OTIZIARI N O MENSILE DELL’UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA
Anno 40°
1953
Spedizione in abbonamento postale articolo 1, comma 1, del DL 24/12/2003 n. 353, convertito in L. 27/2/04 n. 46 - DCB di Roma. In caso di mancato
n. 12 dicembre 2004
recapito rinviare all’ufficio P.T. di Roma - Romanina detentore del conto per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa in vigore
Con il decreto legge 9 novembre 2004, n. 266
SUPERARE IL TABU’ DEL CONTRATTO UNICO
ANCORA PROROGHE PER LA PRIVACY
Riflessioni e risposte sul contratto USPI-FNSI
Slitta al 30 giugno l’adozione delle misure di sicurezza
e critiche che nei giorni scorsi autorevoli esponenti della Federazione della Stampa hanno mosso agli editori dell’area USPI, che avrebbero frenato le trattative per un contratto giornalistico modulato, meritano alcune riflessioni e risposte destinate, prima ancora che alla FNSI, alla base associativa dell’Unione. I tempi, infatti, sono maturi per offrire ai soci un quadro di sintesi sulle difficoltà incontrate nelle prove di dialogo avviate dalla primavera del 2001. Diciamo subito che fin dagli scambi di idee preliminari la difficoltà maggiore fu quella di superare a viso aperto il tabù del contratto unico. Com’era nato l’equivoco che il contratto FIEG-FNSI, pensato per i grandi quotidiani a diffusione nazionale e per i periodici editi dalle grandi concentrazioni e dai colossi editoriali dovesse essere applicato anche dalle piccole aziende editrici? L’equivoco era nato dal D.P.R. n. 153 del 1962 che aveva reso valido erga omnes il Contratto FIEG del 1959. In vigenza dei contratti successivi 5
L
e misure minime di sicurezza salva privacy, che dovevano essere adottate entro il 31 dicembre di quest’anno, slittano al 30 giugno 2005. Lo prevede il decreto legge 9/11/2004, n. 266 (“Proroga o differimento di termini previsti da disposizioni legislative”), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 264 del 10 novembre scorso, che contiene anche una serie di altre proroghe. L’articolo 6 del decreto legge in esame posticipa alla fine di giugno prossimo l’obbligo di adottare, da parte dei titolari del trattamento di dati personali, quelle misure minime di sicurezza (individuate nel decreto legislativo 196/2003 e nell’allegato B al detto decreto) al fine di “ridurre al minimo ... i rischi di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati stessi, di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta” (art. 31, Dlgvo 196/03). La proroga riguarda anche il “Documento programmatico sulla sicurezza” che deve essere adottato da tutti quanti gestiscano dati sensibili e giudiziari con strumenti elettronici.
L
ARTICOLO 6, DL 266/04 (Trattamento di dati personali)
NELLE ALTRE PAGINE -2NOTIZIE Editoria e Comunicazione -3Le quote associative USPI per l’anno 2005 -4EISE - International
Business Contacts - da 5 a 7 Superare il tabù del contratto unico (seguito dalla prima pagina)
- 11 -
L’audizione dell’Autorità per le Comunicazioni
Tariffe addio?
Diffamazione: pene pecuniarie salate ma niente carcere
- 14 Echi dal XVII Stage USPI di Urbino
- 12 Il direttore co.co.co. associato
- 15 Biblioteca
- da 8 a 10 - 13 Aumenta di un punto il contributo INPGI
Il decreto legge, inoltre, fa slittare al 30 settembre (finora il termine stabilito era il 30 marzo) la scadenza per adeguarsi alle misure minime di sicurezza per i titolari che dispongono “di strumenti elettronici che, per obiettive ragioni tecniche, non consentono in tutto o in parte l’immediata applicazione delle misure minime” (art. 180, Dlgvo 196/03). In quest’ultimo caso, resta sempre l’obbligo di compilare un documento avente data certa in cui si descrivano le ragioni tecniche relative agli strumenti elettronici posseduti. Nulla dicendo al riguardo il DL, si può legittimamente ritenere che detta compilazione debba avvenire al più tardi entro il 30 giugno 2005. Ricordiamo, da ultimo, che questa non è la prima proroga. Le nuove misure di sicurezza, infatti, avrebbero dovuto essere adottate entro il 30 giugno scorso, termine che è stato poi prorogato alla fine di quest’anno. Il decreto legge, in vigore dall’11 novembre, dovrà essere ora convertito in legge entro 60 giorni da detta data.
- 16 Periodici associati all’USPI (367° elenco) L’Eco della Stampa
1. All’articolo 180 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate le seguenti modifiche: a) al comma 1, le parole: «31 dicembre 2004» sono sostituite dalle seguenti: «30 giugno 2005»; b) al comma 3, le parole: «31 marzo 2005» sono sostituite dalle seguenti: «30 settembre 2005». LA REDAZIONE
ESPRIME I MIGLIORI AUGURI
DI BUONE FESTIVITA’ A TUTTI GLI ASSOCIATI
Articoli e notizie di questo Notiziario possono essere liberamente riprodotti citandone la fonte. Se ne raccomanda, anzi, la massima diffusione da parte di tutti i periodici associati all’USPI, nell’interesse della categoria QUESTO NOTIZIARIO VIENE SPEDITO AGLI ASSOCIATI USPI IN REGOLA CON IL VERSAMENTO DELLE QUOTE
USPI
NOTIZIE Editoria e Comunicazione Credito agevolato per l’editoria TASSI AGEVOLATI IN DISCESA DOPO DUE MESI DI STABILITA’ Tornano a scendere i tassi per il credito agevolato. Dopo il periodo di stabilità segnato negli ultimi due mesi, il parametro di riferimento per il settore dell’industria, commercio, tessile ed editoria, valido per i contratti stipulati nel mese di dicembre, si è infatti attestato al 4,55 per cento, con un calo dello 0,10% rispetto alla rilevazione del precedente bimestre ottobre-novembre. Esaminando l’andamento su base annua dell’indicatore, si nota che da gennaio 2004 ad oggi si è verificato un decremento complessivo nei valori del parametro di 0,35 punti percentuali. Il settore obbligazionario, in calo, è l’artefice della riduzione dei tassi per il credito agevolato; in tale contesto il settore pubblico registra una riduzione più marcata rispetto a quello privato che comunque segue la tendenza. Ricordiamo che il tasso agevolato applicato per gli investimenti nel campo dell’editoria è stabilito nella misura del 50 per cento del tasso di riferimento e quindi, a dicembre, si attesta al 2,30 per cento. SONDAGGI, UNA PRECISAZIONE DELL’AUTORITA’ In seguito alla pubblicazione di un sondaggio, compiuto dalle società Ekma Ricerche, Swg e Ipso e pubblicato sul “Giornale” del 23 settembre scorso, riguardante gli orientamenti politici e di voto degli italiani, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha rilevato che quella stessa pubblicazione non è stata realizzata in conformità alla delibera 200/00/CSP del 22 giugno 2000 (comunicazione politica e parità di accesso ai mezzi di informazione nei periodi non elettorali) emanata in applicazione della legge 28/2000. In particolare, l’Autorità ha specificato che la violazione è derivata dal fatto che i dati di quel sondaggio sono stati resi noti senza la prescritta “nota informativa”, non evidenziata in un apposito riquadro, tranne che per i dati relativi all’autore, al committente e alla data di effettuazione della ricerca. L’Autorità per le comunicazioni ha, comunque, evidenziato che la pubblicazione integrale del sondaggio era stata riportata sul sito della Presidenza del 2
Consiglio: www.sondaggipoliticoelettorali.it, precedentemente alla data di pubblicazione sul quotidiano. I VENT’ANNI DEL “CITTADINO” DI TIVOLI Lo staff, l’editore, i collaboratori e gli amici del “Cittadino”, mensile d’informazione e cultura locale di Tivoli, hanno festeggiato il traguardo di vent’anni del periodico. Dopo il saluto del Direttore Lino Piervenanzi e di Fabrizio Garofoli, cofondatore del “Cittadino”, hanno tenuto relazioni l’On. Francesco Storace, Presidente della Giunta Regionale del Lazio, il Consigliere regionale Giacomo Troya, il giornalista RAI Roberto Mostarda e il nostro Direttore, Giancarlo Cinoglossi, che nel portare il saluto dell’USPI si è soffermato sulla rara longevità dei periodici. Il Consiglio di Stato annulla le nomine dei vertici SIAE, PUNTO E A CAPO Con sentenza pubblicata il 4 dicembre scorso, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dal Codacons e ha deciso l’annullamento delle nomine dei vertici della SIAE, la Società degli Autori e degli Editori, eletti nel giugno dello scorso anno. Il Consiglio di Stato, in particolare, ha annullato la deliberazione dell’Assemblea della SIAE del 26 giugno 2003 e il decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali del 22 luglio 2003. Il provvedimento riguarda il presidente, Franco Migliacci, ed il consiglio di amministrazione. Il Consiglio di Stato ha ritenuto che le nomine fossero state fatte senza il quorum necessario. Dalla Corte di Cassazione EDICOLANTI E RIVISTE PORNO La Terza Sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato la condanna ad un edicolante che aveva esposto materiale pornografico nella propria edicola, perché si era premurato di “censurare con asterischi” le nudità in copertina e le immagini spinte.
Così facendo, ha sentenziato la Cassazione, l’edicolante aveva adottato un modo “per evitare il pubblico turbamento e la offesa del pubblico pudore, prendendo delle cautele che schermavano e non rendevano ictu oculi visibili ai passanti le pubblicazioni oscene”. La Suprema Corte ha auspicato condanne pesanti per i rivenditori che, esponendo nelle edicole riviste porno, non facciano tutto il possibile per “evitare che parti palesemente oscene, e percepibili come tali a prima vista, possano essere osservate dai passanti”. Focus sul Shimbun”
quotidiano
“Yomiuri
LA RICETTA GIAPPONESE Come si fa a vendere 14 milioni di copie al giorno di un quotidiano, mentre in Italia la soglia del milione di copie è ancora un miraggio lontano? L’ha spiegato Hitoshi Uchiyama, Presidente dello “Yomiuri Shimbun”, quotidiano che vende in Giappone, appunto, 14 milioni di copie al giorno: 10 raccolti nell’edizione del mattino, 4 messi insieme con l’uscita serale, il 99% distribuito direttamente a casa dei lettori. Eeeh... (leggasi con l’intonazione di un sospiro di invidia n.d.r.) le Poste giapponesi! Uchiyama, in visita in Italia per promuovere il “Festival Italiano” che si terrà a partire da gennaio al Tokio Dome, con invitati i migliori stilisti italiani, ha spiegato i segreti della sua “ricetta” per vendere così tanto: «Informazioni semplici e comprensibili, prendere posizioni chiare sul governo e sullo stato e cercare di influenzarli per migliorare la vita della gente comune. Ottima cura dello sport e della cultura, un buon numero di pagine dedicate alle casalinghe, salute, piccoli problemi quotidiani e spazio per i bambini. Ogni giorno, poi, una grande foto a colori in prima pagina capace di attrarre l’attenzione. Largo anche agli interessi dei giovani, tra voglia di tradizione ed alta tecnologia». Per contrastare la concorrenza televisiva sulla pubblicità, Uchiyama ha dato la soluzione: «C’è quella adatta solo alla carta stampata. Le macchine sono perfette, un nuovo modello si illustra meglio sul giornale. Come le proposte turistiche». Sembra una ricetta facile, facile. Evidentemente, però, un piatto di sushi attrae molto di più di qualsiasi portata della tradizione culinaria italiana. Notiziario USPI n° 12
LE QUOTE ASSOCIATIVE USPI
per l’anno 2005 L’invito ai Soci a rinnovare al più presto l’iscrizione all’USPI per l’anno 2005 versando la relativa quota associativa, lungi dal corrispondere ad una rituale formalità, risponde alla doverosa esigenza di assicurare all’Unione le entrate necessarie non soltanto a fronteggiare i continui ed evidenti aumenti dei costi, ma soprattutto a potenziare i servizi gratuiti resi alla generalità dei Soci. I periodici e gli editori iscritti sanno infatti assai bene che l’USPI offre al Socio un consistente pacchetto di servizi gratuiti che comprende, tra l’altro: - la consulenza editoriale e l’assistenza amministrativa per pratiche publiche; - l’aggiornamento professionale mensile tramite questo Notiziario; - copia gratuita della XIII edizione della “Guida della Stampa Periodica” (due volumi; uscita prevista: fine 2004); - la rappresentanza e la tutela in seno alle Commissioni ministeriali; - il filo diretto telefonico per la consulenza fiscale, postale, legislativa, legale, marketing, pubblicitaria e internet; - congressi, convegni e stages di qualificazione professionale; - la tessera, bollino annuale e “disco stampa” per autovettura. Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2005 (e comprensive del costo del “Notiziario USPI”) sono le seguenti:
Per le testate (secondo la tiratura dichiarata): da da da da da
€ 190,00 € 595,00 € 1.150,00 € 2.350,00 € 3.600,00
1 a 10.000 copie 10.001 a 50.000 copie 50.001 a 100.000 copie 100.001 a 200.000 copie 200.001 copie in su
Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura è sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge.
