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Anno IV - n°20 Settembre/Ottobre 2011

BREK EDITORIALE

EDITORE

Soc. Cop. Sociale a r.l. via Nicola Sole, 73 - 85100 Potenza tel. 0971 36703 - fax 0971 25938 DIRETTORE RESPONSABILE Nicola Pace IMPAGINAZIONE E GRAFICA Bloop Srl Riccardo Telesca STAMPA GERCAP / FOGGIA DISTRIBUZIONE Potenza e dintorni elenco su www.brekmagazine.it ABBONAMENTI Per ricevere BREK Magazine via posta ordinaria e in tutta Italia è possibile abbonarsi online su www.brekmagazine.it PUBBLICITÀ commerciale@brekmagazine.it tel. 0971 36703 HANNO COLLABORATO Giovanna Caivano, Domenico Calderone, Angela Cammarota, Maria Antonella Catenacci, Mimmo Claps, Vito Colangelo, Antonio Coppola, Anna D’Andrea, Veronica D'Andrea, Mari Donadio, Alba Gallo, Manuela Grieco, Angela Laguardia, Andreina Serena Romano, Antonella Rosa, Leonarda Sabino, Fabio Salvatore, Andrea Samela, Francesco Tripaldi, Wine_R. PROSSIMA USCITA n°21 (novembre-dicembre 2011) Tutti i numeri sono sfogliabili in formato pdf all'indirizzo www.brekmagazine.it BREK garantisce la libertà di pensiero e di espressione. Per questo motivo ogni collaboratore è singolarmente responsabile delle proprie idee e di ciò che scrive. Autorizzazione Tribunale di Potenza nº 376 del 7/5/08 Iscrizione al ROC n°19633

UNA BANCONOTA. UNA MONETA. UN ASSEGNO. UN BONIFICO. UNA CARTA DI CREDITO. UNA CARTA DI DEBITO. TUTTO QUESTO, E NON SOLO, È DENARO. ED È GRAZIE A TUTTO QUESTO CHE NEL MONDO INTERO SI RIESCE A VENDERE E A COMPRARE. PROPRIO COME IN UN GIGANTESCO MERCATO IN CUI OGNI COSA HA IL SUO CARTELLINO E IL RELATIVO COSTO. E POCO CONTA SE LA VALUTA È ESPRESSA IN DOLLARI O EURO, IN YEN O YUAN. CIÒ CHE CONTA DAVVERO È POTER PARTECIPARE AD OGNI TRATTATIVA IN QUALITÀ DI COMPRATORE O VENDITORE. SOLO QUESTO STATUS PERMETTE A OGNUNO DI NOI DI EVITARE IL DESTINO PIÙ TRAGICO: DIVENTARE MERCE. LA FOGA CON CUI OGNUNO DI NOI CERCA DI IMPADRONIRSI DI QUANTO PIÙ DENARO POSSIBILE È COSÌ SPIEGATA. UNA FOGA FATTA DI LAVORO E SUDORE, DI RICATTI E RINUNCE. UNA FOGA NECESSARIA ALL’ESISTENZA CHE CONTINUA AD UMILIARSI E A SOTTOMETTERSI ALL’UNICO PRINCIPIO DOMINANTE CHE RECITA COSÌ: QUANTO COSTA? QUALE DESTINO POSSIAMO ATTENDERCI SE, COME DICEVA NIETZSCHE, DI TUTTO CONOSCIAMO IL PREZZO, DI NIENTE IL VALORE?


BREK SOMMARIO

METROPOLIS

QUARTA PARETE

08. Genesi di una crisi 10. Minima A-Moralia 12. Fondi comunitari, tanti soldi... 14. Produrre, investire, consumare 16. Dura Lex, Sed Lex? 18. Il caso ha voluto che...

26. La banda degli onesti 28. Lavoro per costruire un solido passato 30. L'inestimabile valore dell'arte

POLITICA, COSTUME E SOCIETÀ

pag. 18

CINEMA, TEATRO E ARTE

pag. 26

• [...] È ironico leggere un libro dal titolo malizioso e ritrovarsi a poterne scrivere, immediatamente. Durante le meritatissime ferie, il dolce far nulla ha il sopravvento sui ritmi frenetici della vita di città ma, a volte, anche l’inerzia stanca ed allora è il momento del vecchio libro.

CONVIVIO

SORSI & MORSI, LETTURE & BENESSERE

INCONTRI

PERSONE E PERSONAGGI

37. Soldi in tasca e fumo in testa 38. Granelli come spiccioli. Dal salario al sale 39. La vera emozione del Franciacorta? ... 40. Quanto ci costa il benessere

20. Premiato vignettificio Laurenzi 22. La regina dello spreco. Wellcome Venette Vaste

pag. 37 pag. 20

• l personaggio di questo numero è il disegnatore, vignettista, grafico, blogger (eccetera, eccetera), potentino Giulio Laurenzi. Segno premonitore del suo destino è quello di aver imparato a leggere con i fumetti.

WEB 3.0

INTERNET E MULTIMEDIA

pag. 22

42. L'idea conta più del denaro

CANTIERI URBANI PENSIERI IN MOVIMENTO

44. Quanto costa una carezza? 45. Le radici del denaro 46. Quello che è ... 47. Tasmania, dove il denaro non conta davvero 48. A suon di denaro

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La bellissima star indiana Nikita Thukral, protagonista del film “Saroja” che ne ha decretato successo e popolarità, non potrà metter piede sui set per tre lunghi anni. Il divieto arriva dall’Associazione produttori della stato del Karmataka (India) che l’accusa di aver turbato la quiete familiare del suo partner cinematografico, Darshan. L’attrice si è dimostrata molto rammaricata e si giustifica dicendo: «abbiamo girato insieme tre film, ma il nostro è un legame solo professionale». Nikita, dopo un crollo fisico per lo stress procurato dalla vicenda è finita in ospedale, ricevendo solidarietà da parenti e coraggiosi colleghi.

Oggi ci troviamo spesso difronte a trovate alquanto suggestive e estrose ma, l’idea della Watt UK, per adesso, le batte tutte. Questa azienda ha avuto l’idea di raccogliere campioni d’aria durante l’evento dell’anno inglese, il “royal wedding” (il matrimonio tra il principe William e Kate Middleton) imbottigliarla e venderla. L’intento dell’iniziativa è quello di custodire la magia del matrimonio in bottiglia per poi diffonderla nell’ambiente in momenti speciali. L’insolito gadget non solo è stato venduto ma, sorprendentemente, è andato a ruba! Le scorte d’aria, risultato di un bizzarro business, dimostrano che si può vendere davvero di tutto!

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È senza fili né colla la sottilissima scheda elettronica che verrà inserita sotto l’epidermide per facilitare l’anamnesi medica. Ideata dai ricercatori dell’Università dell’Illinois, servirà a rivelare tutti i segnali vitali dei pazienti, al fine d’intervenire in modo tempestivo ed effet-

È scomparsa cinque anni fa in Colorado e si chiama Willow. È la gatta tigrata che compariva su manifesti e annunci in rete, ma non è stato il tam-tam della community a permettere il suo ritrovamento. Willow è stata ritrovata grazie ad un microchip (che le era stato impiantato dietro un orecchio quando era cucciola) che ha permesso la sua identificazione e presto le consentirà di ritornare dai suoi

tuare check-up d’urgenza. Sostengono che ci salverà la vita, ma non è un po’ angosciante essere marchiati? Tra qualche anno, magari, basterà passare il pugno sopra lo scanner del supermercato per addebitarci direttamente la spesa sul conto bancario...

padroni. La cosa strana di tutta la faccenda è che i proprietari del felino sono stati avvisati del ritrovamento dall’Animal Care & Control - un’associazione che si occupa di animali abbandonati a New York, a più di 1600 miglia di distanza dal luogo della scomparsa dell’animale. Come sia arrivata nella Grande Mela, per loro, resterà un mistero.

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Recenti studi sulle modalità di diffusione e trasmissione linguistica hanno messo in luce il nesso tra genetica e flussi migratori. Guardando ai marcatori genetici di numerose comunità del pianeta, i ricercatori dell’Università di Cambridge, hanno evidenziato come i nomadi, prevalentemente uomini alla ricerca di migliori condizioni di vita, siano responsabili della diffusione dei principali ceppi linguistici oggi esistenti sul nostro pianeta. Valorosi combattenti o agricoltori, sposano donne locali che, prontamente, adottano la lingua parlata dai capifamiglia. Non resta che rivedere il concetto di lingua madre per descrivere il linguaggio nativo...


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GENESI DI UNA CRISI.

DAL GIOVEDÌ NERO DEL 1929 AI SUBPRIME DEL 2007. C’è stato un periodo di enorme ricchezza e di grande crescita economica nella storia degli Stati Uniti d’America. Quel periodo, che va dal 1933 al 1938, è passato alla storia come il New Deal e ha avuto come suo mentore l’allora presidente degli USA Frank Delano Roosevelt. Il paradosso è che questo periodo seguì la più grande crisi economica vissuta dal mondo moderno, la grande crisi del 1929. Ma come si giunse a quella crisi? Perché quel famoso giovedì nero mise in ginocchio la prima potenza economica mondiale? Il crak del ‘29 fu costruito nel decennio precedente grazie alla politica economica imposta dai vari presidenti, i quali, sulla scia di un crescente sviluppo

economico, optarono per un liberismo sfrenato obbligando lo Stato a ritirare progressivamente la sua sfera d’interferenza nell’economia. Tassi d’interesse molto bassi, zero controlli sulle società finanziarie, spesa pubblica al minimo. Questa paurosa assenza di stato e di regole gonfiò a dismisura il reale valore dell’economia americana, portandola al collasso. Dopo poco più di mezzo secolo la storia si ripete coinvolgendo anche l’intera Europa. A partire dagli anni Ottanta il copione è lo stesso. Un’ondata di governi liberisti. Credo cieco nel libero mercato. Assenza di regole (la famosa deregulation) e di controlli sui mercati bor-

sistici. Tassi d’interesse bassi. Sempre meno spesa pubblica. L’esito, drammatico, è il medesimo. La risposta purtroppo no. All’indomani del grande crak, per ridare benessere alla sua nazione, Roosevelt, appena eletto, fece qualcosa di straordinario e di impensabile: riportò lo stato al centro del processo economico. La ricetta, supportata dalle teorie keynesiane, prescriveva questi rimedi. Spesa pubblica massiccia per creare infrastrutture e assorbire sacche di disoccupazione. Una ragionata e costante svalutazione del dollaro per migliorare le esportazioni. Un’attenta valutazione del sistema bancario e il suo assoggettamento al controllo dello stato.

Più diritti ai lavoratori istituendo il diritto di sciopero e della contrattazione collettiva ed infine il grande progetto del welfare state. Cos’era? Il welfare state, oltre ad essere un’intuizione geniale, fu il primo episodio organico e ragionato di intervento dello stato nella protezione dei suoi cittadini. Il primo progetto realizzato per diminuire le disuguaglianze, ridistribuire la ricchezza tra la gente e garantire a tutti i servizi essenziali e un reddito di protezione in caso di perdita

Da sinistra in alto: Trichet, Bernanke, Lagarde, Roosevelt, Zoellick

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COME IL DENARO DA MEZZO SI TRASFORMA IN FINE. del posto di lavoro. Gli effetti della politica di Roosevelt sono scritti nella storia. Nell’arco di un decennio gli Stati Uniti tornarono ad essere la prima potenza economica del mondo e poterono affrontare così la seconda guerra mondiale con gli esiti che tutti conosciamo. La domanda, dunque, nasce spontanea. Perché oggi non si reagisce allo stesso modo? Perché non si replicano le buone pratiche insegnate dalla storia? Perché non si cerca di ripetere quella stagione e ridare stabilità, fiducia e benessere alle popolazioni umiliate da questa crisi? Nessuno riesce a dare una risposta a questi interrogativi. O forse nessuno vuole. E nessuno vuole perché la risposta, semplice e raggelante, è più drammatica della domanda. A rispondere a questa crisi ci sono le stesse persone che l’hanno generata. E purtroppo per noi non sono uomini politici. Sono, invece, un ristretto gruppo di potentissimi lobbisti, finanzieri e burocrati senza nessuna investitura popolare. Tra loro i padroni del denaro mondiale, Ben Shalom Bernanke, presidente della FED, Jean Claude Trichet, presidente della BCE, Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario Internazionale, Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale. Tutti liberisti convinti e seguaci della dottrina monetarista di Milton Freedman.

