f MODENA FLASH GIORNALE
Periodico di attualità varia
Fondato nel 1960
Speciale dedicato al Natale
Modena dicembre 2020 • Numero 23 • Anno LX (XXXVIII della nuova serie) • Direttore responsabile Maurizio Guerzoni Proprietà: Editrice Modena Flash - Modena • Tel. 335.58.13.418 - Tel. 059.35.55.23 • margue@tsc4.com Stampa:Grafiche Rebecchi •Via Campagna, 4 - Cogneneto (Modena) - Tel. 328.2751355 • Aut. del Tribunale Modena numero 712 del 20/1/83
In un momento mesto come non mai, dobbiamo abbracciarci comunque alla speranza
In fondo al buio del Natale 2020, la luce di un mondo nuovo ? Nell’ultimo racconto natalizio che Guareschi scrisse per il suo “Don Camillo”, a capodanno del 1961 (poche settimane prima di lasciare per sempre il settimanale “Candido), il leggendario parroco è a letto da un mese, nutrito con pappine, purè e latte scremato: sembra malato irreparabilmente, e schivato da tutti. Riesce a comunicare solo col suo fedelissimo cane da caccia, e lo manda da Peppone con un biglietto di richiesta: l’amico-nemico arriva sollecitamente, e per rimetterlo in sesto porta un fiaschetto di vino rosé. Col supporto di questo, e poi di lambrusco, pane e parmigiano, don Camillo riesce ad andare dal suo Cristo in chiesa, cui confida il timore di essere moribondo. Ma il Crocefisso gli risponde: “Io ti aspet-
tavo perché sapevo che saresti venuto. Alzati e torna tranquillo là donde sei venuto, perché ora sai che io sarò con te”. E don Camillo “quella notte dormì tranquillo e, la mattina seguente, era in piedi per la prima Messa”. Anche noi tutti siamo malati, da un anno esatto (da quel 31 dicembre 2019 in cui fu riconosciuto un nuovo virus che ricevette il tristo battesimo di Sars-Cov-2): chi non lo è nel fisico (la maggioranza, per fortuna) è fiaccato nello spirito. Dopo tante pappine e latte scremato, ci eravamo illusi che sarebbe stato un Natale quasi normale; e invece ora sappiamo che non è così. Non andremo al ci-
nema (sale chiuse almeno fino a metà 15 gennaio), non potremo visitare i nostri cari che non stiano a un tiro di schioppo (la famigerata “prossimità” imposta per legge), non accompagneremo i figli a respirare l’aria buona di montagna e sorbire una tazza di cioccolata calda
arcon L’ARCON – C.L.A.A.I. e le strutture collaterali esplicano la loro attività principalmente a favore di piccole e medie imprese e di professionisti. Oltre alla organizzazione sindacale a livello provinciale, regionale e nazionale, forniscono i seguenti servizi: - Consulenza del lavoro per aziende, professionisti e datori di lavoro di ogni genere compresi quelli di lavoro domestico (COLF e BADANTI) e tutti gli annessi adempimenti in materia di collocamento, sostituti d’imposta, ispettorato del lavoro, I.N.P.S., I.N.A.I.L., Istituti previdenziali diversi, vertenze ed assistenza lavoro - Iscrizioni, cessazioni, variazioni C.C.I.A.A. - Enti locali, questura, SIAE, per licenze ed autorizzazioni varie - Incombenze societarie - Credito e finanziamenti - Contratti e registrazione - Informativa fiscale con apposito settore per lo studio e l’elaborazione delle dichiarazioni dei redditi I.M.U. - Vertenze sindacali e contenzioso - Affitti - Informativa contabile ed amministrativa con relativo settore specializzato nella tenuta della contabilità semplificata e minimi, contabilità ordinaria, dichiarazioni I.V.A., bilanci fiscali e gestionali, rapporti con le banche. - Si avvalgono inoltre della collaborazione di professionisti esterni al fine di prestare agli associati tutta l’assistenza di cui necessitano. Successioni.
