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Edizione N. 12 - Dicembre

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Guerra alle fake news: le notizie false, Facebook e i media (pagina 10) Deposito legale e Convenzioni USPI (pagina 14) Con la Legge di bilancio 2017

TARIFFE POSTALI PER L’EDITORIA: TORNA IL CONTRIBUTO PUBBLICO Le attuali tariffe in scadenza al 31/12/2016 – Dal 1° gennaio 2017, il Governo ha stanziato un contributo di 63,6 milioni di euro per il rimborso a Poste Italiane dei maggiori oneri per le agevolazioni tariffarie all’editoria, ripristinate dal DL n. 353/2003 – Probabile emendamento nell’emanando decreto Milleproroghe per la conferma del tariffario che andrà vigore (quello 2010 o quello 2002?) “A volte ritornano”, come direbbe lo scrittore Stephen King. Ed è un ritorno importante, quello dell’intervento pubblico sul tema delle tariffe di spedizione dei prodotti editoriali, che il settore attendeva da sei anni. Era il 31 marzo del 2010, ricordiamo, che inopinatamente e senza alcun preavviso, uscì in Gazzetta Ufficiale un decreto del Ministero dello sviluppo economico con il quale, per motivi finanziari dello Stato (mancanza di fondi), venivano sospese, dal giorno successivo, le agevolazioni tariffarie per l’editoria. Ci vollero mesi, e addirittura anni per gli editori non profit, per concordare tra associazioni di editori, Poste Italiane e Presidenza del Consiglio le nuove “tariffe massime” attualmente in vigore. E ci vollero proroghe su proroghe per 7

CONTRIBUTI DIRETTI ALLE IMPRESE EDITRICI – ANNO 2016, VARIATE DOMANDA E MODULISTICA Documentazione da presentare a corredo delle domande - Dichiarazioni supplementari al ROC dovute dalle imprese richiedenti i contributi Il 15 novembre 2016 è entrata in vigore la legge 26 ottobre 2016, n. 198 recante l’istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione; con la stessa legge il Governo è stato delegato ad emanare, tra l’altro, una nuova disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria. In attesa che le nuove norme siano definite, sono già operative alcune novità che la legge 198 ha voluto rendere immediatamente efficaci già a partire dai contributi relativi all’anno 2016. Tra queste, di particolare rilievo per le imprese, nell’attuale contesto non favorevole del mercato, è quella (articolo 3, comma 1, lettera c) che prevede il pagamento di una prima tranche del contributo entro il mese di maggio, consistente in un anticipo pari al 50% del contributo complessivo; la seconda, a saldo, da liquidare entro il termine di conclusione del procedimento. La stessa disposizione precisa che: “All’atto dei pagamenti, l’impresa deve essere in regola con le attestazioni rilasciate dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e con i versamenti dei 2

Provvedimento del Garante privacy (doc. web. 5690378)

“Nella ragnatela dei fatti, molte verità vengono strangolate”.

Paul Eldridge, poeta, scrittore, insegnante (Filadelfia, 5 maggio 1888 - New York, 28 luglio 1982)

Entro il termine del 31 gennaio 2017

NO AL DIRITTO ALL’OBLIO PER CASI GIUDIZIARI GRAVI

Il Segretario Generale, la Vice Segretario Generale, il Presidente e tutti gli organi sociali dell’USPI augurano buon 2017 a tutti gli associati

Non si può invocare il diritto all’oblio per vicende giudiziarie di particolare gravità e il cui iter processuale si è concluso da poco tempo. In questi casi prevale l’interesse pubblico a conoscere le notizie

Unione Stampa Periodica Italiana - ANNO 52° - MENSILE - 11 NUMERI - 12 dicembre 2016 Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB di Roma

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CONTRIBUTI DIRETTI ALLE IMPRESE EDITRICI – ANNO 2016, VARIATE DOMANDA E MODULISTICA 1

contributi previdenziali e non deve risultare inadempiente in esito alla verifica di cui all’articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602”. Al riguardo, è necessario precisare che l’anticipo sarà calcolato sulla base del contributo liquidato all’impresa nell’anno precedente, dato che a maggio non è certamente possibile stimare la quota complessiva di contributo che potrà spettare all’impresa a conclusione dell’attività istruttoria del Dipartimento. Per queste stesse ragioni, l’anticipo sarà versato alle imprese che effettivamente abbiano percepito il contributo nell’anno precedente. Le imprese editrici che presentano per la prima volta domanda di contributo per l’anno 2016 potranno beneficiare dell’anticipo a decorrere dall’annualità successiva. Per consentire il pagamento della rata di anticipo, le imprese dovranno produrre, entro il termine del 31 gennaio 2017, oltre alla domanda di ammissione al contributo, la documentazione pubblicata nella sezione “Modulistica attestante il possesso dei requisiti”, sul sito del Dipartimento editoria. In caso di mancata produzione, entro il predetto termine, dei documenti richiesti a corredo della domanda ovvero in caso di documentazione incompleta, l’impresa editrice richiedente il contributo non potrà beneficiare dell’anticipo. Segnaliamo che, da quest’anno, anche le imprese richiedenti i contributi ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 250/1990 sono tenute ad effettuare la comunicazione annuale telematica al Registro entro il 31 gennaio di ogni anno. Resta fermo il termine del 30 settembre 2017 per la produzione della restante documentazione secondo le modalità che verranno successivamente pubblicate. DOMANDA DI AMMISSIONE (vedi a pagina 4) ********** Dichiarazioni supplementari dovute dalle imprese richiedenti i contributi per l’editoria Nuovo termine per l’invio della comunica2

in questo numero Tariffe postali per l’editoria: torna il contributo pubblico (pagine 1, 7)

zione annuale telematica al Registro degli Operatori di Comunicazione per gli editori richiedenti i contributi all’editoria ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 250/1990. A seguito dell’entrata in vigore della legge 26 ottobre 2016, n. 198 che prevede nuove tempistiche per l’erogazione dei contributi da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, al fine di garantire il rilascio delle attestazioni di cui all’art. 5 del d.P.R. n. 223/2010 entro il 30 maggio di ciascun anno, l’Autorità in data 10 novembre 2016 ha approvato la delibera n. 492/16/CONS con la quale ha disposto che anche le imprese richiedenti i contributi ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 250/1990 sono tenute ad effettuare la comunicazione annuale telematica al Registro entro il 31 gennaio di ogni anno.

Contributi diretti alle imprese editrici – Anno 2016, variate domanda e modulistica (pagine 1, 2, 5, 6)

Per eventuali informazioni si può contattare la Segreteria del Servizio Ispettivo, Registro e Co.Re.Com.: tel. 081.7507566; email: inforoc@agcom.it.

Deposito legale e Convenzioni USPI (pagina 14)

1. Tutte le imprese richiedenti i contributi devono effettuare la comunicazione annuale relativa all’anno per il quale sono stati richiesti i contributi trasmettendo, altresì, le comunicazioni di cui al presente articolo aggiornate al 31 dicembre dello stesso anno.

Un passo avanti per gli ebook in biblioteca (pagina 16)

2. Le imprese costituite in forma di società producono una dichiarazione degli assetti, redatta secondo i modelli 5/1/ROC, 5/2/ROC, 5/3/ROC, 5/4/ROC, contenente le seguenti informazioni: a) l’indicazione del capitale sociale, dell’elenco dei propri soci e della titolarità delle rispettive partecipazioni con diritto di voto; b) l’indicazione del capitale sociale, dell’elenco dei soci e della titolarità delle rispettive partecipazioni con diritto di voto superiore al 2% delle società a cui sono intestate le azioni o le quote delle imprese richiedenti i contributi; c) l’indicazione del capitale sociale, dell’elenco dei soci e della titolarità delle rispettive partecipazioni con diritto di voto pari o superiore al 5% dei soci delle società di cui al punto b), nonché dei loro soci ad ogni livello della catena partecipativa, la cui partecipazione con diritto di voto sia pari o superiore al 5%, fino all’individuazione delle persone fisiche che partecipano indirettamente al capitale sociale delle imprese di cui al punto 1; d) nell’ambito degli sviluppi delle catene

Modello di domanda (pagina 4) Garante privacy, No al diritto all’oblio per casi giudiziari gravi (pagine 1, 8, 9) Le quote associative USPI per l’anno 2017 (pagina 3) Guerra alle fake news (pagine 10, 11) Discorso di Papa Francesco al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti (pagine 12, 13) Circolare INPGI n. 7 del 5/12/2016 (pagine 14, 15)

L’Eco della Stampa (pagina 15)

Convenzione USPI – SDA (pagina 16) partecipative di cui alle lettere b) e c) sono, comunque, indicate le persone fisiche che direttamente o indirettamente detengono la partecipazione di controllo dei soci delle società di cui al punto b). 3. Gli editori, per i quali le testate edite siano di proprietà di terzi, trasmettono, nell’ambito della comunicazione annuale, sulla base dei dati di loro diretta conoscenza, lo sviluppo degli assetti societari dei proprietari delle testate, mediante i modelli 5/1/ROC, 5/2/ROC, 5/3/ROC, 5/4/ROC, indicando il capitale sociale, l’elenco dei soci e la titolarità delle rispettive partecipazioni con diritto di voto pari o superiore al 5%, fino all’individuazione delle persone fisiche che partecipano direttamente o indirettamente al capitale sociale dei proprietari delle testate. 4. Le imprese sviluppano, relativamente alle società quotate in borsa per le quali vi sia l’obbligo di comunicare le informazioni di cui ai punti 2 e 3, anche le partecipazioni con diritto di voto superiore al 2% del capitale sociale. Qualora la società quotata in borsa sia essa stessa l’impresa 5 Notiziario USPI n° 12/2016


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Le quote associative usPi

per l’anno 2017 L’invito ai Soci a rinnovare al più presto l’iscrizione all’USPI per l’anno 2017 risponde alla doverosa esigenza di assicurare all’Unione le entrate necessarie non soltanto a fronteggiare i continui ed evidenti aumenti dei costi, ma soprattutto a potenziare i servizi gratuiti resi alla generalità dei Soci. I periodici e gli editori iscritti sanno infatti assai bene che l’USPI offre al Socio un consistente pacchetto di servizi gratuiti che comprende, tra l’altro: - la consulenza editoriale e l’assistenza amministrativa per pratiche pubbliche; - l’aggiornamento professionale mensile tramite questo Notiziario; - la rappresentanza e la tutela in seno alle Commissioni ministeriali; - il filo diretto telefonico, per email o fax, per la consulenza fiscale, postale, legislativa, legale, pubblicitaria e internet; - congressi, convegni e stages di qualificazione professionale; - convenzioni esclusive per i soci USPI; - la tessera, bollino annuale e “disco stampa” per autovettura. Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2017 e comprensive della spedizione in abbonamento postale del “Notiziario USPI” (pari a 33 €) sono le seguenti: Per le testate (secondo la tiratura dichiarata): (Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura è sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge) da da da da da