Dalle labbra di questi signori pendono i destini nostri e dei governi europei, i quali, dopo aver ceduto la propria sovranità monetaria con il trattato di Maastricht e parte della sovranità politica con il trattato di Lisbona, non possono far altro che applicare la ricetta che, i signori sopracitati, hanno previsto. Ed è una ricetta che, oltre a far rivoltare nella tomba il Presidente Roosevelt, prevede una medicina molto amara. Tagli alla spesa pubblica, tagli a salari e stipendi, flessibilità e zero regole nel mercato del lavoro, tagli allo stato sociale, privatizzazione del patrimonio pubblico, tasse sui redditi e sul

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lavoro (mai e poi mai sul capitale). Incassati i grandi profitti dalle speculazioni finanziarie, generatrici dello sfascio economico di questi anni, questo manipolo di potenti lobbisti sta mettendo in piedi il più grande progetto di socializzazione delle perdite. E a pagare le loro scommesse saremo noi. "La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature." Franklin Delano Roosevelt Nicola Pace


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MINIMA A-MORALIA. Il rapporto controverso del PD con il denaro. Tra le altre cose che il Partito Democratico ha dovuto cementificare sotto la pomposa (e improduttiva) burocrazia di congressi, primarie, regolamenti e quote rosa, c’è una vecchia questione, inscritta nei geni del centrosinistra italiano, che di tanto in tanto riaffiora seminando panico e imbarazzo. Una questione cresciuta insieme alla storia del progressismo e del cattolicesimo liberale, che curiosamente ne accomuna le ansie e le attrezzature per mettervi capo; un punto d’onore, per volare alto, che del resto ha avuto una parte importante nel tracciare un confine tra loro e gli altri, tra il neo- homo democraticus e il resto della platea politica italiana. Come spesso accade, non si tratta di un valore ideologico ma di una faccenda tutta umana che la politica sfuma dietro cervellotici reticolati semantici: il denaro, la ricchezza, i quat-

trini, l’ambizione di far soldi. Sondato su questo terreno, il democratico svirgola, si mette le mani nella fondina cercando qualche altro tema da sparare e se proprio ha finito le munizioni reagisce nervosamente, abbaia, urla, sbraita contro il mondo e alla fine se la prende con Berlusconi. Di fatto, sarebbe un atteggiamento incomprensibile se non fosse che le cause attingono da un retaggio antico e in fondo nobile mischiandosi, però, con il moralismo incorreggibile delle due grandi figure umane che sono alla base del PD: gli intellettuali e i cattolici. Perché nella “nuova democrazia” levata da ex diessini ed ex popolari resiste, senza dubbio, un fondo di nobiltà incarnato dall’aver preso le parti del lavoro nella dialettica col capitale ma in un’epoca del tutto nuova, che ha regolato i conti con le grandi ideologie imponendo

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un profondo aggiornamento dell’agenda politica, il più datato (ed innocuo) pauperismo ha lasciato il posto ad una discutibile (e pericolosa), nuova edizione del moralismo berlingueriano. È stato come se nella grande navigazione della sinistra verso la luce del rinnovamento, fosse stato deciso di prendere una volta per tutte il problema per il collo invece di tenerlo sott’acqua al riparo dagli imbarazzi; e si fosse poi deciso di editarlo in una forma nuova: più “riformista”, più “moderna”, più “rinnovata”, qualunque cosa voglia dire. Bisogna ammettere che ci hanno messo coraggio, anche se, forse, con risultati che hanno imboccato una deriva discutibile: di ipocrisie e infingimenti dietro cui si muovono figurine di serie C, lontani anni luce dalla statura un po’ bacchettona ma senz’altro limpida dei propri predecessori; uomini


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affetti da un nanismo incurabile e degenerativo, spinti in avanti dalla moda democratica dell’inclusione senza criterio, dell’allargamento per quantità, della bulimia da giovanilismo. Il rapporto con il denaro consente di misurarne le qualità, perché la verità è il coraggio degli onesti, anche quando si tratta di dire che in mille realtà guidate storicamente dal centrosinistra e oggi dal PD il procacciamento di denaro, utilità, favori e clientele è all’ordine del giorno, a partire da un certo Comune famoso per aver ospitato uno dei maggiori centri siderurgici del paese. E qual è la differenza, mi chiedo, tra loro e gli altri, tra l’homo democraticus, assetato di buone pratiche morali, e i nemici dell’etica pubblica attestati sull’altra sponda? Cosa titola i democratici a rivestire le funzione della “buon costume” quando uno dei principali collaboratori di Pierluigi Bersani, Filippo Penati, è indagato per un oscuro affare di tangenti milionarie? E perché la corazzata mediatica che ogni giorno bastona il centrodestra supino al potere berlusconiano offre alla riedizione democratica del moralismo cattocomunista una comprensiva solidarietà, liquidando il malaffare domestico come un erbaccia cresciuta senza responsabilità altrui? È un punto complesso, da sviluppare a freddo, lontano dal clima arroventato di questi mesi, ma, di sicuro, il rapporto non risolto delle classi dirigenti democratiche col tema morale resta uno di quei nodi che ancora legano il PD ad una minorità genetica rispetto alla prospettiva di incarnare un polo politico autenticamente riformista e garantista. Di pericolo-

so, peraltro, non c’è soltanto il cattivo gusto di dichiararsi “diversi” quando non se ne ha titolo, ma soprattutto l’ormai sdoganata prassi parlamentare di subordinare il sistema costituzionale delle libertà alle ubbìe della fase politica e, naturalmente, alle malcelate convenienze del momento. L’esempio più lampante? Le votazioni parlamentari sulle richieste di autorizzazione all’arresto di Alfonso Papa, Alberto Tedesco e Marco Milanese, tre personaggi discutibili quanto si vuole ma pur sempre esseri umani con storie simili e il corrispondente diritto di ricevere un trattamento equipollente secondo un elementare canone di uguaglianza. Diritto violentemente calpestato, purtroppo, senza che il PD della Costituzione e del “noi politicamente diversi” abbia mosso un solo dito verso un approdo di giustizia e anzi spendendo nel segreto dell’urna l’obolo dell’ipocri-

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sia per “salvare” l’unico democratico dei tre. Finale squisito per chi ama la surrealtà: nel dibattito alla Camera che ha preceduto il voto sull’autorizzazione a procedere, poi concessa- per l’arresto di Alfonso Papa (Pdl), Fabrizio Cicchitto, un arnese datato della partitocrazia convertitosi da tempo all’apostolato berlusconista, ha fornito a Dario Franceschini, giovane virgulto nonché quarta fila del PD e perciò capogruppo alla Camera, una profonda ed incontrovertibile lezione sul senso costituzionale della missione parlamentare. Succede anche questo. Fabio Salvatore


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FONDI COMUNITARI.TANTI SOLDI E TANTA APPROSSIMAZIONE. Il commissario europeo per le politiche regionali, Johannes Hahn, ha ufficialmente annunciato che sono state sospese le erogazioni del Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo sociale per la Campania, la Calabria e la Sardegna. Una notizia sconcertante appresa grazie ad un’interrogazione parlamentare promossa dall’On. Gianni Pittella. Le risorse che verrebbero a mancare sono nell’ordine di centinaia di milioni di euro in quanto la Commissione non ritiene completamente affidabile il sistema di gestione e di controllo delle regioni prima citate. L’obiettivo comune, dunque, è quello di scongiurare la perdita anche di un solo euro da parte delle nostre regioni del mezzogiorno e compiere ogni sforzo per evitare un disimpegno di fondi al 31 dicembre del 2011 che per il meridione equivarrebbe a una catastrofe annunciata. L’incapacità di utilizzare i finanziamenti europei da parte del governo centrale e degli enti locali è intollerabile e aggrava drammaticamente un quadro complessivo delle risorse per lo

sviluppo già ampiamente compromesso per il Mezzogiorno. I tagli indiscriminati delle ultime manovre di bilancio alle risorse per regioni, province e comuni hanno colpito anche spese per infrastrutture e servizi che rappresentavano per il Sud occasioni di crescita e di occupazione. La prima vittima di questa politica di accentramento e di logica puramente contabile di riduzione dei bilanci pubblici è proprio la produzione industriale che si è riuscita a consolidare nel Meridione. Come ci racconta la vicenda della Irisbus, la fabbrica avellinese di autobus del gruppo Fiat, un settore strategico per il trasporto sostenibile italiano e europeo, finita nel tritacarne del taglio dei fondi per i trasporti alle Regioni che e’ passato in pochi mesi da 1900 a 400 miliardi. È necessario, per finanziare la domanda pubblica perduta, utilizzare i fondi Fas ‘scippati’ al Mezzogiorno fin dall’insediamento del ministero Tremonti. E perciò Aspettiamo risposte concrete. On. Gianni Pittella

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Si dice che nascondere i risparmi sotto il materasso sia poco sicuro e redditizio, ma per chi? I migranti d’Italia inviano ogni mese nel proprio Paese d’origine rimesse in denaro e beni di consumo. Il peso economico dei migranti in territorio italiano aumenta, il fiuto per gli affari cresce proporzionalmente. Rimesse ma anche investimenti, richiesta di prestiti e mutui per l’acquisto di terreni e case. L’offerta di servizi finanziari, dal semplice moneytransfer, dal microcredito alle

consumatore e spesso investitore. Un business che sembra normalizzare le vecchie ipotesi di “furto” di capitali, per cui generalizzando l’immigrato era considerato essenzialmente un parassita economico e sociale, un ladro di lavoro e denaro, che poi rimetteva nel mercato del proprio Paese, a discapito di quello ospitante in termini di crescita economica. A marzo 2011 apre a Milano la prima filiale di Extrabanca, il primo istituto di credito in Italia, nato per servire in pre-

ok 2011 si legge che sebbene in modo diverso, nei Paesi OCSE è più probabile che gli immigrati residenti avvino un’impresa rispetto ai lavoratori autoctoni, e che per far questo gli Stati attuano politiche di supporto sia per gli immigrati già stabilitisi nel Paese ospitante (in caso di creazione o sviluppo di attività), sia per coloro in procinto di farlo, attraverso politiche di ammissione intese a regolare l'entrata e il soggiorno di imprenditori e investitori stranieri, volte a se-

PRODURRE, INVESTIRE E CONSUMARE. IL DENARO DEI MIGRANTI. banche per stranieri, sembra andare verso un’integrazione in ampio senso. L’equazione è: la financial exclusion produce emarginazione sociale e incremento della criminalità, la carta di credito della banca del Paese d’immigrazione è un passaporto di cittadinanza…economica. Si tratta del cosiddetto migrant banking, la bancarizzazione dell’immigrato, fondato sull’offerta di servizi finanziari ad hoc per il patrimonio economico del lavoratore non italiano, che conduce una doppia esistenza economica: nel Paese d’origine attraverso l’invio periodico di rimesse in denaro e beni di consumo, e nel Paese ospitante in qualità di

valenza i cittadini stranieri residenti in Italia e le imprese da loro gestite. Una banca che non è un luogo solo economico, bensì di incontro e di dialogo fra culture provenienti da ogni parte del mondo. Contando sul 55% dei dipendenti di origine straniera. Questo perché vogliamo comprendere, interpretare e valorizzare le differenze, le specifiche esigenze delle varie comunità, si legge sul sito della banca . Le banche, generalizzando ancora una volta, sarebbero promotrici di integrazione sociale, perché il riconoscimento di peso e credibilità sociale passerebbe attraverso quello economico. Nel rapporto OCSE - SOPEMI International Migration Outlo-

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lezionare quegli imprenditori il cui capitale umano e finanziario e i cui progetti aziendali sono suscettibili di soddisfare le esigenze economiche del Paese ospitante e assicurare il successo delle loro attività . In Italia nel 2012 le imprese straniere passeranno da 200 mila a 310 mila, mentre i ricavi per le banche aumenteranno da due miliardi e mezzo a quasi cinque, si legge in Quanto Pil fa l’immigrato (L’Espresso, 07 luglio 2011). Allora chi sono i nuovi cittadini economici italiani? Gli integrati sarebbero parte dei quattro milioni di immigrati regolari in Italia, il cui lavoro produce il 9,1% del Pil nazionale (Repubblica, 25 giugno 2011).


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Divide et impera: se sei regolare investi grazie ai nostri servizi di supporto all’impresa, se sei irregolare devi pagare. Per risalire dalla crisi, la Lega propone un emendamento alla manovra estiva che tasserebbe del 2% i trasferimenti di denaro all’estero fatti da lavoratori non italiani privi di matricola Inps e codice fiscale: irregolari. Infatti ad ogni transazione si applicherebbe una tassa minima di tre euro. Le rimesse all'estero degli stranieri ammontano a 6,7 miliardi di

visioni sociali per ridefinire i canoni del nuovo emarginato. Non più solo il consumo, ma l’investimento, la partecipazione attiva alla vita economica del Paese costituiscono l’abbraccio di benvenuto ai nuovi cittadini economici italiani… mentre ci si ritaglia una fetta di gratitudine. Angela Cammarota

euro, la nuova tassa o "imposta di bollo" com’è stata definita, potrebbe portare in cassa circa 100 milioni. (Repubblica, 04 settembre 2011) Il mercato italiano delle rimesse è secondo a livello mondiale, preceduto solo da quello degli Stati Uniti . La gestione del denaro degli immigrati, attraverso gli istituti di credito, la tassazione delle rimesse sono l’ultima parte di un business che ha stravolto il significato originario della parola integrazione, denaro in cambio di inclusione. La categoria de “l’immigrato” sta andando verso una trasformazione, e sembra necessario creare ulteriori di1 Extrabanca.com

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2 International

Migration Outlook 2011, rapporto OCSE - SOPEMI -

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Wisesociety.it


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DURA LEX, SED LEX? NON SEMPRE. DIPENDE DAL ... COLPEVOLE! Ma quale legge dura! Evocare una tale regola aurea del vecchio Codice romano è quasi una “blasfemia” ai giorni nostri, nel Paese delle tautologie orgiastiche a livello apicale. Ed è sempre più arduo, per il mondo dell’informazione, denunciare le malefatte della “casta nana” del Parlamento più pletorico (e assenteista) al mondo (coi suoi 630 deputati e 322 senatori (di cui 7 a vita), nominati dai partiti astraendosi da qualsiasi logica etica e meritocratica, tra i quali figurano ben 84 componenti a vario titolo “sub judice”. Come possa succedere tutto questo è presto detto: tra gli scranni di Camera e Senato siedono la bellezza di 132 laureati in legge, con evidenti intrecci di interessi che vanno ben oltre la semplice lobby. Costoro, infatti, hanno (ci sia concesso il neologismo) tribunalizzato entrambi i rami del Parlamento, onde garantire l’impunità ai colleghi eventualmente “utilizzatori finali” di proventi illeciti o finte girl-friends di “alto lignaggio internazionale”. Sicché, un giorno si invoca il “processo breve” (dicendo che lo vuole l’Europa), un altro giorno, per converso, il “processo lungo”, secondo le necessità dell’oligarca, costringendo così schiere di legulei (fatti eleggere ad hoc in Parlamento) a fare gli straordinari per elaborare degli obbrobri giuridici che, poi, chiamano oscuramente “lodi”, ma che ovviamente poco hanno a che spartire con l’etimologia classica del termine. Così il confezionamento di tali

“salvacondotti” per politici “attenzionati” dalla giustizia tiene impegnati, di volta in volta, Camera o Senato per intere settimane, nella speranza che gli escamotages partoriti da “ geni del diritto” possano superare indenni il vaglio del Presidente della Repubblica o in subordine quello della Corte Costituzionale.

