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Giovanni apostolo ed evangelista Giovanni fu un apostolo di Gesù. Fu l'autore del quarto

vangelo e per questo gli viene attribuito

anche l'epiteto di evangelista. La tradizione gli attribuisce un ruolo speciale all'interno della cerchia dei dodici apostoli: compreso nel ristretto gruppo includente anche Pietro e Giacomo, lo identifica con "il discepolo che Gesù amava", partecipe dei principali eventi della vita e del ministero del maestro e unico degli apostoli presenti alla sua morte in croce. A lui la tradizione cristiana ha attribuito cinque testi biblici: il quarto

vangelo, tre lettere e l'Apocalisse. Altra opera a lui attribuita è l'Apocrifo di Giovanni.

Vangelo di Giovanni .

Il quarto vangelo, che come gli altri tre non esplicita il nome dell'autore, è attribuito dalla tradizione cristiana con sicurezza all'apostolo Giovanni. Le più antiche testimonianze al riguardo risalgono al II secolo.[8] Questa attribuzione può spiegare alcune caratteristiche biografiche rifertite all'apostolo: l'enfasi con cui Giovanni Battista viene definito precursore e testimone di Gesù può essere relativa a un precedente discepolato dell'apostolo verso lui; l'enfasi su Gesù-Logos preesistente prima dell'incarnazione è in antitesi con l'insegnamento dell'adozionista Cerinto, col quale l'apostolo si scontrò verso la fine della sua vita a Efeso. La critica contemporanea ammette come possibile una iniziale redazione giovannea ma il testo, che nella forma pervenutaci presenta alcuni doppioni e non sequitur, è stato soggetto ad altre redazioni fino all'inizio del II secolo. Scritto in greco, è composto da 21 capitoli e come gli altri vangeli narra il ministero di Gesù. Il Vangelo secondo Giovanni è notevolmente diverso dagli altri tre vangeli, detti sinottici, anche se sembra presupporre la conoscenza almeno del Vangelo secondo Marco, di cui riproduce talvolta espressioni peculiari. Mentre i sinottici sono focalizzati


sulla predicazione del Regno di Dio da parte di Gesù, il quarto vangelo approfondisce la questione dell'identità del Cristo, inserendo ampie digressioni teologiche. In particolare Gesù viene identificato con il Logos divino, preesistente alla formazione del mondo. Il concetto di "logos" era stato utilizzato in vario modo nella filosofia greca già da alcuni secoli; ne scrivono ad esempio Cleante ed altri filosofi stoici. Giovanni, però, se ne distacca sottolineando ripetutamente anche l'umanità di Gesù, che, per esempio, scoppia in lacrime per la morte di Lazzaro

L’Apocalisse

.

Nell'ultimo libro del canone cristiano l'autore dell'Apocalisse si identifica col nome di Giovanni (Ap1,1;1,4;1,9;22,8) e si dice residente nell'isola di Patmo (Ap1,9). La successiva tradizione cristiana, a partire da inizio II secolo,[10] lo ha identificato con certezza con l'apostolo ed evangelista. Il testo, al pari delle varie apocalissi giudaiche apocrife, si presenta come una visione estatica nel quale vengono rivelate "le cose che devono presto accadere", facendo ampio ricorso a immagini e strutture numeriche. Per secoli il libro è stato inteso come fedele cronaca degli eventi relativi alla fine del mondo (parusia). L'esegesi contemporanea, più attenta alla contestualizzazione storica della redazione (sitz in leben), la intende come una rilettura allegorica della Chiesa dell'epoca: adesso siamo perseguitati dalla bestia (l'impero romano), ma l'agnello (Cristo) risulterà infine vittorioso


Vangelo di giovanni loiodice nicola 1c