1 a 10.000 copie 10.001 a 50.000 copie 50.001 a 100.000 copie 100.001 a 200.000 copie 200.001 copie in su

€ € € € €

320,00 750,00 1.300,00 2.600,00 3.800,00

“Una tantum” (oltre la quota di iscrizione) per le testate che si associano per la prima volta: - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata sia fino a 10.000 copie - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata superi le 10.000 copie

€ €

100,00 170,00

Soci corrispondenti - IL SOCIO CORRISPONDENTE è una persona fisica che, “condividendo le finalità dell’USPI, si interessa a vario titolo di editoria e comunicazione”. € 100,00 Soci benemeriti L’USPI accoglie nel suo seno, su deliberazione del Consiglio Nazionale: - Soci benemeriti, e cioè persone od enti che mediante attività o donazioni abbiano contribuito allo sviluppo dell’USPI e, attraverso esse, abbiano favorito il progresso della stampa periodica. Rinnovo della quota per i soci singoli ex art. 30 dello Statuto: - se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all’USPI € 210,00 - stesse categorie ma che operano per periodici non associati all’USPI € 320,00 ***** Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 6, Via Franceschini n. 58 - Roma, CODICE IBAN: IT 96 U 05584 03206 000000004977, ovvero tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile spedito con assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale numero 27433002 intestato all’USPI. C.F. dell’USPI: 80188110581

ATTENZIONE Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio.


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(modello di domanda) DOMANDA PER L’ACCESSO AI CONTRIBUTI DIRETTI PER LE IMPRESE EDITRICI DI GIORNALI QUOTIDIANI E PERIODICI (legge n. 250 del 1990 e s.m.; decreto-legge n. 63 del 2012)

La domanda deve essere sottoscritta con firma digitale e trasmessa via Pec dal 1° al 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento del contributo Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per l’informazione e l’editoria Ufficio per il sostegno all’editoria Servizio per il sostegno diretto alla stampa Via della Mercede, 9 00187 - ROMA archivio.die@mailbox.governo.it

Il sottoscritto ................., nato a .........................., il ................., in qualità di ……………………………. della Società ........................... con sede in ..............................., C.F. o P.IVA………………………. editrice della testata………………………., con periodicità…………… iscritta al Tribunale di……………. al numero…………………. CHIEDE di essere ammesso al contributo all’editoria per l’anno 2016 per la tipologia prevista dalla seguente disposizione di legge: Art. 3, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 250 e s.m. (Cooperative di giornalisti editrici di giornali quotidiani) Art. 3, comma 2-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 250 e s.m.(Imprese, editrici di giornali quotidiani, la cui maggioranza del capitale sia detenuta da cooperative, fondazioni o ente morali) Art. 3, comma 2-ter, della legge 7 agosto 1990, n. 250 e s. m.(Imprese editrici di giornali quotidiani in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige) Art. 3, comma 2-ter, della legge 7 agosto 1990, n. 250 e s.m. (Imprese editrici di giornali quotidiani italiani editi e diffusi all’estero) Art. 3, comma 2-quater, della legge 7 agosto 1990, n. 250 e s.m.(Cooperative di giornalisti editrici di giornali periodici) Art. 3, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 250 e s.m. (Imprese editrici di giornali periodici, editi da cooperative, fondazioni o ente morali o la cui maggioranza del capitale sia detenuta da cooperative, fondazioni o ente morali) Art. 153, comma 2, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 e art. 20, comma 3-ter, del d.l. 4 luglio 2006, n. 223 convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 (Imprese editrici di testate politiche) Art. 2, comma 5, del d.l. 18 maggio 2012, n.63 convertito, con modificazioni, dalla legge 16 luglio 2012, n. 103 (Agenzie di informazione radiofonica). Allega alla domanda la documentazione di cui all’art. 3, comma 3, della legge 26 ottobre 2016, n. 198 secondo la modulistica pubblicata sul sito del Dipartimento.

Luogo e data ____________________________

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Firma del legale rappresentante __________________________

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richiedente i contributi, indicherà, inoltre, per ciascuna partecipazione con diritto di voto superiore al 2% del capitale sociale – attraverso il modello 5/5/ROC – la rispettiva partecipazione di controllo. 5. Le imprese comunicano, per ciascuna persona giuridica indicata nelle comunicazioni prodotte ai sensi dei punti 2, 3 e 4, la composizione degli organi amministrativi trasmettendo il relativo modello 4/ROC. 6. In presenza di intestazioni fiduciarie di azioni o quote delle persone giuridiche indicate nelle comunicazioni prodotte ai sensi dei punti 2, 3 e 4, le imprese di cui al punto 1 comunicano, sulla base dei dati di loro diretta conoscenza, anche lo sviluppo degli assetti societari delle società fiduciarie secondo le medesime modalità previste per lo sviluppo degli assetti societari del rispettivo fiduciante. 7. Le imprese trasmettono, in via telematica, dichiarazioni, redatte secondo i modelli 12/1/ROC, 12/2/ROC e 12/3/ROC, con le quali comunicano le eventuali situazioni di controllo ai sensi dell’articolo 2359 c.c. in essere nel corso dell’anno di riferimento ovvero l’assenza delle stesse. 8. Gli editori trasmettono, in via telematica, una dichiarazione redatta secondo il modello 12/4/ROC, con la quale comunicano le eventuali situazioni di collegamento ai sensi dell’articolo 2359 c.c., con altri soggetti iscritti al Registro degli operatori di comunicazione in qualità di editori di giornali quotidiani, periodici o riviste o di soggetti esercenti l’editoria elettronica in essere nel corso dell’anno di riferimento ovvero l’assenza delle stesse. ********** Elenco documenti imprese ex art. 3, commi 2 e 2-quater, legge n. 250/1990 (Cooperative di giornalisti editrici di quotidiani e periodici) Documentazione da presentare a corredo delle domande di ammissione al contributo diretto all’editoria. La documentazione deve essere relativa all’anno di riferimento del contributo ed inviata in formato digitale: 1. Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà redatta, ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. n. 445 del 2000 e s.m., dal rappresentante legale dell’impresa (doc.1, vedi sul sito Notiziario USPI n° 12/2016

www.uspi.it) attestante i seguenti dati: a) Elenco dei soci della cooperativa, riferito all’intero anno, ed eventuali modifiche intervenute, con l’indicazione delle relative qualifiche professionali; b) Attestazione che la cooperativa di giornalisti abbia associato almeno il 50 per cento dei giornalisti dipendenti aventi rapporto di lavoro regolato dal contratto collettivo nazionale di lavoro giornalistico e clausola di esclusiva con la cooperativa medesima; Attestazione che la cooperativa di giornalisti abbia almeno il 50 per cento dei soci assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, rispettando il criterio della prevalenza dei giornalisti; c) Elenco dei dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, suddivisi per qualifiche professionali, impiegati nell’intero anno (indicare anche eventuali variazioni intervenute nel corso dell’anno); d) Attestazione che la cooperativa di giornalisti sia in possesso del requisito della mutualità prevalente e sia iscritta all’apposito albo; e) Numero delle uscite effettuate nell’anno; in caso di domanda di ammissione al contributo presentata per la prima volta, indicare anche il numero delle uscite riferite alle cinque annualità precedenti quella di contributo; f) Eventuali altre testate pubblicate; g) Attestazione che i contratti di distribuzione siano sottoscritti con società esterne non controllate né collegate all’impresa editrice; h) Per le pubblicazioni della testata in formato digitale, attestazione contenente le seguenti informazioni: - data di inizio dell’edizione digitale; - accessibilità della testata anche a titolo non oneroso; - informazione autoprodotta di almeno dieci articoli al giorno, con un minimo di 240 uscite per i quotidiani, 45 per i settimanali e plurisettimanali, 18 per i quindicinali e 9 per i mensili; - che l’impresa si sia dotata dei seguenti sistemi informatizzati: sistema digitale di gestione di contenuti unico; sistema di gestione di spazi pubblicitari digitali, anche attraverso soggetti concessionari di spazi pubblicitari digitali; sistema che consenta l’inserimento di commenti da parte del pubblico, con facoltà di prevedere registrazione e moderazione; sistema di distribuzione di contenuti attraverso dispositivi mobili; - nel caso in cui la pubblicazione sia fruibile, in tutto o in parte, a titolo oneroso, di un sistema di pubblicazione che con-

senta la gestione di abbonamenti e di contenuti a pagamento, nonché di una piattaforma che consenta l’integrazione con sistemi di pagamento digitali. - Per consentire all’Ufficio i necessari controlli, l’impresa dovrà fornire le credenziali che permettono l’accesso ai contenuti del sito consultabili anche a titolo oneroso. i) Dichiarazione dell’insussistenza di situazioni di collegamento o controllo previste dall’art. 3, comma 11 - ter della legge 7 agosto 1990, n. 250 e s.m. e dall’art. 1, comma 574 della legge 23 dicembre 2005, n. 266 ovvero indicazione dettagliata delle situazioni di collegamento o controllo nelle quali versa l’impresa stessa. In caso di situazioni di collegamento o controllo con altra società, dichiarazione sostitutiva di atto notorio (doc.1, vedi sul sito www.uspi.it) da parte dei legali rappresentanti delle società controllanti o collegate attestante che le stesse non abbiano presentato domanda di ammissione al contributo per la medesima annualità; l) Estremi dell’iscrizione al Registro delle imprese presso la Camera di commercio, con indicazione del legale rappresentante, della sede legale e dello stato di vigenza

dell’impresa; m) Codice fiscale e/o partita IVA dell’impresa ai fini delle richieste da parte dell’Ufficio della regolarità contributiva presso gli Istituti previdenziali e degli altri accertamenti previsti per legge nonché, per la richiesta dell’informazione antimafia, i codici fiscali dei familiari conviventi; 2. Atto costitutivo dell’impresa con dichiarazione di conformità all’originale (doc.2, vedi sul sito www.uspi.it); 3. Statuto vigente dell’impresa con dichiarazione di conformità all’originale (doc.2) contenente, tra l’altro, le seguenti clausole: a) divieto di distribuzione degli utili nell’esercizio di riscossione dei contributi e nei dieci esercizi successivi; b) obbligo della cooperativa di associare i giornalisti dipendenti che ne facciano richiesta; 4. Eventuale contratto di acquisto o di gestione della testata con dichiarazione di conformità all’originale (doc.2, vedi sul sito www.uspi.it) ovvero dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante la proprietà della testata (doc.1, vedi sul sito www.uspi.it); 6 5


