FPRME NEL VERDE 2021 - REFLEXES - HELIDON XHIXHA

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FORME NEL VERDE 2021



FORME NEL VERDE 2021

REFLEXES SCULTURE DI LUCE HELIDON XHIXHA

Medaglia del Presidente della Repubblica


Ente Promotore

Comune di San Quirico d’Orcia

Con il contributo e il patrocinio

Con il Patrocinio

Ambasciata della Repubblica d’Albania in Italia

B.M. MontepulcianSiena_8116.pdf

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19/04/21

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Sponsor

UFFICIO DEI CONSULENTI FINANZIARI MONTEPULCIANO E SIENA


La mostra Forme nel Verde, giunta al suo 50° anno di vita, pone al centro della articolata rassegna le grandi opere di un artista di fama internazionale: Helidon Xhixha, e sarà protagonista con una mostra diffusa sul territorio, da Siena fino a Bagno Vignoni, per concentrarsi poi nel luogo storico di Forme nel Verde, gli Horti Leonini, magnifico giardino cinquecentesco sito nel centro storico di San Quirico d’Orcia. Helidon Xhixha è un artista che lavora con la luce ed i suoi riflessi in monumentali forme in acciaio lucido e levigato. Ultimamente ha esposto alla Biennale di Venezia, sul lungolago di Lugano ed in altri notevoli siti con effetti, a dir poco, meravigliosi. Per questo abbiamo ritenuto interessante, con l’assenso dell’artista, diffondere sul territorio la mostra, richiamando un percorso che va da Siena, con un’opera collocata in Piazza Duomo, fino a Bagno Vignoni, con un’opera collocata all’interno della antica vasca termale. Ricordando così anche un percorso storico, quello della Francigena, e toccando i siti più iconografici della Val d’Orcia come i cipressini e la Cappella di Vitaleta. Credo che si possa parlare sicuramente di una geniale idea quella di annunciare la mostra da richiami sul territorio e questo lo dobbiamo al curatore Carlo Pizzichini ed alla sua instancabile opera creativa ed alle opportunità che Helidon Xhixha ci offre con le sue monumentali opere piene di luci e riflessi. Desidero esprimere sentimenti di gratitudine a Helidon Xhixha per aver aderito con noi a questa manifestazione, cui le sue opere danno enorme prestigio. Così come esprimo ringraziamento e riconoscenza alle illustri personalità del mondo culturale ed artistico che hanno voluto contribuire con autorevoli testimonianze sul catalogo che accompagna la mostra del grande artista. Tutta la rassegna di Forme nel Verde sarà godibile dai visitatori per un ampio periodo che va dal 24 luglio al 2 novembre 2021. Un ringraziamento particolare lo rivolgo al Professor Carlo Pizzichini, curatore ed organizzatore della mostra, ed a tutto il comitato operativo che lo ha affiancato.

Danilo Maramai Sindaco di San Quirico d’Orcia

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Moderno, dirompente, giovanile, minimalista, ma allo stesso tempo tradizionalista. Una personalità magnetica capace di conquistare al primo incontro. Simbolo di luce e di rinascita, perfetto per il sillogismo che vede le sue opere all’interno degli Horti Leonini recentemente restaurati. Tra i primi ad esibirsi con le sue opere diffuse lungo la Via Francigena, già Romea, con le sculture che vedono la conclusione del peregrinare all’interno di quegli stessi giardini pubblici, pensati e creati da Diomede Leoni per dare ristoro a li viandanti. L’acciaio, materiale nobile, lucido, puro, è simbolo di luce che troverà perfetta armonia con i luoghi bucolici del nostro territorio. Vitaleta e la Piazza delle Sorgenti faranno da cornice ad alcune opere dal significato intrinseco e profondo. La luce è fil rouge che lega tutte le sue opere e la plasticità delle stesse crea delle sinergie tangibili quasi da assaporare. La particolarità dei progetti e delle idee, contraddistinguono Helidon Xhixha nel panorama artistico internazionale. Dopo un anno di oscurità, che sia rappresentazione di Rinascita e pura Luce!