Quota d’iscrizione (“una tantum” per le testate che si iscrivono per la prima volta): - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata sia fino a 10.000 copie
€
80,00
- Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata superi le 10.000 copie
€
160,00
- se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all’USPI
€
210,00
- stesse categorie ma che operano per periodici non associati all’USPI
€
320,00
Per i soci singoli ex art. 31 dello Statuto:
Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 257, Via Franceschini n. 58 - Roma, CIN: U - ABI: 05584 - CAB: 03206 c/c: 000000004977 (intestato USPI), ovvero tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile spedito con assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale numero 27433002 intestato all’USPI.
ATTENZIONE
Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio. PER FACILITARE IL VERSAMENTO DELLE QUOTE ALLO SCORSO NUMERO DI NOVEMBRE E’ STATO ALLEGATO UN MODULO DI C.C.P.
SUPERARE IL TABU’ DEL CONTRATTO UNICO secondo un’interpretazione fondamentalistica del decreto 153 il contratto FIEG doveva trovare applicazione non solo - com’è giusto - in tutte le grandi aziende ivi comprese quelle non iscritte alla FIEG, ma nei confronti della generalità dei giornalisti anche se dipendenti da microaziende di piccolo capitale! Come dire che il contratto confindustriale dei tessili, in quanto valido erga omnes, debba essere applicato anche dalla piccola impresa artigiana di Scanno produttrice di tessuti ricamati al tombolo. Dove, per tanti anni, non la vinse il buon senso, alla fine degli anni 2000 il mercato ha fatto giustizia di quella interpretazione.
1
IL SUPERAMENTO DELL’UNICITA’ DEL CONTRATTO Alla fine del secolo scorso la crisi dell’occupazione giornalistica, i nuovi modi di fare informazione ed editoria, il superamento della centralità del giornalismo dipendente, il popolo dei co.co.co., i free lance, i giornalisti-autori, i giovani neo-laureati nelle nuove facoltà di Scienze delle comunicazioni che bussavano alle piccole emittenti radiotelevisive e alle redazioni dell’area USPI, resero più incerti e magmatici i rapporti di dipendenza e di collaborazione dei giornalisti. La situazione si fece complicata per le aziende e difficile per la Federazione della Stampa che nell’ambiguità di rapporti non contrattualmente definiti colse fenomeni di emarginazione professionale che stridevano con le condizioni di favore dei giornalisti occupati. Dagli editori, dalla Federazione della Stampa, dall’Associazione della Stampa Romana, dalle Confederazioni sindacali della comunicazione si reclamarono certezze di diritti ed obblighi anche per i giornalisti delle emittenti radiotelevisive private e per quelli delle piccole aziende della carta stampata ed anzi si auspicarono criteri di flessibilità. Un frutto rilevante di queste nuove consapevolezze fu il contratto 9 luglio 1999 firmato dalla Federazione Radio Televisioni (a cui aderivano, oltre alle emittenti locali le tre reti Mediaset e le due reti Tele +) e i Sindacati CGIL, CISL e UIL. Su quel comparto la Federazione della Stampa giunse in ritardo ma l’anno successivo firmò il contratto 3 ottobre 2000 per i giornalisti delle radiotelevisioni locali aderenti all’AerAnti-Corallo. Quegli accordi aprirono un varco al principio di unicità del contratto FIEG e posero con maggiore evidenza la possibilità di Notiziario USPI n° 12
ricercare un contratto per i giornalisti dell’editoria periodica medio-piccola, come erano riuscite a fare le piccole aziende radiotelevisive. Ma soprattutto il contratto Aer-Anti-Corallo segnò una svolta storica poiché per la prima volta la Federazione della Stampa firmò un accordo diverso, distinto e meno oneroso di quello stipulato con la FIEG. Bisogna soggiungere che, al di là della sua portata storica, il primo contratto Aer-AntiCorallo, con l’accordo di rinnovo della parte economica vide ridursi sensibilmente gli “sconti” ottenuti rispetto al contratto FIEG in quanto gli incrementi tabellari e previdenziali produssero un aumento dei costi percentualmente superiore a quello ottenuto dai giornalisti con il contratto FIEG. Sembrerebbe dunque che anche dopo la stipula di contratti differenziati il Sindacato avverta ancora il richiamo dell’uniformità di trattamento di tutti i giornalisti. Indipendentemente dai fatturati medi annui degli editori. In tempi più recenti la Federazione della Stampa ha firmato un contratto specifico per i giornalisti degli uffici stampa e sulla linea categoriale dei contratti di settore si pone anche l’accordo per il lavoro autonomo dei free-lance. Il clima degli anni che abbiamo brevemente richiamato indusse l’USPI ad affrontare con fiducia il confronto con la FNSI per arrivare ad un contratto-diverso, distinto e meno oneroso del contratto FIEG - che fosse rispettoso dei diritti e della professionalità dei giornalisti e che, al tempo stesso, valorizzasse l’editoria periodica a torto definita minore. La sfida per le parti sociali consisteva nell’avventurarsi in una terra di nessuno che pullula delle più disparate realtà redazionali non sempre suscettibili di regolamentazione lavoristica. Si pensi alle collaborazioni fisse rese per adesione ideologica ad associazioni no profit, a fogli politici, a enti religiosi e alle collaborazioni rese a riviste di elevato valore scientifico e culturale, ricercate gratuitamente dagli autori per motivi di carriera accademica o di notorietà professionale. Il mondo dell’USPI non è quello del giornalismo d’informazione generale, ma quello del giornalismo specializzato che non sempre si presta ad essere contrattualizzato. Ciò pone la necessità di disciplinare compiutamente il regime delle collaborazioni autonome che nelle redazioni dell’area USPI prevale massicciamente sul giornalismo dipendente. Al riguardo un grosso passo avanti si è fatto con il decreto attuativo della Legge Biagi e con la circolare interpretativa del Ministero del lavoro, ma attraverso la contrattazione sindacale si
potrebbe fare di più e meglio. Nell’interesse di tutti. Un altro serio fattore di complessità del comparto è dato dalla compresenza all’interno dell’USPI di un 87% di aziende monoprodotto il cui fatturato annuo non arriva a 500.000 euro e da poche decine di medie aziende pluriprodotto che editano periodici che non possono in alcun modo essere assimilati ai quotidiani e ai periodici dei colossi editoriali. Le redazioni di tali testate sono più piccole e diverse da quelle del “Corriere della Sera” e dell’”Espresso” e abbisognano di uno strumento contrattuale elementare e flessibile.
LA PIATTAFORMA INIZIALE Con questa mole di problemi di non semplice lettura l’USPI avviò le prove di dialogo con la FNSI nella primavera 2001. La piattaforma iniziale, per la parte dei trattamenti tabellari e degli oneri riflessi, fu, in linea di massima, attestata a metà strada tra i costi del Contratto UNIGEC-CONFAPI/CGIL, CISL, UIL per le piccole e medie aziende della Comunicazione (che l’USPI quale firmataria dell’accordo applica dal 1996) e i costi del primo Contratto AerAnti-Corallo. Questo riferimento all’Accordo delle emittenti locali parve all’USPI più che ragionevole dal momento che i periodici a stampa dispongono di minori risorse pubblicitarie rispetto alle emittenti locali per la tendenza degli inserzionisti a preferire la pubblicità televisiva a quella stampata. L’USPI ebbe ben chiaro, fin dagli inizi delle trattative, che le questioni economiche non si limitavano tanto ai trattamenti tabellari quanto alla progressione economica e agli oneri per assistenza, previdenza, TFR e assicurazione infortuni integrative e complementari, oneri riflessi che nel contratto FIEG sviluppavano un costo assai vicino al 50% dei costi di retribuzione. Per queste ragioni obiettive l’USPI pose al Sindacato dei giornalisti il problema di concordare soluzioni eque ma anche realistiche e praticabili su questi punti: a) possibilità di rinnovare il contratto a termine biennale previsto dal contratto FIEG; b) significativa riduzione degli scatti biennali (previsti in n. di 15 dal contratto FIEG e in n. di 6 nel contratto CONFAPI). A tale riguardo, si tenne presente la postilla resa, ad onor di verità, da Serventi Longhi al giornale sindacale “Rassegna” del 13 marzo 2001: “Quale categoria al mondo ha una siffatta tutela salariale in modo automatico?”; c) disciplina delle co.co.co. con retribuzioni liberamente pattuite tra le parti; 6 d) un disciplina elementare 5
SUPERARE IL TABU’ DEL CONTRATTO UNICO degli oneri riflessi; e) la competenza dell’editore a procedere alle assunzioni e agli incarichi; f) l’abolizione del limite percentuale fissato nel contratto FIEG al 10% dei giornalisti a tempo pieno dei contratti di formazione lavoro e dei rapporti part-time, limite che di fatto esclude tutte le testate che non hanno giornalisti a tempo pieno; g) una chiara elencazione delle assenze retribuite limitate alle “assenze previste dalla legge”; h) possibilità di utilizzare il giornalista del periodico cartaceo anche nell’on-line e nelle altre testate edite dall’azienda; i) protocollo d’intesa sulle collaborazioni gratuite rese ai periodici missionari e religiosi.