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5. Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà redatta, ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. n. 445 del 2000 e s.m., dal rappresentante legale dell’impresa (doc.3) attestante il dettaglio della distribuzione e della vendita della testata; 6. Un campione di numeri della testata edita nell’anno di riferimento del contributo da far pervenire al seguente indirizzo: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI - Dipartimento per l’informazione e l’editoria - Ufficio per il sostegno all’editoria - Servizio per il sostegno diretto alla stampa - Ufficio accettazione - Via dell’Impresa, 90 00187 - ROMA. In caso di domanda di ammissione al contributo presentata per la prima volta inviare anche la collezione completa del giornale per i cinque anni precedenti l’annualità di contributo; 7. Comunicazione delle modalità di pagamento con indicazione delle coordinate bancarie (IBAN completo); 8. Eventuale delega o procura a soggetti o società diverse dall’impresa abilitati a svolgere, in nome e per conto di questa, attività relative alla richiesta di ammissione al contributo. ********** Elenco documenti imprese ex art. 3, comma 3, legge n. 250/1990 (Cooperative, fondazioni o enti morali, ovvero società con maggioranza del capitale sociale detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali che non hanno scopo di lucro) Documentazione da presentare a corredo delle domande di ammissione al contributo diretto all’editoria. La documentazione deve essere relativa all’anno di riferimento del contributo ed inviata in formato digitale:. 1. Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà redatta, ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. n. 445 del 2000 e s.m., dal rappresentante legale dell’impresa (doc.1, vedi sul sito www.uspi.it) attestante i seguenti dati: a) Elenco soci dell’impresa riferito all’intero anno (ed eventuali modifiche intervenute); b) Numero delle uscite effettuate nell’anno; in caso di domanda di ammissione al con6

tributo presentata per la prima volta, numero delle uscite effettive della testata dall’anno 1988 all’anno di riferimento del contributo; c) Indicazione degli estremi dell’iscrizione al Registro delle imprese presso la Camera di commercio, del legale rappresentante, della sede legale nonché dello stato di vigenza dell’impresa; d) Codice fiscale e/o partita IVA dell’impresa ai fini delle richieste da parte dell’Ufficio della regolarità contributiva presso gli Istituti previdenziali e degli altri accertamenti previsti per legge nonché, per la richiesta dell’informazione antimafia, i codici fiscali dei familiari conviventi; 2. Atto costitutivo dell’impresa con dichiarazione di conformità all’originale (doc.2, vedi sul sito www.uspi.it); 3. Statuto vigente dell’impresa editrice con dichiarazione di conformità all’originale (doc.2) contenente, tra l’altro, il divieto di distribuzione degli utili fino allo scioglimento della società; 4. Estremi del decreto di riconoscimento della personalità giuridica della fondazione o dell’ente morale editore della testata; 5. Atto costitutivo e statuto vigente con dichiarazione di conformità all’originale (doc.2) della società cooperativa intestataria della maggioranza del capitale sociale dell’impresa;

in caso di domanda di ammissione al contributo presentata per la prima volta deve essere inviata la collezione completa del giornale per gli anni 1988 e 1989 nonché la collezione completa del giornale relativa alle ultime cinque annualità compresa quella di riferimento del contributo; 9. Comunicazione delle modalità di pagamento con indicazione delle coordinate bancarie (IBAN completo); 10. Eventuale delega o procura a soggetti o società diverse dall’impresa abilitati a svolgere, in nome e per conto di questa, attività relative alla richiesta di ammissione al contributo. ********** Avvertiamo che sul sito del Dipartimento Editoria sono presenti gli elenchi dei documenti per le: - imprese ex art. 3, comma 2-bis, legge n. 250/1990 (Imprese editrici di quotidiani la cui maggioranza del capitale è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali non aventi scopo di lucro) - imprese ex art. 3, comma 2-ter, legge n. 250/1990 (Imprese editrici di quotidiani italiani editi e diffusi all’estero) - imprese ex art. 3, comma 2-ter, legge n. 250/1990 (Imprese editrici di quotidiani in lingue di confine) - imprese ex art. 2, comma 5, decreto legge n. 63/2012 (Agenzie di informazione radiofonica) - imprese ex art. 153, comma 2, legge n. 388/2000 e ex art. 20, comma 3-ter, decreto legge n. 223/2006 (Imprese editrici di testate organi di partito).

6. Estremi del decreto di riconoscimento della personalità giuridica dell’ente morale o fondazione che detengono la maggioranza del capitale sociale dell’impresa; 7. Eventuale contratto di acquisto o di gestione della testata per l’anno di riferimento del contributo ovvero dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante l’assenza di variazioni rispetto a quanto depositato agli atti di questo Ufficio ovvero dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante la proprietà della testata (doc.1); 8. Un campione di numeri della testata edita nell’anno di riferimento del contributo da far pervenire al seguente indirizzo: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI - Dipartimento per l’informazione e l’editoria - Ufficio per il sostegno all’editoria - Servizio per il sostegno diretto alla stampa - Ufficio accettazione - Via dell’Impresa, 90 00187 - ROMA;

Tratta dal film “Quarto potere (Citizen Kane)” di Orson Welles (1941) USA Notiziario USPI n° 12/2016


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TARIFFE POSTALI PER L’EDITORIA: TORNA IL CONTRIBUTO PUBBLICO 1

arrivare al 2016, mentre alcune associazioni senza fine di lucro – quelle non onlus – non hanno più avuto accesso alle tariffe ministeriali. L’editoria cartacea, in particolare quella medio-piccola e no profit, subì allora un colpo durissimo che accelerò la crisi del settore. L’USPI allarmò a più riprese il Governo, il Parlamento e le forze politiche. Ecco cosa la nostra Unione scrisse in svariati documenti presentati nelle Audizioni informali svolte presso Camera e Senato: “Questa crisi (della piccola editoria, n.d.r.) è stata generata da alcuni fattori, come la crisi generale dell’economia, ma anche dalla progressiva, drastica riduzione dell’intervento pubblico sul settore. Fino al 2010, per esempio, tutte le testate distribuivano in abbonamento postale a costi accessibili, in relazione alle varie tipologie di editori. Questa possibilità favoriva non solo il mercato delle piccole e medie imprese, ma anche l’opera delle onlus di qualunque natura, alle quali era possibile sviluppare la ricerca di fondi non solo per gli scopi che si prefiggevano, ma anche per mantenere in piedi un intero sistema economico con i suoi dipendenti e tutto l’indotto che generava. Il venir meno del contributo per le agevolazioni postali ha mortificato interi settori, non permettendo più ed essi di continuare a crescere. Anche la soluzione successiva, consistente negli Accordi tra editori e Poste, ha portato comunque ad un tariffario insostenibile, in particolare per l’editoria no-profit. Questo, ripetiamo, è solo un esempio dell’effetto determinato dalla contrazione dell’intervento pubblico. Risulta, perciò, quanto mai opportuno e urgente un intervento legislativo che si proponga di intervenire a sostegno dei settori editoriali più deboli. Non basterà un solo intervento, perché riteniamo che il problema postale dovrà essere affrontato in una legge di sistema che si proponga l’obiettivo di recuperare almeno in parte i numeri di spedizione in abbonamento precedenti al 2010”. E, finalmente, l’intervento pubblico c’è stato. Nella Legge di bilancio 2017, su uno specifico capitolo di spesa del Ministero dell’economia e finanze, il Governo ha stanziato 63,6 milioni di euro la spesa per rimNotiziario USPI n° 12/2016

borso a Poste Italiane dei maggiori oneri per le agevolazioni tariffarie all’editoria, ripristinate dal DL n. 353/2003. MINISTERO DELL’ECONOMIA E FINANZE – MEF (Tab. 2) Il MEF ha competenze di gestione su ben 26 missioni (sulle 34 che compongono il bilancio dello Stato), articolate in 55 programmi, con impatto trasversale su gran parte delle spese di bilancio, per un importo complessivo di 588,1 miliardi di stanziamento definitivo. Nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze (Tabella 2) risulta di nostro interesse la Missione 15 (Comunicazioni) e in particolare: • il programma 15.3: “Servizi postali e telefonici”, riconducibile alla Missione 15 (Comunicazioni), che consta di un solo obiettivo (n. 40) e reca gli stanziamenti relativi ai Servizi postali (viene da quest’anno cambiata la denominazione del programma, sopprimendosi il riferimento ai servizi “telefonici”). Si tratta principalmente dei trasferimenti correnti a Poste Italiane S.p.a. per lo svolgimento degli obblighi di servizio universale nel settore dei recapiti postali, per i quali si prevede complessivamente una spesa a legislazione vigente nel 2017 di 448,45 milioni di euro . Le somme da erogare a Poste italiane S.p.a. per i servizi offerti in convenzione allo stato (cap. 1502) ammontano a 378,08 milioni di euro. La spesa prevista è così ripartita nei capitoli di bilancio 2017: • sul cap. 1502 sono stanziati circa 378 milioni di euro (spesa corrente) per le somme da erogare a Poste italiane Spa per i servizi offerti in convenzione allo Stato, inclusi i rimborsi editoriali ed il servizio universale (erano 326 milioni di euro nel 2016); • sul cap. 1496 è di 63,6 milioni di euro la spesa per rimborso a Poste Italiane dei maggiori oneri per le agevolazioni tariffarie all’editoria, ripristinate dal DL n. 353/2003. Nel Rendiconto 2015 il programma recava una spesa definitiva di 676,39 milioni di euro. Per l’intera missione Comunicazioni del MEF è prevista una spesa di 584,5 milioni di euro.

