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INDICE PARTE PRIMA

PROGETTO ECOFARM SRS IL PROGETTO PROCESSI PARTECIPATIVI

pag. 3 pag. 5

METODOLOGIA G.O.P.P. O.S.T.

pag. 7 pag. 11

PARTE SECONDA

AGRICOLTURA SOSTENIBILE E AGROENERGIE L’AGRICOLTURA

pag. 13

ALBEROBELLO Albero dei Problemi Albero degli Obiettivi Quadro Logico Chi ha partecipato

pag. 19 pag. 23 pag. 27 pag. 35

PARTE TERZA

MODELLI DI VALORIZZAZIONE E FRUIZIONE DEI CONTESTI URBANI, RURALI ED AGRICOLI IN CHIAVE TURISTICA E SOSTENIBILE IL TURISMO

pag. 45

LOCOROTONDO Prima Giornata Problemi Valori Seconda Giornata Progetti Individuali Progetti Di Gruppo

pag. 49 pag. 51 pag. 53 pag. 57 pag. 59 pag. 67

PARTE QUARTA

CONCLUSIONI

PUTIGNANO Interviste Semi-strutturate

pag. 37

RESTITUZIONE RISULTATI

pag. 43

CREDITI

pag. 73 pag. 75


PENSA SOSTENIBILE! IL NOSTRO TERRITORIO CAMMINA SULLE TUE IDEE La proposta ECOFARM-SRS Sviluppo Rurale Sostenibile vuole rispondere ai bisogni degli attori economici, delle Pubbliche Amministrazioni e dei cittadini dell’Area Vasta “Valle d’Itria” in provincia di Bari (Alberobello, Castellana Grotte, Locorotondo, Monopoli, Noci e Putignano), attraverso azioni di sensibilizzazione, informazione, educazione e comunicazione su tematiche relative alla sostenibilità ambientale. Il tema della sostenibilità ambientale è fondamentale per promuovere un nuovo sviluppo economico e sociale in linea con le specificità del territorio locale e le richieste del mercato. Nello specifico le tematiche ambientali affrontate si declinano su tre ambiti principali: - Agricoltura sostenibile - Agroenergie; - Modelli di valorizzazione e fruizione dei contesti urbani, rurali ed agricoli in chiave turistica e sostenibile; - Contesti Urbani e Paesaggi Ambientali Sostenibili. La metodologia adottata dal progetto ha proposto nuovi strumenti e tecniche di facilitazione, per stimolare approcci integrati ai problemi, ricerca di soluzioni innovative con una partecipazione efficace, per favorire dialogo, approfondimento, consapevolezza, corresponsabilità diffuse, cittadinanza attiva.

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Il percorso seguito si è articolato in tre fasi: - un’indagine di mercato con la quale si sono analizzati e raccolti dati, tendenze, ricerche e riferimenti normativi inerenti i tre ambiti di azione (Agricoltura sostenibile - Agroenergie; Modelli di valorizzazione e fruizione dei contesti urbani, rurali ed agricoli in chiave turistica e sostenibile; Contesti Urbani e Paesaggi Ambientali Sostenibili), alla quale è stata affiancata una Stakeholders Analisys, che ha individuato i differenti portatori di interesse per ciascun ambito e il relativo grado di coinvolgimento. - una fase di ascolto che ha coinvolto gli stakeholders per individuare le aspettative, percezioni e richieste riguardanti la sostenibilità ambientale, le criticità e i problemi dell’operare in ciascun ambito. - un percorso partecipativo, realizzato grazie alle indicazioni emerse dall’indagine, durante il quale cittadini, esperti, imprenditori, associazioni e rappresentanti istituzionali si sono incontrati per analizzare e discutere le criticità e i possibili interventi strategici per promuovere lo sviluppo del territorio, mediante l’utilizzo di metodologie scelte accuratamente per ciascun ambito di indagine. Accanto a queste iniziative, il progetto ha attivato un sito web, per mantenere aperto il dialogo con il pubblico, con l’intento di presentare tutti i materiali di interesse e il programma delle


PROGETTO ECOFARM SRS iniziative. In questo modo, è stato possibile rilevare, da un lato, l’importanza di salvaguardare e diversificare il sistema produttivo in ambito rurale e, dall’altro, la necessità di una informazione, promozione e formazione qualificata e di una maggiore capacità di accedere alle risorse indispensabili per rilanciare l’economia del territorio. Inoltre, l’analisi svolta ha permesso di individuare i problemi e le criticità che affliggono i settori, nonché le possibili strategie attuabili per mitigare tali problemi e promuovere un rilancio reale dello sviluppo socio-economico del territorio con particolare attenzione alla sostenibilità, sia ambientale sia economica. Il tema della sostenibilità ambientale, intesa come qualità delle costruzioni, gestione e riutilizzo dei rifiuti, raccolta delle acque ed energie rinnovabili, è ritenuto fondamentale dagli stakeholders locali, sia per ovviare alle carenze infrastrutturali, che caratterizzano il territorio densamente abitato della Valle d’Itria (capillarità della rete idrica e gas), sia per promuovere un nuovo sviluppo economico e sociale in linea con le specificità del territorio locale e le richieste del mercato (turismo, agricoltura biologica, tutela del patrimonio storicoarchitettonico, etc..).

DESTINATARI: La proposta ECOFARM-SRS Sviluppo Rurale Sostenibile è stata indirizzata a tutti i soggetti che a vario titolo si occupano dei tre ambiti indagati, con l’obiettivo esplicito di coinvolgere il numero più ampio possibile di operatori, al fine di promuovere un approccio inclusivo, capace di esprimere tutte le istanze e i punti di vista di cui ogni operatore è portatore. Nello specifico i destinatari della proposta progettuale sono stati: Soggetti Economici, Imprese, Enti Privati, Associazioni di Categoria, Associazioni No Profit, Ordini Professionali, Enti Locali e Cittadini dei Comuni di Alberobello, Castellana Grotte, Locorotondo, Monopoli, Noci, Putignano.


CITTADINANZA ATTIVA Per dare soluzione ai problemi di una società complessa quale è la nostra, è necessario che i cittadini non siano più destinatari passivi dell’intervento pubblico dell’amministrazione ma, piuttosto, che siano ritenuti risorse strategiche, e in quanto tali la loro partecipazione alle scelte pubbliche deve divenire elemento fondamentale. L’apertura dei processi decisionali ai cittadini - più o meno organizzati - può costituire un modo serio e pertinente per avvicinare istituzioni e società civile, in forma strutturata e mediante l’impiego di metodi e strumenti appropriati. Le pratiche partecipative non sono mai state del tutto estranee alle amministrazioni pubbliche italiane, ma nell’ultimo decennio sono riaffiorate sotto nuove forme, spesso importate dal nord Europa o, più di recente, dall’America Latina. L’Unione europea ha dato il suo contributo dal momento che numerosi programmi comunitari richiedono espressamente alcune modalità di coinvolgimento dei cittadini nella progettazione e nell’attuazione degli interventi. Il valore aggiunto proposto dalle pratiche partecipative deriva dal fatto che progettare con la gente fa sì che ogni cittadino possa essere partecipe delle scelte di trasformazione del territorio, consentendo di affrontare meglio problematiche e decisioni pubbliche rispetto a situazioni sempre più

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caratterizzate da complessità e incertezza (normativa, economica, scientifica, tecnologica, sociale). Il verbo “partecipare” sia nell’uso politico che in quello comune significa da un lato “prendere parte” a un determinato atto o processo, dall’altro “essere parte” di un organismo, di un gruppo, di una comunità. La progettazione partecipata in ambito sociale è una prospettiva metodologica che prevede la collaborazione dei vari attori di una comunità (cittadini o gruppi sociali destinatari di un’iniziativa, amministratori e tecnici) che, attraverso spazi e momenti di elaborazione, sono coinvolti nell’ideazione o nella realizzazione comune di un progetto con ricadute positive sui partecipanti e il loro gruppo di appartenenza1. Il senso di appartenenza, ovvero l’ownership, dei beneficiari di un intervento, è condizione essenziale per garantire il buon esito di qualsiasi iniziativa, infatti solo attraverso il pieno coinvolgimento degli stakeholders è possibile perseguire obiettivi reali, concreti e collettivamente condivisi. Infatti i processi partecipativi permettono di raccogliere più punti vista/ prospettive/bisogni contribuendo così a promuovere interventi maggiormente inclusivi. Promuovere l’approccio partecipativo all’interno delle strategie 1 Martini E.R., Torti A., “Fare lavoro di comunità - riferimenti teorici e strumenti operativi”, Carocci Faber, 2003


PROCESSI PARTECIPATIVI di sviluppo di un territorio consente infatti di avviare un dialogo costante tra le istituzioni e la cittadinanza, restituendo alla comunità un ruolo attivo nella definizione delle politiche e degli interventi sul proprio territorio. Solo garantendo un ruolo di primo piano ai beneficiari, promuovendo il cosiddetto approccio bottom up, è possibile realizzare interventi che abbiano impatto e sostenibilità, ovvero iniziative capaci di produrre un cambiamento, diretto o indiretto, sul territorio, e soprattutto capaci di produrre e riprodurre benefici nel tempo. La progettazione partecipata è un metodo flessibile, utile alla comprensione di un dato processo in atto, efficace nell´indirizzare le decisioni, lo sviluppo di piani di intervento e la soluzione dei problemi. La partecipazione si configura come una modalità per acquisire maggiore consapevolezza della complessità che deve essere governata, infatti la partecipazione è uno strumento importante non solo per chi deve definire e decidere le politiche ma anche per chi svolge un ruolo tecnico perché comunque favorisce la comprensione delle posizioni dei diversi attori. Inoltre la partecipazione è un modo per responsabilizzare i cittadini sulle scelte fatte, per far capire loro che, anche se con incombenze particolari e compiti diversi da quelle delle istituzioni, hanno un ruolo attivo nel sistema sociale e sono attori significativi e responsabili come lo sono le istituzioni.

Un ulteriore risultato che si ottiene dai processi partecipativi è la messa a disposizione di risorse (sia tangibili come denaro o beni, che intangibili come informazioni o saperi) e la creazione di nuove relazioni umane, aumentando così la disponibilità di capitale sociale all’interno della comunità2. Il capitale sociale è prodotto sia in verticale (il rapporto tra cittadini e amministrazioni), che in orizzontale (le relazioni tra i soggetti sociali singoli e collettivi). L’aumento del capitale sociale è collegato alla valorizzazione dell’autogestione, al rafforzamento delle relazioni e alla cooperazione tra cittadini, allo sviluppo del senso di proprietà dei cittadini, al contributo dei cittadini alla risoluzione delle problematiche comunitarie, alla creazione di un clima positivo di fiducia amministrazione-utenti, alla costruzione del senso di comunità3. Ne consegue che il fine della progettazione partecipata non sia solamente quello di affrontare efficacemente un problema, ma anche di costruire delle competenze che rendano i partecipanti più capaci di affrontare insieme le sfide future.

2 Bagnasco A., “Tracce di comunità”, Il mulino, 1999 3 Bobbio L., a cura di, “Amministrare con i cittadini. Viaggio tra le pratiche di partecipazione in Italia”, Soveria Mannelli:Rubettino, 2007


G.O.P.P.

Goal Oriented Project Planning La progettazione orientata agli obiettivi è un metodo innovativo per realizzare incontri di lavoro in cui i diversi attori-chiave ed i beneficiari di un progetto intervengono in maniera partecipativa seguendo una procedura di lavoro strutturata e guidata da un facilitatore. Obiettivo finale di un laboratorio G.O.P.P. è quello di definire una matrice di progettazione in cui l’idea progettuale è sviluppata in tutti gli elementi fondamentali: obiettivi generali, specifici, risultati, attività. I progetti mirano a risolvere i problemi dei beneficiari per trovare soluzioni e migliorare le condizioni di vita. F. Bussi, uno degli studiosi più autorevoli del metodo GOPP, sostiene che “gli attori chiave e i beneficiari di un progetto devono effettuare, in concomitanza con le principali fasi del ciclo del progetto, incontri di analisi e progettazione di gruppo (workshop GOPP), assicurando una dimensione di progettazione e gestione partecipativa ai loro interventi”1. I workshop GOPP sono moderati da facilitatori neutrali rispetto agli interessi degli attori-chiave. La metodologia GOPP è caratterizzata dalle seguenti caratteristiche principali: 1 . La progettazione è orientata agli obiettivi e non alle attività. Ciò significa che si evita che interessi precostituiti 1 Bussi F., “La progettazione integrata con il metodo G.O.P.P.”, Progetto gruppo Srl, 2001

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possano lasciare fuori elementi importanti per la riuscita del progetto. La progettazione per obiettivi è del tipo top-down e si sviluppa dall’alto verso il basso considerando tutti i possibili sotto-obiettivi. 2. La progettazione è concertata, cioè definita sia con l’apporto degli attori-chiave che con quello dei beneficiari finali del progetto, di modo che il progetto finale risulti condiviso e rispondente ai problemi reali dei beneficiari. 3. L’identificazione delle componenti fondamentali del progetto (obiettivi, risultati, attività) viene effettuata durante uno o più incontri di lavoro (workshop) della durata variabile da una giornata a due giornate e mezzo, con la partecipazione degli attori chiave e la conduzione di un animatore/moderatore esterno, che è neutrale rispetto al tema in discussione e agli interessi in gioco. 4. L’identificazione del progetto si sviluppa in due fasi sequenziali: la fase di analisi e quella di progettazione. La prima prevede quattro passaggi: • analisi degli attori chiave; • analisi dei problemi; • analisi degli obiettivi; • identificazione degli ambiti di intervento.