5
L’insieme di questi nodi cruciali riportavano al problema dei problemi e cioè che non sarebbe stato possibile adattare alla buona al comparto USPI la taglia extra large del contratto FIEG. Con questi intendimenti anticipati attraverso frequenti scambi di idee preliminari si giunse ai primi incontri ufficiali di delegazioni rappresentative. Quella della Federazione fu qualificata dalla guida del Segretario Generale Serventi Longhi e dalla costante presenza del Direttore Generale Tartaglia, così come la delegazione dell’USPI fu guidata dal Segretario Generale Vetere e qualificata dalla partecipazione del Presidente Negri.
LE APERTURE INIZIALI DEL SINDACATO Nel primo incontro ufficiale dell’11 luglio 2001 Serventi Longhi mostrò grande apertura per un contratto differenziato dando per scontata la specificità del nostro comparto e suggerì di fare un primo passo: prima di affrontare i rapporti di dipendenza stilare un regolamento delle co.co.co. giornalistiche che hanno rilevanza centrale nelle aziende USPI. La proposta del Segretario Generale del Sindacato giornalisti fu accolta ed, anzi, si convenne di riunirsi a breve scadenza con proposte concrete. Nella stessa riunione Serventi Longhi affacciò la proposta di una regolamentazione contrattuale dei contratti a termine e di una disciplina flessibile per il part-time. Il Direttore Generale Tartaglia osservò che i periodici sono associati anche nella FIEG e, quindi, andavano ricercati dei limiti alla sfera di applicazione del contratto USPI. Nella riunione successiva del 18 luglio lo stesso Dr. Tartaglia accennò all’ipotesi di 6
un percorso che “partisse dal contratto FIEG erga omnes del 1959” per introdurre nuove figure di giornalisti ad orario ridotto e per consentire la possibilità di rinnovare i contratti a termine. A novembre del 2001 il Segretario Generale dell’USPI, Vetere, intervenendo al Congresso della FNSI spiegò che l’Unione oltre a rappresentare poche centinaia di testate edite da una quarantina di aziende di medio capitale associava 2800 periodici di microaziende il cui fatturato annuo non superava un miliardo di vecchie lire. “Le aziende di medio capitale osservò Vetere - occupano giornalisti a tempo pieno e collaboratori fissi, mentre le aziende monoprodotto si avvalgono prevalentemente di co.co.co.” La sfida era dunque di inventare soluzioni contrattuali per i giornalisti dipendenti e un accordo specifico per i giornalisti autonomi contenendo i costi entro limiti economici sostenibili. L’8 luglio 2002, dopo ulteriori trattative e scambi di documenti, si giunse ad un’ipotesi di regolamento per le co.co.co., concordata in linea di massima con il vertice della Federazione (cfr. “Notiziario USPI” di settembre 2002).
LA DOCCIA FREDDA SULL’IPOTESI DI REGOLAMENTO DELLE CO.CO.CO. Quando si riteneva imminente la firma del regolamento per il lavoro giornalistico autonomo alle quali le parti davano grande importanza, nel novembre 2002 scoppiò un fulmine a ciel sereno. Esponenti della Commissione Contratto proposero stravolgenti modifiche allo schema già concordato, quali l’abolizione della libera contrattazione del trattamento economico e la stipula di un tariffario vincolante, indennità risarcitorie in caso di rescissione del contratto e in caso di rescissione del rapporto di co.co.co. superiore a due anni, versamenti alla CASAGIT per l’assistenza sanitaria. Tali richieste, che salvavano l’autonomia del giornalista ma introducevano nel rapporto onerosi elementi propri del rapporto di dipendenza, furono portate, il 16 gennaio 2003, al Consiglio Nazionale dell’USPI al quale fu invitato il Direttore Generale della FNSI, Tartaglia. Efficace negoziatore e buon conoscitore del comparto USPI, il dr. Tartaglia difese con abilità il lavoro delle delegazioni per il contratto modulato e cercò di giustificare anche l’alzata d’ingegno della Commissione contratto. Ma quest’ultima difesa si rivelò impresa disperata poiché l’accordo di mas-
sima era stato irrimediabilmente compromesso dalle richieste della Commissione. A futura memoria mette conto tuttavia di registrare la sintesi di quell’intervento. E’ un dialogo - esordì Tartaglia - non una trattativa, e possiamo perciò parlarci con più libertà. Abbiamo percorso un tratto di viaggio insieme. L’ultima bozza del regolamento sulle co.co.co. non è stata accolta molto bene dall’USPI, ma resto convinto - continua Tartaglia - di questo contratto. Il contratto di lavoro giornalistico è stato il primo contratto nazionale. E’ del 1911. Per i giornalisti è “IL” contratto (con lettere maiuscole). Oggi, certamente, le realtà editoriali sono diverse, e diverse le dimensioni delle imprese, ma per i giornalisti è ancora difficile accettare la molteplicità di contratti. Ne è esempio il contratto giornalistico con le TV private (la FRT) dove la Federazione della Stampa è arrivata in ritardo ed il contratto collettivo è stato sottoscritto dai Sindacati nazionali. La maggioranza della FNSI, con la Segreteria attuale, ha approvato la diversificazione contrattuale. Questa volontà politica di procedere nella diversificazione dei contratti è valida anche nei confronti dell’USPI. Nel nostro caso, l’ostacolo che si frappone alla stipula di un contratto nazionale di lavoro giornalistico tra FNSI e USPI è quello che si tratta di “carta stampata”. Ed è difficile delineare il confine tra periodici con contratto FIEG e periodici con contratto USPI. Nella “bozza” del contratto con la FIEG, avevamo introdotto il principio che il lavoro autonomo potesse essere negoziato. Con l’USPI vorremmo fare qualcosa di più concreto. Qualcuno della Federazione teme che firmato l’accordo sulle co.co.co. non si arriverà mai alla firma del contratto sul lavoro dipendente. Nei prossimi anni si svilupperà sempre più il lavoro autonomo, e la FNSI deve cercare di tutelare i giornalisti con garanzie minime. Cosa abbiamo introdotto nella “bozza” del regolamento sulle collaborazioni in trattativa con l’USPI: 1) Una specifica dell’oggetto del lavoro autonomo e si può lavorare su questo. 2) Una indennità risarcitoria (solo per il “tempo indeterminato”) in caso di rescissione del contratto. E’ prevista anche una indennità per la rescissione di un “rapporto” coordinato a tempo determinato superiore a 2 anni. 3) L’introduzione di una tabella tariffaria di riferimento per quanto concerne il trattamento economico. Notiziario USPI n° 12
Ci sono già, è vero, le tabelle che stila l’Ordine dei Giornalisti ogni anno, ma quelle sono indicative e non vincolanti. Sono, poi, di un soggetto terzo e quindi la FNSI (insieme con l’Ordine) può individuarne di nuove insieme con l’USPI. Il principio che vorremmo introdurre è quello di vincolare le collaborazioni coordinate e continuative ad un trattamento economico minimo. 4) Il trattamento previdenziale (già previsto per le co.co.co.) con versamenti all’INPGI, e una percentuale di assistenza CASAGIT. I versamenti alla CASAGIT hanno alla base un elemento solidaristico, una parte gravante sullo stipendio di ogni giornalista ed una parte a carico dell’editoredatore di lavoro. Stiamo anche costruendo una “CASAGIT 2”, con minori versamenti e minori prestazioni. Quello che interessa alla FNSI, e quello che ci preme sostenere, è l’introduzione del principio di solidarietà categoriale. Fin qui i pensieri del dr. Tartaglia. Nell’introdurre il dibattito del Consiglio Nazionale il Segretario Generale dell’USPI Vetere motivò il giudizio negativo della delegazione sulla nuova bozza di regolamento approvata dalla Commissione contratto della FNSI, soffermandosi su questi punti. 1) Le limitazioni introdotte con l’art. 3 che stabilisce l’oggetto delle collaborazioni si allontanano sensibilmente dal primo accordo sul quale era stata raggiunta una intesa di massima. 2) La prima bozza aveva due peculiarità: la libera contrattazione della retribuzione che il riferimento a tariffari rigidi fa decadere e la presenza del collaboratore in redazione non più disciplinata. 3) Per la rescissione del contratto è prevista una indennità di 4 mesi di retribuzione. Precisiamo, però, che se il contratto è rescisso senza giusta causa il giudice può obbligare l’editore alla prestazione per l’intero.
UN CONIGLIO DAL CILINDRO: IL COLLABORATORE REDAZIONALE Nel 2003, all’esperienza del regolamento per le co.co.co., concordato in linea di massima con il vertice della FNSI ma silurato dalla Commissione contratto della Federazione, seguì una breve fase di riflessione. Il regolamento venne poi accantonato, si tornò a dialogare e si tentò di occuparsi concretamente del contratto. Il sindacato dei giornalisti preparò un documento sintetico che proponeva la nuova Notiziario USPI n° 12
figura del collaboratore redazionale: un pubblicista che presta attività giornalistica quotidiana nella redazione con orario di lavoro settimanale non superiore a 24 ore. L’USPI rilevò che l’orario di 24 ore è pari a 2/3 dell’orario normale di 36 ore settimanali previsto dal contratto FIEG. La retribuzione proposta è di 1.168 euro mensili pari a 2/3 del minimo contrattuale di 1.752 euro previsto dal contratto FIEG per il redattore con oltre 30 mesi di anzianità. Dunque il collaboratore redazionale non è altri che un giornalista part-time retribuito secondo il contratto FIEG. Si parte male. Al primo documento di sintesi seguì una ipotesi di contratto letteralmente fotocopiata dal contratto FIEG. Ricordiamo alcuni punti inaccettabili, confrontandoli con i contratti CONFAPI e AerAnti-Corallo. Scatti biennali Si propongono 15 scatti biennali del 4,5%. Il contratto CONFAPI ne prevede 5 a cifra fissa. Il contratto Corallo ne prevede 6 al 3%. Assenze per malattia e matrimonio La disciplina giuridica è più onerosa dei contratti CONFAPI e Aer-Anti-Corallo: 9 mesi per la malattia ad interi assegni anziché 6 e 20 giorni di congedo per matrimonio anziché i 15 previsti per i comuni mortali. Indennità redazionale E’ una sorta di 14ma che non è prevista nei contratti CONFAPI e Aer-Anti-Corallo. Previdenza e Assicurazione complementari Disciplinata dal punto 6 del contratto FIEG 4 giugno 1998 (all. I) comporta oneri elevati per l’editore che non trovano riscontro in altri contratti. Lo stesso dicasi per l’assicurazione contro gli infortuni. La bozza di contratto fu analizzata dalla delegazione USPI il 15 novembre 2003 con il contributo di rappresentanti di piccoli editori, dei settimanali cattolici e di medie aziende. La delegazione presieduta dal Segretario Generale Vetere e qualificata dalla partecipazione del Presidente Negri, ritenne che non fosse possibile lavorare su una bozza immodificabile perché costruita sulla filosofia dei grandi quotidiani. Sia per i piccoli editori che per i settimanali d’informazione locale i costi del contratto Aer-Anti-Corallo non sono sostenibili. A maggior ragione è impossibile una trattativa basata sui parametri FIEG. Ma anche per le medie aziende dell’area USPI i costi del Contratto FIEG sono elevati poiché un’editrice che pubblica più testate ha un’insieme di piccole redazioni che non hanno nulla a che fare con la reda-
zione di un grande quotidiano. Una ricognizione delle dimensioni e dei fatturati andrebbe focalizzata più su ogni singolo periodico che sull’azienda. Ci sono infatti differenze non solo tra quotidiani e periodici ma tra periodici e periodici. Di qui la necessità di prendere a riferimento il tipo di prodotto e la tiratura, il fatturato, le risorse pubblicitarie del singolo periodico.
