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NOTIZIARIO ANNO 45° - MENSILE
UNION E ST AMPA
PE RIODIC A ITALIANA
Uspi
- 11 NUMERI
Spedizione in abbonamento postale articolo 1, comma 1, del DL 24/12/2003 n. 353, convertito in L. 27/2/04 n. 46 - DCB di Roma. In caso di mancato recapito rinviare all’ufficio P.T. di Roma - Romanina detentore del conto per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa in vigore
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DICEMBRE 2009
2 0 0 9,
FINANZIARIA VERSO IL VOTO DI FIDUCIA, LIMITE AI CONTRIBUTI ALL’EDITORIA E CANCELLAZIONE DEL DIRITTO SOGGETTIVO AD OTTENERLI
Si chiude un anno cruciale che i quotidiani e i periodici non hanno davvero motivo di rimpiangere. Il 2009 è stato difficile non solo per l’editoria ma per tutta l’economia e la crisi, contraendo i consumi, ha inciso pesantemente su due componenti vitali del fatturato editoriale: la vendita delle copie e quella degli spazi pubblicitari. Aggiungasi che da qualche anno l’informazione e la comunicazione sono state attraversate tumultuosamente dalle innovazioni della tecnologia digitale che hanno sconvolto le dinamiche del mercato. Senza farci tentare da scenari stereotipati dobbiamo premettere che la crisi ha toccato i periodici medio piccoli del comparto USPI in modo diverso da come ha colpito la grande editoria. 6 La flessione delle vendite che
Ma il Ministro dell’Economia Tremonti ha promesso un intervento legislativo ad inizio anno, nel decreto milleproroghe o nel decreto sviluppo, per salvaguardare le “testate storico - culturali”.
U A O DA DIME TICARE
2 0 1 0, LA SFIDA DI GOOGLE
LA
REDAZIONE ESPRIME I MIGLIORI AUGURI DI BUONE FESTIVITA’ A TUTTI GLI ASSOCIATI USPI
Finanziaria verso il voto di fiducia, limite ai contributi all’editoria e cancellazione del diritto soggettivo (pagine 1, 2)
2009 anno da dimenticare, 2010 la sfida di Google (pagine 1, 6) Un commosso addio a FRM (pagina 2)
Le quote associative USPI per l’anno 2010 (pagina 3)
S
i va verso il voto di fiducia sulla manovra finanziaria per il 2010. E tornano, come ogni anno, in bilico i fondi per i contributi diretti ai giornali di partito, alle cooperative giornalistiche, ai giornali editi da cooperative, fondazioni ed enti morali, previsti dalla legge 7 agosto 1990, n. 250.
Questo perchè nel maxi-emendamento (n. 2.1877) presentato dal relatore alla Camera della Finanziaria 2010, On. Massimo Corsaro, è stata introdotta una norma che dispone un limite allo stanziamento dei contributi e delle provvidenze all’editoria, parametrato alla capienza annuale del capitolo di bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri. Tale norma cancella, di fatto, il diritto soggettivo a ricevere i contributi spettanti, sui
S OMMARIO
Forum on line, non applicazione della normativa sulla stampa (pagine 5, 6) L’informazione periodica al tempo dei social network e del cityzen journalism (pagine 7, 8)
L’Antitrust sulla distribuzione dei prodotti editoriali (pagine 9, 10, 14) Eco/Stampa (pagina 9) Il
Presidente
Camporese:
“L’INPGI non è a rischio” (pagina 11)
Breviario della disciplina INPGI per i giornalisti co.co.co. (pagine 12, 13)
Deposito legale e Convenzioni USPI (pagina 14)
Biblioteca USPI (pagina 15)
Periodici associati USPI - 422° elenco (pagina 16) Telegrammi (pagina 16)
quali gli editori aventi diritto potevano contare, e trasforma una certezza in un’alea: stanziamento ed entità dei fondi a disposizione, verranno stabiliti di anno in anno dal Ministero dell’Economia (e la Presidenza del Consiglio dovrà procedere al loro riparto), mentre le aziende interessate non potranno iscrivere a bilancio questi finanziamenti e saranno impedite a trattare con le banche gli anticipi di sconto, non essendo certa la cifra del finanziamento da incassare. Ecco l’estratto del maxi-emendamento riguardante On. Massimo Corsaro l’editoria: EME DAME TO 2.1877 (Relatore)
ARTICOLO 2 dopo il comma 53, aggiungere i seguenti:
53-bis. «In attuazione dell’articolo 44 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i contributi e le provvidenze spettano nel limite dello stanziamento iscritto sul pertinente capitolo del bilancio autonomo della Presidenza 2
DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI (vai a pagina 14)
Articoli e notizie di questo Notiziario possono essere liberamente riprodotti citandone la fonte. Se ne raccomanda, anzi, la massima diffusione da parte di tutti i periodici associati all’USPI, nell’interesse della categoria QUESTO NOTIZIARIO VIENE SPEDITO AGLI ASSOCIATI USPI IN REGOLA CON IL VERSAMENTO DELLE QUOTE
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FINANZIARIA VERSO IL VOTO DI FIDUCIA... 1 del Consiglio dei ministri procedendo, ove necessario, a riparto proporzionale dei contributi tra gli aventi diritto, fatte salve le risorse da destinare alle convenzioni e agli oneri inderogabili afferenti lo stesso capitolo».
53-ter. «L’importo di ciascuna annualità di cui all’articolo 2, comma 135, del decretolegge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, può essere rimodulato per lo stesso periodo di rimborso, in relazione al mancato pagamento dell’annualità 2009. La presente disposizione entra in vigore il giorno stesso della data dipubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale. Conseguentemente, le somme versate all’entrata del bilancio dello Stato e riassegnabili nell’anno 2009 ai sensi degli articoli 1, comma 358, della legge n. 244 del 2007 e 148, comma 1, della legge n. 388 del 2000, che, alla data di entrata in vigore della presente disposizione, non sono state riassegnate alle pertinenti unità previsionali del bilancio dello Stato, per l’importo di 45 milioni di euro, sono acquisite all’entrata del bilancio dello Stato a compensazione degli effetti derivanti dall’attuazione del primo periodo».
Secondo il “dossier” della Camera che contiene una breve sintesi del contenuto del sopra riportato emendamento, il “Comma 53 - bis limita Il Presidente l’erogazione dei On. Gianfranco Fini contributi e delle provvidenze all’editoria all’effettivo stanziamento di bilancio, procedendo al riparto in quote proporzionali all’ammontare del contributo spettante per legge a ciascuna impresa. La somma sembrerebbe modificare implicitamente il comma 1246 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2007”.
Mentre il “Comma 53 ter consente, in relazione al mancato pagamento dell’annualità 2009, la rimodulazione delle rate annuali con le quali il Dipartimento per l’informazione e l’editoria presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri effettua il rimborso a Poste italiane S.p.A. delle somme corrispondenti alle riduzioni tariffarie praticate da Poste Italiane S.p.a. agli editori per la spedizione dei prodotti editoriali. Conseguentemente le somme versate all’entrata del bilancio e riassegnabili nell’anno 2009, non ancora riassegnate alla data di entrata in vigore della norma in esame, sono acquisite per l’importo di 45 2
milioni di euro. L’entrata in vigore della norma è fissata alla data di pubblicazione in gazzetta ufficiale della legge Finanziaria”.
In verità, la cancellazione del diritto soggettivo alla percezione dei contributi ex Lege 250/90 era stata già introdotta dall’articolo 44 del decreto-legge 25/6/2008 n. 112, convertito dalla legge 6/8/2008 n. 133, ma con la legge 23/7/2009, n. 99 (di conversione del “ddl sviluppo”) era stata rimandata all’anno successivo a quello di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Regolamento di riordino e semplificazione delle norme in materia di contributi all’editoria, che doveva (e dovrà) Sen. Maurizio Gasparri essere emanato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e sottoposto al vaglio del Consiglio di Stato e delle competenti Commissioni parlamentari.
L’introduzione a sorpresa di questo emendamento da parte del Relatore ha provocato la reazione negativa del centrosinistra ma anche di settori della maggioranza, tanto è vero che sub-emendamenti soppressivi della norma sono stati presentati (ma poi bocciati) da esponenti del PDL (Marcello De Angelis), della Lega (Silvana Comaroli) e del PD (Massimo Vannucci).
C’è voluto l’intervento del Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini, per sbrogliare, almeno all’apparenza, la questione. Fini, alla presenza dei direttori dei principali giornali di partito (L’Unità, Il Secolo d’Italia, Liberazione ed Europa, con delega anche per la Padania) ha telefonato in diretta al Ministro Giulio Tremonti. Questi si è impegnato a ripristinare i finanziamenti all’editoria, tagliati dalla Finanziaria, con un provvedimento ad hoc da emanare a fine dicembre o, più probabilmente, a Il Ministro gennaio, ma con un Giulio Tremonti nuovo regolamento che dovrà garantire trasparenza e cancellazione degli abusi. In sostanza Tremonti ha annunciato un intervento mirato o nel decreto di fine anno conosciuto come “milleproroghe” o nel “decreto sviluppo” del prossimo gennaio.
L’obiettivo sarà quello di salvare le testate “storico-culturali”, che si distinguono da quelle testate la cui sola ragion d’essere è quella di ricevere contributi pubblici.
Secondo il Capogruppo del PDL al Senato, Sen. Maurizio Gasparri, “la questione dei finanziamenti per l’editoria è da considerarsi un tema ormai risolto. Il Governo ha dato tutte le garanzie per razionalizzare le risorse a disposizione in maniera che i giornali non soffrano alcuna perdita. Gli impegni che già al Senato erano stati presi in sostegno dell’editoria saranno rispettati nelle misure individuate dal Governo”. Di diverso avviso l’On. Giuseppe Giulietti (Gruppo Misto): “Ci auguriamo che il Sottosegretario Bonaiuti voglia far sentire la sua voce in Parlamento e ribadire gli impegni assunti in materia di editoria e riforma del settore. Non si tratta di premiare i giornali storici, ma di riconoscere i diritti di chi è in regola e rispetta le leggi e contratti. Quelli che non lo fanno, storici o non storici, vanno accompagnati alla porta”. Si dice che Tremonti, prima di intervenire sui fondi per l’editoria, attenda di conoscere il gettito effettivo delle entrate deri- On. Giuseppe Giulietti vanti dalla norma sullo scudo fiscale, varato per far tornare in Italia i capitali fuggiti all’estero. UN COMMOSSO ADDIO A FMR IL PIU’ BEL PERIODICO DEL MONDO
E cosi’ FMR, la raffinata rivista creata da Franco Maria Ricci – un editore puro che anteponeva l’amore per la bellezza e la cultura alle ragioni del profitto – da questo mese uscirà dalla scena della carta stampata poichè Art’è, la creatura di Marilena Ferrari (che nel 2003 aveva rilevato la testata dall’imprenditore di moda Tonino Perna che, a sua volta, l’aveva acquistata da Franco Maria Ricci) si è dovuta piegare alle esigenze del mercato e del bilancio mettendo sul web le 27 annate del periodico in modo che possa essere sfogliato anche da quanti in passato non hanno avuto la gioia di leggerlo e ammirarlo. In questo modo “la più bella rivista del mondo” rivivrà come oggi rivivono i frutti artistici dei mecenati rinascimentali. otiziario USPI n° 10/2009
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LE QUOTE ASSOCIATIVE USPI
per l’anno 2010
L’invito ai Soci a rinnovare al più presto l’iscrizione all’USPI per l’anno 2010 versando la relativa quota associativa, lungi dal corrispondere ad una rituale formalità, risponde alla doverosa esigenza di assicurare all’Unione le entrate necessarie non soltanto a fronteggiare i continui ed evidenti aumenti dei costi, ma soprattutto a potenziare i servizi gratuiti resi alla generalità dei Soci. I periodici e gli editori iscritti sanno infatti assai bene che l’USPI offre al Socio un consistente pacchetto di servizi gratuiti che comprende, tra l’altro: - la consulenza editoriale e l’assistenza amministrativa per pratiche pubbliche; - l’aggiornamento professionale mensile tramite questo Notiziario; - copia gratuita della XIII edizione della “Guida della Stampa Periodica” (volume + CD) - la rappresentanza e la tutela in seno alle Commissioni ministeriali; - il filo diretto telefonico per la consulenza fiscale, postale, legislativa, legale, pubblicitaria e internet; - congressi, convegni e stages di qualificazione professionale; - la tessera, bollino annuale e “disco stampa” per autovettura.
Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2010 (e comprensive del costo del “Notiziario USPI”) sono le seguenti:
Per le testate (secondo la tiratura dichiarata):
(Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura è sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge)
da da da da da
€ € € € €
1 a 10.000 copie 10.001 a 50.000 copie 50.001 a 100.000 copie 100.001 a 200.000 copie 200.001 copie in su
255,00 700,00 1.300,00 2.600,00 3.800,00
OFFERTA PRIMA ISCRIZIONE 2010: con soli 6 euro, in aggiunta alla quota associativa, riceverete direttamente al vostro domicilio la XIII Ediz. della “Guida della Stampa Periodica” 2005/2006 (volume + CD). Nella causale di versamento specificare dettagliatamente: “Quota associativa USPI 2010 + Guida Stampa Periodica”.
Quota d’iscrizione (“una tantum” per le testate che si iscrivono per la prima volta): - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata sia fino a 10.000 copie
- Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata superi le 10.000 copie
€
100,00
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210,00 320,00
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170,00
Rinnovo della quota per i soci singoli ex art. 30 dello Statuto: - se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all’USPI - stesse categorie ma che operano per periodici non associati all’USPI
Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 6,Via Franceschini n. 58 - Roma, CODICE IBAN: IT 96 U 05584 03206 000000004977, ovvero tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile spedito con assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale numero 27433002 intestato all’USPI. C.F. dell’USPI: 80188110581
ATTENZIONE
Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio.
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L’inserzione sopra riportata costituisce un servizio senza corrispettivo, ai sensi dell’art. 3, terzo comma, del DPR 26/10/72 n. 633
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Cassazione Penale 10 marzo 2009, n. 10535
IL FATTO
FORUM ON LINE, NON APPLICAZIONE DELLA NORMATIVA SULLA STAMPA
Su due forum del portale internet dell’ADUC (Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori), nell’ambito di un dibattito sulla vicenda di alcuni episodi di pedofilia che avevano coinvolto dei religiosi, erano state “postate” aspre critiche nei confronti della religione cattolica, appesantite da bestemmie e offese a persone diversamente abili. Il Tribunale di Catania aveva sottoposto a sequestro preventivo alcune pagine web del sito dell’ADUC, contenenti i messaggi incriminati, ritenendo integrato il reato di “offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone” (art. 403, c.p.). L’ADUC ha contestato il sequestro delle pagine del sito, lamentando una violazione dell’articolo 21 della Costituzione, che al terzo comma autorizza il sequestro nel solo caso in cui possano ravvisarsi delitti previsti dalla legge sulla stampa, prospettando che il reato contemplato dall’articolo 403 del Codice Penale non rientrava fra i reati previsti dalla legge sulla stampa ai fini dell’autorizzazione al sequestro. Il Tribunale del Riesame in appello, in parziale accoglimento della richiesta dell’Associazione, disponeva la revoca del sequestro, previa rimozione dei messaggi oggetto del reato, inibendone l’ulteriore diffusione. Nel giudicare il ricorso per Cassazione presentato dall’ADUC, la Corte ha dovuto affrontare diverse questioni giuridiche. Quella che a noi qui interessa maggiormente è se sia applicabile ad un forum su internet la disciplina della stampa (che pone limiti al sequestro, come eccepito dall’ADUC, ma impone stringenti obblighi generali) o se, prevalendo le innegabili differenze fra i due mezzi di comunicazione, si debba applicare una disciplina diversa. SVOLGIME TO DEL PROCESSO
Con ordinanza del 25 ottobre 2007 il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catania respinse la richiesta dell’ Aduc di revoca del sequestro preventivo di alcune pagine web di sua proprietà disposto il 20 novembre 2007 in relazione al reato di cui all’art. 403 cod. pen. Il tribunale del riesame di Catania, con l’ordinanza in epigrafe, in parziale accoglimento dell’appello dell’ Aduc, revoca il sequestro previa rimozione sul sito internet dell’Aduc delle espressioni e dei messaggi oggetto dei reati contestati, inibendone otiziario USPI n° 10/2009
Gli interventi dei partecipanti ad un forum non possono esser fatti rientrare nell’ambito della nozione di stampa, neppure nel significato più esteso ricavabile dall’articolo 1 della Legge 7/3/2001, n. 62. Il semplice fatto che i messaggi e gli interventi siano visionabili da chiunque, o almeno da coloro che si siano registrati nel forum, non fa sì che il forum stesso, che è assimilabile ad un gruppo di discussione, possa essere qualificato come un prodotto editoriale, o come un giornale on line, o come una testata giornalistica informatica. Si tratta, quindi, di una semplice area di discussione, dove qualsiasi utente, o quelli registrati, sono liberi di esprimere il proprio pensiero, ma non per questo il forum resta sottoposto alle regole e agli obblighi cui è soggetta la stampa (quale quello dell’indicazione di un direttore responsabile o di registrazione al Tribunale o al ROC) o può giovarsi delle guarentigie in tema di sequestro che l’articolo 21, comma 3, della Costituzione riserva soltanto alla stampa, sia pure latamente intesa, ma non genericamente a qualsiasi mezzo di diffusione del proprio pensiero. Nel caso, neppure si tratta di forum strutturalmente inserito in una testata giornalistica diffusa per via telematica, di cui costituisca un elemento e su cui il direttore responsabile abbia la possibilità di esercitare il preventivo controllo, come su ogni altra rubrica della testata. l‘ulteriore diffusione. L’Aduc propone ricorso per cassazione deducendo:
l) inosservanza dell’art. 21, comma 6, Costo e illegittimità del sequestro preventivo poiché non attiene a reati contro il buon costume. Osserva che l’art. 21, comma 6, Cost. consente la limitazione dell’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero nei soli casi di manifestazioni contrarie al buon costume. 2) inosservanza dell’art. 21, comma 6, Cost. e illegittimità del sequestro preventivo perché l’offesa ad una confessione religiosa non è contraria al buon costume. 3) erronea applicazione dell’art. 403 cod. pen. per erronea individuazione del bene giuridico protetto dalla norma. Osserva che, secondo una interpretazione costituzionalmente orientata, non c’è offesa se non vengono individuati i singoli individui, soggetti passivi della norma e portatori del bene giuridico da essa tutelato.
4) erronea applicazione dell’art. 21, comma 3, Cost. ed erronea individuazione dell’ambito applicativo del divieto di sequestro ivi previsto. Erronea interpretazione restrittiva del concetto di stampa che esclude l’informazione non ufficiale. MOTIVI DELLA DECISIO E
Il PRIMO MOTIVO è inammissibile perché consiste in una censura nuova non dedotta con l’appello, e che non può quindi essere proposta per la prima volta in questa sede di legittimità. Il motivo è comunque manifestamente infondato perché l’art. 21, comma 6, Cost. vieta direttamente «le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume», disponendo altresì che « la legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni », ma non ha inteso dire che un comportamento, costituente manifestazione del pensiero, possa essere dalla legge vietato e previsto come reato esclusivamente quando sia contrario al buon costume, e non anche quando sia lesivo di altri beni ritenuti meritevoli di tutela, sebbene non lesivo del buon costume. Se così non fosse, del resto, dovrebbe ritenersi che i reati di ingiuria e diffamazione non sarebbero legittimi quando colpiscano comportamenti lesivi solo dell’onore e della reputazione delle persone, e non anche del buon costume.
Per le stesse ragioni è inammissibile, sia perché nuovo sia perché manifestamente infondato, anche il SECO DO MOTIVO. Con l’atto di appello, invero, non era stato dedotto che il sequestro in questione era illegittimo perché le frasi contestate non erano suscettibili di offendere il buon costume inteso come pudore sessuale della collettività. Né tale doglianza puù essere proposta per la prima volta in sede di legittimità solo perché l’ordinanza impugnata ha osservato che alcune delle frasi incriminate, oltre ad avere offeso la religione cattolica mediante il vilipendio dei suoi fedeli e dei suoi ministri, avevano travalicato i limiti del buon costume alludendo espressamente a pratiche pedofile dei sacerdoti per diffondere il «sacro seme del cattolicesimo». In ogni caso il motivo è manifestamente infondato perché l’art. 21, comma 6, Cost. non limita la possibilità della legge di prevedere, in caso di reato, il sequestro di cose che rappresentino manifestazioni del pensiero soltanto quando queste 6 5
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FORUM ON LINE... 5
siano lesive del pudore sessuale.
II TERZO MOTIVO è infondato perché esattamente il tribunale del riesame ha ritenuto che per la configurabilità del reato di cui all’art. 403 cod. pen. non occorre che le espressioni di vilipendio debbano essere rivolte a fedeli ben determinati, ben potendo invece, come nella specie, essere genericamente riferite alla indistinta generalità dei fedeli. La norma invero protegge il sentimento religioso di per sé, sanzionando le pubbliche offese verso lo stesso attuate mediante vilipendio dei fedeli di una confessione religiosa, o dei suoi ministri... (omissis)
E infine infondato anche il QUARTO MOTIVO. Va preliminarmente osservato che il tribunale del riesame ha revocato il sequestro del forum esistente nell’ambito del sito appartenente alla associazione ricorrente, lasciandolo esclusivamente sui singoli messaggi inviati da alcuni partecipanti al forum in questione, contenenti le frasi oggetto dei reati contestati. Ciò posto, il Collegio ritiene che esattamente il tribunale del riesame ha dichiarato che nel caso di specie non trova applicazione l’art. 21, comma 3, Cost., secondo cui «Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili», dato che la concreta fattispecie in esame non rientra nella più specifica disciplina della libertà di stampa, ma solo in quella più generale di libertà di manifestazione del proprio pensiero di cui all’ art. 21, comma l, Cost. Gli interventi dei partecipanti al forum in questione, invero, non possono essere fatti rientrare nell’ambito della nozione di stampa, neppure nel significato più esteso ricavabile dall’art. 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62, che ha esteso l’applicabilità delle disposizioni di cui all’articolo 2 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (legge sulla stampa) al «prodotto editoriale», stabilendo che per tale, ai fini della legge stessa, deve intendersi anche il «prodotto realizzato ... su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico».
