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Deposito legale e Convenzioni USPI con le Biblioteche Nazionali, pagina 8 Contributo all’Autorità per le comunicazioni, scadenza 30/4, pagina 13
Ancora senza soluzione le tariffe postali per il no-profit L’USPI chiede un decreto al Ministro dello sviluppo economico. Qualcosa si sta muovendo?
BASTA! SERVE UNA SOLUZIONE URGENTE Tra rimpalli di responsabilità e competenze tra Presidenza del Consiglio, Ministero dell’economia, Ministero dello sviluppo economico e Poste italiane, non si è ancora trovata una soluzione per alleggerire la spesa per le spedizioni delle pubblicazioni degli enti no-profit, ancora a “tariffa piena” - Il Ministro Tremonti chiarisca se i 30 milioni, stanziati nel 2010, ci sono ancora o no – Il settore è ormai al collasso
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nno Domini MMX…anzi, più precisamente, 1° aprile 2010: la sospensione (la fine) di tutte le agevolazioni tariffarie postali per l’editoria, profit e no-profit. Anno Domini MMXI anzi, fine marzo 2011: non si è ancora trovata (e, forse, non cercata abbastanza) una soluzione per le tariffe di spedizione postale per le associazioni e organizzazioni senza fine di lucro, come previste dalla Legge 46/2004. Siamo, pertanto, all’assurdo che, mentre per l’editoria “commerciale” (la c.d. Tariffa ROC) si è trovato un compromesso, accettato dagli editori e da Poste Italiane come “il male minore”, senza impegni finanziari da parte del Governo, sancito dal Decreto ministeriale del 21 ottobre 2010 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 274 del 23/11/2010… per la c.d. Tariffa no-profit quella a tutela dei soggetti più deboli (delle Onlus, delle associazioni che operano nel sociale, delle associazioni e congregazioni religiose e di promozione sociale) tutto è fermo alla fatidica data del 1° aprile 2010. Il no-profit, pertanto, sta pagando ancora la “tariffa piena”, di gran lunga più onerosa della tariffa ROC. L’assurdità della situazione è evidenziata nell’inter-
NOTA RIASSUNTIVA SULLE TARIFFE POSTALI AGEVOLATE PER ONLUS, ASSOCIAZIONI E CONGREGAZIONI RELIGIOSE, NO-PROFIT «PREMESSE: 1- Il decreto interministeriale 30 marzo 2010 ha di fatto soppresso (eufemisticamente “sospeso”) le agevolazioni postali per l’editoria per tutto il comparto editoriale per carenza di fondi; 4
150 ANNI DELL’UNITA’’ D’ITALIA Attraverso giornali e riviste, la nascita di una coscienza civile unitaria
“Come la circolazione del denaro è avvantaggiosa perché accresce il numero delle azioni degli uomini sulle cose, così la circolazione dei fogli periodici aumenta il numero delle azioni della mente umana, dalle quali dipende la perfezione delle idee e de’ costumi. Se le cose scritte possono cangiare le direzioni del costume, ciò devesi sperare da’ fogli periodici”. Cesare Beccaria Il Caffè (1764 - 1766)
vento del nostro rappresentante al Convegno di Mediacoop, che potete leggere a pagina… di questo Notiziario. L’USPI si è attivata (già da un anno) presso tutte le Istituzioni e le forze parlamentari ed ha inviato recentemente la seguente:
Il Presidente della Repubblica Napoletano, il Presidente del Consiglio Berlusconi, e il Presidente della Camera Fini alle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia
E’ partita da Genova, il 24 marzo, ed approderà a Roma, il 5 maggio, la mostra “La carta unisce gli italiani”, promossa da Comieco, pensata per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia. La mostra, in sei tappe di un tour che porta in piazza – da nord a sud Italia - il ruolo che i giornali e le riviste hanno avuto nella formazione dell’opinione pubblica, ripercorre idealmente il cammino della spedizione dei Mille. Dopo Genova, la mostra si fermerà a Marsala (31 marzo-3 aprile), Messina (7-10 aprile), Reggio Calabria (14-17 aprile), Salerno (29 aprile – 3 maggio) e si concluderà a Roma (5 maggio). 2
Unione Stampa Periodica Italiana - ANNO 47° - MENSILE - 11 NUMERI - 3 Marzo 2011 Spedizione in abbonamento postale articolo 1, comma 1, del DL 24/12/2003 n. 353, convertito in L 27/2/04 n. 46 - DCB di Roma
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150 ANNI
DELL’UNITA’’
in questo numero
D’ITALIA
Basta! Serve una soluzione urgente (pagine 1
L’iniziativa vuole sottolineare come le innovazioni tecnologiche introdotte nella produzione e stampa della carta a metà del 1800 abbiano permesso la diffusione capillare degli ideali unitari, attraverso periodici e riviste, creando le condizioni culturali per la formazione di una coscienza civile unitaria. Allo stesso tema, cioè all’apporto che la libertà di stampa ha recato all’anelito di fare finalmente dell’Italia una patria ed una nazione, si dedica il fervente articolo del direttore generale della FNSI, Giancarlo Tartaglia, dal titolo “La libertà di stampa filo rosso di un secolo e mezzo di unità e passione civile”, pubblicato sul sito www.fnsi.it. «Il Risorgimento e l’Unità d’Italia ci sarebbero stati senza la libertà di stampa? Probabilmente no – è la tesi sostenuta da Tartaglia Dopo il congresso di Vienna, nel 1815, il nuovo assetto che le grandi potenze avevano dato all’Europa si basava anche su una sostanziale La Domenica del Corriere limitazione della del 30 ottobre 1960 libertà di stampa in tutti gli Stati, compresi quelli che frammentavano la nostra penisola. Violando queste limitazioni, un po’ dappertutto fiorirono iniziative illegali di stampa clandestina che favorivano la circolazione delle idee. Soprattutto grazie alla stampa l’aspirazione a liberare le terre del nord d’Italia dall’occupazione dello straniero e l’anelito a fare finalmente dell’Italia una nazione e una patria e non più, come l’aveva definita Metternik “un’espressione geografica”, divennero patrimonio condiviso dalla moltitudine degli italiani. Il messaggio mazziniano per l’indipendenza, l’unità e la repubblica non avrebbe avuto eco se Mazzini non avesse speso la sua vita a fondare giornali e a scrivere ogni giorno un numero infinito di articoli sulla stampa di mezza Europa a sostegno delle rivendicazioni dell’italianità della penisola. Da L’Apostolato Popolare, pubblicato tra il novembre del 1840 e il febbraio del 1843 e sul quale apparvero i primi capitoli de “I doveri dell’uomo”, a il Precursore, giornale della rigenerazione italiana, diffuso gratuitamente dall’ottobre del 1836, a il Tribuno, primo esempio di giornale popolare, uscito per la prima volta nel gennaio del 1883 a Lugano, all’Italia del Popolo, pubblicato per la prima volta a 2
Milano nel maggio del 1848 e ripreso negli anni successivi a testimonianza di una radicata tradizione repubblicana, numerosi furono i giornali che Mazzini creò per fare del Risorgimento un moto popolare ed un’idea diffusa nel sentimento degli italiani». Non è certo casuale – ricorda Tartaglia che proprio nell’anno “dei portenti” la libertà di stampa abbia trovato la sua più alta legittimazione legislativa. Il 5 aprile del 1848 il re di Sardegna, Carlo Alberto, emanava l’editto sulla stampa in base al principio, come si legge in apertura del provvedimento, che “la libertà di stampa è necessaria guarentigia delle istituzioni di un bene ordinato governo rappresentativo, non meno che precipuo istromento d’ogni estesa comunicazione di utili pensieri”, ragion per cui essa doveva “essere mantenuta e protetta in quel modo che meglio valga ad assicurarne i salutari effetti”. L’anno successivo, a conclusione dell’eroica esperienza della repubblica romana, il Parlamento della Roma repubblicana approvava una costituzione che ancora oggi rimane di esempio a tutto il mondo per i suoi contenuti di modernità e che stabiliva solennemente tra i suoi princìpi la assoluta libertà della manifestazione del pensiero di tutti i cittadini uguali e liberi. Quella costituzione, come è noto, non entrò praticamente mai in vigore, cancellata dall’intervento delle truppe francesi che ripristinarono il potere temporale del papato. Ma l’editto Albertino oltre che il Piemonte sabaudo finì per inseminare tutta la penisola man mano che il regno di Sardegna, grazie alla lungimirante visione politica di Cavour si estendeva nella penisola e costruiva il regno d’Italia». «Se la libertà di stampa è stata il carburante che ha favorito il cammino del nostro processo risorgimentale, - conclude Tartaglia - non possiamo trascurare che essa ha accompagnato anche tutte le fasi successive che hanno consentito all’Italia di diventare una nazione e agli italiani di diventare un popolo. La crescita civile, economica, politica dell’Italia verso assetti sempre più adeguati allo sviluppo dei tempi non sarebbe comprensibile se non tenesse conto di questo elemento fondamentale. Il trasferimento della capitale da Torino a Firenze e da Firenze a Roma, quando finalmente nel 1870 con la breccia di Porta Pia si raggiungeva l’obiettivo più significativo
1, 4) 150 anni dell’unità d’Italia (pagine 1, 2) Avviso di convocazione dell’Assemblea USPI dell’anno 2011 (pagina 3) Le quote associative USPI per l’anno 2011 (pagina 5) La precaria credibilità del sistema dei media (pagine 6, 7, 8) Deposito legale e Convenzioni USPI (pagina 8) Informazione: autonomia, pluralismo e qualità (pagine 9, 10) NOTIZIE: Editoria e Comunicazione (pagina 10) Notizie dall’INPGI: Circolare n. 2/2011 (pagine 11, 12) Rondi, Commissario straordinario della SIAE (pagina 12) Il contributo all’AGCOM (pagina 13) Biblioteca USPI (pagina 15) Periodici associati USPI – 432° elenco (pagina 16) Convenzione USPI-SDA (pagina 16) del cammino unitario, fu sempre accompagnato dal trasferimento e dalla nascita di iniziative giornalistiche a sottolineare il ruolo ineludibile assunto dalla stampa. Come narrano le cronache di quei giorni subito dietro i bersaglieri entrarono in Roma, finalmente capitale di Italia, i carri con i macchinari dell’editore Sonzogno che veniva a Roma per fondare nuovi giornali». * * * * * I giornali ed i periodici, quindi, come semi e strumenti per accrescere la coscienza civile dei “nuovi” italiani e dell’intera “nuova” Nazione. Questo ideale, d’altronde, si posava su uno strato culturale già presente nel nostro Paese. Ricordate quello che sosteneva Cesare Beccaria, già a metà del 1700? Beh, andatelo a rileggere sotto il titolo “Notiziario USPI”, in prima pagina… Notiziario USPI n° 3/2011
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AVVISO DI CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA U.S.P.I. DELL’ANNO 2011 Ai sensi degli articoli 7 e 8 dello Statuto, l’Assemblea Generale Ordinaria dei soci dell’Unione Stampa Periodica Italiana (U.S.P.I.) è convocata per giovedì 14 aprile 2011, alle ore 15 in prima ed alle ore 16 in seconda convocazione, presso la sede sociale in Viale B. Bardanzellu n. 95 in Roma, con il seguente:
ORDINE DEL GIORNO 1. Insediamento della Presidenza e della Segreteria; 2. Relazione del Presidente; 3. Relazione del Segretario Generale; 4. Relazione del Collegio dei Revisori dei Conti; 5. Approvazione del rendiconto esercizio 2010; 6. Approvazione esercizio preventivo 2011; 7. Varie ed eventuali. In base all’articolo 7 dello Statuto hanno diritto di voto tutti i soci ordinari di cui all’articolo 3 in regola con il pagamento delle quote sociali. Ai soci di cui al punto 1) di tale articolo spettano tre voti per ciascuna testata, mentre ai rappresentanti delle Associazioni o Gruppi di cui al punto 2) spetta un solo voto. Hanno diritto inoltre ad esprimere un voto gli iscritti all’U.S.P.I. a titolo personale di cui all’art. 30 (norma transitoria). Ogni socio che non possa partecipare personalmente all’Assemblea può farsi rappresentare, ad ogni effetto, da persona, anche non iscritta all’USPI, munita di apposita delega. Nessun socio o delegato può essere portatore di più di dieci deleghe. Per la partecipazione all’Assemblea, i soci che ancora non lo avessero fatto, dovranno mettersi in regola con la quota associativa per il 2011. Il rendiconto 2010 ed il preventivo 2011 saranno a disposizione dei soci che li volessero esaminare presso la sede sociale dell’USPI, in Viale B. Bardanzellu n. 95 in Roma, dalle ore 12 del 23 marzo, alle ore 12 del 12 aprile c.a. Il presente annuncio è da considerarsi quale “avviso” secondo quanto stabilito dall’articolo 8, primo comma, dello Statuto. Roma, 10 gennaio 2011 IL PRESIDENTE (Mons. Antonio Barbierato)
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................................................. (firma)
(1) Indicare la qualità di editore e titolo del periodico, ovvero di suo rappresentante (punto 1 art. 3 dello Statuto) nel qual caso è necessario indicare anche la testata, ovvero la qualità di socio a titolo personale (art. 30 dello Statuto, norma transitoria).
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BASTA! SERVE UNA SOLUZIONE URGENTE 1 -
le agevolazioni postali per l’editoria sono disciplinate dalla Legge 46/2004 che prevede, oltre ai quotidiani e periodici commerciali, anche testate edite da associazioni ed enti senza fini di lucro;
- l’articolo 2, comma 2-undecies della Legge 73/2010 ha rideterminato i soggetti no profit beneficiari di specifica agevolazione postale, ricomprendendo in questo novero soltanto “le associazioni di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, e successive modificazioni, le organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, e successive modificazioni, le organizzazioni non governative riconosciute ai sensi dell’articolo 28 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, le associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383, le fondazioni ed associazioni senza fini di lucro aventi scopi religiosi, nonché gli enti ecclesiastici, le associazioni storiche operanti, per statuto, da almeno cinquanta anni per la conoscenza, la difesa e la valorizzazione dell’ambiente naturale e le associazioni dei profughi istriani, fiumani e dalmati” e riconoscendo loro il perdurante diritto a mantenere la vecchia tariffa agevolata, particolarmente favorevole, a fronte di uno stanziamento previsto di euro 30 milioni (L. 73/2010). Tali fondi sono entrati nelle pertinenze della Presidenza del Consiglio soltanto gli ultimi giorni di dicembre scorso e, pertanto, per il 2010 non è stato possibile ripristinare (anche con aumenti fino a 0,1415 a pezzo) le tariffe agevolate del no-profit per lo scorso anno. 2- Nell’ottobre 2010 i quotidiani e periodici commerciali hanno, nel frattempo, all’esito di una complessa e faticosa trattativa con Presidenza del Consiglio e Poste Italiane, beneficiato di una rideterminazione delle tariffe postali per la spedizione delle proprie pubblicazioni, strappando una tariffa postale che si colloca in misura intermedia tra la tariffa base vigente e la vecchia tariffa agevolata di cui hanno goduto negli anni scorsi. Per accedere a tale nuova tariffa agevolata, è previsto che le testate edite da imprese commerciali attestino il possesso dei seguenti requisiti: a) iscrizione dell’impresa editrice al Registro degli operatori di Comunicazione tenuto da Agcom; b) fissazione di un prezzo di copertina o di abbonamento; c) dimostrazione che almeno il 50% degli abbonamenti sottoscritti a titolo oneroso 4
siano pagati direttamente dai singoli destinatari. 3- Il problema che tale circostanza apre è il seguente. Oggi le ONLUS non godono né della tariffa particolarmente agevolata che è stata loro promessa per il 2010, né della possibilità di accedere alla tariffa (meno agevolata, ma pur sempre inferiore della metà alla tariffa base) prevista per le imprese commerciali. Quasi tutte le ONLUS, infatti, si trovano nelle condizioni di non poter rispettare i 3 vincoli stabiliti dal regolamento, e tipicamente concepiti per attività di tipo commerciale. Per la loro particolare natura, e per gli scopi e le finalità perseguite di alto valore sociale, le ONLUS tendenzialmente non vendono le loro riviste, la cui diffusione al pubblico costituisce, nella stragrande maggioranza dei casi, o il corrispettivo di una quota associativa annuale versata all’Associazione, ovvero la conseguenza di estemporanee e non sistematiche forme di sostegno volontario da parte dei lettori alle attività dell’associazione stessa (per intenderci, non ci si abbona alla rivista dell’AVIS, o a “Il Santo dei Miracoli”, la si riceve in quanto sostenitori, o donatori). Proprio per questo la normativa di cui all’art. 2 della Legge 46/2004 prevedeva – e prevede ancora – che i soggetti NON PROFIT siano esentati dall’obbligo della fissazione di un prezzo di copertina e dall’ulteriore vincolo del 50% di abbonamenti da sottoscrivere a titolo oneroso. Contrariamente agli indirizzi attuati da Poste Italiane che, ignorando la normativa vigente, pretendono di applicare anche alle ONLUS, regole concepite per le imprese editoriali profit, si tratta allora di riaffermare con forza questo principio di esenzione, allo scopo di impedire che – in assenza di misure agevolative ad hoc - le testate edite dalle ONLUS siano costrette, paradossalmente, a spedire a tariffa piena, pagando il doppio della tariffa assicurata ai giornali commerciali. Si tratterebbe di un paradosso mai visto, inconcepibile nella storia del nostro Paese. ***** E’ urgentissima, pertanto, una presa di posizione del Governo, del Ministero dello Sviluppo Economico e della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ripristini, in primo luogo, la competenza del fondo di 30 milioni di euro per le tariffe postali del no-profit per il 2011, e/o che, in subordine, richieda a Poste Italiane di osservare correttamente le leggi (e le interpretazioni date negli anni
dalla Presidenza dei Consigli dei Ministri), permettendo alle ONLUS nella perdurante, malaugurata assenza di uno specifico contributo pubblico del tipo di quello previsto dalla legge 73/2010 e ancora mai attuato - di accedere quantomeno alla tariffa più favorevole praticata per i giornali commerciali, senza condizioni e vincoli incompatibili con la natura di questi soggetti no-profit». Come si può vedere, quindi, l’USPI ha prospettato alcune possibili soluzioni: PRIMA SOLUZIONE Il ripristino della competenza del fondo di 30 milioni di euro per le tariffe del no-profit, come imputato dalla Legge 73/2010, e conseguente determinazione, per l’anno 2011, delle nuove tariffe postali agevolate, già previste – ma inapplicabili – dal decreto ministeriale 23 dicembre 2010 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 42, del 21 febbraio 2011) e riguardante le tariffe postali 2010. SECONDA SOLUZIONE Al verificarsi dell’incapienza finanziaria delle somme stanziate (30 milioni), la necessità di un’interpretazione legislativa, o meglio ancora di uno specifico decreto ministeriale, che permetta l’accesso alla Tariffa ROC alle associazioni senza fini di lucro, previste dall’articolo 1, comma 2, della Legge 46/2004 ed anche, per motivi di equità, alle associazioni escluse all’accesso alle tariffe agevolate dall’articolo 2, comma undecies, della Legge 73/2010 (le associazioni di categoria, …. e assimilate), senza gli obblighi previsti per l’applicazione della Tariffa ROC – incompatibili con la natura dei soggetti no-profit – e cioè il requisito del prezzo per copia e/o abbonamento, l’invito oneroso almeno al 50% agli abbonati direttamente paganti e l’esclusione della stampa postulatoria. TERZA SOLUZIONE E’ di più difficile attuazione. Sollecitare Poste Italiane a determinare, di di concerto o in Convenzione con l’USPI, una proposta tariffaria ad hoc per il settore no-profit. Questa soluzione abbiamo detto, è più complessa perché impegna Poste, che è ancora il vettore del servizio universale, a determinare un’offerta tariffaria che potrebbe entrare sotto la lente di osservazione dell’Antitrust. Comunque, molte sono le prospettive che l’USPI ha proposto per sbloccare la situazione di stallo… l’importante è che si faccia con urgenza, perché il settore è ormai al collasso. Notiziario USPI n° 3/2011
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Le quote associative usPi
per l’anno 2011 L’invito ai Soci a rinnovare al più presto l’iscrizione all’USPI per l’anno 2011 versando la relativa quota associativa, lungi dal corrispondere ad una rituale formalità, risponde alla doverosa esigenza di assicurare all’Unione le entrate necessarie non soltanto a fronteggiare i continui ed evidenti aumenti dei costi, ma soprattutto a potenziare i servizi gratuiti resi alla generalità dei Soci. I periodici e gli editori iscritti sanno infatti assai bene che l’USPI offre al Socio un consistente pacchetto di servizi gratuiti che comprende, tra l’altro: - la consulenza editoriale e l’assistenza amministrativa per pratiche pubbliche; - l’aggiornamento professionale mensile tramite questo Notiziario; - copia gratuita della XIII edizione della “Guida della Stampa Periodica” (volume + CD) - la rappresentanza e la tutela in seno alle Commissioni ministeriali; - il filo diretto telefonico per la consulenza fiscale, postale, legislativa, legale, pubblicitaria e internet; - congressi, convegni e stages di qualificazione professionale; - la tessera, bollino annuale e “disco stampa” per autovettura.
Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2011 e comprensive della spedizione in abbonamento postale del “Notiziario USPI” (pari a 33 €) sono le seguenti:
Per le testate (secondo la tiratura dichiarata): (Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura è sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge)
da da da da da
€ € € € €
1 a 10.000 copie 10.001 a 50.000 copie 50.001 a 100.000 copie 100.001 a 200.000 copie 200.001 copie in su
260,00 700,00 1.300,00 2.600,00 3.800,00
OFFERTA PRIMA ISCRIZIONE 2011: con soli 6 euro, in aggiunta alla quota associativa, riceverete direttamente al vostro domicilio la XIII Ediz. della “Guida della Stampa Periodica” 2005/2006 (volume + CD). Nella causale di versamento specificare dettagliatamente: “Quota associativa USPI 2011 + Guida Stampa Periodica”.
Quota d’iscrizione (“una tantum” per le testate che si iscrivono per la prima volta): - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata sia fino a 10.000 copie
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100,00
- Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata superi le 10.000 copie
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210,00 320,00
Rinnovo della quota per i soci singoli ex art. 30 dello Statuto: - se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all’USPI - stesse categorie ma che operano per periodici non associati all’USPI
Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 6, Via Franceschini n. 58 - Roma, CODICE IBAN: IT 96 U 05584 03206 000000004977, ovvero tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile spedito con assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale numero 27433002 intestato all’USPI. C.F. dell’USPI: 80188110581
ATTENZIONE Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio.
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LA PRECARIA CREDIBILITÀ DEL SISTEMA DEI MEDIA di p. FRANCESCO OCCHETTA S.I. La crisi dell’editoria
dialogando dialogando Per gentile concessione del direttore p. GianPaolo Salvini S.I., ospitiamo in questa rubrica l’interessantissimo articolo di p. Francesco Occhetta S.I., pubblicato sulla rivista “La Civiltà Cattolica” I – 424, Quaderno 3856 del 12 febbraio 2011, che riprende il titolo dal volume di P. Scandaletti – M. Sorice, edito dall’UCSI. Ringraziamo vivamente il direttore p. Salvini, già Consigliere nazionale della nostra Unione, l’autore P. Occhetta e tutta la redazione de “La Civiltà Cattolica”, con la quale abbiamo sempre intrattenuto, da 51 anni, ottimi rapporti di collaborazione, fin dal lontano 1960, anno di iscrizione della rivista all’USPI. Segnaliamo che, per motivi redazionali, le note sono pubblicate a seguire l’articolo. «Il volume La precaria credibilità del siste1 ma dei media analizza il rapporto tra il sistema dei media e il sistema Paese. Il punto di vista è quello della credibilità per valutare il livello di affidabilità dei giornalisti e dei comunicatori per i cittadinilettori. Si tratta di un tema di grande attualità che porta a chiedersi: esiste un rapporto equilibrato tra cittadini e mondo dell’informazione? oppure si tratta di un rapporto viziato dalla mancanza di attendibilità dell’informazione? e se è così, per una democrazia è un rapporto normale o patologico? Per rispondere, il volume si divide in una prima sezione che definisce in maniera articolata la cultura dell’affidabilità dell’in2 formazione e in una seconda sezione che valuta se tra le figure professionali, come i comunicatori e i giornalisti, ci sia collabo3 razione o conflitto di interessi . Condurremo il nostro esame sul tema a partire da due contributi, quello di Rosa Maria Serrao e quello di Vieri Poggiali; il primo analizza l’affidabilità attraverso una panoramica internazionale, il secondo esamina l’inquinamento delle fonti primarie dell’informazione. 6
L’analisi della panoramica internazionale di studi e ricerche sull’informazione e il giornalismo segnala come la maggior parte dei gruppi editoriali più significativi siano sotto pressione, sia per la crisi del loro mercato, sia per la perdita di fiducia da parte dei lettori-utenti. La crescente crisi della pubblicità e il calo di affidabilità dei professionisti della comunicazione ricollocano in primo piano la funzione della deontologia. Editori onesti e giornalisti colti e capaci costituiscono le condizioni di credibilità dell’informazione; invece «gli studi condotti in Italia sull’attendibilità dell’informazione evidenziano una sorta di scollamento tra chi è titolare dei medium e chi ne usufruisce» (p. 203). Per questo, «l’immagine sociale dei giornalisti che affiora dalla ricerca “Il futuro del giornalismo in Italia” commissionata dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia ad Astra Ricerche è del tutto negativa e in via di peggioramento. Bugiardi, poco informati, esagerati, non indipendenti, corrotti, narcisisti e poco comprensibili. Il giudizio degli italiani è chiaro. C’è tuttavia una valutazione diversa per quanto attiene la cultura del giornalista. Competenza tematica, professionalità, chiarezza, efficacia comunicativa, eticità, rispetto dell’opinione pubblica, utilità informativa. Valutazioni positive riferite soprattutto all’utilità del giornalismo. Quello che appare chiaramente è che la categoria dei giornalisti risulta non apprezzata mentre i singoli giornalisti, “le eccezioni”, sono stimati e amati dai lettori» (p. 203). Il crollo delle vendite in edicola dipende anche dalla perdita di affidabilità del giornalismo. In Italia essa è legata a tre fattori: la verifica delle fonti, l’editoria pura e l’assenza di concentrazioni. In una recente ricerca è emerso che i cittadini italiani considerano più credibili i radiogiornali dei telegiornali, e apprezzano di più l’informazione scientifica e specialistica rispetto a quella che si occupa di politica, economia o 4 di temi internazionali . C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare. Negli Usa il 63% della popolazione ritiene che l’informazione sia spesso scorretta. Eppure quando viene chiesto come si sentirebbero di fronte alla chiusura di una testata, l’82%
degli interpellati risponde che sentirebbe una grossa mancanza se non ci fossero più notiziari locali e il 74% dice che sarebbe una grossa perdita pensare alla chiusura del 5 giornale locale . La sensibilità che emerge nel campo internazionale esprime due orientamenti: esiste una forte esigenza di localizzazione delle notizie a dispetto della globalizzazione dell’informazione, che è ritenuta da molti «incredibile».
La responsabilità sociale dei media In un’epoca in cui l’importanza degli organi d’informazione è sempre crescente, il problema etico assume una dimensione significativa. I nuovi mezzi di comunicazione di massa costituiscono un’innovazione e un’opportunità di crescita e di confronto per l’intera società. Le nuove tecnologie, infatti, sono una risorsa straordinaria dal punto di vista formativo, ma sono le scelte di chi le insegna — pensiamo ai genitori o agli insegnanti — a rendere buoni o cattivi gli strumenti. Le riflessioni sui concetti di autonomia e di imparzialità dell’informazione in alcuni Paesi occidentali hanno condotto a un elevato grado di responsabilizzazione etica dei giornalisti, che si è espresso nella effettiva garanzia del rispetto di valori fondamentali — come imparzialità e accuratezza — nell’esercizio della pratica professionale. Come evitare che tutti gli operatori parlino di etica della comunicazione ma solamente pochi la pratichino? In che modo è possibile coniugare gli interessi economici dell’industria dei media con il rispetto della verità e della qualità dell’informazione? In che modo è possibile garantire il miglioramento dei nostri mezzi di comunicazione, soprattutto a livello qualitativo, per proteggere il fondamentale diritto dei cittadini ad essere correttamente e onestamente informati? Come sottolinea JeanClaude Bertrand — professore presso l’Università di Paris2 e responsabile e coordinatore del sito web dedicato ai sistemi di responsabilità dei media — esistono tre vie per assicurare la libertà di informazione e, dunque, per garantire un servizio di qualità. Ricorrere alla legge, la cui funzione è stata però messa in questione dai regimi totalitari o dai poteri forti; affidarsi al mercato, il cui funzionamento può condurre a possibili distorsioni o a tentativi di abuso della propria posizione; oppure, ed è questa la strada, accrescere attraverso la formazione la responsabilità etica dei media. Il punto di partenza perciò deve necessariaNotiziario USPI n° 3/2011
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mente essere individuato nelle regole scritte. In tale ottica i proprietari dei media, i professionisti della comunicazione e gli utenti hanno l’opportunità di collaborare all’individuazione dei princìpi etici fondamentali, e alla loro raccolta in veri e propri codici di condotta, garanti dell’efficacia del servizio informativo. Gli organismi e le figure di garanzia nel rapporto fra i media (editori - manager e giornalisti) e i cittadini - lettori - utenti, che funzionano in Paesi come Gran Bretagna, Germania e Francia, sono invece ignorati nel nostro Paese. Così il prezzo più caro è pagato dalle testate «deboli», inclusa la stampa cattolica, che hanno ridotto le loro vendite nelle edicole, non reggono la concorrenza con il web e il citizen journalism, e non riescono a sopportare gli aumenti delle tariffe postali. Quanti nel mondo dell’informazione hanno compreso il trend in atto stanno scegliendo di fidelizzare il lettore, considerato non più come consumatore passivo da sfruttare ma come interlocutore attivo della testata. Purtroppo però in Italia il mondo dell’informazione non ha difeso né il press council — sistema di responsabilità dei media rappresentato da editori, giornalisti e cittadini — per dirimere le diatribe coi lettori né il «garante del lettore» nelle redazioni. Al contrario invece l’esperienza internazionale indica come proprio a partire da istituti come questi si garantisca il valore democratico e l’efficacia delle aziende editoriali.