TRA LEGGE DI BILANCIO E DECRETO MILLEPROROGHE Oltre allo stanziamento però, serviva un percorso normativo-attuativo della nuova politica di intervento nel settore, che non è stato possibile concludere. A tal fine, erano indirizzati gli identici emendamenti 74.275 e 74.445, presentati in Commissione Bilancio della Camera, dagli On. Paolo Tancredi (AP) e Fabio Melilli (PD), primi firmatari. I testi dei citati emendamenti non sono presenti nei resoconti della Camera sul proprio sito, ma con l’ausilio dell’articolo giornalistico di Marco Palombi pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 25/11 scorso, possiamo ricostruire che si attenevano alla “resurrezione (testuale) di alcune tariffe postali agevolate per una serie di soggetti: editori di libri e giornali, associazioni senza fine di lucro, ivi comprese quelle politiche, ma anche ordini professionali, sindacati, associazioni di categoria, associazioni combattentistiche…”. Secondo detto articolo, negli emendamenti si leggeva che tutte queste “spedizioni postali (…) sono assicurate dal fornitore del servizio postale universale e sono garantite dallo stesso per una durata pari a quella dell’affidamento del servizio universale al fine di permettere l’ammortamento delle attività necessarie”. In poche parole, fino alla fine del 2019. Secondo il giornalista, Palazzo Chigi raccomandava il testo e aveva dato rassicurazioni a Poste Italiane. In Commissione Bilancio della Camera, durante l’esame della legge di bilancio 2017, l’emendamento Tancredi è ritirato e l’emendamento Melilli viene accantonato in attesa dell’esito di alcuni approfondimenti volti a verificare la possibilità di riformularlo in termini tali da renderlo finanziariamente sostenibile. Secondo l’articolista de “Il Fatto”: “…imbarazzo a Palazzo Chigi. Se ne riparlerà forse al Senato…”. Cosa sia successo dopo è noto a tutti. Il risultato del voto referendario e la conseguente crisi di governo hanno portato ad una rapida approvazione della Legge di bilancio al Senato, senza possibilità di modifiche e integrazioni da parte dei senatori. Il nuovo Governo Gentiloni, che subito dopo si è insediato, sembra propenso, ora, ad anticipare il consueto decreto di fine anno, il c.d. Milleproroghe, per cercare di normare almeno alcuni aspetti legislativi che sono rimasti irrisolti a causa della repentina approvazione della manovra finanziaria per il 2017. 7


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NO AL DIRITTO ALL’OBLIO PER CASI GIUDIZIARI GRAVI 1

Con la motivazione suesposta, il Garante privacy ha dichiarato infondata la richiesta di deindicizzazione di alcuni articoli presentata da un ex consigliere comunale coinvolto in un’indagine per corruzione e truffa [doc. web n. 5690378]. Una vicenda iniziata nel 2006 e conclusasi (per lui) nel 2012 con sentenza di patteggiamento e pena interamente coperta da indulto. Di fronte al no di Google di accogliere le sue richieste di deindicizzazione, l’ex consigliere aveva presentato un ricorso al Garante chiedendo la rimozione di alcuni URL che risultavano digitando il suo nome e cognome nel motore di ricerca e che facevano riaffiorare l’indagine in cui era rimasto coinvolto. A suo dire, non ricoprendo più incarichi pubblici e operando in un settore privato, la permanenza in rete di notizie, risalenti a circa dieci anni prima e ormai prive di interesse, gli avrebbero arrecato un danno all’immagine, alla vita privata e all’attuale attività lavorativa. Nel rigettare la richiesta, l’Autorità, alla luce delle Linee guida dei Garanti europei, ha rilevato che sebbene il trascorrere del tempo sia la componente essenziale del diritto all’oblio, questo elemento incontra un limite quando le informazioni di cui si chiede la deindicizzazione siano riferite a reati gravi e che hanno destato un forte allarme sociale. Le richieste vanno quindi valutate con minor favore, anche se devono essere analizzate caso per caso. Nella circostanza specifica nonostante fosse trascorso un certo lasso di tempo dai fatti riportati negli articoli, ha sottolineato l’Autorità, meritava considerazione il fatto che la vicenda giudiziaria si fosse definita solo pochi anni prima. Oltre a ciò, alcuni URL riattualizzavano la notizia richiamandola in articoli relativi ad una maxi inchiesta sulla corruzione pubblicati fino al 2015 e la loro relativa attualità dimostra l’interesse ancora vivo e attuale dell’opinione pubblica ********** Provvedimento del 6 ottobre 2016 Registro dei provvedimenti n. 400 del 6 ottobre 2016 [doc. web n. 5690378] 8

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI VISTO il ricorso presentato il 16 maggio 2016 con il quale XY, ribadendo le istanze già avanzate a Google ai sensi dell’art. 7 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (di seguito “Codice”) con tre distinti interpelli preventivi, ha chiesto:la rimozione di una serie di URL che vengono restituiti come risultati di ricerca digitando il proprio nome e cognome e che rimandano ad una vicenda giudiziaria in cui lo stesso è rimasto coinvolto, insieme ad altri soggetti, circa dieci anni orsono, vicenda che si è conclusa, “nei suoi confronti, con sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p., passata in giudicato, con pena interamente coperta da indulto ai sensi della L. 241/06”; - la refusione delle spese del presente procedimento; CONSIDERATO che il ricorrente ha in particolare rappresentato: a) il lungo lasso di tempo trascorso dai fatti in questione; b) l’assenza di uno specifico ed attuale interesse pubblico alla conoscenza delle notizie, essendo egli un privato cittadino attualmente privo di alcun ruolo pubblico; c) il danno all’immagine, alla riservatezza e alla vita privata e lavorativa subiti in ragione della permanenza degli URL in questione fra i risultati di ricerca prodotti dal motore di ricerca Google in relazione al proprio nominativo; DATO ATTO che, in ordine all’assenza della qualità di personaggio pubblico in capo al ricorrente, quest’ultimo ha in particolare rappresentato di essersi dimesso “da ogni carica pubblica prima della definizione del giudizio (era Consigliere comunale del Comune di KW)” e di non aver più ricoperto da allora “ruoli politici od incarichi pubblici”, svolgendo la propria attuale professione nel settore immobiliare privato; VISTI gli ulteriori atti d’ufficio e, in particolare, la nota del 31 maggio 2016 con la quale questa Autorità, ai sensi dell’art. 149, comma 1, del Codice, ha invitato il titolare del trattamento a fornire riscontro alle richieste dell’interessato, nonché la nota del 7 luglio 2016 con cui è stata disposta, ai sensi dell’art. 149, comma 7, del medesimo Codice, la proroga del termine per la decisione sul ricorso; VISTA la nota dell’8 giugno 2016 con la

quale Google ha comunicato di aver deciso di non rimuovere gli URL indicati nel ricorso dai risultati di ricerca indicizzati dal motore di ricerca in relazione al nominativo dell’interessato, precisando tuttavia che allo stato non vengono più indicizzati tre degli URL indicati nell’atto introduttivo; VISTA la memoria del 10 giugno 2016 con la quale il ricorrente si è dichiarato insoddisfatto del riscontro ricevuto ed ha ribadito le richieste avanzate con il ricorso; VISTA la memoria trasmessa in data 10 giugno 2016 da Google, con la quale la società resistente ha rappresentato che non sarebbero sussistenti i presupposti indicati nella sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea pronunciata il 13 maggio 2014 nella causa C-131/12, (c.d. “sentenza Costeja”), per l’esercizio del diritto all’oblio, considerato in particolare che: - mancherebbe il presupposto fondamentale per poter invocare il c.d. “diritto all’oblio”, vale a dire il trascorrere del tempo, atteso che, nonostante i fatti oggetto di cronaca risalgano al 2006, la sentenza di “patteggiamento” che ha definito in via conclusiva la vicenda giudiziaria a carico del ricorrente è stata emessa solo nel 2012 (portando a sostegno di tali argomentazioni due pronunce emesse dal Tribunale di Milano, la sentenza 17 maggio 2016, n. 5640 e la sentenza 31 maggio 2016, n. 5813); - nonostante il decorso del tempo dall’accadimento dei fatti, sussiste il preponderante interesse pubblico al reperimento di notizie relative a reati particolarmente gravi, quali quelli commessi dal ricorrente a danno della sanità regionale, atteso anche l’attuale interesse dei mezzi di comunicazione di massa e dell’opinione pubblica verso tutti i reati contro la pubblica amministrazione che rende le notizie in questione ancora attuali; - come del resto riportato anche nelle Linee Guida adottate il 26 novembre 2014, dal Gruppo di lavoro “Articolo 29” (WP 225), il c.d. diritto all’oblio non sussisterebbe rispetto a “reati più gravi” quali sono i crimini di cui si è reso protagonista il ricorrente; e ciò, nonostante la pena a carico del ricorrente sia stata interamente condonata per effetto dell’indulto; - la professione esercitata dal ricorrente nel settore immobiliare, sebbene, privato, assumerebbe rilievo ai fini dell’interesse pubblico alla conoscibilità delle notizie in questione, in ragione del ruolo assunto nella vita pubblica, anche per effetto della professione svolta e dell’albo professionale a cui è iscritto, e ciò allo scopo di tutelare il pubblico da eventuali condotte professionali improNotiziario USPI n° 12/2016


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prie (le citate Linee Guida, tra i soggetti che ricoprono tale ruolo ha indicato, a titolo esemplificativo, “politici, alti funzionari pubblici, uomini di affari e professionisti (iscritti in albi)”; - gli URL di cui il ricorrente chiede la rimozione rinviano a contenuti storici e giornalistici pubblicati su importanti organi di stampa nazionali, nonché sul sito istituzionale ZZ; - la lesività delle notizie non rileverebbe ai fini del riconoscimento del diritto all’oblio in capo al ricorrente, ed in ogni caso Google, che come motore di ricerca opera quale “caching provider”. ai sensi dell’art. 15 del D.Lgs. 70/2003, non è in alcun modo responsabile dei contenuti della pagine web indicizzate sulle quali può intervenire solo in base ad una pronuncia dell’autorità competente; PRESO ATTO che, nella memoria del 3 agosto 2016, il ricorrente, ribadendo le proprie richieste, in ordine all’assenza di un attuale interesse pubblico alla conoscenza delle notizie in questione, ha sostenuto che: - le notizie che lo coinvolgono si riferiscono a fatti avvenuti nel 2006, quindi ben dieci orsono, in ordine ai quali è stata emessa nel 2012 una sentenza di “patteggiamento”, passata in giudicato, con pena interamente condonata, mentre le pronunce giurisprudenziali richiamate da controparte hanno ad oggetto la richiesta di deindicizzazione di notizie relative a fatti più recenti e comunque ad indagini giudiziarie ancora in corso; - le notizie in questione sarebbero irrilevanti rispetto alla professione attualmente svolta (immobiliarista nel settore privato) che non presenta alcun legame con le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto nel passato quando era componente della segreteria personale di un assessore; - la lesività delle notizie di cui si chiede la deindicizzazione sarebbe indicata nelle stesse Linee Guida del Gruppo “Articolo 29” citate da controparte come “forte elemento in favore della deindicizzazione” (punto 8 delle Linee Guida);