Il semplice fatto che i messaggi e gli interventi siano visionabili da chiunque, o almeno da coloro che si siano registrati nel forum, non fa sì che il forum stesso, che è assimilabile ad un gruppo di 6
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discussione, possa essere qualificato come un prodotto editoriale, o come un giornale online, o come una testata giornalistica informatica. Si tratta quindi di una semplice area di discussione, dove qualsiasi utente o gli utenti registrati sono liberi di esprimere il proprio pensiero, rendendolo visionabile a tutti gli altri soggetti autorizzati ad accedere al forum, ma non per questo il forum resta sottoposto alle regole ed agli obblighi cui è soggetta la stampa (quale quello di indicazione di un direttore responsabile o di registrazione) o può giovarsi delle guarentigie in tema di sequestro che l’art. 21, comma 3, Cost. riserva soltanto alla stampa, sia pure latamente intesa, ma non genericamente a qualsiasi mezzo e strumento con cui è possibile manifestare il proprio pensiero. D’altra parte, nel caso in esame, neppure si tratta di un forum strutturalmente inserito in una testata giornalistica diffusa per via telematica, di cui costituisca un elemento e su cui il direttore responsabile abbia la possibilità di esercitare il controllo (così come su ogni altra rubrica della testata). Acutamente il difensore del ricorrente sostiene che la norma costituzionale dovrebbe essere interpretata senso evolutivo per adeguarla alle nuove tecnologie sopravvenute ed ai nuovi mezzi di espressione del libero pensiero. Ma da questo assunto, non può farsi derivare che i nuovi mezzi di comunicazione del proprio pensiero (newsletter, blog, forum, newsgroup, mailing list, chat, messaggi istantanei, e così via) possano, tutti in blocco, solo perché tali, essere inclusi nel concetto di stampa ai sensi dell’ art. 21, comma 3, Cost., prescindendo dalle caratteristiche specifiche di ciascuno di essi. In realtà i messaggi lasciati su un forum di discussione (che, a seconda dei casi, può essere aperto a tutti indistintamente, o a chiunque si registri con qualsiasi pseudonimo, o a chi si registri previa identificazione) sono equiparabili ai messaggi che potevano e possono essere lasciati in una bacheca (sita in un luogo pubblico, o aperto al pubblico, o privato) e, così come quest ultimi, anche i primi sono mezzi di comunicazione del proprio pensiero o anche mezzi di comunicazione di informazioni, ma non entrano (solo in quanto tali) nel concetto di stampa, sia pure in senso ampio, e quindi ad essi non si applicano le limitazioni in tema di sequestro previste dalla norma costituzionale.
Il ricorso deve pertanto essere rigettato con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. - La Corte Suprema di Cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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U A O DA DIME TICARE
2010, LA SFIDA DI GOOGLE
ha infierito sui quotidiani e i 1 periodici dei grandi gruppi nel nostro comparto non è stata generalizzata, poichè ha risparmiato i periodici professionali, economici,giuridici, scientifici, culturali e di medicina che non hanno registrato significative riduzioni degli abbonamenti e delle vendite. Viceversa i fatturati pubblicitari che nella grande stampa hanno registrato un calo del 24%, nei periodici del comparto USPI hanno subito una stangata valutabile intorno al 30%, mettendo a rischio chiusura soprattutto i periodici gratuiti. Un terzo fattore di crisi, anch’esso diversificato, è dato dalla forte incidenza dei costi del personale che si è sentita più nelle grandi e medie aziende che nelle piccole testate dove è mitigata dall’applicazione del Contratto USPI – CO FAPI meno oneroso del Contratto FIEG e da un corretto ma oculato impiego delle co.co.co. In questo quadro problematico un punto di luce può venire oltre che dall’editoria elettronica dalla sfida di Google. Va osservato che l’editore medio-piccolo è innamorato anzi è un “malato” della carta stampata. Al tempo stesso, proprio perché è piccolo è incuriosito ed attratto da ogni novità mediatica ed è pronto a sperimentarla per sentirsi aperto al cambiamento. Questa attitudine all’avanguardia ha indotto moltissimi piccoli editori a supportare le proprie testate con siti web e a trasformare i periodici cartacei in periodici on line, attratti dall’economicità dell’editoria elettronica. I periodici on line avanzano costantemente e le politiche USPI , nel nome del pluralismo, anche nel 2010 non mancheranno di continuare a chiedere ai pubblici poteri ragionevoli misure di sostegno sia per i periodici cartacei che per quelli tematici. E veniamo a Google che propone all’USPI un accordo biennale per digitalizzare e diffondere gratuitamente le raccolte degli ultimi due anni dei periodici associati all’Uspi; In cambio Google inserirebbe degli annunci pubblicitari che, se cliccati, comporterebbero una percentuale per l’editore del periodico. Gli organi collegiali dell’USPI stanno valutando con attenzione ma anche con prudenza l’incognita Google che può nascondere qualche insidia ma che si pone anche come una sfida per dare maggiore visibilità all’editoria medio minore. Se son rose fioriranno nel 2010. Buon anno ai tanti editori che ci leggono. otiziario USPI n° 10/2009
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L’INFORMAZIONE PERIODICA AL TEMPO DEI SOCIAL NETWORK E DEL CITYZEN JOURNALISM di Lella Mazzoli
dialogando dialogando Ospitiamo, in questa rubrica, la relazione introduttiva della prof.ssa Graziella Mazzoli al XXII Corso per operatori editoriali, organizzato dall’USPI in collaborazione con la Facoltà di Sociologia dell’Università degli studi di Urbino, e tenutosi dal 20 al 25 settembre 2009 presso il Collegio del Colle dell’Università urbinate. La prof.ssa Mazzoli è Direttore dell’IFG (Istituto per la Formazione al Giornalismo) e dell’Istituto di Scienze della Comunicazione e Discipline dello Spettacolo della Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. E’ Ordinario di Sociologia della comunicazione. Dal 2000 la prof.ssa Mazzoli è apprezzato Direttore Scientifico del Corso USPI. IL
UOVO CO TESTO: LE CARATTERISTI-
CHE DELLA COMU ICAZIO E I RETE
Una riflessione su come si colloca il sistema dell’informazione e, in particolare, i periodici nell’attuale società post-moderna o tardo-moderna, non può prescindere dal considerare ciò che in questi ultimi anni sta avvenendo nel web. In particolare mi riferisco al fenomeno chiamato – genericamente - “Online Social Network”, alla capacità che questi strumenti hanno di ridisegnare la dinamica tra livello micro (le relazioni di mondi vitali, fra persone, fra gruppi) e il livello macro (le istituzioni, lo stesso sistema dei media) del sociale. Il loro uso diffuso e massiccio produce nuove forme di socializzazione così articolate e totalizzanti da creare un nuovo ambiente della comunicazione pragmatica capace di mutare i nostri codici linguistici, le nostre semantiche e le nostre sintassi sociali. Il successo di social network come Facebook, ci fa pensare al fatto che la rete sia diventata “pop”, venga utilizzata da un numero sempre crescente di persone per esprimersi, relazionarsi, costruire una propria auto-rappresentazione e una fitta rete di “amici”, a prescindere dall’età. otiziario USPI n° 10/2009
La rete è ormai divenuta matura per diventare un ambiente sociale vero e proprio, a tutti gli effetti; un ambiente capace di rimediare non solo gli altri media (come è sempre accaduto dall’invenzione della scrittura sino a oggi) ma capace di rimediare anche le nostre identità, i nostri linguaggi e i codici proponendo una modalità pragmatica propria e – quasi – autonoma. Altro aspetto importante è che le persone stanno cominciando a vedere la rete come un luogo di cittadinanza, dove inserire la propria identità, il proprio profilo e interagire con altra gente come se si trovassero in una modernissima agorà; dunque, si può ragionevolmente ipotizzare che se alle persone vengono affidati i mezzi giusti, oggi, e realmente per la prima volta, la rete può divenire un luogo per esercitare un ruolo civile istituzionalizzato. In questo processo va a delinearsi quello che io definisco “complicità” fra micro e macro, fra persone, cittadini, lettori, e istituzioni (media compresi), complicità che implica il superamento di logiche asimmetriche. Se in passato i media e le istituzioni offrivano una rappresentazione della realtà e delle persone-utenti, svolgendo un fortissimo ruolo di intermediazione, proponendo schemi e idee che inevitabilmente entravano a far parte delle credenze e del knowhow del “pubblico” a cui si rivolgevano (certo, come ci insegnano gli studi sui media, ciò non è mai avvenuto in modo acritico), secondo una logica “asimmetrica”, sempre più oggi i soggetti sono produttori di contenuti, diventano essi stessi fonti informative, e le rappresentazioni offerte dai media sottostanno a un processo riflessivo e di influenza dal “basso”. Logiche macro e logiche micro vanno così a convergere, producendo una nuova cultura della comunicazione (culture convergenti – Jenkins 2007). Se pensiamo alla politica, ad esempio, ci troviamo di fronte a dinamiche di “politica informale” che sono molto interessanti perché poggiano su forme di associazione e partecipazione a legame debole, avrei detto tempo fa, che si strutturano in maniera omologa al fluire della comunicazione e che sono comunque efficaci. E non è un
caso che queste dinamiche siano sfruttate dalla comunicazione istituzionale come, tanto per fare un esempio, il referendum promosso da Hillary Clinton sul suo blog per la scelta dell’inno alla sua campagna elettorale. Altri esempi di forme di complicità possono essere rintracciati nei contenuti generati dagli utenti, nelle strategie di utilizzo attivo delle possibilità del comunicare (forum, web community, blog), nell’attivazione di reti connettive (i social network e le varie forme di condivisione di esperienze vissute: foto, video, preferenze in ambito letterario ecc.), fino agli spazi nei quali costruire identità e relazioni (MySpace, Facebook, ecc.) Si tratta di nuove forme dell’esperienza che, da una parte, rafforzano le capacità riflessive dei soggetti, sempre più in grado di pensarsi in relazione alla loro esperienza nei media e nella comunicazione, e, dall’altra, mettono in crisi il rapporto gerarchico di dipendenza fra soggetti e sistemi sociali, sempre più esposti a sfide e a potenziali critiche dal basso. In tal senso possiamo anche pensare che i soggetti, in virtù del loro empowerment comunicativo, abbiano acquisito una maggiore capacità di pensarsi (o riflettersi, appunto) in relazione alla società e di attivare così percorsi nei quali elaborare il loro rapporto con la dimensione macro-sociale. Parallelamente i sistemi sociali possono attivare percorsi attraverso i quali ristrutturarsi in relazione a un soggetto maggiormente consapevole e in grado di operare specifiche scelte all’interno del sociale, ma anche in grado di produrre comunicazione sul sociale stesso e condividerla attraverso le nuove dimensioni connettive. L’emergenza di una nuova cultura partecipativa, diversa dalle forme di partecipazione sociale e politica tradizionalmente intese, abbraccia invece i meccanismi di riflessività attivati nei media che, oggi, si palesano nella radicalizzazione delle forme di connessione. Modalità che sembrano spingere verso una crescente simmetria fra le strategie comunicative soggettive e quelle sociali. Dove queste strategie agiscono sì su piani paralleli ma alla luce dei principi di trasparenza e connettività. LA CRESCITA DEL GIOR ALISMO PATIVO O COLLABORATIVO