Marco Bartoli Assessore alla Cultura

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REFLEXES, sculture di luce in Val d’Orcia REFLEXES, Riflessi. Riflettere... L’etimologia della parola viene da reflectere, cioè, volgere indietro, composto da RE-indietro e FLECTERE-piegare. In fisica la riflessione consiste nel rinviare, da parte di una superficie, un flusso di energia che la colpisce. Volgersi indietro, volgersi alla Storia, al suo flusso d’energia, perché è la Storia che riflette il presente e il futuro. Questo ha compreso nel suo straordinario lavoro Helidon Xhixha. La materia è fatta di energia e le sculture di luce che ci propone per la cinquantesima edizione di Forme nel Verde sono Riflessi, sono gemme preziose, sono perle scintillanti incastonate nel verde intenso del giardino cinquecentesco, gli Horti Leonini, nel centro di San Quirico d’Orcia. Cinque gioielli d’ariento appesi al collo di un cielo carico di storia, pendenti nel verde smeraldo dei lecci e del bosso, carezzati dalla mano della luce che liscia la superficie dell’acciaio, splendore di uno specchio magico capace di riflettere e moltiplicare la bellezza di una realtà seducente, vera o immaginata. Le sculture di Helidon Xhixha ti guardano; e tu guardi loro, nel mistico concetto dell’icona che splende d’oro nell’angolo delle case di Berat e restituiscono la luce del mare di Durazzo alla nostra velata penombra umana. La Luce divina, che viene dall’alto, scende lentamente lungo le superfici delle sculture di Xhixha, e riflette, c’illumina, modella le ondulazioni, scende fino a noi, terreni, che siamo costretti ad alzare lo sguardo verso il cielo, verso l’infinito, verso quella luce che ci accoglie e ci scalda. Le monumentali sculture acquistano così un senso mistico duraturo che collega cielo e terra, sono segnali, pietre spirituali conficcate nell’ombra della terra per illuminarla. Lo fanno alla Cappella di Vitaleta, in dialogo con le preghiere indirizzate alla Madonna, che s’intrecciano con gli spicchi di“Conoscenza” per nutrire l’anima delle sue necessità. Lo ribadiscono nell’elemento mistico dell’acqua a Bagno Vignoni e lo celebrano tra i campi di grano in compagnia dei cenobiti cipressi lungo la Via Cassia. Lo splendore dei marmi del Duomo di Siena, poi, abbraccia ed accoglie il loro figlio moderno perché anch’egli parla, come loro, di luce, come manifestazione del Divino. Una mostra diffusa nel sud della provincia di Siena, nel Sito Unesco della Val d’Orcia, non si era mai vista prima; e celebrare la cinquantesima edizione di Forme nel Verde, una delle più longeve mostre di scultura all’aperto d’Italia, ideata da Mario Guidotti nel 1971, con gli acciai splendenti di Helidon Xhixha, diventa, nel mare ondulato delle sue colline, quell’epifania composita di fari 5


luminosi come porti sicuri, ai quali approdare per una gioia estetica di riflessione, appunto! Il re-flettere poi, cioè il guardarsi indietro per restituire al presente una luce tutta nuova, è anche il rispetto che Xhixha dimostra per la storia dell’arte, dalla quale cava e modella monoliti, forme, sculture di luce, che si traducono in energia e potenza, ma anche in temi di estrema attualità, denunciando le problematiche ecologiche di enormi ghiacciai che si sciolgono e bottiglie che galleggiano. Il culto della Natura, capace anche di difendersi da sola, oggi abbraccia e si nutre della luce dell’Artificio d’un artista universale, degno rappresentane di un piccolo Rinascimento, di un momento storico in cui è sempre più evidente, oggi come allora, che la vita può davvero risorgere con l’arte.

