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Anno 2005 - Edizione N. 7-8 - Luglio/Agosto

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OTIZIARI N O MENSILE DELL’UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA

Anno 41°

Spedizione in abbonamento postale articolo 1, comma 1, del DL 24/12/2003 n. 353, convertito in L. 27/2/04 n. 46 - DCB di Roma. In caso di mancato

1953

n. 7/8 luglio-agosto 2005

recapito rinviare all’ufficio P.T. di Roma - Romanina detentore del conto per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa in vigore

Con una lettera inviata al Sottosegretario Bonaiuti e al Capo Dipartimento Masi

L’USPI A BONAIUTI: LA DOMANDA NON SIA CONDIZIONE PER L’ACCESSO ALLE AGEVOLAZIONI POSTALI Il Segretario Generale Vetere ha ufficialmente chiesto alla Presidenza del Consiglio che l’onere della domanda che gli editori devono presentare alle Poste entro il 30 settembre per continuare ad usufruire delle tariffe postali agevolate sia abrogato o comunque non sia pregiudizievole del diritto di accesso alle agevolazioni stesse ntro il 30 settembre 2005 (e così per tutti gli anni successivi) gli editori aventi titolo alle agevolazioni tariffarie postali devono presentare una ulteriore domanda alle Poste - Direzione Provinciale Business (territorialmente competente) per vedersi confermare l’accesso alle tariffe agevolate anche per l’anno seguente (vedere articolo nel box - n.d.r.). Lo stabilisce il comma 3-bis, dell’articolo 1, del decreto legge 353/03, convertito nella legge 46/04. L’USPI ha da subito criticato tale norma, ritenuta illegittima, illogica e inutile, la cui applicazione potrebbe portare, quale unico frutto, alla perdita del diritto a vedersi assegnate le tariffe postali agevolate per quell’editore che, per ignoranza della norma o per semplice dimenticanza, non assolva l’onere della presentazione della domanda entro il termine del 30 settembre. La richiesta di abrogazione del comma 3bis avanzata dall’USPI ha ricevuto il sostegno anche in ambienti governativi e di gran parte dei parlamentari, tanto che l’auspicata abrogazione è stata prevista come emendamento nell’esame del disegno di legge “Bonaiuti” in corso alla Camera dei Deputati. Visti, però, l’impasse imboccato dal DDL Bonaiuti e l’esiguità del tempo a disposizione per risolvere il problema, il Segretario Generale dell’USPI, Francesco Saverio Vetere, ha inviato una lettera (di seguito riportata) al Sottosegretario Paolo Bonaiuti e al Capo Dipartimento Mauro Masi, prospettando la soluzione citata nel

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IL SOMMARIO E’ A PAGINA 2

titolo dell’articolo. Ecco il testo della lettera: «Illustrissimo Signor Sottosegretario, le vicende riguardanti il DDL 4163 sull’editoria in discussione presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati destano preoccupazione soprattutto in riferimento alla necessaria abrogazio-

Ma attenzione!! RESTA ANCORA L’OBBLIGO DELLA DOMANDA ALLE POSTE ENTRO IL 30/9/2005 Per avvalersi delle agevolazioni tariffarie postali nell’anno 2006 Se non dovessero intervenire soluzioni, come suggerito e auspicato dall’USPI (vedi articolo nella stessa pagina - n.d.r.), resta in vigore l’obbligo di presentare entro il 30 settembre p.v. domanda, in regola con la legge sul bollo (€ 14,62) e a firma del legale rappresentante (allegare fotocopia del documento d’identità), per gli editori che vogliono avvalersi delle agevolazioni tariffarie postali nell’anno 2006. Le domande devono essere inoltrate presso la Direzione Provinciale Business di Poste Italiane SpA, territorialmente competente per la spedizione (dove si ha aperto il libretto di spedizione postale - n.d.r.). Suggeriamo agli associati di farsi timbrare per ricevuta una copia della domanda e di inviarcela via fax, in modo che la nostra Unione possa monitorare che tutti gli iscritti abbiano adempiuto a tale obbligo, la cui inosservanza potrebbe far decadere il diritto alle tariffe agevolate postali. LO SCHEMA DELLA DOMANDA A PAG.2

ne dell’art. 1, comma 3-bis, della legge 46/04. Tale norma impone agli editori l’onere di presentare domanda entro il 30 settembre di ogni anno per l’accesso alle agevolazioni postali per l’anno successivo. Tale onere se fosse interpretato come “conditio sine qua non” per il godimento delle agevolazioni rappresenterebbe un’ennesima spada di Damocle in particolare sui piccoli e medi editori, molti dei quali si troverebbero in gravi difficoltà soprattutto per carenza di informazione (mi riferisco in particolare agli editori non iscritti alle Associazioni di categoria). Tale infelice norma, inserita in extremis nella legge in oggetto, ha suscitato critiche in tutte le parti sociali ed è stata oggetto di ripensamenti tra tutte le forze politiche. La cosa migliore sarebbe abrogarla nel DDL ma, attese le difficoltà e considerata la ormai prossima scadenza del 30 settembre, sarebbe quanto mai opportuno arrivare ad un’interpretazione della norma che tuteli l’intero settore. Il comma 3-bis dell’art. 1 del D.L. 353/03, convertito in legge 46/04, così recita: “A decorrere dall’anno 2005, i soggetti aventi titolo presentano domanda per ogni anno entro il 30 settembre dell’anno precedente” E’ evidente che la norma in questione è stata pensata per monitorare gli aventi diritto alle agevolazioni e poter, così, stabilire in anticipo la spesa per le agevolazioni postali per l’anno di riferimento. 2 Non ritorneremo, perché è

31 LUGLIO: SCADENZA I.E.S. (vedere a pagina 12)

Articoli e notizie di questo Notiziario possono essere liberamente riprodotti citandone la fonte. Se ne raccomanda, anzi, la massima diffusione da parte di tutti i periodici associati all’USPI, nell’interesse della categoria QUESTO NOTIZIARIO VIENE SPEDITO AGLI ASSOCIATI USPI IN REGOLA CON IL VERSAMENTO DELLE QUOTE


Per accedere alle tariffe postali agevolate nell’anno 2006 SCHEMA DELLA DOMANDA DA PRESENTARE ALLE POSTE ENTRO IL 30 SETTEMBRE 2005 Bollo (euro 14,62) Il sottoscritto...................................................................................rappresentante legale della .....................................(specificare denominazione e sede dell’impresa editrice o dell’associazione od organizzazione senza fini di lucro) chiede l’ammissione alle agevolazioni di cui all’art. 1 del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46, per l’anno.................., delle seguenti testate: .............................................................................................................................. .............................................................................................................................. .............................................................................................................................. (indicare il nome e la periodicità delle testate). Data Firma del rappresentante legale

NOTIZIE Editoria e Comunicazione IVAN CECCHINI DESIGNATO PRESIDENTE DELLA SIAE

La designazione sarà ora sottoposta al vaglio del Consiglio dei Ministri, a quello delle Commissioni parlamentari e formalizzata con Decreto del Presidente della Ivan Cecchini, direttore dell’Associazione Repubblica. Italiana Editori di Libri (AIE) è stato desiCecchini (classe 1948) ha speso più di gnato, il 28 giugno scorso, Presidente della vent’anni nell’Associazione Italiana SIAE. Editori, nella quale entrò nel 1983, e dal Lo ha deciso la stessa assemblea dei soci 1995 ricopre la carica di direttore. della SIAE, che ha proposto il nome di Esperto sul tema del diritto d’autore, in Cecchini - già consigliere di amministrazioquesti anni Cecchini si è dedicato non solo ne dell’ente dal 2003 - alla presidenza. alla sua materia specifica ma ha seguito vari temi connessi LA PUBBLICITA’ NEL PRIMO QUADRIMESTRE all’attività editoriale PERIODICI NON MALE: +2,2% e alla normativa fiscale, sia in ambito Migliaia di euro nazionale sia inter2004 2005 Variaz. nazionale. Con questa designaGen./Apr. Gen./Apr. % zione la SIAE ha TOTALE PUBBLICITA’ 2.808.786 2.884.496 2,7 voluto mandare un TOTALE TV 1.681.083 1.737.523 3,4 forte segnale per una TOTALE STAMPA 911.162 937.969 2,9 sempre maggior QUOTIDIANI 561.223 580.226 3,4 tutela della creatività Comm. Nazionale 293.988 307.469 4,6 e dei suoi diritti in un Comm. Locale 145.048 151.680 4,6 momento nel quale (Fonte Fcp - Fieg) la protezione del Rubricata + Di Servizio 122.187 121.077 -0,9 diritto d’autore è (Fonte Fcp - Fieg) aggredita da più PERIODICI 349.939 357.743 2,2 parti. RADIO 128.482 117.687 -8,4 A Cecchini i migliori AFFISSIONI 60.348 63.568 5,3 auguri di proficuo CINEMA 27.711 27.749 0,1 lavoro da parte (Stima degli investimenti netti. Fonte: Nielsen Media Research) dell’USPI. 2

L’USPI A BONAIUTI superfluo, sull’inutilità di tale norma, avendo Poste Italiane i dati esatti del settore. In questa sede preme soltanto rilevare come l’esigenza di monitoraggio possa essere soddisfatta ponendo l’onere delle domande in capo agli editori senza che tale onere venga posto come condizione per l’accesso alle agevolazioni postali. In pratica, l’USPI chiede che la Presidenza del Consiglio dei Ministri emani una circolare destinata ai soggetti interessati alle agevolazioni postali in cui si precisi che l’assolvimento dell’onere di cui al comma 3-bis dell’art. 1 del D.L. 353/03, convertito in legge 46/04, non è condizione necessaria per il godimento delle agevolazioni postali. In questo modo si otterrà il risultato importante della tutela dei piccoli e medi editori, unica condizione per un autentico sostegno del pluralismo».

