OTIZIARI N O MENSILE DELL’UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA
Anno 39°
Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/b legge 662/96 e DPCM 27.11.2002 n. 294, art. 1, punto 2 - Filiale di Roma. In caso di mancato
neretto Che succede? “Diciamolo subito: è una domanda retorica. Non pretende, quindi, una risposta, anche se sarebbe utile che qualcuno, finalmente, parlasse sul serio. Convergenza tra maggioranza e opposizione, tutela della stampa minore (sic), massimo interesse per il pluralismo. D’accordo, tutto giusto, ma dov’è il DDL Bonaiuti? Perché nessuno ne parla più? Dopo un anno tormentato al limite dell’imbarazzo, ci siamo ritrovati a commentare diffusamente un testo che, pur non essendo niente di trascendentale, forniva qualche risposta. Infatti è sparito. Quando sarà varato il DL sulle tariffe postali? Nessuno lo dice e siamo ai primi di dicembre, come al solito. Arriverà, questo è certo, appena qualcuno troverà i soliti cinque minuti da dedicare all’editoria. Purissima utopia che ne trovi altri cinque per dialogare e recepire indicazioni dal settore. Ci deve essere un grave motivo per ibernare un disegno di legge per mesi. Deve essere successo qualcosa. Magari qualcuno, andando alla Camera dei Deputati, può avere avuto una improvvisa illuminazione, come Paolo di Tarso. Oppure avranno dimenticato di protocollarlo, chissà. Resta il fatto che, alla fine, siamo sempre a girare sulla stessa domanda: che succede? Come al solito, come sempre, non succede niente. Di serio”.
USPI 1953
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ANNI 2003
-4EISE - International Business Contacts - da 5 a 7 Emanato il “Codice della privacy” (in v i g o r e
EDITORIA: E ADESSO IL TESTO UNICO DELLE LEGGI SULLA STAMPA Giuseppe Sangiorgi Commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Nel settore dell’editoria - come peraltro in tutte le altre discipline del nostro ordinamento in tema di diritti universali ed in materie di rango costituzionale - c’è un prima e un dopo; ossia c’è una data che separa nettamente due fasi, due periodi, due epoche. Questa data è quella del 1° gennaio 1948, la data di entrata in vigore della Costituzione. Lo spartiacque che divide le due epoche è l’articolo 21 della Costituzione. Il nostro mondo della comunicazione, nella sua straordinaria ricchezza e talora, perché no, nella controversa manifestazione dei suoi più discutibili effetti, quel mondo che come operatori della comunicazione conosciamo e viviamo ogni giorno, è tale perché i nostri “padri fondatori”, i costituenti della Repubblica, hanno voluto sancire solennemente che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” stabilendo il principio che la stampa, ed
dall’1/1/2004)
dinate e continuative
- da 8 a 10 Definitivamente approvata la “Legge Gasparri”
Proclamati i vincitori del Premio giornalistico dei Castelli Romani
I punti salienti della legge
- 12 WHO’S WHO IN ITALY
- 16 Periodici associati all’USPI (356° elenco)
- 14 SO.DI.P. - Società
WINDPRESS l’Eco della stampa
- 11 e 13 Le collaborazioni giornalistiche coor-
recapito rinviare all’ufficio P.T. di Roma Romanina detentore del conto per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa
La Gasparri prevede il Testo Unico della radiotelevisione
NELLE ALTRE PAGINE -3Le quote associative USPI per l’anno 2004
n. 12 dicembre 2003
di diffusione periodici S.p.A.
di
- 15 Biblioteca
oggi la comunicazione tout court, “non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. In una logica evolutiva della nozione di stampa, e conformemente agli indirizzi più recenti dell’ordinamento che postulano la neutralità del mezzo, non v’è dubbio che la previsione costituzionale debba intendersi oggi riferita a tutto ciò che costituisce manifestazione del pensiero, quale che sia lo strumento utilizzato allo scopo. Noi stiamo vivendo ormai in un contesto tecnologico che afferma il principio della convergenza dei mercati e della tecnologia delle comunicazioni. La Società dell’informazione, felice metafora degli anni ’90, è sempre meno uno scenario del futuro e sempre più una fotografia del presente. Oggi la comunicazione, anche quella editoriale, passa attraverso i nuovi supporti elettronici, viaggia on line sui portali informativi, si appresta a cogliere, sotto il profilo dell’offerta dei contenuti, le inedite opportunità offerte da quella evoluzione tecnologica che è la televisione digitale terrestre. Il codice delle comunicazioni elettroniche che recepisce il pacchetto delle direttive comunitarie in materia (d.lgs.vo 1 agosto 2003, n. 259) garantisce all’ordinamento delle reti di comunicazione elettronica una disciplina organica, omogenea, coordinata. La delega al Governo ad emanare un testo unico della radiotelevisione, contenuta nell’articolo 16 della c.d. legge Gasparri, recentemente approvata dal Parlamento ed in attesa della promulgazione da parte del Capo dello Stato, colma una lacuna storica dell’ordinamento nazionale e dota, in prospettiva, il settore radiotelevisivo di una 2 propria raccolta organica e coordi-
LA
REDAZIONE ESPRIME I MIGLIORI AUGURI
DI BUONE FESTIVITA’ A TUTTI GLI ASSOCIATI
USPI
Articoli e notizie di questo Notiziario possono essere liberamente riprodotti citandone la fonte. Se ne raccomanda, anzi, la massima diffusione da parte di tutti i periodici associati all’USPI, nell’interesse della categoria QUESTO NOTIZIARIO VIENE SPEDITO AGLI ASSOCIATI USPI IN REGOLA CON IL VERSAMENTO DELLE QUOTE
EDITORIA: E ADESSO IL TESTO UNICO DELLE LEGGI SULLA STAMPA nata di norme. E’ ora di fare altrettanto con riguardo alla disciplina dell’impresa e del prodotto editoriale, che costituisce ancora oggi un corpus legislativo e regolamentare frammentato e disperso. Serve un testo unico dell’editoria: serve alle istituzioni preposte all’applicazione delle disposizioni in materia; serve agli imprenditori del settore; serve ai giornalisti, agli studiosi, ai giovani delle decine di corsi di laurea in comunicazione sorte in questi anni; serve idealmente a tutti i cittadini italiani che devono poter agevolmente leggere e conoscere almeno i fondamenti di una disciplina così importante per la vita democratica del paese. Il testo unico dovrà essere l’occasione per un ampio lavoro di ricognizione della legislazione nazionale in materia editoriale; per un’analisi della dimensione e della qualità dell’intervento pubblico; per una riflessione in chiave storica sulla disciplina del settore; per una riflessione in chiave prospettica su come riequilibrare i “rapporti di forza” tra carta stampata, radiotelevisione e nuovi media; per stemperare le tensioni oggi esistenti tra questi settori (si pensi, ad esempio, al tema della distribuzione dei ricavi da pubblicità) e dunque per assicurare un nuovo e più ordinato sviluppo della comunicazione nel nostro Paese. Volendo effettuare questa ricognizione e raccolta della legislazione in materia di imprese editoriali; volendo svolgere questa riflessione sulla natura, le dimensioni e gli effetti dell’intervento pubblico nel settore; volendo ragionare, soprattutto, sulla realizzazione di un testo unico delle leggi in materia di disciplina delle imprese e del prodotto editoriale non potremmo che partire dal precetto costituzionale, da quell’articolo 21 della Costituzione che costituisce la pietra angolare del nostro ordinamento in materia. Forse è utile ricordare - per comporre un sommario quadro storico e dare la misura del lavoro di ricostruzione e di coordinamento da compiere - la scansione della legislazione in materia di imprese e prodotto editoriale successiva all’entrata in vigore della Costituzione. La legge sulla stampa dell’8 febbraio 1948, n. 47, che nelle settimane successive all’entrata in vigore della Costituzione dà al settore la prima norma di riferimento, è il referente immediatamente successivo. Essa stabilisce tra l’altro alcuni principi fondamentali di trasparenza del sistema quali la pubblica registrazione, e quindi la conoscibilità, dei proprietari e degli editori dei mezzi di comunicazione, e la disciplina dell’esercizio del diritto di rettifica. Quasi contemporaneamente al varo della legge sulla stampa si concretizza un primis-
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simo abbozzo di politiche di sostegno all’editoria con la legge 1 agosto 1949, n. 482 (“provvidenze in favore della stampa”). Si tratta di due brevi articoli che stabiliscono alcuni benefici fiscali in materia di imposta generale sull’entrata e di imposta di registro a vantaggio delle attività di composizione e stampa di giornali quotidiani e periodici; nonché politiche tariffarie agevolate per il trasporto ferroviario della carta destinata alla stampa di giornali e per la spedizione postale di taluni documenti (estratti conto, cedole di commissione) da parte degli editori di giornali. Il sostegno pubblico al settore editoriale, anche volendo trascurare gli innumerevoli provvedimenti regolamentari, passa attraverso una nuova legge di sistema (legge 28 marzo 1956, n. 168, recante provvidenze in favore della stampa) e, in anni più recenti, almeno per altri tre provvedimenti di legge (legge 29 novembre 1971, n. 1063; legge 6 giugno 1973, n. 307; legge 16 luglio 1974, n. 307) che finanziano per l’anno di riferimento un fondo a favore dell’editoria giornalistica. In questo contesto di crescente sostegno pubblico all’impresa editoriale, anche l’altra “componente” del settore, quella professionale, trova la sua disciplina di riferimento con la legge 3 febbraio 1963, n. 69, istitutiva dell’ordinamento della professione giornalistica. Con la legge 6 giugno 1975, n. 172 (e con il successivo regolamento attuativo recato dal DPCM 13 gennaio 1976), la politica del sostegno pubblico abbandona la tattica dell’intervento estemporaneo e trova una sua organica sistemazione. Si inaugura così la stagione dei contributi statali alle imprese editrici di giornali e periodici in funzione del consolidamento dei bilanci delle aziende editoriali e del rilancio dell’intero settore (integrazioni sul prezzo di acquisto della carta per quotidiani e periodici, provvidenze alle agenzie di stampa a carattere nazionale, agevolazioni fiscali, mutui agevolati per le imprese editrici e stampatrici). Contestualmente si sperimentano le prime forme di censimento e di vigilanza sulle imprese con l’istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri del “Registro nazionale della stampa quotidiana e periodica e delle agenzie di stampa”. Nel quinquennio 1975-1980 il dibattito sulla riforma della legge per l’editoria tocca molti punti politicamente rilevanti, dallo statuto dell’azienda editoriale, al discorso sulla trasparenza delle fonti di finanziamento della stampa e degli assetti societari delle imprese. Sale anche di tono il dibattito sul cosiddetto editore puro, si avvia una riflessione sul ruolo dei giornalisti e sulla necessità di prevedere un sistema di maggiori garanzie
