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Notiziario aNNo 44° - MENSiLE Unione Stampa
periodica ital ian a
Uspi
- 11 NUMEri
Spedizione in abbonamento postale articolo 1, comma 1, del DL 24/12/2003 n. 353, convertito in L. 27/2/04 n. 46 - DCB di Roma. In caso di mancato recapito rinviare all’ufficio P.T. di Roma - Romanina detentore del conto per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa in vigore
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maggio
2008
CONTRIBUTI EX LEGE 250/90
L’USPI chiede al Governo il ripristino del Fondo per i periodici culturali
SUL SITO DEL GOVERNO IL NUOVO MODELLO RELATIVO AI COSTI DI TESTATA 2007
C’ERA UNA VOLTA… UN PREMIO
Sul sito del governo italiano, più specificatamente nell’area dedicata al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, è stato pubblicato il nuovo modello relativo ai costi di testata da utilizzare a corredo delle richieste di contributo per l’anno 2007. Si ricorda che, ai sensi del comma 2, dell’articolo 10, della legge n. 222/07 (decreto fiscale collegato alla Finanziaria 2008), per le imprese richiedenti il contributo di cui all’articolo 3 della legge 250/90 il termine per la presentazione dell’intera documentazione è stato fissato al 30 settembre 2008, pena la decadenza del diritto alla percezione dei contributi. L’obbligo di presentazione del nuovo modello dei costi di testata e la sua reperibilità sul sito internet del Dipartimento editoria erano stati disposti dall’articolo 2, comma 293, della legge finanziaria 2008 (L. n. 244 del 24.12.2007), in relazione ai contributi previsti dall’articolo 3, commi 2, 2-bis, 2-ter, 2-quater, 8, 10 e 11, della legge 7 agosto 1990, n. 250. Il MODELLO è scaricabile dall’indirizzo internet: www.governo.it/Presidenza/DIE/modulistica/modulistica_testata.html.
Le riviste di elevato valore culturale e l’oblìo dei governi
S
ì, cominciamo quest’articolo così: “c’era una volta…”, ma non parliamo di re, come gli estimatori del Collodi potrebbero pensare, ma di qualcosa di più piccolo e meno regale: “c’era una volta… un premio”. Quel premio (o contributo, che dir si voglia) alle riviste italiane riconosciute di elevato valore culturale. Un premio piccolo, sottolineavamo, dell’ammontare complessivo di quattro miliardi delle lire di allora (eravamo nel 1981) che, diviso per circa cinquecento elargizioni (a fronte di un numero almeno doppio di domande presentate), portava ad un contributo annuo che si aggirava per lo più tra i cinque e i dieci milioni a rivista. Ma non “piccolo” per la sua valenza. In sostanza, con quel magro contributo, lo Stato mostrava di farsi carico di salvaguardare la sopravvivenza di gloriose testate
depOSITO LegALe e CONveNZIONI USpI (vedeRe A pAgINA 11)
S ommario C’era una volta... un premio (pagine 1, 2) Sul sito del governo il nuovo modello relativo ai costi di testata 2007 (pagina 1) Germania, un passo indietro per la liberalizzazione del mercato postale (pagina 2) USA: anche i lettori dei siti sono lettori (pagina 2) Sul sito del Senato la storia dei comuni (pagina 2) Le quote associative USPI per l’anno 2008 (pagina 3) Panorama dell’editoria per ragazzi (pagine 5, 6)
La lettura dei periodici a fumetti come anticamera dei libri per ragazzi (pagina 6) I fumetti diventano romanzi (pagina 6) XXI Corso per operatori editoriali della stampa periodica (pagina 7) Nuova codificazione europea della pubblicità ingannevole e della pubblicità comparativa (pagine 8, 9) Riviste di elevato valore culturale: domanda entro il 30/6 (pagina 9) L’editore domanda (pagine
10, 11) Deposito legale e Convenzioni USPI (pagina 11) La scrittura dell’informazione (pagine 12, 13) La Cassazione apre nuove possibilità al diritto di cronaca e di critica (pagina 13) Le scadenze ROC (pagina 14) Biblioteca USPI (pagina 15) Periodici associati all’USPI – 405° elenco (pagina 16) Telegrammi (pagina 16)
che, per la propria specializzazione e la cultura di nicchia che propugnavano, rischiavano “di non avere mezzi sufficienti per continuare le pubblicazioni, venendo a creare una grave soluzione di continuità nel fluire della cultura italiana, …costituendo, in pratica, l’unico valido sostegno che lo Stato offriva all’editoria di alta cultura”. Così, perlomeno, ci ricordava Alessandro Olschki, della Casa editrice Leo S. Olschki, sul numero di febbraio 2007 del “Notiziario USPI”. Ma perché scriviamo al passato? Forse il contributo alle riviste di elevato valore culturale è stato abolito, vittima anch’esso, come per molti altri sostegni, della esasperata ricerca di risparmi statali e di improbabili quadrature contabili tra saldi attivi e passivi del bilancio dello Stato? No, il “premio” è stato mantenuto. Anzi, sul numero precedente di questo Notiziario abbiamo riportato la normativa generale e la Circolare attuativa emanata dal Ministero per i Beni Culturali per la riproposizione delle domande di contributo per l’anno 2008. Ma è stato depauperato nella sostanza e svilito anche nella sua assegnazione. Non solo oggi, come è tristemente noto a tutti, i quattro miliardi complessivi di lire (o i cinque/dieci milioni a testa) del 1981 non hanno più la stessa capacità e valore contributivo, ma negli ultimi anni il Fondo destinato alle riviste culturali è stato, di Finanziaria in Finanziaria, ancor più ridotto. Quest’anno, i “fortunati vincitori” del premio dovranno spartirsi solo 1.225.970 euro (che, ragionando ancora con la vecchia moneta come non si 2
CONTRIBUTO ALL’AUTHORITY: modulistica entro il 31 maggio (vedeRe A pAgINA 14)
Articoli e notizie di questo Notiziario possono essere liberamente riprodotti citandone la fonte. Se ne raccomanda, anzi, la massima diffusione da parte di tutti i periodici associati all’USPI, nell’interesse della categoria QUESTO NOTIZIARIO VIENE SPEDITO AGLI ASSOCIATI USPI IN REGOLA CON IL VERSAMENTO DELLE QUOTE
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Il caso Deutsche Post
GERMANIA, UN PASSO INDIETRO PER LA LIBERALIZZAZIONE DEL MERCATO POSTALE Il governo alza il minimo salariale dei postini – Timori dell’UE per il rispetto della concorrenza e l’aumento dei prezzi In Europa ci sono Paesi che sono più avanti dell’Italia nella liberalizzazione del mercato postale. Uno di questi è la Germania, in cui operano, accanto alla Deutsche Post (ex monopolista che controlla ancora il 90% del mercato), altri operatori come TNT (gruppo olandese, seimila dipendenti nella Repubblica tedesca) e PIN (gruppo editoriale Springer, novemila dipendenti). Oltre a questi, sono circa 700 le imprese distributive postali, con complessivi 60.000 dipendenti, che si sono affiancate a Deutsche Post da quando il mercato postale tedesco è stato aperto alla concorrenza. Un obiettivo che fa invidia in Italia. Ora, però, tutto questo potrebbe drasticamente ridursi, e persino sparire. Addio liberalizzazione, concorrenza e prezzi in competizione. Si potrebbe tornare all’operatore unico. Il 30 novembre scorso, infatti, la Grosse Koalition al governo in Germania ha imposto per legge il minimo salariale per i portalettere, a partire dal 1° gennaio di quest’anno: la retribuzione di un postino, nella Germania occidentale non può essere inferiore a 9,80 euro l’ora, mentre nelle regioni orientali il minimo è di 9 euro. Solo un colosso come Dutsche Post (con attività e partecipazioni in tutto il mondo; 500 mila dipendenti; proprietaria del corriere DHL, dell’americano Airborne e dell’inglese Exel) può sostenere quei minimi salariali.Gli altri vettori, di massima, arri-
vano a garantire 7,50 euro l’ora ai propri dipendenti. Quindi i nuovi operatori entrati nel mercato postale tedesco potrebbero ritirarsi o diventare del tutto marginali. Con pesanti possibili ricadute sull’occupazione, sui prezzi e l’efficienza del servizio, come ha pronosticato il Commissario UE alla Concorrenza, Neelie Kroes. «Alzando per legge i salari aumenta il pericolo di distruggere 20 mila posti nel settore» ha dichiarato il Presidente della Confindustria tedesca, Dieter Hundt. A difesa La Tower Bonn di delle scelte goverDeutsche Post native si sono invece schierati i sindacati, giudicando “da fame” gli stipendi degli altri vettori. Deutsche Post non è solo il primo operatore postale in Europa (nel 2006, 13 miliardi di fatturato e 2 miliardi di utili), ma è anche tra i primi al mondo nella logistica e nelle spedizioni espresse. Con il muro salariale dei 9 euro e con l’avallo del Governo, Deutsche Post proteggerà dunque il mercato tedesco. Nel frattempo PIN ha già deciso di licenziare 880 postini.
USA: anche i lettori dei siti sono lettori
Sul sito del SeNATO la storia dei comuni
In America gli editori ritengono di aver individuato una strategia per fermare l’emorragia della stampa. Il lettore è il lettore, indipendentemente dal mezzo che sceglie per informarsi. La Newspaper Association of America, che raccoglie gli editori Usa, ora scommette sull’integrazione multimediale. Perché contare i lettori del quotidiano e quelli della versione elettronica separatamente quando è la stessa testata a fornire i contenuti? La nuova formula di rilevazione tiene conto non solo delle copie distribuite, ma anche di quelli che leggono il giornale sul sito. Per esempio, la media mensile di “audience mista” del Washington Post è stata stimata in 3,09 milioni, rispetto alle 635.087 copie cartacee vendute su base settimanale.
Il Senato ha messo a disposizione di studenti, ricercatori, studiosi e cittadini una banca dati di documenti, immagini e bibliografie sulle località grandi e piccole del territorio italiano. Lo ha reso noto, nei giorni scorsi, il sen. Sergio Zavoli, ex presidente della commissione per la biblioteca e l’archivio storico di Palazzo Madama. Una procedura semplificata consente la consultazione di tutto quanto posseduto dalla biblioteca su una determinata località: dai manoscritti degli statuti comunali del ‘300, ai saggi pubblicati dalle riviste storiche, alle edizioni antiche a stampa di importanti storie locali, alle incisioni. Il tutto in una sezione speciale del sito di Palazzo Madama, segnalato anche dal portale della cultura italiana del Ministero dei beni culturali.