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SOMMARIO -1L’USPI a Bonaiuti: la domanda non sia condizione per l’accesso alle agevolazioni postali Resta ancora l’obbligo della domanda alle Poste entro il 30/9/2005 -2Schema della domanda da presentare alle Poste NOTIZIE Editoria e Comunicazione -3Il XVIII Stage per operatori editoriali della stampa periodica (Urbino, 18-23 settembre 2005) - 4EISE - International Business Contacts - 5, 6 e 8 Relazione del Prof. Mario Morcellini su “I consumi culturali fra tradizione e comunicazione” -7Servizi finanziari per gli associati USPI -8Una stravaganza dura a morire: la lettura dei periodici Presto i periodici free press Con un decreto del Ministro il giornalista straniero può essere iscritto all’Albo -9Le quote associative USPI per l’anno 2005 - 10, 11 e 12 Requisiti per l’esercizio della pratica giornalistica nei periodici di medie dimensioni Il 31 luglio scade il termine per la modulistica della IES - 13 Lavoro in affitto e lavoro a chiamata - 14 La Guida della Stampa Periodica, XIII Edizione, 2005/06 - 15 Biblioteca - 16 Periodici associati all’USPI (374° elenco) L’Eco della Stampa

Notiziario USPI n° 7/8-2005


APERTE LE ISCRIZIONI AL XVIII STAGE PER OPERATORI EDITORIALI DELLA STAMPA PERIODICA (URBINO 18 - 23 SETTEMBRE 2005) ’USPI ha indetto la XVIII edizione dello stage residenziale per operatori editoriali della stampa periodica. Il corso, che si avvarrà della direzione scientifica della prof.ssa Graziella Mazzoli, Preside della Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino, si rivolge essenzialmente a editori e/o direttori di periodici di piccola e media tiratura o a giovani editori che intendano affrontare il mercato della stampa periodica. Ai partecipanti che avranno seguito almeno 3/4 delle lezioni, verrà rilasciato un attestato di frequenza. Segreteria ed informazioni: USPI, Viale B. Bardanzellu n. 95, 00155 ROMA, Tel. 06.407.13.88 – 06.406.59.41 (anche fax) E-mail: uspi@uspi.it

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QUOTA DI ISCRIZIONE E DI FREQUENZA

LA PRENOTAZIONE

I partecipanti devono aver compiuto 18 anni. L’intera quota di partecipazione, pari a € 500,00, comprende la tassa d’iscrizione di € 200,00 per spese di organizzazione e attrezzature, e un contributo alle spese per docenti e frequenza di € 300,00. La quota di frequenza comprende la pensione completa in collegio universitario (vitto e alloggio in camera singola con servizio privato e doccia) dalla cena del primo giorno al pranzo dell’ultimo giorno, nonché le dispense ed i sussidi didattici.

La partecipazione va prenotata entro il 12 agosto 2005 inviando all’USPI, con assicurata convenzionale (o a mano), il seguente tagliando debitamente compilato ed un assegno bancario o circolare non trasferibile di € 500,00, intestato all’USPI, a titolo di quota d’iscrizione e di frequenza.

Non sono praticabili riduzioni né agli eventuali accompagnatori né agli “uditori”.

Si prega di non utilizzare per i versamenti il c/c postale dell’USPI riservato alle quote associative.

Chi fosse interessato è pregato di contattare con celerità gli uffici dell’USPI data l’esiguità del tempo rimasto a disposizione.

PROGRAMMA

Graziella Mazzoli

Mario De Bernart

Domenica, 18 settembre Pomeriggio: arrivi e sistemazioni nel Collegio del Colle (possibilità di parcheggio). Presentarsi in portineria per la registrazione e l’assegnazione della stanza.

ore 11.30 - IL MARKETING, STRUMENTO PER LA CRESCITA DELL’EDITORE (Dr. Guido MASNATA, Direttore Generale di Promedia Expert)

Lunedì, 19 settembre ore 9.30 - “CODICE DELLA PRIVACY”, IMPLICAZIONI PER EDITORI E GIORNALISTI (Dr. Mario De Bernart, Dirigente Servizio Relaz. Istituz. dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali) ore 11.00 - IL LAVORO SUBORDINATO NELL’EDITORIA PERIODICA, APPLICAZIONE DEL CCNL UNIGEC/CONFAPI-USPI (Dr. Raimondo GIGLIO, Componente Commissione Tecnica Sindacale UNIGEC/CONFAPI) ore 15.00 - IL LAVORO PARASUBORDINATO DOPO LA “LEGGE BIAGI”: CONTRATTI A PROGETTO, CO.CO.CO. GIORNALISTICHE E DIRETTORI RESPONSABILI (Dr. Giancarlo CINOGLOSSI, V. Presidente della Giunta Esecutiva dell’USPI, Direttore Responsabile del “Notiziario USPI”) ore 16.30 - RELAZIONE DEL DIRETTORE SCIENTIFICO DELLO STAGE (Prof.ssa Graziella MAZZOLI, Preside della Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino) ore 18.00 - Incontro di presentazione dei partecipanti e delle testate rappresentate

Presso la “Biblioteca Informatica” dell’ERSU (URBINO, Palazzo “Corboli”, Via Veneto 41) ore 15.00 - I PERIODICI ON LINE, NORMATIVA ATTUALE E PROSPETTIVE FUTURE PER L’EDITORIA DIGITALE (Daniele BIANCHI, General Manager della Promotion Digitale S.r.l., Società specializzata in Comunicazione Elettronica)

Martedì, 20 settembre ore 9.30 - DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA, DIRITTO DI RETTIFICA E RESPONSABILITA’ CIVILI E PENALI DELL’EDITORE E DEL DIRETTORE DEL PERIODICO Giancarlo (Avv. Luca BONESCHI, componente dell’A.G.I. Associazione Cinoglossi Giuslavoristi Italiani, Direttore Responsabile della rivista “Il Diritto dell’Informazione e dell’Informatica”) ore 11.30 - CONTRIBUTI PUBBLICI E AGEVOLAZIONI TARIFFARIE, LA TUTELA DELLA STAMPA PERIODICA (Avv. Francesco Saverio VETERE, Segretario Generale dell’USPI) ore 15.00 - IL DIRITTO D’AUTORE NELL’EDITORIA, NORMATIVA VIGENTE (Avv. Paolo AGOGLIA, Direttore Ufficio Legislativo della S.I.A.E.) ore 16.30 - IL REGISTRO DEGLI OPERATORI DI COMUNICAFrancesco ZIONE (R.O.C.) E L’ATTIVITA’ DELL’AUTHORITY DI GARANZIA Saverio Vetere DEL SETTORE (Dr. Sebastiano SORTINO, Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni)

Paolo Di Benedetto

Mercoledì, 21 settembre ore 9.30 - LA RACCOLTA PUBBLICITARIA, UNA RISORSA DA SVILUPPARE (Dr. Paolo DI BENEDETTO, Direttore Generale di Promedia 2000) ore 11.00 - IL CREDITO DI IMPOSTA PER GLI INVESTIMENTI IN PUBBLICITA’ SUI PERIODICI ASSOCIATI USPI (Dr. Daniele LONGO, Funzionario USPI)

Raimondo Giglio

Ermanno Anselmi

Piergiorgio Sposato

Luca Boneschi

Giovedì, 22 settembre I PERIODICI E I CANALI DISTRIBUTIVI ore 9.30 - I PERIODICI NELLE EDICOLE (Ermanno ANSELMI, Segretario Generale del SI.NA.G.I.-CGIL Sindacato Nazionale Giornalai) ore 11.00 - IL RUOLO DEL DISTRIBUTORE NAZIONALE (Dr. Tiziano BIENATI, già Direttore Generale dell’ADN, Associazione Distributori Nazionali) ore 15.00 - L’AZIONE DEI DISTRIBUTORI LOCALI (Avv. Piergiorgio SPOSATO, Consulente A.NA.DI.S., Associazione Nazionale Distributori Stampa) ore 16.30 - IL CANALE POSTALE: LE TARIFFE IN VIGORE, AGEVOLATE E NON, PER L’INVIO DEI PERIODICI (Dr.Vittorio VOLPI, Funzionario USPI)

Guido Masnata

Daniele Bianchi

Tiziano Bienati

Venerdì, 23 settembre ore 9.30 - IL REGIME IVA E LA DISCIPLINA FISCALE PER L’EDITORIA (Rag. Concetto PALLANTE, Consulente fiscale dell’USPI) ore 11.30 - IL CREDITO DI IMPOSTA PER L’ACQUISTO DELLA CARTA PER LA STAMPA DI Vittorio Volpi QUOTIDIANI, PERIODICI E LIBRI (Dr. Daniele LONGO, Funzionario USPI) ore 12.30 - Consegna degli attestati di frequenza ore 13.30 - Pranzo – Partenze I docenti, dopo l’esposizione degli argomenti, sono a disposizione dei partecipanti per consulenze su quesiti.

Concetto Pallante

Coordinamento e Segreteria: Dr. Daniele Longo Assistenza “stagisti”: Dr. Gianmario Siboni

Daniele Longo

...............................TAGLIARE E SPEDIRE ENTRO IL 12 AGOSTO 2005............................ All’USPI – UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA Segreteria del XVIII Stage per operatori editoriali Viale B. Bardanzellu, 95 – 00155 ROMA Il sottoscritto........................................................................................................................................ in qualità di editore/collaboratore del periodico ........................................................................................prenota la sua partecipazione al XVIII Stage residenziale per operatori editoriali della stampa periodica che si svolgerà presso l’Università di Urbino dal 18 al 23 settembre 2005. Allega assegno bancario (o circolare) non trasferibile di importo pari a € 500,00, intestato all’USPI, per quota d’iscrizione e frequenza. Indirizzo...............................................................................................................................................................................................................................(città, via, c.a.p.) Recapito telefonico/fax/email................................................................................................................firma leggibile............................................................................

Notiziario USPI n° 7/8-2005

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Atti del 2° Forum della comunicazione locale (Frascati, 17/18 marzo 2005)

RELAZIONE DEL PROF. MARIO MORCELLINI SU “I CONSUMI CULTURALI FRA TRADIZIONE E COMUNICAZIONE” A richiesta di lettori e partecipanti al 2° Forum della Comunicazione riportiamo una sintesi da registrazione (non rivista dall’Autore) della relazione introduttiva del Prof. Mario Morcellini, Preside della Facoltà di Sociologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, tenuta al Forum della Comunicazione. Accade spesso che nei convegni ci si scambino i dati dell’altro giorno, quelli su cui c’è il grido dei quotidiani mentre c’è qualcosa nella presa dei dati sulla realtà che merita di essere messa in discussione. Dalla ricerca pubblica ci si aspetta che i dati su cui si ragiona siano affidabili, indipendenti (e cioè che non cambino secondo il target a cui vengono sottoposti) e soprattutto che le domande a cui i dati sono sottoposti siano lucide. La prima questione riguarda la qualità delle domande, la seconda è che la logica dei dati su cui discutiamo deve essere una logica di sistema, capace di mettere al centro trend chiari e inequivocabili, ma senza dimenticare la forza degli indizi, che vanno separati dalle mode. Non è la prima volta che sono ospite dell’USPI: già mi è capitato di fare la relazione introduttiva di altri Convegni e quindi mi candido a far parte di un dibattito sull’informazione e sulla sua criticità che interessa il mondo della ricerca e il mondo editoriale. La domanda che sottopongo innanzitutto è se sia la Rete la fonte di innovazione dei consumi culturali del nostro Paese. Dico subito che questo è un luogo comune poiché chiunque voglia avere una percezione profonda, lucida e non salottiera dei cambiamenti della struttura e della cultura della comunicazione sa che non è stato Internet a produrre il focus dell’innovazione ma semmai sono state le trasformazioni delle aspettative dei soggetti sociali e soprattutto dei giovani rispetto alla tastiera della domanda. Tutti i dati rivoluzionari sul cambiamento dei consumi culturali, i dati più longitudinali, quelli rilevati da quella veneranda anche se spesso criticata - fonte che è l’ISTAT, ci dicono che la Rete e le tecnologie ingigantiscono (ma non creano) processi di cambiamento già avviati nei labirinti del consumo culturale. Questa dimensione è fondamentale soprattutto per chi, come molti dei presenti, opera nella microcomunicazione che sfugge al Notiziario USPI n° 7/8-2005