Purtroppo si tratta di un film che vediamo ripetersi da troppi anni, ormai, sempre con lo stesso regista e stessi attori (e comparse), e non sembrano intravedersi fotogrammi diversi. E l’opposizione che fa? Questa, definita di centrosinistra, atomizzata e dilaniata da lotte interne per il potere tra sedicenti leaders incartapecoriti dal peso degli anni e dalla perdita di “power and prestige”, alterna momenti di furore a lunghe fasi di torpore. Infatti, quando c’è da votare su un provvedimento importante in cui sarebbe decisiva la presenza al completo dell’opposizione, essa sembra adottare alla lettera la famosa giustificazione: io non c’ero, ma se c’ero ... dormivo. Da un po’ di tempo una forza politica all’1%, ospitata a caro prezzo nel PD, fa scioperi della fame e della sete, invocando un’amnistia, per far fronte all’emergenza carceri, sic! Non è bastato il disastroso indulto il ministro delle finanze Giulio Tremonti

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di qualche anno fa (con tutte le conseguenze negative che noi, poveri mortali senza scorta e sorveglianza abitativa, conosciamo), ora ci vuole addirittura l’amnistia per svuotare le carceri sovraffollate! Insomma, mentre i reati ed i rei aumentano, si propugna una libera ... uscita, alla faccia della certezza della pena! Tanto, mica la criminalità fa paura ai politici, super protetti e super pagati? E alle vittime della popolazione carceraria chi ci pensa? Evidentemente, nella patria del diritto, Cesare Beccaria non ci ha insegnato niente. E’ fuori di dubbio che l’insicurezza è in parte alimentata anche dall’abbondante presenza di disoccupati stranieri ora allo sbando per la crisi, che sono venuti in Italia, ingannati dalla nostra propaganda, ad infoltire il nostro già nutrito esercito di senza lavoro e di precari.

il premier Silvio Berlusconi

Ma la colpa di chi è se i nostri programmi televisivi diffusi via satellite presentano una nazione dedita unicamente al lusso, alla cucina, al gioco e al vizio? E che dire del nostro fattivo contributo all’accendersi e perpetuarsi di costosissimi conflitti armati ad ogni latitudine del globo terracqueo, da ultimo la Libia? 700 milioni di euro è la somma prontamente messa a disposizione in pochi giorni dal nostro povero governo (che altrimenti piange miseria) per il rifinanziamento semestrale delle missioni ... di guerra. E 18 miliardi di euro è stata la spesa recente per acquistare 131 aerei da combattimento! In questi casi, evidentemente, la crisi non esiste. Essa è diventata un alibi per costringere i poveri cristi ad accettare obtorto collo delle rinunce ai propri diritti primari sanciti dalla Costituzione e dalle lotte dei lavoratori. Adesso tutti i partiti insistono per le privatizzazioni e le liberalizzazioni, da loro ritenute la panacea per tutti i mali. Bene: così aumenterà il massacro dei consumatori che saranno costretti a scegliersi un avvocato per resistere alle indebite richieste di pagamento che, sempre più spesso, erogatori di servizi hanno l’ardire di inviare a cittadini ignari, ormai esausti a forza di protestare con dipendenti di call centers precari, distratti e confusi dall’assillo della produzione a tutti i costi. Frattanto notiamo con piacere che Giorgio Napolitano ha finalmente riscoperto la vecchia questione morale, vecchio cavallo di battaglia di Enrico Berlinguer; ma l’ha chiamata timidamente “moral suasion”, un anglicismo tra i tanti di moda per non fare incollerire il deus ex machina, mentre tra la “casta”, con un certo accanimento, continuano a figurare “vittime” di rogiti stilati a loro

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insaputa o beneficiari di “oboli” caduti dal cielo per volontà divina! Last but not least, la crisi finanziaria per anni negata. Ci hanno detto e ripetuto che l’Italia ne era indenne, perché noi eravamo i migliori al mondo in fatto di gestione della cosa pubblica, grazie ad un super ministro dell’economia degno del Premio Nobel, che tutti ci ...invidiano. Ora, nonostante che la mannaia selvaggia, azionata da questo Miles gloriosus, abbia inferto ripetuti tagli lineari a Scuola e Sanità pubbliche, Sicurezza e Welfare, cioè stato sociale, emerge che i conti italiani sono comunque sempre più in rosso; la corruzione sta raggiungendo l’Everest e i paradisi fiscali non hanno mai visto un’affluenza così massiccia, da parte di coloro che hanno dichiarato “scandalosa e indegna di un Paese civile” l’odiata “tassa di solidarietà” oltre i 90000 euro di reddito annuo (sic!). Se a questo proposito anche il campione di calcio camerunense Eto’o, con contratto annuale di oltre 20 milioni di euro (che potrebbe sfamare tutto il Camerun), ha affermato che la suddetta tassa è ... iniqua, e il sindacato calciatori gli ha fatto eco dichiarando lo sciopero della prima di campionato, vuol dire che il mondo gira veramente alla rovescia. E per questo le grandi banche che hanno determinato questa durissima crisi continueranno, purtroppo, a scaricarne oneri ed effetti sui poveri della Terra, creando sommovimenti geopolitici ancora inimmaginabili. The game isn’t over: no, la partita non è ancora finita, contrariamente a quanto ha dichiarato estemporaneamente il nostro Superman, e non si sa come andrà a finire a bordo del Titanic. Domenico Calderone


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IL CASO HA VOLUTO CHE... DAL SOLE COCENTE A RIFLESSIONI GELIDE. PECUNIA NON OLET IN CHIAVE MODERNA.

È ironico leggere un libro dal titolo malizioso e ritrovarsi a poterne scrivere, immediatamente. Durante le meritatissime ferie, il dolce far nulla ha il sopravvento sui ritmi frenetici della vita di città ma, a volte, anche l’inerzia stanca ed allora è il momento del vecchio libro. L’ opera in questione non è scritta da un economista, capitemi, sempre sotto il cocente sole d’agosto mi trovavo! Il denaro in testa, porta la firma dello psichiatra Vittorio Andreoli. Nell’analisi di uno psichiatra, il denaro si presenta interessante sin dalle prime pagine ed emerge chiaramente una delle sue caratteristiche più moderne, se vogliamo esagerare: il denaro è fonte di malattia. Malattia moderna che affligge tutti - chi ce li ha e chi no. Intere esistenze che ruotano intorno ai soldi, al desiderio di possederli, alla paura di perderli. La nostra società così ricca di problemi erge il denaro a misura del valore non solo delle cose, ma della stessa persona. SoffermaVittorio Andreoli

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tevi, una vera tristezza. Soffermatevi, è la realtà. Le banconote che si sostituiscono agli affetti e affetti che assumono un prezzo; persino l’amore del “nostro” Premier ha un prezzo. Alla base di tutto, secondo lo psichiatra ma credo, palese per tutti, emerge un bisogno di felicità che manca, magari per un’insicurezza generalizzata che spazia dall’assenza del lavoro per noi giovani, all’insicurezza che caratterizza ogni decisione anche banale, perché non c’è certezza alcuna. 
La paura costante di perdere il denaro, di non averne abbastanza, diventa oggetto della psichiatria quando eccede, quando non può essere controllata. Andreoli ci illustra la relatività personale dei concetti legati al denaro; c’è chi ammazza per denaro, c’è chi lo usa per avere sesso piacevole perché comprato (leggi “nostro” Premier), chi lo usa per essere il primo, chi per “fare del bene”, chi per dimostrare il suo potere. Il denaro come antidoto della paura, come decorazione del proprio essere.
Il denaro può essere causa di malattie, Andreoli lo chiama un virus di carta che può generare dipendenza, depressione, ansia, ma c’è anche una sindrome psichica classificata e si chiama parafrenia monetaria. La psichiatria studia anche la stupidità monetaria quando tutto si riduce al valore monetario delle cose. Se indossi una maglietta nuova, subito la domanda è: quanto costa? Se sei in vacanza, la questione è: quanto hai pagato? Se parli di lavoro, qual è lo stipendio?, ecco la sindrome, pensateci, quante volte l’abbiamo incontrata? Personalmente, spesso...
 Per denaro si fa tutto, anche quello che non si compirebbe mai per altre motivazioni. Sembra addirittura che gli esseri umani, anche quelli che non riducono tutto ai soldi, conoscano due morali: una si applica quando si agisce per denaro, l’altra quando il denaro non c’entra. Lo psichiatra ricorda che il meccanismo è quello della droga, “chi non ha denaro, ma ne è ossessionato come da una droga, finisce per spendere più di chi vive nel benessere; è capace di rubare, ma spreca subito quanto ottiene cercando la propria distruzione”. 
Cercando di invogliarvi nella lettura di un buon libro, non posso esimermi dal riportare la conclusione della conclusione; dieci punti che riassumono tutto il pensiero dell’autore. Un libro da leggere e riflettere su quanti comportamenti errati abbiamo anche noi, comportamenti che ci allontanano dell’essere felici. Già dall’essere felici. “La società del denaro non coglie la bellezza del mondo e neanche il suo affanno, riduce l’uomo a un salvadanaio che si può rompere troppo facilmente, lasciando solo dei cocci.

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L’uomo non merita di diventare un contenitore di monete. Questa è la follia, oggi talmente diffusa da sembrare normale. Ma non lo è.”

1. L’uomo ha bisogno di sicurezza. 2. L’uomo ha bisogno di non stare solo. ha bisogno di vedere 3. L’uomo esistenza prolungata nei figli.

la sua

ha bisogno di vivere in società, 4. L’uomo una famiglia allargata. ha bisogno di un “bilancio 5. L’uomo positivo” tra gratificazione e frustrazione.

6. L’uomo ha bisogno di serenità e di gioia. 7. L’uomo ha bisogno di sentirsi utile. L’uomo ha bisogno di rivolgersi a un dio,

8. ad una persona cara...

9. L’uomo ha bisogno di uguaglianza. ha bisogno di giocare, per 10. L’uomo tornare all’infanzia e mostrare il bambino che è in lui.

Per nessuno di questi bisogni serve davvero il denaro. Pensateci. Siamo molto più che il risultato di una economia e società perversa che ci rendono materialisti. A cosa serve? Ci fa stare davvero meglio? Ci aiuta, ci rende felici? Chissà, magari sì. Chissà, magari no. Leonarda Sabino


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PREMIATO VIGNETTIFICIO LAURENZI

Il personaggio di questo numero è il disegnatore, vignettista, grafico, blogger (eccetera, eccetera), potentino Giulio Laurenzi. Segno premonitore del suo destino è quello di aver imparato a leggere con i fumetti. Nel 1988 fonda “Lancelot”, la prima proto-rivista lucana sul fumetto, dove scrive e disegna Ugo e LazarUg (quest’ultimo su testi di Giammatteo). Si perfeziona nel 1993 con Giorgio Cavazzano e Francesco Artibani e nel 1995 abbandona gli studi di geologia per dedicarsi esclusivamente ai fumetti: apre, infatti, una fumetteria a Potenza che è tuttora l’unico punto di riferimento per gli amatori di fumetti e di giochi in genere (strategici, di carte collezionabili, di ruolo, ecc…). Ha prodotto vignette umoristiche e strisce un po’ dappertutto e dal 2005 pubblica per “il Cuoco

di Milano”, “ InArte” (allegata alla Gazzetta del Mezzogiorno), “Brand NEW!”, il “Quotidiano della Basilicata”, “EMME” (allegato satirico de l’Unità), “Corriere.it” e “Mucchio Selvaggio”. Ha illustrato il libro sul Presidente Bonsai scritto da Sebastiano Messina per la Rizzoli e dal 2010 collabora con “Mamma!”, “il Gazzettone”, “il Metro”, “l’Asino” e “Frigidaire”. Giulio, ti ho conosciuto qualche anno fa su Splinder con il tuo blog super attivo e quindi vorrei partire proprio da li: qual è stata la tua esperienza di blogger e che cosa ne è oggi dei blog. Il mio primo blog è nato sulla piattaforma “splinderiana” per puro caso. Mi spinsero degli amici ad aprirlo e scelsi un po’ a caso, senza avere una cognizio-

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ne precisa di quello che stavo facendo. Non ci ho messo molto, però, per rendermi conto delle potenzialità del web nella comunicazione. I miei contatti, professionali e non, sono cresciuti esponenzialmente. Ho avuto così la possibilità di testare la qualità del mio lavoro e di affinare le capacità di riflessione politica e produzione artistica. Il confronto è stato un humus arricchente per il mio percorso di autore di satira. Proprio sul tuo blog avevi inaugurato, in collaborazione con Giancarlo Tramutoli, quell’esperienza denominata “Il Tratto e la lampadina”; perché l’avete interrotta? Il “Tratto e la Lampadina” l’abbiamo chiuso di comune accordo, io e Giancarlo. Lo spazio gratuito a disposizione su Splinder si era esaurito e la prepotenza mediatica di FB ci ha spinti a percorrere due strade diverse. Giancarlo è un talento puro e rimango legato a lui da una stima sincera per quello che fa, oltre che da una buona dose di affetto... C’è chi sostiene che con la satira non si campa, oppure è necessario cercare strade nuove, come hanno fatto quelli di Spinoza o come Vauro oppure Zoro. L’autoproduzione è impensabile. Il cartaceo è proibitivo. I costi di stampa sono elevati e, nel caso, ci confronteremmo con un mercato drogato dai finanziamenti pubblici, dove con poco più di un euro puoi portarti a casa, da un’edicola, l’inverosimile. Ho scambiato da poco quattro chiacchiere con Franco Sardo, uno degli autori di Spinoza. Sembra che anche lì siano ancora lontani dall’aver trovato la strada maestra per un auto-sostentamento editoriale. L’unica alternativa valida rimane oggi un contratto con una


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grande e solida realtà editoriale (come accade, è accaduto e/o continua ad accadere a Vauro, Zoro e altri fortunati, oltre che bravi). Ma non è facile entrare nel giro e bisogna anche avere il “culo” della sintonia di pensiero. Tanto per dire... per continuare a lavorare in libertà, anche senza aver avuto pressioni

che non era giusto continuare a confinare quell’esperimento negli angusti spazi del dilettantismo. E’ stato bello e gratificante, ma nessun rimpianto. Tutte le cose hanno un inizio e una fine...

dirette, ho rifiutato due contratti proprio nei giorni scorsi. Sto provando la strada del merchandising, con soldini miei. Ma è dura. Non è tutto oro quel che luccica, c’è anche il platino (cit. Paperon de’ Paperoni)!

