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PO SH No. 81

aSsoluto

luxury

I N S P I R AT I O N 4

N–5 Unique Media srl Bimestrale – ottobre-novembre 15/11/2018 ENGLISH TEXT Prezzo 7€ (Italy only)


POSH No. 81

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EDITOR’S LETTER di Enrico Cammarota

aSsoluto “Colui che non ha il gusto dell’assoluto si contenta di una mediocrità tranquilla.” PAUL CÉZANNE

I

l nostro numero Assoluto vuole raccontare storie e progetti di persone e aziende, che hanno ricercato strade che portano all’eccellenza. Quella straordinaria determinazione che non si fa ammaliare da compromessi che deturpano la missione, il talento, ma che nella privazione di immediati consensi si rafforza ben sapendo che la costruzione di qualcosa di unico ha bisogno di tempo, di pazienza, di forza. Così raccontiamo in Assoluto i progetti innovativi di New York, la storia di Anthony Vaccarello che rinnova e porta al trionfo un brand affascinante e complesso come Saint Laurent, ma anche la vita di una artista che amava il cemento e fra un’opera e l’altra attraversava personaggi come Madonna e John Malcovich. Abbiamo realizzato un servizio di moda unico con 30 modelli che interpretano le collezioni

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più belle, raccontiamo la storia di ventagli da collezione. Anche le auto sono rappresentate attraverso un modo diverso, le nostre immagini sono sempre legate al territorio dove la forma viene esaltata. Assoluto è un numero che vogliamo venga conservato, ammirato per lungo tempo. Lo troverete in edicola, ma anche nelle suite e nelle camere degli hotel 5 stelle più importanti, lo invieremo a una mailing di top personalities racchiuso in un prestigioso cofanetto. Quindi un prodotto editoriale che racconta il lusso, e diventa esso stesso un oggetto prestigioso. Qualità nei contenuti, nelle immagini, nel prodotto e qualità di chi lo legge e lo conserva. Questo lungo percorso che da anni realizziamo con una coerenza ferrea ci ha premiato e premierà le aziende e gli uomini che hanno ben chiara la loro visione. Buona lettura


Via Condotti, 15 ROMA Via Montenapoleone, 10 MILANO www.vancleefarpels.com - +39 02 36000028


POSH

POSH

EDITORIAL DIRECTOR

COLOPHON

Enrico Cammarota (enrico.cammarota@uniquemedia.it)

No. 81

No. 81

EDITOR–IN–CHIEF Luisa Micaletti (luisa.micaletti@uniquemedia.it)

COORDINAMENTO Marzia Ciccola

DESIGN

Emporio Armani

Anna Casotti

TRAVEL Antonella Tereo

WATCH Diego Tamone

MOTORS Maurizio Bertera Alfonso Rizzo

CONTRIBUTORS Alberto Corrado, Veronica Cristino, Alessandro Iacolucci, Fabio Pravato, Virginia Ricci, Alessandro Riva, Marco Torcasio,

Emporio Armani

FOREIGN CORRESPONDENTS Fausto Furio Colombo – Zurigo Michela Dapretto - Londra Alessandra Fanari – Parigi Manuela Lietti – Pechino

GRAPHIC DESIGN Elena Aldrovandi Stefania Di Bello

Dior

POSH È UNA PUBBLICAZIONE BIMESTRALE DI UNIQUE MEDIA SRL

PO SH No. 81

Posh è distribuito in Italia e nei seguenti paesi: Australia, Belgio, Brasile, Corea del Sud, Emirati Arabi, Finlandia, Giappone, Gran Bretagna, Hong Kong, Israele, Lituania, Malta, Olanda, Portogallo, Singapore, Taiwan, Ungheria

UNIQUE MEDIA SRL Via Cadolini 34 – 20137 Milano tel. +39 02.49542850 adv@uniquemedia.it (advertising) segreteria@uniquemedia.it

STAMPA Arti Grafiche Boccia Spa

DISTRIBUZIONE SO.DI.P. “Angelo Patuzzi Spa” Via Bettola, 18 – 20092 Cinisello Balsamo

Registrazione Tribunale di Milano n. 1 del 7/01/2003. ©Unique Media srl. Tutti i diritti riservati. Manoscritti e foto originali, anche se non pubblicati, non si restituiscono. È vietata la riproduzione, seppur parziale, di testi e fotografie.

Chanel Art and Photographer Yuri Catania Fashion editor Alberto Corrado Stylist Fabio Pravato Yuri Catania production Silvia Torricelli Contributor Giorgia Giulia Giacomini Make up & Hair Branislav Nikic Using Giorgio Armani Beauty Neo Nude Fusion Powder Make up & Hair assistant Riccardo Morandin


CONTENTS 16 Editor’s letter 24 Posh Design 26 Metiers D’Art LUXURY LEISURE 28 New York 34 The new Noma 38 Sarah Moon 42 Art Design 48 Arte a Miami 52 Anthony Vaccarello 60 Fondation Carmignac 66 Achille Castiglioni 70 Arte: Evasioni Oniriche FASHION 76 Moda: Assoluto 120 I ventagli Duvelleroy 126 Gioielleria di nicchia 130 Moda: Lucky Stars BEAUTY 148 Acqua di Parma 152 Billion Dollar Ladies 156 Profumeria artistica 158 Beauty Mix

174 Caraibi 180 Maldive 188 Mauritius THE CLUB MAN 196 Interview: anelli da collezione 202 Gastromixology 208 Lagavulin 210 Jaguar I-Pace 216 Zacapa 218 Maserati

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Photographer Yuri Catania Fashion Coordinator Aberto Corrado Stylist Fabio Pravato Abiti Alberta Ferretti

TRAVEL


LUXURY LEISURE

GOLD EDITION

La Coupé di Joe Colombo celebra 50 anni di autentica perfezione

UN’ICONA DEL DESIGN PRODOTTA DA OLUCE E DISEGNATA DA JOE COLOMBO FESTEGGIA IL SUO 50MO ANNIVERSARIO IN UNA VESTE INEDITA E SORPRENDENTE: LA LAMPADA COUPÉ, DALL’ELEGANZA SENZA TEMPO, DEDICA AI COLLEZIONISTI LA SUA GOLD EDITION, IN SOLI 500 PEZZI

Una finitura in oro reinventa la raffinatezza di un oggetto di lighting design immaginato da Joe Colombo nel 1967, uno dei Maestri del made in Italy che ha dato vita a interi sistemi di vita modellati sugli interni delle case e basati sui suoi progetti futuristici. Con un occhio innovativo per i dettagli, i suoi universi micro-viventi reinventarono il living, come la celebre cucina monoblocco, progettata alla fine degli anni Sessanta, capace di contenere in un solo cubo tutte le funzioni necessarie o ancora pavimenti con luci incassate e soffitti saliscendi dotati di scaffali pendenti. In una sorta di sottosopra creativo espresso attraverso l’utopia. Pièces di pura avanguardia, sempre in perfetto equilibrio tra forma e funzione, estetica e innovazione, come la lampada Coupé prodotta da Oluce, esposta nelle collezioni permanenti dei più importanti musei del mondo: dal MoMA di New York al Neue Sammlung Museum di Monaco. Un oggetto semplice ma al tempo stesso geniale il cui meccanismo che collega lo stelo alla testa permette di dirigere il raggio luminoso in diverse direzioni con il solo gesto di spostare la cupola verso l’alto, il basso o lateralmente. Un’icona dell’illuminazione che celebra i suoi 50 anni presentandosi in una veste inedita: una gold limited edition, dedicata ai collezionisti, in soli 500 pezzi numerati recanti sulla base l’incisione 50° anniversario. Avvolta nella sua delicatezza stilistica, intramontabile e magnifica. •

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LUXURY LEISURE di A.C.

LA CASA DELL’ARTE Alle porte di Parigi troveranno dimora le sapienti manifatture Chanel

GLI ARTIGIANI ECCELLENTI CHE DA LUNGO TEMPO COLLABORANO CON LA MAISON GUIDATA DA KARL LAGERFELD SI RIUNIRANNO DAL 2020 IN UNA SUBLIME ARCHITETTURA A PORTE D’AUBERVILLIERS, A PARIGI. TRA CREATIVITÀ E TRADIZIONE, MANIFATTURA E ALTA INNOVAZIONE

Il legame con l’alta manifattura è un simbolo imprescindibile della sua storia espresso dalla visione di Gabrielle Chanel e dalla sua scelta di collaborare con i maitres artisans più in voga dell’epoca: dall’orafo Goossens, dal 1954, per la creazione della bigiotteria barocca, a Massaro per le celebri scarpe bicolor (dal ‘57) a Lemarié, dagli anni Sessanta, per la produzione delle emblematiche camelie della Maison. Attori essenziali nell’universo del lusso che Chanel ha voluto riunire a Porte d’Aubervilliers, a Parigi, all’interno di un edificio ideato da Rudy Ricciotti. Ed è alla presenza di Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, e di Bruno Pavlovksy, Presidente delle Attività Moda Chanel, che è stata posta la prima pietra di un progetto ambizioso e straordinario. La nuova dimora dedicata al savoir-faire Chanel aprirà le sue porte nel 2020 e riunirà tutte le maestranze della Maison all’interno di 9mila mq, concepiti dall’architetto insignito del Grand Prix National d’Architecture, «La filosofia di questo progetto destinato ai Métiers d’art è fondata su una narrazione: la relazione tra la complessità tecnica e sapiente dell’artigianato legato alla moda, il loro squisito virtuosismo al servizio della creatività e della bellezza, e l’estremo carattere tecnologico delle mie architetture» spiega Rudy Ricciotti. «Un reciproco elogio della complessità e della relazione ai saperi», in una raffinata visione dell’eccellenza. • MÉTIERS D'ART CHANEL PORTE D'AUBERVILLIERS, PARIGI Architetto: Rudy Ricciotti Opening: 2020

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LUXURY LEISURE

SCHEGGIA DI LUCE A Manhattan, il tratto esclusivo di Foster + Partners scandisce lo skyscraper 50 Hudson Yards

A NEW YORK L’ARCHITETTURA REINVENTA I SUOI SIMBOLI, IN UN CORTOCIRCUITO CREATIVO FIRMATO DAI PROGETTISTI PIÙ AUTOREVOLI DEL CONTEMPORANEO. È LO STUDIO BRITANNICO FOSTER+PARTNERS A IMMAGINARE IL FUTURO DEGLI SPAZI DEDICATI AL BUSINESS IN UNA TORRE LUCENTE, TRA SUGGESTIVE VETRATE E ORIZZONTI PIENI DI FASCINO. IN SCENA, 50 HUDSON YARDS

È una nuova vertigine architettonica affacciata sull’Hudson River di Manhattan la torre progettata dal celebre studio britannico Foster & Partners, un maestoso edificio che dominerà il cuore di Hudson Yards, il più importante investimento immobiliare degli States. Un grattacielo imponente dedicato al business e ai brand più esclusivi che aprirà le sue porte nel 2022 alle aziende più importanti a livello internazionale tra cui Black Rock, leader mondiale nella gestione degli investimenti. Spazi contemporanei e innovativi si immergono nella luce cangiante di New York, circondati da residential building high end, ristoranti gourmand, luxury mall per una shopping experience d’alta gamma. Avvolti dalle avveniristiche location dedicate alle diverse espressioni artistiche e alle performance che stanno trasformando il quartiere nel nuovo hub creativo di Manhattan.

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LUXURY LEISURE

«BlackRock – spiega Jeff T. Blau, CEO del developer Related Companies - è una delle società di investimenti più affidabili al mondo, nota per il suo team di leadership lungimirante. La loro decisione di trasferirsi all’interno del 50 HudsonYards dopo circa trent’anni su Park Avenue è un forte segno di fiducia nella nostra visione collettiva per il quartiere di West Side. Entreranno a far parte di una collezione senza precedenti di influencer globali nei media, nel fashion, nel beauty, nella tecnologia e nella finanza». Delineato con rivestimento in pietra bianca, ognuno dei tre blocchi di 50 Hudson Yards svela le sue suggestive facciate vetrate e le ampie terrazze open air con panorami spettacolari che accentuano la struttura architettonica della torre, da cui ammirare lo skyline della città. Immersi in una “scheggia” luminosa che incanta. • 50 HUDSON YARDS 33rd Street e 10th Avenue – New York Architetto: Foster + Partners Development: Related Companies www.hudsonyardsnewyork.com

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LUXURY LEISURE di A.C.

AN INTIMATE

GOURMAND VILLAGE

NON È SOLO UN RISTORANTE: LA NUOVA DIMORA DEL NOMA, LA DESTINATION GOURMAND PIÙ CELEBRE AL MONDO, È UN VERO E PROPRIO VILLAGGIO IMMERSO NELLA NATURA, DEDICATO ALLA FOOD EXPERIENCE. ALLE PORTE DI COPENAGHEN, IL CONCEPT IDEATO CON LO STUDIO BIG-BJARKE INGELS GROUP REINVENTA L’IDEA STESSA DI SPAZIO. INEDITO E DECISAMENTE FUORI-SCHEMA

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alla sua inaugurazione il Noma di Copenaghen e il suo Chef-co-proprietario René Redzepi sono divenuti l’icona indiscussa dell’eccellenza gastronomica unita alla creatività, tra ingredienti selezionati con estrema ricercatezza e una filosofia unica al mondo che gli sono valsi il riconoscimento di miglior ristorante per ben quattro volte. La sua dimora è stata per 14 anni un magazzino del porto di Copenaghen risalente al 1500, ma è oggi che, dopo la sua chiusura, il noma si proiettata in una nuova epoca culinaria che mette in scena il futuro del gourmand: non una location scandita da pareti e confini, ma un intero villaggio in cui la cul-

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tura del cibo si manifesta in ogni sua forma e maestria. Creato in collaborazione con lo studio di architettura BIG-Bjarke Ingels Group, il village-gourmet è immerso tra due laghi, costruito all’interno della comunità di Christiania sul sito di un ex magazzino militare protetto. Un vero e proprio palcoscenico discreto, intimo e sofisticato in cui gli ospiti sono invitati a degustare il nuovo menu e la diversa filosofia che ridefinirà l’idea stessa di cucina. Il fulcro del progetto? Dissolvere le singole funzioni del ristorante e pensarle come una collezione di edifici separati e collegati tra loro: undici spazi, ciascuno adattato alle sue specifiche esigenze, si raggruppano attorno al cuore del noma ovvero la cucina. «La


LUXURY LEISURE

NOMA, REFSHALEVEJ, COPENAGHEN DENMARK Architetto BIG Bjarke Ingels Group noma.dk

nostra collaborazione con noma e René Redzepi è iniziata quando ho cenato lì quattordici anni fa» ha spiegato Bjarke Ingels, Founding Partner di BIG. «Con una filosofia simile alla nostra idea di sostenibilità edonistica - la città più sostenibile è anche la città più piacevole in cui vivere - il noma ha aperto la strada a una cucina costruita su valori condivisi per creatività e sostenibilità». Laboratori per la fermentazione, serre in vetro come restaurant garden, vasche per i pesci, terrari, una fattoria delle formiche, una panetteria... camminando tra gli edifici si viene a contatto con una molteplice varietà materica e costruttiva caratterizzata da uno stile tipicamente nordico - il

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barbecue plasmato come una gigantesca capanna e gli spazi chiusi con vetrate - in una continua connessione con la natura. «Ogni “edificio all’interno dell’edificio” è collegato da percorsi coperti con vetrate e lucernari che permettono sia agli chef che agli ospiti di percepire i cambiamenti del tempo, della luce, delle stagioni», continua Bjarke Ingels. E la cucina diviene un elegante osservatorio in costante dialogo visivo: «si riassembla in modo da porre gli chef al centro di tutto. Ogni parte dell’esperienza del ristorante si raggruppa attorno al suo fulcro, consentendo agli ospiti di seguire ciò che un tempo accadeva dietro le quinte». In una mise en scène tutta da scoprire...


LUXURY LEISURE di Alessandro Iacolucci

FUGACE BELLEZZA Sarah Moon in mostra all’Armani/Silos

ARMANI DEDICA UNA PERSONALE ALLA DIROMPENTE FOTOGRAFA SARAH MOON: IL SILOS SI RIVESTE DELLE SUE OPERE PRESENTANDO UNA TRA LE PIÙ GRANDI RETROSPETTIVE MAI DEDICATE ALL’ARTISTA IN ITALIA. UN DIALOGO PER IMMAGINI CHE SFIORA LE TEMATICHE DELLA BELLEZZA AI CONFINI DEL TEMPO

Il museo dedicato ai legami con la moda fondato da Armani a Milano ospita From One Season to Another, l’exhibiton dedicata al lavoro della fotografa Sarah Moon. Un personaggio iconico nel panorama del fashion: dapprima modella ha rivolto il suo interesse al mondo dell’arte spostandosi dietro l’obiettivo, analizzando con occhio critico alcuni valori per lei fondamentali. Chi conosce Sarah Moon, all’anagrafe Marielle Warin, sa bene quanto sia impossibile trascendere da almeno tre dei valori quali la memoria, l’evanescenza e il tempo. Senza dimenticare poi la poetica del femminismo: il suo lavoro è stato fondamentale nel rappresentare la donna emancipata e sognante degli anni ‘70, utilizzando a tale scopo le pagine della rivoluzionaria rivista Nova, le campagne pubblicitarie di marchi come Biba e Cacharel, e i numerosi servizi di moda. From One Season to Another tramite un percorso realizzato con un vasto numero di opere che copre quattro decenni, dalla metà degli anni Settanta al 2018, ospita fotografie che spaziano dagli scatti più celebri fino a quelli più intimi e personali, contando oltre centosettanta immagini di piccolo e grande formato, a colori e in bianco e nero, offrendo una panoramica particolarmente ricca delle espressioni fotografiche dell’autrice.

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LUXURY LEISURE

Installata al piano terra dell’Armani/Silos e curata dalla Moon stessa, la mostra affianca le iconiche foto di moda ad immagini meno conosciute di animali, fiori ed edifici industriali. Per la prima volta mostra foto di danza ispirate a Oscar Schlemmer e risalenti alla fine degli anni ‘90. La successione di immagini attraverso le stanze segue un flusso personale e poetico invece che un ordine cronologico. Non bisogna aver paura di perdersi... Sarah Moon crede nelle narrazioni spontanee che nascono associando le immagini e lasciando che lo spettatore le interpreti a modo proprio. Il soggetto principale del suo lavoro è il tempo. Le sue fotografie pittoriche sembrano provenire da un’altra dimensione, e si concentrano su atemporalità ed evanescenza. Sollecitano la memoria di chi guarda perché riecheggiano aloni subliminali, come cartoline fantastiche o souvenir di un poetico altrove. Un lavoro che ben si lega allo stile di Re Giorgio che in una nota afferma: «Stile ed eleganza senza tempo: questo è ciò che mi affascina del lavoro di Sarah Moon. Siamo spiriti affini e ho avuto il piacere di lavorare con lei, scoprendo una reciproca propensione per la semplicità come lingua forte e potente. Sono orgoglioso di ospitare questa mostra presso Armani/Silos: le immagini di Sarah Moon dialogano meravigliosamente con la nuda solidità dello spazio». • From one season to another SARAH MOON Fino al 6 gennaio 2019, Armani/Silos Via Bergognone 40 Milano

“Ho scelto di mescolare immagini di moda astratte con fotografie meno conosciute. Sono grata a Giorgio Armani per il suo invito e per la libertà che mi ha concesso con questa mostra. Apprezzo da sempre la sua couture senza tempo. A entrambi piace la sfida di fare di più con meno, e di lavorare con o senza colore” SARAH MOON 40


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POSH ART DESIGN Di Anna Casotti

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COLLECTIBLE

DESIGN Il palcoscenico dell’art design, da Miami a New York

DEDICATE AI COLLEZIONISTI CHE RICERCANO ESCLUSIVI PEZZI UNICI, LE KERMESSE DI MIAMI E NEW YORK SI TRASFORMANO IN TEATRI DEL SUBLIME. UNA SOFISTICATA MISE EN SCÈNE DI ARREDI E OGGETTI CREATI DAI MAESTRI DEL DESIGN IN DIALOGO CON I MANUFATTI DEGLI ARTISTI CONTEMPORANEI. AVVOLTI DA UN FASCINO ANCESTRALE

pere limited edition di art design si alternano agli arredi originali e ricercati plasmati dai maitre della cultura del progetto: nelle suggestive cornici di Miami e New York le kermesse più attese e acclamate dai collezionisti espongono oggetti evocativi, sperimental, iconici di Gio Ponti, Jean Prouvé, Ettore Sottsass, Nacho Carbonell, Atelier van Lieshout, in un dialogo tra la nuova avanguardia e le radici della tradizione progettuale. Da DesignMiami / nella vivace South Beach al Salon Art + Design nell’elegante Armory Park Avenue di Manhattan, un viaggio tra le Gallerie selezionate in ogni parte del mondo, alla scoperta dei designer e dei pezzi unici da tenere d’occhio.