trionfalismo dei grandi media su cui scioccamente si concentra l’attenzione dei ricercatori e del dibattito pubblico. IL RUOLO DELLA COMUNICAZIONE LOCALE Fino a dieci anni fa la riflessione sui punti di criticità della comunicazione giudicava il locale come un retrobottega della modernizzazione del sistema mediatico ed anzi una fonte di freno e di inibizione. Tutto quello che è successo nell’ultimo decennio va esattamente nella direzione contraria, non solo dal punto di vista dei mercati di qualità e dal punto di vista di quelle che continuiamo a chiamare “nicchie” mentre è stato scoperto che le “nicchie” non ci sono più e che non c’è un unico pubblico manipolato di massa. Al centro dei consumi c’è una strepitosa contaminazione e il locale ha fatto bene a tutte le dimensioni comunicazionali con cui è entrato in contatto. Molti di voi sanno già la forza che il locale ha avuto nel sistema che gli studiosi chiamano “microinformazione”, “informazione diffusa”, “informazione del territorio”, sistema delle “relazioni corte”. I dati lo dimostrano: anche se non c’è nessun sostegno statale a questo sistema di relazioni ravvicinate sul territorio.

STAMPA PERIODICA E LETTURA Dinanzi alla televisione saranno tutti abituati a pensare che il trionfalismo dell’informazione sono i telegiornali. Non è così. Negli ultimi dieci anni l’informazione televisiva distribuita nei palinsesti e quella non strettamente legata alla logica ossessiva del quotidiano si è rafforzata, quindi ancora una volta entrano in scena il locale ed anche il periodico che in passato erano considerati la zavorra del sistema mediatico. Molti anni fa non ho condiviso le previsioni di quanti preconizzarono un declino dei periodici dell’informazione approfondita ed esaltavano l’arrivo di informazione spot, news, dei telegiornali rapidi. Quelle previsioni non si sono rivelate vere e sono state smentite dall’informazione locale e dai periodici. Anche per la lettura molti, di fronte al trionfalismo dell’immagine e del suono, avevano previsto la condanna ad un’onesta deca-

denza coltivata da un po’ di professori universitari e di “patiti” della carta stampata. Anche quella previsione si è rilevata falsa. La lettura, questo incredibile bene che abbiamo circondato di così scarse attenzioni e che ci permette di padroneggiare il mondo, attraversa una fase straordinaria di rilancio e di ripresa al punto che la lettura dei libri fa bene a un medium inguaiato come il quotidiano, salvato anche dal disastro economico dall’impacchettamento dei libri di successo. Sfido a trovare un sociologo che avesse previsto una risposta del genere. Centoquattro milioni di copie di libri venduti con i quotidiani tra il 2002 e il 2003, una quantità che in Italia modifica il dato di dieci anni di vendita dei libri. Praticamente è stata rinnovata la biblioteca di casa, il comodino di casa, con la scoperta che i libri comprati in edicola hanno un tasso di lettura probabilmente più elevato del libro comprato in libreria e con in più la sorpresa che i libri comprati con i quotidiani non danneggiano il mercato delle librerie. Anche qui trovatemi uno che avesse scommesso su questa realtà. Si pensava che il locale fosse la retrovia invece è l’avanguardia dell’informazione; si credeva che il periodico fosse una variante povera, una roba di campagna dell’industria della comunicazione ed è invece roba metropolitana. La lettura era stata data per spacciata ed invece è diventata una fonte di benessere, una lettura di massa che batte la cultura scolastica. IL DECLINO DEL GENERALISMO Tutto il generalismo fino al 2000 è in crisi. Non solo il generalismo ma quello che le persone interpretano come generalismo, mentre ci sono altre modalità, come la lettura, che vanno forte. Il declino è impressionante non tanto perché siano terribili i dati ma perché in Italia 6 non c’erano mai stati segni 5


RELAZIONE DEL PROF. MARIO MORCELLINI negativi così persistenti. 5 C’è da chiedersi dove vadano a finire gli italiani che abbandonano il generalismo. Non c’è automatismo: non è facile dire che quello che non trovi in televisione lo trovi su Internet ed è una scorciatoia sbrigativa, un piccolo falso affermare che la Rete è causa del declino del generalismo. In realtà si arriva alla Rete non per alternative ma per vie molto complesse. I dati ci dicono che i cambiamenti avvengono sperimentando prima mezzi noti e poi esplorando una tastiera più larga e diversificata. I dati del “palcoscenico della cultura” rivelano una dinamica di lettura dei consumi che non avremmo mai immaginato che un sociologo avrebbe usato per leggere i cambiamenti. Consumi che si associano ai concetti di nicchia, teatro, cinema, musei, mostre, concerti di musica classica ed altri consumi legati a tradizioni minori della cultura di massa. Questi comportamenti che danno al pubblico la dimensione della personalizzazione e dell’esplorazione sono, per la prima volta nel nostro Paese, nettamente in positivo senza che ci siano state speciali politiche pubbliche o generose visioni di marketing. I cambiamenti avvengono più per la disponibilità esplorativa dei soggetti sociali che per la lucidità delle politiche pubbliche. Questo è il vero risultato che evidenziano i nostri dati. Se a questi cambiamenti aggiungiamo ciò che avviene nella Rete è chiaro che il mondo nuovo è già cominciato. Ma non è cambiata solo la fruizione di Internet: è cambiata la tastiera degli atteggiamenti verso la vecchia tribuna dei consumi e la disponibilità per i nuovi consumi culturali. Qui passa un soggetto nuovo che ha bisogno soltanto della nostra energia e della nostra capacità di generosità per essere assecondato nella costruzione di diete comunicative più moderne , più razionali e più competenti. LA STAMPA LOCALE TRA INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE Riportiamo la comunicazione proposta dal dr. Giancarlo Cinoglossi, Vicepresidente Vicario della Giunta Esecutiva dell’USPI, al 2° Forum della comunicazione locale. Ogni tanto si torna a ragionare stancamente del tramonto del giornalismo romantico basato sulla obiettività, la verità, il controllo delle fonti, l’indagine non partigiana dei misteri e la rivelazione di segreti imprevisti. Quel mito coinvolge anche l’editore che quale “sindacalista dei lettori” conquisterebbe e fidelizzerebbe i lettori attraverso la 6

qualità e l’imparzialità dei suoi prodotti. Sappiamo tutti però che il reporter con l’impermeabile stazzonato, idealizzato da Hollywood, che insegue i fatti - taccuino alla mano - per tradurli in notizie grazie a “soffiate” fortunose ma attendibili è uscito di scena. Si badi bene, non per evolversi nel giornalista informatizzato inseguito da un torrente di notizie che raggiungono il suo palmare per essere selezionate, verificate e commentate ma in un gestore acritico di verità ufficiali che non richiedono verifiche poiché giungono in redazione già confezionate grazie al lavoro di fonti specializzate che seguono esse stesse criteri di notiziabilità. A queste due funzioni professionali, l’una moderna e la seconda post-moderna, la dottrina più recente ha dato il nome di informazione e di comunicazione. Il concetto di “informazione” presuppone un giornalismo che cerchi sul campo le notizie, le sottoponga a controllo e resiste, sin dove possibile, alle pressioni che possano cercare di influenzarlo. Questa idea d’informazione postula un dislivello tra il medium e il pubblico, una sorta di rapporto didattico e fiduciario tra il giornalista e il lettore-telespettatore che rende quest’ultimo partecipe di decisioni che in qualche modo lo riguardano svelando circostanze che appaiono misteriose a chi non abbia strumenti opportuni per indagarle. Nella “comunicazione” invece chi comunica non è il giornalista, il medium, ma un attore sociale (un’istituzione pubblica, una comunità scientifica o culturale, un’impresa privata, un sindacato, una onlus), che si assume il ruolo di fonte e che ha potere di accesso nella carta stampata o sui teleschermi. Quel potere mediatico si traduce nel vedere pubblicate o accolte, senza ulteriori verifiche, comunicati stampa, dichiarazioni, interviste, anticipazioni e commenti che gli attori, attraverso i propri uffici stampa o apposite conferenze stampa, rilasciano e fanno circolare. Nella comunicazione la conoscenza lungi dal passare “gerarchicamente” dall’emittente al destinatario costituisce un oggetto di costruzione comune poiché l’emittente adatta il contenuto e lo stile del messaggio secondo una filosofia tipica del marketing. Di volta in volta questa comunicazione può essere cassa di risonanza di “verità ufficiali”, comunicazione c.d. verticale di leaders politici non diretta al pubblico ordinario ma ad altri leaders (per lanciare minacce o aperture negoziali), e può essere messaggio commerciale rivolto ai consumatori, o più scorrettamente una pubblicità redazionale

mascherata da articolo d’informazione. A differenza del giornalismo d’informazione che non impone ma propone cautamente una lettura critica della realtà, una versione della verità, la comunicazione è più invasiva e perentoria, è il nuovo albero del bene e del male i cui frutti sono spesso costituiti da verità stabilite a monte da qualcuno che si arroga il potere di dire ciò che è vero, ciò che è giusto, e ciò che è politicamente corretto, per diffondere conoscenze a suo vantaggio. Singolare al riguardo è l’informazione sui segreti intessuti di mezze verità che nascondono verità mancanti o mezze bugie. Al di sotto di verità dimezzate per la materiale impossibilità di sapere tutto su tutti i misteri, giacciono questioni che toccano non solo gli interessi degli schieramenti politici ma questioni molto più immediate come la sicurezza biologica, i pericoli per la salute (come le polveri sottili), le truffe finanziarie ai danni dei risparmiatori, la corruzione degli Enti locali. Il segreto diventa spesso oggetto di comunicazione, cioè di mezze verità pilotate e mezze menzogne celate per perseguire interessi politici o economici da parte di attori sociali organizzati. Questi segreti incidono sulla vita di milioni di persone che probabilmente si comporterebbero in modo diverso se ne conoscessero tutti i contenuti. Talvolta la comunicazione maneggia la decifrazione dei misteri a fini di consenso politico o per mettere in cattiva luce lo schieramento avverso, con buona pace del diritto ad una informazione per quanto possibile completa e veritiera. A tali frutti della comunicazione la grande maggioranza del pubblico non accede per libera scelta poiché al suo diritto ad essere informata si va progressivamente sostituendo il dovere di informarsi. Il non vedere “Porta a Porta” o Maurizio Costanzo può creare in molti telespettatori complessi di colpa o d’inferiorità. Un effetto paradossale dell’invasività della comunicazione si è avuto nei giorni scorsi quando il pubblico di fronte alla scomparsa di due personaggi si è sentito quasi obbligato ad informarsi dettagliatamente e a commuoversi per la scomparsa di Alberto Castagna, star della televisione, trascurando o ignorando la morte di Mario Luzi, protagonista assoluto della poesia italiana. Qualcuno si meraviglierà del fatto che in questo Convegno realizzato dall’amico Polli editore di un periodico d’informazione, in collaborazione con l’USPI, un rappresentante dell’Unione denunci il deperimento dell’informazione di cui sono responsabili gli editori più ancora dei giornalisti. La denuncia non deve meravigliare per queste ragioni. 8 Anzitutto perché gran parte dei Notiziario USPI n° 7/8-2005