L’inquinamento delle fonti primarie dell’informazione I temi etici stanno animando i dibattiti interni alla categoria dei giornalisti in questi ultimi anni. L’associazione dei giornali6 sti cattolici Ucsi , in occasione delle celebrazioni per i suoi 50 anni, ha proposto un manifesto in dieci punti, che si rivolge a tutti gli operatori della comunicazione. Più che un decalogo di regole pratiche da seguire, il manifesto è una dichiarazione di valori e di princìpi del giornalismo. Quelli enunciati dal manifesto, però, non sono princìpi nuovi nel mondo del giornalismo italiano. Esistono da tempo codici deontologici e carte dei doveri che hanno come fine la tutela dell’etica professionale. Sebbene la deontologia abbia prodotto diversi documenti, non sempre essi hanno trovato un riscontro effettivo nello svolgimento quotidiano del lavoro redazionale. A questo proposito stupisce e preoccupa come, secondo un recente dossier realizza7 to da R. M. Serrao , le cause principali dei provvedimenti disciplinari adottati dagli Ordini regionali dei giornalisti nei confronti dei loro iscritti siano per la violazione della Carta di Treviso, del Protocollo su Informazione e pubblicità, e per la violazione all’articolo 2 della legge Notiziario USPI n° 3/2011
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informazioni invece sono di tipo mediato, provenienti da uffici stampa, da agenzie di stampa, da reti come internet. Hanno un ruolo predominante in questi processi di graduale formazione delle notizie i comunicati stampa, ufficiali o ufficiosi, dai quali si origina una dimensione di informazioni così grande da non consentire sempre di verificarne l’attendibilità e la veridicità e di esercitare i necessari controlli prima della diffusione. Facciamo un esempio. Le agenzie di stampa trasmettono ogni giorno circa 800 notizie dall’Italia e circa 1.000 dall’estero, ma di queste un telegiornale ne trasmette al massimo 35 e un quotidiano tra le 100 e le 140. Un altro modo di inquinare le fonti della comunicazione è il modo in cui una notizia si forma e si riceve, per poi essere rielaborata e trasmessa al pubblico. Secondo Vieri Poggiali i quattro livelli d’inquinamento delle fonti attraverso «pensieri, parole, opere e omissioni» confluiscono in un caso emblematico: il caso Parmalat, che affondò sia con comunicati ottimisti ma
L’inquinamento delle fonti primarie dell’informazione Le cause della mancanza di responsabilità della comunicazione e dell’informazione sono la continua ricerca di notizie sensazionali: «Comunicazioni e fonti — scrive Vieri Poggiali — finiscono coll’essere quasi sempre un tutt’uno di fatto inscindibile, sotto il profilo di quanto ne consegue a valle. E di pari passo procede anche la loro credibilità, della quale si cerca qui di ragionare in termini di forzata perplessità» (p. 128). Purtroppo nel giornalismo italiano manca spesso la coerenza tra l’uso delle fonti a causa della ricerca della notizia sensazionale. Ma in questo modo si tradisce la funzione pubblica dell’informazione che preoccupa anche la Chiesa. Nel saggio di Poggiali è richiamato un passaggio del messaggio per la 42° Giornata mondiale delle Comunicazione sociale di Benedetto XVI del 28 gennaio 2008: «I media, nel loro insieme, non sono soltanto mezzi per la diffusione delle idee, ma possono e devono essere anche strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale. Non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento. È il caso di una c o m u n i c a z i o n e La biblioteca di Civiltà Cattolica è il “tesoro nascosto” della rivista. I circa usata per fini 600.000 volumi di letteratura, storia, filosofia, teologia, politica ed economia ideologici […]. distribuiti su cinque piani permettono agli scrittori gesuiti di documentare e Con il pretesto di fondare i loro studi. rappresentare la falsi, sia garantendo obbligazioni quando realtà, di fatto si tende a legittimare e a per l’azienda era già impossibile corrisponimporre modelli distorti di vita personale, dere la cedola o restituire il capitale agli familiare o sociale» (p. 221). azionisti. Una riflessione a parte meritano le fonti di Una speranza, anche se piccola, è riposta informazione: la conoscenza diretta di fatti nelle nuove regole per l’ammissione alla ed eventi, gli uffici stampa e i portavoce di professione giornalistica, in cui per divenistituzioni pubbliche o private, di enti e tare giornalisti è necessaria una formazione società, le agenzie giornalistiche, internet e universitaria pensata ad hoc. le loro successive filiazioni quali Facebook e Twitter, quotidiani locali (da cui media e quotidiani nazionali attingono spesso), le emissioni radiofoniche e televisive, dove le locali forniscono materia prima alle nazionali. Soltanto i maggiori quotidiani e le maggiori reti radiofoniche o televisive seguono direttamente gli eventi e dispongono di addetti che li seguono partecipando a convegni, conferenze, processi, incontri, avvenimenti sportivi. La maggior parte delle
Conclusione In un contesto in cui l’affidabilità è garanzia per vendere il prodotto editoriale, si è chiamati a ridiscutere la credibilità dei giornalisti e del sistema delle comunicazioni in Italia. Nel nostro Paese solamente una persona su tre compra un quotidiano almeno tre volte alla settimana, e due lettori su tre si sono detti diffidenti nei confronti delle informazioni che leggono. Il 8 7
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LA PRECARIA CREDIBILITÀ DEL SISTEMA DEI MEDIA 7
punto di partenza rimane l’equilibrio tra la deontologia e l’interesse personale che rischia di scivolare verso un’anomalia tipica del nostro Paese. La credibilità rimane la condizione imprescindibile per un sano rapporto con i lettori-utenti, soprattutto in un tempo in cui le vendite alle edicole stanno diminuendo. E la credibilità inizia dal rispetto verso la verità delle notizie, le persone coinvolte, le fonti consultate, gli editori e i lettori. Non c’è dubbio che il giornalismo sia chiamato a ritrovare la propria missione, quella cioè di dare voce a chi non l’ha, soprattutto agli ultimi e agli indifesi, perché la credibilità si fondi sulla dimensione del servizio alla verità e all’opinione pubblica, e si basi sull’approfondimento, i dossier, la fedeltà alle notizie, e rifiuti i «copia e incolla» al desk e un’eccessiva autoreferenzialità. Come ha sottolineato Michele Sorice nel suo saggio: «La credibilità […] presenta qui alcune caratteristiche, solitamente riferite alla “fonte credibile”: l’integrità (di cui parlava anche Aristotele), la serietàaffidabilità e la coerenza, che possono essere anche definite come forme della fedeltà» (p. 51). Sull’orizzonte rimangono le parole profetiche di Alcide De Gasperi pronunciate il 29 marzo 1947 prima della votazione dell’art. 21 della Costituzione che regola la libertà di informazione e sono la misura della credibilità degli operatori dell’informazione: «Scopo di un ordinamento della stampa, in regime democratico, non può essere che l’equilibrio tra l’esigenza della libertà e quella, non meno inderogabile, di reprimere gli abusi. […] Nell’ordine giuridico, come nell’ordine morale, non può esistere libertà senza responsabilità, ed è que-
sto principio che costituisce la base degli ordinamenti più progrediti di Paesi, nei quali la libertà di stampa trovò la più costante e sicura attuazione. […] Si giustifica, così, il sistema, accolto nel progetto [dell’articolo], di prescrivere certi requisiti di capacità civile e di moralità per il proprietario dell’azienda giornalistica e di subordinare la pubblicazione del periodico ad una registrazione degli elementi essenziali di esso. […] La differenza tra una regolamentazione del genere e un controllo preventivo sulla stampa è evidente, giacché la prima non comporta alcuna sia pur larvata ingerenza del potere esecutivo, né può degenerare in arbitrio». ________________________ NOTE 1
Cfr P. SCANDALETTI M. SORICE (eds), Yes, credibility. La precaria credibilità del sistema dei media, Roma, Ucsi Unisob Cdg, 2010, 320, € 21,00. 2 Il saggio di Guido Gili, che apre il volume, costituisce lo sfondo entro cui si è mossa l’intera ricerca. Completano la prima sezione i saggi di Emiliana De Blasio, «Informazione e social media. Fra credibilità, fiducia e nuove intermediazioni»; Andrea Andrei, «La questione della credibilità. Quando (e se) il giornalismo partecipativo diventa più affidabile di quello tradizionale»; Paolo Peverini, «Il “Fatto Quotidiano” e la ricerca della credibilità». 3 Al saggio di Sabrina Speranza, «Comunicare imprese, associazioni e istituzioni. Studi, relazioni e convegni» seguono i contributi di Rosa Maria Serrao, «Concorrenza, credibilità, regole: quando i
DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI In base agli accordi sottoscritti dall’USPI con le Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze per il “deposito legale” dei prodotti editoriali presso gli Archivi Nazionali (DPR 252/06), gli editori associati USPI possono effettuare la consegna in forma cumulativa delle copie diffuse al pubblico, a scadenze differenziate. ENTRO IL MESE DI MARZO: Gli editori con sede principale nel LAZIO, ABRUZZO, MOLISE, CAMPANIA, PUGLIA, BASILICATA, CALABRIA, SICILIA e SARDEGNA - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURI8
SETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 4° trimestre dell’anno (ottobre-dicembre 2010); - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie dei periodici distribuite al pubblico nel 2° semestre dell’anno (luglio-dicembre 2010). Ricordiamo la necessità di allegare a questa prima spedizione annuale un certificato di iscrizione all’USPI per l’anno 2011.