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C’ERA UNA VOLTA… UN PREMIO dovrebbe, fa 2.373.867.000 lire). 1 Questo dimezzamento del Fondo porta necessariamente a due conseguenze estreme. Prima che il “contributo” statale assuma sempre più la conformazione di un “obolo” statale. Seconda: che si fossilizzi la platea dei percipiendi il contributo, impedendo a nuove realtà editoriali di pari valenza culturale o scientifica di potersi veder assegnato il premio sperato (e meritato). Non c’è solo questo, però. Abbiamo accennato anche allo svilimento della sua assegnazione. Parlando di soldi, si sente spesso dire: «Meglio pochi, ma subito». Nel nostro caso, sono certamente pochi e certamente non sono subito. Sempre da alcuni anni a questa parte (2005?), infatti, agli stanziamenti erogati in Finanziaria non corrisponde mai una reale competenza per cassa del Ministero. I contributi ci sono, ma non possono essere erogati. La Commissione competente esamina ed approva le pratiche, ma gli editori devono aspettare mesi (anni) per incassare il quantum loro riconosciuto. E’ una situazione ben conosciuta dagli uffici del ministero che devono far fronte alle legittime richieste degli editori e la Commissione, che un tempo si riuniva con cadenze abbastanza stabili, viene ora convocata sporadicamente, quando presumibilmente (e ribadiamo presumibilmente) è possibile procedere alla chiusura delle procedure. Eppure, nella relazione del 16 ottobre 1981 della Direzione per gli Affari Generali Amministrativi e del Personale (come ci ricorda ancora Olschki), si legge: “I contributi alle riviste di elevato valore culturale… rispondevano all’esigenza di sovvenire un settore allora particolarmente in crisi, perdurando le difficoltà del dopoguerra.. In seguito questi contributi si confermarono come la forma di intervento più idonea a favore delle riviste culturali, in genere prive di altri tipi di sostegno e con basse tirature, e furono determinanti per la sopravvivenza di parecchi periodici di alto interesse culturale”. Questo era, e dovrebbe essere ancora, lo spirito che pervade le iniziative governative, impegnate peraltro a finanziare film, opere teatrali e quant’altro fa cultura. Questo chiediamo al nuovo Governo e al nuovo Ministro competente: maggior attenzione e sensibilità per il settore e finanziamenti più adeguati. I contributi alle riviste di elevato valore culturale sono una goccia (anzi, potremmo dire, una particella di sodio) nell’oceano dei bilanci dello Stato. Ma anche una sola goccia può dissetare. Notiziario USPI n° 4/2008
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Le quote aSSociative uSPi
per l’anno 2008 L’invito ai Soci a rinnovare al più presto l’iscrizione all’USPI per l’anno 2008 versando la relativa quota associativa, lungi dal corrispondere ad una rituale formalità, risponde alla doverosa esigenza di assicurare all’Unione le entrate necessarie non soltanto a fronteggiare i continui ed evidenti aumenti dei costi, ma soprattutto a potenziare i servizi gratuiti resi alla generalità dei Soci. I periodici e gli editori iscritti sanno infatti assai bene che l’USPI offre al Socio un consistente pacchetto di servizi gratuiti che comprende, tra l’altro: - la consulenza editoriale e l’assistenza amministrativa per pratiche publiche; - l’aggiornamento professionale mensile tramite questo Notiziario; - copia gratuita della XIII edizione della “Guida della Stampa Periodica” (volume + CD) - la rappresentanza e la tutela in seno alle Commissioni ministeriali; - il filo diretto telefonico per la consulenza fiscale, postale, legislativa, legale, pubblicitaria e internet; - congressi, convegni e stages di qualificazione professionale; - la tessera, bollino annuale e “disco stampa” per autovettura. Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2008 (e comprensive del costo del “Notiziario USPI”) sono le seguenti:
per le testate (secondo la tiratura dichiarata): (per le TeSTATe ON LINe il criterio della tiratura è sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge)
da da da da da
1 a 10.000 copie 10.001 a 50.000 copie 50.001 a 100.000 copie 100.001 a 200.000 copie 200.001 copie in su
€ € € € €
225,00 660,00 1.250,00 2.500,00 3.750,00
OFFeRTA pRIMA ISCRIZIONe 2008: con soli 6 euro, in aggiunta alla quota associativa, riceverete direttamente al vostro domicilio la XIII ediz. della “guida della Stampa periodica” 2005/2006 (volume + Cd). Nella causale di versamento specificare dettagliatamente: “Quota associativa USpI 2008 + guida Stampa periodica”.
Quota d’iscrizione (“una tantum” per le testate che si iscrivono per la prima volta): - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata sia fino a 10.000 copie
€
90,00
- Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata superi le 10.000 copie
€
170,00
€ €
210,00 320,00
Rinnovo della quota per i soci singoli ex art. 30 dello Statuto: - se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all’USPI - stesse categorie ma che operano per periodici non associati all’USPI
Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca popolare di Milano, Agenzia 6,via Franceschini n. 58 - Roma, COdICe IBAN: IT 96 U 05584 03206 000000004977, ovvero tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile spedito con assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale numero 27433002 intestato all’USpI. C.F. dell’USpI: 80188110581
ATTeNZIONe Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio.
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L’inserzione sopra riportata costituisce un servizio senza corrispettivo, ai sensi dell’art. 3, terzo comma, del DPR 26/10/72 n. 633
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Considerazioni dopo la Fiera Internazionale di Bologna
PANORAMA DELL’EDITORIA PER RAGAZZI (ovverosia: Harry Potter è morto. Viva Harry Potter)
dialogando dialogando Ospitiamo, in questa rubrica, il resoconto ed i commenti critici che Domenico Volpi, Vice Presidente dell’USPI e Presidente onorario del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile (editore del trimestrale “Pagine Giovani”, associato alla nostra Unione), ci ha inviati al termine del suo curiosare tra gli stand della recente Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna, annuale vetrina delle novità editoriali ed autorevole “termometro” delle tendenze e dei gusti dei giovani lettori e delle proposte delle case editrici per soddisfarli, nei vari campi della letteratura giovanile che, purtroppo, riscontra sì molti libri, ma ancora pochi lettori. “Così è se vi appare”, parodiando un titolo di Pirandello, pare dirci la Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna (30 marzo-ch), perfettamente organizzata e ormai radicata nel panorama mondiale per la sua specializzazione, appare appunto rutilante, coloratissima, fitta di partecipazioni straniere, ricca delle più varie proposte editoriali, frutto di un’editoria prospera e coraggiosa. È apparenza o sostanza? Come al solito, il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto. Dal lato dell’ottimismo stanno anzitutto i numeri: 1300 espositori, di cui 1200 esteri di 64 Paesi, compresi Israele e Palestina, Usa e Iran, Taiwan e Cina… a testimoniare che i libri per bambini possono unire i popoli. Sono stati contati 4701 operatori stranieri. Il “Paese Ospite” dell’anno era l’Argentina. La Mostra degli Illustratori valeva il prezzo del biglietto (caro) avendo selezionato il meglio di 2598 disegnatori che avevano inviato le loro opere a una giurìa internazionale ed essendo ricca, inoltre, del vasto repertorio argentino, quasi nuovo per i nostri occhi. Sempre dal lato del “mezzo pieno” ci sono state le iniziative della stessa Fiera: non solo, come tutti gli anni, i Premi Bolognaragazzi Award 2008 ai migliori libri del mondo per ogni età e settore, ma l’aggiunta, quest’anno, di un Premio per la Notiziario USPI n° 4/2008
Poesia per bambini vinto dal polacco Julian Tuwim (Ed. Wytwórnia) con Wiersze Dla Dieci (segnalato Il Libro sbilenco di Peter Newell edito dall’ editrice romana Orecchio Acerbo). La lodevolissima attenzione a questo settore finora negletto è stata rinforzata dalla Mostra Figure poetiche: poeti e illustratori, selezione di artisti internazionali che si sono dedicati a interpretare nei loro disegni i versi di vari poeti, nonché dalla Mostra A Garden of verses che ha esposto nella Biblioteca dell’Archiginnasio oltre 150 volumi di filastrocche e rime in diverse lingue e infine dal convegno Intervallo Poesia: la poesia e i libri per ragazzi, che ha discusso se e come, in un mondo fortemente influenzato dal linguaggio televisivo, sia possibile far scoprire ai giovanissimi la forza della “lingua” e la potenza creativa che in essa si cela. Altre iniziative positive per gli Editori: un Centro per i diritti cinematografici e televisivi, che ha costituito la piattaforma privilegiata di incontro fra il mondo della carta stampata e i media audiovisivi e telematici, pilotando una catena di convegni specializzati, e il Centro Traduttori, che si è dimostrato quanto mai opportuno, nell’Anno Internazionale delle Lingue proclamato dall’ONU, di cui in Italia non ho rilevato altri echi. Dal lato del “mezzo vuoto” abbiamo rilevato l’assenza di editori italiani: diversi di quelli rivolti soprattutto verso la produzione di libri scolastici non hanno presentato neppure le loro edizioni di “varia” ed hanno trascurato la Fiera non trovando più né un vero interesse dell’organizzazione né la parallela mostra “Docet” che è scomparsa, ci auguriamo temporaneamente. Eliminato da molti anni l’ingresso ai ragazzi (ma questa volta, per loro, vi erano altre attrattive in città) e non richiamati gl’insegnanti da iniziative a loro rivolte come i grandi Congressi del recente passato (del resto, che si poteva dire di nuovo in un tempo di transizione politica e di riforme confuse e non digerite?), la Fiera è stata dunque ciò che gli editori esteri hanno sempre voluto: un luogo di incontro, di scambio, di esplorazione reciproca, di contratti editoriali e di contatti fra editori, autori e illustratori, di condizioni, di giornalisti specializzati.