METODOLOGIA La seconda prevede due passaggi: • scelta degli ambiti di intervento; • identificazione del progetto con uno strumento denominato Quadro Logico GLI STRUMENTI: Albero dei problemi Il primo vero passo della progettazione consiste in una identificazione dei problemi che esistono in una determinata situazione o, per meglio dire, relativamente all’entità prescelta. E’ importante chiarire i due termini-chiave che si usano in questa fase di analisi (problema e obiettivo): - un problema è una situazione attuale negativa, - un obiettivo è una situazione positiva futura. E’ quindi importante che i problemi siano formulati a partire dalla realtà, non sulla base di idee, teorie o prefigurando soluzioni, seppure auspicabili. Quanto più l’identificazione dei problemi è basata su gli aspetti concreti e tangibili della realtà, tanto più il lavoro di progettazione sarà di qualità. Le caratteristiche che devono avere i problemi identificati in questa fase sono le seguenti: - reali, basati cioè su fatti concreti e non su idee o opinioni, - oggettivi, basati su fatti certi e, se possibile, dimostrabili,

- espressi in termini negativi, che rappresentino quindi delle condizione negative attuali e non delle soluzioni, - chiari, comprensibili quindi da tutti, - specifici, riferiti cioè a aspetti o elementi precisi (persone, luoghi, tempi, quantità, ecc.). Il metodo GOPP privilegia l’identificazione dei problemi a quella dei bisogni, tipica della cultura formativa e progettuale tradizionale, giacché il problema fotografa una situazione negativa attuale e oggettiva mentre il bisogno esprime un desiderio soggettivo e sottintende già una soluzione. Una corretta individuazione dei problemi e una loro giusta gerarchizzazione in termini di causa-effetto costituisce un elemento fondamentale dell’attività di progettazione. Una volta identificati i problemi, questi si collocano in un diagramma ad albero costruito secondo delle relazioni di causa-effetto dal basso verso l’alto. Albero degli obiettivi Questa fase consiste nel trasformare in positivo l’immagine della realtà attuale (negativa) ottenuta con l’albero dei problemi. Tecnicamente è molto semplice: basta trasformare ogni condizione attuale negativa (problema) in una condizione positiva futura (obiettivo). Così facendo si ottiene l’albero degli obiettivi.


G.O.P.P.

Goal Oriented Project Planning Costruito l’albero degli obiettivi, è opportuno individuare in esso gli ambiti o aree di obiettivi (cluster) affini a seconda delle competenze tecnico-professionali e/o istituzionali necessarie per raggiungerli. Questa sottofase porta a definire quale sarà la vera dimensione o portata del progetto. Infatti è poco probabile che il progetto che si sta identificando possa intervenire in tutti gli ambiti di intervento esistenti nell’albero degli obiettivi. E’ necessario quindi operare una scelta. Normalmente questa scelta è effettuata in maniera negoziata tra gli attori, e i criteri fondamentali in base a cui questi eseguono la scelta sono i seguenti: • interesse strategico; • rispondenza al piano di investimenti dell’organizzazione; • urgenza; • risorse umane disponibili (competenze tecnico-specialistiche); • risorse finanziare; • fattibilità. La matrice di progettazione del Quadro Logico A questo punto è opportuno illustrare lo strumento da utilizzare nella fase di progettazione vera e propria: il Quadro Logico (Logical Framework). Come si è già detto, il Quadro Logico è una matrice di

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progettazione, largamente usata nei programmi promossi dalla Commissione Europea e da altri organismi internazionali, molto utile per definire in maniera chiara i diversi elementi di un intervento progettuale e per visualizzarli in modo efficace, favorendo quindi anche una riflessione comune sul progetto. Prima di presentare il Quadro Logico nel suo formato standard completo, è opportuno spiegare qual è il significato della sua logica di intervento. La logica di intervento è articolata in quattro livelli, legati tra loro da un rapporto di causa effetto in senso verticale, dal basso verso l’alto, secondo il quale le attività portano ai risultati, i risultati conducono al raggiungimento dello scopo del progetto e lo scopo contribuisce al raggiungimento degli obiettivi generali. Di seguito vengono illustrati con maggiore dettaglio i quattro livelli della logica di intervento di un progetto. • Obiettivi Generali. Essi sono i benefici sociali e/o economici di lungo termine per la società in generale (non quindi per i beneficiari del progetto) ai quali il progetto contribuirà, non vengono raggiunti esclusivamente tramite il progetto ma con il contributo di altri interventi. Essi sono attinenti a diversi aspetti di carattere sociale ed economico, pertanto il singolo progetto potrà prevedere più obiettivi generali. Il progetto non è responsabile di raggiungere questi risultati.


METODOLOGIA STRATEGIA

OBIETTIVO GENERALE OBIETTIVO SPECIFICO

RISULTATI ATTESI

ATTIVITA’

INDICATORI

CONDIZIONI ESTERNE

Obiettivo Specifico. Esso indica i benefici o il beneficio tangibile che i beneficiari otterranno mettendo a frutto i servizi che riceveranno nell’ambito del progetto. In particolare, lo scopo del progetto definisce l’aspetto o condizione della vita dei beneficiari che registrerà un miglioramento a seguito dell’utilizzo dei servizi forniti nell’ambito del progetto. Di norma, è opportuno che il progetto stabilisca un solo obiettivo specifico. A differenza degli obiettivi generali, a cui il progetto può contribuire insieme ad altri fattori, il progetto è direttamente responsabile del raggiungimento dell’obiettivo specifico. • Risultati. Questi si riferiscono ai servizi che i beneficiari, o altri soggetti facenti parte del contesto specifico, otterranno a seguito delle attività realizzate nell’ambito del progetto. Essi definiscono cosa i beneficiari saranno in grado di fare, di conoscere o di saper fare grazie alle attività del progetto. I risultati non riguardano le infrastrutture realizzate ma i servizi offerti nell’ambito di tali infrastrutture. • Attività. Tale termine indica le azioni che saranno realizzate nell’ambito del progetto per fornire i servizi necessari ai beneficiari o ad altri soggetti.


O.S.T.

Open Space Technology La tecnica Open Space Technology (O.S.T.) è stata creata nella metà degli anni ’80 da Harrison Owen, un esperto americano di sociologia delle organizzazioni. Si tratta di una tecnica di gestione di workshop che consente a qualsiasi gruppo di persone, in qualsiasi tipo di organizzazione, di rendere incontri e riunioni di lavoro particolarmente interessanti e produttive. La metodologia, che si basa sull’autorganizzazione, permette di far lavorare insieme, su un tema complesso, gruppi con un numero di partecipanti variabile da 5 a 1000 persone. Per organizzare un workshop in O.S.T. non sono necessari relatori e programmi predefiniti, ma tutto è demandato ai partecipanti che propongono e gestiscono in completa autonomia il programma di lavoro attraverso la proposta di temi e problematiche reali e per le quali provano un sincero interesse. Una volta selezionati i temi si organizzano sessioni parallele di gruppo e progressivamente si focalizza la discussione su un argomento di importanza strategica. Alla fine del lavoro, di un giorno o di più giornate, ciascun partecipante avrà il resoconto in cui vengono descritte tutte le discussioni svolte. L’assenza di procedure e di una struttura predefinita, a guardare bene, è solo apparente in quanto l’O.S.T. è un sistema per gestire riunioni ed organizzazioni fortemente strutturato, o meglio, utilizza procedure così naturali e congeniali all’uomo ed

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al suo modo di lavorare da non essere nemmeno notate, e capaci di sostenere il lavoro di gruppi ed organizzazioni. È evidente che ciò che accomuna gli Open Space è la capacità di dare forza, creare efficaci collegamenti, rafforzare la visibilità e la sostenibilità di ciò che sta già accadendo all’interno dell’organizzazione: progettazione ed azione, apprendimento e saper fare, vivo interesse e responsabilità, partecipazione e performance.

COME FUNZIONA

La metodologia vanta vent’anni d’esperienza e più di 60.000 applicazioni in 112 differenti stati. Quando un Open Space comincia i partecipanti non hanno un programma di lavoro, né conoscono l’orario delle diverse sessioni di lavoro. Sanno solo di essere lì per discutere un certo argomento durante un workshop che durerà un certo tempo. Il programma di lavoro è definito dagli stessi partecipanti nella prima sessione del workshop, proponendo liberamente argomenti di discussione su cui vogliono organizzare un gruppo di lavoro. Dopo che ciascun partecipante ha deciso liberamente a quale gruppo/i partecipare, i gruppi dibattono autonomamente e sviluppano proposte sull’argomento in discussione. Ciascun gruppo prepara un breve report sul lavoro svolto che sarà poi raccolto in un rapporto finale distribuito a tutti durante l’ultima sessione


METODOLOGIA del O.S.T. . L’obiettivo finale è duplice: promuovere l’ascolto dei cittadini e l’interazione costruttiva fra tutti i beneficiari del progetto. l lavoro si basa su quattro “principi” ed una sola “legge”. I quattro principi sono: 1. Chiunque venga è la persona giusta: le decisioni che vengono prese durante il lavoro sono opera di coloro che sono presenti. Non serve quindi pensare a chi sarebbe potuto intervenire o chi avremmo dovuto invitare, è molto più utile concentrarsi su quelli che ci sono. La partecipazione all’Open Space Technology dovrebbe essere sempre volontaria, infatti solo chi ha davvero a cuore il tema in discussione si impegnerà a fondo, sia nell’affrontarlo che nelle fasi di implementazione del progetto. 2. Qualsiasi cosa accada è l’unica che possiamo avere: in una particolare situazione, con determinate persone e discutendo di un certo tema, il risultato che si otterrà è l’unico risultato possibile. Le sinergie e gli effetti che possono nascere dall’incontro di quelle persone sono imprevedibili ed irripetibili, per questo chi conduce un Open Space Technology deve rinunciare ad avere il controllo della situazione: tentare di imporre un risultato o un programma di lavoro è controproducente. 3. Quando comincia si comincia: l’aspetto creativo del

metodo. È chiaro che dovranno esserci un inizio ed una fine, ma i processi di apprendimento creativo che avvengono all’interno del gruppo non possono seguire uno schema temporale predefinito. 4. Quando è finita è finita: se ad esempio si hanno a disposizione due ore per trattare un certo argomento, ma la discussione si esaurisce più velocemente del previsto, è inutile continuare a ripetersi, molto meglio dedicare il nostro tempo ad altro. Mentre l’unica legge che regola l’Open Space Technology è la legge dei due piedi. Un nome tanto curioso si deve al fatto che vuole ricordare che tutti hanno due piedi e devono essere pronti ad usarli. Se una persona si trova a conversare di un argomento e non ritiene di poter essere utile, oppure non è interessata, è molto meglio che si alzi e si sposti (su due piedi, per l’appunto) in un altro gruppo dove può essere più utile. Questo atteggiamento non va interpretato come una mancanza di educazione, ma come un modo per migliorare la creatività del lavoro. Alla fine del processo i risultati sono: - Ogni problema è emerso - Ogni problema è stato discusso - Redazione di un istant report - Attivazione di piani d’intervento immediati e a lungo termine.


Agricoltura Sostenibile e Agroenergie Con il termine agricoltura sostenibile ci riferiamo a un approccio differente rispetto a quello tradizionale riguardo le pratiche di gestione e produzione del sistema agricolo, ovvero un modello di produzione a basso impatto ambientale perciò meno intensivo. Il termine “basso impatto” significa non solo la semplice sostituzione di sostanze chimiche ma anche il ripristino e la conservazione delle fertilità fisica, chimica, biologica e la salvaguardia della biodiversità e delle varie forme di vita presenti nel campo coltivato. Detto questo è possibile definire l’agricoltura sostenibile come una pratica agronomica capace di rispettare l’ambiente, la biodiversità e la naturale capacità di assorbimento dei rifiuti della terra, mediante l’uso di tecniche specifiche. L’agricoltura sostenibile è un’espressione riconducibile ad una concezione più ampia di sostenibilità in termini sociali, ambientali ed economici, infatti l’agricoltura sostenibile è quella che, oltre a produrre alimenti e altri prodotti agricoli, è anche: - economicamente vantaggiosa per gli agricoltori, ovvero capace di coniugare tecniche sostenibili con gli obiettivi di efficienza economica e gestionale dell’azienda; - rispettosa dell’ambiente; - socialmente giusta, contribuendo a migliorare la qualità della vita sia degli agricoltori che dell’intera società.

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Chi si occupa di agricoltura sostenibile, privilegia pertanto quei processi naturali che consentono di preservare la “risorsa ambiente”, evitando così il ricorso a pratiche dannose per il suolo (come le lavorazioni intensive) e a sostanze chimiche (pesticidi, ormoni, ecc.) e utilizzando fonti energetiche rinnovabili. In sostanza si può affermare che il principio basilare su cui si fonda l’agricoltura sostenibile è mantenere le caratteristiche funzionali di un ecosistema naturale perseguendo scopi agrari, consapevoli che più ci si discosta da queste funzioni maggiore è la quantità di energie sussidiarie richieste per il suo mantenimento e funzionamento.

