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Federico Klausner direttore responsabile Federica Giuliani direttore editoriale Devis Bellucci redattore Silvana Benedetti redattore Maddalena De Bernardi redattore Francesca Spanò redattore Paolo Renato Sacchi photo editor Isabella Conticello grafica Willy Nicolazzo grafico Paola Congia fotografa Antonio e Giuliana Corradetti fotografi Vittorio Giannella fotografo Fabiola Giuliani fotografa Monica Mietitore fotografa Graziano Perotti fotografo Emanuela Ricci fotografa Giovanni Tagini fotografo Bruno Zanzottera fotografo Progetto grafico Emanuela Ricci e Daniela Rosato Indirizzo: redazione@travelglobe.it Foto di copertina: Federico Klausner | FRANCIA - Camargue Tutti i testi e foto di questa pubblicazione sono di proprietà di TravelGlobe.it® Riproduzione riservata TravelGlobe è una testata giornalistica Reg. Trib. Milano 284 del 9/9/2014 2


EDITORIALE

LA SFIDA DELLE IMMAGINI noi gli animali devono essere rispettati. Non devono essere sfruttati, né fatti soffrire. Ma quelli da allevamento fanno parte della alimentazione umana. I montoni usati nei carnevali sardi hanno vissuto liberi, lontani da fattorie intensive. Non vengono macellati per gioco o per crudeltà, ma per essere mangiati, anche se le loro interiora vengono esposte nei Carrasegares. Molto diverso da quanto avviene per la corrida, per esempio, con la tortura e l’uccisione finale del toro, che non ha scopo alimentare ma solo ludico. Ma anche molto diverso da quanto avviene nelle acque delle Far Øer, perché non si tratta di una mattanza, né di specie protette la cui sopravvivenza presenta qualche rischio, né gli animali vengono trucidati in modo tanto crudele. Tanto vi dovevamo, cari lettori, per spiegarvi il perché delle nostre scelte. Ci piacerebbe conoscere la vostra opinione su questo delicato argomento. Ci scusiamo con coloro a cui queste immagini daranno fastidio, ma vi invitiamo ad ammirarne la drammatica bellezza e la potenza della narrazione di una serie di avvenimenti immutabili da centinaia di anni. 3

TRAVELGLOBE

Siamo stati molto in dubbio nella scelta delle foto del servizio sui Carrasegares (carnevali) sardi le cui tradizioni sono diverse e custodite gelosamente da ogni paesino. Il nostro fotografo, con molti rischi personali e per l’attrezzatura, li ha ripresi da molto vicino, dall’interno, fianco a fianco con i personaggi che, come attori, mettevano in scena le rappresentazioni di un teatro popolare. Riti pagani, dionisiaci, immagini forti, con pochi sorrisi. Molto lontane dall’idea del carnevale cui siamo abituati. Alcuni di questi riti prevedono la esposizione di organi di animali, precedentemente macellati. Pubblicare o no queste immagini? Privilegiare l’aspetto culturale e la ricchezza di una eccellenza sarda, preservandone la tradizione oppure l’aspetto animalista e vegetariano e non inserirle nel nostro magazine? Non è una scelta di poco conto perché la stessa linea editoriale andrebbe poi coerentemente applicata alla corrida o alla mattanza di balene delle Far Øer, contro la quale anche recentemente ci siamo scagliati. Noi abbiamo deciso di pubblicarle, evitando compiacimenti morbosi e scene troppo violente, sulla base delle seguenti considerazioni: per


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S O M M A R I O EDITORIALE di Federico Klausner Sardegna

Carrasegares: il carnevale è una cosa seria

Foto e testi di Graziano Perotti GERMANIA

Hopper in Frisia

Foto e testi

Giuliana e Antonio Corradetti

FRANCIA Camargue, paese di terra, di mare e di cielo Foto e testi di Federico Klausner

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06 75 139 196

NEWS

ITALIA

Basilicata, forti sapori

Foto e testi di Vittorio Giannella Brasile

Il Brasile che non ti aspetti

Foto e testi di Giovanni Tagini

Grafico del mese Isabella Conticello LEGENDA

03 09 105 173

M E N T E C U O R E N AT U R A G U S TO CORPO


OMAN

DIVING

Il modo migliore per esplorare l’Oman e il suo deserto è scegliendo la formula Self-Drive. Antichi mercati, moschee, villaggi sperduti tra i palmeti e remote sorgenti dalle acque calde, saranno tra le mete che si incontreranno durante l’itinerario ideato per catturare l’anima del Sultanato. Ogni giorno si raggiungeranno nuove destinazioni e interessanti scenari lasciandosi ispirare dalla natura. Prezzi a partire da €703 per persona (minimo 2 pax per veicolo, durata 5 notti in trattamento BB). Tra i Tour Operator che propongono questa nuova esperienza di viaggio ci sono: 4winds, Alidays, Antichi Splendori, Chiariva, Etnia, Explorando, Gattononi, Go Asia, International, Reporter Live, Ruta40, Turbanitalia e Wadi Destination.

Fanjove è una piccola e incontaminata isola privata della Tanzania. Per garantire l’atmosfera paradisiaca, può ospitare un limitato numero di ospiti. Molte le attività da fare qui, ma un’attenzione particolare è riservata al diving. L’esperienza, infatti, regala un viaggio in una variopinta e vitale metropoli sottomarina dove si incontrano varie specie animali e vegetali come megattere in migrazione, tartarughe marine, pesci tropicali ma anche coralli frastagliati e rari. Tutta l’attrezzatura necessaria è presente nel lodge direttamente sull’isola. Info: Fanjove Info per l’Italia

AIRHELP

IN VALIGIA

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HOTEL

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Mauritius e le Seychelles sono considerate tra le isole più romantiche del mondo. Spiagge bianche, alte palme che si specchiano nelle acque turchesi dell’Oceano Indiano e tramonti infuocati fanno di queste destinazioni un vero Paradiso. Il Constance Le Prince Maurice, 5*lusso, e il Constance Ephelia, 5* incastonato nella poetica cornice del Parco Marino Nazionale di Port Launay a Mahe, sono i rifugi più esclusivi per concedersi un’indimenticabile vacanza esotica. Info: Constance Hotels & Resorts

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Yamgu permette di costruirsi una o più giornate di viaggio in 3200 destinazioni italiane, considerando una serie di elementi che, per la prima volta, vengono raccolti e calibrati in tempo reale. Quali sono? Il meteo, il flusso di attività sui social network, un database di eventi e informazioni utili, dai concerti agli spettacoli, i propri gusti imparati dall’applicazione in base alle precedenti trasferte dell’utente. Itinerari lontani dai tour di una volta, ma anche dalle naturali rigidità di una guida cartacea. Disponibile per iOS e Adroid.

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TRAVELGLOBE

SPA


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Ogni anno in Sardegna si ripetono antichissimi riti dionisiaci, che affondano le loro radici in un’epoca pre-cristiana, quando i culti pagani dominavano la società agro-pastorale sarda. E non erano sempre allegri.

Sardegna | CARRASEGARES: IL CARNEVALE È UNA COSA SERIA

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L U


L A


Intorno alla figura di Su Battileddu, la maschera più impressionante dei carnevali della Sardegna, ruota il carnevale di Lula. La vestizione segue una precisa sequenza, come fosse un rito pagano: il viso di Su Battileddu è annerito da fuliggine e sporcato con sangue animale, il copricapo è composto di due lunghe corna, sulle quali è cucito lo stomaco di una capra, sotto il vestito, all’altezza dei campanacci, è legato lo stomaco di un bue riempito di sangue e altri organi animali.

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Figure inquietanti accompagnano le vestizioni, sono uomini dal viso annerito con abiti femminili.

