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Edizione N. 4 - Aprile

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Decreti sui costi ammissibili al contributo ex lege 250/90, pagina 4 Deposito legale e Convenzioni USPI, pagina 13 Provvedimento ricognitivo delle risorse destinate, a legislazione vigente, al sostegno diretto delle imprese editoriali

PELUFFO SPECIFICA I FONDI DISPONIBILI PER I CONTRIBUTI DIRETTI ANNO 2012 95,7 milioni circa, di cui 92 per i contributi alle imprese editrici ex lege 250/90 – Possibili ulteriori tagli di spesa per la spending review Con decreto del 19 febbraio scorso, pubblicato sul sito www.governo.it, il Sottosegretario all’editoria Paolo Peluffo ha individuato le risorse complessive destinate alle misure di sostegno alle imprese editoriali, come individuate dalla legge 250/90, per l’esercizio finanziario 2013. Con tale provvedimento, nel solco della prassi introdotta lo scorso anno, vengono preventivamente rese note le risorse complessive destinate alla liquidazione dei contributi diretti alle imprese editoriali; il decreto riguarda i contributi per i costi sostenuti nel 2012, che saranno liquidati a valere sulle risorse disponibili nel bilancio dell’anno in corso.

Si terrà il 9 maggio 2013, presso la FNSI

TERZA GIORNATA FORMATIVA GRATUITA PER GLI ASSOCIATI USPI Tema: Contratti di lavoro giornalistico e l’ “Accordo” USPI-FNSI L’USPI, con la collaborazione della FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana), ha organizzato un nuovo incontro nell’ambito delle stesse “Giornate Formative” gratuite per gli associati USPI. Questo terzo appuntamento è stato fissato per il 9 maggio p.v. alle ore 10:30 presso la sede della FNSI (Roma, Corso Vittorio Emanuele II, 349) e verterà sul tema dei “Contratti di lavoro giornalistico” con particolare attenzione per l’ “Accordo” USPI-FNSI per il lavoro giornalistico dipendente nei periodici locali e no-profit (applicabile anche ad altre tipologie di testate periodiche rappresentate dall’USPI).

Il provvedimento dà conto dei passaggi che hanno consentito di integrare le risorse inizialmente stanziate in bilancio per questa finalità (pari ad Euro 50.703.000,00) sino a raggiungere l’attuale disponibilità complessiva, pari ad Euro 95.703.000,00.

Questo incontro, il cui relatore principale sarà il dott. Giancarlo Tartaglia (Direttore della FNSI), è stato pensato per offrire agli associati USPI un momento di riflessione e approfondimento utile per conoscere meglio gli strumenti contrattuali esistenti che possono regolare, nel migliore dei modi possibili, i rapporti di lavoro con i giornalisti.

Naturalmente, sono fatti salvi gli effetti che potranno derivare – sull’ammontare di queste risorse – dall’applicazione del decreto-legge n. 95 del 6 luglio 2012, con il quale sono state emanate 2

Si invitano gli associati interessati a prenotare la propria partecipazione inviando una mail a uspi@uspi.it entro il 6 maggio p.v. cui seguirà una risposta della Segreteria USPI per accettazione.

Fissato all’ 1,9 per mille dei ricavi 2011 “Il potere della critica giornalistica non agisce, come essa erroneamente ritiene, sul giudizio del pubblico, ma soltanto sulla sua attenzione. Il suo unico atto di forza, perciò consiste nel passare sotto silenzio. Viceversa, ogni scrittore meritevole deve salutare con favore tanto le sue critiche quanto le sue lodi: fanno tutt’uno”. L’Arte di invecchiare Arthur Schopenhauer (1788 - 1860)

CONTRIBUTO DOVUTO ALL’ AGCOM PER L’ANNO 2013 Versamento: 30 aprile – Modello: 31 maggio Nuove norme per la COMUNICAZIONE ANNUALE

Il centro direzionale Torre Francesco di Napoli, sede dell’AGCOM

La delibera n. 478/12/CONS recante “Misura e modalità di versamento del contributo dovuto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per l’anno 2013”, pubblicata sulla Gazzetta 8

Unione Stampa Periodica Italiana - ANNO 49° - MENSILE - 11 NUMERI - 4 aprile 2013 Spedizione in abbonamento postale articolo 1, comma 1, del DL 24/12/2003 n. 353, convertito in L 27/2/04 n. 46 - DCB di Roma


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PELUFFO SPECIFICA I FONDI DISPONIBILI PER I CONTRIBUTI DIRETTI ANNO 2012 1

specifiche disposizioni di revisione della quota di spesa pubblica (la c.d. Spending review) attribuita alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che deve arrivare a tagliare circa 40 milioni dal proprio bilancio. Ricordiamo che, lo scorso anno, per i contributi 2011 a valere sul l’esercizio finanziario 2012, erano state destinate alle misure di sostegno alle imprese editoriali risorse complessive pari ad Euro 114.926.793.61, di cui alle imprese editrici di quotidiani e periodici (Legge 7 agosto 1990, n. 250) Euro 111.311.595,40. Come per lo scorso anno, la finalità del provvedimento è principalmente quella di fornire ad un settore in forte difficoltà qualche elemento di certezza che può essere utile ai fini delle scelte gestionali delle imprese, e può rivelarsi decisivo anche per l’accesso al credito. ********* PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO CON DELEGA PER L’INFORMAZIONE E L’EDITORIA VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 14 dicembre 2012, concernente l’approvazione del bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’esercizio finanziario 2013; VISTO il decreto del Presidente della Repubblica in data 29 novembre 2011, con il quale il Cons. Paolo Peluffo è stato nominato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 5 dicembre 2011, con il quale sono state delegate al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Cons. Paolo Peluffo, le funzioni spettanti al Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di informazione e comunicazione del Governo; VISTO il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, 2

n.135, ed in particolare l’articolo 7, concernente le riduzioni di spesa della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri; CONSIDERATO che lo stanziamento iniziale per l’anno 2013 sul Cap. 466 (“Contributi alle imprese editrici di quotidiani e periodici”) del Centro di Responsabilità n. 9 “Informazione ed editoria” ammonta ad Euro 50.703.000,00; VISTA la legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013)” e, in particolare, l’articolo l, comma 297, in base al quale l’autorizzazione di spesa di cui alla legge 25 febbraio 1987, n. 67, recante disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria, come determinata dalla Tabella C allegata alla predetta legge di stabilità, è incrementata di 45 milioni di Euro per l’anno 2013; VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 4 febbraio 2013, con il quale è stato disposto l’adeguamento del bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’esercizio finanziario 2013 alle variazioni stabilite con la legge di bilancio dello Stato per il 2013 e per il triennio 2013 - 2015 e, in particolare, è stata effettuata una variazione in aumento pari ad Euro 45.000.000,00 sul Centro di Responsabilità n. 9 “Informazione ed Editoria”; CONSIDERATA pertanto l’opportunità di procedere, nell’ambito degli stanziamenti di pertinenza del Centro di Responsabilità n. 9 “Informazione ed Editoria” del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla ricognizione delle risorse finanziarie da destinare ai contributi diretti in favore delle imprese del settore editoriale, così come individuale dalla legge, anche al fine di fornire alle medesime il quadro di riferimento generale, necessario per avere contezza delle risorse finanziarie disponibili per il sostegno pubblico al settore: DECRETA 1. Per l’esercizio finanziario 2013 risultano, allo stato, destinate alle misure di sostegno diretto alle imprese editoriali, di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 e s.m.i., risorse complessive pari ad Euro 95.703.000,00, fatti salvi gli effetti derivanti dall’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 7. comma 1, lettera b), del decreto legge (6 luglio 2012, n. 95, citato nelle premesse.

in questo numero Peluffo specifica i fondi disponibili per i contributi diretti anno 2012 (pagine 1, 2) Terza giornata formativa gratuita per gli associati USPI (pagina 1) Contributo dovuto all’AGCOM per l’anno 2013 (pagine 1, 8) Le quote associative USPI per l’anno 2013 (pagina 3) Emanati i decreti sui costi ammissibili al contributo diretto della Legge 250/90 (pagine 4, 5, 6, 7, 8, 13) Contributi editoria online, chiarimenti (pagina 5) I costi ammissibili, sintesi (pagina 7) Ricerca sul rapporto fra giornalisti italiani e le nuove tecnologie digitali (pagine 9, 10, 11, 12) Deposito legale e Convenzioni USPI (pagina 13) Gli editori hanno l’obbligo di aggiornare gli archivi storici online (pagina 15) Periodici associati USPI - 453° elenco (pagina 16)

2. Le risorse di cui al punto 1 sono complessivamente destinate alla liquidazione dei contributi diretti relativi all’anno 2012, secondo la seguente ripartizione che tiene conto delle categorie di destinatari così come specificamente individuate dalla legge: - sostegno diretto alle imprese editrici (Legge 7 agosto 1990, n. 250 e s.m.i.) € 92.087.801,79 - Stampa periodica all’estero (Legge 5 agosto 1981, n. 416) € 2.065.827,54 - Giornali minoranza slovena (Legge 14 agosto 1991, n. 278) € 1.032,913,79 - Periodici associazioni consumatori (Legge 30 luglio 1998, n. 281) € 516.456,88 Totale € 95.703.000,00 Roma, 19 febbraio 2013 IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO (Cons. Paolo Peluffo) Notiziario USPI n° 4/2013


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Le quote associative usPi

per l’anno 2013 L’invito ai Soci a rinnovare al più presto l’iscrizione all’USPI per l’anno 2013 risponde alla doverosa esigenza di assicurare all’Unione le entrate necessarie non soltanto a fronteggiare i continui ed evidenti aumenti dei costi, ma soprattutto a potenziare i servizi gratuiti resi alla generalità dei Soci. I periodici e gli editori iscritti sanno infatti assai bene che l’USPI offre al Socio un consistente pacchetto di servizi gratuiti che comprende, tra l’altro: - la consulenza editoriale e l’assistenza amministrativa per pratiche pubbliche; - l’aggiornamento professionale mensile tramite questo Notiziario; - la rappresentanza e la tutela in seno alle Commissioni ministeriali; - il filo diretto telefonico, per email o fax, per la consulenza fiscale, postale, legislativa, legale, pubblicitaria e internet; - congressi, convegni e stages di qualificazione professionale; - convenzioni esclusive per i soci USPI; - la tessera, bollino annuale e “disco stampa” per autovettura.

Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2013 e comprensive della spedizione in abbonamento postale del “Notiziario USPI” (pari a 33 €) sono le seguenti:

Per le testate (secondo la tiratura dichiarata): (Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura è sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge)

da da da da da

€ € € € €

1 a 10.000 copie 10.001 a 50.000 copie 50.001 a 100.000 copie 100.001 a 200.000 copie 200.001 copie in su

270,00 700,00 1.300,00 2.600,00 3.800,00

“Una tantum” (oltre la quota di iscrizione) per le testate che si associano per la prima volta: - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata sia fino a 10.000 copie

€

100,00

- Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata superi le 10.000 copie

€

170,00

€ €

210,00 320,00

Rinnovo della quota per i soci singoli ex art. 30 dello Statuto: - se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all’USPI - stesse categorie ma che operano per periodici non associati all’USPI

Soci benemeriti L’USPI accoglie nel suo seno, su deliberazione del Consiglio Nazionale: - Soci benemeriti, e cioè persone od enti che mediante attività o donazioni abbiano contribuito allo sviluppo dell’USPI e, attraverso esse, abbiano favorito il progresso della stampa periodica. ***** Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 6, Via Franceschini n. 58 - Roma, CODICE IBAN: IT 96 U 05584 03206 000000004977, ovvero tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile spedito con assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale numero 27433002 intestato all’USPI. C.F. dell’USPI: 80188110581

ATTENzIONE Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio.


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DPCM 8 marzo 2013 e DPCM 11 marzo 2013

EMANATI I DECRETI SUI COSTI AMMISSIBILI AL CONTRIBUTO DIRETTO DELLA LEGGE 250/90 Hanno effetto a decorrere dal bilancio di esercizio delle imprese relativo all’anno 2012, in pagamento nel 2013 Con due provvedimenti del Presidente del Consiglio dei Ministri, rispettivamente dell’8 e dell’11 marzo, sono state definite le modalità di applicazione della nuova disciplina del contributo pubblico alle imprese editrici di giornali, in materia di costi di edizione ammissibili ai fini del calcolo del contributo, così come stabilito dal decretolegge 18 maggio 2012, n. 63, convertito dalla legge 16 luglio 2012, n. 103.

lettere a) e b) del decreto legge 18 maggio 2012, n. 63 convertito con modificazioni dalla legge 16 luglio 2012, n. 103

VISTA la legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni, che disciplina le provvidenze pubbliche in favore delle imprese editoriali;

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI di concerto con IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Con il provvedimento dell’ 8 marzo 2013, adottato di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, viene regolamentata in dettaglio la disciplina concernente i costi relativi all’edizione dei giornali in formato cartaceo e le inerenti modalità di documentazione e certificazione (vedi box a pagina 7). Da segnalare che, per la prima volta, viene richiesto che i pagamenti delle spese rimborsabili siano effettuati con strumenti che ne devono consentire la piena tracciabilità, specificamente indicati nelle relazioni delle società di certificazione che devono accompagnare i bilanci delle imprese.

VISTA la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante disciplina dell’attività di governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e successive modificazioni;

VISTO il decreto legge 18 maggio 2012, n. 63, recante disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonché di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicità istituzionale, convertito con modificazioni dalla legge 16 luglio 2012, n. 103;

Il provvedimento dell’11 marzo 2013 costituisce poi un’assoluta novità, essendo il primo decreto che disciplina in dettaglio le modalità di applicazione, sempre per l’aspetto dei costi ammissibili al rimborso, della nuova normativa in materia di contributi all’editoria in formato digitale (vedi box a pagina 7). Sono individuate sia le modalità di calcolo del contributo nei casi di pubblicazioni esclusivamente o non esclusivamente digitali, sia le caratteristiche dei costi ammissibili e le relative modalità di documentazione e tracciabilità dei pagamenti. Si segnala, infine, che entrambi i decreti sono in attesa di registrazione da parte dei competenti organi di controllo e, pertanto, non ancora pienamente efficaci.

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 8 marzo 2013 Individuazione dei costì ammissibili ai fini del calcolo dei contributi alle imprese editoriali ai sensi dell’articolo 2, comma 2, 4

VISTO il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, recante “Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a norma dell’art 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59” e successive modificazioni; VISTA la legge 31 dicembre 2009, n. 196 recante “Legge di contabilità e finanza pubblica”; VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 22 novembre 2010, concernente la disciplina dell’autonomia finanziaria e contabile della Presidenza del Consiglio dei Ministri e, in particolare, Part. 8; VISTO il decreto legislativo 30 giugno 2011, n. 123 recante la “Riforma dei controlli di regolarità amministrativa e contabile e potenziamento dell’attività di analisi e valutazione della spesa, a norma dell’art. 49 della sopracitata legge n, 196 del 2009”; VISTO il decreto de! Presidente della Repubblica in data 29 novembre 2011, con il quale il Cons. Paolo Peluffo è stato nominato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 5 dicembre 2011, con il quale sono state delegate al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Cons. Paolo Peluffo, le funzioni spettanti al Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di informazione e comunicazione del Governo;

VISTO, in particolare, l’art. 2, comma 2, lettera a) del predetto decreto legge, nella parte in cui dispone che, a decorrere dai contributi relativi all’anno 2012, per le imprese di cui all’art. 3, commi 2, 2-bis, Iter e 2-quater della legge 7 agosto 1990, n. 250, per le imprese di cui all’art. 153, commi 2 e 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, nonché per le imprese di cui all’art. 20, comma 3-fer, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e successive modificazioni, il contributo è così calcolato in relazione alla quota corrispondente ai costi di produzione della testata: “una quota fino al 50 per cento esclusivamente dei costi sostenuti per il personale dipendente, calcolati in un importo massimo di 120.000 euro annui e di 50.000 euro annui rispettivamente per ogni giornalista e per ogni poligrafico assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, per l’acquisto della carta, per la stampa, per gli abbonamenti ai notiziari delle agenzie di stampa e per la distribuzione”; VISTA, altresì, la successiva lettera b) del medesimo comma 2, nella parte in cui dispone che per le stesse imprese di cui sopra il contributo è così calcolato in relazione alla quota corrispondente alle copie vendute della testata per la quale viene chiesto il contributo: “una quota fino a 0,25 euro per ogni copia venduta per i quotidiani nazionali, a 0,20 euro per i quotidiani locali e a 0,40 euro per i periodici. Tale quota non può comunque essere superiore ali ‘effettivo prezzo di vendita di ciascuna copia. L’importo complessivo di tale quota di contributo non può comunque essere superiore a 3.500.000 euro per i quotidiani e a 200.000 euro per i periodici”. Notiziario USPI n° 4/2013


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CONSIDERATO che per entrambe le predette quote di contributo le due disposizioni sopra riportate prevedono che con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare di concerto con il Ministro dell’ economia e delle finanze, sono stabiliti le condizioni, i termini e le modalità di applicazione della disciplina ivi recata; RITENUTO, pertanto, di individuare con il presente provvedimento le modalità di applicazione della nuova disciplina dei costi ammissibili ai fini del calcolo dei contributi spettanti alle imprese editoriali destinatane delle provvidenze di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 e successive modificazioni, in coerenza con quanto stabilito dall’alt. 2, comma 2, lettere a) e b), del decreto legge 18 maggio 2012, n. 63, convertito con modificazioni dalla legge 16 luglio 2012, n. 103; DECRETA ARTICOLO 1 (Ambito di applicazione) 1 La disciplina di cui al presente provvedimento si applica alle imprese di cui all’art. 3, commi 2. 2-bis. 2-ter e 2-quater della legge 7 agosto 1990, n. 250 e successive modificazioni, alle imprese di cui all’art. 153, commi 2 e 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, nonché alle imprese di cui all’art. 20, comma 3-ter, del decreto legge 4 luglio 2006. n. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006. n. 248, e successive modificazioni. 2. Ai sensi dell’art, 2. comma 4. del decreto legge 18 maggio 2012, n. 63. convertito con modificazioni dalla legge 16 luglio 2012. n. 103, sono escluse dalla presente disciplina le imprese di cui all’art. 3. comma 3. della legge 7 agosto 1990, n. 250 e successive modificazioni. ARTICOLO 2 (Individuazione dei costi ammissibili) 1. I costi ammissibili ai fini della determinazione del contributo spettante alle imprese editoriali di cui all’art. 1, comma 1, devono essere direttamente connessi all’esercizio dell’attività editoriale per la produzione della testata per la quale si richiede il contributo ed in relazione all’anno di riferimento del contributo. 2. Ai sensi dell’art. 2. comma 2, lett. a) del decreto legge 18 maggio 2012, n. 63, i costi ammissibili, ai fini di cui al comma 1. sono: a) costo del personale dipendente (giornalisti e poligrafici) nella misura massima, rispettivamente, pari a 120.000 e 50.000 euro annui al lordo azienda, per ciascun Notiziario USPI n° 4/2013

dipendente assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminalo distinto per categoria; b) costo per l’acquisto della carta. Il costo si riferisce all’acquisto della carta necessaria alla stampa delle copie prodotte nell’anno di riferimento del contributo chiesto. Ove la caria venga fornita dall’impresa che effettua il servizio di stampa, il costo della carta è indicato in fattura separatamente rispetto a quello della stampa; c) costo relativo alla stampa del giornale. Il costo si riferisce alle spese sostenute per la materiale riproduzione ed il confezionamento delle copie prodotte nell’anno di riferimento; d) costo per gli abbonamenti ai notiziari delle agenzie di stampa. Il costo si riferisce alle spese sostenute per l’acquisto di servizi informativi, fotografici e multimediali forniti dalle agenzie di stampa. Non sono

invece ammissibili i costi sostenuti per l’acquisto di servizi editoriali consistenti nella predisposizione, anche parziale, di pagine del giornale; e) costo per la distribuzione. Il costo si riferisce alle spese sostenute per il trasporto, la spedizione, ovvero la domiciliazione delle copie in abbonamento, prodotte nell’anno di riferimento del contributo. Tali spese sono riconoscibili solo se sostenute in relazione a contratti stipulati con società esterne di distribuzione o trasporto, non controllate né collegate all’impresa editrice richiedente il contributo, ovvero in relazione alla spedizione delle copie in abbonamento a titolo oneroso, in conformità ai criteri stabiliti dall’art. 1, comma 3, del decreto legge 18 maggio 2012, n. 63. 3. I costi di cui al comma 2 sono ammessi al calcolo del contributo nella misura del 50%, secondo i criteri e le moda6