PARTECI-
Per quanto riguarda il particolare il giornalismo, il cambiamento radicale 8 7
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L’INFORMAZIONE PERIODICA AL TEMPO DEI SOCIAL NETWORK E DEL CITYZEN JOURNALISM di Lella Mazzoli
del “senso della posizione nella 7 comunicazione” stimolato dall’evoluzione del web, fra produttori e consumatori, fra giornalisti e lettori, e questa nuova “complicità” fra macro e micro, è evidente in particolare con l’avvento e la crescita del “citizen journalism”, o “open source journalism”, altrimenti detto giornalismo partecipativo o collaborativo. “Il giornalismo come lezione sta lasciando spazio all’informazione come conversazione”: queste parole di Tom Curley (direttore dell’Associated Press) che risalgono al 2004, esprimono con chiarezza un fenomeno sempre più evidente che si manifesta sotto diversi aspetti: siamo di fronte a una crescita esponenziale dei blog (un nuovo blog viene creato ogni secondo); all’esistenza di siti come Ohmy news, il sito di informazione coreano più visitato che vede il 70% dei suoi contenuti prodotti da circa 35 mila cittadini reporter, con una redazione composta da sole 47 persone; ancora, AgoraVox è diventato il primo sito di citizen journalism in Europa (nasce in Francia nel 2005 ed è la seconda fonte di notizie dopo Le Figaro). La versione italiana è AgoraVoxItalia, aperta nel settembre 2008 (a novembre 2008 contava 450 reporter). Wikipedia, la più grande e più letta enciclopedia al mondo è prodotta da 350.000 autori diversi. Si tratta di esperimenti che hanno avuto successo perché la collaborazione degli utenti garantisce la qualità del prodotto. Anche i grandi editori hanno cominciato a investire in questi anni per creare portali di informazione che si basano sulla produzione di notizie da parte degli utenti. Stessa cosa accade a tv e radio. Queste forme di giornalismo partecipativo sono variegate e possono prevedere diversi livelli di coinvolgimento dei lettori: da un livello superficiale, alla possibilità per gli utenti di inserire commenti agli articoli, alla sollecitazione dei racconti degli utenti su determinati argomenti, dalla consultazione durante la creazione dei contenuti ai blog ospitati e aggregati sul sito, fino ai siti interamente costruiti grazie al contributo degli utenti che possono essere sottoposti a controllo editoriale o completamente liberi (Steve Outing – senior editor del Poynter Institute for Media Studies). Non si tratta solo di creare la possibilità di un’apertura, di un’interazione influente, fra chi scrive e chi abitualmente legge, di creare nuovi canali fiduciari fra giornalisti e let8
tori, grazie alla partecipazione attiva del pubblico; si tratta di attuare una modifica del ruolo dell’informazione: i lettori si trasformano da consumatori passivi a protagonisti del processo informativo. IL RUOLO
DEI PERIODICI: FAR CO VIVERE
IL VECCHIO CO IL UOVO, E COGLIERE LE
SFIDE DEL FUTURO
In questo nuovo contesto “comunicativo”, l’informazione periodica si rinnova e trova nuove possibilità di sviluppo. Penso alle trasformazioni che potranno interessare i periodici istituzionali (come può essere stato finora il tradizionale house organ) che, da sempre, nel nostro paese hanno sofferto di un certo grado di autoreferenzialità. L’accusa di essere auto-celebrativi, propagandistici, ha sollecitato una loro revisione dalla fine degli anni novanta ad oggi, attraverso la cura di un’informazione maggiormente istituzionale e super partes (non “partitico-politica”) e l’inserimento di spazi in cui dare voce ai cittadini, riportare esperienze e commenti dei cittadini sulle attività delle amministrazioni. Ora le pubbliche amministrazioni 2.0 hanno la possibilità di aprirsi maggiormente alla consultazione e partecipazione dei cittadini ai processi decisionali, prevedendo e coltivando spazi nella rete che favoriscono una maggiore dialogicità, una maggiore interazione. Certo occorre considerare che stiamo vivendo ancora una fase ibrida. E’ vero che la rete sta diventando sempre più “pop” e quindi sempre più cittadini la utilizzano, ma credo che la convivenza tra periodici tradizionali e periodici online (o sistemi di approfondimento informativo basati sul coinvolgimento dei lettori) continuerà ancora per alcuni anni. Dobbiamo quindi contemporaneamente prestare attenzione ed essere in grado di proporre prodotti editoriali che possano incontrare le esigenze di varie generazioni legate allo sviluppo della rete: i nativi digitali, che cominciano a essere teen-agers e che “costruiscono” i propri percorsi identitari senza percepire una distinzione netta fra realtà online e realtà offline; la generazione di mezzo (che utilizza sempre di più la rete e i social network, ma che si è formata con i mass media, con il giornalismo tradizionale), e il gruppo di coloro che esprimono ancora una certa “resistenza”
all’uso della rete internet, sfruttata al minimo delle sue potenzialità (solitamente queste persone esprimono timori non indifferenti sull’impatto sociale dell’utilizzo massiccio della rete, distinguono in modo molto netto e “critico” la realtà online e quella offline). I periodici devono dunque oggi sapersi muovere su più fronti, innovando in rete verso la massima apertura, coinvolgimento, partecipazione degli utenti nella cura di approfondimenti tematici, ecc., ma contemporaneamente devono continuare a dialogare e attrarre l’attenzione di altri gruppi di persone più o meno socializzate all’utilizzo della rete (digital divide), più o meno abili nel creare, intervenire, gestire relazioni attraverso il web, cercando di non correre il rischio di muoversi, fare proposte, innovarsi, pensando e riflettendo su una realtà che è già cambiata e di cui non riusciamo a comprenderne a fondo le caratteristiche. Certo quindi che le spinte evolutive sollecitate dall’avvento di un nuovo spazio comunicativo, l’ “online social networking”, devono tenere conto del digital divide che è ben lungi dall’essere superato. Le discrepanze in tal senso, saranno sempre più caratterizzate non tanto dall’esistenza di una parte della popolazione che non ha la possibilità di navigare o meno sulla rete (per svariati motivi: economici, sociali, culturali, tecnici), ma fra le diverse competenze nello sfruttamento delle potenzialità che la rete offre, nella capacità di intessere relazioni attraverso i social network, per esempio. Allora anche per gli editori si pone centrale, ancor più che in passato, la questione della credibilità e della fiducia. La maggiore relazionalità e interazione con i propri “lettori” dovrà essere gestita impiegando il principio di reciprocità. Il fondamento di una relazione paritaria, durevole, efficace.
Bibliografia di riferimento Boccia Artieri G., I media-mondo, Meltemi, Roma 2004 Lievrow L.A., Livingstone S., Capire i new media, Hoepli, 2004 Jenkins H. Cultura convergente, Apogeo, Milano, 2007. McLuhan M., Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano 1967 Mazzoli L., L’impronta del sociale, FrancoAngeli, Milano 2001 Mazzoli L. (a cura di), etwork effect – Quando la rete diventa pop, Codice, Torino 20091 Sorrentino C., Tutto fa notizia, Carocci, Roma 2007 Staglianò R., Giornalismo 2.0 – Fare informazione al tempo di internet, Carocci, Roma 2002
1 Durante il suo intervento, Lella Mazzoli ha fatto riferimento al volume etwork effect – Quando la rete diventa pop, Codice, Torino 2009.
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E C O S TA M PA
L’A TITRUST SULLA DISTRIBUZIO E DEI PRODOTTI EDITORIALI
L’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha ultimato l’indagine conoscitiva (IC35) riguardante il settore dell’editoria quotidiana, periodica e multimediale, iniziata lo scorso anno, pubblicando una seconda parte, dedicata totalmente alla “distribuzione dei prodotti editoriali”. ella prima parte della sua indagine, l’Antitrust si era occupata delle leggi in materia di editoria, e dei contributi e sovvenzioni, diretti e indiretti, agli operatori del settore. Riportiamo, di seguito, quella parte dello studio dell’Autorità che analizza le criticità del sistema distributivo italiano, riservandoci di pubblicare, in seguito, l’esame della distribuzione in altri Paesi europei e le valutazioni conclusive dell’Autorità. LE QUESTIONI SOTTESE ALL’ANALISI DELLA DISTRIBUZIONE DELLA STAMPA QUOTIDIANA E PERIODICA
7. Già l’indagine conoscitiva IC/20 pubblicata dall’Autorità nel luglio 2004, aveva evidenziato un’eccessiva regolamentazione, asseritamente funzionale alla tutela del pluralismo dell’informazione, che si risolveva in una forma di protezione per gli operatori presenti sul mercato, a detrimento dello sviluppo e dell’ammodemamento della rete distributiva della stampa.
8. Inoltre, successivamente alla conclusione dell’indagine IC/20, numerose e reiterate segnalazioni, provenienti da più parti d’Italia, hanno sottoposto all’attenzione dell’ Autorità presunte distorsioni della concorrenza nell’attività di distribuzione della stampa quotidiana e periodica.
9. Un primo e consistente filone di segnalazioni riguarda rifiuti di fornitura opposti dai distributori locali ai danni di operatori in possesso di regolari autorizzazioni alla rivendita della stampa quotidiana e periodica, rilasciate dai comuni competenti. Tale situazione risulta interessare un ampio numero di regioni, quali in particolare: l’Emilia Romagna, il Piemonte, il Molise, la Campania, la Calabria, la Toscana, il Lazio, il Veneto e la Puglia. Si tratta dunque di un problema che si presenta secondo identiche modalità in varie parti d’Italia, investendo soprattutto i piccoli comuni.
l0. Tipicamente, soggetti che hanno ottenuto dal comune competente l’autorizzazione alla rivendita, in esclusiva oppure non in esclusiva, di quotidiani e periodici non riescono ad avviare l’attività perché il distributore locale, che opera in esclusiva nella otiziario USPI n° 10/2009
zona interessata, non risponde o risponde negativamente alle richieste di fornitura, sostenendo di ritenere non remunerativa la fornitura di un numero maggiore di rivenditori rispetto a quelli già serviti. Alle doglianze dei privati muniti di autorizzazione, si uniscono talvolta quelle di alcuni dei comuni autorizzandi, che evidenziano di aver rispettato pienamente le procedure per il rilascio delle relative autorizzazioni commerciali. Nel caso dei rivenditori non esclusivi, viene lamentato che ciò costituisce una sensibile riduzione delle potenziali attività del punto vendita, nonché del livello di servizio offerto ai clienti. Quando a non essere forniti sono i punti vendita esclusivi (edicole), si determina l’assoluta impossibilità di operare, dal momento che quotidiani e periodici costituiscono l’oggetto prioritario, se non esclusivo, della loro attività.
11. Alcune edicole hanno fatto presente di ricevere dal distributore locale di zona un servizio inadeguato, con consegne tardive o incomplete, ovvero quantitativi del tutto insufficienti al normale flusso di vendita dell’esercizio. Di fronte a tali situazioni, i gestori dei punti vendita lamentano di non disporre di alcun potere negoziale idoneo a condizionare il comportamento del distributore.
13. Sono stati raccolti anche indizi in merito a presunte indicazioni da parte del distributore nazionale, volte a riservare la distribuzione di alcune pubblicazioni in determinate aree ai soli rivenditori esclusivi, escludendo i punti vendita non esclusivi.