Anche le tendenze dell’editoria, sia per tematiche sia per formule, sono contraddittorie: i livelli di lettura non sono entusiasmanti, quasi metà dei giovanissimi non legge nemmeno un libro non scolastico ogni anno, eppure gli editori hanno coraggio, come si diceva all’inizio, in quanto riescono a stampare circa 2000 titoli nuovi ogni anno, sempre nel settore bambini e ragazzi, dai 2 ai 15 anni, ma non fanno “vivere” i libri, dato che solo alcuni superano la prima edizione. Infatti si stampa ma non si ristampa, anche se c’è stato un certo successo, perché si cerca affannosamente un nuovo Harry Potter, si tenta di lanciare il best seller travolgente. Invano, per ora, ma è giusto segnalare i successi delle trilogie di Licia Troisi per Mondadori e di Tobia del francese Timothée di Fombelle (Ed. San Paolo) di cui è uscito il secondo volume, Gli occhi di Elisha. “Volume” è appunto il vocabolo più adatto a una parte della produzione, quella più “voluminosa”: se Harry Potter è un fenomeno discutibile, su cui appunto si dice di tutto nel bene e nel male, almeno un merito dobbiamo ascriverglielo, quello di avere tolto dalla mentalità dei bambini il timore del libro “grosso”. Oggi, saghe e trilogie si presentano in tomi di centinaia di pagine, ben rilegati, con sovraccoperta e abbastanza costosi, e quindi non “usa e getta” ma come nucleo e sprone a farsi una biblioteca personale. Sono però ancora numerose le “collane” di libri snelli ed economici, alcune come buon assortimento di opere d’autore (ad es., “Gli scriccioli” della Nord Sud Edizioni), altre seriali con continuità di personaggio o di tematiche ed inevitabile appiattimento. Ne sono nate molte, e ne nascono ancora, sono utili specie per i lettori più piccoli o più “deboli”, ma il genere sembra in crisi. La Casa Salani festeggia i “20+1” anni della nota e bella collana “Gli Istrici” riproponendo, sotto una nuova veste grafica, i 20 volumetti ritenuti i migliori, più il nuovo Sette streghe per sette signore di Mary Chase. Il topo Geronimo Stilton e i suoi compagni di avventure sono sempre popolari ed animano le più diverse pubblicazioni, persino piacevoli Quaderni per le Vacanze, manualetti di comportamento, di cucina o di giochi. Della stessa editrice, la Piemme di Casale Monferrato, sono i volumi ben rilegati della serie Criptoanimali, in cui l’autore Alberto Melis narra le 6 5
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PANORAMA DELL’EDITORIA PER RAGAZZI vicende di una società di ragaz5 zi che s’impegnano a salvare gli animali fantastici, e quelli misteriosi di Ulysses Moore. Le novità sono annunciate su quattro versanti: l’argomento, l’ambientazione, il linguaggio e le tecniche. Sul primo, spicca l’attenzione agli adolescenti in genere e alle ragazze in particolare (dato che hanno livelli di lettura ben superiori a quelli dei maschi), ma il tono generale è descritto da un titolo del giornale francese “Le Monde” che in proposito chiedeva: “Un’età per niente tenera: malessere, suicidio, malattia, violenza… Perché i libri destinati agli adolescenti sono così neri?”. Occorre dire che spesso è “nera” l’atmosfera, ma non sempre sempre la conclusione è disperata. L’inverno non è per sempre (Feltrinelli) presenta una ragazza che ha un padre alcolizzato ed è attorniata da adulti ipocriti, ma in Salviamo Sahib gli adulti hanno funzioni positive e in La stella di indaco i ragazzi stessi affrontano con forza le loro difficoltà. Da Rizzoli troviamo, in Stupido, la storia di un ragazzo di periferia che finisce in carcere, mentre Un soldo per le tue paure e Toc presso Salani sono basa-
ti su paure ossessive, pur con l’intento di aiutare i lettori a identificare e a combattere le proprie (eventuali) fobie. L’autoironia salva a volte la durezza, come in Spud (Rizzoli) ove una ragazza affronta l’ambiente ostile di una scuola troppo “aristocratica”. Per tener su i livelli di lettura, i generi giallo e horror calcano le tinte, con dettagli macabri, ossessioni inquietanti, ambienti sinistri, fino al paradosso come in La Fine di Lemony Snicket, ultimo volume dei tredici che compongono la “Serie di sfortunati eventi” con cui si sono deliziati molti lettori ridendo sulle orrende sventure dei fratelli Baudelaire (de gustibus…). Anche quest’anno non poteva mancare un libro sul tema dell’omosessualità: Oh, boy!, della francese Aude Murail, che si oppone alla condanna della diversità, è molto drammatico e scritto con delicatezza, ma altrettanta ce ne vuole nel darlo in mano al ragazzo giusto nel momento giusto. Alla ricerca del nuovo troviamo da De Agostini un titolo originale, A+trd, che tradotto dal linguaggio degli sms significa “A più tardi”, e un’originalità nella forma, che è epistolare tramite la “rete” e mima le videate delle chat. Molte novità sono estetiche, con usi sapien-
SeRRA: LA LeTTURA deI peRIOdICI A FUMeTTI COMe ANTICAMeRA deI LIBRI peR RAgAZZI E’ possibile insegnare ai nostri figli a leggere per diletto sconnettendosi dall’infinita rete di stimoli, giochi elettronici, attività sportive che li sequestra ogni giorno? La premessa per la passione dei libri è la capacità di oziare, di isolarsi, ma oziare è diventato un lusso quasi impossibile. Affrontando questo cruciale argomento su “Repubblica” del 21 gennaio Michele Serra parte dai suoi ricordi d’infanzia quando la tv fino alle 17 era “vuota”. «Pareva penuria, - scrive Serra - era in fondo ricchezza. Si era costretti, nell’attesa, a bivaccare dentro se stessi e dentro le proprie stanze. E se non si aveva voglia di studiare, l’alternativa era leggere: soprattutto fumetti, che non per caso sono, da qualche anno, in pesante flessione, schiacciati dalla potente concorrenza della fiction e dei cartoon di diecimila canali. Stravaccato sul letto, dagli otto ai quindici anni credo di avere consumato un milione di tonnellate di giornali a fumetti, Topolino, Asterix, Tin Tin, Tiramolla, i Classici dell’audacia, le riedizioni dell’Uomo Mascherato e Mandrake, Rip Kirby, Superman che si chiamava autarchicamente Nembo Kid, insomma tutto quello che riuscivo a razziare in edicola con i miei pochi spiccioli o farmi 6
imprestare dagli amici. I fumetti sono stati la mia festosa anticamera (e quella di molti altri) prima dell’ingresso definitivo nella letteratura per ragazzi, propedeutici a Salgari e Verne, a Giamburrasca e Pippi Calzelunghe, a Stevenson e Dickens, alla Scala d’Oro della Utet con le sue riduzioni dei classici, alle prime letture da adulto (Moravia, Guareschi, Poe, Chesterton, Calvino, Ginzburg...). Mi chiedo se sarei diventato la stessa persona, nascendo trent’anni dopo, con la tivù sempre accesa e la superfetazione attuale degli svaghi e degli stimoli. Avrei certo acquisito quella destrezza tecnologica (che è anche destrezza neurologica, suppongo) che consente ai ragazzi di oggi di navigare nella tempesta incessante che li circonda, selezionando rapidamente ciò che serve e riconoscendo al primo colpo ciò che non interessa. Avrei perduto, in compenso, quella formidabile disponibilità di tempo che mi ha indotto a riempirlo con le mie autonome forze, fantasticando e leggendo, costruendo da me solo le emozioni e i sogni che nessun artifizio video poteva indurre nei miei pensieri». Parole sante!
ti delle immagini e nuovi trattamenti delle foto, ma soprattutto con una particolare valorizzazione (finalmente!) dell’aspetto grafico. Alcuni albi, ad es. Mille giorni e una notte di Fabian Negrin, sono a livello di arte e da collezione (Ed. Orecchio Acerbo). Da segnalare la ripresentazione degli albi di Leo Lionni per le edizioni Babalibri, mentre la Piemme lancia la collana “L’arte per i bambini” con l’albo di Pinin Carpi su Van Gogh. Molti e brillanti sono i nuovi libri di divulgazione scientifica, sui quali occorrerebbe fare un discorso a parte: notiamo la special i z z a z i o n e dell’Editoriale Scienza con molte proposte eccellenti. Uno stand della recente Naturalmente, sono Fiera del libro di Bologna numerosi i libri sulla comprensione fra popoli e ceti diversi, fra i quali alcuni di ambientazione afgana o islamica e uno sulla Birmania, avente sullo sfondo il Premio Nobel Aung Sang Suu, nominata come “la Signora” da un gruppo di bambini di strada. Domenico Volpi
I FUMeTTI dIveNTANO ROMANZI La letteratura ha aperto le porte ai fumetti, legittimandoli definitivamente come graphic novel, un genere che sta interessando un grande numero di editori piccoli e grandi. I primi frutti di questa corsa al racconto grafico si sono visti in libreria i mesi scorsi con titoli molto interessanti che ruotano intorno a temi storici, artistici e di guerra. Non mancano poi le graphic biografy come quella bellissima su Malcom X, leader dei diritti civili dei neri d’America. In fin dei conti, pur tornato di moda, il genere non è nuovo. Come non ricordare “La storia d’Italia a fumetti” di Indro Montanelli, che uscì a fascicoli allegati ad un quotidiano, alcuni anni fa. Oppure il vecchio e bellissimo “Mouse” di Art Spiegelman (con gli ebrei raffigurati come topi e i nazisti come maiali), o ancora l’epopea de “L’Eternauta” di Oesterheld e Solano Lopez (storia “ciclica” di fantascienza). Usciti come comix strips sui giornali, sono veri e propri romanzi, al pari delle avventure degli eroi di Salgari, anch’esse pubblicate a puntate sui quotidiani. Notiziario USPI n° 4/2008
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ApeRTe Le ISCRIZIONI AL XXI CORSO peR OpeRATORI edITORIALI deLLA STAMpA peRIOdICA (URBINO 14 - 19 SeTTeMBRe 2008)
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nche quest’anno, come ormai da vent’anni a questa parte, l’USPI ha organizzato - in convenzione con l’Università di Urbino - il corso per operatori editoriali della stampa periodica, divenuto, negli anni, tradizionale appuntamento di studio e approfondimento delle tematiche del mondo editoriale ed occasione di analisi delle “novità” introdotte e delle modifiche apportate al nostro comparto in tutti i suoi variegati aspetti (legislativi, fiscali, burocratici...).