O

Nell’Art Déco district, Design Miami / (5-9 dicembre 2018) si prepara a presentare la quintessenza della cultura del progetto attraverso una serie di eventi, performances, esposizioni, installazioni che animeranno tutta South Beach. Per

chi ricerca le limited edition di Atelier Van Lieshout, Maarten Baas, Nacho Carbonell, Vincenzo De Cotiis, Roger Herman, Pierre Jeanneret, Rick Owens, l’indirizzo è la Carpenters Workshop Gallery di Loic Le Gaillard & Julien Lombrail, uno spazio che trascende i confini fra arte e design. Una galleria con sedi a Londra, New York, Parigi, San Francisco che non solo espone ma produce i lavori degli artisti, realizzando manufatti che intersecano molteplici espressioni creative. (carpentersworkshopgallery.com) La vision di Andrea Branzi, Fernando e Humberto Campana, Paul Cocksedge, Shiro Kuramata, Joris Laarman, nendo, Ettore Sottsass, Faye Toogood, Marcel Wanders è in scena da Friedman Benda di Marc Benda e Jennifer Olshin, piattaforma per racconti capaci di intersecare design contemporaneo, artigianato, architettura, arte concettuale, tecnologia all’avanguardia (friedmanbenda.com). Il talento francese del XX secolo di Pierre Jeanneret, Le Corbusier, Charlotte Perriand, Jean

Prouvé, Jean Royère si svela alla Galerie Patrick Seguin che per più di venticinque anni si è focalizzata sulla promozione delle case smontabili di Prouvé di cui detiene la più grande collezione, oltre a pubblicazioni monografiche che accompagnano le diverse esposizioni (patrickseguin.com). Fin dalla sua istituzione nel 2001, la newyorkese Galleria Cristina Grajales si è affermata come uno dei precursori del design internazionale, specializzata nel contemporaneo e nel XX secolo. Tra i suoi designer, Ivana Berendika, Stefan Bishop, Christophe Côme, Hechizoo, Sang Hoon Kim, Steven e William Ladd, Aaron Poritz. La fondatrice Cristina Grajales fa parte di Creative Time, un’organizzazione senza scopo di lucro (cristinagrajalesinc.com). Jeanne Greenberg Rohatyn e Paul Johnson della Galleria Salon 94 Design dal 2017 realizzano esposizioni che sfidano il tradizionale confine tra arte decorativa e oggetti funzionali, con nomi autorevoli tra cui Anton Alvarez, Thomas Berger, Jack Craig, Karl Fritsch, Max Lamb, Kwangho Lee, 43


Rick Owens, Gaetano Pesce (salon94design.com). Propone pezzi unici, prototipi, edizioni limitate e progetti esclusivi creati da storici e dai maestri del contemporaneo la milanese Erastudio Apartment-Gallery con sede nel quartiere di Brera. Fondata dall’architetto Patrizia Tenti nel 2010, presenta pièces unique di Ugo Marano, Gino Marotta, Gianni Pettena, Ettore Sottsass, Nanda Vigo (erastudioapartmentgallery.it). Dedicato ai nuovi talenti nelle diverse espressioni creative, come ogni anno il Visionary Award di Design Miami/ celebra designer, artisti o archi-

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tetti che hanno influenzato in modo significativo i loro settori: da Zaha Hadid a Marc Newson, da Yves Behar a SHoP Architects. Quest’anno il premio è assegnato a una coppia di emergenti: l’artista contemporaneo Pedro Reyes e la stilista Carla Fernández le cui opere sono la manifestazione di molteplici influenze, dal brutalismo alla cultura indigena messicana ai valori progressisti sociali, come le sedie Metate di Reyes ispirate a manufatti pre-colombiani e plasmate con strumenti simili a quelli usati 3.000 anni fa o ancora esempi di Reyes’s Disarm (2008) - strumenti

musicali fabbricati con le armi da fuoco distrutte. Raccontano Pedro e Carla: «concepiamo il design nella sua dimensione sociale, affrontando diverse tematiche: la giustizia, la pace o l’importanza dell’artigianato in un mondo in cui i processi automatizzati hanno tolto lavoro a milioni di persone.» Un’attenzione che si rivela anche nell’intera graphic identity di Design Miami/ ideata da Pedro e Carla. L’ispirazione? La grafica fatta a mano dei segni di protesta e i manifesti della rivolta di Parigi del maggio 1968 in occasione del suo 50° anniversario: «Cinquant’anni dopo le dimostra-


In apertura: REJO TORI, Light, Reem& Jumanai Pagina sinistra: GIANNI PETTENA, Buon Compleanno 1985, all’Erastudio Apartment Gallery courtesy of the gallery In questa pagina, da sinistra: MISHA KAHN, Slurp Snap Arm Akimbo. Courtesy of Friedman Benda and Misha Kahn. Ph. Timothy Doyon MISHA KAHN, Miss Fishy. Courtesy of Friedman Benda and Misha Kahn Ph.Timothy Doyon JEAN ROYERE, Elephanteau, armchair, 1949. Copyright Agence Phar. J. Beylard e V. Luc. Courtesy Galerie Chastel Maréchal GALERIE MARIA WETTERGREN, RF, Ratio.

zioni del 1968 in Messico, a Parigi - e in tutto il mondo - è sempre più importante ascoltare le voci della nostra società globale», ha spiegato Fernández. «Questo il motivo per cui siamo stati ispirati a incorporare colori, immagini e messaggi di questo movimento come riflesso del nostro impegno costante verso l’azione e il cambiamento sociale». È un viaggio nell’élite di Manhattan la kermesse Salon Art+Design, l’evento più atteso dai New Yorkers nel sontuoso Armory Park Avenue. Un’esposizione in cui Art e Design Gallery accuratamente selezionate presentano collezioni rare e limited edition, pièces ricercate e originali dell’epoca, immerse in un’atmosfera da Belle Epoque. Cinquanta le Gallerie internazionali invitate tra cui la milanese Nilufar fondata da Nina Yashar nel 1979, uno degli indirizzi indiscussi per l’alto collezionismo di design, con opere selezionate dalla stessa Nina sia nel contemporary sia nel modern: Gio Ponti, Giancarlo Palanti, Kiki van Eijk, il celebre gruppo B.B.P.R.-Belgiojoso, Peressutti, Rogers, Lina Bo Bardi, Angelo Lelli, Ettore Sottsas... (nilufar.com) Sono lavori che sintetizzano il mondo del design, delle arti decorative, dell’artigianato le opere

selezionate dalla Wexler Gallery di Philadelphia, affascinata nella sfida alle tradizionali etichette che classificano e distinguono le diverse espressioni creative. Funzionale e non-funzionale, poco importa, ma è la celebrazione dell’innovazione che diventa il fil rouge di ogni manufatto realizzato dagli artisti più conosciuti e acclamati (wexlergallery.com). Alla Galerie Kreo, Clémence e Didier Krzentowski producono e presentano limited edition dei più grandi designer contemporanei, come Ronan & Erwan Bouroullec, Pierre Charpin, François Bauchet, Naoto Fukasawa, Konstantin Grcic, Jaime Hayon, Hella Jongerius, Alessandro Mendini, Jasper Morrison, Marc Newson, Martin Szekely, Studio Wieki Somers... Pezzi in edizione limitata prodotti per la Galerie Kreo che fanno parte anche delle collezioni permanenti dei più importanti musei (galeriekreo. com). Specializzata nella creazione scandinava contemporanea, la parigina Galerie Maria Wettergren fondata da Maria Wettergren, ex direttore della Dansk Moebelkunst Gallery di Parigi, sin dalla sua inaugurazione nel 2010 espone pezzi unici e piccole edizioni limitate dei designer Mathias Bengtsson, Astrid Krogh, Rasmus Fenhann, Eske Rex, Grethe Soerensen, Harri Koskinen, Louise Campbell, Gam Fratesi. Con un approccio 45


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interdisciplinare che unisce design, arte, architet-

ra con designer che hanno una particolare pas-

gamme, dal 1930 al 1970, in particolare Gio Ponti

tura e artigianato (mariawettergren.com). Rappre-

sione per i materiali come Francesco Perini, Max

e Fontana Arte, con il progetto “Privato Roma-

senta l’opera di Maria Pergay, Pierre Paulin, Jose-

Lamb, Rowan Mersh (galleryfumi.com), mentre è

no Interno” a cura di Emanuela Nobile Mino, ha

ph-André Motte, Pierre Guariche, Michel Boyer,

da sempre affascinata dalle sculture in vetro la

invitato designer internazionali come Campa-

Philippon & Lecoq e René-Jean Caillette la galle-

galleria Heller che dal 1973 rappresenta i più im-

na Brothers, Konstantin Grcic, Formafantasma,

ria Demisch Danant fondata nel 2005 da Suzan-

portanti artisti internazionali (hellergallery.com).

Michael Anastassiades a ripensare le tradizioni

ne Demisch e Stephane Danant, specializzata nel

È la visione poetica di Formafantasma che la ro-

artistiche e artigianali italiane e romane per svi-

design francese della fine degli anni ‘50 fino agli

mana Giustini/Stagetti mette in scena al Salon

luppare collezioni inedite prodotte esclusivamen-

anni ‘70 (demischdanant.com). Per chi colleziona il

Art+Design di New York. Appassionata dai ma-

te per Giustini / Stagetti (giustinistagetti.com). In

contemporaneo la londinese Fumi Gallery lavo-

estri del design italiano e dalle manifatture haute

un’intersezione di epoche, stilemi e poetiche.

Dall’alto in senso orario: SANGWOO KIM Spring, 2018 Ceramic Courtesy J Lohmann Gallery JONATHAN TRAYTE, Weekend Special Courtesy of Friedman Benda and Misha Kahn. Ph. Timothy Doyon DANIEL JACKSON, Rocking Unicorn, 1974. Moderne Gallery Galerie Marie Wettergren, Unnamed Pagina sinistra: ETTORE SOTTSASS Cabinet No. 71

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MIAMI

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ARTE THE EXCELLENCE LIFE A Miami, il primo luxury building negli States immaginato da Antonio Citterio UNA COLLEZIONE ICONICA DI RESIDENZE HIGH-END SI AFFACCIA SULL’OCEANO, IN UNA DELLE ZONE PIÙ GLAM DELLA PERLA DELLA FLORIDA: A SURFSIDE LA FIRMA ANTONIO CITTERIO PATRICIA VIEL IN COLLABORAZIONE CON KOBI KARP ARCHITECTURE & INTERIOR DESIGN REINVENTA L’IDEA DI ESCLUSIVITÀ NEL LIVING, TRA DESIGN UNICO E AUTENTICA BELLEZZA ITALIAN STYLE

A

Miami L’Art Déco che scandisce le meraviglie di South Beach diviene tratto ispirazionale per uno degli architetti e designer italiani più acclamati al mondo: per la prima volta negli States, Antonio Citterio firma il progetto di un luxury building nella città più vivace della Florida. Dal nome evocatico Arte, nell’area di Surfside, all’8955 Collins Avenue, sorge una collezione raffinata di 16 private residences in cui i dettagli esclusivi e le finiture sofisticate espri-

mono la quintessenza del savoir-faire made in Italy. Tra ampie terrazze rivestite in travertino italiano e affacciate nei colori intensi dell’Oceano, suggestive vetrate dalle cornici bronzee, open air pool e una piscina olimpionica indoor, oltre a uno spazio dedicato al fitness, campi da tennis e un tempio dedicato alla remise en forme, 12 piani di purezza stilistica mettono in scena una visione contemporanea dell’art de vivre. Avvolti da giardini incantevoli e oasi lussureggianti immaginate dal celebre Enzo Enea,

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fondatore dell’omonimo studio, tra i nomi più autorevoli a livello internazionale di landscape architecture. Nel nome Arte l’essenza della new destination luxury di Miami, un concept che si stempera tra un design ricercato e le molteplici opere d’arte diffuse in ogni ambiente. All’esterno si è accolti dalla scultura “ART” plasmata dal leggendario artista americano Robert Indiana, figura rivoluzionaria nel movimento della pop art, conosciu-

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to per la sua opera iconica “LOVE” divenuta a Manhattan una vera e propria icona. È invece il lavoro dell’artista danese-islandese Olafur Eliasson che trasforma la lobby in uno spazio espositivo, immersa nella magnificenza di “Polychromatic Cronologia” che investe di meraviglia l’intero spazio. Una dimensione creativa traslata in ogni singola dimora con squisita raffinatezza, scandita da arredi bespoke che interpretano il contemporary living.


ARTE, 8955 COLLINS AVENUE, SURFSIDE - MIAMI Architetto e interior designer Antonio Citterio Patricia Viel, in collaborazione con Kobi Karp Architecute & Interior Design, Developed by SC 8955 LLC, a subsidiary of Sapir Corp Ltd. Landscape design Enzo Enea, www.artesurfside.com

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INTERVIEW di Alberto Corrado

LARGER THAN

LIFE

VESTITI E NON MODA, STILE E NONTREND, INDIVIDUALITÀ E NON CONFORMISMO, ATTITUDINE E NON STEREOTIPO, AUTENTICITÀ E NON FINZIONE: SONO I CAPISALDI SU CUI IL DIRETTORE CREATIVO DI SAINT LAURENT, ANTHONY VACCARELLO, HA DECISO DI RINNOVARE IL MARCHIO PIÙ “PARISIENNE” CHE C’È. CHE QUI RACCONTA

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ual è la linea tra il classico e il moderno, tra passato e contemporaneità? La risposta volteggia davanti ai nostri sguardi durante i vari show dall’identità incerta che è nobilitata da riferimenti al passato. Un esercizio che ci porta molto spesso ad annoiarci. Ma, da questo torpore quasi rassegnato da cui spesso si viene inglobati ci risveglia all’improvviso l’italo-belga Anthony Vaccarello: la sua recente sfilata S/S 2019 a Parigi è arrivata come un elettroshock, riaccendendo una conversazione e galvanizzando l’attenzione della press internazionale e dei buyer. E non solo perché la location era en plein air, all’ombra del simbolo per eccellenza della Ville Lumière, ma anche l’attenzione davvero affascinante dello spettacolo: modelle che camminavano su una distesa d’acqua, gigantesche palme bianche, la Torre Eiffel, sullo sfondo, che brillava già alle 8 di sera. Vestiti e non moda, stile e non trend, individualità e non conformismo, attitudine e non stereotipo, autenticità e non finzione. Ma, tutto questo non ricorda da vicino la figura Yves Saint Laurent e la sua integrità progettuale? Non è

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Which is the line between classical and modern, between past and contemporaneity? The answer whirls in front of our face during the many shows of uncertain identity, ennobled by refers to the past. This is a practice that often takes us to feel bored. But, the Italian-Belgian Anthony Vaccariello suddenly wakes us up from this almost resigned torpor, which often captures us: his recent fashion show SS 2019 in Paris arrived like an electroshock, reviving a conversation and galvanizing the attention of international press and buyers. And not only because the location was en plein air, in the shadow of the Ville Lumière symbol for excellence, but also for the really charming show: models walking on a water surface, 10 giant white palms, the Eiffel Tower, on the background, which was already sparkling at eight o’clock pm. Absolute Paris, great protagonist, with its unique style, ready to welcome a bit of Yankee spirit and a manifesto where eclecticism is freedom. Clothes and no fashion, style and no trend, individuality and unconventionality, aptitude and no stereotype, authenticity and no fiction. But doesn’t all this recall the close figure of Yves Saint Laurent and his planning integrity? It is not by chance that Francois-Henri Pinault, President and


Sfilata F/W 2018-19 Saint Laurent A sinistra Anthony Vaccarello, Art Director di Saint Laurent

un caso che François-Henri Pinault, Presidente e Ceo di Kering, si disse convinto di aver scelto Vaccarello come «una forza viva e giovane capace di sviluppare ulteriormente il potenziale di Saint Laurent». Così, come Francesca Bellettini, Presidente e Ceo di Saint Laurent, dopo la nomina nell’aprile 2016, dichiarò che Vaccarello ha una «estetica pura e moderna perfetta per il marchio. Con il suo stile fatto di equilibri impeccabili tra la femminilità e la mascolinità, è la scelta naturale per esprimere l’essenza di Yves Saint Laurent». «La figura di Yves Saint Laurent è leggendaria per la propria creatività, stile e audacia» sostiene Vaccarello «e sono veramente grato di aver l’opportunità di poter contribuire alla storia di questa Maison straordinaria». La sua è una passione coltivata sin da ragazzino: «Avevo anche cominciato a studiare da avvocato – ci racconta – pur amando la moda, ma pensavo non fosse un lavoro serio. Ma, dopo due anni mi sono detto che dovevo seguire la mia strada». E che strada. I suoi idoli? Azzadine Alaia, Yves Saint Laurent ed Helmut Lang, gli anni Novanta e il 2000. Timido e riservato, preferisce raccontarsi attraverso i suoi abiti con una visione chiara e senza mai esagerare: «Non

Ceo of Kering, claimed that he had chosen Vaccarello as “a young and lively force which could still further enhance Saint Laurent’s power”. So, as Francesca Bellettini, President and Ceo of Saint Laurent, after the nomination in April 2016, said that Vaccarello has “a pure and modern aesthetics, suitable for the brand. His style made of perfect balance between femininity and masculinity, is the natural choice to express the essence of Yves Saint Laurent”. “Yves Saint Laurent’s figure is legendary for creativity, style and audacity” Vaccarello claims, “and I am really grateful as I had the chance to contribute to the story of this extraordinary Maison”. His stylistic vocabulary spreads in passion that he has had since he was a child for fashion magazines, biographies of great couturiers and famous models. “I also started to study as a lawyer – he tells – in spite of loving fashion, but I thought it would not be a serious job”. Anyway, after two years I decided to make my way”. And what a way. His idols? Azzadine Alaia, Yves Saint Laurent and Helmut Lang, the Nineties and 2000. Shy and reserved, he prefers to talk of himself through his clothes with a clear vision and without exaggerating: “I don’t 53


mi piace il troppo e la confusione» afferma «Il mio punto di partenza è la realtà e l’attitudine individuale, è la strada e l’oggi con le sue contraddizioni. Il mio sguardo non ha alcuna nostalgia per il passato: è un dialogo naturale su ciò che succede adesso». Vaccarello viene da La Cambre, la più autorevole scuola di arte e designer del Belgio, dove si diploma nel 2006. Nel 2008 lancia il suo marchio, con sede a Parigi. Nel 2012 vince l’importante Andam Award, e inizia a collaborare per tre anni con Karl Lagerfeld o poi per Fendi, e nel 2013 Donatella Versace l’ha voluto come direttore creativo della linea Versus. Nel giugno 2017 con una serie di foto in bianco e nero, dove vengono ritratti una coppia o singoli, inizia la nuova era di Saint Laurent by Anthony Vaccarello. 15 nuove facce ritratte a Parigi dall’artista americano Collier Schorr che sono la campagna pubblicitaria sintetica e pulita, senza abiti, che sarà pubblicata nei magazines di tutto il mondo. «La mia visione di donna e di uomo è quella, di carattere e personalità. Sono ispirato dalla loro vita e non solo da ciò che indossano, quindi, ma da come lo indossano. Non m’interessa la moda, ma il ruolo che i vestiti giocano nell’espressione personale. Tutto parte dal disegno, dalla rappresentazione grafica delle linee» ci racconta Vaccarello «Mi interessano i tagli, le lavorazioni di sbieco, le asimmetrie. Il mio approccio è architettonico ma si tratta solo di una partenza: è, infatti, sul corpo delle donne o degli uomini che avviene il vero lavoro. E la tua competenza di sarto, di drappeggiatore e anche una certa iconoclastia aiuta a fare la differenza». Idee chiarissime e peculiari, le sue, sulla sana seduzione fisica e sulla creazione di un abito: «Non amo l’idea convenzionale di ciò che è sexy: la seduzione dipende dall’attitudine che si sprigiona indossando un certo abito - e prosegue - Sensualità prima di tutto, una grande dose di determinazione e la volontà di afferrare la vita come un lottatore

like excess and confusion.” he tells “My start is reality and individual aptitude, the contemporaneity with its contradictions. My face has no nostalgia for past: it is a natural dialogue of what happens now”. Vaccarello comes from La Cambre, the most authoritative school of art and design in Belgium, where he graduated in 2006. This school taught him to know an exact constructive perimeter to then shatter and write it again, through a procedure of reappropriation: volumes and proportions. In 2008 he launched his brand, with seat in Paris. In 2012 he won the important Andam Award, and he started to collaborate for three years with Karl Lagerfelf and then with Fendi, and in 2013 Donatella Versace wanted him as creative director of the Versus line. In June 2017 with a series of photos in black and white, where individuals and couples were represented, the new age of Saint Laurent by Anthony Vaccarello started. 15 new faces portrayed in Paris by the American artist Collier Schorr, are a short and clear advertising campaign, with no clothes, which will be published in the Magazines of all the world. A full stop and new paragraph. “My vision of woman and man is that one of determination and personality. I am inspired by their life; and not only by what they wear, therefore, but by the way they wear it. I am not interested in fashion, but in the role played by clothes in the personal expression. All starts from drawing, from the graphic representation of lines” Vaccarello tells us “I care for cuts, works on the bias, asymmetries. My approach is architectonic but it is just a start: in fact the real work is done on the body of women and men. And your expertise as tailor, draper and also a certain iconoclasm help to make the difference”. He has very clear and peculiar ideas about a sane physical seduction and the creation of a dress: “I don’t love the conventional idea of what is sexy: seduction depends on the aptitude we spread by wearing a certain dress.” and he goes on “Sensuality first of all, a large quantity of determination and the will of


della notte. E preferisco tutto ciò che è cool, nonchalant e naturale, organico e autentico. Probabilmente considero la moda desiderabile e portabile, subito, ma ancora di più la creazione che comincia laddove la memoria ci riconduce all’emozione». Quell’emozione calibrata tra elementi femminili e altri più tradizionalmente maschili. «Le ragazze che hanno sfilato per la collezione S/S 2019 le ho volute con le mani in tasca - spiega - perché rappresentano donne che se ne fregano, che non hanno bisogno di gesticolare per farsi notare. Ho ripensato gli anni Quaranta ma soprattutto i Settanta, i celebri anni della Maison, dove vi era un raffinato minimalismo, la purezza del design e l’estrema qualità del dettaglio, secondo la perfetta filosofia avanguardista del fondatore. Yves era gioioso e classico, da una parte ma con un coté molto perverso. La gente, spesso, si ferma a un aspetto, quello della Belle de Jour e di Catherine Deneuve e di quell’abito bianco. Ma quell’ambiguità di fondo, quel doppio senso sono altrettanto affascinanti. Da una parte lo chic dall’altra l’aspetto pungente, forte. Yves non era Chanel o Dior, che sono sempre stati più conservatori. Saint Laurent era qualcuno che teneva ad altri valori, che faceva tour affascinanti anche in mondi paralleli come l’arte, per esempio». E certamente quello che Yves aveva colto e oggi Anthony Vaccarello ha riconosciuto, sta nell’allure disinvolta e androgina della garçonne, quintessenza della donna moderna. «Ho parlato a lungo con Bergé, per me era inimmaginabile non farlo. Mi ha dato molti consigli, uno su tutti “fai ciò che vuoi, ma non copiare mai». «Rien - sorride - Adesso mi sento libero, è come se avessi ricevuto da lui il permesso di fare quel che voglio. Una regola che è mia da sempre». Le note di “Je ne regrette rien” di Edith Piaf risuonano in una Parigi piovosa. Una canzone che si addice a un talento come Anthony Vaccarello che sa collocare con ordine esatto il libro dei ricordi di Yves, senza che siano fotografie ricercate.

grasping life like a fighter in the night. And I prefer anything is cool, nonchalant and natural, organic and authentic. I may consider fashion desirable and portable immediately, but even more the creation starting where memory takes us to emotion”. That measured emotion between feminine elements and other more traditionally masculine ones. “I wanted my girls, who modeled the collection SS 2019, with their hands in the pocket” Vaccarello explains “as they represent women who don’t care of anything, who don’t need to gesticulate to be noticed. I thought about the Forties but most of all the Seventies, the famous years of the Maison, full of a refined minimalism, purity of design and extreme quality of detail, in the founder’s perfect avant-gardist philosophy. Yves was cheerful and classical on one side, but with a very depraved coté. People often stop at a look, the one of the Belle de Jour and of Catherine Deneuve, and of that white dress. But that basic ambiguity and that double sense are as much intriguing. On one side the chic, on the other the sharp and strong feature. Yves was not Chanel or Dior, who have always been more conservative. Saint Laurent was someone who cared for other values, who made amazing tours also in parallel worlds such as art”. And of course, what Yves had caught and Anthony Vaccarello has now recognized in the easy and androgynous allure of the garconne, is the quintessence of modern woman. “ I talked a lot to Bergé, to me it was essential to do it. He gave me advise, such as “do what you like, but never copy”. “Rien” smiles “Now I feel free, and it is as if he had allowed me to do what I want. This rule has always been mine”. The notes of “je ne regrett rien” by Edith Piaf resound in a rainy Paris. This song to many ones tells a story (Piaf’s story) but is suitable for a talent such as Anthony Vaccarello, who can set in a perfect order the memories in the book of Yves, no matter if they are precious photos. They are just pure emotion, just a melody delighting who watches his creations, enriching daily life with high feelings.