14. Un ulteriore profilo sottoposto all’attenzione dell’ Autorità concerne la difficoltà di alcuni editori, soprattutto quelli di ridotte dimensioni, ad ottenere dal distributore locale l’effettuazione del servizio di distribuzione presso i dettaglianti a condizioni omogenee a quelle applicate agli altri editori con caratteristiche simili. In tali casi, l’unico distributore locale operante nell’area avrebbe richiesto, in aggiunta all’usuale remunerazione percentuale sul venduto, un contributo spese fisso per ciascuna uscita, ritenuto dall’impresa denunciante del tutto insostenibile e lesivo della parità di trattamento, se confrontato con le condizioni praticate dallo stesso distributore a testate direttamente concorrenti. 16. Dal canto loro, i distributori locali hanno manifestato di incontrare forti difficoltà economiche, connesse alla contrazione del giro d’affari accusato della 10
online
62 % italiani pronti a pagare fino a 5 euro al mese per ews
New York, 16 novembre 2009. Il 62% degli italiani che utilizza il web è pronto a pagare per le news online fino a una media di 5 euro al mese circa. Lo afferma un sondaggio del Boston Consulting Group (Bcg), considerata una delle più prestigiose società di consulenza in management, secondo cui gli utenti del nostro paese sono pronti a spendere fino a 7 dollari al mese, un record assoluto. In base allo studio del Bcg, l’Italia appare infatti il paese più aperto alle news online, almeno a parole. I fanalini di coda sono Usa, Gran Bretagna ed Australia… Lo stesso sondaggio, condotto presso 5mila persone,indica inoltre che in Italia il 45 % degli utenti del web già paga per servizi di informazioni online… ( A SA ) Vizi italici
Camillo Langone è il nuovo Alberto Arbasino…Leggiamolo quando ce l’ha con l’Italia: “L’Italia delle impiegate che ti chiamano dottore e non c’è modo di farle smettere. L’Italia delle ragazze che diconono continuamente “cazzo”. L’Italia degli autisti abusivi, l’Italia dei treni coi bagni rotti, l’Italia dei poeti che non leggono poesie. L’Italia dei pub bavaresi gestiti dai cinesi, l’Italia dei dipendenti pubblici che ostacolano il pubblico, l’Italia dei baristi che odiano i clienti, l’Italia delle biciclette rubate, l’Italia dei graffitari sporcanti, l’Italia dei mendicanti petulanti. Ah, l’Italia. (da “Italia Oggi” del “ 24 novembre 2009” pag. 1, rubrica “DIRITTO & ROVESCIO)
PRECISAZIONE
Nell’ultimo numero di novembre u.s. di questo Notiziario abbiamo riportato a pag. 9 un interessante articolo di Vittorio Spinelli su un accordo INPS - INPGI per il trasferimento dei contributi versati erroneamente, pubblicato da “Avvenire” del 27 ottobre u.s. Per una svista del tutto involontaria abbiamo omesso - com’è invece nostra abitudine - di citare l’autore e la testata. Ce ne scusiamo con il giornalista e con “Avvenire”. Probabilmente l’omissione è dovuta al fatto che riceviamo i comunicati degli istituti presidenziali che riportiamo liberamente, nel loro interesse. 9
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stampa negli ultimi anni, a cui si 9 è accompagnato un tentativo di ampliare il numero delle rivendite e stimolare la lettura, con l’introduzione dei punti vendita cd. non esclusivi, che avrebbero aumentato i costi operativi a carico dei distributori locali senza cogliere i risultati sperati in termini di sviluppo delle vendite. 17. Le motivazioni addotte dai distributori locali a sostegno dei dinieghi di fornitura riguardano per lo più la mancanza di convenienza economica a servire i nuovi punti vendita interessati, dati i costi di trasporto e logistica e le elevate percentuali di reso. I distributori osservano che i nuovi punti vendita, quando non sono situati in zone remote e poco accessibili, sorgono in prossimità di altre rivendite o comunque in zone a domanda insufficiente, in cui talvolta una precedente rivendita era già stata chiusa per scarsa vendita. 19. Va comunque sottolineato che la disamina delle attuali regole e modalità di funzionamento della distribuzione della stampa rischia di non essere esaustiva in considerazione degli sconvolgimenti che stanno interessando il settore nel suo complesso. Infatti, il perentorio sviluppo dell’informazione on line sta seriamente minando la sostenibilità del tradizionale modello organizzativo del settore, ponendo altresì in una nuova luce il tema della tutela del pluralismo dell’informazione, su cui ruota il complesso delle regole a cui sono attualmente soggetti gli operatori della distribuzione tradizionale. GLI ASPETTI PROBLEMATICI EVIDENZIATI DAGLI OPERATORI DELLA DISTRIBUZIONE
91. Una rappresentanza dei gestori dei punti vendita esclusivi sostiene che, nell’attuale situazione di grave crisi, che ha condotto negli ultimi anni alla chiusura di migliaia di rivendite, gli editori riescono a compensare la perdita di vendite di copie e recuperare consistenti margini economici attraverso raccolte pubblicitarie e altre forme promozionali. Per contro, la rete di vendita registra un ulteriore aggravamento della propria situazione economica, anche a causa di quelle stesse forme promozionali. Per l’editore, infatti, una riduzione promozionale del prezzo di copertina, pur deprimendo il ricavo unitario, può arrecare benefici in termini di valorizzazione degli spazi pubblicitari della pubblicazione, come conseguenza dell’aumento delle copie vendute. Invece, il distributore deve 10
affrontare un calo della sua remunerazione, calcolata in percentuale del prezzo di copertina, senza poter fruire dei vantaggi sulla raccolta pubblicitaria ottenuti dall’editore.
92. E’ stato inoltre osservato che negli ultimi tre anni si è verificato un taglio medio delle tirature, e di conseguenza delle copie distribuite alle edicole, del 4% circa, mentre la percentuale delle copie rese sarebbe aumentata dell’ 1%. Confrontando i dati di resa complessiva con le medie di resa per amministrazione editoriale, emergerebbe che il problema derivi da eccessi di fornitura rispetto al venduto medio. Per alcuni prodotti vi sarebbero rese che sfiorano il 90% e, malgrado la vendita sia così limitata, la fornitura al punto vendita resterebbe costante. In tal modo, la rete di vendita e la distribuzione locale verrebbero assoggettati a un elevato carico di resa, senza che sia riconosciuto ai rivenditori alcun compenso per la lavorazione del prodotto. Accanto a tale fenomeno, il sindacato dei rivenditori riferisce di continue segnalazioni da parte dei rivenditori circa la scarsità dei quantitativi per le pubblicazioni altovendenti.
93. E’ stato poi dichiarato che spesso i distributori locali impongono oneri aggiuntivi alle rivendite, in palese violazione dell’ Accordo Nazionale, mediante l’indebita richiesta ai punti vendita di un contributo alle spese di portatura. Alcuni distributori locali maschererebbero la richiesta addebitando non meglio specificati “servizi diversi”; in altri casi, utilizzerebbero strumentalmente reali o pretestuosi motivi di controversia (contestazioni sulla merce consegnata, ritardi nei pagamenti, rifiuto di versare gli oneri aggiuntivi richiesti) per porre fine alla fornitura o imporre penali alla rivendita.
94. Con riguardo alla parità di trattamento, rappresentanti degli edicolanti hanno sostenuto che i punti vendita esclusivi devono distribuire, in media, un assortimento composto da 3-4 mila testate editoriali, su 6 mila pubblicazioni edite in Italia, con rilevanti problemi di sovraffollamento, dovuti anche alla ridotta dimensione di molte rivendite. I punti vendita non esclusivi, invece, nella maggior parte dei casi non supererebbero le 300-400 testate, per lo più ricomprese tra quelle dei principali gruppi editoriali. In particolare la grande distribuzione, grazie alla sua forza contrattuale, riuscirebbe in sostanza a imporre l’assortimento di titoli che ritiene più efficace.
95. Tali asserzioni risultano indirettamente confermate da rappresentanti della grande distribuzione, i quali hanno osservato che la scelta dell’ assortimento di fornitura presso le grandi superfici è operata dal distributore locale di concerto con il distributore nazionale, scremando ciò che può essere inviato alla grande distribuzione in considerazione delle caratteristiche peculiari del punto vendita 44.
96. Come già evidenziato in precedenza, è pervenuta all’attenzione dell’Autorità anche una notevole mole di segnalazioni da parte di titolari di nuovi punti vendita non esclusivi, e in misura minore anche esclusivi, i quali lamentano di non poter avviare l‘attività a causa del rifiuto alla fornitura opposto dal distributore locale di zona. Poiché nella quasi totalità dei casi quest’ultimo è l’unico distributore operante nell’area, i nuovi esercizi sono posti nell’impossibilità di esercitare un’attività per la quale sono stati debitamente autorizzati dal Comune competente. Sono stati evidenziati anche rifiuti del distributore locale a proposte di ritiro delle pubblicazioni al banco e indisponibilità di distributori operanti in aree limitrofe a effettuare la fornitura in sostituzione di quello attivo nell’area. E’ stato persino evidenziato, da parte di un Comune, un atteggiamento apertamente dilatorio tenuto dal distributore locale di zona, nel fornire i dati di vendita di quotidiani e periodici necessari per l’aggiornamento del piano comunale di localizzazione delle rivendite.
97. Quanto ai punti vendita non esclusivi, taluni hanno prodotto documentazione da cui emergono richieste, da parte dei distributori locali, di contributi alla portatura o altre forme di condivisione dei costi di trasporto e gestione. Inoltre, risulta che alcuni distributori locali avrebbero ricevuto indicazioni di non fornire ai rivenditori non esclusivi determinate testate.
98. Per quanto concerne i distributori locali, essi lamentano di essere soggetti alla forza negoziale degli editori. Peraltro, la remunerazione basata sul venduto, e non sull’ attività distributiva effettivamente svolta, li espone pienamente alle conseguenze negative prodotte dal calo delle vendite e dall’aumento dei costi di distribuzione. Peraltro, essi non disporrebbero di alcun margine di discrezionalità in merito alla remunerazione delle rivendite, non potendo negoziare condizioni differenti in relazione al diverso potenziale della rivendita servita o richiedere ufficialmente forme di partecipazione alla copertura dei costi di trasporto e gestione della fornitura. 99. Molti distributori locali
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IL PRESIDENTE CAMPORESE: “L’INPGI NON E’ A RISCHIO”
Dopo che su alcuni quotidiani, in particolare quelli economici, sono apparsi articoli allarmistici riguardanti lo stato di salute finanziaria dell’Istituto azionale di Previdenza dei Giornalisti, il 2 dicembre scorso, il Presidente dell’I PGI, Andrea Camporese, ha diffuso un comunicato, sul sito dell’Istituto, che riportiamo integralmente, nel quale si contestano le analisi negative circa la solidità economica dell’I PGI contenute in detti articoli, sottolineando, invece, che «i numeri, i confronti e la storia smentiscono il dibattito di stampa e ne mettono in luce le gravi distorsioni».
«Negli ultimi mesi sono apparsi, in diversi quotidiani, articoli riguardanti lo stato di salute dell’Inpgi presentando un quadro a volte allarmistico, a volte critico. L’Istituto è stato messo in alcune occasioni a confronto con altri Enti privatizzati presentando dati non omogenei, e quindi assurdi e non confrontabili. Nonostante tutte le risposte alle negatività sollevate siano contenute nelle decine di comunicazioni che ho effettuato nell’ultimo anno e mezzo, nelle repliche fornite e persino nelle dichiarazioni dello stesso Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, sento la necessità di chiarire nel dettaglio ogni punto per fugare qualsiasi dubbio soprattutto nella parte della categoria che non conosce direttamente le dinamiche dell’Inpgi. Resta sconcertante che dati risalenti al 2007, problematiche note e dibattute pubblicamente già nel corso di precedenti mandati, elementi chiariti in più sedi nel corso degli anni, possano diventare oggetto di un dibattito mediatico distorto.