URL rientranti fra quelli contestati nell’atto di ricorso e specificamente indicati dalla resistente nella nota dell’8 giugno 2016 non risultano attualmente più indicizzati da Google e ritenuto, pertanto, di dover dichiarare, con riguardo ad essi, non luogo a provvedere sul ricorso ai sensi dell’art. 149, comma 2, del Codice; CONSIDERATO invece che, con riferimento alla richiesta di rimozione dei restanti URL contestati dal ricorrente, occorre procedere facendo riferimento ai criteri generali indicati per l’esercizio del diritto all’oblio contenuti nelle citate Linee Guida del Gruppo di lavoro “Articolo 29”; RILEVATO, in particolare, che elemento costitutivo del diritto all’oblio è il trascorrere del tempo rispetto al verificarsi dei fatti oggetto delle notizie rinvenibili attraverso l’interrogazione dei motori di ricerca e che, anche laddove sussista, tale elemento incontra tuttavia un limite quando le informazioni per le quali viene invocato risultino riferite a reati gravi dovendo le relative richieste di deindicizzazione essere valutate con minor favore dalle Autorità di protezione dei dati pur nel rispetto, comunque, di un’analisi caso per caso (punto 13, delle Linee Guida); CONSIDERATO che, nonostante il decorso di un certo lasso di tempo dai fatti oggetto delle notizie di cui si chiede la deindicizzazione, la definizione della relativa vicenda giudiziaria a carico del ricorrente è effettivamente intervenuta solo in un’epoca recente, a seguito di una sentenza di “patteggiamento” pronunciata nel 2012; RILEVATO che i fatti narrati negli articoli rinvenibili attraverso gli URL tuttora indicizzati dalla resistente riguardano crimini di particolare gravità, posto che si riferiscono al coinvolgimento del ricorrente, in associazione delittuosa con altri e con ruolo non da comprimario, in reati contro la Pubblica amministrazione, quali la corruzione e la truffa, perpetrati a danno della sanità regionale negli anni 2004-2006, mediante l’illecita sottrazione di ingenti risorse finanziarie pubbliche;

RILEVATO, tutto ciò premesso, che alcuni CONSIDERATO inoltre che tali URL rimandano ad articoli pubblicati fra il 2006 e il 2015 relativi ad una maxi inchiesta sulla corruzione a danno della sanità regionale;

da www.liberopensiero.eu Notiziario USPI n° 12/2016

RILEVATO che la relativa attualità di alcuni URL dimo-

stra l’interesse ancora vivo ed attuale dell’opinione pubblica nei confronti degli scandali che hanno interessato la sanità regionale negli ultimi anni, anche in considerazione della grave situazione finanziaria in cui la stessa versa attualmente; CONSIDERATO che le citate Linee Guida del Gruppo di Lavoro “Articolo 29”, tra i criteri che devono essere considerati per la disamina delle richieste di deindicizzazione, prendono in considerazione la lesività del trattamento, solo laddove questo abbia un impatto sproporzionatamente negativo sull’interessato perché “il risultato di ricerca riguarda una condotta impropria di minima rilevanza o significato che non è più (o non è mai stata) oggetto di dibattito pubblico e se non vi è alcun interesse pubblico più generale alla disponibilità di tale informazione” (punto 8 delle Linee Guida); CONSIDERATO conclusivamente che la particolare gravità dei reati contestati e il breve lasso di tempo (circa 4 anni) trascorso dalla loro definizione processuale dai fatti fanno ritenere prevalente l’interesse del pubblico ad accedere alle notizie in questione e che pertanto debba dichiararsi infondata la richiesta di rimozione degli URL indicati dal ricorrente e tuttora indicizzati da Google; RITENUTO che sussistano giusti motivi per compensare fra le parti le spese del procedimento in ragione della specificità della vicenda; VISTI gli artt. 145 e ss. del Codice; VISTE le osservazioni dell’Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000; TUTTO CIÒ PREMESSO IL GARANTE: a) dichiara non luogo a provvedere sul ricorso in ordine alla richiesta di rimozione degli URL indicati nell’atto di ricorso ed attualmente non più indicizzati dalla resistente; b) dichiara infondato il ricorso volto ad ottenere la rimozione dei restanti Url indicati dal ricorrente nell’atto di ricorso; c) dichiara compensate le spese fra le parti. Ai sensi degli artt. 152 del Codice e 10 d.lgs. n. 150 del 2011, avverso il presente provvedimento può essere proposta opposizione all’autorità giudiziaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha la residenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero. 9


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GUERRA ALLE FAKE NEWS LE NOTIZIE FALSE, FACEBOOk E I MEDIA Si discute molto, troppo e male, delle “bufale” sui social network e di come avrebbero influito sull’elezione di Donald Trump, o potrebbero addirittura averla decisa. Ciò di cui invece non si discute è che le fake news, in tutte le loro gradazioni e modalità, sono ovunque: sul web e i social, ma anche in TV, in radio, sui giornali. E ancora, sulle pagine dei partiti e dei movimenti, sugli account personali dei loro sostenitori. Altrimenti bisognerebbe spiegare perché la propaganda politica non è fake news, e finora nessuno l’ha fatto. Che vogliamo fare, quindi? Da dove vogliamo partire? Vogliamo discutere di come dare strumenti alle persone per gestire una questione così complessa, chiederci perché le persone si fidano sempre meno dei media (quel collasso è parte del problema) o vogliamo invece pensare che il “problema” si risolve semplicemente costringendo Mark Zuckerberg a dire che Facebook è una media company, un editore come gli altri e affidandogli dunque anche le chiavi per decidere cosa è vero e cosa è falso? Non è così semplice. Dire che Facebook non è solo una compagnia tecnologica non significa farne a tutti gli effetti un editore ma pretendere più trasparenza sull’uso dei nostri dati, su come ci vengono presentate le notizie, su cosa sappiamo dei criteri di selezione algoritmica dei contenuti a cui siamo esposti. Stiamo attenti quindi a ciò che chiediamo. Attenti a fare della propaganda un reato, confondere propaganda organizzata e diffamazione, chiedere che sia un colosso privato come Facebook o Google a decidere –

come, poi, con un algoritmo? – la differenza tra opinione lecita e illecita, dirimere (al solito, senza appello) pensieri che hanno diritto di cittadinanza in rete e pensieri che non ce l’hanno. Non vogliamo che la censura diventi improvvisamente presentabile col nome di “prevenzione della menzogna” o contrasto delle fake news. Altro che “post-verità”: ciò che sappiamo per certo è che viviamo nell’era postSnowden, in un’epoca cioè il cui tratto distintivo sono sorveglianza di massa e controllo individuale in proporzioni senza precedenti nella storia umana. Vogliamo lasciare correre ogni ulteriore pericolo per la libera espressione nel nome di un legame – mai scientificamente dimostrato, forse mai dimostrabile e in ogni caso semplicistico – tra notizie false sui social e populismo? Perché sì, l’equazione “web = propaganda = populismo = polarizzazione = estremismo” è elegante, comoda, perfino utile (specie allo status quo). Ma ciò non la rende meno falsa.

Seguire quanto scrive Ben Thompson nel suo post dedicato al tema Fake News: “...La soluzione non è reintrodurre i gatekeeper (chi filtra le notizie e decide cosa farci sapere, cosa no) “spazzati via” da Internet; la soluzione di questo problema deve scaturire dalla potenza di Internet, e dal fatto che ognuno di noi, se vuole, ha accesso a maggiori informazioni e fonti di verità rispetto al passato, e più modi per raggiungere e comprendere e convincere le persone con cui è in disaccordo”. Sì, questo richiede più impegno che chiedere a Zuckerberg di cambiare ciò che la gente vede, ma rinunciare alla libertà per pigrizia non ha mai funzionato bene. (da: www.valigiablu.it/fake-news-facebook-media; Arianna Ciccone e Fabio Chiusi; Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it) * * * * * BOLDRINI CONTRO L’ODIO E LE FAkE NEwS: ‘’APPELLO AI CITTADINI PER SMASCHERARE LE BUFALE wEB’’

Elegante, dunque, è anche il paradosso: il principale risultato del dibattito sulle fake news è, a sua volta, una fake news. Mentre ci focalizziamo sulle bufale a uso politico in rete, insomma, rischiamo di perdere di vista il quadro generale, che è molto più complesso e richiede il nostro impegno, la nostra lucidità e le nostre energie più profonde . Sono in arrivo tempi difficili da decifrare e serve tanta umiltà, tanto studio, tanto spirito critico per capirli senza farci manipolare, magari proprio da quelli che dicono di voler demolire propaganda, manipolazioni, falsità in rete. Un punto di partenza?