Amo il teatro. Ho avuto per caso la possibilità di assistere a delle prove della compagnia teatrale lucana e sono rimasto affascinato dalla bravura e dalla competenza di tutta la squadra, composta da attori, autori e tecnici. Dino Becagli, poi, è un autentico fuoriclasse. Eccelle in tutto quello che fa. Mi sono offerto di seguire per loro il settore della comunicazione. Oggi mi onoro di gestire l’ufficio stampa del Teatro Minimo di Basilicata e fornisco, quando mi è richiesto, un entusiastico supporto artistico.

Tu che hai sempre fatto entrambe le cose potrai dirci la differenza tra il web e la carta? La carta conserva il suo fascino, ma è sovrastimata (soprattutto da quei fessi dei nostri politicucci), e questo è vero ancor di più a livello locale. Con il web, oggi, si fanno le rivoluzioni. Con la carta no. Vorrà pur dire qualcosa? Hai costruito quella palestra di talenti (e di confronto) che è stata il “Quotidiano della Satira”, perché si è conclusa? Perché per tutti, a cominciare da me che lo gestivo in autonomia dietro al banco della mia fumetteria, era lavoro non pagato. Dopo 70 numeri prodotti con la partecipazione di oltre cento autori da tutto il mondo, la qualità era diventata così alta

La tua esperienza con il “Teatro Minimo Basilicata”?

Qual è la forza e l’importanza di una vignetta. Ho iniziato disegnando e scrivendo fumetti, arrivando anche a insegnarne le tecniche di base nelle scuole. Con le mie strisce umoristiche ho lavorato per testate locali e nazionali. Ma da qualche anno la satira si è impossessata completamente della mia vena produttiva. In una buona vignetta c’è tutto: notizia, riflessione e sarcasmo. Vale più un buon pezzo satirico che decine di editoriali. Questo lo hanno capito in molti, per

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questo non ci lasciano spazio. Eh eh eh. Ma tu da quale parte stai: analogico o digitale (matita e inchiostro o tavoletta e scheda grafica)? Ti sembrerà una contraddizione, ma sono molto concreto: sto con il digitale!

Ma se tornassi indietro lasceresti ancora i tuoi studi di geologia? Sì. Sono convinto di aver sempre fatto le scelte migliori. Non ho rimpianti e non inseguo chimere. Adoro la mia famiglia. Mi piacciono la mia vita e il mio lavoro. Non ambisco a ricchezze materiali. I soldi servono solo per non sentirne la necessità. Non sopporto le pacche sulle spalle. Ho un caratteraccio, a detta di molti... Consiglieresti di fare il vignettista a un giovane lucano? Se è quello che gli piace fare, può provarci. Quando serve una mano, sono qui. Sono le stesse cose che direi ai miei figli. Vito Colangelo


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La regina dello spreco 22


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bbiamo passato un'intera estate a sentire parlare di manovra e di crisi. Non si fa che parlare in continuazione di mercato sostenibile e crescita economica. Ma per chi ha qualche infarinatura economica, lo scenario è leggermente diverso. La ricchezza di uno stato è dovuta da tanti fattori e tra questi l'impatto aziendale e l'incidenza degli sprechi dovrebbero essere in cima alla lista. Per fortuna esiste qualche azienda che lavora con le logiche dell'economia sostenibile. Tra queste mi sento fiera di dire che ne esiste una molto particolare che lavora nell'ambito della moda, il primo settore che dovrebbe essere bacchettato perché spreca, spende e spande. Venette Waste

è a capo di un'azienda dove le donne la fanno da padrone, un'azienda molto particolare in cui non ci sono gerarchie e ognuno lavora in piena autonomia per creare collezioni uniche e pro-

muovere l'arte dello spreco. È un progetto molto interessante. Alla base di tutto c'è la sostenibilità e la voglia di promuovere un'idea di economia del noi, una piattaforma orizzontale dove è necessario riflettere sui bisogni dell'individuo, confrontarsi con tutti e creare un mondo migliore. Incontrare Rossana Diana, ideatrice e portavoce del marchio (Venette Waste è il personaggio virtuale a cui fa capo tutta l'azienda, un fumetto di una donna con a seguito un falco, che esiste nei progetti e nelle idee del team che opera) è stata una delle esperienze più belle, divertenti e stimolanti della mia vita lavorativa. Questa donna ha una carica che riuscirebbe a far muovere orde di donne per sensibilizzare gli esseri umani verso la necessità di ritornare alla sobrietà e alla bellezza. Le Waste Angels, un esercito di donne, sono le portavoci e le promotrici del progetto che girano con i Waste Couture Fashion Tour in giro per l'Italia creando eventi per mostrare il mondo di Venette Waste. Quello che ne esce da questo team solido, fresco e giovanile è un prodotto sostenibile Made in Italy a prezzo equo, ci tiene a specificare Rossana, dove finalmente il Made in Italy è quello di una volta, dove non è importante solo il “fatto in Italia” ma anche il come è fatto in Italia e dove il prezzo non è quello basso ma quello equo, che dovrebbe essere quello da ricercare. Quello dei costi e dei prezzi è una cosa che sta molto a cuore al team di Venette Waste; secondo loro il prezzo più basso non è quello sostenibile in quanto fatto creando altro debito, e infatti le aziende si ritrovano ad avere debiti con i fornitori, a dover licenziare e da li inizia tutto il ciclo che noi stiamo vivendo ora. Per questo il prodotto che loro creano è venduto ad un prezzo equo, un prezzo che tiene conto semplicemente dei costi reali. Qualsiasi cosa è stata fatta per abolire gli sprechi. In che modo Venette Waste riesce in quello che fa? Venette non ama gli sprechi, per lei i tessuti non utilizzati creano malessere. E in questo vede una risorsa per le proprie collezioni. Il sistema moda riesce a sprecare soldi senza accorgersene. Noi

Wellcome Venette Vaste. 23


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prendiamo quello che non viene più utilizzato e che crea spreco, e diamo un utilizzo a quello che c’è già, rivalorizzandolo. Venette non è un'ecologista, per lei questa parola non esiste come non dovrebbe esistere l'idea di riciclo, in un'economia sana e robusta non ci dovrebbe essere niente da riciclare. Lei è invece la regina dello spreco, perché ha capito che grazie a questo si può creare vera ricchezza usando al meglio quello che esiste già. Società, economia, sostenibilità. La nostra società è fondata sulla dottrina del consumo, tutto gira intorno all'ego. I modelli che ci mostrano si scostano dalla realtà e ci portano a pensare che le risorse del Pianeta siano infinite. Ecco perché l’ economia deve avvicinarsi al sociale: riportarla vicina ai suoi valori fondamentali è un dovere perche si starà bene solo se penseremo a far star bene prima gli altri. La vera green economy è un’azione di valorizzazione al fine di riportare in auge il vero significato della bellezza che è il rispetto Parliamo di stile. Cosa esprime Venette Waste con le sue collezioni? Prima di tutto una necessità di tornare alla sobrietà e alla bellezza. Attualmente la nostra è una collezione di abiti alla quale affiancheremo gonne, maglie e capispalla già a partire da questa stagione. La donna attraverso l'abito comunica il suo vissuto,che è quello che la rende speciale. I nostri abiti lavorano sulla forma e ricentrano l’idea di silhoutte: per noi oltre al look è molto importante il fit, la vestibilità dell’abito. Chi sono le Waste Angels? Sono gli angeli dello spreco che credono nella sostenibilità e nelle idee di Venette. Lavorano con lei, sono prevalentemente donne e comunicano l’azienda proponendo e insegnando alle loro amiche come creare e a curare un guardaroba che rifletta le loro forme, il loro feeling, e le loro occasioni d’uso. Vestirsi bene è importante perché ti cambia la vita in meglio. Per info: www.venettewaste.com www.wastecouture.com Andreina Serena Romano

Redhouse Lab: nasce la prima scuola di fumetto e illustrazione in Basilicata LA POTENZA CREATIVA. Arti figurative, fumettistica e mondo digitale con il progetto Redhouse Lab. Si è inaugurata ufficialmente il 23 settembre la prima scuola di fumetto e di illustrazione in Basilicata. Una scuola innovativa che intende offrire a grandi e piccoli un percorso formativo nel campo delle arti figurative, dalle tecniche tradizionali al mondo digitale. La società Manteca, promotrice e sostenitrice dell’iniziativa, e tre professionisti delle arti figurative, Gianfranco Giardina, Giulio Giordano e Gianluca Lagrotta, sono riusciti insieme a creare un ambiente giovane e dinamico ma soprattutto un laboratorio creativo nuovo in Basilicata. Infatti Redhouse Lab è un progetto molto più grande, che va oltre la formazione. Un progetto reso possibile dall’incontro tra creatività e management. Un collettivo, un’officina e un centro culturale. Un connubio e una collaborazione che ha portato a formare e consolidare l’idea di creare in Basilicata uno spazio che producesse idee e che andasse oltre il semplice concetto di comunicazione. Con la scuola, Redhouse Lab inizia la propria attività dal 3 ottobre con cinque corsi: disegno senior, disegno junior (dai 13 ai 17 anni), disegno (dagli 8 ai 12 anni), fumetto e illustrazione. Per i piccoli dagli 8 ai 12 anni il primo mese di prova gratuito, per scoprire l’arte e la passione del disegno. Mentre per quanto riguarda il laboratorio e le attività correlate i progetti sono tanti e le idee non mancano. A.S.D. Redhouse Lab Via Vaccaro,127 - Potenza 0971.650558


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“LA BANDA DEGLI ONESTI" Peppino: ... questa carta è filagrana ! Totò: ... sfido io, viene dal policlinico dello stato ! Peppino: ... poligrafico !

Oggi vi propongo un grande classico della commedia italiana “La banda degli onesti” (1956), regia di Camillo Mastrocinque, interpreti principali: Totò (Antonio Buoncore), Peppino De Filippo (Lo Turco), Giacomo Furia (Cardoni), Gabriele Tinti (Michele, figlio di Buoncore). Siamo negli anni 50’, il grande Totò veste i panni del portiere di un palazzo di Roma; uomo di legge, onesto e lavoratore vive li con la moglie tedesca, due figli, l’anziana madre e un cane. Un giorno, casualmente si trova ad assistere un vecchio inquilino che sta morendo, il quale gli rivela di aver rubato tanti anni prima alcuni clichè dalla Banca d’Italia e anche la carta fi-

ligranata per stampare banconote da 10.000 lire. Il povero vecchio confida di aver fatto questo gesto per vendetta, poiché era stato a lungo dipendente della banca, ma un giorno fu licenziato. Non ebbe però mai il coraggio di fabbricare soldi falsi, così ripose il materiale in una valigia lontano da occhi indiscreti. Il povero vecchio, pentito, chiede allora ad Antonio di recuperare quella valigetta e di gettarla nel Tevere. Purtroppo però, Antonio dal punto di vista economico non se la passa tanto bene, da grande uomo onesto che è ha rifiutato di prendere parte a una truffa ai danni del condominio e adesso teme il licenziamento. Dopo un’attenta riflessione decide di non buttare la valigetta e di approfittare del colpo