1 – L’Inpgi non è a rischio, è sano e lo sarà in futuro, ogni ipotesi di commissariamento è fuori luogo, smentita dallo stesso Ministro. Le pensioni dei giornalisti non sono a rischio, l’Istituto ha un patrimonio di oltre due miliardi di euro accantonato, chiuderà il bilancio 2009 con un avanzo superiore agli 80 milioni di euro, ha realizzato negli scorsi anni una riforma strutturale estremamente responsabile che pone il suo sistema in definitivo e certo equilibrio, come si rileva dai bilanci attuariali, per le generazioni future. Esiste, ed è nota da tempo, una gobba negativa della durata di circa 20 anni (20212040) che deriva dalle condizioni di miglior favore di cui godono i pensionati di oggi. Nel corso di questa finestra il patrimonio accantonato si riduce, senza mai giungere a zero, in virtù delle maggiori uscite per pen otiziario USPI n° 10/2009
sioni rispetto alle entrate per contributi. Quindi il problema, conosciuto e reso pubblico da molti anni, è far sì che il periodo di passività sia il più breve e il meno profondo possibile. In questo senso verrà avviato un confronto con le Parti Sociali (Fnsi e Fieg) per valutare un aumento graduale delle aliquote in capo al sistema editoriale che oggi paga oltre 7 punti percentuali in meno rispetto al costo sostenuto verso l’Inps per altre tipologie di lavoratori. Sarà necessario elaborare nei prossimi mesi un nuovo bilancio attuariale che tenga conto della rinnovazione contrattuale intervenuta, degli effetti della crisi editoriale in corso e degli eventuali effetti positivi della chiusura di decine di contenziosi attraverso lo strumento del condono approvato dai Ministeri vigilanti.
2 – La legge prevede che l’Inpgi accantoni una cifra pari a cinque volte le pensioni pagate. Si tratta di un vincolo di sicurezza del sistema che, secondo le proiezioni della spesa citate, in un periodo circoscritto non verrà soddisfatto. Ma attenzione: dire che l’Inpgi non rispetta le cinque annualità di riserva mettendo a confronto il valore del patrimonio immobiliare, sommato a quello mobiliare, stimato al 1996, anno della privatizzazione dell’Istituto con le pensioni pagate, è come fare la spesa oggi con lo stipendio di 13 anni fa. Il patrimonio immobiliare dell’Inpgi oggi vale circa il doppio, 1,4 miliardi di euro, secondo una stima prudenziale che riduce del 15% il valore di mercato. Portare questa plusvalenza a bilancio, comunque non consentita dalle norme, costerebbe una tassazione di decine di milioni di euro. Perché gli iscritti dovrebbero pagare questa tassa visto che l’Inpgi non è un’azienda e non mira a fare utili ma a soddisfare le pensioni future? Quindi: o si confronta il patrimonio storico con le annualità storiche, o si porta tutto ai valori attuali. In caso contrario si richiederebbe all’Ente di accantonare una cifra superiore alle sue necessità reali ponendola a carico degli iscritti, un fatto difficilmente sostenibile.
3 - Qualsiasi confronto tra Enti sui rendimenti finanziari, sul quale si sono esercitati diversi organi di stampa, deve essere fatto verificando prioritariamente chi ha immobilizzato a bilancio i valori storici dei titoli e chi no. L’Inpgi, nella massima trasparenza, ha deciso di portare a perdita il valore di mercato, per buona parte già recuperato nel
2009, non utilizzando gli strumenti di sterilizzazione previsti dalla legge. Questa scelta ci fa apparire in fondo alle classifiche, classifiche che non hanno alcun valore. L’Inpgi non ha mai avuto prodotti derivati, non è stato coinvolto in nessun crack americano, ha un’esposizione verso l’azionario che si è sempre aggirata attorno 5%. Se operiamo un confronto sul quinquennio, includendo il crollo dei mercati del 2008, scopriamo che gli investimenti finanziari hanno fruttato oltre il 21% netto, superando di gran lunga il parametro di riferimento del benchmark. Quindi non c’è stato alcun utilizzo allegro del denaro degli iscritti, anzi, l’Istituto è stato recentemente premiato a Dublino come miglior fondo pensione italiano nella rassegna europea “Ipe Awards” alla quale hanno partecipato 150 soggetti da tutta Europa che gestiscono oltre 700 miliardi di euro di patrimoni.
4 – L’Inpgi, unico nel panorama, risulta sostitutivo del sistema pubblico, non solo nell’erogazione delle pensioni, ma anche nell’attività ispettiva, in quella legale, nella concessione di cassa integrazione e disoccupazione, nell’assicurazione infortuni e in decine di altre materie. Questo ha un costo: vogliamo valutarlo? Come si fa a confrontare il costo del personale e lo stesso bilancio di un Ente che esercita tutte queste attribuzioni con uno che non le ha? Questo purtroppo è avvenuto. Nelle famose classifiche pubblicate di tutto questo non vi è traccia. 5 – La Gestione separata è in equilibrio per dettato di legge, quindi non è coinvolta dalle dinamiche fin qui esposte. I colleghi iscritti a questa Gestione vedranno un assegno di pensione composto dai contributi versati nell’arco della vita lavorativa rivalutati secondo la media quinquennale del Pil. La leggenda metropolitana che ipotizza un pagamento delle pensioni dei dipendenti di azienda con i denari dei parasubordinati o dei liberi professionisti raggiunge il ridicolo: si tratta di due Gestioni completamente indipendenti, con bilanci indipendenti, per legge. Purtroppo oggi arriva l’ultima distorsione. Il quotidiano “Italia Oggi” cita dati del 2006 dai quali emerge un rendimento del patrimonio immobiliare dell’Istituto pari a zero. Al di là dell’errore (il patrimonio in quell’anno ha reso oltre il 2 per cento netto) si forniscono numeri non verificati e datati. Bastava andare sul sito dell’Inpgi e leggere i bilanci. Spero che questo testo contribuisca a fare chiarezza, pur ribadendo elementi già noti, garantendo a tutti il rispetto di tematiche di grande rilievo e delicatezza come quelle previdenziali». Roma, 2 dicembre 2009 11
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Notizie INPGI - Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti
BREVIARIO DELLA DISCIPLI A I PGI PER I GIOR ALISTI CO. CO. CO. L’INPGI ha predisposto un corposo breviario di 47 prospetti che illustrano dettagliatamente la riforma del regime previdenziale per i redattori iscritti all’Ordine dei giornalisti (sia all’elenco pubblicisti che all’elenco professionisti) titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. Per evidenti motivi di spazio non possiamo pubblicare integralmente l’importante lavoro, ma ne riportiamo i punti essenziali e la casistica più diffusa che interessano la generalità delle aziende editrici dei periodici associati all’USPI. Il nuovo regime si applica esclusivamente ai giornalisti co.co.co. mentre per tutti gli altri giornalisti continuano ad applicarsi le regole precedenti. Si tratta dei liberi professionisti titolari di partita IVA, di percettori di redditi da lavoro autonomo “occasionale” o da cessioni di diritto d’autore. ELEME TI COSTITUTIVI DELLA CO.CO.CO
Elementi costitutivi e concorrenti della co.co.co sono la prestazione personale, il coordinamento con il committente e la continuità del rapporto. Per l’esecuzione della prestazione consistente ordinariamente nella scrittura di articoli o servizi deve risultare prevalente l’apporto lavorativo del giornalista rispetto all’organizzazione di mezzi. In caso contrario il giornalista è un “imprenditore” e quindi il rapporto non si configura come co.co.co. ma come fornitura di servizi giornalistici da parte di un “service”. Il coordinamento è l’interazione fra il Direttore responsabile della testata o con la persona da questi delegata o con lo stesso editore committente per la prestazione giornalistica non limitata alla fase di accettazione del “pezzo” e del pagamento del corrispettivo. Il coordinamento va inteso come collegamento funzionale fra l’attività del collaboratore e quella del committente: tale collegamento comporta per il giornalista l’obbligo di fedeltà alla linea editoriale della testata e al segreto d’ ufficio. In particolare il coordinamento consiste in tutte quelle attività di raccordo fra giornalista e redazione che intervengono nel corso della collaborazione e che incidono sui contenuti e sulla forma dell’articolo o servizio. Esempi: accordi per modificare la lunghezza, gli spazi assegnati o i tempi di consegna; indicazioni sul contenuto e la linea editoriale; modifiche per correzioni non meramente formali; accordi per stabilire titoli, didascalie, scelta delle immagini di 12
commento o impostazione grafica del pezzo. Tutto questo comporta che lo svolgimento della collaborazione avviene attraverso contatti più o meno frequenti con la redazione ed implica l’esistenza di rapporti con uno o più referenti del periodico. In sintesi possiamo osservare che la co.co,co realizza un accordo dinamico fra committente e collaboratore mentre la prestazione libero-professionale o la cessione del diritto d’autore realizzano un accordo statico poiché tutti gli elementi della prestazione giornalistica vengono definitivamente individuati in sede iniziale e non sono suscettibili di modifica: il “cliente” può solo controllare la rispondenza del prodotto giornalistico ai requisiti fissati all’atto di affidamento dell’incarico senza poter intervenire “in corso d’opera” per modificare le caratteristiche del pezzo. Il terzo elemento costitutivo della co.co.co. è la continuità, cioè lo svolgimento di un’attività protratta nel tempo. Sussiste anche nel caso che il giornalista fornisca una sola prestazione per la cui esecuzione abbia impiegato un apprezzabile lasso di tempo- “La continuità è ravvisabile anche quando si tratti di prestazione unica, ma richiedente un’attività prolungata” (Cass. 147/99). OBBLIGATI A CHE GLI ULTRASESSA TACI QUE I
Sono soggetti all’obbligo assicurativo tutti i giornalisti co.co.co, anche se hanno più di 65 anni. Il limite dei 65 anni, superato il quale il giornalista ha facoltà di non versare la contribuzione alla gestione separata INPGI permane solo per i liberi professionisti o per coloro che svolgono prestazioni occa-
sionali o cessioni di diritto d’autore. Per i collaboratori con più di 65 anni , già titolari di trattamento pensionistico, la contribuzione accreditata in virtù del rapporto di co.co.co. darà diritto alla liquidazione di un supplemento di pensione. DECORRE ZA DEL UOVO REGIME
Il nuovo regime dei co.co.co. è entrato in vigore dal 1° gennaio 2009 ed anzi le modifiche si applicano anche ai compensi per le collaborazioni prestate nel 2008 se percepiti nel 2009. I CO TRIBUTI I PGI PER I GIOR ALISTI CO.CO-CO
Secondo le nuove regole gli adempimenti previdenziali devono essere assolti dall’azienda editrice Committente attraverso le denunce e i versamenti che effettua all’INPGI/2 anche per la quota di Contributi a carico del giornalista. Il giornalista co.co.co. non deve più procedere alla comunicazione reddituale ed al versamento a suo carico dei contributi minimi e a saldo a meno che non svolga anche attività autonoma libero professionale. Per tutti gli altri, viceversa (titolari di partita IVA, cessionari di diritto d’autore o altro) resta immutato l’obbligo di comunicazione dei redditi e di versare direttamente la contribuzione dovuta (10 % a titolo di contribuzione integrativa soggettiva, 2% a titolo di contribuzione integrativa e contributo di maternità). VEDI TABELLA I BASSO ALIQUOTE DEI GIOR ALISTI PE SIO ATI O ASSICURATI CO ALTRE FORME OBBLIGATORIE
RIPARTO DELLA CONTRIBUZIONE TRA LAVORATORE E COMMITTENTE 1/3 a carico del giornalista e 2/3 a carico del committente Decorrenza dal 01/01/2009
18,75%
01/01/2011
26,00%
01/01/2010 -
IVS 23,40%
QUANTO SI PAGA?