della categoria, si parla per la prima volta in Italia di normative antitrust. Contestualmente il regime agevolativo alle imprese editoriali si consolida attraverso una serie di provvedimenti ponte che prorogano le provvidenze in attesa della riforma organica: abbiamo così la legge 27 ottobre 1977, n. 809 (misure urgenti per l’editoria); la legge 1 agosto 1978, n. 428 (proroga delle disposizioni della legge 172/1975); il decreto legge 7 maggio 1980, n. 167 (interventi urgenti per l’editoria). Quest’ultimo provvedimento reca anche misure di tutela dei giornalisti in materia di previdenza e risoluzione del rapporto. A conclusione di questo processo, e dell’articolato dibattito che lo accompagna, troviamo la legge 5 agosto 1981, n. 416, vera organica legge di sistema, ancora oggi punto di riferimento essenziale della disciplina del settore. Essa in particolare: 1. ridefinisce le politiche di sostegno alle imprese del settore (con avvio anche delle agevolazioni tariffarie, postali e telefoniche); 2. individua per la prima volta un dispositivo antitrust (articolo 4) che stabilisce limiti alla proprietà di giornali quotidiani in ragione del parametro delle tirature (su base nazionale, interregionale e regionale); 3. istituisce il Garante dell’attuazione della legge per l’editoria, organo monocratico di nomina parlamentare con funzioni di vigilanza e garanzia nel settore. La successiva legge 25 febbraio 1987, n. 67, che rifinanzia il fondo a sostegno delle imprese editoriali, contiene a sua volta due grandi novità: 1. il regime di agevolazioni viene prorogato, ma con l’introduzione di primi filtri che servono ad escludere progressivamente dai benefici sul prezzo di acquisto della carta le aziende più grosse che nel frattempo hanno risanato i propri bilanci. Speculare a questa scelta, quella di privilegiare, nelle politiche di sostegno, le imprese aventi particolari requisiti (natura cooperativistica, assenza di lucro ecc.); 2. il regime in materia di controlli societari viene ulteriormente affinato attraverso l’introduzione di una nozione di controllo societario che va al di là delle previsioni civilistiche e consente una più efficace azione di accertamento degli intrecci proprietari. L’intervento pubblico affina i suoi strumenti, selezionando ulteriormente gli interventi agevolativi, con la legge 7 agosto 1990, n. 250, che in certa misura, ed ancorché modificata profonda- 7 Notiziario USPI n° 12
LE QUOTE ASSOCIATIVE USPI
per l’anno 2004 L’invito ai Soci a rinnovare al più presto l’iscrizione all’USPI per l’anno 2004 versando la relativa quota associativa, lungi dal corrispondere ad una rituale formalità, risponde alla doverosa esigenza di assicurare all’Unione le entrate necessarie non soltanto a fronteggiare i continui ed evidenti aumenti dei costi, ma soprattutto a potenziare i servizi gratuiti resi alla generalità dei Soci. I periodici e gli editori iscritti sanno infatti assai bene che l’USPI offre al Socio un consistente pacchetto di servizi gratuiti che comprende, tra l’altro: - la consulenza editoriale e l’assistenza amministrativa per pratiche publiche; - l’aggiornamento professionale mensile tramite questo Notiziario; - l’aggiornamento della XII edizione della “Guida della Stampa Periodica”; - la rappresentanza e la tutela in seno alle Commissioni ministeriali; - il filo diretto telefonico per la consulenza fiscale, postale, legislativa, legale, marketing, pubblicitaria e internet; - congressi, convegni e stages di qualificazione professionale; - la tessera, bollino annuale e “disco stampa” per autovettura. Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2004 (e comprensive del costo del “Notiziario USPI”) sono le seguenti:
Per le testate (secondo la tiratura dichiarata): da 1 a 10.000 copie da 10.001 a 50.000 copie da 50.001 a 100.000 copie da 100.001 a 200.000 copie da 200.001 copie in su
€ 180,00 € 560,00 € 1.125,00 € 2.300,00 € 3.550,00
Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura è sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge.
Quota d’iscrizione (“una tantum” per le testate che si iscrivono per la prima volta): - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata sia fino a 10.000 copie
€
80,00
- Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata superi le 10.000 copie
€
160,00
- se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all’USPI
€
210,00
- stesse categorie ma che operano per periodici non associati all’USPI
€
320,00
Per i soci singoli ex art. 31 dello Statuto:
Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 257, Via Franceschini n. 58 - Roma, CIN: U - ABI: 05584 - CAB: 03206 - c/c: 000000004977 (intestato USPI), ovvero tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile spedito con assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale numero 27433002 intestato all’USPI.
ATTENZIONE Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio. PER FACILITARE IL VERSAMENTO DELLE QUOTE ALLO SCORSO NUMERO DI NOVEMBRE E’ STATO ALLEGATO UN MODULO DI C.C.P.
In vigore dal 1° gennaio 2004
EMANATO IL “CODICE DELLA PRIVACY” Maggiori garanzie per i cittadini. Semplificazioni per esercitare i diritti e adempiere agli obblighi (Newsletter del Garante per la protezione dei dati personali del 28 giugno 2003) E’ ispirato all’introduzione di nuove garanzie per i cittadini, alla razionalizzazione delle norme esistenti e alla semplificazione, il testo unico in materia di protezione dei dati personali, definitivamente approvato dal Consiglio dei ministri il 27 giugno scorso e denominato “Codice della privacy”. Il provvedimento, sulla base dell’esperienza di 6 anni, riunisce in unico contesto la legge 675/1996 e gli altri decreti legislativi, regolamenti e codici deontologici che si sono succeduti in questi anni, e contiene anche importanti innovazioni tenendo conto della “giurisprudenza” del Garante e della direttiva Ue 2000/58 sulla riservatezza nelle comunicazioni elettroniche. Il Codice è diviso in tre parti: la prima dedicata alle disposizioni generali, riordinate in modo tale da trattare tutti gli adempimenti e le regole del trattamento con riferimento ai settori pubblico e privato; la seconda è la parte speciale dedicata a specifici settori: questa sezione, oltre a disciplinare aspetti in parte inediti (informazione giuridica, notificazioni di atti giudiziari, dati sui comportamenti debitori), completa anche la disciplina attesa da tempo per il settore degli organismi sanitari e quella dei controlli sui lavoratori; la terza affronta la materia delle tutele amministrative e giurisdizionali con il consolidamento delle sanzioni amministrative e penali e con le disposizioni relative all’Ufficio del Garante. Il Codice, che rappresenta il primo tentativo al mondo di conformare le innumerevoli disposizioni relative anche in via indiretta alla privacy, entrerà in vigore quasi integralmente il 1 gennaio 2004. Ecco, in sintesi, alcuni dei punti rilevanti del testo, che in molte parti recepisce e codifica le numerose pronunce emanate e i pareri forniti in questi anni dal Garante. Notificazione. Una delle principali semplificazioni riguarda l’adempimento della notificazione al Garante, ovvero dell’atto con cui l’impresa, il professionista o la pubblica amministrazione segnala all’Autorità i trattamenti di dati che si intendono effettuare. Mentre con l’originale impianto della legge 675/1996, e le successive modificazioni, dovevano notificare tutti i soggetti non esplicitamente esentati, nel testo unico si rovescia l’impostazione e si indicano solo i pochi casi nei quali la notifica va effettuata. La notifica dovrà essere effettuata solo in particolari casi di trattamento di dati sensibili (specie se sanitari) con determinate modalità d’uso, ma anche per trattamenti particolar-
Notiziario USPI n° 12
mente a rischio, effettuati con strumenti elettronici, nel campo della profilazione dei consumatori, oppure in relazione a procedure di selezione del personale e ricerche di marketing, nonché in ipotesi di utilizzo di informazioni commerciali e relative alla solvibilità. Non solo diminuiscono le ipotesi di notifica obbligatoria, ma vengono snellite anche le modalità della stessa: solo per via telematica, seguendo le indicazioni del Garante quanto all’utilizzo della firma digitale. Consenso. Il codice della privacy sviluppa il principio del bilanciamento degli interessi con uno snellimento degli adempimenti a carico delle aziende. L’area del consenso viene sostanzialmente confermata per ipotesi già esistenti (artt. 11, 12 e 20 della legge 675/1996), con la previsione di alcune altre ipotesi di esonero con riferimento a settori specifici (tra le altre, quelle di utilizzo per perseguire un legittimo interesse del titolare con particolare riferimento all’attività dei gruppi bancari e per i trattamenti effettuati da associazioni no profit con riferimento a soci e aderenti). Informativa. Rimane fermo l’adempimento dell’informativa agli interessati preventiva al trattamento dei dati. Il Garante può, comunque, individuare modalità semplificate in particolare per i servizi telefonici di assistenza e informazione al pubblico (call center). Sanità. In ambito sanitario si semplifica l’informativa da rilasciare ai pazienti e si consente di manifestare il consenso al trattamento dei dati con un’unica dichiarazione resa al medico di famiglia o all’organismo sanitario (il consenso vale anche per la pluralità di trattamenti a fini di salute erogati da distinti reparti e unità dello stesso organismo, nonché da più strutture ospedaliere e territoriali). Per il settore sanitario vengono inoltre codificate misure per il rispetto dei diritti del paziente: distanze di cortesia, niente appelli nominativi dei pazienti in sala di attesa, certezze e cautele nelle informazioni telefoniche e nelle informazioni sui malati ricoverati, estensione delle esigenze di riservatezza anche agli operatori sanitari non tenuti al segreto professionale. Viene introdotta la possibilità di non rendere immediatamente identificabili in farmacia gli intestatari di ricette. Per i dati genetici viene previsto il rilascio di un’apposita autorizzazione da parte del Garante, sentito il Ministro della salute. Lavoro. Viene confermata l’elaborazione di un codice di deontologia e buona condotta che dovrà fissare regole per l’informativa ed il consenso anche degli annunci per finalità di occupazione (selezione del personale) e della