USpI, viale B. Bardanzellu n. 95 00155 ROMA, Tel. 06.407.13.88 – 06.406.59.41 (anche fax) e-mail: uspi@uspi.it
Dal 1988 allo scorso anno sono stati circa 920 gli “allievi” che con entusiasmo e profitto hanno frequentato gli stages residenziali estivi e l’interesse degli editori a questo servizio ha indotto l’USPI ad organizzare la 21a edizione del corso da domenica 14 a venerdì 19 settembre 2008.
I partecipanti devono aver compiuto 18 anni. L’intera quota di partecipazione, pari a € 650,00, comprende la tassa d’iscrizione di € 300,00 per spese di organizzazione e attrezzature, e un contributo alle spese per docenti e frequenza di € 350,00. La quota di frequenza comprende la pensione completa in collegio universitario (vitto e alloggio in camera singola con servizio privato e doccia) dalla cena del primo giorno al pranzo dell’ultimo giorno, nonché le dispense ed i sussidi didattici. Non sono praticabili riduzioni né agli eventuali accompagnatori né agli “uditori”.
Il corso, che si avvarrà della direzione scientifica della prof.ssa Graziella Mazzoli, Direttore IFG - Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino, si rivolge essenzialmente a editori e/o direttori di periodici di piccola e media tiratura o a giovani editori che intendano affrontare il mercato della stampa periodica. IL pROgRAMMA Il seminario si avvale di qualificati manager delle principali aree gestionali di un periodico e di docenti ed esperti di sperimentato impatto didattico. Le lezioni – quasi tutte a carattere pratico – si soffermeranno, con la formula della presentazione, delle consulenze e dell’interscambio di esperienze e problematiche, sui seguenti argomenti: LINEE DI TENDENZA DEL MERCATO EDITORIALE - IL LAVORO SUBORDINATO E PARASUBORDINATO NELL’EDITORIA PERIODICA (il CCNL Confapi-Uspi e gli istituti della legge Biagi) - IL CODICE DELLA PRIVACY, IMPLICAZIONI PER EDITORI E GIORNALISTI - IL REGISTRO DEGLI OPERATORI DI COMUNICAZIONE - DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA, DIRITTO DI RETTIFICA E RESPONSABILITA’ CIVILI E PENALI - IL DIRITTO D’AUTORE - CONTRIBUTI E AGEVOLAZIONI PER LE PUBBLICAZIONI PERIODICHE - LA NUOVA NORMATIVA SUL DEPOSITO LEGALE E LE CONVENZIONI USPI - LA RACCOLTA PUBBLICITARIA - IL MARKETING EDITORIALE - L’EDITORIA ON LINE - LA DISTRIBUZIONE: NAZIONALE E LOCALE, LE EDICOLE, LE TARIFFE POSTALI AGEVOLATE E NON - LA DISCIPLINA FISCALE DELL’EDITORIA PERIODICA - LE POLITICHE DELL’USPI PER LA TUTELA E LO SVILUPPO DELLA STAMPA PERIODICA. Il programma definitivo verrà comunicato sul prossimo numero di questo Notiziario. Ai partecipanti che avranno seguito almeno 3/4 delle lezioni, verrà rilasciato un attestato di frequenza. Segreteria ed informazioni:
QUOTA dI ISCRIZIONe e dI FReQUeNZA
LA pReNOTAZIONe La partecipazione va prenotata entro il 25 luglio 2008 inviando all’USPI il seguente tagliando debitamente compilato. Il versamento della quota complessiva può essere effettuato tramite bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Ag. 6, Via Franceschini 58 Roma, IBAN: IT 96 U 05584 03206 000000004977, (Causale: Partecipazione XXI Corso di Urbino), o inviando, tramite assicurata convenzionale (o a mano), assegno bancario o circolare non trasferibile intestato all’USPI. Il versamento della quota complessiva può essere effettuato anche mediante unico versamento.
Foto di gruppo del corso 2007
...............................TAgLIARe e SpedIRe eNTRO IL 25 LUgLIO 2008............................ All’USpI – UNIONe STAMpA peRIOdICA ITALIANA Segreteria del XXI Corso per operatori editoriali Viale B. Bardanzellu, 95 – 00155 ROMA Il sottoscritto................................................................................................. in qualità di editore/collaboratore del periodico ................................................................................................................... prenota la sua partecipazione al XXI Corso residenziale per operatori editoriali della stampa periodica che si svolgerà presso l’Università di Urbino dal 14 al 19 settembre 2008. Allega assegno o copia del bonifico di € 300,00 per quota d’iscrizione, con riserva d’inviare la quota di frequenza di € 350,00. Allega assegno o copia del bonifico di € 650,00 quale quota complessiva di partecipazione. Indirizzo..........................................................................................................................................................................................(città, via, c.a.p.) Recapito telefonico/fax/email..............................................................................................firma leggibile.............................................................
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Decreto legislativo 2.8.2007, n. 145
NUOvA COdIFICAZIONe eUROpeA deLLA pUBBLICITA’ INgANNevOLe e deLLA pUBBLICITA’ COMpARATIvA Attuazione dell’articolo 14 della Direttiva 2005/29/CE che modifica la Direttiva 84/450/CEE sulla pubblicità ingannevole Le motivazioni per normare questo settore derivano dal fatto che la pubblicità ingannevole ed illegittima può produrre una distorsione della concorrenza nel mercato interno e che i suoi effetti si possono estendere oltre i confini dei singoli Stati membri ed avere una incidenza diretta sul corretto funzionamento del mercato europeo. Viceversa, la pubblicità comparativa può anche stimolare la concorrenza tra i fornitori di beni e di servizi nell’interesse dei consumatori. Il decreto legislativo 145/07di recepimento della direttiva europea fissa i criteri minimi oggettivi in base ai quali si deve giudicare se una determinata forma di pubblicità è ingannevole. Lo scopo è quello di tutelare i professionisti dagli effetti della pubblicità ingannevole e dalle sue conseguenze e di stabilire le condizioni per giudicare lecita una pubblicità comparativa. DEFINIZIONI Il professionista è «qualsiasi persona fisica o giuridica che agisca nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale; e chiunque agisca in nome o per conto di un professionista». La pubblicità è «qualsiasi forma di messaggio che sia diffuso nell’esercizio di un’attività commerciale, industriale, artigianale o professionale, allo scopo di promuovere la fornitura di beni o servizi, compresi i beni immobili, i diritti e gli obblighi». La pubblicità ingannevole è «qualsiasi pubblicità che in qualsiasi modo, compresa la sua presentazione, induca in errore o possa indurre in errore le persone alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, dato il suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il comportamento economico di dette persone o che, per questo motivo, leda o possa ledere un concorrente». La pubblicità comparativa è «qualsiasi pubblicità che identifica in modo esplicito o implicito un conconcorrente o beni o servizi offerti da un concorrente».
quali la loro disponibilità, la natura, esecuzione, composizione, il metodo e la data di fabbricazione o della prestazione, l’idoneità allo scopo, gli usi, la quantità, la descrizione, l’origine geografica o commerciale, o i risultati che si possono attendere dal loro uso, o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati sui beni o sui servizi; b) il prezzo o il modo in cui questo viene calcolato, e le condizioni alle quali i beni o i servizi vengono forniti; c) la natura, le qualifiche e i diritti dell’operatore pubblicitario, quali l’identità, il patrimonio, le capacità, i diritti di proprietà industriale, commerciale o intellettuale ed i premi o riconoscimenti. PUBBLICITA’ COMPARATIVA Per giudicare se una pubblicità comparativa è lecita bisogna verificare che:
g) non tragga indebitamente vantaggio dalla notorietà connessa al marchio, dalla denominazione commerciale o da altro segno distintivo di un concorrente o dalle denominazioni di origine di prodotti concorrenti; h) non rappresenti un bene o un servizio come imitazione o contraffazione di beni o servizi protetti da un marchio o da una denominazione commerciale depositati. TRASPARENZA CITà
DELLA
PUBBLI-
a) La pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile come tale. La pubblicità a mezzo di stampa deve essere distinguibile dalle altre forme di comunicazione al pubblico, con modalità grafiche di evidente percezione.
a) non sia ingannevole ai sensi delle disposizioni contenute nell’articolo 2, lettera b), e degli articoli 3 e 8, paragrafo 1 della direttiva in commercio o degli articoli 6 e 7 della direttiva 2005/29/CE, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno;
c) È vietata ogni forma di pubblicità subliminale.
b) confronti beni o servizi che soddisfano gli stessi bisogni o si propongono gli stessi obiettivi;
PUBBLICITà DI PRODOTTI PERICOLOSI PER LA SALUTE E LA SICUREZZA
c) confronti oggettivamente una o più caratteristiche essenziali, pertinenti, verificabili e rappresentative, compreso eventualmente il prezzo, di tali beni e servizi;
È considerata ingannevole la pubblicità che, riguardando prodotti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza dei soggetti che essa raggiunge, omette di darne notizia in modo da indurre tali soggetti a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza.
PUBBLICITA’ INGANNEVOLE
d) non ingeneri confusione tra i professionisti, tra l’operatore pubblicitario ed un concorrente o tra i marchi, le denominazioni commerciali, altri segni distintivi, i beni o i servizi dell’operatore pubblicitario e quelli di un concorrente.
Per giudicare se una pubblicità è ingannevole bisogna considerare i seguenti elementi: a) le caratteristiche dei beni o dei servizi,
e) non causi discredito o denigrazione di marchi, denominazioni commerciali, altri si distintivi, beni, servizi, attività o circostanze di un concorrente;
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f) per i prodotti recanti denominazione di origine, si riferisca in ogni caso a prodotti aventi la stessa denominazione;
b) I termini «garanzia», «garantito» e simili possono essere usati solo se accompagnati dalla precisazione del contenuto e delle modalità della garanzia offerta.