Prestazioni temporanee
TOTALE
COMMITTENTE
GIORNALISTA
0,72% 0,72%
19,47%
6,49%
0,72%
24,12%
12,98%
26,72%
17,82%
8,91%
16,08%
Il contributo pari allo 0,72% è destinato al finanziamento: dell’indennità di maternità; del congedo parentale; dell’assegno per il nucleo familiare; dell’indennità giornaliera di malattia e di degenza ospedaliera.
8,04%
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- DAL 1° GENNAIO 2009: 12,75 % (DI CUI 4,25 % A CARICO DEL GIORNALISTA)
- DAL 1° GENNAIO 2010: 15,3° % ( DI CUI 5,67% A CARICO DEL GIORNALISTA) VEDI TABELLA A FIA CO
Le aliquote ridotte si applicano:
a) ai giornalisti titolari di un trattamento pensionistico compresi i regimi previdenziali dei liberi professionisti;
b) nei casi in cui l’attività giornalistica sia svolta contestualmente a quella che comporta l’obbligo assicurativo presso altro regime previdenziale (ad es. all’INPGI 1 o all’ENPALS).
Il giornalista è tenuto a dichiarare al committente, all’atto dell’incarico, se è già assicurato. Il contestuale versamento contributivo alla Gestione separata dell’INPS per rapporti di co.co.co non giornalistiche (ad es. come segretario di redazione) nonché l’eventuale versamento dei contributi volontari all’INPGI 1 non consentono l’applicazione delle aliquote ridotte. DETERMI AZIO E DELLA BASE IMPO IBILE FISCALE
Ai sensi dell’art. 51 TUIR (redditi da lavoro dipendente e assimilati) fanno parte della base imponibile “tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro” compresi i benefit fino al massimale annuo ( che per il 2009 è pari a 91.507 euro ). L’azienda committente, inoltre, dovrà versare all’INPGI la quota di contribuzione a suo carico (pari a 2/3) che ammonta a 129,80 euro. Ai fini IRPEF il calcolo è stato fatto ipotizzando un compenso di 12.000 euro lordi annui (1.000 euro lordi al mese x 12) in assenza di altri redditi e con l’applicazione delle sole detrazioni d’imposta previste per i redditi di lavoro dipendente e assimilati. Non sono inoltre state calcolate le trattenute per l’addizionale regionale e comunale IRPEF che variano a seconda del luogo di residenza.
SA ZIO I PER EVASIO E O OMISSIO E
Nei casi di mancato o ritardato versamento della contribuzione trovano applicazione le norme in materia di sanzioni civili. Il co.co.co può segnalare eventuali irrego otiziario USPI n° 10/2009
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Ipotesi di cedolino paga co.co.co.
a debito
compenso lordo mensile contributi inpgi a carico giornalista imponibile irpef
€ 935,10
detrazioni d’imposta
€ 134,08
irpef lorda (23%) irpef netta
€ 64,90
a credito
€ 1.000,00
€ 215,07
totale
netto a pagare
larità al Servizio Contributi e Vigilanza compilando il Modello R5 disponibile sul sito web. Attenzione! Sugli adempimenti in materia di assicurazione dei giornalisti co.co.co all’INPGI 2 hanno potere di vigilanza e accertamento anche i Funzionari ispettivi dell’istituto. COME E DA CHI FARSI ASSISTERE O I FORMARSI
€ 80,99
€ 145,89
€ 1.000,00 € 854,11
LA RICO GIU ZIO E
I giornalisti possono ricongiungere all’INPGI i contributi obbligatori, volontari, figurativi e da riscatto versati in altre forme di assicurazione obbligatoria. Gli importi relativi alla ricongiunzione vanno a implementare la posizione assicurativa dell’interessato. LA CO TTRIBUZIO E VOLO TARIA
Data l’importanza e la delicatezza di questa materia raccomandiamo alle piccole aziende di affidare le buste paga, l’iscrizione dei giornalisti co.co.co. all’INPGI 2 e il puntuale pagamento dei contributi a studi o professionisti quanto meno dotati di un’adeguata competenza di base (consulenti del lavoro, commercialisti, avvocati o società che effettuano il servizio paghe e contributi ). Raccomandiamo anche agli editori associati all’USPI di trasmettere ai propri consulenti le fotocopie degli articoli del “Notiziario USPI, che mensilmente contengono informazioni sulle novità che riguardano la gestione del personale. Per chiarimenti affidabili editori e consulenti possono visitare il sito www.inpgi.it o chiamare il centralino automatico dell’INPGI al n. 06.85.781 (dalle ore 9 alle 13,30) o porre quesiti via fax al n. 06.8578.201 o per e-mail a posta @ inpgi.it. A loro volta i giornalisti co.co.co possono informarsi nelle Associazioni regionali o interregionali della stampa presenti in tutti i capoluoghi di regione.
Il giornalista co.co.co.qualora cessi l’attività lavorativa che ha dato luogo all’obbligo dell’iscrizione all’INPGI può conseguire il requisito contributivo per il diritto a pensione mediante il versamento di contributi volontari. Questi i requisiti richiesti: - almeno un contributo annuale obbligatorio nel quinquennio antecedent,e ovvero almeno 3 contributi annuali obbligatori a prescindere dall’epoca del trasferimento; -mantenimento dello status di giornalista.
Il collaboratore può riscattare :
- Pensione di vecchiaia e di anzianità - Pensione d’invalidità - Pensione ai superstiti, di reversibilità, indiretta - Indennità di maternità - Indennità per congedo parentale - Indennità di malattia e degenza ospedaliera - Assegno per il nucleo familiare.
LA CO TRIBUZIO E O OBBLIGATORIA
1) i periodi corrispondenti alla durata di studi universitari: diploma universitario, diploma di laurea, diploma di specializzazione, dottorato di ricerca; 2) i rapporti di Co. Co. Co.di natura giornalistica per un periodo massimo di 5 anni.
LA CO TRIBUZIO E FIGURATIVA
Per i periodi di astensione dal lavoro di giornaliste co.co.co. per le quali è stata corrisposta dall’INPGI l’indennità di maternità, sono accreditati i contributi assicurativi ai fini sia del diritto che della determinazione della misura della pensione. PRESTAZIO I DELLA GESTIO E SEPARATA DEI CO.CO.CO.
Per completezza, molto sommariamente enumeriamo le prestazioni erogate dall’INPGI:
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L’A TITRUST SULLA DISTRIBUZIO E DEI PRODOTTI EDITORIALI
risultano attraversare una situazione di forte sofferenza economica. In questo contesto, gli editori starebbero pilotando delle fusioni con l’obiettivo di razionalizzare il sistema distributivo locale. Il numero dei distributori locali sta decrescendo rapidamente e le aree di operatività dei distributori superstiti si ampliano notevolmente. Nel contempo, i distributori locali sono costretti ad accettare dagli editori remunerazioni più ridotte.
10
100. I distributori locali hanno inoltre evidenziato problemi riguardo alla redditività della fornitura di giornali ai nuovi punti vendita o, in alcuni casi, anche a punti vendita già esistenti, in considerazione della domanda stagnante. E’ stato osservato che, per la distribuzione, una rivendita raggiungerebbe un certo interesse alla fornitura solo laddove generi un fatturato annuo superiore a 250 mila euro. Soltanto un numero molto contenuto dei punti vendita nati con la spe-
rimentazione, ha conseguito tali risultati.
101. In relazione alle iniziative di integrazione a valle avviate dagli editori più importanti, è stato rilevato che questi processi determinano un effetto di foreclosure per i piccoli editori e una riduzione della capillarità distributiva. Da un lato, i distributori riconducibili ai grandi gruppi editoriali, pur essendo soggetti al principio della parità di trattamento, possono avere interesse a dedicare maggiore cura e spazio alle proprie testate, a detrimento di quelle dei piccoli editori. Si potrebbero realizzare situazioni di sostanziale identità tra ideatore del prodotto, controllo dei canali finanziari (canale pubblicitario e distributivo), distribuzione nazionale, locale e network di punti vendita. Tali effetti appaiono poco coerenti con la tutela del pluralismo, che è l’obiettivo sotteso al quadro normativo vigente.
102. Per altri versi, a questo fenomeno fa riscontro un progressivo ridimensionamento del peso delle società di distribuzione nazionale cosiddette “indipendenti”, al crescere del numero di editori che utilizzano i servizi distributivi offerti dai grandi gruppi editoriali. Infatti, stante la sostanziale stabilità del mercato dell’editoria quotidiana e periodica riscontrata negli ultimi anni, e la più recente contrazione dei volumi, la crescita dei distributori appartenenti ai grandi gruppi editoriali avviene prevalentemente attraverso la sottrazione di attività ai distributori nazionali indipendenti. 14
103. Dal canto loro, gli editori hanno posto l’accento sul fatto che l’editoria, non solo italiana, sta affrontando un cambiamento epocale di evoluzione e integrazione dei media, in un contesto di crisi più generale dell’economia, che ha contratto i consumi, incidendo pesantemente su entrambe le componenti più significative del fatturato delle imprese editoriali: le copie vendute e gli introiti della pubblicità.
DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI
In base agli accordi sottoscritti dall’USPI con le Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze per il “deposito legale” dei prodotti editoriali presso gli Archivi Nazionali (DPR 252/06), gli editori associati USPI possono effettuare la consegna in forma cumulativa delle copie diffuse al pubblico, a scadenze differenziate per Regioni (sede dell’editore) e per periodicità della testata edita. ENTRO IL MESE DI DICEMBRE
104. La media mobile delle vendite nel periodo giugno 2008 - maggio 2009 mostra un calo, rispetto al dato riguardante l’anno precedente, del 7,9% circa per i quotidiani, dell’7,7% per i settimanali e del 3,7% per i mensili. Inoltre, il confronto tra i fatturati pubblicitari del periodo gennaio-giugno 2009 rispetto al pari periodo dell’ anno precedente manifesta un calo della raccolta pubblicitaria del 21 % circa per i quotidiani a pagamento e del 30% per la free presso Quanto ai periodici, si riscontra una riduzione del 31 %, sia per i settimanali che per i mensili La flessione dei ricavi risulta aver prodotto una preoccupante riduzione dei margini industriali, minacciando la capacità operativa delle aziende interessate in un momento in cui sono necessari investimenti per l’innovazione e la multimedialità.
con sede principale in: LAZIO, ABRUZZO, MOLISE, CAMPANIA, PUGLIA, BASILICATA, CALABRIA, SICILIA, SARDEGNA sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 3° trimestre dell’anno (luglio-settembre 2009).
106. E’ stato infine rilevato che la resa anticipata è in aumento, con percentuali che in alcune aree raggiungono il 20% delle rese complessive. La causa sarebbe duplice: da un lato un eccesso di offerta di prodotti nei punti vendita (in particolare periodici e prodotti editoriali minori), dall’altro la carenza di sistemi informatici di gestione presso i punti vendita, che renderebbe particolarmente impegnativo per il rivenditore controllare e gestire tale mole di pubblicazioni. Inevitabilmente, tale fenomeno incide prevalentemente sulle nuove pubblicazioni e sulle testate meno affermate, a danno del pluralismo dell’informazione e dell’innovazione.