SERVIZI

FINANZIARI PER GLI ASSOCIATI

USPI

Certificazione Basilea 2 - Cessione pro soluto dei crediti IVA

’USPI informa che la Società Euroconsulting 2000 srl fornisce una serie di servizi finanziari che potranno rivelarsi utili alle imprese editrici le cui testate risultino associate alla nostra Unione; esibendo il certificato di iscrizione potranno infatti fruire di detti servizi godendo di un trattamento privilegiato.

L

CERTIFICAZIONE PER BASILEA 2 Basilea 2 rappresenta per le PMI italiane, una limitazione per l’accesso al credito per le aziende meno virtuose, ma è sicuramente un’opportunità per le aziende che hanno uno standing creditizio medio-alto. Il servizio di Euroconsulting 2000 consiste nel rendere noto questo standing creditizio agli istituti di credito che sono tenuti ad attribuire un “rating” ad ogni impresa. Per la creazione del rating le banche potrebbero prendere in considerazione vari elementi, quali lo stato patrimoniale e il conto economico degli ultimi tre esercizi, l’indicazione dell’importo nominale complessivo di tutti i fidi accordati all’azienda, la giacenza media delle rimanenze, dei debiti a breve (dilazione media ottenuta dai debitori) e dei crediti a breve (dilazione media concessa ai creditori). Certamente le banche non si fermeranno però ad una semplice valutazione dei dati contabili e gestionali (elementi che saranno analizzati in maniera prevalentemente informatizzata); prima di decidere vorranno conoscere l’imprenditore e la sua azienda, parlare col personale, vedere i suoi prodotti, i suoi progetti e i suoi piani di miglioramento. Si deve quindi predisporre un modello generale per la gestione dei rischi (finanziari, di processo, ambientali…). L’azienda, presentandosi ad una banca con una valutazione autorevole, trasparente ed indipendente, potrebbe facilmente ottenere un comportamento più favorevole per l’emissione del credito richiesto, e nel contempo sollevare la stessa banca dall’onere di procedere con i controlli previsti (e quindi sostenere altri costi). L’azienda quindi potrebbe ottenere un accesso privilegiato al credito, agevolando la banca nella dimostrazione della conformità ai parametri imposti da Basilea 2. Il servizio si esplicita in cinque fasi essenziali:

Notiziario USPI n° 7/8-2005

1) Contratto tra la “società di consulenza” e l’ ”azienda cliente” per l’erogazione dei seguenti servizi: - software; - consulenza e formazione; - assistenza nell’attività di certificazione. 2) Predisposizione dell’istruttoria (software descrittivo) da presentare alle banche convenzionate, da parte della società di consulenza, per l’ottenimento di Prestiti Capitalizzativi (o altre linee di fido)*; 3) Contratto annuale tra l’Ente di certificazione e l’azienda cliente, con una verifica ogni tre mesi ed emissione del Marchio di Qualità da parte dell’Ente di certificazione. 4) Presentazione del Marchio di Qualità alle banche convenzionate per l’ottenimento dello sconto pattuito sul tasso d’interesse passivo e per l’eventuale ottenimento di nuove linee di fido (prestiti capitalizzativi). 5) Eventuale ottenimento del contributo regionale. * Per le banche non convenzionate esiste la possibilità di farle aderire al progetto, nel loro interesse (meno costi relativi ad archiviazione ed analisi dei flussi informativi) e per il cliente (ricorso al credito meno oneroso).

OPERAZIONE FINANZIARIA PER LA CESSIONE PRO-SOLUTO DEI CREDITI IVA La possibilità immediata di poter cedere pro-soluto i crediti Iva riportati in Dichiarazione annuale comporta benefici sia di immediata liquidità (miglioramento del rating ai fini di Basilea2) che di impatto fiscale (la differenza tra valore facciale ed incassato è fiscalmente detraibile). Le percentuali di rimborso sono comprese tra 80% e 97% a seconda delle caratteristiche del credito ceduto. I crediti vengono ceduti a primari gruppi bancari europei che provvederanno prontamente alla liquidazione di quanto dovuto in modalità pro-soluto. Il tutto senza dover aprire una nuova linea di fido ed essere censiti in Centrale Rischi, così come avviene nel caso della cessione pro-solvendo ad una banca.

Benefici: - cessione pro-soluto di crediti Iva;

- alta percentuale di smobilizzo; - veloce disponibilità delle somme corrispondenti; - miglioramento del rating ai fini di Basilea 2; - miglioramento situazione finanziaria (smobilizzo crediti medio-lungo termine); - nessuna iscrizione in Centrale rischi; - vantaggi fiscali.

Procedura Tutti i processi relativi all’operazione - tra cui: acquisizione delle informazioni e della documentazione da parte dei professionisti e delle aziende cedenti, due diligence pre acquisitiva da parte della banca, produzione della contrattualistica relativa all’operazione - saranno gestiti su piattaforma informatizzata appositamente studiata ed accessibile tramite internet. Ciò consente efficienza e semplicità ed il contatto continuo tra Euroconsulting 2000, professionista del Cliente, banca, cliente, legali nel massimo rispetto della privacy dei dati. Per poter formalizzare la cessione dei crediti Iva pro-soluto le aziende dovranno essere in possesso della Certificazione di Qualità Basilea 2. Qualora il Professionista dell’Azienda non possa procedere alla Certificazione Basilea 2, il lavoro sarà svolto direttamente da Euroconsulting 2000, che invierà a richiesta specifico preventivo. In questo caso l’azienda riceverà dei software con licenze d’uso (istruttoria + analisi statico-finanziario) per conoscere e gestire la propria area finanziaria, ottenendo così la certificazione in remoto attraverso la piattaforma intranet da parte dell’Ente di Certificazione. Maggiori approfondimenti sui servizi offerti dalla Società Euroconsulting 2000 srl sono presenti nell’home page del nostro sito: www.uspi.it

Per ulteriori informazioni: dott. Carlo Chianese Amm.re Unico Euroconsulting 2000 srl Via G. Pisanelli, 1 00196 ROMA Tel: 06.977473 (r.a.) Fax 06.97747345 euroconsulting2000@tiscali.it

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Una stravaganza dura a morire: la lettura dei periodici Non si era ancora spenta l’eco confortante del nostro Forum della comunicazione che arrivano notizie apocalittiche sul futuro di quel piacere elitario che è la lettura dei giornali e dei periodici. La doccia scozzese è azionata dalla ricerca univarsitaria, croce e delizia degli editori. A Frascati il prof. Mario Morcellini, Preside della Facolta’ di Scienze della Comunicazione della “Sapienza” di Roma, ha presentato una ricerca decennale che colloca i settimanali d’informazione locale e i periodici niente meno che ai piani alti dei consumi culturali - accanto a cinema, teatro, musica e musei - che resistono all’ondata della rete. Nell’ultimo decennio, dati Istat alla mano, sono aumentati i lettori di quotidiani e udite, udite ! - in misura maggiore i lettori di periodici. Si direbbe quindi che la lettura della “vecchia” carta stampata non sia una stravaganza in declino ma un piacere duro a morire. Di segno opposto ed anzi apocalittico è la ricerca di uno studioso dell’Universita’ del North Carolina, Philip Meyer che dopo aver composto in un saggio i trend di calo nella diffusione dei giornali in Occidente è arrivato a decretarne la morte fra 35 anni e precisamente nell’aprile del 2040, quando l’ultima copia di un quotidiano sarà composta, stampata e letta. A chi credere? Al prof. Morcellini che ha dimostrato l’ottimo stato di salute dei consumi dei quotidiani e periodici o al prof. Meyer il quale ha calcolato il mese e l’anno di morte dei giornali occidentali? Gli editori di quotidiani e periodici sono abituati alle cupe profezie delle Cassandre della carta stampata. Da anni si annuncia la morte dei dinosauri cartacei ma l’estinzione non arriva. Tuttavia è lecito chiedersi cosa sucederà nei prossimi decenni. Ragionevolmente cambierà il supporto, che sarà forse sostituito da un foglio elettronico, si affermerà l’interattività, la distribuzione delle notizie sarà on line (come già avviene per i periodici telematici) ma, con buona pace dei becchini, quotidiani e periodici ancora a lungo continueranno a raccontarci il mondo ed i saperi. Commentando il saggio di Meyer, Gianni Riotta ha scritto sul “Corriere della Sera” questa previsione sensata che ci sentiamo di sottoscrivere non soltanto per i quotidiani ma anche per la stampa periodica : «Solo giornali che considerino i lettori, attivi, indipendenti e capaci di discriminare su scelte e valori veri sopravviveranno alla gelata. Chi considera l’opinione pubblica “stupida” finira’ al macero e molto prima dell’aprile 2040». 8

Presto i periodici free press In cinque anni, da quando nel 2000 il quotidiano internazionale Metro sbarcò in Italia con le edizioni di Roma e Milano, le free press, ovvero i giornali a distribuzione gratuita che oggi si trovano in tutte le grandi aree metropolitane, sono cresciute a dismisura e vedono in Leggo il capofila. Questi giornali, secondo una ricerca commissionata dal Corecom della Toscana non rappresentano un elemento di concorrenza per la stampa quotidiana tradizionale, quanto piuttosto una vera nuova forma di informazione e quindi di comunicazione giornalistica anche per via della modalità di linguaggio sintetica e immediata, assimilabile a quella televisiva, che utilizzano. Piuttosto inedito è il profilo del lettore che è giovane e scolarizzato e che nel quotidiano gratuito cerca un’informazione veloce anche per organizzare la sua serata. Meno di un quarto delle persone intervistate legge gli annunci pubblicitari; si tratta prevalentemente di anziani, mentre i giovani non guardano la pubblicità. Un altro dato inedito è che il quotidiano gratuito non invoglia a leggere il “grande” quotidiano a pagamento come scrive la ricerca del Corecom: “Non si può parlare di un effetto traghetto, quanto meno la direzione del traghettamento dei lettori non è dalla stampa gratuita alla stampa a pagamento. E’ più plusibile dire, invece, che i lettori svogliati e affrettati della stampa a pagamento hanno trovato finalmente nella free press il loro quotidiano”. Interesserà gli editori associati all’USPI che alla luce del successo ottenuto dai quotidiani gratuiti presto avremo in Italia i periodici d’informazione gratuiti. Alexander Koeb, general manager di Metro Italia, ritiene imminente lo sbarco in Italia dei free magazine e rileva che negli Usa sta partendo anche la distribuzione porta a porta dei quotidiani gratuiti. Nonostante l’affermarsi del fenomeno , la free press non è ancora stata ammessa in Audipress: “E’ dal 2001 che chiediamo all’Audipress di avere lo stesso trattamento degli altri quotidiani”, spiega Koeb, “l’ultima richiesta ufficiale risale all’anno scorso”.