La presidente della Camera annuncia il debunking. ‘’Sono in contatto con esperti contro la disinformazione” “Anticipo che sto per lanciare un appello ai cittadini italiani, a tutti quelli che vogliono dare una loro partecipazione contro la disinformazione e le notizie false per la tutela del loro diritto a essere informati correttamente”. La presidente della Camera, Laura Boldrini, torna sul caso delle bufale online annunciando un’azione concreta: il debunking. L’obiettivo è quello di smascherare le fake news coinvolgendo i social network. “Sono in contatto con esperti, i cosiddetti debunker: - ha spiegato la presidente durante un incontro con la stampa – (il debunking è l’attività che smaschera le “bufale’’ attraverso una verifica attenta e puntuale sulle

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fonti e sulla trasmissione della notizia – n.d.r.) - ‘’Sono Paolo Attivissimo (Il Disinformatico), Michelangelo Coltelli (Bufale un tanto al chilo), David Puente (Davidpuente.it) e Walter Quattrociocchi del CSSLab dell’IMT di Lucca - prosegue Boldrini - e consegneremo l’appello ai grandi social network che devono essere seri”. “Il tema delle bufale è fondamentale” sul fronte dell’odio via internet e sui social network. La presidente Boldrini lo ricorda dopo essere stata al centro di diverse bufale e averne vissuto in prima persona le conseguenze. La presidente Boldrini ricorda che le false notizie istigano all’odio, senza nascondere però che spesso la responsabilità è anche dei politici. Il punto cruciale è chiaro: “Si inventano cose e frasi mai dette per suscitare odio. - spiga Boldrini - Ma dove ci porta tutto questo? Il tema deve essere all’attenzione del legislatore, io sento la responsabilità di farlo in nome e per conto di tante persone che ne sono vittime’’. Da qui la decisione di ‘’contrattaccare’’ per frenare l’ondata di ‘’disinformazione’’ perché tutti abbiamo il ‘’diritto a essere informati correttamente”. La battaglia contro le falsità condivise e non verificate è appena cominciata. E il governo comincia a dare segnali importanti per un’azione di contrasto che passi attraverso la regolamentazione. “Sul discorso dell’odio tutti hanno responsabilità: - chiarisce ancora la presidente - è innegabile che il dibattito politico sia sempre più violento e spesso anche i politici hanno responsabilità, soprattutto alcuni leader che del linguaggio d’odio ne fanno una bandiera. Vedo che qualcosa si sta muovendo” in maniera positiva. Serve una mobilitazione generale, soprattutto nei confronti dei social media: per questo ‘’dobbiamo alimentare tutti assieme la cultura della verifica, del fact checking, in modo da cancellare le notizie false”. (sunto da: larepubblica.it; Gaia Scorza Barcellona,15 dicembre 2016) * * * * * FACEBOOk

DICHIARA

(FINALMENTE)

GUERRA ALLE BUFALE

Da oggi sarà possibile segnalare le notizie false e un team apposito le verificherà. Il fondatore Mark Zuckerberg: «Non siamo solo una compagnia tecnologica, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità». Notiziario USPI n° 12/2016

In un lungo post sul suo profilo, il fondatore del social network più grande del mondo dichiara guerra alle bufale e lancia un nuovo servizio che consente agli utenti di segnalare le notizie false. «Abbiamo la responsabilità di assicurarci che Facebook abbia il miglior impatto possibile sul mondo, questo aggiornamento è solo uno di tanti passi avanti», scrive Mark Zuckerberg, «Facebook è un genere di piattaforma diversa da qualunque cosa l’abbia preceduta. Ritengo Facebook una compagnia tecnologica ma riconosco che abbiamo una responsabilità maggiore della semplice fornitura della tecnologia attraverso la quale scorre l’informazione», prosegue, «sebbene non scriviamo le notizie che leggete e condividete, riconosciamo che siamo qualcosa di più di un semplice distributore di notizie». «Siamo una specie di nuova piattaforma per il discorso pubblico e ciò significa che abbiamo un nuovo genere di responsabilità nel rendere le persone in grado di avere le conversazioni più significative possibili e di costruire uno spazio dove la gente possa essere informata», ha aggiunto Zuckerberg, che ha poi descritto il funzionamento del servizio, già spiegato poco prima dal suo vice Adam Mosseri. Come si era già visto in alcuni esperimenti che hanno preceduto il lancio, sarà inserito un pulsante che consentirà agli utenti di segnalare una notizia falsa. Le segnalazioni verranno poi elaborate da organizzazioni dedicate al fact-checking in linea con l’International Fact Checking Code of Principle stilato dal Poynter Institute. Se queste riterranno falsa una notizia, il post sarà segnalato come controverso e accompagnato da un articolo che spiega il perché. Va senza dire che il tutto funzionerà prima e meglio in lingua inglese, mentre con ogni probabilità ci vorrà più tempo perché il meccanismo riesca ad avere un impatto significativo sulla diffusione di notizie false in altre lingue, come l’italiano. A fine novembre Zuckerberg aveva spiegato che la compagnia era al lavoro per eliminare le news false, anche migliorando la capacità dell’algoritmo di individuarle e di farle segnalare agli utenti.

In futuro non esclude di usare anche l’intelligenza artificiale, ma qui è evidente che il ruolo principale nella segnalazione è riservato alla comunità degli utenti, come già accade per altri tipi di contenuti sul social network. «Useremo anche il pugno duro nei confronti di quelli che si travestono da testate giornalistiche molto conosciute», aggiunge Zuckerberg. Come è noto a chiunque abbia un profilo Facebook, molte pagine contenenti bufale adottano nomi simili a quelli di giornali famosi, e la satira è spesso solo un pretesto per diffondere disinformazione e attirare clic cavalcando i temi più discussi e attuali. Un’altra strategia molto diffusa consiste nell’usare titoli a effetto: «Abbiamo scoperto che se la gente che legge un articolo lo condivide meno di quelli che leggono solo il titolo, questo può essere un segno che il titolo è fuorviante». La soluzione? Assegnare un punteggio basso alla notizia e renderla automaticamente meno visibile nel News Feed. Contestualmente, il social sta lavorando a una funzione per mostrare una selezione di contenuti curata direttamente dagli editori all’interno del News Feed. Questo contenitore di notizie e articoli dovrebbe chiamarsi «Collections» e sarà molto simile a «Discover» di Snapchat. Secondo Business Insider la compagnia guidata da Mark Zuckerberg avrebbe contattato editori e media nelle ultime settimane, ma al momento non c’è alcuna indicazione temporale per il lancio della novità. La mossa non solo rafforza il ruolo mediatico di Facebook - che ha già all’attivo collaborazioni con testate e blog per gli «Instant Articles» - ma è per il social network anche una nuova potenziale forma di introito pubblicitario. La sua vetrina è infatti sempre più ambita, vista la platea potenziale di lettori, che ha superato il miliardo e 800 milioni in tutto il mondo. (da: www.lastampa.it/tecnologia; bruno ruffilli, 15/12/2016) 11


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DiscoRso Di PaPa FRaNcesco aL coNsiGLio NaZioNaLe DeLL’oRDiNe Dei GioRNaListi

“Non sottomettetevi ad interessi di parte… Il giornalismo sia uno strumento di costruzione che favorisca la cultura dell’incontro”

dialogando dialogando Papa Francesco spiega ai giornalisti come praticare il loro mestiere. Sono indicazioni importanti, quasi un piccolo trattato di etica professionale, quelle offerte dal Pontefice nell’udienza al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Tre le raccomandazioni fondamentali di Bergoglio a chi fa informazione: “amare la verità”, “vivere con professionalità” e “rispettare la dignità umana”, facendo sì quindi che il giornalismo non diventi “arma di distruzione”. In più, uno specifico consiglio deontologico-professionale: “mai sottomettersi a interessi di parte, sia economici che politici”. Il Papa ha rilevato come i giornalisti, “quando hanno professionalità”, rimangano “una colonna portante, un elemento fondamentale per la vitalità di una società libera e pluralista”. E proprio per questo ha voluto sottolinearne la “grande responsabilità”. A proposito del suo richiamo ad “amare la verità”, ha spiegato che “la questione qui è essere o non essere onesto con sé stesso e con gli altri”. “La relazione – ha detto – è il cuore di ogni comunicazione. Questo è tanto più vero per chi della comunicazione fa il proprio mestiere. E nessuna relazione può reggersi e durare nel tempo se poggia sulla disonestà”. Oggi, ha ammesso, nel flusso ininterrotto di fatti sulle 24 ore, “non è sempre facile arrivare alla verità”. “Nella vita non è tutto bianco o nero”, e “anche nel giornalismo bisogna saper discernere tra le sfumature di grigio degli avvenimenti”. Però ”è questo il lavoro – potremmo dire la missione – difficile e necessaria al tempo stesso di un giornalista: arrivare il più vicino possibile alla verità dei fatti e non dire o scrivere mai una cosa che si sa, in coscienza, non essere vera”. 12

Al sec o n d o punto – “vivere con professionalità” – ha legato la “necessità di non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici”. “Compito del giornalismo, oserei dire la sua vocazione, è dunque – attraverso l’attenzione, la cura per la ricerca della verità – far crescere la dimensione sociale dell’uomo, favorire la costruzione di una vera cittadinanza”. Operare con professionalità, per Francesco, significa in definitiva “avere a cuore uno degli architravi della struttura di una società democratica”. “Dovrebbe sempre farci riflettere che, nel corso della storia, le dittature – di qualsiasi orientamento e ‘colore’ – hanno sempre cercato non solo di impadronirsi dei mezzi di comunicazione, ma pure di imporre nuove regole alla professione giornalistica”, ha ricordato. Terzo elemento, “rispettare la dignità umana”, poiché in ballo c’è “la vita delle persone”. Bergoglio ha spesso parlato delle chiacchiere come “terrorismo”, e questo “tanto più vale per i giornalisti”, poiché “la vita di una persona ingiustamente diffamata può essere distrutta per sempre”. Certo “la critica è legittima, e dirò di più, necessaria, così come la denuncia del male”, ma “il giornalismo non può diventare un’‘arma di distruzione’ di persone e addirittura di popoli”. Né, ha aggiunto, “deve alimentare la paura davanti ai cambiamenti o fenomeni come le migrazioni forzate dalla guerra o dalla fame”.