CONTRIBUTI EDITORIA ONLINE, CHIARIMENTI Molti quesiti sono pervenuti alla Segreteria Generale dell’USPI sul tema dei contributi all’editoria online ed in particolare ai periodici telematici. E’ bene anticipare subito che non sono stati stanziati contributi all’editoria online in generale. L’equivoco, probabilmente, nasce da una errata lettura dell’articolo 3 del decreto legge 18/5/2012, n. 63, convertito con modificazioni nella legge 16/7/2012, n. 103, richiamato anche dai decreti della Presidenza del Consiglio sui costi ammissibili a determinare il contributo previsto dalla Legge 250/90. Equivoco che, forse, è aumentato, confondendo la possibilità di ricevere contributi con la semplificazione prevista dall’ articolo 3-bis, della medesima legge per i periodici web di piccole dimensioni (con ricavi non superiori a 100.000 euro), i quali non hanno più l’obbligo di iscrizione né al Registro stampa del Tribunale, né al Registro degli operatori di comunicazione (ROC). Mettiamo, quindi, chiarezza nella materia. L’articolo 3 sopra citato, nel primo comma, enuclea le imprese editrici che possono richiedere i contributi per le pubblicazioni online. Queste sono: - quotidiani editi da cooperative di gior-

nalisti (art. 3, comma 2, L. 250/90); - quotidiani editi da imprese la cui maggioranza del capitale è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali (art. 3, comma 2-bis, L. 250/90); - quotidiani editi in lingue di confine (francese, ladina, slovena e tedesca) (art. 3, comma 2 - ter, L. 250/90); - periodici editi da cooperative di giornalisti (art. 3, comma 2-quater, L. 250/90); - quotidiani o periodici di movimenti politici, trasformatisi in cooperativa entro l’1.12.2001 (art. 153, commi 2 e 4, L. 388/2000); - le testate organi di movimenti politici con rappresentanza di un gruppo parlamentare nelle camere o nel parlamento europeo, che abbiano percepito i contributi per il cartaceo alla data del 31.12.2005 (art. 20, comma 3/ter, L. 248/2006). Tutti questi soggetti, inoltre, devono aver già percepito i contributi della Legge 250/90 per l’anno 2011. Solo ed esclusivamente per tali soggetti (con i requisiti sopra descritti) la legge consente di continuare a percepire i contributi anche dopo la trasformazione del periodico o quotidiano da cartaceo a digitale. 5


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EMANATI I DECRETI SUI COSTI AMMISSIBILI AL CONTRIBUTO DIRETTO DELLA LEGGE 250/90 5

lità stabiliti con il presente decreto, fatti salvi i limiti massimi stabiliti dall’art. 2. com ma 2. lettera a) del decreto legge 18 maggio 2012, n. 63.

realizza mediante la separazione contabile delle relative attività gestionali. la cui revisione è ricompresa nella relazione di certificazione del bilancio.

4. 1 costì individuati al comma 2 sono rimborsabili ove i relativi pagamenti siano effettuali attraverso strumenti che ne consentano la tracciabilità, quali bonifico bancario o postale, servizi di pagamento elettronici interbancari. ovvero altri strumenti equipollenti purché idonei ad assicurarne la piena tracciabilità, anche se tali pagamenti siano effettuati nell’esercizio successivo a quello di competenza del contributo. In tal caso deve essere evidenziata, nella certificazione di cui all’articolo 3. comma 1, la corrispondenza contabile con i pertinenti costi ammissibili dell’esercizio di riferimento del contributo.

ARTICOLO 4 (Contributo relativo alle copie vendute)

5. Le spese ammissibili per le quali risultino pagamenti parziali, purché effettuati con le modalità di cui al comma 4. sono riconoscibili nella misura degli importi pagati. 6. Ogni altro costo di produzione della testata, al di fuori di quelli indicati al comma 2, non è ammesso ai fini della determinazione del contributo. ARTICOLO 3 (Modalità di documentazione dei costi sostenuti) 1. I costi di cui all’art. 2 sono contabilizzati con modalità tecniche che ne consentano la rilevazione separata e devono risultare dal bilancio di esercizio dell’impresa e dal relativo prospetto analitico dei costi e dei pagamenti. Tale prospetto comprende l’indicazione, per ciascun costo, degli elementi identificativi degli strumenti utilizzati per il pagamento e costituisce parte integrante della relazione di certificazione del bilancio prescritta dall’art. 3, comma 2. lettera g) della legge 7 agosto 1990. n. 250. Nella relazione il revisore da atto della documentazione dimostrativa esaminata. 2. Se il soggetto richiedente il contributo è costituito da una società cooperativa, che si sia avvalsa dell’istituto del ristorno previsto dall’art. 2545-sexies del codice civile, la certificazione di cui al comma 1 deve espressamente dare conto del rispetto delle specifiche condizioni di legge che consentono il ricorso all’istituto stesso. Nel caso in cui l’impresa editi più testate, la corretta imputazione dei costi e la loro pertinenza alla produzione della sola testata per la quale viene chiesto il contributo si 6

1. Ai sensi dell’art. 2. comma 2. lett. b) del decreto legge 18 maggio 2012. n. 63, è inoltre ammessa al calcolo del contributo una quota, per singola copia venduta, così determinata negli importi massimi: - fino a 0,25 euro per i quotidiani nazionali; - fino a 0,20 euro per i quotidiani locali e per i quotidiani di cui all’art. 3, comma 2ter, della legge 7 agosto 1990. n. 250 e successive modificazioni: - fino a 0,40 euro per i periodici. 2. Qualora il prezzo effettivo di vendita risulti inferiore ai valori indicati al comma 1, il contributo per ciascuna copia venduta è pari all’effettivo prezzo di vendita. 3. L’importo complessivo di tale quota di contributo non può comunque essere superiore ai limiti indicati dall’art. 2. comma 2. lett. b) del decreto legge 18 maggio 2012, n. 63. 4. Sono ammesse al calcolo del contributo le sole copie cedute a titolo oneroso presso le edicole, presso i punti di vendita non esclusivi ovvero spedite in abbonamento a titolo oneroso, purché considerate ammissibili ai sensi e secondo i criteri specificati dall’art. 1, comma 3. del decreto legge 18 maggio 2012. n. 63. ARTICOLO 5 (Modalità di documentazione dei dati relativi alle copie vendute) 1. I dati concernenti il numero di copie vendute, per singolo canale di distribuzione utilizzato, e l’effettivo prezzo di vendita del giornale sono esposti in un apposito prospetto analitico. Tali dati sono oggetto di certificazione da parte della medesima società incaricata di certificare il bilancio dell’impresa e dei costi di produzione, secondo le modalità di cui all’articolo 3. La certificazione deve dare atto della corrispondenza del numero delle copie vendute con la relativa documentazione contabile. 2. A decorrere dai contributi relativi al 2013. la certificazione di cui al comma 1

deve essere presentala anche dalle imprese editrici di giornali quotidiani di cui all’art. 3, comma 2-ter, della legge 7 agosto 1990. n. 250 e successive modificazioni, da quelle di cui all’art. 153, comma 2. della legge 23 dicembre 2000. n. 388 e da quelle di cui all’art. 20. comma 3 ter, del decreto legge 4 luglio 2006. n. 223. convertito con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n.248. 3. Nel caso di giornali venduti in abbinamento ad altri, per i quali non sia individuabile il distinto prezzo di vendita, l’individuazione del prezzo è effettuata tramite i documenti contabili di vendita, gli estratti conto del distributore, in possesso dell’impresa editrice ovvero tramite i contratti in essere con la testata abbinata. Tale documentazione deve essere allegata alla relazione di certificazione di cui al comma 1. ARTICOLO 6 (Decorrenza delle disposizioni) 1. Le disposizioni del presente decreto hanno effetto a decorrere dal bilancio di esercizio delle imprese relativo all’anno 2012. in conformità a quanto stabilito dall’alt. 2, comma 2, del citato decreto legge. Il presente provvedimento sarà trasmesso agli Organi di controllo in base alla normativa vigente. Roma, 8 marzo 2013 ************** DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 11 marzo 2013 Individuazione dei costi ai fini del calcolo dei contributi per la pubblicazione delle testate in formato digitale ai sensi dell’articolo 3, comma 5 del decreto legge 18 maggio 2012, n. 63, convertito con modificazioni dalla legge 16 luglio 2012, n.103 IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 22 novembre 2010, concernente la disciplina dell’autonomia finanziaria e contabile della Presidenza del Consiglio dei Ministri e, in particolare, l’art. 8; VISTO il decreto legislativo 30 giugno 2011, n. 123 recante la “Riforma dei controlli di regolarità amministrativa e contabile e potenziamento dell’attività di analisi e Notiziario USPI n° 4/2013