Con un decreto del Ministro il giornalista straniero può essere iscritto all’Albo Il giornalista straniero (che, evidentemente, possa dimostrare di aver svolto la professione in uno o in altri Paesi del mondo) può essere iscritto all’Albo dei giornalisti italiani. E’ sufficiente che richieda un decreto di riconoscimento del titolo abilitante alla professione giornalistica al Ministero di Grazia e Giustizia e superi una prova presso l’Ordine Nazionale dei Giornalisti o svolga un tirocinio di adattamento.

Questa nuova via è stata aperta da una giornalista bulgara che aveva chiesto l’iscrizione all’Albo professionale dei giornalisti italiani, rivolgendosi al Ministero della Giustizia e facendo riferimento sia al Testo Unico sulla disciplina dell’immigrazione e sulla condizione dello straniero in Italia, sia alla Direttiva della Comunità Europea relativa al sistema generale di riconoscimento della formazione professionale. Il Ministero, sentito anche l’OdG e valutata la documentazione sull’effettivo e sostanziale svolgimento dell’attività giornalistica da parte della richiedente, ha emesso il decreto con il riconoscimento del titolo professionale valido per l’iscrizione all’Albo dei giornalisti italiani, elenco professionisti. Con una condizione, però: che la giornalista straniera svolga una “prova attitudinale” presso l’Ordine Nazionale dei giornalisti, consistente in un esame, in lingua italiana, scritto ed orale.

RELAZIONE DEL PROF. MORCELLINI periodici dell’area USPI sono 6 per i loro contenuti culturali, scientifici, professionali o di servizio immuni dai difetti della comunicazione e della produzione commerciale. In secondo luogo poiché la stampa d’informazione locale, in quanto prodotta da editori indipendenti, basa il suo successo più sull’imparzialità delle sue testate che sulle verità ufficiali confezionate dagli Enti locali e dai potentati territoriali. I settimanali d’informazione associati all’USPI, sia cattolici che laici, non sono mai faziosamente schierati o, quanto meno, sono equidistanti, a differenza della quasi generalità dei quotidiani e dei magazines di massa, prodotti dai colossi editoriali. Soggiungo, per amore di verità, che questa informazione non partigiana non è frutto di virtù ma è frutto di una necessità editoriale che si fa virtù. A causa della scarsezza delle risorse pubblicitarie i nostri editori piccoli e medio-piccoli devono necessariamente meritarsi sul campo le entrate da vendite e da abbonamenti che si conquistano appunto grazie ad una informazione di qualità libera, indipendente e credibile. Certamente nessun editore e nessun giornalista è perfettamente obiettivo. Forse l’imparzialità assoluta è un’utopia. Ma intendo dire che l’informazione resa ai lettori dai piccoli settimanali d’informazione rispetto alla grande stampa è meno sensibile alle sirene della comunicazione. Per concludere non intendo dire banalmente che “piccolo è bello” ma solo che “piccolo è meglio”! Notiziario USPI n° 7/8-2005


LE QUOTE ASSOCIATIVE USPI

per l’anno 2005 L’invito ai Soci a rinnovare al più presto l’iscrizione all’USPI per l’anno 2005 versando la relativa quota associativa, lungi dal corrispondere ad una rituale formalità, risponde alla doverosa esigenza di assicurare all’Unione le entrate necessarie non soltanto a fronteggiare i continui ed evidenti aumenti dei costi, ma soprattutto a potenziare i servizi gratuiti resi alla generalità dei Soci. I periodici e gli editori iscritti sanno infatti assai bene che l’USPI offre al Socio un consistente pacchetto di servizi gratuiti che comprende, tra l’altro: - la consulenza editoriale e l’assistenza amministrativa per pratiche publiche; - l’aggiornamento professionale mensile tramite questo Notiziario; - l’inserimento nella XIII edizione della “Guida della Stampa Periodica” (volume + CD; in preparazione) - la rappresentanza e la tutela in seno alle Commissioni ministeriali; - il filo diretto telefonico per la consulenza fiscale, postale, legislativa, legale, marketing, pubblicitaria e internet; - congressi, convegni e stages di qualificazione professionale; - la tessera, bollino annuale e “disco stampa” per autovettura. Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2005 (e comprensive del costo del “Notiziario USPI”) sono le seguenti:

Per le testate (secondo la tiratura dichiarata): da da da da da

1 a 10.000 copie 10.001 a 50.000 copie 50.001 a 100.000 copie 100.001 a 200.000 copie 200.001 copie in su

€ 190,00 € 595,00 € 1.150,00 € 2.350,00 € 3.600,00

Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura è sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge.

Quota d’iscrizione (“una tantum” per le testate che si iscrivono per la prima volta): - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata sia fino a 10.000 copie

€

80,00

- Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata superi le 10.000 copie

€

160,00

- se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all’USPI

€

210,00

- stesse categorie ma che operano per periodici non associati all’USPI

€

320,00

Per i soci singoli ex art. 31 dello Statuto:

Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 257,Via Franceschini n. 58 - Roma, CIN: U - ABI: 05584 - CAB: 03206 - c/c: 000000004977 (intestato USPI), ovvero tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile spedito con assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale numero 27433002 intestato all’USPI.

ATTENZIONE Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio.


REQUISITI PER L’ESERCIZIO DELLA PRATICA GIORNALISTICA NEI PERIODICI DI MEDIE DIMENSIONI l Contratto USPI-CONFAPI non prevede la figura del praticante ai fini dell’ammissione all’esame di stato per l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti - Elenco Professionisti. D’altro canto poiché l’art. 34 della L. 3.2.63 n. 69 sull’Ordinamento della professione giornalistica prevede che il praticantato possa effettuarsi in periodici con sei giornalisti, osserviamo che tale possibilità è di fatto realizzabile solo presso periodici di medie dimensioni. Soggiungiamo anche che nel tempo, per effetto delle innovazioni tecnologiche, il presupposto di sei giornalisti viene assunto oggi con notevole elasticità. Ad ogni modo suggeriamo agli editori che fossero interessati ad assumere praticanti professionisti (ben inteso a tempo pieno) di verificare con l’Associazione Regionale della Stampa, territorialmente competente, i requisiti della redazione da osservare. Riteniamo utile riportare uno studio approfondito sull’argomento tratto dal volume “Il Contratto nazionale di lavoro giornalistico” di Stefano Chiusolo e Maurizio Borali, pubblicato dall’Editrice Confronti su iniziativa dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Lo stesso volume in appendice riporta le tariffe dei praticanti riferite al Contratto FIEG 2001-2005 che per il praticante in formazione prevede un minimo di 595,41 euro che va integrato con l’indennità di contingenza che si aggira sui 500.

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Praticanti professionisti Presso i giornali quotidiani, presso le agenzie di informazioni quotidiane per la stampa a diffusione nazionale, presso i periodici a diffusione nazionale, possono essere assunti come praticanti coloro che abbiano i requisiti richiesti dagli ordinamenti della professione giornalistica, in ragione di un praticante su 10 redattori o frazione di 10 fino a 100 redattori, e in ragione di un praticante ogni 25 redattori o frazione di 25 al di sopra del 100 redattori. Eventuali deroghe agli indicati limiti di assunzione dei praticanti, previa informazione alle Associazioni territoriali competenti, saranno concordate fra direttore, direzione aziendale e comitato di redazione. L’assunzione del praticante dovrà essere comunicata dall’editore all’Associazione di stampa della regione dove ha sede il giornale, al Consiglio Regionale dell’Ordine, alla CASAGIT con lettera raccomandata entro 10 giorni; entro lo stesso termine di 10 giorni dovrà essere comunicata dall’editore all’Associazione anche l’eventuale 10

cessazione del rapporto. Il praticante è tenuto ad informare l’azienda dell’avvenuta modifica della sua posizione amministrativa presso l’Ordine professionale con particolare riferimento a retrodatazione di iscrizione, riconoscimento di periodi di praticantato non comunicati all’atto dell’ assunzione ecc. All’atto dell’assunzione i praticanti dovranno esibire all’editore la prova documentata del periodo di pratica giornalistica eventualmente svolta presso altri editori di giornali quotidiani, presso agenzie di informazioni quotidiane per la stampa a diffusione nazionale o aziende editrici di periodici, corredandola del certificato di iscrizione all’Albo professionale dei giornalisti - registro praticanti. Ai fini della più compiuta formazione professionale, il praticante sarà: - impiegato a rotazione in più servizi redazionali e anche presso redazioni decentrate - previo rimborso delle spese concordate - e, comunque, assegnato per almeno due mesi, anche non continuativi, alla redazione centrale; - affidato alla guida di un caposervizio o di persona dallo stesso delegata. In nessun caso potranno essere affidate mansioni direttive a praticanti. Forme integrative di formazione professionale del praticante potranno essere attuate in sede dalle aziende o utilizzando qualificate strutture formative esterne private e pubbliche. A tal fine le aziende esaminano eventuali proposte del CdR. Sulla base delle indicazioni fornite dai direttori le aziende informeranno i comitati di redazione dei criteri adottati per la selezione dei praticanti da assumere, tenuta presente anche la posizione di coloro che già collaborano con l’azienda. Precisiamo che le aziende del comparto USPI per l’assunzione dei praticanti dovranno fare riferimento al Contratto FIEG. In particolare i praticanti hanno diritto al seguente trattamento: a) ad un periodo di prova di durata non superiore a sei mesi; b) ad un equo compenso mensile non inferiore ai minimi fissati dalle tabelle allegate al contratto FIEG. Oltre ai minimi predetti sarà corrisposta l’indennità di contingenza; c) all’applicazione degli artt. 3 e 7; d) alla l3a mensilità nella misura e con le modalità previste dall’art. 15; e) alla maggiorazione, in quanto dovuta, prevista dall’art. 17 per il lavoro notturno; f) ai compensi e alle maggiorazioni previste