CARATTERISTICHE STRUTTURALI

La struttura produttiva agricola pugliese delineata dall’ultimo Censimento dell’Agricoltura (2001) fa emergere un quadro composto da oltre 350.000 aziende agricole. Le aziende agricole della Puglia costituiscono il 14% del totale nazionale a dimostrazione dell’importanza del territorio pugliese per gli insediamenti produttivi del settore primario. D’altra parte, la Puglia è una regione con un territorio prevalentemente pianeggiante che risulta particolarmente favorevole allo sviluppo dell’attività agricola. I caratteri geografici hanno dunque agevolato la localizzazione degli


L’AGRICOLTURA insediamenti produttivi sia agricoli che industriali senza dare comunque origine a squilibri demografici e di sviluppo a livello territoriale che, pur se esistenti, non sono di intensità tale da condizionare il percorso di sviluppo del sistema agroalimentare nel suo complesso. Tipologia Aziende Superficie Totale Aziende con Sau Superficie Agricola Utile (Sau) Sau media aziendale

Puglia

Italia

352.483

Puglia/Italia

2.592.347

14%

1.379.277 19.605.519

7%

352.168

2.553.454

14%

1.249.645 13.206.297

9%

3,55

5,17

-

Tab. 1 Aziende agricole e relativa superficie – Fonte Istat 2001

La Puglia è dunque oggi una regione in cui, all’interno di un sistema di imprese fortemente polverizzato, convivono grandi aziende specializzate in produzioni mediterranee che hanno

tutto l’interesse a volersi proporre sempre di più, non solo sul mercato interno, ma anche su quello internazionale. Nel dettaglio, l’analisi delle caratteristiche strutturali dei sei comuni di riferimento del progetto ECOFARM SRS, ovvero i sei comuni pugliesi afferenti l’AREA VASTA Valle d’Itria, Alberobello, Castellana Grotte, Locorotondo, Monopoli, Noci e Putignano, si è concentrata su due aspetti fondamentali per l’operatività dell’indagine: la distribuzione della superficie agricola utilizzata (SAU) per classi di SAU (espresse in ettari), e l’utilizzazione dei terreni. I suddetti parametri sono stati scelti poiché indicatori delle caratteristiche strutturali del sistema produttivo in campo agricolo e soprattutto perché elementi fondanti per delineare le strategie di sviluppo. Dall’analisi è emerso quanto segue. Per quanto concerne la distribuzione della superficie agricola utilizzata nei comuni di riferimento, emergono due classi modali a cui corrispondono le massime densità di frequenza, la classe 2-5 (ha) e la classe 20-50 (ha), nello specifico per Alberobello, Locorotondo e Monopoli la modalità con maggiore frequenza è la prima, mentre per Noci e Putignano la seconda. Castellana Grotte presenta una situazione particolare infatti la distribuzione ha una concentrazione quasi nulla, sostanzialmente equidistribuita, ad eccezione degli estremi (Rif. Grafico 1).


DISTRIBUZIONE SAU per classi (Ha) 50 45 40

Valori %

35 30 25 20 15 10 5 0 minore di 1

1-2 Alberobello

2-5 Castellana Grotte

5-10

10-20

Locorotondo

20-50 Monopoli

50-100 Noci

oltre 100

Putignano

Grafico 1- Fonte Istat 2000

Anche per quanto riguarda l’utilizzazione dei terreni è possibile raggruppare i comuni in due gruppi, infatti interrogando i dati della tabella 2 si evince come vi sia una netta contrapposizione fra comuni la cui SAU è

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prevalentemente adibita a “coltivazioni legnose agrarie”, come Alberobello, Castellana Grotte, Locorotondo e Monopoli, e comuni che impegnano più della metà della SAU del proprio territorio in “seminativi”, come Noci e Putignano.


L’AGRICOLTURA Seminativi ALBEROBELLO Frequenza percentuale CASTELLANA GROTTE Frequenza percentuale LOCOROTONDO Frequenza percentuale MONOPOLI Frequenza percentuale NOCI Frequenza percentuale PUTIGNANO Frequenza percentuale Tab.2 - Fonte Istat 2001

Coltivazioni legnose agrarie

Prati permanenti e pascoli

Totale

1.314,21

1.671,56

143,3

3.129,07

42

53

5

100

1.122,67

4.660,56

65,09

5.848,32

19

80

1

100

1.754,19

2.640,74

148,08

4.543,01

39

58

3

100

2.606,95

7.777,14

251,35

10.635,44

25

73

2

100

8.496,91

899,41

523,15

9919,47

86

9

5

100

4.223,59

2.482,04

96,14

6801,77

62

36

1

100


Scendendo ulteriormente nel dettaglio, disaggregando il dato per tipologia di coltivazioni legnose agrarie, emerge un’ulteriore dicotomia tra terreni coltivati a uliveto e terreni a frutteto.

ALBEROBELLO Frequenza percentuale CASTELLANA GROTTE Frequenza percentuale LOCOROTONDO Frequenza percentuale MONOPOLI Frequenza percentuale NOCI Frequenza percentuale PUTIGNANO Frequenza percentuale Tab.3 - Fonte Istat 2001

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Vite

Olivo

Fruttiferi

Tot. Coltivazioni legnose agrarie

108,70

1.028,23

534,43

1.671,56

7

62

32

100

71,25

2.189,09

2.379,92

4.660,56

2

47

51

100

641,69

1.644,81

293,41

2.640,74

24

62

11

100

40,34

6.006,14

1.698,53

7.777,14

1

77

22

100

8,60

518,17

363,47

899,41

1

58

40

100

38,46

1.040,99

1.396,20

2.482,04

2

42

56

100


L’AGRICOLTURA Infine i comuni a produzione zootecnica prevalente, ovvero con il valore della produzione zootecnica che supera il 50% della totale produzione agricola comunale, sono: Putignano e Noci. Alla luce di quanto espresso si è deciso di raggruppare i sei comuni di riferimento del progetto ECOFARM SRS, ovvero Alberobello, Castellana Grotte, Locorotondo, Monopoli, Noci e Putignano in due “gruppi di lavoro”, utilizzando come criteri di clusterizzazione le caratteristiche strutturali appunto, e la posizione geografica. Dunque i due gruppi erano così composti: 1° gruppo: Alberobello, Locorotondo e Monopoli. Comuni la cui distribuzione della superficie agricola utilizzata si concentra attorno alla classe modale 2-5 (ha), pertanto appezzamenti frammentati e diffusi sul territorio, nonché prevalentemente adibiti a “coltivazioni legnose agrarie”, nel dettaglio uliveti. 2° gruppo: Castellana Grotte, Putignano e Noci. Questo gruppo è caratterizzato da una profonda similarità tra i comuni di Putignano e di Noci, infatti per entrambi la distribuzione della superficie agricola utilizzata si concentra attorno alla classe modale 20-50 (ha), pertanto appezzamenti ampi prevalentemente adibiti alla produzione zootecnica. Castellana Grotte presenta invece un territorio difforme

rispetto gli altri comuni, infatti la distribuzione della SAU ha una concentrazione quasi nulla, sostanzialmente equidistribuita, ad eccezione degli estremi, ed è prevalentemente adibita a “coltivazioni legnose agrarie”, nel dettaglio a frutteto (ciliegeti prevalentemente). In sostanza l’accorpamento di Castellana Grotte con Putignano e Noci è stato prevalentemente dovuto alla vicinanza territoriale più che alla similitudine degli aspetti strutturali. In conclusione i comuni sono stati raggruppati in due gruppi per realizzare al meglio il processo partecipativo promosso, infatti “Obiettivo finale di un laboratorio G.O.P.P. è quello di definire una matrice di progettazione in cui l’idea progettuale è sviluppata in tutti gli elementi fondamentali obiettivi generali, obiettivi specifici, risultati, attività. I progetti mirano a risolvere i problemi dei beneficiari per trovare soluzioni e migliorare le condizioni di vita”, ciò implica un numero non troppo elevato di partecipanti e soprattutto la condivisione, da parte dei beneficiari, di problemi comuni, reali e oggettivi. Dunque la provenienza da parte dei partecipanti da un comune piuttosto che un altro ne definisce le caratteristiche aziendali, in quanto determinate dalle caratteristiche strutturali del territorio in cui opera, quindi si configurano come portatori di elementi di criticità e problematiche comuni, e di conseguenza di strategie adeguate per il miglioramento del territorio.


Alberobello

ISTITUTO TECNICO AGRARIO “F.GIGANTE” 18 e 19 MARZO 2011

COMUNI: ALBEROBELLO, LOCOROTONDO E MONOPOLI

La metodologia utilizzata per il processo partecipativo inerente i temi dell’agricoltura sostenibile e delle agroenergie è appunto il G.O.P.P.. Come spiegato nella prima parte l’identificazione del progetto si sviluppa in due fasi sequenziali: la fase di analisi e quella di progettazione. La prima prevede quattro passaggi: a. analisi degli attori chiave; b. analisi dei problemi; c. analisi degli obiettivi; d. identificazione degli ambiti di intervento. La seconda prevede due passaggi: 1. scelta degli ambiti di intervento; 2. identificazione del progetto con uno strumento denominato Quadro Logico L’analisi degli attori chiave, tecnicamente chiamata stakeholders analysis, è stata effettuata dal team di progetto per facilitare le fasi successive, infatti i partecipanti invitati a sviluppare le altre fasi sono stati identificati attraverso questa procedura. La stakeholders analysis si è concentrata su due parametri di indagine: l’interesse e l’influenza dei portatori di interesse rispetto al tema, dunque la rilevanza del tema trattato che si declina in funzione dei benefici, dei contribuiti e dei conflitti che possono scaturire ed innescarsi da e tra i diversi

19 18-19 Marzo 2011 - Alberobello


ALBERO DEI PROBLEMI “QUALI PROBLEMI PER L’AGRICOLTURA?”

attori chiave. Durante tutto il processo partecipativo fondamentale è stata la presenza del Dott. Gianfranco Ciola, agronomo del progetto che ha introdotto i partecipanti sul tema dell’agricoltura sostenibile e ha fornito interessanti spunti di discussione durante tutto il processo. L’analisi dei problemi è stata realizzata il primo giorno del processo partecipativo mediante la costruzione del cosiddetto “Albero dei problemi”. La costruzione è iniziata con la somministrazione ai presenti di un domanda, semplice e ampia:

A ciascun partecipante sono stati consegnati dei post-it di colore rosa su cui dovevano scrivere le loro risposte, utilizzando la tecnica della scrittura nascosta. Uniche regole: scrivere chiaro e stampatello, scrivere un solo problema su un solo post-it, scrivere problemi, quindi situazioni concrete, reali e soprattutto negative. Successivamente i partecipanti hanno apposto in maniera casuale le loro risposte sul cartellone. In prima analisi i facilitatori hanno accorpato i post-it che apparivano simili nei contenuti, e posto in evidenza quelli più criptici, ovvero quelli poco chiari o particolarmente complessi. Quindi la fase successiva ha visto coinvolti coloro che avevano scritto questi post-it, che hanno provveduto a esplicitare al meglio le loro idee. Dunque una volta ridefiniti i post-it più complessi ed accorpato quelli comuni si è entrati nella fase più operativa del processo, ovvero la costruzione dell’albero dei problemi, individuando cioè nessi causali tra le problematiche, identificando pertanto un ordine gerarchico tra gli stessi. Visivamente le relazioni di causa effetto sono state rappresentate dal basso verso l’alto, quindi le cause principali posizionate nella parte bassa del cartellone, e gli effetti nella parte alta. L’albero dei problemi costruito è rappresentato nella pagina seguente:


CRISI DEL SETTORE AGRICOLO E ZOOTECNICO

Alberobello

SCARSA VALORIZZAZIONE TIPICITA’ DEL TERRITORIO

BASSA REDDITIVITA’ ECCESSO DI BUROCRAZIA

COMPETITIVITA’ GLOBALE

DIFFERENZIATA GESTIONE DEI COMPARTI

SLEALE CONCORRENZA

NON SOSTENIBILITA’ DELLE PRATICHE AGRICOLE

CARENZA DI INNOVAZIONE INCOMBENZA DEGLI O.G.M. DA ALTRE NAZIONI

21 18-19 Marzo 2011 - Alberobello

SCARSA CURA DEL PAESAGGIO SCARSA INTEGRAZIONE COMMERCIALE

PICCOLE DIMENSIONI AZIENDALI

MANCANZA DI SPIRITO ASSOCIATIVO

DIFFICOLTA’ AD AMPLIARE L’AZIENDA

NON UTILIZZO PRODOTTI LOCALI

NON POTATURA ALBERI

COSTI ELEVATI PER LA POTATURA

CEMENTIFICAZIONE DEL TERRITORIO RURALE DIFFICOLTA’ NORMATIVA DI SMALTIMENTO DEI RESIDUI DELLA POTATURA

PERDITA DELLA CULTURA CONTADINA

RUOLO INADEGUATO DOP

FORMAZIONE INADEGUATA POCA RESPONSABILITA’ DEI CONSUMATORI

CATTIVA PIANIFICAZIONE URBANISTICA DEL TERRITORIO RURALE

EDUCAZIONE ALIMENTARE INADEGUATA


ALBERO DEI PROBLEMI L’eterogeneità delle presenze ha consentito una discussione particolareggiata e specialistica che ha espresso in maniera collettiva alcuni dei problemi che colpiscono l’agricoltura in questo periodo storico. Inoltre gli assessori comunali alle politiche agricole dei comuni di Locorotondo e Alberobello, adottando un atteggiamento propositivo e partecipativo, hanno promosso un confronto diretto e proficuo con gli altri partecipanti. Questo atteggiamento ha permesso soprattutto ai tecnici del settore di esprimere liberamente le proprie perplessità in merito ad alcune scelte strategiche e politiche attuate a più livelli, permettendo una discussione articolata del tema in questione. I problemi emersi, gerarchizzati secondo una logica di causa effetto, sono stati ricondotti a due macrotemi specifici: scarsa redditività dell’agricoltura e scarsa valorizzazione dei prodotti tipici locali. Tali macrotemi sono stati indicati come le cause ultime che concorrono a determinare lo scarso appeal delle settore agricolo per le nuove generazioni. Si può constatare come l’albero prodotto sia costituito da due “ramificazioni” distinte, ma parzialmente intrecciate, ciò dimostra come ogni problematica è fondamentalmente connessa alla situazione di contesto, infatti l’agricoltura, come

attività produttiva non può scindere dal paesaggio, e dunque dalla tutela e valorizzazione del territorio, inteso sia nei suoi caratteri ambientali che antropici. Da una prima analisi emerge chiaramente la percezione che una “coscienza di luogo” esiste in questo territorio, anche se talvolta appare sopita, forse a causa delle criticità più stringenti, e cioè un progetto locale condiviso fondato sull’autoriconoscimento delle caratteristiche identitarie e patrimoniali del luogo. Infatti di particolare interesse sono le criticità inerenti la scarsa valorizzazione delle tipicità del territorio, sia in termini di prodotti enogastronomici (intesi come attenzione alla chiusura della filiera agroalimentare, valorizzazione della qualità e dei prodotti a Km0, delle eccellenze), sia in termini di quelle che possono essere definite le “invarianti strutturali”, ovvero i beni e le relazioni fra gli elementi strutturali che si configurano come caratteri fondativi del luogo. Il riconoscimento condiviso di tali fattori come beni collettivi è il passo fondamentale per ridefinire politiche e strategie di sviluppo atte a riqualificare il territorio come spazio pubblico di cui è necessario prendersi cura.


Alberobello La seconda giornata si è concentrata sulla scelta degli ambiti di intervento e la stesura del Quadro Logico. Prima di analizzare questa parte è necessario fare un passo indietro, infatti la fase di analisi prevede due ulteriori passaggi, ovvero l’ analisi degli obiettivi e l’identificazione degli ambiti di intervento. Questi steps sono stati realizzati dal team di progetto esclusivamente per agevolare la tempistica, infatti avendo solo due giornate a disposizione, ed essendo questa fase puramente riscrittiva, si è scelto di realizzarla al termine della prima giornata. Questa fase ha visto appunto la trascrizione in positivo dell’albero dei problemi, costruendo così “l’albero degli obiettivi”, scaturito dalla trasformazione delle etichette individuate il giorno prima in termini di situazioni positive (obiettivi). E’ importante rilevare che questa semplice trasposizione dei problemi in obiettivi non costituisce l’individuazione degli obiettivi del progetto. Essa semplicemente descrive una raffigurazione positiva della situazione qualora tutti i problemi fossero risolti. Come si vedrà, infatti, il progetto potrà o dovrà scegliere di raggiungere solamente alcuni degli obiettivi così raffigurati. Costruito l’albero degli obiettivi, il team di progetto ha provveduto a individuare in esso gli ambiti di intervento (cluster) affini a seconda delle competenze tecnico-

23 18-19 Marzo 2011 - Alberobello

professionali e/o istituzionali necessarie per raggiungerli. L’identificazione degli ambiti d’intervento ha seguito il naturale ordine espresso dall’albero degli obiettivi, mantenendo le due ramificazioni come macrotemi, dunque le aree di intervento individuate sono state: “aumentare la redditività” e “valorizzare le tipicità del territorio”. Durante la seconda giornata sono state pertanto individuate delle strategie atte a garantire il raggiungimento di specifici obiettivi capaci di modificare l’attuale condizione di stasi del settore.


ALBERO DEGLI OBIETTIVI

RILANCIARE IL SETTORE AGRICOLO E ZOOTECNICO AUMENTARE REDDITIVITA’

VALORIZZARE LE TIPICITA’ DEL TERRITORIO

SNELLIRE L’ITER BUROCRATICO RIDURRE COMPETITIVITA’ GLOBALE

UNIFORMARE LA GESTIONE DEI COMPARTI

REGOLAMENTARE LA CONCORRENZA

RENDERE SOSTENIBILI LE PRATICHE AGRICOLE

PROMUOVERE L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA

RIDURRE LA PRESENZA SUL MERCATO DI O.G.M.

TUTELARE IL PAESAGGIO

MIGLIORARE L’INTEGRAZIONE COMMERCIALE

INCREMENTARE IL VOLUME D’AFFARI

SVILUPPARE LO SPIRITO ASSOCIATIVO

RENDERE SOSTENIBILE LA POTATURA ALBERII

RIDURRE COSTI PER LA POTATURA

FACILITARE L’AMPLIAMENTO AZIENDALE

RILANCIARE I PRODOTTI LOCALI

RIDURRE LA CEMENTIFICAZIONE DEL TERRITORIO RURALE

SEMPLIFICARE LA NORMATIVA DI SMALTIMENTO DEI RESIDUI DELLA POTATURA

RECUPERARE LA CULTURA CONTADINA

RIFORMARE IL SISTEMA DOP e LE COOPERATIVE

PROMUOVERE FORMAZIONE ADEGUATA

RESPONSABILIZZARE I CONSUMATORI MIGLIORARE PIANIFICAZIONE URBANISTICA DEL TERRITORIO RURALE

PROMUOVERE EDUCAZIONE ALIMENTARE ADEGUATA


Alberobello

RILANCIARE IL SETTORE AGRICOLO E ZOOTECNICO

AUMENTARE LA REDDITIVITA’

RENDERE SOSTENIBILE LA POTATURA ALBERI

SNELLIRE L’ITER BUROCRATICO RIDURRE COMPETITIVITA’ GLOBALE

UNIFORMARE LA GESTIONE DEI COMPARTI

REGOLAMENTARE LA CONCORRENZA PROMUOVERE L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA RENDERE SOSTENIBILI LE PRATICHE AGRICOLE

25 18-19 Marzo 2011 - Alberobello

RIDURRE LA PRESENZA SUL MERCATO DI O.G.M.

MIGLIORARE L’INTEGRAZIONE COMMERCIALE

INCREMENTARE IL VOLUME D’AFFARI

SVILUPPARE LO SPIRITO ASSOCIATIVO

RIDURRE I COSTI PER LA POTATURA

FACILITARE L’AMPLIAMENTO AZIENDALE

AGEVOLARE LA NORMATIVA DI SMALTIMENTO DEI RESIDUI DELLA POTATURA


ALBERO DEG1 LI OBIETTIVI

Dopo aver presentato ai partecipanti “l’albero degli obiettivi” si è provveduto ad effettuare una scelta condivisa in merito a quale macrotema sviluppare. I presenti hanno concordato sulla necessità di lavorare tutti insieme sul macrotema “aumentare la redditività”, ipotizzando di analizzare il secondo macrotema, “valorizzare le tipicità del territorio” qualora ci fosse stato il tempo sufficiente. Quindi i facilitatori hanno spiegato ai presenti il Quadro Logico, descrivendo accuratamente ogni voce contenuta nella matrice e fornendo delle definizioni condivise. Durante la compilazione del quadro logico i “rami”


Alberobello dell’albero degli obiettivi selezionati hanno rappresentato il frame di riferimento all’interno del quale sviluppare strategie di sviluppo volte a conseguire, in parte, alla realizzazione dell’obiettivo generale “promuovere il rilancio del settore agricolo e zootecnico”. Consapevoli che una singola strategia progettuale non può concorrere alla realizzazione dell’obiettivo generale, ma può contribuire alla sua attuazione, i partecipanti si sono concentrati sull’obiettivo specifico, ovvero lo scopo unico dell’iniziativa. Dunque individuato come obiettivo specifico “incrementare la redditività del settore agricolo” i partecipanti hanno iniziato a ragionare sui risultati attesi, ovvero sui beni, servizi, decisioni direttamente generati nella fase di realizzazione, in altre parole su ciò che si lascia sul territorio. I partecipanti hanno individuato cinque risultati attesi, ognuno dei quali perseguibile attraverso precise attività. A destra il Quadro Logico prodotto dai partecipanti, nelle pagine a seguire la restituzione grafica dello stesso.

27 18-19 Marzo 2011 - Alberobello


OBIETTIVO GENERALE

PROMUOVERE IL RILANCIO DEL SETTORE AGRICOLO E DEL SETTORE ZOOTECNICO

OBIETTIVO SPECIFICO

INCREMENTARE LA REDDITIVITA’ DEL SETTORE AGRICOLO

RISULTATI

R1. SNELLIMENTO BUROCRATICO

ATTIVITA’

A.1.1. ATTIVITA’ DI ANIMAZIONE TERRITORIALE (gazebi informativi, etc…) A.1.2. CORSO DI ALFABETIZZAZIONE INFORMATICA DEGLI OPERATORI AGRICOLI A.1.3. INFORMATIZZAZIONE DELLE PROCEDURE BUROCRATICHE

QUADRO LOGICO


OBIETTIVO GENERALE

PROMUOVERE IL RILANCIO DEL SETTORE AGRICOLO E DEL SETTORE ZOOTECNICO

OBIETTIVO SPECIFICO

INCREMENTARE LA REDDITIVITA’ DEL SETTORE AGRICOLO

RISULTATI

R2. RIDUZIONE DEI COSTI DI SMALTIMENTO DEGLI SCARTI DI PRODUZIONE

ATTIVITA’

A.2.1. STUDIO DI FATTIBILITÀ SULL’UTILIZZO DELLE BIOMASSE PRESENTI A FINI ENERGETICI A.2.2. ATTIVITÀ DI INFORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE (gazebi informativi, etc…) A.2.3. COSTRUZIONE DI UN CONSORZIO DI FILIERA CORTA, DI TIPO MISTO (SOCIETÀ A CAPITALE PUBBLICO E PRIVATO) CON RUOLO DI RACCORDO CON I PRODUTTORI A.2.4. COSTRUZIONE DI UNA CENTRALE A BIOMASSA

29 18-19 Marzo 2011 - Alberobello


QUADRO LOGICO

OBIETTIVO GENERALE

PROMUOVERE IL RILANCIO DEL SETTORE AGRICOLO E DEL SETTORE ZOOTECNICO

OBIETTIVO SPECIFICO

INCREMENTARE LA REDDITIVITA’ DEL SETTORE AGRICOLO

RISULTATI

R3. MIGLIORATA INTEGRAZIONE COMMERCIALE

ATTIVITA’

A.3.1. ATTIVITÀ DI ANIMAZIONE TERRITORIALE (gazebi informativi, etc…) A.3.2. COSTRUZIONE DI UN CONSORZIO TERRITORIALE CHE PROMUOVA LA COMMERCIALIZZAZIONE DEI PRODOTTI DI AZIENDE DI PICCOLE E MEDIE DIMENSIONI A.3.3. ATTIVAZIONE DI MISURE DI ACCESSO AL CREDITO PER LE PICCOLE IMPRESE A.3.4. ATTIVAZIONE DI UN PROTOCOLLO D’INTESA CAPACE DI COORDINARE PRODUTTORI, TRASFORMATORI E INTERMEDIARI COMMERCIALI DI UN TERRITORIO


OBIETTIVO GENERALE

PROMUOVERE IL RILANCIO DEL SETTORE AGRICOLO E DEL SETTORE ZOOTECNICO

OBIETTIVO SPECIFICO

INCREMENTARE LA REDDITIVITA’ DEL SETTORE AGRICOLO

RISULTATI

R4. PROMUOVERE LO SPIRITO ASSOCIATIVO

ATTIVITA’

A.4.1. ATTIVITÀ DI ANIMAZIONE TERRITORIALE

31 18-19 Marzo 2011 - Alberobello


QUADRO LOGICO

OBIETTIVO GENERALE

PROMUOVERE IL RILANCIO DEL SETTORE AGRICOLO E DEL SETTORE ZOOTECNICO

OBIETTIVO SPECIFICO

INCREMENTARE LA REDDITIVITA’ DEL SETTORE AGRICOLO

RISULTATI

R5. AMMODERNAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE ESISTENTI

ATTIVITA’

A.5.1. STUDIO DI FATTIBILITÀ DELLE INFRASTRUTTURE ESISTENTI A.5.2. COSTRUZIONE E RISTRUTTURAZIONE RETI E CANALIZZAZIONI (ammodernamento ed efficientamento delle reti di distribuzione) A.5.3. RISTRUTTURAZIONE E AMPLIAMENTO VIABILITÀ A.5.4. MIGLIORAMENTO E IMPLEMENTAZIONE DELLE RETI DATI E DELLE RETI FONIA A.5.5. COSTRUZIONE DI IMPIANTO DI DEPURAZIONE DELLE ACQUE REFLUE


Alberobello attraverso azioni coordinate e complementari, affinché sia possibile impostare regole di buon governo che configurino il settore agricolo come quello trainante. Nello specifico appaiono di particolare rilievo i risultati indicati con R2, R3 e R4, poiché si configurano come moltiplicatori di sostenibilità. Infatti il risultato