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valutazione della spesa, a norma dell’art. 49 della sopracitata legge n. 196 del 2009”; VISTO il decreto del Presidente della Repubblica in data 29 novembre 2011, con il quale il Cons. Paolo Peluffo è stato nominato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 5 dicembre 2011, con il quale sono state delegate al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Cons. Paolo Peluffo, le funzioni spettanti al Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di informazione e comunicazione del Governo; VISTA la legge 7 agosto 1990, n. 250 e successive modificazioni che disciplina le provvidenze pubbliche in favore delle imprese editoriali; VISTO il decreto legge 18 maggio 2012, n. 63, recante disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonché di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicità istituzionale, convertito con modificazioni dalla legge 16 luglio 2012,n.103; VISTO, in particolare, l’art 3, comma 1. del predetto decreto legge, in base al quale

le imprese di cui all’art. 3. commi 2, 2-bis, 2-ter e 2-quater della legge 7 agosto 1990. n. 250, le imprese di cui all’art. 153. commi 2 e 4, della legge 23 dicembre 2000. n. 388. nonché le imprese di cui all’art. 20, comma 3-ter. del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006. n. 248, e successive modificazioni, che abbiano percepito i contributi per l’anno 2011, “possono continuare a percepire i contributi qualora la testata sia pubblicata, anche non unicamente, in formato digitale “; VISTO, altresì, il comma 5 del medesimo articolo 3 che dispone che con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di natura non regolamentare, “sono specificate le tipologie dei costi ammissibili per la pubblicazione in formato digitale “; RITENUTO, pertanto, di individuare con il presente provvedimento le suddette tipologie dei costi ammissibili ai fini del calcolo del contributo spettante alle imprese editoriali destinatane delle provvidenze di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 e successive modificazioni, in conformità con quanto stabilito dall’art. 3 del decreto legge 18 maggio 2012. n. 63. convertito con modificazioni dalla legge 16 luglio 2012. n. 103: DECRETA

I COSTI AMMISSIBILI, SINTESI Proviamo a ricapitolare, schematicamente, quali sono i costi ammissibili, per le testate cartacee o per quelle telematiche, in base ai decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’ 8 e dell’ 11 marzo 2013, sui quali verrà calcolato il contributo della Legge 250/90 che sarà erogato nel 2014 a fronte dell’esercizio finanziario 2013. TESTATE CARTACEE Sono ammessi: a) il costo del personale dipendente (giornalisti e poligrafici);

a) il costo del personale dipendente (giornalisti, web master e altre figure professionali tecniche addette alla redazione web); b) il costo per gli abbonamenti ai notiziari delle agenzie di stampa; c) i costi per l’infrastruttura tecnologica; d) i costi per la progettazione, l’organizzazione, la realizzazione del sito web nonché per la gestione ordinaria delle pagine web;

d) il costo per gli abbonamenti ai notiziari delle agenzie di stampa; e) il costo per la distribuzione.

TESTATE TELEMATICHE Sono ammessi: Notiziario USPI n° 4/2013

1 . La disciplina di cui al presente provvedimento si applica alle imprese di cui all’art. 3, commi 2. 2-bis, 2-ter e 2-quater della legge 7 agosto 1990. n. 250 e successive modificazioni, alle imprese di cui all’art. 153. commi 2 e 4. della legge 23 dicembre 2000. n. 388, nonché alle imprese di cui all’art. 20. comma 3-ter, del decreto legge 4 luglio 2006. n. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e successive modificazioni. 2. Sono escluse dalla presente disciplina le imprese di cui all’art. 3, comma 3. della legge 7 agosto Ì990. n. 250. in conformità a quanto stabilito dall’art. 3 del decreto legge 18 maggio 2012. n. 63. convertilo con modificazioni dalla legge 16/07/2012. n. 103. ARTICOLO 2 (Individuazione dei costi ammissibili per la pubblicazione esclusivamente in formalo digitale) 1. Ai sensi dell’art. 3. comma 3. del decreto legge 18 maggio 2012. n. 63. i costi ammissibili ai fini del contributo spettante alle imprese editoriali di cui all’art. 1. comma 1, che abbiano pubblicato esclusivamente in formato digitale, sono: a) costo del personale dipendente (giornalisti, web master e altre figure professionali tecniche addette alla redazione web) nella misura massima, rispettivamente, pari a 120.000 e 50.000 euro annui al lordo azienda, per ciascun dipendente assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato distinto per categoria; b) costo per gli abbonamenti ai notiziari delle agenzie di stampa. Il costo si riferisce alle spese sostenute per l’acquisto di servizi informativi, fotografici e multimediali forniti dalle agenzie di stampa. Non sono invece ammissibili i costi sostenuti per l’acquisto di servizi editoriali consistenti nella predisposizione, anche parziale, di pagine del giornale;

e) i costi per l’installazione di sistemi di pubblicazione che consentano la gestione di abbonamenti a titolo oneroso e di piattaforme che permettano l’integrazione con sistemi di pagamento digitali. e la loro alimentazione.

c) costi per l’infrastruttura tecnologica. Per tali costi si intendono le spese per l’acquisto e l’installazione di hardware, di software di base e dell’applicativo, le spese per la manutenzione ordinaria ed evolutiva della rete, nonché le spese per l’eventuale concessione in locazione di spazio web e registrazione del dominio;

A questi è da aggiungere un contributo relativo alle copie vendute, tutto, però, nei limiti stabiliti dal decreto legge 18 maggio 2012, n. 63. convertito con modificazioni dalla legge 16 luglio 2012. n. 103.

d) costi per la progettazione, l’organizzazione, la realizzazione del sito web nonché per la gestione ordinaria delle pagine web e la loro alimentazione. Per tali costi si intendono tutte le spese sostenute per 8

b) il costo per l’acquisto della carta; c) il costo relativo alla stampa del giornale;

ARTICOLO 1 (Ambito di applicazione)

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EMANATI I DECRETI SUI COSTI AMMISSIBILI AL CONTRIBUTO DIRETTO DELLA LEGGE 250/90 la realizzazione e gestione del

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sito web; e) costi per l’installazione di sistemi di pubblicazione che consentano la gestione di abbonamenti a titolo oneroso e di piattaforme che permettano l’integrazione con sistemi di pagamento digitali. 2. Ai fini della determinazione del contributo, i costi indicati al comma 1 devono essere direttamente connessi all’esercizio dell’attività editoriale per la produzione della testata digitale per la quale si richiede il contributo e relativi all’anno di riferimento del contributo.

calcolo del contributo nella misura del 70% dei costi sostenuti. Per gli anni successivi i medesimi costi sono ammessi al calcolo del contributo nella misura del 50%. In ogni caso sono fatti salvi i limiti massimi stabiliti dall’art. 2. Comma 2. lettera a) del decreto legge 18 maggio 2012. n. 63. 5. La pubblicazione in formato digitale non ha effetto sulla classificazione della testata, come nazionale o locale, acquisita in relazione alla pregressa pubblicazione in formato cartaceo.

8. Ogni altro costo di produzione della testata al di fuori di quelli indicati al comma 2 non è ammesso ai fini della determinazione del contributo. ARTICOLO 3 (Disciplina dei costi ammissibili per la pubblicazione non esclusivamente in formato digitale) 1. Nei casi di pubblicazione di testata non esclusivamente in formato digitale i costi relativi all’edizione digitale, come individuati all’art 2 del presente decreto, concorrono con i costi relativi all’edizione cartacea, come disciplinati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, emanato in attuazione dell’art. 2. comma 2, lett, a) del decreto legge 18 maggio 2012, n. 632.

3. Per le voci di costo ammissibili ai sensi del comma 1 in relazione alle quali, secondo la vigente legislazione civilistica, sia configurabile una procedura di ammortamento i costi rimborsabili si riferiscono esclusivamente alla quota di costo imputabile all’esercizio di riferimento del contributo. II riconoscimento di tale voce di costo ha valore unicamente per ciascun anno in cui siano attribuiti i contributi.

6. I costi individuati al comma 1 sono rimborsabili ove i relativi pagamenti siano effettuati attraverso strumenti che ne consentano la tracciabilità, quali bonifico bancario o purché idonei ad assicurarne la piena tracciabilità, anche se tali pagamenti siano effettuati nell’esercizio successivo a quello di competenza del contributo. In tal caso deve essere evidenziata, nella certificazione di cui all’articolo 5. comma 1, la corrispondenza contabile con i pertinenti costi ammissibili dell’esercizio di riferimento del contributo.

2. Ai fini del calcolo del contributo, i costi delle due edizioni, digitale e cartacea, concorrono secondo le seguenti modalità:

4. Per i primi due anni decorrenti dall’entrata in vigore delle presenti disposizioni, i costi di cui al comma 1 sono ammessi al

7. Le spese ammissibili per le quali risultino pagamenti parziali, purché effettuati con le modalità di cui al comma 6. sono ricono-

a) qualora la medesima testata sia pubblicata contestualmente in edizione cartacea e digitale, i relativi costi concorro13

CONTRIBUTO DOVUTO ALL’ AGCOM PER L’ANNO 2013 1

scibili nella misura degli importi pagati.

ufficiale, Serie generale n. 54 del 5 marzo 2013, fissa la per centuale di calcolo della contribuzione nel 1,9 per mille dei ricavi iscritti nell’ultimo bilancio approvato prima della adozione della delibera stessa (2011), o altra scrittura contabile equivalente. Il modulo da compilare per il versamento del contributo (scaricabile sito www.agcom.it) dovrà essere trasmesso esclusivamente in via telematica, compilato in ogni sua parte a pena di nullità.

Il contributo deve essere effettuato a favore del c/c bancario: IT65J0100503382000000200015 acceso presso la Banca Nazionale del Lavoro Gruppo BNP Paribas ed intestato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Nella causale oltre l’indicazione “Contributo AGCOM 1,9 per mille anno 2013”, devono essere specificati la ragione sociale, partita IVA e/o codice fiscale.

