volte contraddittoria, nella consapevolezza che – come indica anche una ricerca del Censis – oggi i social sono la prima fonte di informazione per la gran parte degli italiani”. “Questo contrasto si evidenzia anche negli spazi on line che gestisco – come il gruppo Giornalisti italiani su Facebook, con i suoi 18mila iscritti – in cui il dibattito è talmente acceso da sfiorare la rissa verbale su alcuni temi”. Nelle 2 indagini viene evidenziata la tendenza dominante nell’industria editoriale in merito alla compatibilità dei format della

testata con gli smartphone (54%), convinti della fruizione di notizie da parte del pubblico tramite apparecchi mobili. Segue la necessità di offrire contenuti multimediali (41%), per raggiungere il target “always on” che ha bisogno di una molteplicità di canali. Sul futuro dell’advertising,il futuro viene individuato nel native, mentre gli americani sono nel 47% dei casi neutrali (e il 28% negativi) Il rapporto fra giornalisti e professionisti della comunicazione non ha subito modifiche per il 48% degli intervistati che continuano a fidarsi in egual misura, mentre per gli americani non è cambiato per il 66% degli intervistati. Il 25% dei giornalisti italiani dichiara di fidarsi dei professionisti meno che in passato e il 20% invece ha aumentato la fiducia. Per quel che riguarda i materiali, la preferenza è sempre per il tradizionale comunicato stampa, seguito da immagini/video/sondaggi, dati, studi che facilmente possano essere “notiziati”. Resta la posta elettronica il canale di comunicazione migliore perché offre un testo già completo e composto a uso del giornalista. E’ pari al 43% la percentuale di giornalisti che dichiara di sentirsi, in alcune occasioni, obsoleto e poco al passo con i tempi. Curiosamente, nota la ricerca, il dato non sembra correlato all’età. Probabilmente la sicurezza professionale dei giornalisti di ‘lungo corso’ consente loro di percepirsi adeguati anche e nonostante la rapidità delle innovazioni tecnologiche che trasformano inevitabilmente la professione. Il giornale cartaceo sembra avere ancora lunga vita per gran parte del campione: il 35% si dichiara sicuro che ci sarà ancora fra 10 anni, un ulteriore 48% ritiene che sia probabile. Tuttavia, il 61% dei giornalisti italiani non consiglierebbe ad un giovane di intraprendere la carriera di giornalista. (primaonline.it. 13 ottobre 2016)

Quasi univoca l’asserzione di pubblicare notizie verificate e complete (91%) piuttosto che inseguire lo scoop per essere i primi. Pure gli americani condividono questa posizione, anche se una percentuale minoritaria ma più consistente che in Italia preferisce l’urgenza all’affidabilità. Le immagini e i video utilizzati dai professionisti sono in larga parte ricavati da banche dati a pagamento o gratuite online; seguono le fonti interne alle testate e solo 12

Notiziario USPI n° 10/2016


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Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale CHIARIMENTI IN MERITO A PREMI DI PRODUTTIVITA’ E WELFARE L’Agenzia delle entrate, d’intesa con il Ministero del Lavoro, ha fornito i primi chiarimenti in materia di premi di risultato e di welfare aziendale La Legge di stabilità per il 2016 (art. 1, commi da 182 a 191, L. 28/12/15, n. 208 ha previsto:

non superiore, nell’anno precedente a quello in cui vengono erogate le somme agevolate, a 50.000 euro, anche se derivanti da più rapporti di lavoro. BENEFICIARI Per la verifica del limite reddituale, va considerato il reddito soggetto a tassazione ordinaria, in particolare: • le pensioni di ogni genere e gli assegni di cui all’art. 49, c. 2 del Tuir;

• la reintroduzione, dall’1/1/16, dell’imposta sostitutiva sui premi di produttività erogati, sulla base contratti aziendali o territoriali, ai lavoratori dipendenti del settore privato e l’estensione di tale beneficio alle somme derivanti dalla partecipazione agli utili;

• le eventuali somme assoggettate ad imposta sostitutiva;

• importanti novità in tema di welfare aziendale.

• la quota di Tfr richiesta dal dipendente (art. 1, c. 26, L. n. 190/14).

Le modalità attuative sono state individuate dal Dm 25/3/16 del Ministero del Lavoro e delle polite sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Sono invece esclusi: • gli eventuali redditi di lavoro assoggettati a tassazione separata;

Con la Circ. 15/6/16 n. 28/E l’Agenzia delle entrate, d’intesa con il Ministero del Lavoro, ha fornito alcuni chiarimenti in materia di premi di risultato e di welfare aziendale.

