OTIZIARI N O MENSILE DELL’UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA
Anno 40°
1953
Spedizione in abbonamento postale articolo 1, comma 2, del decreto legge 24 dicembre 2003, n. 353 - Filiale di Roma. In caso di mancato recapito
neretto CONQUISTE E IMPEGNI “Il 2003 si è chiuso con il varo del DL sulle agevolazioni postali. L’USPI può legittimamente rivendicare il merito dell’abrogazione della “riforma Prodi” dopo cinque anni di battaglie che talvolta apparivano senza speranza. Una grande vittoria che non risolve ancora tutti i problemi. Permane, infatti, il regime delle esclusioni di alcune categorie di periodici. L’USPI ribadisce la sua contrarietà ad ogni discriminazione e si impegna a lavorare, in sede di conversione del DL, per riportare ad equità il sistema. Questo è uno degli impegni fondamentali per il 2004. L’Unione ha compiuto cinquant’anni cogliendo alcuni risultati importanti, tra cui la modifica del regolamento del ROC, le agevolazioni per gli investimenti pubblicitari nelle zone “depresse”, il successo del Congresso di giugno. Segnali di fiducia per gli associati che dovranno trovare continuità negli anni a venire”.
DL 24 dicembre 2003, n. 353, in vigore dal 1° gennaio 2004
TARIFFE POSTALI: IL DECRETO-LEGGE GOVERNATIVO Definitivamente abrogato il regime di contribuzione diretta alle imprese editoriali (la c.d. “riforma Prodi”) - E’ una grande vittoria dell’USPI che da sempre si è battuta per la sua abrogazione Restano, però, nel decreto i criteri di individuazione dei beneficiari e dei prodotti esclusi ed il requisito degli abbonamenti a titolo oneroso “direttamente dai destinatari” eliberato nella riunione del Consiglio dei Ministri del 19 dicembre scorso e pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” del 29 dicembre 2003, n. 300, il DECRETOLEGGE 24 dicembre 2003, n. 353, a firma di Ciampi, Berlusconi e Gasparri, riordina a far data dal 1° gennaio 2004 la materia delle agevolazioni tariffarie postali per l’editoria. Il decreto-legge abroga definitivamente la c.d. “riforma Prodi” (l’articolo 41 della Legge 448/98) che introduceva un regime di contribuzione diretta “a posteriori” alle imprese editoriali (la cui entrata in vigore era stata prorogata di anno in anno fino al 31 dicembre 2003) e conferma, anche per il futuro, il sistema delle riduzioni tariffarie direttamente applicate da Poste Italiane SpA. Questa è senza dubbio una grande vittoria dell’USPI che da sempre si è battuta contro l’introduzione di un regime insopportabile e
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NELLE ALTRE PAGINE -3Avviso di convocazione della Assemblea USPI anno 2004 -4EISE - International Business Contacts -5Credito di imposta per acquisto carta per la stampa di quotidiani, periodici e libri 2004
-6Il messaggio del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi alle Camere -7Le quote associative USPI per l’anno 2004 -8Agevolazioni per investimenti in cam-
n. 1 gennaio 2004
rinviare all’ufficio P.T. di Roma - Romanina detentore del conto per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa in vigore
pagne pubblicitarie sui periodici associati USPI - 10 Sondaggi di opinione: precisata l’attività di verifica dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni - 13 Periodici telematici,
l’IVA è sempre al 20% - 14 WHO’S WHO in Italy - 15 Scade il 31 gennaio il termine per le domande di contributo ex legge 250/90 - 16 Periodici associati all’USPI (357° elenco)
vessatorio per la piccola e media editoria e ritenuto, per di più, irrazionale e impraticabile. Il decreto-legge conferma però, al contempo, le esclusioni dalle agevolazioni tariffarie postali di alcuni soggetti beneficiari e di alcune tipologie di prodotti editoriali, mutuandole dal DPCM 294/2002 che già aveva provocato la mobilitazione delle associazioni di categoria del settore. Si attende ora la circolare applicativa di Poste Italiane SpA. Il decreto-legge, assegnato in prima lettura al Senato (AS 2675), inizierà ora l’iter per la conversione in legge che dovrà avvenire entro 60 giorni (28 febbraio 2004) dalla sua entrata in vigore. L’USPI si attiverà in ogni modo per emendare il DL in senso migliorativo e fornirà tutte le informazioni e i chiarimenti possibili sia sulle pagine di questo Notiziario, sia sul sito internet dell’Unione, sia attraverso i “comunicati” e-mail agli associati.
DECRETO LEGGE 24 dicembre 2003, n. 353 Disposizioni urgenti in materia di tariffe postali agevolate per i prodotti editoriali IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA VISTI gli articoli 77 e 87 della Costituzione; VISTO l’articolo 2, comma 20, della legge 23 dicembre 1996, n. 662; VISTO l’articolo 41, commi 1, 2,
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Articoli e notizie di questo Notiziario possono essere liberamente riprodotti citandone la fonte. Se ne raccomanda, anzi, la massima diffusione da parte di tutti i periodici associati all’USPI, nell’interesse della categoria QUESTO NOTIZIARIO VIENE SPEDITO AGLI ASSOCIATI USPI IN REGOLA CON IL VERSAMENTO DELLE QUOTE
TARIFFE POSTALI: IL DECRETO-LEGGE GOVERNATIVO 1
3, 4 e 5, della legge 23 dicembre 1998, n. 448;
VISTO l’articolo 13-quinquies del decretolegge 25 ottobre 2002, n. 236, convertito, con modificazioni dalla legge 27 dicembre 2002, n. 284, che differisce al 31 dicembre 2003 l’entrata in vigore del sistema di contribuzione diretta alle imprese editoriali, di cui al citato articolo 41 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, in sostituzione di quello delle riduzioni tariffarie direttamente applicate; RITENUTA la straordinaria necessità ed urgenza di riordinare la materia delle agevolazioni tariffarie postali, in considerazione della situazione di incertezza del mercato determinata dal succedersi delle norme sopraindicate e della situazione di crisi in cui si è venuto a trovare il canale della distribuzione postale dei prodotti editoriali; VISTA la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 19 dicembre 2003; SULLA proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro delle Comunicazioni; EMANA il seguente decreto-legge: ARTICOLO 1 Agevolazioni tariffarie postali per le spedizioni di prodotti editoriali 1. A decorrere dal 1° gennaio 2004, le imprese editrici di quotidiani e periodici iscritte al Registro degli operatori di comunicazione (ROC) e le imprese editrici di libri possono usufruire di tariffe agevolate postali per la spedizione di prodotti editoriali. Le tariffe agevolate sono determinate con decreto del Ministro delle comunicazioni, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Presidenza del Consiglio dei Ministri. 2. Accedono altresì alle tariffe agevolate le associazioni ed organizzazioni senza fini di lucro, le associazioni le cui pubblicazioni periodiche abbiano avuto riconosciuto il carattere politico dai gruppi parlamentari di riferimento nonché, relativamente ai bollettini dei propri organi direttivi, gli ordini professionali, i sindacati, le associazioni professionali di categoria e le associazioni d’arma e combattentistiche. 3. Ai fini dell’applicazione del presente decreto per associazioni ed organizzazioni senza fini di lucro si intendono quelle di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, e successive modificazioni, le organizzazioni di volon2
tariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, e successive modificazioni, le organizzazioni non governative riconosciute ai sensi dell’articolo 28 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, le associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383, le fondazioni ed associazioni senza fini di lucro aventi scopi religiosi nonché gli enti ecclesiastici. ARTICOLO 2 Prodotti editoriali esclusi dalle agevolazioni 1. Sono esclusi dalle tariffe agevolate di cui all’articolo 1: a) i quotidiani e i periodici che contengono inserzioni pubblicitarie per un’area superiore al 45 per cento dell’intero stampato, su base annua; b) i periodici per i quali i relativi abbonamenti siano stati stipulati, a titolo oneroso, direttamente dai destinatari, per una percentuale inferiore al 50 per cento del totale degli abbonamenti; c) i quotidiani ed i periodici di pubblicità, vale a dire diretti a pubblicizzare prodotti o servizi contraddistinti con il nome o altro elemento distintivo e diretti prevalentemente ad incentivarne l’acquisto; d) i quotidiani e i periodici di promozione delle vendite di beni o servizi; e) i quotidiani e i periodici di vendita per corrispondenza; f) i cataloghi, vale a dire le pubblicazioni contenenti elencazioni di prodotti o servizi, anche se corredate da indicazioni sulle caratteristiche dei medesimi; g) i quotidiani e i periodici non posti in vendita, vale a dire non distribuiti con un prezzo effettivo per copia o per abbonamento, ad eccezione di quelli informativi delle fondazioni ed associazioni senza fini di lucro e degli altri soggetti indicati nel comma 2 dell’articolo 1 o comunque riconducibili agli stessi, ancorché editi da imprese costituite in forma societaria ed iscritte al ROC; h) le pubblicazioni aventi carattere postulatorio, vale a dire finalizzate all’acquisizione di contributi, offerte, ovvero elargizioni di somme di denaro, ad eccezione di quelle utilizzate dalle organizzazioni senza fini di lucro e dalle fondazioni religiose esclusivamente per le proprie finalità di autofinanziamento; i) quotidiani e i periodici delle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici nonché di altri organismi, ivi comprese le società riconducibili allo Stato ovvero ad altri enti territoriali o che svolgano una pubblica funzione; l) i quotidiani e i periodici contenenti supporti integrativi o altri beni diversi da quelli definiti nell’articolo 74, primo comma, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 633, e successive modificazioni, ai fini dell’ammissione al regime speciale previsto dallo stesso articolo 74 ; m) i prodotti editoriali pornografici. ARTICOLO 3 Modalità di corresponsione dei rimborsi 1. Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri provvede al rimborso in favore della società Poste Italiane S.p.A. della somma corrispondente all’ammontare delle riduzioni complessivamente applicate, nei limiti dei fondi stanziati sugli appositi capitoli del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. I rimborsi sono effettuati sulla base di una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, rilasciata dalla società Poste Italiane S.p.A., attestante l’avvenuta puntuale applicazione delle riduzioni effettuate sulla base del presente decreto e corredata da un dettagliato elenco delle riduzioni applicate a favore di ogni soggetto avente titolo. ARTICOLO 4 Abrogazioni 1. Sono abrogati, in particolare: a) l’articolo 2, comma 20, della legge 23 dicembre 1996, n. 662; b) l’articolo 41, comma 1, 2, 3, 4 e 5, della legge 23 dicembre 1998, n. 448; c) l’articolo 27, comma 7, della legge 23 dicembre 1999, n. 488; d) l’articolo 13-quinquies del decreto-legge 25 ottobre 2002, n. 236, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2002, n. 284. ARTICOLO 5 Entrata in vigore 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addì 24 dicembre 2003 CIAMPI BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei Ministri GASPARRI, Ministro delle comunicazioni Notiziario USPI n° 1