lettori influenzano i giornali»; Furio Garbagnati, «La responsabilità dei comunicatori»; Vieri Poggiali, «L’inquinamento delle fonti primarie dell’informazione»; Roberto Natale, «Per un nuovo statuto dell’impresa editoriale»; Mascia Ferri, «La riqualificazione dell’opinione pubblica»; Camilla Rumi, «Lobby e società civile. Per una rappresentanza “credibile”»; Rosa Maria Serrao, «I meccanismi di garanzia nell’informazione hanno funzionato?». Il volume termina con una Piccola antologia curata da Antonio Benforte e Franco Mennitto con la collaborazione di Stefania Di Mico. 4 Cfr p. 204. La credibilità dei media in Italia, Milano, Ipsos, 2005; Il futuro del giornalismo in Italia, Milano, Astra Ricerche, settembre 2009. 5 Cfr la ricerca del Pew Research Center for the People & the Press, in Peoplepressorg/report/543 6 Cfr F. OCCHETTA, «Il Manifesto per un’etica dell’informazione dell’Unione stampa cattolica italiana», in Civ. Catt. 2010 I 592596. 7 Cfr R. M. SERRAO, «I provvedimenti disciplinari adottati dall’Ordine dei giornalisti regionali», in Desk, 2010, n. 3. 8 La Carta di Treviso è un Protocollo firmato a Treviso il 25 novembre 1990, in cui si stabilisce l’obbligo per i giornalisti di garantire l’anonimato dei minori vittime o colpevoli di reati o comunque coinvolti in situazioni problematiche a rischio. La Carta di informazione e pubblicità invece è un protocollo d’intesa firmato il 14 aprile 1988 in cui si vieta ai giornalisti di fare pubblicità attraverso il loro servizio d’informazione. Invece l’art. 2 della legge n. 69/1963 istitutiva dell’Ordine dei giornalisti definisce i diritti e i doveri del giornalista. Il plico contenente le copie per il deposito legale deve essere confezionato e riportare la dicitura “esemplari fuori commercio per il deposito legale, agli effetti della legge 15 aprile 2004, n. 106” (articolo 7, comma 3, del DPR 252/06) ed essere accompagnato da un elenco, in duplice copia, del contenuto del pacco con l’indicazione della ragione sociale dell’editore (compreso l’indirizzo e/o un numero di fax di riferimento), il nome della testata, l’indicazione delle eventuali diverse edizioni locali e il numero di edizione di ogni singolo esemplare consegnato. Rammentiamo infine, che per il deposito dei quotidiani e periodici presso le Biblioteche regionali e provinciali la cadenza stabilita dalla legge è ogni 60 giorni. Notiziario USPI n° 3/2011
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L’intervento dell’USPI al Convegno Mediacoop
“INFORMAZIONE: autonomia, pluralismo e qualità” Il 3 e 4 marzo scorso, a Roma, si è svolto il 2° Congresso Nazionale di Mediacoop, che associa e rappresenta le cooperative editoriali, dal titolo: “Informazione: autonomia, pluralismo e qualità”; con il sottotitolo: “L’esperienza dell’editoria cooperativa e non profit”. Nella sala Basevi di Legacoop al presidente Salani, al presidente onorario Grassucci ed a tutti i partecipanti, il saluto dell’USPI è stato portato dal nostro direttore, Vittorio Volpi, il cui intervento pubblichiamo di seguito: «Gentili signori, ringrazio a nome del Segretario Generale, Avv. Vetere, e di tutta l’USPI per l’invito rivoltoci a questo secondo Congresso Nazionale, organizzato da Mediacoop. Un saluto particolare va in primo luogo al Presidente Salani e al Presidente Onorario Gassucci con i quali, in questo anno travagliato, abbiamo avuto l’opportunità di lavorare insieme, cercando di rimettere insieme i “cocci” della piccola e media editoria. Il titolo scelto per il Congresso è impegnativo: “Autonomia, pluralismo e qualità”. Sono tre parole che si interscambiano fra loro. Non c’è l’una senza le altre. Non c’è Autonomia, senza pluralismo e qualità; non ci sono qualità e pluralismo senza autonomia. Ecco, direi, che sono le parole adatte per coniugare la “libertà di stampa”, che, oltretutto, non può prescindere dalla “qualità” della stampa, in particolare di fronte a un mondo delle comunicazioni che ci inonda di notizie e informazioni tra le più varie e spesso incontrollate. Se veniamo, però, al sottotitolo: “L’esperienza dell’editoria cooperativa e no-profit”, qui cominciano i problemi. Dobbiamo dire che, in quest’ultimo anno, l’esperienza dell’editoria no-profit è stata un’esperienza devastante.
Notiziario USPI n° 3/2011
E’ passato quasi un anno da quando il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico ha sospeso le tariffe postali agevolate, e dal 1° aprile dello scorso anno l’editoria no-profit sta ancora aspettando delle tariffe sostenibili per il settore. E pensare che ci era stata prospettata una soluzione entro pochi giorni. Anche quando, a novembre scorso, abbiamo insieme trovato una soluzione per le tariffe ROC, l’editoria no-profit è rimasta al palo. Oggi siamo ancora nell’assurdo che le associazioni di volontariato, quelle religiose, quelle di promozione sociale, le onlus pagano una tariffa di spedizione di gran lunga più onerosa dell’editoria commerciale. I soggetti deboli, quindi, non solo non sono aiutati, ma vengono penalizzati. Oltre al danno, la beffa. Sulla Gazzetta Ufficiale del 21 febbraio scorso è stato pubblicato il Decreto Ministeriale con le nuove tariffe postali delle associazioni senza fini di lucro. Il Decreto, c’è scritto, entra in vigore il giorno dopo la sua pubblicazione in Gazzetta. Peccato, però, che sempre il decreto stabilisce la validità delle tariffe postali fino al 31 dicembre 2010. E’ un decreto pertanto inapplicabile. La legge 73 di maggio 2010 (il decreto incentivi) ha stanziato la somma di 30 milioni di euro per le tariffe no-profit, per il 2010. Tali soldi sono entrati nelle casse della Presidenza del Consiglio solamente gli ultimi giorni di dicembre scorso. Quindi inutilizzabili per il 2010. Occorre una norma che sposti l’imputazione del Fondo dal 2010 al 2011. A nulla, però, sono serviti gli sforzi dei Senatori Vimercati e Baio che, durante l’esame del decreto mille proroghe, hanno presentato emendamenti in tal senso. Alla fine dell’esame del decreto, passato
con la fiducia a Camera e Senato, c’è rimasto solo un ordine del giorno (a firma dei deputati Marinello e Romele), accolto dal Governo, che impegna il Governo a prorogare l’efficacia del decreto tariffario emanato dal Ministro dello Sviluppo Economico ed a mantenere in bilancio, per l’anno 2011, le somme già stanziate per il 2010. Un impegno, diciamo, un po’ labile, che verificheremo se sarà rispettato. Nel frattempo stiamo provando a convincere Poste Italiane ad applicare anche ai noprofit la tariffa ROC. Il cosiddetto “male minore”. E, in tal senso, in uno dei citati emendamenti dei Senatori Vimercati e Baio era previsto che all’eventuale esaurimento del fondo i periodici no-profit potessero accedere alla tariffa ROC, senza gli ulteriori vincoli previsti dalla legge 46/2004 (cioè il prezzo per copia o abbonamento e il titolo oneroso al 50% degli invii postali). Ma, anche qui, ci sono problemi. Fa discutere una recente interpretazione di Poste Italiane circa l’accesso alle tariffe ROC per le associazioni senza fini di lucro, così individuate dalla legge 46/2004 (quella sulle esclusioni dalle agevolazioni postali). Secondo tale interpretazione (che però, a noi, non risulta essere contenuta in qualche circolare o documento scritto) le associazioni no-profit per accedere al sistema tariffario ROC devono avere, e attestare nella relativa dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, il requisito del 50% di abbonamenti stipulati a titolo oneroso direttamente dai destinatari della rivista. La richiesta di tale requisito, secondo il nostro parere, contrasta però con la normativa e con la logica. L’articolo 2 del DL 353/2003, convertito nella citata Legge 46/2004 prevede una serie di “prodotti editoriali esclusi dalle agevolazioni” ed alla lettera g) individua tra i prodotti esclusi «i quotidiani ed i periodici non posti in vendita, vale a dire non distribuiti con un prezzo effettivo per copia o per abbonamento, ad eccezione di quelli informativi delle fondazioni ed associazioni senza fini di lucro e degli 10
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altri soggetti indicati nel comma 2 dell’articolo 1 (i soggetti “noprofit”) o comunque riconducibili agli stessi, ancorché editi da imprese costituite in forma societaria ed iscritte al ROC» .
al 50% del totale degli abbonamenti” (così recita la lettera b) del suddetto articolo), quando il periodico non ha un prezzo in copertina o in abbonamento? Cinquanta per cento di zero?