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A Lula, come in altri paesi della Sardegna, il carnevale si veste di antropologia. Bisogna dimenticare carri allegorici e stelle filanti: qui si celebrano antichi riti Dionisiaci, che si perdono nella notte dei tempi. Su Battileddu sarà portato in giro per le vie del paese tra folla e centinaia di fotografi, quest’anno giunti anche dall’estero. Il sacrificio di Su Battileddu deve essere compiuto per una rinascita più forte e, come l’antica lotta tra Dionisio e i Titani, il suo corpo verrà più volte offeso, bastonato e frustato.

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Su Battileddu è inseguito per le vie del paese e colpito più volte con bastone e frusta. Il suo corpo pian piano si coprirà del sangue degli organi animali che tiene sotto la pelle del montone. In verità non sono questi colpi leggeri a farlo ricoprire di sangue, ma è lo stesso interprete di Su Battileddu che buca gli organi animali facendo sgorgare il sangue sul suo corpo. 17


Un’inquietante figura segue il corteo, spronando e incitando al sacrificio Su Battileddu.

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Su Battileddu è accompagnato da altri battileddus issocatores che, dopo averlo giustiziato, lo portano via su di un carro trainato da loro stessi. Ma la morte è solo temporanea, perché Su Battileddu è la vita, che rinascerà più forte e combattiva di prima. Antonio Marras, che ha interpretato Su Battileddu, non è solo un abitante di Lula e profondo conoscitore della cultura di questi luoghi, ma anche un attore che ha calcato importanti palcoscenici. A lui si deve la riscoperta dell’antico rito a Dionisio e della tradizionale maschera di Su Battileddu.

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Una bambina festante suona il corno, mentre assiste alla vestizione di Su Battileddu, imitando alcune figuranti del rito. Al carnevale di Lula partecipa tutta la popolazione, tra risa e momenti intensi legati all’antico rito di Su Battileddu. La tradizione vuole che, a partecipare al carnevale di Lula come interpreti, non ci siano donne ma uomini con vesti femminili, che interpretano i vari momenti del rito con atteggiamenti a volte di disperazione e a volte aggressivi, anche nei confronti degli spettatori.

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Pagina successiva: Su Battileddu è la rappresentazione di un antico rito propiziatorio legato a Dionisio. È l’uomo che deve morire per rinascere più forte, ma sono anche il duro inverno e la carestia, che segnavano profondamente le genti di questi luoghi, a essere uccisi per la rinascita di una nuova stagione, ricca di fecondità e abbondanza. Una nuova primavera.

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F O N


N N I


Fonni. In apertura le espressioni terrificanti di due partecipanti del carnevale a Fonni.

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Come nella maggior parte dei paesi della Barbagia, il Carrasegare di Fonni celebra la costante lotta dell’uomo contro la natura. Le maschere che invadono le strade del piÚ alto paese della Sardegna sono S’urthu e Sos Bottudos, assieme a Sas maschera Limpias.

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La maschera di S’Urthu rappresenta l’orso (che non esiste in Sardegna) e alcuni studiosi pensano derivi da S’Orcu, la divinità dei morti. Gli S’Urthus sono portati in giro legati a pesanti catene dai Sos Bottudos, che cercano di domarli. Spesso gli S’Urthu incontrandosi nelle piazze o tra le vie combattono tra di loro aizzati dai loro guardiani. In contrapposizione a queste maschere animalesche, coperte da pelli di montone, ci sono le Sas maschera limpias che hanno fattezze femminili, vestono i costumi tipici delle donne di Fonni e spesso, dietro al viso velato, si cela un maschio. A Maschera limpias spetterà il compito, il martedì grasso, di processare in piazza Su Ceomo, un fantoccio dalle sembianze umane, che spesso porta in grembo bottiglie di vino, che denotano la sua propensione a bere troppo Cannonau.

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A N A


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Il Carrasegare Otzanesu di Ottana ha origini antichissime ed è, senza dubbio, uno dei più autentici e sentiti. In scena vanno le maschere dei Sos Merdules, che rappresentano genericamente vari animali: Sos Boes, Porcos, Molentes, Crapolos. Ad andare in scena è la dura vita del contadino e dei suoi animali. Il carnevale di Ottana celebra anche il culto del Bove, praticato sin dal neolitico nelle società agro pastorale dell’antico Mediterraneo, dove il Bove era simbolo di forza e fertilità. Il carnevale di Ottana, insieme con quello di Mamoiada e Orotelli è coinvolto in un progetto che potrebbe portare le sue maschere, insieme a quelle di Mamoiada e Orotelli, alla commissione dell’Unesco per essere inserite nel Patrimonio Culturale dell’Umanità.

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Pagina precedente: un Boes s’incammina verso la vestizione, che sarà descritta ai partecipanti del carnevale. Indosserà pelle di montone, campanacci e un’antica maschera rituale, mentre Sa Filonzana, un uomo travestito da vecchia che porta sul viso una maschera spaventosa, imperversa nelle vie del paese, mentre tutti cercano di evitare i suoi malefici.

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Il Carrasegare di Ottana inizia, come tutti i carnevali antropologici della Sardegna, in gennaio nel giorno di Sant’Antonio Abate, quando è tradizione ritrovarsi attorno a un enorme falò, come rito propiziatorio per bruciare il rigido inverno e prepararsi alla stagione più fertile. Le maschere usciranno di nuovo per le strade di Ottana dal 7 al 9 febbraio. E sempre il Boes, in questa foto domato nella piazza principale di Ottana, sfilerà come forza della natura rigeneratrice. A Ottana, oggi come migliaia di anni fa, si festeggia il “Carrasegare” con tanti accenni al culto di Dionisio, quando gli abitanti di questi luoghi, un tempo isolati, erano in eterna lotta con il mondo naturale e animale per la propria sopravvivenza.

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S A M U


G H E O


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Le maschere della piccola cittadina di Samugheo sono i Su Mamutzones, molto conosciuti in Sardegna e spesso invitati anche a sfilate estive in località turistiche, per la gioia dei villeggianti provenienti da tutto il mondo. Vestono casacche di pelle di capra e si scuriscono il volto usando sughero bruciato. La vittima sacrificale è S’Urtzu, che veste le sembianze di una capra e ha un solo campanaccio al collo, come le capre che conducono il gregge, mentre le altre maschere hanno più file di sonagli. Singolari sono i copricapo con teste di capra e corna.

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O R O T


T E L L I


Orotelli. In un piccolo paese di duemila anime, si svolge uno dei pi첫 sentiti Carrasegare della Barbagia. Le maschere della tradizione secolare sono quelle dei Sos Thurpos, gli storpi che vestono lunghi pastrani in orbace, hanno il viso annerito dal sughero bruciato e da generazioni, di padre in figlio, narrano la vita difficile del pastore e del contadino in Barbagia. Guidano i Thurpos Boes, che procedono appaiati per le vie del paese, mentre i Thurpos seminatori, spargono crusca lungo il loro cammino.

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Il martedì di carnevale è il giorno più importante e i Thurpos offrono fave, lardu e bini onu (buon vino) ai visitatori, in segno di abbondanza. Una particolarità del carnevale di Orotelli è la partecipazione di tanti piccoli Thurpos e Thurpos Boes, bambini che porteranno avanti la tradizione dei padri e dei nonni.

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Nel paese esiste uno spiazzo denominato Vicolo Dionisi e dallo spiazzo li vedo spuntare. I Thurpos avanzano agitando la testa e facendo suonare centinaia di bandiere e di campanacci (S’Otturada) per allontanare le forze del male e propiziare quelle del bene. In questo luogo, quando i pozzetti non esistevano, le acque formavano il Rio Dionisi. Si pensa che un tempo questo fosse il luogo dove i loro antenati compivano i riti a Dionisio.

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M A M O


O I A D A


Mamoiada. Nella pagina di apertura la vestizione dei Mamuthones alla pro loco. A Mamoiada esistono due gruppi di Mamuthones che partecipano al carnevale: la pro loco e l’associazione culturale Atzeni. Qui sopra un bellissimo piccolo Mamuthones.