AVVISO DI CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA U.S.P.I. DELL’ANNO 2004 Ai sensi degli artt. 7 e 8 dello Statuto, l’Assemblea Generale Ordinaria dei soci dell’Unione Stampa Periodica Italiana (U.S.P.I.) è convocata per giovedì 22 aprile 2004, alle ore 9 in prima ed alle ore 10 in seconda convocazione, presso la sede sociale in Viale B. Bardanzellu n. 95 Roma, con il seguente: -
ORDINE DEL GIORNO 1. Insediamento della Presidenza e della Segreteria; 2. Nomina della Commissione per la verifica dei poteri; 3. Costituzione dei seggi elettorali; 4. Relazione del Presidente; 5. Relazione del Segretario Generale; 6. Reazione del Collegio dei Revisori dei Conti; 7. Approvazione del rendiconto esercizio 2003; 8. Approvazione esercizio preventivo 2004; 9. Modificazioni statutarie; 10. Elezione cariche sociali per il triennio 2004-2006; 11. Varie ed eventuali. In base all’art. 7 dello Statuto hanno diritto di voto tutti i soci ordinari di cui all’art. 3 in regola con il pagamento delle quote sociali. Ai soci di cui al punto 1) di tale articolo spettano tre voti per ciascuna testata, mentre ai rappresentanti delle Associazioni o Gruppi di cui al punto 2) spetta un solo voto. Hanno diritto inoltre ad esprimere un voto gli iscritti all’U.S.P.I. a titolo personale di cui all’art. 31 (norma transitoria). Ogni socio che non possa partecipare personalmente all’Assemblea può farsi rappresentare, ad ogni effetto, da persona, anche non iscritta all’USPI, munita di apposita delega. Nessun socio o delegato può essere portatore di più di dieci deleghe. Le operazioni elettorali per il rinnovo delle cariche sociali avranno inizio alle ore 12 e si concluderanno alle ore 16, ora in cui i seggi elettorali inizieranno lo spoglio delle schede. Tutte le procedure elettorali si svolgeranno secondo le modalità deliberate dal Consiglio Nazionale nella seduta del 19 dicembre 2002. Per la partecipazione all’Assemblea, i soci che ancora non lo avessero fatto, dovranno mettersi in regola con la quota associativa per il 2004. Il rendiconto 2003 ed il preventivo 2004 sono a disposizione dei soci che li volessero esaminare presso la sede sociale dell’USPI, in Viale B. Bardanzellu n. 95 in Roma, dalle ore 12 del 31 marzo, alle ore 12 del 20 aprile c.a. Il presente annuncio è da considerarsi quale “avviso” secondo quanto stabilito dall’art. 8, primo comma, dello Statuto. Roma, 5 gennaio 2004 IL PRESIDENTE (Mario Negri)
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DELEGA Il sottoscritto........................................................................................................................................................................................ nella sua qualità di (1).......................................................................................................................................................................... delega il Sig ......................................................................................................................................................................................... a rappresentarlo all’Assemblea dei soci dell’USPI a Roma del 22 aprile 2004 per l’approvazione dei bilanci e l’elezione delle cariche sociali per il triennio 2004-2006. ................................................. (data)
(1)
................................................. (firma)
Indicare la qualità di editore di periodico, ovvero di suo rappresentante (punto 1 art. 3 dello Statuto) nel qual caso è necessario indicare anche la testata, ovvero la qualità dia socio a titolo personale (art. 31 dello Statuto, norma transitoria).
Legge Finanziaria 2004 - Legge Finanziaria 2004 - Legge Finanziaria 2004 CREDITO DI IMPOSTA PER ACQUISTO CARTA PER LA STAMPA DI QUOTIDIANI, PERIODICI E LIBRI NEL 2004 a legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Finanziaria 2004), contiene una normativa di sostegno a favore dell’editoria quotidiana, periodica e libraria. Si tratta dell’articolo 4, commi dal 181 al 187, che riconosce alle imprese editrici di quotidiani e periodici iscritte al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) “un credito di imposta pari al 10 per cento della spesa per l’acquisto della carta utilizzata per la stampa delle testate edite e dei libri sostenuta nell’anno 2004”. Il limite di spesa, a valere per l’anno 2005, è stato fissato nella misura di 95 milioni di euro. La Legge finanziaria demanda ad un successivo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la determinazione delle modalità di riconoscimento del credito di imposta. La spesa per l’acquisto della carta dovrà risultare dal bilancio certificato delle imprese editrici e, se acquistata da soggetti diversi dall’editore, dovrà essere ceduta a quest’ultimo con fatturazione distinta da quella relativa ad ogni altra vendita o prestazione di servizio. L’articolo 4 della Legge 350/2003 prevede, inoltre, alcune esclusioni dal beneficio del credito di imposta che, sostanzialmente, ricalcano le esclusioni dal regime tariffario agevolato per le spedizioni postali. Pertanto non potranno accedere al beneficio del credito di imposta i giornali che superino il 50% di pubblicità sull’intero stampato, su base annua; i giornali che non abbiano un prezzo effettivo per copia o abbonamento; quelli ceduti a titolo gratuito per una percentuale superiore al 50% della loro diffusione; i giornali di pubblicità, di vendita per corrispondenza, di promozione di beni o servizi; i cataloghi; le pubblicazioni postulatorie (cioè quelle finalizzate all’acquisizione di somme di denaro); le pubblicazioni degli Enti pubblici e quelle contenenti “gadget”; le riviste pornografiche. Tale credito di imposta non concorrerà alla formazione del reddito imponibile e potrà esser fatto valere anche in compensazione; non sarà rimborsabile, ma non limita il diritto al rimborso ad altro titolo spettante e l’eventuale eccedenza potrà essere riportata al periodo di imposta successivo. L’ammontare della spesa complessiva per l’acquisto carta e l’importo del credito di imposta dovranno essere indicati nella dichiarazione dei redditi relativi al periodo di imposta durante il quale la spesa è stata effettuata (2004). Un discorso a parte merita il comma 187 del citato articolo 4, che non riguarda il credito di imposta sull’acquisto carta. Tale comma conferma il diritto all’accesso ai contributi ex legge 250/90 per quelle cooperative di giornalisti editrici di agenzie di stampa quotidiane che hanno trasmesso mediante canali in concessione esclusiva dell’Ente Poste
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Notiziario USPI n° 1
Italiane fino alla data ultima di cessazione del servizio, qualunque siano ora le attuali modalità di trasmissione. Riportiamo, di seguito, il testo della “Finanziaria” che disciplina il citato credito di imposta:
LEGGE 24 dicembre 2003, n. 350 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2004)” ARTICOLO 4 Finanziamento agli investimenti 181. Alle imprese editrici di quotidiani e di periodici e alle imprese editrici di libri iscritte al registro degli operatori di comunicazione è riconosciuto un credito d’imposta pari al 10 per cento della spesa per l’acquisto della carta utilizzata per la stampa delle testate edite e dei libri sostenuta nell’anno 2004. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono stabilite le modalità di riconoscimento del credito di imposta anche al fine di garantire il rispetto del limite di spesa fissato, per l’anno 2005, in 95 milioni di euro. 182. La spesa per l’acquisto della carta deve risultare dal bilancio certificato delle imprese editrici. Nel caso in cui la carta sia acquistata da soggetti diversi dall’editore, essa deve comunque essere ceduta agli editori con fatturazione distinta da quella relativa a ogni altra vendita o prestazione di servizio. 183. Sono escluse dal beneficio le spese per l’acquisto di carta utilizzata per la stampa dei seguenti prodotti editoriali: a) i quotidiani e i periodici che contengono inserzioni pubblicitarie per un’area superiore al 50 per cento dell’intero stampato, su base annua; b) i quotidiani e i periodici non posti in vendita, cioè non distribuiti con un prezzo effettivo per copia o per abbonamento, a eccezione di quelli informativi delle fondazioni e delle associazioni senza fini di lucro; c) i quotidiani o periodici che siano ceduti a titolo gratuito per una percentuale superiore al 50 per cento della loro diffusione; d) i quotidiani e i periodici di pubblicità, cioè quelli diretti a pubblicizzare prodotti o servizi contraddistinti con il nome o con altro elemento distintivo e diretti prevalentemente a incentivarne l’acquisto; e) i quotidiani e i periodici di vendita per corrispondenza; f) i quotidiani e i periodici di promozione
delle vendite di beni o di servizi; g) i cataloghi, cioè pubblicazioni contenenti elencazioni di prodotti o di servizi anche se corredati da indicazioni sulle caratteristiche dei medesimi; h) le pubblicazioni aventi carattere postulatorio, cioè finalizzate all’acquisizione di contributi, di offerte, ovvero di elargizioni di somme di denaro, a eccezione di quelle utilizzate dalle organizzazioni senza fini di lucro e dalle fondazioni religiose esclusivamente per le proprie finalità di autofinanziamento; i) i quotidiani e i periodici delle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici, nonché di altri organismi, ivi comprese le società riconducibili allo Stato ovvero ad altri enti territoriali o che svolgano una pubblica funzione; l) i quotidiani e i periodici contenenti supporti integrativi o altri beni diversi da quelli definiti nell’articolo 74, primo comma, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, ai fini dell’ammissione al regime speciale previsto dallo stesso articolo 74 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972; m) i prodotti editoriali pornografici. 184. Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito imponibile e può essere fatto valere anche in compensazione ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Il credito d’imposta non è rimborsabile, ma non limita il diritto al rimborso ad altro titolo spettante; l’eventuale eccedenza è riportabile al periodo di imposta successivo. 185. L’ammontare della spesa complessiva per l’acquisto della carta e l’importo del credito d’imposta di cui al comma 181 sono indicati nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta durante il quale la spesa è stata effettuata. 186. In caso di utilizzo del credito d’imposta in tutto o in parte non spettante si rendono applicabili le norme in materia di accertamento, riscossione e contenzioso nonché le sanzioni previste ai fini delle imposte sui redditi. 187. Il comma 30, secondo periodo, dell’articolo 2 della legge 28 dicembre 1995, n. 549, si interpreta nel senso che, a decorrere dal 1° gennaio 2002, le cooperative di giornalisti editrici di agenzie di stampa quotidiane, che hanno trasmesso mediante i canali in concessione esclusiva dell’Ente poste italiane fino alla data ultima di cessazione del servizio, continuano a percepire i contributi previsti dal comma 2 dell’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni, qualunque siano le attuali modalità di trasmissione.