• gli emolumenti premiali sostituiti con prestazioni di welfare aziendale escluse dalla formazione del reddito di lavoro dipendente (art. 51, commi 2 e 3 ultimo periodo, del Tuir).

CIRCOLARE 15/6/16, N. 28/E La disposizione stabilisce che, salva espressa rinuncia scritta del lavoratore, sono assoggettati all’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali comunali e regionali pari al 10%, entro il limite di importo complessivo di 2.000 euro (elevabili fino a 2.500 euro nel caso di aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro), i premi di risultato di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, nonché le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa.

Il regime agevolato è comunque applicabile nel caso in cui:

IMPOSTA SOSTITUTIVA 10% La condizione necessaria ai fini dell’applicazione del beneficio è che le predette somme vengano erogate in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Destinatari dell’agevolazione sono i titolari di reddito di lavoro dipendente (sono esclusi i titolari di redditi assimilati al lavoro dipendente, ad esempio i collaboratori), impiegati nel settore privato, di importo Notiziario USPI n° 10/2016

• le retribuzioni corrisposte ai lavoratori dipendenti impegnati all’estero, anche se non tassate in Italia;

• nell’anno precedente non è stato conseguito alcun reddito di lavoro dipendente; • il limite di 50.000 euro è stato superato per la presenza di redditi diversi da quelli di lavoro dipendente, come ad esempio redditi di lavoro autonomo; • nell’anno di erogazione delle somme agevolate il dipendente percepisce reddito di lavoro dipendente superiore a 50.000 euro. SOMME AGEVOLABILI L’agevolazione si applica esclusivamente: • ai premi di risultato “di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili…”; • alle somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa. Per fruire del beneficio è necessario che, nell’arco di un periodo congruo definito nel contratto, venga realizzato l’incremento di almeno uno degli obiettivi di produttività, redditi-

vità, qualità, efficienza e innovazione previsti nel contratto. Tale incremento deve essere verificato attraverso indicatori numerici definiti dalla stessa contrattazione. La circolare ribadisce che il nuovo regime agevolativo introdotto dalla Legge di stabilità non è applicabile alle voci retributive, quali gli straordinari o le maggiorazioni di retribuzione, nonché ai premi erogati in attuazione di accordi o contratti collettivi nazionali di lavoro o di accordi individuali tra datore di lavoro e dipendente. Per quanto riguarda le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili la circolare chiarisce che non si tratta dell’attribuzione di quote di partecipazione al capitale sociale ma della modalità di erogazione della retribuzione ai sensi dell’art. 2102 del Codice Civile. In particolare la partecipazione agli utili spettante al lavoratore è determinata in base agli utili netti dell’impresa. PARTECIPAZIONE AGLI UTILI Per poter usufruire dell’agevolazione, l’erogazione di queste somme deve essere prevista dalla contrattazione, a prescindere però dagli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione e deve risultare dalla compilazione dell’apposita sezione della scheda di monitoraggio. La circolare chiarisce che per l’accertamento, la riscossione, le sanzioni e il contenzioso si applicano le regole ordinarie in materia di imposte dirette. APPLICAZIONE DELL’IMPOSTA SOSTITUTIVA Le somme tassate con l’imposta sostitutiva non concorrono a formare il reddito complessivo, portando benefici in termini di maggiori detrazioni per carichi di famiglia e per reddito di lavoro dipendente. Effetti positivi anche in relazione al bonus Irpef di 80 euro, spettante fino alla soglia di 26.000 euro. Si segnala, comunque, che l’imposta sostitutiva potrebbe risultare sfavorevole al dipendente, in quanto potrebbe togliere la possibilità di far valere oneri deducibili o detraibili, utilizzabili solo in sede di tassazione ordinaria, pertanto è possibile rinunciare alla sua applicazione. Infine la circolare ribadisce che i redditi assoggettati a imposta sostitutiva rilevano ai fini della determinazione dell’Isee e dell’accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali. Prima di applicare l’imposta so-