In questa pagina e nella precedente immagini della sfilata donna S/S 2019. Qui sotto: Saint Laurent sfilata uomo F/W 2018-19

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HUMAN RIGHTS Marzia Ciccola

In questa pagina: Immagini del Gala a Montecarlo dedicato ai 50 anni della Robert F. Kennedy Foundation

L’IMPORTANZA DEGLI

IDEALISTI PER I CINQUANT’ANNI DELLA ROBERT F. KENNEDY FOUNDATION, KERRY KENNEDY, PRESIDENTE E FIGLIA DI BOB, FESTEGGIA ASSEGNANDO A MONTECARLO IMPORTANTI RICONOSCIMENTI

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ace, giustizia e compassione verso coloro che soffrono. Fu con questo messaggio che cinquant’anni fa ci lasciò Robert F. Kennedy, fratello di JFK, assassinato il 5 giugno 1968 all’hotel Ambassador di Los Angeles durante la campagna per le primarie per la Casa Bianca. Ognuno degli undici figli di Bob e Ethel Kennedy reagì a suo modo al lutto. La settima, Kerry, che allora aveva otto anni, apprese la notizia alla Tv la mattina presto. Cinquant’anni dopo la troviamo a commemorare l’anniversario della morte del padre al Cimitero di Arlington in fianco all’ex Presidente Clinton, e alla guida della Robert F. Kennedy Human Rights Foundation, istituita all’indomani della morte di Bob da familiari e amici proprio per portare avanti il suo messaggio di pace e speranza, riassunto nelle due frasi incise sulla lastra di marmo ai piedi della croce: “Some men see things as they are and ask ‘Why?’ I dream things that never were and ask, ‘Why not?’” e: “… each time a man stands up for an ideal or acts to improve the lot of others or strikes out against injustice he sends forth a tiny ripple of hope …” (“Alcuni uomini vedono le cose come sono e chiedono: perché? Io sogno cose non ancora esistite e chiedo: perché no?” - “Ogni volta che un uomo combatte per un ideale o agisce per migliorare la sorte degli altri o per combattere l’ingiustizia, emette una minuscola onda di speranza”). Messaggi in questo momento politico quanto mai attuali, che sono stati portati avanti con tenacia da Kerry Kennedy e dalla Fondazione, che ha una sede anche a Firenze. Proprio poche settimane fa infatti Kennedy era lì per premiare i migliori progetti per l’inclusione dei migranti: «Ho fidu-

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HUBLOT dedica alla Robert F. Kennedy Foundation Human Rights un’edizione speciale del Big Ben 44mm. Cassa in acciaio satinato, con dettagli in resina composita blu, quadrante blu sunray satinato con bandiera USA alle ore 9. Cinturino in gomma blu o in alligatore blu (CHF 18.500).

cia nelle persone – ha detto – sono gli individui che riescono a portare avanti il concetto di pace, compassione e giustizia», riprendendo ancora una volta il concetto espresso nel “Ripples of Hope”, il più famoso discorso del padre Robert. Ed è a Montecarlo che si è festeggiato con un gala proprio l’anniversario dalla RFK Foundation. Tra premi importanti e riconoscimenti - al principe Alberto II di Monaco per l’impegno nella salvaguardia dell’ambiente e degli oceani, alla giornalista cubana Yoani Sanchez Cordero, direttrice del giornale indipendente 14ymedio per il suo impegno contro il governo cubano, all’imprenditore Alessandro Benetton per aver posto lo sviluppo sostenibile al centro della propria strategia aziendale e al fotografo Henri Benson per aver raccontato la figura di Bob Kennedy fino alla fine documentando durante la sua carriera le violazioni dei diritti umani - e aste di beneficienza, Kennedy ha ribadito l’impegno profuso e i risultati ottenuti dalla Fondazione per educare i giovani alla difesa dei diritti umani. Il RFK Human Rights con sede a Washington DC è un’organizzazione no profit creata per portarne avanti l’eredità morale dell’ex senatore degli Stati Uniti di un mondo più giusto e pacifico. Nel 2004 lanciò in Italia, il progetto educativo “Speak Truth To Power” e l’anno seguente è stata costituita la Robert F. Kennedy Human Rights Italia, impegnata in progetti di integrazione per i migranti. Perché nessuno sia più un immigrato illegale, ma padri e madri, fratelli e sorelle, uomini, donne e bambini che cercano la propria strada nel mondo. Come ribadisce Kerry Kennedy: «C’è un grande bisogno nel mondo oggi di questo messaggio, e le persone lo reclamano».


LETTERATURA

L’OSSESSIONE DELLA

CREATIVITÀ TRA LE SUE FREQUENTAZINI PASSATE GRANDI NOMI DELL’ARCHITETTURA E

DEL

DESIGN,

CITTERIO

A

DA

ANTONIO

ETTORE

SOTTSASS.

OGGI, DOPO AVER TRASFORMATO IL CEMENTO IN ARTE CON UN TOCCO PERSONALISSIMO, CARLA MILESI DE GRESY, CON IL SUO PRIMO ROMANZO, DÀ VOCE ALL’ILLUSIONE DELL’ARTE DI POTER COMUNICARE UN MONDO

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ilanese, studi classici, laurea in Scienze Politiche, due figli e quattro nipoti. Carla Milesi di Grésy è scultrice e designer di opere di cemento ispirate alle sue origini industriali, esposte nel corso degli anni da Milano a Parigi. Appassionata di cinema, letteratura e arte contemporanea, ha veleggiato per il mondo e vissuto in molti luoghi. Sempre attratta dalla scrittura, rievoca oggi i suoi ricordi per dar vita al suo primo romanzo, “Come facevano a vivere nell’Ottocento senza tranquillanti?”, Edito Bietti. La protagonista è Liz, una donna che naviga senza rotta tra le sue molteplici personalità, alla costante ricerca di un’identità. Divisa tra tre uomini che incarnano prospettive di amori agli antipodi, ripercorre la sua eccitante e seducente vita, tra eventi esclusivi e paradisi

naturali. Tra una convivenza con John Malkovich e un party in compagnia di Madonna, si dipana la matassa di un’esistenza di eccessi, ossessioni e paure, sbarre e stimoli allo stesso tempo. Carla Milesi di Grésy, con un linguaggio asciutto ed evocativo, sperimenta e dà vita a un romanzo naif e tragicomico con protagonista una donna fragile ma assetata di esperienze. La narrazione traccia un arco di tre anni di vita in cui autobiografia e finzione si intrecciano. Il viaggio interiore di Liz ha inizio un’estate a Gstaad, dove i giorni scorrono con i ricordi finché la realtà diventa protagonista aggredendola, ma permettendole di ritrovare se stessa. “Alla mia famiglia passata, presente e futura” è la dedica del volume, un excursus dalle tinte thriller dalla disperata ricerca dell’identità personale.


LUXURY LEISURE

LA MAGIA E L’ARTE DEL SAPER

CREARE INNOVAZIONE E SAVOIR-FAIRE FAMILIARE SONO I CONCETTI ATTORNO A CUI ORBITA MY CHOICE, L’AZIENDA PARTENOPEA CHE VUOLE CONQUISTARE IL PUBBLICO INTERNAZIONALE CON BORSE DALL’ANIMO UPPER CLASS

E

ssere famiglia significa tante cose; sapersi ascoltare, esaltare la diversità, essere uniti, sapersi aiutare a vicenda. Tutte qualità che i Di Lillo - Antonio, Francesco, Mariano, Luciano e Vittoria - hanno plasmato anche nella loro attività, My Choice, un’azienda che ruota attorno alle persone e alle idee, proprio con le stesse caratteristiche di una big family. La storia di My Choice inizia negli anni Sessanta in un piccolo laboratorio di borse in pelle. Grazie alla fusione di artigianalità, spirito d’innovazione e imprenditoriale si afferma sul mercato italiano e internazionale. Nel frattempo cam-

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biano le generazioni, le visioni si fanno marketing oriented, si apre un moderno ed efficiente stabilimento a Nola e un lussuoso showroom in Montenapoleone. Crescono altresì le domande dei buyer esteri e i prodotti dedicati a un target d’elite, conquistano gli USA, la Francia, l’Inghilterra e il Giappone. Mariano Di Lillo, cofondatore di My Choice. racconta a Posh la visione di fare impresa tradizionale ma allo stesso tempo innovativa. Come descriverebbe My Choice? Facendo un gioco figurativo, penserei alla bellezza di un puma, all’originalità di un pavone e all’eleganza di un cigno.

Ci racconti la filosofia dell’azienda. Quali le aspettative e quali i traguardi raggiunti? Ho scelto di dare il nome My Choice perché rappresenta la “mia scelta” di cambiamento. Mi sono sempre occupato di economia e finanza, prima negli studi accademici e poi come consulente, ma a un certo punto ho capito che la strada era un’altra e così è iniziata la sfida aziendale. Inizialmente l’idea era quella di trasformare il modello artigianale delle competenze della mia famiglia in una struttura più organizzata, capace di affrontare scenari differenti; poi, con il tempo, i traguardi hanno superato le aspettative e gli obiettivi sono in continuo movimento.


Qual è il vostro savoir-faire? Saper produrre con qualità è certamente un elemento ma la chiave è “l’ascolto”: delle esigenze, delle tendenze, della nostra stessa azienda. Chiaramente la fase successiva è il saper capire e tradurre nel nostro scenario. La sua è un’azienda a conduzione familiare. Che tipo di rapporto avete? La famiglia è il centro, il cuore pulsante del nostro mondo. Abbiamo creato una struttura organizzativa complessa, dove ognuno ha il proprio ruolo e la propria responsabilità, dalla direzione generale a quella commerciale e stilistica. My Choice è nota per le borse. Dove è concentrata la produzione e come avviene lo sviluppo creativo? Con grande orgoglio posso affermare che il 100% della nostra produzione è campana, dove l’esperienza e la cura del dettaglio sono nel DNA dei nostri artigiani. Lo sviluppo creativo è invece “il mondo”, infatti il nostro team è un melting-pot

di professionalità provenienti da ovunque, un gruppo di ricerca capace di cogliere ed interpretare le tendenze provenienti da tutto il Paese. Come funziona il posizionamento? My Choice crea dei prodotti per cui il posizionamento è quasi automatico; sono i nostri clienti diretti o i buyer delle più prestigiose boutique del mondo che scelgono il nostro prodotto. Quali sono i mercati per voi più ricettivi? La distribuzione è omogenea ma alcuni paesi come USA, Francia, Inghilterra e Giappone rispondono meglio alle nostre proposte. Cosa vi ha permesso di evolvervi? Premesso che ritengo che l’evoluzione sia un processo continuo e senza fine, posso dire che sono due gli elementi importanti del nostro ultimo sviluppo: il primo di tipo immateriale, ovvero la scelta di trasformare l’azienda in “marketing oriented” e la seconda riguarda l’apertura del nuovo stabilimento produttivo a Nola e dello showroom in Via Montenapoleone 6 a Milano.

Cosa le dà più soddisfazione nel suo lavoro? Le farò una confidenza, che credo però sia tipica di chi produce “bellezza” come noi... Toccare il prodotto che realizziamo, guardarlo in modo maniacale è la più grande soddisfazione che un imprenditore possa avere. Che rapporto avete con la tecnologia? Direi un rapporto “sano”; la tecnologia e l’innovazione sono elementi cardine della nostra attività ma non dobbiamo dimenticare che l’artiginalità ha tempi e ritmi differenti; riuscire a coniugare le due cose è quello che facciamo quotidianamente. Quali sono i progetti che ha in serbo per My Choice? Posso dire che nel futuro ci siamo già dentro. A breve lanceremo un complesso piano di strategia di comunicazione.

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INTERVIEW di Alessandra Fanari

A sinistra: il piano sotterraneo della Fondation Carmignac ph. Marc Domage Sotto: Edouard e Charles Carmignac A destra: Janaina Mello Landini, Ciclotrama 50 (wind), 2018. © Fondation Carmignac Photo Marc Domage

UN’ISOLA AD

ARTE UNA FONDAZIONE D’ARTE SU UN’ISOLA. UN’IDEA SINGOLARE, FORSE AZZARDATA, MA CHE COSTRINGE LO SPETTATORE AD ALLONTANARSI DALLA REALTÀ QUOTIDIANA PER IMMERGERSI IN UN ALTRO MONDO. È L’IDEA DI EDOUARD CARMIGNAC, UOMO D’AFFARI E COLLEZIONISTA

L

a luce del sud, l’azzurro del Mediterraneo, il verde di una vegetazione rigogliosa. È in questo quadro d’eccezione, nella piccola isola di Porquerolles di fronte a Hyères, nel sud della Francia, che Edouard Carmignac, uomo d’affari e collezionista d’arte, ha deciso di condividere la sua passione per l’arte. È qui che ha voluto installare la Fondation Carmignac, uno spazio destinato a condividere con il pubblico una collezione di 300 opere acquisite nel corso di una vita per un insieme eterogeneo ma segnato da carattere e personalità. Una visione personale che Edouard Carmignac ha dispiegato e articolato in

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un complesso, inscrivendo lo spazio dell’arte nel luogo naturale, dandogli una sua temporalità, alla ricerca di una forma di purezza della percezione. Il figlio Charles, alla direzione della Fondazione, ha affiancato il padre nella difficile orchestrazione di questo progetto visionario. E la direzione d’orchestra è più che una metafora nel caso di Charles Carmignac, chitarrista dei Moriarty, gruppo folk da lui co-fondato con gli amici d’infanzia. È a Porquerolles nella voglia di condividere l’emozione dell’arte e la magia del luogo che ritroverà il suo pubblico. Inaugurata a giugno, con Desire of the Sea, la Fondation inizia la sua storia, che Charles Carmignac ci racconta.


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Come si è definito il concetto della Fondation Carmignac e che ruolo hai in quanto direttore ma anche figlio di Edouard Carmignac? È mio padre ad aver avuto l’intuizione un po’ folle di creare uno spazio per l’arte su un’isola. Voleva condividere la sua collezione d’arte contemporanea, che si trovava nella sede dell’azienda madre, una società finanziaria, quindi in uno scenario privato. La scelta di Porquerolles, che è un parco nazionale, un sito protetto, non andava nel senso di facilitarsi la vita. Ci sono tante restrizioni, clausole. Quindi il mio ruolo è stato quello di far esistere il progetto, andare avanti anche con le restrizioni, discutere con le autorità locali, ottenere i permessi, le autorizzazioni. Direi che per il momento il mio è stato un ruolo da musicista.

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Mio padre ha scritto la partizione io faccio l’adattamento musicale. Il progetto è diventato una realtà. La Fondazione ha inaugurato a giugno scorso e posso dire che è riuscita veramente a iscriversi nell’isola, ha trovato il suo posto fra gli abitanti. Non è un’isola nell’isola, si è veramente integrata al territorio. Ora si tratta di definire con mio padre e l’equipe la programmazione. La collezione riflette la personalità di tuo padre. Come lavorate insieme? È la collezione di un uomo, e quindi esprime il suo gusto, una visione particolare con una personalità molto forte. Quello che è interessante fra noi due, è che avendo temperamenti diversi, se non contrari, emergono aspetti molto distan-


Dall’alto: JAUME PLENSA, Les trois Alchimistes, 2018. © Fondation Carmignac, Ph. Marc Domage XOLAF BREUNING, 2018, Fondation Carmignac, © Marc Domage KORAKRIT ARUNANONDCHAI, My Trip to the White Temple, 2013 Techniques Mixtes © Korakrit Arunanondchai Parte del percorso espositivo della Fondazione Carmignac. A sinistra: MARTIAL RAYSSE, Untitled, 1962. © Adagp, Paris 2018, a destra GERHARD RICHTER, Evelyn (Blau), 1964. © Gerhard Richter 2018,

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ti, cosicché ci completiamo a vicenda dando più apertura alla programmazione. Ci ritroviamo poi perfettamente nello spirito fondamentale che è quello di una condivisione. Per lui condividere con gli altri una collezione privata è stato il motore. Questa idea lo trasportava, lo emozionava. Ed è cosi anche per me. Vengo dall’universo della musica e, nel passato con il mio gruppo, andavamo dappertutto con questo stesso spirito: condividere. È qualcosa di simile, che capisco perfettamente e che apprezzo molto. Come si è definita la prima esposizione? L’idea era di offrire un’idea della collezione. Abbiamo quindi strutturato lo spazio attraverso diverse tematiche. E Sea of Desire è il titolo dell’opera che chiude il percorso: una grande pittura di Ed Ruscha che attende il visitatore all’esterno, nel mezzo della foresta.

Qual è la tua visione della collezione? È una collezione abbastanza eterogenea che passa dall’America degli anni ‘60 alla pittura tedesca degli anni ‘80 ad artisti dell’Asia del Sud-Ovest per nominare alcune delle referenze. Direi che mette insieme opere forti, come pugni in faccia - un po’ l’immagine del temperamento di mio padre molto diretto ed energico - e altre che sono molto più contemplative, meditative, delicate. Un altro volet nella programmazione è il “Prix Carmignac pour le photojournalisme”. Come si integra il realismo senza filtri del fotogiornalismo nella programmazione? È la questione che ci stiamo ponendo. È ancora da definire, bisognerà vedere quali sono i temi e la possibilità di adeguarsi. Nello stesso tempo non vogliamo che Porquerolles sia solo un piccolo paradiso, magnifico, ma tagliato fuori dal

A sinistra: La lastra di vetro effetto acqua dà luce alla parte inferiore dell’esposizione © Fondation Carmignac In alto: ROY LICHTENSTEIN, Collage for Nude with red Shirt, 1995 © Collection Carmignac/The estate of Roy Lichtenstein New York/ Adagp, Paris 2017 Pagina destra: BRUCE NAUMAN, One Hundred Fish Fountain, 2005, © Fondation Carmignac / The estate of Roy Lichtenstein New York/

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mondo… Vogliamo anche mostrare il mondo di oggi e realtà che a volte possono essere dure. È molto importante mantenere questa adesione al reale, e di non farne un’isola incantata. Perché l’isola? Perché Porquerolles? È l’idea di far vedere l’arte in condizioni molto diverse dalla città. Occorre allontanarsi, fare un viaggio. Prendere il traghetto, camminare... è un allontanamento dalla realtà quotidiana in modo da creare un luogo puro e radicale. Le condizioni di visita e il luogo sono veramente specifici e definiscono uno spazio-tempo singolare. Nell’isola in generale, e questa in particolare, si avverte mentalmente qualcosa che comincia a mettersi in movimento appena ci si mette piede. Un doppio viaggio fisico e mentale dove il corpo si ingaggia in qualcosa di estremamente intimo. D’altronde il sottotitolo è “L’isola interiore”. Quando si arriva là la capacità recettiva è davvero amplificata dagli elementi e questo definisce condizioni molto particolari nella fruizione del-

le opere d’arte. C’è qualcosa allo stato virginale in quest’isola che permette alle opere di parlare e a noi di sentirle. L’edificio conserva la struttura originaria del vecchio Mas provenzale ma i lavori architettonici sono stati molto importanti. Abbiamo capovolto i principi dell’estetica esistente e abbiamo scavato nella terra, per creare l’idea di un museo sepolto. Gli architetti sono riusciti a creare uno spazio sotterraneo dove non si ha l’impressione di essere sottoterra. Sono riusciti a non turbare troppo la normale ricezione dello spazio. Il cielo, l’aria filtrano dall’alto, dai lati con aperture che permettono un gioco di luci e volumi. Si sta a piedi nudi, si sente il contatto con la pietra, con la terra. C’è anche qui tutto un periplo da compiere che ci porta all’inizio nelle profondità della terra per poi ritornare alla superficie. Sempre dualità, dei poli opposti visibile/invisibile, sotterraneo/superficie che operano per creare delle condizioni singolari.

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DESIGN di Anna Casotti

SPIRALE, Posacenere, A. Castiglioni , 1971, Bacci, Alessi (1984) Archivio Fotografico Alessi Courtesy Museo Alessi

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IL PENSIERO

CASTIGLIONI L’anima e la genialità del Maestro del design in scena alla Triennale di Milano

CREATIVITÀ, IRONIA, AVANGUARDIA E SEMPLICITÀ: ACHILLE CASTIGLIONI SI RACCONTA ATTRAVERSO LO SGUARDO DELL’ EX-ALLIEVA PATRICIA URQUIOLA, CON

FEDERICA

DELL’ESPOSIZIONE

SALA “A

CURATRICE CASTIGLIONI”

ORGANIZZATA NEL CENTENARIO DALLA SUA NASCITA. UN VIAGGIO NELL’ANIMA DEL MAESTRO CHE HA RIVOLUZIONATO IL DESIGN ITALIANO, GIOCANDO CON GLI OGGETTI E CON LA SUA CURIOSITÀ

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o sguardo curioso, l’ironia e una creatività poliedrica che lascia stupiti ogni volta che si osserva una sedia, un posacenere o una lampada. Osservare un oggetto di Achille Castiglioni è come immergersi in un universo inatteso di significati, morfologie e funzioni: lampade morfiche che traslano il profilo di Snoopy, gatti accovacciati che si trasformano nelle omonime abat-jour, fari di automobili e canne da pesca che diventano, con la “bacchetta magica” del padre del design, totem illuminanti per salotti borghesi. E ancora sedili di trattori reinventati in sgabelli dai colori eccentrici, selle di biciclette in sedute basculanti, lampade a ventosa per lettori notturni... Ogni elemento plasmato da Achille Castiglioni è il risultato di una sperimentazione

innovativa che volge lo sguardo all’uomo, in un nuovo “Umanesimo Contemporaneo” pieno di ironia ed empatia. Oggetti immersi in un nuovo e inedito linguaggio poietico: il pensiero-Castiglioni. «La risposta per Achille non è il design. Il design è la domanda. La risposta è l’uomo» nelle parole di Federica Sala, con Patricia Urquiola curatrice della mostra “A Castiglioni” in scena alla Triennale di Milano. Un percorso espositivo che attraversa i progetti visionari del Maestro che amava ripetere ai suoi studenti «Se non siete curiosi lasciate perdere», in una mise en scène che disegna una geografia tematica della sua produzione, una mappa del design con cui navigare nel suo intimo universo. Il “palcoscenico” dedicato al gigante della cultura del progetto diviene l’alfabeto di segni e di gesti di Achille, la sua inedita

visione del mondo e la sua interpretazione audace della modernità. Un approccio creativo che ha ridefinito l’idea stessa del fare design, tra oggetti, architetture, allestimenti accomunati da un unico fil rouge: il linguaggio-Castiglioni. Un pensiero che non poteva essere immaginato nell’esposizione attraverso un percorso cronologico, ma nella sua atemporalità e avanguardia con una serie di contenuti intersecati, intrecciati e sovrapposti racchiusi in macro e micro concetti ricorrenti nei progetti e raggruppati in venti cluster relazionati tra loro. Dal design di prodotto alle grandi architetture ai numerosi ed emblematici allestimenti che ne hanno contraddistinto la sua Weltanshauung. «Un buon progetto nasce non dall’ambizione di lasciare un segno, ma dalla volontà di instaurare uno scambio, anche piccolo con l’ignoto 67


A. Castiglioni in studio, 1997 foto di Leonardo Vecchiarelli, Fondazione Achille Castiglioni A destra, JOY, Mobile a ripiani, A.Castiglioni, 1989, Zanotta Ph. credit Ramazzotti & Stucchi Courtesy Fondazione Achille Castiglioni