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All’interno del cortile dell’associazione culturale Atzenis, si è appena è appena terminata la vestizione dei Mamuthones e degli Issohadores, che sfileranno senza la maschera bianca. Al contrario degli Issohadores della pro loco che la maschera bianca l’avranno. Questa differenziazione deriva da una diversa interpretazione storica.

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I Mamuthones hanno il volto coperto da una maschera nera molto rozza e il corpo coperto di pellicce di animali, mentre gli Issohadores sono ben piÚ eleganti e raffinati: vestono un corpetto rosso, un piccolo scialle e un copricapo Sa Berritta. Il loro compito è seguire i Mamuthones e prendere al laccio ragazze e autorità locali. I Mamuthones si muovono in due file parallele e a intervalli regolari, mentre con movimenti delle spalle fanno suonare i campanacci. La fatica è enorme, se si pensa che arrivano ad avere sulle spalle sino a 40 kg di peso. Qui sotto: un Mamuthones tiene tra le mani la sua maschera dai lineamenti molto rozzi, come un viso scavato dalla fatica di una vita molto dura.

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L’origine dei Mamuthones, che sono le maschere più famose della Sardegna, è ancora oggi controversa. Una delle tesi più accreditate è che risalgano all’età nuragica, quando i riti propiziatori erano volti a proteggersi dal male e a favorire un abbondante raccolto.

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La maschera portata dai Issohadores è da tempo al centro di una diatriba. C’è chi sostiene che è sempre esistita e chi invece pensa sia stata introdotta dopo che un brigante ricercato aveva partecipato a un Carrasegare e, per non farsi riconoscere, aveva indossato una maschera bianca.

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O L Z


Z A I


Foto di apertura: la comunità di Olzai danza davanti alla splendida chiesa di Santa Barbara del XIV - XV secolo. Qui sopra: la particolarità del carnevale di Olzai è di proseguire oltre le date tradizionali di chiusura, sino al Mercoledì delle Ceneri e alla domenica successiva. Le protagoniste sono tre diverse maschere: i Sos Murronarzos (nella foto) con maschere che rappresentano il muso di un maiale con le corna di capra, i Sos Maimones e i Sos Intintos.

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Mattia Morisano ha solo sedici anni ed è un promettente fisarmonicista che accompagna i balli tradizionali. Vicino c’è il fantoccio Zuanne Martis Sero, così chiamato perché nasce il martedì sera. Anticamente era un uomo vero che, catturato durante la notte e legato a una scala, era condotto di casa in casa e costretto a bere enormi quantità di vino. Si narra che l’ultimo abitante di Olzai a essere stato preso di mira da questa tradizione abbia smesso di bere.

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Parte della comunità in cammino verso il vecchio mulino ad acqua di Olzai in località Bisine, il meglio conservato dell’intera Barbagia e forse della intera Sardegna.

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La maschera di Sos Maimones, mezzo uomo e mezzo fantoccio femminile, ha quattro gambe, quattro braccia e due teste. Sono le maschere piÚ trasgressive dei Carrasegares in Sardegna, durante le danze i loro movimenti ondulatori, richiamano l’atto sessuale come un inno alla fertilità umana e a quella della madre terra, per una stagione di abbondanza e allontanare la carestia.

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INFO UTILI Foto e testi di Graziano Perotti Dove dormire Nello splendido e tipico b&b con giardino I Limoni t 3490089472 / 078455290 Dove mangiare Da non perdere la cucina tradizionale all’agriturismo Su Pinnettu sempre aperto, in località Badu e carru. t. 3683655668. Da non perdere A Ottana, una visita alla bottega dell’artista delle maschere tradizionali Franco Maritato. Un grazie sentito a tutta la comunità di Olzai per l’ospitalità, alla pro loco di Lula e all’associazione culturale Atzeni di Mamoiada.


I Sos Intintos, travestiti da vedove in lutto per la morte del carnevale, sono caratteristici del Mercoledì delle Ceneri. Un’altra particolarità del Carrasegare di Olzai è che in alcune parti femminili partecipano anche le donne, e non come in altri Carrasegare solo uomini con abiti femminili. Il paesino di Olzai è uno dei borghi più belli della Barbagia, immerso tra i boschi secolari e le montagne del Gennargentu. Può essere un comodo punto di partenza per partecipare ad alcuni Carrasegare della Barbagia


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| Basilicata, forti sapori

Una terra dalla natura dura e dolce, tra boschi e rocce a cui si aggrappano incantevoli paesini. Ciascuno con le proprie tradizioni, anche gastronomiche, che si rispecchiano nei sapori decisi.

ITALIA

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Nella foto di apertura un murales a Sant’Angelo Le Fratte (PZ). Qui sopra: Incastonato ai piedi del boscoso monte Arioso il borgo di Sasso di Castalda (PZ) domina dall’alto la valle del Melandro. Basta semplicemente passeggiare per le strette viuzze per ritrovarsi di fronte a case e palazzotti in pietra, che racchiudono chissà quante storie. Da qui nei primi anni del 1900 emigrarono per l’America i genitori di Rocco Petrone (1926- 2006), diventato direttore alla NASA e dell’intero Programma Apollo. Da ragazzo per aiutare la famiglia dovette fare il garzone e consegnare ghiaccio per i bar, da grande, con una folgorante carriera consegnò, all’intera umanità le prime pietre lunari. Non bisogna perdersi la salita alla rupe acuminata per ammirare il profondo canyon Frassati e toccare con mano le rocce, che fanno di questo luogo un geosito tra i più interessanti del sud Italia. Quando il sole tramonta, è facile avvistare i cervi che fanno capolino nelle radure dell’oasi faunistica per brucare l’erba tenera.

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Tutti i luoghi sono belli con le loro peculiarità e lo diventano ancor di più quando ci si avvicina con passo lento. Come al paese di Satriano di Lucania (PZ), raffigurato nel dipinto, con i muri abbelliti da 160 murales eseguiti dagli “artisti associati della valle”. Senza scopo di lucro, prestano la loro fantasia e fanno della valle del Melandro un vero e proprio museo all’aperto, con opere gigantesche, ognuna delle quali racconta per immagini una storia o una leggenda legata al luogo.

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Pagina precedente: le abitazioni di Muro Lucano (PZ), disposte ad anfiteatro, dominate dal possente castello risalente al X secolo. Tra le sue mura la regina Giovanna I D’Angiò, sovrana di Napoli, fu assassinata per ordine di suo cugino Carlo III, diventato poi il nuovo re del regno partenopeo. Qui sopra: coltivazione e preparazione di prodotti d’eccellenza, come il peperone rosso di Senise, chiamato localmente crusco (croccante). I peperoni vengono essiccati per due mesi al sole e all’aria, cuciti in serte come insegna la sapienza contadina, acquisita in secoli di esperienze e sudore, che non deve disperdersi, ma essere trasmessa ai giovani che “ritornano alla terra”. Può diventare un formidabile volano per il rilancio dell’economia rurale di questi luoghi, con una ricca tradizione gastronomica.

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Una prelibatezza culinaria del territorio che non manca mai sulle tavole lucane è la cuccia con orzo, ceci, fagioli di Sarconi e salsiccia. Anche se ci si perde fra i dedali di strade di queste vallate, si arriva sempre a una piccola trattoria di paese, con tavoli di legno e sedie impagliate, un mondo rurale e contadino inconsueto, dove gustare questi piatti di una volta, con la cortesia che da queste parti è di casa.

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Grazie alla bassissima densità di popolazione (59 abitanti per chilometro quadrato) la Basilicata è uno scrigno di specie botaniche e animali, protette da vasti parchi nazionali, regionali e riserve. Sui fianchi del monte Arioso, tra le massime elevazioni della regione dove hanno inizio le sorgenti del Melandro, crescono svariate specie di orchidee selvatiche, come le Ophrys della foto, piante estremamente delicate e che abbisognano di particolari terreni per poter sopravvivere.

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La Lucania è la terra dei boschi. A fare da cornice a questa grande ricchezza paesaggistica, declinata tra borghi storici e meravigliosi scenari della valle Marmo-Platano- Melandro, ci sono le estese faggete. Spesso avvolte dalle nubi, creano scenari onirici come sulle pendici dei monti che circondano il paese di Bella (PZ), sede da dodici edizioni, del Bella Basilicata Film Festival.