ricezione dei curricula. Il Codice affronta anche la questione dei controlli a distanza con la riaffermazione di quanto sancito dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori (legge 300/1970). Il lavoratore domestico è tenuto a mantenere la necessaria riservatezza per tutto quanto si riferisce alla vita familiare. Tlc. Il codice si inserisce nella linea di tendenza europea e stabilisce un nuovo e più ridotto termine massimo per la conservazione dei dati del traffico telefonico per ragioni di accertamento e repressione reati, prescrivendo un termine di trenta mesi rispetto a quello attuale di 5 anni, secondo modalità che dovranno essere stabilite con decreto ministeriale. Ridotto periodo di conservazione, anonimato e necessità del consenso per il trattamento dei dati sulla localizzazione dei cellulari. Trattamento in ambito giudiziario. Vengono meglio garantite le parti nei processi. Il Codice prevede infatti che l’interessato possa chiedere, nel processo, di apporre sulla sentenza un’annotazione con la quale si avvisa che, nel caso di pubblicazione del verdetto su riviste giuridiche o su supporti elettronici o in caso di diffusione mediante reti telematiche, devono essere omessi i dati dell’interessato. Con disposizione espressa si attribuisce maggiore tutela ai minori nel processo, non solo in quello penale, ma anche nei settori civili e amministrativi. Pubblica amministrazione. Il Codice innova anche, accogliendo indicazioni del Garante, nella materia della notificazione degli atti giudiziari e degli atti amministrativi e impone la regola della busta chiusa per i casi di notifica effettuata a persona diversa dal destinatario. Viene sancita espressamente la necessità per gli enti pubblici di approvare regolamenti per i trattamenti dei dati sensibili, ma solo con il parere conforme del Garante. Liste elettorali. Le liste elettorali non possono essere più usate per promozione commerciale: solo per scopi collegati alla disciplina elettorale e per finalità di studio ricerca statistica, scientifica o storica o a carattere socio assistenziale. Internet, videosorveglianza, direct marketing. Per settori così delicati il codice conferma la previsione di appositi codici deontologici. *** Per una più completa informazione, si pubblica il TITOLO VI del “Codice in 6 materia di protezione dei dati per-
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In vigore dal 1° gennaio 2004
EMANATO IL “CODICE DELLA PRIVACY” sonali” che specifica gli adempimenti cui è tenuto chi opera il trattamento di dati personali.
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Si richiama l’attenzione, in particolare, sull’ARTICOLO 37 che, come detto nella newsletter del Garante, rovescia la precedente impostazione indicando esplicitamente i pochi casi nei quali la notifica va effettuata. Si pubblicano, altresì, gli ARTICOLI 136137-138-139 del Codice che contengono norme relative al giornalismo e all’espressione letteraria e artistica. Titolo VI ADEMPIMENTI
Articolo 37 (Notificazione del trattamento) 1. Il titolare notifica al Garante il trattamento di dati personali cui intende procedere, solo se il trattamento riguarda: a) dati genetici, biometrici o dati che indicano la posizione geografica di persone od oggetti mediante una rete di comunicazione elettronica; b) dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, trattati a fini di procreazione assistita, prestazione di servizi sanitari per via telematica relativi a banche di dati o alla fornitura di beni, indagini epidemiologiche, rilevazione di malattie mentali, infettive e diffusive, sieropositività, trapianto di organi e tessuti e monitoraggio della spesa sanitaria; c) dati idonei a rivelare la vita sessuale o la sfera psichica trattati da associazioni, enti od organismi senza scopo di lucro, anche non riconosciuti, a carattere politico, filosofico, religioso o sindacale; d) dati trattati con l’ausilio di strumenti elettronici volti a definire il profilo o la personalità dell’interessato, o ad analizzare abitudini o scelte di consumo, ovvero a monitorare l’utilizzo di servizi di comunicazione elettronica con esclusione dei trattamenti tecnicamente indispensabili per fornire i servizi medesimi agli utenti; e) dati sensibili registrati in banche di dati a fini di selezione del personale per conto terzi, nonché dati sensibili utilizzati per sondaggi di opinione, ricerche di mercato e altre ricerche campionarie; f) dati registrati in apposite banche di dati gestite con strumenti elettronici e relative al rischio sulla solvibilità economica, alla situazione patrimoniale, al corretto adempimento di obbligazioni, a comportamenti illeciti o fraudolenti. 2. Il Garante può individuare altri trattamenti suscettibili di recare pregiudizio ai dirit-
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ti e alle libertà dell’interessato, in ragione delle relative modalità o della natura dei dati personali, con proprio provvedimento adottato anche ai sensi dell’articolo 17. Con analogo provvedimento pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana il Garante può anche individuare, nell’ambito dei trattamenti di cui al comma 1, eventuali trattamenti non suscettibili di recare detto pregiudizio e pertanto sottratti all’obbligo di notificazione. 3. La notificazione è effettuata con unico atto anche quando il trattamento comporta il trasferimento all’estero dei dati. 4. Il Garante inserisce le notificazioni ricevute in un registro dei trattamenti accessibile a chiunque e determina i modi per la sua consultazione gratuita per via telematica, anche mediante convenzioni con soggetti pubblici o presso il proprio Ufficio. Le notizie accessibili tramite la consultazione del registro possono essere trattate per esclusive finalità di applicazione della disciplina in materia di protezione dei dati personali. Articolo 38 (Modalità di notificazione) 1. La notificazione del trattamento è presentata al Garante prima dell’inizio del trattamento ed una sola volta, a prescindere dal numero delle operazioni e della durata del trattamento da effettuare, e può anche riguardare uno o più trattamenti con finalità correlate. 2. La notificazione è validamente effettuata solo se è trasmessa per via telematica utilizzando il modello predisposto dal Garante e osservando le prescrizioni da questi impartite, anche per quanto riguarda le modalità di sottoscrizione con firma digitale e di conferma del ricevimento della notificazione. 3. Il Garante favorisce la disponibilità del modello per via telematica e la notificazione anche attraverso convenzioni stipulate con soggetti autorizzati in base alla normativa vigente, anche presso associazioni di categoria e ordini professionali. 4. Una nuova notificazione è richiesta solo anteriormente alla cessazione del trattamento o al mutamento di taluno degli elementi da indicare nella notificazione medesima. 5. Il Garante può individuare altro idoneo sistema per la notificazione in riferimento a nuove soluzioni tecnologiche previste dalla normativa vigente. 6. Il titolare del trattamento che non è tenuto
alla notificazione al Garante ai sensi dell’articolo 37 fornisce le notizie contenute nel modello di cui al comma 2 a chi ne fa richiesta, salvo che il trattamento riguardi pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque. Articolo 39 (Obblighi di comunicazione) 1. Il titolare del trattamento è tenuto a comunicare previamente al Garante le seguenti circostanze: a) comunicazione di dati personali da parte di un soggetto pubblico ad altro soggetto pubblico non prevista da una norma di legge o di regolamento, effettuata in qualunque forma anche mediante convenzione; b) trattamento di dati idonei a rivelare lo stato di salute previsto dal programma di ricerca biomedica o sanitaria di cui all’articolo 110, comma 1, primo periodo. 2. I trattamenti oggetto di comunicazione ai sensi del comma 1 possono essere iniziati decorsi quarantacinque giorni dal ricevimento della comunicazione salvo diversa determinazione anche successiva del Garante. 3. La comunicazione di cui al comma 1 è inviata utilizzando il modello predisposto e reso disponibile dal Garante, e trasmessa a quest’ultimo per via telematica osservando le modalità di sottoscrizione con firma digitale e conferma del ricevimento di cui all’articolo 38, comma 2, oppure mediante telefax o lettera raccomandata. Articolo 40 (Autorizzazioni generali) 1. Le disposizioni del presente codice che prevedono un’autorizzazione del Garante sono applicate anche mediante il rilascio di autorizzazioni relative a determinate categorie di titolari o di trattamenti, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Articolo 41 (Richieste di autorizzazione) 1. Il titolare del trattamento che rientra nell’ambito di applicazione di un’autorizzazione rilasciata ai sensi dell’articolo 40 non è tenuto a presentare al Garante una richiesta di autorizzazione se il trattamento che intende effettuare è conforme alle relative prescrizioni. 2. Se una richiesta di autorizzazione riguarda un trattamento autorizzato ai sensi dell’articolo 40 il Garante può provvedere
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comunque sulla richiesta se le specifiche modalità del trattamento lo giustificano. 3. L’eventuale richiesta di autorizzazione è formulata utilizzando esclusivamente il modello predisposto e reso disponibile dal Garante e trasmessa a quest’ultimo per via telematica, osservando le modalità di sottoscrizione e conferma del ricevimento di cui all’articolo 38, comma 2. La medesima richiesta e l’autorizzazione possono essere trasmesse anche mediante telefax o lettera raccomandata. 4. Se il richiedente è invitato dal Garante a fornire informazioni o ad esibire documenti, il termine di quarantacinque giorni di cui all’articolo 26, comma 2, decorre dalla data di scadenza del termine fissato per l’adempimento richiesto. 5. In presenza di particolari circostanze, il Garante può rilasciare un’autorizzazione provvisoria a tempo determinato.