dalla cosiddetta didattica a distanza, si davano alla movida spensierata; poi, ricevuto il via libera, affollavano di nuovo spiagge e balere e vialiceccarini. Riportati a scuola a settembre, raggiungevano le sedi su bus riempiti all’80% (che significa fino a 63 posti), poi, causa ingressi scaglionati, stazionavano Foto Teida Seghedoni quarti d’ora sui gradini o marcianelle caffetterie all’antica. piedi davanti alle Andremo a fatica nel sedi scolastiche, reciprocentro storico, superando camente inondandosi dei ostacoli fisici e qualche micidiali droplet. E adespaterno vigile o pubbli- so fanno le vacanze di Naco amministratore che ci tale con la promessa che esorterà a starcene a casa il 7 gennaio torneranno davanti alla tv che ripro- a scuola: al 25, 50, 75 per porrà “La vita è bella” di cento? Chi lo sa: vedrete Benigni. Un po’ ce lo sia- che il giorno della Befana mo meritato: mentre le esce un nuovo Dpcm. guardie zelanti, munite Mentre i loro genitori, di droni, davano la caccia ad ogni sentore di deal ciclista solitario che creti restrittivi in arripercorreva l’argine del vo, prendevano d’assalto Secchia da Freto a Cam- i centri commerciali, le pogalliano, o scorrazzava stazioni ferroviarie, le impunito tra San Donni- autostrade, e si affollano e Castelnuovo, in piaz- vano nei palasport sino zetta Pomposa o in via Ta- alla capienza consentita glio o in largo San Giorgio di 1200 spettatori: in un o in infiniti altri posti, micidiale tiremolla tra giovani chiassosi, reduci privati, virologi televisivi
colla voce da vescovo croato, infettivologhe maisentite-nominare, ma con le curve al posto giusto (tali da far dimenticare le affermazioni cambiate da un mese all’altro), leader politici chiusuristi e aperturisti, specialisti di terrorismo sanitario e liberisti che urlavano slogan senza mascherina. Col risultato che alberghi e ristoranti prima sono stati chiusi, poi hanno riaperto, poi sono stati richiusi, senza nessuna differenza tra chi aveva adottato tutte le misure igieniche e chi si era limitato ad allargare lo spazio fra i tavoli; poi hanno fatto le provviste per i pranzi natalizi che adesso, se gli va bene, riusciranno a smaltire porta-a-porta. Fabio Marri Segue a pagina 5
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Speciale Natale 2020
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Speciale Natale 2020
Dicembre 2020
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Il piano ‘cashless’ è nella prima fase attuattiva. Raggiungerà i suoi obiettivi e combatterà l’evasione?
‘Cashback’: marcia avanti, quasi indietro Anglicismi. In pieno Covid 19 tra i provvedimenti presi l’ 8 dicembre scorso dal Governo Conte per fronteggiare le tante emergenze che si sono presentate, non ultima quella economica, assume un rilievo particolare il piano “cashless”, il cui primo tassello, è il “cashback”. Due termini che non tutti conoscono e che vengono ad arricchire (si fa per dire) l’ormai consolidata orgia di anglicismi che infarciscono l’italiano. Sono i tempi che lo pretendono, obietta qualcuno. Anche una lingua bella come la nostra ha bisogno di essere modernizzata, sostengono altri. Ma altri ancora, con disarmante semplicità si domandano: come mai non è stato possibile, e non è possibile, trovare, o coniare, parole italiane che li possano sostituire? La cultura e le competenze non ci mancano, ma si ha l’impressione che non ci sia la volontà per farlo. Anzi, molti ritengono che l’uso di termini inglesi faccia apparire chi le usa più importanti o addirittura più credibili. Purtroppo è’ una moda ormai consolidata che riguarda molti settori e che sta rischiando di avvilire e affossare sempre più la nostra lingua. Meglio non approfondire e
venire all’ennesimo “bonus” introdotto dal Governo nella finanziaria dell’agosto 2020. “Bonus universale”. “Cashless” è il primo passo del progetto che si concretizza nel “cashback”. Un termine composto che deriva da “cash” (contante) e “less” (senza), “senza denaro contante”, che ha lo scopo di incentivare l’uso delle carte di credito, di debito, delle App. di pagamento e di favorire lo sviluppo del sistema digitale. Il secondo, il “cashback”, da “cash” (contante) e “back” (indietro), consente di ottenere “contante indietro”, dunque un rimborso percentuale sull’importo speso che il cliente riceve dopo aver effettuato i propri acquisti. Nell’adottare tale sistema il Governo ha avuto un obiettivo ben preciso: arginare l’evasione fiscale, convincere i consumatori ad abbandonare il contante e utilizzare metodi di pagamento tracciabili con la invitante prospettiva di premi, sconti e rimborsi. Per la mancanza di qualunque limite, sia di reddito sia di generi acquistabili, si tratta di un provvedimento che, non a torto, è considerato un “bonus universale”. Per accedervi, oltre a essere maggiorenni e residen-