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stitutiva, il datore di lavoro deve verificare se il dipendente ha i requisiti per usufruire dell’agevolazione. Se il sostituto non è lo stesso che ha rilasciato la certificazione unica per l’anno precedente, occorre che il lavoratore attesti per iscritto l’importo del reddito di lavoro dipendente conseguito. ADEMPIMENTI DATORE DI LAVORO Nel caso si accerti con ritardo la spettanza del regime di favore, la maggiore imposta può essere recuperata con la prima retribuzione utile. Poiché l’applicazione del regime sostitutivo da parte del sostituto d’imposta è automatica, il lavoratore deve comunicare al datore l’eventuale non spettanza, nel caso in cui l’anno precedente abbia superato i limiti di reddito, o se nell’anno ha già percepito premi agevolabili per un valore di 2.000 euro. Il decreto attuativo del 25/3/16 ha stabilito che le nuove disposizioni valgono per le erogazioni effettuate a partire dal 2016, estendendo l’applicazione dell’agevolazione anche a premi di risultato e partecipazione agli utili corrisposti nel 2016, ma riferiti al 2015, a condizione però che rispettino tutte le condizioni previste dalla norma. Nel caso in cui sussistano tutte le condizioni per l’applicazione dell’imposta sostitutiva il datore di lavoro potrà procedere in fase di conguaglio alla rideterminazione dell’imposta. DISCIPLINA TRANSITORIA - PREMI RELATIVI AL 2015 La circolare chiarisce inoltre che gli accordi già in essere alla data di pubblicazione del decreto potranno essere integrati per renderli pienamente conformi alla normativa, con effetti però a partire dal prossimo anno. La Legge di stabilità per il 2016 prevede, inoltre, che le somme e i valori non imponibili previsti dal comma 2 dell’art. 51 e dall’ultimo periodo del comma 3 non concorrono a formare il reddito anche quando gli stessi siano fruiti, per scelta del lavoratore, in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme agevolabili al 10%. BENI E SERVIZI EROGATI IN SOSTITUZIONE DI PREMI La circolare chiarisce che la possibilità di conversione e le modalità di esercizio della scelta/revoca devono essere previste dal contratto. Riguardo al trattamento fiscale, l’Agenzia delle entrate precisa che i benefit corrispo14

sti al posto delle retribuzioni premiali non concorrono a formare reddito di lavoro dipendente a condizione che: • gli importi costituiscano premi o utili riconducibili al regime agevolato (art. 1, c. 182, della Legge di stabilità per il 2016);

che di un suo familiare. Fondamentale è che il dipendente rimanga semplice destinatario del servizio ed estraneo, quindi, al rapporto economico instaurato tra il datore di lavoro e l’ente erogatore della prestazione.

• la contrattazione di secondo livello attribuisca al dipendente la facoltà di convertire i premi o gli utili in benefit di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 51 del Tuir.

L’Amministrazione finanziaria chiarisce inoltre che eventuali corrispettivi pagati dal dipendente alla struttura che eroga il servizio, a seguito di un contratto stipulato autonomamente dal dipendente, non rileva ai fini della non integrabilità prevista per tali voucher.

Di conseguenza tale agevolazione viene meno quando non sussistono le condizioni per l’applicazione dell’imposta sostitutiva, come ad esempio nel caso in cui il dipendente abbia conseguito un reddito superiore, nell’anno precedente, a 50.000 euro. Situazione diversa invece nel caso in cui l’obbligazione del datore di lavoro sin dalla sua origine, preveda l’erogazione in beni e servizi senza possibilità di conversione in denaro. In questo caso i benefit attribuiti ai lavoratori, anche a titolo premiale, non concorrono a formare reddito di lavoro dipendente, sempreché rientrino nelle fattispecie perviste dai commi 2 e 3 dell’art. 51 del Tuir. L’Amministrazione finanziaria su questo punto ha inoltre ribadito che tale erogazione in natura non si deve però tradurre in un aggiramento degli ordinari criteri di determinazione del reddito di lavoro dipendente in violazione dei principi di capacità contributiva e di progressività dell’imposizione. La Legge di stabilità 2016 è intervenuta anche in materia di welfare aziendale, ridefinendo la normativa riguardante le prestazioni, opere e servizi corrisposti al dipendente (in natura o sotto forma di rimborso spese) e ampliando le ipotesi di esclusione dal reddito di lavoro dipendente. VOUCHER O TITOLI DI LEGITTIMAZIONE La circolare chiarisce che i titoli di legittimazione erogati come benefit, anche se connotati da un valore nominale, non sono rappresentativi di somme in denaro.