Dall’analisi del quadro logico prodotto si evince come gli attori chiamati a promuovere lo sviluppo del settore agricolo e zootecnico siano sia le istituzioni, intese come pubbliche amministrazioni ed enti di ricerca, sia soggetti pubblici, come le associazioni di categoria, sia i privati che operano nel settore. Ciò comporta la necessaria integrazione tra tutti coloro che a vario titolo operano all’interno di questo macro settore,

33 18-19 Marzo 2011 - Alberobello

R2. RIDUZIONE DEI COSTI DI SMALTIMENTO DEGLI SCARTI DI PRODUZIONE, integra la sostenibilità economica, ovvero la riduzione di costi elevati per gli operatori agricoli, con la sostenibilità ambientale, promuovendo cioè buone pratiche di gestione del territorio, capaci di sostituirsi alla pratica consuetudinaria del “taglia e brucia”, sanzionata per legge; concorrendo così a promuovere la sostenibilità territoriale, cioè la capacità di un modello insediativo di integrare gli aspetti sociali, economici e ambientali, per contribuire alla realizzazione del benessere di chi abita il territorio. Il risultato R3. MIGLIORATA INTEGRAZIONE COMMERCIALE, si sostanzia attraverso lo sviluppo di quello che può essere definito il “valore aggiunto territoriale”, cioè valorizzare l’unicità del proprio stile di sviluppo, impostando i sistemi produttivi sullo scambio di beni irriproducibili altrove, in altre parole scambio di prodotti tipici in paesaggi tipici. Pertanto la creazione di un


QUADRO LOGICO consorzio territoriale, nonché di un protocollo d’intesa volto a coordinare produttori, trasformatori e intermediari commerciali si configurano come azioni prioritarie per valorizzare e tutelare i saperi produttivi, pratiche di consumo sostenibili e prodotti di qualità. Infine il risultato R4. PROMUOVERE LO SPIRITO ASSOCIATIVO rappresenta verosimilmente l’elemento maggiormente critico, in quanto cardine di tutta la strategia, nonché la criticità maggiormente sentita ed espressa dai partecipanti. A detta degli stessi l’individualismo diffuso si configura come fattore culturalmente determinato e come principale freno per lo sviluppo del territorio, infatti benché sia ormai radicata la consapevolezza che la cooperazione sia l’unica strategia adeguata per risollevare un settore in profonda crisi, si stenta ad agire in questa direzione. Permane uno scarto fra ciò che si promuove a parole e ciò che realmente si realizza nella pratica. Considerare l’individualismo un carattere culturale probabilmente è una forzatura, tuttavia è abbastanza evidente un atteggiamento diffuso verso azioni singole e non concertate, pertanto le azioni di animazioni territoriale previste per conseguire tale risultato si configurano come azioni tanto difficili quanto necessarie.


Martino Santoro

Assessore all’Ambiente e Verde Pubblico, Comune di Locorotondo

Maria Carmela Diddio

Assessore all’Agricoltura, Comune di Alberobello

35 18-19 Marzo 2011 - Alberobello


CHI HA PARTECIPATO


Putignano

LABORATORIO URBANO I MAKE (EX-MACELLO COMUNALE) 26 e 27 MARZO 2011 COMUNI: CASTELLANA GROTTE, NOCI E PUTIGNANO

Il processo partecipativo della due giorni a Putignano prevedeva l’utilizzo della metodologia G.O.P.P. (Goal Oriented Project Planning), così come per il processo realizzato ad Alberobello, tuttavia l’affluenza dei partecipanti è stata tale da indurre il team di facilitatori a modificare la metodologia. Infatti i partecipanti si sono presentati in tempi diversi durante l’arco delle due giornate impedendo così di creare dei gruppi di lavoro tali da poter costruire in maniera condivisa e collettiva “l’albero dei problemi” prima e il “Quadro Logico” poi, pertanto si è provveduto a redarre una traccia di intervista semi-strutturata volta ad indagare le criticità che caratterizzano il settore agricolo e zootecnico e le possibili strategie per rilanciare questo settore produttivo. Per quanto nell’intervista semi-strutturata venga meno il momento di confronto e dialogo fra i partecipanti, tuttavia risulta essere uno strumento utile poiché è possibile godere di una certa discrezionalità nel condurre il rapporto intervistatointervistatore, e nel caso specifico, si è accordato un elevato grado di libertà nel condurre le risposte. La traccia è stata definita sulla base degli argomenti emersi durante il primo processo partecipativo, così da poter comparare i risultati emersi. Le domande erano suddivise in caratteristiche sociografiche di base, domande relative ad atteggiamenti (esplorando opinioni, valutazioni, valori e criticità), domande

37 26-27 Marzo 2011 - Putignano

relative a comportamenti (esplorando azioni e strategie). Le caratteristiche strutturali dei paesi di riferimento essendo molto simili, in particolare per quanto riguarda i comuni di Noci e Putignano, definiscono caratteristiche aziendali, nonché elementi di criticità e problematiche comuni, pertanto è stato possibile rintracciare una certa corrispondenza fra le risposte date dai soggetti intervistati. Ciò ha consentito di riassumere gli atteggiamenti emersi nelle risposte aperte in un numero ridotto di modalità di risposta. L’elevata ricorrenza di alcune risposte ha portato a stilare una sorta di classifica tra le modalità di risposta sintetizzata nel modo seguente, in modo da fornire il giusto peso a ciascun fattore:


INTERVISTE

E

SEMI-STRUTTURAT 1. Quando si parla di sostenibilità in agricoltura spesso le idee sono diverse, o non riconducibili ad una visione unica, lei che ne pensa? Cosa intende per sostenibilità in agricoltura? Rispetto Ambiente e Territorio, equilibrio fra attività antropica e ambiente Rispettare i cicli naturali Valorizzazione dei prodotti tipici attraverso la filiera corta Filiera autosufficiente Biologico

2. Lei ritiene che la sostenibilità ambientale sia compatibile con la redditività economica di un’azienda? No Al momento no In prospettiva si Più redditizio

3. Quali sono i problemi che limitano lo sviluppo dell’agricoltura in questo territorio?

Individualismo Scarsa consapevolezza del proprio patrimonio agricolo Eccessiva Burocrazia Pochi tecnici preparati Mancanza di una centrale a Biogas per risolvere il problema dei liquami di scarto e della gestione dei rifiuti Alti costi dei prodotti primari


Putignano Bassi prezzi del latte Controlli inadeguati Mancanza di un vero approccio imprenditoriale e di formazione adeguata Reti di comunicazione Scarsa programmazione politica Demotivazione fra i giovani che vorrebbero fare agricoltura Servizi di prima urbanizzazione Industria vs Biologico Troppi vincoli Scarsa attenzione alla qualità Approccio assistenzialista da parte dei produttori Eccessivo uso della chimica Scarso peso dell’agricoltura del Sud sul mercato nazionale Mancanza di acqua

4. Parlando con altri operatori abbiamo notato come molti di loro non conoscono il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Puglia e il GAL. Lei li conosce? Che ne pensa? Non conosco SI, ma utile solo alle grandi realtĂ Si, ma la scarsa comunicazione fa dei piccoli produttori degli attori marginali Idealmente interessante, ma nella pratica farraginoso

39 26-27 Marzo 2011 - Putignano


INTERVISTE

E

SEMI-STRUTTURAT 5. Ritiene che la politica, intesa come amministrazione nazionale, regionale e locale, aiuti l’agricoltura? La politica rappresenta solo le multinazionali Relazioni Clientelari Scarso, solo in campagna elettorale La politica non esiste in materia di agricoltura Abbandono, anche se dal punto di vista regionale vi è una parziale attenzione

6. Quali strategie si potrebbero mettere in atto per rilanciare il settore agricolo in questo territorio? Turismo a sostegno del reddito agricolo Associarsi con realtà serie-Cooperazione Informazione Lavorare sull’aspetto culturale Valorizzazione prodotti locali e km0 Formazione Controlli adeguati Seria programmazione politica Incentivi per la tutela del territorio Conoscenza Fare autocritica sulle proprie produzioni


Putignano L’analisi delle modalità di risposta porta ad evidenziare innanzitutto due chiare tendenze inerenti la sostenibilità in agricoltura. In primo luogo è stato possibile rintracciare idee e opinioni abbastanza chiare su ciò che significa fare agricoltura sostenibile, specialmente nella sua accezione ambientale e produttiva, anche se vi è una convergenza che riconduce l’agricoltura sostenibile alla sola agricoltura biologica, probabilmente a causa della maggiore attenzione, sia mediatica che normativa, a questo modo di fare agricoltura. A sostegno di ciò l’opinione di molti intervistati che spesso e volentieri dietro ad una azienda biologica non c’è una vero e proprio stile di vita, ma un uso strumentale dettato dagli incentivi pubblici verso la riconversione biologica delle aziende. In secondo luogo, la convinzione, alquanto radicata, di una mancanza di rimuneratività di un siffatto approccio, infatti per la maggior parte degli intervistati non è possibile, ad oggi, coniugare la redditività economica con la gestione sostenibile delle risorse territoriali. Tale convinzione è a sua volta imputabile al sistema socio-economico attuale che, a detta degli stakeholders intervistati, non risulta essere adatto ad accogliere questo approccio produttivo incentrato sulla ciclicità, la qualità e la valorizzazione del locale, in quanto in antitesi con il sistema economico dominante imperniato sull’industria e sulla produzione intensiva.

41 26-27 Marzo 2011 - Putignano

Affrontando i problemi che affliggono il settore agricolo e zootecnico si ritrovano, tra le risposte con maggiore frequenza, elementi emersi durante il processo partecipativo di Alberobello, nello specifico “Individualismo”, “Eccessiva Burocrazia” e “Mancanza di una centrale a Biogas per risolvere il problema dei liquami di scarto e della gestione dei rifiuti”. Di particolare rilievo è il fattore “Individualismo”, infatti a detta di tutti gli stakeholders intervistati, tale elemento assume una portata culturale, radicato a tal punto nel territorio da determinare il fallimento di azioni avviate in forma consortile nel passato, nonché di impedire la costruzione odierna di reti e di rapporti di prossimità fra i produttori, trasformatori e consumatori. Altro elemento comune con quanto emerso ad Alberobello è, come già accennato, “Mancanza di una centrale a Biogas per risolvere il problema dei liquami di scarto e della gestione dei rifiuti”, da notare che questo elemento, all’interno della matrice del Quadro Logico costruito, diviene un risultato atteso, cioè un servizio da realizzare sul territorio. Pertanto la ricorrenza con cui si presenta tra gli intervistati sottolinea ulteriormente la necessità, realmente sentita, di un sistema capace di risolvere una questione spinosa come quella dello smaltimento degli scarti di produzione capace di abbattere i costi e produrre benefici diffusi sul territorio. Infine l’“Eccessiva


INTERVISTE

E

SEMI-STRUTTURAT Burocrazia” rappresenta un ulteriore elemento di criticità diffuso in quanto l’adempimento delle pratiche burocratiche è percepito come un’incombenza in conflitto con l’attività produttiva, in buona sostanza un’occupazione complessa che sottrae tempo all’attività produttiva in senso stretto. Tra le criticità evidenziate dagli attori intervistati si rintracciano ulteriori elementi in comune con quanto emerso nel processo partecipativo di Alberobello, come la bassa rimuneratività del settore, lo scarso appeal per le nuove generazioni, la scarsa valorizzazione del patrimonio paesaggistico e del prodotto locale di qualità. Questi elementi si declinano specificatamente sull’attività zootecnica che rappresenta il settore produttivo più consistente in questi comuni, in particolare per i Comuni di Noci e Putignano. Altro elemento di notevole interesse è la totale assenza di fiducia nella politica in senso lato, e specificatamente negli istituti ed enti preposti ad incentivare lo sviluppo del settore agricolo. Tale sfiducia ha addirittura indotto alcuni degli intervistati a non interessarsi di strumenti e piani di sviluppo rurale, come il GAL e il PSR, addirittura a considerarli dei grandi apparati burocratici capaci solamente di togliere risorse utili all’agricoltura, quindi un ulteriore zavorra ad un settore in crisi e non un volano di sviluppo.

Infine tra le strategie emerse per rilanciare il settore agricolo in questo territorio quelle maggiormente individuate dagli intervistati sono nell’ordine: la promozione dello spirito associativo e cooperativistico, che si concentra su quello che può essere legittimamente definito un cambiamento culturale importante, la valorizzazione del prodotto locale e a Km0, che implica a sua volta la tutela e la cura del patrimonio ambientale, storico e antropico, attraverso azioni mirate come la creazione di un marchio territoriale e formazione (educazione al gusto e percorsi didattici), il miglioramento delle procedure di controllo, la promozione dell’agricoltura sociale, attraverso normative adeguate volte ad incentivare il consumo di prodotti provenienti da cooperative sociali, la promozione di attività turistiche come forme di integrazione del reddito agricolo. Quest’ultima strategia sembra essere quella maggiormente attuata in questo territorio, infatti è stato possibile rintracciare in molti la consapevolezza della propria unicità culturale, paesaggistica e ambientale che fornisce la spendibilità del territorio all’interno di un mercato in continua crescita, quello del cosiddetto “turismo rurale”.