A CHE PUNTO E’ LA NOTTE Questa è la storia di un confronto difficile, arenatosi per la difficoltà del Sindacato di inventare un contratto che con la sua diversità mettesse in discussione il sistema di privilegi garantito dai contratti FIEG succedutisi nel tempo. Con il rischio di creare giornalisti di serie B. L’USPI è dell’opinione che un contratto differenziato, a costi contenuti, lungi dal dividere la categoria di giornalisti interpreterebbe realisticamente le condizioni del mercato. E come i contratti delle piccole e medie imprese coesistono con i contratti confindustriali senza classificare negativamente i dipendenti delle PMI, così il contratto giornalistico delle piccole e medie aziende produttrici di periodici non creerebbe davvero giornalisti di serie B. Non è vero che gli editori dell’USPI non vogliano il contratto. Più semplicemente non possono permettersi i costi del contratto FIEG. Su questa lunghezza d’onda il Segretario Generale dell’USPI, Vetere, in un’intervista a Punto COM del 26 novembre scorso ha così spiegato il blocco delle trattative: “...noi avevamo chiesto un contratto che superasse la logica del contratto FIEG, troppo oneroso soprattutto per i piccoli editori. Ci siamo sentiti rispondere sempre che il presupposto di ogni trattativa era l’applicazione del contratto Fieg con qualche “concessione”. Su questa base, mi dispiace, ma non si potrà mai arrivare a nulla, ed è inutile giocare a scaricare le responsabilità. Queste sono le aspettative e la volontà degli associati. Moltissimi giovani si avvicinano all’editoria medio-piccola poiché attraverso la pubblicazione di articoli retribuiti realizzano la condizione per ottenere l’iscrizione nell’elenco pubblicisti dell’Ordine dei giornalisti. L’USPI non ignora che quei giovani redattori guarderebbero con favore ad un contratto modulato. Ma al riguardo non aggiungo altro per carità di patria”. Con la Federazione della Stampa la delegazione e il vertice USPI hanno avuto confronti sereni, civili e mai litigiosi e se la Federazione decidesse di abbandonare la logica del contratto FIEG, inteso come entità indiscutibile, l’USPI sarebbe disposta a riprendere, di buon grado, le trattative con riferimento ai costi del contratto CONFAPI. 7
Presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati
L’AUDIZIONE DELL’AUTORITA’ PER LE COMUNICAZIONI roseguono le audizioni delle parti istituzionali e sociali da parte della VII Commissione Cultura della Camera, nell’ambito dell’esame del disegno di legge A.C. 4163, in materia di editoria e diffusione della stampa quotidiana e periodica (il c.d. “DDL Bonaiuti”). Il 4 novembre scorso è toccato ai rappresentanti dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Sono intervenuti, per essere auditi, il Presidente dell’Autorità, prof. ENZO CHELI; il dr. GIUSEPPE SANGIORGI, componente della Commissione per i servizi e i prodotti; il dr. FRANCO ANGRISANI e il dr. DINO BASILI. Di seguito riportiamo un esauriente stralcio delle considerazioni espresse dai rappresentanti dell’Autorità nel corso dell’audizione.
P
ENZO CHELI, Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il disegno di legge al vostro esame appare orientato a integrare, correggere e semplificare la disciplina esistente in materia di editoria e di diffusione della stampa quotidiana e periodica, con particolare riferimento a quanto previsto nelle leggi n. 416 del 1981, n. 67 del 1987 e n. 62 del 2001. LE TEMATICHE In relazione a tale esigenza di integrazione e di razionalizzazione delle discipline precedenti, questo disegno di legge investe, come voi ben sapete, sei diverse tematiche: l’iscrizione al ROC (Registro degli operatori di comunicazione) dei siti Internet di natura editoriale; una modifica in tema di titolarità di imprese editoriali di quotidiani (articolo 2); un rafforzamento della disciplina in merito alla pubblicazione su quotidiani dei bilanci degli enti pubblici (articolo 3); un’attenuazione delle limitazioni relative ai punti di vendita esclusivi e non esclusivi della stampa quotidiana e periodica; alcune modifiche in tema di rapporti di lavoro e previdenziali; infine alcune modifiche in tema di contributi e agevolazioni. Di queste sei tematiche, soltanto le prime quattro investono direttamente o indirettamente le competenze dell’Autorità che presiedo. Pertanto, mi limiterò a formulare brevissime osservazioni in ordine ai quattro punti connessi alle nostre competenze, lasciando al dottor Sangiorgi il primo di 8
questi temi. LE INTESTAZIONI PROPRIETARIE Per quanto riguarda il secondo tema, ovvero quello delle intestazioni proprietarie, l’articolo 2 del disegno di legge prevede che le azioni aventi diritto di voto e le quote sociali possano essere intestate a società di capitali, anche nel caso in cui la partecipazione di controllo di tali società sia intestata a società non direttamente controllate da persone fisiche. Viene dunque meno la restrizione, che è ancora prevista nell’articolo l, comma 4, della legge n. 416 del 1981, che impone la riconducibilità diretta delle azioni a persone fisiche a fini di trasparenza, in modo da poter risalire immediatamente alle persone intestatarie delle quote. Alla luce della nostra esperienza, con riferimento al Registro degli operatori di comunicazione, la modifica che viene introdotta dall’articolo 2 del disegno di legge appare condivisibile, in quanto diretta ad attenuare un fattore di rigidità, senza rinunciare tuttavia ad un’esigenza indefettibile di trasparenza. LA PUBBLICITA’ ISTITUZIONALE Per quanto riguarda il terzo tema, quello della pubblicità dei bilanci degli enti pubblici, da pubblicare nei quotidiani, l’articolo 3 del disegno di legge integra la disciplina che su questo punto è dettata dall’articolo 6 della legge n. 67 del 1987, nel senso di imporre alle amministrazioni la nomina di un responsabile del procedimento che, in caso di mancata osservanza dell’obbligo di pubblicare sui quotidiani gli estratti dei bilanci, sia tenuto ad effettuarne la pubblicazione a proprie spese, salvo il caso in cui tale inosservanza sia dovuta a causa a lui non imputabile. Si tratta di una norma che incide solo in misura assai limitata sulle disposizioni la cui applicazione è affidata alle competenze della nostra Autorità L’articolo 5 della legge n. 67 del 1987 prevede, infatti, che le amministrazioni statali e gli enti pubblici comunichino agli uffici dell’Autorità le spese pubblicitarie effettuate nel corso di ogni esercizio finanziario, al fine di verificare se tali soggetti abbiano destinato almeno il 50 per cento delle loro spese pubblicitarie alla pubblicità su quotidiani e periodici. A questo proposito, ricordo che nel corso degli ultimi anni è stata avviata dall’Autorità un’attività specificamente rivolta a verificare, a campione, l’adempimento di questi obblighi di comunicazione
e la verifica della rispondenza dei dati dichiarati dagli enti pubblici e dalle amministrazioni pubbliche con quelli emergenti dalle risultanze contabili. A seguito di questa attività di controllo, sono stati avviati numerosi procedimenti sanzionatori nei confronti degli enti che non hanno ottemperato alla trasmissione dei dati imposta dalla legge. Sul tema della pubblicità istituzionale da pubblicare sulla stampa quotidiana, forse nel provvedimento in esame, in considerazione del crescente peso che sta acquistando l’editoria non profit, si potrebbe prevedere una riserva specifica all’interno della quota che viene destinata dalla legge alla stampa a pagamento. LA RETE DISTRIBUTIVA Per quanto riguarda la rete distributiva della stampa quotidiana e periodica, l’articolo 4 del disegno di legge interviene sul decreto legislativo n. 170 del 2001, eliminando alcune restrizioni di accesso al mercato: nel senso, tra l’altro, di estendere la possibilità di ottenere il diritto di autorizzazione alla vendita in punti non esclusivi anche ai soggetti che non siano stati ammessi alla sperimentazione avviata dalla legge n. 108 del 1999. Su questo piano è soprattutto la scarsa diversificazione nelle modalità di distribuzione a costituire un freno allo sviluppo della domanda, in modo particolare dell’editoria quotidiana. Un rafforzamento della differenziazione nelle modalità di distribuzione appare dunque senz’altro opportuno, perché può incentivare una domanda che, rispetto alla media europea, resta ancora decisamente insoddisfacente. Se in Italia i canali di distribuzione alternativi all’edicola rappresentano ancora una quota marginale del mercato, l’incentivazione di nuove formule distributive potrebbe contribuire alla crescita effettiva di tale mercato, senza peraltro compromettere il ruolo, indubbiamente essenziale, tuttora svolto dalle edicole al suo interno. Alla luce di questi dati, il disegno di legge in esame potrebbe, dunque, rappresentare l’occasione per allargare la disciplina, ampliando il novero dei soggetti legittimati alla rivendita della stampa quotidiana e periodica. Anche l’accesso al mercato mediante l’autorizzazione dovrebbe, a nostro giudizio, essere ulteriormente semplificato. IL TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL’EDITORIA Notiziario USPI n° 12
Al di là di questi interventi specifici, che condividiamo perché prevedono una razionalizzazione ed una semplificazione, questa potrebbe essere buona occasione anche per tentare qualcosa di più ed allargare la gamma degli oggetti della disciplina che state esaminando, senza trascurare la possibilità di giungere, come qualcuno ha sottolineato, in un quadro fortemente stratificato nel tempo, anche all’emanazione di un testo unico sull’editoria quotidiana e periodica, in grado di coordinare le molteplici leggi che si sono succedute nel tempo in questa materia. L’esigenza di raccogliere e coordinare, possibilmente in un testo unico, questa complessa disciplina tende oggi a rafforzarsi in una visione convergente che si va affermando tra i vari comparti della comunicazione e nel momento in cui sta per essere presentato dal Governo il testo unico sulla radiotelevisione, previsto dall’articolo 16 della legge n. 112 del 2004. L’ANALISI DEL SETTORE Vorrei ricordare più in generale la complessità del mondo dell’editoria, che la nostra Autorità ha potuto registrare e segnalare nel corso dei quasi sette anni della sua attività nelle relazioni presentate annualmente al Parlamento. Nella nostra ultima relazione, presentata alle Camere nel luglio scorso, abbiamo evidenziato alcuni profili critici, che mettono in luce come anche nel 2003 il settore dell’editoria quotidiana e periodica abbia attraversato una congiuntura molto difficile, legata alla stagnazione del mercato su livelli che restano decisamente insoddisfacenti. Tuttavia, secondo alcuni, l’affermazione crescente dell’editoria free press potrebbe contribuire in futuro all’ampliamento del bacino dei lettori di quotidiani a pagamento. Sulla stessa linea di carattere generale rileviamo che il progressivo sviluppo della tecnologia digitale terrestre nelle trasmissioni radiotelevisive e l’apertura di un nuovo mercato per la diffusione dei contenuti potrebbero rappresentare, una nuova opportunità anche per gli editori che vorranno utilizzare la propria posizione di detentori della vera scarsa risorsa della realtà multicanale, cioè i contenuti. Probabilmente in questo scenario si potrà assistere, a breve o nel medio periodo, anche a una redistribuzione delle risorse a vantaggio degli editori, al di là del tradizionale scenario della stampa quotidiana e periodica a pagamento. Infine, la diversificazione dei settori di investimento potrà farci assistere, anche in questo caso nel breve o nel medio periodo, a un maggiore sviluppo dell’editoria on line, dove di recente si è registrata un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti: mentre inizialmente i principali gruppi editoriali tendevano a riproporre su Internet semplicemente i contenuti dei giornali su carta, ora tendono ad aumentare i Notiziario USPI n° 12