Achille Castiglioni è stato un designer ostinatamente disobbediente. Se le lampade andavano appese al soffitto o appoggiate su una credenza, lui le attaccava sul lato di una bottiglia di whisky. Se le sedie andavano progettate stabili e solide, lui le faceva oscillare. Forse il suo più grande dono al design è stato di dimostrarci, attraverso il suo lavoro instancabilmente giocoso, che la modernità non deve essere per forza noiosa. JOSEPH GRIMA

personaggio che userà l’oggetto da voi progettato. Queste parole che Castiglioni ripeteva durante le lezioni al Politecnico hanno continuamente risuonato nella mia mente» scrive Patricia Urquiola, curatrice della mostra ed ex-allieva di Castiglioni. «Intercettare il sentire dell’ignoto visitatore di questa mostra e accompagnarlo a ripercorrere il suo pensiero fluido e sorprendente. Andare oltre i miei ricordi e uscire dalle celebrazioni è stata la bussola che ha orientato la mostra dedicata ad Achille e a tutto il suo universo relazionale con Pier Giacomo e Livio, i suoi fratelli, ma anche con grafici innovativi, industriali illuminati, ricercatori e tanti tecnici diventati amici nel tempo. Prima sfida: superare il racconto cronologico e intercettare quel processo mentale, quasi una scrittura classica che contiene una memoria futura, capace di continuare a influenzare il nostro progettare. Vero ponte concettuale, Castiglioni con puntuale

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intuizione e infinita libertà ha saputo connettere gesti e generazioni, materiali e funzioni mettendo in relazione la quotidianità della vita con il senso più profondo ed etico del fare...». È una lettura trasversale quella a cui è invitato il visitatore nell’esplorazione dei cluster in cui sono immersi i codici progettuali Castiglioni: dalla reiterazione negli allestimenti ai morfismi degli oggetti alla rifrazione come principale componente del suo modus operandi, dall’urbanistica all’architettura al disegno industriale, procedendo dunque per connessioni tematiche, in un continuo e inesauribile gioco di rimandi e citazioni. Un’eredità narrata grazie all’accurato lavoro per la divulgazione dei suoi archivi dalla Fondazione Castiglioni allo CSAC di Parma, dal Museo Alessi al Mumac e ancora il Museo Kartell, la Fondazione Pio Manzù, la Fondazione ADI, gli archivi Sacchi, Mulas, Colombo, Flos, De Padova, Cassina, B&B Italia

che ne hanno sempre mantenuto vivo lo spirito. «I suoi oggetti nascono anche per sovvertire e portano a un continuo capovolgere i progetti per re-iniziare di nuovo. Come un rizoma – continua Patricia Urquiola - per me, il “pensiero-Castiglioni” non comincia e non finisce, rimane nel mezzo, tra-le-cose, perennemente connesso. Così ho immaginato il racconto espositivo eliminando un procedere soltanto lineare. O temporale. Quello che non sembra un percorso è il percorso. Le molteplici presenze, anche quelle mentali, sono in mostra come entità fisiche, come memoria e anticipazione, segni di un tempo passato e proiezioni in un continuo divenire. Ho cercato di cartografare le sue ricerche individuando concatenazioni, rimandi, affinità tra i tanti pensieri, per poi organizzarli in cluster concettuali. Inizialmente pensata nel suo scorrere orizzontale, la mostra si espande come un moto circolare nato dal dia-


logo di ambienti espositivi sovrapposti collegati tra loro da una scala, una sorta di pausa mentale che definisce un vuoto ascendente. Il percorso riprende poi con occhi curiosi, arricchiti dai cluster incontrati.» Non una celebrazione nostalgica ma un viaggio istintivo e curioso nella visione di un designer che ha trasformato, decostruito e giocato con gli oggetti, creando per sottrazione, stravolgendo le regole del progetto per reinventarne l’estetica, la morfologia e la funzione. Nelle parole di Federica Sala «ci sono cluster più vicini a una prospettiva urbanistica, come quello d’esordio L’è un gran Milan, incentrato sul rapporto con la città oppure cluster con uno spiccato taglio architettonico, come Dislivelli. Altri sono più intimi, come Fumo, caratteristica che emerge da tutti i racconti di chi Achille l’ha conosciuto, o Se telefonando, simbolo della modernità. Un universo in cui l’approccio meccanico ha portato a oggetti emblematici, quali il Mezzadro, raccontati nel cluster del Ready making o alla semplicità mai minimale di icone come la Parentesi e il Luminator raggruppate nel tema Keep it simple...». Come scrive Silvana Annicchiarico nelle pagine del catalogo edito da Electa «il fumo era Achille Castiglioni. Non un vizio ma un modo di essere,

un’attività indice del suo essere in continuo movimento, del suo essere sempre operoso.... E proprio perché il fumo era un modo d’essere e non una passione, nella sua lunga carriera Achille Castiglioni disegna pochi mirati oggetti per i fumatori: l’iconico posacenere Spirale del 1971 (nato in marmo per Bacci e poi prodotto in metallo tornito da Alessi) e il Servofumo, nato nel 1962 per Flos e prodotto poi da Zanotta dal 1970 con l’allargamento della famiglia dei Servi. Ci resta la curiosità di pensare a come sarebbe stato il Sobraine’s Fumoir, un club londinese per fumatori mai realizzato o il portacenere da tasca disegnato per Alessi e mai entrato in produzione». Perché come spiega Urquiola «Achille non fece scuola nel senso tradizionale del termine: insegnò a cercare le linee di fuga, la complessità nel semplice e viceversa. Credo, intuisco, di aver imparato questo da lui. In un tratto lo vedo di fronte a me, seduto sul suo Allunaggio nell’erba. Guarda lontano e fuma sereno. Si rapporta allo spazio o all’aria, al suono delle cicale, ai tanti eventi più che alle cose che lo circondano? Non mi vede perché anch’io sono sospesa nel tempo e lui non sa che sono là a sognarlo, ancora studente. E penso: sì, fu il ponte e mi ha traghettato senza sforzo, lievemente fino a qui, anche questa volta.»

A CASTIGLIONI, TRIENNALE DI MILANO FINO AL 20 GENNAIO 2019 A cura di Patricia Urquiola in collaborazione con Federica Sala, Progetto di allestimento Patricia Urquiola, Progetto grafico Dallas (Francesco Valtolina & Kevin Pedron), Catalogo ed. Electa triennale.org

Da sinistra a destra: SLEEK, Cucchiaino per barattoli, A. e P.G. Castiglioni , 1962 Kraft, Alessi (1996 con il nome Sleek) Archivio Fotografico Alessi ©Museo Alessi Prototipo di TELEFONO, A.Castiglioni con Paolo Ferrari, 1977 Sit Siemens Ph. Cpf Publifoto ©Fondazione Achille Castiglioni ARCO, Lampada da terra, A. e P.G. Castiglioni, 1962, Flos Ph. Courtesy Flos Courtesy Fondazione Achille Castiglioni GIBIGIANA, Lampada da tavolo, A. Castiglioni , 1980, Flos Ph L. Svegliado, Courtesy Archivio Storico Flos


POSH ARTE Alessandro Riva

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EVASIONI ONIRICHE MENTRE IL TEMA DEL SOGNO INTERESSA SEMPRE PIÙ ARTISTI CONTEMPORANEI, ADDETTI AI LAVORI E COLLEZIONISTI, DUE IMPORTANTI MOSTRE NE CELEBRANO IL RITO, TRA

S

criveva René Magritte, uno che di sogni se ne intendeva eccome: “I sogni non vogliono farvi dormire ma al contrario svegliare”. E di sogni, di rielaborazioni oniriche, di atmosfere sognanti e di associazioni automatiche – le stesse che si prefiggevano i surrealisti come tecnica per risvegliare “il funzionamento reale del pensiero” in assenza “di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione” (ma anche, si badi bene, “di qualsiasi preoccupazione estetica e morale”) – si torna oggi a parlare con insistenza e a guardare con interesse, passione, anche entusiasmo. Conseguenza del momento di crisi e di stanchezza, dovute alle sempre più grevi e tristi parole della politica, incapace ormai di dare risposte se non ansiogene e banalizzanti ai nostri bisogni? O volontà di evadere in ogni maniera e a ogni modo dal principio di realtà, con gioia e senso di libertà, per dimenticare i problemi e le costrizioni della vita reale, nel tentativo di trovare, sulle ali della fantasia e dell’immaginazione

PASSATO E PRESENTE

sfrenata del sogno, un proprio equilibrio psichico interno? Forse entrambe le cose. Certo è che, mentre nell’arte contemporanea il tema del sogno sembra tornare centrale e interessare sempre di più artisti, addetti ai lavori e collezionisti, due grandi mostre ne celebrano proprio ora il rito, tra un passato più o meno recente (Da Magritte a Duchamp, il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou. Palazzo Blu, Pisa, aperta fino al 17 febbraio 2019), e un presente quanto mai onirico e sorprendente (Dream, L’arte incontra i sogni, a cura di Danilo Eccher, fino al 5 maggio 2019). Mostre diversissime tra loro, per storia e per approccio metodologico: la prima, rigorosa e storica, mette in fila opere di un parterre di grandi artisti ormai entrati non solo nella storia ma anche, si può dire, nella leggenda (da Magritte a

Dalí a Duchamp, passando per De Chirico, Max Ernst, Picasso, Man Ray e Miró, solo per citarne alcuni). Opere, tutte, concepite e realizzate intorno al 1929, anno cruciale non solo per l’economia mondiale (il crollo delle borse del ’29 rimane il punto più drammatico della storia economica del Novecento), ma anche per l’avventura dell’arte moderna. E, in particolare, del movimento surrealista, ancora incerto tra la presa di coscienza “razionale” e fortemente politica (proprio in quell’anno, André Breton pubblica il Secondo Manifesto Surrealista che stabilisce l’avvicinamento del movimento alle teorie marxiste del Partito Comunista) e la fedeltà alla sua vocazione originaria onirica e irrazionale. Ma non solo: quelli intorno al ’29 sono gli anni dell’affermazione sulla scena artistica parigina di Salvador Dalí, grande mattatore del movimento surrealista e anticipatore del moderno ruolo di “star” così come verrà poi sdoganato nell’epoca contemporanea: onnipresente, mondano, egocentrico, eccessivo e vulcanico, a partire dal modo di vestire

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In apertura: TSUYOSHI TANE, Light in Time, 2014 Piattine in metallo e LED. Courtesy: Dorrell. Ghotmeh.Tane / Architects. Opera site- specific realizzata in collaborazione con Citizen ©Takuji Shimmura /image courtesy of DGT In questa pagina, in alto: BILL VIOLA, Sharon, 2013. Video a colori in alta definizione, schermo, audio Courtesy Bill Viola Studio SALVADOR DALI, Dormeuse, cheval, lion invisibles, 1930 Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne, Centre de création industrielle Copyright © Salvador Dalí. A destra: TATSUO MIYAJIMA, Time Sky, 2018 LED, IC, filo elettrico. Courtesy: l’artista.

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A sinistra: MARCEL DUCHAMP L.H.O.O.Q., 1930 Grafite su supporto fotografico Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne - Centre de création industrielle. Copyright: © Succession Marcel Duchamp, A destra: RENE MAGRITTE Le double secret, 1927. Olio su tela. Collection Centre Pompidou, Paris Musée national d’art moderne - Centre de création industrielle Copyright: © René Magritte Sotto: ANISH KAPOOR, Untitled, 2015 Alabastro. Courtesy: l’artista e Galleria Continua, San Gimignano. PH. Ela Bialkowska OKNO Studio

e di acconciarsi fino al comportamento pubblico e privato, Dalì sarà infatti per decenni un autore-simbolo del surrealismo, con le sue invenzioni pittoriche stranianti (dagli orologi molli al telefono-aragosta), le sue bizzarrie, il suo amore per la celebrità, l’effimero e la moda (celebre fu la collaborazione con una pioniera della moda come Elsa Schiapparelli). Ma quelli intorno al 1929 sono anche gli anni dell’ascesa di René Magritte, che del surrealismo intercettò l’anima più pop, patinata, di facile presa sull’immaginario collettivo, con i suoi temi prediletti oggi diventati iconici e virali (le bombette, gli uccelli, le nuvole, le pipe, gli alberi), e che ancora adesso sembra incarnare, per il grande pubblico, il senso più autentico e più “popular” del movimento. Non sarà un caso se, oggi, a Milano, una grande mostra “immersiva” (nuova frontiera della spettacolarizzazione dell’arte per le grandi folle, con schermi che riproducono le opere dell’artista nelle quali è possibile immergersi e camminare) è in corso a Milano, proprio dedicata a Magritte (Inside Magritte: Emotion Exhibition, Fabbrica del Vapore, fino al 10 feb-

braio 2019). Non certo surrealista, ma tra i maggiori esponenti del dadaismo e oggi considerato anche il padre di tutta l’arte concettuale, è invece Marcel Duchamp, che proprio nel 1930 realizzò una delle sue opere più celebri e stranianti, la “Gioconda coi baffi” (il vero titolo è in realtà l’acronimo L.H.O.O.Q, che, se letto in francese, suona come “lei ha caldo al sedere…”). Anche lui, anticipatore di tendenze, di nuovi modi di guardare e di concepire l’arte, che ancora oggi è considerato un maestro da cui imparare anche per gli artisti contemporanei. Ed è proprio alla contemporaneità che si rivolge invece la mostra Dream al Chiostro del Bramante a Roma: mostra anch’essa immersiva, onirica, fantastica, emozionale, difficile da descrivere perché da vivere come un’esperienza onirica, da attraversare con gli occhi della mente, con lo spirito con cui si percorrono i sogni. Quello proposto da Dream è infatti un percorso attraverso le opere, create ad hoc per la mostra romana, di venti artisti contemporanei internazionali: dalle grandi sculture di Jaume Plensa, misteriosi sognatori che accolgono lo spettato-

re all’ingresso, al grande letto esoterico di Luigi Ontani, ai paesaggi impossibili e labirintici di Peter Kogler, ai folli cieli stellati realizzati con codici numerici di Tatsuo Myiajima, agli oggetti post-surrealisti di Claudio Costa, agli scherzi ottici di Anish Kapoor, fino alla pioggia dorata di Tsuyoshi Tane. Un percorso simbolico, insieme semplice e misterioso, dove la razionalità del visitatore sembra perdersi e, perdendosi, ritrova però un pezzo della propria coscienza più intima e nascosta, proprio come avviene in quegli strani percorsi mentali ed emozionali che sono i sogni. “Il sogno è un tiranno terribile vestito di specchi e di fulmini”, si leggeva nel primo numero di La Révolution Surrealiste, nel dicembre 1924. “Che cosa sono carta e penna, che cos’è scrivere, che cos’è la poesia al confronto di questo gigante che ha i muscoli delle nuvole nei suoi muscoli?”. Così il sogno, questo misterioso processo che da sempre cattura e strega l’inconscio dell’uomo ogni volta che esso passa dalla veglia al sonno, continua a esercitare il suo strano fascino sul nostro inconscio e sulla nostra vita quotidiana.

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POSH

FASHION


1 DAY 37 OUTFIT 23 MODELS 3200 PHOTOS 4 COVERS 44 PAGES

Art and Photographer Yuri Catania Fashion editor Alberto Corrado Stylist Fabio Pravato Yuri Catania production Silvia Torricelli Contributor Giorgia Giulia Giacomini Make up & Hair Branislav Nikic Using Giorgio Armani Beauty Neo Nude Fusion Powder Make up & Hair assistant Riccardo Morandin

Models: Romee Anne / Leticia O. / Lisa Louis / Wan Yu / Julia Y. / Alexandru Gorincioi @ Fashion Model Management Thyra Van Daalen / Agne Tomkeviciute / Alisa Rajewskaja / Alison Ishtar / Yves Diatta / Gabriel Daum / Raffaele Capuano @ Elite Claudia Dumitru / Yuliya Kim / Gabija Gasperaviciute @ Women Management Agnes Kudukis / Okkie / Karolina Tolkachova @ Next Models Jason Anthony @ D’Men - DManagement / Fabio Mancini @ D’Men - DManagement Umberto Villahermosa / Mattia Castro @ Independent Thanks to: luxury underwear by Wolford


RECARLO


HERMÈS


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HERMÈS


FENDI


BVLGARI


MICHAEL KORS COLLECTION


DIOR - DIOR HOMME


POMELLATO


SALVATORE FERRAGAMO


SALVATORE FERRAGAMO


CHOPARD


LOUIS VUITTON


ALBERTA FERRETTI


ALBERTA FERRETTI


DAMIANI


CHANEL - CHANEL JOAILLERIE


CHANEL - CHANEL JOAILLERIE - CHANEL HORLOGERIE


CHANEL


MAX MARA


PISA DIAMANTI DI PISA OROLOGERIA


PHILIPP PLEIN


ERMANNO SCERVINO


N°21


EMPORIO ARMANI


GIORGIO ARMANI CHANTECLER


BRUNELLO CUCINELLI


POSH FASHION di Virginia Ricci

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L’ARTE DELLA

LEGGEREZZA NON SOLO OGGETTI DI VANITÀ FEMMINILE. I VENTAGLI DUVELLEROY DIVENTANO MANUFATTI PREZIOSI DA COLLEZIONISMO

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uesta è una storia d’arte… a portata di mano. Di ventagli in ebano e madreperla, e poi sete, piume e paillettes. Ma per introdurre il mito di Duvelleroy, sarà bene fare un passo indietro: tornando ai tem-

pi in cui questo accessorio, nelle corti, dominava proprio come un Re. Così scriveva infatti il poeta John Winstanley nel 1742: «Nel regno dell’amore, lo scettro è il ventaglio; la donna è il sovrano e l’uomo il soggetto. Lei aggrotta le sopracciglia e sorride, muovendo il suo scettro; con queste espressioni, lui, capirà se riporre speranze e paure». Importato dal Giappone nel XVI secolo, questo semplice complemento di stile aveva ancora molta strada da fare. Basti pensare come alla fine del 1700 lo stampatore Charles Francis Badini progettò una nuova comunicazione con il modello Fanology (da fan, ventaglio), nel “Ventaglio delle conversazioni per signore”: una mappa di diverse aperture e posizioni che, in sequenza, creavano un vero e proprio vocabolario segreto. A questo seguì il Ladies Telegraph di Robert Rowe, in cui 26 spicchi - uno per ogni lettera - se toccati rapidamente come tasti di un pianoforte permettevano di comporre qualsiasi parola. Così, complici piccoli binocoli, mandare messaggi nascosti fra i palchi teatrali non era più impossibile.

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Fu solo nell’Ottocento che Jules Duvelleroy, a Londra, scelse di promuovere un metodo d’interazione molto più semplice, con il quale un ventaglio accostato al viso nelle più svariate gestualità corrispondeva a messaggi precisi: se “Seguimi” era ben diverso da “Siamo seguiti”, a “Ti amo” si opponeva “No, sono sposata”. Padre del marchio (e di Jules) era Jean-Pierre Duvelleroy, che nel 1827 aveva inaugurato una “maison d’éventail”, ambitissima nel Belmondo e nella nuova nobiltà, che da Parigi conquistò l’Europa. Circondandosi dei migliori artigiani, Jean-Pierre iniziò a perfezionare montature in legno e avorio, cormo e madreperla, lacche e tartaruga, ma non solo: circondandosi di alcuni grandi artisti iniziò a produrre dei veri e propri modelli d’arte, arrivando fino a nomi come Ingres e Delacroix per quelli più speciali. Intorno a molte dame, l’aria iniziò così a muoversi fra riflessi preziosi di scaglie d’oro e minuscole paillettes, intrecciate in pizzi leggerissimi. A riconoscere tanta bellezza - e un premio - fu la Grande Esposizione Universale di Londra del 1851, con la quale Duvelleroy conquistò ancor più notorietà in Inghilterra: in poco tempo fu nominato fornitore ufficiale della regina Vittoria, aprendo poi una succursale a Londra, affidata proprio a Jules.

Oggi queste meraviglie sono fra i pochi esempi di maisons d’éventaillistes a essere sopravvissute nel Dopoguerra. Grazie alla perseveranza di un erede, affiancato nel 2010 da Raphaëlle de Panafieu ed Eloïse Gilles, Duvelleroy ha conquistato una rinnovata notorietà, tanto da essere nominato nel 2012 Entreprise du Patrimoine Vivant. Il loro segreto? L’innovazione. Perseverando non solo nella creazione di manufatti in piume preziosissimi (tanto belli da essere persino collezionati ed esposti, come vere e proprie opere d’arte, nelle case della clientela più appassionata), ma anche in quella di ventagli fashion. Ne è esempio la collezione Smile, con stampe dei sorrisi di famose opere d’arte italiane. Ma anche modelli con geometrie multicolore, francesissimi “Oui” dipinti a contrasto o uccelli tropicali, e poi petali in cuoio e nappa morbidissima: bella sorpresa per chi vede nel ventaglio un accessorio démodé.

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POSH FASHION di Virginia Ricci

PREZIOSI DI

NICCHIA OLTRE AI MARCHI PIÙ ESTABLISHED DI ALTA GIOIELLERIA SEMPRE PIÙ VENGONO RICERCATI

QUELLI

MENO

NOTI,

CHE

STUPISCONO COME VERE OPERE D’ARTE, RIFACENDOSI A DIVERSE ISPIRAZIONI

GARAUDE, Orecchini Dragon Fly in titanio e zaffiri blu e arancio

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on inconfondibile praticità, sui gioielli Mademoiselle Chanel soleva dire: «Scelgo i diamanti perché nella loro densità rappresentano il più alto valore, racchiuso nel minimo volume». Anche le prime attrici hollywoodiane al riguardo avevano le idee chiare: le luci della ribalta, si sa, cercano solo gemme su cui splendere. «Non mi preoccupo mai delle diete. Le uniche carote che mi interessano sono il numero di carati di un diamante» proclamava la diva Mae West, ironizzando con quel savoir-faire che portò Salvador Dalí a dedicarle il divano Lips, nel 1936. Razionali quanto Coco o frivole come Mae, le nuove appassionate di gioielleria mettono al primo posto l’originalità. Inseguita fra marchi forse non celebri quanto le più note maison, ma pronti a stupire come opere d’arte. In una società preda dell’effimero il gioiello mantiene intatta la sua durevolezza, proprio come l’architettura: e così i monili del romano Alessio Boschi, non a caso, s’ispirano a monumenti, an-

tichi panorami o meraviglie dell’arte bizantina. E nel passato torna anche Noor Fares, designer libanese che viaggia fra cromie e ipnotiche volute: nelle sue collezioni risplendono simboli induisti, geometrie magiche e amuleti millenari, inseguendo i poteri mistici di ogni singola pietra. Del resto, sappiamo bene quanto esoterismo e soprattutto astrologia siano fonte d’ispirazione non solo nel gioiello, ma anche nella moda. A esplorare questo mondo è la ginevrina Jenny Dee, che interpreta iconografie astrologiche con monili come Alcyone, Elettra o Asterope. Il tocco in più? Grazie all’uso di pietre nere o multicolor e linee effetto borchia, i suoi modelli si fanno amare persino dalle rockstar. Tante sono anche le celeb fedeli al marchio londinese Ruifier, dove Rachel Shaw concretizza un’eleganza astratta: non è certo un caso se il nome Ruifier torna al verbo “reify”, con cui in inglese arcaico si indicava il creare oggetti tangibili da concetti astratti. I gioielli della Shaw possono sembrare semplici, ma solo in apparenza.