Alberobello

ISTITUTO TECNICO AGRARIO “F.GIGANTE” 1° APRILE 2011 – agro energie”, e la presentazione di good practices. La restituzione dei risultati rappresenta un momento fondamentale all’interno dei processi partecipativi poiché consente un confronto “rinegoziativo” tra l’elaborazione delle proposte per lo sviluppo futuro effettuata dai facilitatori e le idee dei cittadini che hanno partecipato agli incontri. Un ulteriore momento di condivisione quindi, sostanziato dalla presentazione di alcune buone pratiche attivate sul territorio di riferimento del progetto ECOFARM SRS, che per specificità rappresentano delle importanti soluzioni di gestione del territorio in chiave eco-sostenibile. Sono intervenuti: - Paolo Vinella per “HERBORA” - cooperativa sociale di tipo B, produzione agricola biologica; - Paolo Belloni per “I GIARDINI DI POMONA”, conservatorio botanico per la valorizzazione della agrobiodiversità; In data venerdì 1 Aprile si è svolto presso l’Istituto Tecnico Agrario di Alberobello un incontro aperto a tutti partecipanti del progetto Ecofarm SRS, nonché a tutti i portatori di interesse che operano nei sei comuni di riferimento del progetto. Tale incontro aveva un duplice scopo, la restituzione dei risultati del processo partecipativo inerente il tema “agricoltura sostenibile

43 1 Aprile 2011 - Alberobello

- Gianfranco Ciola per “Il PARCO REGIONALE NATURALE DELLE DUNE COSTIERE”; - Donato De Giorgio per il “CONSIGLIO PER LA RICERCA E LA SPERIMENTAZIONE IN AGRICOLTURA” della facoltà di agraria dell’Università degli Studi di Bari – Progetto di sostenibilità di filiere bioenergetiche per valorizzare le aree semi-marginali e marginali del comprensorio meridionale.


RESTITUZIONE RISULTATI

Paolo Vinella

Gianfranco Ciola

Paolo Belloni

Donato De Giorgio


Modelli di valorizzazione e fruizione dei contesti urbani rurali ed agricoli in chiave turistica e sostenibile Alla vigilia degli anni Novanta, in relazione alla cresciuta consapevolezza nella popolazione mondiale dei rischi ambientali con i quali il nostro Pianeta doveva confrontarsi, si è cominciato a pensare ad un’idea di turismo in chiave sostenibile. La commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo, nel rapporto Bruntdland, ha così definito lo sviluppo sostenibile: “uno sviluppo capace di rispondere ai bisogni delle generazioni future, senza compromettere la capacità di queste di rispondere ai propri”. In maniera sintetica le caratteristiche del turismo sostenibile possono così essere elencate: •

DUREVOLE: non si basa sulla crescita a breve termine della domanda ma sugli effetti a medio-lungo termine del modello turistico adottato, cercando di armonizzare la crescita economica con la conservazione dell’ambiente e dell’identità locale, fattori che costituiscono il principio attivo dello sviluppo turistico nel tempo. DIMENSIONATO E RISPETTOSO DELL’AMBIENTE: dimensionato nel tempo, per ridurre gli effetti legati alla stagionalità, e nello spazio, individuando la capacità d’accoglienza del territorio e limitando l’affluenza dei turisti in funzione delle caratteristiche fisiche dei luoghi.

45 9-10 Aprile 2011 - Locorotondo

Si definisce così una soglia dei visitatori atta a garantire la conservazione degli spazi e la qualità dell’esperienza turistica •

INTEGRATO E DIVERSIFICATO: l’offerta turistica deve essere il risultato naturale delle risorse locali. Il turismo non può essere un elemento estraneo all’identità del luogo ma un elemento integrato alla ricchezza culturale ed economica dello stesso. In questo senso la “monocultura turistica” deve essere sostituita con dei modelli diversificati in cui il turismo occupi una parte importante della struttura economica. Inoltre, il modello turistico sostenibile è aperto al territorio circostante in modo che gli spazi naturali delle località vicine facciano parte della medesima offerta turistica. La diversità urbana, paesaggistica e naturale dell’insieme rafforza, infatti, l’attrattiva dell’offerta.

PIANIFICATO: implica un’analisi attenta delle condizioni presenti e delle prospettive future, a cui è necessario integrare, al momento della decisione, la disamina delle diverse variabili che interagiscono con il processo turistico.

ECONOMICAMENTE VITALE: si propone quale modello alternativo che non rinuncia alla vitalità economica e alla ricerca del benessere della comunità locale. Non si pone come priorità la crescita rapida dei redditi turistici, ma la na-


IL TURISMO Occupazione Camere

tura e la vitalità nel tempo degli investimenti.

90 80 70 60 50 40 30 20

Media Italia

Dicembre

Novembre

Ottobre

Settembre

Agosto

Luglio

Giugno

0

Maggio

10 Aprile

Durante il forum del turismo 2006 organizzato dalla regione Puglia, è stato presentato il rapporto Impresa Turismo Puglia 2006, prodotto dall’ISNART, dal quale emerge una domanda turistica fortemente condizionata dalla stagionalità. Dai seguenti grafici, inoltre, si evince come la domanda turistica pugliese non si discosta particolarmente da quella nazionale e di come la Puglia si stia consolidando come un territorio particolarmente attrattivo per i turisti italiani e stranieri.

100

Marzo

LA SITUAZIONE IN PUGLIA

confronto tra Italia e Puglia, 2005

Febbraio

PARTECIPATO: in quanto tutti i soggetti devono essere coinvolti nei processi decisionali riguardanti lo sviluppo del territorio e collaborare alla sua realizzazione.

Gennaio

Media Puglia

Fonte: Osservatorio Nazionale sul Turismo Italiano-Unioncamere/Isnart


Nel periodo 2005-2008, infatti, la Puglia si è posizionata, nel trimestre luglio-settembre al sesto posto nella classifica delle regioni italiane ospitanti per viaggi di quattro o più notti. Nel 2008 tale dato è stato confermato e il gap tra Toscana e Puglia si è ridotto al 1,4%.

Vacanza 1-3 notti

Lombardia Toscana Lazio

Vacanza

4 o più notti

11,7 Sardegna 11 Toscana 10,7 Emilia Romagna

Emilia Romagna

7,8 Sicilia

Veneto

7,5 Campania

Campania

7,4 Puglia

Piemonte

6 Calabria

Vacanza

9-10 Aprile 2011 - Locorotondo

Totale Viaggi

9,3 Toscana

10 Lombardia

20,2 Lombardia

8,6 Lombardia

8,8 Lazio

17,3 Lazio

9,8

8,1 Lazio

8,7 Emilia Romagna

10,1 Toscana

9,5

8 Emilia Romagna

10,2

7,9 Veneto

7,9 Emilia Romagna

8,2

7,2 Campania

7,3 Toscana

6,4 Veneto

7,2

7,2 Veneto

7,1 Piemonte

5,7 Campania

6,7 Sicilia

4,7 Sicilia

7 Sicilia

Fonte: indagine ISTAT Viaggi e Vacanze in Italia e all’estero-Anno 2008

47

Lavoro

7 6,5


IL TURISMO La consistenza del turismo pugliese è ribadita dai dati relativi all’occupazione che nel 2006 ha riscontrato un saldo positivo di 580 assunzioni per il settore “Alberghi, ristoranti e servizi turistici”, che rappresenta il 4,3% sul totale Italia e il 7,7% sul totale Puglia1. Il trend positivo è confermato dal rapporto imprese iscritte e cessate, che vede 1,4 imprese iscritte per ogni impresa cessata, che mostra una natalità di imprese maggiormente dinamica rispetto al resto d’Italia2. La similitudine della curva della domanda turistica tra Italia e Puglia, se da un lato rappresenta un fattore assolutamente positivo, dall’altro evidenzia come sia l’offerta turistica italiana, sia quella pugliese, non hanno ancora realizzato il passaggio dal generico allo specializzato per prodotti, infatti i singoli territori devono ancora sviluppare una logica di promozione per “motivazioni” anziché incentrata su prodotti turistici che sono in grado di offrire. Rimane predominante l’approccio del cosiddetto “turismo di massa”, che cerca di intercettare i grandi flussi di vacanzieri, e non si è ancora diffusa l’idea di un “turismo individuale”, che predilige la persona e la cui offerta sia capace di suscitare diverse idee di vacanza per 1 2

Fonte Impresa Turismo Rapporto 2006 a cura dell’Isnart. Ibidem.

diverse tipologie di turisti. Di conseguenza, non vi è la convinzione che il turista abbia oramai sviluppato un’adeguata cultura del consumo, capace di promuovere una domanda che non è più di massa, non è più nicchia, ma si configura come una “massa di nicchie”. A questo proposito è emblematico l’esempio delle tematiche ambientaliste che si riflettono sempre più sui consumi turistici, favorendo la richiesta di forme di accoglienza a basso impatto sulla natura, sulle popolazioni, sui sistemi locali. Se si considera la provenienza di questa tipologia di turisti si osserva che per il 41,3 % sono pugliesi, per il 38,6% sono italiani e per il 16,3% europei3. Quindi è un turismo regionale, ma in forte crescita a livello nazionale ed europeo. Se poi consideriamo il fattore crisi economica, che sta drasticamente cambiando le abitudini di spesa delle popolazioni del vecchio continente, vedremo che dal 2008 le vacanze brevi hanno superato quelle lunghe e rappresentano un vero e proprio nuovo corso, che deve necessariamente cambiare gradualmente il modo di fare offerta. Inoltre, ad oggi, gran parte della domanda turistica rimane insoddisfatta a causa dell’assenza, che in alcuni casi si traduce con inefficienza, di attività di comunicazione e promozione adeguate, di prodotti e soluzioni innovative. 3

Settimo Rapporto ECOTUR Turismo-Natura, InFiera, 2010


Locorotondo

VILLA MITOLO 9 e 10 APRILE 2011 La tecnica prevista per la gestione del processo partecipato “modelli di valorizzazione e fruizione dei contesti urbani, rurali ed agricoli in chiave turistica e sostenibile” era l’Open Space Tecnology, ma il numero esiguo dei partecipanti ha portato i facilitatori ad attivare una metodologia differente. Si è scelto infatti di lavorare, nella prima giornata, con un Metaplan, per favorire un approccio interattivo in cui si combinino principi generali e particolari di specifiche circostanze. L’inizio dei lavori è stato preceduto da un breve intervento dell’architetto Francesco Maiorano che ha introdotto il tema della sostenibilità in ambito turistico. L’architetto, citando il lavoro fatto con l’associazione Borghi Autentici d’Italia, ha sottolineato come il concetto di sostenibilità in materia di turismo non può non avere come comune denominatore il recupero dei ritmi naturali dei territori. La rianimazione dei centri storici, quindi, appare come una tappa obbligata così come la logica di un’ospitalità che si prefigge di comunicare la propria cultura tralasciando strumentalizzazioni di ogni sorta. L’architetto Maiorano ha infine sottolineato la necessità di guardare al turismo in chiave sociale, come strumento per una perfetta armonia della società. Dopo questa breve introduzione si è passati alla fase operativa dei lavori. Il primo compito assegnato ai partecipanti dai facilitatori è stato quello di individuare, con l’utilizzo della

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PRIMA GIORNATA tecnica della scrittura nascosta sui post-it, i problemi che, secondo la loro esperienza, frenano lo sviluppo del turismo sostenibile nei sei comuni di riferimento. Nella fase successiva del lavoro i facilitatori e i partecipanti, dopo un proficuo dibattito, hanno raggruppato i diversi problemi individuati in cluster, ovvero in alcune macro-aree logiche. Nello specifico, i problemi individuati sono stati suddivisi in cinque distinte macroaree mentre la dimensione politica è stata considerata come una condizione esterna capace di influire esclusivamente in modo negativo sullo sviluppo del territorio: 1. 2. 3. 4. 5.

Scarsa attenzione alla qualità del territorio; Assenza di servizi turistici; Difficoltà relazionali; Inadeguata mobilità; Consapevolezza incompiuta della prospettiva.

Di queste, la prima macroarea, se si considera il numero di problemi che la compongono, è quella più sentita dai cittadini partecipanti insieme a quella delle difficoltà

relazionali. Ciò implica quanto sia radicata, negli abitanti, la consapevolezza di come lo sviluppo, che questa area geografica sta conoscendo, non è consono alle caratteristiche ambientali e socio-economiche della stessa e di come una mancata cultura della cooperazione favorisca tutto ciò. Inoltre, un peso rilevante per la mancata crescita del settore turistico in chiave sostenibile viene attribuito alla assenza di servizi, soprattutto relativi alla mobilità, capaci di soddisfare i bisogni individuali dei turisti, ma allo stesso tempo degli stessi cittadini. Appare quindi evidente come sia chiara, nella popolazione locale, la consapevolezza che valorizzare il territorio per favorire un turismo rispettoso dello stesso produca benefici soprattutto per le popolazioni locali. Una considerazione particolare merita la concezione della politica, paragonata ad una semplice condizione esterna, che influisce in maniera altalenante sulla quotidianità, senza un approccio chiaro e organico, figlio di una attenta programmazione. Il distacco tra governanti e governati appare dunque netto e lo stesso concetto di politica si sta pian piano svuotando del suo contenuto originario.


