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Convocazione Assemblea USPI, anno 2015, pagina 3 Deposito legale e Convenzioni USPI, pagina 10
Stabilito al 2 per mille dei ricavi 2013
Tariffe postali per le associazioni non onlus
CONTRIBUTO AGCOM ANNO 2015
LOTTI SCRIVE ALL’USPI: PRESTO INCONTRO CON CAIO
Versamento e invio telematico della modulistica anticipato al 1 aprile 2015 – Per i soci è a disposizione la PEC dell’USPI Obbligati tutti i soggetti operanti nel settore delle comunicazioni anche se non tenuti alla redazione del bilancio Esentate le imprese con ricavi assoggettabili pari o inferiori a 500.000 euro, le imprese che hanno iniziato la loro attività nel 2014 e quelle in liquidazione o sottoposte a procedure concorsuali.
Il Sottosegretario all’editoria, On. Luca Lotti, annuncia un incontro, speriamo decisivo, con l’A.D. di Poste Italiane, Francesco Caio, per risolvere la questione tariffaria delle associazioni no profit che non rientrano nella qualifica di onlus (e assimilate) La domanda è: “Perché i piccoli periodici associativi devono pagare una tariffa molto più alta dei grandi giornali?”
Il 5 marzo scorso, sul sito dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, è stata pubblicata la Delibera n. 87/15/CONS del 24 febbraio 2015, che integra la Delibera n. 567/14/CONS del 6 novembre 2014 riguardante “Misura e modalità di versamento del contributo dovuto all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per l’anno 2015”.
La Segreteria Generale dell’USPI sta continuamente informando la Presidenza del Consiglio sugli sviluppi della questione delle tariffe postali per molte associazioni senza fine di lucro che, secondo il parere di Poste (suffragato, in verità, da un’interpretazione - tanto affrettata quanto inopportuna – del Dipartimento editoria), non possono accedere alla “Tariffa ROC” e, quindi costrette a spedire con la Tariffa “Regime libero”, molto più onerosa.
L’Autorità ha ritenuto congruo, per coprire le spese inerenti alla propria attività, fissare l’entità della contribuzione per il 2015 nella misura del 2 per mille dei ricavi risultanti nell’ultimo bilancio approvato prima della citata Delibera n. 567/14/CONS, quindi sui ricavi del 2013 (aumentandola dall’1,4 per mille dell’anno precedente).
A tal proposito invitiamo a rileggere i precedenti numeri di questo Notiziario Il 13 marzo scorso, l’USPI ha di nuovo sollecitato la Presidenza del consiglio:
“Gentile On. Lotti, Anticipata la tempistica del versamento, da effet- Gentile Dott. Funiciello, tuarsi entro il 1 aprile 2015, e anticipan7 facendo seguito alle precedenti email
Campagna “meno giornali meno liberi”
“Definire la libertà di stampa come la libertà di parlare e di dire ciò che si vuole fa il paio col fatto di spacciare la libertà in generale come la libertà di fare ciò che si vuole. Siffatto parlare appartiene alla rozzezza e alla superficialità”. Friedrich Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto (1821)
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INTERVISTA AL SEGRETARIO GENERALE USPI
Il Sottosegretario, Luca Lotti, e l’A.D. di Poste Italiane, Francesco Caio. A loro spetta dirimere la questione delle tariffe postali per le associazioni no profit.
Vetere: “Lavoriamo col Governo per la riforma del contributo pubblico. L’attuale sistema di finanziamento pubblico va cambiato, la politica dà il suo assenso”. Il 26 febbraio scorso, il nostro Segretario Generale Vetere ha rilasciato un’intervista al sito www.editoria.tv sul tema dei contributi pubblici al5
Unione Stampa Periodica Italiana - ANNO 51° - MENSILE - 11 NUMERI - 3 marzo 2015 Spedizione in abbonamento postale articolo 1, comma 1, del DL 24/12/2003 n. 353, convertito in L 27/2/04 n. 46 - DCB di Roma
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LOTTI SCRIVE ALL’USPI: PRESTO INCONTRO CON CAIO 1
inviate dal nostro Segretario Generale, Vetere, sullo stesso tema, informiamo che Poste Italiane sta autonomamente variando le tariffe postali in oggetto, costringendo gli editori no profit a spedire con la Tariffa “Regime libero”, molto più onerosa, e non a “Tariffa ROC” La domanda è: “Perché i piccoli periodici associativi devono pagare una tariffa molto più alta dei grandi giornali (es. Panorama, Espresso; Sole24ore...)? Si ribadisce l’urgente necessità della convocazione di un Tavolo di confronto fra le parti interessate”. La risposta del Sottosegretario non si è fatta attendere. Nello stesso giorno, Lotti ha inviato all’USPI la seguente email: “Ho chiesto un incontro a Francesco Caio per esporgli il problema in oggetto. Tramite Antonio Funiciello che ci legge in copia, vi saprò riferire quanto prima”. Restiamo in attesa di notizie. La posizione dell’USPI è ben nota alla Presidenza: riteniamo che la risposta debba essere “politica”. Sottolineiamo l’importanza di: - congelare la situazione delle tariffe postali per le associazioni senza fine di lucro non-onlus, fino ad un intervento legislativo che parifichi tali tariffe di spedizione a quelle degli altri editori ROC; - inserire, nell’emanando nuovo provvedimento legislativo sui contributi all’editoria, una norma che riconosca il diritto alla spedizione con “Tariffa ROC” anche per questi soggetti;
- successivamente, ridiscutere gli eventuali rimborsi, senza eccessivi ed immediati oneri per l’economia delle associazioni suddette (ad esempio, con una congrua rateizzazione). ******* A proposito degli eventuali rimborsi, pretesi da Poste, riportiamo una sentenza della Corte di cassazione sul contratto di trasporto ed i termini di prescrizione: Cass. Civ. Sez. III, 30-11-2010, n. 24265 (rv. 614882) PRESCRIZIONE E DECADENZA CIVILE Prescrizione breve TRASPORTO (CONTRATTO DI) PRESCRIZIONE CIVILE – Termine – Prescrizioni brevi – Spedizione e trasporto – Prescrizioni di trasporto di merci rese in esecuzione di un unico contratto di appalto di servizi di trasporto – Prescrizione breve ex art. 2951 cod.civ. – Applicabilità – sussistenza – Fondamento Il termine annuale di prescrizione dei diritti nascenti dal contratto di trasporto, previsto dall’art. 2951 cod. civ., trova applicazione anche quando le varie prestazioni di trasporto siano rese in esecuzione di un unico contratto (misto) di appalto di servizi di trasporto, dovendosi in tale ipotesi far riferimento alla normativa in tema di trasporto per individuare quelle norme che, come la durata della prescrizione, sono intimamente collegate alla concreta tipologia della prestazione.
disponibili per il suo finanziamento. Poste ha anche evidenziato che alla luce dell’imminente privatizzazione occorre contenere gli oneri per un servizio spesso antieconomico.
Una previsione divergente da quella auspicata da Poste Italiane, che aveva valutato un valore pari a più del doppio di quanto previsto dai calcoli dell’Autorità.
L’A.D. Francesco Caio, preoccupato da un possibile flop in Borsa, potrebbe decidere di ridurre i servizi di consegna.
Per questo motivo Poste Italiane chiede una revisione delle modalità di fornitura del servizio universale in linea con le risorse
L’Agcom ha applicato una nuova metodologia di calcolo, grazie alla quale l’ammontare del costo netto viene quantificato come la
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Contributo AGCOM, anno 2015 (pagine 1, 7, 8, 9, 10) Lotti scrive all’USPI: presto incontro con Caio (pagine 1, 2) Intervista al Segretario Generale USPI (pagine 1, 5, 6) Divergenze tra AGCOM e Poste Italiane per il costo del servizio universale (pagina 2) Avviso di convocazione Assemblea USPI (pagina 3) Le quote associative USPI per l’anno 2015 (pagina 4) Elezioni politico-amministrative 2015 (pagina 10) Deposito legale e Convenzioni USPI (pagina 10) DIALOGANDO:I tradimenti della parola (pagine 11, 12, 13) Notiziario fiscale: AGENZIA DELLE ENTRATE, Circolare 19/2/15 n. 5/E (pagine 14, 15, 16) L’Eco della Stampa (pagina 15) Convenzione USPI – SDA (pagina 16)
(Rigetta, App. Palermo, 26/04/2006).
DIVERGENZE TRA AGCOM E POSTE ITALIANE PER IL COSTO DEL SERVIZIO UNIVERSALE L’Agcom ha quantificato il costo netto del servizio postale universale per gli anni 2011 e 2012. Il valore degli oneri ammonta rispettivamente a 380, 6 e 327,3 milioni di euro.
in questo numero
differenza tra l’onere delle operazioni di un fornitore di servizio universale e il costo delle attività che escludono tale obbligo. Il cosiddetto “metodo del costo evitato” si applica per la prima volta dal recepimento della terza direttiva UE in materia postale. L’Autorità ha anche sottolineato che gli operatori non dovranno versare contributi al fondo di compensazione presso il Ministero per lo Sviluppo Economico. La decisione del Garante è stata preceduta da una consultazione pubblica alla quale hanno partecipato i principali attori del mercato. Notiziario USPI n° 3/2015
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AVVISO DI CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA U.S.P.I. DELL’ANNO 2015 Ai sensi degli articoli 7 e 8 dello Statuto, l’Assemblea Generale Ordinaria dei soci dell’Unione Stampa Periodica Italiana (U.S.P.I.) è convocata per giovedì 16 aprile 2015, alle ore 14 in prima ed alle ore 14.30 in seconda convocazione, presso la sede sociale in Viale B. Bardanzellu n. 95 in Roma, con il seguente:
ORDINE DEL GIORNO 1. Insediamento della Presidenza e della Segreteria; 2. Relazione del Presidente; 3. Relazione del Segretario Generale; 4. Relazione del Collegio dei Revisori dei Conti; 5. Approvazione del rendiconto esercizio 2014; 6. Approvazione esercizio preventivo 2015; 7. Varie ed eventuali. In base all’articolo 7 dello Statuto hanno diritto di voto tutti i soci ordinari di cui all’articolo 3 in regola con il pagamento delle quote sociali. Ai soci di cui al punto 1) di tale articolo spettano tre voti per ciascuna testata, mentre ai rappresentanti delle Associazioni o Gruppi di cui al punto 2) spetta un solo voto. Hanno diritto inoltre ad esprimere un voto gli iscritti all’U.S.P.I. a titolo personale di cui all’art. 30 (norma transitoria). Ogni socio che non possa partecipare personalmente all’Assemblea può farsi rappresentare, ad ogni effetto, da persona, anche non iscritta all’USPI, munita di apposita delega. Nessun socio o delegato può essere portatore di più di dieci deleghe. Per la partecipazione all’Assemblea, i soci che ancora non lo avessero fatto, dovranno mettersi in regola con la quota associativa per il 2015. Il rendiconto 2014 ed il preventivo 2015 saranno a disposizione dei soci che li volessero esaminare presso la sede sociale dell’USPI, in Viale B. Bardanzellu n. 95 in Roma, dalle ore 12 del 31 marzo, alle ore 12 del 9 aprile c.a. Il presente annuncio è da considerarsi quale “avviso” secondo quanto stabilito dall’articolo 8, primo comma, dello Statuto. Roma, 23 gennaio 2015 IL PRESIDENTE
(Mons. Antonio Barbierato)
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................................................. (firma)
(1) Indicare la qualità di editore e titolo del periodico, ovvero di suo rappresentante (punto 1 art. 3 dello Statuto) nel qual caso è necessario indicare anche la testata, ovvero la qualità di socio a titolo personale (art. 30 dello Statuto, norma transitoria).