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Fin dai primordi l’allevamento degli animali al pascolo ha dovuto fare i conti con l’asprezza del territorio. Gli immensi sacrifici che i pastori devono affrontare stanno trasformando questo antico lavoro in un mestiere da museo. Le mucche podoliche, allo

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stato semibrado, lentamente si spostano su terreni incolti, delicati, facilmente degradabili, e si nutrono di erbe della macchia: finocchi selvatici, mirti, liquirizia, che dona al loro latte e ai formaggi, presidio slow food, un gusto tutto particolare, inimitabile.

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Grazie al lavoro sapiente di mani esperte le forme di caciocavallo vengono messe a stagionare per alcuni mesi o fino a tre anni. Si appendono a coppie legandoli con una cordicella, “a cavallo� di un asse o di una trave di legno. Da questa usanza ha origine il nome del formaggio nobile, che, per essere gustato appieno, ha bisogno di un compagno eccellente: un buon vino rosso strutturato come l’Aglianico del Vulture.

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Il GAL (gruppo di azione locale) Marmo-Melandro sta continuando in maniera incisiva a valorizzare questi territori rurali, per promuoverne e far emergere le bellezze culturali e paesaggistiche, per evitare l’individualismo ma fare sistema, dando concretezza alle prime “slow travel�. In questa parte della Lucania fuori dalle grandi vie di comunicazione, ancora integra, si impegnano a recuperare beni di alto pregio storico, paesaggi agresti, e a renderli fruibili alla popolazione e ai turisti.

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Da qualche anno alcune fattorie bio della valle del Melandro hanno ripreso a coltivare antiche varietà di cereali che si stavano perdendo. A Satriano di Lucania un’azienda biologica di vari ettari ha ripreso a far germogliare colture cerealicole in rotazione con leguminose e orticole. Nella foto, il farro biologico è un ingrediente indispensabile per varie zuppe lucane abbinato con altre materie prime di alta qualità quali legumi, salumi e gli immancabili peperoni cruschi.

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Appena fuori dal paesino di Bella, a dominare onde di terra gigantesche che si rincorrono, coltivate a frumento e viti, c’è un agriturismo, Za Rita, che degli ingredienti autoctoni e di qualità , gran parte a km 0, ha fatto un motivo di orgoglio. Strascinate, lagane, ferricelli, cavatelli e ravioli ripieni con ricotta salata (nella foto), sono opera delle sapienti mani della zia Rita, servite al fortunato ospite che capiti li, con gustosi condimenti a base di carni e verdure. Un luogo che incanta gli occhi e il palato.

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Come moderni viandanti partendo a piedi dal paese di Vietri di Potenza (PZ) e attraversando boschi fitti e ombrosi, abitati da volpi e cinghiali, si arriva al convento dei Frati minori cappuccini. Qui il tempo sembra fermarsi, abbinato com’è alla magia del silenzio di questi luoghi dello spirito, restituita alla dimensione piÚ vera e naturale. Il panorama da quassÚ spazia nelle ampie vallate coltivate a ulivi e vigneti, costellati da piccoli borghi arroccati su appuntite colline rocciose. 91


Non passa inosservata la piccola e antica chiesa di Santa Maria degli Angeli del XVII secolo, a poche centinaia di metri dal paese di Brienza. Sorge proprio sul ciglio della strada che porta a Potenza e da pochi mesi, dopo accurati lavori di restauro è stata riaperta al pubblico. Per visitarla e godere degli splendidi affreschi di Giovanni De Gregorio, pittore seicentesco detto il Pietrafesa, occorre chiamare il comune al numero 0975 381003. A destra: Le cascate del Tuorno. Un’ escursione a pochi minuti da Savoia di Lucania, borgo con le case arroccate tutte intorno al castello del 1230. Un sentiero ben segnato porta, dopo una discesa fra un fitto bosco di carpini e cerri, al torrente Tuorno affluente del Melandro. Gli ultimi metri del sentiero, già quando il rumore della cascata è fragoroso, sono molto scivolosi, e a distrarre possono essere le numerose rane o le più rare salamandrine dagli occhiali.

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Sostare, non correre. Questo il motto per conoscere appieno la valle del Marmo-Platano- Melandro. Mai guardare l’orologio, ma utilizzare al massimo i cinque sensi, perché qui si devono usare e sentire, gustare lentamente. Uno dei piatti forti dell’agricoltura rurale è senza dubbio il farro che, abbinato all’ottimo olio di oliva extravergine lucano, si trasforma in un piatto dal sapore antico e genuino. A destra in alto: melanzane alla contadina con mozzarelle di bufala e pomodoro fresco. Sotto: maialino nero abbinato a caciocavallo podolico stagionato tre anni, sormontato dalla cappella di un fungo tipico delle terre incolte del sud Italia; il cardoncello.

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Foto pagina precedente: il cielo sopra Picerno, paese noto soprattutto per gli ottimi e rinomati salumi. A sinistra: il murale su una casa di Satriano di Lucania raffigura il simbolo del Carnevale etnico lucano, “il Rumit, l’uomo albero”, rivestito di edera, che struscia con steli di pungitopo di porta in porta per ottenere dagli abitanti, che glielo offrono volentieri, ogni sorta di cibo; dai dolci al vino, dalle salsicce alla frutta, nella speranza che la Natura ricambi con un clima benevolo e allontani le calamità. A destra: la cucitura dei peperoni rossi, detti cruschi, uno ad uno per formare delle serte che verranno appese nei mesi estivi a seccare al sole e all’aria. Per diventare “croccanti” devono essere buttati in olio bollente per pochi secondi, cosa semplice a dirsi ma per nulla facile da farsi.

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Foto sopra: cestino di farina di mais cinquantino integrale con fonduta di podolico e peperoni cruschi. Foto a destra: sono oltre 440 i murales che abbelliscono le case dei comuni di Satriano di Lucania, Sant’Angelo Le Fratte e Savoia di Lucania, trasformando di fatto la vallata del Melandro, come la valle piÚ dipinta d’Italia. Murales che raffigurano il legame forte degli abitanti con la natura, le leggende locali e storie arcaiche.

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A Satriano di Lucania tra le 160 opere, spicca questo contadino a riposo dipinto in largo Abbamonte, dove i turisti si divertono con l’illusione ottica di colloquiare col vecchietto. Il 24 ottobre scorso in un convegno a Sant’Angelo Le Fratte si è discusso dei murales come risorsa importante per il turismo locale. Se fosse stato presente anche lo scrittore Piero Chiara, tra i più noti del XX secolo, avrebbe espresso una sua idea:” Andare in un paese dipinto vuol dire voltare le spalle alla febbre della circolazione automobilistica, alla vita convulsa delle metropoli, ritornare alla pace antica dove, con occhio calmo e riposato, prendere contatto con il messaggio degli artisti”.

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Testa antropomorfa alla vecchia fontana ex lavatoio di Satriano di Lucania.

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INFO UTILI Foto e testi di Vittorio Giannella Come arrivare Dal versante tirrenico percorrendo l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria uscire allo svincolo Sicignano- raccordo autostradale “Basentana”( SS407), dopo circa 48 chilometri si raggiunge Potenza. Dal versante adriatico si percorre la A14 Bologna-Taranto fino al casello di Foggia, si dovrà deviare in direzione Candela (dove si incrocia anche la A16 Napoli-Bari) e proseguire per Melfi e Potenza. In treno dalla stazione FS di Battipaglia sulla linea Napoli-Reggio Calabria, parte una linea ferroviaria che attraversa la Basilicata collegando Potenza con Taranto. In aereo Aeroporto di Napoli Capodichino collegato con treno e autobus a Potenza.