Quindi, secondo tale norma, i periodici delle associazioni senza fine di lucro, addirittura pure se editi da imprese iscritte al ROC, non devono rispettare il requisito richiesto dalla lettera g) e quindi possono accedere alle tariffe postali agevolate pur non avendo un prezzo per copia o per abbonamento. E’ la legge che lo prescrive espressamente. L’iscrizione al ROC è obbligatoria per tutti gli operatori di comunicazione, anche noprofit, per cui se possono accedere alla tariffa ROC i periodici “ancorché editi da imprese iscritte al ROC” lo saranno anche quelli editi da Associazioni iscritte al ROC, senza bisogno del requisito del titolo oneroso (senza “prezzo effettivo per copia o per abbonamento”). Ed allora, se il periodico del no-profit accede alla tariffa ROC senza un prezzo per copia o abbonamento, come può richiedersi l’altro requisito del “titolo oneroso” direttamente pagato dai destinatari della rivista, “per una percentuale non inferiore
Poste, però, pretende una interpretazione ufficiale da parte del Governo, una specie di autorizzazione, ed anche su questo stiamo lavorando. Come stiamo anche cercando di capire se è possibile avvalersi, in che modo e in quale entità, di eventuali altri vettori postali. Come, ad esempio, per i pacchi editoriali per i quali abbiamo sottoscritto una Convenzione con SDA. Siamo consapevoli che ci sarebbero molti altri argomenti da trattare. Ad esempio, il nuovo Regolamento per l’accesso ai contributi della legge 250/90 e il problema della determinazione dei “costi ammissibili”, che nella seconda versione presentata dal Dipartimento Editoria ha subito una notevole contrazione. Qui sarà il caso di reintrodurre alcune voci di costi ammissibili che invece sono stati escluse. C’è poi la necessità di varare una legge
Notizie editoria e Comunicazione Privacy Il Garante ai media: no ai nomi dei violentatori se rendono identificabile la vittima
le Convenzioni internazionali (Codice privacy, Codice penale, nuovo processo minorile, Carta di Treviso, Convenzione dei diritti del fanciullo) riconoscono una tutela rafforzata.
“Non si possono pubblicare dettagli che rendono identificabili le vittime di violenza sessuale. Tanto più quando si tratta di minori”. É il forte richiamo del Garante privacy ai media in seguito alla pubblicazione di notizie di agenzie che, nel riferire di un caso di violenza sessuale subita in famiglia da una minore, hanno pubblicato nome, cognome, età del padre arrestato. Il Garante ricorda che, anche quando questi dettagli fossero stati forniti da fonti ufficiali, i mezzi di informazione sono tenuti a non diffondere elementi che, anche indirettamente, portino all’individuazione di vittime di violenza sessuale. La pubblicazione di tali dettagli contrasta con i princìpi fissati dal Codice deontologico dei giornalisti e risulta ancora più grave se si tiene conto che la vittima è una persona minore, alla quale la normativa italiana e
Cassazione E’ reato craccare le consolle pre videogiochi
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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8791 del 7 marzo 2011 ha annullato, con rinvio, la sentenza del Tribunale del riesame di Firenze che aveva disposto il dissequestro di programmi creati per “craccare” una consolle di videogiochi, messi in vendita da un imprenditore fiorentino, i quali permettevano l’uso di giochi non originali. La Suprema Corte ha stabilito che le modifiche apportate al software della console erano mirate all’”elusione”delle misure tecnologiche di protezione apposte su materiali ed opere protette dal diritto d’autore” in violazione della legge sul diritto d’autore e realizzate a scopo di lucro.
organica di sistema per l’editoria, necessità urgente, e vedo che affronterete l’argomento nella giornata di domani. E poi si dovrebbe parlare della sistematica carenza dei Fondi, del perenne stato di incertezza del settore (negli stessi giorni la legge di stabilità 2011 finanzia 100 milioni di euro e contemporaneamente il decreto mille proroghe ne defalca 50, poi fortunatamente ridotti a 20), dei Fondi alle emittenti radiofoniche e televisive locali; della distribuzione (non solo postale), dell’annunciato Testo Unico delle leggi sull’editoria e degli Stati Generali… Credo, però, che senza finanziamenti, per così dire “a costo zero”, ben poche cose si possono realizzare. Ecco, penso che molti saranno gli argomenti che verranno affrontati in questo Congresso, noi abbiamo voluto porre l’accento su un problema, quello delle tariffe “no profit”, che sta veramente distruggendo un importante settore che opera nel sociale, e che non ci sembra stia ottenendo la massima attenzione da parte dei media, degli operatori e della politica. Rinnovando, da parte dell’USPI, la più completa disponibilità e collaborazione al Presidente Salani e al Presidente onorario Grassucci, faccio l’augurio di buon Congresso a tutti i partecipanti. Grazie».
Agcom Il valore del SIC Con la delibera n. 126/11/CONS del 23 marzo u.s., l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha determinato il valore complessivo dei ricavi conseguiti nel c.d. “Sistema integrato delle comunicazioni”, introdotto dalla legge 112/2004. Nel 2009, il valore complessivo del Sic si è attestato su 23 miliardi di euro, con un decremento del 5,2% rispetto all’anno precedente. Nel dettaglio, il settore radiotelevisivo ha inciso per il 40,4% del totale (con un valore assoluto di 9,3 miliardi di euro); la stampa quotidiana e periodica vale il 28,5% del Sic (pari a 6,5 miliardi di euro), mentre i ricavi dell’editoria elettronica e dell’annuaristica sono stati pari al 5,8% del totale del Sic (circa 1,3 miliardi di euro). Nessuno dei principali gruppi operanti nel Sic ha superato, nel 2009, il tetto del 20% del Sic previsto dall’art. 43, comma 9 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi. I sei principali gruppi operanti nel settore Sic (Fininvest, Rai, News Corporation, Rcs Mediagroup, Gruppo Editoriale L’Espresso e Seat Pagine Gialle) hanno un peso pari al 48% circa del Sic, raggiungendo un valore complessivo di circa 11 miliardi di euro. Notiziario USPI n° 3/2011
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Notizie dall’INPGI - Notizie dall’INPGI - Notizie dall’INPGI - Notizie dall’INPGI SERVIZIO CONTRIBUTI E VIGILANZA AREA VIGILANZA
CIRCOLARE N. 2 DEL 24/02/2011 OGGETTO: Misure in tema di contrasto al lavoro sommerso e procedure di accertamento delle inadempienze in materia previdenziale contenute nella legge 4 novembre 2010 n. 183 (c.d. “Collegato Lavoro”).
Premessa Il 24 novembre u.s, come è noto, è entrata in vigore la legge 4 novembre 2010 n. 183 (c.d. “Collegato Lavoro”). Il provvedimento, tra le varie misure, contiene alcune novità particolarmente rilevanti in materia di contrasto al lavoro sommerso e in tema di modifica delle procedure di accertamento, contestazione e notifica degli illeciti amministrativi e delle altre irregolarità in materia di lavoro e previdenza. La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con le circolari n. 38 e n. 41 del 2010 ha delineato le principali caratteristiche delle misure legislative afferenti il predetto ambito tematico, tracciando un quadro riassuntivo e interpretativo in merito alle problematiche di ordine generale relative alla loro concreta attuazione sul piano operativo. A seguito di ulteriori chiarimenti interpretativi, forniti recentemente per le vie brevi dalla predetta Direzione, si ritiene opportuno illustrare alcuni particolari aspetti attuativi delle disposizioni normative introdotte dagli artt. 4 e 33 della legge n. 183/2010 rientranti nello specifico ambito di operatività delle attività di vigilanza e controllo effettuate dai funzionari di questo Istituto.
Tenuto conto, altresì, di quanto previsto dallo stesso art. 13 in tema di diffida preventiva obbligatoria per gli illeciti amministrativi sanabili, si possono sinteticamente riassumere le seguenti tipologie di irregolarità che potranno trovare collocazione all’interno del verbale unico: 1. illeciti amministrativi sanabili: il verbale conterrà una diffida a regolarizzare l’inadempimento entro il termine di 30 giorni dalla notifica dell’atto e a versare l’importo della relativa sanzione ridotta entro i successivi 15 giorni. Nel caso di ottemperanza alla diffida, il procedimento sanzionatorio si estinguerà. In caso di inadempimento, il verbale acquisirà efficacia di contestazione dell’illecito e la procedura sanzionatoria seguirà il proprio corso con l’inoltro del rapporto all’autorità competente e la successiva adozione dell’ordinanza ingiunzione di cui all’art. 18 della legge 689/81; 2. illeciti amministrativi non sanabili: il verbale conterrà immediatamente la contestazione della sanzione e produrrà gli effetti di cui all’art. 14 della legge 689/81, con possibilità di inoltro di memorie e scritti difensivi ai sensi dell’art. 18 della legge 689/81; 3. inadempienze previdenziali consistenti nel mancato pagamento di contributi connesso a diversa qualificazione dei rapporti di lavoro: il verbale conterrà una richiesta di pagamento dei contributi previdenziali non versati e delle relative sanzioni civili, avverso la quale il datore di lavoro potrà inoltrare ricorso al Comitato regionale per i rapporti di lavoro di cui all’art. 17 del Dlgs 124/2004;
Verbale unico
4. inadempienze previdenziali consistenti nel mancato pagamento di contributi non connesso a diversa qualificazione dei rapporti di lavoro: il verbale conterrà la richiesta di pagamento dei contributi previdenziali non versati e delle relative sanzioni civili, avverso la quale il datore di lavoro potrà inoltrare ricorso al Presidente dell’Istituto.