ti in Italia, è necessario registrarsi all’app IO, la piattaforma della Pubblica Amministrazione, con il proprio SPID (Sistema Pubblico Identità Digitale) o con la carta d’identità elettronica. L’utente dovrà indicare il suo codice fiscale, il numero di uno o di più sistemi di pagamento elettronico con i quali partecipa al programma e l’Iban del proprio conto corrente sul quale verrà accreditato ogni sei mesi il cashback. Nonostante la delicatezza di questi dati, che dovrebbero essere rigorosamente segreti, coloro che hanno scaricato l’App sono stati molto più numerosi di quelli che hanno aderito all’App Immuni dove le notizie riguardanti la persona sono meno riservate. Alcune cifre. Nel mese corrente sarà sufficiente effettuare 10 transazioni; da gennaio diventeranno 50 a semestre per una spesa complessiva di 3.000 Euro e per un rimborso di 300 Euro. La lotteria degli scontrini, che doveva partire nello scorso gennaio, per ragioni tecniche, venne prima spostata a luglio e poi al gennaio 2021. Ma ora viene messa in discussione anche questa data per una richiesta di proroga
A tutti sinceri, sentiti auguri
avanzata dall’Associazione Commercianti. Secondo tale Associazione, infatti, dovrebbe slittare al 31 luglio 2021 poiché, in base alle sue risultanze, il 50 per cento dei registratori di cassa non è ancora adeguato alla lotteria digitale. Quando partirà, se riuscirà a partire, a chi concorre verrà restituita una somma corrispondente al 10 per cento dell’importo speso, a eccezione degli acquisti fatti “on line”, importo che verrà accreditato direttamente sul conto corrente dell’acquirente. La somma, riconosciuta ogni 6 mesi, non potrà superare i 1.500 Euro a semestre. Per ottenerla sono necessari almeno 50 pagamenti a semestre, non superiori a 150 Euro. Per invogliare ancor più i consumatori è stato previsto anche un “super cashback”: i primi centomila utenti registrati che avranno superato le 50 operazioni, conseguito il maggior numero di pagamenti “cashless” in 6 mesi, otterranno 1.500 Euro in aggiunta al cashback standard. Si tratta di un ulteriore incentivo ideato dal Governo che, oltre a confermare la dote dei 50 milioni destinati al “cashback”, ha messo in palio premi veramente allettanti che potranno raggiungere un ammontare massimo di 5 milioni, una somma da far impallidire l’ormai storica Lotteria di Capodanno. Da queste prime mosse si capisce che si tratta di un’operazione complessa, condizionata da non pochi fattori di carattere finanziario e tecnico. Sta funzionando? Sul piano delle adesioni pare di sì, nel senso che all’App, nonostante la delicatezza dei dati da fornire (numero di carta di credito e di conto corrente), fino ad ora hanno aderito oltre 4 milioni di italiani. Meno su quelle finanziario. Se tutti, infatti, riuscissero a raggiungere il tetto di spesa di 1.500 Euro, con l’attuale stanziamento di quasi 228
milioni si potrebbe rimborsare soltanto un terzo dei 150 Euro previsti (circa 50 Euro). Recente è la bacchettata della Banca Centrale Europea che si è lamentata di non essere stata consultata e che non è stato tenuto conto delle sue competenze in fatto di transazioni elettroniche prima che venisse lanciato il programma di “cashback”, programma che, a suo dire, potrebbe influire negativamente sul sistema di pagamenti in contanti. Un meccanismo, dunque, che comincia già a scricchiolare, che non ha mancato, e che non manca, di suscitare dubbi,
perplessità e non pochi interrogativi. Ci si domanda, per esempio se l’intera rete commerciale sarà capace di adeguarsi alla lotteria digitale, o se sarà sufficiente la copertura finanziaria stanziata, o se l’iniziativa contribuirà a combattere l’evasione come spera il Governo Conte, o, infine, se gli italiani si convinceranno a preferire la moneta elettronica al contante. È ancora troppo presto per una risposta. La si potrà dare fra qualche tempo quando il “cashback” entrerà nel suo vivo. “Ai posteri l’ardua sentenza!”. Giovanni De Carlo