Carlo Pizzichini

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Direttore artistico 50 anni di Forme nel Verde


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Helidon Xhixha Durante la sua carriera, Xhixha ha sviluppato uno stile iconico di scultura, attraverso la manipolazione di acciaio inox riflettente, un materiale che si configura quale elemento chiave dell’artista, trasformandolo in una serie di sculture astratte che rivelano la loro imponente maestosità e bellezza. Con il successo degli ultimi anni, prima alla Biennale di Venezia 2015 e in seguito alla London Design Biennale 2016 e una mostra personale alle Gallerie degli Uffizi, l’artista si è assicurato una posizione tra i vertici del mondo dell’arte, rendendo le sue sculture immediatamente riconoscibili dal pubblico contemporaneo. Attraverso un intervento altamente qualificato sull’acciaio, il materiale passa dall’essere ininterrottamente lineare, al divenire distorto, intricato e frammentario, ottenendo come risultato una personale interpretazione visiva dell’influenza tra metallo e luce, tra il concreto e l’etereo, affrontando parallelamente notevoli concetti filosofici. Di origine albanese, attualmente vive e lavora tra Milano e Dubai. Xhixha nasce in una famiglia di artisti dove cresce con un rispetto innato per le arti, scoprendo in giovane età la sua passione per la scultura, ereditata dal padre. Da qui, il suo continuo successo grazie alle sue sculture in acciaio inox, ora esposte in collezioni pubbliche e private, in un contesto ormai globale.

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Carlo Pizzichini Direttore artistico di 50 anni di Forme nel Verde Artista e titolare di Cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Appassionato di ceramica e arti applicate, ha diretto il Premio Antica Arte dei Vasai, ha collaborato alla Biennale di Celle Ligure e all’organizzazione di numerosi eventi artistici. L’Amministrazione Comunale di San Quirico d’Orcia lo chiama a dirigere l’edizione 2021 dei 50 anni di Forme nel Verde.


Klodian Dedja Curatore di arte contemporanea “...Helidon Xhixha è uno degli artisti contemporanei che trasmuta la forma. È quasi un gesto divino. Un’architettura spirituale urbana, un’architettura che crea e discrea. Questa deformazione ci ricorda che niente è stabile. Nell’intreccio tra città, borghi, paesaggio e natura della Val d’Orcia, le sculture di Xhixha sono le perfette presenze del contemporaneo, ...”

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Horti Leonini Gli Horti Leonini sono un giardino pubblico situato tra le antiche mura di San Quirico d’Orcia in provincia di Siena. Gli Horti hanno mantenuto fino ad oggi la struttura originaria, costituendo un esempio di classico giardino all’italiana del XVI secolo. Sorti intorno al 1581 su un terreno che Francesco I de’Medici aveva donato a Diomede Leoni, prendono il nome dal loro proprietario. Nella parte bassa sono costituiti da un ampio parterre, al centro del quale vi è la statua seicentesca di Cosimo III de’ Medici, scultura di Giuseppe Mazzuoli. Alla parte superiore, recentemente sottoposta come il resto del giardino ad un attento intervento di restauro conservativo, si accede salendo una grande scalinata posta alla fine del parterre, alla cui base vi è una piccola scultura di Giano Bifronte. In un angolo vi sono i resti della Torre del Cassero, andata distrutta nell’ultima guerra. Diomede Leoni venne in stretta confidenza con Michelangelo, tanto che in molti attribuiscono il disegno del giardino al grande artista. Leoni realizzò questo straordinario giardino senza villa e dunque non come luogo di delizie riservato a pochi, come si usava fare in età rinascimentale, ma piuttosto, come dichiara in una sua celebre lettera al Granduca Ferdinando de’ Medici, come giardini “che tornano a qualche comodità ancora delli viandanti…”. Le sue geometrie delle siepi di bosso sono diventate dal 1971 il palcoscenico principale di Forme nel Verde, la mostra internazionale di scultura all’aperto, ideata da Mario Guidotti, della quale oggi si festeggiano i 50 anni dalla prima edizione.