dall’art. 19 per il lavoro prestato; g) ad un periodo annuale di ferie di 20 giorni lavorativi; h) a permessi retribuiti per il tempo necessario a sostenere le prove per l’idoneità professionale prevista dagli ordinamenti sulla professione giornalistica. Tali permessi non potranno essere inferiori a 5 giorni in occasione delle prove orali; i) a permessi per il tempo necessario a seguire i corsi di formazione o i seminari promossi dal Consiglio nazionale o dai Consigli regionali ed interregionali dell’Ordine dei giornalisti che rilasceranno la certificazione di frequenza, nonché a permessi retribuiti per complessivi giorni 8 per seguire i corsi di preparazione agli esami di idoneità professionale promossi dal Consiglio Nazionale dell’Ordine; l) ad un congedo matrimoniale di 15 giorni; m) alla conservazione del posto per tre mesi nei casi di infortunio o malattia. Durante il primo mese avranno diritto all’intera retribuzione e per i successivi due mesi a metà della stessa; n)all’applicazione delle disposizioni di legge nel caso di chiamata o richiamo alle armi; o) ad un termine di preavviso di un mese in caso di licenziamento non dovuto a fatto o a colpa tale da non consentire la prosecuzione anche provvisoria del rapporto. In mancanza di preavviso sarà loro dovuta un’indennità pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso. Avranno inoltre diritto al trattamento di fine rapporto secondo quanto disposto dalla legge 29 maggio 1982, n. 297; p) in caso di dimissioni, il praticante non potrà abbandonare l’azienda senza dare il preavviso di un mese. La inosservanza di tale disposizione darà diritto all’editore di avere una indennità equivalente all’importo della retribuzione correlativa al periodo di preavviso per il quale è mancata la prestazione del praticante. Spetterà comunque al praticante il trattamento di fine rapporto di cui al precedente punto; q) in caso di trasferimenti di sede ad un’indennità pari ad un mese di retribuzione. . Il praticante avrà diritto al trattamento contrattuale dovuto ai giornalisti professionisti dal giorno in cui darà comunicazione scritta all’azienda dell’avvenuto superamento della prova orale degli esami di idoneità professionale. Il periodo di servizio prestato dal giornalista professionista nell’azienda, quale praticante, sarà computato agli effetti dell’inNotiziario USPI n° 7/8-2005


dennità di licenziamento, dell’indennità redazionale, delle ferie e dei permessi straordinari.

I requisiti per l’esercizio della pratica professionale e l’iscrizione d’ufficio al registro praticanti Il praticantato costituisce, di regola, la prima tappa per l’avvio alla professione giornalistica; per l’iscrizione al registro praticanti è sufficiente possedere i requisiti di cui all’art. 33 della L. 3 febbraio 1963, n. 69 ovvero, per chi abbia un titolo di studio non inferiore alla licenza media superiore: maggiore età, cittadinanza italiana, buona condotta, assenza di procedimenti penali gravi e, soprattutto, la dichiarazione del direttore comprovante l’effettivo inizio della pratica. Nel caso in cui il direttore della testata presso la quale l’attività di pratica viene iniziata non rilasci tale dichiarazione, è comunque possibile rivolgersi al competente Ordine regionale per richiedere un’attestazione sostitutiva; l’Ordine ha infatti la facoltà, nel caso in cui si possa dimostrare di aver svolto di fatto attività giornalistica, di iscrivere d’ufficio l’aspirante giornalista al relativo registro. Gli effetti di tale provvedimento sono dibattuti in giurisprudenza; secondo una prima tesi, la dichiarazione sostitutiva di inizio pratica avrebbe soltanto l’effetto di far decorrere da tale accertamento l’inizio della pratica stessa, senza poter dispiegare effetti retroattivi, ovvero senza potersi estendere al riconoscimento della compiuta pratica. Prevalente è però la tesi secondo cui è facoltà dell’Ordine procedere ad un’iscrizione retroattiva, con la conseguenza che il periodo di pratica effettuato in assenza di una regolare iscrizione può essere considerato utile al fine del periodo minimo (18 mesi) necessario per poter sostenere l’esame di abilitazione professionale. Analoga soluzione è, da sempre, sostenuta anche dall’Ordine dei giornalisti, come si ricava da molteplici tra le delibere rese dal Consiglio Nazionale dell’Ordine: “E’ altrettanto ovvio perciò che l’apprendistato giornalistico, prima dell’iscrizione del praticante nel registro, fino a quando non avvenga, produca effetti quanto meno interinali e conservativi, onde l’iscrizione, equivalendo ad una approvazione, retroagisce naturalmente all’inizio reale della pratica per tre ragioni incontestabili: perché è accessoria, perché è un atto di controllo dell’apprendistato ex necesse già precedentemente instaurato, perché è un elemento di un procedimento non procrastinabile a danno dell’apprendista” (Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti, 21 marzo 1991, in Dir. inf. 1992, 549). Il riconoscimento dell’efficacia retroattiva Notiziario USPI n° 7/8-2005

del provvedimento di iscrizione all’ordine è del resto fondamentale non solo per consentire al praticante di fatto di accedere all’esame di abilitazione, ma anche per giustificare, a tutti gli effetti, un’attività lavorativa che, in caso contrario, potrebbe essere sospettata di illegittimità. Ciò in quanto, essendo l’esercizio della professione giornalistica riservato a chi sia iscritto all’Albo professionale ovvero al registro praticanti, è stato sostenuto che l’attività di praticantato, che è comunque un’attività giornalistica, allorché prestata senza una formale iscrizione al registro può configurare esercizio di professione abusiva, in violazione dell’art. 45 L. 69/63. Con l’ulteriore conseguenza che il praticante cui sia stata ingiustamente negata l’iscrizione al registro, allorché illegittimamente allontanato dal posto di lavoro, non potrebbe neppure richiedere la reintegrazione in servizio (in quanto si tratterebbe di prestazione resa in violazione di norme di legge), ma solo

invocare l’applicazione dell’art. 2126 c.c. per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione, ovvero richiedere per tale periodo il riconoscimento di un trattamento economico corrispondente all’attività effettivamente prestata. Tali conseguenze estreme non sono condivise dalla giurisprudenza di merito; così, ad esempio, Pret. Milano 7/5/91 (in Dir. inf. 1994, 541, con nota adesiva di CLEMENTE) ha negato che la mancata iscrizione al registro praticanti possa essere equiparata alla mancata iscrizione all’Albo professionale, consistendo in una mera irregolarità formale, ed essendo come tale inidonea a determinare l’illegittimità del rapporto. In dottrina è stato altresì rilevato come la legge, richiedendo che la domanda di iscrizione al registro sia accompagnata da una dichiarazione del direttore comprovante l’effettivo inizio della pratica, dimostri di tollerare che la pratica possa (ed anzi debba) essere iniziata prima del suo ricono-

scimento formale e dunque, quanto meno per un certo periodo, in assenza dello stesso (così VASELLI, in Il contratto dei giornalisti, a cura di Zanelli, Bologna 1980, p. 26). Alla luce di quanto sopra evidenziato, appare ancora più marcata l’importanza del riconoscimento della portata retroattiva dell’iscrizione del praticante al registro da parte dell’Ordine; infatti, se tale delibera rende valido il praticantato sin dal momento dell’instaurazione di fatto del rapporto, nessun dubbio dovrebbe porsi in ordine alla liceità della pratica espletata pur in assenza di iscrizione. Da segnalare, ancora, che l’iscrizione d’ufficio al registro praticanti può essere riconosciuta anche a giornalisti free-lance. Ciò che conta, è stato affermato, è che il praticante eserciti, in modo esclusivo e continuativo, attività giornalistica, e che detta attività sia tale, per quantità e qualità, da consentirgli un costante contatto con redattori esperti, in grado di fornirgli un sussidio orientativo ed un’istruzione utile a far acquisire allo stesso, durante il tirocinio, la necessaria preparazione professionale. Ciò può avvenire, dunque, anche prescindendo da una presenza costante in redazione, grazie al supporto dei moderni mezzi di comunicazione, ovvero nel caso della frequentazione di più redazioni, in regime di autonomia, dal momento che anche in queste ipotesi l’aspirante giornalista riceve indicazioni teoriche e pratiche (sul contenuto del pezzo, sull’impostazione e la lunghezza da dare allo stesso, sulle regole da osservare nella predisposizione dell’articolo ecc.) non dissimili da quelle impartite al praticante nel corso dell’ordinario tirocinio redazionale. Infine, è stato riconosciuto che il mancato rilascio della dichiarazione di inizio pratica, allorché illegittimo, può essere valido motivo per l’avanzamento di richieste risarcitorie da parte dell’aspirante giornalista.

Il trattamento economico e normativo del praticante Tanto premesso in ordine ai requisiti per l’iscrizione al registro praticanti, si deve poi segnalare come il contratto ponga dei limiti al numero dei praticanti presenti nell’ambito di ogni redazione, che non dovrebbero essere, nelle redazioni composte da meno di cento redattori, più di uno per ogni dieci redattori; eventuali deroghe a tali limiti sono possibili se precedute da preventive informazioni alle organizzazioni territoriali FNSI, ed in presenza di specifici accordi tra direttore, editore e CdR. E’ bene, peraltro, precisare, che tale norma risulta di fatto spesso disattesa, essendo facile constatare la presenza di redazioni in cui il limite numerico indicato non è rispettato, se non addirittura composte in prevalenza da praticanti; non risultano, peraltro, 12 11