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Le quote associative usPi
per l’anno 2015 L’invito ai Soci a rinnovare al più presto l’iscrizione all’USPI per l’anno 2015 risponde alla doverosa esigenza di assicurare all’Unione le entrate necessarie non soltanto a fronteggiare i continui ed evidenti aumenti dei costi, ma soprattutto a potenziare i servizi gratuiti resi alla generalità dei Soci. I periodici e gli editori iscritti sanno infatti assai bene che l’USPI offre al Socio un consistente pacchetto di servizi gratuiti che comprende, tra l’altro: - la consulenza editoriale e l’assistenza amministrativa per pratiche pubbliche; - l’aggiornamento professionale mensile tramite questo Notiziario; - la rappresentanza e la tutela in seno alle Commissioni ministeriali; - il filo diretto telefonico, per email o fax, per la consulenza fiscale, postale, legislativa, legale, pubblicitaria e internet; - congressi, convegni e stages di qualificazione professionale; - convenzioni esclusive per i soci USPI; - la tessera, bollino annuale e “disco stampa” per autovettura. Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2015 e comprensive della spedizione in abbonamento postale del “Notiziario USPI” (pari a 33 €) sono le seguenti: Per le testate (secondo la tiratura dichiarata): (Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura è sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge) da da da da da
1 a 10.000 copie 10.001 a 50.000 copie 50.001 a 100.000 copie 100.001 a 200.000 copie 200.001 copie in su
€ € € € €
300,00 750,00 1.300,00 2.600,00 3.800,00
“Una tantum” (oltre la quota di iscrizione) per le testate che si associano per la prima volta: - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata sia fino a 10.000 copie - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata superi le 10.000 copie
€ €
100,00 170,00
Soci corrispondenti - IL SOCIO CORRISPONDENTE è una persona fisica che, “condividendo le finalità dell’USPI, si interessa a vario titolo di editoria e comunicazione”. € 100,00 Soci benemeriti L’USPI accoglie nel suo seno, su deliberazione del Consiglio Nazionale: - Soci benemeriti, e cioè persone od enti che mediante attività o donazioni abbiano contribuito allo sviluppo dell’USPI e, attraverso esse, abbiano favorito il progresso della stampa periodica. Rinnovo della quota per i soci singoli ex art. 30 dello Statuto: - se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all’USPI € 210,00 - stesse categorie ma che operano per periodici non associati all’USPI € 320,00 ***** Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 6, Via Franceschini n. 58 - Roma, CODICE IBAN: IT 96 U 05584 03206 000000004977, ovvero tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile spedito con assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale numero 27433002 intestato all’USPI. C.F. dell’USPI: 80188110581
ATTENZIONE Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio.
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INTERVISTA AL SEGRETARIO GENERALE USPI 1
l’editoria ed alla Campagna di stampa sui siti, Facebook e Twitter, “Meno giornali meno liberi”. Ecco il testo pubblicato:
informativo, ma i mezzi di comunicazione sarebbero in mano a soggetti forti che vogliono orientare il Governo e a quel punto non ci sarebbe una stampa libera.
“Il Segretario USPI tira le somme di questi primi mesi di dibattito sul fondo pubblico per l’editoria: una riforma è necessaria, ma non deve limitarsi alla carta stampata.
La cosa importante è questa: noi abbiamo temuto che si iniziasse a pensare che il contributo non dovesse essere più erogato e che si lasciasse tutto al libero mercato. Il Governo ha invece ribadito il contrario”, prosegue Vetere.
Il fondo pubblico per l’editoria non è sufficiente, bisogna lavorare tutti insieme per la riforma di settore, ma parlando di tutta la comunicazione e non solo dell’editoria, e il primo passo è stato fatto: il Governo ha esplicitamente confermato di voler mantenere il contributo pubblico. E’ quanto afferma il Segretario dell’Unione stampa periodica italiana (Uspi), Francesco Saverio Vetere che, insieme alle altre organizzazioni del settore, sta portando avanti la campagna #MenoGiornaliMenoLiberi su Facebook e Twitter. Fondi insufficienti, ma il Governo è favorevole Secondo Vetere: “I fondi sono insufficienti. Sono state fatte delle aperture da parte del Governo sia sui fondi che sulla legge di riforma del settore. La cosa più importante, però, è che il Governo, questo Governo, non ha mai espresso contrarietà rispetto al contributo pubblico all’editoria. Anzi i rappresentanti del sottosegretario hanno già ribadito che il Governo è favorevole al contributo pubblico”. Il Segretario USPI specifica che esiste un preciso impegno a portare avanti il discorso del contributo pubblico riformandolo anche per allargarlo a tutte le nuove tipologie di mezzi di comunicazione. “Però a questo punto il fondo, almeno nell’immediato, dovrebbe essere rifinanziato (sia per gli arretrati che anche per la continuazione nel 2015) e poi la continuazione dovrebbe aversi nella riforma. Questo rappresenta un valore di salvaguardia di pluralismo e occupazione, ma soprattutto pluralismo: il contributo pubblico si spiega perché in sua assenza i giornali sarebbero solo espressione di grandi potenze economiche come banche, multinazionali o centri d’interesse. Allora non sarebbe un vero pluralismo Notiziario USPI n° 3/2015
Il momento dei fatti Ora bisogna rifinanziare e riformare bene in modo che si possa continuare a lavorare. Nell’immediato bisogna permettere a chi ha diritto al contributo pubblico di avere quello che gli spetta per non dover licenziare dipendenti o chiudere, e questo è un altro punto fondamentale in questo momento storico. “Sono state poste le basi per un dialogo costruttivo - dichiara il Segretario USPI però adesso a questi impegni dovrà corrispondere l’azione del Governo, per cui ci aspettiamo di venire convocati ancora per portare avanti un lavoro comune sulla riforma dell’editoria”. Ma in realtà la riforma dovrebbe abbracciare tutto il settore della comunicazione e un cambio di denominazione al fondo potrebbe dargli una nuova connotazione. “Ribadisco però che la cosa più importante è che il Governo abbia detto chiaramente che il contributo pubblico va mantenuto. Questa è la base perché se ci fosse del non detto ci sarebbe da preoccuparsi. Il Governo invece è uscito fin da subito allo scoperto dichiarando di voler mantenere il principio e di voler lavorare insieme ad associazioni e federazioni di settore alla riforma. La chiarezza è molto importante, tutto viene di conseguenza, la riforma, i finanziamenti… e non è certo poco. Penso e spero che a breve ci incontreremo di nuovo per continuare questo discorso”, conclude Francesco Vetere. ******* Nel frattempo, la Campagna “Meno giornali meno liberi” ha ricevuto il sostegno anche della Conferenza Episcopale Emilia-Romagna Ufficio regionale per le comunicazioni sociali: “In merito alla drammatica situazione in cui
versa la stampa locale in Emilia-Romagna, come nel resto d’Italia, con la contrazione del numero dei lettori, delle vendite nelle edicole, degli abbonamenti, dei ricavi pubblicitari, dei sostegni pubblici e privati, si evidenzia che sono a rischio la stessa libertà di pensiero e il pluralismo informativo. Questi principi sono per noi irrinunciabili, per cui urge un nuovo senso di responsabilità da parte di tutti per non lasciar morire le voci del territorio, i giornali della gente, delle nostre comunità, e varie altre testate. Perdere un patrimonio così prezioso significa impoverire il tessuto sociale del nostro popolo e andare verso un pensiero unico dominante. È pertanto a rischio la stessa democrazia partecipata. La realtà dei settimanali aderenti alla FISC, quindici in tutta la regione EmiliaRomagna, è estremamente significativa. Nati tra la fine dell’800 e l’inizio del secolo scorso, diffusi capillarmente, rinnovatisi nei decenni successivi fino ai giorni nostri
accogliendo le innovazioni tecnologiche, creando opportunità e sinergia nella rete con i siti, costituiscono ancora oggi una storia e una presenza significative e danno valore, insieme al quotidiano “Avvenire”, ad una informazione vicina alla gente e capace di raccontare la vitalità delle Chiese locali e della comunità civile. Senza diffondere rassegnazione, pubblicano ogni settimana notizie sulla vita reale della gente, raccontano il positivo e il bene, infondendo speranza e creando legami anche in un tempo particolarmente buio e di crisi come quello che stiamo attraversando. È in atto l’adeguamento alle nuove tecnologie, ad avere imprese editoriali capaci di generare posti di lavoro, oggi a rischio, in una forte azione formativa e deontologica, in un momento in cui le risorse e i contributi statali diminuiscono. Ora si chiede di sostenere non l’opera di viaggiatori solitari, ma di investire in vere realtà di comunicazione che hanno uno stretto legame con il territorio e con tutta la comunità. 6 5
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INTERVISTA AL SEGRETARIO GENERALE USPI 5
È anche una questione di equità e democrazia. Per questo si auspica da parte dello Stato e delle sue varie articolazioni, compresa la Regione, un impegno politico su come destinare fondi e azioni pubbliche capaci di valorizzare chi racconta l’identità e la storia di un territorio e alimenta quella polifonia e quel confronto cui non si vuole rinunciare. A dieci anni dalla pubblicazione del Direttorio CEI “Comunicazione e missione”, un vasto impegno nelle diocesi dell’Emilia-Romagna, come si è visto anche nel recente incontro regionale a Ferrara organizzato da questo ufficio, è auspicato per valorizzare tutte le nostre realtà impegnate nel mondo dei media, per sostenere i nostri settimanali anche attraverso l’abbonamento e la diffusione, per una pastorale organica delle comunicazioni sociali, a favore di una autentica promozione umana e culturale della persona. Bologna, 12 febbraio 2015