In deroga al principio previsto per i voucher monouso, in base al quale i voucher devono dare diritto ad un solo bene o servizio per l’intero valore nominale, i voucher “multiuso” possono rappresentare più beni e servizi di importo complessivo non superiore a 258,23 euro. La circolare chiarisce che la pluralità di beni e servizi, erogati attraverso un unico voucher, può essere individuata anche attraverso il rinvio ad un elenco disponibile su di una piattaforma elettronica. L’Agenzia delle entrate nella circolare ribadisce che la soglia deve essere verificata con riferimento a tutti i beni e servizi di cui il dipendente ha fruito a titolo di fringe benefit nell’arco dell’anno. Qualora il valore di tali fringe benefit, anche sotto forma di voucher multiuso, superi il limite di 258,23 euro, lo stesso concorre per intero a formare reddito. Da ultimo la circolare chiarisce che per i buoni pasto le norme di riferimento rimangono quelle indicate nel Dpr 5/10/10, n. 207, confermando che non sono cedibili, commercializzabili, cumulabili o convertibili in denaro, sono utilizzabili esclusivamente per l’intero valore facciale e possono essere integrati dal dipendente. (da ASSOGRAFICI INFORMA Numero 13 - Anno XXIII) ********** BONUS CULTURA

L’art. 6, Dm 25/3/16 individua, oltre ai buoni pasto due tipi di voucher: “monouso” e “multiuso”. I voucher “monouso” devono dare diritto ad un solo bene, prestazione, opera o servizio di valore pari a quello indicato nel documento stesso. Di conseguenza, il titolo non può essere a parziale copertura della spesa o integrato e non può rappresentare più prestazioni. Inoltre, deve essere intestato all’effettivo fruitore sia nel caso si tratti del dipendente

Il Decreto per l’introduzione del Bonus di 500 euro per coloro che compiranno 18 anni è alla Corte dei Conti, il software e l’applicativo sono già pronti. Ricordiamo che il Bonus potrà essere speso anche per l’acquisto di libri, oltre che per musei, teatri, siti archeologici ecc. Una recente indagine condotta dal quotidiano La Stampa ha rilevato che il 65% degli aventi diritto spenderà il bonus per libri. Notiziario USPI n° 10/2016


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BIBLIOTECA USPI de interlocutore del presente.

LA GIUSTIZIA DI DIONISO Nietzsche: l’oltre-uomo, il legislatore di Vincenzo Carteny premessa di Claudio Bonvecchio e nota di Antonio Cecere (Editore Bonanno 2016, pagine 114, euro 9) In questo interessante e documentato saggio appare un Friedrich Nietzsche diverso dal consueto: un Nietzsche che si occupa della giustizia e del diritto, temi perfettamente congruenti alla sua idea di trasvalutazione di tutti i valori. Trasvalutazione in cui vede l’alternativa sia alla odiata morale cristiana – una morale che giudica da schiavi- sia alla giustizia borghese che giudica banale, conformista, farisaica e oppressiva. Nietzsche vuole una società di persone libere, vuole una umanità eroica che cerchi l’essenza delle cose. Vuole – e in questo consiste la Trasvalutazione di ogni valore – che le persone cambino per cambiare la società. Nietzsche è di una stupefacente concretezza e di una straordinaria lucidità - come mette in luce con rigore Carteny analizzando trasversalmente alcune delle sue più importanti opere - e si rivela come un gran-

Vincenzo Carteny, classe 1968, avvocato civilista in Velletri, ha sin dall’Università coltivato la passione per la filosofia del diritto e, anche esercitando la professione, ha cercato di interrogarsi sugli sviluppi e i riflessi del diritto nella società odierna. Carteny si occupa di diritto civile con particolare riferimento al diritto commerciale, societario e fallimentare, del lavoro, dei diritti reali, del diritto di famiglia. E’ Professionista Delegato alle Vendite Immobiliari e Custode Giudiziario, ed è stato membro di CDA di Volsca Ambiente spa e Azienda Speciale. Mediatore professionista dal maggio 2012. ********** LE LOTTE, GLI EVENTI, I PROTAGONISTI La storia della Fnsi raccontata dal direttore Giancarlo Tartaglia Con le ultime 2 puntate del cofanetto ‘Le lotte, gli eventi, i protagonisti’ si conclude la prima parte del viaggio nella storia della Federazione nazionale della stampa italiana raccontata dal direttore del sindacato dei giornalisti e storico del giornalismo