contenuti innovativi a pagamento. Dato che l’editoria on line, come disciplinata dall’articolo l del disegno di legge in esame, tocca più direttamente le competenze dell’Autorità in tema di Registro degli operatori di comunicazione, vorrei pregare il commissario Sangiorgi di svolgere qualche ulteriore considerazione su questo punto. GIUSEPPE SANGIORGI, Componente della Commissione per i servizi ed i prodotti. L’articolo 1 del disegno di legge ha come obiettivo la «definizione di una disciplina per la responsabilità dei siti editoriali su Internet, estesa anche agli editori di testate giornalistiche in formato elettronico e digitale». LA RESPONSABILITA’ DEI SITI Tale articolo prevede al comma 1 che i siti Internet aventi natura editoriale siano soggetti, ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa, all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione. Il disegno di legge considera siti aventi natura editoriale quelli che contengono in via prevalente prodotti editoriali, come definiti dall’articolo 1 della legge n. 62 del 2001. Sui prodotti editoriali sembra opportuno un primo chiarimento, perché il comma 3 dell’articolo 1 della legge n. 62 del 2001 definisce con la medesima espressione due diverse tipologie di prodotto editoriale. LE TIPOLOGIE DI PRODOTTO EDITORIALE La prima tipologia è quella alla quale si applicano le disposizioni dell’articolo 2 della legge 8 febbraio 1948, n. 47; in questo caso, per« prodotto editoriale», sia pure diffuso attraverso Internet, si intende qualcosa di analogo allo «stampato», sottoposto esclusivamente alla disciplina delle indicazioni obbligatorie: luogo ed anno di pubblicazione, nome e domicilio dello stampatore, dell’editore, se esiste, e quant’altro. La seconda tipologia di prodotto editoriale viene invece descritta sempre all’articolo 1, comma 3, della legge n. 62 del 2001 in modo più particolareggiato: si tratta in questo caso del «prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata costituente elemento identificativo del prodotto». Questa tipologia è sottoposta ad obblighi più pregnanti di quelli previsti per lo stampato, dovendo fare riferimento alla disciplina prevista non dall’articolo 2, bensì dall’articolo 5 della legge n. 47 del 1948, ovvero quella che riguarda gli obblighi di registrazione presso il Registro stampa dei tribunali. La prima questione da affrontare allora è la
seguente: a quale di queste due tipologie di prodotto editoriale intende riferirsi il disegno di legge n. 4163 quando parla dell’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei siti aventi natura editoriale? Tutto lascia ritenere che ci si riferisca alla seconda tipologia, quella più strutturata. Se è così, sarebbe comunque opportuno offrirne una espressa indicazione. L’articolo 1, comma 2, prevede a sua volta un analogo obbligo di iscrizione per gli editori di testate giornalistiche in formato elettronico e digitale, intendendosi per queste ultime le testate «diffuse al pubblico con regolare periodicità e per le quali è previsto il conseguimento di ricavi da attività editoriale». Peraltro, quest’ultima locuzione è mutuata dall’originaria definizione di «soggetto esercente l’editoria elettronica e digitale» contenuta nel regolamento per l’organizzazione e la tenuta del Registro degli operatori di comunicazione, che è stato successivamente modificato eliminando il riferimento ai proventi economici. ALTRI INTERROGATIVI Con riferimento ai comma 1 e 2 dell’articolo 1 del disegno di legge, si pongono ulteriori tre interrogativi. Il primo è se questi soggetti di cui al comma 2 siano diversi dagli editori dei siti di cui al comma 1. La domanda deriva dal fatto che il sito Internet avente natura editoriale - nella accezione datane dall’articolo 1, comma 3, della legge n. 62 del 2001 - è per sua natura una «testata giornalistica in formato elettronico e digitale». Il secondo interrogativo è se invece il comma 1 ed il comma 2 dell’articolo 1 del disegno di legge si riferiscano rispettivamente al prodotto editoriale on line ed a quello editoriale off fine. Il terzo interrogativo è, infine se il combinato disposto fra i commi 1 e 2 intenda significare l’obbligo di una generale iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione anche da parte di quei siti web aventi contenuto editoriale analogo a quello dello stampato. La risposta a questi interrogativi si rende necessaria per identificare con certezza quale tipo di sito Internet avente natura editoriale è dunque destinatario dell’obbligo di iscrizione al Registro degli operatori; ciò ricordando sempre che a tale registro vengono iscritte comunque le imprese e non le testate. In questo caso, quando al comma 1 dell’articolo 1 si prevede che i siti aventi natura editoriale sono tenuti all’iscrizione, per questi si intendono gli editori di quei siti. LE ATTRIBUZIONI DEL ROC Occorre ricordare che il Registro degli operatori di comunicazione, insieme all’Informativa economica di sistema che ne costituisce un essenziale completamen10 to, persegue tre obiettivi: 9
L’AUDIZIONE DELL’AUTORITA’ PER LE COMUNICAZIONI rappresenta una prima anagrafe integrata su base nazionale (si tratta del primo censimento della società dell’informazione nel nostro paese, perché comprende operatori che vanno dal settore dell’editoria più tradizionale a quella legata ad Internet e alle telecomunicazioni); assicura la tutela delle finalità perseguite dall’articolo 21 della Costituzione; infine, assicura la conoscenza ed il monitoraggio sistematico dei mercati della comunicazione per assolvere alle varie attribuzioni conferite dal legislatore all’Autorità sia in materia di concorrenzialità dei mercati sia ai fini della documentazione che l’Autorità trasmette alle istituzioni comunitarie. In relazione a queste sue caratteristiche, occorre sottolineare che l’articolo 1 del disegno di legge finalizza l’iscrizione al ROC alla applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa, tradizionalmente riferita ai registri presso i tribunali. Vorremmo allora fare presente che questa ulteriore attribuzione consiste in una «torsione» delle finalità di quel registro, che può sì essere prevista, ma che ha un impatto organizzativo sull’Autorità, del quale probabilmente occorrerebbe tenere conto. Quel che si vuole ulteriormente sottolineare è che, per quanto riguarda la comparsa in Internet di siti paragonabili agli stampati, già la legge n. 62 del 2001 prevedeva l’estensione degli obblighi previsti dalla legge n. 47 del 1948: se si apre un qualsiasi sito Internet di questo tipo, si troverà che queste indicazioni -la legge n. 47 del 1948 le definisce «indicazioni obbligatorie» - non sono presenti. Si potrebbe dunque valutare l’inserimento nel disegno di legge di più puntuali indicazioni, come ad esempio l’esplicitazione dell’obbligo per tutti siti Internet, quelli assimilabili agli stampati, di tenere sull’home page un link denominato «informazioni di garanzia al cittadino», nel quale siano contenute quelle informazioni obbligatorie che la legge n. 47 del 1948 già riferisce agli stampati.
9
Il prof. Cheli ed il dr. Sangiorgi hanno poi risposto alle numerose domande rivolte loro dai componenti la Commissione Cultura, On. Giuseppe Giulietti, On. Enzo Carra e On. Roberto Zaccaria. I quesiti sollevati dai citati onorevoli hanno riguardato la concentrazione delle risorse pubblicitarie e le possibili agevolazioni per la stampa; il calcolo del SIC (sistema integrato della comunicazione) introdotto dalla Legge Gasparri; le modalità di funzionamento e il grado di funzionalità dell’authority; la pubblicità istituzionale e la normativa europea di riferimento riguardante Internet. 10
Ecco, per sommi capi, le risposte dei rappresentanti l’Autorità: ENZO CHELI: La situazione della stampa, che abbiamo denunciato nelle ultime sei relazioni al Parlamento, comparativamente con quella del sistema radiotelevisivo, è decisamente critica. Interventi di tipo agevolativo e contributivo, che troviamo anche nel disegno di legge, vanno sempre verificati alla luce della compatibilità con le discipline comunitarie. Tuttavia, interventi di tipo strutturale sarebbero senz’altro opportuni. Per quanto riguarda il calcolo del valore del SIC, l’Autorità ha iniziato, attraverso il proprio servizio di analisi di mercato e concorrenza, un lavoro non semplice per la definizione dei suoi comparti. Il tema più delicato è quello degli organici; lo abbiamo segnalato insistentemente in particolare nella relazione di quest’anno. La struttura dell’Autorità, a regime, prevede 320 persone, con un’aggiunta di 15 unità prevista della legge sui conflitti di interessi. Fin dall’avvio della legge Maccanico esisteva un evidente squilibrio tra la quantità e la qualità delle funzioni assegnate all’Autorità e l’esiguità della struttura, ma il dato più preoccupante è che nell’ultimo anno e mezzo le sue funzioni sono praticamente raddoppiate. Le sanzioni hanno avuto sul settore della pubblicità istituzionale un’evoluzione recente perché l’Autorità, in base alla legge n. 67 del 1987, riceve le comunicazioni delle amministrazioni sulla quota destinata ai quotidiani. Credo che questo obbligo riguardi tutto ciò che è pubblico, amministrazione diretta e indiretta: almeno questa è la nostra lettura, poi vedremo in sede applicativa quale eventuale contenzioso ne scaturirà. Registro con soddisfazione il fatto che ci siano state voci di adesione all’ipotesi del testo unico. Ora che iniziamo a lavorare sul progetto di testo unico sulla televisione, vediamo che l’esigenza di accorpare le disposizioni è diventata essenziale, in considerazione non solo della complessa e casuale stratificazione che ha avuto nel tempo la normativa in materia televisiva e ancor più in quella editoriale, ma anche dei processi di convergenza in atto, che vanno adeguati alle discipline comunitarie. Occorre anche stabilire una chiara delimitazione tra competenze statali e regionali. GIUSEPPE SANGIORGI: La mole delle questioni affrontate è tale da essere degna di un convegno, più che di risposte sintetiche! Ci si deve poi porre il problema di come l’Autorità, con le risorse
ed il personale a sua disposizione, possa direttamente agire su tutti i temi del monitoraggio, che riguardano la disciplina della pubblicità, la par condicio, il pluralismo, nonché l’Auditel, perché quest’ultimo è una forma di monitoraggio. È quindi un tema generale da dibattere nel prosieguo dell’attività dell’Autorità. Per quanto riguarda la normativa europea di riferimento, il tema generale di Internet è proprio questo. L’articolo l tenta di rispondere ed il tema è molto affascinante: Internet, per come è strutturato, va oltre la dimensione degli Stati e, soprattutto, oltre le leggi degli Stati. Come fa ogni singolo ordinamento a tutelare effettivamente quei profili che ritiene meritevoli di tutela dal punto di vista civile e penale? Nel caso richiamato nell’articolo l, il tema è molto dibattuto. Internet è l’ONU della comunicazione on line nel mondo! E l’aspetto più interessante sul quale lavorare insieme. Per quanto riguarda il tema della riserva, già incidentalmente si è detto quanto si sia allargata la platea dei soggetti pubblici che sono obbligati a questa forma di comunicazione istituzionale così ripartita. Ecco perché, rispetto all’editoria più piccola della fascia debole, che comunque è quella della carta stampata, si pone il problema del no profit. Lo si studierà per i profili costituzionali: certo per il settore televisivo una quota di riserva per l’emittenza locale esiste; non vedo perché, in analogia, non possa esservi una quota di riserva per la stampa no profit. Per quanto riguarda il Registro degli operatori di comunicazione, esso presenta a oggi i seguenti numeri: editori iscritti al Registro degli operatori di comunicazione, 8403; editori di editoria elettronica iscritti al registro, 470; concessionari di pubblicità, 682; editori di radiodiffusione sonora e televisiva, 2014; produttori e distributori di programmi, 1038; agenzie a carattere nazionale, 58; servizi telematici o di telecomunicazioni, 397. È una platea di oltre diecimila imprese, che movimentano il Registro con migliaia e migliaia di comunicazioni all’anno. La nostra sfida in questi anni è quella di realizzare un sistema interamente informatizzato. Anche in questo caso, il tema del Registro degli operatori di comunicazione è uno di quelli che si connettono al problema generale dell’organico dell’Autorità. Se non si comprendono alcuni motivi di difficoltà dell’Autorità, non si riuscirà ad incidere sulla funzionalità della stessa. Mi sembra che questo sia tuttavia un altro tema, del quale discorrere in un’altra occasione. Notiziario USPI n° 12
Le nuove norme sulla diffamazione a mezzo stampa al giro di boa
PENE PECUNIARIE SALATE MA NIENTE CARCERE ome preannunciato nel precedente numero di questo Notiziario con la abolizione della pena detentiva per il reato di diffamazione a mezzo stampa i giornalisti non andranno più in galera. Il giornalista non sarà punibile quando il giornale o il periodico pubblichi dichiarazioni o rettifiche. Restano invece - e salate - le pene pecuniarie che potranno arrivare a 10.000 euro e (per risarcimento dei danni morali) fino a 30.000 euro, ma solo quando il giudice sarà chiamato a decidere secondo equità. Questo il succo delle nuove norme approvate dalla Camera dei Deputati (che di seguito riportiamo) dopo un lungo, difficile percorso parlamentare caratterizzato da perplessità e polemiche. La patata bollente ora passa al Senato, mentre da più parti già si auspicano miglioramenti al testo approvato in prima lettura nell’aula di Montecitorio.