Dove mangiare Ristorante Za Rita, Piano S.Angelo-Bella (PZ). t 339 6631132. Ristorante La Botte, Satriano di Lucania (PZ). t 0975 384343. Dove dormire B&B Rifugio della Luna, struttura relax a contatto con la natura. Strada comunale per S. Lucia, Satriano di Lucania (PZ). t 348 864 2610. Agriturismo Fattoria Bio, C/da Serra, Satriano di Lucania (PZ). t 0975 383663 Info APT Basilicata; Progetto Verde Gusto, FullPress Agency srl, Via Tempa,7 a Brienza (PZ). t 0975 384156

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Le luci catturate dal celebre pittore americano a Cape Cod illuminano anche i paesaggi della Frisia. Per continuare a dipingere emozioni uniche.

GERMANIA | Hopper in Frisia

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Apertura: lasciate le bici al termine dei prati, ci si prepara alla lunga traversata dell’immensa spiaggia di Westerhever per arrivare al mare. Pagina precedente: un faro sul tratto finale del fiume Elba, nella regione Altes Land. Sopra: Rysum, villaggio dell’Ostfriesland. Il viaggio è trasformazione. Di se stessi, prima di tutto, e del modo di vedere il mondo. Esso può mettere in moto alchimie strane, per cui succede di essere in un luogo e sentirsi proiettati in un altro, magari lontanissimo. Il viaggio è libertà, può regalare uno sguardo nuovo e far immaginare che si stia guardando un paesaggio, una scena, attraverso gli occhi di un artista amato e sotto la luce che solo lui sapeva catturare. Così è accaduto a noi, durante un viaggio nel Friesland tedesco, con il grande pittore Edward Hopper come compagno immaginario.

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Altes Land. Amburgo, col suo enorme porto, è a pochi chilometri da qui, ma nell’Altes Land la vita scorre quieta e lenta, al ritmo delle mele e dei tanti frutti che crescono e maturano nei rigogliosi frutteti di questa regione frisona. I villaggi sono piccoli, le fattorie grandi e antiche, impreziosite da motivi ornamentali e protette da spessi tetti di canna. Un piccolo mondo dal fascino severo, una terra prospera e bucolica, ordinata e curata, aristocratica ed elegante, mai pacchiana, ricca ma mai sfarzosa. Una campagna simile a un giardino, nata dal lavoro di gente forte e caparbia, abituata da sempre a lottare contro le alluvioni e le tempeste, capace di rinascere dopo ogni catastrofica inondazione.

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Altes Land. Dall’alto della diga erbosa che costeggia il fiume Elba, ormai vicino alla foce, guardiamo le case allineate e acquattate al riparo del terrapieno. Il sole del mattino le illumina, evidenziando ogni particolare, esaltando la freschezza di un momento inafferrabile. Lo stile architettonico, il piccolo faro, l’atmosfera tranquilla, richiamano alla mente una veduta americana, una qualche cittadina di

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provincia addormentata di fronte all’oceano. Le nuvole, leggere e scarmigliate, si muovono lente verso est. Se Hopper avesse piantato qui il suo cavalletto, come avrebbe ritratto questa visione? “.....il mio intento era di dipingere la luce del sole riflessa sulla parete di una casa� Edward Hopper.

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Pagina precedente: il caratteristico faro di Westerhever pare spuntare dalla sabbia, come un albero nel deserto. Sopra: Busum. Un piccolo bar affacciato sul mare, suggestioni hopperiane. Un uomo e una donna soli a un tavolino, ognuno chiuso nel suo mondo ed entrambi immersi dentro a un mondo enormemente più vasto, così lontano, distaccato e insensibile ad ogni umana vicenda quotidiana. La bandiera e la costruzione di legno e pietra danno l’idea che la coppia sia barricata dentro una fortezza contro l’immenso mistero dell’universo che li accerchia. C’è senso di distanza nei quadri di Hopper. Distanza tra l’essere umano e l’ambiente, tra i segni della civiltà e la natura, tra il paesaggio e le vicende umane, tra l’uomo e la donna., tra l’anima e la realtà. Una distanza incolmabile che avvolge e isola i soggetti dentro sfere di silenzio profondo. Metafore di solitudine sotto una luce implacabile e impietosa. Anche in Frisia c’è distanza. Un regno quieto di lontananze e spazi, isolamento, vuoto e assenze. È per questo motivo che Hopper è diventato il filo conduttore di tutto il nostro viaggio e la sua chiave di lettura.

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Altes Land. Una nave portacontainer proveniente dal porto di Amburgo discende il corso dell’Elba, prossimo alla foce nel Mare del Nord. Un’immagine enigmatica e quasi onirica. L’enorme imbarcazione, come una città galleggiante, esalta la minuscola dimensione degli esseri umani che, al riparo della barriera di piante, sembrerebbero appartenere più alla semplicità del verde mondo naturale che non a quello complesso e caotico della nave.

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Isola di Nordstrand (Frisone Settentrionali): Sul perfetto tappeto erboso di una diga costiera le tipiche Strandkörbe, poltrone da spiaggia, offrono rifugio dal vento freddo del nord. Due ragazzi siedono immobili, in silenzio, come perfetti personaggi hopperiani. Anche il cane è fermo, quasi stordito dal forte odore marino che sale dalla desolata distesa del Wattenmeer in bassa marea lì davanti. Sembra che il mondo aspetti qualcosa, forse solo il ritorno del mare e che gli isolotti delle Halligen, che si vedono all’orizzonte con le loro audaci fattorie sul cocuzzolo, tornino a galleggiare sull’acqua, intrepidi e solitari, com’è la natura di ogni elemento appartenente al microcosmo del Friesland.

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Bambini che giocano sul crinale di una diga lungo la foce dell’Elba - Le dighe sono il marchio della Frisia. L’intervento umano che ha plasmato e reso vivibile un regno ostile di acqua e melma. Si tratta di semplici terrapieni erbosi tutti uguali e con la stessa pendenza, mantenuti dal calpestio delicato delle pecore e rasati dal loro brucare incessante. Erette a ridosso degli abitati servivano a proteggere case e campi dalle inondazioni. Via via che nuove terre sono state strappate al mare e con l’avanzamento dei terreni consolidati, nuove dighe esterne alle prime sono state costruite, dando vita a un paesaggio unico. Come tante lunghe cicatrici le dighe parallele corrono longitudinalmente alla costa e seguono le foci dei fiumi, solcando di rughe la pelle umida e verde di un mondo appena nato.

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Pagina precedente: il tramonto sulla spiaggia pressoTÜnning. In questa pagina: Bremerhaven. Come in un gioco di specchi e di rimandi, ecco che gli spazi sconfinati delle lande frisone, le sobrie architetture delle cittadine e gli scenari portuali riecheggiano le atmosfere delle coste atlantiche nord americane, che Hopper era solito dipingere. La luce ambrata disegna un mondo radioso e innocente. Le ombre forti e oblique lo venano di inquietudine e attesa. La luce di Hopper non è mai un reale feno-


meno atmosferico, ma qualcosa di eterno e metafisico, che va oltre il visibile e riguarda lo spirito. Spesso fa da sfondo a costruzioni ed elementi del vivere quotidiano, siano essi caselli ferroviari, edifici solitari, pali, tralicci, insegne, baracche, distributori di benzina, fari. Il confronto e la lotta tra il mondo abitato e quello naturale è una tematica costante. La Frisia è il posto ideale per riflettere su questo concetto. Gli scenari qui sono minimalisti. Linee e pochi segni, piccoli testimoni, presenze elementari seminate qua e là come paletti di confine tra la civiltà umana e la natura. Segnali fragili sotto un cielo troppo grande.


Baia di Jadebusen. Un piccolo ristorante dall’aria di frontiera ricavato da vecchi containers, come un piccolo temerario avamposto nel regno della solitudine, sfida il silenzio e il grande vuoto di una landa deserta. Il mare di fronte è una tavola di metallo grigio. Nel silenzio solo il grido acuto delle oche e qualche belato lontano. Il temporale è appena passato e ha lasciato pozzanghere e odore di terra inzuppata. Un’auto percorre la strada che taglia dritta la grande pianura ed è subito America. Il gioco continua sotto una luce inquietante che amalgama colori di cenere e oro. Forse quello è l’oceano e poco lontano da questo posto c’è Cape Cod. Forse Hopper è appena stato qui e ora sta tornando alla sua casa-atelier a South Truro, vicino al faro. Guarda le nuvole e già sta pensando ai colori che sceglierà.