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Quel giardino nato per rinfrescare i viandanti, tira le sue linee verdi da cinquecento anni, diviso negli spicchi simbolici della Croce di Malta, in Beatitudini o Virtù cristiane, accoglie i cinque gioielli d’argento che Helidon Xhihxa pone con delicatezza al collo di un cielo azzurro come la purezza, e che oggi sfiorano il verde intenso del giardino, nello stupore della luce di luglio. Riflessi della natura, punti preziosi in forme d’acciaio che a forza di carezze si ammorbidiscono e si lucidano. Riflessi dell’anima di un artista sensibile e dolce, specchi inaspettati che rivelano al mondo il suo grande cuore. Riflessi del chiarore dell’anima, occhio lucido del mondo che vi gira intorno, riflessi del tempo, riflessi di uno spazio rispettato e del quale le sculture lasciano goderne il michelangiolesco disegno. Riflessi di tenerezza: l’amore di una madre per un figlio, e riflessi potenti: la forza del padre, scultore. L’inaspettata visione, l’improvvisa luce che ti viene incontro, i riflessi inattesi, le sculture di luce, rendono lo scenario fiabesco e meraviglioso. L’oggetto prezioso dell’artificio posato da Helidon, con la grazia di un angelo, nella culla della Natura, nel cesellato nido della Storia, nell’insuperabile bellezza di chi un tempo modellò natura e ragione, è il segno del dialogo necessario, dell’abbraccio duraturo, dell’incanto e dell’amore durevole tra l’uomo e il Trascendente.

Corallo d’acciaio, 2019 acciaio inox satinato e a specchio 60 x 60 x 220 cm

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Nebula, 2017 acciaio inox lucido a specchio 100 x 80 x 238 cm


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Roccia del Mediterraneo, 2019 acciaio inox lucido a specchio 160 x 110 x 400 cm


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Suono d’acciaio, 2016 acciaio inox lucido a specchio 70 x 70 x 305 cm


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Diversity, 2017 acciaio inox lucido a specchio 220 x 90 x 337 cm


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San Quirico, La Collegiata La Collegiata di San Quirico d’Orcia, è una splendida chiesa in stile romanico costruita sui resti di un’antica pieve. Per questo motivo si presenta con tre portali molto diversi tra loro. Quello maggiore da cui si accede all’interno, in stile romanico, risale al XII secolo, ed è costituito da un grande arco sorretto da una coppia di colonne che appoggiano su due leoni. L’altro, costruito nel 1288 è attribuito a Giovanni Pisano, che in quegli anni si trovava a Siena a lavorare al Duomo, perché nella cuspide del portale si trova la scritta in caratteri gotici “Iohes”, che potrebbe riferirsi al nome dello scultore. All’interno è costudita una splendida pala d’altare quattrocentesca di Sano di Pietro, dove sono raffigurati la Madonna col bambino tra gli angeli e i santi e alcuni episodi della vita della Madonna. All’interno della Collegiata di San Quirico d’Orcia si trova il coro ligneo di Antonio Barili, un’opera eseguita per il Duomo di Siena nel periodo che va tra il 1483 e il 1504 e trasferita qui nel 1749 grazie all’interessamento di Flavio Chigi. Proprio il Cardinale Flavio Chigi, accanto alla Collegiata, fece erigere il grande palazzo tutto affrescato, eretto verso il 1680 affidando i lavori all’architetto Carlo Fontana. Attualmente nel palazzo Chigi Zondadari vengono ospitati gli uffici comunali, sale per mostre e il piccolo museo dedicato alla Festa del Barbarossa.

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Un Satellite è atterrato tra le pietre antiche della Collegiata, davanti al Palazzo del Cardinale Chigi, un pianeta diverso, un lucido specchio che riflette il mondo. Un taglio, un’increspatura, un sorriso da alieno, interrompe la visione globale di tutto ciò che lo circonda. È il satellite di ognuno di noi che si trova a passare di lì. I pellegrini della Francigena, i viandanti, un vecchio, un bambino che corre, un gatto impaurito. Ognuno ha questo angelo custode che gli guarda le spalle. È un film a colori che cambia con la luce, con le ore del giorno, è l’occhio di un mondo che riflette il mondo. È l’immancabile lentino del cellulare che scatta la foto. È la parodia dell’arte che vive del riflesso della realtà.