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IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CARLO AZEGLIO CIAMPI ALLE CAMERE Pubblichiamo il testo integrale del messaggio del Presidente della Repubblica, Ciampi, inviato il 15 dicembre scorso alle Camere con la richiesta di una nuova deliberazione parlamentare sulla c.d. “Legge Gasparri” sul riassetto del sistema radiotelevisivo. Ricordiamo, inoltre, che a fine dicembre il Governo ha predisposto, e il Presidente della Repubblica ha emanato, il decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 352 (“Disposizioni urgenti concernenti modalità di definitiva cessazione del regime transitorio della legge 31 luglio 1997, n. 249”) che proroga al 30 aprile 2004 l’esame che l’Authority per le Comunicazioni deve svolgere sulla complessiva offerta dei programmi televisivi digitali terrestri, e consente a Retequattro di proseguire l’esercizio della rete analogica e a Raitre di continuare ad avvalersi di risorse pubblicitarie. Ecco il testo del messaggio presidenziale: “In data 5 dicembre 2003, mi è stata inviata per la promulgazione la legge: «Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della Rai—Radiotelevisione Italiana Spa, nonché delega al Governo per l’emanazione del Testo unico della radiotelevisione», approvata dalla Camera dei deputati il 3 aprile 2003, modificata dal Senato il 22 luglio 2003, nuovamente modificata dalla Camera dei deputati il 2 ottobre 2003 e approvata in via definitiva dal Senato il 2 dicembre 2003. Il relativo disegno di legge era stato presentato dal Governo alla Camera dei deputati il 25 settembre 2002, Successivamente, il 20 novembre 2002, era sopraggiunta la sentenza della Corte costituzionale n. 466, che dichiarava «la illegittimità costituzionale dell’ articolo 3, comma 7, della legge 31 luglio 1997, n. 249 (Istituzione della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo), nella parte in cui non prevede la fissazione di un termine finale certo, e non prorogabile, che comunque non oltrepassi il 31 dicembre 2003, entro il quale i programmi irradiati dalle emittenti eccedenti i limiti di cui al comma 6 dello stesso articolo 3, devono essere trasmessi esclusivamente via satellite o via cavo». La data del 31 dicembre 2003 era già stata indicata, come termine per la cessazione del regime transitorio di cui all’articolo 3, settimo comma, della legge n. 249 del 1997, dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (deliberazione n. 346 del 7 agosto 2001). Detto articolo 3 rinvia ai limiti fissati dal sesto comma dell’articolo 2 della stessa legge n. 249, laddove si stabilisce che a uno stesso soggetto o a soggetti controllati o collegati «non possono essere rilasciate concessioni nè autorizzazioni che consentano di 6
entro il 1° gennaio 2004 e del settanta per cento entro il 1° gennaio 2005. L’articolo 25, terzo comma, stabilisce inoltre che «l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, entro i 12 mesi successivi al 31 dicembre 2003, svolge un esame della complessiva offerta dei programmi televisivi digitali terrestri allo scopo di accertare:
Carlo Azeglio Ciampi
irradiare più del venti per cento rispettivamente delle reti televisive o radiofoniche analogiche e dei programmi televisivi o radiofonici numerici, in ambito nazionale, trasmessi su frequenze terrestri, sulla base del piano delle frequenze». La sentenza della Corte n. 466 del 20 novembre 2002 muove dalla considerazione della situazione di fatto allora esistente che, a suo giudizio, «non garantisce ... l’attuazione del principio del pluralismo informativo esterno, che rappresenta uno degli “imperativi” ineludibili emergenti dalla giurisprudenza costituzionale in materia». Nell’ ultima delle considerazioni in diritto, la Corte precisa che «la presente decisione, concernente le trasmissioni televisive in ambito nazionale su frequenze terrestri analogiche, non pregiudica il diverso futuro assetto che potrebbe derivare dallo sviluppo della tecnica di trasmissione digitale terrestre, con conseguente aumento delle risorse tecniche disponibili». Dalla sentenza — i cui contenuti essenziali sono stati richiamati dai Presidenti della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nelle audizioni rese alle Commissioni riunite VII e IX della Camera dei deputati il 10 settembre 2003 — discende, pertanto, che, per poter considerare maturate le condizioni del diverso futuro assetto derivante dall’espansione della tecnica di trasmissione digitale terrestre e, quindi per poter giudicare superabile il limite temporale fissato nel dispositivo, deve necessariamente ricorrere la condizione che sia intervenuto un effettivo arricchimento del pluralismo derivante da tale espansione. La legge a me inviata si fa carico di questo problema. Le norme che disciplinano l’aspetto sopra considerato sono contenute nell’ articolo 25, il cui primo comma stabilisce che, entro il 31 dicembre 2003, dovranno essere rese attive reti televisive digitali terrestri, ponendo, in particolare, a carico della società concessionaria del servizio pubblico (secondo comma) l’obbligo di predisporre impianti (blocchi di diffusione) che consentano il raggiungimento del cinquanta per cento della popolazione
a) la quota di popolazione raggiunta dalle nuove reti digitali terrestri; b) la presenza sul mercato di decoder a prezzi accessibili; c) l’effettiva offerta al pubblico su tali reti anche di programmi diversi da quelli diffusi dalle reti analogiche». Ciò premesso, ritengo di dover formulare alcune osservazioni in merito alla compatibilità di talune disposizioni della legge in esame con la sentenza n 466/2002 della Corte costituzionale. Una prima osservazione riguarda il termine massimo assegnato all’Autorità per effettuare detto esame: «entro i dodici mesi successivi al 31 dicembre 2003» (articolo 25, terzo comma). Questo lasso di tempo molto ampio rispetto alle presumibili occorrenze della verifica — si traduce, di fatto, in una proroga del termine finale indicato dalla Corte costituzionale. Una seconda osservazione concerne i poteri riconosciuti alla Autorità: questa, entro i trenta giorni successivi al completamento dell’accertamento, invia una relazione al Governo e alle competenti Commissioni parlamentari, «nella quale verifica se sia intervenuto un effettivo ampliamento delle offerte disponibili e del pluralismo nel settore televisivo ed eventualmente formula proposte di interventi diretti a favorire l’ulteriore incremento dell’offerta di programmi televisivi digitali terrestri e dell’accesso ai medesimi» (articolo 25 terzo comma). Ne deriva che, se l’Autorità dovesse accertare, entro il termine assegnatole, che le suesposte condizioni (raggiungimento della prestabilita quota di popolazione da parte delle nuove reti digitali terrestri; presenza sul mercato di decoder a prezzi accessibili; effettiva offerta al pubblico su tali reti anche di programmi diversi da quelli diffusi dalle reti analogiche) non si sono verificate, non si avrebbe alcuna conseguenza certa. La legge, infatti, non fornisce indicazioni in ordine al tipo e agli effetti dei provvedimenti che dovrebbero seguire all’eventuale esito negativo dell’accertamento. Si consideri, inoltre, che il paragrafo II, penultimo capoverso, delle considerazioni in diritto della sentenza n. 466 recita: «D’altro canto, la data del 31 dicembre 2003 offre margini temporali all’intervento del legislatore per determinare le modalità della definitiva cessazione del regime transitorio di cui al comma 7 dell’arti- 1 2 Notiziario USPI n° 1
LE QUOTE ASSOCIATIVE USPI
per l’anno 2004 L’invito ai Soci a rinnovare al più presto l’iscrizione all’USPI per l’anno 2004 versando la relativa quota associativa, lungi dal corrispondere ad una rituale formalità, risponde alla doverosa esigenza di assicurare all’Unione le entrate necessarie non soltanto a fronteggiare i continui ed evidenti aumenti dei costi, ma soprattutto a potenziare i servizi gratuiti resi alla generalità dei Soci. I periodici e gli editori iscritti sanno infatti assai bene che l’USPI offre al Socio un consistente pacchetto di servizi gratuiti che comprende, tra l’altro: - la consulenza editoriale e l’assistenza amministrativa per pratiche publiche; - l’aggiornamento professionale mensile tramite questo Notiziario; - l’aggiornamento della XII edizione della “Guida della Stampa Periodica”; - la rappresentanza e la tutela in seno alle Commissioni ministeriali; - il filo diretto telefonico per la consulenza fiscale, postale, legislativa, legale, marketing, pubblicitaria e internet; - congressi, convegni e stages di qualificazione professionale; - la tessera, bollino annuale e “disco stampa” per autovettura. Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2004 (e comprensive del costo del “Notiziario USPI”) sono le seguenti:
Per le testate (secondo la tiratura dichiarata): € 180,00 € 560,00 € 1.125,00 € 2.300,00 € 3.550,00
da 1 a 10.000 copie da 10.001 a 50.000 copie da 50.001 a 100.000 copie da 100.001 a 200.000 copie da 200.001 copie in su
Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura è sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge.