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Anche il Movimento 5 stelle, promotore di un disegno di legge per l’abrogazione totale dei contributi all’editoria, ora in discussione presso la VII Commissione Cultura della Camera dei deputati, sta modificando le proprie tesi. L’onorevole Giuseppe Brescia, primo firmatario del citato DdL, sembra aver cambiato idea. Il deputato del Movimento 5 stelle, in un’intervista rilasciata a Lorenzo Misuraca sul quotidiano “Il garantista”, riconosce infatti una funzione pubblica al finanziamento alla stampa. Ecco il testo: M.: Brescia, qual è la vostra posizione sull’editoria? B.: Evidentemente il sistema di finanziamento all’editoria, così come è stato concepito non funziona per tutelare la libertà di stampa, il reale pluralismo e la qualità dell’informazione, che poi sono i veri punti che ci interessano. Siamo scivolati dal 44esimo al 73esimo posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa. M.: E per questo il programma iniziale dei 5 stelle era ”farla pagare” ai giornali, 6
togliendo loro i soldi dell’erario. B.: Già quasi subito dopo il primo approccio che diceva di abolire i finanziamenti, abbiamo sottoposto alcune altre idee ai nostri iscritti tramite la piattaforma Lex. Ci sono arrivati diversi suggerimenti e alcuni li abbiamo anche accettati. M.: E allora arrivò la prima integrazione rispetto alla posizione iniziale. B.: Abbiamo proposto di reinvestire i fondi tagliati ai finanziamenti ai giornali per darli alle start up di giovani editori, e devo dire che era stata accolta bene da tutti gli interlocutori. M.: Ma poi vi siete resi conto che non bastava. B.: Ci siamo resi conto, parlando con i soggetti del e con gli esperti del settore, che serve molto altro. M.: Cosa? B.: Misure per combattere il conflitto d’interessi all’interno di questi giornali che ricevono i finanziamenti. Ad esempio facendo in modo che la provenienza delle risorse economiche non provenga dalla stessa fonte per un valore superiore al 10 per cento. M.: E’ difficile immaginare qualcuno disposto a mettere soldi in un nuovo giornale entro margini così stretti. B.: Sì, sono vincoli molto stretti, ma anche su questo siamo disposti a confrontarci. M.: Se non sbaglio, ha fatto riferimento a giornali che riceveranno finanziamenti… B.: Sì, stiamo studiando un meccanismo per premiare la qualità dell’informazione. M.: Premiare nel senso di dare soldi pubblici? B.: Sì, ci possono essere degli aiuti di Stato, che del resto sono previsti anche in tutto il resto d’Europa, ma devono servire per premiare veramente la qualità. Tutti i soggetti in campo sono d’accordo sul fatto che bisogni mettere mano al sistema attuale. M.: Chi la dovrebbe stabilire? E’ un piano scivoloso, questo. B.: Bisogna mettere a punto parametri molto stringenti, oggettivi per decidere chi deve assegnare i fondi e su che basi. Anche perché il ci interessa che ci siano tante voci che dicono cose diverse, non il finto pluralismo di tanti giornali che riportano tutti la versione ufficiale. M.: Grillo ha radunato le folle al grido
“niente più soldi ai giornali”, questa posizione mi sembra diversa. B.: Siamo sempre per l’abolizione di questo sistema di finanziamento a pioggia dei giornali che si è tradotto in truffe e abusi con i fondi pubblici, oltre a creare un legame forte tra governi e giornali. Dobbiamo premiare il più possibile gli editori puri, quelli che non producono anche altro, a parte i giornali. M.: La prima cosa che mi viene in mente è se uno ha soldi da mettere in un giornale da qualche parte li avrà pur fatti. B.: Infatti, i finanziamenti devono favorire soprattutto casi in cui non ci siano conflitti d’interesse, cooperative editoriali. Prendiamo le pubblicità, anche lì bisogna impedire che vengano soprattutto da un solo soggetto, che poi finisce per influenzare il giornale M.: Stiamo discutendo di come dare i soldi ai giornali. E’ sicuro che i vostri elettori capiranno questo cambio di direzione? B.: Faremo uno sforzo e proveremo a spiegare quello che è venuto fuori dal confronto con tutti gli esperti venuti in audizione, tra cui Marco Travaglio, che abbiamo portato noi ed è in un certo senso un nostro punto di riferimento. M.: Scusi se insisto ma Grillo gridava «Basta con i soldi ai giornali!» B.: Ma siccome noi siamo flessibili, ci siamo accorti approfondendo la questione che la nostra posizione iniziale avrebbe favorito il contrario di quello che pensavamo. M.: Cosa? B.: La concentrazione nelle mani dei grandi gruppi editoriali, e la probabile scomparsa di tante piccole testate che costituiscono proprio il pluralismo. M.: Avete cambiato idea, in sostanza. B.: No, siamo per l’abolizione di questi finanziamenti e per il loro ripensamento.
Sala della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati Notiziario USPI n° 3/2015
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do inoltre alla stessa data del 1 aprile 2015 l’invio del modello telematico a cui sono tenuti tutti gli operatori, indipendentemente dall’obbligo del versamento. Confermato l’invio esclusivamente tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) del “Modello Contributo SCM - Anno 2015”, pubblicato sul sito web dell’Autorità insieme alle relative “Istruzioni per il versamento del Contributo 2015”, che dovrà essere trasmesso all’indirizzo PEC dell’Autorità: contributo@cert.agcom.it. Tutte le informazioni sono pubblicate anche sul nostro sito: www.uspi.it – Sez. Comunicati. Per eventuali chiarimenti si può contattare il Servizio relazioni con gli Operatori dell’AGCOM al numero 081.75.07.400, dal lunedì al venerdì dalle ore 10.30 alle ore 13.00. Per maggiori delucidazioni riportiamo a seguire le pagine del sito dell’Autorità relative a quanto in argomento: Contributo - settori comunicazioni elettroniche e servizi media (2015) I soggetti che operano nei settori delle comunicazioni elettroniche e dei servizi media sono tenuti a presentare la dichiarazione annuale (modello “Contributo SCM – anno 2015”) e a versare il contributo per l’anno 2015 entro il 1° aprile 2015. La misura e le modalità di versamento del contributo per l’anno 2015, nonché le relative istruzioni, sono indicate nelle delibere n. 567/14/CONS e n. 87/15/CONS. Il modello “Contributo SCM – anno 2015” va inviato all’indirizzo PEC contributo@cert.agcom.it; il versamento del contributo deve essere effettuato tramite bonifico sul c/c IT73D0200805172000103549679 dell’Autorità. DELIBERA N. 567/14/CONS MISURA E MODALITÀ DI VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO DOVUTO ALL’AUTORITÀ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI PER L’ANNO 2015 Articolo 1 (Soggetti tenuti alla contribuzione) 1. I soggetti esercenti attività che rientrano nelle competenze attribuite dalla normativa Notiziario USPI n° 3/2015
vigente all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sono tenuti alla contribuzione prevista dall’art. 1, commi 65 e 66, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, nei limiti e con le modalità disciplinate dalla presente delibera. 2. Nel caso di rapporti di controllo o collegamento di cui all’art. 2359 del Codice civile, ovvero di società sottoposte ad attività di direzione e coordinamento di cui all’art. 2497 del Codice civile, anche mediante rapporti commerciali all’interno del medesimo gruppo, ciascuna società esercente le attività di cui al comma 1 è tenuta a versare un autonomo contributo nei limiti e con le modalità disciplinate dalla presente delibera.
Articolo 3 (Termini e modalità di versamento) 1. Il versamento del contributo di cui all’art. 1 deve essere eseguito entro il 1° aprile 2015, sul conto corrente bancario intestato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che sarà pubblicato sul sito istituzionale a partire dal 15 gennaio 2015. 2. In caso di mancato o parziale pagamento del contributo, l’Autorità adotta le più opportune misure atte al recupero dell’importo non versato, anche attraverso la riscossione coattiva mediante ruolo, applicando, a decorrere dalla scadenza del termine per il pagamento, gli interessi legali e le maggiori somme dovute ai sensi della normativa vigente. Articolo 4 (Dichiarazione telematica e comunicazione del versamento)
3. Non sono tenuti al versamento del contributo i soggetti il cui imponibile sia pari o inferiore a euro 500.000,00 (cinquecentomila/00), le imprese che versano in stato di crisi avendo attività sospesa, in liquidazione, ovvero essendo soggette a procedure concorsuali e le imprese che hanno iniziato la loro attività nell’anno 2014.
1. Entro il 1° aprile 2015 i soggetti tenuti al versamento del contributo di cui all’articolo 1 dichiarano all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni i dati anagrafici ed economici richiesti nel modello telematico all’uopo predisposto e pubblicato sul sito web dell’Autorità, dando contestualmente notizia dell’avvenuto versamento.
Articolo 2 (Misura della contribuzione)
2. Fermo restando l’obbligo di comunicazione dell’avvenuto versamento in capo a ciascuna società contribuente, nei casi di cui all’art. 1, comma 2, la società capogruppo, nel rendere la dichiarazione di cui al comma precedente, indica in modo dettagliato il contributo versato da ciascuna società tenuta alla contribuzione, a qualunque titolo ad essa collegata o da essa controllata o coordinata.
1. Per l’anno 2015, ai fini della contribuzione di cui all’articolo 1 sono previste due diverse aliquote, una per il mercato dei soggetti di cui all’art. 12 della direttiva 2002/20/CE, l’altra per i soggetti operanti nei restanti mercati. 2. Per i soggetti di cui all’art. 12 della direttiva 2002/20/CE, la contribuzione è fissata in misura pari al 1,15 per mille dei ricavi di cui alla voce A1 del conto economico, o voce corrispondente per i bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali, risultanti dall’ultimo bilancio approvato prima dell’adozione della presente delibera. 3. Per le imprese operanti nei restanti mercati, la contribuzione è fissata in misura pari al 2 per mille dei ricavi di cui alla voce A1 del conto economico, o voce corrispondente per i bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali, risultanti dall’ultimo bilancio approvato prima dell’adozione della presente delibera. 4. Gli operatori non tenuti alla redazione del bilancio versano il contributo sull’ammontare dei ricavi delle vendite e delle prestazioni applicando l’aliquota di cui al comma precedente alle corrispondenti voci delle scritture contabili o fiscali obbligatorie.