In alto: JENNY DEE, Maia Ring In fianco: RUIFIER, Orecchini

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A proposito di etimologia: mai dimenticare come quella di “gioiello” si rifaccia al mondo della gioia, ma anche del gioco. Perché con ciò che è prezioso, bisogna divertirsi. Con tocco romantico e sognante lo dimostra Alice Cicolini, amante di fiori e foglie scolpiti e di metalli smaltati. Monili creati a mano a Jaipur con metodi d’alta tradizione gioielliera: basta uno sguardo per capire come il Victoria&Albert Museum e Sotheby’s abbiano scelto di esporre le sue creazioni, fra le quali spicca Summer Snow, ispirata ai fiori di

In alto ALESSIO BOSCHI, Candy Stripes Peony In fianco: RUIFIER, Anelli Solstice Equinox

ciliegio dei kimono. Parlando di viaggi, intanto, anche Francesca Villa affascina con creazioni stravaganti: dopo un trascorso come direttrice creativa per grandi marchi del lusso, dal 2007 la designer ligure crea oggetti dalle forme inaspettate per il suo eponimo brand, spesso evocando tradizioni di Paesi differenti. E tra mondi fantastici viaggia poi il marchio Garnazelle di Céline Rivet. Artista e scultrice con cui i pittori d’animali del XVIII secolo rivivono fra rane, serpenti e leoni, in un accostamen-


to di pietre vivacissimo dove più che mai prende vita il “gioco” della gioielleria. Ma ciò che stupirebbe gli estimatori d’altre epoche è in realtà un metallo: il titanio. Pochi avrebbero potuto immaginare che questo materiale meno nobile sarebbe arrivato oggi fino alle collezioni di high jewelry, in virtù della sua resistenza ed estrema leggerezza. Mostrandosi cangiante come nelle creazioni di Garaude, dove in tonalità viola e blu sostiene le gemme di orecchini

ariosi come ventagli; ma soprattutto nei modelli di Suzanne Syz, regina del divertimento prezioso. Basta guardare i suoi cesti di frutta divenuti orecchini per capire come la gioielleria sia davvero pronta a conquistare nuovi orizzonti. C’è forse il rischio che si accentui così la somiglianza con bijoux? Lasciamo la parola al surrealismo di Salvador Dalì: «La differenza tra i falsi ricordi e quelli veri è la stessa dei gioielli: sono sempre i falsi a sembrare più veri, i più brillanti».

In alto ALESSIO BOSCHI, Fighting Fish In fianco: GARNAZELLE anello


LUCKY STARS! Photographer Alberto Tandoi Fashion editor Alberto Corrado Stylist Fabio Pravato Contributor Giorgia Giulia Giacomini

Models Elana Mityukova @ Fashion Model Management Cara Hill @ Fashion Model Management

Make up & Hair Branislav Nikic using MAC Cosmetics Make up & Hair assistant Riccardo Morandin For the location thanks to Sicis Showroom,Via Fatebenefratelli, 8 Milano 20121

Embroidered camouflage mermaid sequin dress Stefano De Lellis Ginger earrings Rosantica Jewelry, Décolleté “Méchante Reine” Christian Louboutin


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Left page: Long dress in stretch rhinestone mesh fabric and underwear Ermanno Scervino Cigarette case Barocco and Sin evening diamond bootie Roger Vivier In this page: Velvet mini dress with studs Versus Versace Collection “Damisa Necklace� and ring in white gold; micro mosaic with diamonds, sapphires and imperial topaz Sicis Jewels


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Oversized lurex multicolored down jacket Marco De Vincenzo Laminated leather jumpsuit and cuissardes in bi-colored leather Genny Necklace Sharra Pagano Bag in leather and pvc, buckle with swarovski MYCHOICE


For her on the left: Jersey mini dress with ruffle Redemption Crochet cap with sunglasses Lou De Bètoly Ring with stars in white gold, b&w diamonds Sicis Jewels Velvet sandal with crystals Giuseppe Zanotti For her on the right: Embroidery draped dress Redemption “Nebulosa collection” earrings and ring in white gold, micro mosaic, diamonds and sapphires Sicis Jewels srMilano Flamingo sequined stretch bootie Sergio Rossi


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Right page: For her on the left: Patent leather jacket Fay Faux leather biker jacket Mango High waist faux leather trousers Primark Bracelets Swarovski Belt with crystal fringes Christopher Kane Ankle boot Giuseppe Zanotti For her on the right: Silk crepe dress with crystal fringes Christopher Kane Black ankle boot GEDEBE For both: sunglasses GUCCI

In this page: Feathers bomber Blumarine Sweater and trousers in georgette and sequins Alberta Ferretti Hat and leather gloves N°21 Earrings and necklace Sharra Pagano Belt Orciani Glitter mini bag Salvatore Ferragamo Décolleté Cesare Paciotti


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For her on the left: Faux fur coat &Other Stories Mini dress in sequins P.a.r.o.s.h. Earrings and bracelets Sharra Pagano Cupid boot Aquazzura For her on the right: Red fur degradè, blue metallic shirt and skinny trousers Just Cavalli Bracelet and ring Sharra Pagano Hurley boot in gold leather Jimmy Choo For both: sunglasses ALAIN MIKLI PARIS


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For her on the left: One shoulder dress in sequins Amen Python bag, jewel clasp Bulgari For her on the right: One shoulder dress in sequins Amen Collection “Blue Bells Fall� earrings and necklace made of a micro mosaic in white gold, sapphires, diamonds, emeralds and hard stones Sicis Jewels

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Left page: Maxi reversible duvet Diego M Embroidered bi-colored mini dress Fausto Puglisi Black basque with sequins and ponpon Marzi Firenze Mono earring with pearls ADAIS Clutch in suede leather and glove Giuseppe Zanotti

In this page: For her on the left: Hood in velvet lurex Herno Jumpsuit P.a.r.o.s.h. Hairband Alessandra Zanaria Earrings Gerlando Dispenza Bag with strass GEDEBE For her on the right: Down jacket Marco De Vincenzo leather jumpsuit and cuissardes Genny Necklace Sharra Pagano Bag in leather and pvc, buckle with swarovski MYCHOICE


BEAUTY & EVENTS

a cura di

Luisa Micaletti


POSH BEAUTY di Marco Torcasio

LA VITALITÀ DI CLYM

INCONTRA L’ESTETICA ACQUA DI PARMA

PROTAGONISTA ECLETTICO DELLA SCENA CREATIVA CONTEMPORANEA, ARTISTA PLURIPREMIATO E ART DIRECTOR PER PRESTIGIOSI MARCHI GLOBALI, CLYM EVERNDEN POSA IL SUO SEGNO INCONFONDIBILE SULLA NUOVA COLONIA ARTIST EDITION DI ACQUA DI PARMA

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lym Evernden è un pluripremiato artista e Art Director britannico. Il suo originalissimo stile si caratterizza per l’inconfondibile uso dell’inchiostro a china, che Clym applica anche all’ambito multimediale, l’animazione e il set-design. Laureato in Fashion Design Womenswear alla Central Saint Martins, grazie alle sue versatili abilità di osservazione è in grado di rappresentare un’ampia varietà di temi, utilizzando sempre una prospettiva insolita e coinvolgente. Il suo stile chiaro e spontaneo si esprime in creazioni che lo rendono un abile storyteller e un artista molto ambito con cui collaborare. Clym ha realizzato illustrazioni, animazioni e ha curato campagne di marketing per brand globali quali Samsung, Louis Vuitton, Audi, Net-A-Porter, Moët Hennessy e Valextra. Le sue opere sono state pubblicate su svariati media, dalla TV alle installazioni on-site. Al suo portfolio si aggiungono le scenografie create per Tiffany&Co, The New York City Ballet, nonché originali allestimenti per vetrine di Michael Kors e Fenwick. Recentemente è stato anche creatore di un progetto di street take-over su larga scala a Seul, a cui si aggiunge la collaborazione come artista in sede presso il Carlyle Hotel di New York e la creazione di una serie di ritratti dal vivo in occasione di un evento VIP di Michael Kors a

Tokyo. Clym ha un nutrito seguito di followers (85K) su Instagram dove, con il nick @clymdraws, pubblica post fantasiosi e geniali, come la sua recente serie di “folded stories”. Quella intitolata “Evolution” ha ricevuto oltre 6 milioni di visualizzazioni. La sua pennellata in inchiostro nero, fluida e grafica allo stesso tempo, incontra adesso il progetto Colonia Artist Edition di Acqua di Parma che rintraccia nell’estetica semplice e sofisticata di Clym una profonda affinità. “Non c’è nulla di artefatto nella sua opera, ma una semplicità istintiva e raffinatissima, uno spirito gioioso, lieve e allo stesso tempo profondo, proprio come l’eleganza informale e fuori dai cliché che contraddistingue il nostro marchio. In lui abbiamo trovato l’interprete ideale di Colonia, la fragranza con cui è nata Acqua di Parma e che racchiude i nostri valori. Colonia è il profumo dello stile italiano più puro. È una fragranza leggera e solare che irradia gioia di vivere. Clym è riuscito, con la sua sensibilità sottile e moderna, a cogliere l’anima del brand e della sua fragranza icona. Colonia Artist Edition è la sintesi di due linguaggi che si incontrano, per parlare a un pubblico che ricerca e ama l’autenticità”, ha dichiarato Laura Burdese, CEO e Presidente di Acqua di Parma. L’abbiamo incontrato nella boutique di via Gesù a Milano dove ci ha conquistato con l’eleganza autentica dei suoi lavori.

COLONIA ARTIST EDITION 2018 Limone, bergamotto di Calabria e arancia dolce. I frutti d’oro di Acqua di Parma, che diffondono nell’aria le loro note frizzanti, trasparenti e solari. Sensazioni che si amplificano nel cuore della fragranza, dove si incontrano le essenze fiorite della lavanda, della verbena e della rosa bulgara. E nel fondo le note calde di legni preziosi come vetiver, sandalo e patchouli suggellano questo incontro unico.

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Quali emozioni si materializzano sul foglio grazie a questa esclusiva collaborazione? Sono molto felice di poter collaborare con un marchio come Acqua di Parma. L’Italia è una delle mie mete preferite e nei profumi, nello stile e nell’immagine del brand ritrovo la luce e l’atmosfera dei paesaggi che amo di più. Acqua di Parma racconta un lusso discreto, raffinato senza essere rigido o ostentato, che trovo molto moderno. Ed è stato interessante riconoscere dei punti in comune fra il mio lavoro e i codici visivi del marchio, che ha un’identità forte e precisa. La grafica essenziale del logo, tracciato a mano e di ispirazione Art Déco, giocata sulla monocromia e sul giallo Parma ha un effetto e un’incisività straordinaria. Un’essenzialità simile è anche nel mio segno, in nero illuminato per contrasto da colori vivi e brillanti.

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Ci sono degli esponenti dell’arte italiana che hanno influenzato la sua vicenda artistica? Non c’è un nome in particolare perché è l’intera italianità a colpirmi. Ma in virtù dei miei studi in fashion design presto inevitabilmente molta attenzione ad esponenti del panorama moda contemporaneo. Le modalità con cui l’illustrazione si relaziona al fashion e al beauty sono di volta in volta diverse? Credo siano molto simili perché entrambe legate dal fil rouge della bellezza. Creare illustrazioni per raccontare abiti o per impreziosire fragranze significa lavorare comunque sulle storie, sull’heritage dei brand.


In che modo è riuscito a trasporre la sua creatività nell’universo Acqua di Parma? Quando disegno, il gesto scaturisce in modo diretto, quasi viscerale, da ciò che osservo. Traccio sulla carta le mie emozioni senza filtri. Una sincerità e immediatezza che ritrovo in Acqua di Parma. Per me è stato un onore interpretare Colonia. Sulle sue note è come se mi sentissi trasportato in una elegante sartoria italiana. È come se sprigionasse una sensazione di passione per la tradizione, mista a un’energia fresca e estremamente moderna. Ci descrive nel dettaglio le illustrazioni a cui ha dato vita per Colonia Artist Edition? Ho creato un racconto visivo delicato e elegante che riveste interamente il flacone Art Déco di Colonia Artist Edition. Un’opera nata da suggestioni molto personali come il ricordo di palazzi

italiani accarezzati dal sole, persiane socchiuse e la luce che inonda gli interni, tende impalpabili sollevate dal vento e da fuori il cinguettio degli uccelli. Protagonista del disegno di Colonia Artist è infatti un uccellino perché fin da bambino sono stato sempre molto affascinato dalla natura e dall’ornitologia. Ogni scena si risolve in quella successiva. L’uccellino che fa shopping, che si affaccia alla finestra e ammira il panorama, che scia, che si posa su una nuvola. La pennellata nera crea un ritmo naturale e gioioso. Se dovesse immaginare un sentimento per i colori iconici di Acqua di Parma? Quando disegno, il gesto scaturisce in modo diretto. Il nero è il colore dell’inchiostro, rappresenta dunque la forza, la potenza espressiva delle linee. Il bianco incarna il senso di libertà e il giallo è sinonimo di profondità d’animo, di amore.

In queste pagine: CLYM EVERNDEN per il progetto ACQUA DI PARMA COLONIA ARTIST EDITION


POSH BEAUTY di Veronica Cristino


BILLION DOLLAR

LADIES

C’È CHI SFRUTTA LA SUA FAMA PER LANCIARE PRODOTTI CULT E CHI SCEGLIE GLI INFLUENCER, CHI VENDE LA PROPRIA AZIENDA PER CIFRE STRATOSFERICHE E CHI VUOLE TRASFORMARLA IN UN CORPORATE BRAND. HANNO UNA COSA IN COMUNE: SONO DONNE E SONO IMPRENDITRICI DA MILIONI DI DOLLARI DI FATTURATO

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on c’è momento migliore per diventare imprenditrici di successo e il settore della bellezza è la culla dove si sviluppano le start-up create da donne self-made, che hanno lanciato le loro aziende da sole, senza dare meriti ad alcuno, se non alla loro capacità. Forbes ha stimato che sono circa 40 le più recenti startup beauty di successo create da donne, per un giro di vendite di 445 miliardi di dollari. In principio furono Estée Lauder, Elizabeth Arden ed Helena Rubinstein, pioniere dell’imprenditoria femminile della bellezza, che posero le basi per il nostro presente, dove le dinamiche sono molto cambiate e l’accesso all’industria della cura di sé offre decisamente maggiori possibilità. Dall’apertura dei laboratori cosmetici ai piccoli imprenditori, all’interesse dei grandi retailer verso le start-up e alla loro straordinaria capacità di competere con i colossi del beauty, passando dalla comunicazione sui social media che, se sapiente-

mente gestita, è in grado di lanciare un brand a livello internazionale con risultati record in termini di tempistiche e di fatturato. Ne è l’esempio Kylie Jenner con la sua linea di make up Kylie Cosmetics che, in meno di tre anni, ha costruito una fortuna da 900 milioni di dollari, posizionandosi al 27esimo posto della classifica di Forbes delle “60 donne self-made” più ricche d’America. Kylie è destinata a diventare tra un anno anche la più giovane miliardaria self-made mai esistita, tra donne e uomini, superando anche Mark Zuckerberg, diventato miliardario a 23 anni. A soli 21, Kylie possiede il 100% della sua compagnia, che ha preso vita con il lancio dei Lip Kit da 29 dollari, un duo di prodotti labbra diventati iconici, la cui vendita ha superato i 630 milioni di dollari. Un successo prevedibile, avranno pensato i più. Kylie è la più piccola della famiglia Kardashian-Jenner, prodotto dei reality show e oggetto di un voyeurismo internazionale che non può non riconoscere nelle varie sorelle

delle ottime imprenditrici di se stesse. Se è pur vero che l’avventura di Kylie nel mondo cosmetico sia iniziata con un notevole vantaggio, dato dal seguito di centinaia di milioni di follower (114 milioni su Instagram) e un budget accumulato dagli anni di lavoro in TV sin dalla più tenera età, non si possono non ammettere le sue notevoli capacità imprenditoriali. Capacità di generare il “follow”, la curiosità di vedere, seguire, emulare, che sembra essere il primo elemento necessario per suscitare interesse negli acquirenti. Prima ancora della qualità del prodotto, dell’innovazione della texture, della scoperta scientifica alla base della formula. La Jenner posta in continuazione foto dei suoi make up look indossando la sua linea cosmetica e posta foto del suo corpo, della sua villa, delle sue auto e della sua fab life a Calabasas. Famosa per essere famosa, role model, imprenditrice miliardaria capace di monetizzare all’estremo. I suoi rossetti hanno qualcosa in più rispetto ad altri? Non necessariamente. Ma lei sì. 153


Da sinistra: KIM KARDASHIAN per KKW Beauty; JAMIE KERN LIMA di IT Cosmetics; HUDA KATTAN di Huda Beauty; ANASTASIA SOARE di Anastasia Beverly Hills In apertura: KYLIE JENNER weather collection.

E tanto basta per suscitare il desiderio di possedere una briciola di quel mondo, attraverso un rossetto che ne porta il nome. Kylie ha tracciato la strada anche alla sorella più famosa. Kim Kardashian, anche lei presente nella classifica di Forbes al 54esimo posto, dopo anni passati ad essere il volto di prodotti di bellezza per altre aziende, ha seguito le orme di Kylie e ha lanciato la sua linea cosmetica KKW Beauty. Anche lei, come Kylie, per realizzare il suo beauty brand è partita puntando su ciò che più l’ha resa celebre in questo settore. Se per la prima erano le labbra, per la seconda è stato il contouring. Il suo marchio ha generato 100 milioni di dollari di vendite tra cosmetici e profumi. Anche in questo caso la base del successo della linea cosmetica parte dalla

fama, dalla presenza sui social di Kim e dal ruolo fondamentale di marketing influencer. Un fenomeno differente, ancor più interessante, è quello della 21esima donna in classifica, che deve ai social e all’interesse dei media il vero boom della sua linea cosmetica, senza però partire dalla fama del suo personaggio. È il caso di Anastasia Soare, il cui marchio Anastasia Beverly Hills (di recente distribuita anche in Italia grazie a Sephora) vale un miliardo di dollari. Originaria della Romania, immigrata negli Stati Uniti, ha aperto il suo salone di bellezza dove ha applicato le regole della sezione aurea per creare sopracciglia armoniose alle sue facoltose clienti di Beverly Hills. Dal salone alla creazione dei prodotti make-up il passo è stato breve, ma la vera svolta economica


per l’azienda è arrivata con la diffusione del brand attraverso i social media e il rapporto con gli influencer che hanno promosso il suo marchio, fino a farlo diventare uno dei più rilevanti, con oltre 480 prodotti venduti in oltre 3000 negozi. I social hanno aiutato anche Huda Kattan (al 37esimo posto, 550 milioni di dollari) che, grazie a YouTube e al suo blog, è diventata tra le guru più seguite. Ha lanciato Huda Beauty, partendo dalle ciglia finte, per poi creare rossetti e palette di ombretti destinati a diventare best seller internazionali. Con un budget iniziale di 16.000 dollari, Huda ne ha guadagnati 1milione e mezzo il primo anno. Il successo si deve a Kim Kardashian, tra le sue primissime fan che l’hanno sostenuta e alla sempre più crescente fama di Huda sul web,

ma anche allo scouting delle nuove tendenze che la ragazza di origini irachene ha sempre saputo fare egregiamente. Dopo aver venduto una piccola quota a TSG Consumer Partners, noti per investire in piccoli brand beauty e trasformarli in colossi internazionali, la prossima grande ambizione di Huda sarà quella di trasformare il suo brand in una corporation che unisca al di sotto di essa vari marchi. Accomunata dagli stessi investitori, ma con una strategia diversa, è Jamie Kern Lima, fondatrice del brand IT Cosmetics, al 44esimo posto con 440 milioni di dollari. Prova di quanto il settore beauty non sia solo un terreno florido per avviare la propria impresa, ma anche fulcro di interesse dei più importanti acquirenti, Jamie ha venduto

la sua società a L’Oréal per 1,2 miliardi di dollari in contanti, rimanendo CEO di IT Cosmetics e diventando la prima CEO donna in L’Oréal in 108 anni di storia. Kern Lima, presentatrice del notiziario della mattina in TV, fondò il suo brand perché non riusciva a trovare dei prodotti efficaci nel coprire la sua rosacea. Da allora Jamie è apparsa centinaia di volte in TV, dove vendeva i suoi prodotti su QVC, e IT Cosmetics è stato nominato 8,4 milioni di volte su YouTube, fino all’acquisizione da parte della multinazionale francese, la più grande della multinazionale francese negli ultimi otto anni. «Quando le donne trovano qualcosa che funziona, lo dicono alle altre. È così che siamo cresciuti» ha raccontato Jamie. Il prossimo obiettivo? La conquista dell’Asia.

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BEAUTY di Veronica Cristino

EMOZIONI

LIQUIDE LAVORAZIONE ARTIGIANALE E MATERIE PRIME RARE. LE FRAGRANZE ARTISTICHE HANNO UNA STORIA DA RACCONTARE. SCRITTA ATTRAVERSO LE LORO NOTE OLFATTIVE, DIVIENE UN’ESPERIENZA DA VIVERE

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ndossare sulla pelle un profumo artistico è come rendere omaggio a un’arte. Complessa, preziosa, unica nel suo genere. L’arte della profumeria trova qui la sua espressione più ricercata. Non un semplice profumo, ma una vera e propria esperienza, in grado di esaltare la personalità di chi lo indossa e raccontare una storia scritta da nasi artigiani che trasformano l’idea in fragranza, le emozioni in profumo. Come un abito di Haute Coutu-

re, come un gioiello liquido, il profumo di nicchia si indossa con la consapevolezza di aver scelto la creazione più preziosa. Nata spesso da combinazioni innovative, che abbandonano gli schemi convenzionali e propongono accordi olfattivi non mainstream, la profumeria artistica è arricchita da un rinnovato gusto per la tradizione, unito al rischio dell’innovazione senza schemi, resa unico dall’approccio selettivo che non conosce la grande distribuzione, il marketing o le campagne pubblicitarie.

Clive Christian Di nobile nascita, le due nuove coppie di fragranze si ispirano alla passione di Clive Christian per i movimenti artistici e architettonici che hanno segnato la storia. La Noble Collection celebra l’opulenza e l’ideologia dell’Art Nouveau e dell’Art Deco, trasformando le fragranze XX e XXI in omaggi creativi al patrimonio culturale.

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Mizensir Fondato da uno dei più prestigiosi nasi della profumeria moderna, Mizensir è il marchio che esprime l’estro creativo di Alberto Morillas che dichiara «Non voglio creare la nicchia ma l’eccellenza.» E lo ha fatto con la sua linea di profumi, distribuiti in Italia da quest’anno. L’Envers du Paradis incarna nelle sue note olfattive la vibrazione dell’equilibrio tra freddo e caldo.

Vilhelm Perfumerie Il ricordo di un viaggio in Sud Africa e del primo assaggio di un succoso e dolcissimo mango: questa l’ispirazione per la creazione di Mango Skin, la fragranza che sprigiona tutta la felicità del frutto colorato dal nettare energetico. Le note del mango si uniscono a quelle del pepe nero, quelle dell’iris selvatico con il gelsomino sambac, per chiudere la piramide olfattiva con patchouli, vaniglia e zucchero filato.

Phuong Dang Nasce dalla visione di un’artista poliedrica che ha trasformato i profumi in “liquid emotion” in grado di ispirare gli altri, come accade con l’arte. Ogni fragranza crea un senso di bellezza, esplora la natura della percezione e genera emozioni forti, usando l’olfatto. Prendono forma dieci creazioni, tra di esse, l’extrait de parfum Craving, che omaggia la ricerca del calore umano e la capacità di emozionarsi.