BPER: banca da sempre a fianco delle imprese Nello scorso novembre Bper Banca, sempre pronta a venire incontro al mondo del lavoro, ha inaugurato ventuno “Centri Imprese” e oltre venti uffici satellite su tutto il territorio nazionale, interamente dedicati alle aziende con un fatturato superiore a 10 milioni. Si tratta di strutture specialistiche in cui operano professionisti esperti nella gestione di realtà aziendali complesse. L’adozione di un modello di servizio destinato solo alle imprese assicura ai clienti un rapporto personalizzato e un’attenzione particolare per trovare risposte puntuali a tutte le necessità, anche quelle più articolate, che richiedono l’intervento di consulenti e professionisti altamente specializzati. Tale iniziativa fa parte di un più ampio progetto strategico che consentirà alla rete delle filiali di focalizzare ulteriormente l’attenzione sui privati e sulle attività di “small business”. “Oggi il mercato richiede un livello di specializzazione sempre più elevato, con riferimento in particolare al segmento imprese – ha dischiarato il dottor Stefano Rossetti, vice direttore generale vicario di Bper Banca – ecco perché abbiamo deciso di adottare una modifica del nostro modello distributivo che ci consente di fare fronte con la massima efficienza alle esigenze più specifiche. Grazie al nuovo modello, che assicura un’attenzione ancora più mirata, contiamo di poter offrire assistenza qualificata nei Centri Imprese a circa 20 mila aziende in tutta Italia. Vogliamo essere Banca partner con servizi sempre all’altezza, vicina alla clientela nell’affrontare le sfide e nel realizzare i progetti, soprattutto in questa fase complessa. L’obiettivo è sostenere non solo la gestione ordinaria, ma anche i momenti cruciali nella vita dell’impresa, esplorando gli ambiti più innovativi. Ci impegniamo a farlo contando su un’organizzazione capillare che ritengo assolutamente all’altezza del compito, grazie alla centralità del fattore umano e alla qualità della relazione, caratteristiche che contraddistinguono da sempre il Gruppo Bper”.
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Speciale Natale 2020
Dicembre 2020
Una Modena un po’ fredda, condizionata dal terribile virus, negli scatti serali del centro storico
Teida Seghedoni: le luci di un Natale diverso
Facciamo il pieno di luce e di luci, finché ce lo permettono. Le immagini serali di Modena illuminata, che ogni anno Teida Seghedoni ci ripropone, questa volta sono più fredde: non perché i loro creatori si siano dati meno da fare, ma per il buio dentro noi, per l’allegria che dobbiamo reprimere anche prima che esigenze di sanità pubblica, più o meno fondate, ci costringano a farlo. Non si pattinerà in piazza Roma (tuttavia così bella dei suoi zampilli multicolori) né ci sarà la festa di S. Silvestro; con fatica, nei giorni leciti e dribblando i ‘dissuasori’, riusciremo a comprare un regalo per i nostri bambini. Che almeno loro siano felici.
Speciale Natale 2020
Dicembre 2020
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Una tradizione tipicamente italiana la cui paternità è stata attribuita a San Francesco d’Assisi che in Umbria ricreò lo scenario della nascita di Gesù
Il primo Presepe della storia ha origini nel lontano 1223 a Greccio Il Presepe, secondo la tradizione, deve essere fatto il giorno di San Nicola o di Santa Lucia, lasciando però la mangiatoia vuota, che accoglierà il bambinello nella Notte di Natale. Il Presepe si completa il 6 di gennaio, con l’arrivo dei tre Re Magi venuti dall’Oriente a portare doni di oro, incenso e mirra a colui che la stella cometa aveva indicato come “Luce del mondo”. La Storia del Presepe Il presepe ha origine, secondo la tradizione, dal desiderio di San Francesco di ricreare in uno scenario naturale, non solo l’atmosfera della nascita Betlemme, ma anche i disagi vissuti dal Bambinello. Nel 1223 a Greccio, in Umbria, Francesco per la prima volta arricchì la Messa di Natale con la presenza del primo presepio vivente della storia, episodio poi magistralmente dipinto da Giotto nell’affresco della Basilica Superiore di Assisi. L’opera ideata da San Francesco venne chiamata Presepio. Il successo dell’idea del presepe, propagandata prima dai francescani, poi dai domenicani, ed infine dai gesuiti, fu travolgente e si impose in tutto il mondo cattolico. Il primo vero presepe della storia con personaggi fu creato nel 1280 nella chiesa di Santa Maria Maggiore, a Roma, e fu opera di Arnolfo di Cambio che scolpì otto statuette in legno. Questa usanza divenne così popolare che presto tante altre chiese vi aderirono. Le scene della natività erano spesso ornate con oro, argento, gioielli e pietre preziose.
Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti modellavano statue di legno o terracotta che sistemavano davanti a un fondale riproducente un paesaggio, ambientazione della Natività: venivano esposti solo all’interno delle chiese. Per i primi veri presepi dobbiamo aspettare il XV secolo, quando si diffonde l’usanza di collocare nelle chiese grandi statue permanenti: uno dei più antichi, tuttora esistenti, è il presepe monumentale della Basilica di Santo Stefano a Bologna che viene allestito ogni anno per Natale. Dal XVII secolo il presepe inizia a diffondersi anche nelle case, quelle dei nobili, sotto forma di “soprammobili” o di vere e proprie cappelle in miniatura. Nel XVIII secolo, addirittura, a Napoli si scatenò una vera e propria competizione fra famiglie su chi possiedeva la rappresentazione della nascita del Bambinello più bello: in questo periodo il presepe napoletano raggiunse la celebrità che tutt’oggi conserva, conferendo al tradizionale presepe caratteristiche sempre più “umane”, con l’aggiunta di personaggi della quotidianità. La tradizione del presepe dominò, indisturbata, per tutto il Medioevo e il Rinascimento, fino a quando, intorno al 1700, vennero introdotti i primi presepi meccanici o di movimento, dei quali uno dei primi illustri esempi fu quello costruito da Hans Schlottheim nel 1588 per Cristiano I° di Sassonia. La diffusione a livello popolare si realizzò pienamente nel secolo XIX quando ogni famiglia in occasione del Natale co-
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di Giotto, Filippo Lippi, Piero della Francesca, il Perugino, Dürer, Rembrandt, Poussin, Zurbaran, Murillo, Correggio, Rubens e tanti altri. MarGue
Continua dalla prima pagina
Nella foto un particolare dello splendido ‘Presepe itinerante’, da ammirare a Pavullo, voluto e ideato dal compianto Padre Sebastiano
struiva un presepe in casa riproducendo la Natività secondo i canoni tradizionali con materiali, statuine in gesso o terracotta. Nel frattempo, gli artigiani incaricati di realizzare i presepi si specializzarono divenendo dei veri artisti. Oggi dopo l’affievolirsi della tradizione negli anni ‘60 e ‘70, forse per l’introduzione dell’albero di Natale, il presepe è tornato a fiorire grazie all’impegno di religiosi e privati che con associazioni come quelle degli Amici del Presepe, Musei tipo il Brembo di Dalmine di Bergamo, e con mostre, tipica quella dei 100 Presepi nelle Sale del Bramante di Roma; dell’Arena di Verona, rappresentazioni dal vivo come quelle della rievocazione del primo presepio di S. Francesco a Greccio e i presepi viventi di Rivisondoli in Abruzzo o Revine nel Veneto e soprattutto la produzione di artigiani presepisti, napoletani e siciliani in special modo, eredi delle scuole presepiali del passato, hanno ricondotto nelle case e nelle piazze d’Italia la Natività e tutti i personaggi della simbologia cristiana del presepe. La simbologia del Presepe I primi a descrivere la Natività, così come poi venne rappresentata durante il Medioevo, furono gli evangelisti Luca e Matteo. Nei loro brani c’è già tutta la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo prenderà il nome latino di praesepium. Si narra infatti della umile nascita di Gesù, come riporta Luca, “in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo” (Ev., 2,7); dell’annunzio dato ai pastori; dei Magi venuti da Oriente seguendo la stella per adorare il Bambino, che i prodigi del cielo annunciano già re. All’iconografia originaria, col tempo si aggiunsero altri particolari, tutti a carattere simbolico che non derivano dai Vangeli canonici, che parlano in modo vago della natività, ma da quelli apocrifi e da