3. Le dichiarazioni di cui ai commi precedenti devono essere inviate in via telematica utilizzando esclusivamente il modello di cui al precedente comma. 4. La mancata o tardiva dichiarazione nonché l’indicazione, nel modello telematico, di dati non rispondenti al vero, comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 1, commi 29 e 30, della legge 31 luglio 1997, n. 249. Articolo 5 (Disposizioni finali) 1. La presente delibera, ai sensi dell’articolo 1, comma 65, secondo periodo, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è sottoposta, per l’approvazione, al Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Ministro dell’economia e delle finanze, e successivamente pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e nel 8 7
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CONTRIBUTO AGCOM ANNO 2015 7
sito web dell’Autorità. Roma, 6 novembre 2014 ******* DELIBERA N. 87/15/CONS ADOZIONE DEL MODELLO TELEMATICO E DELLE ISTRUZIONI PER IL VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO DOVUTO ALL’AUTORITÀ PER L’ANNO 2015 DAI SOGGETTI CHE OPERANO NEI SETTORI DELLE COMUNICAZIONI ELETTRONICHE E DEI SERVIZI MEDIA Articolo 1 1. Ai fini del versamento del contributo dovuto all’Autorità per l’anno 2015 sono adottati i seguenti documenti, che costituiscono parte integrante e sostanziale della presente delibera: a) modello telematico “Contributo SCM – anno 2015”, di cui all’art. 4, comma 1, della delibera n. 567/14/CONS (allegato A); b) “Istruzioni per il versamento del contributo dovuto all’Autorità per l’anno 2015 dai soggetti che operano nel settore delle comunicazioni elettroniche e dei servizi media” (allegato B). La presente delibera è pubblicata sul sito web dell’Autorità. Il presente atto può essere impugnato davanti al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio entro 60 giorni dalla sua pubblicazione. Roma, 24 febbraio 2015 Allegato B alla delibera n. 87/15/CONS ISTRUZIONI PER IL VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO I SOGGETTI OBBLIGATI 1. I soggetti obbligati alla presentazione del modello “Contributo SCM – anno 2015” Sono tenuti a inviare il modello “Contributo SCM – anno 2015”, debitamente compilato, i soggetti che svolgono le attività di cui all’art. 12 della direttiva 2002/20/CE e i soggetti operanti negli altri settori di competenza dell’Autorità (radiotelevisione, editoria, pubblicità, etc.). Rientrano tra i soggetti obbligati alla presentazione del modello anche le società iscritte al Registro degli Operatori di Comunicazione (R.O.C.). In ogni caso, la comunicazione annuale al R.O.C. è un adempimento distinto da quelli connessi al 8
sistema di finanziamento dell’Autorità, indicati nella delibera n. 567/14/CONS, del 6 novembre 2014. In tal senso si precisa, pertanto, che le società non obbligate ad iscriversi al R.O.C., o comunque non iscritte, se svolgono attività che rientrano nei settori delle comunicazioni elettroniche e dei servizi media, sono in ogni caso tenute a inviare il modello “Contributo SCM – anno 2015”. 2. I soggetti obbligati al versamento del contributo per l’anno 2015. Sono tenuti al pagamento del contributo all’Autorità per l’anno 2015 i soggetti di cui sopra che hanno conseguito, nell’esercizio finanziario 2013 (ovvero nell’esercizio oggetto dell’ultimo bilancio o di altra scrittura contabile equivalente approvati alla data del 6 novembre 2014), ricavi imponibili – come risultanti dalla compilazione del modello “Contributo SCM – anno 2015” – superiori a euro 500.000,00 (cinquecentomila/00). 3. Le ipotesi di esenzione dall’obbligo di versamento del contributo. Sono esentati dall’obbligo di corrispondere il contributo i soggetti il cui imponibile – come risultante dalla compilazione del modello “Contributo SCM – anno 2015” (campo 9) – sia pari o inferiore a euro 500.000,00, le imprese che versano in stato di crisi avendo attività sospesa, le imprese in liquidazione, le imprese sottoposte a procedure concorsuali, le imprese che hanno iniziato la loro attività nell’anno 2014. 4. Il soggetto obbligato alla dichiarazione e al versamento del contributo in caso di fusione o cessione societaria. In caso di fusione e/o cessione, le obbligazioni relative alla presentazione del modello “Contributo SC – anno 2015” e al versamento del contributo sono trasferite al soggetto che subentra nei diritti e obblighi esistenti in capo alla società oggetto di fusione e/o cessione. Il CALCOLO DEL CONTRIBUTO E LA COMPILAZIONE DEL MODELLO 5. Informazioni anagrafiche. Le imprese sono tenute a fornire le informazioni anagrafiche secondo la struttura della sezione 1 “Dati anagrafici” del modello “Contributo SCM – anno 2015”. Qualora la forma giuridica della società non sia ricompresa nell’elenco riportato nel campo “Natura giuridica”, è possibile indicare la stessa, in breve, all’interno del campo “ragione sociale”.
Si precisa che il modello, nel campo “Delegato”, richiede di indicare il nominativo di una persona fisica. Pertanto non va indicata la ragione sociale, ma il nominativo e il codice fiscale del compilatore. 6. La base di calcolo del contributo 2015: voce A1 ricavi delle vendite e delle prestazioni (riquadro 2A). La base di calcolo del contributo 2015 è costituita dalla voce A1 del conto economico (ricavi delle vendite e delle prestazioni) risultante dall’ultimo bilancio approvato prima del 6 novembre 2014, data di adozione della delibera n. 567/14/CONS. I soggetti che non sono tenuti alla redazione e/o all’approvazione del bilancio civilistico utilizzano come base di calcolo le voci delle scritture contabili o fiscali obbligatorie corrispondenti alla voce “ricavi delle vendite e delle prestazioni” del conto economico. I soggetti che redigono il bilancio secondo i principi contabili IAS/IFRS utilizzano come base di calcolo la voce del proprio bilancio corrispondente a “ricavi delle vendite e delle prestazioni” del conto economico. Il contribuente indica l’importo relativo alla base di calcolo nello spazio “ricavi delle vendite e delle prestazioni” (campo 1). 7. I ricavi conseguiti nel settore delle comunicazioni elettroniche (riquadro 2B). I ricavi conseguiti nei settori delle comunicazioni elettroniche sono indicati nel riquadro 2B e sono articolati con riferimento ai seguenti soggetti: i) operatore di rete ai sensi del CCE e del Tusmar; ii) fornitore di servizi interattivi associati o di accesso condizionato; iii) fornitore di reti e di servizi di comunicazione elettronica. 8. I ricavi conseguiti nel settore dei servizi media (riquadro 2C). I ricavi conseguiti nei settori dei servizi media sono indicati nel riquadro 2C e sono articolati con riferimento ai seguenti soggetti: i) fornitore di servizi di media audiovisivi o radiofonici (SMAV-R) o fornitore di contenuti; ii) esercente l’attività di radiodiffusione; iii) concessionaria di pubblicità; iv) produttore o distributore di programmi radiotelevisivi; v) agenzia di stampa a carattere nazionale; vi) editore di giornali quotidiani, periodici o riviste; vii) editoria elettronica. Le società concessionarie di pubblicità indicano il complesso dei ricavi loro spettanti per la gestione del servizio reso e la Notiziario USPI n° 3/2015
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remunerazione dell’attività svolta, vale a dire, in altri termini, per i ricavi spettanti dalla gestione caratteristica al netto dei ricavi di competenza del titolare del mezzo. Le società esercenti l’attività di produzione e/o distribuzione di programmi radiotelevisivi e radiofonici dichiarano i ricavi conseguiti dalla vendita dei programmi e delle opere nei mercati della radiodiffusione sonora e televisiva su ogni mezzo di comunicazione. 9. I ricavi derivanti da attività che non rientrano nei settori delle comunicazioni elettroniche e dei servizi media (riquadro 2D). I ricavi derivanti da attività che non rientrano nei settori delle comunicazioni elettroniche e dei servizi media sono indicati nel riquadro 2D, in forma disaggregata. È possibile selezionare le voci del modello basate sulla classificazione operata dall’Istat con i codici “Ateco 2007”. La selezione della voce deve essere affiancata dalla indicazione degli importi corrispondenti ed è possibile ripetere l’operazione per varie attività economiche escluse cliccando sul tasto recante il simbolo “+” (“più”). L’operazione non è invece consentita qualora si intenda far riferimento ai codici delle attività economiche integralmente rientranti nelle competenze dell’Autorità. In particolare, non sono selezionabili i seguenti codici di attività: – 43.21.01 - Installazione di impianti elettrici in edifici o in altre opere di costruzione (inclusa manutenzione e riparazione)1; – 43.21.02 - Installazione di impianti elettronici (inclusa manutenzione e riparazione); – 46.52.01 - Commercio all’ingrosso di apparecchi e materiali telefonici; – 46.52.09 - Commercio all’ingrosso di altre apparecchiature elettroniche per telecomunicazioni e di altri componenti elettronici; – 47.42 - Commercio al dettaglio di apparecchiature per le telecomunicazioni e la telefonia in esercizi specializzati; – 47.43 - Commercio al dettaglio di apparecchiature audio e video in esercizi specializzati; – 58.13 - Edizione di quotidiani; – 58.14 - Edizione di riviste e periodici; – 60 - Attività di programmazione e trasmissione (inclusi i sottocodici); – 61 - Telecomunicazioni (inclusi i sottocodici); – 63.91 - Attività delle Agenzie di stampa; – 73.12 - Attività delle concessionarie e degli altri intermediari di servizi pubblicitari. Le società concessionarie di pubblicità, attraverso apposita giustificazione (vedi riquadro 2F), indicano, ai fini della loro esclusione dal calcolo del contributo, i ricaNotiziario USPI n° 3/2015