Giancarlo Tartaglia. I 10 video sono online sul canale Youtube della Fnsi. Nella nona puntata, dal titolo “1927, la Fnsi viene sciolta e nasce il Sindacato nazionale fascista”, si ripercorrono i mesi che portarono i sindacato dei giornalisti italiani alla clandestinità, sostituito dal regime con il Sindacato nazionale fascista che, sotto la regia di Mussolini, divenne lo strumento più efficace per costruire le basi della politica del consento del regime. La decima, e ultima, puntata racconta invece la rinascita della Fnsi: il 25 luglio 1943, data che segna la fine del regime mussoliniano e del Sindacato nazionale fascista. Si tratta però di una ripresa dell’attività sindacale complicata e difficile che vede la Federazione nazionale della stampa italiana impegnata nella creazione dell’Albo professionale, strettamente collegato con la questione dell’epurazione dei giornalisti massicciamente coinvolti con il regime. Un tema e un lavoro che suscitano polemiche e pungenti accuse al sindacato che a molti appare poco deciso a fare pulizia nella categoria. Sarà solo il congresso di Palermo del 1946 che sancirà la piena rinascita e la vera ripresa della attività sui diritti dei giornalisti e sul contratto.

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Notiziario USPI n° 10/2016

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1,95 milioni di euro complessivi per il triennio 2016-2018

Regione Lazio, approvata la legge a sostegno dell’editoria E’ una legge-quadro - Occorre un apposito regolamento della Giunta regionale per la piena operatività La Regione Lazio ha deliberato l’esborso di 1,95 milioni di euro complessivi per il triennio 2016-2018 a sostegno del pluralismo dell’informazione. Il Consiglio regionale ha approvato, infatti, la proposta di legge n. 210 dal titolo “Legge quadro a sostegno del pluralismo dell’informazione e della comunicazione istituzionale”. L’Aula ha dato il via libera al provvedimento legislativo con 34 voti a favore e 6 contrari. La legge prevede interventi a favore dell’editoria, d e l l e emittenti radiotelevisive e delle testate on line locali, della distribuzione locale e dei punti vendita della stampa quotidiana e periodica e del sistema integrato delle comunicazioni di pubblica utilità.

NOTIzIARIO Uspi Mensile - 11 numeri Organo del direttivo nazionale dell’Associazione di categoria dei piccoli e medi editori Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972 Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991) Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Responsabile: Vittorio Volpi Grafica e impaginazione: Rita L’Abbate Tipografia: MEDIAGRAF SpA. Via della Navigazione Interna, 89 35027 Noventa Padovana (PD)

Con questa legge la Regione promuove inoltre studi e ricerche, corsi di formazione e riqualificazione professionale rivolti ai giornalisti e operatori del settore, nonché progetti di mediattivismo e produzione indipendente di informazione nelle scuole con l’obiettivo di formare cittadini impegnati a sperimentare attivamente e collettivamente forme di autogestione della comunicazione. Un intero Capo detta la nuova disciplina del Comitato regionale per le comunicazioni (Corecom); un altro Capo tratta i compiti della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo in ambito regionale e quelli della commissione regionale di vigilanza sul pluralismo dell’informazione che svolge funzioni di monitoraggio dell’informazione resa dalla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo regionale e vigila sulla corretta applicazione delle disposizio-

ni in materia di accesso alla programmazione. Viene infine disciplinata l’informazione e la comunicazione istituzionale. Soddisfatto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. “Approvata la legge sull’informazione. Sosteniamo editoria, lavoratori e giornalismo. Pluralismo vuol dire democrazia più viva, grazie ai consiglieri” ha scritto in un tweet il governatore. “La riforma dell’editoria è un passo in avanti importante nel terreno del pluralismo e per il sostegno al giornalismo, anche quello locale, in un periodo di crisi che ha colpito, spesso in maniera determinante, il mondo dell’informazione” ha affermato l’assessore della Regione Lazio ai Rapporti con il Consiglio Mauro Buschini. Critico invece il Movimento cinque stelle: “Sono altri 2 milioni di euro che vanno alla carta stampata quando l’Italia, in quanto a libertà di stampa, è al 77esimo posto nel mondo. Noi abbiamo cercato di introdurre dei principi di imparzialità, pluralismo e qualità dell’informazione ma sono stati bocciati uno dopo l’altro” ha affermato all’agenzia Dire, il consigliere regionale del M5S, Davide Barillari. (www.adginforma.it/)

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Il n. 10 ottobre/novembre 2016 è stato stampato il 27 ottobre 2016

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Notiziario USPI n° 10/2016


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