Maison Francis Kurkdjian Paris L’iconico profumo Baccarat Rouge 540 si presenta nella sua versione extrait de parfum globe trotter con il Travel Set per averlo sempre con sé, anche in viaggio. Cinque ricariche e uno spray case in oro presentano la preziosa variante dell’amatissima fragranza, dove fiori di gelsomino e muschi legnosi si uniscono in una poetica alchimia dall’intensità e dalla luminosità potenziate.

Xerjoff Combina l’eccellenza della natura con la lavorazione artigianale italiana, per creare fragranze lussuose che superano la dimensione olfattiva: Xerjoff, la casa profumiera torinese di Sergio Momo, regala viaggi in universi sconfinati, fatti di percezioni multisensoriali e di sensualità. La nuova fragranza Allende arricchisce la collezione Shooting Stars, come un dono caduto dal cielo. Prende il nome da un meteorite, simbolo della potenza e della grandiosità delle sue note olfattive, dove brilla in ogni livello della piramide olfattiva la vaniglia del Madagascar.

Moresque Omaggia l’arte e l’uomo con una collezione creativa e sofistica: Art Collection. Moresque Re Nero è il profumo concettuale dedicato al periodo storico dell’Illuminismo, dove la luce irrompe nel buio, dove gli schemi del passato vengono rotti per rinascere. La fragranza è un inno al superamento, anche contemporaneo, di ciò che frena la mente umana, permettendole di liberarsi in tutta la sua grandiosità. Tra le note olfattive ritroviamo il mandarino e la pesca, la tuberosa e il cardamomo, il vetiver e la vaniglia bourbon.

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BEAUTY

EXQUISITE

SENSORY EXPERIENCE

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voi un viaggio esperienziale unico, l’opportunità di percepire il mondo da una prospettiva puramente olfattiva e tattile. Tra le note inebrianti delle fragranze, le superfici nobili dei packaging esclusivi e le texutre sensibili dei soin più ricchi, sono molteplici i percorsi sensoriali da cui lasciarsi affascinare.

Sboccia un’innegabile delicatezza La natura floreale della fragranza è esaltata da un espressivo mix di essenza e assoluta di rosa Damascena. Il cuore tenero è avvolto da muschi talcati nei quali affonda il ribes nero, per poi lasciare spazio a una nota finale di rosa. La fragile bellezza del flacone riporta alla mente ricordi cari a Dior, che da sempre trova ispirazione nell’Oriente e nei viaggi, reali o immaginari, del parfumeur-créateur Dior François Demachy.

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Sofisticata come un quadro Il bergamotto bianco di Calabria, con tocchi di fresia e tè, svela la luminosità e la leggerezza che le aldeidi rafforzano. Il pepe rosa dai toni frizzanti sottolinea delicatamente la vivacità del bergamotto. Ma l’anima vera di Izia by Sisley rivela un cuore floreale agrumato, con note fresche di pera, esaltato dall’esplosione di petali di gelsomino fresco, peonia e mughetto. Nella nota di fondo, l’accordo rosa d’Ornano è sostenuto dal muschio avvolgente e poudré che lascia presagire un’indimenticabile scia femminile.

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Amore rituale Quattro nuovi oli Chanel per il corpo. L’Huile Rose, delicato e lenitivo, con estratto di Rosa di Maggio coltivata in esclusiva per Chanel a Grasse. L’Huile Jasmine, che infonde le sue proprietà rivitalizzanti. L’Huile Vanille, avvolgente col suo estratto di Vanilla Planifolia del Madagascar. E infine l’Huile Orient, caldo e rilassante, il cui estratto d’incenso deriva dalla resina dell’albero di Boswelia Serrata, con proprietà rilassanti e anti-stress. In vendita in esclusiva presso le Fragrance & Beauty Boutique Chanel e su chanel.com

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Quintessenza de “l’Art du Parfum Singulier” Portobello, della linea Les Parfums Remarquables by Le Couvent des Minimes,combina l’amaro raffinato dell’arancio con la sensualità delle note legnose. La resina di incenso regala un odore canforato, speziato, a volte con un sentore di cera, spesso brillante. La sua presenza conferisce profondità e densità al profumo. La composizione diventa poi avvolgente, come la brezza della baia di Panama. Ed ecco che non si percepisce più solamente l’arancio dolce, ma un sentore boisé dall’espressione sorprendente.


Il vortice affascinante dell’ignoto Dopo Santal Royal e Oud Essentiel, il maestro profumiere Guerlain Thierry Wasser ha sognato Musc Noble, una fragranza che diventa tutt’uno con la pelle dalla sua meticolosa composizione. Il musk è l’eroe sensuale di questa favola: misterioso, caldo e polveroso si libera in un soffio di rosa. L’effetto speziato della pelle di Saffrone e la verticalità del legno di cedro elevano la fragranza all’apice dell’emozione.

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Quando il fascino diventa universale Un’ode in puro stile Armani alla rosa di Damasco. Incarnazione dell’eleganza, ricorda la seta cremisi e oro, luminosa e iridescente, e il suo sentore si diffonde in spire sensuali. Le note speziate, calde e solari dello zafferano sono seguite dall’inconfondibile vibrazione del patchouli e del legno. Su tutto, il velo di mistero dell’accordo voluttuoso di ambra e vaniglia.

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Gesto sensoriale La Mer presenta il suo innovativo fondotinta cushion. Un prodotto versatile, perfetto per una base trucco, perché unisce trattamento e make-up (come sempre grazie all’esclusivo Miracle BrothTM), e ideale per i ritocchi. La bellezza di The Luminous Lifting Cushion Compact Foundation sta nella possibilità di personalizzare veramente il look e adattarlo alle proprie esigenze. È possibile applicarlo sull’intero viso, oppure usarlo per i ritocchi di The Soft Fluid Foundation. Picchiettare e stendere il prodotto con l’applicatore a spugna consente di ottenere il risultato desiderato.

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La perfezione di un capolavoro Dopo anni di ricerche che hanno elevato la sua insuperabile expertise, La Prairie ha reinventato il caviale con una nuova creazione: Skin Caviar Luxe Cream rinnovata con Caviar Premier. Offre una straordinaria esperienza sensoriale di puro piacere, con movimenti delicati durante l’applicazione. La moderna reinterpretazione della classica fragranza di Skin Caviar e una texture setosa, che rende l’applicazione incredibilmente piacevole, lasciano la pelle perfettamente morbida.

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EVENTS

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GIVENCHY L’INTERDIT CELEBRITIES, INFLUENCERS, SOCIALITES E GLI AMICI DI POSH MAGAZINE, TUTTI RIUNITI ALLO SPAZIO JORDAN DI MILANO PER L’ULTIMA MAGNETICA FRAGRANZA DI GIVENCHY L’INTERDIT. Un omaggio alla femminilità audace che non conosce divieti e restrizioni. Una serata magica a cui hanno preso parte Simona Ventura, Ginevra Lambruschi, Alessia Ventura, Francesca Rocco, Mariana Rodriguez, Simone Susinna, Chiara Iezzi, Alessandro Egger, Elisa Rampi, Pablo Ardizzone, Giovanni Masiero e tanti altri ospiti che, tra musica e bollicine, hanno giocato affascinati con L’INTERDIT e con il maquillage creato dai MakeUp Artists GIVENCHY

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EVENTS

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per

GENNY MODERNA, MINIMALISTA, ESSENZIALE. EPPURE CALDA ED ELEGANTE. GENNY INAUGURA LA NUOVA BOUTIQUE IN VIA PIETRO VERRI, NEL CUORE DI MILANO, IN COMPAGNIA DEGLI AFFEZIONATI AMICI DEL NOSTRO LUXURY MAGAZINE.

Tante le star italiane e le influencer che hanno animato la celebre via del lusso, per scoprire i nuovi spazi della boutique Genny e le ultime creazioni moda nate sotto l’estro della Direttrice Creativa Sara Cavazza Facchini. Un luogo sofisticato dove provare le collezioni prêt-à-porter del marchio. Enjoy

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EVENTS

per

ACQUA DI PARMA UN SENSAZIONALE EVENTO NEL QUADRILATERO DELLA MODA PER CELEBRARE IL CULTO DELLA BARBA E L’UNIVERSO ACQUA DI PARMA.

Durante la serata, oltre alla live music e ai cocktail d’autore, i sapienti barbieri del marchio hanno allestito nello spazio dal carattere charmant una speciale postazione per godersi in armonia il rituale della rasatura con i celebri prodotti top di gamma targati Acqua Di Parma. Un’occasione per scoprire le fragranze e l’universo del brand della famiglia LVMH all’insegna di una “Man Unique Experience” unito a un esclusivo viaggio olfattivo dedicato alla sfera femminile.

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TRAVEL


POSH TRAVEL di Antonella Tereo

La piscina del Jumby Bay 174


NEW CARRIBEAN

DREAMS IN TUTTI I CARAIBI DEBUTTANO OCEAN VILLAS E SKY HOUSE PANORAMICHE. TRA SAILING ACADEMY E NUOVI GOLF CLUB, LE NEW ENTRY DA NON PERDERE

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ella zona caraibica risaltano le nuovissime soluzioni lusso, fra resort e sofisticati residence che battezzano l’autunno. L’haute hotellerie dal tocco coloniale - nelle città come sulle isole private - richiama i colori dei

paradisi dalle acque turchesi e archistar e interior designers internazionali firmano restyling di altissimo livello, anche nei ristoranti gourmet che liberano sulla scena caraibica le stelle della cucina più esclusiva. Ai Caraibi la stagione è in pieno fermento, ideale per qualche piacevole fuga.

Il nuovo molo del Jumby Bay con vista sull’Oceano 175


Il Four Season di Fort Lauderdale

FOUR SEASONS HOTEL AND PRIVATE RESIDENCES FORT LAUDERDALE - FLORIDA Gli interiors sono di Tara Bernerd e di Martin Brudnizki, mentre l’architetto Kobi Karp (già operativo nell’area del Mar Nero, dell’Est asiatico) affianca Fernando Wong per definire il nuovo progetto di Four Seasons sulla costa, nella città di Fort Lauderdale. Il progetto appena ultimato vede la realizzazione di 130 camere e spazi condivisi con altre 90 residenze, da una a quattro camere da letto l’una: l’operazione mondiale del Gruppo tocca così il centro America. Nelle aree comuni del complesso ci si può godere terrazze con due piscine scoperte e luxury cabanas, la Four Seasons SPA, un fitness centre ed un signature all-day restaurant accontenta

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le diverse clientele, residenti o ospiti che siano. Non manca poi il pool bar sull’Oceano oltre a un servizio butler in spiaggia, su richiesta. Con accessi del tutto indipendenti, per la parte residenziale si può scegliere fra soluzioni da 72 a 560 metri quadrati, ma la spettacolarità è data senza dubbio dalle 4 Penthouse e 6 Sky Homes che, nei piani più alti, guadagnano vetrate a tutta parete e soffitti fino a 6 metri, per una dirompente vista sull’Oceano. Nemmeno gli ospiti a quattro zampe sono trascurati, grazie ad un accurato servizio di on-call veterinarian ed una griffatissima pet boutique nella zona shopping della struttura.


ROSEWOOD BAHA MAR NASSAU - BAHAMAS Splende sul Baha Mar Boulevard, a Nassau dallo scorso 22 giugno anche la nuova stella di Rosewood, colosso alberghiero per l’upper class che nell’isola sceglie stavolta di riservarsi l’accesso privato alla splendida spiaggia bianca di Cable Beach. Il resort cinque stelle domina l’area con un richiamo preciso al jet setter internazionale. Segnali inconfondibili a riguardo sono anche le 12 tipologie diverse di suite (compresa la Penthouse) nonché le soluzioni a Villas in due tipologie, da quasi 300 metri quadrati o da esattamente il doppio, il tutto in stile elegante ma estremamente sobrio ed essenziale, con tinte chiari e dettagli scuri a contrasto. La sofisticata area wellness Sense, A Rosewood Spa®, l’offerta

dei gourmet restaurant che spazia con due proposte (una di gusto messicano e una più spiccatamente inglese) aggiunte ad una lounge Library ed il Manor Bar, nonché due piscine affacciate sull’Oceano sono gli ingredienti giusti per offrire il meglio del momento, senza contare il prestigioso 18 buche disegnato da Jack Nicklaus, ovvero il Royal Blue Golf Club, per gli amanti del green ma anche delle scenografiche location per praticarlo. Per chi preferisce la racchetta alle mazze da gold, non c’è che l’imbarazzo della scelta visto che 6 campi da tennis in cemento, 2 in terra e 1 in erba possono indurre in tentazione, senza considerare che il centro è diretto dalla Peter Burwash International.

La zona living del Rosewood Baha Mar

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Il Beach Club dell’Eden Roc Cap Cana EDEN ROC AT CAP CANA PUNTA CANA - DOMINICAN REPUBLIC Non si tratta di un opening vero e proprio ma certo fa notizia la nuova SPA del prestigioso Eden Roca at Cap Cana, resort fra i più lussuosi dell’isola della Repubblica Dominicana. Il Centre Solaya, dopo i 2 milioni di dollari investiti, ha interior rigorosamente pensati in materiali naturali, nonché per i suoi prodotti il sigillo del brand Natural Bissé Castillo forte dell’expertise europea sui benefici termali. Novità anche per i 12 trattamenti da svolgersi in cabine interne ed esterne, 1.200 piedi quadrati dedicati area yoga anti-gravità con 12 strutture aerodinamiche individuali, un Aqua Garden interno ed esterno con piscina d’acqua dolce e idromassaggio, una palestra all’avanguardia di 3.000 mq con un personal fitness trainer interno e un nuovo bar benessere con delizie healthy a fine percorso. Il tutto nella logica che continua a premiare il resort come fra più sostenibili nel mercato globale del lusso. Filosofie del riciclo, consumo consapevole e scelte ecologiche che non impattano sul comfort degli ospiti. E intanto si amplia ancora l’offerta da novembre prossimo: saranno nuovissime le Ocean Villas che si aggiungono alle Three Bedroom Royale Villa e Four Bedroom Imperial Villa, pensate proprio per la clientela più esigente.

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BELMOND LA SAMANNA ST. MARTIN

L’estreno di una camera del Belmond La Samanna

Un atteso ritorno è anche sulla Baie Longue di St. Martin, nelle isole occidentali francesi. Una delle “colonie” della miglior hotellerie inglese torna a rifiorire con la riapertura a fine anno. Uno spirito nuovo e rinfrescato nello stile dal tocco dell’interior designer dello studio MuzaLab di Londra che ha giocato sui toni tenui e pastello per gli interni delle camere e per gli spazi comuni. Le carte del food & beverage sono ancora quelle su cui puntare, il beachfront French restaurant Trellis ad esempio è fra i locali più attesi per la sua cucina. Seppur ritoccato negli interni, si annuncia fedele alla sua ricetta vincente che fonde cuisine europea e location tropicale, mentre per quanto riguarda la rinomata La Cave Wine Cellar, il suo primato come cantina più fornita in area caraibica è ben saldo e pronto a proporre nuove experiences ai clienti che vogliono gustare etichette rare, per cene private del tutto esclusive nel resort.

JUMBY BAY ISLAND ANTIGUA Sull’isola privata di 120 ettari svela il suo nuovo look dal sapore contemporaneo il resort dell’Oetker Collection. Jumby Bay Island, il 5 stelle lusso a 7 minuti di barca da Antigua, mostra proprio dal 9 ottobre una trasformazione rivoluzionaria che mette in luce il suo carattere unico, così come pensato dalla designer brasiliana Patricia Anastassiadis, ideatrice di quello che al momento è stato definito il più esclusivo dei resort caraibici del momento. Un contesto wild – fra sabbia impalpabile e acque turchesi - dove le auto non esistono ospita la struttura che garantisce la massima privacy degli ospiti, distribuendo le sue soluzioni dallo stile tropical-elegante.

Un nuovo Ristorante Italiano, una boutique, una fresca Lounge, un bar e una reception si aggiungono anche ad un secondo ristorante, vera new entry fra i servizi del resort: fronte mare, The Jumby Bay Veranda è un contesto elegante che mixa la cucina italiana a dettagli e complementi d’arredo che richiamano l’artigianalità locale e le tradizioni degli Arawak, indigeni dell’isola. Punto forte della riapertura è anche la Sailing Academy per velisti di varia esperienza. Gli ospiti potranno quindi veleggiare spinti dagli Alisei seguendo corsi per ottenere certificati per tutte le età e le categorie, a bordo di imbarcazioni a vela RS Elite e RS Zest.

La spiaggia del Jumby Bay Island 179


POSH TRAVEL

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ESCAPE FROM THE WORLD

TRA SERVIZI TAILOR MADE E PAESAGGI INCONTAMINATI, LA MAGIA DELLE MALDIVE

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rima ancora di arrivare si è già immersi nel mondo Kanuhura. Nella lounge dedicata dell’aeroporto di Malè, all’arrivo nell’arcipelago, si è avvolti da attenzioni anche in attesa di poter raggiungere con un idrovolante riservato il resort sull’atollo di Lhaviyan. L’arrivo poi al paradiso di forma ovale, capace di regalare spiagge ed acque incontaminate, è questione di poche decine di minuti. L’entrata nella lounge Boduberu avvia l’esperienza nel cinque stelle del gruppo Sun Resorts di estrema finezza, dove i colori dell’ambiente circostante si confondono con quelli degli interior curati da Inge Moore, designer che ha ripensato numerosi luxury hotel del mondo (vincendo nel 2013 anche l’ambito premio Gold Key Designer of the Year). Un intreccio

di delicate nuances abbraccia questo Eden, fra complementi e dècor in stile maldiviano e richiami continui a tutte le sfumature dell’Oceano. Attorniati da un’infinity pool e vari ristoranti, ci si rilassa da subito, coccolati ancor più una volta arrivati nella propria villa. Oltre ai Beach Bungalows infatti, si può scegliere per le Beach Villas o le Beach Pool Villas, le Water Villas o anche le Water Pool Villas fino ad arrivare alle top class, ovvero le Grand Beach Pool Villas e le Grand Beach Villa, mentre le più suggestive indicate per la propria privacy sono le Retreat Beach Pool Villas o Retreat Grand Beach Pool Villas. Ma sul luxury non c’è limite se si opta per la Sanctuary Pool Villa, sublime esempio da 715 metri quadrati di spazio nonché rigore verso il meglio. Per la sua forma ovale, l’isola sfrutta il top dell’offerta per la migliore soluzio-

ne Ocean front, seppur in diverse modalità ma sempre adatte così ad ogni esigenza. L’esperienza di soggiorno si può completare anche godendosi le numerose attività del Sun Water Sports Center che un accurato servizio di consiergerie può consigliare, adatte ad ogni ispirazione o ambizione dell’ospite a contatto con l’Oceano e non solo. Nella Fendaa Lounge è anche possibile organizzare immersioni che in questa particolare area delle isole Maldive sono certamente un pregevole must. Un centro PADI permette anche ai neofiti di non perdere nulla della bellezza naturale del luogo ed esplorarne così gli abissi unici. Anche la flora sull’atollo è una risorsa. La scoperta dell’universo botanico e la coltivazione di piante medicinali e ben inserite nella cucina locale è parte essa stessa dell’esperienza di soggiorno.

Before arriving, we are already immersed in the Kanuhura world. On arrival at Malè airport, we are welcomed by Kanuhura staff and escorted to the dedicated lounge to await departure to the Lhaviyani atoll by seaplane. Then the arrival in 40 minutes at the Kanuhura. Entering the Boduberu lounge you start experiencing the five star luxury of the Kanuhura, where colors of the surrounding environment are infused with those of the interior designed by Inge Moore, who worked on many luxury hotels in the world (winning in 2013 Gold Key Designer of the Year). A mixture of soft nuances surrounds this Eden, with dècor in Maldivian

style, which recalls all the shades of the Ocean. Surrounded by a central infinity pool and different restaurants, we immediately relax, being pampered as we get to our own villa. Besides the Beach Bungalows, we can choose amongst the Beach Villas or the Beach Pool Villas, the Water Villas or also the Water Pool Villas, getting to the top class, Grand Beach Pool Villas, while Retreat Beach Pool Villas or Retreat Grand Beach Pool Villas are the most suggestive ones known for their privacy. There is also the Sanctuary Pool Villa, sublime sample of 715 square meters of luxurious space. This island gives you the choice of choosing sunrise or sun-

set accommodation to suit every client. The stay experience can be enhanced by enjoying the many activities of the Sun Water Sports Center, suitable for on-island activities or sea excursions. At the Fendaa Lounge one can organize immersions that are of course a remarkable must in this particular area of the Maldive islands. A PADI center also allows neophytes to experience and enjoy the natural beauty immersed under the waters of the island. Also the flora on the atoll is a resource. The discovery of a botanic universe and the cultivation of fresh herbs, are well adapted into the local cooking, also becomes a part of the island experience.

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FINEST FOOD & CO. Numerosi i gourmet restaurants che caratterizzano la struttura, capaci di alternare l’eccellenza della cucina italiana a proposte di altissima qualità e di carattere più internazionale. Si possono così scoprire “A Mano”, dal tocco healty e molto apprezzato per le proposte multietniche, “Bottega” d’impronta italiana (legata ai sapori più genuini della nostra tavola) la cui cantina di vini invecchiati è un vero vanto. “Veli” dedicato agli amanti dell’asian-fusion cuisine rispetto al Chef’s Herbs Garden che punta sulle esperienze e cooking class più vicine alla freschezza delle materie prime coltivate in loco. Varianti per la giornata a bordo piscina sono poi il “Drift”, il “Deli” o anche “Iru”, luoghi dove un sandwich veloce o un cocktail al tramonto sposano l’atmosfera della giornata, prima di una deviazione al “Cowry Club”, la Jazz location dedicata alle serate più sopraffine.

There are a variety of gourmet restaurants, which can alternate between the excellence of Italian cooking and various international cuisine. Designed with local food stalls in mind, A Mano offers an impressive selection of pan-Asian and international cuisine, using the freshest produce and ingredients. Bottega offers Italian style cooking and the wine cellar offers a wide assortment of premium vintages. Veli is dedicated to the lovers of Asian-fusion cuisine, whereas the Chef’s Herbs Garden focuses on experiencing a cooking class with the freshness of raw materials cultivated on the island. Then there are options for lunch near the pool, such as Drift, Deli or even Iru. Experience the Maldivian sunset with the best lounge sounds and paired cocktails, before deviating to the Cowry Club, modern lounge by day, jazzy bossa nova by night: our infinity pool bar boasts one of Maldives’ largest selection of local and international cocktails.

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PRIVATE SERVICES In base all’offerta delle variegate Villas, sono molteplici i plus per chi desidera un soggiorno all’insegna dell’esclusività e del servizio tailor made, vero punto di forza del Kanuhura. La preparazione dello staff internazionale, adatto a soddisfare clientele di oltre 20 lingue diverse e in particolare del Villa Host a completa disposizione 24/7, è il top della struttura. Su richiesta può predisporre ogni tipo di private service per le più specifiche esigenze. Attento, discreto e capace di anticipare le necessità dell’ospite nell’ambiente della propria villa come durante le attività della giornata, il Villa Host è il valore aggiunto di un soggiorno in fondo già perfetto.