vi di competenza del titolare del mezzo. Le società esercenti l’attività di produzione e/o distribuzione di programmi radiotelevisivi e radiofonici, attraverso apposita giustificazione (vedi riquadro 2F), indicano, ai fini della loro esclusione dal calcolo del contributo, i ricavi eventualmente conseguiti dalla vendita e distribuzione dei programmi e delle opere sui circuiti cinematografici. La somma dei ricavi totali conseguiti nel settore delle comunicazioni elettroniche (campo [2]) e nel settore dei servizi media (campo [5]) e dei ricavi totali derivanti da attività che non rientrano nei settori delle comunicazioni elettroniche e dei servizi media (campo [8]), dovrà corrispondere ai ricavi delle vendite e delle prestazioni (campo [1]). 10. Importo del contributo dovuto all’Autorità per l’anno 2015 (riquadro 2E.) Con il tasto verifica è possibile controllare la coerenza dei dati inseriti. Il modello, nel campo [4+7], calcola automaticamente l’importo dovuto dal contribuente, secondo la metodologia disposta dall’art. 2 della delibera n. 567/14/CONS, applicando le due diverse aliquote contributive stabilite dall’Autorità. 11. Documentazione di supporto relativa alle esclusioni dichiarate (riquadro 2F). I ricavi conseguiti dall’impresa derivanti dalle attività che non rientrano nei settori delle comunicazioni elettroniche e dei servizi media devono essere debitamente giustificati. A tal fine, è necessario allegare i corrispondenti giustificativi di natura contabile (conti di mastro, elenco delle voci di conto o elenco disaggregato del conto di mastro, piano dei ricavi, prospetti di raccordo/riconciliazione, eventuali fatture attive ordinate per singola voce di conto, per le concessionarie di pubblicità il piano dei costi). Tale documentazione è allegata alla dichiarazione resa con il modello “Contributo SCM – Anno 2015”. Per allegare documenti, a piè pagina del modello, occorre cliccare sul simbolo “+” (“più”) e, successivamente, cliccando sul simbolo “…” (puntini sospensivi) si può allegare il documento contabile. Il mancato invio delle suddette motivazioni comporta la rideterminazione del contributo da parte dell’Autorità. Qualora il bilancio d’esercizio non sia già stato depositato presso le Camere di commercio, occorre allegarlo al modello telematico. LA SPEDIZIONE DEL MODELLO “CONTRIBUTO SCM – ANNO 2015” 12. Il modello telematico “Contributo SCM – anno 2015”. Il modello telematico “Contributo SCM –
anno 2015” per il calcolo del contributo dovuto dalle imprese del settore delle comunicazioni elettroniche e dei servizi media all’Autorità è reperibile all’indirizzo http://www.agcom.it/contributo-dovutoallautorita. L’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) a cui inviare il modello telematico è il seguente: contributo@cert.agcom.it. Il termine ultimo per l’invio del modello “Contributo SCM – anno 2015” all’indirizzo PEC contributo@cert.agcom.it e per il versamento del contributo sul c/c IT73D0200805172000103549679 dell’Autorità è il 1° aprile 2015. Per aprire il modello “Contributo SCM – anno 2015” può essere necessario aggiornare il programma Adobe Reader alla versione 9.0 o superiore. Il modello deve essere compilato elettronicamente e inviato nel formato originale e non può, dunque, essere né salvato in “formato immagine” né acquisito via scanner. 13. Attestazione dell’identità del dichiarante. Il modello inviato per posta elettronica certificata è valido ai sensi dell’art. 65 del d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell’amministrazione digitale) se sono rispettate le condizioni stabilite dal comma 1, lett. cbis), dello stesso articolo. Pertanto, l’identità del dichiarante si considera acquisita qualora le credenziali della PEC siano state rilasciate previa identificazione del titolare (anche in via telematica, secondo le regole tecniche adottate ai sensi dell’art. 71 del Codice) e ciò sia attestato dal gestore del sistema nel messaggio o in un suo allegato. Se la società non possiede una PEC, per l’invio della dichiarazione è possibile utilizzare la PEC del commercialista se lo stesso è delegato dal legale rappresentante della società. La PEC impiegata per l’invio del modello telematico sarà utilizzata dall’Autorità per eventuali comunicazioni all’impresa, salvo l’indicazione di diversa PEC da parte della società. IL VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO 14. Modalità di versamento del contributo. Il versamento del contributo deve essere eseguito tramite bonifico sul c/c bancario IT73D0200805172000103549679 acceso presso Unicredit s.p.a. e intestato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Nella causale di bonifico occorre indicare il codice generato dal modello telematico all’esito della completa e corretta compilazione dello stesso modello, una volta completata la procedura di verifica (tasto “verifica”). Il codice riporta le seguenti informazioni: AGCOM CONTRIBUTO SCM 2015<CODICE FISCALE DICHIARANTE>- <importo>. 10 9
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Nota del Dipartimento Editoria della PCM ELEZIONI POLITICO AMMINISTRATIVE 2015 La comunicazione delle Amministrazioni pubbliche nel periodo elettorale – Occorre il preventivo parere dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni In previsione della convocazione dei comizi elettorali per le elezioni dei presidenti e dei consigli regionali e delle elezioni amministrative nelle regioni e nei comuni interessati, il Dipartimento Editoria ha emanato la seguente lettera circolare: Oggetto: Elezioni regionali ed elezioni amministrative 2015 – Applicazione dell’art. 9 della legge 22 febbraio 2000, n. 29 (convocazione comizi elettorali). In previsione della convocazione dei comizi elettorali per le elezioni dei presidenti e dei consigli regionali e delle elezioni amministrative nelle regioni e nei comuni interessati, si rammenta che ai sensi dell’art. 9 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, a far data dalla indizione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto “è fatto divieto a tutte le Amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuare in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”.
In tale prospettiva, si fa fin d’ora presente CONTRIBUTO che, per tutte quelle attività di comunicaAGCOM zione ritenute indispensabili ed indifferibili per l’efficace svolgimento e per l’assolviANNO 2015 mento delle proprie funzioni istituzionali che si dovessero valutare necessarie Effettuato il bonifico, il modello durante il citato periodo temporale, le 9 telematico deve essere completato con l’inAmministrazioni interessate dovranno dicazione del CRO2 del versamento e richiedere un preventivo parere inviato via PEC all’indirizzo all’Autorità per le Garanzie nelle contributo@cert.agcom.it. Comunicazioni – Direzione Servizi Media – Ufficio comunicazione politica Dopo aver effettuato il versamento del cone conflitti di interessi – Via Isonzo 21/b – tributo, non è necessario inviare copia del 00198 – Roma. bonifico bancario. Si ricorda che tali iniziative di comunicazione dovranno comunque essere effettuate in forma impersonale recando, esclusivamente, l’emblema della Repubblica oltre ad eventuali strumenti di comunicazione informativa (numero verde, sito internet, ecc.) necessari a veicolare l’iniziativa di comunicazione. Pertanto tutte le Amministrazioni che nel suindicato periodo intendano richiedere al Dipartimento per l’informazione e l’editoria la messa in onda delle proprie iniziative di comunicazione a carattere pubblicitario sulle reti Rai (ai sensi del combinato disposto della legge 7 giugno 2000, n. 150, art. 3 e del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, art. 45, comma 2, lettera g) dovranno allegare il parere positivo espresso dall’AGCOM. Il Capo del Dipartimento Roberto G. Marino
DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI In base agli accordi sottoscritti dall’USPI con le Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze per il “deposito legale”. ENTRO IL MESE DI APRILE Gli editori con sede principale in VALLE D’AOSTA, PIEMONTE, LOMBARDIA, TRENTINO ALTO ADIGE, - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relative supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 1° trimestre dell’anno (gennaio - marzo 2015); - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ nel mese di aprile NON devono effettuare alcuna consegna. 10
ENTRO IL MESE DI MAGGIO Gli editori con sede principale in LIGURIA, VENETO, FRIULI VENEZIA GIULIA, EMILIA ROMAGNA, TOSCANA, UMBRIA, MARCHE - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite alpubblico nel 1° trimestre dell’anno (gennaio-marzo 2015); - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e allegati, NON sono tenuti ad effettuare alcuna consegna Ricordiamo la necessità di allegare a questa prima spedizione annuale un certificato di iscrizione all’USPI per l’anno 2015.
Non è possibile chiedere la rateizzazione del pagamento del contributo. IL MANCATO OBBLIGHI
RISPETTO
DEGLI
15. Conseguenze della omessa dichiarazione o di una dichiarazione mendace. La mancata o tardiva presentazione della dichiarazione, nonché l’indicazione, nella dichiarazione stessa, di dati non rispondenti al vero, comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 1, commi 29 e 30 della legge 31 luglio 1997, n. 249. La dichiarazione annuale resa nelle forme previste, inoltre, ha valore di dichiarazione sostitutiva ai sensi del combinato disposto degli articoli 46 e 47 del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 e 65 del d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82, ed è considerata come fatta a pubblico ufficiale; pertanto, secondo quanto previsto dall’articolo 76 del d.P.R. citato, chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal d.P.R. stesso, ovvero esibisce un atto contenente dati non più rispondenti a verità, è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia. 16. Conseguenze dell’omesso o ritardato versamento. In caso di ritardato o omesso versamento sono sempre dovuti gli interessi di mora nella misura legale per il periodo intercorrente tra la data di scadenza del termine per il versamento del contributo (1° aprile) e la data di effettivo pagamento, oltre alle maggiori spese per la eventuale riscossione coattiva. Inoltre, ove accerti il mancato o il tardivo versamento (ovvero il versamento soltanto parziale del contributo dovuto), l’Autorità adotta un atto di diffida nei confronti del soggetto obbligato, fissando un termine per l’adempimento. La mancata ottemperanza comporta l’applicazione della sanzione di cui all’art. 1, comma 31, della legge 31 luglio 1997, n. 249. Notiziario USPI n° 3/2015
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Dal nostro associato, il trimestrale “Pagine Giovani” n. 4/2014
i tRaDiMeNti DeLLa PaRoLa di Domenico Volpi così come troviamo funzionari che scrivono con errori ortografici e sintattici. Correggere le impostazioni sbagliate è compito della scuola, ma si dovrebbe intervenire fin dalle prime classi della scuola primaria ove il lasciare libera la spontaneità non dovrebbe essere a scapito della correttezza nel parlare e nello scrivere. Spesso l’intervento avviene troppo tardi, nelle classi superiori, e trova alunni dall’attenzione saltuaria, distratti, noncuranti.