BAMBINI E ADOLESCENTI a) È considerata ingannevole la pubblicità che, in quanto suscettibile di raggiungere bambini ed adolescenti, abusa della loro naturale credulità o mancanza di esperienza o che, impiegando bambini ed adolescenti in messaggi pubblicitari abusa dei naturali sentimenti degli adulNotiziario USPI n° 4/2008
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ti per i più giovani. b) È considerata ingannevole la pubblicità, che, in quanto suscettibile di raggiungere bambini ed adolescenti, può, anche indirettamente, minacciare la loro sicurezza. TUTELA AMMINISTRATIVA E GIURISDIZIONALE L’Autorità garante della concorrenza e del mercato d’ufficio o su istanza di ogni soggetto o organizzazione che ne abbia interesse, inibisce la continuazione ed elimina gli effetti della pubblicità ingannevole e comparativa illecita. L’Autorità può avvalersi della Guardia di Finanza che agisce con i poteri ad essa attribuiti per l’accertamento dell’imposta sul valore aggiunto e dell’imposta sui redditi. a) L’Autorità può disporre con provvedimento motivato la sospensione provvisoria della pubblicità ingannevole e comparativa illecita in caso di particolare urgenza. In ogni caso, comunica l’apertura dell’istruttoria al professionista e, se il committente non è conosciuto, può richiedere al proprietario del mezzo che ha diffuso il messaggio pubblicitario ogni informazione idonea ad identificarlo. L’Autorità può, altresì, richiedere ad ogni soggetto le informazioni ed i documenti rilevanti al fine dell’accertamento dell’infrazione. b) In caso di inottemperanza, senza giustificato motivo, l’Autorità applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000,00 euro a 20.000,00 euro. Qualora le informazioni o la documentazione fornite non siano veritiere, l’Autorità applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 4.000,00 euro a 40.000,00 euro. c) Quando la pubblicità è stata o deve essere diffusa attraverso la stampa periodica o quotidiana ovvero per via radiofonica o televisiva o altro mezzo di telecomunicazione, l’Autorità, prima di provvedere, richiede il parere dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. d) Ad eccezione dei casi di manifesta scorrettezza e gravità l’Autorità può ottenere dal professionista responsabile della pubblicità ingannevole e comparativa illecita l’assunzione dell’impegno a porre fine all’infrazione, cessando la diffusione della stessa o modificandola in modo da eliminare i profili di illegittimità. e) L’Autorità, se ritiene la pubblicità ingannevole o il messaggio di pubblicità comNotiziario USPI n° 4/2008
parativa illecito, vieta la diffusione, qualora non ancora portata a conoscenza del pubblico, o la continuazione, qualora sia già iniziata.
Circolare 28 febbraio 2008, n. 4/2008 del Ministero per i beni e le attività culturali
f) Con il provvedimento che vieta la diffusione della pubblicità, l’Autorità dispone inoltre l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000,00 euro a 500.000,00 euro, tenuto conto della gravità e della durata della violazione. Nel caso di pubblicità che possono comportare un pericolo per la salute o la sicurezza, nonché suscettibili di raggiungere, direttamente o indirettamente, minori o adolescenti, la sanzione non può essere inferiore a 50.000,00 euro.
RIVISTE DI ELEVATO VALORE CULTURALE: DOMANDA CONTRIBUTI ENTRO IL 30/6
g) In caso di inottemperanza ai provvedimenti d’urgenza e a quelli inibitori o di rimozione degli effetti di cui ai commi 3, 8 e 10 ed in caso di mancato rispetto degli impegni assunti ai sensi del comma 7, l’Autorità applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000,00 a 150.000,00 euro. Nei casi di reiterata inottemperanza l’Autorità può disporre la sospensione dell’attività d’impresa per un periodo non superiore a trenta giorni. h) I ricorsi avverso le decisioni adottate dall’Autorità sono soggetti alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. i) È comunque fatta salva la giurisdizione del giudice ordinario in materia di atti di concorrenza sleale, nonché, per quanto concerne la pubblicità comparativa, in materia di atti compiuti in violazione della disciplina sul diritto d’autore e del marchio d’impresa nonché delle denominazioni di origine riconosciute e protette in Italia e di altri segni distintivi di imprese, beni e servizi concorrenti. AUTODISCIPLINA a) Le parti interessate possono richiedere che sia inibita la continuazione degli atti di pubblicità ingannevole o di pubblicità comparativa ritenuta illecita, ricorrendo ad organismi volontari e autonomi di autodisciplina. b) Iniziata la procedura davanti ad un organismo di autodisciplina, le parti possono convenire di astenersi dall’adire l’Autorità fino alla pronuncia definitiva, ovvero possono chiedere la sospensione del procedimento innanzi all’Autorità. L’Autorità, valutate tutte le circostanze, può disporre la sospensione del procedimento per un periodo non superiore a trenta giorni.
Ricordiamo agli editori interessati che il 30 giugno p.v. scade il termine per la presentazione delle domande di contributo per le riviste di elevato valore culturale edite nell’anno 2007. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 62 del 13 marzo scorso, infatti, è stata pubblicata la Circolare 28 febbraio 2008, n. 4/2008, del Ministero per i beni e le attività culturali, attuativa dell’articolo 25 della legge 416/81 e del DPR 2/5/83, n. 254. Tutta la normativa, il questionario, l’elenco della documentazione con le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà da allegare alla domanda, sono stati pubblicati sul numero 4 aprile 2008 di questo Notiziario, scaricabile anche dal nostro sito www.uspi.it, Area riservata. Si rammenta, inoltre, che a seguito di quanto disposto all’articolo 1, comma 15, della legge 266/2005 (Finanziaria 2006), e all’allegata tabella 3, il Fondo istituito per la concessione del contributo è confluito in un “Fondo unico per i trasferimenti correnti alle imprese” e l’importo corrispondente è stato ancor più ridotto, per l’esercizio finanziario 2008, passando dai 2.065.828,00 euro della legge istitutiva, agli attuali 1.225.970,00 euro. La domanda per la concessione dei contributi (relativi all’esercizio finanziario 2007), in regola con le norme sul bollo, da presentarsi per ogni rivista concorrente dalle imprese editoriali proprietarie delle testate o comunque dai proprietari o legali rappresentanti delle pubblicazioni, dovrà essere inoltrata al “Ministero per i beni e le attività culturali - Direzione generale per i beni librari, gli istituti culturali e il diritto d’autore Istituto per il libro” - Via dell’Umiltà n. 33 - 00187 Roma, entro e non oltre il 30 giugno 2008. Detta domanda dovrà essere accompagnata dal questionario redatto secondo il modello di cui all’allegato A alla Circolare ministeriale, dai fascicoli pubblicati nell’anno precedente, da spedirsi anche separatamente dalla domanda, e corredata dalla documentazione di cui all’allegato B. 9
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L’ISCRIZIONE DEGLI ASPIRANTI PUBBLICISTI ALL’ORDINE DEI GIORNALISTI Normalmente l’aspirante pubblicista esercita altre professioni o impieghi. E’ cioè una persona che non può svolgere in esclusiva la professione giornalistica caratteristica del giornalista professionista. Una seconda categoria degli aspiranti pubblicisti è quella dei collaboratori redazionali principianti od occasionali di lungo corso che aspirano ad iscriversi all’Ordine dei giornalisti. Una volta ottenuta l’iscrizione gli aspiranti pubblicisti diventano giornalisti a tutti gli effetti, così come sancito da importanti sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione. Ed infatti sono abilitati a svolgere anche le funzioni di Direttore responsabile. COME SI DIVENTA PUBBLICISTI La condizione per l’iscrizione nell’Elenco pubblicisti è l’aver svolto per due anni attività giornalistica non occasionale e retribuita. Tale attività deve consistere in articoli, servizi, corrispondenze su quotidiani e periodici a prescindere da tirature, diffusione e corpo redazionale delle testate. La domanda deve essere corredata: 1. dai giornali e i periodici che hanno pubblicato gli scritti firmati (e anche quelli non firmati) dal richiedente. Quanti articoli devono essere stati scritti nel biennio? L’autonomia degli Ordini Regionali in passato ha dato difformi risposte a questa domanda cruciale. Opportunamente il CNOG del 30 ottobre 1995 ha stabilito che il numero degli articoli prodotti nel biennio non possa essere inferiore a 40. Con riguardo ai pezzi non firmati o firmati con pseudonimo è necessaria la dichiarazione del Direttore Responsabile che attesti, sotto la sua responsabilità, che il richiedente è l’autore degli scritti. I Direttori Responsabili facciano attenzione poiché le dichiarazioni di comodo possono produrre severe sanzioni disciplinari da parte dell’Ordine regionale territorialmente competente; 2. dal certificato dell’Editore o del Direttore responsabile che attesti la regolare retribuzione, da almeno due anni, dell’attività pubblicistica. In merito ai parametri retributivi la deliberazione del CNOG testé citata ha, con l’occasione, ritenuto che una certa congruità del compenso vada individuata nella misura non inferiore al 25% del tariffario annua10
le delle collaborazioni giornalistiche approvato dallo stesso Consiglio. In definitiva la documentazione deve contenere elementi circa l’effettivo svolgimento della collaborazione giornalistica nell’ultimo biennio al fine di consentire all’Ordine di accertare che l’attività nel biennio non sia stata esercitata né occasionalmente, né gratuitamente. A nostro avviso per l’individuazione della complessiva attività pubblicistica del richiedente non è inutile produrre anche articoli e servizi (soprattutto se importanti!) scritti nel periodo immediatamente anteriore al biennio. A conclusione di questa rapida elencazione dei requisiti richiesti sembra opportuno citare la sentenza 21-23 marzo 1968 n. 19 con la quale la Corte Costituzionale ha chiarito che: 1) Il Consiglio dell’ordine non può sindacare con valutazioni di merito i contenuti degli articoli e le modalità di espressione; 2) l’esibizione degli scritti e la certificazione dei Direttori è richiesta solo per accertare che l’attività non è stata svolta, come già detto, né occasionalmente, né gratuitamente; 3) il requisito della regolare retribuzione non postula una valutazione discrezionale dell’Ordine sul livello economico della medesima. L’EDITORE DI SE STESSO PUO’ CHIEDERE L’ISCRIZIONE NELL’ELENCO PUBBLICISTI? La qualifica di editore (o proprietario) di un periodico non è incompatibile con quella di giornalista. Ed, infatti, la 1a sezione del Tribunale Civile e Penale di Venezia, con sentenza n. 1413 del 6 maggio 1993, ha accolto il ricorso del sig. G.G., editore di un periodico che si era visto respingere la domanda d’iscrizione all’Ordine, prima dal Consiglio regionale e poi dal Consiglio nazionale; in particolare il Consiglio nazionale aveva rilevato che la periodicità trimestrale della rivista, il suo contenuto, la modestia della retribuzione e la circostanza che il ricorrente fosse contemporaneamente giornalista e proprietario della testata, non consentivano di concretizzare il requisito della non occasionalità della collaborazione. Al riguardo la sentenza testualmente rileva: “...premesso che non è più controversa la sussistenza del requisito dello svolgimento