Quota d’iscrizione (“una tantum” per le testate che si iscrivono per la prima volta): - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata sia fino a 10.000 copie
€
80,00
- Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata superi le 10.000 copie
€
160,00
- se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all’USPI
€
210,00
- stesse categorie ma che operano per periodici non associati all’USPI
€
320,00
Per i soci singoli ex art. 31 dello Statuto:
Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 257, Via Franceschini n. 58 - Roma, CIN: U - ABI: 05584 - CAB: 03206 - c/c: 000000004977 (intestato USPI), ovvero tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile spedito con assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale numero 27433002 intestato all’USPI.
ATTENZIONE Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio. PER FACILITARE IL VERSAMENTO DELLE QUOTE ALLO SCORSO NUMERO DI NOVEMBRE E’ STATO ALLEGATO UN MODULO DI C.C.P.
AGEVOLAZIONI PER INVESTIMENTI IN CAMPAGNE PUBB l CIPE, con deliberazione n. 53/2003 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 269 del 19/11/2003), ha emanato le disposizioni attuative delle agevolazioni per gli investimenti in campagne pubblicitarie localizzate previste dall’articolo 61, comma 13, della legge 27/12/2002 n. 289 (Finanziaria 2003). La norma prevede un credito di imposta (nel limite massimo di 100.000 euro e nel rispetto della regola del “de minimis”) a favore delle imprese la cui sede legale sia ubicata nelle aree sottoutilizzate (coincidenti con l’ambito territoriale delle “aree depresse” Obiettivo 1 e 2 di cui alla legge 30 giugno 1998, n. 208), ed il cui personale dipendente e assimilato sia prevalentemente occupato in sedi ubicate nelle medesime aree, nei settori ammissibili alle agevolazioni di cui alla legge 488/92, che incrementino i propri investimenti in campagne pubblicitarie localizzate, attraverso mezzi di comunicazione locali, tra i quali “giornali periodici iscritti all’USPI”. L’incremento agevolabile è determinato dalla differenza tra le spese in campagne pubblicitarie localizzate sostenute e/o da sostenere nel periodo d’imposta in corso alla data di presentazione dell’istanza per fruire del contributo e quelle sostenute allo stesso titolo nel periodo di imposta precedente. Per accedere al contributo agevolato le imprese dovranno inoltrare per via telematica, a decorrere dal 19 gennaio 2004, al Centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle entrate, un’istanza per l’importo complessivo degli investimenti realizzati o da realizzare nel periodo d’imposta di riferimento, redatta su un modello approvato dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con provvedimento del 17 dicembre 2003 e pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” n. 298 del 24 dicembre 2003. I modelli ICAP e RICAP (cioè quello relativo all’istanza di attribuzione del credito di imposta e quello relativo alla comunicazione dei dati comprovanti la realizzazione degli investimenti da presentare per quei soggetti che hanno conseguito l’assenso dell’Agenzia delle Entrate all’attribuzione del contributo) sono resi disponibili - insieme alle relative istruzioni - gratuitamente sul sito internet: www.agenziaentrate.gov.it, nella sezione “Primo piano” - “crediti di imposta”. Il contributo sarà determinato applicando all’incremento realizzato le percentuali di cui alla tabella allegata (vedi pagina a fianco - n.d.r.), in relazione al territorio in cui è ubicata la sede legale dell’impresa. L’ammontare del Fondo stanziato per le agevolazioni per investimenti in campagne pubblicitarie locali era stato determinato dalla precedente Deliberazione n. 16/2003
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del CIPE nella misura di 15 milioni di euro per il 2003, 30 milioni di euro per il 2004 e 35 milioni di euro per il 2005. Invitiamo gli editori dei periodici associati USPI, interessati dal provvedimento, a portare a conoscenza dei proprio clienti pubblicitari, aventi i requisiti previsti dalla citata normativa, le opportunità di contribuzioni previste dalla norma.
DELIBERAZIONE 25 luglio 2003 Concessione di agevolazioni per investimenti in campagne pubblicitarie localizzate (Art. 61, comma 13, della legge 27 dicembre 2002, n. 289). (Deliberazione n. 53/2003)
IL COMITATO INTERMINISTERIALE PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA Visto il decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito, con modificazioni, nella legge 19 dicembre 1992, n. 488, recante modifiche alla legge 1° marzo 1986, n. 64, in tema di disciplina organica dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno e norme per l’agevolazione delle attività produttive; Visto l’art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, recante la disciplina dei versamenti delle imposte e della compensazione dei crediti d’imposta; Visto l’art. 27, comma 16, della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (finanziaria 2000), il quale ha individuato i territori ricadenti sotto la denominazione di aree depresse; Visto l’art. 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (finanziaria 2003), ed in particolare: i commi 1 e 3, che istituiscono e disciplinano il Fondo per le aree sottoutilizzate e nel contempo stabiliscono che dette aree coincidono con l’ambito territoriale delle aree depresse; il comma 13, che prevede la concessione di agevolazioni, nella forma del credito d’imposta, in favore delle imprese operanti in settori ammissibili alle agevolazioni ai sensi della citata legge n. 488/1992 ed aventi sede nelle aree di cui sopra, che investono in campagne pubblicitarie localizzate in specifiche aree territoriali del Paese e demanda a questo Comitato la definizione delle direttive, delle modalità e delle procedure per la concessione delle agevolazioni stesse; Visto il regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione europea del l2 gennaio 2001 (G.U.C.E. n. L 10/2001), recante la disciplina degli aiuti di Stato di minore entità (c.d. de minimis);
Vista la propria delibera 9 maggio 2003, n. 16 (Gazzetta Ufficiale n. 156/2003) con la quale, in sede di allocazione delle risorse per le aree sottoutilizzate, è stato determinato l’ammontare di quelle destinate ad assicurare il finanziamento delle agevolazioni relative a investimenti in campagne pubblicitarie localizzate, di cui al citato art. 61, comma 13, ponendo lo stesso a carico della dotazione aggiuntiva del Fondo per le aree sottoutilizzate per l’importo di 15 milioni di euro per l’anno 2003, di 30 milioni di euro per l’anno 2004 e di 35 milioni di euro per l’anno 2005, per un totale complessivo di 80 milioni di euro per il triennio 2003-2005; Vista la nota n. 0023356 del 14 luglio 2003, con la quale il Servizio progetti, studi e statistiche del Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione del Ministero dell’economia e delle finanze, d’intesa con il Dipartimento per le politiche fiscali e l’Agenzia delle entrate, ha presentato lo schema di delibera concernente le modalità e le procedure per la concessione delle dette agevolazioni; DELIBERA: 1. Accedono ai contributi previsti dalla legge 27 dicembre 2002, n. 289, art. 61, comma 13, le imprese la cui sede legale è ubicata nelle aree sottoutilizzate di cui al comma 1 del medesimo art. 61, e il cui personale dipendente e assimilato è prevalentemente occupato in sedi ubicate nelle medesime aree, operanti - fatto salvo il disposto dell’art. 1 del citato regolamento CE n. 69/2001 - nei settori ammissibili alle agevolazioni di cui alla legge n. 488 / 1992, che incrementano i propri investimenti in campagne pubblicitarie localizzate, nell’ambito di programmi di penetrazione commerciale, a sostegno delle attività produttive, attraverso mezzi locali certificati, tra i quali emittenti televisive locali iscritte all’Auditel, emittenti radiofoniche locali iscritte ad Audiradio, quotidiani locali iscritti ad Audipress e/o ADS, GIORNALI PERIODICI ISCRITTI ALL’USPI, agenzie per le affissioni iscritte all’INPE. L’incremento può avvenire anche nell’ambito del programma d’investimento pubblicitario realizzato attraverso attività locali di promozione, sponsorizzazione, pubbliche relazioni, direct response, nel limite massimo del 12% dell’incremento realizzato con l’utilizzo dei mezzi locali certificati. 2. Il contributo, nei limiti delle risorse assegnate con la propria delibera n. 16 /2003, è riconosciuto nella forma di credito Notiziario USPI n° 1
BLICITARIE LOCALIZZATE SUI PERIODICI ASSOCIATI USPI d’imposta ed è utilizzabile in compensazione ai sensi dell’art. 17 del decreto legislativo n. 241/1997. L’incremento agevolabile di cui al punto 1 è determinato dalla differenza tra le spese in campagne pubblicitarie localizzate sostenute e/o da sostenere nel periodo d’imposta in corso alla data di presentazione dell’istanza, di cui al successivo punto 3, e quelle sostenute allo stesso titolo nel periodo d’imposta precedente. Il contributo è determinato applicando all’incremento realizzato le percentuali di cui alla tabella allegata, che costituisce parte integrante della presente delibera, in relazione al territorio in cui è ubicata la sede legale dell’impresa. Il diritto al credito d’imposta compete nel limite complessivo di 100.000 euro e nel rispetto della regola del de minimis di cui al citato regolamento (CE) n. 69/2001. 3. Per fruire del contributo, le imprese inoltrano per via telematica, a decorrere dal sessantesimo giorno successivo a quello di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della presente delibera, al Centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle entrate, un’istanza per l’importo complessivo degli investimenti di cui al punto 1 realizzati o da realizzare nel periodo d’imposta di riferimento, redatta sulla base di un modello approvato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate da emanarsi entro trenta giorni dalla data di pubblicazione della presente delibera e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Nell’istanza sono indicati, a pena di nullità: - gli elementi identificativi dell’impresa, con espressa indicazione, tra l’altro, della sede legale e dell’attività svolta; - l’ammontare degli investimenti in campagne pubblicitarie localizzate in specifiche aree territoriali del Paese, da realizzare o realizzati nel periodo d’imposta di riferimento, con indicazione della loro ripartizione regionale; - l’ammontare degli investimenti in campagne pubblicitarie localizzate in specifiche aree territoriali del Paese, realizzati nel periodo d’imposta precedente; - eventuali aiuti di cui al citato regolamento (CE) n. 69/2001, fruiti nei tre anni precedenti alla presentazione dell’istanza; - ogni altro dato o elemento individuato con il predetto provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. 4. L’Agenzia delle entrate rilascia per via telematica attestazione dell’avvenuta presentazione delle istanze e, successivamente, esamina le stesse istanze secondo Notiziario USPI n° 1
l’ordine cronologico della loro trasmissione, comunicando per via telematica il riconoscimento del contributo salvo quanto previsto al punto 7. L’assenza di uno degli elementi di cui al punto 3, ovvero l’esaurimento dei fondi stanziati, comporta il diniego del contributo stesso. Il beneficio s’intende comunque negato, decorsi trenta giorni dalla presentazione dell’istanza, in assenza di comunicazione da parte dell’Agenzia delle entrate. 5. Il credito d’imposta può essere utilizzato nel periodo d’imposta cui si riferisce l’istanza in misura non superiore al 30% del contributo riconosciuto con la comunicazione di cui al punto 4. L’assegnazione dei fondi per l’anno 2003 è finalizzata alla copertura di tali compensazioni. Per fruire del restante 70% il beneficiario comunica, entro sessanta giorni dalla chiusura del periodo d’imposta in cui è presentata l’istanza, l’avvenuta realizzazione del programma nel medesimo periodo d’imposta. A tal fine il beneficiario presenta una comunicazione per via telematica al Centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle entrate, redatta sulla base di un modello approvato con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate di cui al punto 3, contenente i dati relativi all’effettiva realizzazione del programma pubblicitario e all’incremento agevolabile realizzato nel periodo d’imposta di riferimento nonché gli altri elementi individuati con il medesimo provvedimento.