Sono esentate dal versamento del contributo: - le imprese, con ricavi pari o inferiori a 500.000 euro;

PER SAPERNE DI PIU’, LEGGI IL “NOTIZIARIO USPI n. 3/marzo 2013 o

- le imprese che si trovano in liquidazione o sottoposte a procedure concorsuali;

* * * * *

- le imprese che hanno iniziato la loro attività nell’anno 2012. Modalità del versamento 8

VAI SUL NOSTRO SITO www.uspi.it

COMUNICAZIONE ANNUALE AL ROC Per adempiere a quest’obbligo di comunicazione al ROC occorre inviare i dati ana-

grafici dell’editore entro 30 giorni dalla chiusura del bilancio (per i soggetti tenuti alla redazione dello stesso) o entro il 31 luglio p.v. per tutti gli altri editori. Ricordiamo che Per accedere al nuovo sistema telematico del R.O.C. per la compilazione e la trasmissione degli adempimenti previsti nei confronti dello stesso Registro, in luogo dell’utilizzo delle attuali credenziali di username e password, gli iscritti nel R.O.C. (tutti gli iscritti, anche i soggetti “non camerali”, quali Associazioni, Fondazioni, Enti Morali ecc. ecc.) dovranno dotarsi, se non ne sono già in possesso, della Carta Nazionale dei Servizi (C.N.S.), in forma di Smart Card o di chiavetta USB (a nostro giudizio preferibile per una maggiore semplicità d’uso), rilasciata – a pagamento - dalle Camere di Commercio e da altre Pubbliche Amministrazioni. Ricordiamo, infine, che sono tenuti alla comunicazione anche gli editori richiedenti i contributi per l’editoria, che hanno effettuato la Comunicazione Annuale entro il 31 gennaio scorso (con riferimento al 31.12.1012). Notiziario USPI n° 4/2013


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Pubblicata dall’Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti e a cura del Gruppo di lavoro ‘’Qualità dell’ informazione, pubblicità e nuovi media’’

RiceRca suL RaPPoRto FRa GioRNaListi itaLiaNi e Le Nuove tecNoLoGie DiGitaLi (seconda parte)

dialogando dialogando La comunità dei giornalisti italiani usa ormai costantemente Internet per lavoro e due giornalisti su tre utilizzano, almeno una volta alla settimana, strumenti digitali più complessi (aggregatori, newsfeed, Google Doc, Skype, ecc.), ma più della metà non possiede un blog, né aziendale né personale. Questi alcuni dei risultati emersi da una Ricerca sul rapporto fra i giornalisti italiani e le tecnologie digitali, condotta dal Gruppo di lavoro Qualità dell’ informazione, pubblicità e nuovi media del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, coordinato da Pino Rea. Secondo il sondaggio i giornalisti italiani non sono dei geek (cioè, dei fissati per la tecnologia) ma non sono neanche dei tecnofobi, come qualcuno poteva immaginare. Dal quadro emerso, si può dire che il giornalismo italiano nella media è a un livello di utilizzo “basico” del digitale. Ricordiamo che la prima parte della ricerca è stata pubblicata sul precedente numero 2-febbraio 2013 del Notiziario USPI. AVVERTENZA La Ricerca si basa su un questionario a risposta volontaria. Le 907 persone che hanno partecipato al sondaggio costituiscono quindi un campione auto-selezionato. Nell’ analisi delle risposte e dei comportamenti emersi abbiamo quindi cercato sempre di sottolineare che le percentuali riguardano quel campione particolare e non sono immediatamente trasferibili sull’ intera popolazione di giornalisti. I dati sono stati curati statisticamente da Emma Scopelliti e Alessio Cimarelli. LA RICERCA (Parte II) (seguito) 3 – Presenza personale in Rete 3.1 – Blog Ho un blog aziendale: 72 (7,9%) Ho un blog personale: 178 (19,6%) Entrambi : 107 (11,8%) Notiziario USPI n° 4/2013

Non ho blog: 550 (60,6%) ‐ Mentre il possesso di un blog della testata sale con l’ anzianità professionale, passando dal 6,2% di coloro che hanno meno di 2 anni di anzianità all’ 11,2% di coloro che ne hanno più di 20; il possesso di un blog personale diminuisce, probabilmente in relazione all’ aumento dell’ età anagrafica, passando dal 26,8% di coloro con meno di 2 anni al 15,3% di coloro che ne hanno più di 20. La percentuale di chi non possiede un blog, più bassa nella prima fascia di anzianità professionale (54,6%), cresce fino al 62,4% nella fascia 5‐10 anni, per poi calare al 59,9% nella fascia sopra i 20 anni. ‐ Mettendo da parte i pensionati , che hanno un blog solo nel 19,4% dei casi, più di 2 giornalisti dipendenti su 3 (il 67,8%) non possiede un blog. Sono il 56,5% gli autonomi che non bloggano, né su uno spazio aziendale né su un blog personale. La percentuale scende al 47,6% fra coloro che fanno sia lavoro dipendente che lavoro autonomo. Questi ultimi sono in maggioranza anche fra coloro che possiedono un blog aziendale (11,4%) e quelli che li hanno entrambi (20%). ‐ Per quanto riguarda la categoria professionale, quelli che utilizzano maggiormente i blog sono i non iscritti all’ Ordine (presumibilmente più giovani e più digitalizzati), fra cui è più bassa (55,3%) la percentuale di chi non blogga, mentre fra i pubblicisti il tasso è del 62%, un punto in più della media. Fra i non iscritti è molto alta rispetto alla media la percentuale di chi possiede un blog personale (26,3%) e di chi oltre al proprio utilizza anche un blog aziendale (15,8%). E’ realistico pensare che l’ uso più intenso di blog personali nelle fasce più ‘’deboli’’ sia dovuto soprattutto alla necessità di farsi vedere e di inserirsi nel reticolo professionale. ‐ Sul piano della qualifica il tasso più alto di non utilizzo dei blog è fra i pubblicisti con articolo 36, dove esso tocca il 75,8%, ma colpisce anche il valore in negativo dei redattori ordinari – 67,3% ‐ , e, soprattutto, il fatto che fra i direttori invece ci sia il tasso di maggiore utilizzo dei blog, visto

che ben il 61,5% dei direttori che hanno risposto al questionario utilizzano un blog aziendale (17,3%), personale (13,5%) o di entrambi i tipi (30,8%). Sarebbe però interessante verificare in che modo vengono utilizzati e aggiornati i blog aziendali e se non siano, soprattutto per le alte qualifiche, una semplice vetrina inserita, anche per vezzo, all’ interno del sito della testata. ‐ Per quanto riguarda il tipo di testate la percentuale maggiore di coloro che non possiedono un blog si registra fra gli addetti alle Tv nazionali, con un 75,9%, seguiti dai giornalisti delle Radio nazionali (75%) e dai giornalisti delle testate quotidiane e periodiche locali (68,6%). Mentre la percentuale minore di non‐blogger riguarda le testate estere, con il 43,3%, e quelle online native, con il 47,2%. 3.2 – Facebook Ho un account personale: 454 (50,1%) Ho un account solo per lavoro: 42 (4,6%) Entrambi: 211 (23,3%) Ho un falso profilo per accedere e raccogliere informazioni: 27 (3%) Nessun account: 173 (19,1%) ‐ La presenza su Facebook (l’ 81% del campione complessivo ha un account) cala con l’ aumento dell’ età: la percentuale di chi non sta su FB aumenta dal 12,4% di chi ha meno di due anni di anzianità al 26,9% di quelli che ne hanno più di 20. ‐ I più presenti su Facebook sono i non iscritti all’ Ordine: quelli che non hanno nessun account sono soltanto il 7,9%, contro il 19,9% dei professionisti e il 19,4% dei pubblicisti. ‐ Per quanto riguarda la condizione lavorativa – a parte i pensionati, la metà dei quali non va su FB – la percentuale della presenza su Facebook dei lavoratori dipendenti è dell’ 83,7% contro l’ 82,5% dei free lance. ‐Fra i giornalisti dipendenti, da segnalare che vice e capiredattori sono quelli meno interessati alla rete sociale: la percentuale di chi non ha un account (né personale, né aziendale) è del 36,4%. Una percentuale seguita, a parecchie lunghezze, dagli articoli 2, col 23,8%. Strana la situazione dei redattori ordinari: il 22,4%, quasi 10 9


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dialogando dialogando 9

uno su 4, non ha una sua presenza su FB. Mentre i direttori senza account sono solo il 13,5%. ‐ Per quanto riguarda il tipo di testata, il record di presenza su Facebook è nelle Tv locali dove solo il 3,7% degli addetti non possiede un account, e nelle radio locali, dove la percentuale di chi non è presente sul social network sale un poco, toccando il 5,7%. ‐Al contrario, la percentuale più alta di addetti senza un account FB è nel campo delle radio nazionali, con il 37,5%. Quasi uno su quattro non ha nessun account su FB nel segmento dei quotidiani regionali e in quelli locali, rispettivamente con il 23,4% e il 22,1%. L’ uso di profili falsi si registra al livello più alto nelle tv nazionali, col 6,9% dei casi (contro una media del 2,9%), negli Uffici stampa con il 3,3% e nei quotidiani regionali e locali, con il 3,2 e il 3% dei casi. Quest’ ultimo è comunque un dato da prendere con le molle vista la minima rilevanza quantitativa delle risposte. 3.3 ‐ Twitter Ho un account personale: 339 (37,3%) Ho un account solo per lavoro: 54 (6%) Entrambi: 133 (14,7%) Nessuno: 381 (42%) ‐ Anche in questo caso il tasso di presenza è inversamente proporzionale all’ anzianità professionale. Più quest’ ultima cresce, più la percentuale di giornalisti che hanno un account su Twitter diminuisce, passando dal 26,8% nella fascia di coloro che hanno meno di 2 anni di anzianità al 52,9% di quelli che ne hanno più di 20. ‐ I non iscritti all’ Ordine sono quelli più presenti su Twitter: solo il 18,4% di loro non ha un account. Tra l’ altro più di uno su 5 di loro (il 26,3%) usa sia il proprio account che quello della testata per cui lavora. La percentuale di chi non è su Twitter è del 35,4% fra i professionisti e del 46,6% fra i pubblicisti. ‐ Per quanto riguarda la condizione lavorativa – a parte i pensionati, che hanno un account Twitter nella percentuale di 2 su 10 (22,6%) – i giornalisti che fanno sia lavoro dipendente che lavoro autonomo sono i più presenti su Twitter: il 67,6%, contro il 60,1% di chi è solo lavoratore dipendente e il 59,3% di chi fa solo lavoro autonomo. Solo una piccola percentuale del campione (tra il 4,8 e il 6,8%) ha degli account unica10