arcane tradizioni ormai dimenticate. Il bue a l’asinello, aggiunti da Origene, derivano da un’antica profezia di Isaia: “Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone”. Sebbene Isaia non si riferisse alla nascita del Cristo, l’immagine dei due animali venne utilizzata comunque come simbolo degli ebrei e dei pagani. I Magi erano tre, per scelta di S. Leone Magno, e significarono una duplice interpretazione: quali rappresentanti delle tre età dell’uomo (gioventù, maturità e vecchiaia) e delle tre razze in cui si divide l’umanità (la semita, la giapetica e la camita secondo il racconto biblico). In seguito comparirono anche gli angeli, esempi di creature superiori, i pastori come l’umanità da redimere ed infine Maria e Giuseppe rappresentati in atteggiamento di adorazione proprio per sottolineare la regalità dell’infante. Anche i doni dei Magi sono stati interpretati con riferimento alla duplice natura di Gesù e alla sua regalità: l’incenso, per la sua Divinità, la mirra, per il suo essere uomo, l’oro perché dono riservato ai re. La Natività nell’arte A partire dal IV secolo la Natività divenne uno dei temi dominanti dell’arte religiosa e in questa produzione spiccano per valore artistico: la natività e l’adorazione dei Magi del dittico a cinque parti in avorio e pietre preziose del V° secolo che si ammira nel Duomo di Milano e i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di S. Maria a Venezia, e a Roma quelli delle Basiliche di S. Maria in Trastevere della Basilica di Santa Maria Maggiore, dove già nel 600 esisteva una riproduzione della grotta di Betlemme: «Sancta Maria ad Praesepem». Dal secolo XIV la Natività fu affidata all’estro figurativo degli artisti più famosi che si cimentarono in affreschi, pitture,
In fondo al buio del Natale 2020 la luce di un mondo nuovo ? E siccome non bastava, al termine di un anno che i climatologi-guru avevano sentenziato tra i più secchi della storia da Noè a oggi, su Modena è piovuto due giorni e il terzo giorno si è rotto un argine del Panaro esattamente nel punto dove gli ingegneri idraulici l’avevano previsto; e la cosa è stata, paradossalmente, provvidenziale per la città, perché prima della rottura il Panaro era tanto alto (e le casse d’espansione tanto inefficienti) da riversare le sue acque all’indietro nel Tiepido, facendolo straripare all’altezza della via Emilia e mandando sott’acqua ristoranti, rivendite di auto, fabbriche e negozi. E chi ci governa cosa sa dire? Tranquilli, coi 209 miliardi dell’Europa vi ripagheremo tutto; e se chiuderete le fabbriche daremo noi gli stipendi ai lavoratori senza lavoro; e se darete lavoro al comparto edilizio vi restituiremo il 110 per cento; e se farete spesa senza usare il contante vi rimborseremo il 10% (specie se riusciremo a far funzionare le nostre app); e se non avrete voglia di far niente, eccovi il reddito di cittadinanza, valido anche per chi in garage tiene la Mercedes o per chi fa i lavorsini in nero. Finché paga l’Europa staremo tranquilli; poi, quando si tratterà di restituire i prestiti all’Europa, ci sarà un altro governo e si arrangerà lui. Ma intanto, salutiamo quest’anno che vorremo dimenticare in fretta, e come il venditore dei calendari reso celebre da Leopardi, davanti alle luci natalizie apriamoci comunque alla speranza. Nella pinacoteca di Dresda, tra le cento tele che il duca di Modena dovette vendere a metà Settecento per rimpinguare le casse statali esauste da guerre e miseria, c’è un grande quadro del Correggio (due metri per due e mezzo), conosciuto come “La notte santa”: dipinto nel 1530 per la chiesa di San Prospero a Reggio, acquistato un secolo dopo dagli Estensi e collocato nella “Ducal Galleria”, lì rimase grosso modo cent’anni, per terminare poi le sue peregrinazioni nella raccolta del re di Polonia e Sassonia, dove appunto si trova ancora oggi, scampato anche al criminale bombardamento del febbraio 1945 e alle razzie successive dell’Urss. Come nel racconto del Vangelo, descrive una notte buia: ma nasce il Bambino e viene deposto nella mangiatoia. Gesù si fa luce, e illumina i volti, da un lato della Madonna, dall’altro dei pastori adoranti e più su degli angioletti. Sullo sfondo, dietro la montagna buia, un barlume più pallido lascia presagire che la notte cederà al giorno, “e la luce splenderà sulle tenebre” come nell’annuncio di san Giovanni. Il nostro anno è stato più buio che mai, montagne ostili ci attorniano ancora. Ma per quel Bambino, e per tutti i bambini venuti al mondo in questo travagliato 2020, la luce scenderà di nuovo su noi e prevarrà sulle sciagure umane. Fabio Marri
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Speciale Natale 2020
Dicembre 2020
‘Qualità della vita’: due classifiche molto diverse, a quale credere ?