tributo riconosciuto in via definitiva che non potrà comunque essere superiore all’importo riconosciuto nella comunicazione di cui al punto 4. Il beneficiario utilizza il credito residuo nei due periodi d’imposta successivi a quello di presentazione dell’istanza, rispettivamente nelle misure massime del 43% e del 57%. La parte di importo non utilizzato nei predetti limiti può essere utilizzata entro e non oltre il terzo periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di presentazione dell’istanza. La realizzazione del programma d’investimento in misura inferiore al 75% dell’incremento agevolabile determinato ai sensi del punto 2 ed indicato nell’istanza, ovvero la mancata comunicazione dell’avvenuta realizzazione nei termini previsti, comporta la decadenza dal contributo e preclude la possibilità di riproporre una nuova istanza nei dodici mesi successivi al periodo d’imposta cui si riferisce la domanda. Il credito d’imposta di cui al punto 5, primo periodo, non spettante e già fruito, è versato, maggiorato degli interessi, entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sui redditi dovuta per il periodo d’imposta in cui è presentata l’istanza. Le risorse non utilizzate e quelle recuperate sono portate in incremento alla dotazione dell’esercizio successivo. 8. Il credito d’imposta, che non è rimborsabile, non concorre alla formazione del reddito imponibile, alla determinazione del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive e non rileva ai fini del rapporto di cui all’art. 63 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 12 dicembre 1986, n. 917.
6. Per le modalità di presentazione telematica si applicano le disposizioni contenute nell’art. 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, come sostituito dall’art. 3 del regolamento di cui al decreto del INVESTIMENTI IN CAMPAGNE PUBBLICITARIE LOCALIZZATE Presidente della (percentuali di intensità di aiuto) Repubblica 7 dicembre 2001, Tipologia beneficiari n. 435. Ubicazione dei beneficiari 7. L’Agenzia delle entrate rilascia per via telematica attestazione dell’avvenuta presentazione della comunicazione e, entro trenta giorni dal suo ricevimento, comunica in via telematica l’ammontare complessivo del con-
Piccole imprese Medie imprese Grandi imprese Aree in deroga ex art. 87 par. 3, lettera a) del Trattato CE (esclusa Calabria)
50%
50%
35%
Calabria
65%
65%
50%
Aree delle regioni Abruzzo e Molise in deroga ex art. 87, par. 3, lettera c) del Trattato CE
30%
30%
20%
Altre aree ex art. 87, par. 3, lettera c) del Trattato CE
18%
14%
8%
Aree delle regioni Abruzzo e Molise non in deroga. Aree obiettivo 2 e phasing out ob. 2
15%
7,5%
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Apportate modifiche alla delibera dell’Authority del 25 luglio 2002
SONDAGGI DI OPINIONE: precisata l’attività di verifica dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni on la delibera n. 237/03/CSP dell’11 settembre 2003 (pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale” n. 285 del 9 dicembre scorso), l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha apportato modifiche alla sua stessa delibera n. 153/02/CSP del 25 luglio 2002, riguardante il regolamento in materia di pubblicazione e diffusione dei sondaggi d’opinione sui mezzi di comunicazione di massa. Le modifiche introdotte riguardano in particolare l’attività di verifica dell’Autorità sul rispetto delle disposizioni del provvedimento e sulla completezza e la correttezza della “nota informativa” e del “documento” relativi ai sondaggi. La delibera 237/2003 prevede la comunicazione, da parte dell’Authority, dell’avvio del provvedimento a carico del mezzo di comunicazione di massa che abbia diffuso i risultati di un sondaggio non corredati dalla “nota informativa” o con modalità difformi da quelle previste dal regolamento. In tale comunicazione l’Autorità dovrà indicare l’oggetto del procedimento, il termine per la sua conclusione, il termine per la presentazione delle proprie giustificazioni, l’indicazione dell’ufficio e il responsabile del procedimento. La delibera prevede, inoltre, la possibilità di dar corso ad un adeguamento spontaneo alla normativa, da parte del mezzo di comunicazione, ed in tal caso viene disposta l’archiviazione del procedimento. Al termine conclusivo dell’istruttoria, l’organo collegiale dell’Autorità valuterà la proposta di provvedimento e la adotterà o ne disporrà l’archiviazione. Ricordiamo che la normativa in vigore dal 2002 prescrive che tutti i mezzi di comunicazione di massa che vogliano diffondere un sondaggio sono obbligatoriamente tenuti a pubblicare anche una specie di “carta di identità” del sondaggio stesso, fino ad allora tassativa solo per i sondaggi politici. In particolare, viene prescritta la redazione di una apposita “nota informativa” che deve contenere tutte le indicazioni indispensabili per evidenziare le modalità di conduzione del sondaggio stesso. Nella “nota informativa” devono essere elencati: il soggetto che ha realizzato il sondaggio; il committente e l’acquirente; l’universo o collettivo di riferimento (la tipologia degli intervistati e il tipo di campione, specificando che si tratta di un sondaggio rappresentativo); l’estensione territoriale del sondaggio; la consistenza numerica del campione di intervistati; la data o il periodo in cui è stato condotto; il testo integrale delle domande rivolte; l’indirizzo o sito informa-
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tico dove è disponibile il documento completo riguardante il sondaggio. Per la carta stampata, la nota informativa deve essere evidenziata in un apposito riquadro. Per la radio dovrà essere letta, mentre per la TV dovrà apparire durante tutta la durata della messa in onda del sondaggio. Inoltre, il “documento completo” relativo al sondaggio deve essere reso pubblico e disponibile nella sua integrità, da parte del soggetto realizzatore, nell’apposito sito internet dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. A vigilare sull’applicazione della normativa è la stessa Authority, che potrà ordinare l’integrazione o la rettifica delle indicazioni contenute nella nota informativa diffusa e potrà comminare sanzioni (da 516,46 € a 103.291,5 € per il soggetto realizzatore che fornisca informazioni incomplete o non veritiere; e da 10.329,14 € a 258.228,4 € per il media che non ottemperi alla pubblicazione della nota informativa o della rettifica ordinate dall’Authority). Secondo l’Autorità, il provvedimento emanato si pone a tutela del pubblico, dato che i sondaggi devono essere uno strumento per rilevare gli orientamenti e non, come spesso accade, per indurli.