mente professionali, mentre la maggioranza ha account personali o di entrambi i tipi, personali e professionali (ad esempio, il 23,8% fra chi è sia dipendente che lavoratore autonomo). ‐ A livello di lavoro dipendente, gli articoli 12 sono quelli meno ‘’cinguettanti’’, con il 44,7% dotato di un account su Twitter, contro il 64,1% degli impiegati, o il 75% di praticanti e vicedirettori. Per i redattori ordinari la percentuale di chi ha un account è del 63,3%, mentre nei vice e nei caposervizi è del 60,9%. ‐ Per quanto riguarda il tipo di testata, il segmento che è maggiormente presente su Twitter è quello relativo alle testate estere, con il 66,7%, seguito a brevissima distanza dai redattori dei quotidiani nazionali (65,6%), delle testate online native (64,9%) e degli Uffici stampa (64%). Al contrario l’ uso minore della rete sociale si registra fra i redattori delle Radio e delle Tv Nazionali, con il 62,5% e il 51,7% che non hanno nessun account su Twitter. Le radio locali sono quelle in cui i redattori hanno maggiormente entrambi gli account (sia personale che di testata), con il 28,6%, seguire da testate online native e testate estere con il 23,4 e il 23,3% che hanno sia account personale che account di testata. 3.4 – Google+ Ho un account Google+ personale: 345 (38,04%) Ho un account Google+ solo per lavoro: 61 (6,73%) Entrambi: 84 ( 9,26%) Nessuno: 417 ( 45,98%) Poco più della metà del campione (54%) ha una presenza sul social network di G e anche in questo caso la percentuale maggiore si registra nella fascia con minore anzianità professionale (meno di 2 anni), con un secco 66%: due su tre dei più giovani ‐ professionalmente parlando ‐ hanno un account su Google+. Il quadro cambia nettamente nelle fasce di anzianità superiori: in quella 2‐5 la percentuale scende al 54,1% e al 49,2% in quella 5‐10 anni, mentre torna sul 54,1% fra chi ha più di 20 anni di anzianità professionale. ‐ Anche in questo caso i non iscritti all’ Ordine sembrano i più tecnologicamente appassionati: quasi 7 su 10 (il 68,4%) hanno un account Google+, mentre fra gli iscritti la percentuale oscilla fra il 53,1% dei professionisti e il 54,5% dei pubblicisti. ‐ Più di quattro pensionati su 10 (il 43,5%) utilizzano Google+, mentre coloro che fanno sia lavoro dipendente che lavoro autonomo hanno una presenza del 65,7%. Fra chi fa solo lavoro dipendente la percen-

tuale scende al 47%, mentre è del 57,1% fra gli autonomi. ‐ Nel campo del lavoro dipendente sorprende il fatto che quella di direttore sia la qualifica che registra la maggior presenza su Google+ (67,3%), seguita da quella di vice e capo‐servizio (60,9%). Negli altri segmenti gerarchici la percentuale oscilla da un minimo del 46,9% per il redattore ordinario al 57,9% per i dipendenti con articolo 12 (corrispondenti). ‐ Analizzando il tipo di testata, la percentuale più alta di presenza su G+ è nel segmento delle testate estere, col 73,3% dei redattori che hanno il relativo account, seguito da quello delle radio locali (68,6%) e dalle tv nazionali (62,1%). Il settore dove si registra il maggior numero di persone con account sia personale che aziendale è quello delle testate online native con il 14,3%, seguito dalle tv locali (13,8%) e dagli Uffici stampa (13%). 4 – Conoscenze tecniche di Internet, dei termini d’uso dei social media, delle regole sul diritto d’autore e della netiquette Mi sono informato e uso la Rete in modo del tutto consapevole: 465 (51,27%) Mi sono informato ma vorrei approfondire alcune tematiche : 348 (38,37%) Non mi sono informato ma uso la Rete senza imbarazzi: 60 (6,62%) Non mi sono informato e spesso mi trovo in difficoltà: 25 (2,76%) Non mi sono informato ed è per questo che ho un uso limitato della Rete: 9 ( 0,99%) Come si vede dai dati generali, quasi 9 persone su 10 (l’ 89,7% del campione) sostengono di avere conoscenza delle tecniche di Internet, dei termini d’uso dei social media, delle regole sul diritto d’autore e della netiquette. Del 10,3% che ammette di non essersi informato, solo 3,8% sostiene di avere difficoltà o di essere costretto a fare un uso limitato della Rete. Sembra emergere un atteggiamento maturo nei confronti del mondo digitale e colpisce in maniera positiva l’ atteggiamento del 38,4% del campione che, pur affermando di essersi informato, ammette di voler approfondire la conoscenza del settore. ‐ Una percentuale che sale nelle fasce di anzianità professionale fra i 2 e i 10 anni (45,4% in 2‐5 e 45% in 5‐ 10), e cala invece nella fascia sotto i 2 anni (35,1%) e ancora di più in quelle sopra i 10 anni (33,7% in 10‐20 e 33,1% in oltre 20). ‐ Il tasso di conoscenza e consapevolezza maggiore emerge dalle dichiarazioni dei più giovani professionalmente: sotto i 2 Notiziario USPI n° 4/2013


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anni è infatti del 56,7%, mentre oscilla fra il 46,6% nella fascia 5‐10 e il 53,7% nella fascia oltre i 20 anni. ‐ Sul versante opposto, la fascia d’ età in cui si ammette scarsa conoscenza e difficoltà nella Rete è quella fra i 10 e i 20 anni con il 4,1% delle risposte, contro il 3,7% della fascia 5‐10 e il 3,3% della fascia sopra i 20 anni, mentre sotto i 5 anni di anzianità si registrano percentuali tra lo zero e l’ 1,1%. ‐ Per quanto riguarda la condizione lavorativa, sono i free lance a dichiarare la maggior conoscenza e padronanza della Rete, con il 54,7% del campione, mentre i lavoratori dipendenti sono quelli che affermano di essere meno consapevoli, con il 45,9%, addirittura meno dei pensionati che lo sono al 48,4%. ‐ I pensionati sono anche i più sciolti fra i non informati, quelli che usano la rete senza imbarazzi, con una percentuale del 17,7%, contro il 9,2% dei lavoratori dipendenti e il 3,7% degli autonomi; e sono anche quelli con più difficoltà con la Rete: 6,1%, contro l’ 1,8% dei lavoratori dipendenti e il 3,7% di quelli autonomi. ‐ Nove pubblicisti su dieci (il 90,2%) affermano di essere informati e consapevoli (e il 38% afferma di voler approfondire questa conoscenza), contro l’ 86,4% dei professionisti (36,6% vuole approfondire), mentre fra i non iscritti all’ Ordine la percentuale scende all’ 89,5% (42,1%). ‐ Tra i non iscritti c’ è anche la maggior percentuale (5,2%) di persone che non si sono informate e che si trovano spesso in difficoltà (2,6%) o che fanno un uso limitato della Rete (2,6%), mentre fra i pubblicisti si registra un 3,7% e fra i professionisti un 3,6%. ‐ I professionisti sono i più sciolti fra i non informati che usano la rete senza imbarazzi, con un 7,9%, seguiti dai pubblicisti (6,1%) e dai non iscritti (5,3%). ‐ Sul piano delle qualifiche, a parte i vicedirettori (solo 4 i partecipanti al questionario – e tre su 4 ‘’informati e consapevoli’’), la percentuale di conoscenza e consapevolezza dichiarata è fra i vice e i capiservizio, con il 69,6%, mentre il tasso più basso è fra i vice e i capi‐redattore (31,8%). Nelle altre qualifiche la percentuale oscilla in un range fra il 48 e il 55,6%). ‐Vice e capi‐redattore fanno registrare invece la percentuale più alta di risposte alla seconda domanda: il 54,5% di essi dicono di essere informati ma di voler approfondire alcuni aspetti, mentre la più bassa è fra i vice e capi‐servizio, con il 21,7%. Notiziario USPI n° 4/2013

‐ Curioso è che da vice‐caposervizio in su nessuno dei partecipanti al questionario abbia detto di non essere informato e di avere a volte difficoltà con internet. Tutti geek? Evidentemente quelli che hanno risposto, sì, visto che il test è stato somministrato a un campione che ha già familiarità con le tecnologie digitali. ‐ Al contrario la percentuale maggiore fra chi dice di non essere informato e di incontrare a volte difficoltà è fra gli articoli 36, con il 9,1%, seguiti dai non dipendenti (4,9%) contro il 3,2% di ‘’impiegati’’ e articoli 2 e il 2,6% degli articoli 12. ‐ Sul piano delle testate, escludendo il segmento delle radio nazionali (dove le risposte sono solo 8), la percentuale di dichiarazioni di conoscenza e consapevolezza dell’ uso della rete è più alta fra i giornalisti delle testate estere, col 63,3%, e su quelle online native, col 57,6%. Discreta anche nel segmento dei quotidiani regionali (55,7%) e in quello delle radio locali (54,3). La percentuale più bassa è invece nelle tv nazionali, con il 44,8%.