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di fortuna che la sorte gli ha donato, ma da solo non può realizzare il suo piano, ha bisogno di gente esperta nella stampa. Così è costretto a chiedere aiuto al tipografo Giuseppe Lo Turco al pittore Cardone, entrambi in una triste situazione economica come lui. Iniziano così furbesche e comiche riunioni notturne dei tre per stabilire i ruoli dell’ormai formata banda di falsari. Con la collaborazione di più professionalità una notte riescono a stampare le banconote e a spacciarne poi in un bar, poi si dividono il tutto e si salutano, felici di poter ora migliorare la loro condizione. In realtà tutti e tre gli uomini hanno paura di utilizzare i soldi falsi, e ad ogni tentativo, divorati dai rimorsi rinunciano. A rendere ancor più tesa la situazione è il ritorno in città del figlio di Antonio, finanziere, trasferito a Roma proprio per indagare sul presunto spaccio di banconote false. Comincia così un susseguirsi di equivoci che spaventeranno la banda e in modo particolare Antonio, che decide di costituirsi per non rovinare la carriera del figlio. Si reca in caserma e proprio quando sta per confessare ascolta il Maresciallo comunicare l’arresto dei veri truffatori. Il film si chiude con la spiegazione dell’equivoco finale: i finanzieri avevano realmente intercettato la banconota di Antonio, si trattava della banconota “spacciata” nel bar che però egli credeva vera! Non aveva avuto il coraggio di spacciare le banconote false e aveva pagato con quella vera utilizzata per copiare le altre, banconota falsa anch’essa e cedutagli da un usuraio. Passata la paura i tre uomini confessano di non aver usato nessuna banconota, capiscono che la vita dei fuorilegge non è per loro perché sono e resteranno sempre onesti. Decidono di bruciare la valigetta come avrebbero dovuto fare fin dall’inizio ma nell’euforia Antonio si accorge tardi di aver gettato nel fuoco anche la busta con il suo stipendio! Girato nel 56’ “La banda degli onesti” è il primo film che consacrò la storica e più famosa coppia della commedia italiana Totò e Pep-

pino. Da questo momento nasce un duetto che farà storia, i due infatti fecero insieme sedici film e grazie ad essi rimarranno sempre nel ricordo degli italiani. Le varie battute ad effetto della coppia sono celebri, il modo in cui riuscivano a dare comicità anche alle più insignificanti cose è esilarante. Nello specifico di questo film, divertentissimo è Totò che storpia milioni di volte il nome di Lo Turco (Peppino); famosa è anche la scena in cui tutti e tre i protagonisti si trovano nella tipografia, si dice che l’idea di girare quella scena seguendo lo stile delle comiche americane fosse stata di Totò. Egli è un maestro nel rendere ridicola la realtà senza mai trascurarne la veridicità talvolta anche drammatica. Il “principe della risata” è del tutto a suo agio con il regista Mastrocinque, il quale ci regala il suo quadro dell’Italia degli anni 50’ affrontando in questo film il problema sociale che la attanaglia ovvero l’illegalità. Il risultato è una visione che se pur satirica e farsesca è stimolo di riflessione. Anche l’uomo più onesto può cedere alla tentazione di fare “soldi facili” soprattutto se la società non risparmia i poveri uomini, vi è crisi economica e c’è una famiglia da mantenere. Il messaggio del film però è evidente: un uomo onesto anche se può cedere alla tentazione non potrà mai diventare disonesto, rimarrà per sempre onesto. Ciò è dimostrazione del fatto che si è più felici quando si sta bene con se stessi e che la via più facile per risolvere i problemi non gratifica quanto un sacrificio personale. Credo che questo sia un dato di fatto riscontrabile nella vita di tutti i giorni e in molteplici situazioni. Per quanto riguarda i caratteri dei personaggi, hanno tutti un quadro psicologico ben definito, rappresentano in modo eccellente il tipo di uomo degli anni 50’; gli avvenimenti, tra equivoci e non si susseguono scorrevolmente e i dialoghi sono semplici e vivaci, divertenti ed efficaci. La straordinaria interpretazione di Totò che qui, come negli altri celebri film, non fa altro che interpretare se stesso, rende questo film un grande classico da non perdere. Mari Donadio

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LAVORO PER COSTRUIRMI UN SOLIDO PASSATO. QUANDO LA MEMORIA È IL MIGLIOR CONTO IN BANCA.

Don Nicola era un ristoratore di Cosenza dai tratti arcigni e l’espressione potenzialmente burbera. Non aveva dedicato tutta la sua vita alla passione della cucina ma a un certo punto di essa, della sua vita, aprì una trattoria a conduzione assolutamente familiare. Dentro a questo locale, che aveva i tavoli ricoperti da quelle tovaglie che se ti metti la camicia così, tutti ti prendono in giro, aveva radunato moglie e suocera in un quadretto che funzionava infrangendo le leggi che regolano questo famoso triangolo. A vederlo, infatti, questo quadretto, trasmetteva in modo perfettamente regolare tutte le sensazioni di una miccia accesa. E invece l’ambiente era armonioso e produceva un’aria che ti sembrava veramente di tornare a casa, in famiglia. Per questo mio padre ci andava sempre e lo aveva scelto come unico e stabile posto dove an-

darsi a ritirare la sera, dopo il lavoro, per anni. Don Nicola e la sua famiglia, ospitavano a mangiare mio padre il lunedì sera, in casa loro, quando la trattoria osservava il giorno di chiusura settimanale. Quando vi piombai per la prima volta a undici anni, infarcito e curioso dei racconti di mio padre, ero reduce da un matrimonio a Potenza, al ristorante La Pergola. In questo, avevo osservato scrupolosamente il menù e avevo gustato, più di tutti gli altri piatti, “le pennette alla cardinale….” . Già sul treno verso Cosenza, da bambino che si rispetti, avevo ardentemente premeditato di chiedere a questo famoso ristorante dove papà mangiava ogni sera: le pennette alla cardinale! Una richiesta che spiazzò soprattutto mio padre, che da anni non ordinava nemmeno, ogni sera lasciava fare a Don Nicola…. Me lo ricordo

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quel momento; attorno alla mia faccia, convogliarono più vicini, tutti i membri del quadretto e la cosa che più mi colpì, ma lo capii solo quando diventai grande, fù che in quel momento, quelle persone genuine, non sollevarono un alito d’imbarazzo. Ovviamente non avevano perfettamente idea di quali ingredienti componessero queste pennette alla che?? Né mio padre che giustamente tentò di sommergere questa mia improvvisa uscita da damerino. Don Nicola no, fece un cenno sicuro con la mano alla platea e mi chiese teneramente perché mi fossero piaciute queste pennette. Nel rispondergli, egli ottenne magistralmente la necessaria informazione di sapere come diavolo dovessero essere cucinate queste dannate pennette, che in pochi minuti, gustose, mi furono servite.


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Don Nicola era tutt’altro che burbero. Ho sempre pensato che persone come lui, svolgano una funzione sociale e umana che va molto al di là dell’attività principale che portano avanti. A Don Nicola piaceva cucinare, ma gli piaceva cucinare per la gente, in una trattoria, farla sentire a casa. E lui prima di questo, faceva tutt’altro di lavoro, era impiegato non mi ricordo dove ma proprio nel mezzo della sua vita si licenziò per dare alle persone quello che gli piaceva fare. Si caricò sicuramente di molti più pensieri rispetto a quelli di un impiegato con lo stipendio fisso e sicuro e soprattutto si addossò la responsabilità di un guadagno assolutamente non certo o regolare. È ovvio che non si può campare di aria e molti grandi ti dicono di stare con i piedi per terra, e poi, soprattutto, sono sicura-

mente stanco di non avere mai una lira bucata. Capisco, però, chiaramente che fare il teatro è la via che amo e che grazie ad essa ho la possibilità di arrivare direttamente a gente che non conosco come da un nascondiglio (perché poi il sipario si chiude e le luci si spengono). Finché ne avrò la possibilità, mi assumo il rischio di accettare l’incertezza di questo futuro, preceduto intanto da un presente in cui quello che faccio, mi piace al massimo. E quale presente non è forte del passato che abbiamo vissuto? Questa mattina mi sono svegliato con il balcone a spicchio. Mettere il balcone a spicchio significa posizionare le ante in modo da direzionare l’aria che entra, nel verso opposto a chi dorme. E’ una pratica che uso da tantissimi anni e solo stamattina, dopo tanto tanto tempo, ho pensato alla cura che aveva la

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moglie di Don Nicola, quando ospitavano mio fratello a dormire in casa loro e lei, per non fargli prendere troppo fresco durante la notte, gli posizionava il balcone a spicchio… . E’ da lei che per la prima volta sentii questa espressione; l’ho sempre saputo ma l’ho ricordato solo stamattina, quando ho aperto gli occhi ed ho percepito il vento che non mi disturbava, grazie alle ante posizionate ad arte come un rituale, ieri sera prima di andare a dormire. “Non è che i ricordi si dissolvano o scompaiano. Sono tutti lì, nascosti sotto la crosta sottile della coscienza. Anche quelli che credevamo perduti per sempre. A volte ci restano per tutta la vita, lì sotto. Altre volte invece succede qualcosa che li fa ricomparire” (Gianrico Carofiglio – Le perfezioni provvisorie – pag.161). Antonio Coppola


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un successo che è andato ben oltre le aspettative. L’appartamento è stato visitato da moltissime persone, che venivano accolte, ristorate con rinfreschi e guidate dagli artisti stessi ad ammirare i pezzi esposti sulle pareti del corridoio e delle camere. La dimensione informale e l’accoglienza disinvolta degli organizzatori hanno sfondato quella barriera di timore reverenziale e inadeguatezza che gli enormi androni dei musei, le porte taglia fuoco, e l’ermetismo quasi ostruzionista con cui vengono solitamente organizzate le mostre, infondono nei comuni visitatori. Passando poi dal contenitore al contenuto c’è ancora una volta da togliersi il cappello, le

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opere affisse ed esposte sono pregevolissime, non solo per fattura, ma anche per quanto simbioticamente riescono a comunicare con il contesto espositivo e con gli avventori. Tuttavia per esigenze di spazio ve ne descriverò solo quattro che in maniera estremamente democratica, sceglierò io. “Chapeau de maçon - Chapeau de peintre”  di Marcello Samela Due cappelli di carta: uno fatto con un sacchetto di cemen-

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Insolita arte in insolito luogo – inestimabile idea di quella donna, di quel demiurgo che per una notte ha fatto di un comune appartamento una galleria d’arte. Il disinteressato mecenatismo di Carmela Carriero ha entusiasmato le menti facilmente infiammabili di vari artisti locali, offrendo loro una domus – atelier impreziosita da un pavimento in marmo omaggio alla poesia futurista, perfetto per stemperare l’atmosfera prettamente domestica della location. L’iniziativa, degna della prima Peggy Guggenheim, si è svolta all’interno di un contesto tradizional – conviviale come quello della Sagra del baccalà di Avigliano (Pz), riscuotendo


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to – come usavano i muratori, l’altro fatto con un foglio di giornale – tipico degli imbianchini. Sebbene siano immobili su due piedistalli, uno accanto all’altro, dal momento in cui li si guarda iniziano a navigare nella fantasia del visitatore, come due barchette, di carta appunto, con un carico di ricordi e di tenerezza. L’opera infatti, tanto semplice quanto intensamente evocativa, è un omaggio al caro ricordo del padre muratore dell’artista, un modo per recuperane simbolicamente la sua memoria, un nostalgico mezzo di ricongiungimento padre-figlio sottolineato dalla vicinanza tra il cappello da muratore e quello da imbianchino con cui l’artista, anche se in maniera mo-

nonni dell’artista, oramai venduto e appartenente ad altri. È stupefacente pensare che all’artista sia bastato guardarsi un attimo intorno per creare un’opera ad effetto, senza bisogno di null’altro se non della propria immaginazione. “Pop (corn) culture” di ElleplusElle, duo formato da Carmen Laurino e Massimo Lovisco, sceglie di esporre per l’occasione opere molto diverse fra loro, ma tutte ugualmente in-

desta, identificata se stesso. “Venduto” di Vito Pace “Venduto” più che un’opera è una geniale intuizione di Vito Pace, l’artista che più ha dialogato e che più ha adattato la sua performance artistica al contenitore, alla casa. L’opera consiste in un foro (per altro preesistente) in una parete che dall’altra parte mostra un bollino rosso dipinto sul muro esterno di un edificio situato proprio a fianco alla casa–galleria. Il bollino rosso è il simbolo indicante le opere che sono già state vendute durante l’esposizione. Fin qui di geniale, direte voi, c’è ben poco; se non fosse che il caso ha voluto che l’appartamento sul quale è dipinto il bollino sia proprio quello dei

teressanti. Tuttavia il mio sguardo è stato catturato da una teca stile museo americano della guerra di secessione contenente una serie di pop corn colorati disposti come piccoli soldatini a formare una bandiera americana. Divertente il gioco di parole che fa del pop corn anche pop art, omaggio alla corrente artistica americana che più di ogni altra amava giocare con gli oggetti di uso comune, e al paese (gli USA) dove maggiormente si è sviluppata e diffusa. “Costume di carnevale” di Massimo De Carlo Una delle ultime camere ospita invece un luogo incantato, candido, dalle cui pareti e dai mobili calano drappi e lenzuola bianche che si adagiano fin sul pavimento. Unico e in-

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contrastato sovrano di questo luogo, regno della fantasia, è un contrabbasso indossabile, un costume di carnevale, omaggio al fratello dell’artista. Lo strumento, riprodotto in cartone, funge da baricentro geografico ed estetico dell’intera architettura artistica, e contribuisce a creare un’atmosfera sorprendentemente intimistica e fatata. Un luogo di contemplazione, di riflessione ed ispirazione reso ancor più suggestivo dalla dimensione domestica in cui è inquadrato. Queste mie poche parole chiaramente non rendono giustizia a DOM 1, la mostra tenutasi nell’appartamento n.1 di Piano G. Matteotti, perché la cifra artistica ed emozionale che l’iniziativa, magistralmente ge-

stita dai suoi organizzatori, per l’occasione anche in veste di perfetti anfitrioni, ha raggiunto ha sbalordito tutti. Coloro che l’hanno visitata ne sono stati entusiasti e se provate a chiedere loro quanto hanno pagato per godere di questa esperienza vi risponderanno: nulla; perché il valore della vera arte è inestimabile. Francesco Tripaldi