da parte del G. di attività giornalistica retribuita da almeno due anni, in ordine all’altro requisito della “non occasionalità” della prestazione che è evidentemente cosa diversa dall’esercizio esclusivo o prevalente dell’attività giornalistica - osserva il Tribunale che nessuno degli elementi addotti dal Consiglio nazionale dell’Ordine appare idoneo a giustificare l’esclusione. Ed invero, come la qualità di proprietario della testata non è incompatibile con la qualità di giornalista, a prescindere dal tempo ad esse in concreto dedicato, così la misura della retribuzione (purché effettiva e documentata, come nella fattispecie), la frequenza della pubblicazione e il contenuto degli articoli nulla hanno a che vedere con la continuità o meno dell’attività, la quale postula unicamente un impegno costante nel tempo, concretantesi in pubblicazioni di qualsivoglia contenuto e frequenza. Quanto al lavoro svolto dal ricorrente, è indubbio che esso, ancorché pubblicato su di una rivista trimestrale, non è limitato alla stesura materiale del testo, ma presuppone tutta una attività diretta alla ricerca e alla raccolta di dati materiali e notizie, inconciliabile con l’asserita occasionalità della prestazione. La serietà e continuità dell’impegno del G. nel settore della divulgazione culturale e dell’attualità emergono del resto inequivocabilmente dall’elevato numero degli articoli pubblicati in un arco di tempo molto superiore al richiesto biennio”. Nel comparto USPI non è infrequente il caso dell’editore che abbia prestato una collaborazione giornalistica copiosa, seria e sistematica ma che abbia ravvisato l’inutilità di retribuire se stesso. In tal caso - a nostro avviso - potrebbe supplire un’autocertificazione in cui l’interessato dichiari che “essendo al tempo stesso editore e collaboratore fisso del periodico non ha ritenuto di dover autoretribuirsi per il lavoro svolto”. Analoga dichiarazione può essere rilasciata, a mo’ di testimonianza autorevole, dal Direttore Responsabile e prodotta in documentazione. L’ISCRIZIONE DI UN PERIODICO ASSOCIATIVO AL REGISTRO STAMPA DEL TRIBUNALE Ai sensi dell’art. 5 della legge sulla stampa n. 47 del 1948 “nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi”. L’art. 16 della stessa legge soggiunge che “chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall’art. 5 è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire 500.000”. Notiziario USPI n° 4/2008
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Niente numeri zero dunque o numeri diffusi tra potenziali lettori “in attesa di registrazione”. Con il reato di stampa clandestina, anche se la legge è ormai anacronistica ed ha sessant’anni suonati, è meglio non scherzare. L’iscrizione di un periodico edito da un’Associazione ha una procedura diversa e forse più complessa di quella prevista per i periodici pubblicati da persone fisiche, ditte individuali, società commerciali o enti pubblici. Diversi sono anche i modelli di domanda e gli schemi delle autocertificazioni da produrre con i documenti di rito. LA DOMANDA D’ISCRIZIONE E I DOCUMENTI OCCORRENTI Il modello di domanda proposto dall’ufficio che coordina i Registri stampa di tutta l’Italia è così formulato. Il sottoscritto..............., nato a .................... il ..............., residente in ............................., nella sua qualità di Presidente ...................... e quindi legale rappresentante dell’Associazione ................................. proprietaria del periodico a stampa, “..............” a periodicità .............................. e a carattere ................................................, con sede in ..............................., che sarà pubblicato a ............................................. e stampato da ................................................
LE DICHIARAZIONI DEL LEGALE RAPPRESENTANTE DELL’ASSOCIAZIONE E DEL DIRETTORE RESPONSABILE Questo il modello di dichiarazione del legale rappresentante dell’Associazione da produrre. Il sottoscritto .............................................. nato a ......................................., residente in ................................................................. DICHIARA Ai sensi dell’art. 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 nella sua qualità di ................... dell’Associazione ........................................ e quindi legale rappresentante dell’Associazione con sede in ..................., che la stessa è proprietaria del periodico a stampa “.............................” a periodicità ................................................. e a carattere ................................................., con sede in .................................................., Direttore responsabile .........................................., che sarà pubblicato in ...............................; ai sensi dell’art. 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 - di essere cittadino italiano; - di godere dei diritti politici; - di essere residente in ................................ (attenzione: indicare la residenza anagrafica).
CHIEDE Data e firma autenticata ai sensi dell’art. 5 della Legge 8/2/’48 n. 47 la registrazione del periodico de quo. Data e firma del legale rappresentante dell’Associazione I documenti da allegare alla domanda sono: 1) La copia autentica notarile in bollo dell’atto costitutivo e dello statuto dell’Associazione. 2) L’estratto autentico notarile in bollo del verbale di nomina del legale rappresentante dell’Associazione. Attenzione: se il mandato del legale rappresentante è scaduto occorre l’estratto autentico notarile in bollo del verbale di riconferma in carica. 3) Deliberazione dell’organo associativo competente (cioè dell’organo munito per statuto dei poteri di straordinaria amministrazione) concernente: a) la decisione di pubblicare la testata, (indicando il nome esatto del periodico); b) la nomina del Direttore responsabile (indicando il nome e cognome anagrafico). Anche questa deliberazione deve essere depositata in estratto autentico notarile e in bollo. Notiziario USPI n° 4/2008
A sua volta il Direttore responsabile deve produrre questa dichiarazione. Il sottoscritto ..............................., nato a ............................... il ................................., residente a .................................... DICHIARA ai sensi dell’art. 5 della Legge 8 febbraio 1948 n. 47 di essere Direttore responsabile del periodico a stampa “.................................”, a periodicità .................................... e a carattere .................... con sede a ......................., di proprietà dell’Associazione .................................., che sarà pubblicato in ............................................... e stampato da ..........................., Via ............................ ai sensi dell’art. 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 di essere cittadino italiano; - di godere dei diritti politici; - di essere residente in ..........................; - di essere iscritto all’Ordine dei Giornalisti del ......................; Elenco ..............., tessera n. .................... . Data e firma autenticata.
Occorre, infine, depositare l’attestazione del versamento di € 168,00 sul c/c postale n. 8003 intestato a: “Agenzia delle Entrate - Centro operativo di Pescara - Tasse Concessioni Governative” nonché 4 marche da bollo di € 14,62 per il decreto di registrazione. Dopo questa faticaccia l’intero carteggio va recapitato a mano al Tribunale civile Sezione per la stampa e l’informazione. Il Tribunale territorialmente competente è quello della circoscrizione che comprende il Comune di pubblicazione del periodico. Il recapito a mano consente di acquisire nelle vie brevi la conferma se la documentazione sia completa ed esatta ovvero se qualche documento è mancante o va corretto. L’art. 5 della citata legge sulla stampa prevede che, ad avvenuta verifica della regolarità dei documenti presentati, l’iscrizione sia effettuata entro 15 giorni. L’efficacia della registrazione cessa qualora, entro sei mesi dalla data di essa, il periodico non sia stato pubblicato, ovvero si sia verificata nella pubblicazione una interruzione di oltre un anno. Per non interrompere la pubblicazione è sufficiente anche stampare un numero unico nell’anno.
depOSITO LegALe e CONveNZIONI USpI In base alle nuove Convenzioni sottoscritte dall’USPI con le Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze, eNTRO IL MeSe dI MAggIO - Gli editori di: QUOTIdIANI, pLURISeTTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SeTTIMANALI e relativi supplementi e allegati; con sede principale in: LIgURIA,veNeTO, FRIULI veNeZIA gIULIA, eMILIA ROMAgNA, TOSCANA, UMBRIA, MARCHe sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 1° trimestre dell’anno (gennaio-marzo 2008). - Gli editori di periodici con cadenza superiore al settimanale nel mese di maggio NON devono effettuare alcuna consegna. Rammentiamo, infine, che per il deposito delle copie presso le Biblioteche regionali e provinciali come individuate dal decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del 28 dicembre 2007 - la cadenza stabilita dalla legge è ogni 60 giorni. 11
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LA SCRITTURA deLL’INFORMAZIONe Non pretendiamo con questa noterella, di abbracciare le regole sintattiche, grammaticali e linguistiche della comunicazione giornalistica. Più modestamente vorremmo proporre piccoli consigli, esempi pratici ed avvertenze per raggiungere con efficacia i lettori.
il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio”. Il primo periodo di 16 parole è ordinato in una frase principale e due coordinate. Il secondo periodo di 6 parole, è composto da un’unica frase. Leggibilità e chiarezza sono eccezionali.
Il periodo ideale è quello ordinato su poche coordinate composte da soggetto, predicato verbale e complemento. A titolo di esempio, vediamo come Hemingway, in “Morte nel pomeriggio” risolve la non semplice definizione antropologica e letteraria della corrida: “La corrida non è uno sport nel senso anglosassone della parola, vale a dire non è una gara o un tentativo di gara tra un toro e un uomo. E’ piuttosto una tragedia: la morte del toro, che è recitata, più o meno bene, dal toro e dall’uomo insieme e in cui c’è pericolo per
l’uomo ma morte sicura per l’animale”. Cerchiamo di preferire le coordinate alle subordinate, evitando comunque le subordinate incastrate. Siamo parchi di incisi ed evitiamo gli stancanti incisi negli incisi. Non interponiamo troppe parole tra il soggetto e il predicato verbale e tra il predicato e il complemento. All’interno del periodo evitiamo le tortuosità come la doppia negazione (“non è chi non veda”), il participio presente con funzione di verbo (“avente”, sostituibile con “che ha”), le locuzioni congiunzionali (“nel caso in cui”, “sempreché”, “a condizione che”, sostituibili con un semplice “se”), i gerundi (“essendo chiaro” al posto di “poiché è chiaro”). Per semplicità espositiva scansiamo la forma impersonale: meglio scrivere “Al Ministero credono...” che “In ambienti ministeriali si fa rilevare...”. Quando è possibile evitiamo anche la forma passiva in modo che il lettore capisca subito chi è il soggetto e cos’è l’oggetto dell’azione. Meglio dire “L’interessato deve fare
Codice di stile delle Amministrazioni Pubbliche che ha bocciato le oscure perifrasi dei burocrati. Ecco, per capirci, un esempio di “burocratese” riscritto in chiaro dal Codice di stile. Un bando pubblico su contributi agli sfrattati per l’acquisto di una casa comincia così: “I cittadini soggetti passivi di provvedimenti esecutivi di rilascio già eseguiti, eseguibili ed esecutivi al momento della domanda, che intendono acquistare o che abbiano acquistato non prima del 29.10.86 (data di pubblicazione del Decreto legge n. 708/86) un alloggio abitabile immediatamente o in un arco di tempo compatibile con l’esecuzione dello sfratto da destinare esclusivamente ad abitazione del proprio nucleo familiare, possono presentare domanda, in bollo, per concorrere alla concessione del contributo in conto capitale previsto dall’art. 5, comma 1 lettera B. della legge 23.12.86 n. 899, di conversione, con modificazioni, del D.L. 29.10.86 n. 708”. Siamo a 104 parole a leggibilità zero, farcite di termini oscuri e riferimenti legislativi che
3) Costruiamo periodi lineari.