aziendali è nella fascia di anzianità professionale 2‐5 anni (12%), fra i lavoratori autonomi (18,4%)(escludendo i pensionati, 3,2%), fra i non iscritti all’ Ordine (10,59%) e, per quanto riguarda le qualifiche nel campo del lavoro subordinato, fra articoli 2 e praticanti (rispettivamente 4,8% e 5%). ‐ Per quanto riguarda il portatile personale, la percentuale è più alta nella fascia di anzianità 2‐5 anni, col 78,7%, fra i pensionati (82,3%) ‐ seguiti, col 72,6%, dagli autonomi –, fra i non iscritti (col 76,3%) e fra gli articoli 2 (84,1%). ‐ Infine, la maggiore percentuale di mancato possesso di un portatile riguarda la fascia di anzianità professionale oltre i 20 anni, col 9,9%, i pensionati, col 12,9%, i non iscritti all’ Ordine (7,9%) e i praticanti (20%). ‐ Nel campo del tipo di testata, il record di non possesso di un portatile è fra i giornalisti delle tv locali, con il 18,5%, seguiti da

Il desiderio di approfondimento è maggiore fra i giornalisti delle tv nazionali (41,4%), seguiti da quelli dei quotidiani nazionali (40,8%) e da quelli degli Uffici stampa (40,2%). La condizione di un uso limitato o difficoltoso della rete sembra più alta nel settore delle radio locali con il 5,7% del campione, seguito dai giornalisti dei quotidiani locali (5,1%) e da quelli delle tv nazionali. 5 – Dotazione hardware 5.1 – Computer portatile Ho un portatile aziendale: 58 (6,39%) Ho un portatile personale: 600 (66,15%) Entrambi: 188 (20,73%) Nessuno: 61 (6,73%) I portatili in dotazione alle aziende editoriali italiane sono ancora uno strumento abbastanza raro: solo il 27,2% del campione di giornalisti che hanno partecipato al questionario lavora infatti anche su un portatile che gli è stato fornito dall’ azienda, mentre due su tre lavorano solo col proprio e il 6,7% del campione non ne possiede uno, né aziendale né personale. ‐ La maggiore concentrazione di portatili aziendali è nella fascia di anzianità professionale superiore ai 20anni, con il 29,3%; fra i lavoratori dipendenti, con il 27,9%; fra i professionisti (25,3%); e, per quanto riguarda le qualifiche nel campo del lavoro dipendente, fra i direttori, con il 51,9%. ‐ La concentrazione minore di portatili

radio locali (8,6%) e quotidiani locali (7%), mentre la concentrazione maggiore di possesso doppio di portatili (sia personale che aziendale) è nelle radio nazionali, con il 37,5% dei redattori, seguiti da Uffici stampa (33,1%) e radio locali (28,6%). 5.2 ‐ Smartphone Ho uno smartphone aziendale: 91 (10,03%) Ho uno smartphone personale: 468 (51,60%) Entrambi: 60 (6,62%) Nessuno 288 (31,75%) Ancora più ‘’raro’’ del portatile è l’ uso dello smartphone aziendale, di cui dispone solo il 16,6% del campione che ha risposto al questionario, 151 giornalisti su 907. ‐ Poco più della metà del campione (468) ne ha solo uno personale mentre, come si vede nella tabella, quasi un giornalista su 3 non ne possiede uno, né personale, né aziendale. In questo caso, contrariamente a quanto avviene con il portatile, capita che 12 11


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dialogando dialogando 11

chi ha quello aziendale non ne possieda uno personale. Per esempio il 14,9% di chi ha più di 20 anni di anzianità professionale utilizza uno smartphone aziendale, ma solo il 9,1% ne possiede anche uno personale. Lo stesso avviene nel campo del lavoro dipendente dopo il 16,6% dei subordinati hanno uno smartphone aziendale mentre solo la metà (l’ 8,1%) ne possiede anche uno personale. ‐ Escludendo i pensionati (dove il tasso è del 67,7%), la percentuale di giornalisti privi di smartphone è più alta nella fascia di anzianità professionale superiore ai 20 anni (36%), fra gli autonomi (29,8%), fra i pubblicisti (36,5%) e, per quanto riguarda la qualifica, fra gli articoli 36 (48,5%) e 2 (44,4%). Ma rimane alta anche fra gli articoli 12 (39,5%), fra i vice e i capi‐redattore (36,4%) e tra i praticanti (35%). ‐ Per quanto riguarda il tipo di testata, l’ utilizzo più intenso di smartphone è nel settore delle tv locali, con l’ 85,2%, seguito da radio locali, dove lo utilizzano 3 giornalisti su 4 (il 25,7%), e dalle testate online native (27,3%). Al contrario il settore dove lo smartphone viene usato meno è quello delle tv nazionali, con il 41,4% dei redattori che dicono di non possederne uno. Seguono Radio nazionali (37,5%) e quotidiani locali (36,5%). 5.3 – Tablet Ho un tablet aziendale: 46 (5,07%) Ho un tablet personale: 233 (25,69%) Entrambi: 17 (1,87%) Nessuno: 611 ( 67,36%) Anche nel caso di iPad e tablet la dotazione tecnologica dei giornalisti italiani è ancora indietro, sia nel campo del lavoro dipendente che in quello autonomo. Poco meno di un giornalista su tre – fra quelli che hanno risposto al questionario ‐ ne possiede uno e quelli che ne possiedono uno aziendale sono solo il 7%. Un dato che comunque risulta molto più alto rispetto a quello medio nella popolazione italiana, che nel novembre scorso risultava pari al 10,2% (contro il 32,6% di questo campione). ‐ A parte i pensionati – usano un tablet solo il 21% di loro ‐, il segmento che ha meno frequentazione con questo strumento sono i giornalisti dipendenti con art. 36, che all’ 81,8% non ne possiedono uno. ‐ Mentre la fascia dei vice e capi‐servizio 12

registrano la percentuale più elevata di uso, con il 69,6% di possesso, seguiti dai vice e capi‐redattore, con il 59,1%, e dagli ‘’impiegati’’ con una percentuale del 39,8%. ‐ Percentuale relativamente alta – 44,8% di uso del tablet – fra chi fa sia lavoro dipendente che lavoro autonomo. ‐ Per quanto riguarda l’ anzianità professionale l’ uso più intenso del tablet si registra nelle fasce di anzianità maggiore: 10‐20 anni, con il 36,7%, e sopra i 20 anni, con il 36,4%. ‐ Sul piano della condizione professionale, il 42,2% dei professionisti ne possiedono uno contro il 36,8% dei non iscritti all’ Ordine e il 28,4% dei pubblicisti. ‐ Infine, per quanto riguarda il tipo di testata, la percentuale più alta di utilizzo del tablet è nelle testate estere – col 50% di utilizzo (uno su due giornalisti ne possiede uno) ‐, seguite da tv nazionali (48,3%)e Uffici stampa (40,2%). Il record nel mancato possesso è nei periodici locali (73,8%) e in quelli regionali (72,8%). 6.0 ‐ Sicurezza 6.1 – Scelta della password Scelgo parole semplici e mnemoniche per le mie password: 229 (25,25%) Scelgo password per evitare che siano facilmente rubate: 512 (56,45%) Scelgo sempre la stessa password per diversi utilizzi: 166 (18,30%) La maggioranza del campione – il 56,5% ‐ si pone, come si vede, dei problemi di sicurezza per quanto riguarda la scelta delle password, ma la minoranza dei meno attenti risulta comunque corposa visto che un giornalista su 4 sceglie parole semplici e mnemoniche e il 18,3% usa sempre la stessa password per vari siti e utilizzi. Aumentando così il rischio di manipolazioni. ‐ All’ interno della maggioranza dei più attenti, il tasso di maggiore cura alle questioni della sicurezza si registra fra i direttori di testata, con il 69,2% che affermano di scegliere le pw in modo da evitare che vengano ‘rubate’. Seguono i giornalisti nella fascia di anzianità professionale 2‐5 anni, con il 61,2%, e i freelance, con il 60,2%. ‐ Al contrario, a parte i pensionati, che solo nel 22,6% scelgono password difficilmente individuabili, i segmenti del campione che si preoccupano meno nella scelta delle pw sono i dipendenti con articolo 2, che nel 23,8% dei casi utilizzano sempre la stessa password, e i giornalisti con meno di due anni di anzianità professionale che al

22,7% non si preoccupano di cambiare pw. ‐ Sul piano del tipo di testata, il segmento in cui più si scelgono pw ‘’difficili’’ è quello delle testate estere e delle testate online native, con il 63,3 e il 63,2%; seguono tv locali (63%) e radio nazionali (62,5%). Al contrario, l’ uso meno attento si registra fra le radio locali, dove il 28,6% usa sempre la stessa password, e in quelle locali (25%). Al contrario è nelle testate online native che si registra la percentuale più bassa (solo l’ 11,7%) di chi usa sempre la stessa pw. 6.2 – Cambio della password Cambio periodicamente le mie password 282 (31,1%) Cambio le mie password quando me lo chiede il sistema: 435 (48%) Non cambio mai le mie password: 190 (20,9%) Il campione è ancora più attento quando si passa alla questione del cambio della password. Infatti, come si vede, quasi un giornalista su tre (il 31,1%) la cambia periodicamente, mentre solo uno su 5 non la cambia mai, nemmeno quando lo chiede il sistema. Indicazione a cui obbedisce quasi la metà del campione (48%). In pratica, quasi l’ 80% del campione cambia le proprie password, in un modo o nell’ altro. ‐ A parte sempre i pensionati – che nel 40,3% dei casi non cambiano mai le proprie pw – il record della noncuranza va ai giornalisti con contratto da articolo 36, che nel 36,4% dei casi non modificano mai la propria chiave d’ accesso, seguiti dai redattori ordinari (32,7%) e dagli articoli 2 (27%). ‐ Sul fronte opposto, il record di attenzione alla sicurezza va ai dipendenti con qualifica di ‘’impiegati’’ che cambiano la propria password al 90,2% (30,9% spontaneamente e 59,3% quando lo suggerisce il sistema). Comportamento virtuoso anche fra i vice e capi‐servizio con l’ 82,6%. ‐ Per quanto riguarda l’ anzianità professionale, l’ attenzione maggiore alla sicurezza viene dimostrata nella fascia sopra i 20 anni, con una percentuale di cambio delle pw dell’ 81,4%; fra i lavoratori autonomi (82,3%) e fra i pubblicisti (80,9%). ‐ Per quanto riguarda infine il tipo di testata, i giornalisti che cambiano più regolarmente la password sono quelli delle radio locali (40%), seguiti dai colleghi delle radio nazionali (37,5%) e da quelli delle testate online native (36,4%). Anche l’ abitudine inversa – quella di non cambiare mai la propria password ‐ è più diffusa nelle radio locali (28,6%). Seguono i periodici locali (26,2%) e le radio nazionali (25%). Notiziario USPI n° 4/2013