C
d)
Queste le nuove norme approvate, in prima lettura, dalla Camera dei Deputati: 1. Dopo il primo comma dell’articolo 1 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, è aggiunto il seguente: “Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, ai siti internet aventi natura editoriale”. 2. All’ articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al secondo comma, dopo le parole «sono pubblicate» aggiungere le seguenti: “, senza commento, “; b) dopo il terzo comma è aggiunto il seguente: «3bis. Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 agosto 1990, n. 223. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»,. c) dopo il quarto comma, è aggiunto il seguente: «4bis. Per la stampa non periodica l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57bis del codice penale provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a propria cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubNotiziario USPI n° 12
e)
3.
4.
blicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l’ha determinata»; al quinto comma, primo periodo, le parole: «trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma» sono sostituite dalle seguenti: «trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, e sesto comma» e le parole: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto comma» sono sostituite dalle seguenti: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto per quanto riguarda i siti informatici, quinto e sesto comma»; dopo il quinto comma è inserito il seguente: «Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche, non pubblicano la smentita o la rettifica richiesta». Dopo l’articolo 11 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, è inserito il seguente: «Art. 11 bis - (Risarcimento del danno). 1. Nella determinazione del danno derivante dalla pubblicazione ritenuta lesiva della reputazione o contraria a verità, il giudice tiene conto dell’effetto riparatorio della pubblicazione della rettifica, se richiesta dalla persona offesa. 2. Quando il giudice procede alla liquidazione del danno in via equitativa, l’entità del danno non patrimoniale non può comunque eccedere la somma di euro 30.000. Il giudice non è vincolato al limite predetto nel caso in cui l’imputato sia già stato condannato, in sede civile o penale, con sentenza definitiva, al risarcimento del danno in favore della medesima parte offesa. 3. Nei casi previsti dalla presente legge, l’azione civile per il risarcimento del danno alla reputazione si prescrive in un anno dalla pubblicazione». L’articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, è sostituito dal seguente:
«Art. 13 - (Pene per la diffamazione) 1. Nel caso di diffamazione commessa col mezzo della stampa, consistente nell’attribuzione di un fatto determinato, si applica la pena della multa da euro 5.000 a euro 10.000. 2. Alla condanna per il delitto di cui al comma 1 consegue la pena accessoria della pubblicazione della sentenza nei modi stabiliti dall’articolo 36 del codice penale e, nell’ipotesi di cui all’articolo 99, comma 2, del codice penale, la pena accessoria dell’interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da un mese a sei mesi. 3. L’autore dell’offesa non è punibile se provvede, ai sensi dell’articolo 8, alla pubblicazione di dichiarazioni o rettifiche. 3bis. Nel dichiarare la non punibilità, il giudice valuta la rispondenza della rettifica ai requisiti di legge. 4. Con la sentenza di condanna il giudice dispone la trasmissione degli atti al competente ordine professionale per le determinazioni relative alle sanzioni disciplinari”. 5. L’articolo 12 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, è abrogato.
GLI EFFETTI SUL CODICE 1. L’articolo 57 del codice penale è sostituito dal seguente: «Art. 57 - (Reati commessi con il mezzo della stampa, della diffusione radiotelevisiva e altri mezzi di diffusione) 1. Salva la responsabilità dell’autore della pubblicazione, e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vicedirettore responsabile del quotidiano, del periodico o della testata giornalistica, radiofonica o televisiva, rispondono dei delitti commessi con il mezzo della stampa, della diffusione radiotelevisiva o con altri mezzi di diffusione se il delitto è conseguenza della violazione dei doveri di vigilanza sul contenuto della pubblicazione. La pena è in ogni caso ridotta di un terzo. 2. All’articolo 595 del codice penale, i commi primo, secondo e terzo sono sostituiti dai seguenti: «Art. 595 - (Diffamazione). Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo 594, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la multa da euro 1.500 a euro 6.000. La pena è aumentata se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. 13 Se l’offesa è arrecata col 11
L’associazione in partecipazione dopo la legge Biagi
IL DIRETTORE ASSOCIATO
CO.CO.CO.
La consulenza dell’USPI conosce casi in cui l’editore, specialmente nel primo anno di vita di un periodico, ha difficoltà a quantificare e a pagare il compenso al Direttore responsabile non essendo in grado di prevedere, con ragionevole approssimazione, quali saranno i ricavi da vendita e da pubblicità della testata. Talvolta in via amichevole il direttore offre gratuitamente all’editore la sua collaborazione riservandosi di concordare il suo compenso in corso d’opera o quando il bilancio del periodico lo consentirà. Questi accordi provvisori nascondono qualche insidia poiché al momento in cui il bilancio raggiunge il punto di pareggio non è infrequente il caso che l’amico Direttore responsabile reclami il compenso non percepito e la quota contributiva INPGI a carico dell’azienda (2%). Per evitare queste sorprese gli editori chiedono se vi sia una soluzione legittima che salvaguardi i loro interessi e, nel contempo, il diritto del Direttore di vedersi retribuire il suo lavoro. Una soluzione corretta potrebbe essere data dal contratto di associazione in partecipazione, disciplinato dall’art. 2549 e seguenti del Codice civile, recentemente rivisitato dall’art. 86 del D.Lgs. 276/04 applicativo della Legge Biagi n. 30/04. Con tale contratto l’editore attribuisce al Direttore responsabile associato una partecipazione agli utili netti dell’azienda editoriale o del periodico come corrispettivo del lavoro direzionale. La partecipazione può essere estesa a tutti gli utili ovvero a uno o più affari della testata come i ricavi da vendita o i proventi pubblicitari. Il rapporto si instaura tra due soggetti: 1) l’editore associante “datore di lavoro”; 2) il Direttore responsabile associato che offre il suo apporto professionale. Se vi sono altri associati all’impresa editoriale l’editore deve chiedere il loro consenso alla stipula del contratto di associazione con il Direttore responsabile. La gestione dell’impresa editrice o dell’affare resta ovviamente all’editore associante ma il contratto può determinare quale controllo può esercitare il Direttore associato sull’impresa editrice o sull’affare. Se l’associazione ha durata inferiore ad un anno il Direttore associato ha diritto a prendere visione delle scritture contabili per determinare la quota degli utili a lui spettante; mentre se l’associazione ha durata annuale ha diritto ad avere anche una copia del conto consuntivo Ma cosa succede se il bilancio si chiude in 12
rosso? Il Direttore associato, salvo patto contrario, partecipa alle perdite ma solo entro i limiti di valore del suo apporto professionale. Per motivi di equità sembra opportuno suggerire di inserire nel contratto l’anzidetto patto contrario, precisando cioè che il Direttore è comunque escluso dalla partecipazione pro-quota alle perdite. Non sembra giusto infatti che il direttore oltre a lavorare gratis partecipi anche alle disavventure economiche della testata.
L’ASSOCIAZIONE DOPO LA RIFORMA BIAGI Con la riforma del lavoro è entrata in vigore una particolare norma antielusiva (art. 86, 2° comma del D.Lgs. 279/04) per i rapporti di associazione senza un’effettiva partecipazione alla gestione dell’impresa (o dell’affare) e senza la concreta corresponsione di erogazioni a chi lavora. In caso di rapporti fittizi il lavoratore associato avrà diritto a tutti i trattamenti contributivi, economici e normativi che la legge e i contratti collettivi riservano al soggetto che svolge lavoro subordinato nella stessa posizione del medesimo settore di attività; in mancanza di contratti collettivi nazionali di lavoro va fatto riferimento a settori analoghi. E’ prevista una via d’uscita, per non sottostare a tale direttiva; alternativamente all’equiparazione degli associati ai dipendenti, il datore di lavoro o committente o altrimenti utilizzatore della prestazione lavorativa dell’associato, può comprovare, con idonee attestazioni o documentazione, che la prestazione rientra in una delle tipologie di lavoro disciplinate nel D.Lgs 279/04 (somministrazione di lavoro, lavoro intermittente, lavoro a progetto, ecc.) ovvero in un contratto di lavoro subordinato speciale o con particolare disciplina, o in un contratto nominato di lavoro autonomo, o in altro contratto espressamente previsto nell’ordinamento. Nella pratica editoriale la maggior parte delle testate dell’area USPI è diretta da un giornalista che presta la sua attività in regime di parasubordinazione e cioè senza vincoli di orario o di dipendenza. In questo caso è necessario che il contratto espliciti che la direzione responsabile è assicurata in forma di collaborazione coordinata e continuativa, senza vincoli di orario e di subordinazione. In quanto iscritto all’Ordine dei giornalisti il direttore associato co.co.co. deve iscriversi alla gestione separata dell’INPGI e versare la quota complessiva del 12%: 10%
a suo carico e 2% a carico dell’editore che ad ogni erogazione gli anticiperà l’anzidetta quota percentuale a suo carico. Il regime fiscale del reddito percepito dal DirettoreAssociato va individuato, caso per caso, con riguardo alla periodicità del periodico, alla posizione tributaria dell’interessato e al possesso della partita IVA. Di per sé - a prescindere dall’ambito editoriale - la partecipazione agli utili è assimilabile al reddito di lavoro autonomo e pertanto, ai sensi dell’art. 49, 2° comma del D.P.R. 917/1986, al momento dell’erogazione dell’utile o di eventuali acconti, l’editore dovrà effettuare la ritenuta d’acconto del 20%. Questa soluzione è però applicabile alla “locatio operis” cioè al lavoro autonomo in senso stretto, ad esempio alla direzione responsabile di un semestrale effettuata in forma del tutto saltuaria e indipendente. Se invece, la direzione è esercitata, come avviene nella maggior parte dei casi, in forma coordinata e continuativa, questo secondo profilo, a nostro avviso, prevale sul profilo concomitante della associazione in partecipazione e il reddito da utili seguirà la disciplina fiscale delle co.co.co. In quanto assimilati ai redditi da lavoro dipendente, i redditi lordi del Direttore associato - co.co.co., in forza della legge finanziaria per il 2001 del 21.11.00 n. 342, sarà assoggettato alla ritenuta fiscale, con aliquota progressiva, secondo gli scaglioni di reddito. I direttori associati vanno iscritti sui libri di paga e matricola con le medesime regole dei co.co.co. Il contratto deve avere forma scritta e, in attesa della certificazione dei rapporti di lavoro, deve essere registrato.