2) Spezziamo i periodi lunghi. La prima regola della chiarezza è quella della leggibilità: se nella prima stesura vengono periodi lunghi, spezziamoli. In questa necessità, Umberto Eco autorizza anche la ripetizione del soggetto. Un periodo non dovrebbe mai superare le 50 parole. Giuseppe Vacca ha contato con il computer le parole dei periodi della prosa giornalistica ed ha dimostrato che periodi composti da più di 100 parole, per un pubblico di massa, hanno leggibilità zero. In questo malvezzo è incappato anche Eugenio Scalfari che qualche volta ha superato in un periodo le 100 parole. Marcello Proust, con i suoi interminabili periodi, fitti di subordinate e di incisi, è un divino osservatore ma uno stancante rosocontista del Fabourg SaintHonorè. Invece un esempio eccelso di concetto complesso ordinato in periodi brevi è il prologo al Vangelo di S. Giovanni: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e 12
4) Spieghiamo le parole e i fatti difficili. Mentre le riviste scientifiche, culturali o che comunque si rivolgono ad un pubblico specializzato, possono servirsi di un codice professionale che i lettori padroneggiano, il periodico d’informazione deve spiegare le espressioni difficili. Insider trading sta bene in una rivista finanziaria ma su un periodico locale va definito come l’acquisto o la vendita di titoli da parte di chi possiede informazioni riservate all’interno di un’organizzazione. Uno sforzo di spiegazione ancora più paziente riserveremo ai fatti complessi evitando accuratamente il linguaggio proprio dell’argomento o le semplificazioni riduttive. Le nuove leggi vanno spiegate in modo piano e non con espressioni tecnico giuridiche. I fatti amministrativi non vanno raccontati con il linguaggio ministeriale. A questo riguardo salutiamo con favore il
1) Non rivolgiamoci all’umanità. L’informazione è un atto sociale: noi scriviamo perché i lettori del nostro periodico capiscano e accettino ciò che scriviamo. Prima di scrivere chiediamoci a chi è destinato il pezzo, qual è l’informazione principale ed apriamo l’articolo con un sommario telegrafico del fatto o del problema che dobbiamo sviluppare. Non rivolgiamoci al popolo, ma ai nostri abituali lettori. Il periodico di un gruppo, di un sindacato, di un’agenzia di viaggi che anziché rivolgersi al suo pubblico si rivolge, ad esempio con un corsivo, ad un altro gruppo, per esaltarlo o attaccarlo, risulterà poco comprensibile o, comunque, poco interessante. Se proprio necessaria, una sviolinata o una polemica deve essere chiara, con nomi e fatti precisi, e formulata dalla parte dei lettori e non dal punto di vista dell’editore, del direttore responsabile o del giornalista. Parlarsi addosso o denigrare gli avversari oltre che inelegante non è interessante per i nostri lettori. Guglielmo Zucconi definì “patto di comunicazione” quel dovere di lealtà e di chiarezza che lega il giornalista al suo pubblico. Da questo dovere, apparentemente ovvio, derivano le regole di scrittura che di seguito riportiamo.
domanda...” che non “La domanda deve essere avanzata dall’utente”.
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agli sfrattati non interessano minimamente. Secondo i suggerimenti del “Codice di stile” la comunicazione potrebbe essere riscritta così: “Le persone sfrattate che vogliono acquistare un alloggio dove andare ad abitare, subito o appena lo sfratto sarà eseguito, possono chiedere un contributo al Comune sul totale del mutuo necessario all’acquisto”. 5) Evitiamo il politichese. La chiarezza non è solo una regola professionale, è un valore politico poiché concorre alla conoscenza della società, alla critica sociale, al controllo democratico. Di fronte alle dichiarazioni di un politico, il giornalista o usa il politichese o spiattella la verità. In questo caso fa un buon servizio al lettore ma si espone al rischio di una smentita poiché il politico potrebbe accusarlo di aver forzato l’interpretazione delle sue dichiarazioni. I giornalisti politici possono trovare comodo affidarsi al politichese sacrificando al quieto vivere la trasparenza dell’informazione. Chi ne soffre però è il diritto del lettore di conoscere la verità. Una componente deleteria del politichese è il pressappochismo. Non è corretto denunciare l’eccessivo rumore del centro storico senza precisare quanti decibel raggiunge; l’espressione “gran parte degli studenti” deve essere quantificata con la percentuale almeno approssimata (oltre il 60%, oltre il 70%). 6) Nessuna pietà per le espressioni burocratiche o stantie. Sarebbe opportuno che l’Ordine dei giornalisti affidasse ad una commissione di linguisti l’incarico di pubblicare l’elenco delle tante espressioni burocratiche e dei modi di dire usciti dall’uso comune. Facciamo solo qualche esempio di termine ministeriale da schivare accuratamente: testé, altresì, all’uopo, addì, pendenza (per durata), utente (per cittadino), accreditamento (per pagamento), causale (per motivo), balneazione (per fare il bagno), mancato accoglimento (rifiuto); per non dire di verbi strampalati come: scontare una tariffa (per pagare), ripetere (per restituire), legiferare (per fare una legge), cappare (per apporre il cap), allegare o, peggio, alligare (per unire), obliterare (per marcare), rimettere (per spedire), Assai più numerosi delle espressioni burocratiche da evitare sono certi modi di dire affettati o, peggio, sgrammaticati. Un malvezzo di origine poliziesca è l’articolo davanti al cognome: non c’è ragione di dire il Boccaccio o il Minghetti, così come oggi sarebbe ridicolo dire il Veltroni o il Bertinotti. Non parliamo dell’espressione arcaica “in quel di Como” quando è tanto semplice dire “a Como”. Non è il caso di fare esempi di espressioni Notiziario USPI n° 4/2008
stantie, logorate da un eccessivo uso giornalistico, note a qualsiasi operatore dell’informazione. Dobbiamo però soggiungere che la cronaca nera, nella sua dimensione lessicale di telenovela, consente qualche eccezione a questa regola poiché non può permettersi il lusso di abbandonare espressioni ottocentesche care all’immaginario collettivo: pensiamo alla parola amante uscita fuori dal lessico corrente ma ineliminabile dalla cronaca specie se associata ad aggettivi altrettanto arcaici come maledetta o clandestina. 7) Rispettiamo la grammatica. La linguista Valeria Della Valle in seguito ad un’analisi sulla stampa italiana scoprì che i periodici più attenti alle regole grammaticali erano i rotocalchi popolari come “Visto” , “Cronaca Vera” e “Grand Hotel”. Ciò è dovuto probabilmente ad una scelta editoriale volta a migliorare il livello espressivo dei lettori, ma anche perché l’uso di periodici semplici, praticato dai periodici popolari, mette meglio a riparo da scivoloni grammaticali. Una vera disgrazia messa in circolo dalla TV è l’uso errato del “li” e del “ne”. Esempi: i carburanti ecologici della nuova linea “li” trovate...; dalla situazione occupazionale italiana, messa in luce dalle statistiche del Ministero del Lavoro, “ne” deriva la necessità... Nei due esempi “li” e “ne” oltre che sbagliati sono del tutto inutili. Eppure si sono estesi dal linguaggio colloquiale televisivo alla carta stampata e sono duri a morire. Un altro errore diffusissimo è quello di usare l’indicativo al posto del congiuntivo dopo verbi dubitativi: es “Crediamo che sono finiti i tempi...” al posto di “Crediamo che siano finiti i tempi...”. Riserviamo, infine, un accenno alle parole di moda che dimostrano solo il bisogno di chi scrive di apparire aggiornato: intrigante (per “interessante”), vincente (per “efficace”) fino al recente orribile, “parlamentarizzare”. Per essere veramente all’avanguardia è meglio evitare le parole di moda poiché tra pochi mesi nessun giornalista le userà più, come nessuno oggi usa l’espressione “nella misura in cui” cara ai sessantottini e vecchia di 40 anni. Quanti resteranno delusi da questi modesti consigli pratici, sappiano che non esistono regole esaurienti di scrittura giornalistica: se ci fossero saremmo tutti dei Ferrara e dei Feltri. Per scrivere bene è consigliabile leggere articoli scritti bene, studiarli pazientemente e imparare a memoria le frasi più efficaci. Anche se Lord Chesterton non sarebbe d’accordo poiché disse al figlio: “Attento, se non studi, se non pensi con serietà alla tua formazione, finirai col fare l’attore, o il ballerino, o il giornalista”.