PRATICA GIORNALISTICA 11

pronunce giurisprudenziali che sanzionino tali violazioni. Con riferimento al rapporto numerico tra praticanti e professionisti, la legge (art. 34 L. 69/63) impone invece, ai fini della validità del praticantato, che lo stesso venga effettuato nell’ambito di una redazione in cui siano presenti almeno quattro professionisti (sei se si tratta di periodici a diffusione nazionale); tale norma, la cui legittimità è stata in passato confermata dalla Corte Costituzionale (sentenza 27/4/74 n. 113, in Mass. giur. lav. 1974, 471), deve però essere interpretata alla luce delle già accennate evoluzioni che hanno caratterizzato la professione giornalistica nel corso del tempo, in virtù delle quali si è detto come il praticantato possa ritenersi validamente esercitato, ai fini dell’ammissione all’Albo professionale, anche senza una presenza fisica costante all’interno della redazione. Inoltre, la Cassazione ha precisato che tra i professionisti computabili al fine di valutare il corretto svolgimento della pratica debbono essere ricompresi non solo quelli legati all’editore da un vincolo di subordinazione, ma anche coloro che collaborino al giornale con una prestazione coordinata e continuativa. Il praticante è tenuto ad informare l’editore di ogni variazione del suo status che possa incidere sul rapporto lavorativo, ed in particolare dell’eventuale superamento dell’esame per l’iscrizione all’Albo professionisti, decorrendo dalla data di tale comunicazione il diritto al trattamento contrattuale previsto per i giornalisti professionisti. Inoltre, il praticante deve certificare, all’inizio del rapporto, gli eventuali periodi di pratica precedenti. Per quanto riguarda le mansioni, al praticante non possono essere affidati compiti di responsabilità (quali, ad esempio, la chiusura in tipografia del giornale, piuttosto che la titolazione di servizi; sulle mansioni che caratterizzano l’attività del praticante si segnala la pronuncia Trib. Milano 28/10/99, in D & L 2000, 173), ed anzi allo stesso dovrà essere consentito di approfondire ed applicare le proprie conoscenze del lavoro giornalistico mediante l’affiancamento ad un caposervizio o ad altro giornalista appositamente incaricato. Al riguardo è stato comunque affermato che non è necessario un insegnamento in forma “didattica”, essendo sufficiente che l’attività del praticante si svolga sotto la guida ed il generale controllo dei superiori. Il trattamento economico e normativo del praticante è simile, ma non analogo, a quello previsto per i giornalisti professionisti; infatti, oltre ad avere una retribuzione significativamente inferiore rispetto al redattore (in particolare rispetto al redattore ordina12

rio), il praticante non gode di tutti i diritti previsti per i professionisti, ovvero ne gode in misura inferiore; così, ad esempio: - non ha diritto all’indennità redazionale di cui all’art. 16; - non ha diritto agli scatti di anzianità; - ha un periodo di ferie più limitato, così come inferiore è l’eventuale congedo matrimoniale; - ha diritto alla conservazione del posto, in caso di malattia, per soli 3 mesi, contro i 18 previsti per i professionisti; - ha un periodo di preavviso, in caso di licenziamento, di un solo mese. Può però accadere che al praticante vengano, di fatto, attribuite mansioni analoghe, per importanza ed autonomia, a quelle proprie di un redattore ordinario; in questo

Per gli editori iscritti o iscrivendi al ROC

IL 31 LUGLIO SCADE IL TERMINE PER L'INVIO TELEMATICO DELLA MODULISTICA DELLA "IES" Ricordiamo, inoltre, che il 30 giugno è scaduto il termine per l'invio della "Comunicazione Annuale"; mentre non è stato ancora emanato il decreto del Ministro dell'Economia sul contributo (e relativa modulistica) all'Autorità: gli anni scorsi il termine per l'invio del modello cartaceo era fissato al 15 settembre. Tutti gli editori iscritti regolarmente al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione), compresi quelli che hanno inoltrato domanda di iscrizione fino a tutto il 2004, sono tenuti alla compilazione e all'invio telematico della modulistica della IES (Informativa Economica di Sistema), entro il 31 luglio. Le comunicazioni di cui alla Delibera n. 129/02/CONS (Informativa Economica di Sistema) devono essere trasmesse utilizzando esclusivamente i modelli telematici disponibili sul sito: www.roc.infocamere.it, previa registrazione dell'utente. E' chiaro che chi fosse già in possesso dell' "identificativo" e della "password" (autorizzati dagli uffici dell'Authority) ed utilizzati per le comunicazioni dello scorso anno e per la Comunicazione Annuale, il cui termine è scaduto il 30 giugno scorso, non deve effettuare una nuova registrazione. ***** Secondo la citata Delibera n. 129/02/CONS dell'Autorità per le Comunicazioni, i modelli dell'Informativa Economica di Sistema sono articolati in tre serie, rispettivamente: Ridotta,

caso, lo stesso potrà rivendicare il riconoscimento di un trattamento economico corrispondente a quello previsto per tale profilo professionale: “[...] qualora il dipendente, sebbene assunto come praticante, sia di fatto adibito a svolgere in piena autonomia le mansioni del giornalista redattore, senza fruire dei controlli, dei sussidi orientativi e degli interventi correttivi ed integrativi strumentali all’acquisizione suddetta, l’iscrizione nel menzionato albo perde ogni rilevanza, essendo il rapporto di praticantato che ne dovrebbe derivare superato dalla diversa natura delle mansioni in concreto esercitate, ed è in relazione a queste ultime ed in considerazione del loro intrinseco contenuto obiettivo, che deve essere stabilito il dovuto trattamento economico” (Cass. 8/2/82, n. 745).

Semplificata e Base. Ciascun soggetto è tenuto alla redazione di una sola delle tre serie previste. La scelta della serie da redigere viene determinata in funzione dei ricavi del soggetto: a) soggetti i cui ricavi risultino minori di 500.000 euro, SERIE RIDOTTA; b) soggetti cui ricavi risultino compresi tra 500.000 e 5.000.000 euro, SERIE SEMPLIFICATA; c) soggetti i cui ricavi risultino superiori a 5.000.000 euro, SERIE BASE. Le imprese editrici di giornali quotidiani, periodici o riviste, ivi compresi i soggetti esercenti l'editoria elettronica e digitale sono tenuti a compilare i modelli A, O, P e P1. Alcune tipologie di editori, definite dalla Delibera 129/02 "soggetti minori", dovranno invece compilare il solo MODELLO U. ***** Ricordiamo, infine, una terza scadenza che riguarda sempre gli iscritti al ROC. E' quella del 15 settembre di ogni anno per l'invio, ancora cartaceo e a mezzo posta, del modello per il contributo all'attività e al funzionamento dell'Authority. Da quando è stato istituito tale contributo, gli editori di quotidiani e periodici, anche telematici, sono stati esentati dal versamento (che deve effettuarsi entro luglio) ma non dall'invio della relativa modulistica. Sembra che anche quest'anno sarà così, ma il decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze che lo deve stabilire non è stato ancora emanato. Come al solito, informeremo con tempestività i nostri associati. Notiziario USPI n° 7/8-2005


LAVORO, diritto, fisco e previdenza - LAVORO, diritto, fisco e previdenza LAVORO IN AFFITTO E LAVORO A CHIAMATA Da più di un anno andiamo tratteggiando in forma pratica i rapporti di lavoro introdotti o rivisitati dalla Legge Biagi e dal suo Decreto applicativo, soffermandoci più diffusamente sui tre contratti di collaborazione maggiormente usati dalle piccole e medie aziende editrici di periodici: le vecchie co.co.co. impiegate per i redattori iscritti all’Ordine dei giornalisti, i co.co.pro. (contratti a progetto o a programma) e le mini-co.co.co. o collaborazioni occasionali, corredati da utili schemi di contratto. Per completezza dobbiamo ora tratteggiare molto brevemente due rapporti innovativi anche se applicati rarissimamente dagli editori di periodici che hanno preferito rapporti similari meno complicati. Ci riferiamo alla “somministrazione di lavoro a tempo indeterminato” o “staff leasing” o “lavoro in affitto” e al “lavoro a chiamata” o “job on call” o “lavoro intermittente”. Questi due rapporti di lavoro hanno suscitato diffidenze nei sindacati confederali, nelle forze politiche di centro-sinistra e persino nel prof. Tiziano Treu, Senatore della Margherita, che da Ministro del Lavoro varò il “pacchetto” che porta il suo nome e che ispirò la riforma del lavoro. In una recente intervista ad “Avvenire” il prof. Treu alla domanda su cosa cancellerebbe della riforma Biagi se il centrosinistra vincesse le elezioni politiche ha risposto papale papale: “Cancellerei sicuramente il lavoro a chiamata e lo staff leasing”. Questo insieme di premesse ci autorizza a dare solo la nozione di “staff leasing” e di dare un’idea più dettagliata dello “job on call” utilizzato da qualche editore per la correzione delle bozze.

IL LAVORO IN AFFITTO E’ la «somministrazione di lavoro a tempo indeterminato», una nuova forma contrattuale fra tre soggetti: il lavoratore, l’agenzia di somministrazione e l’azienda utilizzatrice. L’agenzia si occupa di fornire all’azienda utilizzatrice una squadra di lavoratori, per particolari esigenze e mansioni. I lavoratori sono però assunti dall’agenzia ed è quest’ultima, in sostanza, ad assumersi l’onere del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Lo staff leasing è però limitato ad alcuni casi (ad esempio consulenza informatica, servizi di pulizia, marketing, call-center, avvio di nuove iniziative imprenditoriali nelle aree Obiettivo 1). La Gazzetta Ufficiale n. 60 del 14 marzo u.s. ha pubblicato la lunga circolare 22 febNotiziario USPI n° 7/8-2005

braio 2005, n. 7/05, del Ministero del Lavoro che disciplina, appunto, dettagliatamente questa complessa fattispecie, soffermandosi principalmente sui requisiti del somministratore che può essere unicamente uno dei soggetti a ciò espressamente autorizzati dal Ministero del Lavoro. Ai fini della corretta e legittima stipulazione del contratto l’editore che intendesse avvalersi della somministrazione di lavoro dovrà verificare la sussistenza dei requisiti di legge accedendo all’albo informatico delle agenzie di somministrazione tenuto e aggiornato dal Ministero del lavoro reperibile all’indirizzo Internet www.welfare.gov.it alla sezione Riforma Biagi. Resta peraltro fermo l’obbligo in capo alle agenzie di somministrazione di indicare in tutte le comunicazioni verso terzi gli estremi del provvedimento di autorizzazione al fine di consentire la corretta e completa identificazione del soggetto stesso. Il contratto può essere a tempo indeterminato o determinato. Il lavoro in affitto non può essere stipulato per sostituire lavoratori in sciopero o nelle unità operative in cui si sia proceduto, nei sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi. L’editore è tenuto a comunicare la somministrazione alla rappresentanza sindacale unitaria interna o aziendale o, in mancanza, territoriale, non oltre cinque giorni dalla data di stipula del contratto. Un agile manualetto sulla somministrazione di lavoro si trova nelle pagine 35-48 del libro di Giulio D’Imperio “La Riforma del Mercato del Lavoro” edito da Simone.