SCHEMA DI CONTRATTO TIPO DI ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE DEL DIRETTORE RESPONSABILE CO.CO.CO. Tra l’Associante-Committente ........ con sede in ............. Via ........................, in persona del suo legale rappresentante Sig............, d’ora innanzi chiamata “Editore”, e il Sig...................... residente a ....................., Via ........................ tel.............................., fax........................., e-mail........................., cod. fisc.................., Tessera ONG n................................., del ......................., d’ora innanzi chiamato Direttore, si costituisce il seguente rapporto di associazione in partecipazione, con apporto di sola attività professionale dell’associato, prestata in forma di collaborazione coordinata e continuativa. 1. Con questo contratto l’Editore-associante riconosce al Direttore associato la partecipazione agli utili netti della testaNotiziario USPI n° 12
ta.......... (1) nella misura del.......%, in cambio dell’attività di Direttore responsabile dell’anzidetta testata che il Direttore associato presterà, in forma di collaborazione coordinata e continuativa, senza vincoli di orario e di dipendenza. (2) 2. L’Editore conserva il diritto alla gestione dell’impresa e della testata (o dell’affare) mentre il Direttore ha diritto di prendere visione delle scritture contabili e di avere una copia del bilancio consuntivo annuale (3) 3. Il Direttore partecipa alle perdite con la limitazione che il valore delle perdite non può superare il valore della sua attività direzionale commisurata al compenso minimo a numero, individuato nel tariffario dell’Ordine dei Giornalisti, al Titolo VII - Direttore Responsabile che esplica in maniera saltuaria prestazioni giornalistiche autonome (locatio operis) non comportanti cioè subordinazione” voce C (tirature fino a 10.000 copie a numero). (4) 4. Eventuali spese di realizzazione di servizi giornalistici o articoli d’indagine saranno rimborsate al Direttore solo se
preventivamente autorizzati dall’Editore e idoneamente documentate. 5. Il presente contratto decorre dal ........... ha durata ..................... (5) e può essere rinnovato per quante volte le parti lo desiderino. L’eventuale disdetta anticipata dovrà essere comunicata con raccomandata AR almeno ....... giorni prima della scadenza (6). 6. Il Direttore s’impegna a prestare la propria collaborazione direzionale e di vigilanza in forma di co.co.co., sincronizzandosi con le esigenze dell’Editore e del ciclo di produzione e nel rispetto della linea editoriale della testata. 7. Il Direttore non potrà svolgere attività in concorrenza con l’Editore, né diffondere notizie e apprezzamenti attinenti ai programmi editoriali e all’organizzazione dell’Editore. In nessun modo il Direttore potrà compiere atti in pregiudizio della testata o dell’attività dell’Editore. 8. In quanto iscritto all’Ordine dei Giornalisti il Direttore è tenuto ad iscriversi alla gestione separata dell’INPGI a cui verserà l’intero contributo del 12%
TARIFFE ADDIO?
tariffe fissate dall’Ordine dei giornalisti per le collaborazioni libero-professionali. Ma i minimi vanno rispettati anche se il fatturato è microscopico. Talvolta le preoccupazioni diurne seguivano il piccolo editore anche nel sonno. Ma la notte del 13 ottobre u.s. il nostro eroe fece un sogno: il governo stava decidendo di liberalizzare le tariffe. La mattina successiva si svegliò e... “Tornò bruscamente alla cruda realtà” direte voi. E invece no! Comprò il “Corriere della Sera” del 14 ottobre, prese a leggerlo ed ebbe una botta al cuore. Nelle finestrelle d’apertura di pag. 2 c’era - nero su bianco, a tutta pagina - questa incredibile notizia: “Il ministro dell’Economia e delle Finanze punta ad una accelerazione delle liberalizzazioni nel nostro Paese. La riforma potrebbe partire in occasione del varo della prossima legge finanziaria 2005. Uno degli interventi... è l’eliminazione dell’obbligo di rivolgersi al notaio per la compravendita di automobili, cicli e motocicli. L’altra riforma riguarderebbe gli ordini professionali (e qui gli occhi del piccolo editore si spalancarono gioiosamente) per i quali scatterebbe l’addio delle tariffe minime con l’introduzione della liberalizzazione del costo dei servizi: dagli avvocati, agli ingegneri, ai commercialisti, ai giornalisti”. “Sarà poi vero?” Si chiese il piccolo editore che, dopo tante fregature, non credeva nemmeno al “Corrierone”. E così si dette
C’era una volta un piccolo editore che pubblicava un mensile ben fatto, di piccola tiratura. Con un migliaio di abbonati, fedeli ma pochini, faticava un po’ ad applicare le Dal 1° gennaio 2005
Aumenta di un punto Il contributo INPGI per i giornalisti dipendenti A decorrere dal 1° gennaio 2005 l’aliquota contributiva a carico dell’azienda editrice per l’IVS dei giornalisti dipendenti passa dal 19,28% al 20,28%. Rimane immutata invece la contribuzione a carico del giornalista dipendente (IVS 8,69% ed eventuale 1% aggiuntivo da calcolarsi sulle quote di retribuzioni eccedenti la prima fascia di retribuzione pensionabile). Le aziende che abbiano giornalisti dipendenti dovranno aggiornare la procedura relativa alle denunce contributive mensili. Il programma di aggiornamento può essere scaricato dal sito www.inpgi.it. Questa la situazione contributiva nei confronti dell’INPGI dal 1° gennaio 2005: IVS: 28,97% (di cui il 20,28% a carico dell’editore e l’8,69% a carico del giornalista dipendente) DISOCCUPAZIONE: 1,61% FONDO GARANZIA TFR: 0,30% ASSEGNI FAMILIARI: 0,05% Notiziario USPI n° 12
all’atto della riscossione della partecipazione agli utili, mentre l’Editore è tenuto ad anticipargli il 2% a suo carico della partecipazione maturata. Letto, approvato e sottoscritto il ............... L’Editore.................... Il Direttore Responsabile....................... _______________ 1) Ovvero “agli utili derivanti dai ricavi da vendita”, o “agli utili derivanti dalla raccolta pubblicitaria”. 2) In questo punto può prevedersi anche che il Direttore, oltre a svolgere l’attività direzionale e di vigilanza, scriva saltuariamente articoli e/o servizi. 3) A questo punto possono essere previsti anche altri controlli che possono essere esercitati dal Direttore associato per meglio verificare l’ammontare degli utili. 4) Citare la voce B se la tiratura del periodico è compresa tra 10.000 e 400.000 copie a numero. 5) trimestrale, semestrale o annuale. 6) 10 giorni se il contratto è trimestrale, 20 se semestrale, 30 se annuale. questa risposta prudente e dubbiosa: “La liberalizzazione delle tariffe potrebbe essere una buona cosa. Però c’è un però. Sarebbe una riforma a costo zero per i contribuenti e quindi, probabilmente, non se ne farà nulla”.
PENE PECUNIARIE SALATE... 11
mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, si applica la pena della multa da euro 3.000 a euro 8.000. Si applicano le disposizioni di cui al comma 3 dell’articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, nel caso in cui l’autore dell’offesa pubblichi una completa rettifica del giudizio o del contenuto lesivo dell’altrui reputazione. Alla condanna consegue la pena accessoria dell’interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da un mese a sei mesi, nell’ipotesi di cui all’articolo 99, comma 2, del codice penale. Nel caso in cui la condanna a pena detentiva per i reati di cui alla presente legge debba essere ancora eseguita prima della data di entrata in vigore della legge stessa, ovvero, a tale data, sia in corso d’esecuzione, la pena della reclusione è convertita in pena pecuniaria ai sensi dell’articolo 135 del Codice penale. 13
E C H I D A L
Alla cortese attenzione del Dott. Daniele Longo - Segreteria organizzativa del XVII Stage di Urbino 12-17 settembre 2004 “Professor” Longo che piacere leggerti! Ti ringrazio per l’invio del materiale. Volevamo farVi i nostri complimenti per l’ottima riuscita del corso. Grazie per la Vostra professionalità, serietà e soprattutto disponibilità. Buona serata! Laura Lamanna e Giorgio Caneva JOB IN TOURISM
Carissimi, desidero complimentarmi per l’ottima riuscita del xvn stage per editori recentemente tenutosi a Urbino, al quale hanno partecipato ben 44 rappresentanti della media e piccola editoria. Le lezioni, ben esposte dai sigg. relatori, sono state molto utili per la conoscenza, l’aggiornamento ed applicazione di molte norme e leggi riservate al nostro mondo, spesso appositamente esclusive e quindi non sempre conosciute al di fuori di esso. In questo corso ho potuto incontrare molte persone professionalmente ben preparate. Alcune di esse, oltre ad essere editori, svolgono altre primarie attività in cui hanno saputo riversare con convinzione, spesso privilegiandoli, i più veri, eterni valori “morali” e di “solidarietà” a coloro che hanno veramente bisogno di aiuto, non necessariamente solo materiale. Questa realtà ha, per me, portato un altro “valore aggiunto” al corso, che ricorderò come il più riuscito tra quelli da me frequentati. Mi sento, infine, in dovere di porgere un sincero grazie anche agli assistenti dr. Daniele Longo e dr. Gianmario Siboui (che ringrazio per la loro amicizia) che con la loro disponibilità e simpatia hanno così ben saputo amalgamare un gruppo di “studenti” così numeroso. Luciano Longaretti DIRIGENTI INDUSTRIA
Dott. Daniele Longo - Segreteria dello Stage Carissimo Daniele, come promesso ti invio due righe di commento al termine dello stage... Anche se a leggere il programma sembrava una serie troppo fitta di argomenti e di lezioni da seguire tutti i giorni, rileggendo gli appunti ci si rende conto che il tempo trascorso in quella aula dell’Università di Urbino ci ha reso moltissimo... Non ho avuto modo al ritorno di stendere una relazione per il mio editore così come mi ero ripromessa, ma le cose stanno venendo fuori pian piano, una ad una. Per quanto mi riguarda posso dire che occasioni come questa sono utilissime per un mestiere che non si impara da nessuna parte se non con l’esperienza sul lavoro: è importante avere un punto di riferimento, avere delle persone esperte a cui poter chiedere chiarimenti, soprattutto per chi come noi è ormai rassegnato a destreggiarsi in ruoli diversi pur di impratichirsi alla svelta su quanto bisogna sapere per essere al passo con quello che viene richiesto dalle varie normative. Un unico appunto per multimedialità e marketing, forse si poteva fare qualcosina di più: ma solo se vogliamo fare i perfezionisti. Tutto il resto è stato per me all’altezza delle aspettative, permettendomi di capire dove già qualcosa sapevo se era tutto confermato o meno e di imparare dove non sapevo granchè. Sono contenta di aver deciso di partecipare al corso e soprattutto sono contenta di com’è andata e di chi ho incontrato, perché ho avuto la possibilità di parlare e di confrontare la mia esperienza con altri e (cosa non prevista) di conoscere davvero delle belle persone con le quali credo proprio che rimarremo in contatto. Un caloroso grazie dunque agli organizzatori e ai docenti e un augurio per il prossimo anno! Sara Caviglia Dogma S.r.l.