Per completezza di informazione pubblichiamo, di seguito, il testo coordinato delle due delibere dell’Autorità per le comunicazioni: Testo del regolamento in materia di pubblicazione e diffusione dei sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa, approvato con delibera n. 153/02/CSP del 25 luglio 2002, coordinato con modifiche apportate dalla delibera n. 237/03/CSP dell’11 novembre 2003. Articolo 1 Definizioni Ai fini del presente regolamento si intende per: a. «sondaggio»: ogni rilevazione di opinioni, comportamenti, giudizi, atteggiamenti, previsioni, att e fatti effettuata con metodo campionario, probabilistico o non probabilistico, che consente di generalizzare i risultati al collettivo di riferimento; il metodo di individuazione delle unità che fanno parte del campione e la estensione dei risultati al collettivo rispettano i criteri statistici definiti dai codici di
autoregolamentazione adottati dalle associazioni professionali maggiormente rappresentative sul piano nazionale e internazionale; b. «inchiesta»: una rilevazione non rappresentativa che prevede una selezione dei rispondenti effettuata senza impiegare metodi statistici adeguati, il cui risultato non può essere generalizzato; c. «committente»: ogni persona fisica o giuridica che commissiona la realizzazione di un sondaggio; d. «acquirente»: ogni persona fisica o giuridica che acquista i risultati del sondaggio in modo totale o parziale; e. «soggetto realizzatore»: ogni persona fisica o giuridica che ha organizzato e realizzato il sondaggio per proprio conto o per conto di altri; f. «intervista»: ogni forma di contatto diretto o indiretto tra intervistatore e intervistato, indipendentemente dalla tecnica utilizzata, volto alla raccolta delle informazioni oggetto del sondaggio; g. «mezzo di comunicazione di massa»: ogni mezzo di comunicazione o diffusione, quali le comunicazioni audiovisive e multimediali realizzate con qualsiasi mezzo tecnico, anche Internet, l’editoria, le agenzie di stampa, i giornali quotidiani ed i periodici, anche elettronici; h. «documento»: ogni descrizione e specificazione in forma di testo, grafica, fotocinematografica, elettronica o di qualunque altra specie del contenuto, delle modalità tecniche e metodologiche seguite per la realizzazione di un sondaggio. Articolo 2 Modalità di pubblicazione e diffusione 1. Fatto salvo quanto previsto dall’art. 8 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, la pubblicazione e diffusione integrale o parziale dei risultati dei sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa, comprese le agenzie di stampa, è corredata, a cura del responsabile del mezzo di comunicazione di massa, da una «nota informativa». Essa deve contenere le indicazioni di seguito elencate, delle quali è responsabile il «soggetto realizzatore» del sondaggio: a) il soggetto che ha realizzato il sondaggio; b) il nome del committente e dell’acquirente; c) il tipo di rilevazione, l’universo o collettivo di riferimento, la tipologia degli «intervistati» e il tipo di campione, speciNotiziario USPI n° 1
ficando che si tratta di un «sondaggio» rappresentativo; d) l’estensione territoriale del sondaggio (nazionale, regionale, provinciale, etc.); e) la consistenza numerica del campione di intervistati, il numero o la percentuale dei non rispondenti e delle sostituzioni effettuate; f) la data o periodo in cui è stato condotto il sondaggio; g) il testo integrale delle domande rivolte ai rispondenti oggetto della pubblicazione o diffusione dei risultati del sondaggio; h) indirizzo o sito informatico dove è disponibile il «documento» completo riguardante il sondaggio, documento che deve essere predisposto come specificato al successivo art. 3. 2. In caso di pubblicazione dei risultati dei sondaggi a mezzo stampa, la «nota informativa», come definita al comma 1, deve essere evidenziata in un apposito riquadro. 3. In caso di diffusione dei risultati dei sondaggi sui mezzi di comunicazione televisiva, la «nota informativa», come definita al comma 1, deve essere trasmessa per tutta la durata di illustrazione del sondaggio. 4. In caso di diffusione radiofonica dei risultati dei sondaggi, la «nota informativa», come definita al comma 1, viene letta al pubblico. Qualunque sia la forma di diffusione dei sondaggi, le informazioni devono essere divulgate nel rispetto della normativa sulla tutela dei dati personali e sensibili, ovvero in modo tale che non si possano trarre riferimenti individuali tali da consentire il collegamento con singole persone fisiche o giuridiche. Articolo 3 Modalità di documentazione 1. Il «documento» completo relativo ai sondaggi, i cui risultati sono stati pubblicati o diffusi secondo le indicazioni contenute all’art. 2, contestualmente alla loro pubblicazione o diffusione sui mezzi di comunicazione di massa, deve essere reso pubblico e disponibile nella sua integrità da parte del «soggetto realizzatore» nell’apposito sito Internet dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (http://www.agcom.it), con la specifica indicazione delle metodologie adottate per la realizzazione, e della significatività e limiti dei risultati ottenuti, oltre ad ogni elemento utile al fine della verifica, da parte e dell’Autorità, della corrispondenza effettiva di tali metodologie a quelle dichiarate dal soggetto realizzatore del sondaggio. Il documento deve comunque contenere le seguenti informazioni: a) soggetto che ha realizzato il sondaggio; Notiziario USPI n° 1
b) committente e acquirente; c) tipo e oggetto del sondaggio (opinioni etc.), universo o collettivo di riferimento, unita intervistate, tipo di campionamento e dettaglio sui criteri seguiti per la formazione del campione; d) estensione territoriale del sondaggio. con la precisa indicazione dei luoghi dove è stata effettuata la rilevazione (regioni, province, comuni, circoscrizioni comunali); e) data o periodo in cui è stato realizzato il sondaggio; f) metodo di raccolta delle informazioni; g) testo integrale di tutte le domande rivolte ai rispondenti; h) consistenza numerica del campione di intervistati, numero dei non rispondenti e delle sostituzioni effettuate, percentuale delle persone che hanno risposto a ciascuna domanda; i) verifica della coerenza delle risposte alle diverse domande; l) «rappresentatività» dei risultati, in termini di «margine di errore», al livello fiduciario del 95%, delle stime ottenute (valori assoluti, medie, percentuali, etc.) per le variabili più importanti con riferimento agli obiettivi del sondaggio; con riferimento al margine di errore occorre specificare gli eventuali limiti interpretativi dei risultati più analitici contenuti nelle tabelle pubblicate e diffuse. 2. Il soggetto che ha realizzato il sondaggio deve fornire le eventuali informazioni aggiuntive richieste dall’Autorità al fine di effettuare ulteriori verifiche. 2-bis. Il documento non reca informazioni o indicazioni relative ai risultati del sondaggio effettuato. Articolo 3-bis Attività di verifica 1. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni vigila sul rispetto delle disposizioni del presente provvedimento e verifica, anche mediante il ricorso a soggetti esterni dotati di specifica qualificazione, la completezza e la correttezza della «nota informativa» e del «documento» relativi ai sondaggi di cui siano stati pubblicati e/o diffusi, in tutto o in parte, i risultati. Le violazioni alle disposizioni del presente provvedimento sono perseguite, d’ufficio o su istanza di parte, dall’Autorità. 2. Il direttore del dipartimento vigilanza e controllo, nel caso in cui un mezzo di comunicazione di massa diffonda i risultati di un sondaggio non corredati dalla nota informativa, completa di tutte le indicazioni previste all’art. 2, comma 1, o con modalità difformi da quelle stabilite all’art. 2, commi 2, 3 e 4, comunica l’avvio del procedimento al mezzo di comunicazione di massa mediante raccomandata con avviso di ricevimento o comunicazione via fax con avviso di
ricevimento. 3. Nella comunicazione di cui al comma 2 sono indicati l’oggetto del procedimento, il termine per la sua conclusione, il termine per presentare le giustificazioni ai sensi del successivo art. 3-ter, comma 2, l’indicazione dell’ufficio e del responsabile del procedimento nonché una informativa circa la possibilità di dar corso ad un adeguamento spontaneo alla normativa, ai sensi del successivo art. 3-quater. Articolo 3-ter Termini del procedimento 1. Il termine per l’adozione del provvedimento finale di cui all’art. 4, comma 2, è di trenta giorni decorrenti dalla data di ricezione della comunicazione d’avvio del procedimento. 2. Entro il termine di ventiquattro ore dalla ricezione della comunicazione d’avvio il mezzo di comunicazione di massa trasmette al dipartimento vigilanza e controllo le proprie giustificazioni in merito ai fatti oggetto del procedimento. Gli elementi di fatto indicati nelle memorie, le deduzioni e i pareri che le parti riterranno opportuno presentare, dovranno trovare puntuale riscontro in documenti probatori da allegare alle memorie stesse. Articolo 3-quater Adeguamento spontaneo 1. Qualora, successivamente alla ricezione della Comunicazione d’avvio del procedimento, il mezzo di comunicazione di massa provveda spontaneamente a pubblicare la nota informativa ovvero a rettificare o integrare le indicazioni in essa contenute, ne dà tempestiva comunicazione al dipartimento vigilanza e controllo, allegando idonea documentazione da cui risulti all’avvenuto adeguamento. 2. Il direttore del dipartimento vigilanza e controllo, ricevuta la comunicazione e la documentazione di cui al comma 1, dispone l’archiviazione del procedimento per intervenuto adeguamento spontaneo da parte del mezzo di comunicazione alle disposizioni di cui all’art. 2. 3. Il direttore del dipartimento vigilanza e controllo trasmette all’organo collegiale competente informativa periodica relativa ai procedimenti archiviati per adeguamento spontaneo. Articolo 3-quinquies Conclusione dell’istruttoria 1. Il direttore del dipartimento vigilanza e controllo trasmette all’organo collegiale competente per l’adozione del provvedimento finale la proposta di schema di provvedimento di cui 12 11
IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CARLO AZEGLIO CIAMPI ALLE CAMERE colo 3 della legge n. 249 del 1997». Ne consegue che il 1° gennaio 2004 può essere considerato come il dies ad quo non di un nuovo regime transitorio, ma dell’attuazione delle predette modalità di cessazione del regime medesimo, che devono essere determinate dal Parlamento entro il 31 dicembre 2003. Si rende, inoltre, necessario indicare il dies ad quem e, cioè, il termine di tale fase di attuazione. Tutto ciò detto in relazione alla compatibilità delle succitate disposizioni della legge in esame con la sentenza n. 466 del 20 novembre 2002, non posso esimermi dal richiamare l’attenzione del Parlamento su altre parti della legge che — per quanto attiene al rispetto del pluralismo dell’informazione — appaiono non in linea con la giurisprudenza della Corte costituzionale. Si consideri, a tale proposito, che la sentenza della Corte costituzionale n. 826 del 1988 poneva come un imperativo la necessità di garantire «il massimo di pluralismo esterno, onde soddisfare, attraverso una pluralità di
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voci concorrenti, il diritto del cittadino all’informazione». E ancora, nella sentenza n. 420 del 1994, la stessa Corte sottolineava l’indispensabilità di «un’idonea disciplina che prevenga la formazione di posizioni dominanti». Nell’ambito dei principi fissati dalla richiamata giurisprudenza della Corte costituzionale si è mosso il messaggio da me inviato alle Camere il 23 luglio 2002. Per quanto riguarda la concentrazione dei mezzi finanziari, il sistema integrato delle comunicazioni (Sic) — assunto dalla legge in esame come base di riferimento per il calcolo dei ricavi dei singoli operatori di comunicazione — potrebbe consentire, a causa della sua dimensione, a chi ne detenga il 20 per cento (articolo 15, secondo comma, della legge) di disporre di strumenti di comunicazione in misura tale da dar luogo alla formazione di posizioni dominanti. Quanto al problema della raccolta pubblicitaria, si richiama la sentenza della Corte costituzionale n. 231 del 1985 che, riprendendo principi affer-
SONDAGGI DI OPINIONE all’art. 4, comma 2, unitamente alla dettagliata relazione relativa all’istruttoria.