Il comma 4 del novellato art. 13 del Dlgs 124/2004 prevede che al termine delle attività di verifica il soggetto ispezionato riceva un unico documento riassuntivo di tutte le irregolarità eventualmente riscontrate sia che le stesse rivestano natura di illecito amministrativo ovvero consistano nel mancato versamento di contributi previdenziali obbligatori - mediante la redazione di un verbale unico di accertamento.
E’ evidente, quindi, che la particolare complessità dell’atto - derivante dall’obbligo di riunire in un unico atto tutti i provvedimenti adottati in conseguenza delle irregolarità riscontrate - comporta la necessità di evidenziare separatamente - in apposite sezioni dedicate – le inadempienze aventi diversa natura, sia al fine di renderne più semplice la comprensione del contenuto che di agevolare l’individuazione dell’organo
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competente ad esaminare e decidere l’eventuale impugnazione.
Contrasto al lavoro sommerso e “maxisanzione” Nell’intento di conferire maggiore incisività agli strumenti dissuasivi dei fenomeni di utilizzo di lavoratori per i quali, al fine di eludere gli obblighi assicurativi e previdenziali, non vengono assolti gli adempimenti di natura pubblicistica previsti dalla legislazione sociale e del lavoro, il legislatore è intervenuto con una serie di modifiche sia dei sistemi di comunicazione e registrazione dei rapporti di lavoro che del relativo regime sanzionatorio, determinando un assetto complessivo che mette in risalto la rilevanza degli aspetti sostanziali degli adempimenti connessi all’instaurazione ed alla gestione dei rapporti di lavoro rispetto a quelli di natura meramente formale. In tale ottica, un ruolo centrale è svolto, come è noto, dalla cosiddetta “maxisanzione per il lavoro nero”. Introdotta per la prima volta dall’art. 3, 3° comma, del D.L. n. 12/2002, convertito in Legge n. 73/2002 e successivamente rivisitata con l’art. 36 bis, del D.L. n. 223/2006 (c.d. Decreto Bersani), convertito con Legge n. 248/2006, la nuova formulazione della fattispecie è contenuta nell’art. 4, comma 1, lettera a) della legge n. 183, che testualmente recita: “ferma restando l’applicazione delle sanzioni già previste dalla normativa in vigore, in caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con la sola esclusione del datore di lavoro domestico, si applica altresì la sanzione amministrativa da euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di euro 150 per ciascuna giornata di lavoro effettivo. L’importo della sanzione è da euro 1.000 a euro 8.000 per ciascun lavoratore irregolare, maggiorato di euro 30 per ciascuna giornata di lavoro irregolare, nel caso in cui il lavoratore risulti regolarmente occupato per un periodo lavorativo successivo. L’importo delle sanzioni civili connesse all’evasione dei contributi e dei premi riferiti a ciascun lavoratore irregolare di cui ai periodi precedenti è aumentato del 50 per cento». Rispetto alle precedenti versioni, quindi, viene adottato un nuovo, preciso ed univoco parametro di riferimento ai fini della sussistenza della condotta illecita, consistente nell’utilizzo di un lavoratore dipendente senza il preventivo invio 12 11
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della comunicazione obbligatoria di inizio del rapporto al centro per l’impiego. Il testo legislativo, inoltre, definisce chiaramente un ambito di operatività della norma nettamente più ristretto rispetto al passato, in quanto la stessa trova applicazione limitatamente ai soli rapporti di lavoro subordinato, mentre restano escluse dalla nuova fattispecie sanzionatoria tutte le situazioni di irregolarità riferite ad altre tipologie di rapporto di lavoro e ad altre forme di utilizzo di prestazioni lavorative. Il comma 1, lettera b) dell’art. 4, inoltre, introduce un ulteriore elemento di forte innovazione, prevedendo la sussistenza di una specifica condizione di punibilità del comportamento datoriale, consistente nella volontà di occultare il rapporto di lavoro, che viene normativamente esclusa nell’ipotesi in cui risulti che il datore di lavoro abbia assolto in precedenza gli adempimenti di natura contributiva relativi al rapporto di lavoro per il quale non è stata effettuata la comunicazione ai centri per l’impiego, anche se tali adempimenti siano riferiti ad una diversa qualificazione dello stesso: «le sanzioni di cui al comma 3 non trovano applicazione qualora, dagli adempimenti di carattere contributivo precedentemente assolti, si evidenzi comunque la volontà di non occultare il rapporto, anche se trattasi di differente qualificazione». Tenuto conto della chiara formulazione letterale della norma, quindi, il provvedimento sanzionatorio non sussiste quando il datore di lavoro ha comunque effettuato, prima dell’ispezione, gli adempimenti di natura contributiva riferiti al lavoratore, anche se formalmente inquadrato con una tipologia di rapporto di lavoro diversa. Per quanto riguarda l’ambito giornalistico, come è noto, a decorrere dal 1° gennaio 2009 i committenti sono tenuti a denunciare all’apposita Gestione separata costituita presso l’Inpgi - ai sensi del comma 25 dell’art. 2 della legge n. 335/95 e del successivo Decreto legislativo n. 103/96 - i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati con i giornalisti, attraverso l’apertura della posizione assicurativa e l’invio delle denunce mensili. Pertanto, nei casi in cui in sede ispettiva si accerti la natura subordinata di un rapporto di lavoro formalizzato come co.co.co., se risulta che il “committente” non abbia effettuato la comunicazione al centro per l’impiego, nemmeno per tale formale tipologia di rapporto, ma che abbia, tuttavia, denunciato all’ente, prima dell’inizio dell’i12
spezione, l’esistenza del predetto rapporto attraverso l’inserimento del nominativo del “collaboratore” nel DASM inviato all’Istituto, non ricorreranno gli estremi per contestare la maxisanzione. Diversamente, nei casi in cui il rapporto di lavoro che dissimula la natura subordinata accertata in sede ispettiva sia stato originariamente qualificato come una prestazione di lavoro autonomo libero professionale (soggetta al regime IVA) ovvero come una prestazione occasionale o, ancora, come una cessione dei diritti d’autore, il regime previdenziale dell’Inpgi, come è noto, non prevede nessun rapporto diretto tra il datore di lavoro e l’ente di previdenza, in quanto l’onere dell’assolvimento degli obblighi contributivi in favore della gestione Separata dell’Istituto ricade direttamente sul giornalista, sia per la quota di contribuzione a proprio carico che per quella a carico del datore. Quest’ultimo, tuttavia, ha comunque l’obbligo di corrispondere al giornalista, all’atto della liquidazione del compenso, la quota di contributo a proprio carico (pari al 2% del corrispettivo lordo). Tenuto conto che la norma attribuisce genericamente efficacia esimente a tutti gli “adempimenti di carattere contributivo precedentemente assolti”, a prescindere se sussista un rapporto diretto o meno con l’ente di previdenza, si osserva che qualora tale assolvimento sia stato effettivamente posto in essere e venga debitamente rilevato in corso di ispezione - attraverso l’esame della documentazione fiscalmente e contabilmente idonea ad attestare l’avvenuta corresponsione del compenso maggiorato dell’aliquota del 2% dovuta a carico del datore di lavoro, costituita, a titolo esemplificativo, dalle fatture, note o ricevute debitamente quietanzate, accompagnate dall’evidenza contabile dell’entità del pagamento e della data in cui è stato effettuato il relativo movimento finanziario, con allegazione di copia del bonifico di versamento o di altra rendicontazione bancaria utile - non debba comunque trovare applicazione la maxisanzione. Al contrario, sussisteranno gli estremi per irrogare la maxisanzione, in tali casi, qualora si accerti contestualmente la sussistenza “di fatto” di un rapporto di lavoro subordinato (per il quale non sia stata effettuata ovviamente alcuna comunicazione obbligatoria ai centri per l’impiego) e il mancato adempimento – da parte del datore di lavoro – dell’obbligo di corrispondere al giornalista il predetto contributo integrativo a proprio carico.