Su Modena, un pallido ‘Sole’: per non rassegnarsi al disastro Tra il 30 novembre e il 14 dicembre i due quotidiani economici “Italia oggi” e “Il Sole 24 ore” hanno pubblicano le consuete classifiche sul benessere suddivise per province (notare bene, non per città come si tende a interpretare: sebbene alcuni dati siano riferiti ai soli capoluoghi delle 107 province attualmente in vigore). Come sempre, le statistiche non concordano, clamorosamente per le prime posizioni: secondo il quotidiano romano il podio è costituito da Pordenone, Trento e Vicenza, province con tre città medio- piccole a capoluogo; notare che le prime due fanno parte di regioni autonome, e anche nel 2018 erano classificate ai due primi posti seppur a ruoli invertiti, mentre Vicenza era 14^, quasi appaiata – ahi ahi – a Modena. Invece il giornale della Confindustria mette ai primi due posti Bologna (27^ per “Italia oggi”!), di un niente sopra Bolzano (ottava secondo l’altra testata), e al terzo posto Trento. Vicenza sarebbe 25^ perdendo addirittura 11 posizioni rispetto al
“Sole” del 2019; guarda caso, le 11 posizioni che la località berica ha guadagnato secondo “Italia oggi”. Se uno è scettico sulle statistiche, con questi dati è servito, e potrà paragonarli ai commenti dei leader politici dopo ogni elezione, quando nessuno ha mai veramente perso (avete presente le ultime regionali? Il partito che ha perso le Marche pochi mesi dopo aver perso l’Umbria si è presentato come vincitore della tornata). Dunque anche noi modenesi possiamo prendere questi contenuti con le molle, altrimenti inutilizzate sotto il caminetto (perché non possiamo accendere “biomasse”), e scegliere la ‘sentenza’ da buttare prima nel fuoco. Se siamo favorevoli all’attuale e sempiterna amministrazione, e tutto sommato contenti di dove viviamo, prendiamo per buone le classifiche del “Sole” che ci mettono al 15° posto, con ben quattro posizioni recuperate sul 2019. Se invece ci teniamo a dire che non va bene niente, che ci vuole un ribaltone, citiamo “Italia oggi” che ci ha retrocesso
Foto Elis Colombini
al 34° posto quando l’anno scorso eravamo al 15°; poi scendiamo in strada a prendercela col Palazzo. Meno male che il “Sole” ha abolito i ridicoli indicatori climatici, che fino all’anno scorso punivano le zone dove d’inverno faceva molto più freddo che d’estate; e che importava se in una certa area la minima era 30 e la massima 35? Sempre meglio, secondo loro, di dove l’inverno si scendeva sottozero e d’estate si andava a 33: il che puntualmente ci danneggiava rispetto alla Liguria o alla Puglia. In compenso, quest’anno si calcola l’ “Indice di rischio climatico” ovvero “Scenario ad emissioni contenute 2021-2050” (anche le profezie entra-
La direzione Vela porge a tutti sentiti Auguri con gli auspici di un anno migliore !
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no nelle statistiche), classifica vinta da Belluno e che vede la confinante Bolzano al terzultimo posto. Stiano cauti quelli di Cortina prima di votare al referendum per l’annessione al Südtirol: appena di là dalle cime di Lavaredo o del passo Falzarego si sprofonda nel “rischio climatico”. Ma tutto sommato questa “tappa”, intitolata “Ambiente e servizi”, è una delle più favorevoli a Modena: decima assoluta in Italia, davanti perfino a Reggio (ma come, i mitici asili reggiani visitati da tutto il mondo non bastano?), La nostra provincia poi è addirittura seconda (deve essere il piazzamento migliore tra tutti i 90 parametri) per gli enti pubblici che consentono di pagare online: solo la Monza leghista e berlusconiana ci supera. Siamo bravi anche nella “Trasformazione digitale”, più scarsini nell’ “Ecosistema urbano”, dove i nostri vicini di Mantova e di Reggio risultano più bravi. Le stesse statistiche sono spezzettate in più capitoli da “Italia oggi”: se guardiamo la sezione “Ambiente”, Modena è 17^, a causa dei pessimi piazzamenti relativi all’inquinamento dell’aria: per il biossido d’azoto siamo il n° 89, per le PM10 addirittura il 101°. Poi, decidete voi se preferite vivere nella Taranto dell’Ilva, che risulta trentesima, o a Genova 28^. Curioso pure che le classifiche relative alla raccolta dei rifiuti urbani mettano in testa le province con meno kg pro-capite, che cioè consumano meno perché producono meno (o magari buttano il pattume nei fossi): Modena, dove ognuno di noi versa 688 kg di rifiuti l’anno, è nelle dieci “peggiori”. Ci salviamo un po’ per la raccolta differenziata, che sta al 62% del totale (cioè, calcolatrice alla mano, 426 kg a testa); ma certo non siamo incoraggiati