TITOLO XII GIORNALISMO ED ESPRESSIONE LETTERARIA ED ARTISTICA
CAPO I PROFILI GENERALI
Articolo 136 (Finalità giornalistiche e altre manifestazioni del pensiero) 1. Le disposizioni del presente titolo si applicano al trattamento: a) effettuato nell’esercizio della professione di giornalista e per l’esclusivo perseguimento delle relative finalità; b) effettuato dai soggetti iscritti nell’elenco dei pubblicisti o nel registro dei praticanti di cui agli articoli 26 e 33 della legge 3 febbraio 1963, n. 69; c) temporaneo finalizzato esclusivamente alla pubblicazione o diffusione occasionale di articoli, saggi e altre manifestazioni del pensiero anche nell’espressione artistica. Articolo 137 (Disposizioni applicabili) 1. Ai trattamenti indicati nell’articolo 136 non si applicano le disposizioni del presente codice relative: a) all’autorizzazione del Garante prevista dall’articolo 26; b) alle garanzie previste dall’articolo 27 per i dati giudiziari; c) al trasferimento dei dati all’estero, contenute nel Titolo VII della Parte I. 2. Il trattamento dei dati di cui al comma 1 è effettuato anche senza il consenso dell’interessato previsto dagli articoli 23 e 26. 3. In caso di diffusione o di comunicazione
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dei dati per le finalità di cui all’articolo 136 restano fermi i limiti del diritto di cronaca a tutela dei diritti di cui all’articolo 2 e, in particolare, quello dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico. Possono essere trattati i dati personali relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico. Articolo 138 (Segreto professionale) 1. In caso di richiesta dell’interessato di conoscere l’origine dei dati personali ai sensi dell’articolo 7, comma 2, lettera a), restano ferme le norme sul segreto professionale degli esercenti la professione di giornalista, limitatamente alla fonte della notizia.
CAPO Il CODICE DI DEONTOLOGIA
Articolo 139 (Codice di deontologia relativo ad attività giornalistiche) 1. Il Garante promuove ai sensi dell’articolo 12 l’adozione da parte del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti di un codice di deontologia relativo al trattamento dei dati di cui all’articolo 136, che prevede misure ed accorgimenti a garanzia degli interessati rapportate alla natura dei dati, in particolare per quanto riguarda quelli idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale. Il codice può anche prevedere forme semplificate per le informative di cui all’articolo 13. 2. Nella fase di formazione del codice, ovvero successivamente, il Garante, in cooperazione con il Consiglio, prescrive eventuali misure e accorgimenti a garanzia degli interessati, che il Consiglio è tenuto a recepire. 3. Il codice o le modificazioni od integrazioni al codice di deontologia che non sono adottati dal Consiglio entro sei mesi dalla proposta del Garante sono adottati in via sostitutiva dal Garante e sono efficaci sino a quando diviene efficace una diversa disciplina secondo la procedura di cooperazione. 4. Il codice e le disposizioni di modificazione ed integrazione divengono efficaci quindici giorni dopo la loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale ai sensi dell’articolo 12. 5. In caso di violazione delle prescrizioni contenute nel codice di deontologia, il Garante può vietare il trattamento ai sensi dell’articolo 43, comma 1, lettera c).
EDITORIA: ADESSO IL TESTO UNICO mente da innumerevoli interventi successivi, costituisce ancora oggi il parametro di riferimento per quanto riguarda i principi ispiratori dei nuovi indirizzi in materia di politiche di sostegno alla stampa. Ad essa fanno seguito la legge 14 agosto 1991, n. 278; la legge 15 novembre 1993, n. 466 e gli innumerevoli interventi di rifinanziamento del fondo per le agevolazioni all’editoria contenuti in ogni legge finanziaria dell’ultimo decennio. A tali disposizioni, vanno aggiunte sia le decine e decine di interventi regolamentari, sia la legislazione dedicata alle agevolazioni tariffarie. In tempi più recenti dobbiamo ricordare la legge 18 agosto 2000, n. 248 (recante “Nuove norme di tutela del diritto d’autore”) che modifica la legge 22 aprile 1941, n. 633 ed ha la sua incidenza sulla disciplina complessiva del settore editoriale e, soprattutto, la legge 7 marzo 2001, n. 62 recante “nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n.416”. Quest’ultima rivede profondamente i meccanismi dell’intervento pubblico, prevede all’articolo 16 un innovativo istituto di semplificazione, e soprattutto introduce una nuova nozione di prodotto editoriale che estende la disciplina generale del prodotto editoriale ai nuovi media. Tale disciplina di equiparazione, in particolare con riferimento ai siti internet aventi contenuto editoriale, ha trovato opportuna applicazione grazie a due successivi interventi contenuti nell’articolo 31, comma 1, lettera a) della legge comunitaria 2001 (Legge 1 marzo 2002 n. 39, recante “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee) e nell’articolo 7, comma 3, del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, attuativo degli indirizzi impartiti nella legge delega. La sintetica rassegna legislativa abbozzata non ha alcuna presunzione di esaustività. Bisognerebbe infatti accennare ancora alla disciplina fiscale in materia di prodotto editoriale, alla disciplina della distribuzione, alla cosiddetta par condicio applicata a quotidiani e periodici, alla regolamentazione in materia di sondaggi pubblicati sulla stampa, alla disciplina del Registro degli operatori di comunicazione emanata dall’Autorità, ai vincoli dell’ordinamento in materia di pubblicità su quotidiani e periodici. Un lavoro di ricostruzione storica, di sistemazione e di raccolta nell’ottica della costruzione del testo unico delle leggi e dei regolamenti in materia di imprese e prodotto editoriale risponde ad una diffusa esigenza di semplificazione e chiarificazione. Farne uno degli obiettivi del disegno di legge recante disposizioni in materia di editoria e diffusione della stampa quotidiana e periodica, attualmente all’esame del Parlamento, potrebbe essere una buona idea.
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Il Senato ha dato il via libera al riassetto del settore radiotelevisivo
DEFINITIVAMENTE APPROVATA LA “LEGGE GASPARRI” opo quasi un anno di duri scontri e reciproche accuse tra maggioranza e opposizione, dopo interminabili sedute fiume in Parlamento e centinaia di emendamenti, dopo proclami, girotondi, comunicati infuocati delle associazioni del settore, il 2 dicembre il Senato ha approvato definitivamente il DDL “Gasparri” sul riassetto del settore radiotelevisivo, con 155 voti favorevoli e 128 contrari. Il provvedimento è ora alla firma del Presidente della Repubblica, Ciampi, ed anche questo passo è oggetto di polemiche e reazioni critiche. Fin dai prossimi numeri l’USPI farà le sue considerazioni e osservazioni, partendo sempre dal principio che si tutela il pluralismo se si tutela la piccola e media editoria, l’unica che, per il solo fatto di esistere e con il proprio impegno, difende la libera circolazione delle idee e la libertà di informazione. Iniziamo con il pubblicare su questo numero del Notiziario gli articoli della legge che più fanno riferimento alla carta stampata e un box riassuntivo dei punti salienti del provvedimento.