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-Poca attenzione per il concetto di bellezza -Mancanza di una normativa adeguata per il turismo sostenibile; -Piani urbanistici non adeguati; -Sviluppo urbanistico caotico; -Presenza detrattori paesaggistici; -Viabilità storica in abbandono; -Scarsa tutela della viabilità lenta; -Centro storico poco attrattivo; -Centro storico non valorizzato; -Senilità dei centri storici; -Consumo di suolo; -Patrimonio architettonico in abbandono; -Controllo sociale.

Scarsa attenzione alla qualità del territorio

-Servizio interpretariato; -Noleggio mezzi di trasporto sostenibili; -Guide turistiche; -Carenza servizio transfer; -Assenza di regolamentazione guide turistiche

Assenza di servizi turistici

-Individualismo diffuso; -Mancanza di lavoro in rete; -Individualismo; -Eccessivo individualismo e scarsa capacità di fare sistema; -Scarsa capacità di fare rete; -Non c’è collaborazione tra le strutture ricettive.

Aspetto culturale

-Trasporti pubblici inadeguati; -Troppe auto; -Assenza mezzi pubblici in contrada; -Assenza trasporto pubblico per target turistico

PROBLEMI

Traffico, mezzi pubblici -Ingerenza della politica nelle sue forme peggiori nello sviluppo del territorio; -Poco rispetto delle peculiarità del territorio; -Scarsa attitudine degli operatori alla sostenibilità; -Target di riferimento (turismo di massa); -Turismo per 8 su 12 mesi;

Inconsapevolezza prospettive del turismo sostenibile

-Poca capacità di valorizzazione da parte degli amministratori.

-Poco rispetto delle regole; -Scarsa attenzione ai temi ambientali.


Successivamente si è chiesto ai partecipanti di individuare, sempre con la tecnica della scrittura nascosta sui post-it, i valori che, se opportunamente potenziati, potrebbero contribuire allo sviluppo del turismo in questo territorio. Si è proceduto utilizzando la medesima tecnica impiegata per i problemi, quindi si sono prima individuati i valori e successivamente sono stati clusterizzati. I valori sono stati così suddivisi in sette macroaree, di seguito elencate: 1.

GAL;

2.

Diffusione saperi taciti;

3.

Produzione locale;

4.

Piccola ospitalità diffusa;

5.

Paesaggio unico uomo-natura;

6.

Ospitalità;

7.

Attrattiva.

Appare estremamente rilevante come la piena consapevolezza dell’unicità del territorio, sia dal punto di vista paesaggistico che culturale, sia un valore ampiamente condiviso e può rappresentare la base comune dalla quale generare una nuova

53 9-10 Aprile 2011 - Locorotondo


VALORI idea di sviluppo. Così come appare decisamente interessante la concezione che alcuni partecipanti hanno dimostrato di avere riguardo ai Gruppi di Azione Locale. Infatti, nonostante lo scetticismo, palesato nella fase precedente dei lavori, circa le politiche territoriali, e nonostante la potenziale minaccia di una deriva burocratica di questi strumenti, i GAL sono considerati i potenziali promotori dello sviluppo locale. In realtà ciò ribadisce quanto la matrice assistenzialista e clientelare della politica attuata storicamente nelle regioni meridionali sia ancora forte e di come il giudizio del cittadino muti a seconda del vantaggio individuale e non collettivo di cui può potenzialmente godere. Altro importante fattore che emerge dall’analisi valoriale è che i cittadini di questo territorio, considerando cruciali valori come la piccola ospitalità diffusa e la tipicità delle produzioni locali, hanno in realtà fatto una scelta sulla strategia da seguire, ma necessitano di una vera e propria regia istituzionale per attivarla.


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-Valorizzazione delle tradizioni popolari; -Conoscere attraverso laboratori (es. bimbi); -Aumento della percezione dei giovani; -Divulgazione del patrimonio naturale, artistico e naturalistico.

Diffusione saperi taciti

-Paesaggio rurale; -Paesaggio; -Colori e forme della natura e del paesaggio agrario; -Bellezza delle peculiarità territoriali; -Risorse storico-culturali (paesaggio rurale); -Architettura tradizionale in pietra a secco; -Patrimonio architettonico e storico; -Presenza di beni ambientali e culturali diffusi sul territorio; -Diffusione capillare attrattori turistici; -Immensa rete di viabilità secondaria.

Paesaggio unico uomo-natura -Enogastronomia; -Prodotti tipici di qualità; -KM0.

Produzione locale

-Attrattiva; -Suggestioni 360 gradi.

Attrattiva

VALORI -Gentilezza; -Forte senso dell’ospitalità; -Ospitalità

Ospitalità

-Ospitalità in BeB; -Ricettività diffusa; -BeB diffusi nell’area rurale; -Crescita quantitativa dell’offerta turistica; -Personalizzazione delle strutture medio-piccole.

Piccola Ospitalità diffusa

G.A.L.


OBIETTIVI

PROBLEMI

VALORI

SCARSA ATTENZIONE ALLA QUALITÀ DEL TERRITORIO

AUMENTATA QUALITA’ TERRITORIALE

-Poca attenzione per il concetto di bellezza -Presenza detrattori paesaggistici; -Patrimonio architettonico in abbandono; -Viabilità storica in abbandono; -Scarsa tutela della viabilità lenta; -Centro storico poco attrattivo; -Centro storico non valorizzato; -Senilità dei centri storici; -Consumo di suolo; -Piani urbanistici non adeguati; -Sviluppo urbanistico caotico; -Mancanza di una normativa adeguata per il turismo sostenibile;

-Attenzione alla bellezza -Patrimonio architettonico recuperato; -Tutela viabilità lenta; -Centro storico attrattivo e vitale; -Poco consumo di suolo; -Strumenti urbanistici adeguati; -Normativa di assetto territoriale adeguata per il turismo sostenibile;

PAESAGGIO RURALE

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IMMENSA RETE DI VIABILITA’ SECONDARIA

PAESAGGIO UNICO UOMO/NATURA

ARCHITETTURA TRADIZIONALE IN PIETRA A SECCO


SECONDA GIORNATA Il secondo giorno di lavoro è stato dedicato alla definizione di vere e proprie strategie progettuali capaci di suggerire un futuro, partendo da una differente idea di sviluppo. Dopo la prima giornata di lavori basata sull’analisi della situazione attuale, i facilitatori hanno invitato i partecipanti a pensare quali tra i valori individuati potessero favorire la risoluzione dei problemi emersi nella prima giornata. Tale operazione è stata supportata dalla trasformazione dei problemi in obiettivi raggiunti, quindi una trascrizione in termini positivi di mancanze attualmente presenti sul territorio. I facilitatori avevano precedentemente trasformato gli elementi contenuti nel cluster “Scarsa attenzione alla qualità del territorio” solo a titolo esemplificativo, ma il valore evocativo nonché il vasto consenso che questo macrotema ha incontrato sin dal primo giorno, ha indotto i partecipanti a focalizzare l’attenzione proprio su questi elementi di criticità.


Progetti Inviduali Quindi dopo aver identificato questi elementi come possibili strategie si è cercato di individuare gli elementi valoriali che potessero acquisire un ruolo centrale all’interno delle idee progettuali, in quanto elementi su cui far leva per perseguire l’obiettivo. I valori scelti dai partecipanti sono stati: paesaggio rurale, immensa rete di viabilità secondaria, simbiosi uomo/natura, architettura tradizionale in pietra a secco Le correlazioni individuate hanno condotto i partecipanti di fronte ad un’ulteriore scelta: tra gli obiettivi proposti all’interno del cluster scegliere quelli considerati maggiormente utili e/o interessanti, quindi elaborare proposte progettuali individuali capaci di perseguire l’obiettivo prescelto, valorizzando gli elementi positivi già presenti sul territorio. I partecipanti hanno così posto le basi per l’individuazione di futuri scenari di sviluppo del territorio, infatti è stato chiesto loro di scrivere dei micro progetti indicando contenuti principali, attuatori, beneficiari e ricadute sul territorio. Al termine della stesura ognuno ha presentato al gruppo la propria idea, rispondendo ad eventuali domande.

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p TRATTURANDO Contenuti principali dell’IDEA PROGETTO

L’idea progettuale intende valorizzare e recuperare la viabilità storica, ovvero i tratturi. La prima fase prevede una ricognizione della viabilità antica, con mappatura relativa. La mappatura consentirà di effettuare delle scelte sui tratti da rivalutare. Pertanto vi saranno delle attività volte al ripristino degli stessi, tale da consentire una fruizione adeguata. Inserimento di cartellonistica.

Attuatori, beneficiari, ricadute sul territorio

• • •

Amministrazione locale; Associazioni; Cittadini, turisti e operatori turistici.

Valorizzazione e recupero della viabilità, aumento della qualità ambientale e paesaggistica.

Tutela Via bilità lenta


p CONTRADA OSPITALE Contenuti principali dell’IDEA PROGETTO

Attuatori, beneficiari, ricadute sul territorio

Valorizzazione delle contrade attraverso lo sviluppo di “comunità ospitali”: • Riqualificare in senso sostenibile gli immobili non usati, in stato di degrado, abbandonati; • Creare almeno 80/90 posti letto; • Ristrutturare/sistemare immobili da adibire a CAT (Centro di Accoglienza Turistica); • Riqualificare la rete viaria secondaria che “lega le contrade”; • Implementare un PERCORSO ATTIVO DI PARTECIPAZIONE – informazione e consapevolezza; • Potenziare il “CAPITALE SOCIALE” attraverso corsi professionali legati all’ospitalità locale; • Avviare un programma di “MARKETING TERRITORIALE”. • Enti locali; • Cittadini; • Imprese; • Associazioni locali. Far rivivere gli immobili, ridurre l’inquinamento (globale/locale) attraverso progetti a emissioni zero, qualificare le risorse umane, creare “CAPITALE SOCIALE” attraverso una Cooperativa di Comunità o i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale).

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Patrimonio rato upe c e r o ic n Architetto

Tutela Via bilità lenta


AZIONI PER LA BIODIVERSITA’ Contenuti principali dell’IDEA PROGETTO

La qualità territoriale attraverso il recupero e la valorizzazione in chiave economica delle produzioni autoctone di pregio. Il territorio della Valle d’Itria è risaputo che è contenitore di un patrimonio di biodiversità, soprattutto se si fa riferimento ai vitigni autoctoni, ma anche alle produzioni frutticole minori e anche all’ulivo. Mettere al centro di un’idea progettuale il recupero delle coltivazioni di pregio del territorio costituisce di sicuro il presupposto anche per la prevenzione dei rischi legati all’abbandono del territorio ed alla relativa desertificazione. Pertanto tutte le azioni che prevedono la diffusione delle conoscenze sui prodotti ottenuti nonché le azioni finalizzate alla utilizzazione delle produzioni dei potenziali attori.

Attuatori, beneficiari, ricadute sul territorio

Il paesaggio rurale in quanto deve essere il beneficiario finale di un’azione generale. Le ricadute abbracciano sia la prevenzione dei rischi ambientali, sia i vantaggi economici per eventuali beneficiari.

Attenzione alla bellezza


FILIERA CORTA Contenuti principali dell’IDEA PROGETTO

• •

Attuatori, beneficiari, ricadute sul territorio

• • • • • • • •

Chiudere la filiera produttiva degli allevamenti della Valle d’Itria, garantire il mantenimento del paesaggio rurale attraverso il mantenimento della redditività del mondo rurale; Realizzare un progetto che metta insieme produttori, trasformatori, ristoratori attraverso un marchio collettivo territoriale che sia elemento di garanzia del tipo di allevamento sostenibile (pascolo), con razze autoctone, con aziende biologiche che prestano attenzione al paesaggio agrario, all’architettura rurale e alla cooperazione. Collegare il mondo della produzione agricola con le macellerie e i fornelli pronti del centro storico e con imprese di servizi che possano far visitare le aziende agricole alla comunità locale (attività di educazione ambientale e alimentare ai turisti, visitatori e a che desidera acquistare direttamente in azienda).

Allevatori, Macellai e Ristoranti; ASL; Scuole; Associazioni ambientaliste, culturali ed enogastronomiche; GAS; GAL; Enti locali; Imprese di servizi.

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Tutelare il p e la sua aesaggio agrario bellezza la cooper attraverso azione


p ITINERANTE Contenuti principali dell’IDEA PROGETTO

• • •

Creazione di percorsi tematici: enogastronomici e culturali, eventi slow food, eventi culturali itineranti (musical, teatrali, artistici), mostre fotografiche; Passeggiate e ciclo passeggiate; Organizzazione di eventi sportivi itineranti.

Obiettivi: • •

Attuatori, beneficiari, ricadute sul territorio

Stimolare una maggiore conoscenza del territorio; Concentrare l’attenzione su aspetti positivi e criticità negative; Proporre suggerimenti ed eventuali soluzioni.

• • • •

Amministrazione comunale; Associazioni culturali e sportive; Scuole; Artisti locali.