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2. L’organo collegiale, esaminata la relazione e valutata la proposta di provvedimento, adotta il provvedimento di cui all’art. 4, comma 2, ovvero dispone l’archiviazione del procedimento. 3. Il provvedimento, adeguatamente motivato, deve contenere l’espressa indicazione del termine per ricorrere e dell’autorità giurisdizionale a cui è possibile proporre ricorso. Articolo 3-sexies Comunicazione dei provvedimenti 1. Il dipartimento vigilanza e controllo provvede a notificare i provvedimenti adottati dall’organo collegiale competente, ai sensi del precedente art. 3-quinquies, con le forme di cui all’art. 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, nonché a comunicare mediante raccomandata con avviso di ricevimento i provvedimenti di archiviazione. Articolo 4 Sanzioni 1. Al soggetto realizzatore che violi le disposizioni di cui all’art. 3 o fornisca informazioni, relative al documento e/o alla
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nota informativa, incomplete o non veritiere si applicano le sanzioni previste all’art. 1, commi 29 e 30, della legge 31 luglio 1997, n. 249. L’Autorità provvede anche nei confronti del mezzo di comunicazione di massa, ai sensi del successivo comma 2, ordinando l’integrazione o la rettifica delle indicazioni contenute nella nota indicativa diffusa. 2. Qualora un mezzo di comunicazione di massa diffonda i risultati di un sondaggio non corredati dalla nota informativa, completa di tutte le indicazioni previste all’art. 2, comma 1, o con modalità difformi da quelle stabilite all’art. 2, commi 2, 3 e 4, l’Autorità, al termine del procedimento di cui agli articoli 3-bis e seguenti e in base alla proposta di cui all’art. 3-quinquies, ordina al soggetto responsabile di pubblicare la nota informativa o di effettuare la rettifica o l’integrazione delle indicazioni in essa contenute entro quarantotto ore, tenuto conto della periodicità di pubblicazione dell’organo informativo in questione, con le medesime modalità di diffusione dei risultati del sondaggio. 3. Se il mezzo di comunicazione di massa non ottempera al provvedimento dell’Autorità di cui ai commi 1 e 2, si applicano le sanzioni amministrative previste all’art. 1, comma 31, della legge 31 luglio 1997, n. 249.
mati in precedenti decisioni, richiede che sia evitato il pericolo «che la radiotelevisione, inaridendo una tradizionale fonte di finanziamento della libera stampa, rechi grave pregiudizio a una libertà che la Costituzione fa oggetto di energica tutela». Si rende, infine, indispensabile espungere dal testo della legge il comma 14 dell’articolo 23, che rende applicabili alla realizzazione di reti digitali terrestri le disposizioni del decreto legislativo 4 settembre 2002, n. 198, del quale la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale con la sentenza n. 303 del 25 settembre/1° ottobre 2003. Per la stessa ragione, va soppresso il riferimento al predetto decreto legislativo dichiarato incostituzionale, contenuto nell’articolo 5, primo comma, lettera 1) e nell’articolo 24, terzo comma. Per i motivi innanzi illustrati, chiedo, alle Camere — a norma dell’articolo 74, primo comma, della Costituzione — una nuova deliberazione in ordine alla legge a me trasmessa il 5 dicembre 2003”.
AGEVOLAZIONI PER CAMPAGNE PUBBLICITARIE 9. Per conseguire il diritto al contributo, tutti i pagamenti relativi al programma d’investimento pubblicitario sono effettuati a mezzo di bonifico bancario o di conto corrente postale. Per gli investimenti effettuati anteriormente alla data di pubblicazione della presente delibera non si applicano le disposizioni di cui al punto precedente; i pagamenti relativi a detti investimenti devono comunque essere documentati con qualsiasi atto idoneo a dimostrarne l’avvenuta effettuazione.
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10. Le imprese beneficiarie conservano, nei termini di cui all’art. 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, anche le dichiarazioni liberatorie che i soggetti che hanno reso le prestazioni incluse nel programma di investimento in campagne pubblicitarie localizzate sono tenuti a rilasciare ai fini dell’attestazione del pagamento del corrispettivo, della mancata emissione di note di credito, ovvero del loro ammontare qualora queste siano emesse.
Roma, 25 luglio 2003 Il Presidente delegato: TREMONTI Il segretario del CIPE: BALDASSARRI Notiziario USPI n° 1
Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale
PERIODICI TELEMATICI, L’IVA E’ SEMPRE AL 20% ubblichiamo la “Risoluzione n. 186/E” del 30 settembre 2003 dell’Agenzie delle Entrate che risponde ad un quesito proposto da una società che pubblica un’edizione web del proprio periodico in tutto corrispondente al format del periodico circolante su supporto cartaceo. La società istante sosteneva la tesi secondo cui le cessioni in via telematica di periodici, registrati al Registro Stampa del Tribunale ex legge 47/1948, sarebbero da equiparare, ai fini IVA, alle pubblicazioni cartacee registrate ai sensi della medesima legge. Tale tesi sarebbe stata avallata dall’entrata in vigore della Legge 7 marzo 2001, n. 62, che ha ormai riconosciuto la qualifica di “periodico” non solo ai prodotti editoriali redatti su materiale cartaceo, ma anche a quelli diffusi attraverso le vie informatiche. La Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate esclude l’estensione dei benefici IVA, applicabili ai prodotti editoriali diffusi su supporto cartaceo, anche ai periodici trasmessi in via elettronica. Secondo l’Agenzia, la registrazione eseguita ai sensi della legge 47/1948 non vale a qualificare la fattispecie, agli effetti dell’IVA, come rientrante “ex se” nel regime speciale che stabilisce l’aliquota ridotta (4%) per il settore dell’editoria. Anzi, l’Agenzia delle Entrate ritiene che le cessioni di periodici per via telematica manifestino una differente natura rispetto ai prodotti editoriali cartacei e, in quanto qualificate come “servizi prestati tramite mezzi elettronici” dalla Direttiva comunitaria sul commercio elettronico, siano da assoggettare alle regole ordinarie dell’IVA.
P
Istanza di interpello - Applicazione dell’aliquota IVA ridotta ai prodotti editoriali diffusi in via telematica. (Risoluzione n. 186/E del 30 settembre 2003) Con istanza di interpello, concernente l’esatta applicazione dell’aliquota IVA ridotta, prevista dal n. 18 della Tabella A, Parte II, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, la società “X SPA” (di seguito “la società”) ha esposto il seguente
Quesito La società attualmente commercializza, attraverso pubblicazione su supporto cartaceo, le circolari che l’Associazione bancaria italiana periodicamente predispone su materie tecniche, legali o tributarie. Tali pubblicazioni sono registrate presso la Notiziario USPI n° 1
cancelleria del tribunale competente, in esecuzione degli obblighi stabiliti dalla legge 8 febbraio 1948, n. 47; le relative cessioni vengono assoggettate al regime IVA speciale previsto per il settore editoriale dall’art. 74, comma 1, lett. c) del D.P.R. n. 633 del 1972, con applicazione dell’aliquota IVA agevolata del 4%, ai sensi del n. 18, Tabella A, Parte II, allegata allo stesso decreto. Alle imprese aderenti all’associazione, la società vorrebbe prestare un servizio consistente nella fornitura, dietro corrispettivo, di una chiave d’accesso ad un sito Internet (website), sul quale verrebbero pubblicate le sopra descritte circolari; l’utente potrebbe così disporre (attraverso il download) di un’edizione web (web edition) del periodico, da stampare attraverso la propria postazione telematica, in tutto corrispondente al format del periodico circolante su supporto cartaceo. Nell’istanza viene chiesto se la società possa fruire, anche per le suddette “cessioni on-line”, delle agevolazioni IVA sopra descritte.