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Satellite, 2018 acciaio inox lucido a specchio

200 x 80 x 250


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Bagno Vignoni Il borgo di Bagno Vignoni è situato nel cuore della Val d’Orcia, Patrimonio Unesco, lungo il tracciato della Via Francigena. Le acque che sgorgano in questo luogo vennero utilizzate fin dall’epoca romana a scopi termali. Al centro del borgo si trova la “Piazza delle sorgenti”, una vasca rettangolare, con un lato coperto da un bel porticato, di origine cinquecentesca, che contiene una sorgente di acqua termale calda e fumante che esce dalla falda sotterranea di origini vulcaniche. Fin dall’epoca degli Etruschi e poi dei Romani, le terme di Bagno Vignoni sono state frequentate da illustri personaggi, come Papa Pio II, Santa Caterina da Siena, Lorenzo de’ Medici e tanti artisti che avevano eletto il borgo come sede di villeggiatura. Nel 1982 il regista sovietico Andrej Arsen’evic Tarkovskij, esule da alcuni anni in Toscana, ambientò a Bagno Vignoni molte scene del film Nostalghia che l’anno successivo vinse il Grand Prix du Cinéma de Création al Festival di Cannes.

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Iceberg, 2019 acciaio inox lucido a specchio 600 x 250 x 320 cm


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Dopo le enormi bottiglie galleggianti in acciaio viste a Venezia e a Montecarlo, parodia delle isole di plastica dovute all’incuria dell’uomo, Helidon Xhixha attento ai numerosi temi di attualità, ci racconta con lo stupore di un oggetto magnifico, il problema del surriscaldamento terrestre. La bellezza di una montagna d’acciaio lucido che galleggia nell’antica Vasca Termale di Bagno Vignoni è una visione biblica, di un’imminente apocalisse, se l’uomo moderno nel suo accecante abbaglio nei confronti della natura, non interviene. Il moltiplicarsi di riflessi, la forma familiare simile ai monti medievali del circondario, la luce del mattino che accarezza le increspature, il velo della luna che la trasforma in un’immobile balena nera, silente nelle notti della Val d’Orcia, accendono il desiderio di trasformare quell’Iceberg melanconico che sta per sciogliersi, in un’isola del tesoro, immaginario scrigno pieno d’argento e d’amore.

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Roccia marina di Helidon Xhixha, installata nella rotonda all’ingresso del borgo di Bagno Vignoni, resterà come opera permanente a ricordo della Cinquantesima edizione di Forme nel Verde.

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Roccia marina, 2019 acciaio inox lucido a specchio e satinato 50 x 50 x 380 cm


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I Cipressini Il boschetto di cipressi sulle colline di San Quirico d’Orcia è sicuramente uno tra i luoghi più amati e fotografati al mondo. Il cipresso, presente in tutta l’area, è una pianta antichissima che deve il suo nome al mito di Ciparisso giovane amato dal dio Apollo. La sua presenza in Toscana risale a diversi secoli fa; particolarmente amato dagli Etruschi fino ai pittori del Rinascimento che lo hanno immortalato in indimenticabili opere. Questa sorta di venerazione tramandata nei secoli ha portato il cipresso a divenire un elemento caratteristico delle strade, dei confini di proprietà, dei poderi e delle colline della Val d’Orcia. Il gruppo di cipressi, suggestivo ed emblematico, in mezzo alle colline spoglie ha suggerito ogni sorta di leggenda e dicerie anche se la sua storia è legata al “roccolo” di caccia, ovvero un boschetto creato dai cacciatori per attirare gli uccelli. Tale immagine evoca una campagna incontaminata, antiche tradizioni, tranquillità e bellezza, gli alberi rappresentano il simbolo naturalistico e paesaggistico, non solo della Val d’Orcia ma anche dell’intera Toscana, dell’Italia e del mondo. La perfetta rotonda di cipressi, in alto, lungo la piacevole strada che si snoda tra i campi, percorsa dai pellegrini della Francigena, accoglie come in un tempio il viandante e fa da corona al sottostante iconico boschetto da cartolina.