LA CASSAZIONE APRE NUOVE POSSIBILITA’ AL DIRITTO DI CRONACA E DI CRITICA La terza sezione civile della Corte di Cassazione con una sentenza fortemente innovativa ha affermato due importanti principi che ridimensionano i risarcimenti facili: il diritto di cronaca è riconosciuto quando i fatti corrispondono “ad una verità che non deve essere assoluta ma soggettiva” e deve considerare, comunque, eventuali affermazioni “comunque rese” con le quali colui che lamenta la diffamazione riconosce “in tutto o in parte” gli stessi fatti che ritiene diffamatori per la sua reputazione. La sentenza riguarda la controversia tra Francesco Missiani, già pm presso la Procura di Roma e oggi avvocato penalista e il giornalista Paolo Graldi, già direttore del Mattino di Napoli e poi del Messaggero. Quando era alla guida dello storico quotidiano partenopeo, Graldi firmò un editoriale che prendeva spunto dal coinvolgimento – con l’accusa di favoreggiamento – dell’allora pm Misiani in una delle inchieste su mani pulite della Procura di Milano che aveva portato in carcere l’ex capo dei Gip di Roma, Renato Squillante. Graldi evidenziò come Misiani fosse conosciuto negli ambienti giudiziari della Capitale come magistrato severo, che non esitava a disporre l’arresto per i presunti responsabili del reato di favoreggiamento. E che, una volta accusato lui stesso del medesimo reato, aveva ricevuto in qualche modo un trattamento di favore dai colleghi milanesi che lo avevano lasciato a piede libero. Misiani si risentì dell’articolo e querelò Graldi, ottenendo in tribunale e poi in appello un risarcimento danni di alcune decine di milioni di vecchie lire. Senonché in un libro-intervista scritto con il giornalista Carlo Bonini, dal titolo “La toga rossa – storia di un giudice” Misiani rievocando gli anni di “mani pulite” trascorsi alla Procura di Milano, ammise di aver utilizzato lo spauracchio del carcere per ottenere collaborazione giudiziaria da alcuni indagati nelle sue inchieste. «Il comportamento processuale del magistrato era stato effettivamente scorretto, tanto che egli stesso se lo era rimproverato», si legge nella sentenza della Cassazione. E allora, dicono i giudici supremi, il risarcimento danni deve essere rivisto. E hanno rimandato il processo ai colleghi di merito affinché siano applicate le esimenti previste per chi esercita il diritto di cronaca raccontando fatti scomodi, ma reali. Misiani potrebbe essere chiamato a restituire in parte quei milioni di vecchie lire. 13
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ISCRITTI AL ROC, SI AvvICINANO Le SCAdeNZe 31 maggio: modello del contributo - 30 giugno (o 30 gg. dell’approvazione del bilancio):
Comunicazione annuale - 31 luglio: Informativa economica di Sistema
R
icordiamo a tutti gli editori già regolarmente iscritti al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione) o che abbiano inoltrato domanda di iscrizione fino a tutto il 2007 che si stanno avvicinando le scadenze per l’inoltro degli adempimenti previsti per l’invio della modulistica del contributo all’Autorità e le comunicazioni dei dati annuali anagrafici e contabili. CONTRIBUTO ALL’AUTORITA’ Il termine per il versamento del contributo per il funzionamento e l’attività dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è scaduto il 30 aprile scorso. Esentati dal versamento quegli editori il cui imponibile sia stato pari o inferiore ai 500.000,00 euro, con riferimento al bilancio dell’anno 2006. Entro il 31 maggio, però, tutti i soggetti iscritti al ROC (anche se esentati dalla contribuzione) sono tenuti all’invio della modulistica predisposta dall’Autorità, con allegata fotocopia di un documento del firmatario dell’atto. Istruzioni e modello sul “Notiziario USPI” n. 2/2008 e sul sito www.uspi.it.
COMUNICAZIONE ANNUALE La “Comunicazione Annuale”, contenente i dati anagrafici dell’editore, i componenti dell’organo amministrativo, l’assetto proprietario e i dati relativi alle testate edite, dovrà essere trasmessa telematicamente entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio per le società di capitale e le cooperative, ed entro il 30 giugno per tutti gli altri soggetti. IES La modulistica della IES (Informativa Economica di Sistema) con i dati contabili riferiti al 2007, o il Modello U (previsto per alcune tipologie di editori) andranno invece inviati entro il 31 luglio p.v. Per un refuso tipografico, sullo scorso numero di aprile di questo Notiziario era stato riportato erroneamente il 2005 come anno di riferimento dei dati contabili. Ce ne scusiamo con i lettori e confermiamo che la IES deve riportare i dati contabili del 2007. La Comunicazione Annuale e la IES devono essere trasmesse utilizzando esclusivamente i modelli telematici sul sito: www.roc.infocamere.it.
REGISTRAZIONE UTENTI Per inviare telematicamente la modulistica della Comunicazione Annuale e della IES, occorre essere registrati sul sito www.roc.infocamere.it . La procedura di registrazione consente di richiedere l’identificativo utente e la relativa password per l’accesso al servizio. Al termine della procedura on line di registrazione, l’utente dovrà stampare il modulo con i dati riepilogativi della richiesta, accertandosi che il modulo stampato riporti il numero identificativo della richiesta. Tale modulo, assieme alla fotocopia del documento identificativo del rappresentante legale della casa editrice, dovrà essere inviato al numero di fax 081.75.07.581. L’Autorità, dopo opportuna verifica, attiverà l’identificativo richiesto e invierà una e-mail di conferma all’indirizzo indicato. Solo allora sarà consentito l’invio telematico dei dati richiesti. Soggetti già registrati E’ chiaro che gli utenti che si fossero già registrati negli anni decorsi non dovranno effettuare una nuova registrazione. Per loro, infatti, restano validi l’identificativo e la password scelta precedentemente.
Tabella riassuntiva Tipologia soggetti
Tutti i soggetti già iscritti nel ROC
Adempimento
Comunicazione annuale
Termine 30 giorni dall’approvazione del bilancio per le società di capitale o cooperative 30 giugno per gli altri soggetti
I soggetti esercenti l’attività di radiotelevisione, le imprese concessionarie di pubblicità, le imprese di produzione o distribuzione di programmi radiotelevisivi, le imprese Modelli IES editrici di giornali quotidiani, periodici o riviste, le agenzie di stampa di carattere nazionale, i soggetti esercenti l’editoria elettronica e digitale
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Le fondazioni, gli enti morali, le associazioni, i gruppi di volontariato, i sindacati, le cooperative non aventi scopo di lucro, le imprese e le ditte individuali, che siano editrici di un solo periodico che pubblichi meno di dodici numeri l’anno, ovvero di un solo periodico distribuito in un’unica area geoModello U grafica provinciale, ovvero di più periodici, tutti di carattere scientifico, sempre che i ricavi della raccolta pubblicitaria non rappresentino più del 40 per cento dei ricavi derivanti dalle vendite, o che siano titolari di una sola concessione per la radiodiffusione in ambito locale, sonora o televisiva
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BiBLiotECa USPi TE LO DICO CON PAROLE TUE La scienza di scrivere per farsi capire di Piero Bianucci Zanichelli, Bologna 2008, pagine 204, € 9,80 Ecco un manuale di scrittura giornalistica non schiacciato sulla stampa d’informazione ma aperto al giornalismo scientifico e specializzato. Grazie all’esperienza dell’Autore, noto giornalista scientifico che ha creato e diretto per vent’anni il supplemento Tutto Scienze de La Stampa. La notizia è sempre il racconto di un fatto ma non ogni fatto è una notizia. Il fatto diventa notizia solo se può interessare i destinatari del racconto. Nella delicata e, a volte, misteriosa relazione che fidelizza i lettori ad una testata si annida la ragione più profonda della relatività della notizia. Ogni giornale e periodico - spiega Bianucci - ha il suo pubblico e così il “Corriere della Sera” non racconta eventi che sono invece importanti per la “Gazzetta di Lecco” o per “Il Centro” di Pescara, così come “Quattroruote” può dedicare l’articolo di apertura all’andamento delle vendite della Fiat 500 che diventa una notizia breve su “Avvenire”. Le componenti essenziali della notizia corrispondono ai fattori enumerati dalla regola aurea dei cinque interrogativi a cui deve rispondere la descrizione giornalistica di un fatto: Chi? Dove? Quando? Che cosa? Perché?
La notizia scientifica rientra nella stessa logica della cronaca: una scoperta sarà tanto più importante quanto più cambia la visione preesistente all’evento. C’è infine una relatività delle notizie rispetto alle altre della stessa giornata ed è la relatività più importante perché contiene il metamessaggio che stabilisce la gerarchia di tutti i messaggi pubblicati. Per conquistarsi un pezzetto di pagina (e di tempo dei lettori) ogni giorno le notizie entrano in competizione in una sorta di Darwinismo. Nei periodici medio-piccoli la selezione si affida all’esperienza del Direttore responsabile che pesa l’importanza della notizia sub specie eternitatis, proiettando la rilevanza del fatto nei mesi futuri. Un altro elemento essenziale dell’evento è la sua comunicabilità. Esistono infatti eventi di rilievo difficilmente comunicabili e fatti banali più “notiziabili”. Nella stampa scientifica questo fatto è frequente. La scoperta di una particella elementare è importante ma è poco notiziabile mentre la crema che cancella le rughe è meno importante ma ha una spiccata notiziabilità, tanto più che può essere corredata da una foto di Sharon Stone. TELEVISIONE DIGITALE Dalle origini al ddl Gentiloni, un progetto liberale per uscire dal duopolio di Francesco Siliato Libreria Clup, Milano 2007, pagine 214, € 14,00 Da qualche anno è in corso un vivace dibattito sulla riforma del sistema televisivo basato sulla tv analogica. Se n’è parlato diffusamente anche nel
recente Forum Nazionale della Comunicazione Locale organizzato a Frascati da Promoitalia in collaborazione con l’USPI. Questo volume di Francesco Siliato, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi al Politecnico di Milano, affronta l’argomento guardando con favore all’avvento del digitale terrestre che permetterebbe di uscire dallo storico duopolio Rai-Mediaset (a cui si è aggiunto recentemente Sky, monopolista della tv via satellite a pagamento) che di fatto impedisce l’ingresso a nuovi soggetti fornitori di contenuti e servizi. L’Autore passa al vaglio la legislazione introdotta nel 1990 dalla Legge Mammì e rivista nel 2005 dalla Legge Gasparri per approdare all’esame del ddl a firma dell’ex Ministro delle Comunicazioni, Gentiloni. Tale decreto, all’articolo 1, delineava le finalità e i principi generali ispiratori: la transizione definitiva alla TV digitale, fissata al 20 novembre 2012; la tutela del pluralismo e della concorrenza nel sistema televisivo; l’ottimizzazione e il coordinamento delle frequenze. Il decreto Gentiloni, si proponeva, dunque, di aprire il mercato a nuovi soggetti fornitori di contenuti e servizi, intervenendo su pubblicità e frequenze. Sono tematiche rimaste aperte che dovranno essere affrontate nella nuova legislatura.
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DEPOSITO LEGALE NAZIONALE Prosegue, secondo il calendario concordato nelle Convenzioni USPI con le Biblioteche Nazionali di Roma e Firenze, la consegna delle copie con criteri di territorialità e periodicità. RIVISTE DI ELEVATO VALORE CULTURALE Entro il 30 giugno inviare la domanda al Ministero dei Beni culturali.