Soluzione interpretativa prospettata dall’istante Secondo l’istante, le cessioni in via telematica di periodici, registrati ai sensi della citata legge n. 47 del 1948, sarebbero da agevolare ai fini IVA al pari delle pubblicazioni su supporto cartaceo registrate ai sensi della medesima legge; ciò in conseguenza della circostanza che il legislatore (legge 7 marzo 2001, n. 62) avrebbe oramai riconosciuto che la qualifica di “periodico”, ordinariamente attribuibile ai prodotti editoriali redatti su materiale cartaceo, spetta ai medesimi anche quando vengono diffusi attraverso le vie informatiche. In merito, l’Amministrazione finanziaria, con la circolare 24 dicembre 1997, n. 328, avrebbe ammesso che i benefici fiscali in argomento sarebbero stati fruibili anche per prodotti editoriali merceologicamente diversi da quelli su supporto cartaceo, qualora l’evoluzione normativa avesse esteso in tal senso la nozione di pubblicazione. D’altra parte, anche l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (delibera 30 giugno 2001) avrebbe riconosciuto come soggetti da ricomprendere tra gli operatori di comunicazione “gli esercenti l’editoria elettronica e digitale (...)”, che “(...) pubblicano con regolare periodicità una o più testate giornalistiche in formato elettronico e digitale”.
Parere dell’Agenzia delle entrate Il n. 18 della Tabella A, Parte II, allegata al
D.P.R. n. 633 del 1972 dispone che alle cessioni, tra le altre, dei periodici - con esclusione di quelli a carattere pornografico - si applichi l’aliquota IVA del 4%. Inoltre, in favore dei medesimi prodotti editoriali, e con le stesse limitazioni, viene previsto dall’art. 74, comma 1, lettera c), del decreto da ultimo citato, uno speciale regime di determinazione dell’imposta, da calcolarsi in base al numero delle copie effettivamente vendute ovvero consegnate o spedite, diminuite di una percentuale forfettaria a titolo di resa di queste ultime; la stessa norma specifica, comunque, che l’agevolazione si applica solo a condizione che tali prodotti siano stati registrati come pubblicazioni, in base alla legge n. 47 del 1948. Le norme IVA citate hanno evidentemente introdotto benefici in favore del settore editoriale, da limitare - secondo quanto emerso nella circolare n. 328 del 1997 - ai soli prodotti editoriali su supporto cartaceo. Ciò in base alla circostanza che la disciplina vigente nel settore considerava solo questi ultimi come prodotti editoriali; peraltro, lo stesso criterio alternativo di determinazione dell’imposta, forfettizzata della resa delle copie stampate ed invendute, induce a ritenere che i suddetti benefici siano stati introdotti a vantaggio di editori che pubblicano solo su carta stampata. La legge n. 62 del 2001, menzionata dall’istante, ha dettato nuove norme sull’editoria, estendendo con l’art. 1 la nozione di prodotto editoriale anche a quelli “destinati alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico (...)”. Tale norma ha quindi ampliato la qualificazione di prodotto editoriale anche a prodotti diffusi su un supporto diverso da quello cartaceo, come i periodici trasmessi in via elettronica; tuttavia, si ritiene che ciò non consenta di estendere anche a questi ultimi i benefici IVA applicabili ai primi, per le ragioni di seguito esposte. Preliminarmente, si evidenzia che le suddette agevolazioni riguardano cessioni di beni editoriali, caratterizzati da una fruizione materiale, in quanto acquisiti attraverso i canali tradizionali di diffusione, quali il punto di vendita (edicola) o la spedizione presso il domicilio dell’utente. I periodici on line - oggetto d’interpello - si caratterizzano, invece, per il fatto di essere fruibili in forma digitale, attraverso le vie elettroniche, sulla postazione telematica dell’acquirente: questi potrà decidere se consultare il periodico on line solo a video ovvero procedere anche alla sua 15 materializzazione attraverso la 13
PERIODICI TELEMATICI, L’IVA E’ SEMPRE AL 20% stampa. In ogni caso, tutte le fasi di tale commercializzazione si svolgono in rete, venendo cosi contraddistinte dalla funzione imprescindibile del mezzo telematico, il quale dunque rappresenta l’esclusivo tramite di consegna dei prodotti editoriali on line. Sulle relative transazioni, costituenti il cosiddetto “commercio elettronico (diretto)”, la Direttiva comunitaria n. 2002/38/CE del 7 maggio 2002 - recepita di recente dall’ordinamento nazionale con un decreto legislativo (non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale) sulla base della legge delega 3 febbraio 2003, n. 14 ha dettato una specifica disciplina IVA. Tale direttiva, nell’art. 1, comma 1, lettera a), secondo trattino, ha qualificato le forniture on line (tramite internet) come “servizi prestati tramite mezzi elettronici”, fornendone - nell’allegato L - un elenco a titolo illustrativo: “1) fornitura di siti web e web-hosting, gestione a distanza di programmi e attrezzature;
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2) fornitura di software e relativo aggiornamento; 3) fornitura di immagini, testi e informazioni e messa disposizione di basi di dati; 4) fornitura di musica, film, giochi, compresi i giochi di sorte o d’azzardo, programmi o manifestazioni politici, cultu-
NOTIZIARIO Mensile - 11 numeri Organo del direttivo nazionale dell’Associazione di categoria dei piccoli e medi editori Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972 Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Fax: 06.40.66.859 Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991) Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Responsabile: Giancarlo Cinoglossi Redattore Capo: Vittorio Volpi Tipografia: SO.GRA.RO. SpA - Via Ignazio Pettinengo, 39 00159 Roma Il n. 1 (gennaio 2004) è stato stampato il 9 gennaio 2004
Notiziario USPI n° 1
rali, artistici, sportivi, scientifici o di intrattenimento; 5) fornitura di prestazioni di insegnamento a distanza”. Il contenuto meramente esemplificativo di tale elenco, rafforzato dall’inciso “inter alia” contenuto nella norma sopra citata, rende inoltre manifesto che la disciplina del Commercio elettronico trova applicazione estensiva a tutte le transazioni che avvengono integralmente attraverso le vie telematiche; l’assoggettamento di queste ultime alle regole stabilite dall’art. 9 della Direttiva 17 maggio 1977, n. 388, qualifica poi le medesime come ordinarie prestazioni di servizi, a prescindere dalla valutazione della natura del bene immateriale cui si accede dalla propria postazione telematica. Con riferimento alla fattispecie in esame si ritiene, coerentemente con quanto sopra esposto, che l’oggetto della transazione effettuata dalla società non sia la cessione del periodico registrato, bensì un generico servizio che consente l’accesso al sito della medesima, sul quale l’associato rinviene tale pubblicazione. Conseguentemente il corrispettivo pagato alla società non è riferibile a cessioni di beni (editoriali), bensì al servizio telematico di consultazione dell’acquirente, grazie al quale egli fruisce sulla propria postazione le circolari periodicamente redatte dall’Associazione Peraltro, la circostanza che tale consulta-
zione venga di solito offerta dagli editori “digitali” insieme ad una serie di servizi aggiuntivi, quali la selezione di informazioni, un costante aggiornamento dei contenuti, una ricerca “per parola chiave” sui numeri arretrati, rafforza l’ipotesi che il corrispettivo percepito dall’editore digitale attenga ad una generica prestazione di servizi di accesso al proprio sito. Da ultimo si evidenzia che la registrazione eseguita dalla società, ai sensi della legge n. 47/1948, non vale a qualificare la fattispecie, agli effetti dell’IVA, come rientrante ex se nel regime speciale per l’editoria, nonché nell’ambito applicativo della norma che stabilisce l’aliquota ridotta per tale settore. Infatti, l’attività di registrazione è da intendersi posta con riferimento agli obblighi che la legge pone genericamente su coloro che iniziano a pubblicare; sul punto, peraltro, la Suprema Corte (Cass. civ., Sez. Un., 9 novembre 1994, n. 9288) ha sostenuto che il relativo adempimento, in quanto inerente ad una forma di pubblicità necessaria, non sia sufficiente di per sé a far supporre la nascita di un’impresa editoriale e, quindi, a ritenere “editoriali” i suoi prodotti. Premesso quanto sopra, si ritiene che le cessioni on line della società manifestino una differente natura rispetto ai prodotti editoriali agevolati dal decreto sull’IVA ed, in quanto afferenti generiche prestazioni di servizi, siano - contrariamente a quanto sostenuto dall’istante - da assoggettare alle regole ordinarie di tale imposta.
SCADE IL 31 GENNAIO IL TERMINE PER LE DOMANDE DI CONTRIBUTO EX LEGGE 250/90 E’ fissato al 31 gennaio il termine perentorio per la presentazione delle domande per la concessione dei contributi e delle provvidenze all’editoria, in attuazione della legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni, in riferimento ai costi sostenuti nell’attività editoriale nel 2003. Tale termine è stato fissato dal Decreto del Presidente della Repubblica 2 dicembre 1997 n. 525, pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” n. 34 dell’11.2.1999. La domanda deve essere inviata esclusivamente a mezzo di raccomandata postale. Il DPR del ’97 contiene anche alcune norme regolamentari riguardanti non solo il procedimento per l’erogazione dei contributi ma anche le modalità per la loro determinazione e gli assetti societari e i collegamenti della casa editrice richiedente il contributo. Per quanto riguarda i giornali organi di forze politiche, la determinazione dei destinatari aventi diritto al contributo è
stata, da ultimo, modificata con la legge 388/2000 (Finanziaria 2001). E’ bene ricordare che la Legge 250/90 individua particolari imprese editrici di periodici quali beneficiarie dei contributi: - cooperative di giornalisti (articolo 3, comma 2); - cooperative femminili (articolo 3, comma 2); - enti riconosciuti, fondazioni, cooperative editoriali, società di capitali in cui la maggioranza del capitale sia detenuta da enti, cooperative, fondazioni (articolo 3, comma 3). All’interno di questa tripartizione di massima, i soggetti beneficiari devono poi rispondere a prerogative e caratteristiche specifiche, individuate dalla legge. Ricordiamo, infine, che il DDL “Bonaiuti”, ora all’esame della Camera dei Deputati in prima lettura, intende introdurre altre modifiche alla disciplina delle provvidenze all’editoria. 15
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