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Bremerhaven. Come in una marina di Hopper, queste imbarcazioni appena liberate da una chiusa, si dirigono verso l’uscita del porto di Bremerhaven. Leggere e delicate, sciamano via, attratte dal mare aperto. Stesse presenze, stessi simboli: il faro, baluardo del nostro mondo, segno di sicurezza e civiltà, l’orizzonte ignoto e lontano, la fragilità umana rappresentata dalle piccole barche e su tutto una luce livida e abbagliante che emoziona e inquieta l’anima. Pagina successiva: il faro di Westerhever (Nordfriesland). In un mondo tutto orizzontale i fari sono l’unico elemento verticale visibile a diversi chilometri di distanza. In molti casi i nuovi polder li hanno allontanati dal mare e ora sembrano piantati lì, tra spiagge e praterie, solo per confortare e richiamare camminatori e ciclisti, smarriti nel loro monotono navigare in un mare d’ erba tutto uguale.

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Nella pagina precedente: volo di oche selvatiche presso Sankt Peter Bad. Sopra: spiaggia di Sankt Peter Ording - Isolamento e suspense. Attimi senza tempo in cui, come in un quadro di Hopper, ogni banale momento di vita quotidiana diventa astrazione e icona dell’esistenza terrena. Attorno ai personaggi di una scena c’è sempre un infinito insondabile, una spazialità schiacciante. Nel piccolo rifugio di una strandkorb un uomo e una donna appaiono incredibilmente piccoli, indifesi e in balia del caso che ha assegnato loro un numero e un posto nel mondo.

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Spiaggia di Sankt Peter Ording. Forse è stata la luce, forse colpa del vento, delle nuvole inquiete, di quegli orizzonti lontanissimi e di quella terra mobile e incerta, che avanzava e arretrava dal mare, mai uguale a se stessa, mai ferma, mai certa. Forse questo è stato l’incantesimo. Un paesaggio mutevole e mutante, in cui, strano a credersi, solo le persone erano davvero immobili, come personaggi di Hopper, sospese in un silenzio irreale, assorte in uno stupore cristallizzato. Nella pagina successiva: il tramonto a Westerhever. Dopo una lunga camminata fino al mare, riposo in cima alla diga, guardando il faro lontano.

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Spiaggia di Sankt Peter Ording. La Frisia è un mondo a sé. Tutto sembra piatto e immutabile e invece qui tutto cambia. Nonostante l’apparente monotonia del paesaggio, la realtà è mescolanza e divenire. Ad opera dell’uomo il mare diventa terra e nel corso degli anni gli acquitrinosi prati salati si consolidano in polder e nuovi pascoli. La sabbia si impasta con l’acqua nelle sterminate basse maree, che creano distese di fango e spiagge senza fine. 132


Nell’arco della giornata, il ciclo delle maree trasforma ogni cosa, scompiglia le carte e disorienta, cancellando e cambiando tutti i riferimenti. I colori sfumano uno nell’altro, gli scenari si capovolgono, rompendo le nostre certezze che un paesaggio sia qualcosa di immutabile. Solo una foto, una poesia o un dipinto potrà catturare tutta questa desolata, fluida bellezza. Foto successiva: su una diga lungo il mare a Neuharlingersiel. 133


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Campagna presso Busum. Una torre eolica, come un totem sacro, sfida la verde pianura e sembra proteggere un villaggio lillipuziano ai suoi piedi. Il filo rosso di Hopper e delle sue atmosfere continua a srotolarsi seguendo il nostro itinerario sulla mappa. Ancora una volta l’uomo ha piantato un segno della sua presenza, un emblema della sua civiltà tecnologica, conquistando un territorio di frontiera. La natura intorno qui non è più selvatica e ostile, ma un nuovo mondo ordinato e piegato al vivere umano. Solo il cielo resta selvaggio e con i suoi colori insoliti genera una sensazione di straniamento. Una profonda solitudine dilaga ovunque e sale, sempre più alta, con la stessa inesorabile forza delle maree.


INFO UTILI Foto e testi di Giulia e Antonio Corradetti Qualche termine da conoscere Friesland (Frisia) - Regione dell’Europa centro-settentrionale, affacciata al Mare del Nord ed estesa dall’Ilsselmeer (Paesi Bassi) fino al confine tra Germania e Danimarca. Politicamente è divisa tra Olanda e Germania. La parte tedesca, visitata in questo viaggio, comprende la Frisia Orientale (Ostfriesland) e la Frisia settentrionale (Nordfriesland). Di fronte alla costa sorgono le Isole Frisone. Wattenmeer - È la fascia di mare compresa tra le Isole Frisone e la costa. In fase di bassa marea quest’area si prosciuga lasciando scoperto il fondale, attirando migliaia di uccelli marini in cerca di cibo. È Parco Nazionale e Patrimonio Unesco dell’umanità. Wattwandern - È l’attività che consiste nel camminare sul fango lasciato scoperto dal mare in bassa marea. Accompagnati da guide esperte, è possibile anche raggiungere isole e isolotti vicini alla costa. Halligen - Piccole isole alluvionali non protette da dighe, facenti parte dell’arcipelago delle Frisone Settentrionali.

Le case sono costruite su collinette artificiali, dette Warften, che restano emerse durante le alte maree. Moin moin - Tipico saluto locale. Significa ciao, benvenuto, salve. Quando andare Il periodo migliore è sicuramente la stagione estiva, anche se può essere abbastanza piovosa. Come arrivare Per chi non volesse utilizzare mezzi propri, dall’aeroporto di Amburgo o da quello di Brema si può affittare un’auto e iniziare subito un itinerario nel Friesland. Un consiglio Col suo territorio pianeggiante e la perfetta rete di piste ciclabili, la Frisia è il posto ideale per praticare il cicloturismo. Nella Frisia orientale è nata l’idea dei “Melkhüs”, delle specie di stazioni di ristoro con prodotti caseari, situati all’interno delle aziende agricole lungo gli itinerari ciclabili di tutta la costa della Bassa Sassonia. Link Ente Nazionale Germanico per il Turismo Parco Nazionale del Wattenmeer dello Schleswig-Holstein Le guide per le passeggiate sul fango


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Brasile sono le sterminate foreste del Mato Grosso, le affollate spiagge di Ipanema, le cittĂ scintillanti. Noi vi raccontiamo invece di scogli, dune, canyon dai colori accesi, villaggi di pescatori e spiagge deserte.

Brasile | IL BRASILE CHE NON TI ASPETTI

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Pagine di apertura: a Canoa Quebrada le falesie di roccia rossa alte più di 30 metri dividono la spiaggia dalle dune di sabbia. Rudimentali passarelle di legno permettono l’accesso al mare. Pagina precedente: la forza dell’acqua modella e disegna la lunga costa dello stato di Cearà creando spettacolari canyon, che si riversano nell’oceano. Qui sopra: le bandierine fissate su lunghe aste sono usate dai pescatori per segnalare le loro reti durante le uscite in mare.

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Vecchi edifici in stile coloniale sono presenti e ben custoditi in tutto il territorio. Dalla metĂ del Seicento la zona fu contesa dai portoghesi e dagli olandesi, questi ultimi fondarono Fortaleza, ma furono i portoghesi a governare piĂš a lungo e a imprimere il loro stile, che ancora oggi si percepisce.