Modalità procedurali inerenti l’avvio e lo svolgimento delle attività di accertamento. L’art. 33 della legge 183/2010 sostituisce il testo dell’art. 13 del Decreto legislativo n. 124/2004 e introduce per la prima volta, con una norma di diritto positivo, l’obbligo per il personale ispettivo di redigere e consegnare al datore di lavoro, al termine del primo accesso, uno specifico atto contenente una serie di elementi e informazioni. Premesso che, nello specifico, tale norma spiega il proprio ambito di efficacia soggettiva in via prioritaria nei confronti del personale ispettivo delle Direzioni Regionali e Provinciali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, si osserva - d’intesa con la Direzione Generale per l’Attività Ispettiva - che, per quanto concerne l’impatto della nuova disciplina dettata dal Collegato Lavoro sull’attività ispettiva posta in essere dei funzionari dell’Inpgi, rimangono inalterate le procedure con le quali viene attualmente svolto il primo accesso ispettivo, nell’ambito del quale gli ispettori – dopo essersi qualificati mediante esibizione dell’apposito tesserino identificativo – procedono ad una ricognizione dei locali in cui si svolge l’attività redazionale, alla identificazione dei soggetti ivi presenti ed all’esame della documentazione amministrativa del datore di lavoro, con modalità rapportate alle effettive dimensioni delle strutture aziendali ed al volume del numero di lavoratori presenti. Le procedure attualmente in uso, infatti, già rispondono sostanzialmente alle nuove previsioni introdotte dal citato Collegato Lavoro. Il Vice Direttore Generale F.to (Dott.ssa Maria I. Iorio)
GIAN LUIGI RONDI, COMMISSARIO STRAORDINARIO DELLA SIAE Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 3 marzo scorso, ha deliberato - su proposta del Presidente del Consiglio e del Ministro Bondi - la nomina di Gian Luigi Rondi a Commissario straordinario della Società italiana degli autori ed editori (SIAE). Il professor Mario Stella Richter e l’avvocato Domenico Luca Scordino sono stati nominati sub Commissari. Gian Luigi Rondi, scrittore, regista e critico cinematografico è presidente dell’Accademia del Cinema Italiano-Premio di David di Donatello e presidente della Fondazione Cinema per Roma Festival internazionale del film di Roma. Notiziario USPI n° 3/2011
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Il modello sul sito www.agcom.it da inviare solo in via telematica Per le istruzioni, rimandiamo anche al Notiziario USPI n. 2/febbraio 2011
IL CONTRIBUTO 2011 ALL’AUTORITA’ PER LE COMUNICAZIONI FISSATO ALL’1,8 PER MILLE DEI RICAVI 2009 Versamento entra il 30 aprile, invio modulistica entro il 31 maggio Sul Supplemento ordinario n. 1 alla Gazzetta Ufficiale n. 1 del 3 gennaio 2011 è stata pubblicata la Delibera n. 599/10/CONS dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dell’11 novembre 2010, riguardante “Misure e modalità di versamento del contributo dovuto all’Autorità per l’anno 2011”. L’Autorità ha ritenuto congruo per coprire le spese inerenti alla propria attività fissare l’entità della contribuzione per il 2011 nella misura dell’1,8 per mille dei ricavi risultanti nell’ultimo bilancio approvato prima della citata delibera (quindi sui ricavi del 2009). Confermata la tempistica del versamento (30 aprile) e dell’invio della modulistica (31 maggio) a cui sono tenuti tutti gli operatori, indipendentemente dall’obbligo del versamento. Confermato, inoltre, l’invio esclusivamente telematico del modello: “contributo_2011.pdf”, pubblicato sul sito web dell’Autorità (www.agcom.it; sezione: A portata di mano; Voce: Registro e contributo operatori; Voce: Contributo dovuto all’Autorità; voce: Istruzioni e modulistica anno 2011). Per ogni ulteriore informazione e chiarimento l’Autorità mette a disposizione una casella di posta elettronica e un numero telefonico: - contributo@agcom.it; _Ing. Renato Galietta, telefono 800.495533 (dal lunedì al venerdì, ore 10,00 – 12,00)
DELIBERA N. 599/10/CONS Articolo 1 (Misura della contribuzione) 1. Per l‘anno 2011, la contribuzione di cui all’articolo 1, comma 66, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, dovuta all’Autorità dai soggetti operanti nel mercato delle comunicazioni, è fissata in misura pari allo 1,8 per mille dei ricavi risultanti nell’ultimo bilancio approvato prima dell’adozione della presente delibera. Sui sito web dell’Autorità saranno pubblicate le istruzioni relative all’applicazione della presente delibera e, in particolare, alle modalità per il versamento del contributo. Notiziario USPI n° 3/2011
Obbligati tutti i soggetti operanti nel settore delle comunicazioni anche se non tenuti alla redazione del bilancio. Esentate le imprese con ricavi assoggettabili pari o inferiori a 500.000 euro; le nuove imprese e quelle in liquidazione o sottoposte a procedure concorsuali. 2. II contributo è determinato applicando l’aliquota di cui al comma 1 ai ricavi, conseguiti nel settore delle comunicazioni, risultanti dalla voce Al del conto economico (ricavi delle vendite e delle prestazioni) dell’ultimo bilancio approvato prima dell’adozione della de1ibera impositiva annuale, al netto delle quote di ricavo riversate ad operatori terzi. Le ipotesi in cui é ammesso escludere le quote di ricavo riversate ad operatori terzi dalla base di calcolo per la determinazione dell’ammontare del versamento dovuto sono specificamente indicate nelle istruzioni di cui al comma 1. 3. Gli operatori non tenuti alla redazione del bilancio versano il contributo sull’ammontare dei ricavi delle vendite e delle prestazioni applicando la misura di cui al comma 1 alle corrispondenti voci delle scritture contabili o fiscali obbligatorie. 4. La base imponibile rilevante ai fini dell’applicazione dei commi precedenti è determinata al netto delle quote di ricavi riversate agli operatori terzi. 5. Nel caso di rapporti di controllo o collegamento, ovvero di società sottoposte ad attività di direzione e coordinamento, anche mediante rapporti commerciali all’interno del medesimo gruppo, ciascuna società è tenuta a versare un autonomo contributo sulla base dei ricavi iscritti nel proprio bilancio. 6. La società capogruppo nella propria dichiarazione indica in modo dettagliato il contributo versato da ciascuna società, a qualunque titolo ad essa collegata o da essa controllata o coordinata, che opera nel mercato di competenza dell’ Autorità. Articolo 2 (Esenzioni) 1. Sono esentati dal versamento del contri-
buto i soggetti il cui imponibile sia pari o inferiore a euro 500.000,00 (cinquecentomila/OO), le imprese che versano in stato di crisi avendo attività sospesa, in liquidazione, ovvero essendo soggette a procedure concorsuali e le imprese che hanno iniziato la loro attività nell’anno 2010. Articolo 3 (Modalità di versamento) 1. Il versamento del contributo eseguito entro il 30 aprile 2011, deve essere effettuato a favore del c/c bancario identificato dal codice IBAN IT65JO100503382000000200015 acceso presso la Banca Nazionale del lavoro Gruppo BNP Pari bas ed intestato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. 2. Il mancato o parziale pagamento del contributo entro il termine indicato al comma 1 comporta l’avvio della procedura di riscossione e l’applicazione degli interessi di mora, nella misura legale, a partire dalla data di scadenza del termine per il pagamento. Articolo 4 (Soggetti tenuti al versamento) 1. I soggetti tenuti al versamento del contributo di cui all’articolo 1 comma 66 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, dichiarano all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, entro il 31 maggio 2011, i dati anagrafici ed economici e trasmettono i documenti contabili nel rispetto delle istruzioni sul versamento del contributo che sono allegate alla presente delibera e di cui costituiscono parte integrante e sostanziale. 2. La dichiarazione di cui al comma 1 deve essere inviata utilizzando esclusivamente l’apposito modello telematico all’uopo predisposto e pubblicato sul sito web dell’Autorità. 3. La mancata o tardiva presentazione del modello di cui ai commi 1 e 2, nonché l’indicazione, negli stessi modelli, di dati non rispondenti al vero, comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 1, commi 29, 30 e 31 della legge 311uglio 1997, n. 249. 13
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e dinastici internazionali che hanno condotto alla nascita del Regno d’Italia nel 1861, con la sua ineludibile appendice di Porta Pia nel 1870. Domenico Fisichella, professore ordinario di Dottrina dello Stato e di Scienza della politica nelle Università di Firenze e alla “Sapienza” di Roma, è stato Senatore per quattro legislature, ministro per i Beni culturali e ambientali e, per dieci anni Vicepresidente del Senato. LA SOCIETA’ INDIVIDUALIZZATA La nostra esperienza di Zygmunt Bauman Società Editrice IL MULINO Bologna 2010, Pagine 318, Euro 17,00 Nelle tre parti in cui si articola questo volume, l’A. si rivela ancora una volta un gigante della sociologia che interrogandosi sulla direzione in cui si muove la società sa individuarne rischi e opportunità. La prima parte (Come siamo) spiega che siamo uniti nella differenza e che numerosi tratti della vita contemporanea contribuiscono a generare un senso di opprimente incertezza dovuta a qualcosa di incontrollabile e conseguentemente “terrificante”. In particolare “la vita lavorativa ... è fortemente caratterizzata dall’incertezza; tuttavia l’incertezza di oggi è di un genere straordinariamente nuovo “che può colpire a casaccio”. Questa incertezza anziché unire divide e l’idea di comuni interessi diventa nebulosa. La seconda parte (Come pensiamo) rivela che l’istruzione nell’età post moderna si articola in un apprendimento primario e in un apprendimento non controllato dagli
educatori ma che i destinatari dell’azione educativa acquisiscono dandosi competenze incomparabilmente più importanti per la loro vita. La terza parte (Come agiamo) si sofferma, tra l’altro sulla morale privata in un mondo immorale, sugli usi post-moderni del sesso e sulla vita che ha valore poiché siamo consapevoli della nostra mortalità. “In via diretta, la consapevolezza della transitorietà della vita conferisce valore solo ... alla durata eterna ... dobbiamo quindi cercare di costruire un ponte che ci conduca dalla finitudine all’infinito”. Senonchè “quel balzo nell’eternità che conduce a un insediamento permanente, non è più ambìto né sembra necessario per rendere vivibile l’esistenza. Per la prima volta (questa la conclusione del libro) gli esseri umani mortali riescono a fare a meno dell’immortalità e sembrano non curararsene.” Le società in cui viviamo, sostiene l’Autore sono sempre più caratterizzate da apatia politica, declino dell’uomo pubblico, ricerca affannosa di comunità, scomparsa della vecchia arte di costruire e mantenere legami sociali, paura dell’abbandono, culto disperato del corpo. Bauman si interroga sul fenomeno della progressiva individualizzazione della società contemporanea e sui sentimenti di paura che ne derivano per i singoli. Un libro che si legge come un romanzo e, a tratti, come un giallo.
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Mensile - 11 numeri Organo del direttivo nazionale dell’Associazione di categoria dei piccoli e medi editori Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972 Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Fax 06.40.66.859 Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991) Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Responsabile: Vittorio Volpi Grafica e impaginazione: Rita L’Abbate Tipografia: MEDIAGRAF SpA. Stab. di Roma - SO.GRA.RO. Via Ignazio Pettinengo, 39 - 00159 Roma Il n. 3 (marzo 2011) è stato stampato il 28 marzo 2011
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