The trained staff are ready to satisfy customers in 20 different languages, and particularly your own Villa Host available 24 hours per day 7 days a week and is at your service to provide you with all your specific requirements. Careful, discrete and able to foresee the customer’s needs in the villa environment and also during the daily activities. The Villa Host is the added value which makes your stay very special and enjoyable.

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THE CLUB MAN

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di Antonella Tereo


HOTEL LUTETIA

IL RESTYLING DELL’ARCHITETTO JEAN-MICHEL WILMOTTE SEGUE I DETTAMI DI UN NUOVO LIBERTY PER SPAZI CHE OSPITANO DIVERSE ESPERIENZE: INDIAN PHILOSOPHY SPA, CHEF TRISTELLATI E COMPLEMENTI CURATI DA ARTISTI DI FAMA. RINASCE UN’ICONA DELLA RIVE GAUCHE

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ntra di nuovo luce nel gioiello precursore dell’Art Deco, emblema dell’hotellerie di Parigi oggi tornato a splendere dopo quattro anni di pazienti restauri. Là, dove hanno soggiornato Joyce, Picasso e Matisse, si respira un’aria nuova, grazie alla mano del designer Jean Michel Wilmotte. Al piano terra il jazz Bar Joséphine, oltre a quello che diverrà un’icona del nuovo hotel, il Salone Saint Germain con le sue vetrate firmate dall’artista Fabrice Hyber e l’Orangerie, circondato da luce naturale, spazio delizioso dove l’art de vivre francese inaugura ogni nuovo giorno di raffinata sobrietà, ideale anche come giardino d’inverno. Bar Aristide invece è maggiormente dedicato al relax a sfondo musicale, dal jazz al blues, aprendo i suoi battenti sulla Rue de Babylone si vuole guadagnare l’ambita fama di ritrovo deluxe per artisti e musicisti dai gusti sofisticati. Ci sono firme anche nel ristorante, quella dell’Executive chef Benjamin Brial, tre stelle Michelin in Francia, al timone di tutta la ristorazione. La Brasserie du Lutetia è

gestita invece da Gérald Passedat (tre stelle Michelin) per una formula gourmand che si declina in più formati e associa relax a haute cuisine. Nel seminterrato si scopre poi la SPA, o meglio l’Akasha Holistic Wellbeing Centre con una piscina in marmo da 17 metri riservata agli ospiti dell’hotel e che gode per tutta la sua lunghezza di luce naturale. Numerose le cabine oltre che le proposte del menu dei trattamenti con rituali yoga e antiche filosofie indiane per percorsi specifici ed esclusivi. Le camere, fra cui quarantasette suite, includono anche cinque signature e due penthouse suites che sono l’eccellenza della struttura (con terrazzi che guardano Parigi a 360 gradi), generosi negli spazi fino a 169 metri quadrati. L’Hotel Lutetia, oggi gestito da The Set Hotels - gruppo alberghiero che detiene anche illustri proprietà come il Conservatorium ad Amsterdam ed il Cafè Royal a Londra - inaugura la sua rinascita con la direzione di Jean-Luc Cousty, general manager che, con una squadra di oltre 400 addetti, punta ad andare oltre ogni aspettativa.

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POSH TRAVEL

ENDLESS

WELLNESS AL THE RESIDENCE MAURITIUS, IL BENESSERE NON È SOLO UNA FILOSOFIA DI VITA

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n un’assoluta oasi di privacy e piacere si declina lo spirito wellness di questo piccolo paradiso - riservato e incontaminato - interpretato da scelte e dettagli solo di alcuni selezionati resort. Ecco il segreto dietro a The Residence Mauritius, che sull’isola fa del suo spazio beauty di 600 metri quadri un vero retreat a parte, per lui e lei. Non è certo un caso infatti se la sua The Sanctuary, The SPA by Carita del resort, porta la firma del luxury beauty brand dedito alla cura estrema del corpo. E sono molteplici i prodotti del marchio parigino per i trattamenti in menu, tutti da provare.

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The wellness spirit of this little heaven gets to an absolute oasis of privacy and pleasure – which is reserved and uncontaminated - Interpreted by choices and details from a few selected resorts. Here is the secret behind The Residence Mauritius, which makes of its beauty space of 600 square meters on the island a real isolated retreat, for him and her. In fact it is not by chance that The Sanctuary, the SPA of the resort by Carita, is signed by the luxury beauty brand devoted to the extreme body care. And there are plenty of products from the Parisian brand for the listed treatments, which should all be tried.


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Mind relieve and rituals based on essential oils, Japanese Reiki techniques and balance of energy are the ingredients of the signature treatment with the same name, not less appreciated than the Sculpting Gold Perfection, an exceptional union between the benefits of the precious noble ingredient of Cariota line and a treatment renewing the brightness of skin with the help of expert massages, all completed by a face massage with Idéal Pro-Lift program, not to ignore the most tired features. Other treatments are based on coconut, while the most refined peeling – Soothing Rice & Honey Body Scrub, Detoxifying Coffee Body Scrub and Firming Alum Stone Body Scrub complete the offer to the most careful and demanding guests.

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No problem if the comfort of the 28 suite – between colonial furniture, marbles, soft colors and marvelous views on the opposite Ocean – forces to a pleasant Mauritian Ritual in the room. Letting laziness prevail in the day organization (which is then solved by a perfect butler available even to unpack suitcases, prepare an amazing relaxing bath or taking care of the laundry) all is focused on the customer’s wellness, also in full privacy, for a further dedicate and effective pleasure, in a full immersion in the deepest relax.

ilassamento mentale e rituali a base di oli essenziali, tecniche reiki giapponesi e bilanciamento delle energie sono gli ingredienti del signature treatment, un eccezionale connubio fra i benefici del pregiato ingrediente principe della linea Carita ed un trattamento che rinnova la luminosità della pelle, il tutto completato da un massaggio viso con programma Idéal Pro-Lift. Altri trattamenti sono a base di cocco mentre gli esfolianti più raffinati Soothing Rice & Honey Body Scrub, Detoxifying Coffee Body Scrub e Firming Alum Stone Body Scrub completano l’offerta.

e il comfort delle 28 suite – fra arredi coloniali, marmi, tinte tenui e splendide vedute sull’Oceano antistante - costringe ad un piacevole Mauritian Ritual in camera, nessun problema. Lasciando che la pigrizia prenda il sopravvento nell’organizzazione della giornata (risolta dal butler a disposizione) è sul benessere dell’ospite che tutto si concentra, in piena privacy, per un ulteriore piacere dedicato quanto efficace, in completo abbandono al relax più profondo.

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For the most dynamic customers, The Residence Mauritius then gives also the chance to follow (each Thursday) special Healthy Programs, wellness personalized routes which start from a training involving the whole body, followed by meditation, a complete detoxifying day with health lunch and a relaxing massage of 75 minutes with Ayurvedic oils at the Sanctuary. All is completed by a walk on the beach in the evening and yoga at the sunset.

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A philosophy that so goes on and a care for the bien vivre of body and soul never breaking, not even at dinner. A few meters from the sand, in fact it is possible to live nights in the name of taste and magic, where the spirit of relax is enhanced in the lobsters nights, each Monday, on the beach. Under the stars, the background of waves and the very fine sand through the feet make an ideal final for the days spent on the island.

er gli ospiti più dinamici, il The Residence Mauritius offre poi anche la possibilità di aderire (ogni giovedì) a speciali Healthy Program, percorsi di benessere del tutto personalizzati che iniziano con un allenamento che coinvolge tutto il corpo, seguito da meditazione, un’intera giornata detox con health lunch ed un massaggio rilassante di 75 minuti con oli ayurvedici presso the Sanctuary. Il tutto completato da una passeggiata serale sulla spiaggia e yoga al tramonto.

na filosofia che continua dunque ed un’attenzione al bien vivre di corpo e anima che non si dissolve, nemmeno a cena. A pochi metri dalla sabbia, infatti, è possibile vivere serate all’insegna del gusto e della magia, dove si ritempra lo spirito di relax nelle notti delle aragoste, ogni lunedì, sulla spiaggia. Sotto le stelle, il sottofondo delle onde e l’impalpabile sabbia tra i piedi segna un finale ideale delle giornate sull’isola.

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THE CLUB MAN a cura di

Enrico Cammarota


POSH ACCESSORIES di Alessandra Fanari

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ANELLI DA COLLEZIONE

VAN CLEEF & ARPELS CON IL COLLEZIONISTA PARIGINO YVES GASTOU DEDICA ALLA GIOIELLERIA MASCHILE UN’ESPOSIZIONE DI MILLECENQUECENTO ANELLI. UN MODO PER SDOGANARE UN ACCESSORIO CHE È ESPRESSIONE DEL SÉ

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vrs Gastou – Bagues d’homme, una sorprendente collezione di 1500 anelli da uomo viene presentata all’Ecole des Arts Joailliers Van Cleef & Arpels, nel cuore della place Vendôme. Nata dall’incontro fra Yves Gastou, collezionista, e Nicolas Bos, presidente di Van Cleef & Arpels, Bagues d’hommes riunisce due universi differenti nella comune passione per il gioiello. La personalità singolare del collezionista e il gusto per gli anelli maschili trovano una vetrina d’eccezione: la scuola e il desiderio di Van Cleef di far conoscere la ricchezza e la diversità del mondo del gioiello. L’estetica raffinata e rigorosa dell’alta gioielleria, la qualità del suo savoir faire e delle sue pietre preziose, la creatività e il virtuosismo dell’artigianato sono valori che Van Cleef incarna da oltre un secolo. Un patrimonio che oggi il brand s’impegna a trasmettere con la sua scuola d’arte del gioiello e con una serie d’iniziative promosse da Nicolas Bos che si aprono al mondo dell’arte, del design, della moda attraverso collaborazioni e dialoghi trasversali. Come nel caso, appunto, di Yves Gastou. Antiquario e collezionista, la sua galleria di Rue Bonaparte è un ormai un indirizzo storico di Saint-Germain des Près per tutti gli amanti dell’arte. Habitué dei mercatini delle pulci del mondo intero, è stato, tra le altre cose, il primo a far conoscere a Parigi il design italiano degli anni ‘80.

An amazing collection of 1500 man rings has just been presented at the Ecole des Arts Joailliers Van Cleef & Arpels, in the heart of the place Vendome. Coming from the meeting between Yves Gastou, collector, and Nicolas Bos, president of Van Cleef & Arpels, Bagues d’hommes gathers together two different universes in the common passion for jewel. The particular personality of the collector and the taste of Yves Gastou for man rings find an exceptional window: the school and the desire of Van Cleef to reveal richness and diversity of the jewel world. The refined and rigorous aesthetics of high jewelry, the quality of savoir faire and precious stones, creativity and virtuosity of handicrafts are values that have been embodied by Van Cleef for more than a century of history. Today the brand tries to transmit this heritage through the art school of jewel and a series of initiatives promoted by Nicolas Bos, which open to the world of art, design and fashion through collaborations and transversal dialogues. Just like in the case of Yves Gastou. Antique dealer and collector, his gallery of Rue Bonaparte is by now an historical address of Saint-Germain des Près for all the art lovers. Regular visitor of flea markets in the whole world, through the other things, he has been the first one to show in Paris the Italian design of the 80’s: Ettore Sottsass, Alessandro Mendini and before Carlo Mollino and Gio Ponti. With his collection we enter the rich and complex history of man jewel, its symbology and taboos.

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Quando si è accorto che l’insieme di anelli da uomo, acquistati nel corso del tempo, formavano una vera a propria collezione? Tre anni fa guardando gli anelli ho pensato che sarebbe stato interessante pubblicare un libro. Delphine Antoine, la donna della mia vita ma anche una storica d’arte che lavora con me in galleria, ne ha visto la potenzialità. Abbiamo quindi iniziato a lavorare sul libro di cui ha scritto i testi.

When did you realize that the ensemble of man rings, acquired in time, was becoming a real collection? Three years ago, as I looked at the rings, I thought it would be interesting to publish a book. Delphine Antoine, the woman of my life but also an art historian who works with me at the gallery, considered its potential. So we started to work on the book where she wrote texts.

Come si è stabilita la collaborazione con Van Cleef&Arpels? Mi hanno contattato e già al secondo rendez-vous, quando Nicolas Bos e la sua équipe hanno visto le pièces della collezione, hanno deciso di farne un’esposizione e di pubblicare il libro. È stato incredibile, come nelle favole.

How did you start the collaboration with Van Cleef&Arpels? It was a second essential moment. They contacted me and already at the second meeting, when Nicolas Bos and his équipe saw the collection’s pieces, they decided to make an exhibition of them and to publish the book. It was incredible, just like in fairy stories.

Come nasce la passione per gli anelli da uomo? Fin dall’infanzia. Il mio primo anello, regalato da mia mamma dopo una lunga insistenza, fu un piccolo chevalière in argento. Poi c’è un ricordo religioso, sempre legato alla mia infanzia: alla fine della messa in un’atmosfera particolare, di cui ricordo ancora l’odore dell’incenso, ci si metteva in fila per baciare la mano del vescovo.

Where does passion for man rings come from? From my childhood. My first ring, being received from my mother after a long insistence, was a small chevalière in silver. Then there is a religious memory, still close to my childhood: at the end of the Mass in a particular atmosphere, in which I still remember the scent of incense, we were in a row to kiss the hand of the bishop. I was completely fascinated by the ring he was


Sono rimasto completamente affascinato dall’anello che portava al dito. È stata un’infatuazione che mi ha segnato e mi ha fatto amare gli anelli religiosi. Come si articola l’esposizione? Van Cleef ci ha dato piena libertà. C’è un universo mistico-gotico-pop ma anche di design. E nel quadro della scuola era importante anche fare qualcosa di pedagogico, che potesse trasmettere conoscenza. Perciò i differenti temi d’esposizione: Neoclassico, Gotico, Religioso… ma anche quello più pop degli anelli da motocisclista.

wearing. It was wonderful with amazing stones. It was an infatuation that left its mark on me and made me love the religious rings of popes, bishops and cardinals. How is the exhibition organized? Van Cleef gave us the full freedom to recreate a universe close to the collection’s personality. There is a mystical-Gothic-pop universe but also design. And in the frame of school it was important also to be educational, in order to transmit knowledge. So we have different themes of exhibition: Neoclassical, Gothic, Religious...but also the more pop one of the motorcyclist rings.

BAGUES D’HOMMES, ECOLE DES ARTS JOAILLIERS VAN CLEEF & ARPELS 31 rue Danielle Casanova, Paris 1, Fino al 30 novembre

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THE MAN CLUB di Anna Casotti

IL MAESTRO DELLA

LEGGEREZZA Tra architettura, design e arte, Gio Ponti incanta Parigi

PER LA PRIMA VOLTA IN FRANCIA UNA GRANDE RETROSPETTIVA CELEBRA UNO DEI PROTAGONISTI DEL NOVECENTO, TRA I PIÙ RICERCATI DAI COLLEZIONISTI. LA PUREZZA FORMALE DI GIO PONTI È IN SCENA A PARIGI,TRA ARCHITETTURE, ARREDI, DISEGNI, FOTOGRAFIE E FILM D’EPOCA. IN UN VIAGGIO CHE RIPERCORRE LA GOLDEN AGE DEL MADE IN ITALY

considerato uno degli architetti e designer più influenti del Novecento, Gio Ponti, il Maestro del modernismo, dell’architettura e del design, profondamente affascinato dalla produzione industriale e dall’artigianato, maitre di un nuovo stile di vita e di un’art de vivre all’avanguardia. Il simbolo della modernità si racconta attraverso capolavori del design sperimentali e innovativi come la sedia Superleggera da sollevare con un solo dito, lampade che manifestano un gioco di chiaroscuri come Fato per Artemide, innovative produzioni per Richard-Ginori - di cui l’architet-

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Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente. Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte. GIO PONTI

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to milanese fu direttore artistico dal 1923 - opere di arte vetraria per Venini e Christofle plasmate con squisita delicatezza... E poi l’architettura con edifici e interior in stile neoclassico - come le sue dimore milanesi di via Randaccio e via Dezza – e successivamente emblemi di quel modernismo che ha caratterizzato tutta la sua attività creativa, dalla Torre Pirelli di Milano ai rivestimenti in ceramica scelti per le pareti dell’Hotel Parco dei Principi di Sorrento. Un’attività poliedrica scandita da molteplici espressioni artistiche che sfociano negli anni Quaranta nella produzione di affreschi monumentali per il Palazzo del Bo dell’Università di Padova, nella pittura a olio, nella passione per la scrittura, per l’opera e per il cinema, e nella realizzazione di sceneggiature e costumi per la Scala di Milano. Un protagonista della cultura del XX sec. oggi celebrato per la prima volta in Francia dal MAD-Museé des Arts Décoratifs di Parigi in un’ampia retrospettiva sostenuta da Molteni&C, brand italiano che da anni riedita i pezzi più significativi del Padre del design made in Italy. “Tutto Ponti. Gio Ponti Archi-Designer” è un viaggio nel mondo del Maestro attraverso oltre 500 pièces, alcune inedite e mai uscite dalle abitazioni private. Un percorso multidisciplinare realizzato in collaborazione con “Gio Ponti Archives” e curato da Olivier Ga-


A sinistra: GIO PONTI E GIULIA PONTI, Chiesa di Via Dezza, 1957. Sopra: GIO PONTI, scaffale, tavolino e poltrona. Sotto: GIO PONTI, Service de table, Édition Franco Pozzi 1967.

bet, Dominique Forest, Sophie Bouilhet-Dumas e Salvatore Licitra, in cui il mobile, l’architettura, l’artigianato, l’editoria, l’arte vetraria, l’oreficeria e il textile design si intersecano e si intrecciano nel linguaggio poetico di Ponti. Una figura leggendaria che ha creato per La Rinascente di Milano mobili dalle forme semplici e a prezzi modesti affinché le arti decorative fossero accessibili a più persone possibili; che promuoveva i nuovi talenti nelle esposizioni organizzate alla Biennale di Monza o attraverso la rivista Domus da lui fondata nel 1928, punto di riferimento nella cultura del progetto. Ed è negli anni Trenta che Gio Ponti inizia la sua svolta modernista con la costruzione a Milano delle Case Tipiche, degli uffici della ditta Montecatini, di lampade per Fontana Arte, posate per Krupp, tessuti per De Angeli-Frua e Ferrari, mobili per Casa e Giardino, fino a giungere alla fine degli anni Quaranta epoca in cui Ponti fa conoscere il Made in Italy all’estero. «L’architettura è un cristallo» amava ripetere ai suoi studenti ed è nella leggerezza, nella trasparenza, nella purezza, nel colore e nella semplicità che si possono riassumere i suoi codici progettuali. Elementi che si rivelano e si percepiscono in ogni creazione: dalla Villa Planchart a Caracas alla Torre Pirelli di Milano - realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta - al tavolo luminoso per Lumi, la poltro-

na Distex per Cassina (rilasciata dal 2012 da Molteni&C) a uno dei suoi capolavori intramontabili: la Superleggera, la sedia più leggera al mondo. Una lunga carriera – dal 1921 al 1978 – ripercorsa nelle sale del MAD attraverso disegni, modelli, fotografie e film d’epoca tra mobili, progetti di architettura, ceramiche, illuminazione, vetri, riviste, tessuti. Nel segno di quel principio sempre difeso da Gio Ponti della “casa italiana” come massima espressione di autentica civiltà moderna e internazionale. Avvolti in una scenografia immaginata dallo studio Wilmotte & Associés, dal progetto grafico di Italo Lupi e da alcuni mobili originali provenienti dalla collezione del Molteni Museum di Molteni&C da sempre attenta alla valorizzazione dei protagonisti dell’architettura e del design italiano. Torna alla mente lo slogan di Ernesto Nathan Rogers “Dal cucchiaio alla città” e Gio Ponti ne è la perfetta incarnazione, nella sua esplorazione di territori inediti, dall’infinitamente grande all’infinatamente piccolo.

TUTTO PONTI, GIO PONTI, ARCHI-DESIGNER, MAD-Museé des Arts Décoratifs - Parigi Fino al 10 febbraio 2019, Mostra a cura di Olivier Gabet, Dominique Forest, Sophie Bouilhet-Dumas e Salvatore Licitra, www.madparis.fr

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GASTROMIXOLOGY di Maurizio Bertera

MANGIA & BEVI È LA NUOVA TENDENZA: COCKTAIL STUDIATI IN PERFETTO ABBINAMENTO CON IL CIBO, PER COMPLETARE UN PIATTO, O REALIZZATI CON ELEMENTI SOLIDI E TECNICHE CULINARIE. NATA ALL’ESTERO, STA CONQUISTANDO I LOCALI TOP

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ere alcol – che non sia vino – mangiando non è mai stato un problema per gli anglosassoni sin dai tempi del Proibizionismo, come si vede nelle rievocazioni cinematografiche. I maitre dei grandi alberghi italiani, nel secondo dopoguerra, restavano interdetti nel vedere americani pasteggiare a whisky e i primi turisti russi abbinare la vodka agli spaghetti. Difficile che succeda ora, fermo restando che i nostri sommelier sono ‘costretti’ spesso ad aprire bottiglie strepitose (e carissime) a stranieri che non azzeccano mai la scelta o non

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vogliono farsi consigliare. Invece è il caso di riflettere su una moda chiaramente d’importazione che sta facendosi strada: quella del cocktail servito con il cibo o anche preparato con il cibo. Non riguarda solo il mondo dei risto-pub o dei locali di tendenza ma inizia a entrare frequentemente nei menu degustazione di locali importanti. Uno dei primi a rompere la classica sequenza di vini & piatti è stato Davide Scabin che da provocatore (a un congresso di Identità Golose creò il CacioCarboGeno, cocktail a base di Cacio e Pepe, Carbonara e Genovese per condire la pasta) ha sempre amato servire drink

a base di tè, cocktail a base di vermouth, mini gin-tonic e via dicendo al Combal.Zero. Massimo Bottura ha affidato al grande Beppe Palmieri più variazioni sul tema: tra le ultime pensate c’è l’Artemio, a base di Lambrusco di Sorbara, ghiaccio, succo di amarena e amarena candita. Ma all’Osteria Francescana in passato si sono serviti distillato di genziana con l’ostrica botturiana e Nonloso, un cocktail a base di Cedrata Tassoni. A Roma, il talentuoso Marco Martini nel suo bel locale all’Aventino, ha creato un degustazione con sette portate e altrettanti drink in abbinamento.