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DISEGNO DI LEGGE Testo approvato dal Senato della Repubblica
Capo I PRINCIPI GENERALI
Articolo 1 (Ambito di applicazione e finalità) 1. La presente legge individua i princìpi generali che informano l’assetto del sistema radiotelevisivo nazionale, regionale e locale, e lo adegua all’avvento della tecnologia digitale e al processo di convergenza tra la radiotelevisione e altri settori delle comunicazioni interpersonali e di massa, quali le telecomunicazioni, l’editoria, anche elettronica, ed INTERNET in tutte le sue applicazioni. 2. Sono comprese nell’ambito di applicazione della presente legge le trasmissioni di programmi televisivi, di programmi radiofonici e di programmi-dati, anche ad accesso condizionato, nonché la fornitura di servizi interattivi associati e di servizi di accesso condizionato, su frequenze terrestri, via cavo e via satellite. 8
Articolo 2 (Definizioni) 1. Ai fini della presente legge si intende per: a) «programmi televisivi» e «programmi radiofonici» l’insieme, predisposto da un fornitore, dei contenuti unificati da un medesimo marchio editoriale e destinati alla fruizione del pubblico, rispettivamente, mediante la trasmissione televisiva o radiofonica con ogni mezzo; l’espressione «programmi» riportata senza specificazioni si intende riferita a programmi sia televisivi che radiofonici; b) «programmi-dati» i servizi di informazione costituiti da prodotti editoriali elettronici, trasmessi da reti radiotelevisive e diversi dai programmi radiotelevisivi, non prestati su richiesta individuale, incluse le pagine informative teletext e le pagine di dati; c) «operatore di rete» il soggetto titolare del diritto di installazione, esercizio e fornitura di una rete di comunicazione elettronica su frequenze terrestri in tecnica digitale, via cavo o via satellite, e di impianti di messa in onda, multiplazione, distribuzione e diffusione delle risorse frequenziali che consentono la trasmissione dei programmi agli utenti; d) «fornitore di contenuti» il soggetto che ha la responsabilità editoriale nella predisposizione dei programmi televisivi o radiofonici e dei relativi programmi-dati destinati alla diffusione anche ad accesso condizionato su frequenze terrestri in tecnica digitale, via cavo o via satellite o con ogni altro mezzo di comunicazione elettronica e che è legittimato a svolgere le attività commerciali ed editoriali connesse alla diffusione delle immagini o dei suoni e dei relativi dati; e) «fornitore di servizi interattivi associati o di servizi di accesso condizionato» il soggetto che fornisce, attraverso l’operatore di rete, servizi al pubblico di accesso condizionato mediante distribuzione agli utenti di chiavi numeriche per l’abilitazione alla visione dei programmi, alla fatturazione dei servizi ed eventualmente alla fornitura di apparati, ovvero che fornisce servizi della società dell’informazione ai sensi dell’articolo 1, numero 2), della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, come modificata dalla direttiva 98/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 luglio 1998, ovvero fornisce una guida elettronica ai programmi; f) «accesso condizionato» ogni misura e
sistema tecnico in base ai quali l’accesso in forma intelligibile al servizio protetto sia subordinato a preventiva ed individuale autorizzazione da parte del fornitore del servizio; g) «sistema integrato delle comunicazioni» il settore economico che comprende le imprese radiotelevisive e quelle di produzione e distribuzione, qualunque ne sia la forma tecnica, di contenuti per programmi televisivi o radiofonici; le imprese dell’editoria quotidiana, periodica, libraria, elettronica, anche per il tramite di INTERNET; le imprese di produzione e distribuzione, anche al pubblico finale, delle opere cinematografiche; le imprese fonografiche; le imprese di pubblicità, quali che siano il mezzo o le modalità di diffusione; h) «servizio pubblico generale radiotelevisivo» il pubblico servizio esercitato su concessione nel settore radiotelevisivo mediante la complessiva programmazione, anche non informativa, della società concessionaria, secondo le modalità e nei limiti indicati dalla presente legge e dalle altre norme di riferimento; i) «ambito nazionale» l’esercizio dell’attività di radiodiffusione televisiva o radiofonica non limitata all’ambito locale; l) «ambito locale» l’esercizio dell’attività di radiodiffusione televisiva in uno o più bacini, comunque non superiori a sei, anche non limitrofi, purché con copertura inferiore al 50 per cento della popolazione nazionale; l’ambito è denominato «regionale» o «provinciale» quando il bacino di esercizio dell’attività di radiodiffusione televisiva è unico e ricade nel territorio di una sola regione o di una sola provincia, e l’emittente non trasmette in altri bacini; l’espressione «ambito locale» riportata senza specificazioni si intende riferita anche alle trasmissioni in ambito regionale o provinciale; m)«opere europee» le opere originarie: 1) di Stati membri dell’Unione europea; 2) di Stati terzi europei che siano parti della Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera, fatta a Strasburgo il 5 maggio 1989 e resa esecutiva dalla legge 5 ottobre 1991, n. 327, purché le opere siano realizzate da uno o più produttori stabiliti in uno di questi Stati o siano prodotte sotto la supervisione e il controllo effettivo di uno o più produttori stabiliti in uno di questi Stati oppure il contributo dei co-produttori di tali Stati sia prevalente nel costo totale della coproduzione e questa non sia controllata da uno o più produttori stabiliti al di fuori di tali Stati; 3) di altri Stati terzi europei, realizzate in via esclusiva, o in co-produzione con produttori stabiliti in uno o più Stati Notiziario USPI n° 12
membri dell’Unione europea, da produttori stabiliti in uno o più Stati terzi europei con i quali la Comunità europea abbia concluso accordi nel settore dell’audiovisivo, qualora queste opere siano realizzate principalmente con il contributo di autori o lavoratori residenti in uno o più Stati europei. Articolo 3 (Princìpi fondamentali)
I punti salienti della legge SIC E LIMITI ANTITRUST Art. 14 L’Authority per le Comunicazioni, qualora accerti che un’impresa si trovi nella
condizione di poter superare il 20% delle risorse complessive del SIC (Sistema integrato delle comunicazioni), adotta un atto di pubblico richiamo. In caso di accertata violazione, interviene per rimuovere le posizioni lesive del pluralismo (ex articolo 2, punto 7, L. 249/97) Art. 15 Fermo restando il divieto di costituzione di posizioni dominanti nei singoli mer-
1. Sono princìpi fondamentali del sistema radiotelevisivo la garanzia della libertà e del pluralismo dei mezzi di comunicazione radiotelevisiva, la tutela della libertà di espressione di ogni individuo, inclusa la libertà di opinione e quella di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza limiti di frontiere, l’obiettività, la completezza, la lealtà e l’imparzialità dell’informazione, l’apertura alle diverse opinioni e tendenze politiche, sociali, culturali e religiose e la salvaguardia delle diversità etniche e del patrimonio culturale, artistico e ambientale, a livello nazionale e locale, nel rispetto delle libertà e dei diritti, in particolare della dignità della persona, della promozione e tutela del benessere, della salute e dell’armonico sviluppo fisico, psichico e morale del minore, garantiti dalla Costituzione, dal diritto comunitario, dalle norme internazionali vigenti nell’ordinamento italiano e dalle leggi statali e regionali.
cati, nessun impresa o gruppo può conseguire ricavi superiori al 20% del SIC. Confermato il limite del 10% per gli organismi di telecomunicazioni i cui ricavi nelle tlc siano superiori al 40% dei ricavi complessivi di quel mercato (la Telecom - n.d.r.). Le imprese o gruppi che possiedono più di una rete televisiva non possono acquisire partecipazioni, o partecipare alla costituzione, di imprese editrici di giornali quotidiani, prima del 31 dicembre 2008. AFFOLLAMENTI PUBBLICITARI Art. 15 Solo gli “spot pubblicitari” sono soggetti ai limiti orari, mentre le “telepro-
mozioni” sono inserite nei limiti di affollamenti quotidiani, calcolati sulle 24 ore e non su quelli orari. I messaggi pubblicitari di promozione del libro e della lettura, trasmessi gratuitamente o a condizioni di favore, non concorrono a determinare i limiti massimi di affollamento pubblicitario. VERTICI RAI E PRIVATIZZAZIONE
Art. 20 La TV pubblica avrà un Consiglio di amministrazione formato da 9 membri, in
carica per tre anni e rieleggibili una sola volta. Fino alla alienazione del 10% del capitale (prima fase della privatizzazione), sarà demandato alla Commissione di vigilanza il compito di nominare sette membri del CdA mentre gli altri due, tra cui il Presidente, saranno scelti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. La nomina del Presidente deve ottenere il parere favorevole dei due terzi della Commissione di vigilanza sulla RAI. A regime, i 9 membri saranno nominati dall’Assemblea dei soci. Il Presidente sarà nominato dal CdA, ma la sua nomina dovrà ottenere il parere favorevole, a maggioranza di due terzi, della Commissione di vigilanza. Questa sarà la disciplina per il rinnovo degli attuali vertici RAI fissato per il 28 febbraio 2004.
Articolo 13 (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) 1. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nell’esercizio dei compiti ad essa affidati dalla legge, assicura il rispetto dei diritti fondamentali della persona nel settore delle comunicazioni, anche radiotelevisive. 2. Le funzioni di cui al comma 1 sono svolte anche attraverso i Comitati regionali per le comunicazioni (CORECOM) la cui disciplina, relativamente ad aspettative e permessi dei loro presidenti e componenti, è demandata, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, ad apposito regolamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 3. Restano ferme le competenze attribuite dalla legge nel settore radiotelevisivo al Garante per la protezione dei dati personali e all’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
TV LOCALI Art. 7
Ogni operatore potrà avere fino a tre concessioni o autorizzazioni in ogni bacino regionale. Fino al massimo di sei se per regioni non limitrofe. Aumenta dal 35% al 40% il tetto quotidiano di affollamento pubblicitario. DIGITALE TERRESTRE
Art.25 Entro il 1° gennaio 2004 la RAI dovrà coprire il 50% del territorio nazionale con
due blocchi di diffusione. Entro il 1° gennaio 2005 il 70% della popolazione. Questo per preparare il passaggio definitivo alla nuova tecnica di trasmissione previsto entro il 31 dicembre 2006. E’ consentita la proroga delle attuali concessioni analogiche fino alla scadenza del termine per il passaggio al digitale. MINORI E TV Art.10 Vietato l’uso di minori di 14 anni negli spot pubblicitari.
Capo II TUTELA DELLA CONCORENZA E DEL MERCATO Notiziario USPI n° 12
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Il Codice di autoregolamentazione TV - minori assume rilevanza di legge ed è prevista adeguata pubblicità per le sanzioni inflitte, in caso di violazione, da parte dell’Autorità o del Comitato di applicazione del codice. 9
Il Senato ha dato il via libera al riassetto del settore radiotelevisivo
DEFINITIVAMENTE APPROVATA LA “LEGGE GASPARRI” Articolo 14 (Accertamento della sussistenza di posizioni dominanti nel sistema integrato delle comunicazioni)
integrato delle comunicazioni»; all’ultimo periodo del medesimo comma le parole: «, ai fini della presente legge,» sono soppresse.