IL LAVORO INTERMITTENTE Il contratto più innovativo della riforma del lavoro con cui la legge Biagi ha cercato di regolamentare il ricorso occasionale a prestazioni di lavoro subordinato non ha avuto successo, preferendo i datori di lavoro ricorrere al part-time che forse è più semplice dello staff leasing, o al lavoro occasionale che ovviamente non ha oneri di 13a, ferie e TFR. A nostra conoscenza sono pochissimi gli editori del comparto USPI che vi hanno fatto ricorso per avvalersi di correttori di bozze di settimanali o quindicinali. Per la correzione di bozze di riviste mensili o bimestrali o trimestrali è preferibile ricorrere al lavoro occasionale entro i limiti di 30 giorni nell’anno solare e di 5.000 euro di compenso. Per contratto di lavoro intermittente si intende il contratto, sia a tempo indeterminato che determinato, tramite il quale un prestatore di lavoro si mette a disposizione dell’editore per prestazioni discontinue o intermittenti. La legge rimette alla contrat-

tazione collettiva la disciplina applicativa di questo nuovo particolare rapporto di lavoro subordinato o in difetto ad una circolare del Ministero del lavoro. Ma al momento in cui scriviamo questa nota non abbiamo notizia né di un accordo sindacale Confapi, né di una circolare ministeriale al riguardo. Resta il fatto che il job on call potrebbe essere efficacemente utilizzato in tutti quei casi in cui servono lavoratori jolli (come ad es. il grafico impaginatore di un mensile o di un bimestrale). Al pari del lavoro in affitto non è possibile ricorrere al lavoro a chiamata per sostituire lavoratori in sciopero o quando si sia proceduto, nei sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi, o si sia fatto ricorso alla Cassa integrazione. Il contratto – in forma scritta – deve contenere l’indicazione: - della durata; - delle ipotesi oggettive o soggettive che ne consentono la stipulazione; . del luogo, della modalità, della disponibilità eventualmente garantita dal lavoratore e del relativo preavviso (che non può essere inferiore ad un giorno lavorativo); - del trattamento economico e normativo spettante al lavoratore per la prestazione eseguita e – se prevista – dell’ammontare dell’indennità di disponibilità. L’anzidetta indennità di disponibilità è dovuta solo per i periodi in cui il dipendente si obbliga a rispondere alla chiamata ed è esclusa per il periodo di malattia e per altra causa che renda impossibile la risposta alla chiamata. La retribuzione non può essere inferiore a quella oraria di un dipendente di pari livello. Per il periodo di disponibilità il lavoratore non percepirà alcun trattamento previsto per i lavoratori subordinati, quindi percepirà solo e unicamente l’indennità di disponibilità. Il lavoratore durante lo svolgimento della prestazione ha gli stessi diritti del dipendente di pari livello. Il lavoratore ha il dovere di rispondere alla chiamata e di informare tempestivamente l’editore in caso di malattia o impossibilità. L’editore ha diritto a ricevere la prestazione del caso nei giorni concordati ed ha il dovere di informare annualmente le rappresentanze sindacali dell’andamento del ricorso allo job on call. Il lavoro intermittente è computato in proporzione al lavoro effettivamente svolto nell’arco di ciascun semestre. Il rifiuto di rispondere alla chiamata senza giustificato motivo può comportare la risoluzione del rapporto. Per il lavoratore che non avverta tempestivamente dell’impossibilità di rispondere alla chiamata è prevista la perdita dell’indennità per 15 giorni. 13


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U S C I TA A D A U T U N N O

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TREDICESIMA EDIZIONE - ANNI 2005/06

STAMPA PERIODICA ITALIANA 2005-06

L’USPI, Unione Stampa Periodica Italiana, sta dando alle stampe l’ultima edizione della guida completa e dettagliata che fornisce la mappa aggiornata di tutti i periodici italiani ed il compendio aggiornato e rimodulato di tutta la legislazione e la normativa concernente l’editoria ODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMP (le leggi sulla stampa, il diritto d’autore, la ALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODIC disciplina della pubblicita’, le leggi e norme MPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIAN ODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMP di attuazione per l’editoria, l’Authority per ALIANA g u i dIaTALIANA d e lSl TAMPA a PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODIC STAMPA PERIODICA le Comunicazioni, la normativa e il pron- MPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIAN tuario fiscale, la distribuzione e il prontua- ODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMP ALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODIC rio postale, la privacy, la professione gior- MPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIAN nalistica, il contratto grafici editoriali...). ODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMPA PERIODICA ITALIANA STAMP

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La Guida della Stampa Periodica Italiana verra’ inviata gratuitamente agli associati Uspi in regola con il versamento delle quote sociali 2006

...................................................... LA COMMISSIONE DI COPIE VA RIVOLTA A:

USPI - VIALE BATTISTA BARDANZELLU, 95 00155 ROMA FAX 06.406.68.59 - 06.406.59.41 E.MAIL: uspi@uspi.it


BIBLIOTECA USPI ECONOMIA E FINANZA DEI MEDIA di Robert G. Picard Guerini Studio, Milano 2005, pagine 304, € 24,50 Mentre si scrive frequentemente di economia e finanza delle industrie metalmeccaniche, o tessili, o turistiche o delle assicurazioni, sono rari i testi scientifici sull’economia dei media e segnatamente della carta stampata. Un plauso quindi alla Guerini Studio che ha tradotto ed editato questo volume di Robert G. Picard, l’economista che per primo ha sistematizzato l’analisi economica dell’industria dei media. Il suo Media Economics: Concepts and Issues, pubblicato nel 1989 è stato il manuale di riferimento per quasi tutti i corsi di insegnamento della materia, negli U.S.A. e altrove. La sua attività di ricerca spazia dalle strutture economiche dei mercati alla domanda di prodotti e servizi della comunicazione, ai

NOTIZIARIO Mensile - 11 numeri Organo del direttivo nazionale dell’Associazione di categoria dei piccoli e medi editori Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972 Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Fax: 06.40.66.859 Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991) Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Responsabile: Giancarlo Cinoglossi Redattore Capo: Vittorio Volpi Grafica e impaginazione: Rita L’Abbate Tipografia: SO.GRA.RO. SpA - Via Ignazio Pettinengo, 39 00159 Roma Il n. 7/8 (luglio-agosto 2005) è stato stampato il 7 luglio 2005

Notiziario USPI n° 7/8-2005

modelli di business, alle strategie operative e alla produttività delle imprese, alla performance finanziaria e alle politiche governative che influenzano i media. In qualità di docente e consulente, l’Autore si è occupato di quotidiani, pubblicità, emittenza radiotelevisiva e nuovi media. Questo manuale è il portato della sua vastissima esperienza. Tra le tematiche trattate vi sono il ciclo di vita dei prodotti media e le variabili esterne all’impresa come lo stato dell’economia locale e globale, i tassi di interesse e le barriere al commercio. Il libro trae ispirazione da eventi di attualità e si caratterizza per l’aggiornamento dei dati presentati. Si rivolge, perciò sia agli studenti sia ai manager sia a tutti coloro che vogliano conoscere l’industria dei media e i suoi rapporti con le principali variabili economiche e finanziarie. Per l’Italia questo testo può avere molteplici utilità tra le quali quella di far uscire i problemi dell’editoria a stampa dalla polemica con l’emittenza televisiva – di breve periodo - sull’acquisizione e distribuzione delle risorse pubblicitarie. IL PUBBLICO DEI MEDIA La ricerca nell’industria editoriale Marino Livolsi (a cura di) Carocci Editore, Roma 2004, pagine 272, € 20,50 Una ricerca di qualità condotta da persone “informate dei fatti” e guidate da quel grande conoscitore del nostro sistema mediatico che è il prof. Marino Livolsi, ordinario di Sociologia della comunicazione e preside del corso di laurea di Scienze e tecnologie della comunicazione dell’Università IULM di Milano. Il lavoro è diviso in due parti: una prima parte più teorica in cui si forniscono le basi a chi voglia affrontare l’approccio empirico allo studio del pubblico dei media. La seconda parte analizza i pubblici della televisione, dei quotidiani e periodici, di radio, cinema, libri e web. Conclude la ricerca un magistrale capitolo sull’approccio multimediale che dimostra come la fruizione dei mezzi non avvenga secondo un modello “concorrenziale” (nel senso che più si vede-legge e più si trascurano gli altri mezzi) ma al contrario in base ad un processo “rafforzativo”, secondo il quale chi nutre interessi particolari cerca di soddisfarli attraverso tutti i mezzi possibili. E così un forte lettore di quotidia-

ni e periodici, leggerà anche molti libri, sarà un cinefilo e non trascurerà di vedere la TV o ascoltare la radio o la musica riprodotta. Insomma contrariamente allo stereotipo della massificazione per cui tutti vedono le stesse cose, il consumo multimediale tende a distribuirsi in base a personali scelte culturali ed interessi specifici. Concorrono alla motivazione di questi consumi: 1) l’appartenenza ad un gruppo che si caratterizza per età, sesso, istruzione, reddito, ecc., 2) una componente di massa che è il prodotto dello zoccolo duro della comunicazione ad alta probabilità di fruizione (telegiornali, sport, grandi eventi, spettacoli di grande successo); 3) una componente soggettiva (o idiosincratica), prodotto della biografia culturale del pubblico; 4) una componente dovuta a successi occasionali o fortuiti di non semplice decifrazione. L’INTERFACCIA E IL CITTADINO Comunicazione pubblica tra tecniche e riflessività di Carla Bertolo Guerini e Associati, Milano 2005, pagine 192, € 18,50 Salutiamo questo libro della collana Guerini Studio, diretta dal prof. Mario Morcellini, non solo per il contributo scientifico che apporta alla definizione di comunicazione pubblica, ma anche perché scandaglia un settore che, nel quadro generalmente depresso dei media, offre ancora sbocchi occupazionali apprezzabili ai tanti giovani che si laureano nelle Facoltà di Scienze della Comunicazione e che bussano inutilmente alle redazioni della carta stampata, delle emittenti radiotelevisive, dei periodici telematici e degli uffici stampa aziendali. L’Autore, docente di tecniche della Comunicazione pubblica all’Università di Padova, tratteggia l’argomento come un nuovo medium, interfaccia di un processo di mediazione, tra cittadini e pubbliche amministrazioni, che svolge la funzione di “collante sociale” fra le diverse componenti della comunità nazionale, regionale e locale. Funzione necessaria in una società caratterizzata da elevata complessità, differenziazione ed articolazioni, che in ragione della sua importanza accertata (e ne è un indicatore il Contratto degli Uffici Stampa della P.A.) necessita di essere validata nelle sue finalità e verificata nei suoi effetti.

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Via Leopoldo Serra n. 5 00153 ROMA Direttore: Giovanni Pratico Editore: Assi - Ass. Scuola Secondaria Ital. Periodicità: bimestrale Materia trattata: scientifica tecnico-professionale

Via Fosso Castelluccia n. 89 00134 ROMA Direttore: Carlo Pacella Editore: Carlo Pacella Periodicità: settimanale Materia trattata: modelli di gestione sperimentale per la pubblica amministrazione e comunicazione istituzionale

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Anno 2005 - Edizione N. 7-8 - Luglio/Agosto by USPI - Issuu