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BREK EVENTI BASILICATA

SCATTI IN REALTIME

scadenza 31 ottobre

Concorso fotografico – Consapevoli di vivere un’epoca dominata dal tempo, che trasforma il nostro modo di relazionarci e la nostra realtà, divoriamo il nostro misurati da un orologio che corre sempre più veloce. Il significato del tempo è il tema del concorso fotografico promosso da Blipoint, community dove fotografi, illustratori e disegnatori grafici, amatori o professionisti, godono di uno spazio gratuito di autogestione. Il mondo della fotografia, dell’illustrazione e dell’arte all’avanguardia, è invitato a cimentarsi nel ritrarre il tempo e la sua influenza sulla quotidianità partecipando al Concorso di Fotografia Realtime. Info su: www.blipoint.com

24 TALENTI PER 36 FOTOGRAFIE

Concorso fotografico – Al via il concorso Leica X1 Talen, progetto che mira a scoprire nuovi talenti della fotografia italiana. Chi pensa di essere il concorrente ideale può mettersi in gioco mostrando i propri scatti. Partecipare è facile, basta caricare sul sito tre fotografie. Il pubblico potrà votare solo attraverso Facebook. I migliori 24 saranno ammessi alla seconda fase e riceveranno una Leica X1 in comodato d’uso, da utilizzare per produrre un progetto fotografico composto da 36 fotografie sulla propria città. I nuovi talenti avranno l’opportunità di lavorare al fianco di fotografi professionisti e di esporre i propri lavori grazie a Leica. Info su: www.lab.leica-camera.it

scadenza 11 novembre

DIECIMINUTI FILM FESTIVAL

scadenza 30 novembre

Concorso di cortometraggi – Sono aperte le iscrizioni al concorso promosso dall’Associazione culturale IndieGesta che si terrà presso il Cinema Antares di Ceccano (Fr). L’edizione 2011 di “Dieciminuti Film Festival”, manifestazione che rientra nel Festival internazionale del Cinema Breve, prevede sei diverse sezioni; quella “ExtraLarge” ha la durata massima di 15 minuti. La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutti. Ogni autore potrà partecipare con una sola opera. Per maggiori informazioni, per scaricare il bando e la scheda d’iscrizione vai al sito ufficiale del concorso: www.dieciminuti.it

DESIGNER ECO-FRIENDLY

Concorso di design – Riciclare/Rechair è il concorso internazionale di progettazione concettuale proposto da AWR -L’Architecture Workshop di Roma. L’obiettivo del concorso è quello di dare spazio a designer nazionali e non, disposti a raccogliere la sfida di progettare una “poltrona ecosostenibile”. Non ci sono limiti: costruzione, materiali e dimensioni della rechair sono completamente a discrezione del progettista. Il concorso di idee è volta ad indagare tendenze, nuove funzionalità, prestazioni e modelli estetici per un futuro più “verde”. Saranno, dunque, premiate tre soluzioni di ecodesign. Info su: www.awrcompetitions.com

PREMIO “INTERRETE 2011”

scadenza 31 dicembre

scadenza 31 dicembre

Concorso letterario – Al via la seconda edizione del concorso rivolto ad autori di opere narrative inedite in lingua italiana, senza distinzione di generi. Partecipare al Premio Letterario Internazionale Interrete 2011 è facile: basta inviare i manoscritti, accompagnati da una dichiarazione di paternità dell’opera. L’opera narrativa migliore sarà premiata con la pubblicazione del libro e verrà promossa presso grandi realtà editoriali all’estero. Maggiori informazioni, bando e modalità di partecipazione sul sito ufficiale: nuovopremiointerrete.wordpress.com

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BREK EVENTI ITALIA

ARTÒ. LA VETRINA DEI MESTIERI

torino 4 - 9 novembre

Il salone italiano dedicato agli artigiani, nasce a Torino e punta ad identificarsi con la vetrina del mestiere, dell’arte e della tecnica del lavoro ben fatto, coinvolgendo artigiani e aziende iscritte all’Albo. Obiettivo della manifestazione: promuovere la qualità del made in Italy e lo sviluppo delle produzioni nazionali mettendo in luce i valori dell’artigianato. Sarà possibile ammirare i materiali e le tecniche che rendono uniche queste lavorazioni, presso il Salone dell’arte dei mestieri al Lingotto Fiere del capoluogo piemontese. Il pubblico è invitato a confrontare la bellezza artistico-tradizione e l’arte applicata al design e all’innovazione. Info su: www.ar-to.it

TUTTI AL CIOCCOSHOW

Dopo il Motorshow, la città di Bologna apre le porte agli appassionati, non di motori, ma di sapori. Il protagonista è il cioccolato e con il Cioccoshow, evento dedicato alla produzione artigianale di cioccolato a livello nazionale ed internazionale, si vuol coinvolgere il pubblico in un’atmosfera di festa e golosità. Il magico numero sette, che richiama i giorni della settimana, le note musicali, le 7 come le meraviglie del mondo, e i 7 peccati capitali sarà oggetto d’ispirazione per maitre chocolatier di questa edizione, la settima appunto. Il vero peccato sarebbe non esserci! Info su: www.chocoshow.it

roma 16 novembre

CHOCABECK WORLD TOUR 2011.

Continua con grande successo di pubblico il tour del musicista, cantante e cantautore italiano. Zucchero, nome d’arte di Adelmo Fornaciari, dopo l’enorme successo del suo ultimo singolo Vedo Nero - per molti colonna sonora dell’estate 2011- ha aggiunto ben quattro date italiane a quelle già programmate per il suo “Chocabeck Tour”. Per la seconda metà di novembre sono, adesso, in scaletta anche gli appuntamenti di Catania e di Roma, rispettivamente il 14 ed il 16 novembre. Info e biglietti su: www.ticketone.it

ARTE PER L’ARTE AL GLASSTRESS

Parallelamente alle 54ª esposizione internazionale d’Arte, Venezia ospita la seconda edizione di Glasstress. Presso le sale di Palazzo Cavalli Franchetti è possibile ammirare la mostra d’arte contemporanea promossa dal MAD di New York. Sculture, installazioni e oggetti di design realizzate in vetro, sono uniti nella ricerca formale della condizione d’opera d’arte. Non mancano spunti di riflessione sulla tematica, grazie al contributo di diversi artisti internazionali. Le opera rimarranno a disposizione del pubblico fino al 27 novembre 2011. Info su: www.glasstress.org

firenze fino al 9 dicembre

bologna dal 16 al 20 novembre

CINEMA D’AUTUNNO

venezia fino al 27 novembre

Al via la 5^ edizione del “Festival più lungo d’Italia” che lo scorso anno ha richiamato 50mila spettatori. Si tratta della “50 Giorni di Cinema Internazionale”, rassegna patrocinata da Provincia e Comune di Firenze, che si terrà presso il Cinema Odeon del capoluogo toscano. Sarà possibile partecipare alla kermesse che prevede ben 150 proiezioni. Vetrina di pellicole internazionali, la “50 Giorni” continuerà a dedicare grande attenzione alle produzioni italiane con l’obiettivo di far crescere il pubblico di qualità incentrando l’attenzione sulle fasce giovanili. Info su: www.mediatecatoscana.it

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BREK OPPORTUNITÀ

SAGRA DELLA VAROLA DI MELFI

melfi 22 e 23 ottobre

Via libera alla 51ª edizione dell’evento che unisce cucina, tradizione, patrimonio artistico, ambiente e bellezze naturalistiche. È il trionfo delle castagne trasformate in caldarroste e innaffiate dall’Aglianico del Vulture. L’evento, inteso come momento di socializzazione volto ad esaltare il frutto autunnale candidato al marchio IGP, è conosciuto come “La sagra della Varola” che si tiene la penultima settimana di ottobre. La sagra rappresenta un forte richiamo per turisti provenienti da tutta l’Italia. Il centro storico di Melfi si trasformerà in un vasto castagneto, con quintali di castagne tipiche del luogo trasformate in deliziosi dolci e specialità a base di castagne.

BELLA-BASILICATA FILM FESTIVAL

L’ottava edizione di Bella Basilicata Film Festival, partirà il 22 ottobre 2011. La manifestazione si aprirà con la proiezioni del film “Passannante”, alla presenza del regista Sergio Colabona e del protagonista Ulderico Pesce. Presso il Cine-Teatro Periz del comune di Bella, in provincia di Potenza, cinefili e non, avranno l’opportunità di partecipare ad incontri e dibatti sul cinema in un’atmosfera di riflessione, di evasione e di cultura. Info su: www.alparcolucano.it

bella dal 22 al 29 ottobre

BASILICATA “COST TO COST”

fino al 28 ottobre

Dopo l’enorme successo della pellicola di Rocco Papaleo, l’Associazione CamminAmare di Sarzana (SP), invita tutti gli interessati a prender parte alla “camminata-evento” in terre lucane. Il viaggio, lungo 16 giorni, porrà l’accento su persone e iniziative che producono ricchezza nel rispetto dell’ambiente. Soffermandosi sugli affascinanti paesaggi costieri, sarà possibile ripercorrere i luoghi del film per conoscere il territorio ed evidenziarne le tradizioni. Lungo il cammino, musicisti, poeti e letterati metteranno in luce la storia del popolo lucano, ancora poco considerato dal turismo di massa. Info su: www. gemito.movimentolento.it; r.carnovalini@paesaggioitaliano.it.

ITALIA PATRIA DEL VINO

Nel comune del potentino noto per l’ottimo olio e l’eccellente vino, sarà possibile ammirare la mostra di pittura sul vino Aglianico. Il vino, elemento base della cultura gastronomica lucana e italiana ha ispirato il concorso intitolato: “Italia patria del vino” le cui opere saranno esposte presso il Palazzo Frusci di Barile. L a manifestazione, promossa dalla Pro Loco di Barile in collaborazione con le associazioni Orme, Arca e Basilicata in Arte, si concluderà il 1° novembre con la premiazione dei vincitori del concorso. Info su: www.prolocobarile.it

potenza 10-12 novembre

IL FESTIVAL POTENTINO

barile dal 22 ottobre al 1 novembre

Ritorna l’appuntamento musicale della città di Potenza, grazie all’11ª edizione del Concorso Nazionale di musica leggera, al quale prenderanno parte cantanti, musicisti, compositori, cantautori, band e gruppi di tutta Italia. Il Festival, promosso dell’Associazione Culturale “MABEL” composta da un gruppo qualificato di Operatori dello Spettacolo, vuol dare spazio ad artisti emergenti. Dopo incontri e audizioni, l’iniziativa si concluderà presso l’Auditorium del Conservatorio di Musica del capoluogo. Appuntamento da non perdere. Info su: www.festivaldipotenza.com

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BREK CONVIVIO

Soldi in tasca e fumo in testa…addaver!

Cieco, irresistibile impeto, ciò che vuole è sempre e solo se stesso, irrazionalmente riprodursi per continuare ad essere e continuare nel suo cieco volersi e affermarsi. No, l’articolo non parla della Volontà di Shopenhauer, né è una sintesi di un qualche testo eretico di qualche Darwinista che di Darwin ci aveva capito poco. Eppure penso che sia il frutto di una mentalità ottocentesca il mondo odierno, troppe filosofie di quel periodo partono da un principio ontologico e lo fanno agire nel mondo seguendo la modalità descritta nell’attacco. Marx nel capitale ne fa la panoramica più adeguata sull’argomento denaro, se è questo quello di cui stiamo parlando. Impressioni queste che si traggono leggendo il testo di Vittorino Andreoli, Il denaro in testa, dove lo psichiatra cerca di inquadrare il fenomeno denaro come una malattia che ha infettato la mente degli uomini d’oggi, fungendo da

alienazione interiore verso qualcosa che doveva essere un mezzo ma è diventato un fine, o meglio, il fine: alienazione, ancora l’ottocento filosofico che bussa. Andreoli non ne fa una questione banale, non è il solito Savonarola che non ha di meglio da fare che affacciarsi vestito di bianco alla domenica al balcone a sparare sentenze su come dovrebbe andare il mondo, il denaro non è fonte di odio o disprezzo per l’autore, ma sono gli uomini che hanno interpretato il suo uso ad attirare l’attenzione del pessimista attivo che c’è nell’autore e in ogni lettore con un minimo di sensibilità per il prossimo. Perché anche questo è uno

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dei problemi maggiori sollevati dall’autore, il denaro è diventato il mediatore sociale, nonché la misura degli uomini, il cartellino con su scritta la quotazione del valore della persona, senza renderci conto che non stiamo più parlando di valore ma di prezzo. Non sono più le qualità interiori, e neanche fisiche quelle che contano, riscontra Andreoli, ma solo la quantità di denaro che il proprio portafoglio riesce a vomitare. Vi sembra follia? Ah si? E guardatevi Studio sport! Cazzo, in certi periodi sembra la cronaca del mercato delle vacche! Andrea Samela


BREK CONVIVIO

Granelli come spiccioli. Dal “salario” al “sale”