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Pagina precedente: partendo dal capoluogo Fortaleza in direzione sud ci sono oltre 500 km di spiaggia incontaminata, pochissimi sono i villaggi che si affacciano all’Oceano Atlantico. Uno di questi è Beberibe, una delle località turistiche più apprezzate per le sue scogliere colorate di rosso. Sopra: le dune di sabbia si scontrano con le falesie. Questo tratto di costa è formato da alte scogliere che separano la forza dell’oceano dalle zone desertiche sabbiose, uno spettacolo unico che da pochi anni è stato inserito nel progetto di protezione del territorio del Parque Nacional das Falesias,

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Ăˆ durante la bassa marea, quando le acque si ritirano, il momento migliore per ammirare le scogliere di Morro Branco. L’accesso dal mare permette di entrare nell’infinito labirinto formatosi grazie alla loro erosione, quando i cicli di marea lo permettono. Al tramonto, si distinguono perfettamente le dodici sfumature delle rocce, dal rosa pallido al rosso acceso.

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Pagina precedente: nelle ore di bassa marea i 500 Km di spiaggia sabbiosa si trasformano in una vera e propria autostrada. Pick-up, jeep o buggy sfrecciano all’impazzata: per lo più sono turisti in cerca di scorci unici, ma anche locali che la percorrono per raggiungere i vari villaggi di pescatori. Sopra: a Barra Nova, dove il fiume Rio Chorò arriva in mare, si creano lunghi canali d’acqua dolce. Nei giorni di vento diventano il luogo prefetto per chi pratica kite surf.

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Nello stato del Cearà, lungo la costa, la pesca è la principale attività, nonché la principale fonte di sostentamento dei piccoli villaggi del litorale. Il mare caldo e tranquillo è tra i più pescosi del Sudamerica. Le grandi barche adagiate sulla sabbia aspettano l’alta marea per uscire in mare, mentre le piccole “Jangada” entrano ed escono in continuazione.

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Un pescatore aspetta l’alta marea per uscire in mare, l’attesa si trascorre, quasi sempre in uno dei numerosi baretti sulla spiaggia, semplici e colorati, locali dove stuzzicare piatti a base di pesce e bere birra locale, o ancora meglio Caipirinha, il più famoso cocktails brasiliano a base di cachaça, lime, zucchero di canna bianco e ghiaccio tritato.

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Pagina precedente e sopra: a circa 20 km a sud di Canoa Quebrada si trova Praia de Ponta Grossa, una delle attrattive naturali più spettacolari dell’intero litorale. Alte dune di sabbia, con sfumature che variano dal giallo intenso al rosa, si riversano direttamente in mare, circondate da rocce argillose dal colore rosso acceso. L’escursione classica prevede di percorrere la spiaggia da Canoa Quebrada passando per i piccoli villaggi di pescatori. Ogni giorno l’orario di partenza e di arrivo è stabilito dalle fasi di alta e bassa marea. Occorre informarsi con qualche giorno di anticipo.

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Barra Nova e Uruau sono i luoghi migliori per praticare kitesurf, ci arrivano sportivi da ogni parte del mondo. La peculiarità di questi luoghi sono: nel primo caso il delta del fiume, mentre a Uruau il lago. Queste location permettono di divertirsi in sicurezza, anche in giornate di forte vento, avendo sempre la lo specchio d’acqua piatto senza onde. Ci sono numerose le scuole di kite surf dove imparare o noleggiare l’attrezzatura.

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In tardo pomeriggio, all’avvicinarsi del tramonto, le piccole imbarcazioni da pesca rientrano ai villaggi. Con l’aiuto di due o tre possenti ragazzotti si trascina la piccola barca in sicurezza sulla spiaggia. È il momento più concitato della giornata: i pescatori puliscono il pesce e lo vendono. Tutti intorno gli acquirenti cercano di aggiudicarsi il miglior pesce, nascono situazioni concitate e “colorate” da non perdere.

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Fino a pochi anni fa Canoa Quebrada era sconosciuta ai più, oggi è probabilmente, dopo Fortaleza, la località più trendy e ambita. Negli anni 70/80 era il paradiso degli hippies, un piccolo villaggio di pescatori con un mare bellissimo e niente più. Oggi, pur mantenendo un profilo semplice, offre ai visitatori numerose attrattive sportive, negozi alla moda, bar su palafitte in spiaggia, locali notturni, ristoranti eleganti e hotel di lusso.

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A sinistra: una lenta erosione ha scolpito i canyon delle scogliere di Morro Branco, uno dei monumenti naturali piÚ suggestivi dell’intero litorale. Si possono percorrere a piedi fino ad arrivare al mare, procedendo a zig zag tra rocce dal colore rosso acceso e piccole grotte.

Sopra: alcuni pescatori trasportano le reti sulle tipiche imbarcazioni chiamate “Jangada�, piccole e leggere barche a vela concepite per navigare durante la bassa marea e perfette per essere spostate facilmente nelle rimesse sulla lunga spiaggia.

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Pagina precedente: durante la fase di bassa marea, con il ritirarsi delle acque, sulla spiaggia si creano piscine naturali poco profonde che con il passare delle ore diventano sempre più calde, il modo migliore per trascorrere le ore “a mollo”, chiacchierando e divertendosi. Sopra: un modo simpatico di pubblicizzare un ristorante o un hotel è sfruttare la superfice delle vele delle “Jangada”. Il disegno non viene però realizzato con una stampante, ma totalmente a mano, creando lavori unici, accurati e molto belli.

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Sotto: le grosse barche da pesca di legno non hanno una rimessa dedicata: quando non sono in mare sono adagiate sulla spiaggia lasciate dalle maree. Lo sfregamento sulla sabbia causa un deterioramento continuo, per questo c’è sempre qualcuno munito di attrezzi e pennello che sistema lo scafo.

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Pagina precedente e sopra: sulla spiaggia di Morro Branco ogni giorno si assiste a uno spettacolo unico, da una parte l’oceano impetuoso, dall’altra falesie e canyon dai colori caldi e in mezzo piscine naturali: chi prima arriva meglio alloggia.

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Oltre alle scogliere e ai villaggi di pescatori, verso l’interno si sviluppa un deserto sabbioso poco profondo ma molto suggestivo. La superfice è compatta e adatta a passeggiate a cavallo o a piedi. Inutile aggiungere che il momento migliore per andarci è al tramonto, quando le luci sono calde e le dune si colorano di rosso.

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Il Lago di Uruaù, oltre che meta per i surfisti, è importante per il sostentamento delle famiglie povere che non si possono permettere l’acquisto del pesce. All’alba molte persone munite di piccole reti cercano di intrappolare i numerosi pesci che ci vivono.

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INFO UTILI Foto e testi di Giovanni Tagini

Lingua Portoghese Brasiliano.

Come arrivare Con TAP voli giornalieri per Fortaleza con scalo a Lisbona

Clima Omogeneo e poco piovoso tutto l’anno con temperature che variano dai 22° di minima ai 31° di massima.

Cambio 1 Real Brasiliano corrisponde a 0,23€. Fuso orario Rispetto all’Italia ci sono 5 ore in meno.

Dove dormire Hotel villaggio Tudobom, Praia de Uruaù; Pousada Tranquilandia Village, Canoa Quebrada; Pousada Ocas do Indio, Beberibe.

Visto Non occorre nessun visto turistico.

Info Ente del turismo brasiliano Ente del turismo di Fortaleza

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Un orizzonte continuo tra mare e cielo segna i grandi spazi e la magia della Camargue. E le Salins du Midi a Aigues-Mortes, dal colore rosato, aggiungono un tocco di magia.

FRANCIA | Camargue, paese di terra, di mare e di cielo

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Uno spazio piatto come uno specchio rimanda cieli infiniti. Che rapiscono, quando le nubi vi si distribuiscono tridimensionali, espandendosi e rimbalzando come in un contenitore troppo grande. Ma che divengono struggenti quando ammantati di una

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coltre lattiginosa, pettinata e graffiata da un vento tagliente. I paesi hanno case basse che non bloccano lo sguardo assetato.