1. I soggetti che operano nel sistema integrato delle comunicazioni sono tenuti a notificare all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni le intese e le operazioni di concentrazione al fine di consentire, secondo le procedure previste in apposito regolamento adottato dall’Autorità medesima, la verifica del rispetto dei principi enunciati dall’articolo 15.
Articolo 15 (Limiti al cumulo dei programmi televisivi e radiofonici e alla raccolta di risorse nel sistema integrato delle comunicazioni. Disposizioni in materia pubblicitaria)
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2. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, su segnalazione di chi vi abbia interesse o, periodicamente, d’ufficio, individuato il mercato rilevante conformemente ai princìpi di cui agli articoli 15 e 16 della direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 marzo 2002, verifica che non si costituiscano, nel sistema integrato delle comunicazioni e nei mercati che lo compongono, posizioni dominanti e che siano rispettati i limiti di cui all’articolo 15 della presente legge, tenendo conto, fra l’altro, oltre che dei ricavi, del livello di concorrenza all’interno del sistema, delle barriere all’ingresso nello stesso, delle dimensioni di efficienza economica dell’impresa nonché degli indici quantitativi di diffusione dei programmi radiotelevisivi, dei prodotti editoriali e delle opere cinematografiche o fonografiche. 3. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni qualora accerti che un’impresa, o un gruppo di imprese, operanti nel sistema integrato delle comunicazioni, si trovi nella condizione di potere superare, prevedibilmente, i limiti di cui all’articolo 15, adotta un atto di pubblico richiamo, segnalando la situazione di rischio e indicando l’impresa o il gruppo di imprese e il singolo mercato interessato. In caso di accertata violazione dei predetti limiti l’Autorità provvede ai sensi dell’articolo 2, comma 7, della legge 31 luglio 1997, n. 249.
1. All’atto della completa attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiofoniche e televisive in tecnica digitale, uno stesso fornitore di contenuti, anche attraverso società qualificabili come controllate o collegate ai sensi dell’articolo 2, commi 17 e 18, della legge 31 luglio 1997, n. 249, non può essere titolare di autorizzazioni che consentano di diffondere più del 20 per cento del totale dei programmi televisivi o più del 20 per cento dei programmi radiofonici irradiabili su frequenze terrestri in ambito nazionale mediante le reti previste dal medesimo piano. 2. Fermo restando il divieto di costituzione di posizioni dominanti nei singoli mercati che compongono il sistema integrato delle comunicazioni, i soggetti tenuti all’iscrizione nel registro degli operatori di comunicazione costituito ai sensi dell’articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5), della legge 31 luglio 1997, n. 249, non possono né direttamente, né attraverso soggetti controllati o collegati ai sensi dell’articolo 2, commi 17 e 18, della citata legge n. 249 del 1997, conseguire ricavi superiori al 20 per cento delle risorse complessive del settore integrato delle comunicazioni.
4. Gli atti giuridici, le operazioni di concentrazione e le intese che contrastano con i divieti di cui al presente capo sono nulli.
3. I ricavi di cui al comma 2 sono quelli derivanti dal finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo al netto dei diritti dell’erario, da pubblicità nazionale e locale, da sponsorizzazioni, da televendite, dagli investimenti di enti ed imprese in altre attività finalizzate alla promozione dei propri prodotti o servizi, da convenzioni con soggetti pubblici, da provvidenze pubbliche, da offerte televisive a pagamento, da vendite di beni, servizi e abbonamenti relativi ai settori indicati alla lettera g) del comma 1 dell’articolo 2.
5. All’articolo 2, comma 16, primo periodo, della legge 31 luglio 1997, n. 249, le parole: «dalla presente legge» sono sostituite dalle seguenti: «nel sistema
4. Gli organismi di telecomunicazioni previsti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 1997, n. 318, i cui ricavi nel mercato
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dei servizi di telecomunicazioni, come definiti dal medesimo regolamento, sono superiori al 40 per cento dei ricavi complessivi di quel mercato non possono conseguire nel settore integrato delle comunicazioni ricavi superiori al 10 per cento del settore medesimo. 5. All’articolo 2, comma 7, primo periodo, della legge 31luglio 1997, n. 249, le parole: «ed avendo riguardo ai criteri indicati nei commi 1 e 8» sono soppresse. 6. I soggetti che esercitano l’attività televisiva in ambito nazionale attraverso più di una rete non possono, prima del 31 dicembre 2008, acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali quotidiani o partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di giornali quotidiani. Il divieto si applica anche alle imprese controllate, controllanti o collegate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile. 7. Secondo le disposizioni dell’articolo 18, paragrafi 1 e 2, della direttiva 89/552/CEE del Consiglio, del 3 ottobre 1989, come sostituito dalla direttiva 97/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 giugno 1997, e fermi restando i limiti orari e giornalieri di affollamento pubblicitario indicati nella legge 6 agosto 1990, n. 223, all’articolo 8 della medesima legge n. 223 del 1990, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 7, la parola: «messaggi» è sostituita dalla seguente: «spot»; b) al comma 9-bis, al primo periodo, dopo le parole: «se comprende forme di pubblicità» sono inserite le seguenti: «diverse dagli spot pubblicitari» e le parole: «le forme di pubblicità diverse dalle offerte di cui al presente comma» sono sostituite dalle seguenti: «gli spot pubblicitari» e, al secondo periodo, la parola: «offerte» è sostituita dalle seguenti: «pubblicità diverse dagli spot pubblicitari». 8. L’articolo 10 della legge 7 marzo 2001, n. 62, è sostituito dal seguente: «Art. 10. - (Messaggi pubblicitari di promozione del libro e della lettura). — 1. I messaggi pubblicitari facenti parte di iniziative, promosse da istituzioni, enti, associazioni di categoria, produttori editoriali e librai, volte a sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti del libro e della lettura, trasmessi gratuitamente o a condizioni di favore da emittenti televisive e radiofoniche pubbliche e private, non sono considerati ai fini del calcolo dei limiti massimi di cui all’articolo 8 della legge 6 agosto 1990, n. 223, e successive modificazioni». Notiziario USPI n° 12
Le collaborazioni giornalistiche coordinate e continuative a riforma dei rapporti di lavoro configurata nelle grandi linee della legge Biagi 14 febbraio 2003 n. 30 e avviata dal Dlg.vo 10 settembre 2003 n. 276, in vigore dal 24 ottobre u.s., è simile ad un quadro in movimento pieno di novità e di zone d’ombra. Mentre scriviamo questa nota non è stata ancora pubblicata la circolare esplicativa del Ministero del Lavoro, preannunciata ai primi di ottobre u.s. dal Sottosegretario Sacconi. Speriamo che ce la porti la Befana, ma soprattutto speriamo che chiarisca le caratteristiche concrete dei nuovi rapporti come quello dei “lavori a progetto” che mal si prestano ad una realistica individuazione. Almeno in ambito editoriale. In questo quadro normativo mobile e confuso c’è però un dato chiaro che corrisponde ad esigenze redazionali molto diffuse nell’area USPI: la sopravvivenza, la legittimità ed anzi la centralità delle co.co. e co. prestate da redattori iscritti all’Ordine dei giornalisti. Sembra dunque utile limitarsi, per ora, ad un approfondimento critico di questo tipo di collaborazione, in attesa di maggiori chiarimenti interpretativi sugli altri rapporti. L’art. 61 del dlg n. 276/03, al 1° comma, prevede la trasformazione obbligatoria, entro un anno, delle attuali co.co.co in nuovi rapporti di lavoro ma esclude testualmente dal suo campo di applicazione “le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali”. Ed è il caso dei giornalisti iscritti nell’elenco professionisti o in quello dei pubblicisti tenuti dall’Ordine. Forse qualche dubbio potrebbe sorgere per gli iscritti nell’elenco speciale ma è cosa che si chiarirà - a nostro avviso positivamente - strada facendo, poiché il Decretone rinvia questi dettagli ad accordi collettivi di categoria. Nessuna novità, dunque, per gli iscritti all’Ordine che svolgano (o svolgeranno) collaborazioni di natura giornalistica. Le principali fonti di riferimento sono gli articoli 2222 e seguenti del codice civile che disciplinano il lavoro autonomo, il Dlg. 10.2.’96 n. 103, istitutivo dell’INPGI 2, il citato Dlg. 276/03 e, in materia fiscale, il T.U. delle imposte dirette innovato dalle Leggi finanziarie.