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EMANATI I DECRETI SUI COSTI AMMISSIBILI AL CONTRIBUTO DIRETTO DELLA LEGGE 250/90 8

no in relazione alle due diverse tipologie di pubblicazione nel rispetto del limite di cui al comma 3: b) qualora la testata sia pubblicata per alcuni giorni solo in edizione cartacea e per altri giorni solo in edizione digitale, i relativi costi concorrono in proporzione al numero delle rispettive uscite. 3. In ogni caso sono fatti salvi i limiti massimi stabiliti dall’art. 2, comma 2, lettera a) del decreto legge 18 maggio 2012. n. 63. 4. La pubblicazione in formato digitale non ha effetto sulla classificazione della testata. come nazionale o locale, acquisita in relazione alla pubblicazione in formato cartaceo. ARTICOLO 4 (Contributo relativo alle copie vendute in formato digitale) 1. Ai sensi dell’art. 3 comma 3, del decreto legge 18 maggio 2012, n, 63, è inoltre ammessa al calcolo del contributo una quota pari a 0,10 euro per ciascuna copia digitale venduta in abbonamento. 2. Qualora il prezzo effettivo di vendita di ciascuna copia digitale risulti inferiore al valore indicato al comma 3, il contributo per ciascuna copia venduta è pari all’effettivo prezzo di vendita.

3. L’importo complessivo di tale quota di contributo non può comunque essere superiore ai limiti indicati dall’art. 2. comma 2, lett. b) del decreto legge 18 maggio 2012, n. 63 anche nel caso di pubblicazione in formato non esclusivamente digitale. ARTICOLO 5 (Modalità di documentazione) 1. 1 costi di cui agli articoli 2. 3 e 4 sono contabilizzati con modalità tecniche che ne consentano la rilevazione separata e devono risultare dal bilancio di esercizio dell’impresa e dal relativo prospetto analitico dei costi e dei pagamenti. Tale prospetto comprende l’indicazione, per ciascun costo, degli elementi identificativi degli strumenti utilizzati per il pagamento e costituisce parte integrante della relazione di certificazione del bilancio prescritta dall’art. 3, comma 2, lettera g) della legge 7 agosto 1990, n. 250. Nella relazione il revisore dà atto della documentazione dimostrativa esaminata. 2. Se il soggetto richiedente il contributo è costituito da una società cooperativa, che si sia avvalsa dell’istituto del ristorno previsto dall’art. 2545-sexies del codice civile, la certificazione di cui al comma 1 deve espressamente dare conto del rispetto delle specifiche condizioni di legge che consentono il ricorso all’istituto stesso.

DEPOSITO LEGALE E CONVENzIONI USPI In base agli accordi sottoscritti dall’USPI con le Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze per il “deposito legale” dei prodotti editoriali presso gli Archivi Nazionali (DPR 252/06), gli editori associati USPI possono effettuare la consegna in forma cumulativa delle copie diffuse al pubblico, a scadenze differenziate per Regioni e per periodicità della testata. ENTRO IL MESE DI APRILE Gli editori con sede principale in VALLE D’AOSTA, PIEMONTE, LOMBARDIA, TRENTINO ALTO ADIGE, - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relative supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 1° trimestre delNotiziario USPI n° 4/2013

l’anno (gennaio - marzo 2013); - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ nel mese di aprile NON devono effettuare alcuna consegna. ENTRO IL MESE DI MAGGIO Gli editori con sede principale in LIGURIA, VENETO, FRIULI VENEZIA GIULIA, EMILIA ROMAGNA, TOSCANA, UMBRIA, MARCHE - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite alpubblico nel 1° trimestre dell’anno (gennaio-marzo 2013);

3. Nel caso in cui l’impresa editi più testate, la corretta imputazione dei costi e la loro pertinenza alla produzione della sola testata per la quale viene chiesto il contributo si realizza mediante la separazione contabile delle relative attività gestionali, la cui revisione è ricompresa nella relazione di certificazione del bilancio. 4. A decorrere da contributi relativi all’anno 2013, l’effettiva dotazione dei sistemi informatici e digitali di cui all’art. 3, comma 4 del decreto legge 18 maggio 2012. n. 63, deve essere attestata, per ciascuna annualità, mediante apposita dichiarazione sostituiva di atto notorio ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000. n. n. 445. sottoscritta dal legale rappresentate dell’impresa richiedente i contributi. ARTICOLO 6 (Decorrenza delle disposizioni) 1. Le disposizioni del presente decreto hanno effetto a decorrere dal bilancio di esercizio delle imprese relativo all’anno 2012. in conformità a quanto stabilito dall’art. 2. comma 2, del citato decreto legge. Il presente provvedimento sarà trasmesso agli Organi di controllo in base alla normativa vigente. Roma, 11 marzo 2013 - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e allegati, NON sono tenuti ad effettuare alcuna consegna Ricordiamo la necessità di allegare a questa prima spedizione annuale un certificato di iscrizione all’USPI per l’anno 2013. Rammentiamo, infine, che per il deposito delle copie presso le Biblioteche regionali e provinciali la cadenza stabilita dalla legge è ogni 60 giorni. Il plico contenente le copie per il deposito legale deve essere confezionato e riportare la dicitura “esemplari fuori commercio per il deposito legale, agli effetti della legge 15 aprile 2004, n. 106”. GLI INDIRIZZI - Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Viale Castro Pretorio 105, 00185 Roma. - Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Via Tripoli 36/44, 50122 Firenze. 13


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però di essere aggiornata, in questo caso con la conclusione del procedimento giudiziario che condusse all’arresto.

Dalla Corte di Cassazione

GLI EDITORI HANNO L’OBBLIGO DI AGGIORNARE GLI ARCHIVI STORICI ONLINE La Cassazione rafforza il diritto all’oblio sul web. Con la sentenza n. 5525/2012 della Terza sezione civile, la Corte ha messo un obbligo di difficile gestione a carico delle aziende editoriali. Se infatti una notizia di cronaca è collocata nell’archivio storico della testata e resa disponibile tramite l’intervento dei motori di ricerca, allora il “titolare dell’organo di informazione” deve provvedere a curarne anche la messa a disposizione della contestualizzazione e aggiornamento. Non regge infatti, sottolinea la sentenza, a scudo della società editoriale, l’argomento per cui nel grande “mare di internet” è possibile comunque trovare ulteriori notizie sul caso specifico. Che significa? Che la società editoriale dovrà provvedere alla “predisposizione di un sistema idoneo a segnalare (nel corpo o nel margine) la sussistenza di un seguito o di uno sviluppo della notizia e quale esso sia stato (...), consentendone il rapido ed agevole accesso da parte degli utenti ai fini del relativo adeguato approfondimento”. A suo modo classico il caso che è approdato alla Cassazione: il coinvolgimento in un provvedimento giudiziario, erano gli anni di Tangentopoli, di un oscuro assessore di un comune dell’hinterland milanese: l’uomo

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era stato prima arrestato ma in seguito prosciolto dalle accuse di corruzione. Peccato che la notizia del suo arresto, il 22 aprile 1993, sia tuttora riportata nell’archivio storico del Corriere della Sera anche in versione informatica digitando sull’indirizzo www.corriere.it. Così l’uomo si era rivolto prima al Garante della privacy cui aveva chiesto il blocco dei dati personali che lo riguardavano, contenuti nell’articolo “incriminato”, e poi al tribunale di Milano. Sia l’uno sia l’altro gli avevano dato torto. Chiamata in causa, la Cassazione gli ha però dato ragione, cancellando la sentenza del tribunale milanese rinviandogli la decisione che dovrà essere presa alla luce dei nuovi principi di diritto fissati. Qui osserva la Corte non esiste un profilo di diffamazione o lesione alla reputazione: la notizia, a quell’altezza di tempo, è vera e pertanto non ha senso discutere su una rettifica. Come pure non ha senso confinare l’articolo in area non indicizzabile dai motori di ricerca: esiste ancora una rilevanza pubblica della notizia, visto che l’uomo viene definito come un possibile candidato a una delle prossime tornate elettorali o comunque papabile per un incarico non elettivo.

“Così come la rettifica - sottolinea la sentenza - è finalizzata a restaurare l’ordine del sistema informativo alterato dalla notizia non vera (che non produce nessuna nuova informazione), del pari l’integrazione e l’aggiornamento sono invero volti a ripristinare l’ordine del sistema alterato dalla notizia (storicamente o altrimenti) parziale”. L’aggiornamento si deve concentrare allora sull’inserimento di notizie successive o nuove rispetto a quelle esistenti al momento iniziale del trattamento ed è indirizzato a ripristinare la completezza della notizia. All’aggiornamento deve provvedere il titolare dell’archivio e non il motore di ricerca perché quest’ultimo è, nella lettura della Corte, un semplice intermediario telematico “che offre un sistema automatico di reperimento di dati e informazioni attraverso parole chiave”. L’archivio storico, specie quello di una grande testata nazionale come il Corriere della Sera, risponde invece in pieno all’esigenza di attribuzione della fonte dell’informazione a un soggetto, della relativa affidabilità, della qualità e della correttezza dell’informazione. (fonte: www.ccestudio.it)

La notizia, come detto vera, ma a una determinata altezza di tempo, ha bisogno

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Notiziario USPI n° 4/2013

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Il n. 4 aprile 2013 è stato stampato il 19 aprile 2013

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