dialogando dialogando Ospitiamo su questo Notiziario uno studio del prof. Domenico Volpi sull’uso della lingua italiana, soprattutto da parte dei giovani. E’ calato drasticamente il bagaglio linguistico degli italiani. Si usano sempre più parole generiche (e si sono dimenticate quelle specifiche o appropriate a determinare correttamente il proprio pensiero), spesso mescolate al gergo dialettale ed a “inglesismi” di moda. “Salvare le parole” è l’appello di Volpi, reimpossessarsi del linguaggio, per una evoluzione culturale del singolo e della comunità…fino a scoprire che le parole possono anche arrivare ad uccidere o ad essere uccise. Domenico Volpi, Presidente onorario del “Gruppo di servizio per la letteratura giovanile” (da lui fondato), è da molti anni presente nell’USPI ed ha ricoperto diverse cariche sociali. Oggi è Socio benemerito e Consigliere Nazionale della nostra Unione. Su queste pagine abbiamo sempre affermato il ruolo fondante della parola, prima ancora della lettura. Letta o ascoltata, ci rivela il mondo, quello interiore dei sentimenti e delle aspirazioni, e quello esterno delle conoscenze e delle relazioni. Detta o scritta, esprime il nostro essere, ci rivela per quello che siamo, ma può essere usata per apparire diversi e quindi diventa menzogna, tradimento. Se riflettiamo su come ci colpiscono la lode o l’insulto, la rivelazione gioiosa o le espressioni di angoscia, la soddisfazione di sapere o la mortificazione di una mancata conoscenza (con tutte le conseguenze sia nella scuola sia nelle circostanze della vita), e come quelle parole mutano il nostro stesso umore durante intere giornate quando le riceviamo o le rivolgiamo ad altri, capiamo bene che le parole non sono solo informazioni e costruzioni linguistiche ma sono Notiziario USPI n° 3/2015
suggestioni, simboli, medicine o pallottole, luce o buio. Domandiamoci dunque se oggi le parole vengono tradite, da chi e quando, o se esse stesse ci tradiscono nel loro uso ambiguo o deviante. Quando un neonato capisce ciò che diciamo e quando poi passa dalla lallazione a pronunciare le prime parole, i genitori gioiscono e il procedimento, oltre che normalissimo, sembra facile e scontato, mentre è frutto di operazioni mentali complesse. Lo sviluppo successivo della comunicazione interpersonale attraverso frasi sempre più strutturate richiede competenze linguistiche sempre meno approssimative, conoscenza e memoria, affettività e dizione. Un primo piccolo tradimento può essere provocato, negli anni dell’apprendimento del linguaggio, dall’uso eccessivo dei diminutivi e dei vezzeggiativi, anche impropri (manucce, pieducci, invece di manine e piedini, come se il piccolo non avesse diritto a mani e piedi come tutti). Altrettanto dicasi dell’uso del dialetto, specie nelle forme più locali. È vero che un bambino nei suoi primi anni di vita ha un intelletto strutturato in modo tale da assorbire contemporaneamente la conoscenza di due lingue e più, ma è bene che la famiglia si concentri sull’uso corretto della lingua della comunità nazionale, sulla quale innestare altre conoscenze, dato che viviamo in una società che impone facilità di comunicazione, di spostamenti, di adattamento alle mutazioni, di relazioni. Invece ascoltiamo ogni giorno in televisione politici e dirigenti di aziende che usano in condizionale al posto del congiuntivo,
La scuola tradisce la parola quando la trasforma in insegnamento linguistico senza far capire anzitutto il ruolo del linguaggio nella formazione e nel consolidamento della personalità: la parola come libertà, respiro dell’anima, rivelazione del pensiero, e, come diceva Don Milani, riscatto. Gli insegnanti stimolano e coltivano la produzione scritta, svolgono lezioni orali, mentre l’uso dei nuovi media è a macchia di leopardo, ma è scarsa l’attenzione al coinvolgimento emozionale e ai meccanismi generativi della comprensione: gli alunni hanno una diversa situazione di partenza fra loro e ancor più nei confronti del docente, quindi non basta parlare ma occorre verificare di continuo ciò che viene compreso. Bisogna che tutta la scuola (e non solo l’insegnante di lettere) sia impegnata a realizzare un’interazione dinamica fra ciò che i docenti dicono o presentano, come lo presentano, e come e da chi viene ascoltato, capito o travisato. Scrive Lucrezia Pedali: “La lingua non è una disciplina: è lo strumento del nostro pensiero, che a scuola diventa oggetto culturale e quindi sottoposta a indagine, ma sempre partendo dai bisogni comunicativi. Lo scopo dell’educazione linguistica è la formazione di cittadini che sappiano pensare ed esprimere – anche, e sia pure non solo, con il linguaggio verbale – le loro idee, i loro desideri, la loro interpretazione della realtà. I principi fondamentali per educare alla comunicazione sono: la formazione della capacità di giudizio, il senso critico, lo sviluppo del pensiero ipotetico e deduttivo, l’affinamento delle facoltà di osservazione e di ricerca, la dimensione creativa, la capacità di classificare la realtà.” (rid. da Bambine e bambini, in “CEM Mondialità”, gennaio 2011). 12 11
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dialogando dialogando I tradimenti più comuni
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Passiamo in rassegna i vari modi in cui, per ignoranza o malafede o strumentalizzazione, la parola viene tradita e le relative conseguenze. 1 – Indeterminatezza. La parola è stata inventata per raccontare il mondo (interiore ed esteriore). Chi non la usa nei modi appropriati rimane “chiuso” a sé, agli altri e alle cose. Nella Bibbia leggiamo che, fra i primi compiti assegnati da Dio ad Adamo, vi fu quello di dare un nome a tutti gli animali della terra, dell’acqua e dell’aria. Nelle culture semitiche il nome è parte integrante di ogni persona e di ogni cosa, non solo le evoca e le rappresenta ma, in un certo senso, le crea ogni volta. Fare in modo che i ragazzi acquisiscano una vasta nomenclatura è importante, e si può ottenere in modi non noiosi o faticosi, ma ludici e divertenti, praticando i numerosi giochi verbali e scritti basati sulla enunciazione di lemmi. Il linguaggio ha bisogno di precisione. Troppi ragazzi, non trovando i nomi o i verbi giusti, per ignoranza o per pigrizia, usano le parole ”coso”, “cosa” per indicare… qualsiasi cosa. Il loro linguaggio è infarcito di “cioè”, dando l’impressione di non sapersi spiegare (grosso handicap per chi cerca un lavoro, anche quello manuale). Da una bocca all’altra, si perpetuano termini banali come il diffuso “un attimino” (nella vita c’è qualcosa di più piccolo di un attimo?) e “portare avanti” (ad es. un discorso, come se si potesse… portare indietro), o palesi errori come il recente uso di “piuttosto che” nel senso correlativo di “e anche” invece di quello corretto, alternativo, di “invece di”. Passiamo dalle parole ai concetti e riscontriamo facilmente come sia tipico dei politici, dei sindacalisti e degli economisti (ahimé, credevo che l’economia fosse una scienza esatta!), il dire e non dire, l’avvolgersi in frasi arzigogolate fino all’incomprensibilità, l’usare termini inglesi in quantità tale da esibire ingannevolmente una competenza ma da rendere incomprensibile il discorso. E, d’altra parte, i “messaggini”, se hanno guizzi di genialità, tolgono al messaggio la sua ricchezza ed esattezza, eliminando ogni sfumatura e cadendo nella ripetitività fino 12
all’ossessione. 2 - Spostamenti di significato. È accaduto, nel corso della storia, che le persone abbiano attribuito ad alcune parole importanti un significato diverso. Ad es., democrazia, quando fu inventata dai Greci, era un governo di popolo che però non era prerogativa delle donne, e per secoli “un voto a testa” riguardò solo gli uomini. Il lemma democratico ha acquisito un preciso significato politico contrapposto, secondo le Nazioni, a repubblicano, conservatore ecc., ma nei decenni scorsi è stato spostato nel settore civile “ad excludendum”: vi sono stati “movimenti democratici” che, nei molti casi in cui la definizione è stata enfatizzata, oltre a escludere da tale qualità tutti i non iscritti, hanno contemporaneamente manifestato contro alcune guerre e approvato, invece, altre repressioni di opposto colore politico. Il nazionalsocialismo germanico, ridotto a nazismo, non aveva nulla di socialista. Altrettanto si potrebbe dire di certi inni alla libertà propri del capitalismo monopolista. E di quei gruppi di cristiani, musulmani, induisti che prendono frasi dai rispettivi libri sacri e le spostano dal contesto per interpretarle in senso fondamentalista. Cultura è diventato, per una scuola schematica e per la pratica di tante emissioni televisive, quasi sinonimo di nozionismo. Per quasi mezzo secolo, pace significò
“assenza di grandi conflitti guerreggiati” (guerra fredda). Per millenni, famiglia ha avuto il significato fermo di “un uomo, una donna, possibilmente dei figli”, oggi si parla di famiglie che fanno a meno volontariamente di uno dei tre elementi o ne aggiungono altri dall’esterno. E, dopo un periodo di esaltazione del sesso, la teoria del gender demolisce la stessa idea del sesso, affermando che non vi sono più differenze. Una nuova versione della parola matrimonio le assegna significati che vanno oltre l’etimologia (da mater). Le parole madre e padre sono sostituite da genitore 1 e genitore 2, ma in tal caso la numerazione potrebbe continuare comprendendo i com-
pagni e le compagne dei genitori biologici. Eppure, la cronaca ci dice quanto sia spasmodica, specie in età adolescenziale, la ricerca del vero padre. 3 – Ambiguità. Oltre alle singole parole, le frasi possono essere costruite in modo contorto. Cito: “Se qualcuno vi dice: ‘Non creda che io stia qui per vendere il prodotto’, state certi che è lì proprio per vendere. La frase in negativo può essere usata per affermare il contrario: ‘Non dico che i viaggi che noi offriamo siano i migliori in assoluto’, perché ci sono anche altre agenzie che ne offrono di ottimi trasmette il messaggio: ‘i viaggi che noi offriamo sono i migliori in assoluto’. Notate come la presentazione in negativo ha maggiore efficacia! Invece di Non vuoi venire con me? sarebbe meglio dire: Vuoi venire con me? Per un parlare scorrevole, evitate avverbi e parole che contraddicano o che rendano controverso il discorso, quali ma, però, invece, purtroppo, non. I termini di dubbio spero, forse, probabilmente, mi dispiace chiederti, cercherò… sono spiazzanti” (rid. da Bruno Brundisini in “Zenit”, 8 novembre 2014). Ancora due ampie citazioni, sia per dimostrare che pratico buone letture, sia perché meglio non si può dire. Beppe Severgnini, maestro di questioni linguistiche e di costume, ci parla di parole e frasi che definisce tranquillanti verbali: “Un giornalista non dovrebbe avallare, dallo schermo e dal microfono, parole sbagliate e pericolose. Ne riporto alcune, segnalate dai lettori. Writers nobilita gl’imbrattatori di muri altrui (chiamarli “vandali” è un affronto a re Genserico, che aveva ben altro stile); Antagonisti, per descrivere i violenti al servizio di tutte le cause (che spesso non capiscono e sempre danneggiano); Disobbedienti per definire i protagonisti di varie iniziative fuorilegge… Writers, antagonisti, disobbedienti sono eufemismi contemporanei, li buttiamo giù come tranquillanti per le nostre paure sociali. Ma attenzione: gli psicofarmaci verbali sono potenti. Mai abusarne” (Beppe Severgnini, “Corriere della Sera” 20/11/2014). La seconda citazione riguarda il mondo dei nuovi media. “Un’ulteriore negatività dei discorsi nel villaggio globale è il rischio che troppi messaggi producano una comunicazione a somma zero, un bailamme comunicativo che equivale a una noncomunicazione, e dove chi grida di più riesce forse a farsi sentire. I social network diffondono messaggi in tempo reale e la velocità con la quale mutaNotiziario USPI n° 3/2015