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CONCETTI DI COORDINAZIONE E DI CONTINUITA’ Nell’ambito di una redazione cosa deve intendersi per “coordinazione” per restare Notiziario USPI n° 12
entro il quadro della disciplina? Sembra potersi affermare che l’autonomia organizzativa e operativa del giornalista parasubordinato deve armonizzarsi con la coordinazione, normalmente esercitata dal Direttore responsabile e dal Caporedattore. Oltre a questo aspetto redazionale, riteniamo che sussista un obbligo del giornalista di coordinare la sua attività redazionale o grafica con il ciclo e le scadenze di produzione del periodico e con la sua linea progettuale ed editoriale. E come deve intendersi la continuità? La parola “continuativa” evoca una collaborazione non episodica che si sostanzi concretamente nella redazione di notizie, articoli, servizi o nell’offerta di altre attività giornalistiche, come ad es. la titolazione, commissionati dal direttore responsabile (o da persona da lui delegata) e reiterati nel tempo in misura apprezzabile e consistente. FORMA E CONTENUTI DEL CONTRATTO Fonti autorevoli ritengono che per i collaboratori coordinati e continuativi resti non obbligatoria la forma scritta del contratto. Da parte nostra suggeriamo di formalizzare il rapporto con un contratto scritto che contenga le seguenti notizie e le seguenti pattuizioni su cui gli editori possono basare la loro contrattazione con i giornalisti collaboratori: 1. Indicazione dell’azienda editrice, delle sue sedi e delle testate presso le quali il giornalista dovrà prestare la sua attività di collaborazione. Indicazione delle generalità del collaboratore, dell’eventuale codice fiscale e del suo indirizzo. Acquisizione di un certificato d’iscrizione all’Ordine dei giornalisti. 2. Precisazione che il giornalista s’impegna a prestare la sua attività in forma di co.co. e co., senza vincolo di subordinazione, secondo le modalità e le richieste che saranno a lui avanzate dall’editore e dal direttore responsabile (o da persona da questi delegata). 3. Data d’inizio e di termine del contratto. Poiché non è previsto dalla legge un periodo di prova, se il giornalista non è conosciuto dall’editore o dal direttore responsabile suggeriamo di limitare il primo contratto entro un termine breve salvo poi ad allungare la scadenza a 6 mesi o ad un anno. In ogni caso il contratto può essere rinnovato - anche tacitamente - ma tale clausola va esplicitata
nell’accordo - così come può essere disdettato dalle parti (con raccomandata A.R.) almeno 30 gg. prima della scadenza. 4. Il contratto deve riportare il compenso lordo (trimestrale, semestrale o annuo, a seconda della durata del contratto), precisando le modalità di pagamento. Nei settimanali, nei quindicinali e nei mensili, il rateo mensile è corrisposto entro il 5° giorno del mese successivo a quello della prestazione. Nei bimestrali o nei trimestrali il rateo bimestrale o trimestrale può essere corrisposto entro il 30° giorno successivo al mese di pubblicazione del periodico. La determinazione del compenso, rimessa alla libera contrattazione, è parametrata sulla qualità e quantità dell’impegno, ed anche sulla tiratura del periodico. Chi volesse un riferimento ragionevole, potrà costruire il compenso prevedendo il numero ed il tipo dei “pezzi” richiesti e tenendo conto dei minimi fissati dal tariffario annuo dell’Ordine dei giornalisti, da corrispondere per ciascuna notizia, articolo o servizio, minimi opportunamente differenziati secondo la diffusione e le tirature dei periodici. L’Ordine ha previsto anche i compensi a numero per i Direttori Responsabili coordinati e continuativi. Questo tariffario - non vincolante viene aggiornato ai primi di ogni anno e riportato, in genere, nel numero di marzo di questo Notiziario (cfr. per l’anno in corso il “Notiziario USPI” di marzo 2003). 5. E’ opportuno precisare nel contratto che il giornalista deve iscriversi all’INPGI 2, che è tenuto a versare l’intero contributo del 12% (10% a suo carico e 2% a carico dell’editore) e che l’editore si impegna a corrispondergli in busta paga la parte a suo carico del 2%. 6. Suggeriamo di stabilire per iscritto che il giornalista non dovrà svolgere attività in concorrenza con l’editore e/o con la testata, né diffondere notizie sui progetti editoriali, né compiere atti pregiudizievoli all’attività editoriale del committente. Questa clausola è importante dal momento che la legge non esclude che un co.co.co. possa avere una molteplicità di rapporti di lavoro. 7. Il contratto, infine, preciserà che ove sopraggiungano le
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Le collaborazioni giornalistiche coordinate e continuative seguenti cause di assenza: a) malattia b) maternità c) infortunio la prestazione resterà sospesa, senza corresponsione di assegni, - per un massimo di 60 giorni nell’anno solare nel caso di malattia; - 2 mesi prima la data presunta del parto e 5 mesi dopo la data effettiva del parto; - fino a guarigione clinica nel caso di infortunio. Il collaboratore è tenuto a comunicare preventivamente e comunque entro 24 ore all’editore l’impossibilità di eseguire le prestazioni giornalistiche, per permettere all’editore di sostituirlo. In caso di assenza temporanea il giornalista presenterà tempestivamente all’editore il certificato medico.
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IL TRATTAMENTO FISCALE DELLE CO.CO. e CO. I compensi pagati ai collaboratori coordinati sono stati fiscalmente equiparati agli stipendi dei lavoratori dipendenti, in forza della Legge finanziaria 2000 del 21.11.00 n. 342. Pertanto detti compensi devono essere assoggettati alla ritenuta fiscale, con aliquota progressiva, secondo gli scaglioni di reddito. Ciò ha reso necessaria una busta paga per una corretta evidenziazione del compenso e delle ritenute fiscali e previdenziali. Dall’imponibile e dalle imposte vanno detratte le riduzioni da lavoro dipendente, quelle per carichi di famiglia e quelle per oneri. In luogo della certificazione delle ritenute effettuata in forma libera, l’editore deve rilasciare al giornalista coordinato il CUD, entro il 28 febbraio dell’anno successivo, così come si fa con i giornalisti dipendenti. Questo insieme di adempimenti fiscali, complicato da una disciplina che cambia ogni anno, ci induce a consigliare agli editori piccoli e medio - piccoli di affidarsi ad uno studio esterno specializzato in paghe e contributi.
LA TUTELA CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO Quando la collaborazione giornalistica viene svolta in redazione si applicano le norme in materia di sicurezza e igiene del lavoro e quelle di tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Dal momento che l’obbligo assicurativo sussiste solo per particolari attività e sotto determinate condizioni, suggeriamo di Notiziario USPI n° 12
assumere informazioni preventive presso il servizio contributi della sede provinciale INAIL sulla sussistenza dell’obbligo nel caso di specie, sul tasso applicabile all’attività giornalistica svolta dal collaboratore e sulla misura dei contributi (che, in genere, è di 2/3 a carico del committente e di 1/3 a carico del collaboratore). Ordinariamente anche questi adempimenti iscrittivi e contributivi possono essere svolti dallo stesso studio esterno incaricato dall’editore di assolvere agli adempimenti relativi alle paghe e ai contributi. LE COLLABORAZIONI OCCASIONALI Non mette conto di approfondire il profilo delle collaborazioni occasionali sia perché se ne è parlato a sufficienza nel precedente numero di novembre di questo “Notiziario” ma soprattutto perché non sono utilizzabili per le co.co. e co. di natura giornalistica. E ciò per lo stesso motivo per cui la nuova disciplina dei contratti a progetto non è applicabile ai co.co.co. iscritti all’Ordine dei giornalisti: queste
PROCLAMATI
IL REGIME TRANSITORIO Le co.co.co. avviate prima del 24 ottobre u.s., data di entrata in vigore del Dlg. n. 276/03 sopravvivono fino alla scadenza naturale ma comunque entro il limite di un anno e cioè fino al 23 ottobre 2004, ma prima di tale data suggeriamo di disdettarle. Su questo argomento proporremo altri approfondimenti quando sarà promulgata la circolare del Ministero del Lavoro, esplicativa del Decretone 276. Nulla vieta invece di istituire contratti di co.co. e co. con redattori iscritti all’Ordine di giornalisti per motivi illustrati in questa nota.
I VINCITORI DEL PREMIO GIORNALISTICO DEI
ell’elegante cornice dell’Helio Cabala di Marino (Roma), un festoso galà ha coinvolto mondanità e cultura nella proclamazione dei vincitori del Premio giornalistico e televisivo “Castelli Romani”. L’evento nasce nel 1987 come sezione giornalistica distinta dal Premio Castelli Romani destinato a personalità del mondo culturale, artistico e scientifico. Le due iniziative, sostenute dalla Provincia di Roma e dai Comuni, si propongono di valorizzare il ruolo e la potenzialità dei Castelli Romani e di esprimere la professionalità eccellente di una singolare concentrazione di insigni esponenti della cultura, del giornalismo e dello spettacolo che hanno scelto di vivere nei Castelli pur essendo professionalmente impegnati nella Capitale. Tra i premiati della carta stampata Paolo Gambescia (direttore del Messaggero) e il vice Stefano Barigelli, Pino Aprile (condirettore di “Oggi”) e Giulia Arci (direttore di “Ragazza Moderna”); per l’editoria Antonio Angelucci di “Libero” e il gruppo editoriale “Cioè”. Per la televisione sono stati premiati Andrea Pamparana (condirettore del TG5), Emilio Albertario (coordinatore della rubrica “costume e società” del TG2), Fernando Balestra (redattore capo della 2a rete), Marco Fabriani (direttore di T9) e Massimo Manni
N
ipotesi sono esplicitamente escluse dal capo I del decreto attuativo. Naturalmente nulla vieta all’editore di avvalersi di collaboratori occasionali per prestazioni amministrative, contabili ma comunque non giornalistiche. Dal punto di vista fiscale sui compensi di tali prestazioni occasionali va applicata la ritenuta d’acconto del 20%.
CASTELLI ROMANI
(regista del “Processo di Biscardi”). Premi ai giornalisti dell’informazione locale come Fabio Polli e Lorena Fantauzzi che, attraverso la cronaca dei Castelli, valorizzano preziosi localismi culturali. Organizzatore dei forum che hanno preceduto la serata, e direttore artistico del galà conclusivo, è stato Brunetto Fantauzzi, singolare realizzatore di eventi culturali vivaciz-
zati da popolari personaggi dello spettacolo. Presentatore della serata il garbato Pippo Franco, madrina Elisabetta Gardini, ospite ammirata Barbara Chiappini reduce da “L’isola dei famosi”. Una targa di benemerenza è stata conferita anche all’USPI, rappresentata dal nostro direttore Cinoglossi (nella foto con Pippo Franco).