Il plico contenente le copie per il deposito legale deve essere confezionato e riportare la dicitura “esemplari fuori commercio per il deposito legale, agli effetti della legge 15 aprile 2004, n. 106” (articolo 7, comma 3, del DPR 252/06) ed essere accompagnato da un elenco, in duplice copia, del contenuto del pacco con l’indicazione della ragione sociale dell’editore (compreso l’indirizzo e numero di fax di riferimento), il nome della testata, l’indicazione delle eventuali diverse edizioni locali e il numero di edizione di ogni singolo esemplare consegnato. Per i quotidiani, vanno indicati gli eventuali giorni di sciopero, a giustificazione delle eventuali relative mancanze.
105. La rappresentanza degli editori ha ribadito di auspicare da tempo la totale liberalizzazione riguardo all’apertura di punti vendita, sia esclusivi che non esclusivi. Peraltro, l’esperienza di altri paesi europei quali la Germania, dove operano oltre 120 mila punti vendita al dettaglio, prevalentemente non esclusivi, mostrerebbe che la presenza di spazi ridotti di esposizione tipica di punti vendita non esclusivi può coesistere con il concetto di parità di trattamento assicurata a tutte le pubblicazioni.
- Gli editori di: QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati;
- Gli editori di periodici con cadenza superiore al settimanale nel mese di dicembre NON devono effettuare alcuna consegna. Ricordiamo agli editori che si siano già avvalsi delle Convenzioni USPI per le precedenti spedizioni alle Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze che non è necessario allegare a questo deposito un ulteriore certificato di iscrizione all’USPI. Rammentiamo, infine, che per il deposito delle copie presso le Biblioteche regionali e provinciali la cadenza stabilita dalla legge è ogni 60 giorni.
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B IB L IO T E C A U S P I SEDIE VUOTE Gli anni di piombo dalla parte delle vittime A cura di Alberto Conci, Paolo Grigolli, atalina Mosna Casa editrice IL MARGINE, Trento 2009, pag. 344, € 17
Una trentina di liceali e studenti universitari di Trento si sono impegnati per un anno, tutte le domeniche, in dialoghi sinceri con i famigliari delle vittime degli anni di piombo. Le sedie vuote che danno il titolo a questo libro sono, infatti, quelle lasciate nelle case di famiglie che hanno conosciuto la violenza delle armi usate contro vittime miti ed inermi in nome di ideologie impazzite e sanguinarie. Ai dialoghi hanno partecipato nell’ordine Mario Calabresi, Benedetta Tobagi, Silvia Giralducci, Manlio Milani, Giovanni Ricci, Alfredo Bazoli, Agnese Moro, Giovanni Bachelet, Vittorio Bosio, Sabina Rossa. A questi sono stati aggiunti i famigliari delle vittime delle stragi di Brescia e Bologna nonchè un dialogo con il magistrato Giancarlo Caselli sul ruolo della giustizia negli anni di piombo. I giovani hanno esaminato anche le testimonianze di brigatisti rilasciate ai media. E a questo riguardo Giovanni Bachelet ha osservato che “un’intervista con una persona che ha scelto deliberatamente di uccidere non può avere una funzione assolutoria, deve aiutare a capire la negatività del
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La rassegna stampa tempestiva e affidabile
gesto”. Toccante è stata anche la rivelazione di Agnese Moro di questo insegnamento paterno: “Abbiamo tutti un dovere da compiere nella gioia e nell’amarezza.. ogni persona con il suo agire, è decisiva per la vita del Paese”. Completa il volume un originale e toccante inserto di fotografie, anche a colori, delle vittime e dei loro famigliari. EUROPA CRISTIA A LIBERA La mia vita tra Verità, Fede e Ragione, Valori e Regole di Magdi Cristiano Allam
Mondadori, Milano 2009, pagine 174, € 18
Nell’immaginario collettivo Magdi Allam, celebre giornalista del “Corriere della Sera” è un ex musulmano convertitosi al Cattolicesimo che paga questa scelta religiosa muovendosi - da sei anni - con una scorta di Carabinieri che tutelano la sua incolumità fisica e che sorvegliano giorno e notte la sua casa e i suoi famigliari. In questa franca autobiografia l’Autore corregge alcune semplificazioni del suo coraggioso percorso religioso e giornalistico e denuncia alcune credenze sbagliate sulla possibilità di una pacifica coesistenza religiosa tra musulmani da una parte e cristiani ed ebrei dall’altra. Nel 1956, al Cairo di Nasser, la giovane mamma di Allam - di fede musulmana avviò il ragazzo prima nel Collegio delle Suore comboniane e poi dai Salesiani, favorendo, inconsapevolmente un percorso religioso che si sarebbe concluso nella notte pasquale di sabato, 22 marzo 2008, quando
Allam avrebbe ricevuto dalle mani del Papa Benedetto XVI il battesimo, la cresima e l’eucarestia. Non meno clamorosa e coraggiosa è stata la decisione di abbandonare la professione giornalistica e creare un movimento denominato “Protagonisti per l’Europa Cristiana”. Con questo nuovo soggetto politico si propone di difendere i principi della nostra civiltà (Verità e Libertà, Fede e Ragione, Valori e Regole) contro i pericoli che la insidiano dall’interno come il nichilismo, il relativismo, il laicismo; il buonismo ovvero l’illusione che si possa generare una comunità di persone di culture etnie e fedi diverse, limitandosi, per quieto vivere, ad elargire a piene mani diritti e libertà. Questi obiettivi sono forse utopistici? Allam preferisce chiamarli sogni. E infatti ha scritto: “Sogno un’Europa che promuova una riforma qualitativa del modello di sviluppo economico affrancato sia dall’ideologia autoritaria del comunismo sia dall’ideologia oligarchica del liberismo, con una concezione a dimensione d’uomo, dove la materialità sia al servizio dell’uomo,.. che metta al centro l’etica e la dignità della persona.. Sogno un’Europa dove la felicità corrisponda ad una ricerca interiore dell’anima e non all’ossessiva rincorsa per il possesso e il consumo di beni materiali, dove... si riaffermi l’autorità morale dei religiosi, dei genitori, degli insegnanti, dei giornalisti, degli amministratori pubblici e dei politici”.
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L’inserzione sopra riportata costituisce un servizio senza corrispettivo, ai sensi dell’art.3, terzo comma, del DPR 26/10/72 n.633
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PERIODICI ASSOCIATI ALL’U USPI (422° elenco)
TEATRO NATURALE
NO AGENZIA
Via Ruggero Bonghi, 21 20141 Milano Direttore: Luigi Caricato Editore: Teatro Naturale di Luigi Caricato S.a.s. Periodicità: settimanale Materia trattata: agricoltura, alimentazione, ambiente
Via Parravicini, 40 20052 Monza (MI) Direttore: Adriano Tosto Editore: Adriano Tosto Periodicità: quindicinale Materia trattata: inserzioni immobiliari gratuite
L’AVVENIRE DI CALABRIA
QUADERNI DELLA FONDAZIONE BALDUCCI
Via Pio XI, 236 89132 Reggio Calabria Direttore: Filippo Curatola Editore: Fondazione L’Avvenire di Calabria Periodicità: settimanale
MUSICA E CINEMA
Via Gambini, 12 33050 Marano Lagunare (UD) Direttore: Nicola Raffaele Di Matteo Editore: Altavisio S.r.l. Periodicità: mensile Materia trattata: musica, cd, cinema, dvd, interpreti e autori
NOTI ZIA RI O
Uspi
Mensile - 11 numeri Organo del direttivo nazionale dell’Associazione di categoria dei piccoli e medi editori Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972
Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Fax 06.40.66.859 Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991)
Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Responsabile: Giancarlo Cinoglossi
Redattore Responsabile: Vittorio Volpi
Grafica e impaginazione: Rita L’Abbate
Tipografia: MEDIAGRAF SpA. Stab. di Roma - SO.GRA.RO. Via Ignazio Pettinengo, 39 - 00159 Roma Il n. 12 (dicembre 2009) è stato stampato il 17 dicembre 2009
Via dei Roccettini, 9 50016 S. Domenico di Fiesole (FI) Direttore: Alessandro Allori Editore: Fondazione Ernesto Balducci Periodicità: quadrimestrale Materia trattata: cultura
MONALDI ARCHIVES FOR CHEST DISEASE - Pulmonary e cardiac series
Via Salvatore Maugeri, 4 27100 Pavia Direttore: Ernesto Catena Editore: Tipografia PI.ME Editrice S.r.l. Periodicità: trimestrale Materia trattata: riabilitazione cardiovascolare e respiratoria IL NUOVO SERRASANTA
Via Don Bosco, 68 06023 Gualdo Tadino (PG) Direttore: Valerio Anderlini Editore: Accademia dei Romiti Periodicità: mensile Materia trattata: attualità, cronaca, cultura RASSEGNA DI FINANZA & IMPRESA
Via Ponte Ferroviario, 10 72100 Brindisi Direttore: Anna Fiorella Pagliara Editore: Centro Editoriale Fin Italia di Cammisa Carmelo Periodicità: bimestrale Materia trattata: fiscalità d’impresa, finanza d’impresa, finanza agevolata d’impresa MO’NDO
Via Emilio Morosini, 65 00015 Monterotondo (RM) Direttore: Francesca Vergari Editore: Piero Leonardi Periodicità: mensile Materia trattata: politica, attualità, cultura, sport, eventi
TV NUMERI UNO
Viale Giuseppe Mazzini, 88 00195 Roma Direttore: Sergio Greci Editore: Sileno Candelaresi Editore S.r.l. Periodicità: mensile Materia trattata: periodico nazionale di televisione, socio culturale, informazione e attualità
TELEGRAMMI
Questo numero in 2 minuti Focus IN FINANZIARIA, LIMITE AI CONTRIBUTI DIRETTI E CANCELLAZIONE DEL DIRITTO SOGGETTIVO Nel maxiemendamento del relatore alla Finanziaria 2010, votato con la fiducia dalla Camera dei deputati, è contenuta una norma che pone un tetto allo stanziamento dei contributi e delle provvidenze all’editoria, introducendo il principio del riparto proporzionale dei contributi tra gli aventi diritto. Questo cancella di fatto il diritto soggettivo alla percezione del contributo spettante, mettendo in crisi centinaia di testate. AI FORUM ON LINE NON SI APPLICA LA NORMATIVA SULLA STAMPA Riportiamo l’interessante sentenza della Cassazione Penale del 10 marzo scorso che ha negato l’equiparazione alla stampa (e rispetto quindi delle sue regole e dei suoi obblighi) di un forum di discussione on line, equivalente, a giudizio della Corte, ad una bacheca su cui possono essere lasciati messaggi. Di tasca nostra BREVIARIO INPGI PER I GIORNALISTI CO.CO.CO. Un corposo “breviario” è pubblicato sul sito dell’Istituto di previdenza dei giornalisti per le collaborazioni coordinate e continuative. Vi sono esaminati il nuovo regime in vigore dal 1° gennaio 2009, la contribuzione obbligatoria e non obbligatoria, quella volontaria e quella figurativa, le nuove aliquote e le prestazioni erogate. Scadenze DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI Prosegue, secondo il calendario stabilito dalle Convenzioni USPI con le Biblioteche nazionali, la consegna delle copie per il deposito legale a scadenze differenziate per Regioni e periodicità.