Attenzione alla bellezza


*

MICRO-AZIONI DI QUALITA’ PER IL CENTRO STORICO

Contenuti principali dell’IDEA PROGETTO

Attuatori, beneficiari, ricadute sul territorio

Agevolare la stanzialità dei locorotondesi con aiuto/supporto alle loro esigenze (es. consulenza gratuita per la ristrutturazione – presenza di tecnici comunali ad hoc); contributi/esenzioni per coloro che imbiancano e riordinano i tetti a regola d’arte; eliminazioni di parabole e antenne attraverso interventi di lavori pubblici; parcheggi garantiti seppur non vicini all’abitazione; vigilanza notturna; animazione piazze. Supporto tecnico architettonico comune per uniformare gli interventi e al contempo più elasticità per adeguarsi alle nuove esigenze dell’abitare (es. verande e coperture agli ingressi delle abitazioni). Incentivi/detassazioni per acquisto e recupero degli immobili rurali da parte dei residenti come esigenza/scelta di abitare le campagne, piuttosto che dare permessi per costruire (chi vuole il “moderno”, inteso come concetto, acquisti in paese). Incentivare le cooperative edilizie per invogliarli rispetto ai costi, più elevati dei costruttori, che spesso spinge ad auto costruirsi la nuova abitazione su un suolo edificabile o addirittura in maniera abusiva.

• • • • • • •

Amministrazione comunale con supporto di tecnici dedicati, anche per intercettare fondi per finanziarne le azioni; Residenti e abitanti delle campagne; Tutto il territorio per via dell’aumentata bellezza; Pug; Recupero dei manufatti rurali e migliore cura dei fondi rurali; Più vita per tutto l’arco dell’anno; Maggiore numero di Bed &Breakfast, invece che case per villeggianti (es. baresi e stranieri stagionali).

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umo s n o c o c Po di suolo

Centro st orico attrattivo e vitale


*

RECUPERO DEGLI IMMOBILI CHIUSI NEL CENTRO STORICO

Contenuti principali dell’IDEA PROGETTO

Rivitalizzare al massimo il centro storico con la finalità di renderlo “vivo” sotto vari aspetti, cercando di rivitalizzare quanti più ambienti possibili, creare “vetrine” espositive, attività, punti di scambio e incontri socio-culturali, coinvolgendo gli abitanti, gli operatori economici, le istituzioni, e i vari enti e associazioni presenti sul territorio, contenendo e/o ottimizzando i costi e le spese.

Attuatori, beneficiari, ricadute sul territorio

I promotori devono necessariamente essere le istituzioni, gli enti e le associazioni, che devono coinvolgere i proprietari degli immobili e/o i detentori a qualsiasi titolo, prevedendo dei benefici fiscali e/o gestionali, per avere delle ricadute generali sul territorio, sulla popolazione locale, i turisti e i visitatori.

Centro st orico attrattivo e vitale


Progetti di Gruppo I progetti presentati dai partecipanti hanno fissato le coordinate per la valorizzazione e la fruizione in chiave turistica e sostenibile dei contesti urbani e rurali del territorio, che si possono così riassumere: ripensare all’agricoltura in chiave turistica puntando sulla qualità delle produzioni per combinare livelli di reddito più elevati con un basso impatto ambientale; recuperare il patrimonio storico-architettonico per frenare il consumo di suolo e per mantenere inalterate le caratteristiche paesaggistiche; riqualificare e ripopolare i centri storici; ripristinare la viabilità storica per favorire una nuova idea di mobilità. Il lavoro svolto dai partecipanti singolarmente è stato codificato con dei simboli, scelti arbitrariamente tra le figure geometriche alle quali è stato associato una etichetta identificativa del tema contenuto nelle proposte progettuali:

p

TRIANGOLO per indicare la valorizzazione del territorio rurale CERCHIO per indicare azioni di tutela delle risorse e dei beni locali

67 9-10 Aprile 2011 - Locorotondo

*

ASTERISCO per indicare azioni circoscritte al centro storico

Di seguito si è deciso di dare maggiore consistenza al lavoro svolto fin qui; sulla base delle comunanze dei temi trattati le singole progettualità prodotte sono state accorpate in due macro progettualità, a cui hanno corrisposto due gruppi di lavoro all’interno dei quali si sono riuniti i partecipanti, con l’obiettivo di compilare due schede progetto che contenessero quanto ideato precedentemente. Dopo un’ora di confronto e di lavoro intenso sono state ideate le due progettualità “Rivivi Loco” e “Itinerante” descritte approfonditamente nelle pagine seguenti.


p p p

* *

TRATTURANDO AZIONI PER LA BIODIVERSITA’ CONTRADA OSPITALE FILIERA CORTA ITINERANTE

MICRO-AZIONI DI QUALITA’ PER IL CENTRO STORICO RECUPERO DEGLI IMMOBILI CHIUSI NEL CENTRO STORICO

GRUPPO 1

GRUPPO 2


GRUPPO 1

p

ITINERARI AFFASCINANTI ATTIVITA’ PREVISTE A1. recupero immobili del territorio rurale; A2. apertura sportello (assistenza e orientamento); A3. creazione rete e ospitalità diffusa; A4. incontri in-formativi sul prodotto locale; A5. recupero e allestimento percorso; A6. Progetto “RISCOPRI LA STAGIONALITÀ”; A7. percorso animato multifunzionale; A8. incubatore d’impresa.

RISULTATI ATTESI R1. recupero di un tratturo (contrade: cupa, lamie affascinate, marziolla); R2. destagionalizzazione offerta turistica; R3. diversificazione economia agricola; R4. aumento redditività; R5. aumento conoscenza della cultura locale; R6. tutela del paesaggio; R7. valorizzazione delle risorse locali; R8. valorizzazione del paesaggio.

69 9-10 Aprile 2011 - Locorotondo


ATTUATORI

BENEFICIARI

COSTI

• • • •

PUBBLIOCO/PRIVATO GAL PROPRIETARI IMMOBILI IMPRENDITORI AGRICOLI

• • • • •

GUIDE BAMBINI ASSOCIAZIONI OPERATORI TURISTICI TURISTI

START-UP (servizi e animazioni): 60.000,00 euro; 1 immobile per ogni contrada Recupero immobili: 25.000,00 euro/ posto letto; Incontri in-formativi: 15.000,00 euro; Recupero e allestimento percorso: 150.000,00 euro.

• • • •

TEMPI

3 anni


GRUPPO 2

*

RIVIVI LOCO ATTIVITA’ PREVISTE A1. ATTIVAZIONE SPORTELLO UNICO (SURPA - Sportello Unico Relazioni Con La Pubblica Amministrazione: composto da 2 tecnici comunali + 5 consulenti esterni); A2. censimento immobili dismessi; A3. analisi conoscitiva ostacoli di gestione; A4. istituzione di premialità per azioni di micro-ricettività in rete; A5. attivazione di incentivi fiscali; A6. animazione territoriale per promuovere il “buon gusto”;

RISULTATI ATTESI R1. qualità estetica del centro storico; R2. sviluppo turismo di “quarta generazione”: R3. aumento qualità paesaggistica complessiva; R4. qualità della vita nel centro storico; R5. recupero immobili dismessi; R6. potenziamento identità condivisa estetico-paesaggistica;

71 9-10 Aprile 2011 - Locorotondo


ATTUATORI

• • • •

BENEFICIARI

• • •

COSTI

TEMPI

SURPA COMUNI CITTADINI, PRIVATI E PROPRIETARI ASSOCIAZIONI

CITTADINI, PRIVATI E PROPRIETARI INTERA COMUNITÀ TURISTI

SURPA 150.00,00 euro ( al Comune solo il 5%, grazie al ritorno economico)

SURPA (3 anni) A2. 1 anno A3. 1 anno A4. 2 anni A5. 2 anni


Il progetto Ecofarm SRS mirava ad individuare strategie volte a promuovere lo sviluppo sostenibile all’interno del territorio che fa capo all’Area Vasta “Valle d’Itria” in provincia di Bari (Alberobello, Castellana Grotte, Locorotondo, Monopoli, Noci e Putignano). La metodologia adottata dal progetto proponendo nuovi strumenti e tecniche di facilitazione, ha stimolato approcci integrati ai problemi, la ricerca di soluzioni innovative con una partecipazione efficace, per favorire dialogo, consapevolezza, cittadinanza attiva. Il discreto livello di partecipazione ha consentito di definire un insieme integrato di azioni indirizzate a migliorare l’attrattività del territorio, nonché creare nuove fonti di reddito in un contesto di scarsa competitività, coerentemente con i principi di tutela, salvaguardia e gestione del patrimonio ambientale e culturale. All’interno di queste proposte strategiche il territorio si configura come elemento cardine per promuovere un modello di sviluppo locale auto-sostenibile, in quanto il prendersene cura concorre alla produzione di benessere individuale e collettivo. Pertanto costruire un patto socialmente condiviso per la valorizzazione del territorio, che fonda la base sulla fiducia per la difesa e la valorizzazione del bene comune, diviene obiettivo fondante per la realizzazione di tutto l’impianto strategico proposto dai partecipanti. Solo in questo modo è possibile reinserire il

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territorio all’interno di una prospettiva storica, dove è inteso come un risultato dei processi di co-evoluzione fra insediamento umano e natura, fra ambiente e cultura, quindi come nuovo ecosistema prodotto dalle relazioni virtuose fra ambiente naturale, ambiente costruito e ambiente antropico. In quest’ottica il valore territoriale aggiunto, che determina l’unicità e quindi la tipicità dei luoghi e dei beni qui prodotti, si configura come volano di sviluppo auto-sostenibile, e difatti diviene elemento cardine su cui si sono concentrate le strategie proposte dai partecipanti. Tra le soluzioni auspicate dai partecipanti la valorizzazione del ruolo multifunzionale dell’impresa agricola, attraverso la promozione di attività didattiche-ricreative e socio-assistenziali, l’integrazione tra agricoltura e turismo, l’incentivazione del “turismo rurale”, il sostegno all’aumento della redditività attraverso l’istituzione di un consorzio che favorisca la creazione di un circuito commerciale dei prodotti tipici e locali, una pianificazione coerente con i bisogni e i caratteri strutturali del territorio. In buona sostanza vi è un totale riconoscimento del valore fondante del territorio come elemento da cui ripartire per definire un nuovo ruolo dell’agricoltura, tentando di superare la dicotomia fra produzione e pianificazione. L’auto-imprenditorialità diffusa deve divenire la base per


CONCLUSIONI promuovere sistemi socio economici a base territoriale incentrati sulla produzione di tipicità, coniugando saperi tecnici e professionali con scelte etiche coerenti. Il nuovo produttore è portatore di un cambiamento culturale, attiva relazioni, denota e valorizza sul territorio i soggetti e soprattutto i comportamenti, ovvero le cosiddette buone pratiche, portatori di relazioni virtuose con il patrimonio. L’essenza del “fare società locale” è la ripresa della parola degli abitanti, il concentrarsi sulla loro capacità di autorganizzazione del territorio, e soprattutto sulla necessità di cooperare, instaurare reti relazionali proficue per superare un atteggiamento individualista e spesso assistenzialista che ha caratterizzato il territorio in passato. Sebbene vi sia un marcato ed evidente abbandono delle nuove generazioni, dato peraltro supportato dalle statistiche ufficiali, è stato possibile rintracciare la presenza di giovani che si impegnano nel settore con un nuovo approccio, incentrato sul cooperativismo e sulla diversificazione economica della propria azienda agricola, prevalentemente rivolta all’ambito turistico e/o sociale. Tale fattore porta a ipotizzare uno scenario futuro in cui questi elementi diventino la prassi, il tessuto sociale sembra pronto a promuovere uno sviluppo auto-sostenibile. Quanto detto diventa realmente fattibile solo se le pubbliche amministrazioni assumono un atteggiamento di rottura con il

passato, infatti è profondamente radicata una totale sfiducia verso la capacità di amministrare la cosa pubblica, causa anche della mancanza di trasparenza della classe politica. Tale convinzione disincentiva l’imprenditorialità e l’investimento verso pratiche di gestione del territorio in chiave sostenibile. Ciò che manca per gli operatori del settore è una programmazione attuale, attenta ai problemi reali, capace di convogliare le professionalità all’interno di un sistema territoriale integrato, e soprattutto in grado di sostanziare con misure concrete un rilancio dell’economia rurale, basato sulla tutela e la valorizzazione delle tipicità del territorio. In definitiva il problema è anche, e soprattutto, politico. In particolare si evince come l’evoluzione economica e sociale che il nostro Paese ha intrapreso non è accompagnata da una grande conciliazione dei cittadini con lo Stato. Sarà quindi necessario conciliare la Rappresentanza territoriale con la classe dirigente attraverso lo strumento della partecipazione. Di conseguenza il più completo coinvolgimento dei cittadini nelle scelte che riguardano le loro vite è doveroso e sarà sempre più decisivo se si vogliono attuare politiche incentrate su di un’idea di sviluppo fondata sulla sostenibilità ambientale.


IDEAZIONE PROCESSI PARTECIPATIVI

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Annalisa Adobati Livianna Curri Vito Perrini

e FOTOGRAFIE

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Annalisa Adobati Graziana Basile Cirino Carluccio Livianna Curri Vito Perrini

ESPERTI

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Gianfranco Ciola, Agronomo Francesco Maiorano, Architetto

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Annalisa Adobati Livianna Curri Vito Perrini

PROGETTO GRAFICO

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Livianna Curri Vita Spinelli

VIDEOMAKER

Giuseppe Rosato

FACILITAZIONE

TESTI

CREDITI

Iniziativa promossa da: POR Puglia F. S. E. 2007-2013 - Ob. 1 Convergenza – Asse IV “Informazione e Sensibilizzazione in Materia di Sostenibilità Ambientale” Codice: POR09VIIIBA28.1

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ECOFARM SRS  

Laboratorio di Progettazione Partecipata