Arricchisce solo se usato nella giusta quantità. È una sorta di metafora del denaro, l’uso del sale. Anche se non esiste una misura per dosarlo, perché ognuno conosce quel “quanto basta” da spendere, da guadagnare, da giocare. Un granello sembra niente, come uno spicciolo. Ma basta “un acino di sale”, come si dice nel nostro parlare locale, “per guastare la minestra”, per rovinare l’equilibrio dell’economia della propria quotidianità, come della propria dieta. Quel “cum grano salis” di latina memoria che solo l’esperienza insegna. Ai saggi Romani si deve anche l’origine della parola “salario”, che in passato indicava la provvista di sale data ai le-

gionari che partivano per terre lontane, che ha preso poi ad indicare la paga. E come ogni paese ha la sua moneta, così, in giro per il mondo, si trovano diversi tipi di sale: dall’hawaiano rosso, mescolato all’argilla purificata, o nero, unito al carbone attivo; al sale marino affumicato del nord-ovest degli Usa; al sale rosa di fiume australiano a quello rosa di roccia dell’Himalaya. Sali esotici, da veri gourmet cosmopoliti, lontani dal solito sale doppio o fino, che normalmente usiamo in cucina, di derivazione indu-

zati come Presìdi Slow Food: i sali marini di Cervia (RA) e di Trapani. Il primo è un sale integrale “dolce”, particolarmente adatto alla salatura dei formaggi e dei salumi, che si estrae da un particolare bacino chiamato “Salina Camillone”. Una manifestazione lo celebra ogni anno ed è “Sapore di sale”, che si svolge nella prima metà di settembre (www.cerviasaporedisale.it). Il secondo è un sale più “salato”, in quanto contiene più potassio e più magnesio, estratto e lavorato tra Trapani, Paceco e Marsala.

striale più o meno addizionato di iodio o povero di sodio per essere dietetico. Lontani, ma non certo più preziosi dei sali marini artigianali italiani, di cui si vanta ancora un’importante produzione nel nostro paese. Due sono protetti e valoriz-

Qui l’estrazione del sale marino è ancora un grande spettacolo oltre che una grande ricchezza culturale. L’acqua del mare viene fatta evaporare in grande vasche in prossimità delle coste e in zone molto ventilate. Il sale che rimane sul fondo viene poi accumulato a forma di piramidi che al tramonto si colorano di rosa. Se questi granelli bianchi non vi sembrano più tanto scontati, provate a visitare le saline marine nel periodo estivo, e chiedete al ristorante la “carta dei sali”, per “arricchire” diversamente le portate di carne o di pesce.

Da visitare Presìdi Slow Food Sale marino integrale e artigianale di Cervia (Ravenna): www.salinadicervia.it Sale marino integrale e artigianale di Trapani: www.salemarinoditrapani.it

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Angela Laguardia


BREK CONVIVIO

La vera emozione del franciacorta? Non ha prezzo. C’è un ricordo lontano e nebbioso nella mia anima. Ma nitido nella sua bellezza. È il ricordo di una serata passata con un amico. Un bravo amico, sincero e scanzonato come il vino che allora bevemmo. Rosso, fermo, fruttato. Il vino. Castano, frizzante, sudato. Il mio amico. Dopo tanti anni (e tante bottiglie) eccoci qua ancora una volta insieme. Oggi è un giorno importante. Fiori, abiti eleganti e paramenti sacri. Molti tacchi alti, trucchi vistosi, e bambine vestite di bianco. Dopo una pioggia scrosciante un bellissimo sole che richiama a sé l’umidita dell’asfalto e inasprisce la gola ingigantendo la mia voglia di festeggiare con un bel bicchiere di franciacorta. Ho deciso. Questa sera, a cena, solo

bollicine per festeggiare il mio amico. Solo bollicine per onorare la sua allegria contagiosa e persistente come il perlage del più nobile degli champagne. I ricordi, lo so, svaniranno subito e senza che io me ne accorga lasceranno il posto ai sorrisi da donare e da ricevere. Agli abbracci sinceri e a quelli di circostanza. Ai baci, ai tanti baci per testimoniare l’affetto e la vicinanza. È sera e il mio amico, elegante nella sua assoluta semplicità, avvolge con le sue braccia e porta a sé la sua donna. Semplice e bella. Rassicurante e luminosa. E’ il momento di sollevare il bicchiere. Ho la presunzione di immaginare che pensi anche a me quando intona il suo brindisi. Fresco e allo stesso tempo

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avvolgente questo splendido franciacorta scende giù nella mia gola. Ho provato ad osservarlo, a guidare i miei occhi tra le sue trasparenze. Ho provato ad annusarlo, a cercare i profumi nascosti di vigne secolari. Ma non ci sono riuscito. Una strana e rara emozione me lo impedisce. È quell’ emozione che ti chiude la gola e ti inumidisce gli occhi. È quell’emozione che arriva all’improvviso e travolge tutti i sensi. Non so come si chiama. E allora è inutile cercare parole per descriverla. Non serve. Meglio bere l’intero calice tutto d’un fiato e poi fare un bel respiro. Prosit e felicità, amico mio. Wine_R


BREK CONVIVIO

Inevitabilmente la parola malnutrizione rievoca in noi un senso di pietà per chi, in antitesi col nostro eccessivo benessere, non può permettersi neppure il cibo necessario per sopravvivere. Non siamo invece abituati a pensare che la malnutrizione è anche una delle espressioni più frequenti del benessere. Eppure nei paesi più progrediti, in cui il tasso di vita è elevato e l’accesso al cibo è tutt’altro che difficile, la malnutrizione è presente in una percentuale talmente elevata da raggiungere quasi i livelli presenti nelle popolazioni più disagiate. Ciò risul-

ta ancora più stupefacente se si aggiunge che il nostro benessere ci ha concesso di abbondare anche in questo ambito: in fatti le tipologie di malnutrizione che affliggono le popolazioni “benestanti” sono addirittura due: una malnutrizione “per difetto” ed una “per eccesso”. La nostra malnutrizione per difetto è, per definizione, uno stato di indigenza e di sottonutrizione, anche detta denutrizione. Però, mentre nei paesi sottosviluppati la malnutrizione per difetto è una pietosa conse-

E la malnutrizione per eccesso? Altra espressone dell’opulenza! Mentre risulta immediata l’associazione malnutrizionedenutrizione, nessuno è invece abituato ad associare alla parola “malnutrizione” l’immagine di un soggetto obeso (o sovrappeso), con un opulento pancione che nel nostro immaginario indica benessere ed abbondanza. In realtà anche un soggetto obeso può essere definito “malnutrito”! L’obesità ed il sovrappeso possono essere definiti a pieno titolo “le malnutrizioni del benessere”, le “malnutrizioni per eccesso”.

QUANTO CI COSTA IL BENESSERE LA MALNUTRIZIONE DEI PAESI “RICCHI”

guenza del digiuno imposto dalla povertà e scarsità di cibo, la malnutrizione per difetto che affligge i “paesi dell’abbondanza” è una angosciosa ed inquietante conseguenza di digiuno volontario, scatenato da problematiche psicologiche (quali ad esempio anoressia nervosa, depressione…) che sono a pieno titolo riconosciute come le malattie del benessere. Ecco la malnutrizione per difetto delle popolazioni “ricche”! Ecco la triste ironia della dicotomia del mondo! Da una lato la rimpianta e mortale scarsità del cibo, tanto desiderato; dall’altra, nell’abbondanza, il rifiuto della vita.

La condizione fisica di obesità e sovrappeso, oggi ampiamente diffusa nei paesi più progrediti, è una condizione altrettanto pericolosa per la salute, ed è originata da regimi alimentari scorretti in cui prevalgono grassi e zuccheri e mancano o scarseggiano i giusti apporti nutrizionali. A ciò ha sicuramente ampiamente contribuito l’immissione in commercio di alimenti a basso costo e di veloce consumazione, privi dei nutrienti essenziali al corretto funzionamento del nostro organismo e ricchi però in calorie. La nostra malnutrizione per eccesso è frutto del fatto che ci ipernutriamo, ma ci male-nutriamo. Ecco, in sintesi, come il troppo benessere, in accordo con il suo opposto, la povertà, affligge e deturpa la vita del’uomo.

Catenacci Maria Antonella


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BREK WEB 3.0

KOPF SCHLÄGT KAPITAL L’IDEA CONTA PIÙ DEL DENARO LEGO CUUSOO. Creare un progetto con i mitici mattoncini.

Contropartita?  1% dei ricavi.  Attualmente il progetto è in fase  beta  ad inviti. E’ possibile chiedere un invito direttamente sul sito del progetto. (http:// lego.cuusoo.com/)

GIVEEMTHIS. Il regalo In salsa web

Il progetto si chiama Lego Cuusoo ed apre al crowdsourcing e alla creazione sociale in un modo molto semplice.  Se siete appassionati potete realizzare il vostro progetto e sottoporlo alla comunità.  Raggiungendo  10.000 preferenze  Lego  prenderà in considerazione il progetto, lo valuterà e lo metterà in vendita.

Il  compleanno  del nostro miglior amico è alle porte e non sappiamo che regalo scegliere! Quanti di voi hanno avuto questo dilemma senza riuscire ad avere l’idea giusta? Bene, da

oggi ci pensa la  rete  a toglierci da ogni imbarazzo con una interessante  applicazione  online. Stiamo parlando di  GiveEmThis  un servizio  gratuito  che propone un processo del tutto innovativo per della scelta del  regalo: accedere ai gusti e alle preferenze del nostro amico su  Facebook  per capire il suo profilo psicologico e suggerire di conseguenza una lista di doni adeguata. Tutti i regali proposti possono essere successivamente acquistati online tramite Amazon  e se l’utente da festeggiare non ha nessuna connessione con i media sociali sarà possibile utilizzare l’indirizzo del suo blog o qualsiasi altro  URL  a lui collegato. (http://giveemthis.com/ index.php)


BREK WEB 3.0

GROWTHE PLANET. Farmville nel mondo reale

Grow the Planet  è un  social  network  fondato dall’italiano  Leonardo Piras  che piacerà sicuramente agli amanti di  Farmille, il famosissimo  browser game  che ci fa perdere tanto tempo su  Facebook. Lo scopo di  Grow the Planet, come afferma il suo creatore  Leonardo Piras, “ è diffondere tra le gente la cultura del  giardinaggio  e avvicinare le persone ad argomenti importanti come la  salute  e il  cibo”. Grow the Planet  consente ai suoi utenti di disegnare e curare un orto  (questa volta reale!) e di diventare dei veri e propri coltivatori, sfruttando i periodi di semina, le condizioni meteo e altri fattori. Il sito si distingue dalle altre esperienze simili per il suo approccio che cerca di coinvolgere sia il  dilettante  che il  giardiniere  più esperto.  Tra le funzionalità più interessanti del sito ricordiamo la possibilità di ricevere informazioni in  tempo reale sulle  condizioni metereologiche  (indispensabili per chi lavora la terra) e la possibilità di posizionare geograficamente l’orto, così potranno nascere comunità vere e proprie di amici e coltivatori per lo scambio fisico di informazioni e sementi vari. (http://beta.growtheplanet.com/index.php/en/)

CONSIGLI SOFTWARE DebriMax

DebridMax è una sorta di chiave passepartout che consente di scaricare alla massima velocità e senza attese su network quali MegaUpload, FileServe, FileSonic e tanti altri. E’ sufficiente solo iscriversi (alla pagina qua sotto) e seguire le poche e semplici istruzioni. (http://www.debridmax.com)

ONLINE :

Web App per riparare file Office danneggiati. Disponibile presso https://online.officerecovery.com, il servizio fornisce un semplice form per caricare e riparare un documento Microsoft Word danneggiato, un foglio di calcolo Excel, presentazione PowerPoint o database di Access.

Vocre

Vocre, una app per iPhone che presto dovrebbe approdare anche su Android, ascolta quello che dici e lo traduce in tempo reale nella lingua (tra 9) che hai scelto (http://www.vocre.com/)

NOVITÀ Internet super veloce con il Grafene

Il grafene, la molecola formata da atomi di carbonio impacchettati in modo esagonale, potrebbe infatti ben presto sostituire il silicio nei componenti elettronici degli attuali dispositivi. E potrebbe anche garantire una rete per il collegamento ad Internet a velocità 10 volte superiori a quelle raggiungibili con le strutture attuali.

Serie A in streaming con Google Chrome.