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Pagina precedente e qui sotto: le mura di Aïgues-Mortes sembrano alzarsi dalle vasche di acqua immobile e rosata delle Salins du Midi. Voluta da Luigi IX di Francia (poi San Luigi), come porto di imbarco per la sua partecipazione alla 7ª (1248) e 8ª (1270) crociata, è ora una cittadina di poco più di 8.200 abitanti, il cui territorio è costituito in parte da una pianura umida e dagli stagni della Camargue, collegata al mare attraverso il canale Grau-du-Roi. Le sue attrattive principali sono: la torre di Costanza, alta 30 m. con diametro di 22 e pareti spesse 6, il porto e, appunto, le mura iniziate nel 1268, ma terminate solo 100 anni più tardi, alla fine del XIV secolo.

A fianco: il fenicottero rosa è una delle 340 specie di uccelli della fauna della Camargue e forse la più affascinante. Dall’inizio degli anni 70, la più grande colonia di fenicotteri rosa del Mediterraneo occidentale si riproduce su una isola in Camargue.

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Questa pagina e precedenti: si dice Camargue e si pensa ai cavalli, ai gitani e ai fenicotteri rosa che l’hanno scelta come privilegiato rifugio. Ma sopra e sotto di loro si stendono spazi infiniti, che sono il respiro della Camargue. E io guardo la terra e il cielo. Una terra piatta, accarezzata da arbusti e incisa da cicatrici che non rimarginano, neppure quando piove.

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Slabrate come ferite su cui è stato versato del sale, che formano un reticolo raggrinzito. E sale viene davvero versato ogni giorno, sparso dal mare su uno spazio che non è piÚ terra e non ancora acqua, un confine ibrido, umido e salmastro, nascosto da un tappeto di salicornia, che d’autunno arrossa e ferisce il cuore.

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A fianco a sinistra: una zona infida, dove il passo sprofonda avvicinandosi agli sconfinati stagni costieri, pochi centimetri d’acqua immobile, interrotta dai lunghi trampoli delle migliaia di fenicotteri, il cui colore rosa interrompe la monotonia scura.

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Pagina precedente: il sale raccolto nelle saline forma rilievi immacolati, lasciando tracce rosa che sanno di fiaba in questa immensità alle porte di casa. Una pompa provvede a inumidirne la superficie per impedire al vento di trascinarlo via. Qui sopra: il porto di Aïgues-Mortes. Una volta fiorente porto, è collegata al Golfo del Leone dal canale Grau-du-Roi lungo circa 7km. Con la riunificazione della Provenza al regno di Francia, la città perdette la sua importanza come sbocco sul mare in favore di Marsiglia.

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Un malandato pontile si affaccia nel bacino di una salina. Superficie che riflette una realtà sdoppiata e capovolta, un’ombra che ombra non è, in una specie di irresistibile caleidoscopio di pochi elementi essenziali. Un orizzonte immenso che nessun rilievo interrompe. Solo terra, acqua e silenzio, che si esplorano sui pochi viottoli asciutti.

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Le nuvole strappate dal vento galleggiano in cielo come zucchero filato, accarezzando il paesaggio e specchiandosi negli stagni costieri, luoghi eletti di sosta e riproduzione dei fenicotteri, soprattutto nei mesi che vanno da metĂ marzo a metĂ  giugno, quando si contano 15.000 coppie.

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Pagina precedente e qui sotto: il tramonto di una giornata nuvolosa non vuole cedere al grigio e accende un nastro luminoso, dove cielo e acqua si toccano. Il vento corruga le nubi in repentini, vibranti mutamenti, che conferiscono loro un aspetto vivo, in contrasto con l’assoluta immobilità dello specchio d’acqua.

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INFO UTILI Foto e testi di Federico Klausner La Camargue rappresenta il più grande delta fluviale dell’Europa occidentale, anche se si tratta a tutti gli effetti di un’isola, essendo completamente circondata dalle acque. Quando andare Il clima nella Camargue è generalmente molto caldo d’estate (si superano frequentemente i 30°), con tassi di umidità che raggiungono anche il 100% ed è condizionato dalla continua presenza del Mistral, il vento che soffia da nord-ovest e che è particolarmente intenso

da marzo a maggio. Le stagioni consigliate sono perciò la primavera, a partire da metà marzo e l’autunno, ma non oltre la fine di ottobre, perché con l’avvicinarsi dell’inverno le temperature si abbassano di molto. Sono mesi piuttosto secchi con temperature medie gradevoli, intorno ai 20°, perfette per visitare la zona.  Dove dormire Villa Mazarin Hotel Le Médiéval Hermitage de Saint Antoine Info Camargue Ente del turismo francese

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UN GRAFICO AL MESE

In questo numero vi presentiamo la nostra grafica Isabella C Entusiasta, dice la paziente e buona consigliera Eliana. Sottile, a detta del forte e insostituibile Federico. Riflessiva, sostiene la saggia e zen Federica. Lineare, nella visione della dolce e fraterna Bianca. In che ambito preferisci lavorare? L’ambito della grafica che maggiormente mi attrae è indubbiamente quello editoriale, dall’impaginazione all’illustrazione. Attualmente lavoro molto con il vettoriale; è stato un ritorno alle origini, al primo programma che ho imparato a utilizzare. D’altronde il primo amore non si scorda mai. Da dove prendi le tue ispirazioni?

Come hai iniziato questo lavoro? Non so quando e come è iniziato, ma credo di essermi resa conto di che colore voler dare alle mie giornate durante gli studi all’Accademia di Belle Arti di Palermo. La scelta universitaria dunque è stata fondamentale, ma è stato so-

pratutto il trasferimento a Milano a dare inizio alle vere sperimentazioni sull’arduo capo di battaglia. Quattro aggettivi che ti descrivono come persona e come grafica? Non saprei definirmi, ma so come mi vedono gli altri:

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Cerco di prendere il più possibile dalla realtà che mi circonda: episodi quotidiani, i colori che incrocio durante le mie giornate, i suoni e gli odori della città che mi ospita. Fare il grafico credo che sia un continuo ricevere e dare; cerco di imparare quotidianamente dalle persone che mi stanno attorno e di circondarmi sempre di positività.


Conticello.

Lavoro a Milano, in uno spazio/studio che adoro. Da poco infatti io e altri tre ragazzi abbiamo dato vita a questo luogo che spero cresca e dia i suoi frutti. É proprio da qui infatti che ogni mese mi dedico a TravelGlobe. Qual’è il lavoro dei tuoi sogni? Il lavoro dei miei sogni è continuare a lavorare spensieratamente e spontaneamente, senza costrizioni e senza malcontenti. È il lavoro che ogni mattina mi deve fa svegliare con il sorriso!

NOTA BIOGRAFICA Nata a Erice nel 1988, ha proseguito i suoi studi nell’ambito della progettazione grafica e a dicembre 2014 ha conseguito la Laurea Specialistica in Design della Comunicazione al Politecnico di Milano. Attualmente lavora come grafica e illustratrice a Milano, rivolgendosi soprattutto all’editoria e alla comunicazione nel campo dell’identità di marca e di prodotto. Il suo stile è chiaro, semplice e colorato, dominato dal minimalismo grafico e dalla ricerca geometrico-compositiva.

Come vedi il tuo futuro? Non so, vivo molto alla giornata. Sia in ambito lavorativo che in ambito personale cerco di concludere al meglio ogni singola giornata, senza procrastinare scelte, emozioni, doveri e sogni. Quindi vorrei godermi il più possibile il reale presente senza costruire artificiosamente il futuro.

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One mine One life Three heroes project Cambodia

In vendita il portfolio di 4 foto del reportage di Graziano Perotti in una elegante copertina, per una offerta minima di 15 â‚Ź spese di spedizione incluse. Quanto raccolto sarĂ devoluto in beneficienza alle organizzazioni di assistenza citate.

200


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ITALIA I trabucchi, trappole d’autore

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TravelGlobe Marzo 2016 Numero di Marzo 2016 SARDEGNA • ITALIA • GERMANIA • BRASILE • FRANCIA • Grafico del Mese: ISABELLA CONTICELLO

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