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Ionic column, 2019 acciaio inox lucido a specchio 250 x 250 x 620 cm


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Trentadue denti, trentadue guardiani, trentadue presenze fanno da corona ad una grande colonna lucente nella campagna della Val d’Orcia. Un menhir, un monolite, un pilastro corroso dal tempo, un reperto, vestigia di una storia regale, archeologia del presente. Il centro è un cerchio magico che affascina il viandante, che attira le rondini al volo, che riflette le onde del grano, sostentamento delle genti che come l’arte viene battuto prima di nutrire. Dalla Via Cassia, lucente faro appare in alto come un padre che predica ai figli, cipressetti miei, presenze ordinate di un rito antico, schierati intorno a raccontar storie: dei granai del medioevo, delle carestie, dei mistici, della guerra, ultima amara spugna prima dell’illusione moderna nelle foto di un turismo che fuori strada, scatta immagini fuori fuoco. Beata quella luce che Helidon Xhixha restituisce come tenere superfici d’acciaio, illuminate dal pensiero libero di chi guarda la luce dolce del tramonto, sulle colline o sdraiato nelle stoppie, gode del luminìo delle stelle in un profumato notturno in Val d’Orcia.

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Vitaleta La cappella della Madonna di Vitaleta si trova su una strada sterrata che porta da San Quirico d’Orcia a Pienza ed è posta sotto la tutela dall’UNESCO. È un piccola chiesa di origine tardo rinascimentale, in seguito riprogettata dall’architetto Giuseppe Partini nel 1884 ispirandosi a modelli cinquecenteschi. La chiesa, incorniciata tra due filari di cipressi, per quanto piccola e sperduta tra i campi della Val d’Orcia è diventata la protagonista dei paesaggi più conosciuti al mondo. Fu per molti anni luogo di adorazione del simulacro della Vergine della Consolazione, fino a quando, nel 1553 venne inserito al suo interno una celebre statua della Vergine riconducibile ad Andrea della Robbia. La statua, oggi conservata nella Chiesa della Madonna di Vitaleta nel centro di San Quirico d’Orcia, porta con sé una storia assai interessante: si dice, infatti, che fu proprio la Vergine, apparendo ad una pastorella, a suggerirle che i fedeli si recassero in una bottega di Firenze dove avrebbero trovato la statua da porre nella chiesa di Vitaleta. Il culto della Madonna si sviluppò talmente tanto che fu indetta, ogni prima domenica di Settembre, una festa in suo onore. Nel 2021 verrà ricordato il Centenario dell’Incoronazione della Madonna avvenuta nel 1920.

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Abbraccio di Luce, 2021 acciaio inox lucido a specchio e satinato

200 x 200 x 420 cm

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“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” pare rammentarci il libro d’acciaio posto davanti alla Cappella di Vitaleta. Spicchi immersi nella terra che dalla terra nascono. La terrena nostra ragione, lo studio, la conoscenza. La cultura, che quando diventa globale, nell’auspicato intreccio di esperienze e modi diversi, può innescare l’inganno. La ragione lucida a specchio, traspare, ma proietta a ventaglio ogni piccola variazione, e inganna se mal usata. Ancorata ad una terra che non molla, non la lascia volare, non sublima. Ben ha collocato Helidon Xhixha accanto a La conoscenza quella danza della luce, quell’odalisca misteriosa, quell’ancamento morbido della forma, di Abbraccio di luce che ci indica la via, c’insegna dov’è la vera conoscenza, la verità. Dalla terra si sviluppa verso l’alto, e abbraccia l’orizzonte fino a laggiù in fondo, nel torlo del tramonto di Vitaleta, nel luminoso abbraccio verso il cielo, nel faro della trascendenza sempre acceso, nell’incanto dell’ultimo raggio di sole che spacca il cuore al viandante, fino al sussurro del conforto di Emmaus... resta con noi …per illuminare via...