Se sei un appassionato di calcio e ti piace vedere le partite di Serie A in streaming puoi utilizzare Live Sport per Google Chrome. Ovviamente il livello qualitativo non è paragonabile a quello della televisione ma sarà possibile vedere la partita della propria squadra del cuore via internet. Condividere File Di Grandi Dimensioni Con Fyels Fyels è un nuovo servizio di file sharing gratuito che vi permette di condividere qualsiasi tipo di file con un limite di 9 Gb di spazio, in maniera facile e veloce. Un ottimo spazio, tanto che sebbene l’utility sia stata sviluppata soltanto di recente sta già riscuotendo un grande successo in giro per il mondo. Mimmo Claps

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BREK CANTIERI URBANI

Quanto costa una carezza? “Soldi, soldi, soldi, tanti soldi,beati siano i soldi, i beneamati soldi, chi ha tanti soldi vive come un pascià e a piedi caldi se ne sta….”. La celebre canzone di Ivan Cattaneo già ci proponeva negli anni ottanta il concetto di danaro come status symbol, come condizione di puro godimento materiale e spirituale. Lo stato di benessere dato dai soldi è cosa buona e giusta, ma in quali termini? Denaro, danaro, soldi, pecunia, quattrini, grana, vocaboli diversi ma un solo significato e un solo senso che oggi sembra sempre più martellante, il senso della necessità. Soldi per vivere, per sopravvivere, soldi che sono necessari per lo svolgimento delle più semplici azioni quotidiane. Soldi e lavoro, croce e delizia del nostro tempo, male della nostra era, in un mondo basato solo sulle apparenti necessità. Si può parlare forse di troppo consumismo, si dovrebbe educare all’uso responsabile del denaro. Bisogna che questa abitudine cominci già a prendere piede in famiglia, sia da figlio ma anche e soprattutto in vista di un futuro da uomini responsabili. Sempre più spesso tra i giovani si assiste ad un uso del denaro disinvolto e sconsiderato, ad una spinta del consumo a tutti i costi, favorita anche dalla pubblicità televisiva, cattiva maestra televisione, diceva Karl Popper. La facilità con cui si promuovono servizi di prestito di danaro attraverso carte prepagate e conti correnti super vantaggiosi, finiscono per attirare nella rete tanti giovani, il più delle volte senza capitali, i quali incappano in situazioni realmente incresciose. Si sviluppano così nuovi problemi, non più solo consumismo ma anche incitazione al debito. La famiglia è il primo nucleo della società entro cui si sviluppa la vita di ogni singolo individuo e dove costui dovrà poi affrontare i problemi della vita. La poca dedizione al sacrificio che contraddistingue oggi l’uomo, è data anche dalla troppa superficialità con la quale si affronta la vita. Si pensa di risolvere un problema economico, giocando ai gratta e vinci e vari giochi d’azzardo in modo sconsiderato, si vuole e si pensa ad una vita troppo facile piuttosto che cercare di rinunciare a qualcosa. Entrano così in gioco numerose variabili, che fanno del denaro una vera e propria malattia. Per chi è povero ma anche per chi ha i forzieri pieni. Vite che ruotano intorno ai soldi, al desiderio di possederli, alla paura di perderli: l’ossessione, la dipendenza, l’angoscia. Il rischio è quello di ridurre la società al denaro e di dare un valore in euro anche agli affetti. Anche ad una carezza. Veronica D’Andrea

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BREK CANTIERI URBANI

“Il denaro non è ciò che appare, ha

frase che tanto mi ha colpito tratta da “Terra d’amore” che recita così “…ma l’amore della povera gente brilla più di qualsiasi filosofia” ; e allora sono corsa su internet a verificare se mi ricordavo bene le parole di questi scritti e se rileggendoli mi avessero dato le stesse emozioni. Naturalmente una conferma anche su elevati gradimenti da parte del “popolo virtuale” che mostra il desiderio intimo di “bisogno di sentimenti, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitini gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue”. Una visione troppo romantica della vita che cozza violentemente con la società odierna costruita sulla convinzione che le voragini di “vuoto” formatesi negli anni possano essere colmate con “i soldi”. Il denaro migliora sicuramente la vita di ogni persona, la rende più comoda ma, in linea generale, non migliora l’uomo perché lo rende più fragile interiormente proprio perché teso alla conquista dell’unica offerta capace di soddisfare la domanda degli ultimi decenni : il controllo sulla vita propria e degli altri. L’individuo ha bisogno di trovare, come in tutti i rapporti, un equilibrio sano con l’oggetto in questione perché come tutte le cose materiali

radici molto profonde. Il denaro non è una semplice realtà esteriore, ha a che fare con la tua mentalità e con il tuo atteggiamento interiore. Il denaro è il tuo amore per le cose, la tua fuga dalla gente, la tua sicurezza contro la morte; il denaro è il tuo sforzo di controllare la vita…. È mille e una cosa. No, il denaro non si manifesta solo nelle semplici banconote, è il tuo amore per le cose”. Osho

LE RADICI DEL DENARO Quando ho letto l’argomento che sarebbe stato oggetto del prossimo brek, ho pensato subito alla poetessa Alda Merini, alla sua poesia “Io non ho bisogno di denaro” e a quella

può comprare solo cose similari che con le parole sapientemente scelte da un proverbio cinese rendono alla grande :“l denaro può comprare una casa ma non il focolare, una posizione ma non il rispetto, il dottore ma non la salute, l’orologio ma non il tempo, il sesso ma non L’AMORE”. Il denaro non cresce sugli alberi …..come aveva creduto Pinocchio, ma le sue radici affondano nell’inganno e nell’ingordigia del Gatto e della Volpe! Anna D’Andrea

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BREK CANTIERI URBANI

Quello che è … e ciò che non sarà mai Non dorme mai. Così sfrontato da essere disponibile agli scambi, a prendere e perdere valore a seconda delle convenienze. Dipende dal giudizio di qualcun’altro, si comporta in base alle valutazioni di esterni, e in relazione a queste cambia colore. Diventa un dio per molti, ma ci mette un attimo ad essere deprezzato, inflazionato, impoverito. Non è di un uomo di potere che sto parlando. Acquista forme differenti, croce e delizia dei più parsimoniosi consumatori e di chi ha le mani bucate. Chi ne fa un uso spropositato ne cade preda, diventandone schiavo, e perdendo ogni altra risorsa di appagamento. Qualsiasi scelta dipende da lui: è capace anche di spingersi ben oltre la legalità. Non mi riferisco però alla droga. Chi ne ha il giusto non riesce sempre a cogliere la fortuna di averne, con il risultato di darlo per scontato e di trattarlo senza il necessario rispetto. È il re del paradosso: chi non ne ha lo apprezza di più. Ma attenzione: non si tratta della felicità. Alcune volte lo si disperde senza rendercene conto: lo dispensiamo senza criterio per il puro gusto di una soddisfazione veloce, un piacere fuggevole, una botta di vita. Errore: non stiamo parlando di sesso. Quando non siamo abituati a disporne, e ci capita di averlo tra le mani, rischiamo di assumere espressioni facciali quasi inebetite, incredule, e stralunate. Veniamo presi dalla tipica ansia di chi non sa da dove iniziare, ma l’entusiasmo è tale da aver voglia di perdersi in qualsiasi attività, anche a fine giornata, con la stanchezza sugli occhi e la fame nello stomaco. I nostri movimenti appariranno più liberi – qualcuno osservandoci ci chiederà di scendere dalle nuvolette e di tornare sulla terra! – e il nostro sguardo lungamente sereno. Lo so, qui ci cadrebbero tutti ma no, non mi riferisco all’amore. Bizzarro come le caratteristiche, gli effetti, le conseguenze del denaro - i piccioli, gli sghei, i danè – siano confondibili con quelle di altre categorie che ugualmente creano dipendenza e assuefazione: il potere, la droga, il sesso, l’amore. Il denaro dà l’illusione di poter decidere su chiunque e qualunque cosa, come il potere. Si nutre di se stesso e più ne hai e più ne vuoi avere, come la droga. Regala sensazioni di piacere fugace, proprio come il sesso. E rende tutto semplice, fattibile, risolvibile, come solo l’amore riesce a fare. Solo la felicità è al riparo dall’assuefazione: è così spontanea, inaspettata, inafferrabile che non si ha il tempo di farci l’abitudine. Fortunatamente. Ci stupisce ogni volta. Ecco perché il denaro non fa la felicità! Giovanna Caivano

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Tasmania, dove il denaro non conta davvero. Comunque la chiami la Tasmania, Tasmenia, Tassie o Taz è un luogo remoto e dimenticato. Secondo gli australiani, quest’isola che misura miseri 68.401 km² è troppo piccola e fredda per essere visitata. Eppure esplorarla può davvero cambiarti la vita. Prima di arrivarci, mi avevano detto di rinunciare. “Too wild”- troppo selvaggia a maggior ragione se l’idea balenante e’ quella di andarci durante l’inverno. “You’ll freeze” – “ti congelerai” continuavano a ripetermi; ma così non è stato. L’isoletta è ben collegata alla madre patria e nel giro di poco più di un ora di volo da Melbourne mi sono ritrovata nella bella e ridente città di Hobart, la ricca e “popolosa” capitale della Tasmania. L’Influenza anglosassone è visibile su tutta la capitale, moltissimi sono, infatti, gli edifici in stile coloniale che fanno da sfondo ad una città pulita e ordinata, piena di parchi e giardini. Noi – però - eravamo alla ricerca di un’ emozione vera, di un’ispirazione che ci avrebbe permesso di carpire il significato profondo di questa terra e così al secondo giorno abbiamo lasciato la sicurezza della città, avventurandoci nell’inesplorato. Attratti dal nome, armati di disillusione e poche pretese, la Tasman Peninsula si è rivelata un incantevole luogo dove ammirare la forza e la potenza della natura che – negli anni - ha modellato la costa rocciosa a tal punto da renderla un pavimento tessellato: tante piccole mattonelle rocciose scalfite dal sale e dal vento. Ma la Tasman Peninsula è la terra dei crateri, delle cave, dei solchi profondi che le onde dell’oceano hanno trasformato durante i secoli. E’ l’incontro-scontro della storia e della natura. The “Devil’s kitchen” letteralmente la cucina del diavolo è un’imponente formazione rocciosa il cui panorama mozzerebbe il fiato anche al campione mondiale di apnea. Sulla costa est vi è anche la Freycinet Peninsula: spiagge lunghe e pescose e immancabile – la Wineglass Bay- una baia candida e lattea, isolata e protetta da un grande parco naturale, accessibile solo dopo aver affrontato senza macchia e senza paura un migliaio di scalini. E’ possibile ammirare piccoli wallabies e canguri scrocconi, saltellanti e curiosi alla ricerca leccornie nostrane. Poi c’è Bicheno, un piccolo villaggio direttamente sull’oceano dove la cordialità è di casa ed a prezzi irrisori è possibile affittare un cottage e passare la notte al caldo addormentandosi con il magico sottofondo musicale di onde infrangersi sugli scogli. E’qui che, conosco Luigi il proprietario di uno dei due unici ristoranti del villaggio, un italiano tasmanizzato che ha deciso di lasciare tutto e trasferirsi ed è così che mi accorgo che in Tasmania il denaro non serve. In una città come Bicheno si potrebbe vivere di pesca, dignitosamente godendo dei frutti del proprio lavoro. La Tasmania è il luogo dove i soldi non contano perché la natura ha tanto da darti e ti riempie la vita a tal punto da non desiderare altro. E così vedo la baia dei fuochi, considerata la spiaggia più bella al mondo. E come negarlo, una spiaggia inaccessibile con la macchina, visibile solo dopo una breve ma intensa sfacchinata a piedi. E vedo dune a picco sull’oceano e il contrasto acqua/terra è tanto disarmante da rendermi impotente. E vedo una terra dove il tempo si è fermato. Penso sempre che se nella vita dovessi stancarmi di tutto e di tutti, mi resterebbe la Tasmania, remoto angolo dell’universo dove trascorrere il resto della mia vita, lontana dai dispiaceri e dal denaro. Manuela Grieco

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A SUON DI DENARO

Roger Waters

“Tutti i grandi testi hanno parole banali, e questo è un testo molto banale”. Piacere, sono Roger Waters, e suono nei Pink Floyd. In sei minuti e 23 secondi nei primi anni Settanta ci strimpella su con base rock il disprezzo per il Dio Denaro, “radice del male di oggi”, epilogo al quale si giunge, passando, strofe permettendo, per auto di lusso e bella vita. “Caviale, una nuova macchina e quattro stelle per sogni ad occhi aperti”, queste le aspettative a stelle e strisce, marchiate a fuoco “Jagger & Co”. Ben lontani dai tempi in cui a cantare di soldi era Gilberto Mazzi (chi???), meglio identificato nell’ugola d’oro del “Se potessi avere mille lire al mese”. Correva l’anno 1939 e atteggiandosi ad uno swing disimpegnato apprendiamo i dictat del Dopoguerra: un modesto impiego, una casetta per giunta in periferia e una “mogliettina giovane e carina”. Insomma, della trimurti viziosa che vede Bacco in prima fila e Tabacco che segue a braccetto, si richiede una improbabile quanto casta Venere.

Poi si sa, l’inflazione fa il resto e mille lire non bastano più. Così Betty Curtis ne richiede tanti, ma tanti, ma tanti negli anni Sessanta, materialisticamente inneggiando: “Soldi, soldi, soldi, quanti soldi, beati siano i soldi, i benamati soldi perché / chi ha tanti soldi vive come un pascià e a piedi caldi se ne sta”. Il ragionamento non fa una piega: “Ti danno donne e whiskey, salute e figli maschi”. Insomma, Venere rincorre Bacco, ma stavolta è non fumatrice. Passa un decennio e il profeta Gaetano, che di nome fa Rino,

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declina il lusso, dividendosi tra “Essence benzina e gasolina”, un bel palazzo sul Jumbo, donne sdraiate sul cofano all’autosalone e riscaldamento centralizzato, che sfociano nell’invito che si sente imperativo: “Spendi, spandi, effendi”. Il calendario segna l’anno 1977. Il panorama musicale italiano vede, in sostanza, una climax discendente dei valori, inversamente proporzionale all’avanzare degli anni: da casa, famiglia e una bella mogliettina, alla triade di ozio e vizi che raggiunge l’apice con i menestrelli degli anni Settanta, Mick Jagger capostazione. Declinazione del denaro nel tempo, insomma, sempre più dimentico delle sue radici. “Pecunia non olet”, “il denaro non puzza”. Lungi dal pensare invece quanto potesse produrre olezzo, quello stesso che ci riporta a “pecus”, che nell’antica Roma indicava il bestiame. Così il pecus diviene “pecunia”. E siamo ancora mille miglia dalla traduzione del baratto in monete “gingillosamente” sonore. Possiamo così ipotizzare che per comprare la fuoriserie dei sogni, una fiammante biga (magari non metallizzata!), il Sempronio di turno pagasse con un carnet di buoi o, magari, ipotecando il caro vecchio carro di papà. Del resto “Non bisogna correre dietro ai soldi. Bisogna andar loro incontro”. E se lo diceva Onassis... Alba Gallo


Brek Magazine n.20