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no le circostanze e la validità delle reazioni e dei commenti li possono rendere sterili e insignificanti. (Giampiero Mazzoleni, Vantaggi e “lato oscuro” della partecipazione online, “Rezzara Notizie” settembreottobre 2014). Le responsabilità dell’autorevolezza Un tradimento ovvio è l’errore, soprattutto quando colpisce i concetti oltre che l’ortografia. Errori voluti o involontari. Questi appaiono spesso nei mezzi di comunicazione di massa. Nel corso degli anni, anche lontani, sono stato preso da brevi periodi di furore antiasinerie, impegnandomi ad annotare gli “sfondoni” che rilevavo. Ne do ora qualche testimonianza tacendo i colpevoli: alcuni errori sono giustificabili (ma dovrebbero essere corretti in seguito) per la fretta della loro confezione o per l’immediatezza, come accade (ahimè troppo di frequente) nelle trasmissioni radiotelevisive. Più gravi ancora sono quegli errori che schizzano fuori da film o da sceneggiati tv, vale a dire da supporti stabilizzati, che quindi dovrebbero essere stati notati e corretti prima. Eppure, nel doppiaggio italiano del film Amici e nemici (star Roger Moore) troviamo “piatti d’oro commissionati da Costantino VI nel 790 avanti Cristo”, nella telenovela Passiones vien detto “Io voglio che tu sappi”, in Uomini veri un pilota spera che lo rifondino dei danni, in una radioscena un personaggio di sesso femminile dichiara “Sono i miei ultimi giorni da scapola”, nel film Sì, sì, perché un personaggio esclama “Bisogna che me ne vadi”. Inoltre ho udito anche un noto giornalista citare l’Ars amandis di Ovidio (“ars amandi” o meglio “ars amatoria”), e un presentatore chiarire che gli accompagnatori di un brano musicale “suonano solo strumenti acustici” (e che altri, se no?), un vecchio politico incitare a ripristinare l’alveolo naturale di un fiume, un professore universitario annunciare al TG1 che l’Europa sta preparando paracaduti contro la crisi. Ancor più gravi sono le informazioni sbagliate, buttate lì senza rispetto del pubblico. Ecco un noto divulgatore affermare che Machu Picchu fu edificato da una civiltà preincaica che trasportò lassù tonnellate di terra “a dorso di mulo”, e un altro divulgatore anticipare di un paio di giorni l’arrivo dell’autunno (21 invece di 23 settembre) e sentire su Rai3 nominare l’eresiarca Ario come “il grande pagano”. Notiziario USPI n° 3/2015
Ciliegina sulla torta: le domande de L’eredità (TV1, 8.02.2015) spostano l’Indonesia nell’oceano Pacifico. A questo punto, onoro con un sorriso amarognolo quello studente che al TG2, intervistato durante una manifestazione per una scuola migliore, ha affermato: “Vorremmo che le cose che mancassero ci siano”. In tutti questi casi, sarebbero utili pronte correzioni e rettifiche fatte con cortesia: è dall’errore che spesso s’impara. Salvare le parole! Lo Zingarelli è uno dei dizionari più diffusi, redatto da una squadra alleatissima che,un po’ per gioco e un po’ per non far morire i lemmi nell’uso comune, ha varato un concorso per le “50 parole da salvare”. Dalle scelte di ottocento insegnanti sono emersi questi vocaboli: “Abominio, accozzaglia, agiato, agognare, ameno, angusto, artefice, arduo, blaterare, becero, bislacco, blando, brama, canuto, cavillo, caterva, ceruleo, ciarpame, cocciuto, consono, culmine, disputa, duttile, dovizia, ebbro, eloquio, flebile, forbito, furtivo, ghiotto, ghiribizzo, indole, inaudite, ineffabile, intonso, madido, nefando, oblio, panacea, recondito, repentino, sagace, stratagemma, tedio, terso, uggioso, vaghezza, venate, vessare, zotico”. Di fronte al ridursi del vocabolario adolescenziale a 200 parole della lingua italiana mescolate a quelle di gergo, l’elenco dovrebbe andare ben oltre le 50 per non svilire una delle lingue più ricche del mondo, ma sarei lieto se i nostri liceali sapessero il significato di quelle enunciate, oppure ne andassero a cercare il significato sul dizionario. Un’operazione, quest’ultima, poco praticata, che invece dovrebbe diventare un’abitudine. Parole che uccidono Il ritardo con cui esce questo numero mi permette di intervenire sulla tragedia di gennaio a Parigi. Sull’onda dell’emozione, ho scritto all’amica Janine Despinette, grande esperta di Letteratura giovanile che partecipava alle riunioni della Commission Presse del BICE da me presieduta. La mia e-mail diceva semplicemente Je
suis Charlie, non per sintonia con il contenuto del settimanale assalito, ma per solidarietà con i morti, con le loro famiglie, con una grande redazione, e per sostenere la libertà di espressione. Poi, riflettendo – come stiamo facendo in questo articolo – sull’ambiguità delle parole, ho pensato che “suis” è anche il presente del verbo suivre (seguire), e che io non intendo seguire Charlie che, tra l’altro, ha il nome di un personaggio pacifico e ingenuo di Schulz. Non lo seguo perché ritengo che le parole e le illustrazioni vadano usate nel rispetto degli altri esseri umani, di quelli che non fanno parte della casta giornalistica. Si può esprimere il proprio pensiero con umorismo e satira senza offendere, si può disegnare umoristicamente Gesù o Maometto senza essere volgari di proposito. A Roma circolano barzellette sugli ebrei diffuse da loro stessi, e per anni un simpatico monsignore impegnato nella comunicazione cattolica mi ha raccontato le storielle che nascevano all’interno dello stesso Vaticano. Senza oscenità. Con un sorriso e non con un ghigno di soddisfazione. La parola e l’immagine deformata possono suscitare (e non giustificare) reazioni scomposte, possono uccidere ed essere uccise.
LA PAROLA La parola è il luogo in cui l’io svela a se stesso l’immagine del mondo. Nulla esiste se non nella parola che nomina le cose, le fa esistere. Il discorso è il luogo in cui vive il pensiero: unisce le parole, ne fa vive collane, disegna il mondo, coglie la verità (o l’occulta nel gioco della menzogna). Il dialogo è il luogo dell’incontro, rivela agli altri la diversità, il timbro dei colori, l’arcobaleno dei suoni, l’accordo, il disaccordo, la dissonanza, la musica. Il silenzio è il luogo in cui ogni parola si acquieta. Nulla scompare ma tutto resta sospeso nell’aria come una musica mentale che riflette il mondo nello specchio dell’anima che in se stessa contempla il silenzio di Dio
(Giovanni Cristini, Tutte le poesie, Interlinea Edizioni 2003) 13
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Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale AGENZIA DELLE Circolare 19/2/15 n. 5/E
ENTRATE:
Chiarimenti in merito a credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi I chiarimenti dell’Agenzia delle entrate sul credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi definiscono in particolare i soggetti interessati, gli ambiti di applicazione, il meccanismo di calcolo e le modalità di fruizione. CIRCOLARE 19/2/15, N. 5/E L’Agenzia delle entrate, con la Circ. 19/2/15 n. 5/E, ha fornito chiarimenti in merito al credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi. L’agevolazione, prevista dal decreto “competitività” (art. 18, Dl n. 91/14, convertito con modificazioni dalla L. 11/8/14, n. 116), riconosce un credito d’imposta ai soggetti titolari di reddito d’impresa che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi, compresi nella divisione 28 della tabella ATECO 2007 e destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato. SOGGETTI BENEFICIARI Il credito d’imposta è attribuito a tutti i soggetti residenti titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dalla natura giuridica, dalla dimensione aziendale, dal settore economico in cui operano, nonché dal regime contabile adottato, purché effettuino investimenti destinati a strutture produttive ubicate nel territorio Italiano. Sono ammesse all’agevolazione anche le stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti e gli enti non commerciali con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata. L’agevolazione si applica, ma con modalità differenti, anche alle imprese costituite successivamente al 25/6/14, e ai “soggetti titolari di attività industriali a rischio di incidenti sul lavoro, individuate ai sensi del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, come modificato dal decreto legislativo 21 settembre 2005, n. 238”. INVESTIMENTI AGEVOLABILI Sono agevolabili gli investimenti in beni strumentali nuovi, “compresi nella divisione 28 della tabella ATECO 2007, di cui al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate 16 novembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 296 del 21 dicembre 2007”. Ai fini dell’applicazione dell’agevolazione: • rileva esclusivamente la “divisione 28”, denominata “Fabbricazione di macchinari 14
ed apparecchiature N.C.A. [non classificabili altrimenti]”, rientrante nella sezione “C” denominata “Attività manifatturiere”. Non rileva, invece, il codice attività del soggetto che cede i beni agevolabili; • occorre verificare se gli stessi beni sono classificabili in una delle sottocategorie appartenenti alla divisione 28 della tabella ATECO 2007 (il cui codice di identificazione a sei cifre comincia con il numero 28), indipendentemente dalla denominazione attribuita ai beni dalla tabella stessa (macchinari, apparecchiature, impianti, attrezzature, ecc.); • devono essere beni caratterizzati dal requisito della “strumentalità”, rispetto all’attività esercitata dall’impresa beneficiaria del credito d’imposta. Devono essere, quindi, di uso durevole ed atti ad essere impiegati come strumenti di produzione all’interno del processo produttivo dell’impresa. Sono esclusi i beni destinati alla vendita (c.d. beni merce), quelli trasformati o assemblati per l’ottenimento di prodotti destinati alla vendita e i materiali di consumo, ancorché rientranti nella divisione 28 (ad esempio, i toner classificati con il codice 28.23.01 “Fabbricazione di cartucce e toner”); • devono essere beni “nuovi”. L’agevolazione non spetta per gli investimenti in beni a qualunque titolo già utilizzati. Al riguardo l’Agenzia delle entrate ha precisato che: - il bene che viene esposto in show room ed utilizzato esclusivamente dal rivenditore al solo scopo dimostrativo, non fa perdere al bene il requisito della novità; - per i beni complessi, alla realizzazione dei quali hanno concorso anche beni usati, l’agevolazione sussiste per l’intero bene, a condizione che l’entità del costo relativo ai beni usati non sia prevalente rispetto al costo complessivamente sostenuto; • devono essere destinati a strutture aziendali situate nel territorio nazionale. Per i beni complessi, inoltre, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che assumono rilievo ai fini dell’agevolazione anche i beni non inclusi nella divisione 28, ma che sono destinati al funzionamento dei beni rientranti nella suddetta divisione a condizione che costituiscano dotazioni dell’investimento principale oppure componenti indispensabili al funzionamento del bene appartenente alla divisione 28 (ad esempio, computer e programmi di software che servono a far funzionare i macchinari e le apparecchiature agevolabili). Nell’ipotesi di beni concessi in comodato d’uso a terzi, il comodante può beneficiare dell’agevolazione, a condizione che i beni in questione siano strumentali ed inerenti alla propria attività.