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Conoscenza, 2017 acciaio inox lucido a specchio 630 x 330 x 190 cm 81


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Siena, Piazza Duomo L’Ospedale del Santa Maria della Scala, posto proprio davanti al Duomo di Siena, fu uno dei più antichi e grandi ospedali europei, uno dei primi xenodochi, cioè strutture di appoggio ai viaggi nel Medioevo, adibito ad ospizio gratuito per pellegrini e forestieri. Oggi, esaurite le proprie funzioni sanitarie, è uno dei più importanti centri museali e culturali della città. Il forte rapporto che si stringe sulle rotte della Via Francigena lega Siena a San Quirico d’Orcia, dove un edificio simile, l’Ospedale di Santa Maria della Scala, edificato nel XII secolo a San Quirico, offriva cure e assistenze a pellegrini e viandanti che percorrevano la stessa antica via, operando sotto la proprietà dell’omonimo ospedale senese.

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Getto di Luce, 2020 acciaio inox lucido a specchio e satinato 240 x 240 x 820 cm

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Micat in Vertice (splenda in alto, il motto della Famiglia Chigi) pare ricordare Getto di luce, la scultura in acciaio di otto metri di Helidon Xhixha posizionata davanti al Pellegrinaio, l’Ospedale del Santa Maria della Scala in Piazza del Duomo a Siena. Il trionfo dei marmi bianchi della facciata, gli aggetti, le simbologie, i profeti, i filosofi e gli apostoli di Giovanni Pisano, che fanno capolino di lassù, incuriositi dallo splendore di una luce che da luglio a novembre dell’anno del Signore 2021 rimarrà accesa dalla passione del contemporaneo che va a dialogare con l’antico. L’essenza è la medesima, la scultura e la luce, la ricchezza del cesello dell’orafo che progettò la cattedrale e lo splendore del canto amaro del nostro tempo. L’acciaio, materiale che stride a chi non lo sa accarezzare, diventa nelle mani di Xhixha, una melodia di onde armoniose, un canto al Signore, un Te Deum di misericordia per noi che con lo sguardo al cielo cerchiamo tra pietra e metallo una Luce di speranza.

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Forme nel Verde REFLEXES Sculture di Luce di Helidon Xhixha 24 Luglio 2 Novembre 2021 Un ringraziamento particolare a Helidon Xhixha Nicola Raimondi Boni Xhixha Albien Alushaj Arber Elezi Klodian Dedja Curatore Ringraziamenti Luigi De Mossi Sindaco del Comune di Siena Iuri Bruni Ufficio Cultura Siena Silvia Cambiaggi Ufficio Cultura Siena Marco Manganelli Comando Polizia Municipale Siena Federica Fanetti Comando Polizia Municipale Siena Andrea Muzzi Soprintendenza - Beni Culturali Liliana Mauriello Soprintendenza - Beni Culturali Roberta Mari Direzione Santa Maria della Scala Paolo Ceccotti Direzione Santa Maria della Scala Il comitato organizzativo Carlo Pizzichini Direttore artistico Danilo Maramai Sindaco del Comune di San Quirico d’Orcia Marco Bartoli Assessore alla Cultura Virginia Pecci Ugo Sani Mauro Taddei Paolo Naldi Presidente della Fondazione A. Tagliolini Fiorenzo Sodi Coordinamento Marta Casiroli Logistica Rabbit Autotrasporti Bardi e Michele Eternedile Credits Bruno Bruchi Costanza Maremmi pagg 70-71, 94-95 Ufficio stampa Rosi Fontana Comunicazione Agenzia Impress Grafica Visiva Design Stampa Pixartprinting ISBN 9788894338751 arte@formenelverde.com www.formenelverde.com



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