Cocktail al cioccolato firmato Filippo Sisti


All’estero il gioco è più semplice, per minore cultura sul tema. Uno dei primi a giocarci è stato Rene Redzepi al Noma, che ha trasformato la consistenza di varie portare da solida a liquida. Due tra i top chef brasiliani – Alex Atala del D.O.M. ed Helena Rizzo del Mani – si divertono a proporre cocktail dove i frutti tropicali si mixano a cibi di vario genere. In Italia, paese in cui la cultura del vino è molto radicata, non è semplice andare contro la tradizione (e probabilmente non se ne avverte la necessità) .Ciò non vuol dire, però, che si sia fermi sull’argomento: basti pensare al successo che ha avuto sin dalle origini Dry Milano, innovativo al massimo per aver ‘osato’ abbinare la pizza ai cocktail. E ora per la cronaca, c’è l’idea di rilanciare sul tema, in maniera più spinta. In ogni caso con l’età dell’oro che la miscelazione sta vivendo nella penisola, è sempre più facile imbattersi in validi ristoranti in cui, a richiesta del cliente o come detto già previsto nel menu, si possa pasteggiare con l’accompagnamento di drink ‘sartoriali’. Come sono sempre più numerosi i barman (o barchef, per essere più corretti) che utilizzano con disinvoltura gli strumenti della cucina molecolare. Un locale all’avanguardia su questo fronte è lo stellato Kresios di Telese Terme dove come spiega lo chef Giuseppe Iannotti «Avendo solo i percorsi di degustazione e non la carta, il menu si ritaglia sulle esigenze dell’ospite nel divenire dell’esperienza. E lo stesso vale per il beverage dove cerchiamo di capire se i commensali tendono verso gusti acidi, se amano il dolce o prediligono l’amaro e al contempo studiamo il modo migliore per completare il piatto». Così nascono dei miscelati che amplificano le peculiarità di alcune preparazioni, come il Mizuwari (servito con agnello, funghi e crema di topinambur) di ispirazione giapponese o il cocktail di vodka, acqua e purea di mela verde utile a completare un’ostrica, con l’obiettivo di equilibrare la salinità spinta del crostaceo. Interessante anche il lavoro che viene fatto al Ceresio 7, uno dei locali più amati dai milanesi e da chi passa a Milano, che può contare su una coppia di grandi specialisti: Elio Sironi in cucina e Guglielmo Miriello al bancone. Sono nati dei cocktail che entrano a mò di salsa in un piatto,

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In questa pagina: Guglielmo Miriello del Ceresio 7 di Milano e il cocktail Hellfire. Nella pagina a fianco: Il tristellato DiverXo di Madrid e lo chef David Munoz.

serviti direttamente al tavolo: uno di questi – molto buono, lo abbiamo assaggiato – si chiama Hellfire, burrata e crostacei dove la parte liquida è rappresentata da una preparazione a base di peperone giallo arrostito, tequila, mezcal, sherry, Ancho Chile Reyes e lime. È evidente che non esista la soluzione perfetta sull’intero menu: per un antipasto di pesce o un primo non è un’impresa trovare il cocktail giusto, ma per un piatto di carne tradizionale ha più senso ragionare su ‘qualcosa’ preparato al bancone che diventa salsa da versare al tavolo. «Per me, in una cena – spiega Miriello - ha senso giocare su tre tipologie di proposta: un ‘vero’ cocktail versato in diretta nel piatto, una salsa-cocktail ideata tra bar e cucina

che completa la ricetta e un cocktail che viene preparato dal bartender su basi culinarie. In questo modo, si ha varietà dell’offerta, completezza del gusto e la giusta dose di divertimento per il cliente». Curioso anche il lavoro fatto da Valeria Margherita Mosca al Wooding Bar, sempre a Milano, dove si possono assaggiare drink a base di ingredienti selvatici, rigorosamente non coltivati: dall’abete rosso alle radici, dalle erbe spontanee ai licheni. I piatti seguono la stessa logica, per un connubio ideale. L’ultima frontiera è rappresentata dalla cucina liquida o gastromixology. Anzi “Cocina liquida” come la chiamano gli spagnoli che hanno il più

estremo rappresentante in David Muñoz del tristellato DiverXo di Madrid. Lo chef con la cresta da moicano aveva già illustrato qualche anno fa, insieme al sommelier Javier Arroyo, il progetto di rivoluzionare il mondo dell’abbinamento, giocando sui vini serviti in tavola con essenze e aromi che li avvicinassero allo spirito dei piatti interessati. Che fosse olio di semi d’uva (per dare untuosità) o un pizzico di sale di Maldon. . «È una danza a due tra piatto e drink» la definisce lo chef, in cui miscelati freddi, cucinati o fermentati giocano un ruolo di primo piano, paritario a quello del cibo. Un esempio è la sua versione del chili crab (granchio speziato tipico della cucina asiatica) che viene accompagnato

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In questa pagina: Filippo Sisti e il suo nuovo locale a Milano, il Talea Nella pagina in fianco: Un cocktail del Wooding Bar di Milano

da un cocktail ispirato alla Tom Kha Gai, una zuppa thai dalle note acide e dolci. In questa concezione la componente alcolica dei drink solitamente è molto moderata e spesso i cocktail incorporano ingredienti con caratteristiche umami, come la bottarga o le uova di tobiko. «Cocktail e piatto sono due facce della stessa esperienza - puntualizza Muñoz - la nostra cucina è basata sull’armonia tra solido e liquido, il primo si fruisce con le posate, l’altro con la cannuccia». In Italia, sul tema il più attento è senza dubbio Filippo Sisti che dietro al bancone di Carlo e Camilla in Segheria – l’originale bistrot di Cracco – si era cimentato in esperimenti arditi, volti a essere un piatto visti gli elementi che spaziavano dai formaggi ai vegetali. Da luglio, ha aperto un locale in via Argelati 35, sempre a Milano: si chiama Talea e come spiega il bartender vogherese è «un luogo dove cucina e

bar si fondono. Per esempio, il servizio è solo al tavolo e la fruizione dei drink non avviene solo tramite bicchiere o cannuccia. In alcuni casi i cocktail sono degli autentici piatti. Ho voluto proprio cambiare il modo di concepire il bere, a volte sono gli stessi ingredienti a fungere da contenitori, altre volte mutano le consistenze: non è detto che un Piña Colada debba essere per forza liquido. Infatti, a Talea non ci sono cuochi ma solo bartender che si occupano di tutte le preparazioni e le raccontano in sala». E sul fronte cibo, si servono pochi piatti, semplici, giusto per accompagnare il bere, che resta assoluto protagonista pure nella sala più riservata, con chef table dove cinque persone alla volta possono gustare un menu degustazione di cinque o sei drink. Un esperimento ardito, sicuramente: ma se non ci provano quelli bravi – e Sisti lo è di sicuro – chi dovrebbe farlo?

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THE CLUB MAN

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FLAVOUR

LOVERS NOTE TORBATE, ESALTATE DAI FONDI ZUCCHERINI PRESENTI NELLE BOTTI, SFUMATURE AROMATICHE DI PREGIO, VENATURE NOSTALGICHE PERSINO E CROMIE AMBRATE MA COMUNQUE BRILLANTI. NELLE

NOBILI VARIETÀ

DEL WHISKY LAGAVULIN RIVIVONO VISIONI DELLA COSTA OCCIDENTALE DELLA SCOZIA UNITE A CLIMAX GUSTATIVI SOSPESI TRA MORBIDEZZA E DECISIONE

A

bordo di un double decker offerto dal wine seller 2.0 Tannico, il maestro Franco Gasparri, brand ambassador della Diageo, racconta come si approccia un Lagavulin. L’esperto di superalcolici ha appreso i segreti e le tecniche del mondo degli spirits nei lunghi anni passati dietro il bancone dei più prestigiosi luoghi del buon bere, da Milano a New York, da Saint Moritz a Londra. Di ritorno in Italia - dopo aver servito celebrities e teste coronate, gestito bar e trainizzato staff di bartender, lavorato in ottimi locali e bevuto in posti ancor migliori - ha deciso di mettere la sua professionalità a di sposizione delle aziende diventando ambasciatore di alcune delle brand più prestigiose riunite da Diageo. Con la naturale propensione alla comunicazione tipica di

un grande divulgatore, nel corso della degustazione, oltre a raccontarci le caratteristiche dei prodotti, Franco Gasparri ci racconta l’heritage dei diversi distillati e ci insegna il modo perfetto per degustarli. Lagavulin, nato a sud dell’isola di Islay, al largo della costa occidentale della Scozia, sorge in una cornice naturale dove il mare e l’umidità sono i protagonisti. Il prodotto commercialmente più noto è il Lagavulin 16 Years Old, un single malt invecchiato in botti di rovere per sedici anni, dal gusto intenso, affumicato e dolce con un gran finale. Si sposa bene col formaggio, meglio se con un formaggio cremoso con po’ di struttura. Il Lagavulin 8 Years Old, invece, prodotto in edizione limitata per festeggiare i 200 anni della distilleria nel 2016, ha il 48% di gradazione alcolica, un aroma fresco, un sapore oleoso e un finale di buona persi-

stenza con note di torba e fumo di legna, ideale abbinarlo al salmone sia fresco sia affumicato. Il Lagavulin Distillers Edition Double Matured (special release 2017) grazie all’utilizzo di barili ex-sherry Pedro Ximenez ha un particolare rilascio che aumenta la sua complessità e struttura aromatica. Il colore ambrato con riflessi ramati racchiudono un aroma pieno e ricco, dal sapore sensuale, che tra un sorso e l’altro si sposa bene con crostate di marmellata e dolci alla frutta. Sul finale tocca al Lagavulin 12 Years Old, un’edizione speciale che esce una sola volta all’anno dalla distilleria. Imbottigliato come cask-strenght al 56,5% vol., ha un aroma intenso con note di fumo di legna e aromi dolci, un sapore speziato, dal finale lungo e affumicato che si abbina bene alla focaccia salata, magari arricchita con erba cipollina.

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THE CLUB MAN di Alfonso Rizzo. Ph. Roberto Felicioni

LA RIVOLUZIONE È

INIZIATA LA PRIMA ELETTRICA EUROPEA DI JAGUAR SI CHIAMA I-PACE E VUOLE RIVOLUZIONARE IL MERCATO DEI SUV ELETTRICI, GRAZIE A

UNA NUOVA

DIMENSIONE DI DESIGN, PRESTAZIONI, ABITABILITÀ E TECNOLOGIA Project Unique Media

L

e auto elettriche a batteria non sono una novità. La “Jamais Contente” di Camille Jenatzy fu il primo veicolo a superare la velocità di 100 km/h con il «siluro» a trazione elettrica già nel 1899. A distanza di centovent’anni sembra ora arrivato il momento della propulsione elettrica, complice la concentrazione della popolazione nelle mega-city e l’inquinamento che ne deriva. Anche se restano ancora molte zone d’ombra sull’effettiva ecocompatibilità delle auto a batteria, una certezza c’è: le emissioni allo scarico sono pari a zero. Dopo l’avvento di qualche utilitaria alla spina e la spinta propulsiva sferzata da Elon Musk con la sua Tesla una decina di anni fa, ora è il turno dei costruttori premium europei entrare in partita. Jaguar I-Pace è la prima Suv-crossover premium full electric made in Europa ad approdare sul mercato, pronta a sfidare Tesla e le concorrenti che verranno. I-Pace nasce innanzitutto da un’opportunità di mercato. Si posiziona esattamente nel mezzo di due mercati che più stanno crescen-

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do nel mondo: quello delle elettriche e quello dei Suv. Lo scorso anno sono state vendute oltre 1,3 milioni di auto con la spina tra elettriche e ibride plug-in, mentre i Suv dovrebbero superare i 24 milioni di unità vendute all’anno entro il 2020. I-Pace arriva in un momento particolarmente fortunato per Jaguar. La casa di Coventry ha raddoppiato i modelli in gamma e triplicato le vendite negli ultimi 10 anni. Si aggiunge ad F-Pace ed E-Pace per completare la gamma dei Suv che sta già riscuotendo un notevole successo in tutto il mondo. Con I-Pace si realizza una nuova dimensione del design, delle prestazioni, dell’abitabilità e della tecnologia che non è possibile trovare nelle auto tradizionali. La Jaguar I-Pace va forte ed è silenziosa. I 696 Nm di coppia sviluppati dai due motori elettrici sincroni a magneti permanenti sono disponibili appena si sfiora il pedale dell’acceleratore e spingono in meno di cinque secondi i 22 quintali della Suv inglese verso i 100 km/h per raggiungere molto velocemente la velocità massima di 208 km/h di tachimetro (200 km/h effettivi). Il problema


è che all’andatura massima la batteria non basta per compiere più di 150 km. Se invece si guida con criterio, rispettando i limiti, si possono superare i 350 km di autonomia (480 km quelli dichiarati da Jaguar nel ciclo Wltp). La possibilità di scegliere tra due opzioni di freno motore permette di ottimizzare il recupero dell’energia quando si rilascia il pedale dell’acceleratore o si frena e di regolare la velocità praticamente con un solo piede fino all’arresto completo. A bordo regna il silenzio più totale, ma per i più sportivi è possibile accompagnare il crescere della velocità con il sibilo tipico prodotto dalle vetture elettriche che viene diffuso dalle casse dell’impianto HiFi su due livelli di intensità. Avremmo preferito il rombo di un V8 «Supercharged», anche solo simulato, ma tant’è. Se poi si viaggia a velocità massima, qualche fruscio aerodinamico si fa sentire: tutta colpa della silenziosità dei motori e degli pneumatici a bassa resistenza al rotolamento, seppure di generose dimensioni (da 18,

20 oppure 22 pollici). All’interno lo spazio è stato ottimizzato per tutti i passeggeri. I materiali sofisticati, come i rivestimenti premium Kvadrat e la maniacale attenzione al dettaglio, identificano la I-Pace come una vera Jaguar. Nonostante sia un Suv compatto (4.682 mm di lunghezza), il design «cab forward» della I-Pace e il sistema di propulsione elettrico consentono di avere un abitacolo di generose dimensioni. Lo spazio per le gambe dei passeggeri posteriori è di 890 mm. Sotto i sedili posteriori è stato ricavato un ampio vano portaoggetti ideale per computer e tablet, mentre la capacità di carico parte da 656 litri per arrivare a 1.453 a sedili posteriori abbattuti. Per via della specifica architettura con doppio motore scelta dagli ingegneri Jaguar per la I-Pace, non è possibile disporre di un cambio, seppur fittizio, che avrebbe consentito di giocare un po’ con l’erogazione della generosa coppia disponibile. La spinta dei motori viene quindi trasmessa alle ruote in modo costante e continuo


da 0 fino a 200 km/h senza soluzione di continuità. Premendo il tasto «D» posizionato sul tunnel centrale si inserisce la marcia avanti, ma la I-Pace non si muove fintanto che non si sfiora l’acceleratore. Per i più nostalgici del buon vecchio cambio automatico con convertitore di coppia c’è la funzione di «trascinamento» che mette in movimento la I-Pace non appena si rilascia il pedale del freno: molto utile in manovra, ma scomoda al semaforo perché obbliga a tenere il piede sul freno fino al verde. Dopo qualche metro – necessario per prendere le misure del viaggiare elettrico – si adotta subito un nuovo stile di guida. Con il freno motore al massimo, basta usare l’acceleratore per muoversi tra un semaforo e l’altro in città. Sul misto la I-Pace mostra un dinamismo dal piglio sportivo. Il comportamento del telaio è praticamente neutro grazie al baricentro basso (-13 cm rispetto a E-Pace), alla perfetta ripartizione delle masse tra avantreno e retrotreno e alla sapiente gestione della coppia erogata dai due assi con la trazione integrale permanente distribuita sulle singole

ruote per un effetto torque vectoring. L’elevata densità di coppia e la grande efficienza energetica dei motori garantiscono delle prestazioni da vettura sportiva, che consentono alla I-Pace di accelerare da 0 a 100 km/h in soli 4,8 secondi. La ripresa è fulminea a qualsiasi velocità. Eccellenti le prestazioni e la motricità su ogni superficie stradale. Insomma, niente da invidiare ad una sportiva del Giaguaro con il vecchio, sporco e rumoroso motore a scoppio. Forse l’unica vera differenza si vede al distributore. Chi vuole far parte dell’avanguardia elettrica deve attrezzarsi di santa pazienza e di una wallbox da installare nel proprio box oppure di una colonnina in ditta. I tempi di ricarica vanno dai 54 minuti per un pieno alla colonnina da 100 kWh alle 12 ore alla wallbox da 7,5 kW. Per affrontare un viaggio fuoripista oltre i 200 km è meglio pianificare bene le soste per ricaricare quanto basta per rientrare a casa senza troppi patemi d’animo. Per il momento, meglio avere anche una prima auto a propulsione tradizionale, magari ibrida, ma facilmente “ricaricabile” presso una normale area di servizio.

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Modella di Elite Model Milano


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MASTER BLENDING GOES

NOIR

CIBO E LETTERATURA SI INCONTRANO NEL NUOVO ZACAPA CALIBRO NOIR, UN FESTIVAL DI CENE LETTERARIE ACCOMPAGNATE DAL RUM ZACAPA. NOVE TRA I PIÙ IMPORTANTI AUTORI DI ROMANZI NOIR ITALIANI E INTERNAZIONALI SI ALTERNANO A TAVOLA PER RACCONTARE, ATTRAVERSO I PROTAGONISTI DEI LORO LIBRI, COME L’UNIONE TRA L’ARTE DELLA PAROLA E DELLA CUCINA POSSA DAR VITA A VICENDE UNICHE E APPASSIONANTI

U

no dei migliori rum del mondo, prodotto nelle fertili terre del Guatemala. Risultato di una combinazione unica di clima, ingredienti naturali dosati con perizia artigianale, e di uno speciale processo di invecchiamento in altitudine, Zacapa, diversamente dalla maggior parte dei rum, che utilizzano melassa, viene prodotto con il solo succo concentrato della canna da zucchero, denominato “miel virgen”. Invecchiato nalla “Casa Sopra le nuvole”, a un’altitudine di 2.300 metri, Zacapa viene affinato con l’antico Sistema Solera. Qui il clima fresco consente un lento e perfetto scambio di aromi tra il rum e il legno delle botti di rovere, che hanno precedentemente ospitato robusti bourbon, delicati sherry, raffinati vini Pedro Ximénez e, nel caso di XO, pregiati cognac francesi.

Oggi il marchio d’eccellenza ha deciso di dar corso a un viaggio esperienziale per approfondire il legame tra cibo e letteratura, grazie all’opera di scrittori che, tra le pagine dei loro volumi, ricreano vicende originali e inaspettate. Nove appuntamenti, nove scrittori e il celebre rum accompagnano gli ospiti nella rassegna Zacapa Calibro Noir, che conquista Milano con un ciclo di cene mensili aperte al pubblico. Massimo Carlotto, Qiu Xiaolong, Hans Tuzzi, Alessandro Robecchi, Petros Markaris, Cecilia Scerbanenco, Alessia Gazzola, Björn Larsson e Carlo Lucarelli ogni mese incontrano all’Osteria del Biliardo i lettori e gli appassionati del genere, per raccontare e commentare i loro romanzi insieme a Luca Crovi, giornalista presso la Sergio Bonelli Editore, e gli attori Gigio Alberti e Raffaella Boscolo che ne leggeranno dal vivo alcuni passaggi.

Info e prenotazioni: info@zacapacalibronoir.it Ph. 347 0575407 zacapacalibronoir.it

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THE CLUB MAN di Alfonso Rizzo Ph. Roberto Felicioni

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POTENZA ROSSO

MASERATI GHIBLI SQ4, LA BERLINA «COMPATTA» DI MODENA SI RINNOVA NEL SEGNO DELL’ESCLUSIVITÀ, DEL LUSSO E DELLA SPORTIVITÀ Project Unique Media

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spirata al mondo delle competizioni e creata per celebrare la tradizione delle vetture sportive italiane, la nuova colorazione Maserati è stata applicata per la prima volta sulla Ghibli che abbiamo provato su strade ed autostrade da Parigi a Milano, attraversando la Borgogna e facendo tappa allo Yacht Club di Monaco. È l’unico esemplare di questo colore. L’ha verniciata a mano un carrozziere di fiducia di Maserati per verificare la resa su strada della nuova tinta con finitura a triplo strato che il Tridente introduce con la nuova collezione Model Year 2019. Il risultato è perfetto per trasmettere quel senso di sportività elegante che soltanto le berline di Modena sono capaci di esprimere già al primo sguardo. Anche nella penombra di un garage Ghibli sa catturare lo sguardo. Un click sul telecomando ed i nuovi fari full Led adattivi a matrice attiva danno vita all’automobile. Non appena si apre la portiera della Ghibli S Q4 GranSport il profumo della pelle naturale “Pieno Fiore” inebria il naso e la raffinatezza dei dettagli sazia i palati più esigenti. Una volta seduti al

posto di guida si apprezza la cura sartoriale nella scelta dei materiali e negli accostamenti cromatici. Il volante è sportivo con palette del cambio in alluminio e la pedaliera in acciaio. Si nota subito la nuova leva del cambio automatico a otto marce: riprogettata con uno schema di cambiata intuitivo ed una corsa più corta per una funzionalità migliorata. Appena dietro, i pulsanti per selezionare le diverse modalità di guida hanno una nuova disposizione. Resta il caratteristico doppio selettore rotante sovrapposto in alluminio forgiato per la regolazione del volume e di altre funzioni. La finitura della plancia è in legno laccato Black Piano. Rinnovato e più reattivo il sistema info-telematico Maserati Touch Control Plus con schermo a sfioramento da 8,4 pollici (21 cm in diagonale) che su Ghibli MY19 vanta una grafica ed un sistema di condizionamento aggiornati. compatibile con le funzioni di mirroring per smartphone Apple CarPlay e Android Auto. Si controllano così in modo semplice ed intuitivo la maggior parte delle apparecchiature e dei sistemi di bordo. Basta poi mettere in moto il poderoso V6 Twin

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Turbo di tre litri da 430 cavalli (prodotto negli stabilimenti Ferrari di Maranello) per innamorarsi definitivamente di Maserati Ghibli. Il rombo possente e rauco promette prestazioni esuberanti, come ci si aspetta da una vera sportiva italiana. Una volta su strada si apprezza il comfort e la tenuta di strada, frutto della sapiente distribuzione delle masse fra avantreno e retrotreno e la ripartizione della coppia sulle quattro ruote attraverso il sistema di trazione integrale Q4. Nelle situazioni di guida normale il 100% della coppia viene trasferito alle ruote posteriori per ottimizzare il consumo di carburante e le emissioni, ma in caso di perdita di trazione dovuta a eccessive velocità in curva, brusche accelerazioni o scarso grip sull’asse posteriore, il sistema può distribuire fino al 50% della potenza alle ruote anteriori. Ne risulta una fulminea risposta ai comandi dello sterzo e dell’acceleratore. Basta puntare con lo sguardo il punto di corda della curva e Ghibli vi ci porta con la facilità di un’auto da corsa e la grazia di una berlina di rappresentanza. Per gli amanti di pistoni e bielle risulta quasi superfluo il sontuoso impianto audio surround Bowers & Wilkins con

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cono centrale in Kevlar da 100 mm per i suoni midrange e tre tweeter da 25 mm al centro e ai lati della plancia. Il sound del motore nella modalità Sport è la migliore colonna sonora possibile. Nonostante la linea possa ricordare quella di un coupé, la Ghibli offre ampio spazio per la testa e le gambe ai passeggeri posteriori. Realizzata attorno a una cella rigida ed estremamente sicura in acciaio e diverse leghe di alluminio, la scocca della Ghibli è stata accuratamente progettata per soddisfare elevati livelli di prestazioni dinamiche e comfort sulle lunghe percorrenze. Le sospensioni a quadrilatero con doppio braccio oscillante totalmente in alluminio tradiscono il retaggio agonistico del marchio Maserati e coniugano un handling agile e preciso con un comfort straordinario. I sistemi di assistenza alla guida (ADAS) di ultima generazione permettono di rendere godibile anche il commuting urbano nel traffico quotidiano. Ghibli può seguire l’auto che precede mantenendo la distanza di sicurezza restando nella corsia di marcia. Guidare o farsi portare dalla guida autonoma di secondo livello è comunque un piacere su Maserati Ghibli.


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