A n z i , questo il mandato conclusivo del Papa, “il giornalismo sia uno strumento di costruzione, un fattore di b e n e comune, un acceleratore di processi di riconciliazione”; che “sappia respingere la tentazione di fomentare lo scontro, con un linguaggio che soffia sul fuoco delle divisioni, e piuttosto favorisca la cultura dell’incontro”. (Fonte: Ansa) DISCORSO DI PAPA FRANCESCO Vaticano, Sala Clementina Giovedì, 22 settembre 2016 «Gentili Signori e Signore, Vi ringrazio per la vostra visita. In particolare ringrazio il Presidente per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro. Ringrazio il Prefetto della Segreteria per la Comunicazione anche per le sue parole. Ci sono poche professioni che hanno tanta influenza sulla società come quella del giornalismo. Il giornalista riveste un ruolo di grande importanza e al tempo stesso di grande responsabilità. In qualche modo voi scrivete la “prima bozza della storia”, costruendo l’agenda delle notizie e introducendo le persone all’interpretazione degli eventi. E questo è tanto importante. I tempi cambiano e cambia anche il modo di fare il giornalista. Sia la carta stampata sia la televisione perdono rilevanza rispetto ai nuovi media del mondo digitale – specialmente fra i giovani – ma i giornalisti, quando hanno professioNotiziario USPI n° 12/2016


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nalità, rimangono una colonna portante, un elemento fondamentale per la vitalità di una società libera e pluralista. Anche la Sante Sede – a fronte del cambiamento del mondo dei media – ha vissuto e sta vivendo un processo di rinnovamento del sistema comunicativo, da cui voi pure dovreste ricevere beneficio; e la Segreteria per la Comunicazione sarà il naturale punto di riferimento per il vostro prezioso lavoro. Oggi vorrei condividere con voi una riflessione su alcuni aspetti della professione giornalistica, e come questa può servire per il miglioramento della società in cui viviamo. Per tutti noi è indispensabile fermarci a riflettere su ciò che stiamo facendo e su come lo stiamo facendo. Nella vita spirituale, questo assume spesso la forma di una giornata di ritiro, di approfondimento interiore. Penso che anche nella vita professionale ci sia bisogno di questo, di un po’ di tempo per fermarsi e riflettere. Certo, questo non è facile nell’ambito giornalistico, una professione che vive di continui “tempi di consegna” e “date di scadenza”. Ma, almeno per un breve momento, cerchiamo di approfondire un po’ la realtà del giornalismo. Mi soffermo su tre elementi: amare la verità, una cosa fondamentale per tutti, ma specialmente per i giornalisti; vivere con professionalità, qualcosa che va ben oltre le leggi e i regolamenti; e rispettare la dignità umana, che è molto più difficile di quanto si possa pensare a prima vista. Amare la verità vuol dire non solo affermare, ma vivere la verità, testimoniarla con il proprio lavoro. Vivere e lavorare, dunque, con coerenza rispetto alle parole che si utilizzano per un articolo di giornale o un servizio televisivo. La questione qui non è essere o non essere un credente. La questione qui è essere o non essere onesto con sé stesso e con gli altri. La relazione è il cuore di ogni comunicazione. Questo è tanto più vero per chi della comunicazione fa il proprio mestiere. E nessuna relazione può reggersi e durare nel tempo se poggia sulla disonestà. Mi rendo conto che nel giornalismo di oggi – un flusso ininterrotto di fatti ed eventi raccontati 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana – non è sempre facile arrivare alla verità, o perlomeno avvicinarsi ad essa. Nella vita non è tutto bianco o nero. Anche nel giornalismo, bisogna saper discernere tra le sfumature di grigio degli avvenimenti che si è chiamati a raccontare. I dibattiti politici, e perfino molti conflitti, Notiziario USPI n° 12/2016

sono raramente l’esito di dinamiche distintamente chiare, in cui riconoscere in modo netto e inequivocabile chi ha torto e chi ha ragione. Il confronto e a volte lo scontro, in fondo, nascono proprio da tale difficoltà di sintesi tra le diverse posizioni. E’ questo il lavoro – potremmo dire anche la missione – difficile e necessaria al tempo stesso di un giornalista: arrivare il più vicino possibile alla verità dei fatti e non dire o scrivere mai una cosa che si sa, in coscienza, non essere vera. Secondo elemento: vivere con professionalità vuol dire innanzitutto – al di là di ciò che possiamo trovare scritto nei codici deontologici – comprendere, interiorizzare il senso profondo del proprio lavoro. Da qui deriva la necessità di non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici. Compito del giornalismo, oserei dire la sua vocazione, è dunque – attraverso l’attenzione, la cura per la ricerca della verità – far crescere la dimensione sociale dell’uomo, favorire la costruzione di una vera cittadinanza. In questa prospettiva di orizzonte ampio, quindi, operare con professionalità vuol dire non solo rispondere alle preoccupazioni, pur legittime, di una categoria, ma avere a cuore uno degli architravi della struttura di una società democratica. Dovrebbe sempre farci riflettere che, nel corso della storia, le dittature – di qualsiasi orientamento e “colore” – hanno sempre cercato non solo di impadronirsi dei mezzi di comunicazione, ma pure di imporre nuove regole alla professione giornalistica. E terzo: rispettare la dignità umana è importante in ogni professione, e in modo particolare nel giornalismo, perché anche dietro il semplice racconto di un avveni-

mento ci sono i sentimenti, le emozioni e, in definitiva, la vita delle persone. Spesso ho parlato delle chiacchiere come “terrorismo”, di come si può uccidere una persona con la lingua. Se questo vale per le persone singole, in famiglia o al lavoro, tanto più vale per i giornalisti, perché la loro voce può raggiungere tutti, e questa è un’arma molto potente. Il giornalismo deve sempre rispettare la dignità della persona. Un articolo viene pubblicato oggi e domani verrà sostituito da un altro, ma la vita di una persona ingiustamente diffamata può essere distrutta per sempre. Certo la critica è legittima, e dirò di più, necessaria, così come la denuncia del male, ma questo deve sempre essere fatto rispettando l’altro, la sua vita, i suoi affetti. Il giornalismo non può diventare un’“arma di distruzione” di persone e addirittura di popoli. Né deve alimentare la paura davanti a cambiamenti o fenomeni come le migrazioni forzate dalla guerra o dalla fame. Auspico che sempre più e dappertutto il giornalismo sia uno strumento di costruzione, un fattore di bene comune, un acceleratore di processi di riconciliazione; che sappia respingere la tentazione di fomentare lo scontro, con un linguaggio che soffia sul fuoco delle divisioni, e piuttosto favorisca la cultura dell’incontro. Voi giornalisti potete ricordare ogni giorno a tutti che non c’è conflitto che non possa essere risolto da donne e uomini di buona volontà. Vi ringrazio per questo incontro; vi auguro ogni bene per il vostro lavoro. Il Signore vi benedica. Vi accompagno con la mia preghiera e la mia simpatia, e vi chiedo per favore di pregare per me. Grazie». (Libreria Editrice Vaticana)

La Sala Clementina prende il nome da Clemente VIII, della famiglia Aldobrandini, che esercitò il suo pontificato negli ultimi anni del Cinquecento. La sala venne dedicata a Clemente I, il terzo successore di Pietro. Interessanti gli affreschi rinascimentali e successivi della sala (foto the Japan Times) 13


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Notizie dall’INPGI - Notizie dall’INPGI - Notizie dall’INPGI - Notizie dall’INPGI SERVIZIO ENTRATE CONTRIBUTIVE

Circolare n. 7 del 5/12/2016 OGGETTO: Eventi sismici Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo del 24 agosto 2016 e seguenti: sospensione degli adempimenti e del versamento dei contributi previdenziali e assistenziali disposta con Decreto-legge n. 189 del 17 ottobre 2016. In relazione agli eccezionali eventi sismici che hanno colpito le regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria nei giorni 24 agosto, con deliberazione del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 agosto 2016 è stato dichiarato lo stato di emergenza. Con Delibere del Consiglio dei Ministri del 27 ottobre 2016 e del 31 ottobre 2016, sono stati estesi gli effetti dello stato emergenziale in conseguenza degli ulteriori eventi sismici che hanno colpito le medesime regioni nei giorni 26 e 30 ottobre 2016. 1. Sospensione degli adempimenti e dei versamenti contributivi L’articolo 48, comma 13, del Decreto legge n. 189 del 17 ottobre 2016 (Pubblicato nella Gazz. Uff. 18 ottobre 2016, n. 244) ha disposto la sospensione dei termini relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori in scadenza nel periodo dal 24 agosto 2016 al 30 settembre 2017. Per espressa previsione di legge, non si fa luogo al rimborso dei contributi previdenziali e assistenziali già versati. In applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 48, comma 13 del citato Decreto legge, e tenuto conto delle previsioni di cui all’art. 1 del Decreto del Ministero dell’Economia e Finanze del 1° settembre 2016 cui rinvia il Decreto legge citato, la sospensione fino al 30 settembre 2017 degli adempimenti e dei versamenti contributivi, ivi compresa la quota a carico dei lavoratori dipendenti, è concessa ai soggetti operanti alla data del 24 agosto 2016 nei Comuni di cui all’allegato 1 della presente circolare. Con Ordinanza del Commissario del Governo per la ricostruzione nei territori interessati dal sisma n. 3 del 15/11/2016 (G.U. n. 283 del 3/12/2016), sono stati individuati altri Comuni (allegato n. 2 della presente circolare). La stessa Ordinanza prevede che, limitatamente ai Comuni di Teramo, Rieti, Ascoli-Piceno, Macerata, Fabriano e Spoleto – inseriti nel nuovo elenco - sulla base delle segnalazioni pervenute dai 14

Presidenti delle Regioni interessate, le misure di sostegno al reddito dei lavoratori e in materia fiscale e contributiva di cui al titolo IV del decreto-legge n. 189 del 2016 sono riconosciute esclusivamente in favore dei soggetti danneggiati che comprovino il danno subito mediante adeguata documentazione. Per quanto riguarda l’INPGI, destinatari della sospensione del versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali sono i soggetti rientranti nelle seguenti categorie: • i datori di lavoro e committenti privati; • i giornalisti liberi professionisti iscritti alla Gestione separata. La sospensione è applicabile unicamente agli oneri contributivi riferiti alle attività svolte nelle zone colpite dall’evento. Le aziende private con giornalisti dipendenti ed i committenti con collaboratori possono usufruire delle agevolazioni contributive soltanto in relazione ai lavoratori e collaboratori giornalisti che risultino impie-

gati nelle sedi ubicate nelle zone colpite dall’evento sismico. Si sottolinea che la sospensione in commento riguarda esclusivamente i contributi riferiti alle unità produttive (redazioni) ubicate nei territori sopra indicati. Il datore di lavoro privato ed il committente sono responsabili del versamento della quota a carico del lavoratore e pertanto il soggetto che intende usufruire della sospensione contributiva, sospende sia la propria quota che quella a carico del lavoratore. Il datore di lavoro che sospende il versamento della contribuzione, ma che opera la trattenuta della quota a carico del giornalista, è invece tenuto obbligatoriamente a versare quest’ultima all’Istituto nei termini di legge. Il comma 14 dell’articolo 48 del D.L. n. 189 del 2016 ha previsto l’estensione delle disposizioni dei commi da 4 a 13, tra cui anche la sospensione degli adempimenti e versamenti contributivi, a favore dei soggetti che alla data del 24 agosto 2016 erano