Tali beni dovranno essere utilizzati dal comodatario nell’ambito di un’attività strettamente funzionale all’esigenza di produzione del comodante e gli stessi dovranno cedere le proprie utilità anche all’impresa proprietaria/comodante. IMPORTO MINIMO Altra condizione per poter fruire dell’agevolazione è che l’investimento in beni strumentali nuovi deve essere di ammontare unitario non inferiore ad euro 10.000. Tale importo deve essere verificato in relazione non ai singoli beni, ma a ciascun progetto di investimento unitariamente considerato, effettuato dall’impresa in beni strumentali compresi nella divisione 28 della tabella Ateco. A tal fine assumono rilevanza, oltre al prezzo del bene ovvero dei beni facenti parte del medesimo progetto di investimento, anche gli oneri accessori di diretta imputazione (ad esempio trasporto e montaggio), nonché l’eventuale Iva indetraibile. Per i beni complessi il costo del bene deve essere assunto al lordo delle parti accessorie e dei componenti indispensabili al funzionamento del bene, ancorché non inclusi nella divisione 28. Nell’ipotesi di investimento mediante contratto di appalto o di costruzione in economia si deve considerare il costo complessivo del bene realizzato. MODALITÀ DI REALIZZAZIONE DELL’INVESTIMENTO L’agevolazione spetta: • per l’acquisto da terzi di beni strumentali; • per la realizzazione dei beni strumentali in economia; • per la realizzazione dei beni strumentali mediante contratto di appalto; • per l’acquisto di beni con patto di riservato dominio; • per l’acquisizione di beni strumentali mediante contratto di locazione finanziaria, caratterizzata dalla presenza dell’opzione finale di acquisto da parte dell’utilizzatore, unico fruitore dell’agevolazione; • per l’acquisizione di beni strumentali mediante contratto di leasing del bene realizzato in appalto. DETERMINAZIONE DELL’AGEVOLAZIONE A differenza delle precedenti edizioni della “Tremonti” che prevedevano una variazione in diminuzione nel modello Unico, l’agevolazione in commento riconosce un credito d’imposta pari al 15% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti in beni strumentali compresi nella tabella Ateco, realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti, con facoltà di escluNotiziario USPI n° 3/2015
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Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale dere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore. Ai fini del calcolo dell’agevolazione, occorre determinare: • il volume degli investimenti in beni strumentali realizzati nel periodo d’imposta agevolato (25/6/14 - 30/6/15); • la media dei medesimi investimenti in beni strumentali realizzati nei cinque periodi d’imposta precedenti (con facoltà di escludere dal calcolo il periodo in cui l’investimento è stato maggiore). Il 15% della differenza tra il volume degli investimenti realizzati e la media degli investimenti costituisce il credito d’imposta spettante. L’Agenzia delle entrate ha precisato che la media degli investimenti sostenuti nel quinquennio precedente si calcola considerando anche gli esercizi in cui tali investimenti non sono stati effettuati. Il computo va fatto, quindi, su tutti gli anni, anche se in uno o più di essi l’importo di tali investimenti è pari a zero. Inoltre, al fine di garantire l’omogeneità dei valori comparati, i criteri adottati per l’individuazione e il computo degli investimenti rientranti nell’agevolazione valgono anche per gli investimenti effettuati negli esercizi precedenti da assumere ai fini del raffronto. Pertanto, rimangono esclusi da tale calcolo gli investimenti di valore unitario inferiore a euro 10.000 e i beni destinati a strutture produttive ubicate fuori dal territorio nazionale. Ad esempio per i soggetti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare per gli investimenti effettuati dal 25/6/14 al 31/12/14, il quinquennio di riferimento è costituito dai cinque periodi di imposta precedenti al 2014 (vale a dire, dal 2009 al
2013), mentre per gli investimenti realizzati nel 2015 fino al 30 giugno, il quinquennio di riferimento è costituito dai periodi di imposta dal 2010 al 2014. Per un’impresa con periodo di imposta non coincidente con l’anno solare (ad esempio, 1° giugno - 31 maggio), il quinquennio di riferimento, per il calcolo della media degli investimenti effettuati nel periodo 25/6/14 31/5/15, va dall’1/6/09 al 31/5/14, mentre per gli investimenti realizzati dall’1/6/15 al 30/6/15, il quinquennio di riferimento è il periodo compreso tra l’1/6/10 e il 31/5/15. INVESTIMENTI REALIZZATI DA IMPRESE DI RECENTE O NUOVA COSTITUZIONE Possono fruire del credito d’imposta anche i soggetti che: • al 25/6/14 avevano iniziato l’attività da meno di cinque periodi d’imposta; • intraprendono l’attività durante il periodo di vigenza della misura agevolativa. Per i primi, il calcolo dell’agevolazione prevede che nel conteggio della media degli investimenti, si consideri il volume degli investimenti effettuati in tutti i periodi di imposta precedenti a quello di effettuazione degli investimenti agevolati, con esclusione del valore più alto. Per i secondi, si deve, invece, considerare il valore complessivo degli investimenti realizzati in ciascun periodo di imposta. Ad esempio, un soggetto con esercizio coincidente con l’anno solare, costituito successivamente al 25/6/14, potrà beneficiare dell’agevolazione nello stesso esercizio 2014, con riferimento all’intero volume degli investimenti realizzati, poiché, in tal caso, non esistono valori di confronto (investimenti antecedenti al 2014).
Lo stesso soggetto, per gli investimenti effettuati nel periodo di imposta successivo fino al 30/6/15, potrà parimenti beneficiare dell’agevolazione con riferimento all’intero volume degli investimenti realizzati, poiché, in tal caso, l’unico valore di confronto (investimenti del 2014) non va preso in considerazione per la facoltà di escludere dalla media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore. L’Agenzia delle entrate ha precisato che al fine di evitare comportamenti elusivi, resta impregiudicato il potere di sindacato antielusivo dell’Amministrazione finanziaria volto a verificare la realizzazione di eventuali vantaggi fiscali indebiti. VALORIZZAZIONE DEGLI INVESTIMENTI La determinazione del costo rilevante dell’investimento da utilizzare per il calcolo del credito d’imposta deve avvenire sulla base delle regole fiscali contenute nell’art. 110, comma 1, lettere a) e b), del Tuir, indipendentemente dalle modalità (ordinarie, forfetarie, sostitutive) di determinazione del reddito da parte del contribuente. Pertanto, il costo del bene agevolabile deve: • essere assunto al netto di eventuali contributi in conto impianti, indipendentemente dalle modalità di contabilizzazione, con l’eccezione di quelli non rilevanti ai fini delle imposte sui redditi; • ai fini della competenza fiscale seguire le regole previste dall’art. 109, commi 1 e 2, del Tuir. UTILIZZO E RILEVANZA DEL CREDITO D’IMPOSTA Il credito d’imposta: 16
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• è utilizzabile esclusivamente in compensazione (art. 17, Dlgs n. 241/97); • è utilizzato in tre quote annuali di pari importo, da utilizzarsi a scomputo dei versamenti dovuti da effettuarsi mediante il mod. di pagamento F24. La prima quota annuale è utilizzabile a decorrere dal 1° gennaio del secondo periodo d’imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l’investimento; • se non è utilizzato per motivi di incapienza, l’intera quota annuale o la parte non utilizzata, potrà sommarsi alla quota del periodo d’imposta successivo; • è indicato nella dichiarazione dei redditi (quadro RU) relativa al periodo di riconoscimento del credito e in quelle relative ai periodi d’imposta successivi nei quali il credito è utilizzato; • può essere utilizzato annualmente senza il limite di 250.000 euro normalmente applicabile ai crediti d’imposta agevolativi e senza che soggiaccia al limite di 700.000 euro previsto per la compensabilità di crediti d’imposta e contributi; • non concorre alla formazione né del reddito, comprese le addizionali regionali e comunali, né della base imponibile Irap; • non rileva ai fini della determinazione della quota di interessi passivi deducibile dal reddito di impresa ai sensi dell’art. 61 del Tuir; • non rileva ai fini della determinazione
NOtIzIARIO Uspi Mensile - 11 numeri Organo del direttivo nazionale dell’Associazione di categoria dei piccoli e medi editori Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972 Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991) Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Responsabile: Vittorio Volpi Grafica e impaginazione: Rita L’Abbate Tipografia: MEDIAGRAF SpA. Via della Navigazione Interna, 89 35027 Noventa Padovana (PD)
della quota di spese e altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, deducibile dal reddito di impresa ai sensi dell’art. 109, c. 5 del Tuir. CUMULO CON ALTRE AGEVOLAZIONI La norma sul credito d’imposta non prevede alcuna previsionale generale di non cumulabilità con altre misure agevolative. La stessa Agenzia delle entrate ritiene che il credito sia cumulabile con altre agevolazioni, salvo che le norme disciplinanti le altre misure non dispongano diversamente. REVOCA E CONTROLLI Al fine di contrastare comportamenti elusivi la norma prevede che i beni oggetto dell’investimento agevolato devono essere mantenuti nell’impresa almeno fino alla fine del periodo d’imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l’acquisto. Pertanto, il credito d’imposta è revocato se: • l’impresa cede a terzi o destina i beni oggetto dell’investimento a finalità estranee all’esercizio d’impresa prima del secondo periodo d’imposta successivo all’acquisto; • i beni oggetto dell’investimento sono trasferiti entro il quarto anno successivo a quello della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui è stato effettuato l’investimento (art. 43, c. 1 del Dpr n. 600/73), sia presso proprie strutture produt-
tive situate al di fuori dello Stato, sia anche appartenenti ad altri soggetti. L’Agenzia delle entrate ha chiarito che la revoca comporta l’obbligo di restituire il credito di imposta indebitamente utilizzato, salvo che i presupposti di revoca si verifichino prima dell’effettivo utilizzo in compensazione del credito d’imposta. Nei casi di restituzione del credito, il contribuente dovrà effettuare il versamento entro il termine fissato per il pagamento del saldo dell’imposta sui redditi (16 giugno) relativo al periodo d’imposta in cui si verifica la causa di revoca, aumentato degli interessi calcolati al tasso legale, decorrenti dal giorno successivo a quello di scadenza del versamento dovuto. Nel caso di ritardato od omesso versamento, il contribuente potrà avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso. Infine, l’Agenzia delle entrate ha precisato che è necessario che le imprese beneficiarie conservino, oltre alla documentazione idonea a dimostrare, in sede di controllo, l’ammissibilità, l’effettività e l’inerenza delle spese sostenute, anche un prospetto con l’elencazione analitica degli investimenti fatti nei periodi d’imposta precedenti ed utilizzati per la base di calcolo della quota incrementale che determina l’ammontare del credito d’imposta. (da: ASSOGRAFICINFORMA Numero 5 Anno XXII 23 marzo 2015)
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Il n. 3 marzo 2015 è stato stampato il 27 marzo 2015
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