dal funzionamento disastroso delle nostre “isole ecologiche”, dove (per fare l’esempio del “Magnete” di via Mattarella) da mesi non funzionano la pesatura e l’erogazione degli scontrini, e gli addetti rilasciano un foglietto con una cifra un tanto al braccio, quando non invitano i clienti in attesa ad andarsene, perché non riescono a smaltire la coda. Cerchiamo una graduatoria che abbia lo stesso titolo nei due giornali, “Affari e lavoro”. Qui dovremmo essere ben messi; ma non la pensa così “Italia oggi”, che ci mette solo al 29° posto, penultimi in regione (solo Ferrara sarebbe messa peggio di noi), e preceduti in Italia da province come Macerata, Fermo, Grosseto che non avremmo mai considerato. Che succede? Solo quanto a tasso d’occupazione (70%) siamo decimi, mentre per misteriose ragioni precipitiamo al 35° posto per il tasso di disoccupazione (6,5%): da sempliciotti, credevamo che le due cifre fossero in correlazione. Se cerchiamo un riscontro nel “Sole”, la stessa classifica “Affari e lavoro” ci retrocede al 15° posto, in calo rispetto al 2019, senza metterci mai nelle prime cinque in nessuna delle sotto-classifiche. E non ci possiamo consolare troppo neanche nella classifica “Ricchezza e consumi”, da sempre il nostro piatto forte: un modesto 21° posto per il “Sole”, tirato su dalla medaglia di bronzo quanto alla spesa in beni durevoli (3364 euro a testa, +250 sull’anno scorso) e dal 5° posto per il reddito disponibile, 25300 euro a testa (ma i bolognesi ne hanno 2200 in più); depressi però dagli altri parametri. Qui, in controtendenza, ci tratta meglio “Italia oggi”, assegnandoci l’ottavo posto assoluto, con un balzo in avanti di ben 9 posizioni. Valle a capire queste statistiche, specialmente se qui impariamo che il nostro reddito disponibile non è di 25300 ma di 24100 (che comunque ci issano alla quarta posizione assoluta), cui però si somma una “ricchezza patrimoniale” (cioè case e terreni) di 228 mila euro ciascuno. Sì, ma il Covid? Qui casca l’asino, ahinoi: perché le cifre dei due giornali (che per dare un quadro credibile dell’annata dovrebbero essere calcolate non prima di un paio
di mesi), non possono tenere conto degli effetti disastrosi sull’economia cui stiamo assistendo ora. Per sembrare minimamente aggiornate, entrambe le classifiche dichiarano di aver tenuto conto dell’effetto-Covid: ma “Italia oggi” si limita a segnalare le percentuali di casi dichiarati e di decessi durante la prima ondata; mentre il “Sole” sbandiera ben 25 nuovi “indicatori” su 90 messi in relazione all’epidemia (ovviamente, solo dei primi mesi). Col risultato di fornire ossigeno alle asfittiche classifiche del Centro-Sud, meno toccato dal virus nella prima parte dell’anno. Curioso che il “tasso di mortalità” segnali, agli ultimi cinque posti, Bergamo Cremona Lodi Piacenza Pavia (e purtroppo sappiamo tutti che è andata così), ma nella parte alta della classifica metta Prato al terzo posto. La provincia più cinese d’Italia è tra le più immuni (senza bisogno dell’App Immuni né dei quotidiani show televisivi dei virologi alla moda): chiedere a lei perché. Altri parametri del “Sole” sono più da quiz di fascia preserale che da statistiche serie (consumo di calmanti o di farmaci per la depressione): ma sta di fatto che Modena è solo 30^ nella categoria “Demografia e salute”, 28^ nella corrispondente categoria “Popolazione” di “Italia oggi”. Ma se vogliamo aumentare ancora le statistiche del consumo di antidepressivi, ci basterà guardare le graduatorie “Reati e sicurezza” di “Italia oggi”, che ci mette al 74° posto con un ulteriore peggioramento rispetto al poco confortante 67° del 2019; e a “Giustizia e sicurezza” del “Sole”, dove siamo addirittura in 99^ posizione, peggiorando di 22 piazze rispetto all’anno scorso. Non credo sia colpa del Covid se come furti nelle abitazioni siamo i penultimi del Paese, e per il riciclaggio di denaro sporco i terzultimi; mentre “Italia oggi” scopre che siamo 89esimi per le rapine e 91esimi per scippi e borseggi. Consoliamoci, abbiamo guadagnato due posizioni superando – udite udite! - Napoli, dove l’anno scorso ci sono stati 282 scippi ogni centomila abitanti, contro i “soli” 256 di Modena. Coraggio, ce la possiamo fare. Fabio Marri
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