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BIBLIOTECA USPI WEBLOG Personal Publishing di Maurizio Dovigi Apogeo, Milano, 2003, pagine 108, € 10,00 L’editore di se stesso che scriveva, stampava e distribuiva a sue spese un piccolo periodico, uscito dalla scena editoriale a metà degli anni 90 torna in questi giorni alla ribalta grazie ad un software, inventato nel 1999 da due giovani americani. Questo nuovo modo di usare la Rete consente di creare e pubblicare una pagina web in tre minuti e di ordinare cronologicamente i documenti in pochi secondi. Quello del weblog è, dunque, un giornalismo di ultima generazione, slegato dall’ufficialità e capace di affrontare con freschezza argomenti a tutto campo, dalla politica all’attualità, dall’high tech al campionato di calcio. Ce n’è davvero per tutti i gusti e qualcuno l’ha già definita B l o g g i n g Revolution mentre Blogger. com, il capostipite dei siti che forniscono questo servizio, si autodefinisce “editoria per il popolo grazie ad un unico pulsante”. Naturalmente non mancano le critiche: scarsa professionalità, mancanza di affidabilità e - a nostro avviso strumento torrenziale per i grafomani. C’è, infatti, tanta gente che sa scrivere, sa quel che dice e non può pubblicare ma c’è anche moltissima gente che non sa scrivere, dice ovvietà e grazie a questo nuovo strumento - di per sé utilissimo - può improvvisarsi scrittore, giornalista, poeta, esperto. Speriamo bene...
NOTIZIARIO Mensile - 11 numeri Organo del direttivo nazionale dell’Associazione di categoria dei piccoli e medi editori Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972 Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Fax: 06.40.66.859 Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991) Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Responsabile: Giancarlo Cinoglossi Redattore Capo: Vittorio Volpi Tipografia: SO.GRA.RO. SpA - Via Ignazio Pettinengo, 39 00159 Roma Il n. 12 (dicembre 2003) è stato stampato l’11 dicembre 2003
Notiziario USPI n° 12
I NUOVI MEDIA di Francesca Pasquali Carocci Editore Roma, 2003, pagine 200, € 15,50 In questo libro Francesca Pasquali, docente di teorie e tecniche dei nuovi media alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bergamo, spiegando la particolarità dei nuovi media, fa giustizia di qualche luogo comune viziato da nuovismo. I nuovi media, infatti, non vanno concettualizzati con la retorica del nuovo che spazza via necessariamente il vecchio. A ben guardare, nuovi e vecchi media sono necessariamente interconnessi e coinvolti in un processo di ibridazione. Muovendo da questa puntualizzazione ontologica l’autrice delinea l’intersezione fra innovazione, rappresentazione e incorporazione sociale. Computer e reti sono, infatti, non solo strumenti per pensare ma anche “strumenti di convivialità”. Agli inizi degli anni Novanta il sistema mediale era articolato in tre segmenti distinti: stampa, cinema e televisione. Oggi, sull’onda lunga dei quotidiani, molti piccoli periodici (e questo Notiziario è tra quelli) hanno una versione on line, così come le televisioni si avvalgono di siti web interattivi e i films si distribuiscono nei canali televisivi e presto arriveranno a casa degli spettatori direttamente in rete. C’è, dunque, una forte convergenza fra le industrie mediali e il sistema delle reti di comunicazione che sono diventate infrastrutture essenziali al nuovo sistema dei media. Questo fenomeno planetario legittima la definizione della multimedialità come “perfetta integrazione di dati, testi, suoni, immagini di ogni genere all’interno di un unico ambiente informativo digitale”. Completa il volume un prezioso glossario curato da Giovanna Mascheroni.
COME SI SCRIVE IL CORRIERE DELLA SERA di AA.VV. Fondazione Corriere della sera, Milano, 2003, pagine 508, s.i.p. La recensione di un libro così denso esige che si dia conto quanto meno dei suoi contenuti essenziali. La prima parte ci accompagna nello storico palazzo Milanese di Via Solferino, rivelandoci il lavoro degli uomini che ogni giorno realizzano la frenetica gestazione e la sofferta nascita del quotidiano che in Italia detiene un primato di precisione, affidabilità e correttezza. Incontriamo così le figure chiave del giornale, impegnate nella redazione, nelle inchieste, nelle interviste, nei reportage, nei corsivi e nelle corrispondenze dall’estero che si raccontano e spiegano il loro lavoro. Ed entriamo anche nel retrobottega del “Corrierone”
incontrando professionisti impegnati nella progettazione, nel coordinamento redazionale, nella grafica, nei rapporti con Internet, nella revisione e nella caccia agli errori. Segue uno splendido glossario ricco di consigli di scrittura e di errori da evitare scritto da Sergio Lepri, già Direttore dell’ANSA, divenuto il più competente specialista di questi utili manuali giornalistici. (Ma giacché parliamo di errori rileviamo che la città che dà il nome ai celebri bucatini Amatrice - non è in Abruzzo, ma nel Lazio, in provincia di Rieti). Non meno interessante ed importante è la terza parte che fa la storia del giornale da quel 5 marzo 1876 quando uscì il primo numero (a quattro pagine e al prezzo di cinque centesimi, con una tiratura di 15.000 copie) fino ai nostri giorni. Una storia cucita sugli articoli del quotidiano, che consente di esaminare il divenire dei fatti raccontati ma anche le differenze di stile da penna a penna e da tempo a tempo. Un libro da inserire nella bibliotechina professionale di ogni editore e, naturalmente, di ogni giornalista. GIARDINIERI PRINCIPESSE PORCOSPINI Metafore per l’evoluzione personale e professionale di Consuelo C. Casula Franco Angeli, Milano, 2003, pagine 224 € 20,00 Prima di recensire i contenuti singolari di questo volume, diciamo che contiene 106 favole godibilissime che prendono come un romanzo di Kundera e che sottendono metafore di grande impatto umanistico. L’Autore racconta storie inventate per tutti e raccomandate a quanti professionalmente si servono della metafora come allusione indiretta rivolta all’inconscio di chi ascolta: psicologi che curano, docenti formatori, terapeuti, consulenti, manager. Persone che credono che talvolta sia più efficace far intuire che esplicitare. L’Autore sistematizza le sue splendide invenzioni per costruire un metodo di costruzione della metafora ma, con grande praticità, evita una soporifera “teoria della metafora” per offrire divertenti o commoventi modelli di repertorio. Insomma siamo di fronte ad un prezioso manuale professionale ma anche ad un libro di favole per bambini, adolescenti e per adulti che richiama la vasta gamma di interessi del “Piccolo Principe” di Saint d’Exupery.
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PERIODICI ASSOCIATI ALL’USPI (356° elenco) AGRICOLTURA ALIMENTAZIONE ECONOMIA ECOLOGIA
COLDIRETTI MARCHE
IL LAGO DI GARDA
Via Leopoldo Serra n. 31 00153 ROMA Direttore: Francesco Chiriaco Editore: Lariser srl Periodicità: trimestrale Materia trattata: sindacale
Via Achille Grandi n. 48/E 60131 ANCONA Direttore: Dino Tartagni Editore: Federazione regionale coltivatori diretti delle Marche Periodicità: mensile Materia trattata: agricoltura marchigiana
Via Cairoli n. 3 25011 CALCINATO BS Direttore: Alvaro Ioppi Editore: Acherdo P.S.C. Arl Periodicità: trimestrale Materia trattata: territorio, turismo, cultura
ANNALS OF MICROBIOLOGY
FILOSOFIA ALIMENTARE
STAZIONE DI POSTA
Via Celoria n. 2 20133 MILANO Direttore: Claudia Sorlini Editore: Dipartimento di scienze e tecnologie alimentari e microbiologiche Periodicità: quadrimestrale Materia trattata: microbiologia
Via Garibaldi n. 11 20033 DESIO MI Direttore: Alberico Lemme Editore: Alberico Lemme Periodicità: mensile Materia trattata: rivista a carattere scientifico
Via Brunelleschi n. 1 50123 FIRENZE Direttore: Franco Manescalchi Editore: Esuvia Edizioni snc Periodicità: bimestrale Materia trattata: letteratura
ASID NEWS - IL GIORNALE DEI DIETISTI
GIORNALE ITALIANO DI ENDOSCOPIA DIGESTIVA
NOTIZIARIO ARTIGIANO MAGAZINE
Via Domenico Fontana n. 200 80131 NAPOLI Direttore: Giulia Savio Editore: Asid onlus Periodicità: quadrimestrale Materia trattata: organo ufficiale dell’Asid, alimentazione e nutrizione
Via Comelico n. 3 20135 MILANO Direttore: Giovanna Clerici Editore: Area Qualità srl Periodicità: trimestrale Materia trattata: gastroenterologia, endoscopia digestiva
Via Dante n. 155 26100 CREMONA Direttore: Antonio Beltrami Editore: Ass. Artigiani della provincia di Cremona Periodicità: trimestrale Materia trattata: argomenti relativi al mondo dell’artigianato
AUTO MERCATO
GIORNALE ITALIANO DI NUTRIZIONE CLINICA E METABOLISMO
TOSCANA NEWS
Viale Europa n. 1 56022 CASTELFRANCO DI SOTTO PI Direttore: Pasquale Troisi Editore: Insieme di Maisto Giuseppina Periodicità: mensile Materia trattata: annunci economici e fotografici auto
Via S. Pansini n. 5 80131 NAPOLI Direttore: Franco Contaldo Editore: Idelson Gnocchi srl Periodicità: quadrimestrale Materia trattata: alimentazione e metabolismo
Viale dei Mille n. 135 50131 FIRENZE Direttore: Paolo Melani Editore: Italnews srl Periodicità: mensile Materia trattata: informazioni turistiche e culturali
L’inserzione sopra riportata costituisce un servizio senza corrispettivo, ai sensi dell’art. 3, primo comma, del DPR 26/10/72 n. 633