XVII STAGE
USPI
D I U R B I N O ARRIVEDERCI A
SETTEMBRE
P.O. PROFESSIONAL OPTOMETRY
2005
PER IL
XVIII STAGE
BIBLIOTECA USPI COMUNICARE BENE Una chiave per il successo di Giancarlo Visconti FrancoAngeli, Milano 2004, pagine 176, € 15,00 Perché politici di professione a “Porta a Porta” nei passaggi più caldi anziché interessare i potenziali elettori comunicano irritazione, alterigia, prepotenza? Perché alcuni Parroci avvicinando troppo la bocca al microfono trasformano le loro buone omelie in prediche fastidiose? Perché oratori coltissimi anziché rivolgersi al pubblico, a tutto il pubblico, guardano solo tre o quattro persone che hanno annuito o mostrato interesse? Perché in alcuni cinema eleganti l’ottima qualità dell’immagine è guastata da un sonoro “anni ‘50”? E perché certi luminari della medicina anziché comunicare serenità trasudano supponenza? La verità è che oggi non basta comunicare ma occorre saper comunicare bene e la cosa non è molto facile poiché una frase, una sequenza visiva, uno slogan possono essere pensati ed espressi per un certo scopo, ma possono venire percepiti con un significato che produce effetti controproducenti nel pubblico o nel singolo interlocutore. Insomma non basta esprimersi per comunicare ma occorrono parole, atteggiamenti, immagini capaci di produrre comunicazioni
NOTIZIARIO Mensile - 11 numeri Organo del direttivo nazionale dell’Associazione di categoria dei piccoli e medi editori Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972 Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Fax: 06.40.66.859 Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991) Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Responsabile: Giancarlo Cinoglossi Redattore Capo: Vittorio Volpi Tipografia: SO.GRA.RO. SpA - Via Ignazio Pettinengo, 39 00159 Roma Il n. 12 (dicembre 2004) è stato stampato il 13 dicembre 2004
Notiziario USPI n° 12
di qualità. Questo libro ci aiuta a farlo, delineando con argomentazioni, appunto, “di qualità” i fondamentali della buona comunicazione interpersonale, in tutto il suo armamentario: la psicologia, il modo di muoverci e di gesticolare, il modo di guardare, il dominio del nostro essere e del nostro apparire. Una buona comunicazione va infatti “governata” così come la recezione di un messaggio va “interpretata” per cogliere tutte le informazioni che - verbalmente o no - il nostro interlocutore ci sta complessivamente fornendo. Questo libro contiene anche test scientifici che aiutano a conoscere meglio i nostri limiti e le nostre possibilità comunicazionali. LA PUBBLICITA’ COMMERCIALE ON LINE di Andrea Stazi Casa Editrice Giuffrè, Milano 2004, pagine 194, € 15,00 E’ questo il 260° volume della prestigiosa collana dei “Quaderni di giurisprudenza commerciale” edita dal 1974 dalla Giuffrè. Si tratta di un lavoro per specialisti della legislazione pubblicitaria, scritto da un giovane (e preparatissimo) ricercatore dell’Osservatorio di Proprietà Intellettuale, Concorrenza e Comunicazione della Luiss. Ma è anche un manuale pratico per chi vuol sapere cos’è, come si fa e come si caratterizza la pubblicità on line rispetto alla pubblicità cartacea e televisiva. E ciò rende il testo di grande utilità anche per gli editori di periodici che ci leggono. Non a caso il lavoro è un’autentica miniera di definizioni che hanno il raro pregio di essere costruite in forma semplice, chiara ed esauriente. Valga per tutte la spiegazione dei termini “Pubblicità su Internet” riferibili sia alla comunicazione commerciale sviluppata dalle aziende attraverso la Rete che alla comunicazione di messaggi ad un pubblico ristretto che può essere interessato a contatti commerciali. Nel primo tipo rientrano le campagne pubblicitarie che sviluppano notorietà di marca, mentre nel secondo tipo sono comprese le campagne che invitano gli utenti di un target a conoscere un sito e a visitarlo. L’attitudine di Internet alla diffusione di informazioni senza limiti geografici e la possibilità di realizzare un dialogo tra gli investitori pubblicitari e i cyber-consumatori hanno consentito alla Rete di diventare in pochi anni uno strumento essenziale per il
commercio. Gli investitori sono stati incoraggiati dall’efficacia del mezzo che, a differenza dei messaggi a stampa o degli spot televisivi: - è interattivo, cioè consente al potenziale cliente di parlare con l’azienda, di sfogliarne il catalogo e di confrontare i prodotti e i prezzi con quelli di altre aziende; - può concludersi con l’acquisto diretto ed immediato del prodotto senza uscire di casa; - è rapidamente e facilmente misurabile poiché ogni messaggio viene erogato attraverso dei server che ricevono le richieste degli utenti ed è quindi possibile calcolare con sicurezza la quantità di file o pagine inviate. Non meno interessante è la parte giuridicolegislativa volta ad individuarne il regime applicabile a tutti i tipi di pubblicità on line nell’ambito della vigente normativa italiana ed europea, in attesa di una regolamentazione ad hoc. L’ITALIA DEI GIORNALI FOTOCOPIA di Alessandro Barbano Franco Angeli, Milano 2003, pagine 144, € 13,50 “La lettura del giornale – diceva Hegel – è la preghiera del mattino dell’uomo moderno” ma, osserva Franco Ferrarotti nella sua prefazione a questo libro c’è preghiera e preghiera. C’è una preghiera toccante, credibile e una preghiera ripetitiva, noiosa, non credibile e questo secondo tipo sembra prevalere in Italia. Arricchito da quattro interviste a Giuliano Ferrara, Paolo Gambescia, Ezio Mauro e Paolo Mieli, questo studio coglie una correlazione tra l’omologazione dei quotidiani e la loro crisi di vendita. La tesi sostenuta nel saggio è che l’avvento tecnologico degli ultimi cinque anni ha imposto nelle redazioni un ribaltamento dei fini della comunicazione: l’impiego massiccio di internet nei processi di formazione della notizia da strumento per esaltare le differenze è divenuto metodo di replicazione, più volte possibile, di un modello unico e indifferenziato. L’effetto di questo processo non risiede tanto nell’inattendibilità, o addirittura nella palese falsità della notizia, quanto nella perversa rincorsa emulativa che induce simultaneamente i giornali ad un processo di omologazione, indifferente rispetto ai contenuti. Un processo al quale – spiace rilevarlo – non sfuggono neppure i quotidiani regionali. Per trovare un po’ di originalità occorre cercarla in alcuni settimanali d’informazione locale, più attenti alle problematiche specifiche del territorio. 15
PERIODICI ASSOCIATI ALL’USPI (367° elenco) L’ASSAGGIO
FOTOCOMPUTER
SICILIAGRATIS
Via delle Tofane n. 14 25128 BRESCIA Direttore: Luigi Odello Editore: Centro Studi e Formazione Assaggiatori scarl Periodicità: trimestrale Materia trattata: analisi sensoriale
Viale Forlanini n. 23 20134 MILANO Direttore: Sabina Cupi Editore: Nuova Editrice Europea srl Periodicità: mensile Materia trattata: fotovideo digitale
Via G. Marconi n. 44 92027 LICATA AG Direttore: Camillo Vecchio Editore: DMG Communication di De Marco Gennaro Periodicità: mensile Materia trattata: informazioni economiche, commerciali, culturali, sportive, concorsi
BANCA
MONTEFELTRO
TRA BERICI E LESSINI
Via Brescia n. 31/A 26013 CREMA CR Direttore: Angelo Lorenzetti Editore: Banca Cremasca Credito Cooperativo Periodicità: semestrale Materia trattata: informativo, culturale
Via Seminario n. 5 61016 PENNABILLI PU Direttore: Francesco Partisani Editore: Diocesi di S. Marino-Montefeltro Periodicità: mensile Materia trattata: attualità, eventi sociali e culturali del territorio della diocesi con particolare riferimento alla chiesa locale
Piazza Mercato n. 15 36030 BRENDOLA VI Direttore: Silvano Godi Editore: Cassa Rurale ed Artigiana di Brendola - Credito Cooperativo Periodicità: quadrimestrale Materia trattata: attualità e cultura locale
EASY-NEWS
LA TRIBUNA
Via Corelli n. 22 56024 SAN MINIATO PI Direttore: Maurizio Zini Editore: Easy-Rider World Association Periodicità: mensile Materia trattata: informazioni varie
MOTOR-IL MENSILE D’AUTO E DEL MOTORE Piazza A. Mancini n. 4 00196 ROMA Direttore: Sergio Favia del Core Editore: S.E.T. - Società Edizioni Tecniche srl Periodicità: mensile Materia trattata: settore automobilistico: attualità, mercato
L’ECO INCONTRI
PC UPGRADE
WWW.LANUOVAALTERNATIVA.IT
Via Neghelli n. 7 04100 LATINA Direttore: Anna Raccuja Editore: Anna Raccuja Periodicità: mensile Materia trattata: incontri e notizie varie
Via Forlanini n. 23 20134 MILANO Direttore: Sabina Cupi Editore: Nuova Editrice Europea srl Periodicità: mensile Materia trattata: informatica
Via Colle Innamorati n. 420 65125 PESCARA Direttore: Fernando Rucci Editore: Fernando Rucci Periodicità: trimestrale Materia trattata: politica, cultura, attualità
Via Speranza n. 4/1 40068 S. LAZZARO BO Direttore: Mauro Donini Editore: Edizioni Union Cards srl Periodicità: settimanale Materia trattata: informazione, eventi, annunci
L’inserzione sopra riportata costituisce un servizio senza corrispettivo, ai sensi dell’art. 3, primo comma, del DPR 26/10/72 n. 633