assistiti da professionisti operanti nei comuni colpiti dal sisma (allegato 1). I soggetti operanti fuori dai comuni interessati dall’evento calamitoso ed assistiti da professionisti con domicilio professionale sul posto, possono quindi usufruire della sospensione degli adempimenti contributivi soltanto qualora abbiano conferito delega espressa al consulente in data anteriore al 24 agosto 2016. Tale circostanza deve risultare dalla comunicazione di cui all’art. 2 del decreto del Ministero del lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 9 luglio 2008. Il consulente del lavoro o altro professionista, di cui alla Legge 11 gennaio 1979, n.12, deve aver eletto prima del 24 agosto 2016 domicilio professionale nei comuni interessati dal sisma. 2. Periodo contributivo oggetto di sospensione I contributi previdenziali ed assistenziali oggetto di sospensione sono quelli con scadenza legale di adempimento e di versamento nell’arco temporale dal 24 agosto 2016 al 30 settembre 2017. Con riferimento ai possibili rapporti di lavoro cessati durante il periodo di sospensione, le contribuzioni trattenute ai lavoratori dovranno essere versate alla prima scadenza utile per il versamento della contribuzione ordinaria, successiva alla cessazione del rapporto di lavoro. A tal fine, le aziende dovranno utilizzare sul modello F24 accise i codici contributo ordinari, dandone comunicazione scritta all’INPGI. 3. Modalità di sospensione Per poter usufruire della sospensione degli adempimenti e dei versamenti contributivi, i soggetti interessati dovranno produrre apposita istanza all’INPGI utilizzando a tal fine il modello “MOD/SOSP” reperibile nella sezione “modulistica” – “contributi” del sito www.inpgi.it. Si sottolinea che potrà essere presentata un’unica domanda anche qualora la stessa, in presenza dei rispettivi requisiti, interessi le due gestioni previdenziali INPGI. L’Istituto verificherà la sussistenza dei requisiti, recuperando gli eventuali contributi indebitamente sospesi con l’applicazione dell’ordinario regime sanzionatorio. Per quanto non previsto, si rinvia alle precedenti disposizioni emanate dall’Istituto. La sospensione contributiva può riguardare anche gli adempimenti relativi alla trasmissione della denuncia DASM. Tuttavia, nell’ipotesi che azienda abbia Notiziario USPI n° 12/2016


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un’unica posizione INPGI, ma sedi operative sia in comuni colpiti dall’evento che al di fuori delle predette aree, la sospensione opera soltanto in relazione ai versamenti contributivi riferiti ai soggetti occupati nei territori colpiti dall’evento. Per tali aziende, la denuncia DASM deve essere, in questo caso, compilata in maniera completa, ovvero denunciando sia i giornalisti appartenenti alle unità operative colpite dal sisma, sia quelli operanti al di fuori dei predetti territori. Pertanto, nel caso di aziende con unica matricola e più unità produttive - all’interno ed al di fuori dei territori colpiti dall’evento – permane l’obbligo di trasmissione della denuncia DASM, restando sospeso unicamente il versamento della contribuzione per i soli lavoratori impiegati nelle aree sopra indicate. Per i liberi professionisti iscritti alla

DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI In base agli accordi sottoscritti dall’USPI con le Biblioteche Nazionali Centrali: ENTRO IL MESE DI DICEMBRE Gli editori di: QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI e SETTIMANALI con sede principale in: LAZIO, ABRUZZO, MOLISE, CAMPANIA, PUGLIA, BASILICATA, CALABRIA, SICILIA, SARDEGNA sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite nel 3° trimestre dell’anno (luglio-settembre 2016).

Gestione separata è sospeso il versamento dei contributi dovuti a titolo di saldo 2015 (in scadenza il 31/10/2015 in unica soluzione o in tre rate mensili) ed il contributo minimo 2016 e 2017 (in scadenza rispettivamente il 30/09/2016 ed il 30/09/2017) e la presentazione della comunicazione reddituale riferita all’anno 2016 (in scadenza il 31/07/2017).

di diciotto rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di ottobre 2017. In ogni caso, in base alla regolamentazione INPGI, la dilazione non potrà prevedere rate mensili di importo inferiore a 100,00 euro. In tale eventualità si dovrà ridurre il numero dei mesi di dilazione, in modo che la singola rata risulti almeno pari a 100,00 euro. IL DIRIGENTE Augusto Moriga

4. Modalità di recupero dei contributi sospesi Il Decreto legge n. 189 del 17 ottobre 2016 dispone che gli adempimenti e i pagamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, sospesi ai sensi della norma in oggetto, siano effettuati entro il 30 ottobre 2017, senza applicazione di sanzioni e interessi. La ripresa dei versamenti, previa comunicazione all’INPGI, potrà avvenire anche mediante rateizzazione fino ad un massimo - Gli editori di periodici con cadenza superiore al settimanale nel mese di novembre non devono effettuare alcuna consegna. ENTRO IL MESE DI GENNAIO Gli editori con sede principale in VALLE D’AOSTA, PIEMONTE, LOMBARDIA, TRENTINO ALTO ADIGE, - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e i relativi supplementi allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 4° trimestre dell’anno (ottobre-dicembre 2016); - che pubblicano QUATTRORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e

Allegato 1 Elenco dei Comuni colpiti dal sisma del 24 agosto 2016 (Art. 1, comma 1, D.L. 17-102016 n. 189 ) su G.U. n. 244 del 18/10/2016 Allegato 2 Ulteriore Elenco dei Comuni colpiti dal sisma del 24 agosto 2016 e 30/10/2016 (Ordinanza del Commissario del Governo per la ricostruzione n. 3 del 15/11/2016) su G.U. n. 283 del 3/12/2016 allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie dei periodici distribuite al pubblico nel 2° semestre dell’anno (lugliodicembre 2016). Ricordiamo la necessità di allegare a questa prima spedizione annuale un certificato di iscrizione all’USPI per l’anno 2017. Rammentiamo, infine, che per il deposito delle copie presso le Biblioteche regionali e provinciali la cadenza stabilita dalla legge è ogni 60 giorni. GLI INDIRIZZI - Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Viale Castro Pretorio 105, 00185 Roma. - Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Via Tripoli 36/44, 50122 Firenze

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MEDIA ANALYSIS, PER CAPIRE E PER FARE

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Dalla Corte di giustizia europea

UN PASSO AVANTI PER GLI EBOOK IN BIBLIOTECA Una nuova sentenza europea fa riparlare del prestito dei libri elettronici: come funziona, come potrebbe migliorare, e che vantaggi ha La Corte di giustizia europea ha stabilito che le biblioteche pubbliche possono prestare gli ebook nello stesso modo in cui prestano i libri cartacei, nel rispetto delle legislazioni dei singoli paesi. La corte si è espressa su un caso sollevato dalla Vereniging Openbare Bibliotheken (VOB), l’associazione di tutte le biblioteche pubbliche dei Paesi Bassi, contro la Stichting Leenrecht, una fondazione che riscuote i diritti di proprietà degli autori. VOB proponeva di applicare il cosiddetto modello del “one copy, one user”, cioè “una copia, un utente”: la copia di un libro può essere scaricata e letta da un solo utente per volta. La legge olandese prevede inoltre che la copia di un ebook non possa essere prestata da una biblioteca pubblica se prima non sia già stata messa in vendita o distribuita nell’Unione Europea, o comunque con il consenso di chi detiene i diritti.

La sentenza non si limita a risolvere una situazione olandese ma ha effetti vincolanti per tutti i paesi dell’Unione. Nell’Unione Europea al momento non c’è infatti una legislazione comune a proposito e nella maggior parte degli stati non esiste nemmeno una legislazione specifica. In Italia la legge garantisce il prestito di libri cartacei nelle biblioteche pubbliche ma non quello di ebook, come spiega Giulio Blasi, amministratore delegato di MediaLibrary OnLine (MLOL), la prima piattaforma italiana di prestito di libri digitali. Dal 2009 MLOL fa da intermediario tra le biblioteche pubbliche, e di recente quelle scolastiche, e gli editori per quel che riguarda non soltanto libri ma anche giornali e riviste. A oggi le biblioteche che aderiscono a MLOL sono 4.500, su un totale di circa 7.000 biblioteche pubbliche in tutta Italia, e

gli editori 400 tra grandi, medi e piccoli. Blasi spiega che il modello “one copy, one user” è quello più diffuso, nonché quello di partenza: è il primo adottato negli Stati Uniti, dove il mercato editoriale degli ebook, e quindi il loro prestito in biblioteca, è iniziato nel 2000, circa dieci anni prima che in Italia. Il ritardo si riflette nei numeri: nel 2015 le biblioteche pubbliche statunitensi hanno prestato 120 milioni di ebook, contro i 12 milioni della Germania e i 350mila dell’Italia. In Italia il prestito di ebook è regolato da accordi e licenze con i singoli editori. MLOL propone diversi modelli: oltre a quello “una copia, un utente”, ce n’è uno che mette a disposizione un libro per due utenti contemporaneamente, in entrambi i casi per 14 giorni. E poi c’è il cosiddetto “pay per view”: tutti gli utenti possono scaricare in qualsiasi momento tutti i titoli disponibili nel catalogo dell’editore, sempre per la durata di 14 giorni. Quest’ultimo modello è evidentemente quello più innovativo e rappresenta una soluzione che sfrutta meglio le potenzialità degli ebook nelle biblioteche pubbliche: trattarli come dei libri cartacei è limitante, mentre è molto più comodo e coerente permettere a chiunque di prendere in prestito ogni ebook in qualsiasi momento, dato che è tecnicamente fattibile. (ilpost.it – Libri, 14 novembre 2016)

NOtIzIARIO Uspi Mensile - 11 numeri Organo del direttivo nazionale dell’Associazione di categoria dei piccoli e medi editori Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972 Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991) Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Editoriale: Sara Cipriani Direttore Responsabile: Vittorio Volpi Grafica e impaginazione: Rita L’Abbate Tipografia: MEDIAGRAF SpA. Via della Navigazione Interna, 89 35027 Noventa Padovana (PD)

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Il n. 12 dicembre 2016 è stato stampato il 23 dicembre 2016

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